Legislatura 18 Risposta ad interrogazione scritta n° 4-05943
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Risposta all'interrogazione n. 4-05943
Fascicolo n.134
Risposta. - Nella fase dell'emergenza, ormai conclusasi, attraverso il lavoro congiunto dei Ministeri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della difesa, si è riusciti a consentire un passaggio sicuro al di fuori del Paese per difensori dei diritti umani, giornalisti, membri delle istituzioni, collaboratori delle organizzazioni non governative italiane presenti sul territorio in questi anni, nonché dipendenti locali della delegazione europea e della NATO. A livello diplomatico, l'Italia è stata protagonista di una fitta rete di contatti, anche grazie all'essenziale ruolo di impulso svolto dal Presidente del Consiglio dei ministri Draghi. Dall'inizio della crisi l'Italia ha lavorato e lavora con i principali interlocutori internazionali, utilizzando tutti i formati disponibili, dall'Unione europea al G7, dal G20 alla NATO, alle Nazioni Unite.
Anche a livello bilaterale i contatti sono continui. Oltre ai colloqui del presidente Draghi, il ministro Di Maio ha avuto colloqui, sia virtuali che di persona, con i suoi omologhi di Stati Uniti, Russia, Cina, Canada, India e ha effettuato dal 4 al 6 settembre 2021 una missione presso alcuni Paesi confinanti con l'Afghanistan: Uzbekistan, Tagikistan e Pakistan. Nel corso della missione, il Ministro si è anche recato in Qatar, attore di primo piano nella crisi afghana. Si è trattato delle principali occasioni di confronto sul tema, essendo ormai l'Afghanistan oggetto di discussione in ogni incontro, inclusi i colloqui a margine dell'UNGA (fra cui quelli con il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, con il presidente dell'assemblea generale Abdulla Shahid, con l'alto commissario ONU per i rifugiati Filippo Grandi, nonché con il presidente del comitato internazionale della Croce rossa Peter Maurer e con i Ministri degli esteri di Arabia saudita, Iran, India, Turchia).
La crisi afghana, inoltre, è al centro del coordinamento europeo: la prima occasione per una discussione fra i 27 Ministri degli esteri e l'alto rappresentante e vicepresidente Borrell è stata la riunione informale del 2 e 3 settembre 2021, la cosiddetta Gymnich di Brdo. Essa ha fatto seguito alla riunione informale straordinaria del 17 agosto in formato virtuale. Da tale coordinamento sono scaturite, grazie al negoziato rapido e agevole nei giorni successivi le conclusioni del Consiglio, pubblicate il 21 settembre. Si è trattato di un passaggio fondamentale, che ha consentito di concordare alcuni parametri che potranno fungere da principi guida per un nostro comune impegno nei confronti delle nuove autorità: possibilità per gli afghani di lasciare il Paese, rispetto dei diritti umani, libero accesso umanitario, contributo effettivo nella lotta al terrorismo, formazione di un governo inclusivo e rappresentativo attraverso negoziati.
Un'altra riunione informale dei 27 si è tenuta il 20 settembre a margine dell'assemblea generale dell'ONU e, il 7 ottobre, si è tenuto in modalità virtuale l'EU high-level forum on providing protection to Afghans at risk, co-ospitato dalla commissaria per gli affari interni Johansson e dall'alto rappresentante Borrell, cui il viceministro Sereni ha partecipato insieme al Ministro dell'interno Lamorgese. Nel corso della riunione il viceministro Sereni ha valorizzato l'istituzione del tavolo di coordinamento per la cooperazione, che coinvolge le organizzazioni della società civile impegnate nella crisi afghana. L'iniziativa ha riscosso l'apprezzamento degli altri partecipanti.
Come presidenza di turno per il 2021, l'Italia ha utilizzato la piattaforma del G20, più ampia e inclusiva, per affrontare le principali sfide del dossier afghano. Il ministro Di Maio ha presieduto in formato virtuale una riunione dei Ministri degli esteri del G20 del 22 settembre, a margine dell'UNGA, L'incontro ha registrato un elevato livello di partecipazione, a partire dal segretario generale ONU Guterres fino ai Ministri degli esteri di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna e ha consentito di preparare il terreno per il vertice straordinario dei leader del G20 dedicato all'Afghanistan, tenutosi il 12 ottobre, sempre in modalità virtuale. Quest'ultimo ha fornito un contributo decisivo agli sforzi internazionali delle Nazioni Unite per l'Afghanistan e ha permesso di identificare obiettivi comuni e linee d'azione per rispondere alle molteplici necessità degli afghani ed evitare il collasso umanitario ed economico del Paese.
