Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 371 del 27/10/2021
Azioni disponibili
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,36).
Si dia lettura del processo verbale.
DURNWALDER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Sui tragici eventi calamitosi che hanno colpito la Sicilia
PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Signori senatori, desidero rivolgere un forte pensiero di vicinanza ai nostri concittadini siciliani, che da giorni combattono contro i devastanti effetti del violento nubifragio che ha colpito la costa orientale della Sicilia. Uno scenario apocalittico, che in poche ore ha travolto, con incredibile violenza, strade, abitazioni, uffici, cose e persone, e che ha già provocato morti. Alle loro famiglie va il commosso abbraccio di questa Assemblea e di tutto il Paese.
Un'emergenza che, come testimoniano le immagini che arrivano, in particolare, dalla Sicilia, si è fatta sempre più grave con il passare delle ore.
La zona di Catania, da sempre scrigno di arte e tesori architettonici, è completamente allagata, dalle pendici dell'Etna alla centrale Piazza del Duomo, sommando così alla tragedia umana il dramma incalcolabile alla popolazione e al territorio.
Centinaia sono gli interventi già effettuati dai Vigili del fuoco per portare in salvo i cittadini, liberare le strade, mettere in sicurezza gli edifici. Non ci sono parole per lodare il loro incredibile lavoro, così come per ringraziare tutti i soccorritori, dal personale della Protezione civile alle Forze dell'ordine, a tutti i volontari che si stanno impegnando senza sosta per assicurare il pieno funzionamento degli ospedali e la continuità dei servizi essenziali.
L'alluvione che sta flagellando la Sicilia deve suonare come un forte campanello d'allarme e richiamare l'attenzione sulla necessità di una chiara e urgente strategia in materia di prevenzione dei rischi idrogeologici, perché nell'Italia che riparte e ricostruisce dopo la pandemia, non si possono più tollerare ponti che crollano o morti per frane, alluvioni e inondazioni.
Una strategia tesa a ripensare, rinnovare e soprattutto consolidare l'intero patrimonio infrastrutturale nazionale e creare le condizioni per scongiurare i tragici effetti di calamità naturali, come quella che si sta abbattendo sulla Sicilia e quelle che negli ultimi anni hanno colpito il Piemonte, la Liguria, il Veneto, il Trentino, la Toscana, l'Emilia Romagna, il Lazio, la Calabria e tante altre Regioni d'Italia, provocando lutti e distruzioni.
Una riflessione che desidero condividere in quest'Aula, nella convinzione che mettere davvero in sicurezza luoghi e cittadini sia l'unica risposta che come istituzioni e Parlamento dobbiamo dare a un'emergenza nazionale che non può più essere sottovalutata.
In ricordo delle vite spezzate in Sicilia, così come di tutte le vittime delle tragedie ambientali che hanno segnato il nostro Paese, invito l'Assemblea del Senato a osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio).
Seguito della discussione del disegno di legge:
(2005) Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Boldrini e Speranza; Zan ed altri; Scalfarotto ed altri; Perantoni ed altri; Bartolozzi) (ore 9,43)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2005, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Boldrini e Speranza; Zan ed altri; Scalfarotto ed altri; Perantoni ed altri; Bartolozzi.
Ricordo che nella seduta del 20 luglio è proseguita la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Cucca. Ne ha facoltà.
CUCCA (IV-PSI). Signor Presidente, signori del Governo - la cui nutrita rappresentanza fa comprendere l'importanza del momento e del provvedimento -, cari colleghi e care colleghe, questo ramo del Parlamento sta dando prova di scarsa sensibilità ed esprimo rammarico nel dover svolgere un intervento del genere su un tema come quello oggi in discussione. Scarsa sensibilità rispetto prima di tutto alla sensibilità e ai desiderata della gente comune, quella che vive fuori dal Palazzo, che osserva ciò che accade all'interno e si interroga sulle dinamiche che orientano i nostri lavori e che soprattutto il più delle volte fa fatica a comprendere quelle dinamiche o non le comprende affatto. Scarsa sensibilità oggi manifestiamo anche verso coloro che la pensano diversamente da noi, ma sono tuttavia disponibili ad un confronto serio e serrato per trovare la giusta soluzione che consenta di approvare il disegno di legge in discussione.
Il tema che affrontiamo è estremamente delicato, tocca la coscienza e la sensibilità di ciascuno di noi. È un disegno di legge del quale si parla da anni, discutendo di un argomento sul quale sono stati spesi fiumi di parole, si sono svolti convegni di ogni genere, dibattiti, scritti e interventi su giornali e sui media, tutti tesi ad affermare l'esigenza assoluta di dare tutela a quelle persone che spesso, direi troppo spesso, vengono umiliate, derise e fatte oggetto di violenza fisica e verbale.
Temi sui quali chi vi parla, così come gli amici del mio partito, da sempre hanno fatto battaglie per offrire tutele adeguate. Siamo stati accusati, nel corso dell'iter di questa legge in Senato che ormai va avanti da mesi, di volerla affossare semplicemente perché più volte abbiamo rappresentato il pericolo che accadesse ciò che in effetti sta accadendo. Avevamo rappresentato che leggi di questa portata e di questa delicatezza, che toccano, come ho detto, la sensibilità di tutti, non possono essere approvate a colpi di maggioranza. Abbiamo affermato, talvolta abbiamo urlato che era necessario confrontarsi e cercare la giusta mediazione per dare al Paese una legge di cui diffusamente si avverte la necessità. Abbiamo ottenuto solo risposte fondate su posizioni meramente ideologiche anche da parte dei Gruppi al cui interno - ed è questo il dato che lascia perplessi - notoriamente coesistono colleghi che la pensano diversamente fra loro e che in questi mesi avevano chiesto che ci si confrontasse e si trovassero le mediazioni di cui ho parlato. (Applausi).
Si tratta di una battaglia di civiltà e, come tale, questa legge deve o dovrebbe trovare condivisione generale. Sino a ieri in tanti hanno detto «o Zan o nulla» con un evidente atteggiamento provocatorio verso chi invece manifestava la disponibilità al confronto e al dialogo. Ieri mattina finalmente c'è stata la svolta grazie all'intervento del segretario Enrico Letta che sapientemente, devo dire anche sagacemente, aveva invitato le parti a un confronto per evitare un'inutile conta in Aula della quale non conosciamo l'esito. Anche questa proposta inspiegabilmente, dato che proviene da un segretario politico di un grande partito, è finita nel nulla per l'arroccamento su varie posizioni di quelle persone che evidentemente preferiscono correre il rischio di non approvare la legge pur di non sedersi intorno a un tavolo e discutere per cercare la soluzione condivisa che è certo a portata di mano di noi tutti.
Voglio sottolineare che, se si vuol fare buona politica, non si può dire in una situazione di questo genere che ci stanno prendendo in giro. Io questo non lo tollero; se ci stanno prendendo in giro, dobbiamo avere il coraggio di togliere gli alibi a chi lo sta facendo; dobbiamo affrontarli a viso aperto e confrontarci, senza dire così o nulla perché siamo arrivati a questa situazione. Abbiamo perso mesi e nel frattempo la gente ci accusa di non fare nulla e se la legge non verrà approvata, inizieranno ovviamente le accuse trasversali, verso questo o quel gruppo politico, fingendo - sottolineo la parola fingendo - di ignorare che, come detto, all'interno di ciascun Gruppo politico che siede in quest'Aula molti la pensano diversamente. Solo dal confronto possono allora nascere posizioni condivise. Le persone che la pensano diversamente non accetteranno imposizioni dall'alto; o ci si presta a dire che dobbiamo approvare la legge a tutti i costi oppure sarà veramente difficile arrivare ad una soluzione.
Ebbene, la gente fuori non capisce più; queste dinamiche di scontro, queste dinamiche della politica non le capisce più. Nel frattempo, i soggetti più deboli resteranno ancora senza tutela e coloro che usano violenza fisica e verbale verso quei soggetti resteranno ancora una volta impuniti. Qualcuno si dovrà prendere la responsabilità della situazione che si sta creando, perché la si sta creando sapientemente e coscientemente.
A questo punto, mi resta solo un'esortazione da fare veramente a gran voce: colleghi, fermiamoci. Abbiamo ancora il tempo per la mediazione; abbiamo ancora il tempo per il confronto. Fermiamoci! Stiamo perdendo un'occasione che difficilmente tornerà. Siamo arrivati a un punto che è oggettivamente a un passo dalla conclusione, allora proviamo a riappropriarci per una volta della buona politica; proviamo a restituire dignità ai nostri lavori e diamo anche dignità a quei comportamenti che troppo spesso, soprattutto negli ultimi tempi, sono stati svillaneggiati in quest'Aula. Confrontiamoci, troviamo le giuste soluzioni, approviamo una buona legge a tutela delle persone deboli, che da sempre chiedono aiuto in maniera chiara e stridente. Almeno oggi, dimostriamo che per una volta possiamo dare seguito alle parole con fatti concreti, e soprattutto diamo dimostrazione di conoscere ancora le buone pratiche della politica. Se perdiamo questa occasione - credetemi - oggi segniamo una pagina buia della storia di questo Parlamento, perché oggettivamente ci stiamo arroccando su posizioni ideologiche in maniera netta e chiara - lo ribadisco, siamo a un passo dalla soluzione - e credo sarà evidente che qualcuno non vuole più dare corso alla buona politica e alle buone pratiche.
Ancora una volta urlo: fermiamoci, il tempo lo abbiamo, proviamoci. Se non ci non ci riusciremo, vorrà dire che avremo perso semplicemente una settimana o dieci giorni, ma per mesi abbiamo bisticciato, urlato, insultato, accusandoci reciprocamente. È tempo di finirla; sarebbe tempo di finirla, soprattutto su temi di questa portata. Se non si raccoglierà il mio grido, che è davvero un grido di preoccupazione per l'esito finale e soprattutto per l'immagine che stiamo dando di questo Parlamento, vorrà dire che ci siamo completamente abbandonati a una situazione che oggettivamente è assolutamente incomprensibile e dalla quale potremo soltanto raccogliere esiti nefasti. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà.
ROSSOMANDO (PD). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, giungiamo a una fase del dibattito in cui è assolutamente opportuno ricordare a noi stessi quali sono le fasi che l'hanno preceduta. Innanzitutto, abbiamo avuto una lunga fase in Commissione giustizia in cui la discussione è stata tenuta in ostaggio, con audizioni numericamente abnormi che, invece di essere un approfondimento, un'esaltazione del momento della discussione e del ruolo parlamentare, degli strumenti di comprensione, sono state spesso usate come strumenti di ostruzionismo.
Noi ci siamo battuti contro tutto questo ed abbiamo continuato a portare degli argomenti discutendo, anche all'interno dei vari Gruppi parlamentari, su un disegno di legge che è un punto di avanzamento molto importante. Ci siamo battuti affinché questo disegno di legge arrivasse in Assemblea e affinché il Parlamento potesse esercitare appieno il proprio ruolo su una materia nobilissima, indipendentemente dalle opinioni di ciascuno di noi, ossia quella dei diritti della persona, l'inviolabilità dei diritti della persona e delle sue scelte.
Si tratta di un disegno di legge contro le discriminazioni. Quale migliore occasione perché ciascun parlamentare - e non le forze politiche, con i loro schieramenti e posizionamenti politici - potesse liberamente confrontarsi ed esercitare il proprio ruolo, sancito dalla Costituzione?
Si tratta di un provvedimento antidiscriminatorio contro i crimini d'odio. Abbiamo sentito di tutto, ma vorrei ribadire che alla fine torniamo alla semplicità. È una legge che vuole proteggere; non è un disegno di legge che vuole promuovere dei comportamenti o che chiede l'adesione a comportamenti o scelte. È un disegno di legge che vuole proteggere in una società in cui le azioni di odio, la violenza sui social e le forme di linciaggio delle persone, con varie modalità, sono in aumento. Possiamo noi rimanere insensibili e usare queste occasioni meramente per posizioni ideologiche o addirittura per battaglie strumentali? Ma quanto è lontana quest'Assemblea, se si comporta, così dalle piazze che hanno visto la mobilitazione di tanti giovani e cittadini? Quanto misuriamo la distanza dai politicismi e dal comune sentire che chiede una presa di posizione, di poter discutere e di poter erigere protezione rispetto alla violenza e la civiltà del diritto come tutela rispetto alla sopraffazione? Ma dove ci troviamo?
Ho l'impressione che si rinunci a discutere su dubbi che possono essere legittimi, sulle formulazioni e sul miglior modo di esprimere questa protezione. Ho l'impressione che non sia questo l'oggetto della discussione se oggi una testata giornalistica pubblica in prima pagina - e arriviamo così al punto - il titolo: «Oggi una tagliola può sbarazzarci della legge Zan». Questo è il punto. Oggi si vuole cercare l'occasione per sbarazzarsi di una legge con un atto di violenza. È questa la funzione del Parlamento di fronte a una richiesta di tutela dei diritti? Ci stiamo dimettendo dalla discussione?
Oggi la richiesta è una sola: consentire che il Parlamento prosegua questa discussione e prenda le determinazioni che gli sono proprie. Siamo in una fase in cui sono stati depositati gli emendamenti; abbiamo l'opportunità di verificare argomenti e avviato una discussione su cui abbiamo posto una sola condizione, ossia che non si può lasciare indietro nessuno. Non può essere argomento della discussione scegliere chi tutelare e chi no. (Applausi). Questo è il punto. Su questo non ci si può chiedere di fare la scelta di Sophie su chi deve essere tutelato e chi no. Mi pare una richiesta accettabile, ma mi sembra anche che non vogliamo discutere di questo.
Prima della pausa per le elezioni amministrative ho preparato alcuni appunti, che ora faccio un po' fatica a rileggere visto il tempo trascorso, sulla libertà di opinione, sulla definizione normativa, su ciò che la Corte costituzionale ha statuito in tema di identità di genere, su cosa è la violenza e sul fatto che questa legge non toglie niente a nessuno. Ripeto, non toglie niente a nessuno.
Noi abbiamo una tradizione di leggi approvate in Italia a tutela dei diritti, sulle quali spesso si è discusso in questi termini; poi si è capito che non veniva tolto niente a nessuno.
Però mi rendo conto che oggi l'oggetto della discussione rischia di non essere questo. L'oggetto della discussione odierna è sbarazzarsi di una legge, per segnare forse qualche punto.
Io mi appello a tutti i singoli componenti di questa Aula, perché riterrei molto grave che i singoli componenti si dimettessero dalla loro funzione, che è quella di affrontare i temi, di discuterne, anche dividendosi sulle opzioni, ma esercitando appieno questo ruolo. Ma soprattutto sarebbe una dimissione dal rapporto con tutti i cittadini, compresi quelli che hanno espresso delle critiche, i quali si aspettano che queste critiche vengano discusse e non si aspettano che, con un atto violento, questa legge non possa essere discussa in questa Aula. Guardate che il celebrare la centralità del Parlamento e di questo Senato, spesso con una grande retorica, si va a scontrare con una decisione di questo tipo, cioè con la minaccia di portare questa legge a morire, come recita il titolo di quella testata giornalistica.
Questa è una gravissima separazione dalla democrazia, è un voltare le spalle ai cittadini, a quelli che hanno riempito le piazze e a quelli che hanno sollevato critiche; tutti si aspettano un dibattito e una presa di posizione. Questo è un tradimento della democrazia. Da questo punto di vista il mio appello va a tutti i senatori, affinché esercitino pienamente il proprio ruolo e ristabiliscano quello del Parlamento senza incorrere in un vero e proprio tradimento. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Caligiuri. Ne ha facoltà.
CALIGIURI (FIBP-UDC). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, oggi riprende la discussione sul disegno di legge che brevemente viene chiamato Zan, ma che credo sia più corretto denominare, in questa Aula e altrove, con il suo scopo: contrastare la discriminazione o violenza per sesso, genere e disabilità. Una battaglia di civiltà che coinvolge tutti - ribadisco: tutti - e che non dovrebbe invece aprire fronti differenti tra buoni e cattivi o tra progressisti e conservatori. Sembra quantomeno riduttivo affermare che il testo deve essere accettato così com'è, altrimenti si è contro il rispetto dei diritti umani.
Sono orgogliosa di far parte di un partito che dei diritti umani ha fatto una battaglia sin dalla sua nascita. Per noi di Forza Italia i diritti sono una priorità, come prioritario è il rispetto della Costituzione e delle nostre istituzioni. Una delle cose che spesso si legge, soprattutto nelle tante e-mail che in questi mesi ho ricevuto, è che, se questa Aula dovesse approvare anche un solo emendamento, il testo del disegno di legge dovrà tornare indietro alla Camera per essere approvato nuovamente, invalidando così un anno di lavori. Sì, la seconda lettura alla Camera è considerata invalidante. Questa argomentazione è offensiva nei confronti del nostro ruolo e della sacralità dell'iniziativa legislativa, di cui all'articolo 70 del dettato costituzionale, più volte richiamato in quest'Aula.
E ora? Ora questo collegamento al dettato costituzionale diventa più tergiversante. Il Senato ha pari diritto, che diventa anche dovere, a modificare il testo di qualsiasi disegno di legge che viene discusso al suo interno.
Condivido, oltre che comprendere perfettamente, la voglia di dare finalmente all'Italia una legge sui crimini d'odio. Ce n'è necessità, proprio per non dimenticare la paura di chi ha compiuto gesti estremi a causa dell'odio altrui, la voglia di libertà e serenità di chi è stato cacciato di casa e disconosciuto a causa del proprio orientamento sessuale e il silenzio di chi ogni giorno riceve vessazioni e violenze.
Ma, proprio perché c'è da rispettare loro, bisogna approvare definitivamente un testo degno della sua missione; proprio perché - come ha ricordato a luglio la collega Masini - sono venticinque anni che si cerca di approvare leggi simili senza mai riuscirci.
Colleghi, sappiamo bene che la politica è mediazione; se davvero si vogliono approvare delle leggi, devono essere frutto di mediazione. Lo vediamo ogni giorno in Commissione prima e in Assemblea poi. Utilizzando, invece, la narrativa del buono contro il cattivo, non si fa altro che allontanare una legge necessaria, una legge di cui un Paese civile ha assolutamente bisogno.
Per questo provvedimento serve uno scatto di coraggio da parte di tutte le forze politiche e sicuramente non prese di posizione nette e intransigenti. Sono sicura che ciascuno di noi vorrebbe essere parte di un momento storico per il nostro Paese dando il proprio contributo. Facciamo in modo che ciò sia possibile. Sono convintamente per un mondo pieno di colori, anche se oggi sono vestita di nero, e non solo bianco e nero, sia perché veramente amo circondarmi di colori per l'allegria e serenità che riescono a trasmettere, ma soprattutto perché è la stessa natura a fornircene una quantità illimitata. Spesso, però, per riuscire a coglierli, bisogna sforzarsi un po' di più rispetto a un semplice primo colpo d'occhio.
Colleghi, facciamo in modo che questo sguardo per cogliere tutti i colori sia realmente possibile. La condizione per essere umani è essere e sentirsi liberi senza il rischio di venire perseguitato per questo. Il nostro ruolo è quello di consentire ciò tramite percorsi legislativi che vadano a contrastare qualsiasi ostacolo alla libertà. In politica, come nella vita, le parole più belle sono i fatti. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ostellari. Ne ha facoltà.
OSTELLARI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghe, colleghi, Governo, abbiamo raccontato varie volte l'iter di questo provvedimento, ma vale la pena ribadirne alcune passaggi e concetti.
Abbiamo lavorato per mesi in Commissione e il lavoro svolto in quella sede è stato difficoltoso, ma era volto a fare una cosa essenziale e determinante per qualsiasi tipo di provvedimento, soprattutto per uno così importante, che vogliamo dare al Paese. Mi riferisco alla necessità di aprire al confronto: le audizioni osteggiate da molte parti erano necessarie per far emergere alcuni nodi giuridici che oggi tutti riconoscono nel provvedimento.
Tra i nodi giuridici principali c'è sicuramente quello legato all'articolo 1 sulle definizioni. Vi leggo alcuni passaggi che sono non della Lega, di qualche partito o di qualche soggetto che ha un interesse politico particolare, ma di soggetti venuti in Commissione che hanno reso la loro partecipazione, la loro idea e il loro pensiero qualificati. Per quanto riguarda le definizioni dell'articolo 1, qualcuno ha detto che sono basi molto fragili su cui tutto il disegno di legge si fonda. È rischioso soprattutto il fatto che lo Stato presuma di poter stabilire cosa sia l'uomo nella propria identità sessuale, nei suoi desideri e orientamenti tipici. Questo lo ha detto il professore Gianandrea Di Donna. Al famoso articolo 4 riporto quanto ha dichiarato Giovanni Maria Flick. Si rischia di dar luogo a una norma il cui tenore è del tipo: "io ti tutelo solo se". Ciò finirebbe per ridurre la libertà in questo campo, anche se vi è l'intenzione contraria di estenderla. C'è chi chiede: qual è l'errore tecnico pericoloso all'articolo 4 di questo disegno di legge?
È quello di restringere la portata del reato solo a questa forma di discriminazione e non alle altre.
Ancora sull'articolo 4, il professor Cesare Mirabelli afferma: «Non si può usare il concetto di "idoneità" nella valutazione di un'idea, chissà quando, come e per quale finalità espressa, e trasformare quella idea in un reato penale». Ancora lo stesso professor Mirabelli, sull'articolo 7, ha rilevato come la libertà della scuola e dell'insegnamento, l'indirizzo educativo dei genitori e gli impegni internazionali dello Stato siano necessità che dobbiamo continuare ad assicurare.
Ricordiamo poi il passaggio anche della nota verbale della Segreteria di Stato della Santa Sede, che ha sostanzialmente ricordato la necessità di affermare la piena libertà della Chiesa cattolica di svolgere la sua missione. Questo è quanto ha chiesto. A fronte di questi interventi, abbiamo chiesto più volte di poterci trovare e di poter chiudere un testo che potesse ottenere la maggioranza.
Come ha ricordato anche Pierluigi Battista, in questo Paese dobbiamo cercare di uscire dal dualismo. Abbiamo parti buone e parti cattive, che vengono così individuate da qualcuno: ci sono i buoni e i cattivi: l'uno contro l'altro. Io dico no. Qui non ci sono solo i buoni e cattivi: dobbiamo uscire da questo dualismo. In quest'Aula e anche nella nostra Commissione ho assistito da Presidente al verificarsi di una maggioranza ampia assolutamente disponibile a trovare una sintesi proprio sui nodi giuridici che abbiamo appena visto: gli articoli 1, 4 e 7. Quella maggioranza, però, non è riuscita a trovare un accordo a causa di chi vuole polarizzare, di chi vuole trovare solo la divisione tra buoni e cattivi. Le posizioni, quindi, non sono queste. Le posizioni sono diverse, le posizioni in quest'Aula hanno raggiunto - lo abbiamo visto - la possibilità di trovare una sintesi e quella sintesi la si percepisce, la si sente anche negli incontri che abbiamo cercato di fare più volte, anche ieri, al tavolo che abbiamo convocato.
In realtà, la differenza è legata solo alla volontà di trovare o meno una soluzione a quella che tutti hanno determinato come necessità di intervento giuridico per tutelare le libertà di tutti e per migliorare un testo che qualcuno invece non vuole assolutamente toccare. (Applausi). Questa è la verità. Questo era quello che dovevamo e volevamo fare.
La maggioranza di questa Assemblea vuole trovare una soluzione che sia utile al Paese contro le violenze, contro le discriminazioni. Abbiamo ripetuto varie volte che lo vogliamo fare. È questo l'obiettivo che vogliamo raggiungere, ma dobbiamo farlo con lo strumento utile e giusto, che sia giuridicamente inattaccabile, per garantire tutti e non perché bisogna assolutamente difendere un testo.
Se quel testo presenta delle difficoltà giuridiche, dei nodi giuridici, va modificato: siamo chiamati per fare questo, è la nostra missione.
Pertanto, anche rispetto all'incontro di ieri è francamente inaccettabile che qualche parte - in questo caso il PD - abbia posto una condizione: o si toglie la pregiudiziale - così chiamata da loro, ma si tratta solo di un emendamento - oppure non si siedono al tavolo e non parlano del merito. Di fronte a tale proposta, nonostante la disponibilità della Lega, di Forza Italia e Italia Viva, di chi era presente a quel tavolo, di spostare il voto di oggi, di sedersi attorno al tavolo e trovare la mediazione su quei tre punti, qualcuno ha detto di no. Questo diniego ha un nome e cognome: è il PD che dice di no (Applausi). Il Partito Democratico dice no a un rinvio e, quindi, alla possibilità di trovare la sintesi su quei tre punti. Questo è ciò che abbiamo registrato, questa è la verità oggettiva.
Di fronte a questo, oggi possiamo allora solo prendere atto di una situazione e dare voce a quella che prima ho definito la maggioranza di questo Parlamento: la maggioranza di quest'Assemblea vuole una legge che tuteli tutti. Facciamola assieme. Abbandoniamo allora quel percorso, visto che qualcuno non lo vuole affrontare con lealtà. Andiamo avanti e produciamo quindi... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Senatore, il tempo a sua disposizione è scaduto. Può depositare il testo del suo intervento affinché sia pubblicato in Allegato al Resoconto della seduta odierna. (Applausi).
È iscritto a parlare il senatore Barboni. Ne ha facoltà.
BARBONI (FIBP-UDC). Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, debbo dire che, almeno per quanto si può notare oggi, l'atteggiamento intorno al disegno di legge in esame è in parte cambiato. Finora, infatti, chiunque osava soltanto adombrare qualche dubbio, anche legittimo, sul contenuto di alcuni articoli, come minimo veniva identificato come un oscurantista o, nella peggiore delle ipotesi, come un omofobo, con tanto di registrazione delle proprie opinioni e trasmissione sui social. In questi mesi tale percorso ha accomunato anche altre persone: penso - per esempio - all'onorevole Mantovano, che ha osato commentare in un libro l'articolato del disegno di legge Zan, valutando anche le criticità; libro che è dovuto sparire dagli scaffali delle librerie. Miglior sorte nei commenti - come ricordava prima anche il presidente Ostellari - non è toccata alla Segreteria di Stato della Santa Sede, che ha semplicemente fatto il proprio dovere: essendo uno Stato concordatario, ha semplicemente ricordato che alcune previsioni normative del disegno di legge, a suo parere, andavano a violare i Patti concordatari.
In questi mesi abbiamo, quindi, vissuto una sorta di clima da caccia alle streghe, condito anche da affermazioni almeno strane (Applausi). Qualcuno ha anche detto che il disegno di legge in discussione salva delle vite. Ebbene, se un disegno di legge salva delle vite, evidentemente vi deve essere un buco normativo; se vi è un buco normativo, anche se vi è la possibilità di salvare una sola vita, ancorché in potenza e non in atto, va colmato con la decretazione d'urgenza.
Io credo che se in tutto questo periodo - quattordici mesi di Governo giallo rosso con tantissimi decreti - non si è ritenuto di intervenire sulla materia, forse è perché, probabilmente, questo provvedimento non salva delle vite, come detto da qualcuno. Allora, se questo provvedimento non salva delle vite, ma forse tutela dei diritti, io credo vi sia in questo momento un problema più importante nel Paese, quello della crisi economica. Viviamo una pandemia e vi siamo ancora pienamente all'interno. Viviamo la crisi economica post pandemica: credo che questa sia la priorità dell'azione di Governo.
Ad ogni buon conto, già vi sono norme in materia che tutelano le situazioni che sono poi ulteriormente precisate dall'articolato di legge. Pertanto, non essendovi un vulnus, non essendovi una vacatio legis, possono continuare a essere vigenti le norme esistenti. Poiché non vi è urgenza, compito nostro è rivendicare la titolarità dell'azione parlamentare.
Dall'inizio della legislatura le Camere sono state trasformate in una sorta di organi per la decretazione d'urgenza con monocameralismo fiduciario. Finché si affrontavano gli argomenti discussi all'inizio, potevano sorgere dei dubbi. Durante la crisi pandemica, invece, credo che questo modo di procedere sia stato un atto dovuto. Di fronte ai disegni di legge e perlomeno sugli atti di iniziativa parlamentare, però, recuperiamo la nostra funzione.
La nostra funzione consta semplicemente nell'enunciare le criticità del testo. Allora, sulle criticità del testo, va sicuramente citato l'articolo 4, che va modificato, per lasciare la possibilità alle persone di esprimere liberamente le proprie opinioni. Cito un esempio che deriva da un'intervista dell'onorevole Zan.
A domanda di un giornalista se, all'atto dell'approvazione della legge recante il suo nome, si avrebbe avuto comunque diritto di ritenere che un uomo che si dichiara donna non sia donna e se, con una simile legge, dirlo in televisione sarebbe stato considerato istigazione all'odio, l'onorevole Zan ha risposto di no, ma resta un atteggiamento di non rispetto e, in ogni caso, decide il giudice. A mio avviso, la balcanizzazione giudiziaria delle idee e della libertà di espressione è qualcosa da evitare.
Altra questione è quella legata all'articolo 7, comma 3, con il quale si tenta, per via surrettizia, di introdurre la cultura gender nelle scuole. (Applausi). Nella scuola di uno Stato laico e concordatario come il nostro, nel quale l'ora di religione diventa facoltativa e dove, giustamente, si può anche aprire a una istruzione che prepari le future generazioni a un mondo multietnico e multilaterale, ritengo sia utile e importante affrontare tutti i temi. Questi temi, però, vanno concordati inevitabilmente col criterio della paideia dei nostri ragazzi e con le famiglie. Introdurli surrettiziamente nella giornata contro le discriminazioni è un punto da rivedere. (Applausi).
In ultima analisi, noi, come forza politica, come Forza Italia, abbiamo sempre manifestato al nostro interno, anche durante il dibattito svolto, differenti opinioni e differenti sensibilità. In ogni caso, noi siamo una forza politica aperta al confronto e al dialogo. Quindi, raccogliamo l'invito di alcuni colleghi della maggioranza che siedono dall'altra parte dell'Emiciclo a sedersi intorno a un tavolo e a trovare una formulazione di legge che non aumenti i reati, che assicuri i diritti e li tuteli, ma che garantisca le libertà di tutti. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà.
CONZATTI (IV-PSI). Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, Antonio ha sedici anni ed è stato ripetutamente umiliato dai suoi coetanei perché gay. Anche a Cosmo e Max hanno incendiato l'auto e sono stati vittime di attenzioni omofobe.
