Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 027 del 11/01/2023
Azioni disponibili
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CASTELLONE
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,35).
Si dia lettura del processo verbale.
MAFFONI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo Movimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Per un'informativa urgente del Ministro della salute
PAITA (Az-IV-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAITA (Az-IV-RE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo ai sensi dell'articolo 92 del Regolamento, per chiedere al Governo un'informativa urgente in riferimento alla carenza di farmaci che sta interessando il nostro Paese in questo momento. C'è una grande preoccupazione nella popolazione rispetto a quello che sta avvenendo nelle nostre farmacie, peraltro in un momento in cui c'è un aumento dei casi di influenza e dei casi di difficoltà, soprattutto per le persone anziane.
Per tale ragione, signor Presidente, le chiedo che l'informativa urgente del ministro Schillaci avvenga oggi stesso, perché credo che il Paese abbia il diritto di sapere come il Governo intenda muoversi, quale tipo di strategia intenda perseguire, anche nel rapporto con l'Europa, e quali provvedimenti di carattere urgente, per i nostri ospedali, per i nostri medici di base, per i nostri anziani, per tutte le persone più fragili, metterà in atto il Governo da qui ai prossimi giorni. (Applausi).
LORENZIN (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LORENZIN (PD-IDP). Signora Presidente, ci associamo anche noi alla richiesta della senatrice Paita. Ritengo che questo sia uno dei grandi temi che dovremo affrontare urgentemente, anche a livello di programmazione nei prossimi anni. Tra l'altro, durante il dibattito sulla legge di bilancio abbiamo segnalato che rischiavamo una crisi del settore farmaceutico, che poi si sarebbe riverberata nell'approvvigionamento e nella possibilità, per i nostri pazienti, di avere accesso ai farmaci innovativi e anche a quelli non innovativi. Credo quindi che sia molto importante che il Ministro venga a riferire su come intende operare non solo nel breve termine, ma anche nel medio e lungo termine, considerando tra l'altro che proprio qui in Aula, con due emendamenti del Parlamento, è stata fatta la riforma della governance dell'Agenzia italiana del farmaco, che è l'istituzione preposta al controllo, alla programmazione e alle autorizzazioni, per quanto riguarda la produzione e l'accesso ai farmaci da parte dei nostri cittadini. Questa potrebbe essere l'occasione per affrontare a tutto tondo il tema del farmaco, rispetto alle indicazioni e alla volontà del Ministro per i prossimi anni.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signora Presidente, mi associo alla richiesta.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, anche noi, come Lega, siamo d'accordo sul fatto che venga il ministro Schillaci; poi, nella giornata di oggi, insomma, dobbiamo vedere qual è la disponibilità del Ministro. Sarà sicuramente un'occasione importante per mettere in evidenza alcune tematiche sulla sanità, perché ne sento parlare da tempo. Non c'è solo la questione urgente di questi giorni; la mancanza di farmaci c'è già da un po' di anni, così come la mancanza di medici, di pediatri, così come la questione delle liste di attesa, che sono lunghissime. Però ci sarà anche da domandarsi come mai, quando noi, con il ministro Roberto Speranza, dicevamo che il Governo si preoccupava solo del Covid e che bisognava intervenire cercando di mettere mano anche a queste tematiche, c'era qualcuno che non diceva assolutamente nulla. (Applausi). Adesso che c'è il Governo di centrodestra, improvvisamente si sono svegliati tutti. Bene, evviva, meglio tardi che mai. (Applausi).
FLORIDIA Barbara (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLORIDIA Barbara (M5S). Signora Presidente, intervengo solo per associarmi alla richiesta di informativa urgente.
ZAFFINI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAFFINI (FdI). Signora Presidente, vorrei comunicare ai colleghi richiedenti l'informativa che la settimana prossima il Ministro sarà in Commissione per una seconda illustrazione delle linee programmatiche del suo Dicastero, cioè per rispondere alle domande ricevute in occasione della prima audizione. Ritengo che tale circostanza potrà essere utile per dire che certamente le mancanze denunciate con grande tempestività dai colleghi sono note e peraltro sono state già circostanziate dal Ministro stesso nel momento in cui ha chiarito (non solo lui) che il tema della carenza dei farmaci attiene alla carenza dei principi attivi, che sono in larga parte di importazione da India e Cina (questa circostanza è nota a tutti); pertanto ciò rientra in un problema di circuiti internazionali, che evidentemente con difficoltà può essere gestito autonomamente dal nostro Paese.
Ma, al di là di questo, come appunto diceva il collega Romeo, appare veramente non dico pretestuoso, ma singolare che, di tutte le grandi mancanze di cui oggi ci troviamo a dover trattare nel settore della salute, vengano evidenziate, con richiesta di tempestiva informativa, vicende non dico marginali, ma che certamente non sono il primo dei problemi che in questo momento il Ministro è costretto ad affrontare.
Comunque, appurata la disponibilità del Ministro a venire la settimana prossima in Commissione, verificherei successivamente qualora il Ministro fosse disponibile a produrre un'informativa in generale su una serie di macro-difficoltà e problemi anche relativi alla disponibilità di dispositivi e di farmaci del nostro Servizio sanitario nazionale. (Applausi).
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto della richiesta di informativa del ministro Schillaci e la trasmetterà al Governo.
Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:
(389) Conversione in legge del decreto-legge 2 dicembre 2022, n. 185, recante disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle Autorità governative dell'Ucraina (Relazione orale)(ore 9,45)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 389.
Ricordo che nella seduta di ieri la relatrice ha svolto la relazione orale e hanno avuto luogo la discussione generale e le repliche della relatrice e del rappresentante del Governo.
Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Procediamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CRAXI, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti e sugli ordini del giorno.
PEREGO DI CREMNAGO, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, esprimo parere conforme alla relatrice sugli emendamenti.
Sugli ordini del giorno si propone una riformulazione dell'ordine del giorno G1.1, a firma della senatrice Barbara Floridia e altri senatori, che - se la Presidenza mi autorizza - vorrei leggere. La riformulazione «impegna il Governo: a compiere ogni possibile sforzo utile» - resta invariata la parte degli impegni - «ad incrementare l'invio di medicinali per i quali, durante l'incontro, è stato riportato dai parlamentari ucraini un deficit di 5 miliardi di dollari al mese; a organizzare il trasporto nel nostro Paese ai malati più gravi (...); a consentire la fornitura di materiale legati alla sicurezza energetica (...); a mettere a disposizione apposite tecnologie per ripristinare urgentemente le infrastrutture legate all'esportazione del grano (...); ad implementare assistenza e mezzi per consentire un recupero graduale della normalità, a partire dalla messa in sicurezza dei terreni minati a seguito del ripiegamento dell'esercito della Federazione russa; a strutturare programmi di cooperazione umanitaria, culturale, sociale in modo tale da creare le premesse basilari per il rientro della popolazione sfollata durante il conflitto».
Sull'ordine del giorno G1.2 esprimo parere contrario. Le ragioni del parere contrario sono che con l'accoglimento di questo ordine del giorno verrebbe meno il carattere di tempestività rispetto all'opportunità di inviare materiale militare all'Ucraina e, in secondo luogo, non potendo per ragioni di sicurezza nazionale, essendo classificato l'elenco dei materiali inviato, riferire circa lo stesso, verrebbe meno anche il concetto di dover riferire all'Assemblea.
PRESIDENTE. Chiedo alla senatrice Barbara Floridia se intende accettare la riformulazione dell'ordine del giorno G1.1.
FLORIDIA Barbara (M5S). Accolgo la riformulazione.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.100.
Non essendo ancora decorso il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento, sospendo la seduta fino alle ore 9,56.
(La seduta, sospesa alle ore 9,49, è ripresa alle ore 9,56).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.100, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.101, presentato dalla senatrice Floridia Barbara e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.1 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.2, presentato dalla senatrice Floridia Barbara e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
PETRENGA (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PETRENGA (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mondo è cambiato dopo il 24 febbraio dello scorso anno. L'aggressione militare della Russia nei confronti dell'Ucraina ha spezzato un ordine geopolitico mondiale ed ha anche messo in crisi un paradigma di sicurezza dell'intero Occidente.
