Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 353 del 14/10/2025
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------
353a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MARTEDÌ 14 OTTOBRE 2025
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Presidenza del presidente LA RUSSA,
indi del vice presidente CENTINAIO
e del vice presidente ROSSOMANDO
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Civici d'Italia-UDC-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare: Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente LA RUSSA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,31).
Si dia lettura del processo verbale.
LOMBARDO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 9 ottobre.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sulla tragica morte in servizio di tre carabinieri nel Veronese
PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Colleghi, anche oggi purtroppo abbiamo una commemorazione, un ricordo e un annuncio luttuoso riguardo quello che è avvenuto questa mattina a Castel d'Azzano, in provincia di Verona: le Forze dell'ordine erano intervenute per sgomberare un'abitazione in cui c'erano tre persone; durante quest'operazione, che doveva essere tranquilla, c'è stata una deflagrazione, per saturazione di gas nell'ambiente, che, secondo le prime informazioni è dolosa, non colposa.
Nella deflagrazione è crollata l'intera palazzina e sono purtroppo deceduti tre carabinieri, il luogotenente carica speciale Marco Piffari, il carabiniere scelto Davide Bernardello e il brigadiere capo qualifica speciale Valerio Daprà e sono rimasti feriti 16 tra carabinieri, poliziotti e vigili del fuoco e uno degli occupanti l'edificio.
La nostra vicinanza a tutti i familiari dei deceduti, ma anche dei feriti, è totale e credo di poterla esprimere a nome di tutti i Gruppi. La nostra solidarietà al comandante generale dei Carabinieri Salvatore Luongo è altrettanto comune e forte.
Ci auguriamo che i feriti possano guarire, ma rimane come una ferita grave per noi la perdita di tre servitori dello Stato. Le nostre bandiere oggi saranno a mezz'asta e mi giunge notizia che probabilmente la stessa cosa avverrà in altri Palazzi istituzionali.
A lorocredo che insieme vogliamo dedicare qualche attimo di riflessione e di commosso silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi).
Colleghi, siete informati della motivazione per cui la seduta verrà sospesa fino alle ore 18, quando riprenderà con il primo punto all'ordine del giorno, che è quello che conoscete, relativo alla Commissione antimafia.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 16,39, è ripresa alle ore 18,02).
Presidenza del vice presidente CENTINAIO
Seguito della discussione del disegno di legge:
(1277) IANNONE ed altri. - Modifica alla legge 2 marzo 2023, n. 22, in materia di conflitto di interesse nell'ambito della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere (Relazione orale)(ore 18,02)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1277.
Ricordo che nella seduta dell'8 ottobre il relatore ha svolto la relazione orale, è stata respinta una questione pregiudiziale e ha avuto inizio la discussione generale.
È iscritta a parlare la senatrice Di Girolamo. Ne ha facoltà.
DI GIROLAMO (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, sarò molto chiara: questo provvedimento è un insulto. È un insulto alla coscienza civile, alla memoria e alle istituzioni. Prima ancora che contro Scarpinato e De Raho, questo provvedimento è contro la verità, anzi contro la ricerca della verità. Appare quindi strano che a proporre un testo del genere sia proprio chi dice di aver scelto di impegnarsi in politica all'indomani della morte di Paolo Borsellino. Signori miei, crediamo davvero che dietro quella di via d'Amelio e altre stragi ci sia un'inchiesta su mafia e appalti? Io sono quasi certa che non lo crediate nemmeno voi, ma una cosa è chiara: avete deciso che è a questo che gli italiani devono credere.
Riesce difficile dire qualcosa su questo provvedimento, Presidente. Cosa c'è da dire su una legge fatta contro due parlamentari della Repubblica italiana?
Cosa c'è da dire su un presunto conflitto di interesse del senatore Scarpinato e dell'onorevole De Raho in Commissione antimafia? Avreste fatto bene a scriverlo con caratteri chiari e cubitali, almeno per seguire il principio dell'intellegibilità di una norma: legge contro Scarpinato e De Raho, legge contro la verità.
Non era mai successo nella storia del Parlamento italiano che si arrivasse a tanto, ma sta succedendo adesso. Questo disegno di legge non prevede che chi ha un presunto conflitto di interesse debba essere escluso da ogni Commissione: no, solo e unicamente dalla Commissione antimafia. Siamo a uno dei punti più bassi della democrazia parlamentare. (Applausi). Siamo all'allarmante paradosso che Antonio D'Alì, condannato in via definitiva a sei anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, ha potuto fare, sostenuto da molti di quelli che oggi sono in maggioranza, il Sottosegretario di Stato per l'interno e Roberto Scarpinato non può sedere in Commissione antimafia. Siamo all'allarmante paradosso che Nicola Cosentino, condannato in via definitiva a dieci anni di carcere per concorso esterno e ritenuto referente politico del clan dei Casalesi, ha potuto fare, sempre sostenuto da molti di quelli che oggi siedono in maggioranza, il Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze e Federico Cafiero De Raho, che i Casalesi li ha combattuti e anche catturati, lui no, lui non può sedere in Commissione antimafia. Non dimentichiamo poi l'ex senatore Marcello Dell'Utri, che stava tranquillamente e beatamente seduto in Commissione cultura, visto che per qualcuno era prima di tutto un eminente bibliofilo.
Il testo che vi accingete ad approvare è tutto meno che generale e astratto, lo avete scritto voi stessi, per colpire qualcuno; lo avete scritto nella relazione illustrativa dove si legge che le disposizioni introdotte permettono di risolvere una situazione che si è presentata in questa legislatura all'interno della Commissione antimafia. Ma c'è di più. Il provvedimento, in buona sostanza, stabilisce che, in assenza di qualsiasi incriminazione, la maggioranza possa impedire a un parlamentare di ascoltare le audizioni, consultare atti, partecipare alla redazione della relazione di minoranza. Ciò significa che, in pratica, un parlamentare non indagato, ma sgradito alla maggioranza avrebbe un trattamento deteriore rispetto a un parlamentare incriminato per mafia. (Applausi).
Inoltre, signor Presidente, si consente alla maggioranza di incidere in maniera significativa sul principio sancito dall'articolo 67 della Costituzione, che protegge la libertà del mandato parlamentare. Ce lo ricorda, da ultimo, la sentenza n. 207 del 2021 della Corte costituzionale. Cosa dice questa sentenza? Eccovi serviti: la garanzia del libero mandato non consente l'instaurazione in capo a singoli parlamentari di vincoli idonei a incidere giuridicamente sullo status del parlamentare e sulle modalità di svolgimento del mandato elettivo.
Tra le altre cose, non prevedete la sostituzione del commissario in conflitto di interessi. Gli verrà impedita la partecipazione ai lavori e la consultazione dei documenti che investono la sua situazione. Tutto questo sempre a discrezione della maggioranza che, in questo modo, tra le altre cose, crea evidenti disparità nella composizione dei Gruppi in Commissione antimafia, visto che il commissario che voi reputate in conflitto di interessi non potrà essere sostituito e, di conseguenza, la proporzione tra i Gruppi parlamentari viene alterata in modo irreversibile. Anche questo aspetto a voi non interessa.
C'è poi un errore di fondo, ossia il ritenere come fatto isolato la strage di via D'Amelio e seguire per la stessa una sola pista di indagine e non inserirla, come invece andrebbe fatto, in un contesto più ampio. Tra il 1992 e il 1994 sono state compiute sette stragi. È necessario, per capire qualcosa, ma soprattutto se si vuole capire qualcosa, avere una visione unitaria di quanto accaduto che tenga conto del collegamento tra un episodio criminale e gli altri e anche del quadro politico esistente all'epoca dei fatti. Se non si procede in questo modo, si intralcia la ricerca della verità, cosa che voi state colpevolmente facendo.
Signor Presidente, per suo tramite mi rivolgo ai colleghi della maggioranza, dicendo loro che questo provvedimento è una vera vergogna che si porteranno addosso per tanto tempo. Questo provvedimento è contro la verità, una verità che voi state decidendo di non far conoscere al Paese. Siete voi che oggi, in quest'Aula, vi assumete la responsabilità di una scelta scriteriata, siete voi che lo fate in coscienza.
Siete voi che approvate un provvedimento assurdo, voi che preferite che nulla si sappia. In poche parole, signor Presidente, questo provvedimento è cosa vostra, perché se dovesse venir fuori il coinvolgimento della destra eversiva e neofascista in quelle che vengono impropriamente definite stragi solo di mafia, se dovesse venir fuori che apparati deviati dello Stato hanno avuto un ruolo determinante nell'ideazione e nella realizzazione di quelle stragi, il conflitto d'interesse riguarderebbe altre persone e non certo chi ha dedicato la propria vita a combattere la mafia, a combattere il malaffare, a servire lo Stato e le istituzioni, esattamente come hanno fatto Scarpinato e De Raho, che voi oggi allontanate dalla Commissione antimafia.
Dicevo all'inizio, signor Presidente, che questo provvedimento mortifica la verità e soprattutto la ricerca della verità, e allora vorrei chiudere questo mio intervento con una domanda, ovviamente retorica, che è rivolta alla maggioranza, al membro di Governo qui presente: vi interessa davvero scoprire la verità? Vi interessa scoprire cosa sia successo realmente in uno dei periodi più bui della nostra storia? È ovvio che la domanda è retorica, perché già conosciamo la risposta. Probabilmente sarebbe: sì, ma fino a un certo punto. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rando. Ne ha facoltà.
RANDO (PD-IDP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, ci troviamo oggi a discutere un provvedimento che, dietro l'apparente obiettivo di rafforzare la trasparenza e l'imparzialità dei lavori della Commissione parlamentare antimafia, nasconde un pericoloso e gravissimo scivolamento istituzionale. Si tratta di un provvedimento che, nei fatti, mina uno dei principi cardine del nostro ordinamento costituzionale: la libertà del mandato parlamentare, come tutelato dall'articolo 67 della Costituzione.
Colleghe e colleghi, la legge in discussione ‑ lo ricordiamo ‑ introduce nella normativa istitutiva della Commissione antimafia un obbligo di astensione dalla partecipazione ai lavori e dalla consultazione della documentazione, qualora sussista una presunta situazione di conflitto di interessi. La disposizione prevede, inoltre, che tale situazione possa essere segnalata ad altri componenti e che la Commissione stessa approvi una relazione conclusiva sull'obbligo di astensione da trasmettere al Presidente della Camera di appartenenza. Ebbene, lo stesso Servizio studi del Senato, non certo un organo di parte, ha espresso con grande chiarezza un rilievo dirimente: questa previsione incide direttamente sull'esercizio del mandato parlamentare; non solo, richiama esplicitamente la necessità di approfondire la compatibilità di una tale disciplina con l'articolo 67 della Costituzione, che afferma testualmente che «ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato».
Aggiungo ancora che la stessa Corte costituzionale, con la sentenza n. 207 del 2021 ripresa prima dalla collega, ha ribadito in maniera chiara che la garanzia del libero mandato non consente l'introduzione, in capo ai singoli parlamentari, di vincoli - da qualunque fonte derivino: legislativa, statutaria, negoziale - idonei a incidere giuridicamente sullo status del parlamentare e sulle modalità di svolgimento del mandato elettivo. Sono parole inequivocabili, che dovrebbero far riflettere ogni legislatore serio prima di avallare un intervento che tenta, di fatto, di introdurre una forma di limitazione esterna alla libertà del parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni. Un fatto gravissimo, senza precedenti, che ci dice una cosa chiara: qui, cari colleghi e colleghe, il punto non è solo tecnico o formale, ma è politico, istituzionale e costituzionale, perché qui non stiamo discutendo di un codice etico o di un dovere morale di trasparenza che ciascun parlamentare può e deve liberamente assumere. Qui si tenta di trasformare un criterio di opportunità politica in un vincolo giuridico, in un obbligo sanzionabile che limita il diritto e il dovere del parlamentare di partecipare ai lavori di una Commissione d'inchiesta. Ora, tutti sappiamo che la Commissione antimafia è, per definizione, una Commissione bicamerale d'inchiesta dotata, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, degli stessi poteri e delle stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria, ma proprio per questo il parallelismo con l'astensione del giudice o del pubblico ministero che il testo tenta maldestramente di evocare è del tutto improprio. Il parlamentare non è un magistrato, non è un organo tecnico, né un funzionario amministrativo; è un rappresentante dello Stato e, nel momento in cui il legislatore impone un obbligo di astensione, determina un vulnus gravissimo alla libertà del mandato e introduce una forma surrettizia di controllo politico sul singolo parlamentare.
Non è un caso, appunto, che lo stesso Servizio studi sottolinei come l'istituto del conflitto di interessi appartenga, nel nostro ordinamento, all'ambito amministrativo e non a quello parlamentare. Deriva infatti dai principi di buon andamento e imparzialità dell'azione amministrativa (articolo 97 della Costituzione), ma non è mai stato configurato come un vincolo giuridico per i rappresentanti eletti e non può esserlo senza stravolgere il fondamento stesso della rappresentanza democratica.
Ma la verità, signor Presidente, è che questo disegno di legge non nasce da un'esigenza di imparzialità della Commissione antimafia. Nasce da un clima politico avvelenato, da una volontà di punire il dissenso e di colpire selettivamente un senatore o un deputato - lo sappiamo tutti - che ha espresso opinioni non gradite alla maggioranza e che ha osato esercitare fino in fondo il proprio ruolo di parlamentare libero e indipendente. (Applausi).
È un provvedimento contra personam mascherato da riforma di principio e questo, in una democrazia matura, è inaccettabile. Non è tollerabile che l'Aula del Senato, luogo della rappresentanza sovrana del popolo italiano, si presti a legiferare per spirito di ritorsione politica. Non è accettabile che il diritto di un parlamentare di partecipare ai lavori di una Commissione venga subordinato a un giudizio di obiettività espresso dai suoi stessi colleghi. Non è accettabile che si legiferi contro la Costituzione per regolare un conflitto interno alla Commissione antimafia, invece di risolverlo nei modi che la nostra democrazia parlamentare già prevede, attraverso il dibattito, la responsabilità politica, la trasparenza dei lavori.
Il rischio è duplice, signor Presidente: da un lato si lede l'autonomia del Parlamento, invadendo un ambito di competenza che spetta esclusivamente ai Regolamenti parlamentari, dall'altro si crea un precedente pericolosissimo. Oggi si limita la partecipazione a una Commissione, domani (perché no?) si potrebbe limitare il diritto di voto in Aula o la possibilità di esprimere una posizione difforme dal Gruppo. (Applausi). È un piano inclinato, che porta dritto verso la compressione della libertà parlamentare e verso una torsione autoritaria delle nostre istituzioni.
Vorrei ricordare, a chi oggi si fa scudo di parole come «etica» o «trasparenza», che nessuna etica può essere imposta per legge. Qui invece la maggioranza ha scelto un'altra strada, quella dell'imposizione della sanzione e della limitazione delle prerogative parlamentari. In questo senso, le parole della Corte costituzionale risuonano come un monito: la libertà del mandato non tollera vincoli di alcuna natura che possono incidere sullo status del parlamentare o sulla modalità del suo mandato. Eppure questo disegno di legge lo fa in modo esplicito: introduce un vincolo legale, una procedura di accertamento e una conseguenza giuridica (l'obbligo di astensione). È difficile immaginare una violazione più chiara e più grave del principio sancito dall'articolo 67 della Costituzione.
Per questo, colleghe e colleghi, non basta dire che la disposizione sarà applicata solo in casi eccezionali o che sarà il Regolamento interno a disciplinarne le modalità. Il problema, infatti, non è come si applicherà la norma; il problema è che la norma esiste, è che la legge, per la prima volta nella storia repubblicana, istituisce un vincolo esterno al mandato parlamentare. Questo costituisce un precedente che nessun Parlamento responsabile dovrebbe accettare.
Vorrei sottolineare anche un altro aspetto. Questo disegno di legge si inserisce in una deriva più ampia, che vede la maggioranza di Governo tentare, passo dopo passo, di condizionare l'autonomia delle istituzioni di garanzia. È successo con la riforma della magistratura, con la separazione delle carriere, con i tentativi di commissionare le autorità indipendenti, con l'idea stessa di una premiership che indebolisce il Parlamento. Oggi si aggiunge un tassello ulteriore: la subordinazione del parlamentare alle decisioni della maggioranza anche nell'esercizio del suo mandato. È un filo rosso pericoloso, che conduce a un modello istituzionale dove la rappresentanza libera è sostituita dall'obbedienza politica.
Colleghe e colleghi, la Commissione antimafia ha sempre rappresentato un presidio di legalità, di ricerca della verità, di unità istituzionale. Ha saputo, nei momenti più difficili, lavorare oltre le divisioni di parte per servire un solo interesse, quello del Paese. Ecco perché è paradossale e doloroso che, proprio in nome dell'antimafia, si introduca una norma che mina alla radice il pluralismo politico e la libertà del pensiero parlamentare.
Chi difende davvero la democrazia non ha paura del dissenso. Chi rispetta le istituzioni non le piega alla convenienza politica del momento. Questo disegno di legge è un grave errore politico e istituzionale; è un testo che va respinto, non emendato, perché non si può correggere una norma viziata da incostituzionalità nel suo stesso impianto, e perché non possiamo accettare che la maggioranza trasformi l'Aula del Senato in un tribunale politico contro i parlamentari non allineati.
Signor Presidente, difendere l'articolo 67 della Costituzione significa difendere la libertà di tutti noi, significa ricordare che il mandato parlamentare non appartiene ai partiti, né ai Governi né ai Regolamenti d'Aula, ma appartiene al popolo italiano e nessuna legge, nessun disegno di legge, nessuna maggioranza di turno possono privarcene. Ebbene, in questo provvedimento non c'è la tutela dell'imparzialità, ma c'è solo l'arbitrio della maggioranza e noi non saremo complici di un atto che calpesta la Costituzione e umilia il Parlamento. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marton. Ne ha facoltà.
MARTON (M5S). Signor Presidente, Governo, tutti i colleghi del MoVimento 5 Stelle che mi hanno preceduto hanno usato le parole che oggi ripeto anch'io: noi siamo tutti Roberto Scarpinato. (Applausi). Magari lo fossimo davvero almeno un po'. Avete mai riflettuto su cosa significhi essere e vivere come Roberto Scarpinato? Oltre tre quarti della vita sotto scorta armata, fin da ragazzo. Mentre voi giocavate a pallone nei cortili, lui cresceva sapendo che il pericolo era lì al suo fianco ogni singolo istante. Mentre voi tornavate liberamente a casa da scuola, lui saliva su auto blindate. Mentre voi costruivate la vostra vita senza pensieri, a lui veniva negata la normalità. Perché? Perché la mafia, lui, l'ha combattuta davvero, non a parole, non con slogan da comizio, ma con la sua vita, con le sue indagini, con il suo coraggio, e continua a farlo. (Applausi). Continuerà anche dopo che avrete approvato questo miserevole disegno di legge.
