Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 007 del 09/11/2022
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------
7a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 9 NOVEMBRE 2022
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Presidenza del vice presidente CASTELLONE,
indi del presidente LA RUSSA
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Azione-Italia Viva-RenewEurope: Az-IV-RE; Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-Patt, Campobase, Sud Chiama Nord): Aut (SVP-Patt, Cb, SCN); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CASTELLONE
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 14,33).
Si dia lettura del processo verbale.
SILVESTRONI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
PRESIDENTE. Comunico che in data 8 novembre 2022 è stato presentato il seguente disegno di legge:
dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dal Ministro della difesa e dal Ministro della salute:
«Conversione in legge del decreto-legge 8 novembre 2022, n. 169, recante disposizioni urgenti di proroga della partecipazione di personale militare al potenziamento di iniziative della NATO, delle misure per il servizio sanitario della regione Calabria, nonché di Commissioni presso l'AIFA» (299).
Discussione congiunta del documento:
(Doc. LVII, n. 01-bis, e LVII, n. 01-bis - Integrazione) Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2022 con la relativa integrazione
e dell'annessa
Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento)
(Relazione orale) (ore 14,35)
Approvazione della proposta di risoluzione n. 100 alla relazione ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 243
Approvazione, con modificazioni, della proposta di risoluzione n. 5 alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2022
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta del documento LVII, n. 01-bis, con la relativa integrazione (doc. LVII, n. 01-bis - Integrazione), e dell'annessa relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243.
Il relatore, senatore Garavaglia, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
GARAVAGLIA, relatore. Signor Presidente, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (NADEF) è uno degli strumenti fondamentali del ciclo di programmazione economica e finanziaria del Paese. La legge di contabilità e finanza pubblica, la n. 196 del 2009, ne prevede la presentazione alle Camere per le conseguenti deliberazioni parlamentari.
Questa NADEF rivede ed integra quella approvata dal Governo Draghi alla fine di settembre, in cui venivano fornite le previsioni macroeconomiche di finanza pubblica a legislazione vigente e si rinviava, opportunamente, al futuro Governo l'elaborazione dello scenario programmatico conseguente.
Per quanto riguarda innanzitutto il quadro macroeconomico tendenziale, la previsione del PIL per l'anno in corso migliora rispetto alla NADEF di settembre e passa dal 3,3 al 3,7 per cento, mentre peggiora per il 2023 dallo 0,6 allo 0,3 per cento; si conferma invece la previsione per il 2024 all'1,8 per cento e per il 2025 all'1,5 per cento. Il miglioramento della previsione per il 2022 risulta da un incremento dell'attività economica del terzo trimestre, principalmente nei settori dei servizi e in particolare nel settore del turismo, rispetto a quanto prefigurato nella NADEF di settembre. Si prospetta invece una variazione negativa del PIL per l'ultimo trimestre dell'anno, soprattutto per effetto di un arretramento congiunturale del valore aggiunto dell'industria e di un rallentamento della crescita nei servizi.
Nello scenario tendenziale, si conferma l'attesa di un'ulteriore flessione congiunturale dell'attività nel primo trimestre 2023 determinata prevalentemente dall'indebolimento dei consumi delle famiglie. A partire dal secondo trimestre dell'anno prossimo, si prevede una ripresa della crescita congiunturale del PIL sostenuta dalla discesa del prezzo del gas e successivamente da un rallentamento dell'inflazione, nonché dal miglioramento delle prospettive dell'economia globale e dalla spinta fornita dal PNRR.
Per quanto riguarda il tasso di inflazione, dovrebbe mostrare segni di attenuazione a partire dall'inizio del 2023. La componente di fondo dell'inflazione, in ragione dei ritardi nell'aggiustamento dei prezzi di beni e servizi, è attesa più persistente rispetto all'indice generale, salvo intraprendere un percorso di graduale decelerazione più avanti, nel corso del 2023.
La nuova previsione macroeconomica tendenziale per gli anni 2022-23 è stata validata dall'Ufficio parlamentare di bilancio. Nella NADEF il Governo presenta, inoltre, le previsioni di finanza pubblica per il periodo 2022-2025 basate sulla legislazione vigente e aggiornate rispetto a quanto indicato nella NADEF di settembre, considerando le informazioni disponibili più recenti e, in particolare, la revisione delle previsioni macroeconomiche tendenziali e le misure d'urgenza introdotte con i decreti di ottobre per il contrasto delle ripercussioni economiche della crisi energetica.
Il Governo rammenta, in particolare, che tali decreti hanno portato un importo lordo totale delle misure di contrasto al caro energia adottate sin qui, nel 2022, a circa 57,6 miliardi di euro.
Ma veniamo all'indebitamento netto a legislazione vigente, che si prevede rispettivamente: nel 2022, al 5,1 per cento e nel 2023 al 3,4 per cento, in linea con le previsioni di settembre. Nel biennio successivo, il medesimo rapporto è previsto scendere al 3,6 per cento nel 2024 e al 3,3 per cento nel 2025. Il Governo evidenzia che le previsioni del conto della pubblica amministrazione scontano, in primo luogo, l'accelerazione dell'inflazione registrata in settembre ed ottobre e la conseguente revisione al rialzo delle previsioni per gli anni a venire, che influiscono sulla spesa delle prestazioni sociali e sul servizio del debito.
Inoltre, i tassi di interesse attesi utilizzati per le previsioni sono stati rivisti al rialzo in conseguenza dell'evoluzione del contesto di mercato e anche in seguito alle più recenti decisioni di politica monetaria della BCE. Di conseguenza, la previsione della spesa di interessi sale di circa 2 miliardi nel 2022; di 3,6 miliardi nel 2023; di 2,6 miliardi nel 2024 e di 4,7 miliardi nel 2025, in confronto alla NADEF di settembre.
Tuttavia, nonostante tali incrementi in valore assoluto, per effetto dell'aumento del PIL nominale atteso rispetto alle previsioni di settembre, il profilo degli interessi passivi in rapporto al PIL registra solo modesti incrementi, arrivando al 4,1 per cento nel 2022. Rimane costante nel 2023, poi scende al 3,9 per cento nel 2024 e si colloca al 4 per cento nel 2025.
Più in generale, gli andamenti di finanza pubblica si mostrano positivi per effetto della crescita delle entrate tributarie, che compenserà le revisioni in aumento della spesa primaria. Negli anni 2023-2025, il saldo primario risulterà, quindi, lievemente migliore rispetto a quanto previsto a settembre. Si prevede un avanzo primario dello 0,7 per cento del PIL nel 2003, dello 0,2 per cento nel 2024 e dello 0,8 per cento nel 2025.
Dal lato della spesa primaria, la spesa pensionistica è prevista in aumento di circa 0,6 miliardi nel 2023 e di circa 7,1 miliardi nel 2024, rispetto allo scenario a legislazione vigente della NADEF di settembre, per effetto delle diverse ipotesi di indicizzazione delle pensioni a seguito della revisione del profilo previsionale del tasso di inflazione.
Dopo essere salita dal 15,6 per cento del PIL nel 2022 al 16,1 per cento nel 2023 e aver raggiunto un livello pari al 16,6 per cento del PIL nel 2024, l'incidenza delle pensioni in rapporto al PIL si collocherà al 16,5 per cento nel 2025. Il ministro Giorgetti stamattina rammentava come, in totale, da qui al 2025 avremo 50 miliardi di euro in più di spesa pensionistica.
Dal lato delle entrate, la dinamica del gettito tributario risulta rafforzata rispetto agli andamenti previsti a settembre, grazie alla crescita nominale attesa per le principali grandezze economiche. Nel 2023, le imposte indirette sono previste crescere ad un tasso superiore di oltre un punto percentuale rispetto alla previsione di settembre: più 10,4 per cento, a fronte del più 9,2 per cento di settembre, mentre, nel biennio successivo, si conferma una crescita media del 2,7 per cento.
Per le imposte dirette si prevede una maggiore dinamicità nel biennio 2024-2025, in cui tale tipologia di gettito è attesa crescere in media a un tasso del 3,1 per cento: il 2,7 per cento era previsto in settembre.
La pressione fiscale a legislazione vigente salirà quindi al 4,3 per cento del PIL nel 2022 (un livello inferiore di 0,1 punti percentuali rispetto alla previsione di settembre), mentre dal 2023 al 2025 è atteso un calo medio di circa 0,4 punti di PIL all'anno, fino a scendere al 4,2 per cento del PIL nel 2025.
Vediamo ora il quadro macroeconomico programmato illustrato dal Governo nella NADEF, che sconta i principali elementi di politica di bilancio 2023, di cui si stima un effetto positivo sulla crescita del PIL valutabile in 0,3 punti percentuali di crescita aggiuntiva in confronto allo scenario tendenziale del 2023 e in 0,1 punti percentuali nel 2024; l'attività economica nel 2025, invece, sarebbe meno dinamica. Il tasso di crescita reale del PIL risulterebbe pertanto pari allo 0,6 per cento nel 2023, all'1,9 per cento nel 2024 e all'1,3 per cento nel 2025. Rispetto alla legislazione vigente la crescita maggiore prevista nel 2023, in particolare, sarebbe trainata dai consumi delle famiglie, favoriti a loro volta dagli interventi calmieratori del costo dell'energia e del gas; conseguentemente anche l'inflazione si attenua per via di queste misure.
Nel probabile contesto di aumento dei prezzi dell'energia nei prossimi mesi invernali e della rischiosità delle fonti di approvvigionamento di gas per l'Italia, principalmente basate su flussi di importazione soggetti a rischi di varia natura, il Governo indica quale proprio obiettivo prioritario quello di limitare quanto più possibile l'impatto del caro energia sui bilanci delle famiglie, specialmente di quelle più bisognose e di garantire la sopravvivenza e la competitività delle imprese italiane, sia a livello globale, sia nel contesto europeo.
Pertanto, il quadro programmatico di finanza pubblica conferma il livello di indebitamento netto per l'anno in corso pari al 5,6 per cento del PIL enunciato nel DEF (Documento di economia e finanza) di quest'anno. Il Governo ha deciso di utilizzare il risultante spazio di bilancio, quantificabile in poco più di 9 miliardi, in larga parte a copertura di nuove misure di mitigazione del costo dell'energia, quali la riproposizione di crediti d'imposta a favore delle imprese e il taglio delle accise sui carburanti fino al 31 dicembre: parliamo di 9,1 miliardi che verranno utilizzati in questi mesi in continuità con quanto già fatto.
Quanto alla manovra 2023-2025, che sarà contenuta nella prossima legge di bilancio, in considerazione delle elevate incertezze del quadro economico e della necessità di continuare a contrastare il caro energia, il Governo ha deciso di richiedere, con la relazione che accompagna il presente documento, l'autorizzazione del Parlamento a fissare un nuovo sentiero programmatico per l'indebitamento netto della pubblica amministrazione, quindi negli anni una riduzione meno forte dell'indebitamento.
I nuovi livelli programmatici di deficit in rapporto al PIL sono posti al 4,5 per cento nel 2023, al 3,7 per cento nel 2024, al 3 per cento nel 2025. Il confronto con il tendenziale aggiornato nel presente documento evidenzia come i nuovi obiettivi generino uno spazio di bilancio pari all'1,1 per cento del PIL nel 2023 e allo 0,1 per cento nel 2024, mentre nel 2025 l'obiettivo di indebitamento netto è inferiore di circa 0,2 punti percentuali alla stima tendenziale.
I nuovi obiettivi di deficit sono compatibili con un graduale miglioramento del saldo primario, che diventerà lievemente positivo nel 2024 per poi raggiungere un surplus di circa l'1 per cento del PIL nel 2025. Inoltre, il saldo strutturale, cioè quello corretto per il ciclo e le misure temporanee, migliorerà lungo tutto il triennio su un sentiero di graduale avvicinamento all'obiettivo di medio termine. Le nuove stime indicano che il saldo strutturale nel 2025 si colloca su livelli molto vicini a quelli previsti all'interno della NADEF, da -3,7 per cento a -3,6 per cento. Il miglioramento in termini di variazione del saldo lungo l'arco temporale della previsione risulta ora meno pronunciato nel 2023 e più graduale, ma continuo lungo l'arco temporale di programmazione e in linea con la velocità richiesta di avvicinamento all'OMT anche nel biennio 2024-2025.
Assodato, quindi, il pieno rispetto della regola di bilancio prevista dalla governance economica europea per il saldo strutturale dal 2023, la performance sul lato della regola della spesa risulta anch'essa positiva. In ottemperanza, poi, alle norme della legge di contabilità e finanza pubblica sui contenuti obbligatori della NADEF, il Governo precisa che il saldo netto da finanziare per il bilancio dello Stato di competenza potrà aumentare fino a 206 miliardi nel 2023, a 138,5 miliardi nel 2024 e a 116,5 miliardi nel 2025. Il corrispondente livello del saldo netto da finanziare di cassa potrà aumentare fino a 261 miliardi nel 2023, a 180,5 nel 2024 e a 152,5 nel 2025.
Passiamo ora al debito...
PRESIDENTE. Senatore, la invito a concludere, perché siamo fuori tempo massimo. Potrà eventualmente consegnare il testo scritto della relazione.
GARAVAGLIA, relatore. Per quanto riguarda il debito, si prevede una riduzione del rapporto tra debito lordo e PIL nell'anno più accentuata rispetto a quanto previsto nel DEF, grazie a una dinamica del PIL nominale programmatico più sostenuta e al miglioramento del saldo primario della pubblica amministrazione.
In conclusione, riservandomi di fare ulteriori considerazioni in sede di replica, siamo di fronte a una Nota di aggiornamento particolarmente e saggiamente prudente, in considerazione di una situazione non certo semplice dal punto di vista economico. (Applausi).
PRESIDENTE. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 6, comma 3, della legge n. 243 del 2012, la deliberazione con la quale ciascuna Camera autorizza l'aggiornamento del piano di rientro verso l'obiettivo di medio termine è adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti.
Pertanto, l'esame dei documenti si concluderà con l'approvazione di due distinti atti di indirizzo: il primo, relativo alla relazione di cui all'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, da votare a maggioranza assoluta; il secondo, relativo alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza con la relativa integrazione, da votare a maggioranza semplice.
Le proposte di risoluzione a entrambi i documenti dovranno essere presentate entro la fine della discussione.
Dichiaro aperta la discussione congiunta.
È iscritto a parlare il senatore Zanettin. Ne ha facoltà.
ZANETTIN (FI-BP-PPE). Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, onorevoli colleghi e onorevoli colleghe, mi si consenta, a inizio del mio intervento (il primo di questa legislatura), di fare un riferimento storico.
Credo sia importante richiamare l'attenzione sul 9 novembre, una data non casuale e importante nella storia dell'Europa. Oggi ricorre il trentatreesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, che è stato un evento epocale importantissimo per chi l'ha vissuto (all'epoca io ero un giovane liberale). Nel vedere in televisione quelle scene straordinarie di giovani che da Berlino est fluivano verso Berlino ovest finalmente liberi e i Vopos che gettavano l'elmetto, il moschetto e le uniformi, disperdendosi all'interno della folla, tutti abbiamo pensato che lo sviluppo dell'Europa e del mondo sarebbe stato diverso, con il crollo dei regimi illiberali e comunisti e l'affermazione universale della democrazia. Così, ahimè, non è stato. Addirittura alcuni filosofi e storici parlarono di fine della storia, ma sono stati tutti smentiti. Quello che stiamo vivendo oggi (ed è questo il collegamento che mi sento di fare con l'argomento di programmazione economica di cui discutiamo) testimonia che quelle speranze sono andate deluse.
Oggi invece viviamo una stagione storica ed economica drammatica: nella nostra amata Europa è tornata una guerra sanguinosa e terribile, abbiamo una nuova cortina di ferro che per certi versi è addirittura più rigida di quella precedente, perché almeno una volta arrivavano le forniture di gas, mentre ora abbiamo interrotto anche quelle nei rapporti con la Russia; inoltre, ogni tanto viene agitata addirittura, in modo più o meno concreto, la minaccia dell'Armageddon nucleare. Stiamo vivendo quindi una situazione economica davvero difficile, conseguenza delle vicende storiche che ahimè si sono materializzate in questi anni.
In questo contesto, signor Presidente, stamane ho seguito in particolare l'intervento del ministro Giorgetti e ho apprezzato molto la postura che il Governo ha assunto: niente proclami, niente promesse che non possono essere mantenute, un sano e realistico pragmatismo e questo, almeno per il giudizio che dà il sottoscritto insieme all'intero Gruppo di Forza Italia, è un atteggiamento assolutamente positivo e condivisibile. Anche questo è un punto di discontinuità rispetto al passato, perché in passato i Governi si presentavano in Parlamento con documenti di programmazione economica troppo spesso farciti di previsioni mirabolanti che poi puntualmente venivano smentite. Non sarà questo il caso; anzi, io credo che la previsione di conseguire una crescita dello 0.3 per cento nel 2023 sia del tutto ragionevole e realistica, quindi si ha addirittura la speranza che poi nel corso dell'esercizio 2023 maturi un miglioramento del quadro economico che liberi risorse aggiuntive da destinare allo sviluppo del Paese.
Dico subito che condividiamo totalmente la scelta del Governo di destinare tutte le risorse disponibili alla mitigazione del caro bollette. Noi abbiamo fatto campagna elettorale a contatto con la gente: vengo dalla Provincia di Vicenza, una terra molto industrializzata in cui ci sono grandi attività e grande laboriosità, e ho raccolto un grido di dolore proveniente da famiglie e imprese. Tutti siamo preoccupati per questo surplus di costi energetici e credo che la scelta del Governo di destinare tutte le risorse possibili alla mitigazione delle bollette sia assolutamente condivisibile. Lasciamo da parte tante altre cose, concentriamo le risorse a questo scopo.
Noi di Forza Italia apprezziamo molto anche la scelta di ridurre il carico fiscale, indicata nel documento oggi al nostro esame. Si parte da un carico fiscale al 43,8 per cento del PIL nel corso dell'anno corrente e si prevede un calo medio dello 0,4 per cento all'anno per arrivare a un 42,5 per cento a fine periodo nel 2025. Credo che questa sia la scelta giusta. Forza Italia, quando è stata al Governo, si è sempre caratterizzata per non aver mai messo le mani nelle tasche degli italiani, ma ha sempre cercato di ridurre la pressione fiscale e anche questa volta vuole che l'Esecutivo che appoggia non metta le mani nelle tasche dei cittadini; anzi, pur in un contesto molto difficile, lavora perché i soldi rimangano nella disponibilità dei cittadini, affinché possano spenderli e quindi mettere in circolazione un volano positivo dal punto di vista economico.
Un altro riferimento che credo vada fatto, perché fa parte anche del programma del nostro partito, è quello al costo delle pensioni. Nel documento programmatico in esame ben 50 miliardi sono destinati all'incremento delle pensioni. Stamani, nel dibattito in Commissione, ho sentito qualche ironia e qualche critica e io credo che le risorse destinate ai nostri anziani, a coloro che sono in quiescenza, devono essere considerate dei veri e propri investimenti per i soggetti fragili. Da questo punto di vista ci sentiamo di dire che Forza Italia condivide in toto il documento programmatico che ci è stato presentato e quindi voterà a favore della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Murelli. Ne ha facoltà.
MURELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, sottosegretario Freni, questo è il mio primo intervento in Assemblea e sono contenta di farlo sul primo documento programmatico del nuovo Governo. Come ha sottolineato questa mattina il ministro Giorgetti in audizione, il Governo ha un atteggiamento prudente, realistico e sostenibile. Questo è sicuramente il giusto approccio, in un periodo di crisi causato prima dalla pandemia e ora dai rincari delle materie prime e dalla crisi energetica, ma anche a fronte delle scelte politiche di indebitamento fatte da Governi precedenti, che hanno provocato indebitamenti consistenti nei nostri conti pubblici e che quindi non permettono al Governo di partire esaudendo subito il libro dei sogni di tutti i cittadini italiani. Il Governo cerca invece di partire con un approccio prudente e realista.
La prima scelta importante che leggiamo all'interno della NADEF è proprio volta a dare respiro alle imprese, non solo energivore, ma anche alle famiglie, soprattutto a quelle in difficoltà, destinando, per il 2023, circa 21 miliardi di euro alle misure di contrasto all'aumento dei costi energetici, da cui deriva anche l'impennata dell'inflazione e quindi il rincaro di tutti i beni di consumo. A queste risorse si aggiungono i 9 miliardi di euro derivanti dal cosiddetto extra-gettito del 2022. È sicuramente una scelta corretta: la normativa non funziona e va rivista, cercando di tutelare il consumatore finale, che siano famiglie o imprese, ma anche gli stessi reseller, cioè gli operatori del settore energetico. Nel corso del 2022 i decreti-legge già convertiti hanno introdotto nuove misure per calmierare il forte aumento delle spese energetiche per le famiglie e, al tempo stesso, hanno introdotto alcune misure di respiro attuale, volte a promuovere lo sviluppo di una politica energetica nazionale, che diversifichi le fonti di approvvigionamento del gas e favorisca la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Nell'ambito di questo scenario, si desidera porre l'attenzione sull'eccezionalità dell'attuale situazione dei mercati energetici, che sta generando pesantissime ricadute su tutta la filiera, i cui operatori stanno affrontando la difficoltà di dover gestire l'estrema volatilità dei prezzi e le ricadute sulla liquidità dei loro clienti finali, ovvero famiglie e imprese. Il permanere di questo scenario così severo comporta conseguenze importanti per gli operatori e rischia di compromettere gli sforzi compiuti in questi vent'anni sulla liberalizzazione dei mercati energetici, specialmente per i soggetti non importatori, né produttori: i cosiddetti reseller. Ecco appunto che la necessità di rendere sempre più liquidi i mercati all'ingrosso del gas naturale deve andare di pari passo con le pari opportunità di accesso agli approvvigionamenti. È quindi urgente la revisione critica delle modalità di calcolo delle garanzie che i venditori sono chiamati a rilasciare ai vari soggetti della filiera, che sia mirata a ridurne l'elevata onerosità per il reseller e, di conseguenza, anche per le famiglie e le imprese.
Ben venga che la pressione fiscale diminuisca, per effetto dell'andamento delle entrate delineato dalla NADEF. Come si diceva, la pressione fiscale andrà a diminuire fino al 42,5 per cento del PIL nel 2025. Il dumping fiscale e il dumping salariale sono sicuramente un problema che esisteva prima della crisi, ma che si fa vivo ancora di più in questa situazione economica, in cui le nostre imprese hanno costi dei salari alti e gli stessi dipendenti si trovano buste paga pesanti, ma al netto percepiscono poco rispetto alla stessa posizione lavorativa in altri Paesi europei. La revisione del cuneo fiscale è importante - di essa si parlava già nel Governo Draghi - e non si può attuare in così poco tempo, ma è sicuramente da programmare nelle prossime previsioni di bilancio, per essere più competitivi sui mercati. Lo sottolinea direttamente anche la prima raccomandazione del Consiglio europeo al Governo Draghi, quando ci è stato richiesto direttamente di stabilire, nella legge delega sulla riforma fiscale, la diminuzione delle imposte sul lavoro e l'aumento dell'efficienza del sistema fiscale.
Le stime di costo che il ministro Giorgetti ci ha illustrato questa mattina sono invece sicuramente sorprendenti quando si parla di pensioni, in particolare a fronte dell'indicizzazione delle stesse. I numeri che ci ha illustrato portano a un costo totale, nel periodo 2022-2025, della spesa per le pensioni che assorbirà circa 50 miliardi delle risorse. Questo adeguamento del potere d'acquisto delle pensioni è assolutamente importante in questo periodo di crisi per fare in modo che gli stessi pensionati possano far fronte al rincaro dei prezzi dei beni al consumo, ma anche delle bollette. È importante, tuttavia, prevedere risorse cercandole in altri ambiti, come sottolineava anche il ministro Giorgetti, e tagliando sicuramente spese che non hanno comportato benefici, ma solo buchi nella finanza pubblica. È il caso del reddito di cittadinanza, che non vado direttamente a illustrare ma sul cui provvedimento sono stata relatrice a marzo 2019; d'altra parte, leggiamo tutti i giorni sui giornali di frodi e criticità che sono state sottolineate anche dagli esperti direttamente al Ministero del lavoro. È sacrosanto, quindi, aiutare le persone in difficoltà, ma in maniera diversa da come avviene oggi.
Concludo, Presidente, sottolineando che la politica fiscale selettiva e prudente
che questo Governo vuole attuare è sicuramente significativa e fondamentale sia per rimettere in ordine i conti dello Stato sia per far fronte alle necessità del periodo che stiamo vivendo.
L'Italia, o meglio, gli italiani e le sue imprese hanno sempre dimostrato una capacità di adattamento e ripresa, ma il Governo deve essere bravo a guidare la ripresa come un buon padre di famiglia: prudente e attento come questo Governo ha dimostrato di fare nella NADEF. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cottarelli. Ne ha facoltà.
COTTARELLI (PD-IDP). Signor Presidente, anche per me questo è il mio primo intervento, per cui consentitemi di dire quanto sia onorato di essere qui con voi a rappresentare il nostro Paese.
Abbiamo spesso detto che il compito dell'opposizione è fare opposizione in modo costruttivo, concentrando le critiche nei punti essenziali e senza fare critiche per partito preso, come si dice. È questo che intendo fare partendo dalle parti della NADEF che trovo condivisibili e passando successivamente alle parti che, invece, trovo un po' più problematiche.
Credo si possa concordare che il percorso programmatico delineato dalla NADEF per il deficit, cioè l'indebitamento netto, e il debito pubblico sia grossomodo condivisibile: è un percorso di sostanziale continuità rispetto al quadro tracciato dal precedente Governo. Più in particolare, noto anzitutto che il debito pubblico per il 2023 è, sì, più elevato di quello fissato nel programmatico del DEF di aprile, ma questo è dovuto interamente alla maggiore spesa per interessi: al netto degli interessi, l'avanzo primario è infatti migliore di circa mezzo punto percentuale di PIL rispetto a quello fissato nel DEF. Anche l'entità della manovra (30 miliardi tra il 2022 e il 2023) in realtà non è molto diversa da quanto previsto dal Governo Draghi, che aveva lasciato uno spazio di 10 miliardi per quest'anno e di altri 10 miliardi per il prossimo; quindi, la vera spesa aggiuntiva è di circa 10 miliardi.
Il debito pubblico rispetto al PIL scende meno lentamente di quanto programmato, ma ciò è dovuto interamente all'effetto della minore crescita: avevamo 2,4 per cento di crescita reale, adesso abbiamo soltanto lo 0,6. In effetti, al netto della minore crescita, la riduzione del debito sarebbe stata anche più elevata di quanto programmato dal Governo precedente.
Ora, non illudiamoci, questa è una buona notizia per i conti pubblici, ma una brutta notizia per i risparmiatori, perché questo andamento migliore - al netto della crescita reale - del debito pubblico è interamente dovuto alla maggiore inflazione, cioè, alla tassa di inflazione, al fatto che chi ha investito in depositi bancari, in titoli di Stato e altre attività finanziarie a reddito fisso, sta subendo in pratica una patrimoniale pari al valore dell'inflazione. È quella (la tassa di inflazione) che secondo Luigi Einaudi era la tassa più iniqua.
Per riassumere, i saldi di bilancio del quadro programmatico appaiono in sostanziale continuità con quelli proposti dal precedente Governo e che questa Assemblea, compreso il Gruppo parlamentare del PD, aveva approvato, e pertanto li riteniamo condivisibili.
Passo alla parte che considero più problematica, sempre in un'ottica di critica costruttiva. La NADEF non dice quasi nulla su quello che il Governo intende fare nelle politiche di spesa per il prossimo triennio. Ricordo, in proposito, che la legge n. 196 del 2009, ossia la legge di contabilità e finanza pubblica, prevede che la NADEF contenga «l'indicazione dei principali ambiti di intervento della manovra di finanza pubblica per il triennio successivo, con una sintetica illustrazione degli effetti finanziari attesi dalla manovra stessa in termini di entrata e di spesa, ai fini del raggiungimento degli obiettivi». La NADEF interpreta questa prescrizione in modo piuttosto riduttivo e anche in questi termini generici si riferisce soltanto alla cosiddetta manovra netta, cioè l'impatto netto sull'indebitamento (la pura differenza tra il tendenziale e il programmatico). È un'interpretazione riduttiva anche rispetto a quanto fatto da tutti i precedenti Governi, perché normalmente nella Nadef c'era molta più discussione su quello che si intendeva fare, in particolare con le politiche di spesa. Si tratta di omissioni rilevanti. Che cosa intende fare, ad esempio, il Governo nei prossimi tre anni in due settori che noi riteniamo chiave per la crescita e per l'uguaglianza del nostro Paese come la pubblica istruzione e la sanità? Ricordo, in proposito, che anche nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente del Consiglio il tema della sanità era completamente assente, a parte un piccolo riferimento alle politiche sanitarie in periodo di Covid. Quali sono allora - è la nostra domanda - le priorità di spesa e le relative fonti di finanziamento all'interno di questo quadro programmatico di bilancio?
Anche nell'ambito più stretto della manovra netta, cioè quella parte che riguarda il maggiore indebitamento netto, si dice che verrà interamente dedicata agli interventi per fronteggiare l'aumento dei prezzi dell'energia. Ma anche qui le cose non sono particolarmente chiare. Ad esempio, l'unica cosa che si dice è quella contenuta nel capoverso a pagina 17, sulla copertura degli effetti finanziari degli acquisti di gas naturale da parte del gestore dei servizi energetici. Devo dire che quel capoverso è tutto tranne che chiaro e se qualcuno me lo potesse spiegare facilmente sarei molto contento. Questo è l'unico riferimento concreto su quello che si vuole fare. Si dice, fra l'altro, che le risorse previste per il contrasto al caro energia bastano soltanto per i primi mesi del 2023, lasciando quindi aperto il problema di come sarebbero fronteggiati eventuali successivi interventi.
Credo che nei futuri interventi in quest'area sarà necessaria una maggiore selettività, indirizzando le risorse a chi ne ha davvero bisogno. Servono, in altri termini, interventi mirati e non cose date a chi non ha bisogno di questi sostegni. L'inflazione, peraltro, che va ben oltre l'aumento dei prezzi dell'energia, sta colpendo in modo differenziato le varie parti della nostra economia e della nostra società. Sono particolarmente penalizzati i lavoratori dipendenti, i cui aumenti salariali sono stati fissati all'inizio dell'anno scorso, quando si pensava che l'inflazione prevista sarebbe stata all'1 per cento; ricordo che siamo invece quasi al 12 per cento.
Si è parlato molto di disuguaglianze di reddito e aumento delle disuguaglianze negli ultimi anni. Ecco, stiamo assistendo alla più grande redistribuzione di reddito a sfavore del lavoro dipendente degli ultimi anni. A tal proposito, la domanda è: cosa intende fare il Governo? Mi sembra che la proposta di estendere la flat tax per le partite IVA non sia propriamente una priorità rispetto alle necessità di chi ha contratti di lavoro dipendente fissati l'anno scorso, quando appunto si prevedono aumenti sui cinque anni (ad esempio, i metalmeccanici del 5 per cento su tre anni), mentre l'inflazione adesso è arrivata al 12 per cento in un anno. Qualcuno ha proposto di detassare gli aumenti salariali corrisposti per compensare i lavoratori con contratti siglati l'anno scorso in una situazione di bassa inflazione, e detassare in maniera da facilitare questi aumenti: questa o altre misure potrebbero essere utili.
In conclusione, se dovessimo valutare la NADEF solo in base a quanto troviamo nel documento, sarebbe in gran parte condivisibile. Il problema è quello che non c'è, quelle omissioni di cui ho parlato, che rendono la NADEF largamente incompleta, anche tenendo conto dell'attenuante del limitato tempo a disposizione.
Concludo con un ultimo pensiero, che è in qualche modo personale, a mo' di provocazione. Spero che il documento programmatico di bilancio e il materiale relativo alla legge di bilancio siano più completi. Non sarebbe un dramma - lo sottolineo a titolo personale e a mo' di provocazione - alla luce della data delle elezioni, che per la prima volta si sono svolte a fine settembre, se fosse necessario ricorrere all'esercizio provvisorio per un periodo limitato. Sarebbe più grave - penso - richiedere alle Camere un'approvazione sulla base di una documentazione insufficiente o in tempi troppo limitati. È quello che è successo in altri Paesi che vanno alle elezioni in ottobre, i quali spesso ricorrono all'esercizio provvisorio. Credo che le Camere abbiano la necessità di avere una documentazione completa e di avere un tempo adeguato per considerarla. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. È con piacere che, per la prima volta in questa legislatura, riprendiamo la tradizione di salutare gli studenti e gli insegnanti che sono in visita al Senato. (Applausi).
Oggi rivolgiamo il nostro saluto alla rappresentanza dell'istituto di istruzione superiore «Vespucci-Colombo» di Livorno, che rappresenta il polo di istruzione tecnico-professionale per il settore economico e dei servizi nella città di Livorno. (Applausi).
Ripresa della discussione congiunta del documento LVII, n. 01-bis,
con la relativa integrazione (doc. LVII, n. 01-bis - Integrazione),
e dell'annessa relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (ore 15,16)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rosso. Ne ha facoltà.
ROSSO (FI-BP-PPE). Signora Presidente, l'esame di questa Nota di aggiornamento al DEF avviene in un momento particolare della vita politica ed economica del nostro Paese. L'Italia è ancora stretta in una morsa economica, posto che la crescita nel 2022 dovrebbe assestarsi al 3,7 per cento, mentre quella annua prevista per fine 2023 è stimata allo 0,3 per cento. Dovremo affrontare probabilmente un periodo di stagnazione dell'economia e di inflazione elevata. Si tratta di un'inflazione dovuta largamente a variabili esogene, non collegate a una crescita della domanda interna. Siamo in presenza di una alta inflazione, perché legata all'aumento del costo delle bollette energetiche e dei carburanti, che incidono sul trasporto e sul prezzo finale dei beni di consumo.
Di fronte a questa situazione concreta, che tocca nel vivo la vita quotidiana dei nostri cittadini, il Governo Meloni ha dovuto riscrivere la Nota di aggiornamento al DEF di aprile, inserendo i dati programmatici lasciati in bianco dal Governo uscente. Quindi un plauso particolare va fatto al ministro Giorgetti, che si è caricato sulle spalle un compito gravoso e che, durante l'audizione di questa mattina, ha illustrato ulteriori indirizzi programmatici. La richiesta di indebitamento ulteriore per oltre 21 miliardi nel 2023, per continuare a sostenere i settori più colpiti, è quindi ben motivata. Così come lo è lo scostamento richiesto per l'anno in corso, che prolungherà il sostegno al Paese fino a dicembre, con ulteriori 9 miliardi. La programmazione di una manovra economica che dovrà durare un triennio, dal 2023 al 2025, ha avuto inizio dando continuità agli aiuti che sono iniziati dal marzo di quest'anno, in conseguenza del conflitto russo-ucraino.
In questa nuova programmazione dovrà entrare anche l'utilizzo delle risorse europee del PNRR e degli altri fondi, che dovranno contribuire alla infrastrutturazione e alla velocizzazione dell'Italia, completando il vasto piano delle riforme richieste dall'Europa. Va inoltre ricordato che, mentre abbiamo avuto tre decreti-legge cosiddetti aiuti e ci avviamo a varare il quarto, il cosiddetto aiuti quater, del valore di oltre 9 miliardi, l'anno precedente avevamo avuto anche i cosiddetti decreti sostegno.
Non possiamo quindi dimenticare una pandemia che ha fiaccato le nostre imprese; pensiamo soprattutto al nostro turismo nel 2020 e 2021 e poi ad una crisi internazionale che ha messo a dura prova le aziende, il commercio, per esempio il commercio dettaglio, facendo chiudere moltissimi esercizi commerciali. Nel 2022 sono 375.000 gli esercizi commerciali ad essere entrati in forte difficoltà; solo nella mia città, Torino, hanno chiuso 400 attività.
L'ultimo biennio ha quindi visto sparire più di 50.000 imprese del settore e si sono persi non solo i posti di lavoro, ma anche il know-how che ogni lavoratore porta con sé durante la crescita della propria carriera lavorativa. Al momento, in piena crisi economica, i posti di lavoro richiesti dal sistema delle imprese italiane sono ancora oltre 700.000 per i mesi di novembre e dicembre. Sapendo però che almeno il 40 per cento delle figure richieste non troveranno il matching tra la richiesta e l'offerta di lavoro perché molte di esse mancano, Forza Italia vuole ribadire l'importanza della formazione e del legame tra scuola, università e impresa. Siamo certi che su questi punti sapranno dare una risposta il ministro dell'università e della ricerca Bernini e quello dell'istruzione Valditara, con un sistema di istruzione e formazione che sia sempre di più collegato con il mondo del lavoro. Così come non abbiamo dubbi che il ministro per la pubblica amministrazione Zangrillo saprà valorizzare e motivare al meglio la più grande risorsa umana italiana: il personale della pubblica amministrazione.
La missione principale di questo Governo è quella di continuare a sostenere il tessuto sociale, economico e produttivo di questo grande Paese, di semplificare, di ridurre la pressione fiscale (già nella Nota viene prevista una riduzione media dello 0,4 per cento nel triennio) e riuscire a riqualificare la nostra spesa pubblica, indirizzandola verso quei settori che hanno più alto moltiplicatore dell'investimento.
Infine un tema a me caro: oggi il ministro dell'economia e delle finanze Giorgetti ha comunicato un maggior costo della misura superbonus 110 per cento di 27,8 miliardi e ha detto che mai è stato speso così tanto per così pochi. Condivido, ma dobbiamo ricordare che il superbonus110 per cento ha contribuito a salvare il settore dell'edilizia e ad efficientare energeticamente molti edifici. Non possiamo semplicemente sbarazzarcene; dobbiamo, sì, ridurre le aliquote di detrazione per il prossimo anno, ma dobbiamo anche stabilizzarle per permettere ad imprese, condomini e privati, di programmare nel tempo gli interventi e soprattutto non possiamo in questo momento lasciare sole le aziende, i general contractor, che si ritrovano i cassetti fiscali pieni di crediti, senza possibilità però di cederli alle banche. È di ieri la notizia che le poste non acquisteranno più crediti e anche il sistema bancario in generale è in attesa delle determinazioni del nostro Governo. È evidente che non possiamo costringere il sistema bancario ad acquisire i crediti, ma possiamo implementare misure che rassicurino e incentivino le banche a tornare ad acquistarli. Altrimenti con 5 o 6 miliardi di crediti congelati nei cassetti fiscali, ci troveremo di fronte al più grande fallimento di imprese della storia italiana, con ricadute drammatiche su decine di migliaia di lavoratori.
