Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00367
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Atto n. 1-00367
Pubblicato il 18 dicembre 2014, nella seduta n. 367
NUGNES , MORONESE , MARTELLI , PUGLIA , ENDRIZZI , VACCIANO , DONNO , MORRA , BERTOROTTA , SANTANGELO , PAGLINI
Il Senato,
premesso che:
la situazione in cui versa la parte del territorio campano nota come "terra dei Fuochi", benché estremamente grave e complessa, rappresenta oggi una situazione riconoscibile, analizzabile e sicuramente risolvibile;
l'area, a forte vocazione agricola, per atavica assenza di adeguati controlli territoriali, amministrativi ed investigativi, generati anche dalla scarsa messa a disposizione di risorse umane, economiche e tecniche, è diventata nei decenni terra di predazione ambientale, una discarica abusiva d'Italia;
essa rappresenta la punta di un iceberg costituito dall'immenso diffondersi su tutto il territorio nazionale degli illeciti ambientali, in particolar modo relativi allo smaltimento dei rifiuti;
il decreto-legge n. 136 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 6 del 2014, si è rivelato ad oggi di scarsa efficacia e pochi sono i benefici che ne sono scaturiti, e non poteva essere altrimenti, difatti il 17 ottobre 2014 il Governo, attraverso il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Sesa Amici che ha risposto all'interpellanza 2-00713, ha ammesso alla Camera che i risultati del decreto sulla terra dei fuochi a distanza di un anno "non sono stati pari alle aspettative";
non è prevista un'organizzazione complessiva dei controlli in materia ambientale che preveda per tutto il personale coinvolto una formazione specializzata, un costante aggiornamento e sistemi di coordinamento tra i vari enti e corpi di polizia impegnati nella tutela ambientale;
una funzione di effettivo coordinamento tra gli enti e i corpi che si occupano del controllo del territorio renderebbe quest'ultimo maggiormente efficace e capillare, evitando il verificarsi di situazioni di duplicazione nei controlli ovvero di totale assenza degli stessi;
si esprimono forti perplessità relativamente all'utilizzo di personale militare in questo territorio e alla proposta di proroga del loro utilizzo anche per l'anno 2015; vi è il sospetto che si tratti di un'azione propagandistica di sola facciata, che ancora una volta non affronta il cuore del problema;
il personale militare non ha funzioni di polizia giudiziaria, ma solo funzione di pubblica sicurezza e non possiede formazione specifica in materia ambientale, con il risultato che il più delle volte è costretto a chiedere l'intervento, non sempre necessario, del Corpo forestale dello Stato o del nucleo operativo ecologico dell'Arma dei Carabinieri, per incompetenza nella materia specifica;
non appare condivisibile lo stanziamento per l'anno 2015 di 10 milioni di euro per l'utilizzo del personale militare e per coprire le spese dei mezzi corazzati soprattutto in considerazione del fatto che la regolare assunzione di un'unità di personale nei corpi di polizia ambientale non costa più di 50.000 euro all'anno e consentirebbe l'implementazione di personale specializzato;
occorre piuttosto fornire alle forze dell'ordine risorse economiche e idonei mezzi per procedere ad un costante ed assiduo controllo ambientale del territorio anche attraverso la realizzazione di rilievi aerofotogrammetrici, che permettano, attraverso la sovrapposizione, di risalire agevolmente alle modifiche della fisionomia del suolo, indice di possibili illeciti sversamenti;
un'importante azione di ausilio per il continuo e costante monitoraggio delle aree a rischio è rappresentata dall'utilizzo di speciali droni, compatibili con i sistemi magnetotermici e termografici, dei quali devono essere dotate le forze dell'ordine e il cui acquisto necessita dello stanziamento di opportune risorse economiche;
è necessario un piano organico di video-sorveglianza che superi le attuali gravi lacune in ordine alla competenza per la gestione delle videocamere;
è necessario che le risorse finanziarie siano utilizzate per perseguire obiettivi di controllo a monte della filiera dello smaltimento dei rifiuti speciali, con impegno massiccio anche del personale della Guardia di finanza in una campagna di controlli sulle aziende sommerse. Individuare le attività sommerse, infatti, è la chiave per arginare il fenomeno degli sversamenti abusivi di rifiuti speciali. Questo modus operandi è da privilegiare rispetto all'utilizzo di personale militare finalizzato a sanzionare chi materialmente "appicca il fuoco" al rifiuto, perseguendo così l'ultimo anello della catena senza mai individuare i reali responsabili;
opportuno ed efficace sarebbe, dunque, procedere ad una riorganizzazione di tutte le forze operanti in campo ambientale e agroalimentare appartenenti ai vari corpi di polizia, con il loro accorpamento al Corpo forestale dello Stato che attualmente ha dimostrato di possedere specializzazione e intelligence adeguate ad un'efficace azione di contrasto ai reati ambientali;
