Legislatura 17 Risposta ad interrogazione scritta n° 4-06403


Risposta all'interrogazione n. 4-06403
Fascicolo n.156

Risposta. - L'Italia è fortemente impegnata in ambito internazionale per rafforzare l'azione di tutela della popolazione civile, in particolare donne e bambini, anche in situazioni di conflitto, e per fornire assistenza e protezione alle vittime della violenza. Sul piano multilaterale, nel biennio 2007-2008 durante l'ultimo mandato quale membro non permanente del Consiglio di sicurezza dell'ONU, l'Italia ha contribuito all'adozione della risoluzione UNSC n. 1820/2008 sulla “violenza sessuale nelle situazioni di conflitto armato”. Si tratta della prima risoluzione che riconosce come la violenza sessuale, quando impiegata come tattica di guerra, esacerbi i conflitti armati ed ostacoli il ripristino della pace e della sicurezza internazionali. Nel corso del corrente mandato in Consiglio di sicurezza l'Italia è impegnata a favore della tutela di donne e bambine, anche in situazioni di conflitto, coerentemente con l'impegno alla piena attuazione dell'agenda "Donne, pace e sicurezza". Il nostro Paese partecipa inoltre attivamente a specifiche iniziative per la prevenzione della violenza sessuale nei conflitti e alla “Call to action to end violence against women and girls in emergencies”, un'iniziativa lanciata nel 2013 e intesa a rafforzare l'azione della comunità internazionale in favore delle donne e bambine vittime di violenze sessuali nelle aree interessate da crisi umanitarie.

In coerenza con questo impegno, l'Italia ha seguito con attenzione, anche attraverso l'ambasciata a Khartoum, gli sviluppi relativi alle denunce di stupri e altri episodi di violenza contro la popolazione civile nel villaggio di Tabit, nel nord Darfur ad opera delle forze armate sudanesi, tra il 30 ottobre e il 1° novembre 2014.

Il 19 novembre 2014, il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha rilasciato un comunicato sui presunti fatti di Tabit, chiedendo al Governo del Sudan di assicurare i responsabili alla giustizia, nonché di permettere alla missione ONU-Unione africana in Darfur (UNAMID) di accedere all’area per condurre un'indagine piena e trasparente, senza interferenze. Nel rapporto UNAMID successivo alla visita non si farebbe stato di particolari riscontri. In seguito, anche il procuratore generale per i crimini in Darfur avrebbe visitato il villaggio, con le medesime risultanze. Successivi tentativi di visita da parte di UNAMID sarebbero stati bloccati dalle autorità sudanesi.

I presunti episodi di Tabit sono stati ulteriormente discussi nella sessione del Consiglio di sicurezza del 4 dicembre 2014. La relatrice speciale ONU sulla violenza contro le donne, Rashida Manjoo, nel corso della sua visita in Sudan, dal 13 al 24 maggio 2015, ha potuto visitare il villaggio di Tabit senza tuttavia poter verificare o documentare la veridicità delle denunce di stupro. La massiccia presenza di forze di sicurezza durante la visita al villaggio è stata di ostacolo alla verifica effettiva delle accuse circa il sospetto episodio di stupro di massa. Il rapporto sulla visita è stato pubblicato ad aprile 2016.

Sempre nell'aprile 2016, Aristide Nononsi, esperto indipendente dell'ONU per i diritti umani in Sudan, si è recato sia al campo di sfollati di Zam Zam, sia al villaggio modello di Tabit, richiedendo in tale occasione al Governo sudanese un maggior impegno nella difesa dei diritti umani, specie di quelli delle fasce più deboli, ovvero minori e donne. Nononsi ha altresì espresso alle autorità di Khartoum l'invito a permettere l'accesso in Darfur delle agenzie delle Nazioni Unite impegnate nel settore umanitario.

Per quanto riguarda le iniziative italiane volte a fare chiarezza sulla vicenda, nell'ambito del secondo ciclo della revisione periodica universale (UPR) del Sudan, svoltosi a maggio 2016 a Ginevra, l'Italia ha raccomandato al Governo del Sudan di impegnarsi a prevenire ogni ulteriore violenza e violazione dei diritti umani in Darfur, anche attraverso un'efficace collaborazione con gli organismi internazionali competenti, e a garantire l'accesso umanitario nelle aree in conflitto per portare assistenza ai civili e in particolare a donne e bambini. L'Italia ha inoltre attivamente partecipato ai negoziati sulla risoluzione 33/26 del Consiglio diritti umani dell'ONU adottata per consenso nel settembre 2016. In questa, tra l'altro, si condannano le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario commesse da tutte le parti in Darfur, Sud Kordofan e Blu Nilo, inclusi gli attacchi ai civili e agli operatori umanitari, e gli episodi di violenza sessuale e di genere; inoltre si richiamano tutte le parti alla pace e a firmare un cessate il fuoco permanente, nonché a facilitare l'accesso umanitario alle popolazioni civili.