Intanto voi cosa fate? Lo escludete dalla Commissione antimafia. Non lo vogliamo escludere - direte - ma deve solo astenersi. Solo? Leggete con me cosa prevede questo vostro capolavoro normativo: obbligo di astenersi dalla partecipazione ai lavori e dalla consultazione della documentazione sui fatti medesimi qualora ciò possa arrecare pregiudizio all'obiettività delle indagini. Traduco per chi ci ascolta: non può più seguire ciò di cui si è occupato per tutta la vita (Applausi); non può consultare documenti su argomenti che conosce meglio di chiunque altro; non può partecipare alle discussioni su casi che ha studiato per decenni; non può mettere a disposizione della Repubblica quella competenza unica e insostituibile. Poca roba, insomma. Sì, escluderlo totalmente sarebbe stato troppo anche per voi. Avreste sollevato un'ondata di indignazione impossibile da gestire, quindi avete escogitato questa soluzione: deve astenersi dal fare quello che sa fare meglio: la lotta alla mafia. (Applausi). È questo che chiamate democrazia?
Lasciate che usi una similitudine calcistica per spiegare il vostro ragionamento, così forse capite meglio. Avete due fuoriclasse in squadra, ma per la partita finale, quella decisiva, li mettete in panchina; in panchina, sì, perché non convocarli farebbe arrabbiare troppa gente. Ma in campo? Mai, troppo pericolosi, potrebbero anche fare la differenza. Ho detto «due fuoriclasse», perché con un solo colpo escluderete anche Cafiero De Raho, guarda caso ex procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo: un altro che la mafia l'ha combattuta sul campo, non nei talk show; un altro che ha dedicato la vita a proteggere questo Paese; un altro che ha vissuto una vita sotto minaccia costante. E voi volete fuori entrambi, i due parlamentari che più di tutti potrebbero garantire che quella Commissione faccia il proprio dovere al meglio.
Allora alcune domande sorgono spontanee. Perché avete così paura che possano dire la loro sui fatti che conoscono meglio di chiunque altro in quest'Aula? Cosa temete così tanto? Che svelino verità scomode? Che impediscano di insabbiare? Che ricordino cosa significa davvero combattere la mafia? Qual è il vostro obiettivo? Qui non si tratta di conflitto di interessi, non si tratta di obiettività, non si tratta di correttezza procedurale, ma si tratta di potere: il potere di controllare la narrazione, il potere di decidere cosa può essere detto e cosa no; il potere di stabilire quali verità possano emergere e quali debbano essere sepolte.
Uno degli obiettivi è chiaro: riscrivere la storia a vostro uso e consumo. Volete mani libere affinché la relazione finale della Commissione antimafia contenga solo le vostre verità di comodo, che vi sia scritto che le stragi furono solo di mafia, un fenomeno criminale; nessun collegamento con i servizi segreti deviati, nessuna traccia di quelle famose menti raffinatissime di cui parlava Borsellino, nessun riferimento agli esponenti della destra eversiva, che hanno intrecciato affari con Cosa nostra, come alcuni conoscenti della Presidente della Commissione antimafia che - guarda un po' - per questo disegno di legge non sarebbe in conflitto di interessi. Lei no, lei può restare, lei può decidere, lei può dirigere i lavori senza alcun problema, ma Scarpinato e De Raho, loro, devono rimanere fuori. Curioso, non trovate? (Applausi).
Parliamoci chiaro: questo è un disegno di legge politico, non c'è nulla di tecnico in questa operazione, non c'è nulla di giuridico che la giustifichi. State piegando le regole per colpire due persone specifiche. State creando una norma ad personam mascherata da principio generale. State forzando l'interpretazione del concetto di conflitto di interessi fino a stravolgerne il senso, al di là delle forzature giuridiche che state compiendo contro queste due persone preparate e perbene; al di là del precedente deprecabile che state istituendo e che domani potrebbe essere usato contro chiunque dia fastidio al potere di turno; al di là del vostro sentirvi i depositari del potere assoluto, perché vi hanno votato, come ripetete in continuazione, come un mantra che dovrebbe giustificare qualsiasi vostra scelta.
Vi ricordo una cosa: vi ricordo che anche le leggi razziali furono istituite con il favore di larga parte degli elettori di allora. Anche quelle leggi avevano una maggioranza parlamentare, anche quelle leggi furono votate democraticamente e anche allora c'era chi diceva «il popolo ci ha dato il mandato».
La storia ha dimostrato dove porta quella strada. Il consenso elettorale non rende giusta una legge ingiusta. La maggioranza parlamentare non rende legittima una sopraffazione. Il potere numerico non vi dà il diritto morale di calpestare chi ha servito questo Stato più di quanto voi possiate mai immaginare.
Sono convinto che Roberto e Cafiero saranno ancora più determinati di prima. Questa vostra legge non li fermerà. Questa vostra legge non li intimorirà. Questa vostra legge non li piegherà. Anzi, sono convinto che questa vostra legge vergogna li renderà, ancor più di oggi, simboli della legalità sotto attacco. (Applausi). Diventeranno il simbolo di chi non si arrende di fronte alla prepotenza del potere. Diventeranno il simbolo di chi continua a lottare anche quando le istituzioni lo tradiscono. Sono e saranno il simbolo di un'Italia migliore, quella che non si piega alla logica del più forte. (Applausi). Loro sono già nella storia: non quella che voi vorreste scrivere nei vostri documenti di parte, ma quella vera, quella che sa del loro coraggio, quella che conosce la loro coerenza, quella che dice e dirà che non hanno mai smesso di combattere, nemmeno quando il nemico non è più solo la mafia; quella storia che non vi permetteremo di riscrivere.
Potete approvare questo disegno di legge, potete escluderli dai lavori, potete provare anche a silenziarli in quella Commissione, ma non potete cancellare quello che hanno fatto e non potete cancellare quello che rappresentano. Non potete e non potrete cancellare la verità. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Della Porta. Ne ha facoltà.
DELLA PORTA (FdI). Signor Presidente, Sottosegretario, onorevoli colleghe e colleghi, io cercherò di dare un modesto contributo tecnico alla discussione rispetto a un provvedimento che vuole solo stabilire un principio e non proporre un'azione contra personam.
Ho sentito in questi giorni di discussione agitare da parte vostra lo spettro della clava, come se noi volessimo agitare questi provvedimenti per distruggere le opposizioni. Guardate che non abbiamo bisogno di questo. Vi vinciamo nelle urne oggi e domani anche senza questo provvedimento. (Applausi). E dico questo perché - ripeto - vorrei dare un contributo tecnico.
Questo disegno di legge introduce disposizioni specifiche per la gestione dei casi di conflitto di interessi all'interno della Commissione parlamentare antimafia, al fine di rafforzare la trasparenza e la credibilità dell'organo stesso. Difatti, il conflitto che potenzialmente dovesse emergere su autodenuncia del soggetto, ovvero su richiesta dalla Commissione, non deriva dalle funzioni svolte dal commissario in conflitto, bensì da elementi oggettivi e fatti concreti, che dovranno essere attentamente valutati dalla Commissione.
Più volte ho sentito affermare dalle opposizioni, soprattutto dai colleghi del MoVimento 5 Stelle, che noi utilizzeremmo due pesi e due misure. Anche in questo caso errate, poiché, metodologicamente, il conflitto deve essere sollevato e valutato. Infine, l'organo collegiale dovrà decidere se ci sono i presupposti che evidenziano il conflitto di interessi di un componente.
Alla domanda posta da alcuni colleghi, soprattutto durante i lavori della 1ª Commissione, se un magistrato antimafia possa essere componente della Commissione parlamentare antimafia, la risposta è certamente sì, ma non è questo il problema. Il conflitto di interessi, nella sua accezione generale, si verifica quando un individuo o un'entità ha interessi secondari, spesso personali, che potrebbero influenzare o interferire con l'interesse primario. In pratica, si tratta di una situazione in cui le decisioni o le azioni di una persona sono influenzate da un interesse personale o privato, che potrebbe essere in contrasto con l'interesse pubblico.
Il principio alla base del provvedimento non ha nomi o cognomi, non ha indicazioni precostituite, non ha obiettivi prestabiliti, ma si rivolge erga omnes nei confronti di tutti coloro dovessero trovarsi in situazioni tali per cui la loro presenza ai lavori di Commissione, per quel determinato provvedimento, potrebbe compromettere la serenità e la trasparenza dei lavori medesimi.
Il soggetto in conflitto, quindi, lo deve essere per fatti personali, a lui direttamente attribuibili. Non può, quindi, estendersi a rapporti indiretti, di conoscenza, di amicizia o anche di parentela, se questi rapporti nulla hanno a che vedere con i fatti indagati dalla Commissione d'inchiesta. Dovreste sapere che vi è un detto, popolare dalle mie parti, ma credo anche dalle vostre, che afferma che le colpe dei padri non dovrebbero mai ricadere sui figli, figuriamoci quelle degli zii.
Anche in questo caso, però, tutta l'azione delle opposizioni si è concentrata sul sabotaggio del provvedimento in esame, che mira - come detto - a rendere più trasparenti ed efficaci i lavori della Commissione, per arrivare alla verità su fatti gravissimi come quelli relativi alla strage di via D'Amelio. È una sfida, questa, che dovrebbe vederci uniti, ma che purtroppo si risolve, ancora una volta, con la vostra inarrestabile sete di strumentale contrapposizione.
Il provvedimento, peraltro, non altera in alcun modo la composizione della Commissione e non comporta l'estromissione dei suoi membri, ma solo l'obbligo - come è stato già detto - di astensione. Ebbene, proprio su tale ultima questione vale la pena rammentare che le Commissioni d'inchiesta parlamentari procedono nelle indagini con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria.
L'istituto dell'astensione costituisce un presidio anche riguardo alla posizione dei magistrati nell'esercizio della loro attività giurisdizionale. In considerazione delle forti analogie tra l'attività di inchiesta parlamentare e l'attività giurisdizionale, non si comprenderebbe perché l'obbligo di astensione previsto per i giudici non dovrebbe essere previsto anche nello statuto della Commissione di cui trattasi. Tale innovazione, giuridicamente ineccepibile, dovrà inoltre essere tenuta in prioritaria considerazione anche per le future leggi istitutive.
Anche su tale fondamentale aspetto più e più volte ho sentito affermare, in maniera perentoria, che si vuole estromettere un parlamentare dalla Commissione: nulla di più errato, nulla di più falso. Al contrario, il disegno di legge in esame mira a preservarne il corretto funzionamento attraverso una misura circoscritta e proporzionata.
In particolare, introduce una forma di incompatibilità temporanea e tematica, limitata ai soli ambiti nei quali un componente si trovi in una posizione di possibile conflitto di interessi, anche potenziale, rispetto all'oggetto dell'indagine o del procedimento in corso. Tale incompatibilità non è quindi permanente, né generalizzata, ma si applica esclusivamente alle sedute dei lavori che riguardano il tema specifico del conflitto.
Infine, nella relazione al disegno di legge è chiaramente riportato che uno dei vantaggi della soluzione prospettata - l'astensione dai lavori, appunto - non influisce sulla composizione del collegio e non costringe a sostituire il componente che si trovi anche inaspettatamente in questa condizione. Inoltre, non incide sulle scelte dei Presidenti di Assemblea. È dunque un'opzione legislativa equilibrata e garantista, nei confronti sia dell'intera Commissione che del componente stesso, il quale è tenuto ad astenersi dal partecipare solo ai lavori della Commissione riguardanti atti ed acquisizioni che possano risultare non imparziali rispetto ai propri interessi.
Che cosa non abbiate capito di questo semplice passaggio a me non è chiaro, salvo poi riversare sulla nostra maggioranza i vostri improperi, dimenticando però che tra le vostre file c'è chi si è dilettato a conversare con un audito per concordare le domande da porre in Commissione. (Applausi).
La finalità del provvedimento - e mi avvio a concludere - è duplice: tutelare l'imparzialità e l'autorevolezza della Commissione, evitando che anche solo il sospetto di interferenze possa comprometterne l'operato; garantire i diritti e la dignità dei singoli membri, evitando sanzioni sproporzionate e meccanismi di esclusione automatica.
In sintesi, il disegno di legge rappresenta un intervento equilibrato e mirato, che non interferisce con l'autonomia e la rappresentatività dell'organo parlamentare, ma ne consolida la funzione istituzionale in linea con i principi di legalità e buon andamento dell'azione pubblica. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bilotti. Ne ha facoltà.
BILOTTI (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, Governo, chi vi parla nell'estate del 1992, quella che fu insanguinata dalle stragi di Capaci e di via d'Amelio, era una bambina di 10 anni. Mai avrei potuto immaginare di diventare un giorno membro della Commissione antimafia, né di lavorare a fianco di un uomo che, mentre io indossavo ancora il grembiule delle elementari, già combatteva il più grande cancro del Paese. Men che meno però, signor Presidente, avrei mai potuto immaginare di parlare un giorno dallo scranno di quell'uomo e non per ringraziarlo di aver lottato con tutte le sue forze contro quel cancro, ma perché questa maggioranza ha avuto l'ardire di mettere nero su bianco il tentativo di fermare quella lotta che da allora, da quando ero una bambina, grazie a uomini come Roberto Scarpinato non si è mai arrestata.
Eh no, signor Presidente, non mi sono sbagliata, volevo proprio dire «l'ardire», perché il coraggio è un'altra cosa. Il coraggio, colleghi, come non se lo sapeva dare don Abbondio, non siete stati in grado di darvelo voi, perché non avete avuto il coraggio di ammettere che avete paura della verità. Per questo oggi, offendendo il buonsenso prima ancora che di diritto, ci venite a parlare di conflitto di interessi in Commissione antimafia.
Colleghi, vi parlo di buonsenso perché state dicendo che un magistrato antimafia sarebbe in conflitto di interessi a parlare di mafia come un medico a parlare di sanità o un ingegnere di infrastrutture: santificate l'incompetenza, per dirla con le parole che abbiamo ascoltato in audizione.
E allora, prima di addentrarmi a discutere del perché questo provvedimento sia anche un'offesa al diritto, diciamo le cose come stanno. Questo disegno di legge non nasce per rafforzare la trasparenza: nasce per regolare un caso politico, per gestire un fastidio. E, quando una legge nasce per regolare un fastidio, non è più diritto: è vendetta, e la Repubblica si fonda non sulla vendetta (Applausi), ma sulla giustizia.
Voi, colleghi, volete non garantire l'imparzialità della Commissione antimafia, ma stabilire, con il pretesto del conflitto di interessi, che una maggioranza - segnatamente, quella del momento - possa decidere chi può parlare e chi deve tacere, chi può partecipare e chi no, chi è puro e chi è in conflitto e pretendete di farlo, primo punto, scrivendo che l'astensione scatta qualora ciò possa recare pregiudizio all'obiettività delle indagini. Di grazia, chi decide se c'è pregiudizio? Con quali criteri e con quale controllo? Quello che state introducendo non è altro che una censura istituzionalizzata, un meccanismo che può essere usato come arma politica contro l'opposizione.
Signor Presidente, chi garantisce che questo strumento non venga utilizzato per silenziare chi chiede conto dei rapporti opachi tra potere e criminalità? Chi ci assicura che non si stia costruendo una Commissione antimafia in cui si combatte più contro i commissari scomodi che contro le mafie stesse? (Applausi).
Secondo punto: prevedete non un divieto di retroattività, quello che è previsto per la legge penale, ma che il conflitto di interessi si applichi a chi è stato eletto e nominato prima dell'entrata in vigore della legge che lo prevede. Negate ad una persona che potrebbe essere in conflitto di interessi le garanzie previste per chi commette un reato. Questo è.
Terzo punto: confondete, o meglio fingete di confondere, perché vi fa comodo, la funzione conoscitiva e politica delle Commissioni d'inchiesta parlamentari con quella giurisdizionale dell'autorità giudiziaria. Le Commissioni d'inchiesta hanno gli stessi poteri dell'autorità giudiziaria, non la stessa natura, tant'è vero che non sono tribunali, non emettono sentenze e, dunque, non può applicarsi loro lo stesso obbligo di astensione previsto per i giudici.
Colleghi e colleghe, la verità è che siamo al paradosso, perché dite di voler difendere l'imparzialità, invece finite per colpire la libertà. Dite di voler evitare i conflitti di interesse, invece create un conflitto di potere. Attenzione, colleghi, un precedente come questo non si ferma qui: oggi riguarda l'antimafia, che rischia di essere trasformata da un organo di inchiesta e di ricerca della verità ad un luogo di epurazione politica. Chiamiamo le cose per nome. Domani, però, potrà riguardare qualunque altra Commissione d'inchiesta, qualunque altro tema che risulti scomodo a chi governa. Oggi tocca a un parlamentare di opposizione, domani potrà toccare a chiunque ed è una china molto pericolosa e chi ama veramente la democrazia dovrebbe essere il primo a fermarla. La verità è che voi volete colpire un collega di specchiata onestà, un uomo che per decenni ha servito lo Stato in prima linea nella lotta alla mafia, un ex magistrato che ha indagato dove altri tacevano e che oggi, da senatore della Repubblica, continua a mettere la sua competenza e la sua coscienza al servizio della verità. Colpire lui oggi significa mandare un messaggio a chiunque voglia alzare la testa domani: attento, potremmo zittire anche te.
Presidente, colleghe e colleghi, se passa l'idea che un Gruppo politico possa decidere chi ha diritto di parlare e chi no, allora non serviranno più le mafie a intimidire la verità: basteranno le maggioranze parlamentari. E la libertà non si difende quando conviene: si difende sempre, soprattutto quando è scomoda. Per questo siamo tutti Roberto Scarpinato. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, io parlo dal mio posto perché non siamo tutti Scarpinato. (Applausi). E io personalmente ne sono anche lieto, perché spiegherò alcune cose.
Faccio questo intervento perché alcune verità restino agli atti. Non voglio convincere nessuno, ognuno voterà questa legge secondo verità. Potremmo rispondere a centinaia di insulti che alcuni parlamentari hanno rivolto in particolare al Gruppo Forza Italia e ai Governi Berlusconi. Lo faccio non con le polemiche, o con analoghi aggettivi, ma con la forza dei numeri. Durante i Governi Berlusconi - sono stati diversi - la lotta alla mafia è stata incessante ed efficace, con risultati pratici e con norme importanti: nel periodo dal 2001 al 2005 e dal 2008 al 2011 sono stati arrestati - certo dalle Forze di polizia e dall'impegno della magistratura, ma sulla spinta di un'azione dei Governi guidati da Berlusconi - circa 1.300 latitanti mafiosi.
Nel 2002 fu reso permanente il 41-bis. Molti non lo sanno e lo voglio ricordare: il carcere duro all'epoca era rinnovato periodicamente, non faceva parte stabilmente dell'ordinamento dello Stato.
Ero Ministro di quel Governo e fu assunta la convinta decisione di renderlo un elemento permanente, che difatti fa parte dell'ordinamento. Ciò è avvenuto nel 2002, durante un Governo Berlusconi.
