Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 239 del 06/11/2024
Azioni disponibili
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,04).
Si dia lettura del processo verbale.
MAFFONI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(1287) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 settembre 2024, n. 131, recante disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi derivanti da atti dell'Unione europea e da procedure di infrazione e pre-infrazione pendenti nei confronti dello Stato italiano (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 10,07)
Discussione e approvazione della questione di fiducia
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1287, già approvato dalla Camera dei deputati.
La relatrice, senatrice Murelli, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.
MURELLI, relatrice. Signora Presidente, il disegno di legge in esame, già approvato dalla Camera dei deputati il 30 ottobre scorso mediante voto di fiducia, è volto alla conversione in legge del decreto salva-infrazioni, finalizzato alla riduzione del numero delle procedure di infrazione aperte dalla Commissione europea nei confronti dell'Italia e ad evitare l'apertura di nuove.
Ricordo che il decreto è stato emanato sulla base della legge n. 234 del 2012 relativo alla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, che prevede, oltre allo strumento della legge europea e della legge di delegazione europea, anche la possibilità di adottare ulteriori provvedimenti qualora l'urgenza di adempiere a obblighi derivanti dall'Unione europea non consenta di attendere la data di presunta entrata in vigore della legge di delegazione europea e della legge europea relativa all'anno di riferimento.
Il testo del decreto-legge, dopo le modifiche apportate dall'altro ramo del Parlamento, si compone di 27 articoli rispetto ai 18 originari. Con la sua approvazione definitiva sarà agevolata la chiusura di 15 procedure di infrazione e un caso di EU Pilot. Si tratta, quindi, di un provvedimento particolarmente importante per allineare l'ordinamento nazionale agli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Unione europea.
L'esame in 4ª Commissione è stato particolarmente rapido per consentire la conversione in legge entro la scadenza del prossimo 15 novembre. Sono stati presentati 176 emendamenti dai Gruppi di minoranza che sono stati esaminati in due sedute dalla Commissione. Essendo stati tutti respinti, il testo del decreto-legge all'esame dell'Assemblea corrisponde a quello trasmesso dalla Camera dei deputati.
Di particolare rilevanza è l'articolo 1 sulle concessioni balneari. Si fissa il termine al 30 settembre 2027 per le attuali concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali finalizzati all'esercizio delle attività turistico-ricreative e sportive. Si definiscono inoltre i criteri di indennizzo per i concessionari uscenti, nonché la disciplina per la definizione e l'aggiornamento delle misure unitarie dei canoni demaniali. Si escludono dalle nuove procedure dell'affidamento le concessioni ove si svolge attività sportiva dilettantistica senza fine di lucro.
Gli articoli 2, 3, 4 e 5 sono relativi alla giustizia. In particolare, l'articolo 2 concerne le tutele previdenziali accessorie per i magistrati onorari del contingente a esaurimento che abbiano optato per il regime di esclusività delle funzioni.
L'articolo 3 concerne il diritto di avvalersi di un difensore in taluni atti di indagine e il diritto di informare una persona di fiducia, anziché un familiare nei casi di privazione di libertà personale, arresto e fermo.
L'articolo 4 prevede l'aumento della dotazione organica del Ministero della giustizia di 250 unità.
L'articolo 5 reca modifiche alla disciplina del processo penale minorile e all'ordinamento penitenziario minorile.
L'articolo 6 riconosce al conducente sottoposto a un controllo su strada la facoltà di acquisire presso terzi le eventuali prove del corretto uso del tachigrafo, ove queste manchino a bordo.
L'articolo 7 integra la normativa italiana relativa al cielo unico europeo, disponendo che l'ENAC è l'Autorità nazionale competente per l'accertamento delle violazioni e l'irrogazione delle relative sanzioni.
L'articolo 8 stabilisce i requisiti minimi di sicurezza per le gallerie della rete stradale transeuropea TEN-T.
L'articolo 9 modifica il testo unico sull'immigrazione al fine di risolvere la procedura di infrazione relativa alle condizioni di ingresso e di soggiorno dei cittadini dei Paesi terzi come volontari e stagionali.
Gli articoli 10, 11 e 12 sono relativi al tema del lavoro. L'articolo 10 interviene in materia di libera circolazione dei lavoratori, con particolare riferimento al computo dei periodi di contribuzione pensionistica maturati in base ai rapporti di lavoro dipendente svolti presso organizzazioni internazionali.
L'articolo 11 è relativo al computo della indennità risarcitoria onnicomprensiva dovuta al lavoratore in caso di rapporto di lavoro a tempo determinato dichiarato illegittimo in sede giudiziale.
L'articolo 12 è relativo al pubblico impiego ed esclude la conversione dei contratti a tempo determinato in contratti di lavoro a tempo indeterminato senza lo svolgimento di un concorso pubblico.
L'articolo 11-bis proroga al 15 novembre 2024 il termine per procedere all'assunzione straordinaria di 200 unità di operatori del corpo dei Vigili del fuoco.
L'articolo 13 concerne il Piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica.
L'articolo 14 è relativo alla cosiddetta direttiva aria per il superamento dei valori di limite di concentrazione di particelle atmosferiche inquinanti. Gli articoli 14-bis e 14-ter sono relativi ai rifiuti. Il primo apporta modifiche alla disciplina dei rifiuti di apparecchiature elettroniche ed elettriche (RAEE) per semplificare la raccolta e il deposito e migliorare la consapevolezza sulla corretta gestione di tali rifiuti. L'articolo 14-ter estende invece ai produttori del commercio elettronico la responsabilità e prevede che qualsiasi produttore che immetta sul mercato, attraverso piattaforme di commercio elettronico, un prodotto naturalmente RAEE sia soggetto alla responsabilità medesima e sia tenuto ad adempiere ai relativi obblighi.
L'articolo 15, in materia di diritto d'autore, prevede di inserire tra i soggetti abilitati a svolgere servizi di intermediazione nella gestione dei diritti d'autore, oltre agli organismi di gestione collettiva, anche le entità di gestione indipendenti, ossia soggetti aventi fini di lucro che non sono costituiti o controllati dai titolari degli stessi diritti.
L'articolo 16 prevede l'introduzione di obblighi di pubblicità per i centri di elaborazione dati che hanno un fabbisogno di potenza pari almeno a 500 chilowatt.
L'articolo 16-bis disciplina la procedura di recupero dell'aiuto fruito negli anni dal 2006 al 2011 in relazione all'esenzione dell'ICI prevista a favore degli enti non commerciali.
L'articolo 16-ter tratta ancora la tematica del lavoro e stabilisce che il distacco del personale dovrà ora ritenersi assoggettato a IVA.
L'articolo 16-quater designa l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale quale autorità competente per l'esecuzione dei compiti previsti dal regolamento delegato.
L'articolo 16-quinquies, invece, prevede l'esenzione dall'imposizione fiscale degli atti e delle operazioni poste in essere per il trasferimento, a titolo gratuito, della società del gruppo facente capo a Tirrenia di Navigazione SpA in favore delle Regioni.
L'articolo 16-sexies modifica il decreto legislativo n. 142 del 2020 sul test di proporzionalità nella regolamentazione delle professioni, per prevedere che la valutazione di proporzionalità sui disegni di legge d'iniziativa non governativa e sugli emendamenti parlamentari sia effettuata dalle medesime amministrazioni competenti a dare il parere del Governo su tali disegni di legge o emendamenti.
L'articolo 16-septies autorizza la Presidenza del Consiglio dei ministri a bandire un concorso per il reclutamento di dieci unità di personale non dirigenziale, in deroga alle vigenti facoltà assunzionali, da effettuarsi in data non anteriore al 1° maggio 2025, al fine di potenziare il Dipartimento per le politiche europee.
L'articolo 17 reca la clausola di invarianza finanziaria, facendo salvo quanto previsto dagli articoli 4, 10, 11-bis e 16-septies.
Infine, l'articolo 18 dispone che il decreto-legge in esame entri in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate alcune questioni pregiudiziali.
Ha chiesto di intervenire il senatore Magni per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci troviamo ancora una volta a discutere di una pregiudiziale sulla costituzionalità di un decreto-legge che dovrebbe affrontare alcuni elementi di superamento di infrazioni; invece, è un decreto-legge che sostanzialmente solleva preoccupazioni sul rispetto costituzionale degli obblighi europei. Questo Governo sembra accumulare con preoccupante regolarità decreti-legge che si pongono in netto contrasto con la Costituzione anche in settori come questo, in materia di adempimenti comunitari, in cui la strada sembrerebbe obbligata.
Il decreto oggi in esame nasce infatti con l'intento dichiarato di adeguare il nostro ordinamento normativo all'Europa, prevedendo l'apertura di nuove procedure di infrazione e scongiurando l'aggravamento di quelle precedenti. Tuttavia - questo è il dato vero - il decreto in discussione, anziché affrontare, superare e sanare disposizioni infrazionistiche precedenti, le incrementa e le moltiplica, a partire dall'articolo 1. Tale articolo, che riguarda le concessioni demaniali, marittime, lacuali e fluviali a scopo turistico e ricreativo, proroga ulteriormente la validità delle concessioni fino al 30 settembre 2027, con possibilità di estensione fino al 2028, in presenza di ragioni oggettive che impediscano di concludere le procedure selettive entro quella data. Si tratta, di fatto, di una ulteriore proroga automatica che in pratica è già stata giudicata illegittima dalla Corte di giustizia dell'Unione europea e dal Consiglio di Stato.
Ricordo che il Presidente della Repubblica, in occasione della promulgazione della legge di conversione del decreto-legge n. 198 del 2022, aveva espresso forti perplessità in merito a queste proroghe, ritenendole incompatibili con il diritto europeo.
Mi soffermo un secondo su queste cose, per dire che in sostanza non solo si fa una proroga che viola il disposto dell'articolo 12 della direttiva Bolkestein, che impone procedure trasparenti per l'assegnazione delle concessioni, ma che siamo di fronte a una situazione incancrenita, che si utilizza molto spesso politicamente. Non a caso si va nel 2027, perché, quando ci sono le campagne elettorali, si va in questa direzione, dicendo «padroni a casa nostra». Sta di fatto che questi padroni a casa nostra utilizzano però un territorio che è di tutti noi. Credo che sia giusto, in qualche modo, affrontare il problema di come vengono date le concessioni. Visto e considerato che viene sottolineata la questione del libero mercato, sarebbe opportuno che il libero mercato in questo caso desse una valutazione sul fatto che su quel territorio, che è di tutti noi (perché è demaniale), lo Stato deve avere la possibilità di incamerare una giusta remunerazione di fronte a un'evoluzione del mercato stesso. Invece tutto questo non viene fatto e la vicenda in sostanza viene gestita in questo modo.
Sottolineo un altro aspetto di anticostituzionalità, per quanto ci riguarda, relativo all'articolo 13 e alla tutela della fauna selvatica. Questo decreto si limita a ribadire l'importanza del rispetto degli habitat per gli uccelli, ma non fornisce strumenti efficaci per garantire la protezione delle aree Natura 2000. Il nostro pianeta non è composto solo da uomini e donne in carne ed ossa, ma anche da molte specie viventi, che vanno in qualche modo preservate e garantite, perché il pianeta è un equilibrio complessivo e complesso che va sostanzialmente salvaguardato. Anche qui ci sono non tanto delle lobby, quanto piuttosto dei soggetti organizzati nel nostro Paese, per i quali affrontare la regolamentazione della fauna diventa una questione di vita o di morte. (Brusio). È molto difficile intervenire.
PRESIDENTE. Ha ragione, senatore Magni, nonostante la sua voce stentorea. Colleghi, per cortesia.
MAGNI (Misto-AVS). Io riesco a parlare, però ovviamente è molto complicato.
Volevo sottolineare questo dato, rispetto a una direttiva europea che dovrebbe salvaguardare l'interesse di tutti, perché la biosfera e le specie animali vanno salvaguardate, la natura va salvaguardata, per il bene comune delle persone in carne ed ossa. Il problema è che le cose indicate dall'Unione europea su questo terreno vengono considerate dei limiti sui quali il nostro Paese pensa di sorvolare.
Sottolineo poi l'articolo 14, sulla questione del clima. Cosa deve succedere ancora per renderci edotti del fatto che il clima è cambiato? Ve lo chiedo e lo chiedo a tutti. È impossibile negare che ci sia il cambiamento climatico di fronte ai disastri che stanno avvenendo, in particolare in Europa, con eventi che nessuno di noi ha mai visto. Cosa serve ancora, cosa deve succedere ancora per convincerci tutti che la questione climatica è prioritaria? Le immissioni, in particolare del PM10, aggravano la salute dei cittadini e provocano cambiamenti climatici. Ci sono dei limiti, su cui questo decreto cerca di sorvolare, perché si continua a pensare - e questa è la cosa sbagliata - che la transizione ecologica e il cambiamento climatico siano in contrasto rispetto a un possibile sviluppo. Noi pensiamo sia vero il contrario. Se continuiamo a far finta che il cambiamento climatico non ci sia, che il problema della transizione non vada affrontato, andando avanti come è stato fatto nel passato, c'è il rischio di venire travolti e altro che, come si dice, il bene comune! Verremo tutti travolti.
Tutto questo è in contrasto con l'articolo 117 della Costituzione, che sancisce il rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario. Ricordo inoltre la palese disattenzione anche dell'articolo 9 della Costituzione.
Abbiamo presentato una questione pregiudiziale non per divertimento, ma affinché non si proceda con il provvedimento perché riteniamo anticostituzionale disattendere la Costituzione e i vincoli europei che siamo tenuti a rispettare. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la senatrice Rojc per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà.
ROJC (PD-IDP). Signor Presidente, colleghi, Governo, come è noto l'emanazione di decreti-legge salva-infrazioni, come quello in esame, è considerato evento eccezionale. Tali provvedimenti, infatti, devono essere specificamente motivati, in ottemperanza all'articolo 77 della Costituzione, da una effettiva urgenza di prevenire violazioni dell'ordinamento europeo o di porvi rimedio. Il decreto-legge in esame risulta, come bene ha spiegato il collega che mi ha preceduto, purtroppo radicalmente carente nei presupposti di necessità e urgenza richiesti dall'articolo 77.
Ciò si evince evidentemente dal fatto che soltanto una delle procedure oggetto del provvedimento stesso, cioè quella sulla capacità amministrativa e contabile del Ministero della giustizia, si trovi in uno stadio avanzato tale da giustificare il ricorso a un atto d'urgenza, perché al riguardo vi è un ricorso per inadempimento ex articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, introdotto dalla Commissione europea stessa, che potrebbe condurre a una sentenza di accertamento e di condanna da parte della Corte di giustizia.
Tutte le altre procedure d'infrazione contenute all'interno del provvedimento in esame non presentano caratteristiche di tale urgenza da motivare l'adozione di un decreto-legge Salva-infrazioni. Siamo pertanto in presenza di un'ennesima forzatura. Il Governo, a nostro avviso, fa una cosa gravissima: ancora una volta calpesta la nostra Costituzione ed è questa la ragione per la quale abbiamo presentato e depositato una questione pregiudiziale, perché con essa chiediamo proprio di difendere lo spirito e il testo della nostra Costituzione. Se per voi infatti essa può essere in alcuni casi attaccata o calpestata, per noi va difesa e tutelata sempre, anche e soprattutto dall'utilizzo reiterato, spropositato e non corretto di decreti-legge che, come sappiamo, violano e mettono in discussione anche le prerogative del Parlamento stesso. È questa la seconda ragione per la quale abbiamo presentato e depositato tale richiesta di pregiudiziale di costituzionalità, difendendo le prerogative costituzionali del Parlamento.
Perché non utilizzare invece lo strumento ordinario della legge europea? Si ricorre alla decretazione d'urgenza perché si vuole comprimere la discussione parlamentare, ridurre i tempi di esame e le opportunità, anche per noi delle opposizioni, di fornire un utile contributo su questioni complesse e delicate.
Perché rifiutare il confronto? Sarebbe solo nell'interesse di tutti; fermatevi, siete ancora in tempo. Apriamo un confronto nel merito, difendiamo così insieme le prerogative del Parlamento, facendolo nell'interesse di tutti. Vi chiediamo una cosa sola, ma di eccezionale importanza: fare in modo che quest'Aula non sia privata della possibilità di un confronto serio e approfondito su materie così delicate, da cui deriva anche una parte fondamentale di credibilità del nostro Paese a livello europeo e internazionale. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Cataldi per illustrare la questione pregiudiziale QP3. Ne ha facoltà.
CATALDI (M5S). Signor Presidente, questo provvedimento mette in luce un problema che definirei di qualità della normazione, ma non mi riferisco a quella sciatteria che spesso caratterizza alcuni provvedimenti di questo Governo, a quell'approccio a volte dilettantistico a temi di carattere giuridico. Qui c'è un problema di qualità della normazione che va ad alterare gli equilibri democratici.
Signor Presidente, noi ci siamo dovuti ormai abituare alla sistematica violazione dell'articolo 77 della Costituzione come se nulla fosse. Assistiamo al ripetuto e sistematico abuso della decretazione d'urgenza e su questo tema addirittura il Comitato per la legislazione, di cui anch'io faccio parte, ha portato avanti un lungo iter di audizioni rispetto alle quali, a quanto pare, questo Governo sta facendo finta di non sentire, nonostante quel Comitato sia composto anche da parlamentari della maggioranza. A questo abuso della decretazione d'urgenza avete ora aggiunto un'altra anomala modalità di presentazione dei disegni di legge: state accorpando all'interno di un unico disegno di legge una serie di tematiche di grande rilevanza, comprimendo il dialogo democratico; questa mattina sono intervenuto in discussione generale sul disegno di legge sicurezza, avrei dovuto trattare 14 argomenti e alla fine, nei dieci minuti che mi sono stati concessi, sono riuscito a trattarne tre, se avessi voluto trattarli tutti quanti secondi di democrazia mi sarebbero stati concessi per affrontare ogni singolo provvedimento? (Applausi).
Adesso arriva questo provvedimento, nel quale si commette un'altra anomalia, cioè si sta confondendo l'urgenza con quella che è una negligenza di questo Governo, che sono i suoi ritardi, perché esistono, per ridurre il numero delle procedure di infrazione, degli strumenti ordinari che sono già previsti fin dal 2012. Il Governo, se avesse voluto, avrebbe avuto a disposizione questi due strumenti: uno di questi è la legge di delegazione europea e può servire per recepire le direttive, per adeguarsi ai regolamenti, oppure c'è la legge europea che si può adottare quando, come nella maggior parte dei casi che interessano questo provvedimento, siamo già magari in fase di precontenzioso o in infrazione. Nel 2001 c'è stata una modifica della legge del 2012 ed è stata data al Governo la possibilità di intervenire ben due volte, sia con la legge di delegazione europea, sia con la legge europea. Questo Governo che cosa fa? La legge di delegazione europea avrebbe dovuto presentarla il 28 febbraio e invece la presenta a ottobre; va bene, otto mesi di ritardo ve li vogliamo perdonare, ma la legge europea non è stata mai presentata nel corso di tutta la vostra legislatura. (Applausi). E allora qual è l'urgenza? Ditecelo, perché non l'abbiamo capito. È l'urgenza di rimediare ai vostri ritardi? Pensate che i ritardi del Governo ci hanno fatto anche conquistare un primato, perché oggi il numero delle infrazioni dell'Italia è superiore alla media degli altri Paesi europei, ma voi non volete ascoltare le opposizioni, non le ascoltate. Ma quello che è grave è che questo provvedimento è stato esaminato anche dal Comitato per la legislazione, cui ho accennato prima, il quale in modo unanime vi ha rivolto un invito a rafforzare la programmazione legislativa. In sostanza vi stanno, anzi vi stiamo dicendo che non sapete pianificare e questo ve lo hanno detto anche i parlamentari della maggioranza. Vi chiedo, allora, se volete ignorare anche quello che vi dicono i vostri parlamentari. Voi, tuttavia, non ascoltate i vostri parlamentari né quello che vi dice il Comitato.
Non solo, ma non raccogliete neppure i solleciti della Corte costituzionale, perché adesso abbiamo capito che vi importa poco della Costituzione e quindi, se potete, la calpestate, come state facendo con la decretazione di urgenza e con il provvedimento in esame; quando proprio non potete calpestarla, la cambiate, oppure fate degli annunci, delle esternazioni: ad esempio, adesso, quando si tratta di attaccare la magistratura, dite che cambierete la Costituzione anche su questo. È una cosa che mi fa veramente inorridire.
Signora Presidente, rivolgo allora un appello alla maggioranza: non portate avanti questo disegno di legge, fate un passo indietro, venite in Aula con una legge europea ed esaminiamola. Non vi facciamo perdere tempo, ma sarebbe un'occasione per questo Governo di dimostrare di essere davvero democratici, di rispettare davvero il Parlamento, la Costituzione e i cittadini che vogliamo in quest'Aula rappresentare. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di amministratori locali
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea il sindaco Luca Fanton e tutta l'amministrazione del Comune di Calalzo di Cadore, in provincia di Belluno, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1287 (ore 10,34)
PRESIDENTE. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulle questioni pregiudiziali e sospensive presentate si svolgerà un'unica discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti.
Finora a questa Presidenza è pervenuta una sola richiesta di intervento, quindi, qualora vi fossero altri colleghi che intendono intervenire, prego di far arrivare la richiesta alla Presidenza tempestivamente.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signora Presidente, vorrei annunciare il voto favorevole del Gruppo alle tre questioni pregiudiziali di costituzionalità. Ovviamente la prima ragione per la quale voteremo a favore è che ancora una volta la decretazione d'urgenza viene utilizzata in modo completamente improprio: non ci sono i requisiti di necessità e urgenza, non si capisce proprio per quale motivo non procediamo secondo la via retta che esiste in questo caso. Peraltro, le infrazioni sulle quali si va a operare sono tutte (tranne una, credo) ancora in uno stato abbastanza iniziale; pertanto, come dice la legge, se il decreto-legge servisse a porre in essere rimedi che l'iter ordinario non fa in tempo a mettere in piedi, allora si capirebbe e avrebbe un suo senso. In questo caso, però, in realtà abbiamo la possibilità di operare secondo lo schema previsto dalla legge: ricordo che esistono la legge europea e la legge di delegazione europea. Segnalo che la legge europea non ci è mai stata consegnata, noi non l'abbiamo ancora ancora vista e lo stesso disegno di legge di delegazione europea è arrivato con estremo ritardo.
