Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01636

Atto n. 3-01636 (in Commissione)

Pubblicato il 11 febbraio 2015, nella seduta n. 388

VACCARI , GUERRA , BROGLIA , PAGLIARI , PIGNEDOLI , BERTUZZI , COLLINA , IDEM , LO GIUDICE , MIGLIAVACCA , PUGLISI , SANGALLI , VALDINOSI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. -

Premesso che:

dal 3 febbraio 2015 il territorio dell'Emilia-Romagna è stato colpito da calamità naturali intense e diffuse in pressoché tutte le province;

nelle province occidentali da Piacenza a Bologna le maggiori criticità sono state determinate dalla neve che è caduta copiosa sopratutto nel tratto appenninico fino a raggiungere i 100 centimetri, con sopraggiunto rischio valanghe e slavine previsto per le quote superiori ai 1.000-1.200 metri;

ampi tratti della costa adriatica sono stati colpiti da una violenta mareggiata che, associata a vento forte, ha raggiunto i 50 nodi;

sono segnalati ingenti danni per l'ingresso delle acque in molti comuni del litorale per effetto delle mareggiate, del forte vento e delle precipitazioni; il comune di Cesenatico (Forlì-Cesena) è stato per diverse ore temporaneamente isolato per via di diffusi allagamenti sulle arterie stradali e pesanti allagamenti si sono registrati anche a Cervia, Milano marittima, Lidi di Dante e Savio e porto Garibaldi nel ferrarese;

i danni più pesanti si sono rilevati sulla costa, nel complesso da Ravenna a Riccione (Rimini) 19 persone sono state evacuate per l'allagamento delle abitazioni e portate in luoghi sicuri individuati dalle amministrazioni comunali con il supporto del volontariato di protezione civile; devastati centinaia di stabilimenti balneari, hotel e abitazioni a ridosso del mare così come danni ingenti sono stati provocati nei comuni dell'entroterra delle province di Forlì-Cesena e Rimini a causa di esondazioni, allagamenti e frane;

considerato che, a quanto risulta agli interroganti:

sono arrivate al centro operativo regionale della protezione civile, ai centralini e ai centri operativi comunali attivati per l'emergenza, migliaia di segnalazioni di distacchi e interruzioni della rete elettrica e della fornitura del gas e acqua in molti comuni della regione, anche in conseguenza del fatto che i numeri verdi e di emergenza di Enel non sono stati in grado di rispondere, con tempi di attesa lunghissimi, spesso senza nemmeno dare risposte;

gli uffici della protezione civile e le Prefetture sono rimaste, non senza difficoltà, in contatto con Enel e le aziende di servizi per favorire il ripristino puntuale delle utenze;

a causa di alberi caduti sulle linee, formazioni di ghiaccio sui collegamenti, guasti intercorsi su linee ad alta tensione e centraline di trasformazione, sono saltate circa 200.000 utenze private della corrente elettrica fin dalle prime ore della mattina di venerdì 6 febbraio, e solo grazie a centinaia di volontari della protezione civile, dipendenti comunali, tuttora impegnati sul territorio regionale, è stato possibile dare assistenza, portare generi di prima necessità e generatori di corrente a chi è rimasto mediamente per 48 ore isolato senza luce e acqua;

se in alcune province dell'Emilia-Romagna la situazione creata dal maltempo sta lentamente migliorando, nelle province di Bologna e Reggio Emilia vi sono ancora problemi per quanto riguarda l'energia elettrica;

relativamente a tali aree, Enel, cui spetta il ripristino delle linee interrotte, ha comunicato che a 4 giorni dall'interruzione sono ancora 7.500 le utenze non alimentate, tra cui quelle di numerose imprese costrette a ricorrere ad alimentazioni alternative per riprendere l'attività;

in discussione non c'è ovviamente l'impegno e l'abnegazione delle 170 squadre interne ed esterne che Enel ha attivato per far fronte ai guasti, ma la mancata attività di informazione e comunicazione ad enti e cittadini su tempi e modi del ripristino, che ha generato incertezza e quindi difficoltà estreme nel rispondere e programmare l'assistenza alla popolazione, soprattutto quella appartenente alle categorie più deboli e fragili;

la situazione della fornitura dell'acqua potabile va migliorando, anche grazie all'intervento del sistema della protezione civile regionale e nazionale (16 generatori di varia potenza, di cui uno fornito dall'associazione di volontariato A2A di Milano), che ha fornito ad Hera alcuni grossi gruppi elettrogeni, grazie ai quali è stato possibile riallacciare alla rete idrica circa il 90 per cento per cento delle oltre 50.000 utenze che ancora il 9 febbraio risultavano interrotte. Per far fronte alle necessità delle zone ancora sprovviste di acqua, Hera ha fornito ai comuni approvvigionamenti di emergenza con autobotti e con la produzione di sacche di acqua potabile nella centrale di val di Setta;

il prolungarsi dei lavori Enel di ripristino delle linee elettriche e il non completo ripristino delle reti idriche rendono ancora necessario il mantenimento in attività dei circa 30 centri di assistenza alla popolazione nelle province di Bologna, Modena e Reggio Emilia,

si chiede di sapere:

se risulti quali siano i piani di manutenzione di linee e cabine predisposti da Enel negli ultimi 5 anni e per i prossimi 10 anni nel territorio dell'Emilia-Romagna;

se sussistano le condizioni per contestare ad Enel l'interruzione di pubblico servizio ai sensi dell'articolo 340 del codice penale per le interruzioni di energia elettrica patite, e, in molti casi, ancora non risolte, dai cittadini e dalle imprese nei diversi comuni dell'Emilia-Romagna e per il mancato rispetto di quanto previsto dalla carta dei servizi sul tema della informazione e della comunicazione agli utenti;

se e in che modo il Governo sia stato informato della situazione di emergenza creatasi in Emilia-Romagna e quale attività di coordinamento e supporto abbia attivato verso la Regione e l'Agenzia regionale di protezione civile;

in considerazione dell'estensione della complessità dei danni provocati dall'evento calamitoso, se non ritenga che ricorrano le condizioni per dichiarare lo stato di calamità così come richiesto dal presidente della Regione Bonaccini, e per prevedere l'esclusione dal patto di stabilità delle spese che sosterranno gli enti locali per il ripristino dello stato dei luoghi.