Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00166

Atto n. 1-00166

Pubblicato il 17 ottobre 2013, nella seduta n. 128

NUGNES , FATTORI , MORONESE , MARTELLI , LUCIDI , BLUNDO , MOLINARI , CIOFFI , PEPE , PUGLIA , BULGARELLI , BATTISTA , MUSSINI , TAVERNA , VACCIANO , DE PIETRO , GAETTI , MANGILI , MARTON , AIROLA , SCIBONA , LEZZI , DONNO , COTTI , SERRA , BERTOROTTA , CATALFO , SANTANGELO , BOTTICI , PAGLINI , ROMANI Maurizio , CAPPELLETTI

Il Senato,

premesso che:

il dibattito sul rapporto fra inquinamento ambientale generato dagli inceneritori e salute umana soffre in Italia di un alto tasso di provincialismo che trascura le evidenze emerse dagli studi internazionali, tra cui si segnalano: lo studio giapponese Miyake Y, Yura A, Misaki H, Ikeda Y, Usui T, Iki M, Shimizu T. Relationship between distance of schools from the nearest municipal waste incineration plant and child health in Japan. Eur J Epidemiol, (2005), nel quale si evidenzia una correlazione tra l'aumento di una serie di disturbi minori nei bambini e la distanza dagli impianti di incenerimento nonché un aumento di mortalità per linfoma non Hodgkin; lo studio "Enhance health report" (2007), finanziato dalla Commissione europea che ha evidenziato nel Comune di Forlì, dove operano due inceneritori, un aumento significativo per tutti i tumori femminili, proporzionale all'aumento dell'esposizione e calcolato in un aumento pari al 17 per cento e pari al 54 per cento rispetto all'ampio gruppo di controllo; lo studio francese condotto nel 2008 dall'Institut de veille sanitarie che ha messo in evidenza un aumento di tumori di tutte le sedi nelle donne e, in entrambi i sessi, dei linfomi maligni, dei tumori del fegato e dei sarcomi dei tessuti molli; il quarto rapporto della società britannica di medicina ecologica, del 2008, che ricorda come nei pressi degli inceneritori si riscontrino tassi più elevati di difetti alla nascita e di tumori negli adulti e nei bambini; il recente studio ERAS (Epidemiologia rifiuti ambiente salute nel Lazio), datato 31 luglio 2012, frutto di una valutazione dell'incidenza tumorale sui cittadini sulla base della distanza da inceneritori e discariche nella Regione Lazio, che ha evidenziato il rapporto diretto esistente tra vicinanza agli impianti e aumento delle patologie;

le esigenze economiche e produttive non possono essere anteposte al diritto alla salute umana ed ambientale, che non ha prezzo;

all'inestimabile danno sociale corrisponde anche un danno economico per la collettività;

in Italia non sono trascurati invece i dati del costo economico del danno alla salute causato dagli impianti di incenerimento riportati nelle autorizzazioni integrate ambientali degli impianti, anche se di ultima generazione. Emerge che più del 95 per cento dei costi esterni è attribuibile all'impatto sulla salute, specialmente in termini di mortalità;

la morbilità di patologie a carico dell'apparato respiratorio ammonta ad almeno un terzo dei costi causati dall'esposizione a polveri sottili, ossido di azoto, anidride solforosa, a cui si devono aggiungere quelli dovuti alle emissioni di (anidride carbonica, metano e nitriti) responsabili del cambiamento climatico;

lo studio Externe della Comunità europea ha messo in relazione i costi sanitari alle tonnellate di rifiuti bruciati, ovvero alle emissioni di sostanze inquinanti previste (per gli inceneritori in progetto), o dichiarate (per quelli già esistenti e funzionanti) stimando che l'incenerimento di 103.000 tonnellate per anno di rifiuti può comportare una spesa pari a 2.183.600 euro. Ciò significa che dopo 20 anni di attività e la combustione di 2.060.000 tonnellate di rifiuti, la spesa sanitaria ammonterebbe a 43.672.000 euro. A queste cifre si giunge tramite una quantificazione della spesa ottenuta in base ad una sorta di "tariffario", che prevede ad esempio 10.000 euro per ogni punto di QI perso nei bambini o 50.000 euro per ogni anno di vita perso. Trasformando le cifre da milioni di euro in anni di vita persi, si arriverebbe, in 20 anni di attività prevista per un impianto di incenerimento, alla perdita di ben 873 anni di vita;

a questi costi vanno aggiunti i danni dovuti ai microinquinanti (metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, diossine) e quelli dello smaltimento delle ceneri derivanti dalla combustione dei rifiuti, pari ad un terzo in peso dei rifiuti in ingresso, che vanno smaltite in discariche speciali per rifiuti tossico-nocivi, più costose e pericolose;

