Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 268 del 29/01/2025

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,28).

Si dia lettura del processo verbale.

STEFANI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

PATUANELLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PATUANELLI (M5S). Signora Presidente, colleghi, intanto noto che, al di là delle comunicazioni cortesi e informali rispetto al tema dell'informativa e alle agenzie di stampa, al momento sembra ancora confermata l'informativa dei ministri Nordio e Piantedosi, perché all'inizio della seduta l'ordine del giorno non è cambiato. C'è quindi anche una formalità da rispettare e questo è uno dei motivi per cui va assolutamente convocata la Conferenza dei Capigruppo, che è il motivo del mio intervento. (Applausi).

Tuttavia, signora Presidente, credo che non si possano non commentare alcuni elementi che ieri sono deflagrati relativamente a ciò che è accaduto con l'espulsione di colui che viene definito torturatore per il quale era stato aperto un procedimento. Mi riferisco ad Almasri e a ciò che è successo in questi ultimi giorni. C'è, infatti, un video di poco più di due minuti del Presidente del Consiglio; ovviamente un video, perché non sia mai che durante un punto stampa qualche giornalista faccia qualche domanda alla Presidente del Consiglio, quindi facciamo dei "videini" per spiegare al Paese quello che sta succedendo. In quel video la Presidente del Consiglio è riuscita a raggranellare una serie di menzogne, bugie e mezze verità, dicendo cose incredibili, il tutto concentrato in quei pochi minuti.

Parla di un avvocato di sinistra che ha fatto una denuncia; un avvocato così di sinistra che basta andare su Wikipedia per vedere che è stato iscritto al Movimento Sociale Italiano e ad Alleanza Nazionale: proprio sinistra estrema. (Applausi). Dice una cosa gravissima rispetto al processo fallimentare del procuratore Lo Voi. Io non ho capito una cosa: se in questo Paese un processo termina con l'assoluzione dell'imputato, quel processo è fallimentare? (Applausi). Un magistrato che fa un'indagine che non porta poi ad una condanna deve cioè essere accusato? Non serve, quindi, fare i processi: ogni processo è buono soltanto se l'imputato viene condannato, altrimenti c'è un magistrato di sinistra che ha voluto fare del male al buon governo della destra italiana. (Applausi). Questa è la tesi del Presidente del Consiglio, che, peraltro, ribadisce cose gravissime dette dal ministro Nordio in quest'Aula.

La Presidente del Consiglio dice di aver ricevuto un avviso di garanzia e in questo caso la mia memoria è tornata al 22 novembre 1994, al famoso avviso di garanzia al G7; quello, però, non era il G7, non era un avviso di garanzia e non è stata una comunicazione a mezzo stampa, ma è stato comunicato formalmente. È esattamente la stessa cosa successa ieri a Giorgia Meloni e anche a me da ex ministro. Mi avete mai sentito parlare di giustizia a orologeria, di magistrati neri, quando tanti ex ministri dei Governi Conte e Draghi sul tema Covid hanno ricevuto decine di denunce, tutte archiviate, per quel periodo di gestione dei Ministeri? Ci avete mai sentito dire cose così intolleranti rispetto a un potere democratico e costituzionale di questo Paese come quello giudiziario come quelle dette da parte del Presidente del Consiglio? (Applausi).

Soprattutto, la cosa più grave, che è il motivo per cui noi chiediamo nuovamente la presenza del Governo, dei ministri Piantedosi e Nordio in quest'Aula (anche se ancora non è chiaro se decideranno o meno di venire e quando), è che ci sono venti versioni diverse di quello che è successo: prima è colpa di un errore procedurale, poi è colpa del tribunale, poi è colpa della Corte penale internazionale. Di chi è la colpa? Qualcuno può venirci a dire cosa è successo? Io ritengo che la verità sia una brutta bestia. La puoi guardare da tanti punti di vista e, come diceva Kierkegaard, la verità è tale se è una verità per me. Però, quando si mente in questo modo e si danno tante versioni diverse, valgono tutte le verità. Io ritengo che la più probabile sia che quel torturatore sia stato liberato soltanto perché siamo, sì, sotto ricatto da parte di un Paese che ha un ruolo fondamentale nella gestione dei flussi migratori, che è la cifra del fallimento di questa maggioranza e di questo Governo. (Applausi).

Questo è successo in quei giorni. Noi non potevamo trattenere quella persona. Altro che, come dice Giorgia Meloni: io non sono ricattabile e non mi piego alle intimidazioni. Intanto, le intimidazioni sono le sue nei confronti della magistratura e il ricatto è da parte di chi tortura, ma che ha anche il ruolo di trattenere le partenze che sono lo scempio di questo Governo. (Applausi).

BOCCIA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCIA (PD-IDP). Signora Presidente, quando ieri sera, parallelamente al video della Presidente del Consiglio, ci è stato comunicato, per le vie brevi, che il ministro della giustizia Nordio ed il ministro dell'interno Piantedosi non sarebbero venuti in Aula, le confesso che abbiamo provato un grande scoramento.

Colleghe e colleghi della maggioranza, abbiamo provato un grande scoramento per l'ennesima umiliazione subita da queste due Aule, perché questa scena si è svolta in parallelo anche a Montecitorio. Queste Assemblee stavano subendo l'ennesima umiliazione.

Signora Presidente, il Governo non pensi di sottrarsi alle proprie responsabilità sul caso Almasri. Il Parlamento non è stato abolito, colleghe e colleghi. Il Parlamento siamo tutti noi! (Applausi).

Non potete consentire al Governo di decidere a piacimento quando i Ministri rispondono al Parlamento. E non c'entra nulla la comunicazione arrivata ieri alla Presidente del Consiglio, al sottosegretario Mantovano, al ministro Nordio ed al ministro Piantedosi. Non c'entra nulla rispetto al rapporto tra il Governo e il Parlamento. Sono dieci giorni che aspettiamo di sapere dal Governo perché un criminale, torturatore, stupratore, che si è macchiato dei delitti peggiori, sia stato scarcerato in poche ore e riaccompagnato a casa. (Applausi).

Assumetevi la responsabilità politica di quello che avete fatto. È per le politiche migratorie? Le intendete così le politiche migratorie? Dopo aver costruito centri detentivi in Albania, ritenete che, per governarli e per gestirli, bisogna fare accordi con i criminali? Metteteci la faccia! Ditelo al Paese che questo è il vostro modo di gestire le politiche migratorie! Ditelo al Paese! È grave, ma, sul piano politico, se avete coraggio, dite la verità. State scappando di fronte alla verità e, scappando, umiliate il Parlamento.

La vicenda di ieri non c'entra nulla. Anche perché, quando mai e semmai ci dovesse essere una richiesta, deciderete voi. Siete la maggioranza: sarete voi a dire se si deve andare avanti o meno. Ma voi trasformate questa vicenda, che era un atto dovuto, in un complotto, nel quale poi non c'è mai il complottista, non c'è mai il mandante. Evocate complotti come se ci fossero personalità nascoste chissà dove che tramano di notte, mentre voi dormite, e che pensano a come rovesciare il Governo.

Ci penseranno gli italiani, non vi preoccupate; noi abbiamo pazienza, siamo qui a controllare ogni atto che fate. (Applausi). Siamo consapevoli di essere opposizione, ma l'opposizione, colleghe e colleghi della maggioranza, controlla e vi controllerà sempre, vi controllerà in ogni minuto e in ogni atto che farete. Purtroppo in questa vicenda avete peccato di arroganza, di presunzione e purtroppo anche - lo ribadiamo - di incapacità di rispettare le relazioni che questo Paese ha sempre avuto con la Corte penale internazionale.

Per queste ragioni, signora Presidente, non abbiamo accettato le informative unilaterali che sono arrivate ieri per le vie brevi dal Governo. Per questa ragione chiediamo una Conferenza dei Capigruppo immediata e chiediamo che i Ministri vengano a riferire. Come lei sa, signora Presidente, sono settimane che chiediamo che la Presidente del Consiglio riferisca in quest'Aula, non solo per questa vicenda, che risale a dieci giorni fa, ma anche su una serie di temi che abbiamo posto all'attenzione del presidente La Russa. Ci aspettavamo, dopo oltre un anno, che la Presidente del Consiglio, oltre ai video autoprodotti, rispondesse alle domande del Parlamento avendo rispetto per la richiesta del Premier time che da oltre un anno non viene fatto né a Palazzo Madama, né a Montecitorio. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Diamo il benvenuto e salutiamo gli studenti e le studentesse del Liceo classico «Alvise Lollino» di Belluno, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, non c'è molto da aggiungere alle cose, dal nostro punto di vista molto giuste e molto condivisibili, che hanno detto adesso il collega Boccia e prima di lui il collega Patuanelli. Naturalmente anche noi ci associamo in maniera molto forte alla richiesta che venga in Aula la presidente Meloni il prima possibile. Basta con i giochetti di tutte queste settimane: prima al question time, come vi ricorderete bene, avete mandato il ministro Piantedosi; ieri sarebbe dovuto venire il ministro Piantedosi, poi all'ultimo momento si è scelto invece che venisse il ministro Nordio.

Basta, deve venire in Aula la presidente Meloni, a maggior ragione dopo il video vergognoso che ha avuto il coraggio di fare (Applausi) e di pubblicare ieri sui social. Raramente ho visto un concentrato così clamoroso di menzogne come quelle contenute all'interno di quel video. Menzogne di tutti i tipi, anche perché abbiamo poi capito nelle ore immediatamente successive che non è vero che era stato trasmesso alla presidente Meloni un avviso di garanzia: è una balla, una clamorosa balla, perché quello trasmesso è un atto dovuto che peraltro la magistratura avrebbe necessariamente dovuto trasmettere, e sarebbe andata contro la legge se non l'avesse trasmesso. Mi riferisco al fatto di dare al Tribunale dei ministri avviso del fatto che un privato cittadino aveva presentato una denuncia, come poi abbiamo scoperto nel corso delle ore. Quindi siamo arrivati davanti al pretesto perfetto. Capisco che serviva il pretesto perfetto, mi è chiaro. Quando infatti si passano mesi a raccontare bugie al Paese, quando vai dicendo che si inseguiranno i trafficanti per tutto il globo terracqueo e poi ti succede che un trafficante ce l'hai sottomano, e addirittura che la Polizia lo arresta, ma poi clamorosamente e vergognosamente lo scarceri, allora è chiaro che devi cercare pretesti, perché evidentemente questa cosa che è successa stride in maniera clamorosa con la narrazione menzognera di tutti questi mesi.

Voglio anche stendere un velo pietoso sul fatto che è stato rimandato nel suo Paese con tutti gli onori, sul volo di Stato. Abbiamo visto le immagini della folla festante. È evidente che, dinanzi a una cosa così clamorosa, il Governo avrebbe cercato dei pretesti e la presidente Meloni, che alterna spesso complottismo e vittimismo, ha utilizzato il pretesto perfetto.

Ma davvero può pensare che nel Parlamento ci sia qualcuno che non lo capisca? Ma voi davvero potete pensare che le forze politiche e le forze democratiche di questo Paese possano credere a questa fandonia, a questa menzogna che viene raccontata? Ma davvero potete pensarlo? (Applausi).

Venga in Aula la presidente Meloni, si convochi immediatamente la Conferenza dei Capigruppo per decidere il giorno e, soprattutto, Presidente, venga la presidente Meloni a spiegarci, in particolare, una cosa del suo intervento di ieri sui social. La presidente Meloni - come ha detto anche il collega Patuanelli (e ha ragione) - ieri ha detto una frase che apparentemente sembrava buttata lì per caso; peraltro, evidentemente, i suoi social media manager le hanno consigliato di ripeterla spesso, forse perché fa presa, e infatti l'aveva detta già una serie di volte nel corso dei mesi passati. Ha detto testualmente: «Io non sono ricattabile». Ritengo allora che debba venire a dire in Aula cosa vuol dire questa frase, perché io invece penso esattamente il contrario. (Applausi).

Penso, cioè, che la presidente Meloni e il Governo italiano siano sotto ricatto dei libici. Devono venirci a spiegare in quest'Aula se questa cosa è vera e se c'è il rischio che la sovranità - la sovranità! - del nostro Paese sia messa in discussione. Capite bene, infatti, che se l'Italia è sotto ricatto da parte di un altro Paese, questo è un problema molto, molto serio e un Governo che si dice sovranista non dovrebbe fare particolare fatica a capirlo. (Applausi).

BORGHI Enrico (IV-C-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BORGHI Enrico (IV-C-RE). Signora Presidente, ci sono almeno tre motivi di natura strettamente procedurale che impongono, dal nostro punto di vista, l'immediata convocazione della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.

Il primo: noi abbiamo iniziato i nostri lavori con più di mezz'ora di ritardo e abbiamo notato che era in atto un conciliabolo fra i Capigruppo di maggioranza presso il banco della Presidenza. Ci veniva riportata una serie di boatos circa l'esigenza di dover rimodulare l'ordine dei nostri lavori odierni. Questo significa una cosa molto semplice: il Governo non è pronto, non è in condizione, non ha preparato le riformulazioni su alcune mozioni parlamentari che sono state depositate da settimane, in alcuni casi da mesi. Ci troviamo quindi nella condizione di dover assistere a questo balletto stucchevole, sulla base del quale, come è capitato nella giornata di ieri, dentro la frenesia e anche l'impreparazione del Governo capita che, poi, si debbano rinviare i provvedimenti, anche quelli che sono stati sottoscritti da tutte le forze politiche.

Secondo punto: noi abbiamo iniziato i nostri lavori avendo ancora all'ordine del giorno l'informativa, pervista per le ore 18,15, dei ministri Nordio e Piantedosi. Ci è stato comunicato per le vie brevi che questa non avverrà. Allora cosa fa fede? Fa fede l'ordine del giorno che viene deliberato dalla Conferenza dei Capigruppo, fa fede la decisione di Palazzo Chigi, che si impone sui Presidenti delle Camere chiedendo di modificare l'ordine dei nostri lavori o fa fede l'oroscopo? Non lo so, spiegatecelo, perché così evidentemente noi non possiamo continuare. Se c'è un ordine del giorno, sulla base del quale alle ore 18,15 è previsto che vi siano due Ministri che recano un'informativa, delle due l'una: o la Presidenza ci comunica formalmente la variazione oppure l'informativa si fa. Non ci sono altre alternative.

Terza questione: seguendo la vulgata riportata sui giornali di oggi, abbiamo scoperto che il Governo non vuole fare l'informativa. Mi rivolgo nei termini di una riflessione alla maggioranza, da un punto di vista strettamente istituzionale, perché, colleghi, quando una prassi si invera diventa un precedente e quando il precedente diventa strutturale, il Governo vi si può appigliare.

