Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00282

Atto n. 2-00282

Pubblicato il 16 novembre 2010
Seduta n. 459

PORETTI , PERDUCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri. -

Premesso che:

a) come si può leggere anche sul sito Internet del Governo, a pagina 7 della "Relazione annuale al Parlamento sull'uso di sostanze stupefacenti e sullo stato delle tossicodipendenze in Italia" per il 2009, presentata al Senato il 21 giugno 2010 (Doc XXX n. 3) è scritto, tra l'altro: "Alla data del 15 maggio i questionari compilati e pervenuti al Dipartimento per le Politiche Antidroga ammontavano a 12.323, corrispondenti al 12,7 per cento del campione selezionato per lo studio (99.400 dei quali circa 2.000 sono stati esclusi per mancato recapito del questionario)";

b) a pagina 116 della Relazione è scritto, tra l'altro: "Da un confronto dei dati rilevati dal Ministero della Giustizia e dal Ministero della Salute relativamente ai soggetti con problemi socio-sanitari droga correlati detenuti negli istituti penitenziari, emerge che secondo le fonti del Ministero della Salute i soggetti ristretti in carcere ed assistiti per varie ragioni dai Servizi Territoriali per le Tossicodipendenze costituiscono un contingente di 17.166 detenuti e rappresentano circa il 68,2 per cento dei soggetti con problemi socio-sanitari droga correlati rilevati dal Ministero della Giustizia, con una variabilità nell'ultimo decennio compresa tra il 55 per cento e l'80 per cento";

c) a pagina 209 della Relazione, la Tabella III.2.2 riporta le caratteristiche dei trattamenti erogati dai servizi per le tossicodipendenze per sede di erogazione dei trattamenti (servizio pubblico - struttura privata - istituto penitenziario) nel 2009;

d) a pagina 211 della Relazione è scritto, tra l'altro: "in base alle risposte fornite dalle Regioni, solo in una su tre esiste una strategia regionale e/o locale, specifica e definita per la riduzione del numero di decessi per intossicazione acuta da uso di sostanze";

e) a pagina 226 è scritto: "nel periodo compreso tra l'11 luglio 1990 ed il 31 dicembre 2009 le persone segnalate ai Prefetti per detenzione per uso personale di sostanze stupefacenti ai sensi del citato art. 75 sono state complessivamente 737.642";

f) a pagina 244 della Relazione, la Tabella III.4.1 riporta il prospetto dei finanziamenti delle Regioni ai progetti di reinserimento sociale di consumatori ed ex consumatori problematici di droga nel corso del 2009;

g) a pagina 295 della Relazione è scritto, tra l'altro: "Tra i conducenti risultati positivi alle droghe (circa 19 per cento), la cannabis è la sostanza riscontrata con maggiore frequenza (55,5 per cento dei casi) e svolge un ruolo principale nel determinismo di incidenti stradali sia per la frequenza d'uso nella popolazione generale, sia per gli effetti conseguenti l'assunzione";

h) a pagina 451 della Relazione è scritto: "È tempo oramai che anche il nostro Paese si allinei con quanto avviene a livello non solo Europeo ma anche internazionale, dove già da tempo si è abbandonata la logica "dell'incaricato ideologico" indipendentemente dalle competenze tecnico-scientifiche reali e dal livello professionale di responsabilità",

si chiede di sapere:

richiamando la lettera a) della premessa, se non si ritenga la percentuale del 12 per cento di risposte all'indagine postale assolutamente inadeguata e insufficiente a formulare alcuna ipotesi plausibile sul consumo delle droghe illegali in Italia, tanto meno l'ipotesi, ad avviso degli interpellanti surreale, che i consumatori di sostanze stupefacenti siano calati fra il 2008 e il 2010 di un milione di unità (da 3.934.450 a 2.924.500, con un calo pari al 25,7 per cento, si veda la prima pagina della sintesi della Relazione);

richiamando la lettera b) della premessa, se lo scarto di 8.000 unità fra le rilevazioni del Ministero della salute e quelle del Ministero della giustizia significhi che 8.000 persone con problemi socio-sanitari correlati alla droga detenute nelle carceri italiane sono prive di quell'assistenza sanitaria adeguata e personalizzata assicurata, sulla carta, dalla riforma della sanità penitenziaria prevista dal decreto legislativo n. 230 del lontano 1999;

richiamando la lettera c) della premessa e pur rilevando che nel corso dell'ultimo ventennio vi è stato un consistente aumento dei trattamenti metadonici in carcere (a cui si sono pure affiancati quelli con buprenorfina), per quale ragione tali trattamenti risultino ancora la metà di quelli effettuati fuori dal carcere; e se non si ritenga erronea la distinzione operata fra "servizio pubblico" e "istituto penitenziario" alla luce della ratio della riforma della sanità penitenziaria, per cui il servizio tossicodipendenze che somministra i trattamenti alle persone non detenute è lo stesso (deve essere lo stesso) che assiste le persone in carcere;

richiamando la lettera d) della premessa, se non si ritenga che la scarsa o nulla attenzione dedicata dalla maggioranza delle Regioni a una strategia complessiva di riduzione del danno non sia dovuta in gran parte alla costante e profonda sfiducia nello stesso concetto di "riduzione del danno" portata avanti in questi anni dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Giovanardi;

richiamando la lettera e) della premessa, se non si ritenga che l'enorme investimento di personale e mezzi finanziari, che ha permesso agli organi di repressione di segnalare ai Prefetti, nel corso di 20 anni, ben 737.642 cittadini italiani, non abbia avuto alcun risultato tangibile di disincetivazione all'uso di sostanze stupefacenti;

richiamando la lettera f) della premessa, per quale motivo non compaiano i dati relativi alle Regioni Campania e Liguria e se non sia letteralmente "incredibile" il dato della Regione Calabria, che ha destinato ben 1.281.823 euro ai progetti di reinserimento (10,9 per cento del totale), e ancor più il dato della Regione Lazio, che ha destinato ben 3.022.000 euro (25,5 per cento del totale) a tali progetti; non si comprende, infatti, se tali dati denotino una grande capacità di allocare le risorse o una grande capacità di dirottare tali risorse verso usi e beneficiari impropri;

richiamando la lettera g) della premessa, se l'attribuzione alla cannabis del ruolo di maggior rilievo nel determinare gli incidenti stradali non sia falsata dal fatto che la maggior parte dei test antidroga a disposizione delle Forze dell'ordine rileva un'intossicazione da cannabinoidi non "in atto" ma passata, rimanendo la sostenza psicoattiva nelle urine per giorni e settimane;

richiamando la lettera h) della premessa, se il Governo condivida la valutazione degli interpellanti, secondo cui il sottosegretario Carlo Giovanardi, il principale sostenitore dell'"ideologia" proibizionista, e il suo più stretto collaboratore in materia, professor Giovanni Serpelloni (Capo del Dipartimento per le politiche antidroga), dovrebbero dimettersi dai rispettivi incarichi ricoperti, in coerenza con quanto affermato;

infine, se il Governo non intenda assolvere finalmente in modo reale e non meramente burocratico i suoi doveri di informazione nei confronti del Parlamento rispetto alle politiche sulle tossicodipendenze adottate, passando dalla solita conferenza stampa trionfalistica a cui segue l'invio di copie della Relazione al Senato della Repubblica, alla disponibilità a partecipare ad un dibattito ad hoc nei due rami del Parlamento, in occasionale del ventennale dell'entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (recante "Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza"), meglio conosciuta come "legge Jervolino-Vassalli".