Nel 2008 - in quest'Assemblea ero Capogruppo del Popolo della Libertà e qualche collega forse c'era, e vedo il relatore, senatore Balboni - rafforzammo il 41-bis. Che cosa accadeva? Ricorsi in sede amministrativa vanificavano quei provvedimenti per una ragione, un cavillo. Noi modificammo alcune norme per rendere meno attaccabile dai ricorrenti, che erano evidentemente dei mafiosi, la combinazione del 41-bis, che fu reso più aspro contro i mafiosi. In quello stesso anno si è posto fine ai gratuiti patrocini per i reati mafiosi. Sono cose che hanno fatto i Governi Berlusconi in questo Paese: è la forza dei fatti contro le chiacchiere.
Nel 2009 sono stati dati più poteri - pensate un po' - al procuratore nazionale antimafia non perché chiudesse gli occhi, come ha fatto De Raho di fronte al caso Striano (Applausi), non per essere inerte di fronte a quello che è accaduto nella procura nazionale; noi abbiamo dato più poteri perché crediamo che da quello scranno, da quel posto si debba fare la lotta alla mafia.
Dal 2009 al 2011 sono stati arrestati 32 tra i più importanti latitanti mafiosi. Sono stati redatti il Piano nazionale e il codice antimafia nella fase 2010-2011. Sono stati sequestrati e confiscati circa 50.000 beni alle mafie solo nella fase 2008-2011 (poi quest'attività è proseguita anche con altri Governi) per un valore di 25 miliardi di euro. Nel 2008 è stato aumentato di 30 milioni il Fondo di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso.
Questo è quello che con orgoglio rivendicano il centrodestra e Forza Italia, in ricordo dei Governi Berlusconi che questi fatti hanno realizzato. (Applausi). Quando qualcun altro potrà avere lo stesso bilancio, lo venga a dire nelle Aule del Parlamento.
Peraltro, viene detto: non mi vogliono far combattere la mafia. Ma sei stato 30 anni alla guida della procura e potevi sgominare tutti; non è che lo devi fare, dopo che hai lasciato la procura della Repubblica, nella Commissione antimafia. (Applausi). Chi ha impedito a Scarpinato e altri di fare quello che volevano fare? Hanno avuto poteri ampi.
Ricordo anche dei fatti, tra cui l'interrogazione dell'allora onorevole Mancuso che riguardava Scarpinato, che risulta coinvolto in una vicenda immobiliare a Sciacca insieme a Lidia Maria Giulia e altri parenti, poi collegati alla signora Di Grado e ad altre persone di dubbia fama. È una vicenda immobiliare mai chiarita, perché all'epoca il ministro Diliberto diede risposte equivoche e noi vorremmo ancora sapere con chi ha avuto affari immobiliari il dottor Scarpinato.
In punta di fatto, le incompatibilità dove sono? Montante, già direttore di Confindustria e condannato - credo che stia in carcere attualmente - ricevette dei pizzini - lo ha detto lui - da Scarpinato, che gli dava l'elenco dei membri del Consiglio superiore della magistratura (CSM) dell'epoca per avere forse qualche promozione. Ripeto: Montante, condannato per reati connessi alla mafia. Chissà perché Scarpinato lo frequentava. Luca Palamara, che può piacere o meno, poi, a un certo punto, si è pentito delle nefandezze che compiva il CSM e - cito l'intervista del febbraio 2023 - ha detto: Scarpinato è considerato un eroe, ma ecco come ha avuto i posti. Io non ho visto smentite o querele a Palamara, che dice che Scarpinato, come tanti - ve lo ricordato quel CSM della vergogna? - ha fruito di spartizione di posti. Lui non sapeva, lui non vedeva, non conosceva Montante, non sapeva chi era la persona con cui a Sciacca facevano traffici immobiliari, non sapeva mai nulla. Questa è la storia del passato. Quindi, noi da Scarpinato non prendiamo alcuna lezione. (Applausi), anche perché Scarpinato ci tiene a dire che l'archiviazione fu parziale. Questo è un atto giudiziario. Il 1992 è l'anno della famosa inchiesta mafia e appalti, che è costata processi e persecuzioni al generale Mori e al colonnello De Donno, assolti dopo essere stati perseguitati ingiustamente da Scarpinato e altri, che vorrebbero riprocessarli in Commissione antimafia. (Applausi).
Questi, caro Presidente, sono atti giudiziari. Il 13 luglio 1992 si archivia parzialmente, ma in maniera sostanziale, l'inchiesta mafia e appalti. Le firme sono del dottor Guido Lo Forte e del dottor Roberto Scarpinato. Si dice che poi l'inchiesta in parte è stata riaperta: sì, 7-8 anni dopo.
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 18,50)
(Segue GASPARRI). Sono stati dati anni di vantaggio ad autentici criminali e chi ha sbagliato non venga in antimafia a dare lezioni, perché le carte sono queste. (Applausi).
Potremmo continuare. Le altre inchieste sui sistemi criminali sono state archiviate. Le stragi le ha fatte la mafia, avrà avuto anche complicità e quant'altro, ma alcune narrazioni sono state archiviate. A un certo punto sembra, secondo alcuni racconti, che a Capaci i mafiosi non trovassero nemmeno più spazio: tra fascisti, neofascisti, massoni, Licio Gelli, Servizi deviati; forse il mafioso che ha schiacciato il tasto per la strage di Capaci si doveva fare spazio fra tutti i presenti, stando alle fantomatiche ricostruzioni.
Veniamo ad adesso. Queste sono fonti aperte, sono i giornali. Che cosa ha fatto il dottor Scarpinato? Ha avuto colloqui con il dottor Natoli per istruire e suggerire domande. Poi dice: ma facciamole fare al senatore tal dei tali, e alcuni sono anche qui in Aula; no, quello non conta, non ho rapporti. Scarpinato diceva che voleva seppellire la Colosimo sotto una montagna di documenti e poi diceva a Natoli: io ti chiedo questo, tu rispondi quello. È tutto a disposizione. C'è un'incompatibilità grande come una casa e, se qualche istituzione - qualunque essa sia ‑ dovesse difendere questa incompatibilità, si assumerà la responsabilità di impedire la lotta alla mafia. (Applausi). Qualsiasi istituzione. Dobbiamo mettere valanghe di atti, è tutto sui giornali.
Poi Natoli - quello con cui Scarpinato combinava le domande - non con Scarpinato, ma con i parenti - ci sono le intercettazioni, e le leggo sui giornali - ha ricoperto di insulti la famiglia Borsellino, dicendo che la signora Borsellino era una deficiente e che l'avrebbe detto Paolo Borsellino; dei figli ha detto nefandezze, il dottor Natoli ha dovuto scusarsi pubblicamente, per dire con chi combinava le domande e le risposte Scarpinato. Sono indagati, Natoli ed altri, a Caltanissetta. È indagato Pignatone, collega di venture, che con la sua famiglia ha comprato 24 immobili da persone di malaffare. Viene detto negli atti dell'antimafia, lo scrivono i giornali, lo dice la televisione. Pignatone, se hai un briciolo di sangue, smentisci questa affermazione secondo cui tu e la tua famiglia avete comprato sottocosto case da persone di malaffare.
Questa è la storia italiana e noi dovremmo far fare il processo dell'antimafia.
PRESIDENTE. Naturalmente, il presidente Gasparri si assume la responsabilità di ciò che afferma.
GASPARRI (FI-BP-PPE). Signora Presidente, faccio riferimento a fonti aperte, a giornali. Poi le mando tutto.
PRESIDENTE. Siccome in Aula ricordiamo sempre addirittura i gradi di giudizio, qui siamo anche alle ipotesi. Lei ha usato il verbo indicativo, solo per questo glielo dico.
GASPARRI (FI-BP-PPE). Io l'ho invitato a fare una smentita. Guardi, il dottor Pignatone ha presieduto anche tribunali ecclesiastici, quindi se vuol fare una smentita… Dottor Pignatone, ha comprato sottocosto o no le case da persone di malaffare? Ha detto che le ha pagate anche in nero. Quel che sto dicendo è uscito dappertutto, l'ha detto interrogato dalla magistratura di Caltanissetta, mica l'ha detto a me.
Ebbene, noi riteniamo che De Raho debba spiegare la vicenda Striano, di cui potremmo a lungo parlare, perché anche l'omessa vigilanza, la culpa in vigilando, è qualcosa che uno che fa il procuratore nazionale antimafia dovrebbe spiegare.
Per quanto riguarda Scarpinato, parliamo di archiviazioni, acquisizioni, rapporti, domande, e vedo che qualche collega mi guarda, proprio quelli che sono stati citati, di cui si è detto: no, quello non è adatto, non gliele facciamo fare le domande, ma a quell'altro. Insomma, sceglievano pure quelli che facevano le domande.
Quindi, a chi viene qui a leggere i discorsini scritti da altri, noi opponiamo la verità della storia, di chi la mafia l'ha combattuta e di chi invece non ha alcun titolo morale e non può inquinare l'attività della Commissione antimafia, perché noi accusiamo Scarpinato ed altri di voler fare un processo postumo sbagliato inquinando e condizionando le Commissioni di oggi. (Applausi). Noi tutto questo non lo consentiremo. Facemmo la lotta alla mafia e continueremo a farla e Scarpinato chieda scusa agli italiani delle parziali archiviazioni e dei tanti errori che ha compiuto. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Patuanelli. Ne ha facoltà.
PATUANELLI (M5S). Signora Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, io non ho alcun intervento scritto da altri, ma dirò quello che penso, come sempre. Oggi lo dico come se fossi io Roberto Scarpinato e, fra l'altro, lo faccio dal suo banco. Il senatore che è intervenuto prima di me ha anticipato quello che avrei voluto dire e ha risposto indirettamente alla buona fede del senatore Della Porta, che nel suo intervento ha detto chiaramente che non c'è un intento ad personam, né persecutorio.
Poi ha parlato il presidente Gasparri e si è capito esattamente qual è il senso di questa norma. (Applausi).
Peraltro, credo anch'io che le sentenze abbiano il giusto peso e credo che vadano lette tutte, non a senso alternato. Ci sono sentenze che riguardano una forza politica di questo Parlamento. Non lo ripeto, perché è già stato detto e non voglio ripetere ciò che hanno detto gli altri - sarò anche breve - ma, insomma, mi sembra del tutto evidente che, quando si parla di sentenze, vadano lette, interpretate, viste e capite tutte.
Mi concentrerò su due elementi che ritengo fondamentali. Il primo riguarda il tema dei conflitti di interesse. La mia forza politica è da sempre interessata a fare un ragionamento serio e scevro da preconcetti rispetto all'argomento dei conflitti di interesse. Per trent'anni in questo Paese non si è potuto fare un dibattito serio su cosa serviva, da parte del legislatore, per fornire elementi chiari che riguardassero i conflitti di interesse, perché c'era una persona che era un portatore di conflitto di interesse in tutte le sue attività. La politica non si è potuta concentrare sui conflitti di interesse, perché - da un lato - c'era una strumentalizzazione e - dall'altro - c'era un'altra strumentalizzazione.
Oggi questo non c'è più e credo che sarebbe proprio il momento di affrontare il tema dei conflitti di interesse. Perché si ritiene che in una sola Commissione si debba individuare una norma atta a gestire potenziali conflitti di interesse e poi, ad esempio, c'è una Commissione il cui Presidente è uno dei più grandi avvocati italiani, l'avvocato Bongiorno? Riteniamo che non ci sia un conflitto di interesse? In questo ramo del Parlamento ci sono decine di avvocati che esercitano la professione anche mentre espletano il loro mandato parlamentare. Non c'è un conflitto di interesse? Vogliamo parlarne seriamente? Perché chi fa un'attività professionale non è in conflitto di interesse rispetto ai temi che sono in discussione in quest'Aula?
Ci sono tantissimi grandi imprenditori in quest'Aula. Ci sono conflitti di interesse? Vogliamo parlarne, capirli, vedere se è necessaria una norma complessiva sui conflitti di interesse? Ci sono imprenditori - un po' meno capaci, a mio avviso - anche tra i membri del Governo, che fingono di dismettere le proprie attività e fanno il Ministro del settore di riferimento delle proprie attività imprenditoriali. Però questo è lecito e non serve parlare del tema dei conflitti di interesse? (Applausi).
Per il suo tramite dico al senatore Della Porta, che sicuramente ha fatto un intervento in buona fede, che ciò dimostra che questa legge è fatta per togliere dalla Commissione antimafia due magistrati che hanno dedicato la loro vita a combattere la mafia. (Applausi). Se non è piaciuto il modo in cui l'hanno fatto, se hanno fatto delle cose che a delle parti politiche non sono piaciute, pazienza; però hanno dedicato la loro vita a combattere la mafia. E chi meglio di loro può dare un contributo a una Commissione che di questo tratta, o almeno dovrebbe trattare?
Secondo elemento, Presidente: noi non siamo preoccupati dell'approvazione di questo provvedimento. Tutto sommato, se anche questo provvedimento - cosa che immagino accadrà - non dovesse essere approvato in via definitiva entro la fine di questa legislatura, la mia preoccupazione sulla tenuta democratica di un Paese in cui la maggioranza presenta un testo come questo rimane inalterata. Il tema non è soltanto se questo disegno di legge diventerà legge dello Stato. Il problema di cui tutti dovremmo occuparci è se questo è il modo con cui si fa politica (non un atto legislativo). (Applausi). Questa è la scelta politica di una parte che stravolge le regole democratiche a colpi di maggioranza e vuole imporre la fuoriuscita o l'astensione in Commissione di un senatore e di un deputato soltanto su un presupposto politico.
Io chiedo ai colleghi di maggioranza - e sono tanti che hanno questa perplessità - di fermarsi e di dichiararlo pubblicamente.
Vorrei che quei tanti colleghi di maggioranza che in questi giorni durante il dibattito, nelle pieghe del dibattito, hanno dimostrato perplessità rispetto a questo modo di condurre il provvedimento in questione, la sua scrittura, il suo testo e il suo arrivo in Aula, lo dicessero pubblicamente: a noi non va bene un Paese in cui, anche se le Aule parlamentari sono elette democraticamente, c'è una parte delle forze politiche che vuole politicamente cancellare la storia di due magistrati antimafia; noi non siamo disponibili. (Applausi). Vorrei sentire queste parole da parte dei tanti colleghi di maggioranza che l'hanno detto e le vorrei sentire amplificate da questi microfoni.
Noi abbiamo iniziato tutti i nostri interventi dicendo: «siamo tutti Roberto Scarpinato». Ha detto bene il collega Marton: magari fossimo tutti noi un briciolo di quello che è stato e che è Roberto Scarpinato, con tutto quello che ha fatto per questo Paese. Vorrei davvero trovare in quest'Aula tanti più Roberto Scarpinato e vedere tante meno persone che, tutto sommato, se un campione dell'antimafia esce dalla Commissione antimafia sono contente. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bazoli. Ne ha facoltà.
BAZOLI (PD-IDP). Signora Presidente, è difficile dissimulare lo sconcerto per questa iniziativa legislativa che viola palesemente tanti principi di diritto e anche tanti principi di natura costituzionale. Lo sconcerto, se possibile, aumenta alla luce delle parole del collega Gasparri che, se fossimo in un'aula di tribunale, sarebbero una dichiarazione palesemente confessoria: il senatore Gasparri ha confessato (Applausi) che il provvedimento in questione è fatto per consentire di togliere dalla Commissione antimafia una persona che non la pensa come il senatore Gasparri. Questo è il punto. In questo disegno di legge si dice che non può partecipare alle sedute della Commissione antimafia una persona che si trovi in conflitto di interessi in relazione a determinati fatti oggetto dell'indagine della Commissione antimafia. Questo dice il testo di legge. In cosa consista questo conflitto di interessi non è in alcun modo precisato, cioè non si spiega cos'è il conflitto di interessi.
Il conflitto di interessi in campo giuridico, nel campo del diritto amministrativo, del diritto penale e della responsabilità erariale, è quel conflitto che si ha quando c'è un interesse privato che confligge con un interesse pubblico. Se un pubblico ufficiale, nell'adottare un provvedimento, si fa influenzare da un interesse privato, che condiziona il suo provvedimento che quindi non risponde più all'interesse pubblico ma a un interesse privato, quello è conflitto di interessi, e così si definisce. In questo caso, invece, non è definito che cos'è conflitto di interessi. Chi lo definisce? Chi stabilisce cos'è conflitto di interessi? Sapete chi stabilisce, secondo questo disegno di legge, un conflitto di interessi che impedisce a un componente della Commissione antimafia di svolgere il suo mandato di commissario della Commissione antimafia? Lo decide la maggioranza: la maggioranza pro tempore decide, quando e se ne ha il desiderio, se un commissario della Commissione antimafia è o non è in conflitto di interessi. Quindi la maggioranza, a suo arbitrio, può decidere di escludere un componente di minoranza dall'esercizio delle sue funzioni in Commissione antimafia. (Applausi). Questo è quello che c'è scritto in questa legge. Ma vi rendete conto che è una compressione incredibile, palese e inaccettabile delle prerogative di un parlamentare, se viene rimesso alla mercé della maggioranza decidere se quel parlamentare può o non può partecipare ai lavori di una Commissione, e di una Commissione così importante come quella antimafia? È inaccettabile. Questo viene fatto, come ha confessato poco fa il senatore Gasparri, per togliere di mezzo il senatore Scarpinato, che è antipatico.
È antipatico perché sostiene tesi che non collimano con alcune tesi che invece vengono sostenute da una parte della maggioranza e, quindi, è meglio eliminarlo dalla Commissione antimafia con un atto di legge che consente alla maggioranza di toglierlo di mezzo.
Colleghi, tutto questo è inaccettabile, come vi è stato detto dai colleghi che prima di me hanno citato le sentenze della Corte costituzionale secondo le quali nessun parlamentare può essere privato delle proprie prerogative per atto normativo, amministrativo e di qualunque natura. Non si può fare, è una violazione delle prerogative parlamentari. Non si può fare una legge che quando limita una libertà, che è la libertà di un parlamentare di frequentare una Commissione parlamentare, non spiega quali sono i criteri attraverso i quali si può privare di questa libertà. Tutto questo non è accettabile. Condivido quanto detto dal senatore Patuanelli e spero ci sia un sussulto di responsabilità da parte dei parlamentari di maggioranza. Se infatti passasse una norma così, costituirebbe un precedente spaventoso, che autorizzerebbe qualunque maggioranza in futuro a fare la stessa cosa.
