Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 288 del 29/12/2020
Azioni disponibili
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente LA RUSSA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,32).
Si dia lettura del processo verbale.
GINETTI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:
(2045) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 novembre 2020, n. 150, recante misure urgenti per il rilancio del servizio sanitario della regione Calabria e per il rinnovo degli organi elettivi delle regioni a statuto ordinario (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 9,36)
Discussione e approvazione della questione di fiducia
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2045, già approvato dalla Camera dei deputati.
Ricordo che nella seduta di ieri la relatrice ha svolto la relazione orale e ha avuto luogo la discussione generale.
Ha facoltà di parlare la relatrice.
CASTELLONE, relatrice. Signor Presidente, la Regione Calabria è commissariata dal 2009 a causa di un elevato disavanzo sanitario e del mancato raggiungimento della soglia minima di sufficienza nella griglia dei livelli essenziali di assistenza (LEA). Nonostante questo commissariamento, il disavanzo è cresciuto ogni anno fino a raggiungere e a superare i 160 milioni nel 2019 e il punteggio della griglia LEA fino al 2019 era ancora sotto soglia. (Brusio).
PRESIDENTE. Colleghi, vorrei invitare tutti a una maggiore attenzione, se possibile. Anche se siamo alla ripresa dei lavori, credo che la replica della relatrice meriti di essere ascoltata.
Prego, senatrice.
CASTELLONE, relatrice. Oggi parliamo quindi di una sanità che è stata demolita, depauperata, vittima dello smantellamento delle strutture pubbliche e delle piante organiche; una sanità in cui sono stati tagliati i posti letto ospedalieri e non sono state previste strutture di cure primarie e cure intermedie; una sanità in cui le assunzioni clientelari erano la regola; una sanità vittima di un alterato rapporto pubblico-privato a discapito dei cittadini calabresi, che hanno dovuto far fronte ai costi aumentati per tutte le prestazioni sanitarie; una sanità in cui per accedere a prestazioni di qualità i cittadini erano costretti a emigrare in altre Regioni, incidendo in maniera ancora più importante sul bilancio e sui conti regionali, conti in rosso per assenza di bilanci - voglio ricordare come l'Azienda sanitaria provinciale (ASP) di Reggio Calabria dal 2013 al 2017 abbia presentato bilanci orali, che non si capisce bene cosa siano - e per forniture pagate a costi altissimi con le stesse fatture liquidate più volte; una sanità vittima di gestioni manageriali poco oculate, per non dire incompetenti.
Certamente, senatore Mangialavori, non è colpa dei cittadini calabresi, che sono vittime di questo sistema.
Nel 2019, però, per la prima volta lo Stato è intervenuto a tutela dei cittadini calabresi, per i quali fino ad allora non era stato garantito un diritto fondamentale come quello sancito dall'articolo 32 della Costituzione, il diritto alla salute. Il primo decreto a favore della Regione Calabria è scaduto però il 3 novembre scorso, eppure tutte le criticità perdurano.
Per questo c'è la necessità di un nuovo intervento normativo a favore della Calabria, un nuovo decreto-legge con durata biennale (o ridotta rispetto ai due anni, qualora vengano raggiunti in anticipo tutti gli obiettivi previsti). Questo nuovo decreto attribuisce al commissario ad acta individuato nel prefetto Guido Longo - cui tutti facciamo gli auguri di buon lavoro - poteri e mezzi straordinari e mette in campo risorse importanti per raggiungere finalmente la soglia di sufficienza nei livelli essenziali di assistenza.
I punti focali di questa norma sono diversi e ne riprendo solo alcuni. Innanzitutto, il rafforzamento della struttura commissariale con subcommissari fino a un numero di tre, con risorse e mezzi straordinari, con il supporto delle agenzie del Ministero della salute, in particolare dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), dell'Agenzia delle entrate e della prefettura.
Prevede l'assunzione straordinaria di personale sanitario in deroga ai limiti di spesa, fino a 12 milioni di euro per ciascun anno, attingendo innanzitutto alle graduatorie di idonei e stabilizzando i precari.
La norma prevede per la prima volta la verifica degli esiti, dei risultati raggiunti e degli obiettivi, che verranno valutati ogni sei mesi con una relazione sullo stato di attuazione delle modifiche e delle attività dei commissari straordinari di tutti gli enti del servizio sanitario regionale. La norma prevede altresì finalmente i poteri sostitutivi dello Stato in caso di inadempienza della Regione o della sua mancata collaborazione con il commissario ad acta.
Infine vorrei riprendere in questa replica alcuni degli spunti che sono stati offerti dagli interventi dei miei colleghi in discussione generale. Il senatore Marinello parlava della necessità di rafforzare l'emergenza-urgenza, sia territoriale sia ospedaliera, di potenziare la medicina territoriale anche con l'istituzione dell'infermiere di famiglia; tutte misure che sono state previste anche in questi mesi per far fronte all'emergenza Covid-19.
Condivido con la senatrice Granato la necessità di rivedere i criteri di nomina dei dirigenti degli enti del servizio sanitario regionale, perché abbiamo bisogno che a capo degli enti di tale servizio ci siano persone illuminate, competenti e non debitrici ai politici che le hanno nominate. Condivido con la senatrice Granato anche la necessità di rivedere il rapporto tra Stato e Regioni in ambito di sanità, rafforzando il potere di indirizzo dello Stato centrale, per garantire lo stesso diritto alle cure a tutti i cittadini su tutto il territorio nazionale.
Infine, riprendendo alcuni interventi dei colleghi di opposizione, in particolare dei senatori Mangialavori e Magorno, con riferimento alle necessità di prevedere un termine ridotto del commissariamento, vorrei sottolineare che è già previsto nella norma che la durata possa essere inferiore ai due anni nel caso in cui vengano raggiunti tutti gli obiettivi previsti.
Riguardo a quanto affermato dalla senatrice Cantù, condivido l'urgenza di intervenire in maniera decisa su una riforma della formazione medica specialistica e, aggiungo, anche dei medici di medicina generale. Ricordo che il Governo ha colmato finalmente l'imbuto formativo che si era creato negli anni in cui non veniva programmata la necessità di specialisti in base al fabbisogno di salute della popolazione. Oggi invece questo avviene, anche grazie alla tecnostruttura che nella scorsa legge di bilancio abbiamo creato tra Agenas e Osservatorio delle scuole di specializzazione.
Voglio però sottolineare che quanto detto dalla senatrice Cantù, e cioè che bisogna investire sul reclutamento delle giovani leve, riferendosi ai medici in formazione, non deve significare rendere costoro manovalanza a basso costo, per evitare di assumere personale nelle strutture pubbliche o private, perché per noi la qualità della formazione è al primo posto.
Vorrei sollecitare l'opposizione e anche la stessa senatrice Cantù a lavorare insieme al disegno di legge n. 1519, che ormai è incardinato in Commissione sanità da più di un anno, che prevede proprio la riforma della formazione medica post laurea.
Infine, riferendomi a quanto detto dalla senatrice Rizzotti, vorrei rilevare che anche io condivido l'esigenza di rafforzare la prevenzione, perché è l'arma più potente che abbiamo per passare dalla medicina di attesa a quella di iniziativa. È l'arma più potente che abbiamo, ad esempio, in ambito oncologico: se infatti i tumori vengono diagnosticati in tempo e trattati in maniera precoce, l'esito è certamente migliore.
Vorrei concludere il mio intervento ricordando a mia volta, come hanno fatto alcuni colleghi, la governatrice Santelli, per sottolineare che anche in sua memoria dobbiamo impegnarci tutti, affinché sia garantito ai cittadini calabresi il diritto alle cure. (Applausi). In particolare, ai malati oncologici calabresi dev'essere riconosciuta la possibilità di accedere a diagnosi tempestive e cure innovative, senza dover emigrare per ricevere prestazioni sanitarie all'altezza degli standard garantiti in tutto il resto del Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatrice Castellone, apprezziamo tutti molto il suo richiamo a Jole Santelli, che rimane presente in quest'Assemblea.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
SILERI, vice ministro della salute. Signor Presidente, sarò molto breve.
Anzitutto, ringrazio la senatrice Castellone, che ha detto molte cose che non ripeterò. Al pari della senatrice, anche il mio ricordo va a Jole Santelli, con cui qualche mese fa, quando andai in Calabria per valutare i problemi connessi al Covid (respiratori, test ed altro), parlai a lungo, per circa un'ora, della situazione calabrese in generale. Si era stabilito un ottimo rapporto con lei.
Vorrei dunque usare solo una parola che utilizzai con lei in quella giornata: normalità. La Calabria ha bisogno di normalità, il che significa non dover dire: «Sono entrato in un ospedale e - pensa! - l'ho trovato pulito», come se trovare un ospedale pulito non fosse la normalità. Un ospedale pulito deve essere la normalità, non può essere una cosa eccezionale. Normalità significa trovare un ospedale vicino casa aperto, non chiuso, come invece purtroppo si vede in molte parti d'Italia e soprattutto in Calabria; significa trovare un medico vicino; significa trovare qualcuno che ti ascolta. I calabresi hanno bisogno di questa normalità, che tutti auspichiamo.
Il provvedimento che ci apprestiamo a votare oggi rappresenta il mezzo verso questa normalità che ognuno di noi deve volere, perché siamo italiani, ma siamo anche tutti calabresi. E lo dico con il cuore, davvero.
Trovo francamente ingiusto, per due motivi, il fatto che una persona calabrese e la sua famiglia debbano spostarsi dalla Calabria verso Napoli, Roma o Milano, perché non riescono a trovare una cura. In primo luogo, perché democrazia significa poter avere cure adeguate ovunque, anche vicino casa. In secondo luogo, è un'ingiustizia anche per il personale sanitario che vive, lavora e si sacrifica in Calabria. Vi garantisco che, avendo visitato diverse strutture in Calabria, la qualità sanitaria c'è. Il provvedimento che ci apprestiamo a votare deve anche rappresentare il mezzo per dare fiducia ai calabresi per quello che hanno nel loro territorio.
Non dobbiamo però illuderci, perché è evidente che, se per undici anni di commissariamento non abbiamo ancora raggiunto il risultato e abbiamo bisogno di un ulteriore provvedimento, la strada è in salita. Non si può e non si deve più sbagliare. Il provvedimento in esame è il mezzo per dare al commissario ora presente in Calabria mezzi in più per ottenere questo risultato. Credo che il risultato auspicabile sia quella normalità che ho detto poc'anzi, che si ottiene con il dialogo fra tutte le istituzioni locali e centrali. Infatti, quando si sbaglia, la responsabilità non è mai di uno, ma del gruppo. Attenzione, quindi, perché ognuno deve prendersi la propria responsabilità, compresi noi che facciamo parte del Governo centrale. La responsabilità non è mai di uno ed è troppo facile puntare il dito sul singolo, come spesso accade in Italia. La responsabilità è sempre del gruppo, così come lo è la decisione che oggi assumiamo. Siamo tutti italiani. (Applausi).
La normalità significa, quindi, collaborazione. (Applausi). La normalità significa trasparenza: ho sentito anche colleghi medici calabresi che parlavano qui in Aula e spero che siano d'accordo con me - perché sono sicuro che anche loro siano eccellenze, come medici - sul fatto che la trasparenza passa attraverso il controllo del denaro che arriva in Calabria. I cittadini calabresi hanno bisogno di trasparenza e di sapere cosa accadrà per ogni singolo centesimo che esce dalle loro tasche per lo Stato. Hanno il diritto di sapere questo: quindi, quando sento parlare di contabilità orale, chiaramente mi vengono i brividi. Queste cose non devono più accadere e chi ha sbagliato dovrà pagare, ma - si badi bene - oltre a far pagare, dobbiamo vigilare e aiutare: si aiuta con il dialogo e si costruisce insieme. Vi ringrazio davvero della vostra attenzione. (Applausi).
CALIGIURI (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALIGIURI (FIBP-UDC). Signor Presidente, prima di iniziare questo intervento per illustrare la proposta di non passaggio all'esame degli articoli NP1, che presentiamo ai sensi dell'articolo 96 del Regolamento, i colleghi mi perdoneranno se, ancora una volta, rivolgo un pensiero all'amica Jole Santelli, che proprio ieri avrebbe compiuto cinquantadue anni. (Applausi). Mi sia inoltre permesso di ringraziare la Regione Calabria, che sempre ieri mattina ha intitolato a suo nome il palazzo della Regione: un gesto certamente simbolico, ma necessario, per onorare la memoria di una grande presidente, di una grande donna, di una grande amica e alleata personale e della Calabria, un modello virtuoso di abnegazione e competenza, che tanto bene ha fatto alla mia terra nei pochi mesi in cui ha potuto operare. Buon compleanno, Jole, ovunque tu sia, e grazie.
Tornando al tema oggetto della seduta, il destino vuole che proprio in questi giorni si parli di Calabria e che se ne debba parlare per uno degli aspetti che più ferisce il cuore di ogni cittadino calabrese, ovvero la sanità, che versa in condizioni disperate, nonostante lo Stato ne eserciti il controllo da oltre dieci anni.
Per questo motivo, la proposta di non passare all'esame degli articoli NP1 che abbiamo presentato pone all'attenzione dell'Assemblea un tema davvero serio, riguardante il rispetto di alcuni tra i più importanti principi dettati dalla nostra Costituzione. In effetti, signor Presidente, siamo ancora alla ricerca dei presupposti legislativi e costituzionali su cui il decreto-legge in esame si basa, visto che sostanzialmente non fa altro che imporre il proseguimento senza soluzione di continuità, per ulteriori due anni, degli effetti del commissariamento ad acta della sanità calabrese. Come già detto dai miei colleghi, di fatto sono ben undici anni che lo Stato in Calabria esercita l'intera competenza in materia di tutela della salute, quasi a renderla esclusiva, espropriando completamente la Regione di ogni funzione e potere, finanche normativo, in violazione dell'autonomia legislativa regionale.
Il decreto-legge in esame prevede l'attuazione di misure speciali così pervasive per l'ordinamento di un ente regionale, quale appunto il commissariamento, che impongono necessariamente una durata delimitata nel tempo, proprio in virtù della sospensione di alcuni tra i più importanti princìpi costituzionali. Tale consapevolezza era evidente anche nella relazione illustrativa che accompagnava il primo decreto Calabria, il n. 35 del 2019, nella quale si giustificava proprio la disapplicazione dei dettami costituzionali con il limite temporale allora fissato a diciotto mesi.
Nell'attuale decreto vengono descritte le disposizioni urgenti volte a portare avanti gli obiettivi previsti nei programmi di prosecuzione del piano di rientro. Tali interventi si configurano come provvedimenti straordinari, con i quali si intenderebbe accompagnare, come diceva anche il vice ministro Sileri, la sanità calabrese verso situazioni amministrative normali. Ora, pensare di proporre tramite un ulteriore decreto-legge il prolungamento dell'originario termine di diciotto mesi di ulteriori ventiquattro è una palese violazione del principio di leale collaborazione di cui all'articolo 120 della nostra Costituzione, in base al quale i diversi livelli di Governo devono cooperare fra loro.
È vero, il dettato costituzionale, in alcuni specifici casi di inadempimento, prevede che il Governo possa sostituirsi ad organi della Regione e dei Comuni, attribuendo però a una legge ordinaria la definizione delle procedure, proprio in virtù del pieno rispetto del principio di sussidiarietà. Bisogna invece constatare come nel decreto-legge in esame non vi sia alcuna traccia, né tantomeno riferimento specifico, ai criteri di cautela fissati in materia di autonomia delle Regioni.
Al contrario constatiamo ancora una volta che, tramite i provvedimenti straordinari, il Governo ha deciso di delegare un commissario ad acta e i subcommissari a gestire di fatto tutta la sanità calabrese, dagli ospedali al personale, dall'assistenza farmaceutica alla prevenzione, e ovviamente alla nomina dei manager sanitari, che dovranno dare attuazione alle direttive governative. Questo senza tenere minimamente in conto l'evidente fallimento dello strumento commissariale, il quale in undici anni ha contribuito a peggiorare l'assistenza sanitaria in Calabria, senza ridurre il debito, che - ricordiamolo - nel 2010 è stato stimato intorno ai 150 milioni, mentre oggi non siamo ancora in grado di stimarlo. (Applausi). Ancora, questo è stato fatto senza tenere in conto il deficit sanitario, creando inoltre, a causa del blocco del turnover, una carenza strutturale di personale sanitario.
La Calabria, ad oggi, è una regione fanalino di coda in tutta Europa, in cui i livelli essenziali di assistenza non possono essere garantiti, come detto da tutti noi. La conseguenza di questa situazione è una mobilità passiva di 320 milioni di euro all'anno, trend purtroppo sempre in crescita. Coloro i quali non sono nelle condizioni economiche di potersi permettere trasferte (e ce ne sono veramente tanti), continuano invece a subire lunghe liste d'attesa per le visite specialistiche, nonché le precarie situazioni degli ospedali, talvolta non a norma e non in grado di accogliere tutti.
Piuttosto che ritrovarsi a esaminare un ulteriore decreto-legge, ci si sarebbe aspettati di avviare insieme un percorso condiviso, volto a limitare, o del tutto eliminare, lo strumento del commissariamento, che al contrario è stato nel tempo irrigidito e ampliato, attraverso l'istituzione di un supercommissario, che, seppur con un curriculum di tutto rispetto (mi riferisco al prefetto Longo), non potrà garantire il cambiamento richiesto dai miei concittadini: il diritto alle cure nel proprio territorio.
Colleghi, non dobbiamo dimenticare che, senza salute, tutto è niente. La situazione che stiamo attraversando ha contribuito a confermarlo e ci ha aperto gli occhi, facendoci comprendere che non importa chi siamo e cosa abbiamo fatto nella vita: di fronte ai problemi che riguardano la salute, siamo tutti uguali, condividiamo le stesse ansie e preoccupazioni, siamo tutti impotenti e dobbiamo totalmente affidarci nelle mani di altre persone e fidarci di un sistema, quello sanitario, che determinerà le nostre sorti.
Prevedere per altri due anni il commissariamento in Calabria con la sola logica di rientro del debito, peraltro anch'esso fallito, continua a essere uno smacco, anche nei confronti del personale medico e infermieristico, che continuerà a lavorare privo dei macchinari, dei medicinali e del personale di cui si ha necessità.
Il precedente decreto è stato tanto voluto dai colleghi del Gruppo MoVimento 5 Stelle per salvare la gestione sanitaria calabrese. In realtà, ci ha condannati ad altri mesi (prima diciotto, ora ventiquattro) di gestione manageriale, orientata verso la semplice e cinica volontà di rientrare nel debito, senza tra l'altro raggiungere l'obiettivo. Se in altre Regioni, in molto meno tempo, si è riusciti, tramite il sistema dei commissari, a recuperare il debito e ristrutturare la sanità, è evidente che in Calabria tale sistema non funziona.
Alla luce di questi presupposti, nonché dell'evidente situazione attuale, che mostra una Regione indebitata, priva delle strutture necessarie per garantire i livelli essenziali di assistenza, amministrata da undici anni dai commissari imposti dai vari Governi senza alcun minimo coinvolgimento della Regione, violando con estrema noncuranza la Carta costituzionale, chiediamo di non passare all'esame degli articoli.
Il commissariamento ha fallito la sua missione, condannando la mia terra a non avere un'offerta sanitaria degna di un Paese occidentale. È il momento che il Governo se ne assuma la responsabilità, che rimetta nelle mani delle istituzioni calabresi la gestione della salute dei suoi cittadini. Oltre a stimare il debito della nostra sanità, stimeremo anche il vostro nei confronti dei calabresi, che sarà irreparabile. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di non passare all'esame degli articoli NP1, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà.
D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti né articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 2045, di conversione del decreto-legge 10 novembre 2020, n. 150, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto della posizione della questione di fiducia sull'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 150, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati.
Passiamo dunque alla votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 2045, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 novembre 2020, n. 150, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
PARENTE (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARENTE (IV-PSI). Signor Presidente, penso profondamente che da stasera, quando sarà stato approvato in via definitiva il cosiddetto... (Brusio).
PRESIDENTE. Chi deve uscire lo faccia, perché credo che la senatrice Parente non pretenda la vostra presenza, ma la vostra attenzione sì.
Prego, senatrice Parente.
PARENTE (IV-PSI). Credo che da stasera, quando sarà stato approvato in via definitiva il cosiddetto decreto-legge Calabria-bis, tutti dobbiamo impegnarci perché la Calabria possa superare il commissariamento e restituire alla sua popolazione il diritto alla salute. Troppe volte la Calabria non ce l'ha fatta; ora dobbiamo farcela. Lo dobbiamo alle cittadine e ai cittadini calabresi che da anni sono costretti a spostarsi per i loro bisogni in sanità. Lo dobbiamo ai giovani e ai ricercatori, che studiano fuori dalla loro terra e devono trovare una realizzazione altrove. Lo dobbiamo anche ai professionisti della sanità che invece scelgono di rientrare in Calabria per contribuire allo sviluppo del loro territorio e portano eccellenza e qualità in quello stesso territorio (perché ce n'è molta in Calabria). Lo dobbiamo alla classe dirigente politica, sì, anche alla classe dirigente politica, a quella che vuole cambiare le cose (guai a fare di tutta l'erba un fascio). Abbiamo ripercorso la malasanità in Calabria; ora bisogna cominciare una nuova era e quindi lo dobbiamo anche ai giovani che si vogliono impegnare in politica in quella terra, alla classe dirigente amministrativa e ai sindaci.
Abbiamo sentito ieri le parole del mio collega, sindaco e senatore, Magorno. Ho ricevuto anch'io, nelle settimane scorse, una delegazione di sindaci calabresi, che mi ha spezzato il cuore, portando il grido di dolore della popolazione. Lo dobbiamo a loro, ai sindaci, che sono sempre in prima linea.
Questa potrebbe essere l'opportunità giusta per non trovarci, tra ventiquattro mesi, a dover rinviare ancora una volta il commissariamento e per tornare a quella normalità, che evocava poc'anzi il Vice Ministro, perché la normalità della Calabria deve essere la normalità di tutta la comunità nazionale. Intanto, per la prima volta, nel provvedimento in esame non c'è solo l'obiettivo dell'equilibrio economico-finanziario, per il quale ci troviamo in queste condizioni, ma anche quello dell'esigibilità e della garanzia dei livelli essenziali di assistenza. La Camera dei deputati ha rafforzato il provvedimento, prevedendo un piano assunzionale di personale medico, sanitario e socio-sanitario, affidando al commissario ad acta il compito di rafforzare i LEA, così calpestati anche in questa difficile emergenza da Covid-19. Facciamo della Calabria anche un esempio di ripristino delle cure primarie e della medicina territoriale, un esempio di come il sistema sanitario in Italia debba funzionare.
Nel provvedimento in esame abbiamo anche ottenuto, grazie al Gruppo Italia Viva alla Camera dei deputati, un'informazione... (Brusio. Commenti).
PRESIDENTE. Colleghi, vi ho già richiamati in tal senso, ma mi si chiede di ripetere la preghiera di uscire, se non si ha intenzione di ascoltare o di seguire con un po' più di buon gusto e attenzione l'intervento dell'oratore.
Prego, senatrice Parente.
PARENTE (IV-PSI). Grazie, signor Presidente.
Come dicevo, è stata aggiunta nel provvedimento un'informativa mensile dei sindaci, di cui parlavo in precedenza. Certamente non è tutto quello che potevamo mettere in campo, perché i sindaci sono sempre e comunque in prima linea e sono i primi cittadini delle comunità territoriali. Lo Stato impegna risorse economiche e umane per il decreto-legge in esame e quindi non si parlerà solo di ticket e di tasse, che vanno a peggiorare la vita delle cittadine e dei cittadini calabresi.
Credo che con il provvedimento in esame tutti noi - parlamentari, classe politica e amministrativa, Stato, Governo e tutte le Regioni - abbiamo la grande occasione di risollevare le sorti della nostra bellissima terra calabrese, per ripartire con un futuro migliore. Per queste ragioni, il Gruppo Italia Viva voterà la fiducia sul decreto-legge Calabria. (Applausi).
ZAFFINI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di venire al merito del decreto-legge al nostro esame, lasciate che commenti con voi, rapidamente, la vicenda dei vaccini, che impegna i giornali, i media e in definitiva gli italiani, che in questi giorni subiscono tali messaggi. Abbiamo visto la pagliacciata - non mi viene altro termine per definire il trasporto a reti unificate di un po' di dosi di vaccino, circa 9.750 - e le uscite nella trasmissione televisiva «Domenica in», perché ormai sono questi i luoghi del confronto, una volta espropriato il Parlamento. È infatti del tutto evidente che, se mettete la fiducia su un provvedimento del genere, l'esproprio del Parlamento è ormai palese, senza bisogno di commentare ulteriormente.
Ebbene, come dicevo, con tutta questa grancassa che avete orchestrato per dire agli italiani che c'è un D-Day e quant'altro, va ricordato che in Italia abbiamo ricevuto meno dosi della Danimarca, che ha 6 milioni di abitanti ed ha ricevuto 40.000 dosi in prima battuta; non parliamo della Germania, che ne ha ricevute 150.000. Noi ne abbiamo ricevute 9.750. Peggio di noi solo la Serbia.
Colleghi, rispetto a questa vicenda dei vaccini, credo vada chiarito che dovete sottoporre un piano vaccini nazionale. Non l'abbiamo visto. Lei, collega, l'ha visto? Allora, se l'ha visto, ce lo faccia avere; me lo mandi, le do il mio numero di cellulare. Le Regioni stanno predisponendo dei piani vaccini (già lo ha fatto il Lazio, e tutte le altre Regioni vi stanno ottemperando in questi giorni), senza un quadro di riferimento nazionale, che non c'è. Non parliamo del piano pandemico, ma del piano vaccini, che è una semplice formula di gestione logistica che attiene alla distribuzione, al trasporto e alla inoculazione: niente di più. È una cosa facile e, se volete, ve la facciamo noi; siamo disponibili, se serve.
Rispetto a tutto ciò, colleghi - magari ne parleremo meglio in fase di bilancio -, tutta questa grancassa e tutto questo andare a vantarsi di non si capisce bene che cosa, o meglio andare a vantarsi di quello di cui ci si dovrebbe letteralmente vergognare, (Applausi), è una cosa che grida vendetta al cospetto della politica. Grida vendetta, perché l'Italia, colleghi, come voi sapete, si è macchiata di record scandalosi: l'Italia oggi registra il maggior numero di decessi, la maggiore caduta di PIL rispetto a tutti gli altri Paesi del mondo, la maggiore spesa Covid rispetto a tutti gli altri Paesi europei (95 miliardi, ad oggi). Vergogna! Vergogna! State a casa invece che andare da Mara Venier a vantare non si capisce bene che cosa. (Applausi).
Apprezzo le buone intenzioni della collega Castellone e del collega Sileri nel ricordare la presidente Santelli; è assolutamente apprezzabile lo spirito, ma sarebbe necessaria maggiore coerenza, visto che certi bizzarri personaggi ancora si aggirano nei meandri delle istituzioni e nessuno ha provveduto a convincerli che sarebbe meglio restituire decoro a quelle istituzioni che invece ancora bazzicano, e sarebbe opportuno che smettessero di farlo.
Quanto alla vicenda del commissariamento, esso è stato avviato undici anni fa con due criteri: il debito e la griglia della somministrazione dei LEA. Ad oggi, questi due criteri non sono solo peggiorati, ma sono notevolmente peggiorati. Con riguardo al debito, il primo commissario, il presidente Scopelliti, lo abbatté di 33 milioni nel 2013. Ma il debito poi è risalito inesorabilmente: ho sentito cifre molto approssimative, ma nell'ultimo tavolo dello scorso luglio si sono certificati 230 milioni di debito. Ciononostante, avete lasciato cadere il primo decreto, forse perché anche voi vi vergognate di quello che scrivete e forse alla fine un po' di pudore ce l'avete anche voi. Quindi quel primo decreto che discutemmo in quest'Aula, quando noi anticipammo che non avrebbe prodotto nulla (come nulla ha prodotto), l'avete lasciato decadere i primi giorni di novembre.
Il 10 dicembre avete approvato un nuovo decreto. Non si capisce bene quale sia il criterio visto che un mese prima potevate, in sede di conversione, modificare quello precedente e almeno non avreste fatto la brutta figura di farlo decadere. Ma ormai vi siete abituati alle brutte figure perché alla fine si fa l'abitudine a tutto evidentemente, anche al vino che sa di aceto a forza di berlo sempre. Così fate voi: avete fatto decadere il primo decreto e ne avete presentato uno nuovo che contiene l'ennesimo esproprio di diritti costituzionalmente garantiti ad una Regione italiana: mi riferisco all'autonomia rispetto alla gestione della sanità. Colleghi, voi sapete che la gestione della sanità per una Regione è ampiamente la prima voce di spesa. Normalmente si aggira tra il 70 e l'80 per cento del bilancio regionale. A che cosa serve una gestione regionale senza la sanità da undici anni? Con quale criterio richiamiamo alle urne gli elettori (quando finalmente deciderete di farlo) quando lo Stato espropria, con un banale decreto, o meglio con il susseguirsi di banali decreti convertiti, letteralmente il 70-80 per cento del bilancio di una Regione? A che serve quell'amministrazione regionale?
La storia di questi commissariamenti, peraltro, è assolutamente paradossale. C'è una transumanza sanitaria - perché di questo bisogna parlare, non di mobilità, perché voi trattate i calabresi come pecore - di un calabrese su sei. Un calabrese su sei va a curarsi fuori dalla Regione. Sapete a quanto ammonta la mobilità passiva della Regione Calabria? A trecento milioni di euro ogni anno. È un autentico bancomat per le Regioni del Nord perché i calabresi vanno, ovviamente, nelle Regioni che possono garantire migliori prestazioni sanitarie.
Nel frattempo, nel corso della vita di questi commissariamenti, la griglia dei LEA, che era uno dei motivi per commissariare, è peggiorata. Oggi in Calabria si vive mediamente cinque anni in meno rispetto alle Regioni del Nord come Lombardia e Veneto. Cinque anni. Colleghi, a quale titolo voi togliete ai cittadini calabresi cinque anni di vita? Dico voi perché non lo facciamo noi, caro collega Sileri, perché è vero che siamo tutti italiani ma non siamo tutti uguali - vivaddio - e oggi reiterate il commissariamento e continuate a togliere cinque anni di vita ad alcuni italiani. Non è vero che siamo tutti italiani, così come non è vero che la Calabria ha bisogno di normalità. La Calabria ha bisogno di legalità e il primo a comportarsi in modo illegale è lo Stato con la reiterazione di provvedimenti che non hanno alcuna logica e alcuna natura se non quella di espropriare una Regione, oggi a maggior ragione perché è governata dal centrodestra, dell'80 per cento del proprio bilancio.
Colleghi, con il decreto-legge al nostro esame voi, oltretutto, allungate il periodo del commissariamento. Collega Castellone, certo, è scritto che può finire prima, ma lei immagina che finisca prima? Vogliamo fare una bella scommessa? Lei immagina che possa finire prima questo commissariamento, e con quale criterio? Solo se andassimo a votare, se voi andaste a casa, e né governasse il centrodestra, così forse cambierebbe qualcosa in Italia, altrimenti il commissariamento arriverà alla scadenza con i medesimi scarsi risultati e nonostante il nome di tutto rispetto che avete scelto rispetto a una gestione commissariale che non può che produrre... (Richiami del Presidente). Mi scusi, Presidente, voglio concludere con la parola «vergogna», elencando i nomi che ci avete propinato in questo valzer di candidati che avete speso a beneficio dei giornali: Cotticelli, Zuccatelli, Varratta, Gaudio, Strada, Mostarda, Miozzo e, dulcis in fundo, Rosy Bindi. Questo siete voi. Vi ritrovate in questa lista di nomi. (Applausi).
ERRANI (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERRANI (Misto-LeU). Signor Presidente, colleghe e colleghi, credo che, con onestà intellettuale, sia giusto riconoscere che dieci anni di commissariamento non hanno prodotto alcun risultato positivo. Va bene scagliare le prime pietre, però, come sapete, il percorso di questi dieci anni ha visto diversi protagonisti, da una parte e dall'altra. È, tuttavia, altrettanto sbagliato non vedere che la situazione attuale della Calabria, senza bilanci, in una situazione di gravissima emergenza sanitaria pre-Covid, richiede un intervento straordinario.
Per una realtà importante, che è Italia, cioè la Calabria, a mio avviso è necessario darsi due obiettivi: il primo, superare assolutamente il commissariamento entro i prossimi due anni; il secondo, provare a condividere, tra le diverse forze politiche, una strategia per raggiungere questo obiettivo.
Sono tre le condizioni, a mio parere, che il decreto mette sul tavolo. Anzitutto le risorse; dopodiché, la necessità di costruire una squadra. Nemmeno Nembo Kid da solo sarebbe in grado di governare e risolvere i problemi della Calabria; ci vuole una squadra di tecnici, di professionisti, di competenze. Da questo punto di vista spero che Agenas sia in grado di mettere a disposizione del commissario le migliori competenze italiane per costruire un piano di fuoriuscita dal commissariamento nei prossimi due anni.
Ci vogliono competenze. Insieme alla Regione Calabria - voglio ricordare anch'io Jole Santelli perché sono certo che lei lo avrebbe fatto - bisogna costruire le competenze della Regione Calabria per gestire la sanità. Quelle competenze che, purtroppo, per le ragioni che conosciamo, oggi non sono a disposizione.
Undici anni sono troppi e non possiamo più sbagliare. Mi piacerebbe che da questo punto di vista vi fosse la possibilità di discutere tra le diverse forze politiche il piano di rientro, di discuterne con i cittadini calabresi e di fare in modo che questo piano diventasse parte importante del salto di qualità della Calabria: un piano per la Calabria, della Calabria. Infatti, dall'alto, senza un sistema partecipativo, il problema della Calabria non si risolverà; bisogna esserne consapevoli.
Lo dico anche al Governo e alla maggioranza: se non coinvolgiamo la Calabria, ogni obiettivo, anche il più giusto, rischia di non essere realizzabile.
Vorrei però fare altre due considerazioni. Il decreto-legge n. 150 del 2020 è indispensabile, ma sono necessarie alcune riflessioni complessive. Io penso che occorra prendere definitivamente alcune decisioni fondamentali per la sanità. In primo luogo, vanno eliminati tutti i vincoli relativi alle assunzioni del personale, dal malefico 1,4 per cento a tutti gli altri che esistono e che riguardano non solo la Calabria, ma tutte le Regioni italiane; diversamente, anche le assunzioni straordinarie del piano Covid non potranno essere realizzate. Io prego il Governo davvero di fare questa scelta al più presto.
In secondo luogo, basta con la fase ragionieristica della sanità. Il problema della Calabria (e non solo della Calabria) non è solo il deficit di bilancio. Il primo problema della Calabria è che non ci sono i livelli essenziali di assistenza e non si può avere un atteggiamento che cominci dalla parte sbagliata, cioè dalle risorse. Prima di tutto dobbiamo costruire un sistema che sia in grado di assicurare i livelli essenziali di assistenza.
In terzo luogo occorre agire sulla formazione. C'è bisogno di un nuovo rapporto strategico tra l'università e la sanità; non abbiamo medici, ma non abbiamo direttori sanitari, non abbiamo direttori d'azienda, non li forniamo, non c'è una consapevolezza, non c'è una formazione sui medici di medicina generale. Dobbiamo fare un salto di qualità.
Il quarto punto riguarda la prevenzione e il territorio, che sono fondamentali per riorganizzare il sistema: senza una riorganizzazione del sistema, utilizzando le nuove tecnologie, come la telemedicina, non andremo da nessuna parte, nemmeno dopo il Covid. A questo riguardo occorre regolare la mobilità, perché l'atteggiamento ragionieristico comporta il fatto che si chiudono gli ospedali in Calabria o in Molise e poi i cittadini di quelle Regioni vanno a curarsi in Lombardia, in Emilia-Romagna o in altre Regioni. Capite quanto sia assurdo.
Colleghi, l'idea che io vi propongo è quella di pensare ad una riforma complessiva del sistema. Dobbiamo agire su recovery fund, investimenti e strategia. Per quanto riguarda il recovery fund si deve andare assai oltre i 9 miliardi previsti, e costruire una strategia di riforma, a partire da un punto. Abbiamo visto la complessità, la criticità del rapporto tra Stato e Regioni; avremo modo di discutere della riforma del Titolo V, sul quale certamente bisogna intervenire, ma facciamo una riforma della sanità basata sulla riorganizzazione; desumiamo i princìpi fondamentali su cui tutte le Regioni debbono corrispondere. Senza di questo ci troveremmo sempre di fronte alle contraddizioni che abbiamo incontrato in questi mesi. La ragione per cui ci troviamo all'interno di questa dinamica assolutamente critica tra Stato e Regioni è che non è chiaro chi fa cosa. Tuttavia, poiché il sistema sanitario è nazionale, è lo Stato che deve avere l'impianto condiviso e sono le Regioni a dover occuparsi della gestione.
Proviamo a fare questo sforzo insieme con tutto il Parlamento. Ho già proposto di fare un momento di riflessione sulla sanità in quest'Aula. Facciamola questa riflessione in modo tale da misurarci anche rispetto alle diverse posizioni tra maggioranza e opposizione e tra le diverse forze politiche. Costruiamo questo momento di riflessione perché la sanità, a volte, è come il calcio: ciascuno fa la sua formazione, ma la sanità prima di tutto è competenza e noi dobbiamo dimostrare di avere competenza per avviare la discussione e riformare, come è necessario, la sanità nel nostro Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatore Errani, ho ascoltato con attenzione il suo intervento. Se mi consente una battuta, per quelli della nostra generazione è chiaro chi è Nembo Kid, ma sotto i cinquant'anni non lo sa nessuno. Adesso si chiama Superman. Lo dico perché la mia segretaria mi ha chiesto: chi è Nembo Kid? Lo dico scherzosamente.
BOLDRINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOLDRINI (PD). Signor Presidente, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, il tema centrale del provvedimento è, senza dubbio, la gestione commissariale della sanità calabrese e l'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge, di cui oggi ci occupiamo, reca misure di natura eccezionale ovviamente e, dunque, con vigenza limitata nel tempo per la gestione commissariale del sistema sanitario della Regione Calabria.
Il periodo di applicabilità del decreto-legge deve intendersi fino al raggiungimento degli obiettivi e, comunque, per un periodo non superiore a ventiquattro mesi, viste le critiche che sono state rivolte per l'ulteriore decreto e con cui si chiedeva cosa ce ne saremmo fatti. C'è un limite di tempo dalla data di entrata in vigore, ovvero dal presente esame. Quindi, abbiamo due anni di tempo per controllare ciò che succede.
Ricordo il precedente decreto, perché ne avevamo fatto un altro, effettivamente, e le forti limitazioni in esso contenute rispetto alla possibilità assunzionale, che, invece, in questo è concessa all'interno di alcuni limiti per il raggiungimento dei livelli essenziali di assistenza, che purtroppo in questa Regione sono sempre stati molto disattesi. Nel tempo - ricordo, come hanno detto anche i colleghi, che questa Regione è in fase di commissariamento dal 2009 per il sistema sanitario regionale - si sono riscontrate inadempienze sconcertanti, come l'assenza di bilanci certificati e l'esistenza di modelli organizzativi più mirati a dismettere che a riorganizzare, rendendo ovviamente impossibile vedere riconosciuti i diritti garantiti dall'articolo 32 della nostra Costituzione.
Il contesto generale della Regione Calabria mette in luce un sistema sanitario che, anche se sottoposto - come dicevo - da tanti anni a piani di rientro, presenta ancora una grave situazione e, addirittura, un peggioramento di alcuni indicatori, una mancanza di assistenza territoriale, con conseguente aumento di tassi di ospedalizzazione, del numero delle indisponibilità di posti letto, degli ospedali che ancora non sono stati terminati e che sono inefficienti. Tante risorse non si sono mai spese.
In questi anni si sono accumulati ritardi e con questo decreto si vogliono creare le condizioni per poter spendere tali risorse nel modo più veloce ed efficace possibile. Per questo le disposizioni degli articoli dall'1 al 7 del decreto sono preordinate a raggiungere queste finalità. È necessario rimettere ordine a questo disordine amministrativo e gestionale, che ha messo in evidenza casi di sovrapposizione di interesse della criminalità che giustificano un intervento straordinario e rendono necessario un intervento verso una discontinuità immediata affinché vengano garantiti quei famosi livelli essenziali di assistenza anche per i cittadini calabri.
Oggi, quindi, in assenza di altri strumenti giuridici - ricordo che l'altro decreto ha terminato la sua efficacia perché durava diciotto mesi - siamo di fronte a uno stato di necessità, che è considerato dagli indirizzi del decreto con un rafforzamento delle funzioni del commissario ad acta e degli altri commissari straordinari nel ruolo di Invitalia oltre che dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas). Il nuovo commissario ad acta nominato dal Governo sarà, infatti, chiamato ad attuare gli obiettivi previsti dai programmi operativi di prosecuzione del piano di rientro dei disavanzi del servizio sanitario della Calabria, ad assicurare l'adempimento dei livelli essenziali, il rafforzamento strutturale della rete ospedaliera, delle emergenze-urgenze e anche delle infrastrutture di posti di terapia intensiva e subintensiva.
Alla guida del commissariamento - devo dire con non poche difficoltà, come abbiamo visto anche in fase di individuazione - c'è oggi un uomo delle istituzioni, l'ex prefetto Guido Longo, che conosce bene il territorio, un uomo che ha fatto della lotta alla criminalità organizzata la sua missione e nel quale riponiamo non solo la massima fiducia, ma anche la gratitudine per non essersi sottratto ad un impegno così gravoso. Speriamo possa avvalersi di collaboratori capaci e di subcommissari competenti, che sappiano cosa significa parlare di management sanitario, di regole della pubblica amministrazione e anche di indirizzi del Ministero.
L'obiettivo che sottende al provvedimento in esame è quello di rafforzare un percorso finalizzato a una prima rimozione dei principali fattori di criticità, dotando il commissario ad acta di poteri straordinari che consentano tempi certi e definiti e il ripristino di quella normalità amministrativa e gestionale di cui ha parlato anche prima il vice ministro Sileri, garantendo la trasparenza nel settore sanitario e superando quindi gli ostacoli burocratici e ambientali.
Il commissario ad acta nell'esercizio delle sue funzioni può avvalersi del corpo della Guardia di finanza, anche per contrastare le violazioni o il pregiudizio degli interessi economici e finanziari. La centralità sta comunque in capo al Ministero della salute e sono molti i vincoli che doverosamente sono stati introdotti, affinché non ci sia mai un vuoto di responsabilità. In questo caso è stata una scelta dello Stato, che stanzia anche risorse proprie (60 milioni per tre anni) insieme alle altre Regioni, una collaborazione importante per risanare un debito che un giorno sapremo a quanto ammonta veramente.
Abbiamo bisogno di una stagione di bilanci certificati e di persone competenti che supportino le attività e, soprattutto, di responsabilità definite e remunerate per ciò che si saprà realizzare.
La sanità calabrese deve intraprendere una sfida difficilissima, resa ancor più complicata, ma non impossibile, da questo periodo di pandemia, nel quale tutte le strutture sono già messe a dura prova. La sfida è che dalle gestioni opache e dalla collusione del passato finalmente con questo decreto si possa incanalare la sanità calabrese in una condizione di normalità, quella normalità che vuol dire riconoscimento di un'azione di investimenti nel campo della salute attraverso risorse umane, strutture e sistemi tecnologici, che non significa investire solo nel campo della sanità, ma della salute. La normalità sarebbe infatti avere una buona salute perché si è investito in prevenzione, facendosi carico delle non autosufficienze, delle cronicità, delle vaccinazioni e di tutto quanto è ben definito nei capitoli dei livelli di assistenza sanitaria.
L'auspicio è di iniziare bene, facendo in modo che tutti si sentano coinvolti in una collegialità e in una missione che non può fallire, perché questa non è una sfida solo calabrese, ma di tutta l'Italia.
Dobbiamo recuperare la fiducia nelle istituzioni, che per molti calabresi ormai è persa da anni. Credo che questa sia per noi e per l'Italia una sfida importante, anche di fronte a quello che sta emergendo in questo momento con l'emergenza pandemica. Per questo preannuncio il voto favorevole del Partito Democratico sul provvedimento in esame e sulla questione di fiducia. (Applausi).
LUNESU (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUNESU (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, mi chiedo per quanto tempo questo Esecutivo continuerà a fare scelte sulla pelle dei cittadini.
La Calabria è di gran lunga la Regione italiana con il peggiore sistema sanitario. Durante questi anni di commissariamento sono stati pesantissimi i tagli dei posti letto (diminuiti del 40 per cento fra il 2000 e il 2013) e del personale sanitario (meno 17 per cento tra medici, infermieri e operatori sanitari fra il 2010 e il 2017). In Calabria mancano i medici, gli infermieri, gli operatori, ma anche le ambulanze, i consultori, gli studi medici e questo i cittadini calabresi lo sanno bene. Nel 2016, infatti, come ricordava il vice ministro Sileri, un cittadino su cinque si è spostato in altre Regioni italiane per il ricovero ospedaliero.
