Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00868
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Atto n. 4-00868
Pubblicato il 18 settembre 2013, nella seduta n. 105
COTTI , BATTISTA , BENCINI , BLUNDO , BUCCARELLA , CAPPELLETTI , CASALETTO , DONNO , FUCKSIA , GAETTI , GIARRUSSO , GIROTTO , LEZZI , LUCIDI , MANGILI , MARTON , MORONESE , NUGNES , ORELLANA , PAGLINI , PEPE , PETROCELLI , ROMANI Maurizio , SCIBONA , TAVERNA , VACCIANO - Ai Ministri dello sviluppo economico, delle politiche agricole, alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. -
Premesso che:
la società Enervitabio Santa Reparata società agricola Srl, con sede in Narbolia (Oristano), ha realizzato un grande impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica nell'agro di Narbolia;
l'intervento si sviluppa a circa un chilometro dagli abitati di Narbolia e di San Vero Milis e si articola in 3 distinti impianti collocati su terreni contigui, della superficie complessiva di circa 64 ettari, aventi una potenza totale di circa 27 MW;
risulta agli interroganti che il progetto sarebbe stato autorizzato con determinazione n. 4 del 12 gennaio 2012, del responsabile del servizio area tecnica del Comune di Narbolia, in "variante non sostanziale" del progetto presentato con DUAAP (dichiarazioni autocertificative uniche per la realizzazione di un intervento relativo ad attività produttive, ai sensi della legge regionale n. 3 del 2008, art. 1, comma 21) n. 6166 e 6167 del 4 novembre 2008 e n. 343 del 19 gennaio 2009, approvato con provvedimento unico n. 1 dell'11 novembre 2009;
il progetto prevede la realizzazione di 1.614 serre fotovoltaiche (di 200 metri quadri ciascuna), 107.000 pannelli fotovoltaici suddivisi in 3 comparti (Orzaoniga 1, con 462 serre; Orzaoniga 2, con 563 serre; S'Arrieddu, con 589 serre);
l'area interessata risulta essere una vasta zona agricola di oltre 70 ettari, dotata d'irrigazione e destinata a coltivazioni in campo aperto e pascolo, quindi la realizzazione dell'impianto di produzione di energia elettrica costituirebbe un'evidente variazione d'uso di tali terreni;
le coltivazioni previste all'interno delle "serre fotovoltaiche" sono estranee alla produzione locale e, come dimostrano recenti studi dell'Università di Sassari, risulterebbero comunque di scarsa produttività agricola, dal momento che l'orientamento a sud delle serre è stato progettato per assicurare la massiva ricezione solare finalizzata alla massima produzione di energia, non certo per un'efficiente produzione agricola;
l'occupazione di aree tanto estese a giudizio degli interroganti priverebbe l'agricoltura e la pastorizia locali di rilevanti spazi produttivi, danneggiando la capacità agricola del territorio;
considerato che:
il decreto legislativo n. 387 del 2003, all'articolo 12, comma 7, pur consentendo l'ubicazione di tali impianti in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici, prescrive di "tenere conto delle disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale di cui alla legge 5 marzo 2001, n. 57, articoli 7 e 8, nonché del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, articolo 14";
le linee guida per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, di cui al decreto del Ministero dello sviluppo economico 10 settembre 2010, parte IV, riguardo all'inserimento degli impianti nel paesaggio e nel territorio, pongono l'accento su "criteri progettuali volti a ottenere il minor consumo possibile del territorio"; "una progettazione legata alle specificità dell'area"; con riferimento all'ubicazione in area agricola, "assume rilevanza l'integrazione dell'impianto nel contesto delle tradizioni agroalimentari locali e del paesaggio rurale, sia per quanto attiene la sua realizzazione che al suo esercizio"; "il coinvolgimento dei cittadini in un processo di comunicazione e informazione preliminare all'autorizzazione e realizzazione degli impianti o di formazione per personale e maestranze future";
il Campidano di Oristano rappresenta un territorio tra quelli conservati meglio e fortemente caratterizzati del paesaggio agricolo tradizionale della Sardegna, tutelato dal piano paesaggistico regionale che individua tra i valori dell'ambito 9 la "presenza di un paesaggio agricolo che rappresenta elementi essenziali di riconoscibilità e di leggibilità dell'identità territoriale";
considerato che, a quanto risulta agli interroganti:
un intervento tanto invasivo come quello di Narbolia sembrerebbe in palese contrasto con la normativa regionale e nazionale a tutela dei valori paesaggistici, in quanto rappresenterebbe uno stravolgimento senza precedenti di questi luoghi e dei valori tutelati dalle vigenti normative;
non risulta che sia stato approvato un piano agronomico a garanzia della prioritaria funzione agricola dell'impianto serricolo, dal momento che l'Assessorato regionale competente al rilascio dell'autorizzazione unica non avrebbe ritenuto di dover valutare il progetto nel suo complesso;
non risulta, inoltre, che sia stato presentato un piano di dismissioni, smaltimento e ripristino alla fine del ciclo produttivo (20 anni), così come previsto dalle norme vigenti;
non risulta essere stata adeguatamente informata la popolazione sul progetto, preliminarmente all'autorizzazione dell'impianto;
