Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 441 del 16/06/2022

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------

441aSEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 16 GIUGNO 2022

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Presidenza del vice presidente LA RUSSA,

indi del presidente ALBERTI CASELLATI

e del vice presidente CALDEROLI

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro)-Alternativa-P.C.-I.d.V.: CAL-Alt-PC-IdV; Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-ITALIA AL CENTRO (IDEA-CAMBIAMO!, EUROPEISTI, NOI DI CENTRO (Noi Campani)): Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC)); Misto-Italexit per l'Italia-Partito Valore Umano: Misto-IpI-PVU; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente LA RUSSA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,31).

Si dia lettura del processo verbale.

MARGIOTTA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(2595) Deleghe al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario e per l'adeguamento dell'ordinamento giudiziario militare, nonché disposizioni in materia ordinamentale, organizzativa e disciplinare, di eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati e di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura (Approvato dalla Camera dei deputati)

(2119) GRASSO. - Modifiche alla legge 24 marzo 1958, n. 195, in materia di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura

(Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 9,34)

Approvazione del disegno di legge n. 2595

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 2595 e 2119.

Ricordo che nella seduta di ieri il relatore ha svolto la relazione orale e hanno avuto luogo la discussione generale e l'esame degli articoli del disegno di legge n. 2595, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.

Ha chiesto di intervenire il rappresentante del Governo. Ne ha facoltà.

CARTABIA, ministro della giustizia. Signor Presidente, lo scorso 3 febbraio le Camere, riunite in seduta comune, rispondevano con un lungo e sentito applauso all'invito del Presidente della Repubblica ad approvare in tempi brevi la riforma dell'ordinamento giudiziario e del Consiglio superiore della magistratura. Oggi siamo qui per mantenere quell'impegno e trasformare in legge dello Stato una proposta che viene da lontano e che è stata costruita con il contributo di molti.

Si tratta di un passaggio importante nella storia del nostro Paese, in cui troppo a lungo la giustizia è stata terreno di scontro. Questo passaggio è stato preceduto da un lungo lavoro, a tratti non semplice, reso possibile dall'impegno di molti. Permettetemi di ricordare e ringraziare tutti coloro che ci hanno consentito di giungere a questo voto finale.

Un disegno di legge di riforma era già stato elaborato dal precedente Governo e su quel testo si sono innestati gli emendamenti approvati dal Consiglio dei ministri lo scorso 11 febbraio, anche sulla base delle preziose proposte della commissione di esperti presieduta dal professor Luciani. È seguito un intenso confronto con tutte le forze politiche di maggioranza, per giungere a un articolato ampiamente condiviso, in cui ciascuna forza politica può riconoscere il proprio apporto. Ciascuno ha portato il suo contributo, sia sostenendo le proprie iniziative con forte convinzione, sia lasciando spazio alla voce delle altre forze di maggioranza. Ringrazio ciascuna forza politica per questo impegno costruttivo e per questa disponibilità.

Ringrazio sentitamente il ministro per i rapporti con il Parlamento D'Incà, che si è speso moltissimo per permetterci di giungere a questa votazione finale. Non meno decisivo è stato il contributo convinto e determinato dei sottosegretari Sisto e Macina e quello tecnico degli uffici del Ministero della giustizia, il cui supporto professionale, svolto con dedizione e lontano dai riflettori, è semplicemente imprescindibile.

L'approvazione di questa legge - il terzo grande pilastro delle riforme della giustizia, volte a rinsaldare la fiducia dei cittadini nell'amministrazione della giustizia - consentirà che l'imminente rinnovo del Consiglio superiore della magistratura si svolga con nuove regole, affinché questa istituzione, presidio costituzionale e imprescindibile dei principi dell'autonomia e dell'indipendenza dell'ordine giudiziario, possa (per riprendere proprio le parole del presidente Mattarella) «svolgere appieno la funzione che gli è propria, valorizzando le indiscusse alte professionalità su cui la magistratura può contare».

Un grazie sentito a tutti e a ciascuno di voi. (Applausi).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come sapete, il ringraziamento abitualmente non riapre la discussione. Tuttavia vedo che il presidente Calderoli ha letto nelle parole del Ministro un intervento che consente la riapertura del dibattito, non essendosi, a suo avviso, limitato unicamente a un formale ringraziamento (che pure, però, c'è stato, presidente Calderoli). Se qualcuno intende intervenire, credo che non vi sia alcuna obiezione, ma inviterei a non riaprire la discussione.

PILLON (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PILLON (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, abbiamo ascoltato le parole del Ministro. Tuttavia non possiamo non far notare all'Assemblea che la Lega aveva presentato, in sede di lavori in Commissione, alcune proposte che a nostro avviso erano imprescindibili. Quello che già ho detto ieri lo ribadisco anche oggi: la riforma non ci soddisfa appieno. È un primo timido passo, si poteva fare molto di più e, a nostro avviso, c'erano anche i tempi per poter fare molto di più.

In particolare, mi riferisco a un emendamento che ha una caratura molto importante, vale a dire quello con il quale avevamo proposto che fosse il Parlamento e non la segreteria del Ministro a redigere le tabelle elettorali per l'elezione del CSM. Nel momento in cui deleghiamo al Ministero la redazione delle tabelle, di fatto deleghiamo a quegli stessi magistrati fuori ruolo la cui funzione è stata ampiamente messa in discussione proprio in quest'Aula la determinazione delle circoscrizioni elettorali che molto poi potranno determinare ai fini dell'elezione al CSM.

Lei capisce allora, signora Ministro, che farlo fare al Parlamento in realtà avrebbe permesso di risparmiare tempo, perché adesso dovrà essere la sua segreteria a compilare le tabelle elettorali, a definire le circoscrizioni elettorali e non si potrà votare per il nuovo CSM finché quelle tabelle non saranno fatte. A questo punto conveniva restituire al Parlamento la sovranità anche sulla determinazione delle circoscrizioni elettorali, perché i tempi sarebbero stati sostanzialmente gli stessi, ma, a nostro avviso, avremmo compiuto un gesto per riconsegnare al Parlamento, cioè alla sovranità popolare, un aspetto molto delicato in ordine alla vita della magistratura.

Ho voluto fare questo esempio perché il tempo è poco, anche se ci sarebbero altri aspetti. Peccato. È andata così. Penso che la vera riforma dovremmo farla nel 2023, quando il centrodestra vincerà le elezioni. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

LANNUTTI (CAL-Alt-PC-IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (CAL-Alt-PC-IdV). Signor Presidente, signora Ministra, leggo oggi un titolo: «Riforme? No, disastri. Correnti ancor più forti e pm meno autonomi».

A tale proposito, vorrei iniziare dalla dichiarazione della signora ministra Cartabia, ripresa mesi addietro da agenzie e giornali. La Ministra ha messo con le spalle al muro gli esponenti della maggioranza, ricordando che entro la fine del 2021 dovevano essere approvate le leggi delega per la riforma del processo civile e penale e del CSM.

La Commissione europea, ha ricordato, ha imposto al Governo italiano alcune condizioni. Per quanto riguarda la giustizia, gli obiettivi sono chiari: in cinque anni dobbiamo ridurre del 40 per cento i tempi dei giudizi civili e del 25 per cento quelli dei giudizi penali. Sono obiettivi davvero ambiziosi. Niente riforme, niente soldi dall'Europa, affermò. Il solito trito e stanco ritornello. Ce lo chiede l'Europa.

Ma dove ci sta portando questa Europa? L'Europa ci sta portando in una delle più gravi recessioni della storia, accompagnata da una gravissima crisi di politica economica, con la tempesta perfetta pandemia, guerra e le famigerate sanzioni ai russi, che di fatto sono pagate da cittadini, famiglie e imprese italiane, con mutui più salati, bollette di luce e gas triplicate, prezzi dei carburanti rincarati.

A questo si aggiungono le stolte, improvvide e totalmente errate decisioni della Banca centrale dell'era di Christine Lagarde, che già il 16 marzo 2020, da nuovo Presidente della BCE, nella più disastrosa delle conferenze stampa affermò testualmente: «Non siamo qui per chiudere gli spread. Ci sono altri strumenti e altri attori per gestire tali questioni», salvo poi correggersi il giorno dopo.

Giorni fa, il 12 giugno, ha reiterato il gravissimo errore, prendendo la stolta decisione, dopo undici anni di politica monetaria espansiva, di aumentare i tassi dal prossimo luglio, dopo aver predicato la temporaneità dell'inflazione, oggi al 7 per cento, che erode il potere d'acquisto delle famiglie, provocando un disastro sui mercati borsistici europei ed italiani, con lo spread balzato a 250 punti base, che - voglio ricordare - con il precedente Governo era a 100, con i titoli dei gazzettieri di Draghi, gli stessi delle liste di proscrizione stilate dal «Corriere della sera», che giuravano si sarebbe dimezzato a 50 punti con il Governo dei migliori. «Spread, Btp, Bund: perché (con Draghi) può scendere a 50 punti» è il titolo di un articolo del «Corriere della sera» del 15 febbraio 2021. A fronte di questo disastro della tecnocrazia, alla quale Governi legittimamente eletti hanno delegato poteri enormi, senza responsabilità e controlli democratici, con l'asse del potere spostato dai popoli e dai Governi alla finanza, mi torna in mente il titolo di un volume di William Easterly, «La tirannia degli esperti», signora Ministro, la plastica rappresentazione di una severa critica agli economisti asserviti al potere dei manutengoli, quei tecnocrati ed ottimati che governano questo Paese tramite un golpe morbido, con alte complicità istituzionali e dalle nefaste conseguenze dei loro approcci per lo sviluppo economico ordinato di una grande Nazione come l'Italia, purtroppo asservita a quel feticcio del neoliberismo e globalismo che ha sostituito gli Stati con i trattati, la giustizia con gli arbitrati.

La riforma costituisce un'ulteriore dimostrazione di una pericolosa voglia di rivalsa nei confronti della magistratura, il segnale di un vero e proprio regolamento di conti, come ha detto il consigliere del CSM Nino Di Matteo, che non ha mai risparmiato critiche a questa riforma, arrivando a definirla pericolosa. L'elezione dei membri del CSM, secondo la proposta, avverrà con un sistema nuovo, misto maggioritario e proporzionale e piuttosto complesso, che invece di arginare clientele, lottizzazione delle cariche, avanzamenti di carriera legati all'appartenenza politica, li acuisce, con l'aggravante punitiva per quei magistrati che intendano candidarsi e che al momento dell'accettazione della candidatura devono trovarsi in aspettativa senza assegni (comma 4) e di cui il comma 5 dell'articolo 12 esclude l'eleggibilità a parlamentare nazionale ed europeo e ad altre cariche. Ferdinando Imposimato, un grande magistrato purtroppo scomparso, della cui amicizia sono stato onorato, avendo trascorso insieme l'ultimo triennio della sua vita, mi ripeteva spesso: le correnti sono il cancro, la metastasi della magistratura.

Sorvolo sugli scandali, le clientele, le cricche di potere che hanno governato la magistratura, con la diretta complicità di coloro che devono fungere da garanti della Costituzione, ben descritte da molte pubblicazioni. Ma cosa prevede questa riforma per cambiare il metodo correntizio, per mettere al centro il merito oltre le appartenenze? Esisteva la possibilità del sorteggio puro, con la divisione dell'Italia per macroaree, come se fossero elezioni europee, rispettando le proporzioni, 80 per cento giudici, 20 per cento pubblici ministeri, rispettando le proporzioni di primo grado, secondo grado e cassazione, e poi sorteggiare. Chi è in grado di scrivere una sentenza sarà sicuramente in grado di valutare e scrivere un parere per un procuratore o qualunque presidente di sezione o presidente di tribunale, ha affermato Nicola Gratteri, ma ciò avrebbe sottratto potere a quel sistema correntizio che ha alimentato la metastasi della magistratura, ossia un sistema di protezione per i propri adepti anche se dovessero applicare la legge per i nemici, interpretarla per amici e sodali, come documentato dai gravi fenomeni quotidiani di malagiustizia.

Infine, non poteva mancare la ciliegina sulla torta, ovvero che i magistrati vengono sottoposti a valutazione degli avvocati, ossia quella controparte che in aula rappresenta coloro che sono imputati dagli stessi magistrati.

Altro criterio di valutazione è il numero di sentenze, ma poi c'è un altro punto che rischia di minare per sempre il principio della separazione tra il potere esecutivo e quello giudiziario, sui quali da tre secoli si basa la cultura giuridica e politica dell'Europa occidentale.

In base alla riforma sarà il Parlamento a indicare ai procuratori capo quale reato devono perseguire con maggiore urgenza e il Ministro della giustizia avrà voce in capitolo nell'organizzazione del lavoro del pubblico ministero. Già la riforma della giustizia rischia di mandare al macero decine di processi: violenze sessuali semplici, reati ambientali, morti sul lavoro, vittime di incidenti stradali e omicidi colposi potrebbero rimanere per sempre impuniti. La guerra delle correnti continua a segnare le scelte più importanti del CSM, come dimostrano le anomalie verificatesi nelle ultime elezioni del Procuratore nazionale antimafia, che hanno visto la bocciatura di Nicola Gratteri, uno dei grandi magistrati italiani.

Signora Ministro, questa riforma è l'ulteriore pietra tombale sulla giustizia, perpetrando quella prevalenza degli interessi economici di banche, finanza e politica sul diritto già teorizzata e praticata dall'ex procuratore capo di Milano Bruti Liberati sullo scandalo Expo o dal suo successore Francesco Greco sul gravissimo crac MPS, travolto dentro un buco nero di 65,7 miliardi di euro bruciati dal 2008.

Signora Ministro, è una giustizia a misura di potenti, prepotenti, poteri economici, mafio-massonerie, faccendieri e consorterie; una giustizia penalizzante per i cittadini vessati e angariati dalla malagiustizia; un'ulteriore vergogna del Governo dei migliori a danno del popolo sovrano.

Per questi motivi, annuncio il voto contrario del Gruppo CAL (Costituzione, Ambiente, Lavoro)-Alternativa-PC-IdV, che si richiama ai valori della Costituzione. (Applausi).

PRESIDENTE.Senatore Lannutti, ho ascoltato con attenzione il suo intervento. Spero non sia ultroneo un commento da avvocato. Gli avvocati non sono proprio la controparte dei magistrati. Chiedo perdono per questo commento.

RENZI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENZI (IV-PSI). Signor Presidente, signora Ministra della giustizia, noi non voteremo la sua riforma.

Una riforma della giustizia e dell'ordinamento giudiziario serve, ma la sua riforma serve meno di quello che noi speravamo. Non tocca il potere delle correnti; non tocca la responsabilità dei magistrati, per cui chi sbaglia spesso non paga; soprattutto - me lo lasci dire per la stima che come, lei sa, nutro nei suoi confronti - lascia un po' di amaro in bocca per la modalità con cui è arrivata al traguardo.

Colleghi, la separazione dei poteri, cardine della democrazia liberale, si fa non soltanto con il potere politico che rispetta i limiti del potere giudiziario (sacrosanto), ma anche evitando che il potere giudiziario definisca le regole e le norme attraverso un'incredibile e massiccia presenza di magistrati negli uffici tecnici dei Ministeri che fanno e disfanno le leggi.

Questa non è responsabilità della ministra Cartabia, perché è una cosa che ci portiamo dietro da anni, ma questa riforma non cambia assolutamente niente in tale ambito.

Allora votate contro? No, ci asteniamo perché la riforma non fa danni, a differenza di altre scelte del passato (è una riforma più inutile, che dannosa), e anche perché siamo consapevoli che l'avvento dell'autorevole ministra Cartabia ha portato il Governo un passo in avanti nella gestione della giustizia rispetto agli ultimi anni.

Signor Presidente, non posso dimenticare che per tre anni il ministro della giustizia ha sostenuto - cito testualmente - che gli innocenti non vanno in carcere. È bene ricordare all'ex ministro Bonafede che negli ultimi trent'anni ogni giorno tre innocenti sono finiti in carcere. Il sito www.errorigiudiziari.com svolge un servizio pubblico di straordinaria efficacia su questo.

Inoltre, non è vero che non paga nessuno. Non pagano i magistrati che sbagliano ma - diciamolo qui, perché i cittadini lo sanno visto che ci sono passati - paga lo Stato. Ogni anno, più o meno, paghiamo tra i 25 e i 30 milioni di euro di danni, che non risarciscono il dolore di chi viene messo in carcere ingiustamente, ma che vengono pagati con le tasse del contribuente. Il magistrato non paga, il contribuente sì.

Questo non è stato colto da quel Ministro, che allora diceva che gli innocenti non vanno in carcere, che diceva cose ancora peggiori sul rapporto tra garantismo e giustizialismo e faceva cose ancora peggiori sul Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (DAP). Il punto fondamentale è che questa riforma non fa danno, ma non è quel passo in avanti che serviva. Davvero pensiamo che la giustizia sia il problema principale del Paese? La risposta è evidente: apriamo i giornali di questa mattina e tutti noi abbiamo il cuore a Kiev, anzi in quel treno, in cui il nostro Presidente del Consiglio, a cui va un ringraziamento sentito e sincero (Applausi), assieme al presidente francese Macron e al cancelliere tedesco Scholz, ha dato un'immagine iconica fantastica di come l'Europa, finalmente, dopo quattro mesi, accanto alla necessaria partecipazione con i nostri fratelli ucraini, sceglie la strada anche della diplomazia, non lasciandola totalmente nelle mani dei turchi, degli israeliani o dei cinesi.

È chiaro che le preoccupazioni dei cittadini sono innanzitutto per l'inflazione e il costo della vita: non è la giustizia il problema considerato numero uno. Tuttavia la giustizia è un dramma, non per i politici che vi incorrono, come una narrazione monocorde, stanca e noiosa continua a far passare, ma per quel cittadino a cui viene sottratta la possibilità di vivere, nel caso in cui incappi in un procedimento da innocente e non riesca a provarlo, se non dopo tanti anni. Questo racconto costante, per cui la politica vuole fermare la magistratura, intanto si scontra con un dato di fatto. Ci sono straordinari magistrati, bravissimi, a cui va la nostra gratitudine, ma tale racconto si scontra con una considerazione che nessuno ha il coraggio di fare in questa Assemblea, ovvero che negli ultimi trenta anni, gli anni del «clima infame», per utilizzare una citazione significativa, non c'è stata una parola di verità sui due magistrati simbolo del nostro Paese. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino meritano ovviamente la riconoscenza e la stima di tutti noi e la gratitudine eterna del Paese Italia, ma non sono stati premiati nemmeno dopo la loro morte da un racconto vero su quello che è successo. Non è stata la politica a bloccare Giovanni Falcone. Il Ministro di grazia e giustizia Martinazzoli ha costruito l'aula bunker per il processo alla mafia. Il ministro di grazia e giustizia Claudio Martelli, ne voglio dare pubblicamente atto in questa sede, salvò Falcone, portandolo a Roma a lavorare. Erano parti della magistratura e del CSM che dicevano che Falcone non aveva l'autorevolezza e l'indipendenza per guidare la lotta alla mafia, era quella parte politica della magistratura, alcune correnti, che oggi dovrebbero fare mea culpa. Raccontare, a tratti in modo vergognoso, che è stata la politica a bloccare i magistrati e che c'è stata la trattativa Stato mafia è servito, in questi trenta anni, a dare l'immagine dei politici come brutti e cattivi e di quella parte "correntizzata" della magistratura come la parte dei buoni. Abbiamo il coraggio di dirlo, o no?

Signora Ministro, quando delle espressioni di correnti organizzate parlano di cordone sanitario contro avversari politici, indipendentemente dalla discussione sui reati, lo fanno per scelte che i politici compiono ed è una cosa ancora più grave. Se infatti perseguono un reato, fanno il loro mestiere, ma se dicono che ci vuole un cordone sanitario contro un avversario politico, dentro la rivista di una corrente della magistratura, il silenzio delle istituzioni è grave. Signora Ministro, aver lasciato passare il messaggio che la vicenda Palamara si possa chiudere con un capro espiatorio è la negazione della giustizia. La giustizia si fa quando si dice la verità, non quando si trova un buon capro espiatorio, che paga per tutti. Quelle modalità con cui il CSM ha agito e con cui il dottor Palamara ha agito sono le stesse con cui si continua ad agire e si è agito per decenni, in un rapporto costante tra politica e magistratura. In questo Parlamento, se vogliamo, facciamo i nomi di chi ha partecipato agli incontri con i magistrati. Non ci possiamo continuare a prendere in giro su questi temi (Applausi).

C'è un dato di fatto, signora Ministro: quando una procura della Repubblica ignora l'allarme di un carabiniere, che scrive che un genitore sta per ammazzare la moglie o il figlio e quella stessa procura della Repubblica si preoccupa di arresti molto più visibili, mediatici e show, ignorando che un carabiniere, cioè un pezzo dello Stato, scrive di arrestare una persona perché potrebbe fare male al figlio e quel figlio viene ucciso, la reazione non può essere semplicemente l'invio degli ispettori in quella procura.

C'è bisogno che qualcuno paghi per questo.

Quando, di fronte allo scandalo MPS, c'è un dirigente che cade dal quarto piano e le indagini vengono fatte in modo vergognoso o superficiale, il fatto che nessuno dica una parola da parte delle istituzioni su chi ha sbagliato non riuscirà mai, certo, a lenire il dolore di quella famiglia, ma è una questione di etica.

Il fatto che in questo momento storico, signora Ministra, ci siano magistrati che molestano sessualmente le colleghe e che, dopo tante discussioni in quest'Aula e fuori, vengono giudicati responsabili di quella molestia sessuale e pertanto sanzionati dal CSM con la perdita di due mesi di anzianità, è una vergogna (Applausi dai Gruppi IV-PSI, FIBP-UDC, FdI, L-SP-PSd'Az), perché se c'è la molestia sessuale si colpisce, altrimenti è inutile fare le campagne sul numero antiviolenza 1522. Dove sono le istituzioni a dire che quei magistrati stanno sbagliando? (Applausi).

Rispettare i magistrati che stanno bene il loro lavoro è il presupposto, ma c'è bisogno di punire chi sbaglia.

Signor Presidente, è chiaro che questi non sono gli unici temi di discussione politica in questa fase; c'è un tema più ampio che riguarda la pavidità della politica, che si misura anche nel fatto che troppo spesso abbiamo utilizzato indagini tutte a scopo giustizialista.

È di ieri la vicenda su cui qualcuno dei 5 Stelle potrebbe avere il coraggio di chiedere scusa alla famiglia Boschi, ma non lo farà (Applausi). Nel residuo tempo a vostra disposizione in Parlamento potreste trovare un minimo di coraggio per chiedere scusa; non lo farete, non è questo il punto. Il punto è che 7 milioni di italiani sono andati a votare al referendum e sono stati presi in giro perché 7 milioni di italiani sono una minoranza.

Ricordatevi che le battaglie sui diritti le fanno le minoranze, che poi diventano maggioranze; e quei 7 milioni di italiani saranno decisivi alla prossima campagna elettorale per avere una giustizia giusta e un Paese diverso. Buon lavoro! (Applausi dai Gruppi IV-PSI, FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).

BALBONI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BALBONI (FdI). Signor Presidente, l'Assemblea del Senato si sta accingendo ad approvare in via definitiva una legge sbagliata, regressiva, certamente inutile, senatore Renzi, ma anche dannosa, se mi consente. La giustizia italiana, infatti, e la stragrande maggioranza dei magistrati italiani, che amano il loro lavoro e svolgono l'alta funzione cui sono chiamati con grande impegno e professionalità, meritavano ben altro.

Questa legge nemmeno scalfisce lo strapotere delle correnti nel CSM; anzi, introduce un sistema elettorale che esalta il loro potere contrattuale e le rende ancora più forti.

L'unico modo per tagliare alla radice questa vergognosa degenerazione del pur legittimo e doveroso pluralismo democratico, che avvilisce tutti i magistrati onesti e sconcerta tutti gli italiani, sarebbe il sorteggio temperato, come riconosciuto onestamente da giuristi insigni e liberi come Nordio e Gratteri, e come proposto anche da Fratelli d'Italia con i nostri emendamenti, ovviamente tutti respinti da un'Aula sorda e indifferente. Del resto, un Parlamento che taglia il 37 per cento dei propri componenti in nome del risparmio e nello stesso tempo aumenta del 25 per cento i componenti del CSM - oltre ad avere più che raddoppiato il personale che può essere assunto con contratti di collaborazione - dimostra tutta la sua sudditanza al potere di quelle stesse correnti, che a parole, e soltanto a parole, qualcuno (che poi ritira gli emendamenti in quest'Aula) dice di voler combattere. (Applausi dal Gruppo FdI).

Questa vostra legge, inoltre, sfiora appena il discusso fenomeno delle cosiddette porte girevoli tra magistratura e politica, ignorando che quando un magistrato si candida alle elezioni - e lo stesso ragionamento vale anche quando assume incarichi di governo che hanno carattere politico - si spoglia per sempre dell'imparzialità, che è l'essenza stessa della sua alta funzione, a prescindere dalla circostanza che poi venga eletto o meno. Chi si schiera con un partito, cara signora Ministro, non deve più tornare a svolgere funzioni giurisdizionali (Applausi dal Gruppo FdI), se si tiene davvero alla buona reputazione della magistratura. Questo pensano i cittadini, che hanno diritto ad essere giudicati da un giudice non solo imparziale, ma che appare anche tale, come la moglie di Cesare. Ovviamente, avete respinto tutti i nostri emendamenti anche su questo punto.

Questa vostra legge nemmeno affronta il tema dei magistrati fuori ruolo, che oggi sono ben 200, oltre a 20 magistrati amministrativi, limitandosi ad un generico e indeterminato impegno a un loro ridimensionamento in sede di attuazione della delega, ma senza dire se tale ridimensionamento deve essere dell'uno per cento, del 2 per cento, del 10 per cento o del 50 per cento. Ovviamente, anche il nostro emendamento che proponeva di indicare questa riduzione, almeno nella misura del 50 per cento, è stato respinto.

Ma vi sembra normale, cari colleghi, che tutti gli incarichi direttivi del Ministero della giustizia siano ricoperti da magistrati fuori ruolo, con una sola eccezione che, infatti, conferma la regola? Non avete nemmeno voluto porre rimedio allo scandaloso privilegio del doppio stipendio che ricevono i magistrati fuori ruolo, che continuano a percepire il sostanzioso emolumento da magistrato, sommandolo all'indennità per la funzione che svolgono fuori ruolo, quasi fosse una rendita. Anche su questo sono stati respinti tutti gli emendamenti che miravano a porvi fine.

In questa legge men che meno si affronta un altro privilegio, che definire di natura feudale è il minimo: mi riferisco al privilegio della sostanziale immunità che, in violazione dell'articolo 28 della Costituzione, la legge sulla responsabilità dei magistrati garantisce ai magistrati che con i loro atti e decisioni sbagliate e negligenti, con colpa e dolo, provocano un danno ai cittadini. È una sostanziale immunità, un privilegio di natura feudale, lo ripeto, perché in democrazia tutti dovrebbero rispondere delle conseguenze dei loro errori: è un principio fondamentale del nostro ordinamento giuridico, oltre che un principio costituzionale.

Cara signora Ministro, quando c'è qualcuno più uguale degli altri - come ci ha insegnato George Orwell nel libro «La Fattoria degli animali» - allora non c'è più democrazia. Rileggetevi l'articolo 28 della Costituzione: vale per tutti i funzionari pubblici, non vale per i magistrati. Ma vi sembra normale che un magistrato che provochi anche un miliardo di danni con una sua decisione, la più sbagliata e negligente del mondo, risponda diversamente da tutti gli altri cittadini, nei limiti di sei mensilità del suo stipendio? Un magistrato può far fallire un'impresa che vale miliardi e risponde nei limiti di sei mensilità lorde del suo stipendio, signora Ministro? E nessuno si scandalizza di questo.

Ma non c'è scritto nella legge che tutti rispondono delle proprie obbligazioni con i propri beni presenti e futuri? Bisognerebbe aggiungere, all'articolo 2740 del codice civile, «tranne i signori magistrati, che hanno ancora un privilegio feudale». (Applausi dai Gruppi FdI e FIBP-UDC).

Troppo debole è anche la soluzione adottata per la separazione delle funzioni tra pm e giudici. Mantenere un solo passaggio entro i nove anni che senso ha? Glielo chiedo, signora Ministro: che senso ha? È una scelta ideologica, una scelta che serve ad affermare la piena equivalenza tra pubblico ministero e giudice e a negare l'evidenza, ossia che le due funzioni rispondono a requisiti, a mentalità, a modalità di azione, ad abito mentale e a forma mentis del tutto opposti tra loro. Chi giudica deve essere imparziale, come impone la nostra Costituzione. Non così, ovviamente, chi deve sostenere l'accusa, per ragioni che sono talmente evidenti che non mi ci soffermo. Fino a quando non si raggiungerà la piena indipendenza delle due carriere, non si potrà dire, secondo Fratelli d'Italia, pienamente realizzato il principio del giusto processo, che vuole accusa e difesa su un piano di assoluta parità, ciò che oggi purtroppo ancora non avviene.

Abbiamo tentato, insieme ad altri Gruppi, di modificare il provvedimento almeno in alcuni punti più eclatanti e più evidenti, dove le contraddizioni erano manifeste. Abbiamo tentato di modificare e di migliorare un po' questa normativa nelle parti in cui più era dannosa. Un muro assoluto, impossibile discutere. Addirittura c'è stato l'oltraggio del segretario del PD Enrico Letta, il quale si è permesso di bollare come ostruzionismo la presentazione di poche decine di emendamenti, invocando addirittura la fiducia nella giornata di ieri (Applausi), perché alcuni Gruppi, con poche decine di emendamenti, tra l'altro discussi in quest'Aula in due o tre ore, hanno tentato di migliorare questo provvedimento. Questa è la concezione della democrazia del Partito Democratico, che con questa uscita del suo segretario manifesta apertamente tutta la sua vocazione autoritaria. (Applausi).

E certo la coda di paglia ce l'ha il Partito Democratico, perché, quando si parla eufemisticamente di rapporto inquinato tra politica e magistratura, bisognerebbe essere un po' più chiari, perché le intercettazioni di Palamara parlano chiaro, perché i due libri di Palamara parlano chiaro. Il tema non è il rapporto tra politica e magistratura, cara signora Ministro; il tema è il rapporto tra un determinato partito politico, che è l'azionista di maggioranza del suo Governo e che si chiama Partito Democratico, e certa magistratura asservita a quel partito. (Applausi dal Gruppo FdI). Questa è la ragione per cui oggi approviamo una legge inutile, se non dannosa, e questa è la ragione per la quale Fratelli d'Italia esprime convintamente il proprio voto contrario. (Applausi).

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, signora Ministra, colleghi, noi non ci nascondiamo e diciamo chiaramente che avremmo di gran lunga preferito discutere una riforma migliore di questa. L'ordinamento giudiziario rappresenta uno dei gangli cruciali della vita democratica e quindi sarebbe servito molto più coraggio per correggere un sistema che evidentemente - è sotto gli occhi di tutti - non funziona. I numerosi scandali di questi ultimi anni, insieme alla drammatica lentezza e inefficacia della macchina della giustizia, minano alla base la necessaria fiducia delle cittadine e dei cittadini, con gravi e pesanti conseguenze per l'intero Paese.

Si è in qualche modo sacrificata, sull'altare di un eventuale accordo di maggioranza, la possibilità di apportare miglioramenti. Dico anche, però, con estrema chiarezza che i cinque quesiti referendari e la campagna referendaria sono stati, alla fine, un elemento che ha impedito a questo ramo del Parlamento di fare il proprio lavoro, di provare a migliorare il testo e, quindi, avere i tempi per poter poi fare l'altro passaggio.

Il referendum, con un fallimento che è sotto gli occhi di tutti, ha tra l'altro fatto sì che si sospendesse, in qualche modo, il lavoro di esame del Parlamento, rinviandolo a dopo l'esito referendario. Io questo lo considero un elemento che non ha certamente aiutato il tentativo di provare a fare un lavoro migliore.

Questo testo è certamente frutto di un accordo, ma un accordo che è stato sofferto, che ha provato a mettere insieme le varie anime che compongono la maggioranza, che in molti casi hanno visioni diverse. La giustizia, come si è capito da molti interventi, continua ad essere un elemento molto divisivo, soprattutto tra le forze che compongono una maggioranza così articolata.

Noi, però, continuiamo a pensare che avremmo potuto e dovuto fare meglio Penso, in particolare, al sistema elettivo per il CSM che, a nostro avviso, non elimina alla radice la forza delle correnti. Se si fosse voluto davvero premiare il merito e non l'appartenenza ad una corrente, si sarebbe potuto optare per un sistema elettivo diverso, come quello proposto nel disegno di legge a prima firma del presidente Grasso.

Torno ora sulla vicenda referendaria. Anche la sonora bocciatura del referendum ci avrebbe dovuto in qualche modo far capire che noi non disperiamo del fatto che si potrà trovare magari una soluzione, anche più in là, magari nella prossima legislatura. Nutriamo, poi, alcune perplessità, anche su un aspetto che non è assolutamente marginale dal nostro punto di vista, come quello che riguarda la divisione dei poteri.

Un'altra considerazione è relativa alle cosiddette porte girevoli. Sarebbe stato, a nostro avviso, meglio chiuderle tutte le porte girevoli tra magistratura e politica: sigillarle addirittura. Tuttavia, dobbiamo dire con forza che il testo che stiamo per approvare contiene comunque un passo in avanti, ossia il collocamento fuori ruolo per un anno o un ricollocamento con incarichi non direttamente giurisdizionali per quei magistrati che abbiano ricoperto posizioni politiche apicali.

Vi sono altri elementi che noi vogliamo sottolineare e rispetto ai quali consideriamo questa riforma comunque un passo in avanti. Quindi, elementi positivi, tra i quali va segnalata la necessità, espressa attraverso le deleghe, di rivedere l'assetto ordinamentale della magistratura, con lo specifico riferimento alla necessità di rimodularlo secondo principi di trasparenza e valorizzazione del merito.

Importante, poi, assegnare al Governo una razionalizzazione del consiglio giudiziario, con il mandato espresso dal Parlamento di assicurare la semplificazione, la trasparenza e il rigore nelle valutazioni di professionalità.

Un altro aspetto positivo riguarda la delega a modificare i presupposti per l'accesso in magistratura dei laureati in legge. La professione di magistrato deve essere esercitata da chi dimostri di essere in possesso delle capacità giuridiche e morali consone al ruolo. Un percorso ad ostacoli prima ancora di effettuare le prove concorsuali non aiuta il miglioramento della qualità dei magistrati, ma seleziona alla base solo coloro che possono permettersi molti anni post università senza lavorare.

La formazione del magistrato è importante, non solo nel momento di accesso alla carriera, ma per tutta la sua durata. Per questo riteniamo positiva l'estensione dei corsi di formazione per il conferimento degli incarichi direttivi anche ai semi direttivi, aumentandone la durata e la qualità.

Troppe volte la politica attende e ne abbiamo qui molte volte prove, proprio in quest'Aula, proprio l'ultimo momento per rimediare: addirittura, a volte neanche allora si decide di fare quello che va fatto.

Penso, per esempio, a temi cruciali, come quelli del fine vita, del salario minimo, dello ius soli, dell'ergastolo ostativo. Sono tutti provvedimenti sui quali continuiamo a sprecare molto tempo e questo è gravissimo.

Quello che esprimiamo oggi, signora Ministra, signor Sottosegretario, è un voto sofferto, non lo nascondiamo. Era urgente dare al più presto una nuova legge al Paese in vista della scadenza naturale del Consiglio superiore della magistratura in carica, oltre che continuare a centrare gli obiettivi europei relative al PNRR.

Oltre alle norme che entreranno immediatamente in vigore, c'è anche tutta una parte di delega al Governo e su questo vogliamo essere molto chiari, perché saremo molto scrupolosi nell'assicurarci che l'Esecutivo scriva norme nel pieno rispetto dei confini che il Parlamento delibera oggi.

