Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 047 del 08/03/2023

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente GASPARRI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,33).

Si dia lettura del processo verbale.

PAGANELLA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori (ore 9,36)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori».

Colleghi, la Conferenza dei Capigruppo ha approvato modifiche al calendario della settimana corrente.

L'ordine del giorno della seduta di oggi prevede la discussione generale del disegno di legge di delega al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane.

Al termine della discussione generale, la seduta sarà sospesa per riprendere, orientativamente alle ore 13, con il seguito della discussione del decreto-legge in materia di trasparenza del prezzo dei carburanti e, quindi, presumibilmente con le votazioni.

Alle ore 16,15 si svolgerà un'iniziativa celebrativa della Giornata internazionale della donna, che avrà luogo con trasmissione diretta televisiva.

Dopo un breve intervento introduttivo del Presidente, avrà luogo un concerto d'archi di dodici giovani musiciste dell'orchestra del Conservatorio di musica «G. Tartini» di Trieste. Seguiranno gli interventi dei Gruppi, per cinque minuti ciascuno.

Al termine, l'Assemblea riprenderà la discussione dei provvedimenti all'ordine del giorno; si presuppone intorno alle ore 17,40.

Restano confermati gli altri argomenti previsti dal calendario della settimana, ad eccezione delle votazioni per l'elezione dei componenti dei Consigli di Presidenza della giustizia amministrativa, della Corte dei conti e della giustizia tributaria.

Il question time non avrà luogo.

La seduta odierna, dunque, avrà andamenti orari diversi dal consueto, sia per le discussioni, che per le votazioni, viste anche le celebrazioni legate alla giornata dell'8 marzo. A tal proposito, colgo l'occasione per rivolgere un saluto a tutte le colleghe in occasione della Giornata internazionale dedicata a celebrare il ruolo delle donne.

Programma dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi il 7 marzo 2023, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - il seguente programma dei lavori del Senato per i mesi di marzo e aprile 2023:

- Disegno di legge n. 506 - Deleghe al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane (voto finale con la presenza del numero legale)

- Disegno di legge n. 486 - Dichiarazione di monumento nazionale del Teatro Regio di Parma (dalla sede redigente)

- Elezione di organi collegiali

- Procedura abbreviata ai sensi dell'articolo 81 del Regolamento

- Disegni di legge di conversione di decreti-legge

- Ratifiche di accordi internazionali

- Documenti di bilancio

- Mozioni

- Interpellanze ed interrogazioni

- Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari

Calendario dei lavori dell'Assemblea, variazioni
Discussione e approvazione di proposta di modifica

PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al calendario della settimana corrente:

Mercoledì

8

marzo

h. 9,30-20

- Disegno di legge n. 506 - Deleghe al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane (voto finale con la presenza del numero legale)

- Seguito disegno di legge n. 555 - Decreto-legge n. 5, Trasparenza prezzo carburanti (approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 15 marzo)

- Deliberazione sulla richiesta di procedura abbreviata, ai sensi dell'articolo 81 del Regolamento, per il disegno di legge n. 143 Legge quadro per lo sviluppo delle isole minori

- Disegno di legge n. 486 - Dichiarazione di monumento nazionale del Teatro Regio di Parma (dalla sede redigente)

- Sindacato ispettivo (giovedì 9)

Giovedì

9

"

h. 10

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 555
(Decreto-legge n. 5, Trasparenza prezzo carburanti)

(Gruppi 3 ore, escluse dichiarazioni di voto)

FdI

38'

PD-IDP

27'

L-SP-PSd'AZ

23'

M5S

22'

FI-BP-PPE

18'

Az-IV-RE

14'

Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)

14'

Misto

13'

Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE

13'

ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

Ricordo che ieri il calendario non è stato approvato all'unanimità nell'ambito della Conferenza dei Presidenti di Gruppo, per cui invito tutti ad ascoltare, perché potrebbero essere prese decisioni dall'Assemblea in merito al calendario.

Prego, senatore Romeo.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, a nome del Gruppo Lega, innanzitutto approfitto di questo intervento per fare gli auguri a tutte le donne, visto che oggi è l'8 marzo. (Applausi).

PRESIDENTE. Gli auguri sono di tutti i Gruppi e per tutte le donne.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Ha ragione, signor Presidente. Esattamente, di tutti i Gruppi e per tutte le donne. (Applausi).

PRESIDENTE. Erano chiare in verità le sue parole. Il mio era un modo per farle ottenere altri applausi.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Diciamo che le ho dato l'assist, Presidente. Lei chiaramente ha fatto quello che doveva fare e la ringrazio.

Tonando al calendario dei lavori, vorrei solo mettere in evidenza il fatto che come Gruppo chiediamo che non venga inserita in calendario la deliberazione sulla richiesta di procedura abbreviata, ai sensi dell'articolo 81 del Regolamento, per il disegno di legge n. 143, recante legge quadro per lo sviluppo delle isole minori.

Lo dico perché circa un mese fa il collega Lorefice del MoVimento 5 Stelle era venuto a chiedere se volevamo sottoscrivere la richiesta di procedura abbreviata. Io dissi, già ai tempi, che il Governo stava per intervenire con un provvedimento e che quindi noi non avremmo firmato la proposta. Penso che lo stesso ragionamento lo abbiano fatto anche altri colleghi della maggioranza. Sinceramente, visto che arriverà questo provvedimento del Governo, non riteniamo sia adesso utile votare la procedura abbreviata. Questo anche perché il disegno di legge è stato presentato il 13 ottobre dell'anno scorso e, a fronte della accelerazione per una procedura d'urgenza, sinceramente non vediamo la necessità di fare un provvedimento in fretta.

Lo diciamo anche perché si tratta di un disegno di legge approvato nella precedente legislatura, all'epoca del Governo giallo-verde. Eravamo dunque anche noi in maggioranza e avevamo presentato insieme il provvedimento, che era figlio di una mediazione. Non era proprio quello che la Lega ai tempi desiderava, ma ci fu la mediazione e il disegno di legge passò al Senato.

Fu uno dei primi provvedimenti legislativi che votammo tutti insieme, rimasto poi per quattro anni fermo alla Camera, perché c'erano delle problematiche, che si sono perpetrate nel corso del tempo, sia con il Governo giallo-rosso, che arrivò dopo, sia con il Governo Draghi.

Ciò vuol dire che il disegno di legge, così come era stato approvato, presentava delle criticità. Con estrema correttezza ho detto al collega Lorefice e ho ribadito anche ieri in Conferenza dei Capigruppo che noi preferiremmo aspettare che arrivi il disegno di legge del Governo e poi quello che avete presentato sarà - come avviene formalmente e tecnicamente - abbinato e inizierà la discussione. Su questo provvedimento, infatti, occorre non una procedura abbreviata, ma un approfondimento intenso e notevole, per tutta una serie di motivazioni.

Questo è il motivo per cui chiediamo che il calendario venga modificato e venga tolto questo punto all'ordine del giorno. E lo chiediamo con molta chiarezza, senza fare polemiche, nell'ottica di un confronto più puntuale e più preciso su un tema controverso per tutta una serie di motivi, nel senso che, così come viene messo in evidenza nel disegno di legge, esso presenta delle criticità che vanno superate.

A maggior ragione, visto l'arrivo di un provvedimento del Governo che probabilmente coinvolgerà sullo stesso tema due Ministeri, il Ministero degli affari regionali e il Ministero del mare, penso sia più doveroso e rispettoso aspettare il Governo. Dopodiché, il Parlamento, naturalmente, eserciterà il suo ruolo. (Applausi).

LOREFICE (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LOREFICE (M5S). Signor Presidente, intervengo per aggiungere nuove informazioni e per mettere in evidenza che - secondo me - con questo atto si sta prevaricando in maniera eccessiva il ruolo del Parlamento. Negli ultimi cinque anni ho sentito nei vari interventi dei Gruppi, anche di colleghi della Lega, di Fratelli d'Italia e di Forza Italia, rimproverare i precedenti Governi di essere un po' troppo restrittivi e di non dare spazio al Parlamento.

In riferimento alla richiesta avanzata, ribadisco che è stata approvata la settimana scorsa all'unanimità. La richiesta ex articolo 81 del Regolamento è stata già approvata. Al di là della narrazione del senatore Romeo, voglio ricordare che è stata sottoscritta da tutti i Gruppi politici di quest'Aula, tranne la Lega. Hanno firmato anche i colleghi di Fratelli d'Italia e Forza Italia. La richiesta ex articolo 81 è stata quindi firmata a larghissima maggioranza, con l'esclusione - lo sottolineo - della Lega. Nel Conte 1 ricordo che c'era in particolare un disegno di legge a firma Briziarelli, che la Lega aveva una certa propensione a far passare. Nel 2018 quel disegno di legge al Senato è stato votato in pochissimi mesi all'unanimità. Rileggendo i Resoconti stenografici dell'Aula, vedo che i colleghi di Fratelli d'Italia hanno dato un grande contributo e alcuni emendamenti sono stati approvati. Pertanto, la partecipazione piena di quest'Aula nel 2018 è testimonianza chiara che c'era un interesse trasversale a mettere mano a una problematica, quella legata alla legge quadro per le isole minori italiane, e il voto unanime dovrebbe sollevare da qualsiasi dubbio.

Chiedo a lei, Presidente, un po' di attenzione - e la chiedo anche ai colleghi presenti in Aula - sulle prerogative parlamentari: le chiedo se questa è ancora una democrazia parlamentare o il Governo, per il tramite di un suo esponente di maggioranza o di un Gruppo di maggioranza, può intervenire in Aula, anche con argomentazioni pretestuose, per imporre una linea. Le leggi le fa il Parlamento. C'è un disegno di legge approvato, perfettamente aderente e conforme a quello che è il dettato dell'articolo 81, e ora ci si chiede di prendere ulteriore tempo in attesa che il Governo - non si sa quando - porti la propria proposta di legge. Stiamo quindi invertendo le funzioni. Chiedo a lei, Presidente, e all'Aula: è ancora questa una democrazia parlamentare?

Ribadisco quindi con fermezza la richiesta di inserimento in calendario del disegno di legge con la proposta ex articolo 81 (Applausi) e chiedo di votare in maniera palese contro la proposta del presidente Romeo del Gruppo Lega. Ribadiamo con forza cos'è il Parlamento italiano. La prossima volta che ascolterò interventi di colleghi che inneggiano alla questione che il Parlamento è sempre in prima linea per formare nuove leggi, interverrò ulteriormente. Confido nella correttezza dei colleghi, anche del Gruppo Fratelli d'Italia, che nel tempo hanno sempre messo in rilievo questa fattispecie: prima il Parlamento. Poi il Governo potrà venire a confrontarsi con noi per trovare il testo migliore possibile e risolvere la problematica. (Applausi).

MALPEZZI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALPEZZI (PD-IDP). Signor Presidente, non entro nel merito del provvedimento, ma ne faccio una questione di metodo, avendo ascoltato le parole del collega Romeo e avendo avuto modo, anche ieri in Conferenza dei Capigruppo, di spiegare perché la proposta del senatore Romeo ci vede profondamente contrari.

Noi riteniamo che si debba partire, laddove ci sono dei disegni di legge di iniziativa parlamentare, proprio dal Parlamento e successivamente il Governo, se ha intenzione di trattare lo stesso argomento, avendolo in programma, può collaborare e lavorare insieme al Parlamento per modificare il testo e trovare dei punti di caduta. Lo dico perché è successo tante volte nella scorsa legislatura che il Governo abbia fatto un passo indietro rispetto a propri interventi, proprio perché la discussione ragionata avviene in Parlamento. Faccio due esempi: il primo è la volontà del Governo di intervenire sulla riforma degli Istituti tecnici superiori. Il Governo ha fatto un passo indietro perché la 7a Commissione della Camera stava già esaminando diversi disegni di legge collegati in materia, e si partiva da un disegno di legge di Forza Italia, a firma dell'onorevole Valentina Aprea. Come vedete, non sto raccontando di una cosa che riguarda la mia parte politica. Siamo partiti da lì e abbiamo trovato una quadra condivisa insieme a tutto il Governo. Ma vi potrei citare altri esempi che ci hanno visto lavorare all'unanimità: cito il disegno di legge sull'assegno unico, che è partito da un'iniziativa parlamentare, da un lavoro in Commissione sul disegno di legge a prima firma del senatore Delrio, e da lì il Governo ha seguito, lavorato e contribuito alla formazione di una legge.

Allora, chiedo al collega Romeo: perché questa volta, su un tema che ci vede unanimi, ma che poi magari potrà avere tutta una serie di sfumature diverse, non usiamo lo stesso metodo, che sarebbe estremamente corretto? Partiamo dal disegno di legge di iniziativa parlamentare e poi lavoriamo con il Governo per arricchire, modificare e trovare altri punti in comune, perché questo è il nostro ruolo e terremmo insieme l'iniziativa parlamentare e l'iniziativa governativa. Troverei questo come un grande passo avanti nel lavoro condiviso che dovremmo fare come legislatori. Ricordo che fino a prova contraria è il nostro lavoro approvare le leggi e non semplicemente lavorare sui decreti-legge del Governo, che ha un'altra funzione. (Applausi).

Per inciso, poi, da quando è iniziata questa legislatura abbiamo dato il via libera a tutte le proposte con una procedura d'urgenza proprio nel rispetto di una condivisione, dal momento che le avevamo già appoggiate e votate. Lo abbiamo fatto con tutti i testi della maggioranza e dispiace che una proposta dell'opposizione venga gettata nel cestino. (Applausi).

PAROLI (FI-BP-PPE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAROLI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, capisco che l'opposizione non possa che essere contraria, ma trovo particolarmente surreale il dibattito che stiamo affrontando. Ritengo che la richiesta che ha avanzato il senatore Romeo sia assolutamente fondata e rispettosa della proposta delle opposizioni.

Nel merito, il tema delle isole minori è da noi condiviso rispetto a una legge quadro. Il senatore Romeo ha semplicemente posto un problema, ovvero che con tutta probabilità - se non certezza - è in arrivo una proposta e anche un disegno di legge da parte del Governo. È evidente che, nel momento in cui in quest'Aula si chiede il voto sull'immediata calendarizzazione - questo vuol dire l'urgenza - e quindi la settimana prossima ci dovessimo trovare ad approvare il disegno di legge che concerne la legge quadro sulle isole minori, il Governo non avrebbe possibilità di intervento e verrebbe meno proprio tutto ciò che è stato appena detto anche dalla senatrice Malpezzi, ovvero un lavoro comune che questa Assemblea, la Commissione e il Governo non potrebbero fare.

Alla luce di ciò, il senatore Romeo è stato più che rispettoso. Se avesse voluto affossare il tema dell'urgenza, molto più facilmente non si sarebbe opposto alla calendarizzazione, oggi avremmo votato la procedura d'urgenza per il disegno di legge sulle isole minori, l'urgenza non sarebbe passata e ci saremmo trovati a esaminare il provvedimento in Commissione. Questo si è evoluto evitare e la richiesta di non calendarizzare il provvedimento questa settimana vale solo a questo fine. Dopodiché, credo che il provvedimento sia stato depositato ad ottobre e non capisco l'urgenza quando si chiedono due o tre settimane per valutare: se il Governo ha davvero intrapreso una proposta, ci sarà un testo base in Commissione che chiaramente partirà anche dalla proposta dei colleghi del MoVimento 5 Stelle e in quella sede si lavorerà. Oggi mi sembra tutto molto sopra le righe e fuori da un'intelligenza parlamentare che non toglie nulla a questa Assemblea né alla Commissione, ma ci dà solo la possibilità di lavorare a un testo sapendo che una proposta del Governo non può non essere neanche vista e valutata da questa Assemblea come dalla Commissione.

Per questa ragione credo che il calendario sia utile e non abbia questo punto all'ordine del giorno, anche per salvaguardare una possibile futura urgenza, nelle prossime settimane, sullo stesso provvedimento, rispetto al quale non c'è stata assolutamente una posizione ostativa.

MALAN (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FdI). Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia è estremamente favorevole a misure che vengano incontro alle esigenze delle isole minori, anche nella legislatura scorsa ha proposto provvedimenti in questo senso. Teniamo a chiarire che - come è già stato detto dai colleghi Romeo e Paroli - si tratta semplicemente, proprio perché abbiamo a cuore questo problema, di dare modo al Governo di presentare anche il suo disegno di legge, che naturalmente potrebbe essere abbinato a quello di cui oggi viene chiesta la deliberazione d'urgenza. È una cosa molto semplice.

Ricordo che nella scorsa legislatura tutti i Gruppi, tranne che il MoVimento 5 Stelle, chi più a lungo, chi meno a lungo sono stati all'opposizione, e non è stata mai chiesta la deliberazione di urgenza; cosa che avrebbero potuto fare tutti i Gruppi di opposizione e avremmo potuto fare anche noi, durante gli ultimi due anni, come unico Gruppo di opposizione. (Applausi). Abbiamo ritenuto però di andare avanti secondo le procedure normali. Adesso, se si vuole dire che il Parlamento viene mortificato da questo voto, apprezzo che, dopo un periodo in cui la fiducia è stata posta su ogni provvedimento, in cui si sono approvate leggi di bilancio in ventiquattro ore, improvvisamente si scopre la centralità del Parlamento. (Applausi). Siamo talmente per la centralità del Parlamento che anche sulle isole minori vogliamo che si discutano sia il provvedimento proposto da un Gruppo di opposizione sia quello del Governo. (Applausi).

PAITA (Az-IV-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAITA (Az-IV-RE). Signor Presidente, io non credo che con la decisione di oggi si violi il principio di democrazia in quest'Aula. Lo dico al senatore Malan perché credo che enfatizzare la questione sia di per sé sbagliato. Usiamo certi toni quando è il caso di usarli, e su questo sono d'accordo.

Quello che però mi sorprende - come ho detto anche nella Conferenza dei Capigruppo - è il tipo di richiesta. Mi rivolgo al ministro Ciriani, che è presente in Aula. Se si chiede che un atto, come quello di cui discutiamo, non venga oggi votato, interrompendo cioè un percorso parlamentare, penso sarebbe serio indicare il momento in cui il Governo porta in Aula il provvedimento che insisterà sulla stessa materia. È esattamente la richiesta che ho fatto ieri. Un conto è interrompere il percorso oggi e la prossima settimana, tra dieci giorni, arriverà l'atto; un conto è interrompere il percorso oggi perché poi arriverà un intervento del Governo.

Da questo punto di vista, non si tratta di violare i principi tra di noi - è chiaro che è legittimo interrompere un percorso - ma si incrina un rapporto di fiducia, con modalità che - secondo me - è bene non utilizzare in vicende che nascono da un'iniziativa di carattere parlamentare.

Ecco perché mi sono permessa ieri, e lo faccio anche oggi, Ministro, di chiedere per favore, come Governo, l'indicazione di un percorso. Diteci quale sarà la scadenza della discussione. È chiaro che, a quel punto, le forze politiche che hanno lavorato su questa materia abbineranno il provvedimento. Non mi pare giusta però la modalità e, se non dovessero esserci chiarimenti, noi sicuramente voteremo insieme alle altre forze dell'opposizione. Non è infatti la modalità di lavoro che io auspico in quest'Aula, nella quale il rispetto dell'iniziativa di ognuno di noi deve essere garantito. Questa non sarà una violazione indelebile del rapporto tra maggioranza e opposizione, ma evitarla è sicuramente un atto che aiuterebbe a rispettarci reciprocamente e anche a rispettare il ruolo del Parlamento. (Applausi).

ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, rischiamo di non comprendere quello di cui stiamo parlando.

L'articolo 81 del nostro Regolamento prevede che i disegni di legge che sono stati approvati nella precedente legislatura possano essere trattati con la procedura d'urgenza. Non stiamo interrompendo quindi alcun percorso. Siamo nella fase iniziale; c'è una richiesta legittima, firmata dai senatori, che sostanzialmente sostiene che il provvedimento debba essere trattato con urgenza. Ciò significa che adesso votiamo la procedura e la settimana prossima in Aula votiamo il provvedimento, come successo già con tanti altri, così com'è. È così che succede. La procedura urgenza fa sì che un provvedimento venga portato in Parlamento e votato dopo una settimana. Il collega Lorefice ha detto che si tratta di un disegno di legge già approvato con tutte le forze politiche all'umanità. È vero anche, però, che sono passati cinque anni e c'è un Governo - è vero che c'è il Parlamento, ma c'è anche il Governo - con un Presidente del Consiglio votato da tutti gli italiani e, quindi, il Parlamento, ma anche il Governo, ne sono sostanzialmente la rappresentazione. Allora, come si fa di solito quando c'è un provvedimento del Governo e il Parlamento vuole approfondire il procedimento insieme al Governo, attraverso i lavori in Commissione, volendo confrontarsi? Non con la procedura abbreviata, ma seguendo il normale iter: prima l'esame in Commissione alla quale viene assegnato il provvedimento del Governo, si mettono insieme i testi e alla fine, con la votazione degli emendamenti, si arriva in Aula con un procedimento molto più lungo e molto più approfondito. Ci può stare.

Il collega Briziarelli aveva seguito questa partita la scorsa volta e ricordo che mi disse: Caro Capogruppo, questa è l'unica e la massima mediazione che possiamo ottenere, quindi, piuttosto che niente, è meglio piuttosto! Adesso, però, è cambiato il Governo. Aspettiamo il provvedimento del Governo e insieme al Parlamento si porterà avanti la questione; non si interrompe alcun procedimento. È una questione di correttezza, colleghi.

Sappiamo che arriva un provvedimento simile da parte del Governo e la settimana prossima siamo qui e votiamo il disegno di legge. E poi cosa diciamo al Governo? Che non ce ne frega niente, che intanto andiamo avanti, che si arrangiassero? Non penso sia corretto. In un'ottica di confronto aspettiamo il disegno di legge del Governo e insieme lo approfondiamo.

Non c'è alcuna polemica; poi, sono passati cinque anni, magari sulle isole minori qualche criticità potremo anche modificarla.

Posso dirlo, colleghi? Penso che si tratti di una questione di correttezza istituzionale, senza fare polemiche; non capisco questo: interrompiamo la democrazia, la centralità il Parlamento. Semplicemente la Commissione esaminerà il provvedimento come ha fatto con tutti gli altri.

Il nostro non può che essere, naturalmente, un sostegno ulteriore a una legittima richiesta da parte della maggioranza. Trattiamo questo come tantissimi altri provvedimenti che abbiamo discusso in quest'Aula. (Applausi).

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dal senatore Romeo, volta ad eliminare la deliberazione sulla richiesta di procedura abbreviata in riferimento alla legge quadro per lo sviluppo delle isole minori.

È approvata.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, dispongo la controprova.

Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. (Commenti. Brusio).

È approvata.

Senatrice Malpezzi, qual è il problema? Non riesco a capire l'osservazione. Non appaiono i numeri? Nelle controprove non appaiono; non ricordava bene. Comunque i numeri ci sono, si fidi della procedura che è sempre stata questa. Nelle controprove non appaiono i numeri, ma non si alterano nemmeno; non abbiamo bisogno del senatore Cottarelli che con i numeri è molto pratico. La prassi è questa.

Pertanto, il calendario rimane quello comunicato, salvo l'eliminazione dalla seduta di giovedì 9 della deliberazione riguardante le isole minori, che auspicabilmente tornerà nella discussione parlamentare, rapidamente - la Presidenza se lo augura - perché le isole minori hanno bisogno di attenzione. Su questo non c'è dubbio.

Ad ogni modo, ringrazio il Segretario, ma sul fatto che la votazione fosse regolare nessuno aveva dubbi.

Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:

(506) Deleghe al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)(ore 10,04)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 506.

Il relatore, senatore Zaffini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

ZAFFINI, relatore. Signor Presidente, il presente disegno di legge, di iniziativa governativa, reca discipline di delega al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane. Alcune delle norme di delega concernono specificamente gli anziani non autosufficienti. Si ricorda che il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede l'adozione di una disciplina legislativa di delega relativa a questi ultimi soggetti, con entrata in vigore della stessa entro il 31 marzo 2023 (tale provvedimento è pertanto, come si dice in gergo, tempo dipendente), e la relativa adozione dei decreti legislativi, con entrata in vigore di questi ultimi entro il 31 marzo 2024.

Le discipline di delega sono poste specificatamente negli articoli da 3 a 5, mentre l'articolo 1 reca alcune definizioni, in conformità alle norme vigenti, e l'articolo 2, comma 2, stabilisce i principi e i criteri direttivi di carattere generale, comuni alle varie deleghe in oggetto. Il termine entro il quale le deleghe devono essere esercitate viene posto al 31 gennaio 2024, fatta salva l'ipotesi di prolungamento di tale termine, nella misura di quarantacinque giorni. In ogni caso, le deleghe devono essere esercitate secondo le disponibilità e i vincoli finanziari definiti ai sensi dell'articolo 8.

Il comma 1 dell'articolo 2 specifica che le deleghe di cui al presente disegno di legge sono tese alla tutela della dignità e alla promozione delle condizioni di vita, di cura e di assistenza delle persone anziane, attraverso la ricognizione, il riordino, la semplificazione, l'integrazione e il coordinamento, sotto il profilo formale e sostanziale, delle disposizioni legislative vigenti in materia di assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana.

Il successivo comma 2 stabilisce, come accennato, i principi e criteri direttivi comuni alle deleghe in oggetto. Essi prevedono: la promozione del valore umano, psicologico, sociale, culturale ed economico in ogni fase della vita delle persone, anche attraverso la partecipazione degli anziani ai vari ambiti familiari e sociali, e il coinvolgimento e il supporto da parte di soggetti privati e da parte di servizi pubblici, ivi compreso il servizio civile universale.

Le norme prevedono inoltre: il riconoscimento per le persone anziane del diritto a determinarsi in maniera indipendente, libera, informata e consapevole, con riferimento alle decisioni che riguardano la loro assistenza, e del diritto alla continuità di vita e di cure presso il proprio domicilio, entro i limiti e i termini definiti dalla programmazione statale e regionale, e anche attraverso la rete delle farmacie territoriali. E ancora: la promozione della valutazione multidimensionale delle capacità e dei bisogni di natura bio-psico-sociale, sanitaria e sociosanitaria degli anziani fragili e non autosufficienti ai fini dell'accesso ad un continuum di servizi; il riconoscimento del diritto delle persone anziane alla somministrazione di cure palliative domiciliari e presso hospice; la promozione dell'attività fisica sportiva da parte della popolazione anziana; il riconoscimento degli specifici fabbisogni di assistenza delle persone anziane con condizioni di disabilità, al fine di promuovere nell'inclusione sociale la partecipazione attiva alla comunità; la promozione del miglioramento delle condizioni materiali e di benessere bio-psico-sociale sia delle famiglie degli anziani fragili o non autosufficienti, sia delle persone impegnate nella cura degli stessi; il rafforzamento dell'integrazione e dell'interoperabilità dei sistemi informativi di alcune amministrazioni pubbliche; la riqualificazione dei servizi di semiresidenzialità, di residenzialità temporanea o di sollievo e la promozione dei servizi di vita comunitaria e di coabitazione domiciliare. I suddetti ultimi due principi di riqualificazione e promozione sono stati inseriti in sede referente dall'attività svolta dalle Commissioni.

I commi da 3 a 5 dello stesso articolo 2 prevedono l'istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, del Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana (CIPA), con il compito di promuovere il coordinamento e la programmazione integrata delle politiche nazionali in favore delle persone anziane, con particolare riguardo alle politiche per la presa in carico delle fragilità e della non autosufficienza. Nella definizione dei compiti del CIPA si fa tra l'altro riferimento all'adozione, con cadenza triennale e aggiornamento annuale, previa intesa in sede di Conferenza unificata Stato-Regioni, di due piani nazionali relativi, rispettivamente, all'invecchiamento attivo, all'inclusione sociale e alla prevenzione delle fragilità, da un lato, e all'assistenza e alla cura della fragilità e della non autosufficienza negli anziani, dall'altro. Si promuove inoltre l'armonizzazione dei livelli essenziali di prestazioni (LEPS) rivolti agli anziani non autosufficienti e dei relativi obiettivi di servizio con i livelli essenziali di assistenza (LEA).

La disciplina di delega di cui all'articolo 3 concerne la definizione di misure tese alla promozione dell'invecchiamento attivo, della dignità, dell'autonomia e dell'inclusione sociale degli anziani e alla prevenzione delle loro fragilità. La delega è esercitata in base alla procedura di cui al comma 1 del presente articolo 3. I principi e i criteri direttivi specifici di cui al comma 2 dell'articolo 3 concernono: gli interventi per l'invecchiamento attivo e la promozione dell'autonomia; gli interventi per la solidarietà e la coesione tra generazioni; gli interventi per la prevenzione della fragilità degli anziani. I principi e i criteri direttivi di cui alle lettere a) e b) riguardano: la sanità preventiva, anche presso il domicilio delle persone anziane (in tale ambito anche attraverso la rete delle farmacie territoriali); la partecipazione degli anziani a vari ambiti e attività, quali la pratica sportiva, le relazioni con gli animali d'affezione (anche questo passaggio è stato aggiunto in sede referente) e il turismo; le forme di coabitazione e di co-housing, lo svolgimento di attività sociali e di volontariato, le esperienze di promozione culturale intergenerazionali; i programmi di cittadinanza attiva, volti alla coesione tra generazioni, in favore della collettività e delle comunità territoriali.

Riguardo ai suddetti interventi e alla prevenzione delle fragilità, la lettera c) prevede che, in sede di esercizio della delega, si disciplinino: l'offerta progressiva della possibilità, per la persona anziana affetta da uno o più patologie croniche, di accedere a una valutazione multidimensionale, basata su linee guida nazionali, della capacità e dei fabbisogni di natura bio-psico-sociale, sanitaria e sociosanitaria (valutazione, questa, da effettuarsi nell'ambito dei punti unici di accesso, i cosiddetti PUA, da parte di équipe multidisciplinari). Colleghi, questa è una grande innovazione. Si disciplina inoltre, all'esito della valutazione, lo svolgimento presso il PUA dell'attività di screening per l'individuazione dei fabbisogni di assistenza della persona e per i necessari orientamento e supporto informativo ai fini dell'accesso al continuum di servizi e alle reti di inclusione sociale.

L'articolo 4, oggetto di modifiche durante l'esame in Commissione, reca e disciplina una delega legislativa al Governo avente per oggetto l'assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria per le persone anziane non autosufficienti. La delega, secondo quanto previsto dal comma 1, è espressamente finalizzata a riordinare, semplificare e coordinare l'attività di assistenza sociale, in attuazione delle previsioni della Missione 5 (inclusione e coesione), componente 2, del PNRR. Il comma 2 pone una serie di principi e criteri direttivi specifici, che si aggiungono a quelli generali, riguardanti: la definizione di popolazione anziana, la definizione del Sistema nazionale per la popolazione anziana, l'individuazione dei LEPS in un'ottica di integrazione con i LEA, l'adozione di un sistema di monitoraggio dell'erogazione dei LEPS; il coordinamento degli interventi e dei servizi sociali, sanitari e sociosanitari in favore degli anziani non autosufficienti; la promozione su tutto il territorio nazionale di un omogeneo sviluppo degli ambiti territoriali; la promozione dell'integrazione funzionale tra distretto sanitario e ATS; la semplificazione e l'integrazione, anche attraverso la rete di farmacie territoriali - ripeto - delle procedure di accertamento e valutazione delle condizioni di persona anziana non autosufficiente; la riduzione di duplicazioni e il contenimento dei costi degli oneri amministrativi mediante la revisione, come dicevo poco fa, colleghi, di una valutazione multidimensionale unificata, che tenga conto degli elementi informativi eventualmente in possesso anche degli enti del terzo settore erogatori dei servizi e con il coinvolgimento per la definizione dei PAI, oltre che del soggetto destinatario, anche dei familiari caregiver, dell'eventuale amministratore di sostegno o, su richiesta delle persone non autosufficiente o di chi la rappresenta, degli enti del terzo settore.

Al fine di garantire un'offerta integrata di assistenza sanitaria, psicosociale e sociosanitaria, secondo un approccio orientato a favorire, tra l'altro, la razionalizzazione dell'offerta di prestazioni sanitarie e sociosanitarie che tenga finalmente conto delle condizioni dell'anziano, anche con riferimento alle necessità dei pazienti cronici e complessi si prevede, altresì, l'integrazione del coordinamento dei servizi per le terapie erogate a domicilio; il coinvolgimento degli enti del terzo settore con riferimento ai servizi delle cure palliative; la previsione del diritto alle cure palliative nell'erogazione dei servizi specialistici in tutti i luoghi di cura per gli anziani non autosufficienti.

Con riferimento ai servizi residenziali, si dispone poi la promozione dell'offerta di interventi complementari di sostegno con risposte diversificate, anche con il sostegno del servizio civile universale; l'aggiornamento e la semplificazione dei criteri minimi di autorizzazione e di accreditamento strutturale, organizzativo e di congruità del personale, dei soggetti erogatori pubblici e privati anche del terzo settore, del servizio civile universale per i servizi di rete domiciliari diurni residenziali e dei centri multiservizi socioassistenziali.

Provando a sintetizzare, signor Presidente, l'articolo 5, anch'esso oggetto di diverse modifiche durante l'esame in Commissione, reca una delega in materia di politiche per la sostenibilità economica e la flessibilità dei servizi di cura e assistenza a lungo termine. Si prevede, inoltre, per promuovere il miglioramento del livello delle prestazioni di cura e di assistenza a favore delle persone anziane non autosufficienti la ricognizione e il riordino delle agevolazioni contributive e fiscali volte a sostenere la regolarizzazione del lavoro di cura prestato a domicilio della persona non autosufficiente.

Il secondo ambito riguarda la definizione delle modalità per la formazione del personale addetto al supporto e all'assistenza delle persone anziane. In tale ambito si prevede, tra l'altro, la definizione degli standard formativi degli assistenti familiari impegnati nel supporto e nell'assistenza delle persone anziane nel loro domicilio, nonché l'identificazione dei fabbisogni regionali per le professioni e i professionisti controllare tutte le occorrenze afferenti al modello di salute bio-psico-sociale per tutte le figure professionali.

L'articolo 6, oggetto di una modifica tecnica durante l'esame in 1a Commissione, disciplina il procedimento per l'adozione dei decreti legislativi in sede di Conferenza unificata e l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti. Il comma 2 stabilisce, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi, il rispetto dei principi e criteri direttivi per la procedura prevista dal provvedimento in esame.

Gli articoli 7, 8 e 9, infine, recano rispettivamente la clausola di salvaguardia per le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e di Bolzano, le disposizioni di carattere finanziario e la norma sull'entrata in vigore del provvedimento.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritta a parlare la senatrice Furlan. Ne ha facoltà.

FURLAN (PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, oggi discutiamo un provvedimento molto importante, che da tanto tempo chiedono il mondo degli anziani, le grandi rappresentanze sociali, come le organizzazioni sindacali di CGIL, CISL e UIL, che rappresentano milioni di anziani e di anziane, ma anche tutto l'associazionismo laico e cattolico, in rappresentanza di questa importante parte della nostra popolazione.

Qualche numero ci aiuta a capire la dimensione delle aspettative di cui stiamo parlando. Siamo in un Paese dove oltre 13 milioni di uomini e di donne hanno oltre sessantacinque anni; oltre sette milioni ne hanno più di settantacinque; quattro su dieci, di questi uomini e di queste donne, hanno gravi patologie, anche croniche. Se guardiamo alla distribuzione tra uomini e donne di questa fascia importante della nostra società e della nostra comunità, riscontriamo che il 60 per cento sono donne e che queste donne, al 50 per cento anche ultraottantenni, vivono sole: in modo particolare, vivono sole nei grandi centri urbani.

Il tema della solitudine, non dimentichiamolo; la solitudine è una grave malattia della nostra società e delle nostre comunità. Parlo di donne molto anziane, che hanno dedicato la vita alla famiglia e al lavoro, che vivono nelle nostre grandi città, molto spesso con una pensione molto bassa e in perfetta solitudine. Anche a queste donne dedichiamo il nostro 8 marzo, perché Papa Francesco, quando parla della cultura dello scarto anche per le persone, si riferisce anche a loro.

È per questo, signor Presidente, senatrici e senatori, che vi è così tanta attesa per questa legge. Una legge che, per la verità, recepisce alcune coordinate fondamentali derivate anche dal lavoro svolto nella scorsa legislatura dallo scorso Governo, nella Commissione Turco.

Io vedo questo come un aspetto positivo. Significa dare continuità al lavoro che si è fatto: non si cambia e non si ricomincia sempre daccapo, ma si fa tesoro del lavoro che hanno fatto i nostri predecessori. Vi è, però, un tema fondamentale, che dimostra, in questo caso come in tutti i casi per la verità, se ad una questione ci si crede veramente oppure no. È il tema delle risorse, che non è una banalità e non è un tema da cui prescindere.

Noi siamo e viviamo in un Paese dove, non da questi mesi, ma da tanti anni abbiamo assistito a tagli lineari, in modo particolare sui servizi sociali, ma anche sulla sanità. Quindi, è ovvio che siamo un Paese che arriva strutturalmente molto debole, con strutture deboli disomogenee sul territorio nazionale, a questo appuntamento importante.

Una frase percorre tutto il disegno di legge e la ritroviamo presente in ogni articolo, dall'inizio alla fine: «con le risorse esistenti».

Vede, signor Presidente, con le risorse esistenti noi possiamo immaginare di razionalizzare e ottimizzare, ma sono insufficienti (Applausi) e continueremo ad avere anziani e anziane soli, che non hanno di fatto diritto a quei servizi sociali, sanitari e sociosanitari che determinano la qualità della vita. Certo, si vive di più e questa è una cosa positiva, signor Presidente, che fa ben sperare tutti, ma la qualità di quella vita in più che ogni anno accumuliamo molto spesso è scadente, insufficiente a rendere una persona non solo felice, ma anche in condizioni di vivere, in questa particolare e importante fase della vita, serenamente e con qualche prospettiva.

I tagli alle risorse che si sono accumulati determinano di fatto un'impossibilità, se non individuiamo un piano di risorse pluriennali, di fare quel salto di qualità; il taglio delle risorse significa lasciare di fatto invariato il tema del personale. Noi molto spesso abbiamo strutture non solo inadeguate, ma in alcuni casi davvero insufficienti per la dignità della persona. Abbiamo anche servizi che non coprono il bisogno delle persone, perché i tagli lineari nei Comuni italiani hanno significato innanzitutto dover tagliare i servizi sociali.

Allora, signor Presidente, l'invarianza di risorse si traduce anche in un'invarianza nelle piante organiche, assolutamente inadeguate nelle grandi strutture pubbliche come nelle piccole, per i grandi Comuni come per i piccoli Comuni, così come per tutte quelle strutture convenzionate che non sempre rispettano i contratti e gli standard di qualità. Il tema del personale, degli uomini e delle donne che lavorano nel comparto sociosanitario è da affrontare e senza risorse non lo si affronta sino in fondo, come andrebbe fatto; mi riferisco al tema della formazione degli uomini e delle donne che lavorano nel comparto sociosanitario e si dedicano agli anziani e alle anziane. Abbiamo visto cosa ha significato tutto questo nella pandemia, la fragilità dei nostri anziani e delle nostre anziane a causa di servizi del tutto inadeguati.

Si devono aprire delle riflessioni: i decreti delegati ci possono aiutare in questo, ma la mancanza di linee fondamentali, già nel disegno di legge, non agevola il nostro percorso, non lo agevola per definire un piano pluriennale di risorse, non lo agevola nell'affrontare il tema della qualità del lavoro e quindi della qualità dei servizi. Siamo molto preoccupati per il riferimento all'autonomia differenziata: questo significa che fotograferemo la spesa e cioè che le diseguaglianze, anche per le anziane e per gli anziani, rimarranno tali. Allora, già da quando si è bambini, il tema di dove si nasce mette davvero in discussione i grandi diritti di cittadinanza delle persone e questo rischiamo di perpetuarlo, fotografando l'esistente anche per gli anziani. Dobbiamo stare più attenti quando affrontiamo questi temi, perché sono i veri temi e le vere cartine di tornasole della democrazia e dignità della vita del nostro Paese.

Dobbiamo cambiare, signor Presidente, e trovare le risorse adeguate per fare gli investimenti adeguati, sennò rimarrà ancora una volta una bella legge che non avrà però le gambe e la possibilità di camminare. (Applausi).

