Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 178 del 11/04/2024

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CENTINAIO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,02).

Si dia lettura del processo verbale.

MURELLI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Svolgimento di interpellanze e interrogazioni (ore 10,07)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e interrogazioni.

Sarà svolta per prima l'interpellanza 2-00016, con procedimento abbreviato, ai sensi dell'articolo 156-bis del Regolamento, sulla sospensione della didattica in occasione della fine del Ramadan in un istituto scolastico di Pioltello (Milano).

Ricordo che, ai sensi dell'articolo 156-bis del Regolamento, la predetta interpellanza potrà essere svolta per non più di dieci minuti e che dopo le dichiarazioni del Governo è consentita una replica per non più di cinque minuti.

Ha facoltà di parlare la senatrice Malpezzi per illustrare tale interpellanza.

MALPEZZI (PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, abbiamo presentato questa interpellanza con carattere d'urgenza perché, nonostante oggi sia l'11 aprile e nella scuola la sospensione dell'attività didattica sia stata fatta ieri (ossia il 10 aprile), riteniamo giusto spiegare a tutte le scuole d'Italia i possibili errori di natura formale nella stesura del calendario scolastico.

Infatti, non sarà sfuggito a nessuno che nell'ultimo mese e mezzo abbiamo assistito a una serie di tensioni riguardanti la formazione e le delibere riguardanti i calendari scolastici, sui quali forse è meglio provare a fare chiarezza.

Cerco di andare per ordine e spiegare cosa è successo e cosa questa scuola si è trovata a dover affrontare, sperando che nessun'altra scuola d'Italia rischi di trovarsi ad affrontare e vivere la stessa vicenda.

Più di un anno fa questa scuola, come tutte le altre scuole d'Italia, ha scelto in che modo modulare il proprio calendario scolastico. Nel mese di maggio dello scorso anno lo ha fatto sulla base non di una sua passione, ma della legge che regolamenta l'autonomia scolastica e garantisce a tutte le scuole, al netto delle scelte regionali (il calendario è infatti regionale), di avere a disposizione una serie di giorni, che variano da Regione a Regione, così da poter stabilire, sulla base della propria organizzazione interna, quali altre sospensioni debbano essere fatte.

La scuola in questione ha fatto una serie di scelte. Tra queste, ha deciso di sospendere le lezioni anche il 10 aprile e non per velleità, ma in ragione del suo storico. Questa scuola si trovava da anni di fronte a una certa situazione e si era resa conto che, avendo un'alta percentuale di alunni che provengono da famiglie che professano e confessano la religione musulmana, nel giorno che coincide con la fine del Ramadan, considerato festa per quella religione, i bambini non andavano a scuola. Cosa succedeva? Non c'era alcun problema: i bambini non andavano a scuola e il giorno dopo ci ritornavano con la giustifica dei genitori. Quindi, problemi non ve ne erano.

Tuttavia, la scuola, che deve tener conto dell'ambiente in cui è inserita e delle situazioni ambientali (la norma cita proprio le condizioni in cui le scuole si trovano) aveva valutato il fatto che quel giorno, in cui la maggior parte dei bambini era a casa, diventava difficile per i bambini presenti (e quindi non di quella religione) svolgere attività scolastica. Infatti, normalmente, da che mondo è mondo, un insegnante, quando si trova in classe meno della metà degli studenti decide di non proseguire con la progettualità per non lasciare indietro nessuno.

Qual era il contesto in questa scuola negli anni precedenti? I bambini di religione musulmana stavano a casa, gli altri andavano a scuola, ma la lezione non veniva svolta per buonsenso, perché chiaramente funziona come quando si ha un'influenza o altro; a questo punto quel giorno di scuola poteva considerarsi perso.

Il consiglio di istituto - lo ricordo anche qui perché sono state dette cose inesatte in una comunicazione esterna - ha deliberato all'unanimità. Mi soffermo sui termini "consiglio d'istituto" e "unanimità", perché il consiglio di istituto è composto da tutte le componenti della comunità scolastica: ci sono i rappresentanti degli insegnanti, ci sono i rappresentanti dei genitori e, per le scuole superiori, ci sono anche i rappresentanti degli studenti. Pertanto, tutto il personale scolastico e il mondo che vive la scuola è rappresentato. All'unanimità hanno deliberato di scegliere il 10 aprile come giorno di sospensione dall'attività scolastica, perché ritenevano giusto che quel giorno, in cui risultava difficile fare lezione, non venisse tolto a nessuno, quindi hanno deciso di articolare il calendario scolastico in un altro modo, anticipando di un giorno l'inizio delle lezioni. Questo consentiva, per natura organizzativa, a tutte le bambine e i bambini di quel plesso scolastico e di quella comunità scolastica di non perdere alcun giorno di scuola. Su questo vorrei essere chiara, perché è stato detto che venivano tolti i giorni di scuola ai bambini e veniva posta una nuova festività. (Applausi). Non è così. In questo caso il 10 aprile, dunque, è stata sospesa l'attività scolastica per consentire a tutti i bambini di non perdere neanche un giorno di lezione.

Questo, signor Presidente - lo dico a lei che è sempre molto attento - avveniva nel maggio dello scorso anno. Lei è genitore, signor Presidente, quindi sa benissimo che il calendario scolastico viene votato a maggio, poi a settembre e, al massimo entro settembre, entro l'inizio dell'anno scolastico, viene consegnato alle famiglie. Quindi sono trascorsi settembre, ottobre, novembre, dicembre, gennaio e febbraio. Tutto a un tratto arriva la notizia sui giornali: la scuola di Pioltello sospende le elezioni nel giorno della fine del Ramadan; improvvisamente, dopo quasi un anno dalla votazione di questo calendario. Allora i malpensanti, come me, hanno iniziato a dire: stai a vedere che c'entra la campagna elettorale; ci si avvicina alla campagna elettorale e qualcuno magari vuole sollevare l'attenzione. Mi sono detta: molto probabilmente, chi conosce il mondo della scuola eviterà di cavalcare una boutade così sciocca, perché chiunque viva il mondo della scuola sa che per motivi organizzativi le scuole scelgono. Le dico questo, signor Presidente, perché ieri, per esempio, il Comune di Desenzano del Garda ha fatto una scelta intelligente: il 18 maggio passerà da lì la tappa del Giro d'Italia e il Comune di Desenzano ha emesso un'ordinanza dicendo che quel giorno, in tutte quelle scuole, non ci deve essere lezione. Perché? Non certo perché si vuole che i bambini vadano a vedere il Giro d'Italia; magari ci possono anche andare, ma la ragione è che, per motivi organizzativi, quel territorio avrebbe degli svantaggi per far accedere alle scuole, perché è bloccato. Quindi per motivi organizzativi, un'amministrazione comunale ha fatto una scelta riguardante un evento del mondo sportivo. Immagino che non ci siano adesso i tifosi di calcio che dicano che quando ci sarà la vittoria magari di una squadra che vince lo scudetto, bisogna chiudere il giorno di scuola, perché in quel caso almeno si consente ai tifosi di andare a festeggiare o di poter fare festa anche nei giorni successivi. Mi immagino che non ci sia una battaglia del genere. Invece, nel caso di Pioltello è successo proprio questo. C'è stata una sorta di tifo, come dire: state chiudendo per il Ramadan, allora dovete chiudere per tutte le festività religiose; anzi, bisogna evitare di fare questo, perché qui c'è una scelta di una cultura che ci sta dominando e quindi vi siete sottomessi a quella cultura. Ed è successo il pandemonio.

Ora, signor Presidente, io immaginavo che il Ministro dell'istruzione sapesse come funziona il mondo della scuola e conoscesse l'autonomia scolastica. Invece no, perché il Ministro dell'istruzione ha detto di voler verificare perché è stato scelto quel giorno e ha quindi mandato un'ispezione.

Rispetto a questa ispezione, tra l'altro, io sono rimasta veramente ammirata dalla solerzia con cui essa è avvenuta, da un momento all'altro. Noi facciamo fatica ad andare a fare visite in tutte le scuole, perché giustamente mancano gli ispettori, perché c'è una grandissima difficoltà. La scuola è in sofferenza ed avrebbe bisogno di un numero maggiore di ispettori, che servono non per controllare, ma per aiutare la scuola a lavorare meglio.

In questo caso, invece, da un momento all'altro vi è stata la verifica. L'ispezione ha verificato che c'era un errore di natura formale nella stesura del calendario. Il Collegio docenti e il Consiglio d'istituto hanno preso atto, hanno riconvocato gli organi competenti ed hanno riscritto la delibera, che ha garantito comunque la sospensione delle lezioni il 10 aprile.

Noi qui vorremmo che ci venisse spiegato questo problema di natura formale, anche per aiutare le scuole di Desenzano ad avere magari qualche risposta migliore, perché non vorrei dovessero trovarsi un'ispezione a causa del Giro d'Italia. (Applausi).

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere all'interpellanza testé svolta.

FRASSINETTI, sottosegretario di Stato per l'istruzione e il merito. Signor Presidente, ringrazio l'interrogante, senatrice Malpezzi, perché mi consente di riferire anche in questo ramo del Parlamento in ordine alla vicenda dell'Istituto comprensivo "Iqbal Masih" di Pioltello, sulla quale, invero, si era già avuto modo di illustrare l'operato del Governo al riguardo.

Ricordo, pertanto, che l'Ufficio scolastico regionale per la Lombardia, in data 18 marzo scorso, ha disposto una verifica amministrativa degli atti della scuola, all'esito della quale sono emerse alcune irregolarità, concernenti in particolare la procedura adottata dall'istituzione scolastica in merito all'adeguamento del calendario scolastico rispetto a quanto previsto sul tema della delibera n. 3318 del 2012 della Giunta regionale della Lombardia.

Come ha sottolineato il ministro Valditara in più occasioni, il rispetto delle regole deve partire dalla scuola. Dunque, corre l'obbligo di evidenziare che la suddetta delibera regionale prevede, tra le altre cose, un limite massimo di tre giorni di sospensione delle lezioni ai fini degli eventuali adattamenti del calendario scolastico, debitamente motivati e deliberati dall'istituto stesso per esigenze derivanti dal piano triennale dell'offerta formativa.

Ciò detto, la delibera adottata dal Consiglio d'istituto prevedeva quattro giorni di interruzione delle attività didattiche, anziché tre, ed era inoltre priva di un riferimento alle motivazioni di carattere didattico collegate a tali interruzioni, in ulteriore violazione della determinazione regionale. La stessa delibera prevedeva, in più, anche l'anticipazione dell'inizio dell'anno scolastico.

Diversamente da quanto riportato nel presente atto ispettivo, dunque, le irregolarità sono state accertate e non sono di mera natura formale, visto che hanno determinato una violazione della cornice di flessibilità di tre giorni individuata dalla delibera della regione Lombardia.

Nel quadro sopra delineato si colloca l'azione dell'Ufficio scolastico competente, che ha invitato il dirigente scolastico della scuola in argomento, a ripristinare la legittimità dell'azione amministrativa, considerando l'opportunità di disapplicare la delibera del Consiglio di istituto, ovvero di provvedere a una tempestiva convocazione del Consiglio d'istituto, per procedere in autotutela all'annullamento della delibera stessa, anche al fine di evitare l'esposizione dell'amministrazione ad eventuali azioni risarcitorie.

Così il dirigente scolastico ha ottemperato alle richieste dell'Ufficio scolastico regionale, con la tempestiva riconvocazione del Consiglio d'istituto che, nella seduta del 25 marzo 2024, ha adottato una nuova delibera che stabilisce la sospensione delle lezioni in soli due giorni, il 10 ed il 26 aprile 2024, in luogo dei quattro inizialmente previsti, ed ha finalmente motivato l'atto assunto.

Con la nuova delibera, dunque, il Consiglio d'istituto ha doverosamente preso atto della legittimità del precedente provvedimento e, nell'ambito della propria autonomia, ha ridefinito il proprio calendario scolastico, rispettando questa volta i margini di flessibilità indicati dalla delibera della Regione Lombardia.

L'intervento del Ministero e del Ministro è stato dunque sempre improntato al rigoroso rispetto delle regole e della legalità.

MALPEZZI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALPEZZI (PD-IDP). Signor Presidente, ringrazio innanzi tutto la signora Sottosegretaria, pur dicendo che, dopo tutto quello che c'è stato, senza nulla toglierle, forse la presenza del Ministro in Aula sarebbe stata gradita, visto che si è esposto su Twitter e altri social rispetto a tale questione, ma lo dico a latere.

Se abbiamo capito bene, li avete definiti errori non semplicemente formali, quindi questa scuola non ha sbagliato nella scelta di sospendere le lezioni il giorno coincidente con la fine del Ramadan. Mi sembra di capire anche che l'ispezione ha verificato che non c'è stato un errore nella scelta del giorno, ma, al massimo, nel conteggio dell'anticipo o del giorno aggiuntivo.

Potremmo quindi dire che la vicenda è chiusa: mi auguro che questa risposta venga distribuita anche agli organi di stampa e a tutti i Consigli regionali e comunali dell'Italia, perché in quest'ultimo mese e mezzo però qualcosa è successo. Sa cos'ha provocato questo molto rumore per nulla, signor Presidente? Tensioni di fronte alla scuola e, conseguentemente, per i bambini della scuola, la presenza costante di giornalisti, titoli sui giornali per più di un mese, striscioni intolleranti davanti alla scuola e attacchi al dirigente scolastico e a tutta la comunità scolastica. (Applausi). Tutto questo perché? Perché si era sbagliato il calcolo per cui si era considerato che i tre giorni di sospensione potessero essere dati portando l'anticipo di un giorno dell'inizio delle lezioni, ma nulla c'entrava la scelta didattica e organizzativa della giornata di sospensione delle lezioni in coincidenza con la fine del Ramadan, per consentire a tutti gli studenti di non perdere altri giorni di scuola e partecipare alle lezioni.

Allora, signor Presidente, chi chiede scusa adesso alla comunità di Pioltello, a quei bambini, alle loro famiglie e ai loro genitori? (Applausi). Chi chiede scusa per i gesti che si sono verificati non più tardi di ieri, quando da una forza politica - la Lega - e da un esponente che è europarlamentare è stata organizzata una sorta di manifestazione davanti alla scuola chiusa? Sa quanti genitori hanno risposto? Una di quel territorio e una di un'altra scuola, per cui erano in quattro a fare la manifestazione. Questo per dire quanto la comunità abbia risposto.

Le dico ancora di più, però: nel Consiglio regionale della Lombardia - dove, mi dispiace dirlo, purtroppo non è il centrosinistra ad avere la maggioranza - è stata presentata una mozione contro la scelta di quella scuola, ma è stata bocciata dalla stessa maggioranza di centrodestra. (Applausi). La Lega, che si è fatta portatrice di quell'istanza è andata sotto due volte: una lì e una di fronte alle scelte sconsiderate fatte ieri come movimento di protesta.

Aggiungo che un altro europarlamentare, sempre leghista - che quindi sostiene la maggioranza di questo Governo - è andato di fronte a quella scuola ad invitare genitori e bambini ad andare a Bruxelles a sue spese esattamente il giorno 10 aprile. Il preside gli ha spiegato che era molto contento di ricevere questo invito e gli ha chiesto di dargli il tempo di organizzarsi, per vedere quante fossero le adesioni e quale il numero di partecipanti e capire anche se ci fossero costi aggiuntivi. La risposta dell'esponente leghista è stata del tipo o venite ora o non ci venite, perché poi chissà cosa succede, quindi sono tutti temi da campagna elettorale.

