Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 198 del 04/03/2020
Azioni disponibili
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente TAVERNA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,31).
Si dia lettura del processo verbale.
LAFORGIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 27 febbraio.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Senato, composizione
PRESIDENTE. Comunico che in data 27 febbraio 2020 l'ufficio elettorale regionale presso la corte d'appello di Napoli, a seguito delle elezioni suppletive tenutesi il 23 febbraio 2020 nel collegio uninominale 7 della Regione Campania, al fine dell'attribuzione del seggio resosi vacante per effetto del decesso del senatore Franco Ortolani, ha proclamato eletto senatore della Repubblica il candidato Alessandro Ruotolo.
Al nostro nuovo collega formulo, a nome dell'Assemblea, i migliori auguri di buon lavoro. (Applausi).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
PRESIDENTE. Comunico che in data 2 marzo 2020 è stato presentato il seguente disegno di legge:
dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell'economia e delle finanze:
«Conversione in legge del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, recante misure urgenti di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19» (1746).
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Sui lavori del Senato
CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, anche in relazione all'argomento che stiamo affrontando, colgo l'occasione per ringraziare il Collegio dei senatori Questori per le misure predisposte per i dipendenti e per gli stessi senatori nella struttura del Senato, misure che sono state fatte proprie anche dalla Camera dei deputati.
Vengo dalla Commissione bicamerale di inchiesta sulle banche ed è impensabile che nel palazzo San Macuto, ovvero la sede dove si tengono le Commissioni bicamerali, non venga esperita la prova della temperatura né tantomeno venga previsto un servizio di disinfezione delle mani. Per tale ragione mi appello a lei e, per il suo tramite, alla Presidenza perché analoghe misure vengano prese anche in tutte le sedi dove si riuniscono le Commissioni bicamerali.
PRESIDENTE. Senatore Calderoli, come lei sa, è in corso il Collegio dei senatori Questori, che sarà immediatamente informato dell'intervento da lei appena effettuato.
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(1741) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 9,36)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1741, già approvato dalla Camera dei deputati.
Il relatore, senatore Collina, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
COLLINA, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge in esame, approvato in prima lettura dalla Camera con alcune modifiche, reca misure urgenti dirette a contrastare la diffusione del cosiddetto nuovo coronavirus COVID-19.
In particolare, gli articoli da 1 a 3 del decreto-legge demandano a uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, emanati secondo la procedura contemplata dall'articolo 3, comma 1, la definizione di misure intese al contenimento della suddetta diffusione e alla gestione adeguata e proporzionata all'evolversi della situazione epidemiologica. Resta fermo per i casi di estrema necessità e urgenza, il potere del Ministro della salute, delle Regioni e dei sindaci di emettere ordinanze nelle more dell'adozione dei suddetti decreti, articolo 3, comma 2.
Sulla base di tali articoli sono stati emanati il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM) 23 febbraio 2020, il DPCM 25 febbraio 2020 e - in via sostitutiva dei due precedenti decreti, nonché delle precedenti ordinanze - il DPCM 1° marzo 2020. Quest'ultimo reca disposizioni valide fino all'8 marzo 2020, salvi i diversi termini specifici ivi contemplati; alcune delle misure concernono l'intero territorio nazionale, mentre altre riguardano solo alcune Regioni o Province ovvero aree ancora più circoscritte.
Il successivo articolo 4 del decreto-legge incrementa nella misura di 20 milioni di euro per il 2020 le risorse già stanziate per gli oneri inerenti all'emergenza sanitaria in oggetto.
Più in dettaglio, l'articolo 1 concerne l'adozione - da parte, come detto, dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri o delle ordinanze di cui al successivo articolo 3, commi 1 e 2 - di misure relative ai Comuni o alle aree nei quali (per il virus in oggetto) risulti positiva almeno una persona per la quale non si conosca la fonte di trasmissione o comunque nei quali vi sia un caso non riconducibile a una persona proveniente da un'area già interessata dal contagio.
Come accennato, sulla base degli articoli 1 e 3, sono stati emanati alcuni decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Si ricorda che il DPCM 1° marzo 2020 dispone, tra l'altro, con riferimento ai Comuni contemplati nel relativo allegato 1, fino all'8 marzo 2020, il divieto di allontanamento e di accesso ai Comuni medesimi.
Secondo il principio di cui al comma 1 del presente articolo 1, qualora ricorrano le ipotesi summenzionate, deve essere adottata ogni misura di contenimento e di gestione adeguata e proporzionata all'evolversi della situazione epidemiologica.
Il successivo comma 2 indica una serie di misure che possono essere adottate, e l'elenco non è tassativo. Esse sono: il divieto di allontanamento e quello di accesso al Comune o all'area interessata (lettere a) e b)). (Brusio).
PRESIDENTE. Colleghi, ho difficoltà ad ascoltare il relatore. Se abbassate il tono della voce, avrò il piacere di ascoltare il senatore Collina.
COLLINA, relatore. Sono: la sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato (anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso), anche se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico (lettera c)); la sospensione del funzionamento dei servizi educativi dell'infanzia, delle istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione e degli istituti di istruzione e formazione superiore, compresa quella universitaria, fatte salve le attività formative svolte a distanza (lettera d)). La Camera ha operato una riformulazione della presente lettera d), ai fini di alcune precisazioni terminologiche.
Vi è poi la sospensione dell'apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all'articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, nonché dell'efficacia delle disposizioni regolamentari sull'accesso libero o gratuito ai suddetti istituti e luoghi (lettera e)). Si ricorda che, in base al suddetto articolo 101, «sono istituti e luoghi della cultura i musei, le biblioteche e gli archivi, le aree e i parchi archeologici, i complessi monumentali».
Cito poi: la sospensione dei viaggi d'istruzione organizzati dalle istituzioni scolastiche del sistema nazionale d'istruzione, sia sul territorio nazionale sia all'estero, con il riconoscimento del diritto di recesso dal contratto di pacchetto turistico (disciplinato dal codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo, di cui al decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79) e del diritto al rimborso dei relativi pagamenti già effettuati (lettera f)); la sospensione delle procedure concorsuali per l'assunzione di personale (lettera g)); l'applicazione della misura della quarantena con sorveglianza attiva agli individui che abbiano avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva (lettera h)); l'obbligo per gli individui che abbiano fatto ingresso in Italia da zone a rischio epidemiologico, come identificate dall'Organizzazione mondiale della sanità, di comunicare tale circostanza al dipartimento di prevenzione dell'azienda sanitaria competente per territorio, che provvede a comunicarlo all'autorità sanitaria competente per l'adozione della misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva (cioè, di permanenza non coattiva, con controlli per la verifica delle condizioni di salute) (lettera i)); la chiusura di tutte le attività commerciali, esclusi gli esercizi per l'acquisto dei beni di prima necessità (lettera j)); la chiusura o la limitazione dell'attività degli uffici pubblici, degli esercenti attività di pubblica utilità e servizi pubblici essenziali specificamente individuati (lettera k): per la nozione di servizi pubblici essenziali, la norma richiama gli articoli 1 e 2 della legge 12 giugno 1990, n. 146, e successive modificazioni); la previsione che l'accesso ai servizi pubblici essenziali e agli esercizi commerciali per l'acquisto di beni di prima necessità sia condizionato all'utilizzo di dispositivi di protezione individuale o all'adozione di particolari misure di cautela, individuate dall'autorità competente (lettera l)); la limitazione all'accesso o la sospensione dei servizi del trasporto di merci e di persone terrestre, aereo, ferroviario, marittimo e nelle acque interne, su rete nazionale, nonché di trasporto pubblico locale, anche non di linea, salvo specifiche deroghe (lettera m)); la sospensione delle attività lavorative per le imprese, ad esclusione di quelle che erogano servizi essenziali e di pubblica utilità e di quelle che possono essere svolte in modalità domiciliare (lettera n)); la sospensione o la limitazione dello svolgimento delle attività lavorative nei comuni o nell'area interessati nonché delle attività lavorative degli abitanti degli stessi comuni o aree svolte al di fuori dei medesimi tenitori, salvo specifiche deroghe - anche in ordine ai presupposti, ai limiti e alle modalità di svolgimento del lavoro agile - previste dai provvedimenti di cui all'articolo 3 del presente decreto (lettera o)).
L'articolo 2 del presente decreto-legge prevede che le autorità competenti possano adottare ulteriori misure di contenimento e gestione dell'emergenza, al fine di prevenire la diffusione dell'epidemia da COVID-19, anche fuori dei casi di cui all'articolo 1, comma 1. Anche le misure in oggetto sono adottate - come confermato da una modifica inserita dalla Camera nell'articolo 2 - con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri o con le ordinanze di cui al successivo articolo 3, commi 1 e 2.
Come accennato, sulla base dell'articolo 2, sono stati emanati il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 25 febbraio 2020 e successivamente, in via sostitutiva, quello del 1° marzo.
Il comma 1 dell'articolo 3 - come accennato - prevede che le misure di cui ai precedenti articoli 1 e 2 siano adottate con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, sentiti il Ministro dell'interno, il Ministro della difesa, il Ministro dell'economia e delle finanze e gli altri competenti per materia, nonché i Presidenti delle Regioni competenti, nel caso in cui riguardino esclusivamente una o alcune specifiche Regioni, ovvero il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nel caso in cui riguardino il territorio nazionale. I decreti non possono comportare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. La Camera ha operato alcune modifiche esclusivamente formali nel presente comma 1.
Il comma 2 dell'articolo 3 prevede che, nelle more dell'adozione dei predetti decreti, nei casi di estrema necessità e urgenza, le misure in esame possano essere adottate con ordinanze del Ministro della salute, delle Regioni e dei sindaci, emanate in base alle norme ivi richiamate (concernenti l'emanazione di misure urgenti, mediante ordinanze, in materia di igiene e sanità pubblica). Secondo una disposizione inserita dalla Camera, le misure adottate dagli enti territoriali ai sensi del presente comma 2 perdono efficacia se non sono comunicate al Ministro della salute entro ventiquattr'ore dalla loro adozione.
Il successivo comma 3 fa salvi gli effetti delle ordinanze contingibili e urgenti già adottate dal Ministro della salute.
Il comma 4 del presente articolo 3 qualifica come illecito penale, di natura contravvenzionale, il mancato rispetto delle misure di contenimento stabilite dai provvedimenti adottati ai sensi del decreto-legge in esame, prevedendo che, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, si applichi l'articolo 650 del codice penale («Inosservanza dei provvedimenti dell'autorità»). Tale disposizione punisce con l'arresto fino a tre mesi o l'ammenda fino a 206 euro chiunque non osservi un provvedimento legalmente dato dall'autorità per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica o d'ordine pubblico o d'igiene.
Ai sensi del successivo comma 5, il prefetto, informando preventivamente il Ministro dell'interno, assicura l'esecuzione delle misure avvalendosi delle Forze di polizia e, ove occorra, delle Forze armate, sentiti i competenti comandi territoriali. Secondo una disposizione aggiunta dalla Camera, al personale delle Forze armate impiegato, previo provvedimento del prefetto competente, per assicurare l'esecuzione delle misure di contenimento in esame, è attribuita la qualifica di agente di pubblica sicurezza.
Il comma 6 dispone che, per i provvedimenti emanati in attuazione del presente articolo 3, i termini per il controllo preventivo della Corte dei conti, ivi richiamati, siano dimezzati. Infine, in base alla disciplina dei termini temporali suddetti, gli atti trasmessi alla Corte dei conti per il controllo preventivo di legittimità divengono in ogni caso esecutivi trascorsi sessanta giorni dalla loro ricezione.
Concludo con l'articolo 4, che incrementa nella misura di 20 milioni di euro per il 2020 le risorse già stanziate per gli oneri inerenti all'emergenza sanitaria in oggetto con la delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020.