PRESIDENTE. Prego tutti di rispettare i tempi, perché oggi abbiamo una giornata - come avete appreso dalla lettura del Calendario - molto complessa, anche con delle cerimonie, per cui è previsto che siano portate delle attrezzature in Aula. Quindi dobbiamo rispettare i tempi per fare tutto quello che abbiamo deciso di fare.

È iscritta a parlare la senatrice Guidolin. Ne ha facoltà.

GUIDOLIN (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi siamo qui per discutere il disegno di legge delega al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane, un provvedimento atteso da tempo e legato ai finanziamenti del PNRR, nato per dare risposte ai più fragili, agli anziani non autosufficienti. Dopo quello che è successo nelle residenze sanitarie assistenziali (RSA) durante il Covid, dopo l'impotenza provata di fronte ai tanti anziani che ci hanno lasciato, oggi questa delega ci investe di una forte responsabilità nell'affrontare un tema così importante e delicato. Una responsabilità che - devo dirlo mio malgrado - non ho affatto riscontrato durante il passaggio in Commissione, dove si è premuto sull'acceleratore senza dare il tempo necessario per approfondire i vari emendamenti. Una fretta e una superficialità, quella dell'attuale Esecutivo, che si ripropone ogni qualvolta è in agenda un tema legato alla fragilità. Forse i nostri anziani avrebbero meritato una maggiore attenzione, che avrebbe potuto risolvere alcune storture che abbiamo riscontrato.

Ma veniamo ora al contenuto di questa delega. È sicuramente da apprezzare lo sforzo per un miglior coordinamento attraverso la creazione del Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana (CIPA), così come è importante l'articolo 3 sull'invecchiamento attivo o il Piano assistenziale individualizzato, con le unità di valutazione multidimensionali. Importante è anche l'ambizioso e molto dettagliato - devo dire - progetto delle prestazioni universali in cui viene definita la figura degli assistenti familiari e i termini con cui viene concesso il servizio alle famiglie. Gli assistenti familiari, anche grazie alla prestazione universale introdotta in questa delega, dreneranno, per il loro contratto di lavoro e per la loro formazione, le risorse del PNRR, del Fondo non autosufficienza e dell'indennità di accompagnamento. Peccato, però, che per la prestazione universale prevista per le persone non autosufficienti gravissime e che quindi percepiscono l'indennità di accompagnamento, questa indennità richieda, per l'assistenza e la cura della persona anziana, l'utilizzo di figure professionali sociosanitarie con formazione adeguata: parlo di infermieri, operatori sociosanitari (OSS), assistenti sociali, pedagogisti, logopedisti, psicologi e medici.

Ma facciamo un passo indietro, nella speranza che possiate capire il motivo della nostra preoccupazione.

L'indennità di accompagnamento, che con questo provvedimento viene utilizzata per assumere un assistente familiare che seguirà l'anziano a domicilio, viene concessa nei casi di disabilità gravissima ed è una prestazione economica erogata dall'INPS, destinata a coloro che risultano invalidi totali e incapaci di deambulare con l'aiuto di un accompagnatore o incapaci di compiere azioni di vita quotidiana. Stiamo parlando della maggior parte degli anziani ospiti delle RSA, di anziani all'ultimo stadio della loro vita, dove il decadimento fisico e cognitivo dovuto all'età o alla malattia è talmente grave da richiedere un'assistenza altamente specializzata, cosa molto difficile da fare a domicilio.

Mi spiegate, in questo contesto, a cosa servono gli assistenti familiari? Forse non era meglio inserire in questa delega una vera e propria riforma nazionale delle RSA, visto che l'ultima risale al secolo scorso (e non sto scherzando)? Queste strutture, con l'allungamento dell'aspettativa di vita, sono diventate di fatto delle strutture sanitarie e non più socioassistenziali.

Un altro problema delle RSA è la privatizzazione spinta. Ricordo a chi siede tra i banchi della maggioranza che in Lombardia, per fare un esempio, più del 90 per cento delle RSA sono private e accreditate. Nel presente disegno di legge delega avevate previsto una revisione delle linee guida sulle RSA per l'accreditamento delle strutture residenziali, ma mi domando se serve un disegno di legge delega per farlo: la revisione delle linee guida, infatti, è qualcosa che le Regioni, in Conferenza unificata, possono fare quando vogliono. Peraltro, proprio le Regioni nei territori danno gli accreditamenti alle RSA e dovrebbero verificarne anche i requisiti.

Vorrei ora tornare al personale sociosanitario, cioè a quelle figure che rientrano nell'area sociosanitaria: assistenti sociali, operatori sociosanitari e pedagogisti. Da troppi anni i profili di questi professionisti sono fermi nel limbo, in attesa di un aggiornamento della professione. (Applausi). Queste sono le principali figure che lavorano con la non autosufficienza. Avevamo presentato un emendamento per aggiornare e definire i profili di questi professionisti, ma ci è stato risposto che si andava troppo nel dettaglio per una legge delega. Peccato che nel dettaglio ci siete andati - eccome - per definire il profilo degli assistenti familiari. Ancora una volta chi lavora nelle RSA e con le non autosufficienze più gravi è stato dimenticato. Con gli OSS vi siete superati, creando di fatto un clone degli assistenti familiari, visto che per poter lavorare con la non autosufficienza devono avere la stessa formazione, ma poco importa questo. La cosa importante è il business dei corsi professionali e delle agenzie per la ricerca delle badanti. Saprete sicuramente dare risposte molto dettagliate agli oltre 500.000 professionisti di quest'area e magari, come siete soliti fare, scaricare anche la colpa sugli altri. (Applausi).

Vorrei infine parlare dei caregiver familiari, su cui è stato fatto l'ennesimo e irresponsabile voltafaccia di questo Governo nei confronti dei più fragili. Dopo il lavoro fatto nella scorsa legislatura, in cui tutte le forze politiche - e dico tutte - hanno lavorato insieme per arrivare a un testo condiviso, provvisto anche delle coperture finanziarie, per il riconoscimento giuridico dei caregiver familiari con tutti i diritti che ne conseguono, questa maggioranza ha avuto il coraggio di bocciare il nostro emendamento che gli avrebbe dato esecuzione, ignorando completamente il lavoro di cinque anni fatto da tutti noi. In Commissione abbiamo chiesto al relatore di elaborare un emendamento che riassumesse contenuto del disegno di legge, ma non ci avete nemmeno risposto. In questo provvedimento avete scritto che farete una ricognizione della normativa esistente sui caregiver familiari, ma mi chiedo se ci state prendendo in giro, perché la normativa esistente in materia si riduce ad un comma della legge di bilancio del 2017. Di cosa state parlando? Sui caregiver familiari serve una legge!(Applausi). Anche a questo proposito Fratelli d'Italia e tutto il centrodestra risponderanno in modo molto dettagliato agli oltre 3 milioni di caregiver familiari del nostro Paese che attendono dalle istituzioni il riconoscimento dei propri sacrifici.

A questo Governo, però, piace creare confusione e complicare la vita di chi ha già tanti problemi. Ci sarebbe da allarmarsi, infatti, leggendo alcune delibere regionali del centrodestra in cui magicamente i caregiver familiari diventano assistenti familiari o viceversa. Si tratta di un modo di fare schizofrenico e purtroppo questo è solo l'inizio del disastro a cui assisteremo con l'autonomia differenziata.

In conclusione, ancora una volta questo Governo si dimentica dei fragili e dei più deboli. Questo Governo dei forti con i deboli e dei deboli con i forti ha sbattuto la porta in faccia a tutto il personale sociosanitario che ha contribuito a mantenere in piedi questo Paese durante la pandemia. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cosenza. Ne ha facoltà.

COSENZA (FdI). Signor Presidente, con il provvedimento in discussione esprimiamo la visione che abbiamo della terza età, una stagione innanzitutto da valorizzare, che merita rispetto e serenità e che costituisce un'opportunità per la nostra società. Il Governo infatti ha voluto prevedere appositamente una specifica governance nazionale delle politiche in favore delle persone anziane, che avrà il compito di coordinare gli interventi e promuovere le misure a favore dell'invecchiamento attivo e dell'inclusione per valorizzare correttamente una stagione della vita che troppo spesso è stata sottovalutata.

Si pongono così le basi della riforma complessiva delle politiche in favore degli anziani per dare centralità al loro ruolo nella società contro la marginalizzazione, con l'intenzione di mettere in cantiere gli idonei interventi dal punto di vista sanitario, sociale e relazionale, costruendo così un'assistenza a 360 gradi finalizzata ad assicurare, oltre alle cure domiciliari su misura e ai famosi caregiver che sono previsti, anche il contrasto alla solitudine e la promozione della valutazione multidimensionale dei bisogni, ai fini dell'accesso ai servizi, affinché siano centrati sulle necessità della persona e del suo contesto.

Sono previsti sostegni a favore dei caregiver familiari per contrastare il fenomeno degli anziani bloccati negli ospedali, che non hanno la possibilità di essere assistiti adeguatamente a domicilio.

PRESIDENTE. Informo la senatrice Cosenza che il rappresentante del Governo è uscito un attimo, fra trenta secondi rientrerà. (Commenti). Sta intervenendo la senatrice, che è stata avvisata.

COSENZA (FdI). Io posso continuare. L'articolo 3 delega il Governo ad adottare entro il 31 gennaio 2024 decreti legislativi finalizzati a meglio definire la persona anziana, valorizzandone il profilo per sconfiggere finalmente retaggi e impostazioni limitanti, per promuovere la dignità del ruolo sociale e la migliore autonomia... (Commenti).

PRESIDENTE. Senatrice Cosenza, lei prosegua il suo intervento. Senatore Zaffini, non si preoccupi.

COSENZA (FdI). ...riconoscendo l'opportunità dell'invecchiamento attivo anche attraverso la cultura della prevenzione lungo tutto il corso della vita.

Altro aspetto che per noi invece è più rilevante (piuttosto che perdere tempo a dire sciocchezze) è quello di promuovere percorsi integrati per avvicinare le generazioni, come anche la promozione di attività di utilità sociale, il volontariato, la facilitazione dell'autonomia e della mobilità nei contesti urbani ed extraurbani, la coabitazione intergenerazionale, l'alfabetizzazione informativa, il turismo del benessere e il turismo lento.

Viene istituito il Comitato interministeriale per le politiche in favore delle persone anziane che si occuperà del coordinamento e della programmazione integrata delle politiche nazionali, adottando con cadenza triennale e aggiornamento annuale il Piano nazionale per l'invecchiamento attivo, la promozione dell'inclusione sociale e la prevenzione delle fragilità.

Si tratta di un programma con ampia visione che interviene anche attraverso le risorse del PNRR per la realizzazione di ospedali e case di comunità, oltre alla presa in carico delle persone per il potenziamento dei servizi domiciliari e della telemedicina.

Con questo provvedimento, la cui finalità è sicuramente quella di assicurare a tutti i cittadini il diritto a una vecchiaia serena, vogliamo affermare la centralità della dignità della persona, che è sempre al centro dei nostri programmi, argine a qualsiasi tipo di discriminazione e isolamento. Le sfide che siamo chiamati ad affrontare, colleghi, che sono molto serie, in questo tempo richiedono sempre più di rimettere i bisogni delle persone prima di qualunque altra cosa.

È un cammino che passa anche dalla capacità di valorizzare ciò che unisce rispetto a ciò che divide e gli anziani sono il vero collante delle famiglie italiane.

Questo tema, che potremmo più ampiamente definire come progetto di una vera solidarietà tra generazioni, è uno dei temi cardine dell'indirizzo programmatico di questa maggioranza; una visione di una società coesa che non dimentica nessuno, meno che mai i custodi delle nostre tradizioni, i testimoni delle nostre origini.

Noi vogliamo affermare che la popolazione anziana non è un costo di welfare, non è una voce di spesa, ma è un patrimonio inestimabile di conoscenza, di umanità, di esperienza e di cultura, al quale non possiamo rinunciare. Come i giovani rappresentano il nostro futuro, così gli anziani rappresentano la nostra storia, le nostre radici; sono entrambi il filo conduttore delle nostre vite e, quindi, motore e fine delle nostre azioni. Il giovane cammina più veloce dell'anziano, ma l'anziano conosce la strada. Questo sancisce l'inscindibilità degli uni dagli altri e la necessità, per il successo dei popoli, di legare in maniera salda coloro che rappresentano i due capi estremi dell'esistenza.

Non stanchiamoci mai di sottolineare - con la parola e con le azioni - che la presenza e la partecipazione degli anziani alla vita sociale è indispensabile per il buon cammino di un popolo, affinché si realizzi quell'alleanza tra chi c'era, chi c'è e chi verrà; quell'alleanza di vite che produce passione e quindi industria, che produce affetto e quindi felicità, che fornisce rispetto e collaborazione e quindi dà fondamento al successo comune. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Zambito. Ne ha facoltà.

ZAMBITO (PD-IDP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, membri del Governo, il provvedimento in discussione oggi in quest'Aula credo rappresenti un'occasione storica per il nostro Paese: l'avvio di un processo di riforma. Una riforma articolata e complessa, che tiene ferma la necessità di riconoscere il diritto delle persone anziane alla continuità di vita e di cure, che mette al centro il tema della non autosufficienza, credo rappresenti un passo fondamentale importantissimo che il Parlamento si appresta a compiere.

Ne siamo consapevoli tutti: questa discussione (come il provvedimento da cui essa scaturisce) è figlia dell'impegno che il nostro Paese deve mantenere per realizzare uno degli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Può sembrare una premessa banale, ma sento il bisogno di ribadirlo, perché credo che questo aspetto abbia permesso di mostrare una differenza di approccio che c'è stata tra noi, e lo si vede anche questa mattina in quest'Aula: c'è stato chi, come noi, crede convintamente che questa riforma possa segnare un punto di svolta e chi, come una larga fetta di maggioranza, ha approcciato questo provvedimento con la consapevolezza di dover semplicemente rispondere a una scadenza.

Voglio ribadirlo con forza: noi crediamo in uno Stato che investe nel servizio sanitario pubblico, nella medicina territoriale, nel sostegno ai nostri anziani, alle persone più fragili, a chi vive una condizione di non autosufficienza. Questa è anche la ragione per cui, in Commissione, abbiamo avuto un atteggiamento di assoluta collaborazione con la maggioranza. Spiace costatare che non sia servito a molto.

Avevamo posto alcune questioni puntuali, che però questa maggioranza non ha sentito il dovere di affrontare, sebbene, a nostro avviso, avrebbero rappresentato un oggettivo miglioramento del testo.

In questo intervento mi voglio soffermare in maniera più approfondita sui contenuti dell'articolo 4, che disciplina una delega legislativa al Governo il cui oggetto è l'assistenza sanitaria e sociosanitaria per le persone anziane non autosufficienti.

Registriamo come un fatto positivo che, rispetto al decreto firmato dai ministri Orlando e Speranza, non si sia snaturata la struttura di questo articolo che, dunque, mantiene il suo obiettivo principale, in coerenza con le missioni 5 e 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza, e che si sostanzia con le esigenze e la finalità di rafforzare i servizi territoriali per il mantenimento di una dimensione autonoma delle persone anziane non autosufficienti, anche attraverso il potenziamento dell'assistenza sanitaria. Un aspetto - quest'ultimo - che credo abbia assunto una centralità ancora maggiore dopo questi anni di pandemia.

Le persone anziane, infatti, sono state senza dubbio le più colpite e l'assenza di un'assistenza territoriale che fosse prossima alle loro esigenze non ha permesso al nostro sistema sociosanitario di proteggere queste persone dai pericoli più grandi.

Abbiamo il dovere di far tesoro di quanto è avvenuto in questi anni. Spiace, però, prendere atto che i primi atti di questo Governo in tema sanitario e sociale vadano esattamente nella direzione opposta.

Il combinato disposto dell'investimento pari a zero sui capitoli della sanità pubblica e del disegno dell'autonomia differenziata devono far suonare un campanello d'allarme.

Ve lo abbiamo detto in campagna elettorale e continueremo a farlo nelle Aule parlamentari e nelle piazze del Paese: la sanità pubblica non si tocca. (Applausi). I servizi socioassistenziali non possono essere oggetto di profitto da parte dei privati. Lo dico anche con un pizzico di rammarico: speravo con tutta me stessa che il Covid avesse contribuito a farvi capire cosa può significare poter contare su una struttura socioassistenziale che sia ramificata, solida, prossima alle esigenze del cittadino; una struttura che sia gestita dallo Stato, dalle Regioni e dai Comuni, nel pieno rispetto dei principi sanciti dalla Costituzione, a partire dal principio di sussidiarietà.

Colgo l'occasione anche per fare appello alla maggioranza perché si comprenda, anche grazie al provvedimento che stiamo discutendo oggi, che ogni risorsa investita in servizi socioassistenziali può cambiare in meglio la vita di milioni di persone, di milioni di italiani. Senza un investimento serio e di lungo respiro non c'è delega o decreto che tenga. La pandemia lo insegna: non possiamo più permetterci passi falsi.

Registriamo altresì come positivo il fatto che siano state accolte alcune proposte emendative che, a nostro avviso, migliorano questo testo. È il caso, ad esempio, dell'emendamento che prevede una maggiore attenzione nei confronti degli operatori del settore con l'applicazione del contratto nazionale del lavoro, oppure ancora dell'emendamento con il quale si prevede il potenziamento dell'accesso alle cure palliative. Sono contenta che si sia riusciti a convergere insieme su aspetti che toccano la vita delle persone e sui quali abbiamo il dovere di fare il massimo sforzo per lavorare insieme, superando anche le reciproche diffidenze e divisioni. A mio avviso, però, questo sforzo si poteva fare anche su altri emendamenti e mi rammarica non esserci riusciti, ad esempio sugli emendamenti che avevamo previsto per rafforzare il sistema di monitoraggio dell'erogazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS).

Credo sia nell'interesse di tutti fare in modo di poter contare su un solido sistema di monitoraggio: un monitoraggio integrato che non cada nel generico ma che invece permetta di valutare l'impatto della riforma, un sistema di valutazione degli interventi che si basi sull'integrazione dei servizi informativi di tutti i soggetti competenti. Ma come si fa, se non si mettono in rete tutti i sistemi informativi degli erogatori delle prestazioni, a fare un serio monitoraggio? Non si può fare. Cito inoltre l'emendamento che prevedeva l'integrazione degli istituti dell'assistenza domiciliare integrata (ADI) e del servizio di assistenza domiciliare (SAD), ai fini della costituzione di un servizio di assistenza domiciliare integrata sociosanitaria e sociale (ADISS), che noi riteniamo essere necessario se vogliamo costruire un sistema che sia realmente in grado di prevedere una presa in carico e che esplichi il servizio in modo continuativo e secondo le esigenze dell'anziano e quelle dei suoi familiari.

In ultimo, a fronte della scelta di non considerare la possibilità di prevedere un aggiornamento e una semplificazione dei criteri minimi per l'accreditamento strutturale, organizzativo e di congruità del personale, come ho avuto modo di precisare, abbiamo sicuramente apprezzato che si sia accolta la nostra richiesta di inserire, tra i criteri per l'accreditamento, anche il trattamento economico del personale. Siamo convinti che sull'investimento per il personale - lo diceva prima la collega Furlan - si potesse fare uno sforzo in più. Prendiamo atto che non è un'esigenza né una priorità per questa maggioranza.

Infine - e mi avvio a conclusione - vorrei far presente che al primo comma dell'articolo 4 del provvedimento si prevede che la delega sia esercitata entro il 31 gennaio 2024, con uno o più decreti legislativi.

Su questo punto vorrei soffermarmi per ribadire un concetto molto semplice, ma altrettanto chiaro: questa riforma cammina sulle gambe dei decreti attuativi che il Governo sarà chiamato a deliberare. E su questi decreti la nostra attenzione sarà massima e duplice: da una parte terremo presente l'esigenza di rispettare la cornice che il Parlamento definirà con la legge delega, dall'altra - ed è questa la parte più importante - lavoreremo affinché quei decreti siano davvero attuati secondo quanto... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Prego, senatrice Zambito.

ZAMBITO (PD-IDP). Io ritengo che solo allora potremo esprimere un giudizio e una valutazione sull'operato di questa maggioranza e sul Governo rispetto a questa riforma. Sono molto preoccupata, perché penso - e lo vediamo anche questa mattina in quest'Aula - che l'attenzione non sia sufficiente e che, per questa ragione, non siamo nelle condizioni di firmare nessuna cambiale in bianco al Governo. Vogliamo vedere i decreti attuativi e poi capire se questa maggioranza ha davvero la volontà di realizzare un sistema sociosanitario integrato per gli anziani non autosufficienti potenziato e omogeneo su tutto il territorio nazionale. Penso e spero che il problema che...

PRESIDENTE. Grazie, senatrice.

ZAMBITO (PD-IDP). Sì, che il problema che abbiamo... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Le abbiamo allungato il tempo di due minuti. Prego, concluda, ma consideri che le abbiamo già concesso due minuti in più e abbiamo detto che oggi dobbiamo seguire una tabella.

ZAMBITO (PD-IDP). Quello che preoccupa, però, è l'inserimento nel presente disegno di legge delega del riferimento all'autonomia differenziata e questo sembra... (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi).

PRESIDENTE. Grazie.

È iscritto a parlare il senatore Magni. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, visto e considerato che stiamo parlando di una legge delega, e che quindi il Governo dovrà presentare i decreti attuativi a partire dall'anno prossimo, vorrei discutere con voi, visto che sono anche interessato, considerata l'età, delle cose che non ci sono. Vorrei fare una riflessione con tutti voi e discutere di quello che manca in questa discussione.

Allora, molto semplicemente, nel 2018 avevamo un rapporto di 173 anziani ogni 100 giovani. Nel 2000 erano 130; nel 1980 eravamo 58 anziani ogni 100 giovani. Questi numeri ci dicono che non bisognerebbe discutere solo degli anziani, ma bisognerebbe discutere di qual è la prospettiva di questa società. Noi pensiamo di risolvere le questioni ovviamente trovando delle soluzioni e rispondendo alle esigenze delle persone anziane. Ma il problema principale da porsi è come questo Paese possa ringiovanire. Quindi la questione della natalità è un problema grossissimo, che andrebbe affrontato.

Il problema delle migrazioni andrebbe affrontato, anche perché siamo degli ipocriti. Molto spesso gli anziani sono nelle case di riposo o nelle RSA (chiamiamole come vogliamo), in cui c'è molto personale straniero. Quindi c'è il tema delle migrazioni, la questione della società che diventa meticcia, che certamente può portare un grande arricchimento culturale e non solo, ma anche dal punto di vista del benessere. Questi sono i temi che dovremmo affrontare.

Ovviamente l'invecchiamento pone delle criticità anche dal punto di vista fisico e delle malattie, ma pone anche, ad esempio, il grande problema della solitudine, una condizione che incide molto sulle persone anziane. Credo dunque che dovremmo fare una riflessione in questo senso e avere le risorse per andare in questa direzione.

Per richiamare un dato, che nel disegno di legge c'è, dobbiamo tendere al superamento della questione della residenzialità che, come si dice, consentirebbe all'anziano di rimanere nel proprio luogo di vita, nella società e nella propria famiglia. Ovviamente però diventa complicato: se guardo, ad esempio, alla mia famiglia, il rapporto è di una persona giovane e sette anziani, sostanzialmente all'interno di una famiglia allargata. Diventa molto difficile in questa situazione realizzare tale obiettivo.

Al contempo però - parliamoci chiaro - bisogna considerare come è strutturata la società, come è costruita la comunità: molto spesso non ci si accorge neanche della persona che abita sullo stesso pianerottolo. Il problema allora è anche che si costruiscono le città non a misura di uomo e di donna, ma sostanzialmente basandole sulla separazione. Pensiamo dunque di collocare tutto l'esercito degli anziani nelle RSA, aspettando che arrivi l'ora "x"? L'ho già detto in una battuta: vorrei proprio evitare questo tipo di ragionamento.

Il problema non è la posizione della maggioranza o delle opposizioni; il problema riguarda la riflessione sulla società che abbiamo di fronte, che anche chi progetta e costruisce le città deve tenere in considerazione.

Molti anziani, ad esempio, chiedono un aiuto solo perché hanno bisogno di andare a fare la spesa, perché non hanno più i negozi di vicinato oppure perché fanno fatica a fare le scale, per cui c'è la necessità di avere le case con gli ascensori, che spesso non ci sono, per cui ci sono barriere architettoniche. Molti anziani fanno fatica a camminare in città, perché non sono a misura di uomo e di donna, per cui in sostanza bisogna intervenire su questo. Ci poniamo oppure no questo problema? Poniamo il problema a chi progetta e costruisce le città? Questo è il dato fondamentale per trovare una soluzione.

Se si pensa - come io credo che sia giusto - che dobbiamo favorire e facilitare il fatto che l'anziano rimanga nella propria famiglia, conservando il proprio status, è necessario affrontare questi temi, che invece non emergono. Come ho detto prima, c'è ipocrisia, perché affermiamo delle cose e poi ne facciamo delle altre, per cui certe soluzioni non sono realizzabili da questo punto di vista. Questi sono gli ostacoli che bisogna superare.

C'è poi anche da considerare un altro aspetto: chi ha il carico maggiore in famiglia rispetto alla questione delle persone anziane, disabili o non autosufficienti? Le donne. Oggi è l'8 marzo, anche se dovremmo ricordarci delle donne non solo in questa giornata, ma anche negli altri 364 giorni, durante i quali svolgono normalmente i lavori più umili, più pesanti però non riconosciuti, perché il lavoro di cura non è riconosciuto, né dal punto di vista economico, né dal punto di vista previdenziale o sociale. Questo è il dato di cui noi dovremo discutere e ragionare per orientarci culturalmente: prima di intervenire politicamente e tecnicamente, bisogna infatti costruire un pensiero, un'idea di società.

Avviandomi a concludere e riservandomi poi di aggiungere altre considerazioni in fase di dichiarazione di voto, voglio sottolineare in questa discussione quello che non c'è. Questo è il dato e io penso che il compito della politica, del Parlamento e di noi tutti è riflettere su che cosa avviene nella società, fuori di qua, cioè se le decisioni che noi adottiamo servono o no alla società reale.

Io penso sostanzialmente che questo provvedimento sia giusto e che cerchi di andare nella direzione corretta, però non è sufficiente, perché noi discutiamo in modo segmentato degli anziani, senza indicare tuttavia una soluzione strutturata, di visione complessiva.

C'è poi - e ho concluso davvero - un problema di univocità: siamo un Paese in cui ci sono disuguaglianze enormi tra territori, ma, mentre cerchiamo di compiere scelte che siano universalistiche, generali e in grado di rispondere a tutti, pensiamo a dividere l'Italia attraverso, ad esempio, l'autonomia differenziata. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Silvestro. Ne ha facoltà.

SILVESTRO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, colleghi senatori, il disegno di legge in esame prevede la ricognizione, il riordino, la semplificazione e il coordinamento della legislazione vigente in materia di assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria alle persone anziane. Lo scopo di tale ricognizione è soprattutto quello di arrivare a un progressivo potenziamento delle politiche in favore degli anziani. Gli anziani sono, infatti, la risorsa più preziosa che abbiamo e dobbiamo prendercene cura nel momento del bisogno. Il disegno di legge contiene, a tal fine, una serie di deleghe che dovranno essere tradotte in norma entro il prossimo anno.

I criteri su cui si basano le deleghe vogliono promuovere il valore umano e sociale della persona, per contrastare la solitudine e la mancanza di relazioni delle persone anziane. Le persone anziane devono avere, innanzitutto, il diritto alla continuità di vita e di cure presso il proprio domicilio. Fondamentale è innanzitutto la promozione dell'attività fisica e sportiva della popolazione anziana, che è il modo migliore per garantire un invecchiamento sano.

Allo stesso tempo, devono avere il diritto di essere inseriti nella programmazione integrata socioassistenziale e sociosanitaria nel loro territorio di appartenenza. Dopodiché, devono poter vedere riconosciute e somministrate le cure palliative domiciliari o presso le case di cura. Un criterio ulteriore deve essere quello del riconoscimento degli specifici fabbisogni di assistenza delle persone anziane anche con pregresse condizioni di disabilità.

La riorganizzazione normativa in oggetto ha quindi anche il fine di rendere interoperativi i sistemi informativi degli enti e delle amministrazioni che si occupano di cura e assistenza degli anziani. Lo scopo è soprattutto quello di promuovere l'invecchiamento attivo, la promozione dell'inclusione sociale e la prevenzione della fragilità. Vi sono quindi ulteriori principi e criteri direttivi che guidano le deleghe. Si mira a norme per delineare interventi per l'invecchiamento attivo e la promozione dell'autonomia delle persone anziane. Ci si propone, cioè, di attivare interventi per la solidarietà e la coesione tra generazioni, ma soprattutto interventi normativi che puntino alla prevenzione della fragilità.

Un capitolo importante è quello delle non autosufficienze. A tal fine sono previsti decreti per riordinare, semplificare, coordinare e rendere più efficaci le attività di assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria per le persone anziane e non autosufficienti. Appare evidente che il complesso normativo esistente necessita di una razionalizzazione al fine di ottimizzare gli interventi.

Vanno quindi ridefiniti alcuni parametri per indicare chi è anziano non autosufficiente sulla base degli standard internazionali. Si deve arrivare a una programmazione integrata, che preveda interventi dedicati all'assistenza della popolazione anziana. È perciò necessario attivare un sistema di monitoraggio dell'erogazione dei livelli delle prestazioni, che abbia caratteristiche omogenee su tutto il territorio nazionale. Così come vanno integrati gli istituti dell'assistenza domiciliare integrata e del servizio di assistenza domiciliare. In questo, serve un maggiore coinvolgimento delle aziende sanitarie territoriali all'interno delle regole del Servizio sanitario nazionale.

Sono previsti, inoltre, criteri anche per i servizi semiresidenziali, per i quali si immaginano interventi complementari di sostegno e per cui vanno fornite risposte distinte in base ai profili individuali.

La delega prevede anche la revisione dei criteri minimi di autorizzazione e accreditamento per soggetti erogatori pubblici e privati, anche del terzo settore. Questo al fine di meglio organizzare i servizi di rete domiciliari di ordine residenziale e dei centri multiservizio socioassistenziali e sanitari. Ovviamente, una corsia speciale devono averla i servizi e le attività specifiche per le persone anziane disabili e per gli anziani non autosufficienti.

La delega dovrà, ovviamente, fare i conti con le risorse economiche già disponibili, ma credo che il Governo dovrà trovarne altre, da qui a gennaio, quando vedranno emanati i decreti delegati. Va detto che questa riforma rientra tra quelle previste per accedere ai fondi del PNRR ed è per questo che la accompagniamo convintamente con il nostro consenso. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mazzella. Ne ha facoltà.

MAZZELLA (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, stiamo affrontando un provvedimento importantissimo, complesso e articolato per il futuro del nostro Paese: è nostro compito lavorare al tracciato entro cui il Governo disciplinerà le politiche in favore delle persone anziane.

Purtroppo, ancora una volta, ci ritroviamo a operare, in tempi record, ad un testo che l'Italia attende da molti anni: un documento partorito in fretta e furia per scongiurare il rischio di perdere i finanziamenti del PNRR, che fissa al primo trimestre del 2023 il traguardo per l'adozione della legge delega.

Parliamo, dunque, di un provvedimento strettamente connesso alle missioni 5 e 6 del PNRR, che reca l'obiettivo di dare una risposta alle componenti fragili della popolazione, appunto gli anziani. Eppure, questo Esecutivo dimostra ancora una volta che il concetto stesso di prevenzione non sia proprio di casa nel nostro Paese, perché operiamo sempre dopo, quando ormai i buoi sono scappati dalla stalla, e mai prima. Com'è possibile, in poche settimane, lavorare ad un testo serio e credibile, che sani inefficienze pluriennali, offrendo una seria risposta ai nostri anziani?

Abbiamo il dovere civico e morale, prima ancora che politico, di sostenere i nostri genitori, come fece Enea che, fuggendo da Troia, si caricò sulle spalle il papà ormai attempato, Anchise, prendendo per mano il figlioletto Ascanio. Forse questa metafora in quest'Aula, che giudico - come penso tutti noi - sacra e piena di riferimenti classicheggianti, solleciterà chi si ritiene patriota. Ebbene, Enea si mise sulle spalle il padre paralitico Anchise e per mano portava il figlioletto Ascanio. Ricordiamo questa metafora, perché è la metafora di un Paese che forse ha bisogno di ricordare questa fascia della popolazione - come hanno detto anche i miei colleghi - in modo migliore: parlo degli anziani, ma anche della fascia dei più fragili, dei bambini e degli adolescenti.

Onorevoli colleghi, il MoVimento 5 Stelle non lascerà mai nessuno indietro, a partire dalle fasce deboli della popolazione, soprattutto alla luce delle più recenti statistiche, quanto mai drammatiche. Purtroppo, al 2021, la metà degli italiani che vive in condizioni di solitudine ha più di sessantacinque anni, percentuale che, secondo alcuni studi, sfiorerà il 60 per cento entro i prossimi vent'anni. Che vuol dire essere avanti con l'età? Vuol dire, nel 30 per cento dei casi in Italia, riscontrare gravi difficoltà nelle attività funzionali di base: parlo di quasi quattro milioni di anziani che sono impossibilitati ad affrontare agevolmente il proprio vivere quotidiano, o di tre milioni di italiani che riescono a malapena a salire o scendere le scale, se non proprio a camminare.

Va da sé che lo Stato dovrebbe intervenire, incrementando sia la spesa per i servizi sociali e l'assistenza degli anziani, sia la presenza delle residenze sanitarie e sociosanitarie, soprattutto nei territori fragili. Invece, le statistiche ci raccontano il contrario: se da un lato la spesa per gli anziani è costantemente diminuita (soprattutto nel Meridione), dall'altro la disponibilità di posti letto nelle RSA ha seguito lo stesso trend: nel Settentrione contiamo circa dieci posti letto ogni mille residenti, mentre nel Meridione a stento tre ogni mille. Proprio in merito alle RSA, anello debole dell'assistenza agli anziani, ci saremmo aspettati da questo provvedimento uno sforzo maggiore e non una semplice revisione delle linee guida.

Onorevoli colleghi, questa riforma guarda con "interesse disinteressato" alla categoria degli anziani non autosufficienti. Badate bene, il MoVimento 5 Stelle non si opporrà mai ad un testo che intende sostenere le categorie fragili, ma sia chiaro che ci aspettavamo veramente molto di più ed è questo il motivo per cui abbiamo dato il massimo per migliorare il provvedimento in seno alla Commissione affari sociali.

Venendo all'articolato, il disegno di legge si compone di 9 articoli. Ebbene, entrando nel merito dell'articolo 2, grazie ad una proposta emendativa a mia prima firma, abbiamo rafforzato la tutela per i nostri anziani, evidenziando la necessità di salvaguardare i progetti individuali di vita.

Con un emendamento all'articolo 3, invece, affinché nessuno resti indietro, abbiamo evidenziato l'importanza che dovrà rivestire l'attenzione per i disabili, che erano dimenticati in questo testo, soprattutto se avanti con l'età, facendo in modo che l'Esecutivo tenga conto del riferimento alla condizione di disabilità.

Sempre all'articolo 3 è stato approvato un altro emendamento, che intende tutelare il diritto degli anziani a vivere con i propri animali di affezione, che spesso finiscono per diventare gli ultimi esseri viventi con cui invecchiare in compagnia. Per questo motivo ho fortemente sostenuto una proposta che impegna il Governo a legiferare tenendo conto della relazione con gli animali d'affezione. In verità, riproporrò un emendamento oggi in Aula che riguarda anche le cure cosiddette non farmacologiche, che forse è stato male interpretato - e spiegherò perché - da questo Governo.

Grazie ad un nostro emendamento all'articolo 4, invece, abbiamo impegnato l'Esecutivo a garantire l'erogazione di servizi di cure palliative, volte a migliorare la qualità della vita dei malati nelle ultime fasi della vita, facendo in modo che l'erogazione di questi servizi specialistici avvenga in tutti i luoghi di cura per gli anziani non autosufficienti, dal domicilio agli hospice.

Ebbene, nel complesso, il provvedimento di cui stiamo discorrendo rappresenta solo una luce fioca in una caverna buia, restando molti nodi irrisolti. Per fare un esempio, se siamo soddisfatti per il modo in cui in cui è stata trattata la promozione dell'invecchiamento attivo nelle molteplici articolazioni, non lo siamo per quanto attiene alla disciplina della non autosufficienza delle persone anziane.

Sarò sincero: a me sembra che questa delega sia più un riordino di fondi, cioè un provvedimento nato per costituire una sorta di maxifondo omnicomprensivo di più fondi già esistenti, piuttosto che un testo nato per affrontare problematiche importantissime. L'Esecutivo ha pensato bene di trattare i nostri genitori non più come soggetti deboli da tutelare, ma comesoggetti paganti, individuando la farmacia come punto di accesso per le prestazioni, quale vero e proprio supermarket per gli anziani. (Applausi). Mi chiedo a quali interessi risponda questo Governo.

Inoltre, non posso che soffermarmi sui livelli essenziali delle prestazioni sociali, i cosiddetti LEPS, già definiti nella legge di bilancio 2022 e cui già da tempo è stato dato rilievo nel provvedimento. Mi riferisco ai servizi socioassistenziali erogati dagli ambiti territoriali sociali (ATS) attraverso la costituzione di sistemi di servizi integrati presso le case di cura di comunità previste nel PNRR. Sotto questo profilo, evidenzio un duplice aspetto critico: prima di tutto, che i livelli essenziali delle prestazioni (LEP), disciplinati in occasione della riforma del Titolo V della Costituzione, non sono mai stati definiti, né finanziati, quindi temiamo che dietro l'acronimo LEPS si celi ancora una volta un piatto vuoto condito solo di buone intenzioni. Inoltre, non posso fare a meno di evidenziare che non si è ancora data piena attuazione al dispositivo di cui al decreto ministeriale n. 77 del 2022, che ha disciplinato proprio le già citate case di comunità, dunque ancora una volta parliamo del nulla.

Un'altra perplessità riguarda la definizione del Sistema nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente (SNAA). Il provvedimento ne disciplina la definizione e i compiti, disponendo che dovrà seguire gli indirizzi generali elaborati da un Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana, una vera e propria cabina di regia governativa. Ma non è chiaro chi dovrà concorrere alle attività dello SNAA: si menzionano, ad esempio, gli assessorati regionali o le aziende sanitarie territoriali, ma non abbiamo altri riferimenti per valutare i criteri con cui verranno coinvolti questi attori, né è chiara la modalità attraverso cui queste funzioni verranno gestite nella delega. Il timore è che, nelle maglie dell'indefinito, si celi un pacchetto già infiocchettato.

Stesso timore lo proviamo volgendo l'attenzione agli articoli 4 e 5 dove, in materia di non autosufficienza, riscontriamo numerose lacune dovute ad una mancanza di lungimiranza e di visione politica nella scarsa integrazione sistemica sociosanitaria e di insufficiente radicazione nel territorio per la presa in carico domiciliare dell'anziano non autosufficiente. In particolare facciamo riferimento alle figure che dovrebbero occuparsi dei nostri anziani, i cosiddetti caregiver dimenticandoci così del lavoro effettuato durante tutta la XVIII legislatura da parte di tutte le forze politiche che hanno elaborato un testo condiviso per il riconoscimento giuridico del caregiver familiare, provvisto - tra l'altro - di coperture finanziarie.

Infine, sono stati bocciati tutti i nostri emendamenti che cercavano di indirizzare il percorso formativo che dovrebbe avere questa figura socioassistenziale, ad esempio il percorso sociosanitario degli OSS, assistenti sociali e pedagogisti, che è l'anello fondamentale per il funzionamento del sistema integrato di interventi. Abbiamo infatti chiesto un percorso universitario o comunque guidato dallo Stato, atteso che questa categoria professionale così importante è formata esclusivamente da privati, che spesso ci speculano. Invece questo provvedimento demanda tutto ai successivi atti normativi: ancora una volta si preferisce agire dopo e non prima. Questo è il trattamento che il Governo ha riservato a quel personale sociosanitario che ha retto l'urto della pandemia.

Preghiamo pertanto questo Governo di prendere in considerazione gli ultimi, di non scartare, di non emarginare la popolazione anziana e di avere più coraggio nel trovare le risorse. Dobbiamo trovare maggiori risorse per la popolazione anziana, perché questa è un'esigenza che ci viene rappresentata da 14 milioni di anziani ed è un'esigenza cui il Governo di destra non ha saputo dare risposta. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Murelli. Ne ha facoltà.

MURELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, il 19 gennaio 2023 è stato approvato in Consiglio dei ministri e poi trasmesso al Senato il disegno di legge recante delega al Governo in materia di politiche a favore delle persone anziane, per l'avvio delle attività legate alla missione 5 del PNRR, inerenti le politiche in favore delle persone anziane e non autosufficienti, e alla missione 6, inerente la realizzazione di case della comunità, alla presa in carico della persona, al potenziamento dei servizi domiciliari e della telemedicina e al rafforzamento dell'assistenza sanitaria intermedia e delle strutture per gli ospedali di comunità.

Il disegno di legge delega è solo il primo passo della riforma; spetterà poi ai successivi decreti attuativi, da approvare entro il 31 gennaio 2024, riformulare il nuovo sistema nazionale per la popolazione anziana. Dobbiamo purtroppo ricordare che in Italia la popolazione di ultrasessantacinquenni rappresenta più del 23,5 per cento del totale; inoltre sappiamo benissimo che la nostra popolazione sta invecchiando, quindi le prospettive sono assolutamente allarmanti: si stima che nel 2041 questa fascia della popolazione raggiungerà il 60 per cento; in termini assoluti le persone sole potrebbero arrivare a 10,2 milioni, di cui 6,1 milioni sarebbero sopra i sessantacinque anni. Entro il 2050 tali persone sarebbero il 34,9 per cento. Il Governo ha quindi pensato bene di varare un disegno di legge con cui prendersi cura di queste persone, che muove dal riconoscimento del diritto delle persone anziane alla continuità di vita e di cure presso il proprio domicilio e dal principio di semplificazione e integrazione delle procedure di valutazione della persona anziana non autosufficiente, partendo anche dalla considerazione che prevenire e avere a cuore il benessere della persona è sicuramente meglio che curare, perché per il sistema sanitario il costo delle cure è sicuramente molto più alto di quello legato alla prevenzione a tutela del benessere degli anziani.

Con il disegno di legge in esame viene istituito il Sistema nazionale anziani non autosufficienti, quale cornice organizzata entro cui, a tutti i livelli, avviene la programmazione e il coordinamento delle attività per gli anziani non autosufficienti. D'ora in poi, quindi, le iniziative, i finanziamenti e le normative avverranno entro questo sistema, con regole uguali per tutto il territorio nazionale. Si tratta, cioè, di un ambito in cui far confluire i programmi e le normative che regolano e regoleranno a livello nazionale i servizi per non autosufficienti. Si tratta, quindi, di un'innovazione molto positiva. Grazie a tale semplificazione e all'istituzione dei punti unici di accesso (PUA) diffusi su tutto il territorio nazionale, si potrà effettuare in una sede unica una valutazione multidimensionale finalizzata a un progetto assistenziale individualizzato (per questo si parla della cura della persona e della medicina personalizzata), che indicherà tutte le prestazioni sanitarie, sociali e assistenziali necessarie per la singola persona anziana.

Gli elementi principali sono sei: il riconoscimento del diritto delle persone anziane alla somministrazione di cure palliative domiciliari e presso gli hospice; la promozione di programmi e percorsi volti a favorire il turismo del benessere e il turismo lento; la promozione di nuove forme di coabitazione solidale per le persone anziane e di coabitazione intergenerazionale, anche nell'ambito di case famiglia e condomini solidali aperti ai familiari, ai volontari, ai prestatori di servizi sanitari nazionali sociosanitari e integrativi; la promozione di interventi per la prevenzione della fragilità delle persone anziane; l'integrazione degli istituti per l'assistenza domiciliare integrata e del servizio di assistenza domiciliare; infine la previsione di interventi a favore dei caregiver familiari, in particolare la ricognizione delle tutele, anche in ambito previdenziale, per il loro reinserimento nel mercato del lavoro.

È stato anche istituito il Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana presso la Presidenza del Consiglio, per avere un coordinamento e una programmazione integrata nelle politiche nazionali in favore delle persone anziane, con particolare riguardo alla presa in carico, alla fragilità e alle persone con non autosufficienti.

Vorrei soffermarmi sul principio cardine del presente disegno di legge delega, quello di non abbandonare mai chi ti ha curato con tanto amore, chi ti ha cresciuto con mille sacrifici e mille rinunce, perché anche tu prima o poi diventerai anziano e vorrai essere trattato bene e nel tuo ambiente familiare. (Applausi).

Considerando l'invecchiamento della popolazione e la denatalità, i figli e le figlie, soprattutto le donne che sono i caregiver familiari e devono farsi carico del welfare sociale e conciliare vita, lavoro e famiglia, è quindi arrivato il momento per lo Stato di farsi carico di investire sul welfare e di supportare le persone anziane non autosufficienti. Lo facciamo anche per le donne, che si dedicano da sempre al welfare sociale. Lo facciamo per loro, specialmente oggi che è la festa della donna. A tutte le donne va l'augurio mio e della Lega. Non dobbiamo dimenticare soprattutto le donne che lavorano nel sistema socioassistenziale sanitario, perché anch'esse sono donne e la maggior parte di loro chiede la conciliazione dei tempi di lavoro e di famiglia.

Sicuramente il Covid ci ha insegnato tanto. Abbiamo visto con i nostri occhi la strage di anziani. È stato evidente che il modello di cura residenziale e socioassistenziale non era adeguato a custodire questa parte fragile della popolazione. C'è un presente e un futuro per gli anziani, che va garantito con l'obiettivo di assicurare una presenza di cure vicine all'anziano stesso. Non lasciamo che la vecchiaia resti una sorta di età infelice della vita. Il Governo ha iniziato con questa legge delega a renderla una stagione serena, dignitosa e piena di affetti e di compagnia. È sicuramente importante portarla avanti con decreti attuativi che concilino vita, lavoro e famiglia, dando un futuro alle persone anziane. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Camusso. Ne ha facoltà.

CAMUSSO (PD-IDP). Signor Presidente, onorevole colleghe e colleghi, auguri a tutte le colleghe. Mi spiace che il relatore non sia in Aula, ma continueremo comunque.

PRESIDENTE. Senatrice, arriverà, sta seguendo il dibattito da stamattina.

CAMUSSO (PD-IDP). Penso che stiamo discutendo una legge delega straordinariamente importante. Voglio molto bene al senatore Zaffini e ogni tanto ci troviamo anche d'accordo in Commissione.

PRESIDENTE. È arrivato, non sia così fiscale.

CAMUSSO (PD-IDP). No, io non sono fiscale, annoto il contesto.

La legge delega che stiamo discutendo è un provvedimento importante che non dobbiamo dimenticare essere una delle riforme abilitanti del PNRR. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è stato finalmente per il nostro Paese l'occasione per affrontare il tema della non autosufficienza, che da lunghissimo tempo veniva sollevato dalle organizzazioni degli anziani e sindacali, nella consapevolezza che bisognava costruire un sistema di assistenza sociosanitaria, ma anche di inclusione sociale in senso più lato, per una popolazione di anziani sempre più anziani. Nel nostro Paese infatti cresce l'aspettativa di vita, anche perché la pausa purtroppo determinata da quella tragedia che è stata il Covid adesso appare superata, pertanto è ripreso l'aumento dell'aspettativa di vita, che - ahimè - non coincide con il fatto che poi si continui a vivere con una qualità della vita perfetta e in condizioni di salute.

Ciò determina il fatto che tendenzialmente più aumenta l'età delle persone, più ci sono problemi di autosufficienza e di qualità della vita. Ancora, il Covid ci ha dimostrato che la soluzione che in fondo era nella testa di molti di noi, quella per cui alla fine ci sarebbe stata una residenza sanitaria nella quale collocare gli anziani, non era sicuramente una buona soluzione, perché ha determinato tragedie che credo ricordiamo ancora tutti, ma soprattutto ha dimostrato che era una pratica di esclusione, di messa in disparte e di non coinvolgimento.

Le ragioni che stanno dietro questa legge delega sono, a nostro avviso, assolutamente importanti e meriterebbero un'attenzione maggiore di quella che c'è stata.

Per chi è un appassionato dei numeri invece che delle politiche di inclusione potremmo ricordare che l'Istat ci dice che le persone non totalmente autonome sono 6,4 milioni e che quelle che hanno una riduzione grave della propria autosufficienza sono 3,8 milioni. A questi numeri fa da contraltare il fatto che comunque quelli che sono nelle residenze sanitarie sono meno di 300.000. Questo vuol dire che c'è un'immensa popolazione di persone che o è in solitudine o è affidata esclusivamente alla cura dei familiari. Sappiamo bene, per chi ha problemi di questo tipo, come ciò voglia dire cambiare la vita delle famiglie, le loro aspettative, le loro condizioni economiche e, diciamolo, anche la loro fatica quotidiana.

Nelle attuali fasce di popolazione con problemi gravi o non gravi di autosufficienza, i soggetti che sono già assistiti a domicilio - tra assistenza domiciliare dei Comuni e Servizio sanitario nazionale - sono 185.970.

Credo che la sproporzione di questi numeri ci dica che siamo di fronte alla necessità di un vasto programma, ma anche che dobbiamo fare attenzione a costruire un sistema effettivamente universale nazionale, che non determini il mantenimento di migliori prestazioni dove ci sono, senza la possibilità per gli altri. Lo dico perché la comparsa in alcuni articoli di richiami espliciti all'autonomia differenziata e alla cabina di regia dicono esattamente, in realtà, l'opposto, ossia che chi ha continuerà ad avere e chi non ha continuerà a non includere gli anziani e le loro condizioni. (Applausi).

Pensiamo che questo non sia un modo corretto per affrontare il problema e, anzi, che non sia solo un tema di inclusione di chi già c'è, ma una visione del futuro del nostro Paese costruita tutta sull'esclusione e la marginalizzazione.

Dentro questa legge delega indubbiamente ci sono elementi per noi positivi: penso alla valutazione multidimensionale, all'idea che ci assumiamo la responsabilità di prendere in carico le persone nella loro complessità e anche nei loro multiformi bisogni, anche affrontando gli aspetti della cura, compresa quella palliativa, e cioè l'insieme dei provvedimenti. Tuttavia, sono tutte buone intenzioni, ma, se non si corredano delle risorse e di una scelta di universalità in tutte le nostre Regioni e in tutto il territorio, rimarrà un principio di esclusione e di non risposta.

La legge delega prevede un principio - poi ci saranno i decreti delegati - che credo sia importante: c'è un tema di progressività delle prestazioni, che vuol dire mettere insieme elementi monetari con prestazioni effettivamente amministrate, così come vuol dire anche avere un'idea non schematica e standardizzata dei bisogni delle singole persone, ma di quelli effettivi rispetto alla loro condizione.

Costruire i programmi sulle persone è quel senso della presa in carico che affronti, appunto, le varie dimensioni del bisogno, ma devo anche dire che, da questo punto di vista, se si vuole affermare, com'è scritto nel testo, la progressività delle prestazioni, c'è una cosa che non sta insieme: pensare che le risorse siano invariate e che non ci siano nuove necessità di spesa.

Credo che quello sia l'elemento che determina la distanza tra il bisogno che abbiamo nel Paese e le scelte che si vanno facendo con questa legge delega. Non lo dico solo pensando - come diceva già la collega Furlan precedentemente - a cosa vuol dire per il personale, al bisogno che ce n'è e che siano applicati i contratti e che ci siano la formazione e una qualità del lavoro che, mai come in questo caso, è parte della qualità dell'assistenza sociosanitaria alle persone. Lo dico anche considerando il fatto che bisogna rispondere a bisogni precisi, che tendono a crescere, non a diminuire.

Per carità, c'è un bisogno di riordino anche delle diverse normative esistenti; ci sono i principi che ispirano tutto questo, ma se il principio che li guida, come abbiamo visto in alcune norme - nonostante i nostri tentativi di modifica, che avete respinto - è solo quello di riordinare per razionalizzare rimanendo dentro quel recinto, non siamo di fronte a politiche progressive. Lo diciamo perché è chiaro per tutti noi che bisognerà molto vigilare sui decreti (e non siamo ottimisti, lo diciamo esplicitamente).

L'aver respinto tutti gli emendamenti nella direzione di favorire le risorse e una maggior precisione della presa in carico e delle risposte non ci induce all'ottimismo rispetto ai decreti che verranno varati, così come non ci induce all'ottimismo il fatto che, in qualche modo, sotto traccia, c'è una tentazione: quella di costruire un sistema a sé per gli anziani.

La non definizione netta del Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana, le ambiguità che ci sono rispetto al ruolo del Sistema nazionale assistenza anziani fanno pensare all'idea che si possa costruire un sistema separato nella sanità e nel sociale rispetto agli anziani. Vorrei dire che non abbiamo bisogno di separazioni, ma di una maggiore inclusione (Applausi). Abbiamo bisogno di un'inclusione che vada oltre le prestazioni sociosanitarie e che deve guardare alla qualità del vivere e dell'abitare e a come si affronta una solitudine crescente, che raggiunge punte del 30 per cento in alcune città del nostro Paese, di anziani e soprattutto di anziane che vivono soli e non hanno familiari vicini.

È proprio per questo che vigileremo innanzitutto sui decreti per vedere come si arriverà ad avere nuove risorse e come si accompagnerà questo tema nella sua progressione di crescita. Diciamo anche, visto che il disegno di legge prevede di andare all'assorbimento dell'indennità di accompagnamento, che su questo bisogna fare grande attenzione, non solo perché c'è un diritto delle persone di scegliere - e vedremo quali criteri porrà il Governo - ma per un'altra ragione. È vero che le prestazioni monetarie non sono sufficienti e che c'è bisogno di quelle sociosanitarie, ma l'indennità di accompagnamento rappresenta non solo la possibilità di non essere in solitudine, ma anche di godere di aspetti della vita - penso all'andare a teatro o al cinema o al potersi muovere - che non potremo mai chiedere all'assistenza domiciliare.

In conclusione, penso che la prima attenzione che dobbiamo avere è al non dare l'idea che stiamo togliendo qualcosa a chi ha già pochissimo, ma che stiamo provando a costruire un sistema che includa gli anziani e dia loro una prospettiva positiva. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berrino. Ne ha facoltà.

BERRINO (FdI). Signor Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, a me e al nostro Gruppo è piaciuta molto la definizione di questa legge delega, che è il patto per la terza età; un patto che noi, che rappresentiamo il Parlamento, consegniamo al Governo affinché lo scriva, secondo quanto previsto dall'articolo 76 della Costituzione. Parlare di legge per gli anziani e di delega per gli anziani non riesce a rendere al meglio quello che noi, attraverso il Governo, vogliamo fare, ossia cambiare lo schema delle carte in tavola, se così possiamo dire, posto che - com'è stato già ribadito da molti - la popolazione italiana è avanti con l'età e che lo sarà sempre più negli anni futuri. È necessario che ci sia un patto che leghi le generazioni, non solo quelle giovani, ma anche quelle intermedie, a chi per motivi anagrafici ci ha preceduto.

Uno dei principi fondamentali che consegniamo al Governo attraverso questa legge delega è la possibilità di continuare la propria vita nel proprio domicilio. Questo ha valenze differenti. Innanzitutto, ha una valenza che incide sulla sanità: quanti dei nostri anziani stanno più a lungo nelle corsie degli ospedali, perché non sono in grado di tornare a casa da soli, sottraendo - se così si può dire, perdonatemi la parola - involontariamente quei posti letto ad altri? Quanti, in conseguenza di ciò, vivono una situazione psicologica terribile, perché sanno che tornando a casa, quando non sarà più possibile essere tenuti in un letto d'ospedale, si troveranno completamente soli, con cure domiciliari o assistenze domiciliari diverse da ASL ad ASL, da Provincia a Provincia o da Regione a Regione? Quanta preoccupazione si ha nei parenti, nei figli e nei nipoti di quegli anziani che vivono questa situazione? E quanta gioia c'è invece in chi è fortunato ad avere un'abitazione congrua alle proprie esigenze e una famiglia vicino? A volte non si tratta solo di questo, ma di una famiglia vicina, che, nonostante gli impegni lavorativi e scolastici dei figli e dei nipoti, presta attenzione e assistenza a quegli anziani. Penso che sia questo il grande tema su cui dobbiamo soffermarci più a lungo, meditando cosa potranno essere poi i decreti che usciranno dal Governo sulla nostra delega.

Dare la possibilità agli anziani - a quelli in difficoltà soprattutto, perché è chiaro che chi è pienamente autosufficiente non fa parte di questa cerchia di persone di cui oggi stiamo parlando - di vivere nel proprio domicilio il più lungo possibile dà loro gioia, sì, ma la dà anche ai loro figli e ai loro nipoti. Non sto qua a dilungarmi sulle cause che hanno portato alla disgregazione della società italiana, che era basata sul fatto che (parliamo di generazioni fa) gli anziani continuassero a vivere in casa con i figli e con i nipoti. Disgregatosi tutto questo, per le ragioni più differenti, quando un anziano è costretto a non stare in casa e quindi a stare in una casa di riposo, come solitamente vengono chiamate, quanta gioia si sottrae loro, ma anche ai figli e ai nipoti, che spesso si trovano nell'impossibilità di andarli a trovare, anche solo e banalmente per l'incompatibilità tra gli orari di visita e quelli della vita quotidiana che ciascuno di noi ha per attendere ai propri obblighi e ai propri doveri.

La scommessa di razionalizzare tutto quello che già esiste e di trasformarlo nel sogno di mantenere il più lungo possibile le persone anziane non autosufficienti (del tutto o in parte) nel proprio domicilio è una scommessa secondo me vincente per la nostra epoca; dà gioia agli anziani, dà gioia ai figli e dà gioia ai nipoti, che potranno continuare ad avere un rapporto con i loro nonni non all'interno di una casa di riposo, anche se è la più bella del mondo, ma nel posto dove la nonna, il nonno e i genitori sono invecchiati e dove li hanno fatti crescere, dove hanno fatto crescere i figli, le figlie e i nipoti. Quanta gioia possono avere le nonne - a cui oggi, nel giorno della festa della donna, rivolgo un particolare augurio - nel ricevere figli e nipoti nella tranquillità della loro abitazione, dove possono continuare a vivere secondo le loro abitudini, sebbene mediate e magari ridotte per la loro condizione fisica e mentale.

A questo si affianca naturalmente l'invecchiamento attivo, che sta nella possibilità di usufruire di attività fisica e culturale, che rallenta l'invecchiamento della mente e dà soddisfazione nel praticarla, e di continuare a coltivare i propri interessi nella maniera più libera possibile, fino ad arrivare a una cosa che sembra non c'entrare nulla, ma che invece sappiamo essere importantissima, cioè coltivare il sogno di poter essere ancora turisti. Parlo di quel turismo lento, dedicato alle persone anziane, che dà pace e serenità a chi ha la possibilità, anche solo per un giorno, magari anche solo per una gita, di allontanarsi dalla propria abitazione o dalla propria casa di riposo, per vedere con i propri occhi, annusare con il proprio naso e sentire con le proprie orecchie il mondo che c'è al di fuori di quegli spazi limitati in cui spesso viene chiuso o si chiude.

Penso che sia una rivoluzione culturale questo patto che vogliamo stringere con la o le generazioni che ci hanno preceduto. L'impegno, che ho visto anche in Commissione, dei commissari che, con spirito non solo collaborativo, ma anche costruttivo, hanno depositato decine e decine di emendamenti, per cercare, a loro modo e secondo quello che pensano, di migliorare questa legge delega, penso che rappresenti un po' il sunto di quanto tutti noi crediamo che sia importante consegnare con questa legge delega al Governo.

Mi spiace che anche oggi siano sfuggite alcune battute ironiche, nel senso che il centrodestra, che si fa carico di questa legge - che spero che però non sia solo del centrodestra - abbia agito dopo, quando i buoi erano scappati. Noi, e parlo di Fratelli d'Italia, abbiamo agito dopo perché prima non c'eravamo e, se i buoi sono scappati, non è certo per nostra responsabilità. Noi abbiamo agito in tempi molto rapidi, in pochi mesi, perché pensiamo che questo patto sia fondamentale per il futuro della società italiana.

Peraltro, come si direbbe in termini cinematografici - e non certo per sminuire l'importanza e la serietà dell'argomento - ritengo anche che consegniamo un canovaccio al Governo su cui poi scrivere la sceneggiatura che sarà rappresentata dai decreti del Governo. Porremo molta attenzione su come questi provvedimenti saranno scritti e su come usciranno dal Governo, ma penso che soddisferanno moltissimo non solo il Parlamento, che consegna la legge delega al Governo, ma anche la totalità degli italiani.

Con questa riflessione concludo il mio intervento. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Colleghi, come già annunciato, sospendo la seduta fino alle ore 13, quando si procederà alle votazioni, che proseguiranno fino intorno alle ore 16,15.

(La seduta, sospesa alle ore 11,46, è ripresa alle ore 13,05).

Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:

(555) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 gennaio 2023, n. 5, recante disposizioni urgenti in materia di trasparenza dei prezzi dei carburanti e di rafforzamento dei poteri di controllo del Garante per la sorveglianza dei prezzi, nonché di sostegno per la fruizione del trasporto pubblico (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 13,05)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 555, già approvato dalla Camera dei deputati.

Ricordo che nella seduta di ieri il relatore ha svolto la relazione orale e hanno avuto luogo la discussione generale e la replica del relatore e del rappresentante del Governo.

Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.

La Presidenza, conformemente a quanto stabilito nel corso dell'esame in sede referente, dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, per estraneità di materia rispetto ai contenuti del decreto-legge, gli emendamenti 4.10, 4.11 e 4.0.5. La Presidenza dichiara altresì improponibili per estraneità di materia gli emendamenti 4.0.200 e 4.0.201.

Per quanto riguarda l'andamento dei lavori, siccome potrebbe essere convocata una Conferenza dei Capigruppo alle ore 15,30, penso che andremo avanti fino a quell'ora con le votazioni. A quel punto, chiederò una sospensione per alcuni interventi tecnici di adattamento dell'Aula. La seduta riprenderà alle ore 16,30 con l'intervento breve del presidente La Russa e di un senatore per Gruppo, per cinque minuti ciascuno, in occasione della Giornata internazionale della donna, cui seguirà l'intervento musicale di un gruppo d'orchestra del Conservatorio Tartini di Trieste. Le votazioni riprenderanno presumibilmente intorno alle ore 17,40, dopo questa celebrazione. Lo ripeto perché l'andamento orario di oggi è anomalo rispetto al solito.

Procediamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

CANTALAMESSA, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 1.

BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme al relatore.

PRESIDENTE. Qual è il parere sugli ordini del giorno?

CANTALAMESSA, relatore. Sull'ordine del giorno G1.1 mi rimetto al Governo.

BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, sull'ordine del giorno G1.1 esprimo parere favorevole, perché vi sia la seguente riformulazione, che è identica - lo ricordo al senatore Martella - a quella che abbiamo visto in Commissione. Si chiede di eliminare la sesta premessa; sul primo impegno, si chiede di aggiungere le parole «a valutare l'opportunità di». Il secondo impegno è accolto come raccomandazione. Sul terzo impegno esprimo parere favorevole con la seguente riformulazione, che è interamente sostitutiva: «a valutare l'opportunità di prevedere le opportune iniziative, anche legislative, dirette al contrasto all'evasione, alla contraffazione e ai fenomeni di concorrenza sleale esistenti, mediante la prevenzione delle frodi IVA».

PRESIDENTE. Senatore Martella, avendo il Governo detto che intende accogliere la seconda condizione come raccomandazione, a questo punto l'intero ordine del giorno sarebbe accolto come raccomandazione con le riformulazioni. Ci dirà se le accetta quando arriveremo sul punto, ma almeno sa a cosa va incontro, poi deciderà.

Prego il relatore di pronunziarsi sugli altri ordini del giorno.

CANTALAMESSA, relatore. Signor Presidente, per quanto riguarda l'ordine del giorno G1.2, sul primo, sul secondo, sul terzo e sul quarto impegno il parere è contrario, mentre è favorevole sul quinto impegno s'è accolto come raccomandazione. Il parere è contrario sui restanti ordini del giorno.

BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Per quanto riguarda l'ordine del giorno G1.2, presentato dalla senatrice Sabrina Licheri, era stato espresso parere contrario salvo sulla quinta condizionalità. La senatrice, quando arriveremo al punto, ci dirà quali sono le sue intenzioni.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 1.1, 1.2 e 1.3 sono improcedibili.

Metto ai voti l'emendamento 1.4, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.

Non è approvato.

Essendone stata avanzata richiesta, dispongo la controprova.

Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvato.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.5 è improcedibile.

Metto ai voti l'emendamento 1.200, presentato dal senatore Lombardo.

Non è approvato.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.6 è improcedibile.

Metto ai voti l'emendamento 1.201, presentato dal senatore Lombardo.

Non è approvato.

Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1.202, presentato dal senatore Lombardo, fino alle parole «commi da 2».

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.7, 1.8 e 1.9.

Metto ai voti l'emendamento 1.10, presentato dal senatore Patuanelli e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.203, presentato dal senatore Lombardo.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.11, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.12, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.13, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.14, presentato dal senatore Nave e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.15, presentato dal senatore Nave e da altri senatori.

Non è approvato.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.16 è improcedibile.

Metto ai voti l'emendamento 1.17, presentato dal senatore Nave e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.18, presentato dalla senatrice Floridia Aurora e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1.19, presentato dalla senatrice Floridia Aurora e da altri senatori, fino alle parole «comma 3.».

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.20, 1.21 e 1.22.

Metto ai voti l'emendamento 1.23, presentato dalla senatrice Sironi e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.24, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.25, presentato dal senatore Franceschelli e da altri senatori.

Non è approvato.

Saluto a rappresentanze di studenti

PRESIDENTE. Salutiamo l'Istituto tecnico commerciale «Giuseppe Cerboni» di Portoferraio, in provincia di Livorno, e il Liceo scientifico «Leonardo da Vinci» di Brescia. Dall'Isola d'Elba alla Lombardia. Grazie e benvenuti a studenti e docenti. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 555 (ore 13,21)

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.26, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo all'ordine del giorno G1.1, accolto come raccomandazione con la riformulazione proposta. Il senatore Martella non accetta l'invito rivolto dal Governo e dal relatore e insiste per la votazione.

Metto dunque ai voti l'ordine del giorno G1.1, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.

Non è approvato.

Sull'ordine del giorno G1.2 è stato espresso un parere favorevole sul quinto punto, che verrebbe accolto come raccomandazione. La senatrice Licheri insiste per la votazione.

Metto dunque ai voti l'ordine del giorno G1.2, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.

Non è approvato.

Essendone stata avanzata richiesta, metto ai voti l'ordine del giorno G1.3, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.

Non è approvato.

Essendone stata avanzata richiesta, metto ai voti l'ordine del giorno G1.4, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.

Non è approvato.

Essendone stata avanzata richiesta, metto ai voti l'ordine del giorno G1.5, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.

Non è approvato.

Essendone stata avanzata richiesta, metto ai voti l'ordine del giorno G1.6, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.

Non è approvato.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 1.0.1 a 1.0.202 sono improcedibili.

Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 2 del decreto-legge che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

CANTALAMESSA, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 2.1 e 2.0.1. Esprimo altresì parere contrario sull'ordine del giorno G2.1.

BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 2.1 è improcedibile.

Essendone stata avanzata richiesta, metto ai voti l'ordine del giorno G2.1, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.

Non è approvato.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 2.0.1 è improcedibile.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

CANTALAMESSA, relatore. Signor Presidente, il parere è contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo.

BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3.1, presentato dalla senatrice Floridia Aurora e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 3.2, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori, identico agli emendamenti 3.3, presentato dal senatore Franceschelli e da altri senatori, e 3.200, presentato dal senatore Lombardo.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 3.4, presentato dalla senatrice Floridia Aurora e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 4 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

CANTALAMESSA, relatore. Signor Presidente, il parere è contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo.

BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 4.1 a 4.9 sono improcedibili.

Gli emendamenti 4.10 e 4.11 sono improponibili.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 4.0.1, 4.0.2 e 4.0.3 sono improcedibili.

Gli emendamenti 4.0.200, 4.0.5 e 4.0.201 sono improponibili.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 4.0.202 è improcedibile.

Passiamo alla votazione finale.

BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, onorevoli Ministri, colleghi senatori e senatrici, non può certamente sfuggire l'urgenza con la quale è necessario provvedere alla conversione in legge di questo decreto-legge.

La situazione contingente, dominata dalla crisi energetica che ha portato con sé ripercussioni sociali ed economiche gravissime, ci impone ancora una volta di agire con tempestività e decisione.

È innegabile come il Governo, con questo decreto-legge, non solo abbia nuovamente agito con prontezza, ma abbia altresì operato nell'esclusivo interesse del Paese, adottando un provvedimento che gestisce l'emergenza, ma che contiene anche disposizioni importanti che hanno come finalità la tutela effettiva di famiglie e lavoratori.

Il dibattito pubblico - complice un atteggiamento malizioso di parte dell'opposizione - più che sul merito di questo decreto-legge, è stato monopolizzato dal mancato rinnovo dello sconto sulle accise.

È proprio da questo che voglio partire, garantendo al Governo il nostro pieno supporto su questa decisione giusta e ponderata, che per certi versi è stata ricalcata anche dalla scelta - altrettanto necessaria - di bloccare il meccanismo della cessione del bonus edilizia al 110 per cento e di superare il reddito di cittadinanza.

Un Governo serio, che ha a cuore il Paese, ha il compito di agire sempre nel suo interesse, anche compiendo scelte che, a una valutazione superficiale, possono apparire impopolari.

Lo sconto sulle accise consisteva in una misura straordinaria adottata per contenere il prezzo dei carburanti di fronte al rialzo folle seguito allo scoppio delle ostilità in Ucraina. Era chiaro a tutti che si trattava - e diversamente non potrebbe essere - di un provvedimento temporaneo, volto a contrastare gli effetti della speculazione.

Negli ultimi mesi il prezzo del greggio è sceso, attestandosi a livelli precedenti a quelli di marzo scorso, tanto che, già nel corso del 2022, misure analoghe adottate in Germania, Francia e Spagna sono state revocate. In Italia, al contrario, c'era qualcuno che ancora una volta voleva che una misura emergenziale e straordinaria divenisse permanente, il tutto al costo spropositato di un miliardo al mese che - si badi bene - in fin dei conti viene pur sempre scaricato su famiglie e lavoratori che, con la tassazione, concorrono all'entrata del bilancio pubblico. Una cosa assurda.

Non rinnovare lo sconto ci ha permesso di finanziare altri interventi equi e sostenibili a sostegno delle fasce più deboli della popolazione. Mi riferisco, ad esempio, all'aumento delle pensioni minime fino a 600 euro, al taglio del cuneo fiscale e all'aumento dell'assegno unico familiare: tutte misure che dimostrano l'attenzione del Governo alla realizzazione di un welfare equilibrato che sappia arginare ogni forma di parassitismo e di rendita di posizione.

Di fronte alle proposte che abbiamo sentito in questi giorni, come il ritorno al regime dei prezzi amministrati dei carburanti, in perfetta sintonia con le migliori tradizioni comuniste dell'economia pianificata, il Governo ha risposto con la ragionevolezza rispettando gli impegni assunti nel programma di legislatura. Questo decreto-legge, infatti, prevede l'automatica riduzione delle accise al crescere dei prezzi. In questo modo si è risposto alla volatilità dei prezzi congelando di fatto le entrate dello Stato derivanti dall'imposizione fiscale in questo settore.

Nonostante tutto - come hanno dimostrato gli elettori di Lazio e Lombardia - a metà del mese scorso e come certificano tutti gli istituti di sondaggi, la campagna di delegittimazione portata avanti anche da certe parti delle opposizioni, si è dimostrata infruttuosa. Se è vero - come ho detto prima - che non è facile operare delle scelte impopolari, la verità è che gli italiani sono un popolo attento che non si fa ingannare da chi si erge a tribuno del popolo invocando misure insostenibili per la finanza pubblica e che, quando ha governato, lo ha vessato con una tassazione folle, riuscendo a distrarre il bilancio dello Stato elargendo contributi a pioggia.

Il decreto-legge in esame contiene anche altre importanti misure. Mi riferisco alla detassazione sui buoni benzina per 200 euro ceduti dalle imprese ai loro dipendenti, che non concorreranno a formare il reddito imponibile dei lavoratori, e alla creazione del fondo per l'agevolazione nell'acquisto di abbonamenti per i servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, con cui si è voluto andare incontro ai lavoratori a basso reddito e agli studenti.

In linea con l'obiettivo della valorizzazione del cittadino e la tutela del consumatore, vanno menzionati anche gli interventi con cui si è voluta favorire la trasparenza dei prezzi dei carburanti. Si tratta di iniziative contro le speculazioni che però, ancora una volta, vengono attuate informando e sensibilizzando, non ingigantendo la giungla di imposizioni, divieti e grovigli burocratici che dieci anni di Governo della sinistra hanno creato intorno alle imprese e ai consumatori.

Egualmente positivo è il rafforzamento del ruolo del Garante per la sorveglianza dei prezzi.

Siamo in una situazione complicata ma oggi, ancor più di ieri, siamo orgogliosi di far parte di una maggioranza che non affronta i problemi con presunte facili soluzioni o con misure economicamente insostenibili, il cui peso finisce sempre per ricadere sulle future generazioni, ma che con serietà, competenza e dedizione si è messa al servizio della comunità, ponendosi come obiettivo la ripresa, ma soprattutto il rilancio su basi solide del nostro Paese.

Per questi motivi, il Gruppo Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE esprimerà con convinzione un voto favorevole al provvedimento in esame, che prosegue nel solco già tracciato in questi primi mesi di Governo, tutelando gli italiani senza dissestare il bilancio dello Stato. Questo è il nostro dovere. (Applausi).

FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, a noi dell'Alleanza Verdi e Sinistra stanno a cuore sostegno alle famiglie e ai redditi più bassi e azioni di contrasto ai cambiamenti climatici. Questo provvedimento va in direzione totalmente opposta. Innanzitutto, non riuscirà a contenere le spinte inflazionistiche e gli oneri a carico delle famiglie in una fase economica molto difficile. Infatti, viene eliminata la proroga al taglio delle accise dei carburanti. Si impone una cartellonistica per i gestori che, invece di perseguire trasparenza, incrementa la confusione dei cittadini. Prevedete l'esenzione dal computo del reddito imponibile dei lavoratori dei buoni benzina erogati dai datori di lavoro privato per l'anno 2023, nel limite di appena 200 euro ciascuno. Tentate blandamente di introdurre un raccordo migliorativo tra il Garante e gli uffici regionali dei prezzi. Vi aspettate però che siano le singole Regioni a istituire questi uffici, scaricando quindi su altri questa responsabilità; scenario già visto molte volte, che non ha comportato risultati effettivi. Istituite poi l'ennesima nuova commissione con il compito di monitorare i prezzi, il cui funzionamento in tempi utili sarà tutto da verificare. La prima cosa da fare era abolire l'IVA sulle accise. Noi dell'Alleanza Verdi e Sinistra l'abbiamo chiesto con il provvedimento aiuti-quater, con un'interrogazione durante il question time. Il risultato? Nessuno.

Ma la nota più dolente su cui voglio soffermarmi è quella relativa al trasporto pubblico. Favorire in ogni modo l'impiego dei mezzi pubblici, limitando il più possibile l'utilizzo dei mezzi privati inquinanti, deve essere una vera priorità per tutti noi. Lo deve essere perché vogliamo e dobbiamo contrastare gli effetti del cambiamento climatico e non c'è più tempo da perdere. Il riscaldamento globale, che consiste in un aumento delle temperature persistente nel tempo, sta conducendo a fenomeni estremi sempre più frequenti; sta alterando per esempio le precipitazioni piovose - ne ho già parlato in discussione generale - causando la siccità che attualmente sta investendo il Nord Italia, con falde a livelli bassissimi, fiumi a secco, laghi in forte sofferenza. Tutto questo sta già creando conseguenze devastanti per l'agricoltura, l'ambiente, la popolazione e l'economia. È uno degli effetti del cambiamento climatico.

Ce n'è anche un altro, che sperimentiamo in continuazione: quello dato dall'accumulo di emissioni provocate dall'uso del trasporto urbano ed extraurbano basato su gomma (automobili, motocicli, eccetera), che è alla base dei guai che sta attraversando il nostro pianeta. È dimostrato come in buona parte delle nostre città molti cittadini utilizzino l'auto, magari consumando benzina, per tratte davvero brevi, quasi sempre inferiori ai 3 chilometri, spesso per meno di un chilometro. Questa scelta dipende, in buona parte dei casi, non da pigrizia o pregiudizio nei confronti del trasporto pubblico, ma da una rete di mezzi e di collegamenti non sempre all'altezza della domanda. Mentre in Europa sempre più giovani ritengono di poter fare a meno dell'auto, sposando stili di vita più sostenibili, in Italia siamo fermi. Una delle soluzioni è rappresentata dal fornire reti di trasporto avanzate, capaci di soddisfare le esigenze di tutti e accessibili anche economicamente a tutti. Molto più utile pensare di poter andare ovunque, perché la rete di trasporti lo consente, che non sperare di muoversi in poche tratte ad alta velocità, magari a prezzi elevati. Purtroppo, anche nel provvedimento che oggi stiamo discutendo, il Governo ancora non è pronto a cogliere la sfida urgente di contrastare l'inquinamento atmosferico.

Entro nel merito. Con questo provvedimento si decide di ridurre - l'ho detto anche in discussione generale - e non di potenziare il fondo per il 2023 per l'acquisto dell'abbonamento per i servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, o per i servizi di trasporto ferroviario nazionale. Il fondo istituito è ora di 100 milioni: cifra ridicola, soprattutto se paragonata a quanto invece continuiamo a investire alla ricerca di fonti di energia derivante dai fossili, veri nemici del clima. In altri Paesi, come in alcune città italiane, si investe al fine di ridurre il costo dei servizi, agevolando gli spostamenti su mezzi pubblici. Questo Governo fa il contrario: riduce di 80 milioni il bonus, restringendo considerevolmente la platea dei beneficiari; mette mano nelle tasche degli italiani, già così provati dalla crisi energetica; li pone nella condizione di non poter usare e viaggiare sui mezzi pubblici; costringe le famiglie a sborsare soldi su soldi per far andare a scuola e all'università i propri figli.

Ma, se l'utilizzo dell'auto rimane per voi una priorità, almeno abbiate il coraggio di incentivare le auto elettriche, perché qui è non più semplicemente una questione di costi, ma anche di infrastrutture. Chi vive intorno al lago di Garda, come la sottoscritta, può contare su quasi zero colonnine di ricarica pubbliche e il servizio di trasporto pubblico è insufficiente. Avrei sperato in un provvedimento dal titolo: "Disposizioni urgenti in materia di indipendenza dai carburanti e potenziamento della mobilità sostenibile». Ma questo genere di azioni lungimiranti purtroppo non rientra nell'agenda del Governo. E ripeto purtroppo. Per questo motivo, annuncio il voto contrario dell'Alleanza Verdi e Sinistra. (Applausi).

LOMBARDO (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (Az-IV-RE). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, onorevoli colleghi, è oggi in discussione in quest'Aula del Senato la legge di conversione del cosiddetto decreto trasparenza ovvero decreto carburanti.

Prima di entrare nel merito del provvedimento, lasciatemi dire e ribadire per l'ennesima volta che siamo davanti a un nuovo caso di umiliazione del Parlamento, con la lesione delle prerogative della funzione parlamentare a causa dell'ennesimo decreto del Governo senza alcun fumus di necessità e urgenza; l'ennesimo voto di fiducia che ha reso impossibile per i senatori intervenire sul testo di conversione, nell'ennesima riprova che ormai il nostro ordinamento costituzionale è ripiegato sull'attività legislativa del Governo e non del Parlamento e sul monocameralismo di fatto.

Dispiace dovermi ripetere a ogni intervento, ma lo farò sempre, perché non intendo rassegnarmi all'idea che il Parlamento sia svilito nelle sue funzioni e nelle sue prerogative. (Applausi).

Veniamo ora al merito della legge di conversione di questo decreto. Dico subito che il Gruppo Azione-Italia Viva-RenewEurope che qui rappresento voterà contro il provvedimento perché, nella migliore delle ipotesi, stiamo per approvare un provvedimento inutile. Ripeto: nella migliore delle ipotesi stiamo approvando un provvedimento inutile; nella peggiore delle ipotesi, invece, stiamo approvando un provvedimento dannoso.

Quali sono le ragioni per le quali viene adottato questo provvedimento? L'aumento del costo medio dei carburanti, passato da 1,6 euro a litro del dicembre 2022 a un costo medio di 1,8 a litro del marzo 2023.

