Legislatura 19ª - Risposta ad interrogazione scritta n. 4-01322
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Risposta all'interrogazione n. 4-01322
Fascicolo n. 70
Risposta. - Con l'atto di sindacato ispettivo si fa riferimento alla situazione carceraria dell'istituto minorile di Treviso, rispetto al quale giova innanzitutto ricordare che le condizioni generali richiamate costituiscono parte di un quadro di criticità ben note e cronologicamente risalenti, gravanti sull'intero compatto minorile, di cui l'attuale amministrazione insediatasi il 7 marzo 2023 si sta facendo carico applicando una strategia di sistema complessa e necessariamente graduale.
L'attuale condizione di sovraffollamento del comparto carcerario minorile è conseguenza, in gran parte, dell'afflusso esponenziale in Italia di minori stranieri non accompagnati, riversatisi nel circuito penale minorile a seguito delle fattispecie di reato commesse sul territorio. Si tratta di ragazzi provenienti in prevalenza dal Nord Africa, spesso poli-assuntori di sostanze stupefacenti o psicofarmaci, con gravi problematiche comportamentali che, giunti in Italia, vengono fagocitati da un meccanismo di fisiologica marginalità sociale, aggravata dall'assunzione di sostanze psicotrope che li conduce alla commissione di reati, talvolta (ma non solo) legati allo spaccio di sostanze stupefacenti, con conseguente assoggettamento a misure penali. Questi giovani finiscono dunque per essere immessi nel circuito carcerario minorile in assenza di riferimenti familiari e di alternative esperibili, quali comunità educative ad alta intensità socio-sanitaria, carenza cronica cui il Dipartimento della giustizia minorile e di comunità sta ponendo rimedio in accordo con le Regioni.
D'altra parte, non si può sottacere come l'incremento esponenziale dell'utenza minorile negli istituti penali per minorenni, l'ingravescenza delle devianze giovanili e la gravissima pregnanza lesiva dei fenomeni criminosi che sempre più spesso si verificano abbia dato causa, ed anzi abbia imposto, un intervento normativo quale quello attuato con l’emanazione del decreto-legge n. 123 del 2023, che è intervenuto opportunamente a rafforzare gli strumenti in dotazione alla magistratura minorile (peraltro sostanziati anche da una visione sociale di ampio respiro e da misure a carattere special-preventivo, quali l'ammonimento), abbassando da 9 a 6 anni il limite edittale per richiedere la misura cautelare custodiale intramuraria ed aumentando le fattispecie di reato che consentono l'arresto (sempre facoltativo) in flagranza. Il combinato disposto di questi elementi, unito all'eliminazione del termine di un mese per l'aggravamento della misura cautelare del collocamento in comunità in ipotesi di violazione della misura, con conseguente prolungamento della presenza in istituto, si è tradotto, oltre che in evidenti benefici in termini di sicurezza, in un incremento degli ingressi e delle presenze negli istituti. Purtuttavia, l'intervento normativo si è reso necessario al fine di arginare un'escalation di violenza a fronte della quale il legislatore non poteva rimanere inerte.
Alla ricorrenza di tali concause, devono aggiungersi altri due fattori: a) la dismissione di importanti compendi detentivi minorili, avvenuta ad opera della precedente amministrazione, in parallelo all'avvio della ristrutturazione concomitante di ben 5 istituti per minori; b) la cronica insufficienza, come premesso, di comunità socioeducative sul territorio nazionale: un circuito vizioso e paralizzante, a cui l'amministrazione sta ponendo rimedio adottando misure strutturali ed organizzative, da un lato attivandosi per la riacquisizione di compendi detentivi e di locali già di propria pertinenza, quali gli istituti di Lecce e de L'Aquila (che erano stati ceduti al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria o ad altri enti) e per la costruzione di nuove strutture (al centro di Rovigo sorgerà, entro il prossimo anno, un nuovo istituto penale minorile di eccellenza), rinegoziando anche le scadenze degli interventi edilizi e, dall'altro lato, stipulando importanti protocolli con le Regioni per la creazione di 5 nuove comunità specializzate ad alta densità sociosanitaria, che costituiranno una valida alternativa alle misure inframurarie.
Da ultimo, ma non meno importante, si rappresenta che il verificarsi di ricorrenti condotte oppositive e violente, attuate in danno della Polizia penitenziaria e delle strutture stesse ha comportato, presso numerosi istituti per minori, un'ulteriore contrazione dei posti fruibili e del numero di spazi adeguati dove collocare i detenuti nel rispetto della normativa nazionale e sovranazionale (le "stanze di pernottamento").
Per quanto riguarda le iniziative relative all'organizzazione dei servizi minorili, uno sguardo alle cifre rende evidente ictu oculi l'enorme sforzo intrapreso concretamente dall'amministrazione per sopperire alle croniche carenze di personale che si ripercuotono sulla gestione ottimale delle strutture.
Alla data dell'ultima rilevazione statistica, effettuata il 30 giugno 2024 dal preposto servizio dell'ufficio I del capo del Dipartimento di giustizia minorile e di comunità, la popolazione (maschile e femminile) degli istituti penali per minori era costituita da 543 utenti, di cui 282 italiani e 261 stranieri, per lo più tunisini (75), marocchini (58) ed egiziani (55). A fronte di una capienza totale pari a 514 posti, si è registrato un esubero di 29 posti, che costituisce sicuramente una problematica significativa per il sistema penale minorile, caratterizzato da una sua irriducibile specificità ordinamentale e trattamentale. Il massimo esubero è stato riscontrato negli istituti di Roma e di Treviso, rispettivamente con 14 detenuti (sezione maschile) e 10 detenuti oltre la capienza.
