Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06338
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Atto n. 4-06338
Pubblicato il 15 settembre 2016, nella seduta n. 679
GIROTTO , PUGLIA , MORONESE , CASTALDI , PAGLINI , SANTANGELO , CAPPELLETTI , MONTEVECCHI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. -
Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
in data 18 maggio 2012 fu presentato a Roma il progetto per la rimozione del relitto di Costa Concordia. Alla presenza del commissario delegato per l'emergenza per il naufragio della Costa Concordia, Costa Crociere e Titan-Micoperi illustrarono alla stampa internazionale il progetto che prevedeva la rimozione intera del relitto. Nel progetto, la protezione dell'ambiente marino veniva indicata come massima priorità, con successiva implementazione delle misure atte al ripristino della normale attività biologica del mare;
il 23 luglio 2014, a seguito di una eccezionale operazione di recupero, il relitto della nave Costa Concordia è stato rimosso e trasportato nel porto Genova per effettuarne la demolizione e lo smaltimento;
a seguito degli estesi ed impegnativi lavori per la rimozione del relitto, il fondale interessato dai lavori della Concordia risultava fortemente danneggiato. Dalla relazione del Dipartimento di biologia ambientale dell'università "La Sapienza" di Roma, dell'agosto 2014, emergerebbe, nella figura 16 della carta della distribuzione dei detriti, che perforazioni, sedimenti deposti sul fondo del mare ed ombre avrebbero causato la morte di importanti habitat naturali;
per il risanamento della zona danneggiata si prospettavano 2 strategie: a) rimozione delle piattaforme, utilizzate per l'operazione di parbuckling (riposizionamento del relitto in posizione verticale), dei sacchi di cemento a sostegno del relitto raddrizzato e dei detriti fuoriusciti dal relitto e di quelli abbandonati durante le lavorazioni (posizione assunta dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare); b) permanenza delle piattaforme e dei detriti sul fondale per creare zone di ripopolamento ittico e di nuovi nuclei di attività biologica;
evidenze relative a studi internazionali condotti anche in condizioni simili a quelle osservate per l'Isola del Giglio indicavano come la costruzione di artificial reef (manufatti e strutture meccaniche di riciclo) consentisse una ricostituzione rapida di fondali danneggiati. Piattaforme per l'estrazione di petrolio o navi in disuso sono state spesso abbandonate sui fondali per creare queste zone di ripopolamento, che avrebbero una finalità biologica, di sviluppo della pesca e di attività ricreative e subacquee;
il 31 agosto 2014 il gruppo consiliare "Progetto Giglio", a seguito di una estesa sottoscrizione popolare, presentava una mozione al Consiglio comunale di Isola del Giglio, che impegnava l'amministrazione a dotarsi di dati oggettivi, che permettessero l'identificazione della migliore strategia, basata su oggettiva evidenza scientifica, per il ripristino dell'ambiente marino. La mozione proposta fu approvata a vasta maggioranza. Ad oggi, non è dato sapere di nessun atto ufficiale del sindaco e della Giunta per ottemperare all'impegno assunto attraverso la mozione approvata;
l'11 novembre 2014, l'Avvocatura dello Stato di Firenze confermava la posizione assunta dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, interpretando e assimilando l'area occupata dalle piattaforme e dai detriti di fondale come dumping area, cioè area di scarico rifiuti che, per normativa europee, va risanata attraverso l'asportazione dei rifiuti stessi;
in data 28 novembre 2014 la bonifica dei fondali è stata affidata alla società MICOPERI ed è tuttora in corso, dopo oltre 21 mesi;
nel dicembre 2014, nel proprio report tecnico-scientifico, l'Istituto superiore per la protezione civile e la ricerca ambientale (ISPRA) classificava il danno ambientale, causato dal naufragio della nave Costa Concordia come "Danno all'habitat delle praterie di Posidonia Oceanica", "Danno all'habitat Scogliere Rocciose", "Danno alla specie Pinna Nobilis", "Danno ambientale temporaneo agli habitat protetti", "Contaminazione delle acque e dei sedimenti" e "Impatto sulla fauna ittica". Alla classificazione del danno, ISPRA, faceva poi corrispondere analisi e valutazioni sulle strategie proposte per la loro riparazione e per il ripristino ambientale. In questa valutazione ISPRA indicava come fosse importante la rimozione di detriti provenienti dalla nave e presenti sul fondale marino (sedie, tavolini, materassi, valige e pezzi della nave come tubazioni e scalette), ma nel contempo rilevava anche importanti "svantaggi" relativi alla implementazione delle misure di ripristino quali "(...) la rimozione dei sacchi di cemento da 20 tonnellate ciascuno… attraverso l'ausilio della gru della motonave Micoperi 30 (…) (potrebbe causare) la possibile dispersione di ingenti quantitativi di sedimenti (…). La rimozione delle Grout Bags (26.000 tonnellate di sacchi di materiale geotessile utilizzate per effettuare la rotazione della nave) molte delle quali gia' danneggiate (…) attraverso le gru (…) (poteva risultare) (...) in perdita delle frazioni più fini e più grossolane di cemento (…)";
tuttavia, a seguito dell'ultimo parere dell'Avvocatura dello Stato, Costa Crociere SpA ha proceduto ad appaltare i lavori per lo smantellamento delle piattaforme e i lavori di rimozione dei detriti. L'appalto fu vinto dalla società MICOPERI SpA, per un totale di 85 milioni di euro;
l'Isola del Giglio fa parte, con territorio già vincolato e con l'istituenda area marina protetta, del parco nazionale dell'arcipelago Toscano. La zona di mare interessata rientra anche nel perimetro dell'area del "Santuario dei Cetacei", l'ente ed il suo presidente non hanno espresso parere sulla permanenza delle strutture sottomarine, ai fini non solo di strategie di ripopolamento ittico, ma anche di possibile loro utilizzo per la realizzazione di campi boe. Questa scelta ha significato la perdita di una occasione irripetibile per dimostrare come protezione del mare e opportunità di lavoro possono essere perseguite ed essere compatibili con una seria politica di salvaguardia ambientale;
a distanza di 2 anni, nel rapporto quindicinale del periodo dal 16 al 30 giugno 2016, elaborato dal consorzio per il centro interuniversitario di biologia marina ed ecologia applicata relativo ai lavori di ripristino dei fondali e consegnato alla dottoressa Maria Sargentini, presidente dell'osservatorio di monitoraggio della concordia (oggi direttore generale ARPAT, Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana), veniva riportata una cartografia sovrapponibile a quella presente nella relazione dell'ISPRA da dove si evinceva un notevole ampliamento dell'area da bonificare (documento n. RMAO 36: 16-30 Giugno 2016),
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa ed in particolare dei dati di monitoraggio cartografici e biologici, che evidenziano una espansione della zona danneggiata dalle operazioni di recupero del relitto e da quelle relative alla "potenziale" ripulitura dei fondali;
se siano stati elaborati documenti in cui sono riportati dati quantitativi del danno ambientale, prima delle operazioni di ripulitura e nei 6 mesi successivi sull'equilibrio ambientale generale e sulle specifiche specie citate nel rapporto ISPRA del dicembre 2014;
se siano state effettuate delle stime dei tempi necessari al recupero dell'ambiente marino dopo le ultime operazioni di bonifica dei fondali e dei tempi certi per la conclusione della bonifica dei fondali;
se il Governo intenda intervenire, al fine di individuare eventuali responsabilità relative al danno ambientale causato dalle attuali operazioni di ripulitura e rimozione delle piattaforme.