La sezione di controllo della Corte dei conti ha parlato di collasso della sanità calabrese per evidenziare che nel sistema sanitario niente va bene.
Si è parlato di patologia della sanità proprio perché negli ultimi undici anni di commissariamento il deficit sanitario della Regione è stato ridotto di soli 6,2 milioni di euro. Pensate che sono stati i cittadini calabresi che, attraverso sacrifici finanziari, con il versamento dei tributi dell'Irpef e dell'IRAP, hanno contribuito alla riduzione del debito. (Applausi). Questo però a discapito dei servizi sanitari adeguati di cui sono stati privati. La principale conseguenza è la mancanza di continuità nell'erogazione delle prestazioni sanitarie riguardanti i livelli essenziali di assistenza (LEA), come diversi colleghi hanno ricordato. Pensate che gli anni di vita in buona salute dei cittadini calabresi è in media pari a 52 anni, contro i 67,7 dei cittadini che vivono in Trentino-Alto Adige. Questo è inaccettabile (Applausi) e nonostante il quadro molto preoccupante, in data 4 novembre, il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Conte e del ministro Speranza, ha approvato il provvedimento che oggi ci apprestiamo a votare. Nonostante ci troviamo di fronte ad un esempio lampante di malasanità, con livelli essenziali di assistenza al di sotto della soglia di sufficienza, che non garantiscono ai cittadini il diritto alla salute, la proposta è quella di continuare con il fallimento, con il fallimentare sistema per non risolvere l'annoso e preoccupante problema.
Il totale fallimento della gestione commissariale è palese, anche se il decreto prevede il rafforzamento dei poteri del commissario ad acta, con l'incarico di attuare i programmi operativi di prosecuzione del piano di rientro dai disavanzi del Servizio sanitario regionale. Tutto questo naturalmente per conseguire l'obiettivo del riequilibrio finanziario, economico e contabile. Noi naturalmente facciamo il nostro augurio all'ex prefetto, dottor Longo, al lavoro a Catanzaro, in cui il piano Covid è la priorità.
Ascoltiamo però anche le parole di Gino Strada, fondatore di Emergency, che dice che per la sanità calabrese servirebbe una vera e propria rivoluzione.
Il problema della Regione Calabria è strutturale. Va modificato il sistema, dando più potere alla Regione e non a task force o commissari (Applausi), inviati dal Governo per tamponare la situazione, con concessioni disastrose che non fanno altro che indebitare ancora di più la sanità pubblica e la Regione stessa.
I calabresi devono recuperare fiducia nel loro sistema sanitario, iniziando dalla formazione, come proposto dall'emendamento 6.0.1, della collega Cantù, trasformato in Commissione sanità in un ordine del giorno, approvato da tutto il centrodestra. In tale proposta si prevede di ripensare il sistema delle specializzazioni per contratti di formazione specialistica dei medici specializzandi, con formazione e praticantato, teaching hospital e telemedicina sotto la guida di tutor senior riconosciuti dal Consiglio della scuola di specializzazione. Occorrerebbe estendere il modello alle specializzazioni afferenti a tutte le professioni delle dirigenze sanitarie, biologi, farmacisti, odontoiatri, veterinari, fisici e chimici. Tutto questo allo scopo di non trovarsi più in mancanza di materiale umano formato e qualificato. (Applausi).
In un mondo che va molto veloce e che purtroppo viene anche travolto da eventi epocali, come la pandemia che stiamo vivendo, non possiamo permetterci di imporre delle limitazioni specie nel campo della sanità.
È impensabile che proprio in campo sanitario ci siano situazioni poco chiare e non corrispondenti alle stesse esigenze. Mi riferisco, ad esempio, all'aggiornamento dell'Albo nazionale dei direttori generali delle aziende sanitarie, che viene aggiornato ogni due anni. Un'enormità di tempo in relazione al momento che stiamo vivendo. La possibilità di un aggiornamento con scadenza annuale rappresenterebbe l'esigenza di molte realtà, compresa quella sarda, con la possibilità di inserire nuove risorse indispensabili per il rilancio del Sistema sanitario nazionale, specie in quelle Regioni più fragili come la Calabria che, dopo il periodo del commissariamento ad acta, avrà la necessità di poter scegliere qualificati manager a cui affidare la guida delle Aziende sanitarie regionali.
Queste sono solo alcune delle proposte migliorative che noi avremmo voluto che fossero ascoltate.
Signor Presidente, membri del Governo, ogni vostro atto è caratterizzato da interventi fumosi, con decreti-legge che si trasformano in scatole vuote, lontani anni luce dai reali problemi. Anche in questo caso si vorrebbe cambiare qualcosa, senza cambiare nulla e perseverando su un modello fallimentare, a spese del popolo calabro che si trova, ancora una volta, a pagare sulla propria pelle la malasanità e l'incapacità del Governo, al quale chiediamo di rassegnare le dimissioni. (Applausi).
È per questo motivo che, a nome del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, dichiaro il voto contrario al provvedimento in esame. (Applausi).
SICLARI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SICLARI (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli membri del Governo, colleghi senatori, l'anno che sta per terminare ha messo a dura prova il mondo intero, stravolgendo le abitudini di ciascun uomo e i progetti di ogni Paese.
Il 2020 è l'anno dove è accaduto l'imponderabile: un virus instancabile ha distanziato fisicamente le persone e reso invalicabili i confini geografici di ogni singolo Paese, sollevando barriere invisibili; ha provocato la più grave crisi economica globale dal Dopoguerra ad oggi e portato la Cina a essere la più grande potenza economica mondiale in tempi record. È l'anno in cui il sistema sanitario di ogni singolo Paese è stato messo in crisi e ha visto perdere la vita di milioni di nostri concittadini, colleghi medici, infermieri, operatori e tecnici sanitari, a cui vanno il nostro sentito pensiero e ringraziamento. (Applausi).
Onorevoli colleghi, svolgendo la dichiarazione di voto a nome del Gruppo Forza Italia - e ringrazio per questo il presidente Bernini - e discutendo del cosiddetto decreto Calabria, non posso non ricordare l'amica, combattente coraggiosa, forte e leale con i calabresi e con tutti, Jole Santelli. (Applausi).
Devo però dire che, con questo provvedimento su cui è stata posta la fiducia e che verrà approvato oggi, il 2020 sarà ricordato anche dei calabresi come l'anno in cui lo Stato, per il tramite del Governo, ha decretato la Calabria figlia di nessuno e orfana di Stato. In tutto questo, i calabresi si sentono figli di un dio minore.
Questo accade proprio mentre l'Europa, considerata grande, gigante, distante e fredda rispetto alle esigenze dei cittadini europei, sotto continui input politici - anche da parte del nostro leader Silvio Berlusconi e del vice presidente del Partito popolare europeo Antonio Tajani - riesce a dare, nel momento più difficile della sua storia, attraverso il Vax-day, il giorno della vaccinazione, una grande lezione di solidarietà, unione, speranza, vita e rispetto verso ogni singolo cittadino europeo di fronte al diritto alla salute: esattamente ciò che i calabresi chiedono da undici anni e che il Governo oggi non vuole riconoscere e dare. (Applausi).
È nella stessa direzione dell'Europa che il nostro partito ha sempre lavorato e continua a lavorare oggi, sempre con il vice presidente Tajani, che ha presentato la proposta per la realizzazione di una vera Unione europea della salute attraverso la creazione di un istituto europeo per la ricerca, affinché si possa raggiungere l'obiettivo di tutelare allo stesso modo la salute di tutti i cittadini europei appartenenti ai diversi 27 Stati membri, poveri o ricchi, forti e meno forti che siano. (Applausi).
Onorevoli membri del Governo, l'ennesima fiducia che avete posto al disegno di legge di conversione del cosiddetto decreto Calabria dimostra che sono mancate la volontà, la maturità politica, la determinazione istituzionale e forse anche l'amore verso la parte più debole del nostro Paese, per mettere la parola fine a un film - visto e rivisto, che dura da undici anni e che rivedremo ancora nei prossimi due anni - che si gira sulla pelle dei cittadini italiani che vivono in Calabria, i quali subiscono e vivono sulla loro pelle una ingiustizia sociale e sanitaria da undici anni. (Applausi).
Per tornare al decreto Calabria, vorrei sapere con quale logica state riproponendo un decreto che ha dimostrato il suo completo fallimento, anche attraverso le diverse televisioni nazionali; un decreto che non è altro che la proroga dello strumento commissariale che tanto stiamo criticando e che continuiamo a criticare anche in quest'Aula, dai banchi della maggioranza, ma che viene confermato. Parliamo di quel decreto Calabria che avete presentato due anni fa in pompa magna, persino a Reggio Calabria. Sono certo che quest'anno, per rispetto dei calabresi - so che rispettate i calabresi - dopo che avrete approvato il decreto Calabria, non andrete a fare la passeggiata sul lungomare bellissimo della nostra città, Reggio Calabria. Sono certo che almeno questa passeggiata quest'anno sarà evitata. Stiamo parlando di quel decreto Calabria che in due anni ha portato 21 indicatori che misurano l'efficienza sanitaria di una Regione a registrare valori talmente scarsi che, nonostante la Calabria forse la Regione con meno contagi e meno morti da Covid, ha subito l'umiliazione di essere decretata zona rossa per l'incapacità e l'impossibilità di assistere i malati calabresi. (Applausi). Parliamo di quel decreto Calabria che non piace nemmeno agli esperti in materia sanitaria, chiamati dal premier Conte per essere nominati commissari che, una volta letto il decreto Calabria, sono stati costretti a rinunciare a quell'incarico, e abbiamo dovuto assistere ai balletti per la nomina del commissario. (Applausi).
Colleghi, quello che non riesco a spiegarmi, inoltre, è come sia possibile che in nove mesi cambia il mondo; cambia la storia del mondo e dei singoli Paesi; cambia anche la storia dell'Europa, che improvvisamente si materializza e riesce a mettere d'accordo 27 Paesi membri di storie e di culture diverse, con 24 lingue diverse parlate al Parlamento europeo, per tutelare 446 milioni di cittadini europei, mentre questo Paese, che conosce benissimo le problematiche di un territorio difficile e complesso, non si è impegnato in due anni a trovare una vera soluzione per risolvere l'emergenza sanitaria e il diritto alla salute dei calabresi. (Applausi). Non riesco a capacitarmene. Eppure nel piccolo, nella quotidianità, un imprenditore - anche una famiglia, ma soprattutto parliamo di aziende e quindi di impresa - per fare delle valutazioni anche strategiche rispetto alle decisioni da prendere, valuta lo storico degli ultimi due anni di attività di un'azienda; valuta l'efficacia della governance; valuta le scelte strategiche fatte negli ultimi anni e quelle da fare negli anni successivi e poi fa le scelte che servono per rendere vincente quell'azienda. Mi domando come mai un Governo, che invece ha la responsabilità di garantire i diritti sanciti dalla Costituzione, e soprattutto il diritto alla salute, che è l'unico diritto affiancato dall'aggettivo «fondamentale» (articolo 32 della Costituzione), non si sia impegnato - per me il dibattito politico, il confronto non c'è stato né in Commissione, né in quest'Aula, perché c'è la maggioranza - e non abbia voluto trovare il confronto per garantire il diritto alla salute in Calabria, magari approvando ancora oggi, dopo undici anni, quello stesso strumento che ha dimostrato di fallire ogni anno. E la questione non sono i commissari: è lo strumento commissariale che non funziona.
In undici anni di Governo sono stati nominati commissari e negli ultimi due anni abbiamo assistito alla vicenda del commissario Cotticelli. Stiamo parlando di undici anni di aumento di addizionali regionali a carico dei cittadini calabresi, che pagano le tasse per finanziare il servizio sanitario regionale, che però non garantisce assistenza sanitaria. (Applausi); undici anni di aumento della migrazione sanitaria obbligata per quei calabresi che sono costretti a curarsi altrove perché non trovano assistenza in Calabria; undici anni di disavanzo gestionale provocato dai commissari, undici anni in cui lo Stato non ha mai messo in ordine i conti e, quindi, la responsabilità non è dei calabresi: sono i commissari che non hanno mai presentato i bilanci in questi undici anni, non i calabresi. (Applausi); undici anni che hanno creato la mancanza di 1.400 medici e 2.800 operatori sanitari; undici anni di ingiustizia sanitaria; undici anni di occupazione del nostro diritto alla salute.
Questo decreto non funzionava, non funziona e non funzionerà. Il Governo vuole convincere i calabresi che si sta andando nella direzione giusta, ma i calabresi hanno compreso, oramai, che si trova sullo stesso tapis roulant di undici anni fa: dice di andare avanti, ma rimane sempre fermo. Non ha mai tracciato la rotta da seguire veramente per raggiungere il traguardo tanto atteso dalla Calabria.
Questo decreto rappresenta non una cura per la sanità calabrese, ma un palliativo per distrarre i cittadini dal loro dolore, provocato dall'assenza dello Stato.
In ultimo, per quanto riguarda il decreto Calabria, saluto con stima il dottore Longo, servitore dello Stato che - permettetemi di dirlo - meriterebbe una medaglia solo per avere accettato l'incarico. Essendo un uomo dello Stato, con grande senso di responsabilità e rispetto delle istituzioni ha detto sì a Conte, sicuramente con la volontà di fare del bene alla Calabria. Come sapete, ho sostenuto che il commissario deve essere un esperto in management e programmazione sanitaria, per riorganizzare il settore ospedaliero, la medicina generale del territorio, l'assistenza domiciliare integrata, la telemedicina.
La nostra difesa del diritto alla salute non inizia oggi, ma è iniziata già nel 2018. Il 5 giugno di quell'anno, in quest'Aula, in occasione della presentazione del Governo, abbiamo chiesto la fine del commissariamento. Lo abbiamo chiesto il 14 maggio del 2019, nel corso di una conferenza stampa con Anna Maria Bernini, presentando emendamenti al primo decreto Calabria. Lo abbiamo chiesto anche il 18 giugno di quell'anno, con la prima manifestazione organizzata a piazza Montecitorio a Roma, alla quale hanno partecipato cittadini calabresi, medici e operatori sanitari. Adesso siamo delusi anche noi parlamentari calabresi per l'ennesima occasione persa da questo Governo.
Da ultimo, il vostro piano vaccinale non funziona e non funzionerà, perché, se si vuole vaccinare - come da voi annunciato - l'80 per cento della popolazione italiana entro l'inizio del nuovo anno scolastico, cioè entro settembre, significa che occorrono 110 milioni di vaccini per 50 milioni di cittadini italiani. In nove mesi, da oggi a settembre, occorre inoculare vaccini a 400.000 persone al giorno per duecentosettanta giorni. In sostanza, servono 400.000 vaccini al giorno e non 400.000 vaccini a settimana.
A proposito di decreto Calabria e del piano vaccinale, considerando che i 21 parametri che misurano l'efficienza della qualità dell'assistenza sanitaria hanno dato esito completamente negativo, significa che nel piano vaccinale deve essere data priorità alla Calabria, perché i cittadini non hanno le strutture dove curarsi e non possono subire l'ennesima umiliazione decretando la zona rossa.
Signor Presidente, la prima cosa che faremo, quando saremo al Governo noi del centrodestra, sarà di mettere finalmente la parola fine a questa umiliazione verso i calabresi, verso la Calabria e verso il loro diritto alla salute! (Applausi).
PIRRO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRRO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il commissariamento della sanità calabrese ha radici lontane: si protrae - come è già stato detto - da undici anni. Nonostante gli sforzi fatti fino ad oggi, i risultati ottenuti sono piuttosto scadenti, e i cittadini calabresi stanno pagando da anni gli errori di chi li ha amministrati.
Senza andare lontano, vi leggo alcuni stralci della relazione redatta dal magistrato Stefania Anna Dorigo, in occasione della teleconferenza della Corte dei conti sul giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione Calabria. Per l'esercizio finanziario 2019, il deficit sanitario cui dare copertura si è ridotto, in valore assoluto, di soli 6,291 milioni di euro, passando da oltre 104 milioni, al 31 dicembre 2009, a 98 milioni al 31 dicembre 2019.
Gli abitanti della Calabria stanno da dieci anni colmando una voragine finanziaria che cresce e si alimenta di anno in anno. A fronte di sacrifici finanziari, però, i medesimi cittadini non godono però di servizi sanitari adeguati. Rammento - ha ricordato Dorigo - che i livelli essenziali assistenziali sono giudicati adeguati quando raggiungono un punteggio di 160 o un livello compreso fra 140 e 170 in assenza di criticità. Ebbene, dopo molti anni, solo nel 2018 la Regione Calabria parrebbe aver raggiunto un punteggio complessivo adeguato di 162, che comunque tradisce ancora numerose anomalie, come screening oncologici inadeguati e scarsità di posti letto.
La sanità in Calabria continua a essere una vera e propria voragine e i commissari che si sono succeduti, i quali - è bene ricordarlo - erano stati chiamati quale compito originario a risanare proprio gli aspetti finanziari del settore, malgrado diciotto ospedali chiusi, blocco del turnover e tagli indiscriminati, non hanno raggiunto alcun obiettivo significativo, consegnando all'emergenza pandemica del coronavirus una sanità che era già in terapia intensiva. Ecco perché la Calabria è finita in zona rossa.
La gestione anomala della sanità calabrese per la Corte dei conti risiede nella gestione dei contenziosi. Le Aziende sanitarie della Regione hanno pagato per interessi e spese legali - scrive il presidente della sezione Calabria della Corte dei conti Vincenzo Lo Presti - oltre 23 milioni di euro nell'esercizio 2018 e oltre 32 milioni di euro nell'esercizio 2019. Appare evidente che, se i pagamenti fossero stati tempestivi, tali somme (complessivamente oltre 55 milioni di euro) avrebbero potuto essere destinate a incrementare prestazioni sanitarie piuttosto che - come purtroppo è avvenuto - a compensare i creditori per il ritardo nel pagamento dei loro crediti. E questo solo per quanto attiene alla mala gestione.
Ma c'è molto altro: due ASP commissariate per infiltrazioni mafiose, quella di Catanzaro e quella di Reggio Calabria, e un'inchiesta che ha portato ad arresti nei vertici dell'azienda ospedaliera di Cosenza, con accuse di falsità materiale commessa da pubblico ufficiale e abuso d'ufficio. Il decreto di scioglimento dell'ASP reggina parla di presenza di parenti di personaggi di spicco della malavita organizzata, pregiudicati con incarichi nella stessa azienda; mancanza di procedimenti regolari nell'affidamento di appalti e lavori; mancata vigilanza sul patrimonio immobiliare: un elenco lungo e dettagliato di ipotesi di reato, che rivela una situazione molto compromessa, che ha portato al commissariamento dell'ente.
Nelle intercettazioni in merito all'azienda ospedaliera di Cosenza si parla invece di una tangente da centinaia di migliaia di euro della Coopservice. Dalle indagini emergono oltre 177.000 ore di lavoro retribuite e mai effettuate, a fronte di ore reali effettuate inferiori anche alle 132.000 minime annue previste dal capitolato di appalto. Poi abbiamo il presidente del Consiglio regionale della Calabria Tallini, coinvolto nell'inchiesta sul business dei farmaci della cosca Grande Aracri di Cutro. Tallini è stato posto agli arresti domiciliari, accusato dei reati di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico-mafioso. Secondo l'accusa, i rapporti di Tallini con la cosca Grande Aracri avrebbero riguardato la costituzione di una società con base a Catanzaro finalizzata alla distribuzione all'ingrosso di prodotti medicinali mediante una rete di punti vendita costituiti da farmacie e parafarmacie. Tallini avrebbe fornito supporto alla cosca, specie nelle varie fasi di avvio del progetto, e il suo intervento sarebbe stato ricambiato anche con il sostegno della cosca alle elezioni regionali del 2014. Il contributo del politico sarebbe stato decisivo per favorire e accelerare l'iter burocratico iniziale per ottenere le necessarie autorizzazioni per la costituzione della società per la distribuzione di medicinali. E mi sono limitata solo alla cronaca degli ultimi mesi.
Quanto ci vorrà per rimediare a tutto questo sfacelo? Non poco. Non sono bastati gli ultimi diciotto mesi di commissariamento precedente e i poteri dati. Quindi, c'è bisogno di altro tempo e di ulteriori strumenti, che mettiamo a disposizione in questo decreto-legge. Il neocommissario Longo avrà molto da fare ed è partito con il piede giusto; ha già messo in luce annosi problemi e disordine contabile, economico e finanziario. Mancano i documenti relativi all'adozione dei bilanci: quello del 2018 per l'ASP di Cosenza e addirittura dal 2013 al 2017 per quella di Reggio Calabria.
Vorrei ricordare al senatore Siclari che tale mancanza attiene ai direttori generali di quella ASP e non al commissario nominato dal Governo. È la stessa ASP di Reggio Calabria il vero buco nero della sanità calabrese e il neocommissario ha chiesto dettagliate relazioni su queste carenze, da produrre in tempi brevissimi, con documenti scritti e non con relazioni orali.
I cittadini calabresi meritano di più: meritano ospedali funzionanti e puliti, forniti di tutto il necessario e di personale in numero adeguato. Il personale sanitario merita di lavorare nelle giuste condizioni, per poter svolgere attività così importanti e delicate. I malati meritano di trovare risposte e cure vicino casa, senza bisogno di dover migrare lontano.
Con il decreto-legge in esame facciamo un passo in avanti e forniamo strumenti affinché tutto quello che a un abitante di Bologna sembra normale da domani sia normale anche per un cittadino di Crotone. La cattiva gestione - per non dire altro - è però così diffusa e radicata che un uomo solo, un Longo, potrebbe non bastare. C'è bisogno che i calabresi onesti, che sono una maggioranza silenziosa, facciano squadra insieme a lui e si ribellino finalmente a quello che sembra un destino ineluttabile. Noi, da parte nostra, facciamo tutto il possibile, anche votando a favore del provvedimento in esame. Voi ricordate chi ha ridotto in questo stato la vostra sanità!
Il MoVimento 5 Stelle, da quando è al Governo, ha invertito la rotta dei tagli che si sono susseguiti negli anni, e non solo, perché il decreto-legge in esame è la prosecuzione di quanto è stato già iniziato con il ministro Grillo. Nel decreto-legge si parla infatti di risorse, perché il Ministero della salute potrà autorizzare il commissario ad acta ad adottare un piano di assunzioni straordinario di personale medico, sanitario e socio-sanitario, anche per il settore dell'emergenza e urgenza, facendo ricorso innanzitutto agli idonei delle graduatorie in vigore, con una spesa di 12 milioni di euro, a decorrere dal 2021.
Oggi tutti si riempiono la bocca parlando di risorse da dare alla sanità, ma abbiamo visto che negli ultimi dieci anni i Governi che si sono succeduti hanno tagliato circa 37 miliardi di euro. Alla sanità serve non propaganda, ma politiche di investimento, programmazione e garanzia dei servizi che arriveranno ai cittadini, attraverso il potenziamento della medicina territoriale, attraverso il potenziamento del pubblico e una gestione che certamente non può essere a velocità diverse, come abbiamo visto anche in questi mesi; motivo per cui il prossimo passo sarà ripensare il Titolo V della Costituzione, per poter dare finalmente a ogni cittadino italiano le stesse possibilità di cura. (Applausi).
PARAGONE (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Commenti).
Colleghi, perché vi meravigliate? Non è neanche una novità assoluta.
PARAGONE (Misto). Signor Presidente, è il dissenso che dà fastidio e lo capisco.
Colleghi, avete parlato di eccellenze sanitarie e ospedaliere in Calabria... (Commenti).
PRESIDENTE. Colleghi, lasciate intervenire tranquillamente l'oratore.
Senatore Paragone, per favore si rivolga alla Presidenza.
PARAGONE (Misto). Avete parlato di eccellenze sanitarie e ospedaliere in Calabria. Avete sottolineato il sacrosanto diritto dei cittadini calabresi a godere pienamente del diritto costituzionale alla salute. Ma poi, quando si è trattato di nominare l'ennesimo commissario, avete dato dimostrazione di tutto il vostro stato confusionale. Non mi metto qui a ricordare che razza di bestiario - per usare un'espressione cara a Giampaolo Pansa - avete messo in campo e il ritardo con cui poi l'avete rimosso. Non è solo questo, però, il punto.
Parlate di rilancio della sanità e delle professionalità, ma qual è il profilo del commissario scelto? Si tratta di un ex questore. Quindi, ricapitoliamo: a governare la sanità calabrese con i poteri del commissario c'è un poliziotto; a guidare la Banca popolare di Bari avete messo un super-poliziotto, Giovanni De Gennaro; le tensioni all'interno della maggioranza riguardano il controllo dei servizi segreti ed è per questo che siete intolleranti al dissenso.
Vorrei dunque capire se pensate di schierare l'Esercito quando i cittadini vorranno difendere i loro diritti; se lo schiererete contro chi difenderà il lavoro, contro chi chiederà di non dover chiudere le proprie attività, contro chi chiederà anche di conoscere la verità sulle vostre responsabilità in tema Covid. Infine, voglio capire se schiererete l'Esercito contro chi si opporrà all'ennesimo vaccino obbligatorio, perché voi volete il vaccino obbligatorio per fare l'ennesimo regalo alle multinazionali del farmaco.
Vi ricordo che nel buco nero della Calabria ci sono anche le creste fatte per pagare due o tre volte i prodotti sanitari. La Calabria ha bisogno di non chiudere gli ospedali e ha bisogno di più sanità pubblica, ma con quali soldi lo volete fare se state dentro il sistema contabile dell'Europa?
Italexit quindi vota contro questo vostro decreto-legge che sta ancora dietro la logica contabile e, soprattutto, umilia i professionisti seri e preparati che ci sono in Calabria, professionisti che si dovranno misurare con un commissario ex questore. (Applausi).
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione.
Votazione nominale con appello
PRESIDENTE. Indìco la votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 2045, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 novembre 2020, n. 150, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello.
Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, ciascun senatore voterà dal proprio posto, dichiarando il proprio voto.
I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.
Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale. Non è una tombola natalizia, ma quasi.
(È estratto a sorte il nome del senatore Bergesio).
Invito il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dal senatore Bergesio, il cui nome è simile a quello di un famoso centravanti argentino.
GINETTI, segretario, fa l'appello.
Rispondono sì i senatori:
Abate, Accoto, Agostinelli, Airola, Anastasi, Angrisani, Astorre, Auddino
Bellanova, Bini, Biti, Boldrini, Bonifazi, Bottici, Botto, Bressa, Buccarella
Campagna, Carbone, Cario, Casini, Castaldi, Castellone, Catalfo, Cioffi, Cirinnà, Collina, Coltorti, Comincini, Conzatti, Corbetta, Corrado, Crimi, Croatti, Crucioli, Cucca
D'Alfonso, D'Angelo, D'Arienzo, De Lucia, De Petris, Dell'Olio, Dessì, Di Girolamo, Di Micco, Donno, Drago, Durnwalder
Endrizzi, Errani, Evangelista
Faraone, Fattori, Fede, Fedeli, Fenu, Ferrara, Ferrari, Ferrazzi, Floridia
Gallicchio, Garavini, Garruti, Gaudiano, Giannuzzi, Ginetti, Girotto, Granato, Grasso, Grimani, Guidolin
Iori
L'Abbate, La Mura, Laforgia, Lanièce, Lannutti, Lanzi, Laus, Leone, Lezzi, Licheri, Lomuti, Lonardo, Lorefice, Lupo
Malpezzi, Manca, Mantero, Mantovani, Marcucci, Margiotta, Marilotti, Marinello, Matrisciano, Mautone, Messina Assuntela, Mininno, Mirabelli, Misiani, Mollame, Montevecchi, Moronese, Morra
Nannicini, Naturale, Nencini, Nocerino, Nugnes
Ortis
Parente, Parrini, Patuanelli, Pavanelli, Pellegrini Marco, Perilli, Pesco, Petrocelli, Piarulli, Pinotti, Pirro, Pisani Giuseppe, Pittella, Presutto, Puglia
Rampi, Ricciardi, Rojc, Romagnoli, Romano, Rossomando, Ruotolo, Russo
Santangelo, Santillo, Sbrollini, Sileri, Stefano, Steger
Taricco, Taverna, Toninelli, Trentacoste
Unterberger
Vaccaro, Valente, Vattuone, Verducci
Zanda.
Rispondono no i senatori:
Aimi, Alessandrini, Arrigoni, Augussori
Balboni, Barachini, Barboni, Battistoni, Bergesio, Bernini, Berutti, Binetti, Borghesi, Borgonzoni, Bossi Simone, Bruzzone
Calderoli, Caliendo, Caligiuri, Campari, Candiani, Candura, Cangini, Cantù, Casolati, Causin, Cesaro, Ciriani, Corti
Dal Mas, Damiani, de Bertoldi, De Carlo, De Poli, De Siano, De Vecchis, Doria
Fazzolari, Ferrero, Ferro, Floris, Fusco
Gallone, Gasparri, Giammanco, Giarrusso, Giro, Grassi
Iannone, Iwobi
La Pietra, La Russa, Lucidi, Lunesu
Maffoni, Magorno, Malan, Mangialavori, Marin, Martelli, Marti, Messina Alfredo, Minuto, Modena, Moles, Montani
Nastri, Nisini
Ostellari
Pagano, Papatheu, Paragone, Paroli, Pazzaglini, Pellegrini Emanuele, Pepe, Pergreffi, Perosino, Petrenga, Pianasso, Pichetto Fratin, Pillon, Pisani Pietro, Pittoni, Pizzol, Pucciarelli
Quagliariello
Rauti, Riccardi, Richetti, Rivolta, Rizzotti, Romani, Romeo, Ronzulli, Rossi, Rufa
Saccone, Saponara, Sbrana, Serafini, Siclari, Siri, Stabile, Stefani
Testor, Tiraboschi, Toffanin, Tosato, Totaro
Urraro, Urso
Vallardi, Vescovi, Vitali
Zaffini, Zuliani.
Si astengono i senatori:
De Falco.
(Nel corso delle operazioni di voto assume la Presidenza il vice presidente ROSSOMANDO - ore 11,47 -).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti.
(I senatori Segretari procedono al computo dei voti).
Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'articolo unico del disegno di legge n. 2045, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 novembre 2020, n. 150, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia:
| Senatori presenti | 267 |
| Senatori votanti | 267 |
| Maggioranza | 134 |
| Favorevoli | 149 |
| Contrari | 117 |
| Astenuti | 1 |
Il Senato approva. (Applausi).
Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 150.
Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 13,30 con la discussione del disegno di legge di bilancio.
(La seduta, sospesa alle ore 12,03, è ripresa alle ore 13,32).
Discussione del disegno di legge:
(2054) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (ore 13,32)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2054, già approvato dalla Camera dei deputati.
Ha facoltà di intervenire il presidente della 5a Commissione permanente, senatore Pesco, per riferire sui lavori della Commissione.
PESCO (M5S). Signor Presidente, sono stati depositati 322 emendamenti da parte dei Gruppi in Commissione, la quale purtroppo ha preso atto del fatto che i tempi imposti dalla Conferenza dei Capigruppo, ma anche per l'approvazione di eventuali modifiche al bilancio, non erano compatibili con quel numero. Pertanto, di comune accordo tra i Gruppi, si è preferito non procedere all'esame degli emendamenti ed arrivare in Aula senza aver conferito mandato al relatore. Con molto rammarico riferisco questa decisione della Commissione, sperando innanzitutto che il prossimo sia un anno migliore, senza troppi imprevisti com'è successo in quello corrente, ma soprattutto che ci sia un'ottimizzazione dei tempi, consona a un lavoro parlamentare adeguatamente svolto.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori, in quanto ho preso atto della dell'incapacità, per motivi di tempo e non per altro, della Commissione di procedere all'esame degli emendamenti. Ricordo al presidente Pesco che anche se gli emendamenti fossero stati 20, anziché oltre 300, sarebbe stata la stessa cosa: non ci sarebbe stato il tempo di discuterli né tantomeno di valutarli, non certo per una mancanza da parte dell'opposizione del cosiddetto clima costruttivo, ma semplicemente perché è la prima volta, come ho ricordato anche ieri, che la manovra economica è arrivata in seconda lettura il 28 dicembre (è stata annunciata ieri).
Signor Presidente, anche alla luce del fatto che è stato annunciato da parte del Governo un decreto-legge correttivo della manovra economica (ed è incredibile che il Senato non l'abbia ancora approvata e già il Governo annunci un decreto-legge correttivo), perché sembra che ci siano errori da correggere, ritengo che sarebbe opportuno che il Governo spiegasse al Parlamento quali sono. Non possiamo metterci a discutere, infatti, né tantomeno a fare valutazioni, senza capire di che tipo di errori stiamo parlando.
Immaginate una situazione di questo tipo a parti invertite: il 28 dicembre arriva la manovra in seconda lettura e il Governo annuncia un decreto-legge correttivo, che sarà approvato dal prossimo Consiglio dei ministri, perché la manovra ha qualcosa che dal punto di vista sostanziale, di fatto, non quadra. Immagino gli interventi dell'attuale sottosegretario, senatore Misiani, gli strali del capogruppo Marcucci e degli altri esponenti dell'attuale maggioranza sull'inadeguatezza del Governo nel presentare una manovra di bilancio. Dilettanti allo sbaraglio: questo è il minimo che ci avreste detto, se fossimo stati noi al Governo. (Applausi).
Sento parlare di recovery plan, MES, Sure ed Europa, ma, signori, cominciamo prima a imparare a fare le leggi di bilancio. (Applausi). Dopo penseremo ai progetti e alle risorse che l'Europa ci dà, perché, se non siamo capaci di fare una manovra di bilancio, dubito seriamente si possa pensare di progettare investimenti futuri sulla base delle regole europee. Davvero ci siamo resi ridicoli davanti all'intera Europa. Questo è intollerabile ed è il minimo che il Governo spieghi qual è l'errore che risulta esserci nella manovra al nostro esame, (che, da quello che si capisce dalle notizie trapelate, pare sia sostanziale) in modo tale che lo sappiamo, lo diciamo e tutti possano sapere effettivamente cosa sta accadendo in Parlamento, ma soprattutto come sta operando questo Governo. (Applausi).
PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC). Signor Presidente, mi unisco alle considerazioni del presidente Romeo e naturalmente anche al rammarico del presidente Pesco per non aver potuto esaminare in Commissione gli emendamenti, ma non solo. Sembra che nel provvedimento che ci è giunto dalla Camera non vi sia la completa copertura di alcune parti. Ciò pone un problema e un vulnus notevole, perché, se il provvedimento non è completamente coperto, parliamo di uno scostamento, per votare a favore del quale è necessaria la maggioranza assoluta e non basterebbe più quella ordinaria. Sottopongo questo punto alla Presidenza del Senato e naturalmente alla maggioranza e al Governo.
Ecco perché mi unisco alla richiesta di chiarimento avanzata per sapere quali siano le questioni sollevate, anche perché, tra le 350 pagine della relazione tecnica e i 1.150 commi del provvedimento, non è stato possibile individuare puntualmente - ed eventualmente discutere - gli elementi di modifica. Il punto fondamentale, comunque, anche relativamente al percorso costituzionale, è la possibilità di uno scostamento, che, ai sensi della legge n. 243 del 2012, che rafforza l'articolo 81 della Costituzione, prevede per il voto la necessità della maggioranza assoluta. (Applausi).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, intanto, nel ruolo proprio che le spetta, preciso che non sta alla Presidenza esprimersi nel merito dei contenuti specifici dei singoli provvedimenti, rispetto ai quali, naturalmente, il Governo si assume ogni responsabilità, anche nei rapporti con il Parlamento. Per contro, rispetto ai futuri provvedimenti di iniziativa governativa - che sta anch'essa nelle cose - ogni valutazione sarà svolta nelle forme e nelle sedi appropriate. Naturalmente, come noto, il Governo potrà intervenire nel corso della seduta e anche all'esito della discussione generale.
TOSATO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TOSATO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, il nostro Capogruppo ha avanzato una richiesta chiara ed esplicita, ovvero un intervento del Governo, che, come si sa, può intervenire in qualsiasi fase di dibattito, affinché riferisca un fatto molto importante. Non volevamo la risposta da lei, signor Presidente, perché non ha la responsabilità del decreto-legge che corregge la manovra; ce l'ha qualcun altro, il Governo, ed essendo qui presente il vice ministro Misiani, che è responsabile dell'Economia, chiediamo che sia lui a darci una risposta. È evidente. Non può liquidare un fatto così grave con un intervento da parte sua, che non chiarisce alcunché. (Applausi).
PRESIDENTE. Mi perdoni, senatore Tosato, non voglio interromperla, ma, se avesse seguito con completezza le mie brevi considerazioni, avrebbe notato che ho precisato proprio l'onere e la potestà del Governo non solo nell'ambito dell'iniziativa legislativa di sua competenza, ma anche nell'interlocuzione con il Parlamento, a partire, ovviamente, dalla sede odierna nel corso della discussione.
Chiaramente si può chiedere, non obbligare, quindi rimane nella facoltà del Governo interloquire e rispondere. (Commenti). Mi sembra di essere stata estremamente chiara: il Governo avrà la facoltà di intervenire quando lo riterrà opportuno.
In relazione a quanto riferito dal senatore Pesco, il disegno di legge n. 2054, non essendosi concluso l'esame in Commissione, sarà discusso nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati senza relazione, neppure orale, ai sensi dell'articolo 44, comma 3, del Regolamento.
Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritta a parlare la senatrice Petrenga. Ne ha facoltà.
PETRENGA (FdI). Signor Presidente, un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova. Ecco, quest'oggi, leggendo il testo del disegno di legge di bilancio, che, peraltro, ci è stato sottoposto in modo frettoloso, abbiamo avuto la prova, ma soprattutto l'hanno avuta gli italiani, sui quali ricadranno i suoi effetti: il testo non ha più alcuna linea politica tesa alla crescita del Paese né una sua visione futura. Ancora, abbiamo avuto la prova dell'incapacità del Governo di gestire la grave crisi pandemica sia sul piano sanitario sia sul fronte economico, gettando il Paese in un evidente squilibrio sociale, spaccandolo a metà, affossando interi comparti produttivi, con misure che, nonostante le nostre continue grida d'allarme dei mesi scorsi, rimaste colpevolmente inascoltate, sono risultate del tutto insufficienti, perché fondate su un principio di mero assistenzialismo, assolutamente improduttivo e inefficace. D'altronde, cosa potevamo aspettarci da un Governo il cui partito di maggioranza relativa ha approvato la più grande misura assistenziale indiscriminata che il nostro Paese abbia mai visto e i cui risultati sono ormai sotto gli occhi di tutti?
Hanno purtroppo dimostrato il suo completo fallimento, in termini sia sociali sia economici; ormai è cronaca, sono fatti. Oggi, a causa delle scelte scriteriate del Governo e della sua maggioranza, abbiamo due Italie: c'è quella di chi percepisce il reddito di cittadinanza e che, a causa dei ritardi e delle falle delle amministrazioni che sono state incapaci di garantire la loro ricollocazione lavorativa, non ha subìto alcun pregiudizio da questa pandemia, rimanendo comodamente seduto sul divano, poi in alcuni casi permettendosi anche qualche lavoretto extra in nero. Vi è poi l'Italia del tessuto produttivo, spina dorsale di ogni Paese, che è stato fortemente compromesso, per non dire dilaniato. Penso ai ristoratori, ai commercianti, agli artigiani, ai liberi professionisti, alle piccole e medie imprese, al mondo dell'imprenditoria, agli agenti di commercio, alle partite IVA in genere, che in modo fiero e dignitoso, ma allo stesso tempo con forza e tenacia, hanno chiesto al Governo una cosa semplicissima, quella su cui si fonda la nostra Repubblica: poter lavorare.
Non è bastato sprecare 140 miliardi con i vari decreti-legge ristori che si sono susseguiti, il cui unico risultato è stato quello di umiliarli ancora di più, avendo ottenuto misere mancette del tutto inutili perfino per coprire i costi fissi. Dopo otto mesi dall'inizio dello stato di emergenza, siamo ritornati di nuovo al punto di partenza (Brusio).
PRESIDENTE. Colleghi, siamo in pochi, ma ben rumorosi, e la collega non riesce a completare l'intervento tranquillamente, quindi vi pregherei di ridurre il brusio. Non vorrei però che le mie raccomandazioni cadessero nel vuoto dell'Aula.
PETRENGA (FdI). Signor Presidente, stavo dicendo che, dopo otto mesi dall'inizio della pandemia, siamo ritornati di nuovo al punto di partenza, con intere categorie produttive ormai affossate, perché impossibilitate a ripartire e con i lavoratori in mezzo alla strada, accrescendo i cinque milioni di nuovi poveri.
Il disegno di legge di bilancio destina ulteriori risorse al contrasto degli effetti del Covid sulla nostra economia, ma è difficile individuare un chiaro indirizzo di crescita per l'Italia. Ancora una volta, assistiamo al riaffiorare del principio di base di questo Governo: l'assistenzialismo improduttivo. Ancora una volta, riemerge l'antico vizio di frammentare in troppi rivoli i circa 40 miliardi della manovra, che si disperdono in tanti nuovi fondi di scarso effetto moltiplicatore sulla crescita. Ora è chiaro: ciò che conta è buttare fumo negli occhi agli italiani con bonus e lotterie varie, che certamente non possono rappresentare le misure strutturali di cui il nostro Paese ha bisogno.
Infatti, a nostro avviso, la manovra in questione non rappresenta lo sviluppo coerentemente con quanto avanzato nella Nota di aggiornamento al DEF, né nel documento programmatico di bilancio. Ad esempio, riteniamo che ben difficilmente la variazione percentuale annua del PIL 2020 possa fermarsi a meno 9 per cento. È innegabile che tale situazione sia dipesa in gran parte dell'insorgere della grave epidemia che il nostro Paese ha subito e sta continuando a subire, ma è altrettanto vero che quella attuale è conseguenza dell'improntitudine, dell'imprevidenza e dei ritardi con cui il Governo ha affrontato la prima ondata, ma soprattutto la seconda, che, a differenza della prima, era largamente prevista. Anche questa non è una semplice considerazione, ma la triste realtà. Ne è riprova il fatto che ci sono voluti tre decreti-legge per reperire risorse, con un indebitamento netto aggiuntivo di 100 miliardi di euro per affrontare la crisi economico-sanitaria, con il risultato non proprio lusinghiero che nell'Eurozona l'Italia è il Paese con il maggiore aumento del debito, terzultima nel recupero del PIL.
Peggio di noi hanno fatto solo la Spagna e il Portogallo.
Il nostro giudizio su questa legge di bilancio non può che essere negativo: è una manovra che vale poco meno di 40 miliardi, 23 dei quali provengono da deficit aggiuntivi e i restanti 17 dalle risorse del recovery plan europeo (sebbene, allo stato, queste siano solo previste e auspicabili). Infatti, già si parla di un nuovo scostamento di bilancio tutto caricato sul 2021, che potrebbe valere circa 20 miliardi di deficit aggiuntivo e si associa a un incremento annuale medio del PIL verosimilmente inferiore al 6 per cento.
Ancora una volta, il Governo ha dimostrato di rincorrere il virus e i suoi effetti, non di anticiparli. Ciò che viene portato in quest'Aula è l'ennesima manovra d'emergenza; ce ne saremmo aspettati invece una di ripartenza, ma così non è stato, a causa dei pregiudizi ideologici del Governo e della sua maggioranza, fondata sull'illusione che l'assistenzialismo sia una soluzione, anziché creare lavoro, investimenti e, quindi, sviluppo.
Signor Presidente, per questi motivi voteremo contro questa legge e, forse, è opportuno che il Governo, insieme al vaccino sanitario, cominci a pensare anche a quello economico. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cirinnà. Ne ha facoltà.
CIRINNA' (PD). Signor Presidente, avendo pochi minuti, il mio speech sarà più breve.
Colleghi, si chiude un anno molto intenso, in cui il Parlamento ha lottato tenacemente per salvaguardare il proprio ruolo. Non si contano più i decreti-legge che abbiamo convertito e il denaro che abbiamo contribuito a stanziare per affrontare le conseguenze della pandemia sulla vita dei cittadini, delle famiglie, delle imprese e, non ultimi, dei lavoratori. Si è trattato di manovre importanti, cui si aggiunge adesso la legge di bilancio.
I numeri di cui parlerò, però, non corrispondono solo alle somme di denaro. Trentaquattro sono i bambini e le bambine che, nonostante la pandemia, sono ancora in carcere e trentuno sono le loro madri detenute. Un milione e mezzo di euro per gli anni 2021, 2022 e 2023 è la somma che viene stanziata per finanziare quella legge che da ben nove anni prevede che le detenute madri e i loro figli debbano risiedere in case-famiglia protette, per evitare che anche un solo bambino varchi la soglia del carcere. Ricordo che parliamo di bambini da zero a tre anni e, nell'ipotesi dolorosa di assenza di famiglie che possano accoglierli, la loro detenzione può arrivare fino a sei anni. Di tale legge più volte abbiamo invocato la completa attuazione e ora potrà dispiegare finalmente e pienamente i suoi effetti. È un primo, piccolo passo per un obiettivo irrinunciabile di civiltà.