Chiedo infine di poter consegnare una integrazione al testo scritto del mio intervento, che contiene ulteriori elementi, affinché sia pubblicato nel Resoconto della seduta odierna. (Applausi dai Gruppi PD e M5S).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà.
BALBONI (FdI). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, a nome di Fratelli d'Italia e - se mi consentite - a nome di tutta l'Assemblea, credo non si possa aprire questo importante dibattito senza un ringraziamento sincero, di cuore, affettuoso e riconoscente nei confronti del personale sanitario, dei medici, dei paramedici, dei ricercatori, dei tecnici di laboratorio (Applausi): eroi silenziosi che ogni giorno affrontano, spesso anche con mezzi non perfettamente adeguati, questa emergenza, nell'interesse della salute di tutti noi. Insieme a loro, un ringraziamento altrettanto sincero, affettuoso e riconoscente va alle Forze dell'ordine, alla protezione civile e a tutti coloro che si stanno impegnando per rallentare la diffusione del virus. (Applausi).
Il vero problema che abbiamo, cari colleghi, è infatti il tempo. Abbiamo capito che ormai è impossibile fermare la diffusione del virus, ma è assolutamente necessario rallentarla, come del resto aveva chiesto già due mesi fa Fratelli d'Italia. Noi di Fratelli d'Italia avevamo chiesto non tanto di bloccare i voli dalla Cina, sapendo che era inutile, visto che bastava uno scalo per arrivare comunque in Italia, quanto di mettere in quarantena tutti coloro che arrivavano dalla zona infetta, che allora era localizzata soltanto in un territorio ben delimitato di quel Paese. L'avevamo chiesto perché, di fronte alle misure draconiane della Cina, alla militarizzazione di un intero territorio, alla pena capitale per chi violava le disposizioni del Governo, era chiaro che si trattava non di poco più di un influenza - come minimizzando allora si diceva - ma di un fatto estremamente grave, che andava affrontato fin dall'inizio necessariamente con decisione.
Ci avete deriso, ci avete accusato di essere razzisti nel chiedere che chiunque venisse dalla Cina, italiano, cinese o di qualsiasi altra nazionalità, venisse messo in quarantena e oggi la Cina - pensate un po' - fa questo nei nostri confronti.
Qualcosa non deve aver funzionato, se siamo a questo punto. Quindi, il problema è il tempo, perché la linea di diffusione del virus è allarmante. I dati di ieri ci dicono che ci sono 2.502 positivi, di cui 79 deceduti, 1.034 ospedalizzati, 229 in terapia intensiva, ovvero il 10 per cento di tutti coloro che sono entrati in contatto col virus, compresi quelli che hanno sintomi piccoli e lievi, paragonabili a una modesta e ordinaria influenza. La Regione Lombardia, la più avanzata d'Italia e d'Europa in tema di sanità, ha oggi l'80 per cento della terapia intensiva già occupata. Sappiamo che in Italia abbiamo poco più di 5.000 posti in terapia intensiva e faccio l'esempio del Lazio, che ha poco più di 500 posti in terapia intensiva.
Se la citata misura di crescita dovesse continuare come negli ultimi giorni, con un raddoppio ogni tre giorni, vuol dire che, fra circa otto giorni, avremo 10.000 contagiati, 1.000 persone in terapia intensiva e il nostro sistema sanitario al limite della sopportabilità, perché in terapia intensiva ovviamente ci sono i malati ordinari che già ne occupano gran parte. Ecco perché è assolutamente necessario rallentare la diffusione del virus ed ecco perché, cari colleghi, bisogna adottare misure importanti. Bisogna coinvolgere l'Esercito, i volontari, la Protezione civile. Ci vuole un piano straordinario per aumentare i posti letto e per creare strutture sanitarie dedicate in ogni Regione. Bisogna acquistare apparecchiature per la ventilazione e per la respirazione assistita, perché così si potrà mettere una parte dei pazienti non direttamente in terapia intensiva, ma in reparti dedicati, magari di semi-terapia intensiva.
È necessario un piano di disinfestazione quotidiana dei luoghi affollati. Penso ai mezzi di trasporto: è inutile fissare la distanza di una persona dall'altra a un metro o un metro e mezzo, se poi decine di migliaia di pendolari ogni giorno devono prendere treni e mezzi di trasporto dove la distanza tra l'uno e l'altro è di pochi centimetri. Bisogna disinfestare ogni giorno i mezzi di trasporto; occorre un piano straordinario per i pendolari, occorre togliere molte delle limitazioni al traffico e consentire a chiunque lo voglia di poter utilizzare, almeno nelle prossime due settimane, la propria autovettura anche all'interno delle zone a traffico limitato, per poter recarsi al lavoro senza il rischio di contagiare o di essere contagiati.
Concludo, cari colleghi, pensando a un tema cui nessuno oggi si dedica. Negli ultimi mesi l'immigrazione clandestina in Italia è aumentata del 1.000 per cento, gli sbarchi sono aumentati del 1.000 per cento. Le ONG continuano a fare da taxi per gli scafisti e per i trafficanti di esseri umani. Nessuno si preoccupa di questo e nessun esponente delle ONG si preoccupa di dare assistenza e contribuire, non dico nelle zone rosse, ma almeno nelle zone gialle, ad aiutare coloro che sono in prima linea nella lotta all'emergenza. Continuano a preoccuparsi dell'invasione di persone che non sono profughi in Italia e sono potenziali pericolosi veicoli di contagio.
Su tutto questo noi vogliamo ragionare. Poi discuteremo, quando sarà il momento, degli errori di sottovalutazione prima e di allarmismo poi nella comunicazione del Governo. Ma oggi è tempo di agire e Fratelli d'Italia - come ha sempre fatto - collaborerà con tutta la propria forza e le proprie proposte per affrontare questa emergenza. L'Italia dà il meglio di sé nei momenti più difficili. Sono convinto che tutti insieme sapremo affrontare e superare anche questa prova. (Applausi dai Gruppi FdI e FIBP-UDC).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cirinnà. Ne ha facoltà.
CIRINNA' (PD). Signor Presidente, cari colleghi, ci apprestiamo a convertire il primo dei decreti-legge emanati dal Governo per affrontare l'emergenza del coronavirus. Lo stiamo affrontando e lo stiamo per convertire in un clima estremamente positivo: un clima di unità, un clima di cooperazione, un clima di raccordo tra le forze politiche. Credo che ciò sia un bene molto prezioso per il nostro Paese in questo momento.
Voglio condividere con voi anche l'orgoglio di un Paese che reagisce, che non si piega e che, attraverso le sue istituzioni, dà risposte. Voglio provare a descrivervi tutti i messaggi, ma soprattutto a condividere con voi ciò che dai messaggi e dalle email arriva: la speranza di uscirne anche questa volta con un Paese più forte e più coeso.
Il coronavirus, come epidemia ed emergenza sanitaria, ha colpito il nostro Paese in un momento molto fragile della sua storia politica, ma soprattutto della sua storia sociale. Viviamo in un periodo nel quale i legami di solidarietà sono già fortemente messi in crisi. È un momento nel quale la solitudine e l'isolamento dei nostri cittadini dilagano. Mi capita spesso di parlare di solitudine e di descrivere la sensazione di solitudine che viene dai nostri territori. Io descrivo spesso la solitudine come la periferia dell'anima, quel luogo interiore, quella parte del sé che pone domande alle quali molto spesso non vengono date risposte, a cominciare da noi, dalla politica, colleghi. Quelle sono le periferie dell'anima che in questo momento aumentano la sensazione di solitudine dei nostri cittadini, soprattutto di quelli che si trovano in alcune zone.
In questo scenario lo spettro del contagio, che porta con sé la paura e la preoccupazione, risveglia antichi mostri. Chi di noi conosce la letteratura italiana ricorda, anche forse perché richiamati da alcuni testi e pezzi giornalistici, la peste manzoniana e l'epidemia di spagnola. Quanti dei nostri nonni ci hanno raccontato quella fase? Ognuno di quei momenti ha segnato in profondità la nostra storia e la nostra cultura e troppe volte ha portato con sé nei tempi successivi uno strascico di sfiducia e di rottura della solidarietà e della coesione sociale. Noi dobbiamo fare in modo che ciò non riaccada. Le pagine di Manzoni su questo sono davvero esemplari e dovrebbero servirci come monito.
Colleghi, stiamo davvero attraversando come Paese un momento estremamente delicato. Dobbiamo dirlo in questa discussione generale nella quale dovremmo ascoltarci tutti reciprocamente con rispetto, senza fare allarmismo e senza esagerare, ma con la responsabilità e la consapevolezza che un grande Paese come l'Italia in questo momento alza la testa, si unisce e può farcela. Sono convinta che abbiamo molti strumenti per fare di questa crisi un momento di crescita, per trarre insegnamenti preziosi e, soprattutto, un nuovo slancio per la ricucitura di tutto il territorio. Come avete sentito dire spesso negli interventi di quest'Assemblea, il Paese ha bisogno di essere ricucito, connesso e riunificato. Troppe volte negli ultimi giorni abbiamo sentito risuonare le sirene dell'egoismo, dell'isolamento, della paura dell'altro, fino addirittura ad assistere a episodi dolorosi di discriminazione e violenza. Voglio dirlo perché la solidarietà va data sempre a tutti. Purtroppo il web è spesso il luogo peggiore per l'odio. Il nostro partito ha fatto una campagna in questo periodo proprio per dire no alle parole d'odio. Voglio dare la mia solidarietà a quella mamma di Fiumicino colpita da un odio indiscriminato con parole orrende solo per essersi contagiata andando a trovare un parente fuori dal paese. In questo le grandi amministrazioni reagiscono in modo positivo.
Sono molti i mali tipici di questo tempo e la paura del contagio ha sicuramente accentuato tutto ciò. Dobbiamo fare in modo che l'appello all'allontanamento sociale non lasci dei segni permanenti. Abbiamo visto diradarsi le occasioni di contatto sociale, chiudere cinema e teatri, sospendere le iniziative politiche. Sono tutte decisioni doverose e necessarie a contenere il virus, ma i cui effetti nel lungo periodo dovremmo essere in grado di contenere.
Certo, ci sono effetti sulla tenuta del tessuto economico. Ci sono effetti sulla tenuta del tessuto finanziario. Facciamola la giusta differenza tra economia e finanza. Ci saranno effetti sulla produzione e sulla crescita del nostro Paese. Dobbiamo fare in modo, però, di salvaguardare - e lo stiamo facendo con i decreti-legge - il fondamentale diritto alla salute come bene più prezioso.
Non dobbiamo però limitarci a questo. Dobbiamo tenere gli occhi ben aperti e preoccuparci della tenuta del tessuto sociale e umano della nostra Italia. Vedete, colleghi, l'emergenza sanitaria che stiamo vivendo può insegnarci molte cose, e non pensiate sia una frase vuota di contenuti. Può insegnarci che l'altro, quell'altro che abbiamo additato, quell'altro che abbiamo allontanato, quell'altro che abbiamo tenuto, bene, oggi quell'altro siamo noi. Per molti Paesi del mondo, quell'altro siamo noi, siamo noi italiani.
Può insegnarci che ci vuole davvero solo un attimo per ritrovarsi, all'improvviso, dall'altra parte del filo spinato, dall'altra parte del muro, dall'altra parte di un tratto di mare invalicabile, pieno di pericoli; essere percepiti, all'improvviso, come fonte di pericolo per chi ci sta attorno; magari trovarsi bloccati in un aeroporto, in terra straniera, soli e guardati con sospetto. Questa è un'esperienza che sta capitando a molti italiani.
C'è molto altro che possiamo imparare. Possiamo imparare che in momenti come questi un Paese si unisce. Possiamo imparare, colleghi, la responsabilità che nasce dall'essere membri di una stessa comunità; la responsabilità degli uni verso gli altri; la responsabilità verso le istituzioni, che sono chiamate ad agire per fronteggiare l'emergenza e, di tutti noi, che di queste istituzioni facciamo parte.