Al di là dell'aumento della richiesta, e della conseguente applicazione, di misure cautelari detentive che si è registrato nel territorio del Triveneto negli ultimi mesi, già in precedenza l’istituto penale minorile di Treviso si era rivelato strutturalmente insufficiente a garantire il rispetto del principio della territorialità della pena a tutti i minori e giovani nei confronti dei quali erano state emesse ordinanze di applicazione di misure cautelari inframurarie. Proprio allo scopo di far fronte a tale problematica il Ministero ha provveduto all'acquisizione dell'ex casa circondariale di Rovigo, ove sono attualmente in corso complessi lavori di ristrutturazione (finalizzati anche all'adeguamento del carcere per adulti alle finalità e alle specificità della detenzione minorile) che consentiranno a breve l'apertura di un nuovo istituto. Le strutture preposte alla detenzione dei soggetti maggiorenni presentano infatti un'impostazione restrittivo-contenitiva più impattante, laddove i minori e i giovani adulti, seppure collocati negli istituti penali, devono poter fruire di maggiori spazi di socialità per beneficiare dell'insegnamento scolastico, di tirocini formativi, di attività risocializzanti, ricreative e sportive, che costituiscono parte integrante delle misure trattamentali e che prevedono plurimi interventi a carattere multidisciplinare. Giova ricordare che, nelle more dell'inaugurazione del nuovo istituto di Rovigo, il competente Dipartimento è sempre intervenuto tempestivamente ogni qualvolta all'interno del carcere minorile di Treviso si sia verificata la contingenza di un numero eccessivo di ospiti, emanando prontamente disposizioni per il trasferimento di detenuti in altri istituti. È opportuno tuttavia evidenziare che, malgrado l'annosa questione della capienza e le conseguenti difficoltà, tutti gli operatori e il personale della Polizia penitenziaria assegnati all'istituto minorile di Treviso si sono sempre adoperati con impegno e dedizione al fine di garantire l'adeguatezza del lavoro trattamentale in favore di tutti i ragazzi ivi ristretti.
Naturalmente, oltre alle programmate riforme edilizie e di organico e alle misure emergenziali di ripristino della funzionalità delle strutture, a vario titolo inagibili, l'amministrazione è ben consapevole e fortemente impegnata sul fronte della riflessione politico-sociale in merito alle cause delle croniche criticità del sistema detentivo-minorile, prima tra tutte la risalente mancanza di un'effettiva integrazione sociale di complesse categorie di giovani vulnerabili, fra cui i già menzionati minori stranieri non accompagnati, che finiscono per confluire, massicciamente ed indistintamente, nel comparto detentivo minorile, senza ulteriori filtri preventivo-assistenziali che esulino dalle competenze specifiche del Dipartimento. La strategia prospettica che si è prefissata l'attuale dirigenza comprende un insieme variegato di interventi a vari livelli, concettuali ed organizzativi.
Non si può dimenticare, come il potenziamento degli strumenti processuali e sostanziali di contrasto alla devianza minorile, introdotto dalla legge n. 159 del 2023, imponga una coerenza sistemica nel farsi carico delle conseguenze prodotte dall'intersecarsi tra nuove devianze giovanili. In quest'ottica, non potendo i programmi trattamentali individuali prescindere da considerazioni di tipo culturale, si è inteso potenziare al massimo la presenza di adulti di riferimento all'interno delle carceri minorili, con l'inserimento della fondamentale figura dell'etnopsichiatra, in ciò tenendo conto anche delle specificità socio-culturali e personologiche di cui sono portatori, in particolare i minori stranieri non accompagnati, affinché accoglienza, integrazione e risocializzazione diventino, a tutti gli effetti, un patrimonio condiviso, concreto, realizzabile in attuazione dell'art. 27 della Costituzione per tutti i detenuti, siano essi italiani o stranieri. La traduzione operativa di questa impostazione include, altresì, la costituzione di nuove "comunità socio-sanitarie ad alta intensità terapeutica", per realizzare le quali il competente Dipartimento si è fortemente impegnato in intense interlocuzioni istituzionali con le Regioni, ottenendo la deliberazione di attivazione di tali innovative strutture per la presa in carico di minori problematici.
Un secondo aspetto di fondamentale importanza è la specializzazione dei reparti di Polizia penitenziaria addetti al comparto detentivo minorile. Si prevede una progressiva ridefinizione del ruolo stesso dell'agente penitenziario anche al fine di consentire ai giovani ristretti una proiezione esistenziale positiva e adeguatamente supportata. La gestione del detenuto minorenne richiede infatti professionalità specializzate, équipe multidisciplinari integrate, assegnazione a tempo pieno e presenza costante di direttori di istituto e comandanti dei nuclei. Solo con un personale adeguatamente formato alle peculiarità ambientali, trattamentali e socio-rieducative ed abituato ad agire in modalità integrata è possibile, infatti, ipotizzare di disinnescare gli eventi critici prima del loro verificarsi, attraverso la conoscenza approfondita delle caratteristiche della popolazione ristretta.
In ultimo, si deve evidenziare che è stato istituito un apposito tavolo tecnico, che vede tra l'altro la compartecipazione di esperti delegati dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, il cui operato potrà contribuire a fare chiarezza, con sensibilità democratica e perizia giuridica ed operativa, in un settore spesso interferito da fattori distorsivi, al fine di elaborare apposite "nuove regole di ingaggio" per il personale della Polizia penitenziaria assegnato al comparto minorile.
Il Ministro della giustizia
NORDIO