Concludo plaudendo all'intenzione del nostro Governo di utilizzare immediatamente 31 miliardi per risolvere il problema energia; 31 miliardi possono essere tanti, se usati bene, o pochi, se sprecati, come avvenuto in molti casi con il reddito di cittadinanza. Forza Italia è pronta a lavorare nel Governo e in Parlamento per dare il suo contributo perché vengano utilizzati al meglio per aiutare le imprese a tornare competitive e a crescere e per far tornare le famiglie a sorridere. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Trevisi. Ne ha facoltà.
TREVISI (M5S). Signor Presidente, la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza rivede e integra quella approvata dal precedente Esecutivo il 28 settembre, in cui venivano aggiornate le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica a legislazione vigente, rimandando al futuro Governo il compito di elaborare lo scenario programmatico. Dal documento così integrato, emerge a nostro parere una grave carenza di risorse reali, con previsioni ben lontane dall'essere all'altezza delle sfide con le quali si deve confrontare l'imminente legge di bilancio, in particolare per quel che riguarda la grave crisi energetica che ha colpito in questo periodo famiglie ed imprese.
Abbiamo preso atto del fatto che questo Governo pensa di risolvere i problemi energetici trivellando i nostri mari. Il consumo di gas annuo del nostro Paese è di circa 75 miliardi di metri cubi e anche estraendo tutto il gas disponibile nel sottosuolo del mare Adriatico, si potrebbe a malapena coprire il nostro fabbisogno per un periodo temporale di massimo due anni, senza considerare i numerosi limiti dovuti ad una moltitudine di giacimenti - più di mille - tutti di scarsa e di piccola disponibilità e i numerosi rischi irreversibili, tra cui quello della subsidenza, ossia il fenomeno di abbassamento del suolo che potrebbe creare notevoli danni irreparabili a città come Venezia, e a territori come la costiera romagnola.
La domanda è se sia opportuno correre questi rischi irreversibili per il nostro Paese solo per un 2 per cento di aumento di copertura del fabbisogno nazionale di gas. Mi sembra sicuramente una giravolta. Vi ricordiamo infatti che nel 2016 l'attuale presidente Meloni - sulla sua pagina Facebook potete ancora trovare queste parole - dichiarava: «Domenica 17 aprile andiamo a votare sì al referendum per dire basta alle trivellazioni, basta all'inquinamento del nostro mare e basta ad un Governo ipocrita e servo dei poteri forti che sta affamando il popolo italiano per fare gli interessi di amici e parenti». Questo è quello che dichiarava nel 2016 il presidente Meloni e adesso è esattamente quello che sta facendo il suo Governo, che appunto sta affamando il popolo italiano per fare gli interessi di amici e lobby. Proprio l'Unione petrolifera e le lobby delle fonti fossili sono state le prime ad applaudire a questo Governo.
L'unica soluzione possibile, nell'ottica di un'opposizione costruttiva, per dare disponibilità di energia a buon prezzo nel lungo periodo - perché l'obiettivo è quello del lungo periodo - è un utilizzo diffuso delle fonti rinnovabili e dei sistemi di efficientamento energetico, proprio quello che noi cerchiamo di portare avanti da anni e purtroppo spesso non siamo stati ascoltati, realizzando misure come il superbonus e le comunità energetiche che attendono da giugno i decreti attuativi per un megawatt. Inoltre, gli obiettivi previsti dal Piano nazionale integrato per l'energia e il clima non sono più compatibili con i nuovi traguardi previsti per quanto riguarda lo sviluppo delle fonti rinnovabili stabiliti dal Consiglio dell'Unione europea con il pacchetto «Fit for 55», elevati al 55 per cento. Questo significa che per raggiungere tali obiettivi di capacità produttiva da fonti rinnovabili dobbiamo essere ancora più ambiziosi rispetto ai 10 gigawatt annui previsti da nuove fonti rinnovabili, prevedendo ulteriori agevolazioni per famiglie ed imprese, ma anche per le pubbliche amministrazioni.
Nei prossimi giorni presenteremo una nostra proposta di legge, che abbiamo già attuato in Puglia, ovvero il reddito energetico, una legge che prevede la possibilità di installare gratuitamente su tutti i tetti di amministrazioni pubbliche, cittadini ed imprese impianti fotovoltaici o comunque impianti alimentati da fonti rinnovabili, con la possibilità per l'utente di utilizzare tutta l'energia disponibile, finanziata dallo Stato. Si tratta di un investimento, perché l'energia in surplus che l'utente non utilizza verrà venduta dallo Stato, quindi non si tratta di un costo per lo Stato, bensì di un investimento: quello che oggi lo Stato spende verrebbe recuperato dallo stesso nella vendita dell'energia in surplus nei prossimi anni, quindi investendo 20 miliardi l'anno per cinque anni potremmo solarizzare tutti i tetti (Applausi) abbattendo notevolmente il costo dell'energia elettrica di famiglie e imprese e recuperare i soldi dalla vendita dell'energia in surplus. Quindi non abbiamo bisogno di prudenza, di stare fermi mentre la nave affonda.
Il MoVimento 5 Stelle vi esorta a fare delle scelte coraggiose, perché noi abbiamo bisogno di interventi strutturali che siano significativi e che vadano a modificare sensibilmente il modo di produrre e utilizzare l'energia in questo Paese, che deve essere una energia disponibile a livello di tutte le utenze, distribuita, non più nelle mani di lobby che cercano di vendere questa energia in maniera concentrata, realizzando miliardi di euro di extra profitti.
Con riferimento agli interventi di efficientamento energetico e adeguamento sismico, approfitto per ricordare che il superbonus è anche adeguamento sismico, dal momento che ci ricordiamo di questi problemi solo quando c'è un terremoto, come accaduto oggi. È urgente prevedere la proroga degli incentivi edilizi come quelli del superbonus 110 per cento, ivi incluso il cosiddetto rinnovo dello sconto in fattura. Vedevo che chi ci ha preceduto era d'accordo con noi.
Un passo in avanti potrebbe essere, magari con l'introduzione di percentuali più piccole e ridotte sulle unifamiliari, l'inclusione delle case di riposo, che non riescono più a pagare l'energia elettrica, la parte fragile del Paese. Le prime misure stanno puntando sulla parte più ricca del Paese, ma oggi abbiamo un'emergenza che riguarda la parte fragile e quindi dovremmo da subito abbassare le bollette soprattutto per le parti più deboli di questo Paese.
Il superbonus va prorogato. Va sbloccata subito la cessione dei crediti, in quanto migliaia di imprese, che hanno correttamente realizzato i lavori rispettando le norme di questo Stato, oggi rischiano ingiustamente di chiudere, mandando a casa centinaia di migliaia di lavoratori onesti. In questo modo, sarà possibile conseguire una misura che fa crescere il PIL, crea occupazione e va nella direzione di una transizione energetica a vantaggio delle future generazioni.
In audizione abbiamo chiesto questo al ministro Giorgetti, che ci ha detto che le stime del MEF dicono che il superbonus costa troppo rispetto ai benefici che genera, perché io ho chiesto una analisi costi-benefici. Noi abbiamo studi come quello di Nomisma che dicono invece che ogni euro di superbonus produce tre volte per lo Stato. Chiediamo allora al ministro Giorgetti di rendere pubblica questa analisi costi-benefici del MEF che nessuno ha visto. La vorremmo vedere, perché i nostri dati dicono che, a fronte di un costo di circa 38 miliardi di euro, il superbonus ne ha prodotti circa 120, con 700.000 mila occupati e una considerevole crescita del PIL.
Per quanto riguarda, invece, la lotta al sommerso e all'economia illegale, bisogna non solo prevedere maggiori controlli, ma soprattutto alcune politiche di emersione del nero.
È necessario attuare eventuali misure di riattivazione del programma del cashback. Anche questa è una forte innovazione del MoVimento 5 Stelle. Innovazione che è ciò che noi non vediamo in questa NADEF, dove non vi sono misure importanti e innovative, misure coraggiose. Non abbiamo visto nulla. È un documento scarno, senza nessuna misura importante che possa smuovere e risolvere i problemi di questo Paese.
Il cashback è invece una riforma importante, in un'ottica di modernizzazione e nel senso di una espansione dei sistemi digitali e dei sistemi di pagamento: si tratta di trasformare gradualmente il sistema attuale delle tax expenditures in un sistema di rimborso diretto e tracciabile in tempo reale, con evidenti benefici anche per le complessive attività di gestione di competenza dell'erario.
Si pensi a come sarebbe semplice la dichiarazione dei redditi grazie a un cashback fiscale, anche questo ideato dal MoVimento 5 Stelle. Dopo che qualcuno acquista un farmaco o un prodotto detraibile, gli viene subito rimborsato il 19 per cento sulla propria carta di credito, senza dover conservare per cinque anni gli scontrini. È questa l'innovazione, è questo il senso di sburocratizzazione del Paese.
Si potrebbe pensare ad un cashback anche per la fiscalità ambientale: nel momento in cui io faccio un acquisto di un bene a basso consumo e a basso impatto ambientale, posso avere una detrazione e lo possiamo fare col cashback.
Il MoVimento 5 Stelle ritiene che, dopo il buco dell'acqua fatto dal precedente Ministro dell'economia, non si possa più perdere tempo nell'introduzione di un inasprimento della tassazione sugli extra profitti delle società energetiche, da estendere anche ai settori farmaceutico e assicurativo.
Attraverso questo canale si possono recuperare tantissime risorse da mettere a disposizione delle famiglie e delle imprese in difficoltà.
In conclusione, nell'aggiornamento della NADEF non ci sono risorse all'altezza delle attuali urgenze. Quello che viene definito intervento in deficit in vista della manovra è niente più che un micro scostamento di bilancio di 6 decimali di punto, com'è scritto sulla relazione, che mette in campo appena 11 miliardi.
La crescita del 2023, se tutto va bene, viene stimata in appena lo 0,6 per cento. Mentre il deterioramento del quadro economico rende più probabile la recessione, non c'è nulla che possa far capire in che modo saranno investite le risorse, soprattutto per quanto riguarda gli investimenti ad alto moltiplicatore.
Il Presidente del Consiglio, in occasione del voto di fiducia delle Camere al suo Governo, riferendosi al 2023, ha opportunamente detto che si è in piena tempesta. Ebbene, il MoVimento 5 Stelle ritiene che non sarà certo l'intervento delineato da questa NADEF a condurre l'Italia in porto.
Dall'opposizione faremo di tutto, come abbiamo già detto, con le nostre idee e con le misure da noi proposte, per intervenire su una rotta profondamente sbagliata. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà.
TESTOR (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, innanzitutto voglio complimentarmi con il ministro Giorgetti, che oggi ha relazionato sulla NADEF, e con tutto il Governo, al quale auguro un buon lavoro. Obiettivamente siamo arrivati al Governo in un momento decisamente difficile, in un momento di difficoltà economica nel quale bisogna avere una visione molto lunga e ampia delle misure da adottare per dare respiro alle nostre aziende e alle nostre famiglie.
Prima di entrare nel merito del provvedimento, vorrei fare un breve excursus di quanto è successo in questi anni, perché spesso qui in Aula, ma soprattutto in Commissione, ho sentito sollevare critiche rivolte all'attuale Governo, che - ricordo bene - ha avuto la fiducia il 26 ottobre, si è appena insediato e ha ereditato il DEF, provvedendo esclusivamente ad aggiornarlo.
Partiamo da un periodo in cui c'è stata la pandemia, che ha fatto notare le fragilità del Paese, una pandemia che ha visto la poca lungimiranza delle politiche sanitarie, su cui chi ha governato precedentemente ha effettuato tagli molto pesanti, non provvedendo ad avere una visione lunga sulla formazione e sulla specializzazione del personale.
Per quanto riguarda la sanità ci sono sicuramente delle difficoltà, ci sono dei problemi, ma queste scelte da dove derivano? Forse da scelte politiche fatte in passato poco lungimiranti? Direi proprio di sì. Potremmo definire i medici in questo momento doppiamente eroi, perché non hanno affrontato solo la pandemia, ma si trovano ad affrontare adesso anche il post-pandemia.
Passando alle scelte economiche, il lockdown ha portato una crisi economica che poi si è evoluta con lo scoppio della guerra in Ucraina il 24 febbraio dello scorso anno, determinando dapprima il caro materie prime e poi il caro energia. Faccio notare che anche da questo punto di vista ci sono delle responsabilità politiche, perché ricordo che la dipendenza energetica fatta sulle politiche del "no" deriva da chi ha amministrato prima di noi.
Tutte queste difficoltà si possono definire una tempesta perfetta, che l'attuale Governo si trova ad affrontare coraggiosamente anche in questa NADEF, in cui c'è stato un aggiornamento, con lo 0,5 per cento del PIL che è stato recuperato in questo trimestre, nonostante le relative previsioni fossero di segno negativo, in recessione.
Ricordo che lo dicevano l'Ufficio parlamentare di bilancio, la Banca d'Italia e il Ministero dell'economia e delle finanze. Poi, invece, la diminuzione del prezzo del gas e l'aumento dei servizi, grazie anche alla forte spinta del turismo quest'anno, hanno portato a mantenere dei criteri che possono garantire quel gap necessario per dare ulteriore ristoro al problema principale di questo momento, alla cui soluzione tutti noi dobbiamo lavorare, ossia il caro materie energetiche.
Questa Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza è stata definita prudenziale, ma la prudenza è data anche dalla volatilità del momento, dovuta alle variazioni del prezzo dell'energia e del gas e all'effetto che le misure che stiamo mettendo in campo avranno sull'economia reale. Vedremo quali saranno i risultati.
Come abbiamo visto, nel DEF era previsto che nell'ultimo trimestre saremmo stati in calo, mentre le misure e l'aumento dei servizi hanno portato a una crescita che ci ha permesso di trovare 9 miliardi di euro da utilizzare per dare ulteriori sostegni a famiglie e aziende.
Credo che questa sia la misura più importante, ribadita anche dal Governo. Occorre dare continuità alle misure di contrasto al caro energia che permettono alle aziende di avere una certa programmazione. Quando parlo di programmazione, mi viene in mente il turismo, che è il mondo da cui provengo. Stiamo per affrontare la stagione invernale, che non può partire se non ci sono certezze. La programmazione è data dalla preparazione delle piste, dalle prenotazioni degli alberghi e da tutto quello che ne consegue. In questo modo si crea un indotto per un'intera comunità di montagna che vive esclusivamente di turismo.
Parliamo anche delle aziende agricole. Quante stalle hanno chiuso in questo periodo? E quanto sono importanti? Proprio oggi ho ascoltato una trasmissione in cui si parlava degli alimenti prodotti in maniera sintetica. Ma vogliamo proteggere il nostro made in Italy? Vogliamo proteggere le nostre culture e quello che proviene dal nostro territorio? Si tratta di temi importanti che affronteremo sicuramente all'interno della legge di bilancio, dove le risorse verranno spostate a seconda della necessità e della visione politica che abbiamo presentato ai nostri elettori durante la campagna elettorale.
Ribadisco al Governo il mio augurio di buon lavoro e buon proseguimento. Credo che in questo momento troverà unione e forza da parte di tutto il centrodestra. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Furlan. Ne ha facoltà.
FURLAN (PD-IDP). Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, la sensazione che ho provato leggendo la Nota di aggiornamento è stata sicuramente di delusione e anche di grande preoccupazione.
Ci aspettavamo, visto il cambio di legislatura e di Governo, che nel Documento fossero chiari il percorso, il modello e la visione di futuro che il Governo vuole realizzare nel Paese. Non vi è dubbio che l'intervento calmieratore per il costo dell'energia per le nostre imprese (ne chiudono tutti i giorni) e per le famiglie sia assolutamente urgente. Immagino che i 21 miliardi di euro stanziati per il 2023 non basteranno. Rispetto a quest'anno parliamo di circa un terzo delle risorse investite. È quindi molto probabile che anche su questo tema, nel giro di pochi mesi (al massimo questa primavera, se va bene), potremmo ritrovarci a discutere di quali altri aggiornamenti abbiamo bisogno per affrontare il tema.
Quello che è più preoccupante è che davanti a una previsione di minor crescita, anzi di crescita nettamente al ribasso, nella Nota di aggiornamento non abbiamo nessun elemento anticiclico che permetta di immaginare azioni del Governo perché l'economia non peggiori e con l'economia non peggiorino le condizioni delle aziende, dello sviluppo e di conseguenza del lavoro e della famiglia. Non si fa nulla rispetto a un esame sicuramente di decrescita che il Governo immagina, anche con qualche ragione di preoccupazione.
Per rispondere a questo immaginavamo che finalmente si sarebbero adottate delle azioni politiche redistributive in questo Paese: come rendere più pesanti le buste paga dei lavoratori e delle lavoratrici, le pensioni dei nostri anziani e delle nostre anziane. Non abbiamo trovato nulla, nemmeno una virgola, che desse indicazioni di cosa si vuole fare per creare condizioni di rafforzamento del reddito degli italiani e delle italiane. Non si parla, ad esempio, di diminuire il cuneo fiscale di quattro o cinque punti percentuali. In campagna elettorale questo è stato un elemento importante della discussione. Per cuneo fiscale si intende infatti la differenza tra quanto un lavoratore percepisce nella busta paga e quanto invece è il costo per le imprese. Non solo non ci sono i cinque punti percentuali, ma io vorrei avanzare una richiesta con grande chiarezza: a dicembre terminerà la diminuzione del cuneo fiscale di due punti percentuali operata dal Governo Draghi, abbiamo almeno i 3,5 miliardi necessari per riconfermare tale misura? Pensando ai cinque punti percentuali, intanto abbiamo i 3,5 miliardi per non peggiorare la condizione?
Allo stesso modo non abbiamo trovato nulla rispetto alla detassazione dei rinnovi contrattuali, altro elemento che aveva caratterizzato il dibattito. Anzi la discussione era se fosse migliore la detassazione di primo o di secondo livello, o se fosse il caso di procedere a entrambe le detassazioni. Non c'è una riga rispetto a tutto questo, come non si parla affatto delle risorse da stanziare per il rinnovo dei contratti pubblici 2018-2021 non ancora rinnovati. Penso, tanto per citarne uno di poco conto, al contratto della scuola, nonché a quello dei medici, ma anche a tutti gli altri contratti pubblici dove lo Stato è datore di lavoro e che sono già scaduti; appena rinnovati, sono già scaduti da un anno. Da gennaio bisognerà iniziare la discussione per il rinnovo di quei contratti, a partire da quello della sanità, altra nota dolente rispetto alla Nota di aggiornamento.
Io speravo che la pandemia, con i nodi emersi nel sistema sanitario italiano, avesse insegnato molto a tutti noi nel nostro Paese, ma mi rendo conto che non è così: si prevedono ulteriori tagli alla sanità e ciò significa tagli di posti letto, sulla diagnostica, sulla prevenzione, su tutto. Questo in un Paese dove già oggi aspettare mesi e mesi per una mammografia per molte donne significa rischiare altamente la propria vita. Cosa significa parlare di tagli alla sanità almeno per due anni, con una carenza di organico che nelle figure sanitarie si aggira attorno a circa 100.000 uomini e donne che lavorano nel comparto?
Per i 60.000 infermieri che mancano e che durante la pandemia hanno significato tanto nel nostro Paese c'è una previsione di spesa, per assumerli o quantomeno stabilizzarne una parte, oppure non c'è? I 15.000 medici che mancano nelle nostre strutture pubbliche immaginiamo di assumerli? Oppure restiamo in attesa che, nei prossimi cinque anni, il 50 per cento degli attuali medici nelle strutture pubbliche del Paese vada in pensione, per dire poi che non sappiamo come fare per affrontare i ritardi, che incidono sulla salute e sulla vita delle persone del Paese?
Lo stesso vale per la scuola. C'è stata tanta discussione sulla scuola del merito, ma la scuola del merito, con oltre 70.000 precari, non si fa. (Applausi). Non c'è una riga o una virgola che facciano immaginare che finalmente partano i bandi e che possiamo assumere gli insegnanti nella scuola del merito. Altro che merito! È una scuola in cui fa una grande differenza dove si nasce: se si nasce nel Centro-Nord del Paese, si ha diritto, ad esempio, alla scuola a tempo pieno. Con la carenza di organico che abbiamo, se nasce al Sud nessun bambino e nessuna bambina ha la possibilità della scuola a tempo pieno. È una vergogna, che nel documento al nostro esame non immaginiamo neanche minimamente di riparare.
C'è poi il tema della riduzione della spesa attraverso la spending review: un cavallo di battaglia forte nella storia del nostro Paese. Cosa significa ciò? Vorrei che qualcuno lo dicesse con chiarezza. Realizzeremo una bella riforma della previdenza e una bella riforma del fisco attraverso la spending review. Dunque, di cosa parliamo? Parliamo finalmente di una riforma del fisco che guardi al lavoro oppure parliamo di qualcosa di diverso? Parliamo di una riforma previdenziale che finalmente tenga conto dei bisogni degli uomini e delle donne e del lavoro di oggi, ma anche di quelli di domani? Penso ai giovani che, sino a trenta o trentacinque anni, non hanno mai un lavoro stabile e, senza una pensione di garanzia, già oggi possiamo dire che saranno sicuramente futuri anziani e anziane poveri. Dove tagliamo per realizzare tutto questo? La spending review, con i risparmi di sistema, capitolo per capitolo, significa questo. Come facciamo la riforma della previdenza? Immaginando di tagliare qualcosa ai 6 milioni di poveri e povere nel nostro Paese?
Certamente siamo rimasti molto delusi e anche preoccupati, non tanto per quello che c'è, ma soprattutto per quello che non c'è nel documento al nostro esame. (Applausi). Avremmo bisogno - eccome! - di vedere invece nella legge finanziaria, che così si prefigura un po' male, dove prendere le risorse, tassando maggiormente gli extraprofitti e - se permettete - anche attraverso una seria lotta senza quartiere all'evasione fiscale e contributiva. Per fare questo ci vuole però anche la volontà di rafforzare gli strumenti di vigilanza, in un Paese in cui mancano gli ispettori anche per vigilare su quei posti di lavoro in cui muore ogni giorno una media di tre persone, uomini e donne, cadendo dai ponteggi, incastrati nei macchinari o schiacciati nelle presse. Per arrivare a una vigilanza vera, c'è bisogno di assunzioni di personale che possa vigilare e realizzare la vera sicurezza. Lo stesso vale per la vera lotta all'evasione fiscale.
Non siamo molto speranzosi: l'evasione fiscale non si combatte né con i "condonini" né tantomeno con portafogli gonfi di 5.000-10.000 euro in contanti, necessari per qualcuno per fare la spesa quotidiana ai supermercati. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Magni. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei iniziare questo mio primo intervento in quest'Assise molto importante - ovviamente con una certa soddisfazione - con un plauso e un saluto ai 35 migranti che sono stati sbarcati dalla Humanity1 (Applausi), visto che infelicemente era stato considerato un carico residuale.
Nel merito della NADEF, vorrei intervenire sostanzialmente parlando di quello che ha appena detto la collega Furlan, e cioè di quello che non c'è in questo documento.
Parliamo di 9 miliardi quest'anno e di 21 miliardi per il prossimo, per un totale di 30 miliardi, che - si dice - devono essere tutti spesi sulla questione energetica. Ora, al di là del fatto che credo sia difficile anche prevedere che siano sufficienti, vorrei capire dove si vanno a prendere gli altri soldi per mettere in campo le misure che qui non vengono scritte.
In questo come negli anni passati, nel nostro Paese le disuguaglianze sono aumentate a dismisura e in modo molto pesante. Per affrontare il problema servono quindi le risorse. La domanda è: dov'è una proposta per intervenire sugli extraprofitti?
In questo Paese ci sono società finanziarie, industriali e multinazionali che hanno guadagnato a dismisura, non facendo profitto, ma facendo l'extraprofitto, così come viene definito. Ci sono società, non solo, ma soprattutto italiane, governate anche dallo Stato o da enti locali, che hanno fatto grandi risorse. Ebbene, la Costituzione dice che l'impresa deve avere, sì, la possibilità di fare profitto, ma deve anche affrontare le questioni sociali. Chiedo allora a questo Parlamento se è possibile che le società, in particolare quelle pubbliche, anziché pensare ai profitti o agli extraprofitti e a fare i dividendi, come pensa di fare l'ENI, intervengano a ridurre il prezzo del gas e dell'energia, quindi agendo a monte, per ridurre le spese delle famiglie, dei cittadini e delle imprese?
Le imprese scaricano in alcuni casi i loro maggiori costi sui consumatori e alla fine questo produce un'inflazione. Siamo di fronte a un'inflazione che la media del pollo stima del 10 per cento, però in alcuni casi è addirittura il doppio.
Si dice, poi, in questo documento che si spera in una crescita sostenuta dell'economia del nostro Paese: ma come si fa a pensare a una crescita sostenuta, se le famiglie, il ceto medio produttivo, vengono colpite da un'inflazione così pesante? È davvero una presa in giro, a mio avviso, da questo punto di vista. Quindi, il problema sta nelle cose che non ci sono.
Dove si vanno quindi a prendere i soldi, senza intaccare la questione fiscale di chi paga le tasse in questo Paese? Cosa si fa di fronte al 68 per cento che lo stesso documento denuncia in termini di potenziale evasione fiscale? Qual è la proposta per attenuare un'inflazione così alta?
In questi ultimi dieci-quindici anni abbiamo avuto un'inflazione sostanzialmente piatta; allora, il problema è il meccanismo di recupero. Pensiamo che si debba introdurre un elemento di automaticità sul recupero del potere d'acquisto dei salari e degli stipendi; discutiamo le modalità, però certamente il problema va affrontato.
Bisogna affrontare il problema dell'aumento della precarietà: il 23 per cento dei lavoratori dipendenti prende 780 euro al mese. Mi spiegate come fanno una famiglia o anche un singolo cittadino a vivere con 780 euro al mese? Credo che la questione del salario minimo sia da affrontare e bisogna stabilire su questo terreno una soglia al di sotto della quale non si possa andare. Questi sono i temi che bisogna affrontare.
Sono una persona molto prudente nella vita e molto pragmatica, ma qui la prudenza non serve: bisogna fare una scelta di indirizzo e scegliere a chi si parla, se si vuole parlare al Paese reale, quello che fa fatica ad arrivare alla fine del mese. Cito ancora la Furlan, che richiamava, ad esempio, i rinnovi contrattuali, ma qui non se ne parla. Nel momento in cui in questo Documento si dice che, tolti 21 miliardi ed altri 9 miliardi (i famosi 30 miliardi citati nella NADEF), tutta l'altra spesa va ricostruita nel bilancio, allora occorra trovare un equilibrio. Pertanto, delle due l'una: o si diminuiscono le spese, com'è previsto in questo Documento (la spesa sanitaria passa dal 7 al 6 per cento), e quindi si riducono le coperture sociali e si ridistribuisce in un altro modo, oppure bisogna porsi il problema delle entrate. Questo è il dato fondamentale e quello che vogliamo denunciare. In questo Documento c'è calma piatta. Eravamo all'opposizione del Governo Draghi, ma questa - come si dice - sembra proprio una velina già prevista precedentemente.
Noi pensiamo che bisogna andare in tutt'altra direzione. Sulla questione, ad esempio, di fare scelte coraggiose sul terreno energetico, tema già citato in un intervento precedente, chiedo come si fa a pensare di risolvere il nostro problema energetico riprendendo a trivellare il Mare Adriatico, il Mar Tirreno e il Mar Ionio? Che cosa guadagneremmo da questo punto di vista? La cosa da fare è una scelta rapida e determinata sulle fonti alternative. Ci sono progetti? Bisogna affrontare il problema della burocrazia che li blocca e il problema delle procedure, poiché in tempi rapidi si potrebbe produrre circa il 20 per cento del nostro fabbisogno energetico, riducendo anche la spesa e la dipendenza a livello internazionale.
Queste sono le scelte da fare; altro che prudenza e pragmatismo. Ci vuole coraggio e vorrei sapere dov'è finito tutto il coraggio della propaganda fatta in campagna elettorale. Vorrei vedere una sola cosa e che si avesse il coraggio di affrontare i temi che rispondono alle esigenze dei cittadini. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lombardo. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (Az-IV-RE). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, a nome del mio Gruppo mi rivolgo al Governo, qui rappresentato dal sottosegretario Freni. Essendo questo il mio primo intervento, da europeista e federalista colgo nella data odierna, il 9 novembre, una piacevole coincidenza con una data così importante per la mia generazione e per quella di tante altre generazioni: il 9 novembre 1989. E mi sia permesso un pensiero rivolto a una persona che si è impegnata non solo ad abbattere quel muro, ma anche a costruire una coscienza civica europea, l'ex presidente del Parlamento europeo David Sassoli. (Applausi).
Tra le pieghe dei numeri su cui oggi ci troviamo a confrontarci, sul tema dello scostamento del bilancio e sul tema della relazione alla Nota di aggiornamento del DEF, emergono a mio avviso due parole che sono state ripetute in molti interventi precedenti: prudenza e realismo. Il Governo sta adottando un approccio prudente e realista. Sappiamo che un Paese con il debito pubblico altissimo come il nostro è costantemente sotto esame da parte della comunità internazionale e dei mercati finanziari. Ogni euro dev'essere speso in maniera oculata orientando gli investimenti alla crescita e all'equità, ed è proprio sul terreno della crescita economica che arrivano i segnali più preoccupanti. La preoccupazione non è tanto sull'anno in corso, ma sui prossimi. L'aspettativa di crescita dello 0,6 per cento significa che dobbiamo fronteggiare seriamente il rischio di una crescita bassa, se non di una recessione. E senza la crescita, per chi ha un debito pubblico alto come il nostro, non c'è la sostenibilità del nostro sistema Paese.
Un approccio prudente e realista non significa però non prendere di petto la questione del caro bollette e della crisi energetica. Bisogna intervenire per aiutare gli italiani e le imprese a fronteggiare il costo dell'energia. Cominciamo finalmente ad affrontare le questioni vere degli italiani; abbandoniamo le armi di distrazione di massa dei primi provvedimenti del Governo, come le norme anti-rave o la strumentalizzazione sull'immigrazione (Applausi), che segna un ritorno al recente passato, a quei decreti sicurezza che ci riportano alla memoria i tempi del primo Governo Conte. Cominciamo ad affrontare le vere questioni che interessano agli italiani. Noi riteniamo che sia giusto mettere prioritariamente tutte le risorse (parliamo di 21 miliardi di euro) sul fronte energia, perché da lì viene una crisi che non è solo economica, ma rischia di essere sociale. Se le imprese e gli esercizi commerciali chiudono, poi non è così facile riaprirli, come si fa con il quadro elettrico di una macchina; costa molto, ma molto di più.
Signor Presidente, il nostro Gruppo sin da subito riteneva che la prima misura di questo Governo dovesse essere dedicata al caro bollette. Tuttavia, non ci siamo limitati a indicare la priorità dell'intervento, ma abbiamo indicato anche il come, che manca sempre troppo spesso alla politica italiana (dire il cosa, ma non dire mai il come). Abbiamo suggerito al Governo di intervenire su un price cap nazionale dell'energia, in attesa di un vero price cap europeo. Abbiamo individuato le risorse e spiegato perché questa misura ci convince di più dello strumento del credito d'imposta. Abbiamo detto che, oltre a calmierare i prezzi e i costi dell'energia per imprese e famiglie, bisogna ridurre la dipendenza energetica dal gas russo e investire nella transizione oltre i combustibili fossili, secondo il piano della tassonomia green adottato a livello europeo, e fare i rigassificatori.
A tal proposito, segnalo ai colleghi senatori che l'altro ieri si è concluso l'iter autorizzativo del rigassificatore di Ravenna, che garantirà la produzione di circa un sesto della quantità totale di gas che oggi importiamo dalla Russia. Ci aspettiamo ora che, con le stesse condizioni e la stessa determinazione, si proceda celermente sui rigassificatori di Piombino e di Gioia Tauro. (Applausi). Priorità dell'utilizzo delle risorse pubbliche sul caro energia, per sostenere le imprese e gli esercizi commerciali in difficoltà, sostenere le famiglie che non riescono a pagare le bollette e contenere la spinta inflazionistica e l'aumento dei prezzi.
Parliamo di cose concrete e teniamo fuori le bandierine ideologiche della campagna elettorale, come la flat tax incrementale a quota 41. La spesa pensionistica - ce l'ha ricordato oggi il ministro Giorgetti - incrementerà di 50 miliardi di euro nei prossimi anni, anche per l'indicizzazione inflazionistica. Questo riduce di molto i margini di manovra del Governo in materia pensionistica. Usciamo dalla logica del bonus e dal concetto di gratuità, che non esiste, perché ciò che è gratuito con i soldi pubblici significa che in realtà lo paghiamo tutti (Applausi) e soprattutto lo pagano con il debito le giovani generazioni. Uscire dalla logica del bonus ci aiuterebbe anche a dare maggiore certezza e un quadro stabile di finanziamento al settore dell'edilizia, che ha bisogno di investimenti strutturali e stabili sull'edilizia 4.0, anche perché da lì possono arrivare non solo un contributo decisivo per attenuare la dipendenza energetica attraverso un forte risparmio energetico, ma anche una crescita importante del PIL e dell'occupazione. Quando si parla del tema dell'edilizia, troppo poco e troppe poche volte si parla degli interventi di consolidamento antisismico, mentre fatti come quelli di oggi ci chiedono e ci richiedono, in un Paese fragile come il nostro, di consolidare dal punto di vista antisismico le case degli italiani. (Applausi).
Per il superbonus al 110 il ministro Giorgetti ha parlato questa mattina di maggiori oneri per circa 37 miliardi di euro. È in corso una revisione della misura, ma sul tema al momento abbiamo solo indicazioni di massima, articoli di giornali, veline, ma non abbiamo ancora capito quali sono le misure e quali le risorse pubbliche. Questo clima di incertezza crea disorientamento negli investitori e nei risparmiatori.
Prudenza e realismo, come dicevo all'inizio dell'intervento, sono due parole chiave per capire la discussione di oggi sullo scostamento di bilancio alla NADEF; parole necessarie e pur tuttavia non sufficienti. Prudenza e realismo si devono coniugare con pragmatismo, ambizione politica e coraggio e questo lo si può fare solo se si pratica un linguaggio di verità, se si dice chiaramente agli italiani quali sono i problemi, quali sono gli scenari macroeconomici che ci aspettano, che saranno difficili da affrontare, e quali le priorità di intervento e le soluzioni proposte. Con senso di responsabilità comune vediamo nello scostamento di bilancio la necessità di fronteggiare la crisi del 2023, che ci si prospetta innanzi. Non possiamo però non criticare il fatto del tutto evidente che la NADEF riporta informazioni di carattere macroeconomico e di finanza pubblica molto parziali, soprattutto sul quadro programmatico. Mancano elementi decisivi per chiarire il perimetro di azione del Governo e le misure concrete che intende adottare. Ancora oggi non abbiamo conoscenza della risoluzione; questo comporterebbe una sorta di delega in bianco, cosa che evidentemente non possiamo fare. Noi faremo un'opposizione rigorosa e non pregiudiziale, vigilando però e tenendo gli occhi aperti sui provvedimenti che il Governo vorrà adottare. Proprio per il senso di responsabilità che ci contraddistingue, consapevoli di quanto lo scostamento di bilancio possa significare in termini di ulteriore indebitamento ed ulteriori interessi da pagare sul debito, non possiamo permetterci, come Paese, che queste risorse vengano vaporizzate.
Noi vi chiediamo di usare queste risorse, che ci ha lasciato in dote il Governo Draghi, per continuare a contrastare, con particolare riferimento a famiglie e imprese più vulnerabili, gli effetti dell'incremento del prezzo. Siamo contenti che in qualche modo il Governo, almeno limitatamente al piano economico, si stia muovendo nel solco della continuità con il Governo Draghi. (Applausi). Non possiamo però dimenticare che molte delle persone che siedono al Governo fino a qualche mese fa utilizzavano toni incendiari contro quella continuità. (Applausi). Qualcuno direbbe che si nasce incendiario e si muore da pompiere. Noi siamo d'accordo con questo atteggiamento prudenziale, ma vi chiediamo più coraggio.
In conclusione, prudenza e realismo vanno bene se accompagnati da visione, pragmatismo, ambizione e coraggio. Quello che serve al Paese è continuare nella linea della serietà, che era stata inaugurata e portata avanti dal Governo Draghi, fuori dalla dittatura dell'emergenza, fuori dal clima di una campagna elettorale permanente, fuori da un sistema di finanza pubblica in cui gli affluenti dei mille rivoli dei bonus finiscono per sfociare nel mare aperto del debito pubblico, con il rischio di portare la nave Italia alla deriva. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà.
DAMIANI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, colleghi senatori, Governo, sottosegretario Freni, è del tutto evidente che il documento che ci apprestiamo ad approvare in quest'Aula risente fortemente delle criticità di questi mesi, che tutti quanti auspicavamo di superare nel più breve tempo possibile. Invece così non è stato, perché la variabile del conflitto russo-ucraino oggi influenza enormemente tutte le economie mondiali e soprattutto soffoca le aspirazioni di crescita, in particolare del nostro Paese. Proprio un anno fa intervenivo in quest'Aula durante la discussione della NADEF del 2021 perché gli spiragli e i segnali che l'economia lanciava in quel momento particolare, quando uscivamo finalmente fuori da una pandemia che aveva soffocato anche in quel caso l'economia, erano importanti. Poi purtroppo è arrivato il precipizio della guerra nel cuore dell'Europa e quindi tutte le variabili e tutti i momenti positivi sono oggi cambiati.
Lo scenario mondiale è ancora incerto e questo incide enormemente e pesantemente sulle scelte che qualsiasi Governo oggi deve compiere. Famiglie e imprese in questi anni hanno pagato e stanno pagando oggi un prezzo altissimo, mai visto nella storia del nostro Paese. Il nostro dovere principale oggi è quindi quello di sostenerli con ogni strumento possibile, come stiamo facendo e come abbiamo già fatto anche in questi anni. Continuo a ripetere da questi banchi che noi di Forza Italia, fin dal 2020, abbiamo sostenuto in quest'Aula la necessità di aiutare famiglie e imprese e l'unica via possibile è il sostegno pieno alle categorie produttive, con l'immissione di liquidità, perché è ossigeno per l'economia. Mai da parte nostra verranno misure depressive del sostegno economico. È proprio quello che ribadiamo oggi in quest'Aula approvando la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, che, com'è stato già detto, destina 21 miliardi alle misure di contrasto al caro energia e all'inflazione, che sono due drammi che oggi stanno condizionando tutte le categorie produttive e tutte le classi sociali.