Torno a ripetere che noi avremmo voluto davvero una riforma che rappresentasse quello che molti in questi anni hanno chiesto e si aspettavano: un vero cambio di passo, una riforma vera, che tra l'altro mettesse fine una volta per tutte alla guerra continua che ancora oggi si è manifestata in questa sede contro i magistrati e contro la magistratura e che potesse rappresentare quel passo in avanti assolutamente necessario, non dico per arrivare ad una pacificazione, ma per dire che si apre davvero e fino in fondo una stagione nuova. Speriamo che si possa proseguire in questo percorso. Pertanto, nonostante l'occasione mancata e con la consapevolezza che ancora una volta la politica poteva essere un po' più lungimirante, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali sul provvedimento in esame. (Applausi).

ROSSOMANDO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROSSOMANDO (PD). Signor Presidente, signora Ministra, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, oggi approviamo la terza importante riforma della giustizia, quindi darei un avviso ai naviganti, e anche a qualche noto commentatore, dicendo che da oggi nessuno potrà non sapere o far finta di non sapere che il Parlamento fa le riforme sulla giustizia. Le fa e le ha fatte. (Applausi). Sono tre importanti riforme: quella del processo civile, quella del processo penale e la riforma del CSM, tutte molto ben collegate tra loro.

Noi avevamo un'ossessione che oggi possiamo accantonare, cioè che questa riforma potesse essere affossata e che tutto rimanesse come prima, perché sapevamo e sappiamo che non potevamo e non possiamo permetterci che tutto rimanga uguale. Lo abbiamo detto anche a quella parte della magistratura che, secondo noi sbagliando, ha avuto una posizione di arroccamento e non ha voluto capire quanto di importante e di innovativo ci fosse in questa riforma. Questa è la preoccupazione nostra e del nostro segretario. Io non vorrei deludere il collega Balboni, che stimo, ma vorrei dire che il segretario Letta non pensava certamente a lui né a Fratelli d'Italia, quindi proprio non era in cima ai nostri pensieri. (Applausi). Eravamo preoccupati esclusivamente di questo e abbiamo corso il rischio che questa riforma fosse affossata. Visto che si evoca sempre e giustamente la politica e la sua centralità, il rischio più grande è che avrebbe fallito la politica, non sarebbe più stata credibile, dopo quegli applausi tributati al presidente Mattarella quando, nel discorso del suo insediamento, ci chiamava a questo importante dovere. Quando fallisce la politica, inoltre, viene meno il rapporto con i cittadini, viene meno la fiducia nelle istituzioni.

Quanto ai mali della giustizia io ho esperienze diverse anche dal punto di vista professionale. Si vede che c'è già una divisione a monte in chi si rivolge a un avvocato.

Quando si rivolgono a me, la prima domanda che i miei assistiti che mi pongono è: «Quanto tempo ci vorrà?». È un tema di garanzie, dei diritti della persona, sia nel civile che nel penale. (Applausi).

Questa è dunque una riforma importante: affronta il tema della credibilità (in crisi) della magistratura, che chiaramente non potrà essere risolta solo con una riforma, e affronta un punto nodale che abbiamo riscontrato, ossia una lotta di potere per il potere. È questo che dobbiamo contrastare e noi lo contrastiamo - e di questo siamo contenti - modificando una legge elettorale, che non è risolutiva, ma che contiene un riequilibrio proporzionale per una maggiore contendibilità e non prevedibilità e prevede anche il riequilibrio sulle quote di genere. Riteniamo che occorra scalfire questo, perché - come qualcuno forse ricorderà - il problema principale di un personaggio noto alla cronaca come Palamara era quale corrente scegliere come più scalabile. Nel suo libro Palamara ha spiegato di aver scelto una certa corrente perché più scalabile. Quindi di cosa stiamo parlando?

In questa riforma ci sono misure molto importanti. La prima è lo stop alle nomine a pacchetto: solo più nomine, in ordine cronologico. La seconda è una maggiore articolazione nella valutazione dei magistrati: stop agli automatismi e valutazione anche delle macroscopiche smentite processuali, in collegamento con la norma, introdotta nella riforma, che prevede che nel processo penale non si chieda il rinvio a giudizio se non c'è una ragionevole convinzione di ottenere una condanna. Fa parte del garantismo? A me pare di sì. La terza misura è l'apertura al voto degli avvocati su queste valutazioni, perché le incrostazioni di potere si combattono anche aprendo, con il pluralismo e non con la chiusura. Sono i sistemi chiusi quelli che dobbiamo combattere. Sono state poi affrontate le questioni delle porte girevoli e del fuori ruolo.

Io ho avuto un attimo (ma è durato veramente un secondo) di illusione nell'idea che si possano condividere le culture, apprendere, imparare, quando il senatore Pillon ha citato Antonio Gramsci. Mi sono dovuta riprendere immediatamente, perché occorre ricordare che quando Gramsci fu incarcerato la magistratura aveva subito diversi interventi da parte di un ordinamento autoritario e non democratico. Nel 1934 infatti ai magistrati fu imposta l'iscrizione al Partito fascista, 17 furono destituiti e potrei andare avanti così. Noi non abbiamo certamente nostalgia di questo e il nostro futuro non è la Polonia quanto a interventi sull'ordine giudiziario. Ma non abbiamo neanche nostalgia dei cappi agitati nelle Aule del Parlamento, quando c'è stata Tangentopoli, così come dei facili applausi alle inchieste; non abbiamo nostalgia del "porto delle nebbie" e non vogliamo che ci sia più la spettacolarizzazione della giustizia. Anche su questo siamo intervenuti. Sono molto contenta che da questo punto di vista emendamenti del Partito Democratico abbiamo coinciso con emendamenti di altre forze politiche.

Pensiamo a qualche riferimento. Io mi ero ripromessa di non citare mai Pietro Calamandrei, perché molto spesso viene citato a sproposito. Tuttavia lo vorrei citare, perché - non da solo - pronunciò una celeberrima arringa in difesa di Danilo Dolci, processato nel 1956 perché aveva promosso uno sciopero al contrario: per tutelare la povera gente in Sicilia, che subiva angherie e non aveva servizi, fece uno sciopero al contrario, cominciando i lavori per dissodare le terre. Fu processato utilizzando quel che rimaneva ancora di un ordinamento fascista. Si mobilitò tutta l'Italia democratica e liberale e ci fu un collegio di difesa straordinario. Perché lo cito? Perché quello fu il primo passo verso una interpretazione costituzionalmente orientata delle norme e di grandi innovazioni.

Questi sono quindi i nostri riferimenti.

Ancora, viene spesso evocata la cultura liberale in questo Paese che, vorrei ricordarlo a tutti, se vogliamo essere onesti e franchi, ha una storia di cultura liberale fortemente minoritaria, alla quale invece dovremmo attingere tutti dalle diverse storie politiche. Proviamo a riscrivere un po' un alfabeto e a condividerlo.

Quando si fa riferimento al popolo, dobbiamo pensare ai cittadini perché, se pensiamo ai cittadini, diamo loro diritti, doveri e la dignità di persone, mentre quando parliamo del popolo genericamente inteso in realtà pensiamo a qualcos'altro, a persone verso le quali non c'è stima e verso le quali nutrono disprezzo: e questo è populismo.

C'è poi il consenso. Certamente la politica deve ricercare il consenso, perché vive di consenso. Tuttavia, quando parliamo di giustizia, non bisogna ricercare il facile consenso. Siamo pronti a questo?

C'è infine il potere, certamente. Le democrazie liberali sono la forma più avanzata di lettura e coniugazione di che cos'è l'equilibrio e il controllo tra i poteri, che è il contrario di autoritarismo.

Avviandomi a concludere, si è detto giustamente delle riforme possibili e ciascuno legittimamente ha preannunciato che farà di più e meglio, se avrà la maggioranza nella prossima legislatura. Anche noi, ovviamente, per cui coerentemente il carcere è l'extrema ratio, visto che nel 2015 abbiamo approvato una riforma della custodia cautelare - vorrei ricordarlo - proprio mettendo più paletti sulla questione della reiterazione e ricordo che la Lega votò contro.

Tempi, processo, centralità del contraddittorio nel processo.

Venendo però alle riforme possibili, rivendico il fatto che questa riforma così importante, che ha che vedere con i principi istituzionali, è stata necessariamente condivisa da una larga maggioranza, così come deve essere per questo tipo di riforme, quindi non la minimizzo. (Applausi).

Certamente è una riforma possibile, ma io sono orgogliosa di averla condivisa con i colleghi di Forza Italia e del MoVimento 5 Stelle, non accedendo a facili soluzioni e respingendo scelte che, non soltanto non erano costituzionali, ma avevano anche delle palesi ingenuità, perché dire che con il sorteggio si contrastano le lotte del potere per il potere è ingenuo o non è esattamente sincero.

Concludo davvero dicendo che questa riforma poteva essere per qualcuno il secondo tempo di una partita mai conclusa. Per fortuna non è stato così. La guerra è finita. La guerra è finita. Siamo nell'era dell'impegno a servizio dei cittadini. (Applausi).

CALIENDO (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FIBP-UDC). Signor Presidente, signora Ministro, signor Sottosegretario, colleghi, abbiamo votato contro tutti gli emendamenti posti in votazione, pur condividendone alcuni. Non solo, alcuni erano anche frutto dell'elaborazione culturale di Forza Italia da trent'anni a questa parte.

Perché abbiamo votato contro allora? Perché era necessario, a nostro avviso, mandare via il Consiglio superiore in carica e rispettare il momento elettorale, senza fare proroghe. È avvenuto infatti nel nostro Paese qualcosa di rivoluzionario e di gravissimo con la vicenda dell'hotel Champagne e di Palamara e non mi riferisco soltanto alle raccomandazioni emerse dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni contenute nei libri di Palamara e Sallusti.

A me interessa molto di più quello che emerge dalla discussione all'hotel Champagne, dove c'erano componenti del Consiglio superiore della magistratura, ex componenti e parlamentari a discutere non solo della scelta del procuratore della Repubblica di Roma, ma di realizzare una discontinuità nella gestione della procura di Roma. Qui si pone un problema serio, perché se cominciamo a discutere della possibilità di realizzare una discontinuità nella gestione della procura, è come se fosse un ufficio amministrativo dove possiamo discutere di discontinuità, ma non possiamo discutere di discontinuità rispetto all'azione giudiziaria. Infatti, nel momento in cui non esiste un modello di organizzazione dell'ufficio giudiziario o dell'azione penale e non esistendo un modello nella Costituzione o nell'ordinamento giudiziario, quando si propone una discontinuità nella gestione della procura di Roma significa né più né meno che si ha un modello che si vuole imporre ad altri e si ha il potere di farlo, perché si deve nominare il procuratore della Repubblica. Questo significa un'interferenza forte nella giurisdizione, quindi un grande pericolo per il nostro Paese.

Dirò tra poco che credo nella riforma in itinere, perché molte parti della riforma sono buone, anche se mancavano probabilmente alcuni elementi. Forse avremmo dovuto fare, come sostenevo dall'inizio, un percorso indipendentemente dall'approvazione degli emendamenti, perché a me non interessava mettere le bandierine, ma mi interessava molto di più che ci fosse un dibattito nella Commissione giustizia del Senato contestualmente a quella alla Camera. La riforma è buona sotto il profilo della valutazione dei magistrati, ma c'è un pericolo: è stato introdotto un obbligo di audizione. Lei signora Ministro conosce meglio di me il sistema universitario e sa che in quell'ambito le audizioni hanno avuto un effetto non positivo. Qual è il problema delle audizioni? Mi riferisco al 1978, quando per la prima volta dovetti riprendere un collega allora componente del Consiglio superiore della magistratura, che a un candidato che aspirava a un ufficio direttivo domandava cosa volesse fare e come pensava di poter gestire quell'ufficio. Torniamo al problema dell'hotel Champagne: non si può chiedere a un candidato che cosa vuol fare nella organizzazione dell'ufficio, perché nel momento in cui si fa questo si propone una qualche idea di modello che non è previsto dalla Costituzione e dall'ordinamento giudiziario. Mi rivolgo a lei perché lei, che ha una cultura costituzionale, non può non capire il pericolo che c'è in una previsione di questo tipo. Occorre invece una riforma in itinere perché dobbiamo avere attenzione per le possibili ricadute e fare delle correzioni.

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 10,39)

(Segue CALIENDO). Prendo atto di alcune storture e di momenti in cui si è votato contro rispetto ad alcune questioni, ma i colleghi della Lega hanno votato i singoli articoli di questa legge, hanno fatto delle proposte, alcune delle quali condivido ed altre no, ma questo attiene alla logica del confronto. A volte ho lavorato a delle leggi con il senatore Mirabelli o con il senatore Balboni, che appartengono a due mondi diversi, ma non ha importanza perché la logica di qualsiasi riforma della giustizia si muove su un'unica linea: non si possono mettere bandierine nelle riforme della giustizia.

Si devono scegliere delle soluzioni che possano andar bene al nostro Paese.

Signora Ministro, quando abbiamo cominciato a discutere della riforma non era emerso un nuovo dato. Quanti sono gli assolti perché il fatto non sussiste o non costituisce reato? Sono un numero enorme negli ultimi tempi. Lei si dovrà porre un problema. È solo ipertrofia di un pubblico ministero che non si arrende alla valutazione, positiva o negativa, di quanto ha fatto fino a quel momento? Oppure si innamora talmente delle sue idee che va avanti nonostante le verifiche successive dicano che non è così? Si rende conto che cosa significa quando l'assoluzione perché il fatto non sussiste arriva nei gradi successivi rispetto al primo e, quindi, vi è un'assoluta valenza che ha portato alla sentenza di primo grado e alla condanna, anche se era completamente sbagliata?

Anche il senatore Balboni, poco fa, ha dato delle indicazioni corrette per quanto riguarda la riduzione del numero dei fuori ruolo. Ricordo che nel periodo del terrorismo ero al Consiglio superiore e poi ho partecipato ai processi di Mani pulite. Mai dobbiamo buttare il bambino con l'acqua sporca. Bisogna ancora individuare quali sono gli aspetti positivi di una riforma. Quando mi si dice che bisogna ridurre il numero del fuori ruolo, dico che va bene, ma devo poi ragionare in termini di effettività. Non posso essere d'accordo quando mi si dice che, con alcune norme, i fuori ruolo saranno di estrazione solo di Roma o di Napoli perché non avrebbero possibilità di venire altri di altre zone d'Italia. La giustizia ha invece necessità di avere una consapevolezza di quali sono le varie realtà del nostro Paese. Nello stesso tempo, non posso non tener conto che a volte si lanciano dei numeri a caso, come alcuni emendamenti. Basta considerare che non vengono considerati i 30 componenti fuori ruolo del Consiglio superiore della magistratura tra i 20 e più segretari.

Per questa ragione, credo che dobbiamo fare il patto di continuare a svolgere un'azione di verifica e di eventuale modifica. Peraltro, ripresenterò a settembre (e confido nella vostra valutazione positiva) i due emendamenti, che ritengo esiziali perché erano correzioni di errori.

Quello che mi interessa di più è l'apertura di un nuovo confronto. Nel 1986 abbiamo avuto, di seguito nello stesso anno, tre provvedimenti di riforma della giustizia. Questo significa avere attenzione alle ricadute delle riforme appena approvate. Così facendo, avremo realizzato il sogno di avere un dialogo tra noi, non condizionato dal voler difendere un nostro emendamento, ma volto a realizzare una giustizia che possa dare ai cittadini la speranza che il magistrato non sia condizionato da interessi personali, né da interessi politici, anche se non dico che possa essere proprio il giudice che, secondo una vulgata degli Stati Uniti, parla raramente con se stesso, qualche volta con Dio. (Applausi).

BONGIORNO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONGIORNO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signor Ministro, signor Sottosegretario, onorevoli senatori, questa riforma, secondo me, sarebbe stata un'ottima riforma se l'avessimo approvata quattro anni fa. Dico questo perché la storia della magistratura, in Italia, si divide in due ere: prima e dopo lo scandalo Palamara. Prima dello scandalo Palamara, quindi prima del 2019, la magistratura era sicuramente al di sopra di ogni sospetto ed era stata incoronata come garante morale del Paese. In quel contesto, questa riforma ha una serie di aspetti positivi, come il fatto di dire stop alle porte girevoli, la limitazione dei passaggi di funzione e la nuova valutazione della professionalità dei magistrati. Quindi, queste novità e queste piccole correzioni, che ci hanno portato ad accompagnare questa riforma e che ci portano anche oggi a votarla positivamente, ci sono, ma sono piccole novità, che in quel contesto sarebbero state la ciliegina sulla torta, avrebbero avuto il senso e avrebbero meritato l'applauso e la nostra adesione veramente convinta. In quel contesto, infatti, onestamente, credevamo ancora tutti che ci fosse lo spazio per dare alla magistratura il compito di autoriformarsi. Non siamo però più nel 2018, ma siamo in un'altra era e credo che questa riforma, che pure ha aspetti positivi, abbia questa caratteristica: è anacronistica e non tiene conto delle novità. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Le novità sono quelle che emergono nell'era post-Palamara, nella quale si stanno perdendo di vista alcuni principi irrinunciabili, tra i quali - vedremo bene perché - l'imparzialità della magistratura. Faccio degli esempi, di destra e di sinistra, per essere imparziale, pur non dovendo esserlo. «Magistratura democratica è nata con una cultura della corporazione, dicendo: noi non siamo giudici imparziali, o meglio noi non siamo degli indifferenti, siamo di parte, siamo dalla parte del più debole, perché questo è scritto nella Costituzione, non perché questa è una rivoluzione». Signor Ministro, questo è stato scritto nel secondo libro di Palamara e c'è un giudice che, in un'intercettazione, dice esplicitamente: Noi non dobbiamo essere imparziali, ma dobbiamo essere di parte. Questa non è una tesi, ma è una cosa che si legge. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC). Dunque, signor Ministro, mi chiedo e le chiedo se, secondo lei, un giudice che dice che dentro di sé si sente di parte e vicino ai più deboli, all'atto di giudicare, che è un momento delicatissimo, perché ha due piatti della bilancia sui quali deve soppesare la prova, metterà le prove dell'accusa e della difesa o metterà lo stato sociale delle persone che sono in contrasto tra loro, in quella causa? Mi chiedo ancora: se c'è una causa tra un imprenditore, un datore di lavoro, e un dipendente, un giudice che dice di non essere imparziale, che speranza dà alla persona che, tra virgolette, sembra non la più debole? Ovviamente lasciamo da parte, perché magari poi riguarderebbe noi, un eventuale contrasto tra un povero migrante e un potente Ministro. Che imparzialità può avere chi dice che, a prescindere dalle carte, sta dalla parte dei deboli e non è imparziale? Mi chiedo se tutto questo è qualcosa che possiamo lasciar scorrere, di cui non ci dobbiamo occupare in una riforma.

Per correttezza cito un esempio opposto, di Magistratura indipendente. Pubblicamente, in un incontro pubblico, mentre sostenevo la tesi della necessità del sorteggio, un magistrato di Magistratura indipendente ha detto di fare attenzione, perché il sorteggio è pericolosissimo, dal momento che, facendo riferimento soltanto al caso, sarebbe possibile ritrovarsi nel CSM solo magistrati di destra, che parteggiano da una parte, o solo magistrati di sinistra, che parteggiano dall'altra.

Io non voglio che il magistrato parteggi, signor Ministro! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FIBP-UDC e del senatore Malan). Non voglio questo, non mi interessa altro. Ciò che credo - e che sto notando - è che mentre prima dello scandalo Palamara il fatto di parteggiare, di schierarsi, di essere di destra e di sinistra se lo dicevano tra loro nelle intercettazioni, ora c'è stato un salto di qualità; adesso parlano pubblicamente dei loro schieramenti, la situazione sta peggiorando, non sta migliorando. Adesso ce lo vengono a dire nei convegni: noi di destra, voi di sinistra.

Signor Ministro, ho cercato di parlarne spesso perché non possiamo dire che tutto sommato questo è correntismo. Come faccio a correggerlo? So che è un tema che lei voleva affrontare, però il problema è questo: un conto è il correntismo, altro è la degenerazione del correntismo. Soprattutto, se ormai accettiamo questo correntismo che è diventato degenerazione, se il legislatore, come sta avvenendo, non interviene, tutto questo diventa assoluta normalità. Già significa che quanto è avvenuto nell'era che ha preceduto lo scandalo Palamara avviene adesso e avverrà domani. E se avverrà anche domani, un giorno la storia ci giudicherà, signor Ministro, e giudicherà anche questa riforma, realizzata nel 2022, dopo anni di scandalo. In che modo stiamo intervenendo su quel tema? Con dei ritocchi? Di fronte a rivelazioni sconvolgenti ci vuole un cambiamento sconvolgente, non ritocchi. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC).

Se dobbiamo analizzare le reazioni conseguenti alle rivelazioni di Palamara dobbiamo essere onesti: chi ha reagito dopo le rivelazioni di Palamara? Sicuramente ci sono stati i procedimenti penali, quindi possiamo dire che la magistratura ha reagito; il CSM ha assunto delle iniziative, quindi il CSM ha reagito (poi vedremo l'esito di tutte queste iniziative); ma manca qualcosa all'appello, c'è un grande assente.

Lei propone questa riforma, fatta di ritocchi, come abbiamo detto, per tamponare un po' di falle; noi votiamo questi ritocchi, però non possiamo non constatare una grande assenza all'appello. E io gliel'ho detto, signor Ministro, cosa manca: manca la riforma costituzionale. È quella che si sarebbe dovuta fare, perché una legge costituzionale avrebbe aperto il dibattito; una legge costituzionale - e c'erano i tempi per farlo, gliel'ho detto in tempi non sospetti - ci avrebbe permesso di discutere non solo su come si va al CSM, ma su chi è meritevole di andare al CSM. Questo è il punto. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az).

Signor Ministro, come dice la collega Rossomando, lei ha fatto tre riforme importantissime; sarebbe potuta passare alla storia, avrebbe potuto farci sedere a un tavolo costituzionale. Sì, siamo diversi, diversissimi come sensibilità politica, ci saremmo scontrati? Sì, sicuramente, ma le dico una cosa: ci saremmo scontrati perché spesso ci si scontra e perché è giusto che ci siano sensibilità diverse, ma io credo che ci saremmo seduti a quel tavolo quantomeno partendo da una premessa che tutti condividiamo. La premessa è che un magistrato, che sia di magistratura democratica o di magistratura indipendente, se si sente legittimato a usare impropriamente il proprio potere non è imparziale e non può fare il magistrato. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Ripeto, deve valere sia per MI che per MD e nessuna parte politica sedendosi a quel tavolo secondo me avrebbe ceduto alla tentazione di dare l'attenuante a colui che abusa, se della propria parte politica; questo no, questo non si deve fare. Sono convinta che ciò che è mancato è questo tavolo, come sono convinta che sotto questo profilo è un'occasione persa.

Qual era il punto di partenza di un tavolo? Lo so, tutti i magistrati hanno un cuore, che può battere a destra o a sinistra.

Ma il punto di partenza è che se si entra al CSM o in un'aula di giustizia si prende il cuore, si mette in uno zainetto e si lascia fuori. Su questo ci dobbiamo mettere d'accordo tutti, altrimenti possiamo scontrarci sui commi e sulle norme, ma se stiamo rinunciando - come stiamo facendo - all'imparzialità del giudice è veramente un fallimento. Pertanto, anche se noi votiamo questa riforma, è una riforma anacronistica; siamo fermi al pre-Palamara.

Vede, noi della Lega - ma credo che su questo posso dire "noi del centrodestra" - non ci crediamo più al fatto che improvvisamente la magistratura si autoriformerà. Non ci crediamo. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC). Noi crediamo fortemente nel fatto che una riforma efficace sia dovere del legislatore. Noi crediamo che il percorso per questa riforma costituzionale avrebbe potuto avviarlo lei, signora Ministro, ma a questo punto, visto che non è stato avviato da lei, il nostro percorso ci sarà, sarà tortuoso e difficile e ci vorrà tenacia e determinazione. Noi faremo una riforma che cambierà finalmente qualcosa nell'interesse di tutti, una riforma coraggiosa. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC. Molte congratulazioni).

MAIORINO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAIORINO (M5S). Signora Presidente, signora Ministra, Sottosegretario, colleghe e colleghi, il percorso che ci ha portato all'approvazione definitiva, auspicabilmente, del disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario e del CSM, non è stato né semplice, né privo di ostacoli. Questo è stato evidente fino all'ultimo, fino all'approdo qui in Aula, quando la Lega, dimenticando di essere forza di maggioranza, ha mantenuto e votato i suoi oltre 200 emendamenti contro il parere del Governo e chiesto persino un voto segreto, esponendo la riforma al rischio di essere affossata e non vedere mai la luce, con un relatore, il Presidente della Commissione giustizia Ostellari, che tradendo il mandato che la Commissione gli aveva affidato, si è rimesso all'Assemblea.

Cosa dire di Italia Viva, che ha appena annunciato che non voterà la riforma? Immagino che Renzi ora, coerentemente, ritirerà i suoi Ministri dalla maggioranza. (Applausi dal Gruppo M5S). Renzi e coerenza nella stessa frase...

Voglio dire chiaramente che questa riforma che votiamo oggi è la riforma possibile con questa strana maggioranza, ma non è certo la migliore. Noi abbiamo un'altra idea di giustizia. Il nostro compito, però, è stato impedire lo svuotamento dell'impianto della riforma Bonafede, che ha fatto da testo base a questa riforma.

Il nostro disegno di legge rispondeva in pieno all'esigenza di rinnovamento e contrasto alle degenerazioni di quel correntismo che tante volte è stato citato in quest'Assemblea e a salvaguardia dei principi di unità della giurisdizione, indipendenza e imparzialità della magistratura. Di certo, però, questo testo è di gran lunga migliore di quello che sarebbe uscito dai referendum. L'esito della consultazione referendaria - come era ampiamente prevedibile - ha certificato l'uso strumentale che è stato fatto di questi sacri strumenti di partecipazione democratica. È stata un'operazione ideologica che ha mortificato un fondamentale e prezioso istituto di democrazia. Spero che i proponenti abbiano ora imparato, dalla sonora disfatta incassata, che i problemi della giustizia non si risolvono sottoponendo ai cittadini quesiti contorti e su materie che non appassionano.

Appassiona invece, per esempio, il tema del fine vita, ma anche qui la Lega continua a tener bloccato un provvedimento di civiltà nelle Commissioni pertinenti. (Applausi).

Tornando al disegno di legge all'esame in quest'Aula, è doveroso sottolineare come diverse norme in esso contenute siano state proposte dal MoVimento 5 Stelle.

Penso, ad esempio, alla facilitazione dell'accesso alla carriera in magistratura da parte dei neolaureati: gli aspiranti magistrati non dovranno più sobbarcarsi ingenti esborsi economici con l'ottenimento di ulteriori titoli universitari. Ma penso soprattutto a un elemento centrale della riforma Bonafede, mantenuto e proseguito in questa riforma: lo stop definitivo alle porte girevoli tra magistratura e politica. Il tema, come sapete, è molto rilevante. Il disegno di legge ottempera la richiesta fatta all'Italia dal Greco, l'organo anticorruzione del Consiglio d'Europa.

Certo, in questo testo ci sono anche cose che non condividiamo, come il tema del passaggio delle funzioni. Il testo prevede la riduzione a un solo passaggio nell'arco dei primi nove anni di carriera, dalla funzione giudicante a requirente e viceversa. Il MoVimento 5 Stelle concepisce invece il passaggio di funzioni come un momento di arricchimento professionale per il magistrato e riteniamo che limitare rigidamente il passaggio possa isolare i pm e allontanarli dalla cultura della giurisdizione, pilastro del ruolo giudicante. Impediremo che tale modifica possa essere prodromica alla separazione definitiva delle carriere, come è stato già annunciato proprio in quest'Aula.

Concludo, Presidente, dicendo che su questi temi il MoVimento 5 Stelle aveva presentato degli emendamenti sia in Commissione che in Assemblea. (Brusio). Correttamente chiederei un po' di silenzio, Presidente, se è possibile. È possibile chiedere un po' di silenzio?

PRESIDENTE. Per cortesia, c'è troppo brusio, non riesco a sentire neppure io. Prego, senatrice Maiorino.

MAIORINO (M5S). Non è molto migliorato.

PRESIDENTE. Senatrice, la pregherei di continuare.

MAIORINO (M5S). Su questi temi il MoVimento 5 Stelle aveva presentato degli emendamenti sia in Commissione che in Assemblea. Correttamente li abbiamo ritirati; correttamente e coerentemente con la parola data, perché questa riforma è stata frutto di lunghi e serrati incontri, nei quali si sono dovute bilanciare visioni anche molto distanti tra loro. Correttamente abbiamo pertanto ritirato le nostre proposte.

Ma voglio dire una cosa: non c'è altra ragione al mondo per cui io e tutti i miei colleghi del MoVimento 5 Stelle, di tutti i livelli, siamo entrati in politica, se non per cambiare questo Paese, per dar voce a chi voce non ha mai avuto, a chi Santi in paradiso non ne ha, per fare gli interessi veri del Paese e cambiare la politica sorda, cieca ed egoista. Abbiamo accettato tanti compromessi in nome del bene superiore del Paese, che ci sono costati cari. La nostra correttezza la paghiamo cara ogni giorno, in cui faticosamente ci sforziamo di dare il nostro contributo a questo Governo, un Governo che non sentiamo nostro, che non abbiamo voluto e nel quale siamo solo ed esclusivamente nell'interesse degli italiani e non certo nel nostro interesse.

Ma c'è un limite e quel limite è proprio l'interesse del Paese. Quando, per colpire noi, si è disposti a colpire e a danneggiare il Paese, ecco questo non lo tollereremo, non possiamo tollerarlo. (Applausi dal Gruppo M5S). Il superbonus del 110 per cento ha ridato slancio all'economia e respiro al nostro tessuto imprenditoriale ed economico e impatta beneficamente sull'ambiente e sul consumo energetico. Ebbene, sbloccatelo, riattivatelo, perché smantellarlo non è uno schiaffo al MoVimento 5 Stelle, ma un pugno al Paese. (Applausi dal Gruppo M5S). Fate finta che non siamo stati noi a farlo; questo Governo se ne faccia carico pienamente e responsabilmente lo sblocchi.

È di stamattina la notizia che i poveri nel nostro Paese sono arrivati a 6 milioni. (Commenti dei senatori Malan e Zaffini). Dopo la crisi pandemica e ora il rincaro dei prezzi e dell'energia, oggi sono 6 milioni gli italiani e le italiane che vivono nell'indigenza, esposti alla miseria e alle sirene del crimine, delle organizzazioni mafiose, dello strozzinaggio, del ricatto e del lavoro nero. Eppure ogni giorno sentiamo grandi statisti, che siedono anche qui in quest'Aula e sono parte di questa maggioranza, attaccare il reddito di cittadinanza e dire ogni sorta di nefandezze su questa misura di dignità, che è una ciambella di salvataggio per chi sta affogando. (Applausi dal Gruppo M5S).

Questo non possiamo tollerarlo. Per colpire noi si è disposti a mandare alla deriva il Paese e insultare ogni giorno milioni di italiani, vittime di politiche economiche e del lavoro asfittiche, che sono andate avanti per trent'anni.

Questo Governo ha il dovere politico, ma prima di tutto morale, di irrobustire il reddito di cittadinanza, di renderlo pienamente attivo in ogni sua parte, di farlo, non solo normativamente, con azioni concrete, ma comunicativamente e politicamente, non per il MoVimento 5 Stelle, che lealmente siede in questa maggioranza, ma per il Paese Italia, che dovrebbe essere l'unica vera preoccupazione di tutti noi, qualunque sia lo schieramento politico di appartenenza.

Signor Presidente, signor Ministro, signor Sottosegretario, colleghe e colleghi, sulla riforma dell'ordinamento giudiziario e del CSM si poteva fare di più e meglio, ma senza l'apporto del Gruppo che ho l'onore di rappresentare il risultato sarebbe stato certamente peggiore di quello raggiunto.

I frutti del lavoro saranno valutati solo nel tempo, ma ci ho tenuto a ricordare che il MoVimento 5 Stelle si schiererà sempre a difesa del Paese e della salvaguardia dei principi della Costituzione, ivi compresi quelli del Titolo IV, cioè la magistratura e la giustizia. Per queste ragioni dichiaro il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle (Applausi dal Gruppo M5S).

GIARRUSSO (Misto-IpI-PVU). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

GIARRUSSO (Misto-IpI-PVU). Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, oggi si consuma in quest'Aula un momento buio della storia del Paese e di questo Senato. La più importante riforma di questa legislatura ha visto quest'Assemblea ed il Senato messi fuori gioco. Nessun intervento è stato possibile per migliorare quella che tutti, nei loro interventi, tranne un Gruppo politico, hanno definito una pessima riforma.

Colleghi, lo scandalo Palamara si può descrivere in poche parole: l'idea che, controllando poche procure, si potesse avere in mano l'Italia. Colleghi, chi è che controllava queste procure? Un uomo solo, Palamara, o esisteva un partito di questi procuratori? Esisteva, perché lo avete detto: in più salse l'avete detto. L'avete detto e lo sapete. E certamente il partito delle procure non era Forza Italia; non era nemmeno il partito di Renzi e non era nemmeno la Lega. Non parliamo poi di quelli di "cambiamo in peggio l'Italia".

Con questa riforma, cari colleghi, vi state mettendo nelle mani di quel partito delle procure, che avrà davvero il controllo pieno dell'azione della magistratura requirente. Voi ricorderete queste parole e questo intervento di Italexit, perché avevate i mezzi e i numeri per impedire questo. E lo avete detto, ma non vi serviranno le parole, le buone parole spese in quest'Aula senza il voto contrario.

Non vi serviranno a breve, dopo questa tregua che vi ha dato il partito delle procure, quando le useranno contro di voi. Non vi serviranno, colleghi, ricordatelo. Noi voteremo contro, perché non ci stiamo a questo schifo! Vergogna! (Applausi dei senatori Paragone e Martelli).

PRESIDENTE. Senatore Giarrusso, non c'è bisogno di esagerare con la terminologia. Certi termini è meglio non utilizzarli in Aula.

Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 2595, nel suo complesso.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dal Gruppo PD).

Risulta pertanto assorbito il disegno di legge n. 2119.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ho chiesto di intervenire per sottoporre all'attenzione sua e dell'Assemblea quanto sta accadendo da ieri pomeriggio e ancora adesso sta avvenendo nella ex discarica di Malagrotta. Si tratta di un incendio enorme, devastante, che ha prima coinvolto un capannone, poi il gassificatore fermo, poi il nastro trasportatore e infine l'intero sistema di trattamento meccanico-biologico (TMB).

È un impianto che tratta 900 delle 3.000 tonnellate al giorno che Roma produce. È ovvio, quindi, che il primo pensiero vada alla popolazione martoriata da anni di quella zona che, vorrei ricordarlo, è l'unica del Centro-Sud ad esser sottoposta alla direttiva Seveso per la diossina. (Brusio in Aula). Chiederei un po' di rispetto non tanto per me, quanto per la popolazione e per gli oltre 40 vigili del fuoco che in queste ore stanno cercando di domare un incendio che sembra indomabile. Sono intervenuti e stanno ancora intervenendo prima otto, poi 12 e poi 16 mezzi, anche speciali, dei Vigili del fuoco.

È di queste ore un'ordinanza draconiana del sindaco di Roma che istituisce una zona di rispetto di 6 chilometri, chiude gli asili, le scuole, vieta il consumo degli alimenti, chiede alle persone che sono a un chilometro dall'impianto di starsene chiuse in casa. A loro va il primo pensiero, poi però sono fondamentali due considerazioni che abbiamo il dovere di compiere.