secondo il rapporto "Ecomafie 2014" pubblicato da Legambiente, il Corpo forestale dello Stato, seppur carente di uomini e mezzi, ha accertato nel 2013 oltre 10.000 reati ambientali contro i soli 65 della Polizia di Stato;
al fine di ottimizzare le risorse esistenti, occorre far confluire all'interno del corpo forestale: le polizie provinciali, i corpi forestali delle Regioni a statuto speciale, i nuclei dei Carabinieri presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e l'Ispettorato centrale qualità e repressione frodi, oltre alle unità provenienti dal piano di dismissione dell'Aeronautica. In tal modo, in un arco di tempo estremamente ristretto, circa 6 mesi, si potrebbe aumentare di migliaia di unità il Corpo, senza rinunciare ad un'adeguata formazione ambientale di cui potrebbe e dovrebbe farsi carico lo stesso Corpo forestale dello Stato;
in merito alle bonifiche occorre rilevare che, pur a fronte del cospicuo stanziamento di fondi regionali, circa 300 milioni di euro, e statali, 25 milioni solo nel 2014, ancora nessun risultato è stato realizzato;
tenuto conto che:
la legislazione sui reati ambientali vigente è inadeguata a fronteggiare le molteplici criticità del settore;
non esiste a livello nazionale un adeguato corpo ambientale interforze specializzato e coordinato strutturalmente con le agenzie ambientali, con le procure generali e distrettuali che possa costituire la base per una valida azione di contrasto agli illeciti ambientali, dalle fasi investigative a quelle del controllo territoriale e del costante monitoraggio, dotato di uomini e mezzi sufficienti, il cui coordinamento oltre che a livello nazionale si sviluppi a livello europeo in collegamento con l'Europol;
manca una banca dati unica nazionale in cui far confluire tutti i dati in possesso di ciascun ente e corpo, che permetterebbe lo scambio immediato di informazioni, aumentando l'efficacia del controllo, mentre attualmente banche dati appartenenti a diversi enti non sono neanche in grado di comunicare tra loro in quanto basate su sistemi di gestione dei dati differenti, ostacolando in tal modo ogni scambio di informazioni utili;
i mezzi tecnici a disposizione delle forze di polizia ambientale sono quasi sempre del tutto insufficienti ed inadeguati rispetto alle effettive necessità;
non esistono attualmente specifiche sezioni d'indagine erariale ambientale da parte dell'Agenzia delle entrate e l'individuazione di specifici indici di rischio per i tributi ambientali potrebbe integrare un'efficace misura per l'individuazione degli illeciti ambientali;
i controlli effettuati dall'Agenzia delle dogane sui traffici commerciali non prevedono la valutazione di specifici indici di rischio ambientale, che andrebbero opportunamente individuati ed applicati;
è necessario stabilizzare gli stanziamenti destinati al controllo ambientale quale unico mezzo possibile per ridurre, attraverso la prevenzione, gli altissimi costi derivanti dalla commissione di illeciti ambientali;
è necessario istituire un Fondo unico ambientale in cui far confluire, oltre alle risorse statali stanziate, tutti i proventi derivanti dai tributi ambientali, dai risarcimenti ottenuti per i danni ambientali, da confische e sequestri, vincolandone l'utilizzo ai fini della repressione e prevenzione degli illeciti ambientali e per la bonifica;
considerato che:
il gruppo europeo "Eurojust", organismo europeo per la cooperazione giudiziaria, ha denunciato nel suo nuovo rapporto "Strategic project on environmental crime" che sulla base dei dati analizzati si è constatato che la maggior parte dei reati ambientali commessi restano impuniti, generando costi altissimi per la società, e che pertanto gli Stati membri devono provvedere ad organizzare ciascuno un proprio corpo specializzato per il controllo ambientale che possa coordinarsi anche a livello europeo;
il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, ha recentemente dichiarato alla stampa che l'80 per cento del malaffare si concentra nei reati ambientali, soprattutto quelli connessi con lo smaltimento illegale dei rifiuti, grazie anche alla colpevole mancanza di un'opportuna ed adeguata legislazione in materia di reati ambientali,
impegna il Governo:
1) a potenziare il Corpo forestale dello Stato, carente di uomini e mezzi, facendo confluire in esso risorse umane attualmente impegnate in modo dispersivo in altri enti o corpi, in primis attraverso l'accorpamento delle polizie provinciali, dei corpi forestali delle Regioni a statuto speciale, dei nuclei dei Carabinieri presso il Ministero delle politiche agricole e del Ministero dell'ambiente, dell'ispettorato centrale qualità e repressione frodi, e delle unità provenienti dal piano di dismissione dell'Aeronautica, al fine di ottimizzare le risorse esistenti e istituire una forza di polizia ambientale e agroalimentare specializzata e capillarmente distribuita su tutto il territorio nazionale, avente competenze tecniche e investigative, finalizzate al contrasto dei reati ambientali;