Paola è trans ed è stata insultata in un bar a Pavia nell'indifferenza dei clienti. Giulio è un ragazzino di tredici anni che ha letto scritte omofobe nella propria scuola. Antonio, Cosimo, Max, Paola e Giulio sono solo alcune delle persone vittime di reati d'odio, vittime di omolesbobitransfobia. Non sono solo nomi: sono persone che hanno diritto di avere strumenti di tutela. Potrebbero essere i nostri figli, potrebbero essere i nostri amici, potrebbero essere i nostri parenti e lo sono in molti casi. Ed è proprio da questo aspetto umano che dobbiamo partire per capire che ampliare la fattispecie dei reati d'odio anche alle discriminazioni omofobe e transfobiche è semplicemente giusto.
L'Italia, nella classifica della Rainbow Europe map, è al ventitreesimo posto su ventisette Paesi, nella stima che tutti gli anni si fa rispetto all'adeguatezza del sistema legislativo alle politiche adottate per evitare fenomeni d'odio. Anche Eurobarometro conferma che, tra i Paesi avanzati, siamo davvero agli ultimi posti. Non siamo ancora in grado di accettare che omosessuali ed eterosessuali abbiano realmente gli stessi diritti e le stesse libertà e possano vivere realmente liberi dalla paura. I dati ce lo confermano: abbiamo ancora un grossissimo lavoro da fare - e bisognerebbe farlo a partire da quest'Aula - per assorbire l'arretratezza culturale ancora dilagante nel Paese.
Siamo in ritardo rispetto a noi stessi di venticinque anni, perché venticinque anni fa abbiamo già detto che i crimini d'odio per motivi di razza, etnia, nazionalità e religione dovessero essere contrastati. Oggi siamo a un passo da un altro grande risultato che non possiamo assolutamente mancare. Siamo in ritardo anche rispetto all'Europa: ventidue Paesi su ventisette hanno già adottato normative specifiche. Basta leggere i nostri ottimi dossier parlamentari per rendersi conto di quanto siamo in ritardo. L'Italia non può davvero permettersi di perdere altro tempo, infrangendo la nostra civiltà su contrapposizioni che giudico anacronistiche o, peggio, su tattiche partitiche e parlamentari, sulla pelle di chi ogni giorno viene picchiato, discriminato, vilipeso e offeso. Non è consentito avere dubbi sui diritti inviolabili dell'uomo. Serve una legge a cui ci si possa appellare. Per questo Italia Viva ha votato «sì» alla Camera, ha votato «sì» in Commissione giustizia del Senato, ha votato «sì» in quest'Aula per difendere questi principi da assurde pregiudiziali di costituzionalità. Non abbiamo alcun dubbio che l'unica risposta possibile a una legge che condanni omofobia e transfobia sia sì.
Personalmente non ho neppure alcuna difficoltà ad approvare questo testo di legge. Prendo però atto che anche i senatori che non credono alle fake news che abbiamo sentito in quest'Aula e fuori, che questo disegno di legge sia un attacco alla famiglia tradizionale, che parli di utero in affitto o metta limiti alla libertà, anche se sono onesti intellettualmente, hanno però dei dubbi, alcune perplessità rispetto ad alcuni aspetti critici del testo. Se questi senatori sono disponibili a lavorare per approvare un testo migliore, allora noi tutti dobbiamo dare loro la disponibilità di un confronto vero. Non capisco e non ho mai capito chi dice «o questo testo o nessun testo». Lo dico dalla posizione di chi questo testo lo voterebbe e lo voterà. Non lo capisco. È per questo che tre giorni fa ho accolto con grande favore l'inedita nuova posizione espressa dal segretario del Partito Democratico rispetto all'apertura di una mediazione.
Peccato che un'altra parte del Partito Democratico non abbia seguito la linea di partito e, infatti, ieri la posizione è mutata e ora non c'è alcun accordo. Siamo in Aula, a poche ore dal voto, senza un accordo. Non capisco chi preferisce issare bandiere piuttosto che dare risposte reali alle persone che hanno bisogno. (Applausi).
Mi rivolgo di più al Partito Democratico, perché chi può di più deve fare di più. Italia Viva, da sempre, da luglio, da prima, è stata aperta alla mediazione e ha costruito delle ipotesi, delle proposte sulle quali ragionare, sugli articoli più controversi, i primi. Abbiamo proposto di tornare al disegno di legge Scalfarotto, definendo reati tutte le azioni di omofobia e transfobia, perché siamo convinti che in questo modo qualsiasi reato, commesso da chiunque verso chiunque, tuteli di più, ampli la fattispecie delle tutele, senza escludere nessuno.
Sull'articolo 4 non abbiamo pregiudizi.
Siamo convinti di ciò che ci hanno detto autorevoli costituzionalisti. Ma l'articolo 4 è stato modificato alla Camera dal centrodestra; se ora lo stesso centrodestra vuole tornare sui propri passi e modificarlo o toglierlo, nulla osta.
Rispetto alla scuola, credo - e lo dico non solo su questo, ma anche in tema di violenza di genere - che la scuola possa fare molto. In questo caso può fare molto per ricordare il 17 maggio del 1990 (non altre date), quando l'OMS ha depennato l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali: è una giornata che deve essere ricordata. Io penso che la scuola possa fare molto anche nell'insegnare il rispetto: il rispetto: verso le donne, verso i disabili, verso gli LGBTQI+, comunque ciascuno voglia sentirsi; verso chi ha una razza, un'etnia, una nazionalità, una religione diverse. La scuola deve insegnare questo e noi l'abbiamo già deciso in quest'Aula nel 2015, con la buona scuola. Questo testo lo ribadisce e non aggiunge altro. Tuttavia, se noi vogliamo dire che è altrettanto meritevole rispettare l'autonomia scolastica, lo possiamo fare, lo dobbiamo fare.
Italia Viva è da sempre in prima linea. Ci sono dei parlamentari che la scorsa legislatura hanno avuto l'onore di volere e votare la legge sulle unioni civili. Oggi noi vorremmo davvero mettere al sicuro anche una legge contro l'omotransfobia. (Applausi).
Se diciamo che vogliamo mediare e poi non apriamo al confronto; se riempiamo le piazze ma abbiamo un'Aula di voti vuoti, avremmo reso un pessimo servizio a tutte le vittime dei crimini d'odio. E avremmo reso un pessimo servizio anche alla politica, perché la politica - almeno quella che piace a me - è dialogare, è costruire aperture, è approvare leggi; lo facciamo su tutte le leggi, da quella di bilancio a quelle sull'ambiente, mediando, trovando delle soluzioni. E tanto più dobbiamo farlo quando in ballo ci sono le persone.
Dobbiamo farlo anche per un altro messaggio. L'Italia ha bisogno di essere pacificata. Approvare una legge assieme serve non solo ad avere una legge, ma anche a fare in modo che tutto il Paese sappia che deve riconoscere l'altro da sé e che deve rispettarlo per come è. I nostri ragazzi più giovani, i nostri figli adolescenti a casa ci chiedono di non deluderli, di poter guardare a una politica ascoltabile, che permetta loro di avere un sogno. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà.
*QUAGLIARIELLO (Misto-IeC). Signor Presidente, colleghi senatori, potremmo occupare sessioni intere dei lavori dell'Assemblea per argomentare il fatto che il presente dibattito possa apparire un po' lunare, o comunque intempestivo, alla luce delle difficoltà che il Paese sta attraversando: divisivo in un momento nel quale forze politiche così eterogenee sono impegnate in uno sforzo comune di unità nazionale; ultroneo in quanto il nostro ordinamento già prevede strumenti di tutela e sanzione a fronte di comportamenti lesivi di diritti altrui. Ma non lo faremo.
Potremmo spiegare come, da liberali, siamo contro la segmentazione delle persone in categorie, perché ogni individuo merita protezione in quanto tale; perché continuare a procedere per leggi speciali non fa altro che creare ghettizzazione e suggerire "diversità"; perché applicare principi validi per tutti di volta in volta a questa o a quella tipologia di persone, magari usandone qualcuna strumentalmente come foglia di fico, farà sì che ci sarà sempre qualcuno che si sentirà escluso. Ma non lo faremo. Di fronte alla paventata esigenza di introdurre una tutela ulteriore rispetto alla violenza e alla discriminazione siamo talmente pronti a non tirarci indietro da aver promosso, come centrodestra, un disegno di legge che si prefigge esattamente questo scopo, riprendendo lo schema di una proposta del collega deputato Ivan Scalfarotto, sottoscritta anche dall'onorevole Zan, con il pregio aggiuntivo di non agganciarsi alla legge Mancino e dunque di non correre neanche il rischio di scivolare nel campo del reato di opinione.
Sgombrato dunque il campo dalla pur comprensibile polemica sulla reale impellenza del provvedimento in esame - della quale, sia detto per inciso, forse nemmeno i suoi sostenitori sono davvero persuasi visto che hanno impiegato mesi a recedere dalla linea «o il testo così com'è, o morte» - e ribadita, come dicevo, la disponibilità ad approvare in un minuto una legge contro violenza e discriminazione, soffermiamoci su alcune delle tante ragioni per le quali il testo al nostro esame a nostro avviso non va e, se mi consentite, su un dato culturale di fondo. Tanto per cominciare, questa non è una legge che introduce nuovi diritti come una certa narrazione vorrebbe dare ad intendere. Questa è una legge che introduce nuove sanzioni penali. Non è un reato fare ciò - scusate il gioco di parole - ma dobbiamo essere chiari sul punto. Gli unici diritti che da una finestra spalancata entrerebbero nel nostro ordinamento sono quelli surrettiziamente connessi alla definizione di identità di genere, e fra poco dirò qualcosa in proposito.
Quanto alle sanzioni penali, per come il testo è formulato esse non si limitano a rafforzare gli strumenti di contrasto alla violenza, ma investono appieno l'ambito delle opinioni, trascinandole in un campo suscettibile delle più disparate interpretazioni giurisprudenziali. E qui entriamo in un paradosso. Chi infatti non crede al pensiero unico ritiene pienamente legittimo il pluralismo culturale. Sicché, in tema di opinioni, è lecito anche che vi sia chi ritiene di doverle limitare e chi ambisce a che la legislazione del XXI secolo riproponga sostanzialmente l'impianto del codice Rocco. Per la stessa ragione, però, dovrebbe anche essere lecito che da liberali la si pensi in modo differente: che la violenza debba essere perseguita sempre, ma che le opinioni, anche se urticanti, antipatiche, inopportune, debbano essere tollerate. Dovrebbe essere lecito cioè avversare un impianto normativo che, in tema di opinioni, si rifà - diciamo così - più a Rocco che a Voltaire. È decisamente più singolare il fatto che a spingere per la "soluzione Rocco" - chiamiamola in questo modo - sia una parte importante della sinistra. È proprio così: al netto dello scontro fra gli schieramenti canonici, che nonostante la parentesi di unità nazionale restano contrapposti, è sempre più evidente come questa vicenda interroghi soprattutto la sinistra.
Per carità, nulla di inedito: fin dal 1921 quest'ultima è stata solcata al proprio interno da una dicotomia tra un'area più liberale e un'area autoritaria. E lo stesso accade a destra, con la differenza che a destra, almeno in questa circostanza, il problema del rapporto tra autoritarismo e libertà è assorbito da un approccio pragmatico e di buonsenso che in qualche modo lo sterilizza. A sinistra, invece, la dicotomia si sta riproponendo con prepotenza in occasione di questo dibattito. Ma la novità è che a orientarsi verso l'impostazione autoritaria, che vorrebbe risolvere la partita antropologica e ideale utilizzando sostanzialmente il codice penale, è quel partito radicale di massa che da tempo, inverando la profezia di Augusto Del Noce, incarna la sinistra "istituzionale" e "ufficiale"; mentre le voci dissidenti vengono dall'ala più identitaria e a sinistra della sinistra.
Colleghi, non voglio strumentalizzare nessuno, ma suscitare in voi un supplemento di riflessione. Se non riuscite a essere persuasi dagli argomenti dei vostri avversari, provate almeno ad ascoltare le perplessità di personaggi di varia estrazione accomunati dal non essere certo annoverabili come pericolosi reazionari: Marina Terragni, Stefano Fassina, Cristina Comencini, Mario Capanna, Cristina Gramolini, Fabrizio Cicchitto, Maurizio Turco, Emma Fattorini, Beppe Vacca, Silvia Costa, Teresa Armato, e potrei continuare.
Arrivo al punto dolente, e consentitemi di farlo attraverso un aneddoto ai limiti della goliardia.
Quando la nuova segreteria del Partito Democratico ha promosso l'avvicendamento al vertice del Gruppo parlamentare al Senato per affidarla a un esponente di sesso femminile, mi sono consentito una battuta con l'allora capogruppo uscente, il collega Marcucci. Gli ho detto: «Andrea, che problema c'è? Invoca il disegno di legge Zan, di' che ti autopercepisci donna e il tuo problema è risolto!». Ovviamente scherzavo, ma neanche troppo.
All'amico Enrico Letta ho detto pubblicamente che la battaglia per la "parità di genere" e quella per l'"identità di genere" - se quest'ultima è intesa nel senso della definizione di cui al disegno di legge Zan - non possono stare insieme; si contraddicono frontalmente.
Senza tirare in ballo altri colleghi facciamo un ulteriore esempio: cosa accadrebbe se una donna assurta a un determinato ruolo proprio in virtù del proprio essere donna si svegliasse una mattina percependosi uomo? Si ricomincerebbe da capo la conta sul pallottoliere rosa e azzurro fino al prossimo cambio di percezione? O si dovrebbe ammettere che, al di là delle bandierine ideologiche che si vorrebbero tramutare in testi di legge, l'identità è qualcosa di consustanziale alla persona e impossibile da scindere del tutto da un ancoraggio alla biologia e al diritto naturale?
Colleghi, non mi improvviso - per onestà intellettuale - un femminista d'antan e non sono nemmeno un fanatico delle quote se non come meccanismo provvisorio per innescare processi spontanei; ma come non vedere che introdurre il diritto all'autopercezione, con il pretesto della lotta alla violenza, rischia di vanificare decenni di lotte femministe? Come non vedere ciò che sta accadendo dove l'identità di genere è già una realtà, con atleti con corpi da uomo che partecipano a gare femminili, con detenuti maschi che ottengono il trasferimento nel braccio rosa del carcere? E come non vedere che il concetto di fluidità di genere mette in discussione lo stesso concetto di omosessualità, che ha un senso fintantoché il sesso di appartenenza è un parametro non opinabile?
In discussione non c'è il ripudio della violenza, sul quale possiamo accordarci in un minuto. E non c'è nemmeno la facoltà di compiere nella propria vita personale scelte libere e il diritto di non subire per questo alcuna discriminazione.
La divisione, al fondo, è tra chi ritiene che la libera scelta della persona muova da un dato di realtà che si è liberi di contraddire con i propri comportamenti ma non di negare nella sua essenza... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. La ringrazio, senatore. Se vuole, può allegare al Resoconto della seduta odierna il testo del suo intervento. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà.
BALBONI (FdI). Signor Presidente, se la questione fosse semplicemente quella di proteggere meglio le persone omosessuali, bisessuali e transessuali dalla violenza fisica e morale cui ancora sono troppo spesso sottoposte, anche se non così spesso come si vorrebbe far credere, non ne staremmo discutendo da mesi. Fratelli d'Italia sarebbe favorevole, come abbiamo sempre detto in ogni occasione, ribadendolo anche con la presentazione dei nostri emendamenti, in particolare con quello che introduce all'articolo 61 del codice penale il punto 1-bis per aggravare la pena nei confronti di chi abbia commesso il fatto in ragione dell'origine etnica, della fede religiosa, della nazionalità, del sesso, dell'orientamento sessuale o della disabilità della persona offesa. Abbiamo poi proposto un altro emendamento per escludere che si possa operare un giudizio di comparazione che renda prevalenti o equivalenti le attenuanti nei confronti della nuova aggravante che proponiamo. (Brusio). Chiedo scusa ai colleghi se li sto disturbando, ma sto parlando a braccio. (Applausi).
È però chiaro che il problema non è qui, perché - lo ripeto - saremmo tutti d'accordo, se fosse semplicemente questo. Il punto è che con la legge al nostro esame si vuole perseguire una finalità ulteriore, molto più discutibile. La finalità che si vuole perseguire con questa legge, come ormai è chiaro a tutti, è quella di introdurre un vero e proprio reato di opinione nel nostro ordinamento giuridico. Con questa legge infatti non rendiamo punibili soltanto gli atti di violenza o di istigazione alla violenza... (Brusio). Vorrei parlare senza essere disturbato, forse chiedo troppo, senatrice Bernini. Non rendiamo punibili soltanto la violenza o l'istigazione alla violenza, ma anche l'istigazione alla discriminazione. Soltanto per l'istigazione al suicidio esiste una norma del genere e se ne comprendono le ragioni. È singolare il fatto che si renda reato l'istigazione a commettere un fatto che in sé non lo è.
È chiaro che l'istigazione alla discriminazione ha come base il concetto di identità di genere, che è indeterminato e fluido e dipende dall'autocertificazione, ossia dallo stato d'animo del soggetto in quel momento: basta leggere infatti la definizione dell'articolo 1 per rendersi conto che l'identità di genere, com'è definita dalla legge, dipende esclusivamente dallo stato d'animo interiore del soggetto interessato.
Coniugando l'istigazione alla discriminazione con l'identità di genere si ottiene allora il risultato aberrante per cui una legittima opinione può essere trasformata in reato. Questo è l'effetto oggettivo, forse anche indesiderato e non voluto, cui porterebbe la legge. Potrebbe diventare allora reato sostenere che un bambino ha diritto a un padre e una madre, perché chiaramente le coppie gay si potrebbero sentire discriminate. Potrebbe diventare reato sostenere che magari un uomo non può partecipare a competizioni sportive femminili solo perché si sente donna, perché chiaramente potrebbe sentirsi discriminato. Potrebbero verificarsi fatti aberranti, come quel religioso che è stato arrestato nella metropolitana di Londra soltanto perché predicava che Dio ha creato l'uomo e la donna. Potrebbero verificarsi cioè fatti che metterebbero in discussione la libertà di opinione.
Questo effetto, colleghi - mi rivolgo soprattutto a una parte dell'Emiciclo - si verificherebbe indipendentemente dalle modifiche che proponete agli articoli 1, 4 e 7, perché è nell'articolo 2 che sono contenuti questi rischi: è questo infatti che parla di istigazione alla discriminazione; è lì il punto vero su cui dobbiamo riflettere. (Applausi). Si dice che tanto poi c'è l'articolo 4 che pone rimedio a questi pericoli, ma non è così. L'articolo 4 - lo ricordo - dice che è fatta salva la libertà di manifestare le proprie opinioni. Bello sforzo che fate: c'è già l'articolo 21 della Costituzione che lo dice; grazie per avercelo ricordato, ma immaginavamo che esso valesse a prescindere dal richiamo di una legge semplice. (Applausi). Scusate se avevamo questa idea, forse siamo in ritardo nei confronti della cultura giuridica progressiva della sinistra.
Il veleno però è nella coda, perché - pensate un po' - l'articolo 4 di questo disegno di legge ordinaria dice che l'articolo 21 - quindi si vuol porre un limite alla Costituzione con una legge ordinaria - vale purché le manifestazioni di pensiero non siano «idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti».
La domanda che vorrei fare, alla quale non ho mai avuto risposta, allora, è la seguente: chi stabilisce se queste opinioni sono o no idonee a determinare tale concreto pericolo? Chi lo stabilisce? Lo stabilite voi, noi o il Parlamento? No: lo deve stabilire un giudice, ovviamente. Confidiamo allora nell'equilibrio e nella saggezza del magistrato al quale saremo sottoposti, qualora dovessimo avere la disavventura di esprimere queste opinioni così sgradite a una parte del mondo LGBT (a una parte, perché ovviamente non tutti condividono). Pur sempre di fronte a un giudice dovremo andare, però: domani potrei essere denunciato da un attivista LGBT soltanto perché dico, ad esempio, di essere contrario alle adozioni gay; poi di fronte al giudice dovrei giustificarmi e sperare di trovarne uno equilibrato e saggio, che comprenda che ho manifestato il mio pensiero.
Quale sarà l'effetto di questa legge (che poi è il vero effetto voluto e desiderato da questa legge ed è il motivo per cui non ne volete cambiare neanche una virgola)? L'effetto sarà che - come sta avvenendo già in tanti Paesi, dove norme simili sono in vigore - le persone che hanno una certa idea della famiglia, della paternità, della maternità e della differenza fra i sessi si autocensureranno. (Applausi). Questo è l'effetto che volete perseguire: mettere il bavaglio alla maggioranza degli italiani, che credono ancora che la famiglia sia un valore, che i bambini abbiano diritto a essere tutelati e che i diritti di tutte le persone, omosessuali o no, vadano tutelati senza ledere gli uguali diritti degli altri.
Ecco perché noi diciamo che questo disegno di legge è sbagliato ed ecco perché pensiamo che sia meglio nessuna... (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mirabelli. Ne ha facoltà.
MIRABELLI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato con attenzione il dibattito svolto in quest'Aula, sentendo spesso parlare di cose che non c'entrano con il disegno di legge. Ora ho sentito il collega Balboni dire che questa è una legge contro la famiglia e ho ascoltato senatori spiegarci che serve a regolare la transizione: non è vero. Ho sentito persone spiegarci che essa serve a consentire ai maschi di andare a giocare nei campionati femminili: non c'entra nulla. Ho sentito tantissime cose dette a prescindere dal contenuto della legge.
Il provvedimento in esame ha un obiettivo: tutelare le persone che sono più esposte alle discriminazioni per la loro condizione e le loro scelte di vita. Questa è la legge e serve a non lasciare sole queste persone, riconoscendo loro un pieno diritto di cittadinanza. È una legge che parla di diritti e libertà e non toglie qualcosa a qualcuno. Questa è la legge Zan; questo è ciò di cui stiamo parlando; questo è il testo approvato alla Camera dei deputati da una larga maggioranza.
Questa è la legge che, insieme ad altri Gruppi politici, abbiamo sottratto all'ostruzionismo. Il senatore Ostellari dice che questa è una colpa, ma non è così. (Applausi). Rivendico il merito del Partito Democratico di aver forzato, qui in Aula, l'iter di un provvedimento che altrimenti sarebbe ancora in Commissione e su cui si starebbero ancora facendo audizioni o altri giochetti per bloccarlo. La legge adesso è qui, c'è un testo scritto e bisogna discuterlo. Rivendico il merito delle forze che hanno fatto questa scelta. Non prendiamoci in giro: ci sono voluti tre mesi per calendarizzare il provvedimento, poi si è voluto associarlo ad altri disegni di legge e si è altresì messa in campo una potenza di 170 audizioni, tutte svolte e in presenza. Non prendiamoci in giro. (Applausi). Questa legge non la volevano tutti in questo Parlamento e non so se la vogliano ancora tutti. Questo è il punto.
È certamente imperfetta, allora lavoriamoci. Avevamo detto di essere pronti e l'ha ribadito il segretario nazionale l'altro giorno. Ora che la legge è in Aula siamo disponibili a modifiche, che per noi devono tenere fermi due punti. Quanto al primo, se modifiche ci devono essere, non possono essere tali da togliere a qualcuno le tutele e i diritti che la legge oggi riconosce. (Applausi). Non possiamo discriminare tra le persone che questa legge si propone di tutelare.
Poi credo che non possiamo tornare indietro rispetto alla scelta di dare un'indicazione precisa: introdurre la discriminazione nei confronti di queste persone tra i reati d'odio e dire con chiarezza che lo Stato sta al fianco delle persone più esposte e più deboli (Applausi), la tutela ed è in campo per punire chi discrimina le persone per la loro condizione di debolezza e per le loro scelte.
Credo che potremmo discutere e non penso che questa legge istituisca - come ha detto poco fa il senatore Balboni - un reato di opinione. Non penso che sia così. Lo vogliamo chiarire meglio? Facciamolo. Questa è una legge che colpisce chi concretamente compie discriminazioni nei confronti di queste persone. Ora voglio dire con grande chiarezza, però, che discuteremo e, finita la discussione generale, voteremo su una proposta di non passaggio all'esame degli articoli. Chi ha contrastato dall'inizio questa legge (non nei dettagli, ma nel merito) oggi propone di non passare all'esame degli articoli. Qualcuno si stupisce se il Partito Democratico, il MoVimento 5 Stelle e Liberi e Uguali, le forze che hanno sostenuto e che sostengono di più questa legge, oggi dicono che, prima di discutere sulle modifiche, ci dev'essere chiarezza su questo punto. Non capisco quale sia lo stupore, se ieri abbiamo condizionato la possibilità di proseguire la trattativa o la discussione di merito a questo passaggio.
Il non passaggio all'esame degli articoli vuol dire affossare la legge, perché da domani di questo disegno di legge non si discuterà più e non ci sarà più. Volere davvero questa legge e una trattativa oppure volerla affossare sono due cose che non possono stare insieme. Decidete: quest'Aula deve decidere se vuole affossare la legge o la vuole migliorare e approvare, questo è il punto. (Applausi). Tanti ci hanno spiegato in questi mesi di essere disponibili a mediazioni, a discussioni e a trattative. Benissimo: che credibilità ha però chi mi propone contemporaneamente la trattativa e poi mi propone e vota il non passaggio all'esame degli articoli, cioè l'affossamento della legge? Che credibilità c'è? (Applausi).
Ripeto che siamo pronti a lavorare per modificare questa legge, ma dobbiamo passare questo scoglio. Discutiamo di una legge che solo noi non abbiamo nell'Europa dei diritti e delle libertà; e di allargare i diritti e le libertà in questo Paese e di tutelare le persone o, altrimenti, discutiamo di cancellare questa legge: le due cose non stanno insieme. (Applausi). Mi aspetto che sia chiaro a tutti i liberali che ho sentito esprimersi che il risultato del voto che ci verrà proposto tra poco è cancellare la legge (una legge che comunque tutti a parole qui hanno ritenuto di raccontare come necessaria).
Spero che la maggioranza del Senato voglia proseguire nella discussione della legge e dica alle tante persone che questa legge vuole tutelare e che guardano a quest'Assemblea che noi ci siamo, che siamo al loro fianco. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ronzulli. Ne ha facoltà.
RONZULLI (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli senatori, vorrei per prima cosa spazzare il campo da ogni equivoco. Vorrei premettere subito un concetto, affinché la nostra posizione sia ben chiara e non possa essere equivocata da nessuno.
Forza Italia non è, non è mai stata e non sarà mai a favore di alcun tipo di discriminazione. (Applausi). Altri, basandosi sull'odio, sulla menzogna e sulla costante denigrazione dell'avversario hanno costruito buona parte della propria fortuna politica, ma noi alle aggressioni anche solo verbali e alla ghettizzazione delle persone abbiamo sempre detto di no. (Applausi). Al contrario di quanto dicono i promotori del disegno di legge Zan, così com'è non è una legge di libertà, che allarga la platea dei diritti e tutela i più deboli, perché, se lo fosse, Forza Italia la voterebbe e la sosterrebbe. (Applausi).
Da liberali, da cristiani e da garantisti siamo sempre dalla parte dei diritti e soprattutto di quelli dei più deboli, ma il disegno di legge Zan fa tutt'altro. Nonostante il titolo, non tutela la libertà, la limita; non combatte le discriminazioni, ne istituisce di nuove e ne crea di serie A e di serie B. Noi crediamo davvero nella parità dei cittadini di fronte allo Stato, alla legge e alle istituzioni, quella parità che il disegno di legge Zan dice di voler promuovere. Proprio perché ci crediamo, ci rifiutiamo di distinguere i cittadini sulla base dell'orientamento sessuale, come ci rifiutiamo di farlo sulla base della nascita, del censo, del colore della pelle, del sesso di appartenenza, delle opinioni politiche o religiose o degli stili di vita.
Crediamo che le giuste tutele spettino a ogni essere umano, senza distinzioni, e che ognuno abbia pari diritto a non essere discriminato, dileggiato, aggredito e insultato. (Applausi). Crediamo anche che le leggi in vigore in Italia già garantiscano questo: tutti gli episodi di discriminazione o violenza omofobica che vengono citati oggi non rimangono impuniti; già oggi vengono perseguiti, com'è giusto che sia, ma crediamo che si possa fare di più e meglio. Per questo avevamo presentato un disegno di legge che affrontava questi temi senza pregiudizi ideologici, non una legge bandiera da sventolare come un manifesto elettorale, ma una che coniuga i diritti di tutti con la tutela fondamentale della libertà.
Per queste stesse ragioni eravamo pronti a discutere, ragionare e migliorare un testo che, così com'è, francamente è inaccettabile per chi crede nella libertà e nella parità dei diritti. Questa legge non combatte l'omofobia: è solo una seducente e ingannevole copertina patinata. Difendere i diritti non significa scriversi sul palmo di una mano «DDL Zan» a favore di telecamere e di selfie. (Applausi). Mi chiedo infatti quanti tra coloro che rendono dichiarazioni pubbliche e pubblicano foto sappiano veramente di cosa stiamo parlando.
Avete voluto forzare i tempi perché non vi interessa una buona legge, ma fare qualcosa di sinistra e compiacere un mondo di associazioni che pretendono di rappresentare la totalità delle persone omosessuali. Il vostro vero intento è fare un indegno uso politico della sofferenza di tante persone. Ciò dimostra in tutta evidenza solo una cosa: a voi delle persone LGBT, dei loro drammi personali e travagli interiori, degli insulti, delle minacce e delle violenze di cui spesso sono vittime non interessa assolutamente nulla. Non vi è interessato neanche quando abbiamo in tutti i modi chiesto un confronto serio per imbastire un testo che superasse la prova dell'Assemblea. Non ve n'è fregato niente quando il presidente Ostellari ha proposto un tavolo dal cui lavoro uscisse un testo condiviso e neanche quando, come centrodestra, abbiamo presentato un testo sottoscritto dai senatori Ronzulli, Salvini, Binetti e altri.
Avete usato questo argomento per fare campagna elettorale, dopo aver chiuso a ogni possibilità di confronto serio. Avete voluto rimanere ancorati a una visione ideologica profondamente illiberale, anche se si maschera da legge di libertà. È una legge che apre a spazi pericolosissimi di discriminazione, questa sì, verso chi sostiene altri stili di vita, altri valori e altri modelli. Che cosa si vuole punire davvero? Forse l'espressione di opinioni diverse? Forse il rifiuto dell'agenda LGBT+ che vuol far partire l'indottrinamento fin dall'educazione scolastica primaria? Lo Stato non può pretendere di sostituirsi ai primi educatori dei bambini, che sono e devono restare i genitori e, se intendete inculcare ai bambini di tre anni le vostre folli teorie gender fluid, sappiate anche che qui faremo di tutto per impedirvelo. (Applausi). Che cosa ancora volete punire? L'opinione diversa sulle adozioni da parte delle coppie omogenitoriali o sull'utero in affitto che, da opinione discutibile, ma legittima, potrebbe diventare reato?