Il Governo deve essersi chiesto quale sia stata la causa dell'aumento del prezzo: forse la responsabilità degli speculatori stranieri che attentano alla nostra sovranità nazionale perché remano contro questo fiero Governo di destra? Forse i furbetti dei benzinai, come ha recitato una certa stampa favorevole al Governo?

Eppure, onorevoli colleghi della maggioranza, la causa è molto semplice: non c'entra nulla la speculazione, così come non c'entra nulla l'aumento dei prezzi. Ho sentito di nuovo citata la guerra, ma ricordo che la guerra è iniziata ben prima e che quindi l'aumento dei prezzi non è certamente dovuto oggi a un aumento della conflittualità. E dico anche che non c'entra la responsabilità dei benzinai: smettetela di prendervela sempre con l'ultimo anello della catena.

La responsabilità è tutta del Governo. (Applausi). Avete scelto nel decreto aiuti-quater di non prorogare il taglio delle accise voluto dal Governo Draghi per sterilizzare l'aumento dei costi della benzina (Applausi) e dunque arginare la spinta inflazionistica sull'aumento generale dei prezzi al consumo. L'aumento del prezzo alla pompa di 20 centesimi si spiega con l'incremento dovuto al ripristino delle accise.

La verità, colleghi senatori, è semplice e ostinata. Mi rendo conto che a volte sia scomoda. Avete creato voi un problema al quale oggi cercate di porre un rimedio senza avere il coraggio di ammettere il vostro errore. Credo sia una grande forma di umiltà, di coraggio e intelligenza riconoscere i propri errori per il bene del Paese.

È per questo che tra gli emendamenti che voi avete bocciato ce n'era uno semplice (l'emendamento 1.0.200) che chiedeva di ristabilire gli sconti sull'IVA e le accise proposti dal Governo Draghi. Vi chiedevamo di stupirci, di dimostrare che avevate capito l'errore commesso e volevate porvi rimedio nell'interesse generale del Paese. Vi chiedevamo di votare, insieme alle opposizioni, tutti, un provvedimento che avrebbe consentito di far scendere subito, immediatamente, da domani mattina, il prezzo medio dei carburanti di 20-30 centesimi al litro. Vi chiedevamo di essere pronti alla prova dei fatti, alla prova del voto. Non ci avete stupito, però: ci avete deluso. Quello sì che sarebbe stato il vero rimedio, mentre quello che stiamo votando è "fuffa". Per questo dicevo in premessa che, nella migliore delle ipotesi, si tratta di un provvedimento inutile.

Avevate bisogno di trovare un colpevole rispetto all'errore dovuto alla vostra approssimazione e avete individuato il colpevole nell'ultimo anello della catena: i benzinai, i furbetti della pompa, rei di avere alterato il prezzo, senza conoscere la struttura del prezzo del mercato della distribuzione, che lascia agli esercenti della distribuzione una marginalità minima sul prezzo.

In questo decreto li colpite con una previsione di sanzioni, che devo dire è resa progressivamente sempre più blanda, e con una nuova burocrazia: adeguare la cartellonistica. Tutto il decreto si riduce essenzialmente a questo: un obbligo di cartellonistica. Altro che semplificazione! Altro che trasparenza! Nuova ed ennesima burocrazia: l'obbligo per gli esercenti di mettere in cartellonistica un prezzo medio regionale, con un aggravio di costi non indifferente per adeguare la cartellonistica; con una confusione dettata dai tempi di adeguamento alla cartellonistica.

Veniamo ora alla summa di questo provvedimento, alla sua totale inutilità: prevedere un obbligo di indicazione del prezzo medio regionale. Ma voi veramente pensate che prevedere un prezzo medio regionale comporterà un abbassamento dei prezzi? (Applausi). Veramente pensate questo? Se non credete a me, se non credete a noi, almeno credete all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, che è venuta in audizione a dirci che l'introduzione di un meccanismo di calcolo e di diffusione di valori di riferimento medio dei carburanti rende incerto il beneficio dei consumatori. Queste sono le parole che sono state utilizzate: un modo molto elegante per dire che la nuova burocrazia non abbasserà il prezzo alla pompa di benzina.

Ora, io sono sempre favorevole a procedere con le audizioni in Commissione, per mettere a disposizione dei parlamentari un patrimonio di conoscenze comuni. Ma mi chiedo, e vi chiedo, che senso abbia audire i soggetti coinvolti, se poi non li ascoltiamo. Ma che senso ha? (Applausi). Ma che senso ha dire all'Autorità garante della concorrenza e del mercato e alle rappresentanze di categoria di venire a illustrare la loro posizione, se poi non li ascoltate?

Tutti i soggetti auditi, dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato alle associazioni di categoria degli esercenti e alle organizzazioni sindacali, vi hanno detto la stessa cosa: questo provvedimento è inutile. Ma voi andate avanti lo stesso, perché avete bisogno di questo provvedimento, per dire agli italiani che avete risolto un problema che voi avete creato, quando la verità è che il problema andava risolto ammettendo l'errore. (Applausi).

Arriviamo al secondo e ultimo punto. Dicevo che, nella migliore delle ipotesi, questo provvedimento è inutile; nella peggiore delle ipotesi, però, questo provvedimento è dannoso. È dannoso perché introduce un possibile rischio di riduzione degli stimoli competitivi. (Applausi). Intendiamoci bene: se io sono un esercente che ha un prezzo più basso del prezzo medio regionale, secondo voi sarò portato ad abbassare il prezzo o ad adeguarmi alla media regionale? È la logica, signori! È la logica! (Applausi).

Voi state introducendo, attraverso il prezzo medio regionale, l'idea di un prezzo consigliato. Quindi, si avranno un aumento dei prezzi da parte degli esercenti e una riduzione degli stimoli competitivi. Io ho l'impressione che qui ci sia un errore di fondo: pensare che ogni problema si possa risolvere creando una nuova legge, anche se è inutile, anche se dannosa. Signor Presidente, io credo, invece, che molte delle risoluzioni dei problemi italiani siano non nel creare leggi nuove, ma nell'applicare le leggi esistenti; nell'applicare la legge sull'osservatorio dei prezzi; nel contrastare la concorrenza sleale. Questo, sì, avrebbe stimolato la competitività.

Quindi, signor Presidente, annuncio il voto contrario del nostro Gruppo, perché rischiamo di approvare un provvedimento che, se ci va bene, è inutile e, se ci va male, è dannoso per gli italiani. (Applausi).

PAROLI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAROLI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, con la conversione in legge di questo decreto-legge - come tutti sappiamo - si affrontano le conseguenze di quel momento, a fine 2022, in cui c'è stata la mancata proroga dello sconto sulle accise. È stato un momento non semplice, in cui chiaramente ciascuno ha fatto il suo lavoro; le opposizioni hanno strumentalizzato il prezzo del carburante, che evidentemente, mancando lo sconto sulle accise, ha avuto un contraccolpo di aumento. Ma credo che quello sconto fosse giustificato quando il prezzo del carburante raggiungeva i 2,20 euro - infatti si è intervenuti ed era opportuno - ma non era più opportuno quando il prezzo si è stabilizzato e, nonostante la mancanza delle accise, si è stabilizzato a 1,80 euro circa, com'è attualmente.

Quindi, giustamente il Governo ha messo le risorse che si liberavano - e che andavano dirottate positivamente - a sostegno di famiglie e imprese. Credo che sia stata una decisione saggia. Non sarebbe stato opportuno mettere, sul 2023, 10 miliardi per uno sconto che avrebbe riguardato tutti indiscriminatamente e in modo anche ingiustificato. Sappiamo che questa decisione è stata non popolare, ma giusta e le decisioni giuste vanno sostenute: lo si è fatto con un dibattito all'interno della maggioranza, nel quale si sono affrontati i vari temi; si è cercato di dare soluzioni e purtroppo - lo dico per noi di Forza Italia - è stata alimentata una polemica nei confronti degli esercenti dei benzinai che non abbiamo condiviso. Certo, i furbetti non mancano mai nel nostro Paese, ma andavano piuttosto ricercate le situazioni di speculazione, che credo siano state davvero marginali. Non andava però criminalizzata una categoria (Applausi), che rischia in questa situazione di essere l'anello debole di una catena ben più vasta. Bene comunque ha fatto il Governo, anche con le prescrizioni in materia di trasparenza, anche se l'obbligo di esposizione del cartello con il prezzo medio - dobbiamo dircelo - si è rivelato una buona intenzione, ma anche un inutile appesantimento burocratico.

Il provvedimento va nella direzione giusta di aiutare le famiglie e le imprese italiane, quella che questo Governo e questa maggioranza vuole perseguire: è questo l'intento al quale si orienta e per il quale lavora quotidianamente.

Oltre alle disposizioni in materia di trasparenza dei prezzi dei carburanti, è positivo il fatto che si rafforzino i poteri di controllo e sanzionatori del Garante sui prezzi e che per il 2023 il valore dei buoni benzina ceduti dai datori di lavoro privati e i lavoratori dipendenti non concorra alla formazione del reddito da lavoro dipendente; vi è il limite di 200 euro a lavoratore, ma è comunque un passo in avanti importante. Allo stesso modo sono importanti l'obbligo di comunicare il prezzo di vendita e il prezzo praticato, che diventa quotidiano, e il fatto che vengano rafforzati i collegamenti tra il Garante prezzi, l'Antitrust e la Guardia di finanza, per sorvegliare e reprimere sul nascere eventuali condotte speculative.

Viene istituita una Commissione di allerta rapida per la sorveglianza dei prezzi e, anche qui, accogliamo positivamente il fatto che, in presenza di un aumento eventuale del prezzo del greggio e del relativo incremento dell'IVA, il Governo preveda già che, se ciò accade in un quadrimestre di riferimento, il maggior introito incassato, in termini di imposta, dallo Stato può essere utilizzato immediatamente per finanziare riduzioni del prezzo finale alla pompa. Credo che sia quello che i cittadini si aspettano, quello che chiedono. Le turbolenze sul prezzo dei carburanti non fanno bene a nessuno, ai cittadini come al Paese, quindi bene ha fatto il Governo a istituire questo strumento, che credo potrà essere utile, anche se non è auspicabile che debba accadere ancora una turbolenza sui prezzi. Tuttavia - lo dico al Governo e alla nostra maggioranza - il tema della eliminazione delle accise resta e va affrontato: sono troppe, sono incongruenti e non sono più attuali, lo sappiamo tutti. All'opposizione, però, vorrei dire che il Governo non poteva risolvere in due mesi un problema di copertura che attende soluzione da decenni. Credo che nessuno potesse aspettarselo e che nessuno possa rimproverare né la maggioranza, né il Governo di tutto ciò. Rimane, però, l'impegno del Governo e della maggioranza, compatibilmente con le esigenze finanziarie, ad affrontare e risolvere nella legislatura, come ci siamo detti e come figura nel programma elettorale, una tematica che non è più rinviabile.

Va riconosciuto l'impegno che il Governo ha profuso nel cercare di affrontare una situazione dando una risposta che certamente, come ho già detto, non è stata popolare. Ha trovato una soluzione coraggiosa e giusta, ma che ha creato evidentemente anche dei malumori. Le risposte vanno date con coraggio e questo ha fatto, giustamente, il Governo. Per questa ragione, il voto del Gruppo Forza Italia -Partito Popolare Europeo sarà sicuramente favorevole. (Applausi).

LICHERI Sabrina (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LICHERI Sabrina (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentante del Governo, inizio il mio intervento con una considerazione: se mettiamo insieme il decreto Lukoil, il decreto salva Ilva e ora il decreto carburanti, possiamo dire sia stato dipinto un trittico che rappresenta molto bene, a poco meno di sei mesi dall'insediamento di questo Governo, la linea di supporto alle imprese che la maggioranza vuole seguire. Il quadro che ne deriva è davvero desolante.

Siete entrati al Governo un po' spavaldi, con quella naturale, disinvolta fiducia in sé stessi tipica di chi ha vinto le elezioni, dopo aver girato l'Italia in lungo e in largo dicendo di essere pronti. Nel discorso di insediamento, il presidente Meloni in tema di imprese ha riassunto il suo indirizzo politico con un ultraliberista "non disturbare chi vuole fare", ma ora che i vostri provvedimenti prendono forma, ora che siamo lontani dal voto e forse vi sentite un po' al riparo dal giudizio dei vostri elettori, state facendo esattamente il contrario. Avete confuso il non disturbare con il non regolare, non risolvere, non fare. (Applausi).

L'effetto prodotto, quindi, è l'esatto opposto di quello che il presidente Giorgia Meloni sbandierava in Aula, perché provate a chiedere ai fornitori di Acciaierie d'Italia che rischiano la bancarotta, a Sanac, ai lavoratori della Portovesme s.r.l., ai titolari degli impianti di distribuzione carburanti, agli autotrasportatori se si sentono disturbati o meno dai vostri provvedimenti. Vi anticipo io la risposta: non solo si sentono disturbati, ma sono anche mortificati e arrabbiati, perché quella è stata una dichiarazione ultraliberista di mera facciata, dietro la quale non c'era la minima strategia per le imprese. In questi mesi il Governo ha lavorato senza alcuna prospettiva, con il solo scopo di mettere toppe che spesso si sono rivelate peggiori dei buchi che si intendevano coprire.

Ma veniamo allo specifico di questo decreto recante disposizioni urgenti in materia di trasparenza dei prezzi dei carburanti e di rafforzamento dei poteri di controllo del Garante per la sorveglianza dei prezzi, nonché di sostegno per la fruizione del trasporto pubblico e vediamo che modo avete trovato, questa volta, per non disturbare le imprese, cosa non avete fatto. Il Governo, nella legge di bilancio, non ha confermato il taglio delle accise carburanti su benzina, diesel, GPL, le agevolazioni sul metano auto a partire dal 1° gennaio 2023, quindi ha cancellato lo sconto e siccome - lo dicevo prima e lo ribadisco - non fare non è sinonimo di non disturbare, qui siamo di fronte al caso in cui avete disturbato e anche parecchio e volendo essere sicuri al 100 per cento di disturbare veramente, avete toccato un settore come quello dell'energia e dei carburanti che, come è stato ribadito più volte nelle audizioni, impatta direttamente e indirettamente sull'intero sistema economico, soprattutto in un momento storico come questo, in una fase inflazionistica come quella attuale. Con il costo del carburante aumenta quello dei trasporti e quello di tutte le merci trasportate. Era chiaro, è chiaro! Altro che non disturbare, vi siete mossi come un elefante in un negozio di cristalli.

Ripetiamo, quindi, cosa è successo. Il taglio delle accise era stato introdotto dal Governo Draghi nel 2022 con lo scopo di rallentare l'inflazione e raffreddare un mercato che, con la guerra in Ucraina, aveva visto crescere in misura preoccupante tutti i prezzi. Cosa non ha fatto il Governo Meloni? Anzi, prima ha fatto: prima ha diminuito questo sconto da 30 a 18 centesimi per il mese di dicembre 2022; poi, con la legge di bilancio, ha scelto di stare fermo (il non fare), non rinnovando il taglio delle accise che andava a scadere proprio quel dicembre 2022. Il risultato è stato un aggravio dei costi pari a poco più di 200 euro a famiglia. Questo oggi, in un periodo già difficilissimo, con una instabilità dei prezzi che colpisce qualsiasi settore.

Eppure sulle accise avevate le idee chiare: sterilizzazione delle entrate dello Stato e delle imposte su energia e carburanti e automatica riduzione di IVA e accise. Questo lo avete scritto quando eravate pronti, prima di sedervi nei banchi dove la prontezza si deve dimostrare. Non infierisco poi col simpatico video del 2019, perché sarebbe davvero troppo facile. Non solo non avete sterilizzato niente, ma vi siete presi la briga di annullare la sterilizzazione che qualcun altro aveva fatto. Tragicomici sono poi tentativi di scrollarsi di dosso la responsabilità dopo che vi siete resi conto dello scivolone e non è la prima volta. Il Governo, prima ha prontamente provato a scaricare la colpa sugli speculatori, chiamando in causa la Guardia di finanza e il Garante per la sorveglianza dei prezzi, facendo un clamoroso buco nell'acqua.

A smentire questa disperata linea di difesa è stata poi per prima la vostra stessa maggioranza, con autorevoli esponenti che hanno descritto la semplice verità, in primis il responsabile energetico di Forza Italia, Luca Squeri, ribattezzato Monsieur de la Palice, che il 9 gennaio ha dichiarato quanto segue: non essendoci più lo sconto, dal primo gennaio il prezzo dei carburanti è aumentato. Ovvio. Non c'è speculazione, purtroppo è aritmetica. Al prezzo che c'era fino al 31 dicembre si aggiungono i 18 centesimi di accise e IVA e si ottengono così gli aumenti. Di una ovvietà disarmante, come dire: se non fosse morto, sarebbe ancora vivo. (Applausi).

La seconda linea di difesa, ancora più traballante, è quella secondo cui non siete stati voi ad aumentare le accise, ma vi siete limitati a mandare a scadenza uno sconto previsto fino al 31 dicembre. Insomma, scadeva. Tale spiegazione è debole perché è grave non aver in quel momento valutato e confermato un taglio delle accise come prezioso strumento antinflazione. Qui si continua a peccare con pensieri, parole, opere e omissioni, con il vostro non fare. (Applausi).

È quindi ovvio, signor Presidente, che c'è una precisa scelta politica di questo Governo. Lo sconto sulle accise costa, certo, ma il modo per trovare le coperture senza gravare sui cittadini c'è, si può trovare, come vi abbiamo proposto in sede di discussione della legge di bilancio con l'introduzione di un contributo sugli extraprofitti del settore farmaceutico e assicurativo. Vi siete voltati dall'altra parte. La stessa Commissione indipendente sulla tassazione internazionale delle imprese, copresieduta dal premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz (quindi non il MoVimento 5 Stelle), propone da ottobre 2022 di tassare i superprofitti dei settori energetico, farmaceutico e finanziario.

In conclusione, signor Presidente, il fatto è che questa maggioranza in campagna elettorale è stata bravissima, tutti si sono mossi da veri sovranisti, ma quando si tratta di affrontare i temi complessi e di avere a che fare con operatori privati forti e strutturati la baldanza viene meno e diventate docili e accomodanti. Lo avete fatto con ArcelorMittal sul decreto-legge salva Ilva (ci ritorno, sì, perché è doveroso farlo), lo fate con il settore farmaceutico e con quello energetico rifiutando ogni ipotesi di tassazione extra. Tuttavia, la cosa più grave è che questa maggioranza scarica questa mancanza di strategia e di forza politica sugli anelli più deboli della catena. Il caso di Portovesme, l'ultimo in ordine di tempo, è emblematico: è stato necessario che quattro operai salissero su una ciminiera perché vi accorgeste di loro; su una ciminiera, simbolo delle proteste operaie del Sulcis, il gesto estremo di chi non trova più strade per farsi ascoltare. La Portovesme s.r.l. da mesi denuncia una situazione gravissima a causa dei costi dell'energia. Sono a rischio 1.500 dipendenti; un disastro sociale in un'area tra le più depresse d'Europa. Una tassa sugli extraprofitti, come proposta da Stiglitz, sarebbe una risposta anche per coprire parte degli emolumenti, degli aumentati costi dell'energia delle nostre imprese strategiche e aiuterebbe a trovare una soluzione per la Portovesme s.r.l. e per quei 1.500 lavoratori del Sulcis. Ma voi non volete disturbare. Noi invece sì, infatti il MoVimento 5 Stelle, Presidente, voterà contro il provvedimento al nostro esame. (Applausi).

BERGESIO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, oggi stiamo per votare la conversione in legge di un decreto-legge che è quanto mai essenziale. Nel bollettino economico della Banca d'Italia nel mese scorso si evidenzia come le istituzioni internazionali prefigurino un affievolimento della crescita per l'anno in corso per effetto soprattutto dei prezzi energetici, della debolezza del reddito disponibile delle famiglie e di condizioni finanziarie meno favorevoli.

Proprio a fronte di tali criticità, siamo chiamati a dare risposte urgenti e concrete, in grado di dare delle certezze al Paese. Nel corso della discussione della legge di bilancio, con famiglie e categorie economiche alle prese con il caro bollette, Governo e Parlamento, dovendo compiere scelte mirate, hanno deciso di concentrare due terzi della manovra sul caro energia. Vorrei ricordare a quest'Assemblea che se il Governo e il Parlamento non fossero intervenuti con i 21 miliardi a copertura degli oneri di sistemi e riducendo l'IVA sulle bollette del gas del 5 per cento, l'impatto dello scenario inflattivo sarebbe stato ben peggiore e l'aumento dei prezzi di gas ed energia non sarebbe più stato sostenibile da famiglie e da imprese. (Applausi).

La scelta poi di non ripristinare lo sconto sulle accise - come detto in quest'Aula, ma abbiamo idee diverse dall'opposizione - oltre che da equilibri di finanza pubblica da mantenere, ricordo che deriva anche da un'evoluzione positiva del prezzo del petrolio che dalla metà di ottobre è diminuito a poco sotto gli 85 dollari al barile in media nella prima metà di gennaio (il livello più contenuto dall'inizio della guerra in Ucraina), oltre che da previsione dei futures sui brand e un'ulteriore contrazione nel 2023.

Ricordo inoltre che già altri Paesi, non solo l'Italia, hanno revocato lo sconto sulle accise prima di noi; in Europa la Germania, la Francia e la Spagna. Rinnovarlo quando i prezzi dei carburanti sono scesi sarebbe stato poco sostenibile per le nostre finanze ed avrebbe impedito l'attuazione di altre misure indirizzate alle fasce più deboli della popolazione, come la rivalutazione delle pensioni minime fino a 600 euro, il taglio del cuneo fiscale, l'aumento dell'assegno unico familiare (Applausi), l'estensione del congedo parentale, la riduzione dell'aliquota sui prodotti per la prima infanzia e le misure per sostenere il welfare. Lavoro e sviluppo; tutte misure che il Governo è riuscito ad avviare e anche ad attuare nonostante la difficile situazione di finanza pubblica pregressa. Se da un lato si è deciso di non riproporre lo sconto per le ragioni citate, voglio però evidenziare l'importante meccanismo dell'aliquota flessibile che viene introdotto. Mi riferisco cioè all'indicatore mobile che consentirà di rimodulare il valore dell'accisa qualora il prezzo del petrolio superasse i valori tendenziali indicati dal Documento di economia e finanza. (Applausi).

Una novità estremamente importante che consentirà di rimodulare l'extragettito, gestendolo, nel caso di aumento dei prezzi. Non voglio infine dimenticare tutte quelle misure a sostegno delle fasce più deboli. Siamo abituati infatti a citare le grandi crisi industriali, ma qui ci sono misure per le fasce più deboli, quali la diminuzione delle aliquote dell'accisa sui prodotti energetici, usati come carburanti o come combustibili per riscaldamento per usi civili. Pensiamo ancora al sostegno per la fruizione del trasporto pubblico con un fondo di 100 milioni per agevolazioni per l'acquisto di abbonamento, oltre alla possibilità per i dipendenti di usufruire di buoni benzina esentasse nel limite di 200 euro. Misure fondamentali.

Altrettanto fondamentali, grazie a un ordine del giorno della Lega, saranno poi le disposizioni in materia di trasparenza, di controllo dei prezzi, del rafforzamento previsto dei poteri del Garante per la sorveglianza dei prezzi che, in accordo con le strutture regionali, vigilerà su fenomeni speculativi non giustificati.

Ricordo che sulla materia si è avviato un positivo confronto tra Governo e categorie di comparto, che ha consentito di produrre proposte migliorative rispetto al provvedimento e di concentrare l'attenzione sul tema.

Conoscere per deliberare, diceva un mio famosissimo conterraneo, Luigi Einaudi.

Nel corso di questo confronto, la Lega - e qui ringrazio il sottosegretario Massimo Bitonci, che anche ieri ci ha spiegato l'importante valore dei tavoli a cui ha partecipato e le scelte effettuate (Applausi) - ha ascoltato i vari soggetti interessati, cercando di recepire le istanze dei consumatori che chiedono chiarezza sui prezzi, ma anche di comprendere le istanze dei gestori degli impianti di benzina, che hanno un margine di guadagno ristretto, su cui non deve ricadere la responsabilità della situazione.

Proprio confrontandoci con i gestori potremo anzi lavorare per rendere più chiari e comprensibili i dati e fare chiarezza sul mercato, perché questo Governo non intende sicuramente tollerare l'illegalità di chi vende carburante sottocosto perché non paga IVA e accise (Applausi), causando un danno di immagine ed economico con una concorrenza disonesta per gli operatori onesti.

Come Lega, a nostra volta, abbiamo avanzato una serie di emendamenti, tra i quali una proposta innovativa riguardante anche l'introduzione di un'app come strumento di lettura dei prezzi, attraverso il collegamento diretto con l'osservatorio dei prezzi del Ministero.

Complessivamente il provvedimento in discussione rappresenta una novità strutturale per la regolazione del mercato degli idrocarburi, prevedendo altresì misure di buonsenso a vantaggio delle fasce più deboli.

Come recentemente ha anche dichiarato non un sovranista ma il Governatore della Banca d'Italia, la politica di bilancio in Italia può continuare a mitigare gli effetti dei rincari dell'energia redistribuendo risorse, con interventi mirati e temporanei, a favore delle famiglie e delle imprese più colpite. Pertanto, è un avallo a questo provvedimento.

Ritengo che il provvedimento oggi in discussione vada in questa direzione: un provvedimento positivo e importante che, come promesso da questa maggioranza, ha come obiettivo il sostegno di cittadini e imprese italiane, senza dimenticare gli interventi strutturali che devono rappresentare il volano vero di lavoro per il prossimo biennio.

Lasciatemi concludere con un ringraziamento e un plauso da quest'Aula al Governo e al vice presidente Matteo Salvini, che hanno ottenuto il rinvio, a data da destinarsi, del voto sul Regolamento europeo (Applausi), che prevede lo stop al 2035 alle nuove auto diesel e benzina. Una scelta che richiederà attente riflessioni e una programmazione per valutare gli impatti di una decisione che metterebbe a rischio oltre 70.000 posti di lavoro nel nostro Paese: non sono briciole!

Al riguardo, vorrei chiudere con una frase di Keynes, perfettamente esemplificativa di quanto di buono stanno facendo l'attuale maggioranza e questo Governo, con decisioni simili e con il provvedimento odierno.

La difficoltà, cari colleghi, non risiede nelle idee nuove, ma nello sfuggire a quelle vecchie. Ebbene, agiamo insieme per il bene degli italiani.

Dichiaro pertanto il voto favorevole del nostro Gruppo Lega-Salvini Premier- Partito Sardo d'Azione a questo importantissimo provvedimento. (Applausi).

MARTELLA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARTELLA (PD-IDP). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, la discussione di oggi attorno a questo decreto-legge - diciamo la verità - agli occhi di qualsiasi osservatore potrebbe sembrare poco più di un esercizio di stile, e nemmeno, se ci pensate, del tutto a torto, se non fosse per la intangibilità della funzione parlamentare che siamo chiamati ad esercitare e per alcuni nodi di metodo e di merito che meritano di essere approfonditi proprio in quest'Aula per ciò che essa rappresenta. Voglio partire dal metodo.

Per l'ennesima volta, da parte del Governo si è fatto ricorso alla decretazione d'urgenza. Mi direte: è vero, è successo anche in passato con Esecutivi di ogni colore ma, con un po' di onestà intellettuale, credo vi possiate rendere conto da soli, cari colleghi, che ora ci si sta avviando a polverizzare ogni record. Vedete, non è nemmeno un problema di statistiche; è che così si limitano in modo grave le prerogative del Parlamento, di tutti i parlamentari, non solo di quelli dell'opposizione. Per non dire del fatto che la sfiducia e l'insofferenza dei cittadini si alimentano anche e soprattutto in questo modo, con dimostrazioni di inefficacia della legislazione, con provvedimenti dai quali non arrivano risposte concrete e vere.

Il primo errore, che è proprio alla base di questo decreto, è una sorta di difetto congenito, un errore di analisi che ha condizionato l'impianto del provvedimento; un errore clamoroso sul quale abbiamo da dire perché tutto spinge a dire che sia voluto. Per il momento voglio limitarmi ai fatti: si è attribuita la responsabilità dell'incremento dei prezzi dei carburanti di inizio anno ad una presunta speculazione da parte degli operatori, e non, come effettivamente è avvenuto, per via della scelta del Governo di mettere uno stop alle riduzioni temporanee delle accise gravanti su benzina e gasolio.

Da qui, a cascata, una serie di effetti e di risposte che hanno creato conseguenze una più negativa dell'altra. Si è criminalizzata un'intera categoria agli occhi dell'opinione pubblica, come se fosse responsabilità di qualche benzinaio alzare o ridurre i prezzi, quando invece c'è stata una scelta evidente e una simmetria assoluta tra la decisione del Governo e gli aumenti che si sono verificati. (Applausi).

Sono stati fissati ingiustificati nuovi oneri, adempimenti e possibili sanzioni per le imprese di distribuzione dei carburanti. Si è voluto introdurre il prezzo medio a livello regionale: misura che tutti, ma proprio tutti (vi sfido a trovare uno che non l'abbia detto), hanno considerato essere una misura assolutamente sbagliata e che hanno criticato per la struttura che rappresenta. Lo ha sottolineato alla perfezione non qualche esponente avverso al Governo, ma l'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Per prima cosa ha detto che il prezzo medio non può essere rappresentativo dell'effettivo contesto competitivo, perché è chiaro che un consumatore prende in considerazione come possibili alternative solo gli impianti più vicini, ed è del tutto evidente. In secondo luogo, un ulteriore cartello, oltre a quelli che sono già previsti, dei prezzi (servito e self), per un'automobilista rischia di creare un ulteriore fattore di confusione. In terzo luogo, ancora più importante e più grave - lo ha spiegato ieri da par suo il senatore Cottarelli -, il pericolo concreto è quello di un livellamento verso l'alto dei prezzi.

Quindi non c'era nessuna speculazione da contrastare. Anzi, avete prodotto un decreto-legge che non favorisce la concorrenza e l'apertura dei mercati. Se tutto questo non bastasse, all'elenco dei limiti del decreto si può anche aggiungere il cosiddetto capitolo bonus trasporti. Lo aveva introdotto il Governo Draghi per sostenere studenti e lavoratori pendolari a basso reddito; ci fa piacere constatare che il principale partito della maggioranza oggi si accorga, a scoppio ritardato però, che era una delle tante misure efficaci varate da quel Governo, e che quindi ora la riproponga. Peccato però che di vostro siete riusciti a metterci solo elementi peggiorativi (Applausi): le risorse sono state dimezzate da 190 a 100 milioni di euro e, soprattutto, il reddito per poter chiedere il bonus è stato abbassato da 35.000 a 20.000 euro, restringendo ampiamente la platea dei beneficiari.

Allora, cari colleghi e colleghe, altro che il Governo del popolo per il popolo; altro che i video sui social nei quali l'attuale Premier, allora decisamente più libera da impegni e responsabilità, tuonava contro il funzionario del fisco che alla pompa di benzina sequestrava 35 dei 50 euro che lei voleva mettere nel serbatoio della sua auto. Era facile allora dire: Noi pretendiamo che le accise vengano progressivamente abolite, perché è uno scandalo che le tasse dello Stato compromettano così la nostra economia. (Applausi). Eh sì, era facile e oggi credo che qualcuno si stia accorgendo che era più facile guidare una city car piuttosto che guidare un grande Paese europeo come il nostro. (Applausi).

Vede, signor Presidente, il problema è che sulla propaganda le attuali forze della maggioranza hanno costruito gran parte del loro consenso e il bagno nella realtà che oggi sono costrette a fare in qualche modo le spaventa. Ecco perché diciamo che l'errore di fondo che è alla base di questo provvedimento è un errore voluto: è più facile dare la colpa ai cosiddetti speculatori, così come ai tempi d'oro del sovranismo si dava la colpa ai burocrati di Bruxelles, piuttosto che assumersi la responsabilità delle scelte che si fanno, che sono in qualche modo obbligate per via dei conti pubblici; scelte che però, quando in passato erano fatte da altri, era comodissimo criticare.

Ci auguriamo, per concludere, se non altro che quando tornerete all'opposizione (perché tornerete anche voi all'opposizione, succederà) questa esperienza di Governo e di contatto con la realtà vi avrà insegnato cos'è la responsabilità e che è bene mettere da parte l'antica abitudine di promettere l'impossibile. Intanto, però, il problema è che gli slogan facili e a buon mercato, così come i tentativi di alzare polveroni scaricando le colpe su nemici immaginari, li pagano sempre e a caro prezzo i cittadini, come in questo caso. E resta il problema che il Paese sta continuando a perdere occasioni (questo è il problema), anche ora, perché questo decreto avrebbe potuto essere il momento giusto per contenere il prelievo fiscale sul settore, per contrastare seriamente comportamenti illeciti e frodi fiscali, che pesano sull'intera filiera, e per un disegno organico di ristrutturazione del settore della distribuzione dei carburanti, attraverso nuovi servizi alla mobilità sostenibile e attraverso le energie rinnovabili. Ma non si è fatto, non è stato così, si è preferito gridare contro gli speculatori (come abbiamo visto), che non esistevano e che erano il frutto delle scelte del Governo, così come è successo con altri provvedimenti, che hanno tutti un denominatore comune, quello di non avere nessuna visione di politica economica e industriale e di rappresentare solo intoppi e navigazione a vista.

Per concludere, non vogliamo minimamente pensare all'eventualità che questo possa succedere, che possa succedere qualcosa del genere, vista l'incertezza con cui si sta muovendo il Governo nella partita più importante che l'Italia sta giocando, quella sul PNRR. Qui saremmo oltre l'occasione sprecata; sarebbe un delitto, sarebbe una colpa immane e imperdonabile nei confronti di tutti gli italiani e delle generazioni che verranno. Noi, da parte nostra, faremo di tutto affinché questo non accada.

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 14,24)

(Segue MARTELLA). La responsabilità, a differenza vostra, sappiamo cos'è e l'abbiamo sempre esercitata. Vedete, se riuscirete a proporre qualcosa di utile per il Paese, da noi non verranno inutili ostacoli. Ma state certi che ogni volta, come oggi, che non sarà così la nostra opposizione sarà dura e senza sconti, perché, rispetto al poco che avete fatto in questi quattro mesi, l'Italia merita molto di più. È per questo che noi voteremo contro questo provvedimento. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Tito Sarrocchi» di Siena, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 555 (ore 14,25)

MAFFONI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAFFONI (FdI). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, il disegno di legge che ci apprestiamo a votare oggi rientra tra i decreti urgenti cui il Governo Meloni ha dovuto mettere mano subito dopo il suo insediamento.

La questione, legata all'instabilità del prezzo dei carburanti, così come la crisi energetica, era iniziata già prima dell'inizio della guerra in Ucraina ed è poi peggiorata ulteriormente durante il conflitto che ormai ha compiuto il suo primo anniversario lo scorso febbraio.

La criticità era stata gestita dal Governo Draghi con un taglio alle accise sul costo della benzina, che poi però, con il passare dei mesi, era evidente non fosse una soluzione al problema, ma solamente una toppa momentanea.

Il Governo Meloni si è trovato ad affrontare nei suoi primi giorni di vita delle questioni particolarmente critiche e urgenti, sia a causa delle conseguenze dell'emergenza Covid e del conflitto in Ucraina, che andavano accumulandosi, sia a causa della mala gestione di un decennio di Governi di sinistra per cui stiamo oggi pagando un conto salatissimo sul fronte economico e sociale.

Per risollevare l'Italia e per permettere al nostro Paese di vedere ristabiliti degli equilibri è necessario oggi ripartire, appunto, da zero.

Il nostro presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla strategia del Governo è stata chiara: non è dicendo sempre di sì che si fa il bene del Paese; a volte, quando ci si trova in una situazione di difficoltà, è importante capire che bisogna attuare delle politiche serie che siano di lungo termine, strutturali, in cui i risultati che si vedranno domani saranno reali, solidi e duraturi. Se i cittadini hanno scelto che fossimo noi di Fratelli d'Italia e tutto il centrodestra a governare il Paese, è perché oggi più che mai è necessario fare scelte coraggiose, che da troppo tempo non vengono fatte, scelte che possono sembrare a volte impopolari, ma che sono fatte esclusivamente per il bene dei cittadini e, soprattutto, delle imprese.

Per troppi anni i Governi che si sono susseguiti hanno proposto soluzioni di breve termine, buone solo a tappare il momento di crisi, ma senza una progettualità che potesse portare la situazione economica e sociale a ristabilirsi negli anni a venire. Per questo oggi ci troviamo di fronte a una serie di problemi irrisolti.

Signor Presidente, mi consenta di aprire una parentesi. È stato ed è incomprensibile il comportamento delle opposizioni in relazione ai provvedimenti del Governo - mi riferisco anche a quello tenuto negli interventi che abbiamo ascoltato ieri - massicciamente sostenute dalla stampa, sempre pronte a cavalcare le fake news per imbastire improbabili narrazioni che le vorrebbero come alternative credibili a questo Governo, dopo che hanno governato per anni senza risolvere i problemi.

È però soprattutto inaccettabile un atteggiamento accusatorio e denigratorio, che non rispetta il voto dei cittadini e che non ha fatto altro che danneggiare l'immagine del nostro Paese, limitandone il potenziale agli occhi della comunità internazionale. È questo il momento in cui tutti insieme dovremmo tifare per l'Italia.

Rassegniamoci, signori, gli italiani hanno capito bene che non c'è alcuna alternativa credibile al Governo di Giorgia Meloni. (Applausi).

Veniamo però al decreto rispetto al quale la situazione è analoga. Di fronte all'aumento sconsiderato dei prezzi dei carburanti, dovuto in gran parte - lo sappiamo tutti - alla speculazione, non era possibile ricorrere nuovamente a un mero taglio del costo delle accise. Un obiettivo del Governo Meloni e di Fratelli d'Italia è un taglio delle accise che sia strutturale, attraverso sterilizzazione, e da operare nel lungo periodo nel corso della legislatura. Tuttavia, la condizione indispensabile per un taglio strutturale è la crescita economica. Se prima non si risana l'economia italiana, devastata da un disastroso decennio di sinistra al Governo, dalla pessima gestione della pandemia e dagli effetti della guerra in Ucraina, ogni intervento sul taglio delle accise risulterà effimero.

Per questo motivo, l'Esecutivo si è assunto la responsabilità di compiere la scelta di non rinnovare il taglio delle accise, per concentrare gli aiuti verso le fasce più deboli, soprattutto perché i prezzi dei carburanti sono tornati, per fortuna, a livelli più sostenibili. In questo decreto si è reso necessario reprimere eventuali condotte speculative e non trasparenti, sia con lo scopo di tutelare il cittadino consumatore senza gravare con costi ulteriori sugli esercenti, sia per salvaguardare la stessa categoria degli esercenti, spesso ingiustamente accusata di aumentare i prezzi sul carburante da coloro che, invece, mettono in atto condotte scorrette per trarre profitto da una situazione emergenziale.

Signor Presidente, non voglio dilungarmi troppo, ma cito alcuni degli interventi di questo provvedimento.

Viene inserita una detassazione dei buoni benzina per l'anno 2023 per l'acquisto di carburante per un importo fino a 200 euro ceduti dai datori di lavoro ai propri dipendenti. Viene posto un obbligo, per i venditori di carburante, di comunicare settimanalmente il prezzo di vendita praticato, con relative sanzioni e rischio di sospensione dell'attività.

Viene rafforzato il collegamento tra il Garante per la sorveglianza e la Guardia di finanza. Ancora, viene aggiornato il meccanismo della accisa mobile per ridurre gli aumenti eccessivi. Viene istituito un fondo da cento milioni per il 2023 per l'acquisto di abbonamenti per i servizi di trasporto pubblico, locale, regionale e interregionale o per i servizi di trasporto ferroviario nazionale, fondo destinato a chi ha avuto reddito inferiore a 20.000 euro nel 2022, senza che sia considerato come reddito imponibile. Viene introdotta una aliquota agevolata sulle accise del gasolio per gli autobus turistici.

Insomma, signor Presidente, la finalità è quella di salvaguardare le fasce della popolazione economicamente più svantaggiate e le attività produttive su cui l'aumento ha gravato maggiormente, che sono le stesse fasce già penalizzate dalla pandemia negli anni scorsi e per cui il Governo ha già messo in campo misure nel decreto aiuti-quater e nell'ultima legge di bilancio.