Una settimana fa il presidente Renzi, intervenendo dopo l'informativa del ministro Nordio, ha posto il tema dell'esigenza di eliminare l'obbligatorietà dell'attivazione dell'azione penale nel nostro Paese. Che cosa è accaduto? Dopo una settimana si dimostra che questo è un punto che deve essere preso in considerazione, perché quello che è accaduto ieri è esattamente la conseguenza di questo principio. Allora, noi colleghi cosa facciamo? Sdoganiamo l'idea che ogni volta che un cittadino sporge una denuncia nei confronti del Presidente del Consiglio e, come conseguenza di questo, la magistratura attiva quello che è previsto dalla legge, quindi stabilisce l'iscrizione nel registro degli indagati di un componente dell'Esecutivo, il Parlamento viene tagliato fuori da tutto? Si stabilisce cioè che si blocca l'azione legislativa, si blocca l'azione deliberativa, si blocca l'azione di impulso e di indagine del Parlamento, semplicemente perché vi è l'iscrizione nel registro degli indagati, a seguito dell'attivazione di una denuncia, di un componente dell'Esecutivo? Vi rendete conto che questo è esattamente ciò per cui voi state combattendo, cioè l'esaltazione di un meccanismo sulla base del quale la magistratura diventerebbe l'elemento centrale che stabilisce le modalità con le quali si organizza la vita pubblica nel nostro Paese? Si chiamerebbe eterogenesi dei fini; insomma, siete talmente confusi che state facendo esattamente quello che vorrebbero che faceste coloro di cui oggi voi criticate l'attività nei nostri confronti.

Allora, è di tutta evidenza che dal nostro punto di vista, in termini politici e istituzionali, questo Parlamento deve affrontare, con la massima celerità e la massima trasparenza, nell'ambito della propria sede fondamentale, che è l'Assemblea, la questione del rimpatrio del libico che è stato discusso e illustrato in precedenza. Così sembra - sono costretto a utilizzare questa forma retorica - non debba avvenire, però noi non possiamo sentircelo dire né dai comunicati stampa di Palazzo Chigi, né dagli ukase di qualche Sottosegretario che scrive nelle chat dei parlamentari; ce lo dovete venire a dire in sede di Conferenza dei Capigruppo dove deliberare nuovamente quello che era stato deciso. Faccio appello alla Presidenza perché questo modo di lavorare è lesivo dei diritti e delle prerogative delle opposizioni. (Applausi).

PRESIDENTE. Chiedo ai Presidenti di Gruppo se ci sono altri interventi su questo punto.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Signora Presidente, noi siamo favorevoli a tutte le informative che ci potranno essere nelle varie sedi e alcune forse erano già previste al Copasir, di cui non faccio parte. Qui i colleghi che hanno parlato ne fanno parte e hanno più notizie di quelle che posso avere io, perché, anche da Capogruppo, rispetto la riservatezza di quell'organismo e non chiedo nemmeno a quelli del mio Gruppo che cosa succede al Copasir, perché è regolato da leggi e da norme.

Sulla vicenda, gli interventi di oggi mi confermano ancora di più una strategia complessiva: non vinciamo le elezioni, usiamo la leva giudiziaria. (Commenti). È quello che è successo tutta la vita. Avete detto quello che volete, io non posso dire questo? Ci volete censurare anche qui dentro? (Applausi). Volete che arrivi Lo Voi qui dentro? Ma cosa volete? Basta! Libertà di parola, libertà di pensiero!

Basta con le procure che fanno l'agenda del Parlamento e voi che fate i Vopos delle procure; basta con i Vopos delle procure, i Vopos non ci sono più nemmeno a Berlino, basta! (Applausi. Commenti).

Posso proseguire? Voglio parlare io, non che parlino loro.

PRESIDENTE. Presidente Gasparri, confidi nella Presidenza che è qui per garantirle la libertà di parola e anche di alzare i toni, ovviamente. Prego, prosegua.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Noi stiamo vivendo una sindrome molto grave. (Commenti). Aspetto, signor Presidente, quando hanno finito loro parlo io.

PRESIDENTE. Colleghi, il tono della discussione è in grado di alzarlo autonomamente, il presidente Gasparri. Prego, presidente Gasparri.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Io guardo i fatti. Il Parlamento affronta, ancora una volta, la riforma della giustizia e succede quello che è successo sabato, ovvero manifestazioni che si mettono in contrasto con la separazione dei poteri: il potere legislativo - che sarebbe questo Parlamento, uso il condizionale - il potere esecutivo che sarebbe il Governo e il potere giudiziario (qui non uso il condizionale). Abbiamo visto sabato manifestazioni che trovo preoccupanti sotto il profilo del rispetto della separazione dei poteri e delle regole costituzionali. Dopodiché, non entro nei dettagli della vicenda minuti, ma rispetto all'atteggiamento della procura, ho trovato sul sito di un giornaletto scandalistico - quindi non sono andato al Copasir o altrove - delle note dei servizi di sicurezza allegate ad atti d'inchiesta della procura di Roma che riguardano controlli e intercettazioni dei servizi di sicurezza a carico del capo di Gabinetto di Palazzo Chigi e mi preoccupo sotto il profilo della democrazia e del rispetto dei ruoli. (Commenti). Prego, chi deve parlare? Io sono per le interruzioni.

PRESIDENTE. Presidente Gasparri, lei giustamente introduce, come è assolutamente suo diritto, degli elementi di polemica, ma si rivolga alla Presidenza, per cortesia.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Ho qui delle carte che ho trovato su «Dagospia» - quindi non le ho trovate ai servizi segreti, le può trovare chiunque - riferite alla procura della Repubblica di Roma, quindi a Lo Voi, e carte dei servizi segreti firmate da Valensise e da altri, che parlano di alcuni che nel passato avrebbero fatto degli accessi sul capo di Gabinetto di Palazzo Chigi (lo conosco e penso sia una persona ottima e perbene). È sempre Lo Voi che le firma. Lo Voi a Palermo era procuratore, si è dato da fare nel corso della sua carriera per ottenere incarichi importanti. L'ho visto agitarsi, varcare le soglie dei palazzi istituzionali. Lo Voi aveva chiesto sei anni per Salvini (quanto aveva chiesto? Non me lo ricordo), poi ci sarà un giudice a Berlino (o a Palermo), ma intanto Salvini è stato sotto processo. Lo Voi - poi anche il procuratore di Palermo che è venuto dopo di lui - hanno chiesto sei anni. Qualcuno dirà che metto tutto insieme, ed è così. Poi rispunta Li Gotti. Io ho visto Li Gotti deputato, l'ho visto Sottosegretario di Prodi (sì, da giovane era di destra, ma poi è diventato di sinistra). Li Gotti rispunta misteriosamente e fa una denuncia. Non si diventa per caso avvocato di Brusca e di Buscetta. (Applausi). Qui ci sono avvocati, perché le istituzioni seguono pentiti e personaggi e quando ci sono grandi pentiti - e Buscetta e Brusca sono stati grandi assassini, ma anche grandi pentiti - generalmente gli avvocati che seguono queste vicende sono avvocati graditi a chi deve giustamente governare i pentiti. Quindi Li Gotti rispunta e fa una denuncia. Questa denuncia in poche ore viene istruita, in una sorta di fast food della giustizia: Li Gotti inserisce il gettone e parte subito l'indagine, con gli avvisi e tutto. (Applausi. Commenti). No, non è un complotto, è peggio: è uno schifo. Non è un complotto. (Commenti). Ragazzo, tu sei giovane e io sono anziano, quindi lasciami parlare. Io Li Gotti l'ho visto all'opera. Li Gotti appare e scompare nella vita italiana.

Qualcuno dice che era un atto dovuto, ma ammesso che l'avviso di garanzia fosse un atto dovuto, io vedo magistrati - lo dico anche alla Presidenza per il collega Patuanelli, che l'ha detto prima - che fanno conferenze stampa di tutti i tipi: c'è l'arresto, arrivano le telecamere, si fanno conferenze stampa, c'è il magistrato, arriva la procura antimafia che interrompe le attività di intercettazione di Striano e fa le conferenze stampa.

Secondo me, se era proprio un atto dovuto, il procuratore della Repubblica con assoluta trasparenza poteva dire che ieri è venuto il signor tizio e ha detto che il senatore Paroli ruba le automobili, può darsi che sia vero o che non sia vero, io sono costretto ad aprire un fascicolo e a registrare la denuncia contro il senatore Paroli. Lo diceva davanti alla televisione, spiegando le procedure e la legge del 1989 e faceva una telefonata alla Presidenza del Consiglio. Hanno fatto questa comunicazione al Presidente del Consiglio, all'autorità nazionale della sicurezza, che è il Ministro dell'interno, all'autorità delegata per i Servizi, che è Mantovano, e al Ministro guardasigilli, che sta facendo la riforma. Gli mandano il foglietto, ma sì, è normale. Poi la sera l'ANM e gli altri fanno le note, forse spaventati per dire che noi dovevamo farlo. E dillo al popolo italiano: guardate, è successo questo fatto e devo depositare questo foglio, poi valuterà il Tribunale dei ministri, perché c'è il Tribunale dei ministri. A proposito, Presidente, i componenti del Tribunale dei ministri sono scelti a sorteggio, lo sapeva? Lei lo sa, perché è una persona esperta di diritto. Tanto per parlare del fatto che i sorteggi non si possono fare per il CSM. Io reputo questa vicenda una vergogna.

Per quanto riguarda gli aspetti internazionali (e ne parleremo), io ho visto fotografie di sindaci del Fezzan al palazzo del Viminale. Boccia, chieda a chi era il Ministro dell'interno dell'epoca che faceva bene a ricevere i sindaci del Fezzan, a cui non so se davano pacchi viveri o assegni. Io ho visto il presidente americano Trump dire "grazie, Giuseppi". Sapete perché disse "Giuseppi"? (Commenti).

PRESIDENTE. Presidente Gasparri, devo invitarla a concludere, ugualmente come per gli altri.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Sì, ha ragione.

Ringraziava "Giuseppi" Conte perché furono messi in ginocchio i Servizi segreti, per una vicenda della Link University, con un ministro della giustizia americano. E quel Governo, con Di Maio ed altri, si inginocchiava a occidente a Trump e a oriente ai cinesi con la via della seta. Io sono andato con il senatore Latorre in Egitto, per una missione parlamentare, a parlare con al-Sisi dei rapporti Italia-Egitto. Ho visto Lo Voi perorare la sua carriera, ho visto i sindaci del Fezzan e le immagini al Viminale, sono stato, con il senatore Latorre ed altri, al Cairo a parlare della sicurezza e dei rapporti internazionali.

A me non sta simpatico questo libico, però vorrei sapere. Come hanno detto alcuni, girava per l'Europa, aveva tempo libero, vedeva le partite di calcio. Io sono della Roma, ma perché va a vedere la Juventus? Venga a vedere la Lazio di Lotito o la Roma. Non si sa che faceva. (Commenti).

PRESIDENTE. Presidente Gasparri, devo invitarla a concludere, perché siamo oltre il tempo degli altri interventi. La prego di concludere.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Comunque quello che sta accadendo è uno schifo. La magistratura non va riformata, va rifondata! Quello che è accaduto è un'assoluta vergogna! (Applausi).

PRESIDENTE. Presidente Gasparri, lei, come ovviamente chiunque altro, al di là della vis polemica, che è un diritto in quest'Aula, per quanto riguarda le affermazioni sulla corretta professionalità legata all'articolo 24 della Costituzione sul patrocinio come avvocato, naturalmente si assume la responsabilità delle sue affermazioni. (Applausi).

ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Grazie. Quindi devo stare attento a quello che dico, insomma. (Applausi. Commenti).

PRESIDENTE. Presidente Romeo, questo vale per tutti, ma sarebbe un inedito per lei.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, vorrei intervenire sulla mancata informativa da parte dei due Ministri. È subentrato un aspetto direi di non poco conto, cioè il fatto che ieri ai due Ministri che dovevano riferire è arrivato un avviso di garanzia.

Quindi, nell'ambito di quello che è il rispetto della magistratura, cambia qualcosa perché la questione dal piano politico - se vogliamo rispettare la magistratura - passa al piano giudiziario. I Ministri dovranno capire innanzitutto cosa gli viene contestato e poi riferire nelle sedi opportune. C'è questo piccolo particolare che è intervenuto; con l'avviso di garanzia si passa dal piano politico a quello giudiziario. Nel rispetto della divisione dei poteri ci sia rispetto sulla divisione degli stessi. Questo è un principio sacrosanto che va messo in rilievo.

L'altra questione concerne il piano prettamente politico e di questa possiamo assolutamente discutere. Accade - forse per la prima volta perché non si era mai verificato - che venga addirittura indagato mezzo Governo. Questo è un fatto politico non di poco conto. (Applausi). È la prima volta nella storia della Repubblica che succede una cosa di questo tipo.

Rispettiamo il lavoro dei magistrati, come abbiamo sempre detto. Ho sentito in uno degli ultimi interventi dell'opposizione ricordare la massima che dice che tre indizi tante volte fanno una prova. Sì, sarà pur strano così, ma preoccupa; sarà anche un caso - il primo - che la denuncia parta comunque da una personalità che, è vero, come è stato detto, era un ex missino, ma, come ha dichiarato lui, ora si sente vicino al PD. Lo ha dichiarato lui, sono le sue parole. È stato Sottosegretario del Governo Prodi, come è stato ricordato. La denuncia quindi parte da un politico che fa parte dell'area dell'opposizione. È un caso. Va bene. È un caso. I casi succedono.

Poi il magistrato che manda l'avviso di garanzia a tutti i membri del Governo per favoreggiamento e peculato è comunque lo stesso del processo fallimentare nei confronti di Matteo Salvini. (Applausi). Qualcuno dice che Agatha Christie affermava la prima è un caso, la seconda è una coincidenza. E noi la prendiamo come tale.

La terza questione è che tutto questo avviene all'indomani dell'approvazione alla Camera del disegno di legge sulla separazione delle carriere. Sarà una prova? Non lo so. (Applausi). Devo stare attento a quello che dico. Qualcuno però potrebbe anche evocare questo sospetto che sarebbe quantomeno un minimo fondato.

Noi lo diciamo, poi possiamo discutere, ragionare o fare; siamo un po' sconcertati nel vedere soprattutto questo costante scontro tra i poteri dello Stato anziché lavorare tutti insieme nell'interesse nazionale o, ancor più, per la ragione di Stato, che sembra valga quando le questioni riguardano la sinistra, ma valga un po' di meno quando le questioni riguardano il centrodestra. Quando si tratta del tema degli immigrati, bisogna farne spesso una questione di battaglia politica, forse perché è l'argomento principale da parte di qualcuno per attaccare e cercare di indebolire il Governo.

Concludiamo con una nota che è la nostra tranquillità come centrodestra (penso di rappresentare il sentimento di tutti). La nostra serenità è che questo modello, che si può pensare sia molto simile o evochi il modello utilizzato contro Silvio Berlusconi e contro Matteo Salvini (Applausi), non solo non vi farà aumentare il consenso, ma finirà per diventare un boomerang! Finirà per diventare un boomerang. (Applausi).

