Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-03859

Atto n. 4-03859

Pubblicato il 21 luglio 2020, nella seduta n. 242

PUCCIARELLI , CANDIANI - Al Ministro della difesa. -

Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

Roberto Vannacci, generale dei corpi speciali dell'Esercito, già comandante dei parà della Folgore, in un esposto alla Procura militare di Roma, ha ipotizzato "gravi e ripetute omissioni nella tutela della salute e della sicurezza del contingente militare italiano, costituito da migliaia di militari impiegati in Iraq e sottoposti, tra l'altro, all'esposizione all'uranio impoverito", confermando "l'uso su larga scala di uranio impoverito in Iraq (…) dalle 300 alle 450 tonnellate, quantità 30 volte superiore a quella impiegata nei Balcani";

le dichiarazioni del generale Vannacci confermano l'accusa lanciata da tempo da Lorenzo Motta, ex sottoufficiale della Marina militare, che ha partecipato a diverse missioni nel Mediterraneo, nel canale di Suez, nello stretto di Gibilterra, nel golfo Persico, e che, all'età di 24 anni, nel dicembre 2005, è stato colpito da linfoma di Hodgkin, riconosciuto, in giudizio amministrativo, come causa di servizio in particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l'ordinarietà, ai sensi dell'art. 1, comma 564, della legge n. 266 del 2005, e art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 243 del 2006;

con il lavoro dei legali avvocato Ezio Bonanni del foro di Roma e avvocato Pietro Gambino del foro di Sciacca, Lorenzo Motta ha ottenuto alcuni importanti riconoscimenti giuridici, come la sentenza del Consiglio di Stato n. 837/2016, con la quale si afferma il seguente principio di diritto: "nei casi come quello in esame, nell'accertare i presupposti sostanziali della dipendenza della patologia da causa di servizio la P.A. procedente ed i suoi organi tecnici sono gravati da un onere di istruttoria e di motivazione assai stringente, circa la sussistenza inconcreta, delle circostanze straordinarie e dei fatti di servizio che hanno esposto il militare ad un maggior rischio rispetto alle condizioni ordinarie di attività. Non considerano le appellanti che, nei casi delicati qual è quello in esame, all'interessato basta dimostrare l'insorgenza della malattia in termini probabilistico - statistici, non essendo sempre possibile stabilire un nesso diretto di causalità tra l'insorgenza della neoplasia e di contesti operativi complessi o degradati sotto il profilo bellico o ambientale in cui questi è chiamato ad operare"; nella motivazione della sentenza del Consiglio di Stato, si rimarca inoltre il valore decisivo del contegno dell'amministrazione, la quale non è stata in grado di eccepire e dimostrare un decorso alternativo;

risulta di difficile interpretazione l'incongruenza tra i risultati raggiunti dall'ex sottoufficiale Motta in sede amministrativa e le risposte fornite dal Ministero, che costringono la persona a continuare l'iter processuale; è altresì difficile da comprendere il motivo per il quale Motta debba ricorrere a ulteriori prove per accedere ai benefici riconosciuti dalla legge, contrariamente a quanto avvenuto per altri commilitoni affetti dalla sua stessa patologia, che hanno invece ottenuto tali benefici e riconoscimenti;

considerato che:

i militari colpiti dalla "sindrome del Golfo" e dalla "sindrome dei Balcani", secondo i dati dell'Osservatorio militare, e coerentemente con quelli riportati dell'ONA (Osservatorio nazionale amianto), sono centinaia, e più di 372 hanno perso la vita per neoplasie a fronte di un contingente complessivo di 7.693;

nonostante ciò, il Ministero mostra diverse resistenze nel confermare il nesso causale che lega le inadempienze relative a tematiche come l'uranio impoverito, l'amianto e i trattamenti vaccinali non idonei e le conseguenze descritte,

si chiede di sapere quale sia l'opinione del Ministro in indirizzo sui fatti esposti, e quali iniziative intenda intraprendere al fine di provvedere ad un'immediata bonifica di tutto l'amianto ancora presente nelle navi e nelle installazioni a terra della Marina militare e nelle altre forze armate, per favorire una maggiore trasparenza e attendibilità riguardo ai dati epidemiologici completi, e al contempo provvedere a una definizione dei procedimenti amministrativi di riconoscimento di causa di servizio e vittima del dovere per i militari vittime di patologie asbesto correlate, ovvero di patologie causate da servizio, rispetto alle attuali tempistiche, e infine evitare che morti e destini di militari con patologie similari siano trattati con evidenti discordanze.