Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 7-00041

Atto n. 7-00041 (in 10ª Commissione)

Pubblicato il 4 agosto 2026, nella seduta n. 446

ZAMPA, CASTELLONE, FURLAN, MAGNI, ZAMBITO, CAMUSSO, GUIDOLIN, MAZZELLA, PIRRO

La 10ª Commissione,

premesso che:

la risposta dello Stato al crescente fabbisogno di salute dei cittadini deve consistere, in via prioritaria, all'investimento diretto sul SSN e non nella delega di tale funzione a soggetti privati;

a beneficiare della sanità integrativa sono soprattutto lavoratori dipendenti, categorie rappresentate dalla contrattazione collettiva e contribuenti con reddito medio-alto, mentre le categorie più fragili, pensionati, disoccupati, lavoratori precari, ne usufruiscono in misura molto minore, in quanto un sistema legato ai contratti di lavoro e alle polizze individuali non comprende strutturalmente chi non lavora, i disoccupati e i pensionati con trattamenti più bassi, i quali non sono nelle condizioni di sostenere un finanziamento volontario, in contrasto quindi con il principio di equità sul quale si fonda il servizio sanitario nazionale secondo cui la cura di ciascuno deve essere commisurata al bisogno e non al reddito o allo status lavorativo;

la spesa sanitaria privata (pari alla somma delle spese “out of pocket” e della spesa detta “intermediata”) nel 2022 ha superato i livelli pre COVID 19 ed ha raggiunto il valore più alto della serie storica, pari a 41,5 miliardi di euro (in aumento dello 0,8 per cento rispetto al 2021). Considerando anche i circa 25 miliardi di euro annui di spesa destinati a prestazioni socioassistenziali, complessivamente la spesa effettivamente tracciata sostenuta dai cittadini “di tasca propria” si aggirerebbe intorno ai 70 miliardi di euro, di cui solo 5 di spesa intermediata (a livello collettivo o attraverso polizze individuali);

l'impiego di risorse salariali quali il finanziamento di prestazioni sanitarie private non può essere sostitutivo né inficiare il principio di universalità del SSN;

considerato che:

la crescita della sanità integrativa ha coinciso con un arretramento dell'impegno pubblico in ambito sanitario, con un aumento, in termini reali, dell'8,2 per cento della spesa privata out of pocket, del 3 per cento della spesa pubblica e del 43,7 per cento della spesa privata intermediata, come rilevato in audizione dalla fondazione Censis, e il finanziamento pubblico risulta strutturalmente insufficiente a garantire in maniera uniforme sull'intero territorio nazionale l'attuale paniere dei livelli essenziali di assistenza, come segnalato in audizione dalla fondazione Gimbe;

l’Ufficio parlamentare di bilancio ha pubblicato nel mese di marzo 2026 un focus sul ruolo del mercato nel sistema sanitario italiano che analizza le dinamiche di finanziamento, produzione e integrazione tra settore pubblico e privato. In particolare, evidenzia che nel 2023 il SSN copriva il 73,1 per cento della spesa sanitaria complessiva, contro una media UE superiore all’80, mentre la spesa diretta delle famiglie (out of pocket) raggiungeva il 23,6 per cento, superando di quasi 9 punti percentuali la media europea. In parallelo si registra una crescita delle forme di sanità integrativa, con un aumento degli iscritti ai fondi sanitari da 5,8 milioni nel 2013 a 16,3 nel 2023. L’analisi dell’UPB rileva potenziali criticità in termini di equità ed efficienza. Tra il 2012 e il 2024, inoltre, il finanziamento pubblico si è ridotto in termini di incidenza sul PIL, attestandosi al 6,3 per cento nell’ultimo anno;

il progressivo restringimento dei livelli essenziali di assistenza garantiti dal settore pubblico rischia di scaricare una quota crescente di prestazioni sanitarie e di prevenzione sui fondi sanitari privati, riducendo il perimetro delle cure gratuite o soggette al solo ticket;

i tagli perpetuati al servizio sanitario nazionale non possono essere compensati dalla crescita del secondo pilastro. Questo aumenta il rischio di sovrautilizzo di prestazioni specialistiche;

l'Italia non ha mai destinato alla spesa sanitaria pubblica più del 7 per cento del proprio prodotto interno lordo, ad eccezione dell'anno 2020 come rilevato in audizione dal direttore generale della programmazione sanitaria del Ministero della salute;

gli incentivi alle forme di assistenza sanitaria integrativa non sono di per sé idonei a risolvere tali criticità strutturali;

secondo quanto rappresentato in audizione dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, la crescita della spesa sanitaria privata registrata negli ultimi anni non ha determinato un'equivalente riduzione delle liste di attesa;