L'emergenza sanitaria ha avuto effetti drammatici nelle carceri italiane. La solitudine e l'isolamento sono stati resi ancora più duri dalla pandemia. La limitazione delle visite è stata compensata solo in parte dall'ampliamento della possibilità di comunicazione all'esterno. La sospensione delle attività formative e culturali e di molte altre a sostegno e supporto alle detenute e ai detenuti ha messo a rischio l'obiettivo del reinserimento sociale del reo, imposto dall'articolo 27 della nostra Costituzione.
La tutela della salute non sempre è stata garantita appieno. Siamo in tempi di pandemia e la salute è un diritto per tutti. La concreta esperienza di vita in carcere si è davvero impoverita fino all'estremo. Troppo poco è stato fatto - lo sottolineo - per rendere più sopportabile la detenzione in questo periodo così difficile.
Molto c'è da fare, a partire dalla rapida approvazione del disegno di legge sull'affettività in carcere, un testo sollecitato dai garanti per i detenuti e per il quale, come relatrice, mi batterò.
Giustizia, legalità e sicurezza non possono esistere, se è violata la dignità delle persone, se è violata la dignità dei detenuti. Per questo la norma introdotta alla Camera dei deputati è così importante. Essa garantirà almeno che le madri detenute e i loro figli possano uscire dal carcere ed essere accolti in case famiglia protette.
Il termine per l'adozione del decreto attuativo è di soli due mesi. Sono sicura, colleghi dei 5 Stelle, che il ministro Bonafede almeno questa volta non mi deluderà. Parliamo di due mesi: sarà ridotto quindi al minimo il tempo necessario per mettere a terra questo denaro. Quelle trentuno madri e quei trentaquattro bambini non possono più attendere in carcere, che è per loro ogni giorno un'esperienza dolorosa e drammatica. (Applausi).
Come già anticipato in premessa, signor Presidente, le chiedo l'autorizzazione a consegnare il testo scritto del mio intervento integrale, ai fini del resoconto stenografico.
PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso.
È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà.
CALIENDO (FIBP-UDC). Signor Presidente, è con grave difficoltà che devo rilevare la scarsa attenzione da parte del Governo.
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, senatore Caliendo, ma vorrei richiamare tutti a non sostare davanti ai banchi del Governo. È un invito che faccio sempre, sia in apertura di seduta sia durante i lavori, in modo da consentire ai rappresentanti del Governo di seguire attentamente il dibattito.
Prego, senatore, prosegua pure il suo intervento.
CALIENDO (FIBP-UDC). Mi dispiace di dover sollevare, proprio dinanzi al Vice Ministro che più apprezzo di questo Esecutivo, una questione di mancata correttezza istituzionale, in una situazione complessa come quella attuale, con riferimento in particolare alle vicende che hanno accompagnato le modalità di approvazione dei decreti-legge ristori e del disegno di legge in esame.
Bisogna dire che, di fronte alla richiesta di una specificazione e di un impegno da parte del Capogruppo della Lega, presidente Romeo, vi era la necessità di una risposta immediata del Governo, dal momento che non vi era corrispondenza con le regole di conformazione dell'attività parlamentare: ricordo che non ci sono nemmeno i relatori e che correttamente il presidente della 5a Commissione, senatore Pesco, si è dovuto limitare soltanto a un racconto minimale delle situazioni che si sono verificate.
Vi è poi un problema di merito. Il bilancio di previsione di una società, ma particolarmente di uno Stato, è una visione, un'indicazione che rende a chi deve investire, agli operatori economici e agli imprenditori l'immagine di un Paese nel quale potersi attivare. Nel testo che è stato licenziato dalla Camera questa immagine non c'è e lo dico indipendentemente dalla rispettiva collocazione politica come maggioranza o come opposizione. Non c'è niente di tutto questo: il provvedimento è un coacervo di norme diverse l'una dall'altra, che non danno alcuna visione della direzione in cui vogliono andare il Paese, il Governo e la maggioranza. È solo un'indicazione di piccole cose, che possono anche essere state introdotte da un partito dell'opposizione, ma che non danno quella visione di insieme che il nostro popolo e i nostri cittadini avevano diritto ad avere dopo i mesi di pandemia.
Mi limiterò a fare due esempi dell'impreparazione che emerge dal modo di affrontare i problemi.
Ma come si fa a proporre nel provvedimento il blocco degli sfratti? Scusate, ma probabilmente il Governo ignora l'attività di questo Paese e quella che è stata l'indicazione negli anni del benessere - per così dire - della prima Repubblica, della Democrazia Cristiana, quando i cittadini erano invogliati a investire nel mattone. La piccola e la media borghesia hanno acquistato una o due case - o, meglio, appartamenti, non case come palazzi - da poter utilizzare come fonte di reddito in età anziana. Qual è il risultato? Un provvedimento di blocco degli sfratti che segue quello che aveva una sua motivazione, sia pure apparente, data dalla pandemia. La norma al nostro esame invece non ha nemmeno quella motivazione e infatti arriva a giugno, mentre le previsioni sullo sviluppo della pandemia arrivano fino a marzo.
La domanda allora è la seguente: è mai possibile che il Governo non abbia cognizione di quello che è stato lo sviluppo economico del nostro Paese nel corso degli anni? Sono convinto che il Governo in realtà questa visione ce l'abbia, anche se c'è poi una parte di incompetenti che ritiene di poter risolvere il tutto dimenticando la storia e le vicende che accompagnano quella umana, di cui occorre tener conto.
Vi è poi un altro aspetto su cui vorrei soffermarmi. Grazie all'opposizione, viene introdotta nella legge di bilancio una regola di civiltà: chi viene assolto nelle sentenze e dei processi penali, deve avere un ristoro per le spese legali che ha dovuto sopportare. Ebbene questa norma, che rappresenta un dato di civiltà, è accompagnata da una copertura economica di otto milioni, una cifra risibile, tenendo conto che si tratta di un provvedimento che è la copia conforme di una proposta di legge da me presentata in questa legislatura, che aveva indicato - come minimo - per il periodo restante dell'anno 2018 la cifra di 500 milioni di euro e 900 milioni di euro a regime, a decorrere dall'anno 2019.
Signor Presidente, tale norma è stata coperta con otto milioni e con la precisazione che saranno soddisfatti solo fino a concorrenza di quella cifra; ciò significa introdurre un principio sacrosanto, voglio dire addirittura di livello costituzionale, e poi renderlo nulla per una copertura del tutto insufficiente. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zuliani. Ne ha facoltà.
ZULIANI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, siamo giunti all'atto conclusivo dell'attività svolta dal Parlamento per l'anno 2020, caratterizzato dalla pandemia relativa al coronavirus. Ci apprestiamo a votare una legge di bilancio per l'anno 2021 in totale assenza di democrazia. I senatori non potranno apportare modifiche attraverso gli emendamenti a causa della questione di fiducia che verrà posta e votata favorevolmente dalla maggioranza della sinistra stellata.
Dissento dalle parole di una collega pronunciate nella 5a Commissione del Senato, la quale ha affermato che la democrazia è stata rispettata, in quanto gli emendamenti dei senatori sono stati inviati ai colleghi di partito della Camera dei deputati, i quali hanno potuto presentarli a loro nome. Andiamo a discutere allora il fatto che il Parlamento italiano sia bicamerale, perché, se è questo il modo di operare, possiamo fare le valigie e, come rappresentanti politici non eletti, segnalarlo ai colleghi deputati, che possono presentare gli emendamenti. Il Senato allora non serve più. (Applausi). È così? La stessa ha proseguito dicendo che è prevalso il senso di responsabilità per evitare l'esercizio provvisorio. Aggiungo che è pur vero che necessariamente, per evitare l'esercizio provvisorio, il tutto va votato entro il 31 dicembre 2020, ma non si venga a parlare di responsabilità.
L'esercizio della democrazia è stato negato a una parte del Parlamento e di noi senatori. La verità è che il Governo è partito con forte ritardo - anzi, enorme - a causa delle beghe di maggioranza e della volontà di smontare prioritariamente i decreti sicurezza, quelli fortemente voluti dall'allora ministro dell'interno Salvini. (Applausi). Infatti, la priorità è colpire lui, la Lega e gli italiani, partorendo un "decreto clandestini" volto a incrementare il flusso di stranieri verso la nostra Italia per foraggiare la mangiatoia delle cooperative impegnate con l'accoglienza. Ma quale democrazia! (Applausi). D'altra parte, cosa ci si poteva aspettare? I presupposti c'erano tutti.
Dove è il ministro Lamorgese, assente quando qui è stato discusso e convertito il decreto-legge recante disposizioni urgenti in materia di immigrazione e sicurezza? Voi della maggioranza avete inghiottito la democrazia per dare la priorità all'immigrazione.
Anche il presidente Pesco, poco fa, in Commissione bilancio, ha detto a tutti noi commissari che solleciterà e pungolerà il Governo affinché, in occasione della prossima legge di bilancio, siano calcolati adeguatamente i tempi per la discussione, che è sempre stata fatta in entrambi i rami del Parlamento, con una eventuale terza lettura.
Il ministro Lamorgese ha voluto fortemente la revisione dei decreti sicurezza, mettendo in difficoltà il Governo. Ricordo lo speronamento della motovedetta della Guardia di finanza da parte della nave della ONG Sea-Watch, che ha messo in pericolo militari, servitori dello Stato e italiani. È stato un episodio increscioso che ha visto coinvolta la capitana. Successivamente cosa ha ben pensato di fare il Ministro? Ha pensato di accogliere al Viminale i rappresentanti della ONG Sea-Watch per dialogarci, come se un sindaco di un Comune accogliesse nel municipio chi ha speronato l'auto dei Carabinieri del proprio territorio. Vergogna! (Applausi).
Ci avete privato della possibilità di emendare il provvedimento più importante dello Stato, anche se il tempo ci sarebbe stato, eccome. Parlando di tempo, ricordo per l'ennesima volta ciò che consensualmente è stato inserito nel maxiemendamento presentato alla legge di bilancio dello scorso anno. Ne ho già parlato in occasione della discussione dei cosiddetti decreti ristori, ma ho deciso che ogni volta che farò un intervento ricorderò al Governo la questione relativa all'obbligo di esposizione del numero antiviolenza 1522.
Nel corso di questa discussione avrei piacere e bisogno di confrontarmi con il ministro per le pari opportunità e la famiglia Bonetti, che vorrei qui presente, perché è una questione non della Lega, ma di tutti. Vorrei inoltre confrontarmi con il Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, senatrice Valente.
È da un anno che stiamo lavorando su questo tema. Siamo partiti con un disegno di legge, il cui contenuto è stato poi inserito, sotto forma di emendamento, nella scorsa legge di bilancio (lo abbiamo deciso tutti insieme e io ho così perso la paternità del disegno di legge, ma questo non mi interessa) per introdurre l'obbligo dell'esposizione nei luoghi pubblici del numero antiviolenza 1522. Sapete benissimo quanto sia importante sostenere il mondo femminile non solo nella giornata dedicata al contrasto della violenza contro le donne.
Siamo ora a un anno di distanza, alla successiva legge di bilancio, e non è stato fatto ancora nulla per definire un cartello con un DPCM. Non venitemi a dire che servono soldi, in quanto serve solo la volontà; l'ultimo dei funzionari in telelavoro può concepire un cartello su indicazione delle politiche del Governo di maggioranza. Spero venga fatto qualcosa perché le donne, le associazioni e le commissioni pari opportunità se lo aspettano. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà.
RAUTI (FdI). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, la legge di bilancio è la legge più importante, che stabilisce come, quanto e dove si spenderanno le risorse pubbliche e si gestiranno le entrate fiscali. E considerato che questo Governo si caratterizza per un ricorso eccessivo ai decreti-legge e per un ricorso compulsivo ed illegittimo ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, la manovra economica doveva rappresentare - come sempre, ma di più quella del 2021 - la carta d'identità politica della maggioranza, con la sua idea di Nazione e una visione organica, di cui invece manca.
Approvata in fretta e furia alla Camera, con tempi di discussione compressi in Commissione, arriva al Senato, com'è noto, un testo blindato sul quale si impedisce la discussione parlamentare e si chiede l'approvazione in tempi record per evitare l'esercizio provvisorio. La spunterete con l'ennesimo voto di fiducia, ma l'Italia vi guarda e vi giudica insieme a noi. Si tratta di un disegno di legge di bilancio che vale 40 miliardi, tecnicamente e politicamente sbagliata, che non è una sintesi, ma una sommatoria frammentaria di bonus improduttivi e microinterventi tra i più disparati, frutto di compromessi tra le forze di maggioranza e, un bonus dopo l'altro, volete gettare sabbia negli occhi per nascondere i buchi neri ed i grandi esclusi dalla manovra, i convitati di pietra, i gruppi più vulnerabili e fragili colpiti dalla pandemia, i meno garantiti, ma anche i malati oncologici e i bambini. Su questo voglio dire una cosa: in tutti questi mesi funesti, non ho mai sentito parole per i bambini privati della libertà di giocare e di socializzare, di andare a scuola nella normalità, non ho sentito parlare di supporto psicologico non solo per i bambini, ma anche per i tanti adulti, per i quali le ricadute della pandemia sulla qualità della vita sono importanti. Ma torniamo al punto, ovvero agli esclusi. Penso ai ristoratori, agli operatori turistici, a tutto l'indotto, anche alle famiglie dei dipendenti, al settore del wedding e al settore degli sport. Penso alle imprese. Confcommercio ci ha detto che sono circa 390.000 le imprese chiuse nel 2020 per l'emergenza sanitaria e il contestuale crollo dei consumi. Tra i settori più colpiti vi sono quelli del tempo libero, le agenzie viaggi, l'abbigliamento e le calzature, gli ambulanti, la ristorazione, i trasporti. E, ancora una volta, non io, ma Confcommercio denuncia anche la perdita di imprese relative ai lavoratori autonomi e stima la chiusura per circa 200.000 professionisti. Eppure - e qui viene il punto - in dieci mesi avete avuto a disposizione e speso circa 140 miliardi, evidentemente spesi in mille rivoli, perché nessuna categoria è stata né ristorata, né tutelata e la povertà è aumentata: cinque milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta senza poter soddisfare i bisogni essenziali, cui si aggiungono i cosiddetti nuovi poveri, e secondo il rapporto Caritas 2020, confrontando il periodo maggio-settembre 2019 con lo stesso periodo del 2020, emerge un'incidenza di nuove povertà che passa dal 31 per cento al 45 per cento. È quindi un mistero della matematica, prima che della politica: cosa avete fatto con tutti questi soldi per i quali abbiamo indebitato figli, nipoti e anche pronipoti? Evidentemente, tutte spese prive di criterio e gerarchie di priorità. E al banco di prova che rappresenta per tutti i Governi ogni manovra finanziaria, ci siete arrivati con il fiato corto, anzi con il fiato sul collo delle divisioni interne alla maggioranza - minacce, litigi, ricatti - e la legge di bilancio è lo specchio di tutto questo.
C'è poi la pioggerella di buoni spesa, ne cito solo quattro tra i tanti: buoni spesa per rubinetti, per mobili, per smartphone e per la sostituzione del televisore.
Tutto questo mi fa pensare alla locuzione latina panem et circenses, nel senso di una strategia politica demagogica, un distrattore rispetto alla crisi economica profonda.
Paradossalmente, lasciate che dica che, alla fine, le uniche idee buone sono quelle venute dalle opposizioni e da Fratelli d'Italia, che ha lavorato per migliorare questa legge di bilancio. Tra i tanti interventi, penso all'incremento di 50 milioni annui del Fondo sull'autismo, all'intervento per le scuole paritarie, ai nostri ordini del giorno su fondi e poteri per Roma Capitale e all'esonero minimo contributivo INPS per commercianti e artigiani: solo una parte di quello che è stato il contributo di Fratelli d'Italia alla manovra.
Nella manovra c'è qualcosa di utile, sicuramente: la proroga della cassa integrazione per lavoratori dipendenti, la cassa integrazione per autonomi, professionisti e partite IVA, ma con una platea di beneficiari talmente ristretta che non risolverà il problema. Avreste dovuto accettare la nostra proposta sugli ammortizzatori sociali unici.
Vengo, poi, a quello che vi vendete come il re dei re della manovra: l'assegno unico per i figli. Premesso che alla Camera la proposta è passata con il voto unanime (quindi, anche con il nostro), io, prima di suonare le trombe, starei attenta. Avete, infatti, stanziato tre miliardi, quando tutti sanno che ne servono almeno sei per evitare che, togliendo il sistema vigente e introducendo quello dell'assegno unico, le famiglie vengano penalizzate. Lo vogliamo dire oppure vogliamo reclamare e decantare questo aspetto? (Applausi). Vogliamo dire che arriverà a luglio e non a gennaio? Possiamo dire che non sappiamo di quant'è? Al massimo, 250 euro. Vogliamo dire che la quantificazione sarà stabilita al termine dell'iter del disegno di legge delega e dei conseguenti decreti attuativi? Lo vogliamo dire che prima ci deve essere la riforma fiscale? Non vi vendete quello che ancora non avete dato alle famiglie.
Insomma, speriamo bene. Intanto, di certo c'è che avete stanziato solo quattro miliardi per la sanità, che continuate a buttare milioni per l'Expo di Dubai, che tanto piace a Di Maio, e che avete rifinanziato il fallimentare reddito di cittadinanza.
Vi vantate, poi, della lotteria degli scontrini, quel gioco di Stato che dovrebbe combattere l'evasione fiscale e, intanto, dichiara guerra al contante e traccia le nostre spese. Ancora, avete lanciato il cashback come fosse un regalo di Stato, quando sono soldi nostri. D'altronde, voi siete quelli che, con il decreto Natale, avete deciso che Gesù doveva anticipare di due ore la sua nascita e avete sostituito l'evento Natale con la spettacolarizzazione dell'avvento del vaccino e del V-day. (Applausi).
Questo lo voglio dire perché avete dato un clamore mediatico alla consegna dei vaccini. Fratelli d'Italia ringrazia i militari impegnati nel trasporto, ma vedere Ministri e supercommissari enfatizzare così la cosa è stato stucchevole.
Tutto quello che fate è lontano dalla realtà. Anzi, come ha detto Giorgia Meloni, è la manovra che è lontana anni luce dai bisogni dell'Italia e dei cittadini, ai quali servirebbe un'altra intera manovra, forse una manovra diversa. Per questo, però, servirebbe un altro Governo, un Governo diverso, patriottico, di centrodestra, innamorato dell'Italia e degli italiani: tutto quello che voi non siete. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rojc. Ne ha facoltà.
ROJC (PD). Signor Presidente, ritengo che un provvedimento come la legge di bilancio necessiti e richieda un ragionamento articolato. Quindi, chiedo l'autorizzazione a depositare il testo integrale del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso.
ROJC (PD). Grazie, signor Presidente. Questa legge rappresenta la base della programmazione economica del prossimo anno e del prossimo triennio. Sicuramente sarà all'insegna della solidarietà, ma anche del lavoro. L'opposizione ha già espresso il suo voto contrario alla Camera e naturalmente lo confermerà al Senato. È legittimo e fa parte della dialettica democratica.
Tuttavia, vorrei credere che, almeno in questa circostanza, il significato del voto non si esaurisca in un semplice no. Spero raccolga anche la storia di un lavoro comune e di una buona volontà, che sappiamo essere stata operosa in tutte le parti dell'emiciclo e che più di qualche buon frutto ha portato al Paese. Come dice Primo Mazzolari, infatti: non vogliamo portare via a nessuno il suo piccolo star bene. Vogliamo impedirgli che questo piccolo star bene determini lo star male di molti. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lupo. Ne ha facoltà.
LUPO (M5S). Gentile Presidente, tra le tantissime misure messe in atto in questa manovra di bilancio, che ovviamente è particolare perché adottata in un periodo non normale e ordinario, ci sono anche quelle riferite al settore del trasporto aereo, che è stato uno dei più penalizzati dal lockdown, il quale ha imposto di fatto il blocco della mobilità delle persone. La International Air Transport Association (IATA) ha addirittura stimato, per il biennio 2020-2021, una perdita pari a circa 132,4 miliardi di euro.
La legge di bilancio, in un'ottica prospettica, tiene conto della necessità di salvaguardare questo importantissimo settore, con il suo indotto che - va ricordato - rimane ingente. Già nell'articolato approvato dal Consiglio dei ministri era stata prevista una norma davvero importante, che permette alle compagnie aeree di mantenere il requisito della prevalenza dei trasporti internazionali, consentendo di beneficiare del regime di non imponibilità ai fini IVA alle compagnie aeree che rispettavano tale requisito già nel 2019. A legislazione vigente, infatti, il requisito della prevalenza del trasporto internazionale avrebbe dovuto essere mantenuto anche nell'anno in corso, ma, con il blocco dei voli e le forti limitazioni del traffico, le compagnie aeree avrebbero fatto molta fatica a rispettare il predetto requisito, perdendo di fatto la possibilità di beneficiare della non imponibilità dell'IVA. Questo avrebbe prodotto un importante aggravio dei costi, dovendo pagare l'IVA sulle fatture ancora non emesse e su quelle già emesse. Con la norma introdotta nella manovra di bilancio, invece, i vettori che avevano tale requisito nel 2019 lo conservano anche nel 2020, evitando così un forte aggravio dei costi.
Anche i gestori aeroportuali, che attendevano da tempo, hanno subito perdite considerevoli. Le perdite subite dagli aeroporti italiani nel primo semestre 2020 sono stimate pari a circa 1,1 miliardi in termini di fatturato e a circa 800 milioni in termini di ricavi al netto dei costi operativi. Già dai primi provvedimenti di ristoro delle perdite economiche il MoVimento 5 Stelle ha costantemente proposto la costituzione di un fondo per la compensazione dei danni subiti non solo dai gestori aeroportuali, ma anche dalle società di handling e manutenzione. Qui faccio un piccolo appunto: nella legge di bilancio quello che manca al momento sono le società di manutenzione, cosa che dovrà essere recuperata nel prossimo provvedimento utile.
Nel disegno di legge di bilancio che ci apprestiamo a votare domani è prevista l'istituzione di un fondo presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti pari a 500 milioni per la compensazione dei danni subiti da parte dei gestori aeroportuali in possesso del prescritto certificato in corso di validità rilasciato dall'ente ENAC e dai prestatori di servizi aeroportuali e di assistenza a terra nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 gennaio 2021, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Nello specifico sono divisi così: 450 milioni sono destinati ai gestori aeroportuali e 50 agli handler. L'importo del contributo, che può arrivare fino al 100 per cento del pregiudizio subito, è calcolato sulla base dei minori ricavi e dei maggiori costi direttamente imputabili all'emergenza Covid-19, al netto delle riduzioni dei costi registrate nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 gennaio 2021 dovute all'accesso agli ammortizzatori sociali, alle altre misure di sostegno di natura pubblica finalizzate a mitigare gli effetti economici causati dall'emergenza, agli eventuali importi recuperabili da assicurazioni, contenzioso, arbitrato o altra fonte per il ristoro del medesimo anno.
Nel caso in cui le risorse non siano sufficienti, nel senso che l'ammontare dei contributi riconoscibili superi lo stanziamento, si procede a una riparametrazione del contributo in maniera proporzionale, comunque nel limite massimo del 20 per cento delle risorse stanziate. Le modalità operative di fruizione del contributo dovranno essere fissate con uno o più decreti ministeriali del MIT e del MEF, da emanare entro il 31 gennaio 2021 (quindi con una certa rapidità, che mi auguro ci sia), previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, da rendere entro sette giorni.
Il parere delle Commissioni rappresenta un passaggio veramente importante, durante il quale poter valutare i criteri che vengono definiti per l'accesso al contributo (quelli che io definisco paletti), per garantire la giusta trasparenza e finalizzazione delle risorse pubbliche.
Il contributo ha la finalità di ripianare, almeno in quota parte, le perdite subite e non può essere utilizzato come un contributo a pioggia, a fondo perduto e senza vincolo di destinazione.
Infine, un'altra importante novità introdotta nella legge di bilancio riguarda la possibilità di accedere al Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo anche da parte delle imprese del settore che hanno accesso alla Cassa integrazione in deroga (CIGD) e non solo da parte di quelle che hanno fatto ricorso o ricorrono attualmente alla Cassa integrazione straordinaria, come previsto dalla disciplina vigente, che regola il funzionamento del Fondo stesso. Come è evidente, si tratta di un intervento in favore dei lavoratori, che, ricevendo l'indennità CIGD, grazie alla misura introdotta nelle legge di bilancio, possono anche avere l'integrazione da parte del Fondo per il settore del trasporto aereo. Il mio personale auspicio, alla luce dell'esperienza, è che l'incremento delle istruttorie non rallenti il complessivo andamento del Fondo e delle relative erogazioni in favore dei lavoratori, che nei mesi precedenti hanno purtroppo scontato dei ritardi. Come più volte da me sottolineato, il comparto del trasporto aereo ha specifiche peculiarità e va evidenziato che l'integrazione del Fondo è una componente importante del bilancio familiare soprattutto per alcune categorie del settore, come ed esempio il personale navigante.
In definitiva, si tratta sicuramente di misure volte a mitigare gli effetti negativi della crisi, in attesa di un riordino complessivo dell'intero settore del trasporto aereo, che mi auguro possa presto vedere la luce, con la conclusione dell'esame in Commissione, per poi essere portato al vaglio dell'Assemblea, del disegno di legge a mia prima firma, cofirmato da tutti i membri della Commissione lavori pubblici, comunicazioni del MoVimento 5 Stelle e da buona parte del Gruppo, proprio per intervenire, dare un futuro e ricostruire.
Concludendo, signor Presidente, sono estremamente contenta dell'ordine del giorno relativo ai poteri speciali per Roma Capitale, che proviene da un mio emendamento, presentato al decreto-legge agosto, poi trasferito anche nel disegno di legge di bilancio. Spero quindi che questo sia un nuovo percorso, per riconoscere alla nostra capitale le giuste funzioni, che deve avere, come le capitali di tutti i Paesi del mondo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà.
GARAVINI (IV-PSI). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, il 2020 è iniziato in salita, ma si chiude con una speranza di rinascita e di rinnovamento, grazie all'arrivo del vaccino e alla prospettiva dell'imminente disponibilità di ingenti risorse europee per la ripresa. È una prospettiva che lascia intravedere importanti opportunità di crescita, alcune delle quali iniziano a delinearsi già con la legge di bilancio al nostro esame, anche se, per forza di cose, ci troviamo a votare un bilancio che non può che essere molto diverso da quelli degli anni passati, anche solo per il fatto che dobbiamo fare i conti, quest'anno, con un calo del PIL che presumibilmente si attesterà attorno a -9 per cento: un inedito per il nostro Paese.
Come Italia Viva siamo orgogliosi di avere spinto per far approvare delle misure, che non rappresentano solo un beneficio economico per i comparti direttamente interessati, ma che sono, prima di tutto, provvedimenti di equità, di giustizia sociale e di sostegno alla ripresa. Mi riferisco per esempio all'introduzione dell'assegno unico per ogni figlio: uno strumento che, a partire dal primo luglio prossimo, rappresenterà l'architrave di una nuova politica per le famiglie, attraverso la dotazione iniziale di tre miliardi di euro, grazie all'impegno del ministro Bonetti. La misura è stata studiata allo scopo di supportare la genitorialità, conciliarla con la vita lavorativa e far fronte a quell'emergenza demografica, che rischia di venire ulteriormente aggravata dal Covid. È una misura a cui abbiamo voluto affiancare ulteriori sostegni per le famiglie, a partire dall'estensione del congedo di paternità, al rinnovo del bonus bebè, alla previsione di 50 milioni di euro per favorire il rientro delle lavoratrici dopo il parto. Particolarmente significative sono anche le misure di decontribuzione, introdotte per favorire l'occupazione femminile e giovanile, soprattutto al Sud, sulla scia di quanto avevamo previsto sotto il Governo Renzi, per ridurre il costo del lavoro e favorire nuove assunzioni. Pure è molto positiva l'istituzione del Fondo a sostegno dell'impresa femminile, con una dotazione di 40 milioni di euro per i prossimi due anni.
Tra i risultati conseguiti da Italia Viva, siamo contenti anche di quello che abbiamo chiamato il cosiddetto reddito di libertà, cioè lo stanziamento di sei milioni di euro da destinare alle donne maggiormente vulnerabili, vittime di violenza ed in condizioni di povertà, in modo che, grazie ad un contributo mensile, possano prendere parte a percorsi di formazione, riuscendo così ad emanciparsi e ad acquistare una propria autonomia che consenta loro di uscire da situazioni di dipendenza sia emotiva che economica.
Un bel segnale che arriva da questo disegno di legge di bilancio, grazie all'impegno di Italia Viva, sono anche le diverse misure a beneficio della proiezione del sistema Paese nel mondo, con evidenti ricadute a livello nazionale. Innanzitutto, va salutato con favore il fatto che il Governo abbia risposto positivamente alla nostra richiesta di dotare il Fondo cultura di risorse idonee a sostenere l'insegnamento della lingua e cultura italiane all'estero. Con la previsione di 132 milioni di euro per il prossimo triennio si ripristina sostanzialmente quanto venne a suo tempo stanziato dal Governo Renzi, con conseguenti e tangibili vantaggi per la promozione culturale del sistema Paese all'estero.
Siamo poi riusciti a reintrodurre l'esenzione IMU per il 50 per cento dell'importo per un unico immobile di proprietà posseduto in Italia da quei connazionali residenti all'estero che percepiscono una pensione in convenzione internazionale. Si tratta di un bel risultato ad un anno dalla sua soppressione in sede di legge di bilancio. È un risultato che risponde alle tante richieste che ci sono pervenute nei mesi scorsi dalle nostre comunità in giro per il mondo, ma anche da numerosi Comuni, al Sud come al Nord. Tutte amministrazioni che hanno deliberato in giunta per chiedere l'abolizione dell'imposta e che si sono fatte carico, spesso a proprie spese, dell'esenzione, perché consapevoli di quanto questa misura possa rappresentare un'ancora per arginare lo spopolamento ed il degrado di tanti splendidi borghi, località che in questo modo non cadranno preda dell'abbandono architettonico e, allo stesso modo, potranno fruire di quel ritorno economico prodotto dai concittadini all'estero a beneficio delle proprie terre d'origine.
Siamo contenti di avere potenziato ulteriori interventi volti a contrastare la cosiddetta fuga dei cervelli. È stata infatti ampliata la platea dei beneficiari del fondo cosiddetto controesodo, una misura di sostegno al rientro rivolta a lavoratori altamente qualificati, docenti, ricercatori e scienziati che, anche se rientrati in Italia prima del 2020 grazie al nostro lavoro, potranno usufruire degli incentivi che mirano ad evitare nuove partenze.
È poi una soddisfazione il fatto che, grazie al nostro intervento, siano state stanziate le risorse necessarie per il rinnovo dei Comites (Comitati degli italiani all'estero), un importante strumento di democrazia di base, le cui elezioni meritano la nostra giusta attenzione.
Insomma, signor Presidente, come Italia Viva ci siamo impegnati per misure coraggiose, eque, capaci di dare un importante contributo anche in termini di sviluppo e di crescita. Crediamo che sia necessario poiché ci troviamo di fronte ad un passaggio epocale, in cui sta a noi la scelta se entrare nei libri di storia come il Parlamento che, al pari del Dopoguerra, è riuscito a fare buona politica e ad investire per ricostruire un Paese che sia degno di una delle maggiori potenze mondiali, oppure se vogliamo essere ricordati come coloro che hanno buttato alle ortiche l'occasione storica di rigenerare il Paese.
Ecco, signor Presidente, noi di Italia Viva scegliamo di essere parte della prima categoria e ci auguriamo che tutte le forze di maggioranza vogliano fare, insieme a noi, lo stesso. (Applausi).
Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 14,34)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Totaro. Ne ha facoltà.
TOTARO (FdI). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, oggi interveniamo in quest'Aula a pochi giorni dal 31 dicembre e, se non si approvasse la manovra, tra poche ore dovremmo andare all'esercizio provvisorio. L'approvazione della manovra economica la dovremo al grande senso di responsabilità dell'opposizione. Molto spesso veniamo accusati in maniera sbagliata da parte della maggioranza di non essere abbastanza avveduti e di non fare gli interessi del nostro popolo e dei cittadini italiani; ci vengono rivolte queste accuse. Invece, anche questa volta, dimostriamo grande senso di responsabilità, senza fare in quest'Aula attività di opposizione estrema, come abbiamo visto fare in passato.
Avremmo potuto portare il Paese all'esercizio provvisorio e questo sarebbe stato un danno per i cittadini italiani che poi avrebbero subito sulla loro pelle questa situazione. Dunque, proprio per rispettare l'interesse dei cittadini, abbiamo evitato di fare un'opposizione estrema di fronte ad un atteggiamento come il vostro che, invece, l'avrebbe meritata. Voi, di fatto, avete esautorato questo ramo del Parlamento. Di fatto, il Senato della Repubblica in questa occasione è stato messo all'angolo, cioè non esiste più.
Capisco che siate molto indaffarati nelle lotte intestine all'interno della maggioranza di cui leggiamo costantemente sui giornali. Le vediamo poco in Aula, magari quando interviene qualche leader politico, ma ne leggiamo spesso. Sicuramente ci sono stati veti incrociati: siete arrivati all'ultimo momento all'approvazione del disegno di legge al nostro esame alla Camera dei deputati. Non avete lasciato il tempo al Senato di porre questioni, di portare le nostre proposte in quanto senatori per migliorare il disegno di legge di bilancio. Avete pensato ad altro. Probabilmente qualche azionista importante della vostra maggioranza, memore del fatto che aveva cercato di abolire il Senato della Repubblica attraverso un referendum poi finito malamente per lui, ha pensato che tanto il Senato non servisse a granché. Di fatto non serviamo a granché oggi, tranne che a ribadire, come stiamo facendo adesso noi del Gruppo Fratelli d'Italia, la nostra posizione e le nostre argomentazioni per far sapere al popolo italiano quello che avremmo pensato sulla manovra di bilancio e che non abbiamo potuto fare nelle sedi opportune, in Commissione e in Aula, attraverso i nostri emendamenti.
Cari amici del Governo e amici del centrosinistra e della maggioranza che governa questo Paese, allora avete un gran bel dire quando parlate - lo avete detto molto spesso - della centralità del Parlamento, come quando avete presentato questo Governo alle Assemblee. Vediamo dai fatti concreti che tutto questo non avviene e lo denunciamo con forza, oggi, in questa sede.
Eppure, forse, avremmo potuto avanzare, noi di Fratelli d'Italia, delle buone proposte e le abbiamo fatte grazie all'intervento dei nostri colleghi di Gruppo alla Camera dei deputati. Se in questo disegno di legge di bilancio, ad esempio, è stato stanziato un milione di euro in più per gli orfani delle vittime di femminicidio lo dobbiamo all'intervento e agli emendamenti di Fratelli d'Italia alla Camera dei deputati. È un intervento concreto su un argomento di cui molto spesso ci si riempie la bocca e con cui si fa propaganda ma poi, concretamente, nessuno fa qualcosa. Inoltre, dovranno essere risarciti i cittadini vittime di bollette pazze, se non spetta a loro pagare le bollette. Anche questo è un intervento del Gruppo Fratelli d'Italia. Ancora. Le mamme che hanno patologie a causa delle quali non possono allattare avranno un bonus per poter comprare il latte in polvere per i propri figli.
Queste sono le proposte del Gruppo Fratelli d'Italia alla Camera dei deputati che sono entrate a far parte del disegno di legge di bilancio. Tante altre ne avremmo potute fare, ma purtroppo ci troviamo nella condizione di non poter più intervenire, quindi non possiamo fare in modo che quella al nostro esame diventi una buona legge per i cittadini italiani. Per questo dobbiamo ringraziare voi che fino all'ultimo avete continuato a discutere, a patteggiare e a dividervi su come accontentare questo o quell'altro all'interno della maggioranza. Niente, però, a favore dei cittadini, a favore del popolo italiano che con questa manovra finanziaria vedrà anche aumentare la tassazione. Per esempio, è previsto un aumento esponenziale delle accise sui carburanti nel 2021, nel 2022 e nel 2023. Di cosa si tratta se non di un aumento della tassazione, visto che aumentano, ovviamente, anche i costi per i trasporti, così come il costo dei beni per le persone che poi acquisteranno i prodotti? Si tratta di un aumento delle tasse subdolo. Non c'è un aumento dell'IVA. Avevate detto che questo Governo era nato per evitare l'aumento dell'IVA, ma di fatto il disegno di legge di bilancio al nostro esame contiene un aumento della tassazione, dei contributi e dei tributi che graveranno sui cittadini italiani, ovviamente senza mai andare a toccare i grandi evasori fiscali o le grandi multinazionali del web. Guai a toccare loro.
Il minimo comune denominatore di questo Esecutivo è toccare prima gli italiani ma non i potenti, quelli che possono comportare qualche rischio se vengono coinvolti.
Ecco, denunciamo con forza queste misure in un disegno di legge di bilancio che non ci piace; ovviamente, è scontato il voto contrario di Fratelli d'Italia.
Tra le tante spese che farete, avete anche inserito 400.000 euro per la celebrazione dell'anniversario della nascita del Partito comunista italiano; su queste cose siete sempre pronti e sicuri di trovare i contributi.
Ebbene, spero che da qui a qualche tempo questo Governo vada a casa e non si formi un altro Governo perché sarebbe l'ennesima pagliacciata, e questo Parlamento e l'Italia di pagliacciate ne hanno già viste tante.
PRESIDENTE. Concluda.
TOTARO (FdI). Ebbene, mi auguro si dia mandato agli elettori, agli italiani, di scegliere il nuovo Governo. E sicuramente noi faremo la nostra parte a favore del popolo italiano. (Applausi).
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, prima abbiamo fatto una richiesta precisa. Vorremmo capire se la risposta del Governo avverrà prima della fine della discussione generale per evitare che si creino problemi, visto che già i tempi sono molto compressi sulla discussione. Spiegherà il Governo qual è il problema dell'eventuale errore contenuto nella manovra; vorremmo, però, che ci fosse almeno un minimo di discussione su questo tema perché troviamo corretto e doveroso discuterne. È pertanto necessario l'intervento del Governo in via incidentale; non può farlo in replica perché altrimenti non saremmo assolutamente nelle condizioni di poter replicare. Questo è l'auspicio; ci dica anche un orario.
PRESIDENTE. Senatore Romeo, io ho garanzia che il Governo risponderà in sede di replica, quindi avrete la vostra risposta.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Se questo è l'atteggiamento, vorrà dire che assumeremo un atteggiamento conseguente.
PRESIDENTE. Senatore Romeo, non è un atteggiamento, è una procedura.
L'Assemblea sta affrontando la discussione generale sul disegno di legge di bilancio; il Governo interverrà in sede di replica. (Commenti del senatore Romeo).
Posso terminare anch'io, senatore Romeo?
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Il Governo può intervenire in qualsiasi momento.
PRESIDENTE. Senatore Romeo, lei mi ha chiesto se il Governo aveva intenzione di rispondere alla vostra domanda; io le riferisco che il Governo risponderà alla vostra domanda in sede di replica. Ora siamo in discussione generale e, in qualità di Presidente, intendo portare avanti i lavori in questo momento per come deve essere.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, io ho detto che sarebbe più opportuno che il Governo intervenisse non in sede di replica - visto che ciò impedisce alle minoranze di poter eventualmente discutere del tema - ma in via incidentale prima. Se è così, ripeto, non c'è alcun problema; l'importante è che si discuta dell'aspetto. Se, però, la forzatura è: replichiamo e facciamo finta di niente, va bene, trarremo le nostre dovute conseguenze. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in primo luogo, credo che la questione sollevata dai Gruppi del centrodestra e che, anche dopo l'intervento che il senatore Pichetto Fratin ha svolto a nome del nostro Gruppo, ha ora ribadito il presidente Romeo, sia la questione di fondo: avete ammutolito il Senato, che farà soltanto una registrazione notarile di ciò che è avvenuto alla Camera. Non c'è alcuna discussione di merito, la fiducia immediata è stata annunciata, non ci sono coperture; ci dovrebbe essere, quindi, il meccanismo dello scostamento di bilancio con la maggioranza assoluta, che difficilmente avreste, e quindi c'è una prevaricazione totale.
Nei pochi minuti che mi spettano in questo dibattito voglio richiamare una questione specifica, quella di Roma, una delle grandi assenti di questo disegno di legge di bilancio.
Il nostro Gruppo - io per primo - aveva presentato alcuni emendamenti riguardanti delle infrastrutture fondamentali per la Capitale, molto provata da anni difficili, anche con altre amministrazioni, ma adesso devastata dall'ultima amministrazione Raggi, priva di prospettive, di strategie, e anche di ascolto nel Governo, all'interno del quale il suo partito svolge un ruolo importante, sebbene i 5 Stelle nulla abbiano fatto per Roma nelle leggi di bilancio che hanno gestito in questi anni stando comunque al Governo. Ebbene, avevo presentato due emendamenti che la fiducia "trancherà", cancellerà: uno riguardante il piano urbano della mobilità sostenibile di Roma Capitale, con particolare riferimento alla linea D della metropolitana di Roma, che prevedeva stanziamenti significativi; un altro per il famoso completamento della linea C della metropolitana di Roma.
Questi emendamenti non saranno discussi, come non sono stati discussi alla Camera, dove in extremis è stato approvato un ordine del giorno che noi abbiamo sostenuto con le firme dei nostri colleghi di Forza Italia e che è stato riportato anche dalla stampa locale. Noi però sappiamo che gli ordini del giorno sono uno strumento che in questo ramo del Parlamento ci è precluso in caso di fiducia, mentre alla Camera possono comunque esercitarsi vanamente con tali atti di indirizzo. Noi abbiamo firmato l'ordine giorno che comunque impegnerebbe il Governo a stanziamenti per Roma. Nemmeno le celebrazioni dei centocinquanta anni di Roma Capitale d'Italia sono state organizzate dal Governo o dall'amministrazione comunale in modo decoroso. La Capitale appartiene a tutti, alla storia della Nazione: non è un problema di campanilismo. C'è l'assoluta ignoranza di queste esigenze.
Nel 2009 abbiamo varato una legge, che chiediamo si porti ancora più avanti, per dare alla Capitale d'Italia i poteri che altre capitali nel mondo occidentale e non solo hanno, ma servono anche stanziamenti. Avete detto di no. Adesso il sindaco di Roma Raggi sta dicendo che aprirà un tavolo dopo l'approvazione dell'ordine del giorno alla Camera. Tuttavia, l'ordine del giorno, che noi abbiamo sostenuto, sottoscritto e votato, serve a ben poco: dovevate approvare delle norme per la Capitale d'Italia nella legge di bilancio. (Applausi). È inutile che il sindaco Raggi, che non ha mai ascoltato nemmeno i parlamentari nella sua totale incapacità e negazione della democrazia del territorio, oggi dica di aprire un tavolo per la Capitale d'Italia. Faccia le metropolitane. La Raggi ha annunciato una seconda funivia, quando della prima non si è visto neanche un bullone nella città di Roma (Applausi). Questa è la condizione ridicola in cui il vostro malgoverno ha fatto precipitare la Capitale.
Ci sono state le inchieste: io mi lamento delle inchieste non fatte a Roma nel passato, quando c'erano Pignatone, Rossi, Orano e altri.
Devo dire al vice ministro Misiani che la risposta su queste vicende la deve dare al Parlamento, e non ai Gruppi che lo sostengono (Applausi)! Risponda a noi! Io aspetto, se il vice ministro Misiani vuole parlare. Ha qualcosa da dire al Senato, senatore Misiani, o soltanto ai suoi amici?
PRESIDENTE. Svolga il suo intervento, senatore Gasparri.
GASPARRI (FIBP-UDC). Io sto facendo il mio intervento.
PRESIDENTE. No, lei sta interloquendo con il Governo. Può concludere il suo intervento. Ha ancora quarantacinque secondi.
GASPARRI (FIBP-UDC). No, recupero il tempo che mi è stato negato.
PRESIDENTE. Sono quindici secondi in più.
GASPARRI (FIBP-UDC). Benissimo. La Raggi ha abbandonato Roma. Voi grillini non avete fatto nulla per Roma. Il disegno di legge di bilancio in discussione non concede nulla alla Capitale e ha preso per i fondelli tutti gli italiani.
Il Governo agisce privo di coperture e, invece di rispondere al Senato, risponde agli amici. Siete minoranza nel Paese. Avete fatto affondare questo Paese. Non andrete avanti a lungo (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Iori. Ne ha facoltà.
