Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 247 del 30/07/2020
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
247a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 30 LUGLIO 2020
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Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI,
indi del vice presidente ROSSOMANDO,
del vice presidente LA RUSSA
e del vice presidente TAVERNA
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,35).
Si dia lettura del processo verbale.
GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Discussione del documento:
(Doc. IV-bis, n. 3) Relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla domanda di autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione nei confronti del senatore Matteo Salvini nella sua qualità di Ministro dell'interno pro tempore (ore 9,39)
Reiezione delle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento IV-bis, n. 3, recante: «Relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla domanda di autorizzazione a procedere in giudizio, ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, nei confronti del senatore Matteo Salvini nella sua qualità di Ministro dell'interno pro tempore, per i reati di cui agli articoli 81, comma 1, e 605, commi primo, secondo, numero 2, e terzo, del codice penale (sequestro di persona aggravato); 81, comma 2, e 328, comma primo, del codice penale (rifiuto di atti d'ufficio. Omissione), trasmessa dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo il 31 gennaio 2020».
La relazione è stata stampata e distribuita.
La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato, a maggioranza, di proporre all'Assemblea il diniego della richiesta di autorizzazione a procedere in giudizio nei confronti del senatore Matteo Salvini nella sua qualità di Ministro dell'interno pro tempore, attesa la sussistenza nel caso di specie dell'esimente del perseguimento del preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo di cui all'articolo 9, comma 3, della legge costituzionale n. 1 del 1989.
Chiedo al relatore, senatore Gasparri, se intende integrare la relazione scritta.
GASPARRI, relatore. Signor Presidente, la proposta di non autorizzare il processo, come lei ricordava, è stata approvata a maggioranza dalla Giunta.
Venendo ai fatti, con comunicazione del novembre 2019 il procuratore della Repubblica di Palermo, sulla scorta delle notizie acquisite dalla procura della Repubblica di Agrigento, ha chiesto al collegio per i reati ministeriali presso il tribunale di Palermo di procedere a indagini nei confronti del senatore Matteo Salvini, allora Ministro dell'interno, in relazione a diverse ipotesi di reato inerenti a fatti verificatesi nell'agosto 2019, riguardanti immigrati di varie nazionalità giunti in prossimità delle coste di Lampedusa nella notte tra il 14 ed il 15 agosto 2019 a bordo della nave Open Arms.
In data 1° agosto 2019, a seguito di informazioni ricevute via e-mail, la nave Open Arms, battente bandiera spagnola, noleggiata dall'organizzazione non governativa Proactiva Open Arms, effettuava, in un'area di soccorso di competenza libica, il salvataggio di 55 persone che si trovavano a bordo di un natante, dandone notizia alle autorità libiche, italiane e maltesi.
In pari data, il 1° agosto, l'allora Ministro dell'interno, di concerto - lo sottolineo - con i Ministri della difesa e delle infrastrutture e dei trasporti, emetteva un decreto, disponendo il divieto di ingresso, transito e sosta nel mare territoriale nazionale, quindi con un atto di Governo collegiale che ha coinvolto più Ministri.
Il 2 agosto la stessa nave effettuava un ulteriore salvataggio di 69 persone in area di competenza maltese. Di questi eventi venivano informate le varie autorità e Malta contestava la propria competenza (cosa che, com'è noto, fa spesso anche quando essa è evidente).
Dopo aver inoltrato alle autorità maltesi e italiane diverse richieste di POS (Place of safety) - parliamo della possibilità di sbarco - si è mantenuta la nave in acque internazionali a Sud-Ovest di Lampedusa. In data 9 agosto 2019, Open Arms ha eseguito, con il coordinamento delle autorità maltesi, un ulteriore salvataggio di 39 immigrati. Rivolte le varie richieste, Malta si rendeva disponibile soltanto allo sbarco dei 39 immigrati salvati in quest'ulteriore operazione nelle proprie acque di competenza e contestava la possibilità di accogliere gli altri che, intanto, erano a bordo già da vari giorni.
Il 10 agosto veniva effettuata una prima evacuazione di alcune persone per motivi sanitari.
Il 14 agosto il TAR del Lazio sospendeva quell'atto interministeriale, anche se il Governo contestava la decisione del tribunale amministrativo.
Il 15 agosto, dopo un'ulteriore richiesta di POS, la nave si è avvicinata a Lampedusa, dove è stata autorizzata a collocarsi per mettersi al riparo, visto che le condizioni meteo-marine erano peggiorate e quindi vi era una necessità di salvaguardia.
Vi sono poi state ulteriori iniziative di sbarco di persone che, per ragioni sanitarie, sono state fatte scendere dalla nave, con l'intervento della Capitaneria di porto italiana e della Guardia di finanza. Il 14 agosto il presidente del Consiglio Conte inviava all'allora ministro dell'interno Salvini una lettera, che è agli atti della Commissione e che anche i colleghi avranno potuto consultare, in cui lo invitava «ad adottare con urgenza i necessari provvedimenti per assicurare assistenza e tutela ai minori presenti sull'imbarcazione».
Il giorno successivo, il 15 agosto, l'allora ministro dell'interno Salvini rispondeva con una lettera, dicendo che, avendo la nave bandiera spagnola, doveva essere quel Paese ad averne la giurisdizione, quindi anche la competenza, per quanto riguardava i minori e la tutela dei loro diritti umani. Salvini faceva presente che c'erano anche adulti che accompagnavano i minori.
Il 16 agosto, dopo un'ulteriore evacuazione per ragioni sanitarie e la notifica di un atto extragiudiziale di diffida, con cui i legali della Open Arms chiedevano a vari Ministri di autorizzare l'ingresso della nave nel porto, il Presidente del Consiglio, replicando alla risposta che aveva ricevuto dal ministro Salvini, evidenziava la necessità di autorizzare lo sbarco immediato dei minori presenti a bordo.
Richiamo l'attenzione dei colleghi, perché è su questi fatti che dobbiamo votare, non su una discussione astrattamente politica, che potrebbe svolgersi in altre sedi e in altri luoghi: il Presidente del Consiglio indicava la necessità di far sbarcare i minori, con una lettera. Il ministro Salvini rispondeva a tale invito il 17 agosto (quindi le risposte erano immediate, da un giorno all'altro, ovviamente, considerate la delicatezza e l'attualità della vicenda), assicurando che, nonostante non condividesse la lettura della normativa proposta dal presidente Conte, avrebbe acconsentito allo sbarco dei presunti minori. L'aggettivo «presunti» non è casuale, perché poi, una volta sbarcati, parte di loro si rivelò, ai controlli, non minorenne.
Il Ministro quindi si uniformava alla direttiva del Presidente del Consiglio, riconoscendone ovviamente l'autorità gerarchica superiore. Non mi dilungo sulle norme della Costituzione e sul ruolo del Presidente del Consiglio e del Consiglio dei ministri; anzi, a maggior ragione, non condividendo, dimostrava di eseguire una direttiva e pertanto il coinvolgimento del Governo nelle massime gerarchie è evidente e palese.
Già qui mi potrei fermare, colleghi, nella mia relazione sui fatti, perché di questo ci occupiamo oggi: il resto fa parte del quotidiano dibattito politico, né citerò nella mia relazione fatti di attualità che ho letto anch'io sui giornali e che tuttavia non rientrano nei miei compiti e nelle mie funzioni di relatore, rispetto alle polemiche sulle intercettazioni, che non sono state, non possono e non devono essere oggetto della valutazione della Giunta, ma fanno parte della discussione politica.
Il 18 agosto, su disposizione della prefettura di Agrigento e dietro comunicazione dell'Ufficio di gabinetto del Ministro dell'interno, i 27 minori non accompagnati venivano fatti sbarcare a Lampedusa. Nel frattempo, le autorità spagnole autorizzavano lo sbarco della nave ad Algeciras, ma quelli di Open Arms dicevano che era troppo lontano e non andava bene. Le autorità italiane dicevano che avrebbero affiancato la nave con una italiana, per consentire un trasbordo dei clandestini e un viaggio più confortevole. Nonostante questo Open Arms si rifiutava di accogliere la proposta spagnola di indicare un POS per lo sbarco sulle proprie coste.
Successivamente la Spagna ha avvicinato il punto di sbarco alle isole Baleari, perché si riteneva Algeciras troppo lontana, ma la nave Open Arms ha rifiutato anche quella destinazione: è tutto documentato, è tutto accertato.
I minori erano quindi stati fatti sbarcare, perché il Ministro dell'interno aveva accettato ovviamente l'indicazione e la disposizione del Presidente del Consiglio.
Successivamente, il 20 agosto, c'è stata l'ispezione del procuratore della Repubblica presso il tribunale di Agrigento, unitamente ad alcuni medici, e si è disposto il sequestro preventivo della nave, che ovviamente, essendo stato deciso dalla magistratura, ne ha comportato lo sgombero, ma solo dopo che i minori erano stati fatti scendere, in ottemperanza a un indirizzo di Governo.
Si discute sulla natura di quest'atto. Il collegio per i reati ministeriali ha escluso quella di atto politico delle condotte ascritte e vi ha riconosciuto invece un reato ministeriale, chiedendo al Senato l'autorizzazione a procedere, contro la quale la Giunta si è espressa. Quindi, la relazione che sto qui rappresentando è espressione dell'orientamento della Giunta, contraria all'autorizzazione al processo.
Vi risparmio lunghe considerazioni in termini di diritto, che potrete trovare nel testo della relazione, che vi prego di approfondire, per collocare bene, in termini giuridici, la decisione e il voto che dovremo e dovrete assumere.
Nel caso di specie, va sottolineato che il tribunale dei Ministri, valutata la riconducibilità della condotta del ministro Salvini a reati, astrattamente ipotizzati, di sequestro di persona e di rifiuto di atti d'ufficio, ha ravvisato la natura ministeriale dei reati stessi e ha proceduto alla formulazione dei capi d'imputazione, sui quali il Senato sarà chiamato a valutare la sussistenza dei presupposti, previsti dall'articolo 9 della legge costituzionale n. 1 del 1989 per il rilascio dell'autorizzazione a procedere.
Non c'entrano niente l'articolo 68 o altri aspetti della tutela della funzione parlamentare: qui c'è una legge del 1989 che riguarda le funzioni del Governo e dei Ministri, alla quale abbiamo fatto riferimento. Il tribunale dei Ministri, come ho detto, non ritiene che sia un atto puramente politico, ma amministrativo, quindi sindacabile dal giudice.
Ci si potrebbe soffermare sull'ulteriore distinzione tra atti amministrativi e atti di alta amministrazione, ma non mi attardo; ci sono sentenze anche del Consiglio di Stato che chiariscono che l'atto politico, adottato da organi politici e di Governo, è libero nel fine, a differenza di quelli amministrativi.
C'è tutta una giurisprudenza che ci ha aiutato nell'esame delle vicende (questa è la terza e ognuna ha una sua specificità), però le materie, le fonti del diritto, i precedenti e le sentenze del Consiglio di Stato sono alla base delle motivazioni che abbiamo già rappresentato in altri casi all'Assemblea e che negli atti sono specificate, ragion per cui non mi ci soffermo, non perché non siano importanti, ma perché sarebbe faticoso seguire nel dettaglio le innumerevoli questioni.
Non siamo quindi di fronte a una scriminante ai sensi del codice penale, che consente a chiunque di impedire un fatto dannoso; qui siamo nel fatto specifico di un'azione di Governo.
Abbiamo visto in alcuni casi fare anche confusione con l'articolo 51 del codice penale, ma qui siamo in un'altra fattispecie: altrimenti, il giudice avrebbe potuto dire che, essendo stato impedito un danno maggiore, non si sarebbe proceduto; invece, si è ritenuto di porre il Senato di fronte al dilemma della condotta di un membro di Governo.
Nella Giunta - lo dico perché alcuni colleghi hanno sollevato il tema - si è discusso se vi fosse traccia della moral suasion dell'azione del Presidente del Consiglio. Anche per esperienza personale, so che, quando si riunisce il Governo, il Presidente del Consiglio dà indirizzi, corregge posizioni e invita alla riflessione (pensate ai provvedimenti varati con riserva di pubblicazione) e in quelle fasi esercita un'azione di indirizzo e moral suasion. Ovviamente, non possiamo chiedere alla Presidenza del Consiglio prove di quest'azione, che è di indirizzo e spesso non lascia tracce formali scritte.
Nella relazione è citata una sentenza della Corte costituzionale che ha affrontato la questione della moral suasion (chiamiamola così) e degli atti di indirizzo in riferimento al Presidente della Repubblica, spiegandone il ruolo. Pensate alle nomine di competenza delle alte sfere dello Stato: non sempre troverete un verbale, ma certamente ci sono un confronto e una discussione. La sentenza che riguarda il Presidente della Repubblica è quindi utile per capire che anche il Presidente del Consiglio svolge una funzione di indirizzo, spesso informalmente, perché non si verbalizza quanto viene detto ai Ministri (non ci sono sentenze sui Presidenti del Consiglio, ma lo sanno bene coloro che hanno rivestito questa carica e siedono in quest'Aula).
Nel caso specifico, c'è una lettera del Presidente del Consiglio nella quale si dice al Ministro dell'epoca cosa fare e cosa no, ma ci saranno stati certamente anche altri atti.
Quindi, rispetto alla moral suasion e alla discussione, vi invito a riflettere. Il ministro Salvini, quando ha ricevuto la lettera del presidente Conte, si è trovato di fronte a un bivio: poteva ottemperare all'ordine o non farlo, assumendosene ovviamente la responsabilità politica, con le conseguenze politiche del caso. Egli ha ottemperato a quella direttiva.
Peraltro, si deduce che il Presidente del Consiglio dei ministri dell'epoca, se avesse voluto disporre lo sbarco di tutti, lo avrebbe ordinato e scritto. Il presidente Conte ha scritto di far sbarcare i minori: non era impedito dalla volontà politica di dare un ordine più ampio, che evidentemente non ha ritenuto di emanare; in termini di moral suasion, di attività di indirizzo e di coordinamento del Governo, egli avrebbe potuto emanare questa direttiva, pertanto, a contrario, deduciamo che non abbia voluto emanarla e ne ha invece emanata una specifica, che è stata eseguita.
Il Governo, nel suo complesso, con il decreto interministeriale del 1° agosto 2019 sul no al transito e all'arrivo nelle acque italiane e con l'azione del presidente Conte (quella documentata per tabulas), ha partecipato a questo indirizzo governativo.
Ci sono gli atti ed è di questi - ripeto - che dobbiamo occuparci. La discussione puramente politica riguarda altri ambiti e, come ricordo nella relazione, si possono presentare interrogazioni, mozioni di sfiducia e tutto ciò che si ritiene per una contestazione politica nei confronti di chicchessia. Il Parlamento può sfiduciare un Governo e, con la prassi innovativa introdotta negli ultimi venti-venticinque anni, anche il singolo Ministro. Questa è però un'altra cosa; è un giudizio politico, che non assume una rilevanza penale né può sfociare in vicende giudiziarie.
Quindi, ricapitolando: la condivisione governativa; il decreto interministeriale; la corrispondenza tra Conte e Salvini; l'uniformità dell'azione del Ministro dell'interno alle direttive del Presidente del Consiglio dei ministri; lo sbarco concesso in Spagna, con il POS ad Algeciras; il non gradimento della località lontana; lo sbarco più vicino nelle Baleari; la disponibilità della Capitaneria di porto ad affiancare l'Open Arms con una nave italiana, per rendere meno disagevole la trasferta, che comunque era affrontabile (parliamo sempre di un'area mediterranea limitata); tutto questo, insomma, ci ha portato a ritenere che si sia agito per il perseguimento di un preminente interesse pubblico.
All'epoca l'interesse pubblico consisteva nella regolamentazione più rigorosa della gestione dei flussi migratori per disincentivare il traffico degli immigrati. Sappiamo che dietro queste attività - se ne discute anche in questi giorni - ve ne sono altre criminali, che, in Libia e altrove, traggono profitto illecito dalla loro gestione. Abbiamo discusso di queste questioni già in occasione delle vicende delle navi Diciotti e Gregoretti.
Ricordo che l'indirizzo di Governo era quello di una gestione più severa e restrittiva non solo dei flussi migratori (non entro nei dibattiti di questi giorni, perché mi devo attenere a un fatto, ma basta aprire i giornali di ieri, oggi e forse anche domani, per leggere la discussione che è trasversalmente in atto nel Paese, con vicende che si ripropongono, ma che - ripeto - non fanno parte di quanto sottoposto alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari), ma anche della sicurezza.
Infatti, resta il fatto che più volte (in particolare il 13 giugno 2018) il Comitato nazionale dell'ordine e della sicurezza pubblica e le massime autorità della sicurezza hanno rilevato la possibilità di infiltrazioni terroristiche nel traffico dei clandestini. Qualcuno dirà che il Ministro sapeva quali erano, ma non è così, perché è un pericolo generale: se si sapesse che su una nave c'è un terrorista, verrebbero disposti altri tipi di intervento.
È un pericolo di natura generale, che può utilizzare il fenomeno migratorio, non perché gli immigrati che giungono siano tutti i terroristi (nessuno lo può pensare), ma perché una situazione di disordine e caos può avvantaggiare o favorire chi possa infiltrare in Italia e in Europa persone che vengano qui non in cerca di pane e lavoro, ma con altri scopi. Questo pericolo è stato evidenziato nel corso degli anni da parte delle massime autorità della sicurezza, con relazioni e rapporti che forse neanche noi leggiamo con attenzione. Come parlamentari ci giungono documenti, convertiti da floppy disk a pen drive, in cui sono scritte informazioni evidentemente non sensibili o coperte da segreto, ma di carattere generale. Anche in questi giorni mi è capitato di leggere sui giornali l'allarme dei servizi di sicurezza, perché sulle coste della Libia migliaia di persone con rischio di infiltrazione sono pronte a varcare il Mediterraneo.
Pertanto, il Ministro dell'interno ha agito sulla base di questi indirizzi di Governo e anche nel perseguimento di quest'interesse pubblico. La parola «perseguimento» vuol dire che l'azione del Governo persegue quell'obiettivo, non ha la certezza di raggiungerlo. Per quanto riguarda gli atti, non lo decide il Tribunale dei ministri o la procura, perché ci sono margini. Ho letto sui giornali qualche giorno fa che la procura di Agrigento si è detta preoccupata per quello che accade in termini d'immigrazione nel territorio di competenza; ovviamente, mi chiedevo se fossero gli stessi della procura che poi hanno espresso orientamenti diversi, ma su questo forse sarà il dibattito a offrire temi di riflessione.
Signor Presidente, arrivo prima del previsto alla sostanziale conclusione della mia relazione, senza abusare, ma avvalendomi dei tempi concessi, cosa di cui la ringrazio, perché la questione ha una sua rilevanza. Ad avviso della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, che ha approvato la mia proposta, il ministro Salvini ha perseguito un interesse pubblico preminente inerente all'azione di Governo, costituito dalla gestione dei flussi migratori, anche al fine di prevenire (ma questo è un fatto accessorio) una minaccia terroristica emersa in sede di Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica dal 2018 (ma credo anche in altre occasioni e sicuramente in passato).
Sul piano politico, come ho già detto, ognuno può esprimere giudizi, mozioni e sfiducie, ma è un'altra cosa: in questo caso, siamo su un piano di diritto, sull'applicazione della legge del 1989 e sulla valutazione dell'azione di un Ministro e - lo ribadisco ancora una volta - di un'azione di Governo, ossia il decreto interministeriale contro l'arrivo della nave e le direttive epistolari, meditate e formalizzate del Presidente del Consiglio. Non stiamo parlando di telefonate, intercettate o raccolte, ma di atti formali, che sono stati anche eseguiti, pur nella divergenza di opinioni, e ciò dimostra proprio che, a un certo punto, è stata la Presidenza del Consiglio ad aver assunto la gestione di alcune scelte e ad aver imposto l'applicazione di quelle che ha ritenuto di indicare, mentre di altre evidentemente non ha ritenuto di avvalersi.
Questo è il fatto, colleghi. Siccome siamo parlamentari avveduti ed informati e poiché molti, anche in quest'Aula, hanno ricoperto responsabilità di Governo a vari livelli, è conosciuta la prassi della gestione delle vicende, anche di quelle complesse, in termini di fatto e di diritto.
È per questa ragione, quindi, che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, per tutti i motivi fin qui evidenziati e anche per molti altri, che troverebbe scritti nella relazione, è giunta a certe conclusioni.
Ringrazio anche la Giunta per aver offerto argomenti di discussione e riflessione sui quali ci siamo misurati; la vicenda si è protratta anche più del necessario, perché c'è stata tutta la vicenda del rallentamento dell'attività giudiziaria del Paese; anzi, devo dire che le nostre attività si sono anche svolte, mentre mi sembra che quelle giudiziarie ordinarie del Paese siano ancora in sofferenza, a giudicare da quello che mi dicono gli avvocati, che protestano per i cancellieri che non si trovano. Il nostro cosiddetto tribunale, che non è tale, ma una Giunta, ha lavorato, anche se ovviamente le vicende sono di qualche tempo fa.
Oggi la nostra relazione giunge all'esame dell'Assemblea, pertanto chiedo ai colleghi di approvare la proposta della Giunta per il diniego della richiesta di autorizzazione a procedere, attesa la sussistenza, nel caso di specie, dell'esimente del perseguimento del preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo, di cui all'articolo 9, comma 3, della legge costituzionale n. 1 del 1989.
Certamente non mi sfugge la rilevanza politica delle cose che discutiamo, ma ci troviamo anche in una sede che deve muoversi in base ai fatti, alle leggi, alle norme e alle prerogative che riguardano l'azione di Governo in termini astratti ed assoluti. Oggi l'interessato non svolge funzioni di Governo, ma la questione delle azioni di Governo riguarda l'istituzione nella sua complessità, nelle decisioni che deve assumere: per altri versi stiamo discutendo di emergenze diverse che si sono poi aggiunte nel Paese, con un dibattito sui decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e altri decreti, quindi sull'azione di Governo la discussione giuridica è ampia e non cesserà mai, come è normale che sia. Su questo fatto gli elementi, a mio avviso, sono molto chiari, la Giunta ha avuto modo di discutere e anche di meditarli, perché sono rimasti ai nostri atti più del necessario, ma con una rapidità maggiore di altri livelli di giustizia, e quindi invito i colleghi ad approvare questa proposta che nega l'autorizzazione a procedere nei confronti dell'allora ministro Matteo Salvini. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà.
BONINO (Misto-PEcEB). Signor Presidente, è la terza volta che il Senato è chiamato a pronunciarsi su una richiesta di autorizzazione al giudizio nei confronti del senatore Salvini per il modo in cui in tre diverse occasioni ha esercitato i poteri del Ministro dell'interno per impedire l'attracco di imbarcazioni che avevano prestato soccorso in mare e lo sbarco dei naufraghi ed è la terza volta che mi confronto, proprio a partire dalla Costituzione, con il relatore Gasparri. Per la terza volta, intervengo per ricordare a questa Assemblea qual è il compito che ci assegnano la Costituzione e la legge in questo passaggio istituzionale e soprattutto per ricordare quello che non è il nostro compito e cioè quali sono i limiti dell'esercizio del nostro potere.
Partiamo da quello che non dobbiamo e non possiamo fare. In primo luogo, oggi non siamo un tribunale che deve decidere se, rispetto alle accuse, il senatore Salvini sia colpevole o innocente, se altri con lui siano responsabili dei reati che vengono loro contestati, ovvero se il giudizio disposto nei suoi confronti abbia correttamente valutato gli elementi emersi nel corso dell'indagine. Insomma, non siamo chiamati né a giudicare la decisione del tribunale dei Ministri, né ad anticipare la decisione che prenderà il tribunale ordinario se il Senato consentirà il processo. Giusto?
In secondo luogo, in questa sede credo che non dobbiamo discutere le idee del senatore Salvini sull'immigrazione e la loro relazione con la sua condotta nel caso Open Arms come nei precedenti. Da oltre un anno aspetto il momento, che questa maggioranza continua a rinviare, in cui il Parlamento potrà discutere della modifica dei cosiddetti decreti sicurezza e della riforma della legge sull'immigrazione. Quella e non questa è la sede in cui discutere le idee, le iniziative politiche e le responsabilità del senatore Salvini.
Oggi dobbiamo solo decidere - scusate se è poco - se deve essere mandato a processo per i reati di sequestro di persona ed omissione di atti d'ufficio che le norme dei decreti sicurezza ovviamente non hanno affatto cancellato.
L'appello allo Stato di diritto e alla garanzia dei diritti dei cittadini, e degli imputati in primo luogo, deve essere corrisposto da ciascuno rimanendo nell'alveo del proprio potere e della propria funzione. Io non voglio e voi non potete né fare gli accusatori, né i difensori, né i giudici del senatore Salvini.
Veniamo invece al nostro compito, lo ripeto: ai limiti del nostro potere. Noi dobbiamo valutare se le condotte di cui la magistratura contesta la rilevanza penale fossero finalizzate a tutelare un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, ovvero a perseguire un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo.
La Giunta delle immunità ha ravvisato la sussistenza di questa seconda scriminante ritenendo che il senatore Salvini abbia agito per il perseguimento di un preminente interesse pubblico. Al contrario, io ritengo che l'ex ministro Salvini abbia giustificato la propria condotta per finalità genericamente politiche, per esempio la difesa dell'interesse nazionale, di cui non è affatto scontata la coincidenza con l'interesse pubblico che infatti non è stato qualificato e di cui non è stata motivata la preminenza rispetto ad altri interessi e diritti in gioco sacrificati in quella circostanza.
La mancata qualificazione dell'interesse pubblico e di motivazione della sua preminenza è già più che sufficiente per giustificare il voto contrario al diniego all'autorizzazione perché, ripeto, come dice anche la sentenza della Corte, perché possa essere negata l'autorizzazione a procedere si deve motivare - dico bene: non affermare, ma, dice la Corte, si deve motivare - che l'inquisito abbia agito per la tutela di un interesse costituzionalmente rilevante. La motivazione non può essere meramente politica ma deve indicare quale sia l'interesse dello Stato.
Mi si dice che c'era la possibilità che ci fossero terroristi a bordo. Non è così e non è così per legge, perché il rischio deve essere provato, immediato, contestuale e non previsto: per rappresentare una causa di giustificazione della condotta del Ministro avrebbero dovuto essere minacce concrete.
Sicché, per la terza volta, ribadisco ciò che ho già detto il 20 febbraio 2020 sul caso Gregoretti: i motivi di sicurezza nazionale che possono giustificare la violazione della legge devono comportare reale e attuale pericolo all'integrità dello Stato, alla vita e all'incolumità delle persone, ai diritti costituzionali, cioè veri e propri stati di necessità che francamente non vedo.
Quindi io penso, per queste ragioni, proprio perché non faccio il giudice, che il collega Salvini avrà, come tutti i cittadini italiani, tutte le possibilità di difendersi nel processo. Farà in quella sede le chiamate di correo o non le farà, dipende dalla strategia difensiva. Mi si dice che il processo durerà a lungo, ma durano a lungo anche per milioni di cittadini italiani, troppo a lungo e per questo, per la terza volta, io voterò contro la proposta di negare l'autorizzazione al giudizio nei confronti del senatore Salvini.
Lei, senatore Salvini, avrà un'ottima difesa, ne sono convinta.
Avrà tutte le possibilità per difendersi. Lei stesso ha detto che l'ha fatto per trattare con l'Europa. Lei stesso ha detto: processatemi subito, perché così processate il popolo italiano. Insomma, come megalomania non è male. Senatore Salvini, lei non è il popolo italiano, lei oggi, in questa sede, è un senatore che, a mio avviso, deve rispondere dell'esercizio delle sue funzioni da Ministro e ne avrà tutte le possibilità. Non siamo noi e non deve essere il Senato lo scudo dal processo. Vi sia semmai un invito a tutti quanti, anche quando sono Ministri, ad esercitare le proprie funzioni nell'ambito e nel limite della Costituzione e delle norme vigenti. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà.
RENZI (IV-PSI). Signor Presidente, nel 1804 il vescovo Talleyrand ebbe modo di lasciare alla storia una dichiarazione, che peraltro alcuni non attribuiscono neanche a lui, dopo un terribile fatto in Francia. Egli disse: «È peggio di un crimine. È un errore». Credo che nella vicenda della gestione della politica migratoria del Paese dal 2018 al 2019, con il cosiddetto Governo giallo-verde, prima ancora di discutere se vi siano stati crimini, cosa che non spetta a noi, come ha ricordato la collega Bonino molto correttamente qualche istante fa, vi debba essere una chiara e precisa distinzione tra chi crede che sia stato un errore e chi crede che non sia stato un errore.
Noi non abbiamo cambiato idea su questo fatto: lo dico ai colleghi del MoVimento 5 Stelle. Noi abbiamo sempre pensato che quella gestione di politica migratoria fosse un errore e non ho bisogno di dirlo al senatore Salvini, che lo sa benissimo, avendo un'opinione diametralmente opposta alla mia o io avendola diametralmente opposta alla sua. Magari ho bisogno di dirlo a quella parte degli intellettuali della sinistra che hanno inteso stabilire una connessione tra Governi profondamente diversi, tra persone politiche profondamente diverse, unite forse soltanto dal nome di battesimo e che hanno sostenuto in questi anni che noi eravamo la brutta copia della destra, quando andavamo a salvare non soltanto le persone in mare, ma anche - lo sa l'ex ministra Pinotti - a raccogliere in mare, con la Marina militare, i cadaveri dei migranti deceduti nel corso della traversata. Noi eravamo questo: una cosa diversa da voi. Noi eravamo quelli che mettevano i soldi nella cooperazione internazionale, perché dire «aiutiamoli a casa loro» per noi era un principio giusto, da realizzare concretamente, aumentando i fondi alla cooperazione internazionale, cosa che questa parte dell'emiciclo ha fatto, quando ha governato, e che quella parte dell'emiciclo non ha fatto, quando ha governato.
Noi eravamo quelli che, contro l'opinione dei più, volevano lo ius culturae e che pensavano che, se si volesse davvero combattere il disinteresse dell'Europa, occorresse almeno andare alle riunioni in Europa, cui il ministro Salvini ha partecipato raramente. Questo è il punto politico, perché giustamente l'ottimo collega, senatore Cucca, mi ha ricordato, ancora qualche istante fa, quanto sia politica la discussione che dobbiamo avere quest'oggi. Partiamo dunque da questo fatto.
Ci sono poi due elementi che vanno considerati. Il primo è la relazione del presidente Gasparri, che è molto seria, precisa e puntuale, anche se non la condivido. Il secondo è l'elefante nella stanza, signor Presidente, che lei meglio di altri conosce, anche per le sue passate esperienze professionali e politiche, che è il rapporto tra la magistratura e la politica. Questi sono i due punti in più.
Chiarito che politicamente noi siamo da una parte e voi dall'altra e che qualcuno ha cambiato idea nel corso degli anni - meno male! - c'è poi il fatto che si deve decidere se si vota o no l'autorizzazione a procedere, ex articolo 96 della Costituzione e non ex articolo 68, come ha ricordato il senatore Gasparri: è un elemento di rilevante differenza. E poi parlare del rapporto tra magistratura e politica. Procedo rapidamente con il primo punto: non dobbiamo rispondere alla domanda se Salvini abbia commesso o meno reato, né se Salvini in questo reato fosse in qualche misura accompagnato da altri membri del Governo. A questa domanda deve dare una risposta la magistratura. Noi dobbiamo dire se vi era un interesse costituzionalmente tutelato e/o un preminente interesse pubblico nella scelta del senatore Salvini di non far sbarcare i migranti, scelta che il Presidente del Consiglio avalla, almeno nella parte in cui non fa riferimento ai maggiorenni nella sua lettera che ricordava il presidente Gasparri. Questa è la domanda e io rispondo dicendo che per me l'interesse costituzionale tutelato o il preminente interesse pubblico in questa vicenda non ci sono, come non c'erano sulle precedenti due richieste di autorizzazione a procedere. Io non posso dire che esista un interesse pubblico preminente nel tenere un barcone lontano dalle coste italiane.
Posso discutere delle scelte politiche e ritengo questa valutazione una scelta finalizzata a strumentalizzare il consenso. Tu non blocchi l'immigrazione tenendo un barcone al largo, tu aumenti i follower su Facebook. È la visione populista dell'immigrazione, perché se vuoi bloccare l'immigrazione devi gestire a monte i processi, devi andare a fare un grande investimento in Africa, devi avere una visione europea, devi partecipare alle riunioni europee, devi fare esattamente il contrario di quello che il primo Governo Conte ha fatto.
Il punto politico è che di fronte a questo passaggio le considerazioni che vengono espresse dai colleghi della Lega e in modo più istituzionalmente corretto dal presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari Gasparri, sono assolutamente corrette nella parte in cui dicono che vi è una responsabilità condivisa con il Governo. Qui nessuno può negare questo fatto; non lo può negare la sinistra, non lo può negare la destra, ma non è l'elemento del contendere. Anzi, dico con molta franchezza, noi che abbiamo votato a favore dell'autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro Salvini e che ci accingiamo a votare nuovamente a favore, non avendo cambiato idea, diciamo in quest'Aula che se vi fosse una richiesta di autorizzazione a procedere non già contro l'ex Ministro dell'interno, senatore, ma contro l'ex Ministro dei trasporti, senatore, anch'egli coinvolto nella gestione dei porti, noi voteremmo allo stesso modo per l'autorizzazione a procedere. Se infatti non c'è l'interesse pubblico preminente per il senatore Salvini, non c'è neanche per il senatore Toninelli.
Terminando questa prima parte, aggiungo che la strumentalizzazione di un barcone è un fatto politico, che sia o meno reato non tocca a noi valutarlo. La mia opinione - lo dico perché voglio che sia corretta fino in fondo e trasparente la mia opinione nei confronti di questo Senato e del senatore Salvini - è che se fosse stata una valutazione da fare sull'articolo 68 della Costituzione e sul fumus persecutionis in questo caso, dopo ciò che abbiamo letto di alcune intercettazioni contro il senatore Salvini, la cosa cambierebbe.
Attenzione, non è accettabile - lo dico avendo appena annunciato il voto a favore dell'autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro Salvini - che vi siano delle chat di magistrati in cui si dica che un parlamentare, in questo caso un mio avversario politico, ma un parlamentare che deve godere del rispetto di questa Aula (Applausi), debba essere attaccato, a prescindere, anche se ha ragione. Riconosco alla Lega che su questo punto siamo in presenza, tecnicamente, di uno scandalo (Commenti). Spiego allora a chi evidentemente si è svegliato appena adesso, come la senatrice Ronzulli, che il punto politico è che la politica rispetta l'articolo 96 della Costituzione, visto che vi sciacquate la bocca della Costituzione, in pausa pranzo fate almeno uno sforzo per leggerla.
È una dotta citazione kennediana, che non pretendo che i colleghi di Forza Italia conoscano. (Commenti). Io non ho fretta ed è evidente che chi in queste vicende non riesce a passare dal populismo alla politica, non riesce cioè a capire che, quando si è in Parlamento e si volta su un'autorizzazione a procedere, non si vota su un tweet, ma su un articolo della Costituzione che va quantomeno letto, dimostra di vivere oggi quella legge del contrappasso per cui quel populismo che era la ragione per la quale si bloccavano i barconi oggi vi si ritorce contro. (Commenti).
Vengo al secondo punto. Il rapporto tra la magistratura e la politica è un rapporto nel quale abbiamo un elefante nella stanza, signor Presidente. Il 12 dicembre, intervenendo in quest'Aula, avevamo chiesto una riflessione politica matura. Allora ci fu detto di no, perché allora la questione riguardava il finanziamento alla politica per il tramite di una fondazione che veniva giudicata corrente di partito. Vedete, amici e colleghi, o affrontiamo il tema del rapporto tra magistratura e politica oppure prima o poi tocca a tutti. Cerchiamo di essere chiari: se una componente articolata di un partito viene così definita, anche se è una fondazione che organizza eventi, e pertanto si applica a costoro la legge sul finanziamento illecito ai partiti, pur essendo in presenza di un fatto giuridico diverso e di una configurazione giuridica diversa, se questo accade oggi per una fondazione, quale che essa sia, domani può accadere che una srl che lavora a fianco della politica può diventare il soggetto cui viene contestato un finanziamento illecito alla politica.
Amici e colleghi, quello che esce dalle intercettazioni dei magistrati è stato casualmente e improvvisamente messo in naftalina da tutti i principali organi di informazione. Perché, signora Presidente? Se queste informazioni, che vengono da dei magistrati, fossero uscite da dei politici, quei politici sarebbero tutti indagati come minimo per traffico di influenze. Se ci sono degli strumenti come i trojan - lo dico qui in Senato, e non mi riguarda - che vengono accesi e spenti senza un criterio logico; se rimangono accesi, nonostante la diversa indicazione del magistrato inquirente, a fronte della presenza di parlamentari in una riunione - questo è un atto gravissimo, sul quale bisognerà che lei, signor Presidente, con il suo collega Presidente della Camera, prima o poi intervenga - se i trojan rimangono accesi quando c'è un parlamentare, se il trojan rimane acceso quando c'è un incontro molto privato, intimo, della persona sotto indagine e se improvvisamente il trojan si cancella quando si incontra qualcun altro, magari perché è un personaggio importante delle istituzioni o della magistratura, siamo in presenza di una deriva venezuelana, che io ho il coraggio di affermare qui in quest'Aula, nel silenzio dei più. (Applausi).
Signor Presidente, viviamo una stagione politica complicata, in cui un magistrato serio e bravo, che si iscrive ora alla scuola di Castelpulci, rischia di non fare la stessa carriera di un altro suo collega, magari meno bravo, perché non si iscrive alla corrente giusta o magari perché non si iscrive ad alcuna corrente. Siamo in presenza - lo riconosco qui in quest'Aula - di un ex Presidente del Consiglio che è stato dichiarato decaduto da questo Senato nella scorsa legislatura, a mio giudizio correttamente, sulla base della sentenza ma che oggi vede la propria vicenda personale profondamente rimessa in discussione da alcune intercettazioni e registrazioni di un magistrato. Siamo cioè in presenza di un fatto: il fatto è che c'è un... (Il microfono si disattiva) politica che non funziona. Qui ci sono due alternative. La prima è che voi pensiate di prendere il singolo atto e di ragionare su di esso; in questo caso, l'autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro Salvini. Non c'entra niente, perché lì c'è l'articolo 96 della Costituzione. La seconda è avere il coraggio, maggioranza e opposizione insieme, di mettersi intorno a un tavolo a cominciare da settembre, signor Presidente, e di discutere del rapporto tra politica e magistratura, sapendo che da questa parte del tavolo troverete persone pronte ad ascoltarvi.
Ma da questa parte della maggioranza deve essere chiaro: non domandatevi per chi suona la campana, perché una volta suona per qualcuno, una volta suona per altri, ma presto potrebbe suonare per chi non se l'aspetta. Abbiamo il coraggio di affrontare finalmente la questione del rapporto tra politica e magistratura. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà.
PEROSINO (FIBP-UDC). Signor Presidente, dico rispettosamente al collega Renzi -mi pare tanto affermare questo, ma ci provo - di trarre le conseguenze.
Dal punto di vista giuridico, secondo me, la vicenda della Open Arms, la terza vicenda di Salvini, può essere interpretata in tanti modi. Non lo dico per superficialità, ma per la complessità della materia, che è stata trattata - come si dice - in punta di diritto riguardo al pregresso, alle sentenze precedenti e anche nel particolare momento storico. Se andiamo a esaminare le decisioni discrezionali di Salvini, la lettera di Conte a riguardo dell'obbligo, necessità e consiglio di far sbarcare i bambini, l'aver fatto sbarcare gli ammalati, il salire a bordo della magistratura, che a me in quel momento sembrava esorbitasse dalle sue competenze, dobbiamo prendiamo atto della complessità della questione.
Dal punto di vista politico invece, mi domando se la quarantena disposta in queste settimane sulle navi, peraltro a costi proibitivi, non sia una forma indiretta di sequestro. Che differenza c'è? C'erano più servizi sulle navi che facevano quarantena? C'era un'area giochi o qualcosa di diverso? Ma voglio tornare alla questione essenzialmente politica: come si può agire politicamente e come si possono tradurre le scelte politiche in atti amministrativi. In altre parole, voglio parlare della discrezionalità dell'azione politica e amministrativa, che è un tema che è stato oggetto di sentenze, scritti e dibattiti e che non si è mai risolto perché, per sua natura, non può essere risolto in quanto in tanti casi la materia e soprattutto le decisioni si accavallano e creano delle impossibilità a dirimere.
Un programma politico e la difesa di interessi collettivi diffusi, che sono giudicati preminenti da una parte politica che rappresenta una parte predominante del corpo elettorale, come possono essere tradotti, quando il confine è labile? Allora, la discrezionalità, a mio avviso, va interpretata in questo e in altri casi con alta possibilità di analogia e di interpretazione largheggiante, con prevalenza della politica come interesse collettivo degno di essere difeso.
Intanto e in fondo su questa questione siamo sempre a parlare della differente concezione dell'immigrazione e di ciò che sta succedendo. Ogni tanto mi interrogo da cristiano se, essendo contrario all'immigrazione, sono nella giusta interpretazione e traduzione del magistero. Poi, mi confronto e mi consolo con quanto dicevano Wojtyla e Ratzinger - un po' meno con quanto dice il papato recente - e mi autogiustifico, come facciamo tutti oggi, che siamo tutti diventati un po' protestanti e ci confessiamo da soli. Tuttavia, se non c'è, in fondo, una motivazione religiosa secondo la quale io, noi, un partito, una fazione, uno Stato è portato a dire che accetta tutti coloro che arrivano in Italia e ha questa tensione profonda, se è soltanto per altri motivi, allora non ci siamo.
Giustifico il cristiano che interpreta in una certa maniera, un po' integralista, il concetto di immigrazione, ma per un cittadino, per un italiano, che non è obbligato a pensarla in questo modo, non posso giustificare quello che è successo e quello che succede in queste settimane.
Far arrivare tutti, come sta di nuovo succedendo sulle nostre coste, non è un reato contro i cittadini italiani più deboli? Perché sottrae welfare, c'è poco da fare: se c'è uno stanziamento di 1 milione di euro o di un 1 miliardo per il welfare e arrivano mille persone, è un conto, ma se ne arriva 1 milione, è un altro conto: non posso soddisfare tutti, non posso far arrivare tutti.
Tutto ciò crea insicurezza. Mi dicono che è soltanto percepita. No, è insicurezza reale; sono cambiati gli stili di vita, soprattutto in certe zone del nostro Paese. Ma perché - vi dicevo - una famiglia di italiani che era emigrata dal Sud a Torino e che aveva comprato a fatica un alloggio in un condominio, in cui gli altri alloggi sono stati acquistati successivamente da immigrati (in parte, in realtà, sono stati anche occupati), oggi si trova costretta a svendere o a regalare quell'alloggio? Ma cosa ne può quella famiglia di italiani che ha lavorato una vita e la moglie è andata pure a pulire le scale di lor signori? C'è qualcosa che non quadra. Io sono dalla parte di quegli italiani deboli.
Quanto all'utile che favorisce alcune cooperative, le ONG che hanno sedi negli Stati più strani ma mai in Italia: li portassero in Olanda, in Spagna o dove piace a loro o dove battono bandiera. Si rinuncia ai valori fondamentali della nostra civiltà, ai nostri valori di democrazia e di società, per creare un tipo di popolo di cui non si capisce più né l'origine né la storia né il futuro. Ma, secondo voi, visto quello che hanno pubblicato i giornali (a meno che non siano fotografie false), chi arriva con il barboncino è uno che ha problemi economici e che scappa dalla guerra? C'è una falsa rappresentazione della realtà che è data anche dalla televisione e dai media, per cui in Africa si pensa che qui sia tutto gratis e tutto sia dovuto.
Se poi arrivano con il virus, diciamo: ma no, proibiamo piuttosto gli ingressi ai turisti, come abbiamo fatto l'altro ieri, con la proroga dello stato di emergenza. Il turismo è in difficoltà, allora che facciamo? Non possono arrivare i turisti stranieri che spendono? No, quello è peccato; facciamo arrivare gli immigrati e se hanno il virus e poi scappano, pazienza, triste a chi tocca. Perché non tocca quelli che stanno al centro di Roma o che stanno in certi tipi di palazzi e frequentano certi ambienti. E questo lo dice uno di centrodestra.
Questo per dire che qui il voto è essenzialmente politico, a seconda se si è in maggioranza con Salvini o si è in maggioranza senza Salvini; a seconda delle sensazioni. Io concluderei infine dicendo a quest'Assemblea: ieri qualcuno parlava del fatto che la maggioranza fosse compatta; poi, ieri sera e questa notte abbiamo visto quanto fosse compatta. Io vi dico: in questo voto siate compatti come nella serata di ieri e nella notte scorsa, e Salvini si salverà. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urraro. Ne ha facoltà.
