Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05220

Atto n. 4-05220

Pubblicato il 1 aprile 2021, nella seduta n. 310

PARAGONE - Ai Ministri dello sviluppo economico e della giustizia. -

Premesso che:

"Byoblu" è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano (num. R.G. 4936/2020) che realizza contenuti multimediali. In rete pubblicava sull'omonimo canale Youtube "Byoblu", di proprietà del fondatore ed editore Claudio Messora, attivo dal 2007, con 2.170 video e 525.000 iscritti. Youtube è una piattaforma gestita per il territorio dell'Unione europea da "Google Ireland Limited" (numero di registrazione: 368047), con sede in Irlanda;

sul canale veniva quotidianamente trasmesso alle ore 19:00 un telegiornale, in onda anche su "DavveroTV", marchio televisivo di proprietà di Byoblu Edizioni S.r.l.s., sugli LCN di varie regioni d'Italia (Numerazione logica dei canali sul digitale terrestre), acquistati con regolare concessione ministeriale, oltre che nelle più famose piattaforme di podcasting e sulle applicazioni digitali dedicate per tutti i dispositivi, dal nome "Davvero TV";

il 18 dicembre 2020 Youtube ha emesso un avviso contro il canale "Byoblu" per «disinformazione in ambito medico», per il caricamento di alcune riprese relative a una manifestazione di piazza avvenuta a Cesena, realizzate dagli operatori della testata, in forza del diritto di cronaca, nonostante le medesime immagini non fossero state pubblicate, ma esplicitamente intitolate «Non pubblicare: per sola valutazione interna», oscurandole e respingendo il ricorso presentato dalla società all'atto della notifica dell'avviso;

il 6 febbraio 2021 Youtube ha inviato una nuova mail al titolare del canale, informandolo della sospensione di sette giorni per l'oscuramento di un altro contenuto, considerato «disinformazione in ambito medico»: un'intervista realizzata cinque mesi prima al dott. Mastrangelo, senior scientist presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell'Università di Siena, specializzato in ematologia, oftalmologia ed oncologia;

il 23 febbraio Youtube ha comunicato la non idoneità della testata alla cosiddetta monetizzazione dei video, sospendendo con una email anche gli abbonamenti volontari di oltre 4.000 spettatori che mensilmente sostenevano la testata con donazioni fra i 3 e i 15 euro. L'operazione arbitraria della piattaforma ha causato un danno, quantificato dalla società in circa 20.000 euro al mese, l'equivalente di un quarto del fabbisogno mensile per sostenere sia il costo degli stipendi dei circa venti tra dipendenti e collaboratori, sia dei programmi sul digitale terrestre;

il 2 marzo Youtube ha comunicato un nuovo oscuramento per un video relativo alle riprese di una manifestazione avvenuta a Milano, in piazza del Duomo, regolarmente autorizzata e documentata nell'ambito del diritto di cronaca. Benché anche questo contenuto fosse per esclusiva valutazione interna della redazione, Youtube ha accusato nuovamente la testata di «disinformazione in ambito medico», sospendendo per l'ennesima volta qualunque pubblicazione per due settimane, con ulteriori ingenti danni;

il 30 marzo Youtube ha decretato la definitiva rimozione del canale "Byoblu", con i suoi oltre duemila video, il suo mezzo milione di iscritti in costante crescita, le duecento milioni di visualizzazioni, il patrimonio di commenti, interazioni e condivisioni che rappresentavano la vera ricchezza di un lavoro lungo oltre quattordici anni, accusando la società di gravi e ripetute violazioni delle norme dalla community, sottolineando che non sarebbe stato più consentito all'azienda «usare, possedere o creare altri canali YouTube». La ragione sembrerebbe essere l'oscuramento di un video risalente a sette mesi prima, relativo a una manifestazione di piazza a Roma, in cui il panafricanista Mohammed Konare, tra i tanti, esprimeva proprie valutazioni sulla pandemia da COVID-19;

considerato che:

il 25 febbraio 2021 il sig. Messora, nella qualifica di amministratore unico della società Byoblu Edizioni S.r.l.s., ha presentato un ricorso all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) per «mancato rispetto dell'obbligo di pluralismo e di correttezza dell'informazione sulle piattaforme digitali», per far valere i diritti della testata e tutelare il diritto al lavoro di operatori e giornalisti. Stando a quanto si apprende dal medesimo esposto, non sarebbero ravvisabili violazioni delle regole della community di Youtube in materia di «contenuti pericolosi» o «disinformazione relativa al COVID-19», né dei fondamenti della normativa di Youtube, né degli scopi che essa intende perseguire, poiché nessun video avrebbe avuto «contenuti che diffondano disinformazione in ambito medico, in contraddizione con le informazioni fornite sul COVID-19 dalle autorità sanitarie locali o dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (…) in materia di cura, prevenzione, diagnosi, trasmissione» sanzionati dalla piattaforma;

nell'estremo tentativo di salvare il canale, il fondatore aveva, già prima dell'ultimo intervento censorio di Youtube, cancellato tutti i video in qualche modo riconducibili alle analisi sull'ultimo anno di pandemia, fino al luglio 2020, poiché, nella progressione degli avvertimenti, la piattaforma aveva dimostrato di operare anche a ritroso, senza una chiara logica. Contestualmente, il canale era stato messo in pausa;

il 15 marzo 2021, il sig. Messora ha presentato ricorso ex art. 700 del Codice di procedura civile al Tribunale di Milano, allo scopo di far cessare la condotta, giudicata persecutoria dalla società, della piattaforma Youtube. L'udienza è attualmente fissata per il 5 maggio 2021;

le piattaforme social sono multinazionali con sede all'estero e rispondono ad interessi diversi da quelli del Paese in cui agiscono, operando in regime di sostanziale monopolio,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda chiarire se le piattaforme on line, come Youtube e Facebook, pur con le caratteristiche tipiche di queste società, dal momento in cui utilizzano la rete e le infrastrutture digitali italiane e sono fruibili da milioni di utenti di cittadinanza italiana, debbano o no uniformarsi all'articolo 21 della Costituzione, che garantisce la libera manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione e sancisce che la stampa non possa essere sottoposta a censure, se non per disposizione della magistratura. Diversamente, significherebbe che in Italia una multinazionale estera, monopolista di fatto, possa unilateralmente superare le norme nazionali, che garantiscono la trasparenza del dibattito pubblico, determinando uno svuotamento delle istituzioni preposte al controllo e condizionando politica e vita democratica del Paese, attraverso una selezione editoriale unilaterale delle notizie ammesse alla circolazione, censurando quanto non ritenuto in linea con i propri interessi.