BALBONI (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, su delega ovviamente del presidente Malan.

BALBONI (FdI). Signor Presidente, cari colleghi, circa tre mesi fa un magistrato senza vergogna comunicava ai suoi colleghi che Giorgia Meloni era ancora più pericolosa di Silvio Berlusconi e che bisognava fermarla e abbatterla. Questo non lo comunicava un politico nell'ambito di un confronto democratico, bensì, ai propri colleghi, nella chat dell'Associazione nazionale magistrati, un magistrato.

Ebbene, sono passati tre mesi e, puntualmente, qualcuno si è incaricato di adempiere a quel mandato. (Applausi). Questo qualcuno manda un esposto contro il Presidente del Consiglio, i ministri Nordio e Piantedosi e il sottosegretario Mantovano. Sui giornali leggiamo che, come prova della sua denuncia, porta ritagli di giornale. Questi sono gli indizi a carico di quattro massime cariche del Governo, in base ai quali un procuratore della Repubblica, del quale abbiamo già conosciuto i precedenti (e non mi sto a dilungare), decide di iscrivere nel registro degli indagati il Presidente del Consiglio e gli altri colleghi.

Si dice che è un atto dovuto. No, cari colleghi, leggetevi la riforma Cartabia che avete votato anche voi, anzi più che altro voi. Leggetevi l'articolo 335 del codice di procedura penale, come riformulato dalla riforma Cartabia; è in vigore da quattro anni e avreste avuto il tempo di leggerlo. Il nuovo comma dell'articolo 335, come riformato dalla mega-maggioranza dei migliori, di cui tutti facevate parte, stabilisce che per iscrivere nel registro degli indagati un soggetto devono sussistere degli indizi. Gli indizi sono i ritagli di giornale, cari colleghi? (Applausi).

Non è un atto dovuto perché se ogni denuncia…(Commenti). Perdonatemi, sto esprimendo la mia opinione.

PRESIDENTE. Colleghi, consentiamo al presidente Balboni di svolgere il suo intervento.

BALBONI (FdI). Grazie, signor Presidente, ma capisco che ai colleghi dell'opposizione dia fastidio citare un codice di procedura penale, perché lo vogliono sempre e comunque interpretare a loro vantaggio. (Applausi). La legge è uguale per tutti. (Commenti).

Se fosse vero quello che dite, cari colleghi, vorrebbe dire che ogni giorno le procure d'Italia dovrebbero iscrivere nel registro degli indagati milioni di persone per esposti e denunce mentre, giustamente, fanno un vaglio discrezionale. L'ha detto stamattina anche il professor Celotto, che invitate anche voi in audizione quando si parla di questi argomenti; non lo dice il pericoloso, per proprietà transitiva, senatore Balboni. L'iscrizione nel registro degli indagati non è un atto dovuto.

Certo, ai sensi dell'articolo 6 della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, nel momento in cui il procuratore della Repubblica iscrive nel registro degli indagati un Ministro, deve comunicarlo al Tribunale dei ministri. È però l'atto discrezionale che ha compiuto che va censurato, perché non si può iscrivere nel registro degli indagati il Presidente del Consiglio sulla base di ritagli di giornali. (Applausi).

Sembra di capire che l'atto dovuto sia, secondo la sinistra, iscrivere e indagare automaticamente un esponente di destra, così come prosciogliere e archiviare automaticamente un esponente di sinistra. Questo è l'atto dovuto, secondo voi. (Applausi).

Allora, cari colleghi, concludo il mio intervento perché non voglio rubare altro tempo. Il Capogruppo del principale Gruppo di opposizione in quest'Aula ha parlato di umiliazione. Ebbene sì, cari colleghi, c'è un'umiliazione del Parlamento; certo che c'è un'umiliazione del Parlamento: è quella che certa magistratura fa della democrazia e della sovranità popolare. (Applausi). Certi magistrati umiliano continuamente la politica e la democrazia: questa è la vera umiliazione!

L'esproprio della democrazia è reso manifesto e plateale dal fatto che oggi Ministri che dovevano riferire su un fatto importantissimo non lo possono più fare, perché la magistratura, certa magistratura, si è voluta sostituire al Parlamento e alla democrazia. Questa è la vera grande vergogna! (Applausi).

PRESIDENTE. Dunque, abbiamo ascoltato tutti gli interventi dei Presidenti dei Gruppi e questa Presidenza riferirà immediatamente i rilievi e le osservazioni sollevate dai Gruppi, portandoli all'attenzione del Presidente del Senato per le valutazioni e le decisioni di competenza e conseguenti.

*VERDUCCI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VERDUCCI (PD-IDP). Signora Presidente, desidero ringraziarla per avermi dato la parola su un fatto importante, che riguarda quest'Assemblea e l'intero Paese.

Signora Presidente, ancora in questi giorni la senatrice Liliana Segre, che è qui e che salutiamo con questo applauso, che è un omaggio al suo impegno civile e alla sua coscienza politica (Applausi), è oggetto di una ignobile violenza verbale fatta di insulti razzisti, antisemiti, che infangano le pagine social di tanti cinema che stanno proiettando, anche in occasione del Giorno della memoria, il bellissimo documentario dal titolo «Liliana». È una violenza su cui non possiamo tacere, perché è l'emblema del rigurgito di un clima di odio e di discriminazione che è un veleno che può uccidere le nostre democrazie.

Liliana Segre è colpita perché è un simbolo universale di pace e di speranza, perché - anche di fronte all'atrocità - ha saputo essere dalla parte del diritto e non della vendetta, dalla parte della vita e non dell'odio. (Applausi). In Rete le sue parole vengono manipolate, distorte, mistificate; «(…) nei social media, che sono nati come espressione di libertà e che rischiano invece sovente di diventare strumento di violenza e di negazione dei diritti; occorre mettervi un argine»: così ha detto con forza ieri il presidente Mattarella.

Quello di Liliana Segre è un messaggio universale di libertà e di uguaglianza, contro ogni sopraffazione dei diritti umani, da qualunque parte essa provenga, verso chiunque sia indirizzata. Penso che questo sia il senso più profondo e più forte - civile e politico - della Commissione contro il razzismo, l'intolleranza, l'antisemitismo, contro ogni forma di discriminazione e di istigazione all'odio e alla violenza, che Liliana Segre ha fortissimamente voluto, che è un vanto per il nostro Senato, che è un presidio di democrazia, un presidio dei valori della nostra Costituzione.

Quella Commissione, con i suoi lavori, è un messaggio alle nuove generazioni, è un monito ai tempi che viviamo, ad affrontarli senza indietreggiare, senza lasciarsi intimidire. Un passo alla volta, «(…) un passo dopo l'altro»: così ha scandito la senatrice Segre ricordando la Liliana di allora, la bambina di tredici anni cui è toccato in sorte di attraversare il mostro, l'abominio della Shoah.

Signora Presidente, ci sono delle pietre miliari che tengono insieme la nostra Repubblica e Liliana Segre è una di queste.(Applausi). La sua testimonianza è un valore fondativo delle democrazie europee rinate dopo la sconfitta del nazifascismo, ma la ferita non si rimargina, non potrà mai rimarginarsi. Tutto ciò che viene dimenticato può accadere di nuovo. E noi abbiamo il dovere civile della memoria.

C'è una frase, dura e terribile, pronunciata da Liliana in questi mesi, per cui quando i sopravvissuti dei campi di sterminio non ci saranno più, della Shoah «(…) rimarrà forse una sola riga sui libri di storia».

È quello che vorrebbero gli insulti e le menzogne di cui Liliana è nuovamente vittima, però io so, per l'onore che spesso ho di camminare in strada con lei, che ovunque l'affetto che riscuote è enorme, un sentimento reale. E se potesse essere misurato, supererebbe di gran lunga, senza paragone, tutto il resto.

Signora Presidente, nei giorni scorsi, le bambine e i bambini della scuola elementare di Collegno, a Torino, hanno inviato a Liliana una lettera, che si conclude così: «Sappiamo che sei triste. Volevamo dirti di non prendertela e di pensare a tutte le persone che ti vogliono bene, come noi. Anzi, ti promettiamo una cosa: porteremo avanti la tua testimonianza, così la memoria non si perderà. Siamo sicuri che il mondo potrà un giorno essere migliore, perché la storia deve insegnare a non ripetere gli errori del passato. Noi ci proveremo, stanne certa. Un abbraccio fortissimo». Ecco, cara Liliana, cara senatrice Segre, un abbraccio fortissimo anche da tutti noi. (Applausi).

PRESIDENTE. Naturalmente la Presidenza si associa alle parole del senatore Verducci. È chiaro che siamo in un momento in cui non basta più dire che non si può sottovalutare. Abbiamo bisogno di comportamenti di contrasto molto visibili e concreti, quali quelli che ieri ha già molto autorevolmente espresso il Presidente della Repubblica pubblicamente alla senatrice a vita Liliana Segre, dichiarandosi molto chiaramente contro le aggressioni ingiuste e da condannare, rivolte alla senatrice Liliana Segre, sui siti e i social media.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, grazie per questa opportunità di intervenire in merito. Sarò molto breve, perché le parole del senatore Verducci hanno riassunto un sentimento certamente condiviso da tutta l'Assemblea del Senato.

Avere la senatrice Segre su questi nostri banchi è per noi motivo di onore ed un costante richiamo a quei valori di umanità e di libertà che nel Novecento e non solo, ma anche in questo millennio, più volte sono stati calpestati, ma che allora, con l'Olocausto, vissero il momento di supremo orrore della vita umana.

Vi sono state manifestazioni di intolleranza e insulti sui social network, mezzi che spesso, invece di accompagnare un progresso civile di comunicazione, determinano un imbarbarimento del linguaggio dal quale sembra non esserci difesa, perché anche le leggi e gli interventi raramente possono sfondare il muro dell'anonimato nel quale tanti possono sfogare la loro follia.

Condividiamo quindi assolutamente le parole che sono state espresse e rinnoviamo una volta di più non solo la solidarietà su questi fatti, ma la stima per ciò che la senatrice Segre rappresenta nella storia italiana, europea e dovrei dire mondiale, vista l'enormità degli eventi di cui è stata testimone e vittima.

In questi giorni il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente della Repubblica hanno detto parole importanti, sia negli impegni internazionali per celebrare gli ottant'anni dalla liberazione - se così si può chiamare - di Auschwitz, che però trovò quel disastro umano e quella distruzione che restano una delle più grandi tragedie della storia dell'umanità, sia ieri negli eventi del Quirinale. Come uno dei membri più anziani di quest'Assemblea mi voglio scusare io, che non ho colpe, del fatto che i Gruppi, pur sapendolo (eravamo stati informati della sua presenza e dell'intervento del senatore Verducci), non hanno ritenuto di rimanere in Aula per ascoltare queste parole ed esprimere solidarietà. (Applausi). Quindi mi scuso io per chi ha fatto un errore, di cui si scuseranno certamente con lei e con la pubblica opinione.

PIROVANO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIROVANO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, cara senatrice Segre, cara Liliana, so che sono giornate difficili e lo sono sempre, probabilmente non solo in questo periodo.

Oltre a portare la nostra vicinanza, che credo sia scontata, oggi voglio provare a vedere questa situazione da un'altra prospettiva. Lunedì scorso, infatti, ho assistito in prefettura a Bergamo a una cerimonia commemorativa, poiché era il 27 gennaio. Oggi voglio portare in quest'Aula non le mie parole o quelle della politica, ma le parole di due ragazzi, membri della Consulta giovanile provinciale di Bergamo, che hanno parlato davanti ad autorità civili e militari e anche ai discendenti delle persone che sono state internate e hanno ricevuto la medaglia, richiamando le parole di Hannah Arendt. Hanno espresso un concetto fondamentale e sono la dimostrazione, cara Liliana, che non resterà solo una riga nei libri di storia: se oggi ci sono ragazzi che oggi hanno la profondità di fare certi ragionamenti e, seppure in minima parte, sanno comprendere il dolore e sentirlo soprattutto con la loro empatia, credo che ci sia una speranza. La cosa importante che hanno detto è che il male più terribile non sempre si manifesta attraverso gesti eclatanti, ma spesso si insinua nella normalità, nella routine, nella cieca obbedienza. Questa è una riflessione importante, credo, per un ragazzo che va al liceo.

Come disse Hannah Arendt, che hanno citato, il male si espande come un fungo sulla superficie, non in profondità, mentre l'amore anche di una sola persona arriva nel profondo. Questo è il motivo per cui servono tanti malvagi per fare tanto male; uno solo non basta, se nessuno è complice, per indifferenza, per stupidità, per cattiveria. Basta però una persona buona, un giusto, per fare tanto bene e per portare tanto amore. Questo è un concetto - non un richiamo, né la citazione di un testo - che è uscito da due ragazzi delle scuole superiori; come loro due ce ne sono tantissimi in questo Paese e in tutto il mondo che, grazie alle testimonianze, ai viaggi della memoria, alla scuola, ai genitori e anche a quello che qualcuno di noi cerca di fare in questi Palazzi, cercano di capire che la lezione da trarre dalla storia non è solo una memoria, perché ricordare è importante, ma serve comprendere e capire che ognuno ha la propria responsabilità.

Quello che accade in questi giorni è veramente di una bassezza incredibile, soprattutto in questa settimana così particolare.

Penso anche che dobbiamo dare, noi per primi, entusiasmo e fiducia a chi è fuori dal Parlamento e soprattutto ai nostri ragazzi. Il pessimismo, a volte, è difficile da scacciare e da relegare in un angolino del nostro cuore, ma io penso che il messaggio principale sia che l'amore di una sola persona buona può davvero cambiare il mondo, almeno un piccolo pezzo di mondo. Questo vale per la tragedia della Shoah, ma anche in generale, per migliorare la società in cui viviamo.

Grazie quindi per l'impegno e invito ad avere un po' di ottimismo. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Giovan Battista Toschi» di Baiso, in provincia di Reggio Emilia, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

MALAN (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FdI). Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia esprime la piena solidarietà e, mi permetto di dire, anche l'affetto nei confronti della collega Liliana Segre. Gli attacchi e gli insulti di cui è stata oggetto sono vergognosi in modo particolare, in modo multiplo: vergognosi per la matrice razzista, vergognosi perché attaccano una persona di grandissimo prestigio, una testimone preziosa della Shoah, e ulteriormente vergognosi perché si nascondono dietro l'anonimato.

Noi condanniamo nel modo più assoluto e fermo questi gesti inqualificabili. Vogliamo manifestare il nostro affetto e l'incoraggiamento alla collega Segre a continuare la sua opera preziosa di testimonianza. Il nostro impegno a mantenere alta la memoria di quei fatti orribili, che abbiamo più e più volte condannato nel modo più fermo e risoluto, continui ad essere manifestato, poiché non vi è ragione di interromperlo, tanto più di fronte a questi gesti, a queste parole e a questi insulti ispirati proprio a quel razzismo ignominioso che fu alla base della Shoah.