URRARO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, siamo nel solco dell'articolo 96 della Costituzione e della legge costituzionale n. 1 del 1989 (articolo 9, comma 3), così come per le due fattispecie che ci hanno occupato in precedenza, il caso Diciotti e il caso Gregoretti. Vorrei soffermarmi però su un passaggio squisitamente tecnico che va ad intersecarsi con un dato politico, che è stato pur giustamente evidenziato. In data 1° agosto 2019, il Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro della difesa e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, emetteva un decreto con il quale disponeva «"sin da ora" il divieto di ingresso, transito e sosta della nave Open Arms "nel mare territoriale nazionale"». Ho riportato il brano testualmente.
Il 14 agosto 2019 il presidente del TAR Lazio emetteva un decreto monocratico, ai sensi dell'articolo 56 del codice del processo amministrativo, con il quale accoglieva - leggo testualmente - «nei sensi di cui in motivazione, l'istanza di misure cautelari monocratiche» della ricorrente ProActiva Open Arms, nell'ambito del ricorso per annullamento del sopracitato provvedimento interministeriale. In sintesi, il presidente del TAR Lazio, in ordine al fumus osservava che il ricorso non appariva «del tutto sfornito di fondamento giuridico» in relazione al vizio dedotto, mentre con riguardo al periculum in mora riteneva che sicuramente sussistesse, «alla luce della documentazione prodotta», «la prospettata situazione di eccezionale gravità ed urgenza», - riporto testualmente - «tale da giustificare la concessione - nelle more della trattazione dell'istanza cautelare nei modi ordinari - della richiesta tutela cautelare monocratica, al fine di consentire l'ingresso della nave Open Arms in acque territoriali italiane (e quindi di prestare l'immediata assistenza alle persone soccorse maggiormente bisognevoli, come del resto sembra sia già avvenuto per i casi più critici)».
Appare quindi chiaro, per tabulas e senza alcuna ombra di dubbio, che la portata del decreto monocratico del presidente del TAR era circoscritta all'ingresso nelle acque territoriali, al fine di consentire assistenza sanitaria e materiale alle persone più bisognevoli. Nessun obbligo di sbarco può desumersi da tale atto giudiziario.
Peraltro, ove il presidente del TAR avesse voluto ordinare lo sbarco, avrebbe sancito espressamente tale obbligo, anche in ossequio al principio metodologico generale dell'ubi lex voluit ibi dixit, ubi noluit tacuit, principio concepito per il legislatore e per le leggi, ma sicuramente estensibile anche agli atti giudiziari, atteso che esigenze di certezza del diritto risultano incompatibili, sia a livello di leggi, che di atti giudiziari, con profili taciti e inespressi, presupponendo al contrario statuizioni esplicite e chiare.
Nella missiva del 15 agosto 2019 l'allora ministro Salvini riferiva al presidente Conte di avere dato mandato in ogni caso all'Avvocatura generale dello Stato di impugnare il menzionato decreto. Si segnala che il 19 agosto 2019 il vice capo di gabinetto del Ministero dell'interno, il prefetto Formicola, in relazione alla richiesta di assegnazione POS (Place Of Safety), chiariva come, secondo la prospettiva del Ministero, il decreto interministeriale del 1° agosto non avesse cessato di produrre i suoi effetti alla luce del provvedimento cautelare del presidente del TAR Lazio, con il quale si erano unicamente indicate misure cautelari d'urgenza, finalizzate a consentire l'ingresso del natante in acque territoriali per garantire assistenza alle persone soccorse maggiormente bisognevoli, non imponendo alle autorità italiane alcun obbligo in ordine all'assegnazione di un porto di sbarco nel territorio nazionale.
Sottolineava, inoltre, che le stesse autorità italiane avevano adempiuto ai doveri di assistenza, concorrendo nell'effettuazione delle evacuazioni mediche necessarie e curando lo sbarco di 27 minori non accompagnati e presenti a bordo.
Il senatore Salvini, anche nella memoria depositata in Giunta il 17 febbraio 2020, precisa che il 19 agosto 2019 il Ministro dell'interno, il Ministro della difesa, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e la Presidenza del Consiglio dei ministri presentavano innanzi al TAR Lazio istanza di revoca del decreto cautelare del presidente del TAR Lazio, ai sensi dell'articolo 56 del codice del processo amministrativo, stante l'inesistenza dei presupposti per l'emanazione del decreto, nonché per essere stata sempre assicurata l'assistenza medica a tutti i migranti, come dimostrato dalle evacuazioni mediche, non potendo così la nave sostare ulteriormente in acque territoriali italiane.
In pari data, quindi sempre il 19 agosto 2019, la Open Arms produceva dinanzi al TAR Lazio una memoria per contrastare la suddetta istanza di revoca, formulando richiesta di nuovo provvedimento cautelare, ai sensi dell'articolo 56, comma quarto, del codice del processo amministrativo, chiedendo al presidente dello stesso TAR, previa conferma del precedente decreto, di adottare, leggo testualmente: «ad integrazione dello stesso tutte le misure necessarie per consentire lo sbarco di tutti i migranti».
Appare evidente che la tesi secondo cui il decreto monocratico del presidente del TAR avrebbe imposto lo sbarco, non solo contrasta con la lettera del provvedimento stesso, come già sottolineato, ma appare del tutto incompatibile con lo stesso comportamento processuale delle parti e, in particolare, con quello di Open Arms, che non avrebbe mai chiesto un secondo decreto per ordinare lo sbarco, ove lo sbarco fosse già stato ordinato nel primo decreto. In altri termini, gli stessi legali di Open Arms presentarono nuova istanza di ulteriore provvedimento cautelare che ordinasse lo sbarco dei migranti, confermando in tal modo la non satisfattività del provvedimento cautelare monocratico rispetto alle pretese di quella parte processuale.
Va sottolineato, inoltre, che, qualora il decreto avesse ordinato lo sbarco e fosse rimasto inadempiuto, i legali di Open Arms si sarebbero sicuramente avvalsi dell'articolo 59 del codice del processo amministrativo, il quale prevede che, «qualora i provvedimenti cautelari non siano eseguiti, in tutto o in parte, l'interessato, con istanza motivata e notificata alle altre parti, può chiedere al tribunale amministrativo regionale le opportune misure attuative». Il tribunale, in tal caso, come precisa espressamente tale disposizione, esercita i poteri inerenti al giudizio di ottemperanza. Nel caso di specie, nessuna ottemperanza ai sensi del citato articolo 59 è stata richiesta, perché non era in alcun modo stato disposto lo sbarco.
Non può essere, quindi, individuata alcuna strada che consenta di ritenere che il primo decreto monocratico del presidente del TAR avesse ordinato lo sbarco. Tale assunto emerge dalla lettera del provvedimento in questione ed è altresì confermato ulteriormente dai comportamenti assunti dagli stessi legali di Open Arms rispetto a tale atto giudiziario. La suddetta incompatibilità logica della concessione del place of safety (POS) con il citato decreto, riconosciuta finanche dal tribunale, palesa quindi il fine politico e l'inesigibilità di un comportamento diverso, che sarebbe stato difforme dalla concertazione posta in essere.
La vicenda di Open Arms è quindi pienamente ascrivibile all'esercizio della funzione di Governo per il perseguimento di obiettivi di politica migratoria, tesi a contrastare il traffico di esseri umani e a richiamare gli altri Stati membri dell'Unione europea, così come previsto dall'accordo del Consiglio d'Europa del 28 giugno 2018, ad un onere di condivisione nella gestione del fenomeno, fin dalle operazioni di ricerca e di soccorso in mare. Le azioni poste in essere dal Ministro dell'interno si erano pertanto realizzate in attuazione di un indirizzo politico del Governo, così come documentato nelle precedenti fattispecie che ci hanno occupato, a seguito anche della lettura delle memorie del Presidente del Consiglio e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti dell'epoca, che confermavano questa linea di politica generale del Governo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Falco. Ne ha facoltà.
DE FALCO (Misto). Signor Presidente, colleghi, come è stato detto, è la terza volta - a proposito di spese, di costi, di tempi della politica - che ci occupiamo del senatore Salvini e del modo in cui ha esercitato la funzione ministeriale. Ho appena finito di ascoltare la relazione del collega e amico Urraro, molto interessante e, in punto di diritto, assolutamente condivisibile. Tuttavia, va detto che, nella circostanza, è irrilevante.
Noi infatti dobbiamo occuparci oggi di una questione che temporalmente si inquadra tra il 14 e il 20 agosto 2019. In questo arco temporale abbiamo una situazione politica abbastanza delineata e definita, poiché dal giorno 8 il senatore Salvini aveva, masochisticamente direi, minacciato di staccare la spina a un Governo del quale non si era reso conto di essere il leader; di fatto, era il leader. Che fosse il leader si vede dagli atti che furono posti in essere da quel Governo, ad esempio, come diremo, con il decreto sicurezza-bis. Voleva staccare la spina il giorno 8, poi però non ebbe il coraggio di andare oltre e non si dimise. Quando uno fa le cose in questo modo, dal punto di vista umano, politico e sociale, chiaramente poi ne paga... (Il microfono si disattiva automaticamente).
Mi sentite? Il punto è questo e questa era la situazione politica di quel momento. Ma qual era la situazione giuridico fattuale? Era la seguente. Open Arms aveva effettuato alcune operazioni di soccorso in mare. Era stato emanato, ai sensi del decreto sicurezza-bis, un decreto interdittivo, come ha ben detto il collega Urraro, che impediva alla nave di entrare nelle acque territoriali e di effettuare lo sbarco dei naufraghi (si parla infatti di persone raccolte in mare in procinto di annegare).
Questa situazione, però, a un certo punto era stata affrontata da Open Arms, che aveva fatto ricorso, e il presidente del TAR aveva sospeso l'efficacia di quel provvedimento di interdizione, seppure - come dice il collega Urraro - in modo parziale, non avendo inteso proibire lo sbarco. Ebbene, che cosa succede? Che la partecipazione dei ministri Toninelli e Trenta, a questo punto, diventa irrilevante. A questo punto, la parte relativa alla controfirma del decreto interdittivo da parte del ministro delle infrastrutture e dei trasposti Toninelli e del ministro della difesa Trenta diventa irrilevante. Cosa rimane? Rimane l'impossibilità di procedere allo sbarco senza l'indicazione del porto sicuro di sbarco. E che cos'è l'indicazione del porto sicuro di sbarco se non un atto (che non è atto politico)? È un atto contemplato da un emendamento alla convenzione SAR 2004, recepito dalla Maritime safety committee attraverso le guideline della risoluzione n. 167 (78). Tali linee guida sono state tradotte in Italia attraverso le procedure operative standard elaborate dal Comando generale delle capitanerie di porto, secondo le quali, a fronte dell'obbligo dei capitani delle navi di effettuare i soccorsi, deve esservi il corrispondente obbligo - da parte degli Stati aderenti - di sollevare gli stessi capitani delle navi dagli adempimenti occorrenti per effettuare lo sbarco nel più breve tempo possibile, comportando il minore discostamento possibile dalla rotta e il minor aggravio per gli armatori.
Quindi, la norma internazionale che è stata introdotta nell'ordinamento italiano, attraverso la ratifica della convenzione SAR, siglata ad Amburgo nel 1979, impone allo Stato italiano di indicare il posto dove effettuare lo sbarco senza ritardo. Che cosa significa questo? Che non si tratta di un atto assistito dalla discrezionalità politica né di un atto assistito da ampia discrezionalità amministrativa; si tratta di un atto di discrezionalità tecnica, nell'ambito del quale, fermo restando che il se (l'an) non è in discussione, si può soltanto variare il dove e il quomodo dell'adempimento. Si potranno e dovranno, cioè, valutare le circostanze meteo marine in atto, la vicinanza del porto, l'organizzazione a terra quanto ad accoglienza e ordine pubblico. Questi sono gli elementi che possono variare l'indicazione (non concessione) del POS (Place of safety).
In questo quadro, peraltro, il decreto sicurezza-bis era vigente, perché era stata sospesa l'efficacia parziale - come dice il collega Urraro correttamente - del decreto interdittivo, ma era vigente il decreto sicurezza-bis, che stabiliva che la gestione amministrativa di questi atti pertenesse al Ministro dell'interno, in collaborazione con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministro della difesa.
Il 12 febbraio del 2019 - scusate, ma non è stato detto - era stata attuata una modifica delle procedure operative standard. Tale modifica accentrava non più nel Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, come per i precedenti casi Diciotti e Gregoretti, la responsabilità dell'indicazione del POS, come correttamente afferma il tribunale di Palermo, poiché essa insiste immediatamente e - lo sottolineo - esclusivamente sul Ministro dell'interno.
Quindi, tutto afferiva al Ministro dell'interno, tanto che il tribunale di Palermo esclude qualunque ipotesi di responsabilità anche del Capo di gabinetto del Ministro dell'interno, il prefetto Piantedosi.
In questa cornice fattuale e giuridica non esiste - a mio modestissimo avviso - alcuna possibilità di rinvenire la corresponsabilità del Presidente del Consiglio dei ministri, il quale fa quello che può fare in termini di moral suasion, come è stato correttamente detto. Egli può agire dal punto di vista politico e scrive una lettera al ministro Salvini, invitandolo quantomeno a far venir meno il reato più evidente che si sta compiendo impedendo lo sbarco dei minori. Infatti, non vi è alcun dubbio che l'impedimento dello sbarco dei minori era una fattispecie di reato già in essere. Cosa fa allora il presidente Conte? Scrive a Salvini dicendogli: fai sbarcare almeno i minori (perché, ripeto, c'era già l'integrazione di un reato specifico).
Sono d'accordo con lo splendido intervento fatto dalla senatrice Bonino. Oggi in questa sede dobbiamo discutere all'interno di un perimetro diverso, valutando se vi sono, in questa circostanza, elementi che qualificano la condotta e il comportamento del ministro Salvini come obiettivamente intesi a perseguire un preminente interesse pubblico qualificato e non, come è scritto nella relazione, un'ipotesi putativa teleologica. Ma che vuol dire? Con questa relazione, purtroppo, il presidente Gasparri fa ripiombare l'Italia all'epoca della Magna Charta Libertatum del 1215. Non è possibile, in uno Stato di diritto, affermare che se il Ministro ha intenzione di perseguire, allora si tratta sicuramente di funzionalizzazione dell'interesse pubblico. Ma scherziamo?
Come già ricordato dalla senatrice Bonino, la Corte costituzionale ha affermato che il Parlamento non può esentare un cittadino, ancorché Ministro, dalla responsabilità penale, se l'iter argomentativo - come nella relazione del senatore Gasparri - è contraddittorio, insufficiente, debole e, soprattutto, non ancorato a dati obiettivi. Questo è il punto.
In quest'Assemblea non si devono verificare degli accordi di casta, come sembra evocato da qualcuno. Non bisogna accordarsi perché qui dentro, prima o poi, tocca a tutti. Ripeto, non si può. Noi siamo qui non per difendere noi stessi, ma la funzione: ma se non c'è una funzione obiettiva, allora l'eccezione non ha ragione d'essere. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vitali. Ne ha facoltà.
VITALI (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio partire da una considerazione più volte ripetuta in quest'Assemblea, cioè che il Senato non è il giudice del ministro Salvini e che deve valutare soltanto la sussistenza dei requisiti previsti dall'articolo 9 della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1.
È vero, questa precisazione è corretta, però non posso non rilevare come in quest'Assemblea sia ritornato un argomento diventato di scottante attualità, ossia il rapporto tra la politica e la magistratura.
Dal 1993, quando il Parlamento, sotto la spinta emotiva dell'opinione pubblica, ha eliminato la immunità parlamentare, non c'è il contrappeso al potere giudiziario e assistiamo frequentemente, reiteratamente, all'invasione di campo da parte dell'autorità giudiziaria nei confronti della politica, al di là del fatto che due referendum hanno stabilito la necessità di individuare la responsabilità civile dei magistrati e non se n'è mai più parlato.
Anche alla luce delle captazioni, delle trascrizioni, della messaggistica tra alcuni magistrati, queste considerazioni non possono allora non rilevare in questa discussione, che è l'unica forma non di corporativismo, ma di autotutela e di difesa delle istituzioni dall'invasione inopportuna della magistratura nei confronti della politica e dell'iniziativa politica. Questo è un argomento di cui dobbiamo tener conto e non soltanto come fa il presidente Renzi, che non perde occasione per citare la questione delle fondazioni, che evidentemente gli stanno particolarmente a cuore. Il problema è molto più generale e riguarda tutti; non può riguardare una parte o un singolo soggetto.
I fatti sono stati enunciati in maniera puntuale dal relatore e sono stati ripresi. Il comportamento del ministro Salvini è stato quello di ottemperare ad un indirizzo politico che era stato stabilito (e non poteva essere diversamente ai sensi dell'articolo 95 della Costituzione) dal Presidente del Consiglio e nell'esercizio di questa sua espressione ha garantito il rispetto dei diritti umani, ha osservato le leggi, non ha abbandonato su un barcone degli immigrati, peraltro clandestini che non avevano titolo legittimo per entrare nel nostro Paese. Questa è la verità. Ha consentito l'evacuazione per motivi medici; ha consentito, nonostante non lo condividesse, lo sbarco dei minori non accompagnati, così come ha invitato a fare il Presidente del Consiglio, che fino a quel momento col suo silenzio aveva ratificato il comportamento del suo Ministro dell'interno.
Considero quindi corretta la conclusione alla quale è arrivata la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, che ha individuato la sussistenza della seconda scriminante prevista dall'articolo 9 della legge costituzionale n. 1 del 1989, cioè l'aver agito nell'esercizio della funzione di Governo e nel preminente interesse pubblico. Dobbiamo quindi verificare se nella fattispecie l'azione rientrasse nell'esercizio della funzione di Governo. Come ho detto prima, l'attività di coordinamento, di controllo del Governo è esercitata dal Presidente del Consiglio ed è stato ricordato che il 1° agosto 2019 il Ministro dell'interno ha agito di concerto col Ministro della difesa e col Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, quindi con un atto collegiale che è stato assentito dal Presidente del Consiglio. Il ministro Salvini, pertanto, era assolutamente nell'esercizio della funzione di Governo così come stabilita dal Presidente del Consiglio; il relatore della Giunta vi ha infatti detto che non c'è bisogno di un atto formale che stabilisca qual è il comportamento che il singolo Ministro o che i Ministri devono tenere in determinate circostanze; ci sono rapporti e contatti informali, ci sono consuetudini, ci sono assensi. Pertanto, l'aver agito in primo luogo in concerto con gli altri Ministri e l'aver portato avanti quella iniziativa con l'assenso, col silenzio assenso del Presidente del Consiglio qualifica assolutamente la funzione del ministro Salvini in quel momento come funzione di Governo, tanto è vero che quando il Presidente del Consiglio ha ritenuto di non condividere più un certo comportamento, per sue motivazioni che il ministro Salvini non ha accettato ma che ha rispettato (non poteva fare diversamente, visto che l'obbligo del coordinamento dell'attività di Governo era del Presidente del Consiglio), ha invitato il ministro Salvini a far scendere i minori non accompagnati. Vi è quindi sicuramente l'esercizio della funzione di Governo, così come individuata e stabilita dal Presidente del Consiglio.
Ora bisogna vedere se c'è il preminente interesse pubblico. Gli oratori che mi hanno preceduto dicono che non esiste. Che cos'è il preminente interesse pubblico? È la tutela e la salvaguardia di diritti non negoziabili dei cittadini del nostro Paese. In quelle circostanze di tempo e di luogo, l'Italia era diventata il porto naturale di attracco di barconi di extracomunitari, lo stiamo vivendo anche in questi giorni, non credo che la situazione sia mutata. Quell'atteggiamento è servito a convincere, al di là dell'accordo firmato nel 2018 sulla redistribuzione degli immigrati, che poi non è stato rispettato, tant'è vero che Malta, che era il Paese competente ad intervenire per la Convenzione internazionale, non lo ha fatto se non in terza battuta, soltanto con 39 naufraghi che erano stati salvati. Lo voleva fare e non lo ha fatto, ma aveva dato la propria disponibilità. Non è un interesse nazionale, quello di garantire la giusta redistribuzione degli extracomunitari sul territorio europeo? Sono 650.00 gli extracomunitari clandestini illegali che vengono mantenuti dal nostro Paese ancora oggi e che costano svariati miliardi di euro. In un momento di difficoltà che non è soltanto determinato dal Covid, ma che esiste da tempo, con cinque milioni di poveri assoluti, non è un interesse preminente nazionale garantire la tutela dei diritti dei concittadini prima di aprirsi alla solidarietà? La presenza nelle nostre carceri del 34 per cento dei detenuti extracomunitari non determina un'esigenza di sicurezza per il nostro Paese? Non è un comportamento legittimo, nell'interesse della Nazione, quello posto in essere dal ministro Salvini, per cercare di porre un freno ed un rimedio ad una consuetudine che si era creata?
Credo ci siano tutte le condizioni e non mi meraviglio del fatto che il presidente Renzi non abbia cambiato idea rispetto alle altre richieste di autorizzazione a procedere. Mi meraviglio e mi fa decisamente specie, invece, che abbiano cambiato idea i colleghi del MoVimento 5 Stelle, che addirittura in maniera appassionata avevano rigettato la richiesta di autorizzazione a procedere nel caso Diciotti e che invece oggi hanno cambiato idea e probabilmente lo hanno fatto non su questioni in punto di diritto, ma soltanto perché ieri erano al Governo con la Lega e oggi invece la Lega è all'opposizione. Non è questo il modo di condurre le battaglie politiche. (Applausi).
È questa, cari colleghi, l'unica sede nella quale possiamo gridare la nostra indipendenza nelle scelte politiche, la nostra prerogativa di fare determinate scelte politiche, di fronte alle continue invasioni di campo da parte della magistratura. I fatti recenti sono la prova di quanto da tempo qualcuno di noi va dicendo e che oggi trova altri proseliti. È un fatto oggettivo. Che si facciano le scuse a posteriori, a funerali celebrati, onestamente forse può servire a darvi un'attenuante alla coscienza, ma non serve sicuramente a ripristinare la verità e il rispetto dei fatti e delle istituzioni. Credo, colleghi, che non sia con le autorizzazioni a procedere che si conducono le battaglie politiche. Le battaglie politiche si conducono in quest'Aula, si conducono con il confronto delle idee, con il contributo dei cittadini e del voto e non certamente mandando a processo in maniera ingiusta e non opportuna un rappresentante prima del Parlamento e poi del Governo qual è stato il ministro Salvini. La cosa ancora più grave è che c'è fondato motivo di ritenere che non soltanto l'autorizzazione a procedere che viene richiesta, se concessa, sarebbe inopportuna e non coperta dalle garanzie costituzionali, ma che voi con questo atto, se lo accettate, mandate un cittadino italiano, un rappresentante della Repubblica, un ex Ministro davanti a un plotone di esecuzione. Questa è una vostra responsabilità, della quale darete conto alle vostre coscienze e ai vostri elettori. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Stefani. Ne ha facoltà.
STEFANI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la vicenda di Open Arms tocca argomenti che abbiamo già trattato lungamente quando abbiamo esaminato il caso Diciotti e il caso Gregoretti, perché si assomigliano tutti e differiscono solo per alcune particolarità.
Certamente il caso oggi in esame è piuttosto articolato e molto complesso. Si sono susseguiti comportamenti abbastanza atipici da parte del comandante della nave che nonostante, a loro dire, le difficoltà dei salvataggi in sequenza, ha rifiutato di sbarcare dove poteva.
Quella di Open Arms è una vicenda che si inserisce, tra l'altro, in un complicato rimpallo di responsabilità e di competenze fra le varie autorità straniere che sono chiamate a rispondere. Il tutto in una cornice normativa nazionale e internazionale di difficilissima lettura e ulteriormente complicato perché si inserisce in procedure in primis amministrative e poi giudiziarie. Una ulteriore complicazione è data dal fatto che il meccanismo automatico di ricollocazione dei migranti non era affatto operante. Di questo se ne è parlato, se ne è trattato, come hanno detto anche i colleghi e i fatti sono stati ampiamente riassunti nella relazione proposta dal presidente Gasparri.
Se volessimo aprire una piccola parentesi, noi non siamo qui di certo per valutare se sussiste o meno una ipotesi di reato. Occorre rilevare, però, che vi sono alcune contraddizioni nella domanda stessa di autorizzazione a procedere che potrebbero rendere palese, nonostante non sia stato nemmeno tanto dissimulato, l'intento di voler fumosamente perseguire un esponente politico così scomodo come Salvini.
L'accusa rivolta al ministro Salvini è di avere tenuto una condotta omissiva per mancata indicazione del POS alla motonave e per violazione di Convenzioni internazionali e dei principi di soccorso in mare, cioè il cosiddetto sequestro. Ma leggendo bene le pagine 107 e 108 della domanda di autorizzazione al tribunale dei ministri, lo stesso tribunale dice che non sussiste l'ipotesi di reato di cui all'articolo 323, sostenendo che non vi sono elementi idonei a sostenere in giudizio l'assunto per cui l'obiettivo primario della condotta di rifiuto del POS da parte del Ministro fosse proprio quello di privare i migranti della loro libertà di locomozione e pregiudicare il loro diritto alla salute e gli altri dritti fondamentali. Sta dicendo, cioè che non vi era l'intento, non vi era la volontà di farlo.
Inoltre, sempre lo stesso tribunale dei ministri conferma che esiste l'esimente di cui all'articolo 9, cioè il famoso, trito e ritrito (perché ormai penso che anche i nostri cittadini sappiano esattamente che cosa sia) perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio delle funzioni di governo. Il tribunale, infatti, dice che la condotta del Ministro è apparsa animata dalla finalità di contrastare gli ingressi irregolari nel territorio italiano e di contrapporsi attivamente alla mancata assunzione di responsabilità degli eventi migratori da parte di altri Stati dell'Unione europea. Lo sta confermando. Questa è una contraddizione nella quale pare proprio emergere che, a volte, va bene sostenere una tesi quando è contro Salvini, mentre va male nel momento in cui la devi sostenere a favore dello stesso Ministro.
Riteniamo di condividere tutto ciò che è stato illustrato dal relatore. È pienamente provato che vi sia questo perseguimento di preminente interesse pubblico. Perseguimento non significa tutela effettiva, significa che hai operato nell'intento di e in funzione di e preminente non significa esattamente prevalente, non è un giudizio di prevalenza e noi stiamo parlando dell'esercizio di una funzione di governo. Non occorre perché sembra di continuare a ripeterlo, ma possiamo richiamare benissimo quanto già sostenuto sia nel caso Gregoretti, sia nel caso Diciotti.
È chiaro: c'era un coinvolgimento politico governativo del Presidente del Consiglio e di tutto il Consiglio dei ministri sulle decisioni riguardanti la politica migratoria. Non occorre ricordare tutti gli interventi del presidente Conte, che sono stati fatti qui in Senato, in sede di dichiarazioni programmatiche o nelle comunicazioni in vista dei Consigli europei. Ricordiamo anche gli interventi degli altri Ministri: anche se si trattava del caso Gregoretti, lo stesso vice premier del tempo, Di Maio, ha più volte sostenuto che, a suo avviso, l'Italia non poteva sopportare nuovi arrivi di migranti e che i migranti dovevano andare nel resto d'Europa e lo stesso Toninelli lo richiamò. Il coinvolgimento si vede poi, pienamente, nel famoso decreto interministeriale interdittivo del 1° agosto, poi impugnato e sub iudice, che era a firma dei ministri Trenta e Toninelli, oltre che del ministro Salvini. I Ministeri si sono costituiti davanti al TAR, per difendere il decreto del 1° agosto.
Vi è poi un carteggio particolare fra il ministro Salvini e il presidente Conte, nel quale, chiaramente, il Ministro ha lavorato da Ministro e il Presidente del Consiglio ha lavorato da Presidente del Consiglio, ovvero si è applicato pienamente l'articolo 95 della Costituzione, per cui il Presidente del Consiglio dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile, mantiene l'unità di indirizzo, promuove e coordina l'attività dei Ministri. È stato disposto e richiesto lo sbarco di minori, con ciò, argomentando a contrario, ordinando o dando una direttiva sullo sbarco di altri. Ricordiamo che, comunque, il presidente Conte si sarebbe potuto avvalere di una norma, contenuta nella legge n. 400 del 1988, secondo cui il Presidente del Consiglio dei ministri può sospendere l'adozione di atti da parte dei Ministri. Era un periodo che conosciamo bene, c'erano difficoltà politiche e quindi, se avesse voluto screditare le azioni del Ministro, ben lo si sarebbe potuto fare. Vi era quindi un coinvolgimento pieno.
Non possiamo quindi che confermare le conclusioni della relazione del presidente Gasparri, in cui sono state illustrate appieno le ragioni per le quali si ritiene sussistente l'esimente. Nulla è cambiato, la panoramica dei fatti è uguale sia per il caso Diciotti, che per il caso Gregoretti. Nel caso Diciotti, il Movimento 5 Stelle prese una posizione e oggi no. Cos'è cambiato? Sono cambiate solo le alleanze. Sappiamo che, nel bilanciamento dei poteri previsto dalla Costituzione, la magistratura non ha il diritto di processare le scelte in merito alle modalità di perseguimento degli interessi pubblici, con la funzione di Governo. Questa è la vera garanzia che offre la legge n. 1 del 1989. Non è che in questa sede, quando si discute delle domande di autorizzazione a procedere, si devono semplicemente dividere, in Commissione e in Assemblea, i senatori filo-Salvini e i senatori anti-Salvini. Vi sono dei princìpi ai quali dobbiamo richiamarci, come ha detto anche il senatore Renzi, anche se si afferma la separazione dei poteri, poi però, nel momento in cui bisogna agire nei confronti Salvini, va bene agire nei confronti Salvini. Dobbiamo ricordare che vi è un'autonomia della politica e un'indipendenza della magistratura, ma, in conclusione, la vera questione è che l'avversario lo si combatte con i voti e non certo in un'aula di tribunale. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Paragone. Ne ha facoltà.
PARAGONE (Misto). Signor Presidente, quella che tratteremo oggi è una questione politica e lo dimostra il fatto che la discussione è proprio sulla possibilità di declinare delle politiche dure, radicali, forti sul fronte dei flussi migratori. Lo dimostra anche la distribuzione dei tempi, data dal Gruppo Misto.
Chi difende la linea morbida, la linea del Governo, ha dieci minuti, chi invece, come me, prova a dire qualcosa di diverso, ne ha soltanto cinque; dieci minuti alla senatrice Bonino, dieci al senatore De Falco, dieci al senatore Grasso e cinque al senatore Paragone, che evidentemente non deve poter dire determinate cose se non per un tempo ridotto. Anche qui si deve vedere un po' di cicatrice addosso ed è esattamente quello che si deve vedere rispetto alla vicenda di Salvini, che è uno degli interpreti della linea dura e quindi mandando a processo Salvini la seconda volta, si dice «voi non potete e non dovete avere nei Governi quella linea che con il primo Governo, con una maggioranza diversa, Salvini interpretò come Ministro dell'interno». Quello era comunque il Ministro dell'interno di un Governo cui io diedi la fiducia. Infatti fu salvato nel caso della nave Diciotti, anche dal MoVimento 5 Stelle che allora ovviamente aveva scomodato la piattaforma Rousseau, aveva dato magari qualche Maalox a qualcuno che aveva mal di pancia, però alla fine fu salvato perché c'era la maggioranza da mandare avanti. È così o non è così? Certo che è così, poi cambiano le alleanze ed ecco che tutto diventa barattabile. È un po' come il MES; alla fine, tanto si è fatto, che l'hanno messo nero su bianco e doveva esserci perché va dato un segnale politico.
Visto che la questione è squisitamente politica e cioè se è possibile avere una politica dura, ferma e decisa sul controllo dei flussi migratori, Bruxelles ci sta dicendo di stare attenti alle alleanze che facciamo perché altrimenti finisce che vi mandiamo a processo. È questa - terra, terra - la partita di cui stiamo discutendo. Non ci deve essere la possibilità che i Paesi abbiano una linea ferma sul controllo dei flussi migratori (Applausi) e allora, di qua, ci sarà chi dice basta con i flussi incontrollati delle migrazioni e, dall'altra parte, c'è chi chiude un occhio, c'è chi afferma di essersi accorto adesso dell'emergenza che arriva dalla Tunisia. Benvenuta, ministro Lamorgese, l'avevano capito tutti.
Voglio ricordare una cosa strana. Durante il lockdown abbiamo assistito all'impiego di droni, Esercito e Forze dell'ordine per andare a prendere quelli che facevano running sulla spiaggia. C'era uno isolato che prendeva il sole e si è ritrovato metà delle Forze dell'ordine per andarlo a prendere. Allora fateci capire un po', con tutta questa roba che avete riuscite a controllare quelli che fanno jogging sulla spiaggia durante il lockdown, e non riuscite, con l'impiego satellitare, a tenere sotto controllo una parte di Mediterraneo? La gente ha capito che non vogliono farlo. Certo che non vogliono farlo, perché semplicemente l'Europa agisce su una doppia gabbia per disarticolare gli Stati e creare delle tensioni sociali; dall'alto, c'è la morsa che arriva attraverso il capitale finanziario e, dal basso, attraverso le migrazioni di massa. Così chiudi i Paesi, disarticoli gli Stati e crei delle tensioni che, guarda caso, si scaricheranno sempre, ancora una volta, sulle parti più deboli delle città e del Paese, sulle periferie già abitate da disoccupati, da gente invisibile rispetto alle politiche del lavoro, gente che - guarda caso - è costretta a vivere in condizioni di assoluto disagio questa pseudo integrazione. Se infatti tu non investi, l'integrazione non l'avrai mai. Se infatti togli i soldi sui servizi, sulle case popolari, sulla sanità e sugli asili, va da sé che i posti sono pochi e c'è tensione continua...
PRESIDENTE. Senatore Paragone, mi scusi, mi fanno sapere che può parlare dieci minuti, quindi ne ha altri cinque.
PARAGONE (Misto). Grazie. Ormai avevo articolato il discorso. Stavo quindi dicendo che queste tensioni si scaricano sulle periferie che - guarda caso - sono i luoghi dove è più plastico e più evidente il disagio della mancata spesa. Non è infatti che l'integrazione si ottiene con la somma di più etnie messe in quelle parti della città. Se ci si crede, l'integrazione ha anche un costo. Finora nessuno ci ha creduto, a cominciare dalla sinistra che guarda caso ha perso i voti proprio in periferia perché è proprio lì il disagio di un'integrazione mai consumata, mai neanche guidata in termini politici. Quando infatti tu non hai la possibilità di agire sul mercato del lavoro e di intervenire sulla disoccupazione, è proprio sulle periferie che quest'ultima si scarica, aumentando le tensioni sociali. È nelle periferie che ci sono le urgenze abitative. È nelle periferie che c'è un problema perché mancano i servizi, sociali, anche integrati. È lì il problema di fondo.
Questo è il tema: vogliono accogliere e poi pensano che l'integrazione arrivi da sé.
Stiamo vivendo un momento particolarmente delicato e intenso, dentro una crisi in cui i cittadini italiani sono stati costretti al lockdown (e sono stati molto disciplinati); poi però si ritrovano delle strane notizie, da cui emerge una specie di asimmetria: noi dobbiamo essere molto controllati, attraverso il lockdown e la privazione della libertà di circolare; dall'altra parte si assiste invece a degli strani ingressi incontrollati, a dei voli non controllati, a persone che rischiano di portare un possibile contagio. La gente lo vede. Il problema non è quindi il processo a Salvini; portiamo Salvini fuori dal discorso anche se in questo caso si sta parlando di una questione giudiziaria. Il tema qui è politico, perché Salvini, quando occupava il posto di Ministro, non lo occupava come un re, ma lo stava occupando da Ministro dell'interno di una delle due forze che componevano la maggioranza di quel Governo. Ora qualcuno dice che è strano e che non se l'aspettava che Salvini facesse il duro sul fronte dei controlli migratori, sorprendendosi della cosa perché in campagna elettorale non l'aveva mai detto. E il MoVimento 5 Stelle idem: quando ha fatto la campagna elettorale è stato duro anche sul tema dei flussi migratori. Le due forze politiche convergevano ed è questo il motivo per cui i pacchetti sicurezza alla fine hanno trovato una maggioranza; poi qualcuno tirava un po' da una parte e qualcun altro ha cercato di moderare, per l'amor del Cielo. Però quella maggioranza è stata trovata: quella voleva essere una linea comune. Adesso, cambiando il paradigma politico, quei decreti sicurezza imbarazzano e quello che ha fatto il primo Governo della legislatura imbarazza, però le tracce ci sono. Sui flussi migratori io penso che, con questo voto, si capirà in maniera plastica chi decide in un modo e chi decide in un altro. Con questo voto noi capiremo chi dice no a flussi migratori incontrollati, chi dice che qualcuno ci sta guadagnando e ci sta lucrando con certi flussi migratori e, dall'altra parte, chi invece dice: «Adesso accogliamo così strappiamo qualche consenso nei centri cittadini e nelle ZTL, stiamo nella nostra zona comfort e i giornali ci coccolano un po'» e "tutto va bene, madama la marchesa". Peccato che poi la gente fuori ci dica che le cose non stanno così; le cose stanno emergendo nella loro tensione, perché - come dicevo prima - quando non si riesce a controllare questi sbarchi, non si scaricano dei cittadini stranieri, ma si scaricano delle tensioni su altri cittadini.
Mi auguro allora che una volta e per sempre si prenda una linea. Credo che questa linea sia profondamente dettata dall'Europa: l'Europa, attraverso i flussi incontrollati e attraverso queste migrazioni di massa, vuole creare il panico all'interno dei Paesi europei. È un disegno preciso che hanno in Europa e questo disegno va smantellato. Ecco perché più di una volta ho suggerito di rompere la gabbia dell'Unione europea, perché dentro ci sono anche le tossine di quella che secondo me è una cattiva politica anche sui temi migratori: dall'alto con la finanza e dal basso con i flussi migratori. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bressa. Ne ha facoltà.
BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, il 9 marzo 1977 Aldo Moro alla Camera, in un memorabile intervento sulla vicenda Lockheed, in difesa di Luigi Gui pronunciava queste parole: «C'è il rischio obiettivo di un'inammissibile politicizzazione e quello, altrettanto grave, che il nostro comportamento sia considerato inficiato da ragioni di parte, in una qualsiasi direzione».
È un rischio che si corre ogni volta che una Camera è chiamata a decidere sull'autorizzazione a procedere di un suo componente. Per questo mi voglio attenere ai fatti, alle norme e alla giurisprudenza.
Nella relazione del presidente Gasparri si afferma: «in questa sede non occorre valutare se siano o meno condivisibili le scelte effettuate dal ministro Salvini» ... «ma solo se queste ultime fossero rivolte o meno al perseguimento di un interesse pubblico inerente all'azione di Governo».
La legge costituzionale n. 1 del 1989, recante norme in materia di procedimenti per i reati di cui all'articolo 96 della Costituzione, definisce i due elementi essenziali di questi reati: il primo è l'esercizio di una funzione di Governo e il secondo è il perseguimento di un preminente interesse pubblico. Questi sono i parametri per valutare l'azione di un Ministro o del Presidente del Consiglio, che sono stati confermati da giurisprudenza costante della Cassazione (per citarne una per tutte, ricordo la sentenza n. 8854 del 1998). Il senatore Salvini ha perseguito un interesse pubblico preminente? Quale sarebbe? Nel caso della Open Arms l'interesse preminente era il dovere di soccorso e l'attracco a un porto sicuro. Sulla Open Arms ne sono state dette di tutti i colori - «è una nave spagnola», «è una nave privata» - ma il dovere di soccorso in mare opera per tutti. Esemplare, da questo punto di vista, è la recente sentenza della Cassazione n. 6626 del 20 febbraio 2020, che si occupa del caso di Carola Rackete e della Sea Watch, entrata in porto a Lampedusa contravvenendo al decreto interministeriale emesso in base al decreto sicurezza Salvini-bis. Richiamando diverse convenzioni internazionali sottoscritte dall'Italia - che, voglio ricordare, sono fonti sovraordinate rispetto al diritto statale - la Corte ha dato una definizione molto estesa del dovere di soccorso in mare stabilendo che questo è inderogabile e può dirsi adempiuto solo con lo sbarco dei migranti, che deve avvenire nel più breve tempo ragionevolmente possibile in un luogo dove possono chiedere protezione internazionale, ovvero un'operazione che, secondo la Cassazione, non può certo essere effettuata sulla nave. A sostegno viene chiamata la risoluzione del Consiglio d'Europa n. 1821 del 2011, che stabilisce che luogo sicuro è quello dove viene garantita la protezione fisica delle persone, ma anche il rispetto dei loro diritti fondamentali.
L'arresto di Carola Rackete è stato dichiarato illegittimo perché solo attraccando in banchina, anche contro il divieto di ingresso italiano, ha adempiuto fino in fondo al dovere di soccorso imposto dalla normativa sovranazionale applicabile. Si tratta di una pronuncia che mette al centro il dovere del soccorso del migrante, di fatto riducendo molto la linea che distingue i rifugiati dai migranti economici, per i quali la protezione internazionale non opera, e stabilendo che prima di tutto bisogna consentire loro lo sbarco, dato che la valutazione dello status richiede tempo e non può essere certo fatta in mare.
Il focus è la qualificazione giuridica della decisione di non autorizzare lo sbarco fino a quando non si è ricevuta la manifestazione di disponibilità da altri Stati europei alla distribuzione dei migranti. Bisogna dimostrare che, anche se è un atto rientrante nella funzione di Governo, il ritardo dell'autorizzazione allo sbarco deve essere originato da una situazione di pericolo per la sicurezza dello Stato e dei suoi confini e che questa situazione di pericolo sia stata prevalente nel bilanciamento dei diritti in conflitto, sul dovere di soccorso dei migranti e sulla tutela della loro dignità e libertà personale.
La Costituzione, agli articoli 2 e 10, difende i diritti fondamentali e irrinunciabili. Le convenienze politiche del momento non possono sottomettere la cultura giuridica e la tutela della Costituzione a interessi di parte ed è di questo che stiamo parlando adesso. La giurisprudenza della Cassazione severa nello stabilire i confini del sequestro di persona: basta che la vittima, per un periodo anche breve, versi in condizione di impossibilità relativa e non assoluta di autoliberazione, che va giudicata tenendo conto delle sue difficoltà in ragione delle condizioni personali a superare gli ostacoli fisici e psicologici che si oppongono al recupero della libertà. Il professor Filippo Sgubbi, che ha scritto cose fondamentali per il diritto penale, sostiene che il reato e la colpa sono uno stato che precede la commissione di un fatto.
Non si tratta di una colpa generale inerente alla persona umana come tale, ma è legata al ruolo sociale ricoperto e alla tipologia di attività che svolge nella vita. Si badi bene, quindi: non a uno specifico fatto; ripeto, ruolo e attività svolta. E il senatore Salvini, nel ruolo e nell'attività di Ministro dell'interno, ha giudicato che 164 persone, di cui 27 dichiaratesi minori non accompagnati (in realtà erano 18), rappresentavano un pericolo e una minaccia incombente per la sicurezza nazionale; per cui sono stati trattenuti in mare per diciannove giorni.
Ma lo pensava veramente oppure si trattava di una scelta tutta politica per perseguire fini politici di parte? La definizione più corretta è quella di uso populista della questione criminale, per garantire al potere che la esercita di acquisire il consenso popolare e placarne così la pressione o forse, meglio, per eccitarne la compulsione. Il popolo non è protagonista di una politica che accresce il suo ruolo, ma viene usato come destinatario di un messaggio legislativo o di Governo, il cui fine è quello di arginarne la pressione placandone le inquietudini con operazioni di pura facciata. Peccato che questa volta l'operazione non fosse di facciata, ma abbia assunto i contorni e la sostanza del sequestro di persona.
Orazio in un suo carmen, che inizia con le parole «integer vitae scelerisque purus», scrive che chi è integro di vita e puro di colpa non ha bisogno di strali, né dell'arco, né della faretra colma di frecce avvelenate. Sembra scritta per il senatore Salvini, gran maestro nel seminare veleni politici. Ma in uno Stato di diritto, quale noi siamo, c'è sempre un momento in cui il diritto prevale sui veleni e sulla propaganda. Come diceva infatti Aldo Moro: «al di là del cinismo opportunistico», «una legge morale, tutta intera, senza compromessi, abbia infine a valere e dominare la politica». Una legge morale per la politica.