considerato che:

tra gli indirizzi della risoluzione approvata dal Parlamento europeo il 24 maggio 2012 su un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse, l'invito alla Commissione a: razionalizzare l'acquis in materia di rifiuti, tenendo conto della gerarchia della loro gestione e della necessità di ridurre la quantità inviata a smaltimento fino a raggiungere livelli prossimi allo zero; presentare in tal senso proposte entro il 2014, allo scopo di abolire progressivamente, entro la fine di questo decennio, l'incenerimento dei rifiuti riciclabili e compostabili; accompagnare queste iniziative da idonee misure transitorie, tra cui l'ulteriore sviluppo di norme comuni basate sul concetto di ciclo di vita; rivedere gli obiettivi della direttiva quadro sui rifiuti previsti per il riciclo nel 2020;

con essa il Parlamento europeo fa propria la strategia europea per la difesa della biodiversità, nella quale si stabilisce che, nell'ambito di un'economia di scala e di ottimizzazione delle risorse, l'incenerimento per la produzione di energia rappresenta in ogni caso un metodo di gestione dei rifiuti più dispendioso rispetto alla riduzione, al riciclaggio e al riutilizzo e che non deve essere bruciato ciò che è riciclabile;

il Parlamento europeo esorta, tra l'altro, la Commissione e gli Stati membri a: abolire totalmente tutte le sovvenzioni dannose per l'ambiente entro il 2020 comprese quelle che incentivano l'uso inefficiente delle risorse rinnovabili; eliminare gli ostacoli al mercato del riciclo e del riutilizzo funzionante incoraggiando la domanda di materiali riciclati e sottoprodotti identificati secondo rigorosi criteri entro il 2013 attraverso misure che internalizzino i costi ambientali e sanitari nel rispetto del principio del "chi inquina paga" e della responsabilità del produttore; considerare che riciclare non significhi soltanto raccogliere i rifiuti riciclabili bensì tener conto di tutte le fasi che portano alla creazione del valore dei beni, privilegiando il concetto di bene "durevole", al di fuori dello schema risorsa rinnovabile o non rinnovabile; introdurre l'obbligo di informazione ambientale sui prodotti convenzionali di massa; dare priorità agli investimenti in impianti di riciclaggio piuttosto che a quelli di smaltimento dei rifiuti; disincentivare la combustione delle biomasse; promuovere e facilitare il dialogo con le parti sociali primi attori del cambiamento;

la direttiva 2008/98/CE detta i principi che gli Stati membri sono tenuti a seguire per la corretta gestione dei rifiuti solidi urbani ed in particolare: il considerando 29 mette in evidenza la necessità che gli stati membri facilitino l'utilizzo di materiali riciclati; al considerando 30 si richiama la necessità di applicare il principio di precauzione secondo il quale è necessario prevenire l'instaurarsi di condizioni pericolose per l'ambiente e/o la salute umana; il considerando 35 ricorda la necessità di ridurre le emissioni di gas serra dallo smaltimento di rifiuti organici; al considerando 40 si ricorda la necessità di ridurre il quantitativo complessivo dei rifiuti urbani prodotti attraverso azioni specifiche di prevenzione; al considerando 41 si ricorda che gli Stati membri debbono definire obiettivi per la preparazione dei rifiuti finalizzata al loro riutilizzo ed al riciclaggio; il considerando 42 mette in evidenza l'importanza degli strumenti economici per favorire il riciclaggio ed il riutilizzo dei rifiuti; l'art. 3.11 definisce i criteri da rispettare per la corretta esecuzione della raccolta differenziata; all'art. 4.1 si definisce l'ordine gerarchico da assegnare alla politiche di gestione dei rifiuti conferendo priorità massima alla prevenzione, alla preparazione dei rifiuti finalizzata al riutilizzo e al riciclo cui far seguire il recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia e infine lo smaltimento; l'art. 11, comma 2, lettera a) definisce in almeno il 50 per cento in peso la frazione degli RSU (rifiuti solidi urbani) da raccogliere in maniera differenziata e da avviare al riciclaggio e altri tipi di recupero di materiale entro il 2015 e che tale obiettivo sarà aumentato almeno al 70 per cento entro il 2020; l'art. 22 impone agli Stati membri di adottare misure volte ad assicurare la raccolta separata dei rifiuti organici ai fini del compostaggio e dello smaltimento dei rifiuti organici, senza creare rischi per l'acqua, l'aria, il suolo, la flora o la fauna; l'art. 29 stabilisce che ogni Stato membro produca entro il 12 dicembre 2013 un piano per la prevenzione alla produzione di rifiuti;