2) ad utilizzare il centro di formazione nazionale del Corpo forestale dello Stato di Castel Volturno (Caserta), istituito con decreto del 4 novembre 2011, come centro operativo delle azioni investigative, di intelligence, formative ed operative in materia di contrasto alle ecomafie per lo smaltimento illecito dei rifiuti nella terra dei fuochi, puntando a realizzare un modello di lotta ai crimini ambientali di eccellenza da estendere a tutto il territorio nazionale;
3) a dotare gli organi di polizia impegnati nella tutela dell'ambiente di un sufficiente numero di droni volanti, aventi la possibilità di ospitare dispositivi per la visione notturna ed in grado di rilevare fonti di calore, di individuare variazioni di densità dei materiali e presenze di metalli, per monitorare le aree a rischio;
4) ad investire nella formazione di personale specializzato per il controllo ambientale quale misura atta a prevenire i maggiori costi sanitari ed ambientali derivanti dalla perpetuazione di tali illeciti;
5) a convogliare risorse per perseguire obiettivi di controllo a monte della filiera dello smaltimento dei rifiuti speciali, con impegno massiccio anche del personale della Guardia di finanza e dell'Agenzia delle entrate in una campagna di controlli sulle aziende sommerse e sui collegamenti societari o personali dei soggetti che si siano resi responsabili di pregressi illeciti ambientali, al fine di scardinare illeciti sistemi di gestione, intrecci pericolosi e appalti a ditte di dubbia affidabilità;
6) a prevedere apposite sezioni d'indagine erariale sui tributi ambientali da parte dell'Agenzia delle entrate, con correlati indici di rischio e individuare altrettanti specifici indici di rischio ambientale per i controlli sui traffici commerciali da parte dell'Agenzia delle dogane;
7) ad intraprendere ogni iniziativa finalizzata ad installare sulle strade extraurbane di accesso ai comuni campani, di cui al decreto-legge n. 136 del 2013, e successivi atti e decreti attuativi, appositi impianti di videosorveglianza, in congruo numero, facendo in modo che tali impianti siano gestiti da personale competente e che, qualora le registrazioni effettuate dalle videocamere evidenzino comportamenti illeciti, essi costituiscano elementi di prova negli eventuali procedimenti penali e presupposto per elevare sanzioni sul modello del sistema della flagranza in differita;
8) ad introdurre misure normative che prevedano l'inserimento dei reati ambientali tra quei reati ai quali si applica l'arresto obbligatorio in flagranza;
9) ad emanare ogni provvedimento necessario affinché tutti i lavoratori dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale della campania che operano sui territorio dei comuni compresi nella terra dei fuochi assumano la qualifica di agenti di pubblica sicurezza nonché organi di polizia giudiziaria così come da ordine del giorno G3.102 (testo 2) in fase di discussione dell'AS 1275 (disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 136) e accolto in data 5 febbraio 2014 come impegno dal Governo;
10) a regolamentare i parametri relativi alla concentrazione di sostanze "inquinanti" contenute nei suoli agricoli e nelle acque irrigue disciplinando le caratteristiche di composizione e di utilizzo delle stesse, in modo che si tenga conto non solo della qualità del prodotto agroalimentare per il profilo sanitario ma del danno concretamente causato alle matrici ambientali e della sua capacità di trasmigrazione;
11) a disporre che l'effettuazione dei controlli sui prodotti agroalimentari avvenga in campo e non solo sul bancale di vendita;
12) ad estendere il piano di controllo e di analisi del suolo e delle acque a tutti i terreni delle zone individuate dal decreto-legge n. 136 del 2013;
13) a stabilire che sui terreni risultati compromessi dall'inquinamento o comunque interdetti alla coltivazione di prodotti agricoli debbano essere avviati immediati interventi di piantumazione di alberi ad alto fusto (come il pioppo), che assolvono la duplice funzione di interdizione all'uso agricolo e di bonifica e risanamento di tipo selettivo tramite fitodepurazione;
14) ad istituire un fondo unico ambientale alimentato da risorse costanti negli anni in modo da dare continuità agli interventi da attuare in base a specifiche priorità di investimento su singoli settori, assegnando ad ognuno di loro importi predeterminati. Al fondo dovranno confluire altresì tutti i proventi derivanti dai tributi ambientali, dai risarcimenti ottenuti per i danni ambientali, da confische e sequestri a seguito di illeciti ambientali, vincolandone l'utilizzo per la repressione e prevenzione degli illeciti ambientali e per gli interventi di bonifica del territorio;
15) ad avviare, accanto alle iniziative di screening sanitario sulla popolazione residente, azioni di monitoraggio sanitario che prevedano il raffronto con situazioni a basso rischio ambientale, evidenziando i rispettivi indici di incidenza delle patologie tipicamente connesse a determinati fattori di rischio ambientale, in presenza ed in assenza degli stessi fattori.