Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05571
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Atto n. 4-05571
Pubblicato il 31 marzo 2016, nella seduta n. 602
AMIDEI , MARIN , PICCOLI , GIBIINO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. -
Premesso che:
i conservatori italiani rappresentano una istituzione storica di altissimo livello, nonché un organismo di alta produzione artistica e di ricerca che ad oggi conta 50.000 studenti, di cui il 10 per cento stranieri, 6.000 docenti e 1.500 unità di personale amministrativo e ausiliario;
il sistema dei conservatori è volto allo sviluppo di distretti culturali, con il conseguente rilancio delle città e con la possibilità di creare sinergie con i territori per la valorizzazione dei beni culturali in cui insistono, con l'ulteriore possibilità di ricevere sovvenzioni con progetti a livello europeo;
i conservatori, altresì, favoriscono i rapporti internazionali (progetti Erasmus, Socrates, eccetera), gli scambi di docenti e studenti con i Paesi esteri, non solo europei, ma anche del resto del mondo (Cina, Giappone, Corea, Stati Uniti, Sud America, Federazione russa ed ex Repubbliche sovietiche);
il sostegno all'operatività degli istituti deriva dalla necessità di salvaguardare un sano localismo e una presenza diffusa sul territorio italiano di istituzioni musicali di alto livello che ancor oggi rappresentano un'eccellenza di fama mondiale;
da anni viene promessa una riforma del settore (la precedente risale al 1999), ma ad oggi si sono alternati più di 8 ministri e ancora nulla è mutato;
da notizie in possesso degli interroganti, in primavera dovrebbe essere pronta la revisione degli ordinamenti di primo livello ed entro l'estate quella degli ordinamenti di secondo livello. Sul fronte dei finanziamenti, nel corso del 2015, sarebbero stati stanziati 12,7 milioni per l'Afam e il suo funzionamento, e tali stanziamenti dovrebbero essere sostanzialmente confermati per il 2016 e stabilizzati fino al 2022;
alla luce della paventata riforma e degli stanziamenti in essere da qui al 2022 sarebbe necessario venissero attuate talune manovre mirate, quale il mantenimento in essere dei corsi pre-accademici, poiché rappresentano la sopravvivenza del conservatorio e della scuola media annessa, nonché la risoluzione del pluridecennale problema dei docenti precari, con l'immissione in ruolo di quelli che si trovano all'interno della graduatoria di cui alla legge 8 novembre 2013, n. 128 ("Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, recante misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca"), equiparandoli, seppure in coda, a coloro che appartengono alla "storica" graduatoria di cui alla legge 4 giugno 2004, n. 143 ("Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, recante disposizioni urgenti per assicurare l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2004-2005, nonché in materia di esami di Stato e di Università");
i precari della legge n. 128 sono stati assunti sulla base di titoli artistici conseguiti in oltre 10 anni di graduatorie di istituto scaturite da leggi nazionali e quindi da procedure istituzionali nazionali;
quanto detto è motivo fondante affinché i suddetti precari siano immessi in ruolo (come già avvenuto per quelli della legge n. 143) nelle istituzioni nazionali (conservatori) prima della stabilizzazione del personale degli istituti pareggiati, i cui docenti sono stati assunti, almeno in molti casi, con procedure locali, non nazionali e spesso sconosciute; in alcuni casi, si tratterebbe di impiegati comunali divenuti docenti di musica sulla base di procedure diverse da quelle nazionali;
anche dal punto di vista istituzionale potrebbe essere grave e bizzarro che vengano anteposti interessi e situazioni locali, talvolta derivati da situazioni che potrebbero essere incompatibili o incongruenti con gli ordinamenti nazionali, sulla base dei quali sono già state prodotte le procedure nazionali che riguardano i precari dei conservatori statali;
in nessuna delle bozze di riforma in circolazione verrebbe trattata la grave questione dei precari della graduatoria nazionale in base alla legge n. 128 del 2013 e ciò comporterebbe, da una parte, una disparità di trattamento rispetto ad altre graduatorie nazionali di supplenti messi in ruolo e, dall'altra, il rischio concreto che i posti vacanti occupati da questi supplenti vengano utilizzati come "compromesso" per altre situazioni in essere;
se non si risolverà la questione in tempi rapidi, come è stato fatto precedentemente in altri casi (ad esempio precari della legge n. 143 del 2004), si rischieranno azioni di declassamento e chiusura dei conservatori;
infine, le ipotesi estreme che si starebbero paventando sono le seguenti: a) la trasformazione dei conservatori in istituzioni esclusivamente di livello superiore (biennio e triennio): in tale caso, quasi tutti i conservatori chiuderebbero perché non deterrebbero un numero sufficiente di allievi dei corsi superiori; b) oppure che i conservatori mantengano solo i corsi inferiori pre-accademici e forse i trienni inferiori: in quest'altro caso, quasi tutti i conservatori italiani verrebbero declassati;