Quanto ai profili di assistenza umanitaria, il Governo italiano ha risposto all'appello del segretario generale Guterres (13 settembre) per sensibilizzare i donatori rispetto alla grave crisi umanitaria in atto nel Paese. I donatori si sono impegnati a contribuire per oltre un miliardo di dollari alle richieste delle agenzie dell'ONU. In quel contesto, l'Italia ha annunciato l'allocazione di 150 milioni di euro di cui 120, come stabilito dal Consiglio dei ministri del 2 settembre 2021, provenienti da stanziamenti precedentemente allocati per il sostegno alle forze di sicurezza afghane e 30 dalla riprogrammazione di fondi della cooperazione allo sviluppo. Le risorse per attività di assistenza umanitaria sono state già quasi tutte deliberate e destinate, per circa la metà, ad attività in Afghanistan e per il resto al sostegno della popolazione afghana nei Paesi limitrofi, puntando ai seguenti settori prioritari: assistenza umanitaria agli sfollati interni e ai rifugiati nei Paesi limitrofi, sostegno alla sicurezza alimentare, agricoltura, salute, lotta alla violenza di genere e sostegno all'inclusione delle donne, accesso all'istruzione in contesti di emergenza.
Tenendo conto delle capacità operative delle organizzazioni internazionali sul terreno, il nostro contributo è stato destinato all'alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, all'Organizzazione internazionale delle migrazioni, al programma alimentare mondiale, al fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (UNICEF), all'Organizzazione mondiale della sanità, alla FAO, al "Central emergency relief fund" (fondo multi-donatore dell'ONU che risponde ad appelli in diversi settori, fra cui sicurezza alimentare, malnutrizione acuta, violenza di genere), al fondo gestito dall'ufficio di coordinamento per gli affari umanitari delle Nazioni Unite (OCHA), al fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) e al movimento internazionale della Croce rossa e Mezzaluna rossa. Rimane da deliberare il contributo al comitato internazionale della Croce rossa in Afghanistan (CICR), originariamente previsto come parte della risposta umanitaria italiana e attualmente in stato di valutazione a seguito della nomina di un esponente talebano come vice presidente della Mezzaluna rossa afghana. Si intende, infine, confermare il contributo italiano all'Afghanistan reconstruction trust fund (ARTF), che la Banca mondiale ha riorientato per contribuire alla risposta umanitaria nel Paese. In parallelo sono state finanziate iniziative dell'ufficio delle Nazioni Unite sulla droga e il crimine (UNODC) per contrastare il traffico di stupefacenti e promuovere colture alternative, nonché dell'ufficio dell'alto commissario per i diritti umani (OHCHR), anche per il funzionamento dell'ufficio del relatore speciale Afghanistan di nuova istituzione a seguito della risoluzione del Consiglio dei diritti umani, approvata lo scorso 7 ottobre.
L'impegno a rafforzare l'aiuto umanitario all'Afghanistan è parte di un piano più complessivo messo a punto da parte italiana, il "piano di azione nazionale a sostegno del popolo afghano", su cui il ministro Di Maio si è già soffermato nel corso dell'informativa del 7 settembre 2021. Si tratta di uno sforzo che riguarda tutte le amministrazioni dello Stato, incluse quelle locali, ma che coinvolgerà anche la società civile, col suo insostituibile apporto.
In questo quadro si iscrive anche un'azione in ambito migratorio e della protezione dei rifugiati e degli sfollati, che coinvolge la Farnesina. Un primo tassello è rappresentato da un progetto UNHCR del fondo migrazioni, del valore di 1,5 milioni di euro, iniziato già il 15 settembre. È stato inoltre finanziato un pacchetto di interventi di UNHCR e OIM in Pakistan e in Iran, per un valore totale di 22,5 milioni di euro a valere sul fondo migrazioni, che fornirà sostegno a migranti e rifugiati, rafforzerà le capacità di gestione dei flussi nel rispetto dei diritti umani, sosterrà le comunità locali per stabilizzare i profughi afghani e realizzerà attività di preparazione di corridoi umanitari. L'avvenuta apertura, lo scorso 4 novembre, di questi corridoi a beneficio di 1.200 cittadini afghani presenti sul territorio di Stati limitrofi all'Afghanistan in condizioni di particolare vulnerabilità costituisce un'ulteriore linea d'azione. Donne, minori ed ex collaboratori delle istituzioni italiane in Afghanistan figurano tra i beneficiari prioritari di tali canali legali e sicuri d'ingresso. Altre linee d'azione in fase di analisi riguardano la possibile estensione a beneficiari afghani del programma nazionale di reinsediamenti finanziato con fondi europei FAMI (fondo asilo migrazione e integrazione) e un possibile corridoio per studenti universitari sul modello del programma UNICORE (university corridors for refugees).