Rispetto a quello che chiederemmo di fare, non c'è una volontà dilatoria dell'opposizione, perché sappiamo bene, avendo tutti più o meno governato negli ultimi anni, che le infrazioni sono un tema molto importante. Alcuni Governi se ne sono occupati in modo molto continuativo: c'era un Governo negli anni 2014 e 2015 in cui le riunioni del Consiglio dei ministri si aprivano con l'elenco di quante infrazioni erano state chiuse tra un Consiglio dei ministri e l'altro; si teneva proprio una sorta di roadmap, di conteggio molto preciso, e non mi risulta che stia accadendo in questa fase. Ci sono modalità diverse, perché l'uso del decreto-legge diventa veramente un'umiliazione dell'istituzione parlamentare, perché è inutile, soverchia. Basterebbe appunto fare ciò che noi sappiamo che si deve fare: il Governo produca il disegno di legge di delegazione europea e la legge europea e andiamo avanti nel modo giusto. Tutto ciò in relazione all'articolo 77 della Costituzione e all'uso improprio che il Governo continua a fare dei decreti-legge. Ieri ci siamo dilungati sui decreti-legge per norme penali; ormai siamo a una tecnica legislativa completamente inaccettabile. Dico questo anche al Ministro per i rapporti con il Parlamento, che è presente in Aula.
Il secondo tema è legato al fatto che, comunque, con un decreto-legge non si può ribaltare la gerarchia delle fonti.
Io mi concentro su una sola cosa. Qui dentro voi allungate ancora una volta la questione della famosa direttiva Bolkenstein, delle concessioni date, tra gli altri, a coloro che utilizzano le nostre battigie, le nostre spiagge: i famosi balneari.
Noi sappiamo che l'Unione europea funziona con alcuni princìpi semplici e inderogabili, uno dei quali è che noi siamo un mercato unico, nel quale deve essere possibile esercitare il diritto di concorrenza. Se noi abbiamo dei beni demaniali dati in concessione a dei privati per cifre irrisorie e non è possibile per nessuno sfidare quelle rendite di posizione, allora nessuno può dire: io investirò di più, tratterò meglio quel bene demaniale, voglio avere quel bene, voglio concorrere a quel bene dello Stato per utilizzarlo meglio, per renderlo più profittevole, per valorizzarlo al meglio.
Se si dice che no, questo non si può fare perché la tale famiglia possiede o gestisce quello stabilimento balneare da cinquant'anni, e quindi quella concessione non si può muovere, la cosa può piacere o non piacere, ma il punto è che stiamo violando un principio base dell'Unione europea. Non funziona così. Non si può fare. Questo ce lo dicono la Corte europea, il Consiglio di Stato, ce lo stanno dicendo tutti.
Voi, con questo decreto, ancora una volta, approvate, con un decreto-legge, l'aggiramento, il superamento di un principio, di uno dei pilastri dell'Unione europea. E noi sappiamo che il diritto dell'Unione è sovraordinato al nostro. Quindi, come quando create i Paesi sicuri per decreto-legge, ma poi non ce li fate neanche discutere, perché li fate diventare un emendamento a un altro provvedimento, è per noi gioco facile dirvi che questo non si può fare, che non funziona così. Non si può derogare al diritto dell'Unione europea sulla base di un decreto-legge. Per quanto vi agitiate, non si può fare. (Applausi).
Questo è uno dei motivi per i quali il decreto-legge in esame merita di essere sottoposto a una questione di legittimità costituzionale: perché è contrario alla Costituzione, dove la Costituzione indica le cessioni di sovranità e il riconoscimento dell'ordinamento internazionale come prevalente rispetto al nostro. Dice la Costituzione che dobbiamo adeguarci alle norme di diritto internazionale.
Per queste due ragioni, la violazione patente dei requisiti di necessità ed urgenza e la violazione patente del principio di gerarchia delle fonti, entrambi scritti e scolpiti nella Costituzione, non si può che votare a favore della questione di legittimità costituzionale. (Applausi).
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dal senatore De Cristofaro e da altri senatori (QP1), dalla senatrice Rojc e da altri senatori (QP2) e dal senatore Lorefice e da altri senatori (QP3).
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Croatti. Ne ha facoltà.
CROATTI (M5S). Signor Presidente, all'interno di questo decreto infrazioni, il Governo, dopo due anni, toglie la testa dalla sabbia e decide finalmente di affrontare il tema delle concessioni demaniali. (Brusio).
PRESIDENTE. Colleghi, siamo in discussione generale. L'auspicio sarebbe di essere tutti qui presenti e attenti. Ma, qualora l'attenzione non riuscisse a essere catturata, si può anche non essere presenti in Aula. I presenti, però, devono consentire al collega di svolgere l'intervento e a noi tutti di ascoltare. Quindi, vi chiedo di abbassare il volume della voce.
CROATTI (M5S). La ringrazio, Presidente.
Dicevo che all'interno di questo decreto-legge infrazioni il Governo, dopo oltre due anni, toglie la testa dalla sabbia e decide finalmente di affrontare il tema delle concessioni balneari. Ma qual è il risultato? Il Governo Meloni e tutti i partiti di destra riescono, con questo provvedimento, a tradire e ad abbandonare tutti quanti: in primo luogo, i cittadini, che sono gli unici proprietari delle nostre spiagge; in secondo luogo, le piccole e le micro imprese, che si troveranno senza alcuna tutela dopo questo provvedimento; e soprattutto i Comuni italiani, che saranno lasciati di nuovo da soli a gestire una partita veramente complicata sul tema delle concessioni balneari. Questa è una situazione paradigmatica del modo di intendere e di fare la politica della destra italiana: lasciare soccombere i più deboli e far prevalere i più forti e i più furbi.
Questo succede su tutti i provvedimenti, dalla sanità alla giustizia, alla scuola, all'economia, alle pensioni. È un modo vergognoso di affrontare i provvedimenti di questo Paese. (Applausi).
Anche sulle concessioni balneari vediamo il vero volto del Governo - è sempre disattento quando si parla qui, in Aula - e dei partiti di destra che lo sostengono in questo momento. Cade la maschera di tutte le bugie raccontate dalla politica della destra in questo Paese, che ha sempre finto di essere dalla parte delle piccole e medie imprese e dei balneari, ma che ha portato gli imprenditori a lavorare con una difficoltà estrema, a causa di un'inerzia che ha messo in ginocchio un intero comparto e ha liberato il campo a faccendieri e grossi affaristi su un tema importantissimo. (Applausi).
L'ultima fase della farsa di questo Governo irresponsabile è arrivata dalla Commissione europea, che rispedisce indietro la maggior parte degli emendamenti che avete presentato su questo decreto-legge infrazioni. Esattamente come è ridicola e farlocca la mappatura con cui siamo andati avanti per più di un anno a raccontare che avreste fermato l'Europa: una pagliacciata che ci ha esposti al ridicolo, che è stata rimandata indietro e di cui è sparita ogni traccia in tutti i provvedimenti.
Alla fine, le uniche misure che sono state partorite generano una totale incertezza nei territori sulle azioni che verranno intraprese da Comuni e imprenditori. Parlavo prima della frustrazione degli operatori stessi che, davanti a questa ennesima proroga, si troveranno a non investire un centesimo nelle loro concessioni: una proroga al 2027 che nessuno voleva.
Al provvedimento mancano le misure che avevate annunciato, come la tutela e la valorizzazione delle piccole imprese, per impedire che le offerte predatorie multiple cadano sui nostri territori. La vostra norma sulle spiagge è uguale, identica a una legge della giungla. (Applausi).
Poteva e doveva essere una grande opportunità rispetto alla direttiva Bolkestein. Poteva garantire più diritti per tutti i cittadini. Poteva abbattere inaccettabili privilegi. Poteva dare certezze ai concessionari di poter investire e rinnovare il comparto. Si poteva dare più competitività alla nostra offerta turistica. Si poteva dare più innovazione e si poteva creare un'occupazione migliore e posti di lavoro sani.
Tutto questo era stato messo a terra dal Governo precedente. Molti colleghi hanno anche votato il provvedimento sulla concorrenza del 2022: era una riforma che aveva già intrapreso la maggior parte dei percorsi. Ma voi per strappare voti e per mentire siete speciali: avete creato un'aspettativa che, dopo due anni, decade completamente. Avete mentito soprattutto ai concessionari e alle associazioni, che avete trascinato in giro per anni, per poi non raccogliere nulla di quello che vi avevano proposto. (Applausi).
E ciò è stato completamente inadatto per quelle persone, ma la cosa più ridicola è stata la farsa che avete raccontato dei pugni che avreste battuto sui tavoli europei e che avreste escluso le spiagge dalla direttiva Bolkestein. Tutto questo è stato ridicolo. Altro che pugni che avete battuto sui banchi europei! Qui sono state adottate, proprio come pugni nei denti, penose politiche e lo vediamo con questo provvedimento.
La conseguenza è stata due anni di vergognose menzogne in Parlamento su questo tema - lasciamo stare gli anni di propaganda - che hanno partorito questa brutta legge, un provvedimento che abbandona tutti: abbandona cittadini, abbandona le piccole imprese e abbandona i Comuni. Questo è il capolavoro della vostra incapacità politica (Applausi). Come dicevate all'inizio di questa legislatura, il vostro motto sarà: non disturbate chi vuole fare, chi fa impresa va sostenuto e agevolato, non vessato. Ecco, questo siete: il Governo di don Abbondio e la maggioranza di don Abbondio (Applausi).
Lasciate un comparto nel caos con in mano delle proroghe e non potrà intervenire nessuno. Alimenterete solamente incertezza, bloccherete ancora gli investimenti e la competitività della nostra offerta turistica, rischiando di far andare in altri Paesi l'offerta turistica più innovativa. Questo state facendo alle nostre spiagge italiane. Questo state facendo al comparto turistico del nostro Paese. È davvero da vigliacchi lasciare il cerino in mano, come sempre in tutte le fasi, ai sindaci dei territori: saranno loro che dovranno gestire e trovare il modo di tutelare e salvare le imprese del nostro Paese. I Comuni saranno portati a dover scrivere bandi, a proteggere le peculiarità del loro territorio, a salvare la microimpresa e tenere in alto il loro comparto. Davanti a questa inadempienza, i Comuni - e sempre i Comuni - dovranno proteggere dai grandi comparti economici - avete creato uno spauracchio per mentire durante la campagna elettorale - le nostre spiagge con i bandi che saranno lasciati nelle loro mani. Saranno loro a dover proteggere le piccole imprese e impedire che i grandi speculatori possano intervenire sulle spiagge del nostro Paese.
Concludo, Presidente: abbiamo provato a raccontare questa storia per tanto tempo e a dire che dovevamo intervenire in maniera positiva sulla normativa Bolkestein. E, soprattutto, abbiamo provato a battagliare alla Camera e al Senato con emendamenti, presentati in più provvedimenti, per tutelare i Comuni e le piccole imprese. Tutto questo sarebbe servito per sostenere chi è meno forte, chi è più in difficoltà, la libertà dei cittadini di usufruire delle spiagge, la potenzialità di far crescere e innovare l'offerta turistica del settore. Ci abbiamo approvato con tanti emendamenti, ma sono stati tutti respinti, anche in quest'Aula.
Per l'ennesima volta, quello che doveva essere un Governo politico chiederà la fiducia. Di politico non avete praticamente niente, perché continuate a chiedere la fiducia su provvedimenti dove non toccate palla, nessuno di voi tocca palla in questi provvedimenti. (Applausi). Per l'ennesima volta saremo noi a provare a portare avanti questi temi che ci arrivano direttamente dai cittadini e dalle categorie, ma come sempre sicuramente verranno bocciati e soppressi con fiducie a ripetizione. Effettivamente voi siete patrioti a parole, ma siete traditori nei fatti e lasciate il comparto del turismo economico di nuovo in balia della vostra incapacità (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti e le studentesse del Liceo delle scienze umane «Pindaro» di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1287 (ore 10,54)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Sensi. Ne ha facoltà.
SENSI (PD-IDP). Pensavo ci fosse il senatore Romeo prima di me.
PRESIDENTE. Ha ragione, ma siamo noi che abbiamo fatto un'inversione.
SENSI (PD-IDP). Ci mancherebbe, è giusto. (Commenti). Colgo lo sforzo di pace del presidente Romeo. La pace è sempre giusta, mi raccomando, anche oggi, quando vi congratulerete. Ricordatelo.
Sottosegretaria Siracusano, senatrici, senatori, dell'utilizzo di uno strumento legislativo come quello di cui stiamo discutendo in Aula abbiamo detto a più riprese. La Commissione politiche dell'Unione europea, della quale mi onoro di fare parte -tanto che nella scorsa legislatura, alla Camera, abbiamo lottato perché sopravvivesse a seguito dello sciagurato taglio dei parlamentari - avrebbe due strumenti ordinari a disposizione per recepire e sanare dall'Europa. Il primo è la legge di delegazione europea, che quest'anno abbiamo visto a ottobre. Il termine, secondo la legge, sarebbe il 28 febbraio. Sono passati otto mesi, ma evidentemente la maggioranza, nel frattempo, aveva judo. C'è poi la famigerata, ma ormai dovrei dire fantomatica, legge europea, che qualcuno addirittura favoleggia di aver visto da viva, ma che è sparita da ormai due anni - forse andrebbe avvertito il ministro Piantedosi - e che parrebbe essere stata sostituita etnicamente - per usare un gergo caro e familiare alla maggioranza - dal maldestro clone che è, tanto per cambiare, un decreto-legge che salverà pure qualche infrazione, ma certo non la faccia né di questo Governo né - ahimè - della Commissione, che accetta codina questo andazzo che disprezza e dispone del Parlamento.
Non parliamo della Relazione programmatica, arrivata comodamente a luglio, per non dire di quella consuntiva. L'ultima, relativa al 2022, è stata presentata un anno fa, lo scorso dicembre. Chissà quando arriverà quella relativa al 2023. Probabilmente arriverà insieme alla prossima legge europea, come le valigie dell'onorevole Trombetta nello sketch dell'eterno Totò.
Fino a qui il metodo. Ci sarebbe poi il merito di questo omnibus, gran parte del quale rileva della nota questione dei balneari - punto politico - sulla quale l'attuale maggioranza ha costruito ai tempi dell'opposizione, e non di tutti, perché Forza Italia e Lega se ne stavano belli comodi al Governo con Draghi, secondo il noto adagio della Francia e della Spagna. Quando la destra stava in minoranza si incatenava a rodomontesche promesse che puntualmente oggi disattende perché ce lo chiede l'Europa. Leggendo la relazione illustrativa del decreto, basterebbe soltanto sottolineare - cito - le indebite sovracompensazioni in favore dei concessionari uscenti che i balneari, illusi in tutti questi anni dall'attuale Governo, considerano un esproprio che passerà, chiavi in mano, l'azienda al miglior offerente, compresi i beni acquisiti da più di cinque anni, anche totalmente ammortizzati.
Speravo di sentire parlare prima di me il presidente Romeo, che immagino parlerà dopo e spero di apprezzarne il tentativo equilibristico. A Roma si dice che "l'uomo Ragno je spiccia casa". Vorrei dirgli di non preoccuparsi, di non frequentare gli specchi. (Applausi). È tutto chiaro, limpido e cristallino, soprattutto ai balneari, di cui si possono dire molte cose, ma certo che non si fanno prendere in giro soprattutto da chi ha campato sopra la loro battaglia e ora propina loro il lodo Ursula. Auguri, con buona pace, se posso, della coerenza. Ma si sa che la prosa del Governo ha una metrica differente dalla poesia dell'opposizione, dell'europeismo di necessità di una destra che contro l'Europa e le sue istituzioni ha costruito una carriera, dei balneari prima vezzeggiati, ora scaricati e beffati come parenti impresentabili. Felicissima sera, altro che Bolkestein: qui stiamo a Mario Merola.
Per entrare dentro le contraddizioni che il Governo riesce a infilare perfino in un collage come questo, basterebbe soltanto citare l'articolo che prevede il reclutamento presso la Presidenza del Consiglio di dieci unità di personale non dirigenziale in deroga - ma, direi, in barba - alle vigenti facoltà assunzionali. Ciò significa che il Governo sta facendo figli e figliastri nell'amministrazione dello Stato. Con la legge di bilancio l'Esecutivo sta letteralmente affamando i Comuni, bloccando il turnover, per il quale, se uno va in pensione, uno viene assunto. (Applausi). L'effetto è che i Comuni, dai più grandi ai più piccini, che hanno finanziato ad esempio i nidi con il PNRR, non potranno reperire chi vi lavora dentro, perché a voi, pussa via, non è consentito.
A Palazzo Chigi invece la musica cambia: si possono fare delle assunzioni straordinarie oltre il turnover, con la scusa di dare alla struttura di Fitto, al quale facciamo i migliori auguri per le audizioni del Parlamento europeo, personale messo in corsia preferenziale. Per tutti gli altri non c'è un soldo. Per i Chigi boys, magicamente, si trovano le coperture. Sarà la prossimità al potere. Deus vult, o dea.
Il Partito Democratico ha inoltre provato a riproporre emendamenti che andassero nella direzione di creare un provvedimento di clemenza nelle carceri italiane; provvedimento che ampi settori della società civile e un basico senso di umanità e ragionevolezza suggerirebbero di adottare.
I numeri del sovraffollamento, degli spazi a disposizione dei detenuti, delle condizioni in cui versano, della salute mentale loro e del personale carcerario, della cifra senza precedenti di suicidi, meritavano forse una valutazione più compassionevole e strategica da parte della maggioranza e del Governo; ma niente da fare: è solo un omnibus, dentro c'è di tutto, di tutto un po' tranne ciò che è giusto, ciò che è necessario, ciò che è urgente. Sa cosa penso, Presidente? Penso che misure come quella che discutiamo questa mattina ci restituiscano in fondo l'idea più compiuta e più autentica di questa destra e del suo rapporto con l'Europa: un rapporto fatto di necessità più che di scelta, di giustapposizione più che di maturazione, di paratassi e non di sintassi, di accumulo senz'altro criterio che non sia quello di accostare, senza cucire e senza tessere in una visione di insieme.
La legge europea sostituita - si diceva - dal salva infrazioni; la pezza a colori di un arlecchino sbiadito, servo di tre padroni: il moderatismo, per contrasto e reazione - e sottolineo reazione - di Forza Italia; il cattivismo in outsourcing di quel che resta del capitano a cedere il passo - sono i gradi e la gerarchia - al generale; e la solitudine pneumatica della Premier, mal circondata, europeista per sopravvivenza prima ancora che per convenienza. In questo omnibus che è la destra italiana, che è questo provvedimento, che è il vostro rapporto con l'Europa che si sposta a destra, più "bus" che "omni", non c'è chiarezza, non c'è sguardo, non c'è orizzonte, se non un parare colpi, la sterilizzazione dell'Europa come impaccio, come percorso a ostacoli, come fastidio. Lo vediamo con il PNRR e il desolante spread, tra le risorse su carta e quelle realmente impiegate, investite, realizzate. Lo vediamo nella manovra di bilancio e nell'economia, con una frenata che il Governo prova a impallare soltanto con nuovi inutili reati da dare in pasto alla pancia del Paese. Lo vediamo sulla politica estera: sempre più riluttanti e timidi sull'Ucraina e inerti sul Medioriente, entusiasti da oggi del nuovo - nuovo? - corso americano, quello che si era concluso con l'assalto al Campidoglio e che oggi ricomincia da Musk e da Putin. Vedremo, a proposito, l'impatto che avrà la vittoria di Trump sulla maggioranza. Solo questa mattina sembrava che in Michigan avessero votato per Salvini o in Wisconsin per Lollobrigida. Volevo rassicurarvi: siete già molto a destra, avete solide radici, non c'è bisogno di rincorrere il format di Bannon, poiché è tutto già en plein air.
Concludo, signor Presidente. Vi inviterei soltanto a cominciare a fidarvi del Parlamento, degli strumenti a sua e a nostra disposizione, come la legge europea e non questo pastrocchio; a prendere impegni, invece di porre mano alla solita decretazione di urgenza, come ha ricordato la mia capogruppo Tatiana Rojc, poiché ne vengono fuori omnibus come questo, per i quali si fa fatica a riconoscere cosa è proprio e cosa no. Non è necessario - Presidente, lo dico per il suo tramite - ripartire da zero ogni volta, con questa malfidata palingenesi; non è necessario né utile. Ci sono gli strumenti. L'orizzonte di un Paese come il nostro, dentro l'Europa e non malgrado l'Europa, è più lato, più alto, più degno di questo rammendo, perché siamo e restiamo un grande Paese che in Europa conta, che voi lo vogliate o no; e perché, sempre che lo vogliate o no, il Partito Democratico, non solo sul dialogo con l'Europa, ma su quel dialogo che è l'Europa c'è e ci sarà, come sempre dalla parte delle nostre cittadine e dei nostri cittadini, delle italiane e degli italiani. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Matera. Ne ha facoltà.
MATERA (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, ci troviamo oggi a discutere per la seconda volta in questa legislatura il cosiddetto decreto-legge salva infrazioni. (Brusio).
Posso continuare?
PRESIDENTE. Sì, assolutamente. Stavo dialogando con il nostro Segretario d'Assemblea, al quale non tornavano i conti sulla sequenza degli interventi.
Prego, senatore, continui.
MATERA (FdI). La ringrazio, Presidente.
Questo provvedimento è cruciale per rafforzare la posizione dell'Italia in Europa, segnando un passo decisivo verso la riduzione del numero delle procedure di infrazione a carico del nostro Paese. Con la conversione di questo decreto-legge, l'Italia chiuderà quindici procedure d'infrazione e un caso di pre-infrazione, raggiungendo un minimo storico. Al momento abbiamo sessantanove infrazioni aperte, ma con questo intervento legislativo possiamo scendere sotto la media europea di cinquantasei infrazioni per Stato membro.
Questo risultato dimostra il valore del dialogo proficuo con la Commissione europea; sottolinea l'efficacia delle politiche di adeguamento volute dal Governo Meloni ed è il risultato di un'intensa attività normativa volta a garantire la tempestiva attuazione degli obblighi derivanti dall'ordinamento europeo. Si tratta di una modalità di recepimento della normativa europea che è ben presente al legislatore italiano, visto che l'articolo 37 della legge n. 234 del 2012 consente, anche con provvedimento d'urgenza, di introdurre disposizioni per l'attuazione di obblighi derivanti da atti dell'Unione e da procedure di infrazione e pre-infrazione pendenti nei confronti dello Stato italiano. Si tratta peraltro di una possibilità ben contemplata anche dal Regolamento del Senato.
Non possiamo ignorare che alcuni Paesi partner, come ad esempio la Germania (ha 63 procedure aperte), la Spagna (87) e la Polonia (90), hanno numeri di infrazioni pendenti superiori ai nostri. Questa posizione ci rende non solo più competitivi, ma anche più coerenti nel rispetto degli impegni presi. (Applausi).