Attenzione: possiamo imparare a non strumentalizzare l'emergenza, a non fare sciacallaggio, a non fare esibizionismo, ma anche a non parlare di giochi di Palazzo, invocando ammucchiate completamente inutili al nostro Paese.
Concludo, signor Presidente, dicendo che possiamo imparare quant'è importante sostenere la ricerca scientifica pubblica, con denaro pubblico, anche se quel denaro viene dalle tasse. Possiamo imparare che quella ricerca pubblica non deve essere abbandonata al precariato e alla assenza cronica di fondi e a strutture inadeguate. Come credo diremo tutti noi nei successivi interventi, è quell'istituzione di sanità pubblica che il mondo ammira e sta salvando il nostro Paese.
Signor Presidente chiedo, inoltre, di poter allegare il mio intervento scritto al Resoconto della seduta odierna. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
È iscritta a parlare la senatrice Lunesu. Ne ha facoltà.
LUNESU (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, ci troviamo in una situazione di grave crisi. Alle soglie del 2020, un evento, che in un primo momento sembrava interessare solamente i Paesi asiatici, ha avuto un effetto dirompente nella nostra società, colpendo l'aspetto sanitario, l'aspetto economico, l'aspetto sociale, ma soprattutto rendendo la nostra Nazione responsabile di un fenomeno del quale siamo stati solo vittime. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Per citare un nostro illustre e mai dimenticato ex collega: a pensar male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca. Sembra quasi che un disegno internazionale tenda a colpirci e screditarci. Giornalmente assisto a prese di posizione francamente intollerabili. La stampa americana, riferendosi al SARS-COV-2 lo definisce "Italy's coronavirus". I media francesi con deprecabile ironia attaccano il nostro made in Italy. L'Asia e il Medio Oriente ghettizzano il nostro Paese e bloccano il traffico aereo, mettendo in quarantena qualsiasi passeggero proveniente dall'Italia, anche asintomatico, e cioè con mancanza di sintomi.
Permettetemi di dire che, a proposito di sintomi, la mia formazione mi porta a voler esaminare brevemente anche l'aspetto tecnico di questa epidemia. Il 9 gennaio 2020 l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l'isolamento da parte delle autorità cinesi di un nuovo ceppo di coronavirus mai identificato prima nell'uomo: il 2019-Ncov, meglio definito due settimane fa SARS-Cov-2. Il patogeno è stato chiamato così a causa della sua stretta parentela con il virus SARS-Cov, se ricordate responsabile della grande epidemia di malattia respiratoria nell'uomo dal 2002 al 2003. Il virus, come tutti sappiamo, è stato associato ad un focolaio di casi di polmonite registrati a partire dal 31 dicembre 2019 nella città di Wuhan nella Cina centrale.
Il patogeno SARS-Cov-2 è stato associato agli altri virus influenzali, ma è differente dalla normale influenza, perché non esiste ancora il vaccino e quindi la popolazione non è immune. A differenza dell'influenza stagionale, che di anno in anno varia di poco le sue caratteristiche, il SARS-Cov-2 è completamente nuovo: è un genere di virus ad acido ribonucleico (RNA) e il suo primo nome deriva da un termine latino che significa «aureola». Infatti, l'aspetto caratteristico dei virioni che rappresentano la forma infettiva del virus visibile al microscopio elettronico è simile ad una corona solare: immaginate un corpo centrale con un'aureola attorno. Questi virus, che sono stati sempre responsabili di generare patologie in mammiferi e in pipistrelli, nell'uomo provocano infezioni di tipo respiratorio, spesso di lieve entità ma che a volte sfociano in bronchiti e polmoniti; in casi gravi c'è anche la morte, come abbiamo visto. A gennaio 2020 si conoscono sette ceppi di coronavirus in grado di infettare gli umani. Non esistono vaccini né farmaci antivirali considerati validi dalla comunità scientifica. Nell'uomo la trasmissione può avvenire tramite secrezioni respiratorie (come tutti sappiamo, attraverso la tosse e gli starnuti), ma mancano anche in questo caso informazioni epidemiologiche e sierologiche complete.
Il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità il 30 gennaio 2020 ha dichiarato l'emergenza sanitaria internazionale. Attualmente si conoscono 39 specie di coronavirus riconosciute e 10 provvisorie, molte delle quali contengono centinaia di virus diversi.
Ma come ha agito lo Stato, e quindi il Governo, di fronte a questo fenomeno emergenziale? Si è spaventato, si è allarmato e soprattutto ha allarmato tutti noi. L'Italia si è mossa con troppa lentezza. Sarebbero occorse misure preventive serie che riguardassero tutto il territorio, perché oggi c'è il SARS-Cov-2, il prossimo anno potrebbe esserci un virus ancora diverso e sempre sconosciuto. Non è il tasso di mortalità quanto la trasmissibilità a rendere una malattia potenzialmente perfetta per trasformarsi da epidemia in pandemia: ad esempio il cancro ha un elevato tasso di mortalità, ma non è una pandemia. Ricordo che tutti gli anni soltanto il 50 per cento dei cittadini si vaccina per evitare l'influenza; occorrono informazioni diagnostiche di qualità, evitare gli assembramenti, maggior senso di responsabilità. Il virus si contrae o non si contrae, si è affetti o non si è affetti; non ci sono portatori sani; non è una malattia trasmissibile geneticamente.
Quando il vice ministro Sileri - di cui apprezzo il lavoro e la competenza professionale e che ho occasione di incontrare spesso in 12a Commissione - difende il decreto-legge definendolo flessibile mi fa preoccupare. Non si può navigare a vista in questo momento: significa che non si è capaci di delineare un programma che preveda situazioni del genere abbastanza prevedibili tutti gli anni.
Occorrerà definire un protocollo nazionale adeguato, capace di circoscrivere e gestire un'eventuale emergenza perché oggi, ripeto, è arrivata dalla Cina ma la prossima volta potrebbe arrivare da un altro Paese, e non correre il rischio di trovarci impreparati ed affrontare la situazione in maniera pressapochistica come, secondo me, sta avvenendo in questo caso.
Da cittadina mi rendo conto che ciò che preoccupa di più la popolazione non è tanto l'aspetto sanitario, che sicuramente colpisce maggiormente una fascia d'età più alta, ma è l'aspetto economico: i giovani che hanno paura del loro futuro perché si rendono conto che questo evento rischia di far saltare il già fragile sistema economico. Momenti eccezionali si affrontano con misure eccezionali. Non si può pensare che poche risorse siano sufficienti a risanare situazioni emergenziali come questa. Altri Paesi, con caratteristiche simili, hanno stanziato più cospicue risorse. Vi faccio l'esempio della Corea.
Finalmente potremo verificare se in Europa prevale il senso di solidarietà oppure l'istinto egoistico che sino ad oggi ha caratterizzato la politica economica. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Faccio alcuni esempi che, se continua questa crisi, ci porteranno veramente a preoccuparci in maniera seria: la Confcommercio stima una perdita da cinque a sette miliardi di euro nel caso in cui la crisi si prolunghi sino a maggio. Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, ha stimato la riduzione del PIL dello 0,2 per cento nell'arco di un anno. Il settore turistico, che in Italia vale 146 miliardi di euro, cioè il 12 per cento del nostro PIL, sta subendo un'enorme perdita. Le maggiori destinazioni turistiche - Roma, Venezia e Napoli - ricevono disdette dal 30 al 70 per cento per il prossimo periodo. Il commercio internazionale, che rappresenta 438 miliardi di euro, potrebbe perdere 140 miliardi di euro.
Sono comunque convinta che la salute non abbia colore politico e che l'Italia abbia comunque risorse e capacità per uscire da questa grave crisi. C'è bisogno, certo, della collaborazione di tutti. Noi non ci tireremo indietro sicuramente. Se il Governo proporrà soluzioni compatibili con le nostre posizioni la nostra adesione sarà sicuramente totale. A nome della Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione vi ringrazio per l'attenzione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà.
BINETTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghi, passo molte ore, quando non sono in Aula, nella sala Maccari dove c'è un fregio particolarmente interessante che attraversa tutta la sala e che dice: «Osservate con diligenza le cose dei tempi passati perché fanno lume alle future e quello che è e sarà, è stato in altro tempo». L'8 gennaio di quest'anno, quando ancora non c'era sentore che l'epidemia sarebbe stata così devastante come si sta manifestando in questo momento, su «La Stampa» di Torino apparve un articolo di una collega, Eugenia Tognotti, storica della medicina, la quale, sulla falsariga di eventi già verificati dal 1500 - vorrei sottolineare questo - scriveva che tutte le epidemie di tipo virale arrivano dall'Oriente, concretamente dalla Cina, perché è lì che la convivenza tra gli uomini e gli animali vivi è più stretta, quindi è più facile che i virus che hanno il loro habitat sugli animali possano fare il salto di specie. Quindi l'8 gennaio era stato già lanciato un allarme sul fatto che, così com'era accaduto anche negli ultimi anni (l'ultima è stata l'epidemia del 2009 e poi successivamente la SARS) tutte queste epidemie arrivano dall'Oriente, quindi ci si doveva aspettare che sarebbe arrivata e, poiché ogni epidemia di tipo virale è in parte simile e in parte diversa dalla precedente, ci saremmo dovuti attrezzare.
Non penso soltanto a quanto avremmo dovuto fare per gestire più tempestivamente questa epidemia, penso piuttosto a quanto dovremo fare per gestire le prossime epidemie.
Infatti finché la convivenza uomo-animale sarà così stretta il salto di specie è semplicemente da attendere e prima o poi avverrà.
Questo la dice lunga anche sul fatto che, quando ci troviamo davanti - la storia in questo ci è sempre maestra - a un'epidemia come questa, per la quale non disponiamo di farmaci specifici, il primo farmaco che dobbiamo mettere in gioco è esattamente la separazione, il distanziamento, la quarantena. Forse può essere interessante ricordare che la quarantena l'hanno inventata gli italiani, quando non erano ancora un unico Stato ma un insieme di Repubbliche marinare e le navi che arrivavano in porto venivano bloccate, semplicemente perché i marinai stessero in quarantena ed evitassero di contagiare la popolazione, per esempio con la peste suina o, di volta in volta, con qualsiasi epidemia venisse da lontano. C'è una cultura, una storia che attraversa il tempo e che fa sì che l'Italia, da questo punto di vista, sia sempre stata maestra di prevenzione e di precauzione.
Certo, quando un virus si trasmette con il respiro è molto difficile bloccarlo: basta respirare. Non a caso vi è stato il piccolo giallo nel decreto-legge rispetto alle distanze: sembrava che un metro di distanza tra di noi potesse essere sufficiente (peraltro faccio presente che noi stessi in Aula non manteniamo un metro di distanza gli uni dagli altri), poi si è cercato di estenderla a due metri e, nell'impossibilità di attuarla, ci si è attestati su un metro e ottanta centimetri. Al di là di tutto, il punto vero è avere la certezza che il virus si trasmette con il respiro. Quindi, per quanto si possa fare, per quanto ingegnose, dettagliate, rigorose possano essere le misure, il rischio è immanente; può essere un rischio a tendenza a zero, ma non riusciremo mai a cancellarlo.
Il Governo ha messo in pista molte misure, soprattutto misure che riecheggiano in modi diversi la cultura della quarantena, compresa anche quella domiciliare, per cui si sta a casa. L'invito, poi, agli ultrasessantenni a stare a casa comprenderete che potrebbe svuotare il Paese in pochi minuti, tenendo conto che siamo un Paese a piramide demografica rovesciata. Ma cosa possiamo imparare da questa ennesima epidemia, che, insisto, non sarà l'ultima e forse nemmeno la più grave se non riusciremo ad attrezzarci adeguatamente? La prima lezione è che lo studio sui vaccini deve essere potenziato, rafforzato e condiviso; non sono battaglie che può vincere un solo laboratorio, un solo Paese: sono battaglie che, o si vincono insieme, o non si vincono affatto.