Questi sono i motivi forti che stanno sotto il voto che siamo chiamati a dare oggi, ed è per questo che io voterò a favore dell'autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Salvini. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà.
BALBONI (FdI). Signor Presidente, come ricordavano molti colleghi prima di me, è la terza volta che ci occupiamo sostanzialmente della stessa questione (Diciotti, Gregoretti e oggi Open Arms), ma alla fine, pur con alcune particolarità e specificità, il tema è sempre quello. La maggioranza dice che non spetta al Senato ergersi a giudice e stabilire se c'è stato o non c'è stato un reato nel comportamento del ministro Salvini. La collega Bonino dice che non siamo noi che dobbiamo trasformarci in uno scudo dal processo per il senatore Salvini. Ebbene, cari colleghi, non è proprio così, perché noi in questo momento svolgiamo anche una funzione giurisdizionale. È vero che non spetta a noi giudicare se è stato commesso o no un reato, ma spetta certamente al Senato stabilire se esiste o non esiste l'esimente speciale di cui alla legge costituzionale. E su questa esimente speciale possiamo giudicare soltanto noi. La magistratura ordinaria non può entrare nel merito di questa specifica questione sulla quale, ripeto, il Senato deve pronunciarsi esercitando una funzione giurisdizionale. Noi in questo momento siamo giudici (Applausi); anche se parliamo di politica, siamo giudici e dobbiamo stabilire se esiste o non esiste il perseguimento di un preminente interesse pubblico nella funzione di Governo esercitata dal ministro Salvini quando prendeva le sue decisioni.
I colleghi della maggioranza dicono che il preminente interesse pubblico non c'era e posso capirli: chi nega il valore dell'identità nazionale, e della sicurezza e dei confini, chi vorrebbe un mondo senza confini, in cui siamo tutti consumatori, senza identità, senza cultura e senza specificità, posso capire che non comprenda il valore di un preminente interesse nazionale nel difendere i confini da un'invasione (Applausi). È l'invasione che da anni e anni l'Italia sta subendo abbandonata dall'Europa, che finge solidarietà, ma ci lascia da soli ad affrontare questa marea di "profughi". Ma ci vogliamo prendere in giro, cari colleghi della maggioranza? Ma quali profughi? L'altro giorno uno è sbarcato addirittura con il barboncino, come dire: «Mi piace l'Italia, ci ritorno, anche se ho il decreto di espulsione, tanto ho l'albergo gratis e tutto quello che mi serve; mi rimpatriano prima o poi gratis e poi ritorno». Forse al massimo il 5 per cento di coloro che arrivano sulle nostre coste sono davvero profughi: tutti gli altri sono migranti economici, nella migliore delle ipotesi, perché, dentro quella massa di disperati, ci sono anche i delinquenti, gli esponenti della mafia nigeriana e ci sono anche le vittime, di cui voi anime belle della sinistra, quando si discute di questi argomenti, vi scordate sempre (Applausi): ci sono le ragazze destinate alla prostituzione, ci sono giovani destinati allo spaccio e ragazzotti ben nerboruti destinati a gestire le piazze dello spaccio per conto delle mafie africane e via di questo passo, ma di tutto questo non si deve e non si può parlare.
Se, però, non è qui il preminente interesse pubblico, io direi l'assoluto interesse nazionale, dov'è? Ma come si fa a negare che la massa di disperati che arriva in Italia e che noi accogliamo a braccia aperte, alla fine, nella migliore delle ipotesi, diventa oggetto di sfruttamento del lavoro nero, quindi concorrenza sleale nei confronti dei lavoratori e degli imprenditori onesti? Come si fa a negare che diventa manovalanza per la delinquenza, che diventa oggetto di sfruttamento della prostituzione va a riempire le nostre carceri e va a competere con gli italiani che hanno diritto alla minima assistenza (che gli viene sottratta da chi invece non ne ha diritto perché non essendo profugo non ha diritto di stare sul suolo nazionale)? (Applausi). Come si fa a negare che qui vi sia un interesse nazionale e non solo un interesse pubblico? Eppure, per ideologia voi lo negate, perché non avete perso l'antico vizio di abbattere l'avversario per via giudiziaria, quando non riuscite ad abbatterlo per via politica. (Applausi). Questo è il vero dibattito che oggi stiamo facendo, che non c'entra nulla con la funzione giurisdizionale che invece dovremmo svolgere.
Ho ascoltato il senatore Renzi, che non c'è più: ha fatto il suo show e se n'è andato, dopo averci parlato della sua fondazione. (Applausi). Siamo un'Assemblea giurisdizionale e ci è venuto a parlare della fondazione: è andato un po' fuori tema. In quinta elementare lo avrebbero bocciato e gli avrebbero fatto ripetere l'anno; da noi si può permettere di dire quello che vuole. Dice il senatore Renzi che non si blocca l'immigrazione tenendo un barcone in mezzo al mare. Ma, caro senatore Renzi, guardi che i dati la smentiscono. Quando il ministro Salvini, con i suoi limiti, cercava di tenere lontana l'ondata di invasione dalle nostre coste, in un anno sbarcavano 3.000-3.500 migranti: oggi siamo a quattro volte di più.
C'è da dire che è stato lungimirante il ministro Salvini quando diceva: «Attenzione» (in realtà non lo diceva il ministro Salvini, ma lo diceva il Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza, già il 13 giugno 2019). Diceva di fare attenzione perché in mezzo a quella massa di disperati non c'erano solo le persone di cui ho parlato fino adesso ma ci potevano essere i terroristi. E infatti poi si è scoperto che c'erano terroristi.
Soprattutto oggi stiamo verificando un'altra questione, che veramente ci deve allarmare: in mezzo a questa nuova massa di migranti che sta arrivando, ci sono purtroppo tante persone positive al Covid-19, centinaia e centinaia che sbarcano. (Commenti). Centinaia sicuramente, dati ufficiali: almeno 600 positivi finora accertati. (Commenti). Almeno 600 positivi finora accertati! Se il collega li vuole ospitare nel suo Comune, penso che troverebbe qualche obiezione anche da parte dei suoi concittadini.
Ebbene queste persone sbarcano e poi vengono lasciate scappare; vengono lasciate scappare e non si sa dove vanno. Non c'è un pericolo per la sanità pubblica in questo caso? Non c'è. Non c'è, perché per ideologia voi lo volete negare. Solo per questo non c'è. (Applausi).
Ma il ministro Lamorgese (che se non sbaglio è Ministro dell'interno e qualche competenza e qualche potere potrebbe averli in questa materia) dice che la situazione degli sbarchi è inaccettabile. Lo dice il ministro dell'interno Lamorgese. Se è allora inaccettabile oggi, non lo era quando il ministro Salvini faceva quello che faceva per difendere i confini nazionali? Anzi, come ho detto più volte in quest'Aula e lo ripeto, caro senatore Salvini, lei una cosa in più avrebbe potuto farla, secondo noi, ed è quella che bisognerebbe fare oggi: un vero blocco navale, per impedire a questa gente di arrivare. (Applausi). Ma anche per impedire agli scafisti di sfruttarla e per evitare i morti in mare. Infatti, l'unico modo per evitare i morti in mare è impedire che partano, non bloccarli a metà strada o bloccare i porti italiani: impedire che si muovano dai porti dell'Africa. Questo bisognava veramente fare. Ma capisco che, con la maggioranza raffazzonata di allora, sarebbe stato impossibile ottenere una cosa del genere.
Ma oggi il ministro Lamorgese dice che metteremo delle navi in mezzo al mare e metteremo lì i migranti. Fatemi allora capire: se sulle navi in mezzo al mare ce li mette il ministro Lamorgese va bene e se, invece, li bloccava il ministro Salvini non andava bene? (Applausi). Sinceramente aspetto che ancora qualcuno me lo possa spiegare. (Applausi. Commenti).
ORATORE. Presidente, tenga tranquilla l'Assemblea.
PRESIDENTE. Credo di averla sempre tenuta tranquilla, senatore.
È iscritto a parlare il senatore Grasso. Ne ha facoltà.
GRASSO (Misto-LeU). Signor Presidente, colleghi, è la terza volta in meno di due anni che il Senato è chiamato a valutare un'autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Salvini. Ci fu il caso Diciotti, poi quello della nave Gregoretti e ora l'Assemblea esamina gli eventi che coinvolsero la Open Arms nell'agosto dello scorso anno. I reati che gli sono stati contestati dalla procura della Repubblica sono il sequestro di persona plurimo, aggravato dall'essere stato commesso da un pubblico ufficiale, con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni, anche in danno di minori, nonché il delitto di rifiuto di atti d'ufficio.
Ancora una volta - è bene ricordarlo - non dobbiamo discutere delle eventuali responsabilità penali dell'allora Ministro dell'interno, ma solamente se le sue azioni sono riconducibili a una delle esimenti previste dalla legge costituzionale n. 1 del 1989. Il Senato deve dunque decidere se Salvini agì per tutelare un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o per perseguire un preminente interesse pubblico.
Abbiamo ascoltato la relazione del presidente Gasparri, sulla quale esprimemmo in Giunta un voto contrario, e altri hanno già ricostruito nei dettagli la catena di eventi che si sono succeduti tra il 1° e il 20 agosto. Per questa ragione mi concentrerò soltanto su quegli elementi cruciali che, a mio giudizio, qualificano in maniera chiara le azioni dell'ex - per sua scelta - Ministro dell'interno, ai fini del giudizio cui il Senato è chiamato.
In primo luogo, è opportuna una riflessione sul divieto di ingresso imposto alla Open Arms con decreto interministeriale dei Ministri dell'interno, della difesa e dei trasporti. Tale provvedimento, che si basa sul decreto sicurezza - bis, teorizzava un'ipotesi di passaggio non inoffensivo della Open Arms e faceva riferimento a un generico pericolo di natura terroristica per il nostro Paese. I legali della ONG spagnola presentarono un ricorso urgente al TAR, che venne accolto il 14 agosto e che sospese in via cautelare gli effetti del provvedimento interministeriale. In alcun modo risulta - così come sostenuto dall'allora ministro Salvini - che il TAR abbia accolto parzialmente il ricorso della Open Arms. Nella motivazione, invece, si rigetta l'ipotesi di passaggio non inoffensivo che era stata posta alla base del decreto interministeriale e si prospetta una situazione di eccezionale gravità e urgenza a bordo della Open Arms, che da sola giustificava l'ingresso della stessa nelle acque territoriali del Paese.
Qualora sorgessero dubbi interpretativi, giova ricordare che, a seguito della sentenza del TAR, la proposta del Ministro dell'interno di disporre un secondo provvedimento non ricevette il supporto indispensabile degli altri Ministri. Da ciò si può facilmente dedurre come, non essendoci accordo tra i Ministri competenti, non si può certamente qualificare come atto di Governo la successiva attività del ministro Salvini che operava in relazione alle proprie attribuzioni di Ministro dell'interno.
Dal momento in cui viene quindi sospeso il divieto di ingresso imposto alla Open Arms il 14 agosto e la nave fa il proprio ingresso nelle nostre acque territoriali, è inconfutabile che l'Italia abbia l'obbligo del rilascio del POS, dell'indicazione del posto sicuro dove attraccare. È un atto dovuto di cui è esclusivo responsabile il Ministro dell'interno.
È bene ricordare che fu proprio il Ministro dell'interno che, nel tavolo tecnico di coordinamento del contrasto all'immigrazione illegale via mare, il 12 febbraio 2019 stabilì di togliere la competenza al capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione e affidarla - guarda caso - al capo di gabinetto del Ministro, alle dirette dipendenze dello stesso Salvini. L'intenzione era chiara: usare l'indicazione del POS come strumento politico, cosa chiaramente in contrasto con la normativa internazionale, che invece lo qualifica come l'atto conclusivo dovuto di ogni operazione di salvataggio in mare. Anche per tale considerazione non è assolutamente condivisibile la posizione sostenuta da Salvini e da Gasparri, che ritengono invece la responsabilità collegiale del Governo per giustificare il preminente interesse pubblico. A tal proposito, è utile ripercorrere brevemente il carteggio intercorso in quei giorni tra il Presidente del Consiglio e il Ministro dell'interno.
Il 14 agosto, il presidente Conte, avendo ricevuto informazioni che confermavano la presenza a bordo di alcune decine di minori in condizioni di emergenza e in pericolo di vita, invitava il Ministro dell'interno ad adottare con urgenza i provvedimenti necessari per assicurare la loro assistenza e tutela, così come previsto dalle norme internazionali cui l'Italia si uniformava e si uniforma. Si badi bene, questa è un'attività indipendente dall'indicazione del POS per gli altri naufraghi.
Il giorno seguente il ministro Salvini osservava sostanzialmente che si trattava di presunti minori non accompagnati e, inoltre, che, non essendo presenti sul territorio nazionale, poiché la nave non era al momento della nota del 14 agosto in acque territoriali, la competenza a tutelarli spettava semmai alla Spagna, come Stato di bandiera della Open Arms.
Il giorno seguente il presidente Conte inviava a Salvini un'altra nota in cui si discostava fortemente dalle considerazioni sulla presunzione di affidamento di minori ad altri migranti presenti sulla nave e in cui dimostrava la contrarietà alle tesi del ministro Salvini. Nella stessa nota il Premier sottolineava come fosse indifferibile l'incombente giuridico, oltre che umanitario, dell'autorizzazione allo sbarco immediato dei minori indipendentemente dalla redistribuzione verso altri Stati europei. Peraltro, il presidente Conte evidenziava come, comunque, Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo, Romania e Spagna si erano già dimostrati disponibili a condividere l'ospitalità di tutte le persone a bordo. Quindi, indirettamente, il presidente Conte sottolineava come si fossero anche verificate quelle nuove condizioni per il rilascio del POS concordate in occasione del tavolo tecnico sul contrasto all'immigrazione illegale e che hanno comportato modifiche alla direttiva SOP 009/15, nel senso che il POS potesse essere rilasciato solo dopo l'attivazione delle trattative per la distribuzione dei migranti tra i Paesi europei. In altre parole, visto che c'era la disponibilità dei Paesi europei non vi era più ragione di impedire lo sbarco.
Solo il 17 agosto Salvini cedeva e faceva sbarcare "suo malgrado" i minori, manifestando chiaramente, per iscritto, al Presidente del Consiglio dei ministri di non condividere le motivazioni e le responsabilità dello sbarco. Nelle comunicazioni intercorse tra i due emerge con chiarezza come il Presidente del Consiglio dei ministri sia intervenuto senza alcuna sostituzione del Ministro e per riparare all'evidente inadempienza del suo Ministro dell'interno. Quindi, nessuna collegialità, ma l'azione solitaria del Ministro che ha trasformato un atto dovuto (come lo sbarco dei minori), previsto dalle convenzioni internazionali, in uno strumento - anche questo - di contrasto all'immigrazione, per di più subordinato alla redistribuzione a livello europeo.
Da ultimo, è opportuno riflettere sulla posizione del comandante della Open Arms. Come noto, il comandante di una nave ha precisi doveri e responsabilità, come previsto dall'articolo 295 del codice della navigazione, tra i quali riveste particolare importanza la tutela dell'ordine e della sicurezza a bordo. In quei giorni l'Open Arms arrivò a ospitare più di 160 persone a bordo, tra equipaggio e naufraghi, e in condizioni meteorologiche difficili. La tensione a bordo era altissima e si temeva addirittura una rivolta. In diverse occasioni cinque naufraghi tentarono addirittura di raggiungere la costa a nuoto, mettendo a repentaglio la loro vita. È in questo difficile contesto che il comandante matura la convinzione di non poter garantire la sicurezza a bordo qualora i naufraghi salvati nel terzo evento SAR fossero stati sbarcati in via preferenziale a Malta. Difficile, infatti, immaginare che gli altri che stavano da più giorni in balia delle onde avrebbero compreso la differenza di trattamento, anche in considerazione della paura di essere rimpatriati nei centri di detenzione libici e magari fatti oggetto di armi da fuoco.
Lo stesso vale per la proposta, rifiutata, di proseguire la navigazione fino alla Spagna. L'Open Arms non era affatto attrezzata per proseguire in sicurezza il viaggio e le persone a bordo erano ormai stremate. Come ha ben argomentato la terza sezione penale della Corte suprema di cassazione nella sentenza del 16 gennaio 2020, n. 6626, infatti, l'obbligo di prestare soccorso dettato dalla Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo firmata ad Amburgo non si esaurisce nell'atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l'obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro, nel cosiddetto place of safety (POS).
Per tutte queste ragioni credo che questa Assemblea non debba confermare l'orientamento della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari e consentire alla magistratura di procedere contro il ministro Salvini (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà.
ROSSOMANDO (PD). Signor Presidente, colleghi, il presidente Grasso ha esposto molto bene una serie di questioni e vorrei riprenderne alcune. Tuttavia, ascoltando gli interventi nel corso della mattinata avrei cambiato l'ordine degli argomenti e, invece di parlare per primo della ragion di Stato, sulla quale soffermerò, partirei dal titolo di questa giornata e di queste nostre riflessioni, che è il seguente: «Le persone sono strumenti o sono fini?» Le persone sono fini secondo la nostra Costituzione, ma prima ancora secondo la nostra umanità, secondo le nostre radici cristiane. La Costituzione infatti non si può invocare a fasi alterne, ma neanche la cristianità, che, cari colleghi, indipendentemente dalla fede, è una cultura della quale siamo permeati. Le persone sono quindi strumenti o sono fini?
Ho sentito parlare di difesa dei confini e di quant'altro, ma se le persone non sono strumenti e sono fini mi chiedo di cosa stiamo parlando qui oggi. Continuiamo a confrontarci con la difesa dei confini quando il fatto con cui ci confrontiamo è che c'erano delle persone soccorse in mare, naufraghi richiedenti asilo e richiedenti soccorso che avevano diritto al completamento del soccorso. Decidiamo come incasellare questo punto e lo vediamo subito.
Per comodità penso che sia giusto ricordare alcuni fatti inconfutabili e contestare alcune falsità e alcune fake news. Innanzitutto, essendo ormai al terzo episodio, anche involontariamente molte cose le abbiamo imparate tutti. Quindi è pacifico che c'è una normativa internazionale vincolante, che è la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, e c'è una normativa nazionale vincolante che è la Costituzione? Sì. È pacifico che i minori non accompagnati, ancor più degli adulti, devono essere tutelati e sbarcati in base alla legge n. 47 del 2017, la cosiddetta legge Zampa ed è parimenti pacifico che furono sbarcati perché c'era una richiesta della procura della Repubblica che altrimenti sarebbe intervenuta? Sì. È pacifico che spettava a Malta intervenire, ma non lo ha fatto come in altre situazioni e ciò è vergognoso? Sì. È infine pacifico che spettava all'Italia comunque dare soccorso, perlomeno dal 14 agosto, come norma cogente? Sì.
Vorrei ora parlare dei migranti, perché la situazione di fatto a bordo deve essere ricordata. Stiamo parlando di un'imbarcazione che, al limite, poteva soccorrere e non ospitare e che in questo caso ospitava più di 150 persone (mentre era omologata per 19), con un equipaggio ormai esausto e con due bagni alla turca a bordo indistintamente destinati a uomini e donne in precarie condizioni di salute, condizioni non enunciate così dai sodali della sinistra, ma accertate dai medici che salirono a bordo e poi successivamente verificate anche dal procuratore della Repubblica di Agrigento. Si trattava cioè di un ammassamento di persone in precarie condizioni di salute tra le quali - giusto a titolo esemplificativo - c'erano una donna con delle gravi ustioni e un uomo con una pallottola nel piede. Tuttavia si disse che comunque erano stati assicurati i principali soccorsi per pericolo di vita.
Il discorso è sempre quello: che cosa sono le persone e qual è il metro di giudizio delle sofferenze che si possono infliggere. E poi vedremo la ragion di Stato. C'è una misura? E da cosa dipende? Dalla cittadinanza? Dalle condizioni? O non è uguale per tutte le persone la misura della sofferenza? O forse c'è qualcuno che si può far soffrire un po' di più? Questo si sta dicendo.
La situazione era esasperata al punto che alla sola idea di poter essere riportati in Libia - perché di questo stiamo parlando - alcuni si gettarono in mare non sapendo nuotare. Le condizioni metereologiche erano disastrose e, quando si discute su dove potevano andare - poi vedremo se potevano farlo - di cosa stiamo parlando? Dal 14 agosto le condizioni meteorologiche erano così disastrose che l'ammiraglio capo delle capitanerie di porto scrive al Capo di gabinetto dicendo che aveva autorizzato personalmente la vicinanza e l'ancoraggio a Lampedusa perché le condizioni meteorologiche erano proibitive e non avrebbe autorizzato altri porti perché c'era pericolo. Mi rivolgo soprattutto agli amanti - per così dire - delle divise militari, che pure non si possono indossare a correnti alternate. Anche nell'ambito della nostra Marina c'è una nobilissima tradizione sul soccorso in mare, che prevale su tutto, anche sui nemici sconfitti: dopo che si è affondata la loro nave, li si va a soccorrere. E lo dico se vogliamo richiamarci a qualche nobile tradizione, perché l'Italia di nobili tradizioni ne ha moltissime.
Veniamo ad altre questioni. Il comandante della Open Arms ogni giorno chiese indicazioni sull'approdo sicuro, il Place of safety (POS), e coinvolse subito il proprio Stato di appartenenza, che non rispose, fino alla data del 18 agosto. I fatti non sono una variabile indipendente. Al 18 agosto la situazione era gravemente deteriorata e a quel punto, in condizioni peggiorate, con le persone a bordo della nave in gravi condizioni fisiche, ci si trovava a 590 miglia dalla mitica Algeciras; il comandante della Open Arms chiese di essere aiutato e soccorso al trasbordo su altra imbarcazione. Lo chiese lui personalmente. In questo momento, però, non mi interessa discutere della condotta del comandante, e dico questo solo per fare un po' di ordine nei fatti.
Prima di parlare di ragion di Stato, voglio dire ancora una cosa sul TAR, perché in un ambito paragiurisdizionale anche la documentazione è costituita da fatti giuridici, e sono state qui dette - scusate il termine - delle sciocchezze. Il TAR emette un provvedimento cautelare che fa decadere il decreto con cui si proibivano l'ingresso e lo sbarco nel porto. L'autorità giudiziaria, proprio per l'indipendenza tra la politica e la magistratura, non può imporre e ordinare di sbarcare, perché quello è l'atto di alta amministrazione del Governo e del Ministro. Toglie efficacia al tuo provvedimento e poi sei tu che devi provvedere. A quel punto, il ministro Salvini ha provato a fare un altro decreto che - guarda caso - il Ministro della difesa si è rifiutato - a proposito di collaborazione del Governo - di sottoscrivere. D'altra parte, nell'idilliaca corrispondenza di amorosi sensi sulle politiche di Governo di quell'agosto del 2019 non penso che possa sembrare strano. Anche la questione del TAR inviterei cortesemente a mettere da parte e la difesa di Open Arms ne chiede una reiterazione per avere un'ulteriore specificazione e uno strumento, ma questo rientra nelle questioni difensive e a noi non interessa.
Passiamo allora alla ragion di Stato. Nella terza relazione, nonostante l'abilità argomentativa del nostro presidente della Giunta Gasparri, si sono dovute fare delle forzature e uno sforzo di arrampicamento sugli specchi che denotano una debolezza delle argomentazioni. Mentre nelle prime ipotesi sulla Diciotti si sosteneva che c'era stata una piena condivisione (nelle dichiarazioni pubbliche), qui si ricorre ad un interessante strumento giuridico istituzionale, e cioè che, se non c'è un atto esplicito che interviene autoritativamente sul Ministro - il quale aveva accentrato peraltro su di sé ogni provvedimento e potestà con i famosi decreti sicurezza - allora c'è condivisione, che peraltro io reputo totalmente ininfluente e inconferente, ma lo dico giusto per fare qualche precisazione.
Poi c'è l'altra interessante prospettazione. Si dice che non è necessario che sussista il fine pubblico e venga valutato nella sua oggettività, ma che basti il perseguimento. È come la legittima difesa putativa, giusto per restare in argomenti familiari a questa destra. Come per la legittima difesa putativa, il perseguimento del fine è sufficiente. Ma scusate: mi citate un precedente storico di qualsiasi natura - autoritaria o no - di un uomo di Stato, di un re, di un faraone o quant'altro che riporta che è stato fatto qualcosa per perseguire un fine pubblico ma non per il bene del popolo? Qualcuno ha mai detto di averlo fatto per capriccio? Basta dichiarare che il fine è il bene della Nazione e la difesa dei confini o occorre valutare se oggettivamente esiste un criterio? In caso contrario, stiamo veramente scherzando.
Qual è, quindi, la questione? I Costituenti, guardando al bene primario che è la libertà, hanno voluto disciplinare proprio il rapporto tra la legge che tutti devono osservare e quella potestà di scelta nell'interesse superiore nazionale, che solo eccezionalmente consente di violare e bypassare i limiti. Lo abbiamo visto anche recentemente: alcuni provvedimenti, che in qualche modo hanno limitato la libertà, sono stati presi a fronte di migliaia e migliaia di morti, per un problema di salute nazionale di rilevanti dimensioni. Invece in questo caso da chi ci si vuole difendere? Considerando che comunque ci sarebbe stata la redistribuzione dei migranti - come è stato detto - essendo stata concordata e avendo fatto dei passi in avanti in Europa, in che cosa, se non simbolicamente - e qui entrano in gioco le diverse concezioni del rapporto tra Stato e cittadino, la propaganda, il populismo e l'autoritarismo - si sarebbero violati i confini completando il soccorso? In che cosa sarebbero stati una minaccia? O forse si vuole velatamente e ipocritamente dire che in questo modo, prima di reimbarcarsi, siccome sa che soffrirà almeno venti giorni a 40 gradi all'ombra, forse il migrante ci ripenserà? Non è così, perché chi fugge dalle torture e dalla disperazione forse affronta anche il rischio di affogare e i 40 gradi all'ombra. Siamo noi che non possiamo sopportare di fargli patire sofferenze del genere.
La ragion di Stato che cos'è? La questione dell'immigrazione è puramente incidentale. Non basta affermare che vi è un generico fine politico e che con qualsiasi mezzo lo si può raggiungere perché allora, se c'è un problema di politica industriale, si può sequestrare un Consiglio di amministrazione. Per esempio, il collega Paragone, che ha una visione complottista e anche molto ostile a tutte le questioni finanziarie, sarebbe legittimato a sequestrare il CDA di una multinazionale, perché, se lo ha annunciato nel programma di Governo e se ne era a conoscenza, chi potrebbe dirgli nulla? Qualcuno, allora, che è favorevole all'abolizione della proprietà privata potrebbe legittimare un bell'esproprio proletario in qualche supermercato. La questione dell'immigrazione è totalmente incidentale a questo punto.
In conclusione, Presidente, vorrei aggiungere una considerazione: siamo tutti chiamati alla grande responsabilità di mettere in campo, per quanto ci riguarda, sperando in un dialogo costruttivo anche con l'opposizione, un vero piano di gestione dei flussi migratori e del soccorso delle persone in cerca di asilo; un piano compiuto che veda anche l'Italia protagonista dello scenario internazionale. Prima gli italiani non vuol dire l'Italietta dei carrarmati di cartone che non conta niente né in Europa, né nel mondo, ma vuol dire conoscere la situazione internazionale, essere protagonista e misurarsi anche con gli ultimi avvenimenti che sono già diversi da quelli di due anni fa, quando il Governo era giallo verde.
Voglio però concludere ricordando quanto segue: 151 persone, una donna gravemente ustionata, un uomo con un proiettile nel piede, in 13 si sono buttati in mare e non sapevano nuotare. Senatore Salvini, lei brandisce spesso il rosario e la Madonna come un brand pubblicitario e lo fa sempre in pubblico, sebbene la preghiera sia spesso qualcosa di molto privato. (Commenti). Le voglio chiedere e voglio chiedere a tutti voi se ci siamo mai domandati quale sommessa preghiera vi fosse per quell'uomo che aveva il proiettile nel piede, per quelle donne che sono state violentate, per chi fuggiva dalle torture. (Applausi e proteste). Quale sommessa preghiera, quale Stato, quale libertà, quale ipocrisia... (Vivaci proteste).
PRESIDENTE. Colleghi, lasciate terminare.
ROSSOMANDO (PD). ...nel dire che volete addirittura affrontare gli scafisti, quando avete di fronte persone inermi, ferite nel corpo e nell'anima? (Proteste). Avete di fronte non gli scafisti, ma quelle persone! Per affrontare gli scafisti bisogna mettere in dubbio rapporti nazionali e internazionali e andare a discutere con Orban! Quello è il coraggio che si chiede a chi vuole difendere gli italiani e a chi vuole legittimamente pregare per un mondo migliore. (Applausi e proteste).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà.
MODENA (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi, signor presidente Gasparri, oggi abbiamo discusso molto, toccando due aspetti, che vorrei citare. Uno è di carattere giuridico e attiene a ciò che è tenuto a fare il Senato e l'altro è invece più di carattere politico.
Credo che avremmo potuto saltare molte valutazioni, se avessimo dato un'occhiata anche alle argomentazioni che sono state prodotte in sede di domanda di autorizzazione a procedere da parte della magistratura. Leggendo infatti quelle 100 e più pagine, si vedrà come sia stata fatta una sorta di operazione di ritaglio, per cercare di andare a definire puntualmente, con il cesello, ciò che può essere concepito come interesse pubblico e come funzione di Governo. In modo più semplice, nella mia terra si direbbe che hanno cucito l'abito addosso. È stata cioè fatta un'operazione di giudizio ex post, sulla base di fatti giudicati dopo e con un metro di interpretazione giurisprudenziale, che è servito a individuare l'atto non posto in essere, e cioè l'omissione del ministro Salvini, secondo la richiesta di autorizzazione a procedere.
Quindi è stato praticamente descritto in questo modo, con questa operazione che chiamo di ritaglio - e poi spiegherò il perché - l'interesse pubblico preminente nell'esercizio della funzione di Governo. La magistratura, però, a pagina 47 del suo fascicolo si contraddice, o meglio si intreccia nella sua operazione di ritaglio quando si esprime sul primo contatto della nave, oppure sulla scelta fatta sulla base della bandiera della nave. Essa dice, in sostanza, che non c'è una unanimità di vedute, perché si può scegliere come porto sicuro quello del primo contatto, oppure quello indicato dalla bandiera della nave.
Di solito si ritiene che, se è il primo contatto, si favoriscono le organizzazioni non governative (ONG); mentre con l'individuazione della bandiera si favorisce quella che è la collaborazione tra gli Stati per la salvaguardia delle persone. Si tratta -secondo me - dell'interesse pubblico e della funzione di Governo, senza farla neanche tanto lunga, perché ce li hanno praticamente indicati loro, facendo però un po' di acrobazie: questo ha fatto il ministro dell'interno Salvini in quelle circostanze.
L'interesse pubblico era volto a trovare una collaborazione fra gli Stati per la tutela e la salvaguardia di quelli che sono dei diritti inviolabili. Quindi, non c'è stata alcuna omissione; al contrario, sempre nell'autorizzazione a procedere, si legge chiaramente che il Ministro era impegnato nei tavoli proprio per individuare una soluzione. A quanto già spiegato, che condivido in pieno, nella relazione chiara e netta anche da un punto di vista giuridico del presidente Gasparri, aggiungo una sola questione che abbiamo controllato: quando si parla della questione relativa alla collegialità dell'atto - anche se qualcuno ha detto essere un atto solo di Salvini, qualcuno di Conte o di quell'altro - un dato di fatto che non può essere dimenticato è che l'impugnazione dell'ordinanza del TAR fu firmata da tutti i Ministri: Ministri dell'interno, della difesa e delle infrastrutture e dei trasporti. Quindi, era in modo inequivocabile un atto di natura collegiale. (Applausi). Non c'è bisogno di cercare.
Detto questo, vorrei però soffermarmi adesso su alcune questioni che non attengono la parte eminentemente giuridica e la funzione che noi dobbiamo svolgere. Ritengo infatti - come vi dicevo - che i due aspetti - l'interesse pubblico, che consiste nella collaborazione fra gli Stati nel momento in cui ci sono migranti da collocare, e l'atto di impugnazione sottoscritto dagli altri Ministri - sono esaustivi da un punto di vista giuridico. Prova ne è a tal proposito quello che dichiarano oggi il Ministro degli esteri e il ministro Lamorgese su «la Repubblica»: è necessario che gli Stati ci aiutino, oppure basta pensare a quello che è successo con l'Ocean Viking, nave lasciata girovagare dieci giorni per i mari. In quel caso però, siccome il ministro era la Lamorgese, non ci sono state assolutamente delle prese di posizione. (Applausi). Quello lo abbiamo dimenticato, quello non esiste.
Detto questo, c'è una questione di natura politica. È vero - come hanno detto i colleghi - che è la terza volta che ci occupiamo della questione di ciò che ha fatto Salvini quando era Ministro dell'interno. Si tratta di una sorta di abbonamento, di tagliando, ma, in questo caso, il tagliando ha delle differenze rispetto a quelli precedenti. La differenza fondamentale - a mio avviso - è la questione che è scoppiata con riferimento alle famose chat di Palamara di cui nessuno vuole parlare. (Applausi). Noi siamo di fronte ad una situazione che francamente mi farebbe spaventare. Ma perché non mi spavento?
Non mi spavento perché, dal 1995 (ma possiamo tranquillamente citare il 1994), ho assistito a una persecuzione di natura politica di una pesantezza estrema. Quello che mi dispiace molto è che quanto è successo al nostro Presidente, testimoniato tra l'altro dagli ultimi fatti che sono emersi, non ha insegnato a nessuno quanto può essere grave la persecuzione giudiziaria; non lo ha insegnato a nessuno. (Applausi). Io non sono qui per ascoltare qualcuno che dice che tocca tutti: ci dovevate pensare molto prima, quando arrivavano gli avvisi di garanzia in pieno G7 o G8. Quelli erano degli elementi allarmanti. Oggi, però, siamo fortunati - o siete fortunati, non lo so - perché esistono delle fotografie di quello che effettivamente si sono detti o comunque hanno detto determinati magistrati. Non me la prendo con tutti: ovviamente ho il massimo rispetto nei confronti della magistratura e sono sicura che ci sia solo una parte più deviata. Ma questo non toglie che c'è una responsabilità politica sulle nostre spalle: il quadro che è emerso, di fronte al quale ancora non sono stati assunti provvedimenti da parte della politica e dei parlamentari, ritengo sia molto grave. Oggi ritengo che stiamo assistendo per l'ennesima volta a dei fatti che sono stati costruiti - basta vedere l'autorizzazione a procedere - perché in qualche modo andava messo sotto processo Salvini (ovviamente deve essere messo sotto processo l'avversario vincente di turno).
Consentitemi di concludere con un'ultima annotazione. La questione dei migranti in questo Paese non è solo un interesse pubblico, ma è anche un allarme sociale ed economico serio che riguarda le persone. Nella mia piccola Regione li hanno portati di soppiatto, senza avvertire i sindaci, e li hanno fatti anche scappare; è successo a Gualdo Cattaneo ed è successo in altri Comuni. Tutto ciò ha creato allarmi incredibili. La soluzione di questo conflitto oggi significa dare delle risposte di certezza e di tranquillità al Paese, che non accetta più di vedere limitate delle libertà solo ad alcuni e non ad altri. Credo che questo sia un dovere politico e l'occasione di oggi ci dà la possibilità di ricordarlo a noi tutti. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Salvini. Ne ha facoltà.
SALVINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, innanzitutto rivolgo un pensiero alle nostre Forze dell'ordine, che, anche in questi minuti, stanno lottando per difendere i confini. Si sono infatti arruolati per difendere i confini e non per fare da tassisti a ragazzotti con cappellini, telefonini e barboncini. Ringrazio la Guardia costiera per quello che fa.
Spero di riuscire ad avere dieci minuti di attenzione. Tanto si è già capito che il voto è politico. Proviamo tuttavia a entrare nel merito. Ringrazio il Governo per la sua abbondante presenza. (Applausi). Non era dovuta, ma, se la forma è sostanza, ringrazio i banchi vuoti del Governo, che dimostrano il rispetto per quest'Aula. Noto l'abbondante presenza dei senatori a vita e mi riconfermo nell'idea che questa sia una figura ampiamente superata nelle nostre istituzioni. (Applausi). Noto il fatto che non sia intervenuto nessuno del MoVimento 5 Stelle, e ciò evidentemente sottolinea l'imbarazzo.
Ma devo dire che preferisco il bel tacer del MoVimento 5 Stelle alle gratuite supercazzole di Renzi e compagnia. (Applausi). Lo dico con tutto il rispetto per Ugo Tognazzi e «Amici miei», che sono più seri di qualche senatore presente in questa Assemblea.
PRESIDENTE. La terminologia «supercazzola», forse, è meglio tenerla da parte. Ci sono dei sinonimi più appropriati a questa Aula.
SALVINI (L-SP-PSd'Az). Va bene, aggiungiamo un altro processo: uno più, uno meno. È triste vedere il senatore Renzi passare dall'avere come modello De Gasperi a comportarsi come uno Scilipoti qualunque, ma ognuno sceglie il destino che lo aspetta. (Applausi).
Entriamo nel merito. Sostengo l'iniziativa annunciata pochi minuti fa dal sindaco di Treviso, Mario Conte, che chiederà i danni al Governo italiano perché 129 immigrati presenti nella caserma di Treviso sono risultati positivi al Covid e Treviso è il primo focolaio in Italia. Invece di prorogare stati di emergenza in carenza di emergenza, provvedete a evitare di far sbarcare gente che poi porta il contagio in giro per l'Italia. Se riparte il contagio, saremo noi a denunciare qualcuno che ha permesso che l'Italia corresse questo rischio. Inseguono gli italiani con le mascherine e poi fanno sbarcare centinaia di persone potenzialmente infette sulle spiagge danneggiando il nostro turismo.
Secondo l'articolo 52 della Costituzione, la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. (Applausi). Di tutta questa vicenda l'unica cosa di cui mi rammarico sarà il fatto di dover spiegare stasera e domani mattina ai miei due figli che papà andrà a processo non perché è un delinquente, ma perché ha fatto semplicemente il suo dovere da Ministro e da cittadino di questa Repubblica. Delle critiche politiche mi frega men che zero; di dover dare risposta ai miei due figli, invece, mi interessa un po' di più. E voi avete la responsabilità di questa spiegazione. So che per voi conterà poco, ma è l'unico peso che realmente mi porto dietro.
Ho sentito tante cose prive di fondamento. Se dovessi riassumere per una bimba di terza elementare quanto successo, è agli atti. Mancato presidente Grasso, è agli atti, c'è scritto. (Applausi). Si tratta di una nave pirata che il 1° agosto raccoglie degli immigrati in acque libiche e il 2 agosto raccoglie immigrati in acque maltesi. È una nave che ha diritto ad avere a bordo 19 immigrati e che arriverà ad averne più di 150. Se c'è qualcuno che ha commesso un crimine e ha messo a rischio la vita delle persone, è il comandante di quella nave pirata e non un Ministro che ha difeso il suo Paese. Il 1° agosto è in Libia e il 2 agosto a Malta. Poi entriamo su «Scherzi a parte». La nave chiede un porto sicuro a Malta e alla Spagna. Una nave spagnola in acque maltesi non chiede un porto sicuro alla Finlandia, al Venezuela o all'Italia. Una nave spagnola chiede un porto sicuro alla Spagna e, siccome è in acque maltesi, a Malta. Malta e Spagna dicono: no, grazie; ci vediamo la prossima volta. Il 4 agosto Malta dice: da noi no. Il 9 agosto il comandante della nave pirata raccoglie altri 39 immigrati in acque maltesi, mettendo a rischio altre 39 persone. Malta dice: almeno questi 39 li faccio sbarcare a Malta. Lui, però, dice di no e si rifiuta. Il 12 e il 14 agosto il comandante della nave scrive all'ambasciata spagnola a Malta. La nave spagnola scrive all'ambasciatore spagnolo a Malta. L'Italia non c'entra un fico secco.
Sempre il 14 agosto, reitera la richiesta di sbarco a Malta. Malta dice: no, grazie. Dal 1° al 14 agosto, la nave vaga per il Mediterraneo. Noi, che siamo brutti e cattivi, siccome il mare inizia ad agitarsi, a fronte del mare mosso e di un comandante criminale a bordo di una nave pirata, diciamo di entrare nelle nostre acque territoriali fino a che la tempesta non passa, vietando con la capitaneria di porto, che dipendeva da un altro Ministro, espressamente l'ingresso nel porto. E contestualmente facciamo scendere migranti in condizioni mediche precarie.
Il 17 agosto facciamo scendere ventisette presunti minorenni, nove dei quali poi si dimostreranno tutt'altro che minorenni. Quindi il "sequestro" è abbondantemente in corso e il Presidente del Consiglio evidentemente è assolutamente complice di questo eventuale reato, che non esiste.
Il 18 agosto arriviamo veramente al surreale: dopo diciotto giorni la Spagna si sveglia e mette a disposizione un porto spagnolo. Il comandante della nave pirata ci pensa un po' e dice che è troppo lontano. Il 19 agosto la Spagna offre un porto più vicino, alle Baleari: bello, accogliente, località di villeggiatura. Il comandante ci pensa un po' e dice no anche alle Baleari. Il 20 agosto, in pieno "sequestro", la Spagna manda una nave per accogliere gli immigrati in Italia e portarli in Spagna: no anche a questo.
Il 19 agosto, in pieno sequestro teorico in corso, l'ex ministro Toninelli, attualmente senatore, rilascia un'intervista a «la Repubblica»: «I migranti li portiamo in Spagna con la Guardia costiera». No anche a questo.
Era evidente il fatto che si trattava non di un naufragio, ma di una voluta invasione di campo e di una voluta violazione della legge. (Applausi). Ma lo capisce anche un bambino di sei anni. (Applausi). Dico questo con la massima tranquillità: se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee e a difendere le sue idee fino in fondo, o non valgono niente le sue idee o non vale niente lui. E io andrò fino in fondo, senza chiedere aiutini a nessuno. (Applausi).
I numeri di Frontex dicono che, dopo il nostro pericoloso Governo, l'unico Paese in cui si sono moltiplicati gli sbarchi quest'anno è l'Italia: sbarchi dimezzati in Grecia, sbarchi dimezzati a Malta, sbarchi dimezzati in Spagna, sbarchi triplicati in Italia. Quindi, qualcuno dovrà pagare e non dico giudiziariamente, perché la differenza di cultura tra un liberaldemocratico e qualcuno che guarda a sinistra è che noi alle idee contrapponiamo altre idee (Applausi), e non i tribunali o i processi politici. Ripeto: alle idee contrapponiamo altre idee. (Applausi). Io ho combattuto e combatterò le politiche sbagliate di Monti, della Fornero, di Renzi e della Azzolina, ma non li porterò mai davanti a un tribunale. L'unico tribunale è quello del popolo (Applausi), del voto dei cittadini, degli elettori. In democrazia dovrebbe funzionare così. (Applausi).
Mi avvio alla conclusione. Faccio presente che, fra i poveri naufraghi sbarcati quest'anno, le due nazionalità preponderanti sono quella tunisina, con più di 5.000 arrivi, e quella bengalese, con 2.000 arrivi. O è successo qualcosa di cui solo il premier Conte è al corrente e riguarda eventi bellici in Tunisia e in Bangladesh (Applausi), oppure si tratta semplicemente di una migrazione economica che, in un momento di crisi che entra in milioni di case di cittadini italiani, mi convince ancor più che prima sia un dovere aiutare i cittadini italiani e poi occuparsi del resto del mondo. (Applausi). Prima ho non il diritto, ma il dovere di trovare una casa, un lavoro e un posto in ospedale ai miei concittadini, che mi pagano lo stipendio.
Potrei andare avanti a lungo. In ogni caso, io stasera torno a casa a testa alta, con un processo, ma a testa alta. (Applausi).
Lo so, perché alcuni di voi me lo dicono nei corridoi, me lo dicono alla buvette, me lo scrivono col messaggino: «Matteo, hai ragione, ma l'indicazione del partito è questa». A me i messaggini o le chiacchiere da corridoio interessano men che zero. A me la giustizia alla Palamara interessa men che zero. (Applausi). Io guardo i fatti.
Io vado tranquillo in quei tribunali: ho già il primo appuntamento il 3 ottobre a Catania, mentre l'altro sarà a Palermo e sarà per me una gioia andare nella splendida terra di Sicilia per rimarcare il mio diritto e dovere a difendere la bellezza della nostra terra.
Sono sicuro che la stragrande parte della magistratura sia composta da persone sane, oneste e libere, che non passano il tempo a cena con dei parlamentari della sinistra per spartirsi i posti nel Consiglio superiore della magistratura o in qualche procura. Questo lo lasciamo fare a voi. (Applausi).