Ricordo, a questo proposito, che in passato l'Italia ha pagato oltre 1 miliardo di euro per infrazioni europee. Si tratta di una cifra enorme, frutto di scelte e omissioni che non appartengono a questo Governo (Applausi), visto che in media, per arrivare a pagare sanzioni per procedure di infrazione, ci vogliono due anni. Quelle per le quali paghiamo sono molto datate e difficili da chiudere. Questo decreto-legge previene sicuramente l'aggravamento delle procedure e, quindi, il rischio di condanna a ulteriori sanzioni.
Oggi siamo qui per fare la differenza e per assicurare che l'Italia possa svolgere un ruolo di primo piano, rispettando gli impegni, ma senza mai sacrificare gli interessi nazionali. Tra le procedure interessate dal decreto ha una particolare rilevanza quella cosiddetta per i balneari, in cui la collaborazione tra Roma e Bruxelles ha consentito di trovare un punto di equilibrio tra la necessità di aprire il mercato delle concessioni e l'opportunità di tutelare le sacrosante aspettative degli attuali concessionari. Molto importante è l'esclusione dall'applicazione della direttiva Bolkestein delle società e delle associazioni sportive dilettantistiche che hanno finalità sociali e ricreative. Su una procedura di infrazione già avviata da chi ha preceduto questo Governo, il Governo Meloni ha trovato un accordo con l'Unione europea, un risultato impensabile sino a pochi anni fa.
Tra i punti principali della riforma troviamo l'estensione della validità delle concessioni attuali, l'obbligo di avviare le gare entro giugno 2027 e la durata delle concessioni da cinque a venti anni, così da permettere ai concessionari di ammortizzare gli investimenti. È prevista l'assunzione dei lavoratori impiegati nelle precedenti concessioni e l'indennizzo a carico del concessionario subentrante. Tutto questo, insomma, non dà sicuramente l'idea o l'impressione che i balneari siano stati abbandonati da questo Governo. Anzi, abbiamo saputo trovare un punto di equilibrio. Forse si poteva fare di meglio e riproveremo sicuramente, per fare ancora di meglio. È un punto di caduta, però, non facile né banale. Il Governo Meloni ha difeso le legittime aspettative degli attuali concessionari e ha saputo al contempo rispondere alle esigenze della concorrenza che ci richiede l'Europa.
Questo decreto riguarda anche altri ambiti importanti, come la questione dell'abuso dei contratti a tempo determinato nel settore pubblico, un problema che l'Italia si trascina dietro dal 2019. Questo Governo ha trovato una soluzione concreta per sanare le procedure di infrazione e per sostenere i lavoratori precari. Viene introdotta una norma che prevede un'indennità compresa da 4 a 24 mensilità, che stabilirà il giudice di volta in volta, per chi subisce un abuso di contratti a tempo determinato. Questo Governo vuole garantire tutela e dignità a tutti i lavoratori, per cui non esistono lavoratori di serie A e di serie B: tutti meritano gli stessi diritti. (Applausi).
Diversi sono gli articoli in materia di giustizia. Per evitare qualsiasi ragionamento, senatore Sensi, che possa assumere valore ideologico, mi limito a ricordare l'articolo 4, il quale prevede l'aumento della dotazione organica dell'amministrazione giudiziaria di 250 unità. Con questo decreto l'azione del Governo Meloni testimonia la rinnovata autorevolezza dell'Italia in Europa.
Gli stessi che pronosticavano isolamento e crisi sono gli stessi che oggi, pur di non riconoscere i nostri successi, arrivano a chiedere alla Commissione europea di procedere contro l'Italia, come nel caso dell'interrogazione sulle politiche migratorie, sul modello Albania, presentata a Bruxelles dalle opposizioni, a riprova che alcuni preferirebbero vedere la propria Nazione ultima in Europa, pur di non ammettere i meriti di questo Governo. (Applausi).
Anche su questo tema, nonostante i bastoni tra le ruote, stiamo portando soluzioni concrete e andremo avanti, consapevoli che purtroppo oggi in Italia un rinvio alla Corte di giustizia europea non si nega a nessuno.
Infine, voglio riconoscere il grande lavoro svolto dal ministro Fitto, al quale auguriamo tutte le fortune che lui e questo Governo meritano; con competenza e determinazione egli ha guidato la nostra interlocuzione con l'Europa, difendendo l'Italia con autorevolezza e serietà. Sono tutte norme importanti che ci pongono in linea con il diritto europeo e ci iscrivono in un percorso virtuoso di adeguamento in cui il Governo Meloni è sempre attento, permettendo altresì all'Italia di evitare di incorrere in pesanti sanzioni pecuniarie a carico del bilancio dello Stato.
Ricordo a me stesso, ancora una volta, che l'Italia ha versato multe europee, a seguito di procedure di infrazione, per 1 miliardo e 143 milioni di euro: somme di sicuro non imputabili al Governo Meloni e a Fratelli d'Italia. Noi siamo al Governo non per fare polemica, ma per lavorare e cercare di risolvere i problemi del Paese, anche con l'adeguamento alle infrazioni dell'Unione europea.
Oggi l'Italia non si presenta più in Europa con il cappello in mano a elemosinare ascolto (Applausi): l'Italia oggi è protagonista, decisa a farsi rispettare e a difendere gli interessi dei cittadini. Questo è il posto che la storia ci ha riservato e questo è il ruolo che il Governo Meloni intende rivendicare con orgoglio e senso di responsabilità. Altri, prima di me e meglio di me, hanno dichiarato che abbiamo attraversato molte tempeste: noi non siamo quelli che si lamentano del vento, ma siamo quelli che aggiustano le vele. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, mi scuso con la Presidenza, perché non ero pronto e quindi ringrazio anche i colleghi che hanno lasciato che intervenissi alla fine. Ha ragione il collega Sensi: preferiamo non rincorrere nessuno, non è mai bene rincorrere gli altri, anche se oggi vi vediamo un po' "attapirati".
Al di là di questo, visto che la questione principale di questo decreto-legge in fase di discussione, che ha tenuto poi il Parlamento in ansia per diversi giorni, è stata quella legata al famoso tema delle concessioni balneari, e visto che questa tematica è stata seguita dalla Lega da diverso tempo, vorrei con questo intervento ricordare la coerenza che il nostro movimento ha avuto su di essa. In parte ho anche seguito la tematica personalmente e, quindi, la conosco nel suo percorso che inizia nel 2018, con la legge n. 145, che porta la firma del nostro ministro Gian Marco Centinaio, con un emendamento che ci fece presentare ai tempi della legge di bilancio, con il primo Governo del MoVimento 5 Stelle, dove si riuscì a ottenere, anche qui, attraverso un'interlocuzione con l'Europa, grazie al lavoro che fece Gian Marco Centinaio, l'estensione temporale delle concessioni demaniali a quindici anni.
Quella legge in alcuni casi oggi, per quei sindaci che hanno operato tale estensione, pubblicando chiaramente il rinnovo e quindi facendo una vera e propria pubblicazione, alcuni tribunali amministrativi regionali la ritengono un titolo valido come estensione dei quindici anni.
Ci siamo imbattuti poi con Governi nuovi. Il Governo Conte II non ha portato avanti il lavoro sui decreti attuativi della legge n. 145, fatta e promossa dalla Lega.
Poi è arrivato il Governo Draghi e quindi, non essendoci i decreti attuativi, con la legge di conversione del decreto concorrenza si è riproposto il tema che noi abbiamo affrontato, ovviamente, con serietà. Personalmente, ho partecipato a una manifestazione in piazza a Roma prendendomi anche i fischi da parte di alcuni balneari che ovviamente non erano d'accordo, perché volevano giustamente il riconoscimento della legge n. 145. Ma purtroppo, cambiando il Governo, cambiando le maggioranze e cambiando anche gli orientamenti, siamo dovuti intervenire per tamponare, per cercare di difendere e di venire incontro alle categorie. E anche lì penso che il lavoro della Lega sia stato un lavoro importante e prezioso. Intanto in quella norma sulla concorrenza siamo riusciti a ottenere l'inserimento del valore aziendale nell'indennizzo, perché questa era la dizione esatta. Poi bisognava approvare il decreto attuativo, ma nella legge, con una battaglia durata molto tempo, siamo riusciti a inserirlo, oltre a tutta una serie di criteri di premialità che andavano proprio a tutelare le nostre aziende tanto vituperate, che però ricordo rappresentano il 7 per cento del PIL del turismo italiano, che rappresenta il 14 per cento del PIL nazionale. Stiamo parlando di imprese che, nel corso della loro storia, al di là di tutto quello che in molti dicono, hanno contribuito a rendere il nostro Paese attrattivo. E, se oggi le spiagge italiane vengono riconosciute in tutto il mondo per come vengono gestite, almeno cerchiamo di avere il coraggio di dire che buona parte del merito ce l'hanno proprio loro, che con il loro lavoro e con la loro serietà hanno creato questo modello, una sorta di marchio su come devono essere gestite le spiagge. (Applausi).
Ma tornando alla storia, dopo il Governo Draghi arriva il Governo Meloni: intanto i decreti attuativi del decreto concorrenza scadono e, quindi, si ritorna daccapo a dover riproporre la tematica; c'è un'altra interlocuzione con l'Europa e si riparte, ma anche qui la Lega è coerente. Così come ha fatto con la legge n. 145, così come ha fatto nel Governo Draghi, ha fatto anche nel Governo Meloni e ha portato avanti quell'impegno con dei suoi emendamenti, uno dei quali - lo ricordo - è stato approvato. Mi riferisco all'emendamento sull'istituzione del tavolo tecnico, che aveva il compito di mappare il territorio per verificare se la risorsa fosse scarsa o no e, quindi, se fosse applicabile o no la direttiva Bolkestein nel nostro territorio; mappatura che il ministro Salvini ha fatto e dalla quale emerge che la risorsa non era assolutamente scarsa. Ma purtroppo l'Unione europea questa mappatura non l'ha minimamente tenuta in considerazione: ha cominciato a parlare di mappatura quantitativa non qualitativa, ha dato un giudizio politico che sostanzialmente non ha preso in considerazione questo criterio. Ci hanno detto chiaramente che questo criterio non lo dovevamo neanche tenere in considerazione. Peccato che la sentenza della Corte di giustizia europea parli chiaro su come e dove si deve applicare la direttiva Bolkestein. Anche qui, non si capisce perché le regole valgano in alcuni casi e non in altri, ma è un giudizio politico della Commissione che non ha preso in considerazione la questione.
Nella trattativa che il Governo ha dovuto condurre, ovviamente attraverso il ministro per le politiche europee Fitto, non si è riusciti, quindi, a far accettare questo criterio. C'era la necessità di approvare una norma, altrimenti si sarebbe andati a gara, ovviamente senza poter avere dei paletti né dei criteri di premialità, e quindi bisognava agire a tutti i costi, anche per evitare l'aggravarsi di una procedura di infrazione che era dietro l'angolo. Da questo punto di vista, esprimiamo soddisfazione rispetto al fatto che si sia ottenuto, in questa trattativa, un periodo transitorio fino al 2027 per organizzare le evidenze pubbliche.
Non comprendiamo, invece, come sia stato possibile che la Commissione dell'Unione europea non abbia voluto aprire sul riconoscimento del valore aziendale dell'indennizzo e su un sistema anche di prelazione che ricalca esattamente il modello del Portogallo. Il Portogallo ha proposto la prelazione, l'Europa l'ha accettata e ha tolto la procedura di infrazione; invece, per noi la prelazione non è stata neanche tenuta in considerazione. Questo sempre per dire che alla base di tutte le decisioni non ci sono regole chiare e certe per tutti, ma giudizi politici a seconda del Governo che rappresenta un Paese piuttosto che un altro. Questa è una mia opinione, mi prendo anche la responsabilità rispetto a quello che dico, perché è giusto prendersela fino in fondo.
Naturalmente restano comunque dei dubbi anche sul fatto che addirittura nella norma sull'indennizzo, senza il valore aziendale, sia previsto che vengano indennizzate solo le attività che hanno investito negli ultimi cinque anni. Immaginate, col Covid e nell'incertezza della normativa, chi ha investito negli ultimi cinque anni. È un po' come se noi oggi volessimo calcolare e dare un indennizzo al settore dell'automotive sulla base degli investimenti fatti sul motore termico, quando sappiamo tutti che le case sono andate verso il motore elettrico. Questo è davvero inspiegabile, come è anche inspiegabile - lo dico e mi dispiace - il fatto che siano stati esclusi dalla direttiva Bolkestein solo i circoli sportivi e non si sia invece pensato di escludere anche quelle associazioni non profit che operano su progetti di inclusività e solidarietà sociale. (Applausi). Tuttavia, quello che mi stupisce di più è il fatto che nessuno abbia protestato da questo punto di vista.
Anche questi elementi ci fanno pensare che il giudizio della Commissione sia davvero un giudizio politico più che un giudizio di valorizzazione che tenga in considerazione il valore del nostro Paese. Inoltre, visto che c'è un periodo transitorio, speriamo che nel tempo questa trattativa possa andare avanti e si possano riuscire ad affermare i giusti princìpi che il Governo ha portato avanti.
Dico con chiarezza che di solito la normativa sulla concorrenza nasce perché più concorrenti ci sono, più possibilità ci sono, più i prezzi si abbassano (pensiamo a vari settori, come quello della telefonia). Questo dovrebbe essere l'obiettivo finale. Vorrei fare una domanda per lasciarla agli atti: secondo voi, dopo che ci saranno queste gare e queste aste, l'ombrellone e il lettino che prendiamo e paghiamo quando andiamo in vacanza nel nostro Paese costeranno di meno, come dovrebbe essere, o di più? Io ho visto che qualche Comune aveva già fatto le gare: arrivano i nuovi e, guarda caso, l'ombrellone costa di più. Se la concorrenza è basata sul fatto che finalmente il cittadino, con investimenti nuovi, paga di meno e ha migliori servizi, evviva la concorrenza; se, invece, la concorrenza diventa un elemento per far sì che qualcuno si appropria delle nostre spiagge e noi paghiamo di più, questa non è concorrenza. Pertanto mi auguro e spero vivamente che il Governo vada avanti nella trattativa e si faccia riconoscere quello che è giusto che venga riconosciuto, perché possiamo pensarla come vogliamo, ma ribadisco che quello balneare è uno dei settori strategici del nostro Paese e quindi l'Italia deve lottare fino in fondo per far sì che vengano difese le proprie aziende.
Noi della Lega abbiamo la coscienza pulita: ai balneari abbiamo detto fin dai tempi come sarebbe andata, abbiamo detto che non si sarebbe usciti dalle aste e lo abbiamo fatto in campagna elettorale; quello che potevamo fare lo abbiamo fatto; questi sono i risultati, speriamo che si possa ottenere qualcosa in più, perché si può sempre migliorare. Apprezziamo lo sforzo del Governo. Si poteva fare di più? Si può sempre fare di più. Noi ci crediamo ed è questo l'obiettivo che continueremo a portare avanti con coerenza, a differenza di tanti altri. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti, gli studenti e le studentesse dell'Istituto di istruzione superiore «Marco Tullio Cicerone» di Sala Consilina, in provincia di Salerno, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1287 (ore 11,23)
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare la relatrice.
MURELLI, relatrice. Signor Presidente, voglio solo fare una precisazione. Quando prima ho letto la relazione, l'ho illustrata per articoli in generale e per argomenti. Poi ho consegnato la relazione dettagliata, riportando tutte le procedure di infrazioni, affinché venisse allegato al Resoconto della seduta odierna.
Volevo poi ringraziare i colleghi in Commissione per il confronto, il Presidente per la gestione sempre magistrale, tutti i funzionari di Commissione per il supporto completo, che danno sempre, approfondito e puntuale.
Volevo poi precisare un punto. Proprio in quest'Aula l'anno scorso c'eravamo impegnati a non presentare un altro decreto infrazioni, ma questo era l'unico strumento veloce per poter chiudere la procedura di infrazione aperta sui balneari e quindi abbiamo deciso di inserirne altre 14. Non dobbiamo però mai dimenticare che ogni procedura d'infrazione costa all'Italia una somma forfettaria minima di 10 milioni di euro, che poi viene incrementata dalle penalità per ogni giorno di ritardo, con un coefficiente di gravità in base al provvedimento mancato.
Naturalmente, è un fattore che riflette la capacità finanziaria del Paese stesso. Attualmente, spendiamo 1,143 milioni di euro. Quindi, con questo provvedimento chiudiamo queste quindici procedure di infrazione, una procedura EU Pilot ed evitiamo che si creino nuove sanzioni pecuniarie che vadano direttamente a incrementare il deficit del nostro bilancio.
Questo è l'aspetto importante che mi premeva sottolineare. Abbiamo dunque incardinato in Senato e in 4ª Commissione la legge di delegazione europea e quindi ci sarà modo di confrontarci nelle prossime settimane su questo importante argomento.
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica.
Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, senatore Ciriani. Ne ha facoltà.
CIRIANI, ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti né articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 1287, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 settembre 2024, n. 131, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati. (Applausi).
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto della posizione della questione di fiducia sull'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 131, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati.
Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, passiamo direttamente alla votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 1287, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 settembre 2024, n. 131, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
LOMBARDO (Misto-Az-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (Misto-Az-RE). Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, oggi ci troviamo qui a parlare della conversione in legge del decreto n. 131 del 2024, recante disposizioni urgenti per l'attuazione degli obblighi derivanti da atti dell'Unione europea e da procedure di infrazione e pre-infrazione. Ho voluto leggere tutto il titolo, perché mi rifiuto di chiamarlo decreto salva infrazioni.
Dopo il decreto salva-case, il decreto salva-infrazioni: io mi accontenterei di un Governo che sapesse governare, non che intende salvare il Paese da non si sa bene che cosa. Perché è sbagliata concettualmente la dicitura salva-infrazioni? Perché in Italia gli strumenti per adeguarsi agli obblighi derivanti dall'ordinamento europeo ci sono e sono la legge europea e la legge di delegazione europea. Chi l'ha vista in questo Parlamento la legge europea? Chi ha visto la legge di delegazione europea?
Signor Ministro, chiedo un po' della sua attenzione perché l'anno scorso, in Commissione politiche europee, come ricorderà bene il presidente Terzi di Sant'Agata, avevamo chiesto se la presentazione di un decreto sulle infrazioni dovesse essere considerata la via ordinaria? La risposta che ci è stata data dalla Sottosegretaria, che ringrazio per la presenza in Commissione, era che quella era un'ipotesi eccezionale, perché il Governo era entrato in carica da poco e c'erano ancora delle procedure da dover risolvere, ma lo strumento della legge era quello ordinario, quantomeno per adeguarsi agli obblighi europei.
Siamo purtroppo all'ennesimo esempio di un abuso della decretazione, di un abuso della fiducia, ma soprattutto di uno svilimento del Parlamento e del ruolo dei parlamentari nell'adempiere agli obblighi europei. (Applausi).
Signora Presidente, perché esiste la procedura di infrazione? Mi perdonerà questa pedanteria, però spesso si parla a sproposito in Italia del rapporto con l'Unione europea. La ratio della procedura di infrazione è proprio quella di ripristinare la legalità dell'ordinamento europeo, violata dall'inadempimento degli Stati. Questa è la ratio della procedura d'infrazione, non la condanna degli Stati rispetto all'adempimento, che è una delle possibili conseguenze quando, a una sentenza dichiarativa d'inadempimento, ve n'è una successiva di condanna. La legalità violata dall'inadempimento: stiamo parlando di obblighi che noi abbiamo rispetto all'ordinamento europeo. Se ogni Stato nazionale, dopo aver approvato una direttiva, potesse fare delle leggi per distogliersi da quegli obblighi, non esisterebbe l'ordinamento giuridico così come l'abbiamo inteso integrato.
Ribadisco quanto ho detto la settimana scorsa in quest'Aula. Quando qualche parlamentare chiede un'indagine conoscitiva sulla gerarchia delle fonti del nostro sistema sembra un chirurgo che, mentre sta operando, dice: fermi tutti, ho bisogno di sapere dove sono gli organi del corpo umano. Ma stiamo scherzando? (Applausi).
Signora Presidente, ci sono diversi profili politici di questa normativa, che chiude 16 infrazioni su 69 aperte, che meriterebbero di essere valutate. Ovviamente quella politicamente più sensibile è quella relativa ai balneari. Voglio dire solo una cosa rispetto alle spiagge italiane, affinché lo sappiano coloro che ci ascoltano in Aula e anche fuori: questa maggioranza rispetto alle spiagge mette la testa sotto la sabbia. Infatti, nella discussione sul decreto milleproroghe esattamente questa parte della maggioranza ci aveva detto che le mappature, citate dal senatore Romeo, e la scarsità dei beni sarebbero state il motivo per il quale noi non saremmo andati sotto infrazione. Ricordo che in quest'Aula dicevo che esisteva una procedura di infrazione e oggi il presidente Romeo ha riconosciuto che, per evitare l'aggravarsi di questa procedura di infrazione (che allora evidentemente esisteva, come sapeva benissimo), oggi si prende tempo. Si dice ai concessionari delle spiagge che abbiamo capito che dobbiamo avviare procedure selettive in maniera trasparente, non discriminatoria, in modo da garantire a tutti la partecipazione, ma che le faremo nel 2027.
Ecco, vi chiedo una moratoria alle bugie. Evitiamo di passare i prossimi due anni dicendo che non siamo pronti a fare i bandi per il 2027. Quando si parla di concorrenza non si tratta semplicemente di garantire costi accessibili per tutti, ma anche di garantire la qualità del servizio. Questo è quello cui dovrebbe mirare la concorrenza. Ricordo che gli introiti delle spiagge italiane sono pari a 30 miliardi di euro e, come giustamente prima ricordava il senatore Romeo, sono una parte importante del patrimonio e del PIL italiano. Il rischio sapete qual è, se non diamo informazioni certe ai concessionari e agli amministratori? Che queste spiagge verranno svendute ai fondi internazionali di investimento. Cerchiamo di capire come utilizzare questi due anni senza ripetere la menzogna sulla scarsità e sulla mappatura, ma arrivando pronti per salvaguardare un patrimonio italiano inestimabile ed evitare che le spiagge italiane non siano inaccessibili a tutti.
Concludo, signora Presidente, facendo una citazione molto breve. Tra queste procedure di infrazione troverete l'adeguamento a una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea. La cito perché è interessante notare che questa maggioranza, tra qualche ora, si troverà a votare per adeguarsi a una sentenza della Corte di giustizia; quella stessa maggioranza che poi magari va in TV, sui giornali, dai media e dice che le sentenze della Corte di giustizia non devono essere eseguite perché sono semplicemente interpretative, di orientamento. (Applausi).