Signor Presidente, forse allora dovrebbe valere una regola: la campagna elettorale sulla pelle dei bambini non si dovrebbe mai fare (Applausi) e la scuola ne va tenuta fuori, perché quel senso di rispetto delle regole che giustamente il Ministro ha richiamato dev'essere tenuto in primis dalla politica, che deve avere un valore educativo, sostenendo che la scuola è di tutti. E quando parlo di tutti, mi riferisco anche ai nuovi arrivati, ai nuovi arrivati in Italia, che hanno bisogno di inserirsi nella scuola per evitare di essere isolati. (Applausi).

Signora Sottosegretaria, senza clamore, allora, quando terminerà questa interpellanza, verrò da lei a consegnarle un lavoro che è stato fatto dal Partito Democratico di Prato e dal Partito Democratico nazionale, affinché lo faccia arrivare al Ministro, che si intitola «Dalle esperienze territoriali alla costruzione di un sistema nazionale per il superamento delle barriere linguistiche».

Dal momento che, vista l'ultima proposta - ugualmente irrealizzabile - di mettere un tetto al numero di alunni stranieri per classe, temo che la prossima battaglia sarà su questo, prima di doverci confrontare ulteriormente, le consegno il suddetto materiale di lavoro da dare al Ministro, perché, se si interrogano le scuole sui problemi che la nostra società sta vivendo, spesso hanno già le risposte, quindi ascoltiamole di più. (Applausi).

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00861 con carattere d'urgenza, ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento, sulle celebrazioni del centenario della morte di Giacomo Matteotti.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

ABODI, ministro per lo sport e i giovani. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole interrogante per avermi offerto l'occasione di intervenire in merito a un tema che ha interessato giustamente il dibattito pubblico, data l'importanza della figura di Giacomo Matteotti, unitamente al valore morale e rievocativo che conserva per la nostra memoria la sua uccisione, che deve rimanere fermo e rinnovarsi di generazione in generazione.

Come ho avuto modo di ribadire in più circostanze, da ultimo in occasione della discussione nell'Aula della Camera dei deputati relativa ad un'altra interrogazione sullo stesso argomento, ritengo di fondamentale importanza il tema della memoria, da associare all'esigenza culturale della testimonianza, anche come prezioso strumento di scambio intergenerazionale, riconoscendone il valore civico, sociale e formativo per le giovani generazioni. Questo non solo in considerazione della responsabilità che le deleghe delle politiche per i giovani e le celebrazioni nazionali mi impongono, ma anche e innanzitutto da cittadino, con convinzione.

Il valore della memoria e della testimonianza rispetto ai fatti che hanno caratterizzato la nostra storia rappresenta un elemento essenziale delle fondamenta della coscienza nazionale. Questo è lo spirito con il quale operano il Governo e la sua struttura di missione, dedicata proprio agli anniversari nazionali; spirito confermato anche e soprattutto in relazione alla commemorazione del centenario dell'uccisione di Giacomo Matteotti, che, come tutti sappiamo, ricorre il prossimo 10 giugno.

Per queste ragioni, mi preme evidenziare subito che il Governo, contrariamente a quanto riportato dall'interrogante quando parla di inerzia burocratica, in realtà si è impegnato significativamente per dare attuazione a quelle che sono diventate molteplici iniziative celebrative da realizzarsi per questa occasione. Ho il dovere di ricordare che abbiamo innanzitutto dovuto trovare la soluzione a un problema di sopravvenienza legislativa, che rischiava di lasciare incompiute alcune iniziative relative al corso progettuale approvato nella precedente legislatura.

Infatti, nelle more delle relative procedure istruttorie di verifica e integrazione dei progetti in attuazione della legge n. 234 del 2021, era stata emanata la legge 10 luglio 2023, n. 92, finalizzata anch'essa a celebrare la figura di Giacomo Matteotti per i cento anni dalla sua morte. Quest'ultimo provvedimento è andato in parte a sovrapporsi al previgente, anche dal punto di vista finanziario. Si è pertanto resa necessaria una duplice azione per onorare il ricordo di questa ricorrenza, da un lato proseguendo doverosamente quanto predisposto dal precedente Esecutivo, ovvero i progetti selezionati relativi alla prima finestra temporale, e dall'altro recuperando nuove risorse per gli undici progetti della seconda finestra temporale del primo provvedimento legislativo, di fatto definanziati dalla legge n. 92 del 10 luglio 2023. Con il consolidamento della summenzionata nuova risorsa finanziaria, abbiamo potuto informare direttamente gli undici soggetti beneficiari delle iniziative commemorative avviate nell'ambito della prima finestra temporale in attuazione dell'articolo 1, comma 785, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, per portare a compimento le proposte progettuali già ammesse al contributo.

Parallelamente, con riferimento alle misure assunte al fine di dare tempestiva attuazione alle iniziative di cui alla legge n. 92 del 2023, in data 22 gennaio 2024 ho siglato il decreto che ha stabilito i criteri e le modalità per l'utilizzo delle risorse finanziarie destinate alla selezione dei progetti finalizzati alla promozione e alla valorizzazione della conoscenza e allo studio dell'opera e del pensiero di Giacomo Matteotti, sia in ambito nazionale che internazionale. Il decreto è stato registrato dalla Corte dei conti il 7 febbraio 2024. Il giorno dopo, l'8 febbraio, è stata individuata la finestra temporale per l'acquisizione delle proposte progettuali, nonché è stato approvato il relativo avviso, pubblicato in pari data sul sito Internet della struttura di missione e sul sito Internet del Governo. Scaduto l'11 marzo scorso il termine ultimo per la presentazione delle proposte progettuali, la struttura di missione ha accertato il numero delle proposte pervenute nei termini (36 nello specifico) e ha proceduto alla verifica della completezza delle stesse. Queste proposte sono state portate alla valutazione del comitato nella scorsa riunione del 9 aprile.

Pertanto, per un verso credo sia opportuno sottolineare l'impegno profuso doverosamente dalla struttura di missione per garantire il compimento delle proposte progettuali già ammesse al contributo ai sensi della legge n. 234 del 2021 e da realizzarsi con le risorse stanziate per il 2023 e reintegrate a seguito dell'intervento di questo Governo. Per altro verso, ai sensi della legge n. 92 del 2023, sottolineo che stiamo procedendo celermente alla selezione di ulteriori proposte progettuali per la promozione e la valorizzazione della conoscenza e lo studio dell'opera e del pensiero di Giacomo Matteotti, da realizzarsi entro l'anno 2024.

Al riguardo, voglio anche far presente che è stato eseguito a favore della Casa museo Matteotti a Fratta Polesine il trasferimento del contributo straordinario previsto dall'articolo 4 della stessa legge 10 luglio 2023, n. 92.

Infine, non dubito che il Presidente del Consiglio, nella sua veste di Autorità nazionale per la sicurezza, si stia adoperando per garantire le iniziative di desecretazione contemplate nell'ordine del giorno G/551/1/7, accolto all'unanimità dal Senato per rendere accessibile tutto il patrimonio documentale ancora disperso sulla vicenda del delitto di Giacomo Matteotti e dei depistaggi che hanno caratterizzato il processo per l'accertamento delle responsabilità.

L'auspicio, proprio in ragione del valore assoluto di questo anniversario e dell'opera di Giacomo Matteotti, così come di altri anniversari che hanno segnato la storia nazionale, è che l'impegno nel celebrarne la memoria e nel rendere questa occasione di crescita culturale intergenerazionale e di ritrovo istituzionale sia comune da parte di tutto l'arco delle istituzioni, evitando di scivolare su logiche speculative che avrebbero proprio il negativo effetto di tradire gli stessi significati e valori nei quali non possiamo che riconoscerci tutti.

*VERDUCCI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatore Verducci, prima di darle la parola, volevo complimentarmi con lei, insieme anche al senatore Enrico Borghi e alla senatrice Pirro, per il premio ricevuto ieri sera all'Italian Political Awards. È un bel riconoscimento del lavoro che viene fatto in quest'Aula del Senato. Complimenti. (Applausi).

Ha facoltà di parlare.

VERDUCCI (PD-IDP). Signor Presidente, la ringrazio per questa cortesia che non era programmata e dico all'Assemblea che lei ci ha autorevolmente rappresentati in quella sede come Presidenza del Senato.

Signor Ministro, no, noi non possiamo essere soddisfatti. Non può bastare a noi, né a tutti quelli che vedono in questa legge per il centenario dell'assassinio di Matteotti qualcosa di straordinariamente importante e vivo, che lei ci abbia usato la cortesia di venire in quest'Aula a rispondere, quando sono passati oltre tre mesi dalla nostra interrogazione, quando sono passati oltre nove mesi dall'approvazione della legge che porta il nome di Liliana Segre e di cui ho l'onore di essere stato relatore in Senato. La legge che abbiamo approvato tutti il 10 luglio prevedeva che entro sessanta giorni il Governo, lei, signor Ministro, e la sua struttura, avrebbero dovuto emanare due bandi rispettivamente per l'anno 2023 e per l'anno 2024 per l'assegnazione dei finanziamenti. Signor Ministro, quei bandi il Governo aveva il dovere di emanarli entro il 10 settembre dello scorso anno (Applausi) per permettere l'attuazione della legge e cioè per dare modo alle scuole, alle università, ai Comuni, alle associazioni culturali di fare progettualità intorno alla memoria di Matteotti, alla sua figura, al senso del suo impegno, a ciò che fu e che vive ancora, nonostante l'assassinio per mano fascista, per volontà di Mussolini. Ciò che fu e che vive ancora sono gli ideali di giustizia sociale, di libertà, di eguaglianza, che sono il fondamento vivo e vitale della nostra Repubblica, della nostra Costituzione; la lotta per l'emancipazione dei più deboli, la lotta contro le discriminazioni e le prevaricazioni di cui il fascismo fu l'emblema. (Applausi).

Questa legge, signor Ministro, non è una legge ordinaria e lei lo sa. Ha un valore politico, morale, simbolico inestimabile; questa legge significa che Matteotti non è morto invano, che vive ancora il suo esempio, che vivono i suoi ideali. Eppure voi, eppure questo Governo, signor Ministro - a me duole dirlo - questa legge l'ha lasciata da mesi abbandonata. È molto più di un'inerzia. Non sono stati rispettati gli impegni e il punto è che questo, signor Ministro, è uno sfregio per il Parlamento e per il nome di Matteotti. (Applausi). Solo a seguito di numerose, reiterate sollecitazioni, addirittura di una campagna di stampa che è nata spontaneamente, avete varato un decreto il 22 gennaio, lei lo diceva, di cui si è avuta notizia addirittura a febbraio, con sei mesi di ritardo rispetto agli obblighi di legge.

Tutto questo rischia concretamente - e lei lo sa - di vanificare tutte le potenzialità dell'anno matteottiano. Noi rischiamo, a causa della vostra inadempienza, che la quasi totalità dei progetti presentati non possa essere realizzata in tempo, perché siamo a poche settimane dalla data del 10 giugno, quando ricorre il centenario del martirio di Matteotti.

Signor Ministro, tutto questo è gravissimo, è il tradimento di una legge voluta da tutto il Parlamento e molto attesa da tante scuole, da tante ragazze e ragazzi, da tanti Comuni, perché Matteotti è un simbolo e intorno alla sua figura abbiamo il dovere di costruire una pedagogia civile repubblicana, una condivisione di valori che è indispensabile nel tempo che viviamo, pieno di rigurgiti di intolleranza che avvelenano le nostre democrazie. (Applausi). Matteotti è l'emblema della possibilità di un riscatto. Matteotti è l'emblema dell'antifascismo: la sua denuncia della corruzione, dei brogli elettorali, della violenza squadrista, della natura strutturalmente criminale del fascismo. I valori dell'antifascismo sono l'essenza stessa della nostra Repubblica. Per questo, signor Ministro, ogni volta che un politico rifiuta di dirsi antifascista insulta Matteotti e tutto quello che Matteotti rappresenta.

Per questo, basta con l'indifferenza. Matteotti non fu indifferente. Matteotti ebbe il coraggio di denunciare. Noi siamo qui perché ci sentiamo di far parte di una storia più grande.

Signor Ministro, avviandomi a concludere il mio intervento, vorrei cogliere con grande attenzione le sue parole. Tutti noi stiamo ancora aspettando che vengano desecretati tutti gli archivi e gli archivi della famiglia Savoia sulle responsabilità e sui depistaggi dell'omicidio Matteotti. Servono atti concreti. Non c'è giustizia senza verità. Noi non sappiamo ancora tutta la verità. C'è un debito nei confronti di Matteotti e non è un fatto privato, è un grande fatto pubblico, che riguarda la nostra storia, la nostra democrazia, la nostra libertà, il futuro delle nuove generazioni. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Stefano D'Arrigo» di Venetico, in provincia di Messina, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Il saluto è particolare perché i ragazzi arrivano dallo stesso paese della nostra collega, la senatrice Barbara Floridia, che è particolarmente felice di accoglierli in Senato. (Applausi).

Ripresa dello svolgimento di interpellanze e interrogazioni (ore 10,48)

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-01062 sulla possibilità di percepire l'assegno unico per i figli a carico per le donne ospitate presso i centri antiviolenza.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

BELLUCCI, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, ringrazio la senatrice Paita per aver posto all'attenzione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali un tema importante qual è il riconoscimento dei diritti delle donne e in particolare il sostegno, il supporto e la tutela delle donne vittime di violenza.

Innanzitutto, vorrei sottolineare che il Governo ha dedicato molta attenzione al contrasto alla violenza sulle donne, che è certamente una vergognosa violazione dei diritti umani. Lo dimostrano le tante iniziative legislative portate avanti con determinazione e anche spesso in condivisione, come deve essere, tra maggioranza e opposizione in un dramma che deve unire tutti e che deve vedere quindi tutto il Parlamento in campo per poter assicurare protezione, tutela, prevenzione e anche certezza della pena, come afferma la Convenzione di Istanbul.

Con la legge di bilancio per il 2024 è stato rifinanziato, proprio in questa logica, come misura che riteniamo utile e importante, il reddito di libertà: un aiuto concreto destinato alle donne vittime di violenza, sole o con figli minori, seguite dai centri antiviolenza e dai servizi sociali nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza, al fine di contribuire a sostenerne l'autonomia.

Il Governo, con la legge di bilancio per il 2024 lo ha reso altresì strutturale, garantendo la necessaria e indispensabile continuità e stabilità ad una misura così importante. Inoltre, per incentivare l'assunzione delle donne vittime di violenza, già beneficiarie del reddito di libertà per il triennio 2024-2026, è stato riconosciuto ai datori di lavoro privati l'esonero contributivo del 100 per cento dei contributi previdenziali, perché certamente il diritto al lavoro è un diritto fondamentale attraverso il quale viene garantita l'autonomia e quindi la libertà di potersi autodeterminare.

Il Governo ha inoltre raddoppiato i fondi per i centri antiviolenza e le case rifugio, che sono stati incrementati in maniera strutturale, da 35 a 55 milioni di euro. Voglio evidenziare anche che, in fase di conversione in legge del cosiddetto decreto-legge lavoro, il Governo ha esteso l'assegno di inclusione ai soggetti inseriti in un percorso di protezione dalla violenza di genere.

Da ultimo, al fine di rendere più efficace la protezione e quindi la prevenzione e di ampliare la tutela delle donne vittime di violenza, ricordo che è stato promosso un preciso provvedimento, approvato dal Parlamento in maniera trasversale - come dicevo prima - con l'unione e l'appoggio di maggioranza e di opposizione. Si tratta della legge n. 168 del 2023, che ha rafforzato le norme contro la violenza sulle donne con l'implementazione ancora più severa del codice rosso, perché è necessario.