Proprio in questi giorni abbiamo visto il rinvio a giudizio di alcuni di coloro che si sono distinti negli anni scorsi per questi insulti. Siamo perplessi leggendo che purtroppo c'è stata la richiesta di archiviazione per un certo presunto cuoco (non voglio neanche nominarlo in quest'Aula), che ha pubblicato sui social media affermazioni col suo nome, soprannome e cognome, perfettamente identificabile, e insulti che sembrerebbero la fotografia dell'articolo 604-bis del codice penale, noto anche come legge Mancino sull'istigazione all'odio per motivi etnici e razziali. Purtroppo c'è stata una richiesta di archiviazione: questo ci lascia molto perplessi; la magistratura, come noto, è indipendente e autonoma, ma noi ci permettiamo di essere perplessi.

Sono certo che la solidarietà venga da tutti i Gruppi. Avrei auspicato che fossero tutti presenti, tanto più adesso che si sa di cosa si sta parlando e non siamo più sull'argomento precedente, ma sorvoliamo su questo. Spero proprio che la collega senta la vicinanza e la piena solidarietà di tutti. (Applausi).

PRESIDENTE. Presidente Malan, a dire il vero vedo comunque alcuni Gruppi rappresentati, ma naturalmente vi è libertà nel valutarne la consistenza, lo dico solo per la cronaca. (Commenti). Ovviamente, è legittima ogni sottolineatura, ci mancherebbe altro; lo dico solo per chi ci vede e ci ascolta.

PAITA (IV-C-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAITA (IV-C-RE). Signor Presidente, posso rivolgere una preghiera ai colleghi? Lo faccio davvero con il cuore: evitiamo la polemica tra di noi rispetto a questo momento. Il senatore Verducci ha fatto una cosa nella quale ci dobbiamo riconoscere tutti, a prescindere dalla polemica politica. (Applausi).

Il Gruppo Italia Viva è qui seduto, compatto e schierato, soprattutto quando questa istituzione trova il modo di esprimere solidarietà, apprezzamento, affetto e amore per l'attività che costantemente fa Liliana Segre in favore della democrazia e per ribadire i principi del contrasto a ogni tipo di violenza dentro quella Commissione, di cui tanti di noi hanno l'onore di far parte, e al di fuori di quella Commissione nella divulgazione costante e continua soprattutto nei confronti dei ragazzi che anche oggi ci seguono.

Allora, ci sarà stato uno scollamento nei tempi, però penso che tutti noi possiamo dire che oggi ci riconosciamo completamente e profondamente nelle parole che il collega Verducci per primo ha voluto dire a testa alta in quest'Aula (Applausi) e cioè che siamo al fianco di Liliana Segre, che le vogliamo bene, che rifiutiamo le forme di odio che spesso in questo Paese dilagano e che lavoreremo costantemente a livello istituzionale perché quella Commissione lasci un segno e perché le parole e il coraggio dimostrato da Liliana Segre ogni giorno abbiano la possibilità di crescere nella consapevolezza civile degli italiani e del nostro Paese.

Non credo - lo dico anche non avendo condiviso lo scollamento, essendo rimasta qui - che la polemica, anche solo un briciolo di polemica, oggi aiuti a fare quel passo in avanti che dobbiamo fare tutti per costruire un Paese migliore per i nostri ragazzi e che solo attraverso l'insegnamento di una figura come Liliana Segre sarà possibile. (Applausi).

Grazie Liliana. Cerchiamo davvero di stare uniti, almeno nelle cose più belle di cui disponiamo, e le cose più belle sono questo esempio. (Applausi).

VERSACE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VERSACE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, non posso nascondere l'emozione di parlare anche davanti a lei, senatrice Segre, perché è sempre stata un faro e un punto di riferimento per tantissimi. L'esempio del suo coraggio non sarà vano.

Ci tengo intanto a ringraziare il senatore Verducci che ci ha dato la possibilità di aprire questa finestra che mi consente di manifestare la solidarietà alla senatrice Segre, non solo a titolo personale, ma di tutto il Gruppo che rappresento, perché le forme di odio, di cattiveria e di violenza sono veramente illimitate. Io, senatrice Segre, ho perso le gambe in un incidente stradale, vivo con una disabilità ormai da quasi vent'anni e mi batto per le pari opportunità e per il rispetto della vita. Ho avuto la fortuna anche di vivere un'esperienza ad Auschwitz e andare a vedere quel luogo con i miei occhi; qui c'è l'amico e collega senatore Verini, con cui abbiamo affrontato quell'esperienza, ascoltando dal vivo anche la testimonianza di Sami Modiano. Ho i brividi addosso tutte le volte che sento le parole dei sopravvissuti, tutte le volte che sento le sue parole, senatrice Segre.

Ci tengo a dirle questo: non deve demordere. Fa rabbrividire l'idea che lei, dopo quello che ha vissuto e dopo il coraggio che ha tirato fuori, debba vivere ancora sotto scorta. Questa è una cosa che ci lacera dentro (Applausi), tutti quanti. Ho letto recentemente questa sua tristezza e un certo pessimismo nelle sue parole, pensando che un domani resteranno solo due righe sui libri di storia. Mi sento di dirle questo: io giro nelle scuole e ho piacere che qui ci siano anche degli studenti. Nulla è vano, sono tutti semini; le testimonianze, così preziose, toccano dentro, restano e aiutano anche a cambiare la società. Io sono un'inguaribile ottimista, credo nelle nuove generazioni e voglio credere che ogni gesto gentile di amore possa col tempo sicuramente contrastare ogni forma di odio e di violenza. La prego, con tutto il cuore: ci creda anche lei, non smetta mai di crederci. L'odio e la cattiveria si contrasteranno in questo modo.

Tutti noi dobbiamo ricordarci di essere fortunati, onorati e privilegiati per poterla vivere e avere accanto e per poter sentire dal vivo le sue parole.

Ci tengo a dirle che veramente davanti a lei - mi consenta questa battuta per chiudere anche con uno spirito ottimistico - mi tremano le gambe che non ho, tutte le volte che la sento parlare. (Applausi). La ringrazio, perché mi dà una grande energia e la prego di non pensare che tutto quello che fa sia vano. L'odio e la cattiveria li contrasteremo con gesti gentili e da inguaribile ottimista sono certa che le nuove generazioni ci aiuteranno a costruire un mondo migliore. Le siamo tutti vicini: grazie, Liliana. (Applausi).

GUIDI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUIDI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, stamattina, come spesso accade nella società civile, abbiamo vissuto emozioni completamente contrastanti: da una parte, l'accanimento eccessivo con motivazioni che nel mondo della libertà si possono capire, anche se non condividere, ma l'eccessivo accanimento per delegittimare l'avversario fa male alla democrazia. Ho sentito parole - e le parole, per uno psichiatra antico come me, contano tantissimo - che non posso condividere e che anzi fanno male alla democrazia, che ogni momento si costruisce; dall'altra, le parole giustissime, che condivido in pieno, che coinvolgono una persona che io amo molto - che mi piace proprio come donna, non solo per quello che ha fatto e per quello che farà - e che fanno bene alla salute mentale e alla democrazia.

Liliana, noi siamo con te totalmente: siamo innamorati di te, abbiamo emozioni fortissime, ma proprio perché faccio lo psichiatra e momentaneamente anche il politico (o viceversa), credo che la tua vita e la tua rappresentazione della realtà non possano condividere toni depressivi.

Vedi, il mondo è complesso, è pieno di contraddizioni. Certo, c'è lo psicoterapeuta che può lenire qualche dolore dell'anima, ma certe contraddizioni restano. Credo che veramente, come diceva anche chi mi ha preceduto, il mondo vada avanti.

Certo che forse rimarrà un rigo su un libro di storia mai scritto, perché poi la storia è quella che si vive, ma io ho un ricettore importante, il mondo del sociale e il mondo delle fragilità, che maldiciamo, e delle disabilità. Il mondo ha anche sussulti di egoismo e contraddizioni, perché - lo ripeto - fa parte del nostro animo avere contraddizioni dentro noi stessi. Quante volte si ama, poi si cessa di amare, poi si ricomincia.

Il mondo, però - fammelo dire, Liliana - sta migliorando. Certo, lo vivo anche a livello personale, qualche pacca sulla spalla di pietà fa male come una pistolettata, perché non ti puoi difendere dal finto positivo, dal pietismo che uccide più di un cazzotto. Io preferisco fare a botte con l'avversario e non essere mai compatito.

Ti voglio dire questo, però, per amore di te, per quello che condivido con te. Il mondo, il nostro mondo, il nostro Paese vanno avanti. Nel mondo delle fragilità, e non solo delle disabilità, abbiamo una squadra (non riconosciuta come tale) di persone che sempre più reagiscono alle angherie, reagiscono ai torti, reagiscono alle pacche sulla spalla pietistiche. Allora, sinceramente innamorato di te, posso dire che altri, anche adesso, seguiranno il tuo percorso, perché è già in corso d'opera, faranno più democrazia, difendendosi e difendendo, in questo mondo di continua contraddizione (che va avanti, te lo assicuro), le persone che stanno in crisi. Può essere una crisi d'amore, un momento di sconforto o una difficoltà motoria o psichica.

Presidente, io non ho l'ottimismo, perché un po' - fatemelo dire - rincoglionito. Nonostante il barlume della mia mente, credo di poter dire sempre più: viva la vita! (Applausi).

PRESIDENTE. Colleghi, diciamo che è l'eccezione che conferma la regola l'intervento di due esponenti dello stesso Gruppo in questo genere di interventi. Dato l'argomento, ho ritenuto di fare un'eccezione.

CASTELLONE (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLONE (M5S). Signor Presidente, mi lasci subito esprimere la vicinanza mia personale e di tutto il mio Gruppo alla senatrice a vita Liliana Segre, alla quale voglio anche riportare ciò che è accaduto lunedì al teatro San Carlo di Napoli, quando erano riunite tutte le istituzioni campane con la comunità ebraica per la consegna delle medaglie al valore. Proprio in occasione del mio indirizzo di saluto, ho raccontato il grande lavoro che sta facendo la Commissione presieduta dalla senatrice Segre e a lei è arrivata la vicinanza di tutta la comunità campana.

Vede, Presidente, noi come istituzioni abbiamo il dovere non solo di preservare la memoria, ma anche di tramandare il racconto di ciò che è stato. È esattamente quello che fanno i testimoni della Shoah, i pochi ancora viventi. Primo Levi, nel suo libro "Se questo è un uomo" scrisse: seppure raccontassimo ciò che è accaduto, non saremmo creduti. Tanto è brutale il racconto di ciò che è stato l'Olocausto e di ciò che è stata la Shoah, che la ragione quasi può rischiare di non voler ricordare. Succede allora, come sta succedendo, che una persona come la nostra senatrice Liliana Segre, una delle persone più straordinarie che io abbia mai conosciuto, venga insultata e minacciata solo per tramandare quel racconto.

Presidente, io dico che è un'assoluta vergogna - come ha detto il senatore Verducci - che ottant'anni dopo una persona che è stata prigioniera nei campi di sterminio debba ancora rinunciare alla propria libertà per le minacce e gli insulti che riceve. L'impegno di quest'Assemblea a fianco della senatrice Segre deve significare soprattutto questo.

Credo anche però, signor Presidente, che non dobbiamo sottovalutare tutti quei semi di negazionismo storico che continuano a germogliare: li dobbiamo estirpare, rafforzando proprio gli anticorpi della democrazia.

Henry Appel, un'altra persona sopravvissuta ai campi di sterminio di Auschwitz, diceva che c'è solo una cosa peggiore di Auschwitz: che il mondo dimentichi ciò che è stato Auschwitz, che il mondo dimentichi che c'era un posto chiamato Auschwitz. Da quel ricordo però deve nascere la pace, deve nascere la libertà.

A me piace sempre fare l'esempio di ciò che racconta la senatrice Liliana Segre quando dice di aver visto una volta la pistola del suo aguzzino caduta per terra e poi di aver scelto di non raccoglierla, perché in quell'istante ha capito di essere diversa dal suo aguzzino, di essere una persona libera e una persona di pace.

L'auspicio per tutti noi, per quest'Assemblea, è allora che tutti, dal ricordo di ciò che è stato l'Olocausto, diventiamo persone libere e di pace. Grazie veramente soprattutto alla nostra senatrice Liliana Segre. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il ministro Calderoli. Ne ha facoltà.

CALDEROLI, ministro per gli affari regionali e le autonomie. Signor Presidente, basteranno pochi secondi perché il Governo ha condiviso e fatto propri tutti gli interventi, a partire da quello del collega Verducci, che ringrazio per aver introdotto l'argomento.

Come Governo non posso che ringraziare la senatrice Segre per tutto quello che ha fatto e quello che farà (Applausi) e, come senatore, mi sento di esprimere un sentimento che credo sia condiviso all'interno di tutta l'Aula. Senatrice Segre, io ti voglio e ti vogliamo tanto bene, grazie. (Applausi).

Discussione e reiezione della mozione n. 118 sull'attuazione delle norme in materia di autonomia differenziata (ore 11,52)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00118, presentata dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, sull'attuazione delle norme in materia di autonomia differenziata.

Ha facoltà di parlare il senatore De Cristofaro per illustrarla.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, la mozione n. 118, alla luce delle recenti sentenze della Corte costituzionale - l'ultima sull'ammissibilità del referendum e quella precedente del mese di novembre - chiede al Governo una cosa che dal nostro punto di vista dovrebbe essere scontata, interrompere cioè ogni negoziato con le Regioni e di non intraprenderne di nuovi. Crediamo infatti che l'autonomia differenziata, per come era stata costruita dalla legge n. 86 del 2024, a seguito però dell'intervento della Corte costituzionale, sia sostanzialmente tutta da riscrivere.

Lo confermano, a nostro avviso in maniera inequivocabile, le parole del nuovo presidente della Corte costituzionale Amoroso nel suo discorso di insediamento, che mi sembrano peraltro molto diverse da quelle del ministro Calderoli, il quale invece all'indomani della pronuncia di illegittimità emessa dalla Corte costituzionale, aveva parlato di sentenza autoapplicante.

Al contrario, noi riteniamo la legge sull'autonomia ormai un guscio vuoto, che spetta al Parlamento riempire nel reale rispetto del terzo comma dell'articolo 116 e di tutta la Costituzione. Di tale articolo in particolare occorre dare una corretta interpretazione; non quella di una sorta di supermarket delle competenze, chiamiamolo così, come avrebbe voluto la legge Calderoli nella sua originaria scrittura, ma viceversa, nell'ambito dell'unità della Repubblica e della solidarietà tra le Regioni, nell'osservazione del principio costituzionale di sussidiarietà.

A noi pare evidente che la stessa pronuncia della Corte sul referendum vada esattamente in questa direzione. Paradossalmente, proprio la mancata ammissione del referendum diventa la più alta certificazione che la cosiddetta legge Calderoli, dopo la sentenza n. 192 dello scorso 14 novembre, è inapplicabile, perché del tutto svuotata di senso.