Il testo, colleghi senatori, è pieno di ambiguità di questo tipo, ha un effetto intimidatorio e crea le condizioni per una possibile persecuzione giudiziaria di idee diverse da quelle dei proponenti. Così com'è, non lo voteremo mai, perché crediamo davvero nella libertà e nella dignità delle persone. C'era la possibilità di scrivere insieme una bella pagina per contrastare l'odio, la violenza, il fanatismo e l'intolleranza, ma l'idea di scrivere una legge ampiamente condivisa e approvata a stragrande maggioranza da quest'Assemblea proprio non l'avete voluta. Avete preferito portare comunque in Aula una legge ideologica che spacca il Parlamento, il Paese e la maggioranza stessa, proprio mentre l'Italia avrebbe bisogno di unità e della massima coesione per affrontare le vere emergenze.
Avete provato a mettere il cappello sui diritti civili dei cittadini, come se non fossero di tutti, ma appannaggio esclusivo di una sola parte politica. Ci eravamo illusi che, finita la campagna elettorale, sarebbe stata archiviata anche la strumentalità del vostro approccio, con un confronto tra partiti e rappresentanti di quest'Assemblea, ma ancora una volta non è stato così. Continuate a nascondervi dietro il voto della Camera, come se il Senato fosse chiamato a una mera ratifica, per mettere esclusivamente un timbro su un provvedimento che l'altro ramo del Parlamento ha approvato con una maggioranza differente da quella attuale. Ci eravamo illusi che almeno questa volta, quando è stato nuovamente chiesto di calendarizzare l'esame di questo disegno di legge, dopo la rottura che avete a tutti i costi voluto prima della pausa estiva dei lavori, potesse esserci davvero un momento di confronto, in particolare sugli articoli 1, 4 e 7 del disegno di legge Zan, che rendesse possibile approvare una legge in più di mezz'ora e rendere così un buon servizio al Paese, ma ieri avete mandato ancora in fumo questa chance e vi siete sottratti alla possibilità di ampliare il consenso intorno a questo provvedimento, oltretutto prima fingendo un'apertura, chiedendo un rinvio dell'esame proprio per trovare una quadra, e poi forzando per l'ennesima volta la mano, con la richiesta di portare comunque il testo Zan così com'è oggi in Aula.
Qualcuno dovrà assumersi la responsabilità dell'esito del voto di oggi davanti a tutto il Paese, una responsabilità che ha un nome e un cognome scritti a lettere cubitali, che resteranno impresse nelle menti dei cittadini, se questo disegno di legge sarà affossato oggi e resterà lettera morta a causa dell'oltranzismo, dell'arroganza, della supponenza e della presunzione di chi millanta una superiorità morale tale da snobbare il confronto con chi - sebbene dall'altra parte dell'Aula - siede tra questi banchi perché, proprio come chi ci sta di sta di fronte, ci è stato mandato dagli italiani.
Il vostro atteggiamento ha offeso parte del Paese e - cosa ben peggiore - ha finito per danneggiare chi chiede a tutti noi e non solo a questo o a quel partito di essere tutelato nel godimento dei propri diritti. Quindi, complimenti a voi. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Saponara. Ne ha facoltà.
SAPONARA (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi quest'Assemblea, proseguendo un lavoro iniziato mesi fa, è ancora una volta impegnata a discutere la bontà o meno del cosiddetto disegno di legge Zan, approvato alla Camera e, come riportato nel titolo, finalizzato ad approvare misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza, per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità.
È difficile ora dire qualcosa che non sia stato già detto dai colleghi che mi hanno preceduto, ma è anche vero che, giunti a questo punto, è necessario ribadire alcuni passaggi del disegno di legge in esame, che buona parte della maggioranza di quest'Assemblea non condivide: non dimentichiamo infatti che la questione sospensiva non era stata approvata per un solo voto di scarto, quindi guardiamoci in faccia, colleghi.
Riallacciandosi alla legge Mancino, che contrasta i reati di razzismo, e intervenendo sull'articolo 604-bis del codice penale, il disegno di legge prevede il carcere da uno a quattro anni per chi istiga alla violenza omofobica. Se tutto si esaurisse qui, forse tutta questa discussione non ci sarebbe. Tuttavia, dei dieci articoli di cui è composto, alcuni - e mi riferisco in modo particolare agli articoli 1, 4 e 7 - hanno innescato inevitabilmente un dibattito inesauribile per il semplice fatto che, se da una parte sono concepiti per difendere la libertà di alcuni, dall'altra vanno a invadere e a intaccare la libertà di altri e questo non può essere tollerato né tantomeno concesso.
Su alcuni contenuti del testo si è scomodata anche la Santa Sede, dichiarando che questi vanno a ridurre la libertà garantita alla Chiesa cattolica dall'articolo 2, commi 1 e 3, dell'accordo di revisione del concordato, che assicurano alla Chiesa libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale dall'altra garantiscono ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. È quindi chiaro come non solo la Chiesa in senso stretto si troverebbe con una serie di libertà ridotte, ma anche molti cittadini sarebbero doppiamente vessati, in quanto vedrebbero contraddetto anche ciò che prevede la nostra Costituzione all'articolo 21, cioè che tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Anche per questo sul disegno di legge in discussione, che già a partire dalle definizioni recate dall'articolo 1 contiene molte ambiguità e lascia spazio a dubbi interpretativi, la Lega sta ripetutamente chiedendo un atto di mediazione che, in quanto maggioranza di un Governo di unità nazionale, i cittadini vorrebbero vedere da noi, se non altro a dimostrazione di una certa maturità e responsabilità, in ragione del fatto che forse in quest'Aula sarebbe più opportuno discutere di lavoro, di progetti del PNRR e non di argomenti divisivi che prolungano i tempi di discussione.
Inoltre, signor Presidente, mi consenta di dire che, a ben vedere, questo disegno di legge non è altro che il fallimento della nostra struttura sociale, che non sa trasmettere quei valori di rispetto reciproco che dovrebbero essere alla base della nostra convivenza civile e dovrebbero essere trasmessi come da padre in figlio si trasmette il DNA. Ogni legge sancisce un fallimento e questo è chiaro dall'inizio dei tempi; se però una legge non si limita ad arginare e a punire qualcosa, ma arriva addirittura ad ostacolare e invadere la libertà di espressione degli altri, allora significa che è una cattiva legge e questo non può essere tollerato, né tantomeno concesso. (Applausi).
Signor Presidente, mi lasci dire che, come mamma, non vorrei che il presente disegno di legge, se non si lascerà spazio a una mediazione, fosse inteso da qualcuno come opportunità per istigare in maniera autorizzata all'omosessualità o al transgenere. Questo mio timore, insieme a quello che possa diventare un business, nasce dal fatto che sono ben consapevole di quanto sia insito in ognuno di noi il tentativo di convincere gli altri che le nostre idee e il nostro fare siano giusti, per avere non solo un alleato, ma anche qualcuno con cui condividere la stessa esperienza, e non c'è nulla di più facile che cercare di farlo con soggetti facilmente condizionabili, come spesso sono i bambini e gli adolescenti. Ecco perché mi spaventa l'idea che, come già si è cercato di fare, nelle scuole possano essere introdotte linee guida che potrebbero condizionare i giovani in un momento delicato della loro crescita; un momento in cui noi, come adulti, come genitori, come mamme e come papà, abbiamo il compito di rispondere alle loro incertezze, accompagnandoli nella scoperta del loro corpo e della loro sessualità, ma senza condizionamenti e, soprattutto, senza fretta, senza giungere a conclusioni che col tempo possono rivelarsi sbagliate, ma purtroppo anche irreversibili. Questo non può essere né tollerato né tantomeno permesso sulla pelle dei bambini e dei ragazzi.
Signor Presidente, questa legge, così com'è, ingabbia in categorie, ghettizzandole, persone che, in quanto tali, vanno semplicemente rispettate. Forse, però, signor Presidente, questo concetto è troppo difficile per una società in decadenza come la nostra, che ha preferito ripudiare valori come la famiglia, che sola può reggerla e che, non essendo più riconosciuta come fondamento, ha bisogno di essere sostituita da leggi come questa, che ne chiamerà altre, complicando sempre più il vivere di ognuno. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marcucci. Ne ha facoltà.
MARCUCCI (PD). Signor Presidente, autorevoli colleghi, permettetemi di rivolgermi a voi tutti, come parlamentari, come senatori della Repubblica, senza vincolo di mandato, come dice la Costituzione, sottolineando e ricordando a tutti di cosa stiamo parlando. Stiamo parlando, in quest'Aula, in questo momento, con un passaggio formale molto difficile davanti a noi, di diritti, di libertà individuali e di garanzie; stiamo parlando di dignità delle scelte personali e di difesa dei più deboli.
Onorevoli colleghi, anche se non è ancora stato formalizzato, sappiamo che ci sarà un voto delicatissimo, che può bloccare l'iter di questo provvedimento. Sono molti i Paesi europei nei quali leggi come questa sono state approvate, anche da partiti di centrodestra, conservatori, perché sono in linea con l'evoluzione della nostra società e con l'esigenza di modernità, e di accompagnare con un quadro normativo consono comportamenti acquisiti.
Relativamente alla volontà di interrompere il processo legislativo, dunque, oggi non stiamo parlando del merito, ma di chi, in realtà, vuole impedire che questo provvedimento diventi legge, proprio nel momento in cui il Partito Democratico, con le parole del suo segretario, apre a un confronto sul merito, dando la disponibilità a discutere degli articoli e delle parti più delicate, certamente rimanendo su un asse ben definito, quello che è stato discusso e che è il risultato dell'attività emendativa che si è svolta alla Camera. Proprio nel momento nel quale viene data quest'apertura, si chiede di interrompere e di affossare definitivamente questo provvedimento.
Ho chiesto di intervenire, signor Presidente e cari colleghi, per chiedere a ognuno di voi, sinceramente, con franchezza, ma anche con determinazione, una riflessione su quanto sta accadendo. Siamo vicini al raggiungimento di un obiettivo importante, non per un partito, non per uno schieramento e neanche per alcune categorie, ma per tutta la nostra comunità nazionale. Si tratta di un obiettivo che dovrebbe essere quello di noi tutti parlamentari: avere una legge che tutela i più deboli, mette argine alla violenza e aiuta la nostra società a evolversi con rispetto e con decoro.
Questa riflessione dovete farla e mi rivolgo a tutti i parlamentari di quest'Aula, anche ai componenti di quei Gruppi che chiederanno il non passaggio agli articoli.
Oggi stiamo discutendo se vogliamo o no una legge che tocca questi temi. Da domani ci siederemo nuovamente, confrontandoci come abbiamo fatto alla Camera, cercando di recepire le istanze legittime da presentare, che noi, tutti insieme, decideremo se meritino di essere inserite nel disegno di legge. Vorrei rivolgere un appello a tutti voi: non sciupiamo tanta attività parlamentare, non sciupiamo il lavoro importante fatto alla Camera, tutti insieme, al quale tutti noi abbiamo contribuito, noi intesi come forze politiche.
Ho sentito cose strane e originali, mi vien da dire anche pericolose in questa discussione generale, ma non voglio polemizzare. Voglio fare un appello a tutti: per favore riflettete, perché sarebbe sbagliato - ribadisco - non per una parte politica, ma per il nostro Paese, per gli italiani tutti. Far evolvere positivamente le nostre normative verso il progresso è un aiuto, un contributo ed anche un dovere che noi come singoli parlamentari abbiamo nei confronti del Paese. Riflettiamoci in questi ultimi minuti. Questa votazione è veramente importante. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, innanzitutto chiedo un minimo di rispetto nei confronti dei Gruppi di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia, perché a questo attacco nei nostri confronti, in cui si dice che dobbiamo ritirare la richiesta di non passaggio agli articoli, altrimenti mettiamo a rischio il provvedimento e non dimostriamo la nostra volontà di voler trattare, rispondo che dei politici avveduti non avrebbero mai portato in Aula un provvedimento di questa importanza senza prima avere un accordo alle spalle con tutti. Questo fanno i politici avveduti. (Applausi).
Sono state fatte delle forzature, ma vi diamo ancora una possibilità. A nostro giudizio, finita la discussione generale, il rappresentante del Governo può prendere la parola e dire che rinvia la replica ad una prossima seduta, così avremmo tutto il tempo di discutere, di trattare, di evitare il voto e venire in Aula per dare una legge di civiltà a questo Paese. Sia chiaro, almeno ci siamo capiti. (Applausi).
Seconda questione: forse sarebbe stato meglio - lo dico anche rispetto ai tempi che stiamo vivendo - prevedere una legge che punisse severamente chi non rispetta la persona in generale. (Applausi). Infatti, proteggere o creare delle categorie speciali, inevitabilmente, crea dall'altra parte l'irritazione delle categorie escluse, che a loro volta si sentono discriminate. Tenete presente che oggi ci sono dei cittadini che esercitano il loro diritto costituzionalmente sancito della libertà di scelta e vengono costantemente discriminate. (Applausi). Così facendo, rischiamo solo di dare ragione a chi dice che i politici di oggi andrebbero (in ricordo dei settecento anni dalla morte di Dante) nell'ottavo cerchio dell'Inferno, dove ci sono gli ipocriti. Le persone dovrebbero evitare di comportarsi in un modo, quando in realtà le intenzioni sono ben altre. (Applausi).
Per tornare al provvedimento, il disegno di legge Zan non si limita a contrastare le discriminazioni per sesso, per genere, orientamento sessuale o per i rarissimi casi di disforia di genere (ci sono delle persone che non hanno ancora chiara la propria identità sessuale ed è giusto tutelarle e fare in modo che possano decidere come vogliono). Se il disegno di legge Zan si limitasse a questo, a quest'ora la legge sarebbe già stata approvata. (Applausi).
Contrastare le discriminazioni era ed è l'obiettivo principale; invece il disegno di legge Zan, dietro le buone intenzioni dei proponenti, in realtà promuove un nuovo modello di società, fondato sul fatto che il sesso non dipenda più da un fattore biologico, com'è da più di duemila anni nella storia dell'umanità, bensì da un fattore culturale, ossia una vera e propria rivoluzione. Non si nasce più uomini o donne, ma si diventa quello che ci si sente di essere in un dato momento (Applausi), piuttosto che essere fieri di ciò che si è, come diceva bene la senatrice Masini, di cui voglio ricordare l'intervento. Quindi tutti, fin da piccoli, devono necessariamente entrare in questo processo di transizione. Pensate che in Gran Bretagna addirittura prescrivono un farmaco per ritardare la pubertà, in modo da dare il tempo necessario ai bambini di poter scegliere quello che vogliono diventare. Si vogliono sostanzialmente indurre i bambini a cambiare sesso, ancora prima che si accorgano di averlo. (Applausi).
Questo c'è dietro, ed è il tema che consideriamo critico e che rende improponibile il disegno di legge al nostro esame.
Tra l'altro, tutto ciò non farà altro che creare una grande confusione e introdurre nel nostro ordinamento un'identità sessuale fluida, che, anche suo malgrado, rischia di cancellare le differenze sessuali. Ricordatevi «La disfatta del genere» di Judith Butler, tanto per citare un libro. Da questa cancellazione le più penalizzate saranno proprio le donne, che per anni hanno faticosamente conquistato diritti e spazi. (Applausi). Così come saranno penalizzati anche gli stessi omosessuali, che rischiano di perdere la propria identità. È giusto dire queste cose in questa sede, in modo tale che, a futura memoria, si possa capire ciò che rischia di portare avanti questo disegno di legge.
Il tutto per rispondere a logiche di mercato. Lo dice anche il compagno Marco Rizzo, segretario del Partito comunista. Mai e poi mai avrei avuto un giorno il pensiero di dover avere nostalgia dei compagni di una volta: quelli sì che avevano almeno degli ideali, fino in fondo. (Applausi).
Sono logiche funzionali al mercato, sì, perché i globalisti di domani devono essere senza sesso, senza identità, senza religione, senza valori, amorali, appassionati delle mode, privi di mente critica, dipendenti dai social e pseudo influencer, prevalentemente assistiti, consumatori, molto cretini e soprattutto al totale servizio del sistema. Così, sì, senatrice Cirinnà, che è il caso di dire: che vita di... Insomma, ci siamo capiti. (Applausi).
Concludo con un passaggio che ha fatto un giornalista, nonché scrittore di sinistra, che rispetto e che stimo molto, Massimo Fini (scrive anche su «il Fatto Quotidiano»), il quale il 24 agosto 2007 scrisse: «La cultura, la scienza, la tecnica, l'economia occidentali stanno marciando col sole in fronte e le certezze in tasca, verso l'appiattimento, l'omologazione, la standardizzazione universali. Ciò è funzionale all'economia, e ai deliri di onnipotenza di qualcuno, ma è mortale per l'uomo. La diversità non è solo, come dice la saggezza popolare, il sale della vita, ciò che la rende interessante, ma è la vita stessa». Grande, Massimo Fini. (Applausi).
C'è da imparare dagli scrittori di sinistra, la vera sinistra! La vera sinistra! La vera sinistra! (Applausi).
Siamo ancora in tempo, colleghi. Cancelliamo la folle ideologia che sta dietro questo disegno di legge e approviamo, tutti insieme, una legge di civiltà che insegni a rispettare le persone, tutte le persone. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pavanelli. Ne ha facoltà.
PAVANELLI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il disegno di legge in discussione non è certamente volto a tutelare solo una parte dei cittadini, mettendo in minoranza un'altra parte. Quello che non si dice nelle televisioni, nelle dichiarazioni e - permettetemi di dirlo - nella propaganda politica, è che il disegno di legge in esame permetterà di punire la discriminazione o la violenza fondata su motivi di genere, di sesso, di orientamento sessuale, di identità di genere o disabilità allo stesso modo di quella fondata sui motivi di razzismo, ovvero tutelerà le persone gay, transessuali, le donne, i portatori di handicap e anche gli eterosessuali. Questo disegno di legge protegge tutti i cittadini! (Applausi).
Sappiamo tutti, ma voglio ricordarlo ancora una volta, che il provvedimento in esame va ad ampliare una legge già esistente e pienamente in linea con la nostra Costituzione. Parlo della legge Mancino, del 1993, che è stato il principale strumento legislativo offerto dal sistema di leggi italiane contro i crimini d'odio e di incitamento all'odio e finora nessuno ha detto di volerla abolire. La parte fondamentale del disegno di legge al nostro esame è quella che modifica l'articolo 604-bis del codice penale, aggiungendo anche gli atti discriminatori «fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere». Nell'aggiunta si parla in modo volutamente generico di orientamento sessuale e non solo di omosessualità. Quindi, ad esempio, questo provvedimento va a tutelare anche gli eterosessuali, dal momento che anche l'eterosessualità è un orientamento sessuale, che sarà protetto dalle norme del disegno di legge Zan. I principi ispiratori di questa legge li troviamo nella nostra Carta costituzionale, che pone sempre al centro l'individuo, senza alcuna discriminazione.
Perché dunque c'è bisogno di un nuovo intervento normativo? Perché il nostro Paese è rimasto a guardare per troppo tempo, abbiamo ingessato i meccanismi di partecipazione e di educazione al rispetto delle diversità e abbiamo anche dei pessimi esempi, che incitano, giorno dopo giorno, all'attacco di questo o di quell'altro colore di pelle. Per rispondere al senatore Romeo, nessuno promuove il cambio di sesso ai bambini! (Applausi). Ecco un'altra fake news, che ingessa e frena lo sviluppo di una consapevolezza del rispetto del prossimo, così come è avvenuto proprio nella mia Regione, l'Umbria, in cui la garante dei diritti dell'infanzia ha pubblicamente lanciato un allarme sociale, paventando ipotesi al limite della perversione, come se questo provvedimento potesse addirittura favorire la pedofilia. Sono ipotesi fantasiose e allo stesso tempo aberranti, deplorevoli solo per averle pensate: questo è un esempio di come a volte si parla senza studiare e senza conoscere. È grave che, in un Paese come l'Italia, questi soggetti siano ancora in carica nelle loro funzioni istituzionali.
Invece, colleghe e colleghi, il mondo è più avanti e anche l'Europa va avanti. Dobbiamo superare la sfida della ripresa, ma per farlo dobbiamo stare al passo con gli altri Paesi della nostra comunità europea. Nel marzo scorso il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione, in cui dichiara tutta l'Unione europea una zona di libertà LGBTIQ. (Applausi). È una presa di posizione in risposta ai Paesi membri che non garantiscono i diritti alle comunità LGBT. L'Europa ha anche condannato l'Ungheria, come luogo in cui sono negati, in vari modi, i diritti LGBT.
La cosa che più mi preoccupa è che, pur di conservare ciascuno il proprio consenso, non si pensa agli interessi dei cittadini.
Cosa è cambiato rispetto all'esame di questo disegno di legge alla Camera, dove nessuna polemica, nessun ostruzionismo, nessun comportamento strumentale ne ha paralizzato il percorso per mesi e mesi? Eppure, il testo era questo oggi all'esame di questa Assemblea e le forze politiche sono le stesse sedute in quest'Aula. Evidentemente, qualcuno non ha imparato dalla bagarre politica andata in scena sulla legge per le unioni civili.
Ricordo bene come alcuni di coloro che sedevano su queste poltrone urlavano dichiarando che nel nostro Paese non si sarebbero più celebrati matrimoni e che non ci sarebbero più state famiglie eterosessuali. (Applausi). Tutto questo non è stato. A distanza di anni, non vi rendete conto che si superò la soglia del ridicolo con quel terrorismo psicologico?
Ricordo, Presidente, che nel 2009 l'onorevole Giorgia Meloni, allora ministro della gioventù, al convegno dell'Arcigay dichiarava come fosse giusto combattere le forme di disagio e discriminazione nei confronti dei giovani omosessuali. E ora, a distanza di dodici anni, sembra non ricordare più le sue stesse parole.
Colleghi, a chi ha detto - esplicitamente o tra le righe - che l'odio fondato sull'orientamento sessuale non esiste, che non è un'emergenza, che non è un fenomeno diffuso, che il suo contrasto non è priorità legislativa... (Commenti). Mi scusi, Presidente, ma non mi fermo davanti alle urla dei colleghi che mi dicono basta! (Applausi).
Presidente, mi scusi, ma non credo sia opportuno che i colleghi mi dicano basta! Ho ascoltato tutti i colleghi che sono intervenuti oggi e vorrei poter concludere, Presidente.
Potete andare a leggere quante persone ogni giorno chiedono aiuto, quanti sono i casi di cronaca di violenza fisica e psicologica e quante famiglie umiliano ragazzi e ragazze che hanno fatto coming out. Sono fatti che avvengono tra di noi, nella nostra società, nelle nostre città. Sono dati reali e non inventati.
Quindi, colleghi e colleghe, mettiamo da parte per un giorno la propaganda politica e la macchina del consenso e pensiamo a chi subisce violenze, soprusi e umiliazioni per via del proprio orientamento sessuale, come se fossimo noi stessi. Proteggiamo quelle persone per proteggere noi stessi. Agiamo come una Nazione civile e democratica.
L'Italia deve guardare al futuro, e per farlo ha bisogno del popolo; un popolo che vive nella libertà e quindi, nella diversità. (Applausi. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica.
CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, illustro la proposta di non passaggio all'esame degli articoli n. 1, anche perché questo mi dà l'occasione di far capire che cosa sia il non passaggio agli articoli, ovvero un istituto previsto dal nostro Regolamento all'articolo 96, per cui, se la proposta dovesse essere approvata votando sì - bisogna votare sì perché non si passi all'esame dell'articolato - la discussione del provvedimento si interromperebbe.
È un istituto del nostro Regolamento e non, come incautamente definito dall'onorevole Zan, un voto truffa o peggio ancora una trappola; è un istituto previsto. (Applausi). Forse l'onorevole Zan è troppo giovane perché un tempo questo istituto c'era anche alla Camera; è stato abolito nel 1997 - guarda caso - con l'approvazione di un emendamento proposto dall'allora onorevole Mattarella cosicché l'istituto confluì nella pregiudiziale. Infatti, alla Camera le pregiudiziali si votano con il voto segreto perché hanno assorbito il non passaggio agli articoli.
Ho presentato la richiesta di non passaggio agli articoli perché questa non è una discussione, è una rissa non politica, non di contenuti, ma ideologica tra chi era a favore del disegno di legge Zan a tutti i costi e chi non lo voleva. E così è andata avanti per mesi senza possibilità alcuna di confronto.
Devo dire, a ragione, che nel mese di giugno qualcosa è cambiato perché una parte del centro sinistra e del centro destra hanno accolto e accettato di riconoscere il disegno di legge Zan come base della discussione, si è proposto il ritiro di tanti interventi e delle audizioni che erano state previste, dichiarandosi disponibili a discutere quattro o cinque emendamenti che potessero riportare il provvedimento nel solco del buon senso. Questo era risultato nel mese di giugno.
Qualcuno però si è forse accorto che i numeri in Commissione non erano più dalla sua parte e con quei numeri gli emendamenti sarebbero stati approvati, il disegno di legge sarebbe arrivato in Assemblea con il relatore, dopodiché si sarebbe esaminato il provvedimento. Cosa si fa allora? Si prende e si butta la palla in tribuna; invece che concludere l'esame in Commissione diciamo che bisogna arrivare in Assemblea senza il relatore. A quel punto è cominciato veramente il teatrino. Siamo pronti alla discussione, ma prima il provvedimento deve essere calendarizzato. Lo si calendarizza; no, dopo la calendarizzazione bisogna arrivare in Assemblea. Ci siamo arrivati; no, bisogna concludere la discussione generale. Quando si è quasi alla fine della discussione generale, nessun dialogo se non si arriva all'esame degli emendamenti. Chi volete prendere in giro? (Applausi).
Riconosco l'onestà intellettuale di chi ha sempre sostenuto e detto sì al disegno di legge Zan nel testo della Camera; punto, non si deve toccare. Almeno gli riconosco onestà intellettuale. Proprio per questo motivo io ho presentato la trappola, il voto truffa ovvero il non passaggio agli articoli. Arriva poi qualche novità; negli ultimi giorni arrivano l'onorevole Letta e l'onorevole Zan che si dicono disponibili ad affrontare un discorso di confronto, decidiamo i miglioramenti e poi andiamo avanti.
Benissimo. Promuovono un incontro tra le forze politiche e la forza politica di appartenenza di Letta e di Zan stimola due dei partiti di maggioranza a non partecipare per poi dire che non erano tutti presenti. Allora non siamo più nel teatrino, siamo finiti nella commedia (Applausi). Qualcuno è riuscito infatti a dirci che prima di discutere avremmo dovuto ritirare la richiesta di non passaggio agli articoli. È proprio per questo motivo: io non vi credo più e quindi mantengo la richiesta di non passaggio agli articoli e chiedo anche il voto segreto. Se infatti dovessimo procedere in questo cammino, con 80 o 100 voti a scrutinio segreto, non so cosa potrebbe uscire da questa Aula come provvedimento e piuttosto che fare un mostro giuridico o una porcata - io di porcata me ne intendo - vi garantisco che è meglio fermarsi qui per non ricascarci un'altra volta. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatore Calderoli, forse di porcata è meglio non parlare. Lo so che lei l'ha rivendicata come propria, però preferirei che evitasse.
CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, è una forma di coming out anche questa. Non vorrei che si desse origine ad un obbrobrio giuridico, che dovrebbe essere contro le discriminazioni e invece discrimina, che dovrebbe tutelare e invece va a toccare la libertà di espressione, l'educazione dei nostri ragazzi, calpesta la libertà di culto e tutti i diritti fondamentali della nostra Carta costituzionale. (Applausi).
Mi appello a tutti perché nel segreto dell'urna ciascuno possa esprimersi liberamente. Fermiamoci oggi. La disponibilità segnalata dal presidente Ostellari e dal presidente Romeo nel dire «fermiamoci» non è una bocciatura per il disegno di legge: si può ripartire anche immediatamente per esaminare un testo vero; in quattordici mesi di cose se ne possono fare tante. Però ora fermiamoci, perché è meglio uno stop oggi che un ahimè domani. (Applausi).
LA RUSSA (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA RUSSA (FdI). Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola. Il collega Calderoli ha già espresso molte delle argomentazioni che sarebbero state da me manifestate; mi richiamo ad esse e cerco di aggiungere qualche argomento, senza iattanza. Il mio Gruppo ha scelto me per illustrare questa richiesta perché, a differenza di quello che ciascuno può liberamente pensare o non pensare, su questi temi all'interno della destra politica italiana sono sempre stato - se così posso definirmi - più liberal. (Commenti). È esattamente così: chiedere e studiare.
C'è anche un motivo per il quale ho molta attenzione nell'intervenire su un disegno di legge che vorrebbe impedire ogni discriminazione. Il motivo è che per tanti anni - quelli dell'università e i primi anni del mio impegno politico - mi sono sentito molto discriminato, non per motivi di sesso o di religione, ma semplicemente per motivi di appartenenza politica ad un partito che pure era rappresentato democraticamente qui in Parlamento. Quindi sono molto sensibile a tutto ciò che può costituire una discriminazione e non mi sognerei mai di oppormi a una legge che avesse realmente queste finalità.
Ma il problema che ci siamo posti è il seguente: il cosiddetto disegno di legge Zan ha come reale obiettivo quello di limitare, abolire, condannare, punire discriminazioni oggi non punite, oppure è semplicemente un tentativo surrettizio, attraverso una norma cogente, di introdurre un pensiero unico che impedisca opinioni diverse da quelle di una maggioranza parlamentare, magari raccogliticcia e che non rappresenta oggi sicuramente la fotografia del corpo elettorale? Questa seconda ipotesi sia quella che noi riteniamo vera. Noi pensiamo che non ci sia oggi nessun reale comportamento discriminatorio che non sia già coperto da provvedimenti legislativi e da articoli del codice penale; non me ne avete saputo indicare neanche uno, tranne per opinioni. Quindi questo disegno di legge finisce con l'essere un bavaglio verso opinioni che, come dice l'articolo 4 del testo, non sono però libere; sono libere, come dice la Costituzione, ma - aggiunge l'articolo - «purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti».
Sugli atti violenti sono d'accordo, ma pensiamo al concreto pericolo di atti discriminatori. Ad esempio, un genitore che afferma di non essere d'accordo con quanto, secondo la vostra legge, verrebbe insegnato nelle scuole (cioè che un bambino o una bambina decidono, giorno per giorno, se essere maschio, femmina, oppure gay) verrebbe punito. Si potrebbe dire che magari potrebbe essere assolto in giudizio. Tuttavia, il genitore starebbe attento e si autocensurerebbe per il pericolo di essere portato davanti a un tribunale (che poi - ripeto - magari lo assolverebbe) e incorrere nelle mannaie di una legge liberticida quale questa è. (Applausi).