secondo l'indagine Censis richiamata in audizione, il 67,3 per cento dei cittadini che si sono rivolti al privato lo ha fatto a causa di tempi di attesa troppo lunghi nel pubblico, mentre i cittadini con condizione socioeconomica più bassa tendono a rassegnarsi alle liste di attesa anziché ricorrere alla spesa privata;

come segnalato in audizione dalla fondazione Gimbe, si stima che circa il 30 per cento dei premi versati ai fondi sanitari non generi servizi per gli iscritti, in quanto eroso da costi relativi al fondo di garanzia e dagli utili delle compagnie assicurative. Parimenti, l'85 per cento dei fondi sanitari risulta gestito in convenzione con un'impresa di assicurazione e, secondo quanto rappresentato in audizione dall’IVASS, circa il 70 per cento della complessiva spesa sanitaria intermediata è costituito da premi del ramo malattia delle imprese di assicurazione;

ai fondi sanitari non possono essere attribuiti compiti di vigilanza e di recupero delle omissioni contributive dal momento che non rientrano nelle loro prerogative e inoltre sottrarrebbero risorse all'erogazione delle prestazioni sanitarie agli iscritti;

considerato inoltre che i fondi sanitari potrebbero dare un importante contributo al perseguimento dell'obiettivo di salute dei cittadini, implementando servizi e prestazioni soprattutto in ambito di prevenzione e di long term care, purché nel rigoroso rispetto del carattere integrativo e non sostitutivo del secondo pilastro rispetto al SSN;

considerate le risultanze dell'indagine conoscitiva sulle forme integrative di previdenza e di assistenza sanitaria nel quadro dell'efficacia complessiva dei sistemi di welfare e di tutela della salute;

considerato, infine, quanto emerso dalla predetta indagine conoscitiva in riferimento al tema dell'assistenza sanitaria integrativa,

impegna il Governo:

1) ad aumentare in maniera vincolante il fabbisogno sanitario nazionale pubblico fino al 7 per cento, ovvero al 7,5, per cento, del prodotto interno lordo, in linea con la media europea, quale risposta prioritaria dello Stato al fabbisogno di salute dei cittadini, in quanto gli incentivi alle forme di assistenza sanitaria integrativa non sono di per sé idonei a risolvere tali criticità, in luogo della delega della funzione a soggetti privati;

2) a garantire l'accesso omogeneo alle prestazioni sanitarie essenziali esclusivamente attraverso la rete pubblica, evitando che il finanziamento delle prestazioni sanitarie sia strutturalmente ricondotto al salario dei lavoratori, con conseguente arretramento del principio di universalità;

3) a garantire, per i lavoratori precari, i disoccupati e i pensionati, l'esenzione totale dal ticket sanitario pubblico rafforzando il fondo sanitario nazionale e non attraverso il ricorso all’accesso volontario ai fondi;

4) ad escludere l'attribuzione ai fondi sanitari di compiti di vigilanza o di recupero delle omissioni contributive, che sottrarrebbero risorse all'erogazione delle prestazioni e che non rientrano nelle loro prerogative;

5) ad effettuare una revisione regolatoria del modello dei fondi, al fine di:

a) introdurre misure regolatorie omogenee e più stringenti per accrescere trasparenza, competenza, efficienza e rendicontazione, anche attraverso un testo unico che ricomponga in maniera organica una regolazione oggi troppo frammentaria e lacunosa;

b) assicurare la partecipazione delle parti sociali, delle Regioni, delle società di mutuo soccorso e del terzo settore nella definizione delle regole e nella governance del sistema, garantendo un approccio inclusivo e partecipato;

c) rafforzare gli strumenti di monitoraggio (osservatorio) e vigilanza (anagrafe) sul settore istituiti presso il Ministero della salute, nonché al contempo prevedere forme più organiche di coordinamento tra le attività del Ministero vigilante e quelle di altre autorità, in primis IVASS e AGENAS;

d) indirizzare progressivamente l'attività dei fondi a prestazioni extra LEA;

6) ad introdurre una revisione al ribasso delle deduzioni e detrazioni fiscali per chi aderisce a polizze e fondi sanitari privati non contrattuali, fino all’azzeramento per i redditi alti, destinando l'extragettito recuperato alla fiscalità generale per il finanziamento del SSN, e accompagnare tale intervento con una valutazione dell'impatto della riforma sul piano della “convenienza sociale”, affinché il Parlamento disponga di elementi di conoscenza in ordine alla questione se le risorse pubbliche impiegate per la sanità integrativa, in termini di vantaggi fiscali agli aderenti, producano benefici superiori rispetto a quelli ottenibili mantenendo le medesime risorse nella fiscalità generale, tenuto conto della qualità e della quantità delle prestazioni erogate dai fondi.