l'Italia è uno dei Paesi su cui grava il maggior numero di infrazioni, di sentenze e multe per violazioni delle normative europee in materia ambientale e che le sanzioni irrogate, oltre ad una testimonianza delle violazioni dei diritti ambientali perpetuate in danno ai cittadini italiani, rappresentano un fardello che aggrava ancor di più le nostre precarie condizioni economiche;

la normativa italiana assimila, ai fini tariffari, l'energia prodotta dalla combustione di code di raffinazione e di rifiuti a quella derivante da fonti rinnovabili;

tale principio di equiparazione è contrario a quanto indicato dalla direttiva 2001/77/CE che all'art. 2, lettera a), definisce in maniera inequivocabile quali siano le fonti da considerarsi rinnovabili e che tra queste non figurano pratiche di combustione di residui industriali o di rifiuti;

tra il 1992, anno di introduzione del concetto di fonti rinnovabili assimilate, ed il 2011 sono stati elargiti circa 38 miliardi di euro alla produzione di energia da processi di combustione;

secondo l'Autorità per l'energia elettrica ed il gas ancora nel 2012 alle fonti assimilate sono stati elargiti oltre 2 miliardi di euro di cui hanno ampiamente beneficiato numerose società tra cui Edison, Saras, ERG, API e GdF Suez;

l'articolo 1, commi 1117-1120, della legge n. 296 del 2006 ha introdotto un regime transitorio, tuttora vigente, di palese violazione della normativa europea relativa agli aiuti di Stato, nell'ambito del quale numerosi impianti di incenerimento con recupero di energia continuano a ricevere contributi altrimenti destinati a fonti rinnovabili;

le ordinanze governative n. 3656 del 6 febbraio 2008 e n. 3657 del 20 febbraio 2008 hanno concesso incentivi in deroga alla normativa europea per gli impianti costruiti nell'ambito dell'emergenza rifiuti in Campania, ripristinando il sistema di agevolazioni CIP 6/1992;

tale sistema è stato giudicato illegittimo dalla Commissione che ha avviato due procedure di infrazione, specificamente la 2004/5061 e la 2004/4336;

l'articolo 9 del decreto-legge n. 172 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 210 del 2008, modifica la legge n. 244 del 2007 ponendo un'ulteriore deroga per l'incentivo alla produzione di energia derivante dall'incenerimento della frazione organica e inorganica dei rifiuti per gli impianti costruiti o autorizzati entro la fine del 2009 nell'ambito dell'emergenza rifiuti;

la Corte di giustizia europea con sentenza del 22 dicembre 2008 emessa nella causa C-238/07 ha condannato l'Italia per aver considerato come sottoprodotto il CDR-Q in assenza delle caratteristiche e delle proprietà dei combustibili primari sottraendolo indebitamente alla normativa sui rifiuti;

preso atto che:

è appurato da studi economici che l'incenerimento disincentiva la riduzione dei rifiuti, necessari ad alimentare gli impianti di combustione, la raccolta differenziata e a ancor più il riciclo dei materiali post consumo;

l'Italia è tra i Paesi con la più alta produzione di rifiuti da imballaggio dell'Unione;

la percentuale di rifiuti organici raccolti in maniera differenziata e compostati è circa la metà di quanto raggiunto in altri paesi quali Germania, Danimarca, Austria e Belgio;

dall'analisi condotta dalla Commissione europea sulla capacità di corretta gestione dei rifiuti urbani, l'Italia figura nel gruppo con il più basso punteggio;

secondo uno recente studio della Commissione europea, una piena attuazione della legislazione UE sui rifiuti consentirebbe di risparmiare 72 miliardi di euro all'anno, incrementando di 42 miliardi di euro il fatturato annuo del settore che gestisce i rifiuti e del settore del riciclo e creando oltre 400.000 posti di lavoro entro il 2020;

dal rapporto sui rifiuti del 2013 redatto da ISPRA emerge che nessuna Regione italiana ha raggiunto gli obiettivi di raccolta differenziata fissati per il 2012, che solo due Regioni hanno raggiunto gli obiettivi del 2011 e solo 8 quelli del 2009 e che la parte recuperata dai rifiuti raccolti in maniera differenziata ammonta a meno del 23 per cento del totale;

invece, tra il 2001 ed il 2011 la quantità di rifiuti incenerita è raddoppiata;

atteso che:

al considerando 29) della direttiva europea 2010/75/UE sulle emissioni industriali si riconosce che i grandi impianti di combustione contribuiscono all'emissione di sostanze inquinanti nell'atmosfera, che hanno gravi ripercussioni sulla salute umana e sull'ambiente;

i composti organici che vengono distrutti alle alte temperature (1.200 gradi) della camera di postcombustione tendono a riformarsi in fase di raffreddamento;