La seconda cosa che può essere interessante mettere a fuoco rispetto a questa epidemia è l'altro virus, che in molti post è stato chiamato il virus dell'informazione, che certamente paga il prezzo del silenzio iniziale sull'epidemia cinese ma che da noi può diventare un prezzo, per così dire, da ipercompensazione: un eccesso di informazioni che ci travolgono tutti i giorni, su tutte le prime pagine dei giornali e dei telegiornali. Ieri sera, al telegiornale, Nino Cartabellotta, il fondatore di GIMBE in Italia, la fondazione che si occupa della medicina basata sulle prove di evidenza, diceva che il monitoraggio giorno per giorno, ora per ora non serve a molto; serve ad identificare un trend. Per noi si potrebbe suggerire alla comunicazione di adottare un approccio meno strettamente quantitativo e con maggiore capacità di spiegare alle persone le modalità con cui si attiva la precauzione e la diagnosi precoce. Le misure che si mettono in gioco sono quelle limitate di cui oggi disponiamo, ma potrebbero crescere e migliorare nel tempo.
Credo che noi - i miei colleghi concorderanno - non possiamo che essere con il Governo in tutte le misure che ha assunto. Ci piacerebbe che queste misure fossero supportate da risorse di gran lunga maggiori, perché altrimenti sembrano parole al vento, ma sappiamo che su questo decreto-legge il nostro voto, come è accaduto ieri in Commissione, è un voto in parte in fede - come qualcuno lo ha definito, un voto fideista - perché speriamo che il prossimo decreto-legge trascini con le parole i fatti, le risorse, la concretezza. Per il resto, non ci rimane che imparare dalla storia e la prossima volta farci trovare un po' più preparati. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC e del senatore Marinello).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rampi. Ne ha facoltà.
RAMPI (PD). Signor Presidente, signori colleghi, è chiaro che queste sono ore complicate in cui bisogna ispirarsi e due princìpi: non drammatizzare e non sottovalutare. È un comportamento che ognuno di noi deve avere come cittadino e che dobbiamo avere particolarmente noi come istituzioni, perché tutti i nostri comportamenti, quelli individuali, quelli che teniamo in quest'Aula, quelli che teniamo attraverso gli strumenti di comunicazione, hanno un impatto sui comportamenti dei nostri cittadini e sul clima che si crea. Chissà che questa emergenza - chiamiamola così - non ci insegni a rivedere alcuni dei nostri comportamenti un po' egocentrici e un po' egotici e a provare a controllare un po' di più, con empatia - che non va mai persa - ma con serietà, i comportamenti di una classe dirigente. In questo senso, vorrei sottolineare due aspetti specifici dei tanti di cui si potrebbe dire e dei tanti di cui si è detto in questa discussione.
Il primo è che ci sono nella Regione da cui vengo, la Lombardia, delle Province particolarmente colpite, oggi sono sicuramente Lodi, Cremona, Pavia, Bergamo, ma domani potranno essere altre. In tutte quelle Province ci sono anzitutto persone che lavorano nelle strutture sanitarie ma anche persone che lavorano in aziende e altre realtà, ci sono i sindaci, gli amministratori locali, le mamme e i papà che si stanno organizzando per gestire i figli che non vanno a scuola, ci sono gli insegnanti: c'è un intero Paese che si sforza di comportarsi nel modo corretto senza sottovalutare e senza drammatizzare. Noi, come classe politica, dobbiamo essere all'altezza di quel Paese.
Il secondo tema, che è oggetto di un ordine del giorno che ho voluto presentare, ha una connessione specifica con quanto voteremo tra poche ore. Quello presso il Senato rappresenta l'ultimo passaggio di un decreto-legge che autorizza il Governo ad adottare alcune misure necessarie e fondamentali, molte delle quali sono già in vigore da quasi due settimane, ad esempio nella mia Regione, ma anche in altre parti del Paese. Una di queste misure riguarda in particolare il mondo della cultura, i lavoratori dello spettacolo, i luoghi dell'aggregazione. A questi lavoratori e a queste lavoratrici abbiamo dovuto, da un giorno all'altro, chiudere il posto di lavoro. Quei lavoratori e quelle lavoratrici sono innanzitutto lavoratori e lavoratrici come tutti gli altri; lo devo dire perché a volte sembra che non sia così, sembra che siano persone che si divertono a fare il loro lavoro e che quindi se gli chiudiamo il luogo di lavoro da un giorno all'altro non succede niente e invece succedono dei drammi. Sono però anche lavoratori e lavoratrici che svolgono una funzione che è fondamentale per la Repubblica ed in particolare in momenti come questi, perché quegli strumenti culturali sono quelli che ci servono per rimanere comunità, per esserlo ancora di più, per affrontare le paure, le debolezze e le fragilità. A quei lavoratori e a quelle lavoratrici oggi, contestualmente alla scelta drammatica che stiamo facendo e che autorizziamo anche per i prossimi mesi, che magari riguarderà altre zone del Paese, di chiudere necessariamente il loro spazio di lavoro, dobbiamo dire che la Repubblica non li abbandonerà. C'è un film bellissimo che racconta la storia di quando, durante la Seconda guerra mondiale, un gruppo di soldati volontari decise, nel pieno dramma, della lotta contro la barbarie, di difendere i monumenti e le opere d'arte, perché ebbe l'intuizione che ci sarebbe stato un giorno, il giorno dopo, dopo, un giorno in cui la civiltà sarebbe potuta continuare perché c'erano e perché si erano salvati quei monumenti e quelle opere d'arte.
Ebbene, oggi, nel pieno di una battaglia - perché tale è quella che dobbiamo condurre e che condurremo con serietà e rigore nelle prossime settimane - dobbiamo difendere i nostri cittadini, dare a ognuno di loro gli strumenti per difendersi, ma al contempo salvare e salvaguardare quell'universo culturale, quell'ecosistema delicato e a rischio che ci serve per ripartire e per ricostruire, per produrre, una volta sconfitto il contagio negativo di queste ore, quel contagio positivo che la cultura e l'arte ci distribuiscono. Per tale ragione, vorrei richiamare, anche in quest'Assemblea, anche in questo momento, l'insieme di queste due misure perché sono atteggiamenti che vanno insieme.
Oggi chiediamo un sacrificio, e mentre lo chiediamo, siamo solidali e vicini a chi - lavoratore, imprenditore, libero professionista - ha deciso di dedicare la propria vita a costruire comunità, perché più si è comunità, più si esce da drammi come questo. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Stabile. Ne ha facoltà.
STABILE (FIBP-UDC). Signor Presidente, l'epidemia in corso ha evidenziato a tutti noi la situazione (carenze e deficit, anche di tipo organizzativo) del nostro Servizio sanitario nazionale. Si tratta di un Servizio sanitario stressato da anni di tagli: abbiamo perso 37 miliardi di euro di finanziamenti in un decennio; abbiamo perso quantità importanti di personale. Adesso, in ritardo, affrontiamo il problema della carenza dei medici. Abbiamo tagliato negli anni un numero importante di posti letto, tanto che in questo momento ci troviamo con poco più di tre posti ogni mille abitanti; facendo un confronto con altri Paesi europei, con una sanità pubblica simile alla nostra, la Francia ne ha sei per mille abitanti, la Germania otto. Noi lo abbiamo fatto probabilmente in modo imprudente - almeno adesso si rivela tale - e affrettato, ispirandosi a un modello che vuole portare l'assistenza sul territorio, e abbiamo cominciato tagliando gli ospedali. Ebbene, adesso vediamo quanto gli ospedali siano ancora necessari, indispensabili, al nostro Servizio sanitario.
Gli ospedali vanno già in crisi senza bisogno che arrivi il coronavirus; vanno in crisi tutti gli inverni con le epidemie influenzali. Ogni inverno - e qualche volta anche non d'inverno - si producono attese di ore, talvolta anche di giorni, nei reparti di pronto soccorso per il posto letto. Tutti gli inverni, i reparti, in particolare quelli di medicina, viaggiano con un tasso di occupazione che va oltre il 100 per cento. Ciò significa che il reperto non solo è costantemente pieno, ma segue anche pazienti in sovrannumero, collocati nel reparto o disseminati nell'intero ospedale. È dimostrato che con questi tassi di occupazione il rischio per i pazienti incrementa, così come incrementa il rischio di infezioni, le temibili infezioni ospedaliere.
Con il taglio dei finanziamenti il sistema tende necessariamente al risparmio a ogni costo. Personalmente ho esperienza di questo sistema: ho fatto il medico ospedaliero per più di trent'anni e, soprattutto verso la fine dell'anno, quando ci si preoccupa per un bilancio che potrebbe finire in rosso, sapete qual è la disposizione che hanno i caposala? Gli si chiede di non fare scorta. Non avendo scorte, abbiamo visto cos'è accaduto nel caso di una richiesta ancora contenuta quale è stata inizialmente quella conseguente all'epidemia del coronavirus. I reparti non hanno avuto l'immediata disponibilità di presidi che, tutto sommato, andrebbero usati anche per l'epidemia influenzale, quali mascherine, camici a perdere, guanti, i dispositivi di protezione che normalmente vengono utilizzati. Nei nostri ospedali, in seguito all'epidemia di coronavirus, tali presidi sono arrivati, perché ordinati ad hoc, dopo diversi giorni, quindi con tutto il rischio che c'è stato di diffusione del contagio.
È evidente che basta poco perché questo sistema, già pesantemente stressato dai tagli, vada in crisi; basta poco perché non riesca a far fronte alle necessità e non solo quelle relative all'epidemia di coronavirus ma alle necessità generali di tutti i cittadini, poiché un sistema che collassa non è più in grado di rispondere a tutte le esigenze alle quali è preposto.
Sono quindi necessari sicuramente dei provvedimenti efficaci, se non a contenere il contagio, perché ciò potrebbe essere illusorio, quantomeno a ritardarlo, dato che il picco potrebbe non essere affrontabile dal nostro sistema.
Un'altra carenza importante, organizzativa più che di tipo economico, che dipende dalle risorse è stata quella evidenziata relativamente al numero unico di emergenza 112. Il modello adottato dall'Italia prevede che tutte le chiamate d'emergenza, quindi quelle sanitarie, ma anche quelle rivolte ai Vigili del fuoco e alle Forze dell'ordine, passino attraverso l'imbuto del numero unico 112. La quantità di chiamate che si è prodotta, anche per ricevere informazioni - anche se poi alcune Regioni hanno introdotto il numero verde a tal fine - è andata ad intasare le centrali del numero 112, con persone che hanno aspettato fino a trenta minuti, e forse anche oltre, per avere il primo contatto con l'operatore. L'emergenza sanitaria ha causato quindi un rischio anche per chi aveva bisogno dei Vigili del fuoco o delle Forze dell'ordine. Nella mia Regione, il Friuli-Venezia Giulia il problema persiste tuttora e le chiamate di soccorso restano in coda per diversi minuti, prima del primo contatto con l'operatore.
Credo che da tutto questo noi dovremmo imparare e fare una riflessione; in questo momento è sicuramente prioritario il fatto di affrontare tutti insieme, collettivamente, come già stato detto, l'emergenza, però - altrettanto tutti insieme - una volta cessata l'emergenza credo dovremmo fare un ragionamento sulle condizioni del Servizio sanitario nazionale e della sanità pubblica, in modo da dare una svolta a queste politiche basate sui tagli. Questa emergenza ci ha dimostrato infatti quanto sia importante il Servizio sanitario nazionale. Auspicando che il fenomeno si riveli alla fine il più contenuto possibile, ritengo che in ogni caso questa esperienza potrà servire per farci trovare pronti un'altra volta. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castiello. Ne ha facoltà.
