Legislatura 17 Risposta ad interrogazione scritta n° 4-01493
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Risposta all'interrogazione n. 4-01493
Fascicolo n.54
Risposta. - I centri di identificazione ed espulsione attualmente operativi sono 5 (ubicati nelle città di Bari, Caltanissetta, Roma, Torino e Trapani-Milo), alcuni dei quali con capienza ridotta. L’effettiva disponibilità complessiva è di circa 500 posti. Sono temporaneamente chiusi, per lavori o perché in attesa della definizione delle procedure di aggiudicazione della gestione, Brindisi, Crotone, Gorizia e Milano. Il Cie di Bologna è utilizzato in via transitoria come centro di prima accoglienza dei migranti, al fine di fronteggiare il massiccio, ininterrotto flusso migratorio che sta interessando il territorio nazionale; il Cie di Trapani-Serraino Vulpitta è in via di riconversione in altra tipologia di centro per migranti.
I migranti trattenuti nei Cie nel corso del 2013 sono stati 6.016, del quali 2.749 sono stati effettivamente rimpatriati. Nei primi 6 mesi del 2014 i trattenuti risultano essere stati 2.124, di cui 1.036 rimpatriati.
Il numero relativamente basso degli stranieri transitati in questa tipologia di centri è una conferma dell’avvenuto mutamento del profilo del migrante, che ha finito col perdere la sua prevalente connotazione economica per assumere quella di richiedente la protezione internazionale.
Gli episodi di tensione e i disordini verificatisi in alcuni Cie hanno dimostrato chiaramente che sussiste l'esigenza di una complessiva revisione del sistema, attraverso interventi in via normativa e amministrativa.
Per quanto riguarda la permanenza degli stranieri in tali strutture, la riduzione del termine massimo a 180 giorni è stata inserita nel disegno di legge europea 2013-bis approvato di recente dalla Camera dei deputati e attualmente all’esame del Senato.
Sulla difficoltà di identificazione dello straniero, che costituisce motivo di prolungamento della permanenza nei Cie, è intervenuto il decreto-legge n. 146 del 2013 sul sovraffollamento carcerario, che permette l’identificazione degli stranieri detenuti già alloro ingresso negli istituti di pena, consentendo quindi di evitare o ridurre il più possibile la necessità dì un successivo trattenimento nel centri. Ulteriori disposizioni finalizzate ad agevolare l’identificazione sono contenute nel disegno di legge europea, che prevede una più stretta collaborazione tra strutture penitenziarie e Questure. Attualmente è attivo un tavolo di coordinamento tra i Ministeri della giustizia e dell'interno, proprio per migliorare le procedure per l’identificazione del detenuti stranieri.
Quanto alla gestione dei Cie, come degli altri centri governativi per l’immigrazione, lo Stato tende a operare con la collaborazione di tutti quegli organismi che, attraverso la loro attività di sostegno e l’esperienza specifica maturata nel settore, possono garantire forme e livelli sempre più adeguati di prossimità allo straniero. È in questa direzione che si colloca il progetto "Praesidium", avviato nel 2006 a Lampedusa e giunto alla nona annualità, riconosciuto quale best practice a livello europeo. Il progetto, cofinanziato dal fondo europeo per le frontiere esterne, coinvolge l’Acnur, l’organizzazione internazionale per le migrazioni, la Croce rossa italiana e Save the children nell’assistenza ai migranti, a partire dai luoghi di sbarco fino all’accoglienza nei centri. Questa esperienza di partenariato conferisce maggiore spessore e concretezza al rispetto dei diritti fondamentali nella gestione del centri. Si sottolinea, comunque, che il sistema seguito in questi anni ha assicurato dei costi di gestione in linea con i parametri europei, come riconosciuto dall’agenzia Easo.