Voglio aggiungere, concludendo sul punto, che questa vicenda è, a mio avviso, tanto più preoccupante perché avviene proprio sullo sfondo di quel contrasto che si sta verificando all'interno della Commissione antimafia nella ricostruzione di alcune vicende drammatiche del nostro Paese. Un contrasto che riguarda la ricostruzione del periodo dello stragismo mafioso degli anni Novanta, che ha, purtroppo, segnato il nostro Paese e che vede contrapposta una lettura che cerca di schiacciare quegli episodi come legati solo alla criminalità organizzata e chi invece ritiene che quegli episodi siano in linea e in scia con tanti eventi che hanno condizionato la nostra democrazia, nei quali c'è anche il coinvolgimento del terrorismo neofascista e di parte dei Servizi. Siamo dentro questo scontro. Lo sfondo di questa vicenda è dentro questo scontro e noi sappiamo che al suo interno ci sono tanti interessi, anche opachi, che puntano a indirizzare la direzione di indagine e di verifica della Commissione antimafia solo da una parte, senza consentire la libertà di verifica delle varie ipotesi su cui si sta facendo una ricostruzione anche di natura politica.
La cosa che a me colpisce di questa vicenda è che si arriva al punto che i condizionamenti di questi poteri opachi, ancora presenti nel Paese, non solo riescono a permeare una parte dei media che stanno facendo una battaglia su questo, ma addirittura arrivano in Parlamento. Riescono a condizionare addirittura un'attività legislativa per fare in modo che quelli che vengono considerati nemici di una ricostruzione storica vengano tolti di mezzo dalla possibilità di fare la loro attività d'indagine parlamentare. Questo mi preoccupa molto ed è lo sfondo sul quale si sta verificando questa vicenda.
Mi auguro davvero, con tutta la mia speranza, che ci si fermi qui e che questo progetto di legge naufraghi perché sarebbe un precedente molto pericoloso per questo Parlamento. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Russo. Ne ha facoltà.
RUSSO (FdI). Signora Presidente, io sono semplicemente Raoul Russo, senatore della Repubblica e siedo con onore e umiltà al mio posto perché così hanno voluto gli italiani che hanno dato il loro consenso al progetto politico di Giorgia Meloni e della comunità umana e politica di Fratelli d'Italia, che è erede di una storia importante, quella della destra italiana, una storia fatta di sacrifici, battaglie politiche e sociali, combattute sempre in nome dell'Italia e del suo popolo. Un'avventura incredibile che è stata vissuta soprattutto da generazioni di giovani che si sono succedute negli anni e che hanno sempre avuto a cuore i valori della legalità, dell'onestà e, quindi, della libertà da qualsiasi ricatto mafioso come stella polare del loro percorso esistenziale.
«Potrei anche morire da un momento all'altro, ma morirei sereno pensando che resteranno giovani come voi a difendere le idee in cui credono: ecco, in quel caso non sarei morto invano».
Naturalmente non sono parole mie, ma di Paolo Borsellino. (Applausi). Con queste parole, nel settembre del 1990, alla festa nazionale del Fronte della Gioventù consegnò un messaggio indimenticabile ad una platea di giovani di destra. Quel giorno Borsellino, inconsapevolmente, scrisse il proprio epitaffio. Quei ragazzini, invece, decisero di incidere quella frase nei loro cuori e nelle loro menti, per farne memoria nella loro azione militante quotidiana.
Era la generazione di quei ragazzi che, all'indomani della strage di via D'Amelio, con ancora nelle orecchie il boato dell'esplosione che dilaniò Palermo, riempirono la città con i manifesti: meglio un giorno da Borsellino che cento anni da Ciancimino. Io facevo umilmente parte di quella platea dei giovani di Siracusa.
Questa premessa, con annessa autocitazione biografica, fatta con nessun intento autocelebrativo, mi è necessaria per confutare con forza i deliranti insulti che dai banchi delle opposizioni sono piovuti nei confronti delle forze politiche di maggioranza, in particolare di Fratelli d'Italia e nei confronti della presidente Chiara Colosimo, giovane, appassionata e preparata Presidente della Commissione antimafia, che a pieno titolo fa parte di questa storia. (Applausi).
Infatti, gli argomenti che ho udito in quest'Aula da parte di chi si oppone a questa norma di civiltà altro non sono stati che richiami a fantomatici complotti che le forze di maggioranza avrebbero ordito per tacitare una presunta voce scomoda in Commissione antimafia. Di scomodo vi è solo la retorica intollerante di chi ritiene di essere depositario di verità assolute e di una pretesa superiorità morale, degna di Torquemada e Robespierre. (Applausi).
Per fortuna, di questa retorica fuorviante e inconcludente gli elettori se ne sono accorti ed il declino elettorale ce lo conferma, elezione per elezione. Oggi, invece, dobbiamo affrontare una questione che va al cuore della credibilità delle nostre istituzioni: il tema del conflitto di interessi all'interno della Commissione parlamentare antimafia, con particolare riferimento alla posizione del senatore Roberto Scarpinato ed al filone d'inchiesta relativo alla strage di via d'Amelio.
Nel corso dei decenni, la Commissione, dalla sua istituzione negli anni Sessanta, ha contribuito a far emergere verità scomode, a proporre riforme legislative, a segnalare i rapporti pericolosi tra mafia, politica ed economia. Le sue relazioni hanno avuto un impatto enorme sul dibattito pubblico e sulla memoria collettiva. Ecco perché non possiamo permettere che la sua autorevolezza venga messa in discussione.
La Commissione antimafia deve essere un faro di trasparenza e imparzialità, non può sopportare zone d'ombra o sospetti di conflitto. I suoi poteri sono disciplinati dall'articolo 82 della Costituzione: poteri e limiti analoghi a quelli dell'autorità giudiziaria, rinnovati di legislatura in legislatura da un'apposita norma.
I compiti sono chiari: indagare sul fenomeno mafioso, verificare l'attuazione delle leggi, proporre modifiche normative, acquisire atti e documenti, convocare audizioni, riferire periodicamente alle Camere. Tuttavia, in questo impianto normativo persiste una lacuna grave: nessuna disciplina sui conflitti di interesse dei commissari, né obblighi di dichiarazione, né procedure di valutazione, né sanzioni. Tutto è lasciato al senso di responsabilità personale e a prassi informali: una lacuna che per noi oggi diventa insostenibile.
Parlando del principio generale di imparzialità, tocchiamo un principio cardine del nostro ordinamento. Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma del fondamento stesso di ogni funzione pubblica: l'imparzialità, regolata dalle norme nel nostro ordinamento che regolano l'agire dei funzionari pubblici e dei magistrati.
Lo Stato è rigoroso con i suoi funzionari e con i suoi magistrati. A maggior ragione non possiamo accettare che una Commissione parlamentare che indaga con i poteri dell'autorità giudiziaria su fenomeni drammatici come una strage di mafia non si ponga questo problema.
La Commissione antimafia non è un organo tecnico, è vero, ma le sue relazioni hanno un peso enorme: incidono sulla memoria pubblica, orientano la politica legislativa, entrano nei libri di storia, e se anche un solo dubbio di parzialità si insinua, tutto il lavoro rischia di essere delegittimato.
È per questo che il concetto di apparenza di imparzialità diventa decisivo. I cittadini devono avere la certezza che nessuno stia usando la Commissione per confermare tesi già sostenute o per rileggere la propria storia professionale.
È noto che il senatore Scarpinato, durante la sua carriera di magistrato, ha avuto un ruolo centrale in due filoni strettamente connessi: le indagini sulla strage di via d'Amelio del 19 luglio 1992, seguite dalla procura di Caltanissetta, dove egli prestava servizio come sostituto procuratore. Quelle indagini, lo sappiamo, furono complesse e segnate da errori e depistaggi che hanno portato a processi di revisione ed a una verità giudiziaria costruita con fatica nei decenni successivi. Poi, i processi sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, condotti dalla procura di Palermo, in cui Scarpinato ebbe un ruolo di primo piano, sostenendo in aula una ricostruzione che legava direttamente la stagione stragista ai rapporti tra apparati dello Stato e organizzazioni mafiose.
In entrambi i casi egli non è stato osservatore esterno; è stato un protagonista diretto, pubblico ministero titolare di indagini, artefice di scelte processuali, autore di requisitorie che hanno segnato il dibattito pubblico.
Ora, possiamo davvero ritenere che la stessa persona che ieri indagava e sosteneva una precisa la lettura di quei fatti in tribunale oggi possa sedere come commissario in Commissione e contribuire a scrivere relazioni su quelle stesse vicende? Noi pensiamo di no e non per sfiducia personale, ma per una ragione di principio: chi è stato attore diretto di una vicenda non può essere anche arbitro imparziale della sua rilettura istituzionale; la sovrapposizione tra la funzione giudiziaria esercitata ieri e il ruolo politico istituzionale ricoperto oggi rischia di trasformarsi in una condizione di oggettiva incompatibilità.
Il rischio è duplice: da un lato, che i lavori della Commissione vengano percepiti come condizionati da chi deve difendere o rilanciare le proprie tesi passate; dall'altro, che le stesse conclusioni della Commissione perdano valore agli occhi dell'opinione pubblica, perché macchiate dal sospetto di parzialità.
Non è irrilevante ricordare che la vicenda di via d'Amelio ancora oggi è una ferita aperta nella coscienza civile del Paese. I familiari delle vittime chiedono da anni piena verità e trasparenza, a partire dai figli del compianto giudice Borsellino.
In questo contesto, sarebbe devastante se la Commissione antimafia fosse percepita come il luogo in cui si confermano ricostruzioni già sostenute da uno dei suoi membri quando era magistrato, che non hanno superato il vaglio della magistratura giudicante. Lo stesso Scarpinato ha avuto ampiamente modo di portare avanti le sue teorie da magistrato e molte di esse non hanno portato a nessun successo giudiziario. Ecco perché la posizione del senatore Scarpinato, rispetto al filone d'inchiesta sulla strage di via d'Amelio e alla trattativa Stato-mafia appare, indipendentemente dalle intenzioni personali, oggettivamente incompatibile con il principio d'imparzialità che deve guidare i lavori della Commissione antimafia.
Sia chiaro, non stiamo discutendo dell'onorabilità del senatore Scarpinato, né del suo impegno contro la mafia; stiamo discutendo di un principio: nessuno può essere chiamato a giudicare vicende nelle quali è stato parte diretta. Se questo principio vale per un giudice o per un pubblico ministero, deve valere anche per i Commissari parlamentari, tanto più in una materia delicata come l'antimafia. La lotta alla mafia è la sfida più importante per la nostra Nazione. Non possiamo permettere che la Commissione antimafia, simbolo della presenza dello Stato, sia indebolita da zone d'ombra. Lo dobbiamo ai cittadini, ma soprattutto alla memoria di Paolo Borsellino, di Giovanni Falcone e di tutte le vittime della mafia.
Mi sembra opportuno, a tal proposito, ricordare le parole che Manfredi Borsellino in una lettera aperta ha voluto dedicare ai suoi figli, nel momento in cui hanno avuto notizie dalla stampa di come il giudice Natoli, nel suo ambito familiare, definiva i figli e i congiunti stessi del giudice Borsellino (cosa di cui poi si è dovuto scusare pubblicamente). A questo punto, scrive Manfredi Borsellino, sento il dovere di dirvi oggi di continuare a camminare sempre a testa alta, perché forse vostro padre e le vostre zie per questi personaggi avranno pochi neuroni, ma siamo stati fortunati per aver avuto figli come voi e genitori - per dirla in gergo calcistico, come sapete, caro a papà - di un'altra categoria.
Ecco, in Commissione antimafia devono operare in scienza e coscienza Commissari di un'altra categoria, mossi unicamente dalla volontà di raggiungere la verità; e una parte della verità potrebbe appunto rintracciarsi in quel covo di vipere, come ebbe a definire Paolo Borsellino la procura di Palermo, in cui operava anche il giudice Scarpinato.
La Commissione antimafia deve restare un luogo di verità, imparzialità e credibilità, non un'arena di sospetti e di conflitti; ecco perché insistiamo: il conflitto di interessi va disciplinato per legge e va affrontato subito, qui e ora, non per convenienza politica, com'è stato detto, ma per rispetto delle istituzioni e della Repubblica stessa.
Mi si permetta di concludere con un doveroso ringraziamento al presidente Chiara Colosimo (Applausi), che con abnegazione ed equilibrio guida la Commissione antimafia cercando la verità, laddove magari ancora non è stata cercata, partendo dalle audizioni delle principali vittime viventi della strage di via d'Amelio, cioè i figli del compianto Borsellino.
Per essere chiari, l'unica volta che la Presidente ha interrotto il senatore Scarpinato - che si è lamentato pubblicamente di essere stato tacitato nei lavori di Commissione - è stata quando lo stesso, agendo più da pubblico ministero inquisitore che da parlamentare, ha cercato di condurre quasi un controinterrogatorio nei confronti di Lucia Borsellino e suo marito Fabio Trizzino. Tutto ciò non è accettabile.
La presidente Colosimo è stata allora oggetto di un linciaggio incredibile, osceno e violento: questo non lo possiamo accettare, come non abbiamo potuto accettare quello che abbiamo subito in quest'Aula.
Sia chiaro: il nostro unico intendimento è la ricerca della verità e della giustizia. È quello che ci interessa per storia politica, per credo ideologico, ma soprattutto per rispetto del nostro ruolo di parlamentari.
Respingiamo quindi al mittente qualsiasi accusa di aver voluto fare un atto parziale per tacitare qualcuno. Noi vogliamo dare parola agli italiani che vogliono verità. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Vi anticipo quanto già comunicato ai Gruppi. Nella seduta di domani, alle ore 11, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale terrà un'informativa sul piano di pace per la striscia di Gaza. I Gruppi potranno intervenire per cinque minuti.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
BAZOLI (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAZOLI (PD-IDP). Signora Presidente, si è spento questa notte a Brescia, a quasi cent'anni di età, Franco Castrezzati. Partecipò alla lotta di Resistenza ai nazifascisti da partigiano nelle Fiamme verdi e dedicò poi la sua vita alla tutela dei diritti dei lavoratori da sindacalista della CISL, ricoprendo per molti anni il ruolo di dirigente e responsabile della FIM-CISL di Brescia. Fu in tale veste che venne incaricato di prendere la parola in piazza della Loggia il 28 maggio 1974 per parlare a nome dei sindacati nel corso della manifestazione antifascista che si teneva quella mattina. Era sua la voce che ancora si sente nella registrazione di quell'evento, lui che parla dal palco, protetto dagli ombrelli sotto la pioggia, lui che si interrompe al momento dell'esplosione, lui che, dopo un momento di incertezza, comincia a urlare al microfono per cercare di governare la folla che ondeggia e sbanda impaurita.
Lo incontravo sempre alla messa di suffragio della strage che si tiene al cimitero di Brescia tutti gli anni, il 28 maggio al mattino presto, una piccola cerimonia quasi intima e appartata, che precede la commemorazione pubblica successiva. Negli ultimi tempi arrivava in carrozzina accompagnato dal figlio. Ci stringevamo la mano, ci guardavamo negli occhi e lui si commuoveva ricordando quei momenti, lo sgomento, lo strazio, il sangue, l'incrocio con mio padre, smarrito in piazza in cerca di mia madre. Ci capivamo, entrambi vittime in diverso modo di quella tragedia.
Con lui se ne va un pezzo della nostra storia, della storia della nostra città. Un abbraccio da parte mia e di tutto il Gruppo del Partito Democratico ai figli e ai nipoti. Ti sia lieve la terra, caro Franco. Addio. (Applausi).
PRESIDENTE. Grazie, senatore Bazoli. La Presidenza, anche a nome dell'Assemblea, si unisce al cordoglio della famiglia di Franco Castrezzati e naturalmente partecipa alla sua personale emozione che abbiamo percepito e condividiamo.
FLORIDIA Aurora (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLORIDIA Aurora (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signora Presidente, ciò che è successo stamattina nel Veronese, provincia da cui provengo, nel paese di Castel d'Azzano, che ha causato la morte di tre carabinieri è una tragedia che lascia sgomenti e profondamente addolorati e che ha spezzato in un attimo la vita di intere famiglie. Ci ricorda ancora una volta quanto sia difficile e rischioso il lavoro di chi ogni giorno è chiamato a garantire legalità e sicurezza nel nostro Paese.
Tutta la mia vicinanza va alle famiglie dei tre servitori dello Stato che hanno perso la vita: il luogotenente Marco Piffari, il carabiniere scelto Davide Bernardello e il brigadiere capo Valerio Daprà.
Mi stringo all'Arma dei carabinieri, ai colleghi profondamente colpiti dalla perdita dei loro compagni e anche alle 25 persone rimaste ferite durante l'intervento, a cui auguro pronta guarigione. Un grazie sincero al personale sanitario e ai Vigili del fuoco per il loro coraggio e la loro prontezza.
Tre servitori dello Stato hanno perso la vita compiendo il proprio dovere, con quella dedizione silenziosa e quotidiana che rappresenta la forza più autentica delle nostre istituzioni. In questo momento di dolore profondo, rinnovo il mio pensiero alle famiglie dei tre carabinieri spezzate da questa tragedia. A loro rivolgo la mia vicinanza, il mio cordoglio e il mio pieno sostegno. (Applausi).
ALOISIO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALOISIO (M5S). Signora Presidente, porto in Aula il grido di paura e rabbia, ma non di rassegnazione, di migliaia di cittadini napoletani e turisti che quotidianamente transitano per le vie e le piazze che cingono la stazione Centrale di Napoli, porta d'accesso di una città che trasuda oltre 2.500 anni di storia e che non merita lo stato di abbandono in cui versa.
Piazza Garibaldi è diventata, purtroppo, lo specchio di una politica nazionale che ha deciso di eliminare dalla propria agenda alcune parole che riecheggiano solo negli slogan di Giorgia Meloni: sicurezza, legalità, ordine pubblico. Attraverso di lei, Presidente, invito la Presidente del Consiglio a mettere piede a Napoli, precisamente nei pressi di Piazza Garibaldi di sera, o magari a leggere gli accorati appelli social dell'assessore Lorenzo Iorio della seconda municipalità, che da tempo denuncia, nella completa indifferenza delle istituzioni, l'illegalità diffusa nella zona e i mercati abusivi serali che rendono Napoli una casbah della malavita. Questi luoghi sono diventati ricettacoli di degrado, foraggiati con merce di provenienza illecita, rubata e rivenduta da migranti, ma fornita da uomini e donne senza scrupoli che strumentalizzano il bisogno di gente che vive ai margini della società, negli interstizi delle case e dei vicoli. Mi chiedo: ma dov'è lo Stato che integra e include attraverso la formazione?
Presidente Giorgia Meloni - a cui mi rivolgo sempre attraverso lei, signora Presidente - per lei questo significa combattere la criminalità e rendere sicuri i quartieri della città? Si combatte la criminalità e si crea la sicurezza solo riconoscendo il lavoro dei migranti e rendendo la loro vita degna di essere vissuta.
Quando parliamo di sicurezza urbana, non stiamo parlando di una tela bianca. Abbiamo una cornice normativa chiara, quella dell'articolo 4 della legge 18 aprile 2017, n. 48, che dovrebbe guidare interventi integrati tra Stato, Regioni ed enti locali per restituire vivibilità, decoro e legalità alle nostre città: belle parole che diventano chiacchiere da bar se non seguite dai fatti.