Ricordando che, non un sovranista, ma Einaudi diceva che, quando la politica entra nella giustizia, la giustizia esce dalla finestra, questo Paese, senza una profonda e sana riforma della giustizia, con una separazione delle carriere, con processi in tempi brevi e con la responsabilità per chi sbaglia sulla pelle dei cittadini, non sarà mai libero, moderno ed europeo. (Applausi).
Vi ringrazio per la vostra scelta, che va al di là della realtà, delle date, dei fatti e delle evidenze, perché mi dà ancora più forza, più energia e più voglia di ribadire il diritto-dovere di amare il nostro Paese. Se qualcuno pensa o pensava - ho sentito anche gli interventi di questa mattina - di mettere paura a me, al centrodestra e al mio movimento con l'ennesimo processo politico, vi dico che avete proprio sbagliato persone e partito: mi date, semmai, più forza e più convinzione nel difendere le nostre idee (Applausi). E ogni riferimento al processo politico contro la Lombardia e i lombardi, ignorando quello che è accaduto a Roma e nel Lazio, è puramente voluto. Da una parte, si indaga su una donazione e, dall'altra, si fa finta di niente su 14 milioni di euro pubblici pagati per mascherine mai arrivate, ma il tempo è galantuomo. (Applausi).
Io vi posso dire, e concludo ben sapendo quale sarà il verdetto di quest'Aula, che ci ritroveremo fra sei mesi, un anno, dieci anni. Oggi si manda a processo Salvini, un processo politico: mi sembra assolutamente evidente. Domani - ve lo dico prima - siccome la ruota gira, quando toccherà a qualcuno di voi - perché toccherà a qualcuno di voi - la Lega starà dalla parte delle garanzie e della libertà del Parlamento e dei cittadini. (Applausi). Non vi manderemo in un'aula di tribunale: saranno i cittadini a giudicarvi, e non i giudici. Capiterà a qualcuno di voi e la Lega starà dalla parte della libertà e delle garanzie, e non con le chiacchiere, ma con i fatti, col voto, a testa alta, con la schiena dritta. (Applausi).
Ringraziandovi quindi per quello che è evidentemente un processo politico, ringrazio anche i milioni di italiani - la maggioranza silenziosa, operosa e laboriosa - che chiedono un'immigrazione utile, limitata, positiva, controllata e qualificata. Il mio orgoglio da Ministro, sequestratore per qualcuno, è che, grazie al controllo dell'immigrazione clandestina, abbiamo più che dimezzato i morti nel mar Mediterraneo. (Applausi). I tifosi dei porti aperti hanno le mani sporche di sangue e hanno trasformato il Mediterraneo in una fossa comune.
Quindi io vi posso dire, con serenità, gioia e tranquillità, ricordando un grande italiano a cui non sarei degno neanche di allacciare le scarpe, che «chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola». Sono orgoglioso di rappresentare, con tutti i miei e i nostri difetti, l'Italia che ha portato arte, bellezza e cultura nel mondo, che non ha paura e vuole che vengano difesi la sua storia, i suoi confini, il suo onore e la sua dignità.
Viva l'Italia. Viva la libertà. Viva la democrazia! (Applausi).
Grazie a tutti coloro che mi manderanno a processo, perché mi fanno un gran regalo. In quel tribunale, a differenza di tanti, ci vado a testa alta e con la schiena dritta. (Vivissimi, prolungati applausi. Moltissime congratulazioni. Brusio diffuso e persistente. Reiterate proteste. Commenti della senatrice Biti).
PRESIDENTE. Senatrice Biti, non ho mai interrotto gli applausi, da qualunque parte provengano, e lei lo sa bene.
Dichiaro chiusa la discussione. (Intensi applausi. Vivaci e ripetuti commenti).
Senatore Lucidi, non riprenda con le telecamere: non si può fare, lo dico ogni volta. (Persistenti applausi. Generali commenti).
MORONESE (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORONESE (M5S). Mi perdoni, signor Presidente, intervengo giusto un secondo, perché credo che debba essere evidenziato che, ripetutamente, quando parla... (Vivissimi, persistenti applausi. Generali proteste).
PRESIDENTE. Non sento nulla. Per cortesia, colleghi, dobbiamo proseguire la seduta.
Senatrice Moronese, su cosa sta intervenendo?
MORONESE (M5S). Molto semplicemente, Signor Presidente, mi permetto di intervenire perché solitamente il senatore Lucidi riprende e fa le dirette. (Reiterate proteste). Considerato che non è la prima volta...
PRESIDENTE. Senatrice Moronese, l'ho già detto, forse era distratta.
Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Gasparri.
GASPARRI, relatore. Signor Presidente, intervengo brevemente per formulare alcune semplici considerazioni. (Vivaci e ripetitivi commenti. Richiami del Presidente).
Ho affrontato la questione, com'era e com'è mio dovere, in quanto relatore e Presidente della Giunta, in termini giuridici. Vedo che il dibattito è stato molto politico, ma la cosa non mi meraviglia, perché mi considero un militante politico, prima di ogni altra cosa: questo è il Senato, un'Assemblea democratica e politica, quindi capisco, anche se ho evitato argomenti politici.
Stamattina, per curiosità, sono andato a riguardarmi le dichiarazioni del dottor Palamara, secondo cui Salvini, anche se ha ragione, sui migranti va attaccato (replicava così a un altro magistrato, Auriemma). Tutto questo non fa parte - o meglio, non dovrebbe - della nostra decisione, che dev'essere basata sui fatti e sull'applicazione o meno della legge n. 1 del 1989.
Senatore De Falco, non è un affare di casta - mi pare abbia usato questo termine, ma uso la sua citazione in generale come pretesto per introdurre l'argomento caste e legge - perché stiamo parlando dell'applicazione di una legge che consente in assoluto, a chi svolge funzioni di Governo, di non andare a processo, se ricorrono determinate questioni. Su questo siamo riuniti oggi, poi il resto lo discutiamo tutti i giorni (la politica dell'immigrazione, giustizia e politica; temi che sono pane quotidiano).
Quella del 1989, approvata in epoche lontane - non so neanche chi fosse fisicamente in Parlamento in quegli anni - non è una legge per favorire alcune caste, ma per consentire ad azioni di Governo di svolgersi, in presenza di determinati requisiti, senza impedire alla magistratura d'ipotizzare un'azione giudiziaria nei confronti di chicchessia al Governo, ma soltanto di sottoporre a una procedura l'eventuale azione giudiziaria. Peraltro, anche se il Parlamento, bocciando la mia relazione, avviasse tale azione, non è detto che ci sarebbe, perché qui siamo sempre nell'ambito della procedibilità; la magistratura potrebbe decidere se fare un rinvio a giudizio o no e, in tal caso, decidere come giudicare, e via dicendo.
La legge n. 1 del 1989 affida al Parlamento una valutazione rispetto alla presenza di esimenti, ma non quelle ordinarie dell'articolo 51 del codice penale (quando un cittadino qualunque impedisce un fatto, come un'aggressione, una violenza o un omicidio, anche commettendo a sua volta un atto di forza, caso in cui c'è un'esimente, perché ha fatto un'azione utile, avendo impedito un maggior danno, spingendo un'altra persona, dandole un cazzotto o salvando qualcuno). In questo caso, siamo in un'altra situazione: discutiamo se l'azione di Governo sia stata tale e aveva come obiettivo un interesse pubblico.
In questa fase di replica, non ripeterò cose che trovate scritte alle pagine 12, 13 e 14 della relazione, che - ne sono certo - tutti avrete letto, studiato ed esaminato (anche se forse non è così). Nella relazione, infatti, è spiegato - come ho detto stamattina e prima ancora, in Giunta, dove ne parliamo da mesi - che sussistono questi requisiti.
Voglio anche dire al senatore Grasso, che ha ribadito che si è trattato di un'azione solitaria dell'allora Ministro dell'interno, che non è vero quello che ha detto: si possono esprimere opinioni, ma non fare affermazioni fuori dalla realtà. Nella relazione e nella realtà dei fatti - lei è autorevolissimo membro della Giunta, senatore Grasso - ci sono le lettere del presidente Conte e tutti i riferimenti al decreto interministeriale: la verità dei fatti è che è stata un'azione ampiamente condivisa dal Governo, in maniera dettagliata, motivata e indirizzata. (Applausi).
Poi, per ragioni politiche, ciascuno può votare quello che vuole; questa è una libera Assemblea e il nostro voto è insindacabile. Qualcuno magari vorrebbe sindacare pure il voto, prima o poi, visto che è venuto fuori anche questo. Ognuno si avvale della libertà politica di votare come vuole, secondo me in maniera difforme dai fatti, ma non è vietato. Non lo auspico, ma non è vietato.
C'è stata quindi un'azione non solitaria, ma di Governo, e ci sono state un'emergenza e una problematica che non sto qui a ripetere, con tutte le vicende sulla sicurezza e sulla politica dei flussi migratori che vedo riemergere in questi giorni, con scampoli di dibattito e polemica. Infatti, è un problema ricorrente, con cui l'Italia e il mondo fanno i conti e i vari Governi - quali che siano le loro composizioni - si devono misurare, a volte cambiando opinioni, perché chiamati ad alcune prove. Ripeto che l'azione è stata certamente di Governo e ispirata a interessi superiori, a problemi di sicurezza e contenimento dei flussi migratori e a tutte le varie preoccupazioni che si stanno riproponendo nel Paese. Allora l'emergenza del virus probabilmente non c'era, ma chi lo sa che non viaggiasse già (ancora non si è capito storicamente tutto quello che è accaduto, ci vorrà tempo).
Oggi si sta verificando un'aggravante, ma ne parlerò in un'altra occasione, quando interverrò non nella veste di relatore, sul problema dei contagi e quant'altro, di Palamara e dell'uso politico della giustizia, che forse anche oggi trova un altro piccolo capitolo dell'uso politico da parte del Senato di una procedura giudiziaria. Resto convintissimo di quello che ho proposto all'Assemblea e mi auguro che il voto sarà favorevole.
Ho ascoltato l'intervento del senatore Renzi, che ha posto un tema della giustizia e della politica. Questa è un'occasione per tutti, trasversalmente, per ribadire che un conto è governare un Paese e altro l'uso politico della giustizia: rinunciarvi è un grave errore per il Parlamento e tutti i Gruppi, perché consente di ripristinare un principio di legalità e sovranità democratica. (Applausi); non il sovranismo dei comizi, ma la sovranità popolare, quella della Costituzione (perché la parola «sovranità» è scritta anche in Costituzione, non è una parolaccia).
Confermo le mie argomentazioni; non mi hanno convinto le critiche, ad alcune delle quali ho replicato. Il dibattito proseguirà e mi auguro che il Senato voterà a favore della proposta contenuta nella relazione, in quanto sarebbe un gesto di saggezza. (Applausi).
LUCIDI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIDI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, mi scuso per l'episodio precedente e capisco che era un momento di euforia, ma vorrei tranquillizzare la senatrice Moronese, dicendo che stavo cercando semplicemente di aprire una scatoletta di tonno. Tutto qua. (Applausi. Commenti).
PRESIDENTE. Lei deve tranquillizzare soltanto me, senatore Lucidi.
Passiamo alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
BALBONI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BALBONI (FdI). Signor Presidente, desidero anzitutto ringraziare davvero il senatore Salvini, perché la sua citazione di Ezra Pound mi ha ricordato i tempi in cui, da giovane militante di destra, mi opponevo anch'io a chi mi voleva impedire di parlare e manifestare le mie idee. (Applausi). Noi giovani usavamo allora questa frase bellissima di Ezra Pound, che - sembra incredibile - dopo tanti anni è ancora attuale, perché c'è ancora chi pensa di chiudere la bocca a chi difende l'identità e la sovranità nazionali, come allora facevamo noi e come ha fatto lei da Ministro.
Noi del Gruppo Fratelli d'Italia voteremo a favore della relazione del presidente Gasparri, convinti che ci siano ragioni giuridiche fondatissime e anche politiche. Signor Presidente, in particolare voterò a favore della relazione del presidente Gasparri, perché condivido appieno quanto ha detto il procuratore di Viterbo, dottor Paolo Auriemma, nel famoso colloquio con il dottor Palamara: «Non vedo veramente dove Salvini stia sbagliando. Illegittimamente si cerca di entrare in Italia e il Ministro dell'interno interviene, perché questo non avvenga». Parole più chiare non potrebbero essere scritte. Palamara insiste, dicendo che va attaccato comunque e il procuratore di Viterbo replica: «Indagato per non aver permesso l'ingresso a soggetti invasori. Siamo indifendibili», dice il dottor Auriemma, riferendosi alla magistratura: «Siamo indifendibili». Se lo dice il procuratore di Viterbo, penso che lo possiamo dire anche noi. (Applausi).
Infatti, si tratta davvero di invasione. Alcuni colleghi della maggioranza, prima, hanno insistito sul fatto che la nave Open Arms, come tante altre imbarcazioni delle ONG che navigano nel Mediterraneo, abbia operato soccorso in mare nei confronti di naufraghi. Invece siamo convinti che gran parte di queste navi e ONG non faccia soccorso in mare nei confronti di naufraghi, ma svolga un servizio di taxi del mare tra una sponda e l'altra del Mediterraneo, trovandosi - guarda caso - molto spesso proprio laddove ci sono i barconi che improvvisamente non sono più in grado di navigare. Nessuno si chiede come e perché siano arrivati là, né chi ha fatto in modo che vi arrivassero e come mai ci sia sempre questa coincidenza fra chi li fa trovare in un posto e chi poi interviene per soccorrere queste persone, che, come ho detto nella discussione generale, molto spesso, quasi sempre, non sono profughi né scappano dalla guerra, ma persone in cerca di fortuna e di migliori condizioni economiche, tra le quali molto spesso si annidano delinquenti o purtroppo anche persone che diventeranno oggetto di sfruttamento (tra lavoro nero, prostituzione e quant'altro).
Ebbene, siamo convinti che difendere i confini nazionali sia sempre e comunque un atto dovuto, che tutta la politica, destra e sinistra insieme, dovrebbe esercitare. Ho detto e ripeto che non mi meraviglio che da sinistra si voglia negare il perseguimento di un preminente interesse pubblico, laddove il Ministro abbia cercato di difendere i confini nazionali; ciò avviene da parte di chi nega il concetto stesso di identità nazionale e i confini e vorrebbe che non ci fossero confini e che tutti fossero liberi di andare dove vogliono e fare quello che vogliono, fregandosene della sicurezza e della libertà dei cittadini per bene. Vi ricordo infatti, cari colleghi, che, senza sicurezza, non c'è libertà e che chi mette a rischio la sicurezza - come state facendo - mette a rischio la libertà.
L'operato del ministro Salvini non è stato individuale, come hanno spiegato bene il relatore e lo stesso senatore Salvini nel suo intervento. È stato un operato concertato all'interno del Governo, condiviso ampiamente dal Presidente del Consiglio e dagli altri ministri interessati, che hanno emanato il decreto interdittivo del 1° agosto, in base al quale - ve lo ricordo - era vietato l'ingresso nelle acque territoriali italiane. Lo dobbiamo dire e ripetere a chi nega che ci fosse il perseguimento della difesa della legalità nell'operato del Ministro.
Per tutte queste ragioni, cari colleghi, penso che oggi renderemo un servizio alla giustizia, affermando in questa sede che il Ministro ha operato nella funzione di Governo, nell'interesse nazionale, dello Stato e pubblico. Per queste ragioni, il Gruppo Fratelli d'Italia voterà convintamente a favore della relazione del presidente Gasparri. (Applausi).
GRASSO (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO (Misto-LeU). Signor Presidente, colleghi, siamo di nuovo qui, per la terza volta, a decidere se autorizzare o no il processo nei confronti di Matteo Salvini per una questione relativa al sequestro di uomini, donne e bambini a bordo di una nave.
Si tratta di fatti risalenti a un anno fa, quando il senatore era Ministro della Repubblica, incombenza dalla quale ha autonomamente deciso di sollevare se stesso, con sollievo di noi tutti e del Paese, in quegli stessi giorni di agosto. Possiamo dire che il caso Open Arms è il canto del cigno di un'esperienza ministeriale e di un certo modo di fare politica.
Anch'io credo nelle mie idee e anch'io, come il mancato ministro Salvini, andrò fino in fondo. Essendo la terza volta, come ricordato poc'anzi, ed essendo già intervenuto sia in quest'Aula, sia in Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, su questo caso e su quelli simili delle navi Diciotti e Gregoretti, sintetizzerò al massimo le questioni tecniche e giuridiche della vicenda che ciascuno di noi a questo punto conosce a menadito.
È ormai chiaro a tutti il quadro normativo, nazionale e internazionale, di riferimento: l'obbligo di salvare la vita umana di chi si trovi in situazione di pericolo in mare prevale su ogni altra norma nazionale o accordo finalizzato al contrasto dell'immigrazione. Prevale, oltre che per una normale e ragionevole regola di civiltà, perché è un principio che, nella gerarchia delle fonti, ha un rango primario e dunque superiore.
Chi difende Salvini parla di un'azione collegiale del Governo e di un preminente interesse pubblico. Come ho spiegato in Giunta e in discussione generale, non ci fu alcuna collegialità, ma l'azione solitaria del Ministro - lo ribadisco - che ha trasformato un atto dovuto, previsto dalle Convenzioni internazionali, in uno strumento di contrasto all'immigrazione.
Mi dispiace che proprio in questo momento il senatore Gasparri abbia abbandonato l'Aula con il suo telefonino, perché vorrei ricordargli che probabilmente non ha seguito con attenzione il mio intervento, visto che cosa diversa è l'assistenza dei minori non accompagnati, verso i quali vi è il dovere di assistenza, indipendentemente da qualsiasi POS e indicazione di posto di sbarco; diversa quindi è la situazione degli altri naufraghi.
Se quindi un intervento del presidente Conte c'è stato, è stato per ripristinare la legalità nazionale e internazionale, rispetto ad un'azione che era contro i minori e contro il diritto internazionale. Non è quindi certamente un atto del Governo. Ciascuna azione di un Ministro deve però sempre e comunque svolgersi all'interno di una cornice di legalità costituzionale e internazionale, in modo che non si incorra nel pericolo che, in forza di una presunta ragion di Stato, vengano lesi diritti inviolabili dell'uomo, che pertanto sono ineludibili.
Mi dispiace ripetermi, ma voglio anche oggi sottolineare che autorizzare il processo nei confronti del senatore Salvini è di estrema e delicata importanza. Dobbiamo infatti ribadire con forza il principio, negato da quest'Assemblea sulla vicenda Diciotti, per cui ciascuno è chiamato a rispondere alla legge quando decide deliberatamente di ignorarla, soprattutto per fini politici e di propaganda.
Tale convincimento - lo dico anche pro futuro - non è in alcun modo frutto di pregiudizio ideologico, come qualcuno ha affermato, nei confronti della persona. Al contrario, ciò che sostengo oggi e che ho sostenuto nelle precedenti occasioni, lo sosterrò con la stessa forza in futuro, se mai dovessimo trovarci a prendere la stessa decisione su chi ricopre o ricoprirà la carica di Ministro dell'interno, perché le mie scelte si basano su considerazioni esclusivamente giuridiche e dovrebbe essere così anche per la Giunta, che è un organo di garanzia. Abbiamo invece visto che non è così: lo dimostrano i diversi risultati sulle tre autorizzazioni a procedere nei confronti di Salvini; lo dimostra la decisione incostituzionale sul seggio siciliano assegnato in Umbria; esiste però un caso, quello dei seggi della Campania, che fotografa l'inaccettabile atteggiamento che, senza distinzioni tra maggioranza e minoranza, attraversa la politica di questo periodo.
La legge elettorale, che non ho condiviso nel merito e nel metodo di approvazione, definisce precisamente i meccanismi di assegnazione dei seggi. Il primo relatore di Forza Italia, senatore Malan, ha giustamente riconosciuto che il seggio spetta a Liberi e Uguali. Con una forzatura interpretativa della legge elettorale e della Costituzione, invece, si cerca da mesi, per ignote ragioni, di attribuire il seggio al ricorrente Lotito o magari confermare chi può vantare l'ultimo cambio di schieramento.
Tornando alla Open Arms, è necessario fare alcune considerazioni: la prima riguarda i decreti Salvini, che sarebbe azzardato definire ancora decreti sicurezza, come vorrebbe il suo estensore. È evidente - e in quest'Aula l'ho già ribadito - che quelle norme sono esclusivamente propagandistiche e non hanno centrato l'obiettivo che si ponevano, ovvero sollevare l'ex ministro Salvini dalle conseguenze delle sue decisioni. Nel frattempo, la Corte costituzionale, una sentenza alla volta, li sta smantellando, sopperendo all'inerzia dell'attuale maggioranza. Invito i colleghi senatori che sostengono questo Governo a liberare da tale incombenza la suprema Corte e di procedere, senza ulteriore ritardo, alla cancellazione delle norme previste in tema d'immigrazione, se non per convinzione etica e giuridica, perché sono evidentemente dannose per una corretta gestione del fenomeno migratorio e non solo nell'ottica dell'integrazione, ma anche in quella della sicurezza.
Mi rivolgo ai colleghi del MoVimento 5 Stelle: so bene che avete votato a favore di entrambi i decreti, ma è tempo di prendere atto dell'errore commesso e avviare un ravvedimento operoso che ripristini un impianto normativo degno di una democrazia compiuta, quale siamo. Lo dico anche ai colleghi del Partito Democratico, la cui linea sul tema comprende un ventaglio di posizioni fin troppo ampio. Lo dico ai colleghi di Italia Viva: al di là di quello che pensano gli intellettuali citati dal senatore Renzi, non dimentico che l'operazione Mare Nostrum fu cancellata dal suo Governo. Salvare le persone in mare è un obbligo: su questo non decidono il Governo o la maggioranza politica del momento; la gestione delle migrazioni invece sì, ha a che fare con la politica estera, con la sicurezza e con le scelte di politica economica e del lavoro, come quelle del welfare.
Ora - e dico ora - si deve cambiare. Questo è uno dei punti alla base della nostra fin qui leale e fin troppo paziente partecipazione a questa maggioranza. È un atto politico, la cui responsabilità non può e non deve ricadere ipocritamente sul solo ministro Lamorgese, perché riguarda il Governo nella sua interezza, tutte le forze politiche che ne fanno parte e ciascun deputato e senatore di maggioranza.
Concludendo, abbiamo il dovere di ristabilire il principio di legalità, autorizzando il processo - badate bene: non la condanna, ma il processo - nei confronti del senatore Salvini. Non c'è sovranismo che possa prescindere dal rispetto della Costituzione, dei trattati internazionali e delle leggi. Non c'è «prima gli italiani» che tenga, senza citare i diamanti in Tanzania, la laurea in Albania, la restituzione di fondi pubblici in comode rate ottantennali e i soldi in Svizzera.
Abbiamo altresì il dovere politico e morale di superare gli accordi con la Guardia costiera libica, ai cui vertici abbiamo visto personaggi ambigui ed ex trafficanti, come il noto Bija. È di due giorni fa la notizia dei tre migranti uccisi e di altri feriti da membri della Guardia costiera, quando, non appena riportati a terra, hanno provato a fuggire, per non essere portati nei centri di detenzione. Mi pare evidente che rifinanziare la Guardia costiera libica sia tutto il contrario di quel che dobbiamo fare per risolvere il problema dell'immigrazione. Abbiamo il dovere politico di cancellare i decreti Salvini e chiudere definitivamente con una stagione fatta di propaganda, che continua, ora con meno successo, nella più totale irresponsabilità politica e istituzionale e abbraccia addirittura le teorie negazioniste del Covid-19.
Abbiamo infine il dovere di stabilire, una volta per tutte, che Paese vogliamo essere e se siamo in grado o no di difendere e tramandare i valori scolpiti nei principi fondamentali della nostra Costituzione.
Per tutte queste ragioni, dichiaro il voto contrario dei senatori della componente Liberi e Uguali alla relazione approvata dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. (Applausi).
MIRABELLI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MIRABELLI (PD). Signor Presidente, la senatrice Anna Rossomando, nel suo intervento, ha già spiegato ampiamente le ragioni di merito per cui voteremo contro la relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari e ha già spiegato che il nostro compito, oggi, non è decidere se condannare o no Matteo Salvini per sequestro di persona plurimo o rifiuto di atti d'ufficio. Quello è un compito che spetta ai giudici, mentre dobbiamo decidere se, nella vicenda della Open Arms, il Ministro dell'interno di allora abbia compiuto atti giustificati dal preminente interesse pubblico o no. Per noi la risposta è no, perché non è credibile l'argomento usato, anche nella relazione del presidente Gasparri, ossia la presenza a bordo di terroristi. Se fosse stato così, perché dopo un anno nulla è successo e non ci sono stati un arresto o un'indagine che abbia portato a qualcosa? Perché? Dove si evidenziava questo pericolo?
Per noi non è neanche dimostrato - ammesso che ciò potesse giustificare la scelta di lasciare in mare 160 persone per diciannove giorni - né dimostrabile che ci fosse la necessità di fare pressione sull'Europa per la ripartizione di quelle persone; anzi, è dimostrato che la disponibilità ad accogliere, da parte di diversi Paesi europei, era già stata ottenuta dal Presidente del Consiglio.
Secondo noi non è dimostrato l'interesse pubblico, ma, anche se lo fosse, voglio dire con grande chiarezza che non pensiamo che esso possa giustificare le violazioni dei diritti umani e delle libertà individuali e le sofferenze di quelle persone, lasciate per diciannove giorni su una nave, che li ha salvati dal naufragio, ma che non era in grado di offrire loro le condizioni minime accettabili per garantire la salute e la vita stessa. Pensiamo non ci sia possibilità di giustificare quello che è successo. Non esiste un interesse pubblico che possa giustificare quelle violazioni e la scelta di non prendersi cura di persone in difficoltà. Questo non c'entra niente con il controllo dei confini e dell'immigrazione, o la necessità di sollecitare un impegno maggiore dell'Europa: non c'entra nulla! C'entra forse con la propaganda e con il bisogno di mostrare come vera la tesi della chiusura dei porti e di nascondere l'inutilità di politiche che mostravano di accanirsi sui migranti e non sugli scafisti.
Ricordate? Il fine giustifica i mezzi. Se mostriamo la faccia cattiva del Paese, nessuno partirà più. Inutilità che si voleva nascondere dimostrando durezza e intransigenza nei confronti di uomini e donne salvati dal mare, a cui sono stati riservati trattamenti disumani. Nascondere il fallimento di quelle politiche: questa era la finalità di quell'atto.
Il senatore Salvini, oggi, poiché gli fa comodo, scopre ciò che esattamente un anno fa in quest'Aula gli era stato detto, mentre scuoteva la testa negando, ossia che mentre teneva in ostaggio 160 persone al largo di Lampedusa, negli stessi momenti, centinaia di persone, ogni giorno, arrivavano lì e sulle nostre coste dalla Tunisia, semplicemente perché quel Paese prima era vicino all'Italia, a Lampedusa, come lo è adesso.
Salvini qui negò e scosse la testa, quando gli parlammo degli sbarchi fantasma. Oggi li scopre e sta succedendo quello che è successo un anno fa, con la differenza che il ministro Lamorgese, per fermare questi flussi, è andato in Tunisia e ha aumentato la presenza delle Forze dell'ordine in Sicilia, mentre un anno fa si negava l'esistenza del problema, affermando che bastasse tenere Open Arms in mare per diciannove giorni, per dimostrare di saper contrastare l'immigrazione. Altro che interesse pubblico: il rischio vero è quello di fare propaganda sulla pelle delle persone salvate.
Signor Presidente, ripeto che non spetta noi dire o decidere se il senatore Salvini è colpevole o innocente; a noi spetta il compito di consentire alla magistratura di decidere, perché nessuno è al di sopra della legge e uno Stato democratico e garantista non può non valutare fino in fondo se l'equilibrio tra interesse pubblico e diritti individuali è stato oltrepassato o meno.
Se il senatore Salvini è convinto delle sue ragioni, come dice, penso che, come l'ultima volta, dovrebbe rimettersi al giudizio di un tribunale. Lo dico chiaramente, perché non dev'esservi vittimismo: non ci auguriamo che il senatore Salvini venga condannato; non siamo quelli del buttare via le chiavi, delle manette facili, o del mettere la gente in carcere per qualsiasi cosa.
Ci auguriamo che il senatore Salvini venga assolto, ma continueremo a combattere la sua idea di Paese e la sua politica forte con i deboli, che vuole agitare i problemi anziché risolverli. Guardi, senatore Salvini, non c'è alcuna via giudiziaria che vogliamo seguire. Non siamo come lei: non facciamo giustizia sommaria; non usiamo le inchieste come lei fa ogni volta che può. Ci siamo dimenticati di Bibbiano, e dell'Umbria e di come viene strumentalizzata ogni notizia di reato che riguarda una parte diversa dalla propria? (Applausi).
Chiediamo solo che si faccia chiarezza e si possano esprimere i giudici per rispetto della magistratura.
Colleghi, non si è credibili. È vero, improvvisamente la Lega, quella del cappio e delle manette, in questi anni si è convertita al garantismo, ma lo ha fatto a seconda delle situazioni, solo quando conviene. Si erge a censore di fronte a ogni notizia di reato o sospetto che riguarda gli altri e poi non sente mai il bisogno di chiarire vicende che chi vuole governare la cosa pubblica dovrebbe chiarire.
Si chiamino i 49 milioni (dove sono?), si parli dei fondi dalla Russia, si parli dei camici, si parli dei paradisi fiscali. Non se la può cavare; nessuno se la può cavare con la teoria del complotto. Bisogna rispettare i cittadini. Le gravissime cose che emergono dalle intercettazioni di Palamara vanno certamente perseguite. Servono riforme e le stiamo facendo; ma nessuno può usarle per delegittimare la magistratura o, meglio, per difendere se stesso. I magistrati che fanno le indagini che non piacciono, sono sempre loro quelli che vengono messi in croce. E non può neanche usarle per non rispondere mai a ciò che riguarda lei, senatore Salvini, o il suo partito. Io credo, senatore Salvini, che lei debba davvero qualcosa agli italiani. Lei non dovrebbe offendere, come ha fatto ancora oggi, perché lei ha offeso dei senatori della Repubblica in quest'Aula, trattandoli con disprezzo e con dispregio. (Applausi). Invece di raccontare di tutto, meno che delle cose di cui deve rispondere, farebbe meglio oggi a dare risposte agli italiani sulle questioni che riguardano lei, anche su questa questione, e a dare spiegazioni che capiscano anche i bambini di sei anni, a cui spesso si rivolge.
Stia tranquilla anche la senatrice Stefani: non abbiamo scelto nessuna via giudiziaria. Noi vogliamo battervi politicamente, dimostrando che anche i grandi problemi come quello dell'immigrazione possono essere governati senza mai perdere di vista i diritti e le libertà delle persone, semplicemente continuando a essere umani. (Applausi).
CALIENDO (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALIENDO (FIBP-UDC). Signor Presidente, mi sembra di rivivere un'esperienza che abbiamo vissuto insieme nel 2013, quando, come oggi, una parte di questo Senato, ignorando e violando la legge, applicò una sanzione sbagliata al presidente Berlusconi. Violando la legge! (Applausi). Non lo dico io: l'ha detto la Corte di cassazione a sezioni unite nel giugno 2019. Avevate detto che non potevate valutare le questioni di costituzionalità, perché la Giunta delle elezioni era un organo paragiurisdizionale e il presidente Grasso consentì la votazione palese su queste questioni. Sappiamo benissimo che le sezioni unite della Corte di cassazione hanno detto che è un organo giurisdizionale di natura costituzionale. Non solo. Nella stessa vicenda, voi sapete bene che diceste che non si può discutere la sentenza della Cassazione. Sapevamo tutti che era sbagliata. Lo dico io? No, la Corte di cassazione, otto mesi dopo, nel marzo 2014. Quella sentenza non poteva essere applicata perché non aveva alcun principio di diritto. È la stessa vicenda cui stiamo assistendo oggi.
Da ultimo, senatore Mirabelli, non è vero che voi volete rimettere la questione alla magistratura; non c'entra nulla. Non giudicando oggi voi quello che vi spetta di giudicare, non potrà essere giudicato da nessuno. La legge costituzionale del 1989 dice che spetta al Senato quella valutazione, non alla magistratura. La magistratura non potrà valutare se sussiste o meno un interesse pubblico. Non potrà valutarlo, senatore Mirabelli: questa è una cosa fondamentale. E non può valutarlo nessun altro. Una volta che esce da questa Aula, ci saranno altre valutazioni, ma questo non potrà essere valutato dal giudice. Perché il legislatore costituzionale ha attribuito al Senato e non al giudice la valutazione di una esimente, di una causa di giustificazione come tutte le altre? L'adempimento del dovere è già previsto ed è quello che viene giudicato dal giudice ordinario. Qua invece è la norma costituzionale. Ho sentito alcune letture di sentenze della Corte di cassazione sbagliate, perché la lettura che si faceva della sentenza della Corte di cassazione si riferisce alla questione della tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante. Questa esimente, la relazione del senatore Gasparri non la prende in considerazione e dice correttamente che non sussiste. Si prende, invece, in considerazione l'altra esimente, ovvero il perseguimento di un interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo.
Senatrice Rossomando, di perseguimento parla la legge, non la relazione del senatore Gasparri. Non c'è alcuna possibilità di discutere di legittima difesa putativa. Sul perseguimento dell'interesse pubblico si tratta di valutare qual è l'interesse pubblico: un programma di Governo è un interesse pubblico o no? (Applausi).
Oggi abbiamo un Governo che è in contraddizione con se stesso e, quindi, non riusciamo a individuare l'interesse pubblico. Vuole sapere perché? L'altro ieri abbiamo votato una proroga dello stato di emergenza sanitaria. Secondo lei, è possibile individuare un interesse pubblico nel mantenimento delle elezioni al 20 settembre o del voto su una riforma costituzionale? No, vi è una contraddizione in termini. In democrazia, se c'è un'emergenza sanitaria non si fanno elezioni, in qualsiasi Paese al mondo. La vera democrazia è nel momento elettorale, quando la gente può partecipare, discutere, ragionare e partecipare al dibattito politico-amministrativo, ma tutto ciò non sarà possibile. Questo Governo ha adottato delle questioni del tutto in contrasto l'una con l'altra.
Durante il primo Governo Conte ero contrario; leggete i miei interventi in Aula. Ho sostenuto che la politica dell'immigrazione si dovesse realizzare attraverso altri canali e, in particolare, bisognava individuare una legge che consentisse l'ingresso legale nel nostro Paese; bisognava salvare le norme che riguardavano il diritto asilo e i rifugiati, ma bisognava pur stabilire delle regole che non consentissero l'ingresso di tutto il mondo nel nostro Paese e che, oltre i limiti fissati dall'ingresso legale, non era possibile accogliere tutti. Questa è stata una parte della legge fatta nel primo Governo Conte.
In quella logica, c'era anche una parte che riguardava il blocco delle navi. Se fossi stato un avvocato, mi sarei chiesto: ma questo comandante della nave l'ha fatto apposta? Ha volutamente creato una situazione, così come in altri casi avete visto che viene creata la situazione direttamente? (Applausi). Diversamente, non è possibile. Ma quale soccorso in mare? Presidente Grasso, sul soccorso in mare sono nettamente favorevole a dire che non c'è nessuna norma che possa impedirlo; è il massimo della tutela e non c'è dubbio. Lì, però, non si trattava di soccorso in mare, ma di una nave che era oramai tranquilla in un porto. L'ha ribadito il senatore Salvini e sappiamo tutti che in quei quindici giorni tutti sono stati coinvolti, ma non l'Italia. Quindi dite una bugia.
Il senatore Renzi ha detto che non dobbiamo applicare la tesi Palamara: ma scusatemi - senatore Cucca, mi rivolgo a lei perché il senatore Renzi non c'è -, qual è il vostro comportamento? Palamara e Auriemma erano d'accordo che Salvini non c'entrasse; la loro valutazione era che Salvini fosse innocente e che non si potesse applicare quella legge. Ma si diceva: "Però diamogli addosso". E questa è la logica con cui state ragionando. O mi identificate un qualcosa che doveva essere fatto e che non è stato fatto, oppure, se fossi il giudice - non sono l'avvocato, ma non sono nemmeno il giudice -, dovrei interrogarmi sul perché davanti a me si trova soltanto Salvini e non Conte, e non gli altri Ministri che hanno firmato con Salvini.
Ma noi ci troviamo di fronte non a questa attività. Noi esercitiamo una funzione propria, quella del componente del Senato che deve valutare se esista o meno una esimente che non può valutare nessun altro. E la causa di giustificazione esiste o no? Sì, perché vi è un interesse pubblico. Come fate a dire che non c'è un interesse pubblico una volta che sono state approvate delle leggi che vincolano tutti, che devono garantire i flussi migratori e la sicurezza del nostro Paese. Tant'è vero che il presidente Grasso, con la sua bravura, per tentare di annacquare ha detto che vi era un generico rischio di terrorismo. Presidente Grasso, lei ricorda, come me, gli anni Settanta, quando si parlava di sedicenti Brigate Rosse. (Applausi). E dopo qualche anno ci siamo trovati con i morti per la strada. Allora il generico rischio del terrorismo non era un generico rischio; sappiamo tutti che cosa avviene e che cosa ci portano nel nostro Paese. (Applausi). Quando vi è un flusso migratorio non regolato e non controllato, abbiamo queste conseguenze.
Come fate a voler violare la legge? Perché la vostra decisione sarebbe contro la norma. E chi la interpreta, allora? Non lo potrà fare il giudice, perché questa è una funzione nostra. E chi si rifiuta di farlo, viene meno alla propria funzione. Voi state mettendo in atto una attività che è contro la funzione del senatore, perché non avete diritto né avete la necessità di non pronunciarvi.
Mi appello al senatore Perilli, che ho sempre apprezzato per il modo di ragionare, e non perché avete votato in un certo modo nel caso Diciotti e nel caso Gregoretti; questo non m'interessa. Mi interessa una sola cosa nella prima votazione. Oggi, come fa a non prendere in considerazione l'interesse pubblico che era frutto di leggi approvate da voi, non da me?
Io oggi ho chiesto di intervenire alla presidente Bernini - e la ringrazio - semplicemente per affermare dei princìpi, delle regole. Poi mi interessa meno se si tratti di Salvini o di altri. Mi interessa il rispetto delle regole che il Senato deve avere perché, nel momento in cui questo non si realizzasse, ci troveremmo di fronte all'anarchia più totale, alla democrazia che calpesta se stessa. Nel momento in cui le norme non trovano applicazione nel luogo e nel tempo in cui devono essere applicate, è la negazione dello Stato democratico. E su questo credo che ciascuno di noi debba interrogarsi. (Applausi. Congratulazioni).
BONGIORNO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONGIORNO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, senatrici e senatori, iniziamo con una domanda: come mai ci sono state queste tre domande di autorizzazione a procedere su fatti palesemente collegiali, e in tutte e tre le domande si chiede solo di processare Salvini? (Applausi).
Nel caso Diciotti - non so se qualcuno lo ricorda - il Premier e alcuni dei Ministri competenti decisero addirittura di presentare delle memorie per dire di aver partecipato collegialmente ai fatti e di sentirsi di sposare l'operato di Salvini, come a dire: «Fate processare anche noi».
Negli altri due casi non ci sono state analoghe memorie, ma ci sono ampie dichiarazioni pubbliche, che ho richiamato anche nel precedente intervento. Eppure, nulla. Non ho una risposta tecnica, da penalista, perché il concorso nel reato c'è ogniqualvolta più persone condividono, a prescindere dal ruolo che ciascuno ha.
Mi pongo allora un'altra domanda. Poco fa Salvini diceva: «Lo so, qui ormai avete deciso di votare contro di me». Chiedo allora quale sarebbe stato l'esito del voto oggi, se la domanda di autorizzazione a procedere, oltre che Salvini, avesse incluso anche Conte e gli altri Ministri competenti. (Applausi).
Sentite bene queste parole: alcuni le hanno ricordate, poi vedremo che senso hanno. «Mi dispiace dover dire che non vedo veramente dove Salvini stia sbagliando: illegittimamente si cerca di entrare in Italia e il Ministro dell'interno interviene perché questo non avvenga e non capisco cosa c'entri la procura di Agrigento. Sbaglio?». Sono le parole di Paolo Auriemma, procuratore capo di Viterbo e attenzione alle parole, perché le abbiamo lette, ma vanno comprese. «No, hai ragione, ma ora bisogna attaccarlo»: queste sono invece le parole di Luca Palamara, potentissimo e influentissimo componente del Consiglio superiore della magistratura, capace di condizionare le carriere dei suoi colleghi, ex presidente dell'Associazione nazionale magistrati.
Palamara pronuncia dunque queste parole e ogni parola ha un senso. Prima dice: «Hai ragione», quindi io Palamara reputo che è vero che Salvini interviene affinché non ci siano ingressi illegittimi, è vero che sta facendo il suo dovere (e forse è anche vero: cosa c'entra la procura di Agrigento?), ma ora dobbiamo attaccarlo ed è il «dobbiamo» che mi impressiona enormemente. (Applausi). «Noi»: viene usato il plurale, ma «noi» chi? Parlava con un magistrato, ergo «noi magistrati» non è che «possiamo attaccarlo», ma «dobbiamo attaccarlo», anche se sta dalla parte della ragione.
Qualcuno ha voluto un po' derubricare queste parole, dicendo che forse, alla fin fine, erano delle chiacchiere tra amici, tra privati. Allora, io ho cercato di esaminare le intercettazioni - e vi dico di più, ne voglio vedere ancora di più - e ne ho trovata un'altra che forse fa capire se erano o meno chiacchiere tra privati o se c'era qualcosa in più.
«Indovina chi è il presidente del tribunale dei Ministri di Palermo? Io!»: cioè, questa guerra dichiarata a Salvini era talmente nota, quantomeno tra i magistrati, da indurre chiunque si trovasse ad avere un fascicolo in mano riguardante Salvini a scrivere immediatamente a Palamara. «Lo sai chi se ne occupa? Io!». È stranissima una cosa del genere. E sapete cosa risponde Palamara, sempre sobrio, discreto, che tutela le istituzioni? Risponde: «Grande». Grande, e poi conclude, dopo la chiacchierata: «Io sono sempre con te. Un abbraccio forte». Considerate che quasi tutte le chat di Palamara si concludono con un abbraccio: qui forse era una figura particolarmente importante e in quel momento l'abbraccio è «forte». (Applausi).
Quando sono venuti alla luce questi messaggi, per due o tre giorni tutti si sono scandalizzati sui giornali e poi si è detto: tutto sommato c'è un processo a Perugia, vedremo cosa succederà. Il processo di Perugia, per chiarezza, verificherà se gli eventuali reati a carico di Palamara sussistono.
Ma io mi pongo un altro problema: se quelle non erano chiacchiere private (perché non mi sembrano chiacchiere private, visto che tutti sapevano qual era l'obiettivo di Palamara), questo invito di Palamara è rimasto soltanto in quella chat o, per caso, ha avuto conseguenze? Vediamo un po' di date? Lo sapete di che data è quel messaggio? Agosto 2018. Matteo, a partire da quando iniziano le varie domande di autorizzazione a procedere nei tuoi confronti? Agosto 2018. Da allora, abbiamo che qualsiasi tipo di ritardo o di diniego allo sbarco illegittimo si trasforma in sequestro: Diciotti, sequestro; Gregoretti, sequestro; Open Arms, sequestro.
Si dirà: forse è perché, alla fin fine, Salvini comincia a operare in quel momento, quindi effettivamente è da quel momento che si configura un reato. La risposta è: mi dispiace, ma non è così, perché le stesse identiche condotte, ritardo o diniego, si verificano anche successivamente, senza conseguenze penali: ottobre 2019, secondo Governo Conte. Il secondo Governo Conte è caratterizzato da porti spalancati, ma non sempre. L'Ocean Viking viene bloccata in mare per undici giorni perché si era in attesa del voto per le elezioni regionali in Umbria. (Applausi).
Notate che il tempo che è stato considerato penalmente rilevante per Salvini va dal 14 al 20 agosto; in questo caso invece si tratta di undici giorni. Gennaio 2020, secondo Governo Conte, sempre l'Ocean Viking, vicino Taranto, con 403 migranti a bordo, di cui 149 bambini, attende quattro giorni prima di avere l'ok: nessuna conseguenza.
Ciò che mi chiedo è questo: esiste, per caso, nel codice penale italiano una scriminante che preveda che, se il sequestro è per fini elettorali, è lecito? (Prolungati applausi). Altrimenti non si spiega la differenza: uno era un presunto sequestro per tutelare la Patria e l'altro era un sequestro per fini elettorali.