CASTIELLO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, alla base del decreto-legge n. 6 del 23 febbraio 2020, oggetto di conversione in legge milita l'esigenza di una gestione unitaria dell'emergenza sanitaria, in quanto la frammentazione decisionale, gli interventi scoordinati di cui abbiamo avuto prova purtroppo in questi giorni, non sempre basati sull'evidenza scientifica, rischiano di essere inappropriati ed inopportuni, recando pregiudizio alla reputazione e all'economia del Paese.
Il provvedimento al nostro esame vuole sanare queste discrasie facendo applicazione dell'articolo 117, terzo comma della Costituzione, che ripartisce nella materia della tutela della salute la competenza tra lo Stato e le Regioni, trattandosi di materia di competenza concorrente; è però riservata allo Stato la cura in modo uniforme del diritto alla salute, che l'articolo 32 della Costituzione - non dimentichiamo - definisce come diritto fondamentale della persona e interesse primario della collettività. Di tutti i diritti soggettivi e di libertà tutelati dalla Costituzione, l'unico contrassegnato con la qualifica di «fondamentale» è il diritto alla salute, che richiede una disciplina uniforme e unitaria, sottratta alle valutazioni differenziate della discrezionalità dei legislatori regionali che possono portare agli inconvenienti ai quali il decreto-legge intende porre rimedio.
La normativa varata dal Governo ha avuto assentimenti internazionali; il commissario alla salute dell'Unione europea Stella Kyriakides lo ha definito un insieme di misure veloci e risolutive. Hans Kluge, direttore dell'Organizzazione mondiale della sanità in Europa, il 26 febbraio, in relazione alle misure che il Governo ha assunto in questi ultimi giorni ha dato «piena fiducia all'Italia», che ha dovuto prendere decisioni difficili, sacrificando la prosperità economica sull'altare della tutela del diritto alla salute.
Quello che più interessa rimarcare in questo decreto-legge, però, è che fa proprio il principio di proporzionalità, al quale si ispira prevedendo con clausole flessibili la necessaria adattabilità dell'azione governativa, attraverso la normativa secondaria di attuazione, all'evoluzione del quadro epidemiologico. Ecco perché è ben fatto: risponde alle esigenze di flessibilità e adeguatezza nel rispetto del principio di proporzionalità, che trova le sue radici nell'articolo 3 della Costituzione.
Interessante in termini di flessibilità è anche la norma che prevede che i controlli della Corte dei conti non blocchino l'azione governativa, in quanto vengono conformati alla stregua non di condizioni sospensive, ma semmai risolutive. I provvedimenti vengono quindi dichiarati provvisoriamente efficaci esecutori ed esecutivi, ancorché sottoposti al controllo della Corte dei conti. Sono proprio queste clausole di flessibilità e proporzionalità insite al tessuto normativo che rendono questo provvedimento senz'altro adeguato alla congiuntura. Sicché, in vista della capacità e della qualità di questo strumento legislativo di fronteggiare la situazione emergenziale, ritengo inopportuna, per non dire indecorosa, l'insistita e ossessiva proposta di alcuni segmenti dell'opposizione di barattare con la promessa di sostegno a questo Governo come Esecutivo istituzionale di emergenza nazionale l'anticipazione di un termine certo per le elezioni anticipate. Si tratta di una proposta irricevibile, che non trova alcun fondamento costituzionale, e di un baratto non accettabile. L'articolo 60 della Costituzione stabilisce un preciso inquadramento temporale per la legislatura, da intendersi come periodo naturale di durata in carica delle Camere. Ecco perché, in conclusione, esprimiamo convinta solidarietà alla replica del presidente del Consiglio Conte a quest'inaccettabile e irricevibile proposta.
Questo è già un Governo di unità nazionale, che ha avuto l'avallo da Kluge, dell'Organizzazione mondiale della sanità, e, lo ribadisco, dal commissario alla soluzione Kyriakides, che ha recensito positivamente l'impegno di questo Governo nell'assumere soluzioni, rimedi, misure e interventi veloci e risolutivi.
Il MoVimento 5 Stelle esprime pertanto il suo convinto assentimento alle scelte compendiate in questo decreto-legge, oggetto di conversione in legge, e manifesta piena solidarietà al Governo in carica, al quale va il suo pieno sostegno in questa difficile congiuntura. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garnero Santanchè. Ne ha facoltà.
GARNERO SANTANCHE' (FdI). Signor Presidente, innanzi tutto Fratelli d'Italia vuol esprimere il cordoglio per tutte le vittime di questi giorni e di queste ore. Non ci è piaciuta soprattutto la comunicazione sulle vittime, in base alla quale sembrava che, se muore un anziano, la sua vita conti meno rispetto a quella di un giovane. Trovo che questo sia veramente un brutto messaggio che abbiamo dato ai nostri figli, come se le vite non fossero tutte umane.
Si è sentito dire più volte, in questi giorni: «È morta una persona che aveva ottanta o ottantacinque anni e che aveva quadro clinico compromesso», come se - lo ripeto - le vite avessero pesi diversi. Vogliamo poi ringraziare tutti i cittadini - quelli della zona rossa e tutti coloro che vedono la propria libertà limitata - e ringraziare, come ha già fatto il mio collega senatore Balboni, tutti gli uomini, le donne, i medici, gli infermieri, il nostro Esercito e le nostre Forze dell'ordine, che stanno lavorando notte e giorno e in certi casi anche in situazioni che non sono sicuramente facili.
Fratelli d'Italia ha detto da subito che avrebbe dato la propria disponibilità e che noi c'eravamo, anche perché ricordo che siamo patrioti e, quindi, prima di tutto viene l'Italia; prima degli interessi di partito, prima delle convenienze, prima di pensare al consenso, per noi viene la nostra Nazione e pertanto, signor Presidente, noi ci siamo e ci saremo. Visto però che siamo in Parlamento, nel luogo delle discussioni, dove si può dire ciò che si pensa, diciamo che abbiamo qualche dubbio che, a parti invertite, se ci fosse stato un Governo di centrodestra, la sinistra si sarebbe dichiarata da subito collaboratrice: non lo so. Devo dire però che, in tutta questa vicenda, è stato fatto qualcosa che non andava fatto, perché all'inizio, da parte del Governo, abbiamo visto un'assoluta sottovalutazione di quanto stava succedendo. Ci continuavate a ripetere che non c'era problema e quando noi, Fratelli d'Italia, avevamo chiesto che tutte le persone che arrivavano dalla Cina - bambini o adulti: tutti! - dovevano essere controllati la risposta, la più banale e la più sbagliata, è stata che eravamo dei razzisti e che era una misura ideologica. No, signori, volevamo proteggere la salute di tutti i cittadini, non a seconda della razza o dell'etnia: ci preoccupavamo di salvaguardare la salute di tutti i cittadini. Questo, secondo noi, è stato un grande errore.
Devo dire che però, oggi, quando molte Nazioni stanno chiudendo le porte in faccia agli italiani, non ho sentito dire da voi, colleghi, neanche una parola sul razzismo, non ho sentito dire da voi niente, come se fosse assolutamente normale. Credo che siano queste le cose che stanno facendo molto male alle nostra Nazione. Ieri non sarà sfuggito a nessuno lo spot sulla "Corona pizza", quella vergogna che è andata in onda sull'emittente francese «Canal plus» e che, devo dire, grazie alla denuncia di Fratelli d'Italia, dopo poche ore era stato fortunatamente tolto. Il danno però c'è stato, c'è e ci sarà.
Devo dire che è la comunicazione ciò che ha sbagliato maggiormente il Governo. Quando abbiamo visto il Presidente del Consiglio italiano fare le comunicazioni dalla sede della Protezione civile, egli ha dato un messaggio plasticamente allarmante, perché noi italiani siamo abituati a veder parlare il Presidente del Consiglio dalla sede della Protezione civile quando ci sono cose gravissime, come i terremoti. Quindi, vedendo il Presidente del Consiglio italiano che parla dalla sede della Protezione civile, immaginatevi cosa abbiano potuto pensare gli italiani. Possiamo dire che è stato proprio un messaggio sbagliato.
Sicuramente possiamo affermare che ci sono stati dei messaggi schizofrenici, ma credo che ciò che ha avuto gli effetti peggiori in assoluto è stato quando il Presidente del Consiglio ha detto che il problema si è creato per una falla nel nostro sistema sanitario. In quel momento il Presidente del Consiglio ha ammesso che l'Italia aveva sbagliato e che c'era stata una falla nel nostro sistema sanitario. E lì vi sarete resi conto che in un attimo, da quella Nazione che stava facendo bene e che faceva controlli massicci per allontanare il problema del contagio, grazie a questa dichiarazione del Presidente del Consiglio italiano, siamo diventati gli untori del mondo. Questo è stato il problema. (Applausi dal Gruppo FdI e della senatrice Rizzotti. Commenti dei senatori Angrisani e Rampi).
Io non so se vi siete accorti di quello che hanno scritto i giornali internazionali e del servizio sulla CNN, che ha detto che il Presidente del Consiglio ammette che c'è stato un errore. Io non so se il presidente del Consiglio Conte si è reso conto in quel momento di cosa ha fatto e di quali sono i danni economici. (Commenti dei senatori Lanzi e Mirabelli). Guardate che forse passerà prima il virus dei danni economici della nostra Nazione; parlo dei danni al nostro made in Italy e al turismo.
Allora io dico che non è più il momento di sbagliare; è il momento di fare le cose e dovete farci ancora capire se questo coronavirus è grave - e allora è giusto che ci siano misure drastiche - o se questo coronavirus è poco più di un'influenza.
Chiediamo allora che il Governo ci dia informazioni e che metta da parte tutto quello che non serve a risolvere un problema che sicuramente è grave dal punto di vista sanitario, ma è anche gravissimo dal punto di vista economico. (Applausi dai Gruppi FdI e FIBP-UDC).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrazzi. Ne ha facoltà.
FERRAZZI (PD). Signor Presidente, colleghi, io credo, noi crediamo, che questo non sia il momento della polemica, ma sia il momento dell'unità nazionale, perché, dinanzi a eventi come questi e a crisi sanitarie che poi si stanno trasformando anche in oggettive crisi economiche, noi si debba stare uniti, insieme. Utilizzare quest'Assemblea per fare una facile polemica, un po' demagogica, strumentalizzando il dato reale, che è un dato di paura che sta attraversando il nostro Paese, riteniamo non sia all'altezza del compito che questo Senato oggi si deve dare.
Il compito che questo Senato oggi deve affrontare è quello di una risposta ferma, responsabile, non isterica, ma competente ed efficace, dinanzi a una situazione che è oggettivamente una situazione di emergenza. Ovviamente siamo all'interno di un fenomeno naturale che è accaduto molto spesso nel corso storia e che accadrà ancora. Le istituzioni, all'interno della loro forza, della loro responsabilità e della loro credibilità, sono chiamate a rispondere a situazioni come queste. Ed è esattamente quello che si sta facendo con la trasformazione in legge del decreto-legge di cui stiamo parlando in questo momento.
Ora, signor Presidente, i piani di intervento che questo Governo ha proposto e che il Parlamento sta per votare sono molteplici. È del tutto evidente che, davanti a una situazione di emergenza sanitaria, il primo intervento deve essere di natura sanitaria ed emergenziale, per bloccare l'aumento del contagio nella nostra Nazione. Ebbene, signor Presidente, questo è esattamente quello che fa questo decreto-legge, come è già stato detto dal relatore in maniera assolutamente autorevole e pertinente. Non si è perso un giorno; si è intervenuti immediatamente già a febbraio, con dei provvedimenti che riguardano il divieto di allontanamento dalle zone di interesse e di accesso alle medesime, la sospensione delle manifestazioni, la sospensione del funzionamento di scuole e università, la sospensione dell'apertura dei pubblici musei, la chiusura degli esercizi commerciali, le specifiche misure di quarantena e tutti gli interventi per il trasporto aereo e terrestre e per il trasporto pubblico locale (potremmo anche continuare). Questo Governo è intervenuto immediatamente, una volta che ci si è resi conto che c'era una situazione di emergenza da affrontare. Dal punto di vista sanitario il Parlamento ha prontamente risposto, votando la scorsa settimana la conversione in legge del decreto-legge alla Camera; oggi accadrà lo stesso al Senato.