Come noto, tale sentenza ha indicato tredici punti di criticità, individuando ben sette profili di incostituzionalità. Pur non intaccando il principio dell'autonomia differenziata, che rimane un principio costituzionale, ha demolito però il modo di applicarlo, da parte della legge Calderoli, anzitutto ricordando che il comma 3 dell'articolo 116 va valutato assieme ad altri principi costituzionali, evitando cioè di far evaporare l'unità e l'indivisibilità della Repubblica e garantendo un equilibrio tra autonomia e principio solidaristico.

La legge Calderoli presenta, come invano l'opposizione aveva sostenuto durante l'iter parlamentare, una lunga serie di criticità che darebbero vita a un regionalismo duale (il contrario, cioè, di quello spirito cooperativo capace di salvaguardare l'unità della Repubblica). I rilievi fatti dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 192 hanno riguardato proprio alcuni di questi aspetti.

Anzitutto, il trasferimento può riguardare non intere materie, ma soltanto specifiche e determinate funzioni, garantendo efficacia, efficienza ed equità nell'allocazione delle risorse e sempre in coerenza con l'ordinamento dell'Unione europea, oltreché con l'eguaglianza dei cittadini nel godimento dei diritti, e quindi l'effettiva garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni.

La Consulta ha ribadito che esiste una sola Nazione e che non sono in alcun modo configurabili i popoli regionali. L'autonomia, quindi, non può portare all'evaporazione della nozione unitaria di popolo. In estrema sintesi, la sentenza stabilisce che è possibile trasferire soltanto delle specifiche funzioni e non le intere materie, la cui titolarità resta evidentemente in capo allo Stato centrale.

Per quanto riguarda il quadro finanziario, l'allocazione delle risorse fra livello centrale, europeo e regionale va resa compatibile con i principi fondamentali dell'ordinamento.

C'è poi la grande questione della centralità del Parlamento (anch'essa sollevata durante l'iter del disegno di legge con la presentazione di molti emendamenti dell'opposizione, purtroppo tutti clamorosamente bruciati). L'apporto del Parlamento - lo ribadisce anche la Corte, in maniera noi crediamo definitiva - non può essere ridotto a un prendere o lasciare la singola intesa. Ad esempio, sui livelli essenziali delle prestazioni (LEP) la Corte ha detto con chiarezza che deve decidere il Parlamento e che la loro definizione non può essere affidata a un livello amministrativo.

Crediamo pertanto che sia inaccettabile andare avanti al netto della definizione dei LEP, visto che la loro definizione è un pilastro della legge e nessun accordo tra Stato e Regioni è possibile, nemmeno sulle materie cosiddette non LEP, visto che anche su di esse va rispettato il principio di sussidiarietà.

In realtà, una cesura rigida tra i due gruppi di materie (LEP e non LEP) non tiene conto che anche una materia non LEP (ad esempio, la protezione civile) può incidere comunque sulla capacità di offrire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale i servizi che afferiscono alle materie LEP. Infatti, esistono complementarietà tra le materie che vanno molto oltre la mera definizione teorica.

A noi pare evidente, alla luce della sentenza n. 192, l'obbligo di tornare in Parlamento non come atto formale, perché qui non è in discussione il principio costituzionale dell'articolo 116 della Costituzione, sul quale peraltro - i colleghi lo sanno, perché è noto - la mia parte politica da sempre ha espresso un dissenso, che all'epoca dei fatti si è evidenziato con un voto contrario alla riforma del Titolo V, che io considero sbagliata.

Noi, però, non stiamo parlando di questo, non stiamo parlando del terzo comma dell'articolo 116 della Costituzione. Noi stiamo discutendo dell'applicazione dell'autonomia attraverso la legge Calderoli, che io credo in questo modo non farebbe altro - ma lo abbiamo detto davvero tante volte in quest'Aula - che aumentare le diseguaglianze tra Nord e Sud, tra città e aree interne, tra ricchi e poveri, ma anche spaccare il nostro Paese in venti staterelli regionali. Si tratta, quindi, di un'autonomia profondamente dannosa anche per lo stesso Nord Italia - come è stato osservato da tanti studiosi - non foss'altro perché nell'economia reale aumenterebbero esponenzialmente gli adempimenti burocratici per le imprese, per i liberi professionisti, e si aprirebbe in questo modo anche un varco per il dumping retributivo, una inevitabile competizione tra le Regioni, quindi, che avrebbe come immediata conseguenza la stessa tenuta del contratto collettivo nazionale.

In ogni caso, se il tema non è l'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, ma è l'applicabilità della legge Calderoli, allora bisogna evidentemente considerare non solo i sette paletti indicati dalla Consulta a novembre, ma anche le indicazioni generali e di principio, come, per esempio, l'insostenibilità (già richiamata) del principio dei cosiddetti popoli regionali, a maggior ragione in un quadro di integrazione europea, e con esso il principio della sussidiarietà verticale flessibile, che deve prevedere un intervento solidaristico centrale a tutela delle peculiarità locali e delle specifiche esigenze di tutti i cittadini. In questo quadro l'autonomia dovrebbe essere funzionale a migliorare l'efficienza degli apparati pubblici, ad assicurare una maggiore responsabilità politica, a meglio rispondere alle attese e ai bisogni dei cittadini. La Corte ha precisato che le Regioni che richiedono migliori attribuzioni devono motivare questa richiesta sulla base di specifiche esigenze e capacità amministrativa e non potranno comunque riguardare - come sappiamo - una serie di materie, tra cui le norme generali dell'istruzione.

Di conseguenza, pensiamo - ed è questo il motivo per cui abbiamo presentato la mozione in discussione - che, di fronte a questi gravi, gravissimi, rilievi di illegittimità riscontrati dalla Corte costituzionale, che colpiscono tutti gli aspetti più significativi di questo provvedimento, tanto da smantellarne di fatto l'impianto, si deve ritenere questa legge inapplicabile. Pertanto, avviare lo stesso le negoziazioni tra lo Stato e le Regioni ci sembra francamente molto grave, molto sbagliato e anche molto irrispettoso delle prerogative della Corte costituzionale. L'approvazione di intese sulla base di una legge dichiarata in gran parte illegittima rappresenterebbe un precedente molto grave e una violazione di molti articoli costituzionali.

È questa la ragione per cui con la mozione in esame intendiamo impegnare il Governo a fermare ogni negoziato e ad attuare una moratoria delle intese in atto per consentire una riscrittura della legge in Parlamento, in linea con la sentenza n. 192 del 14 novembre del 2024. (Applausi).

PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare in discussione, ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulla mozione.

CALDEROLI, ministro per gli affari regionali e le autonomie. Signora Presidente, chiedo a lei e ai colleghi preventivamente scusa per la lunghezza dell'intervento, ma, visto che si richiama una sentenza di 109 pagine, credo che l'importanza dell'argomento e anche la qualità (vista la reiezione del referendum abrogativo) richiedano che alcuni punti vadano puntualizzati in tempi diversi rispetto a quello che ho potuto fare nei tre minuti del question time di venti giorni fa, sia alla Camera che al Senato.

Permettetemi innanzitutto di dissentire dal contenuto della mozione in discussione, con cui vengono reiterate varie critiche al processo di attuazione dell'autonomia differenziata.

Al riguardo rinvio agli interventi da me precedentemente svolti nel corso dell'iter parlamentare della legge e in ulteriori occasioni che già offrono articolate risposte a tali critiche. Mi riferisco, tra l'altro, alle vicende del comitato per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (CLEP) e ancor più alla questione dei divari territoriali, rispetto a cui la legge di attuazione può costituire un rimedio e non certo motivo di preoccupazione.

La legge n. 86 del 2024 disciplina il procedimento per l'attribuzione alle Regioni di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, assicurando il coinvolgimento delle Camere nel rispetto delle prerogative e dei regolamenti parlamentari. Inoltre, la legge introduce disposizioni di garanzia anche per le Regioni che non sottoscrivano intese. La legge subordina poi l'attribuzione di funzioni relative alle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con riguardo a materie o ambiti di materie riferibili ai diritti civili e sociali, alla determinazione dei relativi livelli essenziali delle prestazioni.

In tal senso, oltre alla delega per la determinazione dei LEP, su cui tornerò a breve, la legge contiene, nel primo articolo, una clausola generale sulla priorità della determinazione dei LEP. Sul punto, la legge opera dunque una importante distinzione. Da un lato, vi sono le materie e ambiti di materie LEP da essa individuati. Si tratta, in totale, di quattordici materie, con riguardo alle quali, fino alla determinazione dei LEP, non si potrà procedere all'attribuzione di forme e condizioni particolari di autonomia, né - in base all'ordine del giorno accolto dal Governo alla Camera - si potranno avviare i relativi negoziati.

Dall'altro lato, vi sono le nuove materie e ambiti di materie non LEP, con riferimento ai quali il trasferimento delle funzioni, con le relative risorse, può essere invece effettuato secondo le modalità, le procedure, i tempi indicati nelle singole intese, a partire dalla data di entrata in vigore della legge n. 86, ovvero il 13 luglio 2024.

Dopo l'entrata in vigore della legge di attuazione, sono pervenute le richieste delle Regioni Veneto, Piemonte, Liguria e Lombardia per l'avvio dei negoziati, ora possibili esclusivamente per le materie non LEP di cui sia stata fatta richiesta. Si tratta, per l'esattezza, della ripresa dei negoziati già avviati in precedenza e per i quali opera apposita previsione di legge. Con riferimento alle materie non LEP, il Veneto ha chiesto l'attribuzione di funzioni relative a nove materie, la Lombardia ad otto, il Piemonte a sette e la Liguria a sei.

In questo quadro è intervenuta poi la recente sentenza n. 192 del 2024 della Corte costituzionale, a seguito dei ricorsi promossi in via principale dalle Regioni Puglia, Toscana, Sardegna e Campania avverso la legge n. 86.

La Corte ha disposto, in ordine, un totale di 52 questioni di legittimità costituzionale: quattordici dichiarazioni di illegittimità costituzionale, di cui due in via consequenziale; tredici dichiarazioni di inammissibilità e venticinque dichiarazioni di infondatezza.

Rispetto a quanto erroneamente riportato nella mozione, intendo soffermarmi sui passaggi salienti della sentenza. La mozione fa riferimento alla sentenza con cui i giudici costituzionali, a conclusione di un percorso argomentativo in fatto e in diritto esteso per 109 pagine, hanno rigettato la richiesta di dichiarazione di illegittimità costituzionale dello stesso articolo 116, terzo comma, nonché quella relativa all'intera legge n. 86 - conseguentemente la legge è costituzionale - dichiarando l'incostituzionalità di alcune sue disposizioni.

Vorrei anzitutto puntualizzare i profili della legge che sono stati oggetto di dichiarazione di illegittimità costituzionale. Si tratta dei seguenti profili. Il primo profilo è la previsione, in diverse disposizioni, del trasferimento di materie o ambiti di materie piuttosto che di specifiche funzioni di natura legislativa e/o amministrativa, come richiesto dalla Corte.

Il secondo profilo è la mancata previsione che gli atti di iniziativa delle Regioni siano giustificati alla luce del principio di sussidiarietà; secondo la Corte, il trasferimento di specifiche funzioni deve essere basato su una ragionevole giustificazione, espressione di un'idonea istruttoria, alla stregua di tale principio.

Il terzo profilo è la disciplina per la determinazione dei LEP e dei relativi costi e fabbisogni standard; la Corte è intervenuta per censurare in particolare la genericità dei principi e criteri direttivi recati dalla norma di delega, la procedura (con DPCM) per l'aggiornamento dei LEP e la norma transitoria.

Il quarto profilo è l'applicabilità della legge n. 86 del 2024 alle Regioni a Statuto speciale, nel presupposto che - come chiarito dalla Corte stessa - l'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, è riferito alle sole Regioni a statuto ordinario.

Il quinto profilo è la previsione della facoltatività, piuttosto che doverosità, del concorso delle Regioni "differenziate" agli obiettivi di finanza pubblica.

Il sesto profilo è il meccanismo per l'allineamento fra i fabbisogni e il gettito dei tributi compartecipati, ai fini dell'eventuale revisione delle aliquote di compartecipazione definite dall'intesa.

Dunque, emerge in maniera chiara che la sentenza della Corte non impedisce in alcun modo l'applicazione della legge, contrariamente a quanto affermato nella mozione in esame. Un ulteriore elemento in tal senso è desumibile dall'ordinanza con cui l'ufficio centrale per il referendum della Corte di cassazione, lo scorso dicembre (dopo la pubblicazione della sentenza della Corte costituzionale), ha dichiarato conforme a legge la richiesta referendaria relativa all'intera legge n. 86: una decisione del genere presuppone che la legge sia in grado di dispiegare compiutamente i propri effetti.

Va considerato che la sentenza n. 192 del 2024 dichiara la illegittimità costituzionale di singole disposizioni facendo ricorso alla tecnica, da tempo nota e utilizzata, delle sentenze additive o manipolative, con le quali la Corte stessa provvede direttamente a sostituire la disposizione illegittima con altra disposizione conforme a Costituzione. A tal fine, la Corte utilizza la formula secondo cui una certa disposizione della legge è costituzionalmente illegittima nella parte in cui presenta un determinato contenuto anziché un altro, espressamente indicato dalla medesima sentenza. Analogamente, la sentenza n. 192 del 2024 dichiara l'illegittimità costituzionale di alcune disposizioni della legge nella parte in cui non prescrivono taluni comportamenti o attività, anch'essi espressamente indicati dalla medesima pronuncia.

In tutti questi casi, quindi, è stata direttamente la Corte costituzionale a introdurre nell'ordinamento la disposizione conforme a Costituzione, senza che si renda necessario alcun intervento legislativo.

Queste conclusioni si fondano su una prassi ampiamente consolidata e ben nota agli studiosi e agli operatori del diritto costituzionale circa le conseguenze delle sentenze manipolative o additive della Corte costituzionale. È il caso, ad esempio, della prescrizione relativa all'iniziativa regionale che - come dicevo poc'anzi - deve essere giustificata alla luce del principio di sussidiarietà.

Sul punto, osservo che la legge sull'autonomia differenziata, diretta a dare attuazione al dettato costituzionale, contiene tutta una serie di presidi a garanzia dei principi costituzionali e dei vincoli europei, tra cui rientra anche il principio di sussidiarietà, espressamente richiamato dalle disposizioni introduttive sulle finalità della legge, all'articolo 1.

Non solo, la stessa Corte riconosce che il principio di sussidiarietà è dotato di una sua intrinseca flessibilità, di cui l'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, costituisce espressione. La Corte aggiunge poi che, trattandosi di una deroga rispetto al riparto ordinario delle funzioni, essa va giustificata e motivata con precipuo riferimento alle caratteristiche della funzione e al contesto (sociale, amministrativo, geografico, economico, demografico, finanziario, geopolitico ed altro) in cui avviene la devoluzione, in modo da evidenziare i vantaggi in termini di efficacia e di efficienza, di equità e di responsabilità della soluzione prescelta.

