Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 285 del 13/03/2025
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PRESIDENTE. La senatrice Damante ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01756 sulle attuali tempistiche del PNRR e dei fondi di coesione, per tre minuti.
DAMANTE (M5S). Signor Presidente, parliamo oggi di due strumenti fondamentali per la crescita e il rilancio economico del nostro Paese: da una parte, il Piano nazionale di ripresa e resilienza e, dall'altro, il Fondo per lo sviluppo e la coesione. Si tratta di due strumenti che servono non solo al rilancio economico, ma anche a superare i divari ancora esistenti nella nostra terra tra Nord e Sud, ma anche all'interno della stessa Regione, tra periferie e città.
Tali strumenti, oltre ad avere i medesimi obiettivi, hanno anche la comune caratteristica di essere entrambi in capo a lei, Ministro: la gestione, l'attuazione e la messa a terra del Fondo per lo sviluppo e la coesione e del Piano nazionale di ripresa e resilienza sono infatti in capo al suo Dicastero.
I due strumenti hanno anche visto azioni molto forti di questo Governo. Ricordo ancora che il suo predecessore nel 2023 ha voluto fortemente revisionare sia il Piano nazionale di ripresa e resilienza, sia il Fondo per lo sviluppo e la coesione non solo con una semplice rimodulazione degli interventi, ma rivedendo la governance. Noi non eravamo d'accordo e abbiamo fatto una dura opposizione perché per noi era da folli, proprio in virtù delle scadenze e, soprattutto per il Piano nazionale di ripresa e resilienza, cambiare la governance non significava altro che tirare il freno a mano in una macchina in corsa. La parola d'ordine era però solo una: accelerare la spesa. Il PNRR è fermo, va revisionato e va accelerata la spesa perché i Governi precedenti non erano stati bravi.
Per quanto riguarda il Fondo per lo sviluppo e la coesione, con il cosiddetto decreto Sud si è voluto a tutti i costi narrare che le Regioni non erano in grado di spendere e che quindi bisognava accentrare e cambiare la governance.
Signor Ministro, come sappiamo bene (lo abbiamo letto anche stamattina sui giornali), siamo al 13 marzo 2025, il Piano nazionale di ripresa e resilienza si chiude a giugno 2026 e abbiamo speso e messo a terra soltanto 62 miliardi di euro, mancandone 133 in meno di quindici mesi.
Per non parlare di Transizione 5.0, una misura anch'essa fortemente voluta da questo Governo, che è riconducibile a due nomi: Urso e Fitto. Il ministro Adolfo Urso ha voluto questa misura e abbiamo saputo dalle sue dichiarazioni che abbiamo impegnato, a fronte di 6 miliardi, solo 500 milioni, e lei ha già predisposto - o ha comunque annunciato - una riprogrammazione.
Per il Fondo sviluppo e coesione, invece, sappiamo soltanto quello che è stato assegnato alle Regioni, avendo visto la delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS). Abbiamo anche visto la presidente Meloni andare in giro per le Regioni a sottoscrivere gli accordi di coesione, come se fosse una libera concessione. Il Fondo sviluppo e coesione c'è da tanto tempo e le Regioni le hanno avute sempre quelle risorse.
Pertanto, signor Ministro, le chiedo: quali e quante misure intende adottare nel breve periodo per completare l'attuazione del PNRR nel giugno 2026 e con specificità della rimodulazione della misura Transizione 5.0? Quando avremo il vero ammontare del Fondo sviluppo e coesione, dedicato alle amministrazioni centrali, e dunque la deliberazione CIPESS e dunque gli accordi di coesione? (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, onorevole Foti, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Signor Presidente, ringrazio la senatrice Damante perché mi dà l'occasione di fare alcune precisazioni, ad esempio sui fondi di coesione.
Potrei ricordarle i fondi di coesione 2000-2007 o 2007-2014, che hanno dovuto e devono essere riprogrammati a causa di una spesa che non c'è stata. Come lei dovrebbe sapere, senatrice Damante, dato che mi ha chiesto delle pubbliche amministrazioni, in realtà la delibera CIPESS c'è già stata: è una delibera di assegnazione alle amministrazioni centrali del novembre dello scorso anno, pari a 15 miliardi, dei quali 9,5 miliardi sono già stati anticipati alle amministrazioni centrali.
Il problema è che prima di poter sottoscrivere gli accordi con le amministrazioni centrali, abbiamo bisogno che la delibera CIPESS sia validata dalla Corte dei conti, ma questo non è un problema - penso che converrà - di ritardo del Governo, ma è un problema di un controllo dovuto. Quando e non appena questo controllo sarà ultimato, ben volentieri si procederà, come peraltro è previsto dalla norma, alla sottoscrizione dei relativi accordi. Con questo penso di aver esaurito i tre quesiti che lei poneva sulla questione della programmazione della coesione.