IORI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, concentrerò il mio intervento sulle misure legate alla sanità che in questa manovra di bilancio 2021 hanno rafforzato le risposte alla drammatica emergenza che stiamo affrontando, ma al tempo stesso ci hanno portato a ripensare l'intero sistema, per investire maggiori risorse agendo su aspetti di grande fragilità.
La tutela della salute è un diritto costituzionalmente garantito, il più importante, e il nuovo coronavirus ha riportato al centro del dibattito politico la qualità del sistema sanitario del nostro Paese e i princìpi fondamentali di universalità, uguaglianza ed equità. Si tratta, dunque, non di affrontare solo la crisi in corso, ma anche di avviare un percorso che ci consenta di irrobustire e consolidare la sanità del futuro, che di fatto rappresenta un settore della vita pubblica che sarà sempre più decisivo. Certo, avremmo potuto - come abbiamo tante volte detto - fare di più e dovremo farlo, ma credo che la manovra contenga passi importanti per andare verso quell'impegno che tutti ci siamo assunti di utilizzare molte delle risorse che arriveranno dall'Unione europea per rafforzare la sanità pubblica.
L'Italia ha destinato quest'anno alla sanità risorse economiche pari al 6,5 per cento, se si considera la spesa finanziata solo con fondi pubblici e, quindi, in linea con la media OCSE del 6,6 per cento, anche se emergono ancora segnali di difficoltà.
Dobbiamo ancora migliorare e investire tenendo in considerazione i tre fattori segnalati dalla Commissione europea e dall'OCSE: l'efficacia, l'accessibilità e la resilienza. Ritengo - per esempio - che, proprio nell'ottica del miglioramento del sistema, vada anche affrontato in modo non ideologico il tema della riforma del Titolo V della Costituzione, cercando di risolvere alcune delle criticità emerse palesemente in questa fase di emergenza.
Nel breve tempo a disposizione mi posso solo limitare a porre l'accento su alcune tra le principali misure della manovra, come l'incremento di un ulteriore miliardo del fondo sanitario; misure specifiche per il personale; risorse per l'assunzione; un ulteriore aumento del numero di contratti di formazione dei medici specializzandi; i 400 milioni destinati all'acquisto dei vaccini e dei farmaci specifici per la cura dei pazienti Covid-19; gli ulteriori 70 milioni di tamponi antigenici rapidi e naturalmente i due miliardi in più per l'edilizia sanitaria.
Vorrei poi aggiungere alcune questioni della manovra che ritengo importanti e mi stanno particolarmente a cuore. Sono questioni disseminate nei vari commi, ma riconducibili a tre aree di indirizzo molto importanti. In primo luogo, vi è la valorizzazione degli interventi sulle categorie più fragili, e sto parlando del fondo per l'assistenza dei bambini affetti da malattia oncologica, dell'incremento del fondo per la cura dei soggetti con disturbi dello spettro autistico, dell'istituzione di un fondo per l'Alzheimer e le demenze per garantire la diagnosi precoce e la presa in carico tempestiva. Importantissimi sono poi gli investimenti per patologie che colpiscono le donne, che vanno dai test genomici per il carcinoma mammario in stadio precoce al sostegno della ricerca sull'endometriosi.
In secondo luogo, ritengo importante che venga valorizzata l'integrazione interprofessionale tra le professioni sanitarie. Va bene, quindi, la valorizzazione di tutti i dipendenti appartenenti alle professioni sanitarie. Vi è, infine, l'innovazione, consapevoli che la medicina del futuro avrà un ruolo decisivo. Penso - per esempio - alla telemedicina, che consente di effettuare refertazione a distanza, consulto tra specialisti e assistenza domiciliare da remoto. L'apporto, dunque, di diverse competenze e dello specifico ruolo nelle attività finalizzate alla tutela del malato e alla promozione della salute deve essere riconosciuto, rafforzato e ampliato.
Presidente, la legge di bilancio rappresenta un segnale positivo che va nella direzione auspicata di destinare, come priorità assoluta, maggiori risorse alla sanità per avviare, grazie ai fondi dell'Unione europea, il più grande piano di investimento di cui il nostro Paese ha tanto bisogno. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà.
BERGESIO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi senatori, il ramo del Parlamento dove ci troviamo e dove sediamo noi come rappresentanti del popolo italiano è chiamato non a discutere della legge più importante di quest'anno, ma solo a ratificare le decisioni già prese altrove dal Governo e dalla maggioranza.
Noi votiamo una legge di bilancio scritta con trentacinque giorni di ritardo, approvata in corsa tra Natale e Capodanno, approfittando del fatto che gli italiani - per fortuna - hanno ben altro a cui pensare invece che al mercimonio delle poltrone e delle marchette elettorali fatto all'interno della compagine di Governo. (Applausi).
La legge di bilancio vale 40 miliardi. Alle infrastrutture vanno solo briciole, pochi milioni di euro.
Signor Presidente - mi rivolgo anche al Ministro che qui rappresenta l'Esecutivo - vengo da una terra che purtroppo dall'attuale Governo è considerata di frontiera, la parte Sud del Piemonte, della provincia di Cuneo, enormemente penalizzata a livello infrastrutturale, dove i cantieri, come quello della Asti-Cuneo, sono bloccati ormai da oltre otto anni, dal 2012. Nonostante i milioni di chiacchiere del ministro De Micheli, ad oggi è tutto fermo. Manca una firma perché parta definitivamente il cantiere della Cuneo-Asti o dell'Asti-Cuneo, come meglio si ritiene. Per terminare i lavori della A33 manca la firma del ministro dell'economia e delle finanze Gualtieri, perché gli atti aggiuntivi agli accordi con i concessionari sono stati tutti firmati anche dal Ministro delle infrastrutture.
Chiedo dunque ufficialmente da quest'Aula del Senato che vengano rispettati i piemontesi e i cuneesi e che il Ministro firmi subito il documento: devono partire i cantieri e deve essere immediatamente messa in atto tutta l'operatività per il completamento dell'opera.
Aggiungo che il 2 e il 3 ottobre scorsi c'è stata un'alluvione gravissima, che ha colpito non solo la Provincia di Cuneo, ma tutto il Piemonte, con danni stimati per un miliardo di euro. Per quell'alluvione abbiamo avuto dal Governo 15 milioni di euro per tutto il territorio. C'è però un problema enorme, perché il collegamento transfrontaliero con la Francia, il tunnel di Tenda (strada statale 20), è interrotto: mancano le risorse per il completamento e manca la nomina di un commissario che sveltisca la pratica burocratica. Bisogna avviare i cantieri per completare l'opera e per ricongiungerci con la Francia e con la Liguria dal Sud del Piemonte: è fondamentale.
Vorrei anche ricordare, perché troppo spesso viene dimenticato dal Governo, che il Piemonte è un contributore attivo a livello di residuo fiscale per oltre 8 miliardi di euro (dati del 2018) rispetto a quello che riceve in termini di servizi e di investimenti: non dimentichiamolo mai.
Voi dovevate gettare le basi per la ripresa della nostra economia, ma avete continuato con la politica dei bonus, con il sostegno agli amici degli amici, che poi spesso sono i nemici del nostro Paese, sono i nemici dell'Italia.
Una misura che avrebbe aiutato le nostre imprese e le famiglie - lo abbiamo detto più volte - sarebbe stata la riduzione dell'IVA sui consumi (Applausi), così come proposto dal dipartimento economia della Lega, con a capo il collega Bagnai: con una minore spesa per le famiglie e i consumatori si sarebbero avuti più scambi commerciali, ma nulla di tutto questo.
Avete ammesso che il reddito di cittadinanza non funzionava e non va bene: non ha consentito di assumere nessuno, se non forse i navigator, che devono ancora essere formati. Oggi è stato rifinanziato per 4 miliardi di euro. Il rapporto tra assistenzialismo e sostegno a chi vuole lavorare è di 8 a 1: 500 milioni di euro per le politiche attive sul lavoro. È una vergogna per tutti gli italiani.
Guardate: qui c'è non la formica, ma la cicala, che spende tutto quello che ha e spreca le risorse di cui dispone, e voi lo fate semplicemente per rimanere attaccati alla poltrona. Dovete andare a casa, e non solo per Capodanno: ve lo chiediamo con tutto il rispetto che abbiamo per i milioni di italiani che con voi non vogliono più avere nulla a che fare. Prima gli italiani, sempre. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Drago. Ne ha facoltà.
DRAGO (Misto). Signor Presidente, cari colleghi, ci ritroviamo qui a parlare e a discutere insieme della legge di bilancio, alcuni come esponenti della maggioranza e altri dell'opposizione. Io intervengo come membro del Gruppo Misto, con la richiesta da parte di qualcuno su quale prospettiva porre avanti, e cioè se di maggioranza o di opposizione, anche se il fatto di porsi in maggioranza o in opposizione non è una scelta personale, deducendosi anche dall'andamento dei lavori in una realtà come quella di una Camera parlamentare.
Noi presumiamo di essere in un bicameralismo perfetto, ma di fatto abbiamo visto in questi mesi e anche ora in occasione della legge di bilancio come si sta procedendo.
Mi piace immaginare la legge di bilancio come una sorta di pseudo-recovery plan. Plan: la maggioranza e, in parte, la minoranza, programma e progetta quello che sarà il prossimo triennio 2021-2023. Perdonatemi, ma ho visto solo interventi random. Sulla famiglia abbiamo fatto solamente dei proclami; sulla scuola idem. Noi parliamo dello stanziamento di un fondo sull'assegno unico; sicuramente una manovra encomiabile anche per quel che riguarda l'attenzione alle partite IVA e quindi a chi non è un lavoratore dipendente. Riponiamo, però - come già rilevato in altri interventi - sul discorso dello stanziamento dei fondi una quota sicuramente irrisoria rispetto alla necessità. Parliamo inoltre di un intervento che tiene conto della valutazione ISEE e quindi un calcolo che, di fatto, non valuta la vera ricchezza di una famiglia. Quali dovrebbero essere allora gli interventi per la famiglia? Che prospettive abbiamo? Abbiamo un progetto per il futuro? Si utilizzano molto termini come visione, progettualità e resilienza. Qual è però la nostra visione? Martin Luther King direbbe «I have a dream». Qual è il nostro sogno? Noi siamo andati avanti quest'anno con i famosi bonus; anzi, devo dire che è da qualche anno che si va avanti in questo modo. Ci vuole una progettualità condivisa, come richiesto anche dagli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione.
Quando noi parliamo di attenzione alla famiglia, teniamo conto di questo soggetto, di questa prima agenzia educativa e, quindi, della crisi economica a cui è soggetta?
Parliamo spesso di crisi economica e in questi giorni si parla di recovery plan e di recovery fund. Rispetto a una situazione drammatica con un debito pubblico che nel rapporto col PIL arriva al 158 per cento, come pensiamo di intervenire? Con i debiti. Questi ultimi però, per poter essere sostenuti, hanno bisogno di un progetto di risanamento. E qual è il nostro progetto di risanamento? Qual è il bandolo della matassa se non quello demografico? E quando parlo di problemi demografici, mi riferisco non solo al problema della natalità, ma anche all'emigrazione della generazione dei giovani dai diciannove ai trentanove anni, che sono proprio quelli che stimolano l'economia, acquistando automobili e case, mettendo su famiglia, procreando. Abbiamo detto mille volte che ogni bambino nel PIL nazionale annuo incide positivamente di 35.000 euro annui. Noi in undici anni abbiamo perso oltre cinque miliardi.
Cosa dirvi? Sono tanti gli interventi che anche personalmente ho proposto alla legge di bilancio e che sono rimasti assolutamente inascoltati. Quindi, tornando al mio intervento introduttivo, è chiaro che viene detto di porsi all'opposizione in quanto determinati progetti e interventi proposti non vengono nemmeno valutati.
Si presume che anche su questa legge di bilancio venga posta la questione di fiducia. Mi chiedo però come si acquista fiducia, se non si dà fiducia.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà.
BINETTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, è stato con grande sorpresa, entrando alle ore 13,30 in Aula, apprendere che nella legge di bilancio ci sono degli errori e si chiedeva al Governo di fare chiarezza su di essi.
Personalmente ne avevo già trovati perlomeno due gravi, che ho cercato di denunciare, laddove è stato possibile farlo, anche scrivendo una lettera al Presidente del Consiglio e al Ministro della salute e cercando di interpellare il Vice Ministro.
L'errore grave che voglio portare alla coscienza di tutti voi è la cancellazione dalla legge di bilancio di uno stanziamento di cinque milioni di euro (cifra corrispondente esattamente a quella prevista nella legge 19 agosto 2016, n. 167) per finanziare lo screening neonatale esteso. Si tratta di un test che viene fatto in tutta Italia - perché inserito nei livelli essenziali di assistenza - a tutti i bambini alla nascita, il quale permette di diagnosticare in modo precocissimo l'eventuale affezione da malattia rara.
È un fatto di democrazia e giustizia e riflette un principio di ordine costituzionale (il diritto alle cure, se non il diritto alla salute). È qualcosa che sta a cuore anche al nostro Presidente di oggi e che ha permesso, negli ultimi tre o quattro anni, di venire incontro a necessità di tanti diversi bambini.
Giusto nella legge di bilancio dello scorso anno abbiamo previsto l'estensione dello screening neonatale esteso (SNE) ai bambini affetti da malattie neuromuscolari, come per esempio la SMA, oppure da accumulo lisosomiale. È un fatto di giustizia, che noi abbiamo cancellato per cinque milioni di euro. Abbiamo tolto ai bambini - e, tra questi, a quelli nella condizione più fragile e più esposti alla situazione di handicap e disabilità - quella visibilità che - mi si permetta di sottolineare - il Presidente del Consiglio ha voluto tenere per sé come delega, ma di cui non mi sembra si sia tenuto affatto conto in questa occasione.
Per di più, dall'altra parte abbiamo munificamente lasciato che le grandi imprese produttrici di tabacco pagassero il risibile aumento di pressione fiscale del 5 per cento. Abbiamo tolto ai poveri per dare ai ricchi; abbiamo tolto ai bambini perché li abbiamo lasciati del tutto sprovvisti dell'unica possibilità che hanno di avere una vita normale, per lasciare che si arricchiscano alcuni altri perché rappresentano lobby di potere. Questo è strutturalmente già un errore grave di questa manovra di bilancio. È un errore moralmente grave che avrà conseguenze pesanti, che dovrete pagare, sulle famiglie di quei bambini per tutta la loro vita. Il test non effettuato costituirà infatti un'ipoteca gravissima sulla loro vita. Per di più, vi potrete fare belli con le grandi aziende (come la Philip Morris e altre) perché avete munificamente lasciato che loro potessero disporre.
Questa misura è così ingiusta strutturalmente che, solo per questo, la manovra di bilancio meriterebbe di essere profondamente emendata, e non so quando: non sarà il decreto mille proroghe, saranno forse il decreto ristori 5 o quel decreto che avete annunciato come di correzione di questa legge così moralmente iniqua. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbrollini. Ne ha facoltà.
SBROLLINI (IV-PSI). Signor Presidente, membri del Governo, colleghe e colleghi, il disegno di legge di bilancio in esame introduce sicuramente degli elementi importanti di sostegno alla nostra economia.
È un segnale importante nei giorni in cui è arrivato finalmente il vaccino e perché nei prossimi giorni lavoreremo soprattutto per la ripresa e la rinascita del nostro Paese. Sappiamo quanto difficili sono stati gli ultimi mesi, durante i quali tutti i settori - e le famiglie in primis - sono stati duramente colpiti dalla pandemia, ma dobbiamo guardare avanti.
Accanto ai provvedimenti come i vari decreti ristori e a quello che arriverà dopo e alla legge di bilancio oggi, si iniziano comunque a delineare degli aiuti concreti, a cui ogni Gruppo parlamentare, a cominciare da quelli di maggioranza e dal mio Gruppo Italia Viva, ha sicuramente cercato di contribuire nella maniera più concreta possibile. Sono sicuramente tutti importanti incentivi e risorse che però non portano certamente a cambiare il volto duramente provato di questo Paese, dell'Europa e non solo. Abbiamo certamente bisogno, invece, di ridisegnare una visione, una strategia per il 2021, soprattutto pensando alle fondamentali risorse che arriveranno dall'Europa, rispetto alle quali non possiamo in alcun modo sbagliare. Anche su questo, il Gruppo Italia Viva ha cercato, anche nella giornata di ieri, con Matteo Renzi, di dare dei contributi a nostro parere essenziali, di avanzare delle proposte che vanno proprio nella direzione di avere una visione strategica, perché parliamo di investimenti davvero ingenti per i prossimi dieci anni, da qui al 2030, del nostro Paese.
In questo momento, però, mi voglio soffermare soprattutto su alcuni temi che riguardano la mia Commissione. Penso ai temi della cultura, della scuola e dello sport in primis. Per quanto riguarda la scuola, faccio due brevi accenni. Sicuramente c'è un importante intervento sull'incremento del personale e, nello specifico, di docenti di sostegno e di docenti da impiegare nella scuola dell'infanzia, di assistenti tecnici nelle scuole del primo ciclo e di collaboratori scolastici. Ci sono altre disposizioni che vanno ad incrementare le risorse destinate all'ampliamento dell'offerta formativa, all'innovazione digitale, alla didattica laboratoriale e al cosiddetto fondo 0-6, con interventi che riguardano anche l'inclusione scolastica e l'edilizia scolastica. In modo particolare, c'è un intervento che noi consideriamo fondamentale, che apporta un incremento di 70 milioni di euro per il 2021 per le scuole paritarie che accoglieranno alunni con disabilità; frutto di un emendamento fortemente voluto dal Gruppo di Italia Viva alla Camera.
Anche nello sport iniziano ad esserci dei segnali di un mondo che è stato abbandonato e sempre considerato di serie B, ma che invece - lo voglio ribadire anche oggi da quest'Aula - è un settore strategico nella ripresa e nella rinascita del nostro Paese per occupazione, per il sistema di volontariato, in modo particolare con il fondo di 50 milioni per potenziare l'attività sportiva di base. Infine, finalmente c'è anche il riconoscimento di un esonero anche parziale della contribuzione previdenziale relativa ai rapporti di lavoro sportivo. È ancora poco, ma è un segnale che va nella giusta direzione. Sta a noi adesso, nei prossimi provvedimenti, pensare davvero ad avere una strategia in grado di aiutare e cambiare il volto di un Paese che è stato duramente colpito, economicamente e non solo, e che deve contrastare la povertà educativa che ha colpito i bambini e gli adolescenti in modo particolare, ma anche la povertà culturale di un Paese che ha un patrimonio straordinariamente ricco che non ha uguali nel mondo.
Il Gruppo Italia Viva voterà ovviamente a favore della legge di bilancio. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nastri. Ne ha facoltà.
NASTRI (FdI). Signor Presidente, la legge di bilancio in esame arriva con oltre un mese di ritardo. Siamo solo a due giorni dal baratro del bilancio provvisorio e tutto questo per colpa di una maggioranza litigiosa, che pensa ai rimpasti e alle poltrone. È chiaro che è una semplice e bieca spartizione del potere.
Avremmo voluto confrontarci su questo provvedimento. Avremmo voluto portare il nostro contributo, che mai è mancato per il bene della Nazione e anche degli italiani. Ma c'è stato impedito, in particolare qui in Senato, dove saremo costretti a fare un esame rapidissimo, in meno di quarantott'ore. E dire che l'eccezionalità del momento che purtroppo stiamo vivendo, per la pandemia, che sta flagellando non soltanto la nostra economia e salute, avrebbe dovuto spingere ad aprire, appunto, un'ampia concertazione su questa sessione di bilancio.
Invece domani apporrete l'ennesimo voto di fiducia a una legge di bilancio che manca di una visione e di una identità nazionale capaci di parlare agli italiani e soprattutto di dare loro una prospettiva. Non sono bastati i 140 miliardi degli scostamenti di bilancio di bilancio, che sono stati in qualche modo anche sperperati in mille rivoli. Ora, anche i 40 miliardi andranno ad aggiungersi alle tante occasioni di sviluppo e soprattutto di rilancio che farete purtroppo perdere al nostro Paese.
Tutto ciò avviene con superbia: la vostra chiaramente. Non solo non avete voluto ascoltare le opposizioni, che in più di un'occasione hanno dimostrato disponibilità e soprattutto avanzato idee e proposte, come i nostri colleghi di Fratelli d'Italia alla Camera dei deputati, ma neanche le categorie che avete abbandonato a loro stesse. Ancora oggi vi sono schiere di categorie professionali, di piccoli imprenditori, di ristoratori e famiglie che non sanno qual è il futuro che li attende.
Avreste dovuto parlare alle imprese. Avreste dovuto parlare ai lavoratori, a chi è caduto in disgrazia e in povertà, offrendo soluzioni e possibilità di rialzarsi, e non certo l'elemosina dei ristori. Avreste dovuto dare risposta alle tante imprese, piccole e grandi, sulle quali si è abbattuta la crisi economica indotta appunto dalla pandemia. Non solo i quattro decreti-legge ristori non hanno cambiato la situazione, ma, soprattutto in questa manovra, non hanno dato alcun tipo di risposte. Bisognava garantire liquidità e risorse. Avreste dovuto affrontare la grande questione dei costi fissi, che continua purtroppo a rimanere il grande tema inevaso. Ne parliamo quotidianamente e, invece, anche qui zero opportunità.
Mi chiedo e vi chiedo: che senso ha dare un ristoro, se poi costringete a pagare gli arretrati delle tasse per mesi e mesi? Questa è una domanda alla quale non riusciamo ad avere risposta. Con quali entrate, che non ci sono, pensate che potranno essere coperti quei costi? Sono queste le domande alle quali neanche in questa manovra avete dato una risposta.
Parlate di riaprire le scuole, ma non avete fatto nulla per migliorare il trasporto pubblico locale. Sicuramente il trasporto pubblico locale è un elemento essenziale, strategico per far ripartire il settore scolastico. Ci abbiamo pensato noi con un nostro emendamento nel decreto-legge ristori, grazie al quale abbiamo stanziato 100 milioni. Questo consentirà di aiutare il trasporto pubblico attraverso delle convenzioni con gli NCC, con i taxi e le aziende di bus che sono ferme. Tutto questo sicuramente aiuterà.
Che dire del settore turistico e ricettivo, che è uno dei tanti che lamenta l'inadeguatezza del vostro operato? Per il settore turistico, tra le risorse più importanti del nostro Paese, non è stato fatto nulla. Soprattutto, non è stato fatto nulla per le agenzie di viaggio. Non è stato alcun tipo di sostegno. La stessa domanda potremmo farle anche per il settore degli eventi. È un mondo che da quasi un anno è fermo, con migliaia di professionisti che non percepiscono assolutamente nulla.
Per non parlare poi della ristorazione, come bar e ristoranti. Qui avete fatto ancora meglio: prima gli avete detto di investire risorse nei presidi igienico-sanitari, riducendo i posti a sedere, e poi li avete di fatto chiusi o ridotto gli orari in maniera drammatica. E anche al riguardo potremmo andare avanti. (Richiami del Presidente). Ancora due minuti, signor Presidente; li recupera poi dal "collega".
Il nostro sicuramente è un giudizio negativo, anche se grazie al nostro impegno siamo riusciti a ottenere dei piccoli risultati, come l'esonero dal minimo contributivo INPS per artigiani e commercianti; un primo passo verso gli ammortizzatori sociale anche per gli autonomi e le risorse per l'autismo. C'è stato anche un impegno complessivo sui poteri di Roma Capitale.
È evidente, però, che non possiamo essere soddisfatti, così come non lo sono gli italiani. Ma non vi illudete: prima o poi - speriamo prima - il popolo vi giudicherà e ribadirà con forza lo stesso no che noi oggi annunciamo in quest'Aula. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Taricco. Ne ha facoltà.
TARICCO (PD). Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, quella che siamo qui oggi ad affrontare è una legge di bilancio importante (40 miliardi), che approviamo a conclusione di un anno sicuramente complesso e tormentato. È un primo tassello di una strategia che riguarda l'anno prossimo e gli anni a venire, a cui contribuiranno il prossimo decreto ristori, che è all'orizzonte, ma soprattutto il Piano nazionale di recupero e resilienza, che affronteremo nei primi mesi dell'anno nuovo. Tramite tale Piano dovremo definire in modo strategico gli orizzonti e gli obiettivi verso cui orientare il cammino di questo Paese.
Tale consapevolezza è generale e lo è sicuramente in modo molto forte per quanto riguarda il comparto agricolo; un comparto che, in questo anno sicuramente molto complesso, ha comunque lavorato, fornendo ai cittadini italiani - e non solo - prodotti di altissima qualità, di grande sostenibilità ambientale e di grandi contenuti salutistici. Nel corso dell'anno si è cercato di accompagnare questo settore attraverso i vari decreti-legge che sono stati emanati (cura Italia, rilancio, ristori, liquidità e via discorrendo). Sono state adottate misure molto importanti, come quella che ci ha permesso di portare l'anticipo PAC dal 50 al 70 per cento; credo che questa sia stata una svolta straordinaria per il mondo agricolo in termini di immissione di liquidità alle imprese. C'è poi tutto il tema dei bonus, del fondo perduto, del fondo di garanzia attraverso ISMEA e della possibilità di accesso anche da parte dell'agricoltura al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, la sperimentazione o la risperimentazione della cambiale agraria, che è stata una sorpresa assolutamente positiva. Così come per gli altri settori, è stato disposto il rinvio di molte scadenze, a partire dalle rate IMU e via discorrendo.
Poi sono state adottate una serie di misure puntuali a sostegno dei settori più colpiti, dallo stoccaggio preventivo al pegno rotativo. Nell'anno in corso sono state adottate due misure assolutamente strategiche. La prima ci ha permesso di affrontare la cimice asiatica, sia sul piano normativo che sul piano della lotta attiva, con piani di intervento e di ristoro per i danni subiti dalle imprese a causa di tale parassita. La seconda, che non è ancora legge, ma lo sarà nelle prossime settimane, è la norma che delega il Governo a emanare i decreti legislativi per l'attuazione del contrasto alle pratiche commerciali sleali. Il Senato ha approvato il provvedimento in prima lettura e la Camera lo ha poi approvato senza modifiche; è quindi questione di settimane perché la legge entri in vigore.
In questo contesto si inserisce la legge di bilancio al nostro esame, che prevede una serie di misure generali, dall'esenzione IRPEF per i redditi dominicali e i redditi agrari al 50 per cento per le imprese all'esonero dal versamento dei contributi INPS per due anni per le nuove imprese che stanno partendo.
C'è anche una serie di interventi molto puntuali, dall'IVA al 10 per cento sui prodotti da asporto, che interessa moltissime aziende agricole, ai fondi di sostegno per le filiere dell'agricoltura, della pesca, dell'acquacoltura, al sostegno alle filiere più colpite, come il settore apistico, della birra, della canapa, della frutta in guscio, al sostegno del settore suinicolo. Ci sono misure che hanno riguardato altri settori molto colpiti, come l'incremento di 70 milioni di euro delle risorse del Fondo di solidarietà nazionale e le misure a favore del settore della pesca. (Richiami del Presidente).
Concludendo, ci sono poi anche alcune misure, che sembrano minute, come l'abolizione dell'imposta fissa di registro per l'acquisto di terreni dal valore inferiore ai 5.000 euro, oppure il rafforzamento del percorso di valorizzazione delle tradizioni enogastronomiche della ristorazione italiana di qualità nel mondo, che rappresenta uno straordinario veicolo per l'immagine di qualità del territorio.
Credo dunque si tratti di un insieme di provvedimenti assolutamente molto importanti, che richiederanno, soprattutto se guardiamo agli interventi strategici del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) oppure del prossimo decreto ristori, una grande attenzione all'agricoltura, che quest'anno ha saputo lavorare con l'obiettivo di sviluppare qualità e salute nei propri prodotti e che metterà al centro delle future strategie di impegno proprio i temi della transizione verde, della qualità e dell'attenzione alla salute, che sono e saranno al centro delle scommesse per il futuro del Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà.
TESTOR (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, per la prima volta nella storia della Repubblica una manovra economica arriva qui in Senato, in seconda lettura, a soli tre giorni dalla fine dell'anno e solo grazie alla responsabilità delle forze d'opposizione si scongiurerà l'esercizio provvisorio. Ormai, purtroppo, non ci stupiamo più dell'operato del Governo, troppo impegnato a risolvere i molti dissidi al suo interno. Il Governo ha presentato la manovra di bilancio con più di un mese di ritardo, lasciando poco spazio per l'esame alla Camera dei deputati e praticamente nessuno al Senato. Questo è veramente inaccettabile per la democrazia del nostro Paese. (Applausi).
Abbiamo poche ore per discutere il principale atto di politica economica, nel momento più difficile per la nostra Nazione dal dopoguerra. Questa legge di bilancio doveva gettare le basi per la ripresa da una crisi economica e sanitaria senza precedenti. Doveva essere l'occasione per condurre il nostro Paese verso un futuro di speranza e obiettivi di crescita. Un provvedimento da 40 miliardi di euro senza un quadro di insieme ben delineato: così l'ha definito l'Ufficio parlamentare di bilancio e noi della Lega non possiamo che condividere. Tuttavia, durante il passaggio alla Camera dei deputati, abbiamo cercato di migliorarlo, con senso di responsabilità nei confronti del Paese e delle tante categorie, che in questo momento stanno soffrendo. Lo abbiamo sempre fatto e dimostrato in questi mesi, dando il nostro voto agli scostamenti di bilancio, per un ammontare complessivo di indebitamento netto che supera i 100 miliardi di euro. Ci sono tante risorse, ma prive di una visione di insieme, come state dimostrando in questo momento: tante idee e ben confuse.
Manca dunque la progettualità necessaria per una ripartenza solida, con la possibilità di utilizzare le risorse anche derivanti dal recovery fund per rimediare alle politiche lesive degli anni passati e cogliere l'opportunità di ridisegnare il futuro, tenendo conto dei cambiamenti nella società, della composizione dei nuclei familiari, delle esigenze economiche, della rigenerazione urbana e dell'erogazione dei servizi. Cambiare, rinnovare e ricostruire: dovevano essere queste le linee guida, ma forse è troppo per questo Governo. Visione e prospettiva sono parole completamente sconosciute.
Fuori da questi palazzi esiste il mondo reale, che aspetta risposte concrete, soprattutto dopo i vari lockdown. Avete fermato l'Italia in vari modi, colorando il nostro calendario e la nazione, creando confusione, ponendo i cittadini, quando si svegliano la mattina, nella condizione di dover consultare i siti Internet o i giornali per sapere cosa possono o non possono fare e lasciandoli nell'incertezza.
Incertezza: questa è la parola con cui i cittadini devono convivere in attesa dei vari DPCM, che arrivano la sera con le conferenze stampa ed entrano in vigore la mattina. In questo modo, chi deve organizzare e programmare il lavoro non sa come fare gli acquisti, stabilire i turni di lavoro o mettere in cassa integrazione i dipendenti. Ne è un esempio la gestione della questione del turismo invernale: tutte le Regioni alpine hanno presentato un protocollo per ripartire in sicurezza, ma solo in questi giorni, quindi dopo un mese, il CTS lo ha esaminato.
È evidente che la questione sanitaria è prioritaria, ma è altresì evidente che sono necessarie risposte certe, con indicazione di data e modalità. Soprattutto, voglio sottolineare come l'importanza della stagione invernale sia stata liquidata da molti con la frase: «È solo una sciata». Invece c'è un intero comparto che vive di questo. È noto che le aziende legate al prodotto montagna generano l'85 per cento del fatturato annuo nel periodo concentrato tra dicembre e marzo. L'attuale chiusura sta comportando la perdita del reddito per mantenere attive le imprese fino alla stagione invernale 2021. Tale perdita non sarà in alcun modo recuperabile se non a fronte di adeguate misure di ristoro e compensazione. Quindi, le ricadute su imprese, lavoratori e famiglie saranno gravissime.
Sulle nostre montagne, Alpi e Appennini, c'è un comparto economico con 400.000 occupati, che vale un fatturato tra i 10 e i 12 miliardi. Chi ha amministrato un ente pubblico sa che meno introiti per le casse pubbliche derivanti da queste scelte significa meno servizi erogati ai cittadini. Quindi anche chi si occupa d'altro avrà ricadute, soprattutto le famiglie più in difficoltà.
Oltre al turismo di montagna, è tutto il turismo in generale ad essere in grave difficoltà. Secondo l'ENIT, ci sono stati 57 milioni di turisti in meno, con una perdita di 71 miliardi di euro; si perde sul PIL nazionale il 5,8 per cento di un settore che ne pesa il 13 per cento.
Il mondo della ristorazione registra una perdita nel 2020 di quasi 41 miliardi: una situazione che ha fatto chiudere il 14,4 per cento di bar e ristoranti, con relative conseguenze sulla filiera. Le misure messe in campo dal Governo prevedono nella legge di bilancio solo 505 milioni: sono assolutamente insufficienti.
È una manovra fatta di microbonus senza una visione di insieme. Un esempio è il bonus idrico, con una dotazione di 20 milioni, con 1.000 euro a beneficiario per cambiare rubinetti e sanitari. La dispersione dell'acqua è per l'Italia uno dei parametri che ci rende peggiori a livello europeo: la dispersione sulla rete idrica è al 47,9 per cento, quindi forse era opportuno investire risorse proprio sulla rete idrica, risolvere i problemi degli acquedotti alle abitazioni. Uno scolapasta con un coperchio sopra: questa è l'azione che avete fatto. (Applausi).
Poi ci sono i bonus televisori e i bonus cellulari, e si rifinanziano le misure assistenzialistiche: in emergenza possono essere uno strumento, ma spiace constatare che per questa maggioranza esse rappresentano misure strutturali. Peccato non mettere in campo misure che incentivino investimenti e lavoro: mi riferisco a decontribuzione e semplificazione, soprattutto in un Paese dove l'articolo 1 della Costituzione dichiara: «L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro».
Inoltre, in questi giorni invito il Governo a fare attenzione al nuovo regolamento europeo di default, a porre in atto una pianificazione di emergenza per gli arretrati fiscali delle aziende e di posticipare di almeno due anni l'entrata in vigore del codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza. Altrimenti, dal 1° gennaio, per classificare un'impresa in default basterà un arretrato di pochi euro, superiore all'1 per cento dell'esposizione totale verso la banca: in piena pandemia e con le chiusure imposte, questo sarebbe un'ulteriore beffa e un ulteriore danno per le imprese.
In conclusione, va bene il bonus sugli occhiali, ma per il Governo consiglierei l'acquisto di un binocolo. (Applausi). Infatti, se non si ha una visione a lungo termine, il futuro per i nostri figli rischia di essere davvero incerto e difficile. La responsabilità sarà vostra che avete avuto l'opportunità di investire più di cento miliardi in un solo anno e avete sprecato questa grande occasione. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Marco. Ne ha facoltà.
PELLEGRINI Marco (M5S). Signor Presidente, colleghi e colleghe, rappresentanti del Governo, ci occupiamo del disegno di legge di bilancio per il 2021 alla fine di un anno davvero difficile per l'Italia e per il mondo intero. Lo scoppio della pandemia ha causato una crisi economica con pochi precedenti nella storia e per scongiurarne gli effetti sulla carne viva degli italiani, dei lavoratori, degli artigiani, delle piccole e medie imprese, noi del MoVimento 5 Stelle ci siamo messi subito al lavoro. E così nei mesi scorsi abbiamo approvato, insieme alle altre forze politiche, provvedimenti, misure, aiuti, finanziamenti, ristori ed erogazioni che ammontano a 100 miliardi di euro per dare risposte immediate a tutti coloro che si trovavano e si trovano ancora in situazioni di difficoltà. È stato uno sforzo enorme di cui siamo orgogliosi. Abbiamo cercato di interpretare al meglio le istanze dei cittadini, che chiedono a noi tutti un impegno assoluto per risolvere i loro problemi. Di certo i cittadini non vogliono sentir parlare di crisi o di verifiche.
Oggi, come dicevo, ci occupiamo del disegno di legge di bilancio per l'anno 2021 e nei primi mesi dell'anno prossimo continueremo a lavorare nel solco di quanto fatto finora e definiremo tutti gli aspetti del recovery plan, Next generation EU, il che ci consentirà di investire nel nostro Paese i 209 miliardi di euro assegnati all'Italia, un ammontare particolarmente ingente, com'è facile vedere, di cui 81 miliardi a fondo perduto, non dimentichiamolo mai, ottenuti grazie all'azione del presidente del Consiglio Conte, del MoVimento 5 Stelle e di questa maggioranza. (Applausi). Fondi che consentiranno di rilanciare il nostro Paese, di superare carenze e mali atavici e di riprendere a produrre in modo sostenibile, di creare ricchezza e benessere e di ridurre le ingiustizie sociali.
Il disegno di legge di bilancio che oggi ci occupa prevede interventi per circa 40 miliardi che, come detto, si aggiungono ai 100 approvati negli scorsi mesi. La nostra azione si è indirizzata sostanzialmente lungo quattro direttrici che riteniamo fondamentali, cioè interventi immediati per affrontare l'emergenza, misure e investimenti mirati per costruire l'Italia del futuro, all'avanguardia nei settori strategici dell'ambiente, della sanità, della scuola e dei servizi pubblici, e poi un pacchetto fiscale che si rivolge ai lavoratori e alle famiglie italiane e norme che garantiscono la protezione sociale delle fasce più deboli della popolazione.
Queste direttrici si sono tramutate in alcune misure che passo ad elencare velocemente: la proroga al 31 marzo 2021 del blocco dei licenziamenti e ulteriori dodici settimane di cassa integrazione Covid; conferma fino a giugno 2021 della moratoria sui mutui, prestiti, leasing e della liquidità garantita dal fondo centrale per le piccole e medie imprese e da SACE: 4 miliardi aggiuntivi per la sanità; 24 miliardi in poco più di due anni per rilanciare gli investimenti delle imprese private, con particolare riguardo per i macchinari, i beni immateriali e per la formazione innovativa dei lavoratori. Inoltre vi è lo sgravio al 100 per cento per chi assume donne disoccupate e per chi assume under 35, la conferma di un lungo periodo dello sgravio del 30 per cento dei contributi previdenziali per le imprese del Sud che assumono, e ancora, conferma e stabilizzazione della diminuzione delle tasse fino a 100 euro per i lavoratori dipendenti che hanno redditi annui compresi tra 8.000 e 40.000 euro. Questa è una misura che interessa 16 milioni di italiani. Ricordo ancora l'assegno unico, da luglio del 2021, e questa è una misura davvero importantissima, che sarà erogato per ogni figlio dalla nascita fino al compimento dei ventuno anni di età.
Inoltre, cassa integrazione per gli autonomi, i professionisti e le partite IVA, per il periodo che va dal 2021 al 2023; l'assegno erogato ammonterà a una cifra tra i 250 e gli 800 euro al mese per sei mesi e sarà erogato direttamente dall'INPS. Un miliardo per dare il via al cosiddetto anno bianco sui contributi previdenziali di autonomi e professionisti. Queste due ultime misure, che ho appena elencato, sono importantissime perché abbiamo introdotto un nuovo ammortizzatore sociale, riconoscendo agli autonomi diritti e tutele che fino ad oggi avevano solo i lavoratori dipendenti. Mai prima d'ora in Italia a quattro milioni di partite IVA era stato garantito un aiuto concreto in caso di calo del reddito e mai lo voglio sottolineare mai - e sottolineo mai - si era intervenuti per sostenerle garantendo l'esonero dal pagamento dei contributi previdenziali.
Continuando nell'elenco, l'assunzione di 3.000 medici e 12.000 infermieri e assistenti sanitari in vista del grande piano vaccinale anti-Covid; 4 miliardi di euro dal 2021 al 2029 per il fondo per il reddito di cittadinanza, che in questi mesi drammatici ha evitato il collasso sociale per 3,5 milioni di cittadini italiani, tra cui 700.000 minori, e che, come noto, è una misura di giustizia e di inclusione sociale - checché ne dicano i detrattori - che il MoVimento 5 Stelle ha fortemente voluto e che i fatti, non le chiacchiere, hanno dimostrato essere stata decisiva per superare questa crisi economica per oltre 3,5 milioni di nostri connazionali. (Applausi). Mi avvio alla conclusione.
Proroga fino al 2022 del superbonus al 110 per cento: provvedimento che il MoVimento 5 Stelle ritiene strategico per la nostra economia, per il rilancio di un settore importantissimo per il nostro Paese, che era in sofferenza da anni, senza che i nostri attuali detrattori, allora al Governo, muovessero un solo dito per aiutare questo settore vitale per il Paese. Si tratta di una misura importantissima per la sicurezza delle nostre abitazioni e per rispettare i parametri di minore impatto ambientale, minore inquinamento e salvaguardia dell'ambiente e del Pianeta.
In questo disegno di legge di bilancio ci sarebbe molto piaciuto aggiungere altri tre provvedimenti - davvero concludo - che abbiamo proposto e che riproporremo con forza fino a che non otterremo il risultato... (Il microfono si disattiva automaticamente). Le chiedo un altro minuto, Presidente.
Mi riferisco all'ulteriore proroga del superbonus del 110 per cento almeno fino al 31 dicembre 2023 - per i motivi già illustrati e che non ripeto - e alla regolamentazione dell'utilizzo della canapa industriale, un settore che già oggi dà lavoro a migliaia di cittadini e imprese. Ripeto, canapa industriale, cioè l'utilizzo della pianta per produrre tessuti, carta, materiali per l'edilizia, plastica biodegradabile per l'industria dei cosmetici e per quella alimentare. (Applausi). La canapa industriale non ha assolutamente nulla a che vedere con la droga o con gli stupefacenti, e chi afferma il contrario è ignorante o vuole sfruttare l'ignoranza di alcuni a fini ideologici e di propaganda. (Applausi).
Infine, la rottamazione quater delle cartelle esattoriali, almeno fino al 31 dicembre 2019, che personalmente ho proposto sotto forma di emendamento al cura Italia e ai provvedimenti... (Il microfono si disattiva automaticamente). Ho concluso, Presidente.
È un provvedimento che darà respiro ai cittadini incorsi nelle cosiddette morosità incolpevoli e che sicuramente non sono evasori.
In conclusione, il 2020 sarà ricordato per la scoppio della pandemia, ma anche per l'inizio della vaccinazione; sarà ricordato per una difficile crisi economica, ma anche per le misure imponenti e senza precedenti in quanto a risorse stanziate in pochissimo tempo per superare la crisi.
Confidiamo che riusciremo presto a lasciarci alle spalle quest'anno difficile, questo momento drammatico, nella convinzione che, anche grazie all'azione del MoVimento 5 Stelle, l'Italia, la nuova Italia, sarà un Paese più dinamico, più sostenibile, più giusto e più equo. (Applausi).
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 15,44)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà.
URSO (FdI). Signor Presidente, cittadini italiani, la nuova Italia che prima veniva citata è un'Italia senza Parlamento, dove il Parlamento non esiste più, è stato cancellato con un decreto, con un atto di fiducia. Alle ore 13,30 di oggi è iniziato l'iter del bilancio dello Stato nell'Aula del Senato e tale iter si dovrà concludere alle ore 13 di domani. Questo evento, mai accaduto nella storia della Repubblica italiana e nella storia delle democrazie occidentali, avviene in quest'Aula per la inettitudine e la sfrontatezza di questo Governo sostenuto, reclamato e guidato dai 5 Stelle. Cancellata la democrazia rappresentativa, cancellato il ruolo del Parlamento (Applausi).
Tutto ciò avviene con un bilancio dello Stato di 40 miliardi di euro, il doppio di quanto abitualmente avveniva, al termine di nove mesi in cui il Governo e la maggioranza hanno utilizzato 108 miliardi di nuovo indebitamento, cioè quanto mai nessuno ha potuto fare in questo Paese nei decenni precedenti; sono cifre che corrispondono a circa sei leggi di bilancio in un solo anno. Inoltre, concludete quest'anno con una legge di bilancio che avete trasformato in una locomotiva, in un treno a cui agganciare tanti vagoni: la legge di bilancio contiene 50 proroghe, come se fosse il milleproroghe (ma quello in esame è il disegno di legge di bilancio, non il milleproroghe), 10 deroghe e 20 microbonus. In questi numeri c'è l'inettitudine di un Governo che realizza provvedimenti a pioggia, disperde le risorse, piega il Paese sotto montagne di debiti senza consentire la ripresa economica: 50 proroghe, 10 deroghe, 20 bonus, a questo avete ridotto la legge principale dello Stato, che dovrebbe dare indirizzo, prospettiva e strategia a tutta l'attività economica del Paese.