In sostanza, secondo la Corte, l'articolo 116, terzo comma, della Costituzione si basa sul principio di sussidiarietà, in quanto è volto a trasferire «competenze solo quando e dove la Regione sia in grado di gestirle adeguatamente». Ne consegue che, se gli atti di iniziativa presentati ai fini dell'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia risultano sorretti da una ragionevole giustificazione alla luce del principio di sussidiarietà, come tratteggiato dalla giurisprudenza costituzionale, nulla osta alla possibilità per le Regioni di chiedere il trasferimento di funzioni in determinate materie.

In altre parole, ogni Regione che intenda avviare o proseguire la procedura finalizzata al trasferimento delle funzioni in determinate materie dovrà indicare o fornire elementi idonei affinché sia possibile concludere che i medesimi atti risultino giustificati alla luce del principio di sussidiarietà. Sul punto, a seguito dell'intervento di carattere sostitutivo della Corte, mi sono attivato con le quattro Regioni procedenti affinché diano evidenza esplicita agli elementi idonei a giustificare ulteriormente la propria iniziativa, alla luce del principio di sussidiarietà.

La sentenza ha, inoltre, interpretato in modo costituzionalmente orientato altre previsioni della legge, che quindi non comportano ulteriori interventi normativi. In particolare, la sentenza ha rilevato che vi sono delle materie il cui trasferimento è, in linea di massima, difficilmente giustificabile secondo il principio di sussidiarietà, per ragioni di ordine giuridico, tecnico o economico. Ciò - ha precisato la Corte costituzionale - non preclude a priori, anche in queste materie, la possibilità del trasferimento di alcune funzioni, ma questo deve trovare una più stringente giustificazione.

Pertanto, non risulta corretto affermare - come invece fa la mozione in esame - che la sentenza n. 192 del 2024 interviene sulla legge n. 86 del 2024 tanto da «smantellarne di fatto l'impianto», rendendola «sostanzialmente inapplicabile», con l'ulteriore conseguenza per cui (cito testualmente) «avviare le negoziazioni tra le Regioni e lo Stato per l'eventuale trasferimento di competenze sarebbe oggi gravemente illegittimo e irrispettoso delle prerogative della Corte costituzionale».

Va ricordato, in linea generale, che il carattere costituzionalmente non necessario della legge di attuazione - come emerge proprio dalla sentenza della Corte costituzionale - fa sì che l'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, possa comunque dispiegare direttamente i propri effetti e, quindi, legittimi il proseguimento dei negoziati.

In ogni caso, al netto delle parti in cui la Corte stessa è intervenuta con la tecnica delle sentenze manipolative o additive modificando direttamente la legge n. 86 del 2024, un intervento legislativo si rende necessario, per ovviare al venir meno delle relative disposizioni, solo con riguardo alla disciplina dei LEP e dei relativi costi e fabbisogni standard, dopo che la Corte ha dichiarato la illegittimità costituzionale delle disposizioni concernenti la delega in materia, introdotta - voglio ricordare - nel corso dell'esame parlamentare e considerata dai giudici costituzionali non sufficientemente specifica per risultare conforme all'articolo 76 della Costituzione.

Al riguardo, comunico che siamo già al lavoro al fine di dar seguito, a breve, alle indicazioni fornite dai giudici costituzionali nella sentenza. Intendo a tal fine avvalermi anche degli esiti del lavoro condotto dal comitato tecnico-scientifico con funzioni istruttorie per l'individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni, il cosiddetto CLEP, presieduto dal professor Sabino Cassese, le cui attività si sono concluse lo scorso dicembre. La sentenza n. 192 del 2024, difatti, preserva in ogni caso il lavoro istruttorio e cognitivo compiuto sulla base di tale norme, tra cui il lavoro del CLEP proprio richiamato in senso positivo dai giudici della Corte. Misure correttive di carattere organizzativo, conseguenti alla dichiarazione di illegittimità costituzionale consequenziale delle disposizioni della legge n. 197 del 2022, sono state adottate con l'ultimo decreto-legge "milleproroghe".

In definitiva, contrariamente a quanto sostenuto nella mozione in discussione, la sentenza non produce effetti ostativi al proseguimento dei negoziati già avviati con le quattro Regioni richiedenti, con riguardo alle funzioni relative alle materie non LEP, nel rispetto delle indicazioni contenute nella sentenza, fra cui il divieto di trasferimento, in materie non LEP, di funzioni che attengano a prestazioni concernenti diritti civili o sociali.

Allo stesso modo, la sentenza non produce effetti ostativi rispetto alla possibilità, alle medesime condizioni, di avviare nuovi negoziati, laddove altre Regioni ne facciano eventualmente richiesta.

Aggiungo che, per le stesse ragioni già richiamate circa gli effetti autoapplicativi della sentenza, non è condivisibile neppure l'ultima richiesta formulata dalla mozione, laddove essa impegna il Governo ad «attuare una moratoria delle intese in atto fino alla compiuta definizione di ogni procedimento attinente alla legittimità della legge n. 86 del 2024 e alla sua eventuale riscrittura ad opera del Parlamento». Il procedimento avviato - come delineato dalla legge n. 86 - comporta una serie di passaggi che assicurano un ampio coinvolgimento delle Camere, a maggior ragione dopo che la Corte ha espressamente riconosciuto il potere di emendamento delle Camere con riguardo a ciascuna legge di differenziazione.

La prosecuzione dei negoziati avviati, nel rispetto delle indicazioni fornite dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 192 del 2024, è ulteriormente legittimata, inoltre, a seguito della recente dichiarazione di inammissibilità da parte della Corte costituzionale del quesito referendario con cui si chiedeva l'abrogazione totale della legge n. 86 del 2024.

In conclusione, per le ragioni esposte, il Governo esprime parere contrario alla mozione in discussione. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Giovan Battista Toschi» di Baiso-Viano, in provincia di Reggio Emilia, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione della mozione n. 118 (ore 12,24)

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione.


MUSOLINO (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSOLINO (IV-C-RE). Signora Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio il Ministro, per la sua articolatissima relazione che, evidentemente - come ha premesso prima dell'esposizione - tenta di colmare la risposta sicuramente parziale fornita nel question time di venti giorni fa, una risposta che tra l'altro si era anche un po' arroccata su una questione pregiudiziale sulla quale ci siamo chiariti in Aula, anche con le opposizioni.

Ovviamente prendo atto che lei non cambia opinione, anzi tende a pensare che la inammissibilità del quesito referendario le confermi la bontà del suo ragionamento e della sua convinzione, laddove evidentemente i due piani non si possono sovrapporre, e non andrebbero sovrapposti, se ci fosse un rispetto della pronuncia della Corte costituzionale da parte del Governo. Quest'ultimo, invece, continua a pensare di poter andare avanti nonostante una pronuncia così articolata e complessa che francamente lo impegnerebbe, insieme alla maggioranza, a una riflessione seria sulla legge di attuazione dell'autonomia differenziata per le Regioni a Statuto ordinario.

PRESIDENTE. Un momento, senatrice Musolino. Chiedo ai colleghi di lasciare libero il banco del Governo in fase di dichiarazione di voto. Prego, senatrice.

MUSOLINO (IV-C-RE). La ringrazio, signor Presidente.

Lei, signor Ministro, ci ha esplicitato le ragioni per le quali ritiene che le intese possano proseguire, anzi ci ha dato atto che le stesse non si sono mai fermate. Forse le aveva sospese soltanto per il periodo - come ci aveva dichiarato nel corso del question time - in cui attendeva di conoscere l'ammissione del quesito referendario generale e ci ha dato atto che invece il lavoro adesso è ripreso e che a breve sarà anche portato a conclusione. Tuttavia, tutte le argomentazioni che lei ha esposto a sostegno della tesi finiscono per mancare - a mio avviso - il punto fondamentale della questione: la legge, come è stata concepita, anche nella parte relativa alla sottoscrizione delle intese sulle materie non LEP, è comunque stata oggetto di una pronuncia della Corte costituzionale che lei chiama manipolativa e additiva, ma che comunque nella sostanza ha detto che, così come era concepita e strutturata, violava il principio di unità nazionale e di sussidiarietà, cioè i capisaldi del nostro sistema. Pensare, quindi, di poterla applicare in una parte soltanto perché non è stata oggetto di una specifica pronuncia caducativa non significa che la legge regga nel suo impianto complessivo: significa semplicemente pensare di approfittarsi di una parte non esplicitamente caducata dalla sentenza per andare avanti in un disegno che non capisco neanche dove pensate che vi possa portare. In ogni caso, anche se si tratta di materie non LEP, cioè di materie per le quali non è necessario individuare i livelli essenziali delle prestazioni, lei stesso ci ha detto che comunque i criteri sono stringenti, cioè le Regioni devono dimostrare di essere nelle condizioni, soprattutto finanziarie, di portare avanti e gestire direttamente queste materie. Ciò riporta la questione nell'alveo del quesito fondamentale, cioè quello dell'invarianza della spesa e della necessità di stabilire come si devono finanziare i LEP e soprattutto di garantire - ed è qui che il vostro disegno di legge è stato oggetto di una profonda censura da parte della Corte costituzionale - che in tutte le Regioni essi abbiano pari valore e non si aumenti il divario socioeconomico tra le Regioni, soprattutto ovviamente a scapito di quelle che storicamente lamentano un arretramento per mancanza di risorse, talvolta anche forse per l'incapacità di spenderle, ma questo non può diventare un criterio punitivo per privarle delle stesse. Lo Stato aiuti le Regioni che non sanno spendere attraverso strumenti specifici, ma non penalizzi i cittadini che purtroppo, a questo punto, si trovano a nascere in un territorio dove c'è un'incapacità, perché questa non sarebbe autonomia differenziata, ma sarebbe un modo per aumentare le sperequazioni.

Signor Ministro, non posso accettare né condividere il suo parere contrario e non per una questione strumentale di opposizione che mi colloca contro il suo parere e la sua posizione. Non posso perché evidentemente anche nella sua insistita presa di posizione nel voler portare avanti le intese sulle materie non LEP si legge una volontà di perseguire un disegno senza considerare che, nel frattempo, il corso principale deve essere ricostruito, come se volessimo percorrere una via secondaria che comunque deve riportare sul viale principale, ma il viale principale è completamente inagibile perché deve essere riscritto. Che senso avrebbe concludere delle intese su materie LEP, quando quelle sulle materie LEP, che costituiscono poi la vera questione, la vera ratio di questa legge, siete costretti a riscriverle.

Lei dice che comunque fa tesoro del lavoro svolto dal comitato. Però questo stesso comitato ha concluso i lavori in un senso che non ci conforta, perché ha finito per fotografare semplicemente la situazione attuale, e cioè il valore dei LEP. Ma sapere, per esempio, che un LEP per la sanità in Sicilia ha un valore tre volte inferiore a quello che ha nel Nord Italia non mi consente di adeguare il LEP; mi fotografa soltanto la situazione attuale. In ogni caso, c'è da colmare questo divario, e non basta solo fotografarlo. Lì dove voi insistete sulla clausola di invarianza finanziaria, dicendo che le risorse restano quelle attuali, sostanzialmente continuate a perseverare con un'impostazione che la stessa Corte costituzionale ha censurato.

Il nostro voto sarà favorevole sulla mozione. Prendo atto, purtroppo, del suo parere negativo e su questo continuo a pensare che l'ostinazione non abbia mai fatto un buon servizio a nessuno. (Applausi).

DE POLI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE POLI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, signor Ministro, la mozione n. 118, partendo dalla sentenza della Corte costituzionale del 14 novembre 2024, mira a mettere in discussione l'intero impianto della legge sull'autonomia differenziata. In termini di metodo la Corte ha posto alcune considerazioni di sistema, che sono propedeutiche al completamento della riforma, che viene giudicata assolutamente ascrivibile nel perimetro costituzionale.

La legge sull'autonomia - come ha ben evidenziato il ministro Roberto Calderoli - fa un importante distinzione tra materie LEP e materie non LEP. Se è evidente che da una parte per le 14 materie LEP non si potrà procedere all'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, e quindi non si potranno avviare i relativi negoziati fino a quando - come dice la Corte - non ci sarà una determinazione dei LEP con un intervento legislativo, è altrettanto evidente che sulle materie non LEP, il trasferimento delle funzioni e delle relative risorse può andare avanti e non c'è motivo di fermarsi. Con riferimento alle materie non LEP, la Consulta fa ricorso allo strumento noto delle sentenze additive o manipolative, che non richiede dunque un intervento normativo. Quindi non è assolutamente vero - come sostiene la mozione oggi in discussione - che non si possa procedere con i negoziati. La Corte inoltre ha ribadito la centralità del Parlamento, che sarà necessario coinvolgere appieno in ogni fase della discussione, soprattutto nella definizione dei LEP.

La mozione in discussione, così come il referendum bocciato dalla Corte, nasconde alla base un pregiudizio politico. Quando agitate strumentalmente la bandiera dello "spacca Italia", fate un torto a tutto il Paese, voltando le spalle alla nostra Costituzione, che conserva uno spirito autonomista molto forte. (Applausi). Ciò che finisce per confondere ogni ragionamento è la questione meridionale, la quale non va disgiunta dalla questione settentrionale: sono due facce della stessa medaglia. (Applausi). Al centro dell'attenzione va posta la realtà, la quale dimostra che da sempre esistono enormi differenze fra queste distinte parti del nostro territorio nazionale. Uno dei fattori, fra i più rilevanti, del successo del regionalismo è rappresentato dalla capacità amministrativa, la quale dipende dalla qualità degli amministratori e dei dipendenti delle nostre pubbliche amministrazioni.

L'autonomia può essere definita in modo molto semplice: essa è, in primo luogo, espressione del principio di libertà e, in secondo luogo, è attuazione necessaria del principio di responsabilità. È indispensabile mettere in luce che le norme costituzionali che riguardano le autonomie sono state attuate con ritardi e resistenze. Il discorso riguarda sia i Comuni, sia le Province, sia le Regioni.

Per lungo tempo i primi sono stati disciplinati dai vecchi testi unici della legge comunale e provinciale. Quanto alle Regioni ordinarie, ci sono voluti più di venti anni per attuare tali norme. Anche questo la dice lunga circa le resistenze di carattere culturale e politico che hanno riguardato il pluralismo autonomistico.

L'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, è stato pensato per rinnovare l'architettura istituzionale del nostro Stato, nel segno di una maggiore efficienza e - aggiungerei - di responsabilità da parte di chi amministra.