Per quanto riguarda invece il PNRR, innanzitutto il PNRR è un programma di spesa e di riforme; mi dispiace che lei lo dimentichi, ma alcuni degli obiettivi sono strettamente legati a riforme. Vorrei ricordare che al 31 dicembre 2024 sono stati raggiunti tutti gli obiettivi previsti in relazione alla sesta rata. La settima rata ha raggiunto gli obiettivi; siamo in fase di discussione con la Commissione europea per la verifica degli obiettivi medesimi, ma la Commissione europea ha sancito tre cose: primo, l'Italia è prima per quanto riguarda il numero delle richieste di rate del PNRR; secondo, l'Italia è prima per quanto riguarda gli importi di queste rate; terzo, l'Italia è prima per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi.
Quanto alla spesa, non le sfuggirà che vi sono obiettivi che non sono legati strettamente alla spesa complessiva, perché potrebbe essere - e mi stupisco che questo non venga mai detto - che alcuni obiettivi del PNRR siano raggiunti anche con una spesa inferiore a quella che è stata prevista. Questo non rappresenta nient'altro che un raggiungimento dell'obiettivo, perché l'obiettivo prioritario non è la spesa.
Mi permetto altresì di dirle che vi sono ancora non pochi soldi da poter ottenere sul PNRR, perché come lei sa noi abbiamo ancora 50 miliardi complessivamente delle rate ottava, nona e decima da avere in erogazione, sulla base del raggiungimento di obiettivi e gli obiettivi in tutto sono 284. Sono esattamente 40 per l'ottava rata, 67 per la nona rata, 177 per l'ultima rata del 30 giugno 2026.
Quanto alla questione di alcune misure, ve ne sono alcune che hanno funzionato molto bene; Transizione 5.0 ha avuto dei problemi, penso che potrà convenirne, a tal punto che è stata presentata una proposta di modifica nella legge di bilancio, perché d'accordo con la Commissione europea si è verificato che le procedure richieste erano particolarmente onerose e che quindi scoraggiavano la possibilità di far fronte e di avere da parte degli interlocutori destinatari della provvidenza una "corrispondenza d'amorosi sensi", potremmo dire così, o un'accettazione della stessa.
Posso garantirle che tutti i soldi che sono stati impegnati, anche se dovessero essere diretti in alcuni casi a una riprogrammazione, rimarranno esattamente nello stesso comparto a cui erano stati destinati. Il settore delle imprese non avrà, pertanto, una decurtazione, nel caso vi fosse la riprogrammazione di una misura; si tratterà soltanto di spostare da una misura all'altra una previsione, così come si fa nei piani, in particolare in quelli di programmazione, i quali, a differenza delle leggi, seguono il principio tempus regit actum, cioè devono per forza corrispondere alla situazione attuale e a quelle che si verificano. Lei potrà concordare con me che la situazione di un anno fa, ad esempio, non è la stessa di oggi, sotto più profili, da quello geopolitico a quello economico. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Damante, per due minuti.
DAMANTE (M5S). Signor Presidente, ringrazio il Ministro per la risposta, che tuttavia non mi ha soddisfatto. Inizio subito con Transizione 5.0: noi ve l'avevamo già detto che non avrebbe funzionato, così come era stata formulata. E non l'ha formulata né Conte, né Draghi; l'avete formulata voi, quindi lo sapevate, non c'era bisogno che vi rivolgeste alla Commissione europea, perché era sotto gli occhi di tutti. Ancora mi si dice - scusi, Ministro, se mi permetto - che è possibile spendere di meno, ma questo è chiaro ed è sotto gli occhi di tutti. Spenderemo di meno e il piano prevede anche che ci verrà erogato di meno, visto che non raggiungiamo tutti gli obiettivi. Comunque la spesa potrebbe essere riprogrammata. Ma quando avverrà questa riprogrammazione e quando il Parlamento ne verrà a conoscenza?
Lei aveva annunciato che i primi di febbraio avrebbe presentato la riprogrammazione alla Commissione europea; doveva passare dal Parlamento e non c'è. E mi permetta, Ministro, io ci metto tutta la buona volontà, ma sulla questione del PNRR e dei fondi di sviluppo e coesione noi ripetiamo da mesi e da anni che cambiare le governance in corso d'opera avrebbe soltanto complicato la macchina burocratica, che sicuramente non è facile. Questa incertezza, signor Ministro - mi spiace dirlo - mi fa paura: ancora non sappiamo nulla della riprogrammazione. L'abbiamo visto come è stato utilizzato il Fondo per lo sviluppo e la coesione: nella manovra di bilancio sono stati destinati 2,6 miliardi al Ponte sullo Stretto, ma non abbiamo ancora il progetto esecutivo, nell'ultimo decreto ex Ilva altre risorse sono state destinate a una bonifica a Taranto, ma lo stesso Governo, in Commissione bilancio, mi ha risposto che però si sarebbero dovuti aspettare la delibera CIPESS e l'accordo di coesione. Come facciamo a fidarci? Chissà se non accadrà che questa politica di coesione della vostra gestione, signor Ministro, non andrà a vantaggio degli amici delle armi e delle loro lobby? (Applausi).