Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-02290
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Atto n. 4-02290
Pubblicato il 10 giugno 2014, nella seduta n. 258
RICCHIUTI , ALBANO , LO GIUDICE , LO MORO , RUTA - Al Ministro dell'interno. -
Premesso che:
il dottor Calogero Germanà iniziò la sua carriera come dirigente della DIGOS presso la questura di Enna, ove prestò servizio fino al maggio 1982; per i successivi 2 anni diresse la squadra mobile di Agrigento, passando poi al commissariato di Mazara del Vallo (Trapani), ove rimase fino al dicembre del 1987;
dalla fine del 1987 fino a giugno del 1991 fu responsabile della squadra mobile di Trapani, venendo poi trasferito alla Criminalpol di Catania, quale dirigente della sezione distaccata con sede in Caltagirone;
nel febbraio del 1992 fu inviato in missione al CIC di Palermo per concorrere in attività indagatorie antimafia che quell'ufficio stava portando avanti su delega del giudice Paolo Borsellino, di cui Germanà era stato stretto collaboratore quando il magistrato aveva diretto la Procura di Marsala: i due lavorarono insieme ad indagini delicate su omicidi di mafia, massoneria, traffico internazionale di sostanze stupefacenti, scoprendo la caratura criminale di Matteo Messina Denaro nell'organigramma di "Cosa Nostra" siciliana ed i suoi interessi nelle principali attività economiche ed imprenditoriali della provincia di Trapani;
subito dopo l'omicidio di Mauro Rostagno avvenuto il 26 settembre 1988, il dottor Germanà, nell'immediatezza dei fatti, fu il primo ad indicare la pista mafiosa che, dapprincipio accantonata, è stata finalmente recuperata, con la riapertura del processo, a 23 anni da quell'uccisione;
nel giugno del 1992, nonostante fosse ben consapevole dell'evidente rischio personale correlato al trasferimento d'ufficio, tornò a dirigere il commissariato di Mazara del Vallo, territorio in cui regnavano molti dei più pericolosi appartenenti a "Cosa Nostra" su cui egli aveva già condotto indagini importanti;
lo stesso giudice Borsellino si mostrò recisamente contrario a quello spostamento, intuendo i gravissimi pericoli che ne sarebbero derivati e che ben presto si concretizzarono, poco dopo l'omicidio del magistrato, che non fece in tempo ad ottenere che il suo fidato collaboratore tornasse a Palermo;
nel pieno dello stragismo mafioso, per eliminare il vice questore aggiunto Germanà, infatti, si mobilitò il gotha di "Cosa Nostra", su diretta disposizione di Totò Riina;
il 14 settembre del 1992, mentre da soli 3 mesi era tornato a dirigere il commissariato di pubblica sicurezza di Mazara del Vallo, percorrendo il lungomare di "Tonnarella" a bordo dell'auto di servizio, fu vittima di un terribile attentato, i cui autori, armati di kalashnikov, vennero successivamente identificati in Giuseppe Graviano, Leoluca Bagarellae Matteo Messina Denaro;
Germanà, ferito lievemente alla testa, riuscì miracolosamente a salvarsi la vita;
dopo circa 3 anni venne nominato responsabile della Criminalpol di Bologna, dirigendo successivamente l'ufficio Polizia di frontiera e il gabinetto regionale di Polizia scientifica di quel centro, passando poi, nel 2001, ad assumere l'incarico di capo del II reparto della Direzione investigativa antimafia di Roma: nel corso della sua lunga e prestigiosa carriera, ha ottenuto moltissimi importanti successi, dirigendo numerose operazioni di polizia giudiziaria, una delle quali nel settembre del 1994, in collaborazione con l'FBI, conclusasi con la cattura in Italia e negli USA di oltre 100 mafiosi, responsabili di traffico internazionale di stupefacenti;
ha ricoperto un ruolo fondamentale nella lotta agli attentati della banda della "Uno bianca" e nel drammatico caso del sequestro Soffiantini del 1997: prescindendo dagli incontestabili meriti professionali, dagli innumerevoli riconoscimenti ottenuti nel corso della carriera, dal coraggio, dalla determinazione e dall'abilità dimostrata nel respingere il feroce attentato ordito ai suoi danni, il questore Germanà è un funzionario della Polizia di Stato in cui continua a risplendere un'autentica ed accorata passione civile, esempio ed incoraggiamento per tutti coloro che, svolgendo la medesima professione, hanno avuto la fortuna di incontrarlo;
la legge 2 gennaio 1958, n. 13 recante "Norme per la concessione di ricompense al valore civile" prevede, all'art. 1, che "Le ricompense al valor civile sono istituite per premiare atti di eccezionale coraggio che manifestano preclara virtù civica e per segnalarne gli autori come degni di pubblico onore." e, all'art. 3, che " Le ricompense al valor civile sono concesse a coloro che compirono gli atti di cui all'art. 1, scientemente esponendo la propria vita a manifesto pericolo: per salvare persone esposte ad imminente e grave pericolo; per impedire o diminuire il danno di un grave disastro pubblico o privato; per ristabilire l'ordine pubblico, ove fosse gravemente turbato, e per mantenere forza alla legge; per arrestare o partecipare all'arresto di malfattori; pel progresso della scienza od in genere pel bene dell'umanità; per tenere alti il nome ed il prestigio della Patria.", e proprio in virtù di tali disposizioni, della enorme stima e considerazione per la figura e il lavoro di Germanà, già dallo scorso 14 giugno 2013 l'Associazione nazionale funzionari di Polizia (ANFP), per mezzo del segretario nazionale, Enzo Marco Letizia, ha scritto al Ministro dell'interno Alfano affinché si facesse promotore presso il Presidente della Repubblica del conferimento della medaglia al valore civile a Calogero Germanà,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga, in considerazione di quanto previsto dagli artt. 1 e 3 della legge 2 gennaio 1958, n. 13, e della oggettiva riconducibilità alle categorie previste dalle medesime disposizioni del percorso professionale del dottor Calogero Germanà, di doversi fare portatore della proposta di conferimento della "Medaglia d'oro al valor civile" da parte del Presidente della Repubblica.