La prima è che si tratta del terzo incendio di un impianto di trattamento rifiuti in quattro anni a Roma. L'11 dicembre 2018 un incendio ha distrutto completamente il TMB salario, che in quel momento conteneva 3.000 tonnellate di rifiuti, da tre giorni le telecamere non funzionavano (chissà perché): un disastro annunciato. Il 24 marzo 2019 un incendio ha colpito il TMB di Rocca Cencia, che conteneva quasi 500 tonnellate; in quel caso le telecamere non c'erano nemmeno, come non c'era l'impianto di rilevamento dei fumi. Si tratta di tragedie annunciate, sulle quali anche come Commissione d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati abbiamo agito e abbiamo chiesto attenzione.

La seconda considerazione riguarda gli impianti di Roma e del Lazio. Non si tratta soltanto di capire dove da oggi porteremo 900 tonnellate di rifiuti che rischiano di mettere in ginocchio la gestione dei rifiuti a Roma, ma di capire perché ancora oggi siamo fermi a un piano di gestione rifiuti che è quello della giunta Polverini, perché si è approvato da poco il piano di gestione dell'impiantistica, anche se Zingaretti è presidente dal 2013. Qualcuno deve spiegarci - anche perché è dovere del Parlamento intervenire se una Regione non ce la fa - come si possa, da un lato, approvare all'unanimità la richiesta che Roma Capitale entri in Costituzione e poi non essere in grado di assicurarle un impianto di gestione dei rifiuti degno di un Paese civile e avere una forza politica come i 5 Stelle che grida allo scandalo e minaccia una crisi di Governo perché è stato inserito un emendamento che prevede poteri speciali e tempi rapidi per realizzare un termovalorizzatore nel Lazio a Roma prima del Giubileo. Si abbia un po' di coerenza, si faccia quello che ogni cittadino italiano ha diritto di avere. Per tutelare l'ambiente non basta scriverlo in Costituzione; per tutelare la salute dal rischio diossina, non basta dirlo a parole, servono i fatti; bisogna passare ad un'impiantistica seria a Roma, nel Lazio e in tutto il Paese. (Applausi).

GASPARRI (FIBP-UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FIBP-UDC). Signor Presidente, intervengo brevemente per evidenziare all'Assemblea la condizione di emergenza che si verifica a Roma e che si intreccia anche con vicende parlamentari. La Camera sta discutendo del decreto-legge aiuti, che contiene una norma che affida al sindaco di Roma poteri speciali per realizzare un termovalorizzatore, che nella Capitale è indispensabile. C'è poi un altro provvedimento all'esame della Camera sul conferimento di poteri speciali a Roma Capitale, con una modifica della Costituzione, che sarà discusso in Assemblea la settimana prossima e che vede come primo firmatario un parlamentare del nostro Gruppo, il nostro capogruppo Barelli, e come relatori l'onorevole Calabria e l'onorevole Ceccanti. Si tratta di un provvedimento che l'Assemblea di Montecitorio potrebbe licenziare già la settimana prossima con un consenso ampio e trasversale, che mi auguro poi il Senato possa esaminare rapidamente, visto che, essendo una modifica della Costituzione, occorrerà la doppia lettura, con le procedure che conosciamo.

Soprattutto il decreto-legge aiuti, che dà dei poteri all'attuale sindaco di Roma per il termovalorizzatore, mette in evidenza gli errori e le colpe della gestione della Regione, che è dello stesso partito del sindaco Gualtieri. Il presidente Zingaretti nulla ha fatto nei nove anni di sua gestione per affrontare l'emergenza rifiuti della Regione Lazio e della Capitale. La Regione Lazio continua a mandare rifiuti in Olanda, pagando soldi agli olandesi e ad altri Paesi esteri, che trasformano quei rifiuti in materia prima energetica nei loro termovalorizzatori; con la beffa che gli olandesi si fanno le docce con acqua calda, arricchendosi perché Roma e il Lazio pagano affinché l'Olanda si faccia carico di questi rifiuti che diventano materia prima energetica.

Noi, come Forza Italia, condividiamo la norma che dà poteri al sindaco di Roma per realizzare il termovalorizzatore, ma essa è figlia dell'irresponsabilità di Zingaretti e della Regione Lazio, che nulla hanno fatto, in una gestione quasi decennale, per affrontare l'emergenza rifiuti, che è alla radice della tragedia dell'incendio della discarica di Malagrotta, luogo storico di concentrazione dei rifiuti, usurato dal tempo e dal deposito di rifiuti e oggi al centro di questo incendio, con pericoli per la salute, finestre chiuse e cibi da non consumare.

Questa devastazione romana è figlia dell'incapacità del PD di registrare e di governare l'emergenza rifiuti, come è successo peraltro anche a Palermo (ne parlo perché ci sono state le elezioni poco fa). (Applausi).

La Sinistra in questo campo presenta un bilancio deficitario. Io mi auguro che il decreto-legge aiuti e i poteri al sindaco di Roma, che noi sosteniamo a prescindere dall'appartenenza di partito, diano delle soluzioni. Ma la Capitale paga il ritardo grave causato da Zingaretti e da una gestione irresponsabile da parte del Partito Democratico dell'emergenza rifiuti a Roma e nel Lazio. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).

CIRINNA' (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CIRINNA' (PD). Signor Presidente, colleghi, gli interventi di fine seduta non sono acqua fresca, per cui ognuno dice quello che gli pare. Gli interventi di fine seduta sono importanti, perché segnalano alle autorità competenti della nostra politica e ai cittadini che ci ascoltano situazioni vere. Ma va detta la verità. L'incendio è scoppiato questa notte all'interno di un capannone chiuso. Ha certamente sprigionato un'infinità di fumo, ma già nelle prime ore dell'alba di questa giornata era stato domato.

Pertanto, tutto quello che hanno detto il collega della Lega e - mi dispiace - il presidente Gasparri, che stimo, non corrisponde a verità.

Questa mattina sono state emesse prestissimo due ordinanze, una dal Comune di Roma e una dal Comune di Fiumicino, per le zone interessate. Si tratta di un raggio di 6 chilometri. Si sta indagando per capire per quale motivo si è verificato un incendio in un luogo chiuso e vigilato, come un capannone che si trova all'interno della discarica, anch'essa vigilata. Con ogni probabilità si tratta di un problema di natura tecnica.

Detto questo, la strumentalizzazione politica contro il presidente Zingaretti è parte di una sciatteria parlamentare che non fa mai centrare le riflessioni relativamente all'accaduto. È ben evidente, infatti, che il governo del Lazio non abbia alcuna responsabilità su queste partite. Mi taccio Presidente, perché ritengo più importante tranquillizzare i nostri cittadini sul fatto che l'incendio è domato ed è sotto controllo. Le scuole sono chiuse, si tengono le finestre chiuse per questa giornata, ma, sebbene non sarebbe dovuto accadere un fatto così grave, presto passerà.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15 con il question time.

La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 11,20, è ripresa alle ore 15).

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro della transizione ecologica e il Ministro dell'università e della ricerca.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso.

Il senatore Durnwalder ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03387 sulle sanzioni e i controlli in materia di incentivi alla produzione energetica, per tre minuti.

DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)). Egregio Ministro, mi permetto di ritornare su una questione che è stata già oggetto di varie richieste parlamentari, che comunque ritengo fondamentale per risolvere i tanti problemi legati alla produzione di energia rinnovabile.

L'articolo 13-bis del decreto-legge n. 101 del 2019, convertito con modificazioni dalla legge n. 128 del 2019, ha introdotto modifiche al sistema sanzionatorio dei controlli in materia di incentivi nel settore elettrico e termico, erogati dal Gestore dei servizi energetici (GSE), di cui all'articolo 42 del decreto legislativo n. 28 del 2011. Il nuovo sistema sanzionatorio prevede che, in deroga alle disposizioni sulla decadenza dagli incentivi al fine di salvaguardare la produzione di energia da fonti rinnovabili, l'energia termica e il risparmio energetico, conseguente agli interventi di efficientamento degli impianti, che al momento dell'accertamento della violazione percepiscono incentivi, il GSE disponga la decurtazione dell'incentivo in misura ricompresa tra il 10 e il 50 per cento in ragione dell'entità della violazione e che il Ministro dello sviluppo economico - oggi la competenza è passata al Ministero della transizione ecologica - con proprio decreto definisca la disciplina dei controlli di cui al comma 5 lettera, c-bis), dell'articolo 42.

Considerato che dal 3 novembre 2019, data di entrata in vigore del nuovo sistema sanzionatorio, ad oggi non è stato ancora emanato il suddetto decreto attuativo sulla disciplina dei controlli, nonostante essa sia stato annunciato più volte come di imminente pubblicazione da parte dei rappresentanti del Governo, il citato decreto è di fondamentale importanza in quanto non solo permetterebbe di evitare futuri contenziosi giudiziari, ma anche di ridurre i contenziosi giudiziari attualmente pendenti, consentendo quindi ai produttori, tramite la decurtazione degli incentivi, di poter comunque continuare con la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Si chiede quindi di sapere le ragioni di tale ritardo e se il Ministro sia a conoscenza dei tempi ulteriormente necessari per l'adozione del decreto attuativo di cui all'articolo 42, commi 5 e 6, del decreto legislativo n. 28 del 2011.

PRESIDENTE. Il ministro della transizione ecologica, professor Cingolani, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

CINGOLANI, ministro della transizione ecologica. Signor Presidente, l'attività di elaborazione del decreto attuativo di cui parla il senatore Durnwalder, è stata in primo luogo impattata dalla modifica introdotta sulla disciplina dell'attività di controllo rimessa al GSE con il decreto-legge del 16 luglio 2020, n. 76, il cosiddetto semplificazioni, che è stato convertito dalla legge n. 120 dell'11 settembre 2020. Questa misura ha modificato portata e presupposti per l'esercizio dei poteri riconosciuti al GSE nell'ambito dei procedimenti di verifica e controllo su impianti incentivati, subordinando il potere del GSE di comminare la decadenza alla verifica della sussistenza dei presupposti per l'esercizio dell'autotutela.

Successivamente, stanti gli orientamenti emersi della giurisprudenza amministrativa più recente, che si è pronunciata sulle modalità e i termini di applicazione di questa novella, e alla luce dell'insorgere di un conseguente notevole contenzioso su più recenti provvedimenti adottati dal GSE nell'ambito dell'attività di verifica della materia degli incentivi alla produzione di fonti rinnovabili, è stato necessario procedere a una nuova attività istruttoria per superare i profili di criticità che sono emersi in sede di prima applicazione della modifica della norma, anche nell'ottica di garantire per il futuro un'attività di controllo più efficace e meno suscettibile di impugnativa dinanzi all'autorità giudiziaria. Abbiamo avuto moltissimi ricorsi.

A questo punto la predetta attività istruttoria è sostanzialmente chiusa e condurrà molto rapidamente - auspichiamo prima della pausa estiva - all'emanazione dello schema di decreto. Spero così di aver risposto all'interrogazione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Durnwalder, per due minuti.

DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Ministro, mi ritengo soddisfatto della risposta. Spero che adesso i tempi siano veramente rispettati e si possa giungere all'emanazione del decreto attuativo.

PRESIDENTE. La senatrice Corrado ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03091 sulla bonifica dei siti orfani, per tre minuti.

CORRADO (CAL-Alt-PC-IdV). Signor Ministro, a gennaio 2021 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto dell'allora Ministero dell'ambiente con il quale sono stati destinati oltre 105 milioni di euro alla bonifica dei siti orfani. Ad agosto 2021, con l'approvazione del PNRR da parte del Consiglio Ecofin, lo stesso Ministero - intanto ribattezzato «della transizione ecologica» - ha avuto altri 500 milioni di euro al medesimo scopo: 50 di quei primi 100 milioni erano destinati alle Regioni del Sud Italia, come del resto metà dei 500, e ben 13,5 di quei 50 alla sola bonifica dell'ex discarica di rifiuti speciali di contrada Marabusca in agro di Gela.

Orbene, il sito orfano, secondo l'articolo 2 del decreto del gennaio 2021, è quello potenzialmente contaminato, in cui non è stato avviato o non si è concluso il procedimento di bonifica o per il quale il responsabile dell'inquinamento non è individuabile o, individuato, non provvede agli adempimenti previsti; o ancora, è un sito rispetto al quale i soggetti obbligati non concludono le attività e gli interventi.

L'investimento del PNRR denominato bonifica di siti orfani li definisce invece come un'eredità dell'inquinamento industriale, riconoscendovi un rischio significativo per la salute, con severe implicazioni sulla qualità della vita delle popolazioni interessate. La loro bonifica avrebbe dunque come scopo dare al terreno un secondo uso per renderlo risorsa per lo sviluppo economico in quanto sito alternativo alle zone verdi.

Le chiedo, signor Ministro, se le siano noti i criteri d'individuazione dei siti orfani inseriti nell'allegato al decreto ministeriale n. 222 del 22 novembre 2021 e in base a quali valutazioni metodologiche siano state disposte priorità e assegnazione degli importi previsti.

Le chiedo ancora secondo quali modalità sia stata verificata l'effettiva qualificazione di siti orfani, visto che molti di quelli inclusi negli elenchi forniti dalle Regioni e dalle Province autonome, per poi confluire nel piano d'azione, sono qualificati come ex siti industriali dismessi, cave o anche discariche di rifiuti solidi urbani (RSU). La Sicilia, ad esempio, ne ha elencati 36, di cui 34 erano già nel piano regionale delle bonifiche, in cui peraltro la contrada Marabusca non c'era, e per 20 su 36 è prevista una messa in sicurezza d'emergenza, intervento - come sa - non risolutivo.

Le chiedo allora se per quei siti sia stato appurato o si intenda far appurare per quali ragioni non siano stati ancora bonificati ovvero se gli enti preposti abbiano attivato tutte le dovute verifiche in merito alla prevista responsabilità dell'eventuale omessa bonifica.

Soprattutto, le chiedo quali misure organizzative di contrasto alle infiltrazioni mafiose e incremento delle verifiche preventive siano state previste a fronte degli elevati importi di investimento e considerato che il 50 per cento dello stanziamento complessivo è destinato alle Regioni del Mezzogiorno, anche alla luce della problematicità dei controlli sulle società che richiedono l'iscrizione o la permanenza nelle cosiddette white list.

PRESIDENTE. Il ministro della transizione ecologica, professor Cingolani, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

CINGOLANI, ministro della transizione ecologica. Signor Presidente, i fondi stanziati a valere sulla legge di bilancio per il 2019 per le bonifiche dei siti orfani, come individuati, sono stati ripartiti tra le Regioni e le Province autonome secondo le quote individuate e sulla base di specifici criteri di assegnazione, i quali prevedono che ciascuna Regione, secondo i propri principi e in coerenza con le pianificazioni già adottate in materia di bonifica, provveda all'individuazione dei detti siti orfani.

Analogamente, con il PNRR sono stati stanziati 500 milioni di euro per la bonifica di siti orfani (è l'investimento 3.4 della misura 2), prevedendo altresì, quale milestone intermedia, l'individuazione dei suddetti siti di tutte le Regioni e le Province autonome.

Gli enti territoriali sono pertanto stati individuati quali interlocutori per fornire le necessarie informazioni, in ragione del vigente quadro normativo, che attribuisce loro la competenza di effettuare il censimento, attività propedeutica all'adozione di uno specifico piano d'azione.

Il quadro normativo di riferimento del piano d'azione è costituito dall'articolo 17 del decreto legge n. 152 del 2021, in base al quale le informazioni necessarie alla predisposizione del piano d'azione di cui al decreto n. 222 del 2021 sono fornite dalle Regioni.

Inoltre, l'effettiva qualificazione dei siti orfani è attestata dalle Regioni proponenti e verificata in sede istruttoria dal Ministero mediante una check list, in base alla definizione di sito orfano di cui al richiamato decreto ministeriale del 2020 (il pacchetto si chiama programmazione dei siti orfani).

I siti orfani sono pertanto stati individuati attraverso un processo di concertazione con le amministrazioni territoriali, che è stato avviato nel luglio del 2021, per cui gli uffici preposti del Ministero hanno chiesto agli enti di individuare i siti orfani da riqualificare sul proprio territorio e i relativi interventi.

Le proposte pervenute dalle Regioni e dalle Province autonome sono state preliminarmente verificate attraverso appositi incontri, sulla base di elementi quali la coerenza con le definizioni e l'ambito di applicazione del decreto ministeriale del 29 dicembre 2020, la verifica del dettaglio della tipologia di interventi previsti, delle attività necessarie e delle matrici ambientali oggetto di interventi, nonché la coerenza tra la descrizione e l'intervento proposto. Inoltre, sono state vagliate in base alla verifica del superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione nella matrice dei suoli, della verifica delle attività ex articolo 242 del Testo unico ambientale già concluse e della coerenza con gli obiettivi e le tempistiche del PNRR. Questo ovviamente riguarda solo la parte del PNRR che ha milestone molto stringenti, come lei sa perfettamente.

Il piano di azione per la riqualificazione dei siti orfani è stato inviato alla conferenza unificata per la prescritta intesa ed è stato inserito nell'ordine del giorno del 21 giugno prossimo. A valle dell'intesa della conferenza si provvederà ad emanare il relativo decreto ministeriale. Tecnicamente, se martedì arrivasse l'intesa, potrebbe essere firmato nel giro di poche ore.

Riguardo alle misure di contrasto alle infiltrazioni mafiose, si ricorda che con il decreto-legge n. 152 del 2021, concernente l'attuazione del PNRR, sono state previste misure finalizzate al rafforzamento del sistema di prevenzione antimafia, attraverso celerità delle procedure e introduzione di forme di contraddittorio e di prevenzione collaborativa.

Attesa la considerazione di tutte le amministrazioni sul tema, si segnala altresì la recente circolare del Ministero dell'interno, n. 38877, del 13 giugno scorso, recante indicazioni relative al contrasto delle infiltrazioni mafiose nell'ambito della realizzazione delle progettualità inerenti il PNRR.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Corrado, per due minuti.

CORRADO (CAL-Alt-PC-IdV). Signor Ministro, non mi ritengo soddisfatta, non tanto perché non apprezzi la sua ricostruzione di tutta la trafila burocratica e anche la buona volontà che lei esprime, ma perché in generale - e non mi riferisco soltanto alle attività che competono al suo Ministero - mi sembra che vengano spese molte parole sul tema del contrasto alle infiltrazioni della criminalità, che poi in concreto restano appunto parole.

Lei ha citato anche l'ultima circolare del Ministero dell'interno, che non a caso chiama in causa, inevitabilmente, le prefetture, assegnando loro ulteriori oneri e dando, se possibile, ulteriori responsabilità rispetto alle verifiche: sto parlando in particolare delle white list. Come però lei saprà, il sistema delle white list, rispetto al quale sono assolutamente favorevole e ritengo che sia un ottimo strumento, di fatto non funziona. Mi è capitato di presentare interrogazioni a proposito, ad esempio, del ritardo nella verifica delle richieste di inserimento in white list o anche nella permanenza in white list, che va verificata anno per anno, perché ci sono prefetture come quella di Napoli in cui ci sono richieste ferme e prive di risposta dal 2016. Ciò vuol dire che chiaramente non è stata fatta alcuna verifica anno per anno e quindi, sulla base della semplice richiesta di iscrizione, quelle ditte stanno assumendo incarichi e spesso sono le stesse che lavorano alle bonifiche e che a volte hanno, se non sono loro stesse, responsabilità nell'inquinamento. Quindi, se realmente il PNRR indica questi siti come siti da rimettere sul mercato immobiliare per risparmiare le aree verdi, è evidente - a mio avviso - che lo sforzo che si deve sostenere è innanzitutto quello di dare alle prefetture più personale e personale dedicato.

PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice Corrado.

CORRADO (CAL-Alt-PC-IdV). Signor Presidente, abbia pazienza. In conclusione, se si vogliono attuare sul serio le misure in oggetto, bisogna assumere iniziative concrete, e non soltanto a parole.

PRESIDENTE. Il senatore Nastri ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03391 sull'incremento della produzione nazionale di gas naturale, per tre minuti.

NASTRI (FdI). Signor Ministro, con questa interrogazione il Gruppo Fratelli d'Italia chiede ancora una volta chiarezza sulla visione strategica del Governo, se esiste, rispetto al tema delle energie. È evidente a tutti che il conflitto russo ucraino e la forte dipendenza dell'Europa dal gas russo hanno imposto ai Presidenti dell'Unione europea un cambio di strategia sulla politica energetica, anche allo scopo di ridurre la dipendenza dalla Russia. Tutto ciò è reso ancora più evidente dall'enorme incremento dei costi energetici avvenuto in Italia, con pesanti ricadute sociali e occupazionali, sia per le famiglie che per le imprese.

Il Governo ha avviato un'interlocuzione con diversi Stati esteri al fine di stipulare nuovi accordi volti ad aumentare la fornitura di gas dai Paesi relativamente più sicuri, anche perché - è notizia di oggi - c'è stata la riduzione di fornitura del 40 per cento. Ad ogni modo, il Governo italiano non sembra voler proseguire sulla strada dell'indipendenza energetica nazionale.

Secondo i dati recenti, il fabbisogno del gas naturale dell'Italia è di circa 70 miliardi di metri cubi, e di questi soltanto il 4,5 (meno del 6 per cento) viene estratto in Italia che - come tutti noi sappiamo - è ricca anche di giacimenti di metano, ma sono inutilizzati proprio a causa di limiti e divieti derivanti dalla moratoria del blocco alle trivellazioni ed estrazioni e anche per quanto riguarda la burocrazia.

Il riconoscimento del gas naturale come fonte energetica verso la transizione ecologica costituirebbe sicuramente un'opportunità storica per i nostri giacimenti nazionali. Eppure, soltanto pochi giorni fa, signor Ministro, i parlamentari europei del MoVimento 5 Stelle e del Partito Democratico si sono opposti alla proposta della Commissione di includere il gas nell'elenco tassonomico delle fonti energetiche rinnovabili.

Per questo motivo, chiediamo a lei, signor Ministro, intanto quale sia la sua opinione, sostenuta in sede europea dai parlamentare rappresentanti alcuni partiti della sua maggioranza su questo tema, e soprattutto se il Governo abbia intenzione di incrementare la produzione nazionale di gas rinnovando le autorizzazioni.

PRESIDENTE. Il ministro della transizione ecologica, professor Cingolani, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

CINGOLANI, ministro della transizione ecologica. Senatore Nastri, l'argomento è evidentemente divisivo a livello nazionale ed europeo, perché le discussioni sono molto ampie. Personalmente discordo totalmente sul fatto che si sia votato per l'esclusione del gas come mezzo di transizione; la mia è una posizione chiara da quando parlo di questi temi e come ho dimostrato in tutte le azioni che ho portato avanti.

Detto questo, ho passato le ultime trentasei ore a monitorare la riduzione dei flussi di gas: 40 per cento era quanto dichiarato da Gazprom sulle capacità; per fortuna, il valore reale è minore, perché bisogna calcolare la percentuale sui flussi reali. La situazione è ancora sotto controllo, per altri Paesi è più pesante. Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni, perché potrebbe essere una fluttuazione indotta da problemi tecnici, del tipo che non arrivano componenti per le sanzioni per le stazioni di pompaggio o potrebbe essere, invece, una vera e propria - chiamiamola così - rappresaglia di fornitura.

Stiamo monitorando attentamente con gli operatori. Credo di poter dire senza tema di essere frainteso che con le azioni recenti abbiamo accelerato l'istallazione di rinnovabili come mai è avvenuto in precedenza.

Credo abbiate letto i dati di allacciamento richiesti da Terna, che abbiamo messo sul sito: 5,3 gigawatt nei primi cinque mesi di quest'anno e circa 3,7 nei successivi due anni. È tutta roba che già esiste, che va attaccata, e quindi, sicuramente non possiamo essere accusati di non volere l'accelerazione sulle rinnovabili. Ciò nonostante, questa è una parte della strategia che deve portarci all'indipendenza e alla sicurezza energetica del Paese. Quindi, insisto sul fatto che il Paese deve essere strategicamente indipendente dal punto di vista energetico. Cosa vuol dire questo?

Confermo che non è stato seguito un percorso corretto, perché il passaggio da una produzione di gas pari al 20 per cento del fabbisogno nel 2000 al 3,4 per cento nel 2020 non è coinciso con una riduzione assoluta del gas e con un beneficio ambientale; è coinciso solo con un aumento dell'importazione. Quindi, non abbiamo avuto né vantaggio ambientale né vantaggio energetico ed economico.

Credo che dobbiamo confermare, come tutti i trend internazionali richiedono, il phase-out del gas che andrà a diminuire. Ma - attenzione - mi piacerebbe un futuro in cui - sì - diminuiamo l'uso del gas, ma in cui ciò che ci continuerà a servire sia il più possibile prodotto in assoluta indipendenza a livello nazionale. Dal mio punto di vista, poiché nel frattempo è scoppiata una guerra che ha cambiato completamente il panorama mondiale dell'energia, forse è arrivato il momento di rivedere e analizzare nuovamente il Pitesai alla luce di quanto sta accadendo, cercando di combinare le due cose, che sono combinabili: riduzione del gas totale e nello stesso tempo aumento del gas che ci servirà dai nostri giacimenti. In tal modo, si mantiene la rotta della decarbonizzazione al 55 per cento, ma si rende l'Italia più sicura e stabile dal punto di vista energetico.

Mi impegnerò a fare questo nei prossimi tempi e spero di riuscirci.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Nastri, per due minuti.

NASTRI (FdI). Signor Ministro, alla luce delle sue risposte continuiamo ad essere perplessi, perché non bastano le promesse - ormai le stiamo aspettando da troppi mesi - ma servono interventi legislativi veri e concreti per rimuovere l'ideologico stop alle estrazioni. Noi sappiamo che l'Italia è fortemente dipendente dall'importazione del gas - come ha detto anche lei prima - ma, grazie alle sue risorse, si potrebbe ridurre la dipendenza.

Vede, signor Ministro, le famiglie e le imprese stanno pagando un prezzo altissimo, tanto che molte imprese rischiano la chiusura e il fallimento, creando così ulteriore disoccupazione. Invece, dobbiamo constatare che questo Governo si muove in perfetta continuità, direi anche in perfetta sintonia con i precedenti, perché è chiaramente schiavo di una deriva ideologica, come si è visto nel voto di qualche giorno fa, anche se lei non ha voluto dire qualcosa in più; è stato palese, perché il PD e il MoVimento 5 Stelle hanno votato contro. Questo sicuramente non va bene.

Voi vi siete anche arrogati l'appellativo del Governo dei migliori, ma giorno dopo giorno ci rendiamo conto che invece siete il Governo dei miglioristi. Quindi, va rimosso, signor Ministro, l'illogico stop alle nuove estrazioni che portano, appunto, nell'alto Adriatico. E poi non ha detto nulla, signor Ministro, in merito a una situazione assurda, quella della Croazia, che approfitta del nostro immobilismo e riesce a fare tutto.

Noi non siamo soddisfatti della sua risposta, perché, signor Ministro, la differenza tra noi e il resto del mondo è - secondo noi - la priorità data alla difesa degli interessi degli italiani. Quindi continueremo questa battaglia perché, se le risposte vengono date in questo modo, chiaramente non saremo mai soddisfatti. (Applausi dal Gruppo FdI).

PRESIDENTE. Il senatore Ferrari ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03392 sulla grave siccità del bacino del Po, per tre minuti.

FERRARI (PD). Signor Ministro, parliamo della gravissima crisi che sta vivendo il bacino idrico del Po.

L'ondata di calore combinata alla continua siccità che ha investito l'Italia nell'ultimo mese rappresenta solo la coda di un annata metereologica estremamente complicata per il nostro Paese, che sta avendo con tutta evidenza ripercussioni gravi sull'ambiente e sull'agricoltura, in particolare proprio sul bacino idrico del Po, il più importante del Paese, anche per il susseguirsi di una serie di eventi e di fenomeni eccezionali: per esempio, un accumulo nevoso ai minimi storici per tutto il periodo da gennaio ad oggi; il livello idrometrico dei laghi costantemente prossimo ai minimi; una conseguente depressione della falda. Il lago Maggiore, per esempio, a fronte di una capacità di invaso di 150 centimetri, è ora a soli 15 centimetri.

I dati raccolti dalle associazioni di categoria agricole, agroalimentari e ambientaliste confermano l'eccezionalità della situazione e prevedono, peraltro, con l'approssimarsi dell'estate, un ulteriore peggioramento. Analogamente, indicano questa rotta anche i bollettini mensili dell'osservatorio permanente sugli utilizzi idrici del distretto idrografico del Po in termini di portata delle acque, dei livelli idrometrici, di pioggia, di temperature, di intrusione salina, di accumuli nevosi e accumuli di acqua nei laghi e negli invasi montani; così come, ancora, uno studio specifico sulla genesi della siccità del 2020, elaborato da Confagricoltura Pavia, con uno sguardo sugli effetti che tale siccità ha verso il sistema agricolo padano.

Lo stesso osservatorio permanente sulle crisi idriche, convocato a fine maggio e poi ancora il 10 giugno dalle autorità di bacino distrettuali del fiume Po, ha dichiarato che la gravità degli attuali livelli di siccità, di fatto, ci porta a vedere che quella attuale è la peggiore crisi da settant'anni ad oggi. Insomma, questa è la realtà, una realtà molto chiara nella sua gravità, ed è altrettanto chiaro che servono iniziative subito ed eccezionali.

Pertanto, le chiediamo se sta valutando di proporre l'adozione dello stato di emergenza, garantendo anche lo stanziamento di opportune risorse per fronteggiare i danni all'ambiente, alle imprese agricole e alla produzione agroalimentare; se intende costituire un tavolo di gestione dell'emergenza che sia rivolto, oltre agli altri Ministeri coinvolti, anche all'autorità di bacino del Po, alle Regioni, agli enti regolatori dei laghi prealpini, alle associazioni nazionali dei consorzi di bonifica, alle associazioni agricole e via dicendo; se sta valutando, infine, opportune iniziative per favorire l'adozione di specifiche deroghe sulle concessioni di derivazione d'acqua pubblica o altre urgenti iniziative volte a prevenire l'ulteriore temuto aggravarsi della situazione. (Applausi del senatore Verducci).

PRESIDENTE. Il ministro della transizione ecologica, professor Cingolani, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

CINGOLANI, ministro della transizione ecologica. Senatore Ferrari, la situazione idrometeorologica a livello nazionale - come può immaginare - in questo momento è monitorata con molta attenzione dagli osservatori permanenti sugli utilizzi idrici, che sono stati istituiti presso le Autorità di bacino distrettuali con i protocolli d'intesa interistituzionali, insieme alle amministrazioni centrali e locali competenti. Gli osservatori operano anche da cabina di regia per la previsione e la gestione degli eventi di carenza idrica e siccità, le cui attività sono definite, a seconda dei vari scenari di severità idrica, secondo un criterio di proporzionalità ed efficienza. Certamente - come diceva lei - questo è uno degli scenari peggiori che si possa prevedere.

Gli osservatori forniscono il supporto informativo e operativo per contribuire alla definizione delle decisioni per la gestione dell'eventuale emergenza da parte degli organi della Protezione civile nazionale, a cui compete questa azione, e delle altre autorità competenti coinvolte. Proprio nel caso di scenario di severità idrica alta, malgrado l'adozione di tutte le misure preventive, si possono verificare stati critici che non sono prevedibili, nei quali la risorsa idrica non è sufficiente a evitare danni al sistema; su questo bisogna intervenire con misure speciali. Attesa l'importanza di queste strutture, stiamo potenziando il monitoraggio sulla questione della scarsità idrica. È stato costituito il Comitato di coordinamento nazionale degli osservatori, deputato a garantire l'azione effettiva ed efficace sull'intero territorio nazionale. Per rispondere specificatamente alla sua domanda, stiamo costituendo il tavolo politico-istituzionale di altro profilo alla presenza di tutte le Autorità di bacino nazionali, per cogliere tutte le opportunità e le proposte di intervento a livello nazionale e fare un quadro di insieme sulla scala dell'intero Paese.

In tema di azioni per il contrasto dei fenomeni di siccità e di scarsità idrica, le posso garantire che l'attenzione è costante. Ci sono iniziative più strutturali, come il potenziamento degli strumenti gestionali di bilancio idrico a supporto degli osservatori e delle Autorità idrauliche distrettuali o gli investimenti in opere infrastrutturali sia all'interno del PNRR che attraverso lo strumento del Piano nazionale degli interventi nel settore idrico, attualmente di competenza del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e che è stato inglobato, per evitare sovrapposizioni, proprio nel PNRR. Qui prevediamo interventi finalizzati a incrementare la sicurezza dell'approvvigionamento idrico di importanti aree urbane, la sicurezza e la resilienza delle reti, compresi l'adattamento ai cambiamenti climatici e la capacità di trasporto della risorsa. Due esempi significativi sono un forte investimento per la riduzione delle perdite, che superano il 40 per cento su 24.000 chilometri di pipeline (quindi sono sostanziose), e un potenziamento della collezione di acque piovane, creando un certo numero di bacini. Credo che lei sappia meglio di me che c'è un'incapacità di collezione dell'acqua piovana che è endemica e che dobbiamo risolvere; basterebbe un quarto della piovosità nazionale a sistemare il fabbisogno agricolo. Su questo siamo intervenendo subito con i nuovi progetti del PNRR.

Per quanto riguarda il distretto del Po, sono previsti interventi per la mitigazione del fenomeno della siccità e delle crisi idriche, con risorse del PNRR e aggiuntive, per un valore complessivo di 480 milioni di euro. I primi 360 milioni sono già stati stanziati con il programma di rinaturazione del Po. Ulteriori interventi sono previsti da parte del Ministero delle politiche agricole, che ha avviato da tempo un massiccio programma di investimenti volto all'efficientamento delle infrastrutture utilizzate per l'accumulo e la distribuzione dell'acqua ai fini irrigui. È chiaro che dal tavolo che stiamo costituendo usciranno tutte le indicazioni per eventuali altre azioni più di emergenza.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Ferrari, per due minuti.

FERRARI (PD). Signor Ministro, la ringrazio per l'esauriente risposta e anche per aver colto l'urgenza di intervenire e la complessità adeguata che serve nella risposta. Due sono le indicazioni. La prima è che questo è un tema talmente complesso che non può essere risolto se non da un massimo coordinamento di tutti gli enti e i soggetti preposti; la seconda è che la parte di progettazione restante sulle risorse idriche previste nel PNRR deve essere anche l'occasione per tenere conto del fatto che il mondo sta cambiando e forse è già cambiato. L'attuale grave crisi idrica ci mette di fronte a una realtà. Forse il mondo è già cambiato rispetto a due anni fa, quando è stata adottata l'impostazione del PNRR. Lo dico soprattutto riguardo al primo punto e cioè alla necessità di un coordinamento. Abbiamo visto in queste settimane iniziative istituzionali un po' timide da parte delle istituzioni locali. La colpa non deve e non può ricadere su nessuno, ma ci deve essere un investimento di responsabilità vero fino in fondo.

Nei campi padani si sta per raccogliere il mais a un'altezza di 1,40 metri, quando l'altezza media si aggira a 3 metri.

Questo dà il senso della gravità di quello che sta accadendo nel più grande bacino idrico del Paese.

Anche in ragione di questo mi consenta di concludere dicendo che l'acqua è un bene prezioso per l'ecosistema ambientale, per l'agricoltura e - come abbiamo visto negli ultimi mesi - anche per l'energia. Occorrono rapide scelte strategiche grazie alle quali non sia necessario scegliere a quale di questi tre utilizzi destinare l'acqua. Un Paese importante come l'Italia non può che far coesistere le tre dimensioni di utilizzo: ambiente, agricoltura ed energia. (Applausi dal Gruppo IV-PSI e del senatore Collina).

PRESIDENTE. La senatrice Gallone ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03395 sulle ricadute del processo di transizione ecologica nei trasporti, per tre minuti.

GALLONE (FIBP-UDC). Signor ministro Cingolani, a nome di Forza Italia, anche attraverso questa interrogazione, le esprimiamo tutta la nostra preoccupazione per la decisione del Parlamento europeo di bloccare, a partire dal 2035, la vendita degli autoveicoli non elettrici, mettendo a serio rischio un comparto vitale per l'economia italiana. È un orientamento quello dell'Europa sul Fit for 55 che per Forza Italia è inaccettabile, perché comporterebbe la perdita di almeno 70.000 posti di lavoro e il rischio di essere invasi da Paesi extraeuropei che continuerebbero a usare le centrali a carbone per produrre batterie al litio.