Questo però non basta, perché quello che serve oggi è la fiducia. Oggi i nostri imprenditori e le nostre famiglie sono purtroppo sfiduciati, perché c'è un clima di grande incertezza, una situazione che abbiamo il dovere di mitigare con interventi mirati e tempestivi. Possiamo e dobbiamo farlo, perché oggi finalmente abbiamo un Governo legittimato dal popolo, che quindi percepisce le istanze dei cittadini e deve trasformarle in provvedimenti e in misure concrete che diano immediatamente questi segnali di fiducia che oggi servono e che sono importanti per il nostro Paese. Questi segnali devono essere reali e devono essere percepiti nelle case e nelle aziende degli italiani.
In quest'ottica, il Governo oggi approva anche la relazione per chiedere lo scostamento di bilancio con obiettivi che è utile anche qui enunciare: un deficit dal 4,5 per cento nel 2023 al 3,7 nel 2024 e una discesa del debito pubblico al 141,2 per cento nel 2025. Soprattutto, voglio sottolineare il taglio della spesa ministeriale, quindi finalmente torniamo a fare anche un po' di spending review, ma reale e non assolutamente fantasiosa, come qualche movimento politico negli anni passati si era inventato, quindi con 800 milioni di risparmi nel 2023, 1,5 miliardi nel 2025 e poi l'impegno oggi agli investimenti con l'attuazione del PNRR.
La NADEF del Governo di centrodestra delinea questo indirizzo programmatico in piena sintonia con gli indirizzi politici di Forza Italia, per recuperare risorse che sono tutte da destinare - e in questo caso anche i 9 miliardi - agli aiuti e sostegni alle famiglie e alle imprese. Con gli altri 21 miliardi andiamo a comporre il quadro programmatico ed economico con il quale ci accingiamo ad approvare subito, nelle prossime settimane, entro dicembre, la legge di bilancio, che è molto importante.
Un'altra misura importante è la riduzione della pressione fiscale, che viene appunto enunciata anche nella NADEF e che riteniamo fondamentale; siamo inoltre da tempo sostenitori del taglio del cuneo fiscale, perché anche in questo caso si aiuta l'economia mettendo più risorse nelle tasche dei nostri cittadini. Dobbiamo aiutare i consumi delle nostre famiglie, quindi occorre non scoraggiarsi e cercare di avere sempre quella prospettiva di fiducia. Per questo vanno nella giusta direzione misure come la conferma dei crediti di imposta per gli acquisti di energia e gas, continuare sulla strada del contenimento degli oneri di sistema, il taglio al 5 per cento dell'IVA sui consumi di gas per le categorie svantaggiate e anche - lo dico alla presenza del sottosegretario Freni - l'estensione del regime forfettario per la parte incrementale del 15 per cento dei redditi. È bene attuare queste riforme e continuare su questa strada.
Quello che serve oggi è la tregua fiscale, perché anche in questo modo metteremo nelle tasche dei cittadini più soldi che servono a contrastare realmente questa crisi.
Sono questi gli auspici contenuti nei documenti di economia e finanza che ci accingiamo ad approvare oggi e mi auguro veramente - anzi, ne sono convinto - che la direzione presa dal Governo del centrodestra sia quella giusta. Auguro al Senato e al Governo buon lavoro. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Maiorino. Ne ha facoltà.
MAIORINO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi e onorevoli colleghe, signori Sottosegretari e signor Vice Ministro, il vostro Governo di ultradestra si è insediato solo da un paio di settimane e già avete consegnato nelle mani degli italiani, dell'Europa e del mondo intero un biglietto da visita inequivocabile. Le vostre prime azioni, annunciate o già codificate in decreti, qualificano il vero volto di questo Governo, al di là di ogni ragionevole dubbio.
Quali sono state, infatti, le vostre prime azioni, solo annunciate o già codificate? Cominciamo dall'innalzamento del tetto del contante a 10.000 o a 5.000 euro oppure all'eliminazione completa del limite. Poco importa, perché l'importante è assecondare gli appetiti evasori e allargare le maglie del controllo della corruzione, piaga endemica di questo Paese.
D'altra parte, la premessa a quest'azione era già stata fatta durante il Governo precedente, il Governo Draghi, al quale, più che opposizione, il partito Meloni fece da stampella, chiedendo e ottenendo la cancellazione del cashback. (Applausi).
Ancora, altra vostra primissima azione, è una norma furbescamente denominata "anti-rave", nottetempo infilata in un decreto invece effettivamente urgente, quale quello sull'ergastolo ostativo. Norma che, in realtà, mira a colpire tutte le cittadine e tutti i cittadini che liberamente si radunano per manifestare il proprio pensiero. È ai fatti della Sapienza che è diretta questa misura, caro Governo Meloni, non certo ai fatti di Modena, che sono stati gestiti in maniera ineccepibile dalle nostre Forze dell'ordine con le leggi vigenti.
È il dissenso che volete silenziare, incriminandolo arbitrariamente, non i party musicali non autorizzati. Gli studenti lo hanno capito benissimo e hanno immediatamente chiesto aiuto per arginare questa deriva liberticida e illiberale; e noi non glielo faremo certo mancare.
Eppure voi siete quelli che si sono sempre riempiti la bocca del diritto alla libertà di espressione. Evidentemente, questo è un diritto fintanto che la libertà è la vostra. Infatti, sul raduno di migliaia di camerati a Predappio, con tanto di canti fascisti, saluti romani e bambini piccolissimi vestiti da balilla, nemmeno una parola: è un silenzio che non è affatto segno di imbarazzo, bensì di compiacimento. (Applausi).
Siete al Governo da solo un paio di settimane e già il motto di questo Esecutivo è: dagli all'immigrato. Avete inventato gli sbarchi selettivi, che ricordano tragicamente altre selezioni di esseri umani avvenute nella storia. Un'occhiata per stabilirne la sorte, in uno stato febbrile di hybris davvero preoccupante.
E sorprende e addolora che l'ex prefetto Piantedosi si presti a fare da Ministro per interposta persona. È evidente, infatti, che sia Matteo Salvini il vero titolare del Viminale, proprio come aveva chiesto; e lo avete accontentato, dandogli il ruolo di Ministro ombra.
Ancora, avete dato il via libera a nuove trivellazioni dei nostri mari per contrastare la crisi energetica: ma niente affatto! Neanche per idea, visto che con i nostri giacimenti non arriveremo a coprire che il 2 per cento del fabbisogno annuale nazionale, a partire da quando inizierebbe effettivamente l'estrazione e la distribuzione.
Allora perché avete dato il via a questa follia? È evidente. Dovevate forse sdebitarvi con i gruppi di potere che vi hanno sostenuto? Ma quale costo pagherà il Paese per questa decisione scellerata, che guarda al passato anziché al futuro e che significa un balzo indietro, nel disperato bisogno di transizione verso energie pulite e rinnovabili dell'Italia e del pianeta intero?
La Repubblica tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell'interesse delle future generazioni. Questo è il comma con cui abbiamo modificato l'articolo 9 della Costituzione non più tardi di un anno fa. Forse l'avete dimenticato. È stato votato all'unanimità da quest'Aula.
La Repubblica tutela l'ambiente, non i gruppi di potere economico, e lo fa per i giovani, che però nei vostri discorsi compaiono solo drogati, partecipanti ai rave e nullafacenti, perché percettori del reddito cittadinanza.
Ed è proprio contro i percettori del reddito di cittadinanza che avete innescato una vera e propria gogna mediatica e ora anche istituzionale, vale a dire contro quei cittadini e quelle cittadine che invece hanno bisogno maggiormente della vicinanza dello Stato perché fragili.
Il signor presidente del Consiglio Giorgia Meloni parlava di abolizione del reddito in campagna elettorale; altri parlano di sospensione; altri ancora di abbassamento del rifiuto delle offerte di lavoro da una a due. Tante idee e tutte confuse, perché sapete bene che non c'è alternativa all'implementazione, anzi, al rafforzamento del reddito di cittadinanza (Applausi), misura cardine della protezione sociale in un momento così difficile per il nostro Paese, a meno che non abbiate deciso di rinunciare a una bella tranche dei soldi del PNRR, che, tra i suoi obiettivi, vede proprio questo. Non è un caso, infatti, che in Germania, non solo abbiamo cambiato il nome a questa misura, denominandola Bürgergeld, che - pensate un po' - in italiano significa esattamente reddito di cittadinanza, ma hanno anche alzato la cifra destinata ai percettori della misura, che è e deve rimanere indissolubilmente collegata alle politiche attive del lavoro, cosa che i vostri Presidenti di Regione continuano a rifiutarsi di comprendere, violando così una legge dello Stato. (Applausi).
Eppure siete voi i più strenui sostenitori del rispetto delle leggi. Come al solito, le leggi, secondo voi, devono rispettarle solo i piccoli, i fragili e gli ultimi; per i forti, i ricchi e i potenti siete prodighi di condoni, amnistie e sguardi che si volgono altrove.
Veniamo finalmente al tema odierno. «Siamo nel pieno della tempesta»: sono le parole pronunciate dal presidente Meloni durante il suo primo intervento alla Camera per le dichiarazioni programmatiche del nuovo Governo. Ma pensate davvero di condurre il Paese attraverso la tempesta con qualche pannicello caldo? Questo infatti è quello che state facendo.
Dall'aggiornamento di questa NADEF emerge con nettezza un quadro di risorse del tutto insufficiente; si favoleggia di una manovra da 30 miliardi di euro, ma lo stesso Ministero dell'economia scrive nella relazione che lo scostamento di bilancio reale per l'anno prossimo è dello 0,6 per cento del PIL, in soldoni poco più di 11 miliardi. La attraversiamo in piroga questa tempesta?
L'inganno consiste nell'aver annunciato che, con l'aggiornamento della NADEF, si mettono sul piatto 30 miliardi contro il caro energia, quando si sa benissimo che questo è falso: circa 10 di quei 30 miliardi sono il frutto dell'austerità lasciata in eredità dal Governo Draghi, ragion per cui la stessa esperienza di quel Governo si è prematuramente conclusa. Questi 10 miliardi sarebbero dovuti arrivare a famiglie e imprese già da un pezzo e invece sono stati tenuti chiusi nel cassetto da Draghi, che per questa via ha lasciato in consegna un rapporto deficit-PIL al 5,1 per cento, più basso del 5,6 per cento precedentemente individuato.
Questi 10 miliardi, dunque, che saranno spesi nel 2022, non sono affatto nuove risorse, ma semplicemente un atto dovuto e tardivo. D'altro canto, l'esiguità delle risorse a disposizione e la totale assenza di riferimenti agli investimenti si riflettono appunto sulla NADEF stessa, con una previsione di crescita al 2023 anch'essa dello 0,6 per cento.
Il ministro Giorgetti oggi in audizione ha confermato che il Fondo monetario ha già previsto per l'Italia una recessione. Il Governo si sta dunque arrendendo a riconsegnare l'Italia agli anni dell'immobilismo.
Mi avvio alla conclusione e sarebbe meglio la conclusione di questo Governo. In sostanza, voi volete fare affrontare all'Italia un'imminente recessione e, nella migliore delle ipotesi, una crescita dello zerovirgola con una micromanovra così esigua da non essere all'altezza delle sfide lanciate dalla cosiddetta policrisi che stiamo vivendo (guerra, caro energia, inflazione, pandemia). Non ce lo possiamo permettere. Se non proteggiamo la crescita e se non preveniamo con investimenti la possibile recessione del 2023, ci ritroveremo comunque con un debito più alto, ma con ferite sociali difficilmente rimarginabili.
Questo è esattamente corrispondente a quel biglietto da visita, di cui parlavo all'inizio, che avete consegnato agli italiani, all'Europa e al mondo: pugno di ferro puntato contro i più deboli, accondiscendenza e complicità verso i forti. È una direzione del tutto sbagliata - a nostro avviso - di cui purtroppo farà le spese il Paese.
Per questo motivo non possiamo dare il nostro avallo alla Nota di aggiornamento in esame. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà.
BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, ringrazio il ministro Giorgetti e i sottosegretari Freni e Savino.
La Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza è stata preparata con le consuete capacità e professionalità, nonché con grande realismo. In particolare, sono state colte le difficoltà che le famiglie e le aziende italiane stanno affrontando in questo momento.
Chi da Bruxelles era pronto a scommettere sul deragliamento dei conti della finanza pubblica si dovrà ricredere. In poco meno di tre settimane - ricordo che il Governo si è insediato il 26 ottobre scorso - sono stati raggiunti obiettivi importanti, liberando risorse per mettere al sicuro famiglie e imprese dal caro energia. Il Governo continua a mantenere la barra dritta, consapevole che, a fronte dell'incertezza dei prossimi mesi, bisogna mettere in campo azioni a lungo termine e non misure tampone che rischiano di essere solo uno spreco di risorse.
Grazie all'andamento del prodotto interno lordo del terzo trimestre - migliore del previsto - è quindi condivisibile destinare sul 2022 circa 9 miliardi di euro a copertura di nuove misure di mitigazione del costo dell'energia, nonché, con riferimento alla manovra 2023-2025, la scelta del Governo di chiedere al Parlamento nuovi livelli programmatici di deficit in rapporto al prodotto interno lordo, portando la disponibilità a 21 miliardi per l'intero 2023 e poi altri 2,4 miliardi per il 2024 da destinare, con la prossima legge di bilancio, a misure dirette al rafforzamento del contrasto del caro energia soprattutto per famiglie e imprese.
È ora di lasciarci alle spalle gli interventi economici di stampo assistenzialista e inaugurare una nuova stagione, dirottando risorse su quello che non ha funzionato in passato per fronteggiare i rischi di recessione che da più parti vengono evocati. Occorre partire dalla revisione immediata del reddito di cittadinanza. (Applausi). Tale misura consentirà il reperimento di risorse da destinare al potenziamento della flat tax per lavoratori e partite IVA, un taglio dell'IRAP e delle accise e la rottamazione delle cartelle fiscali che tanto pesano sulle famiglie italiane e sulla loro propensione al consumo.
Occorrono poi interventi immediati sui crediti fiscali del bonus 110 e, in prospettiva, la revisione complessiva dell'intera linea di intervento. Il recente stop di Poste Italiane, infatti, non fa altro che bloccare importanti importi di liquidità che potrebbero essere destinati a investimenti e consumi, alimentando peraltro una speculazione privata in un settore caratterizzato nel tempo da troppe variazioni normative, come è avvenuto negli ultimi due anni.
È altresì necessario un sostegno immediato alla popolazione prossima all'età pensionabile, con l'introduzione di pensioni minime volte a sostenere i consumi e con quota 41, che consentirà di supportare un mercato del lavoro che come da dati delle principali previsioni macroeconomiche potrà essere fortemente penalizzato dagli interventi di politica monetaria volti al contenimento della spinta inflazionistica.
Quello delineato dal Ministero dell'economia e finanze è un percorso che, in modo corretto, tiene conto dell'evoluzione dei saldi della finanza pubblica con una discesa del deficit nominale per effetto delle prossime misure. Il percorso porterà parallelamente a un debito pubblico in rapporto al PIL che continuerà la propria discesa, nonostante un aumento del debito stesso a fronte del recente aumento dei tassi di interesse. Stiamo parlando di solidità e credibilità, di cui bisogna prendere positivamente atto.
Il miglioramento, poi, degli indicatori strutturali di finanza pubblica, parallelamente a interventi legislativi ad hoc che verranno effettuati, dovrà consentire di liberare una parte dell'importante risparmio privato dei cittadini italiani per farlo confluire verso il sistema produttivo nazionale, garantendo una maggiore capitalizzazione delle imprese per poter affrontare le sfide prospettiche a livello globale.
Il tema della liquidità diverrà sempre più di attualità a seguito della politica monetaria restrittiva definita dalla BCE con l'aumento dei tassi di riferimento di due punti percentuali e la prospettiva di ulteriori aumenti, nel solco di quanto portato avanti dalle altre banche centrali. Tali aumenti condizionano pesantemente le erogazioni del nostro sistema bancario per famiglie e imprese.
La necessità di sostenere le nostre piccole medie imprese e le nostre famiglie dovrà condurre rapidamente a una riforma strutturale delle piccole banche di credito cooperativo e delle casse di risparmio. L'accentramento su capogruppo vigilate dalla Banca centrale europea sta infatti conducendo a una graduale perdita di un mondo di piccoli ma vitali istituti di credito, fondamentali per il sostegno finanziario del nostro tessuto economico fatto di piccole e medie imprese. Il ritorno a un meccanismo di garanzie incrociate con autonomie decisionali decentrate a livello territoriale e il ritorno alla vigilanza della Banca d'Italia, più vicina al sistema economico italiano, è quanto più indispensabile e urgente nell'attuale contesto macroeconomico.
Mi preme poi sottolineare la necessità di individuare risorse da destinare a spese in conto capitale e investimenti nelle infrastrutture. Noi della Lega siamo concentrati su un doppio binario: dare risposte immediate e concrete alle famiglie e alle imprese e attuare un piano di investimenti molto importante che costituisca un volano economico per il sistema produttivo italiano.
Oggi nel complesso cerchiamo di dare un significato importante alla parola «fiducia», che dovrà rappresentare il cuore di un vero e proprio patto per l'Italia. Serve fiducia per aumentare la propensione al consumo e agli investimenti, ma anche per attrarre investimenti stranieri. Sarà quindi essenziale predisporre un piano di medio periodo che preveda investimenti sostenibili e compia riforme improcrastinabili per questo Paese, a partire da quelle dell'istruzione, dell'autonomia differenziata, della giustizia, di un fisco più equo e veramente amico dei cittadini. Come diceva un grande economista in una lettera al presidente Roosevelt, il momento giusto per l'austerità al tesoro è quello dell'espansione, non quello della recensione. (Applausi). Queste parole oggi più che mai devono farci riflettere e dovranno guidare le nostre scelte. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (PD-IDP). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi e colleghe, il quadro programmatico di finanza pubblica, il quadro macroeconomico, i saldi strutturali indicati, il rapporto deficit-PIL si ispirano tutti certamente a un criterio tecnico ragionieristico prudenziale, che anche il collega Cottarelli ha avuto modo di valutare attentamente e che condivido. Emerge tuttavia con chiarezza l'assenza nella Nota di aggiornamento al DEF delle priorità sulle quali sviluppare la legge di bilancio. Ed è la prima volta che ciò capita in questo Parlamento, in quanto le norme di finanza pubblica impongono alla Nota di aggiornamento al DEF alcuni requisiti proprio finalizzati a indicare le priorità sulle quali la legge di bilancio verrà definita. È ovvio che questo lasci al Governo l'attenuante del poco tempo a disposizione, così come avevamo valutato apertamente più volte, ritenendo che la collocazione del rinnovo del Parlamento e delle elezioni il 25 settembre avrebbe potuto compromettere la sessione di bilancio o comunque ridurne di molto l'impatto. Tuttavia, eludere per intero nella Nota di aggiornamento al DEF le prerogative di un Governo politico, che quindi sono quelle di attuare gli indirizzi sui quali avete costruito il consenso elettorale, è un fatto per noi grave, perché riduce lo spazio anche di dibattito parlamentare su un atto fondamentale, forse quello più importante, quello a più alta intensità politica che la legge di bilancio rappresenta.
Questo lo diciamo perché siamo di fronte a una fase economica e sociale molto complessa. La crisi energetica è ovviamente la più complessa dal Dopoguerra ad oggi e, se le mettiamo a fianco le problematiche relative all'inflazione, che non capitavano dagli anni Ottanta, rischiamo effettivamente che la curva inflattiva si saldi con una recessione insidiosa delle dinamiche economiche e sociali, che comprometterebbe la tenuta sociale del nostro Paese. Dunque il quadro è complesso, grave e richiede immediate misure strutturali per rafforzare il potere d'acquisto innanzitutto dei salari. Diciamo con grande chiarezza al Governo che siamo consapevoli che la priorità andava orientata verso il contrasto del caro bollette, le misure sociali per le famiglie e i crediti di imposta, necessari in modo particolare per garantire la tenuta dell'impresa e la qualità dello sviluppo economico nel nostro Paese, che è un patrimonio essenziale. Tuttavia, in questo contesto, ricordiamo che le misure contenute per affrontare la questione del caro energia sono insufficienti e sono più idonee a rappresentare un decreto quinquies sull'energia, piuttosto che a definire le linee fondamentali della legge di bilancio, perché hanno una visione trimestrale e non annuale o triennale. Sono cioè corte e ci sono lacune fondamentali nelle programmazioni economiche e sociali.
Per questo diciamo fin d'ora, avendo ascoltato le relazioni programmatiche del Presidente del Consiglio e avendo anche letto diverse dichiarazioni di esponenti di maggioranza, non solo che le nostre radici abitano altrove, ma anche che le priorità di riferimento, oggi, per affrontare la crisi, devono mettere al centro il tema dei salari, del lavoro, della crescita, della formazione e della tenuta sociale del Paese, perché il rischio è quello di un conflitto sociale. L'allargamento delle disuguaglianze è la prima questione che dobbiamo affrontare, perché con l'incremento delle stesse si compromette la tenuta sociale della comunità e si riducono gli spazi della crescita. Sappiamo bene che la crescita è l'elemento più importante per costruire la sostenibilità del nostro debito e dunque non possiamo non avere misure in questo senso. Nel rapporto con il Governo di centrodestra, che è giustamente un Governo politico, eletto con il consenso degli elettori, avremmo preferito fin da subito una discussione sulle priorità della legge di bilancio, cosa che ovviamente avete eluso in questo primo passaggio. Come ho detto in precedenza, l'attenuante dei tempi è un elemento fondamentale e la garanzia che vi siate ispirati a criteri ragioneristici e tecnici sui saldi di previsione è altrettanto un elemento positivo in questa fase per il Paese, tuttavia riscontriamo un vuoto di programmazione economica molto rilevante.
Diciamo allora con grande chiarezza che noi siamo per combattere l'evasione fiscale e questo non lo si fa alzando il tetto sul contante, né indirizzando il Paese verso futuri condoni. L'evasione fiscale si combatte salvaguardando il principio della progressività e dell'equità, con le misure necessarie per contrastarla alla radice, perché quei 100 miliardi di euro potenziali di evasione fiscale rappresentano l'elemento decisivo per costruire la sostenibilità dell'equità delle politiche economiche e sociali dei prossimi anni. Quando diciamo che piuttosto che parlare di flat tax sarebbe meglio parlare di come sostenere il potere d'acquisto dei salari, pensiamo al cuneo fiscale, che deve essere la priorità numero uno di questa fase (Applausi), la priorità indispensabile per alzare salari inadeguati e per ridurre il costo del lavoro, anche per dare stabilità e qualità a un lavoro qualificato. Questo per noi significa affrontare i problemi reali del Paese e corrispondere a un obiettivo di programmazione economica e sociale finalizzato a ridurre le disuguaglianze come terreno fondamentale per costruire nuova crescita economica.
Pensiamo, soprattutto dopo una pandemia, che non si possano e non si debbano confermare nei saldi programmatici i saldi tendenziali. La sanità è una priorità assoluta di questo Paese.
Se guardo il quadro programmatico che avete confermato nella NADEF, passiamo dai 134 miliardi del 2022, che rappresentavano 6 miliardi in più dal 2021 - a dimostrazione che un Governo deve cambiare il programmatico rispetto al tendenziale, come avevamo fatto col Governo Draghi - a 131,7 miliardi nel 2023 a 128 nel 2024, con un rapporto spesa sanitaria-PIL che passa dal 7,1 al 6,1.
Se non si ritorna immediatamente al 7 per cento nei saldi programmatici, qui rischiamo di far saltare il sistema sanitario pubblico (Applausi) e tutte le prerogative alle quali fate riferimento, compresi quegli eroi di cui parlate, perché tali sono stati medici e infermieri che hanno lavorato negli ultimi anni per curarci e portarci fuori da una pandemia. Sono eroi. Io non li avrei mescolati e non avrei previsto alcuna misura per anticipare il rientro e creare un contenzioso tra chi si è vaccinato e ha lavorato intensamente per curarci rispetto a chi ha fatto un'altra scelta (Applausi). Avrei evitato questa umiliazione, che non ha alcunché a che vedere con il merito al quale fate riferimento: è semplicemente una umiliazione nei confronti di chi ha lavorato. Tuttavia, il sistema sanitario pubblico e privato ha bisogno di un intervento strutturale: serve un nuovo patto per la salute, serve in fretta in un rapporto tra Governo e Regioni; serve un nuovo accordo, perché anche i costi dell'energia che impattano su un ospedale, pubblico o privato, come su una RSA e su tutte le strutture residenziali così preziose per garantire la tenuta del sistema sociale di una comunità, hanno bisogno di fondi e non possiamo permetterci di dare un messaggio di risorse calanti quando dobbiamo coprire ancora i costi Covid e ridisegnare una sanità territoriale che ha bisogno di risorse.
Passo a trattare un'ultima questione, per me non banale: la transizione ambientale, digitale, sociale richiede un investimento sulle risorse umane. Oltre che sulla sanità, non c'è nulla nemmeno sulla formazione, l'istruzione e l'investimento delle risorse umane; anzi, ci possono essere dei danni.
Continuate a usare la clava della legalità, della sicurezza e dell'immigrazione per alzare la paura e gestire il consenso nei sondaggi, senza affrontare in maniera strutturale la questione dell'immigrazione come leva fondamentale per garantire uno sviluppo economico a questo Paese. Un Paese con un tasso di natalità così basso non solo deve incrementare le risorse per le famiglie e sostenere la natalità, ma deve anche gestire l'incontro tra diritti e doveri: un bambino che studia in una scuola e che è nato in Italia deve avere i diritti di cittadinanza per garantire un futuro migliore di istruzione, di formazione e di identità di questo Paese.
Evitiamo che la sicurezza, che tutti noi vogliamo - senza sicurezza sono più fragili le persone più deboli - perda e disperda il volto dell'umanità e della coesione, dell'incontro tra diritti e doveri così importante per lo sviluppo economico del nostro Paese. Serve un piano di gestione dell'immigrazione come elemento fondamentale per gestire il futuro del nostro Paese e della nostra competitività economica.
I nostri valori e le nostre radici sono altrove. Ci confronteremo - mi auguro presto - quando presenterete la legge di bilancio in Parlamento, ma su questo non faremo sconti perché le nostre radici e i nostri valori mettono al primo posto la riduzione delle disuguaglianze, una crescita inclusiva e sostenibile e non una gestione del consenso che fa leva sulla paura, senza risolvere le problematiche dei cittadini e delle cittadine italiani. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Calandrini. Ne ha facoltà.
CALANDRINI (FdI). Signor Presidente, prima di iniziare un ragionamento sull'atto del Governo, mi preme fare dei ringraziamenti. Come Presidente della Commissione speciale nata qualche giorno fa e che finirà il suo compito in queste ore, voglio ringraziare i ventisette commissari e gli uffici che hanno collaborato per il lavoro fatto in modo molto veloce sulla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza. Ho trovato nei commissari molta dedizione, partecipazione e responsabilità, prescindendo anche dalla parte politica che ognuno di loro ha rappresentato. Voglio anche auspicare che questo approccio, questo modo di lavorare possa trovare conferma anche in futuro, in un momento delicato della Nazione, andando oltre la durata di questa Commissione speciale, che come tutti sanno oggi terminerà la sua esperienza, perché da domani avremo le Commissioni permanenti.
Collega Manca, la rispetto, conosco e riconosco la sua onestà intellettuale, siamo stati per molti anni insieme nella Commissione bilancio, ma sinceramente non colgono nelle sue parole un ragionamento di ampio respiro rispetto a quelli che sono i temi. Lei parla di interventi strutturali, ma dopo tredici giorni che è nato il Governo immagino che serva ancora del tempo a tutti per poter capire qual è la direzione che dobbiamo prendere. Voglio ricordare a lei e a tutti voi dell'opposizione che in questo atto del Governo c'è molto del precedente Governo: ricordo a tutti che la prima Nota di aggiornamento è stata approvata il 28 settembre, cioè tre giorni dopo le elezioni, ed è stata approvata dal vostro Governo, rispetto al quale noi per cinque anni siamo stati all'opposizione. (Applausi). Voglio solo ricordare questo.
Sulla polemica di questa mattina, il ministro Giorgetti, apprezzato da tutti e anche da voi, ha detto in modo chiaro che il Documento programmatico di bilancio sarà presentato nei prossimi giorni, e sapete che in quel Documento ci sarà tutto ciò che manca oggi nel quadro programmatico presente nella NADEF. E ha spiegato quali saranno le misure in esso presenti. Il fatto che ci sia una ristrettezza di dati nella parte programmatica non è assolutamente vero, perché - ripeto - già questa mattina siete stati informati. E questo Documento tra circa dieci giorni arriverà sia in Europa alla Commissione europea sia nelle Aule del Senato e della Camera.
Rispetto all'atto del Governo che oggi siamo chiamati a esaminare - come dicevo prima - siamo davanti a un documento predisposto dal precedente Governo e integrato dall'attuale Governo, con una parte programmatica che, seppur ridotta, è molto importante - e va sottolineato in questo contesto - perché mette il Paese nella condizione di ripartire in un momento storico delicato della vita del Paese.
L'obiettivo prioritario è affrontare il caro energia e il caro bollette. Sebbene le ultime stime stanno indicando che il prezzo del gas è in calo, nulla può escludere una nuova impennata dei prezzi nei prossimi mesi invernali. È per questo che il Governo ha deciso di confermare l'obiettivo di deficit per il 2022, così come è stato fatto nel DEF dello scorso aprile, e di utilizzare quindi questo spazio di bilancio di circa 9 miliardi, derivanti dall'extragettito fiscale e dall'impennata dei prezzi e dunque dall'inflazione, a copertura delle nuove misure che andranno a mitigare il costo dell'energia. Saranno misure che troveranno applicazione domani o dopodomani nel nuovo decreto-legge che sarà approvato, il cosiddetto decreto-legge aiuti quater, che conterrà le prime risposte concrete per le famiglie e le imprese italiane. Nello specifico, con i 9 miliardi sarà finanziata fino al 31 dicembre l'esenzione dai crediti d'imposta sugli acquisti di energia e gas e sarà prorogato il taglio delle accise e dell'IVA su benzina e gasolio, anche in questo caso fino alla fine dell'anno.
Certamente non basteranno dette misure, ma sarà necessario richiedere l'autorizzazione per quanto riguarda gli obiettivi programmatici di indebitamento netto; obiettivi che comportano una disponibilità importante rispetto alla previsione tendenziale, che è di oltre 21 miliardi, che utilizzeremo con la prossima legge di bilancio, e di 2,5 miliardi per il 2024. Tali risorse con la prossima legge di bilancio saranno destinate a rafforzare il contrasto al caro energia per famiglie e imprese, come ho ricordato in precedenza.
Siamo ripetitivi? No, non facciamo altro che mantenere fede agli impegni presi in campagna elettorale e a quanto ci è stato chiesto nelle scorse elezioni politiche dagli elettori che ci hanno dato fiducia. Quindi le nostre priorità saranno le famiglie e le imprese italiane, che vanno aiutate con ogni mezzo possibile. Poi, per tutto ciò che manca - mi riferisco alle polemiche di questa mattina, perché si parla solo di famiglie e imprese rispetto al caro bollette e al caro energia, e vivaddio che qualcuno ci sta pensando - e per tutto il resto avremo il tempo, perché quello attuale rispetto ai precedenti Governi - ricordatevelo - sarà un Governo di legislatura, che durerà cinque anni e darà tutte le risposte che servono per far ripartire il nostro Paese.
In questo momento, quello che faremo sarà una prima manovra di un Paese che cambia e che cambierà a partire da alcune modifiche importanti che attueremo e che fino a oggi non hanno funzionato: una su tutte, il reddito di cittadinanza. (Applausi). Su questo - lo diciamo in modo molto chiaro - preferiamo aiutare le aziende ad assumere piuttosto che le persone abili al lavoro a rimanere a casa. Preferiamo iniziare a implementare il nuovo sistema fiscale con l'ampliamento della flat tax da 65.000 euro speriamo a 100.000 (se non saranno 100.000, saranno 85.000 euro) e della flat tax incrementale. Preferiamo lottare contro il ritorno della legge Fornero. Di questo e molto altro siamo certi che questa Aula nei prossimi giorni avrà modo di parlare in modo molto approfondito. Agiremo con risorse che terranno conto dei saldi di finanza pubblica. Questi sono provvedimenti molto importanti e servirà la prudenza che oggi ci ha chiesto a più riprese il ministro Giorgetti.
Quello che viene fatto oggi con questo atto del Governo e che verrà fatto con la prossima legge di bilancio è delineare un nuovo approccio ai problemi del Paese. Per anni siamo stati costretti a rincorrere le emergenze; da oggi entriamo nella fase di programmazione. Stiamo gettando le basi non solo per affrontare concretamente i problemi che l'Italia si trascina da anni, ma anche per costruire l'Italia del domani. Avevamo promesso di agire per le famiglie e per le imprese; sul tema energetico lo abbiamo fatto, lo faremo e lo stiamo facendo. È cambiato l'approccio: oggi agiamo non più per ideologia politica, ma per gli interessi degli italiani. Diamo risposte laddove ci sono i bisogni, sentendo le difficoltà e le sofferenze del nostro Paese. Sull'energia, oltre alle risorse economiche, stiamo mettendo in campo anche una strategia che valorizzi le risorse naturali italiane. Abbiamo messo da parte tutta quella zavorra di politicamente corretto e di sudditanza che impediva al Paese di fare scelte quantomeno sensate.
Nel Documento in esame agiamo solo nell'interesse dell'Italia, mettendo a disposizione le risorse che hanno come obiettivo risolvere i problemi immediati della nostra gente, ma anche assicurare al Paese politiche di contrasto alla recessione, perché non nascondiamo di trovarci in una tempesta perfetta.
Presidenza del presidente LA RUSSA(ore 16,58)
(Segue CALANDRINI). Lo faremo a partire dalla prossima manovra di bilancio, le cui caratteristiche sono state delineate in modo molto chiaro e concreto dal ministro Giorgetti questa mattina. La manovra - come ha detto il Ministro - sarà ambiziosa, pragmatica e prudente, cioè volta a costruire un nuovo Paese tramite interventi concreti e senza perdere di vista il necessario requisito della sostenibilità. Molti di voi si perdono invece in polemiche strumentali: stamattina si continuava a sentire "il Presidente" o "la Presidente" del Consiglio, nonché le polemiche sui rave party e sulla chiusura dei porti. Ma, nonostante tutte le difficoltà che ci troviamo a gestire, questo Governo - secondo noi - può dire di stare sulla strada giusta, quella di fare l'interesse dell'Italia e degli italiani. (Applausi). Fratelli d'Italia è orgogliosa di esserne parte e di avere alla guida di questo Esecutivo il nostro premier Giorgia Meloni. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione congiunta.
Comunico all'Assemblea che è pervenuta alla Presidenza, sulla relazione ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, la proposta di risoluzione n. 100, presentata dai senatori Malan, Romeo, Ronzulli e De Poli.
Sono inoltre pervenute alla Presidenza, sulla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2022, le proposte di risoluzione n. 1, presentata dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori, n. 2, presentata dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, n. 3, presentata dalla senatrice Floridia Barbara e da altri senatori, n. 4, presentata dalla senatrice Paita e da altri senatori, e n. 5, presentata dai senatori Malan, Romeo, Ronzulli e De Poli.
I testi sono in distribuzione.
Ha facoltà di parlare il relatore.
GARAVAGLIA, relatore. Signor Presidente, innanzitutto ringrazio i colleghi per l'ampio e approfondito dibattito. Diversi di loro hanno sottolineato positivamente l'approccio prudente e solido di questa Nota di aggiornamento. È un dato positivo.
Diversi esponenti dell'opposizione hanno lamentato la mancanza di esplicitazione di linee politiche più precise e di pragmatismo. Devo svolgere due considerazioni.
Come prima - come diceva adesso il senatore Calandrini - la legge di bilancio arriverà a breve e, tra legge di bilancio e disegni di legge collegati, si avrà un quadro chiaramente più preciso dell'azione politica. Come seconda, vorrei fare alcuni esempi di pragmatismo. Il ministro Giorgetti ha esplicitato chiaramente stamattina la scelta politica di mettere tutto e subito il disponibile per calmierare il costo delle bollette. È una scelta pragmatica e politica che risponde all'emergenza che abbiamo ora. Quindi, i 21 miliardi si aggiungono ai 9 esistenti, per un totale di 30 miliardi, tutti e subito per quella che è la vera emergenza attuale. Tra l'altro, lo stesso ministro Giorgetti suggerì al ministro Franco nell'ultimo decreto di concentrare le risorse allora disponibili per un paio di mesi piuttosto che spalmarle su quattro, realizzando poi misure non significative. Questo ha consentito di fare un decreto con misure significative per i primi due mesi e con i 9,1 miliardi esistenti, dopo il voto del Parlamento, si farà quello che serve per gli ultimi due mesi, arrivando in maniera ordinata a fine anno.
Altro esempio di pragmatismo: il fatto che le due misure, il 110 per cento e il reddito di cittadinanza, abbiano bisogno di un tagliando è ovvio e naturale, ci mancherebbe altro. Capisco le osservazioni di chi li ha proposte, ma è evidente che vanno riviste. Se il 110 per cento andava bene così come è, non avevamo tutti i problemi che abbiamo di cessione del credito. Per non parlare dei pesanti effetti regressivi. Siamo così sicuri, cari senatori e care senatrici, che sia opportuno e corretto in una situazione economica come questa, finanziare al 100 per cento la ristrutturazione della seconda casa di una famiglia ricca? Non è correttamente un'azione politica da fare nell'attuale situazione.
Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, al netto delle distorsioni e degli abusi che non c'entrano, nel momento in cui abbiamo solo nel turismo una mancanza di 300.000-350.000 persone e una disoccupazione dell'8-9 per cento, c'è qualcosa che non va. Il reddito di cittadinanza è una delle componenti, uno dei motivi per cui manca l'incrocio tra domanda e offerta di lavoro. È evidente che le due misure necessitano di un tagliando e questo è sano pragmatismo.
Infine, sul pragmatismo si critica la proposta di tornare a trivellare. Va bene. Ma nel momento in cui abbiamo gli attuali prezzi del gas e problemi di approvvigionamento, va da sé che, finché si usa un metro cubo di gas metano in Italia, è meglio usare un metro cubo di gas metano prodotto in Italia. È talmente ovvio che non servirebbe neanche discuterne.