Questa legge finisce con il discriminare la libertà di pensiero. Pensiamo a qualcuno che avesse in mente di insultare, discriminare e colpire anche solo con le parole (con gli atti neanche a parlarne, ovvio) una persona per il suo orientamento sessuale. Non prendo a esempio il tema della disabilità, che avete inserito nel provvedimento come una foglia di fico, salvo dimenticarvi di inserirlo in tutti gli articoli, per esempio con riferimento alla Giornata internazionale delle persone con disabilità, visto che poi si parlerebbe magari della disabilità e non più della cultura gender. C'è o non c'è oggi la norma che, qualora qualcuno avesse in mente di colpire e discriminare una persona per il suo orientamento sessuale, consentirebbe di denunciarlo, colpirlo e punirlo per diffamazione e, se passa agli atti, violenza privata o tentativo di violenza sessuale? C'è o non c'è? C'è o non c'è già la norma che consente di denunciare e far condannare colui che pensa di colpire qualcuno perché un giorno si sente uomo e un giorno donna, insultandolo e minacciandolo? La norma c'è.
Quali sono i comportamenti che oggi rimangono fuori, se non le opinioni? Ma siccome noi siamo più realisti del re... (Commenti). Che vuol dire? Spiegamelo. Come ti permetti di fare dei gesti? Io sto parlando, stai discriminando me e il mio tentativo di esprimere la mia opinione qui in Parlamento. (Applausi). Figurati come sarebbe discriminato un cittadino non parlamentare.
Signor Presidente, siccome noi siamo più realisti del re, abbiamo presentato due emendamenti, introducendo una specifica aggravante per ogni reato riferito ai comportamenti di cui all'articolo 1, e un ulteriore emendamento volto a rendere impossibile la comparazione tra questa aggravante e qualsiasi attenuante (prevarrebbe quindi questa aggravante).
Non abbiamo alcun timore di apparire come coloro che vogliono censurare chissà quale anelito di libertà. Al contrario, proprio noi, che di discriminazione subita ci intendiamo, vogliamo impedire discriminazioni nei confronti di chi vuole liberamente manifestare il proprio pensiero.
Signor Presidente, passo all'ultimo argomento.
Io invito questo ramo del Parlamento, ove mai venisse approvata la nostra proposta di non passare all'esame degli articoli, a presentare un disegno di legge più consono, su cui tutti ci si possa ritrovare, anche quegli esponenti - se volete ve li elenco - del mondo LGBT e quant'altro che sono contro questa legge, anche quegli esponenti del mondo cattolico, tra cui il Papa, che sono contro questa legge. Proviamo a fare una cosa tutti insieme, se volete. E, se ci state, scriviamo insieme una mozione contro gli Stati islamici dove non solo l'omofobia non è punita, ma è punito l'essere omosessuali, perfino con la pena di morte, nel vostro assoluto silenzio. (Applausi).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono pervenute, da parte del prescritto numero di senatori e dal presidente del Gruppo Fratelli d'Italia, due richieste di votazione a scrutinio segreto riferite alle proposte di non passaggio all'esame degli articoli presentate rispettivamente a firma dei senatori Calderoli e La Russa. Le richieste motivate sono già state distribuite. Il Presidente ritiene ammissibili tali richieste di votazione segreta, in base al Regolamento e in base ai precedenti.
*ZANDA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signora Presidente, ho chiesto di parlare per un richiamo al Regolamento.
Parlerò molto brevemente, svolgendo solo due considerazioni. La prima riguarda la natura del voto che stiamo per esprimere. Il non passaggio agli articoli, di cui non mi sfuggono gli effetti politici, ha però natura di voto procedurale. È una norma presente nel nostro Regolamento per consentire, una volta ricevuto l'assenso dell'Aula, il riesame, ben dopo sei mesi, del testo completo di un provvedimento in Commissione, prima che l'Aula ne discuta gli emendamenti. È quindi su una norma procedurale che poco fa la Presidenza del Senato ha concesso il voto segreto, a mio avviso contraddicendo il principio e lo spirito che prevedono il voto segreto per votazioni di merito, su norme che richiedono nel merito una speciale protezione della libera volontà del parlamentare.
Il combinato disposto dei commi 4 e 4-bis dell'articolo 113 del nostro Regolamento richiede il riferimento a una fattispecie ben definita e non a un intero provvedimento, nel quale naturalmente possono convivere sia norme che consentono il voto segreto, sia norme che non lo consentono. È per questa ragione, a mio avviso, che il comma 4-bis dell'articolo 113 prevede che lo scrutinio segreto possa essere richiesto solo su questioni strettamente attinenti ai casi previsti nel comma precedente. Su questioni, non su provvedimenti.
Nelle materie previste dal nostro Regolamento, su ben determinate norme o emendamenti, il voto può avvenire a scrutinio segreto. Ma su un voto procedurale, signora Presidente, a mio avviso non può essere concesso. Io rispetto la decisione del Presidente del Senato, che ha esercitato le sue prerogative; ma dissento nel merito della decisione che è stata assunta.
La seconda considerazione riguarda l'oggetto del nostro voto. Chi voterà nel segreto per il non passaggio agli articoli e chi ha proposto e voluto il voto segreto non vuole migliorare il disegno di legge Zan. (Applausi). Semplicemente non vuole che nel nostro ordinamento entrino norme che colpiscono crimini di odio a protezione di minoranze particolarmente esposte.
Io non sono mai stato contrario al confronto politico e, anzi, come molti colleghi sanno, sono particolarmente favorevole al confronto, sempre che abbia l'obiettivo di migliorare un provvedimento, soprattutto su questioni delicate come quelle di cui tratta il disegno di legge Zan. Ho sempre temuto che non tutti, ma molti di coloro che chiedevano la revisione di alcune sue parti, in fondo lo volessero affondare e la richiesta del voto segreto mi conferma che la mia preoccupazione era corretta.
Prevedere l'esito di un voto segreto è impossibile, ma nel nostro caso possiamo dire che sono certe le sue conseguenze. Se il non passaggio agli articoli verrà bocciato, il disegno di legge Zan potrà proseguire la sua discussione in Assemblea e, se essa lo vorrà, potrà essere aggiornato in alcune sue parti - penso - anche con un voto molto largo dell'Assemblea del Senato. Se, viceversa, dovesse prevalere il non passaggio agli articoli, il provvedimento verrebbe definitivamente archiviato e possiamo dire con assoluta certezza che in questa legislatura non vedrà mai la luce. (Applausi).
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, dal mio punto di vista - lei ne ha espresso un altro - la natura delle due richieste avanzate dal Centrodestra del non passaggio agli articoli è chiarissima ed è di natura procedurale.
Presidente, dico con molta chiarezza che è evidente a tutti che concedere il voto segreto su una votazione che, a nostro avviso, è di natura procedurale non è esattamente attinente a quanto previsto dall'articolo 113 per un motivo molto semplice. Lei ha praticamente detto che tutte le norme e tutti gli articoli contenuti nel disegno di legge Zan al nostro esame sono tutti attinenti alle materie previste dal comma 4 dell'articolo 113. Secondo lei, il disegno di legge in tutte le sue parti sarebbe stato sottoponibile in ogni votazione al voto segreto. Presidente, è evidente a tutti - credo anche a lei - che non è così. Non è un caso che l'articolo 113, proprio al comma 4-bis, parli della possibilità di richiesta di voto per parti separate proprio perché questo non può essere applicato tout court.
Concedere, invece, il voto segreto sul non passaggio agli articoli, che quindi riguarda l'insieme della legge, perché il percorso della legge in Assemblea si interrompe bruscamente, è, a nostro avviso, improprio.
Per la verità, la natura del voto non può sfuggire a nessuno. Il dibattito di oggi è stato, da questo punto di vista, assolutamente significativo e avrebbe non solo un impatto politico, ma segnerebbe anche la fine del percorso del disegno di legge. Concedere ed applicare il voto segreto è un atto procedurale, ma è stato volutamente presentato anche come atto politico. Concedendo il voto segreto, di fatto lei dà una possibilità che, a mio avviso, il Regolamento, stando alla lettera dell'articolo 113, non consente assolutamente. Lei sa, peraltro, Presidente, che ci sono stati dei precedenti, anche nella scorsa legislatura, in cui a seguito della richiesta del voto segreto sul non passaggio agli articoli, anche in quel caso su temi abbastanza sensibili, questo non è stato assolutamente concesso. Tra l'altro, aver scelto la modalità della richiesta ed avendo lei deciso, come ovviamente sua prerogativa, di concedere il voto segreto, a mio avviso è un ulteriore vulnus nel percorso di questo disegno di legge.
Vorrei ricordare in modo molto chiaro quanto accaduto, perché adesso tutti sembrano colombe che volevano il dialogo, che volevano lavorare su una legge condivisa, che tutelasse tutti i cittadini, e fosse contro le discriminazioni. Abbiamo tutti dimenticato quello che è accaduto nell'iter in Commissione, che è stato un iter travagliato. (Applausi). Di lì la richiesta e la decisione di portarlo in Aula. Adesso tutto è dimenticato, ma noi sappiamo esattamente che il percorso di questa legge, arrivata dalla Camera, è stato ostacolato in tutti i modi e anche quest'ultima richiesta è l'ennesimo tentativo di chiudere - questa volta del tutto - il percorso. Sappiamo perfettamente che oggi, anche se dichiarate tutti di essere disponibili a lavorare su questa disegno di legge, lo fate in totale malafede. Questa, infatti, è la storia di un percorso travagliato. (Applausi).
Questo era ciò che volevate. Quanto alla richiesta del voto segreto, penso che invece dovreste avere il coraggio di assumervi la vostre responsabilità davanti ai cittadini, de visu, facendovi individuare. (Applausi).
GASPARRI (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FIBP-UDC). Signor Presidente, si potrebbe intervenire - ma non è questa la fase - sul dato politico. Qui stiamo parlando del Regolamento, perché sul dato politico prima il senatore Calderoli ha ricordato uno scadenzario di fatti ed eventi che l'opinione pubblica deve valutare e quindi non farò perdere tempo all'Assemblea ricordando i passaggi che, in maniera puntuale, sono stati prima scanditi e che sono arrivati, Presidente e colleghi, fino a ieri sera, quando ho avuto modo di partecipare con la presidente Bernini ad un incontro politico, perché noi siamo anche dei politici che rappresentiamo pezzi di Paese, quindi non vi è nulla di male in un incontro come quello che si è tenuto ieri. Altri ne sono stati proposti dallo stesso primo firmatario della legge alla Camera, e trovo assolutamente normale, anzi direi doveroso il confronto politico. Qui poi ci troviamo in una sede formale, istituzionale di votazione, governata dal Regolamento, di cui stiamo parlando.
Fino a ieri, francamente, le osservazioni che anche qui sono state fatte, alcune delle quali di natura politica, sia dal collega Zanda che dalla collega De Petris, non hanno trovato ascolto, perché la richiesta era di eliminare alcuni elementi. Poi anche Gruppi che sono assertori più convinti di noi del disegno di legge, e che forse anche su questa vicenda del voto hanno dichiarato di votare come coloro che sono già intervenuti, hanno chiesto un approfondimento in Commissione, come sappiamo tutti - ma non è questo il momento della discussione - sugli articoli 1, 4 e 7.
Poiché non vogliamo che si dia un'immagine errata all'esterno, noi siamo favorevoli a una legge contro le discriminazioni, come abbiamo detto più volte e come oggi ha ripetuto nell'intervento conclusivo del nostro Gruppo la senatrice Ronzulli. Non abbiamo dubbi su questo: siamo un partito convinto. Noi discutiamo altre questioni che sono state introdotte nel disegno di legge in esame, lo sapete anche voi.
Ieri sera, dopo la dichiarazione politica rilevante del segretario del Partito Democratico Letta, benché resa in uno studio televisivo (sappiamo più di altri che la televisione è una sede politica rilevante), speravamo che quello sforzo di cambiamento si concretizzasse. Così non è stato. Pertanto, perché se altri in sede politica non aprono, dall'altro lato si deve rinunciare alle garanzie che il Regolamento del Senato offre a quest'Assemblea? (Applausi). Non sto parlando di arbitrio o di forzatura.
Signor Presidente, il Gruppo Forza Italia ritiene giusta la sua decisione. Lo dico anche a colleghi esperti che hanno preso la parola. Senatore Zanda, il comma 4 dell'articolo 113 del Regolamento è molto chiaro e non sto qui a polemizzare ricordando voti segreti a cui si è fatto ricorso in altre vicende del nostro movimento politico. (Applausi). Anche in quel caso le discussioni si faranno in sede di diritto parlamentare e di giurisprudenza, ormai la vicenda è andata. L'articolo 113 è molto chiaro e cita, senatore Zanda e colleghi, una serie di articoli della Costituzione che non starò qui a rileggere e che riguardano la famiglia, la libertà di pensiero e valori fondamentali. Tali questioni sono esplicitamente richiamate dal comma 4. Gli articoli 13, 14, 15, 16, eccetera della Costituzione (vi invito ad andare a leggerli, ma li conoscete, li conosciamo, è un nostro dovere) fanno parte dei principi fondamentali della libertà di pensiero, della famiglia, del diritto; questa serie di articoli della Costituzione richiamati dall'articolo 113 del Regolamento sono la base, il cuore della Costituzione della Repubblica italiana. Non a caso un elenco così dettagliato non si trova in altre parti del nostro Regolamento. Si afferma che - sto finendo, signor Presidente, so che lei spegne subito il microfono - il voto a scrutinio segreto può essere chiesto quando provvedimenti incidano su questi articoli. Il caso è palese. Non abbiate paura, anche da noi il voto segreto può consentire a qualcuno di dissentire dalle posizioni. Lasciate la libertà ai vostri parlamentari, perché forse temete anche la libertà del loro giudizio. Il Regolamento ci consente di votare in questo modo, lo si faccia. (Applausi). La ringrazio, signor Presidente, per aver applicato il Regolamento, la Costituzione, i principi della libertà del pensiero (Applausi).
CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, visto che si parla di Regolamento, parliamo di Regolamento. Non è che quando non si ha ragione nel merito si ricorre al Regolamento e poi, non conoscendolo, si ritorna al merito, altrimenti non se ne esce più.
Signor Presidente, io plaudo alla sua scelta di accoglimento della nostra richiesta. È evidente che il non passaggio all'esame degli articoli non è un istituto procedurale, perché gli articoli di riferimento delle questioni procedurali sono a livello dell'articolo 93, sia la questione sospensiva che la questione pregiudiziale. Per tali questioni procedurali è prevista una determinata tipologia di voto, la votazione nominale elettronica, che infatti viene rispettata.
La questione del non passaggio agli articoli non può essere procedurale, perché non c'è alcuna previsione di tipologia di voto: quindi, per alzata di mano, per votazione elettronica e anche segreta. Quindi, non c'entra assolutamente niente. (Applausi). Così come lo è il momento in cui si discute, perché le questioni sospensiva e pregiudiziale si discutono dopo la relazione, prima che si sia svolta la discussione generale. Il non passaggio agli articoli si vota dopo la chiusura della discussione generale e, quindi, nel pieno merito. In riferimento alle circostanze che vi siano o no, su tutti gli articoli, i riferimenti al fatto che si incida su determinati articoli della Costituzione, non bisogna solo leggere il comma 4, ma anche il comma 7 dell'articolo 113 del nostro Regolamento, dove si dice che, quando vi è prevalenza, la votazione si effettua a scrutinio segreto.
Come diceva il senatore Gasparri, vi è chiarezza nel voto segreto. Non è che il voto segreto obbliga a votare sì o no. Il voto è libero, proprio per questo si chiama segreto. (Applausi). Vi è un atteggiamento di ostilità, a volte, nei confronti del voto segreto. Ricordo un precedente del 1998, che autorizzò il voto segreto su una richiesta di non passaggio agli articoli.
Mi viene in mente, però, anche quello che si è fatto nella scorsa legislatura, quando, in occasione di un voto che, per prassi, si era sempre svolto a scrutinio segreto, l'interpretazione proposta da chi oggi protesta per il voto segreto portò la Giunta del Regolamento a dire che il voto segreto doveva avvenire invece in forma palese, in modo da poter controllare le proprie truppe. Colleghi miei, quando bisogna guardarsi, ogni tanto, in scienza e coscienza, allora guardiamoci allo specchio e comportiamoci da donne e da uomini. (Applausi).
PERILLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PERILLI (M5S). Signor Presidente, è evidente che il Gruppo MoVimento 5 Stelle voterà convintamente contro la concessione del voto segreto, perché riteniamo che la decisione di concederlo si basi su un presupposto sbagliato. Non ci sono, infatti, i presupposti per concedere il voto segreto, per un motivo molto semplice.
Dico anche al collega Calderoli che io adesso prescindo dalla questione procedurale, ma parlo del merito. Non vi sono i presupposti, che poi illustrerò, ai sensi degli articoli citati, che non devono afferire a quelli elencati tassativamente all'articolo 113, perché non vi rientrano, ma rientrano negli articoli 2 e 3 della Costituzione.
Non essendoci i presupposti, la contropartita è che, non essendoci questa garanzia regolamentare, come è stato ricordato, si ha un'autorizzazione surrettizia a indossare una maschera nei confronti del Paese, nei confronti dei cittadini e, consentitemi, forse anche con chi ha vissuto accanto a noi. L'onorevole Zan è stato criticato per il termine truffa. È evidente la portata delle dichiarazioni di Zan, rispetto allo strumentalizzare una richiesta regolamentare per raggiungere un altro effetto. Di questo gioco si è stancato il Paese, si sono stancati i cittadini. È impossibile fermare quest'onda ed è antistorico: più ci si oppone e più avanza. È impossibile che uno scoglio possa arginare il mare e questo sta accadendo. (Applausi).
Il senatore Romeo ha detto: se foste dei politici avveduti, non avreste detto di respingere questa richiesta del non passaggio gli articoli. In questo senso, non siamo politici avveduti. Se difendiamo la verità e la trasparenza e chiediamo di metterci la faccia, allora non siamo politici avveduti.
Senatore Romeo, lei invece è un politico avveduto che sta cercando di trovare tutti gli escamotage e gli strumenti per sottrarre all'Aula un lavoro che è durato un anno. (Applausi). Questo fa il politico avveduto: mischia le carte, confonde. (Applausi).
Non mi meraviglio, visto che il vostro capo politico ha dichiarato nella discussione generale che giudica lodevole e distintivo il fatto che non venga richiesto ai vostri candidati l'orientamento sessuale al momento della candidatura. Se ne è pure vantato: questo fa capire bene quanto sia compreso questo concetto e il richiamo agli articoli 2 e 3, che sono gli unici articoli della Costituzione al quale dobbiamo riferire questo provvedimento, che parlano di uguaglianza di diritti e di pari dignità. Questa è la questione fondamentale, perché se la si riduce all'elenco tassativo di cui all'articolo 113, comma 4, del nostro Regolamento, non si afferra la vera sostanza. Questo non l'ho detto solo io, perché sarebbe una mia opinione o un'opinione del Gruppo, ma lo dice la Corte costituzionale, che già in due sentenze ha ben descritto il tema dell'identità sessuale in riferimento agli articoli 2 e 3 della Costituzione. Lo ha anche detto questo Senato in una seduta del 2016, di cui abbiamo lo stenografico, nel quale il presidente Grasso respinse la richiesta, proprio sulla base del fatto che la questione delle unioni civili, che allora si stava esaminando, si dovesse riferire all'articolo 2 della Costituzione, che esula dal discorso che stiamo facendo sul voto segreto. Quindi, da un certo punto di vista, al senatore Calderoli che dice «fermatevi», noi rispondiamo «fermatevi voi», perché il Paese non vi segue, non vi capisce. (Applausi). Si ha paura e per questo si è arrivati a dire che il voto segreto serve a dare libertà. Il voto segreto non serve a dare libertà, ma serve in questo momento, quando non ci sono i presupposti, a trovare una via d'uscita dinanzi a una situazione che vi inchioda alle vostre responsabilità. (Applausi).
È un atto salutare esprimere le proprie idee, metterci la faccia, assumersi le proprie responsabilità, almeno in questo caso. È un atto dovuto verso il Paese, verso voi stessi e forse anche verso i vostri elettori. (Applausi).
CIRIANI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIRIANI (FdI). Signor Presidente, intervengo sullo stesso argomento su cui sono intervenuti i colleghi, Presidente, per un richiamo al Regolamento e sulla sua decisione di ammettere il voto segreto. Visto che sono intervenuti tutti i Gruppi, non per mia decisione, e tutti hanno espresso la propria opinione, vorrei ricordare brevemente, rimanendo sul profilo tecnico-giuridico, le motivazioni che hanno condotto il sottoscritto e il mio Gruppo a chiedere il voto segreto, che lei, Presidente, ha concesso secondo il Regolamento, a nostro giudizio. Lo faccio soltanto perché non sembri che il nostro silenzio sia un avallo alle argomentazioni che ha messo in campo per primo il collega Zanda e poi tutti gli altri.
Il voto sul non passaggio agli articoli, come già è stato spiegato, è un voto di merito e non una questione procedurale. Le questioni procedurali sono infatti quelle sospensive e pregiudiziali: questo è talmente vero che basta andare a verificare il dibattito sulla modifica del Regolamento del Senato e si verificherà che l'intenzione di chi ha scritto il Regolamento del Senato è quella di garantire questo come istituto di merito, che infatti interviene dopo la discussione generale nel merito del disegno di legge, che, una volta approvato, non può essere rovesciato. È quindi evidente che interveniamo nel merito di un disegno di legge, che prevede diffusamente nel suo articolato questioni legate alla libertà dell'esercizio di coscienza, di un voto di coscienza: quindi segreto. Non vedo il motivo per cui si possa negare.
Aggiungo soltanto una considerazione: non chiediamo il voto segreto per noi, perché la nostra opinione sul tema è chiarissima. Potremmo votare apertamente, senza voto segreto, e sappiamo già cosa possiamo votare. Lo facciamo a tutela del Parlamento e dei Gruppi politici, che hanno il diritto di esprimere il proprio voto segretamente su questioni che hanno a che fare con la libertà di coscienza. È davvero molto strano che, alla vigilia di un dibattito che riguarda la libertà e i diritti delle persone, chi sostiene di difendere i diritti delle persone e di volerli allargare, qui in Senato si impegni per negare il diritto del voto segreto, che è uno di quei diritti fondamentali che soprattutto il parlamentare deve vedersi garantito. (Applausi).
FARAONE (IV-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FARAONE (IV-PSI). Signor Presidente, intervengo solo per porle un quesito, perché io non intendevo e non mi ero iscritto a parlare sul tema che riguarda la richiesta di voto segreto. Ma lei aveva già deciso, Presidente? (Applausi).
Perché, visto che lei aveva già deciso, c'è stata questa discussione, con gli interventi dei singoli Gruppi, su una questione su cui lei aveva deciso? Signor Presidente, io ho reputato la discussione sul tema assolutamente non utile. (Commenti).
No, non è un richiamo al Regolamento, perché il Presidente aveva già deciso, aveva deliberato; altrimenti io mi sarei iscritto a parlare e avrei espresso la mia contrarietà alla richiesta di voto segreto, dichiarando il voto rispetto ad una proposta. Ma mi sembrava che lei, Presidente, avesse già deciso. Le vorrei, quindi, chiedere la ragione per cui si è aperto il dibattito su una decisione già assunta.
LICHERI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Per il suo Gruppo ha già parlato una persona, quindi non può più parlare. (Commenti del senatore Licheri).
Lei intende intervenire sul richiamo al Regolamento? Ha già parlato il senatore Perilli. (Commenti).
Mi faccia capire su cosa vuole intervenire. (Commenti).
Se deve parlare fuori microfono, abbia la cortesia di tacere, perché tanto non la sento. Stia seduto! (Commenti).
Senatore Santangelo, lei è un grande maleducato! Non si fa così alla Presidenza. Lei è un maleducato! Si sieda! Non si fanno gesti alla Presidenza. (Vivaci commenti).
VOCI FUORI MICROFONO. Fuori! Fuori! (Vivaci commenti).
PRESIDENTE. Lei è ammonito. Prego, senatore.
LICHERI (M5S). Presidente, le ha chiesto di parlare il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle e le ha chiesto di parlare sul richiamo. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatore Licheri, mi dica... Non sento niente. Mi dica per quale motivo lei ha chiesto la parola.
LICHERI (M5S). Le ho chiesto di parlare in qualità di Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle... (Commenti).
PRESIDENTE. Senta, lei, in qualità di membro del Gruppo MoVimento 5 Stelle...
LICHERI (M5S). Mi faccia terminare, Presidente, se no non ci chiariamo.
PRESIDENTE. Se è sull'articolo 92...
LICHERI (M5S). Ho chiesto la parola semplicemente sul richiamo al Regolamento, sul solco di quanto ha introdotto nel dibattito d'Assemblea il senatore Zanda. Tutto qua.
PRESIDENTE. Ha già parlato il senatore Perilli e, in base al Regolamento, potrebbe parlare - e io ho concesso che parli - uno per Gruppo; in realtà, potevo anche non far parlare uno per Gruppo, se legge l'articolo 92 del Regolamento.
LICHERI (M5S). Non discuto la sua prerogativa...
PRESIDENTE. Senatore Licheri, la ringrazio. Non può parlare, ha già parlato il senatore Perilli. Si metta d'accordo all'interno del Gruppo su chi deve intervenire. (Applausi. Vivaci commenti).
Senatore Santangelo, è censurato. Fra poco l'allontano dall'Aula e le impedisco di votare. La smetta, senatore Santangelo!
VOCI FUORI MICROFONO. Fuori! Fuori!
PRESIDENTE. Non mi costringa ad allontanarla dall'Aula, se continua col suo comportamento irrispettoso nei confronti della Presidenza. Non ammetto che alcuno faccia gesti di questo tipo. Lo può fare da altre parti, non qua dentro. (Applausi).
VOCI FUORI MICROFONO. Fuori! Fuori!
PRESIDENTE. Se si può ristabilire un attimo di tranquillità, vorrei poter rispondere.
Con tutto il rispetto, l'obiezione sollevata dal senatore Faraone non è fondata. Sulla mia dichiarazione a proposito dell'ammissibilità del voto segreto c'è stato un richiamo al Regolamento, in base all'articolo 92 del Regolamento stesso. Ho fatto parlare tutti e quindi non capisco questo senso di grande tensione. Do dunque lettura del secondo comma dell'articolo 92: «Sui richiami possono di regola parlare, dopo il proponente, soltanto un oratore contro e uno a favore (...); il Presidente ha tuttavia facoltà, valutata l'importanza della questione, di dare la parola ad un oratore per ciascun Gruppo parlamentare». Lo ripeto: ad un oratore per ciascun Gruppo parlamentare. È una facoltà che ho dato, vista l'importanza dell'argomento, e non è dovuta secondo il Regolamento. Ribadisco questo, per spiegare che, avendo già parlato il senatore Perilli, non c'è stata una volontà di chiudere la bocca a qualcuno, ma solo di rispettare la previsione del Regolamento, che aveva già avuto un'applicazione estensiva, proprio tenendo conto dell'importanza del disegno di legge oggi in discussione. (Applausi).
Chiusa questa doverosa parentesi, vorrei replicare a quanto è stato osservato. Tenendo presente che siamo tutti consapevoli del fatto che quello in esame è un disegno di legge che tratta un argomento nel quale confluiscono temi di principio e ragioni di opportunità e che coinvolge la coscienza di ciascuno, io sono stata esclusivamente chiamata a decidere sulla richiesta di una votazione segreta, che è questione esclusivamente giuridica e non a caso ho fatto riferimento al Regolamento e ai precedenti. Il senatore Zanda, così come la senatrice De Petris, ha detto che qui, il non passaggio all'esame degli articoli, previsto dall'articolo 96 del Regolamento del Senato, avrebbe natura e carattere procedurale. Non è così e non soltanto in base al precedente citato dalla senatrice De Petris, a proposito delle unioni civili: lo scrutinio segreto sul voto di non passaggio all'esame degli articoli non è stato concesso per ragioni di contenuto, ma solo per ragioni di inammissibilità, che è questione profondamente diversa. Inoltre, se devo richiamare un precedente, in realtà un precedente sull'ammissibilità c'è, ed è del 30 aprile 1998, a proposito del disegno di legge a firma Salvato ed altri, sull'abolizione della pena dell'ergastolo. In questo caso il precedente è stato per l'accoglimento.
Ancora, se non basta, richiamo una Giunta per il Regolamento che ho convocato il 12 dicembre 2018. Lo ricordo bene, perché era stata posta una questione su una pregiudiziale, che fu respinta, perché la pregiudiziale fu ritenuta di carattere procedurale e, per incidens, si disse in maniera davvero molto chiara che invece il non passaggio all'esame degli articoli aveva natura di merito.
Questa è la Giunta per il Regolamento - che ho qui davanti a me - del 12 dicembre 2018. In quella occasione, nel Resoconto sommario della seduta della Giunta per il Regolamento, in riferimento a me stessa si legge: «Il Presidente (...) ritiene infatti che una risposta in termini univoci possa essere fornita unicamente per l'istituto della proposta di non passare all'esame degli articoli di cui all'articolo 96 del Regolamento, per il quale lo scrutinio segreto, ricorrendo i presupposti stabiliti dall'articolo 113 del Regolamento, è pacificamente ammissibile».
Per incidens, su questo si è pronunciato un senatore che io stimo moltissimo, il senatore Parrini. Poiché leggo un'agenzia nella quale il senatore Parrini mi invita a decidere, in base ad equità, di non concedere il voto segreto perché la richiesta di non passaggio agli articoli sarebbe questione meramente procedurale, sempre nella citata seduta della Giunta per il Regolamento, il senatore Parrini ebbe ad affermare: «(...) una proposta di non passaggio agli articoli (...), trattandosi nella sostanza di un voto che investe anche il merito del provvedimento».
Colleghi, la discrezionalità diventa arbitrio nel momento in cui non ci sono parametri di riferimento; la mia discrezionalità ha avuto parametri di riferimento precisi nei precedenti che vi ho appena letto e nel Regolamento. Ma di più ancora, se vogliamo approfondire ulteriormente la questione, come sapete, poiché diceva giustamente il senatore Perilli che sono anni che si discute la questione, ebbene, la Camera, che l'ha discussa certamente per molto tempo, ha concluso la votazione finale - e sottolineo la votazione finale, che quindi riguarda il merito di tutto il provvedimento - con una votazione segreta.
Pertanto, sono confortata non solo da precedenti che vengono da questa Assemblea e dalla Giunta per il Regolamento di questa Assemblea, ma altresì dalla Camera che, nella votazione finale, ha accolto la richiesta di scrutinio segreto, presentata in quel ramo del Parlamento da Fratelli d'Italia, in quanto - leggo - «Il provvedimento che non è stato sottoposto (...) incide nel suo complesso sulla base di un giudizio di prevalenza». E qui rispondo anche alla questione posta sulla prevalenza, sugli articoli 13, 16, 21, 24 e 25 della Costituzione.