Ciò premesso, con specifico riferimento al quesito sollevato, concernente la possibilità per le donne vittime di violenza presso case rifugio e centri antiviolenza, di richiedere o modificare la propria domanda di assegno unico e universale, come chiarito dall'INPS, che abbiamo appositamente interpellato, la modalità di ripartizione dell'assegno tra i due genitori, nella domanda di assegno unico, è indicata dal richiedente la prestazione, che può optare per il pagamento dell'assegno nella misura del 100 per cento, ovvero al 50 per cento a seconda dei casi e della tipologia di affido: esclusivo o condiviso in caso di genitori separati o divorziati. Il genitore, affidatario in via esclusiva dei minori ed in via ordinaria beneficiario del 50 per cento dell'assegno, può rivolgersi alla sede INPS competente ed esibire, a comprova del suo diritto esclusivo, la documentazione di cui sia in possesso. Faccio un esempio: il provvedimento di decadenza dell'esercizio della responsabilità genitoriale dell'altro genitore, o anche il provvedimento di carattere preventivo e cautelare a protezione della donna vittima di violenza, che è assunto dall'autorità amministrativa, oppure anche giudiziaria.

Nella fattispecie segnalata nell'atto di sindacato ispettivo, qualora la donna vittima di violenza sia richiedente dell'assegno unico, l'operatore INPS interverrà modificando la ripartizione dell'assegno nella domanda, attribuendole il 100 per cento della prestazione, com'è giusto che sia, che potrà poi essere variata solo dalla sede in presenza di nuovi atti che giustifichino la variazione. Qualora la domanda di assegno unico sia stata presentata dal coniuge o convivente, la sede INPS potrà disporne la decadenza, in modo da consentire all'interessata la presentazione di una nuova domanda per la richiesta dell'intero importo assegnato. Ci tengo a sottolineare che, al fine di agevolare e di supportare le donne vittime di violenza, la recente modifica alla disciplina dell'Indicatore della situazione economica equivalente, cosiddetto ISEE, ha previsto che i componenti il nucleo, inseriti nei percorsi di protezione relativi alla violenza di genere, costituiscono sempre nucleo familiare a sé.

Tanto premesso e con la finalità della protezione delle donne vittime di violenza da parte del coniuge o convivente e delle collaterali esigenze di tutela e supporto delle stesse, sia a livello sociale che economico e lavorativo, che subentrano nell'ipotesi in cui le medesime rimangano peraltro gravate dalla necessità di provvedere al mantenimento dei figli minori, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali manifesta certamente la disponibilità e l'impegno a sottoporre all'Osservatorio nazionale per l'assegno unico e universale per i figli a carico eventuali e ulteriori criticità applicative.

Su questo tema, infatti, come abbiamo dimostrato e continueremo a dimostrare, siamo tutti uniti: donne, uomini, maggioranza e opposizione, al fine proprio di individuare specifici correttivi di natura tecnica all'attuale procedura di erogazione dell'assegno unico e universale.

Concludo, quindi, rassicurando che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali continuerà a sostenere tutte le iniziative, affinché siano sempre più fortemente garantiti i diritti delle donne, soprattutto in situazione di particolare vulnerabilità, potenziando le forme di assistenza alle donne vittime di violenza e ai loro figli. Il dovere di uno Stato, infatti, è proteggere sempre e comunque i più fragili, e non ci sono individui più fragili di coloro i quali vengono violati nel corpo, nell'anima, nella psiche, nelle relazioni, quali sono le donne vittime di violenza e anche i loro figli.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto statale di istruzione superiore «Giuseppe di Vittorio», di Ladispoli, in provincia di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa dello svolgimento di interpellanze e interrogazioni (ore 10,52)

PAITA (IV-C-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAITA (IV-C-RE). Signor Presidente, signora Sottosegretaria, noi abbiamo sollevato una questione molto importante, su cui vorrei che fossimo tutti uniti in quest'Assemblea, al di là degli schieramenti, delle collocazioni e delle battaglie che facciamo su altre questioni.

Noi, nel Governo precedente, abbiamo approvato una misura molto importante per la famiglia, che rimane sostanzialmente una delle poche misure a sostegno della famiglia attualmente vigenti. L'assegno unico è, ovviamente, una componente importante di una politica familiare, che dovrebbe essere irrobustita e che noi ci auguriamo che questo Governo rafforzi; per ora i segnali rispetto a nuove misure e all'implementazione di questa misura per tutelare la famiglia non sono incoraggianti.

Tuttavia, nel caso specifico, ho tenuto a precisare che nel caso di donne vittime di violenza può capitare che l'assegno unico sia percepito dal marito. Quando una donna entra in un centro antiviolenza, magari con dei figli, magari in una situazione di protezione particolare, ovviamente non è nella condizione, Sottosegretario, come ha detto lei, di recarsi all'INPS. Mi scusi, ma sono rimasta stupefatta: recarsi all'INPS? Si rende conto di quello che stiamo dicendo? Lei magari ha letto l'interrogazione che le avranno preparato gli uffici e non ha prestato attenzione a quella frase che ha pronunciato e naturalmente la giustifico, perché immagino avrà molto da fare; però che lei dica qui che la donna può recarsi all'INPS per modificare la domanda è abbastanza incredibile.

Il concetto che lei ha espresso è che può esserci una modificazione dell'istanza, basta cambiare la domanda. Questo è già un passo in avanti. Io voglio segnalarvi il fatto che ci sono situazioni, segnalate anche all'interno dei processi di verifica dei difensori civici, in cui, nonostante una donna sia in protezione e in una casa rifugio, l'assegno unico continua a essere percepito dal marito. Questo deve essere rivisto e lei ha detto che c'è disponibilità a farlo. Perfetto. Ora le chiedo di fare un ulteriore passo in avanti nel realismo, ossia di chiedere all'INPS di attivare delle procedure, che aiutino, in termini di semplificazione, le donne che sono in una particolare situazione di vita, perché questo ovviamente è molto importante.

Non è importante soltanto il fatto in sé, ma anche come avviene, cioè che agevolazioni e aiuti diamo alle persone che magari sono anche in uno stato psicologico particolare che non consente loro di essere così precise e fattive nel cercare di riorganizzare la propria vita.

Quindi, va bene che ci sia la presa in carico del problema e le chiederei un'ulteriore verifica sulla semplificazione dei meccanismi che devono portare a ciò.

In conclusione, ho ascoltato il suo lungo intervento nel quale ha voluto citare tutta una serie di misure che sono state fatte e le rinnovo la disponibilità a un lavoro corale. Se non ci fosse stata tale disponibilità, lei oggi non avrebbe potuto citare quelle misure perché i 40 milioni di euro che sono stati inseriti sul reddito di libertà sono il frutto del lavoro di questo Parlamento e delle forze dell'opposizione che hanno rinunciato ai loro fondi parlamentari per investire nelle politiche a sostegno del contrasto alla violenza di genere. Di questo devo ringraziare i colleghi del MoVimento 5 Stelle, del Partito Democratico e della sinistra, nonché i colleghi di Italia Viva, che peraltro sono stati tra i promotori di questa iniziativa. Non posso accettare che lei oggi ricordi questa misura come un successo del Governo, perché se fosse stato per il Governo non vi sarebbero state risorse sul reddito di libertà in questo bilancio. La proposta del Governo era infatti zero. Grazie all'aiuto delle forze appartenenti all'opposizione parlamentare, lei oggi può venire qui in Aula e citare un successo. (Applausi). Secondo me, con un po' di correttezza e lealtà istituzionale, forse lei avrebbe dovuto attribuire anche a noi quel successo. Se ne è fatta portatrice come successo personale. La vedo irritata durante questa esposizione. Mi rendo conto che magari avrà qualche problema ad accettare il nostro ruolo, però, anche se lei non mi guarda e continua a guardare gli esponenti della maggioranza e a irritarsi per il mio intervento, io le devo confermare che, al suo posto, oggi sarei venuta a ringraziare anche coloro che i soldi ce li hanno messi, rinunciando alle marchette che invece voi avete messo durante il bilancio in tutte le questioni che vi è venuto in mente di sostenere, ad eccezione della questione delle donne.

Tuttavia, siccome sono un'inguaribile ottimista, spero nel prossimo bilancio, sempre che ci siate ancora voi. Se ci sarete voi, magari potrà dirci quante risorse il Governo mette sul reddito di libertà e verrà qui ad attribuirsi il merito, questa volta meritato e non immeritato come nel caso che lei ha citato oggi. (Applausi).

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00953 sulla richiesta di registrazione europea dell'indicazione geografica "Cuba" per il rum.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

LA PIETRA, sottosegretario di Stato per l'agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste. Signor Presidente, onorevoli senatori, rilevo in premessa che la domanda di registrazione dell'IG Cuba per la bevanda spiritosa rum richiesta dall'autorità cubana nel 2021 è stata pubblicata il 22 febbraio 2023 nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea C/65. Tale richiesta risulta essere tuttora al vaglio della Commissione UE presso la competente DG AGRI.

Secondo quanto previsto dall'articolo 27 del Regolamento UE 787 del 2019, entro tre mesi dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea, le autorità di uno Stato membro o di un Paese terzo, oppure ogni persona fisica o giuridica avente un interesse legittimo e residente o stabilita in un Paese terzo, possono presentare alla Commissione una notifica di opposizione.

Trascorso il predetto termine senza una notifica di opposizione, gli interessati potrebbero valutare la possibilità, previo confronto con la Commissione europea, di registrare il marchio Bacardi Rum, facendo valere il riconoscimento dei diritti acquisiti in virtù della presenza dell'azienda sul mercato da centocinquant'anni. In tal modo si potrebbe ottenere la tutela anche dell'utilizzo della locuzione "Santiago de Cuba", sede iniziale della stessa azienda.

Preciso che, allo scopo di sensibilizzare il commissario europeo per l'agricoltura sulla questione della Bacardi, il Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale hanno inviato una nota congiunta evidenziando alcuni aspetti legati alla inopportunità di concedere l'esclusivo utilizzo della menzione "Rum di Cuba". Assicuro comunque l'impegno del Ministero nel sostenere le ragioni dell'azienda nei limiti delle proprie competenze.

BERGESIO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, ringrazio anzitutto il Sottosegretario per la risposta. Si tratta di un tema molto importante e poi dirò anche il motivo per cui ho voluto esprimermi attraverso un'interrogazione. Sappiamo effettivamente che ad aprile 2021 il Governo di Cuba ha avanzato all'Unione europea la richiesta di registrazione dell'identificazione geografica "Cuba" per la classe merceologica "rum". L'eventuale approvazione della domanda arrecherebbe un danno enorme ai produttori europei di rum, non soltanto a questa azienda. Il processo produttivo del rum fu infatti inventato a Cuba dalla famiglia Bacardi nel 1862. Successivamente all'esproprio e alla confisca dei beni da parte del regime cubano nel 1960, la famiglia Bacardi ed altre aziende locali sono riuscite a ristabilire le loro produzioni fuori da Cuba, grazie al mantenimento del know-how di produzione.

La domanda di registrazione dell'IG "Cuba rum" porterebbe un'alterazione alla concorrenza a vantaggio delle aziende cubane, le quali ancora oggi producono il rum all'interno degli stabilimenti un tempo sequestrati alla famiglia Bacardi, utilizzando lo stesso disciplinare di produzione sul quale oggi è avanzata la richiesta di indicazione geografica, che sarebbe dunque in contraddittorio con l'articolo 17 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

Parliamo di un'azienda leader mondiale nel comparto degli spiriti, con oltre 200 brand, che è presente in più di 170 Paesi e impiega 8.000 dipendenti. Con la acquisizione della Martini da parte della Bacardi, quest'ultima in pratica ha scelto l'Italia come hub strategico per la lavorazione del rum destinato ai Paesi dell'Unione europea, al Medio Oriente, all'Asia centrale, all'Africa e all'Europa centro-orientale.

Gli impatti negativi sarebbero enormi, perché il 53 per cento delle vendite è legato agli investimenti e ad attività di marketing che includono promozioni e patrocinio legati comunque al rum e alla sua provenienza. Una parte sostanziosa di tali investimenti è indirizzata alla promozione della storia del gruppo attraverso l'utilizzo del marchio.

Siamo consapevoli del fatto che i Ministri, di concerto, hanno scritto questo documento così importante e speriamo, da questo punto di vista, che l'Unione europea voglia tornare sui suoi passi. Occorre inoltre dire che il procedimento non è così corretto, perché non vige il principio di reciprocità su quello che noi richiamiamo da sempre. Il fatto che l'Unione europea riconosca nell'identificazione geografica i prodotti cubani, e dall'altra parte, Cuba non riconosce i prodotti europei è già un vulnus che andrebbe colmato immediatamente. Sappiamo quanta difficoltà abbiamo sui trattati come Mercosur e CETA, perché non riusciamo ad attuare il principio di reciprocità, che è importante. A proposito della tutela delle nostre produzioni e del made in Italy, la capacità di questa Europa, ancora una volta, di non essere in grado - perché non si tratta solo della presenza in Italia, ma anche della presenza fuori dal nostro Paese - di difendere le proprie aziende, denota una debolezza che va comunque sanata.

Noi speriamo che questa comunicazione dia forza e dia capacità. Signor Sottosegretario, intercedo attraverso di lei, con il Governo e con i Ministri di riferimento, perché veramente seguano questa pratica così dannosa per le nostre produzioni.

Noi sappiamo che questo è un percorso, che, se prendesse piede, coinvolgendo anche altre situazioni, metterebbe sicuramente in difficoltà le produzioni italiane, il made in Italy e la capacità delle nostre aziende di essere competitive su un mercato mondiale, laddove gli altri non utilizzano gli stessi nostri sistemi, soprattutto per i riconoscimenti. Pertanto, metteremmo in discussione anche molte identificazioni geografiche.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00908 con carattere d'urgenza, ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento, sulla carenza di farmaci salvavita nelle farmacie.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

GEMMATO, sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, ringrazio gli onorevoli interroganti, che mi offrono la opportunità di riaffrontare il tema della carenza dei farmaci. Al riguardo, devo prioritariamente ricordare che questo Ministero ha prontamente istituito un tavolo tecnico che svolge le sue funzioni sui temi riguardanti l'approvvigionamento dei farmaci.

Il tavolo, da me decretato, riunendosi con cadenza mensile, dialoga sistematicamente con i principali attori del farmaco, compresa l'AIFA, l'Agenzia italiana del farmaco. L'AIFA, come è noto, effettua un monitoraggio continuo dei consumi, delle forniture attese e delle giacenze, in base al quale valuta la necessità di mettere in atto interventi volti a risolvere un'eventuale carenza.

Tale attività, svolta d'intesa con i titolari delle autorizzazioni all'immissione in commercio, le cosiddette AIC, e gestita attraverso il tavolo tecnico delle indisponibilità, non rappresenta uno strumento ordinario, ma una iniziativa innovativa che supera i modelli di stock valuation e stockpiling, in discussione a livello europeo, inserendo l'elemento della trasparenza degli stock disponibili sull'intera filiera di distribuzione.

Insieme al suddetto tavolo tecnico, è stata svolta una revisione della lista dei farmaci carenti, che in principio attivo riportava uno storico più che decennale del fenomeno stesso. Ciò ha portato all'esclusione dalla stessa lista di quelle molecole non considerate più significative.

Andando a memoria, erano presenti all'incirca 3.000 molecole desuete, cioè molecole delle quali era magari scaduto il brevetto o per le quali era stata ritirata l'AIC. In sostanza, erano presenti molecole con lo stesso principio attivo, prodotte da altre case farmaceutiche, tutte inserite nella lista, che davano questo moloc di 3.000 molecole carenti. In realtà, poi, andando a sfrondare, erano praticamente un decimo.

