Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02989
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Atto n. 3-02989 (in Commissione)
Pubblicato il 15 dicembre 2021, nella seduta n. 387
GIROTTO , ROMANO , VACCARO , PUGLIA - Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e dello sviluppo economico. -
Premesso che:
l'11 settembre 2012, a causa di un incendio nella fabbrica tessile Ali Enterprise di Karachi, in Pakistan, che produceva per il brand tedesco Kik, oltre 250 lavoratori persero la vita e in decine rimasero feriti. Solo tre settimane prima, la fabbrica aveva ottenuto la certificazione SA8000, che la accreditava come sicura da RINA S.p.A., che si definisce il "terzo attore internazionale nel campo della responsabilità sociale delle aziende";
le indagini svolte a seguito dell'incendio pongono forti dubbi sul fatto che RINA, o il suo fornitore RI&CA (Pakistan), al quale era stato affidato l'audit, abbiano mai effettivamente ispezionato la fabbrica. Se ciò fosse avvenuto, sarebbe stato semplice constatare le gravi deficienze e non conformità, causa di infrazione degli stessi standard SA8000, all'origine dell'incendio;
in particolare, la Ali Enterprise certificata come sicura da RINA: aveva un piano ammezzato in legno costruito illegalmente, chiaramente visibile da uno degli ingressi ma non menzionato nel rapporto di ispezione e non isolato dal magazzino dove è scoppiato l'incendio; presentava al piano terra un accumulo di materiali infiammabili, non adeguatamente separati; aveva un sistema di allarme antincendio non funzionante e l'unico estintore presente non funzionava; aveva una sola uscita di sicurezza per 1.000 lavoratori, mentre le altre erano sbarrate; non aveva la scala di sicurezza esterna;
un'accurata simulazione, condotta dalla società Forensic Architecture e commissionata dallo European center for constitutional and human rights, ha dimostrato che, se tali mancanze e infrazioni fossero state identificate nell'audit e corrette per tempo al fine di ottenere la certificazione SA8000, l'incendio non avrebbe causato quel numero di morti e feriti;
l'associazione delle famiglie delle vittime, insieme ad altre realtà della società civile e sindacali, l'11 settembre 2018 ha presentato un reclamo al punto di contatto nazionale (PCN) dell'OCSE presso il Ministero dello sviluppo economico che ha dato inizio a una procedura di mediazione. RINA ha, inizialmente e volontariamente, preso parte alla procedura, ma alla fine ha rifiutato di firmare l'accordo proposto dal conciliatore. A conclusione della procedura, nel dicembre 2020, non si è pertanto giunti a un accordo vincolante e il PCN ha solo potuto raccomandare a RINA di riconsiderare le proprie posizioni e migliorare le proprie pratiche aziendali;
le parti ricorrenti hanno chiesto conto a RINA di come intendesse fare seguito alle raccomandazioni del PCN ma hanno ricevuto, per giunta solo dopo un sollecito in forma pubblica, risposte elusive e non soddisfacenti, soprattutto con riferimento alla raccomandazione B, che invita a compiere un gesto umanitario esplicito verso le famiglie delle vittime dell'incendio;
l'attività di RINA, con specifico riferimento alle certificazioni sociali nel settore tessile nel Sudest asiatico, è stata anche oggetto di un'approfondita inchiesta pubblicata in Italia dalla rivista "Internazionale" a gennaio 2021 e, con specifico riferimento alla vicenda, anche dalla trasmissione "Presa diretta" del 18 ottobre 2021. Esse rivelano i comportamenti degli auditor utilizzati da RINA, i quali certificherebbero fabbriche evidentemente inagibili, falsificherebbero documenti e testimonianze, agirebbero in palese conflitto di interesse con i propri clienti e adotterebbero comportamenti predatori per accaparrarsi i clienti. Peraltro, come si evince da numerosi organi di stampa, i comportamenti di RINA sono stati ripetutamente oggetto di indagini, inclusa un'indagine tuttora in corso presso la Procura di Genova, con riferimento a presunte false certificazioni sulla sicurezza di navi e imbarcazioni;
quanto descritto mina la professionalità e la reputazione di una società italiana che opera a livello mondiale nel settore della pubblica fede. A parere degli interroganti appare inaccettabile che RINA continui a rilasciare certificazioni sociali e ad accreditare la sicurezza di fabbriche senza rispetto della trasparenza, senza effettivo coinvolgimento delle parti sociali e senza una concreta disponibilità a rimediare a danni dimostrati;
considerato che:
RINA appartiene per il 70 per cento al Registro italiano navale, il quale annovera tra i suoi membri anche il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili; più precisamente, due rappresentanti del Ministero siedono nel consiglio di amministrazione del Registro navale italiano;
RINA, inoltre, era in precedenza sottoposta alla vigilanza del Ministero delle infrastrutture, ai sensi dell'articolo 13, comma 5, del decreto legislativo 3 agosto 1998, n. 314. A seguito della sua abrogazione da parte del decreto legislativo 14 giugno 2011, n. 104, non è stata prevista una norma che disciplini i controlli sul Registro italiano navale, producendo un possibile vuoto normativo;
risulta, dunque, difficile stabilire chi abbia reali responsabilità e poteri di indirizzo e controllo sul Registro italiano navale, in precedenza assolti dal Ministero. Nella convinzione che tale responsabilità permanga in capo all'ente pubblico, ancorché non definita a causa di una possibile lacuna legislativa, il Registro italiano navale, quale ente dotato di personalità giuridica di diritto privato, rimane comunque soggetto ai controlli previsti dall'articolo 25 del codice civile,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo intendano procedere nei confronti di RINA S.p.A., e, in particolare, se e come intendano agire nei confronti dei vertici, per richiamare la società alle sue responsabilità, etiche prima ancora che giuridiche, ed esprimere una valutazione sul loro operato;
se intendano chiedere a RINA di dare attuazione alle raccomandazioni del PCN e, in particolare, di dare seguito specificamente alla raccomandazione B relativa al compimento di un gesto umanitario dedicato alle famiglie delle vittime dell'incendio alla Ali Enterprise;
come svolgano o intendano assicurarsi che siano svolte le funzioni di vigilanza sull'operato delle sue partecipate in materia di condotta responsabile e, in particolare, come intendano farlo anche in futuro nei riguardi di RINA S.p.A.;
se ritengano di tenere in debito conto tali condotte aziendali nelle procedure di aggiudicazione di appalti pubblici, condizionandoli al rispetto dei diritti umani e alla risoluzione positiva di casi di violazione accertati, come quello descritto.