Ebbene, in tutto ciò vi è però un bonus che nascondete e che si erge su tutto. Mi rivolgo soprattutto ai cittadini che hanno votato per i 5 stelle: si tratta di un bonus che si erge su tutto per coprire tutto e che nascondete con il resto del provvedimento. Mi riferisco al bonus che deve servire al Partito Democratico italiano per pagare con il denaro dello Stato una banca e comprarne due; al bonus che serve alla fusione tra Unicredit e Monte dei Paschi di Siena, la cosiddetta norma sulle imposte attive differite, deferred tax asset (DTA), che non ha un preciso stanziamento di bilancio. È una norma a fisarmonica che potrebbe essere di 1, 2, 3, 4, 5, 6 miliardi, a seconda di come poi si realizzeranno le fusioni in questo anno, e che dovrebbe servire a consentire al Partito Democratico, coprendo gli scandali del passato che stanno dietro il dissesto finanziario di Monte dei Paschi di Siena, di acquisire finalmente, secondo le ambizioni da tempo della ditta di Bersani, Fassino ed eredi, non una, ma due banche in una, cioè Monte dei Paschi di Siena e Unicredit, per una fusione che, già secondo le notizie odierne, costerà un po' di più. Infatti, sui giornali di oggi si legge che la dote dovrà aumentare, che non basterà quella delle DTA e che l'ultima dote da 3,6 miliardi aumenterà a 6 miliardi, poi c'è la manleva di 10,2 miliardi.
Stiamo parlando, colleghi parlamentari, di qualcosa che denunceremo in ogni passaggio nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Parliamo del più grande ammanco della storia della Repubblica italiana; di un salvataggio di Monte dei Paschi di Siena, che è già costato 5,7 miliardi quando fu fatta la nazionalizzazione, e che poi è costato un altro provvedimento sempre in merito alle imposte differite che oggi riproponete con la norma sulle DTA. Ebbene, nel 2017 già accadde, a fronte di una maxiperdita di oltre 11 miliardi di euro, di iscrivere nei bilanci 3 miliardi di euro di credito di imposta nel computo del capitale. Tale manovra è già stata effettuata dallo stesso Padoan nel 2017. Accadde che il Ministro dell'economia di allora realizzò quella nazionalizzazione per coprire certi scandali. Qualcuno per questo cadde da una finestra. Recentemente la Camera ha deliberato una Commissione di inchiesta. Ebbene, per coprire quello scandalo l'allora Ministro dell'economia nazionalizzò Monte Paschi di Siena con una montagna di miliardi (5,7 prima, 3 miliardi dopo), 8 miliardi di crediti deteriorati furono acquistati da AMCO ed ora ci sono altri 3 miliardi almeno di DTA, almeno altri due miliardi e mezzo di ricapitalizzazione, altri 10,2 miliardi di manleva da garantire. A quanto ammonta il sacco che state preparando agli italiani? A quante decine di miliardi ammonta l'operazione di salvataggio della banca del Partito Democratico, che deve essere fusa con Unicredit e affidata a Padoan?
Ho presentato un'interrogazione per capire come mai - sarà pubblicata domani - il ministro Gualtieri abbia sbianchettato una norma di direttiva europea, cancellandola dall'ordinamento per consentire a Padoan di superare fittiziamente e arbitrariamente con raggiro la norma sul conflitto di interesse e diventare oggi consigliere e domani presidente di Unicredit e Monte Paschi di Siena. Avete raggirato l'Europa; avete modificato e stravolto la normativa; avete sbianchettato il conflitto di interesse per realizzare il grande sacco sulla finanza e sulle banche italiane. Noi non ve lo possiamo consentire e non ve lo consentiremo.
La manovra di bilancio serve solo a nascondere quell'operazione. Mi stupisco che il MoVimento 5 Stelle resti in silenzio e consenta il più grande sacco sulle banche italiane e mi stupisco che ciò accada nel momento in cui dal 1° gennaio la Banca centrale europea impone ai cittadini italiani e alle imprese italiane delle regole che porteranno al default dell'impresa italiana, come hanno denunciato banchieri eccellenti. È una bomba cosmica sul sistema produttivo e la Banca d'Italia con il chiarimento di ieri mette una toppa peggiore del buco. Si tratta di uno sforamento di 100 euro per cittadino e di 500 euro per l'impresa, pari all'1 per cento di quello sforamento in novanta giorni. Almeno un terzo del sistema produttivo italiano incapperà in quelle regole e salterà. Di questo non vi interessa nulla purché vi appropriate delle due banche che diventano una.
A questo siete ridotti: la finanza speculativa italiana è diventata la bandiera della sinistra italiana. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà.
CANGINI (FIBP-UDC). Signor Presidente, se la recessione economica preoccupa, non preoccupa meno la recessione democratica in atto. Le liberaldemocrazie stanno arretrando in tutto il mondo: non sono state mai così poche numericamente negli ultimi cinquanta anni. I principi liberaldemocratici stanno arretrando nelle coscienze dei popoli d'Occidente. Questo ci dicono i sondaggi.
Se esiste un termometro per misurare la febbre delle democrazie e l'insorgere di incombenze autoritarie e/o paternalistiche - la differenza tra i due concetti è sottile -, il termometro esiste e si chiama Parlamento, che è il luogo della democrazia dove si esercita la volontà popolare. Che il Parlamento vada difeso ce lo ricordano gesta recenti dei nostri amici e colleghi della maggioranza. Ce lo ricordano le sceneggiate, e parlo di sceneggiate perché evidentemente erano delle messe in scena che non afferivano a valori realmente avvertiti. Le sceneggiate del MoVimento 5 Stelle - le ricordiamo - sul tetto di Palazzo Montecitorio, brandendo copie della Costituzione in difesa del Parlamento della Repubblica, a quei tempi minacciato da governi che mai si sarebbero sognati di fare quello che questo Governo sta facendo oggi. Ce lo ricordano le gesta molto più recenti del Partito - cosiddetto - Democratico che appena due anni fa, esattamente in questi giorni di due anni fa, raccolse le firme di senatori attualmente seduti in questo emiciclo per presentare ricorso alla Corte costituzionale e per protestare contro la violenza subita da questo ramo del Parlamento, quindi dal Senato, da parte di un Governo (il Governo era il Conte 1) che aveva impedito a questo ramo del Parlamento di valutare, giudicare ed emendare l'allora legge di bilancio.
Siamo oggi in condizioni analoghe a quelle, ma non mi pare che i colleghi della maggioranza avvertano tutto questo pathos democratico. Siamo in condizioni persino peggiori rispetto a quelle di allora, perché ce lo dicono i dati: degli oltre 430 atti di Governo relativi alla pandemia solo il 2,7 per cento ha avuto natura parlamentare; dei tanti decreti-legge approvati dal Governo il 62 per cento è passato con voto di fiducia. Il Governo si è degnato di rispondere ad interrogazioni e interpellanze parlamentari per poche volte: il 72 per cento delle interrogazioni e delle interpellanze non ha avuto risposta. Si è abusato - com'è noto - di uno strumento puramente amministrativo, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, giudicato illegittimo dal tribunale di Roma e assistiamo oggi a una manovra che nell'arco di ventiquattr'ore dovrà essere fintamente valutata, realmente approvata e di sicuro licenziata da questo ramo del Parlamento.
Colleghi, siamo di fronte alla classica eterogenesi dei fini: un Governo nato per ristabilire gli equilibri costituzionali e democratici e dare lustro alla buona politica, coartata dalla cattiva demagogia, sta abusando di demagogia, non ha alcuna sostanza politica e sta mettendo sotto i piedi la Costituzione e la prassi democratica. Non so infatti se vi rendete conto che non solo nella storia repubblicana, ma nell'attuale cronaca d'Europa l'Italia ha raggiunto un nefasto primato: siamo il Paese in cui più il Parlamento è stato svuotato delle proprie funzioni costituzionali.
Un liberale non dovrebbe dirlo, ma sono un liberale realista: si potrebbe anche accettare tutto questo; viviamo in uno stato d'eccezione e si può accettare che in uno stato di eccezione circoscritto nel tempo, in ragione di un'evidente e grave emergenza nazionale, i diritti e le prerogative costituzionali vengano compresse a favore di una maggiore efficacia ed efficienza del Governo. Non è questo il caso con tutta evidenza e non è un'opinione, ma sono i numeri a dirlo: siamo il Paese europeo con il maggior numero di morti per Covid; siamo il Paese europeo nel quale la recessione è più grave. Devono ancora essere promulgati il 64,5 per cento dei decreti attuativi, cioè di quegli strumenti, varati all'interno dei Ministeri, per dare concreta attuazione alle decisioni del Governo. È una cosa talmente enorme che l'Ufficio per il programma di Governo, con grande scorno del sito Openpolis che svolge un'azione di trasparenza meritoria, ha smesso addirittura di pubblicare i dati di avanzamento dei decreti, aggiungendo così a una mancanza di spirito democratico, a un'evidente violazione dei diritti e delle prerogative parlamentari e a un'oggettiva incapacità ed inefficienza del Governo anche una rara e grave mancanza di trasparenza.
Assistiamo così a una legge di bilancio che l'Ufficio parlamentare di bilancio racconta come un milleproroghe qualsiasi, una sequenza di interventi di natura puramente assistenziale che sono proiettati al presente, che nulla dicono del futuro e che mancano totalmente di senso politico. Se questo era, com'è ragionevole attendersi, un antipasto del Piano di ripresa e resilienza che il Governo varerà, è chiaro che non ci sarà alcuna ripresa e non ci sarà alcuna resilienza. Credo che senza democrazia e senza politica non potete e non possiamo pensare che questo Governo abbia un futuro. Credo che senza democrazia e senza politica non potete e non possiamo pensare che con questo Governo l'Italia abbia un futuro. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il rappresentante del Governo. Ne ha facoltà.
MISIANI, vice ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, intervengo con riferimento ai quesiti posti da una serie di colleghi in relazione ad una correzione necessaria alla legge di bilancio.
Confermo che è necessario un intervento normativo per correggere quanto scritto nel comma 8 della legge di bilancio. L'intenzione del Governo era e rimane quella di portare un'ulteriore detrazione per redditi da lavoro dipendente, cioè quello che è stato denominato a suo tempo il bonus 80 euro, a 100 euro, come già deciso per il secondo semestre del 2020, stabilizzando questa norma a decorrere dal 2021.
La relazione tecnica, che fa riferimento ai valori corretti, quantifica l'impegno legato all'attuazione di questa norma in 3.299.800.000 euro. Qual è il problema? Il comma 8, così come è scritto nel disegno di legge di bilancio che stiamo discutendo in questa sede, modifica il comma 2 dell'articolo 2 del decreto-legge n. 3 del 2020, cioè quello che ha previsto per il secondo semestre del 2020 l'aumento del bonus 80 euro, facendo però riferimento per la decorrenza del termine a quel semestre, tanto è vero che il comma 2 viene modificato scrivendo che nelle more di una revisione strutturale del sistema delle detrazioni fiscali, l'ulteriore detrazione, di cui al comma 1 - che è però la detrazione relativa solo a sei mesi - spetta per le prestazioni a decorrere dal primo luglio 2020. Se rimane questo testo, la detrazione non è più di 1.200 euro a decrescere, con tutti i parametri che conoscete, ma diventa di 600 euro, cioè la metà. Questo è il punto. Quindi non solo non c'è un problema di copertura, ma se la norma rimanesse così come è scritta, avremmo circa 1.600.000.000 di euro che non verrebbero in realtà impegnati perché la detrazione, a norma di legge, sarebbe la metà di quella che era nell'intenzione del Governo e di quello che è scritto peraltro nella relazione tecnica che fa riferimento a 960 euro più 240, quindi 1.200, con tutti i parametri che conoscete.
Per intervenire è necessaria una norma di legge e il Governo ha intenzione di farlo il prima possibile, sostanzialmente immediatamente dopo l'entrata in vigore della legge di bilancio, con un decreto-legge che interverrà in questo senso. (Applausi).
PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC). Signor Presidente, credo che quanto espresso dal vice ministro Misiani, che almeno dalle verifiche che stiamo facendo corrisponde alla realtà, possa chiamarsi davvero pressapochismo nelle norme. Può sfuggire infatti su un singolo emendamento da parte di un parlamentare in alcuni casi, però non su un provvedimento e per un'entità di questo genere su una manovra finanziaria. (Applausi).
Crediamo che la giustificazione e la soluzione proposta dal Governo in questo caso non sia peraltro corretta, perché la norma rende strutturale una detrazione di 1.200 euro all'anno; ma rendendola strutturale, si crea un mancato introito per il quale non c'è la copertura corrispondente. Ciò significa quindi che la legge di bilancio che stiamo discutendo non è coperta.
Signor Presidente, voglio interloquire in modo molto sereno e voglio essere obiettivo. Possiamo discutere se la mancanza di copertura turba l'equilibrio di bilancio, perché la legge n. 243 del 2012, che è attuativa dell'articolo 81 della Costituzione, parla di equilibrio di bilancio. Ma certamente, se parliamo di copertura, in questo caso approviamo una norma non coperta e, quindi, rischia di esserci uno scostamento di bilancio. Questa è la sostanza. (Applausi). Infatti, essendo l'impegno per tutto l'anno di 1.200 euro, la cifra dell'onere derivante dal mancato introito è di oltre 3 miliardi di euro e non di 1,15 miliardi. Questo è il dato che risulta.
Non è possibile liquidare tutto ciò dicendo che non ci sono più fondi e che c'è la riduzione a 600 euro. Potrebbero esserci due soluzioni, la prima delle quali vede il Governo adottare davvero un decreto che prevede la riduzione a 600 euro. Tuttavia, ciò non toglie che oggi la previsione è di 1.200 euro e la copertura non c'è. La questione non è risolvibile con un'affermazione. La sostanza, signori, è che occorrevano 3 miliardi di euro, mentre ne avete messi 1,15. Ripeto, questa è la sostanza. (Applausi).
CIRIANI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIRIANI (FdI). Signor Presidente, ho ascoltato molto meravigliato - per non dire sbigottito - l'intervento del vice ministro Misiani che, purtroppo per lui, deve portare sulle spalle il peso della responsabilità collettiva di questa pessima figura.
Vorrei rivolgermi non tanto a lui, quanto ai colleghi della maggioranza che ancora conservano un minimo di onestà intellettuale, chiedendo loro se non è il momento di dire basta allo scempio delle istituzioni e del Senato in particolare. Colleghi, ci rendiamo conto del punto a cui siamo arrivati? Stiamo facendo in Senato, nel bel mezzo della discussione generale, un dibattito tecnico che andava svolto in Commissione, perché è in quella sede che si affrontano questi problemi, ma voi non ce l'avete consentito. (Applausi). Colleghi, questo non è più accettabile. Questo è il Senato della Repubblica e stiamo discutendo non di un provvedimento qualsiasi, ma del bilancio dello Stato.
La fretta genera confusione e talvolta anche mostri, presidente Alberti Casellati. Le procedure previste dalla Costituzione, dalle leggi e dal Regolamento servono, nel nostro sistema bicamerale, proprio a questo, ossia evitare questi brutti errori e queste brutte figure che, poi, si riflettono sull'immagine non del Governo, ma del nostro Paese all'estero. Ma vi immaginate cosa può pensare di questo Governo e di questo Paese un investitore internazionale che, per sua sventura, sedesse oggi qui, in Senato, di fronte a un Esecutivo che, a quarantott'ore dall'esercizio provvisorio, sbaglia i conti della manovra finanziaria? (Applausi).
Signor Presidente, si tratta di un fatto inaudito e di una gravità senza precedenti, in quanto non attiene tanto al merito, ma fa intendere la faciloneria e la superficialità con cui tutto questo è stato affrontato. La fretta è conseguenza delle vostre divisioni, dei vostri litigi e dei ricatti all'interno della maggioranza. Ricordo che a definire scandaloso il metodo con cui al Senato è stato imposto questo timing non sono Luca Ciriani di Fratelli d'Italia o i colleghi di Forza Italia o della Lega, ma è stato il senatore Renzi non più tardi di ventiquattr'ore ore fa. Se è scandaloso per lui, lo è sicuramente anche per noi.
A quarantott'ore dall'esercizio provvisorio, che sarebbe una tragedia non per il Governo, ma per le famiglie, i cittadini e le imprese, l'Esecutivo ci annuncia che deve ancora tagliare, cucire, aggiungere, ripensare e rivedere. Ora basta, siamo giunti a un momento e a un punto oltre i quali le istituzioni non possono essere calpestate. Mi rivolgo a lei, signor Presidente, perché faccia valere nelle sedi più opportune il grido di dolore che giunge almeno dai banchi dell'opposizione. (Applausi).
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ringrazio il rappresentante del Governo per la risposta pronta e doverosa, perché su una questione di questa importanza indubbiamente era necessario un intervento che non poteva ridursi alla sola replica, quindi grazie al Governo per questo chiarimento. Tra l'altro, ci risulta da alcune notizie che sono apparse o che circolano anche nei corridoi che non sia solo questo l'elemento del decreto-legge correttivo, ma che ci siano anche altre questioni, ad esempio il fatto che sia stata duplicata una norma che sostanzialmente era già contenuta nel decreto ristori-quater, che comprendeva un po' tutti i decreti ristori, che è stata replicata anche sulla manovra di bilancio con due coperture differenti. Sembra cioè che i 50 milioni sul quater e i 50 milioni previsti sulla manovra di bilancio si sommino e che diventino 100 milioni. Questo riguarda l'intervento sugli affitti. Ricordo al senatore Errani che era uno degli interventi che la maggioranza si era prefissata di migliorare nella fase emendativa all'interno del Parlamento. C'è quindi questa duplicazione, anche se non penso che sia questo poi il tema principale. Qualcuno parla anche della questione legata ad una norma sull'istruzione che era stata stralciata dalla ragioneria, ma che potrebbe rientrare nel decreto correttivo, perché sembra che sulle coperture si sia arrivati ad una situazione di maggiore chiarezza. Volevo quindi capire, in primo luogo, se sono anche altri gli eventuali interventi correttivi, ma mi pare di capire dal suo intervento che l'elemento principale resta questo. Io non ho motivo per dubitare delle parole che lei ha detto, Vice Ministro, ma non ho neanche motivo di dubitare delle parole che ha detto il senatore Pichetto Fratin, che mi sembra sia molto esperto sulla materia e abbia anche una lunga esperienza nella Commissione bilancio. A questo punto, per chiarire bene la situazione nell'interesse degli italiani - questa è la cosa principale - abbiamo bisogno che sia lei, presidente Alberti Casellati, a darci, dopo una valutazione attenta, la chiarezza della norma per capire se effettivamente non c'è bisogno di un ulteriore scostamento e di un ulteriore passaggio alla Camera, ma sia solo sufficiente un decreto correttivo. So che lei è sempre molto attenta nel verificare anche i maxiemendamenti, direi che una verifica ulteriore su questo maxiemendamento è necessaria prima ancora che il Governo ponga la fiducia, così almeno facciamo le cose fatte bene, perché non vorremmo trovarci a votare la fiducia su una norma che comunque non è corretta e quindi con il rischio che questo pregiudichi il bilancio stesso del nostro Paese in una fase così delicata. (Applausi).
Tutto quello che le chiediamo, Presidente, è un suo intervento per chiarire la questione.
MANCA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCA (PD). Signor Presidente, per quello che ci riguarda noi intendiamo sollevare il Presidente da un problema che a nostro avviso il vice ministro Misiani ha chiarito con grande precisione e con grande trasparenza, come era doveroso fare in quest'Aula, perché di fronte ad un quesito come quello che è stato posto era corretta una risposta del Governo. Credo che la risposta sia trasparente e precisa e mostri anche il volto delle difficoltà all'interno delle quali il Governo si sta muovendo per gestire - e io credo che questo sia un punto politico essenziale che anche tra di noi dovremmo cominciare a condividere - una situazione emergenziale, per attraversare una pandemia come questa, che ha avuto bisogno di una quantità di provvedimenti molto ampi, composti da numerosi articoli e commi, dove l'errore tecnico non è qualcosa che può essere attribuito - io dico - politicamente, con responsabilità politica nei confronti del Governo e della maggioranza, perché amministrare il Paese e governarlo per attraversare questa crisi richiede inevitabilmente l'assunzione di una pluralità di responsabilità. Qui il vice ministro Misiani ha correttamente riportato una decisione altrettanto responsabile del Governo, assunta ad invarianza di saldi, nel pieno rispetto dell'equilibrio di bilancio, e dunque nel pieno rispetto della legge di bilancio sulla quale stiamo intervenendo, quindi senza modifica degli equilibri e dei saldi di finanza pubblica, perché la matematica ancora non è un'opinione: se quella norma aveva un tiraggio di 3,3 e così come è scritta ha un tiraggio di 1,6, è inevitabile che la correzione serve per poter applicare la volontà politica del Governo, che peraltro era già stata in diverse occasioni ribadita e sottolineata. Lo dico con estrema amicizia e anche con grande senso di responsabilità nei confronti del collega Pichetto Fratin. Sappiamo che ci uniscono la volontà di approfondimento e di entrare nel merito.
Io credo che, di fronte a questo chiarimento che il Governo ci ha portato, non ci sia bisogno di entrare in ulteriori elementi di valutazione tecnica. È stato dichiarato qui dal vice ministro Misiani che il tutto avviene ad invarianza di saldi e nel pieno rispetto degli equilibri. Per quello che ci riguarda, questa è una bella pagina di relazione tra Governo e Parlamento e anche per noi è un elemento di estrema chiarezza per poter continuare, nella legalità, nella regolarità e nella piena assoluzione della responsabilità politica, il nostro lavoro e il nostro dibattito. (Applausi).
ERRANI (Misto-LeU). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERRANI (Misto-LeU). Signor Presidente, apprezzo lo stile con cui il Capogruppo della Lega ha preso atto della risposta del Governo. Risposta doverosa, a fronte di notizie che potevano lasciar pensare al rischio di un problema relativo alla tenuta dell'equilibrio di bilancio. Questo problema non esiste. Non esiste un problema di copertura. Anzi, c'è esattamente il problema opposto, collega Pichetto Fratin.
Senatore Pichetto Fratin, naturalmente lei sa bene che tutte le volte che si fa un errore, è un errore. Qui c'è stato un errore che va corretto, ma va corretto senza che si metta in discussione la correttezza del bilancio, la possibilità di approvarlo e di evitare l'esercizio provvisorio. Dunque, nonostante tutta l'attenzione, che non ho dubbi il Presidente del Senato metterà, non c'è la necessità di un intervento del Presidente del Senato, perché, da questo punto di vista, le cose sono chiare e trasparenti.
Poiché io ho apprezzato, come detto anche in diversi interventi, che l'opposizione ha lavorato per evitare l'esercizio provvisorio, nonostante i tempi strettissimi, proporrei di procedere, dopo la sanificazione, con il nostro dibattito per l'approvazione del bilancio. (Applausi).
PRESIDENTE. Vice ministro Misiani, io le pongo una domanda diretta, tenendo conto di quanto alcuni componenti di questo Senato hanno asserito: in questo provvedimento c'è copertura oppure no? Per cortesia, dia proprio una risposta secca: la copertura c'è, sì o no?
MISIANI, vice ministro dell'economia e delle finanze. Sì, signor Presidente. Non solo c'è la copertura, ma adesso il provvedimento è sovracoperto, perché dall'allegato 3 e dalla relazione tecnica emerge una copertura di 3.299.800.000 euro. La norma, così come è scritta, invece, costa la metà di quella cifra. Quindi, c'è una sovracopertura di 1,649 e rotti miliardi di euro.
PRESIDENTE. Voglio far presente a tutti che ieri la Commissione bilancio ha inviato, ai sensi dell'articolo 126, comma 4, il parere sull'equilibrio di bilancio. Il vice ministro Misiani oggi assicura che non c'è alcun problema di copertura.
Alla luce di questo, del parere della 5a Commissione e del parere del Vice Ministro dell'economia e delle finanze, io devo ritenere che la procedura sia corretta. Del resto noi verificheremo poi, attraverso proprio il decreto correttivo, se quello che è stato detto corrisponderà al vero. Ma non abbiamo motivi oggi di non dover credere a quello che viene affermato dal Vice Ministro e dalla 5a Commissione.
La seduta è sospesa fino alle ore 17,20 per la sanificazione dell'Aula.
(La seduta, sospesa alle ore 16,20, è ripresa alle ore 17,22).
Sulla scomparsa di Francesca Salvetti
PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Senatori, è con profonda commozione che desidero ricordare in quest'Aula una nostra giovane dipendente, purtroppo venuta a mancare a pochi giorni dal Santo Natale: Francesca Salvetti. Era entrata nei ruoli del Senato solo nel 2005, ma in pochi anni era diventata una delle colonne portanti della segreteria della Commissione difesa.
Donna brillante e di vivace intelligenza, lavoratrice instancabile, competente e sempre disponibile, la signora Salvetti era soprattutto una ragazza piena di energie e di vitalità. Il suo carattere positivo e la sua capacità di affrontare le mille difficoltà quotidiane del lavoro parlamentare con spirito sempre costruttivo e senza mai perdere il sorriso l'avevano resa un punto di riferimento importante tanto per i senatori quanto per i colleghi. Quello stesso sorriso e quella stessa incredibile energia con cui la signora Francesca Salvetti ha affrontato la terribile malattia che l'aveva colpita poco più di due anni fa, subito dopo essere diventata mamma per la seconda volta.
La notizia della sua prematura scomparsa è stata motivo di forte dolore. Con la signora Salvetti, il Senato non perde soltanto una collaboratrice preziosa, ma una bella persona a cui tutti erano affezionati, una ragazza in gamba, generosa, solare, dinamica e combattiva.
Sono vicina alla famiglia, al marito Giovanni, ai piccoli Matilde e Leonardo, a cui rinnovo il mio cordoglio personale e sentimenti di affettuosa e commossa partecipazione, a nome di questa Assemblea e di tutto il Senato.
In ricordo della signora Francesca Salvetti, invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2054 (ore 17,26)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laus. Ne ha facoltà.
LAUS (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, arriviamo alla discussione di questa manovra di bilancio con la consapevolezza di aver già pagato il tributo più alto che possa toccare a un Paese e a una comunità.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,26)
(Segue LAUS). Portiamo sul cuore il peso delle vite umane perdute e sulle spalle l'onere di una congiuntura nefasta ed emergenziale. La fine del tunnel ancora non si vede, eppure abbiamo il dovere di immaginarla e di intuire come raggiungerla.
Il Governo ha scelto di muoversi lungo un percorso a tappe che con oggi traguarda il nono provvedimento economico finanziario negli ultimi dieci mesi di legislatura. Ognuno ha completato il precedente, lo ha arricchito o anche solo corretto in meglio e l'attuale comincia finalmente a porre le basi per guardare oltre la pandemia, per vedere la ripresa oltre la crisi. Quando si parla di ripresa, inevitabilmente si finisce per parlare di lavoro, che è tema centrale di questa manovra anche grazie al rapporto costruttivo che si è venuto a creare con le forze di minoranza.
Nel testo all'esame dell'Aula si è cercato di equilibrare politiche di sostegno al reddito e all'impresa con politiche attive di rilancio del sistema produttivo ed economico in generale. Registriamo infatti il prolungamento di dodici settimane degli ammortizzatori sociali e l'inserimento di considerevoli risorse sugli sgravi contributivi, sia per il lavoro dipendente che per quello autonomo, e per la prima volta i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata avranno la possibilità di un'indennità straordinaria di continuità reddituale operativa. Questo è un passo importante sulla strada della riforma degli ammortizzatori sociali che è già nell'agenda del Parlamento per il prossimo futuro.
Capitoli importanti della manovra sono riservati poi ai pensionati e agli esodati, ai cosiddetti lavoratori fragili e alle donne cui è dedicato in particolare il fondo per la parità salariale che è una sorta di implicito impegno del Parlamento a legiferare in materia. Investimenti per il futuro sono anche l'assegno unico universale per le famiglie con figli cui sono riservati oltre tre miliardi di euro, l'assegno di ricollocazione non soltanto a chi percepisce il reddito di cittadinanza ma anche ai cassintegrati e ai disoccupati in Naspi, e il contratto di espansione che in un mercato in trasformazione si pone come una sorta di patto generazionale.
È evidente che in molti casi citati e in altri che mi manca il tempo di ricordare, ci troviamo di fronte al momento di avvio di politiche che dovranno poi trovare esplicitazione e concretezza. Penso, ad esempio, allo scostamento di bilancio che servirà nei prossimi mesi a rafforzare le maglie nella rete dei ristori intessuta per salvaguardare chi ha patito di più gli effetti della crisi generata dalla pandemia. Urge infatti cominciare a ragionare per filiere produttive e rivedere il concetto di attività prevalente rispetto a come è stato applicato sin qui, in modo da evitare che nell'elenco dei destinatari delle misure, taluni operatori risultino indebitamente eclissati.
Da un lato, dunque, l'odierna legge di bilancio manda in porto i risultati attesi, dall'altro intraprendere nuove sfide e nuovi traguardi. Il tutto anche grazie a un mutato contesto europeo, all'interno del quale questo Governo ha saputo far tornare l'Italia tra i protagonisti.
Vorrei concludere ricordando che, ancora sul tema del lavoro, proprio dall'Europa arriva l'eco di una proposta cruciale, con la quale presto saremo chiamati a confrontarci, relativa al tema dell'equa retribuzione. Si tratta di una proposta orientata a stabilire prescrizioni comuni nell'Unione affinché si tenda a una convergenza verso l'alto dei salari minimi, qualunque sia il sistema con cui essi vengono determinati nei Paesi membri. Mi avvio alla conclusione, Presidente.
Intorno a questo obiettivo sta maturando una direttiva che non può e non deve coglierci impreparati, a maggior ragione per l'intenso lavoro che il Senato, in particolare, ha già svolto sull'argomento nel corso dell'attuale legislatura.
Quindi, nel ragionare di bilancio, di rimedi e soprattutto di futuro, è bene metabolizzare che una decisione va presa, e va presa anche alla svelta, perché possiamo accompagnare il cambiamento invece di subirlo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà.
PEROSINO (FIBP-UDC). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, sulla procedura vi ricordo che esiste la legge del contrappasso: quello che fate oggi alle opposizioni o al sistema potrebbe, un giorno, ritorcersi contro di voi con gli interessi.
Il parere dell'Ufficio parlamentare di bilancio dice che l'aumento del PIL, che voi ipotizzate nel 6 per cento, in realtà sarà almeno di un punto inferiore, e io aggiungo che probabilmente, invece, la diminuzione di quest'anno non sarà 9, come previsto, ma, purtroppo, qualcosa in più. Sempre il parere dice che è parzialmente indefinita la struttura del bilancio: non c'è un equilibrio tra le voci e c'è incertezza. Inoltre, gli 88,5 miliardi del recovery fund di cui parlate perché siano utilizzati per il meccanismo della sostituzione hanno limiti temporali, quindi l'Ufficio parlamentare di bilancio vi invita a stare attenti sul come e quando potrete usarli.
Ancora, la retroazione fiscale come fonte di copertura 2022-2023 è incerta e scorretta (andrebbe a finanziare la riforma fiscale); eventualmente gli utili derivanti da manovre fiscali da investimenti vanno nel bilancio a rendere quella omogeneità e quella maggior definizione di cui si è rimproverati.
Sono 40 miliardi di deficit, ma sono 73,6 di fabbisogno; gli scostamenti sono a parte. Gli scostamenti sono già 108 e abbiamo altri 20 miliardi in vista.
Avete fatto, tutti voi al Governo in questi anni - e noi opposizioni siamo stati costretti a dire no, salvo che sugli scostamenti per collaborazione e concretezza - un eccesso di normazione. Nei decreti-legge che si sono succeduti ci sono volumi di disposizioni anche in contraddizione e di difficile attuazione.
Sul 110 per cento ho sentito prima da un collega che proporrete una proroga ulteriore perché giugno 2022 non basta; bisogna andare almeno a fine 2023, altrimenti non parte - ve lo dico come constatazione, riporto le idee degli operatori del settore - ed inoltre, va semplificato.
Avete fatto tanti rinvii, però le cartelle fiscali prima o dopo arriveranno e, a mio avviso, l'Agenzia delle entrate scalpita - e anche troppo - nelle dichiarazioni. Andrebbe in qualche modo tacitata con un provvedimento.
Il blocco degli sfratti al 30 giugno, già citato dal collega Caliendo, mi fa pensare che ce l'abbiate comunque con i proprietari di casa, che hanno investito e non hanno rubato gli alloggi o gli investimenti immobiliari.
Il divieto di licenziamento lo pagheremo caro, purtroppo, dopo il 31 marzo.
La lotteria degli scontrini e il cashback - l'ho detto altre volte, ma magari sono una vox clamantis in deserto - sono diseducativi e profondamente sbagliati. Anche l'Europa lo ha detto sul cashback, ma l'Europa la ascoltate quando volete, e quando non vi interessa, non la sentite.
Perché ci deve essere un costo di miliardi a carico dello Stato per fare cashback quando uno può pagare come gli pare? Se poi vuol pagare con la carta di credito fa benissimo.
Non ho mai capito l'abrogazione della tassa sui money transfer; proprio non sono riuscito a capirne l'essenza. Qualcuno ha detto che favorisce qualche tipo di mafia che trasporta i soldi all'estero. Si parlava di mafia nigeriana, ma, magari, sono illazioni di certi giornali.
I 1.000 euro per i sistemi di filtraggio dei rubinetti vanno nelle agevolazioni per le ristrutturazioni; sull'acqua ci sarebbe molto da dire, ma forse conta un'opera educativa.
Nel 2021 avremo minori entrate; non lo so, ma spero che abbiate tenuto conto delle calo delle accise su benzina, gasolio e prodotti petroliferi, perché nel 2020 ci sono stati meno consumi. Ricordatevi inoltre che le addizionali regionali e comunali sull'Irpef, assieme ad altre entrate comunali, come gli oneri di urbanizzazione, avranno una riduzione fortissima e lo Stato dovrà ristorare gli enti locali per sostenerli.
Nella politica industriale predomina il concetto di nazionalizzazione, come ha detto prima un collega; mi astengo dal commentare le questioni del Monte dei Paschi o della Whirlpool, che però chiude (le avete dedicato mesi, dicendo che avreste risolto il problema). I ristori hanno importi troppo bassi, che non risolvono nessun problema; dovevate chiedere istruzioni alla Merkel, quella che vuole comandarci: ha indennizzato tutti di tutto il fatturato che hanno perso, però poi comanda in Europa e comanda anche su di noi, ma i vaccini li acquista in proprio.
Leggo di 800 milioni al Parlamento per esigenze indifferibili decisi dalla Camera: c'è l'assalto alla diligenza. Un collega parlava dei problemi dell'alluvione; ebbene, credo che nella scrittura del decreto-legge che varerete per correggere quel problema contabile di cui si è parlato prima potreste anche decidere che quegli 800 milioni, invece di essere destinati all'assalto della diligenza con il bonus occhiali, smartphone, cargo bike, coltelli per i cuochi, possano andare per l'alluvione (il mio è un suggerimento).
Infine, come avevo già detto un'altra volta con umiltà, quando il presidente Mattarella, in occasione del discorso del 31 dicembre, ma anche il presidente Conte parlano agli italiani, lo facciano chiaramente: siamo in difficoltà, abbiamo problemi serissimi, forse abbiamo anche sbagliato, lo si può riconoscere, però vi chiediamo un sacrificio per efficientare al meglio la sanità, per portare a termine la vaccinazione e per gestire qualsiasi nuova ondata della pandemia - ma ci auguriamo non ve ne siano - perché vogliamo ripartire. Per ripartire però bisogna far partire i lavori pubblici, se vi mettete d'accordo tra di voi, visto che tutte le volte che c'è da votare qualcosa sul treno ad alta velocità (TAV) succedono pasticci.
Inoltre, visto che il recovery fund a me sta a cuore, suggerisco al Vice Ministro e al Sottosegretario un articolo del quotidiano «Italia Oggi» del 15 dicembre, in cui si dice che per l'esperto di fondi europei Del Monaco (prodiano) il saldo per l'Italia sarà negativo, quindi le liti nel Governo sono sul nulla. È stato pubblicato su «Huffington post» e «Italia Oggi» lo riporta dicendo che con il sistema del recovery fund ci perderemo e questa è una mia convinzione.
In conclusione, bisogna produrre in Italia: il manufatturiero, che era ed è forte, non va ammazzato; l'agricoltura deve difendere i nostri interessi, i nostri prezzi e non perequare ad Est; la Gran Bretagna lo farà del 2021. Sono necessarie poche norme, semplici e chiare: anno bianco fiscale, come dice Forza Italia, allora avremo più entrate e più occupazione (Applausi).
PRESIDENTE. Colleghi, approfitto per richiamare la vostra attenzione all'assoluto rispetto dei tempi e a un autocontingentamento, perché a partire da questo momento abbiamo oltre tre ore di discussione generale e poi venti votazioni. Dopo tre ore, scatta la sanificazione dell'Aula per un'ora, quindi, se riusciamo a fare tutto prima, è un conto, diversamente, si sospende la seduta e si voterà successivamente.
È iscritto a parlare il senatore Anastasi. Ne ha facoltà.
ANASTASI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, poiché desidero ridurre i tempi del mio intervento, consegnerò una memoria scritta, però vorrei dire qualcosa sul provvedimento che ci apprestiamo a votare.
In questo disegno di legge di bilancio così tormentato, anche a causa di ostruzionismi dell'opposizione alla Camera, abbiamo inserito alcune misure che guardano il presente, che hanno riguardato la coesione sociale del nostro Paese e ne hanno tenuto insieme il tessuto sociale, ma guardano anche al futuro. Ne cito alcune: la contribuzione al 100 per cento per tre anni per le aziende che assumeranno lavoratori under 35, la proroga di opzione donna e il rinnovo di APE sociale, la spinta al mercato del lavoro nel Sud Italia (con un regime di fiscalità di vantaggio per le imprese del Mezzogiorno, che possono così continuare a godere di uno sgravio del 30 per cento dei contributi), il bonus bebè, il potenziamento del reddito di cittadinanza e dei relativi controlli.
La misura su cui vorrei soffermarmi, in cui credo fortemente e alla cui redazione ho contribuito, collaborando con i colleghi di Camera e Senato e con i membri del Governo in un grande sforzo collettivo e comune, è l'ormai noto superbonus. Ne sono particolarmente orgoglioso. È uno strumento di rilancio e di sviluppo che consente di ottenere una detrazione fiscale superiore alla somma spesa. Tale misura ha dato nuovo impulso all'edilizia privata e ha messo insieme - cosa mai accaduta nella storia di questa Repubblica - il mondo produttivo, l'edilizia, le associazioni ambientaliste, i sindacati, i professionisti, le banche e la finanza, realtà che non si erano mai sedute allo stesso tavolo e che ora spingono tutte insieme a supporto di questa visione di Paese. Abbiamo potenziato questa misura con l'allargamento temporale: l'abbiamo prorogata a metà 2022 e, addirittura in alcuni casi, al 2023. Sicuramente l'anno prossimo con il nuovo scostamento di bilancio troveremo i fondi per allargare a tutti questa misura fino al 2023. È un punto d'onore di questa maggioranza e un impegno che ci prendiamo adesso e che porteremo a compimento. Illustro gli ulteriori miglioramenti di questa misura. Per i cittadini abbiamo gli edifici collabenti, che prima non potevano fare superbonus, mentre adesso possono; abbiamo inserito gli interventi finalizzati all'eliminazione delle barriere architettoniche; abbiamo aggiunto per questi interventi anche le persone fisiche proprietarie di fabbricati fino a quattro unità immobiliari, che prima erano escluse.
Abbiamo permesso di aumentare le somme per il sisma bonus fino al 50 per cento per coloro che sono stati colpiti da sisma dal 2008 in poi e per i Comuni per i quali è stato dichiarato lo stato d'emergenza. Per i sismi verificatisi dal 1° aprile 2019 gli interventi antisismici spettano per l'importo eccedente il contributo previsto per la ricostruzione.
Abbiamo fatto inoltre un intervento molto mirato sulle colonnine di ricarica per i veicoli elettrici, perché il driver principale dell'espansione della mobilità elettrica è l'avere a casa una colonnina di ricarica, oltre che trovarla sulle strade. Abbiamo inserito quindi un intervento mirato per le colonnine di ricarica, prevedendone una per ogni unità immobiliare nel superbonus al 110 per cento. Abbiamo rimodulato la normativa, che fa il paio con un'altra, la quale prevede che ogni 50 chilometri nella rete autostradale debba essere presente almeno una colonnina di ricarica. Stiamo dando un impulso alla mobilità elettrica. Insomma, è innegabile che con il superbonus stiamo facendo un passo avanti per una rinascita green, ma il percorso è ben lungi dall'essere concluso.
Dico anche a coloro che in quest'Aula - mi rivolgo alla parte destra dell'emiciclo - ancora parlano di trivelle, inceneritori e grandi opere inutili (che sono grandi sprechi di denaro pubblico) oppure di lavoro, senza capire che ha bisogno di persone qualificate - è su formazione e riqualificazione che si giocherà la sfida più importante - che noi parliamo invece di digitalizzazione, idrogeno, intere filiere produttive riconvertite al green, reshoring produttivo e telemedicina. Vorrei che queste due visioni così distanti trovassero un punto d'incontro.
Questo è un punto che dobbiamo perseguire per il bene del nostro Paese. Sono pronto e tutto il MoVimento 5 Stelle lo è. Incontriamoci e parliamo seriamente del futuro di questo Paese. Con questo spirito, auspico che l'obiettivo ambizioso di accompagnare il Paese fuori dalla crisi e illuminare il domani possa essere raggiunto al più presto. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà.
PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, mi consenta di iniziare con un pensiero ai cittadini croati colpiti da un forte terremoto di magnitudo 6.4. (Applausi). È un'esperienza che personalmente ho vissuto più volte e capisco perfettamente come possano sentirsi. Le scosse, tra l'altro, sono state avvertite chiaramente anche in Italia, con numerose chiamate alla Protezione civile e richieste di assistenza. So per esperienza che quella principale è seguita da una serie di scosse di assestamento, quindi temo che questo momento si protrarrà nel tempo (con la speranza che quella che è poc'anzi avvenuta sia stata la scossa principale).
Venendo alla discussione in oggetto, oggi ci troviamo a intervenire su quella che dovrebbe essere una delle leggi più importanti in assoluto approvate dal Parlamento, quella fondamentale dello Stato: la legge di bilancio. Uso il condizionale perché in realtà, purtroppo, non è più così. Alcuni colleghi si sono lamentati che il nostro è diventato una sorta di sistema monocamerale. Non sono molto d'accordo, perché secondo me siamo più vicini a una fase dittatoriale. (Applausi).
In un sistema monocamerale, infatti, almeno una delle due Camere decide. Attualmente, invece, ci ritroviamo sempre più spesso a dover convertire in legge decreti-legge su cui il Governo appone la fiducia. Quindi, non solo veniamo privati della prerogativa di poterli modificare, secondo la procedura prevista dal nostro sistema giuridico, ma, una volta che viene apposta la questione di fiducia, sostanzialmente nemmeno ne discutiamo, perché diventa un'attività inutile. Ma questo è il minore dei mali, perché, a fianco a un eccesso di decreti-legge, ci ritroviamo anche un proliferare di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, atti amministrativi con cui il Governo ci priva delle nostre libertà fondamentali e dei nostri diritti costituzionali, che tra l'altro esulano completamente dal controllo, dalla vigilanza e dalla possibilità di intervento del Parlamento. Quindi, in questa fase il Parlamento nella sua interezza, non in una delle due Camere, viene privato anche del potere attribuito dalla Costituzione, cioè quello legislativo. (Applausi).
La maggioranza obietta che questa è una necessità determinata dalla situazione contingente, ma non è vero, perché, se vediamo i criteri con cui verrà nominato il comitato per la finanza ecosostenibile, criteri fissati dalla legge di bilancio, troviamo di nuovo il DPCM. Ma come? L'Assemblea aveva stigmatizzato l'abuso di questo strumento, la stessa maggioranza aveva auspicato che non avvenisse e, come criterio di nomina di un comitato, che sarà fondamentale nelle decisioni future del Governo e nell'impiego delle risorse fondamentali per la nostra economia del recovery fund, troviamo di nuovo il DPCM? Quindi, o qualcuno sta prendendo in giro il Parlamento, oppure non si dà il giusto valore alle dichiarazioni che vengono fatte in Aula. Questo è gravissimo, perché quello che diciamo qui non è rappresentanza di un parere personale, ma quello per cui il popolo ci ha chiamato a intervenire, a perorare appunto quelle cause.
Sono un appassionato di storia, quindi potrei ricordare e pensare che non è una novità per l'Italia far ricorso - come ho detto prima - a fasi dittatoriali e a dittatori. Nell'antica e gloriosa storia di Roma, ad esempio, quando ci si trovava a vivere una crisi importante, per cui le soluzioni abituali non erano sufficienti, si nominava un dittatore. Quindi già 2.500 anni fa avevamo esempi di dittatori, ma allora avevamo Cincinnato, non Conte come dittatore (Applausi), che da una forza di maggioranza è stato definito analfabeta istituzionale. A fronte della nostra storia, ci troviamo ad aver incaricato un dittatore definito analfabeta istituzionale. (Proteste). Colleghi, non ce l'ho chiamato io. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatore, per cortesia.
PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az). Mi si priva non solo del diritto di esprimere il mio pensiero, ma anche di riportare quello che dicono loro. (Applausi). Mi riferisco a quello che i giornali riportano riguardo alle dichiarazioni del collega Renzi.