Sono dei vincoli, degli obblighi ai quali vi dovete e ci dobbiamo adeguare. Peccato non aver potuto partecipare come Parlamento all'adeguamento di questa infrazione, perché probabilmente su alcuni punti anche le opposizioni avrebbero potuto votare favorevolmente. Con la posizione della questione di fiducia, ovviamente voteremo contro. (Applausi).
FREGOLENT (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FREGOLENT (IV-C-RE). Signora Presidente, componenti del Governo, onorevoli colleghi, questo decreto-legge lascia molti perplessi, perché l'oggetto del contendere, cioè le infrazioni europee, hanno altri strumenti per essere adeguatamente analizzati e superati, la legge europea e la legge di delegazione europea, come giustamente hanno ricordato il collega Scalfarotto nell'illustrazione della sua questione pregiudiziale di costituzionalità e adesso il collega Lombardo nella sua dichiarazione di voto. Mi rivolgo sia al collega Lombardo che all'amico Ivan per dire che non posso pensare che dopo due anni di Governo non si abbiano ben chiari gli strumenti per fare le cose perbene. Per fare le cose perbene c'è un discrimine, che è la continua campagna elettorale che questo Paese si trova a superare: una volta ci sono le europee, una volta c'è la Liguria, oggi c'è l'Emilia-Romagna, domani l'Umbria.
La legge di delegazione europea ha un iter molto più lungo, molto più ragionato e meno sbandierato. Come si può sbandierare una legge di delegazione europea? È poco sexy la legge di delegazione europea, è molto più intimista e più ragionata. Allora facciamo un decreto, che, come veniva ricordato prima, risolve più o meno sedici infrazioni (più o meno perché ne apre altre, per com'è stato scritto). Secondo me, quindi, tra vuoto e pieno, ci saranno altre procedure d'infrazione per il nostro Paese, anche perché nel frattempo è stato soltanto esaminato alla Camera e non in questa sede. Le forze di opposizione lo hanno detto la Camera: non sono stati neanche accolti gli ordini del giorno che evitavano altre procedure di infrazione. Tutto il ragionamento viene concentrato sulla madre di tutte le infrazioni: i fantastici balneari; la madre perché, insieme ai taxi e ad altre cose, è stata l'oggetto della caduta di un Governo - il Governo Draghi - e di promesse elettorali che da quel momento in poi sono state elargite da questa maggioranza.
Badate bene: con questo provvedimento mi aspettavo che venisse risolto il problema dell'idroelettrico, che è un grande caos che renderà felici gli avvocati amministrativisti, quindi la mia categoria (parlo contro i miei colleghi), con i bandi per rendere compatibile l'idroelettrico, che non ci dovrebbe essere con una legge sulla concorrenza: la Regione Lombardia è stata la prima a emettere i bandi per il piccolo idroelettrico e ha più ricorsi che bandi. Mi aspettavo che venisse risolto il problema del trasporto pubblico locale, o comunque del trasporto privato, o che si adeguasse il servizio dei taxi a un Paese civile. Ovviamente non è stato fatto. Tra l'altro c'è un inasprimento della normativa contro gli NCC voluto da Salvini in queste ore.
L'attenzione è stata concentrata sui balneari. Certo non sono stati evitati i bandi; si sapeva che questo non poteva avvenire, perché c'è una procedura di infrazione dell'Unione europea contro l'Italia e allora si è deciso, come sempre, di buttare il pallone in tribuna. I bandi verranno fatti nel 2027, ma questi due anni potevano essere utilizzati per mappare in maniera seria le coste, per aiutare quei Comuni che non hanno fatto una mappatura a procedere e per parlare con i proprietari di stabilimenti balneari. Tutto questo non è stato fatto. Nel 2027 verranno fatti i bandi. Come verranno fatti? Chi si aggiudica il bando pagherà le migliorie fatte dai precedenti proprietari. È un modo furbesco per dire che se è il privato a dover risarcire e non il pubblico - come abbiamo sempre detto - nessun bando di gara andrà a buon fine e verranno di fatto riconfermati i precedenti proprietari.
Questo giochino non vi riesce, perché non tiene conto del fatto che nel frattempo il mondo dei balneari è cambiato ovunque e ci sono grandi multinazionali, soprattutto straniere. In questo modo, invece di tutelare i balneari antichi, le famiglie di balneari, quei piccoli stabilimenti familiari presenti nel nostro contesto economico, si aprono e spalancano le porte alle multinazionali straniere, che ci impiegano un attimo a pagare le migliorie fatte. Infatti, essendo delle multinazionali, hanno a disposizione le loro risorse e i finanziamenti delle banche e possono fare molto di più dei piccoli che in questi anni, invece, hanno dovuto lottare prima con la pandemia e, poi, con l'erosione delle coste e i cambiamenti climatici, tutte cose che vediamo quotidianamente quando apriamo i giornali e percepiamo la tragedia climatica. Invece di fare il bene dei proprietari antichi e dei cittadini che hanno il diritto dell'accesso al libero mare (che continua a essere vietato in questo Paese, nonostante le leggi sulla concorrenza di antica memoria bersaniana, che non vengono di fatto attuate), si decide di fare un accrocchio. Che si tratti effettivamente di un accrocchio se ne sono accorti anche coloro che la maggioranza, a parole, ha sempre detto di tutelare, i quali si sono dichiarati profondamente insoddisfatti dalle parole e dalle promesse elettorali fatte in questi anni.
Anche solo per questo, anche solo perché, ancora una volta, avete deciso di non risolvere in maniera corretta, moderna e concorrenziale un problema antico, è con orgoglio che Italia Viva dirà no a questo provvedimento. Se vorrete avere delle idee per quanto riguarda l'idroelettrico, i taxi e altre cose che tengono bloccato il nostro Paese, rivolgetevi alle minoranze che in questi giorni e settimane hanno continuato a proporvi degli emendamenti migliorativi che sono stati completamente disattesi, se non - forse - neanche letti e capiti. (Applausi).
MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signora Presidente, onorevoli colleghi, ancora una volta si usa lo strumento della fiducia. Anziché affrontare in modo aperto i problemi, anche per le diversità che esistono dentro la maggioranza, si decide di mettere la fiducia. Uno strumento che dovrebbe essere utilizzato in casi estremi è ormai diventato un'abitudine. Sostanzialmente, ogni due per tre siamo di fronte alla fiducia. Questa è la prima cosa da sottolineare. Porre la fiducia vuol dire che non ci si vuole confrontare con le proposte, in particolare quelle delle opposizioni. Questa impostazione richiama, già di per sé, un voto contrario.
Vorrei in particolare soffermarmi, anche in considerazione degli interventi svolti in discussione generale, sul tema dei balneari. Ho sentito il senatore Romeo dire con grande orgoglio di aver difeso uno spazio, un ruolo e un'eccellenza italiana. Sono d'accordo che vada salvaguardata l'eccellenza italiana, anche quando, ad esempio, si vende la TIM a un fondo americano o ad altre multinazionali americane. Questo fatto vale sempre e il problema è quindi più generale. Rimaniamo però sul tema delle concessioni balneari. Mi pare che tutti siamo consapevoli che il settore vada riorganizzato, anche perché la materia prima usata è il suolo demaniale (che è di tutti i cittadini italiani, quelli attuali e i futuri), l'acqua (che è proprietà di tutti) e il sole (anch'esso planetario). Il problema è che le materie prime sono di proprietà non pubblica, nel senso dell'Italia, ma quasi mondiale.
Su questo il problema di una concorrenza regolata - sottolineo «regolata», poiché non sono un bolscevico, ma penso in sostanza di affrontarlo in termini concreti e quindi di non regalare ad altri il lavoro fatto - rappresenta un diritto prima di tutto dei cittadini italiani e delle cittadine italiane, perché è un diritto anche mio di poter concorrere e di avere una regola. Continuare a pensare che bisogna difendere i gestori degli stabilimenti che ci sono oggi, rinviando i problemi e dicendo che è colpa dell'Europa, è un imbroglio nei confronti di quelle persone, perché non è così; alla fine si difendono i furbi e si colpiscono sempre i più piccoli; in questa situazione si colpiscono coloro che si comportano bene e si premiano i furbi.
C'è un problema di concorrenza, di regole e di costi. Anche sui costi bisogna definire le regole. Prima ho parlato di concorrenza regolata. Questo non lo si risolve con un decreto, ma con la discussione, con il confronto, con i tempi necessari. Ma voi vi siete rifiutati, continuate a rifiutarvi e continuate in modo demagogico ad andare in questa direzione. Direte: intanto abbiamo rinviato fino al 2027; spetterà a chi verrà dopo affrontare il problema. Bel modo di governare; questo è proprio un bel modo di governare. D'altronde, è un fatto normale per voi. Ad esempio, a livello di Governo si ha l'idea di voler avere sempre ragione, e se ad esempio i tecnici dell'ISPRA non sono bravi perché non danno ragione al Governo, allora il Governo cosa fa? Cambia l'ISPRA. In sostanza, il concetto non è affrontare il problema, ma pensare: noi siamo bravi, abbiamo già deciso, sappiamo che cosa dobbiamo fare, quindi andiamo in questa direzione.
Questo vale, come ho detto prima, sui balneari e - ripeto quello che dicevo nella discussione precedente - sulla questione del clima. Davvero noi pensiamo che su questo tema possiamo continuare a rinviare? Possiamo continuare a far finta di non essere di fronte a fenomeni ingestibili e imprevedibili? Allora, se è così, l'unica cosa che ci rimane da fare è comportarci in modo da ridurre drasticamente le emissioni e abbassare la temperatura, in particolare delle acque, altrimenti poi ci tornano indietro le conseguenze. Facciamo quindi le cose che dobbiamo fare sulla transizione ecologica. Voi, invece, a volte dite in modo dispregiativo dite che è un problema di quattro ambientalisti. In realtà è un problema di tutti noi e hanno ragione coloro che sottolineano ogni giorno questa cosa; è giusto che i ragazzi delle nuove generazioni ci pongano questi problemi, perché il futuro è loro e noi gli stiamo portando via il futuro. Questo è il dato fondamentale, ma noi continuiamo a far finta di nulla da questo punto di vista.
Voi avete l'idea di una società molto corporativa e le corporazioni che hanno un certo peso contano molto. Ad esempio, una delle corporazioni è quella dei cacciatori: decidono loro che cosa cacciare, non è il pubblico che decide come si salvaguarda la fauna del nostro pianeta. Questi temi sono complessi, nessuno di noi ha la soluzione in tasca, ma vanno affrontati e bisogna decidere in quale direzione andare.
Voi continuate a pensare di utilizzare le difficoltà che le persone vivono, perché il cambiamento ci crea dei problemi. Di fronte a questo, anziché affrontare il cambiamento in mare aperto, voi usate la paura e dite che stavamo meglio prima. Questo è un modo per far regredire il nostro Paese e per far ritardare la sua capacità di competizione a livello internazionale. (Applausi).
ZANETTIN (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANETTIN (FI-BP-PPE). Signora Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, il decreto-legge al nostro esame, cosiddetto salva-infrazioni, è necessario per dare attuazione agli obblighi derivanti da atti dell'Unione europea e da procedure di infrazione e pre-infrazione pendenti nei confronti del nostro Paese. Con il decreto vengono chiusi ben 16 casi di infrazione e un caso di pre-infrazione, mentre per sei casi le norme introdotte sono in grado di condurre all'immediata archiviazione. In altri 11 casi le disposizioni adottate pongono le premesse per giungere in tempi rapidi all'archiviazione.
Il primo articolo riguarda le concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali con finalità turistico-ricreative e sportive, che vengono prorogate fino al 30 settembre 2027 per esercitare le attività turistico-ricreative e sportive, prorogando anche quelle gestite da società e associazioni sportive iscritte nel registro del CONI e da enti del terzo settore, dopo l'approvazione alla Camera dei deputati di un emendamento proprio di Forza Italia. Le nuove procedure di affidamento delle concessioni dovranno comunque essere espletate entro il 30 giugno 2027, prevedendo anche criteri di indennizzo per i concessionari uscenti. Verranno previste anche la definizione e l'aggiornamento delle misure unitarie dei canoni demaniali.
I titolari delle concessioni demaniali marittime e dei punti di approdo con finalità turistico-ricreative in cui sono installati manufatti amovibili possono mantenere installati i predetti manufatti anche nel periodo di sospensione stagionale dell'esercizio delle attività turistico-ricreative, fino alla data di aggiudicazione delle procedure selettive. Si tratta di un passo in avanti ulteriore per dare una soluzione a questa annosa questione, sollevata proprio dall'apertura di una procedura di infrazione, dando seguito alle proroghe precedenti del 2021 e del 2023. Forza Italia proseguirà comunque nell'impegno di tutelare e sostenere le attività imprenditoriali italiane del settore balneare.
Diverse sono inoltre le disposizioni che intervengono su procedure che riguardano il settore della giustizia, di cui chi parla si occupa in modo specifico. Si parte da quella che dà un'interpretazione autentica sulle tipologie di contribuzione e sulle norme previdenziali obbligatorie per i magistrati onorari confermati, che vengono iscritti alle assicurazioni INPS per disoccupazione involontaria, maternità e malattie. Inoltre, viene stabilito il diritto di avvalersi di un difensore nel procedimento penale e nel procedimento di esecuzione del mandato di arresto europeo, proprio per adeguarsi a una direttiva europea del 2013. Viene sancito il diritto di informare un terzo al momento della privazione della libertà personale e il diritto delle persone private della libertà personale di comunicare con terzi e con autorità consolari e di avvalersi di un difensore anche quando le informazioni vengono prese dalla Polizia giudiziaria.
Per dare attuazione alla direttiva sui corretti tempi di pagamento dei debiti commerciali e superare la procedura di infrazione che riguarda i ritardi sui tempi di pagamento dei servizi di intercettazione, viene previsto un aumento significativo della dotazione organica del Ministero della giustizia di 250 unità, che abbiano le professionalità richieste. Vengono modificati il codice penale minorile e l'ordinamento penitenziario minorile, al fine di dare le garanzie procedurali per i minori indagati o imputati nei procedimenti penali e garantire il corretto recepimento della direttiva in tema del 2016.
Si attua il completo recepimento della direttiva del 2000 relativa al controllo su strada, sul corretto utilizzo del tachigrafo e sul relativo diritto di autodifesa dei conducenti di autovetture. Si modifica la disciplina che riguarda il computo dell'indennità risarcitoria dovuta al lavoratore in caso di rapporto a tempo determinato dichiarato illegittimo in sede giudiziale, attraverso un'indennità anche superiore alle 12 mensilità, ove possa provare il maggior danno. Viene regolata anche la responsabilità risarcitoria per l'abuso di utilizzo di una serie di contratti di lavoro a tempo determinato all'interno delle pubbliche amministrazioni.
Vi sono poi disposizioni per l'attuazione degli obblighi derivanti dal regolamento di esecuzione Cielo unico europeo con l'ENAC, che accerta le violazioni e commina le sanzioni. Si interviene altresì sul sistema sanzionatorio in materia di lavoratori stagionali provenienti da Paesi terzi, garantendo che debbono avere un alloggio adeguato, oltre a regolari condizioni salariali.
In materia di diritto d'autore vengono previsti nuovi soggetti che possono intermediare i diritti delle società indipendenti che non siano controllate dai titolari dei diritti. Cessa l'obbligo di apposizione del contrassegno anticontraffazione da parte della SIAE; il contrassegno potrà essere apposto anche dagli altri soggetti che gestiscono i diritti d'autore. Ci sono anche misure finalizzate al miglioramento della qualità dell'aria, prevedendo l'avvio di due iniziative, l'istituzione di un programma di finanziamento di interventi a sostegno della mobilità sostenibile nelle grandi aree urbane, sottoposte alle procedure di infrazione in materia di qualità dell'aria, e la costituzione di una cabina di regia per definire, nel breve periodo, un piano nazionale di ulteriori interventi per il miglioramento della qualità dell'aria.
Si tratta effettivamente di un decreto-legge che ci mette più in linea con il diritto dell'Unione europea, riducendo le procedure di infrazione e le sanzioni che ne conseguirebbero. Su tale misura pertanto il Gruppo Forza Italia esprimerà senza dubbio un voto favorevole. (Applausi).
LOREFICE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOREFICE (M5S). Signora Presidente, colleghe e colleghi, onorevole rappresentante del Governo, ci ritroviamo nuovamente ad affrontare un tema purtroppo ricorrente. Ho visto che tantissimi degli interventi, anche legati alla questione pregiudiziale, hanno messo in evidenza un modo di operare di questo Governo che dal nostro punto di vista, continua a calpestare… Sì, Presidente, tramite lei, spero che i colleghi di maggioranza si rendano conto che dopo due anni, non più due mesi o tre mesi, con tre manovre di bilancio già realizzate, ancora continuiamo a lavorare in maniera impropria, inopportuna, calpestando i milioni di italiani che hanno dato a noi il potere di rappresentarli presso il Parlamento.
Purtroppo per primi i colleghi di maggioranza non capiscono che questo modo di agire del Governo fa male non solo alle cosiddette minoranze e opposizioni, ma alla democrazia. (Applausi). Non va bene, non ci basta sentire le parole della Sottosegretaria, che è in fase di incardinamento, o della relatrice e del Presidente; parole di scuse o per dire che faranno di meglio. Sono passati due anni e voi continuate a calpestare le norme interne, ma anche quelle di buonsenso.
Quando pensate di mettere fine a questo vostro modo di agire? Ribadisco, non per rispetto mio o dei parlamentari, ma per i milioni di italiani che ci hanno dato questo diritto di rappresentanza. Capisco che la maggioranza, specialmente la Premier e Fratelli d'Italia, forse ancora vogliono perseguire quell'intento scellerato del premierato. Stiamo vedendo che, senza bisogno di andare a modificare le norme generali e dare ulteriore potere alla donna o all'uomo solo al comando, lo state già facendo. Ci state calpestando giornalmente, settimanalmente, mensilmente da due anni.
Quando arriverà il momento di dire basta? Specialmente i fratellini e le sorelline d'Italia, oltre alle chiacchiere fatte in campagna elettorale, negli oltre quattro anni di opposizione si sono divertiti a fare proclami. È chiaro infatti che quando fai solo opposizione, è facile pompare o alzare i toni, parlando alla pancia della gente. Ora avete l'onere di trovare le soluzioni. In che modo agite? Qualcuno parlava poco fa di bulimia nell'uso della decretazione d'urgenza. Facciamo parlare i dati; vi siete resi conto che in due anni avete già fatto 78 decreti-legge, di cui convertiti, ricompresi o fatti confluire 64. In due anni, 64 decreti-legge senza la necessaria e reale urgenza.
Per non parlare - mi dispiace che non ci sia il ministro Ciriani, che ormai vedo dimesso quando viene qui mogio mogio a leggere il discorsetto, ma anche lui forse si è stancato (Applausi) - del fatto che stiamo parlando di 68 fiducie. State battendo tutti i record, dove volete arrivare?
Ora provo a interagire anche con i colleghi che mi hanno preceduto, mi dispiace che non ci sia il senatore Matera, ma tramite lei, Presidente, spero di arrivargli lo stesso. Il collega ha parlato di bastoni tra le ruote messi dalle opposizioni. Signori, noi non mettiamo i bastoni tra le ruote a nessuno, ma svolgiamo con dignità e onore il nostro ruolo, quando mettiamo in evidenza determinati temi o chiediamo con forza la possibilità di un confronto franco affinché possiamo trovare assieme le soluzioni ai problemi degli italiani. Mi permetto di portare a conoscenza dei colleghi della 4a Commissione, avendo trascorso l'intera legislatura precedente in 14a Commissione, che si occupava allora di politiche dell'Unione europea, che lì si lavorava d'intesa, anche negli ultimi passaggi dell'ultimo Governo Draghi o in quello precedente, il Conte II; ricordo ai colleghi della Lega che quell'emendamento a prima firma Bossi che ha permesso, tra l'altro prendendo una parte del disegno di legge presentato dall'allora presidente Licheri, di modificare la legge n. 234 del 2012, dando la possibilità al Parlamento di utilizzare nella Commissione competente due leggi di delegazione europea e due leggi europee. Voi in due anni avete approvato zero leggi, perché l'unica legge di delegazione europea che avete trasformato era un disegno di legge già incardinato dal precedente Governo, pertanto in due anni zero leggi: come pensate di andare avanti?
Riporto anche alla memoria l'ultimo Governo, quello a guida Draghi. In una delle tante sedute di Commissione, un membro dell'opposizione - tal Fazzolari - aveva presentato a sua volta tanti emendamenti; ebbene, noi con senso di responsabilità, anche in quell'occasione, nonostante non vi fosse una pregiudiziale di fatto, ragionando e argomentando, abbiamo accolto e fatto passare tanti emendamenti, pertanto non solo abbiamo dato dignità al Parlamento, ma abbiamo avuto la possibilità e l'opportunità di dibattere anche in maniera accesa e quando c'erano delle buone proposte, le facevamo passare.
Voi, invece, non ci date neanche questa possibilità e questa opportunità. (Applausi). Dove volete arrivare, cari colleghi? Mi rivolgo tramite lei, signor Presidente, anche al presidente Terzi di Sant'Agata. Ci state veramente portando allo sfinimento, quasi ci sentiamo inutili ad andare in Commissione a trattare temi importanti. Il cosiddetto salva infrazioni a che serve? Quali prodotti chimici usate? Non ne ho idea. Ho sentito giustificazioni allucinanti, per giustificare anche solo la porzione di una procedura di infrazione, quella legata ai balneari, ne avete infilate altre sedici; se c'erano l'urgenza e l'emergenza di trattare quello specifico argomento, potevate farlo in maniera puntuale, senza trasformare quello che voi definite uno strumento di emergenza in una gestione ordinaria.
Signor Presidente, faccio chiaramente appello a lei e per suo tramite, a questo punto, mi rivolgo anche al presidente La Russa, perché ritengo che ci siano tutti gli estremi per chiedere alla massima carica del Senato di intervenire, al fine di chiedere anche al Governo, se serve, se questo modo di operare si ritiene ancora legittimo e rispettoso del voto degli italiani. Staremo in trepidante attesa di ricevere risposte.
Provando ad articolare anche qualche argomento legato al decreto-legge in esame, che doveva essere trattato in sede d'esame della legge europea, pensiamo di risolvere procedure ataviche e complesse come l'abuso del ricorso ai contratti a termine in questo modo? Voi non ci avete dato neanche la possibilità di aprire bocca; noi non abbiamo avuto neanche tale possibilità; ieri siamo stati costretti a liquidare in maniera veloce anche tanti emendamenti e ci siamo sentiti mortificati da questo modo di agire; sentivamo e percepivamo a pelle quasi l'inutilità del ruolo di parlamentari. Mi dispiace dirlo, signori, ma abbiamo rubato i soldi nell'esercizio delle nostre funzioni; ci dovremmo vergognare di utilizzare o di consentire al Governo di calpestare delle funzioni basilari per l'esercizio della democrazia.