È una guerra in Europa e i Paesi europei rafforzano le proprie strutture di difesa e sicurezza. Accolgono, alcuni Paesi più di altri, i rifugiati ucraini e inviano aiuti e sistemi di armi.
Di fronte alla crisi ucraina, l'Europa si è trovata costretta a fare i conti con la prolungata assenza di una politica estera, con la debolezza delle sue diplomazie, con la mancanza di una forza di difesa comune. La diplomazia italiana non ha avuto un ruolo di primo piano nello scenario di tensione e di crisi. Siamo stati - diciamolo - piuttosto assenti e silenti, ma anche un po' marginalizzati in quei tentativi internazionali, poi falliti, di trovare una soluzione diplomatica. La nostra posizione è stata netta da subito e non l'abbiamo mai cambiata, una scelta di campo inevitabile ed inesorabile: da un lato i carri armati e dall'altro la popolazione civile, da un lato l'aggressore e dall'altro l'aggredito e pur confidando sempre nelle diplomazie, nei negoziati, nella risoluzione di conflitti con il diritto internazionale, ci sono momenti come questo in cui non c'è spazio per i tentennamenti, per i distinguo sofisticati e per una sorta di pacifismo peloso. Noi non faremo mai l'elogio della guerra: ne siamo atterriti, come tutti, e ne siamo orripilati, ma non accettiamo neppure - voglio essere chiara - chi pretende la resa degli ucraini come un dovere. Solo il popolo ucraino può reclamare il diritto alla resa, così come può essere il solo ad esercitare il proprio diritto a difendersi e a difendere la sua sovranità nazionale. Noi pensiamo che l'aggredito debba contare sulla solidarietà e sugli aiuti delle democrazie occidentali. Sappiamo com'è andata a finire: quella che verosimilmente nelle intenzioni doveva essere una guerra lampo da risolvere in pochi giorni con la presa di Kiev, grazie a una presunta scarsa resistenza nei territori del Donbass, si è di fatto tradotta in un conflitto di durata ben più lunga, connotato da errori strategici e tattici, dalla sottovalutazione delle capacità ucraine e dalla compattezza dei Paesi occidentali e, più in generale, di larga parte della comunità internazionale. L'apice dell'invasione russa è stato raggiunto a luglio, quando oltre il 20 per cento del territorio ucraino era finito sotto controllo delle truppe di Mosca. Dalla metà di luglio, grazie anche agli aiuti occidentali, inclusi quelli italiani l'iniziativa sul terreno è passata alle forze ucraine, con un progressivo recupero di territori precedentemente occupati.
Ognuno di noi ha fortemente desiderato che non si arrivasse al conflitto armato e che si approdasse sin da subito ad una composizione diplomatica degli interessi in gioco, ma quel conflitto è stato illegittimamente innescato e ha determinato la risposta internazionale che conosciamo; condivisa poi anche da chi ha deciso per ben cinque volte nella legislatura precedente di votare i decreti per l'invio delle armi al popolo ucraino e oggi si gira dall'altra parte invocando la pace. Ma essere pacifista non significa solo andare nelle piazze con le bandiere, rilasciare qualche dichiarazione con la parola "pace" e dire che non si vuole più la guerra, perché così si corre il rischio di diventare dei "pacifinti", oppure significa sacrificare l'interesse nazionale dell'Italia per guadagnare in modo contingente ed effimero qualche punto in più nei sondaggi. Un'altra rendita di cittadinanza, in questo caso posta sulle spalle della democrazia in Europa.
Nessuna pace è vera pace senza giustizia, senza un assetto che corrisponda a determinati principi e valori essenziali, a cominciare dalla dignità della persona e che sia sostenibile per tutti gli attori coinvolti. Una pace che sia contraria a tutto questo è semplicemente una sopraffazione silenziosa dei più deboli. È il momento di fare la cosa giusta e fare la cosa giusta in questo momento è continuare a sostenere l'Ucraina con l'aiuto della NATO e degli altri partner occidentali.
Nella massima coerenza con le posizioni da sempre espresse dal centrodestra già dai banchi dell'opposizione, siamo pronti oggi a rinnovare il pieno appoggio a tutte le iniziative che questo Governo riterrà opportuno adottare, in continuità con quanto già fatto dal precedente, fortemente speranzosi e fiduciosi che il sostegno fornito oggi al popolo ucraino possa portare al più presto a una pace giusta.
Le risorse servono per le caserme, per gli equipaggiamenti, per la formazione, per le basi aeree, per gli hangar, per tutto ciò che nella difesa va anche rimodernato, servono alle sfide cyber, ecco a cosa servono gli aumenti di spesa. (Applausi).
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signora Presidente, tra poco sarà passato un anno dall'inizio di una guerra che è costata moltissimo innanzitutto in termini di vite umane, in una distruzione e in una devastazione che non hanno precedenti in Europa dal 1945. Inoltre, la crisi profonda che erode le nostre democrazie minaccia di far precipitare nella povertà buona parte della nostra stessa popolazione.
In questi mesi l'Italia ha varato diversi decreti-legge per inviare armi all'Ucraina: quello che si discute oggi è il quinto e se ne annuncia un altro a stretto giro. Inviamo strumenti sempre più potenti, sempre più sofisticati e sembra di capire da quel che trapela (perché ufficialmente nulla ci viene detto) che intorno all'ultima richiesta avanzata dagli ucraini, il cosiddetto scudo, ci siano seri problemi, probabilmente di ordine militare, perché l'Italia rischia di restare sguarnita e indifesa, o di ordine economico, visti i costi. Anche in questo caso, però, ci si deve affidare alle indiscrezioni perché nel nostro Paese, differentemente che altrove, i costi sono secretati e lo stesso Parlamento non viene messo al corrente.
Tuttavia, per quanto possano essere seri questi problemi, avrebbero un peso relativo se almeno l'invio delle armi servisse a qualcosa. Dopo un anno, invece, siamo al punto di partenza e gli scenari possibili sono tutti drammatici. Quello più probabile è continuare una carneficina senza vincitori né vinti, ma con decine di migliaia di morti negli 800 chilometri di trincee che gli eserciti stanno scavando, riportando le lancette della storia drammaticamente alla ferocia inumana della Prima guerra mondiale. Del resto - mi rivolgo al Governo e ai miei colleghi - non un attivista del mondo pacifista, ma il Capo di stato maggiore dell'esercito americano ha recentemente dichiarato come non ci sia alcuna possibilità di soluzione militare del conflitto e nessuna probabilità di vittoria di una delle parti. Anzi, dal punto di vista dei comandi militari americani ed europei non è un mistero che anche lo scenario più favorevole, cioè la sconfitta della Russia, venga in un certo senso temuto. È certamente un paradosso, motivato però dalle conseguenze che ne potrebbero scaturire, cioè una destabilizzazione prolungata ed esiziale, se non addirittura apocalittica nel caso di utilizzo di armi nucleari.
Noi non abbiamo mai avuto dubbi, fin dall'inizio della guerra, su chi fosse il responsabile di questa immane tragedia. Lo dico non solo per marcare per l'ennesima volta la distanza siderale tra i pacifisti e Putin, ma pure per impedire che la giusta riaffermazione delle responsabilità venga adoperata come artificio retorico per evitare di chiederci cosa possiamo fare, anzi cosa dobbiamo fare per fermare il massacro ed evitare il rischio di catastrofi peggiori. Troppe volte l'affermazione secondo la quale ci sono un aggredito e un aggressore, in sé giusta e indiscutibile, è diventata un alibi per non cercare una soluzione. In questi mesi il Parlamento italiano ha discusso più volte della situazione in Ucraina, eppure se io oggi chiedessi qual è il nostro obiettivo nessuno, neppure la Presidente del Consiglio, saprebbe dare una risposta convincente perché in realtà non lo sappiamo, non ne abbiamo idea. In quasi un anno sono stati adoperati espedienti dialettici di ogni tipo per mascherare questa raggelante realtà: è stato detto da due diversi Presidenti del Consiglio in quest'Aula che c'è bisogno di una pace le cui condizioni devono essere stabilite dall'aggredito. Ovviamente è una cosa giusta in astratto, ma quali siano queste condizioni non lo sappiamo.