Credo che la mia decisione - per quanto sia legittimo contestare, trattandosi di interpretazione - abbia solidi fondamenti di carattere giuridico.
Passiamo alla votazione.
UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, colleghe e colleghi, mi dispiace molto essere arrivati di nuovo ad una discussione in un clima di tensione. Abbiamo la chance storica di chiudere una lacuna nel nostro ordinamento penale e cosa facciamo? Ci scontriamo con grande passione su questioni formali invece di entrare nel merito.
Come emerso dalla discussione, la questione principale è la nozione di identità di genere. Devo dire che ascoltando le argomentazioni della destra in relazione al concetto di identità di genere, mi cadono veramente le braccia. Davvero qualcuno pensa che dopo l'approvazione della legge Zan, ognuno possa svegliarsi e cambiare sesso? (Applausi). Sapete cosa ci vuole per cambiare sesso? Ci vogliono un processo e pareri di medici e psicologi. Ma cosa state raccontando? Sono delle fake news pazzesche e mi meraviglio che persone intelligenti, come anche il presidente Romeo che stimo, possano ripetere argomenti completamente assurdi.
Il concetto di identificazione di genere è molto importante e soprattutto è già presente nel nostro ordinamento, essendo stato introdotto proprio in riferimento alla legge che consente di cambiare sesso. Il mio dubbio è relativo al fatto se il concetto di identità di genere debba necessariamente essere presente in una fattispecie penale. Noi stiamo parlando di una fattispecie penale e sappiamo che essa non può esserci in presenza di comportamenti interiori che non sono esternati e non sono riconoscibili dal potenziale aggressore. Pertanto credo che il concetto non sia adatto ad una fattispecie di reato.
Penso poi che con il termine genere, che è un po' più vasto, si possa dire che è presente anche il concetto di identità di genere. Insomma, non siamo così lontani, con un po' di buon senso e volontà si riuscirebbe ad arrivare a un compromesso. Ritengo che i colleghi del centro destra abbiano fatto un grande passo; all'inizio avevano detto che non c'era bisogno di una legge, hanno poi riconosciuto la necessità di una legge, accettando la legge Zan e il concetto di genere che fino ad allora era fumo nei loro occhi. Ritengo che ora anche noi progressisti dobbiamo fare un passo; non è che non esiste altra legge se non quella letteralmente formulata come la legge Zan. In tutta Europa vi sono leggi contro l'odio, strutturate tutte in maniera diversa. Cercando allora un compromesso, potremmo formulare la legge in maniera diversa, come ad esempio ho proposto con un emendamento presentato assieme al collega Faraone, partendo dalla motivazione dell'aggressore per omofobia, misoginia oppure definendo esplicitamente il termine genere affinché esso comporti anche la nozione di identità di genere.
Spero ancora che il Parlamento non voti per il non passaggio agli articoli, che faccia andare avanti la legge e la approvi perché sarebbe veramente un bel segnale per il Paese.
Annuncio quindi il voto contrario del Gruppo per le Autonomie alla richiesta di non passaggio agli articoli. (Applausi).
MALAN (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FdI). Signor Presidente, Fratelli d'Italia voterà convintamente a favore della richiesta di non passaggio agli articoli, presentata dal senatore La Russa perché siamo convinti che le questioni vadano discusse in altro modo. Si è partiti con questo disegno di legge approvato alla Camera in modo dimostrativo nel senso che è stato approvato affrettatamente, probabilmente pensando che si sarebbe arenato in qualche modo.
E poi c'è stata la volontà da parte di qualcuno di ritenerlo immutabile e incorreggibile, di non voler apportare alcuna modificazione, nonostante tante, tante voci si siano alzate provenienti non soltanto da esponenti politici del centrodestra e da persone considerate probabilmente conservatrici, ma anche dal mondo della sinistra; anche dal mondo del femminismo si sono alzate tante voci per dire che questo testo è sbagliato. Dopodiché, questa intransigenza mal riposta si è ritorta e si sta ritorcendo contro chi l'ha messa in atto. Non voler modificare delle cose palesemente modificabili, che sarebbe desiderabile modificare in qualunque modo la si pensi, certamente non aiuta neanche lo svolgimento di un dibattito sereno.
Ricordo tra l'altro che in Commissione si stava facendo un lavoro molto interessante e le audizioni sono state di alto contenuto; sono state audite sia alcune personalità contrarie all'impostazione di questo disegno di legge, sia favorevoli. Ebbene, si stava lavorando in Commissione, ma si è avuta la fretta di portare il provvedimento in Assemblea. Il risultato non è stato che in Assemblea si è potuto andare avanti con la discussione (c'è stata solo la discussione generale), ma è stato di impedire il lavoro in Commissione. Questo, già in partenza dal punto di vista anche procedurale, rende impossibile o comunque molto più difficile qualunque tipo di lavoro nel merito.
Fratelli d'Italia ha sempre dato la disponibilità a discutere delle misure che, ove lo si ritenga, possono essere prese per tutelare in modo ancora più efficace da atti di violenza, di aggressione e di molestie le persone in ragione del loro orientamento sessuale. Ma in questo disegno di legge c'è molto, molto altro; si è voluto mettere altro; si sono volute inserire delle definizioni, fin dall'articolo 1, totalmente ideologiche e peraltro anche formulate in modo assurdo, persino sposando la teoria gender, che è una teoria fondatissima, che esiste ed è nata negli Stati Uniti. La professoressa Judith Butler è stata una dei suoi principali esponenti, nonostante qualcuno addirittura si sbracci per dire che questa teoria non esiste.
Tale teoria, che è molto complessa, in sostanza dice che non esiste alcun tipo di collegamento fra il sesso a cui si appartiene e l'orientamento sessuale. Pertanto, come c'è scritto anche nei documenti e in quella strategia nazionale contro le discriminazioni LGBT elaborata dall'UNAR (che l'articolo 8 di questo disegno di legge eleverebbe quasi a livello di legge), il fatto che un maschio ad esempio provi attrazione verso persone di sesso femminile e viceversa è solo una delle possibilità. E questo andrebbe insegnato nelle scuole. Andrebbe detto ai bambini: guardate, non fatevi chiudere negli stereotipi che vi hanno insegnato; forse siete nati maschi, ma magari vi sentite femmine; l'attrazione sessuale è ancora un'altra cosa.
Ebbene, se si vuole fare un'operazione ideologica, per di più di ideologie di questo genere, noi non ci stiamo. Ecco perché votiamo contro questo disegno di legge scritto male. Si poteva fare qualcosa di utile. Ricordo che già oggi evidentemente è punito ogni tipo di violenza, di aggressione, di molestia, di discriminazione nei confronti delle persone in ragione del loro orientamento sessuale. Ribadiamo che eravamo e siamo disposti a discutere qualcosa che vada in questo senso, ma diciamo no a un provvedimento che limita la libertà di espressione di tutti. L'ha dichiarato persino il suo presentatore: l'onorevole Zan ha detto che bisogna che la gente ci pensi due volte prima di parlare. Prima di parlare e offendere è una cosa, ma prima di parlare ed esprimere le proprie convinzioni è un'altra cosa; la gente deve essere libera di poterle esprimere.
Ricordo a titolo di esempio una sola cosa. Quando fu eletto papa Benedetto XVI l'onorevole Zan, l'eponimo di questo disegno di legge, fece un comunicato stampa con cui commentò in modo negativo l'elezione del cardinale Ratzinger a Sommo Pontefice, dicendo che sarebbe continuata la linea omofobica tenuta dal suo predecessore. Pertanto, a giudizio dell'onorevole Zan, sono ad esempio omofobi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
Questa mi sembra già un'indicazione di come potrebbe essere interpretata questa legge. Come è stato detto da chi mi ha preceduto, si andrà davanti al giudice per ogni cosa. Ebbene, di fronte a questo non abbiamo dubbi nel votare a favore del non passaggio all'esame degli articoli perché si è seguita la strada sbagliata ed è meglio chiuderla qui. (Applausi).
MALPEZZI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALPEZZI (PD). Signor Presidente, mi sembra che in questa giornata si stia finalmente facendo un po' di chiarezza. Ringrazio anche il presidente Calderoli che ha spiegato così bene le posizioni della Lega e - immagino - del centrodestra che sposa completamente quella linea.
Sostanzialmente, come è stato detto, chi ha voluto presentare la proposta di non passaggio all'esame degli articoli ha voluto dire chiaramente che vuole affossare la legge contro i crimini d'odio. (Applausi). Quindi noi potremmo fermare la dichiarazione di voto qui.
Da una parte ci sono coloro che vogliono affossare una legge contro i crimini d'odio; dall'altra parte coloro che ritengono da sempre che la legge sia necessaria e sacrosanta. Sono proprio queste le forze che sono state accusate di essere prepotenti nel corso degli ultimi mesi. Il provvedimento è arrivato al Senato dalla Camera dei deputati e, dal momento che il presidente Calderoli ha fatto un excursus, mi permetterà di inserire una serie di passaggi per chiarire meglio perché la nostra versione è leggermente diversa.
Il provvedimento, elaborato da diverse forze della maggioranza, è stato approvato alla Camera dei deputati a larga maggioranza. Arrivato in Senato, è finito nei cassetti della Commissione giustizia ed è stato sepolto perché, secondo il Presidente della Commissione e le forze di centrodestra, del tema non si doveva parlare perché non era necessario, né era un'emergenza, perché i crimini d'odio non ci sono e perché non era una priorità. (Applausi). Dopodiché, a furia di insistere, insieme ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, LeU e Gruppo Per le Autonomie, il Partito Democratico è riuscito a forza a portarlo fuori da quella Commissione, in quanto, dopo essere stato calendarizzato, rischiava di continuare a essere sepolto da quel numero di audizioni che oggi il collega Mirabelli ha ben evidenziato. C'è quindi stata una volontà di grande ostruzionismo.
Poi però è cambiata la linea. Dopo l'ostruzionismo, il centrodestra ha iniziato a dire che forse la legge poteva essere utile (anzi, che era necessaria) e che voleva una legge contro i crimini d'odio, decidendo di presentarne una completamente diversa e in antitesi, rinunciando al lavoro fatto precedentemente alla Camera dei deputati.
Si verifica un'altra cosa che ha oggettivamente complicato il quadro (anche se di fronte ai quadri complicati si possono trovare le soluzioni). Una delle forze della maggioranza che alla Camera aveva contribuito alla stesura del provvedimento, anche attraverso una sua Ministra e la Capogruppo in Commissione giustizia (parlo di Italia Viva-PSI), qui in Senato ha deciso di tenere un'altra linea. È chiaro che la situazione cambia. Dal nostro punto di vista sarebbe stato più utile marciare tutti insieme; visto che tutti noi ne riconoscevamo l'urgenza e la necessità, sarebbe stato utile andare diritti. Ma, di fronte a tutti questi intoppi, la fatica è stata maggiore e non ce lo nascondiamo. Fatica maggiore, ma con chiarezza di intenti. Noi abbiamo sempre voluto portare a casa una legge e siamo arrivati a dire, di fronte a una situazione che si complicava sempre di più, che potevamo essere disposti anche a cambiare una proposta che noi abbiamo sposato, che abbiamo portato avanti e che ha trovato tanto riscontro nella società. Potevamo provare a cambiarla e a costruire insieme un percorso condiviso, viste le volontà (apparenti, a quanto pare) del centrodestra di lavorare su quel testo di legge.
Non è stato così. Ieri finalmente abbiamo avuto chiarezza su questo e ce l'abbiamo anche oggi. Negli incontri di ieri è stato molto chiaro che questa spada di Damocle del non passaggio all'esame degli articoli, che boccia il provvedimento, che lo fa morire e che, qualora dovesse passare, non darà a questo Paese una legge di questa natura contro i crimini d'odio, doveva rimanere lì, ferma, e impedire qualsiasi forma di mediazione. Se siamo disposti a dialogare, allora vorremmo anche tutti avere la certezza che siamo disposti a dialogare su quel testo e sugli emendamenti che sono stati presentati, non su un'altra cosa. Questo è il motivo - e mi dispiace - per cui noi siamo stati fermi su questo punto: togliere la bocciatura di questo provvedimento, che infatti voi oggi presentate con grande orgoglio. L'ho sentito nelle parole di chi ha illustrato la proposta di non passaggio all'esame degli articoli; siete orgogliosi di provare a bocciare questo provvedimento, perché continuate a pensare che non serva. Lo abbiamo sentito in tutti i vostri interventi in discussione generale: abbiamo sentito la sottovalutazione del problema, abbiamo sentito come spiegate il problema.
Noi apparteniamo a un'altra storia, apparteniamo alla storia di chi vuole difendere i diritti, alla storia di quei Paesi europei che stanno dalla parte dei diritti (Applausi) e che in Europa non si siedono dalla parte dei sovranisti e dei totalitarismi che tolgono valore alle donne e alla comunità LGBT. Sono seduti con voi, mi dispiace, e voi ci continuate a stare. Forse sarebbe necessaria a questo Paese - lo ricordavo anche la scorsa settimana - una vera destra liberale con cui potersi confrontare, che non abbia paura delle diversità e che ritenga la diversità una ricchezza. Chiaramente ciascuno è libero di votare come vuole, ma mi chiedo cosa racconterete ai vostri figli quando gli direte che avete votato contro una legge che andava a tutelare le persone che sono oggetto di crimini d'odio. Cosa direte a loro? Il mondo fortunatamente non si ferma dentro quest'Aula. C'è un Paese fuori (Applausi), ci sono i nostri figli, che sono mille volte più avanti di noi. Per i nostri figli questa legge è addirittura vecchia; loro sono oltre e guardano alla politica sperando che la politica dia dei segnali. (Applausi). Il giorno dopo le elezioni siamo davvero tutti bravi a dire che c'è il fenomeno dell'astensionismo, che non c'è la partecipazione, che i giovani non ci seguono. Ma diamo le risposte, facciamo il Parlamento! (Applausi).
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, come è emerso chiaramente nell'intervento che ho fatto precedentemente sul richiamo al Regolamento, voteremo convintamente contro il non passaggio agli articoli.
Voglio, però, essere molto chiara. La collega Malpezzi ha già ricostruito l'iter, ma voglio ripercorrere alcuni passaggi molto chiari. Il disegno di legge Zan, approvato alla Camera, dove peraltro il contributo che avete dato in alcuni passaggi è proprio quello che adesso mettete in discussione, è arrivato al Senato nella Commissione giustizia a novembre del 2019. Adesso festeggiamo i due anni; questo è quanto accaduto. La Commissione giustizia era il luogo in cui si sarebbe potuto lavorare sul testo e lo sapete perfettamente. Invece, avete messo in atto continue pratiche di ostruzionismo a botta di centinaia, per esempio, di audizioni o non mettendolo mai all'ordine del giorno, ma rinviandolo continuamente. Quello è il luogo - le nostre Commissioni sono così - in cui si lavora sul testo. Lo dico perché sembra che adesso vi siete svegliati tutti dicendo che volevate migliorare il testo. Purtroppo, devo prendere atto di quanto accaduto, né più, né meno.
Fin dall'inizio, infatti, avete rivendicato con orgoglio il fatto che non volevate portarci a discutere e ad approvare la legge. Qual è lo strumento in mano ai Gruppi parlamentari e ai senatori per cercare di togliere il disegno di legge dalla sacca in cui era finito? Era praticamente nella palude della Commissione e l'intento era di portarlo in Assemblea per affrontare gli emendamenti e la discussione in questa sede davanti a tutti. Non potevate sottrarvi al fatto che giustamente da parte di un'opinione pubblica molto avvertita e di tantissimi cittadini c'era la richiesta di andare avanti per varare una legge che non toglie diritti, ma li amplia. (Applausi). E quando si estendono i diritti, nessuno dovrebbe avere questa reazione perché riguarda il bene che facciamo alla società.
E poi presentate un disegno di legge. Per la verità, la senatrice Ronzulli anche stamattina ha detto che c'erano già le norme del codice penale e, quindi, che in realtà non si capiva a cosa servisse. Comunque, la senatrice presenta un disegno di legge, che è l'opposto - se quella doveva essere la base del dialogo, non so di quale dialogo parlate - e che addirittura prova a mettere in discussione anche la legge Mancino. Questa è la realtà dei fatti.
Ora torniamo alla questione del dialogo. Nella strana riunione di ieri vi è stata di nuovo una richiesta per vedere se si trovava una possibilità di ripresa del dialogo. Io, però, non so come siete abituati voi. Forse avete più esperienza di guerre di quante ne abbia io, ma quando ci si incontra a un tavolo non si tiene la pistola fumante sul tavolo. Noi abbiamo chiesto - quello era il segno che dimostrava che si voleva davvero entrare nel merito e provare a fare un lavoro comune - di togliere la richiesta di cui stiamo discutendo adesso di non passaggio agli articoli perché lo sapete perfettamente e l'avete rivendicato. Lo scopo di questa richiesta è, infatti, tentare di affossare e di mettere una pietra tombale sulla legge e magari di provare a fare voi un disegnino di legge per cercare di fare un'altra operazione. Questo è il punto.
Lo avete dimostrato nei fatti oggi (e questa è la prova provata ora che stiamo per votare) che non avevate alcuna intenzione di trovare un punto di incontro. Questa è la questione politica di oggi. Cosa vi costava? Avevate centinaia di emendamenti, molti dei quali era normale che andassero al voto segreto. Quindi, vi era tutta la possibilità, senza ricorrere allo strumento per affossarla, di intervenire meglio. È per questo motivo che penso che voi fin dall'inizio abbiate perseguito un obiettivo chiaro e preciso, che dal vostro punto di vista evidentemente è un obiettivo politico, che è quello - ancora una volta - di impedire che questo Paese possa avere una legge di civiltà contro tutte le discriminazioni e contro i crimini d'odio, perché evidentemente è proprio questo che non volete.
Per questo motivo, chiaramente voteremo contro la vostra richiesta di non passaggio agli articoli. (Applausi).
BERNINI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERNINI (FIBP-UDC). Signor Presidente, non voglio dire che sarò breve, perché temo che verrei meno ai miei stessi propositi, ma cercherò, visto che molte cose sono state dette in quest'Aula e anche fuori di essa, di trarre la sintesi, l'essenza delle nostre diverse prospettive. Fatemi dire solo una cosa, colleghi, con tutto il rispetto del mondo: non esistono i buoni e i cattivi. (Applausi). Non esistono i generosi e gli omofobici, non esistono i detentori depositari della verità e gli stupidi magari in malafede. (Applausi). Non è così che funziona, colleghi. Esistono le diversità di opinioni, magari su uno stesso tema, magari per arrivare a una stessa soluzione, solamente attraverso una via diversa, magari migliore. Amici, si chiama libertà. (Applausi). Libertà, esattamente quella che voi dite di voler tutelare nel vostro provvedimento, che avrebbe potuto essere anche il nostro provvedimento, se voi ci aveste consentito di lavorare veramente insieme, di metterci veramente uno di fronte all'altro intorno a un tavolo e intingere la penna non nel pregiudizio, nelle recriminazioni, nelle etichette, nei ditini puntati - anche questa settimana ci puntate addosso i ditini, basta! - ma nel buonsenso e nella capacità di mediare, perché - ripeto - non esiste un'unica verità, non esiste un unico pensiero, anzi tutti noi dovremmo fuggire a gambe levate dal pensiero unico. È esattamente quello che diciamo di non volere con la legge che contrasta la non inclusività, le discriminazioni, i crimini d'odio e l'omofobia. Il fatto di avere una diversa opinione deve essere garantito. Colleghi, non la pensiamo tutti allo stesso modo. Vi assicuro che la sensibilità rispetto a questa norma è ampiamente condivisa all'interno del Gruppo parlamentare che ho l'onore di rappresentare. Questa norma ha un titolo che chi vi parla considera importante per la storia giuridica del nostro Paese. Il problema è che il contenuto non corrisponde al titolo. (Applausi). Ci sono dei momenti normativi profondamente illiberali. L'ha detto - vi assicuro, senza demagogia - chi in quelle famose audizioni non è venuto a propugnare una posizione politica, ma a rappresentare un'opinione, quelle opinioni che ai sensi dell'articolo 4 della norma non potrebbero essere rappresentate se questa norma non venisse modificata.
Amici, colleghi, vi prego, non raccontiamoci bugie, perché chi ci guarda da fuori e ci sente parlare oggi ha la sensazione di un dialogo tra il muto e il sordo. Noi abbiamo accettato una mediazione cinque mesi fa e siamo stati assolutamente disponibili a mettere sul tavolo il nostro modo di fare le cose e condividerlo con voi, confrontarlo con il vostro per trovare la soluzione. Una mediazione è proprio questo: qualcosa di concesso, qualcosa di ricevuto. Da quella parte lì, colleghi - fate puntare il ditino anche a me - ci sono solo richieste di concessioni, solo inni alla guerra. (Applausi). Ma quali pistole fumanti, colleghi? Siamo in un'Aula parlamentare: nessuno spara a nessuno. Stiamo solamente cercando di rappresentare anche i diritti di coloro che la pensano diversamente dai destinatari di questa norma. Non è legittimo? Non appartengono alla categoria delle persone che noi rappresentiamo? (Applausi). Ripeto, ve lo dice qualcuno che è profondamente convinto dello spirito di questa norma, ma non così, non una norma che contraddice sé stessa.
Come diceva il collega Calderoli, quindi non mi dilungherò su questo, abbiamo accettato diverse forzature da parte vostra. Non voglio usare la parola «ricatti» perché scenderei in una polemica che mi dispiace usare nei vostri confronti. Siamo stati costretti a venire in Aula interrompendo una mediazione officiata dal già relatore del disegno di legge Zan, il presidente Ostellari, che secondo noi poteva essere perseguita con efficacia, con soddisfazione. C'erano dei punti su cui non ci trovavamo e non siamo andati avanti perché ci avete chiesto la prova d'amore, come sempre. È un continuo chiedere prove d'amore: andiamo in Aula, calendarizziamo gli interventi, togliete il non passaggio all'esame degli articoli, togliete la richiesta di rinvio in Commissione. Tutto questo, amici, con la vostra formula preferita, quella cioè della cambiale in bianco: noi facciamo una cosa e voi non vi impegnate ad una contropartita. Amici, questa non si chiama trattativa, ma prevaricazione e noi le prevaricazioni non le accettiamo. (Applausi).
Mi avvio alla conclusione del mio intervento, perché, lei, signor Presidente, è sempre molto gentile, ma un minimo di brevità rispetto ai miei consueti oceanici interventi ci dovrebbe essere, perché bisogna votare. Ieri durante la riunione siamo veramente rimasti molto colpiti, perché domenica sera ci si era aperto un mondo: vogliono trattare. Dopo aver detto cinque giorni prima che vogliono solamente calendarizzare un voto, farlo e basta, con una contrapposizione totale, il segretario Letta ci dice che ha intenzione di aprirsi alla trattativa. È magnifico, ma questa trattativa non è minimamente esitata in un comportamento reale. Abbiamo perso tanto, troppo tempo sempre con quella dinamica del dialogo tra il muto e il sordo che non porta da nessuna parte.
Voi, infatti, dovreste avere il coraggio di dire che per voi questo voto è un'opzione vinci-vinci, win-win: se si affossa è colpa nostra, brutti, sporchi, cattivi, omofobici, quelli che comunque avranno la colpa dell'affossamento di una norma che peraltro non sarà affossata, ma avrà solamente un'attesa di sei mesi su cui noi potremo lavorare per cercare finalmente di ricondurre gli aspetti meno significativi di questo provvedimento di equità. Se invece l'iter di questo disegno di legge andasse avanti, voi sareste quelli duri e puri che hanno deciso di portarla avanti senza concedere nulla a noi. Tuttavia vi ripeto che voi non concedete qualcosa, ma alle persone che hanno il diritto di avere voce, a prescindere da quelli che la norma rappresenta (Applausi), come chi pensa di poter dire legittimamente di preferire la famiglia tradizionale. Non devo fare esempi, perché ne sono stati fatti tanti.
Lo ripeto: tanto è giusto e doveroso contrastare le discriminazioni e i crimini d'odio, quanto è giusto e doveroso avere la certezza di non cadere nella stessa trappola, di non produrre il famoso effetto boomerang. Infatti, come hanno giustamente ricordato alcuni colleghi che mi hanno preceduto, questo disegno di legge non aggiunge diritti. È ovvio che se io insulto in maniera invereconda una persona sulla base del suo orientamento sessuale sono già punibile in sede penale e civile. Tutti voi lo sapete, i colleghi lo sanno. Tuttavia è altrettanto evidente che se predispongo una sanzione su una norma penale in bianco, che trasforma in reati comportamenti indefiniti che noi ancora non vediamo nella norma, sto commettendo veramente il peggiore dei danni proprio nei confronti dei destinatari di quella norma.
Io credo si sia compreso, signor Presidente, che noi non abbiamo perso la speranza di predisporre una norma che rappresenti anche questa parte dell'Emiciclo e quella parte di diritti che in parte questa parte dell'Emiciclo rappresenta, perché il modo di concepire la regolamentazione dei diritti di libertà, dei diritti fondamentali, è molto trasversale anche al nostro interno.
Signor Presidente, noi, però, non accettiamo il prendere o lasciare o, come sintetizzava il collega Gasparri, o Zan o morte, perché questo non significa avere coraggio. Questo significa avere paura di confrontarsi, facendo male a chi si dice di voler favorire. (Applausi).
Pertanto, noi voteremo a favore del non passaggio agli articoli, per consentire a questa norma di tornare sul tavolo e confrontarci sui punti che riteniamo essenziali. Noi non molliamo. (Applausi).
MAIORINO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIORINO (M5S). Signor Presidente, un giorno i nostri figli, i nostri nipoti o forse i nostri pronipoti, sfogliando gli annali delle sedute di questo Senato e giungendo alla discussione odierna, rimarranno sbigottiti dall'atmosfera surreale. Chi ha avuto la ventura di sfogliare qualche volta dei libri di storia avrà notato come, nel periodo delle grandi conquiste, dopo la conquista, l'invasione, la rapina del nuovo mondo, in Europa si sviluppò un acceso dibattito, che coinvolse dotti ed esperti, letterati e filosofi: ci si interroga sulla questione se gli indigeni, cioè gli abitanti di quelle nuove terre, avessero l'anima e se potessero essere, quindi, considerati al pari degli abitanti della vecchia Europa.
Noi oggi stiamo facendo la stessa cosa. Accordare il voto segreto su questo provvedimento, perché lo si interpreta come una questione etica, ci mette al pari di quei finti dotti del Sedicesimo secolo, che si chiedevano se gli indigeni avessero l'anima. (Applausi). Se noi stessimo discutendo di razzismo, non credo che nel 2021 qualcuno avrebbe il coraggio di tirare in ballo questioni etiche e dietro queste trincerarsi per un voto segreto. Nel 2021 no, ma forse trent'anni fa sì. Vedete come cambiano le cose. Oggi non avreste il coraggio di chiedere il voto segreto sul razzismo, almeno voglio augurarmelo, ma oggi avete avuto il coraggio di chiedere il voto segreto sulla omolesbobitransfobia.
Sono nostri pari le persone LGBT o non lo sono? (Applausi). Questo vi state chiedendo! Questo state facendo chiedere a questa Aula! I vostri figli e le vostre figlie, un giorno, vi si rivolteranno contro: perché voi non li avete capiti, perché loro sono molto più avanti di voi. (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, lasciate proseguire la senatrice Maiorino.
Prego, senatrice, prosegua pure.
MAIORINO (M5S). Mi ha sorpreso sentire la presidente Bernini dire che non esiste una sola verità, perché ciò è perfettamente in linea con quanto ho appena detto. Dire che non esiste una sola verità vuol dire che è opinione lecita pensare che, in qualche modo, l'omosessualità, la bisessualità o la transessualità siano ancora una devianza e una condizione di inferiorità. (Applausi). Esiste una verità: gli uomini e le donne, gli esseri umani, sono tutti uguali e hanno pari dignità di fronte alla legge e di fronte alle istituzioni. Questa è una verità incontrovertibile.
Sta accadendo una rivoluzione, questo sì. Per questo posso anche comprendere il disorientamento di alcuni. Le persone LGBT hanno attraversato fasi alterne, andando dalla persecuzione aperta e addirittura legittimata, alla tolleranza, purché non fossero eccessivamente visibili. Queste sono le fasi alterne che, nella storia, hanno attraversato le persone LGBT. Qual è la rivoluzione odierna? Che oggi esse richiedono piena legittimità nella società, uguaglianza vera e sostanziale di tutti i diritti, perché o i diritti sono di tutti o sono privilegi. (Applausi). Questo naturalmente provoca del disorientamento in alcuni e posso comprenderlo, ma voglio essere profetica: è un errore di calcolo, cari colleghi, del centrodestra. Persino i vostri elettori, non tutti vi seguiranno nella crociata antistorica che avete abbracciato. (Applausi). Avete visto le decine e decine di Pride che si sono svolti in tutta Italia, pieni di giovani e giovanissimi: quelli intanto ve li siete giocati dal punto di vista dei consensi, ma certamente non abbracceranno un'ideologia, quella sì perdente, sconfitta dalla storia.
Una cosa voglio dire anche ai colleghi della Lega, che prima, strumentalizzando una parte del femminismo - una parte piccola e minoritaria rispetto al totale del femminismo - pontificavano dicendo che questa legge sarebbe contro le donne. Il senatore Romeo, per il quale ho stima dal punto di vista professionale, diceva questo accerchiato da maschi. (Commenti). Una rondine non fa primavera.
Il senatore Romeo diceva cosa è bene per le donne. Bisogna avere credibilità e autorevolezza per parlare di uguaglianza e per parlare dei diritti delle donne. E voi credibilità non l'avete. (Applausi).
Mi rivolgo a Forza Italia, che sembra aver deciso di seguire la Lega e Fratelli d'Italia su questa china. Veramente volete seguire Lega e Forza Italia tra le braccia di Orban e Duda? È lì che vi stanno conducendo. La questione è molto più rilevante del disegno di legge Zan su quale votiamo la tagliola oggi: è una questione di posizionamento geopolitico europeo e a livello mondiale. Pensate a quello che fate e non votate per la tagliola. (Applausi).
Un ultimo appello a Italia Viva: rinunciate alla formulazione «omofobia e transfobia». Era anche la mia, era anche nel mio testo originale, ma vi ho rinunciato, perché è stata sconfitta dalla storia e dalla giurisprudenza. La terminologia adatta e attestata dal punto di vista giurisprudenziale è «orientamento sessuale e identità di genere». Rinunciate alla bandierina e un compromesso, un accordo si trova.