Per questo motivo, ho scritto un'interrogazione parlamentare esortando il Governo a intervenire e a fare presto, citando Andy Warhol. Peraltro, la sicurezza manca in tutte le città e non solo a Napoli. Voglio puntualizzare che il problema è di carattere nazionale. Oggi chiediamo al Governo di dimostrare questa capacità affinché ogni cittadino possa continuare ad avere fiducia nello Stato, i residenti possano camminare per la strada senza guardarsi alle spalle, i commercianti possano svolgere la loro attività con serenità e i turisti arrivino in una città in cui le strade raccontino storie non di pericolo, ma di bellezza, cultura e opportunità.
Signora Presidente, onorevoli colleghi, presidente Giorgia Meloni, questa fiducia si costruisce non con proclami, ma con progettualità che funzionino, con obiettivi chiari e con responsabilità condivisa tra Stato, Regioni ed enti locali, ai sensi del richiamato articolo 4 della legge n. 48 del 2017. (Applausi).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 15 ottobre 2025
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 15 ottobre, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,30).
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alfieri, Barachini, Berrino, Bongiorno, Borghese, Borgonzoni, Butti, Castelli, Cattaneo, Crisanti, De Poli, De Rosa, Durigon, Fazzolari, Garavaglia, Iannone, La Pietra, Meloni, Mirabelli, Monti, Morelli, Nastri, Ostellari, Petrenga, Rauti, Rubbia, Segre, Sisto e Spagnolli.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Valente, per partecipare a un incontro istituzionale; Barcaiuolo, Borghesi, Losacco, Malpezzi, Orsomarso e Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Giacobbe, per partecipare a un incontro internazionale.
Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari, variazioni nella composizione
Il Presidente del Senato della Repubblica ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari, la senatrice Gisella Naturale, in sostituzione della senatrice Barbara Guidolin, dimissionaria.
Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, variazioni nella composizione
Il Presidente del Senato della Repubblica ha chiamato a far parte della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani la senatrice Guidolin in sostituzione della senatrice Naturale, dimissionaria.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Centinaio Gian Marco, Bergesio Giorgio Maria
Modifiche al decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150, in materia di uso di droni per l'irrorazione aerea di prodotti fitosanitari in agricoltura (1680)
(presentato in data 13/10/2025);
senatori Nave Luigi, Di Girolamo Gabriella, Sironi Elena
Modifiche all'articolo 36 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, e altre disposizioni in materia di istituzione dell'area marina protetta dell'isola di Capri (1681)
(presentato in data 14/10/2025).
Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli
In data 14/10/2025 la 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: "Conversione in legge del decreto-legge 9 settembre 2025, n. 127, recante misure urgenti per la riforma dell'esame di Stato del secondo ciclo di istruzione e per il regolare avvio dell'anno scolastico 2025/2026" (1634)
(presentato in data 09/09/2025)
Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 10 ottobre 2025, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 13 giugno 2025, n. 91 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/1438, che modifica la direttiva 2001/110/CE concernente il miele, la direttiva 2001/112/CE concernente i succhi di frutta e altri prodotti analoghi destinati all'alimentazione umana, la direttiva 2001/113/CE relativa alle confetture, gelatine e marmellate di frutta e alla crema di marroni destinate all'alimentazione umana e la direttiva 2001/114/CE relativa a taluni tipi di latte conservato parzialmente o totalmente disidratato destinato all'alimentazione umana (n. 316).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 10 ottobre 2025 - alla 9ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 40 giorni dall'assegnazione. Le Commissioni permanenti 4ª e 5ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 9ª Commissione permanente in tempo utile rispetto al predetto termine.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 10 ottobre 2025, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 1 e 5 della legge 13 giugno 2025, n. 91 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/1226, relativa alla definizione dei reati e delle sanzioni per la violazione delle misure restrittive dell'Unione e che modifica la direttiva (UE) 2018/1673 (n. 317).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 10 ottobre 2025 - alla 2ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 40 giorni dall'assegnazione. Le Commissioni permanenti 4ª e 5ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 2ª Commissione permanente in tempo utile rispetto al predetto termine.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 10 ottobre 2025, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 13 giugno 2025, n. 91 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/1711, che modifica le direttive (UE) 2018/2001 e (UE) 2019/944 per quanto riguarda il miglioramento dell'assetto del mercato dell'energia elettrica dell'Unione (n. 318).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 10 ottobre 2025 - alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 40 giorni dall'assegnazione. Le Commissioni permanenti 4ª e 5ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 8ª Commissione permanente in tempo utile rispetto al predetto termine.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 10 ottobre 2025, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 13 giugno 2025, n. 91 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2023/2226, recante modifica della direttiva 2011/16/UE, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale (n. 319).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 10 ottobre 2025 - alla 6ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 40 giorni dall'assegnazione. Le Commissioni permanenti 4ª e 5ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 6ª Commissione permanente in tempo utile rispetto al predetto termine.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 10 ottobre 2025, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 1 e 16 della legge 13 giugno 2025, n. 91 - lo schema di decreto legislativo recante recepimento della direttiva (UE) 2024/1619, che modifica la direttiva 2013/36/UE per quanto riguarda i poteri di vigilanza, le sanzioni, le succursali di paesi terzi e i rischi ambientali, sociali e di governance, nonché per l'adeguamento al regolamento (UE) 2024/1623, che modifica il regolamento (UE) n. 575/2013 per quanto concerne i requisiti per il rischio di credito, il rischio di aggiustamento della valutazione del credito, il rischio operativo, il rischio di mercato e l'output floor (n. 320).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 10 ottobre 2025 - alla 6ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 40 giorni dall'assegnazione. Le Commissioni permanenti 4ª e 5ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 6ª Commissione permanente in tempo utile rispetto al predetto termine.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 10 ottobre 2025, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 1 e 4 della legge 13 giugno 2025, n. 91 - lo schema di decreto legislativo recante recepimento della direttiva (UE) 2023/2225, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 2008/48/CE (n. 321).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 10 ottobre 2025 - alla 6ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 40 giorni dall'assegnazione. Le Commissioni permanenti 4ª e 5ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 6ª Commissione permanente in tempo utile rispetto al predetto termine.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 10 ottobre 2025, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 13 giugno 2025, n. 91 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2023/2668, che modifica la direttiva 2009/148/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con un'esposizione all'amianto durante il lavoro (n. 322).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 10 ottobre 2025 - alla 10ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 40 giorni dall'assegnazione. Le Commissioni permanenti 4ª e 5ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 10ª Commissione permanente in tempo utile rispetto al predetto termine.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 10 ottobre 2025, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 1 e 8 della legge 13 giugno 2025, n. 91 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/884, che modifica la direttiva 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche - RAEE (n. 323).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 10 ottobre 2025 - alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 40 giorni dall'assegnazione. Le Commissioni permanenti 4ª e 5ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 8ª Commissione permanente in tempo utile rispetto al predetto termine.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 10 ottobre 2025, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 13 giugno 2025, n. 91 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2023/2413, che modifica la direttiva (UE) 2018/2001, il regolamento (UE) 2018/1999 e la direttiva n. 98/70/CE per quanto riguarda la promozione dell'energia da fonti rinnovabili e che abroga la direttiva (UE) 2015/652 (n. 324).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 10 ottobre 2025 - alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 40 giorni dall'assegnazione. Le Commissioni permanenti 4ª e 5ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 8ª Commissione permanente in tempo utile rispetto al predetto termine.
Il Ministro della cultura, con lettera del 9 ottobre 2025, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, commi 9 e 10, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 - gli schemi di decreto ministeriale recanti:
- rimodulazione delle risorse del Fondo per la tutela del patrimonio culturale per gli anni 2022-2024, con riferimento alla regione Puglia (n. 325);
- rimodulazione delle risorse del Fondo per la tutela del patrimonio culturale per gli anni 2022-2024, con riferimento alla regione Friuli Venezia Giulia (n. 326).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, gli schemi di decreto sono deferiti alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere su ciascuno di essi entro 20 giorni dall'assegnazione.
Il Ministro della difesa, con lettere del 13 ottobre 2025, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 - gli schemi di decreto ministeriale di approvazione dei seguenti programmi pluriennali di A/R (Ammodernamento e Rinnovamento):
- n. SMD 11/2025, relativo al potenziamento della capacità All Terrain Vehicles (ATV) dello strumento militare terrestre in ottica Full/ATV (n. 327);
- n. SMD 17/2025, denominato «Nuovo elicottero da esplorazione e scorta (NEES)», relativo al rinnovamento della componente aeromeccanizzata dello strumento terrestre (n. 328).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, gli schemi di decreto sono deferiti alla 3ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 40 giorni dall'assegnazione. La 5ª Commissione permanente potrà formulare le proprie osservazioni alla 3ª Commissione permanente in tempo utile rispetto al predetto termine.
Governo, trasmissione di atti e documenti
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 6 ottobre 2025, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1-bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 2 ottobre 2025, recante l'approvazione, con prescrizioni, del Piano annuale per l'anno 2025 notificato dalla società TIM S.p.a., relativo agli acquisti di beni e servizi concernenti la progettazione, la realizzazione, la manutenzione e la gestione dei servizi di comunicazione elettronica a banda larga basati sulla tecnologia 5G.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1ª, alla 8ª e alla 9ª Commissione permanente (Atto n. 920).
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 6 ottobre 2025, ha inviato, ai sensi degli articoli 1 e 2 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 2 ottobre 2025, recante l'esercizio dei poteri speciali, con condizioni, in relazione all'acquisizione, da parte di Scanfil plc, dell'intero capitale sociale di MB Elettronica S.r.l., e, indirettamente, della sua controllata MB Elettronica L. S.r.l., di EBS Elettronica S.r.l., di Hi-Tech Elettronica S.r.l., e di Cafel Elettronica S.r.l.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento alla 1ª, alla 8ª e alla 9ª Commissione permanente (Atto n. 921).
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettere in data 9 e 10 ottobre 2025, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 25 febbraio 1999, n. 66, le relazioni d'inchiesta relative ai seguenti incidenti aerei:
- incidente occorso al Boeing B767-300, marche di identificazione N189DN, in fase di salita dopo il decollo dall'aeroporto internazionale di Malpensa, in data 24 luglio 2023 (Atto n. 918);
- incidente occorso al velivolo Air Tractor AT802A, marche di identificazione I-SPEB, presso il Lago Santa Croce (BL), in data 12 agosto 2023 (Atto n. 919).
La predetta documentazione è trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente.
Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con lettere in data 6 ottobre 2025, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9 della legge 24 gennaio 1978, n. 14, le comunicazioni concernenti:
- la proroga della nomina del dottor Donato Liguori a commissario straordinario dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale (n. 116);
- la nomina del dottor Eliseo Cuccaro a commissario straordinario dell'Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno centrale (n. 117).
Tali comunicazioni sono deferite, per competenza, alla 8a Commissione permanente.
Il Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, con lettera in data 10 ottobre 2025, ha inviato, ai sensi dell'articolo 13 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, riferita all'anno 2024 (Doc. LXXXVII, n. 2).
Il predetto documento è stato deferito, in data 10 ottobre 2025, ai sensi dell'articolo 144-bis del Regolamento, in sede referente, alla 4ª Commissione permanente e, per l'esame delle parti di rispettiva competenza, a tutte le altre Commissioni permanenti.
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, è deferito alle sottoindicate Commissioni permanenti il seguente documento dell'Unione europea, trasmesso dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Stato del decennio digitale 2025: continuare a costruire la sovranità e il futuro digitale dell'UE (COM(2025) 290 definitivo), alla 8a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente.
Garante per l'infanzia e l'adolescenza, trasmissione di atti. Deferimento
La Garante per l'infanzia e l'adolescenza, con lettera in data 6 ottobre 2025, ha inviato un documento di studio e di proposta concernente: "La mediazione familiare in Italia".
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Atto n. 922).
Parlamento europeo, trasmissione di documenti. Deferimento
Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera inviata l'8 ottobre 2025, ha trasmesso il testo di 22 documenti, approvati dal Parlamento stesso nella tornata dall'8 all'11 settembre 2025, deferiti, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia:
risoluzione sulla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti, alla 4a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XII, n. 652);
risoluzione definita in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) 2021/1057 che istituisce il Fondo sociale europeo Plus (FSE+) per quanto riguarda misure specifiche per affrontare le sfide strategiche, alla 3a, alla 4a, alla 5a, alla 8a, alla 9a, e alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 653);
risoluzione definita in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (UE) 2021/1058 e (UE) 2021/1056 per quanto riguarda misure specifiche per affrontare le sfide strategiche nel contesto del riesame intermedio, alla 3a, alla 4a, alla 5a, alla 8a, alla 9a, e alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 654);
risoluzione definita in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2023/956 per quanto riguarda la semplificazione e il rafforzamento del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, alla 4a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XII, n. 655);
risoluzione definita in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 909/2014 per quanto riguarda l'introduzione di un ciclo di regolamento più breve nell'Unione, alla 4a e alla 6a Commissione permanente (Doc. XII, n. 656);
risoluzione definita in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) 2015/848 relativo alle procedure di insolvenza allo scopo di sostituirne gli allegati A e B, alla 2a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 657);
risoluzione definita in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2018/1727 per quanto riguarda la proroga del termine per l'istituzione del sistema automatico di gestione dei fascicoli di Eurojust, alla 2a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 658);
risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e la Repubblica federativa del Brasile sulla cooperazione con e tramite l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol) e la Polizia federale del Brasile, alla 2a, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 659);
risoluzione relativa al progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione, dell'accordo rafforzato di partenariato e di cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica del Kirghizistan alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 660);
risoluzione non legislativa sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione, dell'accordo rafforzato di partenariato e di cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica del Kirghizistan, dall'altra, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 661);
risoluzione sulle relazioni 2023 e 2024 della Commissione sull'Ucraina, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 662);
risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa all'adesione di Vanuatu all'accordo di partenariato interinale tra la Comunità europea, da una parte, e gli Stati del Pacifico, dall'altra, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 663);
risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa al rinnovo dell'accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra la Comunità europea e il governo della Repubblica dell'India, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 664);
risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo di cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione svizzera, dall'altra, sui programmi europei di navigazione satellitare, alla 3a, alla 4a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XII, n. 665);
risoluzione sul ruolo della politica di coesione nel sostegno alla transizione giusta, alla 4a, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XII, n. 666);
risoluzione sul ruolo degli investimenti della politica di coesione per risolvere l'attuale crisi abitativa, alla 4a, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XII, n. 667);
risoluzione sulle possibilità di semplificazione dei fondi di coesione, alla 4a e alla 5a Commissione permanente (Doc. XII, n. 668);
risoluzione sulla governance di internet - Rinnovo del mandato del Forum sulla governance di internet, alla 4a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XII, n. 669);
risoluzione sul tema "Rafforzare la resilienza della Moldova dinanzi alle minacce ibride e alle ingerenze malevole della Russia", alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 670);
risoluzione sulla detenzione di cittadini dell'UE nelle zone occupate di Cipro, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 671);
risoluzione "Gaza al punto di rottura: azione dell'UE per contrastare la carestia, necessità urgente di liberare gli ostaggi e di procedere verso una soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati", alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 672);
risoluzione sulla situazione in Colombia dopo l'ondata di recenti attacchi terroristici, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 673).
Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento
La Commissione europea ha trasmesso, in data 13 ottobre 2025, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:
la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma Giustizia per il periodo 2028-2034 e che abroga il regolamento (UE) 2021/693 (COM(2025) 463 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4ª Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 13 ottobre 2025. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 2a Commissione permanente, con il parere della Commissione 4ª.
Petizioni, annunzio
Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia.