Riteniamo tale scelta perentoria assolutamente non coerente con i principi della corretta transizione ecologica ed energetica, che deve avvenire nei tempi e nei modi più razionali e coerenti, sostenendo e valorizzando semmai le nuove tecnologie, la ricerca e l'innovazione per uno sviluppo sostenibile, mettendosi al fianco delle nostre imprese geniali.

E noi che siamo da sempre veramente dalla parte delle imprese, dei lavoratori e delle famiglie non ci arrendiamo, nella precisa convinzione che non può esistere sostenibilità ambientale senza sostenibilità economica e sociale. E, che per garantire la tutela dell'ambiente, non ci si può limitare alle imposizioni demagogiche, pericolose per il benessere sociale, ma è necessario mettere in campo ogni tipo di sostegno alla ricerca e allo sviluppo dell'innovazione tecnologica, unica soluzione possibile per garantire il benessere sociale ed economico accanto alla necessaria sostenibilità ambientale.

Non ci fermeremo, e anche oggi, a nome del Gruppo Forza Italia in Senato, come già abbiamo fatto ieri alla Camera, le chiediamo di intervenire con forza presso le istituzioni europee affinché possano rivedere il loro orientamento, perché c'è bisogno di più tempo e di gradualità per attivare questa rivoluzione radicale per attuare contemporaneamente politiche a sostegno della filiera dell'automotive, in modo da sostenere la riconversione degli impianti e le nuove potenzialità aziendali.

Nessuno di noi è contro l'elettrico, ma sosteniamo la necessità di un mix energetico coerente con il principio della neutralità tecnologica. Forza Italia continuerà a essere in prima linea in questa battaglia per bloccare la pericolosa decisione dell'Europa, ma è fondamentale che il Governo su questo punto sia compatto nel superare le resistenze ideologiche che avrebbero conseguenze catastrofiche su un intero comparto fatto da innumerevoli filiere e su migliaia di famiglie italiane.

Siamo fiduciosi perché le abbiamo sentito pronunciare termini come flessibilità e realismo, perché l'ambiente si tutela con il progresso e l'innovazione, non tornando indietro. Dunque, chiediamo quale sia l'impegno del Governo affinché questa decisione, che noi riteniamo sbagliata e rischiosa, possa essere razionalmente modificata.

PRESIDENTE. Il ministro della transizione ecologica, professor Cingolani, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

CINGOLANI, ministro della transizione ecologica. Signor Presidente, i provvedimenti inclusi nel pacchetto Fit for 55, compreso quello relativo al settore trasporti, sono - come sa - in discussione a livello comunitario secondo l'ordinaria procedura legislativa, con il processo cosiddetto di codecisione.

Su questo tema è stato raggiunto, almeno a livello nazionale, un coordinamento ampio, con una posizione condivisa nell'ambito del Comitato interministeriale per la transizione ecologica, il CITE, in cui i vari Dicasteri - sviluppo economico, infrastrutture e mobilità sostenibile e lo stesso MITE - hanno svolto una serie di consultazioni con le parti sociali ed economiche coinvolte per poter contare su elementi di flessibilità e, appunto, di realismo che permettano di affrontare la necessaria transizione minimizzando i costi sociali ed economici connessi alla transizione stessa.

Con riferimento alla proposta di revisione del Regolamento UE, la posizione italiana si è focalizzata sul mantenimento della deroga per i produttori di piccoli volumi, nonché sul mantenimento dell'attuale curva di ripartizione dell'obiettivo europeo di riduzione tra i costruttori di veicoli commerciali leggeri - abbiamo dialogato con i costruttori: per loro è più importante come ci si arriva che la data di arrivo, cioè la cosiddetta curva, e questo era un obiettivo fondamentale - al fine di tenere in considerazione le specificità tecniche e le peculiarità dei van più pesanti che, notoriamente, non si prestano a essere elettrificati perché dovrebbero sostanzialmente portare loro batterie, data la capacità di carico e il peso delle batterie. Inoltre, si è incentrata sulla richiesta per obiettivi di riduzione differenziati per automobili e furgoni, nonché sul riconoscimento del contributo dei carburanti rinnovabili nel periodo di transizione, per accedere a una decarbonizzazione del settore automotive un pochino più lenta e flessibile.

È importante sottolineare che, nel corso della seduta plenaria del Parlamento europeo dello scorso 8 giugno, siano stati votati due mandamenti favorevoli alla posizione italiana rispetto alla proposta originaria: il mantenimento della deroga per i piccoli costruttori e i piccoli volumi e il ripristino della curva di ripartizione obiettivo per i van. Si tratta, quindi, di due proposte su tre, per essere chiaro.

Sul fronte della politica industriale si specifica che, con il decreto-legge n. 17 del 2022, è stato istituito presso il Ministero dello sviluppo economico un fondo di 700 milioni di euro per l'anno in corso e di un miliardo di euro ciascuno per gli anni dal 2023 al 2050, finalizzato alla transizione verde, alla ricerca e agli investimenti nella filiera del settore automotive e allo sviluppo di forme produttive innovative sostenibili. Preciso che è in corso un dialogo continuo sia con la Commissione che con la Presidenza francese, volto a meglio chiarire come le posizioni italiane non riducano l'ambizione della proposta, bensì siano tese a inserire opportune flessibilità che possano accompagnare gli Stati membri nel percorso di decarbonizzazione, consentendo loro di raggiungere gli obiettivi delineati dal provvedimento senza però creare grave stress al sistema produttivo e socioeconomico, in particolare al comparto automotive.

L'azione di cui ho parlato continua: a fine mese abbiamo la riunione ministeriale dell'ambiente e la discussione è in corso. A causa ho dei limiti di tempo, per il momento rispondo a questa interrogazione sapendo che subito dopo ne seguirà una su un tema simile, alla quale aggiungerò alcune considerazioni che forse completeranno il quadro.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Gallone, per due minuti.

GALLONE (FIBP-UDC). La ringrazio davvero ministro Cingolani, perché la sua risposta ci conferma il mantenimento della speranza di arrivare a un obiettivo condiviso in nome della salvaguardia del nostro sistema Paese e della tutela ambientale. Nel 2022 dobbiamo poterci permettere di essere ambiziosi e di voler perseguire il benessere sociale e la tutela ambientale insieme.

Rientro ora dal funerale di un uomo illuminato, Domenico Bosatelli, che non ha mai smesso di credere nell'intelligenza dell'uomo. Egli diceva che la fortuna c'è quando un talento trova un'opportunità seguendo un ideale e generando una responsabilità. Io ho preso questa considerazione come un segno. In Italia abbiamo talenti a cui far incontrare le opportunità: mi riferisco, ad esempio, a chi sta lavorando ai combustibili rinnovabili che, in combinazione al sistema di trazione ibrida, potrebbero far sì che la transizione anche sulla mobilità possa avvenire in neutralità tecnologica. Vincolarsi solamente agli autoveicoli elettrici vorrebbe infatti dire legarsi ancora al gas, perché in Italia senza energia nucleare non potremmo avere la possibilità di produrre la corrente elettrica necessaria e, quindi, dovremmo ricorrere necessariamente a Paesi extraeuropei anche per le batterie.

Ci rincuora, pertanto, sentire dalla sua viva voce, mentre ci guardiamo negli occhi, passaggi sull'introduzione di flessibilità nella convinzione della necessità del principio sacrosanto sancito anche dal green deal che stiamo perseguendo - se non vogliamo che da green diventi black - secondo il quale nessuno deve essere lasciato indietro. Ribadiamo infatti che, se il provvedimento rimanesse così, solo nel settore manifatturiero si perderebbero 70.000 posti di lavoro. Pertanto, vanno bene i due emendamenti, come va bene tutto quanto è stato messo a terra per la ricerca. Invito quindi il ministro Cingolani a mettere il massimo impegno, insieme a tutto il Governo, nelle sedi competenti, nel Consiglio dei ministri dell'ambiente e in Commissione, affinché si convinca l'Europa a non farsi del male, ma soprattutto a non farci del male.

PRESIDENTE. Il senatore Pazzaglini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03394 sulla strategia per la decarbonizzazione nel settore automobilistico, per tre minuti.

PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az). Signor Ministro, con il pacchetto Fit for 55, formalizzato dalla Commissione europea il 14 luglio 2021 con la finalità di rivedere gran parte della legislazione attualmente vigente in materia di clima e energia, l'Unione europea si è posta l'ambizioso obiettivo di ridurre le emissioni delle auto di nuova immatricolazione del 55 per cento al 2030 rispetto al 2021 e del 100 per cento al 2035.

In occasione dell'informativa presentata in Parlamento in vista della riunione Ministri dell'energia e dell'ambiente del G7 di Berlino di maggio scorso, il ministro Cingolani ha riferito di un forte impegno dei Paesi G7 per supportare la decarbonizzazione nel settore trasporti, quale contributo significativo alla riduzione delle emissioni per mantenere l'aumento della temperatura entro il grado e mezzo centigrado.

Il Ministro ha ribadito la posizione italiana a favore di una veloce decarbonizzazione del settore automobilistico, evidenziando tuttavia la necessità di identificare tempistiche diversificate tra veicoli leggeri e veicoli pesanti, al fine di consentire di avviare una transizione ambiziosa, ma giusta, tarata sulle specificità nazionali relativamente allo sviluppo delle necessarie infrastrutture, all'adattamento del sistema produttivo alle nuove tecnologie, all'importanza di puntare anche su altri combustibili sostenibili e tecnologie innovative.

Tuttavia, relativamente al pacchetto di misure Fit for 55, il Parlamento europeo nella recente seduta dell'8 giugno 2022 ha approvato il divieto di vendita, a partire dal 2035, di auto a combustione interna, ritenendo tale decisione un contributo prioritario alla riduzione del 55 per cento delle emissioni di anidride carbonica entro il 2030, in vista del raggiungimento della neutralità climatica dell'Unione al 2050 dettata dalla tabella di marcia del green deal europeo.

Ciò comporterà che nell'immediato futuro sarà consentita la sola vendita delle auto elettriche in Europa, considerate dall'UE una soluzione praticamente esclusiva al trasporto sostenibile dell'Unione, dimostrando un approccio ideologico e demagogico alla transizione ecologica.

Considerato che la filiera dell'automotive italiano vale il 5,6 per cento del PIL nazionale e impiega oltre 250.000 addetti, rappresentando un'eccellenza sullo scenario mondiale anche in termini di avanguardia e innovazione tecnologica e quindi di sostenibilità ambientale, è evidente che la misura comporterà un'alterazione importante nel settore e nelle economie dei Paesi.

Nel percorso verso il full electric dell'automotive, l'Europa è ancora lontana dall'essere indipendente dalle economie extra-UE per quanto concerne la disponibilità di materie prime, la loro capacità di trasformazione e di creazione di tutti i componenti necessari alla costruzione del veicolo.

Poiché credo che il tempo a mia disposizione stia per finire, vengo direttamente alla domanda. Si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda mettere in atto a livello nazionale ed europeo per contrastare l'approccio ideologico intrapreso dalla UE per il raggiungimento della neutralità climatica, attraverso misure drastiche e utopistiche nel settore dell'automotive elettrico, una delle principali eccellenze nazionali e per favorire una vera transizione ecologica sostenibile nel breve e nel lungo termine, consentendo con un approccio graduale la tenuta del sistema economico del Paese nel raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di neutralità climatica della UE, rispondendo all'impegno evidenziato dal Ministro stesso di garantire una transizione ambiziosa, ma giusta, tarata sulle specificità nazionali e all'importanza di puntare anche su altri combustibili sostenibili e tecnologie innovative. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Il ministro della transizione ecologica, professor Cingolani, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

CINGOLANI, ministro della transizione ecologica. Signor Presidente, completo quanto ho detto poco fa con una serie di informazioni forse un po' più tecniche e che spero possano dare un quadro esaustivo.

Abbiamo 12 milioni di veicoli non euro 6, da euro 0 a euro 4, su un parco di circa 40 milioni e questo solo in Italia. È evidente che incentivare il passaggio di questi autoveicoli a euro 6 o a ibrido in questo momento ha un effetto ottimo dal punto di vista della decarbonizzazione, ancora di più che cambiare casomai l'euro 6 con l'elettrico per chi può permetterselo, tenuto conto anche dei costi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Scusate, ma forse avrei dovuto fare una promessa. Capite bene che 27 Stati membri, tra cui tre-quattro sono grandi produttori (fra questi noi) e altri sono compratori, hanno anche istanze diverse. Noi abbiamo dovuto trovare un compromesso a livello internazionale, perché Francia, Germania e Italia, che costruiscono una grande filiera, hanno parlato di 2035 e 2040 per i van. Quelli che non costruiscono e comprano volevano in alcuni casi il passaggio all'elettrico nel 2027-2028, perché è chiaro che per loro è quasi controproducente prolungare.

Si tratta insomma di una situazione complessa, è inutile nasconderselo, nella quale bisognerà trovare dei compromessi. Avrei dovuto dirlo subito, ma immagino che vi fosse chiaro.

C'è poi un secondo punto che menzionerò nella ministeriale ambiente. Anche se regalassero a tutti un'auto elettrica, in questo momento dovremmo ricaricare le batterie a elettricità rinnovabile. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC). Tecnicamente è necessario far crescere l'offerta di energia rinnovabile verde contestualmente alla domanda di sistemi che utilizzano tale energia. Va bene certamente se ce le regalano, però dobbiamo avere davvero l'elettricità verde, che sta crescendo molto rapidamente e comunque è questione di qualche anno.

In terzo luogo, ricordiamoci che c'è un passaggio intermedio, ibride e ibride plug-in, che rappresenta un po' nell'automobilismo l'anello di congiunzione darwiniano fra l'uomo e la scimmia, che invece dovrebbe essere valorizzato in questo momento per abbassare la CO2 prodotta per chilometro.

Infine, vorrei far notare che il principio di neutralità tecnologica - e noi su questo stiamo spingendo moltissimo - ci suggerisce due cose: in primo luogo, attenzione a non cadere in mano a un mercato che non è nostro (Applausi del Gruppo L-SP-PSd'Az), quindi attenzione a che il parco non sia tutto quanto basato su di esso, in modo da non essere schiavi di altri mercati; nello stesso tempo, abbiamo spinto con una norma - che, come sapete, è stata approvata - in base alla quale dall'anno prossimo saranno immesse 500.000 tonnellate di synthetic fuel pronte alla pompa e per il motore, addizionabili di 100.000 tonnellate ogni anno, negli anni successivi. Stiamo combattendo per questo, perché è anche un modo di ricondizionare un comparto del petrolchimico che deve trovare strade verdi; con i synthetic fuel decarbonizza tra il 60 e il 90 per cento a parità di motore e di pompa.

Perché dico queste cose? Le ripeteremo, insisteremo e faremo valere le nostre idee con i numeri, facendo vedere che la transizione giusta non è solo basata sui grammi di CO2 per chilometro, ma anche su quanta manodopera e quanto modello riusciamo a riconvertire, abbassando la CO2. Nessuno sta discutendo il target del 55 per cento al 2030 o altro; stiamo discutendo su come arrivarci con neutralità tecnologica.

Credo quindi che questi saranno gli argomenti che, unitamente a quanto ho risposto precedentemente alla senatrice Gallone, dovrebbero consentirci di dire la nostra. È una battaglia complessa, come lo era quella per il price cap sul gas, per essere molto chiaro. Faremo del nostro meglio e il prossimo Consiglio dei ministri sarà l'occasione per ribadire l'esigenza di adottare soluzioni di compromesso e di salvaguardare il principio di neutralità tecnologica, al fine di garantire l'opportuna transizione, giusta ed equilibrata rispetto alle diverse, ma comuni esigenze di partner europei, che devono dimostrare come l'ambizione della riduzione delle emissioni e lo sviluppo economico siano due obiettivi conciliabili. Io farò tutto quello che posso: poi, comprenderete che siamo 27 Paesi a votare e spero che ci ascoltino. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Pazzaglini, per due minuti.

PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az). Signor Ministro, condivido tutto quello che ha detto, anche perché più volte in passato mi sono espresso negli stessi termini, però non posso dichiararmi completamente soddisfatto della risposta, perché sul punto che per me era prioritario, cioè quello occupazionale e di salvataggio della nostra industria nazionale, in realtà non ha detto praticamente nulla.

In precedenza, quando ho parlato del 5,6 per cento del PIL, mi riferivo ovviamente solo a quanto viene direttamente dal settore; poi, se dovessimo parlare anche di indotto, arriveremmo a cifre superiori. Questa evidentemente non può che essere una priorità.

Riguardo al criterio della neutralità tecnologica, ne rivendico la primogenitura nel dibattito politico, perché, appena nato il Governo Draghi, in Commissione ambiente evidenziai che, essendo una maggioranza molto eterogenea, l'unico approccio di buon senso non dogmatico, né ideologico, ma esclusivamente di buon senso era appunto la neutralità tecnologica, approccio che però in realtà non c'è stato. Negli intenti, sì, tutti probabilmente lo condividiamo, ma poi in realtà, soprattutto nella politica europea, ciò non c'è.

Chiedo quindi di nuovo a lei, signor Ministro, visto che ha appena dichiarato di condividere questo suggerimento che mi ero permesso di avanzare alla Commissione ambiente un anno e mezzo fa, di continuare con forza a sostenerlo, perché, come ha detto prima, ci sono alternative tecnologiche, ma non salveremo l'ambiente precludendo possibilità alla scienza, che sta dimostrando che appunto queste alternative ci sono. Poniamo il problema come politica, ma lasciamo alla scienza l'onere e l'onore di individuare la risposta: solo in questo modo potremo avere la certezza di fare quanto in nostro potere per migliorare la situazione. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Quarto ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03388 sul progetto di cartografia geologica e geotematica, per tre minuti.

QUARTO (M5S). Signor Presidente, gentile Ministro, l'Italia ha un territorio geologicamente fragile, perché ubicata in un contesto geodinamico molto attivo e complesso. Ciò determina terremoti di grande energia, un vulcanismo di tipo esplosivo, dissesti idrogeologici, amplificati dal cambiamento climatico in atto, ed emissioni di gas tossici. Questi fenomeni naturali, data la notevole vulnerabilità del costruito e l'intensa antropizzazione del Paese, determinano un rischio molto elevato che spesso ci vede soccombere con distruzione e vittime. È necessario difenderci. La strategia vincente è la mitigazione, riduzione e prevenzione dei rischi, ma per far ciò è indispensabile una dettagliata conoscenza geologica del territorio, tra l'altro necessaria anche per la gestione sostenibile delle risorse naturali e delle energie rinnovabili.

Si rileva che esiste il progetto Carg, coordinato dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), per la realizzazione della carta geologica a scala 1 a 50.000, con relativa banca dati; tale progetto è iniziato alla fine degli anni Ottanta, subendo forti ritardi per un'incomprensibile interruzione ventennale dei relativi fondi; i finanziamenti sono poi ripresi con la legge di bilancio del 2020 e implementati nelle due successive, con una dotazione totale di 31 milioni di euro fino a tutto il 2022. Ciò ha permesso ad ISPRA una vigorosa ripresa con l'avvio di ben 69 fogli geologici, oltre il 10 per cento.

Considerato che, date le strutture di ricerca disponibili, occorrono almeno dieci anni per completare il progetto Carg e che se non sarà finanziato con la prossima legge di bilancio, subirà un intollerabile ritardo e finanche un deleterio arresto, tra l'altro vanificando un complesso e superlativo lavoro di ricostruzione della struttura operativa di ISPRA; il 26 aprile scorso il Senato ha approvato un ordine del giorno che impegna il Governo a individuare nella prossima legge di bilancio i fondi necessari per il completamento del progetto Carg, con relativa cartografia tematica idrogeologica, con l'impegno di spesa a legislazione vigente di 20 milioni di euro l'anno, dal 2023 al 2033, si chiede di sapere se e come il Ministro intende attivarsi per il completamento del progetto Carg. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Il ministro della transizione ecologica, professor Cingolani, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

CINGOLANI, ministro della transizione ecologica. Signor Presidente, per chi ci ascolta e magari non ha seguito la vicenda della mappa, rilevo che l'importanza della mappa e dei modelli geologici tridimensionali del sottosuolo in questo momento sta diventando capitale. La carta geologica fornisce informazioni su natura e assetto stratigrafico strutturale del sottosuolo. Queste mappe si rendono indispensabili per la gestione delle aree urbane, delle infrastrutture e delle risorse geotermiche e idriche. Proprio stamattina si è svolta una convention sulla geotermia per i materiali di estrazione, per la gestione dei siti di bonifica, stoccaggio energetico, stoccaggio geologico della CO2, attività di natura sismica. Credo che ci sia ampio consenso sul fatto che questo sia uno strumento di cui un Paese come l'Italia, peraltro critico dal punto di vista del geologico, si debba dotare.

Con gli stanziamenti che sono ripresi, come diceva lei poc'anzi, si è avviato nuovamente il progetto Carg, consentendo nuovamente il coinvolgimento di tutte le Regioni e le Province autonome, le università e il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR). Fra il 2020 e il 2021 sono state stipulate 25 convenzioni con tutte le Regioni e le Province autonome. Ovviamente se non c'è la convenzione non si riesce ad operare sul territorio. Quindi una convenzione vuol dire avere accesso al dato e alle misure. Sono state fatte altrettante convenzioni con le università e il CNR e avviati 44 fogli geologici con 16 modelli tridimensionali di sottosuolo, 10 aree sommerse (9 marine e una lacustre) e un foglio geomorfologico. Bisognerà migliorare in questo ultimo campo.

Nell'ultimo trimestre del 2021 sono stati avviati da parte dei geologi dell'ISPRA i rilevamenti di ulteriori tre fogli geologici. Le risorse previste per il 2022 hanno consentito a ISPRA la stipula di 23 ulteriori convenzioni e l'avvio di 19 fogli geologici e 4 geotematici, per un totale di 69 fogli geologici nel triennio 2020-2022, grazie ai quali abbiamo superato il 50 per cento di copertura nazionale territoriale.

Si può fare di più, però effettivamente la ripresa è misurabile.

Atteso che i finanziamenti hanno permesso ad ISPRA di consolidare le attività, si evidenzia che con la legge di bilancio 2022 sono stati stanziati ulteriori 6 milioni di euro per il proseguimento della realizzazione delle mappe cartografiche geotematiche.

È opportuno precisare che relativamente agli strumenti di mitigazione dei rischi idrogeologici, con le risorse PNRR, la misura M2C4, è stata inclusa la realizzazione di una revisione del repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo, che è già prevista tra le azioni e gli obiettivi del Piano proteggi Italia per la sicurezza del territorio.

Per quanto mi riguarda, cercherò di fare in modo che sia data continuità a questo finanziamento; discuteremo in seguito di quale investimento potrà consentirci la continuità, anche perché all'inizio ci vogliono più soldi, poi, a regime, si può vedere di trovare un buon compromesso; ma mi impegno a fare in modo che il repertorio continui e che l'operazione venga portata a termine a partire dalla prossima legge di bilancio.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Quarto, per due minuti.

QUARTO (M5S). Signor Ministro, la ringrazio per la promessa della continuità.

Mi ritengo soddisfatto, però vorrei soltanto puntualizzare un aspetto, ovvero che i 6 milioni dell'ultimo finanziamento sono il frutto di un impegno di spesa della parte parlamentare del MoVimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo M5S). È un nostro emendamento della nostra quota parte.

Dato che la carta geologica è un sofisticato prodotto di ricerca multidisciplinare, oltre che completata, comunque, va aggiornata. Ci sono fogli Carg già vecchi di circa quarant'anni: un'eternità per il progresso scientifico, e non possiamo fermare la ricerca. Il progetto Carg, poi, comprende fogli geotematici e modelli geologici tridimensionali indispensabili per applicazioni di alto impatto socio-economico, quello che aveva citato lei, Ministro. Inoltre, per i grandi rischi la conoscenza geologica è basilare per una loro prevenzione mirata.

Prevenire, oltre che salvare la vita, costa quattro volte meno che riparare i danni dei dissesti idrogeologici e dieci volte meno delle ricostruzioni post sisma.

Solo gli ultimi tre grandi terremoti hanno sconvolto vaste aree con 628 morti e danni per 44 miliardi di euro. Molti li definiscono catastrofi naturali: niente di più sbagliato. Infatti, in tale assioma ci sono due grandi errori: si confonde il fenomeno intenso con l'effetto catastrofico e si dà un messaggio di inevitabilità del disastro indotto.

Le catastrofi naturali non esistono; esiste il fenomeno naturale pericoloso con il rischio che esso generi una catastrofe; la catastrofe è causata dall'incuria umana.

Completare e aggiornare la cartografia geologica è un doveroso atto per abbattere il muro dell'incuria nella convinzione che, senza sicurezza, non può esserci transizione ecologica e nemmeno sviluppo sostenibile. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. La senatrice Sbrollini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03390 sulle retribuzioni agli iscritti alle scuole di specializzazione medica negli anni 1983-1991, per tre minuti.

SBROLLINI (IV-PSI). Signora Ministra, la formazione del medico specialista costituisce uno dei momenti essenziali per l'apprendimento della professione medica.

La recente esperienza legata al Covid ci insegna quanto una corretta preparazione medica sia proprio importante per affrontare le più diversificate - e talvolta anche imprevedibili - emergenze. Rispetto a ciò, il tema che intendo sottoporle riguarda proprio la situazione che evidenzia significative disparità di trattamento tra specializzandi iscritti ad anni diversi di corso.

Parlo della situazione nella quale si sono trovati moltissimi medici ammessi alle scuole di specializzazione negli anni che vanno dal 1983 al 1991, che non hanno potuto beneficiare per quegli anni proprio di un adeguato compenso.

Sul punto ricordo che l'articolo 13 della direttiva 82/76/CEE del Consiglio introduceva l'obbligo per gli Stati membri di garantire un'adeguata remunerazione per la formazione dei medici specialisti. Tuttavia, nonostante gli Stati membri fossero tenuti a conformarsi a questa direttiva entro il 31 dicembre del 1982, lo Stato italiano adeguava la propria normativa solamente nel 1991, con ben otto anni di ritardo, attraverso il decreto legislativo dell'8 agosto 1991, n. 257, riconoscendo peraltro la borsa di studio ai soli medici specializzandi dal 1991 in poi, e non prevedendo alcunché per gli specializzandi degli anni precedenti. Se, pertanto, il legislatore ha posto rimedio per le borse di studio riferite agli anni dal 1991 in poi, nulla, però, si prevedeva per coloro i quali si fossero iscritti negli anni dal 1983 al 1991. È chiaro che nel tentativo di porre rimedio, però, il legislatore ha in realtà mantenuto un'ingiusta situazione di disparità di trattamento fra gli iscritti alle diverse annualità di corso.

Signora Ministra, le chiediamo pertanto quali urgenti iniziative si intendono adottare, anche alla luce della sentenza intervenuta, in concerto con la Presidenza del Consiglio, al fine di dare piena attuazione alla direttiva del 1982, dando seguito alle indicazioni della Corte di giustizia dell'Unione europea e della Commissione europea, evitando la possibile infrazione dello Stato italiano rispetto alle decisioni assunte presso le istituzioni europee e, soprattutto, consentendo ai medici specializzandi di quegli anni di beneficiare degli stessi diritti e di un'adeguata remunerazione, che da troppo tempo è stata loro negata.

PRESIDENTE. Il ministro dell'università e della ricerca, professoressa Messa, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

MESSA, ministro dell'università e della ricerca. Senatrice Sbrollini, il Ministero è a conoscenza della questione che lei ha illustrato e anche di questo ultimo intervento della Corte di giustizia, che ha precisato il campo di applicazione soggettivo della direttiva 82/76/CEE.

La direttiva 82/76/CEE del 26 gennaio 1982 ha riconosciuto l'obbligo per gli Stati membri, come ha detto, di corrispondere un'adeguata remunerazione agli specializzandi medici per tutta la durata dei rispettivi corsi di specializzazione post universitaria. In sede di adeguamento, nel diritto interno, è emersa però una criticità riguardo all'individuazione dei soggetti destinatari di tale disposizione, sia a causa del tardivo recepimento della normativa europea da parte del legislatore italiano (vero), sia in riferimento all'individuazione del periodo di applicazione della stessa.

La sentenza della Corte di giustizia del 3 marzo 2022 ha chiarito che le disposizioni in materia devono essere interpretate nel senso che qualsiasi formazione a tempo pieno o ridotto come medico specialista, iniziata prima dell'entrata in vigore della direttiva, cioè il 19 gennaio 1982, e proseguita dopo la scadenza della trasposizione della direttiva, quindi il 1° gennaio 1983, deve essere oggetto di una remunerazione adeguata per il periodo di tale formazione, che però è a partire ovviamente dal 1° gennaio 1983. Dalla sentenza si desume, quindi, che il diritto attribuito dalla direttiva in esame spetta sì a tutti coloro che abbiano frequentato un corso di specializzazione medica, anche se iscritti prima del 29 gennaio 1982, ma questa remunerazione riguarda il periodo che inizia dal 1° gennaio 1983 fino alla fine.

Premesso questo, non si intende sottacere che questa pronuncia della Corte di giustizia, statuendo in modo diverso rispetto al precedente orientamento, abbastanza consolidato a livello nazionale, determini ora un aspettativa da parte di un numero particolarmente rilevante di interessati e, quindi, l'impatto degli effetti di questa pronuncia è difficile da valutare, sia in termini di risorse, sia perché riguarda fatti risalenti nel tempo che, quindi, non consentono una facile definizione della platea dei soggetti potenzialmente beneficiari. Questo non vuol dire assolutamente che questo Ministero si debba esentare dall'impegnarsi, assieme alle altre amministrazioni competenti, per promuovere ogni utile iniziativa per porre rimedio alla questione segnalata.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Sbrollini, per due minuti.

SBROLLINI (IV-PSI). Signora Ministra, ha ragione e sappiamo che sono centinaia di migliaia i medici che si trovano ancora in questa situazione. Come lei ha giustamente detto, siamo convinti anche noi che sia giusto riconoscere un contributo economico e un diritto a queste persone. Quindi, è necessario intervenire in maniera adeguata, proprio perché venga garantito questo diritto a tutti coloro che si ritrovano nella situazione delineata dalla Corte di giustizia, senza discriminazioni.

In conclusione, credo che l'intervento della Corte di giustizia crei i presupposti giuridici per un nuovo orientamento delle Corti nazionali chiamate a pronunciarsi nelle cause proprio dovute alla mancata attuazione delle direttive europee in materia da parte dello Stato italiano.

Quindi la ringrazio e mi ritengo soddisfatta; certamente continueremo a seguire insieme a lei questa situazione, che purtroppo si trascina avanti da troppi anni, e speriamo davvero di fare giustizia fino in fondo. (Applausi del senatore Carbone).

PRESIDENTE. La senatrice De Petris ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03386 sull'introduzione di misure per contrastare le irregolarità nei concorsi universitari, per tre minuti.

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signora Ministra, come lei sa, nelle ultime settimane i concorsi universitari sono diventati oggetto di cronaca presso molti organi di stampa, proprio a causa di denunce di irregolarità e di concorsi pilotati (in alcuni casi molto più di denunce). I numeri sono di peso: 191 persone, tra ricercatori a tempo indeterminato e precari, professori associati e ordinari, direttori di dipartimento, prorettori e rettori, sono state indagate negli ultimi tempi per titoli di reato abbastanza gravi, connessi esattamente alla questione dei concorsi pilotati.

Sappiamo perfettamente che queste vicende non sono nuove, ma sono vicende che nel tempo sono arrivate al livello della denuncia e sono state anche oggetto di inchieste giornalistiche. In particolare, negli ultimi tempi c'è stato un concentrarsi di denunce e di episodi sempre più allarmanti. Mai forse nella storia dell'accademia italiana si era aperto un fuoco giudiziario così scandito nei confronti di un'istituzione che è decisiva per lo sviluppo del Paese; anche la credibilità di questa istituzione è assolutamente decisiva.

Noi riteniamo che sia urgente procedere a una revisione del sistema di reclutamento universitario, per esempio mediante l'istituzione di una commissione per il controllo dei concorsi, che si occupi di controllare e di capire i criteri di selezione, in modo tale che non siano, come purtroppo alcune volte accade (troppe volte), modellati ad personam. Riteniamo che l'università, come è noto, sia una conquista europea pressoché millenaria; siamo gli inventori di questa istituzione, che è e rappresenta, mai come in questo momento, un impulso vitale per l'economia e la ricchezza culturale del territorio.

Chiediamo quindi di sapere se lei, Ministro, intenda assumere iniziative di carattere normativo o adottare specifiche misure al fine di garantire il pieno rispetto dei criteri in tema di procedure di valutazione comparativa, come quelli enucleati all'articolo 24 della legge n. 240 del 2010, per l'attribuzione di posti di ricercatore universitario a tempo determinato e di professore associato e ordinario nelle università statali e libere, onde assicurare una corretta, meritocratica e trasparente valutazione dei candidati.

PRESIDENTE. Il ministro dell'università e della ricerca, professoressa Messa, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

MESSA, ministro dell'università e della ricerca. Signor Presidente, senatrice De Petris, questo è un tema estremamente caldo e importante, di cui non discuto gli aspetti giuridici, perché questi spettano alla magistratura. Devo dire che è molto importante che noi oggi affrontiamo questo tema, che in realtà è oggetto di riflessione già da qualche tempo. Sapete che in Parlamento c'è già un lavoro fatto con la proposta di legge n. 2285, approvata dalla Camera e adesso all'esame del Senato, che interveniva anche sul tema dei concorsi da ricercatore. Alla luce degli obiettivi e delle tempistiche del PNRR, come sapete, si è deciso di anticipare parte di questo lavoro relativo alle figure del pre-ruolo universitario, inserendo queste disposizioni nel procedimento che avete adesso in conversione (decreto-legge PNRR due). Però la parte che riguarda la composizione delle commissioni di concorso, che non è stata oggetto di stralcio, deve assolutamente essere affrontata, a questo punto complessivamente, non parlando solo dei ricercatori, ma anche dei professori associati e ordinari. Fa piacere informare che, con questo obiettivo più ambizioso, è in corso una riflessione ad ampio spettro, che condurrà a breve a una proposta che riguarderà tutte le procedure di selezione della carriera universitaria, incluso soprattutto il reclutamento dei professori di prima e di seconda fascia.

Ci sono due principi fondamentali da cui non si può prescindere nelle proposte che vi faremo: il primo è la necessità di rivedere le prove locali, rendendole aperte, accessibili e competitive (aperte vuol dire che tutti le possono sentire). L'altro aspetto è relativo all'introduzione di meccanismi più stringenti di valutazione del reclutamento svolto dall'università, in modo da prevedere dei meccanismi incentivanti a reclutare bene, volti a beneficiare coloro che instaurano buone prassi in tal senso.

Vorrei ricordare che il sistema universitario è stato destinatario di un grande sforzo da parte di questo Governo e del Parlamento nell'ultima legge di bilancio, proprio per invertire lo storico trend di de-finanziamento della ricerca. Abbiamo avviato flussi di risorse, assicurando anche nel tempo un progressivo incremento del reclutamento all'università, che aumenterà, per la prima volta dopo tanto tempo, con un piano straordinario progressivo.

Quindi, un intervento sui concorsi non potrà limitarsi alle procedure di selezione dei docenti, ma dovrà comportare una seria attività di valutazione anche ex post, cosa a cui l'Italia è poco abituata. Tale valutazione dovrà essere basata sulla qualità del reclutamento effettuato e comprovata attraverso la valutazione di una serie di fattori quali l'apporto dato dal reclutato o dalla reclutata all'ateneo sotto ampio spettro: dalla produzione scientifica all'efficacia della didattica - perché bisogna sapere insegnare - dall'efficacia della formazione, all'attrazione di risorse attraverso bandi competitivi, agli impatti della valorizzazione della ricerca.