Noi come Italia, come Europa, come NATO, continuiamo a inviare armi senza sapere e senza neppure chiederci quale sia il nostro obiettivo. Non vogliamo la sconfitta dell'Ucraina, naturalmente, ma temiamo che la sconfitta della Russia possa provocare conseguenze imprevedibili e ingovernabili e neppure auspichiamo una interminabile guerra di attrito. Anche in questo caso infatti il prezzo sarebbe insostenibile.
Dunque cosa vogliamo? Cosa vogliono esattamente l'Italia e l'Europa? Drammaticamente non lo sappiamo, ma continuiamo ad inviare armi nella speranza che, dall'escalation, si materializzi da sola una possibile via d'uscita. Questa, però, è una pericolosa illusione e sono i fatti stessi a dircelo.
Durante un recente dibattito il presidente Meloni ha sostenuto che bisogna continuare a inviare armi perché la condizione essenziale per arrivare alla pace è la sostanziale parità delle forze in campo. Di certo, però, non si tratta di una condizione sufficiente, come si vede. Questa sostanziale parità è stata infatti garantita e il risultato non è quello di un passo in avanti verso la pace. Il risultato è costituito invece esattamente dagli scenari cui ho fatto riferimento poc'anzi; tutto questo mentre, dopo un massacro di un anno, non si riesce a concordare nemmeno una tregua.
Non è questa allora la strada giusta. È ora di dirci senza ipocrisie cosa vogliamo, a cosa miriamo, per poi decidere cosa fare in vista di quell'obiettivo. A nostro avviso, la sola cosa che dobbiamo volere è un compromesso; quale sia non spetta certamente a noi dirlo, ma spetta anche a noi nominare quell'obiettivo, perché altre vie praticabili non esistono. Nella situazione data, al contrario di quello che ha sostenuto il Presidente del Consiglio e che sostiene la maggioranza di questo Parlamento, continuare a riempire di armi l'Ucraina non avvicina il compromesso, ma lo rende invece impossibile. Ad oggi, però, la parola compromesso non viene nominata, se non fortunatamente dai movimenti pacifisti nelle piazze. Come dobbiamo deciderci di dire cosa vogliamo, dopo aver evitato di farlo per un anno, così dobbiamo anche dirci onestamente cosa possiamo fare come Italia; materialmente non moltissimo, ma possiamo lanciare segnali chiari. Possiamo provare a indicare una strada differente. Possiamo smettere di affidarci alla sorte, riempendo di armi l'Ucraina alla cieca, e dire nei fatti che un gesto insieme concreto e simbolico, come sarebbe evidentemente la sospensione dell'invio delle armi, sarebbe il punto per affermare oggi che è ora di fermarsi, che è tempo di dare al dialogo e alla diplomazia una possibilità. Questo, Presidente, non equivale affatto ad abbandonare l'Ucraina, ma significa soltanto cercare una strada diversa da quella che si sta percorrendo.
Infine, faccio un'ultima considerazione. Per mesi, anche nel mio mondo, nel mondo progressista, ho ascoltato spesso una tesi: l'idea, cioè, che fosse giusto sostenere militarmente la resistenza ucraina, ma che bisognasse opporsi risolutamente a ogni corsa al riarmo. Come si fa però a non vedere il nesso totale tra queste due questioni? La consegna di armi a Kiev svuota gli arsenali e questa diventerà la motivazione per chiedere di riempirli di nuovo. Come si chiama tutto questo se non corsa al riarmo? È una tendenza purtroppo già profondamente esistente in Europa negli anni scorsi, che trova, proprio in virtù della guerra in Ucraina, una nuova e drammatica giustificazione; anche di questo io credo si debba parlare.
Signor Presidente, per tutte queste ragioni, noi dell'Alleanza Verdi e Sinistra voteremo convintamente contro il provvedimento al nostro esame.
SPAGNOLLI (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPAGNOLLI (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, Governo, colleghe e colleghi, la comunità internazionale si è data delle regole e si fonda su degli Stati sovrani che hanno il diritto dovere di esercitare la loro sovranità nei rispettivi territori. L'aggressione di uno Stato sovrano a un altro Stato sovrano, al fine di espropriare al secondo dei territori, non è ammissibile nell'organizzazione che la comunità internazionale si è data. E, quindi, quando questo avviene, come nel caso dell'aggressione russa all'Ucraina, la comunità internazionale reagisce, ha reagito e deve continuare a reagire.
Va detto che questa reazione - per quanto riguarda la Russia - è un po' tardiva, perché ricordo che nel 2008 la Russia ha aggredito allo stesso modo la Georgia espropriando al territorio georgiano due Regioni, Abkhazia e l'Ossetia del Sud, e la comunità internazionale allora reagì inviando messi di pace e delegazioni, cercando di far ragionare. Il risultato è che, quattordici anni dopo, il territorio georgiano è occupato militarmente in parte dall'armata russa e i territori delimitati a seguito di quella guerra sono circondati da reticolati e sottratti alla sovranità dello Stato georgiano, anche se nelle carte geografiche continuano ad apparire come georgiani. Ecco, allora non si intervenne con la fermezza con cui si è fatto ora e questo fu il risultato, a dimostrazione che l'intervento è necessario.
Per questa ragione, come Gruppo delle Autonomie sosteniamo l'iniziativa del Governo, ma ho una richiesta da fare: ricordiamo sempre a tutti coloro che rappresentano lo Stato italiano in questo contesto che l'obiettivo principale che abbiamo è comunque sempre la pace. Non lo diciamo mai abbastanza: ripetiamolo sempre. (Applausi).
CALENDA (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALENDA (Az-IV-RE). Signor Presidente, noi sosteniamo convintamente l'azione e la posizione del Governo per ciò che concerne la crisi ucraina.
Sarebbe bene, forse, partire da qualche dato di fatto, perché altrimenti rischiamo di confonderci.
Oggi, a quasi un anno dall'inizio della guerra, l'Ucraina ha avuto 600 miliardi di danni: è un Paese completamente distrutto. Ho avuto occasione di visitarlo un mese fa: 7.000 civili circa sono morti, di cui 500 bambini; 8 milioni di rifugiati. Probabilmente i morti militari - parlo solo degli ucraini - sono dieci volte tanto.
Il 60 per cento degli ucraini oggi vive sotto la soglia della povertà (erano il 18 per cento). Questi sono i dati, e i dati hanno un solo responsabile: Vladimir Putin e la politica che ha seguito. (Applausi).
Penso che in Italia parliamo molto di Ucraina conoscendone pochissimo la storia e ancor meno la situazione. In tutti i talk show si parla, per esempio, di russofoni: la Russia interviene per aiutare i russofoni. In Ucraina sono tutti russofoni. Quella ucraina è una lingua che ha una tarda apparizione e alcuni dei Ministri addirittura parlano solo russo.
Parliamo di russofobia: gli ucraini nazionalisti fascisti che non amano la Russia, ma sapete che un quarto degli ucraini è imparentato con i russi per via di matrimonio e odiano se stessi?
Raccontiamo che la Crimea non voleva essere parte dell'Ucraina, quando non sappiamo che la Crimea votò favorevolmente alla separazione dall'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, per passare in Ucraina.
Parliamo di quello che accade in Donbass come se fosse veramente frutto della difesa da parte degli ucraini del loro territorio, quindi dell'oppressione delle minoranze russofone e quindi dell'intervento di Putin. Insomma, in tante trasmissioni televisive... Senatore Gasparri, lo so che la sto annoiando ma, se può ascoltare due secondi, le è utile, così magari capisce che, quando il presidente Berlusconi parla di buone intenzioni di Putin, dice una fesseria che non ha precedenti. (Applausi).
Dunque, l'obiettivo di Putin è stato dichiarato e noi ci dimentichiamo - la storia non ha più valore - che i dittatori hanno questo problema: normalmente dichiarano gli obiettivi che vogliono perseguire. E il problema delle democrazie, oggi così come in passato, è che nessuno li sta a sentire quando dichiarano gli obiettivi che intendono perseguire.
