Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07595
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Atto n. 4-07595
Pubblicato il 30 maggio 2017, nella seduta n. 832
PUGLISI - Ai Ministri della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca. -
Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
secondo i dati attualmente disponibili, il rapporto tra pensionamenti e numero sempre più esiguo di specializzandi comporterà che tra 10 anni mancheranno all'appello oltre 15.000 medici specialisti nel Servizio sanitario nazionale. Pediatri, specialisti di medicina interna e psichiatri sono le categorie mediche a "maggior rischio estinzione";
i medici pediatri in Italia sono complessivamente circa 12.000, di cui circa 7.000 pediatri di famiglia. I dati evidenziano come nel periodo 2010-2015 circa 2.000 pediatri siano andati in pensione e si calcola che il 15 per cento dei bambini in Italia sia senza pediatra di riferimento. Il dato risulta ancora più preoccupante se si tiene conto che 3.630 specialisti andranno in pensione nel periodo 2015-2020; e che nel periodo 2020-2025 il numero toccherà quota 4.602. Stanti i 5 anni di specializzazione previsti, quindi, il numero di professionisti scenderà da un totale di 14.338 a 8.906, mettendo a serio rischio l'assistenza ospedaliera e di base per le bambine e i bambini;
particolarmente grave sembra la situazione in Emilia-Romagna, dove nel 2016 sono rimaste senza copertura ben 17 zone, anche in aree urbane. Ciò significa che 17 pediatri di famiglia, che, per un motivo o per l'altro, si sono ritirati, non sono stati sostituiti o sono stati sostituiti con soluzioni temporanee;
considerato che:
se non verranno adottate politiche adeguate in materia, fra 10 anni si registrerà una carenza organica di 3.101 pediatri, ma anche di 1.830 medici di medicina interna e di 911 chirurghi e 833 psichiatri;
l'ordinamento prescrive che ogni bambino, sin dalla nascita, possa accedere a tutti i servizi e prestazioni garantiti dal Servizio sanitario nazionale, compresi nei livelli essenziali di assistenza (LEA);
alcuni ospedali sono costretti a sospendere l'attività di punto nascita e il servizio ospedaliero pediatrico, riuscendo solo a garantire, per brevi fasce orarie, il servizio pediatrico ambulatoriale, anche per il tramite di convenzioni con altri ospedali limitrofi;
per il cittadino l'unica alternativa è quella di rivolgersi ad un libero professionista, pagando per le prestazioni erogate, e tale possibilità può riguardare unicamente le classi più abbienti, rischiando di non garantire l'adeguato supporto medico a tutta la popolazione,
si chiede di sapere:
quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare per rivedere l'attuale organizzazione delle cure, garantendo il diritto del bambino e dell'adolescente ad essere curati da professionisti, ospedali e reparti a loro dedicati;
se non ritengano di incrementare il numero di accessi alle scuole di specializzazione in Pediatria;
se non ritengano utile anticipare l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, consentendo al sistema sanitario di utilizzare energie più fresche, anche per il tramite della trasformazione del contratto di formazione-lavoro in contratto a tempo determinato con oneri previdenziali ed accessori a carico delle Regioni e nel conseguente inserimento dei giovani medici nella rete formativa regionale;
se non ritengano infine, secondo le proprie competenze, di sottoporre all'attenzione delle istituzioni europee la questione derivante dall'adeguamento italiano alla normativa europea, che non sempre ha tenuto conto della specialità italiana, ossia la presenza del pediatra di famiglia, quale eccellenza del nostro Servizio sanitario nazionale.