Inoltre, zittire il Parlamento significa anche zittire gli italiani; principalmente, voi state mettendo la museruola agli italiani (facendo qualche riferimento alla museruola vedo che qualcuno si agita), che non sono sicuramente dei quadrupedi e non voglio dare dei cani agli italiani, che, anzi, sono quei nobili soggetti che ci danno la possibilità di esercitare al massimo il diritto di rappresentanza.
Signor Presidente, avviandomi alla conclusione del mio intervento, vorrei provare anche a rilanciare le parole utilizzate da un esponente di altissimo livello di questa maggioranza durante la pandemia (l'intervento - che leggerò - era quindi legato anche a un ricorso eccessivo alla decretazione d'urgenza e all'utilizzo di strumenti calati dall'alto): ci è stato detto in maniera chiara (e capirete chiaramente da chi), con buona pace della presunta centralità del Parlamento, che: "il premier Giuseppe Conte ha probabilmente malinterpretato l'invito del Presidente della Repubblica alla collaborazione tra le forze politiche; sembra aver capito che a lui e al suo Governo siano stati dati pieni poteri e all'opposizione solo il compito di tacere e votare qualsiasi provvedimento; una nuova e bizzarra versione di unità nazionale". Fratellini e sorelline d'Italia, era Giorgia Meloni che diceva questo. (Applausi). Ricordatevi delle parole pronunciate dalla Premier quando si divertiva all'opposizione a spararle non grosse, ma grossissime.
Pertanto, concludo il mio intervento preannunciando chiaramente un voto contrario alla fiducia, perché non la si può dare. Infatti, il termine «fiducia» legato a questo Governo è palesemente un ossimoro: vergognatevi. (Applausi).
CENTINAIO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CENTINAIO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, ovviamente la Lega voterà la fiducia a questo Governo, perché ritiene che un provvedimento di questo tipo sia positivo per il nostro Paese, perché migliora ulteriormente i rapporti tra l'Italia e l'Europa.
Un elogio va dato al Governo per il provvedimento in esame, che ha sicuramente aspetti positivi e non capiamo perché siano arrivate critiche da parte dell'opposizione. Grazie a questo provvedimento riduciamo il numero delle infrazioni, come hanno ammesso anche i senatori che hanno parlato prima di me.
Riduciamo il numero delle infrazioni, ma si critica il decreto-legge in discussione e non riesco a capire perché si critichi un provvedimento che riduce il numero delle infrazioni. Diminuiamo le criticità e armonizziamo la normativa, anche in questo caso: abbiamo sempre detto che dobbiamo rendere le normative del nostro Paese sempre più armoniche, ma, quando si prova a farlo, partono le critiche. Tuteliamo i lavoratori, in particolar modo gli stagionali, che sono quelli che hanno più bisogno, impiegati in settori in cui spesso vengono anche pagati di meno (penso soprattutto all'agricoltura, al turismo, ma anche ad altri) e anche in questo caso piovono le critiche.
Con il provvedimento in esame, ovviamente, avendo meno infrazioni, tuteliamo il debito pubblico, paghiamo meno multe, quindi risparmiamo soldi, ma partono le critiche.
Altra cosa importante: con questo provvedimento aumentiamo il numero di operatori nel settore giustizia. In quest'Aula ho sentito da più di un Gruppo di minoranza e di maggioranza che è necessario aumentare il numero degli operatori del settore, ma, anche in questo caso, piovono le critiche.
Quindi, signor Presidente, faccio veramente fatica a capirne le motivazioni. Se non si vuole votare la fiducia, va benissimo. Non votate la fiducia, perché non avete fiducia in questo Governo. Sta nel gioco delle parti. Chi sta all'opposizione la fiducia non la vota e non la voterà mai; chi sta in maggioranza ed appoggia questo Governo la fiducia la vota.
L'altro provvedimento sul quale penso che si debba soffermare per la maggior parte del tempo il mio intervento riguarda la questione balneare. Ho ascoltato gli interventi dei colleghi, anche tutti quelli svolti alla Camera dei deputati, di maggioranza e di opposizione, visto e considerato che, come ben sapete, è un argomento che mi sta molto a cuore, che conosco e che, quando ero Ministro, ho trattato.
Innanzitutto, sicuramente non in quest'Aula, ho sentito definire i balneari cattivoni, che non pagano abbastanza e sono una casta. Ho sentito dire cose che non stavano né in cielo né in terra. Non sto qua a ripetere tutto il pregresso e tutto quello che è successo in questi anni, perché ne ha parlato prima il mio Capogruppo, il senatore Romeo, che ringrazio, perché è stato perfetto nella descrizione di quello che è successo.
Ricordo però a quest'Assemblea la legge n. 145 del 2018. Alcuni la chiamavano la legge Centinaio, io no: la chiamavo la legge di tutti, signor Presidente (Applausi), perché prima di essere messa in votazione in quella legge di bilancio, fu condivisa con tutti, con le associazioni di categoria, ma soprattutto con tutti i Gruppi parlamentari presenti in Parlamento dal sottoscritto, che andò personalmente dai parlamentari della maggioranza (allora era in carica il Governo gialloverde), ma anche da tutti quelli di opposizione. Tutti dissero che era una proposta condivisa ed erano tutti favorevoli.
Ricordo anche tutti i convegni e le trasmissioni televisive cui abbiamo partecipato, in cui tutti dicevano: abbiamo trovato la miglior legge possibile, e si prendevano i meriti. Non è la legge Centinaio, dicevano, ma è anche la nostra. Bene, meglio.
Finita l'esperienza gialloverde è diventata la legge di nessuno. Sono rimasto solo io; è rimasta solo la Lega con quel provvedimento in mano. C'era chi diceva: non mi interessa più; chi diceva: Gianmarco, hai tradito i balneari, perché dovevi farli uscire dalla Bolkestein; altri dicevano che quindici anni erano troppi; altri ancora dicevano che avevamo estorto loro l'appoggio, perché non li volevano (eppure l'avevano votata e l'avevano condivisa; ma andiamo avanti.
Persino il Consiglio di Stato in una sua sentenza disse che era tutto brutto ed erano tutti cattivi e che il Parlamento non doveva più legiferare. Io ricordo sempre a tutti, al Consiglio di Stato su tutti, che il Parlamento eletto dai cittadini italiani ha il diritto e il dovere di legiferare su quello che riguarda la vita dei cittadini italiani e che nessuno ci può dire che cosa dobbiamo o non dobbiamo fare. (Applausi).
Ricordo poi ai colleghi - anche qui, lo ricordo a tanti colleghi, di tutti i partiti - che venne invitato qui Frits Bolkestein: non Pippo, Pluto o Paperino, ma Frits Bolkestein venne invitato in Italia a darci un'interpretazione autentica della sua direttiva e disse allora che i balneari sarebbero dovuti stare fuori dalla direttiva che porta il suo nome, perché non costituiscono un servizio; se fuori dalla direttiva Bolkestein ci sono categorie professionali che danno e sono servizi, non si vede perché dentro la Bolkestein ci debba stare chi servizio non è. Mi ricordo quel giorno: applausi a scena aperta da parte della politica italiana; come sempre però, finito il convegno, come dice mia mamma, passata la festa, gabbato lo santo, quindi siano ancora tutti col cerino in mano, soprattutto i balneari.
Altra cosa che mi piace ricordare e che ha ricordato benissimo il presidente Romeo è il fatto che l'Italia fa un provvedimento in linea con le indicazioni della direttiva Bolkestein e ci mandano in procedura di infrazione; gli altri Paesi fanno la stessa cosa e la procedura di infrazione non arriva: due pesi e due misure, due modi di ragionare diversi. Non voglio dire che c'è qualcosa che non va in Europa, non voglio dire che c'è un'Europa cattiva, anche se lo penso, non voglio dire che c'è un'Europa che pensa che l'Italia debba essere trattata in un modo diverso rispetto al Portogallo o agli altri Paesi; penso però che questa direttiva sia totalmente sbagliata, Presidente. Ho l'arroganza di dire - perché molto spesso, quando si parla dell'Europa, l'Europa appare infallibile, fino a quando non ci si accorge che invece sta facendo una stupidaggine dietro l'altra - che la direttiva Bolkestein è fatta male; fuori dalla Bolkestein ci sono categorie che dovrebbero stare dentro e dentro la Bolkestein ci sono categorie che dovrebbero stare fuori. Posso dirlo senza pensare di commettere una lesa maestà nei confronti dell'Europa? Lo dico e mi assumo la responsabilità di quello che dico.
Cari colleghi, lo dico qua perché ho partecipato alle campagne elettorali in cui tutti, maggioranza e opposizione, abbiamo detto quello che sta dicendo Gianmarco Centinaio, ma lo abbiamo detto ai balneari, per portare a casa i voti. Tutti abbiamo detto che la direttiva Bolkestein è sbagliata e allora il lavoro che dobbiamo fare adesso, tutti insieme, è di creare una lobby sana, Presidente, e chiedere all'Europa di cambiare quella direttiva, perché si può fare. (Applausi).
Le direttive non sono le tavole della Santa alleanza. La direttiva Bolkestein non sono i Dieci comandamenti, che non si possono cambiare. La direttiva Bolkestein è una cosa che è stata fatta e che può essere cambiata, in quanto la consideriamo errata, vetusta e da modificare, ma dobbiamo farlo. A questo punto, chiedo al Governo e ai partiti, compreso il mio, compreso Gianmarco Centinaio, ma compresi anche i Gruppi di opposizione, di fare questa cosa, per essere coerenti con quanto diciamo ai cittadini italiani e alle varie categorie, negli incontri pubblici o one to one, quando magari siamo sotto l'ombrellone e viene il balneare di turno a chiederci, a me o ai colleghi, cosa stiamo facendo e noi gli rispondiamo di non preoccuparsi perché lo tuteleremo. Questo, a meno di non andare in una spiaggia libera, l'hanno fatto tutti in questi anni.
Insomma, l'obiettivo di tutti noi dev'essere quello di tutelare i cittadini italiani, anche dall'Europa, Presidente, e su questa cosa noi siamo sempre stati coerenti. (Applausi).
ROJC (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROJC (PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, anche in questa circostanza - mi rivolgo ai colleghi della maggioranza - avete mentito e avete illuso prima di tutto i tanti operatori e le nostre amministrazioni comunali, facendo credere che si potesse uscire dalla direttiva Bolkestein. Questo decreto-legge, che in certi aspetti potremmo anche condividere, proietta la grande illusione della Bolkestein, che è un aspetto politico molto rilevante per il nostro Paese, fatto di mari, coste, spiagge e turismo. La ministra Santanchè è sempre presente, attenta e sul pezzo, specie quando si parla di balneazione, spiagge e turismo balneare: anche oggi è presente in Aula, vedo.
La vicenda dei balneari è emblematica dell'incapacità di gestione da parte di questo Governo e della pervicacia con cui vi ostinate a mentire agli italiani. Vi chiedo se sia malafede o ignoranza. Sarebbe troppo lungo - e anche inutile, a questo punto - elencare le promesse fatte ai balneari, non solo quelle di Salvini o di Santanché, ma della stessa premier Meloni: una lista infinita di dichiarazioni e promesse mirabolanti, utili - bisogna dirlo - per vincere le elezioni, presentandosi in campagna elettorale come eroi di cartapesta, schierati contro i malefici burocrati di Bruxelles. Poi è arrivata la vittoria alle elezioni, che per voi è stata uno scontro frontale con la realtà e un brusco risveglio in questi due anni; abbiamo avuto decine e decine di esempi di marcia indietro e per i balneari la storia è sempre quella.
Colleghi, la maggioranza dei Comuni costieri italiani non ha il Piano coste. Abbiamo provato a farvi capire che, se si immagina che dal 2027 si faranno finalmente le gare per le concessioni, occorre che per quella data tutti i Comuni siano pronti e in grado di determinare, con scelte politico-amministrative, l'assetto delle proprie coste. Occorre definire un equilibrio virtuoso tra attività d'impresa e libertà dei cittadini di godere il mare senza pagare (Applausi), individuando tratti di costa da proteggere, dove fermare l'erosione, censendo, definendo strategie da finanziare, offrendo ai Comuni la possibilità di valorizzare le proprie spiagge e intascando parte del gettito.
Non ci avete nemmeno pensato, avete persino rigettato gli emendamenti minimi proposti per far sì che l'accesso al mare, attraverso le concessioni, fosse realmente consentito a tutti i cittadini. Avete detto di no, probabilmente perché l'idea di sfruttamento delle spiagge che avete in mente non vi consente di comprendere che in questo Paese ci sono centinaia di chilometri di costa preda di infinite concessioni e di fatto inaccessibili ai cittadini che vogliono godersi il mare liberamente.
Alla base di questo disastro c'è un dato allarmante che ormai è una costante del vostro agire politico: la totale ignoranza del sistema d'impresa del nostro Paese e, ancor più grave, l'assoluta incapacità di comprendere come l'attività di impresa sia diversa tra il Nord e il Sud del nostro Paese. Se, anziché un bacino di voti da conquistare a qualunque costo, aveste visto gli imprenditori balneari come una componente fondamentale del PIL del Paese, probabilmente avreste riflettuto meglio. Invece, avete deciso di aprire una fase storica in cui soprattutto le piccole imprese, spesso a carattere familiare, che animano il mondo balneare, saranno spazzate via con tanti saluti e una pacca sulle spalle ma forse nemmeno quella.
È incredibile che proprio voi, che vi atteggiate a difensori di chi fa impresa, abbiate impedito che le misure di sostegno alle imprese, a valere sui fondi comunitari, potessero essere utilizzate in assenza di una prospettiva pluriennale di mantenimento della concessione. Con questo provvedimento sono lasciati al loro destino migliaia di piccoli e piccolissimi imprenditori balneari, da Nord a Sud, soggetti che con fatica avevano effettuato una transizione verso forme di impresa vere e strutturate. L'indennizzo inadeguato a riconoscere gli investimenti fatti dalle imprese sarà uno scoglio sufficientemente alto per impedire ad altre aziende a conduzione familiare e alle imprese piccole e medio-piccole di partecipare alle gare. E a favore di chi? Dei gruppi finanziari che non vedono l'ora di mettere le mani sulle concessioni. Da anni le procure di mezza Italia lanciano allarmi sul rischio che la criminalità penetri nel settore. Complimenti, ci siete riusciti: da veri patrioti, avete consentito alla finanza internazionale, anche a quella che scherma proventi illeciti, di fare comodi shopping nel settore come fosse un outlet, con tanti saluti al made in Italy a voi tanto caro. (Applausi).
Il PD aveva proposto una norma anticoncentrazione, sia per limitare il numero di concessioni accumulabili, sia per avvantaggiare le imprese di minori dimensioni, quelle giovanili, con finalità turistico-ricettive. Questa proposta, come tantissime altre, è stata spazzata via.
Sulla Bolkestein avete preferito andare avanti sempre con illusioni, bugie e proroghe alle concessioni, tutte sempre dichiarate in contrasto con l'ordinamento comunitario da tutti gli interventi giurisprudenziali. Avete sconfessato l'accordo con l'Europa stabilito nel 2021 dal Governo Draghi con la legge sulla concorrenza. Procedure di evidenza pubblica, sì, e diritto dell'Italia a disciplinare con una sua legge quadro seria le stesse procedure di gara: lo hanno fatto tutti gli altri Paesi europei, noi no. Non avete voluto dare seguito né all'accordo, né alla legge sulla concorrenza del 2021, che conferiva appunto una delega al Governo per l'emanazione di criteri omogenei, rigorosi, stabiliti e resi seri grazie al confronto con gli enti concessori, i Comuni, le Regioni, gli operatori e tutti gli stakeholder del settore. Avete illuso e perso tempo. Usciremo dalla Bolkestein, mai nelle mani dei burocrati di Bruxelles! Qui però è meglio farla finita con le citazioni, visto che già troppo spesso la politica è fatta di parole vuote.
Occorrevano criteri seri e rigorosi, che tenessero conto delle specificità delle coste italiane e delle diversità dei territori; criteri omogenei, ma frutto di un confronto serio con il resto del Paese, le Regioni e i Comuni. Le gare sulle procedure per le concessioni riguardano ciò che può e poteva esserci sotto la linea del Demanio. Sono infatti gli stessi Comuni che sviluppano i piani dell'arenile, cioè le funzioni sotto la linea del Demanio. Qui mi rivolgo al Ministro competente, che ovviamente non sappiamo chi sia, sicuramente non quello del turismo. I Comuni avrebbero dovuto fare i piani dell'arenile coerentemente con i criteri della Bolkestein, ma non li avete neanche chiamati al confronto, ad esempio, per mettere la pianificazione territoriale e urbanistica prospiciente le spiagge in relazione con i criteri per le nuove concessioni. Insomma, si poteva e si doveva fare meglio.
Si sarebbe dovuta fare una legge quadro sulle concessioni, costruendo criteri, ascoltando gli stakeholder e coinvolgendo il Paese. Oggi all'articolo 1 del decreto-legge salva infrazioni, cioè quello della Bolkestein, non vi è nulla sui criteri che individuano gli adeguati ed equi indennizzi che il concessionario uscente dovrà avere, magari dal subentrante. Dalle promesse ai tristi risultati ci proprio è passato il mare, ma sotto forma di tsunami, che si abbatterà sul lavoro e sul sacrificio di 7.000 imprese e circa 60.000 lavoratori.
Il Partito Democratico sarà ovviamente e convintamente dall'altra parte per tutto un insieme di ragioni, al netto degli altri provvedimenti contenuti nel decreto salva infrazioni e alla luce del grande tema politico della Bolkestein, pertanto il nostro Gruppo esprimerà un voto contrario. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, saluto gli studenti e le studentesse e i docenti dell'Istituto comprensivo statale «Mascolo-de Curtis» di Sant'Antonio Abate, in provincia di Napoli. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1287
e della questione di fiducia (ore 12,27)
TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Signor Presidente, mi consenta di utilizzare quest'occasione per manifestare, di fronte a ragazzi così interessati ai nostri lavori, all'attività legislativa e al futuro di questo Paese e della sua buona politica, qualche osservazione e impressione cautamente ottimista.
La prima che vorrei manifestare è quella che ho potuto constatare in questi due anni, ma anche negli ultimi tempi, soprattutto durante l'esame del disegno di legge di conversione di questo decreto-legge e del precedente decreto salva infrazioni, l'anno scorso. Sono emerse alcune indicazioni in questo senso e diversi colleghi, commissari dell'opposizione e della maggioranza, vi hanno anche accennato, esponendo anche considerazioni molto critiche nei confronti dei dibattiti e del cursus procedendi della 4a Commissione. Devo però dire che, sia durante l'esame di questo decreto-legge salva infrazioni sia durante quello dell'anno scorso, l'atmosfera della discussione e del dialogo è stata costruttiva, a mio giudizio. Di questo volevo ringraziare tutti i componenti della Commissione (Applausi), come pure ritengo di poterli ringraziare ogni volta che propongono rinvii per approfondimenti e audizioni per avere maggiori conoscenze sui temi in dibattito. Naturalmente, siamo legati all'agenda parlamentare e a quella del fare, che è l'agenda di questo Governo e del presidente del Consiglio Giorgia Meloni (Applausi): di conseguenza, questi sono il faro e la direttrice che ci portano avanti.
La seconda nota di ottimismo è il lavoro straordinario che è stato fatto dal presidente Meloni, dal ministro Fitto e dal sottosegretario Siracusano. Abbiamo visto anche la capacità di negoziare e di dialogare con le istituzioni europee, di fare progressi e di portare sempre avanti l'interesse nazionale e quello europeo.
La terza considerazione che vorrei fare - me lo consenta, signor Presidente - riguarda qualcosa che ancora sentiamo rimbombare da più di due anni (forse ancora di più), ossia che ci isoliamo in Europa, siamo emarginati, siamo fuori e non se ne può più di avere un'Italia così compromessa nell'Europa e magari anche nel contesto occidentale e nel mondo. Vorrei invece tranquillizzare le angosce dei colleghi delle opposizioni, che continuano a esprimersi e a spendersi non soltanto qui, ma in giro per il mondo, con questi leitmotiv e su queste note dolorose. Ad esempio, cito quello che nei giorni scorsi ha scritto il primo quotidiano statunitense, il «New York Times», di tendenza marcatamente democratica: in un Paese dove generalmente Governi e indici di approvazione hanno vita breve, il presidente Meloni è un raro esempio di stabilità. (Applausi). «Le Monde» ha elogiato il lavoro del Governo. Ho detto «Le Monde», non certo un estremista della destra più bieca e retriva; fra l'altro, mi risulta che «Le Monde diplomatique» sia diffuso insieme a «il manifesto» nelle edicole italiane. «The Economist», un altro giornale indipendente e molto letto in Europa, ha descritto il presidente Meloni come una guida di pragmatismo, che registra un consenso superiore al 40 per cento, il doppio dei presidenti Macron e Scholz. (Applausi).
Su questi punti magari non dobbiamo certo affidarci alla lettura dei giornali stranieri e neanche a quella dei giornali italiani, ma non si può dire che soffriamo e dobbiamo avere frustrazioni perché siamo i reietti del mondo e dell'Europa, in un mondo che va nella direzione dell'affermazione di princìpi identitari (Applausi) e di culture che non ne possono più dell'ideologia woke, della cancel culture, degli abbattimenti delle statue di Cristoforo Colombo e di Garibaldi (Applausi) e di culture che vogliono scrivere la storia in tutti i sensi. Questo non è certo il mondo che abbiamo intorno. Grazie al cielo, magari - anche se in politica non si fanno mai previsioni - qualche cenno di fiducia - ancor più di quella, peraltro grandissima, che questa parte dell'emiciclo ha nel ruolo dell'Italia e della buona politica che questa maggioranza sta portando avanti - viene rafforzato dal contesto d'insieme. Ecco qui, dunque, il ruolo del Governo Meloni e il posizionamento in Europa.
Il provvedimento che ci accingiamo a varare oggi e che stiamo per votare è un risultato estremamente significativo e permetterà di ridurre - com'è già stato detto negli interventi precedenti - il numero di infrazioni ai minimi storici, da quando il percorso delle infrazioni è stato applicato all'Italia. Anche con questo, come nel provvedimento precedente.