anche nei migliori impianti le emissioni al camino di composti quali HCB, PCB, PCDD, PCDF, IPA e metalli pesanti sono inevitabili;

tali inquinanti hanno proprietà di persistenza tali che anche se emessi alle concentrazioni ammesse, tendono ad accumularsi nelle area di ricaduta delle ceneri volanti;

l'esposizione umana può avvenire direttamente per inalazione o attraverso il consumo di prodotti alimentari contaminati;

allo stato attuale né Ministero della Salute né l'Istituto superiore di sanità hanno prodotto uno studio completo ed esaustivo sulle conseguenze sanitarie delle emissioni degli inceneritori;

un documento realizzato dall'Organizzazione mondiale della sanità evidenzia come dagli inceneritori vengano immesse nell'aria PM 10, PM 5, PM 2,5 e nano particelle;

uno studio condotto in provincia di Torino ha messo in evidenza problemi tumorali e respiratori in prossimità dei centri di incenerimento dei rifiuti;

il rilascio di PM 2,5 e PM 1 e di nanoparticelle è un dato certo stante l'impossibilità del loro contenimento e che tali particelle riescono a penetrare in profondità in organi e tessuti degli organismi viventi veicolando i composti tossici che aderiscono sulla loro superficie;

molti dei composti organici emessi hanno carattere lipofilo e tendono a concentrarsi nel latte degli animali al pascolo su territori contaminati;

la tossicità di tali inquinanti può favorire l'insorgenza di diverse patologie neoplastiche;

molti dei composti organici emessi hanno proprietà di alterazione del sistema endocrino e che hanno la capacità di passare la barriera placentale;

durante alcune fasi di sviluppo fetale, le cosiddette finestre endocrine, l'esposizione a singole molecole con capacità di attivare particolari recettori ormonali è tale da determinare danni irreversibili all'organismo;

l'esposizione ai composti alteratori del sistema endocrino è stata riconosciuta come una causa possibile per l'aumento dei casi di sterilità maschile a cui si assiste negli ultimi decenni;

le emissioni di anidride carbonica degli inceneritori sono paragonabili a quelle derivanti dalla combustione del carbone e pertanto non compatibili con le politiche di riduzione dei gas serra;

tenuto conto che il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Andrea Orlando nel rispondere in Aula il 13 settembre 2013 all'interpellanza urgente (2-00203) del deputato Salvatore Micillo sull'impianto di incenerimento previsto a Giugliano (Napoli) ha dichiarato l'intenzione di proporre una moratoria sull'incenerimento dei rifiuti,

impegna il Governo:

1) ad eliminare tutte le forme esistenti di combustione dei rifiuti entro il 2014 in applicazione dei principi di precauzione, prevenzione e protezione sanciti dal diritto nazionale e comunitario;

2) a sospendere con decorso immediato l'iter autorizzativo di ogni ulteriore impianto destinato alla combustione dei rifiuti con o senza recupero energetico;

3) a revocare l'autorizzazione all'incenerimento dei combustibili solidi secondari (CSS) nei cementifici o altri impianti similari abrogando il decreto del Ministro dell'ambiente Clini del 9 febbraio 2013;

4) ad abolire con decorso immediato ogni sovvenzione, diretta e indiretta, alla combustione dei rifiuti;

5) a dare mandato all'ISS, in collaborazione con l'ISPRA, di formare, entro 60 giorni dall'approvazione della presente mozione, un gruppo di lavoro aperto anche ai rappresentanti qualificati nominati da associazioni di tutela ambientale a carattere nazionale e locale che presteranno il loro sevizio a titolo gratuito con il compito di condurre la metanalisi delle patologie riscontate nelle popolazioni che vivono nei pressi di tutti gli impianti di trattamento termico dei rifiuti da integrare con i dati da acquisire attraverso l'invio di un apposito questionario ai nosocomi competenti per territorio ed ai medici di base. Entro 12 mesi dalla sua costituzione il gruppo redigerà il rapporto di valutazione del danno sanitario che verrà pubblicato sul sito dell'ISS e dell'ISPRA;

6) ad adottare nei termini previsti dalla direttiva 98/2008/CE il piano di prevenzione e di gestione incentrato sulla riduzione a monte della produzione degli RSU, della separazione della frazione umida, della raccolta differenziata di qualità, del riciclo e del recupero materiale anche attraverso l'adozione di adeguate politiche fiscali di incentivazione;

7) ad applicare una tassazione agli imballaggi direttamente proporzionale al costo di smaltimento e non a quello di produzione al fine di incentivare la riconversione industriale per favorire la riduzione dei rifiuti e l'utilizzo di materiali riciclati negli imballaggi e nei prodotti nonché per promuovere il commercio di prodotti sfusi.