Presidente, colleghi, è del tutto evidente che tutto ciò non è sufficiente perché le conseguenze di una crisi di questo tipo hanno anche delle ricadute forti dal punto di vista economico. Ebbene, anche in questa direzione non stiamo fermi: il Parlamento e il Governo non sono fermi; bisogna intervenire su due livelli dal punto di vista economico, arginare la crisi già iniziata e, contemporaneamente, intervenire sul rilancio degli investimenti. Quindi, si tratta di spesa e investimento contemporaneamente. È aperta una discussione con i provvedimenti che stanno per arrivare - è una questione di giorni - relativamente a 9 miliardi che verrebbero immessi nel sistema nazionale. Oggi si parla di quasi 4 miliardi di euro. È in corso una discussione - il Governo l'ha portata a livello dell'Unione europea - per un piano di emergenza europeo e globale, all'interno del quale c'è anche una rivisitazione della flessibilità, necessaria per affrontare l'emergenza, sul rapporto tra deficit e PIL con almeno lo 0,2 per cento in più. Ci sono poi delle ipotesi che già stanno trasformandosi nel secondo e nel terzo decreto di natura economica che sono di grande impatto dal punto di vista del sostegno dell'economia. Sono previste misure di sospensione, proroghe e moratorie nelle zone colpite con riferimento ai settori economici e, in particolare, a quello turistico, culturale, della ristorazione e dei trasporti, ma anche misure che riguardano il sostegno all'occupazione. Ci sono poi facilitazioni al credito per le imprese e le famiglie, semplificazioni delle procedure, blocco dei pagamenti e via dicendo. Sono tutte questione di cui si sta discutendo diffusamente e che non sono state studiate nel segreto degli uffici dei Ministeri o del Presidente del Consiglio dei ministri. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha ritenuto, infatti, di allargare la responsabilità a tutte le forze parlamentari in questo momento, a prescindere che si tratti di maggioranza o minoranza.
Presidente, vengo all'ultimo punto assolutamente fondamentale. Il quadro all'interno del quale si devono muovere questi provvedimenti (l'urgenza sanitaria, il piano per il rilancio dell'economia e il contenimento della crisi economica) non può reggere se non c'è una grande valenza di unità nazionale di fronte alla crisi. Il nostro Paese ha bisogno di fiducia, di coesione, di capacità di fare squadra, di coraggio, ha bisogno di capire che in momenti come questi le forze politiche devono immaginare e mettere in atto il fatto che c'è il bene comune, che va oltre il particolare e il consenso di breve periodo. Tutti insieme dobbiamo essere consapevoli del grande valore della nostra Nazione. Dobbiamo lasciare da parte chi vuole dividere, speculare, impaurire e costruire insieme un progetto e un disegno di rilancio per rendere l'Italia più forte anche attraverso questa crisi che stiamo affrontando e che dobbiamo velocemente lasciarci alle spalle.
Presidente, vengo da una città e da una Regione fortemente colpita. Abbiamo perfettamente presente il quadro del disagio e della paura. Girando per Venezia, come per Roma, si vedono l'assenza del turismo, la crisi economica, dei locali, del commercio, degli imprenditori, delle aziende, degli autonomi e dei liberi professionisti, ma alla paura si risponde responsabilmente con azioni mirate, unità nazionale e coraggio.
Presidente, il voto di oggi può andare in questa direzione. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà.
PEPE (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signori del Governo, ieri sera, come capita a ciascuno di noi presenti in questa Aula, ho girato per Roma ed era triste e impaurita. Se è triste e impaurita Roma, lo è anche l'Italia. Questo non possiamo permetterlo assolutamente né con i sentimenti, né tantomeno con le azioni politiche.
Intanto, vorrei fare una premessa in questa Aula, perché mi pare che in una parte dell'emiciclo, quello sinistro, non sia molto chiaro che, se questo decreto-legge si appresta a diventare legge in tempi celerissimi, è perché le opposizioni sono state responsabili e hanno consentito la sua conversione immediatamente. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Diciamolo. Diciamoci le verità, tutte le verità, soprattutto in momenti difficili. Come non possiamo nascondere, per esempio, che questo Governo, il Governo Conte II, è stato un Governo lento, un Governo balbuziente, un Governo incosciente.
Vi dico anche perché. È stato lento perché, quando, a fine gennaio, qualcuno aveva suonato la campanella, dicendo al presidente Conte: svegliati, non sottovalutare questo fenomeno, controlla i confini adotta le misure idonee, il Governo Conte II ha dormito. Si è svegliato soltanto il 21 febbraio. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
È stato balbuziente, perché ha creato caos. C'è stata una disinformazione totale, complessiva, sia per quanto riguarda l'operatività sui territori, sia per quanto riguarda la prevenzione. Io sono sindaco. Grazie a Dio, in questo caso dico: un sindaco del Sud. Ho toccato con mano questo caos, questa confusione, che ha regnato nel Governo Conte II. Non si sapeva cosa fare e come comportarsi. Alcuni sindaci chiudevano le scuole, altri facevano ordinanze, comminando sanzioni a coloro i quali non osservavano l'impegno a comunicare la provenienza dalle zone rosse o, comunque, da zone del Nord. La confusione, perché il Governo non sapeva cosa dire e non sapeva dove andare a parare.
Un Governo balbuziente; e poi è stato un Governo incosciente, perché, cari colleghi, cari signori del Governo, di per sé, nel suo ruolo, un capo del Governo deve tendere ad unire il Paese, a compattarlo. Questo obiettivo diventa un dovere, quando ci sono momenti di sofferenza. Ma il premier Conte ha fatto l'esatto contrario. Doveva trovare, in ogni occasione, un capro espiatorio per la sua incapacità. Prima ha attaccato alcuni sindaci. Poi ha attaccato i medici e il personale sanitario, a cui va invece tutta la nostra solidarietà. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Per finire, ha attaccato anche alcuni governatori, a cominciare da Zaia, passando per Fontana, i governatori più bravi della nostra Nazione! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
È del tutto incomprensibile! Un Presidente del Consiglio che si rispetti non crea conflitti sociali o conflitti istituzionali. Dialoga, collabora, propone, ascolta.
Io, da uomo del Sud, cari colleghi, mi faccio e vi faccio una domanda. Se quei focolai, invece che in Veneto e in Lombardia, fossero nati altrove, cosa sarebbe successo in Italia? Cosa sarebbe successo in Italia? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Piedi per terra, allora. Questi sono i banchi della Lega, una forza che ha dimostrato, anche in questi istanti, di essere affidabile, responsabile, di volere il bene dell'Italia e degli italiani. Ha proposto tantissime misure, sottoponendole all'attenzione del Governo. Misure serie, concrete, efficaci, che potrebbero aiutare le famiglie, le imprese, il turismo.
Non basta, però, convocare le opposizioni per rispettare un mero protocollo formale. Le opposizioni si convocano per tempo, cercando di affrontare il nucleo centrale della questione e cercando di proporre in maniera unitaria soluzioni importanti per l'Italia. Noi ci siamo. Abbiamo proposto e continueremo a proporre. Matteo Salvini lo sta facendo, minuto dopo minuto, perché è giusto che sia così.
Però, ritengo che, a fronte della responsabilità che stiamo manifestando oggi, consentendo la conversione del decreto-legge in legge subito, dobbiamo essere anche responsabili dicendo alcuni no. E due no, cari amici, dobbiamo dirli. Perché se da un lato si cerca di tamponare con questa misura il fenomeno sanitario, dall'altro dobbiamo capire che c'è un'altra emergenza già concreta che incombe sull'Italia, cioè quella economica. E se vogliamo farvi fronte dobbiamo dire due no: no all'elemosina da parte dell'Europa e no a misure pavide da parte di questo Governo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Fuori da questo Palazzo, colleghi senatori, c'è l'Italia che non si arrende, l'Italia vera, l'Italia che lavora, che studia, che vuole andare avanti; l'Italia del cuore, del coraggio e dell'orgoglio. Mettiamoci al passo di quell'Italia. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Mettetevi al passo di quell'Italia, signori del Governo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Vorrei rivolgere un ultimo messaggio a qualche signore d'oltralpe e non solo. Noi siamo l'Italia, quando sentite questo nome portateci rispetto. Noi siamo l'Italia. Quando vedete i nostri colori e i nostri simboli, tra i quali mettiamo anche la pizza, inchinatevi! Noi siamo l'Italia, un Paese che vincerà anche questa sfida. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà.
MALLEGNI (FIBP-UDC). Signor Presidente, intanto io sono un po' imbarazzato perché non solo non rispetto la distanza di 1.80 metri (adesso mi sono confuso fra un metro, un metro e 80 centimetri, 2 metri, 2 metri e 40 centimetri), ma ho a fianco la collega Gallone che viene da Bergamo e stamani ho letto che è possibile che dalla settimana prossima anche i bergamaschi saranno messi alla berlina, quindi me la godo finché posso, in buona sostanza.
Perdonate la goliardia dell'incipit dell'intervento; mi piacerebbe poter continuare, ma la situazione è particolarmente delicata e preoccupante. Oggi stiamo discutendo di un decreto-legge e credo che forse in questi due anni sia l'unico per il quale abbiamo rispettato il dettato costituzionale. Cioè necessità e urgenza sono le uniche motivazioni serie che hanno portato alla proposta da parte del Governo e alla firma da parte del Capo dello Stato di questo decreto-legge. Quindi dopo due anni un decreto-legge. Bene.
Qual è il problema dal nostro punto di vista? Farò una breve digressione. Tutti hanno la preoccupazione di dire che ci sono degli errori; sgomberiamo il campo (mi prendo io la responsabilità): il decreto-legge, in particolare contingibile e urgente, ha una vita di sessanta giorni all'interno della quale le Camere devono provvedere alla sua conversione in legge, oppure, non approvandolo, alla sua decadenza, perché rivestendo la funzione di emergenza e di urgenza, deve essere immediatamente esecutivo e può anche darsi che le Camere non lo trasformino in legge dello Stato. A mio avviso questa era la funzione del decreto-legge in esame, quindi dovevamo farlo scadere, non dovevamo assolutamente convertirlo. Io ho chiesto autorizzazione alla mia Presidente e non parteciperò al voto sul decreto-legge in esame. Personalmente vorrei votare contro, non lo farò per senso di responsabilità.
Ma vorrei votare contro. La collega prima ha ricordato qualcosa di analogo e cerco di esprimerlo con parole mie; si possono anche ricordare le motivazioni che hanno portato alla redazione e all'approvazione di questo decreto-legge, traendole dalle parole del senatore Casini, quando la scorsa settimana siamo intervenuti, uno per Gruppo, relativamente all'emergenza coronavirus, il quale ha indicato al ministro Speranza la differenza tra un comitato scientifico e un Parlamento, tra le legittime posizioni scientifiche, delle quali ovviamente dobbiamo tenere conto, e le responsabilità della politica, che deve, in funzione di quelle indicazioni scientifiche, discernere un provvedimento e applicarlo alla vita degli italiani.
Ieri sera sulla CNN - perché bisogna guardare cosa dicono di noi nel mondo - l'Italia si trovava al centro del globo, con una serie di macchie rosse sovraimpresse e dei vettori che andavano a contagiare il mondo: oggi siamo noi che abbiamo contagiato i cinesi, siamo noi che abbiamo dato un'informazione, anche attraverso questo tipo di decretazione d'urgenza, di una Nazione che è andata nel panico, ma sul piano politico. Ci siamo fatti prendere la mano sul piano politico. Amministrare, decidere, governare significa assumersi delle responsabilità e le responsabilità ce le assumiamo anche decidendo di fare cose che devono tener conto di un interesse globale.