Ma, attenzione, io noto due pesi e due misure anche su un altro fronte: sapete chi è Creus? È un personaggio importante, a volte fa anche interviste con Baricco e altri. È il comandante di Open Arms. Sappiate che Creus è il comandante sia del viaggio Open Arms oggetto di questa domanda di autorizzazione a procedere, sia di altri viaggi fatti da Open Arms in passato. Cosa succede a Creus? Nel marzo 2018 era per caso ministro Salvini? No. Ebbene, Open Arms, con il comandante Creus, fa il solito giochino di chiedere con insistenza di arrivare in Italia; sbarca in Italia e scatta un processo a suo carico per reati gravissimi. C'è stata una bella richiesta di rinvio a giudizio per Marc Reig Creus. Sapete per cosa è imputato? Violenza privata, perché anziché dirigersi verso Malta, punto di sbarco più vicino, e richiedere alle autorità maltesi l'indicazione di un porto, così come previsto dalle convenzioni internazionali e come indicato dallo Stato di bandiera, si dirigeva verso le coste italiane, costringendo le autorità italiane a concedere l'approdo. Creus è un violento: violenza privata. Il secondo capo di imputazione è favoreggiamento dell'immigrazione clandestina (tra l'altro, è ai sensi del terzo comma dell'articolo 12 del decreto legislativo n. 286 del 1998, quindi è considerato tra gli organizzatori di questo favoreggiamento).
Quindi, a marzo 2018, Creus è un delinquente. Cosa succede al Creus delinquente? Delinquente secondo quella richiesta di rinvio a giudizio, Creus è a bordo della Open Arms nell'agosto 2019, e Salvini vi ha già ricordato che Creus, per quattro volte, rifiuta la possibilità di far sbarcare i migranti. Vediamo quali sono queste occasioni. Intanto, in data 4 agosto, c'erano condizioni meteo straordinariamente brillanti: Malta invita immediatamente Creus a rivolgersi alla Spagna, raggiungibile in 2-3 giorni, quindi, Creus, partendo in data 4 agosto, avrebbe potuto raggiungere la Spagna il 7-8 agosto. La bella risposta di Creus è: non se ne parla!
Il 10 agosto Malta, a questo punto, decide di autorizzare lo sbarco di alcuni migranti, quindi Creus, che vuole salvare i migranti, riceve il benestare da Malta allo sbarco di parte dei migranti e sapete cosa risponde? Che non vuole fare ingiustizie a bordo. C'è una lettera in cui dice che la cosa avrebbe creato problemi perché a bordo aveva più razze e se avesse fatto scendere una razza, l'altra ci sarebbe rimasta male. Scusa, ma chi ha preso tutte queste razze? Così, non fa scendere i migranti.
Il 18 agosto, primo benestare spagnolo e la risposta di Creus è la seguente: troppo lontano arrivare fino allo Stretto di Gibilterra. A questo punto, giustamente, Toninelli si fa carico di dirgli che lo avremmo aiutato noi. Signori, lo dico per chiarezza: Toninelli non compare nella domanda di autorizzazione a procedere. Giusto per evitare equivoci.
C'è una dichiarazione pubblica, una dichiarazione che troverete ovunque, in cui Toninelli dice: a me non sembra in buona fede Creus. Dice allo stesso Creus: vi accompagniamo noi, con le nostre navi. E Creus risponde a Toninelli: no, grazie.
Il 19 agosto, per eliminare ulteriori alibi, si indica un porto ancora più vicino, Gibilterra. Creus rifiuta per la quarta volta. Allora, la mia domanda è: se c'è una situazione di pericolo, e tu hai la possibilità, per quattro volte di uscire dalla situazione di pericolo e dici di no, tu, sei uno che se la va a cercare o no? (Applausi).
Ciò che è stupefacente è che Creus - cattivissimo quando c'è Minniti, buonissimo mentre c'è Salvini - in questo caso non ha imputazioni.
Sapete chi ha l'imputazione di rifiuto? Matteo Salvini. Perché, oltre al sequestro, ti segnalo, Matteo, che ti hanno dato anche il rifiuto di atti d'ufficio. Quello rifiutava, ma il reato lo davano a lui, che è il re Mida del reato: dove tocca, è reato.
Quindi, Salvini si prende un'imputazione per sequestro di persona. A tale riguardo voglio fare una domanda: se mi trovassi in una stanza chiusa, e in questa stanza ci fossero cinque porte, quattro delle quali aperte e una chiusa, blindata, e io, anziché dirigermi serenamente verso le quattro porte aperte, cercassi di forzare quella chiusa, sarei vittima di un sequestro oppure sarei una pazza scatenata che cerca in tutti i modi di forzare una porta? (Applausi).
Colleghi, io sono straconvinta che ci sono situazioni diverse e che non bisogna mai fare di tutta l'erba un fascio, ma è anche vero che, tra alcune di queste navi, mi sembra che si stiano iniziando a fare un po' di capricci: lì non vado, lì neanche, neanche lì; quindi, devono spiegarci perché non vanno.
In conclusione, Presidente, credo che quando si parla di interesse pubblico, forse si deve anche tener conto del fatto che c'è un interesse pubblico anche ad evitare che soggetti che hanno accuse pesantissime, come quella di favoreggiamento, entrino in Italia. Ve lo siete posti questo problema?
Vorrei dire un'altra cosa. Voi che adesso vi accingete a votare per mandare a processo Salvini, siete a favore di Creus. Vorrei segnalarvi un fatto che forse vi è sfuggito. Sapete cosa è successo il 5 febbraio 2020? A Ragusa è iniziato il processo a carico di Creus. Chi oggi vota contro Salvini dice che Creus è perbene. Bene, chi sostiene questo Esecutivo sappia che il Governo si è costituito parte civile contro Creus il 5 febbraio scorso. (Applausi). Sapete chi si è costituito parte civile?
PRESIDENTE. Senatrice Bongiorno, la invito a concludere.
BONGIORNO (L-SP-PSd'Az). Si sono costituiti parte civile contro Creus la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministro dell'interno.
Il giudizio sulla politica dell'immigrazione del ministro Salvini verrà definitivamente sottratto alla valutazione della storia e dell'elettorato e lo affiderete alla magistratura. Secondo me, un giorno capirete che state facendo fare dei passi indietro al Parlamento. (Applausi). Oggi chi vota per mandare a processo Salvini fa esattamente quello che chiedeva Palamara: attacca Salvini pur sapendo che ha fatto il suo dovere. Siete dei parlamentari, non inginocchiatevi a Palamara! (Applausi. Congratulazioni).
EVANGELISTA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
EVANGELISTA (M5S). Signor Presidente, colleghi, qualche settimana fa in quest'Aula il senatore Matteo Salvini ha affermato testualmente che i porti aperti hanno salvato vite, i porti chiusi condannano a morte migliaia di persone.
Possiamo chiederle, collega Salvini, se si è trattato di un ravvedimento? Credo, più probabilmente, a un lapsus - purtroppo - perché, in realtà, nell'agosto 2019 l'ex ministro Salvini privava della loro libertà personale 161 naufraghi, poi diventati 134 (tra cui un neonato di nove mesi, due bimbi e due donne in gravidanza), stipati in una nave civile che poteva contenere al massimo 19 persone, sotto il sole, privi di dignità umana, reduci da guerre, sofferenze, violenze e da un naufragio; persone psicologicamente stremate e malate, come provano le numerose evacuazioni mediche che vennero disposte.
Ricordiamo anche che a bordo della nave, nei giorni a cavallo di Ferragosto, la situazione sanitaria andava peggiorando di ora in ora, con alcune persone che giacevano in condizioni molto serie, con carenza di antibiotici e in presenza di infezioni da arma da fuoco. Alcuni migranti, alla vista della terraferma, decisero di lanciarsi in mare nel tentativo di raggiungere la costa a nuoto per circa 800 metri.
Ex ministro Salvini, parliamo di persone che furono fatte sbarcare solo dopo venti giorni e non da lei, ma dalla Procura di Agrigento. E mentre sulla nave si consumava questo dramma, il senatore Salvini cavalcava le scene sui palchi, convinto di essere già in campagna elettorale per le politiche, affermando, in maniera rozza e disumana, che era finita la pacchia per chi voleva sbarcare in Italia. (Applausi).
Per questi fatti, l'Assemblea del Senato è oggi chiamata a deliberare se autorizzare o no la magistratura a procedere nei confronti del senatore Salvini per i reati di sequestro di persona aggravato e violazione di doveri d'ufficio, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 96 della Costituzione e dell'articolo 9 della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1.
Occorre pertanto chiedersi: Salvini agì nell'ambito di un'azione governativa allo scopo di perseguire un preminente interesse pubblico, come richiede la scriminante di cui all'articolo 9 della citata legge, oppure da solo e per un suo personale convincimento politico?
Ebbene, il Gruppo MoVimento 5 Stelle oggi c'è, è presente e non ha dubbi. L'allora ministro dell'interno Matteo Salvini, con un grave comportamento assunto autonomamente e non condiviso dalla restante compagine governativa, in aperta violazione delle norme di diritto internazionale e dei princìpi di rango gerarchico superiore che impongono agli Stati firmatari l'obbligo di salvare le vite in mare, trattenne illegittimamente le persone a bordo, negando loro lo sbarco per un suo convincimento politico che non può assurgere a preminente interesse pubblico dello Stato e dei suoi cittadini e per questa ragione dovrà essere sottoposto a procedimento penale davanti all'autorità giudiziaria. Lasciamo alla magistratura ogni valutazione e non facciamo in questa sede nessuna condanna.
Pertanto il MoVimento 5 Stelle esprime dissenso rispetto al pronunciamento della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, che ha accolto la proposta del presidente Gasparri di negare l'autorizzazione a procedere. Ciò non senza rilevare che la proposta citata, in particolare in sede di replica alle numerose eccezioni sollevate anche dal MoVimento 5 Stelle in Giunta, contiene una vistosa forzatura interpretativa, direi quasi ermeneutica, dei fatti e della loro cronologia. Innanzitutto il relatore richiama nei suoi scritti solo parzialmente le note scritte del premier Conte e si è spinto a sostenere che solo con la lettera del 16 agosto, indirizzata all'allora Ministro, il presidente del Consiglio Conte avesse esplicitato la linea da seguire, ma così non è. Già nella prima missiva, quella del 14 agosto, infatti, il Presidente del Consiglio indicò in modo chiaro la linea da adottare per risolvere quello che nel frattempo era divenuto il caso Open Arms, sollecitando Salvini - queste le sue parole - ad adottare con urgenza i necessari provvedimenti per assicurare assistenza e tutela ai minori presenti sull'imbarcazione. Ciò in forza delle convenzioni internazionali, in particolare della Convenzione internazionale sulla ricerca ed il salvataggio marittimo (SAR), siglata ad Amburgo nel 1979, che impone agli Stati firmatari, tra i quali l'Italia, l'obbligo di soccorrere e prestare assistenza alle persone in mare, ma soprattutto l'obbligo di portare queste persone in un luogo sicuro e quindi sulla terraferma. Salvini impedì lo sbarco immediato di tali minori, avendo come unica preoccupazione quella di inoculare il dubbio che la loro minore età fosse solo presunta (frasi affermate da Salvini da un palco durante un comizio). Ci si chiede tuttavia che importanza poteva avere la circostanza che di 27 soggetti minori, in realtà nove risultarono maggiorenni: evidentemente nessuna. Così però non è stato per la maggioranza dei componenti della Giunta e per il presidente Gasparri, i quali invece sostengono, davvero arditamente e in spregio alla reale successione dei fatti, che l'indirizzo dato dal presidente del Consiglio Conte all'allora Ministro sia datato 16 agosto invece del 14, quando il Presidente del Consiglio richiamava espressamente Salvini al rispetto della normativa in vigore.
A ciò si aggiunga che i minori, dopo l'ordine di Conte e l'intervento del tribunale per i minorenni di Palermo, vennero fatti sbarcare solo il 17 agosto da Salvini, suo malgrado (sono state le parole dell'ex Ministro). Non è vero, quindi, che lo sbarco avvenne immediatamente o lo stesso giorno della presa d'atto da parte di Salvini dell'indirizzo governativo, rispetto al quale invece ribadì la sua difformità per il suo orientamento politico. Ricordiamo che alla stessa data il tribunale amministrativo regionale (TAR) della Sardegna aveva sospeso il decreto sicurezza bis; sospensione a mio parere addirittura non necessaria perché, a differenza di quanto il presidente Gasparri ha scritto nella sua relazione iniziale, il diritto interno cede sempre il passo alle norme di diritto internazionale che prevalgono e non c'è bisogno di nessun ricorso alla Corte costituzionale. A nulla valse, peraltro, il tentativo disperato, fallito clamorosamente, del quale non si fa nessuna menzione nel provvedimento della Giunta, col quale Salvini, dopo che il TAR aveva sospeso il decreto sicurezza bis, cercò di emettere un altro provvedimento interdittivo, che però il Ministro della difesa e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti si rifiutarono di controfirmare, dando così quella prova inconfutabile che andate continuamente a cercare dell'aperto dissenso tra la linea adottata dall'ex ministro Salvini e l'indirizzo collettivo del Governo. (Applausi).
Non possiamo neanche accettare un'altra temeraria e ardita deduzione fatta dal relatore, ossia che l'indirizzo dato dal Presidente del Consiglio riguardasse solo i minori. Aveva infatti chiarito in poche righe, il premier Conte, di aver ricevuto la disponibilità da parte di una pluralità di Stati all'accoglienza dei migranti della Open Arms, secondo le sue parole: «a condividere gli oneri dell'ospitalità per tutte le persone di cui ci stiamo occupando, anche indipendentemente dalla loro età». (Applausi). A nulla vale il parallelismo, anch'esso super sfruttato, tra il caso Diciotti del 2018 e i casi Gregoretti e Open Arms del 2019, casi concreti completamente diversi, per cui diverse devono essere le conclusioni.
Nei mesi trascorsi tra le due estati, un pregevole lavoro diplomatico era stato portato avanti dal premier Conte, che aveva consolidato i buoni rapporti con i partner europei e la redistribuzione dei migranti era divenuta una buona pratica, che sarà infatti formalizzata ad ottobre, nell'incontro di Malta, sicché la pressione da fare sui Paesi europei tramite il divieto di sbarco dei naufraghi non era più un'azione governativa, ma l'azione politica assolutamente personale del senatore Salvini. Davvero ancora più singolare appare quindi l'argomentazione del presidente Gasparri, secondo cui non è necessario che il preminente interesse pubblico sussista veramente, ma sarebbe sufficiente la ventilata volontà del Ministro di perseguirlo. In questo modo, si giustificherebbe pienamente l'operato di Salvini, il quale sostiene di aver agito per scongiurare la minaccia terroristica legata ai flussi migratori, messa in evidenza durante una riunione del Comitato nazionale dell'ordine e della sicurezza pubblica tenutasi un anno prima, nel 2018. Questa altro non è che una scappatoia, frutto di una forzatura inaccettabile, che non tiene conto del profondo mutamento del panorama internazionale avvenuto nel 2019, allorché gli Stati europei decidevano di adottare la politica della redistribuzione, come inaccettabile è che si affermi che si deve apprezzare il fatto che Salvini volesse salvare l'Italia e gli italiani dal terrorismo internazionale, anche se questo rischio era del tutto immaginario. Accettare questa argomentazione significherebbe sovvertire un parametro oggettivo di giudizio e la logica stessa del giudicare, perché si finirebbe per dare giustificazione a qualsiasi azione criminale, se astrattamente finalizzata a perseguire un imprecisato interesse preminente, sganciato dalla reale portata dei fatti.
Ultima, ma non meno importante annotazione, che dimostra come le idee del ministro Salvini e del Governo cui allora apparteneva fossero ormai su binari diversi e lontani: nei giorni della vicenda della Open Arms, si era consumata l'insanabile frattura voluta dallo stesso senatore Salvini con la presentazione di una mozione di sfiducia al presidente Conte proprio il 9 agosto 2019 in Senato. Erano i giorni della richiesta di pieni poteri, con i calici in alto, sotto il sole cocente della riviera romagnola, una brutta pagina della storia repubblicana, macchiata ulteriormente dal tentativo strumentale e autoreferenziale della Lega di opporsi alla domanda di autorizzazione a procedere nei confronti del loro leader.
È per tutti questi motivi che, a nome del Gruppo MoVimento 5 Stelle, dichiaro il voto contrario alla relazione del senatore Gasparri. (Applausi).
*QUAGLIARIELLO (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
QUAGLIARIELLO (Misto). Signor Presidente, nei pochi minuti a mia disposizione vorrei parlare di due problemi. Il primo si chiama Matteo Salvini. Da quello che abbiamo sentito, Matteo Salvini è diventato un simbolo. Il senatore Salvini è intervenuto spesso in quest'Aula ultimamente. Io faccio parte del suo schieramento ma non sempre mi sono trovato d'accordo con lui, anzi spesso le mie opinioni sono differenti. Ciò non toglie che, quando una persona diventa un simbolo, è un grave problema per la politica e addirittura un crimine per la giustizia. Questo bisogna in qualche modo tenerlo presente e avere un principio di precauzione ancora più forte.
Signor Presidente, lei sa che non siamo nuovi in quest'Aula e sa che questo principio di precauzione lo abbiamo avuto non solo quando si è trattato di prendere posizione nei confronti di persone del nostro schieramento, ma anche e soprattutto quando si è trattato di nostri avversari politici.
Il secondo problema si chiama politica, signor Presidente, e in particolare si chiama gubernaculum: quello spazio di governo la cui difesa ha coinciso con la nascita del moderno costituzionalismo. Noi siamo qui a difendere l'imperio; la possibilità che non sia un altro potere, senza contrappesi adeguati, a decidere cos'è il preminente interesse pubblico. A me pare che oggi stiamo delegando questo potere alla magistratura.
Sottrarre decisioni come quelle sul processare un Ministro alle dinamiche della post-politica è fondamentale se vogliamo ancora affermare un ruolo per questo Parlamento. La si può pensare come si vuole, si può cambiare una maggioranza, ma almeno quei senatori che facevano parte della precedente maggioranza non dovrebbero cambiare idea sull'interesse pubblico, altrimenti muore la politica e nasce la post- politica. Questo per decenza, ma se la decenza è morta noi vorremmo cercare di evitare che muoia anche la politica, ed è per questa ragione che i senatori di IDeA e Cambiamo!, iscritti al Gruppo Misto, voteranno a favore della relazione del senatore Gasparri. (Applausi).
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione.
Ricordo che la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi dell'articolo 135-bis, comma 8, del Regolamento, si intenderà respinta qualora non consegua il voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea, cioè 160 voti.
Ai sensi dell'articolo 135-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, sulle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, volte a negare la concessione dell'autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Matteo Salvini nella sua qualità di Ministro dell'interno pro tempore.
I senatori favorevoli alla proposta della Giunta di non concedere l'autorizzazione a procedere voteranno sì.
I senatori contrari alla proposta della Giunta voteranno no.
I senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione nominale con scrutinio simultaneo.
Ricordo altresì che il risultato non verrà proclamato immediatamente.
I senatori che non abbiano partecipato al voto potranno successivamente recarsi al banco della Presidenza e dichiarare il proprio voto palese ai senatori Segretari che ne terranno nota in appositi verbali. Tale facoltà potrà essere esercitata fino alla chiusura delle operazioni di voto prevista per le ore 18. Successivamente si procederà allo scrutinio e alla proclamazione del risultato.
La seduta non è sospesa.
Alle ore 15 è previsto il question time.
Così come concordato, indico subito la Conferenza dei Capigruppo in sala Pannini.
(Nel corso delle operazioni di voto assumono la Presidenza il vice presidente ROSSOMANDO - ore 14,18 -, indi il vice presidente LA RUSSA - ore 14,57 -).
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo e il Ministro della salute.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso.
Il senatore Magorno ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01839 sulle misure di sostegno alla ristorazione e alla filiera agroalimentare, per tre minuti.
MAGORNO (IV-PSI). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, le misure restrittive alle attività economiche e produttive e sociali adottate per prevenire e contrastare l'emergenza epidemiologica da Covid-19 hanno avuto quale conseguenza la crisi economica peggiore dal dopoguerra ad oggi. In particolare, tra i settori più colpiti c'è il canale Horeca(hotellerie, restaurant, café), cioè l'insieme degli operatori che lavorano nel settore della somministrazione degli alimenti e delle bevande, diversi dalla grande distribuzione organizzata che interessa prevalentemente il commercio del food e del beverage. Questo specifico comparto ha subito, da prima, la completa chiusura durante il lockdown e, successivamente, una complessa fase di riapertura con limitazioni dei posti a sedere legate alle necessarie misure di distanziamento sociale. Considerato che anche il flusso turistico ha registrato un calo senza precedenti e la pandemia non accenna a diminuire, in particolare fuori dai confini europei, la crisi del settore della ristorazione si sta ulteriormente aggravando.
Secondo l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea), sul fronte del consumo alimentare extradomestico la spesa delle famiglie italiane nel 2019 ha sfiorato gli 86 miliardi di euro, con un incremento reale sull'anno precedente del 1,6 per cento. A fronte di tale andamento decisamente positivo, le prospettive dei consumi extradomestici per tutto il 2020 sono tutt'altro che incoraggianti: si può stimare potenzialmente che il canale ha avuto un calo pari al 40 per cento, per un ammontare che si aggirerebbe almeno in 34 miliardi di euro di perdite. Secondo «FareRete», un progetto composto da trenta associazioni del settore ristorazione, con 100.000 addetti, e secondo i settori agroalimentare e della pesca dell'associazione Alleanza delle cooperative italiane, in assenza del canale della ristorazione una quota compresa tra il 30 e il 50 per cento delle produzioni agroalimentari si trova priva di sbocco commerciale. Secondo Coldiretti, in solo tre mesi di lockdown il crollo delle attività di ristorazione per il fermo forzato di alberghi, bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi ha avuto un effetto negativo che si è riverberato sull'intero settore agroalimentare nazionale, con una perdita di fatturato di almeno 1,5 miliardi di euro per i mancati acquisti in cibi e bevande.
Le misure di liquidità e di aiuto a fondo perduto introdotte con il decreto-legge cura Italia e con il successivo decreto rilancio sono state un primo segnale positivo, ma non decisivo per risollevare il settore. In questo contesto aumenta il rischio di spreco alimentare legato alla mancanza di collocazione sul mercato delle produzioni destinate al settore della ristorazione.
Pertanto si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo stia elaborando per il sostegno diretto alle 180.000 attività di ristorazione, a beneficio dell'intera filiera agroalimentare italiana.
PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatrice Bellanova, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
BELLANOVA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Signor Presidente, onorevoli senatori, l'emergenza Covid-19 e la prolungata chiusura di gran parte degli esercizi del settore Horeca hanno determinato perdite per tutti i soggetti economici coinvolti nel sistema agroalimentare. Anche la riapertura, in queste settimane, vive criticità che non possono essere ignorate, a partire dalla drastica diminuzione dei posti a disposizione nei locali, che si ripercuote sui fatturati delle imprese di ristorazione già in forte sofferenza e anche sui livelli occupazionali. In questi ultimi tempi, tutti abbiamo riconosciuto il ruolo strategico e determinante della nostra filiera agroalimentare, quella che abbiamo chiamato filiera della vita. Tutti abbiamo detto grazie, ma non basta. Sostenere la ristorazione significa impedire il venir meno di un pezzo strategico del nostro made in Italy, un pezzo su cui si fonda la nostra forza, la nostra identità nel mondo. Come ho già ribadito ai colleghi di Governo, la filiera agroalimentare italiana deve essere considerata nella sua prospettiva più ampia, dal lavoratore agricolo al consumatore. In quest'ottica, il settore della ristorazione rappresenta un anello cruciale, direi determinante, considerata soprattutto la quota significativa di prodotto agroalimentare nazionale, inclusi vini e bevande, che viene assorbita da ristorazione e pizzerie e che influisce in modo rilevante sui segmenti di eccellenza delle nostre produzioni. Con il ministro Patuanelli abbiamo ascoltato le rappresentanze del settore ed è quanto mai urgente intervenire per sostenere i ristoratori e la filiera tutta, nell'ambito delle azioni da prevedere nel prossimo decreto di sostegno ai settori economici e produttivi. In queste ore è in corso un'intensa attività di confronto con le altre amministrazioni, al fine di definire le modalità di intervento. La nostra proposta è già sul tavolo: un fondo per la ristorazione del valore complessivo di circa un miliardo di euro. È infatti necessario favorire il più possibile la fase di mantenimento in vita degli esercizi di ristorazione con una misura immediata che inietti liquidità per poter mettere queste imprese nelle condizioni di riattivare rapidamente le forniture di alimenti e che potenzi quanto già previsto nei decreti liquidità e rilancio. Da qui la proposta di un fondo ad hoc per un bonus filiera Italia. Proponiamo infatti un bonus di circa 5.000 euro a fondo perduto diretto ai 180.000 esercizi pubblici di ristorazione per l'acquisto di prodotti agroalimentari nazionali e da materie prime italiane. Come dicevo, l'obiettivo di questa proposta è duplice: garantire un'immediata iniezione di liquidità e sostenere, allo stesso tempo, la filiera agroalimentare italiana. Sono convinta che l'adozione di una misura di questa portata potrà contribuire in modo molto significativo a riattivare dinamiche economiche e sociali virtuose di cui il Paese, soprattutto in questo momento, ha profondo bisogno.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Magorno, per due minuti.
MAGORNO (IV-PSI). Grazie, signor Ministro, anche per il lavoro che sta facendo in questi mesi. Con le sue misure, che sono concrete, lei ha dato una risposta efficace e appunto concreta all'ultimo miglio della filiera della vita, come l'ha definita. I nostri ristoratori sono il fiore all'occhiello del made in Italy, l'eccellenza della filiera enogastronomica. Da sindaco posso testimoniare la sofferenza, il disagio, ed anche il dolore alcune volte, di generazioni di famiglie che hanno tramandato un antico mestiere, che mai andrebbe deriso e abbandonato perché è uno dei collanti più importanti delle nostre comunità.
PRESIDENTE. Il senatore De Bonis ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01838 sull'importazione di grani esteri di minore qualità e sicurezza alimentare, per tre minuti.
DE BONIS (Misto). Signor Presidente, signor Ministro, cari colleghi, purtroppo continua indisturbato l'arrivo nel porto di Bari di navi estere contenenti grano duro prevalentemente proveniente dal Canada. Parliamo di milioni di quintali, quantitativi non indifferenti che vengono destinati alle grandi aziende industriali alimentari, che alterano così anche i listini prezzi del mercato nazionale. Ufficialmente, sembrerebbe non sufficiente la quantità prodotta in Italia ma in realtà è proprio la situazione di mercato precaria che scoraggia la coltivazione di questo importante cereale per la nostra dieta mediterranea. Ricordo al Ministro che ho presentato molte interrogazioni, nelle quali ho riportato in maniera dettagliata tutti i dati delle navi, ma nessuna di queste ha ricevuto risposta, neanche in ordine ai controlli dell'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf), che pure abbiamo sentito in audizione in Commissione.
Informo il Ministro che il 27 luglio ha fatto visita proprio al gruppo Casillo che risulta essere il principale importatore di grano estero canadese. Infatti da inizio anno ha importato circa 1.650.000 quintali su un totale di oltre tre milioni di quintali che tutta l'Italia ha importato dall'estero.
Vorrei anche ricordare al Ministro che in quest'Aula è stata approvata la mozione sul glifosato che è una sostanza presente nel grano canadese dannosa per la salute pubblica. Recenti studi scientifici ne hanno infatti messo in evidenza genotossicità, interferenza endocrina e alterazione del microbiota intestinale oltre alla probabile cancerogenicità.
Chiedo allora oggi al ministro Bellanova: quali iniziative intende assumere al fine di scoraggiare l'acquisto di grani esteri che vengono puntualmente miscelati con il grano duro nazionale di ottima qualità, deprimendone la produzione nazionale? Visto che lunedì il Ministro è stato a Corato, in visita dal gruppo Casillo, nel bel mezzo di una campagna elettorale, quali sono stati gli argomenti affrontati sul tema importazione grano estero? Quando si è recata da Casillo, leader del mercato dell'industria molitoria, lo ha invitato a dare precedenza e giusta valorizzazione al grano prodotto dagli agricoltori italiani da lei rappresentati? Dall'intervista questo non si evince. Con il suo messaggio, anziché promuovere l'utilizzo del grano italiano per la produzione di pasta e a tutela del made in Italy, ha invece ringraziato gli imprenditori industriali che effettuano la produzione di un made in Italy industriale ottenuto mediante la trasformazione di grano canadese. Il suo ruolo le impone di occuparsi della tutela del prodotto agricolo italiano, del grano italiano e non del prodotto industriale composto da materie prime canadesi. Altrimenti, Ministro, a molti di noi sorgerebbe il dubbio che sia un Ministro dell'agricoltura canadese invece che italiano.
PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatrice Bellanova, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
BELLANOVA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Signor Presidente, onorevole senatore, il Ministero delle politiche agricole, che rappresento, è fortemente impegnato nel sostegno all'intera filiera cerealicola e in particolare a quella grano-pasta. A testimonianza di ciò, nel decreto rilancio ho fortemente voluto l'inserimento dell'esonero contributivo straordinario, previdenziale e assistenziale, per il periodo da gennaio a giugno 2020 anche per i cerealicoltori. Tale misura rappresenta uno dei principali strumenti di risposta che il Governo ha messo in campo in questa fase molto delicata per il Paese.
Sul fronte della trasparenza, ricordo al senatore interrogante che proprio su iniziativa del Mipaaf è stato prorogato il decreto che rende obbligatoria l'origine in etichetta del grano utilizzato per la pasta, una scelta chiara per mettere il consumatore nelle condizioni di conoscere, in maniera consapevole e informata, gli alimenti che acquista. Sul fronte della formazione dei prezzi, come il senatore interrogante saprà, il Ministero ha aperto un confronto con la filiera per la costituzione di una commissione sperimentale nazionale per il prezzo indicativo. A causa della pandemia, il termine della raccolta delle deleghe per stabilire la rappresentanza del mondo produttivo in questa commissione è stata posticipata al 30 settembre.
Ricordo, inoltre, che in queste settimane si è provveduto allo sblocco dei pagamenti degli aiuti al grano duro nazionale in contratti di filiera e sono in corso di pagamento, dal Ministero ad Agea, ulteriori 10 milioni di euro per la domanda 2019. Sono convinta che potenziare i contratti di filiera rappresenti una delle azioni strutturali più poderose al fine di valorizzare la qualità del grano nazionale e favorire la produzione di qualità di pasta al cento per cento italiana.
Sul fronte della vigilanza siamo tutti impegnati nella tutela massima del consumatore, come dimostrano le migliaia di controlli effettuati dagli organi preposti, così come sono consapevole della necessità di aiutare la produzione agricola nazionale di grano duro a produrre sempre più grano di qualità, tenuto conto che l'industria della pasta lo assorbe completamente e non siamo autosufficienti in questa produzione.
Per quanto riguarda la richiesta di far riportare in fattura la dicitura «grano duro di importazione nazionalizzato» ricordo che sui documenti di tracciabilità dei lotti importati rimane l'indicazione che il grano è di origine estera.
Riporto infine quanto segnalato dal Ministero della salute, rispetto ai controlli di loro competenza. I numerosi controlli sanitari, effettuati dai competenti uffici periferici, operanti presso porti ed aeroporti italiani, non hanno riscontrato, da tre anni a questa parte, nessuna criticità riguardo alla presenza di glifosato sul grano di provenienza estera, che risulta conforme alla normativa sanitaria nazionale ed europea.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Bonis, per due minuti.
DE BONIS (Misto). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, abbiamo svolto un'audizione nella competente Commissione con le autorità preposte ai controlli e abbiamo sentito prima l'Icqrf, che dipende da suo Dicastero, e poi l'Ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera (USMAF), che dipende in particolare dalla Direzione generale della prevenzione sanitaria. Stiamo ancora aspettando l'esibizione alla Commissione di tutte le analisi effettuate dall'Icqrf e abbiamo rivolto la stessa richiesta all'USMAF, ma ad oggi non è pervenuto niente. In Commissione abbiamo avuto modo di riferire ai funzionari dell'Icqrf che i dirigenti della Capitaneria di porto, in prevalenza Puglia e in particolare a Bari, accusavano la mancata effettuazione di controlli e di non aver visto l'Icqrf a Bari sin dallo scorso mese di febbraio. Quindi abbiamo molte perplessità in ordine alla quantità e alla qualità dei controlli. Da quanto ci risulta, tutte le navi contengono prodotti con quantità di glifosato che, mentre rispettano i limiti previsti dall'Unione europea in ordine alla concentrazione massima, sono in contrasto con il principio di precauzione, che pure è stato recepito nel nostro Paese.
Per quanto riguarda i prezzi, sarebbe opportuno che la Commissione unica nazionale (CUN), prima di essere avviata, metta a punto la delega per i produttori in modo tale che non ci sia un legame stretto con il proprio organo di rappresentanza sindacale, perché gli agricoltori vorrebbero che questa attività fosse svolta in libertà e che quindi fosse garantita loro la piena possibilità di conferire questa delega a chiunque. Mi auguro che quanto prima la commissione venga istituita e convocata e che sia avviato un processo di armonizzazione delle quotazioni nazionali con il resto del mondo, dove i grani di scarsa qualità con residui tossicologici subiscono un declassamento all'estero che invece per noi non va bene e ciò si traduce invece in un flusso di importazione di queste navi di terza e di quarta categoria. Abbiamo anche invocato un maggior... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Senatore De Bonis, ricordo che durante il question time il rispetto dei tempi è un po' più rigido.
La senatrice Biti ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01759 sulle criticità nel sistema assicurativo delle imprese agricole, per tre minuti.
BITI (PD). Signor Presidente, è un piacere poter interrogare il gentile Ministro a nome di tanti colleghi del Partito Democratico sul tema della criticità nel sistema assicurativo delle imprese agricole, che crediamo davvero importante per un settore, che, come il Ministro ha ricordato anche in precedenza, abbiamo evocato tanto in questi mesi e di cui abbiamo parlato tantissimo durante il lockdown.
Signor Ministro, lei sa che in questo momento eventi atmosferici del tutto imprevedibili, che sono conseguenza dei cambiamenti climatici, e anche ovviamente l'emergenza sanitaria legata al Covid-19 hanno messo in gravissima difficoltà le aziende del settore agroalimentare, con un calo di liquidità, che riguarda tutto il settore. Con l'interrogazione in esame, le chiediamo pertanto di cercare di trovare il modo per alleviare le difficoltà di tale settore.
Il sistema assicurativo nel settore agroalimentare è fondamentale per il sostegno di tutte le imprese, offre un sostegno economico alle imprese stesse, ma d'altra parte comporta anche un impegno economico per tali imprese, perché da qualche parte le risorse per stipulare le assicurazioni devono essere trovate.
È vero che ci sono contributi nazionali e comunitari che sono fondamentali e che in alcune situazioni possono diventare anche essenziali. Tali risorse sono davvero importanti. Come lei sa, c'è un problema temporale, ormai abbastanza strutturale, nell'erogazione dei contributi. Si registrano infatti dei ritardi (anche di diversi anni) che, a nostro avviso, sono intollerabili perché mettono in difficoltà tutto il comparto.
In conclusione, essendo lei a conoscenza dell'importanza del tema, le chiediamo se e come il Ministero intenda intervenire sia dal punto della semplificazione della documentazione che le aziende, e soprattutto chi le guida, deve preparare - che sicuramente è un impegno - e poi se e cosa intenda fare per accelerare i pagamenti e sostenere, cercando di eliminare o limitare i rischi, questa filiera della vita, come anche lei l'ha chiamata poco fa, di cui tanto abbiamo parlato e che noi del Partito Democratico - come lei ben sa - crediamo sia fondamentale per la ripartenza del Paese.
PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatrice Bellanova, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
BELLANOVA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Signor Presidente, onorevole senatrice, sono consapevole delle difficoltà in cui versa il mondo agricolo e della necessità di ottenere semplificazioni in tutte le procedure che riguardano l'intero settore. Molte iniziative sono state già intraprese, ma occorre continuare in tale direzione per agevolare quanto più possibile l'intero comparto. In tal senso, per semplificare la documentazione formale che accompagna i piani assicurativi individuali, è stata già avviata un'interlocuzione con la Commissione europea per verificare la possibilità di stabilire dei valori standard di resa o di valori, entro i quali l'agricoltore è esonerato dall'esibire documentazione per dimostrare i propri dati di resa aziendale.
Per quanto riguarda poi l'accelerazione dei rimborsi assicurativi, segnalo che anche le misure assicurative agevolate si avvalgono delle semplificazioni previste dalle norme Covid. Mi riferisco in particolare all'introduzione da parte dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) della firma differita per il rilascio della documentazione, alla possibilità di pagare sotto condizione risolutiva, prima della presentazione della documentazione antimafia e, per gli aiuti nazionali, alla possibilità temporanea di procedere al pagamento senza la preventiva verifica di eventuali pendenze fiscali. Ulteriori semplificazioni sono state introdotte anche per i controlli in loco previsti a campione sulle domande presentate.
Rilevo poi che l'incremento del numero di imprese agricole che usufruiscono dello strumento assicurativo rappresenta uno degli obiettivi della misura per la gestione dei rischi del programma di sviluppo rurale nazionale.
Stiamo lavorando anche nell'ambito della prossima programmazione per far sì che questa opportunità venga utilizzata da tutte le imprese agricole, almeno per la copertura dei rischi catastrofali che periodicamente colpiscono i nostri territori agricoli e le loro economie. Accanto a questa misura verrà comunque mantenuto il sostegno anche agli altri strumenti, come le polizze a copertura dei rischi puntuali (come ad esempio la grandine), i fondi di mutualizzazione e lo strumento per la stabilizzazione dei redditi.
In ogni caso per un'adeguata gestione dei rischi da parte delle imprese agricole sarà necessario coordinare gli interventi con le Regioni che dovranno integrare gli strumenti presenti con misure di investimento preventive di assistenza tecnica e trasferimento di conoscenza. Queste ultime necessarie a creare una cultura imprenditoriale di gestione dei rischi.
L'insieme dei provvedimenti dovrà garantire la resilienza delle imprese per l'adattamento ai cambiamenti climatici, ma anche eventi non previsti, ma prevedibili, come la crisi di mercato.
Concludo confermando il mio massimo impegno a sostenere ogni iniziativa finalizzata all'adozione di misure di sostegno alle imprese del settore, che in questi ultimi mesi, nonostante le straordinarie difficoltà incontrate, hanno garantito la tenuta del sistema agricolo italiano.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Biti, per due minuti.
BITI (PD). Signor Ministro, siamo soddisfatti. Mi viene da dire una cosa, che è sicuramente una sollecitazione e che riguarda anche altre parti e altri piani del nostro tessuto aziendale nazionale: prendere il meglio da questa situazione di crisi per farlo diventare la normalità. Quello che lei dice sull'accelerazione dei rimborsi e sulla semplificazione, che si rifà alle norme relative all'emergenza Covid, auspico che possa diventare la normalità. Ci auguriamo che questo possa avvenire non solo nel settore agroalimentare, ma un po' in generale. È un mio auspicio personale.
Siamo soddisfatti, signor Ministro, e le rinnovo l'invito - gliel'ho rivolto più volte, anche recentemente qui in Aula - a tornare in Commissione. A causa dell'emergenza Covid lei non è potuta ancora tornare per completare la sua audizione. Mi auguro che possa venire presto, perché la Commissione agricoltura, pur nelle posizioni politiche diverse di ogni Gruppo, ha sempre dimostrato di cercare davvero il confronto, in modo da arrivare a una sintesi e ottenere dei risultati per tutto il comparto agroalimentare.
Ci sfrutti, signor Ministro, perché le competenze in quella Commissione ci sono e noi siamo a disposizione. Si è parlato tanto del rapporto tra Parlamento e Governo: noi siamo a sua completa disposizione per provare a dare una mano a un settore che ci sta tanto a cuore. (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore Centinaio ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01837 sulle misure per il rilancio del comparto turistico, per tre minuti.
RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, sarò io ad illustrare l'interrogazione, se per lei va bene.
PRESIDENTE. Sostituisce il senatore Centinaio?
RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az). Dall'inizio era così, comunque va bene.
PRESIDENTE. Il suo Gruppo non l'ha segnalato, ma noi l'apprezziamo ugualmente, anzi siamo felici. Prego, senatore Ripamonti.
RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az). La ringrazio, signor Presidente.
Oggi per noi non è semplicissimo intervenire in questo question time, dopo che, con il voto di oggi sull'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini - come ha giustamente detto la senatrice Bongiorno - il Parlamento o almeno parte di esso si è inginocchiato a Palamara, senza alcun dubbio.
Questi sono i numeri che tutte le volte ripetiamo parlando di turismo: 223 miliardi e 13 punti di PIL. Ci tocca, e dobbiamo farlo, perché purtroppo, ogni volta che parliamo di turismo, va ricordato quanto sia importante per il nostro settore produttivo. Credo che non siamo gli unici a farlo, perché ogni volta che sento parlare di turismo tutti fanno riferimento a queste cifre. Lo dobbiamo fare per un motivo molto semplice: credo che fino ad oggi - lo dico senza timore di smentita - non vi siano atti che abbiano dato un po' di sollievo a questo comparto che tutti ripetiamo essere strategico e importante. L'ultimo grido d'allarme, altissimo, è quello dei tour operator; ma è solo l'ultimo di una lunga serie. Non sto qui a citare tutte le associazioni che abbiamo audito nel corso dell'esame dell'affare assegnato n. 445, che ha determinato l'approvazione all'unanimità di una risoluzione contenente tutta una serie di iniziative proprio per il turismo. Ciò sta a significare che ad oggi non è stato fatto molto, se non addirittura niente.
Ci sono degli studi, molto autorevoli, che certificano che fino a maggio, a fronte dell'emergenza Covid, c'è stata una perdita netta di circa 275 miliardi. Dio non voglia che l'emergenza si allunghi fino a dicembre, perché in quel caso la stima è di 640 miliardi. Provvedimento dopo provvedimento, dal cura Italia al liquidità e al rilancio, è evidente che le misure che sono state adottate non sono state sufficienti. La sua parola d'ordine è sempre stata quella di dire che metterete risorse nel prossimo provvedimento. Tuttavia, stiamo aspettando da un po', come si aspetta la pioggia in tempo di siccità. Siccome lei molto spesso ha fatto riferimento a risorse, provvedimenti, progetti e progettualità, noi siamo qua a chiederle - lo leggo, perché è importante che io legga bene quello che le chiediamo - se siano già state individuate le risorse che verranno messe a disposizione del settore e gli interventi che il Governo intenderà realizzare attraverso la prossima manovra economica.
Chiudo, signor Presidente, per stare all'interno dei tempi - come lei ci raccomanda - mostrando al Ministro un disegno di legge sul turismo - probabilmente lo avrà riconosciuto - a prima firma Gianmarco Centinaio, a seconda firma Ripamonti e a seguire tutte le firme del nostro Gruppo. Esso contiene, signor Presidente, signor Ministro, tutto quello che il comparto del turismo chiede. Non abbiamo lasciato indietro nessuno: guide turistiche, tour operator e quant'altro. È tutto qua dentro. Concludo - lo sa - facendo cosa? Consegnandolo al Ministro in uno spirito di collaborazione, nient'altro. (Applausi).
PRESIDENTE. Il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, onorevole Franceschini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
FRANCESCHINI, ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. Signor Presidente, senatore Ripamonti, la Lega, con il senatore Centinaio, ha gestito il Ministero del turismo - come è capitato anche a me nell'altra legislatura - in un momento positivo di grande crescita e di sviluppo impetuoso, come è stato negli ultimi anni, del turismo internazionale in Italia. E capite bene, pur essendo all'opposizione oggi, che è completamente diverso gestire il Ministero non in una situazione di crescita, ma dentro un dramma enorme come quello che ha colpito il turismo in tutto il mondo dopo l'emergenza Covid. (Applausi).
