Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-03377

Atto n. 4-03377

Pubblicato il 10 febbraio 2015, nella seduta n. 387

DE CRISTOFARO - Al Presidente del Consiglio dei ministri. -

Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

dal 1995 si susseguono pletoriche commissioni e studi di "scenari di rischio vulcanico", finanziati solitamente dal Dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri o dalla Regione Campania, che si direbbero finalizzati a supportare (oltre a clientelismi) roboanti annunci di "imminenti" piani di protezione civile, destinati, invece, a restare bozze;

caratteristica comune di tutti questi studi è concentrarsi non già sullo scenario eruttivo ritenuto, per la prossima ripresa dell'attività vulcanica, più probabile dai vulcanologi ma, bensì, esclusivamente, sull'ipotesi più catastrofica, denominata EMA, eruzione massima attesa, e cioè la più grave eruzione verificatasi negli ultimi 1.000 anni;

questa metodologia (che, per quel che è dato sapere, non trova riscontro in nessuna delle pur numerose aree vulcaniche urbanizzate che costellano il pianeta) ha già comportato per l'area vesuviana come unico scenario eruttivo quello dell'eruzione del 1631 che nessuno studio vulcanologico, tra quelli utilizzati dal Dipartimento della protezione civile, ritiene la più probabile;

da questa arbitraria scelta è scaturita (dopo la consulenza assegnata alla professoressa Lucia Gurioli dell'università "Blaise Pascal" di Clermont-Ferrand) l'identificazione di un'"area rossa" vesuviana (direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 febbraio 2014) popolata da circa 700.000 abitanti i quali, secondo la bozza del "piano Vesuvio", dovranno essere evacuati "preventivamente" in caso di "allarme vulcanico;

per l'area flegrea non si è tenuto conto del criterio dell'EMA utilizzato per l'area vesuviana, scartando così la piccola eruzione del 1538 (monte Nuovo) e considerando, incomprensibilmente, solo un'eruzione verificatasi circa 4.000 anni fa (che, anche in questo caso, nessuno studio vulcanologico, tra quelli utilizzati dal Dipartimento della protezione civile, ritiene la più probabile);

da questa arbitraria scelta è scaturita (delibera della Giunta regionale della Campania n. 669 del 23 dicembre 2014) l'identificazione di un'"area rossa" flegrea popolata da circa 550.000 abitanti (tra i quali i residenti dei quartieri napoletani di Bagnoli, Agnano, Fuorigrotta, Pianura, Posillipo, Chiaia, Vomero e Arenella), che, secondo la bozza del piano Campi flegrei, presentata il 21 ottobre 2014, dovranno essere evacuati "preventivamente" in caso di "allarme vulcanico";

finora, tutti i "piani di protezione civile" per emergenza vulcanica redatti per la Campania (e arenatisi tutti in modalità di "bozza"), a differenza dei tanti redatti all'estero, non prevedono alcunché per fronteggiare quella fase di indeterminatezza (che, così come è stato per il bradisismo di Pozzuoli del 1970 e del 1983, può protrarsi anche mesi o anni), nella quale, cioè, non si sa se una serie di segnali intercettati dalle strumentazioni o percepibili dalla popolazione (terremoti, bradisismi, aumento dell'attività fumarolica, eccetera) evolveranno o meno in una violenta attività vulcanica;

finora tutte le bozze di piano, a differenza dei tanti piani di emergenza redatti all'estero, non prevedono alcunché per riproporre (ovviamente rapportandole all'attuale situazione urbanistica e sociale) quelle attività (quali, ad esempio, lo spalare dai tetti la cenere vulcanica) che hanno permesso alle popolazioni vesuviane di vivere alle pendici di un vulcano che, dal 1631 al 1944, è stato ininterrottamente in attività eruttiva esterna;

se l'evacuazione preventiva di tutta la popolazione in caso di un non meglio precisato "allarme vulcanico" (che può durare anche mesi o anni), certamente, è la scelta più "comoda" per le autorità (che possono così pilatescamente "lavarsi le mani"), essa è una "strategia" che, per la sua irrealizzabilità, ha ridotto il Dipartimento della protezione civile, da 20 anni, a produrre soltanto bozze e incarichi di consulenze;

non è stata data ancora risposta all'atto di sindacato ispettivo (4-02197) presentato dall'interrogante in data 14 maggio 2014 nel quale, tra l'altro, a monte dei 14 milioni di euro che la Regione Campania sta elargendo ai Comuni per la realizzazione dei piani di protezione civile, si chiedeva di sapere su quale direttiva i Comuni esposti a rischio vulcanico dovrebbero redigere i loro piani,

si chiede di sapere:

se dopo 20 anni di commissioni e di studi il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri non intenda mettere a punto un serio piano di emergenza vulcanica, tenendo conto delle conoscenze acquisite, anche a livello internazionale;

quali saranno le direttive dell'annunciato "piano per emergenza vulcanica dei Campi flegrei" per affrontare eventi probabili quali i bradisismi che si verificarono nel 1970 e nel 1983.