In queste ore ho sentito parlare di rilancio: 3,6 miliardi di euro, 20 miliardi, 47 miliardi, 270 miliardi; oggi vi chiedo 500, 600, facciamo 700 miliardi e non se ne parla più. Non esiste una quantificazione, un limite al prodotto interno lordo di un Paese che oggi vale probabilmente l'80 per cento in meno di quello che valeva la settimana scorsa: sono mille miliardi all'anno. Ma come si fa a quantificare?
Gli unici che hanno preso una posizione a mio avviso intelligente a livello di Parlamento europeo - sarà un caso - sono Berlusconi e Tajani, che hanno posto alla Commissione, alla Banca centrale europea e al Fondo monetario internazionale dei quesiti, perché probabilmente deve essere riconsiderato l'aspetto finanziario del sistema e, da domani mattina, bisogna mettersi a stampare quattrini.
La Federal Reserve, nonostante gli Stati Uniti non siano ancora stati colpiti dal fenomeno come noi, ha già iniziato con la riduzione dei tassi di interesse e il presidente degli Stati Uniti Trump ha detto «is not enough», non è sufficiente. Certo. Eppure abbiamo visto cosa accadde nel 2008. Ma vogliamo parlare della crisi del 1929, con la Federal Reserve che iniziò a stampare moneta?
I problemi sono due, fondamentalmente: il primo è l'incapacità (ma lo dico con rispetto, perché non è detto che siamo tutti capaci) di gestire una crisi, tenendo conto non soltanto dell'aspetto sanitario, ma anche delle implicazioni economiche, perché la cura in questo caso è peggio del male. La cura che noi abbiamo impresso con un decreto-legge così restrittivo è peggiore del male. Fra una settimana o dieci giorni nei supermercati non ci saranno proprio le persone a comprare le cose, perché le famiglie, a tutti i livelli, dal più ricco al più povero, subiranno questo problema.
Bisogna allora assumersi la responsabilità, sicuramente fare azioni di restrizione sanitaria, ma non da Stato di polizia sanitaria, come avete fatto, perché è un errore grave, gravissimo.
Dietro di voi sono venuti anche amministratori locali, amministratori regionali, che hanno abboccato a questa voglia di restringere, perché qualcuno non si vuole prendere la responsabilità di restare indietro e di non chiudere. No, non dobbiamo chiudere, dobbiamo restare aperti, perché l'Italia è chiusa, quindi non ce lo possiamo assolutamente permettere. Vi prego, vi scongiuro, torniamo a ragionare con un'assunzione di responsabilità e restiamo aperti al mondo, perché oggi non ci possiamo più muovere da nessuna parte e quelle che erano la prima località venduta nel mondo, l'Italia, e la seconda, la mia Regione, la Toscana, oggi non le vuole comprare più nessuno, con conseguenze sugli investimenti, sugli sviluppi, sui fondi finanziari. Forse non avete capito cosa sta succedendo, ma se - lo dico con rispetto a chi non li ha - aveste 30, 40, 50, 60 o 70 persone sulle spalle a cui dare la busta paga alla fine del mese, probabilmente vi porreste il problema in maniera diversa. Quello che vi chiedo è di riflettere, perché altrimenti il problema non si fermerà tra una settimana o fra dieci giorni. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà.
RIZZOTTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, desidero innanzitutto porgere un pensiero di cordoglio e di vicinanza a tutti i familiari delle vittime che stanno vivendo il dolore della perdita di un proprio caro. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Una vicinanza a tutte le persone ricoverate, con un messaggio di speranza, perché dal coronavirus si guarisce e lo si vede dai dati che abbiamo ogni giorno. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Una vicinanza a tutte le Regioni più colpite nel loro tessuto sociale, familiare, sanitario, economico, messe in ginocchio. Un pensiero di enorme gratitudine a tutti i medici, gli operatori sanitari, le aziende sanitarie delle Regioni, i Vigili del fuoco, le Forze dell'ordine, che stanno lavorando a ritmi inverosimili, con turni massacranti da settimane. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
Permettetemi anche di rivolgere un grazie di cuore al vice ministro Sileri, che fin dall'inizio ha dimostrato equilibrio, competenza e professionalità, cose che mancano in questo Governo, sempre presente, anche ieri in Commissione, anche ieri sera, sempre pronto ad ascoltare. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e M5S).
Purtroppo con grande rammarico la stessa cosa non la posso dire del Presidente del Consiglio Conte. Qualcuno ha detto che avrebbe dovuto essere accusato di procurato allarme, quando ha fatto la conferenza stampa col pullover stile Bertolaso - ma certamente il confronto è impietoso - e ha annunciato lo stato di emergenza del nostro Paese come se dovesse annunciare l'entrata dell'Italia nella terza guerra mondiale. Non si è reso conto, come purtroppo troppo spesso è capitato a molti esponenti di altri Governi anche precedenti, ma magari le parole incaute di un Ministro provocavano la perdita di miliardi in borsa nell'arco di quattro ore ai risparmiatori italiani, mentre in questo caso le parole hanno avuto un peso con ricadute immediate a livello economico nazionale e internazionale, oltre allo stato di terrore creato nei cittadini. Da quando sono state pronunciate queste parole, oltre alle zone a rischio, si sono svuotate le città, i treni, tutto quello che riguarda la quotidianità delle persone. Esistono certamente delle priorità in ogni Paese che non devono essere sottovalutate e fin dall'inizio tutti, maggioranza e opposizione, dicemmo che la massima priorità era la salute pubblica, ma oggi all'emergenza sanitaria si è affiancata un'altra emergenza, ancora più grave del virus, per il Paese già in difficoltà, che è quella economica. Il meccanismo psicologico della paura, che si è instaurato in pochissimi giorni, ha ricadute molto più pericolose del coronavirus. L'Italia per prima si è adeguata alle direttive dell'Organizzazione mondiale della sanità, adottando misure adeguate alle linee guida scientifiche, cosa che nessun altro Paese europeo ha fatto. Certo, chiudere i voli diretti è stata una decisione importante - se leggiamo le dichiarazioni del 10 di febbraio del professor Ricciardi, vediamo che affermava che era inutile bloccare i voli diretti senza controllare chi arrivava o partiva da altri scali - ma ricordo che la Francia ha ancora quattro voli diretti Parigi-Pechino al giorno e si è permessa di bloccare un pullman alla frontiera di Ventimiglia perché l'autista starnutiva. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). E non parliamo di altre piccole amenità della Francia, comprese quelle di ieri. L'Italia è l'unico Paese che ha fatto, dopo la Cina, i test a tappeto. Ne sono stati fatti 21.000 e sono risultate 2.260 persone positive, quasi il 60 per cento asintomatico, isolato a casa in quarantena, un 30 per cento ricoverato e un 10 per cento in terapia intensiva.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 11,16)
(Segue RIZZOTTI). Il nostro sistema sta reagendo molto bene grazie all'organizzazione delle strutture e agli sforzi degli operatori sanitari. Ripeto: abbiamo fatto i test gratuitamente, a tappeto, mentre gli altri Paesi europei non hanno volutamente controllato dall'inizio perché, vedendo l'esempio di quello che stava succedendo in Italia, la loro priorità è stata economica, e ci hanno addossato la colpa: vergognoso! Pensiamo soltanto che in Francia hanno fatto meno di 1.000 test e negli ultimi giorni hanno scoperto 200 casi positivi: 1.000 test, 200 casi; noi, 21.000 test, 2.000 casi. Fate un po' il confronto su chi sta appestando l'Europa e il mondo. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
Tra operatori sanitari ci si parla: da dieci giorni si sa che in Germania sono accertati almeno 600 casi, ma stanno zitti; nel Regno Unito si sono ammalati tre settimane fa, e adesso si sa, da persone autorevoli - ad esempio, fonti mediche come anche AstraZeneca - che solo a Londra ci sono più di 500 positivi malati - lo sottolineo, malati - e giustamente mia figlia che studia lì mi ha chiesto: «Mamma, secondo te bloccano la metropolitana?». Un Paese che, dopo aver avuto 40 morti asfissiati in un container, immigrati clandestini, ha dato la notizia un giorno e da otto mesi ormai nessuno ne sa più niente. Pensiamo se fosse successo in Italia!
Tutti questi Paesi europei in compenso non solo non li hanno (per ora, perché non li hanno cercati) ma stanno boicottando il nostro Paese da tutti i punti di vista, compresa la richiesta - cosa ridicola! - del «virus free» per i prodotti agroalimentari.
Quello che non si è capito all'inizio della diffusione, che con colpevole ritardo si sta comprendendo oggi, è che nessuno è immune da contagi tanto violenti.
Il vaccino è lontano, ci vorrà almeno un anno, ma in tutto questo ha brillato e continua a brillare per assenza l'Unione europea, tanto che viene da chiedere, anche dai più europeisti, che cosa serva Bruxelles con polemiche e divisioni.
Sappiamo che la sanità è una materia degli Stati, ma sarebbe stato opportuno che ci fosse una riunione con un protocollo europeo da far adottare agli Stati, certamente sotto forma di consigli e suggerimenti, non quello che invece è arrivato dall'Europa, ovvero il boato di accuse all'Italia, immaginando come la Francia che il problema è dei «soliti vicini». No, noi italiani siamo molto capaci; conosciamo bene il nostro Paese e sappiamo che riusciamo a dare risposte serie, soprattutto nei momenti di emergenza, per quel tessuto sociale formato da persone che offrono un impegno che va anche oltre i compiti istituzionali o quelli legati alle attività che svolgono. A tutti questi va sempre il nostro grazie.
Ringrazio ancora gli operatori sanitari. E adesso si parla delle situazioni drammatiche del nostro Sistema sanitario? Si scopre, cioè, con le epidemie che i nostri pronto soccorso sono al collasso da tempo, da mesi, che non ci sono sicurezze per gli operatori sanitari? Ho presentato, a nome del mio Gruppo, emendamenti al disegno di legge per la sicurezza degli operatori sanitari, che chiedevano il posto di polizia fisso, le telecamere. Sappiamo tutti cosa è accaduto l'altro giorno al pronto soccorso di Napoli per un rapinatore morto: è una vergogna! (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). È una vergogna comunque: non so ancora cosa abbia deciso la procura di Napoli, tranne una disposizione che non voglio commentare; in compenso, è entrata una certa parte di procura a gamba tesa aprendo l'inchiesta contro ignoti per quello che è l'ospedale di Cologno. Ma siamo veramente alle comiche!
Per quanto riguarda il decreto-legge, abbiamo cercato di migliorarlo con le nostre proposte, molte delle quali sono state accolte dal Governo nel decreto-legge che è stato depositato ieri, però mi chiedo: occorre un'epidemia per svegliarci e capire che i ricercatori italiani sono i migliori al mondo, sottopagati, e che non si investe nella ricerca del nostro Paese? (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Occorre un'epidemia per scoprire che le dottoresse che hanno isolato il virus in Italia sono precarie a 1.000 euro al mese? Occorre forse un'epidemia? Mah, non lo so veramente.
C'è il problema, di cui leggevo stamattina sulla Rete, in relazione al prossimo decreto-legge, della carenza dei dispositivi medici individuali (articolo 34) per cui possono non riportare il marchio CE, ma l'autorizzazione dell'Istituto superiore di sanità. Ebbene, credo che forse si dovrà rivedere tale disposizione perché gli operatori sanitari stamattina non erano molto d'accordo.