Sono stati analizzati interventi operativi, come controlli sul territorio, comunicazione al pubblico e agli operatori, formazione e sviluppo di apposite linee guida, volti ad aumentare l'accesso dagli strumenti già disponibili, come farmaci equivalenti, farmaci galenici, i farmaci di importazione e, per ultimo, i farmaci ad approvvigionamento diretto presso le aziende farmaceutiche da parte di tutte le farmacie presenti sul territorio: si veda il noto caso pancrelipasi, che sono degli enzimi pancreatici per la ridotta o insufficiente funzione del pancreas.

Per completezza di informazione, relativamente alle azioni messe in atto dall'AIFA per il contenimento e la gestione delle carenze, ritengo utile ricordare il progetto DruGhost, strumento operativo attivo dal 2022, che ha la finalità di mappare e quantificare il fenomeno delle indisponibilità dei medicinali, attraverso un database nazionale che raccoglie le segnalazioni sull'indisponibilità di un determinato farmaco.

Il progetto si basa sul coinvolgimento delle aziende farmaceutiche, alle quali arriva un alert per la segnalazione di temporanea indisponibilità dei farmaci di cui sono titolari, così da poter velocizzare la risoluzione dei problemi di consegna. Devo inoltre evidenziare che questo database ha contribuito a migliorare la comunicazione tra i servizi farmaceutici territoriali e le aziende farmaceutiche, riducendo il fenomeno delle indisponibilità e contestualmente agevolando il lavoro delle aziende produttrici.

Da ultimo, ritengo importante far presente che l'attuale processo di revisione della legislazione europea in materia di farmaco dedica uno specifico focus al problema delle carenze negli Stati membri, indipendentemente dal luogo in cui vivono nell'Unione europea.

Ferme restando le iniziative sopra descritte, non posso non evidenziare che, in ogni caso, la disponibilità sul mercato nazionale di farmaci equivalenti permette, nella maggior parte delle situazioni di carenza, di garantire comunque ai cittadini l'accesso alle cure.

SENSI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SENSI (PD-IDP). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, colleghe e colleghi, dovrei essere almeno parzialmente confortato dalla risposta alla nostra interrogazione, che ha dato tal quale alla Camera qualche settimana fa. Dico che dovrei essere confortato quantomeno relativamente al tavolo tecnico che è stato istituito presso il Ministero e alle rassicurazioni circa la garanzia per i cittadini dell'accesso alle cure nella maggior parte delle situazioni di carenza (cito le sue parole).

No, Sottosegretario, non posso dirmi affatto soddisfatto, almeno fintanto che ci sarà anche solo un nostro cittadino che si trovi nella condizione di non essere curato a causa della mancanza di disponibilità di un farmaco. Siamo l'Italia, santo cielo! Da mesi ormai nel nostro Paese si registra una grave carenza di disponibilità di molti farmaci di classi e spettro molto diversi: antibiotici, antitumorali, antidiabetici, medicinali cardiovascolari e respiratori, antinfiammatori o antineoplastici. La mancanza di enzimi pancreatici qualche mese fa si è guadagnata un'attenzione pubblica che è al centro anche di questo nostro atto di sindacato ispettivo.

Ora lo chiedo lei, signor Sottosegretario: possiamo farci bastare il fatto che, come da lei annunciato, sia stata avviata una revisione delle liste dei farmaci carenti al fine di depennare quelli non più considerati significativi? Possiamo spacciare una banale operazione di pulizie di Pasqua come una risposta alla mancanza di risposte del nostro sistema sanitario nazionale alle esigenze pressanti dei cittadini? Non trovo la mia medicina in farmacia, che magari mi serve per sopravvivere, e mi consolo del fatto che le liste dei farmaci mancanti sono più snelle e magari messe in bella copia?

Faccio un esempio concreto, signor Sottosegretario: il nadololo, medicinale per curare l'ipertensione, non esattamente una malattia rara, è tornato disponibile qualche settimana fa, dopo sei mesi di assenza totale dagli scaffali. Si tratta tuttavia di una disponibilità "contingentata", che riguarda soltanto una certa quantità di confezioni (citazione testuale): in altri termini, le confezioni disponibili di questo farmaco contro l'ipertensione potrebbero essere sufficienti, ma un condizionale non è un indicativo e per chi sta male e soffre di cuore potrebbe essere per sempre, come i diamanti (lo ricorda?).

D'altra parte, un recentissimo rapporto dei farmacisti europei segnala una situazione assai peggiorata nell'UE e nel nostro Paese. Secondo i dati del Pharmaceutical group of the European Union (Pgeu) sono circa 300 i medicinali di cui si segnalano carenze, con buona pace della meritoria revisione delle liste da lei rammentata.

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, negli ultimi anni il numero di molecole segnalate in carenza in due o più Paesi membri è aumentato del 101 per cento e, sebbene noi siamo il primo produttore di princìpi attivi in Europa, il 97 per cento di essi viene esportato e gli stabilimenti italiani lavorano con materie prime che arrivano da altri Paesi.

Il punto per l'Italia qual è, signor Sottosegretario? La carenza di farmaci nel nostro Paese insiste purtroppo su una vulnerabilità e una fragilità della nostra sanità crescenti. L'altro giorno è arrivato «Il Sole 24 ORE» a fischiare la fine della batracomiomachia che spesso oppone maggioranza e opposizione sui termini effettivi della situazione del Fondo sanitario nazionale. Alla cifra record di 136 miliardi sventolata con una certa baldanza dalla Premier, la durezza dei numeri oppone un fatto - che sottolineo - ossia che il finanziamento sanitario di quest'anno si attesta al 6,27 per cento del PIL e nel 2026 si prevede addirittura inferiore, in altre parole, il livello più basso dal 2007 a oggi. Il sostegno pubblico al sistema sanitario nazionale - scrive il suddetto quotidiano, che non sarà la Bibbia, ma non è neanche di partito - è diminuito, lo sottolineo, del 2,2 per cento in tre anni. La nostra spesa sanitaria si attesta, lo dice la Corte dei conti, a meno della metà di quella tedesca e molto sotto la francese. Numeri, non opinioni: per dirla con le incaute parole della Presidente del Consiglio, non è certo tamponando le falle con qualche pezza, signor Sottosegretario, che si risponde alla domanda diffusa di salute e di una sanità efficiente, prossima, attenta e capace di ascolto e intervento.

In conclusione, immagino che per il suo lavoro giri per l'Italia tra ospedali, pronto soccorso, reparti e padiglioni e che quello che vedrà, che poi è quello che vedono tutti i cittadini ogni giorno, sia molto più convincente della mia interrogazione, nonché, me lo permetta, forse anche delle sue blande parole di rassicurazione e perfino dei numeri e delle percentuali incontrovertibili sull'allarme, oltre l'emergenza, che suona sulla nostra sanità.

Alla preoccupante carenza di centinaia di farmaci essenziali per la vita e la salute delle persone fa riscontro, insomma, una carenza ben più angosciante, quella di risorse, di impegni, d'innovazione, di personale, di progetti e di ricezione nell'ambito della sanità pubblica. Il diritto alla salute è di ogni cittadino italiano sempre, ma il dovere di assicurarlo e difenderlo oggi spetta a voi, se ne siete capaci.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00290 sull'operatività dei registri nazionali e regionali dei tumori.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

GEMMATO, sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, ringrazio i senatori interroganti per il quesito e al riguardo rappresento quanto segue. Il Ministero della salute è impegnato da tempo nel progetto di implementazione del registro nazionale dei tumori, in quanto costituisce un'esigenza rimarcata da tutti gli operatori del settore, profondamente condivisa nei vari livelli istituzionali e resa necessaria dalla crescente importanza di disporre di dati affidabili ai fini della programmazione della complessa attività assistenziale determinata dalle patologie oncologiche, nonché per la valutazione dell'efficacia degli interventi terapeutici e delle misure di controllo, ivi comprese quelle di prevenzione primaria e secondaria.

Tale impegno ha trovato un ulteriore impulso nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 marzo 2017 («Identificazione dei sistemi di sorveglianza dei registri di mortalità dei tumori e di altre patologie»), il quale, sulla scia del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, come convertito dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, ha disciplinato il registro nazionale dei tumori e ha definito le regole generali per l'implementazione di questo strumento, affidando al Ministero della salute la responsabilità di disciplinarne nel dettaglio l'organizzazione e il funzionamento, tramite un apposito provvedimento.

Ciò considerato, presso il Ministero è stato attivato un apposito gruppo interdisciplinare composto da esperti, inclusi alcuni responsabili dei registri regionali, e dall'associazione di coordinamento tecnico-scientifica Airtum, con la funzione di predisporre una prima bozza del decreto e del relativo disciplinare tecnico, che avrebbero dovuto essere avviati al successivo percorso di perfezionamento amministrativo.

La successiva emanazione della legge 22 marzo 2019, n. 29, recante «Istituzione e disciplina della rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza di referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione», ha comportato la necessità di espletare un ulteriore approfondimento giuridico, in quanto la rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza appare dotata di contenuti e compiti ulteriori, dettagliatamente elencati nella legge stessa, rispetto al registro nazionale dei tumori, ed anche, per alcuni aspetti, parzialmente estranei al campo dell'oncologia propriamente detta.

L'attività di predisposizione dello schema di decreto concernente il registro nazionale dei tumori e del relativo disciplinare tecnico è stata poi conclusa e l'Autorità garante per la protezione dei dati personali, con provvedimento n. 136 del 7 aprile 2022, ha espresso parere positivo, seppur condizionato al recepimento di alcune indicazioni. Ricordo che detto schema è stato sottoposto alla Conferenza permanente Stato-Regioni, che, in data 26 luglio 2023, ha sancito l'intesa sul documento, con la contestuale richiesta di avviare un confronto interistituzionale per precisare le funzioni del comitato tecnico-scientifico, dettagliare i compiti e i ruoli del centro di riferimento regionale, definire i confini entro i quali anche i dati degli screening e degli stati vaccinali possano essere utilizzati nel registro dei tumori.

Con il decreto del Ministero della salute 1° agosto 2023, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 203 del 31 agosto 2023, è stato quindi realizzato il registro nazionale dei tumori e il relativo disciplinare tecnico. Al riguardo, faccio presente che questo decreto prevede che il registro stesso venga alimentato dai relativi registri regionali e disciplina ulteriormente le modalità con cui le Regioni devono provvedere a istituire i propri registri, le tipologie di dati che devono essere ivi contenuti, come pure gli archivi e le fonti che devono contribuire ad alimentare tali registri.

Come ricordato dagli interroganti, al fine di poter garantire la qualità del registro e, più in generale, per poter disporre di consolidate e dimostrate competenze nel campo delle analisi e della valutazione dei dati, questo Ministero, come previsto dalla citata legge n. 29 del 2019, può avvalersi di università, centri di ricerca pubblici e privati e associazioni scientifiche senza scopo di lucro operanti nel settore, tramite la stipula di appositi accordi di collaborazione a titolo gratuito.

Inoltre, vengono disciplinate la trasmissione dei dati tra i centri di riferimento regionali, le modalità di comunicazione e di diffusione dell'informazione, le misure di sicurezza da garantire, nonché il periodo di conservazione dei dati, i diritti degli interessati e gli obblighi del Ministero relativamente alla comunicazione all'Autorità garante delle eventuali violazioni.

A tale scopo, rappresento che le Regioni e le Province autonome, dietro richiesta del Ministero, hanno comunicato il centro di riferimento individuato, specificandone le caratteristiche e le modalità organizzative, nonché l'eventuale istituzione del registro tumori di rilevanza regionale.

È stato, poi, programmato anche il confronto interistituzionale con le Regioni e le Province autonome, richiesto in occasione dell'intesa sancita il 26 luglio 2023, allo scopo di precisare le funzioni del previsto comitato tecnico-scientifico del registro nazionale tumori, e di dettagliare i compiti ed i ruoli del centro di riferimento regionale. Inoltre, è in corso, insieme ai rappresentanti delle Regioni e delle Province autonome e dell'Istituto superiore di sanità, una attività rivolta alla definizione delle specifiche tecniche ai fini dell'alimentazione del registro nazionale tumori.

In parallelo, evidenzio che, nell'ambito delle misure del PNRR (Missione 6 Salute, Componente 2: Sub-investimento 1.3.2 Infrastruttura tecnologica del MdS e analisi dei dati, modello predittivo), a supporto del sistema di sorveglianza epidemiologica dei tumori e delle altre patologie, si sta lavorando per la definizione della piattaforma nazionale registri, che ospiterà al suo interno tutti i registri nazionali di patologie istituiti, favorendone l'interoperatività.

Nell'eventualità in cui una Regione o una Provincia autonoma non abbia ancora istituito il proprio registro di patologie, la piattaforma nazionale registri, in sussidiarietà, potrà raccogliere i relativi dati e svolgere anche le operazioni di trasmissione dei dati al registro nazionale di riferimento.

Da ultimo, per completezza, rammento che l'articolo 1, comma 463, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, recante bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022, ha previsto, per le finalità di cui alla citata legge n. 29 del 2019, l'autorizzazione della spesa di un milione di euro annui a decorrere dall'anno 2020 e la ripartizione delle risorse tra le Regioni, secondo modalità individuate con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni.

Pertanto, con il decreto del 12 agosto 2021, sono state stabilite le modalità di riparto delle risorse di cui trattasi, da erogarsi a seguito della presentazione di progetti regionali illustranti le modalità di realizzazione dei registri tumori regionali, che dovranno alimentare il registro tumori nazionale.

Detti progetti sono stati valutati ed approvati dal comitato di coordinamento istituito ai sensi dell'articolo 3 del decreto 12 agosto 2021, consentendo l'erogazione, in data 1° marzo 2022, della prima quota delle risorse.

Nel mese di novembre 2023 è stato erogato il saldo, in esito alle valutazioni, a cura del comitato di coordinamento, delle relazioni pervenute dalle Regioni circa lo stato di avanzamento dei progetti e delle attività poste in essere.

Inoltre, è stato richiesto alle Regioni e alle Province autonome un aggiornamento dei progetti di implementazione dei relativi registri, anche al fine di facilitare l'interoperabilità degli stessi con le infrastrutture tecnologiche per la raccolta dei dati a livello nazionale.

In conclusione, l'adozione del decreto del 1° agosto 2023, che come detto sancisce la realizzazione, la gestione operativa e lo sviluppo evolutivo del registro nazionale tumori e il rapporto con i registri regionali e delle Province autonome, rappresenta il provvedimento fondamentale per poter completare l'implementazione della rete nazionale di cui alla legge n. 29 del 2019.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Michele Laporta/Giovanni Falcone - Paolo Borsellino» di Galatina, in provincia di Lecce, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa dello svolgimento di interpellanze e interrogazioni (ore 11,20)

LOREFICE (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LOREFICE (M5S). Signor Presidente, signor Sottosegretario, la ringrazio per la lunga relazione, ma se lei va a vedere quali sono i quesiti posti, vedrà che ha risposto solo a uno di quelli presenti nella mia interrogazione o almeno io non ho colto nulla in relazione all'istituzione del referto epidemiologico, che era un altro dei quesiti della mia interrogazione, mentre ha focalizzato la sua massima attenzione sulla rete nazionale dei registri tumori.

È un argomento di grandissima rilevanza che ha avuto un percorso lungo e travagliato, anche in virtù dei vari passaggi in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome e non solo per questo. Anch'io ho avuto delle interlocuzioni per dare un po' di aiuto e una spinta al Garante per la protezione dei dati personali, trattandosi di temi ad alta sensibilità: passaggi che hanno allungato ulteriormente i tempi. È chiaro che il nostro Gruppo politico, con la legge n. 29 del 2019, ha dato ulteriore impulso a quello che era un avvio, una traccia del non meglio precisato registro dei tumori nazionali. Con la legge n. 29 del 2019 abbiamo definito un perimetro preciso e previsto anche altro.