La legge Calderoli sulle autonomie non fa altro che ricollegarsi a questa innovazione costituzionale e lo fa introducendo le giuste garanzie sui cosiddetti LEP, standard minimi di servizio pubblico indispensabili per garantire in tutto il territorio nazionale i diritti civili e sociali. Inutile dire che fin dall'inizio ci si è preoccupati di richiamare i principi di solidarietà, eguaglianza, unità e indivisibilità della Repubblica. Va ricordato che proprio in questa prospettiva la legge approvata non attribuisce alla Regione che ottiene maggiori funzioni somme aggiuntive rispetto a quelle che oggi ha già. Ragione per cui nessuna Regione può temere di vedersi ridotte le risorse di cui attualmente dispone. Chi afferma il contrario è in malafede.

Signor Presidente, mi avvio alla conclusione. Nonostante la Corte costituzionale abbia anche dichiarato illegittimo il referendum per l'abrogazione della legge, la mozione n. 118 continua a sostenere argomentazioni che sono ormai superate dai fatti. La legge sull'autonomia non è incostituzionale. I passaggi parlamentari sono necessari per superare i rilievi della Corte stessa, che non ha mai messo in dubbio la validità di questa riforma. Le Regioni che stanno richiedendo le materie possono e devono andare avanti nel percorso intrapreso. Ricordo che, sulla riforma dell'autonomia, si sono espressi nel 2017 milioni di cittadini italiani; la volontà popolare e il diritto non si possono mettere in discussione attraverso barocchismi interpretativi.

Cari colleghi delle opposizioni, la Consulta vi ha dato torto. Ve ne siete accorti? Per questo non possiamo accettare la richiesta di interrompere i negoziati in corso con le Regioni o attuare una moratoria delle intese in atto. Sarebbe una decisione contraria allo spirito della sentenza della Consulta.

Per queste ragioni il nostro Gruppo Civici d'Italia-UDC-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare annuncia il voto contrario sulla mozione n. 118. (Applausi).

PRESIDENTE. Essendo in corso la Conferenza dei Capigruppo, sospendo la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 12,38, è ripresa alle ore 13,03).

Presidenza del vice presidente RONZULLI (ore 13,03)

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha stabilito che nella seduta odierna proseguirà, fino alla sua conclusione, la discussione della mozione sull'attuazione delle norme in materia di autonomia differenziata. Il sindacato ispettivo e il question time, previsti per domani, non avranno luogo.

La Conferenza dei Capigruppo tornerà a riunirsi martedì 4 febbraio per stabilire il prosieguo dei lavori.

Resta confermato il calendario vigente e la prosecuzione dei lavori delle Commissioni.

Ripresa della discussione della mozione n. 118 (ore 13,06)

GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, noi condividiamo le valutazioni del ministro Calderoli. Ci auguriamo che la riforma delle autonomie prenda corpo, nelle modalità già esaminate dal Parlamento, alla luce delle osservazioni della Corte costituzionale, che saranno certamente recepite. Siamo, quindi, contrari alla mozione che è stata presentata, per cui il voto di Forza Italia sarà no alla mozione, ma sì alla riforma. (Applausi).

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signora Presidente, ho ascoltato l'intervento del ministro Calderoli. Come potete immaginare, avendo presentato una mozione che chiede sostanzialmente il contrario delle cose che lui ha detto, non sono evidentemente d'accordo con le sue considerazioni e non mi convincono.

Non mi convince il sostenere, di fatto, che la sentenza della Corte costituzionale n. 192 del 14 novembre scorso, che è intervenuta significativamente sulla legge n. 86 del 2024, che porta il nome del Ministro, sia una sentenza auto applicativa. Non mi convince per niente nemmeno questa rigida distinzione tra "materie LEP" e "materie non LEP". È una divisione che può esistere soltanto sulla carta, ma che, come si è visto anche da ciò che è accaduto nelle scorse settimane con riferimento al caso scoppiato sulla Protezione civile, che è una materia considerata non LEP, inevitabilmente va a incidere anche su quei diritti civili e sociali che vengono, invece, contemplati dalle materie LEP. Non foss'altro che per questo, sarebbe - io penso - il minimo da parte del Governo prendere atto che sono accadute delle cose nel corso degli scorsi mesi.

Signor Ministro, possiamo provare a ricapitolare brevemente, anche per chi ci ascolta da fuori di quest'Aula, quello che è accaduto nell'iter di questa legge? È accaduto che la legge è stata partorita dal Parlamento, come sappiamo, dopo una profonda divisione tra le forze politiche. Le forze di opposizione, in quella sede, avevano presentato una serie di emendamenti che erano stati respinti. Sono stati avanzati dei ricorsi presso la Corte costituzionale, dalle Regioni, da una parte, e dal comitato promotore del referendum, dall'altra parte. Nel frattempo, il 14 novembre, la Corte costituzionale è intervenuta, ma non semplicemente correggendo qualche aspetto. Sostanzialmente ha detto che questa legge, nel suo spirito di fondo, per come è stata concepita, non risponde a quelli che, invece, dovrebbero essere i capisaldi attorno ai quali ruotano gli articoli della nostra Costituzione che si occupano dell'autonomia differenziata. La Corte ha messo in discussione sette punti assolutamente qualificanti e ha fatto una serie di rilievi molto seri e molto circoscritti. Peraltro (e davvero da questo punto di vista mi viene da dire che avreste fatto bene ad ascoltare le opposizioni mesi fa, quando il disegno di legge era in discussione in Assemblea) ha posto l'accento su una serie di questioni che erano evidenziate, per l'appunto, poste nel dibattito parlamentare, relative ai livelli essenziali delle prestazioni e al ruolo e alla centralità del Parlamento, ossia al fatto che le intese non si possono fare bypassando completamente il Parlamento.

Questo pronunciamento della Corte del 14 novembre 2024 è talmente potente e poderoso che quando poi, pochi mesi dopo, la Corte si pronuncia sull'ammissibilità del referendum dice che non si può fare esattamente perché la sentenza precedente aveva talmente smembrato il provvedimento da rendere poco chiaro il quesito. Quindi, di fatto, la mancata ammissibilità del referendum diventa la più alta certificazione che siamo dinanzi ad una legge completamente modificata rispetto a come l'aveva partorita il Parlamento.

Allora, davvero in questo caso il buon senso, da una parte, e dall'altra parte il dibattito democratico necessiterebbero che si facesse la cosa più semplice e più logica in assoluto: la legge deve tornare in Parlamento e in attesa che torni e che il Parlamento possa intervenire su quei rilievi che sono stati, perlappunto, messi in campo dalla Corte costituzionale, evidentemente si mette in campo una moratoria sulle intese, sia per quello che riguarda le "materie LEP", ma anche per quello che riguarda le "materie non LEP", perché - insisto - questa rigida separatezza tra le prime e le seconde è un concetto puramente schematico, che però non ha e non tiene in conto quanto queste materie siano intrecciate e quanto entrambe vadano ad incidere sui cosiddetti diritti civili e sociali.

Trovo davvero molto grave che il Parlamento della Repubblica, invece di prendere atto del fatto che una sentenza della Corte costituzionale ha sostanzialmente buttato per aria una delle leggi principali di questo Governo, fatta nel corso degli ultimi due anni, non prenda atto che dinanzi a questo le Camere debbano tornare a svolgere un ruolo da protagoniste. Mi sembra davvero incredibile che si faccia finta di niente, come se il pronunciamento del 14 novembre 2024 (sentenza n. 192), non ci fosse mai stato e si proceda a fare le intese, quando tutto il Paese ha capito che il referendum non si può fare esattamente perché la legge è talmente ridimensionata rispetto a com'era che addirittura il quesito referendario diventa inammissibile.

Davvero sono molto stupito dal fatto che le forze politiche di maggioranza non prendano atto di questa vicenda e sono ancora più stupito perché alcune di quelle forze, come sappiamo, avevano espresso anni fa degli elementi di contrarietà al Titolo V. Qui non stiamo parlando del Titolo V, evidentemente, non stiamo parlando dell'articolo 116, comma 3, della Costituzione, ma stiamo parlando dell'applicabilità della legge Calderoli relativamente a quell'articolo.

Sarebbe davvero un atto dovuto riconoscere che, dinanzi a questo tipo di situazione, bisognerebbe fermarsi e riprendere la discussione sulle intese regionali soltanto una volta, dopo che il Parlamento si sia potuto interessare nuovamente della legge. (Applausi).

PRESIDENTE. Grazie, senatore De Cristofaro, mi sembra che «atto dovuto» sia la parola del giorno. Scusate la facile ironia.

BEVILACQUA (M5S).Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BEVILACQUA (M5S). Signora Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, Governo, nell'annunciare il voto favorevole alla mozione del Gruppo del MoVimento 5 Stelle, parto dall'ultimo punto sollevato dal collega de Cristofaro che mi ha preceduto.

Mi rivolgo, per suo tramite, Presidente, al ministro Calderoli: signor Ministro, il fatto che la Consulta abbia bocciato il referendum abrogativo certifica che questa proposta di riforma costituzionale - ahimè ormai legge - dell'autonomia differenziata è stata totalmente svuotata dalla sentenza della Corte costituzionale, che si è pronunciata in merito ai ricorsi di Puglia, Toscana, Sardegna e Campania, perché il quesito referendario di abrogazione verteva proprio su quegli aspetti che sono stati accolti dalla pronuncia della Corte costituzionale. In particolare, mi riferisco a due aspetti dei sette punti dichiarati incostituzionali e fondativi della vostra riforma scellerata.

Il primo punto riguarda il fatto che la Corte ha dichiarato incostituzionale la facoltatività invece della doverosità per le Regioni destinatarie della devoluzione del concorso agli obiettivi di finanza pubblica, con conseguente indebolimento dei vincoli di solidarietà e - qui mi rivolgo ai colleghi di Fratelli d'Italia - unità della Repubblica. (Applausi). Avviso ai naviganti sedicenti patrioti, che scoprono la difesa dell'unità nazionale a targhe alterne: qui c'è una sonora bocciatura di questa riforma che viene definita, non a caso, spacca Italia, non solo per le differenze che verrebbero cristallizzate tra Sud e Nord, ma anche per quelle tra periferie e centro e in tutta Italia, su tutto il territorio nazionale ci sono le periferie, anche al Settentrione. Il senatore De Poli prima invitava a non strumentalizzare politicamente la questione perché la questione meridionale è sotto gli occhi di tutti e con l'autonomia differenziata finalmente si responsabilizzano i governatori, ma vorrei darvi una notizia: abbiamo già sperimentato nella mia Regione, la Sicilia, una forma di autonomia differenziata, perché sapete bene che per Costituzione è previsto uno Statuto speciale per la Regione siciliana. Ebbene, le condizioni disastrose della mia Regione sono sotto gli occhi di tutti. Sapete qual è la notizia? È che dal 2001 al 2025, cioè su ventiquattro anni, la Sicilia è stata in mano ad amministrazioni del centrodestra, quindi fate un applauso a voi stessi, perché avete dimostrato che non serve l'autonomia differenziata per spaccare l'Italia. (Applausi).

Sempre su questo punto, mi rivolgo ai colleghi di Fratelli d'Italia: se non volete ascoltare l'appello delle opposizioni, se non volete ascoltare i moniti della Corte costituzionale, ascoltate il vostro governatore Occhiuto, che vi ha chiesto di fermare questo obbrobrio costituzionale ed è un vostro Governatore.

Vengo al secondo punto molto qualificante, il punto in cui è stato dichiarato incostituzionale il conferimento di una delega legislativa al Governo relativamente alla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni, perché la decisione sostanziale viene rimessa nelle mani del Governo, limitando il ruolo costituzionale del Parlamento. Questo suona esattamente come una bocciatura del premierato. Capisco che siete in difficoltà, colleghi di Forza Italia e di Fratelli d'Italia, perché purtroppo dovete pagare il prezzo dell'autonomia differenziata, perché dovete portare a casa da un lato la riforma della giustizia targata Forza Italia e dall'altro il premierato targato Fratelli d'Italia, ma qui si tratta di riforme costituzionali, non di figurine dei calciatori che vi scambiate tra un aperitivo e una cena tra amici.

Avete qui l'occasione, colleghi di Fratelli d'Italia e di Forza Italia, di staccare la spina a questo obbrobrio costituzionale e soprattutto di dare atto a chi vi ha votato, visto che voi ogni volta vi appellate alla volontà di costoro, ricordandovi i cittadini che rappresentate e che state tradendo con questa riforma costituzionale.

Infine, mi sento di darvi un suggerimento, un consiglio sicuramente non richiesto, che probabilmente non prenderete minimamente in considerazione, ma oggi sono generosa e ve lo voglio elargire lo stesso: riguardate la vostra agenda in merito alle riforme costituzionali, perché da quello che ho appena evidenziato in merito all'autonomia differenziata bocciata dalla Corte costituzionale e in merito al premierato, di cui abbiamo un anticipo di bocciatura sempre da parte della Corte, mi sembra chiaro che abbiate un problema con le riforme costituzionali. Sapete qual è il problema? È che tutto quello che proponete è incostituzionale. (Applausi).

TOSATO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TOSATO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, vorrei innanzitutto ringraziare il ministro Calderoli per la chiarezza con la quale ha delineato il percorso che intende portare avanti il Governo per proseguire nell'approvazione e nella realizzazione di questo grande obiettivo, ossia quello dell'autonomia per rendere il nostro Paese più moderno, più efficiente, con meno burocrazia e con più opportunità per i cittadini.

Rispondo a chi ha accusato il Ministro di ostinazione, affermando che l'ostinazione del ministro Calderoli è anche la nostra ostinazione. (Applausi). È un'ostinazione, colleghi, volta a dare piena attuazione della Costituzione. (Applausi). L'articolo fondamentale dell'autonomia non è infatti il Titolo V (che ricordo avete approvato voi), ma è l'articolo 5 della Costituzione. Lo voglio rileggere, anche in questa occasione, perché ve lo dovete imprimere nella memoria e dovete capire che noi dobbiamo attenerci all'articolo 5 della Costituzione, il quale recita, cari colleghi: «La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento». Noi stiamo dando attuazione alla Costituzione, cari colleghi. (Applausi).

A me sembra che questa mozione in realtà rispecchi non una contrarietà alla legge Calderoli, ma una contrarietà al principio di autonomia; questo per noi è inaccettabile. Noi vogliamo rispettare e applicare la Costituzione. (Applausi).

È alquanto originale che venga presentata una mozione per interrompere qualsiasi procedura volta a dare attuazione all'autonomia, come se la Corte costituzionale non avesse bocciato il referendum. Voi agite come se quel referendum fosse stato autorizzato, si fosse tenuto e avesse dato ragione a chi voleva cancellare la legge sull'autonomia. (Applausi). Peccato che le cose non stanno in questi termini. Gli unici referendum che si sono tenuti - lo voglio ricordare - si sono svolti nell'ormai lontano 2017; in Veneto, ad esempio, ha partecipato la maggioranza assoluta dei cittadini, esprimendo un voto favorevole per l'autonomia. Voi dovreste rispettare fino in fondo quei referendum, perché esprimono il volere del popolo. (Applausi).