Sono state fatte molte cose nei provvedimenti. Non è un annuncio o un rinvio. Abbiamo fatto - mi dispiace doverle brevemente elencare - nei diversi decreti che si sono susseguiti l'esonero del versamento IRAP; il contributo a fondo perduto per il calo di fatturato; il credito d'imposta per l'adeguamento degli ambienti di lavoro; le agevolazioni per l'accesso alla liquidità; per la prima volta sono stati estesi al settore ammortizzatori sociali che il settore non ha mai avuto come la cassa integrazione in deroga e l'indennità straordinaria anche per tutti i lavoratori stagionali e temporanei; il tax credit vacanze (a oggi, più di 900.000 persone hanno già ottenuto il bonus e più di 100.000 l'hanno già utilizzato e dura fino al 31 dicembre); il fondo di promozione del turismo; il rimborso dei titoli di viaggio e i pacchetti turistici; il credito di imposta per le locazioni e l'affitto d'azienda; l'abolizione del versamento della prima rata IMU per il solo settore del turismo; il fondo per il turismo; il ristoro della tassa di soggiorno ai Comuni; il fondo di ristoro per le agenzie di viaggi e i tour operator; l'esonero dal pagamento della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche (TOSAP) e del canone per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche (COSAP); l'incremento della dotazione dei contratti di sviluppo; la norma che avete chiesto voi sulle concessioni balneari marittime. Quindi, molte cose sono state fatte, ma non bastano.
Il settore del turismo è stato profondamente colpito. È una crisi quella attuale più lunga delle precedenti. Stiamo lavorando su dei provvedimenti e mi dispiace dover utilizzare questo termine che - immagino - verrà criticato. Io non ho l'abitudine di venire in Parlamento ad annunciare dei provvedimenti prima che vengano discussi e approvati in Consiglio dei ministri. Posso dire su cosa stiamo lavorando perché è questione di giorni. Avremo due tappe importanti: una riguarda il decreto che faremo all'inizio di agosto, con le risorse dello scostamento che il Parlamento ha appena votato, e poi ci sarà la grande opportunità fornita dai 209 miliardi del recovery fund dell'Unione europea, su cui abbiamo cominciato a lavorare e che verrà dopo l'estate.
Nel provvedimento che adotteremo fra qualche giorno stiamo lavorando su tre priorità: la prima è garantire un sistema di ammortizzatori sociali per i settori che hanno crisi prolungate e, quindi, soprattutto il turismo (prolungamento della cassa integrazione e dell'indennità straordinaria per i lavoratori stagionali atipici); sostegno alle imprese, compreso l'IMU e il credito d'imposta per gli affitti per quelli che non l'avevano e, soprattutto, aiuto ai settori più colpiti. Anche all'interno del turismo ci sono settori più o meno colpiti. Sarà, quindi, previsto un aiuto in particolare per le agenzie di viaggi e i tour operator, che non hanno più clientela perché nessuno programma viaggi nel lungo termine e, quindi, hanno bisogno di un sostegno ben più forte dei primi 25 milioni che hanno già avuto. Il secondo settore è quello delle città d'arte perché, se il turismo è ripreso in alcuni settori, nelle città d'arte, purtroppo, c'è un problema particolare che richiede interventi ulteriori.
Penso che il senatore Centinaio replicherà dicendo che sono insufficienti e inadeguati. Io volevo dirvi - lo ripeto - che continuerò a prendere ogni critica, anche la più ingenerosa, come un contributo positivo. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Centinaio, per due minuti.
CENTINAIO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, non dico che non siamo per niente soddisfatti. Anzi, Ministro, lo siamo quando viene fatto qualcosa per il settore. Le ricordo che, quando ci siamo incontrati il 4 marzo, all'inizio della pandemia, le abbiamo detto di essere al suo fianco e disponibili a ragionare insieme per fare qualcosa e per migliorare il nostro Paese.
Signor Ministro, lei sa benissimo che questo è un settore che cuba 232 miliardi, ossia il 13 per cento del PIL e il 14 per cento dell'occupazione. Mettere a disposizione del settore 4 miliardi di euro, quando la Francia ne ha messi 20 e la Spagna ne ha messi 10, a noi sembra un po' pochino. Non siamo noi che diciamo che non è ancora stato fatto nulla. Il 16 marzo, Federalberghi Campania sul decreto-legge cura Italia ha dichiarato: «Misure insoddisfacenti». Il 30 aprile, Federalberghi Veneto ha detto di essere stati abbandonati dal Governo. Il 12 maggio, Astoi, Aidit, Assoviaggi e FTO si sono detti preoccupati dal decreto-legge rilancio. Il 25 maggio, le associazioni degli albergatori siciliani hanno affermato che le loro istanze sono cadute nel nulla. Il 10 luglio Astoi ha dichiarato sul decreto-legge rilancio che l'indifferenza manifestata nei confronti del settore non è più accettabile. L'11 luglio, Federalberghi ha detto che a giugno c'è stato il meno 80 per cento. Il 27 luglio, Federturismo: «altro che bonus vacanza, il Governo non ci ascolta».
Non sono il senatore Centinaio e la Lega a dire che questo Governo non sta facendo abbastanza, ma lo sta dicendo il settore del turismo. Quindi, signor Ministro, se porterà un decreto interessante per il settore e quest'ultimo ci dirà che il ministro Franceschini sta lavorando bene, noi saremo al fianco del ministro Franceschini. In caso contrario, la bocciamo, come la sta bocciando ora tutto il settore. (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore Santillo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01835 sul nuovo logo della Reggia di Caserta, per tre minuti.
SANTILLO (M5S). Signor Ministro, lo scorso 22 aprile, il direttore della Reggia di Caserta Tiziana Maffei, nominata il 14 maggio 2019, ha presentato in videoconferenza il nuovo logo del monumento vanvitelliano preannunciando anche e in che modo si intendesse riorganizzare il sito museale per il dopo Covid-19.
A poche ore dal lancio del nuovo brand Reggia di Caserta, sui social sono comparsi commenti esclusivamente negativi. In particolare, il presidente dell'ordine degli architetti di Caserta Raffaele Cecoro ha affermato che l'ordine degli architetti per propria natura ha un ruolo che presenta una stretta connessione con la cultura e con il design; per questo motivo sente l'obbligo di dissentire in maniera molto forte per la scelta del nuovo logo della Reggia di Caserta. «Il logo scelto per rappresentare il brand manca totalmente di ogni riferimento storico-artistico e sembra un vero e proprio plagio in quanto simile se non identico ad altri loghi già esistenti. Sembra essere stato preso in prestito da quello del celebre campione di tennis Roger Federer o ancora peggio da quello della nota società immobiliare canadese "Ricco Colinares" che utilizza questo marchio da anni».
Il lavoro per realizzare il logo Reggia di Caserta è stato assegnato con affidamento diretto alla ditta Sigla Comunicazione, con sede a Levata di Curtatone (Mantova), per l'importo di 37.500 al netto di IVA, autorizzato dall'allora direttore ad interim Antonio Lampis. L'agenzia Sigla Comunicazione di Mantova ha prodotto un logo estremamente semplice, che non lascia intravedere alcuno sforzo creativo sia grafico che storico, con l'uso banale delle iniziali «R» e «C».
Considerato che il nuovo logo della Reggia di Caserta non rappresenta i caratteri profondi che connotano il monumento, la semplicità grafica ha dato adito alla profusione di numerose parodie, tanto da far temere un danno di immagine al monumento stesso.
Inoltre, è parere degli interroganti che la paventata aria di cambiamento che si vuole promuovere per la Reggia di Caserta non si addica in alcun modo al prestigio del monumento, che si ricorda essere patrimonio Unesco ed uno dei più visitati d'Italia. Peraltro, il logo preesistente, che raffigurava la piantina della Reggia di Caserta vista dall'alto, a detta di tutti era molto più rappresentativo.
Considerato, infine, che il costo per la realizzazione del nuovo logo è stato di 37.500 euro, cifra significativa, soprattutto in considerazione del periodo di crisi e che detta cifra poteva essere utilizzata per interventi mirati di riqualificazione e manutenzione dei parchi e degli edifici, si chiede di sapere quanto l'iniziativa descritta abbia causato un danno di immagine ed economico non solo alla Reggia di Caserta, ma anche all'intero patrimonio culturale italiano, e soprattutto quali iniziative di sua competenza intenda intraprendere per porre rimedio a quello che potremmo considerare un vero e proprio oltraggio alla storia.
PRESIDENTE. Il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, onorevole Franceschini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
FRANCESCHINI, ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. Signor Presidente, la Reggia di Caserta è stata simbolo negli ultimi anni di una straordinaria storia di riscatto.
Il nuovo direttore, individuato dopo la selezione internazionale cui si è fatto ricorso in base alla nuova norma del 2014 per i direttori dei più grandi musei italiani, ha portato una ventata di innovazione: restauri, riqualificazione del parco, aumento del numero dei visitatori, miglioramento dei servizi riconosciuto in modo assolutamente trasversale e, soprattutto, fuori dai confini del nostro Paese, visto anche l'enorme aumento del numero dei visitatori.
In conseguenza di questo lavoro di rinnovamento, nel 2019 il direttore museale ad interim - il direttore precedente, Felicori, era andato in pensione - ha ravvisato la necessità di riorganizzare il sito e di cercare un brand, un logo che lo promuovesse in modo più efficace.
È stata avviata quindi, ai sensi dell'articolo 36, comma 2, del decreto legislativo n. 50 del 2016, essendo una spesa inferiore ai 40.000 euro, con l'acquisizione di tre preventivi, la valutazione della migliore offerta. Il 22 maggio 2019 è stata affidata dal direttore alla citata ditta «Sigla srl» l'individuazione di una nuova identità visiva e da lì è uscito il simbolo, che credo sia stato riportato dai giornali, contenente l'indicazione «Reggia di Caserta» e il monogramma «RC», che non è piaciuto all'opinione pubblica della città, né a molti critici. È naturale che vi sia un dibattito quando si introduce un logo nuovo, ma è stata largamente prevalente la valutazione negativa.
Il brand Reggia di Caserta come logo tipo adesso è oggetto di una valutazione: non ci sarà più il monogramma «RC», che è stato ritirato, come dichiarato pubblicamente. Il nuovo direttore della Reggia di Caserta ha deciso di promuovere, e sta già facendo, un concorso internazionale per la scelta del logo. Mi pare, quindi, che tutto questo potrà essere tranquillamente superato.
Aggiungo - lo dico perché, essendo stata presentata un'interrogazione, ovviamente ho il dovere di rispondere - che, rispetto al rapporto tra istituzioni museali e politica, si debba davvero prevedere un margine di libertà totale alle istituzioni museali, anche quando sono oggetto di critica, che è legittimo fare, come ha fatto la stampa e hanno fatto i presentatori dell'interrogazione, e com'è giusto che si faccia. Credo, tuttavia, che non si debba entrare nella gestione autonoma dei musei e quindi le scelte, positive o negative, debbano restare nella totale autonomia. Pertanto, né noi come politici, né tantomeno io come Ministro, possiamo metterci a valutare la singola scelta, giudicandola, anche in base a criteri molto soggettivi, giusta o sbagliata, quando soprattutto riguarda le politiche di comunicazione di un museo.
Detto questo, mi pare che la spinta dell'opinione pubblica abbia portato a rivedere la scelta da parte della direzione e sicuramente il nuovo criterio di selezione rimedierà al problema sorto.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice De Lucia, per due minuti.
DE LUCIA (M5S). Signor Ministro, ci riteniamo relativamente soddisfatti della risposta.
Certo noi non le abbiamo chiesto un parere sulla scelta del logo, che non rientrerebbe in realtà tra i suoi compiti, come lei stesso ha sottolineato.
Ci tenevamo a evidenziare, però, come un piccolo gesto, quale appunto la scelta del logo di un sito così importante come la Reggia di Caserta - tengo a sottolineare che è importante non soltanto per la Campania, ma per tutto l'ambito nazionale, essendo uno dei siti architettonici più visitati del nostro Paese, per cui è fondamentale anche dal punto di vista gli introiti - possa creare un po' di difficoltà di affiliazione, di amorevole affetto nei confronti di un metodo di gestione rispetto al rapporto reale che ci dovrebbe essere tra una città e il territorio.
Siamo rimasti già colpiti dal fatto che sono bastati dieci giorni per fare un passo indietro da parte della direttrice: in realtà, già in un comunicato stampa del 29 aprile si diceva che il logo in parte veniva ritirato.
Sono andata personalmente alla Reggia e, in effetti, ora c'è una situazione ancora più ibrida. Infatti, non solo non c'è il logo che avrebbe vinto la gara - non è stata poi una vera e propria gara, ma si è trattato di un affidamento diretto ad una ditta di Modena - ma non c'è neanche il vecchio logo. Quindi, dal logo utilizzato ad ora è scomparso l'ologramma della piccola corona e non ci sono i famosi quattro cortili, che erano stati molto ben accetti non solo dalla città, ma anche dal mondo della cultura italiano, in quanto, con un semplice segno grafico, essi rappresentavano perfettamente la Reggia di Caserta.
Ci siamo informati anche noi sull'eventualità di voler procedere quanto prima con un concorso internazionale di idee e ci auguriamo che, anche da parte sua, ci sia una sollecitazione perché questo avvenga presto, perché credo che la Reggia meriti una particolare attenzione. (Applausi).
PRESIDENTE. La senatrice Unterberger ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01840 sulle misure sanitarie per garantire il ricongiungimento delle coppie e delle famiglie binazionali, per tre minuti.
UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Ministro, come sappiamo, l'Italia ha subordinato l'ingresso dall'estero all'andamento della curva dei contagi nei Paesi di provenienza. Da alcuni è stata completamente ripristinata la libera circolazione; da altri, tra cui anche i Paesi europei come la Bulgaria e la Romania, è stato introdotto l'obbligo di quarantena. Da altri ancora non vi è la possibilità di accedere in Italia, se non per comprovati motivi di lavoro di studio di salute. Tra questi ce ne sono diversi che hanno fitte relazioni con l'Italia: il Bangladesh, il Brasile, la Macedonia del Nord, la Bosnia-Erzegovina, solo per citarne alcuni.
La questione interessa madri e padri separati dai loro figli, ma anche coppie, sposate o meno, che hanno il diritto di ricongiungersi con la persona con la quale hanno un legame sentimentale stabile. Queste persone, che si sono associate in una rete di nome "Love is not tourism", hanno dichiarato la loro disponibilità a effettuare, eventualmente anche a loro spese, i necessari test, sia all'arrivo sia alla partenza, con controlli periodici, anche settimanali.
Inoltre, a quanto risulta, i Governi di Danimarca, Norvegia e Olanda hanno già provveduto ad inserire questi soggetti tra quelli esenti dal divieto di transito.
Tutto ciò premesso, si chiede di sapere se il Ministro non ritenga opportuno prendere provvedimenti affinché anche in Italia i soggetti interessati e rientranti nella categoria siano inseriti tra quelli esenti dal divieto di transito, dando così la possibilità a migliaia di coppie e famiglie di ricongiungersi dopo questa drammatica emergenza.
PRESIDENTE. Il ministro della salute, onorevole Speranza, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
SPERANZA, ministro della salute. Signor Presidente, ringrazio la senatrice Unterberger per questo quesito, che mi consente di fare un punto su una vicenda assolutamente rilevante. Negli ultimi mesi siamo riusciti a piegare la curva del contagio, tra mille difficoltà che sono note, chiaramente, agli onorevoli senatori presenti, grazie soprattutto ai comportamenti virtuosi delle italiane e degli italiani e grazie a misure molto dure assunte dal Governo nazionale e dalle nostre Regioni.
Ho già avuto modo di dire in quest'Aula che siamo fuori dalla tempesta, ma non siamo ancora in un porto sicuro. Intanto, la situazione internazionale, quella al di fuori dei confini del nostro Paese, è purtroppo sempre più complicata. Siamo arrivati ad oltre 17 milioni di casi, con oltre un milione di casi in più a settimana e, purtroppo, una situazione neanche sotto controllo nella nostra Europa, in modo particolare nei Balcani. Ahimè, però, negli ultimi giorni ci sono segnali non positivi che vengono anche da importantissimi Paesi europei quali la Francia, la Spagna e la Germania.
Dentro questo contesto, sono stato costretto, per difendere il nostro Paese, a firmare ordinanze molto stringenti, non solo per tutti i Paesi extraeuropei ed extra-Schengen con l'obbligo di quarantena, ma anche nei confronti due Paesi europei come Romania e Bulgaria, che sono costretti alle stesse misure dei Paesi extraeuropei. Queste sono scelte dolorose, che nessuno di noi fa a cuor leggero, ma sono scelte indispensabili per difendere il nostro Paese e per non vanificare i sacrifici enormi che le italiane e gli italiani hanno compiuto finora.
Sulla base di queste valutazioni, voglio dirle che valuterò con la massima attenzione le sue riflessioni e proposte, perché toccano un tema che mi sta particolarmente a cuore e che ha a che fare con diritti di natura costituzionale, riconosciuti nel nostro Paese come quelli che tutelano le relazioni di natura familiare.
Valuterò, quindi, con la massima attenzione le sue indicazioni e i suoi suggerimenti, fermo restando che abbiamo una priorità assoluta, che in questo momento è tenere sotto controllo la curva epidemiologica, non vanificare quanto fatto finora e difendere fino in fondo il nostro Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Unterberger, per due minuti.
UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Ministro, comprendo l'emergenza, ma mi riferivo soprattutto a quei Paesi dove c'è un divieto assoluto di transito e, solo per motivi di lavoro, studio o salute, in via eccezionale, si può fare rientro in Italia.
La rete "Love is not tourism" chiede di inserire tra i motivi elencati anche la convivenza di fatto, ossia una coppia non sposata ma avente una relazione sentimentale. Mi rendo conto che non è facile stabilire quando ci sia una relazione sentimentale. Pensate che in Norvegia è sufficiente che la coppia stia insieme da nove mesi e i due si siano visti una volta nella loro vita per parlare di relazione sentimentale.
Pur conscia, quindi, della difficoltà di stabilire i criteri, penso anche, tuttavia, che le persone debbano avere il diritto di ricongiungersi con i propri affetti.
PRESIDENTE. Il senatore Totaro ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01834 sull'allungamento delle liste d'attesa per le prestazioni sanitarie, per tre minuti.
TOTARO (FdI). Signor Ministro, onorevoli senatori, il Gruppo Fratelli d'Italia ha presentato questa interrogazione perché - come certamente saprà - le gravi situazioni che si sono verificate a seguito della pandemia da Covid-19 hanno prodotto un appesantimento e un aggravamento di un problema che conosciamo nella nostra Italia, quello delle liste d'attesa per le prestazioni sanitarie.
A volte parliamo di liste d'attesa di mesi, che, purtroppo, si sono temporalmente allungate di molto. Abbiamo notizie - lei sicuramente le conoscerà - molto frammentarie in merito, che ci vengono dalle Regioni, che parlano di centinaia di migliaia di persone in più in lista d'attesa.
Si è bloccato tutto. Si è pensato, giustamente - abbiamo seguito quello che lei ha fatto - al coronavirus, ma non si muore soltanto di quello; ci sono altre patologie mortali, quali tumori piuttosto che malattie cardiovascolari o altro. In questo senso, l'allungamento delle liste di attesa comporta un gravissimo problema per la popolazione italiana proprio per i livelli di assistenza che possiamo garantire ai cittadini italiani.
Sa benissimo che c'è una situazione frammentaria, Ministro, e con la nostra interrogazione le chiediamo innanzi tutto di conoscere la situazione Regione per Regione, perché abbiamo notizie molto varie; quindi, un intervento nazionale, che ovviamente deve portare avanti il Governo per evitare disuguaglianze esistenti certamente a livello territoriale e non degne di un Paese come il nostro, che pensa alla coesione nazionale come punto di riferimento essenziale.
È importante anche intervenire in funzione di quello che potrà avvenire in autunno: dobbiamo, cioè, predisporre una sanità che sia in grado di affrontare problematiche riguardanti Covid e non Covid e, quindi, separare i due livelli di assistenza e di intervento.
Ministro, ribadisco la necessità di un piano nazionale di rientro delle liste di attesa garantendo le necessarie risorse finanziarie aggiuntive e attivando un fattivo coordinamento tra Stato e Regioni.
PRESIDENTE. Il ministro della salute, onorevole Speranza, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
SPERANZA, ministro della salute. Signor Presidente, ringrazio il senatore Totaro e il Gruppo Fratelli d'Italia per l'interrogazione presentata.
Penso che questo sia un tema decisivo per le prossime settimane. Lei, senatore Totaro, ha detto bene: non vi è dubbio che negli ultimi mesi il Servizio sanitario nazionale abbia impegnato tutte le proprie energie per affrontare l'emergenza Covid e non poteva oggettivamente che essere così. I nostri medici e infermieri hanno incessantemente usato tutte le ore a loro disposizione per fronteggiare un nemico nuovo, invisibile e assolutamente insidioso, che ha messo sotto pressione, in maniera del tutto inedita, le nostre strutture sanitarie.
Come dicevo prima, penso che siamo in una fase diversa, in cui abbiamo bisogno di ricominciare a occuparci di tutte le funzioni ordinarie del Servizio sanitario nazionale, perché c'è una grande verità: il Covid è stato il nostro primo nemico degli ultimi mesi, ma non ha fermato le altre patologie che sono ancora presenti e che - ahimè - anche in questi mesi hanno continuato a camminare. È indubbio che negli ultimi mesi si è accumulato un ritardo: tante visite che potevano e dovevano essere fatte nei mesi di marzo, aprile o maggio sono state rinviate.
Noi siamo al lavoro su questo punto attraverso due gambe sostanziali: la prima è una ricognizione puntuale, che stiamo facendo già da alcuni giorni, in collaborazione con tutte le Regioni, per capire qual è il fabbisogno esatto di cui stiamo parlando; la seconda dovrà essere la messa in campo, immediatamente, di nuove risorse per un vero e proprio piano straordinario di nuovi investimenti per recuperare le liste di attesa.
Posso dire sin da oggi che nel prossimo decreto che si adotterà all'inizio di agosto, per effetto dello scostamento che proprio ieri il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati hanno autorizzato, indicheremo risorse molto significative che io ho chiesto al Ministro dell'economia proprio per finanziare questo piano straordinario.
Voglio dire che il Servizio sanitario nazionale non si fermerà in estate: proveremo ad allargare orari e giorni di disponibilità per rispondere a questa esigenza. Abbiamo chiaramente bisogno di più risorse. Mi permetta qui solo di ricordare che negli ultimi cinque mesi sul Servizio sanitario nazionale sono state messe più risorse che negli ultimi cinque anni; non c'era mai stato nella storia di questo Paese un investimento così forte. (Applausi). Io penso che sia la strada giusta e lavoreremo da subito per rispondere a questa esigenza.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Totaro, per due minuti.
TOTARO (FdI). Ministro Speranza, la ringrazio per la risposta. Non per sfiducia nei suoi confronti, ma non sono soddisfatto della risposta, e non perché lei non rappresenti qualcosa di diverso in confronto a un Governo composto spesso da pataccari e venditori di chiacchiere e fumo.
Francamente siamo molto preoccupati per quello che può avvenire da qui ai prossimi mesi, perché il problema delle lunghe liste di attesa esiste ed è molto grave, nel senso che abbiamo cittadini di serie a e cittadini di serie b: chi può permetterselo si fa visitare a pagamento, mentre chi non può rischia di morire in attesa delle prestazioni sanitarie del Servizio sanitario nazionale. È un fatto gravissimo che riguarda la giustizia sociale nel nostro Paese: tutti dovremmo essere uguali, come stabilisce la nostra Costituzione e, invece, esiste una differenza chiara tra chi ha i soldi per pagarsi le visite a pagamento e chi non ce li ha. Parliamo della vita delle persone.
Signor Ministro, prendo atto del suo intervento. Penso che si dovrà agire con l'aiuto di tutti. Come lei avrà visto, anche in questa fase abbiamo sempre avanzato delle proposte, mai in maniera scomposta, ma sempre nella direzione dell'interesse della nostra Nazione e del nostro popolo. Noi vogliamo veramente che venga fatto questo censimento e che, da qui a settembre, si ponga in essere un intervento per quanto riguarda i reparti Covid e no Covid. Negli ospedali non si può bloccare tutto perché c'è il Covid, perché si muore anche di altre patologie. Differenziamo gli interventi e destiniamo le risorse, perché di chiacchiere se ne possono fare tante.
Lei ha detto che sono state stanziate più risorse. E io rispondo: grazie, c'è stata la pandemia e volevo vedere se non riuscivamo a fare questo. Dobbiamo fare ancora di più e molto meglio, perché le liste di attesa in un Paese civile a livello mondiale come l'Italia non possono essere accettate perché sono proprie di Paesi del terzo mondo. Non possiamo accettare ciò e, se il problema non verrà risolto, lo denunceremo sempre quando si presenterà l'occasione.
PRESIDENTE. La senatrice Binetti ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01836 sull'interruzione delle prestazioni sanitarie destinate ai minori con disabilità, per tre minuti.
BINETTI (FIBP-UDC). Signor Ministro, come lei sa bene, noi siamo intervenuti più volte a tutela dei diritti dei bambini portatori di handicap e, quindi, a sostegno delle loro famiglie.
Parlando di bambini portatori di handicap, utilizzando in questo momento questa espressione nel senso più ampio possibile, mi riferisco a quelli che possono essere ricompresi nello spettro autistico, ma anche ai portatori di difficoltà più specificamente di tipo motorio o anche a quelli considerati portatori di disagio sul piano delle competenze di tipo cognitivo, di cui spesso ignoriamo le ragioni del ritardo, che però sono reali e che definiscono questo piccolo universo di bambini portatori di handicap. Ebbene, questi bambini sono stati i più penalizzati in occasione del recente lockdown, e lo sono stati per una ragione molto semplice: prima di tutto non hanno ricevuto quel tipo di supporto specifico che i centri specializzati offrono loro. Sono bambini abituati ad avere una fisioterapia qualificata quasi quotidiana, che frequentano centri per la stimolazione attraverso le tecniche che valorizzano pratiche quali la ippoterapia o la pet therapy; sono bambini che hanno bisogno di sostegno attraverso la logoterapia. Si tratta, cioè, di bambini che necessitano di un supplemento di risorse, ma che non l'hanno avuto, sebbene rappresenti per loro un diritto. Sono bambini che sono stati trascurati abbastanza spesso (direi nel 90 per cento dei casi) anche da quelle forme di sostegno che arrivano attraverso la didattica di sostegno, l'insegnante di sostegno in aula; inoltre sono stati esclusi da tutte le tecniche fatte di webinar e dalla didattica a distanza. Sono stati reclusi nell'ambito della loro casa e le famiglie si sono dovute caricare per intero il loro peso; peraltro, in modo particolare questo lavoro tocca sempre alle madri, che hanno svolto nei loro confronti ogni tipo di attività possibile.
La cosa peggiore è che, mentre si sono riaperte mille altre strutture - ovviamente sappiamo bene che non si è riaperta la scuola - non si sono riaperti neppure i centri altamente specializzati che si occupano di questi bambini e che avrebbero perfettamente potuto attrezzarsi per la loro accoglienza.
Come vede, l'interrogazione scritta è più ampia e articolata e, quindi, lei potrà raccogliere molti più dati, ma la domanda che le rivolgo, signor Ministro, si articola su tre punti rispetto ai quali io la considero - me lo permetta - il più responsabile di tutti: il primo è la riapertura dei centri in questione; il secondo è la possibilità che vengano reintegrati i periodi di mancato sostegno attraverso forme di supporto personale e il terzo - quello che mi preoccupa altrettanto e probabilmente più - è che lei si faccia interprete presso la sua collega Ministro dell'istruzione perché a questi bambini non manchi nulla, nemmeno l'opportunità di un solo giorno in cui possano andare a scuola e ricevere tutto l'aiuto di cui hanno bisogno.
PRESIDENTE. Il ministro della salute, onorevole Speranza, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
SPERANZA, ministro della salute. Signor Presidente, ringrazio la senatrice Binetti per l'interrogazione in esame su un tema di grandissima importanza che tocca tutte le nostre coscienze. Io ho letto con molta attenzione la sua interrogazione, che considero densa di spunti interessanti per il lavoro delle prossime settimane. Da parte mia c'è tutta la volontà di dare risposta positiva a tutte e tre le questioni che lei ha provato a porre.
Io sono d'accordo su un punto di fondo, che credo valga in modo particolare per i nostri bambini più fragili in situazioni di difficoltà, ma forse anche più in generale per tutte le fragilità del nostro Paese. Non vi è alcun dubbio che tutto il Paese abbia pagato un prezzo enorme per il lockdown, ma ha pagato un prezzo ancora più alto chi era in una situazione di maggiore debolezza. In sostanza, ciò significa che il lockdown ha provocato un aumento delle diseguaglianze, perché chi è più forte naturalmente riesce ad affrontare meglio una situazione nuova, molto complicata e molto difficile. E penso che questo sia un tema di cui dobbiamo necessariamente occuparci. Sul come farlo, io credo che ci sia bisogno di un ruolo forte e nuovo dello Stato e in modo particolare dell'apertura di una nuova stagione di investimenti.
Non voglio tornare sempre su questo punto, ma ritengo che la questione essenziale sia sempre la seguente: veniamo da una stagione troppo lunga, nella quale al Servizio sanitario nazionale sono stati operati tagli irricevibili e dobbiamo avere il coraggio di dire che quella stagione dei tagli è definitivamente chiusa e che si apre, invece, una nuova, grande stagione di investimenti. Abbiamo iniziato a farlo, non basta, ma questa è la direzione giusta. Penso, ad esempio, al decreto rilancio, ai 750 milioni di euro che abbiamo stanziato per l'assistenza domiciliare, che è un grande intervento che prova a rispondere ad almeno una parte delle fragilità che anche lei ha velocemente indicato.
Infine, mi consenta di ricordare un punto, che era contenuto nell'interrogazione e che a me sembra di particolare rilievo. Nella giornata del 28 luglio ho istituito la nuova Commissione per l'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (LEA). Credo che lì si giochi una partita strategica per il nostro Paese. I livelli essenziali di assistenza sono i servizi fondamentali che il nostro Stato gratuitamente offre ad ogni persona e rappresentano il simbolo più bello dell'articolo 32 della nostra Costituzione, che dobbiamo difendere con tutta l'energia che abbiamo, rimettendo al centro sempre quel cittadino-paziente che io credo debba essere il vero cuore del nostro Servizio sanitario nazionale.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Binetti, per due minuti.
BINETTI (FIBP-UDC). Signor Ministro, tutto questo lo porremo al vaglio dei fatti, credendo davvero che ci sia l'intenzione di supplire alle carenze che si presenteranno nella situazione che stiamo per vivere, ma anche con la consapevolezza che abbiamo mancato di assumerci le responsabilità per i fatti che sono appena accaduti. C'è un desiderio quasi risarcitorio nei confronti di questi bambini e delle loro famiglie, che richiede da parte nostra un impegno rinnovato.
Signor Ministro, un aspetto mi sembra particolarmente importante. Ci troviamo davanti a bambini in età evolutiva e stiamo difendendo i loro diritti. Il fatto che oggi ci carichiamo del loro diritto alla salute, ma anche a ricevere tutti i mezzi necessari per raggiungere la massima autonomia possibile all'interno della loro situazione, significa per lei un risparmio notevole tra cinque, dieci, quindici o venticinque anni, perché un soggetto che oggi è capace di diventare autonomo costa molto meno al sistema sanitario nazionale e lo riteniamo un investimento. Il diritto alla salute non è un costo: tutelarlo è un investimento e, se si tratta di minori con difficoltà, è un dovere morale per tutti noi. (Applausi).
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time)all'ordine del giorno è così esaurito.
Ripresa della discussione del documento IV-bis, n. 3 (ore 16,07)
PRESIDENTE. Colleghi, come già preannunziato, la seduta prosegue, in modo da poter consentire ai senatori che non lo abbiano già fatto di votare sulla relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla domanda di autorizzazione a procedere in giudizio nei confronti del senatore Matteo Salvini nella sua qualità di Ministro dell'interno pro tempore.
Il voto sarà consentito fino alle ore 18: fino a quell'ora quindi la seduta rimarrà aperta: successivamente, si procederà allo scrutinio e alla proclamazione del risultato. Se qualcuno deve votare, può farlo passando sotto i banchi della Presidenza.
È possibile che chi presiede abbia una diversa disposizione (non sarò presente alle ore 18). Non essendo adesso la fine della seduta, non possiamo dare voce agli interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno. Mi informerò per sapere se sarà possibile intervenire alle ore 18 e lo saprete al momento opportuno.
(Nel corso delle operazioni di voto assumono la Presidenza il vice presidente ROSSOMANDO - ore 16,29 -, indi il vice presidente TAVERNA - ore 17,32 -, indi il presidente ALBERTI CASELLATI - ore 18,15 -).
Come preannunciato, la votazione si è chiusa alle ore 18 e i senatori Segretari hanno proceduto al computo dei voti.
Proclamo pertanto il risultato della votazione nominale sulle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari volte a negare l'autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione nei confronti del senatore Matteo Salvini, nella sua qualità di Ministro dell'interno pro tempore (Doc. IV-bis, n. 3):
| Senatori presenti | 293 |
| Senatori votanti | 291 |
| Maggioranza assoluta dei componenti del Senato | 160 |
| Favorevoli | 141 |
| Contrari | 149 |
| Astenuti | 1 |
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ai sensi dell'articolo 135-bis, comma 8, del Regolamento, a causa del mancato raggiungimento della maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea, le conclusioni della Giunta si intendono respinte.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha approvato il calendario dei lavori della prossima settimana.
La giornata di martedì 4 agosto sarà dedicata ai lavori delle Commissioni.
L'Assemblea si riunirà nelle giornate di mercoledì 5 e giovedì 6 agosto per discutere i seguenti argomenti: dalla sede redigente, il disegno di legge in materia di sicurezza delle professioni sanitarie, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati; il disegno di legge di ratifica dell'Accordo di cooperazione con l'Argentina nel settore della difesa; la relazione della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti relativa all'emergenza epidemiologica Covid-19.
Alle ore 15 di giovedì 6 agosto avrà luogo il question time.
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 6 agosto:
| Mercoledì | 5 | agosto | h. 9,30-20 | - Disegno di legge n. 867-B - Sicurezza professioni sanitarie (approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente)
- Disegno di legge n. 1086 - Ratifica dell'Accordo di cooperazione con l'Argentina nel settore della difesa
- Doc. XXIII, n. 4 - Relazione della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti sull'emergenza epidemiologica Covid-19
- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì, ore 15) |
| Giovedì | 6 | " | h. 9,30 |
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
DI NICOLA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI NICOLA (M5S). Signor Presidente, porto in Aula la protesta di centinaia di migliaia di cittadini dell'Abruzzo, del Lazio e della Campania, alle prese con il disastro provocato dall'inquinamento del fiume Liri, da decenni oggetto, da un lato di sfruttamento e sversamenti incondizionati, dall'altro di difesa e tutela da parte di associazioni e cittadini.
Tra le problematiche, il massiccio sfruttamento da parte delle centrali idroelettriche - ben sei - nonché una serie di episodi che hanno evidenziato fenomeni di schiuma, inquinamento e moria di pesci. Per quanto riguarda lo sfruttamento idroelettrico, per esempio, una politica dissennata e brutale ha portato settant'anni fa addirittura alla deviazione del fiume all'interno di una galleria scavata nei Monti Simbruini per poter alimentare a valle delle centrali idroelettriche. Questa scelta scellerata ha portato all'annientamento di un'economia e di una cultura millenaria legata al fiume, alle sue risorse e alle sue attività economiche, peraltro scatenando un impoverimento così drammatico da provocare una migrazione di massa e lo spopolamento di interi paesi, a cominciare da Castellafiume, che ancora oggi scontano questa privazione.
Per tutto ciò chiedo che il fiume sia restituito al suo corso millenario per ridare almeno fiato alle iniziative ambientali e turistiche che si potrebbero in breve tempo avviare.
C'è poi l'altro aspetto dell'incuria; già nel settembre 2017 a Civitella Roveto era stata rilevata acqua di un colore violaceo. A seguito di questo episodio numerose associazioni si sono costituite sul territorio, associazioni che oggi denunciano sfruttamento e inquinamento del fiume, come è accaduto nel mese di maggio a seguito di una misteriosa schiuma rilevata all'altezza del Comune di Capistrello e dell'emissario che nel fiume fa confluire le acque proveniente dalla Piana del Fucino. L'allarme è scattato; ci sono state riunioni con i sindaci, il Consorzio acquedottistico marsicano, la cartiera Burgo e altri soggetti. C'è un'inchiesta della magistratura aperta, ma dopo oltre due mesi nessun risultato è stato ancora raggiunto, mentre il fiume continua ad essere inquinato e i pesci a morire.
Di chi la colpa? Delle aziende che operano sul territorio? Dell'attività agricola della stessa Piana del Fucino? Degli impianti di depurazione dei Comuni da più fonti definiti non in regola? Siamo in attesa di sapere e conoscere.
Nel frattempo, chiedo al ministro dell'ambiente Costa di intervenire per valutare la portata del disastro e all'Enel e agli altri enti coinvolti di valutare immediatamente la possibilità di cancellare la vergogna della deviazione del fiume per alimentare centrali elettriche, che oggi potrebbero essere sostituite da altre fonti di produzione tranquillamente in grado di produrre i medesimi quantitativi di energia. (Applausi).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 5 agosto 2020
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica mercoledì 5 agosto, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 18,23).
Allegato A
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO
Interrogazione sulle misure di sostegno alla ristorazione e alla filiera agroalimentare
(3-01839) (29 luglio 2020)
Faraone, Magorno. - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali -
Premesso che:
le misure restrittive alle attività economiche, produttive e sociali adottate per prevenire e contrastare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 hanno avuto quale conseguenza la crisi economica peggiore dal dopoguerra ad oggi;
in particolare, tra i settori più colpiti c'è il "canale Ho.Re.Ca." (hotellerie, restaurant, cafè), cioè l'insieme degli operatori che lavorano nel settore della somministrazione degli alimenti e delle bevande, diversi dalla grande distribuzione organizzata, che interessa prevalentemente il commercio del food and beverage;
questo specifico comparto ha subito dapprima la completa chiusura durante il lockdown e, successivamente, una complessa fase di riapertura con limitazioni sui posti a sedere legate alle necessarie misure di distanziamento sociale;
considerato che:
anche il flusso turistico ha registrato un calo senza precedenti e la pandemia non accenna a diminuire in particolare fuori dai confini europei, quindi la crisi del settore della ristorazione si sta ulteriormente aggravando;
secondo l'Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) sul fronte del consumo alimentare extradomestico, la spesa delle famiglie italiane, nel 2019, ha sfiorato gli 86 miliardi di euro, con un incremento reale sull'anno precedente dell'1,6 per cento; a fronte di tale andamento decisamente positivo, le prospettive dei consumi extradomestici per tutto il 2020 sono tutt'altro che incoraggianti: si può stimare prudenzialmente per il canale Ho.Re.Ca un calo pari al 40 per cento, per un ammontare che si aggirerebbe attorno ai 34 miliardi di euro di perdita;
secondo "#FareRete", progetto composto da 30 associazioni del settore ristorazione con 100.000 addetti e secondo i settori agroalimentare e pesca dell'associazione "Alleanza delle cooperative italiane", in assenza del canale della ristorazione una quota compresa tra il 30 e il 50 per cento delle produzioni agroalimentari si trova priva di sbocco commerciale;
secondo Coldiretti, solo nei 3 mesi di lockdown il crollo delle attività di ristorazione per il fermo forzato di alberghi, bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi ha avuto un effetto negativo che si è riverberato sull'intero settore agroalimentare nazionale, con una perdita di fatturato di almeno 1,5 miliardi di euro per i mancati acquisti in cibi e bevande;
le misure di liquidità e di aiuto a fondo perduto, introdotte con il decreto-legge "cura Italia" e con il successivo "decreto rilancio", sono state un primo segnale positivo ma non decisivo per risollevare il settore dell'Ho.Re.Ca;
in questo contesto, aumenta il rischio di spreco alimentare legato alla mancata collocazione sul mercato delle produzioni destinate al settore della ristorazione,
si chiede di sapere quali misure urgenti il Ministro in indirizzo stia elaborando per il sostegno diretto alle 180.000 attività di ristorazione e a beneficio dell'intera filiera agroalimentare italiana, in un'ottica di limitazione degli sprechi alimentari e di rilancio delle attività economiche.
Interrogazione sull'importazione di grani esteri di minore qualità e sicurezza alimentare
(3-01838) (29 luglio 2020)
De Bonis, De Petris. - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali -
Premesso che:
continua indisturbato l'arrivo nel porto di Bari di navi estere, soprattutto provenienti dal Canada, cariche di grano duro, questa volta per un totale di oltre 2 milioni di quintali, destinato alle grandi industrie alimentari, alterando i listini prezzo del mercato nazionale;
a partire da sabato 9 maggio 2020 sono approdate le seguenti navi: nave "Sallizar Forte", una bulk carrier, IMO: 9221633, proveniente da Nika Tera (Ucraina), 275.000 quintali di grano, destinazione Casillo Commodities Italia SpA; nave "Tufty", una bulk carrier, IMO: 9393163, proveniente da Sorel (Canada), 296.000 quintali di grano, destinazione Candeal Commercio Srl (Foggia), Semolificio Loiudice (Altamura), Amber Srl (Napoli); nave "Sakizaya Wisdom", una bulk carrier, IMO: 9460590, proveniente da Vancouver (Canada), 570.000 quintali di grano, destinazione Glencore Agricolture It SpA; nave "Appaloosa", una bulk carrier, IMO: 9646704, proveniente da Montreal (Canada), 195.000 quintali di grano, destinazione Cereal Sud Srl (Altamura); nave "Muntgracht", una general cargo, IMO: 9571545, proveniente da Montreal, 83.000 quintali di grano, destinazione Casillo; nave "Cape", una bulk carrier, IMO: 9498224, proveniente da Montreal, 195.000 quintali di grano, destinazione Casillo; nave "Hilma Bulker", una bulk carrier, IMO: 9747041, proveniente da Houston (USA), 320.000 quintali di grano, destinazione Casillo; nave "An Ding Hai", una bulk carrier, IMO: 9751303, proveniente da New Orleans (USA), 110.000 quintali di grano, destinazione Casillo;
nel corrente mese di luglio 2020 sono approdate nel porto di Bari le seguenti navi: "Federal Leda", una bulk carrier battente bandiera Marshall Island proveniente dal porto di Port Cartier in Canada, IMO: 9229996, con un carico di quasi 350.000 quintali di grano duro destinato alla società Agri Viesti; la nave ha fatto tappa anche a Sarroch in Sardegna; "Helena G", una bulk carrier battente bandiera Portogallo proveniente dal porto di Sorel in Canada, IMO: 9358383, con un carico di quasi 330.000 quintali di grano duro destinato alla società Casillo Commodities Italia SpA; "Cristina", una bulk carrier battente bandiera italiana proveniente dal porto di Cadice in Spagna, IMO: 9455985, con un carico di quasi 70.000 quintali di grano duro destinato alla società Casillo;
sono previsti arrivi in questi giorni di altre tre navi a Bari: "Matrix", "Supreme Star" e "Wicko" provenienti dal Messico e dal Texas. Al porto di Barletta è in arrivo la nave "Seabee" proveniente dalla Turchia. A Molfetta è in arrivo la nave "F. Arslan V" dalla Spagna e la nave "Kythnos" dalla Grecia;
il totale di grano importato dal gruppo Casillo raggiunge circa i 1.300.000 quintali su un totale di 2.500.000;
attesa la prevalente provenienza canadese, come già più volte evidenziato dal primo firmatario con vari atti di sindacato ispettivo, in Canada è consentito l'utilizzo del glifosato in pre raccolta, di conseguenza quel grano, molto probabilmente, è contaminato da glifosato, sostanza nociva anche a basse dosi come dimostrato da recenti studi, vietata dal regolamento (UE) n. 2016/1313, in ossequio al principio di precauzione e alle regole di buona prassi agronomica;
infatti, a seguito delle analisi effettuate sulle paste e sulla semola, negli ultimi anni, da varie associazioni private è emersa la presenza di residui tossici (glifosato, Don e metalli pesanti), dannosi per la salute. In Italia, tra l'altro, la commercializzazione di sostanze tossiche è vietata, ex art. 444 del codice penale;
oltre a problemi di carattere sanitario e di scarsa qualità alimentare che preoccupano gli interroganti, che incaricheranno infatti i laboratori accreditati di verificare la qualità di queste derrate attraverso l'analisi della pasta, non va sottovalutata la strumentalità di tutta questa merce alla vigilia del raccolto nazionale per deprimere il prezzo;
il primo firmatario della presente interrogazione ricorda di avere già presentato quattro atti di sindacato ispettivo al Ministro in indirizzo riguardanti l'importazione di grani esteri e, precisamente: 4-02048, pubblicata il 31 luglio 2019, riguardante la nave proveniente dal Canada denominata "Ocean Castle"; 4-02355, pubblicata il 22 ottobre 2019, riguardante le due navi provenienti dal Canada e dal Minnesota, la "Lowlands comfort" e "Johanna"; 4-02613, pubblicata l'11 dicembre 2019, riguardante le navi provenienti dal Canada e dalla Turchia, denominate "SU", "TN Sunrise", "Miedwie", "Jamno"; 4-02934, pubblicata il 19 febbraio 2020, riguardante altri sbarchi di navi estere avvenuti nei mesi di gennaio e febbraio 2020 con un totale di 960.000 quintali di grano;
tutte e quattro le interrogazioni non hanno mai ricevuto risposta e il primo firmatario evidenzia di avere già interessato anche gli uffici della Commissione europea per violazione del principio di precauzione, oltre ad incaricare il proprio staff legale di provvedere a redigere l'ennesimo esposto in merito, ai sensi dell'articolo 444 del codice penale, che fa espresso divieto di somministrare cibo nocivo. Sarà chiesto, inoltre, alla Procura di Bari di indagare e sarà informato, per conoscenza, il procuratore generale della Corte di cassazione e della Corte di appello di Bari,
si chiede di sapere:
se e quali iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo al fine di scoraggiare l'acquisto e l'utilizzo di grani esteri che vengono miscelati con il grano duro nazionale, di ottima qualità, falsando le quotazioni del mercato italiano e deprimendo il mercato del made in Italy, come ha dimostrato la sentenza del TAR Puglia n. 1200/2019 del 16 settembre 2019 e costringendo gli agricoltori italiani ad abbandonare la coltivazione e produzione di grano;
visto che il Ministro, lunedì 27 luglio 2020, si è recata a Corato in visita istituzionale presso il gruppo Casillo, quali siano stati gli argomenti affrontati in merito all'importazione da parte del gruppo Casillo di così ingenti quantitativi di grano estero di dubbia qualità;
se non ritenga che importare grani esteri non sia contrario alla tutela del made in Italy, che sta tanto a cuore al Ministro;
se non ritenga doveroso che venga riportata in fattura la dicitura chiara di "grano duro d'importazione nazionalizzato";
se non sia del parere che i cittadini meritino rispetto e che tale rispetto parta anche dal divieto di fare arrivare sulle tavole degli italiani cibo contaminato e nocivo alla loro salute.