Guardate bene, è stata citata la cifra cumulata sino al 2022. Non credo che avessimo modo, come maggioranza e come Fratelli d'Italia, di contribuire ad accumulare quella cifra, anziché ridurla di 1,15 miliardi di euro per infrazioni sanzionate dall'Europa, attraverso un moltiplicatore che è anche abbastanza curioso. Il coefficiente di incremento della sanzione per l'Italia è infatti uno dei tre o quattro più alti. Fra l'altro, come osservavo un momento fa con la relatrice Murelli, che pure voglio ringraziare per lo straordinario lavoro che ha fatto su questo provvedimento, si tratta di un coefficiente di aumento della sanzione che non tiene in nessun conto l'esistenza del debito pubblico, che invece ha rilevanza ai sensi del Patto di stabilità e crescita. Ecco quindi ridurre l'impatto sui cittadini, sui contribuenti e sul sistema Paese nella situazione finanziaria.
Non c'è alcuna difficoltà, per questa maggioranza e per il Governo Meloni, nell'affrontare anche in futuro il tema delle infrazioni. Questa linea rispetta la precisa volontà degli elettori, l'interesse nazionale, i programmi europei e le loro scadenze e porta una voce sempre più autorevole in Europa. Di questo non possiamo che essere veramente orgogliosi.
Non si comprende, signor Presidente, come anche al di fuori delle nostre frontiere l'opposizione continui invece a portare avanti la narrazione di un'Italia che non conta ed è isolata, come dicevo all'inizio. Non si comprende perché l'opposizione stessa, con i suoi rappresentanti in Europa, lanci inviti ad aprire procedure d'infrazione contro l'Italia su questioni come quella dei centri per i migranti aperti dal Governo italiano in Albania per lottare contro l'immigrazione irregolare. (Applausi). Il Governo è al lavoro nell'interesse della Nazione, per contrastare e sanzionare il traffico di esseri umani e per salvare vite alla mercé di sistemi criminali e malavitosi. Non è certo encomiabile, almeno per quello che io credo, il lavoro di chi cerca di far aprire sanzioni contro il proprio Paese. (Applausi).
Presidenza del vice presidente CENTINAIO (ore 12,37)
(Segue TERZI DI SANT'AGATA). Credetemi, circa il ruolo italiano in Europa assisto talvolta ad alcune digressioni che definire ardite è un eufemismo. Le abbiamo sentite prima nelle dichiarazioni di voto. Penso a tutta la discussione che ruota intorno alla primazia del diritto europeo sul diritto nazionale o dell'ordinamento europeo sull'ordinamento nazionale. Penso ad esempio alla famosa sentenza del tribunale di Bologna che riguarda il decreto sui Paesi sicuri. Quel decreto, a mio avviso, è un modello di legalità nella gestione dei flussi illegali (Applausi), sul quale si sono espressi positivamente diversi leader europei e non europei, come il premier laburista Starmer, che ha elogiato proprio questo modello (e anche Starmer non è certamente un uomo di estrema destra).
In 4a Commissione si è unanimemente convenuto circa l'opportunità di approfondire il tema della primazia del diritto europeo rispetto al diritto nazionale. Sarà un percorso utile per tutti, perché lavorare con l'UE significa dialogare con l'UE e dialogare costruttivamente con l'UE significa approfondire e risolvere criticità, offrire soluzioni alternative e forgiare nuove rotte. Il grande disegno europeo afferma il principio di pari dignità e responsabilità delle Nazioni, senza burattini e senza burattinai. Questo è il senso di un dibattito che deve concentrarsi, oggi come non mai, sul grande tema della proporzionalità e della sussidiarietà, in una realtà attraversata da policrisi e sfide globali.
Vorrei fare allora un accenno su questo aspetto, per concludere: policrisi e sfide globali non erano come oggi, quando è stata varata la legge n. 234 del 2012. Questo dobbiamo tenerlo sempre presente.
Forse non è l'attività contro le infrazioni che rientra in questa mia considerazione. Ma sicuramente, se la legge n. 234 consente l'attivazione di misure attraverso la decretazione d'urgenza, la realtà nella quale viviamo la spiega e la spiega ampiamente.
Volevo parlare brevemente della cosiddetta Bolkestein e dell'attività che ha fatto il Governo anche nel decreto salva infrazioni sul lavoro, come già detto da diverse voci autorevoli, che ringrazio, da parte della maggioranza. In questo senso voglio esprimere nel modo più convinto e fermo il voto del Gruppo Fratelli d'Italia sul provvedimento e rivolgere di nuovo gli auguri di buon lavoro al Governo. (Applausi).
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione.
Votazione nominale con appello
PRESIDENTE. Indìco la votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 1287, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 settembre 2024, n. 131, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello.
Ciascun senatore chiamato dal senatore Segretario dovrà esprimere il proprio voto passando innanzi al banco della Presidenza.
I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.
Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale.
(È estratto a sorte il nome della senatrice Farolfi).
Invito il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dalla senatrice Farolfi.
(Il senatore Segretario Maffoni fa l'appello).
Dichiaro chiusa la votazione.
Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'articolo unico del disegno di legge n. 1287, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 settembre 2024, n. 131, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia:
| Senatori presenti | 166 |
| Senatori votanti | 165 |
| Maggioranza | 82 |
| Favorevoli | 100 |
| Contrari | 63 |
| Astenuti | 2 |
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti riferiti al testo del decreto-legge n. 131.
Come da accordi tra i Capigruppo, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16.
(La seduta, sospesa alle ore 13,10, è ripresa alle ore 16).
Presidenza del vice presidente CASTELLONE
Discussione dalla sede redigente e approvazione del disegno di legge:
(1175) Deputato FURFARO ed altri. - Disposizioni in materia di assistenza sanitaria per le persone senza dimora (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 16)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. 1175, già approvato dalla Camera dei deputati.
La relatrice, senatrice Minasi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.
MINASI, relatrice. Signor Presidente, colleghi, il disegno di legge che oggi discutiamo è finalizzato ad assicurare in maniera progressiva il diritto all'assistenza sanitaria alle persone senza fissa dimora. Per quanto riguarda concretamente il contenuto del provvedimento, bisogna premettere che, allo stato attuale, il diritto dei senza fissa dimora all'assistenza sanitaria non è compiutamente garantito, per la difficoltà che riscontrano queste persone ad ottenere la residenza. Quindi l'assistenza sanitaria da parte del Servizio sanitario nazionale è preclusa, fatta eccezione ovviamente per le prestazioni di emergenza presso i pronto soccorso, a chi non risulti iscritto all'anagrafe comunale. Infatti, ai sensi dell'articolo 19 della legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale, condizione essenziale per l'utenza dei servizi dell'azienda sanitaria locale è la residenza nello stesso territorio delle ASL.
Riguardo all'ottenimento della residenza, è emerso, nel corso dell'iter alla Camera, che, pur esistendo in materia un diritto soggettivo, in moltissimi casi tale diritto è negato invece alle persone senza dimora con le più disparate motivazioni. Conseguenza di questo è che chi sta male può sì, in caso di emergenza, recarsi al pronto soccorso e avere l'assistenza. Ma, per quanto riguarda le medicine, gli esami e tutto ciò che comporta un'assistenza di cura, queste persone possono solo rivolgersi alle associazioni di volontariato, che appunto offrono questi servizi in maniera gratuita. Ovviamente l'offerta è ampiamente al di sotto della richiesta, sebbene non si riesca a censire quante siano dette persone sul territorio, perché non è facile.
L'obiettivo del disegno di legge è, pertanto, di colmare questo vuoto di tutela, contrastante con i principi garantiti dagli articoli 3 e 32 della Costituzione e con i principi ispiratori della legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale.
L'articolo 1 istituisce nello stato di previsione del Ministero della salute un fondo, con una dotazione di un milione di euro per ciascuno degli anni 2025-2026, per il finanziamento di un programma sperimentale da attuarsi nelle Città metropolitane - è in queste città che si riscontra una maggiore presenza di senza fissa dimora - per assicurare progressivamente il diritto all'assistenza sanitaria alle persone prive della residenza anagrafica che soggiornano regolarmente nel territorio italiano e consentire loro l'iscrizione nelle liste degli assistiti delle aziende sanitarie locali, la scelta del medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta e l'accesso poi alle prestazioni incluse nei livelli essenziali di assistenza.
È prevista la ripartizione del fondo tra le Regioni sulla base della popolazione residente nelle Città metropolitane con decreto del Ministero della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dall'entrata in vigore del presente provvedimento, previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni, sentite le associazioni di volontariato e di assistenza sociale maggiormente rappresentative operanti in favore delle persone senza fissa dimora.
Con lo stesso provvedimento sono anche stabiliti i criteri per l'accesso al programma sperimentale e per la relativa attuazione. Lo schema del decreto attuativo dovrà essere trasmesso alle Camere per l'espressione dei relativi pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per profili finanziari.
L'articolo 2 prevede che, a partire dall'anno successivo a quello dell'entrata in vigore di questo disegno di legge, il 30 giugno di ciascun anno il Governo presenti alle Camere una relazione sullo stato di attuazione della legge, con particolare riguardo al numero di persone senza fissa dimora che si sono iscritte negli elenchi delle aziende sanitarie locali di ciascuna Regione, al numero e alla tipologia delle prestazioni erogate in favore di queste stesse persone, alle eventuali criticità emerse in fase attuativa e ai costi effettivamente sostenuti.
Questo disegno di legge va verso un Servizio sanitario universale. Il Governo sta lavorando in maniera ottimale per combattere l'esclusione sociale, cercando in maniera efficace di riorganizzare il sistema sanitario e costruendo percorsi che mettano al centro la persona, per arrivare al contempo a garantire finalmente il diritto di cura a tutti i cittadini.
Vorrei sottolineare come questa maggioranza, a differenza dell'opposizione che comunque contrasta sempre anche gli ottimi provvedimenti di questo Governo, quando dall'opposizione arrivano proposte valide come quello in esame, sappia essere accanto a essa.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
GEMMATO, sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, ringraziando la relatrice e i colleghi, riporto semplicemente il sentimento della Camera dei deputati dove questo provvedimento ha avuto gestazione, che ha visto l'unanimità delle parti politiche - destra, centro e sinistra - rispetto al tema dell'assistenza sanitaria per le persone senza fissa dimora.
Vorrei premettere un discorso che vorrei fosse chiaro non come esercizio illogico o privo di fondamento, ma come realtà fattuale. Il nostro Sistema sanitario nazionale pubblico ad oggi assiste tutti quanti: bianchi, neri, gialli, arancioni, destra, sinistra, centro - perdonatemi l'esemplificazione - e quindi evidentemente anche le persone senza fissa dimora. Se cioè una persona senza fissa dimora ha bisogno di assistenza sanitaria, si presenta in qualsiasi ospedale della nostra Nazione e, ossequiando all'universalismo del Sistema sanitario nazionale pubblico, così come voluto dall'articolo 32 della nostra Costituzione, ha accesso alle cure.
Quando, alla Camera dei deputati, in XII Commissione, l'onorevole Furfaro, del Gruppo PD, ed altri deputati del Gruppo Fratelli d'Italia, quindi del centrodestra, hanno immaginato di dare vita a questo provvedimento, sostanzialmente pensavano a un altro tipo di fattispecie. Rassicuro, quindi, l'Assemblea e tutti quanti noi, che il Sistema sanitario nazionale pubblico oggi prende in carico chiunque e questo è un universalismo che dobbiamo difendere.
A margine di questo ragionamento, l'intendimento di chi ha prodotto il provvedimento, ovvero tutte le forze parlamentari della XII Commissione, era quello di rispondere all'esigenza di garantire ai senza fissa dimora il medico di medicina generale. La persona senza fissa dimora ha accesso alle cure già oggi, ma paradossalmente non ha un medico di medicina generale che possa prendersene carico. E, pertanto, si è deciso di intraprendere questo iter di legge proprio per fare in modo di apportare un cambiamento. Il fatto che dotiamo questo provvedimento di un solo milione di euro è dovuto a due tipi di difficoltà che si sono presentate. La prima era quella legata alla parametrazione dei soggetti interessati dal provvedimento: riusciamo a desumere quanti possano essere i senza fissa dimora, ma non sappiamo quanti di loro abbiano intenzione di accedere al medico di medicina generale. Registro che nella mia attività di consigliere comunale mi ha stupito un fatto particolare, ovvero la vicenda di una donna che ha deciso, per libera scelta, di dormire sotto al Comune. Ebbene, interrogata dai servizi sociali e da tutti, la stessa ha risposto che aveva scelto liberamente di dormire per strada, che era una libertà che non le si poteva negare. Aggiungo che però, mentre questa è una libera scelta, vi sono anche persone che purtroppo decidono di non curarsi e, quindi, di non rivolgersi al medico, perché non gliene importa nulla. Quindi, parametrare il numero di queste persone diventava difficile. Questa era la prima difficoltà. La seconda era, invece, capire quanto costasse la prestazione sanitaria per ciascuna di queste persone, di cui non conoscevamo la parametrazione. Ognuno di noi costa mediamente per il Sistema sanitario nazionale pubblico 2.200 euro. Ma è evidente che non si poteva partire da zero, perché gli stessi, presentandosi al pronto soccorso, entravano nel sistema sanitario e quindi già godono oggi dei suoi servizi. Di qui l'idea di partire con una sperimentazione: un milione di euro e le Città metropolitane, quelle in cui verosimilmente c'è il maggior numero di persone senza fissa dimora, per capire in fase sperimentale quanti sono coloro che vogliono entrarvi a pieno diritto, sia ossequiando l'articolo 32 della nostra Costituzione, sia facendo prevenzione attiva. Se c'è un medico di medicina generale che prende in carico un senza fissa dimora, gli spiega che deve fare tutta una serie di indagini diagnostiche, che si deve curare, che deve fare prevenzione, che ci sono dei corretti stili di vita ai quali aderire, probabilmente non solo quella persona non si ammala - e già questo è ciò per cui siamo chiamati, come Ministero della salute, a legiferare - ma si produce anche l'effetto collaterale indotto diretto, per cui quell'individuo non costa alle casse dello Stato. Questo ragionamento ha portato a quella che può sembrare una soluzione di compromesso (soltanto un milione di euro, soltanto le Città metropolitane). In verità è una soluzione che crea un'area test che poi porterà, laddove dovesse emergerne la necessità, ad una copertura maggiore e, quindi, a una miglior cura di tutti i cittadini non solo italiani, ma di qualunque provenienza che evidentemente abbiano bisogno di cure, ossequiando a quello che è lo straordinario universalismo del nostro Sistema sanitario nazionale pubblico. (Applausi).
PRESIDENTE. Trattandosi di un disegno di legge dalla sede redigente, si passerà immediatamente alla votazione degli articoli.
Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo alla votazione degli articoli, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva all'unanimità. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva all'unanimità. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva all'unanimità. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
GUIDI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUIDI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signora Presidente, colleghe e colleghi, rappresentante del Governo, il provvedimento in discussione riguarda una realtà complicatissima. È corretto dire che è stato portato avanti dalla maggioranza su suggerimento della minoranza - cosa inusuale all'inverso - ed è positivo. È complicato perché hic sunt leones, cioè siamo parlando di una realtà estremamente complessa, perché esistono 1.000 sfaccettature: esiste la persona senza fissa dimora obbligata dalla povertà, dalla mancanza di vita comunitaria, magari è un unico superstite di una famiglia che se n'è andata per tanti motivi; esistono persone che scelgono di diventare senza fissa dimora, anzi mal sopportano qualunque interesse su di sé. Ad esempio, chiunque è vissuto nel centro storico di Roma - come me, fortunatissimo - sa che alcune persone sono punti di riferimento di chi è senza fissa dimora e sa che in certi casi basta una carezza, un piccolo lavaggio con acqua calda, basta un pasto caldo per ridare vitalità a quelle persone. In altri casi, invece, possiamo offrire psicoterapia, pensioni, cure sofisticate, soprattutto per chi vive all'addiaccio. Non solo non riusciamo a curarli, ma ogni cosa viene mal sopportata, come il brusio che in questo momento offende la difficoltà del mio dire. (Applausi). Ogni tanto un po' di rispetto per le difficoltà lo gradirei. (Brusìo).
Io credo che sia logico, sano, scientificamente e politicamente corretto tentare di intervenire senza forzare troppo. Altrimenti, veramente non esprimeremo la volontà di libertà di queste persone. Chiaramente, esistono anche persone che rifiutano le cure per altre psicopatologie. Oggi parliamo delle persone senza fissa dimora che non sono iscritte all'anagrafe.
Io sostengo, per esperienza di circa mezzo secolo e scampoli di più da neuropsichiatra, la leggerezza, la dolcezza, il rispetto di certe scelte, complicatissime da capire, da comprendere. La difficoltà a sintonizzarsi con le tantissime persone senza fissa dimora non deve allontanarci dal tentativo di intervenire.
Ripeto - e non vorrei essere polarico tanto da disturbarvi - che, senza il rispetto per questa scelta, magari bislacca, magari singolare, non riusciremo a dare alcuna positivizzazione della persona, che in ogni caso soffre. Magari vuole, ma soffre. Che vogliamo fare?
Io credo che benefici apparentemente secondari, come l'acqua calda, l'acqua fresca quando fa caldo, un pasto caldo quando fa freddo e anche quando fa caldo, siano fondamentali. Però, poi, esistono anche malattie della pelle, malattie di chi vive all'addiaccio, malattie reumatiche, problemi cardiologici, che vanno affrontati con dolcezza. Senza la dolcezza, mai come in questo caso, rischieremmo solo il danno. Se la dolcezza e la leggerezza sono il nostro Polo Nord in qualsiasi intervento medico e sanitario, in questo caso siamo agli estremi. Io credo di dare una positività al provvedimento.
Noi della minoranza rispettiamo chi propone. Non sempre il rispetto è reciproco. Questo va detto con molta fermezza, senza forza, senza violenza, anche perché spesso è più efficace una carezza che un cazzotto. Di questo, da psichiatra, sono profondamente convinto.
Voglio raccontare una piccola esperienza personale. Io sono legato a un politico di chiara fama, Giulio Andreotti, un mio lontano zio. Io ho dei gemelli con la stessa cifra: Antonio Guidi, Giulio Andreotti. Talvolta veniva a casa mia e, ogni volta, mi raccontava degli incontri che aveva fatto, delle persone senza fissa dimora. Io gli chiedevo perché me lo raccontava. Egli diceva, con profonda saggezza, che è importante che quelle persone abbiano il riconoscimento di nome e cognome, di persona che esiste, perché la loro voglia è il cupio dissolvi: cancellarsi, uccidersi senza scomparire, ma scomparendo nella realtà sociale.
Io credo che sia questo l'insegnamento. Noi dobbiamo cercare, anche attraverso il provvedimento in esame, la difficile sfida di contribuire ad accettarsi, più che ad accettare queste persone nomadi di se stesse. (Applausi).
SBROLLINI (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBROLLINI (IV-C-RE). Signora Presidente, sottosegretario Gemmato, colleghe e colleghi, ringrazio prima di tutto la relatrice, la collega Minasi, e ringrazio anche i colleghi della Camera che hanno lavorato su questo disegno di legge.
È un disegno di legge che, prima di tutto, signora Presidente, rappresentanti del Governo, ci spinge a fare una riflessione seria sullo stato di salute del nostro Paese, per quanto riguarda le politiche di welfare. Noi sappiamo che siamo di fronte ad una situazione sempre più frammentata, con una povertà assoluta, come ci dicono ormai, purtroppo, tutti gli indicatori. I dati Istat, per citare i più recenti, ci dicono che la povertà assoluta continua a crescere e continuano a crescere le situazioni di emarginazione.
Allora, la prima riflessione che ci poniamo come Gruppo Italia Viva, ma che vogliamo riportare anche in quest'Aula del Senato - così com'è stato fatto dai colleghi della Camera - è quella che ci deve vedere cambiare pagina. C'è una società sempre più individualista, ma, dall'altra parte, abbiamo nella nostra Costituzione dei valori e degli ideali a cui non possiamo non guardare ancora una volta con grande rispetto, perché siano la bussola nel nostro agire politico da legislatori e da parlamentari. Quella che vogliamo costruire è una società migliore, inclusiva. Ce lo dice l'articolo 32 della Costituzione, cioè il diritto alla salute. Ce lo dice la legge sul Servizio sanitario nazionale pubblico, una grande conquista del nostro Paese del 1978, che parte sempre dal tema dell'universalità, dove nessuno deve rimanere indietro, dove tutti hanno il diritto a essere curati e di essere parte della vita quotidiana della società.
Quindi, perché è importante che il nostro agire politico parta prima di tutto da politiche di welfare attente alla persona, ma attente anche a ricostruire un sistema di comunità? Io vorrei che il Governo mi ascoltasse per quello che sto dicendo in questo momento, proprio perché le parole del sottosegretario Gemmato, che condivido, vanno in questa direzione. È importante lavorare a una sperimentazione sui territori. È importante che ci sia unanimità di intenti nelle Aule parlamentari su questo provvedimento. È chiaro, quindi, che il voto di Italia Viva sul disegno di legge in esame sarà favorevole. Quando il Parlamento si muove su iniziative parlamentari, costruiamo sicuramente politiche positive per il nostro Paese, perché guardiamo al bene comune, guardiamo al concetto di comunità.
C'è però una seconda parte in questo disegno di legge, che condividiamo per lo spirito, che è quella cioè di riconoscere un diritto a persone che oggi sono considerate invisibili nei nostri Comuni, nei nostri territori, persone che non hanno una dimora, non hanno alcun riconoscimento giuridico, non hanno proprio un'identità e quindi non fanno parte della vita quotidiana del nostro Paese, della vita culturale e sociale attiva di ogni cittadino. Ed ecco perché torna il concetto di universalità e di comunità nell'affrontare la questione. È una parte, signora Presidente, su cui mi voglio soffermare e che il Gruppo Italia Viva ha ribadito anche ieri nei propri interventi: mi riferisco a politiche di welfare che vadano a rafforzare il Sistema sanitario nazionale in quanto tutti hanno il diritto di essere curati. (Applausi).
Non dobbiamo però parlare solo di cura: vogliamo parlare soprattutto di prevenzione. Come ha ricordato la nostra collega, senatrice Paita, coordinatrice nazionale di Italia Viva, il tema della prevenzione ci sta a cuore e tutte le politiche di welfare devono partire dalla prevenzione. Pensiamo che, per attuare politiche sociali più attente, occorra investire nei nostri territori e nei Comuni. Vogliamo che queste persone non rimangano più ai margini e siano considerate invisibili - o addirittura spesso viste come soggetti che creano insicurezza nei nostri territori e in cui non abbiamo alcuna fiducia, ma che anzi guardiamo con diffidenza - e allora la manovra finanziaria a cui siamo arrivati purtroppo non ci piace e speriamo ancora di poterla cambiare, affinché investa sul diritto alla salute, sulla prevenzione e sul diritto all'istruzione, insomma sui pilastri fondamentali del welfare. Ciò significa costruire sicurezza sociale, politiche attive, partecipazione e cittadinanza attiva di tutti coloro che vivono nel nostro territorio.