Concludo su un tema più generale. La solidità della Nota di aggiornamento in esame, la prudenza e il pragmatismo si legano a quello che diceva adesso il senatore Calandrini, ovvero a una prospettiva di serena tranquillità di orizzonte politico di cinque anni. Il fatto che ci sia una maggioranza politica omogenea e coesa, con una prospettiva di lavoro di cinque anni, consente di realizzare con calma, serietà e pragmatismo il programma di Governo con cui ci si è presentati agli elettori. Anche questo è un indice di serietà e pragmatismo. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate alla relazione ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, nonché di indicare quale proposta di risoluzione relativa alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza e relativa integrazione intende accettare.
SAVINO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, accolgo, a nome del Governo, le proposte di risoluzione nn. 5 e 100.
PRESIDENTE. Poiché il Governo ha dichiarato di accettare le proposte di risoluzione nn. 5 e 100, entrambe a firma dei senatori Malan, Romeo, Ronzulli e De Poli, decorre da questo momento il termine di mezz'ora per la presentazione di eventuali emendamenti ad esse riferiti.
Passiamo quindi alla votazione.
SALVITTI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALVITTI (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza che ci accingiamo a votare oggi deve rappresentare la cornice dell'imminente legge di bilancio. Ma, consentendoci di andare al cuore della questione, rappresenta nell'immediato una leva per le famiglie e per le imprese così duramente colpite dagli effetti di una crisi economica e sociale senza eguali.
Come illustrato oggi dal Ministro dell'economia e delle finanze nell'audizione svoltasi presso la Sala del Mappamondo, e come più volte esposto dal nostro Presidente del Consiglio, in questo provvedimento vengono individuate risorse per circa 30 miliardi, i 9 dell'anno in corso, più i 21 individuati per il 2023. È quindi su queste direttrici che l'Esecutivo ha avviato immediatamente la propria azione, dimostrando reattività rispetto al problema che si è posto, affrontando subito l'emergenza del nostro Paese. Sia il Governo, sia la maggioranza tutta hanno ben chiaro che gestire le emergenze non può essere considerato assolutamente sufficiente: occorrerà parallelamente intervenire con visione e prospettiva, in modo mirato e strutturale, affinché le famiglie, i lavoratori, gli imprenditori e tutto il tessuto produttivo della Nazione possano risollevarsi e per far tornare il nostro sistema Paese ad essere forte e competitivo. Occorre dunque mettere a sistema misure immediate, come ci accingiamo a fare oggi, ma anche strategie di lungo raggio. La prudenza e la pragmaticità dei documenti odierni ci fanno interpretare il ruolo del buon padre di famiglia, ma ciò non significa che non che non abbiamo visione e prospettiva. D'ora in poi, i due rami del Parlamento saranno chiamati a lavorare, a esaminare provvedimenti diversi e distinti, ma in realtà strettamente interconnessi tra loro, perché accomunati dal medesimo obiettivo.
La nostra sarà una manovra ambiziosa, pragmatica e concreta, ma con una visione assolutamente ben chiara. Questo, cari colleghi, significa per noi non soltanto affrontare le questioni sul piano dell'emergenza, ma anche, se non soprattutto, incidere attraverso una visione chiara di amplissimo respiro e saldamente ancorata a una concretezza e una coerenza sulle quali il Governo Meloni ha sin da subito impostato l'azione politica, economica e sociale del nostro Esecutivo. È stato detto chiaramente durante la campagna elettorale, scritto nero su bianco nel programma che i cittadini italiani hanno premiato lo scorso 25 settembre: un'azione politica incentrata sulla tutela dell'interesse nazionale, sulla difesa e sulla promozione dell'Italia. Una pietra angolare, quella dell'esclusivo interesse della nazione, sulla quale riedificarla con determinazione, serietà e concordia, liberando le migliori energie a disposizione.
L'Italia deve tornare centrale nello scacchiere internazionale, a pieno titolo parte dell'Europa, dell'Alleanza Atlantica e dell'Occidente, per renderla più snella e funzionale attraverso il potenziamento di infrastrutture strategiche. Un'Italia più vicina gli italiani, attraverso le riforme istituzionali della giustizia e della pubblica amministrazione. Una nazione più giusta, con un fisco che sia davvero equo, più attenta al sociale, attraverso il sostegno ai bisognosi, ai fragili, alla natalità ed alle famiglie in difficoltà; dunque, con la messa a punto di vere politiche di conciliazione, lavoro e famiglia.
Oggi è solamente un primo tassello di quanto stiamo costruendo tutti insieme e che ci vedrà protagonisti per i prossimi cinque anni, perché questo è un Governo politico, con una durata ed una visione a lungo termine. Tutto quanto appena detto deve rappresentare sicuramente il programma di una legislatura intera, che si deve intravedere già da questi primi provvedimenti.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, il Gruppo di cui faccio parte è convintamente parte attiva ed integrante di questa maggioranza e al fianco dell'Esecutivo, condividendone il metodo di lavoro e gli strumenti messi in campo per gestire l'emergenza in atto e la direzione indicata per risollevare questa nostra splendida Italia.
Per questo motivo, annuncio il voto favorevole alla risoluzione di maggioranza sulla NADEF dei Civici d'Italia-Noi Moderati-MAIE. (Applausi).
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, in realtà, naturalmente annunciando il voto contrario alla risoluzione della componente Alleanza Verdi Sinistra del Gruppo Misto, ho già avuto modo qualche giorno fa, in presenza del presidente Meloni, di manifestare una certa sorpresa.
Questo perché, dopo aver ascoltato la campagna elettorale delle forze di centrodestra e di destra, che hanno effettivamente vinto le elezioni, pensavo di dover fare opposizione a una destra sociale, come in una certa tradizione di questo Paese. Invece, mi accorgevo già qualche settimana fa, dopo aver ascoltato il presidente Meloni, ma me ne accorgo ancora di più oggi, dopo aver letto la Nota che avete presentato, che la destra cui ci toccherà fare opposizione è una destra profondamente liberista, una destra in piena continuità con ricette che peraltro abbiamo ascoltato per molti anni. Sono le ricette proprie di una stagione politica passata, del vecchio centrodestra di Governo, quello berlusconiano.
Mi pare, da questo punto di vista, che gli elementi di una tradizione al tempo stesso liberista e conservatrice emergano in maniera molto forte nelle note che abbiamo avuto occasione di leggere. Lo dico anche con una certa sorpresa; dal mio punto di vista, in quanto membro esponente di un partito politico, Sinistra Italiana, che è stato all'opposizione del Governo Draghi nel corso di questi anni, vedo invece in questa Nota una profonda continuità, nelle ricette che vengono avanzate dal Governo Meloni, proprio con quel Governo rispetto al quale pure Fratelli d'Italia si poneva all'opposizione.
Anche questo mi sorprende molto. Davvero, è bastato pochissimo tempo, semplicemente qualche settimana, per cambiare in maniera significativa una certa impostazione politica. Penso di poter dire che questo si vede molto leggendo la Nota: non semplicemente sottolineando quanto la Nota contiene, ma anche e soprattutto guardando quello che nella Nota, invece, non c'è, com'è stato rilevato anche da altri colleghi durante la discussione generale, secondo me giustamente.
Lo dico al Governo, provando a farlo nella maniera più chiara possibile: è come se ci fosse una rimozione totale e generalizzata di quella che dovrebbe essere, invece, la grande ossessione di tutti noi, vale a dire la risposta alla principale emergenza del Paese, che ha un nome ed un cognome e si chiama diseguaglianza sociale. Rispetto a questa emergenza gigantesca e rispetto al dato strutturale con il quale ci confrontiamo oggi in Italia in questa Nota di aggiornamento, purtroppo, non ci sono risposte significative, o meglio si fa finta che questa grande questione politica e sociale semplicemente non esista.
Eppure la forbice tra ricchi e poveri in questi anni e in questi mesi si è allargata in maniera molto significativa. La pandemia ha evidentemente contribuito ad allargare questa forbice. Non è vero che la pandemia ha messo tutti nella stessa condizione di crisi; la pandemia ha colpito una larga parte della popolazione, ha impoverito il ceto medio, milioni di famiglie, ma ha anche arricchito una piccola percentuale della popolazione del Paese. Tuttavia, nonostante questo dato così evidente e clamoroso, rilevato da qualunque istituto e peraltro sotto gli occhi di tutti, si sceglie ancora una volta di immaginare che le risorse vengano destinate in massima parte alle imprese, senza sostanzialmente prendere atto della situazione e senza porre in campo elementi di cura rispetto alla vera e propria caduta libera del potere di acquisto delle persone.
La Nota, lo abbiamo visto, è dedicata alle componenti negative della congiuntura economica (aumento dei costi dell'energia, inflazione vicina al 10 per cento, ribasso delle stime della crescita per il 2023, misero aumento del PIL, peggioramento della bilancia commerciale, battuta di arresto della produzione industriale e mancato decollo del PNRR), mentre non si descrivono le misure concrete che si intendono adottare con la manovra.
Ci sono sicuramente delle misure per contrastare il caro bollette, ma anche qui, in un momento come questo, penso che non si possa trattare questa materia come se fosse un compartimento stagno separato, facendo finta che non esista, invece, una grande questione riguardante i salari, le pensioni e per l'appunto il potere d'acquisto.
Come ho detto anche qualche settimana fa e sono costretto a ripetere, siamo nella condizione drammatica in cui milioni di famiglie devono sostanzialmente decidere e scegliere se pagare le bollette o se mettere il piatto a tavola. Penso che un Governo che si rispetti, un Parlamento e un Paese che provino a farsi carico in qualche modo di questa grande emergenza nazionale non possano mettere le persone nella condizione di dover fare questa drammatica scelta.
Avete fatto un richiamo alla prudenza, come è stato detto più volte anche in questi giorni e in queste ore; io credo, però, che questo dovrebbe essere il tempo del coraggio e non semplicemente il tempo della prudenza.
Ci dite che le risorse liberate per la manovra, circa 23 miliardi, verranno impiegate in via esclusiva per misure contro il caro energia, che queste risorse saranno sufficienti soltanto per i primi mesi del 2023, ma non ci dite come finanzierete il resto della manovra; non ci dite quali saranno i tagli alle spese, né chi colpiranno ed evidentemente tutto questo ci lascia con una grande preoccupazione.
Non si capisce nemmeno come finanzierete le misure annunciate in campagna elettorale, la flat tax, le pensioni, il taglio del cuneo fiscale di cui non c'è traccia all'interno della NADEF, lo stralcio delle cartelle esattoriali.
Non c'è nessun riferimento, anzi, c'è l'assenza vistosa e clamorosa di quelle misure concrete che servirebbero, invece, per contrastare la crescita della povertà e delle diseguaglianze, nonostante la pandemia abbia accentuato questi elementi di diseguaglianza e acceso i riflettori su una condizione molto grave e rischiosa del Paese.
Voi di questo non volete tener conto, come non volete tener conto di quella che dovrebbe essere invece oggi la ragione di fondo attorno alla quale costruire un ragionamento. Noi lo diciamo senza alcuna paura di essere tacciati di eccessivo radicalismo, anche perché è ormai materia di discussione di larga parte degli economisti liberali e in tutto il mondo vede un sempre maggiore consenso. Si tratta di una proposta non radicale, ma semplicemente di buon senso. Questo è il momento di mettere mano alla tassazione dei grandi capitali, perché dinanzi alla crescita gigantesca della diseguaglianza non può passare l'idea che tutto il Paese debba farsi carico allo stesso modo della crisi sociale. Chi, nel corso di questi anni, si è arricchito e ha accumulato grandi patrimoni dovrebbe pagare la crisi sociale o, almeno, dovrebbe portare un contributo affinché si possa immettere un elemento di controtendenza.
Ciò vale per tutti, ma soprattutto (è stato richiamato giustamente anche nell'intervento del senatore Magni durante la discussione generale) per gli extraprofitti delle società energetiche. Come diciamo da mesi, non è accettabile che le grandi società energetiche che hanno accumulato profitti assolutamente spropositati non siano sottoposte ad alcuna tassazione. Crediamo che anche l'aliquota oggi fissata al 25 per cento vada alzata al 100 per cento e che, una volta per tutte, si recuperino i 40 miliardi di euro degli extraprofitti. Grandi capitali, extraprofitti e cambio radicale della tendenza costruita in tutti questi anni: anche di questo non vi è traccia nella vostra Nota.
Non vi sono neanche misure per difendere il lavoro di fronte alla crescita dei prezzi, con la totale assenza di un sistema per indicizzare automaticamente salari e pensioni. Ci sono tutte le ragioni per ribadire con forza la nostra opposizione. Lo dico ovviamente al Governo, ma anche alla mia parte. Lo dico alle opposizioni...
PRESIDENTE. Senatore De Cristofaro, la invito a concludere.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Lo dico alle opposizioni, in questo caso, e non semplicemente al Governo. In una situazione come questa credo sia dovere delle opposizioni di questo Paese ricercare gli elementi di unità in tutti i modi possibili e coordinarsi, ponendo fine agli elementi di rottura che hanno purtroppo accentuato e favorito... (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi).
PATTON (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATTON (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, rappresentanti del Governo, la contrazione dei margini di crescita richiama la necessità di forti misure anticicliche per tenere lontano i rischi di recessione.
La Nota di aggiornamento stima per il 2023 un margine di crescita del PIL dello 0,6 per cento, ma è una previsione che può essere smentita dalle incognite del quadro internazionale, dall'efficacia del price cap e dalla capacità del Governo di portare a compimento il percorso intrapreso da Draghi sulle nuove fonti di approvvigionamento energetico e sul PNRR, mantenendo e incrementando gli stanziamenti già previsti per la ricerca e l'innovazione.
Guardando ai prossimi anni, una partita altrettanto importante sarà quella europea sulla riforma del Patto di stabilità e crescita. È evidente a tutti che se si dovesse ritornare a regole particolarmente stringenti per l'Italia sarebbe un grave problema. Noi oggi facciamo nuovo deficit (22 miliardi aggiuntivi per il 2023), con un ritmo di discesa del peso del debito sul PIL nettamente inferiore rispetto al tendenziale di settembre. Gran parte del nostro destino si gioca quindi in Europa ed è legato all'evoluzione del quadro internazionale. Intanto fa bene il Governo ad avere un approccio prudenziale sui conti e a destinare praticamente tutte le risorse disponibili per contrastare l'aumento dei prezzi energetici che rischia di stritolare le imprese e di far scivolare nella povertà centinaia di migliaia di famiglie. Bisogna rafforzare le misure fin qui messe in campo, favorendo anche l'accesso al credito delle imprese che scontano gravi problemi di liquidità e realizzando un forte intervento per il potere d'acquisto di lavoratori e pensionati, attraverso un'importante taglio del cuneo fiscale.
Quello che ancora non è chiaro è il modo con cui il Governo andrà a reperire le risorse per tener fede alle proprie promesse elettorali, a cominciare dall'estensione della flat tax per i lavoratori autonomi a 85.000 euro. Stando alla Nota di aggiornamento delle due l'una: o si tagliano interventi in essere o si aumentano le tasse. Nella fase che attraversiamo nessuna delle due strade è percorribile. La flat tax a 65.000 euro ha agevolato, come si legge nella relazione accompagnatoria, delle particolari forme di evasione Irpef, ma ha generato una disparità fiscale importante tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti che l'estensione a 85.000 euro non farebbe altro che aumentare. Bisogna invece ridurre la pressione fiscale su tutti i lavoratori autonomi attraverso una progressività più equa e delle fiscalità di vantaggio, soprattutto per le donne e i giovani che intraprendono un percorso da liberi professionisti, così come previsto dalla delega fiscale del precedente Governo.
Il punto vero è che nel loro insieme gli interventi prospettati non sembrano orientati a un principio di maggiore equità sociale. Si ragiona sulle strette al reddito di cittadinanza e sulla cancellazione di tutta una serie di piccoli benefici fiscali che interessano i redditi medio-bassi per spostare queste risorse a favore di altre categorie sociali. Si continua a parlare di pensioni senza neppure un accenno all'occupazione giovanile e al fatto che le giovani generazioni una pensione non la vedranno mai. Si parla di pace fiscale senza distinguere chi quelle tasse non è stato in grado di pagarle e chi ha deciso di non pagarle.
Per tutte queste ragioni, signor Presidente, il Gruppo Per le Autonomieesprimerà un voto di astensione. Da un lato apprezziamo l'approccio prudenziale di questa Nota di aggiornamento, dall'altro però abbiamo seri dubbi sull'efficacia di una strategia generale che rischia di allargare la forbice delle disparità, non facendo il massimo per chi ha bisogno e per quelle imprese che possono spingere per la crescita economica. (Applausi).
FREGOLENT (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FREGOLENT (Az-IV-RE). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, la nuova Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza presentata dal Governo Meloni nasce sulla scia di quella presentata dal precedente Governo Draghi e, mentre anche nelle sue innovazioni positive gode dei miglioramenti tendenziali derivanti dalle politiche dell'Esecutivo precedente, lasciano assai perplessi le previsioni pluriennali: se da un lato speriamo, nell'interesse del Paese, che vengano rispettate, dall'altra le troviamo - usando un eufemismo generoso - molto ottimistiche.
Mentre dalle ultime rilevazioni è oggettivo che l'aumento del costo dei prodotti energetici e delle materie prime in generale e il conseguente processo inflattivo non abbiano intaccato la crescita del 2022, le previsioni sull'andamento del prodotto interno lordo per gli anni a venire non sono altrettanto rosee. Quello che non si comprende è come con una crescita quasi a zero nel 2023 tutti gli altri indicatori (rapporto deficit-PIL, tasso di disoccupazione, debito pubblico) restino invece nel triennio pressoché in linea con le previsioni dei documenti precedenti. L'unica spiegazione valida potrebbe ritrovarsi nel fondamentale successo delle politiche di sostegno a imprese e famiglie che l'extragettito prodotto da Draghi e lo scostamento di bilancio che potremmo a breve votare (sempre grazie al miglioramento dei tendenziali rispetto al DEF di aprile) consentiranno. Noi lo speriamo vivamente.
Certo, va rilevato come, per tutto il 2022, l'Esecutivo precedente abbia investito risorse per oltre 57 miliardi di euro, mentre qui parliamo solo di 32 miliardi di euro, anche considerando le risorse immediatamente spendibili nell'anno in corso e solo dopo l'approvazione del documento di cui stiamo discutendo. È difficile pensare di ottenere i medesimi risultati con risorse pari alla metà ed è difficile non pensare che saranno necessari altri interventi. Bisogna però tenere presente che gli scostamenti in futuro saranno molto più delicati da attuare, considerando infatti questo extra-deficit che stiamo per autorizzare. Il valore delle emissioni di titoli di Stato italiani, coperti integralmente dagli acquisti della BCE, si avvicina a 63 miliardi di euro, per i quali il Tesoro, dal prossimo anno, dovrà progressivamente trovare nuovi acquirenti sul mercato; tutto ciò in una dinamica di tassi di interesse che costringerà a considerare nuove previsioni riguardo al costo dei tassi sul debito, almeno finché la spinta inflattiva non perderà vigore.
Giusto per dare un po' di numeri, che troviamo proprio sulla NADEF, il costo degli interessi sul debito ammonterà nel 2022 a 78 miliardi di euro, 1,9 miliardi di euro in più rispetto alla NADEF di Draghi e ben 11,4 miliardi di euro in più rispetto al DEF di aprile. Per il triennio 2023-2025 la situazione appare ancora più pesante: 10,4 miliardi di euro in più rispetto alla NADEF di Draghi e 62,3 miliardi di euro in più rispetto al DEF di aprile. Si cercano risorse, quindi, ma la spending review dei Ministeri sembra timida e anche abbastanza aleatoria nella sua procedura. Inoltre non vediamo una posizione netta sul reddito di cittadinanza. Si dovrebbe operare una radicale riforma di questo strumento, che preveda l'introduzione di un meccanismo di imposta negativa, contestualmente alla reintroduzione dei voucher, per i redditi da lavoro inferiori a 12.000 annui, l'eliminazione del sussidio per gli under 30 e l'attribuzione dell'assegno unico universale per la componente legata al numero dei figli. Inoltre andrebbero potenziati i progetti utili alla collettività (PUC) e prevista la decadenza del beneficio dopo il primo rifiuto di un'offerta di lavoro congrua.
Grande attenzione dovrà essere posta poi, in sede di redazione del bilancio, all'effettiva applicazione, non più derogabile, delle disposizioni di cui all'articolo 1 della legge n. 178 del 2020, perché la lotta all'evasione e l'incremento della propensione all'adempimento spontaneo degli obblighi tributari da parte dei contribuenti rispondono sì pienamente a un'idea di fiscalità sana, sostenibile e improntata alla crescita economica, ma questo rapporto funziona in relazione al legame tra il verificarsi dell'aumento di gettito dovuto alla maggiore diffusione della compliance, da un lato, e la riduzione della pressione fiscale dall'altro. Si tratta di una presidio generale di efficacia e buon andamento di quel patto fiscale e sociale che lega la lotta all'evasione alla riduzione complessiva della pressione fiscale, alimentando e rendendo automatico il legame tra il verificarsi di un aumento strutturale del gettito, dovuto al miglioramento dell'adempimento spontaneo, e la destinazione di quel gettito al fondo istituito con la medesima legge n. 178 del 2020, per interventi di riduzione della pressione fiscale.
Vede, presidente Meloni, noi la seguiamo: non c'è sfuggita la convocazione di ieri della cabina di regia del PNRR. La sua attenzione è anche la nostra, così come sono nostre anche le sue preoccupazioni. I risultati previsti dalla NADEF dipendono, non soltanto ma in buona parte, dalla capacità di spesa delle risorse del PNRR. Ebbene, sarà opportuno un monitoraggio sempre più attento e stringente sui tempi di effettiva cantierizzazione e realizzazione delle opere (Applausi), in particolare esaminando i 191,5 miliardi di euro della Recovery and resilience facility: al netto del fondo complementare nazionale, sono stati spesi in un anno circa 21 miliardi di euro e ne residuano ancora 171,5, che dovranno essere spesi entro i prossimi quarantadue mesi e, di questi, 12 entro fine anno. Questa situazione, a cui si va ad aggiungere l'aumento dei costi delle materie prime e la nuova procedura dei bandi di gara, rischia di vedere ritardi nella realizzazione degli interventi e dovrà essere scongiurata anche, se necessario, con interventi ad hoc, che garantiscano l'efficienza del sistema burocratico e dei relativi controlli.
Devo ammettere che la critica fatta da alcune opposizioni circa il fatto che manca la politica in questa NADEF è quello che, invece, a noi convince di più: per fortuna, manca la politica, la vostra politica, quella della campagna elettorale che ci ha visto all'opposizione. È invece una NADEF tecnica, scritta dagli uffici della Ragioneria dello Stato, in continuità con il Governo Draghi.
Lo so, è una furbata che avete fatto: avete bisogno dell'Europa, ve ne siete accorti una volta andati al potere, sapendo che siete - come dire? - dei vigilati speciali. Prima c'era un Premier credibile agli occhi dell'Europa, Mario Draghi, e oggi questo rapporto è tutto da costruire.
Dalle parole in campagna elettorale sembrava che diceste: padroni a casa nostra, e avete scoperto, andando in Europa, che si è padroni a casa nostra solo se l'Europa consente di dare a noi italiani le risorse necessarie per andare avanti. E così avete fatto un documento neutro, talmente neutro che tutti si possono riconoscere. Ovvio che poi avete fatto la politica, quella dei rave, la reintroduzione dei medici no vax: lì avete dato la vostra vera espressione di cosa intendete fare per il Paese.
Oggi si vota un documento che va incontro agli italiani, in particolare lo scostamento che serve - speriamo - a ridurre le bollette e a dare un po' di respiro alle imprese italiane. Voteremo a favore dello scostamento di bilancio per senso di responsabilità nei confronti delle famiglie e delle imprese che ci hanno votato il 25 settembre e anche di quelle che non ci hanno votato, ma che ci guardano con attenzione e che meritano una risposta concreta. Ci asterremo, invece, sul documento della NADEF. (Applausi).
Vi aspettiamo al varco con la legge di bilancio; noi ci saremo con proposte concrete, come abbiamo fatto in tutta la campagna elettorale, e se farete qualcosa di positivo per gli italiani ve ne daremo merito, ma fino ad ora quel qualcosa di positivo per gli italiani l'ha fatta la NADEF, scritta dalla Ragioneria dello Stato sotto dettatura dell'ex premier Mario Draghi, (Applausi).
RONZULLI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RONZULLI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, colleghi senatori, da tre anni a questa parte gli italiani sono messi a dura prova da calamità che stanno piegando le loro resistenze: prima il Covid, la crisi economica che ne è conseguita, quindi l'invasione dell'Ucraina che ha portato con sé un'emergenza energetica senza precedenti, già prevista anche senza il conflitto; una guerra che, sul piano dei costi che ogni famiglia deve sostenere, ha prodotto conseguenze ancora più gravi.
Tutto ciò non poteva non provocare pesanti ripercussioni sulla vita dei nostri cittadini, intaccando la loro fiducia, indebolendo le loro forze, mortificando la speranza di una rapida via d'uscita da un tunnel che sembra non vedere la luce.
Se la fine della crisi non dipende da noi, ma da cause che solo in minima parte possiamo governare e gestire, da noi dipenderà come saremo in grado di mettere gli italiani nelle condizioni di affrontarla e di superarla. Gli italiani sono al centro dei pensieri di Forza Italia, della coalizione di centrodestra, nata - è bene ricordarlo - nel 1994 dalla visione del presidente Berlusconi, e che da allora è sempre stata unita e coerente per programmi e idee. Una coalizione che il 25 settembre scorso ha ottenuto dagli elettori un mandato chiaro e inequivocabile.
Oggi, con un Governo finalmente politico dopo ben undici anni d'attesa, il centrodestra cammina da solo, senza scomodi compagni di viaggio, e lo fa deciso, per realizzare quel programma che abbiamo promesso agli elettori per ammodernare il Paese, per farlo ripartire, ma soprattutto, in questo momento, per intervenire con urgenza in quei settori che più degli altri stanno piegando famiglie, lavoratori, imprese. Mi riferisco, appunto, ai costi energetici, alle tasse, alla pressante crisi economica. La NADEF e la revisione di bilancio che ci accingiamo a votare vanno proprio in questa direzione. L'aumento dei prezzi dell'energia rappresenta senza alcun dubbio l'urgenza che l'Italia si trova ad affrontare e che richiede non solo risposte immediate, ma misure concrete di azione e abbassamento dei prezzi per sostenere le famiglie. Destinare i 31 miliardi liberati dal Governo per proteggere gli italiani dal caro bollette è la risposta migliore per restituire un po' di fiato ai cittadini. In altre parole, si aiuteranno gli italiani ad affrontare i mesi più difficili che abbiamo davanti, in previsione di un miglioramento economico che aiuterà il Paese a ripartire.
Per ripartire, questo Governo non può limitarsi alla gestione delle emergenze, perché dovrà avere - e sicuramente l'avrà - una visione strategica di medio e lungo periodo. In una parola, oltre al senso di responsabilità, serietà e prudenza, dimostrato nelle stime di bilancio senza fughe in avanti che in questo momento delicato non sono possibili, c'è bisogno di coraggio. Noi questo coraggio, come abbiamo già detto, lo abbiamo. C'è anche bisogno di infondere speranza e ottimismo. Non è sufficiente stanziare risorse, che vanno impiegate non solo per arginare l'emergenza, ma anche per interventi strutturali e strategici in grado di agevolare la ripresa economica.
Forza Italia manterrà sempre alta la guardia sugli ambiziosi obiettivi che ci siamo dati candidandoci al governo del Paese; obiettivi decisivi che devono costituire la priorità assoluta dell'azione dell'Esecutivo. Dobbiamo partire fin da subito, fin dalla legge di stabilità, e lavorare per realizzare il programma che consentirà tutto questo e tutto ciò che abbiamo promesso agli italiani, a cominciare dai primi passi per abbassare le tasse arrivando ad un'aliquota unica al 23 per cento, per tagliare il cuneo fiscale per imprese e lavoratori, per prevedere una no tax area fino a 13.000 euro. Inoltre, se riusciremo a liberare il popolo delle partite IVA e le famiglie dall'oppressione fiscale, il Paese davvero potrà rimettersi in marcia con un colpo deciso. È solo con la diminuzione della pressione fiscale che tutti potranno contare su un incremento del reddito disponibile, che a sua volta porterà a un aumento di consumi delle famiglie, facendo da volano al rilancio dell'economia. Dobbiamo riprendere la battaglia, che da sempre conduce Forza Italia, per la definitiva abolizione dell'IRAP; dobbiamo dare possibilità di rilancio alle imprese prevedendo per loro sgravi fiscali e incentivi strutturali a favore di quelle che assumono, specie i giovani, in nome del principio "chi più assume meno paga".
Un Paese non riparte se non viene anche realizzato un poderoso piano di ammodernamento della rete infrastrutturale, realizzando quelle grandi opere che consentiranno alle nostre eccellenze di competere come meritano sulla scena internazionale. Le imprese oggi si trovano spesso a viaggiare con il freno a mano tirato a causa di una burocrazia eccessiva e di un sistema fiscale insostenibile. È dunque assolutamente necessario abbassare le tasse, ma è anche doveroso cancellare quelle inique, che rischiano di far uscire dalla finestra parte dei 31 miliardi che con fatica il Governo ha fatto entrare dalla porta principale. Se infatti dobbiamo sostenere economicamente i cittadini proteggendoli dal caro bollette, sarebbe sbagliato costringerli a pagare altro con quanto risparmiato sull'energia.
Come detto, abbiamo ben chiaro il programma di Governo sottoscritto dall'intero centrodestra prima della campagna elettorale, e la partenza dell'Esecutivo va esattamente in questa direzione. Oltre alla partenza, ciò che conta però è anche il viaggio e sul nostro tragitto abbiamo alcune tappe importanti che non possiamo e non dobbiamo dimenticare, proprio in un'ottica di protezione degli italiani. La guerra al caro bollette è sì la scadenza più importante che abbiamo di fronte a noi, ma dobbiamo avere ben presente che all'inizio del nuovo anno sulla testa dei cittadini incombono due nuove tasse che abbiamo cercato di combattere in ogni modo. Stiamo parlando della plastic tax e della sugar tax, che entreranno in vigore dal 1° gennaio e che peseranno circa 600 milioni di euro. Forza Italia ha avversato fieramente e tenacemente queste nuove imposte, così come combatteremo sempre ogni misura che metta le mani nelle tasche degli italiani. Va bene la transizione ecologica ma, come sempre sostenuto da Forza Italia, non può essere a danno delle imprese, dei lavoratori e delle famiglie. Diciamo questo perché conosciamo la sensibilità e la coerenza del Presidente del Consiglio e dell'intero Governo, e siamo certi che saprà intervenire con tempestività per evitare questa eccessiva penalizzazione per i nostri cittadini.
Oggi mettiamo il primo concreto mattoncino per gettare le fondamenta dell'Italia che vogliamo e che vorremmo realizzare. Con l'approvazione della NADEF e dello scostamento di bilancio compiamo il primo passo di una lunga ed entusiasmante avventura di un Governo che sarà di legislatura e che potrà contare sulla forza propulsiva di Forza Italia. Lo facciamo - come detto - con un provvedimento che permetterà ai nostri cittadini di guardare con maggiore fiducia e con speranza ai prossimi anni; una speranza che soltanto questo Governo e questa maggioranza potranno dare loro. Per questo annuncio il voto favorevole del Gruppo Forza Italia. (Applausi).
LICHERI Ettore Antonio (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LICHERI Ettore Antonio (M5S). Signor Presidente, senatrici e senatori, mai prima di oggi le associazioni di categoria, le confederazioni sindacali e i corpi sociali in generale si erano trovati così uniti nel chiedere al nuovo Governo un deciso cambio di passo, nella consapevolezza che qui si è tutti sull'orlo di un baratro. Tutti insieme, tutto il Paese oggi chiedeva al nuovo Governo interventi forti e robusti, perché c'è un'inflazione che è quasi al 12 per cento, perché ci sono stipendi e buste paga che stanno perdendo, anzi perso il potere d'acquisto, perché ci sono riforme e investimenti pubblici e privati che stanno rimanendo al palo per il rincaro delle materie prime, perché si sta chiedendo disperatamente un taglio del costo del lavoro che in questi giorni è stato definito shock.
Tutti questi temi, Presidente, tutte queste emergenze noi oggi le abbiamo portate al ministro Giorgetti in audizione, chiedendogli che ci indicasse dove fossero scritti gli indirizzi programmatici, perché stiamo parlando di NADEF e la legge finanziaria dice che in essa si deve dare il quadro programmatico, si deve indicare la strada che porta alle soluzioni dei problemi della gente. Questa è la NADEF: l'indirizzo programmatico che deve indicare dove, secondo il Governo, è la soluzione.
Ebbene, senatrici e senatori, le parole da lui più pronunciate stamattina in audizione sono state prudenza e cautela. Cautela e prudenza. Sì, è vero, i colleghi oggi pomeriggio in Commissione ci hanno risposto che noi pensavamo che loro fossero dei barbari e invece non sono i barbari che noi immaginavamo. Sì, ma noi non pensavamo nemmeno che sareste diventati così rapidamente dei burocrati di regime, francamente. (Applausi).
Oggi ci dite di fare attenzione, perché poi il documento deve ottenere l'avallo dell'Europa. Ah sì? Ma è per caso quella stessa Europa dove doveva finire la pacchia? Oppure dove dobbiamo prendere atto che oggi finisce la pacchia, ma finisce per i nostri precari, per i nostri investitori, per le nostre imprese, per i nostri risparmiatori, per quegli 8 milioni di dipendenti che stanno aspettando il rinnovo dei loro contratti nazionali. Ci si risponde che però il Governo, con questa Nota, dà una risposta al caro bollette: ci siamo concentrati sul caro bollette, abbiamo escluso tutto il resto del mondo dei problemi, ma ci siamo concentrati sul caro bollette. Vero, vero: 9 miliardi subito e 21 miliardi per il 2023. E noi vi chiediamo: signori, ma che rimedio è? Il Governo precedente, che voi tacciavate di immobilismo e di eccessivo rigidismo finanziario - e un po' avevate anche ragione, ve lo possiamo dire - per l'anno in corso ha messo in campo 55 miliardi per il caro bollette (Applausi); che rimedio è? 9 miliardi oggi e 21 miliardi nel 2023. 21 miliardi nel 2023; non arriveremo nemmeno a marzo di quest'anno e voi oggi con questa NADEF ci dite che dobbiamo affrontare il caro bollette perché ovviamente i saldi di bilancio devono restare integri. Certo, chi oserebbe dire il contrario? Ma davvero pensate di affrontare il problema delle disuguaglianze economiche di questo Paese con la flat tax incrementale o estendendo il forfettario? (Applausi). Davvero pensate di poter risolvere il problema economico con queste due misure, che qualcuno ha avuto anche il coraggio di definire espansive? Espansive per chi? Ma chi è che prende un incremento salariale annuo da poter avere la flat tax, considerato che i premi di produttività sono già tassati al 10 per cento? Non prendete in giro gli italiani. (Applausi). Non prendete in giro gli italiani. Ma voi davvero pensate di affrontare le emergenze in questo Paese alzando la soglia del contante a 10.000 euro quando in questo momento ci sono 6 milioni di lavoratori che 10.000 euro non li guadagnano nemmeno in un anno solare? (Applausi). Non prendete in giro gli italiani. (Applausi).
Noi non votiamo questa Nota per una ragione ancora più profonda: non riusciamo a capire ancora quale sia la vostra idea di crescita sostenibile e inclusiva. Noi non riusciamo a capire che idea voi avete del futuro di questo Paese. Dichiarate di voler riprendere le trivellazioni nei nostri mari e non avete dedicato un rigo allo sblocco dei procedimenti autorizzativi delle nostre rinnovabili. (Applausi). Sapete perché non l'avete fatto? Non lo avete fatto perché voi volete consegnare la gestione dell'energia, il suo monopolio, alle multinazionali, sottraendolo all'autoproduzione e all'autoconsumo dei cittadini. (Applausi). Questa è la ragione. Così come voi non vedete l'ora di restituire la sanità ai privati; la contrazione del 6 per cento scritta nella NADEF alla voce sanità pubblica è il suo certificato di morte. (Applausi). Altro che assistenza domiciliare. Altro che medicina del territorio. (Applausi). Voi con quel 6 per cento state sancendo la rottura del patto sanitario Stato-Regioni, alla faccia di tutto quello che ci ha insegnato la pandemia. Con quel 6 per cento drammatico che avete messo a fianco alla voce sanità, voi state certificando il disavanzo strutturale del bilancio nazionale della sanità italiana. (Applausi). C'è però una ragione: volete nuovamente restituire la sanità ai privati, secondo il modello lombardo che conosciamo molto bene. (Applausi). E allora voi siete stati molto bravi e pronti a impadronirvi del malcontento; ve ne diamo atto, ma con questa Nota di aggiornamento purtroppo vi state condannando ad una perpetua impotenza. Stamattina abbiamo visto il ministro Giorgetti che prima di tutto sembrava un uomo impotente. Stamattina il Ministro diceva che la prudenza è dovuta al particolare momento che stiamo vivendo. Ma noi non vi abbiamo chiesto la luna, signori, noi vi chiediamo conto semplicemente del superbonus del 110 per cento e sapete qual è stata la risposta? «Non ho mai visto una norma che è costata così tanto per così pochi». Ma vi sembrano pochi 600.000 lavoratori che hanno ripreso a respirare, santo cielo? (Applausi). Vi sembrano pochi 124,8 miliardi di ritorno economico? Vi sembrano pochi 7,5 punti percentuali di crescita del PIL? Come siamo arrivati al PIL del 2021 secondo voi?
Noi voteremo sì allo scostamento di bilancio, voteremo no al nulla che è contenuto nella vostra Nota di aggiornamento del DEF. (Applausi).
BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli senatori, intervengo per dichiarare il voto favorevole del Gruppo Lega. La Lega non farà mai mancare il proprio sì a misure volte a destinare più risorse per famiglie e imprese, fino a quando non ci saremo riportati su un sentiero stabile di crescita, e mi pare significativo che il primo voto in quest'Aula vada in questa direzione.
Non capisco, sinceramente, il no dei colleghi del MoVimento 5 Stelle e della sinistra. Stiamo dando soldi ai cittadini e il vostro no equivale a negare soldi ai cittadini. (Applausi). In questo momento voi dite no ai soldi ai cittadini, è chiaro? Poi tutto il resto è fumo politico, quello contro cui vi siete sempre scagliati. Ebbene, sappiate che in questo momento voi state dicendo no ad un incremento di risorse per le famiglie e per le imprese. Questo rimane agli atti e così almeno cominciamo a dire di che cosa stiamo parlando già dal primo intervento economico.