Sono molto consapevole che l'attenzione al reclutamento è un valore importante, particolarmente in questa fase, e che occorre una grandissima responsabilizzazione. Sicuramente ci sarà l'impegno del Governo e del Ministero, ma credo di tutte le forze politiche del Parlamento, oltre all'impegno e alla responsabilizzazione degli attori coinvolti - quindi dell'università, delle professoresse e dei professori - nell'intraprendere questo percorso, ma tutto sempre a beneficio dei nostri target principali che sono le studentesse e gli studenti.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice De Petris, per due minuti.

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, ringrazio la ministra Messa perché ci ha dato indicazioni molto importanti e il quadro di impegni che ha delineato per noi è prezioso. Proprio in questo momento stiamo discutendo un decreto che riguarda i ricercatori e siamo perfettamente coscienti che dobbiamo lavorare non soltanto per intervenire, ma perché è fondamentale anche il messaggio che arriva agli studenti e all'opinione pubblica. È fondamentale rivedere i criteri delle procedure di reclutamento e credo sia altrettanto importante ciò che lei ha detto poco fa sulla questione della valutazione ex post.

Dobbiamo fare un grande sforzo per avviare un processo di qualificazione altissima della nostra università, perché è veramente un elemento centrale, non solo oggi, in fase di PNRR, ma perché fondamentale anche per lo sviluppo del nostro Paese.

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

MALAN (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FdI). Signor Presidente, martedì, durante il dibattito sul provvedimento in esame, alla presenza del Vice Ministro delle infrastrutture, ho citato il fatto, da me più volte sottolineato nelle interrogazioni, che c'è un alto dirigente del Ministero delle infrastrutture - di cui ora dico il nome: Felice Morisco, visto che è stato già fatto anche dalla Vice Ministra - che da venticinque anni, presso il Ministero o strutture equivalenti, si occupa di concessioni autostradali. Ciò è palesemente in contrasto con la rotazione prevista dalla legge anticorruzione; inoltre, recentemente ha firmato dei documenti che costituiscono regali immensi del valore di miliardi o comunque altri per centinaia di milioni a favore dei concessionari autostradali. Questa è precisamente la condizione che la legge anticorruzione ha lo scopo di evitare.

La viceministro Bellanova ha risposto dicendo che l'incarico di vertice che riguarda le concessioni autostradali è cambiato nel corso degli anni. Sì, ma non avevo detto questo. Io avevo affermato che quella singola persona sta firmando dei documenti che costituiscono regali enormi ai concessionari autostradali, per esempio concedendo loro il 100 per cento di ristoro dalle riduzioni anche minime di fatturato nel periodo Covid, mentre tutte le altre aziende hanno al massimo il 10 per cento di ristoro o il 20 per cento in alcuni casi. Ho inoltre sottolineato il fatto che questa persona è, per l'appunto, da venticinque anni in quella posizione, come risulta dal curriculum vitae da lui stesso evidentemente compilato, in cui si afferma che dal 1997 al 2011 ha svolto l'attività di valutazione della fattibilità dei piani finanziari connessi alle concessioni autostradali, mentre nel periodo 2011-2012 è stato dirigente presso l'unità analisi economico-finanziarie, espletando attività connesse alla vigilanza sulle concessioni autostradali e così via fino ad essere il massimo dirigente sulle concessioni autostradali.

La viceministro Bellanova ha anche detto che se ci saranno delle interrogazioni sarà dovere del Governo rispondere. Ebbene le interrogazioni ci sono da anni e il Governo contrasta ciò che giustamente la stessa viceministro Bellanova ha detto essere un preciso dovere. Per non fare un elenco noiosissimo di numeri io consegnerò l'elenco delle interrogazioni principali che non hanno risposta, anche perché per elencarle tutte si andrebbe oltre i tempi che lei gentilmente, signor Presidente, mi sta concedendo.

PRESIDENTE. Senatore Malan, lo consegni pure. La Presidenza lo trasmetterà al rappresentante del Governo.

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di lunedì 20 giugno 2022

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica lunedì 20 giugno, alle ore 17, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 16,18).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE DICHIARATO ASSORBITO

Modifiche alla legge 24 marzo 1958, n. 195, in materia di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura (2119)

ARTICOLI DA 1 A 25

Art. 1.

(Modifica del numero dei componenti del Consiglio superiore della magistratura)

1. All'articolo 1, primo comma, della legge 24 marzo 1958, n. 195, la parola: « sedici » è sostituita dalla seguente: « venti » e la parola: « otto » è sostituita dalla seguente: « dieci ».

Art. 2.

(Composizione delle Commissioni)

1. All'articolo 3 della legge 24 marzo 1958, n. 195, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:

« Delle Commissioni non fanno parte i componenti effettivi della sezione disciplinare sorteggiati a norma dell'articolo 4, comma 3.

Delle Commissioni competenti per il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi e per il conferimento delle funzioni di consigliere e di sostituto procuratore generale presso la Corte suprema di cassazione e di sostituito procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, per le valutazioni della professionalità nonché in materia di incompatibilità nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e di applicazione dell'articolo 2, secondo comma, del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511, non fanno parte i componenti supplenti della sezione disciplinare sorteggiati ai sensi dell'articolo 4, comma 3, della presente legge.

I componenti delle singole Commissioni sono individuati annualmente mediante sorteggio ».

Art. 3.

(Composizione della sezione disciplinare)

1. L'articolo 4 della legge 24 marzo 1958, n. 195, è sostituito dal seguente:

« Art. 4. - (Composizione della sezione disciplinare) - 1. La cognizione dei procedimenti disciplinari a carico dei magistrati è attribuita a una sezione disciplinare, composta da sei componenti effettivi e cinque supplenti.

2. La sezione delibera mediante due collegi composti da tre membri, dei quali uno eletto dal Parlamento, che presiede il collegio, e due eletti dai magistrati.

3. Il vicepresidente del Consiglio superiore è componente di diritto della sezione; gli altri componenti, effettivi e supplenti, sono individuati dal Consiglio superiore tra i propri membri tramite sorteggio.

4. I componenti effettivi sono: il vicepresidente del Consiglio superiore; un componente tra coloro che sono eletti dal Parlamento; un magistrato di Corte di cassazione con esercizio effettivo delle funzioni di legittimità; tre magistrati tra coloro che esercitano le funzioni di giudice presso gli uffici di merito, ovvero tra coloro che sono destinati all'ufficio del massimario della Corte di cassazione, ovvero tra coloro che esercitano le funzioni di pubblico ministero presso gli uffici di merito o presso la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.

5. I componenti supplenti sono: un componente tra coloro che sono eletti dal Parlamento; un magistrato di Corte di cassazione con esercizio effettivo delle funzioni di legittimità; tre magistrati tra coloro che esercitano le funzioni di giudice presso gli uffici di merito, ovvero tra coloro che sono destinati all'ufficio del massimario della Corte di cassazione, ovvero tra coloro che esercitano le funzioni di pubblico ministero presso gli uffici di merito o presso la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.

6. Dopo due anni dall'insediamento i componenti supplenti diventano effettivi e i componenti originariamente individuati come effettivi, ad eccezione del vicepresidente del Consiglio superiore, diventano componenti supplenti.

7. Nell'ipotesi in cui il Presidente del Consiglio superiore si avvalga della facoltà di presiedere la sezione disciplinare, resta escluso il vicepresidente.

8. Le funzioni di pubblico ministero presso la sezione disciplinare sono esercitate dal procuratore generale presso la Corte suprema di cassazione o da un suo delegato in servizio presso il medesimo ufficio ».

Art. 4.

(Disciplina della validità delle deliberazioni del Consiglio)

1. All'articolo 5 della legge 24 marzo 1958, n. 195, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, la parola: « dieci » è sostituita dalla seguente: « quattordici » e la parola: « cinque » è sostituita dalla seguente: « sette »;

b) al secondo comma, le parole: « maggioranza di voti » sono sostituite dalle seguenti: « maggioranza dei presenti ».

Art. 5.

(Composizione della segreteria)

1. All'articolo 7 della legge 24 marzo 1958, n. 195, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, le parole: « , da quattordici dirigenti di segreteria di livello equiparato a quello di magistrato di tribunale » sono soppresse;

b) al comma 2:

1) al primo periodo sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « , previo concorso aperto a tutti i magistrati indetto dal medesimo Consiglio »;

2) il quarto periodo è soppresso;

c) il comma 3 è abrogato;

d) al comma 7, le parole: « e dei dirigenti di segreteria » sono sostituite dalle seguenti: « e dei magistrati che ne fanno parte »;

e) è aggiunto, in fine, il seguente comma:

« 7-bis. Il Consiglio superiore della magistratura può assegnare alla segreteria, con funzioni di supporto alle attività del Consiglio e delle Commissioni, unità di personale amministrativo nei limiti del ruolo organico della segreteria e dell'ufficio studi e documentazione, nonché un numero non superiore a quindici magistrati, individuati mediante procedura selettiva con prova scritta aperta a tutti i magistrati, i quali sono posti fuori del ruolo organico della magistratura ».

Art. 6.

(Personale dell'ufficio studi e documentazione)

1. All'articolo 7-bis della legge 24 marzo 1958, n. 195, dopo il comma 3 è aggiunto il seguente:

« 3-bis. Il Consiglio superiore della magistratura può assegnare all'ufficio studi e documentazione unità di personale amministrativo nei limiti del ruolo organico della segreteria e dell'ufficio studi e documentazione, nonché un numero non superiore a otto addetti esterni, individuati, nei limiti delle proprie risorse finanziarie, mediante procedura selettiva con prova scritta aperta ai professori universitari di ruolo di prima e di seconda fascia, agli avvocati iscritti all'albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori e a tutti i magistrati ordinari, i quali sono posti fuori del ruolo organico della magistratura. I professori universitari sono collocati in aspettativa obbligatoria ai sensi dell'articolo 7 della legge 30 dicembre 2010, n. 240 ».

Art. 7.

(Formazione delle tabelle degli uffici giudiziari)

1. All'articolo 10-bis della legge 24 marzo 1958, n. 195, la parola: « biennio », ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente: « quadriennio ».

Art. 8.

(Composizione della commissione per il conferimento degli incarichi direttivi)

1. All'articolo 11, terzo comma, della legge 24 marzo 1958, n. 195, le parole: « eletti dai magistrati e due eletti dal Parlamento » sono sostituite dalle seguenti: « individuati tramite sorteggio tra i componenti eletti dai magistrati e due individuati tramite sorteggio tra i componenti eletti dal Parlamento ».

Art. 9.

(Disposizioni relative alle attribuzioni del Ministro della giustizia)

1. All'articolo 14 della legge 24 marzo 1958, n. 195, l'alinea è sostituito dal seguente: « Il Ministro della giustizia, fermo quanto stabilito dall'articolo 14 del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, e dall'articolo 11 della presente legge ».

Art. 10.

(Disposizioni in materia di destinazione di magistrati al Ministero)

1. All'articolo 15, primo comma, della legge 24 marzo 1958, n. 195, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « secondo le disposizioni vigenti in materia ».

Art. 11.

(Attribuzioni speciali del Consiglio superiore della magistratura)

1. All'articolo 20 della legge 24 marzo 1958, n. 195, i numeri 1) e 2) sono sostituiti dai seguenti:

« 1) ai fini della verifica dei poteri dell'organo, convalida l'elezione dei componenti eletti dai magistrati; in caso di mancata convalida, procede alla sostituzione del componente per scorrimento della graduatoria di cui all'articolo 26, comma 3, lettere a) e c);

2) ai fini della verifica dei poteri dell'organo, convalida l'elezione dei componenti eletti dal Parlamento; in caso di mancata convalida, ne da comunicazione ai Presidenti delle due Camere; ».

Art. 12.

(Convocazione dei corpi elettorali)

1. L'articolo 21 della legge 24 marzo 1958, n. 195, è abrogato.

Art. 13.

(Eleggibilità dei componenti del Consiglio superiore della magistratura eletti dal Parlamento)

1. All'articolo 22 della legge 24 marzo 1958, n. 195, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, le parole: « La elezione dei componenti del Consiglio superiore da parte del Parlamento in seduta comune delle due Camere » sono sostituite dalle seguenti: « L'elezione da parte del Parlamento in seduta comune delle due Camere dei dieci componenti del Consiglio superiore »;

b) al secondo comma, le parole: « preveduta nel comma precedente » sono sostituite dalle seguenti: « prevista dal primo comma »;

c) il quarto comma è sostituito dal seguente:

« I componenti da eleggere dal Parlamento sono scelti tra i professori ordinari di università in materie giuridiche e tra gli avvocati dopo quindici anni di esercizio professionale, purché non ricoprano o abbiano ricoperto nei due anni precedenti l'elezione le cariche di parlamentare nazionale, parlamentare europeo, ministro, viceministro, sottosegretario di Stato, consigliere regionale, consigliere provinciale nelle province autonome di Trento e di Bolzano, presidente o assessore nelle giunte delle regioni o delle province autonome di Trento e di Bolzano, sindaco di una città metropolitana e, in ogni caso, di comune con più di quattrocentomila abitanti ».

Art. 14.

(Elezione dei componenti del Consiglio eletti dai magistrati)

1. L'articolo 23 della legge 24 marzo 1958, n. 195, è sostituito dal seguente:

« Art. 23. - (Componenti eletti dai magistrati) - 1. I venti magistrati componenti del Consiglio superiore della magistratura sono eletti con un sistema a due livelli che si esplica in due fasi successive.

2. Nella prima fase, in ciascun ufficio giudiziario i magistrati aventi i requisiti di cui all'articolo 24, con voto personale e segreto, eleggono al proprio interno uno o più delegati alle assemblee della seconda fase. Il numero dei delegati da eleggere è individuato sulla base dell'organico dell'ufficio nel seguente modo: il numero di magistrati elettori è diviso per dieci e tale quoziente, con arrotondamento all'intero più prossimo, rappresenta il numero di delegati da eleggere. I candidati possono esporre ai magistrati elettori le motivazioni e le linee di azione della propria candidatura in assemblee all'uopo convocate nella medesima giornata di votazione.

3. Nella seconda fase, i delegati si riuniscono in diciotto assemblee per l'elezione dei componenti del Consiglio superiore, che eleggono al proprio interno un componente del Consiglio superiore ciascuna. L'ambito territoriale cui si riferiscono tali assemblee è indicato dal Ministro della giustizia almeno tre mesi prima della scadenza del precedente Consiglio, tenendo conto della continuità territoriale con riferimento a uno o più distretti di corte d'appello limitrofi e di una numerosità media di cinquanta delegati eletti nella prima fase.

4. Un'ulteriore assemblea elegge due componenti del Consiglio superiore e riunisce, anche in deroga al limite di numerosità del comma 3, i delegati eletti negli uffici giudiziari la cui territorialità è nazionale, ossia i delegati eletti dai magistrati della Corte suprema di cassazione con funzioni di legittimità, della procura generale presso la stessa Corte, dell'ufficio del massimario e del ruolo, del Tribunale superiore delle acque pubbliche e della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo ».

Art. 15.

(Elettorato attivo e passivo)

1. All'articolo 24, comma 2, della legge 24 marzo 1958, n. 195, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) la lettera b) è sostituita dalla seguente:

« b) i magistrati che al tempo della convocazione delle elezioni non abbiano conseguito la terza valutazione di professionalità »;

b) alla lettera d), dopo la parola: « servizio » sono inserite le seguenti: « per un periodo superiore a sei mesi »;

c) dopo la lettera e) è aggiunta la seguente:

« e-bis) i magistrati che fanno parte del comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura o ne hanno fatto parte nel quadriennio precedente alla data di convocazione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio superiore della magistratura ».

Art. 16.

(Convocazione delle elezioni)

1. L'articolo 25 della legge 24 marzo 1958, n. 195, è sostituito dal seguente:

« Art. 25. - (Calendario delle elezioni, uffici elettorali e candidature) - 1. Il Presidente del Consiglio superiore della magistratura indice le elezioni tre mesi prima della scadenza del Consiglio uscente; fissa la data unica di svolgimento delle assemblee dei delegati per l'elezione dei nuovi componenti al più tardi dieci giorni prima della scadenza del Consiglio uscente.

2. Nei cinque giorni successivi al provvedimento di indizione delle elezioni, il Consiglio superiore della magistratura nomina l'ufficio centrale elettorale presso la Corte suprema di cassazione, costituito da sei magistrati effettivi e da sei supplenti in servizio presso la stessa Corte che non abbiano subito sanzioni disciplinari. L'ufficio è presieduto dal più elevato in grado, in subordine da colui che vanta maggiore anzianità di servizio e in ultima istanza dal più anziano di età.

3. L'ufficio centrale elettorale redige il calendario delle votazioni indicando una o più date comprese tra il decimo e il quattordicesimo giorno precedente la data di votazione di cui al comma 1. La scelta dell'ora e del luogo delle votazioni di primo e secondo livello è demandata alla funzione apicale di ciascun ufficio.

4. L'ufficio elettorale centrale costituisce per ciascuna assemblea di votazione, di primo e di secondo livello, uno o più seggi. I seggi sono composti da tre magistrati che prestano servizio nell'ufficio dove si svolge l'elezione e che non abbiano subito sanzioni disciplinari. Il seggio è presieduto dal più elevato in grado, in subordine da colui che vanta maggiore anzianità di servizio e in ultima istanza dal più anziano di età. Con gli stessi criteri, per ciascun seggio sono nominati altresì tre magistrati supplenti.

5. Le candidature a delegato di primo livello devono essere presentate all'ufficio centrale elettorale entro venti giorni precedenti la data di votazione. Alle candidature, presentate in forma scritta o per via telematica certificata, devono essere allegate una dichiarazione di accettazione con firma autenticata dal presidente del tribunale nel cui circondario il magistrato esercita le sue funzioni e un numero di sottoscrizioni di magistrati in servizio presso l'ufficio cui si riferisce la candidatura non inferiore a tre e non superiore a dieci. I magistrati presentatori non possono sottoscrivere la propria candidatura né possono sottoscrivere più di una candidatura. Dalla predetta dichiarazione di accettazione deve risultare, sotto la responsabilità del candidato, che non sussista alcuna delle cause di ineleggibilità di cui all'articolo 24.

6. Scaduto il termine di cui al comma 5, nei sette giorni successivi, l'ufficio centrale elettorale accerta il numero delle candidature presentate, verifica che ciascun candidato possieda i requisiti indicati all'articolo 24 e trasmette il risultato delle verifiche alla segreteria del Consiglio superiore della magistratura e ai candidati interessati. L'elenco dei candidati alla funzione di delegato di primo livello è pubblicato sul notiziario del Consiglio superiore della magistratura, inviato a tutti i magistrati presso i rispettivi uffici con congruo anticipo rispetto alla data delle votazioni e pubblicato a cura del presidente della corte d'appello di ogni distretto. Contro il provvedimento di esclusione, che deve essere sempre motivato, è ammesso ricorso alla Corte suprema di cassazione nei due giorni successivi alla comunicazione all'interessato. La Corte si pronuncia entro i successivi cinque giorni dal ricevimento del ricorso.

7. Le candidature a componente del Consiglio superiore devono essere presentate all'assemblea di secondo livello nel giorno della votazione, entro tre ore dall'inizio dell'assemblea stessa. Ciascuna candidatura, presentata in forma scritta, deve essere sottoscritta da un numero di delegati all'assemblea cui ci si riferisce non inferiore a quattro e non superiore a otto. I magistrati presentatori non possono sottoscrivere la propria candidatura né possono sottoscrivere più di una candidatura ».

Art. 17.

(Votazioni e scrutinio)

1. L'articolo 26 della legge 24 marzo 1958, n. 195, è sostituito dal seguente:

« Art. 26. - (Votazioni e scrutinio) - 1. Alle operazioni di voto per ciascuna elezione dei delegati e dei componenti del Consiglio superiore è dedicato un tempo complessivo effettivo non inferiore a dieci ore. I seggi elettorali presiedono alle operazioni di voto redigendone apposito verbale.

2. Le operazioni di voto nelle due fasi avvengono con le seguenti modalità:

a) ogni elettore riceve una sola scheda vidimata da un componente del seggio;

b) ogni elettore esprime il proprio voto scrivendo sulla scheda il nome e il cognome, o solo il cognome, di un solo candidato;

c) sono bianche le schede prive di voto valido;

d) sono nulle le schede nelle quali vi sono segni che rendono il voto riconoscibile;

e) è nullo il voto espresso per magistrati non inseriti nell'elenco dei candidati cui si riferisce la votazione.

3. Al termine delle votazioni, il seggio elettorale procede allo scrutinio e in particolare:

a) inserisce, per ciascuna fase, i candidati in una graduatoria secondo l'ordine decrescente dei voti riportati;

b) per la prima fase, individua i candidati che hanno riportato il maggior numero di voti fino al raggiungimento del numero previsto ai sensi dell'articolo 23, comma 2, e trasmette l'elenco dei delegati eletti all'ufficio centrale elettorale;

c) per la seconda fase, verifica che i delegati che hanno riportato il maggior numero di voti in ciascuna assemblea abbiano raggiunto la maggioranza qualificata di almeno tre quinti dei votanti; nel caso in cui nessun candidato abbia raggiunto la maggioranza qualificata indicata, si procede, nella medesima giornata, a un'ulteriore votazione a cui accedono i primi tre delegati nel rispetto della graduatoria di cui alla lettera a). In caso di parità di voti risulta eletto il candidato più anziano; il seggio trasmette infine l'esito dello scrutinio all'ufficio centrale elettorale.

4. Ciascun candidato può assistere alle operazioni di voto e alle successive operazioni di scrutinio nell'assemblea di cui è parte ».

Art. 18.

(Assegnazione dei seggi)

1. L'articolo 27 della legge 24 marzo 1958, n. 195, è sostituito dal seguente:

« Art. 27. - (Assegnazione dei seggi) - 1. L'ufficio centrale elettorale dichiara eletti i candidati che abbiano ottenuto il maggior numero di voti secondo quanto comunicato dai seggi elettorali ».

Art. 19.

(Contestazioni delle operazioni di voto)

1. All'articolo 28 della legge 24 marzo 1958, n. 195, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 1 è sostituito dal seguente:

« 1. I seggi elettorali e l'ufficio centrale elettorale decidono a maggioranza sulle contestazioni sorte durante le operazioni di voto »;

b) al comma 2, le parole: « La commissione centrale elettorale » sono sostituite dalle seguenti: « L'ufficio centrale elettorale ».

Art. 20.

(Reclami sulle elezioni)

1. All'articolo 29 della legge 24 marzo 1958, n. 195, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, le parole: « al Consiglio superiore » sono sostituite dalle seguenti: « alla Corte suprema di cassazione »;

b) al secondo comma, le parole: « Il Consiglio superiore » sono sostituite dalle seguenti: « La Corte suprema di cassazione ».

Art. 21.

(Disposizioni in materia di incompatibilità)

1. All'articolo 33 della legge 24 marzo 1958, n. 195, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il primo comma è sostituito dal seguente:

« I componenti del Consiglio superiore della magistratura non possono ricoprire le cariche di parlamentare nazionale, parlamentare europeo, ministro, viceministro, sottosegretario di Stato, consigliere regionale, consigliere provinciale nelle province autonome di Trento e di Bolzano, presidente o assessore nelle giunte delle regioni o delle province autonome di Trento e di Bolzano, sindaco di una città metropolitana e, in ogni caso, di comune con più di quattrocentomila abitanti »;

b) al quarto comma le parole: « addetti al Ministero di grazia e giustizia » sono sostituite dalle seguenti: « in servizio presso il Ministero della giustizia o che lo siano stati nel biennio precedente l'elezione del nuovo Consiglio superiore ».

Art. 22.

(Sostituzione dei componenti eletti dai magistrati)

1. L'articolo 39 della legge 24 marzo 1958, n. 195, è sostituito dal seguente:

« Art. 39. - (Sostituzione dei componenti eletti dai magistrati) - 1. Il componente eletto dai magistrati che cessa dalla carica per qualsiasi ragione prima della scadenza del Consiglio superiore della magistratura è sostituito dal candidato non eletto che lo segue nella graduatoria risultante dalle operazioni di cui all'articolo 26, comma 3, lettere a) e c), altrimenti, entro un mese, è nuovamente convocata l'assemblea di circoscrizione, con i medesimi delegati, che provvede a una nuova elezione, secondo le modalità previste dall'articolo 26 ».

Art. 23.

(Indennità dei componenti del Consiglio)

1. All'articolo 40 della legge 24 marzo 1958, n. 195, il quarto comma è sostituito dal seguente:

« Ai componenti è attribuita un'indennità per ogni seduta e inoltre, a coloro che risiedono fuori Roma, l'indennità di missione per i giorni di viaggio e di permanenza a Roma. La misura dell'indennità per le sedute e il numero massimo giornaliero delle sedute che danno diritto a indennità, nonché la misura dell'indennità di missione sono determinati dal Consiglio, secondo criteri stabiliti nel regolamento di amministrazione e contabilità e adeguati ai princìpi relativi al limite massimo retributivo di cui all'articolo 13 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89 ».

2. Il regolamento di amministrazione e contabilità del Consiglio superiore della magistratura è adeguato alle disposizioni del presente articolo entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 24.

(Disposizioni di coordinamento della legge 24 marzo 1958, n. 195)

1. Alla legge 24 marzo 1958, n. 195, sono apportate le seguenti modifiche:

a) le parole: « Ministero di grazia e giustizia », ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: « Ministero della giustizia »;

b) le parole: « Ministro per la grazia e giustizia » e « Ministro di grazia e giustizia », ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: « Ministro della giustizia »;

c) all'articolo 9, secondo comma, le parole: « Ministero del tesoro » sono sostituite dalle seguenti: « Ministero dell'economia e delle finanze »;

d) all'articolo 17, primo comma, le parole: « Ministro per il tesoro » sono sostituite dalle seguenti: « Ministro dell'economia e delle finanze ».

Art. 25.

(Disposizioni per l'attuazione e il coordinamento del nuovo sistema elettorale e disposizioni transitorie)

1. Con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro della giustizia, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le disposizioni per l'attuazione e il coordinamento della disciplina di cui alla presente legge.

2. Qualora le prime elezioni del Consiglio superiore della magistratura successive alla data di entrata in vigore della presente legge debbano svolgersi, ai sensi dell'articolo 25 della legge 24 marzo 1958, n. 195, prima della scadenza del termine di cui al comma 1 del presente articolo, il termine di cui al predetto articolo 25, primo comma, è prorogato di non oltre sessanta giorni.

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N.B. Disegno di legge dichiarato assorbito a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 2595.

Cfr. anche Elenco cronologico dei Resoconti, seduta n. 440.

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO

Interrogazione sulle sanzioni e i controlli in materia di incentivi alla produzione energetica

(3-03387) (15 giugno 2022)

Durnwalder, Unterberger, Steger, Laniece. - Al Ministro della transizione ecologica -

                    Premesso che:

            l'articolo 13-bis del decreto-legge 3 settembre 2019, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 novembre 2019, n. 128, ha introdotto modifiche al sistema sanzionatorio e dei controlli in materia di incentivi nel settore elettrico e termico erogati dal Gestore dei servizi energetici (GSE), di cui all'articolo 42 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28;

            il nuovo sistema sanzionatorio prevede che, in deroga alle disposizioni sulla decadenza dagli incentivi e al fine di salvaguardare la produzione di energia da fonti rinnovabili, l'energia termica e il risparmio energetico, conseguente agli interventi di efficientamento degli impianti che al momento dell'accertamento della violazione percepiscono incentivi, il GSE disponga la decurtazione dell'incentivo in misura ricompresa fra il 10 e il 50 per cento, in ragione dell'entità della violazione e che il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto, definisca la disciplina dei controlli di cui al comma 5, lettera c-bis), dell'articolo 42; nell'attuale compagine governativa si tratta di una competenza del Ministro della transizione ecologica;

                    considerato che:

            dal 3 novembre 2019, data di entrata in vigore del nuovo sistema sanzionatorio, ad oggi non è stato ancora emanato il decreto attuativo sulla disciplina dei controlli, nonostante esso sia stato annunciato più volte come di imminente pubblicazione da parte dei rappresentati del Governo che, di volta in volta, sono stati chiamati a rispondere alle diverse interrogazioni parlamentari presentate sul tema;

            il citato decreto è di fondamentale importanza, in quanto non solo permetterebbe di evitare futuri contenziosi giudiziari, ma anche di ridurre i contenziosi giudiziari attualmente pendenti, consentendo quindi ai produttori, tramite la decurtazione degli incentivi, di continuare comunque con la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo voglia illustrare le ragioni di tale ritardo e se sia a conoscenza dei tempi ulteriormente necessari per l'adozione del decreto attuativo, di cui all'articolo 42, commi 5 e 6, del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28.

Interrogazione sulla bonifica dei "siti orfani"

(3-03091) (15 febbraio 2022)

Corrado, Angrisani, Granato, Lannutti. - Al Ministro della transizione ecologica -

                    Premesso che:

            il 30 gennaio 2021 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 29 dicembre 2020 con il quale, in attuazione della legge di bilancio per il 2019, sono stati destinati 105.589.294 euro per la bonifica dei "siti orfani";

            a seguito dell'approvazione del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) da parte del Consiglio ECOFIN, il Ministro dell'economia e delle finanze, con decreto del 6 agosto 2021, ha assegnato (tabella A) al Ministero della transizione ecologica 500.000.000 euro per la bonifica dei siti orfani, nell'ambito dell'investimento 3.4, missione 2, componente 4, del PNRR;

                    considerato che:

            ai sensi dell'art. 2 del decreto citato, per "sito orfano" si intende il sito potenzialmente contaminato in cui non è stato avviato o si è concluso il procedimento di bonifica per il quale il responsabile dell'inquinamento non è individuabile o non provvede agli adempimenti previsti o sito rispetto al quale i soggetti obbligati non concludono le attività e gli interventi;

            il citato investimento M2C4 3.4 del PNRR denominato "bonifica di siti orfani" li definisce come "eredità" dell'inquinamento industriale, riconoscendovi "un rischio significativo per la salute, con severe implicazioni sulla qualità della vita delle popolazioni interessate". La loro bonifica avrebbe dunque come scopo "dare al terreno un secondo uso, favorendo il suo reinserimento nel mercato immobiliare", per renderli "risorsa per lo sviluppo economico, in quanto siti alternativi rispetto alle zone verdi, il cui utilizzo consentirebbe di preservare capitale naturale e ridurre gli impatti sulla biodiversità";

            valutato che:

            l'istituto della bonifica è da ritenersi "uno strumento pubblicistico" teso a garantire il recupero materiale del bene in conformità del principio comunitario di "chi inquina paga" e il curatore fallimentare diventa, con la dichiarazione di fallimento, detentore del patrimonio del fallito, affinché i costi della bonifica non ricadano sulla collettività. (si vedano le pronunce del Consiglio di Stato, adunanza plenaria, 22 ottobre 2020, n. 10, e 26 gennaio 2021, n. 3);

            i più recenti pronunciamenti del Consiglio di Stato hanno stabilito che, ove gli effetti dannosi dell'inquinamento permangano, la bonifica del sito inquinato può essere ordinata anche a carico di una società non responsabile dell'inquinamento, purché in progressione dei titoli di proprietà;

            la maggior parte dei siti orfani, di cui all'elenco dell'allegato al decreto direttoriale prot. 222 del 22 novembre 2021 dell'ex Direzione generale risanamento ambientale del Ministero, sono siti che erano già presenti negli elenchi delle anagrafi regionali e sono indicati quali ex siti industriali dismessi, cave o discariche di rifiuti solidi urbani (si veda "PNRR: approvato con decreto l'elenco dei "siti orfani"" sul sito del Ministero),

            si chiede di sapere:

            se sia noto al Ministro in indirizzo quali siano i criteri di individuazione dei siti inseriti nell'allegato al decreto prot. 222 del 22 novembre 2021, oggetto di finanziamento, ed in base a quali valutazioni metodologiche siano state disposte priorità ed assegnazione degli importi previsti dal medesimo decreto;

            secondo quali modalità sia stata verificata l'effettiva qualificazione di siti orfani, alla luce del fatto che molti sono indicati come ex siti industriali dismessi o discariche di rifiuti solidi urbani, e se sia stato appurato o se si intenda far appurare per quali motivi non si sia proceduto alla bonifica fino ad oggi, ovvero se gli enti preposti abbiano attivato tutte le dovute verifiche in merito alla prevista responsabilità dell'eventuale omessa bonifica;

            quali misure organizzative di contrasto alle infiltrazioni mafiose e implementazione delle verifiche preventive siano state previste a fronte degli elevati importi di investimento, considerato che il 50 per cento dello stanziamento complessivo del suddetto investimento del PNRR è destinato alle Regioni del Mezzogiorno, ovvero in territori di tradizionale insediamento mafioso, anche alla luce delle criticità nei controlli sulle società che richiedono l'iscrizione o la permanenza nelle cosiddette white list.

Interrogazione sull'incremento della produzione nazionale di gas naturale

(3-03391) (15 giugno 2022)

Nastri, Ciriani. - Al Ministro della transizione ecologica -

                    Premesso che:

            il conflitto russo-ucraino e la forte dipendenza europea dal gas russo hanno imposto ai Paesi membri dell'Unione europea un sollecito adattamento delle politiche energetiche allo scopo di ridurre la dipendenza dalla Russia;

            in Italia è in corso una gravissima emergenza legata all'incremento dei costi energetici per le famiglie e per le imprese;

            la sicurezza e la diversificazione degli approvvigionamenti di gas hanno assunto un'importanza tanto più strategica in relazione alla guerra in Ucraina da indurre il Governo ad avviare interlocuzioni con diversi Stati, al fine di stipulare nuovi accordi volti a ridurre la dipendenza dal gas russo;

            secondo dati recenti, il fabbisogno di gas naturale dell'Italia è di circa 70 miliardi di metri cubi di gas e di questi solo 4,5, quindi poco meno del 6 per cento, sono estratti in Italia, che pur possiede ricchi giacimenti di metano, il componente principale del gas naturale, il meno inquinante tra i combustibili fossili;

            le riserve, stando ai numeri ufficiali contenuti nel piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (PiTESAI), ammontano a circa 90 miliardi di metri cubi, concentrate principalmente nella pianura Padana, nel mar Adriatico, in Basilicata e in Sicilia, ma sono ferme da anni, non sfruttate, inutilizzate a causa dei limiti e dei divieti derivanti dalla moratoria del blocco a trivellazioni ed estrazione entro le 12 miglia, oltre ai tempi della burocrazia;

            il riconoscimento del gas naturale come fonte energetica "ponte" verso la transizione ecologica costituirebbe un'opportunità storica per i giacimenti nazionali di gas, che potrebbero essere estratti in tempi sufficientemente brevi, al pari di altri Stati come la Croazia che, in quanto confinante, attinge copiosamente ai nostri medesimi giacimenti;

            invece, appena due giorni fa, martedì 14 giugno, i parlamentari europei del Partito democratico e del Movimento 5 Stelle si sono opposti alla proposta della Commissione di includere il gas nell'elenco tassonomico delle fonti energetiche finanziabili, votando a favore di un'"opinion" (un'obiezione) che andrà in votazione alla prossima assemblea plenaria del Parlamento europeo;

            il Ministro in indirizzo ha già riconosciuto che l'attuale situazione di crisi energetica internazionale è particolarmente grave per il nostro Paese a causa delle "scelte sbagliate del passato" per cui "abbiamo deciso che era meglio comprare all'estero il gas invece di utilizzare il nostro" e "abbiamo fatto 'una politica implosiva'" per cui "nel 2000 producevamo 20 miliardi di metri cubi di gas, oggi ne produciamo solo 4,5";

            si ritiene necessario rimuovere subito tutte le barriere burocratiche e ideologiche che impediscono l'estrazione di gas naturale dai giacimenti di cui l'Italia è ricca, essendo l'autosufficienza energetica fondamentale anche sul fronte della sicurezza nazionale, non potendosi accettare una dipendenza totale da Paesi esteri,

            si chiede di sapere quale sia l'opinione del Ministro in indirizzo in merito alla posizione, sostenuta in sede europea anche dai parlamentari rappresentanti di alcuni dei partiti che sostengono la maggioranza del Governo, volta ad escludere l'inserimento del gas tra le fonti energetiche finanziabili e se, comunque, il Governo abbia intenzione d'incrementare la produzione nazionale di gas rinnovando le autorizzazioni per i giacimenti già esplorati e procedendo a nuove esplorazioni, rivedendo i divieti vigenti al fine di ridurre quanto più possibile la dipendenza energetica da Stati stranieri.