Putin ha dichiarato che il suo obiettivo è riportare alla Russia 25 milioni di russofoni, ovvero persone che parlano russo. Se questo accadesse, vorrebbe dire davvero una guerra sul piano mondiale, perché molte delle ex Repubbliche sovietiche hanno minoranze che parlano russo. Aggiungo che, se qualcuno conoscesse la storia, saprebbe che la crisi dei Sudeti, che innescò la Seconda guerra mondiale, è nata precisamente per questa ragione. E saprebbe che, dopo la Seconda guerra mondiale, si è stabilito il principio per cui l'appartenenza a un'etnia e/o a una comunità linguistica non può variare i confini, perché altrimenti tutta l'Europa sarebbe in guerra domani mattina. In precedenza è intervenuto il collega che conosce bene la situazione altoatesina e anche le tensioni che ci sono state in passato su questo tema.
Abbiamo sentito dire che l'Ucraina è in guerra perché era governata da fascisti nazionalisti. I fascisti nazionalisti - chiamiamoli così, per semplificare - avevano il 5 per cento dei voti prima della crisi. Insomma, non sappiamo davvero quello che sta succedendo. Quello che sta succedendo è che gli ucraini combattono per noi. Se oggi Putin non venisse fermato, come in questo momento viene fermato in Ucraina, domani dovremmo fermarlo in un Paese della NATO. (Applausi). Lo ha detto prima molto bene il collega: si tratta non di un intervento isolato, ma è quello che è già accaduto in Georgia, in Abkhazia, con la Crimea e in Siria e ogni volta l'Occidente si è voltato dall'altra parte. Se volete sapere la ragione profonda, che per gli ucraini è chiarissima, del perché siamo a questo punto, è perché dopo la Crimea tutti quanti abbiamo fatto finta di niente e quello che è accaduto è che Putin ha pensato di avere mano libera. (Applausi).
Onorevoli colleghi, gli ucraini non combattono per un astratto principio di libertà. Chi conosce la storia ucraina sa che i russi in Ucraina hanno causato circa 4 milioni e mezzo di morti, tra l'holodomor, cioè la carestia indotta, che è un genocidio a tutti gli effetti e che il Parlamento dovrebbe riconoscere subito come tale (Applausi), e le purghe. Pertanto, quando parliamo con un ucraino che ha avuto un lutto - tutte le famiglie hanno avuto un lutto - che ci dice che non stanno combattendo per l'ideale della libertà, ma che sotto i russi non ci vogliono finire più, perché sanno cosa vuol dire e sanno che quello russo, sia in epoca comunista che in epoca precedente, è di fatto un imperialismo profondamente razzista.
Onorevoli colleghi, aiutare l'Ucraina è aiutare noi. Un collega, intervenuto in precedenza, diceva che non sappiamo quali sono gli obiettivi. No, lo sappiamo benissimo: l'obiettivo è la liberazione delle zone occupate dalla Russia (Applausi) e non altro, perché non possono essere altri gli obiettivi. Dico di più: possiamo raccontarci qua che dovrebbero fare altro, ma gli ucraini continueranno a combattere anche nel caso in cui non li supportassimo più militarmente. L'unica differenza è che a quel punto, probabilmente, Putin potrebbe insediare - come ricorda qui il senatore Berlusconi - delle "brave persone a Kiev". Questa è l'unica differenza. Quindi noi e gli ucraini sappiamo perfettamente per cosa combattiamo: per ristabilire l'ordine internazionale di legalità e per proteggere un Paese che è fortemente europeo.
Concludo dicendovi due cose. Innanzitutto ho la sensazione che ci sia una stanchezza dell'opinione pubblica e anche qui dentro, per conseguenza, sulla questione Ucraina. Abbiamo fatto, nelle prime fasi della guerra, la rincorsa ad aiutarli, con le batterie, le raccolte, i generatori, e poi un po' ce ne siamo dimenticati. Oggi gli ucraini hanno bisogno disperato di pezzi fondamentali per sostituire parti di ricambio della loro rete elettrica. Sono al buio, sono al freddo, sono attaccati costantemente da migliaia di droni iraniani, venduti a poco prezzo, che hanno pochi costi, ma che provocano vittime continuamente. Abbiamo bisogno di dare un'accelerata; la batteria antiaerea SAMP/T è l'unica che può contrastare efficacemente il lancio di missili russi. (Applausi). Signori, a fine febbraio si aspetta una nuova offensiva russa, quando Putin avrà finito di preparare le sue reclute. Per quella data noi dobbiamo essere lì, con i nostri sistemi antimissile e con il nostro supporto militare, insieme agli altri Paesi, perché lì si decide il futuro dell'Europa, l'onore delle democrazie occidentali e la capacità di dimostrare che non siamo molli come pensa Putin, ma anzi, al contrario, siamo pronti a difendere e a resistere. E non ci riempiamo solo la bocca con "Bella ciao", ma ne applichiamo, anche quando ci costa, i principi ispiratori, perché quella si chiamava "Resistenza", non "desistenza". (Applausi).
*GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, il Gruppo Forza Italia è ovviamente favorevole a questo provvedimento, e lo diciamo con chiarezza e immediatezza. Voteremo a favore della proroga degli interventi a sostegno dell'Ucraina; interventi che devono essere basati anche sulle armi, perché la causa dei popoli, la libertà dei popoli, la democrazia, la vita delle persone non si possono difendere soltanto sventolando una bandiera in una piazza o con prese di posizioni di principio, ma hanno necessità di interventi concreti.
La nostra posizione è chiara: riteniamo positivo l'impegno del Governo nel proseguire un confronto con il Parlamento, che è sempre avvenuto, anche in questo momento. Il decreto-legge in esame nasce dalla volontà di evidenziare detta questione e non di trattarla con decreti omnibus, come si rischiava di fare nel passaggio da una legislatura all'altra, nella necessità di affrontare con urgenza alcune questioni. Saggiamente il Governo ha voluto isolare ed evidenziare, in un provvedimento apposito, una questione che ha una sua rilevanza, una sua importanza sul piano dei rapporti internazionali, sul piano delle questioni della difesa e del mondo militare e anche sul piano della storia.
Qualcuno adesso accennava alla storia - non so a chi si riferisse - ma la storia noi la conosciamo. Più volte, intervenendo in Aula, ho ricordato a me stesso, ma anche un po' a chi è interessato alla materia, che in quelle terre i conflitti sono plurisecolari. Non c'è solo il professor Orsini. Ho portato una volta in Aula un libro di un professore che si chiama Cella, di cui consiglio la lettura. Il Sottosegretario ha avuto modo di confrontarsi con me su questo studioso, che ci racconta in un manuale cosa accade da secoli in quelle terre, sin dal 1200. Senza voler fare una lezione di storia - non ho questa presunzione, come altri, ma qualche libro è bene leggerlo ogni tanto - il caso più recente che tutti ricordiamo è la guerra di Crimea che, nel 1853-56, vide impegnato il Regno di Piemonte, non essendo ancora l'Italia unita. Cavour mandò i bersaglieri, che già esistevano, a partecipare a una guerra per inserire il Regno di Piemonte nel contesto internazionale e per avere l'appoggio al processo di unificazione italiana che era in corso con le guerre del Risorgimento (così l'abbiamo chiamato). I bersaglieri andarono in Crimea a combattere una guerra tra i russi e la comunità internazionale. Purtroppo questo problema non è nuovo; che vi siano popolazioni di diversa storia e di diversa etnia è una questione evidente.
Pensiamo alla storia stessa della Crimea, che ho già citato. Fu Krusciov, che era il capo dell'Unione sovietica ed era di origine ucraina, a dare la Crimea all'Ucraina, che però stava allora dentro il sistema complessivo della dittatura sovietica comunista, per cui contava poco spostare la Crimea da uno Stato all'altro, perché comandava soltanto la dittatura di Mosca.
Oggi riesplode questa tensione, che abbiamo ignorato per anni. Infatti il conflitto, in alcune zone di confine, negli anni passati durava disatteso, perché noi a volte ci occupiamo delle guerre solo in alcuni momenti. Anche in questo momento non c'è solo la guerra in Ucraina, ma ce ne sono in zone del Medio Oriente e in altre parti del mondo; tuttavia la comunità internazionale volta la faccia dall'altra parte. Qua noi non voltiamo la faccia.
