Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00159

Atto n. 2-00159

Pubblicato il 28 maggio 2014, nella seduta n. 250

SIMEONI , VACCIANO , PETROCELLI , SCIBONA , MONTEVECCHI , AIROLA , BOTTICI , CATALFO , LUCIDI , SERRA , MORONESE , BERTOROTTA , DONNO , FATTORI , TAVERNA , PAGLINI , ROMANI Maurizio , BENCINI , CAMPANELLA , BLUNDO , ORELLANA , PEPE , CASTALDI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. -

Premesso che:

il 22 marzo 2014 Legambiente presenta il dossier "AcQualeQualità", nel quale viene analizzato l'avanzamento dell'Italia verso il raggiungimento degli obiettivi della direttiva europea quadro 2000/60/CE sulle acque;

nel dossier viene ricordato che il 22 dicembre 2015 scade il termine per il raggiungimento degli obiettivi ambientali previsti dalla direttiva in termini di conseguimento (o mantenimento) del "buono" stato ecologico per tutti i corpi idrici;

l'obiettivo della direttiva è fissare un quadro comunitario per la protezione delle acque superficiali interne, di transizione e di quelle costiere e sotterranee, che assicuri la prevenzione e la riduzione dell'inquinamento, agevoli l'utilizzo idrico sostenibile, protegga l'ambiente, migliori le condizioni degli ecosistemi acquatici e mitighi gli effetti delle inondazioni e della siccità;

i dati raccolti nel 2009 dall'Agenzia europea per l'ambiente e presentati nel 2012, che rappresentano ancora oggi l'ultimo quadro nazionale di riepilogo sul tema, invece rivelano che nel 2009 erano "Il 42 per cento i corpi idrici superficiali europei che godevano di un buono o elevato stato ecologico, nel 2015 si prevede che lo stato auspicato verrà raggiunto solo dal 52 per cento di essi". In Italia la situazione non è migliore: secondo la relazione sull'attuazione della direttiva UE presentata nel 2012 dalla Commissione europea, "Non si conosce lo stato ecologico del 56 per cento e lo stato chimico del 78 per cento delle acque superficiali; i corpi idrici che ricadono nelle classi "elevato" e "buono" per lo stato ecologico sono complessivamente il 25 per cento, mentre per lo stato chimico sono in classe buono il 18 per cento delle acque superficiali monitorate. Anche per le acque italiane le prospettive di aumento delle percentuali per il 2015 sono purtroppo minime";

anche Legambiente durante le sue ricerche, sottolineando la disomogeneità e frammentarietà dei monitoraggi portati avanti dalle Regioni, ha riscontrato come problematico che questi dati del 2009 siano gli unici a cui fare riferimento per avere un quadro completo, coerente e certificato;

inoltre l'associazione evidenzia: "Si continuano poi a registrare numerosi i casi d'inquinamento di corsi d'acqua, laghi o falde che causano gravi danni ai territori e alle popolazioni, con conseguenze sanitarie che possono derivare dall'uso (potabile ma soprattutto agricolo) dell'acqua contaminata";

a tal proposito recentemente nel lago di Paola, a Sabaudia (Latina), si è riscontrato un ennesimo caso di inquinamento: le acque sono state ricoperte da un'ingente quantità di schiuma che analisi condotte hanno stabilito che provenga da tensioattivi riversati illecitamente nel lago (si veda un articolo pubblicato su "Il Messaggero" del 29 aprile 2014);

attualmente l'Agenzia regionale per l'ambiente ed agenti del Corpo forestale dello Stato sono al lavoro per individuare i colpevoli;

tali episodi sono all'ordine del giorno e spesso le sostanze riversate sono anche più pericolose del semplice sapone;

dalle informazioni fornite dagli stessi impianti italiani al registro europeo E-PRTR emerge che nel nostro Paese: "Nel 2011 sono state emesse oltre 140 tonnellate di metalli pesanti direttamente nei corpi idrici e quasi 2,8 milioni di tonnellate di sostanze inorganiche (cloruri fluoruri e cianuri) di cui quasi la metà derivanti da attività di tipo chimico. Tra le sostanze organiche ritenute pericolose in via prioritaria rientrano l'antracene, il benzene, gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici): sono state immesse 2,9 tonnellate di nonilfenoli cioè il 60 per cento circa dell'emissione europea totale per questa sostanza, 1,25 tonnellate di IPA (pari al 39 per cento della quantità totale dichiarata a livello europeo per il 2011) e 0,91 tonnellate di benzene legate quasi esclusivamente al settore della produzione e trasformazione dei metalli";

considerato che:

il mancato raggiungimento degli obiettivi imposti dalla direttiva 2000/60/CE comporterebbe una procedura d'infrazione da cui scaturirebbero pesanti sanzioni;

secondo gli esperti di Legambiente sussiste una mancanza di piani strategici che puntino a ridurre i prelievi e i carichi inquinanti, ricorrendo anche a misure come la riqualificazione dei corsi d'acqua, la rinaturalizzazione delle sponde, la fitodepurazione, il riutilizzo delle acque ai fini industriali e irrigui e la ricerca di soluzioni al problema dell'artificializzazione dei corsi d'acqua e dell'impermeabilizzazione dei suoli;

considerato inoltre che, a parere degli interroganti:

è sempre più urgente, quindi, avviare una seria e concreta politica di tutela delle risorse idriche;

vi è una mancanza di coordinamento tra i tanti livelli di pianificazione oggi esistenti in materia di risorse idriche, e quindi una mancanza di politica unitaria sul tema del risanamento e della tutela delle risorse idriche;

vi è, infine, da parte dello Stato italiano un insufficiente sfruttamento dei fondi strutturali europei, che dovrebbero vedere nelle politiche di tutela delle risorse idriche e di applicazione degli obiettivi delle direttive europee acque (2000/60/CE) e alluvioni (2007/60/CE) una delle loro finalità principali,

si chiede di sapere:

quali interventi il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di rispettare gli obiettivi imposti dalla direttiva 2000/60/CE in scadenza il 22 dicembre 2015;

se non ritenga opportuno attivarsi nelle sedi di competenza affinché si rivedano i regolamenti in materia di controlli regionali sui bacini idrici, in ragione della forte carenza dei monitoraggi effettuati a cui si devono i tanti episodi di inquinamento di corsi d'acqua.