Interrogazione sulla grave siccità del bacino del Po

(3-03392) (15 giugno 2022)

Ferrari, Malpezzi, Biti, Taricco, Boldrini. - Al Ministro della transizione ecologica -

                    Premesso che:

            l'ondata di estremo calore che ha investito l'Italia nell'ultimo mese rappresenta solamente la coda di un'annata meteorologica estremamente complicata per il nostro Paese, e che ha avuto e sta avendo ripercussioni gravi su ambiente e agricoltura, lasciando presagire un ulteriore peggioramento nella stagione estiva alle porte;

            in particolare, appare gravissima la situazione nel bacino del Po, colpito da una siccità eccezionale nonostante le piogge del mese di maggio 2022, motivata essenzialmente dal susseguirsi di una serie di eventi eccezionali e senza precedenti per complessità e concomitanza di fattori di criticità;

            da gennaio ad oggi, infatti, un accumulo nevoso ai minimi storici per tutto il periodo, il livello idrometrico dei laghi costantemente prossimo ai minimi e una costante depressione della falda freatica, unito a temperature assai più elevate della media stagionale del periodo, hanno determinato un'emergenza idrica di portata significativa, aggravata nell'ultimo mese dall'ulteriore incremento delle temperature e tale da comportare il rischio di un evento calamitoso di estrema gravità;

            l'ondata di calore che ha investito il nostro Paese ha disciolto le riserve nevose e le falde si confermano in uno stato di progressiva depressione; le scarse precipitazioni nevose dell'inverno e le alte temperature di maggio hanno compromesso totalmente l'accumulo nevoso, che si è quasi esaurito anche alle quote più elevate; l'accumulo di riserva idrica nei laghi prealpini è al minimo storico: il lago Maggiore, ad esempio, a fronte di una capacità di invaso di 150 centimetri risulta essere a 15 centimetri; le falde in ambito risicolo, bacino fondamentale per tutto il bacino padano dal momento che svolgono una funzione di accumulo e rilascio naturale di quasi un miliardo di metri cubi, faticano a riprendersi, compromettendo quindi l'andamento di riuso della risorsa che rappresenta il 30 per cento della disponibilità irrigua in ambito risicolo;

            i dati raccolti dai soggetti istituzionali preposti, nonché dalle associazioni ambientaliste e di categoria del settore agricolo e agroalimentare, hanno confermato una situazione eccezionale ed in ulteriore peggioramento: in particolare, i bollettini mensili dell'osservatorio permanente sugli utilizzi idrici nel distretto idrografico del fiume Po, che fornisce, oltre ai dati sulle portate, livelli idrometrici, pioggia e temperature, intrusione salina, accumuli nevosi e accumulo idrico nei laghi e negli invasi montani, anche gli scenari attuali e di tendenza della severità idrica, nonché uno studio specifico sulla genesi della siccità 2022 elaborato da Confagricoltura Pavia, con uno sguardo precipuo sugli effetti della siccità sull'agricoltura dell'area;

            lo stesso osservatorio permanente sulle crisi idriche, convocato a fine maggio e ancora il 10 giugno dall'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po e dal Ministero della transizione ecologica e la cui prossima riunione è prevista per il 21 giugno, ha dichiarato la gravità degli attuali livelli di siccità, definita "la peggior crisi da 70 anni ad oggi", nonostante le precipitazioni di maggio sul bacino del Po che non hanno potuto colmarne l'assenza negli ultimi mesi, anche considerando che l'andamento nel trimestre febbraio-aprile risulta simile all'andamento estivo medio del periodo giugno-agosto, lasciando presagire l'esigenza di affrontare la stagione estiva con strumenti eccezionali;

            risulta infatti estremamente complesso, nell'attuale situazione, colmare il deficit idrico accumulatosi nell'assenza prolungata di piogge con il conseguente impoverimento della falda acquifera sotterranea, che, sommatasi all'innalzamento delle temperature, ha comportato il mancato accumulo di depositi nevosi e nei laghi; anche il sopraggiungere delle piogge, che sempre più spesso in questi anni si sono manifestate in precipitazioni concentrate in poche ore con effetti distruttivi sul territorio, mette in luce come una delle aree più densamente popolate e area di produzione agricola essenziale per l'economia e la sufficienza agroalimentare del Paese sia minacciata direttamente dagli effetti distruttivi del cambiamento climatico;

                    considerato che:

            il cambiamento climatico in atto, la particolare gravità di quanto avvenuto nei primi mesi di quest'anno nel distretto del Po e l'evoluzione ultima che ha visto gli indicatori idro-meteo-climatici assimilabili a quelli della stagione estiva, più che a quella primaverile, hanno avuto serie ripercussioni sull'ecosistema, mettendo in serio pericolo l'habitat naturale, e rischiano di compromettere ampie quote di produzione agricola in tutto il bacino padano;

            in tale situazione, un'ulteriore preoccupazione per il comparto agricolo era data dalla necessità di rendere operativo, anche a ragione degli impegni europei in materia, un sistema di gestione delle acque fondato sul "deflusso ecologico" (il volume d'acqua necessario affinché l'ecosistema continui a prosperare e fornire i servizi necessari) che si innesterà sul "deflusso minimo vitale", introdotto per garantire il razionale utilizzo delle risorse idriche superficiali e profonde salvaguardando le caratteristiche chimico-fisiche del corpo idrico; l'evoluzione della normativa europea si è innestata infatti nel quadro emergenziale descritto, richiedendo strumenti operativi adeguati a garantire l'ecosistema ma non creare criticità eccessive sul comparto agricolo;

            in tal senso è andato d'altronde il decreto-legge 21 marzo 2022, n. 21, che in sede di conversione ha visto l'introduzione di un nuovo articolo 21-bis che prevede che, per contemperare le esigenze di tutela ambientale e di produzione agroalimentare e garantire la gestione integrata quali-quantitativa e il razionale utilizzo delle risorse idriche, le autorità di bacino distrettuale procedano al completamento delle sperimentazioni sul deflusso ecologico entro il 31 dicembre 2024 e al monitoraggio, alla raccolta dati e alle sperimentazioni connesse,

            si chiede di sapere:

            se il Ministro in indirizzo stia valutando di proporre l'adozione dello stato di calamità per la siccità che sta colpendo il bacino padano, garantendo altresì lo stanziamento di opportune risorse per fronteggiare la situazione eccezionale e strumenti di attenuazione dei potenziali danni all'ambiente, alle imprese agricole e alla produzione agroalimentare;

            se, considerata l'emergenza idrica in atto, intenda costituire un tavolo di gestione dell'emergenza anche con finalità di mappatura, nel quale siano rappresentati oltre ai Ministeri direttamente interessati (oltre a quello della transizione ecologica, quelli delle politiche agricole alimentari e forestali e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili) anche le plurime esigenze del territorio, dall'Autorità di bacino per il Po, le Regioni, gli enti regolatori laghi prealpini, l'Associazione nazionale della bonifica, le associazioni agricole maggiormente rappresentative, i rappresentanti dei gestori degli invasi idroelettrici alpini;

            se, nell'ambito delle proprie competenze, stia valutando opportune iniziative al fine di supportare le sperimentazioni previste dall'articolo 21-bis del decreto-legge n. 21 del 2022, convertito dalla legge n. 51 del 2022, nonché di favorire l'adozione di specifiche deroghe sulle concessioni di derivazione d'acqua pubblica, così da consentire, in caso di aumenti di portata nei corsi d'acqua pubblica in conseguenza di piogge, di derivare transitoriamente portate fino alla massima capacità dei corpi idrici derivati, e di adottare protocolli straordinari di rilascio delle portate invasate nei bacini idroelettrici così da attenuare l'assenza di accumulo nevoso;

            quali urgenti iniziative intenda porre in essere al fine di garantire l'adozione in tempi stretti di ogni necessario provvedimento finalizzato a prevenire ulteriori criticità ed attenuare gli effetti dell'attuale grave stato di siccità.

Interrogazione sulle ricadute del processo di transizione ecologica nei trasporti

(3-03395) (15 giugno 2022)

Bernini, Gallone, Galliani, Giammanco, Mallegni, Mangialavori, Rizzotti, Ronzulli, Aimi, Alderisi, Barachini, Barboni, Berardi, Binetti, Boccardi, Caliendo, Caligiuri, Cangini, Cesaro, Craxi, Dal Mas, Damiani, De Bonis, De Poli, De Siano, Fazzone, Ferro, Floris, Gasparri, Ghedini, Giro, Alfredo Messina, Modena, Pagano, Papatheu, Paroli, Perosino, Saccone, Schifani, Sciascia, Serafini, Siclari, Stabile, Tiraboschi, Toffanin, Vitali, Vono. - Al Ministro della transizione ecologica -

                    Premesso che:

            la transizione verso la mobilità elettrica al ritmo previsto dal pacchetto detto "Fit for 55", deciso a livello europeo, renderà difficile gestire la trasformazione del settore auto e della sua forza lavoro senza traumi, prevedendo che i nuovi veicoli messi in commercio, e in particolare le autovetture, dovranno emettere nel 2030 il 55 per cento di anidride carbonica in meno rispetto ai livelli del 2021, mentre nel 2035 il taglio delle emissioni dovrà arrivare al 100 per cento, con la conseguenza che da quella data i produttori potranno immettere sul mercato solamente modelli elettrici o a idrogeno;

            gli obiettivi di riduzione di anidride carbonica proposti dalla Commissione europea mettono a rischio oltre 500.000 posti di lavoro nel settore dei motori in Europa, mentre in Italia il comparto è costituito da oltre 5.500 imprese e impiega circa 274.000 addetti, pari al 7 per cento della forza lavoro del manifatturiero italiano;

            inoltre l'elettrificazione della mobilità comporta il rischio di creare dipendenze dalle importazioni di materie prime e batterie prodotte al di fuori della UE senza reciprocità delle regole;

            occorre prevedere norme più aperte al contributo di tutte le tecnologie e della ricerca per la transizione ecologica dei veicoli, includendo i carburanti alternativi derivati da idrogeno e prodotti con energia elettrica rinnovabile;

            è necessario correggere l'impegno dell'Europa per la messa a bando entro il 2035 delle auto con motori a combustione interna, con l'obiettivo di conciliare l'ambizione europea sui target ambientali con la salvaguardia della sostenibilità industriale, occupazionale e sociale, tenendo presente che è opportuno lasciare le scelte anche all'economia di mercato, alle imprese e alla contrattazione tra le parti sociali, piuttosto che imporre percorsi troppo rigidi per legge,

            si chiede di sapere:

            se il Ministro in indirizzo non intenda porre all'attenzione delle istituzioni europee la necessità di un arco temporale più ampio per affrontare il passaggio verso il green deal europeo e orientare le decisioni verso un mix coerente col principio della neutralità tecnologica, che consenta di tutelare la filiera dell'automotive nazionale, promuovendo perciò proposte che consentano una transizione sostenibile anche in termini sociali ed industriali e prevedano target realisticamente raggiungibili per il settore, ponendo pertanto, ove occorra, il proprio veto in sede europea a decisioni in contrasto con questa impostazione;

            se non intenda individuare percorsi alternativi al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e allo sviluppo di politiche in grado di rinnovare la filiera dell'automotive, scongiurando i licenziamenti e impedendo la delocalizzazione di importanti aziende e al contempo implementando processi di ricerca e sviluppo che favoriscano la riconversione degli impianti delle aziende nei settori del powertrain tradizionale ed incentivando contestualmente le realtà dalle forti potenzialità aziendali, che già operano nei settori della guida autonoma, dei motori elettrici, della connettività, delle batterie e del fuel cell e infine rafforzando i consorzi per il ritiro e lo smaltimento delle batterie elettriche delle automobili al termine del ciclo di vita.

Interrogazione sulla strategia per la decarbonizzazione nel settore automobilistico

(3-03394) (15 giugno 2022)

Arrigoni, Briziarelli, Bruzzone, Pazzaglini, Bergesio, Pergreffi, Campari, Corti, Rufa, Sudano. - Al Ministro della transizione ecologica -

                    Premesso che:

            con il pacchetto "Fit for 55" formalizzato dalla Commissione europea il 14 luglio 2021, con la finalità di rivedere gran parte della legislazione attualmente vigente in materia di clima ed energia, l'Unione europea si è posta l'ambizioso obiettivo di ridurre le emissioni delle auto di nuova immatricolazione del 55 per cento al 2030 rispetto al 2021 e del 100 per cento al 2035;

            in occasione dell'informativa presentata in Parlamento in vista della riunione dei Ministri dell'energia e dell'ambiente del G7 di Berlino di maggio 2022, il Ministro in indirizzo ha riferito di un forte impegno dei Paesi G7 per supportare la decarbonizzazione del settore trasporti, quale contributo significativo alla riduzione delle emissioni per mantenere il rialzo della temperatura entro gli 1,5 gradi centigradi;

            il Ministro ha ribadito la posizione italiana a favore di una veloce decarbonizzazione del settore automobilistico, evidenziando tuttavia la necessità di identificare tempistiche diversificate tra veicoli leggeri e veicoli pesanti, al fine di consentire di avviare una transizione ambiziosa ma giusta, tarata sulle specificità nazionali relativamente allo sviluppo delle necessarie infrastrutture, all'adattamento del sistema produttivo alle nuove tecnologie, all'importanza di puntare anche su altri combustibili sostenibili e tecnologie innovative;

            tuttavia, relativamente al pacchetto di misure del Fit for 55, il Parlamento europeo nella recente seduta dell'8 giugno 2022 ha approvato il divieto di vendita, a partire dal 2035, di auto a combustione interna, ritenendo tale decisione un contributo prioritario alla riduzione del 55 per cento delle emissioni di anidride carbonica entro il 2030, in vista del raggiungimento della neutralità climatica dell'Unione al 2050 dettata dalla tabella di marcia del green deal europeo;

            ciò comporterà che nell'immediato futuro sarà consentita la sola vendita delle auto elettriche in Europa, considerate dalla UE una soluzione praticamente esclusiva al trasporto sostenibile dell'Unione, a giudizio degli interroganti dimostrando un approccio ideologico e demagogico alla transizione ecologica;

                    considerato che:

            la filiera dell'automotive italiano vale il 5,6 per cento del PIL nazionale e impiega oltre 250.000 addetti, rappresentando un'eccellenza sullo scenario mondiale, anche in termini di avanguardia e innovazione tecnologica e quindi di sostenibilità ambientale, ed è evidente che la misura comporterà un'alterazione notevole nel settore e nelle economie dei Paesi;

            nel percorso verso il full electric dell'automotive, l'Europa è ancora lontana dall'essere indipendente dalle economie extra UE, per quanto concerne la disponibilità di materie prime, la loro capacità di trasformazione e di creazione di tutti i componenti necessari alla costruzione del veicolo, ivi incluse le batterie, con il concreto rischio di incentivare il mercato di componenti e materie prime da Paesi extra UE, quali la Cina, all'avanguardia nel settore elettrico e titolare di gran parte delle concessioni minerarie di minerali critici e terre rare;

            è evidente altresì la necessità di applicare i principi di life cicle assessment, per valutare gli impatti ambientali di tutto il ciclo di vita dei veicoli adibiti al trasporto su strada, dalla produzione all'utilizzo allo smaltimento nonché del principio di neutralità tecnologica per garantire un approccio realistico e flessibile all'utilizzo e alla promozione delle tecnologie disponibili nel settore dell'automotive,

            si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda mettere in atto a livello nazionale ed europeo per contrastare l'approccio ideologico intrapreso dalla UE per il raggiungimento della neutralità climatica attraverso misure drastiche e utopistiche nel settore dell'automotive elettrico, e per favorire una vera transizione ecologica sostenibile e graduale a garanzia della tenuta del sistema economico del Paese.

Interrogazione sul progetto di cartografia geologica e geotematica

(3-03388) (15 giugno 2022)

Quarto, L'Abbate, Pavanelli, Giuseppe Pisani. - Al Ministro della transizione ecologica -

                    Premesso che:

            l'Italia ha un territorio geologicamente fragile, perché ubicato in un contesto geodinamico molto attivo e complesso. Ciò determina terremoti di grande energia, un vulcanesimo di tipo esplosivo, dissesti idrogeologici, amplificati dal cambiamento climatico in atto, emissioni di gas tossici;

            questi fenomeni naturali, data la notevole vulnerabilità del costruito e l'intensa antropizzazione del Paese, determinano un rischio molto elevato, che spesso vede soccombere il territorio, con distruzione e vittime;

            la strategia vincente è la mitigazione, riduzione e prevenzione dei rischi. Ma per far ciò è indispensabile una dettagliata conoscenza geologica del territorio, tra l'altro necessaria anche per la gestione sostenibile delle risorse naturali e delle energie rinnovabili;

            rilevato che:

            esiste il progetto CARG, cartografia geologica e geotematica, coordinato dall'ISPRA, per la realizzazione della carta geologica in scala 1:50.000 con relativa banca dati;

            tale progetto è iniziato alla fine degli anni '80, ed ha subito poi forti ritardi, per un'incomprensibile interruzione ventennale dei relativi fondi;

            i finanziamenti sono ripresi con la legge di bilancio per il 2020 (legge n. 160 del 2019) e implementati nelle due successive, con una dotazione di 31 milioni di euro fino a tutto il 2022: ciò ha permesso all'ISPRA una vigorosa ripresa, con la stipula di 48 convenzioni con tutte le Regioni, con le università e il CNR, e l'avvio di ben 69 fogli geologici;

                    considerato che:

            date le strutture di ricerca disponibili, occorrono almeno dieci anni per completare il progetto CARG che, se non sarà finanziato con la prossima legge di bilancio, subirà un intollerabile ritardo, se non il rischio di un deleterio arresto;

            il 26 aprile 2022 il Senato ha approvato un ordine del giorno (G2 testo 2 al Doc. XXIV, n. 64-A) che impegna il Governo a individuare, nel prossimo disegno di legge di bilancio, i fondi necessari per il completamento del progetto CARG, con relativa cartografia tematica idrogeologica, con l'impegno di spesa, a legislazione vigente, di 20 milioni di euro all'anno, dal 2023 al 2033,

            si chiede di sapere se e come il Ministro in indirizzo intenda attivarsi per il completamento del progetto CARG.

Interrogazione sulle retribuzioni agli iscritti alle scuole di specializzazione medica negli anni 1983-1991

(3-03390) (15 giugno 2022)

Sbrollini, Faraone. - Al Ministro dell'università e della ricerca -

                    Premesso che:

            con l'articolo 13 della direttiva 82/76/CEE del Consiglio, del 26 gennaio 1982, che modifica la direttiva 75/363/CEE del Consiglio, del 16 giugno 1975, concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative per le attività di medico, è stato introdotto l'obbligo per gli Stati membri di garantire "un'adeguata rimunerazione" alle formazioni relative alle specializzazioni mediche;

            gli Stati membri erano tenuti a conformarsi alla direttiva entro e non oltre il 31 dicembre 1982, ma l'Italia l'ha recepita con ben 8 anni di ritardo, attraverso il decreto legislativo n. 257 del 1991;

            lo Stato italiano dava seguito alla suddetta direttiva con il decreto legislativo n. 257, che riconosceva una borsa di studio ai medici specializzandi solo per gli anni dal 1991 in poi, non prevedendo nulla per gli specializzandi degli anni precedenti;

            solo nel 1999, con la legge n. 370, il legislatore è intervenuto tenendo in considerazione anche i medici specializzandi degli anni dal 1983 al 1991, concedendo, però, la borsa di studio solo a coloro i quali, essendo in possesso dei requisiti soggettivi richiesti dall'articolo 11, commi 2 e 3 (sostanzialmente aver frequentato un corso di specializzazione per l'intera durata legale del corso di formazione, con impegno di servizio a tempo pieno e con il mancato svolgimento concomitante di qualsiasi attività libero-professionale esterna, o attività lavorativa anche in regime di convenzione o di precarietà con il Servizio sanitario nazionale), avessero anche fatto ricorso al TAR e avessero beneficiato di una positiva sentenza irrevocabile in tal senso;

                    considerato che:

            sul tema è, di recente, intervenuta la Corte di giustizia dell'Unione europea, che, con sentenza 3 marzo 2022, C-590/20, ha riconosciuto, non solo che l'"adeguata rimunerazione" degli specializzandi decorra dal 1° gennaio 1983, cioè dal primo giorno di mora dell'amministrazione italiana nel recepimento della direttiva 82/76/CEE, ma anche che tale diritto valga altresì per i mesi di specializzazione precedenti al 1° gennaio 1983, ove la specializzazione sia poi continuata dopo tale data, confermando, pertanto, la spettanza della borsa di studio anche per i medici iscritti alla scuola di specializzazione prima del 1982;

            a questo aspetto, si aggiunge la posizione assunta dalla Commissione europea in occasione dello stesso procedimento, la quale ha affermato che l'articolo 11, comma 1, ultimo periodo, della legge n. 370 del 1999 si pone in contrasto con le norme dei Trattati (in particolare con gli artt. 288 del Trattato di funzionamento dell'Unione europea e 4 par. 3 Trattato dell'Unione europea), in quanto prevede che non si dia luogo al pagamento di interessi e di importi per rivalutazioni monetarie;

            il requisito richiesto dall'articolo 11 della legge n. 370 del 1999, relativo all'esistenza di un precedente giudizio amministrativo conclusosi favorevolmente, per molti anni ha, di fatto, impedito l'esercizio delle azioni volte al conseguimento del diritto all'adeguata rimunerazione per i medici specializzandi degli anni 1983-1991, che non avessero fatto ricorso e ottenuto sentenza positiva di riconoscimento dello stesso,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di dare piena attuazione alla direttiva 82/76/CEE e dar seguito alle indicazioni della Corte di giustizia dell'Unione europea e della Commissione europea, evitando la possibile infrazione dello Stato italiano rispetto alle decisioni assunte presso le istituzioni europee, e consentendo ai medici specializzandi degli anni 1983-1991 di beneficiare del diritto ad un'adeguata rimunerazione.

Interrogazione sull'introduzione di misure per contrastare le irregolarità nei concorsi universitari

(3-03386) (14 giugno 2022)

De Petris. - Al Ministro dell'università e della ricerca -

                    Premesso che:

            da organi di stampa si apprende che nelle ultime settimane i concorsi universitari sono ancora oggetto di cronaca, poiché spesse volte risultano, da quanto si legge, essere pilotati;

            i numeri sono di peso: 191 tra ricercatori a tempo indeterminato e precari, professori associati e ordinari, direttori di dipartimento, prorettori e rettori sono stati indagati nelle ultime due stagioni per gravi titoli di reato;

                    considerato che:

            mai nella storia dell'accademia italiana si era aperto un fuoco giudiziario così scandito nei confronti di un'istituzione decisiva per lo sviluppo del Paese;

            è urgente procedere ad una revisione del sistema di reclutamento universitario mediante l'istituzione di una commissione per il controllo dei concorsi che si occupi di capire se i criteri di selezione non siano, come purtroppo alcune volte accade, modellati ad personam;

            l'università è un'importante conquista europea pressoché millenaria, rappresenta un vitale impulso all'economia e alla ricchezza culturale del territorio, oltre ad essere un presidio istituzionale per la formazione delle future generazioni e per la ricerca,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda assumere iniziative di carattere normativo o adottare specifiche misure, ove ne ricorrano i presupposti, al fine di garantire il pieno rispetto dei criteri in tema di procedure di valutazione comparativa, quali enucleati all'art. 24 della legge n. 240 del 2010, per l'attribuzione di posti di ricercatore universitario a tempo determinato, professore associato e ordinario nelle università statali e libere, onde assicurare una corretta, meritocratica e trasparente valutazione dei candidati.

 

Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:

DISEGNO DI LEGGE N. 2595:

sulla votazione finale, i senatori Laforgia e Cirinnà avrebbero voluto esprimere un voto favorevole.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Auddino, Barachini, Barboni, Battistoni, Bellanova, Bini, Bongiorno, Bonifazi, Borgonzoni, Bossi Umberto, Cattaneo, Centinaio, Cerno, Conzatti, Damiani, D'Angelo, De Poli, Di Girolamo, Di Marzio, Donno, Faggi, Fazzolari, Ferro, Floridia, Galliani, Gallone, Ghedini, Guidolin, L'Abbate, Lupo, Mangialavori, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Pavanelli, Pichetto Fratin, Pinotti, Pisani Giuseppe, Pucciarelli, Quagliariello, Ronzulli, Saccone, Santangelo, Sciascia, Segre, Siclari, Sileri, Taverna, Turco e Vanin.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Cucca e Pacifico, per attività di rappresentanza del Senato; Girotto, per attività della 10ª Commissione permanente; Arrigoni, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

È considerato in missione il senatore: Pesco, per attività della 5ª Commissione permanente.

Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Pizzol e Romano.

Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Cucca e Pacifico, per attività di rappresentanza del Senato; Girotto, per attività della 10ª Commissione permanente; Arrigoni, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Pizzol e Romano.

Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, trasmissione di documenti

La Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, nella seduta del 25 maggio 2022, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulle iniziative da adottarsi a favore dei bambini e degli adolescenti che si trovano in Ucraina e dei profughi minori di età provenienti da questa zona di conflitto (Doc. XXIV-bis, n. 1).

Il predetto documento è inviato al Ministro dell'interno e al Ministro delle pari opportunità e la famiglia.

Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli

In data 16/06/2022 la 14ª Commissione permanente Unione europea ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: "Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti normativi dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2021" (2481)

(presentato in data 20/12/2021) C.3208 approvato dalla Camera dei deputati

Affari assegnati

È stato deferito alla 8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare concernente il Documento: "Dieci anni per trasformare l'Italia - Strategie per infrastrutture, mobilità e logistica sostenibili e resilienti" (Doc. LVII, n. 5 - Allegato V) (Atto n. 1204).

Governo, trasmissione di atti

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 6 giugno 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° giugno 2022 recante l'esercizio di poteri speciali in ordine alla notifica della società Fafin Srl e Rusatom GasTech LLC - Acquisizione da parte di Rusatom GasTech LLC del 99,41 per cento del capitale sociale di Faber Industrie Spa.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 8a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 1199).

Il Ministro della salute, con lettera in data 13 giugno 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 30, comma 5, della legge 20 marzo 1975, n. 70, la relazione ed i relativi allegati concernenti l'attività svolta e il bilancio consuntivo della Lega italiana per la lotta contro i tumori (LILT) nell'anno 2020.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente (Atto n. 1200).

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 14 giugno 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 25 febbraio 1999, n. 66, la relazione d'inchiesta relativa all'incidente occorso all'elicottero VDS Yo-Yo serie III marche di identificazione 1-C881, in località San Donà di Piave (VE), in data 13 luglio 2018.

La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Atto n. 1201).

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 14 giugno 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9 del decreto del Ministro dell'università e della ricerca 7 febbraio 2011, n. 26, la relazione sullo stato di avanzamento degli interventi per alloggi e residenze per studenti universitari oggetto di cofinanziamento, riferita all'anno 2022.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7a Commissione permanente (Atto n. 1202).

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 14 giugno 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, le osservazioni della Commissione europea in ordine alla notifica 2022/0141/I relativa al "Progetto di disciplinare di produzione avicoli-carne e progetti di modifica dei disciplinari di produzione del coniglio al fieno e del vitellone/scottona ai cereali del sistema di qualità «Qualità verificata» (Legge regionale n. 12/2001)".

La predetta documentazione è deferita alla 9a, e alla 14a Commissione permanente (Atto n. 1203).

Governo, trasmissione di sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea. Deferimento

Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri ha trasmesso, in data 9 giugno 2022, le seguenti sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea, relative a cause in cui la Repubblica italiana è parte o adottate a seguito di domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da un'autorità giurisdizionale italiana, che sono inviate, ai sensi dell'articolo 144-ter del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni, nonché alla 14a Commissione permanente:

Sentenza della Corte (Settima sezione) del 12 maggio 2022, causa C‑573/19, Commissione europea contro Repubblica italiana. Inadempimento di uno Stato - Ambiente - Direttiva 2008/50/CE - Qualità dell'aria ambiente - Articolo 13, paragrafo 1, e allegato XI - Superamento sistematico e continuato dei valori limite fissati per il biossido di azoto (NO2) in alcune zone ed in alcuni agglomerati italiani - Articolo 23, paragrafo 1 - Allegato XV - Periodo di superamento "il più breve possibile" - Misure appropriate (Doc. XIX, n. 153) - alla 2a, e alla 13a Commissione permanente;

Sentenza della Corte (Quarta sezione) del 12 maggio 2022, causa C‑719/20, Comune di Lerici contro Provincia di La Spezia. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da Consiglio di Stato. Appalti pubblici - Gestione dei rifiuti - Affidamento "in house" - Direttiva 2014/24/UE - Articoli 12 e 72 - Perdita delle condizioni di "controllo analogo" a seguito di un'aggregazione d'imprese - Possibilità per l'operatore economico succeduto di proseguire la prestazione di servizi (Doc. XIX, n. 154) - alla 2a, alla 8a e alla 13a Commissione permanente;

Sentenza della Corte (Quinta sezione) del 12 maggio 2022, causa C‑377/20, Servizio elettrico nazionale Spa e altri contro Autorità garante della concorrenza e del mercato e altri. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da Consiglio di Stato. Concorrenza - Posizione dominante - Sfruttamento abusivo - Articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - Incidenza di una pratica sul benessere dei consumatori e sulla struttura del - - Abuso diretto all'esclusione di un concorrente - Capacità della pratica di produrre un effetto escludente - Ricorso a mezzi diversi da quelli propri di una concorrenza basata sui meriti - Impossibilità per un ipotetico concorrente altrettanto efficiente di replicare la pratica - Esistenza di un intento anticoncorrenziale - Apertura alla concorrenza del mercato della vendita di energia elettrica - Trasferimento di informazioni commercialmente sensibili all'interno di un gruppo di società al fine di mantenere su un mercato una posizione dominante ereditata da un monopolio legale - Imputabilità del comportamento della società figlia alla società madre (Doc. XIX, n. 155) - alla 2a e alla 10a Commissione permanente

Sentenza della Corte (Sesta sezione) del 12 maggio 2022, causa C‑714/20, U.I. Srl contro Agenzia delle dogane e dei monopoli - Ufficio delle dogane di Venezia. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Commissione tributaria provinciale di Venezia. Unione doganale - Imposta sul valore aggiunto (IVA) - Direttiva 2006/112/CE - Articolo 201 - Debitori dell'imposta - IVA all'importazione - Codice doganale dell'Unione - Regolamento (UE) n. 952/2013 - 77, paragrafo 3 - Responsabilità solidale del rappresentante doganale indiretto e della società importatrice - Dazi doganali (Doc. XIX, n. 156) - alla 2a e alla 6a Commissione permanente);

Sentenza della Corte (Settima sezione) del 19 maggio 2022, causa C‑33/21, Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e altro contro Ryanair DAC. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Corte di cassazione. Lavoratori migranti - Previdenza sociale - Legislazione applicabile - Regolamento (CEE) n. 1408/71 - Articolo 14, punto 2, lettera a), i) e ii) - Regolamento (CE) n. 883/2004 - Articolo 11, paragrafo 5 - Articolo 13, paragrafo 1, lettere a) e b) - Nozione di "base di servizio" - Personale navigante - Lavoratori che svolgono la loro attività subordinata nel territorio di due o più Stati membri - Criteri di collegamento (Doc. XIX, n. 157) - alla 2a e alla 11a Commissione permanente;

Sentenza della Corte (Grande sezione) del 17 maggio 2022, cause riunite C‑693/19 e C‑831/19, SPV Project 1503 Srl e altro contro YB e Banco di Desio e della Brianza Spa e altri contro YX e altro. Domande di pronuncia pregiudiziale proposte dal tribunale di Milano. Direttiva 93/13/CEE - Clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori - Principio di equivalenza - Principio di effettività - Procedimenti d'ingiunzione di pagamento e di espropriazione presso terzi - Autorità di cosa giudicata che copre implicitamente la validità delle clausole del titolo esecutivo - Potere del giudice dell'esecuzione di esaminare d'ufficio l'eventuale carattere abusivo di una clausola (Doc. XIX, n. 158) - alla 2a, alla 6a e alla 10a Commissione permanente.

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento

La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, le seguenti sentenze, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 1a Commissione permanente:

sentenza n. 144 del 26 aprile 2022, depositata il successivo 13 giugno, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 46, comma 5, primo periodo, della legge della Regione Liguria 22 gennaio 1999, n. 4 (Norme in materia di foreste e di assetto idrogeologico), come aggiunto dall'articolo 1 della legge della Regione Liguria 7 ottobre 2008, n. 35, recante «Modifica alla legge regionale 22 gennaio 1999, n. 4 (Norme in materia di foreste e di assetto idrogeologico)» (Doc. VII, n. 157) - alla 2a e alla 13a Commissione permanente;

sentenza n. 145 del 10 maggio 2022, depositata il successivo 13 giugno, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1-bis del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, nella legge 14 settembre 2011, n. 148, nella parte in cui dispone, per le fattispecie sorte prima della sua entrata in vigore, che il trattamento economico complessivamente spettante al personale dell'Amministrazione affari esteri, nel periodo di servizio all'estero, anche con riferimento allo stipendio e agli assegni di carattere fisso e continuativo previsti per l'interno, non include l'indennità di amministrazione (Doc. VII, n. 158) - alla 2a, alla 3a, alla 5a e alla 11a Commissione permanente;

sentenza n. 146 del 27 aprile 2022, depositata il successivo 14 giugno, con la quale dichiara l'illegittimità dell'articolo 517 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede, in seguito alla contestazione di reati connessi a norma dell'articolo 12, comma 1, lettera b), codice di procedura penale, la facoltà dell'imputato di richiedere la sospensione del procedimento con messa alla prova, con riferimento a tutti i reati contestatigli (Doc. VII, n. 159) - alla 2a Commissione permanente.

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 13, 14, 15 e 16 giugno 2022, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:

dell'Istituto Nazionale di Studi Verdiani (INSV), per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 575);

della Fondazione Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 576);

dell'Agenzia Spaziale Italiana, per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XV, n. 577);

della Cassa Nazionale del Notariato, per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 2a e alla 5a Commissione permanente (Doc. XV, n. 578).

dell'ANMIL - Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati ed Invalidi del Lavoro - APS - ONLUS, per gli esercizi 2019 e 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. XV, n. 579).

Petizioni, annunzio

Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia.

La signora Maria Letizia Antonaci da Roma chiede:

interventi urgenti in materia di politica fiscale volti a consentire il rilancio delle imprese italiane (Petizione n. 1111, assegnata alla 6a Commissione permanente);

disposizioni urgenti volte alla sospensione dei carichi tributari iscritti a ruolo nonché la previsione di una nuova definizione agevolata volta alla rottamazione dei ruoli esattoriali con abbattimento di sanzioni e interessi (Petizione n. 1112, assegnata alla 6a Commissione permanente);

il signor Giuseppe Focetola da Luino (Varese) chiede disposizioni urgenti volte alla tutela dei docenti precari e, in particolare, la stabilizzazione con trasformazione del contratto a tempo indeterminato per i docenti che abbiano svolto almeno tre annualità di insegnamento (Petizione n. 1113, assegnata alla 7a Commissione permanente);

il signor Antonio Lepore da Bari chiede la trasformazione del reddito di dignità in reddito universale (Petizione n. 1114, assegnata alla 11a Commissione permanente);

il signor Paolo Alberto Paoli da Prato chiede che venga ridotto a 100 km/h il limite massimo di velocità su strade e autostrade (Petizione n. 1115, assegnata alla 8a Commissione permanente);

il signor Renato Lelli da Sant'Ambrogio di Valpolicella (Verona) chiede:

modifiche agli articoli 97 e 225 del codice penale in materia di imputabilità dei minori nonché l'istituzione di una task force delle forze dell'ordine in relazione al fenomeno delle baby gang (Petizione n. 1116, assegnata alla 2a Commissione permanente);

modifiche agli articoli 71 e 75 della Costituzione in materia di iniziativa legislativa e referendum popolare, all'articolo 2 della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, recante "Norme integrative della Costituzione concernenti la Corte Costituzionale" nonché alla legge 25 maggio 1970, n. 352, recante "Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo" (Petizione n. 1117, assegnata alla 1a Commissione permanente);

il signor Matteo Ronchini da Valmorea (Como) chiede modifiche alla normativa in materia di anagrafica della popolazione residente e, in particolare, alla legge 24 dicembre 1954, n. 1228 e al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223 (Petizione n. 1118, assegnata alla 1a Commissione permanente);

il signor Giuseppe Fortunato, Difensore Civico della Regione Campania, chiede disposizioni urgenti in materia di malattia ambientale (Petizione n. 1119, assegnata alla 12a Commissione permanente).