Signor Sottosegretario, io mi permetto di interloquire con lei nella speranza che riporti anche al Ministro le nostre impressioni sul tema. In più occasioni noi abbiamo avuto la possibilità di interagire con l'Istituto superiore di sanità, con i tanti attori, di tipo governativo e di altro tipo, che a livello nazionale sono all'interno di questo sistema. È necessario avere un sistema efficiente e mi riferisco anche al grande progetto di Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento (SENTIERI), che lei conoscerà perfettamente. In quell'occasione, interagendo e interloquendo anche con l'Istat, è emerso che spesso basiamo anche i progetti di questa natura su dati vecchi di anni: l'ultimo rapporto SENTIERI poggia le proprie basi anche su dati del 2007, del 2009, del 2017; pertanto le risorse del PNRR devono essere spese e messe a terra in maniera veloce e puntuale anche sull'interoperabilità delle banche dati.

Lei, signor Sottosegretario, ha fatto un riferimento al decreto attuativo 31 agosto 2023 e già in quel testo - rispetto ad esso speravo di avere anche ulteriori informazioni - all'articolo 4, comma 4, era già prevista una scadenza per tutte le Regioni italiane e le Province autonome. Entro centottanta giorni dalla pubblicazione dovevano cioè comunicare qual era il loro riferimento unico e univoco regionale o della Provincia autonoma per avere un riferimento chiaro con l'organo centrale di Governo e con il nuovo comitato da voi istituito. Le Regioni avevano tempo fino a fine febbraio, ma siamo già alla metà di aprile. Mi auguro che tutte le Regioni italiane abbiano già provveduto e mi dispiace che nel decreto non ci siano termini perentori, né tantomeno delle leve per far sì che le Regioni non si prendano tempo, perché il comma 4 recita che le Regioni e le Province autonome comunicano al Ministero della salute il centro di riferimento regionale individuato. Sappiamo che ciò avviene anche nel pieno rispetto del sistema regionale attualmente voluto con la modifica del Titolo V, che - come abbiamo visto - non funziona e va riorganizzato.

Le chiedo, pertanto, con forza notizie sulla parte dell'interrogazione alla quale non è stato risposto: non so se riferirete sul referto epidemiologico e, perciò, sono parzialmente soddisfatto per la parte relativa al registro tumori, mentre sono totalmente insoddisfatto per la parte relativa al registro epidemiologico.

Come Gruppo politico operiamo sempre in maniera propositiva, al fine di risolvere i tanti problemi che attanagliano il Sistema sanitario nazionale. Noi siamo e saremo sempre a disposizione di qualsiasi Governo per la soluzione di problemi atavici come questo. (Applausi).

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00374 su un progetto di recupero di detenuti attraverso il gioco del rugby.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

GEMMATO, sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in oggetto si riferisce quanto segue.

In via preliminare merita rammentare che le attività sportive, al pari delle attività ricreative e culturali, sono considerate elementi del trattamento penitenziario del condannato o dell'internato, contribuendo all'attuazione di una pena conforme a umanità, e sono parte integrante del programma rieducativo inteso a favorire la realizzazione della personalità e il reinserimento sociale delle persone ristrette. Questo è il motivo per cui negli istituti devono essere favorite e organizzate attività sportive.

Come correttamente indicato, l'ONLUS «Oltre le sbarre» nasce nel maggio del 2010 con l'obiettivo di perseguire, attraverso il gioco del rugby, il recupero fisico, sociale ed educativo dei detenuti. Le relative iniziative, programmi e progetti sono finalizzati alla progressiva interiorizzazione di valori quali l'osservanza delle regole, la lealtà, la solidarietà, il sostegno reciproco dei compagni, il rispetto dell'avversario.

La Drola rugby (in dialetto piemontese drola significa cosa strana o buffa) è il primo esempio a livello nazionale di una squadra regolarmente iscritta a un campionato FIR (serie C piemontese) e composta da soli detenuti, selezionati attraverso un bando di reclutamento a livello nazionale, che sono stati chiamati a sottoscrivere un codice etico e comportamentale che prevede specifici meccanismi sanzionatori in caso di violazione, nonché di rispettare il programma di recupero sviluppato in stretta collaborazione con il personale di vigilanza.

Conseguentemente, poiché il 14 marzo 2023, a seguito dei periodici controlli a campione dei metaboliti urinari dei detenuti facenti parte della squadra di rugby, ben 11 su 20 sono risultati positivi (più uno in permesso premio), la direzione del carcere ha applicato nei loro riguardi la sanzione disciplinare dell'esclusione dalle attività ricreative e sportive per dieci giorni. Per dare continuità al progetto «Ovale oltre le sbarre», la direzione torinese sta quindi predisponendo un nuovo interpello a carattere nazionale, che sarà diffuso in tutti gli istituti nei prossimi giorni.

Ciò riferito, per quanto concerne gli interventi volti a prevenire l'introduzione e il conseguente spaccio di sostanze stupefacenti e/o psicotrope all'interno degli istituti penitenziari, si deve far riferimento alle regole già presenti nell'ordinamento penitenziario e al relativo regolamento di esecuzione. La vigilanza esterna e interna - com'è noto - spetta alla Polizia penitenziaria, che ben può, ricorrendone i presupposti, ricorrere alle perquisizioni ordinarie e straordinarie a seconda dei casi e che ben possono riguardare le camere di pernottamento, gli spazi in comune, le aree esterne dell'istituto (intercinte, aree verdi, campi sportivi, eccetera), oltre che la persona dei singoli detenuti, naturalmente sempre nel rispetto dei criteri fissati dalla legge. Sono previsti poi controlli sulle persone, diverse dai detenuti e dagli internati, che accedono a un istituto: ad esempio, familiari, terze persone autorizzate all'ingresso e così via. Il controllo viene effettuato attraverso l'impiego di metal detector o attraverso l'ispezione di borse e altri contenitori che portano al seguito. Le sostanze stupefacenti rinvenute vengono poi sottoposte al sequestro, con avvio dell'informativa di reato all'autorità giudiziaria competente. Al fine di prevenire l'introduzione all'interno degli istituti di pena di sostanze stupefacenti, è possibile anche l'impiego di unità cinofile.

Merita altresì segnalare che sono state intraprese talune iniziative da parte della Direzione generale dei detenuti e del trattamento per contrastare la diffusione della sostanza denominata Fentanyl negli istituti di pena, attesa la particolare pericolosità della stessa. A tal proposito, è stato definito un Piano nazionale di azione contro la diffusione del Fentanyl e delle droghe sintetiche a cura del Dipartimento politiche antidroga presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, che è stato divulgato a tutte le istituzioni interessate. Per quanto di competenza del Ministero della giustizia, l'attuazione del Piano nazionale ha richiesto una preventiva attivazione di monitoraggio circa la diffusione negli istituti penitenziari del Fentanyl in relazione all'utilizzo di tale farmaco e alle prassi di somministrazione ai pazienti detenuti. Nell'ambito del monitoraggio è stato altresì previsto che i provveditori regionali comunichino i casi accertati di abuso, overdose, furti o smarrimenti, cessione illecita e introduzione illecita in istituto di Fentanyl da parte dei detenuti. Sulla base delle analisi dei dati emersi dal suddetto monitoraggio saranno predisposte le apposite linee di indirizzo da attuare presso tutti gli istituti penitenziari italiani.

In tema di deficit di organico - come ribadito in varie occasioni dal Ministro - andrà evidentemente reimpostata una politica di implementazione. Allo stato, il personale del corpo della Polizia penitenziaria amministrato è stato da ultimo incrementato di 1.000 unità con la legge di bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025.

Inoltre, nell'arco del quinquennio 2021-2025, è autorizzata, oltre al turnover, l'assunzione straordinaria di complessive 2.804 unità.

Ciò premesso, quanto al carcere torinese, a fronte di un organico previsto di 762 unità, ne risultano presenti 687, comprese le 26 unità distaccate in uscita e le 8 in entrata. Le carenze maggiori si rivelano nel ruolo dei funzionari (meno un'unità), degli ispettori (meno 46 unità) e dei sovrintendenti (meno 40 unità).

Di contro, il ruolo degli agenti assistenti risulta essere in esubero di 31 unità.

Per il ruolo di funzionari, all'esito del concorso pubblico per 120 posti, elevati a 132, si provvederà alla distribuzione delle risorse sul territorio nazionale in ragione delle vacanze organiche previste.

Circa il ruolo degli ispettori, si comunica che, all'esito della conclusione dell'ottavo concorso per ispettori, sono state assegnate 2 unità al ruolo ispettori e, alla conclusione della ulteriore procedura per numero 411 posti per vice ispettori, il DAP provvederà ad assegnare un adeguato numero di unità nel ruolo.

Quanto al ruolo dei sovrintendenti, si rappresenta che l'amministrazione, a conclusione della procedura concorsuale per 583 posti, ha assegnato alla casa circondariale di Torino 13 unità nel ruolo di sovrintendenti maschili e 3 unità nel ruolo di sovrintendenti femminili.

Infine, quanto al ruolo degli agenti assistenti, si evidenzia che l'organico dell'istituito nel mese di luglio 2023 è stato incrementato di 8 unità maschili e di 5 unità femminili, in occasione della mobilità ordinaria collegata alle assegnazioni degli agenti del 181° corso.

Segnalo, inoltre, che sono in fase di espletamento sia il 182° che il 183° corso per la formazione di allievi agenti, rispettivamente di 244 posti e 1.757 posti. A tal fine, si comunica che il 182° corso terminerà questo mese, mentre il 183° terminerà nel mese di giugno 2024.

In concomitanza con il termine dei citati corsi di formazione, questa amministrazione sta predisponendo un piano di mobilità ordinaria collegato alle assegnazioni degli agenti, con conseguente incremento organico degli istituti penitenziari. Secondo il piano di mobilità, l'organico degli istituti penitenziari del provveditorato di Piemonte, Val d'Aosta e Liguria sarà incrementato di 15 unità di agenti assistenti maschili e 5 unità nel ruolo di agenti assistenti femminili.

L'incarico di direttore della casa circondariale di Torino «Lorusso e Cutugno» è stato affidato con durata triennale. Un posto di funzione di vicedirettore è stato affidato per tre anni; l'altro posto in funzione di vicedirettore è vacante e potrà essere ricoperto, compatibilmente con le occorrenze nazionali, dai 52 consiglieri penitenziari attualmente impegnati in attività formativa con incarico temporaneo. Comunque, il citato posto è stato affidato all'attuale direttore della casa circondariale di Fossano, per due giorni alla settimana.

Le dotazioni organiche per il profilo dei funzionari giuridico-pedagogici e degli assistenti contabili risultano soddisfatte. Risultano altresì assegnati 4 funzionari contabili sui 9 previsti. Delle risorse assegnate, una risulta distaccata in uscita e un'altra verrà a breve trasferita in altra sede.

Quanto alla figura dell'assistente amministrativo, risultano presenti 6 unità sulle 12 previste.

RASTRELLI (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RASTRELLI (FdI). Signor Presidente, mi consentirà di ringraziare convintamente il Sottosegretario, il Ministro della giustizia ed il Governo tutto per questa risposta puntuale e articolata rispetto all'atto ispettivo a prima firma della collega Paola Ambrogio, sempre particolarmente attenta alle dinamiche del territorio, che, partendo da un caso limite, accaduto presso la casa circondariale di Torino, tratteggia quale sia il livello di decadimento strutturale del nostro sistema detentivo, troppo spesso, sino ad ora, abbandonato ad una sorta di discarica umana, presso la quale era impossibile gestire la cura del personale detenuto e del personale di sorveglianza, per assenza di una visione strategica.

La risposta del Sottosegretario è particolarmente convincente, perché evidentemente rappresenta un cambio di rotta: finalmente ascoltiamo tracce di risposte strutturali al problema.

Quando andiamo ad agire sulla causa e non più sugli effetti e abbiamo finalmente risposte in termini di dotazioni, revisioni delle piante organiche, mezzi, risorse e dotazioni anche di natura operativa, noi sappiamo che finalmente le case circondariali potranno essere messe nelle condizioni di sviluppare i trattamenti rieducativi nei confronti dei rei.

Quando noi ascoltiamo parlare di 1.000 assunzioni di personale della Polizia penitenziaria e 166 milioni di revisione strutturale delle condizioni infrastrutturali delle carceri; quando sappiamo che c'è stato uno stanziamento addirittura con il raddoppiamento dei fondi per quanto riguarda le emergenze trattamentali; quando riusciamo a capire che persino sull'aspetto dell'emergenza suicidaria c'è una particolare attenzione da parte del Governo, noi sappiamo che anche questi trattamenti pilota, queste convenzioni che dovrebbero paradossalmente responsabilizzare i detenuti - non come è avvenuto a Torino - e fare in modo che, attraverso un'autocritica convinta del disvalore sociale della loro condotta precedente la condanna, abbiano un'occasione di riscatto, noi riusciremo finalmente ad avere un sistema giudiziario e penitenziario particolarmente maturo e degno di una Nazione evoluta. Eviteremo poi il dramma del passato, in cui si è risposto con dei provvedimenti osceni di giustificazionismo folle, esclusivamente volti a gestire l'affollamento carcerario con amnistie, indulti e misure premiali. Noi abbiamo la necessità di rendere le nostre carceri funzionali; abbiamo l'esigenza di imporre la pretesa punitiva dello Stato; abbiamo il vincolo costituzionale di garantire anche al personale detenuto un'occasione di riscatto.

L'occasione delle sue parole, signor Sottosegretario, ci consente ancora una volta di esprimere il nostro massimo apprezzamento per il Corpo della polizia penitenziaria che in situazioni limite - talvolta anche oltre il limite e comunque sempre in situazioni critiche - riesce a gestire, grazie soprattutto alla propria responsabilità e professionalità, contesti estremamente critici.

Siamo quindi assolutamente consapevoli dello sforzo del Governo e in questo senso esprimiamo il nostro massimo apprezzamento.

PRESIDENTE. Lo svolgimento di interpellanze e interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.

Sospendo la seduta fino alle ore 15.

(La seduta, sospesa alle ore 11,37, è ripresa alle ore 15,01).

Presidenza del vice presidente RONZULLI

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15,01)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro della difesa, il Ministro dell'interno e il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.

Il senatore Zedda ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01067 sulla dismissione del patrimonio immobiliare del Ministero della difesa, per tre minuti.

ZEDDA (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, gentile Ministro, il nostro Gruppo ha scelto di interrogarla su una questione che a noi componenti di Fratelli d'Italia, in 3a Commissione, sta particolarmente a cuore. Come sarda, i miei colleghi mi concederanno di avere ancora più a cuore questa interrogazione.

Vorrei fare delle premesse. Con il processo di dismissione del patrimonio immobiliare della Difesa si è avviata da tempo una procedura volta alla valorizzazione e alla razionalizzazione di immobili militari e alla loro contestuale rivalutazione nel tessuto urbano di pertinenza. Questa politica di razionalizzazione, ottimizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare esistente ha l'obiettivo principale di contenere i costi di esercizio e migliorare le condizioni di vita e di lavoro del personale all'interno delle infrastrutture. Tale azione necessita che siano favorite ampie intese con gli enti territoriali e centrali competenti, al fine di stimolare e incentivare iniziative, progetti di rigenerazione, riqualificazione di siti militari dismessi o ancora in uso, così da contribuire alla ripresa del settore immobiliare.

