Legislatura 18ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 4-07026

Atto n. 4-07026

Pubblicato il 17 maggio 2022, nella seduta n. 433

Masini Barbara - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per le pari opportunità e la famiglia e dello sviluppo economico. -

Premesso che:

nella puntata del "Maurizio Costanzo Show" andata in onda l'11 maggio 2022, in seconda serata su Canale5, hanno avuto luogo tre episodi a parere dell'interrogante spiacevoli e discriminatori, in due di questi è stata attuata una vera e propria spersonalizzazione di due donne, le quali non sono state mai chiamate per nome, ma solo appellate solo per le loro caratteristiche fisiche, mentre nell'altro sono state utilizzate espressioni secondo l'interrogante discriminatorie nei confronti della comunità LGBTQ+;

in particolare, ad inizio puntata il conduttore ha chiamato sul palco una ragazza di 23 anni, Sara Croce, di cui però non è stato detto neppure il nome, perché appellata come "la bonas", nome questo del personaggio che interpreta nella trasmissione "Avanti un altro" sempre in onda su Canale5, che era seduta tra il pubblico, invitandola a "fare una passerella per [allietare] il pubblico". A questa scena è seguita una serie di commenti dagli uomini in studio;

successivamente, sempre nella stessa puntata, è stato chiesto a Manuel Bortuzzo, ospite della trasmissione, che fine avesse fatto quella sua "curiosa fidanzata", al secolo Lucrezia Hailé Selassié, scatenando l'ilarità del pubblico e il successivo applauso alle parole di lui "l'ho lasciata"; non contento, sul finale di trasmissione ancora spersonalizzando la ragazza in questione, Costanzo ha chiesto nuovamente a Bortuzzo se secondo lui "sarebbe piaciuto alla ragazza fare la passerella", sottolineando con un gesto, per farsi comprendere meglio, uno dei tratti caratteristici della giovane, ossia le sue labbra, tratto questo tipico delle donne di origini africane, quale è Lucrezia;

nel corso della puntata poi c'è stata un'esibizione di Lino Banfi, anch'egli ospite sul palco, che ha intonato il ben conosciuto ritornello di "benvenuti a sti (...)" anch'esso tra l'ilarità dei presenti;

l'art. 5-bis del "Testo unico dei doveri del Giornalista" prevede che ogni giornalista "presti attenzione a evitare stereotipi di genere, espressioni e immagini lesive della dignità della persona";

l'art. 4 del "Testo unico della radiotelevisione" prevede "la trasmissione di programmi che rispettino i diritti fondamentali della persona" e vieta le trasmissioni "che inducono ad atteggiamenti di intolleranza basati su differenze di razza, sesso, religione o nazionalità";

la Conferenza mondiale delle donne di Pechino del 1995 ha approvato una piattaforma di azione per i diritti delle donne nell'ambito dei media e della comunicazione, nella quale l'ONU raccomanda la rappresentazione bilanciata e non stereotipata delle donne nei mass media;

la Convenzione sui diritti delle donne CEDAW, ossia la Dichiarazione sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, adottata dall'Assemblea generale nel 1979 e ratificata dall'Italia nel 1985, prevede che "gli Stati prendono ogni misura adeguata al fine di modificare gli schemi ed i modelli di comportamento socioculturale degli uomini e delle donne e di giungere ad una eliminazione dei pregiudizi e delle pratiche consuetudinarie o di altro genere, che siano basate sulla convinzione dell'inferiorità o della superiorità dell'uno o dell'altro sesso o sull'idea di ruoli stereotipati degli uomini e delle donne";

la raccomandazione CM/Rec (2010)5 prevede che "Gli Stati membri dovrebbero adottare le misure adeguate per combattere qualsiasi forma di espressione, in particolare nei mass media e su internet, che possa essere ragionevolmente compresa come elemento suscettibile di fomentare, propagandare o promuovere l'odio o altre forme di discriminazione nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali o transessuali",

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti e quali siano le sue posizioni in merito;

se non ritenga opportuno intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, per stigmatizzare certi episodi sulla televisione generalista, per quanto privata, e per far sì che gli indirizzi previsti dalla legislazione nazionale e internazionale trovino accoglimento concreto;

se non intenda rivolgersi agli organi preposti e al Dipartimento antidiscriminazioni per proporre un "giro di vite" per quei giornalisti che ad avviso dell'interrogante ogni giorno ledono, impuniti, la dignità e i diritti umani.