Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00403

Atto n. 1-00403

Pubblicato il 5 aprile 2011, nella seduta n. 533
Ritirato

BIANCHI , D'ALIA , GUSTAVINO , FOSSON , SBARBATI , SERRA , FISTAROL , GIAI , GALIOTO , MUSSO

Il Senato,

premesso che:

secondo i dati dell'OMS, sono circa 332.000 le donne dell'Unione europea alle quali, ogni anno, viene diagnosticato il tumore al seno. Negli ultimi 10 anni l'incremento della patologia tumorale è stato stimato al 25 per cento. L'incidenza della malattia in Italia ha raggiunto il valore di una donna su 8;

l'8 marzo 2011 è stato presentato il documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sul tumore della mammella, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle malattie degenerative, votato all'unanimità dalla 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità) del Senato;

nel testo del documento si legge che "In Italia il tumore al seno rappresenta la prima causa di morte nella fascia di età tra i 35 ed i 50 anni; ogni anno tale patologia viene diagnosticata a circa 40.000 donne: tra queste il 30,4 per cento ha un'età inferiore a 44 anni, mentre il 35,7 per cento è compreso tra i 44 e i 65 anni e il rimanente 34,1 per cento riguarda le donne over 65. Mediamente, una donna su otto sviluppa un carcinoma mammario nel corso della propria vita, entro i 65 anni un tumore ogni tre diagnosticati è rappresentato da un carcinoma mammario. I dati di prevalenza superano le 450.000 donne sul territorio italiano";

negli ultimi sei anni si è registrato un forte aumento dell'incidenza del tumore al seno, pari al 13,8 per cento. Particolarmente allarmante il tasso per le donne under 45 per le quali si registra un incremento del 28,6 per cento nella fascia di età compresa tra i 25 e i 44 anni. Peraltro, la probabilità di morire per un carcinoma mammario in donne con meno di 40 anni è di circa il 52 per cento maggiore rispetto alle donne con più di 40 anni;

se diagnosticato in uno stadio iniziale e trattato correttamente il cancro al seno può essere vinto sino al 98 per cento dei casi. Secondo i dati OMS, infatti, uno screening mammografico può ridurre del 35 per cento la mortalità per il cancro al seno per le donne di età compresa tra i 50 e 69 anni;

nel 2008, i programmi di screening censiti dalla survey dell'Osservatorio nazionale screening (ONS) sono stati 135, cinque in più rispetto all'anno precedente (65 al Nord, 39 al Centro e 31 al Sud). Il numero di donne che partecipa agli screening varia sul territorio nazionale: rispetto ad una partecipazione media italiana del 55 per cento, al Nord si riscontrano valori intorno al 61 per cento, al Centro del 57 ed al Sud del 34 per cento;

considerato che:

per la complessità della malattia e la sua diffusione, il tumore al seno rappresenta una vera a propria patologia sociale in quanto apre nella donna che ne è colpita una vera e propria crisi esistenziale, che è generalmente polarizzata su tutti gli aspetti della vita: il rapporto con il proprio corpo, il significato dato alla sofferenza, alla malattia, alla morte, così come le relazioni familiari, sociali e professionali;

il carcinoma mammario è un'emergenza che necessita di un'organizzazione efficace, in termini sia di prevenzione che d'intervento. Le strutture presenti sul territorio nazionale devono rispondere al criterio di continuità assistenziale e garantire alle donne un percorso diagnostico e terapeutico;

il tumore al seno è tra le patologie maggiormente soggette a fenomeni di migrazione sanitaria, per la carenza, in diverse regioni, di centri di riferimento specializzati in grado di rispondere alle esigenze delle donne che si ammalano di tumore al seno che necessitano di un approccio assistenziale integrato e multidisciplinare;

la risoluzione del Parlamento europeo del 25 ottobre 2006 stabilisce che per l'anno 2016 gli Stati membri devono organizzare a livello nazionale unità di senologia multidisciplinari (Brest Units). Tali unità, costituite da un team di operatori sanitari, rappresentano un modello nuovo di assistenza qualificato che attraverso un'offerta multidisciplinare garantiscono il migliore trattamento disponibile in tutte le fasi della malattia;

secondo i requisiti di EUSOMA (European Society of Mastology) i centri di senologia sono certificati secondo precisi criteri di riferimento: devono trattare 150 nuovi casi l'anno; i radiologi devono refertare almeno 1.000 mammografie; i chirurghi sono tenuti ad eseguire un minimo di 50 interventi l'anno;

il 14 dicembre 2009, il Parlamento europeo ha votato la dichiarazione scritta 71/2009 sulla lotta contro il cancro al seno dell'Unione europea nella quale ha invitato gli Stati membri a dotarsi di unità mammarie multidisciplinari specializzate entro il 2016,

impegna il Governo:

a promuovere un'adeguata campagna di sensibilizzazione e di informazione sul carcinoma mammario, per la promozione delle informazioni e la necessaria sensibilizzazione sull'adozione di un corretto stile di vita, nonché sull'importanza di una diagnosi precoce, coinvolgendo anche le associazioni femminili, i medici di medicina generale e i servizi territoriali;

a migliorare la qualità dei programmi di screening già avviati;

a prendere in considerazione l'opportunità di portare il range di età delle donne coinvolte nei programmi di screening da 50-70 anni a 50-74;

ad introdurre per le donne con età inferiore a 40 anni, oltre alla mammografia, criteri di selezione preventiva basati sui fattori di rischio (gravidanze, allattamento, casi di tumore al seno in parenti di primo grado, obesità);

creare in tempi brevi una rete di centri di senologia sicuri, certificati, ben identificabili sul territorio e in grado di garantire il migliore trattamento disponibile in tutte le fasi della malattia. La creazione della Breast Unit non è solo un'opportunità ma una necessità, poiché il trattamento del tumore della mammella in centri multidisciplinari aumenta le possibilità di sopravvivenza e migliora la qualità di vita;

a convocare un tavolo di confronto tra Governo e rappresentanti delle Regioni, finalizzato a monitorare le Regioni che sono in ritardo nell'attuazione dei programmi di screening, eliminando le discrepanze tra Nord e Sud del Paese, in modo da raggiungere la reale omogeneizzazione della prevenzione sull'intero territorio.