Interrogazione sulle criticità nel sistema assicurativo delle imprese agricole
(3-01759) (08 luglio 2020)
Taricco, Giacobbe, Fedeli, Manca, Stefano, Pinotti, Biti, Iori, Boldrini, Collina, Astorre, Laus, D'Arienzo, D'Alfonso, Pittella, Rojc, Valente, Ferrazzi, Cirinnà, Rossomando, Ferrari. - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali -
Premesso che:
l'effetto dei cambiamenti climatici sta colpendo sempre più spesso e sempre con maggiore violenza la produzione agricola, aggiungendosi a tutte le altre complessità e difficoltà del settore;
il sistema assicurativo nel nostro Paese, pur con i suoi limiti, è allo stato, unitamente a tutti gli strumenti e gli investimenti in difesa attiva, uno strumento fondamentale per la sostenibilità economica delle imprese agricole, ma pesa in termini di impatto economico sulle stesse imprese, e i contributi pubblici nazionali e di provenienza comunitaria sono fondamentali in un'ottica di sostenibilità del sistema;
nel 2019, secondo dati dell'Associazione nazionale dei consorzi di difesa, i valori assicurati nel nostro Paese hanno toccato la cifra più alta mai raggiunta con più di 8 miliardi di euro per vegetali, uva da vino, zootecnia e strutture, con premi agevolati grazie ai contributi comunitari e nazionali per oltre 500 milioni di euro;
considerato che l'emergenza sanitaria da COVID-19 ha determinato un aggravamento pesantissimo della carenza di liquidità per la gran parte delle imprese, specie del comparto primario;
tenuto conto che In Italia si possono assicurare con il sostegno di contributi pubblici tutti gli eventi atmosferici, dalla grandine, al gelo, all'eccesso di pioggia, sulle colture vegetali, su una molteplicità di situazioni del comparto zootecnico e sulle strutture, ma allo stato non sempre questa possibilità è adeguatamente valutata, e in ogni caso rappresenta comunque un investimento importante per le aziende agricole;
rilevato che:
gli equilibri finanziari delle imprese rappresentano sempre più una delle componenti fondamentali in una gestione capace di programmazione e di investimenti, e i ritardi nell'erogazione dei contributi assicurativi (siano essi di entità europea, sia nazionali) unitamente alla complessità dei PAI (piani assicurativi individuali) hanno contribuito ad inasprire la già difficile situazione delle imprese del settore primario;
nello specifico, in merito ai contributi per la gestione del rischio, nella sola sezione vegetali, risulterebbero ancora significative cifre da erogare, a solo titolo di esempio per la sola provincia di Cuneo, dati Condifesa, devono ancora essere erogati alle aziende assicurate 1,4 milioni di euro relativi ai contributi per l'anno 2019, una situazione molto più grave per i rimborsi assicurativi del comparto zootecnico, sempre prendendo ad esempio la provincia di Cuneo, solamente l'8 per cento delle aziende zootecniche hanno ricevuto i contributi per il 2015 e solo il 5 per cento di queste per il 2016, e nulla per gli anni seguenti con un mancato pagamento che supera la cifra di 1,2 milioni di euro, e purtroppo si rileva una situazione simile per gli investimenti nelle strutture (serre o impianti antigrandine) impiegate nel comparto ortofrutticolo (sono stati erogati solo il 18 per cento dei contributi per il 2015 e il 9 per cento per il 2016);
a questa situazione si aggiunga che si sono verificate nel tempo anomalie di difficile risoluzione riguardanti la determinazione della spesa parametrata (non sono stati calcolati i parametri per il computo della spesa per i vivai di pioppi, fagioli e zucchine, per le cui produzioni le domande di sostegno 2019 sono ferme) oltre alla problematica legata alla verifica della produzione massima assicurabile sulla base della resa media aziendale;
questa situazione ha messo in seria difficoltà anche la gestione dei consorzi di difesa, che sono chiamati ad anticipare alle compagnie assicurative i versamenti delle quote di competenza delle aziende, portandoli ad un'esposizione in molti casi pesantissima, mettendoli in difficoltà e comunque senza più potere contrattuale con il sistema bancario cui sono costretti a chiedere prestiti ed anticipazioni,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dell'attuale difficile situazione in cui versa il mondo agricolo in tema di contributi assicurativi e della necessità di ulteriori semplificazioni nelle documentazioni formali che accompagnano i piani assicurativi individuali per rendere il fascicolo aziendale dell'agricoltore meno macchinoso nella sua compilazione;
se non intenda adottare doverose iniziative che permettano un'accelerazione dei pagamenti dei rimborsi assicurativi alle aziende e quindi di ottenimento di maggiore liquidità da parte di queste ultime, specie alla luce delle criticità connesse all'emergenza sanitaria da COVID-19;
se non intenda, alla luce del crescente mercato assicurativo agricolo italiano, adottare le dovute misure necessarie ad evitare rischi sempre più incalzanti per il settore, e rendere così possibile ad un numero sempre maggiore di imprese l'utilizzo di questo "ombrello" finanziario, soprattutto alla luce dei cambiamenti climatici e dello svilupparsi di emergenze anche di altra natura che attanagliano l'attività delle imprese agricole.
Interrogazione sulle misure per il rilancio del comparto turistico
(3-01837) (29 luglio 2020)
Centinaio, Ripamonti, Marti, Pianasso, Pietro Pisani. - Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo -
Premesso che:
il turismo ha lanciato il suo ultimo appello: un comparto che in Italia vale il 13 per cento del PIL, con un contributo diretto e indiretto pari a 223 miliardi di euro, e caratterizzato da alti livelli di occupazione a ogni grado di formazione, con oltre 4,2 milioni di lavoratori, è oggi allo stremo;
dall'ultimo rapporto dell'ISTAT sull'impatto del COVID-19 sul turismo, è emerso come senza l'emergenza, nel trimestre marzo-maggio 2020, si sarebbero realizzati: 81 milioni di presenze (il 18,5 per cento del totale annuale), il 23 per cento delle presenze annuali di stranieri e il 20,3 per cento delle presenze annuali in strutture alberghiere, e si sarebbero guadagnati 9,4 miliardi di euro (spesa dei turisti stranieri), pari al 21,4 per cento della spesa annuale dei turisti stranieri e al 16 per cento della spesa annuale dei turisti italiani;
l'emergenza COVID-19 ha mostrato, con i suoi numeri in negativo, quanto sia importante e strategico per l'economia italiana il settore del turismo; il Governo non è tuttavia riuscito a rispondere a tale emergenza in maniera tempestiva e con risorse adeguate;
infatti, nonostante i proclami annunciati a ridosso dell'adozione dei decreti-legge "cura Italia", "liquidità" e "rilancio", gli interventi messi in campo per affrontare la fase di emergenza, prima, e successivamente quella del rilancio non sono stati minimamente all'altezza di fronteggiare la grave congiuntura economica;
un recente studio del "Cerved group" ha stimato che l'emergenza COVID-19, se fosse finita a maggio, avrebbe bruciato un giro di affari, tra il 2020 e 2021, di 275 miliardi di euro, mentre si stimano perdite per 641 miliardi di euro, qualora durasse invece fino al prossimo dicembre;
dopo i reiterati proclami ci si aspetta che con l'annunciato decreto-legge di agosto possano essere date risposte concrete alle richieste di un settore che, a voce univoca, chiede da tempo di porre il turismo al centro delle politiche di sviluppo del Governo,
si chiede di sapere se siano già state individuate le risorse che verranno messe a disposizione del settore e gli interventi che il Governo intenderà realizzare attraverso la prossima manovra economica.
Interrogazione sul nuovo logo della reggia di Caserta
(3-01835) (29 luglio 2020) (già 4-03259) (28 aprile 2020)
Santillo, De Lucia, Di Micco, Floridia, Vanin, Romano, Marilotti, Mollame, Leone, Pavanelli, Corrado, Lannutti, Angrisani, Donno, Presutto, Trentacoste, Ferrara, Granato, Guidolin. - Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo -
Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:
il 22 aprile 2020 il direttore della reggia di Caserta, Tiziana Maffei, nominata il 14 maggio 2019 dal ministro pro tempore Alberto Bonisoli, ha presentato in videoconferenza il nuovo logo del monumento vanvitelliano, preannunciando anche in che modo si intende riorganizzare il sito museale per il dopo COVID-19;
a poche ore dal lancio del nuovo brand "Reggia di Caserta" sui social network sono comparsi commenti esclusivamente negativi. In particolare, il presidente dell'ordine degli architetti di Caserta, Raffaele Cecoro, ha affermato quanto segue: "L'Ordine degli Architetti PPC per propria natura ha un ruolo che presenta una stretta connessione con la cultura e con il design, per questo motivo sento l'obbligo di dissentire in maniera molto forte per la scelta del nuovo logo della Reggia di Caserta. Il logo scelto per rappresentare il brand 'Reggia di Caserta' manca totalmente di ogni riferimento storico-artistico e sembra un vero e proprio plagio in quanto simile se non identico ad altri loghi già esistenti. Sembra essere stato preso in prestito da quello del celebre campione di tennis Roger Federer o ancora peggio da quello della nota società immobiliare canadese 'Ricco Colinares' che utilizza questo marchio da anni";
il lavoro per realizzare il logo "Reggia di Caserta" è stato assegnato con affidamento diretto, ai sensi dell'art. 36 comma 2, lett. a), del decreto legislativo n. 50 del 2016, con determina n. 126 del 16 giugno 2019, alla ditta "Sigla Comunicazione", con sede a Levata di Curtatone (Mantova), per l'importo di 37.500 euro, al netto di IVA, sul capitolo di spesa 2.legge l.2.020 "Valorizzazione del patrimonio culturale e coordinamento del sistema museale" del bilancio esercizio finanziario 2019, approvato con DSG n. 33 del 14 febbraio 2019, dal Servizio comunicazione museale, autorizzato dall'allora direttore ad interim Antonio Lampis;
l'agenzia "Sigla Comunicazione" di Mantova ha prodotto un logo estremamente semplice, che non lascia intravedere alcuno sforzo creativo, sia esso grafico che storico, con l'uso banale delle iniziali "R" e "C" legate in un solo punto tra loro che, a quanto dichiarato dall'attuale direttrice Tiziana Maffei, servirebbe a far "emergere i caratteri profondi che connotano la Reggia di Caserta: la sua storia, la sua arte e la sua cultura";
considerato che:
il nuovo logo della reggia di Caserta non rappresenta affatto quanto dichiarato dalla direttrice ma, come si evince dai commenti pubblicati in rete, si tratta di un lavoro che si trova già confezionato sul web e disponibile a poche centinaia di euro;
la semplicità grafica ha dato adito alla profusione di numerose parodie, così da suscitare derisione e scherno, tanto da far temere un danno d'immagine allo straordinario monumento;
inoltre, è parere degli interroganti che la paventata "aria di cambiamento" che si vuole promuovere per la reggia di Caserta non si addica in alcun modo al prestigio del monumento che, si ricorda, è patrimonio Unesco, ed è uno dei più visitati d'Italia; tanto dovrebbe bastare perché meriti un logo, o meglio, un brand, creato appositamente, che possa vantare il pregio dell'originalità, in grado di raccontare l'unicità e la maestosità, oltre alla bellezza, della reggia, in linea con quanto realmente rappresentano la sua arte e l'architettura;
il logo preesistente, che raffigurava la "piantina" della reggia vista dall'alto ed era stato realizzato da un noto grafico casertano, a detta di tutti, era molto più rappresentativo e graficamente più ricco;
considerato, infine, che il costo per la realizzazione del nuovo logo è stato di 37.500 euro, cifra significativa, soprattutto in considerazione del periodo di crisi per l'economia italiana, che della sostituzione del preesistente non si avvertiva l'esigenza, e che detta cifra poteva essere utilizzata per interventi mirati di riqualificazione e manutenzione dei parchi e degli edifici,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione esposta;
se non valuti l'iniziativa descritta come idonea a causare un danno di immagine non solo per la reggia di Caserta, ma anche per l'intero patrimonio culturale italiano, e quali iniziative di propria competenza intenda intraprendere per porvi rimedio.
Interrogazione sulle misure sanitarie per garantire il ricongiungimento delle coppie e delle famiglie binazionali
(3-01840) (29 luglio 2020)
Unterberger. - Al Ministro della salute -
Premesso che:
ci sono migliaia di coppie e famiglie binazionali che, dal tempo del lockdown dovuto all'emergenza da COVID-19, attendono ancora oggi la possibilità di ricongiungersi;
la questione, che riguarda anche tanti nostri connazionali, interessa non solo madri e padri separati dai loro figli, ma anche coppie che, a prescindere dal fatto di essere civilmente coniugate o unite, hanno il diritto di ricongiungersi con la persona con la quale hanno un legame sentimentale stabile;
nel riconoscere l'assoluta necessità di sottoporsi alle misure anti COVID-19, tali soggetti si sono mostrati del tutto disponibili ad effettuare, eventualmente anche a loro spese, i necessari test sia all'arrivo sia alla partenza, con controlli periodici anche settimanali;
a quanto risulta, i Governi di Danimarca, Austria, Norvegia e Olanda hanno già provveduto ad inserire questi soggetti tra quelli esenti dal divieto di transito,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno prendere provvedimenti di propria competenza affinché, anche in Italia, i soggetti interessati e rientranti nella categoria siano inseriti tra quelli esenti dal divieto di transito, dando così la possibilità a queste migliaia di coppie e famiglie di ricongiungersi dopo questa drammatica emergenza.
Interrogazione sull'allungamento delle liste d'attesa per le prestazioni sanitarie
(3-01834) (29 luglio 2020)
Zaffini, Ciriani, Totaro. - Al Ministro della salute -
Premesso che:
tra le più preoccupanti conseguenze della crisi sanitaria determinata dall'emergenza epidemiologica da COVID-19, vi è senza dubbio l'allungamento dei tempi e delle liste d'attesa per l'erogazione delle prestazioni sanitarie, che, in seguito alle sospensioni disposte nel corso del lockdown, ha assunto proporzioni tali da delineare i tratti di una vera e propria "emergenza nell'emergenza";
un primo rapido monitoraggio svolto da una testata di settore ha rivelato una situazione grave e al tempo stesso molto eterogenea a livello nazionale: se nella sola provincia di Bolzano a fine giugno, e relativamente al periodo del lockdown, risultavano soggette a riprogrammazione prestazioni per 122.000 pazienti di tutta la ASL, al 15 luglio la ASL 2 dell'Abruzzo comunicava che gli esami sospesi ammontavano a 28.713, mentre l'AUSL dell'Emilia-Romagna con una nota comunicava l'avvenuta "sospensione di circa 254.000 prestazioni già prenotate a Cup, 82.000 a Rimini, 85.000 a Ravenna, 87.000 a Forlì- Cesena, a cui vanno aggiunti più di 6.000 prelievi", precisando però che "più del 70 per cento è stato erogato, o annullato o ha ricevuto un nuovo appuntamento", e che "restano ancora da prendere in carico poco meno di 70.000 prestazioni";
la rivista di politica sanitaria "Italian health policy brief", in un numero speciale, ha evidenziato inoltre come molte siano ancora le strutture sanitarie compromesse dagli esiti del terremoto del 2016, con una domanda sanitaria che viene da una popolazione (oltre 600.000 abitanti) in gran parte anziana, distribuita su un territorio orograficamente molto complesso che interessa 85 comuni delle Marche, 23 dell'Abruzzo, 15 dell'Umbria e 15 del Lazio: regioni nelle quali l'erogazione delle prestazioni sanitarie è e sarà ancora più difficile e impegnativa;
sebbene il Ministero della salute abbia già inviato alle Regioni la richiesta di informazioni rispetto alle azioni intraprese per recuperare le lungaggini delle liste di attesa createsi durante il lockdown, risulta che solo una parte di queste avrebbe individuato e comunicato il termine entro il quale recuperare le prestazioni programmate ma non erogate, mentre scelte diversificate si registrano anche relativamente alle risorse da stanziare per finanziare il potenziamento dei servizi sanitari regionali, funzionali al recupero dell'arretrato;
al fine di prevenire il rischio che la persistenza di tale situazione determini un aggravio e deterioramento delle condizioni generali di salute della popolazione, risulta necessario e urgente intervenire con provvedimenti mirati;
al riguardo, appare necessario preliminarmente procedere ad un censimento puntuale, a livello nazionale e regionale, delle tipologie e dei volumi delle prestazioni sospese durante il lockdown e degli attuali andamenti dei tempi di attesa e, sulla base delle evidenze emerse, valutare l'opportunità di predisporre un piano nazionale di rientro e normalizzazione dei tempi d'attesa;
questo piano rappresenta uno strumento di programmazione, ad oggi inesistente, che, in un'ottica di sinergia e stretta collaborazione fra il livello centrale e i livelli regionali, appare il più consono alla definizione di strategie e azioni unitarie e calibrate sulle singole realtà regionali, nonché ad una corretta quantificazione delle risorse economiche e delle tempistiche necessarie alla loro attuazione, anche attraverso un puntuale monitoraggio degli andamenti e delle rimodulazioni eventualmente necessarie;
tale strategia nazionale è considerata necessaria, oltre che per i profili di gestione strettamente sanitaria, anche sul piano della coesione sociale e territoriale in ordine alla necessità di contrastare il rischio di un incremento irreversibile dei livelli di disuguaglianza già determinati sul territorio nazionale dalle differenti velocità e livelli di efficienza dei servizi sanitari regionali;
la persistenza della problematica, se non governata, assumerebbe proporzioni estremamente preoccupanti soprattutto nelle Regioni sottoposte ai piani di rientro, attualmente 7 (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia e Sicilia), di cui due commissariate (Calabria e Molise);
si consideri infine la necessità, qualora dovesse verificarsi l'ipotesi di una seconda ondata autunnale di diffusione dei contagi, di essere nelle condizioni di garantire sempre, comunque e con il massimo livello di sicurezza un doppio registro di assistenza ai cittadini: quelli "COVID-19" e quelli "non COVID-19", distinzione essenziale per un'efficace gestione dell'epidemia che l'improvvisa emergenza non ha consentito di attuare, ma che ora occorre assolutamente prevedere, al fine di garantire comunque continuità nell'erogazione delle prestazioni sanitarie ed evitare nuovi e futuri rallentamenti e sospensioni,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda attivarsi urgentemente per predisporre un piano nazionale di rientro delle liste di attesa, garantendo le necessarie risorse finanziarie aggiuntive ed attivando un fattivo coordinamento tra Stato e Regioni, e se non valuti l'opportunità di strutturare specifiche azioni per garantire un doppio registro di assistenza, diversificato per pazienti COVID-19 e non COVID-19, individuando infine azioni straordinarie e aggiuntive per le regioni colpite dal sisma del 2016.
Interrogazione sull'interruzione delle prestazioni sanitarie destinate ai minori con disabilità
(3-01836) (29 luglio 2020)
Bernini, Malan, Binetti, Siclari, Rizzotti, Stabile. - Al Ministro della salute -
Premesso che:
nei lunghi mesi del lockdown a seguito dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, le famiglie con figli portatori di gravi forme di handicap hanno subito un doppio vulnus, che ancora oggi costituisce un fattore di rischio importante per l'evoluzione delle patologie di cui i figli soffrono;
il primo riguarda la chiusura dei centri di riabilitazione, molti dei quali ad oggi non sono stati riaperti. Quelli funzionanti, invece, lo fanno con un ritmo rallentato, che non consente ai bambini di ricevere le cure riabilitative necessarie, con la dovuta intensità. I familiari hanno dovuto supplire ad ogni evenienza, anche alla fisioterapia prestata on line, e si sono trasformati in educatori occupazionali, terapisti, insegnanti di sostegno, psicologi;
il secondo problema riguarda il mancato aiuto della cosiddetta didattica a distanza, preclusa nella stragrande maggioranza dei casi a questi ragazzi, che si sono visti privare di quegli stimoli sul piano cognitivo e relazionale che rappresentano una parte integrante per il loro recupero funzionale e per lo sviluppo di nuove abilità;
alle osservazioni sperimentali che tutti i genitori hanno potuto fare, si è aggiunta (appena pubblicata) una ricerca progettata e condotta dalla scuola di specializzazione in Neuropsichiatria infantile dell'università di Pisa, diretta dalla professoressa Roberta Battini, che ha sede presso l'IRCCS fondazione "Stella Maris", d'intesa con i direttori delle unità operative dell'IRCCS dedicate alla neurologia, la psichiatria e la riabilitazione. Lo studio, dal titolo "COVID PS-IMPACT. Stress familiare e disturbi psicopatologici causati dall'emergenza COVID-19 nella popolazione pediatrica con disturbi neuropsichiatrici: l'esperienza della pandemia Sars-Cov-2 in Italia", si è dimostrato molto rilevante per ampiezza del campione ed accuratezza e si inserisce in un più ampio studio internazionale "EACD COVID-19 survey-families", promosso in più di 30 Paesi dalla European academy of childhood disability (EACD);
la ricerca ha avuto l'obiettivo di comprendere l'impatto a breve termine del lockdown sui bambini e sui loro familiari rispetto alle loro condizioni di salute fisica, mentale, al loro stato finanziario, alle condizioni generali di vita e alle possibilità di accesso all'istruzione ed a trattamenti e alle caratteristiche degli interventi ai percorsi riabilitativi (possibilità di accesso, qualità, continuità terapeutica), alla disponibilità di determinati tipi di trattamenti e servizi e alla qualità dei trattamenti e servizi attualmente forniti;
per lo studio effettuato in collaborazione con l'EACD sono state reclutate oltre 700 famiglie, a cui è stato chiesto di compilare un questionario ampiamente utilizzato negli studi epidemiologici (child behaviour checklist, CBCL) che fornisce un profilo delle problematiche emozionali e comportamentali, nell'intento di evidenziare le differenze di comportamento tra prima e dopo il lockdown. I medici hanno contattato tutte queste famiglie durante il lockdown, innanzitutto per esprimere loro la vicinanza in un periodo così difficile, per comprendere come stavano vivendo la situazione e per cercare di capire quali fossero le criticità maggiormente emerse. Alle famiglie contattate è stato chiesto di partecipare allo studio e di compilare on line le risposte alle domande presenti sulla piattaforma dedicata accessibile dal sito della fondazione Stella Maris. Nell'ambito del questionario si è cercato, ad esempio, di comprendere l'utilizzo della teleriabilitazione come presidio per assicurare la continuità terapeutica nel corso del lockdown. È emerso che durante l'emergenza si è registrata la drastica e generale contrazione di tutti i trattamenti in presenza nelle diverse regioni, che ha obbligato ad interrompere alcuni interventi terapeutici (logopedia e psicomotricità), cercando di attivare la teleriabilitazione. Questa teleriabilitazione tuttavia, effettuata per lo più con modalità sperimentali e insufficienti anche per i collegamenti di rete e i dispositivi informatici di molte famiglie, ha potuto mitigare solo molto parzialmente l'effetto negativo dell'interruzione delle cure;
nei minori dai 6 ai 16 anni si è registrato un aggravarsi della sintomatologia ossessivo-compulsiva e l'apparire di comportamenti correlati a un disturbo post traumatico da stress e di alterazione del pensiero. Nei bambini tra uno e 5 anni è invece emerso un aumento della sintomatologia ansiosa e delle lamentele somatiche, come ad esempio mal di testa e mal di pancia. Sono in corso analisi più approfondite, finalizzate ad individuare il peso che le singole diagnosi, le comorbidità, il genere, le difficoltà socio-economiche o logistiche familiari possano aver avuto sulle modificazioni sintomatologiche rilevate;
i genitori che appartengono alle stesse associazioni si sono, in alcuni casi, organizzati in gruppi web per scambiarsi esperienze, condividere dubbi, cercare soluzioni, senza ricevere però nessun tipo di supporto professionalmente qualificato, né dalla scuola, né dai centri specialistici, né dalle ASL di competenza;
paradossalmente si è interessato di loro il TG1, ma è stata solo una forma di denuncia sollecitata dalle famiglie, che hanno fatto petizioni, raccolto firme, organizzato incontri sulla drammaticità del loro vivere quotidiano. Malgrado tutto, ad oggi possono solo constatare uno stato di abbandono totale da parte delle istituzioni. Sono diventati per necessità caregiver a tutto campo, ma non vedono riconosciuta neppure questa funzione,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro indirizzo intenda intraprendere per garantire quanto prima i LEA previsti per legge a quelle fasce più fragili di genitori, che chiedono solo di potersi prendere cura dei propri figli e hanno urgente bisogno di restare in rete sia con i centri riabilitativi che con l'interfaccia della scuola, che si occupa dei disabili gravi con docenti ad hoc .
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Barachini, Bossi Umberto, Cario, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Crimi, De Poli, Di Piazza, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Ronzulli, Segre, Sileri e Turco.
Commissioni permanenti, variazioni nella composizione
Il Presidente del Gruppo Lega-Salvini Premier-Psd'Az ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:
1a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Riccardi, cessa di farne parte il senatore Borghesi;
6a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Borghesi, cessa di farne parte la senatrice Riccardi.
Il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:
9a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Mollame; cessa di farne parte il senatore Lorefice;
14a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Lorefice; cessa di farne parte il senatore Mollame.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Ciriani Luca, Garnero Santanche' Daniela, Balboni Alberto, Bertacco Stefano, Calandrini Nicola, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Maffoni Gianpietro, Nastri Gaetano, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco
Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui rapporti tra politica e magistratura (1901)
(presentato in data 28/06/2019);
senatori Naturale Gisella, Mollame Francesco, Agostinelli Donatella, Maiorino Alessandra, Nocerino Simona Nunzia, Giannuzzi Silvana, Presutto Vincenzo, La Mura Virginia, Donno Daniela, Lannutti Elio, Pavanelli Emma, Abate Rosa Silvana
Disciplina delle professioni del settore cinofilo (1902)
(presentato in data 29/07/2020);
DDL Costituzionale
senatore De Poli Antonio
Modifiche agli articoli 116 e 119 della Costituzione, per l'inclusione del Veneto tra le regioni a statuto speciale e in materia di risorse finanziarie delle medesime regioni (1903)
(presentato in data 30/07/2020);
senatrice Drago Tiziana Carmela Rosaria
Integrazioni e modifiche alla legge 22 maggio 1978, n. 194, in materia di norme per la tutela sociale della maternità, per la tutela della potenziale vita nascente e interruzione volontaria della gravidanza (1904)
(presentato in data 30/07/2020).
Disegni di legge, assegnazione
In sede redigente
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Dep. Fiano Emanuele ed altri
Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla diffusione massiva di informazioni false (1900)
previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni)
C.1056 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (T.U. con C.2103, C.2187, C.2213)
(assegnato in data 30/07/2020)
Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 29 luglio 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, commi 14 e 24, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 - lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante ripartizione delle risorse del fondo finalizzato al rilancio degli investimenti delle amministrazioni centrali dello Stato e allo sviluppo del Paese (n. 188).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 5ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 29 agosto 2020. Le Commissioni Le Commissioni 1ª, 2ª, 3ª, 4ª, 6ª, 7ª, 8ª, 9ª, 10ª, 11ª, 12ª, 13ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 5ª Commissione permanente entro il 19 agosto 2020.
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 29 luglio 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, commi 18, 19, 24 e 622, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 - lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante una prima ripartizione delle risorse del fondo finalizzato al rilancio degli investimenti delle amministrazioni centrali dello Stato e allo sviluppo del Paese (n. 189).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 5ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 29 agosto 2020. Le Commissioni 1ª, 4ª, 7ª, 8ª e 10ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 5ª Commissione permanente entro il 19 agosto 2020.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 30 luglio 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 2 della legge 4 ottobre 2019, n. 117 - lo schema di decreto legislativo recante la disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni di cui al regolamento (UE) n. 511/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, sulle misure di conformità per gli utilizzatori risultanti dal protocollo di Nagoya relativo all'accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione nell'Unione (n. 190).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alle Commissioni riunite 2ª e 9ª, che esprimeranno il parere entro il termine dell'8 settembre 2020. Le Commissioni 5ª, 13ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alle Commissioni riunite entro il 29 agosto 2020.
Governo, trasmissione di documenti
Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, con lettera in data 23 luglio 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 1° dicembre 2015, n. 194, la relazione sull'attività svolta dal Comitato permanente per la biodiversità di interesse agricolo e alimentare, riferita all'anno 2019.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 9a Commissione permanente (Doc. CCXXVI, n. 2).
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
- Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che autorizza la Francia a negoziare un accordo che integra il vigente trattato bilaterale con il Regno Unito relativo alla costruzione e all'esercizio del collegamento fisso sotto la Manica da parte di concessionari privati (COM(2020) 622 definitivo), alla 3a, alla 8a e alla 14a Commissione permanente;
- Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Terza relazione nell'ambito del meccanismo di sospensione dei visti (COM(2020) 325 definitivo), alla 1a, alla 2a, alla 3a, alla 6a e alla 14a Commissione permanente.
Corte costituzionale, ordinanze relative a conflitto di attribuzione
Con ricorso depositato il 20 febbraio 2020, il Tribunale ordinario di Torino - Sesta Sezione Penale ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato a seguito della deliberazione del 9 gennaio 2019 con la quale il Senato della Repubblica ha affermato che le dichiarazioni rese dal signor Stefano Esposito, senatore all'epoca dei fatti, concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadono, pertanto, nella garanzia di insindacabilità di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Il ricorso è stato dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza del 26 maggio 2020, n. 148, depositata in cancelleria il successivo 10 luglio 2020.
L'ordinanza medesima, unitamente al ricorso introduttivo, sono stati notificati al Senato il 30 luglio 2020.
Ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento, la questione è deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
Il senatore Totaro ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01834 dei senatori Zaffini e Ciriani.
La senatrice Botto ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03919 della senatrice Leone ed altri.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 24 al 30 luglio 2020)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 73
CANDURA ed altri: sui rapporti commerciali con l'Egitto nel settore della difesa (4-02924) (risp. DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
DE PETRIS: su una manifestazione di Forza Nuova a Bonifati (Cosenza) per il 25 aprile 2020 (4-02952) (risp. VARIATI, sottosegretario di Stato per l'interno)
sull'aggressione al sindaco di Roma da parte di militanti di Casapound (4-03487) (risp. CRIMI, sottosegretario di Stato per l'interno)
FATTORI ed altri: sui rilevanti squilibri tra i prezzi alla produzione e i costi al dettaglio dei prodotti agricoli, con particolare riguardo alla grande distribuzione organizzata (4-00443) (risp. L'ABBATE, sottosegretario di Stato per le politiche agricole, alimentari e forestali)
FREGOLENT: sulla lentezza e sulle inefficienze nella realizzazione dei progetti da parte dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (4-02550) (risp. DEL RE, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
FUSCO ed altri: sui rapporti commerciali con l'Egitto nel settore della difesa (4-03750) (risp. DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
MARINELLO, MOLLAME: su misure per il sostegno al reddito dei piccoli pescatori (4-02034) (risp. L'ABBATE, sottosegretario di Stato per le politiche agricole, alimentari e forestali)
QUAGLIARIELLO: sulla diffusione all'estero di un'immagine negativa dell'Italia legata al coronavirus (4-03089) (risp. DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
Mozioni
IWOBI, SALVINI Matteo, LUCIDI, PELLEGRINI Emanuele, VESCOVI, ALESSANDRINI, BAGNAI, BERGESIO, BRIZIARELLI, CAMPARI, CANDURA, FAGGI, FREGOLENT, GRASSI, LUNESU, PIANASSO, PITTONI, PUCCIARELLI, RICCARDI, RUFA, SAPONARA, SBRANA, TESTOR, TOSATO, URRARO, VALLARDI, ZULIANI - Il Senato,
premesso che:
l'escalation diplomatica e militare nello scenario libico continua ad essere un elemento di costante instabilità;
conseguentemente, suddetto elemento di instabilità si riversa nell'intera regione mediterranea, e rischia di minare gli interessi italiani nell'area;
il 20 luglio 2020, il Parlamento egiziano ha votato a favore di un intervento dell'esercito del Paese in Libia, in difesa della compagine di Haftar e con il fine di contrastare l'avanzata di al-Sarraj supportata dall'esercito turco;
decisione, quella egiziana, che fa il paio con quella presa dal Parlamento turco in favore di al-Sarraj nel gennaio 2020;
per l'Egitto, la linea rossa che le forze di Sarraj non possono superare è quella geograficamente rappresentata dalle città di Sirte e Al-Jufra, al confine tra la Tripolitania e la Cirenaica, che ben evidenziano la divisione in zone di influenza a cui è sottoposta oramai la Libia;
il Governo italiano continua a mantenere un approccio poco chiaro sulla posizione del nostro Paese in Libia, e l'arretramento strategico che l'Italia ha subito in questo scenario è ben evidenziato dalla radicata presenza di altri attori sul territorio, e dal ruolo sempre più ridimensionato che il Governo ha nei consessi internazionali;
la continua volontà di delegare ad un contesto multilaterale la ricerca di una soluzione nei confronti della crisi libica ha restituito all'Italia una serie di difficoltà strategiche, dovute alla necessaria interlocuzione con diversi attori e alla ricerca di eccessive sponde, che hanno causato l'obbligo per l'attuale Governo di perseguire obiettivi politici spesso in contraddizione tra loro, che hanno finito per infastidire le diverse forze sul terreno;
conseguenza di tale comportamento è la costante riduzione dello spazio di manovra del Governo italiano, dovuto a un colpevole ritardo delle decisioni e a fattori contingenti che hanno fatto emergere il ruolo di altri attori nell'area. Tale presenza comporta rischi notevoli per gli interessi energetici italiani, commerciali e di sicurezza nell'area, in quanto fornisce ad attori extraeuropei la possibilità sfruttare il ruolo nello scenario libico per ricattare l'Unione europea su diversi dossier, come quello dei migranti, o quello dell'approvvigionamento energetico nel mar Mediterraneo orientale;
in data 4 aprile 2020 è stata inaugurata la missione navale europea "IRINI", nel mar Mediterraneo. La missione, che vede la sede operativa a Roma, ha come scopo primario l'attuazione dell'embargo sugli armamenti diretti in Libia, all'interno del quadro giuridico fornito dalla Risoluzione 2292 (2016) del Consiglio di sicurezza Onu;
tale missione evidenzia diverse perplessità sul piano operativo, che si riscontrano nella poca efficienza dimostrata nell'effettiva capacità di controllo sul traffico di armamenti in quella tratta di Mediterraneo, ovvero rispetto al tema dello stop al traffico di migranti, vista la non priorità di tale argomento all'interno delle linee guida della missione e il quadrante all'interno del quale IRINI opera, spostato ad est rispetto alla precedente missione "Sophia";
considerato che, in tema di immigrazione clandestina:
gli ultimi dati forniti dal Viminale forniscono un quadro preoccupante, che vede un notevole incremento dei flussi migratori favorito da diversi elementi contingenti;
in generale, con i dati aggiornati al 21 luglio, dal 1° gennaio 2018 al 21 luglio 2019 gli sbarchi in Italia sono stati 3.365, mentre nello stesso intervallo di tempo nel 2020 il numero è triplicato, raggiungendo il dato di 9.885;
nello specifico, analizzando i numeri dell'inizio della stagione calda, i dati sono ancor più significativi, se confrontati con quelli dell'anno precedente:
255 sbarchi nell'aprile 2019 e 655 nel 2020; 782 nel maggio 2019 e 1.654 nel maggio di quest'anno; a giugno 2019, 1.218 sbarchi, mentre nel 2020 sono stati 1.831; 1.088 dal 1° al 21 luglio del 2019 e 2.935 nello stesso intervallo di tempo nel luglio 2020;
tale aumento degli sbarchi grava fortemente sui principali punti di approdo e sugli enti locali che ospitano gli hub di accoglienza, oramai congestionati dal sovraccarico di presenze; al contempo, grava indirettamente su tutto il territorio nazionale, come evidenziato dalle recenti e numerose fughe, e unito alla delicata situazione relativa alla pandemia da COVID-19 fornisce un potenziale pericolo sanitario per il Paese;
aumento dei numeri, inoltre, che coincide con l'inizio della missione navale IRINI, a riprova che tale dispositivo non risponde, per quanto riguarda il tema migratorio, alle esigenze dei Paesi del sud Europa, come Italia e Grecia, che pur si sobbarcano i principali costi operativi della missione;
i principali Paesi africani dell'Africa subsahariana e saheliana, da anni denunciano la drammatica perdita di giovani, principalmente tra i 16 e i 35 anni, che viene attirata dal miraggio di un futuro roseo in Europa, alimentata dalla narrativa che diverse forze di Governo continuano a sostenere, e dalla mancata rigidità nel controllo dei flussi migratori;
rientrano nella narrativa, che fornisce un pericoloso fattore di pull factor, da una parte misure come la sanatoria per gli immigrati clandestini contenuta nell'articolo 103 del cosiddetto decreto Rilancio, che per inciso è risultata un fallimento per lo scopo che si era prefissata, cioè "l'emersione del lavoro nero", alla luce delle pochissime migliaia di domande presentate rispetto ai numeri previsti dal Governo; dall'altra la volontà del Governo di rivedere e limitare la portata dei cosiddetti decreti Sicurezza;
ulteriore fallimento è rappresentato dall'"accordo di Malta", sbandierato da esponenti del Governo e dell'attuale maggioranza come panacea di ogni male relativo all'immigrazione, che si è tramutato in un sostanziale nulla di fatto e ha costretto i Paesi esposti al problema dei flussi a prevedere misure bilaterali per diminuire l'impatto degli approdi,
impegna il Governo:
1) sulla Libia, a prevedere una piena attuazione della Risoluzione 2292 (2016) del Consiglio di sicurezza Onu, relativamente all'embargo di armi, e a ricercare come imperativo strategico un concreto "cessate il fuoco" nel Paese, prerogativa essenziale per giungere a un processo di pace;
2) a continuare a sostenere il piano del rappresentante speciale del segretario Onu per la Libia, Ghassan Salamé, che prevede la creazione di una Conferenza nazionale libica che coinvolga i diversi attori, in contrapposizione al modello che prevede un accordo esclusivo tra al-Serraj e Haftar come risoluzione del conflitto;
3) a prevenire in ogni modo, tramite azioni diplomatiche bilaterali sugli attori in confitto e sulle potenze che li sostengono militarmente, una escalation militare nella linea di faglia rappresentata da Sirte, che si rivelerebbe deleteria per i nostri interessi energetici, sotto costante minaccia di embargo sulla produzione;
4) a ricercare una partnership sempre più solida con gli Stati Uniti, al momento disimpegnati dall'area del Mediterraneo, che fornirebbe legittimità e risorse all'azione italiana, considerando l'importanza che gli Usa attribuiscono alla stabilità del bacino del Mediterraneo;
5) a tenere un approccio regionalizzato alle crisi, considerando in maniera organica la vicenda libica e quella legata al Mediterraneo orientale, e agendo in partenariato con attori come la Grecia per stabilire una cornice giuridica su scavi ed esplorazioni, chiaro e in difesa degli interessi energetici italiani;
in tema di sicurezza e immigrazione:
6) a sostenere una maggiore presenza dell'UNHCR nell'area e a considerare un maggiore coinvolgimento nell'organizzazione dei centri di accoglienza in Libia;
7) a promuovere una campagna di comunicazione nei Paesi chiave per l'origine e transito dei flussi migratori, che si ponga in contrasto alla narrativa utilizzata dai trafficanti, e che sia in grado di veicolare il messaggio sulle effettive conseguenze di questo tipo di immigrazione clandestina e che faccia comprendere le difficoltà di ingresso e regolarizzazione in Europa;
8) a contrastare in ogni modo possibile il traffico di esseri umani, che non è in grado di garantire nessun futuro dignitoso ai migranti, anche alla luce della grave crisi economica che colpirà l'Italia e l'Unione europea nel breve periodo;
9) a porre in cima alle varie riforme in materia di immigrazione e sicurezza il principio del disincentivo alla partenza come priorità per l'approccio a tale materia;
10) a mantenere e a procedere alla piena applicazione dei decreti Sicurezza, senza porre correttivi normativi meramente ideologici, che rischiano di ledere il funzionamento stesso dei decreti, e al contempo prevedere la proroga della classificazione di "porto non sicuro" per i porti italiani;
11) a proporre un piano di incentivo al rimpatrio volontario, finanziato con l'apposito fondo europeo per il rimpatrio, che preveda un'assistenza formativa per coloro che intendono tornare presso il loro Paese d'origine e rigidi controlli in caso la stessa persona provi a rientrare in Italia;
12) a considerare un coordinamento attivo tra Prefetture e Sindaci nella gestione dei richiedenti asilo;
13) a prevedere una regia comune di coordinamento tra il Ministero degli affari esteri, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'interno per esaminare e sviluppare diversi interventi nel continente africano, con particolare riguardo ai Paesi di origine e transito, e garantire un aumento dei fondi di assistenza a seguito della conclusione di accordi bilaterali con gli Stati africani per la facilitazione dei processi di rimpatrio;
14) a monitorare, tramite il ruolo dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, le ONG che operano in Africa, sostenendo quelle che attuano in loco progetti concreti di formazione e sviluppo per le persone, che siano in grado di fornire gli strumenti per renderle autonome economicamente, e privilegiando i progetti che si sviluppano nei Paesi maggiormente interessati dal transito dei flussi migratori.