Con riferimento alla tutela dei diritti umani, va ricordato che, in occasione dell'ultima sessione del Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite (13 settembre-11 ottobre 2021), l'Italia ha promosso una dichiarazione congiunta per esprimere profonda preoccupazione per il rapido deterioramento della situazione dei diritti umani nel Paese, con particolare riferimento alle persone che si trovano in situazioni di maggiore vulnerabilità (donne, bambini, difensori dei diritti umani e leader della società civile, minoranze etniche e religiose, persone LGBTI) e ribadire la necessità che il Consiglio diritti umani istituisca un meccanismo indipendente di monitoraggio della situazione dei diritti umani nel Paese.
Tale dichiarazione è stata pronunciata il 14 settembre 2021 in apertura di sessione dal sottosegretario Della Vedova a nome di 48 Stati (tra cui tutti i Paesi UE, Stati Uniti e Regno Unito). Alla dichiarazione si sono successivamente associati altri tre Stati, portando a 51 il numero di sostegni alla dichiarazione. Anche incoraggiata dal positivo riscontro alla dichiarazione congiunta di iniziativa italiana, l'Unione europea ha presentato nella stessa 48a sessione del Consiglio diritti umani una risoluzione che prevede l'istituzione di un meccanismo di monitoraggio della situazione dei diritti umani in Afghanistan, nello specifico la nomina di un relatore speciale. La risoluzione è stata approvata il 7 ottobre dal Consiglio stesso con ampio sostegno (28 voti a favore, 5 contrari e 14 astensioni). L'Italia continuerà a sostenere l'ufficio dell'alto commissario per i diritti umani affinché il meccanismo previsto possa divenire operativo nel più breve tempo possibile.
Massima è l'attenzione al tema della protezione delle donne e delle ragazze. In linea con il ruolo profilato che l'Italia sta assumendo in tale ambito, si è organizzato lo scorso 21 settembre un evento (virtuale) a margine del segmento di alto livello della 76a assemblea generale ONU per sottolineare l'importanza di non disperdere il patrimonio conquistato negli ultimi 20 anni in termini di diritti delle donne, continuando in particolare a garantire il diritto all'istruzione alle donne afghane dal titolo "Safeguarding the achievements of 20 years of international engagement in Afghanistan: how to continue supporting the future of Afghan women and girls and their access to education". L'evento ha riscosso un grande interesse da parte della membership e delle agenzie ONU, come anche della società civile, registrando una partecipazione di alto livello particolarmente ampia. Cosponsorizzato da UNWomen, UNICEF e dai Governi di Germania, Canada, Qatar, Paesi Bassi, Svezia e Colombia, vi sono intervenuti, tra gli altri, l'alta commissaria ONU per i diritti umani Bachelet, il rappresentante speciale della UE per i diritti umani Gilmore, la presidente della Repubblica estone e i Ministri degli esteri francese, tedesco e britannica.
Sui temi del ruolo delle donne mediatrici nella crisi in Afghanistan e della protezione delle donne afghane, il viceministro Sereni ha inoltre presieduto due eventi ospitati alla Farnesina rispettivamente il 27 ottobre e il 24 novembre. Il primo ("What role for women mediators and peacebuilders on current security challenges? The case of Afghanistan") è stato organizzato assieme al Network delle donne mediatrici del Mediterraneo (MWMN) a ridosso del 21° anniversario della risoluzione n. 1325 del Consiglio di sicurezza ONU su "Donne, pace e sicurezza" (WPS), ed è stato finalizzato a promuovere una più attiva partecipazione delle donne afghane nei processi politici e di pace. Il secondo evento ("Con le donne afghane, contro ogni violenza nel mondo"), organizzato alla vigilia della giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne, ha visto la partecipazione attiva di parlamentari, organizzazioni della società civile e attiviste afghane impegnate nella difesa dei diritti delle donne.
Il Vice ministro per gli affari esteri e cooperazione internazionale
SERENI