Infine, Presidente, ai senatori Calderoli e La Russa, proponenti dello strumento regolamentare della tagliola, chiedo di rinunciare al voto segreto. Se siete convinti delle vostre motivazioni, rinunciate al voto segreto e consentite ai senatori e alle senatrici di quest'Aula di guardare in faccia, a viso aperto, gli elettori e di assumersi le proprie responsabilità di fronte al Paese. Rinunciate al voto segreto. Il nostro voto sarà naturalmente contrario alla tagliola. (Applausi).
FARAONE (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FARAONE (IV-PSI). Signor Presidente, credo sia veramente paradossale se in quest'Aula dovesse prevalere - naturalmente cosa assolutamente non auspicata da chi ha sostenuto un provvedimento contro le discriminazioni omotransfobiche - la richiesta di non passaggio agli articoli. Il paradosso sarebbe che gli unici a non aver potuto discutere, proporre, presentare emendamenti al provvedimento sarebbero gli unici che avrebbero dovuto scrivere il provvedimento stesso, e cioè i senatori. Se dovesse essere approvata la richiesta di non passaggio agli articoli, tutti avranno parlato di disegno di legge Zan - l'avranno fatto gli influencer il 1° maggio, lo avrà fatto Letta da Fazio, lo avranno fatto i giornalisti e i commentatori - e gli unici che non potranno discutere del provvedimento e non potranno apportarvi modifiche o mantenerlo come è saranno i senatori della Repubblica. (Applausi).
Io credo che questo sia veramente scandaloso, perché abbiamo sentito tutte le forze politiche e tutte, Presidente, hanno detto di volere questo provvedimento. Dopodiché, le forze politiche decidono diversamente: chi presentando la richiesta di voto segreto, chi costringendoci allo scontro, nonostante ci sia stata la volontà di discutere sul testo; chiedendo anche soltanto una settimana almeno per verificare se sulle parole del segretario del Partito Democratico Letta si potessero costruire le condizioni affinché ne potessero scaturire delle conseguenze immediate. E parlo di quel Partito Democratico che, per mesi, ha detto, all'interno di quest'Aula, che il provvedimento si sarebbe votato così com'era, senza modifiche: quel partito che domenica scorsa - non un secolo fa, ma qualche giorno fa - ha detto, attraverso le parole del suo massimo esponente, che si sarebbe aperto al dialogo e avrebbe tentato di modificare il provvedimento per farlo approvare da quest'Assemblea.
Sono passate soltanto alcune ore e abbiamo verificato, tramite la convocazione della Commissione da parte del presidente Ostellari, la possibilità di avviare un ragionamento di merito, Presidente, perché in quest'Aula non si sta parlando del merito. Si sta parlando non della legge contro le discriminazioni omotransfobiche, ma di tutt'altro, Presidente. Non si è potuta affrontare la discussione di merito, perché anche ieri, davanti a chi proponeva - e lo abbiamo fatto noi come Italia Viva, dal primo giorno - di sedersi a discutere dei singoli articoli, delle modifiche e di cosa deve rimanere, è sempre stato posto un problema di metodo - «devono prima ritirare quel provvedimento», «non devono chiedere quel voto» - senza mai poter discutere nel merito.
Oggi avvertiamo anche come un po' patetico, Presidente, l'appello a Italia Viva da parte della collega Malpezzi e della collega Maiorino. Senatrice Maiorino, quando noi abbiamo votato le unioni civili in quest'Aula, lei dov'era? (Applausi). Lei votava contro! Il suo Gruppo votava contro le unioni civili e, quindi, lezioni e appelli da lei a votare questo provvedimento non ne prendiamo. (Applausi).
Se oggi il provvedimento è arrivato in Aula, Presidente, lo dobbiamo a Italia Viva che, in tutti i passaggi - in tutti i passaggi! - ha votato in maniera decisiva a favore della trattazione del provvedimento. (Commenti. Richiami del Presidente).
In tutti i passaggi, dalla Conferenza dei Capigruppo, in cui il voto del Presidente del Gruppo Italia Viva (il sottoscritto) è stato decisivo affinché si calendarizzasse il provvedimento, a quando si è votato, costantemente, Italia Viva è stata determinante affinché il provvedimento arrivasse fino a questo punto.
Noi faremo il nostro dovere fino in fondo, pur non avendo condiviso per nulla questo muro contro muro, è l'issare bandierine ideologiche che mieteranno vittime, se non dovesse passare il provvedimento, soltanto fra quelli che saranno i beneficiari di una legge contro la discriminazione omotransfobica, perché su questo punto c'è un vuoto normativo. Se non ci interroghiamo su come trovare una conclusione, quel vuoto normativo continuerà ad esserci. E tutti quelli che hanno gridato, chiacchierato, blaterato che non c'è la legge, che quelle persone rimangono scoperte e che le discriminazioni avvengono ogni giorno, saranno complici di chi non voleva questo provvedimento, perché lo scontro ideologico, il voto segreto e la roulette russa cui ci stanno costringendo mettono a repentaglio l'approvazione della legge.
Oggi, quindi, voteremo contro la proposta di non passaggio all'esame degli articoli, perché siamo convinti che questo provvedimento debba essere approvato e discusso dai senatori e non nei talk show: non in piazza, ma dai senatori. (Applausi). I senatori devono poter svolgere un ruolo anche di modifica e non è accettabile chi dice che la legge o si prende così com'è, o non se ne fa nulla. Sono un legislatore e, come tale, ho il diritto e il dovere di partecipare a modificare e a migliorarne il testo.
Pertanto, signor Presidente, voteremo contro la proposta di non passaggio all'esame degli articoli, auspicando che con il nostro voto la legge rimanga nel binario della discussione del Senato. Auspichiamo sempre che il dialogo possa ripartire, anche dopo questo voto, perché di voti segreti rischiano eventualmente di essercene degli altri. E, se non si trova un'intesa in Assemblea, questo provvedimento non verrà approvato e le donne e gli uomini che lo aspettano saranno vittime di uno scontro ideologico che con loro non ha nulla a che fare. (Applausi).
*QUAGLIARIELLO (Misto-IeC). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUAGLIARIELLO (Misto-IeC). Signor Presidente, interverrò solo per pochi minuti. Avrei rinunziato a questo intervento, perché non condivido i toni ultimativi che sono stati utilizzati in quest'Aula e ritengo che questo sia un passaggio in una vicenda complessa. Ma ho deciso di chiedere la parola innanzitutto per un motivo regolamentare: se non l'avessi fatto, avremmo in qualche modo attestato la natura procedurale del voto, laddove invece condividiamo la decisione della Presidenza, che ha portato al voto segreto. Dichiaro quindi che i 7 senatori della componente Idea e Cambiamo, in dissenso dalla posizione assunta dalla maggioranza del Gruppo Misto, voteranno a favore del non passaggio agli articoli. E lo faranno per una ragione. A bloccare il confronto, infatti, non è la contrarietà alla violenza e all'omofobia e non è la libertà di scelta: cose che, per quanto riguarda me e i miei colleghi, sono sacrosante. Ciò che sta bloccando il confronto è cosa si intende per sessualità, tra chi ritiene che sia qualcosa di comunque legato ad un dato biologico, del quale si deve tener conto anche quando si compiono scelte diverse, e chi invece considera la sessualità un dato meramente culturale. Se non leviamo di mezzo questo scoglio, non riusciamo ad andare avanti.
Questa è la ragione, signor Presidente - e con questo concludo - per la quale, anche se la votazione dovesse sancire la vittoria di chi ha presentato le proposte di non passaggio agli articoli a favore delle quali voteremo, saremmo perché la discussione all'interno del Senato vada avanti e saremmo disponibili a sottoscrivere la mediazione che gli amici di Italia Viva, in particolare il senatore Cucca, hanno più volte proposto. Riteniamo però che questa sia una strada più facile da raggiungere levando di mezzo uno scoglio, piuttosto che ingigantendolo. (Applausi).
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione della proposta di non passaggio all'esame degli articoli, sulla quale da parte del prescritto numero di senatori è stata presentata richiesta di votazione a scrutinio segreto.
Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, indìco la votazione a scrutinio segreto della proposta di non passare all'esame degli articoli.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Vivi applausi. Commenti).
Colleghi, sospendo la seduta che riprenderà al termine della Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 13,41, è ripresa alle ore 17,28).
Presidenza del vice presidente LA RUSSA
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di prendere posto e possibilmente liberare l'emiciclo.
Si è appena conclusa la Conferenza dei Capigruppo, che ha stabilito il calendario dei lavori fino al 4 novembre.
Nel pomeriggio di oggi, fino alle ore 20, non oltre, ed eventualmente nella seduta di domani, proseguirà la discussione del decreto-legge sugli incendi boschivi.
Dopo la votazione del decreto-legge, saranno esaminati i seguenti argomenti: la prima deliberazione del Senato sul disegno di legge costituzionale di modifica all'articolo 119 della Costituzione per il riconoscimento dello svantaggio derivante dall'insularità; il disegno di legge sui titoli universitari abilitanti, collegato alla manovra di bilancio.
Il calendario della prossima settimana prevede, a partire dalle ore 15 di martedì, la discussione dei seguenti provvedimenti: la legge europea 2019-2020, già approvata dalla Camera dei deputati, e connesse relazioni sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea; eventuale seguito degli argomenti non conclusi; il decreto-legge in materia di infrastrutture e mobilità sostenibili (ove trasmesso in tempo utile dalla Camera); la seconda deliberazione del Senato sul disegno di legge costituzionale in materia di tutela costituzionale dell'ambiente, per il quale è previsto il voto a maggioranza qualificata dei componenti del Senato; il disegno di legge cosiddetto salva mare dalla sede redigente.
Giovedì 4 novembre, dalle ore 15, avrà luogo il question time con la presenza dei Ministri della giustizia, dello sviluppo economico e delle politiche agricole, alimentari e forestali.
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori fino al 4 novembre:
| Giovedì | 28 | ottobre | h. 9,30-20 | - Seguito disegno di legge n. 2381 - Decreto-legge n. 120, Incendi boschivi (scade l'8 novembre)
- Disegno di legge costituzionale n. 865 - Modifica all'articolo 119 della Costituzione per il riconoscimento dello svantaggio derivante dall'insularità (prima deliberazione del Senato) (voto finale con la presenza del numero legale)
- Disegno di legge n. 2305 - Titoli universitari abilitanti (approvato dalla Camera dei deputati) (collegato alla manovra di bilancio) (voto finale con la presenza del numero legale) |
| Martedì | 2 | novembre | h. 15-20 | - Disegno di legge n. 2169 - Legge europea 2019-2020 (approvato dalla Camera dei deputati) e connessi doc. LXXXVI, n. 4 e doc. LXXXVII, n. 4 - Relazioni programmatica e consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea
- Eventuale seguito argomenti non conclusi
- Disegno di legge n. … - Decreto-legge n. 121, Infrastrutture e mobilità sostenibili (ove approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 9 novembre)
Disegno di legge costituzionale n. 83-212-938-1203-1532-1627-1632-2160-B - Tutela costituzionale dell'ambiente (seconda deliberazione del Senato) (voto a maggioranza assoluta dei componenti del Senato)
Disegno di legge n. 1571 - SalvaMare (dalla sede redigente)
- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 4, ore 15) |
| Mercoledì | 3 | " | h. 9,30-20 | |
| Giovedì | 4 | " | h. 9,30-20 |
Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. … (Decreto-legge n. 121, Infrastrutture e mobilità sostenibili) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione.
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2381
(Decreto-legge n. 120, Incendi boschivi)
(Gruppi 5 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| M5S |
| 54' |
| L-SP-PSd'Az |
| 49' |
| FIBP-UDC |
| 42' |
| Misto |
| 41'+5' |
| PD |
| 37' |
| FdI |
| 29'+5' |
| IV-PSI |
| 26' |
| Aut (SVP-PATT, UV) |
| 23' |
| Dissenzienti |
| da stabilire |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2305
(Titoli universitari abilitanti)
(4 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatori |
| 20' |
| Governo |
| 20' |
| Votazioni |
| 20' |
| Gruppi 3 ore, di cui |
|
|
| M5S |
| 32' |
| L-SP-PSd'Az |
| 29' |
| FIBP-UDC |
| 25' |
| Misto |
| 25'+5' |
| PD |
| 22' |
| FdI |
| 17'+5' |
| IV-PSI |
| 16' |
| Aut (SVP-PATT, UV) |
| 14' |
| Dissenzienti |
| da stabilire |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2169
(Legge europea 2019-2020)
e dei connessi documenti LXXXVI, n. 4, e LXXXVII, n. 4
(Relazioni programmatica e consuntiva
sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea)
(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatori |
| 40' |
| Governo |
| 40' |
| Votazioni |
| 40' |
| Gruppi 5 ore, di cui |
|
|
| M5S |
| 54' |
| L-SP-PSd'Az |
| 49' |
| FIBP-UDC |
| 42' |
| Misto |
| 41'+5' |
| PD |
| 37' |
| FdI |
| 29'+5' |
| IV-PSI |
| 26' |
| Aut (SVP-PATT, UV) |
| 23' |
| Dissenzienti |
| da stabilire |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ...
(Decreto-legge n. 121, Infrastrutture e mobilità sostenibili)
(4 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatori |
| 20' |
| Governo |
| 20' |
| Votazioni |
| 20' |
| Gruppi 3 ore, di cui |
|
|
| M5S |
| 32' |
| L-SP-PSd'Az |
| 29' |
| FIBP-UDC |
| 25' |
| Misto |
| 25'+5' |
| PD |
| 22' |
| FdI |
| 17'+5' |
| IV-PSI |
| 16' |
| Aut (SVP-PATT, UV) |
| 14' |
| Dissenzienti |
| da stabilire |
Per il centesimo genetliaco di Michele Montagano
VERDUCCI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VERDUCCI (PD). Signor Presidente, ho chiesto la parola per rendere omaggio in quest'Aula a Michele Montagano, che oggi compie cento anni e la cui vita è un esempio per ognuno di noi e per le nuove generazioni.
Michele Montagano è un simbolo di patriottismo, di coraggio, di consapevolezza di quanto una scelta possa valere anche più di una vita. L'8 settembre 1943, giovanissimo sottufficiale dell'Esercito italiano, rifiutò di aderire al regime di Salò e rifiutò qualunque collaborazione con i nazifascisti. Furono 650.000 i militari italiani che dissero no e che pagarono con l'arresto, con i treni piombati, con la tortura, con i campi di concentramento, molti di loro con la morte. Fu la loro scelta a tenere viva la dignità del nostro Tricolore, sfregiato e infangato dal nazifascismo. Michele Montagano fu recluso in otto campi di prigionia nazisti, perché militare, italiano, antifascista. Agli IMI, gli internati militari italiani, i nazisti negarono il riconoscimento di prigionieri di guerra e vennero spogliati della divisa, affamati, umiliati, costretti ai lavori forzati.
Il 24 febbraio 1945, nel campo di Wietzendorf, quarantaquattro ufficiali - e tra essi Michele Montagano - offrirono la loro vita per salvare ventuno giovani soldati dalla fucilazione voluta dalla Gestapo per una punizione dimostrativa; vennero condannati a morte e condotti nel campo di punizione di Unterlüss, e da allora vengono chiamati «Gli eroi di Unterlüss». Alcuni sopravvissero, come Michele Montagano, altri morirono di percosse, come Alberto Pepe, Giuliano Nicolini, Giorgio Tagliente. A Michele Montagano non piace essere chiamato eroe; si definisce un ufficiale italiano che ha fatto il proprio dovere.
Dal treno che lo conduceva in Germania, lanciò fuori un biglietto, un messaggio, su cui aveva scritto: sono in mano ai tedeschi, la mia coscienza è integra, viva l'Italia. Quel biglietto è stato raccolto ed è arrivato fino a noi. Ogni anno Michele Montagano incontra decine di scolaresche e la sua memoria e la sua testimonianza civile sono un antidoto potente contro l'indifferenza, contro la perdita della coscienza civile e politica che è fondamento della nostra Repubblica.
Allora, viva i tuoi cento anni, Michele Montagano, e viva l'Italia (Applausi), come sempre hai ripetuto nei mesi della prigionia, rifiutando di piegarti e consegnando a noi qui i tuoi valori. (Applausi).
Seguito della discussione del disegno di legge:
(2381) Conversione in legge del decreto-legge 8 settembre 2021, n. 120, recante disposizioni per il contrasto degli incendi boschivi e altre misure urgenti di protezione civile (Relazione orale)(ore 17,35)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2381.
Ricordo che nella seduta di ieri i relatori hanno svolto la relazione orale e ha avuto luogo la discussione generale.
Onorevoli colleghi, anticipo che, dovendo concludere i lavori entro le ore 20, sarò molto rigido nel far rispettare i tempi e anzi vi prego di ridurre la durata degli interventi, laddove possibile.
Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Quarto.
QUARTO, relatore. Signor Presidente, il decreto-legge oggi in discussione è praticamente monotematico, ma non per questo non complesso, anzi.
Il provvedimento è necessario e urgente in ragione non solo dei disastri estivi (con oltre 150.000 ettari di bosco distrutti, milioni di animali morti e danni consistenti), ma anche delle previsioni catastrofiche legate anche al cambiamento climatico. L'ultimo medicane in atto in Sicilia e Calabria è una dimostrazione piuttosto significativa di quello che sta avvenendo con i cambiamenti climatici.
Ringrazio anzitutto il correlatore, senatore Briziarelli, con cui, pur nelle diverse visioni politiche, sono riuscito sempre a trovare un'ottima sintesi e una soluzione ai problemi, anche piuttosto complessi, ad eccezione di un caso, ossia l'emendamento 1.52, per il quale potevamo avere pareri differenti, ma abbiamo concordato di rimetterci prima alla Commissione e, oggi, all'Assemblea. Penso che questa sia la politica nobile.
Oltre al correlatore, ringrazio la Commissione, il Governo, tutti i colleghi senatori che hanno contribuito e i colleghi della Camera dei deputati. Ringrazio altresì per i 45 contributi pervenuti (15 dei quali in audizione) sotto forma di sollecitazioni e chiarimenti per un confronto costruttivo. Ringrazio inoltre gli Uffici per il grande lavoro svolto.
Il decreto-legge in esame rafforza il coordinamento, l'aggiornamento tecnologico e la capacità operativa, al fine di migliorare il monitoraggio, la prevenzione e la lotta attiva agli incendi. Evito di entrare nel merito del decreto-legge, su cui mi sono soffermato con la relazione di ieri.
Desidero soffermarmi su alcuni emendamenti approvati in Commissione che hanno migliorato il testo in maniera molto condivisa, tranne che in un caso. Gli emendamenti significativi approvati hanno incluso nel Piano triennale il contributo delle Regioni in maniera più decisa e importante e previsto un maggior contributo per l'infrastrutturazione, i mezzi, le attrezzature e le attività di messa in salvo degli animali, nonché incentivi sulla base dei risultati conseguiti nella lotta contro gli incendi. Sono poi stati previsti un sostegno al potenziamento delle risorse umane dei Vigili del fuoco e una certezza della tempistica per il rilievo dei soprassuoli percorsi dal fuoco e per la pubblicazione sui siti istituzionali dai quali poi devono scattare i diversi divieti stabiliti dalla legge 21 novembre 2000, n. 353 e poi aumentati con altri divieti.
È stato poi previsto il sostegno ai Comuni per la definizione e l'aggiornamento dei suoli incendiati per far scattare tutti i divieti relativi. Questa è una grande criticità che verrà superata sia con il supporto e il sostegno ai Comuni da parte delle Regioni e degli enti territoriali competenti, sia con l'eventuale commissariamento dei Comuni inadempienti.
Vi è poi il tema del dissesto idrogeologico che è stato sollevato in almeno due interventi. Sappiamo bene che, a incendio avvenuto, i suoli percorsi dagli incendi perdono la capacità di infiltrazione per oltre l'80 per cento. Quindi abbiamo un quantitativo di acqua che prende a scorrere di gran lunga maggiore, che può provocare dei flash flood, delle inondazioni improvvise piuttosto consistenti, oltre a perdere la capacità di tenuta per la mancanza di una protezione. Abbiamo introdotto pertanto l'obbligo di una relazione geologica per il progetto definitivo delle opere necessarie al contrasto degli incendi e abbiamo anche introdotto la necessità di sopralluoghi, a incendio avvenuto, da parte di tecnici, di geologi e di ingegneri, per la valutazione delle priorità degli interventi. Siamo intervenuti inoltre sul fuoco prescritto e sul controfuoco, facendolo rientrare nei divieti, contrariamente alla versione originale, con l'esclusione invece dal sanzionamento quando si usano queste tecniche.
Passo ora a due criticità che sono state sollevate. Diversi colleghi sono intervenuti sulla necessità di riformare e di ripensare il Corpo forestale, il quale, come tutti sapete, è stato dismesso nel 2016. Non voglio ora entrare nel merito; dico semplicemente che non poteva essere il decreto-legge al nostro esame la sede per questa discussione, tant'è vero che gli emendamenti che riguardavano questo problema sono stati ritenuti improponibili. Ritengo che non sia questa la sede idonea. Ci sono dei disegni di legge depositati in Senato e dei disegni di legge in discussione alla Camera e penso che sia un'altra la sede corretta. Senza entrare nel merito della questione e senza dare miei giudizi personali, dico soltanto che non poteva essere questa la sede.
Infine c'è l'emendamento 1.52, oramai diventato famoso, sulla necessità di tutelare i terreni che contornano gli incendi, dei Comuni interessati e dei Comuni limitrofi, per una stagione venatoria. Anche in questo caso non voglio entrare nel merito; voglio semplicemente dire - e chiudo con questa frase - che non esistono ideologie ambientaliste e non esiste un ambientalismo salottiero. Ambiente ed economia sono due facce della stessa medaglia. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Briziarelli.
BRIZIARELLI, relatore. Signor Presidente, più che una replica vorrei fare delle sottolineature. Vorrei partire da un passaggio del collega Pazzaglini (credo che sia stato l'unico a farlo), il quale ha detto che per una volta nessuno ha contestato l'urgenza del decreto-legge in esame e il fatto che si sia proceduti con la decretazione d'urgenza. Sappiamo che le due critiche che vengono sempre fatte riguardano l'urgenza e l'estraneità alla materia. Di fatto, almeno in questa legislatura e fino a adesso, questo è stato forse il decreto-legge su cui siamo andati meglio: nessuno ne ha contestato l'urgenza e pochissimi sono stati gli emendamenti dichiarati estranei per materia. Anzi, purtroppo siamo passati da un estremo all'altro, tant'è vero che un rammarico personale e anche di tutti i Gruppi è che sia stato ritenuto estraneo per materia l'emendamento 1.0.3 (e simili), che almeno in parte avrebbe potuto porre rimedio al problema delle graduatorie dei discontinui, che era stato segnalato in particolare dal collega Candiani.
Io auspico non solo a titolo personale, ma penso anche a nome del collega, che il problema possa trovare una soluzione. Fra i vari soggetti contro i quali purtroppo dobbiamo combattere, andiamo dall'estremo dei piromani all'estremo opposto, magari limitato e minimo, degli ecoterroristi; in mezzo a tutte le persone che hanno a che fare spesso con gli incendi si hanno - ahimè - anche soggetti che figurano in quella graduatoria, con condanne conclamate. Sicuramente questo ci impone, come Parlamento, di porre rimedio a qualcosa che è stato anche denunciato, a suo tempo, dall'allora sottosegretario Candiani.
Detto questo, aggiungo alcuni passaggi relativi a quanto sottolineato dai colleghi. È chiaro che l'apertura è una risposta anche al collega La Pietra, che contestava il decreto nella sua effettiva possibilità di agire. Se si sta all'opposizione, non si deve essere sempre contrari a tutto; ogni tanto essere favorevoli a provvedimenti come questo può anche dare forza, ad altri no. Se si dice sempre no, magari perde un po' di valore.
Vengo ad altre sottolineature. Il tema è importante e riguarda tutti. Il collega Bergesio richiamava la dimensione del 38 per cento delle superfici che sono occupate dalle foreste. Il collega Coltorti diceva che è evidente la necessità che siano provvedimenti non di destra, non di sinistra, ma giusti e su questo penso che abbiamo dato una risposta corretta. Considererò concluso il provvedimento quando il Governo rispetterà l'impegno. L'hanno ricordato alcuni colleghi e, in particolare, il collega Pagano mi sembra abbia fatto un riferimento alla necessità di inserire nella legge di bilancio le risorse per alcuni degli ordini del giorno già nel testo base del Governo.
Noi consideriamo idealmente che il provvedimento sarà completo non solo quando sarà approvato e convertito, cioè oggi, ma quando nel testo base della prossima legge di bilancio troverà spazio ciò che il Governo si è impegnato a fare, anche evitando, come ricordava la collega Faggi, alla Commissione bilancio di dover fare un lavoro improprio e dover vedere applicato malamente l'articolo 81. Invece, servirebbe che possa trovare spazio in maniera più corretta.
Ho cercato di seguire tutti gli interventi. Mi scuso ancora con il collega Comincini, il cui intervento è l'unico che non ho ascoltato, ma ho avuto modo di leggerlo. Le mie ultime due sottolineature riguardano un passaggio dell'intervento del collega Buccarella e uno del collega Toninelli. Sono contento e non posso che confermare quanto detto dal collega Quarto quando ha affermato che siamo stati d'accordo su tutto e abbiamo cercato di essere ragionevoli, corretti e, anche dove non siamo stati d'accordo, ci rimetteremo all'Assemblea e non daremo il parere (mi riferisco all'emendamento 1.52 e a un ordine del giorno). Sul punto però valgono anche per me le parole del collega Quarto; si può anche voler riformare il Corpo forestale dello Stato, ma non lo si fa sicuramente con questo provvedimento e probabilmente se ne è avuta l'occasione di farlo prima, quando era Ministro il generale Costa. Se non è stato fatto allora, forse lamentarsene oggi, durante la discussione di questo provvedimento è un po' fuori luogo.
Al collega Buccarella, che stimo personalmente, relativamente all'emendamento 1.52 che riguarda la caccia, mi sento di dire che siamo partiti con un problema relativo alla perimetrazione. Su questo c'è stato uno sforzo corale, tanto è vero che l'emendamento 3.100 dei relatori - non è un caso che sia nostro - che è arrivato a varie riformulazioni, ci ha visto combattere anche contro le amministrazioni per avere un parere favorevole. Penso che segni un passaggio importante e porti avanti ciò su cui siamo d'accordo: avere una perimetrazione direttamente da parte del Consiglio dei ministri, che possa superare eventuali ritardi e possa far fare presto e bene - abbiamo compresso fino a quarantacinque giorni - penso sia un passaggio importante che ci ha visto uniti. Se non si è potuto arrivare a una perimetrazione ancor più tempestiva è stato perché le stesse strutture, gli stessi organismi, le stesse Forze dell'ordine e lo stesso Ministero della difesa ci hanno detto che in meno tempo non è possibile farlo. Quindi non è una questione di volontà, e però non si può legare surrettiziamente a un tema del genere - perché da qui siamo partiti - una proposta che inizialmente proponeva di introdurre il divieto di caccia su intere Regioni coinvolte magari per una singola occasione di incendio e di emergenza dichiarata. Si può essere a favore o contro la caccia; lo si dovrà essere a viso aperto con il referendum che ci sarà su questo tema. Poi si è passati agli ambiti territoriali di caccia (ATC) e ai Comuni, a riprova che non era quello il tema.
Credo sia giusto arrivare a una soluzione responsabile del Parlamento che contemperi le posizioni non solo dei cacciatori e degli ambientalisti.
Credo che la posizione assunta, che è stata più volte ribadita sia in Aula, sia in Commissione, da parte di tutte le associazioni di categoria degli agricoltori, che segnalavano i rischi legati ad un'interpretazione eccessivamente stringente rispetto alla tutela dovuta e doverosa nei confronti di alcune specie, qualora fosse stata estesa in maniera generica e avesse ricompreso anche le specie selvatiche, in particolare il cinghiale, con dei rischi non solo per la salute e l'incolumità delle persone, ma incalcolabili per l'agricoltura, avrebbe probabilmente - mi sento di dire a titolo personale, non coinvolgendo il collega Quarto - creato più problemi di quelli che magari si volevano, anche responsabilmente, risolvere.
Credo quindi che aver individuato una soluzione sulla perimetrazione con un emendamento dei relatori sia stato importante, così lo sarà rimetterci all'Assemblea; se però si vuole essere coerenti e ritenere, anche in questa materia, che si debba trovare un giusto compromesso fra l'aspetto economico, quello di tenuta ambientale e la salute, allora non lo si può sicuramente fare in questo provvedimento, ma si deve avere il coraggio di farlo in altra maniera e avendo il tempo sufficiente, perché con il tempo a disposizione credo che si sia fatto bene e troppo spesso il meglio è nemico del bene. Diventa questo il punto di partenza sulla base del quale lavorare, per una volta in previsione e prevenzione e ovviamente diventa anche il punto di partenza rispetto al quale chiedere al Governo personale, risorse e tempi più brevi per rispondere. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, intervengo soltanto per inquadrare la questione legata al decreto-legge sugli incendi boschivi, che si va ad innestare dopo un'estate nella quale, dal 15 giugno al 30 settembre, ci sono stati ben 79.796 interventi su incendi boschivi. Questo significa che c'è stato un aumento esponenziale, con dati forse mai registrati prima nella storia, nonostante serie storiche importanti che vedono l'Italia purtroppo vittima di questo fenomeno. C'è da dire che questo decreto interviene in maniera molto precisa e diretta e va soprattutto a fare un lavoro che, come sempre abbiamo detto, richiede più mezzi e più uomini. Il decreto-legge al nostro esame interviene in questo senso, stanziando le risorse necessarie (circa 40 milioni di euro) per il Ministero dell'interno e per il Ministero della difesa affinché ci possano essere più mezzi per far fronte a queste emergenze nel rispetto fondamentale della legge n. 353 del 2000, che come sapete bene definisce in maniera chiara quali siano le competenze. La volontà del Governo in questo tipo di intervento è anche quella di definire ancora meglio le modalità per supportare ancora di più gli enti locali che evidentemente fanno più fatica, perché chiaramente quando accade che si proceda ad un intervento per antincendio boschivo, chi deve provvedere alla prevenzione degli incendi boschivi incontra difficoltà nel riuscire a portare a termine in maniera compiuta il suo lavoro. Per questo, nel decreto in esame inseriamo e definiamo meglio le aree di incendio di interfaccia urbano-rurale, dov'è possibile quindi anche per il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, in concomitanza con tutto il sistema di Protezione civile, intervenire in maniera più efficace.