(1-00279)
FAZZOLARI, CIRIANI, RAUTI, BALBONI, CALANDRINI, DE BERTOLDI, GARNERO SANTANCHE', IANNONE, LA PIETRA, LA RUSSA, MAFFONI, NASTRI, PETRENGA, RUSPANDINI, TOTARO, URSO, ZAFFINI - Il Senato,
premesso che:
la basilica di Santa Sofia, come è noto, è uno dei principali monumenti della città di Istanbul, in Turchia, e rappresenta uno dei gioielli più belli dell'architettura bizantina;
i lavori per la sua costruzione iniziarono nel 532 d.C., ponendo le fondamenta su un'altra basilica, quella richiesta da Teodosio II, distrutta in un incendio nel corso della rivolta di Nika, costruita sotto la cristiana Costantinopoli e, per secoli, è stata un simbolo della cristianità e, per un lungo periodo, anche sede papale;
con la conquista di Costantinopoli da parte degli Ottomani, nel 1453, fu trasformata in una moschea, e ribattezzata Santa Moschea della Grande Hagia Sophia, subendo modifiche nell'aspetto, con l'aggiunta alla sua struttura di ben quattro minareti, una scuola teologica e una mensa pubblica;
negli anni '30, dopo il trattato di Sèvres del 1920, che diede l'avvio alla dissoluzione dell'Impero Ottomano, lo scioglimento del sultanato nel 1922 e il trattato di Losanna del 1923 che riconobbe la Repubblica turca, "Santa Sofia" venne prima sconsacrata nel 1931 e poi, con la svolta laica impressa da Mustafa Kemal Atatürk alla Turchia, trasformata nel 1935 in museo aperto a tutte le confessioni, proprio a voler simboleggiare così la fine della connotazione islamista dello Stato turco, contrapposto alla cristiana Europa, e permettendo a tutti di godere della antica bellezza della Basilica;
è dei giorni nostri l'iniziativa del presidente turco Erdogan e del suo partito (l'AKP "Partito della Giustizia e dello Sviluppo"), fortemente influenzati dall'ideologia integralista dei fratelli musulmani, di ritrasformare in moschea la basilica di Santa Sofia con un evidente atto di forza, proseguendo il lungo processo di re-islamizzazione della Turchia da tempo già avviato;
lo scorso 29 maggio, il presidente turco ha fatto recitare, dopo decenni, una preghiera all'interno della Basilica di Santa Sofia, in occasione dell'anniversario della presa di Costantinopoli da parte degli ottomani; la "sura" letta è stata quella di Fatih, cioè Maometto II detto, significativamente, "Il conquistatore", a indicare che la Turchia di Erdogan ripudia il passaggio alla Turchia laica e rivendica la sua identità islamica e, con essa, la volontà espansionistica che fu dell'Impero Ottomano, minacciando, così, apertamente l'Europa e l'Occidente intero;
un messaggio simbolico rafforzato da due ulteriori elementi, in occasione della cerimonia a riconsacrazione a moschea di "Santa Sofia": il primo, la presenza, come ospite d'onore, di Erdogan, a rivendicare quindi il concetto del Sultanato, che rappresenta l'unità tra Stato e Religione; il secondo, la scelta simbolica dell'Imam di celebrare il sermone con la spada in pugno, a rivendicare il concetto di islamizzazione attraverso la «spada» e la forza;
tutto ciò avviene in una fase di grande aggressività della Turchia in Siria, in particolare ai danni del popolo kurdo, a Cipro, anche ai danni degli accordi sottoscritti dall'Eni, in Grecia, con la violazione del mare territoriale ellenico, in Libia con la sua forte presenza militare;
Erdogan non ha mai fatto mistero di puntare sulla chiave religiosa come strumento di espansionismo geo-politico, come quando invitò nel 2017 i musulmani a conquistare l'Europa attraverso la leva demografica, facendo da 3 a 5 figli ciascuno;
questo atto di riconversione di Santa Sofia a moschea può rappresentare il preludio ad una fase di ancora maggiore aggressività della Turchia nei confronti degli Stati confinanti e dell'intera Europa, con preoccupanti implicazioni di natura politica, militare e geopolitica,
impegna il Governo ad adottare ogni iniziativa di competenza, in sede nazionale ed europea, volta ad esprimere la ferma condanna del messaggio altamente provocatorio e ostile nei confronti dell'Europa rappresentato dalla conversione di "Santa Sofia" di Istanbul da museo aperto a tutte le culture e confessioni religiose a moschea.
(1-00280)
Interpellanze
SICLARI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
dalla stessa relazione al disegno di legge 30 aprile 2019, n. 35, recante " Misure emergenziali per il servizio sanitario della Regione Calabria e altre misure urgenti in materia sanitaria" (cosiddetto Decreto Calabria) emerge che "il sistema sanitario della regione Calabria, sottoposto da tempo a un'azione di risanamento attraverso lo strumento dei Piani di rientro e, da alcuni anni, alla gestione commissariale, registra, nonostante i molteplici interventi sostitutivi governativi, una grave situazione di stallo, se non di peggioramento della maggior parte degli indici di misurazione sia delle capacità organizzative/gestionali del servizio sanitario regionale nelle sue diverse articolazioni, sia del corretto utilizzo delle risorse, sia, infine, della qualità dei servizi sanitari resi ai cittadini e nell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza";
la durata ultradecennale del commissariamento con la successione di più organi e persone che hanno incarnato il ruolo, dapprima il Presidente della Regione Calabria, poi tecnici di nomina governativa, dimostrano, in maniera evidente che per garantire il diritto alla salute e per azzerare il debito sanitario della regione Calabria, lo strumento commissariale è inadeguato: ad oggi il debito non è stato azzerato, anno per anno il deficit alimenta l'amento del debito e tutto ciò in presenza del blocco del turnover che ha determinato ormai la carenza strutturale di personale, l'aumento della tassazione e l'imposizione fiscale a carico di cittadini calabresi, insomma, per un verso si è avuto il peggioramento dell'assistenza sanitaria calabrese, senza che la qualità dell'assistenza abbia raggiunto il punteggio LEA di 136, inferiore al minimo legale di 160, in una situazione di abbandono delle strutture sanitarie, di assenza delle apparecchiature e delle strumentazioni salva-vita, di assenza o di malfunzionamento delle minime infrastrutture di supporto, come gli ascensori e, per altro verso, i calabresi sono stati impoveriti, con un surplus di carico fiscale;
il commissariamento è da eliminare, perché avrebbe dovuto raggiungere obiettivi che non ha nemmeno sfiorato: sarebbe stato accettabile un commissariamento che a LEA invariati avesse ridotto il debito, ma così non è stato; oppure un commissariamento che a debito non ridotto avesse migliorato l'assistenza sanitaria calabrese, ma così non è stato. È chiaro che non si tratta di uomini, perché quelli sono cambiati, non si tratta di personale sanitario, perché grazie al blocco del turnover, è rimasto sostanzialmente invariato: è il tipo di strumento che, se non riesce ad incidere nell'immediato (12 o 18 mesi) sulla riduzione del debito e sul livello di assistenza, non è idoneo;
alle altre inefficienze sanitarie in Calabria si aggiunge la piaga dell'emigrazione sanitaria. Il saldo della mobilità, nella Regione, ha un andamento fortemente negativo. Nel 2017 è stato pari a oltre 293 mln di euro, che impattano negativamente su tutti i residenti: infatti, dividendo tale saldo per il numero degli abitanti, la Corte dei conti ha calcolato che nel 2017, per ogni cittadino calabrese, il fenomeno della mobilità ha avuto un costo di 150 euro. È il valore pro capite peggiore d'Italia ed in continuo aumento. Insomma le risorse economiche private e pubbliche potrebbero e dovrebbero essere utilizzate per migliorare il sistema ed i servizi sanitari ed invece vengono dirottate verso un risanamento finanziario che non ha mai fine. È evidente che si tratta di uno strumento sbagliato ed inadeguato per le esigenze della sanità calabrese,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda porre fine alla gestione commissariale della sanità calabrese.
(2-00069)
Interrogazioni
CIRINNA', ASTORRE, FEDELI, VALENTE, D'ARIENZO, TARICCO, FERRAZZI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
in data 30 luglio 2020, il quotidiano "Leggo" ha riportato la testimonianza di un giovane, che riferisce di essere stato aggredito e malmenato, nella serata del 25 luglio 2020, a Roma nei pressi del quartiere Trastevere, da un soggetto qualificatosi come agente delle forze dell'ordine, esibendone il tesserino;
a seguito dell'aggressione, il ragazzo veniva condotto in ambulanza (chiamata tramite il 112) al Cto Garbatella, ove venivano refertate lesioni e tumefazioni diffuse, anche al volto;
nella mattina di domenica 26 luglio, veniva sporta denuncia presso la stazione dei Carabinieri di Porta Portese;
considerato che:
i fatti, per come riportati, sono di inaudita gravità, destano preoccupazione e denotano un comportamento assolutamente non conforme alla dignità delle forze dell'ordine;
infatti, la condotta degli appartenenti alle forze di pubblica sicurezza di uno Stato democratico di diritto, fondato sul riconoscimento della pari dignità di tutte e tutti, deve essere sempre ispirata al rispetto dei principi costituzionali e dei diritti fondamentali, così come alle previsioni legislative e regolamentari che ne disciplinano competenze e modalità di azione;
più in generale, si assiste negli ultimi anni al moltiplicarsi di denunce di episodi di violenza posti in essere da appartenenti alle forze dell'ordine, che richiedono un'attenta riflessione in materia di formazione delle e degli agenti, specie con riguardo allo sviluppo, grazie a mirate iniziative di formazione, di una cultura diffusa del rispetto della dignità, delle differenze e dei diritti di tutte e tutti, per assicurare la piena conformità dell'operato delle forze dell'ordine allo "spirito democratico della Repubblica", come recita, per tutte le forze armate, l'articolo 52 della Costituzione,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati in narrativa e, in caso affermativo, se abbia preso provvedimenti per assicurare che, nelle more del procedimento penale, l'autore delle condotte denunciate venga sanzionato, messo in condizione di non ledere ulteriormente e soprattutto al fine di tutelare l'onore e la rispettabilità, anche di fronte a un'opinione pubblica sempre più scossa da accadimenti di questo genere, dei moltissimi agenti di pubblica sicurezza che quotidianamente svolgono il proprio lavoro con rigore e dignità;
se abbia avviato o intenda avviare, di concerto con la Polizia di Stato, una riflessione in materia di formazione degli agenti, per favorire lo svolgimento di iniziative formative specificamente dedicate al consolidamento di una diffusa cultura democratica.
(3-01846)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
SICLARI, RIZZOTTI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
i dispositivi di protezione individuale ed i dispositivi medici sono strumenti ritenuti essenziali per prevenire il rischio di contagio SARS-Cov-2, imprescindibili in particolare per il personale sanitario esposto in prima persona al rischio di contagio, il che ha generato un aumento globale della richiesta del prodotto del 300-400 per cento rispetto alla normale situazione di mercato;
negli scorsi mesi i presidi sanitari e le imprese hanno faticato a reperire sul mercato dispositivi di protezione e dispositivi medici, necessari per il regolare prosieguo delle proprie attività in completa sicurezza e, in diversi casi, si è incappati sul mercato in prodotti privi di certificazioni valide o di una regolare validazione, adottati in maniera impropria come dispositivi regolarmente certificati e conformi;
al momento, non risulta alcuna programmazione relativa ad un piano di approvvigionamento, in particolare per dispositivi di protezione individuale per le vie respiratorie come FFP2 e FFP3, destinato a personale sanitario e forze di polizia;
in funzione dell'esperienza del periodo di emergenza trascorso e in vista di un possibile riacutizzarsi del contesto epidemiologico o semplicemente di una maggiore richiesta di DPI derivante anche dalla ripresa delle attività economiche, e come scelta strategica del Paese dal punto di vista sanitario, sociale e ambientale, si rende necessario un ampio dialogo con le aziende che producono e distribuiscono DPI, finalizzato alla creazione di scorte di magazzino da utilizzare nel territorio italiano, per evitare l'acquisto last second di prodotti non marcati CE, realizzati non in conformità con le normative comunitarie;
in autunno e inverno si auspica la ripresa e pieno regime degli ospedali e dei presidi sanitari, compresi i Pronto soccorso, per cui la necessità di DPI e DM sarà ancora maggiore;
molte realtà produttive, investendo anche in Italia, hanno aumentato la propria capacità produttiva di dispositivi di protezione per le vie respiratorie FFP2 ed FFP3, intensificando le linee di produzione e lavorando su 3 turni giornalieri, 24 ore su 24. Attualmente queste imprese attendono di sapere cosa fare della produzione aggiuntiva e stanno ragionando sulla creazione di un eventuale stock di magazzino sulla base di una programmazione strutturata, in vista della fase invernale del virus;
sono disponibili sul mercato DM e DPI riutilizzabili, come ad esempio i camici ospedalieri, "made in Italy", progettati per resistere fino a 75/100 utilizzi e cicli di sanificazione, mantenendo inalterate le proprie caratteristiche prestazionali. Questo tipo di prodotto è in grado di generare molti meno volumi di scorte in magazzino: un camice riutilizzabile equivale, infatti, a 75/100 camici monouso;
l'impatto del riutilizzabile sarebbe vantaggioso sia da un punto di vista ecologico che sociale: è stimato, infatti, che utilizzando ad esempio DM o DPI riutilizzabili in ambito ospedaliero ogni 650 interventi chirurgici, si genera posto di lavoro nei servizi annessi alla sanità. In base al numero di interventi medi, in un anno si arriverebbe alla creazione di più di 5.000 nuovi posti di lavoro;
in Italia, inoltre, sono presenti intere filiere legate al riutilizzabile, per cui il ricorso a questa tipologia di articoli sarebbe una valorizzazione del tessuto industriale produttivo italiano;
l'assenza di programmazione in materia di approvvigionamenti e generazione di scorte può mettere nuovamente in serio pericolo il sistema sanitario nazionale e le imprese stesse, le quali, è bene ricordare, ricorrono all'utilizzo dei DPI a prescindere dal SARS-Cov-2, per tutelare i propri lavoratori dai rischi specifici ai quali sono esposti;
altri Paesi europei (Francia e Germania in primis), stanno programmando un piano di approvvigionamenti volto a costruire un livello di stock di dispositivi di sicurezza e medici adeguato a fronteggiare almeno i primi due mesi di una eventuale nuova ondata di contagi,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e quale sia la sua posizione in merito alla realizzazione di una pianificazione di approvvigionamento strategico per dispositivi di protezione individuale e dispositivi medici anche riutilizzabili, che:
tenga conto dell'attuale livello di disponibilità di prodotto presso le strutture sanitarie;
stimi il fabbisogno atteso nel caso di un eventuale nuova risalita dei contagi sulla base dei dati raccolti negli scorsi mesi di emergenza, considerando nel conteggio anche le esigenze delle attività economiche per le quali il ricorso a questi presidi risulta imprescindibile per continuare ad operare, alla luce delle misure messe in atto dal Governo;
tenga conto, in particolar modo nella sanità, dei DPI e DM riutilizzabili al fine di ridurre l'impatto ambientale e migliorando l'impatto sociale, ottimizzando il fabbisogno di scorte dei rimanenti prodotti monouso. A parità di prestazioni e laddove possibile si deve prediligere il riutilizzabile.
(3-01847)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
FREGOLENT, LUNESU, PUCCIARELLI, ALESSANDRINI, BAGNAI, BERGESIO, BRUZZONE, CAMPARI, DE VECCHIS, FERRERO, LUCIDI, MONTANI, PIANASSO, PISANI Pietro, RICCARDI, RUFA, TOSATO, STEFANI, TESTOR, ZULIANI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
il cancro al seno è la neoplasia più frequente tra le donne e sebbene l'80 per cento dei nuovi casi riguardi donne con più di 50 anni, l'incidenza per la fascia di età compresa tra i 30 e i 40 anni risulta in crescita;
spesso l'esame mammografico da solo non è in grado di identificare piccole anomalie, specialmente nelle giovani donne nelle quali la densità del tessuto mammario è tale da rendere spesso l'esame non completamente affidabile, e viene quindi integrato da ecografia mammaria e in alcuni casi da risonanza magnetica, con un notevole aggravio economico per il Servizio sanitario nazionale;
l'innovazione tecnologica ha consentito negli ultimi anni di sviluppare macchinari digitali ad elevatissima efficacia, in grado di identificare il tumore al seno in fasi molto precoci, anche in donne molto giovani, rendendo superfluo il ricorso ad ecografie e a risonanze;
la mammografia è riconosciuta quale strumento migliore per la diagnosi precoce del carcinoma mammario e studi di settore dimostrano che, anche a livello internazionale, uno screening costante e regolare del seno è in grado di ridurre la mortalità per carcinoma mammario fino al 40 per cento;
lo screening mammografico promosso in Italia dal SSN, tramite le ASL, si rivolge in media alle donne tra i 50 e i 69 anni, anche se la forchetta varia tra le Regioni: invitandole ad eseguire gratuitamente il test ogni due anni ed è dimostrato che grazie alla diagnosi precoce e alle terapie di ultima generazione, il 90 per cento delle donne può aspirare ad una guarigione;
non tutti i mammografi utilizzati nel nostro Paese sono uguali e di uguale efficienza, quelli digitali di ultima generazione garantiscono una definizione dell'immagine più precisa, una migliore capacità diagnostica in grado di intercettare anche piccolissime anomalie che potrebbero indicare la presenza di un cancro al seno, senza dover ricorrere ad ulteriori esami quali ecografie mammarie e risonanze magnetiche, ed espongono le pazienti a minori quantità di radiazioni nocive rispetto ai più obsoleti macchinari analogici;
secondo uno studio realizzato dai ricercatori della fondazione IRCCS Istituto nazionale dei tumori di Milano e del Centro di economia della salute e gestione sociale e sanitaria della "LIUC - Università Cattaneo" di Castellanza di Varese, il ricorso ad apparecchiature per lo screening mammografico di ultima generazione consentirebbe di risparmiare sulle ulteriori indagini da affiancare alla mammografia tradizionale, di ottenere una diagnosi precoce e quindi ridurre i costi delle terapie a carico del SSN, comportando un potenziale risparmio per lo Stato di 54 milioni di euro in 3 anni e soprattutto di salvare la vita di moltissime donne,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda avviare una ricognizione dettagliata sul territorio nazionale per verificare con dettaglio l'età dei macchinari per la mammografia disponibili in Italia, al fine di consentire di programmare un ammodernamento della strumentazione per lo screening mammografico, con il duplice risultato di prevenire il maggior numero possibile di decessi da carcinoma e consentire un notevole risparmio economico per il SSN.
(4-03927)
MALLEGNI, BERARDI, MASINI - Ai Ministri della salute e dell'università e della ricerca. - Premesso che:
il CNCCS è un consorzio pubblico-privato costituito nel 2010 dal Consiglio nazionale delle Ricerche (CNR), dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e da IRBM Science Park;
il 17 novembre 2010 il Ministro ed il Sottosegretario delegato del Ministero dell'istruzione ottennero, dopo notevoli insistenze, che la società IRBM SpA accettasse di costituire un consorzio con il CNR e l'ISS, denominato CNCCS S.c.ar.l.;
la finalità era di mettere a disposizione della ricerca pubblica la "esclusiva e preziosa Collezione nazionale di Composti chimici" di cui l'IRBM era proprietaria;
come tutti i consorzi costituiti negli ultimi 70 anni dal CNR e dalle Università italiane, non fu esperita la procedura di evidenza pubblica per la scelta del socio privato, in quanto finalizzato al perseguimento di finalità più generali volte a favorire e promuovere un progetto di ricerca nell'interesse della comunità scientifica" e, come affermato dall'ANAC, per tale ragione da ritenere sottratto all'applicazione del decreto legislativo n. 50 del 2016 in applicazione di quanto previsto dal suo articolo 158 (dedicato per l'appunto ai "Servizi di ricerca e sviluppo);
in rappresentanza della "Commissione europea Salute", lo stesso commissario John Dalli organizzava una visita ai laboratori del CNCCS di Pomezia, dove erano state impostate le attività del consorzio;
il piano di ricerca (di valenza internazionale), del CNCCS è stato confermato da tutti i quattro ministri ed i quattro sottosegretari dei Governi successivi che, come è noto, sono stati di centrosinistra, centrodestra e tecnici ed è difficile ipotizzare che 5 ministri dell'Università e Ricerca, 5 sottosegretari, 4 direttori generali, 4 presidenti del CNR e 4 dell'ISS, nonché le 3 Commissioni parlamentari di Camera e Senato che ogni anno hanno valutato ed approvato i finanziamenti, nell'arco di dieci anni, siano stati tutti eccessivamente benevoli verso il CNCCS e dell'IRBM o perlomeno sodali delle stesse;
per bilanciare la "concessione" della maggioranza delle quote al socio privato, perché quest'ultimo chiedeva garanzie che il consorzio non assumesse dipendenti inutili, fu inserito nello statuto del consorzio, peraltro senza fini di lucro, la impossibilità di distribuire utili e la disposizione che qualunque perdita è di competenza integrale ed esclusiva del socio privato stesso. Ma soprattutto fu previsto, come di fatto avvenuto sempre, senza eccezioni, nei nove anni di operatività del CNCCS, che tutte le operazioni relative a tutti i progetti fossero autorizzate preventivamente e a consuntivo, esclusivamente da due Commissioni, scientifica e tecnico-amministrativa, i cui componenti sono nominati tutti esclusivamente dal CNR;
i coordinatori tedeschi del progetto "EU Open Screen" del programma europeo Horizon 2020 hanno ufficialmente richiesto per ben due volte al Ministero dell'università e della ricerca ed al presidente del CNR di designare il Consorzio CNCCS a rappresentare l'Italia nel più importante progetto comunitario di ricerca bio-medica dell'Unione;
si ritiene superfluo evidenziare il coinvolgimento del gruppo IRBM nella messa a punto del vaccino anti COVID-19 insieme alla Oxford University;
non è chiaro per quale motivo il consorzio CNCCS e l'IRBM SpA siano oggetto di attacchi continui. Forse perché il consorzio CNCCS, insieme ai soci IRBM, CNR, ISS ed altri partners più che titolati, sta mettendo a segno due grandi successi nel campo della ricerca preclinica in due settori che fanno muovere centinaia di milioni di dollari: una molecola che evidenzia la possibilità concreta di attaccare il parassita (plasmodio) della malaria con un approccio totalmente innovativo ed un'altra per la terapia e cura dell'infezione da epatite B;
cominciano a diventare più chiare tante cose anticipate in una informativa ricevuta dal consorzio, nella quale si descriveva un preciso piano operativo per attaccare e depotenziare strumentalmente il consorzio CNCCS. Il tutto presentato alla Procura della Repubblica di Roma per chiedere di accertare gli autori, i mandanti e le motivazioni degli atti che tendono a bloccare l'operatività stessa del consorzio, che potrebbero raggiungere il risultato di escluderlo dalla competizione scientifica nei suddetti campi di azione, proprio mentre stanno arrivando a goal;
è in questo quadro che si muovono gli attori ed i fiancheggiatori della vicenda descritta, alcuni forse coinvolti "a loro insaputa", i quali sono stati e vengono progressivamente segnalati dagli interessati alla Procura della Repubblica di Roma, che ha delegato i Carabinieri dei NAS a svolgere le articolate e certamente lunghe indagini con risvolti internazionali tese a scoprire un disegno associativo terribilmente inquietante. Parallelamente sono stati e vengono chiamati a rispondere dei danni in sede civile i soggetti che si sono prestati e si prestano a fare da cassa di risonanza agli opachi interessi che alimentano questa storia,
si chiede di sapere quali provvedimenti i Ministri in indirizzo intendano adottare per tutelare un patrimonio nazionale come il consorzio CNCCS S.c.ar.l. e quali azioni pensino di attivare per risarcire il CNCCS dai danni d'immagine che le suddette ambigue attività associative gli stanno arrecando.
(4-03928)
MALLEGNI, BERARDI, MASINI - Ai Ministri della salute e dell'università e della ricerca. - Premesso che:
nell'adunanza dell'8 maggio 2020 la Sezione di controllo sugli Enti della Corte dei conti ha trasmesso al Parlamento la relazione ai bilanci del 2018, in cui i magistrati contabili hanno invitato l'ISS a monitorare la propria partecipazione nel CNCCS S.c.ar.l., trattandosi di società partecipata in cui il numero dei dipendenti è inferiore rispetto a quello degli amministratori;
è pacifico che la norma, sulla quale la Corte dei conti ha richiamato l'attenzione dell'Istituto Superiore di Sanità, ha come unico scopo di evitare che le finanze pubbliche siano impoverite dal pagamento di emolumenti ad inutili schiere di amministratori;
tuttavia la Corte dei conti, nel rilevare quanto descritto, non aveva potuto verificare che lo statuto del consorzio CNCCS prevede l'assenza dello scopo di lucro, e, unico caso in Italia, è previsto che i soci pubblici, CNR ed ISS, siano esclusi da qualunque intervento o responsabilità per il ripianamento di perdite finanziarie, mentre resta tassativamente escluso ogni riparto di utili;
il CNCCS ha ridottissima dotazione di personale, semplicemente perché è nato per essere una virtual company che opera tramite il personale e le strutture dei soci, come previsto dalla legge per i consorzi;
peraltro gli stessi soci hanno più volte raccomandato agli amministratori di evitare assolutamente di infarcire il CNCCS di schiere di dipendenti inamovibili in un settore in cui la mobilità e la possibilità di sostituire le risorse scientifiche è un valore aggiunto inaudito;
l'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), su richiesta di parere del CNR, con delibera n. 58 del 30 gennaio 2019, ha rilevato, non avendo a disposizione i documenti relativi, perché quesito non richiesto, che le modalità di costituzione della società consortile CNCCS "non appaiono" coerenti con le norme in materia, che richiederebbero il ricorso all'evidenza pubblica per la scelta del socio privato;
la stessa ANAC ha risposto affermativamente senza evidenziare il minimo dubbio al quesito del CNR, sostenendo che al CNCCS, essendo estensore e comproprietario della proposta progettuale, poteva essere assegnato il compito di realizzare il canale scientifico High Science TV;
non a caso l'ANAC ha scritto "non appaiono", anziché affermare perentoriamente "non sono". Questo semplicemente perché la norma distingue tra il caso in cui il socio privato debba realizzare un'opera di interesse specifico dell'Ente pubblico, come per esempio costruire una sede (nel qual caso è obbligatoria una gara), ed il caso in cui si debba realizzare un'iniziativa di interesse pubblico (come una tv scientifica), nel qual caso la legge espressamente esclude la gara pubblica, specialmente se si tratta di un oggetto riconducibile alla ricerca scientifica, che è quindi per definizione esentato dalla procedura di evidenza pubblica;
la stessa procedura utilizzata per il CNCCS è stata usata per tutti, i 42 consorzi partecipati dal CNR e tutti i consorzi universitari che sono stati costituiti dal CNR e dalle Università italiane;
il Ministero, su richiesta del CNR, su impulso di un consigliere eletto dai dipendenti nel consiglio di amministrazione dello stesso CNR, ha quindi inviato all'Avvocatura dello Stato il quesito relativo alla correttezza della procedura da esso stesso utilizzata per individuare il socio privato del consorzio CNCCS ed alla correttezza delle procedure per l'assegnazione dei lavori di ricerca ai soci;
l'Avvocatura dello Stato non ha ritenuto di prendere in esame l'argomento e quindi l'Ufficio legislativo del Ministero, ritenendo infondata e gratuita la paventata irregolarità, ha autorizzato il CNR a trasferire al CNCCS i fondi relativi alla TV Scientifica ed ha dato l'assenso al rifinanziamento del consorzio. Ciò in quanto la società IRBM SpA è socia fondatrice e consorziata del CNCCS, assieme al CNR, proprio in ragione della volontà di quest'ultimo di entrare a condividere con la prima la partecipazione ai progetti di ricerca che sfruttano la collezione di composti chimici di proprietà di IRBM e la sua expertise nella gestione e utilizzazione dei composti stessi;
sono stati sollevati da alcuni soggetti interrogativi in ordine alle modalità con le quali il CNCCS dal 2010 ad oggi abbia potuto realizzare con un numero di dipendenti esiguo (2/3 unità di personale con qualifica ignota), i tanti progetti di ricerca finanziati dal Ministero, con oltre 60 milioni di euro (in dieci anni), con appositi decreti a valere sul FOE (Fondo ordinario Enti di ricerca);
è facile rispondere che questo rispecchia la tipica modalità di funzionamento dei consorzi, rispetto ai quali l'affidamento al Consorzio (come nella specie avviene tra il CNR e il CNCCS) coincide con quello ai consorziati, identificandosi questi ultimi nel primo, anche ai sensi dell'art. 2602 e seguenti e art. 2615-ter del Codice civile,
si chiede di sapere quali azioni e provvedimenti i Ministri in indirizzo intendano mettere in campo per contrastare gli attacchi che strumentalmente, invocando atti degli organi dello Stato, vengano attivati per mettere in difficoltà un asset strategico della ricerca scientifica nazionale.
(4-03929)
GASPARRI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
all'interrogante perviene da parte del personale della Guardia costiera, un diffuso disagio in relazione ai piani annuali di reimpiego stilati sulla base dei criteri stabiliti dalla circolare (PERS. 1 edizione 2015) e direttive discendenti;
dalle recenti notizie di stampa, è emerso anche il caso limite di un militare della Guardia costiera che ha tentato il suicidio, a causa di un trasferimento presso una nuova sede di servizio distante oltre 300 chilometri, con evidenti disagi per raggiungere i propri familiari;
con l'ultima programmazione del 13 maggio 2020 è previsto per i prossimi due anni una numerosa movimentazione di sottufficiali e graduati soprattutto in uscita dalla Puglia e dalla Campania. L'eventuale giustificazione riportata dalla circolare, che pone un tetto massimo di 15 anni di permanenza in tutta la carriera nei Comandi più importanti, non è sostenibile ed è incomprensibile da parte del personale;
tali trasferimenti coinvolgono di fatto anche il personale anziano, che a pochissimi anni dalla pensione si potrebbe vedere trasferito a diverse ore di viaggio dalla sede di residenza;
diverso personale, soprattutto anziano, sofferente per delle cause di servizio contratte con anni di imbarco, nel vedere l'amministrazione contro di esso, si sta sottoponendo a visite per il transito all'impiego civile;
la Guardia costiera ha condizioni di impiego stabili simili a quelle delle altre Forze armate e corpi di Polizia, a differenza della Marina militare che vede le sue sedi principali operative in La Spezia, Taranto e Augusta;
in seguito ad una attenzione governativa tesa ad agevolare i ricongiungimenti familiari, il Comando generale dell'Arma, ad esempio, ha aperto il centro addestramento a Taranto proprio per favorire tale presenza in zone richieste come la Puglia;
il Ministro delle infrastrutture e trasporti potrebbe benissimo valutare di spostare un nucleo aereo nella grande base militare di Grottaglie e dislocare dei pattugliatori con relativo equipaggio nelle sedi di Salerno, Taranto e Brindisi,
si chiede di sapere:
se vi sia intenzione di trasferire solo a domanda il personale di età superiore ai 50 anni che, anziché dare al Corpo una resa in base all'esperienza e la conoscenza sul territorio acquisita, talvolta viene trasferito in sedi molto lontane;
quanto sia il personale da destinare per ogni regione diviso per le categorie Marescialli, Sergenti e Graduati;
quanto personale del Corpo sia transitato all'impiego civile negli ultimi 5 anni, in particolare nelle Regioni di Puglia e Campania.
(4-03930)
AIMI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
nei giorni scorsi il Consiglio dei ministri ha prorogato lo stato di emergenza fino al 15 ottobre 2020. La proposta è stata approvata anche dal Senato e dalla Camera dei deputati;
da fonti autorevoli si apprende che la ricerca relativamente alla produzione di un vaccino anti COVID-19 sarebbe in fase avanzata. In particolare sarebbero quattro i vaccini che farebbero sperare in una soluzione di breve periodo: a buon punto sarebbero infatti i test della società farmaceutica AstraZeneca, della società americana Moderna, della CanSino Biologics in Cina e della società tedesca BionTech in collaborazione con il colosso farmaceutico Pfizer;
è altrettanto importante, tuttavia, in attesa di un vaccino specifico, che il Ministero della salute assicuri per la prossima stagione 2020-2021 un numero sufficiente di vaccini anti-influenzali visto che potrebbe scatenarsi una "corsa al vaccino"; senza difficoltà, potremmo infatti presumere che il numero di coloro che lo richiederanno saranno almeno 3 volte di più rispetto agli anni passati; molti altri Paesi europei si sono pertanto già attivati per garantire le scorte necessarie e sufficienti (addirittura richiedendone per ragioni di sicurezza un numero molto elevato) per affrontare i momenti di emergenza che fin d'ora si possono facilmente prevedere; altro fenomeno che potrebbe verificarsi, in assenza di vaccini sufficienti per coprire tutti coloro che ne faranno richiesta, riguarda il conseguente rischio di chi si metterà per precauzione in auto-quarantena, mettendo in serie difficoltà l'intero sistema economico nazionale che non può assolutamente permettersi una seconda ondata di chiusure e di assenze dal sistema produttivo;
con la circolare "Prevenzione e controllo dell'influenza: raccomandazioni per la stagione 2020-2021", elaborata dalla Direzione generale della Prevenzione sanitaria, il Ministero della salute ha infatti fornito una serie di raccomandazioni, dato che non può escludersi una co-circolazione di virus influenzali e SARS-CoV-2. È stata sottolineata l'importanza della vaccinazione antinfluenzale, in particolare nelle persone ad alto rischio di tutte le età, per semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti, dati i sintomi simili tra COVID-19 e Influenza. È stato inoltre disposto che la vaccinazione antinfluenzale possa essere offerta gratuitamente nella fascia d'età 60-64 anni;
con l'arrivo dell'autunno l'altro rischio da considerare è l'assalto ai Pronto soccorso di coloro che verosimilmente possono scambiare una influenza stagionale per COVID e viceversa: in tal caso sarebbe opportuno predisporre in ogni ospedale un presidio ad hoc per evitare che gli stessi Pronto soccorso diventino veicolo di infezione;
a parere dell'interrogante occorrerebbe, dal punto di vista della ricerca, puntare anche sul potenziamento dell'immunità innata: a tal proposito risulta che sia stato presentato presso AIFA un documento a firma del professor Beniamino Palmieri (Università di Modena e Reggio Emilia) sulla "stimolazione dell'immunità innata con vaccinazione surrogata a base di "Corynebacterium Parvum";
per immunità innata si intendono le difese naturali innate, che hanno permesso al genere umano di sopravvivere e moltiplicarsi in epoche pre-vaccinali e pre-antibiotiche, la medesima degli animali domestici al paragone con quelli di allevamento;
tale studio potrebbe risultare particolarmente importante per il contrasto al coronavirus posto che, come evidenziato dallo stesso professor Beniamino Palmieri, "il C. Parvum si è rivelato inaspettatamente in grado di far regredire infezioni virali nei pazienti cancerosi ed in seguito anche su soggetti sani, con gravi infezioni virali di diverso genere";
il farmaco, a nome "Parvulan", risulta registrato regolarmente in Brasile, con la specifica rivendicazione di immunostimolante antivirale e presenterebbe ottime caratteristiche di qualità e sicurezza. Il suo utilizzo, in fase di verifica, peraltro, può non costituire alcun onere da parte di AIFA. Il farmaco potrebbe dunque avere effetti vantaggiosi nell'innalzare la barriera dell'immunità innata individuale contro la dilagante contagiosità del virus cinese, in termini di protezione e di cura nelle fasi non estreme di malattia,
si chiede di sapere:
a che punto sia la ricerca sul vaccino anti-COVID;
per quanto attiene ai vaccini anti-influenzali, in che modo il Ministro in indirizzo intenda fornire garanzie sulla sufficienza dei vaccini stessi per la prossima stagione 2020-2021;
in particolare, quante persone si prevede che potranno essere vaccinate contro l'influenza nella prossima stagione e quante ne saranno purtroppo private;
se si stia (come dovrebbe essere doveroso) predisponendo un protocollo ad hoc per i Pronto soccorso, affinché questi non diventino veicolo di infezione nel momento in cui verranno "presi d'assalto";
se, alla luce delle ricerche sul menzionato Parvulan, non si ritenga di fare ricorso preventivamente a tale farmaco per potenziare l'immunità innata e fornire così presidi di maggiore sicurezza in merito alla salute pubblica.
(4-03931)
PAVANELLI, ORTIS, VANIN, DI GIROLAMO, ANGRISANI, TRENTACOSTE, LANNUTTI, FERRARA, TAVERNA - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
l'art. 107, comma 1, lett. a), del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, ha disposto per i comuni il differimento al 30 giugno 2020 del termine per l'approvazione del rendiconto di gestione per l'anno 2019;
la Giunta del Comune di Montefalco (Perugia) con deliberazione n. 47 del 30 giugno 2020 ha approvato il rendiconto dell'esercizio 2019;
il Consiglio comunale non ha, ad oggi, provveduto ad esaminare la richiesta di approvazione del rendiconto 2019 contenuta nella deliberazione di Giunta;
in data 9 luglio 2020 il Prefetto di Perugia, territorialmente competente, ha scritto al Comune di Montefalco, invitando a procedere con la discussione assembleare entro 20 giorni, dunque entro il 29 luglio corrente, ai fini della disamina ed eventuale approvazione del rendiconto 2019 trasmesso dalla Giunta, manifestando altresì, in difetto della scadenza anzidetta la nomina di un commissario ad acta;
in data 26 febbraio 2014 nella relazione di fine mandato 2009 - 2014 il sindaco pro tempore indicava al 31 dicembre 2009 nella gestione di competenza un disavanzo di euro 98.165;
in data 26 marzo 2019 nella relazione di fine mandato 2014 - 2018 il sindaco pro tempore indicava al 31 dicembre 2018 nella gestione di competenza un avanzo di euro 467.292,52;
considerato che:
la Giunta del Comune di Montefalco nella citata deliberazione n. 47 del 30 giugno 2020 ha rilevato nella gestione di competenza al 31 dicembre 2019 un disavanzo da ripianare di euro 4.225.719,75;
nel disavanzo da ripianare sopra indicato l'87,5 per cento risulta costituito dalla voce "Fondo crediti di dubbia esigibilità al 31/12/19" per euro 3.967.837,98;
evidenziato che:
dal confronto della situazione economico-finanziaria dell'Ente presentata nelle relazioni di fine mandato suddette per gli anni 2009 - 2014 e 2014 - 2018 e la situazione economico-finanziaria al 31 dicembre 2019 appare altamente improbabile che un disavanzo di 4.225.719,75 euro si sia potuto formare, in un comune con 5.469 residenti, in un solo anno di esercizio;
è necessario e doveroso nei confronti dei cittadini residenti accertare la reale situazione economico-finanziaria dell'Ente a partire dall'esercizio 2009 giacché, in caso di dissesto, subirebbero pesanti conseguenze per l'aumento delle tariffe e dei tributi ai fini del riequilibrio dell'assetto economico-finanziario e del ripianamento del disavanzo,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali azioni di competenza intendano intraprendere al fine di verificare l'effettiva situazione economico-finanziaria del Comune di Montefalco, nonché accertare come si sia potuto formare nel tempo un disavanzo di euro 4.225.719,75, e, in particolare, crediti di dubbia esigibilità per euro 3.967.837,98.
(4-03932)
AIMI, MALAN, CANGINI, GALLIANI, PAGANO, GALLONE, BARBONI, FERRO, CALIENDO, BINETTI, SICLARI, FANTETTI, BERARDI, TOFFANIN, PEROSINO, DAMIANI, FLORIS, BATTISTONI, SACCONE, MODENA, PAPATHEU, DAL MAS - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno. - Premesso che:
nei giorni scorsi dalla grotta Jazovka, nel comune di Zumberak, in Croazia, sono stati riesumati i resti di 814 vittime di omicidi di massa compiuti dai partigiani titini durante e dopo la fine della seconda guerra mondiale;
la procedura di esumazione sarebbe stata particolarmente complicata, dato il passaggio molto stretto della grotta. I resti, stante le prime notizie, apparterrebbero anche a personale medico e a suore degli ospedali di Zagabria;
tali ritrovamenti testimoniano, una volta di più, la ferocia della repressione titina, perpetrata dai partigiani comunisti con il chiaro intento di eliminare chiunque si opponesse al proprio progetto social-marxista: una vera e propria pulizia etnica che i negazionisti e revisionisti cercano ancora, e anche nel nostro Paese, di far passare sotto silenzio;
il giorno del ricordo è stato istituito con legge 30 marzo 2004, n. 92, per ricordare le vittime delle foibe e l'esodo dei tanti italiani costretti a fuggire dalle terre d'Istria, Dalmazia e Friuli-Venezia Giulia al termine della seconda guerra mondiale. Tuttavia, ancora oggi, e nonostante le chiare verità storiche emerse, sono numerosi i convegni negazionisti autorizzati e organizzati nel nostro Paese, che mirano a minimizzare sul numero delle vittime e, in particolare, sul progetto di pulizia etnica di Tito;
con interrogazione 4-01235 il primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo poneva inoltre, all'attenzione del Governo, la questione dell'assegnazione al maresciallo Tito, nel 1969, del cavalierato di Gran croce: una onorificenza mai revocata o messa in discussione nonostante le ripetute richieste giunte negli anni dalle associazioni degli esuli,
si chiede di sapere:
se, alla luce dei recenti ritrovamenti, si intendano organizzare iniziative e cerimonie commemorative a ricordo delle vittime italiane;
quali ulteriori iniziative di competenza si intendano assumere per modificare la normativa vigente al fine di revocare l'onorificenza concessa a Tito nel 1969, circostanza che rappresenta una ferita ancora aperta nel doveroso percorso di verità rispetto a quei fatti tragici sui quali, per troppo tempo, è calata una coltre di silenzio.
(4-03933)
LANNUTTI, VANIN - Al Ministro per la pubblica amministrazione. - Premesso che:
l'Istituto nazionale di statistica (Istat) è ente pubblico di ricerca per la produzione dell'informazione statistica ufficiale, nonché di indirizzo e coordinamento del sistema statistico nazionale, ai sensi del decreto legislativo 6 settembre 1989 n. 32, sottoposto a vigilanza da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri e al controllo da parte della Corte dei conti;
con deliberazione n. DOP/293/2019 in data 5 marzo 2019, a firma del presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, veniva collocata in quiescenza, a far data dal 1° maggio 2019, per sopraggiunti limiti di età, la dottoressa Patrizia Cacioli, dirigente tecnologo, con l'incarico di direttore centrale per la comunicazione;
con successive deliberazioni, tutte a firma del presidente Blangiardo, alla predetta dipendente veniva affidato l'incarico, a titolo gratuito, salvo rimborso di spese, corrisposto nei limiti fissati dall'organo competente dell'amministrazione interessata, come disposto dell'articolo 5, comma 9, della legge 7 agosto 2012, n. 135, di capo Ufficio Stampa, dapprima dal 2 maggio 2019 al 30 novembre 2019, con l'esplicita previsione che "l'incarico non è né rinnovabile né prorogabile"; poi, dal 1° dicembre al 31 gennaio 2020 e, infine, dal 1° febbraio al 30 aprile 2020, per complessivi 12 mesi, oltre i quali la citata legge n. 135 del 2012, come noto, vieta tassativamente il conferimento di incarichi, ancorché a titolo gratuito, al personale collocato in quiescenza dalla pubblica amministrazione;
a decorrere dal 1° maggio 2020, infatti, l'incarico di capo Ufficio Stampa veniva assegnato ad interim, senza alcun compenso aggiuntivo, alla dottoressa Serenella Ravioli, direttore della comunicazione subentrata alla dottoressa Cacioli al momento del suo collocamento in quiescenza (1° maggio 2019);
tra lo stupore generale di numerosi dipendenti dell'Istat, accadeva però che il nominativo della dottoressa Cacioli riappariva al 1° posto in un elenco del personale dello stesso Istat, allegato alla deliberazione DOP/622/2020 del 26 giugno 2020, a firma del direttore generale dell'ente, Michele Camisasca, autorizzato all'accesso nella sede di via Cesare Balbo n. 16 fino alla data del 31 luglio 2020, in quanto impegnato in attività indifferibili o che necessitano di essere svolte in presenza, e non da remoto,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda descritta;
se non ritenga necessario verificare a quale titolo la dottoressa Cacioli continui ad operare all'Istat, nonostante sia decorso, senza possibilità alcuna di proroga, il termine di un anno, durante il quale ha ricoperto, dopo il collocamento in quiescenza, l'incarico di capo Ufficio Stampa;
se non consideri utile conoscere l'ammontare del rimborso spese liquidato dall'Istat alla dottoressa Cacioli per la sua prestazione dal 3 maggio 2019 al 30 aprile 2020;
se voglia verificare se risponde al vero che al termine del predetto incarico di capo Ufficio Stampa, alla dottoressa Cacioli sia stato conferito, in violazione della richiamata legge n.135 del 2012, dal direttore centrale delle risorse umane, dottor Paolo Weber, l'incarico ad hoc di consigliere del Presidente dell'Istat per la cura dei rapporti istituzionali, figura di cui, però, non v'è traccia alcuna nello Statuto e nei regolamenti organizzativi dell'ente statistico, ma che, comunque, anche se fosse prevista, non potrebbe essere rivestita da ex dipendenti che, come la medesima dottoressa Cacioli, dopo la quiescenza, hanno già rivestito incarichi, a titolo gratuito, presso lo stesso ente della durata massima di un anno, come previsto per legge.
(4-03934)
Avviso di rettifica
Nel Resoconto stenografico della 217a seduta pubblica del 13 maggio 2020, a pagina 166, sotto il titolo "Avviso di rettifica", all'ultima riga dell'ultimo capoverso, sostituire le parole: "CXL, n. 1" con le seguenti: "CX, n. 1".
Nel Resoconto stenografico della 245a seduta pubblica del 28 luglio 2020, a pagina 91, sotto il titolo "Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento", di cui alla pagina precedente, alla prima riga del primo capoverso, sostituire le parole: "(COM(2020)328 definitivo)" con le seguenti: "(COM(2020)326 definitivo)".