Inoltre, il Ministero dell’interno sta lavorando al miglioramento e all’uniformità degli standard del servizi: da un lato, è in corso la rivisitazione dello schema di capitolato di appalto, che risale al 2008, con specifico riferimento alla revisione dei servizi e dei criteri posti a base d’asta per l’aggiudicazione, dall’altro, è imminente l’adozione di un regolamento unico, finalizzato a disciplinare l’organizzazione dei Cie e il loro funzionamento in maniera uniforme sul territorio nazionale. Tale regolamento ha ricevuto l’assenso dei rappresentanti delle organizzazioni partner del progetto Praesidium, nonché dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e dell’Organizzazione mondiale della sanità. Anche l’accesso ai Cie sarà disciplinato dallo stesso regolamento, che preciserà le modalità di svolgimento delle visite e individuerà, sulla falsariga di quanto previsto dalla direttiva ministeriale del 24 aprile 2007, le categorie dei soggetti abilitati, tra cui figurano il garante nazionale e i garanti regionali per la tutela dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.
Il monitoraggio e il controllo sulla congruenza dei servizi erogati è effettuato da tempo dalle Prefetture che, in caso di accertato disservizio, applicano penali, esigono il risarcimento del maggior danno e, nell’ipotesi di gravi inadempienze, hanno facoltà di risolvere il contratto. Inoltre, grazie a una collaborazione in corso dal 2013 con i partner del progetto Praesidium, presso ciascun centro governativo sono state istituite commissioni a composizione mista (rappresentanti di Prefettura, Questura e ciascuna organizzazione partner), con il compito di verificare, con cadenza periodica, il rispetto delle convenzioni stipulate. Sono state inoltre diramate le linee metodologiche sul funzionamento delle stesse commissioni miste ed è in corso di ultimazione il primo ciclo di sopralluoghi per l’anno 2014.
Il Ministero segue con la massima attenzione non solo la fase del trattenimento nei Cie, ma anche quella dell’allontanamento dal territorio nazionale, dando il massimo impulso possibile ai rimpatri volontari e assistiti finanziati attraverso il Fondo europeo per i rimpatri, in adesione ai principio comunitario che prevede l’adozione di provvedimenti a intensità graduale crescente. I rimpatri volontari e assistiti sono stati 1.083 nel 2013, di cui 43 con volo congiunto organizzato con l'Inghilterra, e 612 nel corso del primo semestre del 2014. Per il rafforzamento di tale istituto, sono in fase di attuazione 6 progetti finanziati dal predetto Fondo, le cui attività si concluderanno il 30 giugno 2015. È inoltre in fase di espletamento la gara relativa a un progetto di consolidamento della rete nazionale e internazionale di riferimento sul rimpatrio volontario assistito, finalizzato a rafforzare la collaborazione con le rappresentanze consolari in Italia e con i soggetti della società civile dei Paesi di origine.
Si ritiene, dunque, che l’azione dei Governo sia in linea con le politiche europee e rispettosa dei principi sanciti dalle convenzioni internazionali siglate dall’Italia, pur nella consapevolezza che nella gestione di un fenomeno così articolato e complesso possono verificarsi disservizi e anomalie. Anche per questo il Ministero vigila con rigore, impegnando ogni risorsa per il rispetto dei diritti di tutti, specie dei soggetti più vulnerabili.
Infine, quanto alla richiesta di un’iniziativa governativa volta a disciplinare organicamente la materia dell’asilo, si rappresenta che il disegno di legge di delegazione europea 2013 approvato dalla Camera dei deputati e attualmente all'esame del Senato, delega il Governo all’adozione di un testo unico recante la riorganizzazione sistematica delle disposizioni legislative vigenti in materia di diritto di asilo, protezione sussidiaria e protezione temporanea, nonché al recepimento di 2 direttive comunitarie in materia di procedure per il riconoscimento e la revoca dello status di protezione internazionale e di accoglienza dei richiedenti la protezione medesima. Con il recepimento di tali direttive il sistema nazionale verrà ulteriormente adeguato agli obiettivi del programma di Stoccolma in materia di sistema europeo comune di asilo.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno
MANZIONE