C'è un Piano nazionale antincendio che viene attivato, una ricognizione che già è in atto, completata dalla Protezione civile, di tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione. In più, viene data un'attenzione ancora maggiore sia alle vite umane, sia a quelle animali, perché tutti noi abbiamo vissuto quelle immagini e quelle difficoltà e oggi interveniamo anche in questo senso. Diamo anche un segnale importantissimo rispetto a fenomeni che rendono sospetta l'attività di certe persone che magari guadagnano dal fatto che vi siano degli incendi, perché vengono chiamate come volontari. Anche con riguardo a questo aspetto, il decreto dà un segnale importante, perché aumenta le pene per chiunque dovesse mai avere un barlume di follia ed incendiasse qualche foresta, rendendolo ancora più sconveniente di quanto sia mai stato anche dal punto di vista penale.
Tutto questo per dire anche che si lavora sulle nuove tecnologie, quindi su prospettive che per il futuro ci possano consentire di intervenire in maniera più puntuale, prevedendo o comunque arrivando sul posto in maniera più rapida. Questo poi farà il paio con le misure della legge di bilancio, in cui ci saranno interventi consistenti anche dal punto di vista dei distaccamenti rurali dei Vigili del fuoco.
Per il lavoro fatto in Commissione, desidero ringraziare la presidente Moronese, i relatori, con i quali c'è stata grande sintonia, e chiaramente la sottosegretaria Caterina Bini, che ha avuto il compito non facile di dover raccordare le diverse competenze che si vanno a condensare nel decreto-legge in esame. La Commissione ha avuto il grande merito di poter assicurare maggiori risorse e di prorogare graduatorie importanti per le assunzioni dei Vigili del fuoco, in modo tale da poter dare più uomini, ma anche per i mezzi, di cui abbiamo parlato, per i quali ci sono 40 milioni. La Commissione ha inoltre dato un incentivo ulteriore per poter avere più uomini: mi riferisco alle graduatorie aperte per assunzioni più veloci dei Vigili del fuoco, così come alla riduzione dei corsi per i capisquadra, un obiettivo importante che ci consente di avere un'expertise ancora migliore per fronteggiare queste difficoltà. (Applausi).
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.
La Presidenza, conformemente a quanto stabilito nel corso dell'esame in sede referente, dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, per estraneità di materia rispetto ai contenuti del decreto-legge, gli emendamenti 2.14, 2.15, 2.0.2, 2.0.3, 2.0.6, 2.0.8, 5.0.1, 5.0.3, 5.0.4, 5.0.5, 6.18, limitatamente al riferimento agli articoli 544-bis e 544-ter del codice penale, nonché gli emendamenti 6.33, 6.34, 6.35, 6.36, 6.38, 6.37, 6.40, 6.41, 6.42, 6.43, 6.0.1, 6.0.2, limitatamente al comma 2, 6.0.3, 7.6, 7.8, 7.0.7, 7.0.9 e 8.2.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.
Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, gli emendamenti presentati all'articolo 1 sono diversi, ma intendo concentrarmi in particolare sull'emendamento 1.1, perché contiene l'impostazione che con il nostro apporto avremmo voluto dare a questo decreto-legge.
L'emendamento 1.1, che propone di modificare molte parti dell'articolo 1 del decreto-legge, è il tentativo di far compiere un salto di qualità all'approccio di intervento e quindi anche di dare una legittimazione forte al fatto che si intervenisse con decreto-legge nella lotta agli incendi boschivi.
Signor Presidente, colleghi, io penso a quello che è successo quest'estate, ma non dobbiamo legare il provvedimento soltanto alla gravità della situazione che c'è stata la scorsa estate. Noi dovremmo attrezzarci sempre più in vista di un cambiamento del fenomeno.
Noi abbiamo avuto regolarmente, ogni estate, una serie di incendi; in alcune estati ce ne sono stati di più e in altre di meno, ma oggi dovremmo capire che la vicenda degli incendi boschivi è strettamente connessa ai cambiamenti climatici, quindi rischiamo di trovarci, ogni nuova estate, in una situazione sempre più grave.
Va benissimo il rafforzamento del coordinamento e dell'aggiornamento tecnologico, ma ci saremmo aspettati finalmente in questo decreto - questo è lo scopo dell'emendamento 1.1 - che il dipartimento di Protezione civile avesse un ruolo forte di coordinamento di tutte le azioni di previsione, prevenzione e lotta attiva. Il nostro problema, infatti, non è soltanto, come si dispone nel provvedimento all'articolo 1, quello di provvedere - pur essendo necessario, per carità - alla ricognizione e alla valutazione delle tecnologie e dei mezzi e alla loro implementazione, ma abbiamo bisogno, per affrontare questa fase che purtroppo ci accompagnerà sempre più, di un salto di qualità. Questo, a mio avviso, si sarebbe fatto se il dipartimento della Protezione civile avesse avuto un ruolo maggiore, soprattutto di coordinamento delle azioni di lotta attiva e di previsione. È questa la questione e non è soltanto un problema di coordinamento generico per la ricognizione. Doveva avere un ruolo forte dal punto di vista nazionale per un vero e proprio piano strategico di prevenzione: questa è l'impostazione che avremmo dovuto assumere in questo decreto. Il decreto-legge, invece, interviene ancora una volta in una situazione di emergenza, anche se per la verità ci saremmo aspettati che fossero inseriti anche dei ristori per coloro che sono stati colpiti e hanno subito danni. Il decreto-legge compie un'operazione anche importante su alcune parti, ma non è quel salto di qualità che oggi è assolutamente necessario per affrontare la situazione.
Il secondo emendamento che vorrei illustrare, Presidente, è l'1.52 (testo 2), a cui faceva riferimento poco fa il relatore Briziarelli nella sua replica. Capiamoci una volta per tutte: qui nessuno ha voluto fare operazioni per cercare, attraverso un'altra strada, di interrompere e impedire la caccia. È vero o no che quando vi è una situazione particolarmente grave, come già prevede la legge n. 157 del 1992, all'articolo 19, si possa intervenire per sospendere l'attività di caccia? La caccia, caro senatore Briziarelli, è un'attività che è ben classificata come ludico-ricreativa. Il controllo della popolazione, la gestione faunistica sono un'altra cosa. Voi avete continuato a inventare la storia dell'invasione dei cinghiali, addirittura con una limitazione che riguardava Comuni limitrofi, e che non ha nulla a che fare con la gestione faunistica e con il controllo... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. La ringrazio, senatrice De Petris. Come ho anticipato, oggi sono costretto ad essere rigido nell'assegnazione dei tempi.
I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati.
Invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame.
BRIZIARELLI, relatore. Signor Presidente, invito al ritiro, altrimenti esprimo parere contrario, degli emendamenti 1.1, 1.17, 1.23, 1.24, 1.25, 1.29, 1.32 e 1.45.
Esprimo parere favorevole sugli emendamenti 1.4, 1.100 (testo 2), 1.6 (testo 3), 1.16, 1.18 (testo 2), 1.34, 1.19 (testo 3), 1.48, 1.49, 1.51 e 1.53 (testo 2).
Sull'emendamento 1.52 (testo 2) i relatori si rimettono all'Assemblea.
Sui restanti emendamenti esprimo parere contrario.
Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G1.200, con la riformulazione che mi risulta accettata, nonché sugli ordini del giorno G1.1 e G1.400.
Infine, esprimo parere contrario sull'emendamento 1.0.1 e favorevole sugli emendamenti 1.0.2 (testo 3) e 1.0.3 (testo 6).
SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore, ad eccezione dell'emendamento 1.0.1, su cui il Governo si rimette all'Assemblea.
NUGNES (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NUGNES (Misto). Signor Presidente, ritiriamo l'emendamento 1.32.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti 1.2 e 1.3 sono stati ritirati.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.4, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.100 (testo 2), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.6 (testo 3), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti 1.9, 1.10, 1.11 e 1.12 sono stati ritirati.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.13, presentato dai senatori La Pietra e Nastri, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 1.14 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.16, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Risulta pertanto precluso l'emendamento 1.17.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.18 (testo 2), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 1.22 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.23, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.24, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.25, presentato dalle senatrici Nugnes e La Mura, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti 1.26, 1.27 e 1.28 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.29.
AUDDINO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AUDDINO (M5S). Signor Presidente, vorrei leggere l'emendamento e poi mi rimetto alla volontà dell'Assemblea.
Il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri provvede, con cadenza triennale, alla ricognizione e valutazione: «delle esigenze di potenziamento dei bacini di rifornimento alimentati da acque dolci». Si conosce il problema che spesso l'utilizzo di acque salmastre, grazie ai Canadair, provoca ai terreni, che vengono bruciati anche dal sale.
PRESIDENTE. Senatore Auddino, se lei ha fatto una riformulazione, accantoniamo l'emendamento in esame.
AUDDINO (M5S). Signor Presidente, posso parlare?
PRESIDENTE. Se lo accantoniamo, parlerà quando ne discuteremo.
Se può, metta la riformulazione per iscritto.
MORONESE (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORONESE (Misto). Signor Presidente, chiederei di verificare perché a me risulta che su questa proposta emendativa la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
PRESIDENTE. Il collega Auddino sta enunciando una riformulazione dell'emendamento 1.29, ragion per cui, dal momento che non credo abbiate colto il testo, ho invitato il collega a mettere per iscritto la riformulazione. Ne dispongo pertanto l'accantonamento in attesa di avere il testo a disposizione.
Gli emendamenti 1.30, 1.32 e 1.33 sono stati ritirati.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.34, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 1.36 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.45.
PAVANELLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAVANELLI (M5S). Signor Presidente, ritiro l'emendamento.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.19 (testo 3), sul quale la 5a Commissione ha espresso parere favorevole condizionato a riformulazione.
Chiedo ai relatori se accettano la riformulazione proposta.
BRIZIARELLI, relatore. Signor Presidente, a noi il parere risulta favorevole al testo proposto dalla Commissione. Chiedo se ci sia un'ulteriore riformulazione.
PRESIDENTE. Relatore, ci spieghi meglio.
BRIZIARELLI, relatore. L'emendamento approvato nel testo riformulato, identico a numerosi altri, era già stato accolto sulla base dell'indicazione della Commissione bilancio.
Quindi, se anche noi relatori, come i proponenti degli emendamenti, dobbiamo ribadire che accettiamo tutte le riformulazioni proposte dalla Commissione bilancio, possiamo anche farlo.
PRESIDENTE. Era ciò che le chiedevo.
BRIZIARELLI, relatore. Vorrei fare una sottolineatura a beneficio dell'Assemblea. Solo in questo decreto-legge non esistono testi 3, 4, 5 o 6 dei proponenti, ma tutte le riformulazioni sono dei relatori. Quindi, insieme al collega Quarto - lo diciamo ora - tutte le riformulazioni sono accolte.
PRESIDENTE. Bene, chiarissimo.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.19 (testo 4), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 1.47 è stato ritirato e trasformato nell'ordine del giorno G1.400.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.48, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.49, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.51, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.52 (testo 2).
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, invito tutti i senatori a leggere attentamente l'emendamento 1.52 (testo 2), sul quale sia i relatori che il rappresentante del Governo si sono rimessi all'Assemblea. Ricordo che stiamo parlando di un intervento molto limitato che riguarda il fatto che «Le Regioni nei cui territori viene dichiarato lo stato di emergenza ai sensi dell'articolo 7, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, a causa della diffusione ed entità degli incendi boschivi, con propri provvedimenti dispongono entro quindici giorni dalla citata dichiarazione il divieto della caccia nei Comuni interessati e in quelli limitrofi, per almeno una stagione venatoria».
Voglio sottolineare la misura perché è un intervento molto limitato e - torno a ripetere - non stiamo parlando di sospensione del controllo e della gestione faunistica, che sono misure completamente diverse che non vengono interrotte.
Vorrei ricordare a tutti che noi quest'estate abbiamo avuto 15 milioni di animali morti bruciati e quelli sopravvissuti si sono rifugiati ovviamente nelle aree limitrofe. Pertanto, la sospensione della caccia diventa a nostro avviso un elemento indispensabile per chi davvero vuole preservare la biodiversità, la tutela della fauna e poter ricostituire l'habitat naturale. Invito perciò i senatori ad esprimere un voto favorevole sull'emendamento 1.52 (testo 2).
PERILLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PERILLI (M5S). Signor Presidente, mi associo all'invito della senatrice De Petris. Colleghi, noi ci apprestiamo la prossima settimana alla terza lettura della modifica costituzionale volta ad inserire all'articolo 9 della Costituzione la tutela dell'ambiente e degli animali. Se vogliamo essere conseguenti e in sintonia con tale modifica, come mi pare fossimo nelle precedenti letture, dobbiamo però essere coerenti. Non si può restituire all'esterno dell'Assemblea l'immagine di un incendio e di un bosco dove gli animali fuggono, feriti, con le fiamme alle spalle, che vengono falcidiati dai fucili dei cacciatori. Non è possibile. (Applausi). Si tratta di mandare un messaggio coerente rispetto a una crudeltà che si approfitta della debolezza di un animale stordito e smarrito a seguito dell'incendio. È pura crudeltà.
Senatori, abbiamo la possibilità, al di là di tutto, di mettere fine ad una questione che penso riguardi la sensibilità di ognuno di noi: un animale ferito che scappa con un fuoco alle spalle non può essere falcidiato. La caccia deve essere abolita. (Applausi). C'è un referendum sul tema. Se l'Assemblea non prenderà coscienza di questo aspetto, i cittadini hanno già raccolto le firme per provvedere e sostituirsi alle nostre irresponsabilità e insensibilità, che dimostrano come l'Assemblea sia fuori dal tempo, dallo spazio e dal sentire comune.
Presidente, mi associo quindi all'invito della senatrice De Petris, auspicando che tale crudeltà abbia fine. (Applausi).
PRESIDENTE. L'emendamento 1.52 (testo 2) sospende la caccia per l'intera stagione venatoria se c'è una dichiarazione di stato di emergenza; voglio dirlo visto che si sta aprendo un dibattito su di esso.
LA MURA (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA MURA (Misto). Signor Presidente, vorrei sottoscrivere l'emendamento 1.52 (testo 2). Ritengo sia una misura assolutamente importante, come il senatore Perilli e la senatrice De Petris hanno ben evidenziato.
LA PIETRA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA PIETRA (FdI). Signor Presidente, è chiaro che l'emendamento 1.52 (testo 2) ha una pregiudiziale forte contro i cacciatori. Dico questo perché tutti abbiamo visto, anche negli interventi precedenti in discussione generale e in fase di illustrazione, che si parla sempre degli incendi che avvengono nella stagione estiva. Ma d'estate non si caccia: la caccia, soprattutto quella al cinghiale, viene fatta solo nei periodi invernali, da ottobre a gennaio. Ne deriva che si tratta solamente di un emendamento di carattere pregiudiziale (Applausi), che non ha nulla a che vedere con la fauna selvatica. Per questa ragione, noi voteremo convintamente contro. (Applausi).
GIAMMANCO (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIAMMANCO (FIBP-UDC). Signor Presidente, innanzitutto chiedo di poter sottoscrivere l'emendamento 1.52 (testo 2). Non credo che questo sia in alcun modo un emendamento pregiudiziale; è invece una proposta emendativa di buon senso che chiede semplicemente di non cacciare in prossimità dei territori in cui è stato dichiarato lo stato di emergenza perché colpiti da incendi boschivi, che ovviamente creano nei confronti della fauna diversi problemi, tra cui la paura di dover fuggire altrove, e in questo modo diventano preda e vittima dei cacciatori. Mi dispiace dell'ironia di alcuni colleghi in quest'Aula, che non si immedesimano in questa situazione.
Non stiamo chiedendo di stravolgere la stagione venatoria delle Regioni, ma semplicemente di avere un occhio di riguardo nei confronti dei territori colpiti da incendi e della fauna di questi territori che ne è vittima. (Applausi). Rendere tale fauna ancora più vittima anche nei confronti dei cacciatori mi sembra davvero paradossale.
Ribadisco pertanto la richiesta di poter sottoscrivere il suddetto emendamento e chiedo a tutti i senatori di buon senso di votare in maniera saggia nei confronti dell'emendamento in esame, che non stravolge alcunché, non è ideologico e non è pregiudiziale. (Applausi).
BRUZZONE (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUZZONE (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo per esprimere dissenso su questo emendamento, per un motivo lineare e concreto. La gestione, la protezione e il controllo faunistico, tutto ciò che inerisce la fauna selvatica, è per legge demandato alle Regioni, che in questo Paese fanno i piani faunistici, stabiliscono quali sono le specie da proteggere, quelle che possono essere cacciabili, i periodi, le modalità e le zone, ivi inclusi anche i provvedimenti inerenti alle aree percorse dal fuoco.
Da una parte all'altra del Paese le realtà sono diverse, anche quelle vegetazionali: nella macchia mediterranea, dopo tre anni le condizioni vegetazionali e faunistiche sono ripristinate al sistema originario, mentre in altre aree del Paese non è così. Questo è il motivo per cui il legislatore ha affidato questo compito alle singole Regioni. È pertanto evidente che andare a togliere questa competenza alle Regioni per accentrarla in modo unitario con un automatismo su una legge dello Stato andrebbe anche contro i veri interessi di protezione della fauna a livello locale.
Dico queste cose ripetendo sostanzialmente le stesse parole che ha detto il ministro dell'agricoltura Patuanelli sul problema dei danni della fauna selvatica. (Applausi). Credo sia corretto un richiamo alla coerenza e ad accettare l'invito del ministro Patuanelli, che ha detto che questa è materia delle Regioni, come è giusto che sia, perché poi sui danni di quella fauna selvatica, sui danni per cui si sono espressi su questo emendamento tutte le associazioni agricole ne rispondono le Regioni.
Credo quindi sia completamente scorretto, quasi vigliacco, andare a fare uno sgarbo di questo genere per spalmare sul Paese un automatismo che concretamente va contro gli interessi degli agricoltori e, in seconda battuta, cancella un'importante competenza delle Regioni. Magari chi nelle Regioni non ha la possibilità di intervenire non è interessato, ma noi siamo per la diversificazione della gestione della fauna nel nostro Paese perché, come lei, signor Presidente, sa benissimo, la fauna che abbiamo in Provincia di Trento merita esigenze di protezione diverse rispetto a quella della Sila. (Applausi).
VITALI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Senatore Vitali, immagino intenda intervenire in dissenso dal Gruppo.
VITALI (FIBP-UDC). No, signor Presidente, intervengo per manifestare la posizione ufficiale del Gruppo Forza Italia. La posizione in dissenso, legittima, è quella della collega Giammanco.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VITALI (FIBP-UDC). Io rappresento la posizione ufficiale del Gruppo che voterà convintamente contro l'emendamento in esame. (Commenti).
PRESIDENTE. Colleghi, il senatore Vitali ha detto che sta parlando in una direzione opposta a quanto già dichiarato. (Commenti). Lasci decidere me.
Prego, senatore Vitali.
VITALI (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi, la posizione della collega Giammanco, ancorché assolutamente legittima, non è quella ufficiale del Gruppo Forza Italia, che voterà contro l'emendamento 1.52 (testo 2).
Mi siano consentite due valutazioni. In primo luogo, ci interroghiamo sull'opportunità di questo emendamento che, trattando la questione della caccia, non è attinente al tema degli incendi boschivi e merita quindi altro tipo di trattamento e valutazione. (Applausi). Ci sono stati dei referendum che hanno cercato di abolire la caccia e sono stati bocciati. Ora apprendiamo che sono state raccolte le firme per l'ennesimo referendum e sarà la prossima campagna referendaria a fare la differenza.
Voglio anche rispondere al collega Perilli, spiegando che il nostro atteggiamento non è assolutamente in contraddizione con il voto convinto che abbiamo espresso per la tutela dell'ambiente in Costituzione, anzi, ci fa ritenere che la battaglia che abbiamo fatto contro l'inserimento della difesa degli animali in Costituzione non sia stata vana, trattandosi evidentemente di un piede di porco attraverso il quale qualcuno voleva inserire anche questa norma.
Ripeto che il tema della caccia non è attinente a quello degli incendi boschivi e che vi è una competenza specifica delle Regioni, oltre a non esservi alcuna motivazione valida per l'accoglimento dell'emendamento, a cominciare dalla narrazione sentimentale che ne è stata data.
In conclusione, preannuncio che il nostro Gruppo voterà convintamente contro l'emendamento 1.52 (testo 2). (Applausi).
NUGNES (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NUGNES (Misto). Signor Presidente, chiedo di poter sottoscrivere l'emendamento e invito anche io i colleghi a votare favorevolmente per un motivo...
PRESIDENTE. Senatrice, la prego.
NUGNES (Misto). Signor Presidente, non sto facendo una dichiarazione di voto, però posso intervenire sull'emendamento.
PRESIDENTE. Purtroppo devo dire che il nostro Regolamento merita una lettura attenta. (Applausi). Se lei lo legge attentamente, capisce che non può intervenire. Lo dico senza ironia e anzitutto a me stesso, perché anche io a volte mi confondo. Sarei pertanto costretto a toglierle la parola. (Commenti). Prego, termini.
NUGNES (Misto). Ribadisco che sottoscrivo l'emendamento e invito a votare a favore perché la protezione dell'habitat è cosa fondamentale anche per la salute...
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.52 (testo 2), presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B). (Applausi).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.53 (testo 2).
BRIZIARELLI, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRIZIARELLI, relatore. Signor Presidente, intervengo per dire che c'è un errore materiale. La Commissione bilancio riporta «15 febbraio» e non 28. Quindi dobbiamo votare nella formulazione che ha chiesto la Commissione bilancio, «15 febbraio 2022», differentemente da quanto stampato nel fascicolo.
PRESIDENTE. Relatore, cerchi sempre di essere il più chiaro possibile, per noi che non sappiamo. Comunque, «è prorogato al 15 febbraio 2022», è già così nel testo che ho io. Ho il testo giusto. Qual è l'errore, senatore Briziarelli? Non solo il Regolamento merita un'attenta lettura, ma anche i testi degli emendamenti. Prego, dov'è l'errore?
BRIZIARELLI, relatore. Allora, mi segnala la Presidente che è stato corretto il «15 febbraio».
PRESIDENTE. È già corretto, quindi tamquam non esset. Abbiamo annullato questa parte dell'intervento.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.53 (testo 2), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.29, precedentemente accantonato. Senatore Auddino, è riuscito a scrivere la riformulazione e a consegnare il testo ai relatori?
AUDDINO (M5S). Signor Presidente, chiedo scusa, ma non la sento. Io fisicamente non riesco ad ascoltare e a seguire le interlocuzioni con la Presidenza, perché qui non riesco a sentire.
PRESIDENTE. Senatore Auddino, ci dica con calma come vorrebbe riformulare l'emendamento 1.29.
AUDDINO (M5S). Signor Presidente, l'emendamento per me rimane tale e quale e non deve essere riformulato. Ne chiedo pertanto la votazione.
PRESIDENTE. Va bene, si vede che c'era proprio una difficoltà di comprensione.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.29, presentato dal senatore Auddino e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G1.200.
SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, sull'ordine del giorno G1.200 il relatore aveva chiesto una riformulazione, alla quale noi ci eravamo uniformati. Il parere pertanto è favorevole con la riformulazione «impegna il Governo a valutare l'opportunità di».
PRESIDENTE. Senatore Candiani, accetta la riformulazione?
CANDIANI (L-SP-PSd'Az). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G1.200 (testo 2), G1.1 e G1.400 non verranno posti ai voti.
BUCCARELLA (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUCCARELLA (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, annuncio il ritiro dell'emendamento 1.0.1. Seppure il Governo si è rimesso all'Assemblea, prendo atto della votazione sfavorevole che ha interessato il precedente emendamento 1.52. La tematica è molto simile e qui addirittura nella versione originaria l'estensione del divieto di caccia era di due anni nelle Regioni interessate.
L'emendamento 1.52 è stato frutto di un lavoro di compromesso e anche di abbassamento della mira, mutuando proprio il linguaggio venatorio, nelle aspettative di chi voleva tutelare gli animali. Rinunciamo all'emendamento 1.0.1, ma rimanga a verbale che le intenzioni originarie erano queste e che, purtroppo, il tentativo che unitamente a tanti colleghi di Commissione abbiamo fatto con l'emendamento 1.52 per questa volta non è andato a segno.
Comunico il ritiro dell'emendamento 1.0.1.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.2 (testo 3), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.3 (testo 6), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 1.0.5 è stato ritirato.
Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che si intendono illustrati.
CANDIANI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANDIANI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, riuscire a seguirla è abbastanza complicato. L'ordine del giorno G1.400 è stato posto in votazione o no? Non l'ha pronunciato.
PRESIDENTE. Scusi, mi sono distratto. Vorrei dare la parola alla senatrice Nugnes per capire il motivo della lamentela.
NUGNES (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NUGNES (Misto). Signor Presidente, ritiro gli emendamenti 2.5, 2.12 e 2.13.
CANDIANI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANDIANI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, le ripropongo la domanda. L'ordine del giorno G1.400, già emendamento 1.47, è stato posto in votazione o è stato accolto?
PRESIDENTE. È stato accolto.
GALLONE (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALLONE (FIBP-UDC). Signor Presidente, ritiro, anche a nome della senatrice Papatheu, l'emendamento 2.6.
PRESIDENTE. Invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e gli ordini del giorno in esame.
BRIZIARELLI, relatore. Invito a ritirare gli emendamenti 2.3, 2.4, 2.7, 2.8, 2.10, 2.11 e 2.16, altrimenti esprimo parere contrario.
Esprimo parere favorevole all'accoglimento dell'ordine del giorno G2.1, purché all'ultima riga dell'impegno si aggiungano le parole: «e dei Vigili del fuoco».
PRESIDENTE. Senatrice Moronese, accoglie questa riformulazione?
MORONESE (Misto). Sì, accetto la riformulazione.
BRIZIARELLI, relatore. Esprimo parere favorevole all'accoglimento dell'ordine del giorno G2.200. Esprimo quindi parere favorevole sull'ordine del giorno G2.300, ma chiediamo sia sottoposto a votazione, con una riformulazione che stiamo attendendo. Esprimo parere contrario all'accoglimento dell'ordine del giorno G2.201 e favorevole all'accoglimento dell'ordine del giorno G2.202.
BINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
Sull'ordine del giorno G2.300 chiediamo di riformulare l'impegno, espungendo la parola: «nell'ambito».
PRESIDENTE. L'emendamento 2.1 è stato ritirato e trasformato nell'ordine del giorno G2.200.
L'emendamento 2.2 è stato ritirato.
TRENTACOSTE (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRENTACOSTE (M5S). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 2.3 a mia prima firma.
BUCCARELLA (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUCCARELLA (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 2.7.
GAUDIANO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GAUDIANO (M5S). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 2.4.
PRESIDENTE. Ne prendiamoatto.
Gli emendamenti 2.5 e 2.6 sono stati ritirati.
NUGNES (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NUGNES (Misto). Signor Presidente, vorrei sottoscrivere l'ordine del giorno G2.201.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 2.8 e lo trasformo nell'ordine del giorno G2.8.
PRESIDENTE. Rimangono però gli emendamenti identici 2.10 e 2.11.
MORONESE (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORONESE (Misto). Signor Presidente, chiedo di sottoscrivere l'ordine del giorno G2.8 e ritiro l'emendamento 2.11.
PRESIDENTE. Senatrice Nugnes, dei quattro emendamenti identici rimane solo l'emendamento 2.10 a sua prima firma. Lo mantiene?
NUGNES (Misto). Signor Presidente, vorrei ritirarlo e trasformarlo in un ordine del giorno.
LA MURA (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA MURA (Misto). Signor Presidente, vorrei sottoscrivere gli ordini del giorno G2.200 e G2.201.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 2.12 e 2.13 sono stati ritirati.
Gli emendamenti 2.14 e 2.15 sono improponibili.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.16, presentato dal senatore Berutti, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti da 2.17 a 2.23 sono ritirati.
Chiedo al relatore di pronunziarsi sugli ordini del giorno risultanti dalla trasformazione degli emendamenti 2.8, 2.9 e 2.10.
BRIZIARELLI, relatore. Signor Presidente, chiedevamo espressamente e d'intesa con il Governo che l'ordine del giorno G2.300, ancorché con parere favorevole sia dei relatori che del Governo, fosse posto in votazione.
PRESIDENTE. Senatore Briziarelli, siamo agli emendamenti identici 2.8, 2.9 e 2.10 trasformati in ordini del giorno, che se fossero accolti, non dovremmo votare.
GALLONE (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALLONE (FIBP-UDC). Vorrei intervenire sull'ordine del giorno G2.202, perché teniamo particolarmente a sottolineare come l'attenzione e la sensibilità nei confronti degli animali ci appartiene. Questo è un ordine del giorno che ci appartiene, nel momento in cui c'è un sistema di logica territoriale, protezione corretta e giusta attenzione anche rispetto alle competenze di chi deve decidere che cosa. In questo caso impegniamo il Governo a valutare la possibilità di autorizzare il Ministero dell'interno e il Ministero della difesa all'acquisizione di mezzi operativi funzionali al trasporto e al soccorso degli animali coinvolti negli incendi boschivi.
PRESIDENTE. Chiedo al relatore e al rappresentante del Governo di esprimersi sugli ordini del giorno.
BRIZIARELLI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli ordini del giorno, se sono identici all'ordine del giorno G2.202, sul quale ho già espresso il parere.
BINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme al relatore.
PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G2.8, G2.202, G2.1 (testo 2) e G2.200 non verranno posti ai voti.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G2.300 (testo 2), presentato dai relatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G2.201, presentato dalla senatrice Abate e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 2.0.1 è stato ritirato e trasformato nell'ordine del giorno G2.201.
Gli emendamenti 2.0.2, 2.0.3, 2.0.6 e 2.0.8 sono improponibili.
Gli emendamenti 2.0.4 e 2.0.5 sono stati ritirati.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3 del decreto-legge, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
BRIZIARELLI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 3.100 (testo 2)/1 e 3.100 (testo 2)/2. Esprimo parere favorevole sugli emendamenti 3.100 (testo 2)/3, 3.100 (testo 2) e 3.14.
Invito al ritiro, altrimenti esprimo parere contrario, sugli emendamenti 3.100 (testo 2)/4, 3.16 (testo 2), 3.1, 3.3, 3.9, 3.4, 3.12, 3.13, 3.17, 3.18, 3.19, 3.20, 3.22 e 3.23.
SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
CALIGIURI (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALIGIURI (FIBP-UDC). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 3.9.
L'ABBATE (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
L'ABBATE (M5S). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 3.3.
PRESIDENTE. Ne prendo atto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.100 (testo 2)/1.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, avevo chiesto di illustrare gli emendamenti per spiegarne la ratio. Adesso farò una dichiarazione di voto, che verrà anche per gli emendamenti a seguire.