Il primo intervento sui temi economici, però, è una buona occasione per iniziare a fissare alcuni principi. Non mi pare che in questa legislatura, in quest'Aula, siano così tanti gli studiosi dell'arida scienza dell'economia e quindi arrischio un discorso un po' didattico. L'economia, come la medicina, è una scienza umana e come tale, nel suo ambito, non ci sono troppe certezze. I virologi sembra non l'abbiano ancora capito, ma gli economisti l'hanno capito da tempo che non ci sono troppe certezze dal punto di vista dell'economia e quindi cominciamo ad esaminare alcuni ex dogmi, perché in quest'Aula negli anni scorsi quante sono state le ore o i giorni passati a discutere di cose che non esistono fortunatamente più? Cominciamo, perché serve anche per impostare i nostri futuri discorsi sull'economia, con il dogma secondo cui il deficit fa aumentare il debito. Quante volte lo abbiamo sentito dire? Quanto tempo abbiamo passato a parlare di virgole di deficit? La scorsa legislatura, se ben ricordate, la prima legge di bilancio si incastrò per un mese per una differenza fra un 2,4 che l'Esecutivo dell'epoca pensava di fare come deficit e un 2,04 con cui alla fine si chiuse e mentre si parlava di questi pochi decimi di differenza nel rapporto deficit-PIL, si diceva dai banchi dell'allora opposizione, quindi del Partito Democratico, che si stavano sfasciando i conti, che era assolutamente impossibile, che era una pazzia, perché chissà cosa sarebbe successo se si fosse fatto il 2,4 di deficit invece del 2,04.
Con questa NADEF e con questi conti sappiamo che, in realtà, stiamo parlando di debito-PIL. Quindi, se il PIL sale, il debito-PIL scende, anche con forte deficit. Quindi, siamo in presenza di un deficit molto alto, molto più alto di quel 3 per cento che sembrava dimenticato e, purtroppo, sta ricomparendo nelle bozze del nuovo Patto di stabilità europeo, pur non avendo nessun tipo di senso. Vedete bene che, pur in presenza di un deficit alto, il debito scende. Perché queste cose non sono mai state portate avanti? Perché non sono mai state dette? Perché si è sempre preferito baloccarsi con questi dogmi che, in realtà, non significano nulla. Perché non è mai stata fatta presente in tutte le sedi la questione relativa all'inconsistenza del deficit rispetto al PIL, se non paragonata alla possibilità di crescita che questo deficit comportava?
Intanto, abbiamo un altro dogma, un'altra variabile che si è inserita nei nostri conti, quella dell'inflazione. Abbiamo scoperto che l'inflazione fa scendere il debito. È stato ricordato prima in qualche intervento che, dall'altra parte, questo far scendere il debito comporta che chi è detentore dei titoli di Stato perde. Certo, perché, se lo Stato emette debito e qualcuno lo compra, se questo titolo scende di prezzo e di valore, perché c'è un'imprevista fiammata inflazionistica, chi ha comprato il titolo perde e chi lo ha emesso, come nel caso dello Stato, ci guadagna.
Attenzione, però: in passato era l'opposto. Perché non si è mai ragionato del fatto che qualcuno in passato aveva ben pensato di emettere titoli a lunghissima scadenza a tasso fisso da parte dello Stato? E questo in particolar modo quando i tassi erano arrivati al 4 per cento e tutte le banche internazionali che avevano fatto incetta di quei titoli avevano realizzato degli enormi profitti, mentre lo Stato invece ci perdeva? Perché nessuno ha mai fatto i conti di quanto ha perso lo Stato con quella decisione?
Tante volte, gli stessi che hanno preso questa stessa decisione sono stati osannati in queste aule come dei fenomeni. Forse dei fenomeni non erano, invece, perché i tassi di interesse erano andati dal 4 per cento a negativi e, quindi, lo Stato ha perso molti soldi e tante banche internazionali, invece, hanno fatto una marea di soldi col debito pubblico italiano. Sono quelle stesse banche internazionali che questa volta perderanno un po' di soldi e magari, forse, guadagnerà il debito pubblico italiano. Guardiamo, dunque, sempre tutti e due gli aspetti, perché altrimenti sembra sempre che ci sia solo un lato della bilancia.
Dal momento che stiamo parlando di inflazione, facciamo qualche precisazione sulla crescita. Sembra che il fatto che quest'anno ci sia una crescita sia dovuto a chissà quale meraviglia dei Governi precedenti. Attenzione, perché la crescita dipende anche da quanto si era regrediti prima. Forse qualcuno non ricorda o non immagina che le percentuali di crescita dipendono sempre dal punto di partenza. Se da 100 si scende del 50 per cento, si arriva a 50; se da 50 si sale del 50 per cento, si arriva a 75. Quindi, non si è ritornati al 100 per cento, ma si è sempre sotto del 25 per cento.
Siamo regrediti molto a causa delle politiche irresponsabili di lockdown, di blocco dell'economia, di non tempestivo intervento. Ricordo il ministro Gualtieri che diceva che servivano 3,6 miliardi per gestire tutto lo shock da pandemia. Noi ribattevamo che forse ce ne voleva qualcuno in più. Purtroppo, non era estremamente competente in materia e ci è costato molto.
La discesa precedente comporta che adesso ci sarà un recupero, ma siamo molto lontani dal nostro massimo.
Mentre altri Stati hanno recuperato tutto e sono in crescita ai massimi assoluti, noi abbiamo ancora un'enorme strada da recuperare. Pertanto il deficit, quindi l'aiuto dello Stato, è necessario non per un capriccio, non per un'idea balzana di chi prende e regala soldi a destra e a manca; il deficit dello Stato è necessario per ritornare su un percorso stabile di crescita. Finché non ritorneremo su un percorso stabile di crescita, quindi non su un mero recupero di quello che è stato perso in passato, lo Stato dovrà continuare ad appoggiare la crescita delle imprese per evitare che chiudano sotto le minacce del caro energia e di quanto ancora residua dei danni della pandemia.
Pertanto, è molto necessario che noi continuiamo ad appoggiare questo percorso di crescita. Questo è un primo passo; il prossimo passo si avrà con la legge di bilancio, che deve in ogni caso essere improntata a politiche espansive, perché le nostre imprese, una volta chiuse, poi non riapriranno e questa è la cosa importante che deve essere sempre tenuta a mente.
Questi sforzi non sono gratuiti, ma servono per preservare l'integrità del nostro tessuto... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore.
BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Continueremo a invitare quest'Aula alla discussione... (Il microfono si disattiva automaticamente).
Abbiamo una grande responsabilità e una grande opportunità; cerchiamo di esserne degni. (Applausi).
MONTI (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MONTI (Misto). Signor Presidente, la ringrazio anche per la cortesia che mi usa nel consentirmi di prendere la parola, malgrado il ritardo nel mio arrivo oggi.
Mi rivolgo ai rappresentanti del Governo, ma, malgrado la sua momentanea assenza, vorrei dire una parola anche al ministro Giorgetti, che leggerà poi dal resoconto: desidero rivolgere a lui un augurio particolarmente sentito e caldo. Conosco la durezza della posizione di Ministro dell'economia e delle finanze, che ebbi occasione di ricoprire - lo ricorda bene il presidente Berlusconi, perché anche con lui mi consultai in quel momento - contemporaneamente a quella di Presidente del Consiglio dei ministri in momenti di grande tensione finanziaria. Faccio al ministro Giorgetti, che anche in altre occasioni ha dato prova di forza e di capacità di resistenza, l'augurio di avere tutte le caratteristiche che il suo difficile ufficio richiede.
Sul tema che ci vede qui riuniti, signor Presidente, terrò esattamente la posizione che tenni il 20 aprile del 2022 in quest'Aula di fronte al Governo Draghi e cioè mi asterrò. Motivai allora la mia astensione nello stesso modo in cui la motivo oggi, pur essendo cambiato il Governo: mi sembra che nel dibattito politico e parlamentare e nell'opinione pubblica in generale vi sia una certa assuefazione ad uno stato di grave disequilibrio della finanza pubblica italiana.
Certamente è più facile e più suggestivo dire - ed è vero - che chi è contro lo scostamento di bilancio è come se dicesse no a soldi a famiglie e a imprese che ne hanno bisogno.
Tuttavia, per rappresentare anche l'altra metà della mela bisogna dire che chi dice sì allo scostamento di bilancio dice anche: questi soldi li togliamo ai vostri figli, perché su di loro graverà il debito.
Credo sia nostro dovere guardare non solo alle convenienze di popolarità nel breve periodo, ma anche alla responsabilità che abbiamo nei confronti degli italiani del futuro e degli italiani che, con le politiche della famiglia, vorremmo finalmente più numerosi. Tuttavia non possiamo riservare loro un trattamento troppo penalizzante.
È chiaro che il peggioramento dello scenario complessivo davanti ai nostri occhi in questi anni - e quest'anno, in particolare - è dovuto non solo a fattori chiaramente imprevedibili come la guerra in Ucraina, ma in parte anche a un'errata lettura che fino a qualche mese fa alcuni Governi, compreso quello italiano di allora, davano della situazione macroeconomica, dell'abbondanza di liquidità, del livello così basso dei tassi di interesse e dell'essere venuto meno ogni vincolo di finanza pubblica o limitazione alla creazione della moneta. Era quello lo stato anomalo; non era quello lo stato naturale del mondo.
Adesso dobbiamo abituarci a gestire quella che qualcuno definisce pluri-crisi, ossia la concomitanza di crisi molto ma molto serie, ciascuna delle quali imprevedibile, come la pandemia e la guerra in Ucraina. Non possiamo comportarci dando come sfogo finale alla nostra difficoltà di prevedere e gestire le crisi solo il trasferimento del loro costo sulle povere generazioni future. Non nascondiamoci, nel riconoscere le grandi necessità che le famiglie e le imprese hanno, dietro le contingenze gravissime della pandemia, della guerra in Ucraina e altro ancora.
Mi preoccupa che nella Nota di aggiornamento in esame e nelle risoluzioni presentate si faccia un ulteriore passo verso la banalizzazione di uno strumento che la nostra Costituzione, dal 2012, prevede come eccezionale, ossia lo scostamento di bilancio. Tante volte in quest'Aula e in quella della Camera sono stati approvati scostamenti di bilancio, ma di fronte a una nuova evidenza e con le richieste maggioranze. Proprio il ministro Giorgetti fu allora artefice, come Presidente della Commissione bilancio della Camera, della modifica dell'articolo 81 della Costituzione. Lo scopo che condivideva e al quale ha contribuito era ammettere in circostanze eccezionali uno scostamento di bilancio, ma facendo suonare forte il campanello d'allarme della necessità della maggioranza assoluta dei membri delle Camere.
Signor Presidente, per queste ragioni, non condividendo la posizione di coloro che di fronte al Governo Draghi avevano trattato in un modo questo possibile slittamento e di fronte al Governo attuale lo trattano in un altro modo, io mi sento in dovere - in tutti e due i casi, oggi come allora - di segnalare la potenziale pericolosità di ciò astenendomi.
MISIANI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MISIANI (PD-IDP). Signor Presidente, l'Europa e l'Italia stanno soffrendo la peggiore crisi energetica da mezzo secolo a oggi.
La nostra economia, che pure nel 2022 è andata meglio delle previsioni, si sta fermando. Il ministro Giorgetti ce l'ha detto questa mattina. Noi stiamo andando verso la recessione nell'ultimo trimestre del 2022 e almeno nella prima parte dell'anno prossimo. L'inflazione è arrivata vicino al 12 per cento e questa è una media, perché il 12 per cento è composto dal 73 per cento dei beni energetici, dal 13 per cento degli alimentari e da poco più del 5 per cento per il resto. L'inflazione è al 12 per cento, mentre le retribuzioni stanno crescendo di poco più dell'1 per cento e ciò significa che in questo Paese il potere d'acquisto dei salari e degli stipendi sta crollando ed è in atto, come ha detto il senatore Cottarelli, un'enorme redistribuzione di reddito a danno innanzitutto del lavoro dipendente. L'impatto di questa inflazione, che è energetica e di generi elementari, è differenziato, perché pesa molto di più sulle famiglie più povere e più fragili, quindi sta allargando le disuguaglianze in questo Paese. È una tassa iniqua che è ancora più iniqua sulla parte più fragile di questo Paese.
In questo che, come abbiamo detto tutti, è un contesto difficile, fino ad oggi il Governo si è occupato dei rave e del tetto all'uso del contante: abbiamo sentito la presidente Meloni dirci che va innalzato per aiutare i più poveri, come se ci fossero poveri che vanno in giro con 10.000 euro in contanti. (Applausi). Il Governo si è occupato della reintegrazione dei medici no vax e si sta occupando, a suo modo, dei disperati - perché così li dovremmo chiamare - che scappano dalle guerre, dalla miseria, e che attraversano il Mediterraneo su barche e che questo Governo ha chiamato «carico residuale». Vi state occupando di questo quando i problemi reali degli italiani sono altri. Basta con la propaganda. Basta con la propaganda, occupatevi delle famiglie che devono scegliere tra la spesa e le bollette; occupatevi delle imprese, che stanno sospendendo la produzione perché non riescono a sostenere i costi dell'energia; occupatevi del terzo settore, delle case di riposo, delle strutture sociosanitarie che stanno aumentando le rette, perché non riescono a pagare le bollette. (Applausi).
Signor Presidente, la Nota di aggiornamento non è un documento tecnico neutro, ma un programma di Governo: è il programma del Governo in campo economico e sociale. Io ne ho viste tante, perché sono in Parlamento ormai da molti anni, ma non ricordo a memoria una Nota di aggiornamento così vaga, così generica, così reticente. Certo c'è una scelta, ed è una scelta condivisibile: dare la priorità al caro bollette. Noi voteremo a favore dello scostamento di bilancio, perché i 9 miliardi sul 2022 devono andare subito alle famiglie e alle imprese e noi vogliamo che il Governo li utilizzi immediatamente. Tuttavia i 21 miliardi che stanziate per il 2023 e che avete enfatizzato ad ogni momento sono un terzo di quanto è stato stanziato nel 2022 per il caro energia. (Applausi). I vostri 21 miliardi bastano per tre o al massimo quattro mesi ed è la stessa Nota di aggiornamento a riconoscerlo, dicendo che quando arriverà il DEF si verificherà se serviranno ulteriori interventi.
Con questa Nota di aggiornamento non state predisponendo una legge di bilancio, ma state scrivendo il quinto decreto-legge aiuti; state scrivendo una manovra di corto respiro che varrà - se va bene - per i prossimi tre o quattro mesi. Voi vi siete definiti il primo Governo politico dal 2011, come è stato ricordato anche in quest'Aula, ma avete scritto una Nota di aggiornamento senza politica, che ha archiviato le promesse elettorali. Alla senatrice Ronzulli vorrei dire di mettersi l'animo in pace: la flat tax al 23 o al 15 per cento è archiviata, l'abolizione dell'IRAP purtroppo non si farà, perché questi sono i numeri che avete scritto in questa Nota di aggiornamento. (Applausi).
Tuttavia, la cosa più grave è ciò che questa Nota di aggiornamento non dice. Non c'è nulla sul lavoro, che è l'emergenza numero uno di questo Paese, nulla sul salario minimo, sul cuneo fiscale, sulla politica dei redditi per proteggere il potere d'acquisto. (Applausi). Non scrivete nulla sulla sanità, sulla scuola, sull'università e la ricerca, nulla sulle pensioni salvo quanto abbiamo ascoltato questa mattina dal ministro Giorgetti, che ha lanciato un allarme (così vanno lette le sue parole) sugli oneri aggiuntivi di spesa pensionistica per la rivalutazione delle pensioni.
Signor Presidente, lo voglio dire chiaramente: vogliamo ricordare al ministro Giorgetti, a cui faccio anch'io i miei auguri, che quei soldi, che a lui fanno tanto scandalo, servono a proteggere dall'inflazione i redditi di 16 milioni di pensionati (Applausi). Li proteggono da un'inflazione che è record dal 1983. Lo dico in quest'Aula: mi auguro che il Governo non pensi minimamente di mettere mano alla rivalutazione delle pensioni. Non azzardatevi a intervenire sulla rivalutazione di pensioni che hanno già perso potere d'acquisto in passato e che vanno protette, come vanno protetti tutti i redditi degli italiani!
Non c'è nulla sulla lotta all'evasione, nulla sugli extra-profitti, che sarebbero due fonti per allargare gli spazi di manovra della Nota di aggiornamento. Qualcuno ha detto che non avete avuto abbastanza tempo, qualcun altro ha parlato di realismo e di prudenza. Signor Presidente, la prudenza è una virtù ed è necessaria quando si maneggiano i soldi dei contribuenti e il debito che grava sulle generazioni future. Avete fatto una manovra sicuramente prudente e anzi, per certi versi - lo dico al collega, senatore Borghi - è persino più restrittiva della manovra che aveva definito il Governo Draghi con il DEF di aprile. Un conto però è la prudenza e un altro conto è tirare a campare, in attesa che passi la nottata, sperando che la crisi energetica finisca a marzo o ad aprile. All'Italia non serve solo la prudenza: serve coraggio, nel momento in cui, in una nuova legislatura, si delinea la politica economica e sociale per i prossimi anni.
Abbiamo bisogno di accelerare la transizione energetica, non solo di aiutare le famiglie e le imprese contro il caro bollette. Abbiamo bisogno di una riforma fiscale organica, non di una mancia, con la flat tax incrementale o l'allargamento della flat tax per gli autonomi; una riforma nel segno della progressività, che riduca il carico su chi lavora e su chi fa impresa, in modo strutturale. (Applausi). Abbiamo bisogno di investire sulla scuola e sulla sanità pubblica, perché quella è la via maestra per ridurre le disuguaglianze nei punti di partenza. Abbiamo bisogno di una riforma previdenziale, che aiuti innanzitutto i giovani, che rischiano di andare in pensione con pensioni da fame. Abbiamo bisogno di introdurre il salario minimo, come ci ha chiesto di fare anche l'Unione europea e abbiamo bisogno di attuare il PNRR, non di riscriverlo, imbarcandoci in un negoziato senza fine con la Commissione europea, perché l'economia italiana ha bisogno, qui e ora, di quei 200 miliardi di euro di investimenti e di quelle riforme.
Signor Presidente, concludendo, questo coraggio - il coraggio delle riforme, il coraggio di mettere in campo una visione del futuro del Paese - manca totalmente a questa Nota di aggiornamento. Onorevoli colleghi, avete scritto un programma di politica economica che ci aiuterà ad arrivare a fine anno con lo scostamento, che voteremo, e a reggere forse per tre o quattro mesi nel 2023. È importante, perché nessuno vuole sottovalutare la necessità di aiutare subito le famiglie e le imprese contro il caro energia, ma non basta a rilanciare un'economia, che si sta fermando e va verso la recensione, né basta per affrontare la questione sociale che si è aperta nel Paese, che la pandemia ha aggravato e che l'inflazione sta rendendo esplosiva. Non c'è nulla di tutto questo nella vostra Nota di aggiornamento ed è per questo che il Partito Democratico esprimerà voto contrario nei confronti della Nota di aggiornamento al DEF. (Applausi).
PRESIDENTE. Avverto che è in distribuzione un emendamento alla risoluzione n. 5, a firma dei senatori Malan, Romeo, Ronzulli e De Poli.
Leggo il testo: «Al punto 4) apportare le seguenti modificazioni: a) sostituire le parole "revisione del codice della proprietà industriale!" con le seguenti: " - disegno di legge recante misure organiche per la promozione, la valorizzazione e la tutela del made in Italy;"; b) aggiungere in fine le seguenti parole: - "Disegno di legge recante misure per la realizzazione delle infrastrutture di preminente interesse nazionale e di altri interventi strategici in materia di lavori pubblici; - Disegno di legge recante misure per il potenziamento del trasporto e della logistica".
Poiché è un emendamento della maggioranza a una risoluzione della stessa maggioranza, mi sento in dovere di dire a tutti, ma in particolare all'opposizione, che apro i termini per eventuali subemendamenti, concedendo dieci minuti dopo la conclusione delle dichiarazioni di voto. Questo se sarà necessario; in caso contrario, ne faremo a meno. Credo che sia proprio per rispetto della possibilità che tutti esercitino al meglio la funzione parlamentare in questo momento su una questione delicata.
MALPEZZI (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALPEZZI (PD-IDP). Signor Presidente, per noi non è necessario, e vorremmo avvicinarci rapidamente al voto.
PRESIDENTE. Le ricordo che è stato fissato un orario preciso per il voto; lo dicevo per questa ragione.
PAITA (Az-IV-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAITA (Az-IV-RE). Signor Presidente, confermo che anche noi non reputiamo necessaria la previsione di un ulteriore termine per i subemendamenti.
FLORIDIA Barbara (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLORIDIA Barbara (M5S). Signor Presidente, anche per noi conviene procedere con il voto senza ulteriori temporeggiamenti.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Vale lo stesso discorso anche per noi, Presidente.
PATTON (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATTON (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Anche per noi, Presidente, non c'è necessità.
PRESIDENTE. La possibilità di subemendare vale naturalmente anche per i Gruppi di maggioranza ma, a questo punto, se nessuno alza la mano, do per assodato che non intendiate modificare un emendamento dei vostri Capigruppo.
MALPEZZI (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALPEZZI (PD-IDP). Signor Presidente, non voglio tediare l'Assemblea ma, in risposta a quanto ha detto lei, non abbiamo fissato in Capigruppo un orario per il voto. A richiesta, era stato proprio detto da noi che avremmo votato al momento opportuno, anche perché spetterebbe alla maggioranza garantire tutti i numeri.
PRESIDENTE. Senatrice, i numeri ci sono, ma io ho una memoria precisa e abbiamo detto non prima delle ore 19.
Poi possiamo votare con l'accordo di tutti anche prima, però la verità dei fatti in sede di Conferenza dei Capigruppo - ed è verbalizzato - è che si sarebbe votato non prima delle ore 19. Ripeto, possiamo anche decidere di votare prima, ma non possiamo cambiare la realtà.
MALPEZZI (PD-IDP). Presidente, io ricordo anche lo scambio di battute informali tra me e il capogruppo, presidente Romeo, proprio rispetto a questo tema. Dopodiché, Presidente, a noi preme dire che l'opposizione è presente e fa la sua parte; per questo diciamo: si proceda nei tempi.
PRESIDENTE. Sarà fatto, senatrice Malpezzi, perché, dopo l'ultimo intervento in dichiarazione di voto, chiederò ai Gruppi, fermo restando che abbiamo deciso di votare non prima delle ore 19 - vale per il futuro - se sono disponibili a derogare a quanto deciso, e mi risulta che lo siano, per cui potremo votare immediatamente, ma con l'accordo di tutti.
CASTELLI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI (FdI). Signor Presidente, colleghi senatori, in queste ore sono rimasto un po' stupito, perché l'opposizione ha sciorinato una serie di giuste e condivisibili considerazioni su tutto ciò che in Italia non va e che il Governo Meloni avrebbe dovuto risolvere in quattordici giorni. (Applausi). Quattordici sono i giorni che corrono da quel 26 ottobre 2022 e che portano oggi a una serie di proposte che hanno visto la maggioranza abbinare a una serie di valutazioni che si imponevano, proprio perché stiamo vivendo forse il momento più complicato della storia repubblicana, sapendo che era richiesto di essere prudenti, vigili e realisti. Lo ripeto: prudenti, vigili e realisti.
Con ciò fra l'altro - me lo consenta il senatore Misiani, che conosco bene da tanti anni - abbiamo sicuramente smentito la profezia del segretario del Partito Democratico Letta, che il 27 agosto 2022, quando eravamo in corsa, disse testualmente: la destra ci porterà alla bancarotta. Oggi invece siamo accusati di un eccesso di rigore, di vigilanza, di responsabilità e di prudenza. Le cose cambiano evidentemente, ma noi siamo sempre stati ancorati, perché è questo il punto di continuità che riguarda l'azione anche di questi primi quattordici giorni di Governo, convinti che chi ama la Nazione abbia una sola stella polare, ossia l'interesse nazionale. (Applausi). Oggi l'interesse nazionale questo richiede, ovvero che a situazioni date siamo chiamati a proporre uno scenario che inevitabilmente, come accade ovunque si voti in autunno o a dicembre - questo accade in Germania, perché quando si vota lì si pongono gli stessi problemi di concatenazione delle sequenze procedimentali - metta insieme una serie di iniziative che vanno lette evidentemente in sincrono con la manovra che da qui a qualche giorno - il ministro Giorgetti oggi ha detto al massimo tre settimane - sarà densa di contenuti e di elementi che peraltro sono stati oggi ricordati e sintetizzati già nell'audizione che abbiamo avuto.
Abbiamo detto "prudenti", nel senso etimologico del termine. San Tommaso diceva che la prudenza è di colui che è porro videns, che guarda avanti, perché non è reticenza, né scarsità di coraggio. Prudenza è capacità di valutare quello che è possibile, tenendo conto che ci sono situazioni già di per sé aleatorie (e le abbiamo dette: l'energia, il gas, la guerra e quant'altro). Poi ci sono anche altri elementi squisitamente politici, che sono rimessi alla valutazione soprattutto del contesto internazionale e che inevitabilmente vanno a concorrere all'insieme delle problematicità su cui dobbiamo concentrare l'attenzione. Mi riferisco - è stato detto - alla proposta di riforma del Patto di stabilità e - altra scelta politica nodale che andrà a incidere anche sulle previsioni possibili - a quello che l'Europa farà in materia di contenimento del prezzo dell'energia e del gas. Il Consiglio europeo dovrà infatti essere conseguente con quello che è stato detto.
Non sono piccole cose, né circostanze che possono essere captate, se non mettendo insieme un atteggiamento prudente, realista e vigile, che ci deve per l'appunto indurre a fare valutazioni che tengano conto anche di quello che il Presidente del Consiglio saprà e potrà fare in relazione a questi punti, che sono politici. Quindi, passando per il 25 settembre, il 26 ottobre e i quattordici giorni intercorsi da quest'ultima data, siamo arrivati - applicando un principio che impropriamente estraggo dai brocardi cari agli avvocati, tempus regit actum - a fare oggi la cosa giusta per quello che è accaduto e per quello che è necessario, non senza avere qualche piccolo sobbalzo.
Il senatore Cottarelli non c'è, ma io faccio outing: sono un ex sindaco e un uomo della provincia, però, quando sento il senatore Cottarelli invitare alla gestione provvisoria, trasecolo, perché ho fatto per due anni l'assessore al bilancio. Senatore Cottarelli - e chiamo come teste, spero a vantaggio, il senatore Monti - che ne sarebbe di chi acquista il debito pubblico italiano, se leggesse che andiamo in esercizio provvisorio e che dunque tutte le geremiadi che abbiamo sentito dovrebbero essere governate da uno Stato che entro il 31 dicembre, non sa neanche fare il proprio dovere? (Applausi). Allora non me ne voglia, senatore Cottarelli, però onestamente non l'ho capita. (Applausi).
Noi non vogliamo mandare in bancarotta l'Italia; noi vogliamo fare il passo lungo quanto la gamba consente. Sappiamo tuttavia - e questo elemento non può sfuggire a nessuno - che questo è un Governo politico e che quindi gli obiettivi che ci prefiggiamo di conseguire sono traguardati nei cinque anni che, a Dio piacendo, abbiamo di fronte per realizzare quanto più possibile di ciò che abbiamo proposto agli italiani. Scomodo Adenauer: la politica è l'arte di avvicinare il possibile al desiderabile. È quello che stiamo facendo razionalmente, non venendo meno a quanto abbiamo detto, ma ligi e comunque ossequiosi al principio dell'amore per la nostra Patria. L'Italia questo chiede e le migliori politiche economiche sono quelle che, tempo per tempo, richiede un'Italia che oggi ha questi problemi e queste caratteristiche, non senza - mi sia consentito ricordarlo - cercare di attualizzare volta per volta quanto in Italia anche in relazione a quello che dovrebbe essere un elemento di grande sostegno, senatore Monti: il PNRR. Il PNRR e gli esiti delle sue prime applicazioni non sono indifferenti ai ragionamenti che stiamo facendo su come e cosa fare.
I problemi ci sono, perché - come ha ricordato il ministro Fitto qualche minuto fa - non siamo contenti del fatto che - e dobbiamo applicarci su di esso - su 55 obiettivi programmatici, entro il 31 dicembre probabilmente ne centreremo 25; quindi dobbiamo veramente metterci la testa per far sì che l'effetto generativo del PNRR possa essere poi risorsa utile e sufficiente per fare le cose che ci prefiggiamo di fare. Come ha detto il Presidente del Consiglio, su 31 miliardi mi pare che 9 non siano stati spesi. Avendo fatto l'assessore al bilancio e anche alla ricostruzione della Regione Marche, qualche idea ce l'ho sul perché non riusciamo a raggiungere quegli obiettivi.
Vi faccio un caso tipico e penso caro non solo al centrodestra, ma anche alla sinistra. Il PNRR ha assegnato 4,7 miliardi per asili e scuole d'infanzia; bene, quindi se sono soldi assegnati, sono impegnati e abbiamo fatto. No: va bene fare presto, ma più importante è fare bene. E allora si scopre che, quando il sindaco del Comune "x" deve materialmente iniziare la costruzione dell'asilo nido, si trova a dover sottoporre al proprio funzionario responsabile una proposta di attuazione che consta di 28 punti; e a questi 28 punti ci sono poi le rendicontazioni e le relazioni dovute alla piattaforma ReGiS e al principio del do not significant harm (DNSH). Il funzionario allora dice: sindaco, come devo fare? L'ho fatto e lo so che succede, anche se era prima del PNRR. Così si blocca tutto. Per non dire che, sempre in questa curiosa complessità su cui bisogna sicuramente mettere le mani, senza venir meno alla grande attenzione che attribuiamo al PNRR, sempre per quell'oscuro sindaco che cerca di combattere e quindi di liquidare, di mettere a terra e di produrre PIL per il famoso asilo nido, si scopre che ci sono ben 13 ipotesi che prevedono la decadenza dal beneficio del finanziamento e poi ce ne sono 23 che prevedono una riduzione media tra il 25 e il 10 per cento del finanziamento stesso. Noi abbiamo abitato la terra vera delle istituzioni, là dove vige il principio secondo cui sei giudicato o valutato a seconda di quello che fai, senza scorciatoia. Diceva qualcuno, Nassim Taleb, che il luogo della politica più indicato per attrezzarsi è forse proprio il territorio, perché si riesce a mettere skin on the game, la pelle in gioco. Lì subito paghi o benefici di quello che hai fatto. Ebbene, questo è un tema centrale, che ci induce e ci impone necessariamente di avere, rispetto anche alle previsioni e all'individuazione delle risorse necessarie, un concetto dinamico e rigoroso, ma non afflitto da una continuità prudente, nel senso del termine non di San Tommaso, ovvero prudente in senso rinunciatario, com'è stato detto, ma esattamente il contrario, ossia il realismo, che ci viene consegnato come obbligo da perseguire, proprio per riuscire a superare.
Torno infine, nella chiosa finale, sul periodo che stiamo vivendo. Non devo dirlo, perché lo sapete e me lo insegnate: quello che sta accadendo non ha precedenti nella storia repubblicana. Saremo attenti e ascolteremo quello che diranno inevitabilmente i corpi intermedi, i sindacati e le opposizioni, ma poi faremo le nostre scelte, perché l'unica cosa che non ci perdoneremmo è la sensazione di non fare quello che dobbiamo, sapendo che dobbiamo avere la cura di mantenere l'Italia nel momento più compromesso. (Applausi). C'è un pezzo famoso di Isaia che dice: «Sentinella, quanto resta della notte?». La vedova implora la sentinella per saperlo. La sentinella dice... (Il microfono si disattiva automaticamente). Ebbene, noi speriamo di essere vigili e di illuminare in una luce del giorno la nostra Italia, la cosa più bella che noi amiamo. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatore Castelli, per essere il suo primo intervento da parlamentare ha ricevuto molti applausi.
Mi sono consultato con gli Uffici e confermo la decisione della Conferenza dei Capigruppo di votare non prima delle ore 19. Se però non vi sono opposizioni da parte dei Capigruppo, passerei immediatamente alla votazione. Non essendoci opposizioni, possiamo derogare alla decisione presa in Capigruppo.
Procediamo dunque alla votazione delle proposte di risoluzione alla relazione ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012.
Ricordo che per tale deliberazione è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 100, presentata dai senatori Malan, Romeo, Ronzulli e De Poli, alla relazione ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo:
| Senatori presenti | 193 |
| Senatori votanti | 192 |
| Maggioranza | 104 |
| Favorevoli | 183 |
| Contrari | 4 |
| Astenuti | 5 |
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla proposta di risoluzione n. 5 alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, accettata dal Governo, sulla quale è stato presentato l'emendamento 5.1, che si intende illustrato e il cui testo è stato distribuito.
Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame.
GARAVAGLIA, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 5.1.
SAVINO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.1, presentato dai senatori Malan, Romeo, Ronzulli e De Poli.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 5, presentata dai senatori Malan, Romeo, Ronzulli e De Poli, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto precluse le proposte di risoluzione nn. 1, 2, 3 e 4.
Commissioni permanenti, convocazione
PRESIDENTE. Colleghi, come sapete, nella giornata di domani le Commissioni permanenti sono convocate per procedere alla costituzione dei relativi Uffici di Presidenza. Al fine di consentire un'ordinata partecipazione dei senatori alle sedute, a parziale modifica di quanto comunicato nella seduta di ieri, le Commissioni convocate domani, giovedì 10 novembre, sono convocate nella seguente articolazione: alle 10,30 la 1a, la 2a, la 5a, la 7a, l'8a e la 9a, mentre sono convocate alle ore 12 le Commissioni 3a, 4a, 6a e 10a.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 16 novembre 2022
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica mercoledì 16 novembre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 18,47).
Allegato A
DOCUMENTO
Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2022 (Doc. LVII, n. 01-bis)
Integrazione alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2022 (Doc. LVII, n. 01-bis - Integrazione)
PROPOSTA DI RISOLUZIONE ALLA RELAZIONE AI SENSI DELL'ARTICOLO 6, COMMA 5, DELLA LEGGE 24 DICEMBRE 2012, N. 243
(6-00001) n. 100 (09 novembre 2022)
Malan, Romeo, Ronzulli, De Poli.
Approvata
Il Senato,
esaminata la Relazione al Parlamento, presentata ai sensi dell'articolo 6, della legge 24 dicembre 2012, n. 243,
autorizza il Governo, ai sensi dell'articolo 81, secondo comma, della Costituzione, e dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, a dare attuazione a quanto indicato nella citata Relazione.
PROPOSTE DI RISOLUZIONE ALLA NOTA DI AGGIORNAMENTO DEL DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA 2022
(6-00002) n. 1 (09 novembre 2022)
Malpezzi, Misiani, Lorenzin, Manca, Nicita, Cottarelli.