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

Il senatore La Pietra ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-03385 delle senatrici Drago e Rauti.

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 31 maggio al 16 giugno 2022)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 148

BARBONI: sull'introduzione di forme di finanziamento per il comparto del turismo organizzato in relazione alle attuali criticità (4-06971) (risp. GARAVAGLIA, ministro del turismo)

D'ALFONSO ed altri: sul regolare svolgimento del servizio dei vigili del fuoco nel territorio vastese (4-06521) (risp. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno)

DE POLI: sullo svolgimento delle sedute di organi collegiali di enti locali in modalità mista o da remoto (4-06912) (risp. SCALFAROTTO, sottosegretario di Stato per l'interno)

FARAONE: sulle criticità rilevate ai test di ingresso universitari dai candidati affetti da cecità e ipovisione (4-06077) (risp. MESSA, ministro dell'università e della ricerca)

NUGNES ed altri: su due concorsi banditi dalla commissione RIPAM per il reclutamento di unità di personale a tempo indeterminato nelle amministrazioni della Campania (4-05428) (risp. BRUNETTA, ministro per la pubblica amministrazione)

PERGREFFI ed altri: sull'assegnazione ai Comuni di fondi per gli investimenti in opere pubbliche per l'efficienza energetica e la sostenibilità (4-07031) (risp. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno)

PORTA: sulla gestione del COMITES dell'Uruguay (4-06900) (risp. DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)

RAUTI: sull'abbandono della base militare di Al Minhad negli Emirati arabi uniti da parte del contingente italiano (4-05777) (risp. SERENI, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale)

STABILE, ROJC: sulla piena attuazione della campagna estiva antincendi boschivi in Friuli-Venezia Giulia (4-05852) (risp. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno)

Interrogazioni

CORRADO Margherita, ANGRISANI Luisa, GRANATO Bianca Laura, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. - Premesso che risulta agli interroganti che nel 2020, a Nola (Napoli), durante i lavori di costruzione del complesso edilizio di villette in via Antica Muraglia da parte della Morelli Costruzioni S.r.l., siano venute alla luce strutture archeologiche e reperti di particolare rilevanza;

considerato che:

l'alto rischio archeologico dell'area, compresa tra l'anfiteatro "laterizio" e la cinta muraria "sillana" nel settore nord di Nola antica, era noto da tempo sia all'ufficio assetto del territorio del Comune, sia alla stessa Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l'area metropolitana di Napoli attraverso i numerosi dati di archivio, bibliografici e le conoscenze "storiche";

inoltre, a partire dagli anni '50 del Novecento, e ancora negli anni '60 e '70, i numerosi ritrovamenti fortuiti, ma soprattutto le indagini sistematiche documentate dalle poderose campagne fotografiche di Robert Donceel e di Leonardo Avella, queste ultime confluite in "Fototeca nolana", avevano confermato la presenza nella zona di tombe principesche e di strutture monumentali ben conservate, corredate da importanti manufatti dipinti e scolpiti e da reperti ceramici;

valutato che, a seguito dello sbancamento del terreno nell'area destinata al complesso edilizio, in diversi settori sono emerse molteplici strutture antiche: tombe, muri pertinenti ad edifici funerari romani (con le relative decorazioni) e, negli strati più antichi, una vasta necropoli con strutture di VIII-VII secolo a. C.,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda ricostruire la vicenda chiarendo le circostanze della scoperta e illustrando le direttive fornite alla ditta in fase progettuale ed esecutiva dalla Soprintendenza competente, con particolare riguardo alle motivazioni delle eventuali autorizzazioni ad eseguire demolizioni e alle delocalizzazioni di strutture antiche;

se non ritenga di promuovere un'ispezione per accertare se il progetto della Morelli Costruzioni sia compatibile con la conservazione e la valorizzazione degli elementi archeologicamente rilevanti emersi o ancora in corso di scavo, evitando di replicare errori già commessi, a Nola, in cantieri di edilizia privata come quelli delle vie Seminario, Mario De Sena e Mameli, dove furono demoliti importanti complessi etruschi, sannitici e romani;

se la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l'area metropolitana di Napoli abbia predisposto iniziative di divulgazione e valorizzazione delle indagini archeologiche condotte in via Antica Muraglia e se abbia sollecitato il Comune di Nola ad elaborare un servizio di carta del rischio archeologico finalizzato alla ricezione, redazione, normalizzazione e sistematizzazione dei dati cartografici relativi ai rinvenimenti che sono avvenuti e avvengono tuttora sull'intero territorio comunale.

(3-03398)

ABATE Rosa Silvana - Ai Ministri dell'interno e della giustizia. - Premesso che:

alla luce dei fatti di cronaca accaduti negli ultimi mesi, l'attenzione sulla questione dell'ordine pubblico e della sicurezza sociale nella città di Corigliano-Rossano resta alta;

dall'inizio del 2022 sono già 31 gli episodi incendiari che si sono registrati nella sola zona ausonico-bizantina e di cui una gran parte è rimasta, al momento, impunita. A questi si aggiungono omicidi, tentati omicidi e altri episodi di criminalità organizzata e attentati vari che stanno mettendo in seria discussione il vivere civile e generano nei cittadini una sensazione di sgomento, facendoli sentire non sicuri anche nello svolgere le più normali operazioni di vita quotidiana;

considerato che:

il 5 aprile 2022 tre bottiglie incendiarie del tipo molotov sono state ritrovate davanti alle saracinesche d'altrettante farmacie site nell'area urbana rossanese di Corigliano-Rossano: segni inequivocabili di intimidazioni nei confronti dei farmacisti, presi di mira, con ogni probabilità, dal racket delle estorsioni;

era il 3 maggio quando è accaduto un nuovo e gravissimo fatto di sangue a Schiavonea. P.A., 57 anni, originario del luogo e già noto alle forze dell'ordine, è stato raggiunto da alcuni colpi di pistola semiautomatica calibro 7,65 dopo avere parcheggiato, nei pressi del centralissimo Quadrato Compagna sul lungomare, la sua BMW 320 da cui era appena sceso. Lo scorso mese di settembre era finito in carcere il figlio 39enne V., arrestato assieme ad altre 13 persone nell'ambito dell'inchiesta antidroga denominata "Portofino", ritenuto dai magistrati della Procura di Castrovillari il "capo" d'una vasta rete di spacciatori di droga attiva a Schiavonea e non solo;

il culmine del paradosso e della gravità della situazione attuale vissuta in città si è raggiunto il 17 maggio quando un maxi incendio di natura dolosa ha interessato addirittura i padri salesiani. Il centro socio-religioso che sorge lungo la centralissima via Provinciale allo Scalo coriglianese di Corigliano-Rossano è il più grande che i padri salesiani animano nell'intera regione Calabria. La casa salesiana ospita tantissimi adolescenti e giovani in difficoltà. Tra loro un nutrito gruppo di minorenni di diverse nazionalità. L'intervento dei pompieri del distaccamento cittadino è stato tempestivo, e s'è rivelato efficace a scongiurare la propagazione dell'incendio al resto della grande struttura socio-religiosa. Per fortuna non s'è registrato nessun ferito, ma i danni sono davvero ingenti;

il 21 maggio, invece, è stato incendiato un tir nella zona industriale di Corigliano. Il rogo avrebbe potuto provocare danni enormi ai titolari della ditta d'autotrasporti locale "Santo trasporti" che ne sono rimasti vittime;

tre giorni dopo un maxi incendio in contrada Fabrizio ha interessato l'intero piazzale della nota azienda di soccorso stradale "Socas", con annessa autocarrozzeria, autofficina e depositeria giudiziaria accreditata;

lo stesso giorno si è registrato un tentato omicidio a colpi d'arma da fuoco lungo il vecchio tracciato della strada statale 106 che dallo scalo coriglianese conduce verso la popolosa frazione di Cantinella. La vittima, raggiunta da 6-7 colpi di pistola ma rimasta per sua fortuna ferita soltanto ad una mano, è un 32enne coriglianese, A.L.G., residente in contrada Apollinara e noto alle forze dell'ordine. Pochi giorni dopo si è consegnato ai militari il cugino, F.A. di 23 anni, anch'egli di Apollinara ed anch'egli volto noto negli ambienti investigativi locali;

il 1° giugno in un agguato a colpi d'arma da fuoco è rimasto ferito, proprio nei pressi di casa sua, sul lungomare di contrada Pirro-Malena, C.M., 39enne coriglianese già noto alle forze dell'ordine per reati di droga. Secondo quanto emerso, M. sarebbe legato a P.A., come si è detto ucciso un mese prima, oltre che indagati nella stessa maxi inchiesta della Direzione distrettuale antimafia. Ora indaga la polizia. Otto mesi fa i carabinieri scoprirono un misterioso "laboratorio" con 60 chili di marijuanaa due passi da casa sua e da dove stavano per eliminarlo. Episodi di chiara matrice 'ndraghetista volti al controllo del territorio così come altri avvenuti nei mesi precedenti e che riguardano congiunti del neo collaboratore di giustizia ed ex boss del rossanese N.A.;

contemporaneamente, lo stesso giorno, un uomo di origini bulgare è stato preso a sprangate in piazza, lungo via Nazionale allo scalo coriglianese sul piazzale della chiesa di Santa Maria delle Grazie davanti a un locale pubblico, finendo in ospedale dopo la violenta rissa nata per futili motivi con cittadini rumeni;

valutato che:

il riassunto è soltanto parziale ed espone quanto accaduto, sommariamente, negli ultimi due mesi;

sono, invece, 31 gli episodi incendiari noti e che si snodano in un arco temporale brevissimo, poco più di 5 mesi, cui si aggiungono sparatorie, omicidi e risse oltre agli ordinari arresti effettuati dalle forze dell'ordine in merito a reati inerenti al possesso ai fini di spaccio e alla vendita stessa di sostanze stupefacenti di tutti i tipi;

oltre agli avvenimenti di chiara matrice 'ndranghetista o associativa, molti degli episodi incendiari sarebbero legati a questioni connesse al caporalato dove, sul fronte delle indagini, si batte la pista di natura estorsiva e s'ipotizza che dietro l'episodio possa esserci, anche qui, la criminalità organizzata locale,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

se e quali iniziative intendano intraprendere, anche congiuntamente, per rafforzare il controllo del territorio e arrivare al ripristino della legalità e della sicurezza in un territorio vasto quale è quello della terza città della Calabria e di un'area vasta qual è quella sibaritide, dove sono anche in corso cantieri per la costruzione di infrastrutture pubbliche, come la strada statale 106 e la costruzione dell'ospedale unico, del valore di diversi milioni di euro e da sempre oggetto delle mire degli interessi della 'ndrangheta.

(3-03399)

LUNESU Michelina - Al Ministro della salute. - Premesso che:

la malattia polmonare da micobatteri non tubercolari (NTM-LD), nota anche come malattia polmonare NTM, è una rara e grave infezione batterica a trasmissione ambientale, la cui insorgenza è riconducibile alla presenza di specie micobatteriche diverse rispetto a quelle che causano la tubercolosi;

i risultati di un recente studio americano, pubblicato sull'"American journal of respiratory and critical care medicine", riporta che la prevalenza di questo tipo di malattia, nel recente periodo, è aumentata dell'8 per cento circa, ogni anno, solo negli Stati Uniti. Conseguentemente, anche il tasso di mortalità legato alla patologia ha subito un incremento del 40 per cento;

i pazienti affetti da NTM-LD sperimentano una sintomatologia piuttosto vaga che comprende febbre, calo di peso, tosse, astenia, disturbi gastrointestinali, sudorazione notturna e presenza di sangue nell'espettorato, la cui gestione può richiedere frequenti e prolungati ricoveri ospedalieri;

la terapia rappresenta un nodo critico: buona parte dei micobatteri non tubercolari è resistente a un gran numero di antibiotici. Tutto ciò allunga e complica il percorso terapeutico, aumentandone i costi e incidendo notevolmente sulla qualità di vita del paziente. Considerate le peculiarità dei micobatteri NTM, i regimi terapeutici spesso prevedono da 2 a 4 farmaci somministrati per periodi fino a 18-24 mesi, ed anche dopo il raggiungimento della conversione dell'esame colturale, ossia l'avvenuta eradicazione dell'infezione, i cicli di antibiotici possono continuare per un periodo di circa 12 mesi;

la malattia segue un decorso cronico progressivo e può avere un pesante impatto sulla qualità della vita dei pazienti, esercitare un non trascurabile effetto da un punto di vista economico per il sistema sanitario ed essere gravata da un tasso di mortalità elevato. A fronte di queste problematiche, i trattamenti attualmente utilizzati sono lungi dall'offrire soluzioni soddisfacenti;

la problematica del trattamento della NTM-PD è legata alla mancata standardizzazione dei trattamenti per le micobatteriosi non tubercolari, alla lunga durata e alla tossicità del trattamento e agli alti tassi di fallimento terapeutico, invero esistono ancora molte lacune e bisogni relativi al trattamento della malattia polmonare NTM. Molte delle priorità della ricerca riguardano la necessità di nuovi farmaci, regimi terapeutici, regimi più brevi e regimi meglio tollerati,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno sottoporre all'attenzione della commissione nazionale per l'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza e la promozione dell'appropriatezza nel SSN l'inserimento della malattia polmonare da micobatteri non tubercolari nei LEA, al fine di garantire l'esenzione dal ticket per tutte le prestazioni appropriate ed efficaci per il trattamento e il monitoraggio della malattia, riconoscendo, inoltre, l'invalidità per questa tipologia di pazienti che non possono svolgere alcuna attività lavorativa.

(3-03400)

GRANATO Bianca Laura - Al Ministro della salute. - Premesso che:

la procedura di approvazione di qualsiasi farmaco o vaccino prevede, necessariamente, lunghi anni di sperimentazione, e, solo dopo aver accertato la sussistenza degli imprescindibili requisiti di efficacia e sicurezza, viene concessa l'autorizzazione per essere commercializzato. Per il vaccino contro la varicella sono stati impiegati 28 anni, per il papillomavirus 15 anni. I 4 sieri anti COVID-19 attualmente commercializzati in Italia e in Europa da Pfizer, Astrazeneca, Moderna, Johnson & Johnson, non essendo stati sottoposti ai canonici lunghi anni di sperimentazione (bensì per pochi mesi), non hanno mai ricevuto da parte di EMA o AIFA l'autorizzazione formale incondizionata alla commercializzazione. In questi casi, in assenza della dovuta sperimentazione, sussistendo determinate condizioni, EMA concede solo una raccomandazione all'immissione in commercio in "regime di autorizzazione condizionata", la quale è subordinata al rispetto di imprescindibili requisiti da parte dei "produttori" (le case farmaceutiche), quali ad esempio l'obbligo di depositare periodicamente "rapporti e relazioni intermedie di sicurezza" per dimostrare la sussistenza, già nel breve periodo, e a tutela della salute pubblica, degli imprescindibili requisiti di efficacia e sicurezza;

l'AIFA, con determina del 23 dicembre 2020, ha disciplinato l'autorizzazione alla messa in commercio in Italia del siero anti COVID Pfizer Comirnaty (poi estesa ad Astrazaneca, Moderna, Johnson & Johnson). L'allegato della determina subordina il mantenimento dell'autorizzazione condizionata all'adempimento di precisi obblighi da parte dei produttori, ovvero fornire il primo PSUR (rapporto periodico di aggiornamento sulla sicurezza) entro 6 mesi successivi all'autorizzazione, nonché i rapporti intermedi di sicurezza a gennaio, marzo, aprile, luglio 2021, e una relazione finale a dicembre 2023;

in regime di "autorizzazione condizionata", infatti, tali rapporti e relazioni costituiscono gli unici documenti a disposizione per verificare la sussistenza degli imprescindibili requisiti di efficacia e sicurezza, e quindi per assolvere al proprio obbligo istituzionale di verifica e controllo a tutela della salute pubblica. Nel caso in cui gli PSUR e le relazioni intermedie di sicurezza non dovessero esistere, o riportassero dati che non confermino gli imprescindibili requisiti di efficacia e sicurezza, l'AIFA avrebbe l'obbligo di revocare immediatamente l'autorizzazione condizionata, in quanto, in siffatta ipotesi, non sarebbe garantita la tutela della salute pubblica;

considerato che:

con istanza di accesso agli atti del 29 novembre 2021 l'associazione "Istanza diritti umani Piemonte Liguria e Val d'Aosta - APS", con espresso richiamo al contenuto della determina del 23 dicembre 2020, ha richiesto ad AIFA di esibire il primo PSUR presentato entro i 6 mesi successivi dall'autorizzazione all'immissione in commercio dai 4 titolari dell'autorizzazione dei vaccini anti COVID e le relazioni intermedie di gennaio, marzo, aprile, luglio 2021 fornite dai 4 titolari dell'autorizzazione dei vaccini anti COVID-19;

AIFA, in data 28 dicembre 2021, ha riscontrato l'istanza di accesso agli atti affermando esplicitamente di non possedere la documentazione richiesta, in quanto i dati avrebbero "natura riservata" essendo di "proprietà esclusiva delle aziende produttrici" e giustificando la grave mancanza con la circostanza che l'autorizzazione condizionata sarebbe stata concessa dall'EMA. La stessa AIFA invitava dunque l'istante a rivolgersi ad EMA per reperire le relazioni, mentre per consultare gli PSUR indicava un link di collegamento del sito della stessa EMA;

la circostanza, tuttavia, appare alquanto grave in quanto l'AIFA, in veste di organo di controllo istituzionale per l'Italia, non possiederebbe i dati e le relazioni richieste con una propria determina pubblicata in Gazzetta Ufficiale, e per mezzo della quale incombe l'obbligo imprescindibile sui produttori di provvedere al deposito entro precise tempistiche. Peraltro si rileva l'incongruenza di aver affermato che i dati sarebbero privati, ma di rivolgersi all'EMA per ottenerli. Sul punto si precisa che l'EMA ha rilasciato l'autorizzazione condizionata, mentre l'obbligo di deposito delle relazioni, sancito da una determina pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, attiene ad una fase successiva (peraltro indispensabile ai fini del mantenimento della stessa autorizzazione condizionata). In merito agli PSUR, invece, il link di collegamento fornito da AIFA riporta ad una pagina EMA non più esistente;

l'istante, quindi, in data 29 dicembre 2021 ha proceduto ad una nuova istanza nei confronti di AIFA, cui non è mai stata data risposta;

valutato che, a giudizio dell'interrogante, il comportamento di AIFA rivela le seguenti e gravi circostanze: 1) dopo 14 mesi dall'inizio della campagna vaccinale AIFA non dispone di nessun dato a supporto dei due requisiti imprescindibili di efficacia e sicurezza per la somministrazione in Italia dei 4 sieri anti COVID-19; 2) AIFA ha tollerato che le case farmaceutiche abbiano violato l'obbligo previsto dalla determina del 23 dicembre 2020 di fornire le relazioni intermedie di sicurezza a tutela della salute pubblica; 3) per giustificare la violazione AIFA ha affermato (anche implicitamente) circostanze non vere, ovvero che la determina non prevede nessun obbligo di fornire le relazioni intermedie, e che tali dati non avrebbero valenza "pubblica" o comunque rilevanza per la "salute pubblica", bensì "natura riservata" essendo di proprietà esclusiva delle aziende produttrici; 4) anche ammettendo, per assurda ipotesi, che le case farmaceutiche avessero l'obbligo di depositare all'EMA e non all'AIFA le relazioni intermedie, nonostante l'inequivocabile tenore letterale della determina del 23 dicembre 2020, sussiste da parte della stessa AIFA grave inadempimento ai propri doveri istituzionali di verifica e controllo, in quanto non si è mai premurata di richiedere alla stessa EMA la consegna dei documenti, né si è mai interessata di verificarne esistenza e veridicità; 5) nonostante non abbia dati a supporto dei requisiti di efficacia e sicurezza, AIFA ha sempre affermato che i 4 sieri anti COVID-19 siano efficaci e sicuri; 6) AIFA, nonostante non sia in possesso di nessun dato che comprovi i requisiti imprescindibili di efficacia e sicurezza, ed essendo i 4 sieri non sicuri per la salute pubblica, ha permesso la commercializzazione e non ha mai sospeso o revocato l'autorizzazione condizionata sul territorio italiano;

visto che:

l'istante associazione, in virtù del diniego espresso da AIFA, in data 29 dicembre 2021 ha inoltrato istanza di accesso agli atti anche al Ministero della salute, richiedendo la consegna degli PSUR e delle relazioni intermedie di sicurezza a suo tempo già richieste ad AIFA in data 29 novembre 2021. Il Ministero, in persona del direttore generale dottor Giovanni Rezza, ha riscontrato l'istanza in data 2 febbraio 2022 affermando di non essere in possesso della documentazione, e quindi di rivolgersi ad EMA (cosa, peraltro, avvenuta, senza alcun successo);

proprio perché i sieri anti COVID-19 non hanno mai attraversato i lunghi anni di sperimentazione, lo scopo fondamentale di acquisire le relazioni e i rapporti (di cui non sembrano in possesso né AIFA né il Ministero né EMA) è quello di verificare eventuali criticità o profili di pericolosità, con la finalità, a tutela della salute pubblica, di assicurare con assoluta certezza la sussistenza dei requisiti di efficacia e sicurezza,

si chiede di sapere

quale autorità pubblica nazionale sia in possesso delle relazioni intermedie e dei rapporti periodici di aggiornamento sulla sicurezza dei cosiddetti vaccini anti COVID-19;

perché le relazioni intermedie e i rapporti periodici di aggiornamento non siano resi pubblici o comunque forniti ai sottoscrittori del consenso informato necessario per la somministrazione del farmaco.

(3-03401)

DE BERTOLDI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

nel corso di un seminario promosso dall'associazione degli enti previdenziali privati sull'autonomia delle casse di previdenza al servizio delle professioni per il Paese, l'ex giudice della Corte costituzionale Sabino Cassese ha evidenziato come, nel corso degli anni, il perimetro dell'autonomia delle casse si sia fortemente assottigliato, a causa di una serie di norme che hanno sovrapposto impropriamente il diritto privato, cui dovrebbero invece essere sottoposte le stesse casse, al diritto amministrativo;

al riguardo, l'ex Ministro per la funzione pubblica del Governo Ciampi ha evidenziato che il processo di "ripubblicizzazione" delle casse che si è svolto in molte tappe, tre delle quali l'attrazione nella sfera pubblica (avvenuta tra il 2009 e il 2016, si pensi alla cosiddetta spending review), la definizione come organismi di diritto pubblico e l'intervento delle autorità di controllo sulle decisioni d'investimento stabilito nel 2011 (ancora in attesa di un decreto attuativo da lui definito pericoloso, in quanto porrà dei paletti che rischiano di limitare l'efficienza gestionale), ha fortemente ridotto la loro autonomia;

a giudizio di Cassese, le avvenute forzature causate dal conteggio dei patrimoni delle casse nei saldi di finanza pubblica (assoggettate peraltro al codice degli appalti) ,che quest'anno anno hanno superato i 100 miliardi di euro, rappresenta un trucco contabile all'interno della disciplina del bilancio nei saldi di finanza pubblica, ma in realtà si tratta di risorse private, con un patrimonio veicolato nella sua destinazione; così come, a parere del giurista, l'applicazione alle casse di previdenza al codice degli appalti (in quanto assoggettati come enti di diritto pubblico), avallata dall'ANAC, non trova riscontro nelle disposizioni normative vigenti;

secondo la normativa europea, sostiene ancora il giurista (come previsto dall'articolo 3 del decreto legislativo n. 50 del 2016), nonostante sia stabilito che, per essere considerati enti di diritto pubblico, occorre essere finanziati in modo maggioritario dallo Stato (enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico), tali disposizioni evidentemente non trovano applicazione nei riguardi delle stesse casse di previdenza professionali;

al fine di recuperare l'autonomia perduta, ed uscire da una serie di equivoci anche legislativi, è necessario secondo Cassese introdurre una norma interpretativa generale, in grado di ripristinare le condizioni inziali, affinché si stabilisca che risulti implicito che il regime di autonomia delle casse sia considerato quale enti di diritto privato (e pertanto non quali organismi di diritto pubblico) non assimilabili alla pubblica amministrazione e pertanto privo di vincoli sugli investimenti, rivisitando al contempo anche il sistema di controlli, che attualmente risultano molteplici e non coordinati in maniera efficiente;

a giudizio dell'interrogante, tali osservazioni sono indubbiamente condivisibili e opportune e richiedono al contempo iniziative volte a tutelare l'autonomia del sistema previdenziale, come fu definito proprio nei decenni trascorsi proprio dall'allora ministro Cassese;

a tal fine, evidenzia ancora l'interrogante, appaiono conseguentemente inaccettabili le continue intromissioni pubbliche nella gestione di tali organismi, l'abuso del diritto amministrativo sovrapposto a quello privato ed i ripetuti sistemi multipli di controllo e di vigilanza che hanno ridotto sempre più l'autonomia degli enti di previdenza, con il rischio pure di deresponsabilizzare e demotivare gli amministratori espressi dalle categorie, oltre all'applicazione errata della cosiddetta spending review, successivamente riconosciuta indebita dalla magistratura ordinaria, senza che peraltro la pubblica amministrazione provvedesse nell'immediato riconoscimento dei rimborsi, come indicato nella risposta del Governo dei mesi scorsi ad un atto di sindacato ispettivo dell'interrogante,

si chiede di sapere:

quali valutazioni di competenza i Ministri in indirizzo intendano esprimere con riferimento a quanto esposto;

se condividano le osservazioni richiamate in relazione alla necessità di riaffermare l'autonomia delle casse di previdenza professionali, che secondo quanto previsto dagli articoli 2 e 38 della Costituzione, nonché dall'articolo 1, commi da 32 a 38, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, rappresentano enti privatizzati dal 1° gennaio 1995, nell'ambito del riordino generale degli enti previdenziali;

se non ritengano inoltre che la previsione dell'imminente pubblicazione del regolamento sugli investimenti del decreto attuativo previsto dal decreto-legge 6 settembre 2011, n. 98, che intende sottoporre gli investimenti delle casse alle regole pubbliche, condizionandone l'efficienza gestionale, sia una decisione negativa e penalizzante che rischia di determinare gravissimi effetti sull'autonomia gestionale degli stessi enti di previdenza, oltre che sull'attività dei liberi professionisti;

in caso affermativo, quali iniziative di competenza, urgenti e necessarie, intendano intraprendere, al fine di riconsiderare l'attuale disciplina che regola l'attività delle casse di previdenza dei professionisti, stabilendo una corretta determinazione della loro autonomia, come peraltro previsto dalla normativa richiamata, oltre che dal dettato costituzionale.

(3-03402)

FENU, DELL'OLIO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della transizione ecologica. - Premesso che:

l'agevolazione fiscale disciplinata dall'articolo 119 del decreto-legge n. 34 del 2020 ("decreto rilancio"), che consiste in una detrazione del 110 per cento delle spese sostenute a partire dal 1° luglio 2020 per la realizzazione di specifici interventi finalizzati all'efficienza energetica e al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici, è stata oggetto di verifica dal punto di vista delle sue potenzialità criminogene, di fatto escluse dalla stessa Agenzia delle entrate;

allo stesso modo, la misura è stata accusata di essere generatrice del rialzo dei costi dei materiali da costruzioni, narrazione esclusa dalla Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa, la quale ha evidenziato come, da dati ISTAT e EUROSTAT, i costi dell'edilizia siano stati oggetto di fenomeni inflattivi ad un ritmo più moderato rispetto al resto dell'eurozona, dimostrando di fatto l'insussistenza della teoria che descriveva il superbonus come una misura inflazionistica;

considerato che, da ultimo, la misura viene criticata in ragione del suo costo, pari a 33 miliardi di euro fino al 2036, che sarà oggetto di rifinanziamento nel prossimo disegno di legge di bilancio, il quale però rappresenta puramente un costo contabile, che non andrebbe considerato, come tutte le misure che prevedono investimenti, prescindendo dagli effetti economici che la misura stessa ha contribuito a generare,

si chiede di sapere:

se si abbia l'intenzione di valutare i maggiori introiti derivanti da imposte dirette e indirette relativamente al superbonus;

a quanto ammontino e quali siano le prospettive future per quanto riguarda la valorizzazione del patrimonio oggetto degli interventi finanziati tramite la misura, espresso in differenziale di valore economico nel tempo, oltre al risparmio energetico prodotto;

quali iniziative si intenda assumere per una valutazione circa la maggiorazione della spesa indotta alla ristrutturazione edilizia, tenuto conto inoltre degli effetti innescati dalla circolazione dei crediti fiscali.

(3-03403)

DELL'OLIO, FENU, PELLEGRINI Marco, PRESUTTO, VACCARO, LANZI, CASTALDI, D'ANGELO Grazia, GUIDOLIN Barbara, DE LUCIA Danila, ROMAGNOLI, PAVANELLI Emma, AIROLA, BOTTICI Laura, CRIMI, GALLICCHIO Agnese, MANTOVANI Maria Laura, DI PIAZZA, MATRISCIANO Susy, PIRRO Elisa, CATALFO Nunzia, GAUDIANO Felicia, GARRUTI, LOREFICE, L'ABBATE Patty, PESCO - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, nell'ambito delle misure in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19, introduce all'articolo 119 l'incremento al 110 per cento dell'aliquota di detrazione delle spese sostenute in interventi in ambito di efficienza energetica delle abitazioni, di riduzione del rischio sismico, di installazione di impianti fotovoltaici oltre che delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici (cosiddetto superbonus);

nello stesso decreto-legge viene istituito il meccanismo per cui, in luogo della detrazione fiscale, il soggetto avente diritto può optare per uno sconto sul corrispettivo dovuto o la cessione del credito;

la misura è stata ulteriormente modificata negli ultimi due anni;

il meccanismo della cessione del credito si è rivelato uno strumento fondamentale, soprattutto nel periodo pandemico, per dare respiro alle aziende e consentire il rilancio del settore edile senza consumare suolo;

considerato che:

secondo i dati presentati dall'ENEA nel suo rapporto sul "superbonus 110%", al 31 maggio 2022, erano in corso 172.450 interventi edilizi incentivati, che porteranno a detrazioni per circa 33,7 miliardi di euro a fine lavori, di cui circa 23,6 miliardi già maturati al 31 maggio;

nel corso di un'audizione in 5a Commissione permanente (Programmazione economica, bilancio) al Senato nell'ambito dell'esame del disegno di legge di bilancio per il 2022, l'Ufficio parlamentare di Bilancio aveva stimato l'onere complessivo della misura in esame per un ammontare di circa 33,3 miliardi di euro;

considerato inoltre che:

dalla lettura combinata dei dati riportati, vari organi di stampa hanno recentemente riportato la notizia che le richieste di accesso alle detrazioni previste dal superbonus avrebbero superato la cifra finora stanziata dai Governi Conte e Draghi per il finanziamento della misura;

la diffusione di una notizia di questo tipo ha gettato nell'incertezza le imprese edili, già provate dalla difficoltà nel cedere i crediti di imposta in loro possesso e, di conseguenza, di reperire la necessaria liquidità, con conseguenti potenziali rallentamenti e anche blocchi dei lavori;

la Presidente della Commissione europea, Von der Leyen, ha recentemente inviato una lettera al Presidente del Consiglio dei ministri Draghi, nella quale si congratula per gli incentivi italiani all'efficientamento energetico del patrimonio abitativo (tra i quali c'è il superbonus);

nel "Country report" della Commissione europea sull'Italia, appena emesso, la Commissione si complimenta con l'Italia per le misure di incentivi edili e cita espressamente il superbonus, chiedendone addirittura una stabilizzazione,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire al più presto al fine di tranquillizzare il mercato sulla disponibilità finanziaria a copertura della misura;

se, alla luce delle evidenti ripercussioni positive della misura sul mercato, non intenda provvedere ad un monitoraggio dell'impatto del superbonus sul mercato edile e non solo, anche al fine di rendere evidente i benefici economici e non della misura.

(3-03404)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

MORRA - Ai Ministri della giustizia, della salute e della difesa. - Premesso che:

da quanto si apprende da notizie stampa apparse su "la Repubblica" del 29 luglio 2021 ("Roma: il giallo del maresciallo morto dopo la sfida a calcetto con i carabinieri. La famiglia: 'chi sa parli'"), "Il Messaggero" dello stesso giorno e dalla trasmissione RAI "Chi l'ha visto" del 15 dicembre 2021 risultano poco chiare le circostanze della morte del carabiniere Eugenio Fasano, di 43 anni, deceduto il 24 gennaio 2019;

sul giornale on line "RomaH24" del 13 giugno 2022 ("Eugenio Fasano ucciso a calci e pugni, parla il dottor Labella autore della perizia richiesta dalla famiglia del carabiniere") è riportata la notizia della presenza di una consulenza medico-legale che ipotizza possibili responsabilità di terzi nella causazione della morte, nonché della fissazione per il prossimo 22 giugno dell'udienza ove si discuterà la richiesta di archiviazione del procedimento instaurato presso la Procura della Repubblica di Roma,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;

se siano stati disposti e con quali esiti gli opportuni controlli presso gli uffici e le strutture sanitarie coinvolte nell'evento.

(4-07149)

PILLON - Al Ministro della salute. - Premesso che:

il Movimento per la vita italiano rispetto alla relazione annuale sulla legge 22 maggio 1978, n. 194, ha espresso le considerazioni che seguono;

la relazione ha confermato l'andamento in diminuzione degli aborti, attribuendone in gran parte il merito all'aumento delle vendite dei "contraccettivi di emergenza";

invero le pillole post coitali, come molte volte è stato detto, laddove il concepimento è avvenuto, impediscono all'uomo-embrione di annidarsi, causandone perciò la morte;

per parlare di diminuzione del numero degli aborti occorre dare merito alla cultura della vita che riconosce in ogni concepito un essere umano;

se la cultura presente nella legge n. 194 fosse stata davvero attenta alla vita nascente, le relazioni del Ministro della salute avrebbero dovuto occuparsi anche di fornire dati concreti sulla parte che apre ad una preferenza per la nascita: tematica invece sempre sottaciuta;

nonostante nella relazione si legga: "La positiva azione di supporto alla donna 'a rimuovere le cause che la porterebbero all'interruzione della gravidanza' emerge dal numero di colloqui IVG che è superiore al numero di certificati rilasciati", non vengono tuttavia affrontate le cause che avrebbero indotto la donna ad abortire, né sono menzionate le iniziative prese per rimuoverle;

invero la modulistica per la relazione ministeriale è impostata solo in funzione degli aborti effettuati;

si rende necessaria quindi a parere dell'interrogante una nuova formulazione della modulistica che preveda una raccolta dati sulle cause dell'aborto e sui percorsi per superarle, sulle iniziative per evitare che l'aborto sia considerato mezzo di controllo delle nascite, sulle alternative proposte, sulle collaborazioni con il volontariato, sugli speciali interventi effettuati dai consultori, sui bambini nati nonostante l'originaria inclinazione verso l'"interruzione di gravidanza", sulle patologie dei nascituri che hanno portato all'aborto dopo i primi 90 giorni, sui casi di sopravvivenza dei bambini in caso di aborti tardivi, sulla collaborazione con i neonatologi, sulla diagnosi di malattia psichica della madre;

si ritiene che lo Stato debba offrire la massima solidarietà economica, abitativa e occupazionale alle donne che si sentono costrette ad abortire, che i consultori siano limpidamente a servizio della vita nascente e che la società si mobiliti affinché la maternità sia riconosciuta come valore e ricchezza per tutti;

in questo senso la vasta esperienza dei centri di aiuto alla vita ha dimostrato che il massimo fattore di prevenzione dell'aborto è il riconoscimento del figlio come un essere umano,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno includere nella relazione annuale sull'andamento della legge n. 194 anche gli aborti ottenuti farmacologicamente per mezzo dell'uso delle pillole post coitali e, conseguentemente, se intenda rivedere la modulistica, offendo, inoltre, massima solidarietà economica, abitativa e occupazionale alle donne che si sentono costrette ad abortire, garantendo che i consultori siano a servizio della vita nascente come previsto dalla legge, sostenendo i centri di aiuto alla vita.