Allo stesso tempo, sono state inserite misure per reprimere condotte scorrette e tutelare le categorie di esercenti. Sono i primi passi del Governo, volti a ristabilire un corretto rapporto tra chi lavora e gli operatori del mercato, nell'ottica di porre le basi per delle riforme che siano strutturali e diano risultati nel tempo: perché questo Governo tiene conto del presente, ma guarda soprattutto al futuro.

Con le premesse fatte e con il lavoro che continueremo incessantemente a portare avanti nella maggioranza, con la competenza e il coraggio di cui l'Italia ha bisogno, annuncio il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia a questo provvedimento. (Applausi).

PRESIDENTE. Metto ai voti il disegno di legge, composto del solo articolo 1.

È approvato.

Ripresa della discussione del disegno di legge
n.
506 (ore 14,36)

PRESIDENTE. Chiedo al relatore, senatore Zaffini, se intende intervenire in replica.

ZAFFINI, relatore. Signor Presidente, intendo replicare, ma ho bisogno di dieci minuti di sospensione per avere almeno il fascicolo degli emendamenti. Avevamo programmato di trattare il seguito dell'esame dopo il concerto. Oggi i lavori dell'Assemblea sono stati un po' stravolti, quindi mi servono dieci minuti per avere il fascicolo.

PRESIDENTE. Senatore Zaffini, il fascicolo degli emendamenti è in distribuzione. Accolgo la sua richiesta e sospendo i lavori fino alle ore 14,45.

(La seduta, sospesa alle ore 14,36, è ripresa alle ore 14,53).

Ha facoltà di parlare il relatore.

ZAFFINI, relatore. Signor Presidente, la mia sarà una veloce replica che darà conto del dibattito svoltosi stamattina nel corso della discussione generale. Mi sembra assolutamente giusto e corretto rispondere, per quanto possibile, ai rilievi e alle osservazioni mosse dai colleghi, peraltro assolutamente autorevoli, che hanno animato la discussione generale di questa mattina.

In particolare credo, Presidente, che vada assolutamente rimarcato il tipo di atto che noi in questo momento stiamo discutendo, cioè una legge delega, che ha delle tempistiche dettate, come ho detto nella relazione di stamattina, dal PNRR. Ho parlato per tale ragione di un provvedimento "tempo dipendente" perché esso ha la necessità di entrare in vigore ed essere pubblicato entro il 31 marzo.

L'adozione e la pubblicazione dei relativi decreti dovrà anch'essa avvenire entro il 31 marzo 2024; quindi, la tempistica di questo provvedimento è in re ipsa: non abbiamo possibilità di modificarla. C'è una possibilità di proroga di soli quarantacinque giorni per il decreto o i decreti attuativi della delega.

Colleghi, le esigenze di questa delega sono assolutamente lampanti: si tratta, come ho detto, di esigenze di tempo e di denaro e della necessità di trasferire al Governo una visione che contenga il perimetro, appunto, della delega.

Il tempo è dettato, il denaro è dettato, che è quello che c'è, e cioè le risorse stanziate con il PNRR, a condizione che riusciamo a stare nei tempi previsti e quelle rinvenienti dal riordino di tutta una miriade di fondi di regolamento e di finanziamento che con questo testo e con questa delega tentiamo di sistemare, come è scritto perfettamente nell'articolato.

La visione, che è la terza esigenza, si muove, come abbiamo detto, su due pilastri: quello dell'invecchiamento attivo e la messa a sistema dell'effettiva presa in carico della non autosufficienza.

Va chiarito che questo provvedimento, come qualcuno anche dell'opposizione ha voluto rimarcare correttamente, è ripreso per il 70-80 per cento dal testo già elaborato dal Governo precedente.

Due elementi in particolare, molto positivi a mio avviso, sono da evidenziare. In primo luogo, l'anziano diventa protagonista, e cioè, da problema e da fruitore di servizi diventa protagonista del suo percorso di fruizione di assistenza e servizi. L'esempio plastico è dato dalla possibilità di scegliere tra assegno e servizi che hanno complessivamente un valore superiore all'assegno, auspicabilmente; la monetizzazione dei servizi, cioè, deve avere un valore superiore all'entità dell'assegno.

Altro tema rilevante è il criterio della valutazione cosiddetta multidisciplinare. Capisco che ci possano essere talune perplessità. Devo dire che qualche volta mi sembra di cogliere una sorta di pregiudizio in queste perplessità. Infatti, alla collega Camusso - della quale riconosco la competenza su questa materia - che mi dice che non sono ottimisti e attiveranno una vigilanza sui decreti perché temono un sistema separato, vorrei dire che se per sistema separato si intende il fatto che oggi quasi 15 milioni di anziani hanno diritto di cittadinanza autonoma e a sé stante rispetto al complesso del nostro sistema sanitario e dell'integrazione sociosanitaria, credo che si guardi la bottiglia mezza vuota. La bottiglia è invece mezza piena perché colmiamo un gap legislativo che altri Paesi hanno già colmato prima di noi, dando, appunto, centralità all'anziano poiché oggi, per effetto dell'allungamento della prospettiva di vita, della cronicizzazione di tante malattie e della differenza fra nati e deceduti - sempre in difetto dato il calo demografico che registriamo tutti i giorni - c'è bisogno di mettere ordine in un sistema che fino a questo momento non manifestava, o comunque non in modo così urgente, aspetti di criticità. Quindi, nella visione c'è il perimetro della delega anche dal punto di vista organizzativo.

Concludo tentando di rispondere alle osservazioni fatte in particolare dai colleghi Mazzella e Guidolin. La questione dei caregiver è stata una scelta; non inserire il caregiver dentro questo testo non è una lacuna, ma una scelta. Può essere condivisa o no, ma non è una dimenticanza. Tutti sappiamo che il Governo deve procedere con una proposta - se non lo farà il Governo, lo farà il Parlamento - di normazione della figura del caregiver. Su questo tema sono stati presentati dei testi nella precedente legislatura. Come Presidente della Commissione ho già detto che sono molto sensibile a questo argomento e mi posso impegnare - lo faccio in questa sede formalmente - a verificare con il Governo la tempistica di questo provvedimento, altrimenti procederemo con l'iniziativa parlamentare.

Colleghi, credo che stiamo svolgendo un ottimo lavoro; stiamo colmando un vuoto legislativo assolutamente palese e che si è fatto urgente. Procederei pertanto rapidamente, signor Presidente, alla valutazione degli emendamenti, avendo un momento di riguardo: oggi abbiamo avuto un ordine del giorno che potrei definire ballerino, con tutto il rispetto del caso; insomma, ci abbiamo messo un po' di fantasia. Attendiamo ancora il completamento, su alcuni emendamenti, della griglia dei pareri. Proporrei di procedere con gli emendamenti largamente maggioritari, sui quali possiamo già esprimere un parere, accantonando i pochi sui quali abbiamo bisogno di un po' di tempo, massimo un'ora. Dopodiché, sappiamo che c'è la Conferenza dei Capigruppo e la manifestazione che è stata allestita per la celebrazione della giornata dell'8 marzo. Subito dopo saremo in condizione di poter procedere rapidamente con gli emendamenti accantonati e immagino che possiamo prevedere di chiudere in serata. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

CIRIANI, ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, intervengo solo per chiedere cinque minuti di pausa per poter coordinare gli emendamenti e la griglia che sta arrivando.

PRESIDENTE. Considerato che ieri in Conferenza dei Capigruppo su questo punto si era concordemente ritenuto di procedere secondo un certo ordine e secondo una certa tempistica e tenuto anche conto di quello che mi ha rappresentato il relatore, possiamo intanto procedere all'illustrazione di tutti gli emendamenti, visto che il rappresentante del Governo ci ha testé riferito che il tempo necessario non sarebbe così esteso.

Chiamerò quindi gli emendamenti di tutti gli articoli, chiedendo ai presentatori se intendono illustrarli, invece di procedere un articolo per volta. Quindi, colleghi, vi chiedo un po' di attenzione.

Passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.

Procediamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti e un ordine del giorno che invito i presentatori ad illustrare.

CAMUSSO (PD-IDP). Signora Presidente, parto dal primo degli emendamenti riferiti al testo dell'articolo 1 che, come potete immaginare, definisce i principi della legge delega. Il primo emendamento che vi sottoponiamo, e che chiediamo venga approvato - l'emendamento 1.1 (testo corretto) - prevede di togliere il riferimento alle norme della legge di bilancio rispetto alla cabina di regia ed anche il riferimento alla delega sulla disabilità contenuta in una norma precedente che viene richiamata. Questo per due ragioni, la seconda delle quali è molto semplice.

PRESIDENTE. Mi perdoni se la interrompo, senatrice Camusso. Nonostante lei abbia una voce stentorea e notoriamente allenata, da entrambi i lati dell'emiciclo, in modo equanime proviene un brusio che impedisce di seguire. Considerando che il voto dei colleghi sarà assolutamente responsabile e informato, vorremmo ascoltare l'illustrazione.

Prego, senatrice Camusso.

CAMUSSO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Stavo dicendo che chiediamo di togliere questi due riferimenti. Uno credo che sia chiaro: è un po' complicato ragionare su una delega che rimanda a un'altra delega, i cui decreti applicativi non ci sono ancora e quindi, come dire, è sospesa dal punto di vista della sua effettiva attuazione.

In secondo luogo, come abbiamo provato a dire anche nella discussione generale di questa mattina, se noi partiamo dal presupposto che possiamo, a risorse esistenti, introdurre la spesa storica, e quindi ciò che oggi esiste, non stiamo facendo un provvedimento di inclusione; stiamo semplicemente determinando un cambiamento di denominazione di prestazioni esistenti che tutti diciamo insufficienti, tant'è che dobbiamo approvare una legge delega per determinare che ci siano delle politiche per gli anziani.

Capisco che il relatore abbia colto male il nostro riferimento alla preoccupazione di fare una cosa separata, ma sono esattamente queste norme che ci fanno pensare che si voglia creare un ghetto invece che una politica di inclusione e di autosufficienza per gli anziani del nostro Paese, pur nelle deficienze esistenti dal punto di vista dell'autosufficienza. Questa è la ragione per cui crediamo che sia importante fare una valutazione sugli emendamenti di assetto della delega e di riferimento. Altri emendamenti a questo articolo riguardano l'altro tema relativo all'inclusione, cioè come si fanno dei piani di azione che siano riferiti al singolo soggetto e che prevedano ciò che poi viene ripreso in altri articoli, cioè una valutazione multidimensionale.

Altri emendamenti presentati a questo stesso articolo ricordano il fatto che, quando parliamo dell'insieme dei servizi agli anziani, bisogna riferirsi e includere nel processo di riordino e riqualificazione anche le RSA, cioè le residenze per gli anziani, perché appunto - anche qui non voglio richiamare gli argomenti di questa mattina - l'esperienza del Covid ci dice che, così come sono, non vanno bene. Per cui credo che sia utile sapere che, se non si interviene sull'articolo attraverso questi emendamenti, noi saremo costretti a esprimere un voto contrario esattamente sul primo articolo, cioè su quello che dovrebbe dare il senso dei principi e degli orizzonti di questa legge. (Applausi).

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 5a Commissione permanente e dal Comitato per la legislazione sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Procediamo con l'illustrazione.

MAGNI (Misto-AVS). Signora Presidente, non faccio perdere tempo e mi associo alle dichiarazioni della collega Camusso, visto che anche l'articolo successivo è sostanzialmente uguale.

PRESIDENTE. Questo vale anche per l'ordine del giorno G1.200?

MAGNI (Misto-AVS). Sì.

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno che invito i presentatori ad illustrare.

ZAMPA (PD-IDP). Signora Presidente, intendo illustrare gli emendamenti 2.45 e 2.51.

Il testo che è stato approvato dalla Commissione prevede che, nell'esercizio della delega in materia di assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria in favore della popolazione anziana, la promozione del miglioramento delle condizioni materiali e di benessere bio-psico-sociale delle famiglie e degli anziani fragili o non autosufficienti e di tutti coloro che sono impegnati nella loro cura debba venire anche grazie a un'allocazione più razionale e più efficace delle risorse disponibili a legislazione vigente.

L'emendamento 2.45 precisa che, nel perseguimento di tali finalità, non si possa prescindere dal garantire l'aggiornamento biennale delle prestazioni. È evidente che, se non pensiamo che si possa o si debba aggiornare ciò che facciamo in relazione ovviamente agli anziani nell'ambito dei livelli essenziali delle prestazioni (LEPS), non possiamo fornire davvero una misura effettivamente efficace e aderente alla realtà e non una scatola vuota. In sostanza, si chiede di porre un'attenzione straordinaria su una realtà che ovviamente, come sappiamo, è in continuo mutamento, perché trattiamo di questioni che hanno a che fare - come dicevo - con le condizioni di benessere bio-psico-sociale in relazione all'avanzamento dell'età. Dunque, con il progredire dell'età non si può che prevedere che si debbano monitorare e aggiornare le prestazioni necessarie, chiaramente se vogliamo garantire quel miglioramento che il disegno di legge al nostro esame, peraltro, aspira a conquistare.

L'emendamento 2.51 aggiunge un'azione che il Governo ha ignorato totalmente nella predisposizione del disegno di legge. Riteniamo che si tratti davvero di un emendamento molto importante e abbiamo tentato in Commissione di fare in modo che ciò venisse compreso. Questa, a nostro avviso, è l'occasione per rivedere i requisiti per l'autorizzazione all'esercizio dei servizi domiciliari, semiresidenziali, residenziali e dei requisiti ulteriori per l'accreditamento.

Occorre, quindi, che siano definiti nel rispetto di criteri quali l'effettiva presa in carico globale della persona, la continuità dell'assistenza, la competenza, la formazione del personale, il rispetto dei diritti e della qualità del lavoro e del contratto nazionale di lavoro di settore, sottoscritto con le parti sociali e datoriali maggiormente rappresentative.

Pensiamo che si debba garantire un'umanizzazione delle cure, la partecipazione delle persone o dei rappresentanti di queste persone alle scelte dei percorsi di cura, la flessibilità dell'offerta - che è un altro degli aspetti totalmente assenti in questo momento - la resilienza in situazioni emergenziali. Abbiamo verificato che cosa ha significato per le persone anziane l'emergenza, in tutte le condizioni, sia per chi era solo e in buona condizione, che si è semplicemente ritrovato in un'enorme solitudine, sia per chi, invece, aveva condizioni molto più disagiate e con minori possibilità.

Crediamo, quindi, che questa sia davvero un'occasione per ripensare a tutto questo e per garantire nuovamente la centralità del servizio pubblico.

È di tutta evidenza che bisogna procedere a una revisione della materia e che questa sia l'occasione, lo ripeto nuovamente, per questa revisione così urgente. (Applausi).

MAZZELLA (M5S). Signor Presidente, con l'articolo 2 noi andiamo a definire oggetto, princìpi e criteri direttivi generali e istituzione del Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana, cioè il famoso Cipa.

Il compito del Cipa è soprattutto quello di definire i piani nazionali, sentite, come dice appunto l'articolato, le parti sociali e le associazioni. Ora, in uno dei miei emendamenti, poiché il Cipa si dovrà esprimere in particolare anche sul Piano nazionale per l'assistenza e la cura della fragilità e delle non autosufficienze nella popolazione anziana, ho ampliato sostanzialmente quello che può essere considerato il settore di ascolto delle associazioni a quelle associazioni rappresentative delle persone anziane e non autosufficienti anche con riferimento alla condizione di disabilità. Questo è un atteggiamento semplicemente di apertura e di ascolto. Non comporta alcun onere di spesa e quindi può essere considerato un miglioramento di questo testo.

Sempre all'articolo 2 e sempre in relazione al Cipa, c'è un problema relativo al monitoraggio, secondo noi. Si parla di prestazioni e dei risultati resi, ma non si identifica chi in effetti debba fare questo monitoraggio. In due miei emendamenti sottolineo appunto che bisogna monitorare i risultati e soprattutto gli obiettivi che si vanno a delineare in questo articolato. In uno di questi emendamenti faccio riferimento al fatto che questo monitoraggio debba poi essere approvato annualmente, con una relazione che viene resa alle camere entro il 31 maggio di ogni anno.

Stiamo dunque parlando sempre di azioni che vanno a migliorare complessivamente l'articolato, che non hanno oneri di spesa e che servono a definire meglio l'azione del Cipa. Questo, per quanto mi riguarda, è quanto volevo illustrare relativamente all'articolo 2.

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno che invito i presentatori ad illustrare.

ZAMPA (PD-IDP). Signor Presidente, intendo illustrare l'emendamento 3.16. A integrazione di quanto è previsto dal testo di legge che stiamo esaminando, questo emendamento si occupa davvero di prevedere strumenti finalizzati all'invecchiamento attivo, cui fa riferimento l'intero articolo. Si tratta di un articolo importante, che restituisce al tema della vecchiaia e dei nostri anziani anche dignità e intelligenza rispetto al ruolo che svolgono nella nostra società.

Quindi, sforzarsi perché questi strumenti vengano messi a disposizione per garantire l'invecchiamento attivo è davvero un esercizio da compiere e mi meraviglierebbe che i colleghi tutti non lo prendessero in considerazione.

Noi proponiamo infatti, con questo emendamento, l'apprendimento e la formazione in tutte le fasi della vita, ivi compresa l'alfabetizzazione digitale, senza la quale, com'è noto a tutti, una grande parte della popolazione, a maggior ragione ancora di più quella anziana, è esclusa da molti aspetti della vita quotidiana, a partire dalla possibilità di accedere ai servizi più svariati.

Tra l'altro, è evidente che, andando verso un invecchiamento della società che procede a una straordinaria velocità, rischiamo davvero che ci sia una disparità di accesso anche ai servizi che la pubblica amministrazione rende più accessibili ai cittadini, grazie appunto alla digitalizzazione. Se non immaginiamo di dare ai nostri anziani la possibilità di apprendere che cos'è l'alfabetizzazione digitale per riuscire davvero ad avere accesso a questi nuovi servizi, li escludiamo sempre di più. Non è pensabile un invecchiamento attivo senza che si curi questo aspetto della vita che noi non consideriamo in alcun modo secondario. Tra l'altro, apprendere è davvero un modo per rimanere attivi e mantenere attiva soprattutto la parte intellettiva, che rende le nostre giornate anche più gradevoli. Poter avere accesso all'enorme mondo a cui si arriva ormai attraverso il digitale può rendere le persone anziane anche meno sole e meno escluse.

Quindi, credo che si tratti di un emendamento di grande rilievo e fatico a immaginare - mi rivolgo soprattutto al rappresentante del Governo - che una cosa di questo genere abbia costi che non possono essere affrontati da un Paese che è componente del G7. (Applausi).

MAZZELLA (M5S). Signora Presidente, l'articolo 3 si rivolge soprattutto al tema dell'invecchiamento attivo. A tal proposito, sempre nella considerazione di non gravare con ulteriori spese, siccome si tratta di principi e criteri direttivi, ho pensato in un emendamento di far riferimento all'accesso che gli anziani hanno alle cure, oppure ai programmi di invecchiamento attivo. Si è parlato in quest'Aula della difficoltà che hanno le persone anziane, anche semplicemente in termini di mobilità: in uno di questi emendamenti, allora, ho fatto riferimento alla necessità di porre attenzione al superamento delle barriere, per l'accesso stesso e la fruizione dei suddetti percorsi integrativi. È semplicemente una nota che può essere aggiunta sotto il profilo dell'informazione e della promozione, che a mio avviso non dovrebbe comportare ulteriori oneri o spese.

Sempre all'articolo 3, il Governo ha accolto favorevolmente un mio emendamento, che riguarda proprio l'invecchiamento attivo, dando la possibilità di relazione con gli animali di affezione. Questo emendamento, però, nella sua vocazione originaria riteneva di allargare lo spettro delle terapie, o meglio anche dei programmi, a quello che nell'emendamento avevo definito come «cure non farmacologiche». Probabilmente questo aspetto è stato frainteso, magari intendendo per cure non farmacologiche l'omeopatia, l'agopuntura o altro; in realtà, si può pensare a una riformulazione dell'emendamento, ma nelle audizioni che abbiamo fatto i professionisti e gli stakeholder hanno parlato di terapie, come la pet therapy, la doll therapy o anche la terapia occupazionale: parliamo di terapie che servono per evitare il cosiddetto declino cognitivo. Ora mi sembra strano che diamo la possibilità alle persone anziane di portare a spasso il loro cagnolino, però poi non ci occupiamo, nella cura dell'Alzheimer, anche in via sperimentale (perché si poteva pensare di formularlo in via sperimentale), di ammettere queste terapie che sono validate scientificamente.

Sempre all'articolo 3, in termini di prevenzione, ho riformulato questo stesso emendamento dando particolare rilievo agli elementi di innovazione tecnologica e dei metodi di prevenzione e rallentamento del declino cognitivo. Anche in questo caso, ho posto l'attenzione su una patologia a cui molti nostri anziani stanno andando incontro, che è l'Alzheimer o comunque il declino cognitivo, a cui si può dare sicuramente sollievo grazie alle tecnologie o un'innovazione tecnologica e metodi di prevenzione. Non so però se la mia proposta verrà accolta.

Un altro emendamento che penso possa essere preso in considerazione è quello che si occupa dell'invecchiamento attivo. Vorrei sottolineare che tutti in quest'Aula hanno appreso che invecchiare bene purtroppo costa e allora è possibile che invecchino bene le persone che hanno più soldi e male quelle che hanno meno soldi? La questione solleva un tema di disuguaglianze e di povertà, che ho appunto inteso affrontare all'interno della parte relativa all'invecchiamento attivo.

Ho quindi introdotto il tema dell'ageismo, ovvero della discriminazione basata sull'età, che è stato sollevato recentemente nel 2021 dall'Organizzazione mondiale della sanità in un suo bellissimo report. Invito tutti i miei colleghi a fare una semplice ricerca per vedere che questo report parla proprio della discriminazione degli anziani. Mi sembra strano che non sia possibile, in quest'Aula, accettare un emendamento come quello per la promozione della lotta all'ageismo, che peraltro non ha costi. Penso che su questo dovremmo fare una riflessione.

Infine, ho presentato una proposta che invece ha un costo, ma permettetemi di dire che tutta questa bellissima opera fondamentale per ottenere un miglioramento della salute e della condizione di benessere degli anziani, se non ha un fondo di riferimento, cadrà nel vuoto e ho previsto appunto la creazione di un fondo a ciò destinato. (Applausi).

PIRRO (M5S). Signor Presidente,ho presentato alcuni emendamenti volti a migliorare l'impatto complessivo dell'articolo 3, perché stiamo parlando da alcune ore di invecchiamento attivo, di popolazione anziana attiva e di longevi, quindi dobbiamo pensare nuovi modi di abitare e tra le varie proposte possibili ci sono anche progetti, che sono stati già realizzati in alcuni luoghi, di ripopolamento dei borghi. In alcune circostanze particolari, infatti, si può consentire di ritrovare quella socialità e quella condivisione di spazi e di servizi in questi luoghi, che purtroppo sono stati abbandonati nel tempo per spostare la popolazione nelle città, ma che possono quindi avere una duplice utilità: aiutare le persone anziane ad avere più socialità e anche una situazione di vita protetta e accogliente e ripopolare quei borghi.

Altri emendamenti sempre all'articolo 3 vorrebbero che si parlasse di promozione dell'invecchiamento attivo e di buona salute in tutte le politiche pubbliche nazionali e non si capisce per quale motivo non debba essere accolto un suggerimento così di buonsenso.

Lo stesso vale per quanto riguarda la promozione dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita. Sono semplici suggerimenti che a noi sembrano anche alquanto scontati, visto che siamo tutti consapevoli che, se promuoviamo queste forme di apprendimento nell'arco della vita, queste aiutano anche a ritardare e a impedire il decadimento cognitivo degli anziani.

Non capisco poi come si possa essere contrari a un suggerimento come quello relativo alla promozione della ricerca sui processi di invecchiamento, quando in queste Aule non facciamo altro che dire quanto la promozione della ricerca vada incentivata e possa essere utile allo sviluppo del PIL del nostro Paese.

In ultimo, se posso, signora Presidente, vorrei fare alcune considerazioni sull'ordine del giorno G3.202, che chiede al Governo di impegnarsi a prevedere misure di sostegno, anche di natura fiscale, in favore degli ascendenti (dei nonni) che danno una mano ad accudire i nipoti e che in questo modo svolgono un servizio davvero utile alla collettività, sgravando le famiglie di alcuni costi, quando, come spesso accade, sono lavoratori poveri che non possono permettersi di affrontare la spesa di un nido, che magari a volte neanche esiste, o di una baby-sitter. (Applausi).

PRESIDENTE. Colleghi, abbiamo concluso l'illustrazione degli emendamenti riferiti ai primi tre articoli del disegno di legge.

Chiederei al Governo se sono intervenute novità tali per cui possiamo procedere ai pareri senza fare accantonamenti.

CIRIANI, ministro per i rapporti con il Parlamento. Signora Presidente, è stata convocata una Conferenza dei Capigruppo per le ore 15,30 cui devo partecipare, quindi le chiedo se i lavori dell'Assemblea si interrompono.

PRESIDENTE. I lavori dell'Assemblea si interrompono se facciamo delle votazioni, invece se procediamo con illustrazioni o pareri andiamo avanti.

CIRIANI, ministro per i rapporti con il Parlamento. Comunque, giocoforza, le chiedo un'interruzione perché devo partecipare alla Conferenza dei Capigruppo e non posso sdoppiarmi. Le chiedo pertanto una sospensione per la Conferenza dei Capigruppo o dieci minuti per coordinare gli emendamenti.

MALPEZZI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALPEZZI (PD-IDP). Signora Presidente, quest'opposizione dimostra sempre di essere costruttiva e anche comprensiva; onestamente, però, i parlamentari si sono organizzati per essere in Aula oggi pomeriggio, secondo il calendario condiviso insieme ieri nella Conferenza dei Capigruppo, in cui sono state stabilite le modalità di svolgimento dei lavori, ma il fatto che il Governo non sia pronto nella presenza crea qualche problema. Lo dico perché noi continuiamo a essere seri e responsabili; chiederemmo la stessa serietà e la stessa responsabilità a chi ha avuto l'onore e l'onere di guidare questo Paese. (Applausi).

ZAFFINI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZAFFINI, relatore.Signora Presidente,vorrei andare oltre i sentimenti originati dalla lezione da parte dell'opposizione, che francamente mi sembra veramente male indirizzata.

PRESIDENTE. Senatore Zaffini, si rivolga alla Presidenza.

ZAFFINI, relatore. Intervenendo sull'ordine dei lavori, vado oltre le lezioni da parte di chi, nei cinque anni precedenti, è andato ben oltre questo tipo di atteggiamento. (Commenti in Aula).

PRESIDENTE. Senatore, mi ha chiesto la parola sull'ordine dei lavori.

ZAFFINI, relatore. Signora Presidente, però mi faccia parlare. Io mi rivolgo a lei, però parlo.

PRESIDENTE. Doverosamente la faccio parlare, però si rivolga a me sull'ordine dei lavori; per le polemiche abbiamo tutto il provvedimento.

ZAFFINI, relatore. Mi sto rivolgendo a lei sull'ordine dei lavori, facendo un parallelismo tra ciò che ci sta rimproverando in questo momento la collega Capogruppo del PD e l'atteggiamento analogo o anche peggiore tenuto dal suo Governo nella scorsa legislatura, che io ricordo. Questo posso dirlo? L'ho detto.

PRESIDENTE. Abbiamo un momento di illustrazione storica, ma lei ha una proposta?

ZAFFINI, relatore. Ho fatto un po' di storia, sì.

La mia proposta è la seguente: siccome abbiamo avuto notizia da parte del vice ministro Bellucci che sta arrivando, avrei una richiesta per il rappresentante del Governo. (Applausi). Ringrazio per l'applauso. Vede che fa bene ogni tanto fare un po' di storia, perché convince anche voi a fare un bell'applauso?

PRESIDENTE. Senatore Zaffini, tra l'altro lei è relatore. Non mi faccia insistere con la preghiera di rivolgersi alla Presidenza.

ZAFFINI, relatore. Il relatore però non ha la lingua tagliata, parla.

Se il rappresentante del Governo è d'accordo e se c'è la possibilità di ritardare di qualche minuto la sua presenza nella Conferenza dei Capigruppo, noi siamo pronti ad andare avanti con l'illustrazione degli emendamenti, perché sta arrivando il vice ministro Bellucci, che poi seguirà il provvedimento per conto del Governo. Questo sempre che il rappresentante del Governo sia disponibile.

PRESIDENTE. Colleghi, visto che non ci sono votazioni, non interrompo i lavori dell'Assemblea, indipendentemente dalla Conferenza dei Capigruppo. Confidiamo nel fatto che a minuti arriverà il rappresentante del Governo, come anticipato.

Passiamo all'esame dell'articolo 4, sul quale sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno che invito i presentatori ad illustrare.

ZAMBITO (PD-IDP). Signor Presidente, desidererei illustrare gli emendamenti 4.208, 4.223, 4224 e 4.234.

L'emendamento 4.208 ha l'obiettivo di rafforzare il sistema di monitoraggio nell'erogazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS). Come capiranno tutti gli onorevoli colleghi, questa parte è fondamentale. Il monitoraggio dei servizi che si offrono agli anziani non autosufficienti diventa davvero una questione dirimente e fondamentale. Questi servizi infatti sono erogati da soggetti differenti. Con questo emendamento proponiamo quindi di integrare servizi informativi di tutti i soggetti competenti.

Come ho già detto questa mattina durante il mio intervento, non si può avere la certezza di monitorare bene i servizi senza mettere insieme tutti i sistemi informativi. Pensiamo che si debba costruire un solido sistema di monitoraggio integrato sia dell'impatto generale della riforma sia attraverso la creazione di un sistema di valutazione degli interventi. Senza questo emendamento, si prevede invece solo un generico monitoraggio dei LEPS.

L'emendamento 4.223 mira a ripristinare il testo del disegno di legge delega come uscito dal Governo Draghi, a firma dei ministri Orlando e Speranza, che prevedeva l'integrazione degli istituti dell'assistenza domiciliare integrata (ADI) e del servizio di assistenza domiciliare (SAD) ai fini della costituzione di un servizio di assistenza domiciliare integrata sociosanitaria e sociale (ADISS).

La realizzazione dell'ADISS è finalizzata a garantire un'offerta integrata di assistenza sanitaria, sociale e sociosanitaria secondo un approccio basato sulla presa in carico dell'anziano che espleti il servizio in modo continuativo e secondo le esigenze che, come sappiamo, in un anziano possono variare nel tempo. Senza prevedere l'ADISS non si capisce come si possano rafforzare i dispositivi per un'effettiva offerta di risposte unitarie e per un adeguato mix di prestazioni pertinenti a servizi medico-infermieristico-riabilitativi a sostegno nelle attività fondamentali della vita quotidiana e di affiancamento dei familiari.

L'emendamento 4.224 mira a rafforzare il sistema sociosanitario. Nel testo, quando si fa riferimento alle prestazioni di assistenza domiciliare che devono prevedere un'integrazione con quelle sanitarie e sociosanitarie, si parla di raggiungere l'obiettivo di razionalizzare l'offerta vigente. Ecco, a noi la parola razionalizzare non piace affatto, perché con tale termine ci si limita ad efficientare quel che c'è già. Invece per noi quel che c'è non è affatto sufficiente e va assolutamente potenziato e rafforzato. L'emendamento propone quindi l'ottimizzazione, anziché la razionalizzazione, dell'offerta vigente sia delle prestazioni sociali sia di quelle sociosanitarie, tenendo conto delle condizioni dell'anziano e proponendo interventi di durata e intensità adeguate alle sue condizioni.

Passo ora all'illustrazione dell'emendamento 4.234 sull'accreditamento. L'emendamento mira all'aggiornamento e alla semplificazione dei criteri minimi per l'accreditamento strutturale organizzativo e di congruità del personale cui applicare i trattamenti economici previsti dalle leggi vigenti.

Anche se abbiamo apprezzato - anche durante l'esposizione oggi - il fatto che in fase emendativa si sia accolta la nostra richiesta di inserire tra i criteri per l'accreditamento anche il trattamento economico del personale, questo testo non ci soddisfa, e pertanto abbiamo preparato un emendamento che miri a potenziare gli investimenti sul personale dedicato ai servizi di rete, domiciliari, diurni, residenziali e centri multi-servizi socioassistenziali, sociosanitari e sociali. Inoltre, invece di prevedere criteri minimi di autorizzazione e di accreditamento, proponiamo di rafforzare complessivamente il sistema di accreditamento anche attraverso l'individuazione di un tariffario nazionale di tali soggetti, prevedendo apposite garanzie.

Insomma, se vogliamo essere coerenti con i principi di questo disegno di legge delega, dobbiamo sapere che cosa accreditiamo e con quali criteri di delega. (Applausi).

CAMUSSO (PD-IDP). Con l'emendamento 4.207 ripeto quanto già detto rispetto all'emendamento 1.1, perché siamo esattamente alla ripetizione, negli articoli, dei riferimenti alla cabina di regia, quindi all'idea che dobbiamo disarticolare questo nostro Paese nelle prestazioni che vogliamo dare.

Vorrei poi illustrare il 4.217 perché ogni tanto ci sono cose incomprensibili nelle risposte che il Governo e la maggioranza hanno dato finora: in quell'articolo si dice cioè che bisogna erogare delle prestazioni e le prestazioni sono erogate. Abbiamo chiesto di precisare che sono erogate sia dalle amministrazioni regionali sia da quelle locali. La proposta è stata respinta dicendo che invece va bene la definizione che sono le aziende sanitarie.

Ebbene, siccome stiamo parlando di lettura multidimensionale, di prestazioni sociosanitarie e della necessità di dare una risposta compiuta rispetto ai bisogni, non si capisce perché poi, invece, si decida che è solo il servizio sanitario a dover dare delle risposte. Piccole contraddizioni in opera.

FURLAN (PD-IDP). Signor Presidente, mi soffermo molto brevemente sugli emendamenti 4.230, 4.231 e 4.233.

La prima proposta emendativa nasce dal timore che l'espressione «rimodulazione del personale» possa rappresentare un serio rischio sulla ricaduta occupazionale.

La delega ha come obiettivo la ricognizione, il riordino, la semplificazione e il coordinamento delle disposizioni legislative vigenti rivolte alla popolazione anziana in materia di assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria, nonché il progressivo potenziamento delle relative azioni da realizzarsi nell'ambito delle risorse disponibili.

È opportuno che, tra le azioni da mettere in campo, ci sia un'attenzione specifica rispetto al lavoro, che dev'essere di qualità, ben contrattualizzato e ben retribuito, col giusto riconoscimento, perché rappresenta un asset importante nei servizi alla persona.

Serve qui ribadire non solo la centralità del servizio pubblico, ma anche il rispetto dei diritti e della qualità del lavoro degli operatori dei servizi territoriali. È un punto fondamentale per il riordino del sistema, per le garanzie sui LEA e sui LEPS, oltre che sui diritti dei lavoratori di questi servizi.

Il perseguimento di un buon livello dei servizi residenziali deve tenere conto di questa necessità. Una rimodulazione del personale in dotazione, nell'ambito delle vigenti facoltà assunzionali, ha una ricaduta pressoché nulla, non rafforza il servizio e non garantisce un lavoro di qualità.

Lo stesso ragionamento è contenuto nell'emendamento 4.231, rivolto alla rete di assistenza per le persone anziane non autosufficienti, in modo particolare per le sedi residenziali.

Quanto all'emendamento 4.233, il disegno di legge necessita di maggior dettaglio sugli obiettivi e le tipologie di servizi a cui sono destinate le strutture residenziali per gli anziani non autosufficienti, raccogliendo lo spirito del decreto n. 77 del 23 maggio 2022 e gli obiettivi fissati dalla missione 6 (Salute) del Piano nazionale di ripresa e resilienza. L'emendamento in discussione si limita a indicare la garanzia di adeguata intensità assistenziale, sempre con una rimodulazione del personale dentro i vincoli assunzionali, la qualità degli ambienti di vita e di riservatezza.

La legge delega deve invece raccogliere lo scopo di riorganizzare una rete di servizi capillare ed efficace su tutto il territorio nazionale per le persone anziane, dove anche la residenzialità possa trovare un suo adeguato spazio come risposta al bisogno che può materializzarsi a un certo punto del proprio itinerario di vita. A tal fine, serve una definizione puntuale delle strutture residenziali, in cui siano definite le tipologie delle prestazioni che devono essere erogate nelle diverse categorie di strutture residenziali. Si tratta quindi di specifiche che, se inserite, garantiscono il raggiungimento di una rete assistenziale organizzata e capillare. (Applausi).

MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, ho presentato parecchi emendamenti all'articolo 4, però mi soffermerò solo sull'emendamento 4.228, nel quale vorrei sottolineare con forza una necessità. Questa mattina parlavo del fatto che bisognerebbe limitare la presenza nelle RSA, però la questione dell'accreditamento è importante da tutti i punti di vista. Già la senatrice Furlan, che è appena intervenuta, ha sottolineato il problema della qualità delle prestazioni, del personale e quant'altro, ma c'è anche il problema di definire un tariffario, perché non può essere il mercato a regolare quest'ambito. Vivo in una Regione, la Lombardia, in cui il 90 per cento delle RSA è privato e molto spesso c'è una disparità enorme, a parità di trattamento, sulle rette, che ricadono poi sulle famiglie e sugli enti locali, come tutti sappiamo. Vorrei quindi sottolineare la necessità di avere, come proposto nell'emendamento, un tariffario che venga concordato anche con il terzo settore, introducendo un elemento di concertazione in materia.

Infine, c'è la questione dei lavoratori e delle lavoratrici. C'è la necessità di riconoscere l'applicazione dei contratti nazionali e non quelli dei multiservizi, che in molte realtà vengono applicati. Il problema è che questi lavoratori e lavoratrici hanno una prestazione anche molto usurante, dal punto di vista fisico e psicologico, e sono mal retribuiti: questo lo posso garantire. Sarebbe pertanto opportuno prestare molta attenzione su questo terreno.

Ho voluto sottolineare questo aspetto, visto che altri colleghi hanno illustrato altri temi.

MAZZELLA (M5S). Signora Presidente, vorrei muovere solo un'osservazione, sempre riguardo alla disabilità, perché con riferimento a questo tema la norma prevede che, anche all'interno di questo articolato, ci sia attenzione per il disabile, però non si capisce in quale fase viene individuata la non autosufficienza del disabile. Pertanto, nell'ottica di essere più precisi in alcune parti dell'articolato, nel mio emendamento si fa riferimento anche alle disabilità pregresse o che subentrino successivamente e anche al fatto di mantenere un testo che sia sempre in armonia con quanto stabilito dalla legge delega e dai decreti attuativi della legge delega per la disabilità.

Si chiede quindi un'attenzione al mondo della disabilità, sempre rispettando tutto quello che la normativa vigente prevede.

GUIDOLIN (M5S). Signora Presidente, vorrei portare all'attenzione dell'Assemblea l'emendamento 4.35, che, riassumendo brevemente, parla delle persone senza fissa dimora, che pure invecchiano. Con questo emendamento chiedevo che fosse istituito un monitoraggio in loro favore, per i senza fissa dimora sopra i sessantacinque anni. Questo, tra l'altro, è anche giustificato dalla legge di bilancio per il 2022, dove, al comma 170, abbiamo definito gli interventi da attuare proprio per i servizi per la residenza fittizia, tra l'altro finanziati anche dal PNRR, al cui interno troviamo numerose iniziative per le persone senza fissa dimora. Alla luce di tutto ciò, non capisco quindi perché quest'emendamento non sia stato preso in considerazione.

Un altro emendamento è il 4.235, in cui riprendiamo il tema delle RSA, richiamando quanto ho detto questa mattina, quando chiedevo una riforma del settore delle RSA nel nostro Paese. Andando proprio nello specifico di questo emendamento, chiedo che vengano inserite parole che riportino a un sistema di controllo e di monitoraggio della concessione e degli accreditamenti alle RSA, perché, per unire sempre, le Regioni hanno, sì, la responsabilità di concedere gli accreditamenti, ma anche quella di controllare che tutti i requisiti permangano nel corso degli anni. Spesso - come vediamo anche agli onori delle cronache - succede che vengano perpetrati abusi all'interno delle RSA. Istituire comunque un sistema di monitoraggio che svincoli la Regione, che è il controllore, ma anche il controllato, ci sembrava una buona cosa. Quindi chiedo all'Assemblea di valutare questi emendamenti. (Applausi).