Quindi "sì" a questo sostegno ulteriore e all'invio di armi, con attenzione ad alcune questioni, e lo dico al rappresentante del Governo. Basta leggere i giornali, non c'è bisogno di attingere ai documenti riservati dei Comitati parlamentari.
C'è un problema di scorte nel mondo occidentale, che si è non dico dissanguato, ma in qualche modo impoverito per sostenere gli ucraini, e quindi anche l'Italia deve stare attenta. Noi non pensiamo che ci siano attacchi incombenti sul nostro Paese. Tuttavia, la Difesa deve essere sempre in grado, in ogni momento, di affrontare qualsiasi emergenza. Quindi, dobbiamo stare anche attenti a intensificare gli investimenti nel settore della difesa, perché l'aiuto internazionale potrebbe sguarnire il nostro sistema. E, quando si parla del 2 per cento come obiettivo tendenziale della percentuale del PIL per la difesa, riguarda il personale e tutte le questioni che - vedo qui il ministro Zangrillo - sono state affrontate, rinnovando - lo fece il ministro Brunetta - il contratto per il comparto sicurezza e difesa. Il ministro Zangrillo ha firmato gli atti esecutivi. Lo ricordo perché la Difesa è fatta di strumenti militari e di sistemi d'arma che stiamo fornendo all'Ucraina, ma è fatta anche di personale. Noi ci stiamo ricordando della questione difesa: la ricordo al Parlamento, perché non bastano le dichiarazioni retoriche di elogio, ma servono gli investimenti nei mezzi e per il personale del sistema difesa, che sono una priorità per l'Italia.
Vorrei concludere con una considerazione: noi siamo d'accordo, ma ci auguriamo anche che accanto al sostegno militare l'Italia - in questo senso il Governo ha mostrato piena consapevolezza e il vice presidente del Consiglio e ministro degli esteri Tajani è fortemente impegnato - debba anche essere protagonista della speranza di pace. Il conflitto ucraino si riflette su tutti i costi dell'energia, del gas, del petrolio e delle materie prime: quindi, oltre a privare della vita e della libertà gli ucraini, condiziona la nostra vita quotidiana. Quando qualcuno dice che abbiamo fatto previsioni da qui a tre mesi con la legge di bilancio, che ha destinato 21 miliardi all'emergenza energia - poi forse ne serviranno altri - le abbiamo fatte a tre mesi perché speriamo che prima o poi ci sia un processo di pace. Già l'aver messo il tetto al prezzo del gas a livello di Unione europea ha determinato un contraccolpo positivo sui mercati. Noi ci auguriamo che la guerra cessi, ma perché ciò avvenga serve un'iniziativa politica.
I Governi guidati da Berlusconi seppero dialogare con Putin e con Bush, con Gheddafi e con l'Unione europea. Oggi serve una capacità di protagonismo della comunità occidentale e dell'Italia all'interno di essa. Noi rispettiamo i tentativi che la Turchia sta facendo, perfino la Cina supporta la Russia, ma poi un giorno la supporta e un altro giorno sembra più cauta. Ma affidarsi alla Cina che sta dimostrando in queste ore, anche sotto il profilo sanitario, la sua arretratezza e la sua irresponsabilità, sarebbe cosa ben triste. Noi dobbiamo anche svolgere un ruolo attivo per le politiche di dialogo, che oggi sono impossibili. Non si può dialogare mentre si tirano i missili sul popolo ucraino, mentre ci sono ancora offensive in corso a Soledar e altre città sotto attacco. I russi da un lato sembrano in difficoltà, cambiano i vertici militari e lo stesso Putin sembra confuso, ma poi purtroppo sul territorio si registrano ulteriori avanzate.
Quindi, l'Italia deve contribuire in maniera determinante e ostinata a riprendere anche le vie di un dialogo, che ovviamente non può che essere preceduto dalla fine di questa aggressione. Noi non perdiamo di vista la prospettiva del dialogo della pace, proprio perché sappiamo che la lunga storia secolare di quelle terre ha visto purtroppo le guerre ripetersi, ma anche forme di convivenza. Penso al Medio Oriente dove scoppiano crisi periodiche e sanguinose, poi ogni tanto ci sono gli accordi di Abramo, ci sono momenti di dialogo, dai tempi di Camp David ai giorni nostri. L'Italia deve caratterizzarsi anche in questo.
Forza Italia, nel votare convintamente questo provvedimento e rinnovare la sua solidarietà operosa - non solo verbosa - al popolo ucraino, auspica che il nostro Governo sappia, nelle sedi internazionali, individuare quelle vie di dialogo e di pace che in altre stagioni altri Governi che ho ricordato, guidati da Berlusconi, seppero imporre. In momenti in cui le tensioni erano forti altri scelsero - pensiamo alla Libia - la via della guerra e poi i fatti ci hanno dimostrato quanto fosse sbagliata quella strada. In questo momento la nostra posizione è netta e chiara, ma non ci impedisce - lo dico al rappresentante di Governo - di auspicare un intenso impegno dell'Italia, affinché la Turchia e altri Stati si pongano un problema di tessitura dello scenario internazionale, che è utile agli ucraini sotto attacco, che dobbiamo supportare con i sistemi antimissili e tutto quello che anche l'Italia sta mettendo a disposizione. Vanno però aiutati anche ripristinando un clima di dialogo in terre attraversate da secoli da conflitti e aggressioni, dove si deve reimporre una forma di convivenza e di pace, che possa dare un sollievo alla comunità internazionale i cui destini economici dipendono molto da questo conflitto.
Quindi, sosteniamo quel popolo, ma speriamo anche che l'Italia sia protagonista di un percorso di base e di dialogo. Per questo votiamo a favore del disegno di legge di conversione del decreto-legge. (Applausi).
LICHERI Ettore Antonio (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LICHERI Ettore Antonio (M5S). Signor Presidente, senatrici e senatori, noi vi diamo una notizia, dopo aver sentito i senatori Calenda e Gasparri: tra poche settimane sarà un anno che questa guerra scellerata, voluta da Putin, insanguina le porte dell'Europa. Fin dal primo momento ci siamo schierati tutti, ma proprio tutti, a favore del popolo ucraino. Ma in questo dibattito sembra quasi che stiamo discutendo di una guerra scoppiata da pochi minuti, mentre abbiamo un anno di bilancio, di valutazione e riflessioni. Abbiamo migliaia di morti e una Nazione distrutta. Noi di questo dobbiamo parlare oggi. Allora chiariamolo da subito prima di entrare nell'analisi di questa triste vicenda, e lo vogliamo ribadire replicando soprattutto a chi ancora si diverte a strumentalizzare, a mistificare, a far finta di non capire: il MoVimento 5 Stelle è a fianco del popolo ucraino, di un Paese brutalmente violentato dalla Russia. (Applausi). Così sgombriamo il campo da qualunque tipo di equivoco.
Proprio perché abbiamo a cuore la sorte e la vita dei bambini, delle donne, degli uomini, degli anziani cittadini dell'Ucraina, e proprio perché dopo un anno non vogliamo più vedere quelle atroci immagini di morte e di devastazione che i telegiornali quotidianamente trasmettono, è lecito domandarsi se la pace a un anno di distanza la stiamo davvero costruendo mandando armi nei campi di battaglia. (Applausi). È lecito farci questa domanda, sì o no? Qui il punto, colleghi senatori e senatrici, non è se vogliamo fermare Putin o dargliela vinta. Il problema è come farlo e cercare di capire quale sia la strategia che in questo momento dobbiamo mettere in campo, considerato che l'escalation militare alla quale abbiamo partecipato attivamente negli ultimi mesi ci ha messo su un binario morto, che ci porta alla catastrofe o, nella migliore delle ipotesi, ad alimentare una sanguinosa guerra di opposizione, di attrito, di consolidamento, che aggiungerà orrore all'orrore, morte alla morte, devastazione alla devastazione. È legittimo chiedersi quale sia la strategia oggi, considerato il fallimento di questi primi dieci mesi?
