Legislatura 15ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 58 del 29/11/2006
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Il presidente BIANCO (Ulivo), relatore, sottolinea anzitutto che la materia, assai complessa e rilevante politicamente, dovrà essere affrontata attraverso un ampio confronto, da sviluppare dopo la presentazione di ulteriori iniziative.
Passa quindi ad illustrare i disegni di legge in titolo. Il disegno di legge n. 129 è inteso a introdurre il voto di preferenza, che ad avviso del proponente costituisce uno strumento giuridico funzionale alla partecipazione democratica.
L’Atto Senato n. 313, invece, nelle dichiarate intenzioni del proponente mira a conseguire la formazione di autentiche maggioranze parlamentari, governi più stabili e una drastica riduzione dei partiti con una maggiore sovranità dei cittadini. L’obiettivo è perseguito con l’introduzione di un sistema basato sul modello elettorale vigente in Germania, ispirato a un criterio di rappresentatività proporzionale. Al fine di evitare la frammentazione del sistema politico, la proposta introduce clausole di sbarramento che impediscono l’ingresso in Parlamento delle formazioni più piccole.
Il disegno di legge n. 904 propone il ritorno puro e semplice alla disciplina previgente, attraverso l’abrogazione della legge di riforma approvata nella scorsa legislatura e il ripristino di un’attribuzione con metodo maggioritario di tre quarti dei seggi, mentre la restante parte sarebbe assegnata con metodo proporzionale.
Ricorda, quindi, la recente proposizione di alcuni quesiti referendari che, attraverso l’abrogazione di alcune disposizioni delle leggi vigenti, perseguono l’obiettivo dell’abolizione del collegamento tra liste diverse ai fini dell’attribuzione del premio di maggioranza e l’eliminazione della possibilità per un candidato di presentarsi in più circoscrizioni, riservandosi di optare successivamente. La ratio dei quesiti è dunque di pervenire a una semplificazione del sistema politico attraverso l’incentivo del premio di lista.
Da ultimo segnala l’opinione del professor D’Alimonte, autorevole studioso dei sistemi elettorali, il quale ritiene che le condizioni necessarie per assicurare il bipolarismo siano il collegio uninominale maggioritario e il premio di maggioranza; tuttavia, vista la difficoltà di introdurre nelle condizioni politiche attuali sistemi elettorali basati su collegi uninominali, egli suggerisce la via di un riformismo minore, attraverso l’introduzione del premio di maggioranza a livello nazionale per il Senato, l’estensione, con apposita revisione costituzionale, del voto ai cittadini diciottenni per l’elezione del Senato, l’esclusione dei voti delle liste che non abbiano superato la soglia di sbarramento dal computo per l’assegnazione del premio di maggioranza, l’inclusione dei voti espressi nella Valle d’Aosta dal calcolo per il premio di maggioranza alla Camera e l’abolizione della possibilità di candidature in più circoscrizioni.