Questo però può significare solo due cose. La prima è che il Governo Conte è finito, perché, se una forza di maggioranza pensa che il proprio Presidente del Consiglio sia un analfabeta istituzionale, evidentemente gli ha tolto la fiducia. La seconda, in alternativa, significa che Italia Viva è disposta a qualunque cosa, pur di rimanere al Governo. (Applausi). Il prossimo futuro ce lo dirà. Il presente però ci lascia con un Presidente del Consiglio dei ministri preoccupato più per la propria immagine che per le proprie misure, che sono quasi sempre spot, a dimostrazione del fatto che va in televisione ad annunciarle, prima ancora di venire in Parlamento e illustrarle a noi. Misure spot come era il click day. (Applausi). Misure spot com'è il cashback, per cui si è annunciato che si sarebbero restituiti agli italiani 150 euro a persona ed emerge che, con la dotazione finanziaria prevista, al massimo arriveremo a un terzo. Tuttavia, non avendo imparato nulla da questo, si introduce il bonus idrico, prevedendo 20 milioni di copertura, con cui non si riuscirà a coprire nemmeno un capoluogo di Provincia medio grande, ma solamente uno piccolo. Purtroppo il tempo è quasi esaurito, quindi sarò rapidissimo.
Si sono mortificati i Comuni. Nella manovra è prevista la possibilità di ottenere un finanziamento per l'efficientamento termico delle scuole, escludendo però i Comuni. Ho avuto il privilegio, l'onere e l'onore di indossare la fascia tricolore per tre mandati ed ero in trincea, come tutti colleghi sindaci: tutti i colleghi sindaci, quelli che danno le prime risposte alla popolazione, si vedono esclusi dai finanziamenti per le scuole. (Applausi). Per tale ragione avevo presentato un ordine del giorno, che è stato bocciato.
Tutto ciò è dimostrato anche dall'Imu: avevo chiesto, sempre con un ordine del giorno, l'esonero per le case distrutte dal terremoto; dal 2022 si tornerà a pagarla su case che non esistono più. (Applausi). Lo dimostrano tante altre misure demagogiche e senza senso, come il finanziamento alle associazioni che danno assistenza alla fauna selvatica. Benissimo, va bene aiutarle.
PRESIDENTE. Concluda, senatore.
PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az). Ha ragione, Signor Presidente, mi sono dilungato molto, ma le cose da dire erano troppe. Va bene aiutare le associazioni che assistono la fauna selvatica, ma dove sono i fondi per il ristoro dei danni da essa provocati? (Applausi).
E ancora il dissesto idrogeologico, uno dei problemi della nostra Nazione: lo vogliono risolvere con assunzioni a tempo determinato, che scadranno fra un anno.
Vi è poi il superbonus, su cui si soffermeranno altri colleghi. Ci sarebbe ancora tanto da dire. Vi ringrazio per l'attenzione e speriamo che le nostre proposte di buonsenso verranno accolte nelle prossime occasioni. (Applausi).
PRESIDENTE. D'ora in poi applico la regola della ghigliottina: il tempo è impostato, cade e basta.
È iscritto a parlare il senatore Maffoni. Ne ha facoltà.
MAFFONI (FdI). Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, se non stessimo vivendo la più grande crisi sanitaria, sociale ed economica degli ultimi decenni, ci sarebbe da ridere a trovarsi oggi, 29 dicembre, a dover votare una legge di bilancio per il prossimo anno quasi senza aver avuto nemmeno la possibilità di discuterla e visionarla.
Ci sarebbe ancor più da ridere, cari colleghi, se pensiamo che, mentre l'opposizione interviene in quest'Aula nel merito del provvedimento in esame, che riguarda il programma economico e sociale del Governo per il 2021, nelle stanze accanto a noi non si fa altro che parlare del prossimo Esecutivo, che dovrà affrontare tutto ciò che non viene fatto ora.
Signor Presidente, ci sarebbe davvero da ridere all'idea che un partito, che - credo - fa ancora parte di questa maggioranza, ieri abbia presentato, con tanto di slide, quello che i giornali hanno definito un nuovo programma economico, ben differente da quello che il Governo attuale vuole presentare agli italiani. Ripeto, ci sarebbe davvero da ridere, colleghi, ma noi, che siamo un'opposizione seria, che mette al primo posto gli interessi degli italiani, in queste ore vediamo troppi nostri connazionali piangere per le conseguenze di ciò che avete fatto negli ultimi mesi e di ridere non abbiamo proprio voglia.
Stiamo per votare - anzi, state per votare, colleghi della maggioranza - un disegno di legge di bilancio che non ha alcun senso, sotto l'aspetto sia tecnico, sia politico. Quali sono, dal punto di vista tecnico, i provvedimenti adottati per aiutare quelle categorie che la pandemia ha distrutto e che rischia quasi di far sparire? Quali sono i provvedimenti che nei prossimi mesi verranno messi a disposizione di baristi, ristoranti e commercianti che non hanno potuto lavorare in questo periodo natalizio e che, anzi, devono combattere sempre più contro la concorrenza sleale di piattaforme straniere che in Italia fanno il bello e il cattivo tempo? Quali sono le scelte che potranno aiutare gli operatori turistici italiani, che sono sempre più in ginocchio e non sanno come riuscire a sopravvivere a questo infinito periodo? Quali decisioni avete preso, colleghi della maggioranza, per aiutare gli enti locali che nei prossimi mesi dovranno affrontare spese correnti sempre maggiori per far fronte alla crisi sociale, mentre le entrate saranno estremamente minori, a causa di una crisi sociale che tutti potevano prevedere, ma che voi non siete in grado di contrastare?
Ho l'impressione - e credo di non sbagliare - che ciò che stiamo per votare è una legge di bilancio debole e vuota, che i problemi li vuole rimandare e non affrontare. Avete preparato un pacchetto di provvedimenti, in parte anche condivisibili, in cui emerge la vostra unica ossessione, che è quella di continuare a sopravvivere. Ho letto ogni capitolo del provvedimento in esame e, quando ho visto che ancora trovate centinaia di milioni di euro per il reddito di cittadinanza (previsto addirittura fino al 2029, mentre questo Governo non arriverà forse neppure al 2022), ho capito che nulla è cambiato in questi mesi.
Ci troviamo ancora nella situazione in cui mancano una visione politica, una strategia economica e la capacità di ammettere che il rilancio del Paese deve passare attraverso la ricchezza prodotta dal lavoro, dalle imprese, dagli artigiani, dalle partite IVA, dai commercianti, dalle famiglie e da tutte quelle categorie che in questi mesi purtroppo avete abbandonato. Manca tutto questo; manca il coraggio di dire agli italiani che avete fallito; manca il coraggio di dire al Paese che avete sbagliato; manca il coraggio di dire che negli ultimi mesi avreste dovuto pensare a come salvare il Paese e non avete fatto altro che pensare a come salvare le vostre poltrone.
Certo è che il vostro tempo politico è ormai finito e gli italiani, che l'hanno capito, quando verranno chiamati al voto, sapranno a chi affidare la guida del Paese, e non sarete certamente voi. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Carbone. Ne ha facoltà.
CARBONE (IV-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, un quarto delle misure di questa legge di bilancio, praticamente 7,6 miliardi, è legato al finanziamento di misure emergenziali per i settori che stanno ancora scontando questa gravissima crisi. Parliamo di sostegno a imprese e famiglie, ma soprattutto ai settori del turismo, della cultura e dello spettacolo, nonché delle risorse per la scuola e i trasporti pubblici, a cui dobbiamo aggiungere anche i 18 miliardi dei vari decreti ristori: ritengo quindi impensabile dire che l'Italia non ha messo in atto una risposta fiscale adeguata. È stata la seconda risposta più grande d'Europa per entità e per dimensione, quindi credo che qualsiasi accusa sul fatto che la risposta economica dello Stato non sia stata adeguata sia da rigettare assolutamente.
I restanti tre quarti della manovra (23 miliardi) vanno a finanziare invece interventi non emergenziali. Va detto che il testo è stato migliorato enormemente, anche grazie al lavoro di Italia Viva, che, oltre alla defiscalizzazione dei contributi dei lavoratori autonomi e delle partite IVA per quasi un miliardo, ha ottenuto un'indennità di non occupazione anche per i piccoli autonomi.
Oltre all'aiuto ai lavoratori autonomi che in questi mesi hanno perso un terzo del loro reddito, voglio sottolineare ed evidenziare anche un importante risultato ottenuto sul congedo di paternità obbligatorio, che passa da sette a dieci giorni.
Un altro importante contributo di Italia Viva è arrivato sul credito di imposta per le minusvalenze del PIL, i piani individuali di risparmio, validi solo per il 2021, per cercare appunto di incentivare gli investimenti nelle piccole e medie imprese italiane.
Penso anche alla proroga dell'implementazione della plastic tax e della sugar tax al 2022, appunto per permettere alle aziende di riconvertirsi nella produzione di materiali più eco-compatibili e nella produzione di sostanze che non favoriscano l'obesità infantile, una missione che è stata resa ancora più complessa dalla pandemia.
Sempre per parlare di cose concrete, nel merito, il nostro supporto a queste aziende per avere più tempo per riconvertirsi è più che tangibile. In questi mesi, Italia Viva sta restituendo il senso di una politica che sa ascoltare: ascolta le parti sociali e il grido di dolore che arriva da molte categorie e prova a trovare risposte, perché continuare ad alimentare l'idea di una politica lontana dalla vita delle persone, che non guarda e non ascolta, è sbagliato. Solo qualche minuto fa è arrivato l'ennesimo grido d'allarme lanciato da Confindustria, che prega il Presidente del Consiglio di fare uno sforzo in più per dare risposte al motore produttivo del Paese, che attende con speranza di avere una visione strategica per la rinascita da qui ai prossimi vent'anni.
Il recovery plan è un'occasione storica e le sue immense opportunità non devono essere usate per distribuire alla cieca risorse che non avremo mai per i prossimi cento anni. Ieri, consegnando agli italiani un programma strategico-operativo per l'utilizzo corretto di quelle risorse, Italia Viva ha dimostrato cosa vuol dire fare politica ed esercitare la democrazia con la forza delle idee, anche in contrasto con le altre forze politiche della maggioranza. Si è assunta una responsabilità.
Ora spetta al presidente Conte fare tesoro della bontà dei nostri suggerimenti. Le idee di una forza della maggioranza vanno rispettate e, qualora non condivise da tutto il Governo, vanno comunque motivate. Le nostre proposte sono concrete e realizzabili, frutto di un'attenta e costruttiva elaborazione politica dei contributi che arrivano dal mondo delle imprese, dagli autonomi, dalle partite IVA, dalla scuola, dalla cultura e dal turismo: sono idee che possono trasformarsi in realtà e sono condivise, sì, da un silenzio-assenso di molti parlamentari di quest'Aula, da destra e da sinistra. Concludo, signor Presidente, facendo un'ultima riflessione, che il Premier e la maggioranza ne facciano tesoro.
In questo caso, mi preme sottolineare che non sono Renzi e Italia Viva a giocarsi l'osso del collo, ma il Paese, l'Italia intera e gli italiani. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà.
BALBONI (FdI). Signor Presidente, colleghi, signori del Governo, la legge di bilancio che oggi stiamo discutendo affronta la situazione economica più difficile dalla Seconda guerra mondiale. Sarebbe stato necessario far fronte a questo grave momento proponendo una chiara visione su come aiutare gli italiani a risollevarsi al più presto dalle gravissime difficoltà in cui versano. Ci saremmo aspettati un progetto coerente, in considerazione delle ingentissime risorse a disposizione del Governo, ottenute anche grazie all'opposizione, che ha votato scostamenti di bilancio, senza essere obbligata a farlo, per 140 miliardi.
Al contrario, purtroppo, mancano completamente un progetto di futuro e un'idea di società. Avete vanificato i sacrifici degli italiani in un'accozzaglia di misure raffazzonate e incoerenti, disperdendole in centinaia di bonus. Finanziate persino la propaganda gender nelle scuole, erogando tre milioni di euro alle associazioni LGBT. L'unica cifra che emerge è l'improvvisazione, frutto di vecchie logiche assistenziali e clientelari.
Voi, cari colleghi, state spendendo risorse prese in prestito dalle future generazioni. Sarebbe stato vostro dovere concentrarle per sostenere le attività produttive, sbloccare i cantieri e gli investimenti in infrastrutture, il lavoro autonomo come quello dipendente. Invece, avete fatto un piano senza anima. Non lo diciamo noi, ma Renzi, che fa parte della vostra maggioranza. Avete fatto un collage raffazzonato, che non risponde alle esigenze degli italiani.
Vi abbiamo chiesto di ridurre le tasse e di sospendere, ad esempio, il pagamento di 31 milioni di cartelle esattoriali che stanno arrivando agli italiani, già prostrati ed esausti. Ma voi, niente. Avete però trovato il modo di agevolare ancora una volta gli immigrati, abolendo la tassa sui trasferimenti di denaro all'estero effettuati per mezzo dei cosiddetti money transfer. Un fiume di denaro in contante: gli italiani non possono usarlo, ma ne agevolate l'uso da parte degli immigrati. Un fiume di denaro guadagnato in nero, frutto molto spesso di attività illecite.
Sappiamo benissimo che ad esempio, attraverso i money transfer, vengono trasferiti all'estero i fondi della mafia nigeriana. Lo sapete, cari colleghi, qual è l'importo pro capite che ogni nigeriano presente in Italia trasmette all'estero ogni anno? 11.806 dollari. Ed è una cifra ricavata da un'inchiesta di qualche mese fa della Gabanelli pubblicata sul «Corriere della sera», non di qualche cattivo sovranista. Ogni nigeriano, oltre a sostentarsi, riesce a risparmiare in Italia quasi 12.000 euro: gli italiani dovrebbero imparare dai nigeriani come si fa a fare i soldi. L'uso dei contanti, però, lo prevedete per loro, ma non per noi, in modo che i loro loschi affari continuino come sono continuati fino a oggi.
Per venire alla giustizia, che è la materia di mio principale interesse, la situazione è ancora peggiore, se possibile. Nel triennio 2021-23 non ci saranno interventi di rilievo: le risorse destinate alla giustizia occupano appena l'1,2 per cento delle spese totali dello Stato addirittura con una diminuzione dello 0,1 per cento rispetto alla media degli anni precedenti. Peccato che l'unica cosa positiva e giusta che avete fatto in questo campo - cioè stabilire finalmente una regola di giustizia e di buon senso, secondo la quale le spese legali di chi è assolto in un processo penale debbano essere restituite dallo Stato che ha inquisito ingiustamente quel cittadino - non sia adeguatamente finanziata. Eppure sappiamo benissimo che la condizione della giustizia italiana è fondamentale per consentire di venire in Italia a chi vuole investire dall'estero i capitali esteri, perché il tempo per rendere giustizia è uno dei parametri che vengono presi maggiormente in considerazione. Ebbene, lo stesso Governo ammette che la durata media dei procedimenti civili e penali (rispettivamente di 376 e 382 giorni) anche nel 2021 non verrà assolutamente diminuita, a prescindere ovviamente dalle difficoltà dell'amministrazione della giustizia che dipendono dall'emergenza Covid.
Cari colleghi, vorrei concludere con una considerazione. Vedete, la questione sanitaria non è indipendente da quella economica. Ormai abbiamo capito benissimo che l'economia ripartirà soltanto quando ci saranno le condizioni sanitarie perché la società possa riprendere a camminare e gli investimenti e il lavoro possano riprendere. Mentre le altre grandi Nazioni come la Germania, il Regno Unito e gli Stati Uniti stanno procedendo di gran passo attraverso la vaccinazione di centinaia di migliaia o di milioni di loro concittadini, noi oggi non abbiamo nemmeno ancora un piano chiaro e preciso di come saremo in grado di farlo. Oggi si chiude il bando per assumere il personale sanitario che sarà necessario per le vaccinazioni. Allora ha fatto bene la presidente Giorgia Meloni a chiedere che il Governo renda pubblico, giorno per giorno, come procedono i vaccini. (Applausi). È una questione fondamentale non soltanto per la salute degli italiani, ma anche per la ripresa vera della nostra economia, che non può rimanere indietro, a causa della vostra incapacità, rispetto alle economie degli altri grandi Paesi europei e occidentali. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Tiraboschi. Ne ha facoltà.
TIRABOSCHI (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor Vice Ministro, onorevoli colleghi senatori, è la prima volta che intervengo sulla legge di bilancio, quindi il timore di dire qualche inesattezza c'è, ma il signor Vice Ministro me lo perdonerà e cercherà di cogliere il senso generale dell'intervento.
Inizio da una riflessione di forma, che talvolta assume l'importanza della sostanza. Mi sarei aspettata un raccordo fra la legge di bilancio per il 2021 e il recovery plan italiano, nel quale avete individuato sei macro aree (poi farò un intervento sull'economia digitale), alle quali si sarebbero potuti ricondurre tutti gli oltre 700 commi della prima.
D'altra parte, avrei provato ad affrontare due temi importanti: uno sono certamente i lavoratori e l'altro le imprese, perché - lo dico in maniera forse un po' ruvida, da progressista - il debito è abbastanza fuori controllo, Signor Vice Ministro, quindi, se dobbiamo indebitarci ulteriormente, dobbiamo assolutamente spendere molto bene le risorse.
Lei sa altresì che il Paese si sta impoverendo e sta accumulando da diversi anni disuguaglianze. Quindi prima o poi questo Parlamento dovrà fare una riflessione, in maniera molto laica e libera, su due macro argomenti: da una parte, i crediti erariali non riscossi, che più o meno dovrebbero essere pari a 100 miliardi, e, dall'altra, il cosiddetto patrimonio privato, che ammonta più o meno a 10 trillion. Queste sono due riflessioni che, secondo me, dovremo fare molto a breve e che anzi avremmo già dovuto fare. Non vedo una riflessione, fuori dalle righe, che punti ad una gestione intelligente di questi crediti non riscossi, nelle loro diverse categorie - non chiamiamolo condono, ma una sanatoria intelligente - così come non vedo, dall'altra parte, un contributo straordinario. Riporto gli indici di Oxfam, un'organizzazione internazionale che sostanzialmente legge la distribuzione delle ricchezze nel mondo, secondo cui in Italia il 5 per cento più ricco della popolazione ha un patrimonio uguale a quello del 90 per cento più povero. Il discorso relativo ad un contributo straordinario viene già portato avanti in molti altri Paesi, che hanno contezza di questi dati.
Passando invece alla parte di intervento più di merito e relativa all'economia digitale, ricordo che l'indice DESI (digital economy and society index), come sa il Vice Ministro, ci mette come fanalino di coda nella classifica europea: non sto a dire quali sono i vari indicatori che ci pongono in fondo alla classifica relativa al citato indice. Evidenzio però un dato preoccupante, relativo alla difficoltà strutturale della microimpresa a reperire professionalità digitali, in grado di sostenere la crescita e la competitività. Aggiungo peraltro un dato veramente preoccupante, relativo al fatto che la scarsa offerta di competenze si accompagna ad una debole domanda da parte delle imprese e questo è un dato che deve far riflettere.
In secondo luogo, ho visto tanti fondi oltre ai bonus, tra cui mi pare ci sia anche un Fondo per la creatività. Va bene sostenere l'industria creativa italiana, ma prima mi sarei aspettata l'istituzione di un Fondo, che avrei chiamato di manutenzione del capitale umano, per la creazione di nuovi profili e di nuove professionalità, soprattutto nell'ambito dell'economia digitale, per tutte le attività di reskilling e upskilling. Si sarebbe dunque potuto pensare ad una sorta di credito di imposta, che incentivi gli imprenditori a manutenere il capitale umano, perché la manutenzione del capitale umano sarà un tema dei prossimi anni, visto che i giovani probabilmente dovranno cambiare lavoro sette, otto, nove o dieci volte.
C'è poi il mondo delle start up, da cui occorre attingere per far nascere un'economia innovativa, flessibile, duttile e molto veloce, anche a servizio della media e grande impresa. Credo che ormai siano maturi i tempi per pensare e sostenere una nuova generazione non solo di incubatori, ma di incubatori e acceleratori, con cui prima aiutiamo queste realtà e poi le acceleriamo verso il mercato. Tutto questo all'interno di ecosistemi, che possiamo anche immaginare a livello regionale, se ci sono le condizioni, per dare servizi, spazi fisici e relazioni di networking e per incentivare il cosiddetto sviluppo dei processi di innovazione aperta, per favorire non solo le economie locali, ma anche l'economia nazionale.
PRESIDENTE. Senatrice Tiraboschi, la invito a concludere perché è terminato il tempo a sua disposizione.
TIRABOSCHI (FIBP-UDC). Sì, signor Presidente.
Last but not least, è stata annunciata un'Agenzia nazionale per l'intelligenza artificiale, che si sarebbe dovuta stabilire a Torino. Non vedo nulla e, pensando ai 48 o 49 miliardi di euro del recovery fund, un accenno a questa Agenzia si sarebbe dovuto intravedere nella legge di bilancio. Questo ci fa preoccupare molto, per l'indirizzo strategico che l'Italia vorrà dare a se stessa e non solo, anche a livello di Unione europea. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Augussori. Ne ha facoltà.
AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, quella al nostro esame è una legge di bilancio in cui vediamo risorse economiche disperse in mille rivoli, alcuni anche fantasiosi o quantomeno di scarso impatto sul vissuto quotidiano dei cittadini. Trovano invece poco spazio investimenti per i lavoratori fragili, categoria di persone della quale abbiamo parlato in più occasioni, ma che a fatica viene ascoltata: malati oncologici, trapiantati, immunodepressi, la cui salute è posta ulteriormente a rischio, se esposti al contagio Covid sul posto di lavoro o sui mezzi pubblici usati per recarvisi. Ci sarebbe lo smart working, ma questa possibilità non è però accessibile per chiunque per via delle mansioni che spesso non possono essere modificate, stante la natura e la tipologia delle aziende per cui gli interessati lavorano. Per questo è indispensabile che venga assicurata la possibilità di assentarsi dal lavoro senza che ciò impatti sul comporto, ossia il totale dei giorni di assenza possibili nel corso dell'anno.
Durante l'esame della Camera è stata posta parziale soluzione al mancato intervento del Governo, e lo si è fatto solo grazie alle pressioni della Lega e delle altre forze di opposizione; in particolare, oltre al sottoscritto, grazie alla senatrice Nisini e all'onorevole Alessandra Locatelli. (Applausi). È quindi stucchevole assistere al tentativo di assumersene il merito, come sta facendo qualche esponente dei 5 Stelle. Imparate dai vostri alleati del PD ad adottare la dignità del silenzio e ringraziateci per aver risolto un problema da voi creato. (Applausi).
L'articolo 81-bis, seppur positivo, è però insufficiente per due ordini di motivi: non pone soluzione, con il mancato effetto retroattivo, alla carenza di copertura nel periodo dal 16 ottobre al 31 dicembre 2020; e soprattutto, specificando che l'assenza è equiparata ad un ricovero ospedaliero virtuale, non vi è certezza che questa non incida sul comporto, perché non tutte le tipologie di contratto lo prevedono. È necessario che questo venga specificato nella legge in modo esplicito. La Lega ha presentato, a mia prima firma, un emendamento ed un ordine del giorno che pone soluzione o, in subordine, impegna il Governo ad adottare migliorie, ma purtroppo la vostra scelta di apporre l'ennesima questione di fiducia renderà impossibile intervenire. Qui in Senato, infatti, a differenza della Camera non possono essere votati nemmeno gli ordini del giorno. Il problema resta e voi con la vostra incapacità, con il vostro immobilismo, con la vostra l'inettitudine, restate. Speriamo che il 2021 ci porti la rimozione di entrambi. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà.
NUGNES (Misto-LeU). Signor Presidente, il Covid ci ha messo in una situazione eccezionale, quindi è assurdo ricercare normalità in circostanze come questa e continuare a parlare di inadeguata prassi e di bicameralismo o di parlamentarismo negato, perché non sappiamo come sarebbe andata. Tutte queste chiacchiere sono pertanto strumentali. Non avremmo accettato, in una condizione di normalità, una situazione così eccezionale. Questa legge di bilancio va quindi licenziata e non strumentalizzata.
In questo intervento non parlerò però né dei ristori necessari e dovuti, questi 40 miliardi che vanno a sanare molte situazioni, né degli incentivi che ci potevamo risparmiare, come quelli per le auto euro 6 con emissioni CO₂ fino a 135 grammi per chilometro. Appoggio questo disegno di legge di bilancio, ma non mi esimo dal mettere in evidenza tre questioni, in particolare, in cui trovo delle gravi criticità che vanno a descrivere una visione poco rassicurante.
Parlerò di due emendamenti che non sono passati alla Camera e di uno che invece è stato approvato. Non è passato l'emendamento che posticipa la scadenza dei fondi ai giornali gestiti da cooperative che beneficiano di una quota pubblica, tra cui «il manifesto». È una questione di pluralismo di informazione intesa quale funzione di bene pubblico: mentre cresce una foresta di aiuti pubblici - sacrosanti, lo abbiamo detto - in tutti i settori dell'economia, nei confronti de «il manifesto» si è fatto esattamente il contrario. Quindi a che vale parlare di difesa del pluralismo e dell'informazione se le parole vengono contraddette poi nei fatti? Si parla poi continuamente di una riforma del settore, ma si prosegue con tagli in maniera lineare. Sono stati elargiti soldi pubblici per la qualunque, lo dobbiamo dire, anche per l'ottavo centenario del presepe e per lo smartphone governativo con l'abbonamento a due testate online. Al momento leggo che sicuramente l'ideologia sull'equivalenza tra informazione e mercato è confermata e questo è un punto molto problematico.
In secondo luogo, non è passato l'emendamento sulla cosiddetta patrimoniale, infelice denominazione. Essa prevedeva un'aliquota progressiva dello 0,2 per cento per la prima fascia da 500.000 ad un milione di euro di patrimonio posseduto, fino al 2 per cento per quelli di oltre 50 milioni di euro. Avrebbe dovuto essere vista come una fiscalità più equa e progressiva, non come un anatema. Come crediamo si debba ripagare il debito prodotto dalla pandemia? L'ultima volta la ricetta è stata chiara: tagli lineari nei servizi pubblici, negli investimenti, nella ricerca e nella salute. Il risultato è che la crisi la paga chi lavora per vivere, dal ceto medio in giù. È dimostrato che la minoranza più ricca della popolazione è diventata ancora più ricca anche in questa pandemia. Questo accade perché si sono fatte scelte politiche ben chiare negli scorsi decenni: deregolamentazione finanziaria, alienazione di patrimoni pubblici, fiscalità di vantaggio per i grandi capitali. In Europa il dieci per cento più ricco della popolazione detiene il 64 per cento delle ricchezze.
Tutto questo nel nostro Paese è aggravato dal regime delle donazioni e delle successioni. Il centrodestra dice che quell'emendamento avrebbe ucciso l'economia di chi produce lavoro, ma non è così. È vero il contrario. L'enorme patrimonializzazione è una delle ragioni della bassa crescita economica. Chi aveva le risorse per investire in ricerca, innovazione e lavoro ha legittimamente preferito accumulare per un semplice motivo: conviene. Non è passato neanche l'ordine del giorno in merito. Quindi io mi chiedo se il Governo vuole ripensare a una fiscalità più equa, progressiva e semmai ecologica. Lo vedremo nella delega.
In terzo luogo è passato, invece, un emendamento della Lega che prevede che nelle Regioni a Statuto speciale e nelle Province autonome di Trento e Bolzano, le maggiori entrate permanenti rimangano acquisite ai rispettivi bilanci. Un emendamento molto tecnico che è sicuramente un assist al principio del residuo fiscale che dispone che le maggiori entrate per gettito fiscale rimangano sul suolo territoriale. Ma la cosa davvero importante è che questo emendamento si iscrive in un quadro di continue incursioni nella definizione di federalismo fiscale prima che vengano definiti i LEP. In questa ottica si configura lo stralcio dell'ex articolo 151 della legge che differiva di un ulteriore biennio - al 2023 - il meccanismo di finanziamento delle Regioni proprio per la mancata definizione dei LEP, che poi è stato reinserito, ma per le forti pressioni, nel decreto-legge ristori-quattro.
Visto che il disegno di legge di bilancio se ne occupa, vale la pena anche dire qualcosa sulla ripartizione del recovery fund. Nella bozza del piano di ripresa e resilienza che è stato discusso in Consiglio dei ministri, si fa ancora riferimento alla clausola del 34 per cento per il Sud come limite per gli investimenti straordinari decisi dall'Europa e non si tiene conto del fatto che l'Italia ha ottenuto 209 miliardi di risorse da Bruxelles proprio perché il divario del Sud è stato riconosciuto come il più ampio tra i Paesi europei e che il calcolo è stato fatto in base a parametri indiscutibili che sono, sì, la popolazione, ma anche il livello di disoccupazione, le diseguaglianze sociali e il reddito pro capite. Un principio non solo europeo, ma che è stato anche ribadito al Parlamento nella relazione della 5a Commissione, recante individuazione delle priorità nell'utilizzo del recovery fund, approvata in Aula il 13 ottobre scorso. Nell'ultimo rapporto Eurispes - e concludo - a pagina 725 si legge: «Se della spesa pubblica totale, si considera la fetta che ogni anno il Sud avrebbe dovuto ricevere in percentuale alla sua popolazione» - il famoso 34 per cento mai investito dallo Stato al Sud - «emerge che, complessivamente, dal 2000 al 2017, la somma corrispondente sottrattagli ammonta a più di 840 miliardi di euro netti». Una sperequazione enorme cui va posto rimedio al più presto, e più presto è domani. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Pietra. Ne ha facoltà.
LA PIETRA (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, non nascondo un certo disagio nell'intervenire in questa discussione generale su uno degli atti più importanti, se non il più importante, dell'attività parlamentare: la legge di bilancio, appunto.
Perché sento questo disagio, che ritengo dovrebbe essere comune a tutti noi membri di questo ramo del Parlamento, e che definirei invece imbarazzo per voi colleghi di maggioranza? Il mio disagio nasce dalla difficoltà di dover apprendere, capire, analizzare e discutere un provvedimento così importante per la Nazione in poco più di qualche ora.
Poche ore in cui la Commissione di merito avrebbe dovuto analizzare un provvedimento così complesso e determinante, presentare emendamenti per correggere eventuali criticità emerse in fase di approvazione alla Camera, votare gli emendamenti, venire in Aula ad affrontare una discussione politica più approfondita e, infine, deliberare e permettere a ogni senatore di esprimere un voto consapevole, o perlomeno un voto con un minimo di cognizione di causa. Niente di tutto questo.
È un metodo che in questa legislatura è ormai diventato prassi: una prassi che non esito a definire il sovversiva, per cui il Parlamento viene completamente esautorato e le prerogative di analisi tecnica, giuridica e politica di ogni senatore o parlamentare vengono di fatto annullate.
Questo lo dico ai colleghi di maggioranza, in particolare colleghi del PD e di Italia Viva, che ritengo più attenti alle questioni di diritto e che hanno una cultura politica più radicata rispetto a chi oggi siede in maggioranza con loro, ma che non va oltre ai «vaffa», al Palazzo da aprire come una scatoletta di tonno, che pensa ai monopattini o ai banchi con le rotelle, ma che non ha alcun altro obiettivo se non quello di mantenere la poltrona.
Ricordo sempre ai colleghi del PD e di Italia Viva quando loro, poco più di un anno fa, occupavano i banchi del Governo con in mano la Costituzione. Forse anche voi siete stati colpiti dalla paura del giudizio degli elettori e vi scordate di tutto pur di rimanere incollati alle vostre poltrone? Eppure, oggi siete voi che fate esattamente quello per cui contestavate l'allora maggioranza.
Ciò che mi amareggia ancora di più è il silenzio, un silenzio assordante che proviene dal colle più alto di Roma, che sicuramente osserva la trasformazione del nostro sistema istituzionale, ormai ridotto a un sistema monocamerale di fatto. Mi sarei aspettato una maggiore attenzione e qualche segnale più netto, e non un silenzio - ripeto - così assordante. E lo dico davvero con il massimo rispetto.
Tutto ciò non basta a questa maggioranza; anzi, siamo arrivati al punto che, per mantenere un consenso ormai finito, non esita a varare una legge di bilancio piena di mancette, con un'arroganza tale che nemmeno si preoccupa di verificarne le coperture, tant'è che, grazie al lavoro dei colleghi deputati di Fratelli d'Italia, sono stati costretti a rimandare il testo in Commissione. Insomma, un bel pasticcio, che si somma all'episodio di oggi, con il Governo che ammette di aver sbagliato i conti.
L'incapacità di questo Esecutivo di gestire la Nazione e soprattutto il tirare a campare pur di mantenere le poltrone è ormai palese. Più di 100 miliardi spesi con i decreti precedenti, con misure poco efficaci non solo per tamponare l'emergenza, ma soprattutto inutili per rilanciare l'economia.
Non contenti, vi siete inventati un disegno di legge di bilancio di cui i cittadini, gli enti locali, ma soprattutto le imprese non hanno bisogno; un provvedimento senza visione, senza un progetto, con poco sviluppo, poco di tutto, ma con molto assistenzialismo e molte mancette.
In quanto membro della 9a Commissione vorrei soffermarmi su questo tema e dare uno sguardo d'insieme ai contenuti del disegno di legge di bilancio che riguardano questo settore primario per definizione, ma anche per importanza. Anche nel disegno di legge di bilancio in esame, nonostante le misure siano abbastanza centrate, le risorse sono limitate ed insufficienti per dare respiro al settore. Penso al comparto del vino, duramente colpito dalla misure anti-Covid con la chiusura del comparto hotellerie-restaurant-café (Horeca), su cui sono stati stanziati 10 milioni di euro per lo stoccaggio. Si tratta di una misura necessaria, ma con risorse insufficienti. Certo, è meglio di niente, ma è chiaro che manca la consapevolezza della consistenza del settore, che genera un giro di affari di oltre 10 miliardi di euro. Quella stanziata è una cifra sufficiente a soddisfare forse qualche cantina. Penso altresì ai 10 milioni per il settore della suinicoltura. Sono briciole, mentre non c'è niente per settori come il florovivaismo e per la filiera del latte, duramente colpiti dalla crisi.
Eppure si stanzia un milione di euro per le associazioni animalistiche, ma neanche un euro per compensare i danni provocati dalla fauna selvatica; non si pensa all'attività venatoria come a un'attività di pubblica utilità per il contenimento della fauna selvatica: penso in particolare agli ungulati, che sono diventati una vera e propria piaga.
Ci si ricorda della pesca, per fortuna, con un fondo specifico e 12 milioni per il fermo pesca, ma non c'è una strategia complessiva per il settore e per il rilancio dell'attività, ad esempio con un piano nazionale per il rinnovo delle attrezzature della flotta, ormai vecchia e di fatto improduttiva. Tuttavia, se questo è troppo complicato per il Ministro, almeno sollecitasse la Commissione europea a mettere lo stesso impegno che mette nel difendere gli interessi dei pescatori francesi del Nord nel difendere anche quelli dei pescatori italiani. Allo stesso modo, il Governo dovrebbe difendere non solo gli interessi ma anche il diritto alla pesca dei nostri pescatori. Tuttavia la mancanza di visione purtroppo è generalizzata per tutto il settore agricolo.
In questa manovra, se veramente si voleva dare un segnale alle imprese e in particolare al mondo agricolo, si doveva avere il coraggio di eliminare la sugar tax, invece ci si limita a procrastinarne l'entrata in vigore e per di più si amplia la platea di coloro che sono soggetti al pagamento, così come per la plastic tax. In questo momento di crisi togliere le tasse e non prorogarle sarebbe stato un segnale positivo, che avrebbe creato quell'elemento di fiducia necessario agli imprenditori per pianificare gli investimenti che oggi ritengono inopportuni e rischiosi a causa di queste tasse demagogiche e inutili.
In conclusione, signor Presidente, a fronte di un disegno di legge di bilancio di quasi 40 miliardi di euro, leggiamo dichiarazioni del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali al limite del trionfalismo per i 400 milioni di risorse ottenuti per il settore. Non so se il Ministro si è reso conto che all'agricoltura sono state destinate poche briciole, forse perché troppo presa nelle trattative per il rimpasto di Governo: solo briciole, all'agricoltura niente. Tra decreti-legge e manovra finanziaria sono stati messi in campo quasi 150 miliardi di euro e per l'agricoltura non si arriva a 5 miliardi: 5 miliardi su 150. Il giudizio lo lascio agli agricoltori e ai pescatori. Per questo sarò anche banale e forse ripetitivo: potete cercare la fiducia in quest'Aula e forse riuscirete anche a trovarla, ma non la troverete mai fuori dal Palazzo (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Toffanin. Ne ha facoltà.
TOFFANIN (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, anch'io, come il senatore La Pietra, mi sento a disagio ad intervenire in discussione generale. Ma di che cosa stiamo discutendo? Stiamo parlando di un disegno di legge di bilancio che qui in Senato è solo discusso e votato puramente pro forma alla vigilia della sua scadenza, con l'aggravante del rischio (purtroppo non tanto lontano visti i problemi emersi) dell'esercizio provvisorio, proprio nel contesto della grave e drammatica crisi che stiamo vivendo. È inaudito: un disegno di legge di bilancio pasticciato, che ha bisogno di un decreto-legge correttivo per essere sistemato. Siamo al limite (Applausi).
Entro nel merito del provvedimento per lasciare agli atti e per non tacere sulle vostre scelte miopi, anzi cieche, rispetto all'intera manovra, che mai come in questo momento dovrebbe essere determinante per il futuro del nostro Paese. Non siamo solo noi a dirlo, ma anche autorevoli organismi indipendenti, oltre alle associazioni di categoria. Cito, per esempio, l'Ufficio parlamentare di bilancio che nella relazione definisce la manovra - che, ricordo, ammonta a circa 40 miliardi - un coacervo di misure indirizzate a diverse finalità condivisibili, ma senza un sottostante disegno di politica di bilancio ben delineato.
Dopo una serie di decreti che si sono susseguiti dalla scorsa primavera che non hanno fatto altro che tamponare e male gli effetti sanitari e socio economici della pandemia, ora ci si saremmo aspettati misure strutturali e concrete anche in prospettiva del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza. La legge di bilancio poteva e doveva essere la sede utile allo scopo, in coerenza appunto con il piano di rilancio. Si tratta di un ennesimo appuntamento mancato perché a oggi, tra l'altro, il piano non è ancora definito; non vi sono idee chiare e il Governo e la maggioranza continuano a brancolare nel buio litigando.
Con questa legge di bilancio siamo ancora di fronte a una pioggia di micro interventi, di bonus e incentivi (gli occhiali da vista, le cargo bike, i bonus per gli chef, l'Osservatorio nazionale per la valorizzazione del patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO, un milione per una serie di fondi come quello per l'antiusura, per quello sperimentale per la formazione turistica esperienziale, per il fondo per i piccoli musei). Sono tante misure singolarmente plausibili che, però, non incidono effettivamente sui settori ad essi dedicati, che non arriveranno a tutti e che tanto meno incideranno sulla ripresa dell'economia. (Applausi).
A oggi non è stato fatto nulla di efficace. Ricordo che le imprese italiane, a fronte di una perdita di fatturato del 13,5 per cento rispetto al 2019 per il Covid, hanno avuto aiuti diretti a sostegno pari solo al 7 per cento del crollo del fatturato dell'intero sistema economico italiano. Questi sono dati della CGIA di Mestre. È troppo poco per poter definire l'intervento non risolutivo, ma almeno significativo.
Nella manovra ci sono interventi di più largo respiro. Alcuni sono condivisibili, ma non costituiscono ancora una vera ossatura per il piano di ripartenza del Paese, a partire dagli sgravi fiscali di rilievo per agevolare le imprese e per chi crea veri posti di lavoro. (Applausi). Le misure presenti nel provvedimento per la decontribuzione per le assunzioni di donne e giovani sono importantissime, ma se sono, come in questo caso, ancora limitate alle nuove assunzioni non incidono sulle migliaia di aziende in difficoltà che, invece, devono ancora ricorrere alla cassa integrazione. (Applausi). Servono misure anche a sostegno di chi mantiene i posti di lavoro, per esempio. La decontribuzione, che risulta interessante per le aziende che non sono in difficoltà, è limitata perché potrebbe avere un impatto maggiore se nel contempo fosse anche abolito il famoso decreto dignità, che in realtà di dignità ne ha creata davvero poca. (Applausi). Ora più che mai - non è più rinviabile - vi è la necessità di creare maggiore flessibilità nel mondo del lavoro. (Applausi). Ma, forse, non avete capito che una volta finiti gli ammortizzatori sociali - prima o poi termineranno - e non potendo più prorogare il blocco dei licenziamenti scoppierà, purtroppo, la bomba e avrà effetti devastanti.
Vi sono poi le misure in continuità con quelle già introdotte con i decreti di maggio e di agosto, che prevedono crediti di imposta che riguardano il settore del turismo, dell'editoria, dell'agricoltura e dei trasporti. Anche in questo caso sono poche le risorse per i tanti settori in crisi che comprendono, invece, una filiera articolata e complessa esclusa anche dagli interventi precedenti individuati attraverso i famosi codice Ateco. (Applausi).
L'ecobonus al 110 per cento è una formula che potrebbe essere vincente non solo per far ripartire il settore edile, che negli ultimi dieci anni, con la crisi, ha visto perdere oltre 600.000 addetti, ma per l'intero Paese. Il problema sta nella sua complessità assoluta, nella normativa, nella moltitudine di incombenze, certificazioni e asseverazioni costose. È una misura con una serie di pratiche rallentate anche dallo smart working nella pubblica amministrazione e che necessiterebbe di una tempistica ben più ampia di quella che è stata concessa. (Applausi). Anche il sostegno alla liquidità delle imprese e i vari fondi - penso a quello creato per l'imprenditoria femminile di soli 20 milioni - costituiscono, come sempre, tanti bellissimi annunci, ma poca sostanza. (Applausi).
La riforma fiscale complessiva, tanto annunciata da Conte, è solo annunciata ed evidentemente rinviata a data da destinarsi e il perché è presto detto. È istituito un fondo con dotazione di otto miliardi per il 2022 e di sette miliardi a decorrere dal 2023: una quota di questo fondo non inferiore ai cinque e non superiore ai sei miliardi sarà destinata all'assegno universale e ai servizi per la famiglia. I conti sono presto fatti: gran poco resterà per una vera riforma del fisco, a partire dall'Irpef. (Applausi).
O meglio, quella che il Governo chiama riforma fiscale ha al momento sembianze molto diverse dalla riforma fiscale così come intesa e proposta dal centro-destra. Ed è una riforma, quella nostra, che è ormai assolutamente indispensabile e indifferibile per una ripresa del Paese, ma servono risorse. (Applausi).
Occorre per questo avere una visione lungimirante e fare scelte politiche non dettate dall'immediato e dal poco, per non scontentare nessuno, ma in vista di un progetto comune per il Paese. Imprenditori, commercianti, partite IVA, autonomi e liberi professionisti hanno bisogno di aiuto. Non basta quello che è stato fatto grazie a proposte concrete di Forza Italia. Confcommercio denuncia proprio in questi giorni che nel 2020 abbasseranno le serrande circa 390.000 imprese del commercio ed è un dato sconcertante. E la prospettiva per i commercianti, prevista da questa legge di bilancio, è un aumento dell'aliquota contributiva per il 2022. Bell'aiuto. (Applausi).
Il Governo non vuole proprio distinguere tra incentivi buoni per sostenere il lavoro e sostegni inefficienti a pioggia. Questo Governo e la maggioranza vogliono capire che le migliaia di assunzioni nel pubblico - e non parlo di medici e infermieri, ma di stabilizzazione nella pubblica amministrazione e di assunzioni a livello statale centrale - non risolvono il problema dell'occupazione, ma anzi? Bisogna cambiare filosofia, perché la filosofia assistenzialista, statalista e centralista, con cui ad oggi in questa legislatura sono stati concepiti i decreti e le misure adottate da questo Governo, non porteranno a nulla. (Applausi).
Bisogna cambiarla da subito.
PRESIDENTE. Concluda, senatrice Toffanin.
TOFFANIN (FIBP-UDC). Gli italiani - e concludo - ne hanno già abbastanza della pandemia e non ne possono più delle vostre ideologie e dei vostri litigi. Vogliono soluzioni e fatti concreti. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà.
PEPE (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ieri la Confcommercio ci ha consegnato dei dati impietosi sullo stato di salute delle imprese italiane: nel 2020 chiuderanno 390.000 imprese, ne sono state aperte 85.000 e quindi il saldo è altamente negativo; 305.000 imprese non ci saranno più. Rischiano la chiusura 200.000 studi professionali e il tasso di mortalità delle imprese dal 2019 al 2020 si è pressoché raddoppiato, passando dal 6,6 per cento all'11,1 per cento.