se si verificasse una sola di tali ipotesi, la conseguenza sarebbe drammatica, poiché si perderebbe una visione didattica unitaria e continua, nonché una formazione già professionale sin dai primi anni di studio che arriva fino al livello universitario; vi sarebbe un declassamento o accorpamento della maggioranza dei conservatori, svilendone il ruolo che si addice loro, e si verificherebbe un conseguente impoverimento culturale su tutto il territorio italiano, con gravi ripercussioni dell'immagine culturale del nostro Paese all'estero;
a giudizio degli interroganti, non esisterebbe ancora un disegno di legge ufficiale sulla questione (se non talune bozze in circolazione) perciò sarebbe auspicabile che il Ministro prendesse in considerazione le preoccupazioni del personale precario del comparto dei conservatori;
considerato che:
sabato 13 febbraio 2016, i conservatori di musica italiani hanno messo in atto una protesta denominata "giornata nazionale dell'alta formazione", tramite concerti e momenti di riflessione, al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica e il Governo sullo stato di difficoltà dell'alta formazione artistica e musicale, costituita da conservatori, accademie e istituti superiori di industrie artistiche;
tale protesta ha avuto origine a Treviso, ove gli studenti del conservatorio "Steffani" di Castelfranco veneto (Treviso) si sono esibiti davanti alla sede della Prefettura. Hanno seguito a ruota a Cesena di fronte a palazzo Guidi, a Catania nei locali del "Bellini", nonché a Firenze, Genova, Foggia, Cuneo e nelle molte altre città in cui hanno sede i 77 istituti di alta formazione musicale;
la giornata di protesta è stata indetta dall'assemblea congiunta dalle conferenze nazionali dei presidenti, dei direttori e dei presidenti delle consulte degli studenti dei conservatori statali e non, con un documento unitario del 27 gennaio che ripercorre le criticità di lungo periodo che l'alta formazione musicale italiana è costretta ad affrontare, tra cui: la mancata attuazione della riforma del settore contenuta nella legge 21 dicembre 1999, n. 508, per la quale risultano ancora da adottare numerosi decreti attuativi (ne sono stati emanati 2 su 9: decreto del Presidente della Repubblica 28 febbraio 2003, n. 132, e decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212); una persistente e grave carenza di risorse pubbliche e le difficoltà nella interlocuzione con il livello politico-istituzionale;
alla luce di quanto esposto e sulla base di talune bozze di riforma in circolazione, vi sarebbe il rischio anche per la città di Adria (Rovigo) di chiusura o declassamento del conservatorio "Antonio Buzzolla", con varie possibili ripercussioni: scioglimento della fondazione "Mecenati"; eventuale chiusura della scuola media annessa; inutilità dell'auditorium recentemente acquisito e legato al conservatorio; mancanza di collaborazione con il teatro comunale; perdita di un punto di riferimento nel territorio, che funge da guida per numerosi soggetti istituzionali, associazioni e studenti; perdita di afflusso di studenti stranieri che portano indotto alla città e la fanno conoscere all'estero; sottrazione dei docenti, per lo più di fama internazionale, che soggiornano ad Adria portando indotto e sono attivi con manifestazioni assieme agli studenti sul territorio; riduzione delle collaborazioni internazionali con la conseguente visibilità e notorietà nonché ulteriore impoverimento economico e culturale per tutta la provincia di Rovigo;
sarebbe auspicabile, quindi, adottare politiche volte alla salvaguardia del conservatorio "Antonio Buzzolla" e, al contempo, procedere alla completa attuazione delle legge n. 508 del 1999, alla revisione generale del sistema italiano degli studi musicali che preveda la razionalizzazione degli istituti musicali ex pareggiati e all'individuazione delle risorse finanziarie necessarie per la gestione degli edifici sede delle relative istituzioni, non più di competenza delle amministrazioni provinciali, a seguito della riforma di cui alla legge 7 aprile 2014, n. 56, recante "Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni" (cosiddetta riforma Delrio),
si chiede di sapere:
quali orientamenti il Ministro in indirizzo intenda esprimere in riferimento a quanto esposto e, conseguentemente, quali iniziative voglia intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, per porre rimedio all'annosa questione relativa alla riforma dei conservatori;
se corrisponda al vero che vi siano in circolazione delle bozze di riforma e, se vi sia la reale intenzione di rivedere la geografia dei conservatori in Italia, riducendoli di numero e di ubicazione, con tutte le conseguenze che da ciò derivano;
se intenda procedere, con tutti gli strumenti a disposizione, all'immissione in ruolo dei docenti che si trovano all'interno della graduatoria di cui alla legge 8 novembre 2013, n. 128;
se voglia adottare le necessarie iniziative volte a scongiurare la chiusura del conservatorio "Antonio Buzzolla" di Adria (Rovigo).