Forse, prima di rispondere a queste domande, dovremmo parlarci con franchezza. Forse non è proprio vero che qui siamo tutti a favore della pace, signor Presidente. Chi è veramente per la pace si schiera contro l'escalation militare. Chi è favore dell'escalation militare non può dire che vuole la pace, perché è contraddizione, è antinomia. Allora, se vogliamo usare la logica, dobbiamo gettare la maschera di ipocrisia che abbiamo visto indossare in quest'Aula. Delle due l'una: o costruisci e persegui un percorso di pace che è fatto di politica e diplomazia, oppure mandi armi e ancora armi e ancora armi. (Applausi). Non ci sono vie di mezzo, colleghe e colleghi.
Senatore Calenda, ma voi pensate davvero che inviando più missili, più carri armati e più artiglieria riuscirete a mettere all'angolo una potenza nucleare governata in questo momento da un uomo disposto a tutto? Voi pensate davvero di sconfiggere militarmente la Russia? Lo pensate davvero? Allora ditelo agli italiani: vogliamo sconfiggere la Russia! Gli italiani hanno diritto di sapere quale strategia avete in mente! Sono i nostri cittadini che in questo momento stanno pagando il prezzo, il costo economico di questo conflitto bellico sulla loro pelle! Ditelo agli italiani! (Applausi).
E già che ci siete, senatore Gasparri, dite pure quale armi l'Italia sta spedendo nei campi di battaglia. Visto che ogni tanto si parla di trasparenza, proviamo a dirlo anche agli italiani, che forse hanno il diritto di sapere quali armi stiamo mandando nei campi di battaglia. Qui, dal centrodestra o dal centrosinistra, gli italiani stanno sentendo recitare da mesi lo stesso copione, uguale da una parte e dall'altra. E non è un copione che avete scritto voi, perché è un copione che vi è stato dettato da Washington! (Applausi).
Questa è la triste realtà e questo i cittadini lo hanno capito. Lo hanno capito perché il 5 novembre scorso sono scesi in piazza, a migliaia e migliaia, sotto l'egida della rete di Europe For Peace, chiedendo che la politica, le istituzioni italiane, le istituzioni europee lavorassero per un immediato cessate il fuoco e per la convocazione immediata di una conferenza internazionale di pace per l'Ucraina.
Ci avete fatto una domanda in questo dibattito. Ci avete chiesto: ma voi come convincereste quel macellaio di Putin a trattare senza una crescente pressione militare? La domanda è legittima, ma la risposta è facile. Faremmo come sempre è accaduto nella storia: attraverso un duro, faticoso, quotidiano, incessante, convinto, convincente lavoro di diplomazia. Tutte le guerre si sono risolte con il lavoro di diplomazia, che in questo momento manca completamente. (Applausi). E fin quando parleranno più forte le armi, non ci sarà mai la voce della diplomazia. Questo è quello che manca.
Partiamo da quei principi di diritto internazionale che Putin ha violato. Partiamo proprio da quegli stessi principi che sono la base dell'ordinamento internazionale e organizziamo, finalmente, una conferenza internazionale di pace che chiami al tavolo i players internazionali, tra cui l'India e la Cina. Lo dobbiamo fare. (Applausi).
In questo momento all'Ucraina non mancano le armi: questo lo vogliamo dire? Non mancano le armi. Solo tre giorni fa la Casa Bianca ha deliberato 3 miliardi di aiuti da questo punto di vista. All'Ucraina mancano gli inviati di pace; mancano gli aiuti umanitari, gli aiuti sanitari; mancano i mediatori; mancano i negoziatori; manca chi parli, per loro conto, di sovranità e di diritto internazionale. Queste sono le cose che mancano.
Fermatevi finché siete in tempo, perché gli imperi - non l'impero - quando si indeboliscono puntano a realizzare una guerra, perché così si fortificano e vendono più armi. Queste parole sono state pronunciate non dal MoVimento 5 Stelle, ma dal Santo padre Francesco. Ed è per questa ragione che il Gruppo del Senato MoVimento 5 Stelle non voterà più l'invio di armi nei campi di battaglia e a testa alta griderà: viva la pace, viva l'Ucraina! (Applausi).
ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, il Gruppo Lega voterà favorevolmente a questo provvedimento, perché non può certo far mancare il suo sostegno al popolo ucraino. Il mio intervento, però, preferirei concentrarlo su quello che il 13 dicembre tutte le forze politiche hanno scritto nelle risoluzioni che sono state approvate, ossia il punto che riguarda l'impegno a intensificare l'azione diplomatica alla ricerca di una pace giusta, alla ricerca di una tregua, alla ricerca dell'avvio di possibili negoziati.
Partiamo dai dati di fatto, da quello che vediamo accadere oggi. Vediamo innanzitutto che una tregua non è riuscita a durare neanche tre giorni. Putin, l'invasore, sostanzialmente ha cambiato i vertici militari nelle ultime ore e questo fa capire la sua volontà di riorganizzarsi a livello militare per continuare l'offensiva. Zelenski, dal canto suo, ha dichiarato che non ci può essere pace senza le terre perdute, per cui è giustificata la guerra per la loro riconquista, costi quel che costi in termini di uomini e di cose; in sostanza dicendo che soltanto tornando ai confini del 1991, quindi riprendendosi anche le terre compresa la Crimea, può essere garantita la famosa stabilità territoriale. È evidente che Putin non consentirà mai questo, non rinuncerà mai ai territori conquistati, che sono quelli che gli interessano. Figuriamoci se dovesse perdere anche la Crimea. Anzi, molti osservatori internazionali hanno fatto notare che, se aggredito, il suo delirio imperialista potrebbe addirittura portare ad atti estremi e, quindi, con un rischio di avvio della terza guerra mondiale o di una guerra nucleare, che è molto pericolosa, per tutto quello che abbiamo detto.
Sempre stando ai fatti, Kissinger - è stato ricordato bene ieri dal nostro collega senatore Andrea Paganella - ha fornito basi, presupposti e contenuti per avviare un negoziato, che però tutti purtroppo hanno ignorato; così come fu ignorato il suo appello nel 2014 per evitare una guerra che poi si è scatenata, quando disse che la soluzione era che l'Ucraina diventasse un ponte tra l'Occidente e la Russia e non un avamposto dell'uno nei confronti dell'altro. Fu ignorato anche allora e poi scoppiò la guerra. Kissinger propone con saggezza e intelligenza, vista la sua esperienza, un referendum nelle aree occupate sotto il controllo di organismi internazionali. Ha sostenuto che, attraverso l'umiliazione di Mosca, che alcuni auspicano, si otterrebbe soltanto un'altra guerra; che nel nuovo ordine mondiale bisogna comunque trovare uno spazio alla Russia, nonostante tutta la sua propensione alla violenza, perché una Russia umiliata - Kissinger lo sostiene - potrebbe generare conflitti interni alla Federazione Russa ed esterni, che quindi possono portare ad altre guerre.
La storia dovrebbe insegnarci qualcosa: non bisogna mai umiliare i Paesi. Prima sentivo parlare delle cause scatenanti della Seconda guerra mondiale: la Germania umiliata, che subì la vendetta della Francia, il Paese che aveva subito maggiormente nel primo conflitto mondiale. Cosa ha portato il Trattato di Versailles? La storia dovrebbe insegnare, ma sembra che di tutto questo non si possa parlare, guai! Attenzione a dire certe cose, perché rischiamo di mettere a repentaglio la nostra carriera. Bisogna perseguire il politicamente corretto, perché l'impressione - signori, è inutile che ci prendiamo in giro, a me non piacciono le ipocrisie - è che in realtà nessuno voglia che la guerra in Ucraina finisca, quindi continuiamo tutti quanti a parlare di pace, di intensificare i negoziati, ma in realtà le cose stanno andando nella direzione opposta.
Cosa possiamo fare, quale proposito ci possiamo dare senza ipocrisie per l'anno che viene, sperando che possa davvero porre fine a questa guerra? Interroghiamoci, riflettiamo bene. Affinché percorrere davvero questa strada della diplomazia e dei negoziati, che abbiamo scritto nelle nostre risoluzioni e che abbiamo votato, porti almeno ad una tregua, se non alla pace, ognuno di noi deve trovare il coraggio di opporsi alla mentalità dominante, al famoso politicamente corretto, avendo il coraggio di dire le cose che si devono dire, non quelle che conviene dire. (Applausi).