sono stati presentati esposti agli enti preposti alla tutela dell'ambiente e del paesaggio e anche alle Procure della Repubblica di Oristano e di Cagliari, da parte delle associazioni "Italia nostra", "Gruppo di intervento giuridico" e "Amici della terra", WWF, associazione consumatori Adiconsum e dal comitato spontaneo dei cittadini "S'Arrieddu per Narbolia", nei quali si chiede, tra l'altro, l'immediata revoca in sede di autotutela dei provvedimenti autorizzatori rilasciati alla ditta Enervitabio Santa Reparata Srl per la realizzazione dell'impianto fotovoltaico e l'immediata sospensione cautelativa dei lavori autorizzati;
negli esposti presentati, in particolare quelli alle Procure della Repubblica e al gestore servizi energetici (GSE), assumono rilevanza nazionale sia le dubbie dichiarazioni rilasciate dalla Enervitabio per poter accedere agli incentivi statali, sia la sanatoria retroattiva del progetto rilasciata dall'Assessorato regionale per l'agricoltura della Sardegna, perché permetterebbero alla Enervitabio di conservare un'indebita posizione di vantaggio nella graduatoria nazionale per l'accesso agli incentivi rispetto alle altre imprese che avevano conseguito legittimamente il titolo abilitativo;
in un articolo apparso su "La Nuova Sardegna" (del gruppo "l'Espresso") il 28 giugno 2013, il comitato S'Arrieddu per Narbolia (nel quale, ai già componenti Adiconsum e Italia nostra, si è affiancato anche il WWF) si dice certo che "le autorizzazioni ottenute dalla Enervitabio per realizzare l'impianto di serre fotovoltaiche più grande d'Europa nei terreni agricoli di pregio intorno a Narbolia, formano un mosaico di illegittimità nel quale si sommano abusi in atti d'ufficio, dichiarazioni mendaci, documenti non veritieri, sanatorie con procedure discutibili. Tutto finalizzato a ottenere l'accesso agli incentivi statali sulle energie rinnovabili";
le serre di Narbolia non sono le uniche ad aver sollevato perplessità e controversie presso l'opinione pubblica e le amministrazioni locali, ma sono parte di un fenomeno più vasto, anche nazionale, che comprende in Sardegna, oltre agli altri 5 impianti proposti dalla Enervitabio, impianti costruiti da altre aziende su vastissime estensioni di terreno agricolo, a Villasor, Milis, Villaperuccio, Giave e altre località;
i citati progetti non concorrono all'abbattimento dell'anidride carbonica perché l'energia prodotta non potrà essere utilizzata in quanto in Sardegna si produce più energia di quanto ne venga consumata e i cavi che collegano l'isola al continente sono già saturi e l'energia non può, quindi, neppure essere ceduta o venduta;
a giudizio degli interroganti, il decreto legislativo n. 387 del 2003, introducendo all'art. 12, comma 1, il principio secondo cui le opere da fonti rinnovabili sono "di pubblica utilità, indifferibili ed urgenti" e dando seguito, nei commi successivi, a questo principio perorando la massima semplificazione amministrativa, ha prodotto uno scardinamento delle leggi "di rilevanza pubblica, economica e sociale" sulla tutela paesaggistica e ambientale, nonché delle leggi di sostegno al settore agricolo, e ha favorito gli effetti distorsivi di numerose operazioni speculative, che hanno potuto così aggirare e vanificare la pianificazione territoriale di enti regionali e locali;
l'Italia, come l'Unione europea, ha approvato le "Linee guida volontarie sulla gestione responsabile della Terra, dei territori di pesca e delle foreste nel contesto della sicurezza alimentare nazionale" in seno al Comitato per la sicurezza alimentare delle Nazioni Unite, durante la seduta straordinaria del CFS (Committee on world food security) dell'11 maggio 2010 presso la Fao a Roma, e quindi a tutti gli effetti l'Italia e gli Stati membri dell'Unione hanno la responsabilità della loro applicazione,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione e se non ritengano opportuno, nell'ambito delle rispettive competenze, mettere in atto i necessari accertamenti affinché si verifichi la natura delle opere realizzate, la congruità del sito prescelto e la rispondenza dell'iter autorizzativo alle norme di legge, ovvero se ritengano doveroso intervenire al fine di verificare eventuali inadempienze e relative responsabilità;
se abbiano provveduto a verificare, e con quali eventuali sanzioni, ai sensi e per gli effetti dell'art. 21 del decreto del Ministro dello sviluppo economico 5 maggio 2011 e dell'art. 44 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, la veridicità di dati e documenti resi dalla società Enervitabio Santa Reparata, ai fini dell'ottenimento delle tariffe incentivanti;
se non ritengano doveroso attivarsi nei limiti delle loro attribuzioni per impedire la realizzazione di interventi speculativi nel settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale;
quali misure, in particolare, intendano attuare per salvaguardare i valori ambientali e paesaggistici e l'uso agricolo dei terreni, dato che, in un momento così drammatico, appaiono le uniche risorse che possano offrire sbocchi occupazionali rapidi, duraturi e di interesse nazionale, anche in riferimento alle Linee guida volontarie sulla gestione responsabile della terra, dei territori di pesca e delle foreste nel contesto della sicurezza alimentare nazionale, approvate dalla Fao a Roma l'11 maggio 2010.