La signora Matilde Giunti, Direttrice delle campagne di CitizenGO Italia, unitamente a numerosissimi altri cittadini, chiede la sollecita approvazione del disegno di legge Atto Camera n. 2423, recante disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico (Petizione n. 1483, assegnata alla 7a Commissione permanente);
il signor Calogero Coniglio, in qualità di Presidente dell'Associazione ANAFePC -Accademia Nazionale per l'Alta Formazione e Promozione della Cultura, chiede disposizioni in materia di incompatibilità tra cariche ordinistiche e incarichi sindacali del sindacato infermieristico di categoria (Petizione n. 1484, assegnata alla 10a Commissione permanente);
la signora Loretta Deias da Grosseto chiede disposizioni relative alla gestione dei centri contro la violenza sulle donne (Petizione n. 1485, assegnata alla 2a Commissione permanente);
il signor Stefano Cardella da Raffadali (Agrigento) e numerosi altri cittadini chiedono l'attivazione delle opportune procedure parlamentari volte a promuovere la nomina dei Professori Paolo Bellavite ed Eugenio Serravalle in seno al NITAG (National Immunization Technical Advisory Group - Gruppo Tecnico Consultivo Nazionale sulle Vaccinazioni) (Petizione n. 1486, assegnata alla 10a Commissione permanente);
il signor Giovanni Peroncini da Ronciglione (Viterbo), in qualità di portavoce del progetto "Tribunale Laura Girardello", chiede disposizioni volte ad attuare una transizione del sistema alimentare nazionale verso un modello etico, sostenibile e basato su un'agricoltura vegetale (Petizione n. 1487, assegnata alla 9a Commissione permanente);
il signor Aniello Traino da Neirone (Genova) chiede disposizioni volte a prevedere una nuova estensione della platea dei beneficiari della carta "Dedicata a te" rispetto ai criteri previsti per il 2025 (Petizione n. 1488, assegnata alla 5a Commissione permanente);
il signor Francesco Di Pasquale da Cancello e Arnone (Caserta) chiede:
- l'istituzione presso i Comuni della Consulta dei Consiglieri comunali di maggioranza e opposizione, deputata alla valutazione delle problematiche locali (Petizione n. 1489, assegnata alla 1a Commissione permanente);
- disposizioni severe di contrasto al fenomeno della corruzione elettorale (Petizione n. 1490, assegnata alla 2a Commissione permanente);
- disposizioni volte a vietare l'esecuzione di esperimenti nucleari (Petizione n. 1491, assegnata alle Commissioni permanenti riunite 8a e 9a);
- disposizioni volte a favorire l'indizione di referendum a livello locale (Petizione n. 1492, assegnata alla 1a Commissione permanente);
- disposizioni volte a garantire l'equità della tassazione (Petizione n. 1493, assegnata alla 6a Commissione permanente);
- interventi urgenti di contrasto al fenomeno del dissesto idrogeologico (Petizione n. 1494, assegnata alla 8a Commissione permanente);
- la riduzione delle addizionali IRPEF regionale e comunale in favore dei pensionati (Petizione n. 1495, assegnata alla 6a Commissione permanente);
- l'installazione, nei luoghi maggiormente sensibili in tema di sicurezza, di telecamere dotate anche di impianto audio (Petizione n. 1496, assegnata alla 1a Commissione permanente);
- disposizioni volte a ridurre il fenomeno dell'astensione dal voto dei cittadini (Petizione n. 1497, assegnata alla 1a Commissione permanente);
- maggiori controlli relativamente ai bilanci di previsione e ai rendiconti degli Enti locali (Petizione n. 1498, assegnata alla 5a Commissione permanente);
- la previsione di appositi provvedimenti nei confronti degli amministratori pubblici in caso di dissesto finanziario dell'Ente (Petizione n. 1499, assegnata alla 1a Commissione permanente);
- interventi a supporto del settore dell'agricoltura (Petizione n. 1500, assegnata alla 9a Commissione permanente);
- interventi di contrasto al fenomeno degli allagamenti, con particolare riguardo alla Regione Campania (Petizione n. 1501, assegnata alla 8a Commissione permanente);
- l'istituzione della Consulta dei cittadini presso la Presidenza del Consiglio dei ministri (Petizione n. 1502, assegnata alla 1a Commissione permanente);
- disposizioni in materia di additivi e conservanti negli alimenti (Petizione n. 1503, assegnata alla 9a Commissione permanente);
- l'istituzione della Giornata della libertà di stampa (Petizione n. 1504, assegnata alla 1a Commissione permanente);
- disposizioni in materia di conflitto d'interesse delle multinazionali dei farmaci (Petizione n. 1505, assegnata alla 10a Commissione permanente);
- disposizioni in materia di candidature alle elezioni (Petizione n. 1506, assegnata alla 1a Commissione permanente);
la signora Enrica Birsa da Trieste chiede modifiche all'articolo 1, commi 4 e 6, della legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2025 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027), in materia di misure di sostegno al reddito dei lavoratori dipendenti (Petizione n. 1507, assegnata alla 5a Commissione permanente);
il signor Antonio Sorrento, Presidente dell'Associazione P.I.N. (Partite IVA Nazionali), chiede, in vista di un'eventuale nuova definizione agevolata dei carichi fiscali, disposizioni volte alla cancellazione immediata dei debiti contributivi prescritti (Petizione n. 1508, assegnata alla 6a Commissione permanente);
i signori Gianfrancesco Caputo, Consigliere Nazionale Partito Socialista Italiano, Pasquale Sorrentino, Consigliere provinciale della Provincia di Salerno, Rosanna Pecorelli, Consigliere del Comune di Sapri, Antonio Pisani, Segretario sezione Partito Socialista Italiano di Sapri, ed altri cittadini chiedono disposizioni volte a mantenere in funzione il punto nascita dell'Ospedale di Sapri nonché la revisione del criterio numerico di cui al decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, recante "Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute" (c.d. Decreto Balduzzi") (Petizione n. 1509, assegnata alla 10a Commissione permanente);
il signor Francesco Di Pasquale da Cancello ed Arnone (Caserta) chiede:
- l'istituzione della Scuola della Pubblica Amministrazione (Petizione n. 1510, assegnata alla 1a Commissione permanente);
- maggiori controlli in merito all'utilizzo dei fondi del PNRR (Petizione n. 1511, assegnata alla 5a Commissione permanente);
- controlli volti ad accertare l'eventuale nocività dell'aglio di importazione cinese (Petizione n. 1512, assegnata alla 9a Commissione permanente);
- disposizioni volte a valorizzare le antiche arti e i mestieri (Petizione n. 1513, assegnata alla 9a Commissione permanente);
Il signor Walter Modeo da Secondigliano (Napoli) propone una serie argomentata di disposizioni in materia di misure alternative alla detenzione in casi specifici nonché di iniziative volte alla rieducazione e reinserimento sociale post-detentivo (Petizione n. 1514, assegnata alla 2a Commissione permanente);
Mozioni
PIRONDINI, FLORIDIA Barbara, ALOISIO, PATUANELLI, MAIORINO, DI GIROLAMO, NAVE, PIRRO, BEVILACQUA, BILOTTI, CASTELLONE, CATALDI, CROATTI, DAMANTE, GAUDIANO, GUIDOLIN, LICHERI Ettore Antonio, LICHERI Sabrina, LOPREIATO, LOREFICE, MARTON, MAZZELLA, NATURALE, SCARPINATO, SIRONI, TURCO - Il Senato,
premesso che:
il sistema dei finanziamenti per il settore del cinema e dell'audiovisivo, a seguito dell'approvazione della legge n. 220 del 2016, ha visto l'istituzione del fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo che, in particolare, ha stabilito che esso è alimentato, a regime, con gli introiti erariali derivanti dalle attività del settore;
con riferimento alle tipologie di intervento finanziate con le risorse del fondo, la prima è costituita dagli incentivi fiscali. Al riguardo la legge n. 220 del 2016 ha ridisegnato la disciplina del credito di imposta, di cui possono beneficiare le imprese di produzione, distribuzione, post-produzione, esercizio cinematografico, le industrie tecniche, le imprese italiane che lavorano per produzioni straniere, le imprese esterne al settore che investono nel cinema italiano. In linea generale, le aliquote sono state rese modulabili e, in alcuni casi, ne è stato elevato l'ammontare rispetto al quadro previgente;
una seconda tipologia di intervento finanziata a valere sulle risorse del fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo è costituita dagli incentivi automatici. In particolare, l'importo complessivo dei contributi automatici spettante a ogni impresa è determinato sulla base di parametri oggettivi, relativi alle opere cinematografiche o audiovisive precedentemente prodotte o distribuite dalla stessa impresa. Possono essere introdotti meccanismi premianti rispetto ai risultati ottenuti da particolari tipologie di opere ovvero in determinati canali distributivi e in determinati periodi dell'anno;
la terza tipologia di intervento finanziata a valere sulle risorse del fondo (articolo 26 della legge n. 220 del 2016, come modificato, da ultimo, dall'articolo 1, comma 54, della legge n. 213 del 2023) è costituita da contributi selettivi attribuiti sulla base della valutazione di una commissione composta da esperti nominati dal Ministro della cultura e destinati prioritariamente alle opere cinematografiche e, in particolare, a opere prime e seconde, opere realizzate da giovani autori, film difficili realizzati con modeste risorse finanziarie, opere di particolare qualità artistica, nonché opere sostenute da contributi provenienti da più aziende. Ulteriori contributi selettivi sono attribuiti alle imprese operanti nel settore dell'esercizio cinematografico, a quelle di nuova costituzione, alle start-up e a quelle che abbiano i requisiti delle microimprese, con particolare riferimento alle piccole sale cinematografiche ubicate nei comuni aventi meno di 15.000 abitanti;
la legge di bilancio per il 2024 (legge n. 213 del 2023) ha inciso sull'intera disciplina, in particolare il comma 54 dell'articolo 1 modifica la disciplina relativa al cosiddetto tax credit cinema prevista dalla legge n. 220 del 2016 e a ulteriori contributi previsti dalla medesima legge, e ha ridotto da 750 a 700 milioni di euro annui (a decorrere dal 2024) il livello di finanziamento minimo del fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo;
il 10 luglio 2024 è stato pubblicato il decreto interministeriale n. 225 che ha introdotto disposizioni applicative in materia di credito di imposta per le imprese di produzione cinematografica e audiovisiva. Segue un decreto correttivo che apporta modifiche al citato decreto n. 225 con la finalità dichiarata di rispondere all'esigenza di adeguare ulteriormente i requisiti di accesso ai crediti d'imposta riconosciuti al settore della produzione di opere cinematografiche e audiovisive;
i principi fondamentali introdotti dal decreto interministeriale sono i seguenti: a) il produttore deve essere in grado di certificare la copertura finanziaria con risorse private di almeno il 40 per cento del costo di produzione del film; b) obbligo di un numero minimo di proiezioni in sala e in determinati slot orari;
riguardo alle modifiche al credito d'imposta per le imprese di produzione cinematografica e audiovisiva, in particolare, si stabilisce che il tax credit sia riconosciuto in misura non inferiore al 15 per cento e non superiore al 40 per cento del costo complessivo di produzione di opere cinematografiche e audiovisive;
viene in particolare introdotta una maggiore discrezionalità nella modulazione dell'agevolazione riconosciuta sia alle opere cinematografiche sia per le opere audiovisive in quanto per entrambe le tipologie viene previsto che l'aliquota del credito d'imposta non sia più ordinariamente prevista nella misura del 40 per cento ma "nella misura massima del 40 per cento";
i ritardi accumulati dal Ministero della cultura hanno di fatto paralizzato l'industria cinematografica per mesi, generando una situazione di stallo che ha comportato gravi conseguenze sulla produzione e sull'occupazione, tanto da spingere il settore ad organizzare incontri e proteste per esprimere la propria preoccupazione e chiedere una celerità da parte delle istituzioni sinora mancata;
nonostante rappresentanti del Governo abbiano più volte affermato che la nuova riforma è stata pensata per sostenere il comparto cinematografico, senza privilegiare pochi a danno di molti, il decreto pubblicato sembra andare nella direzione opposta, confermando la tendenza a favorire le grandi produzioni a discapito dei piccoli produttori indipendenti, oltre a non tener conto di nessuna proposta avanzata dalle associazioni di settore;
inoltre, il Governo ha di fatto giustificato il taglio da 130 milioni di euro destinati al credito d'imposta come uno spostamento di risorse sui contributi selettivi, in realtà il decreto di riparto n. 145 del 12 aprile 2024 mostra come i contributi selettivi siano aumentati soltanto di 37,6 milioni di euro, generando comunque un taglio da circa 90 milioni al credito d'imposta;
tra le motivazioni dichiarate che hanno portato alla modifica delle disposizioni del tax credit cinema vi è quella di risolvere il problema del circa 50 per cento di film prodotti che non riescono ad arrivare in sala, considerandoli, per questo, esempio di spreco di denaro pubblico e dunque si considera "abuso" l'aver girato un film che poi non riesce a trovare sbocco in sala;
la prima considerazione che si oppone a tale argomentazione è che la sala non è che una delle possibili destinazioni di un'opera, spesso solo la prima in ordine di tempo anche solo sotto forma di "uscita tecnica", e che i film sono beni durevoli che non esauriscono la loro vita nell'arco di mesi, né di anni, ma spesso rivelano ed aumentano il proprio valore nel tempo;
inoltre, il finanziamento al cinema non rappresenta un sostegno al mercato, ma poggia sul principio europeo dell'eccezione culturale, tanto da avere natura di fondo perduto, e che il tax credit, per sua natura, è una misura automatica finalizzata a favorire ed attrarre investimenti, e non ha natura selettiva;
il citato decreto n. 225, al contrario, prevedendo che i requisiti, pressoché impossibili da raggiungere per piccole e medie imprese, si abbassino sensibilmente in caso di ottenimento del finanziamento selettivo, ha di fatto agganciato il riconoscimento del tax credit all'ottenimento dei finanziamenti selettivi, rendendo questi ultimi porta di accesso anche al primo. Di conseguenza il ruolo delle commissioni selettive su ciò che verrà prodotto o meno diventa determinante in modo esponenziale;
peraltro, vero è che il tax credit rappresenta finanziamento a fondo perduto alla cultura, ma si traduce in lavoro per un'estesa platea di lavoratori generando i relativi flussi fiscali, previdenziali e di capacità di spesa;
il tax credit e tutti i fondi messi a disposizione nella legge sul cinema n. 220 del 2016 nascono con l'obiettivo di sostenere e valorizzare il cinema indipendente italiano, ovvero tutti quei prodotti audiovisivi e cinematografici che nascono grazie al talento e alla creatività di artisti italiani e vengono realizzati da produzioni (ovvero imprese del cinema) italiane e indipendenti (cioè non riconducibili alle grandi multinazionali del cinema mondiale);
nel corso del tempo, purtroppo, il tax credit in particolare è diventato strumento con il quale le major del cinema internazionale, che sono delle holding, hanno eroso la maggior parte del credito di imposta previsto dalla legge sul cinema usando aziende create o acquisite in Italia ma riconducibili a multinazionali straniere; lo stesso meccanismo si è verificato nei bandi selettivi dove grandi registi di chiara fama hanno avuto accesso a finanziamenti;
appare dunque evidente quanto sia impropria l'equivalenza tra "film che non passa in sala (o che incassa poco) e abuso di denaro pubblico". L'abuso di denaro pubblico si verifica, piuttosto, se e quando il budget di un film viene gonfiato per aumentare il contributo percentuale di Stato sotto forma di tax credit e questo può avvenire, o non avvenire, in film piccoli così come in film grandi, naturalmente in proporzione al budget. Pertanto questo tipo di abuso si potrà ostacolare soltanto introducendo maggiori controlli sulle documentazioni e tetti all'eleggibilità delle voci di spesa;
tra le modifiche intervenute vi è poi la fissazione di un tetto alla quota di eleggibilità per il tax credit delle paghe "sopra la linea" (quelle di regista, sceneggiatori, attori protagonisti, produttore esecutivo), inserendo due parametri di tetto di eleggibilità: singolarmente, ai livelli dei dirigenti pubblici e, complessivamente, ad una percentuale rispetto al budget complessivo (il 30 per cento);
parimenti è stato introdotto un tetto di eleggibilità anche alle paghe "sotto la linea" (peraltro fissato al minimo sindacale aumentato al massimo del 20 per cento), in nessun modo paragonabili alle prime, in quanto, con i contratti collettivi oggi in essere, questo tipo di paga alla categoria degli attori non permetterebbe il professionismo, tranne che a quella percentuale esigua che ricopre costantemente il ruolo da protagonista. Tale soglia, dunque, a differenza della prima, appare del tutto ingiustificata e gravemente penalizzante per l'intero sistema;
infine, appare evidente che non fare una distinzione, per i requisiti di accesso al tax credit, tra i film "sul mercato", secondo la terminologia adottata dal decreto interministeriale n. 225 del 2024, e opere prime e seconde di produzioni medie o piccole sia un grande errore, in quanto i secondi ne usciranno enormemente penalizzati;
dunque, se modificare le disposizioni sul tax credit era certo necessario, per migliorarne l'efficacia e ridurne i margini di abuso che in alcuni casi ne veniva fatto, tuttavia si è intervenuto solo per ridurre il numero di film prodotti, penalizzando le produzioni piccole e medie, con un effetto di ricaduta negativa sull'occupazione del settore oltre che sulla pluralità espressiva;
appare pertanto indispensabile un ripensamento profondo dei meccanismi di finanziamento al cinema e in particolare di quelli destinati a opere prime e seconde ed a società medio-piccole, vale a dire i destinatari primi e più naturali, secondo il principio europeo dell'eccezione culturale;
a tale scopo appare auspicabile, per opere prime e seconde, istituire un nuovo fondo, che rappresenti un impulso in termini di generazione di maggior lavoro per tutti i lavoratori e le imprese della filiera ed in termini di crescita espressiva e culturale, ampliando inoltre e diversificando l'offerta cinematografica al pubblico;
inoltre appare utile individuare ulteriori fonti di finanziamento e auto-finanziamento, come ad esempio una tassa di scopo sul modello francese su tutti i biglietti di film non europei (o non italiani);
è indubbio lo stato di crisi in cui versa il cinema italiano, dovuta anche all'imposizione di un blocco dell'erogazione dei fondi, voluto dall'ex ministro Sangiuliano;
nell'ambito della cerimonia dei "David di Donatello", l'attore Elio Germano ha criticato la gestione del Ministero della cultura, evidenziando le difficoltà del settore cinematografico italiano. In risposta, il ministro Giuli ha definito Germano parte di una "minoranza rumorosa" che si esprime senza reale ascolto, anche in sedi istituzionali come il Quirinale. Germano ha replicato a sua volta durante un evento a Milano, affermando che "la vera solitudine è quella di chi governa senza ascoltare i lavoratori" e sostenendo che sia inquietante che un rappresentante della politica faccia nome e cognome di un cittadino;
in seguito a questi scambi, oltre cento figure del cinema italiano, tra cui registi, attori e sceneggiatori, hanno sottoscritto una lettera aperta al ministro Giuli. Nel testo, gli artisti denunciano una crisi sistemica del settore, attribuita a un'incertezza normativa e ai ritardi nella gestione della riforma del tax credit. La lettera sottolinea come queste problematiche abbiano colpito in particolare le produzioni più piccole e indipendenti, lasciando molti lavoratori senza sostegno al reddito per il 2025 e senza sussidi per il 2024;
gli autori della lettera chiedono al Ministero di avviare un dialogo costruttivo con le associazioni di categoria e di interrompere le polemiche nei confronti di chi esprime critiche legittime. Esprimono inoltre solidarietà a Elio Germano e Geppi Cucciari, che anche si era espressa in modo critico, sottolineando l'importanza di tutelare la cultura e la democrazia italiana attraverso il rispetto delle competenze e dei diritti di tutti, chiedendo infine un incontro tra il Ministero e le associazioni che rappresentano attori, autori e tecnici;
nella lettera si legge tra l'altro: "Una crisi che rischia inoltre di togliere creatività, autonomia e innovazione a tutto il settore, privandolo della possibilità di competere culturalmente ed economicamente a livello internazionale. L'auspicata prossima pubblicazione della versione definitiva del decreto correttivo tax credit è una prima risposta, ma incompleta e insufficiente. Riteniamo che sia necessario attivare iniziative ben più ampie e rilevanti (...) La cultura e la democrazia italiana non possono essere piegate ad interessi di parte, ma vanno tutelate e arricchite con rispetto delle competenze, delle professionalità, delle regole costituzionali e dei diritti di tutti e tutte",
impegna il Governo:
1) al fine di contrastare le pratiche di abuso e spreco di denaro pubblico, ad adottare iniziative volte ad introdurre maggiori controlli sulle documentazioni e tetti all'ammissibilità delle voci di spesa;
2) ad intraprendere ogni iniziativa utile di carattere normativo finalizzata ad istituire un nuovo e distinto fondo, volto alla possibilità di scoperta e di crescita di nuovi talenti del cinema indipendente italiano, rivolto esclusivamente alla produzione di opere prime e seconde a budget non superiore ai 2 milioni di euro, con tetti all'eleggibilità delle paghe ai fini del tax credit uguali sia "sopra" che "sotto la linea", per le quali la circuitazione sia strutturata e preordinata a monte dallo Stato e nelle quali non vi sia alcuna sostituzione di lavoro umano da parte di software di intelligenza artificiale in nessuna fase del processo creativo e realizzativo;
3) ad adottare iniziative volte a garantire la trasparenza nella scelta delle opere da finanziare e la libertà espressiva di queste opere attraverso un adeguato meccanismo di composizione e funzionamento delle commissioni selettive, anche al fine di far nascere e crescere nuovi talenti e consolidarne altri, sempre a garanzia della loro libertà e pluralità espressiva, garantendo che la commissione selettiva sia diversa ad ogni sessione, sorteggiata dopo la presentazione delle domande, tra tutti i professionisti del settore che si candideranno e saranno giudicati idonei in base a criteri predeterminati di curricula;
4) ad adottare iniziative anche di carattere normativo volte a prevedere che il lasso di tempo tra l'uscita delle opere in sala e l'arrivo sulle piattaforme sia elevato a 10 mesi;
5) ad adottare iniziative di competenza volte ad introdurre anche meccanismi che favoriscono l'equa distribuzione del lavoro e di premialità per l'equilibrio di genere;
6) ad adottare iniziative di carattere normativo volte a modificare il tax credit secondo i seguenti criteri:
a) diminuire il tax credit al 20 per cento per i film di budget superiore ai 5 milioni di euro e al 30 per cento per quelli dai 2,5 milioni di euro ai 5, mantenere il 40 per cento per quelli inferiori ai 2,5 milioni;
b) richiedere un'uscita in sala in almeno 30 copie per almeno 2 settimane a programmazione intera per l'accesso al tax credit;
c) escludere dal tax credit le società detenute da soci esteri di Paesi non in regime di reciprocità;
d) diminuire il tax credit al 25 per cento per le produzioni esecutive in Italia promosse da strutture estere ma in regime di coproduzione;
e) escludere dal tax credit le produzioni televisive nelle quali l'emittente copra più del 70 per cento, del costo del prodotto, mentre, al di sotto, riconoscere il tax credit al 25 per cento;
7) ad adottare ogni ulteriore iniziativa volta a stimolare la crescita economica e occupazionale del settore e incrementare l'attrattività culturale del Paese.