Ci troviamo qui oggi, in un clima surreale, a discutere del disegno di legge di bilancio che dovrebbe essere la carta d'identità di un Governo. In questo caso lo è, ma è una carta d'identità che di identità ha ben poco, perché chi la fa da padrone sono la confusione e un modo di mettere insieme tanti cocci in maniera raffazzonata. Francamente non so se ciò avvenga per la vostra incapacità, che rimettiamo agli italiani di giudicare, ma sicuramente non avete una visione del nostro Paese. (Applausi).
È surreale, perché è una manovra di bilancio che arriva qui con un mese di ritardo. È surreale, perché avete segnato un altro record: con questo disegno di legge di bilancio, per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, un ramo del Parlamento licenzia la legge di bilancio - udite, udite - il 27 dicembre. E se si evita l'esercizio provvisorio è soltanto perché le forze di opposizione hanno avuto un senso di responsabilità elevatissimo al cospetto della vostra superficialità. (Applausi). Ma non basta. Si è azzoppato un ramo del Parlamento, non si discute, viene posta la questione di fiducia, ma non basta. Veniamo qui e scopriamo che il disegno di legge di bilancio non ha copertura finanziaria. Per favore, scendete con i piedi sul pianeta Terra. Avete annunciato per bocca del Vice Ministro che una legge di bilancio che ancora non è stata approvata, dovrà essere all'indomani corretta. Fermatevi.
Questo è nel metodo, ma andiamo ad alcuni spunti nel merito. C'è improvvisazione. Vado per spot. Era tutto pronto per i vaccini, il supercommissario Arcuri aveva detto che era tutto pronto e alla Camera le forze di maggioranza sono costrette a fare un emendamento che prevede circa 650 milioni di euro per assumere personale sanitario per eseguire i vaccini.
È una manovra di bilancio in cui il reddito di cittadinanza, che è stato un fallimento a 360 gradi, è ancora un pilastro. Qual è la ciliegina sulla torta? Non soltanto il reddito di cittadinanza non ha consentito di trovare posto di lavoro a tanti italiani, ma addirittura è finito nelle tasche di delinquenti incalliti. (Applausi). E voi avete il coraggio di riproporlo.
È una manovra di bilancio che si poggia sui bonus o meglio sulle mancette, o meglio, ancora più corretto, sulle marchette. Su questo si fonda infatti il disegno di legge di bilancio; esse vanno dai water ai bidet. Questo è quello di cui parla il provvedimento al nostro esame.
Vogliamo però essere positivi e ottimisti perché siamo italiani fino in fondo e cerchiamo di intravedere una luce in questo buio pesto. Grazie alla Lega e alle forze di opposizione, alla Camera qualcosa si è sistemato e ne parliamo con orgoglio. Possiamo infatti far vanto che grazie alla Lega e alle forze di opposizione, l'anno prossimo ci sarà l'anno bianco contributivo per tutti i lavoratori autonomi. Un anno bianco contributivo che guarda ai nuovi non garantiti, che sono coloro i quali pagano le tasse con quello che guadagnano e non con il reddito di cittadinanza. (Applausi).
Questo per quanto riguarda i numeri, ma guardiamo in positivo anche i valori. Grazie alla Lega, non è passata la legalizzazione della cannabis. Vogliamo essere ignoranti, ma vogliamo credere nella vita e non nella cultura della morte. (Applausi).
Due parole poi sul Mezzogiorno e parlo da uomo e da sindaco del Sud. Questo piano che non esiste non ha nulla; questa legge di bilancio per il Sud non ha fatto nulla ed, anzi, ha tolto due miliardi di euro sulla decontribuzione delle imprese al Sud, stanziando però qualcosa per le scuole innovative: 300.000 euro. È una vergogna. Non c'è un disegno per il Sud, non avete il coraggio di guardare un Sud diverso, che rappresenta la porta dell'Italia sul Mediterraneo. (Applausi).
Voi siete meridionali, come gli stessi meridionalisti che hanno inguaiato il Mezzogiorno; quando arrivavano fior fior di quattrini tramite la Cassa per il Mezzogiorno, tramite l'obiettivo uno. Se non c'è una progettualità e non c'è una strategia, non venite a parlarci di percentuali, noi vogliamo una crescita reale e vera. (Applausi).
Presidente, in conclusione, noi siamo tutti vaccinati nei confronti di questo cattivo modo di far politica. Accettiamo tutto, accettiamo che non si discuta, accettiamo anche che si parli di water e di bidet, invece che di crescita, di sviluppo e di soluzioni dei problemi. Abbiate però rispetto non nei nostri confronti, ma nei confronti degli italiani, risparmiandoci almeno il teatrino che hanno messo su Renzi e Conte, con la comparsa di Zingaretti. Renzi ha detto ieri che il piano del Governo è senza anima. No, il vostro piano non esiste, è il Governo che è senza anima e quando un Governo non ha anima, farebbe bene a trovare un'altra strada. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Montevecchi. Ne ha facoltà.
MONTEVECCHI (M5S). Signor Presidente, cercherò di abbandonare per un attimo i water e i bidet e di elevare la discussione in quest'Assemblea. (Applausi. Commenti).
Molte sono le misure introdotte nel disegno di legge di bilancio per scuola, università, diritto allo studio e cultura. Purtroppo il poco tempo a disposizione non mi permette di elencarle tutte, ma vi invito ad andare a cercarle sui siti dei vari Ministeri, perché sono tante e importanti.
Utilizzo i pochi minuti a mia disposizione per richiamare l'attenzione di tutti i colleghi sulla recente indagine, dal titolo «Fondo per la tutela del patrimonio culturale», condotta dalla Corte dei conti, dalla quale emerge che la gestione degli interventi di tutela e conservazione del bene pubblico è contrassegnata da tempo da una logica emergenziale e non da un circuito virtuoso frutto di una programmazione pluriennale.
Credo sia importante prendere atto dell'esito dell'indagine della Corte dei conti, perché noi oggi stiamo parlando di programmazione. Grazie a questo Governo e all'autorevolezza che ha riconquistato sui tavoli internazionali, dal recovery fund arriveranno molti soldi che dovranno essere investiti per il rilancio.
Quando parliamo di tutela, parliamo anche di rilancio e di valorizzazione delle professioni che lavorano per la tutela del nostro enorme e preziosissimo patrimonio culturale. (Applausi). Quando parliamo di valorizzare le professioni e toglierle dai circuiti del precariato, parliamo di rilancio del lavoro e di implementazione del bacino di lavoro e di orizzonti per i molti studenti che si dedicano a questo tipo di studi.
Quando parliamo di tutela e di aumentare gli investimenti - purtroppo, dobbiamo prendere atto che siamo ancora fermi al palo dello 0,9 per cento - parliamo di tutelare quella fonte intangibile di ricchezza quotidiana che ci permette uno sviluppo armonico, come persone e comunità. In questo modo possiamo andare fieri nel mondo per l'enorme bellezza che siamo chiamati a custodire, che è non solo un diritto, ma anche un dovere alla bellezza che abbiamo nei confronti di noi stessi come Nazione e anche verso la comunità globale che, attraverso l'organismo dell'UNESCO, ha riconosciuto molta della nostra ricchezza come patrimonio dell'umanità. Dunque, ben venga l'osservatorio che è stato istituito per il patrimonio culturale immateriale UNESCO, ma dobbiamo anche pensare a investire nella tutela. La prossima crisi sarà sociale e poi avremo la crisi climatica e, anche per questo, noi dovremo conservare questa bellezza. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Messina Assuntela. Ne ha facoltà.
MESSINA Assuntela (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, quello che stiamo per lasciarci alle spalle è un anno complesso, che non dimenticheranno le tante famiglie che hanno dovuto subire perdite inaspettate, né i nostri giovani a cui è stato sottratto un tempo irripetibile. Ne siamo pienamente consapevoli noi che, con il nostro impegno, abitiamo questi luoghi e sentiamo il peso di scelte importanti in questo momento drammatico per il nostro Paese.
La pandemia ha innescato una crisi sanitaria senza precedenti, che si è ovviamente ripercossa sull'economia, creando un'emergenza sociale che ha coinvolto milioni di persone. Questo periodo di straordinaria incertezza ha fatto anche emergere alcune debolezze del nostro attuale modello di sviluppo e ha portato a ripensare il sistema con una più evidente direttrice di cambio del Paese, a partire dalle disuguaglianze, dalle iniquità tra persone e territori, fino alla piena coscienza di un'idea del vivere e del produrre sempre più compatibile con l'equilibrio ecologico.
L'Italia, insieme all'Unione europea, ha dimostrato in questi mesi difficili di saper rispondere con orgoglio e visione alla sfida tremenda che si è presentata. Oggi, però, siamo chiamati a una responsabilità più grande, una responsabilità collettiva e condivisa, quella di guidare una fase nuova, avviare la ricostruzione, realizzare le condizioni per un'economia più giusta, una società più equa, un'idea di sviluppo sostenibile e resiliente, dando agli italiani punti fermi. È questo il punto politico e questa legge di bilancio rappresenta un passo importante in un nuovo percorso, in vista di un equilibrio diverso, declinato al rispetto dei diritti dell'individuo, della collettività e dell'ambiente, nell'ottica di quella transizione non solo economica, ma anche umana, valoriale; un'economia del bene comune, un'economia non autosufficiente e autonoma, ma una disciplina sociale e che guarda alla transizione ecologica anche come opportunità per creare lavoro.
Sono tanti gli interventi presenti nella manovra che si rivolgono a questa visione e che incardinano la transizione verde del nostro Paese, considerando appunto la sostenibilità come condizione indispensabile per garantire crescita e benessere. Viene prorogato a tutto il 2022 uno strumento di eccezionale importanza, il superbonus, un enorme incentivo all'efficientamento energetico del patrimonio immobiliare nazionale che, grazie a questa legge di bilancio, potrà essere applicato a nuovi interventi. Fondamentale, tra questi, è l'eliminazione - per esempio - delle barriere architettoniche. E, sempre in tema di rigenerazione energetica e urbana, è da segnalare il rifinanziamento di tutte le misure di riqualificazione energetica e di recupero del patrimonio edilizio che, insieme alla proroga del bonus verde e degli incentivi per gli interventi di restauro, potranno dare una grande accelerazione all'opera di rinnovamento dei nostri borghi, delle nostre periferie e delle nostre città. A questi si aggiungono due misure di grande significato: le nuove risorse destinate al programma sperimentale di riforestazione urbana, previsto già dal decreto clima, per incoraggiare la creazione di foreste urbane e periurbane, e l'istituzione della fondazione per il futuro delle città, che si occuperà di alimentare l'idea di uno sviluppo del sistema produttivo nazionale coerente con la transizione verde dell'Italia. In questo passaggio verso un'economia più pulita, dobbiamo coinvolgere l'industria e le istituzioni con un corposo piano di investimenti.
È importante segnalare due imprescindibili elementi nella nuova legge di bilancio: i nuovi fondi dedicati agli interventi di decarbonizzazione e di efficientamento del settore industriale, che aiuteranno quella svolta tanto attesa sotto il profilo della produzione di emissioni inquinanti, e poi l'incremento delle risorse in favore degli enti locali, che serviranno alla progettazione e alla realizzazione delle opere pubbliche per la messa in sicurezza degli edifici e del territorio per gli interventi di viabilità e per la messa in sicurezza e lo sviluppo di sistemi di trasporto pubblico mirati a ridurre l'inquinamento ambientale nella rigenerazione urbana e la riconversione energetica verso le fonti rinnovabili.
È ovvio che la legge di bilancio prevede tante importanti misure. Abbiamo ancora davanti a noi un tempo complesso, ma dobbiamo avere piedi saldi e testa lunga. Una manovra economico-finanziaria è un atto di intelligenza che legge dentro i bisogni profondi del Paese; sceglie in nome di un rigore direi più che numerico culturale, intervenendo nelle difficoltà e trasformandole in occasioni di crescita. Abbiamo rappresentato in questo modo le precondizioni di azioni che, con coraggio e responsabilità, guardano al futuro lavorando per la stabilità del presente. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà.
ARRIGONI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, il Senato è costretto a ratificare la manovra blindata senza possibilità di modifiche. Altro che rammarico, presidente Pesco: questo è grave, è un'umiliazione per noi senatori. A parti inverse, è accaduto lo scorso anno. Chi non ha toccato palla allora è stato Montecitorio; due anni consecutivi con lo stesso problema, che non è il Covid-19: il problema è il traballante Governo Conte! Siete voi! (Applausi).
D'altronde, l'Esecutivo, vittima di faide nella maggioranza, ha presentato al Parlamento la manovra da 40 miliardi con un mese di ritardo, comprimendo i lavori a Montecitorio e facendo rischiare l'esercizio provvisorio; una manovra consegnata pessima al Parlamento, con oltre 30 articoli fatti fuori subito, stralciati dalla Commissione bilancio. Ne ricordo due, sciagurati. Il primo è sull'istituzione della fondazione sulla cybersecurity: una norma sbagliata nel metodo e pessima nel merito, vista la inopportunità di affidare a privati la sicurezza dei dati. Il secondo è sulla cancellazione della regionalizzazione delle concessioni idroelettriche: l'ennesimo maldestro tentativo, fallito, di centralizzazione voluto dal Partito Democratico; un regalo ai concessionari e un grave danno erariale di circa 10 miliardi per gli enti territoriali.
È una manovra che, dopo i lavori alla Camera, è stata infarcita di tanti micro bonus, veri sperperi di denaro, come i 20 milioni per il bonus idrico per sostituire rubinetti e bidet, che sicuramente saranno bruciati con la roulette del click day; i rinnovati e troppi incentivi per l'acquisto di auto elettriche: una tara, quella vostra, dell'elettrificazione della mobilità.
È una manovra nata senza progettualità, ma comunque migliorata dal centrodestra e dalla Lega, che ha raccolto diversi risultati. Grazie alla determinazione dell'onorevole Garavaglia, si è ottenuto che, agli 800 milioni a disposizione del Parlamento, si aggiungessero anche 3,8 miliardi previsti dal "fondone" Conte, che il Premier con più decreti voleva spartire.
Così, con un miliardo, abbiamo garantito l'anno bianco contributivo per autonomi e professionisti con calo di fatturato. Sono stati poi stanziati 224 milioni per rifinanziare il contratto di espansione per le imprese sopra i 250 dipendenti, introdotto con la Lega al Governo. Altra grandissima soddisfazione è lo stop all'emendamento grillino sulla cannabis light. La droga, colleghi, fa male e deve essere contrastata, non legalizzata! (Applausi).
La manovra è stata un'occasione persa per cancellare o prorogare la plastic tax. È incredibile come, dopo gli usi insostituibili cui si è ricorso con i dispositivi in plastica in emergenza Covid-19, voi insistiate nel penalizzarla, bastonando così il comparto produttivo italiano.
Sul superbonus, poi, si è intervenuti ancora con la norma introdotta con il decreto rilancio, con il famoso articolo 119: la quarta volta in sette mesi. Sono state, però, deluse le aspettative di imprese e tecnici che chiedevano una proroga più ampia. Così, sono sempre di più i cittadini che, illusi dal «mi rifaccio la casa gratis», lanciato con la politica degli annunci dal Governo giallorosso, hanno già rinunciato a intervenire. Sul decreto ristori, voi del MoVimento 5 Stelle avete anche minacciato gli alleati del Partito Democratico per arrivare al 2023. Ma, dopo una settimana di tira e molla, avete dovuto abbozzare, rinunciare ai ventiquattro mesi e accontentarvi di un 6+6: ne è uscita una proroghina di sei mesi al 30 giugno 2022 più altri sei mesi, ma solo per i condomini se, a quella data, si realizzerà il 60 per cento dei lavori. Quindi, è tutt'altro che una proroga piena al 2022; anche perché, i secondi sei mesi non sono stati concessi agli edifici unifamiliari, alle villette a schiera e alle altre categorie di beneficiari.
Sul superbonus una cosa ormai è chiara, vedendo le modifiche apportate e anche leggendo la bozza del PNRR: l'ampliamento della platea dei beneficiari non si farà, né ora e né mai. Addio, dunque, al 110 per cento per capannoni e laboratori industriali; nulla ci sarà per strutture alberghiere e nulla per le scuole paritarie.
Cari colleghi, si sta palesando il limite di questa misura che, annunciata in pompa magna, fino ad oggi ha ottenuto un solo risultato, ma in negativo: ha rallentato gli interventi di riqualificazione del patrimonio immobiliare. (Applausi).
Oltre al ginepraio tra norme primarie, decreti ministeriali e circolari dell'Agenzia delle entrate, permangono dubbi interpretativi. Tanti sono i rischi per beneficiari e tecnici che, più conoscono la misura, più la evitano, consapevoli che il superbonus, da grande opportunità, rischia di trasformarsi in una trappola pericolosa.
E poi vi è l'eccessivo costo della misura, insostenibile per le casse dello Stato; se si valutasse il rapporto costi-benefici, scopriremmo delle sorprese. Insomma, la misura si è già instradata su un binario morto e non avrà futuro.
Mi avvio alle conclusioni, colleghi, per ricordarvi che, accanto al dramma sanitario, cresce vistosamente la piaga della povertà e del disastro economico-sociale, che non può essere affrontata con derive assistenziali, con l'immorale reddito di cittadinanza oppure bloccando i licenziamenti e gli sfratti, peraltro senza dare alcun risarcimento ai proprietari. Bloccate invece, e subito, le 30 milioni di cartelle esattoriali pronte a partire dal 1° gennaio, che creeranno una carneficina tra le imprese e uno scontro sociale senza precedenti. (Applausi).
Siamo nel pieno di una pandemia sociale e voi della maggioranza dovreste avere la responsabilità di operare scelte oculate, come il taglio delle tasse e investimenti capaci di creare sviluppo e occupazione, invece di operare scelte irresponsabili come quelle che state assumendo, sprecando le risorse del maggior debito pubblico autorizzato o quelle del recovery plan, che - lo ricordo - sono prestiti che le prossime generazioni dovranno restituire. Mossi da un cieco ambientalismo e noncuranti dell'impatto negativo sulle nostre imprese, sostenete il nuovo taglio della CO2 deciso dalla UE, sprecando risorse, senza il principio della neutralità tecnologica, in investimenti che rischiano paradossalmente di fare danni all'ambiente senza una sostenibilità economica e sociale. (Applausi).
Finanziate l'auto elettrica e i monopattini cinesi, senza valutare l'impatto dell'impronta di carbonio che questo crea. Puntate al 100 per cento delle rinnovabili, noncuranti del fatto che non sono programmabili e dunque, per garantire la sicurezza del sistema energetico, dovremo ricorrere a sistemi di backup costosi, che impattano sulle bollette, oppure a inefficienti processi di produzione di elettricità dall'idrogeno, magari quello verde costosissimo, l'unico che vorreste sostenere. Anziché lo sviluppo del Paese, all'insegna di un delirio ambientalista senza limiti, state tentando - e lo si è visto nella bozza del proroga termini - di dare il colpo mortale al comparto del gas del nostro Paese, compresa la Val d'Agri e Tempa Rossa in Basilicata, portando ancora più in miseria l'Italia, condannandola a dipendere energeticamente per il 100 per cento dall'estero.
Sulla gestione dei rifiuti, caratterizzata nel Centro-Sud da una carenza di impianti, avete scritto nella bozza del PNRR di voler investire solo in nuovi impianti TMB, che sono l'emblema del fallimento della gestione della monnezza di Roma e del Lazio: è una follia.
Signori della maggioranza, prendete atto del fatto che state sorreggendo un Governo fragilissimo e senza visione per il Paese, inadatto ad affrontare una crisi, forse la più pesante anche tra quelle accadute nel XX secolo. Sulla bozza del PNRR Italia Viva afferma che arraffazzonate senz'anima; il recovery plan non può essere il terreno di scontro sulle spalle degli italiani. Siete spaccati sulla cabina di regia. Siete spaccati sui progetti, che - lo ricordo - devono essere cantierabili. Siete spaccati sulla TAV. Per cortesia, fate un gesto di umiltà, per il bene del Paese: date le dimissioni e andate a casa. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fazzolari. Ne ha facoltà.
FAZZOLARI (FdI). Signor Presidente, purtroppo con l'abitudine di porre la fiducia su tutti i provvedimenti, decade qualunque possibilità di presentare emendamenti, ordini del giorno o proposte, anche quando sono di buon senso; vale per tutti e vale anche per noi di Fratelli d'Italia. Gli emendamenti di buon senso che avevamo presentato erano numerosi, e oggi voglio citarne solamente due, chiedendo poi al Governo magari di dare a questi seguito con dei provvedimenti propri.
Fratelli d'Italia ha presentato, con un emendamento a mia firma, la richiesta di aumentare il fondo destinato all'acquisto e alla diffusione dei vaccini anti-Covid, al fine di poterli destinare anche agli italiani residenti all'estero, che si trovano in Paesi dove non sarà possibile una diffusione capillare degli stessi vaccini. Come sappiamo, gli italiani residenti all'estero sono più di 5.200.000; molti vivono in Europa e negli Stati Uniti, ovvero in Paesi in cui ci auguriamo non avranno problemi di vaccinazione, ma altri vivono in Paesi dove ciò rischia di essere complicato: penso ai molti nostri connazionali in Venezuela, in Perù o in generale in Sudamerica, oppure in Africa (sono molti - ad esempio - gli italiani che vivono in Kenya). Abbiamo, quindi, chiesto di incrementare il fondo, al fine di dare la possibilità al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, in accordo con le nostre rappresentanze diplomatiche e sentiti i Comites, di garantire la vaccinazione alle nostre comunità italiane all'estero, lì dove avessero difficoltà a fare ciò. Chiedo al Governo di non cestinare questa proposta di Fratelli d'Italia, di farla propria, magari con un decreto-legge, in modo da poterla rendere immediatamente operativa e non dimenticare gli italiani che vivono all'estero.
Un secondo emendamento di buonsenso, che in realtà abbiamo presentato più e più volte anche in occasione di altri provvedimenti, propone l'eliminazione del minimo contributivo INPS per artigiani e commercianti. Mi rendo conto che è un argomento non semplice per chi dedica il proprio tempo a tutt'altro. Ma, se qualcuno volesse per una volta informarsi al riguardo, si accorgerebbe che si tratta di un'assurdità, di uno scandalo insensato. Attualmente si prevede che gli artigiani e i commercianti, a prescindere dal reddito effettivo fatturato nell'anno, debbano versare almeno 3.850 euro alle casse dell'INPS. Se hanno fatturato zero, devono pagare ugualmente 3.850 euro: questo non ha alcun senso, tant'è vero che non esiste un minimo contributivo per i lavoratori dipendenti e nemmeno per gli iscritti alla gestione separata dell'INPS. Quindi, la partita IVA iscritta alla gestione separata non ha un minimo contributivo: se si fattura zero, si paga zero; se si fattura poco, si paga poco. All'INPS c'è invece la Cassa previdenziale artigiani e commercianti, e quindi c'è il minimo contributivo. Abbiamo chiesto quindi di equiparare le due casse. Lo abbiamo chiesto in generale, ma almeno lo si faccia in questa fase drammatica, nella quale i nostri artigiani e i nostri commercianti sono in ginocchio.
Qualcuno potrebbe obiettare che il minimo contributivo serve per evitare un'eccessiva facilitazione nell'accesso alla pensione, ma non è così, perché questo poteva valere nel sistema retributivo. Nel sistema contributivo, invece, a seconda di quanto si versa, aumenta o meno il montante contributivo che determina l'entità della pensione. Per quanto riguarda il diritto alla pensione, e cioè gli anni di anzianità, è già prevista nella cassa della gestione separata INPS, in base al versato durante l'anno, la possibilità di avere o meno la piena anzianità dell'anno. Anche in quel caso esiste un minimo di calcolo, pari a 15.500 euro all'anno di reddito, che assicura un anno pieno di contribuzione. Se si dichiara di meno, si pagherà di meno, ma si avrà meno di un anno di anzianità. Quindi, non stiamo regalando niente a nessuno, non stiamo chiedendo un favore per gli artigiani e i commercianti, ma stiamo proponendo di far valere per costoro lo stesso principio che vale per una partita IVA che non sia artigiano o commerciante. Sembra una cosa di buon senso, ma ci avete risposto di no, e ritento perché non avete neanche capito: mi rendo conto che sono argomenti complessi che l'attuale Governo ha difficoltà a comprendere.
Mi è venuto anche il sospetto che sia un'ostilità voluta nei confronti di artigiani e commercianti, visto che vengono dipinti sistematicamente come ladri, evasori, truffatori, persone che prima chiudono e meglio è. E allora facciamo in modo che, anche se si tratta di una proposta di buon senso, non la approviamo.
Perché questo sospetto diventa un po' più concreto? Fratelli d'Italia aveva presentato una richiesta di ammortizzatori sociali generalizzati, almeno per il 2021, anche alle partite IVA. Il Governo ha accolto in teoria l'emendamento di Fratelli d'Italia, ma lo ha ridotto alla versione discount, ossia la versione scamuffa nella quale, tra le varie assurdità che adesso non ho il tempo di elencare, sono stati esclusi artigiani e commercianti. Quindi, nell'accesso a nuove forme di ammortizzatori sociali per le partite IVA, si dice sì alla partita IVA iscritta alla gestione separata, mentre no all'artigiano e al commerciante, perché devono rimanere così come sono.
Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 19,20)
(Segue FAZZOLARI). Si tiene il minimo contributivo - non gli è stato tolto - e non gli viene dato neanche l'ammortizzatore sociale; le imprese continuano a rimanere in ginocchio e così andiamo incontro a una desertificazione del tessuto produttivo, con milioni di artigiani e commercianti che chiuderanno le loro attività e si ritroveranno per strada, magari perché hanno la dignità di non voler campare con il reddito di cittadinanza. Eppure, queste persone, per il Governo più a sinistra della storia dell'umanità, sono dei nemici da colpire.
Questo non è ciò che pensiamo noi e, quindi, Fratelli d'Italia continuerà a battersi in ogni sede per difendere gli artigiani, i commercianti e il popolo delle partite IVA, sistematicamente colpiti da questo Governo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà.
DAMIANI (FIBP-UDC). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, prima di parlare della manovra economica e finanziaria consentitemi alcune considerazioni procedurali e di tempistica che, in un sistema come il nostro, quello del bicameralismo perfetto sono non meri dettagli ma sostanza di scelte istituzionali che tanti anni fa sono state fatte dai nostri Padri costituenti.
Se prendiamo in considerazione il timing di questa legge di bilancio, ricordiamo che il 18 ottobre è stata approvata dal Consiglio dei ministri, salvo intese, per poi tornare un mese dopo, il 16 novembre, nuovamente in Consiglio dei ministri per l'approvazione definitiva; quindi un mese in più, un mese di ritardo rispetto ai tempi previsti dai Regolamenti: entro il 20 ottobre di ogni anno, infatti, la manovra finanziaria deve approdare a un ramo del Parlamento. Ripeto, quindi, che con un mese di ritardo la manovra è approdata alla Camera dei deputati, e tutto il lavoro è stato concentrato in quel ramo del Parlamento.
Il Senato oggi, 29 dicembre, si ritrova a esaminare un testo che appena due giorni fa è stato varato dalla Camera dei deputati, a due giorni dal 31 dicembre, fatidica data per non andare in esercizio provvisorio. (Applausi). Ci ritroviamo quindi in una strada tortuosa, in un percorso difficile. Di fatto - lo possiamo assolutamente dire - il Senato oggi ratifica un provvedimento che è stato approvato soltanto dall'altro ramo del Parlamento. Se non mi sono perso qualcosa in quest'Aula parlamentare, ritengo che una riforma costituzionale che superi il bicameralismo perfetto non sia stata ancora approvata nel nostro Parlamento. (Applausi). Eppure, sta accadendo che le prerogative costituzionali del Senato oggi siano così compresse da evitare assolutamente il confronto politico su un atto fondamentale, perché ricordiamo che la manovra finanziaria è l'atto politico per eccellenza del Governo.
A tal proposito, mi torna in mente un episodio accaduto sempre qui quasi due anni fa, di cui fu protagonista il Gruppo parlamentare del Partito Democratico: allora, proprio sui tempi ristretti della manovra economica, sollevò un conflitto di attribuzione presso la Corte costituzionale. Purtroppo all'epoca il Partito Democratico era partito di opposizione e quindi si opponeva ai metodi di compressione del dibattito parlamentare. Invece questa volta è partito di Governo e ne fa pertanto un modus operandi. (Applausi). Complimenti alla coerenza del Partito Democratico.
Assistiamo - come dicevamo - a un monocameralismo alternato e anche in questo caso è giusto ricordare ai paladini della garanzia della corretta alternanza che purtroppo in questo momento di alternato hanno l'opportunismo e il Gruppo parlamentare dei 5 Stelle utilizza il monocameralismo esclusivamente per il proprio mero opportunismo.
Fatte queste premesse, arriviamo a esaminare la manovra di bilancio in alcuni suoi aspetti importanti e fondamentali. La manovra al nostro esame vale 37,9 miliardi nel 2021, di cui 24,6 in deficit. Nel mio ragionamento vorrei partire dai capisaldi delle proposte che in tutti questi mesi e nelle ultime settimane sono state avanzate dal Gruppo parlamentare Forza Italia: abbiamo proposto investimenti per riforme strutturali, aiuti diretti alle imprese, ai professionisti, agli artigiani, al commercio e alle partite IVA. Abbiamo anche chiesto meno burocrazia e, quindi, un piano burocrazia zero. Invece oggi - questo è il mio metro di valutazione della manovra - alle quattro voci fondamentali del provvedimento troviamo quanto segue: alla voce crescita e investimenti solo 2,9 su 38 miliardi di valore della manovra - alla voce liquidità e capitalizzazione delle imprese troviamo 1,3 miliardi; a trasporti e mobilità, che in questo momento sono fondamentali anche per il distanziamento sociale e per la limitazione del contagio, soltanto 300 milioni di euro, di cui 100 vanno a rinnovare il bonus mobilità. Infine arriviamo al capitolo dei capitoli: la revisione della spesa pubblica, la spending review tanto cara a un Gruppo parlamentare in questa Camera, per la quale troviamo zero nel 2021 e zero nel 2022. (Applausi). Hanno dimenticato le promesse fatte agli italiani e il fatto che dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Oggi basta leggere solo queste quattro voci per dire che la manovra di bilancio al nostro esame è inadeguata rispetto ai tempi e alla crisi economica che stiamo vivendo. Ancora una volta, infatti, tale manovra è un atto che rincorre a fatica l'emergenza, non disegna una strategia per il futuro, per la ripartenza del nostro Paese.
Ancora una volta assistiamo a un provvedimento che fonda i suoi pilastri su alcune questioni che qualche gruppo politico ritiene essenziali - pilastri che sono nuovamente il sussidio, l'assistenza e le stabilizzazioni pubbliche - e non getta assolutamente le basi per una ripresa economica fondata sugli investimenti, sull'iniziativa e sul sostegno all'iniziativa economica privata e soprattutto su ciò di cui il Paese ha bisogno, e cioè una riforma fiscale. (Applausi).
Per la ripartenza, sappiamo benissimo che a partire dalla metà del prossimo anno, il 2021, saranno a disposizione le cospicue risorse economiche che arriveranno dal programma Next generation EU, sul quale finora in Parlamento è mancato un vero e proprio confronto. Il Parlamento deve contribuire all'indirizzo e al controllo di questi progetti che devono essere condivisi con le opposizioni, con le parti sociali e con i corpi intermedi, perché i soldi che arriveranno ci sono e sono tanti, ma dobbiamo ricordare che una gran parte di essi è a debito e inciderà sui nostri cittadini, sulla popolazione, sulle future generazioni. (Applausi). Quindi, noi dobbiamo essere parte integrante, oggi, del dibattito su quei fondi.
La Confcommercio, in queste ore - l'abbiamo detto in molti in quest'Aula - ha dichiarato morte 390.000 imprese in Italia, per cui dobbiamo assolutamente utilizzare tutte le risorse che l'Europa mette a disposizione. Cari amici della maggioranza, basta tentennamenti. Dite una parola chiave sui fondi che sono a disposizione, sui fondi del MES sanitario, sui fondi Sure, sulla BEI, sui fondi da utilizzare per gli investimenti. Basta tentennare.
Anche se alcune proposte di Forza Italia sono state prese in considerazione, noi diciamo ancora una volta sì agli italiani, ma diciamo no, ancora una volta, a questo Governo perché assolutamente non ne condividiamo né le premesse, né tantomeno i metodi di svolgimento dell'azione politica.
In conclusione, vorrei rivolgere un appello al Governo. In questi giorni si stanno decidendo anche questioni importanti e, visto che sulla manovra finanziaria possiamo fare ben poco, purtroppo, invito il Governo a prendere in seria considerazione quanto sta accadendo in merito alla questione dei crediti deteriorati. (Applausi).
È importante che il Governo intervenga in questo momento decisivo. Serve fare pressione - sappiamo bene si tratta di materia europea - sulla Commissione europea per evitare il fallimento di tante famiglie e imprese del nostro Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ferrero. Ne ha facoltà.
FERRERO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, voglio ricordarvi il percorso di questo disegno di legge di bilancio, presentato al Parlamento con un mese di ritardo - era il 18 novembre - dopo che per un mese erano girate le bozze colorate, senza alcun valore, peraltro. Erano 229 articoli, già con una connotazione di polverizzazione degli interventi.
Dopo qualche giorno, il Presidente della Commissione bilancio alla Camera aveva stralciato - già allora - una trentina di misure che con il bilancio non c'entravano nulla o perché ordinamentali o, peggio, perché particolaristiche e localistiche. Senza pudore, alcuni di quegli articoli erano riusciti a rientrare dalla finestra nel decreto-legge ristori. Ma ormai siamo abituati a piroette del genere.
Questo mette in evidenza che l'azione dell'attuale Governo è confusa, con una parcellizzazione dei provvedimenti e senza una visione, e non mi stancherò mai di dirvelo. (Applausi). Questo modo di agire è dannoso per il Paese. Vi rendete conto? Siete arrivati al 27 dicembre a votare in prima lettura la legge di bilancio alla Camera, passata in fretta e furia al Senato. Non abbiamo avuto il tempo materiale di esaminarla, sommariamente, salvo comunque accorgerci che, probabilmente, proprio per la fretta, la legge di bilancio è viziata da errori di copertura su un singolo provvedimento e deve già essere corretta. Ciò dà la misura dell'inadeguatezza di questo Governo e della maggioranza che lo sostiene. Sì, perché la maggioranza ha avuto bisogno della collaborazione delle minoranze, e non certo perché la manovra ci piaccia: semplicemente abbiamo voluto evitare di trascinare il nostro Paese all'esercizio provvisorio.
L'Italia e gli italiani non se lo meritano, soprattutto in un momento di così grave crisi. E l'inadeguatezza dell'Esecutivo si vede dall'inizio della crisi, dalle tante contraddizioni. Questo è il Governo dei bonus, il Governo dei crediti di imposta. Ma non è più facile non far pagare alle attività in crisi tasse, contributi e tutto ciò che vizia l'attività produttiva del nostro Paese?
Persino l'assegno unico per le famiglie poteva essere un aiuto: l'avete trasformato in un'elemosina alle famiglie, con risorse insufficienti tanto che il Presidente dell'Istat ha confermato in audizione che, con questa misura, una famiglia su tre prenderà meno di quanto prende oggi con gli assegni familiari. (Applausi).
La Lega è rimasta inascoltata fin da marzo, a fasi alterne, alla Camera o al Senato, a seconda di dove veniva presentato il provvedimento di turno.
Su questa manovra, devo riconoscere che la Lega, in Commissione bilancio alla Camera, ha fatto un ottimo lavoro. Sì, perché il presidente del Consiglio Conte, con l'originario articolo 207, si era destinato un fondo da 3,8 miliardi per i suoi DPCM. Fortunatamente, in questo caso, si è ascoltata la Lega e quelle risorse sono state destinate all'iniziativa parlamentare. Quindi, Lega e minoranza sono riuscite a realizzare migliorie, soprattutto a favore di autonomi e partite IVA. D'altronde, le partite IVA e gli autonomi sono quelli che, obiettivamente, in questo momento stanno soffrendo di più e sono i più fragili.
Parlo, quindi, dell'anno bianco contributivo per autonomi e professionisti con fatturato inferiore ai 50.000 euro nel 2019 e che abbiano subito un calo di fatturato superiore al 33 per cento (era un emendamento dell'onorevole Garavaglia).
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 19,37)
(Segue FERRERO). Parlo dell'IVA sugli alimenti da asporto, prevista al 22 per cento e portata al 10 per cento, come per il servizio al tavolo che oggi sappiamo tutti essere in grave crisi; parlo dell'importantissima estensione della durata dei prestiti erogati col decreto-legge liquidità: mi riferisco a quei prestiti da 25.000, euro portati poi a 30.000, che erano da rimborsare in sei anni ma con un emendamento della Lega tale arco temporale è stato esteso a quindici anni. Parlo altresì della proroga della sugar tax, con un emendamento a prima firma Comaroli, e di tante altre misure importanti approvate alla Camera.
Questi sono soltanto degli esempi che hanno tentato di portare un po' di buon senso in questa manovra, ma l'impianto rimane alquanto deludente, privo di un minimo di programmazione e disorganico, fatto di fretta. Non raccontateci poi la storia dell'emergenza Covid, perché il tempo per distruggere i decreti-legge sicurezza lo avete trovato in piena emergenza economica, quando si sarebbe dovuto pensare esclusivamente alla sessione di bilancio. (Applausi).
Avviandomi alla conclusione, ricordo che l'ultimo stralcio di commi da parte della Ragioneria ha rischiato di mandare in crisi l'intero impianto della manovra e la stessa maggioranza. Anche in questo caso l'atteggiamento della minoranza è stato responsabile, evitando il peggio per il Paese. Vi ricordate nel dicembre 2018 i tomi che volavano in Senato? Era la seconda lettura e poi evidentemente abbiamo perso l'abitudine, perché l'anno scorso, se vi ricordate, non c'era il Covid, ma eravate in ritardo lo stesso: c'è stata un'unica lettura con fase emendativa in Senato. Infine, oggi abbiamo l'epilogo, con il Senato trasformato in un passacarte svilente; un grande lavoro degli uffici del Servizio del bilancio del Senato (che in questo caso ringrazio) è stato liquidato con meno di un'ora di esame in Commissione; abbiamo quindi segnalato gli errori di cui ho già parlato, che avrebbero dovuto essere corretti proprio in Senato, ma manca il tempo. Non ci è stato permesso di farlo.
Questo Governo è inadeguato e in particolare lo è il ministro dell'economia Gualtieri, primo responsabile di questo scempio, che non si vede mai in Aula ed è pronto a promuovere, a breve, un ulteriore scostamento di bilancio.
Concludo con una parola per il vice ministro Misiani, di cui ho stima: riferisca al suo Ministro che la scelta economica migliore che potrebbe fare sarebbe quella di farsi da parte (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Russa. Ne ha facoltà.
LA RUSSA (FdI). Signor Presidente, dovremmo discutere e stiamo discutendo il disegno di legge di bilancio, un provvedimento da 39 miliardi, di cui ben 24,6 finanziati in deficit. I miei colleghi di Fratelli d'Italia sono intervenuti tutti; non a caso siamo intervenuti e vogliamo essere tutti presenti in quest'Aula per denunciare l'impostazione tecnicamente e politicamente sbagliata di questo disegno di legge di bilancio. In pochi minuti sarebbe fuorviante tornare sugli argomenti già svolti dai miei colleghi punto per punto, voce per voce, su come avete privilegiato una visione miope, assolutamente piena di marchette e invece priva di un piano di sviluppo che è necessario, specie in una situazione drammatica come quella attuale.
C'è un punto però che desidero riprendere ed è quello che riguarda il Piano nazionale vaccini, o più in generale la questione dei vaccini. Avete visto tutti in televisione, a reti unificate, il grande evento: sono arrivate 9.750 dosi di vaccino. Ce l'hanno fatta! Sono meno di 10.000 dosi. Pensate che la Danimarca, che ha sei milioni di abitanti, poco più della Sicilia, ne ha avute 40.000. Però, noi ci affidiamo all'Unione europea e non al Regno Unito, che ha fatto da solo e lo abbiamo condannato in tutti i modi per aver voluto fare da solo, avviando, prima e bene, tutta la procedura per ottenere i vaccini. Noi siamo con l'Unione europea e abbiamo 9.000 dosi. Dovevano arrivarne altre, ma siccome ha nevicato le dosi non possono arrivare! Siamo nel Medioevo: c'è un po' di neve e si blocca il piano vaccini. Figuriamoci che succederà quando dovremo farlo a 40 milioni di italiani! Non è questo il punto, comunque. Mentre noi ci atteniamo rigorosamente alle regole europee, la signora Merkel - che fa bene per il suo Paese e di fronte a cui mi inchino per la sua capacità - ha contrattato, oltre a quelle che gli spettano dalla ripartizione europea, privatamente, da sola, 30.000 dosi in più subito.
Come al solito, siamo l'ultima ruota del carro. Presidente, siamo di fronte a una propaganda vergognosa per 9.000 dosi. Tutte le televisioni erano pronte a riprendere queste dosi e poi si scopre che neanche gli addetti vogliono vaccinarsi. (Applausi). Siamo in una fase veramente di scollamento totale e poi si chiede all'opposizione di fare propaganda. Faremo propaganda perché tutti si vaccinino, però ho consigliato alla Meloni di farlo separando la sua faccia da quella degli altri perché ciascuno si assuma le proprie responsabilità. (Applausi). È troppo comodo volere le nostre facce, il nostro aiuto quando si decide tutto da soli, come con questa finanziaria.
Presidente, colleghi, vorremmo sapere se c'è già questo piano di vaccinazione. Se non vado errato, nella legge di bilancio si parla di 400 milioni già stanziati per il piano vaccini e si dice che saranno date le direttive di riferimento per i piani che ogni singola Regione svilupperà. Qualcuno di voi ci sa dare un numero di telefono a cui possiamo chiedere dov'è questo Piano nazionale dei vaccini? Qualcuno di voi ci può indicare un nome e un cognome, a fronte dell'affermazione «daremo il vaccino a tutti gratis»? Dov'è la persona, l'ente, il gruppo, uno dei milioni di vostri esperti che ci sappia dare le direttive su questo piano vaccini, visto che in televisione sembra ormai che il vaccino sia alla portata quasi di tutti?
Presidente, di questo non abbiamo notizie. Se ce l'avete, fatecelo sapere; siamo in attesa. Nella finanziaria, però, abbiamo scoperto tante piccole cose. Il grosso delle cifre ve l'hanno già detto dove viene allocato. Abbiamo scoperto le marchettine. Ce ne sono talmente tante che faccio fatica a ricordarmele tutte. (Applausi). Ve ne dico una: 11 milioni per lo studio delle piante, per scoprire come possono migliorare l'ambiente. Io glielo dicevo gratis: più ce n'è, più l'ambiente migliora. Si prevedono 11 milioni per studiare le piante, come se fosse davvero qualcosa da scoprire. Ce ne sono molte altre. Naturalmente ci sono diversi milioni per i monopattini. Arriva la neve, ma i monopattini rimangono, come si può vedere, per esempio, a Milano in questi giorni, il mezzo di trasporto privilegiato, magari chiudendo corso Buenos Aires e facendo in modo che ci sia una coda infinita con le corsie riservate a monopattini e biciclette completamente vuote. Noi, però, per questo i soldi li abbiamo messi. Il vostro «noi dell'Italia, noi del Governo e noi della maggioranza» è per noi: voi del Governo e voi della maggioranza. Noi non abbiamo niente a che spartire con questa e con tutte le altre non poche marchette (perché si chiamano così) che avete fatto. Ve ne potrei leggere una dietro l'altra: ad esempio, ai patronati dei sindacati (questa non è una marchetta, ma qualcosa di più) erano già stati dati 20 milioni di euro; gliene danno altri 15, non fosse mai che i sindacati si arrabbino e magari indicano uno sciopero o qualcosa del genere, perché sarebbero capaci. Quindi, altri 15 milioni e magari il reddito di cittadinanza. Ma perché non prorogarlo fino a quando non sarete più al Governo? Per altri nove anni o non so per quanti anni l'avete prorogato. Tanto a che serve? Basta scrivere: 4 miliardi per il reddito di cittadinanza.
Mi avvio a concludere, Presidente e la ringrazio per avermi richiamato, perché rimane l'ultimo argomento da affrontare. Tutto ciò di cui stiamo parlando è una finzione, perché questa maggioranza e questo Governo, che ci presentano questa legge di bilancio, nella stanza a fianco stanno discutendo e litigando, decidendo se continuare a stare insieme. E per stare insieme devono spartirsi meglio il bottino. Ebbene sì, il bottino, perché non mi direte che è diverso l'argomento di cui discutete. Sapete come risponde il Partito Democratico? Vi dice di stare attenti, perché se cade questo Governo si va a votare e non è un richiamo alla democrazia, ma una minaccia a coloro che, pur di non andare a votare, sono pronti a dire di sì a qualunque proposta. Un atto di democrazia diventa un atto di minaccia. Ormai, se volete minacciare qualche parlamentare della maggioranza, di tutti i partiti di maggioranza, e fargli chinare la testa, è facilissimo. Basta dirgli: o voti così, oppure noi facciamo votare gli italiani. Povera democrazia italiana, povera Italia! (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Airola. Ne ha facoltà.