(4-07150)

DE BONIS - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

da oltre un anno viene denunciata dalle organizzazioni sindacali che rappresentano i vigili del fuoco la grave carenza di personale operativo in Basilicata, in particolare nei comandi di Matera e Potenza. La situazione è divenuta ormai insostenibile ed è messo in seria difficoltà il soccorso tecnico urgente in quanto, soprattutto nelle sedi distaccate, spesso si è costretti a chiudere;

l'adeguamento di personale non si è mai concluso, essendo tutti i distaccamenti in categoria SD3, e si registra un ulteriore disagio presso il distaccamento di Palazzo San Gervasio (Potenza), continuamente in deficit di personale, rimanendo così sotto la soglia minima di unità per renderlo operativo;

inoltre, il mancato aumento di organico del comando di Matera si ripercuote sul "servizio" reso, e, purtroppo, con l'arrivo dell'estate, il problema sarà ancor più grave;

tutto questo desta serie preoccupazioni, che si sommano all'annuncio di prossimi pensionamenti che riguarderanno moltissime unità operative e amministrative, con conseguente aggravio della mole di lavoro a carico delle poche unità, operative e amministrative, in servizio che dovranno, tra l'altro, provvedere alla formazione del nuovo personale e tenere corsi di specialità e specializzazione di carattere regionale e nazionale;

si tratta di una situazione che, ad avviso dell'interrogante, non può essere risolta mediante mobilità "straordinaria" per i comandi della Basilicata, strumento necessario ma non sufficiente a compensare carenze d'organico ormai strutturali,

si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di consentire l'effettivo potenziamento dell'organico del comparto dei Vigili del fuoco della regione Basilicata, anche mediante lo stanziamento di nuove e maggiori risorse a tale scopo specificatamente destinate.

(4-07151)

DE BONIS - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che:

la Ferrosud S.p.A., sita in Matera, zona Jesce, al confine dei comuni di Santeramo in colle e Altamura, appartenenti alla provincia di Bari, ma a cavallo di due regioni, la Puglia e la Basilicata, è un'impresa italiana di costruzioni meccaniche del settore ferrotranviario e di ristrutturazioni rotabili. Nasce nel 1963 come risultato di un intervento per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno e, in particolare, per lo sviluppo dell'occupazione nelle due regioni;

l'azienda ha offerto in passato lavoro a tantissimi cittadini lucani e negli ultimi anni, anche durante il periodo di concordato preventivo, ha partecipato a gare pubbliche aggiudicandosele, dimostrando ancora una notevole potenzialità di espansione;

l'esperienza acquisita in oltre 40 anni ed il know how posseduto, unitamente alle dotazioni ed impianti, hanno messo la Ferrosud in condizione di costruire qualsiasi tipo di carrozza in acciaio al carbonio, acciaio inox e lega leggera. Si tratta, inoltre, dell'unico stabilimento dotato di binari che consentono l'accesso dei vagoni dalla rete ferroviaria direttamente all'interno dell'opificio;

come già riportato nell'atto di sindacato ispettivo di iniziativa dell'interrogante (4-02235, pubblicato l'8 ottobre 2019), la Ferrosud, dopo un periodo di concordato preventivo, è stata sottoposta ad una procedura concorsuale. Successivamente, l'azienda è stata dichiarata formalmente insolvente e, con decreto del Ministero dello sviluppo economico 8 febbraio 2021, si è aperta la procedura di amministrazione straordinaria ed è stato nominato un commissario;

a causa della carenza di liquidità, scaturita soprattutto da una forte crisi per mancanza di commesse, si è verificato uno status preoccupante, non solo per il lavoro e l'occupazione, ma anche per le sorti dello storico stabilimento materano;

considerato che:

la UILM Basilicata, in una nota nella quale fa il punto della situazione circa l'acquisizione attraverso procedura fallimentare dello stabilimento Ferrosud, ha riferito che l'organo di vigilanza del Ministero ha chiesto ulteriore tempo per analizzare quanto emerso dall'aggiudicazione della gara per la sua acquisizione;

da notizie assunte direttamente dall'attuale direttore dello stabilimento, si sarebbe aggiudicata la gara la società ANGEL di Bari e il Ministero avrebbe comunicato all'azienda solo il 30 maggio 2022 il suo provvedimento del 27 maggio 2022;

l'interrogante considera positivamente per il futuro dell'azienda questa ulteriore analisi da parte del Ministero e si augura che non sia dettata dalla sussistenza di anomalie emerse durante le analisi di pre aggiudicazione da parte di chi ha curato le fasi della gara;

tenuto conto che questo delicato passaggio potrebbe pregiudicare il futuro dell'importante e storico sito produttivo e, di conseguenza, il futuro dei lavoratori e delle loro famiglie,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo voglia comunicare quali sono gli eventuali elementi ostativi che hanno portato allo slittamento dei termini, al fine di comprendere le reali intenzioni dell'aggiudicatario ed evitare così una nuova, futura crisi dello stabilimento Ferrosud;

se vi siano state altre manifestazioni di interesse che non si sono concretizzate e quali siano le motivazioni.

(4-07152)

DE BONIS - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

la Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa (CNA) ha lanciato un fondato allarme in merito alle varie modifiche che ha subito la normativa per il superbonus, che porterebbe al rischio di fallimento 33.000 imprese artigiane della filiera delle costruzioni, oltre alla perdita di 150.000 posti di lavoro, con il blocco della cessione dei crediti legati ai bonus edilizi. Pesanti conseguenze ci sarebbero anche per le imprese lucane del comparto;

la previsione è data dai risultati di un'indagine presso circa 2.000 imprese che rappresentano un campione altamente emblematico dei comparti dell'edilizia, delle costruzioni e dei serramenti;

i crediti fiscali delle imprese che hanno riconosciuto lo sconto in fattura e non monetizzati attraverso una cessione ammontano a quasi 2,6 miliardi di euro. La consistenza dei crediti bloccati (circa il 15 per cento del totale) sta mettendo in crisi migliaia di imprese, tra cui 300 lucane, che rischiano di non arrivare a fine anno se la situazione dovesse perdurare;

oltre 60.000 le imprese artigiane si trovano con cassetto fiscale pieno di crediti ma senza liquidità e con impatti gravissimi. Il 48,6 per cento del campione parla di rischio di fallimento mentre il 68,4 per cento prospetta il blocco dei cantieri attivati;

per non essere schiacciate dalla mancata cessione dei crediti, quasi un'impresa su due sta pagando in ritardo i fornitori, il 30,6 per cento rinvia tasse e imposte e una su 5 non riesce a pagare i collaboratori. Dall'analisi dei fatturati e della consistenza media dei crediti emerge che le imprese con giro d'affari di 150.000 euro detengono 57.000 euro di crediti nel proprio cassetto fiscale (38,2 per cento). Alla crescita del fatturato l'incidenza tende a scendere pur restando rilevante: un'impresa con 750.000 euro di ricavi sconta 200.000 euro di crediti bloccati;

sempre secondo la CNA, il 47,2 per cento delle imprese dichiara di non trovare soggetti disposti ad acquisire i crediti mentre il 34,4 per cento lamenta tempi di accettazione dei documenti contrattuali eccessivamente lunghi;

per la cessione dei crediti, le imprese della filiera si sono rivolte principalmente alle banche (63,7 per cento), a seguire Poste (22,6 per cento), poi società di intermediazione finanziaria (5,1 per cento);

davanti a norme incerte e continui stop and go gli intermediari finanziari hanno bloccato gli acquisti e ad oggi i crediti in attesa di accettazione superano i 5 miliardi di euro e di questi circa 4 miliardi si riferiscono a prime cessioni o sconti in fattura. Va segnalato che attraverso lo sconto in fattura l'impresa ha anticipato per conto dello Stato un beneficio al cliente, facendo affidamento sulla possibilità, prevista dalla legge, di recuperare il valore della prestazione attraverso la cessione a terzi;

i bonus per l'edilizia, inoltre, hanno offerto un contributo molto rilevante al rimbalzo del PIL l'anno scorso e per oltre il 90 per cento le imprese intervistate sono convinte che senza una soluzione per svuotare i cassetti fiscali si determinerà il mancato avvio di nuovi cantieri, con ripercussioni negative sull'intera filiera e sull'economia nel complesso, nonché sul programma di riqualificazione energetica degli immobili;

la situazione, insomma, risulta molto preoccupante e richiede un intervento straordinario da parte del Governo per scongiurare una gravissima crisi economica e sociale,

si chiede di sapere come giudichino i Ministri in indirizzo l'indagine condotta dalla CNA e se non ritengano che vada trovata con urgenza una soluzione efficace per evitare una gravissima crisi economica e sociale, generata da una serie di provvedimenti normativi che hanno alimentato confusione e profonda incertezza.

(4-07153)

GIANNUZZI Silvana, ANGRISANI Luisa, BOTTO Elena, SBRANA Rosellina, LA MURA Virginia, CORRADO Margherita, LEZZI Barbara, ABATE Rosa Silvana, MORONESE Vilma, NUGNES Paola, CRUCIOLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:

il 9 giugno 2022 sul profilo "Twitter" della Presidenza del Consiglio dei ministri sono apparsi diversi tweet in lingua inglese che, per lo più, davano conto dell'andamento dei lavori della riunione del Consiglio dei ministri dell'OCSE 2022, che si stava svolgendo a Parigi;

anche il sito internet della Presidenza ha riferito sulla posizione italiana, espressa in occasione della riunione, trascrivendo l'intervento di Draghi esclusivamente in lingua inglese;

premesso altresì che:

uno dei capisaldi della democrazia è il diritto del cittadino ad essere informato;

il Presidente del Consiglio dei ministri, in quanto responsabile della politica generale del Governo, riveste un ruolo di rappresentanza nelle occasioni di confronto e scambio con i partner internazionali, in relazione alle quali ha il dovere di riferire alla popolazione;

considerato che:

il 12 marzo 2021 è stato proprio l'allora neo Presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi a riportare l'attenzione sull'importanza dell'utilizzo della lingua italiana nelle comunicazioni rivolte alla popolazione;

in occasione dell'intervento al centro vaccinale anti COVID dell'aeroporto di Fiumicino, infatti, parlando di smart working e babysitting, Draghi fece una considerazione estemporanea sull'utilizzo delle parole straniere affermando "chissà perché dobbiamo sempre usare tutte queste parole inglesi";

l'importanza dell'utilizzo della lingua madre, da parte della politica, è stata ulteriormente messa in risalto durante l'ultima conferenza stampa di fine anno quando lo stesso Draghi, in risposta ad un giornalista che chiese di fare una domanda in inglese, obiettò "certo, poi la traduco io per te", intimando l'esposizione del quesito in italiano;

considerato infine che i tweet citati, sebbene siano stati utilizzati dal profilo "Twitter" di palazzo Chigi come strumento di informazione relativa ad un appuntamento istituzionale di rilievo internazionale, hanno suscitato diverse polemiche in quanto interpretati come comunicazioni rivolte ai partner internazionali più che come veicoli di informazione rivolta ai cittadini italiani, che erano rappresentati dal premier alla riunione dell'OCSE,

si chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri confermi di perorare l'importanza dell'utilizzo della lingua italiana come prima lingua nelle comunicazioni pubbliche, anche se relative a notizie di rilievo internazionale, veicolate tramite ogni strumento di comunicazione, compresi i social media;

se non riconosca il diritto del popolo italiano ad essere informato, ricevendo, quindi, comunicazioni pubbliche nella propria lingua;

se non ritenga lesivo della dignità nazionale il fatto che i massimi rappresentanti del popolo utilizzino una lingua diversa da quella propria per rendere conto di notizie d'interesse collettivo.

(4-07154)

RICHETTI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

a partire dal 1° aprile 2022, tutti i nuovi iscritti al registro dei praticanti avvocato dovranno seguire un nuovo corso obbligatorio con durata minima di 160 ore, da affiancare ai 18 mesi di pratica forense già previsti, solamente per accedere all'esame di abilitazione all'esercizio della professione;

l'obbligo è previsto dall'articolo 43 della legge 31 dicembre 2012, n. 247, di riforma dell'ordinamento della professione forense, mentre la disciplina dei corsi di formazione è stata specificata con il decreto del Ministero della giustizia n. 17 del 9 febbraio 2018;

l'entrata in vigore della disciplina dei corsi di preparazione era stata inizialmente posticipata al 2020, sempre con un decreto ministeriale (decreto n. 133 del 5 novembre 2018) e nuovamente posticipata all'anno 2022 con decreto ministeriale n. 80 del 9 giugno 2020;

nell'organizzazione di questi corsi e della loro offerta didattica è lasciata particolare libertà ai diversi consigli dell'ordine, i quali avranno l'unico obbligo di rispettare le linee guida del consiglio nazionale forense e di garantire la partecipazione di tutti i richiedenti;

la partecipazione, però, stona con alcuni corsi previsti a "numero chiuso", che costringono così gli sfortunati esclusi a dover virare su corsi "aperti" geograficamente più distanti;

oltretutto, è anche rimessa alla discrezionalità dei singoli consigli forensi la possibilità di richiedere un contributo economico per il sostentamento del corso, frapponendo così tra il praticamente e il conseguimento del titolo un ulteriore ostacolo, di tipo sia didattico che economico;

dopo due proroghe biennali, pare che si sia giunti al punto di non ritorno, senza che siano state affrontate le criticità di una normativa che va in netta controtendenza sia con gli altri percorsi di accesso agli ordini professionali che con la disciplina di concorsi di secondo grado, come quello in magistratura;

se, infatti, da un lato si è più volte intervenuti per rendere "abilitanti" diversi titoli di studio (odontoiatria, farmacia, medicina veterinaria, psicologia), dall'altro si è proceduto a ridimensionare i requisiti per l'accesso al concorso in magistratura, con la legge delega di riforma dell'ordinamento giudiziario (approvata dalla Camera in prima lettura il 26 aprile 2022) che all'articolo 4 esclude il requisito alternativo dei 18 mesi di tirocinio presso la scuola di specializzazione per le professioni legali, prevedendo invece la possibilità di accesso immediato al concorso a seguito dell'ottenimento della laurea;

misure di liberalizzazione e semplificazione che, sicuramente, stonano con il percorso che pare incombere per gli aspiranti avvocati, visto peraltro che il recente decreto "milleproroghe" (decreto-legge 30 dicembre 2021, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 febbraio 2022, n. 15) ha previsto, all'articolo 8, proroghe per l'esame di avvocato, ma nessuna misura per i corsi di formazione,

si chiede di sapere:

se sia intenzione del Ministro in indirizzo prevedere un'ulteriore proroga all'avvio dell'obbligatorietà di questi corsi di formazione;

se si preveda, come soluzione a lungo termine, una rimozione del riferimento normativo ai corsi obbligatori che rappresentano solamente un ulteriore ostacolo all'esercizio della professione forense;

se, in alternativa, si procederà quantomeno ad una disciplina che preveda il superamento del corso come titolo equivalente al certificato di compiuta pratica, eliminando altresì la possibilità di corsi a "numero chiuso" o di "contributi economici volontari".

(4-07155)

LOMUTI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

il Consiglio comunale di Scanzano Jonico (Matera) è stato sciolto con decreto del Presidente della Repubblica 27 dicembre 2019, essendo stati riscontrati fenomeni di infiltrazione e condizionamento da parte della criminalità organizzata cui è seguito il commissariamento;

al termine del periodo di commissariamento, in data 8 settembre 2021, il prefetto di Matera ha convocato i comizi elettorali per l'elezione diretta del sindaco e per il rinnovo del Consiglio comunale, da svolgersi il 7 novembre 2021;

con il verbale n. 149 della sottocommissione elettorale di Pisticci (Matera) è stata deliberata l'ammissione alla candidatura alla carica di sindaco del signor Mario Altieri, collegato alla lista "Scanzano rinasce";

considerato che:

a seguito delle elezioni svoltesi in data 7 novembre 2021, nell'ambito dei controlli effettuati sulle liste elettorali per il rinnovo dei Consigli comunali di Africo, San Giorgio Morgeto (Reggio Calabria) e Sinopoli (Reggio Calabria), di Carmiano (Lecce), di Manfredonia (Foggia), di Orta di Atella (Caserta) e di Scanzano Jonico, il 4 novembre 2021, la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, ha votato all'unanimità la proposta del presidente Nicola Morra di rendere pubblici i nominativi segnalati dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo per i quali vi erano condizioni ostative alla candidatura;

tra i nominativi suddetti era presente anche quello dello stesso Mario Altieri, candidato sindaco di Scanzano Jonico. Dai successivi accertamenti è emersa, a suo carico, una causa di incandidabilità ai sensi dell'articolo 10, comma 1, lett. c), del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, in applicazione delle norme della "legge Severino";

tale circostanza è stata notificata da parte della commissione elettorale circondariale di Matera al presidente dell'adunanza dei presidenti di sezione per gli adempimenti di competenza, che in data 8 novembre 2021, in sede di proclamazione degli eletti, ha dato lettura della dichiarazione di mancata proclamazione del signor Altieri, candidato sindaco che ha ottenuto il maggior numero dei voti;

in seguito alla mancata proclamazione del candidato sindaco, che ha determinato il mancato rinnovo degli organi elettivi con la conseguente impossibilità di assicurare il normale governo e funzionamento dell'ente, il prefetto di Matera in data 9 novembre 2021 ha nominato i commissari prefettizi per la provvisoria gestione del Comune;

considerato inoltre che;

il signor Altieri ha deciso di ricorrere al Consiglio di Stato rispetto all'esito della sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Basilicata del gennaio 2022, che ha respinto il suo ricorso avverso perché infondato, definendo legittima la procedura dell'adunanza dei presidenti di sezione. Il ricorso è stato respinto dal Consiglio di Stato con sentenza del 20 maggio 2022;

precedentemente, nel febbraio 2022, il Tribunale civile in composizione collegiale di Matera aveva respinto il ricorso presentato da Mario Altieri confermando la tesi della Prefettura, che aveva fatto riferimento ad una relazione del tribunale di sorveglianza, in cui si precisa che Altieri è stato riabilitato parzialmente solo per le condanne riportate fino al 2010;

il Comune di Scanzano non è stato inserito tra i Comuni in cui si è andati ad elezione il 12 giugno 2022, poiché la Prefettura ha ritenuto comunque necessario attendere l'esito dell'appello presentato dal signor Altieri;

considerato altresì che, in risposta ad una nota del rappresentante del gruppo politico "SiAmo Scanzano", lista candidata alle elezioni del 7 novembre 2021, il prefetto di Matera ha riferito che "nel caso di specie l'accertamento della legittimità delle operazioni elettorali pertanto è ancora sub judice, la convocazione dei comizi elettorali per il Comune di Scanzano Jonico resta inequivocabilmente subordinata alla definizione del giudizio di appello e al passaggio in giudicato della relativa pronuncia, con il conseguente protrarsi della gestione commissariale in essere";

considerato infine che:

il prolungamento del commissariamento, che comporta la sola gestione ordinaria dell'amministrazione, sta penalizzando gli investimenti economici sul territorio comunale, oltre ad alimentare il disagio sociale nella popolazione che da oltre 10 anni non ha una rappresentanza politica democraticamente eletta;

a parere dell'interrogante, meritano attenzione le pronunce autorevoli del TAR, del Consiglio di Stato e del Tribunale civile, che non hanno ritenuto valida di accoglimento la domanda presentata dal signor Mario Altieri. Nonostante ciò il Comune di Scanzano Jonico non è potuto andare al voto e avere una rappresentanza politica,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali azioni intenda intraprendere al fine di verificare, per quanto di competenza, se tale situazione sia legittima e, laddove possibile, garantire con urgenza la convocazione delle elezioni del Consiglio comunale e del sindaco di Scanzano Jonico e il ripristino della rappresentanza democratica dei cittadini attraverso l'espressione elettorale.

(4-07156)

LANNUTTI, SBRANA Rosellina, CORRADO Margherita - Ai Ministri della transizione ecologica e della salute. - Premesso che:

la multinazionale belga Solvay, attiva in Italia fin dal 1912, produce un milione di tonnellate all'anno di carbonato e bicarbonato di sodio nel suo stabilimento di Rosignano (Livorno), situato a pochi metri dal mare;

il processo produttivo dello stabilimento di Rosignano consiste nell'utilizzo di calcare estratto dalle cave di San Carlo (Livorno), nel prelievo di oltre 10 milioni di metri cubi di acqua all'anno dal fiume Cecina, nell'estrazione di salgemma (risorsa non rinnovabile) per 1,6 milioni di tonnellate all'anno dalle sodiere di Volterra, Montecatini Val di Cecina e Pomarance, e nello scarico direttamente sulla costa e nel mare di oltre 250.000 tonnellate all'anno di solidi sospesi sulla riva e poi nel mar Tirreno, con conseguente formazione della "spiaggia bianca", cioè di una vera e propria discarica per rifiuti pericolosi provenienti dagli sversamenti chimici della multinazionale;

il 7 agosto 2015, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare aveva rilasciato l'autorizzazione "integrata per la prevenzione e la riduzione dell'inquinamento" (IPPC), valida fino al 2027, in cui erano evidenziate le criticità dovute all'attività produttiva di Solvay nel sito toscano;

il 20 gennaio 2022 (quindi 5 anni prima della scadenza) è stata rilasciata dal Ministro della transizione ecologica una nuova autorizzazione alla Solvay SA, che apporta delle modifiche ai permessi rispetto alla precedente. Non solo. Nella nuova autorizzazione, che sarà valida fino al 2034, le problematiche causate dall'attività, evidenziate nella vecchia autorizzazione, sono state rimosse o modificate. In particolare, sono stati rimossi diversi interventi che nella precedente autorizzazione erano invece presenti. È a giudizio degli interroganti quantomeno discutibile la nomina a Ministro della transizione ecologica dello stesso soggetto che 11 giorni prima dell'investitura aveva portato a termine un accordo commerciale proprio con Solvay, in qualità di chief technology and innovation officer di Leonardo. Lo stesso che da Ministro ha poi inspiegabilmente promosso e modificato l'autorizzazione a Solvay, benché, preme ripeterlo, la vecchia autorizzazione fosse ancora valida fino al 2027, prorogandola quindi fino al 2034;

il 26 gennaio 2022 Solvay, che è al centro di una polemica ambientale internazionale proprio per l'attività svolta a Rosignano, ha subito approfittato dell'approvazione ministeriale per affermare pubblicamente che "l'autorizzazione conferma la sicurezza e la piena conformità delle sue operazioni", nonostante per più di 100 anni abbia scaricato in mare oltre 13 milioni di tonnellate di solidi sospesi e 400 tonnellate di mercurio;

considerato che:

il 12 giugno 2022 il quotidiano "Verità & affari" ha pubblicato un articolo intitolato "spiagge bianche, Solvay si autoassolve: inquiniamo come la collina dei veleni" a firma di Tobia De Stefano, secondo il quale in un report interno di Solvay le spiagge bianche di Rosignano non sarebbero più contaminate di altri siti noti come i più inquinati d'Italia, quali la "collina dei veleni" di Minciaredda in Sardegna, la piana dell'Isonzo in Friuli-Venezia Giulia e Porto Marghera (Venezia);

il sito è descritto su "YouTube" come "il luogo più inquinato d'Italia" o "la spiaggia come Chernobyl", mentre una verifica interna commissionata dalla stessa Solvay dichiara che "le concentrazioni di metalli non creano alcun pericolo alla salute e all'ambiente marino", a confronto con i dati sugli altri siti inquinati citati;

tuttavia i siti inquinati messi a confronto nel report non possono considerarsi un termine di paragone accettabile in quanto, come emerge anche dall'articolo citato, la "collina dei veleni" è oggetto di un contenzioso penale per disastro ambientale; la piana dell'Isonzo è nota per essere fortemente contaminata da mercurio originato dal distretto minerario di Idrija; Porto Marghera è "l'area rossa della contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in Veneto", messa all'indice, assieme allo stesso stabilimento Solvay di Rosignano, dal relatore speciale delle Nazioni Unite per le sostanze tossiche e i diritti umani, Marcos Orellana,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto descritto e possano confermare i dati e le analisi che Solvay ha diffuso, in particolare sulla non pericolosità per la salute umana e animale e per l'ambiente, dell'attività produttiva nel suo stabilimento di Rosignano;

se la nuova autorizzazione, rilasciata il 20 gennaio 2022 dal Ministro della transizione ecologica, effettivamente possa "confermare la sicurezza e la piena conformità delle operazioni" di Solvay che, in realtà, è stata in grado di scaricare oltre 13 milioni di tonnellate di solidi sospesi e 400 tonnellate di mercurio nel mar Mediterraneo per più di 100 anni.

(4-07157)

PIARULLI Angela Anna Bruna - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

il Corpo di Polizia penitenziaria garantisce la sicurezza e le condizioni di legalità all'interno degli istituti penitenziari, collabora alle attività di reinserimento sociale delle persone condannate, per l'attuazione del fine costituzionale della pena, sancito dall'articolo 27 della nostra Carta costituzionale;

il compito della Polizia penitenziaria è sintetizzato nel motto "Despondere spem est munus nostrum", garantire e mantenere viva la speranza rafforzandone il fondamento. Questa frase va collegata a quella che contrassegnava il Corpo degli agenti di custodia "Vigilando redimere", motto che pure continua a rappresentare uno dei compiti fondamentali del Corpo; ma per "custodia" si intende molto più della semplice vigilanza, perché implica attenzione e cura rivolte a chi viene vigilato. La Polizia penitenziaria è quindi una polizia specializzata perché ha il compito, specifico e difficile, di tenere insieme due ruoli: controllo della sicurezza e recupero;

la Polizia penitenziaria deve contribuire al recupero, ruolo particolarmente difficile perché il detenuto non è libero e quindi la sua adesione, indispensabile al programma di recupero, non può essere un'adesione spontanea e sarà sempre un'adesione relativa e limitata. In questo senso alla Polizia penitenziaria è richiesto un di più di umanità;

considerato che:

il Corpo si riconosce nella propria uniforme, che rappresenta l'emblema di quell'identificazione propria del senso di appartenenza che guida quotidianamente il poliziotto penitenziario nella complessa azione che è chiamato a compiere per il bene della società civile;

dalla nota pervenuta dalla segreteria regionale dell'Organizzazione sindacale autonoma Polizia penitenziaria della Puglia, in data 25 maggio 2022, emerge una grave mancanza nella distribuzione di nuove uniformi, tute operative, anfibi con relative insegne, gradi, fregi e tessere di riconoscimento necessarie a seguito della revisione dei ruoli delle forze di polizia disposte dal decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95,

si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di sanare la problematica inerente alla sostituzione delle uniformi appartenenti al Corpo di Polizia penitenziaria che costringe, ad oggi, il personale a svolgere servizio in condizioni degradanti per appartenenti ad una forza di polizia.

(4-07158)

PESCO, MONTEVECCHI Michela, VANIN Orietta, TRENTACOSTE, CORBETTA, DI GIROLAMO Gabriella, ROMAGNOLI, LANZI, QUARTO, GALLICCHIO Agnese, PELLEGRINI Marco, PIRRO Elisa, LOREFICE, LANNUTTI - Al Ministro della transizione ecologica. - Premesso che:

la notte tra il 6 e il 7 giugno 2022, un nubifragio ha colpito la Lombardia, in modo particolare Carate Urio, Laglio, Careno e Triangolo Lariano, nel territorio della provincia di Como, causando allagamenti, frane e smottamenti e bloccando la statale Regina vecchia;

lo scorso anno, per ben due volte, analoghi fenomeni atmosferici hanno colpito la stessa area geografica causando diversi danni: nello specifico, tra il 25 e il 27 luglio 2021, i comuni comaschi di Blevio, Cernobbio, Brienno, Laglio e Schignano furono devastati da un nubifragio. La notte tra il 28 e 29 settembre 2021 Blevio fu nuovamente colpita da forti temporali, trombe d'aria e violente grandinate che hanno fatto tracimare il torrente Pertus producendo diversi metri cubi di fango, sassi e detriti portati dalla corrente sulla strada e obbligando di conseguenza a interrompere la circolazione stradale sulla provinciale Lariana;

da un articolo di "Prima Como" dell'11 ottobre 2021 si apprende che la Regione, come dichiarato dall'assessore al territorio e protezione civile lombardo, ha deliberato 18,3 milioni di euro di risorse regionali per finanziare 21 interventi urgenti per la difesa del suolo da realizzarsi sul territorio, di cui quasi 5 milioni di euro per la provincia di Como e, in particolare, 2,2 milioni di euro per Blevio;

considerato che:

è improcrastinabile aumentare la resilienza contro i fenomeni meteo-climatici estremi e non, adottando politiche nazionali e territoriali di difesa del suolo, a partire dal completamento della cartografia geologica;

dal 2019 sono ripartiti, dopo 20 anni, i finanziamenti per la carta geologica scala 1:50.000, per un totale di 31 milioni di euro, fino al 2022 compreso, consentendo, in tal modo, di passare dal 43 per cento di copertura nazionale al 55 per cento, lasciando tuttavia scoperte ancora molte zone d'Italia;

nella relazione della Corte dei conti su "Gli interventi delle Amministrazioni dello Stato per la mitigazione del rischio idrogeologico", che analizza gli effetti del provvedimento "ProteggItalia", viene sottolineato come l'Italia, con circa i 2 terzi delle frane censite in Europa, sia il Paese maggiormente interessato da fenomeni franosi e che fra le problematiche irrisolte restano quelle riguardanti la capacità progettuale delle Regioni, la carenza di profili tecnici e la scarsa pianificazione del territorio (delibera n. 17/2021/G);

considerato che, ad avviso degli interroganti:

gli investimenti economici in progetti di mitigazione, riduzione e prevenzione del dissesto idrogeologico producono un ingente effetto moltiplicatore, essendo decisamente meno dispendioso intervenire in via preventiva, più che riparare i danni provocati dagli eventi catastrofici;

inspiegabilmente, solo una minima parte delle risorse previste per far fronte agli eventi avversi del 2021 sarebbe stata spesa, ma i cittadini hanno riscontrato e riscontrano difficoltà nel reperire informazioni relativamente al risarcimento dei danni subiti;

per completare la carta geologica nazionale occorrono circa 10 anni e un finanziamento di almeno 20 milioni di euro all'anno,

si chiede di sapere:

quali azioni siano state intraprese o si intenda intraprendere per la messa in sicurezza delle aree a rischio idrogeologico, in particolare per la provincia di Como soggetta ai recenti e ripetuti eventi catastrofici;

se sia in atto un coordinamento tra il Ministero della transizione ecologica, la Regione Lombardia e i Comuni comaschi particolarmente colpiti dal maltempo negli anni 2021 e 2022, sulla programmazione, progettazione e realizzazione di interventi finalizzati a prevenire il dissesto idrogeologico;

se il Ministro in indirizzo ritenga utile avvalersi di un coordinamento nazionale per la tutela dei cittadini vittime di eventi atmosferici catastrofici, al fine di fornire adeguata assistenza per il risarcimento dei danni subiti e per individuare le eventuali responsabilità sui ritardi riscontrati;

se non reputi prioritario il completamento della carta geologica italiana.

(4-07159)

LANNUTTI, SBRANA Rosellina, ANGRISANI Luisa, GRANATO Bianca Laura - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

Domenico Arcuri, manager e amministratore delegato di Invitalia dal 2007, è stato nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 marzo 2020 commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica COVID-19, incarico durato fino al 28 febbraio 2021;

Arcuri ha mantenuto per la durata del mandato il doppio incarico di commissario straordinario e amministratore delegato Invitalia, nonostante fosse in realtà quasi totalmente assorbito dal primo di questi due impegni. Sono note alle cronache le perplessità in merito all'operato stesso del commissario sulla gestione della pandemia, con particolare riferimento all'acquisto di mascherine, per le quali è attualmente indagato per abuso d'ufficio, ventilatori, dell'applicazione informatica "Immuni", di banchi scolastici e per il piano vaccini;

considerato che:

il 14 giugno 2022 il quotidiano "Verità & affari" ha pubblicato un articolo intitolato "Manager d'oro, svelato lo stipendio dell'ex commissario Arcuri: supera il milione di euro" a firma di Fosca Bincher, in cui si legge che Arcuri, proprio durante tale periodo, ha beneficiato di un notevole aumento di stipendio dal consiglio di amministrazione Invitalia che, complessivamente, ha superato il milione di euro. A fare luce in merito all'aumento di stipendio non sono stati i vertici politici, bensì è stata una relazione della Corte dei conti sul bilancio 2020 della controllata del Ministero dell'economia e delle finanze trasmessa in Parlamento a fine maggio 2022;

in particolare, l'aumento di stipendio ha avuto ad oggetto le indennità fisse e variabili di amministratore delegato, che sono salite da 241.000 euro del 2019 a 293.177 euro del 2020, cifra la quale deve essere sommata a quella assegnatagli "per il rapporto di lavoro a tempo indeterminato di direttore generale, pari a 450mila euro di parte fissa e una retribuzione variabile nella misura annua del 60 per cento della retribuzione fissa", così come risulta dalla relazione della Corte dei conti. Il compenso complessivo è ammontato a 720.000 euro che, sommato alle indennità da amministratore delegato, fanno 1.013.177 euro,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto e possa illustrare il motivo per il quale il dottor Arcuri sia stato "premiato" da Invitalia nell'anno del COVID, in piena pandemia e durante il mandato di commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica;

se intenda chiarire se le retribuzioni percepite dal dottor Arcuri dal 2020 ad oggi siano compatibili con i limiti fissati dalla normativa in vigore per i manager delle società partecipate dallo Stato e non quotate, almeno nel periodo in cui Invitalia non aveva ancora emesso obbligazioni.

(4-07160)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):

3-03403 dei senatori Fenu e Dell'Olio, sugli effetti economici delle misure legate ai bonus edilizi, in particolar modo il superbonus 110 per cento;

3-03404 del senatore Dell'Olio ed altri, sulla perdurante consistenza della copertura finanziaria della misura del superbonus 110 per cento e sui suoi effetti;

11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale):

3-03402 del senatore De Bertoldi, sull'autonomia delle casse di previdenza professionali;

12ª Commissione permanente (Igiene e sanità):

3-03400 della senatrice Lunesu, sull'inserimento della malattia polmonare da micobatteri non tubercolari (NTM-LD) nei LEA.

Interrogazioni, ritiro

È stata ritirata l'interrogazione 3-03348 della senatrice Granato.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto stenografico della 439ª seduta pubblica del 14 giugno 2022, alla terzultima riga del quarto capoverso di pagina 70, dopo le parole: "Zaffini Francesco" aggiungere le seguenti: ", Marco Siclari, Annamaria Parente, Vanna Iori, Paola Boldrini, Caterina Biti, Raffaele Mautone".

Nello stesso resoconto, a pagina 77, alla quinta riga del quarto capoverso, sostituire le parole "dell'interno" con le seguenti "degli affari esteri e della cooperazione internazionale".