(1-00159)
ROMEO, BERGESIO, BIZZOTTO, BORGHESI, BORGHI Claudio, CANTALAMESSA, CANTÙ, CENTINAIO, DREOSTO, GARAVAGLIA, GERMANÀ, MARTI, MINASI, MURELLI, PAGANELLA, PIROVANO, POTENTI, PUCCIARELLI, SPELGATTI, STEFANI, TESTOR, TOSATO - Il Senato,
premesso che:
il Premio Nobel per la Pace, istituito dal testamento di Alfred Nobel del 1895 e assegnato per la prima volta nel 1901, rappresenta il più alto riconoscimento internazionale conferito a chi abbia contribuito "al maggior bene dell'umanità" mediante la promozione della pace, della cooperazione tra i popoli e della soluzione pacifica dei conflitti;
tale onorificenza, nel corso dei decenni, ha avuto una funzione non solo celebrativa, ma propulsiva e simbolica, premiando figure e organizzazioni che hanno avuto il coraggio di avviare percorsi di riconciliazione, di costruire ponti diplomatici e di affermare il primato della politica sul conflitto armato;
tra i numerosi precedenti significativi figurano Theodore Roosevelt (1906) per la mediazione nella guerra russo-giapponese; Woodrow Wilson (1919) per la creazione della Società delle Nazioni; Anwar al-Sadat e Menachem Begin (1978) per gli Accordi di Camp David; Yitzhak Rabin, Shimon Peres e Yasser Arafat (1994) per gli Accordi di Oslo e Barack Obama (2009) per l'impegno a rafforzare la diplomazia internazionale; tali esempi attestano come il Premio Nobel per la Pace possa e debba essere conferito anche in chiave prospettica, quale incentivo alla prosecuzione di processi di pace, ovvero al consolidamento dei risultati diplomatici già avviati;
considerato che:
il 7 ottobre 2023 Hamas ha compiuto un attacco terroristico di inaudita violenza contro lo Stato di Israele, provocando la morte di oltre 1.200 civili, il rapimento di centinaia di ostaggi, ed ha innescato una spirale di violenza e instabilità che ha rapidamente travolto l'intera regione mediorientale; l'escalation ha coinvolto attori statali e non statali, aggravando una crisi umanitaria senza precedenti nella Striscia di Gaza e compromettendo gli equilibri di sicurezza in tutto il quadrante regionale;
il "Piano di pace per Gaza", promosso dall'amministrazione statunitense guidata dal presidente Donald J. Trump, rappresenta ad oggi la più concreta e articolata proposta di cessate il fuoco e di stabilizzazione duratura dell'area, prevedendo una serie di misure e tappe politiche, umanitarie e di sicurezza, finalizzate alla smilitarizzazione di Gaza, alla ricostruzione civile e al riconoscimento reciproco delle parti; il suddetto piano, grazie ad una intensa attività diplomatica, è stato accettato da tutte le controparti, inclusa Hamas, segnando un evento di portata storica nella diplomazia mediorientale; la mediazione, condotta sotto impulso della diplomazia statunitense, ha coinvolto attivamente Egitto, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania e Turchia, a conferma di un processo multilaterale di pace senza precedenti recenti nella regione;
il valore politico del Piano di pace si iscrive in continuità con gli Accordi di Abramo del 2020, promossi dalla prima amministrazione Trump, che portarono alla normalizzazione dei rapporti tra Israele e diversi Stati arabi (Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco e Sudan); questi accordi hanno rappresentato uno dei risultati diplomatici più significativi degli ultimi decenni nel mondo arabo-israeliano, ed hanno l'obiettivo di lungo periodo di coinvolgere la totalità dei Paesi dell'area;
in aggiunta, durante le due esperienze alla guida degli Stati Uniti, Trump ha ripetutamente espresso la volontà di porre fine ai conflitti e di favorire la pace attraverso la via diplomatica, il dialogo diretto tra le parti e il rifiuto dell'interventismo armato;
valutato infine che:
l'effettiva attuazione del piano di pace per Gaza, ovvero il mantenimento di un cessate il fuoco duraturo, sotto garanzie internazionali, costituirebbero un motivo fondato e legittimo per proporre la candidatura del presidente Donald J. Trump al Premio Nobel per la Pace; tale riconoscimento avrebbe un forte valore di incoraggiamento per tutti gli attori coinvolti, e in particolare per la società civile israeliana e palestinese, nel promuovere una cultura della pace e del reciproco rispetto;
in un momento storico segnato dal ritorno di sentimenti di antisemitismo e radicalizzazione, un'iniziativa di pace di questa portata rappresenta un segnale di speranza e di responsabilità globale,
impegna il Governo a sostenere la candidatura del presidente Donald J. Trump al Premio Nobel per la Pace 2026, quale riconoscimento del suo ruolo di mediazione e del contributo alla pacificazione in Medio Oriente, condizionando tale sostegno al concreto svolgimento e alla realizzazione del piano di pace per Gaza.
(1-00160)
Interrogazioni
BAZOLI, VERINI, MALPEZZI, PARRINI, LA MARCA, RANDO, FINA, CAMUSSO, IRTO, GIACOBBE, ROJC, ALFIERI, VERDUCCI, CRISANTI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
la segreteria provinciale del SIULP di Brescia, principale sindacato nazionale degli operatori della Polizia di Stato e maggiormente rappresentativo in Lombardia, ha segnalato con una lettera del 1° luglio 2025 indirizzata alla Sindaca di Brescia gravi criticità riconducibili al drastico decremento dell'organico della Sezione Polizia stradale di Brescia e dei suoi sei distaccamenti (Desenzano del Garda, Darfo Boario Terme, Chiari, Iseo, Montichiari e Salò), passato, dal 2004 a oggi, da 180 a 130 unità attualmente disponibili;
con specifico riferimento alla Sezione di Brescia, è stato segnalato come degli attuali 40 operatori presenti, 11 poliziotti siano assegnati all'Ufficio verbali. Tale personale, sebbene consistente, gestisce oltre 50.000 contestazioni al Codice della strada ogni anno, dovendo sostenere un enorme carico di lavoro se raffrontato con il medesimo impegno assegnato al Compartimento di Milano. L'impiego di una cospicua parte di personale in ambito amministrativo, inoltre, incide inevitabilmente sull'operatività della Polizia stradale e delle "Specialità", comportando una carenza cronica di pattuglie sulla rete stradale e autostradale;
è stato segnalato, altresì, come gli operatori turnisti rimasti presso la Sezione Polizia stradale di Brescia, pari circa a 8 poliziotti, debbano coprire i cinque quadranti orari presso la sala operativa sezionale, monitorando le segnalazioni diramate dai numeri di emergenza su scala provinciale, ritrovandosi nella situazione di non avere a disposizione il personale ed essere costretti ad utilizzare operatori posti all'altro capo della provincia dal momento in cui quelli presenti in autostrada dipendono da altri comandi autostradali;
si rileva, inoltre, un drastico calo del personale amministrativo, oltre che, vista l'età media del personale in forza alla Sezione, le logiche concorsuali in atto, nonché il grado gerarchico ricoperto da alcuni per anzianità e servizio, l'impossibilità di molti di effettuare alcune tipologie di servizio, poiché incardinati con mansioni apicali e non ancora sostituiti con nuove procedure concorsuali;
considerato che:
secondo quanto evidenziato, queste sono solo alcune delle innumerevoli criticità emerse dalla lettera della SIULP, che lascia trasparire un quadro di profonda difficoltà e di impossibilità di prestare servizio in modo efficiente, omogeneo ed efficace sul territorio;
anche il depotenziamento di servizi connessi alle forze di polizia delle specialità dello Stato ha ricadute molto profonde sulle attività di prevenzione e sulla percezione di sicurezza generalmente percepita dai cittadini;
la carenza strutturale di organico fa venire meno molti dei "servizi di prevenzione" effettuati storicamente dalle forze dell'ordine quali quelli effettuati nel fine settimana nei pressi delle discoteche rivolti alla tutela dei ragazzi, dei giovani conducenti, delle famiglie e di tutti gli utenti della strada, oppure quelli effettuati ai caselli autostradali;
l'attività della Polizia stradale non si riferisce esclusivamente a reati ordinari legati al mantenimento del buon senso civico e comportamentale e di sanzioni amministrative, ma si rivolge altresì a svariate attività di controllo, di carattere trasversale tra i vari settori che, se venissero a mancare, rappresenterebbero un imperdonabile depauperamento delle conoscenze professionali e avrebbero effetti sulla sicurezza dei cittadini;
oltre alla grave situazione già evidenziata, connessa alla carenza di personale disponibile, si aggiunge un'ulteriore criticità riguardante il monte ore di straordinario, rimasto invariato da decenni. La significativa riduzione dell'organico, infatti, comporta un aumento delle ore di lavoro pro capite, costringendo di fatto ogni operatore di polizia a ricorrere all'istituto dello straordinario. Ciò determina tuttavia un'ulteriore penalizzazione per i colleghi in servizio, poiché le ore "pagabili" risultano ridotte e trasferite nel cosiddetto "terzo basket", la cui corresponsione avviene solo attraverso fondi straordinari stanziati con anni di ritardo,
si chiede di sapere quale sia l'opinione del Ministro in indirizzo circa i fatti esposti in premessa e quali misure intenda adottare per far fronte ad una così significativa riduzione dell'organico, nonché quali iniziative intenda promuovere per favorire il ricambio generazionale, rafforzando la dotazione dell'organico del personale con operatori qualificati e in possesso della giusta preparazione e competenza.
(3-02193)
POTENTI - Al Ministro della cultura. - Premesso che:
a San Nicola, una delle isole Tremiti, si trova il sito archeologico della tomba di Vipsania Giulia Agrippina, meglio nota come "Giulia minore". Le ceneri di questa nobildonna romana, nipote dell'imperatore Augusto e morta alle Tremiti il 28 o il 29 dopo Cristo, vennero tumulate in una nicchia ad arco scavata nella pietra della piccola necropoli;
come noto, la giovane fu ivi esiliata dall'imperatore Augusto. Giulia rimase sull'isola per il resto della sua vita, vivendo grazie ai contributi a lei concessi dall'augusta Livia Drusilla. Quando morì, venne seppellita sull'isola, in quanto, come già successo alla madre, venne proibito di conservare le sue ceneri nella tomba di famiglia, il mausoleo di Augusto;
nel corso dell'evento di presentazione del libro di inchiesta "Giulia minore - l'altra Giulia", scritto dal giornalista e scrittore Stanislao Liberatore, tenutosi il 13 novembre 2024 a Roma, l'interrogante è stato informato dalla diretta testimonianza dell'autore dello stato di mancata valorizzazione del sito archeologico, difficilmente accessibile, in apparente stato di abbandono e non segnalato da alcuna cartellonistica od altra fonte di informazione,
si chiede di sapere:
di quali informazioni sia in possesso il Ministero in indirizzo;
quali azioni di competenza voglia porre in essere per valorizzare il sito archeologico.
(3-02194)
(già 4-01600)
PARRINI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
l'articolo 43 del decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, ha istituito il fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime di crimini di guerra e contro l'umanità per la lesione di diritti inviolabili della persona, compiuti sul territorio italiano o comunque in danno di cittadini italiani dalle forze del Terzo Reich nel periodo tra il 1° settembre 1939 e l'8 maggio 1945;
mediante tale fondo lo Stato italiano si è assunto l'onere economico dei ristori residui conseguenti ai crimini di guerra commessi dalle forze del Terzo Reich;
in base alla medesima disposizione, chi si è visto riconoscere per via giudiziale un credito nei confronti del fondo ad hoc istituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze, può avanzare domanda al fondo medesimo;
in particolare, al fondo hanno accesso coloro che abbiano ottenuto un titolo costituito da sentenza passata in giudicato sia a seguito di azioni risarcitorie già avviate alla data di entrata in vigore del decreto-legge sia a seguito di azioni avviate successivamente entro un termine che, a seguito di successivi differimenti, è ora fissato al 31 dicembre 2023 per effetto, da ultimo, dell'articolo 5-bis del decreto-legge 29 settembre 2023, n. 132, inserito in sede di conversione dalla legge 27 novembre 2023, n. 170;
considerato che:
è stata portata all'attenzione dell'interrogante la situazione relativa alla mancata o comunque ancora tardiva liquidazione del risarcimento danni riconosciuto (in relazione alla strage di Vallucciole, Arezzo, ordinata come rappresaglia per l'uccisione di due sottufficiali tedeschi, che si consumò tra il 13 e 18 aprile 1944 e nella quale furono uccise 108 persone, tra cui 22 bambini e ragazzi che avevano da 17 anni a pochi mesi) con una sentenza del Tribunale militare di Verona del 2011;
a quanto consta all'interrogante, il procedimento relativo alla domanda di liquidazione presentata dall'avente diritto in relazione a tale sentenza sarebbe stato bloccato in quanto, appunto, si tratta di risarcimento disposto con sentenza di tribunale militare;
risulta altresì che nella stessa situazione si trovino numerose altre domande di liquidazione, le quali traggono origine da risarcimenti disposti con sentenze del tribunale militare; nella quasi totalità dei casi si tratta di decisioni relative, peraltro, ai fascicoli rinvenuti nell'armadio "della vergogna", che fu oggetto di un'inchiesta parlamentare nel corso della XIV Legislatura;
la decisione di tenere ferme tali richieste è grave e non se ne comprende la ragione: infatti, il richiamato articolo 43 del decreto-legge n. 36 del 2022 fa riferimento a sentenze passate in giudicato e azioni risarcitorie, senza, ovviamente, specificare il tipo di giudice che abbia pronunciato la sentenza (o al quale sia stata rivolta l'azione risarcitoria); allo stesso modo, occorre ricordare che, ai sensi della medesima disposizione, la liquidazione deve essere accordata entro 180 giorni dall'istanza, termine che, in molti dei casi portati all'attenzione dell'interrogante, è ampiamente trascorso;
ad aggravare ulteriormente la situazione vi è il legame con l'armadio "della vergogna": dopo i lunghi anni in cui i fascicoli sono rimasti celati, agli anni che sono stati necessari all'apertura e alla conclusione dei processi e ai lunghi anni di incertezza sul soggetto tenuto a corrispondere le somme disposte a titolo di risarcimento si somma adesso l'ulteriore inaccettabile ritardo nella materiale liquidazione delle somme, nonostante l'ordinamento si sia dotato di uno strumento specificamente destinato allo scopo, vale a dire il richiamato fondo di ristoro;
a ciò si aggiunga che, nella grandissima maggioranza delle situazioni, anche in questo caso le persone aventi diritto sono molto anziane e portano su di sé più di 80 anni di dolore, che dovrebbe finalmente trovare riconoscimento; e che, in data odierna, è stato reso noto che, nell'ambito di un diverso procedimento, il Tribunale di Firenze, nonostante la tristemente consueta opposizione dell'Avvocatura dello Stato, ha riconosciuto agli eredi delle vittime della strage di Vallucciole un risarcimento complessivo per la somma di 1,2 milioni di euro, a valere sul fondo di ristoro e che pertanto, ove confermata, la prassi di non dare seguito alle istanze di accesso fondate su sentenze rese da Tribunali militari e passate in giudicato aggraverebbe un trattamento differenziato tra vittime privo di qualunque giustificazione e del tutto inaccettabile;
considerato altresì che:
come già più volte ricordato dall'interrogante con atti di sindacato che, purtroppo, rimangono ancora senza risposta, le vicende legate al risarcimento dei danni legati ai crimini di guerra nazifascisti compiuti su territorio italiano sono state caratterizzate, pur dopo l'istituzione del fondo di ristoro, da un atteggiamento di grave insofferenza, ove non di aperta ostilità, da parte dei soggetti istituzionali che, secondo la legge, sono coinvolti nella procedura di liquidazione e ristoro; così, si è dovuto attendere un anno dall'entrata in vigore del decreto-legge perché si avesse l'adozione del decreto interministeriale attuativo dell'articolo 43 (e previsto dal comma 4 del medesimo articolo); si è dovuto assistere alle "strategie difensive" poste in essere dall'Avvocatura dello Stato, che in moltissimi giudizi si è costituita, facendo valere non solo la prescrizione della pretesa risarcitoria, ma anche l'assenza di interesse al risarcimento (ad esempio, perché l'assassinio di un genitore si era verificato prima che il richiedente potesse instaurare un rapporto significativo con il medesimo) e financo l'inesistenza del fatto storico (si vedano gli atti di sindacato ispettivo 3-00294, 3-00828 e 3-01194); infine, non si hanno ad oggi informazioni precise e dettagliate sui tempi di liquidazione delle somme riconosciute, a carico del fondo di ristoro (tempi che, secondo l'esperienza sin qui maturata, possono arrivare fino ai due anni) né, fatto ancor più grave, sulla capienza effettiva di tale fondo e, dunque, sulle concrete aspettative di ottenere ristoro a valere sul fondo per coloro che ancora non abbiano avuto accesso ad esso (atti 4-01668 e 3-01727);
la persistente assenza di qualunque tipo di riscontro rende evidente il totale disinteresse del Governo, ove non l'aperta ostilità, verso una questione che, invece, riguarda le fondamenta stesse della nostra convivenza civile in una Repubblica nata dalla Resistenza al nazifascismo e, quindi, strutturalmente antifascista; atteggiamento che oggi appare ulteriormente aggravato dall'esclusione dall'accesso al fondo dei risarcimenti disposti da sentenze di tribunali militari e derivanti da una vicenda triste e vergognosa, quale quella dell'armadio "della vergogna",
si chiede di sapere:
se quanto esposto corrisponda al vero e se, in particolare, il Ministero dell'economia stia adottando la richiamata prassi di non dare seguito alle istanze di accesso al fondo di ristoro di cui all'articolo 43 del decreto-legge n. 36 del 2022, qualora esse traggano origine da titoli risarcitori consistenti in sentenze di tribunali militari, passate in giudicato;
quali misure intenda intraprendere il Ministro in indirizzo per assicurare una rapida liquidazione delle somme disposte a titolo di risarcimento anche a chi ne abbia titolo a seguito di sentenza di tribunale militare passata in giudicato.