Termino dicendo che questa è un'autonomia assolutamente solidaristica. Qui non stiamo parlando di un'autonomia che toglie qualcosa a qualcuno, ma stiamo parlando di un'autonomia in cui ognuno dà quello che ha e quello che produce, a fronte del proprio lavoro e del proprio impegno, e poi le risorse verranno distribuite equamente su tutti i territori. Quindi non è un'autonomia che porta via qualcosa ad alcune Regioni per darlo ad altre; non è una contrapposizione tra Nord e Sud. Questo è il messaggio che voi volete far passare, creando paura in certi territori.

La realtà è che l'autonomia toglie poteri, competenze e risorse al centro assegnandoli a tutte le periferie che li richiederanno, a prescindere dalla latitudine. (Applausi). È un'opportunità per tutti. Ci sono territori che credono di poter gestire meglio dello Stato le competenze, le risorse e l'attività legislativa e non potete impedire a quei territori di esercitare questo diritto costituzionale. (Applausi). Per questo motivo la Lega conferma la sua contrarietà a questa mozione e dà pieno mandato, come è giusto che sia, al ministro Calderoli per procedere a questa grande riforma. (Applausi).

CAMUSSO (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAMUSSO (PD-IDP). Signora Presidente, care colleghe e cari colleghi, annuncio il voto a favore del Gruppo Partito Democratico alla mozione presentata. Vorrei complimentarmi e vorrei dire al Ministro - tramite lei, Presidente - che la capacità di fare buon viso a cattivo gioco supera anche la normale credibilità delle cose che vengono affermate. Sostanzialmente il Ministro è venuto a dirci che non è successo niente e che quindi prosegue imperterrito il percorso degli accordi e delle trattative con le singole Regioni. L'unica cosa su cui effettivamente registra l'esistenza di uno stop è sulla definizione dei LEP, ma per il resto può continuare tutto.

Non mi pare che si possa ridurre così la sentenza della Corte costituzionale.

Non mi pare che la si possa ridurre così nemmeno per quanto è stato detto rispetto all'ammissibilità del referendum, e quindi siamo di fronte all'ennesimo rifiuto di riconoscere al Parlamento la possibilità di discutere seriamente di come si applica l'autonomia.

Vorrei anche suggerire - sempre tramite lei, Presidente - al senatore che è intervenuto precedentemente, che l'articolo 5 della Costituzione, che non a caso parte dal fatto che l'Italia è una e indivisibile, parla anche di favorire il decentramento amministrativo. Noi non stiamo discutendo di questo. Stiamo discutendo di legislazione e della possibilità che ci siano accordi con le Regioni che vanno oltre e al di là della stessa.

In realtà, moderatamente, la mozione chiedeva una moratoria, tornando alla discussione, senza dare per scontato che nulla c'è più di quella legge e tantomeno che non c'è più l'autonomia nel nostro Paese e, quindi, la sua attuazione. Le risposte che ci avete dato ci preoccupano molto.

Passo molto del mio tempo nel mio collegio elettorale e in alcuni territori di cui di autonomia differenziata si discute moltissimo. Chiedo in particolare ai colleghi della maggioranza, di Forza Italia e di Fratelli d'Italia, se hanno parlato con i rispettivi rappresentanti che balbettano nei consigli comunali, scappano dalle decisioni e promettono che non cambierà nulla (Applausi) e che, anzi, per carità, non sia mai detto che ci si troverà di fronte a delle situazioni per cui una qualche Regione possa avere delle autorizzazioni su materie che hanno poi implicazione su tutti gli altri. Ve lo domando davvero perché vi immaginate cosa farete nei prossimi mesi, nei quali non ci sarà più neanche l'attesa, perché ormai i pronunciamenti ci sono e quindi il Parlamento dovrebbe iniziare a discutere? Su ogni singola cosa continuerete a dire che no, non è vero e, nel frattempo, le Regioni che hanno chiesto le materie continueranno a dire che sì, hanno ottenuto questo o quell'altro? O continuerete a dire che il comitato che ha discusso e costruito la fotografia sui LEP è sempre il luogo in cui si deciderà di tali questioni, nonostante siano emerse esplicitamente le differenze che ci sono e l'assenza di soluzioni - le dobbiamo trovare - che permettano, quelle sì, di dire che l'Italia resta una e indivisibile, con la stessa agibilità in tutti i territori, su tutte le materie che sono essenziali?

Ve lo chiedo davvero perché mi immagino uno scenario nel quale rischiamo semplicemente che, da un lato - anche se sembra che la cosa vi diverta - il Parlamento diventi non legittimato a intervenire sulle materie su cui lo dovrebbe fare e non riesca a dire la propria e, dall'altro, raccontiamo nel territorio una realtà diversa da quella che è.

Esprimeremo un voto favorevole sulla mozione n. 118, ma io insisto e rivolgo un appello al Governo e non solo al Ministro: tornate in Parlamento a discuterne e non continuate ad agire unilateralmente. (Applausi). Non se lo merita il Parlamento, ma soprattutto non se lo merita il nostro Paese. (Applausi).

DE PRIAMO (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PRIAMO (FdI). Signor Presidente, Governo, colleghi, la mozione n. 118 esprime sostanzialmente un carattere di censura totale verso il percorso di autonomia differenziata, chiedendo in sostanza di azzerarlo. Va da sé che è una mozione per noi totalmente irricevibile, in quanto l'autonomia differenziata rientra pienamente nel percorso di riforme dell'attuale legislatura che è esattamente al centro dell'azione del Governo Meloni e della maggioranza.

Tale azione vede nell'autonomia differenziata, così come nella riforma del premierato e in quella della giustizia - abbiamo visto e stiamo vedendo quanto avversata, ma anche quanto mai necessaria in Italia - elementi fondamentali che porteremo avanti. Lo stesso si può dire, rimanendo in tema di rapporti con il territorio e di come questo debba essere un elemento di avvicinamento dei servizi ai cittadini, per la riforma della Capitale d'Italia.

Per quanto riguarda l'autonomia differenziata, la legge 26 giugno 2024, n. 86, al contrario di quanto afferma la mozione in esame, è stata largamente costruita e discussa, in particolar modo in Senato. Ricordiamo il grande e lungo lavoro svolto nella 1ª Commissione, presieduta dal senatore Balboni, e i tanti emendamenti di tutte le forze politiche.

In particolare, rivendichiamo i più di 20 emendamenti di Fratelli d'Italia che hanno migliorato il contenuto del provvedimento e rafforzato il percorso, mettendo in campo e valorizzando principi come quelli della coesione nazionale (assolutamente compatibile con l'autonomia differenziata), della centralità del Parlamento (è stata rafforzata nel percorso fatto in Senato), del contrasto alle diseguaglianze sociali e del pari trattamento per le Regioni che chiederanno l'autonomia differenziata su alcune materie e funzioni rispetto a quelle che non lo faranno.

Rivendichiamo questo importante lavoro svolto, che garantirà di avvicinare i servizi al territorio in un'ottica di rispetto e tutela della coesione nazionale e di lotta alle diseguaglianze sociali e strutturali che - lo vogliamo sempre ricordare - sono presenti da decenni nel nostro territorio - certo non arrivano con un provvedimento da poco approvato - e che ci stiamo impegnando per contrastare. Si tratta dell'impegno per l'affermazione dei diritti sociali e civili dei cittadini in ogni angolo del territorio, che passa chiaramente per la realizzazione dei livelli essenziali delle prestazioni che nessun Esecutivo si è mai impegnato a fare prima del Governo Meloni.

La sentenza n. 192 del 2024 della Consulta è stata qui da molti richiamata come un elemento distruttivo rispetto al percorso dell'autonomia, ma non lo è affatto. È una sentenza e - come ha chiaramente spiegato anche in questa sede il ministro Calderoli - ha una forza di norma e, quindi, è in larga parte autoapplicativa e sostanzialmente additiva rispetto alla legge sull'autonomia differenziata approvata dal Parlamento. In un certo senso la completa e la puntella e permette di proseguire quel percorso. Altro che chiedere di fermarlo! (Applausi).

Peraltro, i principi espressi nella sentenza sono in larga parte coincidenti con principi ed elementi che noi avevamo evidenziato e messo in campo anche in Parlamento. Ad esempio, in merito al fatto che su alcune materie fossero cedibili non norme generali, ma solo singole funzioni, noi lo abbiamo sempre detto in modo chiaro, così come ha fatto anche il ministro Calderoli in questa sede. Ad esempio, che si potessero cedere norme generali sull'istruzione a una Regione l'abbiamo sentito dire solo dalle opposizioni per spaventare, in giro sul territorio, i cittadini e far credere loro che l'autonomia differenziata rappresentasse chissà quale danno per loro e per il territorio, contrariamente a quello che invece è.

C'è poi un altro elemento che oggi, sempre per decisione della Consulta, ha una rilevanza politica, ossia il fatto che non è stato ammesso il referendum. Vorrei ricordare alla senatrice Bevilacqua che il referendum non è stato ammesso non per la sentenza della Consulta, ma perché ritenuto incomprensibile nel suo quesito. (Applausi). Quindi, fatevi una domanda - come si suol dire - e datevi una risposta sul vostro incomprensibile quesito.

Mi avvio a concludere, signor Presidente. Non abbiamo tirato un sospiro di sollievo per il mancato referendum, perché sappiate che, quando si dà la parola al popolo, Fratelli d'Italia è sempre favorevole. (Applausi).

Posso anche dire che i nostri parlamentari del Mezzogiorno d'Italia, che sono stati ingiustamente accusati anche personalmente con campagne denigratorie, sarebbero stati i primi a scendere nel territorio e a spiegare agli abitanti del Sud d'Italia che l'autonomia differenziata può essere per loro non un problema, ma una grande opportunità.

Pertanto, il percorso prosegue, com'è stato annunciato anche in questa sede dal Ministro, con la legge delega sui livelli essenziali delle prestazioni, che sarà un'altra occasione di confronto e un altro momento molto importante per il passaggio dalla spesa storica alla logica dei fabbisogni standard e quindi per una maggiore attenzione all'efficienza dello Stato, della pubblica amministrazione e delle sue articolazioni.

Dichiariamo quindi il voto convintamente contrario di Fratelli d'Italia alla mozione n. 118 e andiamo avanti con decisione per le riforme per cambiare l'Italia con l'autonomia differenziata, con il premierato e con la riforma della giustizia. (Applausi).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 118, presentata dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Si è così conclusa la discussione della mozione sull'attuazione delle norme in materia di autonomia differenziata.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

MALPEZZI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALPEZZI (PD-IDP). Signora Presidente, è con dolore che noi ieri sera abbiamo appreso una notizia. (Brusio).

PRESIDENTE. Colleghi, credo che la senatrice Malpezzi stia per fare un intervento che ricorda la scomparsa di qualcuno, quindi chiedo silenzio e rispetto.

MALPEZZI (PD-IDP). La ringrazio perché dicevo che è con dolore che ieri sera abbiamo appreso della scomparsa di un grande giornalista, Fiore De Rienzo, che in quest'ultimo anno e mezzo ha anche collaborato a titolo gratuito con gli esperti della Commissione di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori.

Signora Presidente, per chi è della nostra generazione Fiore De Rienzo è stato prima di tutto una voce: quella voce inconfondibile con cui raccontava storie d'Italia, prima con «Telefono giallo», la trasmissione che ha fatto l'avanguardia di tante altre, poi con «Chi l'ha visto?»; una voce sempre messa a disposizione della ricerca assidua della verità, perché questo ha fatto per tutta la vita, senza tirarsi mai indietro e con una cifra molto particolare, quella di mettersi sempre nei panni di chi stava intervistando, provando a ricordarsi sempre e a ricordare a tutti noi che, a fronte di una storia che stava approfondendo, c'erano persone, con la loro sofferenza.

Fiore De Rienzo è sempre stato un giornalista considerato da tutti per bene, un signore, e lo è stato fino all'ultimo nell'approccio che ha avuto alla Commissione, nella ricerca completa, mettendosi a disposizione di tutti gli esperti e di tutto il team che si sta occupando del tema, cercando di affrontarlo con serietà. Tenendo conto che, insieme ad Andrea Purgatori, è stato forse quello che ha approfondito la vicenda della scomparsa di Emanuela Orlandi dall'inizio, aveva quindi un bagaglio e un'esperienza che non ha esitato a mettere a disposizione di tutti.

Nella memoria dei nostri telefoni, noi membri della Commissione d'inchiesta abbiamo ancora i suoi messaggi di scuse dei mesi scorsi per non poter essere così partecipe, per un problema di salute. E voleva esserci, perché non voleva far mancare appunto il suo apporto, con quella modalità di indagine profonda, mai sguaiata, sempre seria, alla ricerca costante delle fonti, senza vantarsi.

Le volte che nella sua lunga carriera aveva anche ottenuto degli scoop, non li ha mai messi al centro, perché, lo ripeto, faceva un giornalismo di vecchia scuola, con al centro la persona, al centro la verità.

Scusandomi anche per la commozione, mandiamo un abbraccio a tutta la sua famiglia. (Applausi).

PRESIDENTE. La Presidenza naturalmente si associa alle parole di cordoglio espresse dalla senatrice Malpezzi.

AMIDEI (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AMIDEI (FdI). Signor Presidente, porto all'attenzione di quest'Assemblea il fatto grave che ha colpito un'azienda. Tante volte ci si chiede se sia opportuno o meno rappresentare un problema e che tipo di problema all'attenzione dell'Assemblea. Io credo sia particolarmente importante far vedere che il Parlamento, il Senato, tiene a cuore e presta attenzione ad un problema come quello di quest'azienda, che si chiama Medusa e che ha una storia antica, che parte dal 1861: ben centosessantaquattro anni di storia hanno preso fuoco venerdì scorso, mettendo a rischio oggi 300 posti di lavoro e 300 famiglie.

Io mi sono recato subito sabato a far visita a quest'azienda, presente la famiglia Regnoli, che da cinque generazioni ne porta avanti l'attività, che concerne la lavorazione del pesce. È un'azienda ittica, che ad Ariano Polesine, nel Delta del Po, trova più che mai ragione di esserci in quanto, per chi non lo sapesse, si trova nel distretto ittico più importante d'Europa.

Oggi, dopo centosessantaquattro anni, passando dall'unità d'Italia, attraverso due guerre mondiali, quest'azienda ha preso fuoco, distruggendo quasi tutto l'impianto, a parte gli uffici.

Vorrei esprimere da questi banchi non solo solidarietà, che è massima, nei confronti della famiglia Regnoli e dei lavoratori, ma anche attenzione, dicendo che noi ci siamo e che, per quello che c'è da fare, il Parlamento c'è e le istituzioni ci sono. Daremo impulso affinché quest'azienda continui ad esistere almeno per altri centosessantaquattro anni.

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 11 febbraio 2025

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 11 febbraio, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 13,44).