Questo è un punto molto delicato, quindi prego tutti di stare molto attenti. I relatori lo sanno perché ne abbiamo discusso molto in Commissione. Per la verità, devo dire che, a un certo punto, anche in Commissione, nonostante prima fosse stato ripresentato un testo contenente il termine «entro 60 giorni», nell'ultima seduta si era ragionato tutti insieme per provare a insistere sui dieci giorni. Non stiamo parlando delle vacanze, ma del tempo che viene indicato come necessario per fare la cosiddetta rilevazione e perimetrazione delle aree e dei soprassuoli percorsi dal fuoco.
Il punto è che purtroppo, con mio grande sgomento e dispiacere, il Governo su questo non ha voluto assolutamente venire incontro ai voleri anche abbastanza consolidati di quasi tutta la Commissione. È stata presentata dai relatori un'ulteriore riformulazione, che porta il tempo a quarantacinque giorni: prima era sessanta giorni e poi c'è stato un subemendamento che li porta a quarantacinque. Come sanno tutti coloro che sono esperti della materia, e anche il relatore Quarto sa bene di cosa parliamo, basterebbero due o tre giorni. Oggi - non stiamo parlando di cento anni fa - si possono fare benissimo tutti i rilevamenti in due o tre giorni. Invece ci si ostina a chiedere un tempo più lungo, ma la cosa che per me è francamente inaccettabile è che si può anche acconsentire a un tempo più lungo, se però entrano in vigore immediatamente i divieti dall'articolo 10, anche in via provvisoria. Invece, dopo un tempo più lungo, i quarantacinque giorni, si rimanda ancora una volta al fatto che devono essere trasmessi in formato digitale entro il primo aprile e le norme previste dall'articolo 10 entrano in vigore solo dopo la pubblicazione.
Colleghi, capite bene cosa questo significa. Facendo i conti, gli incendi si sviluppano di solito a giugno, luglio e agosto, poi ci mettiamo, secondo l'ultima versione, quarantacinque giorni per fare i rilevamenti, poi entro il primo aprile si trasmettono i dati, bisogna aspettare che le Regioni pubblichino e ci troviamo nella nuova stagione degli incendi. Dunque abbiamo perso nuovamente un anno, senza avere avuto prontezza perché è fondamentale avere questi dati in quanto poi i poteri sostitutivi dei Comuni (lo dico anche al relatore) vengono tra l'altro rimandati a leggi regionali. Ci stiamo prendendo in giro, perché il rischio grosso è che passino tantissimi mesi e le norme e i divieti previsti dall'articolo 10 entrino in vigore a babbo morto, come si suol dire. Colleghi, capite cosa vuol dire in Italia avere mesi e mesi in cui non c'è certezza sui cambi di destinazione d'uso e quindi si può fare e si può continuare a fare. Dunque invito davvero il Governo ad una riflessione. Visto che tra l'altro la competenza per fare i rilevamenti è del Comando forestale dei carabinieri, francamente non comprendo davvero per quale motivo - lo dico con chiarezza - il Ministero della difesa si sia così ostinatamente opposto prima ai dieci giorni e poi anche al fatto che, pur prendendo in considerazione i quarantacinque giorni, almeno entrassero in vigore, in via del tutto provvisoria, come sempre accade, fino alla pubblicazione definitiva, le norme e i divieti previsti dall'articolo 10. Quindi il nostro - non ripeterò poi la dichiarazione di voto - sarà un voto favorevole agli emendamenti 3.100 (testo 2)/1 e 3.100 (testo 2)/4. (Applausi).
QUARTO, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUARTO, relatore. Signor Presidente, vorrei puntualizzare qualcosa a proposito di quello che ha detto la senatrice De Petris. Oltre al miglioramento da sessanta a quarantacinque giorni, non è trascurabile l'aggiunta delle parole «non oltre il 1° aprile» e ci tengo a sottolinearlo. Condividevo lo spirito dell'emendamento della senatrice De Petris e ci tenevo particolarmente, altrimenti non ne avrei presentato uno. Vorrei sottolineare che non è che assumiamo acriticamente ciò che il Governo ci propina e ci dice, ma abbiamo avuto un'interlocuzione piuttosto fitta con il Ministero della difesa, dal quale dipendono i Carabinieri del comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (Cufa). In questa interlocuzione ho chiesto e preteso le ragioni. Ci hanno detto che sono legate alla mancanza di personale e alla possibilità che si sviluppino - come è accaduto quest'anno - molti incendi, decine e decine di incendi in una stessa zona, per cui si ha difficoltà a perimetrare con la forza lavoro attuale.
Volevo sottolineare che c'è stata una fitta interlocuzione.
PRESIDENTE. C'è stata interlocuzione, è abbastanza chiaro.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.100 (testo 2)/1, presentato dai senatori De Petris e Buccarella.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.100 (testo 2)/2, presentato dai senatori De Petris e Buccarella.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.100 (testo 2)/3.
LA MURA (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA MURA (Misto). Signor Presidente, qual è il punto? Manca il personale, e noi andiamo ad allungare di ben trentacinque giorni la valutazione dell'entità degli incendi nelle aree colpite. Questo significa che non vengono immediatamente posti divieti; di conseguenza, si può anche correre il rischio - come di fatto è - del cambio della destinazione d'uso dei terreni.
È chiaro che ci saranno sempre più incendi, e la risposta che il Governo dà è che andiamo a dilatare i tempi per le verifiche quando, invece, dovremmo creare una task force per risolvere la questione. Non so se mi spiego.
Sono assolutamente d'accordo con il relatore Quarto, che è esperto in materia; io stessa mi occupo di queste problematiche e so benissimo che il rilievo può essere fatto in tempi brevissimi. Mi chiedo, allora, perché il Parlamento non riesca a esprimersi in modo che si possa creare un gruppo, una task force che possa intervenire per gli incendi.
Stiamo creando danni inimmaginabili, colleghi, ragion per cui voterò contro questo emendamento perché è assolutamente improponibile per tutti gli impegni che ci stiamo prendendo a livello nazionale e internazionale.
Andremo a Glasgow per la Cop26 facendo voli pindarici e qui non riusciamo a mettere insieme un gruppo di lavoro. (Commenti).
PRESIDENTE. Vi prego di lasciare intervenire correttamente la collega.
LA MURA (Misto). Un gruppo di lavoro che possa intervenire su questo fronte. Allora facciamo chiacchiere: bla bla bla. (Commenti).
PRESIDENTE. Calma, calma!
Senatrice La Mura, ho il sospetto che lei sia intervenuta sull'emendamento 3.100 (testo 2) e non sul 3.100 (testo 2)/3. Infatti, l'emendamento che ci apprestiamo a votare non aumenta, ma diminuisce i tempi. Recita infatti: «a) sostituire le parole: «60 giorni» con le seguenti: «45 giorni»». (Commenti).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.100 (testo 2)/3, presentato dai relatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 3.100 (testo 2)/4.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Ricordo che la seduta finisce alle 20.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, lo so, ma si tratta di un punto molto delicato. È stato approvato l'emendamento che porta da sessanta a quarantacinque giorni. Ancora una volta invito tutti a riflettere. L'emendamento conferma i quarantacinque giorni, ferma restando però l'applicazione dei divieti almeno in via provvisoria. Capite bene che, soprattutto per i cambi di destinazione d'uso, con tempi così dilatati, la trasmissione entro il 1° aprile è troppo distante. Quindi l'entrata in vigore dei divieti, anche in via provvisoria, fino alla pubblicazione, è un modo per tutelarci, altrimenti non tuteliamo nulla. Questo è il problema.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.100 (testo 2)/4, presentato dai senatori De Petris e Buccarella.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.100 (testo 2), sul quale ho un dubbio. L'emendamento presentato dalla Commissione è identico all'emendamento 3.16 (testo 2), presentato dalla senatrice De Petris.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, avevo presentato un'altra formulazione dell'emendamento 3.16 e non so per quale motivo il testo sia identico a quello del relatore. L'emendamento è stato già ritirato in Commissione perché non era una mia riformulazione. Quindi ovviamente è ritirato.
PRESIDENTE. Ovviamente non è una parola adatta. Altrimenti avremmo avuto un parere favorevole all'emendamento 3.100, il relatore non mi ha detto che è ritirato, ma che il parere era contrario. Al mio fascicolo, uguale al vostro, lo stesso testo risultava favorevole e contrario. Adesso ci siamo chiariti; l'emendamento 3.16 (testo 2) non esiste più.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.100 (testo 2 emendato), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 3.16 (testo 2) è stato ritirato.
L'emendamento 3.1 è precluso dall'approvazione dell'emendamento 3.100 (testo 2).
Gli emendamenti da 3.6 a 3.9 sono stati ritirati.
L'emendamento 3.4 è precluso dall'approvazione dell'emendamento 3.100 (testo 2 emendato).
Gli emendamenti 3.5, 3.10 e 3.11 sono stati ritirati.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.12, presentato dalla senatrice Abate e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.13, presentato dalla senatrice Abate e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.14, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Poiché la senatrice Moronese non accoglie l'invito al ritiro, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.17, presentato dalla senatrice Moronese e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 3.18 è stato ritirato.
Senatrice Nugnes, sull'emendamento 3.19 è stato espresso un invito al ritiro altrimenti il parere è contrario. Lo ritira?
NUGNES (Misto). Signor Presidente, non lo ritiro e domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NUGNES (Misto). Signor Presidente, intervengo oltre che sull'emendamento 3.19 anche sull'emendamento 3.22 identico all'emendamento 3.23. Chiedo un momento di riflessione all'Assemblea. L'Italia detiene infatti l'invidiabile primato di aver fatto registrare il massimo numero di incendi nel 2021 - abbiamo surclassato il nostro stesso primato del 2017 - e i relativi consistenti danni sono ingenti: questo è riportato nel report Incendi e desertificazioni. Sono andati in fumo 158.000 ettari di boschi e foreste, che si sono trasformati in trappole roventi per diversi milioni di animali selvatici. Ci dobbiamo rendere conto che la manutenzione e la prevenzione sono essenziali per tirarci fuori da simili problematiche. Al fine di porre un limite a tali fenomeni può servire non dare più finanziamenti comunitari ai Comuni inadempienti; poiché è il vile denaro che muove il mondo, ritengo che questa sia una leva certa per metterci al sicuro dalle inadempienze.
Invito pertanto tutti coloro i quali ci tengono ad evitare incendi a votare a favore di questi due emendamenti.
PRESIDENTE. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.19, presentato dalle senatrici Nugnes e La Mura, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
MORONESE (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORONESE (Misto). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 3.20.
PRESIDENTE. Ne prendiamo atto.
L'emendamento 3.21 è stato ritirato.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.22, presentato dalle senatrici Nugnes e La Mura, identico all'emendamento 3.23, presentato dalla senatrice Moronese e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 4 del decreto-legge, che si intendono illustrati, e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
QUARTO, relatore. Signor Presidente, invito al ritiro degli emendamenti 4.1, 4.2, 4.5, 4.7, e 4.9, altrimenti il parere è contrario. Esprimo parere favorevole sugli emendamenti 4.6, 4.3, 4.8 e 4.10.
Invito a ritirare l'emendamento 4.20, altrimenti il parere sarà contrario. Il parere è favorevole sugli emendamenti 4.23 (testo 2), 4.24 e 4.25 (testo 2). Invito a ritirare gli emendamenti 4.30, 4.31 e 4.32, altrimenti il parere sarà contrario. Il parere è favorevole sugli emendamenti 4.33, 4.34, 4.35, 4.36, 4.37 (testo 2), 4.39 e 4.40 (testo 2).
Il parere è favorevole all'ordine del giorno G4.200, a condizione che venga accolta la proposta di riformulazione volta a impegnare il Governo a «valutare l'opportunità di».
BINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
NUGNES (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NUGNES (Misto). Signor Presidente, accolgo l'invito del relatore e ritiro l'emendamento 4.9.
TESTOR (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TESTOR (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, desidero aggiungere la mia firma all'ordine del giorno G4.200 e, se possibile, illustrarlo.
PRESIDENTE. Quando sarà il momento, senatrice.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.2, presentato dalla senatrice Moronese e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 4.4 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.5, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.6, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.3, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Risulta pertanto precluso l'emendamento 4.7.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.8, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 4.9 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.10, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti da 4.12 a 4.19 sono stati ritirati.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.20, presentato dai senatori La Pietra e Nastri.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti 4.21 e 4.22 sono stati ritirati.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.23 (testo 2), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.24, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.25 (testo 2), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti 4.28 e 4.29 sono stati ritirati.
PAVANELLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAVANELLI (M5S). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 4.30.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.31, presentato dal senatore Nastri.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.32, presentato dal senatore Nastri.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.33, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 4.38 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.39.
BUCCARELLA (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUCCARELLA (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, voteremo a favore dell'emendamento 4.39 della Commissione, di cui ci piace sottolineare l'importanza.
Si tratta di consentire a chi contrasta il fenomeno incendiario - all'Arma dei carabinieri in questo caso - di avere risorse nel prossimo Piano operativo nazionale 2021-2027, da investire in quegli strumenti tecnologici (radar, telecamere a infrarossi e droni) che - dal nostro punto di vista - possono incidere in maniera molto impattante nell'identificare i punti di innesco e auspicabilmente nell'individuare i responsabili, tutte le volte che gli incendi hanno natura dolosa. Le portate del radar si estendono fino a 50 chilometri È uno strumento che, al di là delle necessarie e ottime misure che stiamo prendendo nel complesso del provvedimento in tema di prevenzione degli incendi, può avere un impatto veramente determinante nel contrasto effettivo e, auspicabilmente, nella punizione dei responsabili, mediante l'identificazione attraverso l'utilizzo di questa tecnologia.
Ringrazio i relatori e il rappresentante del Governo per aver espresso parere favorevole. (Applausi).
PRESIDENTE. Mi unisco al suo auspicio, senatore Buccarella, anche se a volte non basta un emendamento per deliberare le risorse necessarie. Non avviene purtroppo automaticamente. Per cui il suo intervento e anche il mio siano di auspicio affinché ciò avvenga.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.39, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.40 (testo 2), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 4.41 è stato ritirato.
Passiamo all'ordine del giorno G4.200.
TESTOR (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TESTOR (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, accettiamo la riformulazione anche perché l'ordine del giorno tocca il tema molto importante degli eventi calamitosi che ci sono stati negli anni precedenti. Mi riferisco alla tempesta Vaia, che ha colpito tante Regioni dell'arco alpino, andando appunto a distruggere interi boschi e soprattutto è ancora in corso la raccolta di materiale legnoso sia a terra che in piedi.
Oltre ai danni provocati dalla tempesta ai boschi, tanto legname non è stato raccolto e ciò ha portato all'evento del bostrico. Il parassita va a ledere tutti i boschi e, quindi, l'intento del disegno di legge è di impegnare il Governo a prevedere misure atte a consentire a proprietari pubblici e privati, conduttori o detentori a qualunque titolo di boschi minacciati da infestazioni fitosanitarie per un periodo di tempo limitato di almeno sette anni, di procedere ad adeguate operazioni urgenti di prevenzione, inclusi abbattimento con rilascio in loco delle piante o allontanamento delle stesse, e considerare strumenti adeguati ad accelerare e semplificare le procedure al fine di assicurare l'approntamento dei cantieri forestali strettamente indispensabili.
Se la tempesta Vaia ha fatto danni, il bostrico nel giro di tre anni potrebbe fare il doppio dei danni di quanto ha fatto la tempesta stessa.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G4.200 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Gli emendamenti da 4.0.1 a 4.0.5 sono stati ritirati.
Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 5 del decreto-legge, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
QUARTO, relatore. Signor Presidente, invito al ritiro degli emendamenti 5.2, 5.3, 5.12, 5.21, 5.22, 5.33, 5.34, 5.38, 5.42, 5.45, 5.48, 5.50, 5.53, 5.56, 5.57, 5.64, 5.65, 5.69 e 5.71, altrimenti il parere è contrario.
Sugli emendamenti 5.4, 5.1 (testo 2), 5.9 (testo 2), 5.11, 5.13 (testo 2), 5.18 (testo 3), 5.25, 5.26 (testo 2), 5.29 (testo 2), 5.54, 5.37 (testo 3), 5.70 e 5.72 esprimo parere favorevole.
Sull'ordine del giorno G5.1 ci rimettiamo all'Assemblea.
BINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Informo che l'emendamento 5.2 è stato ritirato.
Apprezzate le circostanze, considerando anche gli immancabili e numerosi interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno, a meno di rinunce - nel qual caso potremmo proseguire l'esame del provvedimento per altri venti minuti, senza tuttavia esaurirlo - mi sembra più corretto rinviare l'esame del provvedimento ad altra seduta.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
PILLON (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PILLON (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 15 ottobre 2021 è stato ucciso con 17 coltellate il collega parlamentare britannico David Amess, in una chiesa, mentre stava svolgendo un incontro nel suo collegio elettorale a Leigh-on-Sea, nell'Essex. Il suo assassino è tale Ali Harbi Ali.
David Amess era pro life, pro family, contrario all'aborto, contrario all'eutanasia, contrario a tutto quanto è l'indottrinamento gender. Vorrei utilizzare, per ricordarlo in quest'Aula, le parole di monsignor Kevin Hale, che era un suo amico di infanzia. (Brusio).
PRESIDENTE. Senatore Pillon, poiché il suo intervento merita una maggiore attenzione, la prego di interrompersi - le faccio recuperare il tempo - perché devo invitare chi desidera uscire dall'Aula di farlo, per permetterle di intervenire per chi desidera ascoltarla.
Prego, senatore Pillon, riprenda.
PILLON (L-SP-PSd'Az). Il nostro collega, cari colleghi, era un parlamentare britannico che è stato ucciso per il suo impegno. Vorrei usare, per ricordarlo in questa Aula, le parole di Kevin Hale, suo amico e parroco, il quale ha detto: «La sua fede era molto forte, merito anche di una buona formazione in una scuola cattolica di Londra dove ho studiato anche io. Era un difensore della vita in tutte le sue forme. In Parlamento, quando c'era una discussione su temi come l'aborto o il suicidio assistito, era molto chiaro e non disposto al compromesso. Non è da escludere che questa sua schiettezza gli abbia pregiudicato l'assunzione di ruoli governativi. In un certo senso si può dire che il suo essere credente non gli ha permesso di "fare carriera". Ma questo era lui: un buon cattolico e un uomo eccezionale.
David era senza paura. Infatti non ha mai accettato misure di sicurezza particolari a tutela della sua persona perché amava essere accessibile a tutti».
Nessuno si è messo in ginocchio per David Ames. Tuttavia, oggi in quest'Aula lo affidiamo all'amore di Dio onnipotente, che certo non mancherà di dargli la ricompensa del servo buono e fedele.
Consentitemi un'ultima annotazione. Questa mattina, prima di entrare in quest'Aula, ho pregato perché dal cielo lui intercedesse per la nostra Patria, l'Italia, per l'importante voto di oggi e mi sembra che la sua intercessione sia stata potente.
MARINELLO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINELLO (M5S). Signor Presidente, vorrei portare all'attenzione dell'Assemblea e dell'opinione pubblica una pesante situazione che sta accadendo in questo periodo nella mia città, Sciacca, che riguarda il futuro di una mirabile associazione di volontariato per disabili denominata Agape ONLUS, operante da anni con un centro disabili sito all'interno del complesso ospedaliero Giovanni Paolo II.
Qualche giorno fa, infatti, l'associazione ha ricevuto una formale lettera con la quale l'azienda sanitaria provinciale (ASP) di Agrigento comunicava la cessazione con effetto immediato del rapporto di locazione che durava da ben vent'anni. Questo atto ha gettato nello sconforto le famiglie dei disabili riuniti nell'associazione Agape, che temono di vedere disperso il grande lavoro fatto negli ultimi vent'anni, che ha consentito notevoli miglioramenti socio-sanitari agli utenti e un alleggerimento della pressione verso i familiari stessi. Nel locale in questione, infatti, vengono svolte importanti attività di socializzazione, inclusione e integrazione, quali laboratori di cucina, ceramica, teatro sociale, giardinaggio, musica e didattica. Tutte queste attività sono portate avanti con dedizione e passione grazie all'impegno delle famiglie dei volontari e di generosi sostenitori, consentendo peraltro di sopperire alla totale assenza sul territorio di strutture socio-sanitarie con i centri diurni per disabili.
Aggiungo peraltro che l'ASP di Agrigento, nella stessa formale lettera, ha chiesto il rilascio dei locali e lo sgombero dei mobili entro e non oltre cinque giorni: una modalità che si commenta da sola. Tengo anche a precisare che, come previsto dal contratto, l'associazione Agape è tenuta al pagamento del relativo canone di tutte le utenze inerenti la fruizione del locale, ovvero le utenze di luce, gas, acqua, telefono e pulizie.
Ho ritenuto utile e opportuno portare in Aula questa delicata vicenda per due principali motivi: innanzitutto per auspicare un urgente interessamento dei competenti organi, ovvero Regione Siciliana e ASP di Agrigento, al fine di arrivare a un ripensamento della decisione o comunque all'apertura di un tavolo congiunto per concordare una soluzione positiva, anche per evitare la brusca interruzione delle attività, con pesanti ripercussioni sull'utenza fragile. Il secondo motivo è che questo caso rappresenta una palese dimostrazione di come il mondo del volontariato, soprattutto quello locale, venga troppo spesso considerato ancora come una Cenerentola, quasi una presenza minore sul territorio. Niente di più sbagliato: le associazioni di volontariato rivestono un ruolo fondamentale per la coesione sociale e per l'assistenza delle persone più fragili, sopperendo in molti casi anche alla carenza di adeguati servizi socio-sanitari pubblici.
A loro, quindi, deve andare il nostro più sentito ringraziamento e soprattutto il concreto impegno delle istituzioni a ogni livello, affinché non si verifichino situazioni come quella che sta accadendo all'associazione Agape di Sciacca, verso la quale continuo a rinnovare il mio appello pubblico a un ripensamento da parte della competente autorità sanitaria locale.
LEONE (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONE (M5S). Signor Presidente, quest'oggi il mio intervento vuole essere un accorato appello rivolto alla ministra Cartabia, che ha per oggetto la violenza istituzionale e che da madre, oltre che da legislatrice, senatrice della Repubblica, mi lascia sgomenta.
Mi riferisco a tutte quelle mamme disperate che spesso denunciano il proprio partner maltrattante e anni di continua violenza domestica e assistita, di cui in modo puntuale, a causa delle storture giuridiche che si impigliano nei meandri della giustizia tra procedimento civile e penale, pagano poi le conseguenze i figli e le donne che denunciano, sprofondando nello sconforto più assoluto. Sono donne che comunque in modo eroico non mollano, facendo prevalere lo spirito della maternità, ovvero l'unica ragion d'essere, che sono i propri figli. (Applausi).
Anch'io non mollo. Sono accanto a quelle donne, a quelle eroine che vogliono fidarsi delle istituzioni. Lo dobbiamo a loro e ai loro piccoli. È nostro dovere, oltre che responsabilità e serietà, evitare che i figli possano essere strappati alle proprie mamme in modo crudele dalle Forze dell'ordine - parliamo dell'anticrimine - che sfondano la porta di casa e li levano dalle braccia materne. Una volta trasferito nelle strutture preposte, ha inizio il vortice spigoloso di assistenti sociali che si ergono a paladini di una giustizia atroce, che mira ad alienare la figura materna. Per cui emerge da alcune narrazioni che il bimbo di sei anni decide di non voler vedere la madre, in quell'unica ora di quell'unico giorno a settimana e si dà il caso che il bambino all'indomani non sia presente a scuola e che in tutto ciò le Forze dell'ordine non possano verificare la correttezza e la trasparenza della gestione di taluni centri di accoglienza, a seguito della segnalazione di quella madre disperata, a cui sta scoppiando il cuore, nell'attesa di sapere come sta il proprio figlio.
Presidente, mi ribolle il sangue a sentire tantissime narrazioni e storie di questo genere, di mamme addolorate. Non lo sopporto proprio più. Pertanto concludo con l'auspicio di un cambiamento della giustizia italiana su questo fronte. Al contempo, chiedo alla Ministra di dare un concreto e fattivo segnale di tutela alle donne che denunciano, alle donne che hanno paura di denunciare, a tutte quelle mamme. Lo dobbiamo a tutte le donne uccise (54 femminicidi fino a oggi), agli orfani di femminicidio, ai familiari e agli amici.
In vista della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, il prossimo 25 novembre, vi chiedo di non farla diventare una giornata noiosa ed offensiva per tante vittime e che non sia l'occasione di dimostrare e sfoggiare con bellissime parole le competenze e le conoscenze del fenomeno.
Ministra Cartabia, urgono fatti. La invito a fare una visita ispettiva ai tribunali dei minori di Roma, come da indicazione della Commissione d'inchiesta che ho l'onore di presiedere. (Applausi).
ANGRISANI (Misto-l'A.c'è-LPC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANGRISANI (Misto-l'A.c'è-LPC). Signor Presidente, sappiamo benissimo che il dumping contrattuale è un fenomeno gravissimo che danneggia i lavoratori, il sistema economico e la leale concorrenza e che purtroppo è in continua espansione. Il CNEL ha rilevato che negli ultimi anni siamo arrivati a ben 985 contratti: una situazione inaccettabile, ancora più assurda se a incentivarla è la pubblica amministrazione.
Nello specifico voglio parlarvi di quanto accade nella riabilitazione accreditata, cioè in centri che rappresentano la sanità pubblica. Stiamo parlando di 984 centri con quasi 50.000 occupati. In questo settore esistono almeno dieci contratti, di cui solo uno è il contratto leader, che garantisce lavoratori e servizi - il contratto AIOP - che però, è applicato da circa il 50 per cento dei centri di riabilitazione. Gli altri applicano contratti meno rappresentativi, che permettono di pagare i lavoratori fino a quasi la metà, con più ore di lavoro. E ciò è ancora più assurdo se pensiamo che detti centri, che non adottano il contratto AIOP, non costano meno, ma percepiscono dai rispettivi servizi sanitari regionali le stesse tariffe. Tutto questo significa sfruttamento dei lavoratori, concorrenza sleale, peggiori servizi sanitari e, dunque, maggiori guadagni sulle spalle degli operatori.
Chi applica questo tipo di contratti, con le caratteristiche che ho esposto, riesce ad ottenere profitti aggiuntivi fino al 22 per cento. Si tratta di denaro pubblico che dovrebbe servire alla retribuzione dei lavoratori e, di conseguenza, alla qualità del servizio sanitario. Purtroppo non è così. Questo vuol dire che le aziende che applicano il contratto leader vengono penalizzate in modo insostenibile.
Ho scritto a moltissimi centri di riabilitazione per segnalare e risolvere questo problema. I sindacati nazionali in molte Regioni e i centri che applicano il contratto AIOP, tranne chi ci lucra sopra, vorrebbero superare questa situazione. L'unico modo per farlo è imporre la redazione di tariffe differenziate, da corrispondere ai centri accreditati a seconda del contratto collettivo nazionale.
Alcune Regioni, tra cui la Campania e il Lazio, hanno provato ad adottare tariffe differenziate, ma non ci si riesce per via di un blocco legislativo che risale a trent'anni fa. Basti pensare che, in generale, i contratti in Italia erano 225 e ora sono più di mille. Solo superando i vincoli dettati da questa vecchia norma, dunque, è possibile contrastare efficacemente il fenomeno vergognoso del dumping contrattuale nella sanità, definendo i criteri generali per la funzione assistenziale e per la determinazione della loro remunerazione.
Sono certa quindi che saprete cogliere l'importanza di questo fenomeno che danneggia gli operatori del settore e che ha conseguenze negative non solo sulla retribuzione, ma anche sui diritti dei lavoratori e sulla previdenza sociale. (Il microfono si disattiva automaticamente).
DRAGO (FdI). Domando di parlare sulla calamità a Catania e nel Catanese.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Senatrice Drago, mi unisco alle ragioni del suo intervento. Domani, peraltro, sarò a Catania anche per un lutto che ha colpito l'ex presidente di Lombardia informatica, Giovanni Catanzaro, che ricordo con affetto.
DRAGO (FdI). Signor Presidente, questa mattina abbiamo dedicato un minuto di silenzio agli eventi appena accorsi sulla Sicilia orientale, in particolare a Catania e nella sua Provincia. Vorrei intervenire non solo esprimendo la mia solidarietà, ma - come mi piace sempre fare - con l'essere anche un po' propositiva.
La solidarietà in questo difficile momento va sicuramente ai sindaci dei Comuni in cui si sono verificati dei lutti, e quindi sindaco di Scordia, sindaco di Gravina di Catania Massimiliano Giammusso e sindaco Salvo Pogliese della città metropolitana di Catania. Sfido chiunque, in una situazione così imprevedibile o quantomeno difficile da affrontare, ad avere subito la capacità di risoluzione, che comunque si sta manifestando nel lavoro di squadra.
Vorrei, però, evidenziare anche un particolare. Occorre - così come, del resto, chiesto qualche ora fa dal presidente Musumeci - una legge quadro per l'intervento. Il Presidente della Regione non si è espresso proprio in questi termini. Ma, se vogliamo intervenire, per la Sicilia ma in realtà per tutto il territorio nazionale, bisogna approntare una normativa che serva proprio come riferimento nei casi di emergenza.
Nel caso di Catania metto in evidenza che noi abbiamo il vulcano Etna. Voi vi chiederete quale relazione vi sia. La relazione è strettissima. Non so se avete mai visto la cenere vulcanica, che è sottilissima. Nei mesi precedenti si è insidiata nei tombini, nelle grondaie e ovunque nella città e nella Provincia. È vero che il Governo ha stanziato dei fondi, ma non sono assolutamente sufficienti e non si può fare semplicemente un intervento spot, temporaneo. Occorre un intervento strutturato e strutturale da questo punto di vista.
In questo momento ho appreso che alla Camera è stata posta la questione di fiducia sul disegno di legge sulle infrastrutture. Bene. Su quel testo Fratelli d'Italia aveva depositato degli emendamenti, uno in particolar modo per la ricostruzione post sisma. In Provincia di Catania vi sono nove Comuni che, oltre al dramma della mancata ricostruzione degli edifici, adesso hanno vissuto anche quello dell'alluvione.
Nei prossimi due giorni, il 28 e il 29 ottobre, si aspetta addirittura un uragano. Chiedo quindi maggiore attenzione da parte del Governo.
Concludo chiedendo, anche a nome del Gruppo Fratelli d'Italia, che il Governo possa riferire in Assemblea in merito a ciò che intende porre in essere per fronteggiare situazioni del genere. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatrice Drago, riferirò la sua richiesta di audizione del Governo al Presidente del Senato, per le opportune possibilità di intesa.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 28 ottobre 2021
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 28 ottobre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 20).