(3-02195)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
FALLUCCHI - Ai Ministri dell'ambiente e della sicurezza energetica, dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e della salute. - Premesso che:
il Parco nazionale del Gargano costituisce un patrimonio ambientale, paesaggistico, culturale ed economico di valore inestimabile, con uliveti e agrumeti secolari che richiedono potature annuali;
l'articolo 2, comma 4, della legge della Regione Puglia 12 dicembre 2016, n. 38, recante "Norme in materia di contrasto agli incendi boschivi e di interfaccia", vieta nel periodo compreso tra il 1° giugno e il 30 settembre l'accensione e la bruciatura di residui di materiale vegetale derivante dall'attività agricola e forestale, imponendo la pratica della cippatura ovvero trinciatura presso il sito di produzione;
nel restante periodo, dal 1° ottobre al 31 maggio, è possibile bruciare sul sito di produzione residui vegetali derivanti dall'attività agricola e forestale, raggruppati in piccoli cumuli e non superiori a tre metri steri giornalieri per ettaro, purché le operazioni siano effettuate a cura degli interessati, dotati di mezzi idonei al controllo e allo spegnimento delle fiamme e assistite fino al totale esaurimento della combustione;
nelle aree naturali protette e nei siti "Natura 2000", le stoppie e i residui vegetali derivanti dalle attività selvicolturali agricole non possono essere bruciati e devono essere cippati o trinciati in loco, salvo nei casi di gravi attacchi parassitari certificati dall'Osservatorio fitopatologico regionale o in evidenti condizioni di impossibilità a eseguire altro tipo di distruzione, certificate dalla Sezione foreste regionale;
inoltre, l'articolo 182, comma 6-bis, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante "Norme in materia ambientale", dispone che «Le attività di raggruppamento e abbruciamento in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro dei materiali vegetali di cui all'articolo 185, comma 1, lettera f), effettuate nel luogo di produzione, costituiscono normali pratiche agricole consentite per il reimpiego dei materiali come sostanze concimanti o ammendanti, e non attività di gestione dei rifiuti»;
nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle Regioni, la combustione di residui vegetali agricoli e forestali è sempre vietata, e i Comuni o le amministrazioni competenti possono sospendere, differire o vietare tale attività qualora sussistano condizioni meteorologiche, climatiche o ambientali sfavorevoli o rischi per la salute pubblica;
il Ministero dell'ambiente ha chiarito che l'abbruciamento dei residui vegetali è pratica agricola lecita solo se rispetta precise condizioni: deve riguardare materiali naturali non pericolosi, non superare la quantità di tre metri steri per ettaro al giorno, essere effettuata nel luogo di produzione e avere finalità di riutilizzo agronomico; essa è comunque vietata nei periodi di massimo rischio incendi e può essere ulteriormente limitata dalle amministrazioni locali;
la quasi totalità del territorio del promontorio del Gargano è interessato da Zone speciali di conservazione (ZSC), Zone di protezione speciale (ZPS) nonché dall'area naturale protetta del Parco nazionale del Gargano e, pertanto, i residui vegetali derivanti dalle attività selvicolturali agricole non possono essere bruciati e devono essere cippati o trinciati in loco;
la bruciatura controllata delle potature, tradizionale pratica agricola, rappresenta tuttavia un efficace metodo di difesa fitosanitaria e di prevenzione di incendi e patogeni, specialmente nei terreni montuosi e rocciosi del Gargano, dove le alternative di cippatura o trinciatura risultano spesso impraticabili e costose ed il divieto assoluto di tale pratica sta favorendo l'abbandono dei terreni, l'aumento del rischio incendi e la diffusione di malattie come la rogna dell'olivo e altre fitopatie;
la Commissione europea, pur promuovendo la riduzione delle emissioni, ammette la bruciatura controllata in casi eccezionali per la salute delle colture, se svolta con adeguati protocolli di sicurezza;
considerato che:
la Xylella fastidiosa, già devastante per il Salento e parte della Murgia, ha raggiunto la provincia di Foggia, con 47 ulivi infetti accertati in agro di Cagnano Varano, nel cuore del Parco del Gargano;
il batterio è stato identificato con certezza dal Centro di ricerca "Basile Caramia", dal Dipartimento SAFE dell'Università di Foggia e dal CNR di Bari, individuando la sottospecie pauca e l'Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia ha istituito un'area delimitata a Cagnano Varano, imponendo misure urgenti di eradicazione e contenimento;
il quadro normativo rende oggi necessario valutare una deroga temporanea alle restrizioni regionali sulla bruciatura, per consentire agli agricoltori del Gargano di attuare adeguate pratiche fitosanitarie;
i costi di trinciatura e cippatura, ove realizzabili, risultano insostenibili per i piccoli produttori e per la maggioranza delle aziende locali, determinando di fatto l'impossibilità di rispettare la norma e l'abbandono delle colture;
occorre prevedere misure differenziate per i territori montani e per i parchi naturali, con regole più flessibili rispetto alle aree pianeggianti in quanto, senza un intervento immediato, la diffusione della Xylella fastidiosa potrebbe arrecare danni irreversibili all'agricoltura, all'ambiente e al turismo del territorio,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo, considerate le esigenze fitosanitarie del Gargano e l'istituzione dell'area delimitata per Xylella fastidiosa sottospecie "pauca" a Cagnano Varano (Foggia), intendano attivarsi presso la Regione Puglia perché sia concesso una deroga temporanea al divieto di bruciatura dei residui vegetali nelle aree del Parco e della Capitanata a rischio, garantendo sicurezza e rispetto delle tradizioni agricole;
se non ritengano opportuno promuovere un tavolo tecnico interistituzionale tra Ministeri competenti, Regione Puglia, Osservatorio fitosanitario, Ente Parco del Gargano e organizzazioni agricole, per definire misure straordinarie e coordinate di prevenzione, sanificazione e sorveglianza attiva;
se non intendano valutare l'inserimento del territorio del Gargano in un programma nazionale di contrasto al dissesto agroforestale e di sostegno all'agricoltura resiliente, con misure specifiche per i territori montani e parco-naturali, a tutela del paesaggio rurale e della continuità delle pratiche agricole tradizionali.
(4-02448)
GASPARRI - Ai Ministri della salute e delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
il programma "FarWest" andato in onda su RAI 3, venerdì 10 ottobre, ha trasmesso un ampio servizio dedicato alle attività della società "Autogrill" e, dalle circostanziate notizie diffuse, emerge una politica dei prezzi assolutamente inaccettabile, con costi per gli utenti ampiamente superiori al valore dei prodotti, in particolare alimentari, messi in vendita;
dal servizio è emersa anche una politica del personale più che discutibile, con modalità e turni non compatibili con le normali regole del mondo del lavoro;
emerge dal servizio TV una bassa qualità dei prodotti ed insufficienza di controlli riguardanti le condizioni igienico-sanitarie, la data di scadenza dei cibi e dei vari prodotti;
nell'ambito del servizio di "FarWest", è stata diffusa una nota dell'azienda Autogrill che afferma di essere rispettosa di ogni regola vigente e di essere sottoposta a periodici controlli,
si chiede di sapere:
se le autorità di governo siano a conoscenza delle circostanze denunciate dal servizio di "FarWest" su RAI 3;
se possano fornire i dati sui controlli effettuati dai Carabinieri del NAS e da altre strutture facenti riferimento al governo, riguardanti i punti vendita Autogrill e strutture analoghe;
se per quanto riguarda le concessioni ed i prezzi siano state rispettate le regole vigenti, fermo restando che l'interrogante ha intenzione di richiedere l'intervento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato per gli aspetti di sua competenza.
(4-02449)
CROATTI, FLORIDIA Barbara, NAVE - Ai Ministri dell'ambiente e della sicurezza energetica e delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
la trasmissione d'inchiesta "Presa Diretta" di RAI 3 ha sollevato forti dubbi in merito al rifornimento del rigassificatore di Ravenna in data 14 luglio 2025 da parte della metaniera LNG Geneva, la quale, secondo le ricostruzioni, proveniva dal porto russo di Murmansk o comunque aveva disattivato il segnale (tracking) in prossimità della penisola di Kola in Russia;
tale condotta di disattivazione del segnale, come evidenziato dall'inchiesta, potrebbe configurarsi come una violazione del Codice del mare;
la stessa SNAM, in una nota, ha confermato che uno dei nove carichi approdati a Ravenna da giugno scorso proveniva dalla Russia, ribadendo il proprio ruolo di mero fornitore di servizi di trasporto, rigassificazione e stoccaggio e sottolineando come le normative europee non vietino l'importazione di gas naturale liquefatto (GNL) dalla Russia;
considerato che:
l'impianto di rigassificazione è stato presentato come uno strumento fondamentale per affrancare l'Italia dalla dipendenza dal gas russo dopo l'invasione dell'Ucraina, un obiettivo che sembrerebbe parzialmente contraddetto da detto rifornimento;
a livello locale, il porto di Ravenna e i territori circostanti sono un polo industriale d'eccellenza per la produzione e l'esportazione di commesse legate alle energie rinnovabili;
considerato inoltre che:
Europa Verde Ravenna ha chiesto che la città sia riconosciuta come "territorio di sacrificio" e che sia riconosciuta alla cittadinanza una quota parte degli extraprofitti generati dall'attività del rigassificatore;
la presunta importazione di GNL russo, sebbene non vietata, solleva perplessità sul piano politico ed etico, minando la coerenza delle sanzioni e degli obiettivi di autonomia energetica nazionale;
la disattivazione del segnale di tracciamento (tracking) da parte della metaniera in prossimità del territorio russo, se confermata come violazione del Codice del mare, costituisce un fatto di estrema gravità che compromette la sicurezza marittima internazionale e la trasparenza dei rifornimenti;
l'unica vera strategia di autonomia energetica per l'Italia è rappresentata dalle energie rinnovabili, che non solo eliminano la dipendenza da regimi esteri, ma rappresentano anche la soluzione più efficace per la lotta al cambiamento climatico e per lo sviluppo economico sostenibile,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tutti i dettagli dell'inchiesta di "Presa Diretta" e quali azioni intenda intraprendere per verificare l'effettiva provenienza del carico giunto al rigassificatore di Ravenna il 14 luglio scorso, e in particolare se intenda chiarire pubblicamente la quota di GNL russo complessivamente importata in Italia tramite tutti i terminali nazionali;
quali misure urgenti intenda adottare per accertare se, relativamente al rifornimento del 14 luglio, sia stata commessa una violazione del codice della navigazione attraverso la disattivazione del segnale di tracciamento, e quali iniziative intenda avviare a tutela degli standard di sicurezza e trasparenza marittima;
se intenda rivedere la strategia energetica per accelerare l'abbandono dei combustibili fossili, inclusi il GNL, concentrando tutti gli sforzi economici e regolamentari sul potenziamento delle energie rinnovabili, l'unica via per garantire l'indipendenza energetica e il rispetto degli impegni climatici;
se vi sia l'intenzione di riconoscere l'impatto ambientale e sociale sul territorio di Ravenna e destinare una quota parte degli extraprofitti generati dalla rigassificazione a favore della cittadinanza e del territorio, in linea con le richieste avanzate da Europa Verde Ravenna.
(4-02450)
CROATTI, NAVE - Ai Ministri dell'ambiente e della sicurezza energetica, per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione e delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
la zona logistica semplificata (ZLS) è stata presentata come strumento di attrazione di investimenti, in particolare stranieri, e di promozione dell'insediamento di nuove imprese, soprattutto nel settore della logistica;
secondo fonti pubbliche, nella regione Emilia-Romagna, e in particolare nella provincia di Piacenza, sono stati individuati circa 1.000 ettari di suolo libero, classificati come "aree disponibili" per l'insediamento di nuovi poli logistici, con agevolazioni fiscali, semplificazioni autorizzative e drastiche riduzioni nei tempi per le valutazioni ambientali;
tale scelta si inserisce in un contesto territoriale già fortemente compromesso: l'Emilia-Romagna ha registrato 52 eventi climatici estremi solo nel 2024 ed è la quarta regione italiana per consumo di suolo, con l'8,91 per cento del territorio già impermeabilizzato;
nella sola provincia di Piacenza risultano oltre 8 milioni di metri quadrati già urbanizzati a fini logistici, con pesanti ricadute su traffico, consumo di suolo agricolo e frammentazione del paesaggio;
diverse associazioni ambientaliste, comitati civici e realtà politiche locali avevano già nel 2022 richiesto una moratoria sulla logistica e l'avvio di uno studio serio, indipendente e partecipato sull'impatto economico, ambientale e sociale del settore, richiesta rimasta inascoltata;
considerato che:
il piano territoriale di area vasta (PTAV) è stato approvato senza una valutazione preventiva specifica degli impatti del comparto logistico;
recentemente è stata annunciata un'indagine provinciale sugli effetti del settore, solo dopo l'approvazione del piano, fatto che desta perplessità in merito alla sua efficacia e tempestività;
l'assenza di un monitoraggio oggettivo, indipendente e trasparente mina la fiducia nei processi decisionali pubblici e rischia di escludere le istanze dei territori più direttamente coinvolti;
si evidenzia inoltre la necessità di evitare nuove cementificazioni a fini logistici o energetici e di orientare la transizione ecologica attraverso l'utilizzo delle superfici già impermeabilizzate, come tetti e piazzali dei poli esistenti, per impianti di produzione di energia rinnovabile, evitando l'ulteriore sottrazione di suolo agricolo per impianti fotovoltaici a terra,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione e se ritengano opportuno verificare la coerenza delle procedure semplificate previste per le zone logistiche semplificate con le normative ambientali vigenti, nazionali ed europee;
se intendano promuovere, d'intesa con le autorità regionali e locali, una revisione delle attuali pianificazioni territoriali, subordinando eventuali nuovi insediamenti logistici a valutazioni ambientali e sociali preventive, indipendenti e partecipate;
se non ritengano necessario istituire un organismo tecnico terzo, privo di legami con operatori del settore, incaricato di monitorare e valutare gli impatti delle ZLS, garantendo trasparenza, scientificità e coinvolgimento della cittadinanza;
se intendano attivarsi affinché vengano favoriti investimenti per la produzione di energia da fonti rinnovabili su superfici già impermeabilizzate, come alternativa concreta al consumo di nuovo suolo agricolo;
quali iniziative intendano assumere per preservare l'equilibrio tra sviluppo economico, tutela ambientale e sostenibilità sociale, in particolare nelle aree già fortemente antropizzate e soggette a pressioni infrastrutturali come la provincia di Piacenza.
(4-02451)
MUSOLINO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
nella notte del 12 ottobre 2025, nel centro storico di Palermo, un ventunenne, Paolo Taormina, è stato ucciso con un colpo alla testa davanti al locale di famiglia, dopo aver cercato di sedare una rissa nata per futili motivi tra alcuni ragazzi: poche ore dopo il tragico evento, è stato arrestato l'omicida, un ventottenne, il quale dopo un lungo interrogatorio ha confessato di aver incontrato Paolo Taormina per caso e di averlo ucciso per un vecchio rancore sentimentale, dichiarando che la vittima in passato avrebbe fatto delle avance nei confronti della sua compagna;
subito dopo l'omicidio, il ventottenne ha pubblicato sui propri canali social una foto con il sottofondo musicale di un passaggio dalla fiction "Il capo dei capi", incentrata sulla vita del boss mafioso Totò Riina;
come riporta la cronaca palermitana, il tragico assassinio di Paolo Taormina è solo l'ultimo di uno dei tanti episodi di violenza, risse, aggressioni e talvolta drammatici omicidi che avvengono durante le ore notturne nei quartieri del centro di Palermo, animati dalla cosiddetta "movida", in particolare modo durante i fine settimana;
risulta ormai evidente come nel capoluogo siciliano (ma, invero, appare un problema trasversale in tutte le grandi città) sia in atto un serio e perdurante problema di sicurezza durante le ore notturne nei quartieri del centro, legato a una evidente mancanza di controlli, limitazioni e verifiche delle attività commerciali notturne, che sgorgano in una vendita senza limiti di sostanze alcoliche: oltre a rendere tali zone della città invivibili per i cittadini, tali fenomeni notturni stanno provocando una serie di episodi di violenza e aggressioni, talvolta legati anche all'uso di armi da fuoco;
i cittadini palermitani, più volte, hanno chiesto l'adozione di misure di sicurezza per la città, come testimonia altresì la fiaccolata di protesta avvenuta nel centro di Palermo nelle ore successive all'omicidio: risulta non più rimandabile l'adozione da parte del Governo e del Ministro in indirizzo di provvedimenti speciali per arginare e contenere i fenomeni di violenza che animano il centro di Palermo nelle ore notturne;
in particolare, a parere dell'interrogante, il Ministro è chiamato ad adottare misure volte a promuovere un serio e approfondito controllo del territorio, con particolare attenzione a misure urbanistiche volte a verificare, nonché a limitare, le attività commerciali legate alla vendita senza controllo (e limiti) di sostanze alcoliche nelle ore notturne, le quali rappresentano uno dei fattori che causano disordini e immotivate violenze nelle zone del centro durante le ore della cosiddetta "movida";
allo stesso tempo sono necessarie misure legate allo specifico territorio, come, ad esempio, l'adozione della cosiddetta "zona rossa" per la città di Palermo (inspiegabilmente non adottata), nonché misure concrete e specifiche per arginare tali fenomeni di violenza: urge sottolineare come l'implementazione di misure di sicurezza nelle città debba essere altresì accompagnata da politiche volte a incentivare la cultura, strumento essenziale per prevenire a monte fenomeni di degrado, violenza e odio,
si chiede di sapere:
quali misure il Ministro in indirizzo abbia adottato per il contrasto alla diffusione di armi da fuoco e se non intenda fornire dati a riguardo;
quali misure intenda adottare per arginare e combattere il fenomeno delle aggressioni, che talvolta si traducono in drammatici omicidi come quello di Paolo Taormina, che avvengono con quotidianità nel centro di Palermo, nello specifico durante le ore della cosiddetta "movida notturna";
se non intenda adottare misure di pubblica sicurezza volte a promuovere un controllo sulla legalità, sulle modalità e sulla quantità di vendita di sostanze alcoliche durante le ore notturne nelle zone centrali delle città, nonché se non intenda promuovere misure che possano limitare il numero di licenze di attività commerciali che operano durante le ore notturne.
(4-02452)