Preclusa
Il Senato,
premesso che:
l'integrazione alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2022 rivede le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica a legislazione vigente contenute nella NADEF approvata dal governo Draghi, in considerazione di un quadro economico migliorato rispetto a fine settembre;
grazie alla positiva azione del precedente Esecutivo, nel terzo trimestre il PIL è aumentato dello 0,5 per cento sul periodo precedente, portando a un rialzo della previsione di crescita del PIL nello scenario tendenziale, da 3,3 per cento a 3,7 per cento, mentre per il quarto trimestre permangono incertezze e rischi. Pertanto, la previsione di crescita del PIL nello scenario tendenziale a legislazione vigente è stata rivista al ribasso per il 2023, a causa dell'intensificarsi delle tensioni inflazionistiche e dell'indebolimento del ciclo economico internazionale accompagnati dai rialzi dei tassi da parte delle principali banche centrali, dallo 0,6 per cento allo 0,3 per cento. Le previsioni per i due anni successivi sono invece rimaste invariate e sono pari, rispettivamente, all'1,8 per cento nel 2024 e all'1,5 per cento nel 2025;
le nuove stime del deficit tendenziale rimangono invece coerenti con quelle della NADEF di settembre relativamente al 2022 e al 2023, con l'indebitamento netto previsto pari, rispettivamente, al 5,1 per cento del PIL e al 3,4 per cento del PIL. Vengono riviste lievemente in rialzo le previsioni di deficit per il 2024, dal 3,5 al 3,6 per cento del PIL e per il 2025, dal 3,2 al 3,3 per cento;
i margini di bilancio, quantificabili in poco più di nove miliardi, consentono all'attuale Esecutivo di prorogare fino alla fine del 2022 le misure di mitigazione del costo dell'energia introdotte dal precedente Governo nel corso dell'anno, quali i crediti di imposta a favore delle imprese e il taglio delle accise sui carburanti;
è necessario, infatti, ricordare che il governo Draghi già dallo scorso anno ha risposto all'aumento dei prezzi dei prodotti energetici con un pacchetto di provvedimenti adottati nel corso del 2021 e 2022 quantificabile in circa 63,1 miliardi (3,3 per cento del PIL) di cui 5,5 miliardi (0,3 per cento del PIL) per il 2021 e 57,6 miliardi (3,0 per cento del PIL) per il 2022;
grazie alle misure temporanee mirate alle famiglie e alle imprese più vulnerabili agli aumenti dei prezzi dell'energia (cosiddette misure targeted), che rappresentano circa il 46,1 per cento di questo ammontare, si può stimare che l'aumento della bolletta energetica pagata da imprese e famiglie nel primo semestre di quest'anno si sia ridotto di almeno un quarto rispetto a uno scenario senza interventi;
per quanto concerne gli anni 2022-2025, il Governo ha deciso di richiedere, altresì, con la Relazione al Parlamento 2022, redatta ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, l'autorizzazione al Parlamento a fissare un nuovo sentiero programmatico per l'indebitamento netto della PA, anche in questo caso utilizzando i margini di bilancio creati dal precedente Esecutivo;
rispetto allo scenario programmatico previsto nel DEF di aprile, l'indebitamento netto è stato innalzato dal -3,9 per cento al -4,5 per cento nel 2023 (+0,6 per cento), dal -3,3 per cento al - 3,7 per cento nel 2024 (+ 0,4 per cento) e dal -2,8 per cento al -3 per cento nel 2025; il saldo primario passa dal -0,8 per cento previsto nel DEF di aprile allo -0,4 per cento della Nota in esame per diventare positivo nel 2024 e raggiungere un surplus nel 2025;
pertanto, grazie al miglioramento del quadro economico registrato nel terzo trimestre e all'andamento dell'indebitamento netto tendenziale (-3,4 per cento nel 2023 e -3,6 per cento nel 2024), il Governo intende destinare, con il nuovo quadro programmatico, tutti i margini di bilancio a disposizione (1,1 per cento del PIL nel 2023 e 0,1 per cento nel 2024), pari a circa 21 miliardi di euro, ossia la manovra netta della prossima legge di bilancio, al rafforzamento del contrasto del caro energia per famiglie e imprese per il solo primo trimestre del 2023, rinviando alla predisposizione del prossimo DEF la valutazione della sussistenza dell'esigenza di ulteriori interventi di calmierazione delle bollette e di aiuti a imprese e famiglie nonché delle modalità di finanziamento di tali interventi;
gli effetti delle suddette misure sul quadro macroeconomico programmatico sono di modesto impatto, in quanto l'effetto positivo sulla crescita del PIL è valutato in soli 0,3 punti percentuali di crescita aggiuntiva in confronto allo scenario tendenziale nel 2023 e di 0,1 punti percentuali nel 2024;
nessun passaggio della Nota in esame, tuttavia, è dedicato alla manovra lorda, ovvero agli ulteriori interventi di politica economica, con relative modalità di copertura finanziaria, che l'attuale Governo intenderà adottare nella manovra 2023-2025, in violazione delle prescrizioni dell'articolo 10-bis, comma 1, lettera c-bis), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, di contabilità e finanza pubblica, secondo la quale la NADEF contiene "l'indicazione dei principali ambiti di intervento della manovra di finanza pubblica per il triennio successivo, con una sintetica illustrazione degli effetti finanziari attesi dalla manovra stessa in termini di entrata e di spesa, ai fini del raggiungimento degli obiettivi di cui alla lettera a)";
il Parlamento è, pertanto, tenuto a esprimersi su un Documento privo delle indicazioni essenziali sui contenuti della prossima manovra e ad apprendere dai mezzi di comunicazione gli orientamenti del Governo in merito a pensioni, fisco, reddito di cittadinanza, incentivi edilizi, in particolare il cosiddetto "superbonus 110 per cento";
sul fisco, segnatamente, il Governo sarebbe intenzionato ad innalzare il limite di ricavi e compensi, attualmente fissato a 65.000 euro, per poter accedere all'imposta sostitutiva del 15 per cento prevista dal regime forfetario, mentre è la stessa Relazione sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva, allegata alla NADEF, ad affermare che "l'analisi statistica sembra confermare per il 2019 un effetto di autoselezione dei contribuenti con ricavi e compensi al di sotto della soglia massima di 65 mila euro al fine di beneficiare dell'agevolazione prevista dal regime forfetario" anche a causa di "una tendenza a sottodichiarare i ricavi": in sostanza, il Governo sarebbe orientato a rafforzare una misura che ha dimostrato di incentivare l'evasione;
la lotta all'evasione deve, invece, costituire uno dei pilastri dell'azione pubblica, anche in considerazione del fatto che tra gli obiettivi quantitativi sottoposti a monitoraggio per tutta la fase di attuazione del PNRR è stata inclusa la "Riduzione del tax gap", con un obiettivo di riduzione della propensione all'evasione, calcolata per tutte le imposte ad esclusione dell'IMU e delle accise, di almeno il 15,8 per cento entro il 2024, e il 17,6 per cento entro il 2023;
tenuto conto che,
secondo le stime preliminari dell'Istat, nel mese di ottobre 2022, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC) ha registrato un aumento del 3,5 per cento su base mensile e dell'11,9 per cento su base annua ("tendenziale"), portando l'inflazione acquisita per il 2022 all'8 per cento. Occorre risalire al marzo del 1984 per un tendenziale dell'indice generale NIC pari all'11,9 per cento;
tali incrementi dei prezzi, colpiscono in modo regressivo, come confermato anche da un lavoro dell'UPB, principalmente: i) i lavoratori a reddito fisso, come gran parte del lavoro dipendente, compreso le fasce più deboli della popolazione, le famiglie a basso reddito e i lavoratori precari; ii) i risparmiatori che hanno investito, direttamente o indirettamente, a tassi di interesse fissi, che sono spesso risparmiatori meno sofisticati e con importi di risparmio limitati. Nella Nota in esame, l'attuale Governo non indica alcun provvedimento ulteriore rispetto a quelli legati al caro energia, per sostenere i soggetti maggiormente colpiti dall'attuale andamento dei prezzi, limitandosi a rinviare al prossimo DEF la valutazione di ulteriori interventi per imprese e famiglie;
sul PNRR, il Governo, pur non citando il tema nella Nota in esame, ha in più occasioni manifestato l'intenzione di richiedere, nelle sedi istituzionali europee, un adeguamento del Piano per adattarlo alle necessità correnti. Si tratta di una iniziativa che rischia di compromettere il raggiungimento degli obiettivi e delle scadenze previste e il versamento delle rate spettanti al nostro Paese;
l'andamento del mercato del lavoro, grazie all'azione del precedente Esecutivo, ha continuato a rispondere con tempestività al ciclo economico, con l'occupazione che ha ripreso a crescere e il tasso di disoccupazione al 7,9 per cento ad agosto e a settembre, al livello minimo dal 2009 ad oggi. Tuttavia, in prospettiva, la Nota in esame evidenzia che la perdita di slancio dell'attività economica nel 2023 potrebbe portare a un'inversione di tendenza nel mercato del lavoro senza, tuttavia, indicare misure per interventi a sostegno dell'occupazione; la NADEF, inoltre, non indica quali sarebbero gli effetti, in termini di PIL e di occupazione, delle eventuali modificazioni che si vogliono introdurre;
sul fronte delle spese, preoccupa fortemente il dato della spesa sanitaria che rimane confermata, nel quadro tendenziale, in diminuzione in rapporto al PIL negli anni 2023 (6,6 per cento) e 2024 (6,2 per cento), nonostante il nostro sistema sanitario sia ancora duramente impegnato dall'epidemia da Covid; nella Nota in esame non sono previsti, altresì, interventi in materia di scuola, pensioni e incentivi per gli investimenti,
impegna il Governo
- in tema di energia e ambiente:
a destinare alle misure anticrisi in favore delle imprese, dei lavoratori e delle famiglie non solo le risorse della manovra netta ma anche quelle derivanti da ulteriori misure a carattere redistributivo, quali ad esempio quelle rivenienti dal rafforzamento della tassazione degli extraprofitti, al fine di:
a) garantire che gli interventi previsti per fronteggiare il caro energia siano applicati per tutto il periodo che si renderà necessario; affiancare a tali interventi misure per sostenere i soggetti maggiormente colpiti dall'incremento dei prezzi di altri beni primari, a partire da quelli alimentari, che rischiano di colpire duramente i soggetti più poveri e, in particolare, le famiglie i cui redditi nominali non variano al variare dell'inflazione; adottare interventi per sostenere le imprese dei settori maggiormente colpiti dagli effetti negativi dell'incremento dei prezzi e dei tassi d'interesse; monitorare costantemente l'andamento della situazione del caro prezzi al fine di predisporre i necessari interventi;
b) intraprendere le iniziative necessarie presso le sedi istituzionali europee al fine di concordare politiche e strumenti comuni di intervento orientati ad evitare che la persistenza dell'inflazione abbia ricadute negative sulla diseguaglianza sociale - in termini di distribuzione del reddito e della ricchezza - e sulla continuità operativa delle imprese, sull'occupazione e sulle famiglie;
c) adottare interventi per la transizione ecologica, in linea con le misure decise nell'ultimo Consiglio europeo; ridurre la dipendenza complessiva dai combustibili fossili e proseguire nell'azione di diversificazione delle importazioni di energia; adottare misure per aumentare l'efficienza energetica e la sicurezza sismica degli edifici, anche attraverso la previsione di misure a carattere strutturale e finanziariamente sostenibili, e ad affrontare la questione dei crediti fiscali incagliati; adottare misure per promuovere la mobilità sostenibile; promuovere gli acquisti aggregati di energia da rivendere a prezzo calmierato; superare le strozzature per accrescere la capacità di trasporto interno del gas; sviluppare le interconnessioni tra le reti di energia elettrica e accelerare il dispiegamento di capacità produttiva da fonti rinnovabili, anche favorendo lo sviluppo delle comunità energetiche; ridurre progressivamente i sussidi ambientalmente dannosi, prevedendo adeguate misure compensative per le famiglie e le imprese più vulnerabili;
d) prevedere, in favore degli enti territoriali, risorse dirette a contenere l'aumento dei prezzi dell'energia anche mediante l'utilizzo di flessibilità di bilancio; a prevedere risorse a fronte delle maggiori spese sostenute per l'aumento dei prezzi dell'energia da parte delle strutture sanitarie e socio-sanitarie;
- in tema di lavoro, redditi e fisco:
a sostenere il livello delle retribuzioni e il potere d'acquisto dei salari, in primo luogo attraverso la riduzione strutturale del cuneo fiscale gravante sul costo del lavoro, rafforzando il processo avviato nella scorsa Legislatura e a introdurre una tassazione agevolata per il secondo percettore di reddito in famiglia, e non prevedere invece modelli di tassazione su base familiare che disincentivano l'offerta di lavoro femminile, ad ampliare il congedo di paternità, a presidiare la realizzazione degli asili nido, come previsto dal PNRR, con l'obiettivo di aumentare l'offerta di lavoro, dare impulso all'occupazione femminile, far emergere il lavoro nero e favorire il ritorno nel mondo del lavoro, dopo il congedo di maternità obbligatorio;
a rafforzare l'assegno unico, prima misura universalistica e progressiva a tutela e a sostegno della natalità, della genitorialità e della famiglia, aumentando gli importi previsti, ampliando la platea dei beneficiari attraverso la modifica di quei requisiti di accesso risultati troppo stringenti e rafforzando le clausole di salvaguardia;
a introdurre un salario minimo contrattuale, seguendo il modello tedesco, nei settori a più alta incidenza di povertà lavorativa, con una soglia minima affidata alla proposta delle parti sociali e che comunque rispetti i parametri della direttiva europea, garantendo altresì l'equo compenso in tutti i rapporti dove il committente non è persona fisica e che preveda la sanzione in capo esclusivamente al committente;
a proseguire nell'azione di contrasto all'evasione, estendendo la tracciabilità dei pagamenti, incrociando le banche dati, potenziando le agenzie fiscali, premiando maggiormente i contribuenti leali, e a non ricorrere a nessuna ipotesi di condono fiscale e di innalzamento del tetto dell'uso del contante; a garantire la salvaguardia della progressività nonché dell'equità orizzontale e verticale del nostro sistema fiscale;
in materia di pensioni, a introdurre, per le nuove generazioni, una pensione di garanzia, che stanzi fin da subito le risorse necessarie a garantire una pensione dignitosa a chi ha carriere lavorative discontinue e precarie; a consentire l'accesso alla pensione a condizioni più favorevoli a chi ha svolto lavori gravosi o usuranti o lavori di cura in ambito familiare, anche rendendo strutturali APE sociale (da estendere agli autonomi) e Opzione donna; a rafforzare la previdenza complementare e gli strumenti che possono favorire il ricambio generazionale e la gestione delle crisi aziendali; ad aumentare il valore e la platea dei beneficiari della "quattordicesima" per rafforzare la tutela dei pensionati e delle pensionate di fronte al carovita;
a rafforzare la componente di servizi alla persona in materia di reddito di cittadinanza, finalizzata all'attivazione di un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa volto al superamento della condizione di povertà;
- in tema di welfare e istruzione:
a proseguire nell'azione di incremento delle risorse disponibili, finanziarie e professionali, per il funzionamento e il potenziamento del sistema sanitario nazionale, compresa la domiciliarità, la medicina territoriale, l'assistenza e la terapia domiciliare, il potenziamento, l'adeguamento e rinforzo delle strutture ospedaliere e per il rafforzamento della governance territoriale di prossimità con i relativi costi aggiuntivi; a predisporre un nuovo patto per la salute per riportare il livello della spesa sanitaria stabilmente al di sopra del 7 per cento del PIL; a garantire la totale copertura delle spese legate all'emergenza sanitaria da Covid finora sostenuta dalle Regioni;
a prevedere misure volte a sostenere l'istruzione, l'università e la ricerca, assicurando che le risorse liberate dalla riduzione della spesa per istruzione conseguente al calo demografico siano reinvestite nel medesimo settore a beneficio dei giovani e delle future generazioni, incrementando i finanziamenti per il rinnovo del contratto di lavoro, aumentando gli investimenti finanziari nel settore 0-6 anni;
- in tema di PNRR ed investimenti:
a dare piena e rapida attuazione al PNRR, così come già concordato con le istituzioni europee, rispettando tutti gli obiettivi, le riforme da attuare e le scadenze temporali previste; a garantire la realizzazione delle opere messe a bando, anche prevedendo lo stanziamento di ulteriori risorse a copertura dei rincari dei prezzi dei materiali;
a sostenere le imprese nella transizione ecologica; ad estendere il Piano transizione 4.0 agli investimenti per la transizione ecologica, rendendolo maggiormente fruibile dalle micro, piccole e medie imprese; a riorganizzare gli incentivi fiscali per le imprese, con particolare riferimento a quelli per gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione; ad attuare e potenziare i progetti del PNRR a sostegno della ricerca e dell'innovazione, a partire dal rafforzamento della ricerca di base e applicata; a sostenere i processi di innovazione e trasferimento tecnologico; a rafforzare le politiche industriali per i settori di punta.
(6-00003) n. 2 (09 novembre 2022)
De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni.
Preclusa
Il Senato, in sede di esame della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2022 e relativa integrazione (Doc. LVII n. 01-bis e Doc. LVII n. 01-bis - Integrazione), degli allegati e del relativo annesso,
premesso che:
con l'integrazione alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2022 il neo Governo ha rivisto e corretto, nell'ambito di un quadro economico mutato, le previsioni macroeconomiche e tendenziali di finanza pubblica varate il 28 settembre ultimo scorso dal suo predecessore, elaborando anche lo scenario programmatico per il triennio 2023-2025 che vede destinare per il 2023 circa 21 miliardi di euro alle misure di contrasto all'aumento dei costi energetici principale responsabile anche della vorticosa impennata dell'inflazione, risorse alle quali aggiungere circa 9 miliardi di euro derivanti dall'applicazione ai cosiddetti market players del settore energetico che hanno conseguito consistenti extra profitti a seguito del sensibile incremento dei prezzi sulle materie prime del contributo straordinario di cui all'articolo 37, del decreto-legge 21 marzo 2022, n. 21;
nello stesso documento la previsione di crescita del PIL nello scenario tendenziale a legislazione vigente è stata rivista al rialzo per il 2022, passando dal 3,3 per cento al 3,7 per cento, mentre quella per il 2023 è stata definita a 0,6 per cento. Per l'anno 2023 il documento indica una crescita programmatica dello 0,6 per cento mentre per gli anni 2024 e 2025 le previsioni sono rimaste invariate, all'1,8 per cento e all'1,5 per cento;
riguardo alle stime del deficit tendenziale vengono confermate quelle di settembre: nel 2022 e nel 2023 l'indebitamento netto è previsto pari, rispettivamente, al 5,1 per cento e al 3,4 per cento del PIL. Sono invece riviste lievemente al rialzo le previsioni di deficit per il 2024, dal 3,5 al 3,6 per cento del PIL, e per il 2025, dal 3,2 al 3,3 per cento;
sul fronte del debito è prevista nei prossimi anni una discesa costante fino al 141,2 per cento nel 2025, mentre grandi aspettative sono riversate sull'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), da cui dipendono gli investimenti per rilanciare la crescita sostenibile dell'economia del Paese;
nonostante il flebile abbassamento degli attuali prezzi dell'energia, gli stessi toccano livelli ancora assai elevati con il rischio di una loro nuova impennata durante i mesi invernali, circostanza aggravata dal fatto che l'approvvigionamento di gas dell'Italia si basa principalmente su flussi di importazione soggetti a rischi di varia natura nell'attuale contesto geopolitico;
sulla base di tale scenario il Governo ha espresso la volontà di adottare nel breve periodo misure per liberare alcune estrazioni di gas naturale favorendo e ampliando le concessioni in essere e autorizzandone di nuove; in cambio i concessionari, che potranno scavare alla ricerca di nuove scorte di gas a partire da sole 9 miglia dalle coste, dove le attività estrattive erano vietate da 30 anni, dovranno mettere a disposizione delle aziende più energivore, uno o due miliardi di metri cubi di gas a prezzi calmierati;
in tale contesto, l'obiettivo prioritario del Governo sembra essere quello di limitare quanto più possibile l'impatto del caro energia sui bilanci delle famiglie, specialmente quelle più fragili, nonché di garantire la sopravvivenza e la competitività delle imprese italiane sia a livello globale sia nel contesto europeo, anche in considerazione dei corposi interventi recentemente annunciati da altri Paesi membri dell'Unione europea e non solo, circostanze che hanno determinato il Governo nel confermare l'obiettivo di deficit per il 2022 del DEF pari al 5,6 per cento del PIL e di utilizzare una quota maggioritaria del risultante spazio di bilancio, quantificabile in poco più di nove miliardi, a copertura di nuove misure di mitigazione del costo dell'energia, quali la riproposizione dei crediti di imposta a favore delle imprese e il taglio delle accise sui carburanti fino al 31 dicembre;
riguardo alla manovra finanziaria 2023-2025, stante l'incertezza del suddetto quadro economico e della necessità di continuare a contrastare il caro energia, il Governo ha deciso di richiedere con la Relazione che accompagna la NADAF 2022 l'autorizzazione del Parlamento a fissare un nuovo livello programmatico in rapporto al PIL per l'indebitamento netto della PA ponendolo al 4,5 per cento per il 2023, al 3,7 per il 2024 e al 3,0 per cento per il 2025. Quanto alle risorse della manovra netta, queste saranno impiegate per il contrasto al caro energia nei primi mesi del 2023, così come saranno monitorati su base continuativa nei primi mesi del 2023 l'andamento dei prezzi energetici e il loro impatto su imprese e famiglie con la previsione di eventuali interventi di calmierazione delle bollette e di aiuti a famiglie ed imprese da esporre nel prossimo DEF 2023;
le stime della spesa per la sanità non sono variate nella nuova Nota di aggiornamento, ma essendo variata al rialzo quella della crescita del PIL l'effetto è un ulteriore abbassamento del peso della sanità su quest'ultimo. La nuova Nota non cambia neanche le previsioni in valori assoluti della spesa sanitaria per il periodo dal 2022 al 2025 della Nota licenziata dal governo Draghi che li aveva fissati a: 133,998 miliardi di euro per il 2022; 131,724 miliardi per il 2023; 128, 708 miliardi per il 2024 e 129,428 miliardi per il 2025;
la spesa sanitaria risente anche del diverso andamento del PIL a legislazione vigente che la nuova NADAF, come si è visto, prevede con stime riviste al rialzo per il 2022, dal 3,3 per cento a 3,7 per cento, mentre quella per il 2023 con stime al ribasso dallo 0,6 per cento allo 0,3 per cento. Le previsioni per i due anni successivi sono invece rimaste invariate, all'1,8 per cento e all'1,5 per cento; questo comporta come conseguenza una nuova previsione dell'incidenza della spesa sanitaria sul PIL con un decremento dello 0,1 per cento, passando così dal 7,1 per cento della precedente NADAF al 7 per cento nel 2022, dal 6,7 per cento al 6,6 per cento nel 2023 e dal 6,1 per cento al 6,0 per cento nel 2025, mentre la stima del 2024 risulta invariata al 6,2 per cento;
la pesante emergenza sanitaria ed economica derivante dal Covid ha segnalato la necessità del rafforzamento a tutti i livelli del servizio sanitario nazionale pubblico da quello preventivo territoriale a quello di cura e assistenziale; non appare, quindi, condivisibile la previsione della NADAF in esame, che propone una riduzione della spesa sanitaria con una invarianza della spesa relegata al 2024, già avversata dalle Regioni in occasione del varo della versione NADAF del governo Draghi;
valutato che:
ad un primo impatto emerge che la nuova Nota di aggiornamento, che rappresenta il principale strumento di programmazione del bilancio dello Stato, è prevalentemente dedicata alle componenti negative della congiuntura economica (aumento dei costi dell'energia e inflazione, ribasso delle stime della crescita per il 2023, misero aumento del PIL, peggioramento della bilancia commerciale, battuta d'arresto della produzione industriale e mancato decollo del PNRR);
l'inflazione prevista è vicina al 10 per cento, ma non si intravede traccia sui possibili effetti di una sua ricaduta sul potere d'acquisto dei salari e quindi sulla crescita di sacche di povertà e diseguaglianza. Tale ritorno dell'inflazione ha dimostrato quanto sia indifeso il lavoro davanti alla crescita dei prezzi, in assenza di un sistema che indicizzi automaticamente i salari e le pensioni all'aumento del costo della vita. La soluzione sarebbe il ritorno ad un sistema in cui a cadenza almeno semestrale si proceda automaticamente ad alzare i salari e le pensioni in proporzione alla crescita dell'inflazione, in assenza di accordi intervenuti in questo senso nel periodo fra le parti sociali. Allo stesso tempo occorre prevedere nelle fasi di crescita dei prezzi indotta da meccanismi speculativi, la possibilità di blocco degli stessi, limitatamente ad un paniere di beni e servizi essenziali;
ai suddetti e sconfortanti indici del rapporto deficit-PIL (oltre il 5 per cento) e del debito pubblico (oltre il 140 per cento nel 2025) va affiancato il temuto ritorno in vigore, nel 2024, dei vincoli del Patto di stabilità e di crescita, che si spera venga riformato in chiave meno restrittiva;
la NADAF sembra consegnare al nuovo Governo una situazione complicata la cui strada obbligata da intraprendere per evitare l'impoverimento di una larghissima parte del Paese è quella di adottare politiche di giustizia fiscale, come del resto anche proposto da Philip Lane (capo economista della BCE), nella direzione di una tassazione dei patrimoni e dei redditi più alti, in favore di un alleggerimento della pressione fiscale dei redditi dei ceti medio-bassi e, soprattutto, politiche pubbliche volte a sostenere i redditi e a rafforzare i sistemi di welfare. Gran parte delle risorse potrebbero pervenire dalla lotta all'evasione fiscale. Su questo fronte grande ausilio lo offrirebbe la tecnologia grazie alla quale sarebbe possibile procedere alla tracciabilità assoluta dei pagamenti, anche promuovendo l'uso della moneta elettronica, il ricorso alle banche dati per incrociare i dati dei contribuenti, oltre al rafforzamento di strumenti come la fatturazione elettronica e lo split payment, soprattutto sugli acquisti on line e tramite POS;
con riferimento al cosiddetto contributo straordinario di cui all'articolo 37 del decreto-legge n. 21 del 2022, esso appare un intervento una tantum su extra profitti realizzati market players del settore energetico in un arco temporale di soli sette mesi, ed è pertanto prevedibile che rapportando l'operazione all'intero anno, l'incremento della base imponibile sarebbe di gran lunga superiore ai 40 miliardi di euro stimati e, di conseguenza la percentuale di prelievo risulterebbe a consuntivo di molto inferiore a quella attuale fissata al 25 per cento. La risposta, inoltre, appare inadeguata alla dimensione delle sofferenze e dell'insostenibile aumento dei costi, palesando ancora una volta una triste realtà, ossia che la responsabilità sociale dell'impresa si ferma di fronte a extradividendi maturati senza alcun merito. Di contro, la drammatica situazione avrebbe richiesto un prelievo più incisivo e coraggioso, in grado generare un importante gettito erariale da destinare a misure atte a sostenere i soggetti maggiormente colpiti dall'impennata dei costi dell'energia e dalle conseguenze della guerra;
una risposta adeguata da parte del Governo potrebbe arrivare, prima di ipotizzare uno scostamento del deficit dall'obiettivo programmato, elevando al 100 per cento la relativa aliquota (oggi fissata al 25 per cento) attingendo così al totale dei 40 miliardi di euro di extraprofitti accumulati dalle imprese del settore energetico, inspiegabilmente e colpevolmente recuperati soltanto in piccola parte, per mettere in campo interventi immediati per il taglio delle tasse o dei contributi sui redditi da lavoro e per i rimborsi dei maggiori costi per le imprese, così da proteggere il potere d'acquisto dei lavoratori e gli utili delle imprese in sofferenza;
allo stesso tempo, al fine di fronteggiare l'eccezionale instabilità del sistema energetico nazionale derivante dall'impennata del costo del gas e dei prodotti energetici, per effetto della guerra in Ucraina e delle sanzioni economiche internazionali disposte nei confronti della Federazione russa, il Governo dovrebbe dare un forte impulso all'installazione diffusa di impianti di produzione di energia rinnovabile elettrica, le cui autorizzazioni rimangono ostaggio della burocrazia; le maggiori aziende elettriche italiane che aderiscono a Elettricità Futura, che riunisce oltre 500 imprese che operano nel settore elettrico e che rappresentano il 70 per cento del nostro mercato elettrico, avevano chiesto al precedente Governo di autorizzare entro giugno 60 GW di nuovi impianti rinnovabili, pari a un terzo delle domande di allaccio già presentate a Terna, da realizzare entro il 2024, che consentirebbe di risparmiare 15 miliardi di metri cubi di gas ogni anno, ovvero il 20 per cento del gas importato;
un'esigenza improcrastinabile sarebbe quella di ridurre le diseguaglianze che sempre più stanno lacerando la società italiana. Infatti, mentre quasi un quarto dei residenti in Italia versa in condizioni di povertà assoluta (cinque milioni di persone) o relativa (otto milioni di persone), tre singoli individui posseggono tanta ricchezza quanto il 10 per cento più povero della popolazione: una polarizzazione spaventosa, un'ingiustizia odiosa e intollerabile, tanto più perché ingiustificabile anche alla luce della retorica dominante. L'accumulo di patrimoni ammontanti a decine e decine di miliardi di euro non è, infatti, frutto del merito dei loro titolari (semplicemente, non può esserlo), bensì della crescente ingiustizia di un sistema tributario che, da decenni, in aperta violazione del disegno costituzionale, sposta di anno in anno il peso del carico fiscale dai più forti ai più deboli;
sul fronte del lavoro, i recenti dati divulgati dall'INPS non confortano. La pandemia ha infatti lasciato il segno nella distribuzione dei redditi ove si registra che la diseguaglianza oltre che essere aumentata, è pervasiva e attraversa tutte le dimensioni di genere, di età, di cittadinanza, di territorio, originando dal moltiplicarsi delle forme contrattuali (oggi pari a ben 1.011) molto spesso non rappresentative. Inoltre all'interno del lavoro dipendente la distribuzione dei redditi si è ulteriormente polarizzata, con una quota crescente di lavoratori che percepiscono un reddito da lavoro inferiore alla soglia di fruizione del reddito di cittadinanza, con il 23 per cento dei lavoratori che guadagna meno di 780 euro al mese, considerando anche i part-time, mentre l'1 per cento dei lavoratori meglio retribuiti ha visto un ulteriore aumento di un punto percentuale della loro quota sulla massa retributiva complessiva. Nel solo 2021 molti dei nuovi lavoratori immessi sul mercato sono impiegati per un numero ridotto di ore e percepiscono retribuzioni che non permettono ai singoli di vivere dignitosamente: guardando, infatti, alla generalità degli occupati, la metà più povera ha perso quote di reddito tra il 2005 e 2020;
il nostro è diventato un Paese in cui 8 nuovi contratti di lavoro su 10 sono a termine, di questi, solo 1 su 100 dura più di un anno, 3 su 10 meno di un mese, 1 su 10 un giorno. Mille sono invece le forme di precarietà: tirocini, contratti a chiamata, staff leasing, tempo determinato, collaborazioni occasionali, partita IVA a monocommittenza e così via. È del tutto evidente che in una simile situazione diventa impossibile per chiunque progettare il proprio futuro con serenità, come dovrebbe invece essere diritto di ciascuno. Occorrerebbe, invece, ritornare alla normalità del contratto a tempo indeterminato, con un tempo di prova iniziale o, in alternativa, al contratto a termine, ma solo per causali che ne giustifichino l'impiego;
nel nostro Paese il 32 per cento dei pensionati vive con meno di 1.000 euro al mese, più precisamente da un'analisi del ventesimo percentile di reddito pensionistico (cioè fino a 10.000 euro nel 2021) emerge che solo il 15 per cento dei pensionati in questa fascia riceve un assegno sociale e il 26 per cento una pensione al superstite. Su un campione di 14 milioni di pensionati quasi il 60 per cento ha una pensione di vecchiaia o anticipata dal Fondo lavoratori dipendenti, un dato che riflette ampiamente il discusso fenomeno della cosiddetta povertà lavorativa e che induce a pensare che chi è povero lavorativamente oggi sarà un povero pensionisticamente domani;
di più: l'attuale sistema pensionistico non è socialmente sostenibile poiché costringe le persone a rimanere al lavoro oltre limiti di età compatibili con la propria sicurezza, contribuisce alla stagnazione della produttività, rappresentando in prospettiva un forte ostacolo al ricambio generazionale; d'altra parte, con l'esaurimento del sistema misto e il dilagare della precarietà, ci si prepara, come si è visto, ad un futuro di povertà certa per milioni di lavoratrici e lavoratori;
il SSN ha subito un progressivo indebolimento tale da mettere in discussione il diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione. Si è assistito, in particolare durante l'emergenza sanitaria nella fase pandemica, come il SSN si sia trovato impreparato, nonostante la generosità e il sacrificio del personale sanitario. Tutto questo perché negli anni si è determinato un progressivo de-finanziamento, il taglio dei posti-letto, senza un adeguato potenziamento della sanità territoriale e delle cure intermedie; una riduzione del personale ed, infine, ma non di minore importanza, una serie di politiche che hanno inciso negativamente sulla tenuta dei servizi territoriali e di prevenzione;
anche con il precedente Governo, la sanità è tornata ad occupare la parte bassa della classifica delle priorità̀ del nostro Paese, avendo visto maggiori finanziamenti, ma in relazione alla necessità di affrontare la pandemia;
la pandemia ha messo in evidenza la necessità di una solida cornice unitaria dei servizi sanitari regionali e di un potenziamento della capacità - politica e tecnica - di indirizzo programmatorio nazionale; sarebbe pertanto indispensabile espellere il tema Sanità dalla eventuale attuazione dell'autonomia regionale differenziata;
altra priorità è quella di avviare un rinnovamento strutturale del modello di cura, rendendolo effettivamente in grado di accogliere e accompagnare le persone nei percorsi di cura e promozione della salute, superando il vecchio modello centrato sull'attesa e sull'ospedale;
la prevenzione primaria deve diventare una bussola per intervenire affinché le persone non si ammalino, agendo sui fattori di rischio legati all'ambiente di lavoro e di vita sui principali fattori di rischio delle malattie croniche dovute in particolare ad inquinamento, fumo, obesità, sedentarietà;
il primo grande segnale concreto deve venire da un aumento del fondo sanitario di 10 miliardi di euro nei prossimi tre anni;
è urgente un nuovo progetto per i consultori familiari, da anni oggetto di depauperamento progressivo. Il modello assistenziale di cura alla donna è negativamente impregnato di pregiudizi che ostacolano il cambiamento culturale verso scelte consapevoli e autonome in tema di salute femminile riproduttiva e sessuale; in tale contesto va affrontata la piena attuazione della legge n. 194 anche attraverso normative che consentano solo a personale infermieristico e medico non obiettore di partecipare ai concorsi pubblici. Così come è indispensabile che contraccezione, aborto ed esami ed eco in gravidanza siano realmente a disposizione in forma gratuita nei consultori, e che il personale sanitario tutto sia formato alla medicina di genere;
si deve procedere alla definizione di un Piano straordinario di investimenti pubblici per l'ammodernamento strutturale e tecnologico della sanità pubblica evitando complessi e costosi progetti di finanza privata, dando priorità alla messa in sicurezza delle strutture non obsolete;
il 74 per cento degli spostamenti riguarda distanze entro i 10 chilometri e viene soddisfatto per oltre il 62 per cento ricorrendo all'auto privata. Infatti, in relazione all'offerta di trasporto pubblico locale sussistono ancora molteplici carenze organizzative sia in materia di infrastrutture che di dotazione di mezzi, che ad oggi non garantiscono compiutamente una elevata qualità del servizio erogato;
si ravvisa sempre più la necessità di avviare un "Piano straordinario del trasporto pubblico" anche attraverso la rimodulazione del fondo complementare del PNRR, che è pari a 30 miliardi di euro per destinarlo in via prioritaria agli investimenti sul trasporto pubblico favorendo al contempo lo smart working per tutti i lavoratori e lavoratrici la cui presenza non è richiesta fisicamente, prevedendo altresì che i trasporti pubblici locali e i treni regionali siano resi gratuiti per gli under 30, così da promuovere concretamente nuovi modelli di mobilità fra le giovani generazioni nonché per studenti e lavoratori pendolari,
impegna il Governo
1) sul fronte della sanità:
a) a prevedere l'incremento delle risorse disponibili per il finanziamento e il potenziamento del SSN incluse la domiciliarità e la medicina territoriale, rafforzando la governance dei distretti sanitari e promuovendo una rinnovata rete sanitaria territoriale attraverso modelli organizzativi integrati, nonché per superare le attuali carenze del sistema delle Residenze sanitarie assistenziali;
b) ad individuare adeguate risorse per il rinnovo del contratto di lavoro per il personale del comparto sanitario nonché per concludere la reinternalizzazione dei lavoratori impegnati nei servizi esternalizzati nonché per il superamento del precariato;
c) ad aumentare nel prossimo triennio il fondo sanitario nazionale di 10 miliardi di euro;
d) a prevedere un piano straordinario di investimenti pubblici per l'ammodernamento strutturale edilizio e tecnologico della sanità pubblica;
e) a definire un nuovo progetto per i consultori familiari, e in tale contesto a garantire la piena attuazione della legge n. 194 anche attraverso normative che consentano solo a personale infermieristico e medico non obiettore di partecipare ai concorsi pubblici;
2) a valutare l'opportunità, nelle more della normalizzazione dei prezzi del gas, dell'energia elettrica e delle materie prime, di elevare al cento per cento la percentuale del contributo straordinario sugli extraprofitti realizzati dalle imprese operanti nel settore energetico, destinando il maggiore gettito ad interventi di sostegno alle famiglie e ai settori in crisi e ad adottare le necessarie iniziative normative finalizzate a dare continuità al periodo di riferimento della base imponibile;
3) ad istituire un fondo per l'acquisizione, da parte dello Stato, degli immobili posti a garanzia di crediti deteriorati nel sistema bancario, al prezzo di cessione di questa categoria di NPL, al fine di acquisire rapidamente una quota importante patrimonio immobiliare, senza contribuire al consumo di suolo;
4) ad introdurre una legge sul salario minimo di lavoro;
5) ad istituire un meccanismo per adeguare i salari al costo della vita e tutelare i redditi più colpiti dall'aumento incontrollato dei prezzi;
6) sul fronte della mobilità:
a) a sostenere e favorire il trasporto pubblico attraverso la definizione di un Piano straordinario che determini nuovi modelli di mobilità e al contempo un progressivo e ulteriore rinnovamento della dotazione di mezzi e nello sviluppo delle metropolitane;
b) a prevedere una rimodulazione del fondo complementare del PNRR per destinarlo prioritariamente sia agli investimenti sul trasporto pubblico nonché sostenendo tutte le iniziative che prevedono una mobilità alternativa all'auto e tra queste la previsione della gratuità del trasporto pubblico locale e dei treni regionali gratuito per giovani sotto i trenta anni, per studenti e lavoratori pendolari;
c) ad ampliare e mettere in sicurezza percorsi ciclabili e pedonali, nonché sostenere la digitalizzazione dei servizi di mobilità;
d) ad incentivare il trasporto pubblico locale agendo anche nell'ambito delle tariffe con l'obiettivo di sostenere reali alternative di trasporto all'auto;
7) sul fronte della fiscalità:
a) ad abolire l'IMU e l'imposta di bollo sugli investimenti;
b) ad istituire un'imposta ordinaria sostitutiva unica e progressiva sui grandi patrimoni la cui base imponibile è costituita da una ricchezza netta superiore a 500.000 euro derivante dalla somma delle attività mobiliari ed immobiliari al netto delle passività finanziarie, posseduta ovvero detenuta sia in Italia che all'estero, da persone fisiche, con aliquota crescente dallo 0,2 per cento fino al 2 per cento per redditi oltre i 50 milioni di euro;
8) sul fronte della transizione energetica:
a) a prevedere la nomina di un commissario straordinario per l'autorizzazione, in via d'urgenza, entro il 30 marzo 2023 di almeno 60 GW di impianti a fonte rinnovabile da realizzare entro due anni dalla data di rilascio dei titoli autorizzativi;
b) a istituire nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica un apposito fondo denominato "Fondo di garanzia per la realizzazione di comunità energetiche rinnovabili", con l'obiettivo di garantire una parziale assicurazione ai crediti concessi dalle banche e da altri soggetti abilitati all'esercizio del credito in Italia per la realizzazione delle comunità energetiche rinnovabili, previste dal decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199;
c) a istituite presso il Ministero dell'economia e delle finanze un fondo rotativo a tasso agevolato, finalizzato ad assicurare garanzie e tassi agevolati per l'accesso al credito per interventi sul patrimonio edilizio esistente, per l'efficientamento energetico e l'installazione di impianti elettrici e termici da fonti rinnovabili (solari, microeolico, eccetera), pompe di calore e sistemi di accumulo finalizzato ai quartieri a maggiore disagio socio-economico;
d) a prevedere che tutti i nuovi edifici e gli edifici sottoposti a ristrutturazioni edilizia di cui all'articolo 3, comma 1, lettera d), del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), in particolare sui tetti piani di edifici pubblici, ospedali, scuole, centri commerciali, ipermercati, capannoni industriali e agricoli, siano dotati di tetti solari o altri impianti di autoproduzione di energia rinnovabili;
e) a istituire presso il Ministero della transizione ecologica un fondo finalizzato all'erogazione di contributi per la realizzazione di infrastrutture elettriche per l'integrazione delle tecnologie di ricarica dei veicoli elettrici negli edifici residenziali con posti auto, nonché per l'acquisto e l'installazione di dispositivi per la ricarica di veicoli elettrici in ambito residenziale.
(6-00004) n. 3 (09 novembre 2022)
Barbara Floridia, Ettore Antonio Licheri, Maiorino, Patuanelli, Trevisi, Aloisio, Bevilacqua, Bilotti, Castellone, Castiello, Cataldi, Croatti, Damante, De Rosa, Di Girolamo, Guidolin, Sabrina Licheri, Lopreiato, Lorefice, Marton, Mazzella, Naturale, Nave, Pirondini, Pirro, Scarpinato, Sironi, Turco.