Il nostro Gruppo politico, pertanto, raccoglie e sostiene con grande forza l'appello ormai disperato dei nostri sindaci di tutti i colori politici che ci dicono di non tagliare sui servizi alla persona, sulla sicurezza e sul contrasto al dissesto idrogeologico, tutti temi che riguardano la sicurezza e la vita quotidiana dei nostri cittadini. Come possiamo pensare di occuparci di queste persone che sono ai margini se poi non garantiamo risorse ai Comuni?
Noi sosterremo anche l'Assemblea dell'ANCI, che si svolgerà a Torino dal 20 al 22 novembre, per favorire politiche a favore delle nostre comunità. Lo dico senza polemica, ma anzi con grande rispetto per il lavoro di tutti noi, perché Italia Viva ha sempre assunto un atteggiamento di grande responsabilità. Saremo sempre al vostro fianco quando ci saranno politiche sociali a favore della persona e della comunità. Questo è un disegno di legge che va nella direzione giusta e che noi sosterremo con grande forza. Credo che assumerci una tale responsabilità per le persone più fragili della società significhi davvero essere responsabili anche quando legiferiamo; significa essere responsabili della nostra vita, della nostra quotidianità.
Il voto delle prime ore di questa mattina ha visto gli Stati Uniti andare in una direzione diversa da quella auspicata da Italia Viva, con la vittoria di un altro leader. Io mi auguro che quella paura, quell'insicurezza e quell'armiamoci tutti e costruiamo una società più individualista non diventi mai il nostro modello di società. L'Italia è infatti fondata sul terzo settore, che è una gamba fondamentale del nostro sistema di welfare e che si basa proprio sul volontariato e sulle associazioni, che sono una ricchezza infinita, un patrimonio culturale del nostro Paese.
Quindi l'appello che lancio anche attraverso il sottosegretario Gemmato è quello di costruire davvero e investire risorse su coloro che fanno bene e hanno voglia di costruire una società più giusta e più equa. (Applausi).
Saluto a rappresentanze di studenti
PRESIDENTE. Salutiamo nelle tribune di primo ordine gli studenti e i docenti del Liceo classico «Plinio Seniore» di Castellamare Di Stabia, in provincia di Napoli, e nelle tribune di secondo ordine gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo «Giulio Rivera» di Guglionesi, in provincia di Campobasso. Benvenuti. (Applausi).
Ripresa della discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. 1175 (ore 16,35)
MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signora Presidente, vorrei dire che non mi capita spesso, anzi quasi mai, di votare a favore di un provvedimento. In questo caso voto a favore con grande soddisfazione e quindi con grande convinzione rispetto al provvedimento in discussione. Lo faccio perché credo che sia molto importante che tra di noi si discuta degli ultimi, di coloro che nessuno di noi conosce e che addirittura in qualche caso ci fanno paura, che cerchiamo di evitare e che però vivono nelle nostre città e nei nostri paesi. Sono persone senza dimora, sostanzialmente assenti anche dall'anagrafe comunale, che in alcuni casi scelgono di esserlo e in altre occasioni vengono a trovarsi in questa situazione. Penso quindi che sia una pagina positiva per il Parlamento affrontare questo tema in modo collettivo e unitario: questo vorrei sottolinearlo.
Vorrei sottolineare anche un altro dato importante. Noi estendiamo un diritto alle persone senza fissa dimora, un diritto universale: questo Paese, con grande orgoglio, dal 1978 ha una legge sulla sanità come diritto universale. È per questo che bisogna riflettere tutti insieme, visto che oggi c'è grande tribolazione tra tutte le persone, sul fatto che la sanità molto spesso non risponde ai bisogni della gente. In questo caso estendiamo un diritto, perchè non si tratta di essere compassionevoli, un diritto di cittadinanza, a costo zero nei confronti del singolo. Ciò perché il nostro welfare è basato sulla tassazione che è in grado di elargire servizi: queste sono le cose di valore importanti che, a mio avviso, dobbiamo trasferire anche alle giovani generazioni. La collettività è in grado di farsi carico delle fragilità e non emargina tali soggetti che non devono chiedono la carità, ma hanno un diritto.
Vorrei però porre l'attenzione sul fatto che la sanità non è misurabile nel modo che utilizziamo molto spesso. Se partiamo dal fatto che è un diritto universale per tutti e che deve poter essere esigibile, ci vogliono le risorse per andare in questa direzione. Nessuno è in grado di quantificare il numero delle persone a cui facciamo riferimento: sono forse 400-500.000, ma non si sa esattamente. Molte di queste persone senza fissa dimora, che non siamo neanche in grado di quantificare, spesso sono vittime di processi. Pensiamo ad esempio alle famiglie disagiate che a un certo punto vengono sfrattate e perdono la casa. Ovviamente la famiglia si divide, si frantuma e quindi ognuno per sé. Come si suol dire, ognun per sé e Dio per tutti, ma il problema è che parliamo di persone in carne ed ossa che devono affrontare la giornata. Forse, riguardo la questione degli affitti, mi rivolgo in questo caso alla maggioranza, dobbiamo porci il problema di aver cancellato il Fondo sulla morosità incolpevole (Applausi): è una cosa che non sta in piedi.
Questo è il dato fondamentale su cui dobbiamo riflettere.
Riflettiamo anche su un altro elemento: tutte queste cose non possiamo scaricarle sugli enti locali, ai quali mentre riduciamo i trasferimenti, mandiamo però le fragilità. E voi sapete benissimo - almeno io lo so, ma lo sapete anche voi, soprattutto se abitate in un paese piccolo come il mio - che, quando c'è un problema, la prima persona da cui si va è il sindaco, perché il sindaco rappresenta lo Stato. Quindi evitiamo di mettere in difficoltà i Comuni. Molto spesso, per quello che so (credo di conoscere una parte del problema, come tutti voi), sono i Comuni che coordinano il rapporto con le associazioni che intervengono, dal volontariato alla Chiesa. Tutti partecipano, in un certo modo, per poter dare una risposta in questa direzione.
Molto spesso da una parte non ce ne accorgiamo e dall'altra ci danno fastidio, diciamocelo chiaro. Ci danno fastidio quando li vediamo, magari sotto un portico o vicino a un teatro, per di più adesso che arriva la stagione fredda. Riflettiamo su queste cose. Vorrei sottolineare una cosa, rivolgendomi al Sottosegretario: facciamo in modo che il Fondo non sia utilizzato solo dalle Città metropolitane. Il nostro Paese è molto grande; evitiamo che le risorse disponibili vadano solo in direzione dei grandi centri urbani, in cui certamente c'è una presenza maggiore di senza fissa dimora. Però anche nelle città minori esiste questo problema e quindi è necessario distribuire con equità e con parsimonia l'insieme di questa sperimentazione, il cui obiettivo credo sia quello di diventare un fatto strutturale e di non restare una sperimentazione. (Applausi).
SILVESTRO (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SILVESTRO (FI-BP-PPE). Signora Presidente, innanzitutto bisogna dire che questo disegno di legge ha il merito di avere mostrato quello che molti non conoscevano, cioè che in Italia c'è un'intera città di persone che non ha diritto ad essere curata. Ho utilizzato un paradosso per dire che un numero di circa 100.000 persone, pari alla popolazione di città grandi come Arezzo, Udine oppure Ancona, che vive in Italia, non riceve assistenza sanitaria. Si tratta di uomini, in larghissima maggioranza, e di donne, una ogni dieci persone senza fissa dimora, che hanno solo accesso al pronto soccorso per gli interventi di emergenza (e ci mancherebbe altro), ma non hanno la possibilità di effettuare altre cure e non hanno diritto ai medicinali, in quanto non hanno una residenza in cui sono registrati.
Purtroppo si finisce a vivere in strada per varie cause (la perdita di un lavoro o di un reddito), con le conseguenze che questo ha sui rapporti con lo Stato, che spesso è un creditore esigente e implacabile, cui conseguono la rottura delle relazioni familiari e spesso l'insorgere di problemi di salute. Si vive in una povertà materiale e immateriale, in un disagio che non è solo l'assenza di beni primari, ma anche il vedere opacizzarsi le aspettative personali. Vengono meno le normali relazioni, gli affetti e le emozioni di una vita regolare. Vero è che molti di loro sono stranieri, in numero sempre più crescente, ma è altrettanto vero che circa quattro su dieci persone senza dimora sono italiane.
L'occasione di questa legge ci impone di aprire gli occhi su questo fenomeno, su cui forse manca lo Stato, ma che certamente è seguito da un vasto insieme di associazioni di volontari, pronte a dare loro aiuto materiale e conforto, a cui non finiremo mai di ribadire la nostra infinita gratitudine e riconoscenza per quello che fanno ogni giorno e ogni sera, distribuendo pasti caldi e bevande, e ogni notte, andando a coprire con le coperte o i piumini chi dorme per strada. Dormire tra i cartoni accorcia la loro esistenza, posto che le statistiche ci dicono che non si possono sopportare a lungo condizioni di vita così disagevoli e proibitive. In molti casi purtroppo vengono meno le loro stesse vite, visto l'alto tasso di mortalità, tanto che si parla anche di strage invisibile delle persone senza dimora.
Vivere senza una casa aggrava le condizioni psicologiche di chi non è circondato da quei punti fermi che sono le proprie mura, i propri oggetti, i propri affetti. Come cura primaria servirebbe proprio un'assistenza psicologica che faccia comprendere le ragioni del disagio e inneschi una reazione a tornare a una vita normale.
Si introduce ora un regime sperimentale per fare in modo che anche queste persone invisibili accedano a un diritto in più, quello delle cure, che alcune Regioni già garantiscono nella propria competenza in materia di salute.
Serve però una norma nazionale alla quale poi le Regioni dovranno dare attuazione, consentendo a tutti di accedere almeno al medico di base, con l'augurio che queste disposizioni, che ora stanno per diventare legge, facciano partire da subito la fase sperimentale. È necessario poi passare alla piena copertura, dando a chi vive in strada l'assistenza che ogni cittadino merita.
Annuncio pertanto il voto favorevole dei senatori del Gruppo Forza Italia sul disegno di legge in esame. (Applausi).
MAZZELLA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAZZELLA (M5S). Signora Presidente, signor Sottosegretario, oggi con il nostro voto abbiamo l'opportunità di garantire dignità e diritti a una parte della popolazione che spesso viene marginalizzata, le persone senza fissa dimora.
Il disegno di legge, che stiamo per discutere e votare, rappresenta un importante passo verso la tutela di un diritto fondamentale, il diritto alla salute universale. Questo diritto, purtroppo, non è ancora però assicurato a tutti, indipendentemente dalla condizione sociale, economica o dalla stabilità abitativa degli individui.
La proposta di legge, articolata in tre articoli, introduce misure concrete e ben delineate che vanno a rispondere a esigenze urgenti e cruciali. Tra queste vi è la possibilità per gli individui senza fissa dimora di registrarsi presso le aziende sanitarie e di scegliere un medico di medicina generale. È questa la novità di questa proposta di legge. Ciò consentirà ai senza fissa dimora di avere un'assistenza sanitaria, fondamentale diritto per poter avere salute e benessere. È essenziale però fornire a queste persone, che spesso sono invisibili, anche le risorse necessarie per curare le proprie patologie e accedere a cure preventive, promuovendo in questo modo una società più giusta e inclusiva.
La legge prevede inoltre programmi di monitoraggio e di cura specificatamente dedicati alle persone senza fissa dimora. Questi programmi hanno il potenziale di cambiare la vita di molti, offrendo non solo assistenza sanitaria, ma anche l'opportunità di reinserirsi nel tessuto sociale comunitario.
Permettetemi però di sottolineare che nonostante questi intenti nobili e la bontà delle proposte, ci troviamo di fronte a una sfida più grande che merita la nostra attenzione e il nostro impegno. Riflettiamo dunque su un fenomeno allarmante che ha colpito il nostro Paese: l'aumento della povertà assoluta. È una definizione che spaventa molti politici in quest'Aula. Ho però il dovere di ricordare che la povertà assoluta è in aumento, siamo a quasi 6 milioni di italiani in povertà assoluta, una condizione che interessa il 10 per cento della popolazione italiana. Questo dato, che già di per sé è inquietante, è amplificato dalla precarietà economica che colpisce proprio questa parte importante della nostra popolazione.
Ne deriva che il nostro dovere è affrontare non solo le conseguenze di questa crisi, ma anche le sue cause più profonde. Non ci dobbiamo cioè limitare solamente a svolgere questo compito nobile di dare assistenza ai senzatetto e senza fissa dimora, ma dobbiamo allargare la nostra visuale per cercare di comprendere i fenomeni che portano anche queste persone ad allontanarsi dalla nostra società.
Pertanto, se non interveniamo con urgenza - questa dovrebbe essere un'urgenza - il numero dei senza fissa dimora è tendenzialmente destinato ad aumentare.
Sappiamo che le difficoltà lavorative spingono queste persone molto spesso a isolarsi e inducono una situazione di vulnerabilità, sappiamo che sicuramente anche le condizioni di salute e i drammi familiari le allontanano, ma in questo nostro magnifico Paese non possiamo permetterci che oltre il 10 per cento della popolazione si trovi in stato di povertà assoluta, e di questo 10 per cento un milione sono bambini.
Questa legge, quindi, sebbene fondamentale, non può e non deve essere considerata un'azione autonoma e isolata, non possiamo limitarci a mettere la solita toppa su un problema se poi il problema più complessivo richiede un approccio integrato e sistemico. È imperativo che l'assistenza sanitaria per le persone senza fissa dimora divenga parte di una strategia più ampia e complessiva, indirizzata a combattere le povertà in tutte le varie forme. È necessario che mettiamo al centro della nostra agenda politica la creazione di un sistema di protezione sociale sostenibile (invece tale sistema è ormai sotto attacco). Solo così potremo garantire non soltanto assistenza sanitaria a circa 90.000-100.000 senzatetto, ma potremo dare anche una possibilità, un'opportunità di formazione, di lavoro, di integrazione sociale per coloro che attualmente vivono in condizioni di grande precarietà.
In aggiunta, dovremmo considerare che le povertà non sono un fenomeno statico, ma sono un fenomeno dinamico della nostra società, che è necessariamente interconnesso con le politiche economiche, sociali e fiscali del nostro Paese. Pertanto, l'impatto della pandemia, le crisi energetiche, il cambiamento climatico sono fattori che non si possono trascurare e che necessitano anch'essi di risposte adeguate. La lotta alle povertà, quindi, deve diventare il nostro principale obiettivo per portare quella che comunque è ancora la settima potenza mondiale ad un livello accettabile. Ricordiamoci, poi, come ha fatto anche qualche altro collega, che molto spesso di queste persone, ma anche delle persone povere, che sono milioni, se ne interessano, piuttosto che lo Stato, le associazioni di volontariato, le associazioni no profit, ed è a loro che noi dobbiamo la nostra completa gratitudine per l'attività che svolgono al servizio del Paese.
In conclusione, il provvedimento che oggi siamo chiamati a votare rappresenta sicuramente un passo avanti verso una maggiore giustizia sociale e una concreta risposta ai bisogni primari e urgenti, ma di una categoria molto limitata di persone che hanno bisogno sicuramente del nostro aiuto. Pertanto, ribadisco che il nostro impegno deve andare anche oltre questa assistenza che facciamo ai senzatetto e ai senza fissa dimora. È fondamentale che continuiamo a lavorare con determinazione, la stessa determinazione che stiamo mettendo insieme tutti adesso per costruire un avvenire dove nessuno veramente sia lasciato indietro, non solamente 10.000 o 100.000 persone. Il nostro voto oggi non deve solo sancire l'adozione di questa importante legge, ma deve rappresentare un impegno collettivo di questo e dell'altro ramo del Parlamento verso un cambiamento culturale e sociale che sia in grado di garantire dignità e diritti fondamentali per tutti.
Per queste ragioni, il Gruppo MoVimento 5 Stelle esprime un voto decisamente favorevole su questo provvedimento, consapevole che la strada da percorrere è ancora lunga e - permettetemi - il MoVimento 5 Stelle ha tracciato una rotta in questa direzione già nella precedente legislatura e anche in questa e ringrazio coloro che hanno portato avanti anche le nostre idee. È però fondamentale iniziare a percorrere questa strada, volta a cercare di sconfiggere effettivamente le povertà assolute senza indugi.
L'assistenza sanitaria deve essere considerata uno dei più fondamentali diritti - consentitemi questa locuzione linguistica non perfettamente corretta - della nostra comunità, affinché ognuno di noi possa sentirsi parte integrante e attiva di questa società. (Applausi).
MURELLI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURELLI (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, signor sottosegretario Gemmato, colleghi e colleghe, il disegno di legge in esame, che è già stato approvato alla Camera, è la dimostrazione che, se anche le proposte legislative arrivano dall'opposizione ma toccano temi trasversali a tutela dei fragili, questo Governo e questo Parlamento ci sono per portarle avanti tutti insieme. Rivolgo, quindi, i miei complimenti a tutti noi, a tutto il Parlamento, anche perché la proposta è finalizzata a riconoscere il diritto all'assistenza sanitaria delle persone senza fissa dimora, prive di residenza anagrafica sul territorio nazionale.
Attualmente, nella nostra legislazione, se un individuo risulta senza iscrizione all'anagrafe, perde il diritto fondamentale alla tutela della salute, cessando per esso l'assistenza sanitaria, escluse ovviamente le prestazioni di emergenza al pronto soccorso. Sono quelle persone che versano in uno stato di povertà materiale e immateriale connotato dal forte disagio abitativo, vale a dire dall'impossibilità o incapacità di provvedere autonomamente al reperimento e al mantenimento di un'abitazione; oppure, secondo la definizione europea, sono quelle persone che vivono in spazi pubblici, in dormitori notturni e sono costrette a trascorrere molte ore nella giornata in uno spazio pubblico all'aperto.
L'obiettivo dell'intervento è quello di colmare un vuoto normativo che contrasta con i principi garantiti dagli articoli della nostra Costituzione che riguardano l'uguaglianza, il diritto alla salute e i principi della legge n. 833 del 1978, istitutiva del Servizio sanitario nazionale, in base ai quali l'assistenza sanitaria deve essere garantita a tutti coloro che risiedono e dimorano sul nostro territorio nazionale.
Nello specifico, il provvedimento consente alle persone senza fissa dimora di iscriversi nell'elenco degli assistiti delle aziende sanitarie locali, al fine di effettuare la scelta del medico di medicina generale e di accedere alle prestazioni dei livelli essenziali. Grazie al Ministero della salute si istituisce un fondo di un milione di euro per il finanziamento del programma sperimentale. È quindi previsto che il fondo debba essere ripartito, sempre con decreto del Ministero della salute, tra le Città metropolitane, tenendo conto della rispettiva popolazione residente; si stabilisce, inoltre, che sullo schema di decreto deve essere acquisito il parere della Conferenza Stato-Regioni e debbano essere anche sentite le associazioni di volontariato e assistenza sociale che naturalmente già operano in favore delle persone senza fissa dimora. Si tratta di una sperimentazione che metterà a disposizione questo milione di euro per il 2025 e per il 2026.
Secondo i dati dell'Istat del 2022, in Italia sono 96.167 le persone senza tetto e senza fissa dimora iscritte in anagrafe; la maggioranza sono uomini, il 38 per cento è rappresentato da cittadini stranieri provenienti in oltre la metà dei casi dal continente africano. Le persone senza tetto e senza fissa dimora censite sono residenti in 2.198 Comuni italiani, ma si concentrano per il 50 per cento in sei Città metropolitane: Roma con il 23 per cento, Milano con il 9 per cento, Napoli con il 7 per cento, Torino con il 4,6 per cento, Genova con il 3 per cento e Foggia con il 3,7 per cento. L'idea è anche quella di andare a fare, attraverso l'iscrizione all'anagrafe, un censimento ancora più dettagliato di queste persone.
Entro il 30 giugno, a decorrere dall'anno successivo a quello in corso all'entrata in vigore di questa legge, il Governo presenterà anche alle Camere una relazione sullo stato di attuazione del monitoraggio, con particolare riferimento a queste persone iscritte alle aziende unità sanitarie locali di ciascuna Regione, al numero e alla tecnologia delle prestazioni erogate in favore delle persone senza fissa dimora, alle criticità emerse in fase di attuazione della presente legge e naturalmente anche ai costi relativi.
Ringrazio quindi i colleghi proponenti del disegno di legge. Annuncio pertanto il voto favorevole del Gruppo Lega, in quanto il disegno di legge in esame è un passo avanti importante verso il sistema universalistico su cui si fonda il nostro Servizio sanitario nazionale e ci rende particolarmente orgogliosi, perché recepisce la richiesta di garantire l'assistenza sanitaria di base ai più fragili e agli invisibili, svincolandola dalla residenza anagrafica e dalla regolarità di soggiorno. Allo stesso tempo, però, è la dimostrazione che il concetto di inclusione è praticabile attraverso le politiche pubbliche, che nella concretezza rendono esigibili i diritti, a cominciare da quello alla salute, unico diritto ad essere indicato come fondamentale dalla nostra Costituzione. (Applausi).
ZAMBITO (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAMBITO (PD-IDP). Signora Presidente, senatrici e senatori, sottosegretario Gemmato, oggi in quest'Aula si può chiudere un processo legislativo che restituirà diritti a chi se li vede negati. Noi tutti siamo abituati a chiamarli invisibili. Sono quelle donne e quegli uomini che vivono senza una fissa dimora e che non vedono riconosciuto nessun diritto, tra cui anche quello alle cure sanitarie.
È davvero un onore per me intervenire a nome del Gruppo Partito Democratico su questa proposta di legge, che porta la prima firma di un nostro collega deputato, peraltro mio conterraneo, l'onorevole Marco Furfaro. Una proposta, già approvata all'unanimità alla Camera, che oggi può avere il via libera definitivo per essere applicata già a partire dal 1° gennaio 2025.
Una proposta che porta il Paese a fare un piccolo passo avanti nella direzione giusta, quella di non voltarsi dall'altra parte, facendo finta che i senza fissa dimora non esistano e che consente loro di essere seguiti da un medico di medicina generale. Proposta, peraltro, che diverse Regioni hanno già da tempo attuato, tra cui anche l'Emilia Romagna. È un passo avanti importante, non solo nel campo dei diritti, ma anche della sicurezza sanitaria.