A livello bilaterale, l'Italia sostiene il dialogo con le componenti più moderate del Governo di Khartoum, con l'obiettivo di evitare il prevalere degli elementi più estremisti nello scenario politico sudanese. L'azione si sviluppa attraverso un ampio programma di attività promosse dal sistema italiano di cooperazione allo sviluppo, che considera il Sudan come Paese prioritario di intervento ed è attuato mediante diversi strumenti: contributi bilaterali, progetti di assistenza umanitaria, finanziamenti ad organismi multilaterali, attività realizzate con fondi europei nel quadro di programmi di cooperazione delegata. Tale impegno è diretto in particolare ai gruppi più vulnerabili della popolazione sudanese: donne, persone con disabilità, minori.

La cooperazione italiana nel settore sanitario si propone di migliorare le condizioni di salute materno-infantile. Ciò viene realizzato mediante attività di formazione di ostetriche, nonché attraverso la riabilitazione dei centri di salute nelle aree più remote del Paese, al fine di garantire una fornitura costante e completa di farmaci di base, e la promozione di attività di "awareness raising" di alcune nozioni igienico-sanitarie di base e le conseguenze di alcune pratiche tradizionali sulla salute delle donne e dei nascituri (tra tutte, le mutilazioni genitali femminili). Dal 2015 è in essere, nella città di Port Sudan, un programma focalizzato sulle tematiche di genere “Improving living conditions of women in Port Sudan”, che mira a migliorare la salute riproduttiva e a rafforzare le associazioni femminili locali. Attraverso l'apertura di “sportelli di consulenza” all'interno dei centri di salute, le donne possono avere accesso a informazioni su temi legati alla loro salute e ai loro diritti, anche con il supporto di personale medico specializzato e di assistenti sociali. Si assicura così il nostro sostegno alle associazioni di donne ivi presenti al fine di valorizzarne il ruolo all'interno delle rispettive comunità.

Il 28 luglio 2016 è stato approvato un contributo di 500.000 euro all'UNICEF per il finanziamento del progetto “Prevenzione e controllo della malnutrizione nello Stato di Red Sea”, che si concentra sulla prevenzione della malnutrizione, con uno specifico focus sulle donne a partire dall'ultimo trimestre di gravidanza e nella fase critica di crescita e di sviluppo del bambino. Nello specifico, l'iniziativa prevede un sostegno ai servizi sanitari preventivi, il coinvolgimento partecipato delle comunità interessate con la creazione di gruppi di sostegno, nonché il potenziamento o la realizzazione di centri di recupero nutrizionale all'interno di strutture sanitarie già esistenti.

Sul fronte della disabilità, l'iniziativa “Promotion and protection of the rights of persons in Khartoum city” mira a promuovere un pieno godimento dei diritti e un equo accesso a opportunità, beni e servizi anche per persone con disabilità, in linea con gli standard internazionali ed europei (rispettivamente la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e la strategia UE sulla disabilità 2010-2020), concentrandosi sulla protezione dei diritti degli orfani con disabilità in tre orfanotrofi di Khartoum. Con gli stessi obiettivi, l'Agenzia per la cooperazione allo sviluppo ha anche finanziato il progetto “Improvement of rehabilitative health services”, attuato dall'organizzazione non governativa italiana OVCI, da anni attiva nel Paese nel settore dell'assistenza a bimbi con disabilità.

Con specifico riferimento alla tutela dei diritti dei fanciulli vittime di guerra, il Governo sudanese ha recentemente sottoscritto il piano d'azione con le Nazioni Unite, nel quadro di una più vasta campagna internazionale dal titolo “Bambini. Non soldati”, per la lotta e la prevenzione del reclutamento di minori da parte delle forze di sicurezza dell'esercito sudanese. Il piano d'azione prevede una serie di misure per accrescere la protezione dei bambini in aree di conflitto, includendo la prevenzione del reclutamento minorile e il congedo in tempi stretti dei minori attualmente reclutati nell'esercito o in altri corpi militari o di sicurezza governativi.

Il Vice ministro per gli affari esteri e cooperazione internazionale
GIRO

(8 febbraio 2017)