Considerato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 settembre 2023, n. 164, che istituisce la Direzione generale dei lavori (Geniodife) e l'Ufficio centrale di demanio e patrimonio (Patridife),nelle more dell'adozione del provvedimento di modifica del decreto di struttura, il decreto ministeriale 16 gennaio 2023, con il quale verranno definite le competenze e le unità organizzative nelle nuove realtà, occorre prevedere misure che assicurino un'accelerazione delle procedure di dismissione, consentendo di raggiungere in tempi ragionevoli anche il miglioramento delle condizioni di vita del personale militare.

Ciò detto, gentile Ministro, ci preme sapere e chiederle quale sia il suo intendimento al riguardo, quali siano le azioni poste in essere dal Governo e quelle in programma, finalizzate ad implementare il sistema di dismissione immobiliare con le correlative attività di efficientamento delle infrastrutture.

PRESIDENTE. Il ministro della difesa, signor Crosetto, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

CROSETTO, ministro della difesa. Signor Presidente, ringrazio il senatore per la domanda che mi ha posto. Con la fine della contrapposizione bipolare e la conseguente revisione in senso riduttivo dello strumento militare, la Difesa ha avviato un processo strutturato di razionalizzazione del patrimonio immobiliare, divenuto quantitativamente eccedente e qualitativamente inadeguato alle esigenze di moderne Forze armate.

A tale processo il dicastero ha conferito una particolare priorità, più di recente istituendo una task force dedicata, che, oltre alla gestione del patrimonio infrastrutturale, si occupa di individuare un percorso concreto di sostenibilità, efficientamento energetico delle strutture, con l'obiettivo di ottenere un miglior traguardo della sicurezza fisica ed energetica, irrinunciabile per la Difesa.

Tutto ciò avviene mettendo a sistema un piano di adeguamento delle principali infrastrutture operative, affinché siano aderenti alle mutate esigenze. In conseguenza di ciò, al fine di dare un rapido e plastico impulso a tali obiettivi, abbiamo individuato e messo a disposizione gli immobili valutati non di interesse, anche per effetto del mutato contesto geopolitico e di una revisione delle sedi necessarie alla Difesa derivanti alla differente tipologia di possibili minacce esterne, come di reclutamento del personale.

In ragione di ciò, abbiamo dato avvio all'alienazione del patrimonio ridondante, spesso a favore di altre istituzioni nazionali o locali, e abbiamo posto particolare enfasi sul patrimonio alloggiativo, perno fondamentale a sostegno del personale militare, sottoposto a periodici trasferimenti di sede. Gli alloggi di servizio oggi disponibili sono insufficienti per raggiungere in modo pieno la flessibilità e la mobilità dei militari sul territorio nazionale, requisito indispensabile per le Forze armate.

Un'ultima riflessione voglio fare sulle azioni concrete che la Difesa continua a svolgere, mirate a ricercare rapidità ed efficacia nel perseguimento di obiettivi strategici condivisi, tra cui proprio quello della valorizzazione e razionalizzazione degli immobili militari e della contestuale riqualificazione del tessuto urbano di riferimento.

Se è stato sinora possibile avviare un simile processo mediante risorse interne, permute ed alienazioni, per il futuro occorre pensare a misure concrete, strumenti in grado di abbattere i tempi - come ricordava lei, senatore - accelerare i procedimenti amministrativi e individuare maggiori risorse dedicate. In tale ottica, ritengo che la creazione di nuove realtà tecnico-operative, come quelle che lei ha evidenziato, siano una condizione necessaria e abilitante per ottimizzare le procedure.

Vorrei dare due dati. A oggi, gli edifici dismessi ex Esercito sono stati 1.864; ex Marina 386; ex Aeronautica 215; dei Carabinieri, 28. In dismissione, sono oggi dell'Esercito 903 edifici, 20 della Marina, 45 dell'Aeronautica e 20 dei Carabinieri. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Zedda, per due minuti.

ZEDDA (FdI). Signor Ministro, la ringrazio per la sua puntuale e precisa risposta, come, dopotutto, è stata la sua azione in questi mesi: sempre precisa e puntuale. Non si è mai sottratto al confronto e al comunicarci in maniera tempestiva i dati.

Io la ringrazio, da senatore e da cittadina sarda, perché sa che questa tematica nella mia terra è particolarmente sentita. E la ringrazio anche per tutti quegli uomini e quelle donne che portano la divisa, che, grazie a tale azione, avranno da questo Governo, una risposta concreta sul loro agire quotidiano. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Scalfarotto ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01064 sulle condizioni dei cittadini stranieri all'interno dei centri di permanenza per i rimpatri, per tre minuti.

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, prendo atto con piacere che i senatori possono scegliersi il genere di appartenenza.

Signor Ministro, io la interrogo oggi sulla questione dei CPR, i centri per il rimpatrio, che sono luoghi che - lo possiamo dire con grande franchezza - ripugnano alla coscienza civile del Paese.

Ho visitato, nell'esecuzione del mio mandato, moltissime carceri italiane, che sono luoghi che spesso ci mettono in difficoltà anche con le Corti europee e in cui la rieducazione e la riabilitazione del condannato sono di fatto impossibili. Se però le carceri sono luoghi terribili, i CPR rappresentano davvero un inferno. Signor Ministro, dietro al carcere - anche se quasi mai esso ci riesce - c'è un'idea di riscatto: la Polizia penitenziaria e i direttori delle carceri hanno la loro professionalità, conoscono e sanno quello che fanno; poi purtroppo le carceri mancano di risorse, sono sovraffollate e c'è un sacco di gente che non ci dovrebbe essere, per cui il mandato a rieducare e riabilitare il condannato non riesce.

I CPR non hanno invece neanche quel germe di speranza: sono luoghi di transito, dove le persone non hanno nulla; anche entrando fisicamente, si può vedere che i posti dove la gente dorme non hanno un televisore, come invece succede nelle carceri; i letti e le sedie sono avvitati a terra; ho visto un televisore ricoperto da una grata, perché - come poi mi ha riferito la Polizia - le persone che stanno lì distruggono tutto, perché dovrebbero solo transitare e starci per pochi giorni, ma non hanno alcuna speranza e non conoscono neanche bene quale sia il loro destino. Spesso infatti si arriva al CPR uscendo dal carcere: si sconta cioè la propria pena e, terminata, ci si sente dire "adesso sei libero", che significa essere trasportato da un carcere a un CPR.

Ovviamente, la Polizia di Stato fa quello che può, ma si occupa di ordine pubblico, non di penitenziari. C'è l'Esercito fuori dai CPR e anche le cooperative fanno quello che possono: quella di Milano che gestisce il centro di permanenza per i rimpatri di via Corelli è stata sottoposta addirittura a un sequestro. Si tratta quindi di luoghi veramente di disperazione.

Voi avete deciso addirittura che le persone possano stare in quegli inferni non tre mesi più altri tre, come accadeva prima; adesso, potranno starci addirittura diciotto mesi. Penso che questa cosa ripugni proprio alla nostra coscienza di Paese civile.

Le chiedo quindi, signor Ministro, prima di tutto, se non varrebbe la pena di chiuderli, i CPR. Ma, dato che so che da quest'orecchio non ci sentite, le chiedo almeno se avete un progetto per rendere questi posti tali da non farci vergognare davanti al mondo.

PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, prefetto Piantedosi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Signor Presidente, il Governo sta dedicando un particolare impegno per rendere più efficaci le procedure di allontanamento e migliorare la rete dei centri per i rimpatri, che - lo rammento - sono stati introdotti dalla legge Turco-Napolitano e corrispondono a precisi obblighi imposti dalla normativa europea, di recente peraltro ulteriormente rafforzata.

È l'Unione europea, peraltro, che impone la realizzazione dei CPR al fine di garantire l'effettività dell'esecuzione dei provvedimenti di espulsione, non altre finalità; sicché il mancato trattenimento in tali strutture esporrebbe l'Italia a responsabilità per violazione delle norme dell'Unione europea e alle conseguenti sanzioni.

In questa stessa direzione, il Governo ha già messo in campo diverse misure per ampliare la capacità ricettiva dei CPR e renderli più adeguati alle loro funzioni, anche in ragione della forte correlazione in senso positivo tra il numero dei rimpatri e i posti disponibili nelle strutture. I dati registrati anche lo scorso anno confermano l'assoluta necessità di avere a disposizione un numero adeguato di posti in tali strutture per migliorare la capacità del sistema Paese di contrastare l'incremento dell'immigrazione irregolare con un aumento delle percentuali di rimpatrio.

A tal fine, è in via di definizione un piano straordinario per l'individuazione di aree da destinare a tali strutture e contemporaneamente si sta procedendo a interventi di ristrutturazione dei CPR già attivi sul territorio nazionale, oggetto di ripetuti atti vandalici da parte dei migranti stessi che vi sono ospitati, che danno luogo proprio a quelle situazioni di degrado denunciate dall'onorevole interrogante.

Voglio infine segnalare l'importanza di tali strutture nell'attività di rimpatrio e di espulsione di soggetti pericolosi. Tali strutture consentono infatti di trattenere i soggetti la cui libera circolazione sul territorio, nelle more del rimpatrio, rappresenterebbe un rischio concreto e attuale per la sicurezza delle nostre comunità.

Su questo mi consenta di concludere, evidenziando che, tra le migliaia di persone rimpatriate nel 2023, sono stati eseguiti 77 provvedimenti di espulsione per motivi di sicurezza nazionale, per rischio di radicalizzazione o estremismo e che dall'inizio dell'anno in corso sono state eseguite 27 espulsioni proprio gli stessi motivi.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Scalfarotto, per due minuti.

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Ministro, il 3 febbraio si è ucciso a Ponte Galeria un ragazzo che era della Guinea. Noi sappiamo che i rimpatriati verso la Guinea sono stati quattro negli ultimi anni, perché tante volte non ci sono neanche gli accordi con i Paesi per i rimpatri. Queste persone a volte ricorrono all'autolesionismo o a tentativi di suicidio per poter essere dichiarati inidonei. Ora, il discorso è che queste strutture ci devono essere o non ci devono essere, ma non possono essere in quelle condizioni e non possono essere prive di un progetto di riscatto come ho detto. E questo vale in genere per l'immigrazione.

Vede, signor Ministro, io credo che il principale punto di differenza e di distanza tra lei e me, tra il Governo e questa - almeno - opposizione, è che noi crediamo che, in un momento di gelo demografico come quello italiano, si debba guardare all'immigrazione come a un'opportunità. Per capirci, io vengo da Milano e l'ATM, l'azienda dei trasporti milanese, sta tagliando le corse, perché non ci sono tramvieri. In questo Paese non si fanno più bambini. Noi vogliamo magari incentivare la natalità, ma, anche se un bambino nasce oggi, perché diventi un tramviere, un medico o un insegnante, ci vogliono venti, venticinque o trent'anni.

Dovremmo allora investire, nei CPR e fuori, in un'ottica propositiva, in un'ottica prospettica, pensando a come la nostra società sta cambiando. Invece il mio timore è che la destra abbia fatto un'enorme propaganda, anche influendo sui Governi di sinistra - le dico la verità - perché il livello del dibattito è stato così emotivo e così irrazionale, da impedire di mettere le mani su questo fenomeno in modo razionale, che è quello che dovremmo fare. E razionalmente sappiamo che abbiamo bisogno di buona immigrazione e di immigrazione qualificata.

Io mi auguro che lei, come Ministro dell'interno, possa dedicarsi più a questo che a rimettere a posto i CPR e ad aumentarne il numero, perché, comunque, in questo momento sono luoghi inaccettabili.

PRESIDENTE. Il senatore Magni ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01065 sulla richiesta di chiusura dei centri di permanenza per i rimpatri, per tre minuti.

MAGNI (Misto-AVS). Signora Presidente, sostanzialmente la mia domanda è già stata fatta precedentemente, comunque la voglio risottolineare.

Come è noto, signor Ministro, i CPR sono strutture realizzate per trattenere gli immigrati irregolari in attesa di espulsione; però sono diventati luoghi di detenzione. Da una recente indagine sono emersi sostanzialmente una grave preoccupazione ed elementi di criticità dal punto di vista dei diritti umani e della salute, sia nel CPR di via Corelli che in quello di Ponte Galeria. Siamo arrivati a livelli di intollerabilità dal punto di vista della disumanità di questi centri.

Basti ricordare che a Milano la procura è intervenuta con un commissariamento, perché si è riscontrata una situazione deficitaria dal punto di vista delle condizioni di salute e di igiene, ma soprattutto dal punto di vista dell'intervento nei confronti delle persone (non c'era nessun supporto dal punto di vista psicologico e psichiatrico). Quindi si è andati in questa direzione. Però non è cambiato nulla dopo aver fatto il commissariamento. Voi sapete, come anche lei sa, che pochi giorni fa è stata fatta una manifestazione importante per chiederne la chiusura, anche perché nelle settimane scorse è successo che, di fronte al fatto che pioveva da giorni, quelle persone praticamente dormivano nel piazzale, perché tanto all'interno degli stabili pioveva dappertutto. Siamo a questa situazione, a livelli di disumanità insostenibili. Come si usa dire, questo è il dato cui siamo di fronte. E ciò vale anche per il grande centro di Ponte Galeria - come è stato già detto - dove si è suicidato un ragazzo arrivato come minore a cui lo Stato doveva garantire protezione.

Le chiedo, signor Ministro: non pensa sia giunto il momento di prendere l'improrogabile decisione di chiudere non solo via Corelli, ma tutti i CPR, perché è l'unica strada possibile è quella dell'integrazione? Si tratta di una proposta diffusa.

Se noi concentriamo tutte le persone in una struttura che sostanzialmente è un carcere - anzi in alcuni casi potrei dire peggio di un carcere - non solo le persone vengono trattate in modo disumano, ma anche chi abita vicino subisce poi delle ripercussioni. Invece, l'esperienza che è stata fatta in molte realtà era quella di una distribuzione diffusa per poter governare e integrare al meglio quelle persone. Per questo chiedo se non sia giunto il momento di decidere per la chiusura.

PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, prefetto Piantedosi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Signor Presidente, come ho già evidenziato in precedenza, la realizzazione dei CPR è oggetto di una precisa obbligazione europea sulla responsabilità dei Paesi di primo ingresso nel controllo delle frontiere esterne dell'Unione, alla quale l'Italia non può sottrarsi, a meno che non voglia incorrere nella violazione delle norme unionali e nelle conseguenti sanzioni. Per questo nessun Governo potrà procedere, né ha proceduto in passato, alla chiusura di strutture che risultano fondamentali per l'esecuzione dei provvedimenti di espulsione dal territorio italiano ed europeo. Evidenzio, al riguardo, dei dati. Nel 2023, dei 4.743 cittadini stranieri rimpatriati, 3.134 sono transitati da un CPR, ossia il 66,08 per cento; al 7 aprile di quest'anno, circa il 60 per cento dei rimpatriati è transitato da un CPR. Va anche precisato che il trattenimento nei CPR, sempre effettuato sulla base di un provvedimento convalidato dal giudice, riguarda i migranti adulti privi di titolo a restare in Italia e, come tali, destinati ad essere appunto rimpatriati, i quali non collaborino alla loro identificazione, nonché quelli che presentano profili di pericolosità sociale.

Il Ministero dell'interno svolge, anche tramite le prefetture, una costante attività di controllo e monitoraggio della qualità dei servizi erogati e del rispetto dei livelli di assistenza assicurati alle persone ospitate presso i centri di permanenza per il rimpatrio e le attività ispettive realizzate - complessivamente 11 dal 2023 ad oggi - consentono anche di attivare un potere sanzionatorio, ove necessario, in caso di accertamento di inadempimenti contrattuali da parte dei soggetti gestori.