Come dicevo in apertura, è una legge che rappresenta una conquista per la giustizia sociale nel nostro Paese e che restituisce diritti che fino ad oggi sono stati ingiustamente negati. Diritti stabiliti con chiarezza dalla nostra Costituzione all'articolo 3, sul principio di parità ed eguaglianza, e all'articolo 32, laddove stabilisce che: «la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti».(Applausi).
Soprattutto, è una proposta che si allinea con i principi che hanno portato alla nascita del nostro Servizio sanitario nazionale, in base ai quali l'assistenza sanitaria deve essere garantita a tutti coloro che risiedono o dimorano nel territorio della Repubblica, senza distinzione di condizioni individuali o sociali.
Lo diceva nel suo intervento il sottosegretario Gemmato. Però, signor Sottosegretario, non è la stessa cosa per un senzatetto avere accesso al Pronto soccorso o al medico di famiglia. È tutta un'altra cosa.
Colleghe e colleghi, in un tempo in cui è sotto attacco e a rischio definanziamento, con questo disegno di legge riscopriamo il valore unico di incredibile portata del Servizio sanitario nazionale, la sua funzione nella società come fattore di coesione sociale e di abbattimento delle diseguaglianze.
Come sapete, la nostra proposta era stata pensata per una piena applicazione sull'intero territorio italiano. Ragioni di costi hanno rimodulato l'attuazione, che partirà, per il 2025 e il 2026, come progetto sperimentale nelle quattordici Città metropolitane. Con questo compromesso raggiunto alla Camera dei deputati si potrà comunque raggiungere il 60 per cento delle persone senza fissa dimora, che attualmente sono prive dell'assistenza sanitaria territoriale.
È una legge importante, insomma, come dicono con chiarezza anche i numeri dell'Istat. Le persone senza tetto e senza fissa dimora sono in Italia circa 96.000, mentre la popolazione che formalmente risulta residente nei campi attrezzati o negli insediamenti tollerati e spontanei è pari a circa 16.000 unità. Stiamo parlando di donne e uomini che vivono ai margini della società, in condizioni di difficoltà e di bisogno.
Si tratta di persone per le quali l'assistenza sanitaria rappresenta la condizione necessaria per salvare la propria vita, curarsi e avere accesso anche a cure psicologiche, ai servizi per le dipendenze. È il punto di partenza per iniziare un percorso di riscatto sociale.
Guardando tra i numeri, riusciamo anche a ricostruire parzialmente il volto degli invisibili: sono per il 38 per cento stranieri e in maggioranza uomini. L'ultimo rapporto Caritas riporta che sul fronte lavoro si registra una netta prevalenza delle persone disoccupate (70 per cento), molte delle quali possiamo immaginare essere anche inoccupabili. Colpisce tuttavia il dato di chi ha un'occupazione: più di uno su dieci, cioè il 13 per cento, dichiara di avere un lavoro, spesso un lavoro da dipendente. Spesso sono lavoratori senza contratto, le prime vittime dello sfruttamento che ancora dilaga in molte aree suburbane della penisola. Per quanto riguarda il livello di istruzione, il 43 per cento risulta con un titolo di licenza media inferiore, il 16,5 per cento di licenza superiore, il 9,4 per cento ha un diploma professionale, il 4,9 per cento degli homeless assistiti possiede un diploma di laurea e solo il 7 per cento si dichiara senza alcun titolo di studio.
Il rapporto Caritas ci consegna una doppia fotografia: da una parte, persone che risultano fortemente deprivate sul piano materiale e che dunque necessitano di tutto, alloggio, cibo, vestiario, cure mediche, istruzione, orientamento; dall'altra, descrive invece zone grigie, dove il confine tra povertà estreme e vulnerabilità sociali non appare così netto.
Quindi, signor Sottosegretario, per suo tramite, signora Presidente, cominciamo a sfatare una convinzione e lo facciamo coi dati dell'Istat e con quelli contenuti nei report annuali della Caritas: la maggior parte di queste persone non sceglie questa condizione, ma è vittima di eventi che li riducono ad uno stato di indigenza. Stiamo parlando, tra gli altri, di padri di famiglia che si separano e finiscono a dormire in macchina; donne vittime di violenza che scappano da casa e vanno a vivere da amici per trovare un riparo; persone che perdono il lavoro e finiscono in strada, dopo essere stati sfrattati; lavoratori con salario così basso da non potersi permettere un alloggio. L'ultimo rapporto Caritas ce lo dice con chiarezza: più del 10 per cento delle persone senza fissa dimora sono lavoratori con stipendi molto bassi, persone, donne e uomini che perdono la possibilità di avere un tetto sopra la testa e conseguentemente anche la residenza.
Questo disegno di legge supera la drammatica condizione di inaccessibilità al sistema sanitario e garantisce finalmente il pieno accesso alle cure. Vede, signora Presidente, nella mia vita ho avuto la fortuna - il privilegio direi - di svolgere la funzione di amministratrice locale, l'assessora alle politiche per la casa nella mia città, Pisa. Sono stata a contatto per dieci lunghissimi anni con persone senza fissa dimora. Ho ascoltato i loro problemi, li ho seguiti, li ho aiutati quando avevano bisogno, a volte sono anche andata personalmente in farmacia ad acquistare un farmaco per loro, perché non potevano farsi fare la ricetta. I loro volti sono impressi nella mia memoria e oggi scorrono davanti ai miei occhi in un momento così particolare che potrà rendere giustizia alla loro condizione, anche perché non sempre siamo riusciti ad aiutarli. Tutte queste persone sono accomunate dalla stessa esigenza, tutte hanno bisogno di essere riconosciute dallo Stato.
Concludo tornando al disegno di legge che oggi siamo chiamati a votare. Il Gruppo Partito Democratico voterà con convinzione a favore. Oggi inizia un percorso nuovo, ci sono soldi stanziati per avviare la fase sperimentale del progetto nelle Città metropolitane e ci auguriamo che ben presto si possa estendere almeno alle città ad alta tensione abitativa.
Dobbiamo assumere l'impegno di sostenere chi vive in condizione di fragilità. L'assistenza sanitaria è il primo tassello, ma c'è bisogno anche di una legge per il riconoscimento della residenza fittizia su tutto il territorio nazionale, affinché la presa in carico sia anche sociale, non solo sanitaria. (Applausi).
Lo Stato deve dare a tutti i cittadini l'opportunità di riscattarsi. Solo così si potrà dire che avremo fatto la nostra parte con responsabilità. (Applausi).
LEONARDI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONARDI (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, sottosegretario Gemmato, oggi ci troviamo qui a discutere e approvare un provvedimento importante per il nostro Paese. Il disegno di legge si propone di garantire l'assistenza sanitaria alle persone senza dimora, un tema che tocca profondamente il nostro senso di giustizia e umanità.
Iniziamo sottolineando un concetto fondamentale: l'assistenza sanitaria non è un lusso, ma un diritto inalienabile di ogni essere umano. L'articolo 32 della nostra Costituzione stabilisce chiaramente che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività. Oggi, con questo provvedimento, compiamo un passo aggiuntivo verso l'adempimento di questo dovere costituzionale.
Le persone senza dimora, spesso invisibili nella nostra società, vivono una condizione di vulnerabilità estrema e sono spesso prive di un accesso adeguato ai servizi sanitari a causa non solo della loro situazione economica, ma anche dell'assenza di una residenza anagrafica. Con la perdita della residenza anagrafica, infatti, si è costretti a rinunciare non solo al medico di base (e con esso a quella presa in carico che ci accompagna in tutte le fasi della nostra vita), ma anche all'accesso ai consultori o alle vaccinazioni. In pratica, viene meno qualunque tipo di assistenza, ad eccezione delle cure fornite sempre e a chiunque dai pronto soccorso. Questa mancanza non solo nega loro il diritto alla salute, ma li espone anche a ulteriori rischi di marginalizzazione.
Quando parliamo di persone che non hanno la residenza, non dobbiamo pensare unicamente ai senza fissa dimora che vivono in strada o in stazione, ma anche a tutta una serie di casistiche legate alle nuove fragilità. Penso, ad esempio, ai tanti padri separati che non riescono a pagare una nuova casa e dormono ospiti di amici o parenti, se non addirittura nella propria auto, oppure ad anziani, magari rimasti soli e con i figli lontani, che non riescono più a sostenere il costo di un affitto. Abbiamo visto anche casi estremi di intere famiglie con bambini piccoli costrette a dormire in auto per la perdita della casa, quindi anche della residenza.
Fino a oggi la normativa vigente ha creato di fatto un vuoto di tutela. Le persone senza fissa dimora, infatti, non possono iscriversi al servizio sanitario nazionale e non possono esercitare il diritto di scelta del medico di medicina generale.
Questo provvedimento, approvato all'unanimità dalla Camera dei deputati, si propone di colmare tale lacuna, fornendo un accesso diretto e dignitoso all'assistenza sanitaria. Si tratta di un riconoscimento per tutte le persone prive della residenza anagrafica in Italia o all'estero e che soggiornano regolarmente nel territorio nazionale per poter gestire il diritto all'assistenza di prossimità. Assicurare l'accesso ai servizi sanitari alle persone senza dimora significa restituire loro dignità e riconoscere il loro valore come membri della nostra comunità. La nostra società non può dirsi veramente civile, se lascia indietro i più vulnerabili. (Applausi).
Il disegno di legge prevede un programma sperimentale di assistenza sanitaria nelle Città metropolitane, una scelta che riconosce la concentrazione del problema in aree ad elevata densità di popolazione. Questo approccio non solo permette di testare l'efficacia della misura in un contesto controllato, ma offre anche l'opportunità di valutare le risorse necessarie per un'implementazione più ampia in futuro.
Il fondo di un milione di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026 destinato a questo programma dal Ministero della salute è una prima risposta concreta per assicurare che le persone senza dimora possano finalmente accedere ai servizi sanitari. Con questo finanziamento sarà possibile garantire l'iscrizione nelle liste degli assistiti delle aziende sanitarie locali, la scelta del medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta e l'accesso ai livelli essenziali di assistenza. È un primo passo decisivo verso la dignità e l'inclusione sociale.
Dandogli accesso al medico di medicina generale, ci facciamo carico delle istanze di salute di un soggetto, curandolo al meglio e facendo prevenzione, cosa che oggi non può avvenire, poiché le cure prestate con gli accessi al pronto soccorso intervengono quando il quadro clinico è già compromesso e la malattia si è acutizzata e cronicizzata. Una presa in carico precoce, che è anche l'obiettivo che ci si prefigge di raggiungere con questo provvedimento, potrà avere un effetto positivo sul singolo, ma anche sull'intera collettività.
Reputo fondamentale sottolineare l'importanza del coinvolgimento delle associazioni di volontariato e delle Regioni in questo processo (molte delle quali, lo ricordo, hanno già deliberato in tal senso). La collaborazione con il terzo settore è essenziale per garantire che il programma risponda realmente alle necessità delle persone senza dimora ed è importante che le organizzazioni che operano quotidianamente sul campo a supporto delle persone in condizioni di fragilità possano fornire supporto e assistenza in modo coordinato ed efficace. La sinergia fra pubblico e privato è una chiave per il successo di questa iniziativa. Siamo chiamati a ribadire una volta di più che l'Italia è un Paese che si prende cura di tutti i suoi cittadini (Applausi), anche di quelli che, a causa delle circostanze della vita, si trovano in condizioni difficili.
L'universalità delle cure garantite dal nostro sistema sanitario è un cardine del nostro modello ed è un grandissimo motivo di orgoglio, apprezzato e riconosciuto anche da altre Nazioni, com'è avvenuto - lo voglio ricordare - durante il recente G7 Salute, che si è tenuto nella mia Regione, le Marche. Non possiamo permettere che il diritto alla salute diventi un privilegio riservato a pochi. Il lavoro che si sta facendo quotidianamente, sia con il Parlamento sia con il Governo Meloni, va costantemente e concretamente nella direzione di un potenziamento del sistema sanitario nazionale, di investimenti e risorse crescenti e di adeguate tutele al nostro personale sanitario, com'è avvenuto con il provvedimento approvato proprio ieri in quest'Aula contro le aggressioni agli operatori sanitari. Questo disegno di legge è quindi un ulteriore modo per affermare con forza, insieme ai tanti provvedimenti che stiamo mettendo in campo, che la salute è un diritto universale.
L'importanza della trasparenza nella gestione del fondo è un altro aspetto cruciale. Il disegno di legge prevede che, a partire dall'anno successivo a quello di entrata in vigore, il Governo presenti una relazione annuale sul suo stato di attuazione. Sarà fondamentale monitorare il numero di persone senza dimora iscritte, le prestazioni erogate e le eventuali criticità emerse. Questa trasparenza non solo garantirà una gestione oculata delle risorse, ma permetterà anche al Parlamento di valutare l'efficacia del programma e di attuare eventuali correttivi.
Oggi abbiamo un'opportunità per il Senato di dimostrare coesione e responsabilità e di mostrare che la politica può essere al servizio dei cittadini, in particolare di quelli più fragili, senza distinzioni o divisioni. (Applausi). Voglio ricordare che, dopo che si è parlato per anni di questo provvedimento, è stato il Governo Meloni a riuscire a portarlo a compimento. (Applausi). Poiché crediamo fermamente che l'assistenza sanitaria sia un diritto che deve essere garantito a tutti, sento il dovere di ringraziare ancora una volta tutto il personale sanitario (Applausi), che rende possibile la cura con umanità e competenza, fornendo tutti i giorni risposte ai bisogni di salute.
Concludendo, sono orgogliosa di esprimere il voto favorevole di Fratelli d'Italia. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva all'unanimità. (v. Allegato B). (Applausi).
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Signora Presidente, colleghe e colleghi, a nome della comunità di Europa Verde e AVS sono qui a ricordare e a salutare Gianpaolo Silvestri, giornalista, politico e senatore della XV legislatura, mente fervida dell'ambientalismo italiano e cofondatore dei Verdi, scomparso dopo una malattia breve e fulminante.
Non ho purtroppo avuto il piacere di conoscerlo personalmente, perché in quegli anni vivevo in Germania, ma ne conosco la fama e il grande rispetto di cui gode nella nostra comunità. Oltre ad essere stato cofondatore dei Verdi, regalando un contributo fondamentale al pensiero politico verde, ha contribuito alla fondazione dell'Arcigay, giocando un ruolo importantissimo in un movimento, quello LGBTQ, che in Italia ha dovuto superare molti ostacoli.
Il suo spirito intellettuale e intuitivo gli ha fatto evitare qualsiasi schematismo, semplificazione e banalizzazione, esplorando con profonda sensibilità questioni etiche rilevanti come quelle dell'identità sessuale e della visione della persona all'interno del pensiero ecologista. Ha sempre lavorato al progetto di un soggetto politico ecologista aperto, attento ai diritti e al valore dello Stato di diritto, della pace e della democrazia.
Aveva solo settant'anni e una mente nobile e lucida, con ancora tanto da fare e da dire. Buon viaggio, Gianpaolo, dalla tua comunità. (Applausi).
PRESIDENTE. Grazie, senatrice Floridia, per aver voluto ricordare il senatore Silvestri. La Presidenza si associa a questo ricordo.
MURELLI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, avrei voluto fare ieri questo intervento ma non è stato possibile farne di argomenti non iscritti all'ordine del giorno.
Ieri è stato il giorno dei funerali di Aurora, la ragazzina di tredici anni uccisa a Piacenza per mano del suo ragazzo (non possiamo chiamarlo fidanzato, perché aveva anche lui quindici anni). Ritengo però sia giusto e doveroso ricordare questa ragazzina, non soltanto perché è l'ennesimo femminicidio che si verifica, ma perché purtroppo denota il problema e il disagio che i nostri giovani vivono quotidianamente. Anche nel momento in cui la ragazzina ha espresso aiuto ed era seguita dai servizi sociali, non è stata aiutata. Sebbene il ragazzo di quindici anni attraverso episodi non completamente corretti nella sua quotidianità, abbia manifestato la necessità di essere seguito, non lo è stato. Tutti dobbiamo farci una colpa di quello che è successo.
Volevo condividere con l'Assemblea le parole che ha usato ieri il vescovo Cevolotto durante l'omelia, il quale ha detto che volere il bene delle nuove generazioni richiede di essere al servizio della fiducia. Una comunità che non combatte la paura e la sfiducia verso il domani e verso l'altro che incontra e che non riesce a custodire il futuro dei propri figli è destinata a non averne.
Penso che tutti dobbiamo provare un senso di colpa e che dobbiamo lavorare tutti insieme, almeno da quest'Aula, per ascoltare gli allarmi che la nuova generazione, la futura generazione di questi giovani, ci sta lanciando. Sono richieste di aiuto e noi dobbiamo rispondere unitamente, per fare in modo che ci siano future generazioni che non abbiano paura e siano supportate dalle istituzioni, dalla società e da tutto il sistema. (Applausi).
PARRINI (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARRINI (PD-IDP). Signor Presidente, c'è una cosa su cui tutte le forze politiche dovrebbero essere d'accordo e che dovrebbe accomunarci tutti: la necessità di dare segnali chiari, sempre, contro qualsiasi forma di antisemitismo, sia che riguardi l'oggi, sia che riguardi il nostro passato, per impedire che ci siano cedimenti, che ci siano ambiguità e che ci siano revisionismi e travisamenti della storia. Purtroppo dobbiamo prendere atto che questa condizione non è data nel nostro Paese e io prendo la parola davvero con molta tristezza per mettere a conoscenza l'Assemblea di un fatto che reputo molto grave.
Il Ministero delle imprese e del made in Italy, che è quello competente, guidato dal ministro Urso, per la seconda volta in quattro mesi, scavalcando la consulta filatelica (che invece dovrebbe dare un parere, pur non vincolante, ma obbligatorio su qualsiasi emissione filatelica proprio per la grande importanza simbolica che tali emissioni hanno), ha pensato di dedicare un'emissione filatelica, un francobollo dello Stato, a una persona che nella propria vita si è macchiata di comportamenti violentemente, visceralmente ed estremisticamente antisemiti.
È avvenuto nel mese di giugno con il francobollo per Italo Foschi, che durante la Repubblica sociale italiana è stato un rastrellatore e persecutore di ebrei tra i più spietati, al quale è stato dedicato un francobollo con il risibile pretesto che erano trascorsi centoquarantuno anni dalla sua nascita e che era stato il primo presidente della Roma calcio. Sì, è stato anche il primo presidente della Roma calcio, ma soprattutto è stato un persecutore degli ebrei nel periodo più buio del Novecento italiano.
Pochi giorni fa, nonostante su Foschi sia scoppiata una tempesta di polemiche e in quest'Aula si sia chiesto al Ministro di ritirare e distruggere il francobollo, c'è stato il bis, perché evidentemente non si è tenuto conto della massima che errare è umano, ma perseverare è diabolico.
Nei cento anni dalla morte si è dedicato un francobollo, di nuovo scavalcando la consulta filatelica, a Maffeo Pantaleoni, che è stato, si, un valido economista e nessuno lo mette in discussione, ma negli anni Venti nel nostro Paese, insieme a Giovanni Preziosi, è stato un antisemita veramente esasperato, che per primo ha voluto che fosse tradotto nel nostro Paese e ci fosse un'edizione italiana dei «Protocolli dei savi anziani di Sion».
Credo che dedicare emissioni filateliche a persone con questa storia sia un affronto alla storia del nostro Paese e ai valori fondamentali della Costituzione della nostra Repubblica. È una cosa che mette molta tristezza e suscita anche un po' di vergogna il fatto che non ci sia la sensibilità istituzionale di evitare scivolamenti del genere.
Non posso che augurarmi, a conclusione di questo mio intervento, che il ministro Urso, quando dovesse venire a rispondere all'interrogazione che abbiamo prontamente presentato anche su questa seconda emissione filatelica in omaggio di un antisemita, arrivasse in Aula per dirci di stare tranquilli, perché ha già provveduto a dare ordine di ritirare e distruggere i francobolli in questione.
Questa sarebbe l'unica scelta decente che il Governo dovrebbe fare. Noi ci auguriamo che la faccia e saremmo davvero sorpresi se ciò non avvenisse in tempo breve. (Applausi).
SBROLLINI (IV-C-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBROLLINI (IV-C-RE). Signora Presidente, vorrei fare un appello al nostro Governo e al ministro Tajani affinché si possa convocare l'ambasciatore iraniano su una vicenda che abbiamo appreso tutti dal video, ormai diventato virale, di una ragazza straordinaria e coraggiosa che in Iran si è spogliata dei suoi vestiti, perché era stata rimproverata dalla Polizia per non aver indossato correttamente il velo.
Questa ragazza, il cui nome pare essere Ahoo Daryaei - mi scuso per la pronuncia, che non so se sia corretta - ha dimostrato con grande lucidità il coraggio e la forza delle donne (Applausi) che stanno provando a fare una rivoluzione femminile nei luoghi in cui non c'è più neanche la voce. Pensiamo a quello che sta accadendo alle donne afgane o alle tante donne nel mondo che non hanno più alcun diritto, neanche quello di parlare e di comunicare con l'esterno.
Non possiamo non essere sensibili, come popolo italiano e come parlamentari, rispetto a quello che le donne stanno subendo in questo momento nel mondo, come le altre che prima di questa ragazza hanno compiuto tali atti di coraggio. Altro che follia, come abbiamo sentito dire anche nei telegiornali e in alcuni giornali, che hanno parlato di una ragazza folle e pazza. (Applausi). Ma quale follia? Qui stiamo affermando il diritto delle donne alla loro libertà, alla loro autonomia e alla loro emancipazione nel mondo.
Questo appello, signora Presidente, cui so che tutto il nostro Parlamento ovviamente risponderà in maniera positiva, lo vorrei estendere anche alle tante donne italiane ed europee che in questo momento sono calpestate nei loro diritti, perché tante forme di violenza ci sono ogni giorno nel nostro Paese.
A pochi giorni dalla celebrazione del 25 novembre vorrei ricordare una ragazza straordinaria, che si chiama Chiara Balistreri, e la sua vicenda allucinante, che oggi ha denunciato in un video a sua volta purtroppo diventato virale sui social, come altri, nel quale dice: «Preferisco registrarmi da viva prima che diventi l'ennesimo caso di femminicidio». Come si può mettere ai domiciliari un uomo che, dopo aver tentato di uccidere la propria ex, si dà alla latitanza per due anni? Quest'uomo, di cui adesso sappiamo ben poco, sta minacciando ancora questa ragazza italiana, che ha un nome e un cognome. Anche su questo credo che il Governo e tutto il Parlamento debbano dare delle risposte, perché non è possibile che nel 2024, in Italia, una ragazza debba fare un appello di questo tipo sui social perché non si sente protetta dallo Stato, nella sua vita quotidiana. (Applausi).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 7 novembre 2024
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 7 novembre, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 17,31).