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 5, su cui sono stati presentati emendamenti e un ordine del giorno che invito i presentatori a illustrare.

PIRRO (M5S). Signor Presidente, l'articolo 5 è uno di quelli che ci hanno visto essere maggiormente critici rispetto al disegno di legge in esame. Si prevede l'istituzione di una prestazione universale che desta molte preoccupazioni posto che, anziché incrementare le attuali erogazioni alle persone non autosufficienti, soprattutto quelle in condizioni di maggiore gravità, il disegno di legge dispone di accorpare il tutto senza però superare i livelli già esistenti.

Stiamo parlando di persone con gravi difficoltà, che hanno bisogno di diversi ausili, di assistenza continua giorno e notte, che non vogliono rivolgersi a una struttura e che nella maggior parte dei casi preferiscono quindi restare presso il proprio domicilio, quello che lo stesso PNRR, alla Missione 6 prevede che debba essere il primo luogo di cura. Ne abbiamo parlato tantissimo in quest'Aula: eravamo d'accordo - quanto meno noi - che dovesse cambiare il focus dall'assistenza ospedaliera e nelle RSA, visto quanto accaduto durante la pandemia, viste le criticità riscontrate e le difficoltà che ci sono state. Eravamo tutti d'accordo sull'incremento delle cure domiciliari e poi perdiamo questa straordinaria occasione per dimostrare che abbiamo capito qualcosa e che vogliamo finalmente stanziare i soldi che servono per un'adeguata assistenza ai nostri anziani nel caso in cui ne abbiano bisogno.

L'emendamento 5.1, in particolare, prende spunto e suggerimento dalle buone pratiche, che pure esistono in qualche luogo nel nostro Paese: penso specificamente alla nostra Regione, signor Presidente, al Piemonte, che già dal 2010 ha istituito il cosiddetto assegno di cura proprio per aiutare i familiari a prendersi cura a domicilio delle persone che ne hanno necessità.

È stato dunque trasposto a livello nazionale quanto già esiste nella nostra Regione perché, come spesso accade, le cose buone non bisogna inventarle o tirarle fuori dal cilindro, ma basta seguire i buoni esempi esistenti. L'emendamento era già stato presentato in Commissione, dove ovviamente è stato respinto e ci riproviamo con l'Assemblea, casomai nottetempo la maggioranza avesse capito che si deve in qualche modo mettere mano al portafoglio e dare un aiuto economico alle famiglie, un aiuto che si può anche trasformare in servizi che vengono resi a domicilio. Dobbiamo spostare il paradigma sul domicilio, sull'assistenza domiciliare e sulle cure a casa, senza dimenticare che un anziano non autosufficiente è prima di tutto un malato che ha diritto all'assistenza del Servizio sanitario nazionale. (Applausi).

GUIDOLIN (M5S). Signor Presidente, vado ad illustrare l'emendamento 5.25, riprendendo il discorso sui professionisti sociosanitari.

Non comprendo il motivo per il quale tale emendamento non sia stato preso in considerazione, visto che innanzitutto il personale sociosanitario - sto parlando di tutto il personale che si riferisce all'area sociosanitaria (assistenti sociali, pedagogisti e operatori sociosanitari) - ha ottenuto il riconoscimento da poco, nella scorsa legislatura, del ruolo sociosanitario. Pertanto, in qualche modo i loro profili professionali devono essere adeguati alla normativa esistente per permettere di acquisire nuove competenze e di svilupparsi anche a livello di contrattazione collettiva. Si tratta di un passaggio obbligatorio, che bisogna fare. Queste sono proprio le figure principali che vanno a lavorare poi con gli anziani all'interno delle RSA e a domicilio. Non ritengo giusto, dunque, il fatto di non riconoscere comunque il valore di questo personale.

Quindi, chiedo all'Assemblea di valutare questo emendamento.

Con riferimento all'emendamento 5.0.300, riprendiamo il tema dei caregiver familiari. A tal riguardo, bisogna rispiegare all'Assemblea, perché forse a qualcuno è sfuggito, che le misure e anche le rispettive coperture finanziarie per poter mettere in pratica, in primis, il riconoscimento giuridico del caregiver familiare, ma anche tutta una serie di diritti che gli spettano, come il diritto al part time, in questo provvedimento trovavano la loro collocazione ideale.

Il fatto di aver ridotto uno dei pochi passaggi importanti che si trovano all'interno di questo disegno di legge a una semplice ricognizione della normativa esistente, richiamando un fondo regionale che dà le risorse per i caregiver alle Regioni, vuol dire non aver capito dove sta il problema, perché questo comma della legge di bilancio del 2017 era proprio semplice.

Con esso, sì, si definisce la figura del caregiver, ma nel nostro Paese continua a non esistere una legge che parla di caregiver familiari. Con questa delega passavamo la palla al Governo, in modo da poter poi sviluppare e realizzare tale figura secondo i principi che ci siamo dati tutti. Ricordo, infatti, che a questo disegno di legge hanno lavorato tutte le forze politiche presenti in quest'Aula. Anche questo emendamento è stato bocciato, ma chiedo ai colleghi di poterlo rivalutare.

CAMUSSO (PD-IDP). Signor Presidente, intervengo per illustrare gli emendamenti 5.20 e 5.203, per sottolineare come una grande parte dell'attività di cura e di assistenza alle persone sia determinata dalla qualità del lavoro di chi lo svolge. E la qualità del lavoro è determinata dal fatto che ci siano delle regole, che le si applichino, che ci siano dei percorsi formativi, che ci siano una qualità e un riconoscimento di quei percorsi formativi.

Non ne sappiamo il motivo, perché ben poche motivazioni abbiamo avuto, ma un emendamento che introduceva il vincolo dell'applicazione dei contratti nazionali al personale incaricato di attuare tutte le belle misure che descriviamo in questa delega e un altro emendamento che indicava la necessità di percorsi professionali di specializzazione e di qualificazione sono stati ambedue respinti.

Ciò fa sempre parte di quelle contraddizioni nelle risposte che abbiamo ricevuto, in una discussione in Commissione che però era stata molto rapida e veloce, perché c'era una grande fretta. Le rispose che abbiamo avuto, però, fanno tutte preoccupare rispetto a come si possa pensare a una presa in carico delle persone, che sia multidimensionale e faccia i conti con l'insieme dei bisogni, se non si pensa contemporaneamente a qualificare il lavoro, le sue competenze, le sue retribuzioni, i suoi diritti.

Non vorrei fare un esempio già noto, ma l'esperienza della pandemia che abbiamo alle spalle ci dice che la formazione, il coinvolgimento, la responsabilizzazione e il buon trattamento dei lavoratori sono una condizione essenziale per una qualità positiva delle prestazioni socio sanitarie.

ZAMPA (PD-IDP). Signor Presidente, intervengo sugli emendamenti 5.15, 5.17 e 5.11.

Si tratta in questo caso di tre emendamenti che intervengono su una questione su cui abbiamo tentato di richiamare, con preoccupazione e in modo molto insistente, l'attenzione del Governo, perché fa riferimento all'introduzione della prestazione universale graduata. Si tratta di una novità che interviene e che è introdotta in via sperimentale e progressiva per le persone anziane non autosufficienti che ovviamente possono optare per questa scelta. È una prestazione universale che deve tenere conto dello specifico bisogno assistenziale, che sarà erogato sotto forma di trasferimento monetario e di servizi alla persona. L'emendamento 5.11 richiede, in virtù del carattere sperimentale della prestazione, che il Governo provveda ad attivare una verifica e una valutazione annuale. A noi sembra che si abbia a che fare con una richiesta di assoluto buon senso e davvero non è comprensibile la ragione per cui è stata respinta in Commissione.

L'emendamento 5.15 interviene sullo stesso identico tema e in questo caso prevede, proprio in ragione del fatto che siamo di fronte a una novità e a una sperimentazione, che si possa tornare indietro sulla scelta e si renda esplicita la possibilità che questa nuova prestazione sia revocabile in ogni momento, senza oneri e penalizzazioni per la stessa. È vero e ci fa piacere che in Commissione sia stato approvato un emendamento che attribuisce al Governo il compito di disciplinare la reversibilità e che la maggioranza si sia resa conto che è necessario dare la possibilità di rivedere la scelta compiuta. Avremmo voluto, signor Vice Ministro, che fosse più chiaro, esplicito e anche più semplice, e cioè che in ogni momento, senza oneri e penalizzazioni, una persona anziana potesse revocare la scelta fatta. Naturalmente auspichiamo che questo possa essere più chiaramente esplicitato nel decreto-legge.

Da ultimo, anche l'emendamento 5.17 suscita una certa preoccupazione, perché la prestazione a cui ho fatto riferimento, quando fruita, come noto, assorbe parte dell'indennità di accompagnamento di cui all'articolo 1, in misura non superiore al valore della prestazione. Questo emendamento nasce dalla preoccupazione in relazione a come sarà attuato e reso operativo l'assorbimento dell'indennità di accompagnamento, che - voglio ricordarlo - ad oggi rappresenta di fatto l'unico tra i LEPS (Livelli essenziali delle prestazioni sociali) che davvero può tutelare gli anziani. Va quindi reso operativo l'assorbimento dell'indennità e delle prestazioni erogate dai servizi socio assistenziali, finalizzati a promuovere la continuità e la qualità di vita, a domicilio e nel contesto sociale.

Signor Presidente, la maggioranza e il Governo non ci hanno davvero rassicurato su questo delicato tema, mentre per noi, per il Partito Democratico, resta molto importante avere chiarezza in materia. E questo finora non è stato fatto. (Applausi).

FURLAN (PD-IDP). Signor Presidente, sulle figure dei caregiver illustrerò gli emendamenti 5.44 e 5.47.

Il disegno di legge che mira alla definizione di politiche di assistenza alle persone anziane non autosufficienti rischia di lasciare in secondo piano il valore del lavoro di cura condotto dai caregiver familiari. Il riconoscimento del valore dell'assistenza e la sua valorizzazione ai fini sociali, professionali e previdenziali, devono essere parte della ridefinizione delle politiche in favore degli anziani.

Queste figure svolgono un lavoro quotidiano senza pause o straordinari riconosciuti, un carico che abbiamo visto ampliarsi durante e anche dopo la pandemia. Secondo il Coordinamento nazionale delle famiglie con disabilità, per esempio, sei caregiver su dieci non possono fare altro lavoro, non possono contare su alcun aiuto; l'86 per cento ha dichiarato di aver subito un danno fisico ed emotivo anche durante i mesi dell'emergenza; un'assistenza informale, senza riconoscimenti, di cui il legislatore deve finalmente occuparsi.

Si fa presente, a proposito, la necessità di un intervento di legge più circostanziato. Mentre stanno normando la materia le singole Regioni, manca una normativa di riferimento a livello nazionale e questo rischia di frammentare, di creare anche condizioni molto diversificate da Regione a Regione, da territorio a territorio. Con questa proposta emendativa, che integra quindi il testo, si aggiungono tutele a quanto già previsto, ovvero le certificazioni di competenze professionali, la partecipazione delle rappresentanze di caregiver nella programmazione sociale, socio sanitaria e sanitaria. La proposta mira a superare i criteri troppo generici e riconoscere nello specifico interventi per la formazione, quindi creare anche una condizione di inserimento e reinserimento nel mercato del lavoro.

L'emendamento 5.47 riprende questo tema. I principi e i criteri direttivi a cui deve attenersi il Governo nell'esercizio della delega devono assolutamente mettere al centro modalità di formazione del personale addetto al supporto dell'assistenza delle persone anziane, personale operante presso la rete dei servizi pubblici, ma anche i caregiver familiari. Il disegno di legge richiama ovviamente questo tema, ma non lo affronta e inoltre non riconosce una presenza, oltre che dei caregiver familiari, anche delle grandi organizzazioni sindacali in quel momento di partecipazione importantissimo, che è quello nell'ambito della programmazione sociale, socio sanitaria e sanitaria a livello nazionale, regionale e locale. (Applausi).

PRESIDENTE. Sospendo dunque i lavori dell'Assemblea, in quanto alle ore 16,30 avrà luogo in quest'Aula la celebrazione dell'8 marzo, Giornata internazionale della donna, che sarà trasmessa in diretta televisiva Rai.

(La seduta, sospesa alle ore 16,13, è ripresa alle ore 16,32).

Presidenza del presidente LA RUSSA

Cerimonia in occasione della Giornata internazionale della donna

PRESIDENTE. (Si leva in piedi). Cari senatori e care senatrici, oggi, 8 marzo, si celebra la Giornata internazionale della donna. È un giorno significativo perché - come ha ricordato questa mattina il nostro Presidente, il Capo dello Stato - dalla condizione della donna dipendono la qualità della vita e il futuro stesso di ogni società.

Ho pensato - e spero sia stata cosa gradita - di far consegnare a ciascuna senatrice una rosa bianca, segno della nostra amicizia e della consapevolezza che questa giornata va non festeggiata, ma celebrata, ricordata e considerata un momento essenziale e importante della nostra convivenza politica, umana e sociale.

Sono sempre stato convinto che non siano tanto le quote rosa a determinare la crescita della condizione femminile quanto la volontà politica, la considerazione della società, dell'importanza della parità vera, reale ed effettiva della condizione femminile rispetto a quella maschile.

Quando parliamo di diritti al femminile, non possiamo non ricordare anche le tante donne che purtroppo anche in Italia e nel mondo sono ancora oggi vittime della violenza fisica e morale. Ho già avuto occasione di dire che su questo aspetto non è corretto immaginare che sia una questione di donne; anzi, ritengo che sia soprattutto una questione di uomini. Tocca a noi uomini cercare di rimuovere la terribile vicenda della violenza verso le donne, che continua a insanguinare anche l'Italia.

Ogni abuso, ogni discriminazione, ogni forma di violenza che un uomo perpetra alle donne vanno combattuti e ovviamente condannati. Su questo non ci devono essere tentennamenti di sorta, non ci devono essere scusanti, non ci sono se, non ci sono ma. E non penso solo alle donne italiane: penso alle donne di altre parti del mondo. Possiamo innanzitutto citare, in questo momento, l'Iran, ma non solo. Pensiamo alle donne di alcune Nazioni africane, asiatiche e anche alle donne italiane e non che vivono nel nostro Paese.

Credo sinceramente che occorra un ulteriore impegno delle istituzioni. Quello che è stato fatto è molto, ma non è tutto, non è sufficiente. In molte aree del pianeta alle donne non sono riconosciuti i diritti fondamentali; ci sono ancora discriminazioni, divieti, imposizioni assurde: no allo studio, no al lavoro, no alla carriera, no alla partecipazione al voto, addirittura in Paesi che non ci si aspetta possano porre limitazioni di questo genere. È per questo che, pensando a quelle donne, ho voluto invitare l'orchestra d'archi del Conservatorio di musica «G. Tartini» di Trieste a essere presente per un brevissimo concerto con noi. Perché? Perché la musica per noi è normale, colleghi. Nessuno penserebbe di vietare la musica. Eppure, in Afghanistan un'orchestra femminile, composta da ragazze giovanissime, l'orchestra Zohra, che prende il nome dalla dea della musica persiana, che aveva invertito la tendenza, aveva convinto gli afgani che la musica fosse un motivo di condivisione, di amore, di crescita, con l'arrivo dei talebani è stata perseguitata.

Nel teatro dove provavano sono stati distrutti i loro strumenti; la loro direttrice, la più grande di tutte (ventiquattro anni), è dovuta scappare in America per non essere uccisa; miracolosamente è riuscita a scappare. Credo che l'orchestra si sia riformata o si stia riformando per suonare.

Ebbene, credo che a loro possiamo dedicare questo breve concerto, per riaffermare che le libertà, compresa la musica, non possono essere limitate da nessuno, men che meno alle donne.

Credo che lo sappiamo tutti. Tutti siamo stati bambini e abbiamo visto per primo l'amore negli occhi delle nostre mamme. Le donne - lo abbiamo imparato fin da ragazzi - sono portatrici di pace, sacrificio, di condivisione. Sono coloro che più di noi uomini riescono a mettere insieme tante cose, l'una diversa dall'altra, per far crescere non solo la propria famiglia, ma credo il livello di civiltà di tutta l'umanità.

Grazie, donne! Grazie veramente di cuore! (Applausi).

Avevo detto che vi è stato dato un fiore. Simbolicamente lo do alla mia Segretaria generale per tutti voi. (Vivi, generali applausi).

Ci alziamo in piedi per ascoltare l'inno nazionale.

(La seduta, sospesa alle ore 16,40 per l'esecuzione del concerto, è ripresa alle ore 17).

Salutiamo e ringraziamo le maestre dell'orchestra d'archi del Conservatorio di musica «G. Tartini» di Trieste, che congediamo con un grande applauso. (Applausi).

Colleghi, vi invito a prendere posto correttamente.

Prima di passare agli interventi, ci tengo a dire che spero che sia stata apprezzata anche dagli altri parlamentari la pubblicazione, che ha avuto il gradimento - lo so, perché me lo ha comunicato - della Capogruppo del Partito Democratico. Io ho solo fatto una supervisione finale, ma il merito va ai miei Uffici, che voglio ringraziare anche per l'organizzazione della giornata odierna. (Applausi).

DE POLI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE POLI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, colleghi, oggi celebriamo la Giornata internazionale della donna. Il Senato della Repubblica lo fa con l'iniziativa lodevole cui abbiamo appena assistito, per la quale vorrei ringraziare veramente di cuore il presidente Ignazio La Russa.

In questa occasione, tra l'altro, sono stati realizzati dal Senato alcuni dossier, che raccontano le donne in oltre settant'anni di elezioni: «Il cammino delle donne verso la parità dalla Costituzione ad oggi»; il Rapporto della Commissione contro il femminicidio della scorsa legislatura e, infine, un aggiornamento delle edizioni «Storie d'ingegno e di coraggio. Profili di donne che hanno fatto l'Italia».

Consentitemi una breve digressione, perché quest'ultimo volume mi offre lo spunto per alcune riflessioni. Tra le biografie inserite nel libro, infatti, c'è quella di Caterina Scarpellini, astronoma e scienziata. Eravamo nell'Ottocento e, all'età di diciotto anni, Caterina si trasferì a Roma per seguire lo zio Feliciano, celebre astronomo. Da quel momento, si trovò ad avere relazioni con gli uomini più dotti del tempo: purtroppo, erano sempre uomini. Da lì inizia un percorso, che la portò poi a ottenere significativi traguardi, tanto da meritarsi l'appellativo di signora del cielo.

Oggi siamo nel 2023. L'Italia è, sì, certamente profondamente cambiata. Di passi in avanti, è vero, ne sono stati fatti tanti, ma non basta. Nel contesto mondiale, il mio primo pensiero va alle donne in Iran, la cui dignità oggi viene calpestata in maniera vergognosa e indicibile.

Così come, a maggior ragione, sono nostre le lotte che riguardano la condizione delle donne italiane nel nostro Paese. Penso alle donne discriminate sui posti di lavoro, a coloro che devono rinunciare a qualcosa: alla propria vita privata e al desiderio di maternità per fare carriera. Soprattutto, però, penso alle donne vittime di violenze, violenze che avvengono, in molti casi, fra le mura domestiche.

Su questo fronte, la legislazione italiana ha compiuto sicuramente progressi rilevanti. La violenza, cari colleghi, è una violazione dei diritti umani. Per troppe donne, il diritto ad una vita libera dalla violenza non è ancora una realtà. Porre fine a tutto questo è una questione che riguarda tutti, anche noi uomini, consapevoli che un'azione incisiva per sradicare la violenza di genere non può e non deve prescindere dalla promozione di una cultura del rispetto reciproco, che investa sulle generazioni più giovani attraverso l'educazione all'eguaglianza e al rifiuto di ogni forma di prevaricazione.

Il cammino da fare è ancora lungo su diversi fronti, sia nelle istituzioni che nella società civile. Ad esempio, anche all'interno del Parlamento, la rappresentanza femminile è ancora minoritaria. D'altro canto, è un segnale certamente positivo ed incoraggiante per le nostre istituzioni che l'Italia sia per la prima volta nella sua storia guidata da una donna. Questo ha fatto notizia. Vorrei però che un giorno non fosse più così.

Così come vorrei che un giorno si arrivasse all'effettiva parità salariale tra uomo e donna e a non considerare più la maternità come un ostacolo per la vita di una donna. Ecco perché riteniamo strategiche le politiche sulla famiglia e sulla conciliazione tra lavoro e maternità, temi centrali per questo Governo e questa maggioranza. Non può e non deve esserci opposizione tra il diritto al lavoro e il diritto alla maternità: anche questo vuol dire effettiva uguaglianza e pari dignità tra i sessi.

Un valore che è scritto nella nostra Carta costituzionale, ma un principio che rappresenta ancora una meta da conquistare, talvolta con difficoltà e sicuramente al prezzo di dure battaglie. È un cammino che, per molti aspetti, è ancora incompiuto. Se abbiamo veramente a cuore i diritti delle donne, abbiamo il dovere morale di rilanciarlo, per realizzare finalmente la volontà dei nostri Padri costituenti. (Applausi).

CUCCHI (Misto-AVS). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CUCCHI (Misto-AVS). Signor Presidente, non è ancora un 8 marzo di festa, piuttosto un 8 marzo inedito e drammatico. La guerra è ancora qui, in questa nostra Europa; le guerre lontane, di cui eravamo solo testimoni distanti, sono diventate una guerra vicinissima. Il nostro pensiero va a coloro che, come sempre, sono le prime vittime dell'aggressione violenta al popolo ucraino: le donne, i bambini e gli anziani.

Essere donna vuol dire anche ribellarsi al pregiudizio e al giudizio di una società patriarcale, che ci vuole ancora recluse in un ruolo che sia solo ed esclusivamente di mogli e madri. Ancora oggi l'ondata di mobilitazione per i diritti delle donne vede una controffensiva potente, che diventa repressione feroce in tanti Paesi. Essere donna ancora oggi, nel nostro Paese, vuol dire non doversi giustificare per una libertà estetica: è accaduto a me mentre parlavo di un tema doloroso, come l'uccisione del proprio fratello, perché indossavo degli orecchini considerati un po' troppo vistosi.

Oggi, ogni nuovo episodio di cronaca e di violenza sulle donne ci lascia sgomenti. Ogni aggiornamento dei dati statistici, impressionanti, ci conferma che questo orrore di aggressività fisica, psicologica e sessuale è in aumento, che i maltrattamenti domestici, anche contro le donne in gravidanza, anche davanti ai figli terrorizzati, sono diffusi e che la maggior parte dei femminicidi sono commessi da uomini che avevano un legame sentimentale con la vittima. Sentimentale: di quali sentimenti stiamo parlando?

L'8 marzo non è un giorno da festeggiare, ma un giorno di mobilitazione e di lotta, ancorato alla memoria di giornate drammatiche. Per me sono quelle donne, dipendenti di una vecchia fabbrica tessile di New York, che il 25 marzo 1911 persero la vita in una delle più gravi stragi sul lavoro della storia: 146 persone, per la maggior parte donne giovani, molte italiane, alcune di loro ebree. Ricordiamoci, cari colleghi, che poco più di un secolo fa i disperati che salivano sui barconi, nella speranza di una vita migliore, eravamo proprio noi. Forse qualcuno oggi direbbe ai familiari di quelle 146 persone che, se fossero rimaste a casa loro, non sarebbero morte, nell'illusione di ripulirsi così la coscienza.

L'8 marzo non è solo la festa della donna; anzi - come torno a dire - non deve essere una festa. L'8 marzo è l'occasione per ricordare a tutti noi l'importanza di non abbassare mai la guardia sul tema dei diritti, perché quei diritti che oggi diamo per scontati qualcuno prima di noi ce li ha garantiti con il proprio sangue, con le donne sempre in prima fila. Se questo Governo ha in mente di far passare il concetto che i diritti di qualcun altro possano essere violati, calpestati e cancellati, tenga bene a mente che domani i diritti violati saranno anche quelli di tutti e tutte noi e che sarà difficile tornare indietro.

«Donna, vita, libertà»: chiudo questo mio intervento con il grido delle donne iraniane. È così lontano da noi, colleghi? Temo di no; infatti, nonostante a livello internazionale sia il Parlamento europeo che l'ONU abbiano più volte ribadito, soprattutto in quest'ultimo anno, l'intenzione di mettere al centro dell'agenda dei lavori il tema della parità di genere, l'asticella dei diritti effettivi e sostanziali delle donne non avanza. La strage ad opera degli uomini continua senza sosta e anche sul terreno del lavoro, dei servizi alla persona, della rappresentazione pubblica della nostra immagine non si registrano i passi in avanti che pretendiamo. Abbiamo ancora molta strada da fare. Sappiamo che abbiamo di fronte ostacoli e avversari, ma siamo donne e combattere non ci fa paura.

Chiudo veramente, Presidente, con un grido di allarme e sdegno per il segnale che state mandando proprio in queste ore. Sembra che vogliate ricordare questa giornata nel modo peggiore, modificando una legge che tutela i minori figli di detenute. I figli delle detenute non devono stare in carcere, ma in strutture adeguate, in case famiglia, in luoghi dove l'affettività e lo sviluppo psicofisico del minore siano tutelati. Stupiteci, almeno ora. Date un segnale di civiltà. (Applausi).

MUSOLINO (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSOLINO (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, nel 2018 la prima donna alla guida del Senato; nel 2019 la prima donna alla guida della Corte costituzionale; nel 2022 la prima donna Presidente del Consiglio dei ministri; nel 2023 la prima donna alla guida della Corte di cassazione. Ancora, nel 2023, è la prima volta che i due partiti più votati alle precedenti elezioni sono guidati da due donne.

In questi anni le donne sono riuscite a rompere tanti soffitti di cristallo. Lo hanno fatto nella magistratura, dove hanno avuto accesso soltanto negli anni Settanta, lo hanno fatto in politica nel solco della storia e delle prime 21 donne che sono entrate a far parte delle nostre istituzioni, componendo l'Assemblea costituente. Lo hanno fatto nell'impresa e lo hanno fatto nell'avvocatura, dove voglio ricordare Lidia Poët, la prima donna avvocato d'Italia, che ha dovuto attendere oltre trent'anni da quando aveva superato l'esame di abilitazione per vedere riconosciuto solo nel 1919, con la legge Sacchi, il suo diritto e quello di tutte le donne di esercitare la professione di avvocato.

Questi fatti storici ci confortano e ci incoraggiano, ma certo non ci illudono. La condizione generale della donna presenta ancora forti diseguaglianze e disparità. Sul fronte dell'occupazione siamo molto al di sotto della media europea e le donne italiane occupate e a parità di mansioni guadagnano il 16,5 per cento in meno degli uomini. La maternità rappresenta ancora in Italia la principale causa di fuoriuscita dal mondo del lavoro, perché gli strumenti di sostegno all'occupazione femminile sono ancora deficitari e inadeguati, basti pensare che in quasi tutta Europa il tasso di occupazione delle donne con tre figli è superiore a quello italiano delle donne con un solo figlio. Questo stato di cose genera diseguaglianze anche all'interno dei contesti familiari, alimentando un circolo vizioso che relega le donne italiane in una posizione ancillare. Il 30 per cento delle donne non ha un proprio conto corrente e a decidere sulle spese importanti della vita familiare sono gli uomini. Anche sulla paghetta dei figli si riverberano, involontariamente ma purtroppo concretamente, forme di discriminazione tra i bambini e le bambine.

Si potrebbe continuare ancora parlando dei numeri degli asili di nido, dei drammatici dati delle Regioni meridionali, così come della carenza di politiche orientate a incentivare il ruolo maschile nei compiti di cura e di gestione familiare. Dunque, Presidente, la battaglia per la parità è più che mai una battaglia per l'occupazione femminile e per la valorizzazione delle donne depositarie di competenze e passione, in grado di sostenere la crescita economica e civile del Paese. La battaglia per l'occupazione femminile è la battaglia per l'affermazione dell'indipendenza anche economica della donna, una battaglia che riuscirebbe anche a contrastare efficacemente le varie forme di violenza alle quali le donne sono esposte, comprese quelle di carattere psicologico, che da sempre si nutrono del bisogno e della dipendenza economica.

Noi, come membri delle istituzioni e come legislatori, siamo chiamati a tradurre questa battaglia in consapevolezza, introducendo politiche più efficaci e di concreta attuazione su tutti i fronti, incluso il contrasto a quella cultura maschilista che purtroppo attraversa ancora una parte importante della società italiana, non facendo mancare anche il nostro sostegno alle tante donne che fuori dai nostri confini versano in condizioni drammatiche, a causa di regimi e di ideologie ferocemente retrograde e odiosamente misogine.

Oggi il presidente Mattarella ha chiaramente affermato il principio di eguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione con queste parole: «Non può esservi vera libertà se non è condivisa dalle donne e dagli uomini».

Le parole del Presidente dovranno essere la cartina di tornasole per misurare il nostro impegno per i mesi e gli anni a venire. Abbiamo davanti una strada molto lunga, ma se la percorreremo con consapevolezza dei principi e rigore delle azioni, potremo raggiungere il traguardo della parità e celebrare, finalmente, le donne. (Applausi).

GELMINI (Az-IV-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GELMINI (Az-IV-RE). Signor Presidente, colleghe e colleghi, in genere questa giornata è un'occasione molto preziosa per riflettere sulla condizione della donna nel nostro Paese, ma vista la condizione geopolitica che ci troviamo ad attraversare, credo sia doveroso da parte nostra alzare lo sguardo e pensare al destino di altre donne che vivono magari lontano dal nostro Paese, in una condizione di paura, sotto le bombe, sotto regimi profondamente illiberali, teocratici, che ogni giorno conculcano i loro diritti.

Il nostro pensiero oggi deve andare a quelle donne che pochi giorni fa hanno affrontato una drammatica traversata alla ricerca di una vita migliore (Applausi), a chi ha perso la vita davanti alla spiaggia di Cutro, alla disperazione di quelle madri che hanno perso i propri figli e i propri cari. Molte di loro provenivano dall'Afghanistan, dall'Iran, dal Pakistan: Paesi dove la condizione femminile è sistematicamente violata, dove addirittura alle ragazze è negato il diritto allo studio. Basti pensare a quello che accade in Iran, con i misteriosi avvelenamenti che minacciano tante studentesse.

Oggi dunque il nostro pensiero va a loro, così come anche alle coraggiose donne ucraine che sfidano le bombe di una ignobile e criminale aggressione. (Applausi). È a loro che dobbiamo dedicare questa giornata, perché, anche quando avessimo finalmente affermato in toto una parità nel nostro Paese, non potremmo sentirci la coscienza a posto guardando a queste realtà.

Prima la collega Musolino ricordava alcuni passi in avanti importanti che il nostro Paese ha fatto: penso ad esempio alla prima presidente donna della Corte di cassazione, Margherita Cassano, alla seconda donna a presiedere la Corte costituzionale: dopo Marta Cartabia è toccato a Silvana Sciarra; penso poi finalmente alla elezione Elly Schlein a segretario del Partito Democratico, ma anche alla prima presidente del Consiglio donna, Giorgia Meloni. Sono traguardi importanti ma che non bastano, perché ci sono altri numeri cui dobbiamo prestare attenzione e che devono farci riflettere. L'indice di uguaglianza di genere elaborato vede ancora l'Italia al quattordicesimo posto; siamo distanti quasi 30 punti da Paesi come la Svezia, la Danimarca e l'Olanda e 20 punti dalla Spagna e dalla Francia. Il citato indice nel 2022 ha visto per la prima volta in vent'anni alcuni significativi passi indietro: il Covid, la crisi economica e la guerra hanno arrestato l'avanzata delle donne nell'Unione europea, inoltre il numero delle donne elette è diminuito anche nelle ultime elezioni regionali in Lombardia e nel Lazio.

Tuttavia il dato che preoccupa maggiormente non è certamente questo, quanto quello relativo alla condizione lavorativa delle donne, che dobbiamo mettere al centro delle nostre politiche. Purtroppo, infatti, viviamo ancora un gender gap sul lavoro e anche quando l'occupazione aumenta, come dal 2021 al 2022, quando ci sono stati 300.000 occupati in più, l'88 per cento di questa nuova occupazione è costituita dagli uomini. Vi è poi un grande divario dal punto di vista salariale.

Ritengo pertanto che politiche portate avanti come quelle sulla strategia nazionale per la parità di genere, fortemente volute da Elena Bonetti, siano obiettivi che devono traguardare i Governi e che devono rappresentare dei punti stabili anche nell'avvicendarsi normale delle maggioranze. Ci piacerebbe vedere su questo un impegno fattivo anche da parte di questa maggioranza. Allo stesso modo notiamo come nel nuovo codice degli appalti ci sia stato un passo indietro sul bollino rosa e riteniamo che questo sia sbagliato.

Per contrastare la violenza e gli stereotipi di genere è fondamentale il lavoro di questo Parlamento. Nella precedente legislatura, dal codice rosso all'introduzione di nuovi reati, all'aumento delle pene, è stato fatto trasversalmente un grande lavoro. È rimasto però incompiuto un pacchetto di norme antiviolenza che, all'interno del Governo Draghi, avevamo approvato e che purtroppo la fine anticipata della legislatura non ha consentito di concludere. Mi auguro che questa maggioranza prenda in considerazione quel pacchetto di misure; purtroppo non è stato possibile l'abbinamento in Commissione giustizia ad una proposta della presidente Bongiorno, ma siamo in tempo per calendarizzare questo provvedimento ed approvarlo perché, come ha detto questa mattina il presidente Mattarella, la condizione delle donne attesta il grado di civiltà raggiunto da un Paese e su questo ci sono ancora moltissimi sforzi da fare. A mio avviso, questo è un tema assolutamente trasversale, rispetto al quale dobbiamo sentirci tutti impegnati. (Applausi).

TERNULLO (FI-BP-PPE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TERNULLO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, colleghi senatori, il percorso della donna nella società italiana dal dopoguerra in poi è di continua crescita e conquista, segnato in particolare dalla nostra Costituzione repubblicana. La sua attuazione ha portato a identificare la dignità della figura femminile e la parità dei sessi come principi cardine su cui basare ogni legge. Innanzitutto, secondo l'articolo 3, tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso. Questo principio è stato scritto nel 1947: oggi ci sembra normale, allora non lo era.

Il voto alle donne era arrivato solo un anno prima e senza dubbio quella fu la più grande rivoluzione del Dopoguerra; 21 donne su 556 eletti entrarono a pieno titolo nella politica italiana e nell'Assemblea costituente, per scrivere la Costituzione. Donne di provenienza diversa; dalla scuola, dall'Azione cattolica, dalla lotta partigiana e clandestina. Donne forti e concrete che hanno partecipato anche alla stesura dell'articolo 37 che orienta la legislazione in tema di lavoro delle donne. «La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale, adeguata protezione».

Sono stati inseriti riferimenti alla famiglia in ben altri tre articoli, 29, 30 e 31 dell'ordinamento costituzionale. Citiamo solo l'articolo 31. «La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità…» Prima di allora lo Statuto albertino, oltre a non prevedere alcun dovere dello Stato verso la famiglia, sanciva l'inferiorità della donna proprio attraverso il suo ordinamento economico e sociale. Grazie a questi nuovi principi le conquiste sono arrivate, lentamente, con nuove leggi e con sentenze della Consulta che spesso ne hanno anticipato l'attuazione. Non possiamo giudicare però queste conquiste come un fatto scontato. Altri Paesi, negli anni Settanta, erano persino davanti a noi nei costumi e nella funzione delle donne, ma hanno patito una terribile involuzione.

Pensiamo all'Afghanistan, dove il ruolo delle donne, una volta importante, è oggi sempre più marginalizzato. Le ragazze iraniane in minigonna negli anni Settanta sono state sostituite da quelle di oggi, costrette a nascondere la propria femminilità sotto un velo. Dobbiamo dire quindi grazie alla Repubblica. A partire dalla politica, nella quale oggi i due principali partiti sono guidati da due donne. Le donne sono o sono state anche a guida delle principali istituzioni repubblicane. Oggi Presidente del Consiglio, della Corte costituzionale, della Corte di Cassazione e, prima ancora, Presidenti di Camera e Senato. Insomma, sempre più spazi esecutivi oltre che di rappresentanza istituzionale. Così come sempre più donne sono chiamate ad occupare il ruolo di capo d'azienda.

E allora cosa ci aspettiamo tutti noi da queste donne sempre più importanti, che ammiriamo e delle quali abbiamo tanta stima? Ci aspettiamo che questo ruolo concorra a diminuire quelle discriminazioni che ancora oggi vedono una donna sottoposta a un colloquio di lavoro dover rispondere alla domanda se intende far famiglia. Ci aspettiamo che venga azzerato il gap retributivo tra un'impiegata e un impiegato, ma anche di consentire a colei che intenda occuparsi a tempo pieno della propria famiglia di poterlo fare senza problemi, visto che anche le casalinghe rappresentano un valore aggiunto per lo Stato, essendo capaci di crescere ragazzi seri e beneducati. Ci aspettiamo quindi che siano forti e concrete come quel manipolo di 21 donne Madri costituenti che contribuirono a scrivere quella Costituzione che finora ci ha dato tante libertà e si impegnino a dare piena attuazione a quei principi. (Applausi).

PIRRO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIRRO (M5S). Presidente, colleghi e colleghe, oggi celebriamo la Giornata internazionale della donna, che non è altro che il nostro appello annuale ad agire, proprio in questo giorno, più di ogni altro giorno e soprattutto in questa sede istituzionale e prestigiosa. L'8 marzo è la nostra occasione per gridare a gran voce come il percorso verso l'emancipazione femminile continui ad essere tortuoso, con curve e pericolosi tornanti ancora da affrontare.

Quante barriere, pregiudizi, discriminazioni, violenze sono quotidianamente presenti nella vita di moltissime donne, troppe donne, in vari ambiti della loro vita: da quello lavorativo e sociale a quello personale e familiare.

Quanta prevaricazione fisica e verbale, che sfocia in dignità dimenticate e calpestate, in una terribile cornice di colpevole indifferenza, a partire dalla forma primaria di comunicazione propria dell'essere umano, il linguaggio, che ancora oggi, anche ad altissimi livelli, continua ad essere conforme a vecchie e anacronistici retaggi, che contribuiscono ad affermare forme endemiche di incomprensione, discriminazione e indifferenza. Penso, ad esempio, al mancato adeguamento del linguaggio di genere nel nostro Regolamento, qualche mese fa, e a quegli uomini che, quando mi incontrano, mi salutano, mi stringono la mano e mi chiamano senatore, pensando che sia giusto e più prestigioso.

Quanto è prestigioso sentirsi chiamare senatrice? (Applausi).

Impossibile, poi, non citare il binomio tra donne e lavoro, che continua ad essere sfocato, poco nitido e controverso. Eppure, il lavoro sarebbe uno strumento potente per favorire quella tanta auspicata emancipazione femminile, se essa, però, non fosse quotidianamente minata da diverse opportunità di accesso all'occupazione che continuano a persistere tra uomini e donne, da condizioni economiche diversificate tra i due generi, dalle tutele concesse, o meglio non concesse, soprattutto nel settore privato, e da percorsi professionali che conducono le donne a vette spesso più basse rispetto alle mete maschili.

È necessario quindi uno sforzo comune per mutare e stravolgere una comune e intrinseca identità culturale, in cui le donne talvolta, nonostante i progressi fatti, sembrano essere spettatrici e quasi mai protagoniste.

Sarebbe cieco o quantomeno miope affermare che, per affrontare e superare queste forme di disuguaglianza, il lavoro, soprattutto il nostro lavoro proprio in quest'Aula sia semplice e immediato. Al contrario, credo sia necessario un lavoro lungo e difficoltoso, ma che deve e dovrà essere portato a termine con costanza e determinazione.

Penso con convinzione che sia questa la premessa che dovremo impegnarci a mantenere e rinnovare, non solo ogni 8 marzo, ma ogni giorno, per essere promotori e fautori di un cambiamento che non riguarderà solo la nostra generazione, ma che investirà chi verrà dopo di noi e che potrà essere aiuto tangibile per le donne in altre parti del mondo, in cui la disuguaglianza diventa schiavitù, la discriminazione sofferenza e la sottomissione talvolta morte.

Presidente, proprio a questo proposito, mi pare inevitabile, doveroso e giusto ricordare con viva commozione Torpekai Amarkel, una donna, una giornalista afghana di soli quarantadue anni, morta in quella terribile e famigerata notte di qualche giorno fa nei nostri mari, a pochi metri dalla costa, a Steccato di Cutro.

