Legislatura 18 Risposta ad interrogazione scritta n° 4-06349


Risposta all'interrogazione n. 4-06349
Fascicolo n.134

Risposta. - Patrick Zaki è stato rilasciato dal Tribunale di Mansoura l'8 dicembre 2021. La sua scarcerazione è un importante risultato, frutto della tenace azione diplomatica del Governo italiano su diversi fronti. Il processo è ancora in corso e le accuse rivolte a Zaki restano in piedi. La prossima udienza è prevista il 6 aprile 2022.

L'azione ad ampio raggio portata avanti dall'Italia a livello europeo e internazionale è stata volta a guadagnare il sostegno di altri Paesi che, come l'Italia, ritengono prioritaria la tutela e la promozione dei diritti umani. Su iniziativa italiana, il meccanismo di monitoraggio processuale europeo ("EU trial monitoring) a Il Cairo è stato rivitalizzato, dopo che era stato sospeso dalla primavera 2020, grazie alla condivisione dei compiti tra diversi Paesi e sotto il coordinamento dalla delegazione dell'Unione europea nella capitale egiziana. Alle udienze del processo presso il Tribunale di Mansoura hanno così sempre partecipato i diplomatici italiani e, in varie forme, i colleghi di Francia, Germania, Spagna, Belgio, Olanda, Danimarca, Stati Uniti e Canada.

Questo sostegno alla nostra azione da parte dei Paesi partner, tanto più ampio e qualificato in quanto svoltosi in una cornice di discrezione, ha consentito di rendere sempre più efficace l'opera di sensibilizzazione nei confronti delle autorità egiziane.

L'impegno del Governo non riguarda soltanto il caso di Patrick Zaki, ma il complesso delle questioni relative ai diritti fondamentali nel Paese e non solo, in linea con la tradizionale azione dell'Italia a difesa della centralità della persona e della sua tutela, dell'affermazione dello Stato di diritto e della democrazia nel mondo, principi strutturali e fondamentali della nostra politica estera.

Nell'ambito dell'ampia azione internazionale sul caso Zaki, il canale di comunicazione diretto tra Roma e Il Cairo è sempre stato mantenuto vivo tramite la nostra diplomazia. Questo approccio ci ha consentito di rappresentare le nostre istanze ai più alti livelli del Governo egiziano. Con costanza, tenacia e determinazione, fin dall'arresto dello studente, e con ancora maggiore intensità negli ultimi mesi, la Farnesina e la nostra ambasciata a Il Cairo hanno svolto un lavoro silenzioso, lontano dai riflettori e dal clamore mediatico. Ciò ha contribuito in maniera determinante alla scarcerazione di Zaki. In tutte le occasioni di dialogo, il nostro capo missione in Egitto ha illustrato alle autorità egiziane il punto di vista italiano sulla vicenda, evidenziando opportunamente come l'attenzione pubblica in Italia fosse, e sia tuttora, molto alta.

L'ipotesi di ricorso al "gruppo di lavoro sulle detenzioni arbitrarie" menzionata nell'interrogazione è stata attentamente valutata dal Governo. Si tratta di un organismo sussidiario del Consiglio diritti umani dell'ONU, nato nel 1991 e composto da 5 esperti indipendenti con l'incarico d'indagare su casi di arresti o detenzioni arbitrarie, ovunque nel mondo, in violazione delle convenzioni internazionali. Le segnalazioni possono provenire dalle vittime stesse, dai loro familiari, da organizzazioni non governative e intergovernative, nonché da Governi. Le sue opinioni non sono vincolanti e non ha poteri attuativi. L'obiettivo principale di una segnalazione al gruppo di lavoro è quello di ottenere un'opinione che confermi l'arbitrarietà della detenzione del caso segnalato. Pur non avendo alcun impatto giuridico, nel passato le sue determinazioni hanno catalizzato altri soggetti in grado di agire e contribuito ad attivare una sequenza di eventi che hanno portato alla liberazione di detenuti arbitrariamente privati delle libertà personale.

Il Governo ha valutato questi elementi anche in relazione al caso Zaki, non ritenendo opportuno farvi ricorso per due ordini di motivi. In primo luogo, per attivare tale procedura l'interessato deve prestare esplicito consenso; in caso di impedimento, il consenso può essere dato dalla famiglia o dal legale, con il conseguente rischio di un'esposizione dei membri della sua famiglia. In secondo luogo, non risulta che i Governi vi facciano ricorso, tenuto conto che l'efficacia del meccanismo dipende fortemente dalla collaborazione delle Stato interessato. L'Egitto non ha mai dato riscontro alle sollecitazioni di tale organo e l'opinione del gruppo di lavoro difficilmente potrebbe incidere in maniera concreta e positiva.

Porre fine al più presto alla detenzione del giovane è stata la "stella polare" e ogni iniziativa intrapresa dall'Italia è stata mirata a questo obiettivo. La vicenda non è tuttavia ancora chiusa e la nostra azione di sensibilizzazione nei confronti dell'Egitto resterà incessante, fino all'auspicata positiva conclusione del processo.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e cooperazione internazionale
DELLA VEDOVA

(14 febbraio 2022)