Preclusa
Il Senato,
premesso che:
la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (NADEF) rivede e integra quella approvata dal precedente Esecutivo il 28 settembre, in cui venivano aggiornate le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica a legislazione vigente rimandando al futuro Governo il compito di elaborare lo scenario programmatico;
il Documento così integrato si presenta alquanto scarno di indicazioni anche in relazione all'imminente presentazione della manovra di bilancio 2023-25;
il quadro economico, secondo quanto riferito dal Governo, risulterebbe mutato rispetto a fine settembre: le tendenze recenti dell'economia sono state più positive del previsto, giacché nel terzo trimestre il PIL è aumentato dello 0,5 per cento sul periodo precedente, smentendo le aspettative dei previsori e portando la crescita acquisita per quest'anno (sulla media dei dati trimestrali) al 3,9 per cento;
la previsione di crescita del PIL nello scenario tendenziale a legislazione vigente è stata rivista al rialzo per il 2022, da 3,3 per cento a 3,7 per cento, mentre quella per il 2023 è stata ridotta dallo 0,6 per cento allo 0,3 per cento. Le previsioni per i due anni successivi sono invece rimaste invariate, all'1,8 per cento e all'1,5 per cento;
l'indebitamento netto tendenziale per il 2022 è previsto al -5,1 per cento (rispetto al -5,6 per cento programmatico presentato nel DEF 2022). Per il 2023 l'aggregato è previsto al -3,4 per cento del PIL e quindi migliore di 0,5 punti percentuali rispetto al DEF 2022. Negli anni 2024 e 2025 invece l'indebitamento netto tendenziale si prevede in peggioramento rispetto al DEF 2022;
per quanto riguarda il saldo primario tendenziale si registra un netto miglioramento rispetto al quadro programmatico del DEF 2022 lungo tutto il periodo considerato. Anche rispetto alla NADEF di settembre, la Nota aggiornata registra un miglioramento, prevedendo un avanzo primario del 0,7 per cento del PIL nel 2023 (0,5 per cento previsto in settembre), 0,2 per cento nel 2024 e dello 0,8 per cento nel 2025 (0,7 per cento previsto in settembre);
in considerazione dell'elevata incertezza del quadro economico e della necessità di continuare a contrastare il caro energia, per quanto concerne la manovra 2023-2025, il Governo ha deciso di richiedere, con la Relazione che accompagna la NADEF 2022 (ex articolo 6 della legge n. 243 del 2012), l'autorizzazione del Parlamento a fissare un nuovo sentiero programmatico per l'indebitamento netto della PA;
lo scenario per gli anni 2022-2024 mostra infatti un sostanziale scostamento tra i valori tendenziali e quelli programmatici in ciascun anno dal 2022 al 2024. Solo nel 2025 l'indebitamento programmatico è inferiore al tendenziale;
il confronto con il tendenziale aggiornato della NADEF evidenzia come i nuovi obiettivi generino uno spazio di bilancio pari all'1,1 per cento del PIL nel 2023 e allo 0,1 per cento del PIL nel 2024, mentre nel 2025 l'obiettivo di indebitamento netto è inferiore di circa 0,2 punti percentuali (al netto di arrotondamenti) alla stima tendenziale;
i nuovi livelli programmatici di deficit in rapporto al PIL sono quindi posti al 4,5 per cento per il 2023 (+1,1 per cento), al 3,7 per il 2024 (+0,7 per cento) e al 3,0 per cento per il 2025 (-0,2 per cento). Nello specifico, con la Relazione ex articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, gli obiettivi programmatici sono fissati a 4,5 nel 2023, 3,7 nel 2024 e 3 nel 2025, per cui, rispetto alla previsione tendenziale, si registra un margine di risorse da utilizzare pari a 21 miliardi per il 2023 e 2,4 miliardi per il 2024. In questo senso, la Relazione dà conto del cosiddetto extra gettito pari a 9,1 miliardi per il 2022;
in ottemperanza alle norme della legge di contabilità e finanza pubblica sui contenuti obbligatori della NADEF, il saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato di competenza potrà quindi aumentare fino a 206 miliardi di euro nell'anno 2023, 138,5 miliardi nel 2024 e 116,5 miliardi nel 2025. Il corrispondente livello del saldo netto da finanziare di cassa potrà aumentare fino a 261 miliardi di euro nell'anno 2023, 180,5 miliardi nel 2024 e 152,5 miliardi nel 2025;
considerato che:
i prezzi dell'energia sono recentemente diminuiti, ma restano a livelli storicamente elevati e vi è il rischio di una nuova impennata durante i mesi invernali. Inoltre, l'approvvigionamento di gas dell'Italia si basa principalmente su flussi di importazione soggetti a rischi di varia natura nell'attuale contesto geopolitico;
in tale quadro, il Governo dichiara di voler limitare quanto più possibile l'impatto del caro energia sui bilanci delle famiglie, specialmente quelle più bisognose, e di garantire la sopravvivenza e la competitività delle imprese italiane sia a livello globale sia nel contesto europeo, anche in considerazione dei corposi interventi recentemente annunciati da altri Paesi membri dell'Unione europea e non solo;
le risorse aggiuntive che saranno rese disponibili con lo scostamento summenzionato e richiesto con la Relazione ex articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, non appaiono sufficienti a coprire la necessità di ulteriori e più estese misure di contrasto degli aumenti energetici, in supporto di famiglie e imprese;
con un cambio di rotta rispetto a quanto sempre affermato dagli esponenti del Governo attualmente in carica, e dalla Presidente del Consiglio in primis, seppure non formalmente nella NADEF, ma nello stesso Consiglio dei ministri che ne ha approvato revisione ed integrazione, si è altresì anticipata la volontà di intervenire sulla questione del caro energia rivedendo i divieti in materia di approvvigionamento del gas naturale, secondo una modalità che non può assolutamente condividersi;
sul fronte del mercato del lavoro, nel biennio 2023-2024, la maggiore espansione del PIL favorisce un aumento dell'input di lavoro e una crescita più accentuata dei redditi da lavoro che contribuiscono a sostenere i consumi delle famiglie. La dinamica più vivace dell'occupazione, inoltre, comporta un minor tasso di disoccupazione, che risulta inferiore di un decimo nel triennio 2023-2025 rispetto a quanto delineato nel quadro macroeconomico tendenziale fino ad attestarsi al 7,4 per cento a fine periodo;
tale previsione conferma la bontà delle politiche adottate dai precedenti Governi in materia di politiche attive del lavoro;
nel 2022 la pressione fiscale a legislazione vigente salirà al 43,8 per cento del PIL, un livello inferiore di 0,1 punti percentuali rispetto alla previsione di settembre. Dal 2023 al 2025 è atteso un calo medio di circa 0,4 punti di PIL all'anno, fino a raggiungere il 42,5 per cento del PIL a fine periodo;
grazie anche ai modelli di compliance adottati negli ultimi anni si è osservata una diminuzione dell'evasione tributaria di circa 4,6 miliardi di euro nel 2018 e di quasi 4,5 miliardi ulteriori nel 2019, per un totale di 9,1 miliardi di euro;
il calo di sommerso ed economia illegale può legarsi soprattutto ai maggiori controlli, nonché ad alcune politiche per l'emersione del nero, come appunto il superbonus 110 per cento o le misure del piano cashback,
impegna il Governo:
1) in materia di politiche di incentivo alla transizione ecologica:
a) con riferimento agli interventi di efficientamento energetico e di adeguamento antisismico degli edifici privati, a prevedere, compatibilmente con la normativa europea di riferimento, la proroga degli incentivi edilizi e, segnatamente, della misura del superbonus 110 per cento, ivi inclusi il rinnovo dei cosiddetti "sconto in fattura" e "cedibilità del credito", valutando di includere altre tipologie di edifici, al fine di garantire un patrimonio immobiliare energeticamente efficiente a prescindere dalle situazioni preesistenti e in termini assoluti, mediante la semplificazione dell'accesso e degli strumenti operativi e finanziari alla misura;
b) a prorogare il termine per usufruire del superbonus 110 per cento attualmente previsto per le abitazioni unifamiliari;
c) a valutare la possibilità di ulteriori cessioni dei crediti di cui all'articolo 121 del cosiddetto decreto rilancio a soggetti diversi da banche, istituti finanziari e assicurazioni, consentendo la cessione non solo ad esaurimento del numero delle possibili cessioni attualmente previste, ma anche prima;
d) a prevedere iniziative volte a consentire agli operatori di velocizzare l'avanzamento delle pratiche vecchie e nuove per l'acquisto di crediti di imposta ai sensi del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n.77, nonché misure di contenimento dei costi delle commissioni postali e bancarie al fine delle operazioni volte alla cessione del credito per il superbonus 110 per cento;
2) al fine di contrastare la prevedibile compressione dei consumi e, con essa, una spirale viziosa che rischia di deprimere l'intero sistema produttivo e commerciale, a utilizzare gli spazi derivanti dalla prossima manovra economica per nuove iniziative espansive:
a) proseguendo nell'azione di contrasto del cosiddetto caro-energia, attraverso un approccio organico, sostenibile e strutturale, volto a implementare politiche pubbliche che tutelino e mettano al riparo da oscillazioni eccessive del prezzo dell'energia elettrica, microimprese e clienti finali, soprattutto civili vulnerabili o in condizioni di povertà energetica, anche mediante investimenti per l'efficienza energetica nell'edilizia residenziale e popolare, il ricorso a contratti di acquisto di energia rinnovabile di lungo periodo, la promozione dell'autoconsumo e delle comunità energetiche, nonché interventi per la riduzione della dipendenza energetica del Paese e per la diversificazione degli approvvigionamenti, nel rispetto del quadro definito dal green new deal europeo, nonché valutando di promuovere interventi a livello europeo per contenere gli effetti del rincaro dei prezzi delle materie prime e limitarne l'impatto sul rilancio del sistema produttivo nazionale e sugli investimenti finanziati con le risorse finanziate con il recovery Plan, scongiurando il pericolo che detto rincaro possa pregiudicare il conseguimento degli obiettivi stabiliti con il PNRR e le relative funzionalità anticicliche;
b) operando un taglio del cuneo fiscale, utile a consentire un recupero quantomeno parziale della perdita di potere d'acquisto salariale, che si sta registrando vieppiù negli ultimi mesi e che non ha pari in Europa;
c) assicurando la necessaria liquidità alle imprese e ai settori maggiormente colpiti dalle attuali emergenze, mediante la concessione di garanzie anche alla luce della comunicazione della Commissione n. 2022/C 131 I/01 sul nuovo quadro temporaneo degli aiuti di Stato;
d) prevedendo, in favore degli enti territoriali, risorse dirette a contenere l'aumento dei prezzi dell'energia anche mediante l'utilizzo di flessibilità di bilancio; continuando a sostenere la risposta del sistema sanitario; adeguando i fondi destinati alla realizzazione di investimenti pubblici alla dinamica imprevista dei costi dell'energia e delle materie prime, sia per i lavori in corso di esecuzione che per quelli di prossimo affidamento, prioritariamente con riferimento ai progetti individuati nel PNRR;
e) adottando misure di sostegno per il settore delle costruzioni su cui gravano gli aumenti dei costi energetici e la carenza di alcuni materiali, anche al fine di evitare che tale problematica possa incidere su una tempestiva ed efficiente attuazione dei progetti di investimento del PNRR;
f) consolidando la crescita del PIL, stimolata dagli investimenti e dalle riforme previste dal PNRR, in particolare mirando ad accrescere le entrate fiscali attraverso il contrasto all'evasione, nonché indirizzando le risorse di bilancio verso gli investimenti e le spese per ricerca, innovazione e istruzione e sanità;
3) a riformare i meccanismi di definizione del prezzo unico nazionale (PUN), superando il sistema attuale del cosiddetto system marginal price (SMP) e prendendo invece in considerazione il costo medio reale del parco di generazione disponibile;
4) a perseguire ed incrementare, con una efficace e concreta modalità di riscossione, una politica fiscale volta alla tassazione dei cosiddetti extra-profitti delle imprese energetiche - che hanno conseguito utili eccezionalmente in rialzo -, al fine di sostenere il pagamento delle forniture di energia elettrica e gas in favore di utenti economicamente e/o fisicamente svantaggiati;
5) a proseguire nell'attuazione del green new deal, in particolare;
a) incrementando gli investimenti nelle fonti rinnovabili, che necessitano non esclusivamente di incentivi quanto di un quadro regolatorio certo, della semplificazione dei processi autorizzatori, e soprattutto del completamento delle regole del mercato elettrico, che in molti settori vede il predominio delle fonti fossili semplicemente perché mancano le regole per "gestire" le rinnovabili;
b) individuando un piano industriale impiantistico del Paese, anche ponendo in essere interventi di semplificazione e accelerazione dei procedimenti autorizzativi per la realizzazione e l'esercizio di impianti da fonti rinnovabili, al fine di garantire il conseguimento e potenziamento degli obiettivi nazionali di decarbonizzazione fissati dal Piano nazionale integrato di energia e clima;
c) assumendo idonee iniziative, anche di carattere normativo, finalizzate a favorire la transizione ecologica, energetica e verso l'economia circolare, mediante la progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi e la tempestiva definizione di appositi indicatori per gli investimenti ecosostenibili;
d) dando seguito all'impegno congiunto di porre fine al finanziamento pubblico per i progetti internazionali sui combustibili fossili entro la fine del 2022, adottato alla conferenza globale sul clima di Glasgow lo scorso anno, tenuto conto che l'Italia, secondo la recente ricerca pubblicata da Oil Change International e Friends of the Earth US, a cui hanno collaborato Legambiente e ReCommon, rimane il sesto maggior fornitore di finanza pubblica internazionale per combustibili fossili a livello globale, piazzandosi davanti ad Arabia Saudita e Russia;
e) adottando ogni iniziativa, anche di carattere normativo, affinché, nell'ambito della pianificazione e gestione dei rifiuti vengano assunte scelte che prevedano la progressiva dismissione degli impianti di incenerimento e che escludano nuove soluzioni impiantistiche basate sull'incenerimento dei rifiuti o comunque tali da incidere negativamente sulla qualità dell'aria e dei suoli, e la contestuale adozione di pratiche gestionali e soluzioni impiantistiche finalizzate alla riduzione della produzione di rifiuti, alla raccolta differenziata, alla tariffazione puntuale e alla promozione di filiere produttive volte al riuso, alla riparabilità, riciclabilità e compostabilità dei beni e materiali;
6) a introdurre nel nostro ordinamento il cosiddetto salario minimo, ovverosia una soglia minima di dignità salariale sul monte ore, non inferiore a 9 euro lorde, al di sotto della quale non scendere, così rafforzando la contrattazione collettiva, stabilendo i criteri per individuare i cosiddetti contratti leader (siglati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative), contrastando il dumping salariale e la concorrenza sleale, nonché prevedendo la detassazione degli aumenti dei rinnovi contrattuali;
7) in materia di dignità delle condizioni di lavoro sul mercato:
a) a contrastare il precariato, continuando a prevedere incentivi volti a favorire le assunzioni a tempo indeterminato, nonché collegando strettamente le tipologie contrattuali a tempo determinato a specifiche causali;
b) a inserire, nella prossima legge di bilancio, le disposizioni necessarie al completamento di un sistema di tutele in favore dei lavoratori autonomi, avviato con l'introduzione dell'indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa, attraverso l'estensione delle misure già previste per i lavoratori dipendenti;
8) in materia di politiche attive del lavoro:
a) a creare una piattaforma nazionale di domanda e offerta di lavoro che:
1) raccolga tutti i dati dei beneficiari di prestazioni (non solo percettori di reddito di cittadinanza, ma anche di Naspi, Discoll, Ds agricola e così via);
2) veicoli le informazioni alle imprese, in modo da favorire l'incontro della domanda da parte delle aziende e l'offerta da parte della forza lavoro nel mercato;
3) consenta l'erogazione alle aziende delle varie agevolazioni, in termini di esonero contributivo, di cui godrebbero assumendo i percettori di reddito di cittadinanza;
b) a prevedere, nel primo provvedimento utile, una misura volta a riattivare i contratti dei navigator, nonché a istituire presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali un tavolo tecnico che, con la partecipazione delle associazioni sindacali e di categoria maggiormente rappresentative, definisca una strategia occupazionale per la figura dei navigator sì da garantire la continuità lavorativa di tali figure professionali e, al contempo, non sprecare l'investimento effettuato negli anni per professionalità ormai acquisite e certamente valorizzabili all'interno del sistema di servizi per il lavoro e l'inclusione sociale che il nostro Paese necessita;
9) per far fronte alla emergenza povertà:
a) ad adottare le iniziative necessarie a risolvere le emergenti problematiche di carattere sociale, rafforzando le misure per affrontare la povertà alimentare, ampliando anche il bonus sociale, e le crescenti disparità generazionali, di genere e territoriali, in particolare con interventi finalizzati a invertire il trend demografico del Paese e a favorire l'inserimento lavorativo dei giovani e delle donne, nonché rafforzando gli interventi a sostegno della ripresa economica nel Mezzogiorno e nelle aree interne e isole minori, al fine di evitare che la crisi innescata dall'emergenza sanitaria accentui maggiormente negli anni le disparità fra le diverse aree del Paese;
b) a intervenire nella semplificazione del funzionamento del fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione e del fondo per la morosità incolpevole, che muova da una preventiva azione di monitoraggio sulle modalità e sui tempi di utilizzo delle risorse e sull'efficacia della loro pregressa gestione, definendo criteri uniformi e omogenei nella quantificazione e nel riparto delle stesse e individuando modalità procedurali atte a renderne tempestiva l'erogazione nei confronti dei soggetti aventi diritto, al fine di porre in essere una effettiva azione di contrasto del disagio abitativo e pervenire a una adeguata definizione delle politiche abitative nel nostro Paese;
10) al fine di attuare pienamente l'articolo 3, secondo comma, della Costituzione, per l'uguaglianza sostanziale e la piena parità di diritti delle donne:
a) a predisporre un piano straordinario di misure finalizzato al sostegno e all'incentivazione del lavoro femminile, adottando in particolare politiche di conciliazione dei temi di vita e lavoro, incrementando la dotazione di servizi di sostegno alla genitorialità, anche al fine di contrastare il problema dell'abbandono del lavoro da parte delle donne con bassi livelli di istruzione, soprattutto con figli a carico;
b) ad adottare tutte le iniziative necessarie al raggiungimento dell'obiettivo n. 5 dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: raggiungere l'uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze;
c) a prevedere una "strategia nazionale per la parità di genere", per colmare i persistenti divari di genere nel mondo del lavoro, a livello di retribuzioni, assistenza e pensioni, e sviluppare il pieno potenziale femminile nelle imprese, nella politica e nella società, nonché conseguire un equilibrio di genere a livello decisionale e politico;
d) a istituire immediatamente l'osservatorio istituzionale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri per la valutazione dell'impatto di genere come prassi ordinaria nella fase ex ante progettuale di qualsiasi iniziativa legislativa, politica, strategica, programmatica, indispensabile per cambiare il metodo decisionale e superare diseguaglianze, valorizzando le diversità;
e) ad assicurare la necessaria continuità ai finanziamenti, alle attività e al funzionamento dei centri e delle reti antiviolenza territoriali e dei centri e servizi per uomini autori di violenza, al fine di rafforzare la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere e prevedere sempre maggiori azioni per il reinserimento economico e sociale, con particolare attenzione al mondo del lavoro, delle donne vittime di violenza che escono dai centri;
f) a continuare a perseguire a livello europeo ogni politica e misura finalizzata a promuovere la parità tra donne e uomini, sostenendola nell'ambito dei programmi strategici pluriennali a largo raggio e nella programmazione delle risorse, per colmare il divario in materia di occupazione, retribuzioni, pensioni e processo decisionale, eradicare la violenza di genere, aiutare le vittime e promuovere la parità di genere e dei diritti delle donne nel mondo, in primo luogo garantendo l'integrazione sistematica della dimensione di genere nelle politiche dell'Unione europea;
11) in materia di sicurezza sul lavoro:
a) a migliorare le ispezioni in quantità, qualità e frequenza, attraverso la giusta e necessaria riforma del livello istituzionale di indirizzo e programmazione, l'integrazione delle banche dati disponibili, lo sviluppo di tutti i servizi di prevenzione e per la sicurezza nei luoghi di lavoro attraverso assunzioni mirate e finanziamenti ad hoc e attraverso la realizzazione di una anagrafe di rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza, anche sul territorio (RLS/RLST), consultabile e utilizzabile presso le sedi regionali dell'INAIL;
b) a investire, tramite l'INAIL, risorse sulla ricerca, sia per proteggere i lavoratori e le lavoratrici utilizzando le tecnologie innovative di protezione passiva, sia per accompagnare le modifiche ormai veloci delle modalità lavorative, per mettere al centro la protezione della persona;
c) a valorizzare la contrattazione come misura prevenzionale, attraverso la qualificazione delle imprese e la cosiddetta patente a punti, suscettibile di favorire la regolarità rispetto alle norme sulla sicurezza sul lavoro, la legalità e la piena applicazione dei CCNL;
12) a rafforzare le misure volte a sostenere l'istruzione, l'università e la ricerca, anche garantendo l'adeguamento dei trattamenti degli insegnanti ai livelli europei, l'assunzione di più psicologi e pedagogisti per fornire sostegno ai nostri ragazzi e a tutta la comunità scolastica, l'introduzione di una "scuola dei mestieri" per valorizzare e recuperare la tradizione dell'artigianato italiano, l'aumento dei fondi per università e ricerca a favore di studenti, ricercatori e personale tecnico e amministrativo, l'accesso aperto ai risultati delle ricerche e la riduzione del numero chiuso per l'accesso all'università;
13) in materia di salute e sanità:
a) a proseguire nell'azione di incremento delle risorse da destinare al funzionamento del Servizio sanitario nazionale, sia in termini di risorse finanziarie che professionali, con particolare riferimento agli investimenti necessari per la medicina d'urgenza, al finanziamento dei cicli di specializzazione, della domiciliarità, della medicina territoriale, al potenziamento, adeguamento e rinforzo delle strutture ospedaliere e al rafforzamento della governance dei distretti socio-sanitari;
b) a riformare il Titolo V della Costituzione, in particolare riportando la materia della salute nella competenza esclusiva dello Stato, così evitando le attuali disfunzioni dei 20 sistemi regionali, a maggior ragione emerse nel corso della pandemia Covid-19;
c) a potenziare e rendere maggiormente accessibili le terapie innovative e avanzate;
d) a sostenere con incentivi e sussidi i pronto soccorso, aumentare le retribuzioni per il personale sanitario, completare l'incremento delle pensioni di invalidità per le persone con disabilità, potenziare gli strumenti per i percorsi di vita indipendente delle persone con disabilità e non autosufficienti, dare attuazione alla legge delega in tema di disabilità, definire e potenziare le tutele per i caregiver, nonché prevedere misure volte al cosiddetto silver cohousing al fine di creare condizioni di vita migliori per gli anziani;
14) in continuità con l'istruttoria già svolta nel corso dell'esame, nella passata Legislatura, della delega fiscale:
a) ad adottare eventuali misure di riattivazione del programma cashback, in un'ottica generale di riforma e di modernizzazione in senso digitale del sistema dei pagamenti;
b) a trasformare gradualmente il sistema attuale delle tax expenditures in un sistema di rimborso diretto e tracciabile in tempo reale, con evidenti benefici anche per le complessive attività di gestione di competenza dell'erario;
15) nell'ottica della collaborazione tra fisco e contribuente:
a) ad adottare con urgenza misure in materia di riscossione dei carichi pendenti che, attraverso un piano di dilazione dei pagamenti, supportino i contribuenti, inclusi coloro che risultino decaduti da precedenti rateazioni, anche a valere sul medesimo debito inscritto a ruolo, tenuto conto della recrudescenza della crisi economica;
b) a valutare l'opportunità di prevedere misure di definizione agevolata dei debiti iscritti a ruolo presso l'agente per la RISCOSSIONE, al fine di agevolare lo smaltimento del magazzino dei crediti fiscali;
c) a improntare la logica propria degli strumenti deflattivi del contenzioso anche alla valutazione delle effettive possibilità per il contribuente di far fronte al proprio debito erariale, per trovare il corretto punto di equilibrio tra interessi erariali e salvaguardia della continuità aziendale e al potenziamento del sistema di riscossione, attraverso la destinazione di maggiori risorse strumentali e di personale e di maggiori poteri di indagine e controllo periodico al soggetto riscossore, nonché prevedendo l'implementazione di banche dati interoperabili, aumentando anche la frequenza di aggiornamento di quelle già disponibili, evitando in tal modo l'incremento del magazzino dei crediti fiscali inesigibili;
d) a prorogare i termini delle notifiche delle cartelle esattoriali che facciano riferimento al periodo della pandemia, e a consentire una «rottamazione quater» per le cartelle esattoriali e il proseguimento «nell'azione di sostegno» a tutti coloro che sono stati più colpiti dalla crisi dovuta al Covid;
e) a prevedere un'ulteriore proroga, di almeno due anni, in materia di rateizzazione delle cartelle, stabilendo che alla presentazione della domanda di rateizzazione consegua la sospensione dei termini di prescrizione e decadenza e il divieto di iscrivere nuovi fermi amministrativi e ipoteche o di avviare nuove procedure esecutive come già previsto dal decreto ristori (decreto-legge n. 157 del 2020);
16) a garantire il rapido completamento della realizzazione delle opere infrastrutturali stradali e ferroviarie del Paese, sia longitudinali che trasversali, e il miglioramento nonché potenziamento delle infrastrutture esistenti e non adeguate a soddisfare la domanda di viabilità nelle aree interne;
17) in materia di giustizia:
a) a potenziare gli strumenti di contrasto alle mafie già esistenti, completare la riforma in tema di ergastolo ostativo, tutelare i principali presìdi antimafia come il 41-bis, le misure di prevenzione personali e patrimoniali;
b) a proseguire nella lotta alla corruzione, in particolare attraverso l'adozione di misure volte a garantire maggiore trasparenza e controllo dei fondi del PNRR e l'implementazione delle tutele per il lavoratore che denuncia (cosiddetto whistleblowing) e per i testimoni di giustizia;
c) a proseguire nella politica di contrasto alle agromafie ed ecomafie, tutelando il diritto alla salute attraverso un efficace sistema di repressione delle attività della criminalità organizzata e dei reati ambientali in generale;
18) a livello europeo:
a) a promuovere una revisione sostanziale del meccanismo del Patto di stabilità e crescita, che tenga conto delle esigenze di ripresa socio-economica in ciascuno Stato membro, a partire dal mantenimento dell'attivazione della clausola generale di salvaguardia, ove necessario, anche nel corso del 2023, per consentire agli Stati membri di continuare ad adottare le necessarie misure di flessibilità di bilancio finalizzate a ridurre al minimo l'impatto economico e sociale della grave crisi economica;
b) ad avviare con urgenza un confronto costruttivo per l'istituzione di un Fondo energetico europeo straordinario, quale strumento, a disposizione dell'Unione europea e dei suoi Stati membri, a supporto della lotta al caro energia, al fine di garantire una maggiore autonomia sul fronte energetico;
19) in uno spirito di collaborazione con il Parlamento:
a) a proseguire nell'iter dei disegni di legge indicati nel DEF 2022, attribuendo priorità a quelli contenenti riforme abilitanti per il PNRR;
b) a interloquire più appropriatamente e approfonditamente con il Parlamento, conformemente alla separazione dei poteri quali costituzionalmente previsti, in particolare prevedendo che, nell'adozione di un decreto delegato, ogniqualvolta il Governo non si conformi al parere espresso dalle Commissioni parlamentari, il Governo stesso ritorni in Parlamento per motivare specificamente la sua scelta e, solo dopo questo passaggio, sia possibile l'approvazione definitiva del decreto legislativo;
c) a monitorare, in tempo reale, l'andamento della situazione macroeconomica e dei principali indicatori congiunturali al fine di valutare, qualora si verifichi un peggioramento dello scenario economico conseguente al perdurare degli effetti negativi, l'applicazione di quanto previsto dalla legge 24 dicembre 2012, n. 243, e quindi presentare al Parlamento una Relazione ai sensi dell'articolo 6, della citata legge, al fine di incrementare le risorse per una prossima manovra espansiva volta a sostenere famiglie e imprese rispetto alle conseguenze della perdurante crisi in atto e dell'impatto del caro energia, anche successivamente ai primi mesi del 2023, in modo del tutto simile a quanto fatto durante l'emergenza pandemica;
d) a semplificare e rendere maggiormente trasparente e certo il processo di attuazione delle norme di rango primario ed il relativo monitoraggio compiuto dall'Ufficio per il programma di Governo, nell'ambito della Presidenza del Consiglio, in particolare accostando ai target quantitativi già assegnati alle amministrazioni, ulteriori target qualitativi finalizzati a distinguere lo stato di attuazione di ogni provvedimento, con priorità in riferimento a quelli che includono norme di interesse per il PNRR.
(6-00005) n. 4 (09 novembre 2022)
Paita, Gelmini, Calenda, Renzi, Fregolent, Lombardo, Scalfarotto, Sbrollini, Versace.
Preclusa
Il Senato,
premesso che:
la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (NADEF), ai sensi dell'articolo 10-bis della legge di contabilità 31 dicembre 2009, n. 196, consente di rivedere le previsioni economiche e di finanza pubblica per l'anno in corso e per il restante periodo di riferimento in relazione alla maggiore stabilità e affidabilità delle informazioni disponibili sull'andamento del quadro macroeconomico e di finanza pubblica rispetto a quelle utilizzate per il Documento di economia e finanza (DEF), aggiornando altresì gli obiettivi programmatici individuati dal DEF, al fine di recepire anche le indicazioni contenute nelle raccomandazioni formulate dalla Commissione europea;
considerato che:
lo scenario programmatico della NADEF assume il pieno utilizzo delle risorse rese disponibili con il Next Generation EU (NGEU), nell'ambito di un percorso di progressivo consolidamento delle finanze pubbliche e di riduzione del rapporto tra debito pubblico e PIL, assunto dal Governo come parametro di riferimento per l'impostazione della manovra di finanza pubblica;
il DEF dello scorso aprile aveva definito un profilo programmatico dell'indebitamento netto pari al -5,6 per cento per l'anno 2022, -3,9 per cento per l'anno 2023 e -3,3 per cento per l'anno 2024;
il 28 settembre scorso il governo Draghi aveva approvato un quadro tendenziale di finanza pubblica prevedendo un livello dell'indebitamento netto pari al -5,1 per cento per l'anno 2022, -3,4 per cento per l'anno 2023 e del -3,5 per cento per l'anno 2024;
il 4 novembre scorso il Consiglio dei ministri ha rivisto il quadro tendenziale, confermando i livelli di indebitamento netto per gli anni 2022 e 2023 e rivedendolo al rialzo per uno 0,1 per cento per l'anno 2024, e ha approvato un profilo programmatico che conferma l'indebitamento netto per l'anno 2022 e incrementa al -4,5 per cento per l'anno 2023 e -3,7 per cento per l'anno 2024;
con la Relazione al Parlamento del 4 novembre scorso il Governo ha richiesto l'autorizzazione al ricorso all'indebitamento nell'anno 2022 per l'utilizzo del margine di 9,1 miliardi di euro, quale differenza tra l'andamento tendenziale e quello programmatico (pari allo 0,5 per cento),
impegna il Governo:
a) a conseguire i saldi programmatici del bilancio dello Stato e quelli di finanza pubblica in termini di indebitamento netto rispetto al PIL, nonché il rapporto programmatico debito/PIL, nei termini e nel periodo di riferimento indicati nella NADEF e nella Relazione ad essa allegata;
b) a rispettare gli obiettivi qualitativi e quantitativi del Piano nazionale di ripresa e resilienza previsti per il 31 dicembre 2022 e per il triennio 2023-2026, nell'ambito di una complessiva strategia di riforme per accrescere la produttività totale dei fattori, migliorare la competitività del sistema-Paese e ridurre i divari territoriali sia tra aree interne e aree urbane che, complessivamente, tra Nord e Sud del Paese.
c) a provvedere con la prossima legge di bilancio ed entro l'esercizio finanziario 2023:
1) a continuare a contrastare - con particolare riferimento a famiglie e imprese più vulnerabili - gli effetti dell'incremento del prezzo dei prodotti energetici, in particolare superando il sistema dei crediti di imposta e adottando un tetto massimo all'onere in bolletta, senza distorsione dei meccanismi di mercato; a proseguire con decisione sulla strada della realizzazione delle infrastrutture energetiche necessarie a garantire la fine della dipendenza dalle importazioni di gas dalla Russia e, in generale, un maggiore grado di differenziazione nell'approvvigionamento di fonti energetiche e l'aumento di produzione domestica.
2) a realizzare una radicale riforma del reddito di cittadinanza che includa, quali elementi principali, l'introduzione di un meccanismo di imposta negativa (contestualmente alla re-introduzione dei voucher) per i redditi da lavoro inferiori a 12.000 euro annui, l'eliminazione del sussidio per gli under 30, la decadenza del beneficio dopo il primo rifiuto di un'offerta di lavoro congrua e la piena e fattiva integrazione delle agenzie private nel meccanismo di incrocio tra domanda e offerta di lavoro;
3) a destinare al Fondo per la riduzione della pressione fiscale di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, l'intero importo di 3.119 milioni quantificato come maggiori entrate derivanti dal miglioramento dell'adempimento spontaneo ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della medesima legge;
4) a utilizzare la somma di cui al punto precedente per un primo modulo di un meccanismo di strutturale riduzione del carico fiscale e contributivo per i contribuenti under 30 e per impostare una riforma sistemica, coerente e radicale del sistema fiscale, sulla base del disegno di legge delega sulla riforma fiscale approvato dalla Camera nel giugno 2022 che - tra gli altri obiettivi - completi l'abolizione dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP); prosegua il percorso di semplificazione dell'imposta dei redditi sulle persone fisiche (IRPEF), di riduzione dell'aliquota media effettiva applicata e che applichi un sostanziale sconto fiscale per il secondo percettore di reddito familiare nell'ambito anche della progressiva applicazione della legge delega 7 aprile 2022 n.32, cosiddetto "Family Act"; semplifichi l'imposta sui redditi societari (IRES) a particolare vantaggio degli investimenti produttivi e della crescita;
5) ad accedere alla linea pandemica del Meccanismo europeo di stabilità (MES) per realizzare un complessivo piano di ammodernamento del sistema sanitario nazionale finalizzato a migliorare le prestazioni, completare la digitalizzazione e ridurre le liste di attesa.
(6-00006) n. 5 (09 novembre 2022)
Malan, Romeo, Ronzulli, De Poli.
Approvata nel testo emendato
Il Senato,
premesso che:
la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (NADEF), ai sensi dell'articolo 10-bis, della legge di contabilità 31 dicembre 2009, n. 196, rivede le previsioni economiche e di finanza pubblica per l'anno in corso e per il restante periodo di riferimento in relazione alle ulteriori informazioni disponibili sull'andamento del quadro macroeconomico e di finanza pubblica rispetto a quelle utilizzate per il Documento di economia e finanza (DEF), aggiornando altresì gli obiettivi programmatici individuati dal DEF;
la presente NADEF aggiorna e integra quella approvata dal precedente Esecutivo il 28 settembre scorso, al fine di tener conto del nuovo scenario economico e fissare i livelli programmatici di finanza pubblica;
il quadro economico risulta, infatti, mutato rispetto a fine settembre. Le tendenze recenti dell'economia sono state più positive del previsto, giacché nel terzo trimestre il PIL è aumentato dello 0,5 per cento sul periodo precedente, smentendo le aspettative dei previsori e portando la crescita acquisita per quest'anno (sulla media dei dati trimestrali) al 3,9 per cento;
l'inflazione al consumo è salita nel mese di ottobre, mentre il prezzo all'ingrosso del gas naturale è recentemente sceso sia a livello europeo, sia, in maggior misura, sul mercato italiano, così da implicare un temporaneo sollievo per l'economia nell'immediato futuro;
alla luce di questi cambiamenti la previsione di crescita del PIL nello scenario tendenziale a legislazione vigente è stata rivista al rialzo per il 2022, da 3,3 per cento a 3,7 per cento, mentre quella per il 2023 è stata ridotta dallo 0,6 per cento allo 0,3 per cento. Le previsioni per i due anni successivi sono invece rimaste invariate e sono pari, rispettivamente, all'1,8 per cento e all'1,5 per cento;
la previsione del deficit tendenziale in rapporto al PIL è pari al 5,1 per cento nel 2022, 3,4 per cento nel 2023, 3,6 per cento nel 2024 e 3,3 per cento nel 2025, corrispondenti in termini strutturali a 5,6 per cento nel 2022, 3,6 per cento nel 2023, 4,0 per cento nel 2024 e 3,8 per cento nel 2025;
il livello programmatico di indebitamento netto in rapporto al PIL è fissato al 5,6 per cento nel 2022, 4,5 per cento nel 2023, 3,7 per cento nel 2024 e 3 per cento nel 2025, corrispondenti in termini strutturali al 6,1 per cento nel 2022, al 4,8 per cento nel 2023, al 4,2 per cento nel 2024 ed al 3,6 per cento nel 2025;
il Governo, ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, con la Relazione presentata al Parlamento chiede l'autorizzazione al ricorso all'indebitamento nell'anno 2022 per l'utilizzo del margine di 9,1 miliardi di euro, quale differenza tra l'andamento tendenziale (5,1 per cento) e quello programmatico (confermato al 5,6 per cento), da destinare prioritariamente al finanziamento di interventi di contrasto agli effetti negativi dell'incremento dei prezzi dei prodotti energetici. Con la stessa Relazione si chiede altresì l'autorizzazione alla revisione degli obiettivi programmatici di indebitamento netto, indicati nel precedente quadro programmatico fissato nel DEF 2022 e confermati con le successive Relazioni al Parlamento, per un importo in termini percentuali di PIL pari a 0,6 per cento nel 2023, 0,4 per cento nel 2024 e 0,2 per cento del 2025;
tali obiettivi comportano la disponibilità di un ammontare di risorse, rispetto alla previsione tendenziale, di oltre 21 miliardi di euro per il 2023 e di circa 2,4 miliardi di euro per il 2024 che saranno impiegati con la prossima legge di bilancio;
i nuovi obiettivi di deficit sono compatibili con un graduale miglioramento del saldo primario che diventerà lievemente positivo nel 2024, per poi raggiungere un surplus di circa l'uno per cento del PIL nel 2025. Il saldo strutturale migliorerà lungo tutto il triennio su un sentiero di graduale avvicinamento all'obiettivo di medio termine;
in relazione al debito pubblico, la proiezione tendenziale aggiornata di finanza pubblica comporta una discesa del rapporto tra debito lordo e PIL dal 150,3 per cento raggiunto nel 2021 al 145,2 per cento per l'anno in corso. Il rapporto debito-PIL passerebbe quindi dal 143,3 per cento del 2023 al 140,2 per cento nel 2025;
nello scenario programmatico il rapporto debito-PIL scenderebbe al 145,7 per cento nel 2022. Nel 2023 e 2024, il debito lordo della PA in rapporto al PIL è atteso collocarsi rispettivamente al 144,6 per cento e al 142,3, mentre nell'anno finale della proiezione è atteso collocarsi al 141,2 per cento, leggermente al di sotto dell'obiettivo del 141,4 per cento del DEF;
in ottemperanza alle norme della legge di contabilità e finanza pubblica sui contenuti obbligatori della NADEF, il saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato di competenza potrà aumentare fino a 206 miliardi di euro nell'anno 2023, 138,5 miliardi nel 2024 e 116,5 miliardi nel 2025. Il corrispondente livello del saldo netto da finanziare di cassa potrà aumentare fino a 261 miliardi di euro nell'anno 2023, 180,5 miliardi nel 2024 e 152,5 miliardi nel 2025;
il quadro macroeconomico tendenziale è stato validato dall'Ufficio parlamentare di bilancio con nota del 4 novembre 2022, al termine delle interlocuzioni previste dal Protocollo di intesa UPB-MEF del 13 maggio 2022;
rispetto allo scenario a legislazione vigente, la manovra di finanza pubblica che sarà varata con la prossima legge di bilancio, in considerazione dell'elevata incertezza del quadro economico, destinerà integralmente il maggior deficit del prossimo anno al contrasto del caro energia nei primi mesi del 2023; sarà, inoltre, valutato il finanziamento delle politiche invariate e altre misure fiscali reperendo le corrispondenti risorse all'interno del bilancio; l'andamento dei prezzi energetici e il loro impatto su imprese e famiglie saranno, quindi, monitorati su base continuativa al fine di valutare i successivi interventi. In occasione della predisposizione del prossimo DEF, si valuterà se sussista l'esigenza di ulteriori interventi di calmierazione delle bollette e di aiuti a famiglie e imprese,
impegna il Governo:
1) a conseguire i saldi programmatici del bilancio dello Stato e quelli di finanza pubblica in termini di indebitamento netto rispetto al prodotto interno lordo (PIL), nonché il rapporto programmatico debito-PIL, nei termini e nel periodo di riferimento indicati nella NADEF 2022, nella versione rivista e integrata, deliberata nella seduta del Consiglio dei ministri del 4 novembre scorso e nella Relazione ad essa allegata;
2) ad affrontare le sfide rappresentate dall'elevato costo dell'energia e dall'aumento dei prezzi delle materie prime al fine di proteggere il potere di acquisto delle famiglie e la competitività delle imprese;
3) ad individuare specifiche risorse da destinare a spese in conto capitale, al fine di salvaguardare il raggiungimento degli obiettivi del PNRR e del PNC e di garantire un adeguato livello di investimenti, anche per la sicurezza nazionale, tenendo conto degli impegni assunti in relazione alla grave crisi internazionale in atto in Ucraina;
4) a considerare collegati alla manovra di finanza pubblica i seguenti disegni di legge:
- interventi a sostegno della competitività dei capitali;
- revisione del codice della proprietà industriale;
- delega al Governo per la realizzazione di un sistema organico degli incentivi alle imprese;
- misure in materia di semplificazione normativa;
- disegno di legge di revisione del Testo unico degli enti locali;
- disegno di legge recante semplificazioni in materia scolastica;
- disegno di legge sulla disciplina della professione di guida turistica;
- disegno di legge in tema di sviluppo e competitività del settore turistico;
- disegno di legge in materia di disciplina pensionistica;
- disegno di legge in materia di misure a sostegno delle politiche per il lavoro;
- disegno di legge in materia di giustizia tributaria;
- disegno di legge recante interventi di rifunzionalizzazione degli istituti di prevenzione e pena;
- disegno di legge recante misure per il sostegno, la promozione e la tutela delle produzioni agricole nazionali e delle relative filiere agroalimentari e del patrimonio forestale;
- disegno di legge recante disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata di cui all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione;
- disegno di legge recante misure di sostegno alla filiera dell'editoria libraria;
- disegno di legge recante "legge quadro per le disabilità".