Facciamo un piccolo passo in avanti. Certo che la pace non si può ottenere deponendo le armi o con la resa dell'Ucraina, come qualcuno sostiene: è evidente, come ha detto il premier Meloni, che ci sarebbe subito l'invasione da parte della Russia e questo potrebbe generare ulteriori situazioni. Rimuoviamo però quell'idea, che balena anche da parte di qualcuno di noi in quest'Aula ma che è una mentalità dominante in Europa e negli Stati Uniti (ce l'hanno soprattutto quelli che comandano), che la pace possa esserci solo con la sconfitta o, ancor peggio, con l'umiliazione di Mosca, altrimenti rischieremo solo di parlare di pace in modo ipocrita. (Applausi).
CASINI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASINI (PD-IDP). Signora Presidente, mi consenta di dire che, se ieri nel corso del dibattito non fossero intervenuti in modo veramente molto importante il senatore Delrio e il senatore Borghi a nome del Gruppo parlamentare che rappresento e non avessero chiarito i termini della questione, oggi io mi sentirei un po' in imbarazzo, soprattutto dopo il discorso del senatore Licheri (Applausi). Mi sentirei in imbarazzo perché io sono d'accordo con Licheri, con la sua invocazione finale; forse sono in crisi d'identità, ma io sono per dire viva la pace, viva l'Ucraina, come il senatore Licheri. (Applausi). L'unica cosa che non riesco a capire con queste premesse è come abbia fatto il senatore Licheri a spiegarci che non voterà e non appoggerà il decreto-legge che contiene una continuità negli impegni del nostro Paese (Applausi). Sì, colleghi, perché dire viva la pace e viva l'Ucraina ha una conseguenza logica, cioè che noi non consentiamo il macello che si sta facendo dei cittadini inermi dell'Ucraina a causa di un'invasione che, contro ogni regola della comunità internazionale e contro il diritto internazionale, si sta verificando. (Applausi).
Il Gruppo parlamentare che rappresento voterà, anche con sofferenza, a favore del decreto-legge in esame. Lo farà, evidentemente, per le ragioni che ha spiegato ieri il senatore Delrio, consapevole che fornire armi è comunque fornire strumenti che possono provocare morti e distruzioni. Lo sappiamo, siamo sofferenti per questo e non siamo neanche irrispettosi delle tante manifestazioni per la pace, soprattutto quando vengono dai più giovani. La politica deve ritrovare il suo ruolo pedagogico (Applausi) e non giocare sugli stati d'animo legittimi di tanta parte dell'opinione pubblica. Noi siamo rispettosi di questi sentimenti e di queste bandiere per la pace perché siamo convinti che l'anelito di questa parte della popolazione sia condiviso largamente nel Parlamento, nella Costituzione e nel nostro DNA. Sappiamo anche però, come ha spiegato il senatore Enrico Borghi ieri, che un nuovo ordine internazionale - questa è la partita che si sta giocando oggi - non si può costruire sull'accettazione della sopraffazione (Applausi) e della violazione delle regole del diritto internazionale. Nulla può essere infatti solido se è costruito sulle basi di una menzogna di questo tipo.
Colleghi, esiste un'altra questione che io vorrei approfondire: il tema dell'Occidente. Tante volte parliamo di Occidente, ma che cosa è l'Occidente? L'Occidente è un insieme di democrazie che economicamente sono più forti degli altri? Sì, per certi versi, ma l'Occidente è un sistema, per come lo intendiamo noi, di valori condivisi e di motivazioni ideali, che si basa sul rispetto delle opinioni altrui e sul rispetto degli altri. Se non ha questo fine, la democrazia a che cosa serve? (Applausi). Perché allora c'è da essere preoccupati? Scusate se amplio un po' il discorso. Noi votiamo certamente con convinzione il provvedimento al nostro esame, il Governo è in continuità con i Governi precedenti ed in questo la politica estera dimostra quello che deve essere, cioè non un terreno di scontro interno all'arma bianca per problemi di provincialismo italiano, ma è una questione più alta. (Applausi). Riprendendo il discorso sulla democrazia e sull'Occidente, noi abbiamo il problema che la sfida che Putin ci ha portato è una sfida alla democrazia. Noi abbiamo fatto finta con cinismo di non vedere; anche gli americani hanno fatto finta di non vedere, ma per ragioni opposte a quelle che dite voi. Quando all'inizio del conflitto, si è chiesto a Zelensky se voleva un passaggio per andarsene via, Zelensky ha detto di no, che il passaggio non gli serviva, ma gli servivano le armi, perché non ha accettato di compiere la scelta più comoda personalmente, cioè di andarsene via; non ha accettato il cinismo di una politica internazionale che non aveva visto quello che è capitato in Georgia (Applausi), in Crimea, nel Donbass, e che non aveva visto nemmeno le minacce gravissime fatte da Putin ad un'istituzione dell'Europa come il presidente Sassoli che era stato sanzionato dalla Russia nella semi-indifferenza di tutti. (Applausi).
Lo scontro è tra democrazia e dittatura; ciò che Putin non può accettare è la democrazia ai suoi confini, ma noi che siamo parte di questo Occidente e di questa democrazia, dobbiamo guardare quello che non funziona in casa nostra per essere credibili. Allora so benissimo che non c'entra, ma vi dico la verità con convinzione e vorrei che in questo voi non coglieste alcun aspetto di strumentalità. Io non posso abituarmi alla normalità degli assalti al Congresso americano e a quello brasiliano quando si perdono le elezioni. (Applausi). La democrazia non è infatti qualcosa che si può accettare a seconda delle convenienze. La democrazia è un processo.
Oggi accettiamo, ci inchiniamo al Governo del nostro Paese. La presidente Meloni non ha espropriato nessuno; la presidente Meloni ha vinto le elezioni. Noi l'abbiamo contrastata e la contrastiamo in Parlamento, ma con le armi della democrazia. A nessuno verrebbe mai in mente di occupare l'Aula di Montecitorio o del Senato; eppure, in grandi Paesi democratici questo è capitato, e ciò che mi preoccupa è che una parte dell'opinione pubblica lo giustifichi. Allora, il problema è anche nostro: la democrazia dell'Occidente è malata. Ecco che allora abbiamo un doppio compito: risanare la democrazia (Applausi) all'interno dei nostri sistemi e lavorare perché la democrazia sia veramente in grado di reggere la sfida della dittatura. Ecco perché, colleghi, dobbiamo tenere la barra dritta.
È stato bravo ieri Enrico Borghi a fare la distinzione tra i follower e quelli che reggono, e il compito di uomini delle istituzioni è reggere, anche spiegare e sapere che queste sono scelte dolorose, anche per noi che le formuliamo, ma l'Italia è parte di una comunità di valori.
La nostra Costituzione è nata nella lotta all'antifascismo, nella Resistenza e nella solidarietà che ci hanno dato i Paesi alleati. La nostra Costituzione nasce, vive e si alimenta sulla difesa di alcuni valori. Ecco perché la stessa Europa può trovare, dalla vicenda ucraina, una sua ragione di esistere se questa è costruita sull'identità valoriale. Senza un'identità valoriale l'Occidente non può essere ridotto - scusate - a Twitter o a Google o ai grandi conglomerati che, peraltro, oggi sono ben più forti degli Stati nazionali, altrimenti francamente sarebbe tutto da discutere che questa sia la frontiera del bene. No, la frontiera del bene e qualcos'altro: è la ragione per cui tanti ragazzi nella Seconda guerra mondiale persero la vita ad Anzio o in altre parti del nostro Paese. (Applausi). È la ragione per cui tanti resistenti combatterono per un ideale di libertà e di democrazia.
Votando questo decreto-legge difendiamo questi ideali. (Applausi).
SPERANZON (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPERANZON (FdI). Signor Presidente, quest'oggi, ma anche ieri in discussione generale, ascoltando gli interventi sul disegno di legge di conversione del decreto-legge al nostro esame, ho sentito una parola risuonare migliaia di volte in quest'Aula: pace!
Tutti vogliono la pace. Tutti sono convinti di perseguirla nei modi che ritengono più opportuni, però tutti sanno anche riconoscere le responsabilità di quanto è avvenuto e sta avvenendo in Ucraina.
