Legislatura 19ª - Risposta ad interrogazione scritta n. 4-01367


Risposta all'interrogazione n. 4-01367
Fascicolo n. 73

Risposta. - Appare opportuno innanzitutto riferire che la competente articolazione del Ministero è stata prontamente incaricata di svolgere gli opportuni accertamenti in merito al caso menzionato nell'atto. È stata, dunque, acquisita la relazione predisposta dal consigliere designato della sezione Corte di assise di appello presso la Corte d'appello di Reggio Calabria, alla quale il procedimento è stato rinviato. Dalla relazione si evince che, fermo il definitivo accertamento della responsabilità dell'imputato per il femminicidio di Lorena Quaranta, al giudice del rinvio è stato rimesso di vagliare, nuovamente, il solo profilo afferente alla riconoscibilità delle attenuanti generiche. Secondo il giudice di legittimità, infatti, la decisione del giudice d'appello di negare dette circostanze sarebbe affetta da aporie e contraddizioni, rendendo il caso meritevole, sotto tale profilo, di attenta rivalutazione.

Ciò detto, trattandosi di vicenda ancora sub iudice, il doveroso rispetto per l'autonomia e l'indipendenza dell'autorità giudiziaria procedente impedisce di entrare funditus nel merito della decisione.

Venendo, ora, ai quesiti specifici posti, va in primis rimarcato il costante impegno del Governo tutto nel contrasto all'odioso fenomeno della violenza di genere, tradottosi nell'adozione, sin dal suo insediamento, di iniziative di varia natura, nella consapevolezza che l'adeguatezza della risposta da parte dello Stato non passa solo attraverso il potenziamento degli strumenti di repressione. È una battaglia innanzitutto culturale, che impone di intervenire su più livelli per sensibilizzare l'opinione pubblica nella comprensione del fenomeno e nella trasformazione di schemi ed atteggiamenti che finora hanno gravemente nuociuto agli equilibri della società civile. Ancora. Occorre agire sulla formazione degli operatori di tutte le istituzioni coinvolte, ivi compresi quelli del sistema giudiziario. Il principio del giusto processo, sancito dalla Carta costituzionale, non esprime infatti soltanto un'esigenza di qualità, accuratezza e tempestività della decisione, ma veicola anche l'aspettativa che l'offesa già arrecata da altri non si protragga ulteriormente, attivando pericolosi meccanismi di vittimizzazione secondaria. A tal fine è fondamentale il monitoraggio costante del fenomeno, in funzione dell'apprezzamento dell'efficacia dell'azione giudiziaria e della conseguente selezione delle migliori modalità organizzative adottate dagli uffici (best practice). Il confronto tra le diverse esperienze consente, infatti, di cogliere appieno la capacità degli strumenti offerti dalla normativa nel contrastare il fenomeno, contribuendo poi ad innalzare la competenza e la preparazione del corpo magistratuale, che nei diversi ruoli viene a contatto con simili vicende.

È per questa ragione che già lo scorso anno il tema della lotta alla violenza di genere aveva trovato un proprio spazio dedicato nell'ambito delle linee programmatiche sulla formazione proposte dal Ministro alla scuola superiore della magistratura. Adeguato rilievo sarà, dunque, a fortiori riservato all'argomento nelle prossime linee guida, in corso di definizione; sono le prime adottate dopo l'entrata in vigore della legge 24 novembre 2023, n. 168, che reca in proposito un'espressa prescrizione.

In tale contesto si inserisce, poi, anche l'azione dell'osservatorio permanente sull'efficacia delle norme in tema di violenza di genere e domestica, istituito nell'ottobre 2022 con lo scopo di creare un'interlocuzione costante con gli uffici giudiziari per monitorare il fenomeno attraverso, per l'appunto, la raccolta di buone prassi, l'estrazione dei dati giudiziari e statistici di interesse e l'elaborazione di soluzioni tecniche e normative per implementare il sistema di tutele già esistente. L'osservatorio, attraverso i suoi 7 sottogruppi è, dunque, impegnato su più fronti nella promozione di quell'intervento sinergico ed incisivo che il fenomeno richiede.

Diverse sono, peraltro, le professionalità coinvolte perché ognuna ritenuta in grado di offrire un proprio peculiare punto di vista nell'affrontare un tema così complesso. Varie sono, conseguentemente, le iniziative assunte e di tutte sono evidenti le forti ricadute sul piano della formazione degli operatori. L'auspicio è che un collegio giudicante adeguatamente formato e preparato sia in grado di farsi interprete di una società matura, che ripugna un simile fenomeno e riconosce il supremo valore del rispetto della dignità delle vittime e della tutela dei loro diritti, e ciò a prescindere dalla composizione di genere del collegio stesso.

In questo senso, poi, si confida che dia i suoi frutti anche la scelta di introdurre, all'interno del testo normativo citato dagli interroganti, la previsione che aggiunge alle prove cui sono chiamati a sottoporsi i candidati del concorso a magistrato ordinario un test e un colloquio psicoattitudinali, entrambi volti a verificare l'assenza di condizioni di inidoneità alla funzione giudiziaria nei termini che saranno definiti, nell'esercizio delle sue prerogative di organo di autogoverno, dal Consiglio superiore della magistratura.

Il Ministro della giustizia
NORDIO

(10 ottobre 2024)