EMENDAMENTO ALLA PROPOSTA DI RISOLUZIONE N. 5 (6-00006)
5.1
Malan, Romeo, Ronzulli, De Poli.
Approvato
Al punto 4), apportare le seguenti modificazioni:
a) sostituire le parole: «revisione del codice della proprietà industriale» con le seguenti: «- disegno di legge recante misure organiche per la promozione, la valorizzazione e la tutela del made in Italy»;
b) aggiungere in fine le seguenti parole:
«- disegno di legge recante misure per la realizzazione delle infrastrutture di preminente interesse nazionale e di altri interventi strategici in materia di lavori pubblici;
- disegno di legge recante misure per il potenziamento del trasporto e della logistica».
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Barachini, Borgonzoni, Butti, Cattaneo, De Poli, Durigon, Fazzolari, La Pietra, Monti, Morelli, Napolitano, Ostellari, Rauti, Rubbia, Segre e Sisto.
Gruppi parlamentari, variazioni nella composizione
Il senatore Carlo Rubbia ha comunicato di aderire al Gruppo Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase, Sud Chiama Nord).
La Presidente del Gruppo Per le Autonomie ha accettato tale adesione.
Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza
Il Presidente del Gruppo parlamentare Lega Salvini Premier - Partito Sardo d'Azione, con lettera in data 8 novembre 2022, ha comunicato che il Gruppo stesso ha proceduto all'integrazione del proprio Ufficio di Presidenza.
Sono risultati eletti:
Vice Presidente vicario: senatrice Mara Bizzotto
Vice Presidente: senatore Salvatore Germanà
Il Presidente del Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia ha comunicato che il Gruppo stesso ha proceduto al rinnovo di alcune cariche dell'Ufficio di Presidenza.
Sono risultati eletti:
Presidente: senatore Lucio Malan
Vice Presidente vicario: senatore Raffaele Speranzon
Vice Presidenti: senatore Salvatore Sallemi e senatrice Antonella Zedda
Commissioni permanenti, composizione
1a COMMISSIONE
(Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione)
Balboni, Borghese, Cataldi, De Cristofaro, De Priamo(1), Della Porta, Durnwalder, Gelmini, Giorgis, Lisei, Maiorino, Meloni, Miccichè, Occhiuto(2), Parrini, Pera, Pirovano, Spelgatti, Spinelli, Tosato, Valente
(1) in sostituzione del Ministro Garnero Santanchè
(2) in sostituzione del Sottosegretario Sisto
2a COMMISSIONE
(Giustizia)
Bazoli, Berrino, Bilotti, Bongiorno, Campione, Cucchi, Lopreiato, Mirabelli, Petrenga, Potenti, Rapani, Rastrelli, Rossomando, Sallemi, Scalfarotto, Scarpinato, Silvestroni, Sisler, Stefani, Unterberger, Verini, Zanettin(3)
(3) in sostituzione del Ministro Alberti Casellati
3a COMMISSIONE
(Affari esteri e difesa)
Alfieri, Barcaiuolo, Borghi Enrico, Casini, Craxi, De Rosa, Delrio, Dreosto, Gasparri, Licheri Ettore, Malan, Marton, Menia, Mieli, Monti, Paganella, Petrenga, Pucciarelli, Renzi, Spagnolli, Speranzon, Zedda(4)
(4) in sostituzione del Sottosegretario Fazzolari
4a COMMISSIONE
(Politiche dell'Unione europea)
Berlusconi, Bevilacqua, Borghi Claudio(5), Centinaio, Cucchi, De Poli, Franceschini, Lombardo, Lorefice, Malpezzi, Matera, Murelli(6), Napolitano, Nastri, Rojc, Satta(7), Scurria, Terzi di Sant'Agata, Tubetti(8), Zanettin
(5) in sostituzione del Ministro Calderoli
(6) in sostituzione del Ministro Salvini
(7) in sostituzione del Ministro Urso
(8) in sostituzione del Ministro Ciriani
5a COMMISSIONE
(Programmazione economica, bilancio)
Ambrogio, Borghese, Borghi Claudio, Calandrini, Castellone, Damante, Damiani, Dreosto(9), Gelmetti, Liris, Lombardo, Lorenzin, Lotito, Magni, Manca, Mennuni, Misiani, Nicita, Nocco, Patton, Patuanelli, Testor
(9) in sostituzione del Sottosegretario Ostellari
6a COMMISSIONE
(Finanze e tesoro)
Augello, Boccia, Borghesi, Castelli, Cottarelli, Croatti, Floridia Barbara, Garavaglia, Losacco, Lotito(10), Maffoni(11), Melchiorre(12), Orsomarso, Paita, Patton, Piano, Russo, Salvitti, Turco, Zedda
(10) in sostituzione del Ministro Bernini
(11) in sostituzione del Sottosegretario La Pietra
(12) in sostituzione del Sottosegretario Butti
7a COMMISSIONE
(Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport)
Aloisio, Bucalo, Castiello, Cattaneo, Cosenza, Crisanti, D'Elia, Guidi, Iannone, Marcheschi, Marti, Melchiorre, Occhiuto, Paganella(13), Pirondini, Rando, Romeo, Rosso(14), Segre, Speranzon(15), Verducci, Versace
(13.) in sostituzione del Sottosegretario Borgonzoni
(14.) in sostituzione del Sottosegretario Barachini
(15) in sostituzione del Ministro Musumeci
8a COMMISSIONE
(Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica)
Astorre, Basso, De Priamo, Di Girolamo, Farolfi, Fazzone, Fina, Floridia Aurora, Fregolent, Germanà, Irto, Minasi, Petrucci, Potenti(16), Rosa, Rosso, Rubbia, Salvitti, Sigismondi, Sironi, Trevisi, Tubetti
(16.) in sostituzione del Sottosegretario Morelli
9a COMMISSIONE
(Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare)
Amidei, Ancorotti, Bergesio, Biancofiore, Bizzotto, Calenda, Cantalamessa, De Carlo, Fallucchi, Floridia Aurora, Franceschelli, Giacobbe, La Marca, Licheri Sabrina, Maffoni, Martella, Musolino, Naturale, Nave, Paroli, Pogliese, Silvestro
10a COMMISSIONE
(Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato,
previdenza sociale)
Camusso, Cantù, Furlan, Guidi, Guidolin, Leonardi, Magni, Mancini, Mazzella, Minasi(17), Murelli, Musolino, Pirro, Ronzulli, Satta, Sbrollini, Silvestro(18), Spinelli(19), Zaffini, Zambito, Zampa, Zullo
(17) in sostituzione del Sottosegretario Durigon
(18) in sostituzione del Ministro Zangrillo
(19.) in sostituzione del Sottosegretario Rauti
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Presidente del Consiglio dei ministri
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale
Ministro della difesa
Ministro della salute
Conversione in legge del decreto-legge 8 novembre 2022, n. 169, recante disposizioni urgenti di proroga della partecipazione di personale militare al potenziamento di iniziative della NATO, delle misure per il servizio sanitario della regione Calabria, nonché di Commissioni presso l'AIFA (299)
(presentato in data 08/11/2022).
senatrice Di Girolamo Gabriella
Disposizioni in favore dei familiari delle vittime di eventi sismici e Delega al Governo in materia di gestione del rischio sismico con riferimento alle attività tecniche di prevenzione, emergenza e ricostruzione (300)
(presentato in data 08/11/2022);
senatrice La Marca Francesca
Disposizioni per il sostegno dello sport italiano nel mondo e la promozione della pratica sportiva tra gli italiani all'estero (301)
(presentato in data 08/11/2022).
Inchieste parlamentari, annunzio di presentazione di proposte
È stata presentata la seguente proposta d'inchiesta parlamentare d'iniziativa dei senatori Paita, Gelmini, Calenda, Renzi, Fregolent, Lombardo, Scalfarotto, Sbrollini e Versace. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere" (Doc. XXII, n. 3).
Governo, trasmissione di atti
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 8 novembre 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni le comunicazioni concernenti:
il conferimento di incarico, al consigliere della Corte dei conti Marco Villani, di Vice Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri;
il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, al dottor Massimo Greco, nell'ambito del Ministero dello sviluppo economico.
Con lettere in data 7 novembre 2022, il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di Castellaneta (Taranto) e Scilla (Reggio Calabria).
Petizioni, annunzio
Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia.
I signori Massimo Noli e Paola Alberti da Firenze chiedono l'introduzione nel codice penale del reato di omissione di denuncia dell'intento omicida altrui (Petizione n. 35, assegnata alla 2a Commissione permanente);
i signori Mauro Marino e Giacomo Cascino, a nome del gruppo UTP - Uniti per la Tutela della Pensione, propongono una serie organica di interventi in materia previdenziale (Petizione n. 36, assegnata alla 10a Commissione permanente);
il signor Rolando Terreni, a nome dell'Associazione "I ragazzi di Cerbaiola", chiede la sollecita approvazione di disposizioni in materia di caregiver familiare (Petizione n. 37, assegnata alla 10a Commissione permanente);
il signor Antonio Rotolo da Montecatini Terme (Pistoia) chiede:
- disposizioni volte a consentire di richiamare in servizio i magistrati onorari cessati dalle funzioni per raggiunti limiti di età, sino al compimento del settantacinquesimo anno (Petizione n. 38, assegnata alla 2a Commissione permanente);
- modifiche al Codice dell'ordinamento militare di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, in materia di promozione a titolo onorifico per il personale militare del Corpo della Guardia di finanza cessato dal servizio (Petizione n. 39, assegnata alla 3a Commissione permanente);
il signor Massimiliano Valdannini da Roma chiede disposizioni volte all'unificazione dei diversi corpi di Polizia (Petizione n. 40, assegnata alla 1a Commissione permanente);
la signora Maria Letizia Antonaci da Roma chiede disposizioni in materia di definizione agevolata dei carichi fiscali (Petizione n. 41, assegnata alla 6a Commissione permanente);
la signora Giovannina Iervolino da Ottaviano (Napoli) chiede:
- disposizioni relative alle modalità di rilascio delle recensioni degli utenti in relazione agli acquisti effettuati on line (Petizione n. 42, assegnata alla 9a Commissione permanente);
- disposizioni volte a garantire da parte dei competenti uffici comunali una rapida definizione delle pratiche di condono edilizio regolarmente presentate recanti una data di presentazione superiore ai venti anni (Petizione n. 43, assegnata alla 8a Commissione permanente);
- disposizioni in materia di canone televisivo (Petizione n. 44, assegnata alla 8a Commissione permanente);
il signor Francesco Di Pasquale da Cancello ed Arnone (Caserta) chiede:
- interventi urgenti alla rete fognaria nazionale (Petizione n. 45, assegnata alla 8a Commissione permanente);
- disposizioni severe in materia di ordine pubblico (Petizione n. 46, assegnata alla 1a Commissione permanente);
- disposizioni severe in materia di produzione e utilizzo di materiale pirotecnico (Petizione n. 47, assegnata alla 2a Commissione permanente);
- disposizioni volte a garantire il diritto di voto a coloro che si trovano temporaneamente domiciliati al di fuori del comune di residenza (Petizione n. 48, assegnata alla 1a Commissione permanente);
- disposizioni in materia di tutela dell'ambiente (Petizione n. 49, assegnata alla 8a Commissione permanente);
- disposizioni stringenti in materia di progettazione ed esecuzione dei lavori pubblici (Petizione n. 50, assegnata alla 8a Commissione permanente);
- disposizioni volte a garantire il buon funzionamento della Pubblica amministrazione (Petizione n. 51, assegnata alla 1a Commissione permanente);
- l'istituzione di un dipartimento presso la Presidenza del Consiglio dei ministri deputato alla difesa dei diritti dei cittadini (Petizione n. 52, assegnata alla 1a Commissione permanente);
- disposizioni in merito alla riscossione dei tributi (Petizione n. 53, assegnata alla 6a Commissione permanente);
il signor Stefano Conte da Grassano (Matera), Presidente dell'ADIPLOS (Associazione Diplomazia Scientifica), chiede l'innalzamento del limite di età per l'accesso alla carriera diplomatica (Petizione n. 54, assegnata alla 3a Commissione permanente);
il signor Giovanni Di Salvo da Napoli chiede la modifica degli articoli 333 e 337 nonché l'adeguamento degli altri articoli del codice di procedura penale al fine di legalizzare i depositi delle denunce, degli esposti e delle querele effettuati mediante spedizioni e tramite la posta elettronica certificata (PEC), il portale del Ministero della Giustizia, i portali dei Tribunali distrettuali e la raccomandata A/R postale (Petizione n. 55, assegnata alla 2a Commissione permanente);
la signora Alessia De Vit da Padova chiede:
- disposizioni in materia fiscale e, in particolare, l'adozione della misura della flat tax al 20% (Petizione n. 56, assegnata alla 6a Commissione permanente);
- la soppressione dell'Imposta municipale unica (IMU) (Petizione n. 57, assegnata alla 6a Commissione permanente);
la signora Ilaria Nelli da Livorno chiede disposizioni volte a prevenire gli abbandoni, impedire gli abusi e facilitare le adozioni responsabili degli animali d'affezione (Petizione n. 58, assegnata alla 2a Commissione permanente);
il signor Giovanni Gallorini da Arezzo chiede:
- modifiche alla Costituzione nel senso di riconoscere il diritto al divorzio, all'aborto e all'autodeterminazione del proprio fine vita (Petizione n. 59, assegnata alla 1a Commissione permanente);
- l'approvazione urgente di una legge sul fine vita (Petizione n. 60, assegnata alle Commissioni permanenti riunite 2a e 10a);
- l'abrogazione dell'articolo 7 della Costituzione e, conseguentemente, che i rapporti tra Stato italiano e Chiesa Cattolica siano regolati mediante legge ordinaria (Petizione n. 61, assegnata alla 1a Commissione permanente);
il signor Mirko Guardamiglio da Milano chiede:
- una riforma del Sistema Sanitario Nazionale volta ad incrementarne l'efficienza (Petizione n. 62, assegnata alla 10a Commissione permanente);
- disposizioni volte a riconoscere diritti all'essere umano sin dal concepimento (Petizione n. 63, assegnata alla 2a Commissione permanente);
- disposizioni in materia di fine vita (Petizione n. 64, assegnata alle Commissioni permanenti riunite 2a e 10a);
- disposizioni in materia di relazioni affettive personali, affinché siano chiaramente distinti matrimonio civile e unioni civili (Petizione n. 65, assegnata alla 2a Commissione permanente);
- la riforma del sistema lavorativo italiano in modo che sia garantito ai genitori il tempo necessario da dedicare al rapporto coi propri figli nonché del sistema educativo affinché i vari livelli di istruzione pubblica e privata siano di supporto all'opera educativa dei genitori (Petizione n. 66, assegnata alle Commissioni permanenti riunite 7a e 10a);
il signor Andrea Carola da Napoli chiede l'istituzione di una commissione di studio relativa al collocamento dell'Italia nel contesto geopolitico internazionale, con particolare riferimento ai rapporti con la Federazione Russa (Petizione n. 67, assegnata alla 3a Commissione permanente);
i signori Rosalba D'amico da Belvedere Marittino (Cosenza), Mauro Gianpiero Dusci da Verona, Cinzia Bottoni da Vicenza, Massimiliano Busetto da Preganziol (Treviso) ed altri cittadini chiedono la possibilità di utilizzare "moneta scritturale" per i pagamenti (Petizione n. 68, assegnata alla 6a Commissione permanente);
i signori Massimiliano Busetto da Preganziol (Treviso), Michele Bianco da Verona, Andrea Carusotti da Roma, Bruno Gori da Bologna, Paola Solari e Debora Di Francesco da Verona chiedono l'istituzione di una commissione di vigilanza composta da magistrati e ufficiali del Corpo della Guardia di Finanza al fine di verificare la corretta contabilizzazione di alcuni flussi finanziari della GST@Virtual Bank (Petizione n. 69, assegnata alla 6a Commissione permanente);
il signor Massimiliano Valdannini da Roma chiede l'applicazione dei codici identificativi per il personale delle Forze dell'ordine impiegato in attività di ordine pubblico (Petizione n. 70, assegnata alla 1a Commissione permanente);
il signor Francesco Porta da Vittuone (Milano) chiede che sia consentito il riscatto a fini pensionistici dei periodi di tirocinio post lauream della professione di psicologo (Petizione n. 71, assegnata alla 10a Commissione permanente);
Il signor Rossano Corradetti da Fermo e numerosi altri cittadini chiedono l'istituzione della Giornata dell'Internato Militare Italiano (Petizione n. 72, assegnata alla 3a Commissione permanente);
il signor Simon Baraldi da San Teodoro (Sassari) chiede che venga introdotto l'obbligo di installazione dell'etilometro mobile DADSS (Driver alcohol detection system for safety) su tutti i veicoli a motore venduti sul territorio italiano (Petizione n. 73, assegnata alla 8a Commissione permanente);
il signor Renato Lelli da Sant'Ambrogio di Valpolicella (Verona) chiede:
- una riforma organica in materia di ordinamento giurisdizionale (Petizione n. 74, assegnata alla 2a Commissione permanente);
- modifiche alla Costituzione nel senso di prevedere il passaggio della Regione Veneto da regione a statuto ordinario a regione a statuto speciale (Petizione n. 75, assegnata alla 1a Commissione permanente);
- una riforma urgente del Consiglio Superiore della Magistratura (Petizione n. 76, assegnata alla 2a Commissione permanente);
- disposizioni a tutela dei medici ospedalieri (Petizione n. 77, assegnata alla 10a Commissione permanente);
- disposizioni urgenti al fine di garantire l'operatività delle c.d. comunità energetiche (Petizione n. 78, assegnata alla 8a Commissione permanente);
il signor Giovanni Costa da Settimo Torinese (Torino) chiede disposizioni urgenti in materia di affido dei figli minori (Petizione n. 79, assegnata alla 2a Commissione permanente);
il signor Luciano Battaglini da Trani (BAT) chiede disposizioni penali in materia di accanimento terapeutico (Petizione n. 80, assegnata alla 2a Commissione permanente);
il signor Paolo Alberto Paoli da Prato chiede la riduzione del limite massimo di velocità su strade e autostrade (Petizione n. 81, assegnata alla 8a Commissione permanente);
il signor Giuseppe Fortunato, Difensore Civico della Regione Campania, chiede disposizioni in merito all'utilizzo dei mezzi di trasporto nazionali e regionali ai professionisti in divisa (Petizione n. 82, assegnata alla 8a Commissione permanente);
il signor Enrico Grandi, Direttore Nazionale dell'Associazione "ets Guardie Ambientali odv", propone una serie organica di disposizioni volte alla regolamentazione e inquadramento delle guardie giurate volontarie appartenenti alle associazioni di volontariato ambientaliste ed animaliste costituite nel territorio italiano (Petizione n. 83, assegnata alla 1a Commissione permanente);
il signor Carlo Enrico Paciaroni da Firenze chiede un riconoscimento a titolo onorifico per i militari in congedo che continuano a prestare la propria opera presso le Associazioni d'Arma e combattentistiche (Petizione n. 84, assegnata alla 3a Commissione permanente).
Interrogazioni
MALPEZZI Simona Flavia, VERDUCCI, D'ELIA Cecilia, MANCA, PARRINI - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:
con l'arrivo della stagione invernale, le scuole dell'infanzia paritarie si trovano in grande difficoltà, poiché non sanno come far fronte ai maggiori costi previsti per il pagamento dell'energia elettrica e del riscaldamento;
il decreto-legge 23 settembre 2022, n. 144, recante ulteriori misure urgenti in materia di politica energetica nazionale, produttività delle imprese, politiche sociali e per la realizzazione del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), detto decreto-legge "aiuti ter", adottato dal Governo pro tempore Draghi e attualmente all'esame della Camera dei deputati, incrementa di 30 milioni di euro, per l'anno 2022, il contributo finalizzato al mantenimento delle scuole elementari paritarie, previsto dall'articolo 1, comma 13, della legge 10 marzo 2000, n. 62, al fine di sostenere l'aumento dei costi energetici;
molte scuole dell'infanzia paritarie ubicate nelle zone montane hanno dovuto già accendere i riscaldamenti, nonostante le favorevoli condizioni climatiche, che hanno caratterizzato l'inizio della stagione autunnale in gran parte del territorio nazionale;
in assenza di ulteriori contributi, per le scuole dell'infanzia paritarie sarà molto difficile garantire il proseguimento dell'anno scolastico, non essendo pensabile di poter gravare ulteriormente sulle famiglie aumentando le rette,
si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di dare risposte certe e in tempi molto brevi alle scuole dell'infanzia paritarie, consentendo loro di fronteggiare l'aumento dei costi energetici e di evitare così l'interruzione dei servizi offerti o la chiusura definitiva, altrimenti inevitabili.
(3-00027)
TURCO, TREVISI - Ai Ministri dell'università e della ricerca, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
il "piano di riconversione economica di Taranto", promosso dal Governo Conte II con il "cantiere Taranto", proponeva una nuova visione della città e del suo territorio, ossia una città produttiva, verde e innovativa;
per superare le sue criticità, Taranto ha la necessità di riposizionarsi quale città con vocazione post industriale, culturale, universitaria e di ricerca, attraverso anche un'azione strategica dettata dalla costituzione di un tecnopolo per lo sviluppo sostenibile, dove poter sviluppare tecnologie verdi ed energie rinnovabili, attraendo grandi aziende, investitori, ricercatori e fungendo da volano per l'economia circolare e l'innovazione;
considerato che:
per l'istituzione e l'inizio dell'operatività della fondazione denominata "Istituto di ricerche tecnopolo mediterraneo per lo sviluppo sostenibile" è stata autorizzata dal Governo Conte I con legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), la spesa di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021;
nel corso del Governo Conte II, con decreto del Presidente della Repubblica 11 settembre 2020, n. 195, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 80 del 2 aprile 2021, è stato emanato il "Regolamento di approvazione dello statuto della fondazione Istituto di ricerche tecnopolo mediterraneo per lo sviluppo sostenibile, ai sensi dell'articolo 1, commi 732, 733 e 734, della legge 30 dicembre 2018, n. 145";
considerato inoltre che:
dopo circa quattro anni dalla promulgazione, il tecnopolo resta ancora un progetto inattuato per i ritardi in merito alle nomine degli organi di governo;
non risultano aggiornamenti dall'ultima riunione del contratto istituzionale di sviluppo, dello scorso 9 settembre, in cui la Ministra pro tempore per il Sud, Mara Carfagna, promise che avrebbe sbloccato la situazione delle nomine, impegno poi non mantenuto;
il Governo Draghi non ha dato risposte e continuità a tale importante progetto per la riconversione della città di Taranto;
considerato infine che:
occorre, improrogabilmente, nominare gli organi di governo della fondazione, auspicando figure di alto profilo scientifico internazionale;
senza gli organi di governo del tecnopolo non sono utilizzabili i fondi già disponibili, non è ben definibile la missione operativa, non si possono creare i rapporti con imprese, università, politecnici e altri centri di ricerca,
si chiede di sapere se si intenda accelerare la nomina degli organi amministrativi e scientifici della fondazione Istituto di ricerche tecnopolo mediterraneo per lo sviluppo sostenibile", al fine di permettere in tempi brevi la sua funzionalità e intercettare le ingenti risorse disponibili del "Just transition fund", che il Governo Conte II ha messo a disposizione della città di Taranto.
(3-00028)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
ROJC Tatjana, MALPEZZI Simona Flavia, ALFIERI, ASTORRE, BASSO, BAZOLI, BORGHI Enrico, CAMUSSO Susanna Lina Giulia, CASINI, D'ELIA Cecilia, GIACOBBE, GIORGIS, IRTO, LA MARCA Francesca, LOSACCO, LORENZIN Beatrice, FINA, FRANCESCHELLI, MANCA, MARTELLA, MISIANI, NICITA, PARRINI, RANDO Vincenza, ROSSOMANDO Anna, VALENTE Valeria, VERINI, VERDUCCI, ZAMBITO Ylenia, ZAMPA Sandra - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
il 1º luglio 2013 la Croazia è stata il primo dei sette Paesi dei Balcani occidentali ad aderire alla UE, mentre il Montenegro, la Serbia, la Repubblica di Macedonia del nord e l'Albania sono candidati ufficiali;
successivamente sono stati avviati negoziati e capitoli di adesione con il Montenegro e con la Serbia, mentre la Bosnia ed Erzegovina e il Kosovo sono potenziali Paesi candidati;
la UE da tempo ha sviluppato una politica per sostenere la graduale integrazione dei Paesi dei Balcani occidentali nell'Unione europea e obiettivo dichiarato e perseguito è di promuovere la pace, la stabilità e lo sviluppo economico nei Balcani occidentali e aprire la prospettiva dell'integrazione in Europa;
il 3 novembre 2022, a Berlino sono stati firmati tre accordi tra i sei Paesi dei Balcani occidentali, al fine di facilitare la libera circolazione dei cittadini e rilanciare l'integrazione regionale;
sulla base degli accordi, i sei Paesi dei Balcani occidentali riconosceranno reciprocamente le carte d'identità, i diplomi e le qualifiche professionali dei loro cittadini;
gli accordi tra Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Serbia e Montenegro rappresentano un passo avanti positivo per la regione, in un momento in cui le relazioni tra Kosovo e Serbia continuano ad essere tese, e segnano il ritorno del "processo di Berlino", piattaforma negoziale regionale per accompagnare i Paesi balcanici verso l'integrazione europea;
nelle ultime settimane si è registrato un forte deterioramento dei rapporti tra la Serbia e il Kosovo;
recentemente il Governo serbo si è riunito in sessione straordinaria per discutere sulla crisi del Kosovo;
come riportato dalle agenzie di stampa, in precedenza il presidente Vucic ha incontrato l'inviato speciale UE Miroslav Lajcak e successivamente gli ambasciatori di Russia e Cina;
al centro dei colloqui gli ultimi preoccupanti sviluppi nella situazione in Kosovo, dove la popolazione serba ha rifiutato il cambio della targa automobilistica;
inoltre, secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, Belgrado avrebbe rifiutato una proposta franco-tedesca avanzata a Serbia e Kosovo intesa a risolvere l'annosa questione delle reciproche relazioni bilaterali;
il portavoce del servizio europeo per l'azione esterna ha sottolineato come l'escalation fra Pristina e Belgrado degli ultimi giorni sia molto pericolosa e stia portando a sviluppi che mettono a rischio anni di duro lavoro e di risultati,
si chiede di sapere:
se il Governo italiano non intenda, anche per il ruolo strategico che l'area balcanica riveste per la sicurezza del nostro Paese, avviare e sostenere un'azione diplomatica, in ambito UE e autonoma, al fine di far decantare la situazione di forte tensione tra Serbia e Kosovo;
se abbia già intrapreso le opportune iniziative in vista del cruciale vertice dei Balcani occidentali che si terrà in Albania a dicembre;
se stia valutando l'opportunità di adottare nuovi paradigmi strategici a fronte dell'instabilità nei Balcani, quale possibile proiezione del conflitto ucraino con le conseguenti sfide relative all'assetto liberaldemocratico sostenuto dalle alleanze occidentali;
se non ritenga opportuno riferire al Parlamento in merito ai fatti esposti e alle iniziative che il nostro Paese intenda intraprendere riguardo alla crisi nei Balcani.
(4-00017)
MARTELLA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno. - Premesso che:
la vicenda dei migranti giunti nel porto di Catania a bordo delle navi "Geo Barents" e "Humanity One" ha avuto una vasta eco nell'opinione pubblica italiana ed europea;
giornalisti di numerose testate nazionali e internazionali sono giunti a Catania per raccontare la vicenda dei migranti bloccati nel porto e offrire resoconti dettagliati e assicurare tempestiva informazione;
tuttavia, a quanto risulta all'interrogante, la loro agibilità professionale sarebbe stata di fatto compressa, perché, una volta giunti presso il porto di Catania, i giornalisti sarebbero stati confinati in un'area distante dalle due navi senza potersi avvicinare;
i cronisti, di fronte a tale inaspettata situazione, hanno inviato una richiesta scritta al prefetto e all'Autorità portuale di Catania, chiedendo l'autorizzazione ad avvicinarsi e a salire sulle navi ovviamente "nei modi da concordare con le forze dell'ordine e le Autorità competenti" per documentare le condizioni dei migranti rimasti a bordo delle navi;
nessuna risposta è giunta a tale richiesta;
a seguito della conclusione della vicenda con lo sbarco completo di tutti i migranti, rimane, tuttavia, oggettivamente, quello che all'interrogante appare l'incongruo ed ingiusto limite imposto ai giornalisti,
si chiede di sapere quali iniziative il Governo intenda assumere, nei limiti delle proprie attribuzioni, per verificare ciò che è accaduto a Catania e, ove dovessero ripresentarsi tali situazioni, per garantire ai giornalisti e agli operatori dell'informazione il pieno esercizio del diritto-dovere di cronaca in tutte le situazioni in cui si svolgono operazioni analoghe, evitando ingiustificate limitazioni che possono rappresentare una forma di censura all'attività degli organi di stampa, con gravi ripercussioni per il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati.
(4-00018)
DE POLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
l'intero tessuto economico ed occupazionale delle Marche, particolarmente nei comuni alluvionati dell'area di Ancona, Pesaro e Urbino, a distanza di circa un mese e mezzo dall'evento alluvionale, risultano ancora fortemente compromessi;
il Governo è intervenuto attivandosi con tutti i canali possibili, in primis con l'ordinanza del capo del Dipartimento della protezione civile n. 922/2022 e con l'utilizzo del fondo straordinario di sostegno alluvione e conflitto Russia-Ucraina, per far fronte ai primi interventi di soccorso, assistenza alla popolazione, ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture, considerati oggettivamente più urgenti e prioritari;
le procedure amministrative e burocratiche previste per beneficiare degli aiuti economici si stanno chiudendo solo in questi giorni e molte altre, invece, sono state appena avviate e si chiuderanno entro la fine dell'anno;
molto più ingenti sono i danni all'ambiente, agli edifici, alle abitazioni private, all'agricoltura ed alle imprese;
permane, quindi, la necessità di intervenire con ingenti investimenti in tutta l'area, ricordando che tutta la regione è da tempo inserita fra le "zone disagiate";
tutti gli aiuti messi a disposizione non sono riusciti a coprire le esigenze della popolazione per una ripresa effettiva della normalità e i Comuni non possono farvi fronte autonomamente;
tenuto conto:
degli atti di sindacato ispettivo 4-07435 e 4-07450 della XVIII Legislatura, pubblicati il 20 settembre 2022;
dell'atto di sindacato ispettivo 4-00004, pubblicato il 19 ottobre 2022;
del fatto che, in questi giorni, in sede europea si è registrata la disponibilità ad "attualizzare" il PNNR secondo le nuove esigenze e priorità segnalate come urgenti dai Paesi membri della UE;
del fatto che i Comuni alluvionati delle Marche vertono in condizioni di maggiore crisi rispetto ad altri Comuni di altre regioni, ed hanno, quindi, ulteriori difficoltà nell'affrontare il caro energia, gli effetti della guerra in Ucraina, l'inflazione in crescita,
si chiede di sapere:
se si ritenga di adottare, già a partire dal disegno di legge di bilancio, un quadro organico di misure economiche e di iniziative legislative tese a dare ulteriori sostegni economici alle popolazioni colpite da alluvione al fine specifico di evitare la desertificazione delle imprese dell'area e la disoccupazione generalizzata;
se si ritenga di semplificare ulteriormente le procedure burocratiche, con particolare riguardo a moduli e domande che danno titolo a rimborsi, indennizzi e sostegni finanziari a privati ed imprese;
se si ritenga di inserire i Comuni alluvionati all'interno del meccanismo del fondo complementare del PNRR aree sisma, al fine di poter utilizzare risorse aggiuntive per accompagnare la ricostruzione fisica del patrimonio pubblico danneggiato, per offrire nuove opportunità di sviluppo alle imprese, nel segno della transizione ecologica e della prevenzione dei rischi, valorizzando l'ambiente e i beni culturali oltre ad una nuova prospettiva di popolamento e di crescita economica;
se si ritenga di implementare sia le risorse economiche nell'ambito dei bandi PNRR per raggiungere gli obiettivi enunciati, sia le agevolazioni fiscali come: il sisma bonus, il superbonus e la zona franca urbana, alla stregua di quanto accaduto per gli eventi calamitosi de L'Aquila.
(4-00019)
BILOTTI Anna, ALOISIO Vincenza, BEVILACQUA Dolores, CATALDI, DE ROSA, GUIDOLIN Barbara, LICHERI Sabrina, LOPREIATO Ada, MAZZELLA, NAVE, PIRONDINI, PIRRO Elisa, SIRONI Elena, TREVISI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
la relazione semestrale (gennaio-giugno 2022) sullo stato della detenzione in Campania, presentata dal Garante dei detenuti presso il Consiglio regionale il 24 ottobre 2022, illustra ancora una volta uno scenario preoccupante sulle condizioni in cui versa la popolazione carceraria;
in particolare, come documentato puntualmente istituto per istituto, le ataviche carenze infrastrutturali e quelle di personale determinano in Campania l'impossibilità di garantire in modo compiuto il diritto alla salute dei detenuti, spesso impedendo loro un tempestivo accesso sia ai percorsi diagnostici che ai conseguenti trattamenti medici necessari;
l'impossibilità di erogare un'adeguata cura e assistenza sanitaria contrasta in primo luogo con il diritto costituzionalmente garantito alla salute e all'integrità psicofisica dei detenuti e pone a rischio l'incolumità degli stessi nonché di quanti lavorano nella loro gestione e ne hanno la responsabilità, rischio che non può continuare ad essere ignorato,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
quali iniziative intenda assumere affinché sia assicurata la corretta applicazione su tutto il territorio nazionale di quanto sancito dall'accordo del 22 gennaio 2015 tra il Governo, le Regioni e le Province autonome e le autonomie locali, in sede di Conferenza unificata, sul documento "Linee guida in materia di modalità di erogazione dell'assistenza sanitaria negli istituti penitenziari per adulti; implementazione delle reti sanitarie regionali e nazionali", garantendo l'uguaglianza nel diritto alla salute tra detenuti e cittadini liberi e la sicurezza sul lavoro di quanti operano all'interno degli istituti penitenziari.
(4-00020)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso la Commissione permanente:
7ª Commissione permanente(Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-00027 della senatrice Malpezzi ed altri, sulle misure per sostenere le scuole paritarie dell'infanzia nel fronteggiare il caro energia;
3-00028 dei senatori Turco e Trevisi, sulla nomina degli organi amministrativi e scientifici della fondazione Istituto di ricerche tecnopolo mediterraneo per lo sviluppo sostenibile.