Tutti riconoscono le responsabilità di uno Stato e di un Governo - quello russo, guidato da Putin - che ha deciso di aggredire una Nazione sovrana, di violarne i confini e l'integrità. Tutti riconoscono che ci sono state inaccettabili violazioni dei diritti umani oltre che del diritto internazionale. Tutti riconoscono il fatto che in questo conflitto non c'è dubbio alcuno sull'individuazione di chi sia l'aggressore e di chi sia l'aggredito, la vittima.
Ci sono stati anche molti richiami - anche negli ultimi interventi - alla memoria. Vorrei dire che l'Europa stessa è nata perché i governanti dei Paesi occidentali d'Europa, all'indomani delle guerre mondiali, in particolare della Seconda, decisero che quegli orrori, che ricordavano bene e che avevano vissuto, non potevano più ripetersi e che dovevano trovare una forma di convivenza diversa, costruita certamente sui valori della democrazia, del rispetto e dell'integrità innanzitutto dei confini di ciascuna Nazione.
Purtroppo non abbiamo memoria di quello che accadde novanta anni fa in Ucraina, perché non l'abbiamo vissuto, non l'hanno vissuto i nostri nonni e perché nei nostri libri di storia ci sono tante pagine che sono state strappate o probabilmente non sono state mai scritte. Quando circa un anno fa gli ucraini hanno visto entrare all'interno dei propri territori i carri armati che arrivavano da Mosca, dalla Russia, e che brandivano orgogliosamente la bandiera rossa con la falce e martello, in quel momento hanno avuto vivido il ricordo di quello che successe novanta anni fa: l'holodomor, che è stato anche ricordato dal collega intervenuto in precedenza. Milioni e milioni di ucraini - donne, bambini e anziani - costretti a morire di fame e di sete, colpevoli di essere contadini e di costituire un ostacolo alla collettivizzazione forzata che volevano Stalin e i comunisti sovietici. È lì che vediamo le ragioni per le quali non solo gli ucraini, con grandissima determinazione, orgoglio e patriottismo, stanno difendendo i propri confini, le proprie case, le proprie famiglie e la propria identità, ma tutto quello che il senatore Delrio ieri definiva il polmone orientale dell'Europa, che troppo spesso anche in questa Assemblea viene considerato un'Europa di serie B, quasi che il fatto di aver subito per decenni le repressioni dei Governi comunisti rappresenti una colpa.
Oggi dobbiamo invece riconoscere la capacità proprio di quei popoli di dimostrare, attraverso l'accoglienza e la solidarietà nei confronti dei milioni di profughi che arrivano dall'Ucraina, quanto sono solidi, all'interno di quelle comunità e di quelle società, i valori dell'Occidente, che vogliamo difendere e promuovere.
Oggi i missili russi non vanno a colpire solo gli impianti militari e le caserme, non vanno a cercare di distruggere solo la capacità offensiva dell'Ucraina, ma vanno a distruggere le centrali elettriche, perché l'obiettivo dei russi è quello di assetare e affamare il popolo ucraino e di fiaccarlo. Il nostro obiettivo è quello di sostenere il popolo ucraino e farlo significa abbattere quei missili e metterlo in condizione di difendersi. Non si tratta di armi di offesa e di strumenti che mandiamo all'Ucraina per generare più morti e più sangue, ma di strumenti che evitano di avere più morti e più sangue. (Applausi). Questo è il senso della posizione italiana e della posizione europea: creare le basi perché ci possa essere davvero un dialogo, che possa portare alla pace. Una pace, non una resa! (Applausi). Siamo contro chi, in quest'Aula, ritiene che l'Ucraina debba arrendersi, dimenticando forse che, per ben cinque volte in questa Assemblea, come nell'altro ramo del Parlamento e al Governo, hanno sostenuto posizioni diametralmente opposte rispetto a quelle che si accingono ad avere oggi.
E allora - concludo, Presidente - forse non sarà possibile arrivare a vedere, alla fine di questo conflitto, una vittoria militare di una parte o dell'altra. Ma probabilmente proprio le condizioni di stallo che si stanno verificando in queste settimane e in questi ultimi mesi metteranno le parti in conflitto in condizione di costruire la possibilità di individuare una via negoziale funzionale al raggiungimento dell'obiettivo che tutti diciamo essere il nostro obiettivo principale, cioè la pace.
In questo senso si sta muovendo il Governo italiano, attraverso l'azione determinata del primo ministro, di Giorgia Meloni, attraverso l'azione del nostro ministro Crosetto e anche attraverso l'azione di altri componenti di vari Dicasteri. In questi giorni c'è una missione a Kiev del ministro Urso con il presidente di Confindustria Bonomi. Questo dimostra quanto già stiamo cercando di avere un ruolo nel post-guerra, nel momento in cui finalmente saranno cessati i cannoni e potremo tornare a parlare di ricostruzione. È stato ricordato quali e quanti sono i danni che la guerra ha causato e continua a causare alle città ucraine.
L'Europa, anche e soprattutto attraverso la spinta dell'Italia, può e deve prendere una posizione forte, deve avere un ruolo importante a livello negoziale, deve mettere le parti in condizione di sedersi attorno a un tavolo. Smettiamola poi con la falsa narrazione costruita da alcune forze politiche, che non conoscono la parola coerenza, avendo sostenuto in più occasioni, con il Governo precedente, l'invio di mezzi militari all'Ucraina, secondo cui con questa spesa noi andiamo ad affamare gli italiani. Sappiamo - e l'ha ricordato giustamente il collega Barcaiuolo ieri nel suo intervento - che l'Unione europea ha previsto tre miliardi di euro come ristoro per le Nazioni che sono maggiormente esposte dal punto di vista dei contributi finalizzati ad armare l'esercito ucraino.
Certo, accanto all'auspicio che possa arrivare presto una pace, abbiamo anche il sacrosanto dovere di pretendere, da parte dell'Europa e degli Stati Uniti, il riconoscimento che in questa guerra e in questo conflitto ci sono Nazioni che hanno pagato un prezzo più alto; e l'Italia è una di quelle che ha pagato un prezzo più alto dal punto di vista economico. Da questo punto di vista è un dovere, da parte delle nostre istituzioni, andare a chiedere alle istituzioni sovranazionali che ciò venga riconosciuto.
Per questa ragione e ricordando che, cari colleghi, anche se l'Italia avesse una posizione diversa da quella assunta, purtroppo il costo delle bollette e la situazione legata all'inflazione non sarebbero affatto diversi, anzi i rapporti che si andrebbero a deteriorare nel campo occidentale porterebbero sciagure enormi dal punto di vista economico, preannuncio che il Gruppo di Fratelli d'Italia voterà convintamente a favore di questo decreto-legge, che permette all'Italia di perseguire la pace in Ucraina. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Votazione per l'elezione di nove componenti effettivi e nove supplenti della delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (Votazioni a scrutinio segreto mediante procedimento elettronico su liste) (ore 11,14)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la votazione per l'elezione di nove componenti effettivi e nove supplenti della delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Tale votazione avverrà, ai sensi dell'articolo 25, comma 3, del Regolamento, a scrutinio segreto sulle seguenti liste di candidati formate su designazione dei Gruppi parlamentari.
Membri effettivi, senatori: Borghese, De Cristofaro, Dreosto, Ettore Antonio Licheri, Ronzulli, Scurria, Spinelli, Verducci e Zampa.
Membri supplenti, senatori: Camusso, Crisanti, Aurora Floridia, Maiorino, Mieli, Petrenga, Pirovano, Rosso e Zaffini.
Passiamo quindi alla votazione.
I senatori favorevoli alle liste proposte voteranno sì. I senatori contrari voteranno no. I senatori che intendono astenersi si comporteranno di conseguenza.
Dichiaro aperta la votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico, sulle liste di cui si è data lettura.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto eletti, quali membri effettivi, i senatori Borghese, De Cristofaro, Dreosto, Ettore Antonio Licheri, Ronzulli, Scurria, Spinelli, Verducci e Zampa e, quali membri supplenti, i senatori Camusso, Crisanti, Aurora Floridia, Maiorino, Mieli, Petrenga, Pirovano, Rosso e Zaffini. (Applausi).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 12 gennaio 2023
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 12 gennaio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 11,17).