Torpekai credeva nel giornalismo, che sperava potesse diventare una nuova frontiera per le donne nel suo Paese; esortava le sue colleghe a togliersi il burqa sotto il quale le donne afghane sono costrette a nascondersi.

Il ritorno dei talebani nel 2021 l'ha costretta a fuggire dal suo Paese per cercare un futuro migliore; un futuro che si è arreso a un terribile presente, su un caicco di legno divelto dalle onde.

Sembra paradossale che, proprio in Paesi come l'Afghanistan o l'Iran, la rivoluzione parta dal grido delle donne: donne private di ogni diritto, ma che dimostrano di avere il coraggio di alzare la voce per pretendere dignità, uguaglianza, emancipazione e, in sintesi, vita. (Applausi).

BONGIORNO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONGIORNO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, signori senatori, vorrei replicare ad alcune cose che ho sentito dire in questi giorni.

Si è detto, ad esempio: quasi quasi, dopo la Meloni premier, non c'è più bisogno dell'8 marzo, tanto ormai c'è la parità; anzi, avete persino il segretario di un grande partito dell'opposizione donna; al vertice della Cassazione c'è una donna. Basta, a che serve questo 8 marzo?

Attenzione! Non fatevi ingannare.

Non facciamoci ingannare da queste notiziole che circolano, perché sono eventi importantissimi che cambieranno tante cose. Sono eventi e cosa significa la parola «eventi»? L'evento è un fatto eccezionale. Ecco, ci potrà essere parità quando non ci saranno eventi; ci sarà parità quando fatti del genere saranno possibili; ci sarà parità quando qualcosa potrebbe accadere e non accadere, quando non sarà solo un evento.

Hanno anche detto: ammetterete che ora avete molte più possibilità di prima. Sì, senza dubbio, è evidente: ci sono donne che adesso sono ai vertici di aziende, dell'avvocatura, della magistratura, della politica. Non siamo i tempi di Lidia Poët, che veniva cancellata dall'albo. A nessuna di noi è vietato fare carriera; nessuna può dire: mi vietano di fare carriera. Ma attenzione, è la stessa libertà che ha una donna di fare carriera rispetto ad un uomo? Una donna ha la libertà di correre come un uomo, però corre con uno zaino di 100 chili dietro le spalle, perché comunque ci si attende dalla donna che, oltre a fare carriera, riesca a portare avanti la famiglia, i figli, le persone deboli della famiglia (Applausi). Quindi è sì una corsa, ma una corsa con 100 chili sulle spalle.

Le donne sono libere? Sono libere come le "carrieringhe"; oggi le donne sono "carrieringhe": fanno carriera ma sono casalinghe; questa è la libertà di fare carriera.

Hanno detto: ma allora quand'è che direte di avere conquistato la libertà? Credo che avremo conquistato la vera parità quando tutto questo non ci costerà così tanto. Accadrà, questo, quando potremo iniziare la corsa sulla stessa linea di partenza degli uomini. Accadrà quando non saremo costrette a faticare il doppio. Accadrà quando non saremo più obbligate a ritardare la gravidanza e questo è un tema importante: a venticinque, trent'anni le donne rinviano perché non possono fare tutte e due le cose insieme, perché potrebbero perdere per sempre l'occasione. E allora rinviano, come se la possibilità di avere un figlio non finisse mai in prescrizione. Ma non è così: non è affatto detto che, quando finalmente decidiamo di metterli al mondo, i figli siano disponibili a venire al mondo. (Applausi).

Credo che ci sarà parità quando non si parlerà dei diritti al futuro, quando non si parlerà dei diritti al condizionale, quando si parlerà al presente, al modo indicativo presente: le donne sono, possono, hanno. È questa la parità. Credo che questo accadrà quando l'8 marzo, oltre ai mazzi di mimose e delle rose che ci sono state donate, avremo anche mazzi di asili, mazzi di politiche a favore delle donne (Applausi). Ci servono questi mazzi: mazzi di diritti.

Nell'ultimo minuto del tempo a mia disposizione, mi rivolgo alle ragazze, donne di domani. Non dico quello che dicono tutti alle ragazze di domani: studiate materie scientifiche perché avrete più sbocchi. Studiate quello che volete e ce la farete. (Applausi). Non c'è bisogno di fare lo scientifico. A tutte le ragazze, donne di domani, dico: non accettate in silenzio pressioni, vessazioni e violenze. A tutte le ragazze, donne di domani, dico: è violenza ogni volta che non c'è consenso. (Applausi). A tutte le ragazze, donne di domani, dico: basta con i sensi di colpa nei confronti dell'ex; i sensi di colpa uccidono e fanno uccidere. Attenzione a questi sensi di colpa, perché portano ad accettare questi famosi ultimi inviti: inviti a chiarire perché una relazione è finita. Non c'è bisogno di chiarire nulla. Vi portano ad accettare l'invito per l'ultima cena di chiarimento. Me lo devi, vi diranno. Voi, ragazze, donne di domani, quando vi diranno «me lo devi», direte no; direte: non vi devo nulla, nemmeno quell'ultima cena. Troppo spesso, infatti, quella cena diventa l'ultima e non solo con lui. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti della Scuola secondaria di primo grado «Benedetto Croce» di Mignanego, in provincia di Genova, che stanno assistendo ai nostri lavori. Grazie della visita. (Applausi).

Ripresa della Cerimonia in occasione della Giornata internazionale della donna

D'ELIA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ELIA (PD-IDP). Signor Presidente, grazie della rosa. Posso testimoniare che ha anche le spine, perché mi sono punta. Grazie per le pubblicazioni che il Senato ha fatto in questa occasione, pubblicazioni importanti, che danno il senso di una storia.

Colleghe e colleghi, questo 8 marzo 2023 avviene in coincidenza di un anniversario importante per le donne italiane: sessanta anni fa, nel 1963, cade l'ultimo divieto e le donne entrano anche in magistratura. Grazie a una coraggiosa, che aspirava a essere ammessa al concorso per la carriera prefettizia, Rosanna Oliva, che voglio da qui salutare (Applausi), e che fece ricorso presso la Corte costituzionale, perché - ricordiamocelo sempre - nulla ci è stato regalato, nessuno strapuntino di quote, ma tante battaglie per i diritti e la cittadinanza. (Applausi). Oggi una donna, Margherita Cassano, è presidente della Cassazione; Silvana Sciarra è presidente della Corte costituzionale e, per la prima volta (lo abbiamo ricordato in tante), una donna è Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. E, da pochi giorni, la maggiore forza di opposizione ha una donna segretaria. Anche in quest'Aula tanti Gruppi sono presieduti da donne. Ci basta?

È molto importante, lo diciamo ogni volta che un soffitto di cristallo viene infranto e simbolicamente avviene una piccola rivoluzione. Le bambine sanno che nel loro orizzonte possono immaginare di diventare astronauta, presidente, eccetera. Ma - questo è il punto che vorrei toccare oggi, fuori dalla polemica politica del post-campagna elettorale - non possiamo chiedere a quelle bambine di farcela da sole. Non si può essere libere da sole, senza impegno per i diritti di tutte, per rimettere in discussione i pilastri su cui quei soffitti di cristallo poggiavano.

Oggi il presidente Mattarella ha detto che non c'è libertà se non è condivisa tra uomini e donne. Insieme e grazie a tante battaglie femministe le donne sono arrivate fin qui. Sappiamo che ogni giorno i diritti vengono rimessi in discussione, in molti luoghi del mondo, e che i diritti non sono una volta per sempre, che è stata una lunga marcia quella per arrivare a riconoscere che i diritti delle donne sono diritti umani: il diritto a decidere del proprio corpo (se e quando diventare madri), il diritto a vivere libere dalla violenza. Non è un caso che le parole della rivoluzione che ha reso tutti noi cittadini liberi, anche se a Olympe De Gouges tagliarono la testa e noi donne dovemmo continuare a lottare e arrivare al Novecento per vedere la nostra cittadinanza compiuta, siano tre: liberté, égalité, fraternité.

Non c'è libertà senza passione legalitaria, senza lotta alle diseguaglianze. E non c'è senza sorellanza; lasciatemela dire questa parola, così potente, in quest'Aula. (Applausi). La sorellanza cambia l'ordine del discorso, le regole scritte dagli uomini, che spesso sono una trappola anche per loro e producono quella che chiamiamo mascolinità tossica. E sappiamo quanto ci sia bisogno di nuove parole e di una nuova cultura del rispetto per abbattere gli stereotipi che condizionano ancora l'educazione. Sorellanza significa che insieme le ragazze e le donne iraniane si sono ribellate e «donna, vita, libertà» è oggi la triade che scuote il mondo. Sorellanza per non lasciare sole le donne afghane; sorellanza per accogliere e salvare chi arriva lungo le nostre coste e fugge dalle guerre e dall'oppressione. Accoglienza per le donne ucraine e sostegno alla causa di un popolo. Sorellanza per costruire sentieri che portino a una pace giusta.

Questa mattina, con la segretaria del mio partito, ho incontrato delle lavoratrici della grande distribuzione. Storie di part-time involontari, di turni domenicali, di vite massacranti senza possibilità di conciliazione. Ecco la grande questione dell'8 marzo, che dobbiamo alla lotta delle lavoratrici: il lavoro delle donne gratuito e non visto, quello di cura che chiede politiche di condivisione, congedi paritari, un welfare più forte, il lavoro delle donne precario o povero e che non c'è. Abbiamo il tasso di occupazione tra i più bassi d'Europa. E le donne - come è stato detto - sono soprattutto in part-time e sono in una condizione di dipendenza finanziaria.

Questa è l'altra faccia della violenza, lo abbiamo detto tante volte in quest'Aula, anche grazie al lavoro della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su questo dobbiamo andare avanti con una legge contro le molestie sessuali sui luoghi di lavoro. (Applausi).

In conclusione, colleghe e colleghi, i diritti delle donne devono essere dunque centrali, non solo oggi, nell'agenda politica del Paese.

Donna, vita e libertà: nulla ci è stato regalato e dobbiamo osare ancora una volta e volere di più per la libertà e la sorellanza. (Applausi).

SPINELLI (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SPINELLI (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, oggi intervenire per me in quest'Aula a nome del Gruppo Fratelli d'Italia è un grande onore. Lo faccio con orgoglio, ma anche con emozione, perché tutti noi, maggioranza e opposizione, siamo i parlamentari che per la prima volta nella storia della Repubblica hanno come Presidente del Consiglio una donna, Giorgia Meloni (Applausi), alla quale va il nostro augurio e il nostro pieno sostegno per il lavoro che svolge quotidianamente insieme al Governo e al Parlamento. Siamo certi che continuerà a lavorare con responsabilità e determinazione, con il pragmatismo che la contraddistingue, nell'esclusivo interesse del Paese.

Celebrazioni e ricorrenze sono importanti, ma non servono a nulla, se ad esse non seguono misure concrete e messaggi mirati. Ecco allora che in questa giornata dedicata alle donne il mio vuole essere un intervento volto a sensibilizzare la cultura del rispetto, a partire dalle nuove generazioni, perché è ai nostri bambini e ai nostri ragazzi che vorrei rivolgermi. A loro, agli adulti di domani dico: vivete giorno per giorno con le vostre madri, con le vostre mogli e compagne, con le vostre nonne, con le vostre colleghe sui luoghi di lavoro nel segno di sentimenti veri come l'amicizia, l'amore e la solidarietà. Non lasciatevi trascinare, né tantomeno ingannare da frequentazioni di persone fuorvianti, che vedono le donne come un pretesto per dare sfogo alle proprie frustrazioni, ai propri rancori e violenze.

Come donna, madre e imprenditrice, nonostante i passi avanti compiuti dal sesso femminile, sono a constatare che nel nostro Paese c'è un grande bisogno di coltivare e costruire, giorno dopo giorno, la cultura dell'uguaglianza e del rispetto verso tutte le donne, sia sui posti di lavoro, che soprattutto tra le mura delle proprie case. C'è ancora tanta strada da fare, ma combattere la cultura del potere e delle prevaricazioni si può e si deve, a partire dalla più tenera età, dai banchi di scuola, dove bisogna necessariamente promuovere la parità di genere.

In questa giornata desidero anche rivolgere un'attenzione particolare e una riflessione sul mondo femminile con parole che non sono mie, ma di madre Teresa di Calcutta, paladina di valori universali quali la pace, il rispetto per il prossimo, pioniera di valori di dedizione verso l'altro e di grande forza, anche durante le avversità più grandi.

«Tieni sempre presente» è la poesia di madre Teresa di Calcutta dedicata a tutte le donne e recita così: «Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe, i capelli diventano bianchi, i giorni si trasformano in anni. Però ciò che è importante non cambia; la tua forza e la tua convinzione non hanno età. Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno. Dietro ogni linea di arrivo c'è una linea di partenza. Dietro ogni successo c'è un'altra delusione. Fino a quando sei viva, sentiti viva. Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo. Non vivere di foto ingiallite. Insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni. Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c'è in te. Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto. Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce. Quando non potrai camminare veloce, cammina. Quando non potrai camminare, usa il bastone. Però non trattenerti mai!».

Con questo inno alla vita auguro un buon 8 marzo a tutti, a lei, signor Presidente, a tutte le donne e a tutti gli uomini, affinché si possa fare fronte comune per garantire la cultura del rispetto, non solo oggi, ma trecentosessantacinque giorni all'anno. (Applausi).

PRESIDENTE. Essendosi conclusi gli interventi in occasione della celebrazione della Giornata internazionale della donna, ringrazio tutte le senatrici e i senatori che sono intervenuti e dispongo una breve sospensione dei nostri lavori.

(La seduta, sospesa alle ore 17,51, è ripresa alle ore 18,01).

Presidenza del vice presidente CENTINAIO

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha approvato il calendario dei lavori fino al 21 marzo.

Restano confermati per la settimana corrente gli argomenti già previsti dal calendario letto ieri.

La seduta di domani terminerà alle ore 14.

La settimana dal 13 al 17 marzo sarà riservata ai lavori delle Commissioni.

Per quanto riguarda il calendario della settimana dal 21 al 23 marzo, è stato al momento stabilito che martedì 21 alle ore 11,30 il Presidente del Consiglio dei ministri renderà comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 marzo 2023.

Giovedì 23 marzo alle ore 10 si terranno le votazioni per l'elezione dei componenti dei Consigli di Presidenza della giustizia amministrativa, della Corte dei conti e della giustizia tributaria.

La Conferenza dei Capigruppo sarà nuovamente convocata per definire gli altri argomenti da inserire nel calendario dei lavori.

Ricordo, infine, che domani, dalle ore 14 alle ore 20, e venerdì, dalle ore 9 alle ore 12, si terrà nella sala Nassirya la camera ardente del compianto senatore Bruno Astorre.

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori fino al 21 marzo:

Giovedì

9

marzo

h. 10-14

- Disegno di legge n. 486 - Dichiarazione di monumento nazionale del Teatro Regio di Parma (dalla sede redigente)

- Sindacato ispettivo

La settimana dal 13 al 17 marzo sarà riservata ai lavori delle Commissioni.

Martedì

21

marzo

h. 11,30

- Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 marzo 2023

Giovedì 23 marzo, alle ore 10, si terranno le votazioni per l'elezione dei componenti dei Consigli di Presidenza della Giustizia amministrativa, della Corte dei conti e della Giustizia tributaria (votazioni a scrutinio segreto con il sistema elettronico su liste bloccate).

Ripartizione dei tempi per la discussione sulle Comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei Ministri in vista del Consiglio europeo
del 23 e 24 marzo 2023

(Gruppi 3 ore e 30 minuti, incluse dichiarazioni di voto)

Governo

30'

Gruppi 3 ore, di cui:

FdI

38'

PD-IDP

27'

L-SP-PSd'AZ

23'

M5S

22'

FI-BP-PPE

18'

Az-IV-RE

14'

Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)

14'

Misto

13'

Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE

13'

Ripresa della discussione del disegno di legge
n.
506 (ore 18,02)

PRESIDENTE. I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati.

Chiedo al relatore se intende intervenire sulla proposta di coordinamento Coord.1 (testo 2).

ZAFFINI, relatore. No, signor Presidente.

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti e un ordine del giorno, già illustrati, su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

ZAFFINI, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. Sull'ordine del giorno G1.200 il parere è favorevole se accolto come raccomandazione.

BELLUCCI, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali. Esprimo parere conforme al relatore.

PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.1 (testo corretto), 1.2, 1.3 e 1.7 sono improcedibili.

Metto ai voti l'emendamento 1.300, presentato dalla senatrice Guidolin e da altri senatori.

Non è approvato.

Gli emendamenti 1.200, 1.17 e 1.18 sono improcedibili.

Il Governo si è detto favorevole ad accogliere l'ordine del giorno G1.200 come raccomandazione. Senatore Magni, insiste per la votazione?

MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, non insisto.

PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G1.200 è accolto come raccomandazione.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno, già illustrati, su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

ZAFFINI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti, ad eccezione dell'emendamento 2.58 su cui il parere è favorevole.

Il parere è altresì favorevole sugli ordini del giorno G2.200 e G2.201.

BELLUCCI, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore, ad eccezione dell'emendamento 2.57, su cui esprimiamo parere favorevole, ove accolta la seguente riformulazione: Al comma 3, lettera a), dopo le parole: «associazione di settore», inserire le seguenti: «e rappresentative delle persone in condizioni di disabilità».

PRESIDENTE. Relatore, intende intervenire sul parere del Governo sull'emendamento 2.57?

ZAFFINI, relatore. Signor Presidente, ovviamente mi rimetto al Governo.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.3, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.7, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.8, presentato dalla senatrice Camusso e da altri senatori.

Non è approvato.

L'emendamento 2.12 è improcedibile.

Metto ai voti l'emendamento 2.13, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.

Non è approvato.

L'emendamento 2.16 è improcedibile.

Metto ai voti l'emendamento 2.200, presentato dalla senatrice Sbrollini.

Non è approvato.

Gli emendamenti 2.300, 2.201 e 2.21 sono improcedibili.

Metto ai voti l'emendamento 2.202, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.25, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.29, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.32, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.33, presentato dalla senatrice Camusso e da altri senatori.

Non è approvato.

L'emendamento 2.36 è improcedibile.

Metto ai voti l'emendamento 2.39, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

Non è approvato.

Gli emendamenti 2.44 e 2.45 sono improcedibili.

Metto ai voti l'emendamento 2.203, presentato dalla senatrice Sbrollini.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.204, presentato dalla senatrice Sbrollini.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.205, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.51, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.55, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

Non è approvato.

Sull'emendamento 2.57 il relatore e il rappresentante del Governo hanno espresso parere favorevole se riformulato. Chiedo al Presidente della 5a Commissione di esprimere il parere sull'emendamento in esame, ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento.

CALANDRINI (FdI). Signor Presidente, la Commissione bilancio esprime parere di nulla osta.

PRESIDENTE. Il senatore Mazzella accetta la riformulazione.

Metto ai voti l'emendamento 2.57 (testo 2), presentato dal senatore Mazzella e da altri senatori.

È approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.58, presentato dalla senatrice Murelli e da altri senatori.

È approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.61, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.62, presentato dal senatore Mazzella e da altri senatori.

Non è approvato.

Gli emendamenti 2.64, 2.68 e 2.70 sono improcedibili.

Metto ai voti l'emendamento 2.73, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.74, presentato dal senatore Mazzella e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.75, presentato dalla senatrice Camusso e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.77, presentato dal senatore Magni e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 2.78, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.79, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.

Non è approvato.

Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G2.200 e G2.201 non verranno posto ai voti.

Metto ai voti l'articolo 2, nel testo emendato.

È approvato.

Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno, già illustrati, su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

ZAFFINI, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo.

Per quanto concerne gli ordini del giorno, sul G3.200, esprimo parere favorevole all'accoglimento, purché venga riformulato in questo senso: nel dispositivo sostituire le parole «a prevedere» con le parole «a valutare l'opportunità di prevedere».

Parimenti, per il G3.201, il parere è favorevole previa riformulazione del dispositivo: sostituire le parole «ad adottare» con le parole «a valutare l'opportunità di adottare».

Infine, il parere è favorevole all'accoglimento dell'ordine del giorno G3.202, se riformulato, sostituendo - nel dispositivo - le parole «a prevedere» con le parole «a valutare l'opportunità di prevedere» ed espungendo le parole «anche di natura fiscale».

BELLUCCI, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali. Esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3.6, presentato dalla senatrice Camusso e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 3.7, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 3.12, presentato dal senatore Mazzella e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 3.16, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 3.18, presentato dal senatore Magni e da altri senatori, fino alle parole «fino alla fine».

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 3.200.

L'emendamento 3.201 è improcedibile.

Metto ai voti l'emendamento 3.22, presentato dalla senatrice Pirro e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 3.23, presentato dal senatore Mazzella e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 3.202, presentato dal senatore Mazzella e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 3.27, presentato dal senatore Mazzella e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 3.28, presentato dal senatore Mazzella e da altri senatori, fino alla parola «promozione».

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti dal 3.31 al 3.38.

Gli emendamenti 3.30, 3.35 e 3.36 sono improcedibili.

Metto ai voti l'emendamento 3.203, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 3.204, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

Non è approvato.

L'emendamento 3.205 è improcedibile.

Metto ai voti l'emendamento 3.48, presentato dal senatore Mazzella e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 3.49, presentato dal senatore Mazzella e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 3.206, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.

Non è approvato.

Senatore Berrino, accetta la riformulazione dell'ordine del giorno G3.200?

BERRINO (FdI). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G3.200 (testo 2) non verrà posto ai voti.

Senatore Zullo, accetta la riformulazione dell'ordine del giorno G3.201?

ZULLO (FdI). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G3.201 (testo 2) non verrà posto ai voti.

Senatrice Pirro, accetta la riformulazione dell'ordine del giorno G3.202?

PIRRO (M5S). Signor Presidente, non l'accetto.

PRESIDENTE. Insiste per la votazione?

PIRRO (M5S). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'ordine del giorno G3.202, presentato dalla senatrice Pirro e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

Passiamo all'esame dell'articolo 4, sul quale sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno, già illustrati, su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

ZAFFINI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 4, tranne che sull'emendamento 4.205, su cui esprimo parere favorevole. Sull'ordine del giorno G4.200 esprimo parere favorevole con riformulazione. Nello specifico, chiedo che il dispositivo venga riformulato come segue: «impegna il Governo a garantire, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica ed in coerenza con gli specifici princìpi e criteri direttivi del disegno di legge delega in esame, l'attuazione ed il finanziamento dei livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS)». Sull'ordine del giorno G.201 esprimo parere favorevole con riformulazione. Si chiede di sostituire le parole «a prevedere che» con le seguenti: «a valutare l'opportunità di prevedere che».

BELLUCCI, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore, tranne che sull'emendamento 4.217, di cui chiediamo l'accantonamento.

MAZZELLA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAZZELLA (M5S). Signor Presidente, chiedo di poter aggiungere la mia firma all'ordine del giorno G4.200.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Metto ai voti l'emendamento 4.200, presentato dalla senatrice Zambito e da altri senatori.

Non è approvato.

Gli emendamenti da 4.4 a 4.9 sono improcedibili.

Metto ai voti l'emendamento 4.202, presentato dalla senatrice Sbrollini.

Non è approvato.

Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 4.203, presentato dalla senatrice Camusso, fino alle parole "a) al comma 2, lettera a), dopo la parola: «anziana» inserire la seguente: «e»;".

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 4.204.

Metto ai voti l'emendamento 4.12, presentato dal senatore Mazzella e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 4.205, presentato dal senatore Zullo e da altri senatori.

È approvato.

A seguito dell'approvazione dell'emendamento 4.205, risultano preclusi gli emendamenti 4.206 e 4.16.

Metto ai voti l'emendamento 4.20, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

Non è approvato.

Gli emendamenti da 4.207 a 4.208 sono improcedibili.

Metto ai voti l'emendamento 4.30, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 4.300, presentato dalla senatrice Guidolin e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 4.209, presentato dalla senatrice Camusso e da altri senatori, identico all'emendamento 4.210, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.

Non è approvato.

L'emendamento 4.35 è improcedibile.

Metto ai voti l'emendamento 4.211, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 4.212, presentato dal senatore Mazzella e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 4.213, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 4.214, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 4.215, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori, fino alle parole «UVM territoriali,».

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 4.216.

MURELLI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MURELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, nella velocità delle alzate di mano, vorrei apporre la mia firma all'emendamento 4.205, a prima firma del senatore Zullo, come membro della Lega nella Commissione sanità.

PRESIDENTE. Ne prendiamo atto, senatrice Murelli.

È stato chiesto l'accantonamento dell'emendamento 4.217.

ZAFFINI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZAFFINI, relatore. Signor Presidente, temo che non sia stato votato l'emendamento 4.216.

PRESIDENTE. È stato precluso dalla reiezione della prima parte dell'emendamento 4.215, senatore Zaffini.

Metto ai voti l'emendamento 4.218, presentato dalla senatrice Guidolin e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 4.219, presentato dalla senatrice Sbrollini.

Non è approvato.

Gli emendamenti da 4.220 a 4.223 sono improcedibili.

Metto ai voti l'emendamento 4.224, presentato dalla senatrice Zambito e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 4.225, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 4.226, presentato dalla senatrice Zambito e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 4.227, presentato dalla senatrice Sbrollini.

Non è approvato.

Gli emendamenti da 4.228 a 4.232 sono improcedibili.

Metto ai voti l'emendamento 4.233, presentato dalla senatrice Furlan e da altri senatori.

Non è approvato.

Gli emendamenti da 4.234 a 4.235 sono improcedibili.

Metto ai voti l'emendamento 4.236, presentato dalla senatrice Zambito e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 4.237, presentato dalla senatrice Zambito e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 4.238, presentato dalla senatrice Sbrollini.

Non è approvato.

L'emendamento 4.239 è improcedibile.

Metto ai voti l'emendamento 4.240, presentato dalla senatrice Pirro e da altri senatori.

Non è approvato.

Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G4.200 (testo 2) e G4.201 (testo 2) non verranno posti ai voti.

Chiedo al rappresentante del Governo se è in grado di esprimere il parere sull'emendamento 4.217, precedentemente accantonato.

BELLUCCI, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, chiedo di procedere all'esame degli articoli successivi e di poter esprimere successivamente il parere sull'emendamento 4.217.

PRESIDENTE. Dispongo pertanto l'accantonamento della votazione dell'articolo 4.

Passiamo all'esame dell'articolo 5 sul quale sono stati presentati emendamenti e un ordine del giorno, già illustrati, su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

ZAFFINI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 5.

Per quanto riguarda l'ordine del giorno G5.200, il parere è favorevole con una riformulazione: sostituire le parole «di prevedere» con le seguenti «a valutare l'opportunità di prevedere».

BELLUCCI, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, esprimo parere conforme al relatore.

PRESIDENTE. Gli emendamenti 5.200 e 5.1 sono improcedibili.

Metto ai voti l'emendamento 5.2, presentato dalla senatrice Pirro e da altri senatori.

Non è approvato.

Gli emendamenti da 5.4 a 5.6 sono improcedibili.

Metto ai voti l'emendamento 5.11, presentato dalla senatrice Zampa e da altri senatori.

Non è approvato.

Gli emendamenti da 5.14 a 5.41 sono improcedibili.

L'emendamento 5.204 è stato ritirato.

Gli emendamenti da 5.300 a 5.45 sono improcedibili.

Metto ai voti l'emendamento 5.46, presentato dal senatore Magni e da altri senatori, identico all'emendamento 5.47, presentato dalla senatrice Furlan e da altri senatori.

Non è approvato.

L'emendamento 5.50 è improcedibile.

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G5.200 (testo 2) non verrà posto ai voti.

Metto ai voti l'articolo 5.

È approvato.

L'emendamento 5.0.300 è improcedibile.

Metto ai voti l'articolo 6.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 7.

È approvato.

Passiamo all'esame dell'articolo 8, sul quale sono stati presentati emendamenti e un ordine del giorno, già illustrati, su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

ZAFFINI, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 8.

Per quello che riguarda l'ordine del giorno G8.200 esprimo parere favorevole, con la seguente riformulazione. Dopo le parole «impegna il Governo» inserire le seguenti: «a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica».

BELLUCCI, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali. Esprimo parere conforme al relatore.

PRESIDENTE. Gli emendamenti da 8.1 a 8.10 sono improcedibili.

Chiedo alla senatrice Ternullo se accoglie la proposta di riformulazione dell'ordine del giorno G8.200.

TERNULLO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, accolgo la proposta di riformulazione.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G8.200 (testo 2) non verrà posto ai voti.

Metto ai voti l'articolo 8.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 9.

È approvato.

Poiché non ci sono state modifiche precedenti che giustifichino la modifica del Titolo, gli emendamenti Tit.2 e Tit.200 sono preclusi.

Passiamo all'emendamento 4.217, precedentemente accantonato, su cui chiedo al relatore e al rappresentante del Governo di pronunziarsi.

BELLUCCI, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali. Proponiamo la seguente riformulazione dell'emendamento 4.217: al comma 2, lettera i), numero 2, sopprimere le parole da «multidimensionale» fino a «della presente legge e».

ZAFFINI, relatore. Esprimo parere favorevole alla riformulazione.

PRESIDENTE. Chiedo alla senatrice Camusso se accetta la proposta di riformulazione.

CAMUSSO (PD-IDP). Sì, Presidente.

PRESIDENTE. Chiedo anche al Presidente della 5a Commissione, senatore Calandrini, di esprimere il parere della Commissione.

CALANDRINI (FdI). Esprimo parere non ostativo alla riformulazione dell'emendamento 4.217.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 4.217 (testo 2), presentato dalla senatrice Camusso e da altri senatori.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 4, nel testo emendato.

È approvato.

Passiamo all'esame delle proposte di coordinamento, su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo, nonché il Presidente della Commissione bilancio, a pronunziarsi.

ZAFFINI, relatore. Esprimo parere favorevole sulla proposta di coordinamento Coord.1 (testo 2).

BELLUCCI, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali. Esprimo parere conforme al relatore.

CALANDRINI (FdI). Esprimo parere non ostativo.

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di coordinamento Coord.1 (testo 2), presentata dal relatore.

È approvata.

Passiamo alla votazione finale.

GUIDI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUIDI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, Governo, colleghi, quando si tratta un provvedimento come questo, si pensa anche a se stessi, più del solito, perché in un battito di ciglia mi sono trovato dal difendere o ostacolare provvedimenti sentendomi giovane, a farlo sentendo di appartenere alla categoria degli anziani. Mamma mia, come passa veloce il tempo per chi si impegna.

Questo non è uno scherzo retorico: davvero mi sono trovato in poco tempo a cambiare appartenenza e soprattutto a stupirmi di una cosa. Amo molto questa società, il mio sagen è sempre "viva la vita", e per quello faccio anche il medico, per cercare di difendere le vite complesse, difficili, che potrebbero virare in brevissimo tempo dalla vita alla morte non solo fisica, ma anche dell'anima e mentale.

Mi stupisco però di una cosa: l'utilizzo eccessivo e spesso errato dei social. Questa società, che si accontenta sempre meno, tende a creare nemici al suo interno: i giovani mangiano la vita agli anziani; gli anziani ostacolano il futuro dei giovani; ci sono poi i bambini, dei quali si parla tanto, ma per i quali ancora si fa troppo poco, e spesso quello che si fa non è il meglio della vita. Coniai tanti anni fa uno slogan che ringrazio il senatore Cantalamessa di aver ripreso dopo tanti anni: «Un chilo di bambino vale più di un chilo di eroina», perché viene sfruttato e utilizzato in tanti, troppi modi. Non è una visione negativa, altrimenti non sarei qui. Anche qui oso dire umilmente che la visione eccessivamente manichea di alcuni colleghi senatori fa sì che solo chi appartiene a un certo gruppo abbia la verità totale e che tutti gli altri sbagliano.

L'altro giorno ho sentito dire a senatori che stimo molto, che avevano espresso un giudizio positivo su un sindaco toscano dopo il terremoto, di vergognarsi. Ebbene, se uno si deve vergognare per aver espresso la propria opinione, siamo messi molto male.

Prima di entrare brevemente in argomento, perché moltissimo ha già detto il presidente della Commissione Zaffini, vorrei dire che, quando ci si sente per troppo tempo e in maniera eccessiva dalla parte della verità, si sfiora l'errore e, oserei dire senza offendere nessuno, si rischia di entrare in una malattia mentale.

Chi pensa di avere sempre ragione rientra in alcune categorie psichiatriche a cui non mi farebbe piacere appartenere. Io mi sento sempre nel dubbio, senza con questo parlare di vecchi filosofi.

Entro nell'argomento brevemente. Il provvedimento, che anche il mio amico don Vincenzo Paglia definisce innovativo, anche se viene da lontano, parla delle persone anziane, non vecchie, e parla pure di me, lanciando una specie di ciambella di salvataggio per il mio futuro. Per me, infatti, così come il bambino, così come il giovane, così come l'adulto, anche l'anziano è futuro e non è l'eco del passato. (Applausi). L'anziano è il futuro. Spendiamo una parola su questo: perché solo il giovane dev'essere futuro? Ha un'assicurazione speciale? Certo che colpisce di più lo stock di anni del potenziale futuro, ma l'anziano è il futuro finché vive e qualche volta anche dopo.

Io rivendico una cosa. Il provvedimento in esame, che - lo ripeto - viene da lontano, ha in sé non tanto lo stock economico, che certamente c'è (il PNRR lo prevede), ma l'abbattimento di tante associazioni e cooperative, non per annullarle, bensì per valorizzarne le buone prassi e farle proprie. Certo, che ciò implica uno stock economico già messo a disposizione dal PNRR, ma quando parliamo di buone prassi non è detto che tutto sia meglio perché è più costoso. Io ho una convinzione maturata per esperienza - ahimè, in questo senso antica - e non per saggezza, bensì per gli acciacchi che, nonostante tutto, l'età e in più la disabilità prevedono: io combatto per stare il meglio possibile. Anche in quest'Aula mi metto il papillon piuttosto che una triste cravatta e cerco di fare il piacione quando mi viene (Applausi), perché credo e rivendico politicamente che una persona con disabilità un po' conosciuta deve dare, ove possibile, un esempio di positività, perché serve ad abbattere il pregiudizio peggiore, cioè che disabilità sia sempre "sfiga". Oggi ho sentito dire che una persona con disabilità grave e non autosufficiente è un malato: ma chi l'ha detto? (Applausi). È malato chi è solo; è malato chi viene messo in istituto; è malato chi viene considerato diverso, perché pensa in maniera diversa. (Applausi).

Allora io dico che l'argomento principale del provvedimento in esame è la deistituzionalizzazione. Dove è possibile la persona anziana deve vivere in casa, possibilmente in famiglia e soprattutto all'interno della società perché anche le istituzioni che sembrano migliori, se non sono inserite nel tessuto vivo del Paese, del Comune, delle grandi città, sono ghettizzanti.

Io vi ringrazio dell'attenzione (Applausi) e vi chiedo scusa se sono stato leggermente lungo, ho anche i capelli lunghi. Vi ringrazio per l'attenzione e qualche volta cerchiamo di essere più tolleranti sulle idee degli altri perché in quelle idee, magari diverse, c'è il seme della democrazia. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Salutiamo studenti e docenti del Liceo umanistico, economico e sociale «Anton Martin Slomšek» di Trieste. Benvenuti in Senato. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge
n.
506 (ore 18,51)

MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, già stamattina ho avuto modo di esprimere la mia opinione su ciò che manca in questo indirizzo da un punto di vista ideale, culturale e strategico. Non c'è dubbio, però, che sia una cosa positiva la definizione di un percorso per affrontare il problema e avere un riscontro sulla popolazione anziana.

Ovviamente il giudizio positivo o negativo lo daremo più precisamente quando il Governo sarà chiamato a fare i decreti attuativi di questo disegno di legge delega. Il Gruppo Alleanza Verdi e Sinistra si asterrà quindi nel voto finale.

Voglio sottolineare il timore, la contrarietà e i dubbi che sono emersi e che noi abbiamo cercato di presentare con molti emendamenti. Ad esempio si mette al centro la questione della domiciliarità. È vero, è un fatto positivo, ma nello stesso tempo tutti gli atti che si realizzano non prevedono la convergenza sui meccanismi che portano allo sviluppo del fatto che la persona anziana sia assistita e accudita, abbia la possibilità di poter stare vicino alla propria famiglia. Non si può mettere in parallelo, c'è bisogno di un sistema di carattere nazionale, in rapporto al Servizio sanitario nazionale, che abbia un'idea molto forte sulla questione dell'intreccio socio sanitario. Nel momento in cui la popolazione invecchia ha bisogno non solo di cure, ma anche di socialità, di stimoli culturali per la propria condizione. Queste cose invece non si intrecciano. Molti emendamenti che abbiamo presentato all'articolo 4 andavano in questa direzione, ma sono stati tutti respinti, ed è stato un errore. Si rischia la separazione, si dice una cosa e poi nei fatti non si agisce affinché le persone possano stare a casa loro.

Ho cercato di evidenziare, ad esempio, il fatto che le persone tante volte vanno in una struttura di RSA perché magari hanno difficoltà a fare la spesa, ad avere rapporti di socialità o a causa delle barriere architettoniche. In sostanza si potrebbero realizzare molte misure per rendere il tutto più agevole.

Dov'è però il punto in cui la misura viene coordinata? È il dato fondamentale. Questo disegno di legge viene delegato a decreti attuativi successivi, ma non abbiamo rilevato la volontà di andare fino in fondo su questo terreno. E questo è il dato. Il sistema deve essere universale e di carattere nazionale, non può essere suddiviso. E ciò vale anche, ad esempio, per l'accreditamento.

Penso alla questione delle tariffe, delle rette, della qualità dei LEA, che dovrebbero essere universali. Penso al rispetto delle norme contrattuali per i lavoratori e le lavoratrici, alla formazione per questo personale. Per fare tutto ciò ci vogliono le risorse. In questo provvedimento continuate a dire che tutto deve avvenire a costo zero. Ebbene, al mio Paese si dice che coi fichi secchi non si fa nulla. Quindi, in sostanza, o si mettono a disposizione risorse per poter avere un personale adeguato, un'assistenza adeguata - bisogna costruire questa soggettività - oppure rimangono buone intenzioni che, però, non troveranno mai realizzazione. Questo è il dato che a me personalmente e a noi preoccupa. Speriamo di essere smentiti; quando si vareranno i decreti attuativi esprimono un giudizio.

Ciò che ancora di più preoccupa è quanto questa maggioranza ha in mente di fare.

Le disuguaglianze nel nostro Paese sono molto alte, in tutti i settori: in quello giovanile, in quello dei lavoratori e delle lavoratrici, nell'ambito della precarietà. Ad esempio, il nostro Sistema sanitario nazionale dovrebbe essere unico e universale, nel senso che tutti i cittadini dovrebbero avere le stesse opportunità e le medesimi condizioni, ma già oggi sono diversi tra loro, perché l'introduzione della regionalizzazione ha portato sostanzialmente a un'articolazione forte all'interno delle stesse Regioni e tra le varie Regioni, a Nord, Sud, Est e Ovest. Quindi, in sostanza, la frammentazione non permette a tutti i cittadini di avere le stesse condizioni.

Questo è il rischio che si corre anche in questo settore, con la vostra idea che bisogna fare l'autonomia differenziata e, quindi, in sostanza, la secessione dei ricchi: chi più ha, chi sta bene, può avere anche una condizione migliore quando sarà anziano; chi invece è in difficoltà non potrà avere la stessa sorte. Questo è il punto fondamentale ed è ciò che contestiamo.

Il provvedimento in sé parte da un'idea corretta, perché cerca di porsi il problema della nostra società in cui - come ho spiegato stamattina nel mio intervento - bisogna apportare delle correzioni perché non si possono avere 173 anziani a fronte di 100 giovani. Una società del genere così non solo invecchia, ma addirittura muore. C'è un problema di riqualificazione. Per costruire socialità tra gli anziani occorre avere un intreccio tra giovani e anziani, e se questo manca, viene meno la capacità di rigenerare la condizione dell'anziano.

L'idea di un Paese dove chi più ha potrebbe stare meglio e chi meno ha viene penalizzato è sbagliata. Quindi, correggetela, perché il Paese è unico, perché i sistemi devono essere universali e accessibili a tutte le persone, in particolare a coloro che hanno maggiori difficoltà.

È per questo che sospendiamo il giudizio - come si usa dire - e quindi ci asterremo nella votazione finale. (Applausi).

