Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00310

Atto n. 1-00310

Pubblicato il 12 gennaio 2021, nella seduta n. 290

CIRINNA' , MIRABELLI , ROSSOMANDO , ALFIERI , ASTORRE , BITI , BOLDRINI , D'ALFONSO , D'ARIENZO , FEDELI , FERRAZZI , GIACOBBE , IORI , LAUS , MANCA , MESSINA Assuntela , NANNICINI , PINOTTI , PITTELLA , RAMPI , ROJC , STEFANO , TARICCO , VALENTE , VATTUONE , VERDUCCI , GIARRUSSO

Il Senato,

premesso che:

l'emergenza sanitaria ha avuto un impatto significativo sulle condizioni di vita in carcere; da un lato, infatti, la strutturale insufficienza degli spazi a disposizione dei detenuti non consente il rispetto delle misure di distanziamento necessarie a prevenire il contenimento dei contagi; d'altro canto, la fisiologica condizione di isolamento dei detenuti si è ulteriormente aggravata in conseguenza delle restrizioni al regime delle visite in carcere; allo stesso modo, la tutela della salute in carcere presenta significative criticità strutturali, che appaiono vieppiù aggravate dalla situazione di emergenza sanitaria in atto;

sotto ulteriore profilo, si è registrato un notevole impoverimento della qualità della vita carceraria in conseguenza della sospensione delle attività di sostegno e supporto ai detenuti (dalle attività formative ed educative, alle attività lavorative), essenziali per assicurare il perseguimento dell'obiettivo costituzionale di garantire l'umanità delle pene e la rieducazione del condannato;

nel corso del 2020 si è assistito, soprattutto in occasione delle prime restrizioni, a una moltiplicazione di episodi di rivolta, anche violenta, che ha determinato un bilancio molto doloroso in termini di morti (tra i detenuti) e di feriti (tra detenuti e agenti di Polizia penitenziaria);

a tale dato si somma quello, costante, di un preoccupante tasso di suicidi in carcere;

a tale situazione si è ovviato solo in parte diminuendo la pressione sugli istituti penitenziari, agevolando il ricorso alla detenzione domiciliare e al regime di semilibertà ed estendendo il ricorso alle forme di comunicazione telefonica e telematica dei detenuti verso l'esterno;

premesso altresì che è stata avviata, a partire dal 27 dicembre 2020, la campagna nazionale di vaccinazione contro il virus SARS-COV2, secondo un ordine, definito dal Ministro della salute, che assegna priorità nell'accesso alla vaccinazione ai soggetti che si trovino in condizioni di particolare vulnerabilità rispetto al contagio;

considerato che:

nel proprio parere del 28 maggio 2020, il Comitato nazionale di bioetica definisce quella carceraria una "situazione particolarmente critica", anche perché "critiche sono le condizioni di partenza" e inserisce le persone rinchiuse tra i "gruppi più vulnerabili" al contagio, assieme agli anziani ricoverati nelle RSA (e questi ultimi, doverosamente e proprio per tale motivo, sono tra i soggetti cui è riconosciuta priorità nell'accesso alla vaccinazione);

il combinato operare degli articoli 27 e 32 della Costituzione pone in capo alle istituzioni statali una precisa serie di obblighi, che si compendiano nell'imperativo, discendente a sua volta dagli articoli 2 e 3 della Costituzione, di riconoscere e tutelare la dignità delle detenute e dei detenuti;

proprio sulla tutela della dignità delle persone affidate alla custodia delle istituzioni si misura la tenuta del profilo civile di un Paese, e dell'effettiva protezione dei diritti umani;

d'altro canto, all'esigenza di tutelare la salute e la dignità delle detenute e dei detenuti si aggiunge quella analoga di immunizzare il personale che opera nelle carceri, gli agenti di Polizia penitenziaria, ma anche i difensori e le persone che entrano in contatto con i detenuti in occasione delle visite autorizzate;

appare dunque necessario, urgente e improrogabile assicurare che anche la popolazione carceraria rientri nell'ordine prioritario di accesso alla vaccinazione, non essendo in alcun modo possibile applicare ai detenuti e a chi opera nelle carceri i criteri previsti per il resto della popolazione;

solo in tal modo, infatti, si potrà garantire un ritorno a condizioni accettabili di vita per i detenuti e, allo stesso modo, consentire agli operatori e agli agenti di Polizia penitenziaria di svolgere il proprio lavoro in condizioni di serenità,

impegna il Governo a considerare le specifiche condizioni di vulnerabilità dei detenuti e le peculiari esigenze di agenti di Polizia penitenziaria, personale e operatori carcerari nella determinazione delle priorità di accesso alla campagna vaccinale, assicurando a questi soggetti e, auspicabilmente, a chi con loro entri in contatto per ragioni di garanzia del diritto di difesa o per ragioni affettive, di accedere in tempi rapidi alla vaccinazione contro il virus SARS-COV2.