AIROLA (M5S). Signor Presidente, colleghi, sto per raccontarvi una vicenda che definire irragionevole è poca cosa: è l'incredibile storia di un emendamento osteggiato e torturato da lungo tempo, quello richiesto dalla sentenza della Cassazione per sistemare al meglio la legge 2 dicembre 2016, n. 242, in vigore dal 2017, che riguarda la filiera della canapa industriale.
Ora non voglio parlare di droga, ma chiarire semplicemente un punto, onde evitare di fermarci a discutere su questo. In qualsiasi libro di botanica scoprirete che la cannabis è un'unica pianta con diverse varianti, alcune delle quali con effetti "droganti", come hanno definito con un italiano un po' forzato i giudici della Corte di cassazione, e che possiedono effetti stupefacenti; le altre tipologie senza effetti droganti, quindi senza effetti stupefacenti o psicotropi, sono meglio conosciute da noi da tantissimo tempo come canapa, ma è la stessa pianta e non è una droga. La canapa, usata fin dall'8.000 avanti Cristo, non è una droga.
Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 19,50)
(Segue AIROLA). La filiera industriale della canapa (visto che si parlava di aziende che possono chiudere, essendo stato bocciato questo emendamento, aggiungete al novero anche queste 3.000 imprese) dà lavoro a 12.000 famiglie e porta all'erario circa un miliardo: cosa non da poco. Non si produce droga, ma usando la canapa da secoli (marcite e campi si estendevano da Nord a Sud), abbiamo imparato a ottenere dalla sua corteccia corde, filati, vestiti, fibre plastiche non inquinanti, combustibile, concimi naturali e carta, senza abbattere foreste. Dal fusto, opportunamente trattato, abbiamo ottenuto materiale edilizio, pannelli isolanti per rendere le case più sane e con maggiore risparmio energetico; la famosa green economy - pensate - anticipata e promossa anche durante il Ventennio fascista.
Quindi, appurato che non voglio parlare di droga, ma voglio parlare di canapa, la vicenda di questo emendamento reietto è il punto centrale. La vicenda ha inizio, la prima volta, quando viene ritenuto inammissibile in quest'Aula nel dicembre dello scorso anno. L'ignoranza sull'argomento è tale che ci viene detto «fate una legge»; peccato che la legge c'è e l'emendamento è appunto alla legge che c'è già.
Signor Presidente, il 16 ottobre 2020 avviene un fatto gravissimo, che va sottolineato; un dirigente dell'ufficio centrale stupefacenti, di cui conosco anche il nome, ma stendiamo un velo pietoso, violando l'iter che ogni norma segue, in maniera inaccettabile - e questo è provato - bypassando cioè il vaglio dei Ministri coinvolti, faceva arrivare sulla scrivania del ministro Speranza un fogliettino, un "decretino" in cui si metteva la canapa nella tabella relativa alle sostanze stupefacenti. Una bomba contra legem che avrebbe di colpo trasformato l'intero comparto produttivo in un comparto criminale.
Quindi, dovremmo chiederci se oltre al Governo c'è qualcun altro che legifera, magari quelli messi in certe agenzie da precedenti Governi. La notizia esplode mandando tutti nel panico e si sospende il decreto. Si crea un tavolo di lavoro, che ancora deve dare i suoi frutti.
L'operazione è importante, soprattutto scoperta la malafede della dirigente ministeriale e l'inadeguatezza dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), la quale, durante un incontro istituzionale, alla richiesta di ottenere l'elenco dei loro studi in possesso e la bibliografia scientifica relativa alla cannabis, ha risposto solo con farfugliati balbettii.
L'ultimo atto di questa tragica vicenda è l'emendamento 168.03 che approda in Commissione bilancio alla Camera con parere negativo del Ministro della Salute. Incredibile. Sileri e i promotori dell'emendamento provano a dare le controdeduzioni, ma nulla, il Ministero tace; è incomprensibile.
Mi domando allora perché questa ostinazione a non regolamentare adeguatamente con un micro sforzo un settore che potrebbe crescere in modo esponenziale, recuperando terreni, agricoltura, imprese, commercio e un volume d'affari e di impiego enorme. Non so quale sia la risposta. Forse perché metterebbe in crisi multinazionali, magnati petroliferi, la produzione della plastica e la plastic tax, i derivati velenosi da idrocarburi. La mancata realizzazione di questo sogno di rinascita green è veramente un peccato perché sarebbe una filiera sana e produrrebbe benessere e cultura.
Concludo, signor Presidente, citando due battute che ho ricevuto in questa Aula, gridate dalle opposizioni. Quando dissi che avevo ancora le tovaglie della mia bisnonna filate a canapa, ricevetti un urlo dai banchi dell'opposizione: «fumatele!». La canapa è questa, no? «Fumatele!»; cercando poi di ragionarci, perché in un Parlamento si parla, ottenni finalmente l'ammissione che quella canapa non fosse droga. La risposta fu «Sì, ma la coltivano solo i drogati». Evidentemente a qualcuno in questo Parlamento, oltre alla canapa, non interessa neanche la cultura. (Applausi).
Voglio solo rivolgere un ringraziamento dovuto per lo sforzo compiuto per cercare di risolvere questo problema annoso ai deputati Sodano, Sarli, al granitico Matteo Mantero, al Senato e a tutti i colleghi che hanno lavorato sul tema per il bene del Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. Mi dicono che se rispettiamo i tempi, possiamo evitare la prossima sanificazione di un'ora.
È iscritto a parlare il senatore Laniece. Ne ha facoltà.
LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, siamo consapevoli che questo disegno di legge rappresenti una manovra finanziaria quasi in tempore belli, in tempo di guerra, visto il difficilissimo contesto pandemico che stiamo vivendo. In questo senso anche il nostro Gruppo sa bene che, nonostante consideriamo estremamente negativo il fatto di non poter fare alcuna modifica al testo della Camera, lo spettro di un esercizio provvisorio dello Stato durante questa crisi, ci pone di fronte ad una scelta di responsabilità verso il Paese.
In riferimento alle necessità delle nostre comunità alpine, in particolare della Valle d'Aosta, che rappresento, avrei voluto porre temi per migliorare questa manovra finanziaria. Penso, ad esempio, alla valorizzazione del settore idroelettrico e, in particolare, della Compagnia valdostana delle acque (CVA), proponendo l'esclusione di quest'ultima dall'applicazione della cosiddetta legge Madia, per permettere una manovrabilità sul mercato. Penso, analogamente, alla disapplicazione della stessa legge Madia agli impianti a fune a partecipazione pubblica, per salvarne le sorti in questa grave crisi, al potenziamento della nostra rete ferroviaria e alla proposta di rivalutare l'ambizioso progetto della Torino-Aosta-Martigny-Losanna, che darebbe un respiro internazionale all'intero Paese e la possibilità di una reale modernizzazione del nostro asse ferroviario. Penso anche alla soluzione delle criticità rispetto alla manutenzione dei tunnel del Gran San Bernardo e del Monte Bianco; al miglioramento del funzionamento in agricoltura dell'Agea rispetto ai pagamenti a favore delle nostre aziende agricole; agli interventi per sollevare il commercio, il turismo, l'artigianato e le partite IVA da obblighi fiscali in questo difficile momento; a misure a sostegno della scuola, dell'università e della sanità.
Inoltre, il mio auspicio è che lo sconto previsto per le Ragioni a Statuto speciale (per la Valle D'Aosta 3,2 milioni di euro nel 2021) sulla compartecipazione al risanamento dello Stato sia rivisto in aumento durante l'anno. Ricordo che nel 2020 fu di 84 milioni. Al riguardo, ringrazio il vice ministro Misiani che ha lavorato in questo senso.
Vorrei sottolineare quanto mi abbia fatto male sentire nelle settimane scorse autorevoli politici e testate giornalistiche nazionali considerare il mondo dello sport invernale come semplice divertimento, o - peggio ancora - venire rimproverati di non pensare abbastanza ai nostri morti e ammalati. Sono indignato. Noi valdostani siamo un esempio di come ci si prende carico dei nostri anziani e delle persone non autosufficienti. Tutto il settore del turismo invernale rappresenta uno dei pilastri della nostra economia e il sostentamento per migliaia di famiglie.
Il ritardo di un mese, ahimè, con il quale il Comitato tecnico scientifico ha risposto alla bozza di protocollo sanitario delle Regioni sulla ripresa degli sport invernali dimostra un'ulteriore mancanza di rispetto.
Quindi, signor Presidente, come senatore della Valle D'Aosta e rappresentante dell'alta montagna, sono a sollecitare più collaborazione e lealtà; quella lealtà che la Valle d'Aosta ha avuto in questi anni, garantendo allo Stato un contributo per il risanamento della finanza pubblica ben più alto (dovuto all'applicazione del metodo Siope, che abbiamo sempre contestato) rispetto alle nostre possibilità economiche.
In questo periodo, in cui bisogna muoversi con difficile equilibrio tra la tutela della salute e il diritto al lavoro, da gente di montagna con passo lento e costante andiamo comunque avanti con dignità, come abbiamo sempre fatto nei secoli, facendo le nostre battaglie e avanzando le nostre richieste nei prossimi provvedimenti che arriveranno. Tuttavia, sinceramente, chiediamo più rispetto e considerazione. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà.
COMINCINI (IV-PSI). Signor Presidente, interverrò brevemente e chiedo alla Presidenza l'autorizzazione a consegnare il testo scritto del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso.
COMINCINI (IV-PSI). Il disegno di legge di bilancio in esame è ricco di misure che prestano attenzione all'ambiente, a partire dal rafforzamento del superbonus per le riqualificazioni energetiche degli immobili.
Non cito le diverse misure che sono state rinnovate o introdotte, ma mi soffermo sull'istituzione del Fondo per il risparmio di risorse idriche, che ha una dotazione di 20 milioni di euro per il 2021. Questo bonus idrico è una misura che Italia Viva ha supportato e che aveva già proposto nell'ambito della scorsa manovra finanziaria e del cosiddetto decreto rilancio. Siamo quindi lieti che ora sia stata accolta. Non mi dilungo sulle finalità, che sono già state toccate da altri colleghi, e sulle modalità con le quali potrà essere fruito il bonus, ma voglio sottolineare che questa misura rientra in una visione più ampia della sostenibilità e del risparmio delle materie prime. Accanto all'importante misura del superbonus per l'efficientamento energetico del patrimonio immobiliare, l'efficientamento idrico è l'altro indispensabile tassello. In qualunque settore si operi, interpretare il green new deal europeo è un passaggio che deve vedere impegnato lo Stato, ma anche il sistema produttivo del Paese, rappresentando questa sfida anche una straordinaria opportunità. Ogni cittadino europeo è chiamato a fare la sua parte e in questo senso è un contributo esponenziale quello che gli imprenditori possono offrire all'ambiente grazie all'applicazione della ricerca nei loro prodotti. Soprattutto a causa di quest'anno complicato che sta per volgere al termine, possono essere colte importanti opportunità per salvaguardare le risorse del nostro pianeta. Le aziende del nostro Paese sono terze al mondo per produzione di rubinetteria, quindi l'opportunità che viene data ai cittadini con il bonus è offerta anche alle nostre imprese, che grazie alla ricerca e alla tecnologia applicata potranno offrire sistemi importanti per un risparmio idrico che darà all'ambiente notevoli risultati. Voglio fare poi un accenno da ex sindaco sulle misure introdotte per i Comuni. Oltre al rinnovo di alcune misure che riguardano la contabilità, oltre alla possibilità di usare ancora avanzo di amministrazione per il finanziamento delle spese correnti, c'è anche il rafforzamento di una serie di fondi, a partire dal fondo di solidarietà comunale. Credo che ai sindaci non si dica mai abbastanza grazie per il lavoro svolto: sono la prima linea, il front office dello Stato e qualsiasi misura noi adottiamo, qualsiasi intervento noi facciamo, alla fine è quasi sempre a loro che i cittadini si rivolgono per avere spiegazioni, per poter accedere alle misure stesse che noi offriamo. Credo che questa sia anche l'occasione per dire loro grazie per l'impegno che li ha visti protagonisti loro malgrado in questo anno difficilissimo. Credo che come Assemblea potremmo davvero cogliere l'occasione di trovare una modalità per dire un grazie sentito e importante al loro impegno in questo anno speciale.
Concludo, Presidente, dicendo che Italia Viva ha contribuito con propri emendamenti e con il confronto interno alla maggioranza e con l'opposizione a migliorare la manovra. Siamo quindi soddisfatti dell'impianto complessivo della legge di bilancio e delle misure ivi contenute. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Iannone. Ne ha facoltà.
IANNONE (FdI). Signor Presidente, rinuncio a svolgere il mio intervento.
PRESIDENTE. Se vuole, senatore Iannone, potrà depositare il testo del suo intervento.
È iscritto a parlare il senatore Richetti. Ne ha facoltà.
RICHETTI (Misto-+Eu-Az). Signor Presidente, prendo in prestito, per iniziare questo mio intervento, la dichiarazione autorevole di un collega di questa Assemblea. Inizio della citazione: «Siamo in mano ad una banda di cialtroni incompetenti, che prima impediscono al Senato di discutere la legge di bilancio e poi si cospargono il capo di cenere». Era il 29 dicembre 2018, esattamente due anni fa oggi, e il collega era Andrea Marcucci, il Presidente del mio Gruppo parlamentare e il riferimento era ad una modalità che è esattamente quella che oggi si ripete in quest'Aula, vale a dire la scelta di comprimere a tal punto il dibattito parlamentare da non consentire a questo ramo del Parlamento di aprire, discutere, emendare, modificare la legge di bilancio. Di fronte a quella scelta, noi ricorremmo alla Corte costituzionale. Guardate, colleghi - lo dico al collega Romeo - non era la prima volta. Non è la prima volta. Quanto accade oggi in quest'Aula è accaduto due anni fa. Il problema non è aprire una polemica, tantomeno con i colleghi del Partito Democratico o di Italia Viva o dell'attuale maggioranza, e nemmeno aver elementi di attacco sulle scelte.
Vorrei solo porre una questione, ormai gravissima e ineludibile, che ci riguarda tutti, legata allo svuotamento, che io arriverei a definire svilimento, dell'attività parlamentare in una democrazia già fragile e compromessa come la nostra. Temo che stiamo tutti sottovalutando quanto sta accadendo. Non è compito mio giudicare il cambiare idea di fronte a medesimi comportamenti a seconda di chi quei comportamenti mette in atto. Come non è compito mio giudicare chi oggi, dalla maggioranza, denuncia derive giustizialiste e assistenzialiste, dopo aver consentito a questo Governo di porle in essere.
Oggi scopriamo che c'è la deriva giustizialista, ma la prescrizione poteva essere fermata da questo Governo. Scopriamo che il reddito di cittadinanza è un provvedimento disastroso (non parole mie, ma di membri di questa maggioranza), ma non è stato modificato in questa legge di bilancio. Potevate fermare l'emendamento della senatrice Lezzi sull'Ilva, ma non l'avete fatto.
Oggi vedo, con grande interesse, lanciare ultimatum sull'utilizzo del MES, che è disponibile da giugno. È giusto avere i propri tempi per maturare ultimatum, ma è disponibile da giugno e siamo a dicembre. Pertanto, poiché siccome non è mia intenzione fare un intervento tutto sulla polemica, voglio riprendere le parole con cui Michele Ainis, che studia e conosce la Costituzione forse meglio di quanto non l'abbia fatto io, ha denunciato e ha descritto questa legge di bilancio: «Un coacervo di misure senza disegno, dal bonus rubinetti al finanziamento di un master in medicina termale; lenzuolate di norme sconnesse l'una dall'altra, in un linguaggio arcano, mutevole come gli umori di un fanciullo».
Ancora Ainis: «Perché in nome dell'emergenza sanitaria ogni autorità costituita dispensa in lungo e in largo i propri editti, senza mai curarsi del quadro complessivo. Perché questa emorragia di norme e di decreti scorre perlopiù al di fuori delle procedure stabilite, ferendo il senso della legalità, se non anche il buon senso». Ancora Ainis: «I senatori dovranno votare ad occhi chiusi questa legge, altrimenti si aprirebbe l'esercizio provvisorio del bilancio. Tuttavia, quest'ultimo - l'esercizio provvisorio - è pur sempre una eventualità regolata dalla Costituzione, mentre il sequestro del Senato no, quello non è previsto. Non viene autorizzata in alcun modo la confisca dei poteri spettanti al Capo dello Stato».
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 20,08)
(Segue RICHETTI). Spero che leggiate queste parole, non come elemento di polemica, ma come un problema che riguarda tutti noi circa le istituzioni che consegniamo al futuro di questo Paese. Vi è poi il merito, e qui mi voglio rivolgere, con rispetto, anche ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, portatori di una modalità di fare politica (perlomeno questi erano gli intenti) al di fuori delle mance, degli scambi e delle reciproche convenienze. Ma vi pare possibile portare così in superficie, come fatto in questa occasione, una logica di scambio e di mance? Non voglio utilizzare altri termini, signor Presidente, perché non utilizzo parole non consone a quest'Assemblea.
Da questo punto di vista, anche qui, affinché non giunga una strumentalità delle mie parole, voglio utilizzare quelle di Sabino Cassese di oggi. Inizio della citazione: «Persino il Ministro dell'economia e delle finanze ha riconosciuto che si tratta di spese troppo settoriali e specifiche. Gli autori non hanno evidentemente avuto paura del ridicolo. Decine di elargizioni e mance. L'istituzione di molti fondi. La previsione di finanziamenti fino al 2036, così parcellizzando il bilancio, irrigidendolo. Sono numerosi periodi, che contengono sei o più rinvii ad altre leggi. Secondo una consuetudine, vi erano risorse assegnate alla gestione parlamentare, quelle usate dai Governi per tacitare le voci più critiche delle opposizioni». Ancora Cassese: «Ora, il dialogo Governo e opposizioni è utile, anzi necessario, ma non se si svolge a danno del Paese, che ne paga il costo».
Signor Presidente, penso che abbiamo perduto un'occasione. C'erano 800 milioni, che sono diventati addirittura di più; avremmo dovuto prendere ciò che tutti sottolineiamo nelle dichiarazioni e nelle iniziative pubbliche, l'emergenza e la carenza del personale sanitario e dei medici, e fare una scelta forte come Parlamento. Sappiamo che mancano e mancheranno medici nei prossimi anni; superare definitivamente l'imbuto formativo, cioè quei 9.000 laureati che ogni anno in medicina non hanno accesso alla specializzazione, costa 234 milioni di euro all'anno per cinque anni (altro che 800). Potevamo garantire agli italiani un servizio sanitario all'altezza e invece gli abbiamo garantito i bonus per i rubinetti e i sanitari. Ora ci aspetta un Capodanno di tregua; poi, così come accaduto per il Natale, tornerete a proporre agli italiani questo indecoroso spettacolo della crisi che non è una crisi, di una verifica che non finisce mai, di un rimpasto che nessuno vuole, ma senza il quale non si prosegue. Non so se è esaurita la fiducia in questo Governo; so che è esaurita la dignità di questo Governo.
E non pensate che alla mancanza delle azioni possiate supplire con il proliferare delle definizioni. Non serve a nulla definirsi il partito della Costituzione a parole, se ci si rende complici dello svilimento della Carta. Non serve a nulla definirsi il partito del lavoro, se l'unica cosa che si rafforza è uno strumento dagli effetti devastanti come il reddito di cittadinanza. Insieme a Carlo Calenda abbiamo dato vita ad Azione proprio per questo: un lavoro tenace e coerente, che non ceda alla facilità di dichiarazioni che non costano nulla, a fronte di gesti che producono il contrario, perché questo è il tempo della svolta, di una svolta vera. Le sfide che abbiamo davanti (il sostegno alle famiglie e alle imprese, il piano vaccini) impongono che a questo teatro, a volte dell'assurdo e a volte dell'autoreferenzialità, si sostituisca un'assunzione di responsabilità e serietà che il Paese non può più attendere.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà.
VERDUCCI (PD). Signor Presidente, mai come adesso abbiamo l'urgenza e il dovere di dare risposte e di costruire certezze per uscire dalla crisi: è il senso di questa legge. In queste settimane c'è in gioco molto del nostro destino, come nazione e come democrazia; esso passa dalla capacità che avremo di iniziare a costruire davvero un nuovo modello di sviluppo, innanzitutto con le infrastrutture sociali, che sono un formidabile moltiplicatore di crescita e di eguaglianza: diritto alla salute, diritto allo studio, qualità del lavoro, redistribuzione di ricchezze e opportunità, oggi sempre più concentrate nelle mani di pochi. È necessario costruire legami e costruire società, perché da soli non siamo nessuno e non andiamo da nessuna parte, come questi mesi hanno insegnato. E non c'è Italia senza una grande sfida collettiva, in particolare in questo tempo che viviamo, che non è un tempo qualunque. Servono progetto e visione; questi sono compiti innanzitutto della politica, è quanto devono dimostrare di saper avere le forze che hanno dato vita a questo Governo. La capacità di dare risposte alla crisi sociale ed economica è un pezzo decisivo della gestione della pandemia. Le cose sono connesse; per questo non bastano interventi d'emergenza, per questo serve un grande piano strutturale di investimenti per la ripartenza.
Pertanto, questa legge deve servire a metterci nelle condizioni di utilizzare al meglio e con coraggio i fondi del Next generation dell'Unione europea, per cui l'Italia si è battuta con successo, riaffermando concretamente le ragioni dell'Europa del lavoro e della solidarietà.
Signor Presidente, la crisi sta mettendo a rischio interi territori; mette a rischio le nostre Regioni, quelle del manifatturiero e del made in Italy, del valore artigiano dell'impresa diffusa, che è tutt'uno con la vita di un territorio. In questa legge ci sono interventi importanti che abbiamo voluto per rafforzare le aree di crisi industriale, quelle sulle quali abbiamo lottato per istituirle, al fine di proteggere i nostri distretti. Ci sono interventi fondamentali per lo sviluppo economico e il rilancio delle Regioni del cratere sismico.
In particolare c'è uno strumento, il nuovo contratto di sviluppo, con uno stanziamento di 100 milioni di euro, che saranno subito a disposizione anche per le imprese delle aree di crisi che più stanno soffrendo, come quelle del calzaturiero. Chiediamo con forza che le misure per il taglio del costo del lavoro, previste per le Regioni del Sud, vengano estese strutturalmente a tutte le aree di crisi industriale delle Regioni colpite dal terremoto del 2016, per ridare fiducia a chi fa impresa, perché il nostro manifatturiero, il nostro lavoro operaio, il nostro artigianato sono decisivi per il nostro futuro.
Di futuro parla tanta parte del disegno di legge al nostro esame e in particolare l'investimento per il diritto allo studio: ogni borsa di studio in più è un pezzo di futuro che si ricompone. Penso alle risorse per ampliare la no tax area e per far tornare ad iscriversi all'università i figli delle famiglie in difficoltà. Tra le norme sulla scuola ce ne sono alcune che hanno un valore speciale, ovvero quelle che rafforzano il Fondo contro le diseguaglianze e per il contrasto alla povertà educativa, per potenziare la scuola dell'infanzia e per i percorsi da zero a sei anni. Si tratta di interventi vitali, per impedire che i costi della pandemia si scarichino sui bambini più deboli e tolgano loro il domani, in un Paese come il nostro, in cui la dispersione e gli abbandoni scolastici sono quasi il doppio rispetto alla media europea.
Concludendo, in un Paese come il nostro, in cui la scuola italiana da troppo tempo non è più la scuola dell'inclusione, le risorse oggi stanziate sono solo un primo passo. La vera rivoluzione dovrà essere quella che prevede di ridurre il numero degli alunni nelle classi, aumentare il numero dei docenti, estendere il tempo scuola e il tempo di apprendimento, innovare la didattica per dare risposte ai bisogni degli studenti, affrontare il nodo del precariato, cambiando un sistema che è ingiusto e mortifica l'insegnamento. Affrontare il nodo del precariato è ineludibile per la riapertura in sicurezza delle scuole ed è decisivo per il rilancio della scuola dell'inclusione e, signor Presidente, è decisivo per dare forza ad una nuova leva di docenti e dare riconoscimento al mestiere più bello e più importante. Occorre investire nella funzione civile degli insegnanti e nella voglia di futuro degli studenti, perché entrambi, insegnanti e studenti, rappresentano al meglio i valori della nostra Repubblica. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pichetto Fratin. Ne ha facoltà.
PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi, la manovra di bilancio al nostro esame ci porta a rappresentare due sfide, non disgiunte tra di loro. La prima è la sfida sanitaria, che purtroppo ha visto impegnato il nostro Paese dal gennaio 2020 ad oggi, con DPCM in ordine sparso, aperture e chiusure contraddittorie, decreti in sequenza, scuole e banchi, con il problema dei trasporti che non è stato risolto, perché non ci si era accorti che le scuole sarebbero ricominciate in autunno, ed ora anche con il problema dei vaccini, relativo ai quantitativi, ma anche alle valutazioni sulla loro obbligatorietà. A tal proposito, ho letto sul giornale che qualcuno si rifiuterebbe di fare il vaccino. Personalmente, in particolare per coloro che sono a contatto con le persone e prima di tutto per i dipendenti pubblici, credo sia un po' come per i militari al fronte. I militari al fronte che fuggono sono disertori e vanno trattati come tali. (Applausi). Se il personale pubblico si rifiuta di fare i vaccini è disertore e va licenziato: non deve esserci altra valutazione e nessuna discussione.
A fianco e in conseguenza della sfida sanitaria, c'è la sfida economica. Abbiamo un Paese fermo, con quasi 300.000 imprese che hanno cessato le loro attività e uno Stato che non può ristorare come fa la Germania. Ci rendiamo conto? Ci sono stati provvedimenti improvvisati all'ultima ora e, fino a questo momento, decreti-legge per oltre 150 miliardi di euro, frutto di una lettura superficiale fin dall'inizio, con continui scostamenti di bilancio e misure frastagliate, senza alcun legame con un disegno logico. Cosa c'è dunque nella manovra? Una importante associazione dei consumatori ha detto che il risultato del tutto saranno 862 euro in più a famiglia per ogni anno. Nella legge di bilancio abbiamo una previsione di emissioni per 367 miliardi di debito ulteriore. Su 1.150 commi c'è certamente anche qualcosa di positivo: un miliardo di euro per il fondo autonomi senza cassa è importante, ed è venuto con un emendamento dell'opposizione alla Camera. (Applausi). Ma la questione seria è che un Governo che ha una visione del Paese non avrebbe lasciato a un emendamento dell'opposizione alla Camera un tema come questo; un Governo con una visione del Paese lo avrebbe inserito nel provvedimento o lo avrebbe presentato come iniziativa del Governo. (Applausi). Invece è stata l'opposizione a farlo. Il blocco dell'Imu per il turismo è molto parziale. La proroga dell'ecobonus al 110 per cento è una misura importante, legata anche al futuro recovery, ma rimane monco a metà del 2022. Sono previsti 70 milioni per le scuole paritarie ed interventi di politica industriale.
Ma ci sono anche aspetti molto negativi, ad esempio i 50 euro per le lenti (per un totale di 5 milioni): costano di più al poveretto che ha l'ISEE sotto i 20.000 euro che non il contributo per andare a fare la pratica. Ricordo poi il fondo di 20 milioni con 1.000 euro per sostituire i sanitari e le docce: significa 20.000 famiglie. Il dubbio è: abbiamo inventato una nuova lotteria? La aggiungiamo alle tante che abbiamo? (Applausi). Questo dubbio dobbiamo porcelo. Oppure l'estensione da sette a dieci dei giorni di congedo di paternità: si può essere d'accordo, ma non credo sia l'emergenza del momento e riguarda essenzialmente il settore pubblico. Per quanto riguarda la riforma fiscale, si prevede uno stanziamento di 8 miliardi, che poi vengono in parte assorbiti dall'assegno unico.
Non ci sono soluzioni per tutto il resto: si proroga il blocco dei licenziamenti aspettando il colpo finale, perché arriveranno tutti assieme. Il tutto nella speranza del recovery fund. Vorrei ricordare che, su 205-209 miliardi di euro del recovery, 180 miliardi sono da restituire. (Applausi). Quindi non è la panacea e la soluzione del tutto, perché anche la parte di sovvenzione va restituita. Questo è da ricordare.
Concludo. C'è un unico filo logico, contro chi produce. Per distribuire il reddito, in qualche modo qualcuno lo deve produrre. Si fa assistenza e nessuna selezione di spesa. Non è credibile. L'Ufficio parlamentare di bilancio, che è già stato citato, ha definito la legge di bilancio un coacervo di misure senza un sottostante disegno politico. (Applausi).
Il presidente Conte impegnato in televisione a difendersi dalla propria maggioranza; alleati impegnati in lotte di potere, poiché devono dimostrare di esistere; scontri per decidere quale lobby andrà a gestire il portafoglio. (Applausi). E che dire di chi tiene in mano i servizi segreti? Dalla tutela dello Stato alla tutela degli amici? È questo che non vogliamo ed è per questo che noi combattiamo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rivolta. Ne ha facoltà.
RIVOLTA (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi, colleghe, rappresentanti del Governo, come siamo arrivati qui? Siamo ad uno degli ultimi atti di questa commedia - così pensavo qualche giorno fa - e invece non è una commedia, bensì una tragedia, perché stiamo parlando di un periodo drammatico in cui siamo costretti istituzionalmente a fare qualcosa che non è mai successo prima, ossia fare la seconda lettura della legge di bilancio in quarantott'ore. Ripeto, non era mai successo prima. Qualcuno citava la manovra del 2019. Ricordo che in quel caso ci fu anche una terza lettura perché la seconda lettura che facemmo noi portò comunque dei cambiamenti che dovettero essere poi ratificati dalla Camera, quindi non confrontiamo cose che non sono confrontabili. (Applausi).
Comunque, ricordiamo gli strappi che vengono fatti regolarmente a Costituzione e Regolamenti. L'utilizzo della fiducia, quindi uno strumento di emergenza, per la normalità è iniziato purtroppo da tanto tempo. Abbiamo visto tutti i Governi che hanno utilizzato sempre di più la fiducia e ora siamo arrivati al record storico. Il monocameralismo era un'eccezione ed è diventato la regola. Abbiamo visto un altro super strappo: interi decreti che diventano emendamenti del decreto base, come è accaduto con il decreto-legge ristori. Mai successo prima. Infine - come già ricordato - abbiamo una seconda lettura della legge di bilancio svolta in sole quarantotto ore.
Indubbiamente vediamo che questo Governo è tormentato dalle lotte intestine della maggioranza. C'è addirittura il partito del «purtuttavia» che muove critiche incredibili, ma poi, purtuttavia, nonostante tutto quello che dice contro il Governo, vota sempre a favore della fiducia. Originali. (Applausi). Ogni riferimento a Italia Viva è puramente casuale.
Comunque, rilevo ancora una volta (l'ho già fatto in altri interventi) da parte di questo Governo l'incapacità di governare la variabile tempo, oltre alle costanti tensioni interne alla maggioranza. Tutto ciò ha portato a una tempesta perfetta.
Consideriamo però anche la propaganda di regime, che ricorda un po' l'Istituto Luce del Ventennio e segue tecniche comunicative da reality. Non voglio dimenticare gli Stati Generali in perfetto stile Luigi XIV. E cosa dire della comunicazione voluta dall'Europa sul V-day: cerimonie simboliche, televisione non stop sul tema, dalla mattina alla notte, veramente h24, con commozione, interviste e fasce tricolori su tutti i canali. Questa era stata decisa dall'Europa ma in Italia abbiamo voluto, anzi avete voluto fare ancora di più, con una pomposità incredibile.
Io penso che tutti vogliamo uscire da questa emergenza ma non sarebbe più serio e sobrio cominciare a vaccinare in modo organizzato e continuativo e comunicare i numeri delle vaccinazioni fatte? Forse è una mentalità un po' lombarda ma guardiamo al pratico. Noi vogliamo che più persone, soprattutto partendo dai soggetti fragili e dagli operatori, siano vaccinati con regolarità, senza scene, con serietà e continuità nell'azione. Questo vorremmo.
Parlando del Covid, forse un giorno qualcuno - riprendo un altro tema del quale non abbiamo più parlato - scriverà il libro «L'importanza della plastica ai tempi del Covid» perché ricordo in quest'Aula che tanto vuole fare per l'eliminazione della plastica, che forse, in questo periodo, la plastica è stata essenziale. Ricordiamocelo. (Applausi).
Quello che è certo è che il Governo naviga a vista e vi dirò che le persone, là fuori, lo stanno capendo perfettamente. Durante i pochissimi giorni che ciascuno di noi ha avuto per dedicarsi a qualche giro nella propria città per qualche spesa, tutte le persone che ho incontrato, tranne un buon conoscente del PD, di qualunque età, condizione sociale e lavoro, veramente tutte, prima di farmi gli auguri, mi hanno chiesto, come incipit del loro discorso: «Quand'è che li mandate a casa? Ma basta, mandateli a casa. Sarebbe il più bel regalo». (Applausi). Incredibile. Dico questo non per fare una battuta, ma per dirvi come la percezione della gente sia di esasperazione.
Vi voglio riportare anche la situazione di un imprenditore, che mi è stata raccontata in questi giorni: vita vera, vita vissuta.
In Alta Lombardia ci sono tantissimi imprenditori tessili, alcune aziende sono davvero di eccellenza, e l'azienda di cui vi parlo è incredibilmente solida, quindi la famiglia proprietaria è molto ricca, molto solida, appunto, e sta pensando con grandissima angoscia al momento in cui dovrà licenziare il suo personale.
Sono quelle famiglie che hanno avuto l'azienda tramandata di padre in figlio, ma anche il personale si tramanda di generazione in generazione, e la terza generazione che attualmente vi lavora non si sa se rimarrà. Ma non parlo solo della mortificazione, della rabbia, del dispiacere, perché il vero imprenditore sa che il personale è la sua più grande ricchezza. Non è solo questo; è anche rendersi conto che ci saranno famiglie in difficoltà, che ci sarà una perdita, un pezzetto in meno di capacità professionale, di quell'arte del costruire, del fare, che rende l'Italia un Paese straordinario. Tutto questo è angosciante.
Prima di concludere, vi dico un'ultima cosa ancora più preoccupante: un terzista di questa ditta, straniero, un cinese, che da più generazioni vive in Italia - i figli, nati in Italia, parlano solo italiano - ha lasciato l'Italia perché non considera più questo Paese in grado di garantire il fare impresa. Questo è assai preoccupante e dovrebbe far ragionare anche qualcuno che pensa solo sia importante incrementare il finanziamento del reddito di cittadinanza piuttosto che sostenere quelle imprese piccole, medie e grandi che cercano di continuare a produrre e a rendere grande e solido questo Paese sotto il profilo finanziario ed economico. (Applausi).
Davvero è incredibile vivere questo momento; non pensavo di votare una legge di bilancio in questo modo. È successo. Stiamo attenti.
Come ha detto prima anche il collega Richetti, stiamo massacrando le nostre istituzioni, e questo non lo possiamo permettere. (Applausi).
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI(ore 20,31)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dell'Olio. Ne ha facoltà.
DELL'OLIO (M5S). Signor Presidente, componenti del Governo, colleghe e colleghi, sulla manovra ci sono due posizioni: la maggioranza elogia i punti forti, le opposizioni attaccano sostenendo che sia fatta di mancette, misure che rendono il provvedimento un coacervo di interventi senza senso.
A me piace parlare di fatti, non di opinioni. Ritengo che fare politica sia qualcosa di più che attaccare dicendo mezze verità, nascondendo l'altra metà, cercando solo di portare acqua al proprio mulino.
Passiamo troppo tempo a smentirci l'un l'altro, rischiando figure non edificanti di fronte agli italiani, ai quali non interessano le beghe di Palazzo, ma attendono solo che la pandemia finisca per poter riprendere una vita normale, riaprire i negozi, viaggiare, tornare in classe con compagni e insegnanti, riabbracciare i propri cari.
Tra le situazioni più drammatiche, di cui, purtroppo, sono testimone in prima persona, c'è quella della solitudine, vissuta da tutte le persone ricoverate. Per quanto tutti noi apprezziamo lo sforzo e la sensibilità con cui il personale dei vari ospedali cerca di prendersi cura dei nostri cari, tutto questo non può mai sostituirsi alla vicinanza o all'affetto della propria famiglia. Anche la personalità più forte, vedendosi smarrita e senza certezze, rischia di lasciarsi andare, e non tutte, purtroppo, hanno o hanno avuto la forza di reagire.
Ma torniamo alla manovra. Possiamo dire che per quest'anno è la quarta legge di bilancio, almeno per quanto riguarda lo sforzo di miliardi di euro messi nel piatto: cura Italia, rilancio, rilancio-bis, per 100 miliardi totali, e ora questa legge di bilancio con 40 miliardi circa. Parti delle opposizioni non parlano dei grandi numeri approvati con il disegno di legge di bilancio in esame e preferiscono concentrarsi sulle misure che definiscono mancette, sostenendo che tutta la manovra sia una mancetta. Possiamo veramente definire mancette alcune misure? Magari sì, magari qualcuno dei parlamentari ha presentato e si è visto approvare emendamenti del genere da uno, cinque o dieci milioni di euro. Se lo ha fatto per ingraziarsi i cittadini del proprio collegio elettorale ha fatto una cosa deprecabile a mio avviso, che si tratti di opposizione o anche di maggioranza. Ma, se con quelle cifre si pone rimedio a una situazione che riguarda un ristretto ambito economico che afferisce a una parte della popolazione italiana, io allora non ululerei alla luna, ma guarderei tutto sistema nel complesso.
Solo considerando i macrotemi ci rendiamo conto di come questa sia tutt'altro che una manovra di mance e mancette. Essa stanzia infatti 8 miliardi per finanziare la riforma fiscale del 2022, 5 miliardi per la proroga della cassa integrazione, 3 miliardi per l'assegno unico da metà 2021, che a regime diventeranno 5,5 miliardi; ed ancora 3,3 miliardi per la stabilizzazione del taglio del cuneo fiscale; 24 miliardi nel triennio per il Piano nazionale transizione 4.0; un miliardo per l'anno bianco contributivo di autonomi e partite IVA; un miliardo aggiuntivo per il Fondo sanitario nazionale, un miliardo per far fronte la campagna vaccinale con l'assunzione di 3.000 medici e di 12.000 infermieri; 3,7 miliardi nel triennio per la scuola; 1,1 miliardi per il credito d'imposta per il Mezzogiorno, oltre a 6 miliardi nel 2022 per il superbonus e mi fermo alle cifre che superano il miliardo di euro. Altro che mance o mancette! Onestà intellettuale dovrebbe portare ad ammettere che si tratta di interventi corposi e organici che toccano tutte le fasce della popolazione.
Con l'assegno unico universale aiutiamo le coppie ad avere figli, cercando di invertire il calo della natalità di cui soffre l'Italia, mentre con l'esonero parziale dei contributi si supportano i piccoli imprenditori autonomi e i liberi professionisti, specie quelli giovani, che sentono in maniera particolare il peso di questa contribuzione. Con i fondi sulla sanità supportiamo ancora di più il sistema della salute in questo Paese. Vorrei ricordare che, a fronte di tagli lacrime e sangue operati nel precedente decennio per circa 37 miliardi, da quando il MoVimento 5 Stelle è al Governo sul settore della sanità sono stati messi 13 miliardi in più (Applausi). Con i fondi per la riqualificazione energetica e l'estensione del superbonus rimettiamo in moto l'economia senza consumare il suolo. Questa misura è formidabile e, seppur da migliorare, ha già fatto registrare un'impennata dei lavori di media dimensione, con una distribuzione geografica a macchia di leopardo e ciò significa che lavorano le piccole e medie imprese in tutto il Paese.
Come si fa a non vedere l'unitarietà della legge, che tocca i segmenti vitali del nostro Paese: famiglia, piccole imprese, autonomi e partite IVA, il sistema sanitario? Questo significa che tutto un circolo virtuoso dell'economia può ricominciare a crescere. Credo a questo punto di aver dimostrato che il principio paretiano, la cosiddetta legge 80/20, è ampiamente rispettato dal presente disegno di legge di bilancio e soprattutto che è pretestuoso estendere all'intero provvedimento il commento che si potrebbe fare per una, dieci, cinquanta misure che valgono una piccola parte dell'intera manovra.
Nel provvedimento sono anche presenti misure a costo zero che sanano problemi creati anni fa. Per esempio, il comma 487 dell'articolo 1 pone fine al problema del mancato versamento degli oneri a copertura del trattamento di fine rapporto (TFR) e del trattamento di fine servizio (TFS) per gli ex dipendenti della Croce Rossa italiana (CRI) posti in mobilità obbligatoria. Sono circa 2.200 persone che hanno lavorato per la CRI, chi nel settore amministrativo chi in quello operativo; poi è intervenuto il decreto legislativo n. 178 del 2012, che a mio avviso ha riorganizzato in maniera disastrosa la Croce Rossa italiana, mettendo in mobilità i dipendenti e spostandoli in altre amministrazioni dello Stato, creando un ente strumentale in liquidazione (la cosiddetta Esacri) e una nuova associazione della Croce rossa italiana, privata, che però continua a ricevere sussidi dallo Stato. In tutto questo i contributi per il TFR e il TFS di questo personale non sono stati versati. Il citato decreto legislativo n. 178 del 2012, formulato sicuramente da dei geni dell'economia, prevedeva che venissero saldati con il trasferimento di immobili per pari valore, ma all'epoca dei fatti l'INPS, non volendo fare l'immobiliarista, non ha ovviamente accettato tale condizione. Con l'aiuto del personale coinvolto nella suddetta problematica (che ringrazio), ho proposto un emendamento al decreto-legge agosto, risultato però inammissibile per materia. Tale proposta ha però riscontrato l'interesse del presidente dell'INPS Tridico, il quale ha preso a cuore quell'assurda situazione che con il provvedimento in esame viene sanata. So che altri stanno mettendo il cappello sopra questa misura; non mi interessa se abbiano davvero lavorato ora alla risoluzione del problema o meno. So solo che prima non l'hanno fatto e che, prima del mio emendamento e dell'apprezzamento del presidente Tridico, di voler risolvere questa situazione non c'era traccia né alla Camera né al Senato. (Applausi). Magari è solo una coincidenza che sia finita ora nell'articolato.
Questa problematica, che ha suscitato grande scalpore, avrebbe dovuto essere risolta prima che giungesse anche all'attenzione dei noti programmi televisivi. Sono contento che finalmente si riesca a mettere ordine a un pezzetto della storia della Croce Rossa. Andiamo avanti con la convinzione di fare il bene del Paese e ricordiamoci che non esiste una ricetta perfetta o una legge di bilancio perfetta, specie in una situazione emergenziale come quella che stiamo vivendo, ma che se la maggior parte della legge ha una sua organicità - e credo di averlo dimostrato - allora il Paese sta ricevendo lo strumento che serve per ripartire. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Passiamo ora all'esame degli articoli del disegno di legge.
Ai sensi dell'articolo 129, commi 2 e 3 del Regolamento, l'esame degli articoli della seconda sezione ha la precedenza sull'esame della prima sezione. Dopo la votazione degli articoli della seconda sezione, si procederà alla discussione dell'articolo 1 del disegno di legge.
Con l'approvazione dei singoli articoli si intendono approvate anche le tabelle, i quadri generali, gli allegati e gli elenchi richiamati dagli articoli stessi e riportati negli stampati del disegno di legge.
Passiamo, dunque, all'esame della seconda sezione del disegno di legge (articoli da 2 a 20).
Poiché non sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno riferiti agli articoli da 2 a 20, si procederà direttamente alla votazione degli articoli.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2, con l'annessa tabella.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3, con l'annessa tabella.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4, con l'annessa tabella.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5, con l'annessa tabella.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6, con l'annessa tabella.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7, con l'annessa tabella.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 8, con l'annessa tabella.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 9, con l'annessa tabella.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 10, con l'annessa tabella.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 11, con l'annessa tabella.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 12, con l'annessa tabella.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 13, con l'annessa tabella.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 14, con l'annessa tabella.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 15, con l'annessa tabella.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 16, con l'annessa tabella.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 17.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 18.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 19.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 20.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge di bilancio, relativo alla prima sezione.
Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. (Vivaci commenti. Richiami del Presidente).
D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti, né articoli aggiuntivi, dell'articolo 1 del disegno di legge n. 2054 «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023», nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati. (Applausi).
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto della posizione della questione di fiducia sull'approvazione dell'articolo 1 del disegno di legge n. 2054, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati.
Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, la discussione sulla fiducia avrà inizio domani, alle ore 9.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 30 dicembre 2020
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 30 dicembre, alle ore 9, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 20,50).