SBROLLINI (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBROLLINI (Az-IV-RE). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, annuncio subito che, come terzo polo, noi voteremo a favore di questo provvedimento e spiegherò anche sia i motivi favorevoli che quelli che invece ci lasciano alcune perplessità, così come sono state riprese anche da chi mi ha preceduta.

Questa legge delega è stata voluta e scritta dal Governo Draghi e dal ministro Bonetti nella scorsa legislatura (Applausi). Ed è un provvedimento finalizzato ad adottare politiche attive per le persone anziane e a promuovere la dignità, l'autonomia, l'inclusione sociale, la prevenzione della fragilità, anche con riferimento alla condizione di disabilità. Sottolineo la promozione della salute e della cultura della prevenzione, la valorizzazione e il rendere più semplice e inclusiva la vita degli anziani con programmi mirati a contrastare l'isolamento, l'esclusione sociale e civile. Ma c'è anche un tema di cui si parla ancora poco, ossia la deprivazione relazionale e affettiva delle persone anziane.

Sono tutti interventi che vanno con serietà a parlare di una sanità preventiva a domicilio; a ripensare e a ridisegnare le nostre città, le nostre comunità, in contesti più vicini e amici della terza età. Si vive di più, ma si deve vivere meglio (Applausi) e in un contesto e in uno stato di benessere. Ecco perché servono attività di utilità sociale e di volontariato: appunto abbiamo parlato di politiche attive. Occorre promuovere ad esempio l'esercizio fisico, molto importante anche in quella fascia di età. Insomma, è un salto di qualità e anche culturale per contrastare la solitudine di quelle persone, ma - aggiungo - anche delle loro famiglie, delle persone che sono vicine agli anziani. Spesso le famiglie - lo dobbiamo ricordare anche oggi - sono diventate l'unico ammortizzatore sociale (Applausi) su cui si regge un intero sistema di welfare. Questo non è più tollerabile.

Queste sono le ragioni che certamente ci vedono favorevoli, perché sappiamo quanto abbiamo voluto quel testo e quanto abbiamo creduto in quella legge delega. Però - e qui vengo agli aspetti critici - qui si volevano anche considerare, anche attraverso il PNRR ma non solo, risorse aggiuntive. Non possiamo pensare infatti di poter fare tutto questo lavoro con le risorse attuali: questo è il punto. (Applausi). O addirittura - e mi rivolgo al Governo - non voglio pensare che si voglia intaccare il Fondo nazionale per la non autosufficienza. (Applausi). Anche questo è un punto su cui noi vigileremo moltissimo.

Guardate, c'è una questione di merito ma anche di metodo. Il terzo settore è stato poco coinvolto in questa discussione. Abbiamo ascoltato le associazioni durante le audizioni in Commissione, e ne approfitto per ringraziare il presidente Zaffini e tutte le colleghe e i colleghi della Commissione, perché abbiamo fatto insieme un bel lavoro, sia di maggioranza che di minoranza. Però su questo punto forse si poteva anche prendere un po' più di tempo, perché questa è una legge delega. Forse si poteva pensare di non lasciare, nella discussione e nell'approvazione degli emendamenti, uno spazio così compresso.

Anche oggi in questo provvedimento vorrei ribadire la centralità del Parlamento - ripeto, la centralità del Parlamento - perché ancora una volta abbiamo compresso tanto i tempi e poi - fatemelo dire - il ruolo del MEF. Non è la prima volta che accade e lo viviamo ormai costantemente nelle Commissioni: spesso non si leggono neanche gli emendamenti e c'è un voto preventivo contrario su tutti gli emendamenti. (Applausi). Lo abbiamo visto anche con tanti emendamenti della maggioranza. E a tale proposito, colleghe e colleghi, mi rivolgo a tutto il Senato: spero che vogliamo anche ripensare a un rapporto diverso tra Governo e Parlamento.

Questo non è un provvedimento come altri, perché tocca la vita e la dignità delle persone, e tocca le città e le comunità in cui viviamo. Non è possibile che, ancora una volta, noi vediamo troppe diseguaglianze sociali e troppe diseguaglianze tra aree geografiche; se vivi e nasci in un posto sei più fortunato rispetto a un altro, perché magari ci sono più servizi e più strutture. (Applausi). Questo è un provvedimento dove parliamo di difesa e di diritti esigibili, di diritti universali, dove parliamo di diritto alla salute, parliamo del rispetto dei livelli essenziali di assistenza. (Applausi). Allora io mi auguro che le risorse, che oggi non sono così importanti, perché non ci sono, si possano trovare. È una questione di priorità ed è su questo che noi vi vogliamo sfidare e che vi diamo la fiducia oggi. Ma saremo molto vigili, perché, se avete a cuore questo tema, sarete capaci di trovare anche le risorse economiche che oggi non ci sono. (Applausi).

E allora concludo, Presidente, dicendo quanto segue: domani è il 9 marzo e saranno tre anni, purtroppo, dal primo giorno in cui è scoppiato il Covid nel nostro Paese. Questo appello lo rivolgo, anche per questo motivo, a tutta la maggioranza e a tutto il Senato. Ricordiamo tutti i giorni il valore delle persone che lavorano nel campo socio sanitario: il personale medico e infermieristico (Applausi), gli operatori socio sanitari, le badanti, tutte quelle persone che rendono la vita di chi sta male e anche delle loro famiglie un po' meno difficile e un pochino più solida nelle relazioni e nel lavoro di cura che si svolge ogni giorno. Io chiedo - e concludo - sia prestata davvero attenzione alle politiche sociali e sanitarie. Rimettiamo al centro la persona, rimettiamo al centro la dignità umana. (Applausi).

TERNULLO (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TERNULLO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, colleghi senatori, Governo, ci troviamo a votare un disegno di legge che riguarda uno dei temi che ci sta più a cuore: la salute dei nostri anziani. Noi tutti più o meno sappiamo che, quando stiamo insieme a una persona che va avanti con gli anni, e quindi per il passare del tempo, la sua sensibilità e la sua fragilità, dopo una certa età, diventano molto più forti, proprio perché viene loro meno l'autosufficienza e quindi subentrano anche delle disabilità. E ciò accade quando la loro forza diventa debolezza e quindi hanno bisogno di aiuto; ma anche quando abbiamo delle persone affette da alcune patologie, che magari le hanno accompagnate durante la loro vita e, quindi, con il passare degli anni peggiorano. Cosa succede? Bisogna seguirle con ulteriore e maggiore attenzione.

Le deleghe contenute in questo disegno di legge mirano a riscrivere le politiche in favore della popolazione anziana. Lo scopo è proprio quello di promuovere le condizioni di vita, di cura e di assistenza delle persone anziane, con interventi idonei a soddisfare i loro bisogni sociali, sanitari e socio sanitari. Un particolare riguardo viene dato alla non autosufficienza. Ma la stessa solitudine finisce a volte per essere una malattia e va monitorata con un'assistenza specifica.

La delega parte da una ricognizione della disciplina esistente, per arrivare a disegnare politiche più puntuali in loro favore. È evidente che ormai appare necessario adeguare il sistema di welfare italiano ai nuovi bisogni sociali.

Una società che purtroppo è mutata in questi ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia, ha fatto emergere alcune fragilità nel nostro sistema sanitario e assistenziale. È necessario mettere le famiglie in condizione di affrontare con maggiore serenità il carico assistenziale, ma anche gli oneri che comporta il seguire una persona anziana oppure non autosufficiente.

La delega vuole definire questi nuovi criteri e gli interventi assistenziali più puntuali per la terza età su tutto il territorio nazionale. Lo scopo è migliorare la qualità del sistema di assistenza alle persone anziane e anziane non autosufficienti e di contribuire agli oneri gravanti sulle loro famiglie. Attraverso la delega e i decreti delegati che verranno adottati entro il gennaio 2024 si darà attuazione anche agli impegni presi con il PNRR: tra questi, la Missione 5-Componente 2-Riforma 1.2, che riguarda appunto le politiche in favore delle persone anziane non autosufficienti.

Ad essa è connessa la Missione 6, relativa alla realizzazione delle case di comunità, alla presa in carico della persona, al potenziamento dei servizi domiciliari e della telemedicina. La stessa missione interessa anche il rafforzamento dell'assistenza sanitaria intermedia e delle sue strutture, quali gli ospedali di comunità, che miglioreranno in generale l'assistenza sanitaria, anche a vantaggio della popolazione anziana.

La criticità principale del disegno di legge è l'assenza di nuove risorse, aggiuntive rispetto a quelle esistenti. Per coprire i finanziamenti agli interventi previsti dalla delega si prendono, infatti, risorse economiche dai fondi già esistenti: il fondo per le non autosufficienze, il fondo per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale, il fondo per il finanziamento delle attività di informazione e comunicazione a sostegno della componente anziana dei nuclei familiari.

Ai fondi esistenti, quindi, bisognerà aggiungerne nuovi, perché i fondi del PNRR sono temporanei e vanno sostituiti con risorse a regime. Quindi, è apprezzabile la volontà del Governo di ancorare la riforma del sistema di assistenza agli anziani alle risorse del PNRR. Ma i decreti delegati dovranno anche trovare le risorse ulteriori, per rendere strutturali queste riforme e accompagnare con fondi a regime queste norme assolutamente condivisibili.

Il Governo ha tempo fino al gennaio 2024 per trovare ulteriori risorse per una nuova riforma che riteniamo d'importanza vitale. Siamo sicuri che lo farà, anche perché accompagnare gli ultimi anni dei nostri anziani con tutele più puntuali ai non autosufficienti e agli anziani disabili significa creare una società più giusta.

La Commissione affari sociali, intanto, ha migliorato il testo del Governo con modifiche puntuali, proposte anche dall'ascolto dei tanti contributi ricevuti dagli esperti. I bisogni degli anziani, la valorizzazione del loro ruolo nelle famiglie e nella società sono al centro dei nostri pensieri e delle nostre politiche. Il grosso del lavoro è ora nelle mani del Governo, che dovrà riempire le deleghe anche sui punti più sensibili, così come evidenziati nel dibattito parlamentare.

Siamo certi che il Governo userà lo stesso ascolto che è stato dato in Senato agli apporti delle associazioni e delle persone che si occupano a tempo pieno di queste tematiche. Siamo convinti, quindi, che i decreti delegati saranno l'attuazione puntuale delle deleghe contenute nel disegno di legge, cui va il voto favorevole del Gruppo Forza Italia. (Applausi).

PIRRO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIRRO (M5S). Signor Presidente, colleghi, ci troviamo finalmente ad affrontare in quest'Aula un disegno di legge lungamente atteso, perché interessa oltre il 20 per cento della popolazione.

PRESIDENTE. Colleghi, vi invito ad abbassare il tono della voce, così almeno da permettere a tutti di fare il proprio intervento. Per stare bene e tranquilli c'è la buvette e così in Aula possiamo ascoltare i colleghi.

PIRRO (M5S). La ringrazio, signor Presidente.

Questo disegno di legge interessa oltre il 20 per cento della popolazione, circa 14 milioni di cittadini. Dal secondo Dopoguerra ad oggi la popolazione anziana nel nostro Paese è raddoppiata, chiaro segnale del miglioramento della salute globale e dell'aumento della longevità.

Per questo, nel corso della scorsa legislatura, su iniziativa dell'allora vice presidente del Senato Paola Taverna, la collega Guidolin, io e altri colleghi avevamo partecipato all'intergruppo sulla longevità e l'invecchiamento attivo, perché gli anziani nel nostro Paese sono sempre più attivi rispetto al passato e più operosi, sia in termini di impegno lavorativo, sia di partecipazione alle dinamiche sociali della collettività.

Anche in termini economici, parliamo di una popolazione che apporta un sostegno concreto e cruciale alle famiglie: 7,6 milioni di anziani erogano soldi a figli e nipoti e di questi 1,7 milioni lo fa regolarmente; 10 milioni di anziani si occupano dei propri nipoti e di questi quasi 4 milioni lo fa regolarmente. Tale cura parentale consente a molti genitori, in particolare alle donne, di restare nel mercato del lavoro senza subire decurtazioni di reddito, che purtroppo spesso è troppo basso per poter affrontare la spesa di una baby-sitter o di un nido, dove c'è il nido. Pensate che più del 60 per cento degli assegni erogati durante la pandemia per babysitting è andato a persone con età superiore a sessant'anni. Ripeto: superiore a sessant'anni. Circa 5 milioni di anziani si prendono cura di altri longevi, attivando così un virtuoso circolo di mutuo sostegno, anche generazionale, visto che i meno giovani si dedicano con costanza alle attività di volontariato.

È chiaro, dunque, che il contributo che gli anziani offrono in termini sia di spesa che di tempo costituisce un vero e proprio sistema di ammortizzatori sociali, alternativo in questo Paese. Questa considerevole fascia della popolazione è molto più solida e meno vulnerabile rispetto alle altre, anche durante drammatici momenti di crisi e lo abbiamo visto durante la pandemia. Di contro, però, il mercato non ha saputo rispondere adeguatamente ai cambiamenti intervenuti nello stile di vita degli over e si registra ancora una scarsità di beni e servizi inclusivi e innovativi orientati a questa fascia di popolazione.

Allora è evidente quanto fosse indispensabile che lo Stato mettesse finalmente mano a questo dossier e lo mettesse al centro della propria azione politica, assumendo un approccio diverso da quello tenuto finora. Dobbiamo accompagnare il graduale processo di allungamento dell'aspettativa di vita con un miglioramento della qualità della vita stessa. Per farlo è importante investire in prevenzione e in promozione e diffusione di stili di vita sani, facendo leva su qualità delle cure, alimentazione, invecchiamento attivo, sia fisico che mentale. Ma non avete voluto accogliere gli emendamenti che andavano in questa direzione. Questo è funzionale sia alla drastica riduzione delle malattie, legate alla fase più avanzata della vita, con conseguenti risparmi per il Servizio sanitario nazionale, sia alla maggiore partecipazione dei longevi alle dinamiche socio economiche. In questo contesto, una grande rilevanza assume il tema dell'abitare, nell'ottica innanzitutto di garantire agli anziani il principio dell'autodeterminazione e della libera scelta tra restare al proprio domicilio e scegliere una struttura assistita, ma anche della scelta di quale struttura scegliere e quale invece respingere.

In seconda battuta, si tratta di predisporre e favorire modelli che consentano di contrastare le principali problematiche a cui spesso vanno incontro le persone meno giovani: solitudini, difficoltà economica, assenza di rete di relazione e di protezione. È per questo che abbiamo proposto e ritroviamo in una parte di questo disegno di legge i cosiddetti sistemi giovevoli del co-housing, uno stile di vita collaborativo, un modello abitativo che tiene conto delle esigenze di autonomia, relazionalità e sostenibilità economica che caratterizzano la vita nella terza età.

Insomma, si tratta di rendere migliore la qualità di questa vita che è sempre più lunga e le prospettive a cui facciamo riferimento sono sia sociali che economiche.

Occorre valorizzare il contributo che gli anziani apportano alla nostra società ed è importante riconoscere e premiare il ruolo che svolgono per le famiglie e le comunità di appartenenza. Sarebbe stata auspicabile, infatti, una riforma della fiscalità che grava sugli anziani, le cui pensioni sono spesso molto basse. Ma addirittura è stata apportata una correzione a un ordine del giorno che invitava a valutare l'opportunità di, ma il tema fiscale neanche con questa formula è stato accolto dal Governo. C'è proprio una preclusione totale rispetto ai bisogni degli anziani.

L'assenza di politiche dedicate al tema crescente dell'invecchiamento della popolazione ha purtroppo determinato un'anticipazione del momento nel quale avviene la perdita di autonomia. E così accanto a questi anziani attivi che vogliamo valorizzare e sostenere ci sono circa 3 milioni di anziani che non sono autosufficienti, un milione circa preso in carico da servizi sanitari, 400.000 presi in carico da servizi sociali, ma quasi il 50 per cento non è preso in carico da nessuno se non dalle proprie famiglie, che finiscono per ricorrere a volte a luoghi di cura extra-domestici. È doveroso invece emanciparci da questo approccio. L'obiettivo deve essere quello di un'assistenza domiciliare integrata. E in tale direzione sarebbe stato necessario un chiaro riferimento alla Missione 6 del PNRR, che individua nell'abitazione il primo luogo di cura con il potenziamento dei sistemi di teleassistenza e telemedicina e le case di comunità come punto unico di accesso nei percorsi di cura della non autosufficienza. Ma neanche questo è stato inserito in questo disegno di legge: c'era fretta di approvarlo e tante buone proposte non sono state prese in considerazione.

Manca anche, in questo testo, un chiaro inquadramento legislativo della figura del caregiver. Avete detto che arriverà in un secondo momento, intanto qui non c'è. Non c'è una riforma vera della figura dell'operatore socio sanitario (OSS), del suo ruolo e della sua formazione. Siamo dovuti intervenire con emendamenti anche per ribadire che gli anziani non autosufficienti sono dei malati, sono persone bisognose di cure indipendentemente dall'età e, come tali, devono essere assistiti dal Sistema sanitario nazionale, che è gratuito e universalistico. (Applausi).

Non è chiaro, in questo disegno di legge, il mantenimento della titolarità sanitaria e della programmazione del finanziamento delle prestazioni socio sanitarie in ambito LEA. Come non si chiarisce come garantire l'esigibilità e l'aumento degli interventi sanitari e socio assistenziali a domicilio; parliamo di prestazioni erogate da infermieri, di prestazioni diagnostiche, riabilitative e assistenziali. Non sono state formalizzate come diritto esigibile sotto la titolarità del Servizio sanitario nazionale e con una sua compartecipazione finanziaria, con un contributo per la tutela negli atti della vita quotidiana degli anziani non autosufficienti.

Insomma, manca tutta una parte che - secondo noi - era fondamentale per dare forza al secondo Capo di questo disegno di legge, perché sull'invecchiamento attivo e sulle politiche che vengono inserite nell'articolo 3 siamo tutti fondamentalmente d'accordo; lo abbiamo visto con il voto in quest'Aula, ma sugli altri non ci siamo proprio. Come potete pensare di garantire tutti questi servizi senza stanziare risorse? Il Fondo sanitario nazionale è calato al di sotto del 6,5 per cento, la quota ritenuta di sostenibilità e sussistenza dall'Organizzazione mondiale della sanità. Dove vogliamo andare senza soldi?

È vero: abbiamo inserito dei piccoli punti fermi, come la conferma del diritto delle cure palliative e anche la regia unica per coordinare tutte le prestazioni e gli interventi stabiliti nel Piano assistenziale individualizzato (PAI). Sono piccoli risultati che semplificano la vita ai soggetti più fragili.

Con queste considerazioni in parte positive e in parte e negative e augurandoci, senza però farci troppe illusioni, che ci sia una maggiore interlocuzione in sede di stesura dei decreti attuativi, annuncio il voto di astensione del MoVimento 5 Stelle. (Applausi).

CANTU' (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANTU' (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, il disegno di legge in votazione è in continuità con il pensiero ormai prevalente introdotto oltre vent'anni fa dalla Commissione europea, che prevede che l'invecchiamento attivo possa considerarsi una risorsa anziché un costo secco, imparando a trarre valore da ciò che oggi è solo una voce di spesa previdenziale, assistenziale e sanitaria. Dobbiamo lavorarci per raggiungere lo scopo. L'argomento è anche sotto la lente dell'Organizzazione mondiale della sanità, in ragione e per l'effetto delle implicazioni mediche e sanitarie dell'età avanzata e dell'allungamento della vita.

L'articolato va oltre rispetto a logiche di mera protezione e tutela dell'invecchiamento, cercando di incidere sistematicamente, con politiche di ricoinvolgimento attivo, allo scopo di ottimizzare le opportunità per la salute delle persone anziane e nel contempo di favorire la relazione intergenerazionale accuditiva, formativa, di trasferimento di saperi e di contrasto della solitudine, dell'isolamento e dell'abbandono, migliorando non solo quantitativamente, ma soprattutto qualitativamente i loro anni di vita.

Nell'evoluzione del modello abbiamo inteso proporre alcuni emendamenti che ne attualizzino migliorativamente il percorso, sia sul versante della sicurezza e dell'integrità psicofisica, che del potenziamento della domiciliarità e del rafforzamento della rete di protezione, nel segno della transizione dal paradigma dell'anzianità intesa come peso sociale e sanitario, a quello della valorizzazione sociale, educativa, formativa e culturale dell'età anziana. In questa direzione, nel passaggio dalla cura della malattia alla gestione e cura della persona malata, dunque in un più ampio orizzonte solidaristico e aperto al confronto intergenerazionale, non si può che insistere sul primato della valorizzazione delle opportunità e delle risorse che gli anziani possono offrire al contesto sociale avanzato, prima ancora che interrogarsi sui bisogni che essi esprimono.

Se questo vale in generale, soprattutto per i tantissimi anziani ancora autosufficienti, per i non autosufficienti non si può che insistere sulla necessità di un atteggiamento accogliente e capacitante, orientato alla prevalenza dei valori di solidarietà, di prossimità, di cura e di accoglienza degli svantaggiati, con nuove regole di ingaggio degli erogatori nei processi di cura e terapia. Ciò a garanzia di piena attuazione dei nuovi livelli essenziali geriatrici sanitari e socio sanitari, secondo principi di maggiore tempestività e di più intensa umanizzazione nell'appropriata presa in carico, includendo l'intera filiera fino alla terapia del dolore, con sistemi di valutazione, monitoraggio e controllo di tutte le strutture socio sanitarie e assistenziali, agendo anche su strumenti di vigilanza e autocontrollo per incentivare responsabilità, professionalità e merito.

La legge delega affida al Governo un compito sfidante in un auspicato orizzonte di nuovo umanesimo di cultura e tutela della senescenza mediante azioni e misure orientate alle esigenze degli anziani per aiutarli ad esprimere al meglio le loro capacità, per facilitare il loro inserimento nella vita attiva delle comunità di appartenenza e, soprattutto, per fare in modo che la loro dignità di persone sia sempre e comunque rispettata e valorizzata, non sottovalutando i processi psicologici, come lo stress o la depressione, e la loro influenza sulla risposta immunitaria dell'organismo anziano.

Resta però il dato di fatto che la senectus, pur non essendo una malattia in sé, comporta per gli anziani del mondo occidentale disturbi e patologie di notevole peso, come mostrano il trend statistico epidemiologico e l'andamento e l'impatto della relativa spesa sanitaria delle malattie geriatriche, soprattutto se neurodegenerative, peraltro di maggiore incidenza di genere. Un valore che di per sé andrebbe ulteriormente analizzato, discusso e approfondito per capirne le vere ragioni. Penso possa essere opportuna la creazione di un intergruppo che se ne occupi.

Per tutto quanto appena detto, il nostro voto non può che essere convintamente e incondizionatamente favorevole. (Applausi).

ZAMPA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZAMPA (PD-IDP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, siamo ormai a conclusione di un lavoro che abbiamo affrontato con molto impegno e molto rigore.

L'Italia è il Paese europeo con il più alto numero di persone di settantacinque anni d'età dove un tasso percentuale di over sessantacinque supera il 22 per cento della popolazione complessiva e dove gli ultraottantenni sono quasi sette su 100: conseguenza di una fatto molto positivo, e cioè, che l'aspettativa di vita media - per il nostro Paese ottantadue anni - è la più alta in Europa. Da qui la consapevolezza dell'importanza e della centralità di questo atto legislativo.

A questa consapevolezza unisco - non senza una punta di orgoglio - quella ulteriore di rappresentare oggi una cultura e una tradizione politica che ha trovato, soprattutto nelle donne, ma anche negli uomini, della forza politica a cui appartengo, interpreti tenaci e combattivi: la cultura del welfare pubblico, della cura, dell'assistenza, la promozione del diritto a un'esistenza dignitosa in ogni età della vita e in ogni condizione. Una cultura che ha radici e trae alimento dalla Costituzione italiana.

È molto importante, dunque, che si affronti finalmente e si deliberi, anche in attuazione del PNRR, un provvedimento organico, che questo Paese attende da vent'anni, e che in questo ventennio ha trovato persone generose e lungimiranti, perché bisogna sapere comprendere qual è la società che sta venendo avanti. Persone che si sono battute per una legislazione adeguata per le persone anziane e per gli anziani non autosufficienti.

Voglio solo fare un cenno a proposte di legge di iniziativa popolare promosse dai sindacati in modo unitario, dalla Caritas, da altri soggetti; e poi le iniziative parlamentari: solo nel 2008, sotto il Governo Prodi (ministra Turco), è stato avviato in modo sperimentale il Fondo nazionale per la non autosufficienza, con il relativo Piano nazionale che è diventato, nel corso degli anni, un fondo strutturale con una dotazione di 600 milioni e che, grazie all'incremento attuato nella legge di bilancio, arriverà nel 2025 a regime a un 1,2 miliardi.

Ricordo anche quanto sia stato importante avere combattuto da questa parte politica e avere scritto finalmente i primi LEPS per la presa in carico delle persone non autosufficienti. Mi riferisco all'articolo 1 (dal comma 159 al comma 171), in cui prevediamo i LEPS per incrementare i servizi per la domiciliarità, la residenzialità, per investire sulla formazione del lavoro di cura, promuovere la regolarità del lavoro di cura medesimo.

I LEPS contenuti nella legge di bilancio sono stati tradotti nel nuovo Piano nazionale per la non autosufficienza, condiviso con Regioni e Comuni, e voglio ricordare il lavoro del ministro Speranza con il decreto ministeriale n. 77 del 2022 sulla medicina di comunità.

Nella precedente legislatura, con un prezioso lavoro di confronto e di collaborazione tra Ministeri, attori sociali, come la rete per la nuova autosufficienza, si è pervenuti a predisporre il testo di legge di sintesi che è stato poi varato dal Governo Draghi il 10 ottobre 2022.

La vita delle persone anziane merita rispetto, ed è davvero apprezzabile, da questo punto di vista, che tanta parte del testo in esame raccolga e riconosca l'elaborazione sviluppata dal Governo precedente. (Applausi).

La pandemia ha imposto a tutte le forze politiche di affrontare i problemi strutturali dell'assistenza agli anziani, in termini di qualità, di efficacia, di sicurezza, di qualità del lavoro e disponibilità dei professionisti; ma quella stessa tragica pagina della storia, della cronaca recente del nostro Paese ci impone anche di promuovere e rafforzare una cultura rispettosa delle persone anziane e della vecchiaia. Una parola che abbiamo rimosso perché abbiamo paura dell'anzianità, e che un tempo, invece, era una parola nobile, che ci parlava della nobiltà delle donne e degli uomini. (Applausi).

Dobbiamo contrastare pregiudizi e luoghi comuni. A forza di drammatizzare l'invecchiamento del nostro Paese, che invece è una grande conquista dell'umanità e della scienza, abbiamo finito sempre più con il parlare solo di politiche previdenziali (non che siano irrilevanti, ma non è solo questo), di conti, e c'è chi ha persino approfittato per avvalorare la tesi della insostenibilità del Servizio sanitario e del welfare pubblico. Invece la politica è fatta di scelte, di scelte coraggiose e lungimiranti. Sono già state citate proprio questa mattina le parole di Papa Francesco circa la cultura del profitto che ci fa apparire i vecchi come una zavorra. Ma voglio citare anche il suo invito a ricordarci che una civiltà si giudica da come gli anziani sono trattati e dal posto loro riservato nel vivere comune.

Dentro questo disegno di legge, come ho detto, ritroviamo larghissima parte dell'elaborazione di un nuovo pensiero e di un nuovo punto di vista sugli anziani e sulla vecchiaia. Ma dentro a questo disegno di legge delega c'erano e restano alcuni punti critici e nodi da risolvere: la revisione dei criteri minimi di autorizzazione e accreditamento dei soggetti erogatori pubblici e privati, anche del terzo settore. Dio sa quanto è importante fissare e rivedere questi criteri minimi: anche questo ce lo ha insegnato il Covid. (Applausi).

C'è poi il tema dei caregiver. Comprendiamo che ci sarà un provvedimento su questo, e tuttavia qualche segnale si poteva dare, almeno dal punto di vista delle tutele in ambito previdenziale e assicurativo. L'introduzione della prestazione universale graduale: questo davvero preoccupa, perché si tratta di una norma di delega che prevede la riforma dell'indennità di accompagnamento senza però entrare nel merito e che non indica criteri chiari che definiscano l'esito della riforma stessa. Lasciare al Governo una delega in bianco su questo è davvero non condivisibile. (Applausi). Anche a tale proposito abbiamo fatto proposte, presentato emendamenti e chiesto chiarimenti, ma non sono arrivati segnali.

Quando parliamo di questa prestazione, parliamo di un unico diritto universale che esiste e che in questo momento non ha visto registrare alternative credibili e verificabili. E poi c'è un riferimento all'autonomia differenziata che non ci troverà mai d'accordo. Anche su questo, abbiate il coraggio di guardare davvero a quello che il Covid ci ha insegnato, alle disparità dei territori, a come i nostri anziani hanno patito in modo tremendo e tragico, alla differenza nell'aspettativa di vita, alla qualità della vita, a quell'invecchiamento attivo che tanti si possono permettere e tanti altri non si possono permettere. Questo per noi è davvero inaccettabile. (Applausi).

Infine, il finanziamento del sistema è il punto critico più preoccupante. So che lei, signora Vice ministro, lo ha anche sottolineato. Ma noi anche su questo ci aspettavamo indicazioni, qualche risposta, un segnale. In un certo senso, è come se fosse stata consegnata a questo Governo una meravigliosa automobile, a cui però per ora non si vede nessuno che voglia mettere la benzina.

Per queste ragioni, il Gruppo Partito Democratico, che ho l'onore di rappresentare, ha deciso di astenersi. Abbiamo dato una grandissima disponibilità, consapevoli del fatto che gli impegni che questo Paese si è preso in sede internazionale - mi riferisco al PNRR - riguardano tutti; è una responsabilità che riguarda tutti. Abbiamo quindi davvero lavorato con molta disponibilità.

Voglio chiudere con una citazione. «La pandemia è un portale».

Un'attivista indiana dei diritti umani, Arundhati Roy, ha scritto nel 2020 sul «Financial Times» un pezzo che considero davvero molto bello. Storicamente le pandemie hanno forzato gli uomini a rompere con il passato e a immaginare un nuovo mondo. Questa volta non è diverso. È un portale, un passaggio da un mondo a quello successivo. Possiamo scegliere di attraversarlo, trascinandoci le carcasse dei nostri pregiudizi e del nostro odio, la nostra avarizia, i nostri dati bancari e gli ideali ormai morti, i fiumi e i cieli inquinati. Oppure possiamo attraversarlo alleggeriti, pronti a immaginare un nuovo mondo e a combattere per esso.

Il mondo nuovo che dobbiamo impegnarci a immaginare, per il quale il Partito Democratico combatterà, è anche quello che è capace di garantire agli anziani una vita degna di essere vissuta fino alla fine, possibilmente nei luoghi a loro cari e in mezzo alle persone con cui hanno sempre avuto relazioni, sentendosi parte della comunità, alla quale possono spesso ancora contribuire. La legge delega sugli anziani, in particolare non autosufficienti, può essere uno strumento importante, ma molto dipende da come verrà data attuazione ai principi di delega, dalle risorse che saranno messe a disposizione, dalla capacità di dare valore al lavoro di cura, dall'impegno a garantire la qualità dell'assistenza e il rispetto dei LEA che la legge di bilancio ha chiaramente individuato. (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi).

PRESIDENTE. La prego di concludere.

ZULLO (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZULLO (FdI). Signor Presidente, colleghe e colleghi, signori Ministri e Vice Ministro, tutti noi credo abbiamo amato e portato nel cuore Mister Volare, Domenico Modugno. Con la sua canzone «Il vecchietto dove lo metto» scuoteva le coscienze, affinché l'anziano non fosse considerato un oggetto da sistemare. Non siamo certo all'anno zero; molto si è fatto sul piano dell'assistenza e del prendersi cura dell'anziano, con la legge n. 328 del 2000 e l'integrazione socio sanitaria introdotta dal decreto Bindi nel 1999.

Ma io vorrei veramente - è un desiderio forte - che questa Assemblea prendesse coscienza del grande pregio di questa legge delega, che è il passaggio dall'intervento assistenziale e dal prendersi cura all'impegnare il Governo Meloni a rendere l'anziano una risorsa. Una risorsa da impiegare nei gruppi di mutuo aiuto, come custode di valori, di esperienze e di contenuti culturali da trasfondere alle generazioni future. L'anziano come possessore di abilità da sostenere e impiegare nel reinserimento sociale e, per quanto possibile, anche nel reinserimento lavorativo, nel volontariato sociale e nei servizi civici.

Questa legge si fonda su tre pilastri fondamentali: l'organizzazione, l'invecchiamento attivo e l'integrazione socio sanitaria.

L'organizzazione si fonda sull'istituzione dello Sna e si articola a livello centrale nel Cipa, che è un Comitato interministeriale, proprio perché in questa materia devono entrare le competenze di più Ministeri, ed è l'organo di governo del sistema, con compiti di pianificazione e di monitoraggio, per dispiegarsi a livello regionale e a livello locale sugli ATS, che, attraverso il punto unico di accesso, assumono in carico la persona anziana e la sua famiglia.

Il modello di assunzione in carico della persona anziana poggia su un altro pilastro essenziale: l'integrazione socio sanitaria, indispensabile per assicurare prestazioni di assistenza sanitaria integrata con interventi di protezione sociale, secondo una strategia di approccio alla persona che attribuisce il risultato della malattia, così come della salute, all'interazione intricata e variabile di fattori biologici, psicologici e sociali.

Un approccio alla persona di tipo bio-psico-sociale, la cui sintesi è nel piano individualizzato di assistenza redatto a seguito di valutazione multidisciplinare e multidimensionale, da attuarsi all'interno di una rete di servizi e strutture in grado di assicurare la presa in carico globale e a lungo termine della persona anziana, privilegiando come luogo di cura e assistenza il domicilio.

L'invecchiamento attivo è l'altro pilastro della legge delega. Dobbiamo invecchiare nell'autosufficienza, perché preservare l'autosufficienza nella persona non significa solo ridurre costi sociali, come invalidità, accompagnamento e caregiver, ma anche costi sanitari.

Preservare l'autosufficienza significa anche sostenere il benessere delle famiglie ed elevare i principi etici e morali della nostra società. Il sostegno all'invecchiamento attivo passa attraverso il controllo dei determinanti della salute, che attengono a fattori intrinseci in una persona, ma anche a fattori estrinseci, quali l'istruzione e la socializzazione.

Non si tratta, quindi, solo di interventi sanitari e di prevenzione primaria e vaccinale, di diagnosi precoce di malattie croniche degenerative, di corretta compliance farmacologica, ma anche di interventi che incidono sul comportamento, sui corretti stili di vita e sulla promozione della salute. Si tratta anche di fattori ereditari, genetici e psicologici, di fattori legati all'ambiente fisico e sociale di vita e anche a fattori economici.

Abbiamo lavorato intensamente in Commissione, sotto l'abile regia del presidente e relatore Zaffini, e ci siamo arricchiti molto nel confronto con il Governo, egregiamente rappresentato dal vice ministro Bellucci, con le personalità audite, ma anche con il lavoro congiunto con le altre Commissioni che sono intervenute e con i tecnici che lavorano nelle Commissioni e nei Ministeri. Non abbiamo compresso i tempi, ma siamo stati nei tempi. Interpretando il sentire di tutti i colleghi del Gruppo in Commissione, sento di esprimere gratitudine per quanto ci hanno dato.

Si è respirato in Commissione, ed in fondo anche in quest'Aula, un clima favorevole e collaborativo, con qualche distinguo riguardo alle risorse disponibili. Siamo legislatori e, con senso di responsabilità, noi per primi dobbiamo rispettare il vincolo di bilancio, introdotto di recente nella nostra Costituzione, e dobbiamo renderci conto che il tema delle risorse può diventare una litania per ogni nostro provvedimento, se non ci convinciamo che i bisogni delle persone sono infiniti e si evolvono, mentre le risorse sono finite e si involvono se non c'è crescita.

Sì, cari colleghi, le risorse saranno sempre più insufficienti e quindi dobbiamo convincerci che il tema delle risorse è legato anche alla crescita economica dello Stato, alla credibilità dei Governi che lo rappresentano, alla fiducia che i mercati nutrono nella stabilità economica finanziaria dello Stato. Oggi il Governo, con Giorgia Meloni, è credibile, rispettato a livello non solo europeo, ma anche internazionale.

Questo Governo dà fiducia ai mercati e abbiamo il dovere, tutti noi, di sostenere questa credibilità e questa fiducia. Se si bacchettano Letta e Bonaccini per aver tessuto le lodi di Giorgia Meloni, alla fine si procura un danno allo Stato che si riflette sulla nostra economia e, di conseguenza, si produce un danno alla nostra collettività e in ultimo ai nostri anziani.

Mi rivolgo ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, che nei loro interventi hanno evidenziato una frenesia, anche positiva, di ritrovare nella legge la definizione di alcune materie: caregiver, RSA, tema fiscale. Però non siamo più in campagna elettorale. La campagna elettorale è finita a settembre e c'è un Governo che ha vinto le elezioni e che ha tutto il diritto di governare e di imprimere la sua impronta, ai provvedimenti che produce.

Certo, occorre assicurare tutela alle minoranze, perché parte del confronto democratico; ma non si può pretendere che a scrivere il tutto possa essere una minoranza. Saremmo in una dittatura delle minoranze e non possiamo permettercelo. (Applausi).

Non possiamo permettercelo perché anche questo tocca il tema delle risorse; tocca il tema delle risorse e della credibilità di quanto la politica possa essere unita.

Quando queste pretese sono accompagnate dal sostegno o dagli ammiccamenti a manifestazioni di violenza gestuale e verbale contro il Governo, che non è il Governo della maggioranza, ma è il Governo dell'Italia, certamente non si fa e non si produce il bene del Paese e dei nostri anziani.

Quindi, calma; tutto quello che chiedete noi lo stiamo delegando, lo stiamo delegando al Governo e sicuramente il Governo si presenterà di fronte a noi con i decreti legislativi sui quali noi andremo ad esprimere un parere.

Il tema delle risorse passa anche attraverso l'appropriata organizzazione dei servizi; un'organizzazione dei servizi che deve avere i caratteri della flessibilità, in un armonioso rapporto tra Sna e Servizio sanitario nazionale. Più determiniamo prevenzione, promozione della salute e controllo dei determinanti della salute estrinseci alla persona, più produrremo invecchiamento attivo, più ridurremo costi sanitari e sociali e più felicità ci sarà nelle famiglie. E non si venga a dire del depauperamento del Fondo sanitario nazionale. Io credo che, se si è depauperato, ciò è avvenuto a causa, per merito o per colpa dei Governi che hanno preceduto l'attuale Governo Meloni. (Applausi).

Il tema delle risorse passa anche attraverso il buon uso delle risorse, spesso impropriamente utilizzate per attrarre schiere di clienti, per trasformare i politici in uccelli migratori che passano da un campo all'altro, in funzione di una prebenda. Da pugliese vi raccomando di attenzionare quello che accade in Puglia con Emiliano: vi garantisco che è uno spettacolo osceno per la buona politica e non possiamo riprodurlo con questa legge delega. (Commenti. Applausi).

Noi crediamo che questa sia una buona legge, che si ispira a principi di eticità, equità, universalità ed uguaglianza; disegna un modello organizzativo innovativo, ispirato ad efficienza, efficacia ed economicità del sistema. Pone al centro il rispetto della dignità della persona, che va oltre la cura e l'assistenza, per sconfinare nel vasto mondo della valorizzazione dell'autonomia delle potenzialità residue, intese queste non solo come abilità a svolgere gli atti quotidiani della vita, ma soprattutto come contenuti di sapere, di esperienze, di sensibilità culturali, di solidarietà e sussidiarietà ai quale attingere in un continuo e permanente arricchimento della società.

Per questo il nostro voto è favorevole, perché essere a favore di questa legge delega significa contribuire a favorire la crescita culturale e sociale della nostra collettività e ad elevare le nostre sensibilità verso coloro che mantengono vive e trasmettono nei passaggi intergenerazionali le nostre radici e la nostra identità.

Al Governo va la gratitudine per un impegno che ad oggi non è mai mancato. Sono e siamo certo certi che continueranno a mostrarlo nei prossimi decreti legislativi. (Applausi).

PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione finale, dobbiamo ripetere la votazione della proposta di coordinamento, che per un errore materiale è stata fatta per alzata di mano, anziché con scrutinio elettronico.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di coordinamento Coord.1 (testo 2), presentata dal relatore.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel testo emendato, nel suo complesso.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 9 marzo 2023

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 9 marzo, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 20,01).