Concludo ribadendo che è costante l'impegno di questo Ministero volto ad assicurare nell'ambito dei CPR il più tempestivo recupero dei posti ripetutamente oggetto di danneggiamento e vandalizzazione da parte degli stessi ospiti, che quasi sempre costituiscono la causa delle condizioni di degrado dei centri. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Magni, per due minuti.

MAGNI (Misto-AVS). Signor Ministro, mi dispiace contraddirla perché, francamente, non ha risposto su cosa è avvenuto e sta avvenendo in via Corelli. Lei dovrebbe provare ad andarci e controllare, perché sa bene che non solo mancano i medicinali, ma la condizione dal punto di vista igienico e sanitario è insostenibile. Come ho detto prima, entra acqua da tutte le parti quando piove e si muore di caldo all'interno quando fa caldo. Quindi, se lei dice che i CPR non si possono chiudere, almeno rendeteli umani, perché in essi vi è un alto livello di disumanità. (Applausi).

Inoltre, è vero che è previsto dalla legge - anche se le leggi si possono sempre modificare - ma lei sa bene quanto me che il modo migliore per evitare fenomeni di carattere malavitoso è costruire un'accoglienza diffusa. Per fare un esempio banale, nella mia città era stato messo in piedi un hub in cui erano state collocate 200 persone emigrate, ma sarebbe bastato che ogni Comune della mia Provincia ne prendesse una e così sarebbero state distribuite e quello sarebbe stato il modo migliore per integrarle. Questa è la politica che bisognerebbe fare; non basta mettere insieme le persone. Come si fa a integrare le persone quando si fa questa politica? Bisognerebbe farle studiare, far loro imparare delle cose, inserirle nella società, far loro capire qual è la nostra cultura. Questa è accoglienza, mentre nel caso attuale si tratta di detenzione - uso un termine forte - in un lager. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Nicita ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01068 su un attacco libico ad una nave italiana che soccorreva migranti e sulla formazione professionale dei richiedenti asilo, per tre minuti.

NICITA (PD-IDP). Signora Presidente, vorrei sottolineare due questioni che hanno in comune il tema del rispetto della dignità della persona migrante, anche in relazione a quanto abbiamo appena sentito. La prima vicenda fa riferimento ad una guerriglia in mare che è avvenuta rispetto alla circostanza del salvataggio di alcuni naufraghi in zona search and rescue (SAR), nella quale si è addirittura verificata una sparatoria, quindi un'azione di guerriglia. In secondo luogo, vorrei sottolineare il tema dell'accoglienza e dell'inclusione rispetto ad una proposta di legge relativa al centro minori di Catania.

Sul primo punto, signor Ministro, sabato scorso mi sono recato a Pozzallo, ho visitato la nave Mare Jonio, ho acquisito la documentazione e ho potuto vedere le registrazioni, sia quelle audio sia quelle video. Quello che mi sorprende è che quell'equipaggio ha ricevuto una notifica di fermo nella quale la ricostruzione dei fatti è stata fatta precedentemente all'acquisizione della testimonianza dello stesso equipaggio. Abbiamo cioè due versioni completamente diverse: una viene da fonte libica, l'altra viene dall'equipaggio che però può produrre - come in effetti ha fatto nei miei confronti - elementi chiarissimi di registrazione audio-video che dimostrano che quella nave si è recata per prima nella zona, a seguito di un segnale di Alarm Phone; è stata la prima a prestare soccorso; subito dopo, dopo circa dieci minuti, è arrivata una motovedetta libica che ha iniziato a ostacolare quel tipo di soccorso e ad un certo punto, raccogliendo dei naufraghi per sottrarli al soccorso iniziato da parte dalla nave Mare Jonio - in quel caso era on sea coordinator secondo le convenzioni internazionali e quindi responsabile per questo tipo di attività - ha iniziato a sparare dei colpi contro l'equipaggio, contro una nave italiana e contro i migranti, mettendo dunque in pericolo la vita di tutti.

La seconda questione riguarda una proposta che è stata fatta rispetto al centro di accoglienza dei richiedenti asilo minori di Catania. Risulta dal «Corriere della Sera» che i vecchi proprietari hanno fatto una proposta per riqualificare la zona, offrirla ad un numero consistente di migranti (si parla di circa 400 migranti per il 2024, 400 per il 2025) che sarebbero assunti in possibili i rapporti di lavoro per complessivi 2.500 richiedenti asilo. Non risulta che sia stata data alcuna risposta a questa proposta, che si incarna, rispetto alle migliori tradizioni che abbiamo, tra le quali quella del Piemonte, in circostanze nelle quali migliaia di richiedenti asilo hanno avuto una formazione e il 50 per cento di questi hanno trovato effettivamente un'occupazione.

Signor Ministro, si tratta di due questioni rispetto alle quali noi vogliamo sapere, nel caso della nave Mare Jonio, come sia possibile che si sia verificata una guerriglia da parte libica in un momento di soccorso delle persone; come è stato possibile che si siano sparati dei colpi contro una nave italiana e come è stato possibile che, rispetto a fatti così gravi, avvenuti in un contesto di soccorso di persone, alla fine, dopo qualche ora, sia stata proprio la vittima di quest'azione, cioè l'equipaggio della nave Mare. Jonio, ad essere invece oggetto di fermo, tanto più che - lo ripeto - la verifica dei fatti stride moltissimo con l'evidenza in corso.

Signor Ministro, l'unica cosa che io vedo in comune fra questi due eventi - e su questo le rivolgo la domanda - è una politica che mira a guardare al migrante come oggetto propagandistico, come un nemico - altro che ospite, come si diceva prima - rispetto al quale ormai non soltanto la negazione del soccorso, ma persino le pallottole durante i soccorsi sono lo strumento con il quale ci presentiamo in Europa e anche alla nostra Repubblica.

PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, prefetto Piantedosi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Signora Presidente, in relazione all'episodio a cui ha fatto riferimento l'interrogante, le autorità deputate alla ricerca e soccorso in mare competenti secondo le normative internazionali hanno formalmente riferito che in quel contesto, in acque internazionali non sotto la giurisdizione italiana, un gommone di appoggio della nave privata Mare Jonio si era avvicinato alla motovedetta libica Fezzan in un momento successivo a quello in cui quest'ultima, la Fezzan, aveva già assolto agli obblighi di salvataggio in mare.

Nell'occasione, le persone presenti sul gommone, inviato dalla nave privata, incitavano i migranti a lanciarsi in mare per interrompere le operazioni di salvataggio in atto da parte dell'unità libica, con ciò mettendo a repentaglio l'incolumità delle persone stesse, tanto che diversi migranti si sono gettati in acqua per poi essere nuovamente soccorsi in parte dalla motovedetta libica, in parte dal predetto gommone che li ha poi trasbordati sulla Mare Jonio. È in questa fase che risulterebbe che siano stati esplosi effettivamente alcuni colpi di avvertimento in aria, affinché le predette imbarcazioni private si allontanassero, così da poter riprendere le operazioni di salvataggio. È pertanto evidente che la nave privata Mare Jonio non sia mai stata incaricata dalle autorità competenti ad effettuare l'operazione di soccorso in argomento all'interno della zona SAR ove si sono svolti i fatti. Della vicenda è stata immediatamente informata l'autorità giudiziaria.

La condotta appena descritta ha determinato l'applicazione delle sanzioni previste dal decreto-legge n. 1 del 2023 e il consequenziale fermo della nave privata Mare Jonio. Siamo nell'ambito di un quadro normativo volto a disciplinare proprio quegli interventi di soccorso ai quali concorrono talvolta assetti navali privati, spesso in acque SAR non italiane, e che pertanto devono essere sottoposti al coordinamento degli Stati che ne hanno la responsabilità, nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali e con la finalità di salvaguardare l'incolumità e la vita delle persone.

Su un piano più generale, ribadisco che obiettivo del Governo sarà quello di contrastare ogni indebito illecito o insostenibile ingresso sul territorio nazionale di persone al di fuori di un quadro di regole. In questo senso si indirizzano le politiche del Governo volte ad implementare i corridoi umanitari, i canali legali di ingresso e i percorsi socio-lavorativi, a cui pure ha fatto riferimento l'onorevole interrogante. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Nicita, per due minuti.

NICITA (PD-IDP). Signor Ministro, una delle domande principali che ho posto, cioè come sia possibile che in mare, in un'operazione di salvataggio, si sparino dei colpi in aria da parte della motovedetta libica, è rimasta senza risposta, nei confronti di un'operazione nella quale era presente una bandiera italiana. Questo, anche se abbiamo idee diverse sulla politica del nostro Paese, fa sorgere un dubbio persino sulla questione della difesa della sovranità nazionale. In questo caso, quando abbiamo una motovedetta libica che spara dei colpi - e non erano soltanto dei colpi in aria, perché ho visto il video, signor Ministro - si pone un problema anche di sicurezza nazionale. Mi dispiace che se ne sia andato il Ministro della difesa.

La seconda questione è che da tutta una serie di e-mail, che sono chiaramente documentate - questo sarà oggetto di approfondimento in ambito giudiziario - risulta che in realtà la motovedetta libica è arrivata dieci minuti dopo. Nel video che ho potuto visionare ci sono delle persone con i salvagenti che sono stati distribuiti, dieci minuti prima che arrivasse la motovedetta libica, già sul gommone, ed è vero che ci sono delle persone che si tuffano dalla motovedetta libica, peraltro incitate da colleghi e non dall'equipaggio - si vede chiaramente questo - e che sono partiti dei colpi.

Signor Ministro, questo a nostro avviso è un atto molto grave. Noi vorremmo avere risposte su questo e su quali sono i messaggi che si danno anche alle motovedette libiche, se ritengono che si possa ostacolare il salvataggio, non rispettando le convenzioni internazionali e addirittura mettendo a rischio il soccorso e anche possibili vite umane.

PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Nicita.

NICITA (PD-IDP). Siccome i decreti che lei ha emanato colpiscono le ONG sulla base del presunto pericolo in cui possono mettere le persone salvate, mi chiedo quale sia la definizione del pericolo quando le persone durante il salvataggio sono oggetto di spari. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Zanettin ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01066 sull'adozione di una "Strategia nazionale per un nucleare sostenibile", per tre minuti.

ZANETTIN (FI-BP-PPE). Signor Ministro, lei ricorderà che già ci siamo incontrati in quest'Aula in occasione di un question time qualche mese fa, per la precisione il 21 settembre 2023, e abbiamo affrontato lo stesso tema.

Il tema è quello dello sviluppo nel nostro Paese di un nucleare sicuro che ci affranchi dalla dipendenza energetica dalle fonti fossili, che comporta anche una dipendenza geopolitica. A tale proposito ricordo la sua risposta in quell'occasione: ci diceva che sarebbe stata istituita una piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile a cui avrebbero partecipato i principali attori pubblici di ricerca ed esponenti del mondo delle università e delle associazioni scientifiche, volta allo sviluppo del nucleare sicuro e delle centrali nucleari di quarta generazione.

Come ho evidenziato, come partito siamo particolarmente sensibili a tale questione, quindi vorremmo sapere da lei quali sviluppi ci sono stati in questi mesi, perché riteniamo che su questo tema si debba accelerare e ottenere al più presto risultati tangibili.

PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, onorevole Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PICHETTO FRATIN, ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. Signor Presidente, innanzitutto ringrazio il senatore interrogante. In relazione al quesito posto dall'onorevole interrogante, la piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile sta proseguendo i lavori nell'ottica di definire una strategia nazionale in questo settore, il cui contributo sarà contemplato anche nell'aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) e per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione.

A marzo del 2024 si è conclusa la prima fase dei lavori della piattaforma, durante la quale si è proceduto ad una ricognizione della situazione nazionale e internazionale sul tema. Nelle tre fasi successive si procederà con l'elaborazione di una road map e la definizione di azioni con le relative risorse per incentivare la possibile ripresa dell'utilizzo dell'energia nucleare in Italia attraverso le nuove tecnologie nucleari caratterizzate da elevati standard di sicurezza e sostenibilità, come ha avuto modo di affermare l'interrogante.

In queste fasi la piattaforma sicuramente potrà avvalersi degli importanti contributi che emergeranno dalle indagini conoscitive avviate presso la Commissione ambiente del Senato e dalle Commissioni riunite ambiente e attività produttive della Camera dei deputati. Di non secondaria importanza sarà il coinvolgimento delle capacità industriali del Paese, che potranno fornire l'elevata conoscenza accumulata negli anni, dal momento che la filiera industriale italiana è già fortemente impegnata a livello internazionale sia nel campo della fissione che in quello della fusione, in particolare nella produzione di componentistica richiesta da centrali nucleari estere, reattori sperimentali e centri di ricerca. Il loro coinvolgimento risulta fondamentale per far sì che tutta la filiera che gravita intorno al nucleare sia pronta nel momento in cui il quadro regolatorio nazionale consentirà la ripresa di quelle che possono essere le attività e le relative autorizzazioni.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Zanettin, per due minuti.

ZANETTIN (FI-BP-PPE). Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro per la risposta che ci rassicura. Abbiamo necessità però che su questo tema si viaggi in modo veloce e quindi, per quanto riguarda il mio Gruppo, Forza Italia, la raccomandazione è di riuscire nei tempi più rapidi possibili a definire una piattaforma di investimenti e una modifica del quadro normativo, perché quello nel quale ci troviamo è sicuramente penalizzante rispetto alle necessità del nostro Paese e sconta scelte sbagliate che sono state fatte decenni fa, ma che oggi vieppiù penalizzano il nostro Paese all'interno dell'Europa e all'interno del sistema geopolitico internazionale.

PRESIDENTE. Il senatore Croatti ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01038 sull'inquinamento dell'aria nella Pianura Padana, per tre minuti.

CROATTI (M5S). Signora Presidente, signor Ministro, abbiamo un problema che riguarda tutti, quello dell'inquinamento atmosferico. In particolare, nella Pianura Padana i dati sono drammatici.

Quando ho presentato questa interrogazione era febbraio ed erano appena usciti i dati sulle polveri sottili, che avevano visto aumentati i livelli superiori dell'OMS di 24 volte.

Questo è un problema, nonché una minaccia alla salute degli italiani. Sappiamo tutti che le polveri sottili penetrano nel sangue e nei polmoni, causando malattie vascolari e cardiache e tumori. In quest'ultimo anno i dati italiani sono drammatici: sono quasi 80.000 le persone che muoiono prematuramente a causa dell'inquinamento atmosferico.

Nel nostro territorio gli Appennini e le Alpi intrappolano le polveri sottili, generando un'emergenza cronica nella zona della Pianura Padana. Lo smog deriva da combustione di gas liquidi volatili. In particolare il PM 2,5 e il PM 10 sono dannosissimi.

L'inquinamento peggiora le condizioni della salute, soprattutto per anziani, giovani e soprattutto per i bambini. Secondo il professor Marcello Lanari, direttore del reparto di pediatria dell'IRCSS policlinico "Sant'Orsola" di Bologna, per tutelare la salute dei bambini si dovrebbero tenere i minori, durante le ore di massima circolazione di auto e altri mezzi, negli ambienti chiusi e arieggiare le case prevalentemente nelle ore serali o notturne.

In questa direzione, l'Europa si sta muovendo e sta già facendo la sua parte, con il Green Deal e con le limitazioni del pacchetto Zero Pollution, che prevede che i valori di PM 2,5 e il PM 10, che sono agenti atmosferici inquinanti, unitamente a quelle di biossido di azoto e al biossido di zolfo, devono essere in diminuzione entro il 2030.

Soprattutto, c'è la questione del risarcimento dei danni ai cittadini. Ebbene, questo Governo sta intraprendendo politiche lontane da quelle che avevamo attivato noi sulla mobilità alternativa, sul blocco dell'inquinamento nelle abitazioni, con un superbonus e un inizio di limitazione, con le auto elettriche, con lo stop alle trivellazioni e la creazione di comunità energetiche. Era un progetto di transizione ecologica importante, che doveva trovare risposta negli anni.

Purtroppo, in questo momento vediamo delle politiche differenti. Per questo siamo qui a chiedere, nel breve e nel lungo termine, quali possono essere le azioni da intraprendere in questo momento, per l'emergenza smog, per la protezione dei cittadini e per raggiungere gli obiettivi dell'Europa.

PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, onorevole Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PICHETTO FRATIN, ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. Signor Presidente, innanzitutto ringrazio gli interroganti. In merito al quesito proposto dagli onorevoli interroganti, si rappresenta che il percorso verso il raggiungimento del rispetto dei valori limite emissivi era stato già definito da anni, con uno stanziamento anche di importanti risorse finanziarie nazionali e regionali.

Tra queste, cito in particolare un fondo per la qualità dell'aria nel bacino padano, con uno stanziamento di risorse pari a 1,2 miliardi di euro complessivi fino al 2034 e ulteriori, fin d'ora stabiliti, 40 milioni di euro all'anno dal 2035 in poi. Ad oggi sono stati finanziati 27 progetti per oltre 300 milioni di euro e ulteriori cinque progetti sono in via di definizione.

Un ulteriore fondo di 2,2 miliardi di euro complessivi è stato istituito dalla legge di bilancio del 2022, come gli interroganti sanno, per l'attuazione del programma nazionale di controllo dell'inquinamento atmosferico. Tale programma mira a conseguire riduzioni consistenti delle emissioni degli inquinanti già entro il 2030.

Nell'ambito dell'azione amministrativa e di coordinamento del Ministero, volta all'adozione di misure nei settori in cui l'azione regionale è più soggetta a limitazioni, sono da citare gli accordi bilaterali, sottoscritti tra il 2017 ed il 2021 insieme alle otto Regioni interessate dalle procedure d'infrazione per il superamento dei valori limite del particolato e biossido di azoto, ciascuno con un finanziamento ministeriale di 4 milioni.

Attesa la disponibilità delle risorse statali aggiuntive per il miglioramento della qualità dell'aria per 220 milioni di euro dal 2021, è in corso il potenziamento e l'estensione degli accordi in essere, nonché il coinvolgimento anche di altre Regioni non oggetto delle procedure di infrazione nella sottoscrizione di analoghi accordi.

A livello centrale, si deve citare il protocollo di Torino, stipulato tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e sei Ministeri, incluso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, con l'istituzione del Piano d'azione per il miglioramento della qualità dell'aria, che include una serie di misure per il miglioramento della qualità dell'aria su alcuni ambiti d'intervento relativi ai settori maggiormente responsabili delle emissioni in atmosfera (ossia trasporti, agricoltura e combustione della biomassa). La qualità dell'aria è un tema che necessita della sinergia amministrativa tra le amministrazioni centrali coinvolte e le Regioni, al fine di tarare efficacemente le misure.

Dopo un confronto con le amministrazioni regionali, questa mattina si è anche svolto al Ministero - ed è stata una casualità il fatto che fosse già programmato in questo modo - l'incontro tra le amministrazioni centrali coinvolte per individuare un set di misure nazionali aggiuntive rispetto alle azioni regionali e locali in grado di garantire il rispetto dei target. Ricordiamoci che anche la responsabilità d'infrazione in questo momento è regionale, quindi il ruolo dello Stato è d'ausilio, ma la grande sfida che abbiamo è l'intervento sull'energia con il percorso al 2050, perché di fatto dobbiamo fermare l'aumento della carbonizzazione. (Applausi).

SIRONI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SIRONI (M5S). Signora Presidente, desidero innanzi tutto ringraziare il signor Ministro, perché so che è sensibile al tema, non foss'altro perché abita in una zona al collasso; in realtà, però, non sono per nulla soddisfatta della sua risposta, in quanto le parole stanno a zero, ora occorrono i fatti e non mi pare che il recente decreto-legge sulla qualità dell'aria licenziato da questa maggioranza di Governo abbia dato una risposta concreta a queste esigenze, che riguardano la salute dei cittadini.

Quel decreto-legge infatti posticipa a ottobre 2024 la limitazione della circolazione dei veicoli inquinanti in Lombardia e, per esempio, nelle Regioni sotto infrazione e al 2025 l'inserimento di questa disciplina nel Piano aria e clima delle Regioni. Pertanto, fissa addirittura una scadenza prima della quale le Regioni non possono fare nulla.

Oltretutto, quel decreto-legge ha perso un'occasione per affrontare il problema dove e come dovrebbe essere affrontato. Lei stesso ha citato, per esempio, il fatto che si debba intervenire sulla circolazione, ma non ha parlato di quella delle auto, e glielo dico io: occorre favorire il trasporto pubblico locale, non più investire nelle strade e nel trasporto merci e persone su gomma, ma investire nelle ferrovie (il ministro Salvini sta facendo tutt'altro, cementificando tutta la Pianura Padana); gli allevamenti intensivi dovrebbero essere trasformati in estensivi, anche a tutela della salute alimentare dei cittadini, che mangiano troppa carne; il riscaldamento attualmente dovrebbe essere ridotto, quindi di conseguenza lo sarebbe il fabbisogno energetico, grazie alla coibentazione degli edifici, al fotovoltaico e alla creazione di comunità energetiche rinnovabili (CER). L'occasione della direttiva case green, per esempio, potrebbe privilegiare questo tipo di interventi nelle zone e nelle aree sotto procedura d'infrazione, dove i limiti d'inquinamento sono superati. In città, le isole di calore potrebbero essere mitigate con la riforestazione urbana, ma i fondi del PNRR stanziati in questa direzione sono stati tagliati.

In Lombardia, per esempio, abbiamo dodici inceneritori e si inizia a parlare del tredicesimo vicino a Bergamo, la cui popolazione si sta ribellando: gli abitanti della Pianura Padana sembrano essere vittime sacrificali, immolate alla realizzazione del PIL che in questa zona ha raggiunto il 50 per cento. I cittadini devono quindi difendersi da questa politica, che pare indifferente alle morti premature, ingiuste ed evitabili. È previsto addirittura il risarcimento dei danni: già 300.000 cittadini si sono costituiti in giudizio per averlo; in Pianura Padana, abbiamo 16 milioni di cittadini: se ognuno facesse questa richiesta di risarcimento danni avremmo un problema. Forse nell'imminenza state proponendo maschere a gas per superare questa crisi.

PRESIDENTE. Concluda, senatrice.

SIRONI (M5S). State quasi dicendo ai cittadini: state a casa, non fate sport e respirate leggermente; facciamo blocchi temporanei del traffico e la danza della pioggia, sperando che dall'alto non esagerino in generosità, altrimenti avremo il problema opposto, quello delle alluvioni, visto che quel territorio è estremamente cementificato e impermeabilizzato. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Bergesio ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01069 sulla gestione dei deflussi idrici, con particolare riferimento alle esigenze irrigue, per tre minuti.

BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, signor Ministro, l'Italia presenta delle caratteristiche climatiche e geografiche che la rendono particolarmente esposta ai fenomeni di scarsità idrica e di siccità, che, data la frequenza, hanno ormai assunto carattere strutturale, provocando una trasformazione e una modificazione del regime dei flussi idrici. La gestione delle acque in agricoltura e per gli usi irrigui viene svolta nella consapevolezza dell'importanza di tutelare gli equilibri naturali e di garantire i servizi ecosistemici offerti da un sistema fluviale sano e resiliente, fondamentale per i territori e soprattutto per le produzioni agroalimentari italiane. L'uso irriguo, pur se inteso ai fini produttivi, assolve anche la funzione di garantire una sufficiente biodiversità e vitalità dei suoli, che sarebbero ridotte o compromesse se esposti al disseccamento o al conseguente innalzamento della temperatura, avviando un possibile processo di desertificazione.

Nell'ambito della direttiva europea quadro sulle acque si dispone il passaggio dall'applicazione del deflusso minimo vitale (so che è una materia che lei conosce bene), ovvero quello minimo indispensabile per mantenere l'equilibrio ecologico del corpo idrico, al deflusso ecologico, inteso come il volume di acqua necessario affinché l'ecosistema acquatico continui a prosperare e a fornire i servizi necessari. L'applicazione del deflusso ecologico nasce quindi per garantire il benessere dei corpi idrici. Pur tuttavia, ci sono delle evidenti criticità legate all'applicazione dei criteri tecnici per l'individuazione della misurazione, che, se non opportunamente definiti, rischiano di impattare sulla qualità delle acque interne, creando difficoltà all'equilibrio ambientale del nostro Paese.

I recenti eventi di siccità che hanno interessato il Paese e che prevedibilmente lo interesseranno nei mesi a venire confermano la necessità di operare in modo adattivo al proporzionale peggioramento delle condizioni di disponibilità idrica, evidenziando l'urgenza di riesaminare e adattare gli strumenti quantitativi e la razionale utilizzazione delle risorse idriche. Sappiamo che presso il Ministero è stato istituito un tavolo tecnico.

Noi le vogliamo chiedere, signor Ministro, se, per far fronte alle gravi conseguenze dovute ai fenomeni di scarsità idrica, sia prevista la possibilità di una deroga all'applicazione del deflusso ecologico, coincidente con il termine del ciclo di programmazione della direttiva quadro sulle acque, che termina il 31 dicembre 2027, consentendo, in questo lasso di tempo, di concordare una definizione del deflusso ecologico più opportuna, che tenga anche conto degli esiti delle sperimentazioni previste dalla vigente normativa. Le chiediamo inoltre, signor Ministro, se il tavolo è operativo, se sta lavorando e se sta producendo qualcosa di importante. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, onorevole Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PICHETTO FRATIN, ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. Grazie, Presidente, e grazie agli interroganti. In relazione alla richiesta degli onorevoli interroganti si segnala che, con decreto direttoriale di ieri, è stato rinnovato, presso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, il tavolo tecnico nazionale sui deflussi ecologici, che, come auspicato anche dalle Autorità di bacino, risulta essere una sede di confronto utile per l'approfondimento dei temi correlati ai criteri di ammissibilità delle deroghe temporanee al deflusso minimo vitale e al deflusso ecologico e, più in generale, per garantire un'applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale della normativa e delle metodologie di riferimento.

Il tavolo tecnico provvederà al periodico esame delle metodologie per la determinazione dei deflussi ecologici (a livello distrettuale, in questo caso), promuovendo il continuo aggiornamento su base scientifica e l'armonizzazione applicativa su tutto il territorio nazionale. Il tavolo è certamente deputato a svolgere un ruolo essenziale ai fini della definizione dei termini di eccezionalità per l'applicazione delle deroghe, compatibili con i principi europei e con le disposizioni di riferimento in materia di qualità ambientale delle acque.

Ogni deroga al deflusso minimo vitale e al deflusso ecologico dovrà essere inoltre compatibile con le linee guida per la predisposizione del bilancio idrico di bacino e pertanto ammessa a condizione che siano adottate tutte le possibili strategie di risparmio idrico, di contenimento delle perdite e di eliminazione degli sprechi previsti dal piano di tutela delle acque.

Inoltre, deve essere dimostrata l'impossibilità di individuare modalità alternative di approvvigionamento e implementata ogni azione per rendere minimi gli effetti sulla salute umana e sugli ecosistemi. Come è noto, diverse e meno stringenti previsioni per l'applicazione delle deroghe operano nei casi in cui il livello di severità idrica rischi di compromettere l'approvvigionamento per il consumo umano.

Naturalmente la priorità è il settore idrico rispetto alle regole di cui - a ragione - mi sono occupato per tanti decenni. In ogni caso, le sperimentazioni dell'Autorità di bacino in relazione al deflusso ecologico, che dovranno concludersi entro il 30 giugno 2025, garantiranno una migliore gestione idrica anche in relazione all'uso irriguo, unitamente alle semplificazioni apportate dall'Esecutivo negli scorsi mesi, che gli interroganti conoscono bene, in relazione alla possibilità di realizzare liberamente vasche di raccolta di acque meteoriche per uso agricolo e al riutilizzo delle acque reflue depurate per l'uso.

Ringrazio i presentatori per l'interrogazione. La sfida, colleghi, è quella che dobbiamo agire sull'utilizzo delle acque reflue, perché utilizziamo il 5 per cento, sulle grandi vasche di laminazione che ci servono in caso di eccesso di pioggia, ma anche per la siccità.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Bergesio, per due minuti.

BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, ringrazio il Ministro per la risposta. Noi stiamo trattando questo tema che coinvolge migliaia di corpi idrici superficiali della penisola, di qualsiasi ordine e grandezza, che sono in un'evidente fase di modificazione del regime del flusso d'acqua, che si sta trasformando da quello che era in passato un flusso continuo a un flusso intermittente per i grandi fiumi regolati ed è intermittente, effimero oppure in secca per quanto riguarda i torrenti o i bacini imbriferi più piccoli. Tutto questo non è, però, signor Ministro, minimamente considerato nella direttiva quadro acque, che ricordo è una direttiva del 2000, basata su studi che l'Unione europea fece dal 1990 al 2000, pertanto è superata abbondantemente dai cambiamenti climatici, anche se molti funzionari a livello europeo questo non lo vogliono considerare.

Dobbiamo considerare che i corsi idrici sono stravolti dalle situazioni di scarsità e soprattutto qui andiamo a toccare un tema che interessa chi ha le concessioni di derivazione, dai consorzi irrigui agli agricoltori, che non sono pericolosi eversivi utilizzatori abusivi di acqua, ma che cercano di dare sostentamento alle coltivazioni agricole in un periodo in cui i fiumi e i torrenti non soddisfano più le esigenze. Anche l'Associazione nazionale bonifiche e irrigazione (ANBI) ha più volte segnalato il problema, proponendo anche delle soluzioni e delle modifiche.

Ora, signor Ministro, compatibilmente con le scelte attente e puntuali che lei saprà sicuramente fare, a nostro avviso il deflusso ecologico va considerato in un contesto naturale regolato soprattutto per le necessità umane. Applicando così com'è il deflusso ecologico senza cautele per le produzioni agricole, senza la quota necessaria che dovrebbe essere garantita alle produzioni agroalimentari, non si soddisfano le necessità essenziali.

Se poi vogliamo parlare della filiera autorizzativa che riguarda l'eventuale deroga in corso, quando c'è una scarsità idrica media o elevata, sappiamo che si parte da colui che ha la concessione di derivazione che può essere il consorzio, può essere la singola azienda agricola o può essere un Comune, per arrivare alla Provincia, passando attraverso la Regione, la Regione poi fa riferimento agli aspetti cogenti del MASE che ha a fianco l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), che fa riferimento a tutte le agenzie regionali per la protezione ambientale.

Si tratta, insomma, di un sistema molto farraginoso e comunque segnaliamo - ma lei lo sa bene e sono contento di poter parlare con lei, perché è un profondo conoscitore della materia - che c'è bisogno di semplificazione, c'è bisogno di un sostegno vero per la garanzia che la nostra agricoltura possa continuare a crescere, a prescindere dall'entrata in vigore di una norma che, se non viene in qualche misura regolata nella sua entrata in vigore, anche posticipata, sicuramente potrebbe creare dei problemi enormi al nostro Paese. (Applausi).

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 16 aprile 2024

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 16 aprile, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 15,58).