Comunque, colleghi, da medico sono esterrefatta da quella che è stata la folle gestione della comunicazione. L'unico lato positivo di questa folle gestione è che, visto che ormai siamo un Paese di infettivologi, epidemiologi - figure che negli ospedali mancano, ma che a livello mediatico abbondano sempre - ci si è accorti dell'influenza stagionale che ha fatto stare a letto l'anno scorso più di 5 milioni di italiani, perché solo il 45 per cento della popolazione si vaccina e non si riesce a raggiungere il 75 per cento delle vaccinazioni. Mi ha stupito l'assordante silenzio dei no-vax. Mi ha davvero stupito molto perché adesso tutti sono in attesa del vaccino.
Credo che Forza Italia abbia dimostrato la propria responsabilità, sedendosi ai tavoli col Governo; certo ci dovrebbero essere delle misure operative. Abbiamo fatto delle proposte, anche ieri con il logo Italyes; il nostro Paese deve essere difeso da questo Governo. Bisogna immediatamente, come ha detto il presidente Berlusconi, rivedere il Patto di stabilità in Europa e farlo sospendere. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
Fate in modo che queste proposte non vengano chiuse in un cassetto, ma soprattutto fate presto, perché le imprese e i lavoratori non possono più attendere e se calcoliamo che chi paga le tasse nel Paese per sette mesi, paga le tasse, lavora per pagare le tasse, gli altri cinque mesi per mantenere se stesso e la sua famiglia. E adesso gli togliamo pure due mesi di lavoro; basta guardarsi in giro, è tutto vuoto. Cerchiamo di essere rapidi.
Concludo con un appello al ministro Di Maio; non parli più, per favore, di «coronavairus» e non faccia dichiarazioni, come quella di ieri, dicendo che ha suggerito ai nostri ambasciatori nel mondo di difendere l'immagine dell'Italia. È il Ministro di tutti gli italiani: si vergogni! Ci sono dodici italiani bloccati ad Asmara. (Proteste dal Gruppo M5S). Dodici italiani, tra cui anche bambini, bloccati, senza fare il tampone. Che la Farnesina li faccia tornare a casa! (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà.
PIRRO (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, con questo intervento vorrei fare un po' di chiarezza rispetto alle tante notizie, alcune affidabili e altre molto meno, che si sentono in merito al coronavirus. Ad ascoltare alcuni siamo di fronte ad una malattia che decimerà la popolazione mondiale, secondo altri è una semplice influenza. Qual è la verità? La realtà, come spesso accade, sta nel mezzo. Questo è un virus respiratorio, ma è la prima volta che infetta l'essere umano e quindi non abbiamo risposte immunitarie. È successo già con altri virus influenzali naturalmente, la storia dell'uomo ne è piena. Certo è che la medicina negli anni ha fatto passi da gigante, anche se la medicina non è e non può essere una scienza esatta. Non esistono due individui identici, neanche i gemelli monozigoti; ogni essere umano è il prodotto di un libretto d'istruzioni, il nostro DNA, composto da ben 36 volumi, i nostri cromosomi, per un totale di 20.000 parole conosciute, i geni, e 3,2 miliardi di caratteri, le coppie di basi che compongono il DNA. Il risultato dipende in parte anche da chi monta il tutto, il cosiddetto fattore ambientale.
Insomma, abbiamo ancora tanto da scoprire sull'argomento, ma anche se non abbiamo una cura e non abbiamo un vaccino, oggi riusciamo a curare i sintomi, nella maggior parte dei casi con successo.
Non avendo anticorpi per difenderci, però, anche oggi siamo più facilmente esposti a forme gravi di polmonite, soprattutto le persone anziane, i soggetti più fragili, con patologie pregresse. Quello che sappiamo è che dobbiamo proteggerci con gesti semplici, come lavarci le mani, con comportamenti attenti, come si legge nel decalogo del Ministero della salute. Se avete sintomi influenzali, state a casa, non è il momento di essere stacanovisti, non recatevi al pronto soccorso, ma chiamate i numeri di emergenza dedicati. Sappiamo che l'80 per cento delle persone che si ammala ha sintomi lievi, il 20 per cento delle criticità. Allora il nostro compito oggi è di ridurre il più possibile quel 20 per cento che ha bisogno di cure ospedaliere, il 5 per cento del quale di cure intensive. Dobbiamo abbassare il più possibile il numero delle persone contemporaneamente infette, per permettere al nostro Servizio sanitario nazionale di operare nel migliore dei modi, come ha sempre fatto. Ecco il perché dell'allarme globale e delle misure messe in atto dal nostro Governo: guadagnare tempo per garantire a tutti le migliori cure possibili e il maggior tasso di guarigione possibile. (Applausi dal Gruppo M5S).
È per questo che in questa fase non possiamo né dobbiamo abbassare la guardia. È necessario continuare con le misure di contenimento dell'infezione per garantire l'ottimale funzionamento del nostro eccellente - lo voglio sottolineare - Sistema sanitario nazionale. È un discorso semplice, quanto importante: meno persone contraggono il virus, meno saranno i malati ospedalizzati e quelli in terapia intensiva. I numeri vanno tenuti bassi e l'unico sistema per ottenere questo è contenere i contagi in tutti i modi possibili. A tal fine abbiamo adottato misure che prevedono la limitazione di alcune libertà individuali e alcuni disagi per una parte della popolazione, ma la motivazione è la salute collettiva e direi che nessuno di noi può avere dubbi in merito.
Ugualmente non possiamo dubitare di avere agito tempestivamente e nel modo corretto, non sulla scia delle emozioni, ma in base a dati valutati continuamente con l'aiuto dei migliori esperti del settore, di organismi tecnico-scientifici a ciò deputati. Abbiamo agito con la necessaria flessibilità, per adattare le azioni al mutare delle condizioni e delle circostanze. Ce l'hanno riconosciuto anche l'Organizzazione mondiale della sanità e l'Unione europea, che nei giorni scorsi hanno affermato che «le autorità italiane stanno attuando misure in linea con la strategia di contenimento globale: hanno dovuto prendere decisioni risolute, ma corrette».
A questo decreto-legge, che riguarda i primi interventi di natura sanitaria, ne seguono altri, di natura economica e di perfezionamento di questo stesso, con suddivisione del territorio nazionale in fasce e interventi mirati in base alle necessità e di volta in volta modulabili, a dimostrazione dell'adattabilità al mutare delle condizioni e delle azioni via via necessarie.
Ci auguriamo che quest'emergenza passi in fretta, ma in ogni caso le misure che stiamo mettendo in atto sono quelle giuste per affrontarla. Lo Stato c'è e ha agito in fretta e nel migliore dei modi: non è il momento di fare polemiche e di accuse reciproche; non è il momento nemmeno di sentire un Presidente di Regione, secondo qualcuno uno dei migliori d'Italia, dichiarare che tutti abbiamo visto i cinesi mangiare topi vivi. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
Il nostro Servizio sanitario nazionale non smette di essere tra i migliori al mondo per la presenza del coronavirus: va solo aiutato a reagire nel modo più idoneo e siamo qui proprio per questo. Il decreto-legge in esame va esattamente in quella direzione e il Governo ha già annunciato interventi di potenziamento del personale e delle strutture necessarie per continuare a garantire a tutti le migliori cure possibili.
Invito infine tutti a informarsi solo attraverso canali ufficiali e a diffidare di notizie non adeguatamente documentate e accertate. Mi avvio a concludere con un pensiero a tutti i cittadini in quarantena, a chi è in ospedale, alle persone e alle famiglie che hanno avuto a che fare con questo virus e agli amministratori locali alle prese con quest'emergenza.
Concludo con un doveroso ringraziamento alle migliaia di persone impegnate quotidianamente ad affrontare l'emergenza in prima linea (personale medico, infermieri, tecnici, operatori del 118 e personale sanitario), a tutti coloro che compongono il nostro validissimo Sistema sanitario nazionale, una risorsa tra le migliori d'Europa, che tutti dobbiamo difendere e potenziare e che situazioni come questa mostrano quanto siamo fortunati ad avere. (Applausi dal Gruppo M5S).
Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 11,28)
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbrollini. Ne ha facoltà.
SBROLLINI (IV-PSI). Signor Presidente, onorevoli membri Governo, colleghe e colleghi, anche io mi voglio immediatamente rivolgere al Governo, in modo particolare al vice ministro Sileri, al ministro Speranza e a tutti coloro che in queste settimane e in questi giorni stanno portando avanti un lavoro straordinario.
Il mio ringraziamento di cuore va in modo particolare a tutti gli operatori sanitari (medici, infermieri e operatori socio-sanitari) che assistono gli anziani nelle case di riposo, al mondo del volontariato, a tutte le Forze dell'ordine, alla Protezione civile, alla Croce rossa italiana e a tutti coloro che, anche sui territori, stanno affrontando la situazione, a cominciare dagli amministratori locali, per arrivare alle strutture territoriali, impegnati ventiquattr'ore su ventiquattro per questa grave emergenza sanitaria.
Occorre evitare polemiche e strumentalizzazioni, perché, come abbiamo detto nei giorni scorsi, quando questo momento difficile e complesso sarà superato, avremo modo di capire dove ci sono stati degli errori e dove si è sbagliato, ma non è questo il momento. Vorrei però ricordare a chi prima di me ha fatto alcuni passaggi polemici, che forse anche taluni Presidenti di Regione, nei giorni scorsi, non hanno dato un'immagine positiva rispetto a quanto sta succedendo. (Applausi dai Gruppi IV-PSI e M5S). Penso al Presidente della Regione Lombardia e al Presidente della Regione Veneto: non è stata un'immagine positiva quella che ha girato per tutto il mondo. (Commenti della senatrice Rizzotti).
Non voglio fare ulteriori polemiche. Oggi serve dare dignità e tornare ad avere un'immagine positiva del nostro Paese. Ben vengano quindi tutti gli appelli per recuperare un'immagine positiva dell'Italia nel mondo. (Applausi dal Gruppo IV-PSI). A nostro avviso servono quindi un'informazione capillare e una comunicazione istituzionale molto forte e precisa. Forse serve un'unità di crisi, un comitato scientifico, un comitato di esperti a livello governativo, che possa ancor meglio diramare un'informazione chiara e precisa. Lo dico anche in questo caso senza troppe polemiche: forse è stato fatto troppo allarmismo mediatico. (Applausi del senatore De Vecchis). Si sono generati panico e paura: forse non era il caso di dare ai nostri cittadini un'informazione in quel modo. Faccio un appello innanzitutto ai media nazionali: attenzione a quando diamo le notizie, perché prima di tutto c'è la tutela della salute, ma dobbiamo pensare anche all'economia del Paese, a tutte le persone che ogni giorno operano, non solo in Italia, ma nel mondo e rendono questo Paese grande e straordinario. (Applausi del senatore De Vecchis). Dobbiamo essere molto attenti e noi - istituzioni, Governo e Parlamento - abbiamo una responsabilità in più.
Prima di tutto viene la tutela della salute e anche noi ci stringiamo alle famiglie colpite, che hanno perso i loro cari in questi giorni. Anche dal Gruppo Italia Viva-P.S.I. e da tutto il Parlamento va un abbraccio di sostegno forte a tutte le famiglie colpite, a tutte le persone che oggi sono contagiate e sono negli ospedali e a tutte le famiglie, alle Regioni e alle zone colpite, ormai credo in tutta Italia, a cui veramente siamo vicini e solidali. L'intero Paese ha dimostrato ancora una volta grande solidarietà, perché il nostro è un Paese bellissimo, fatto prima di tutto di risorse umane. A loro non solo siamo vicini, ma dobbiamo dare delle risposte, che siano prima di tutto nelle parole dei nostri esperti scienziati e virologi, a cui anche dal Parlamento va un grazie infinito. Sappiamo infatti che stanno lavorando con notevole dedizione e che in questo momento ci sono ben 20 vaccini su cui in varie parti del mondo, si sta lavorando per cercare di bloccare il virus. Devono essere costoro, prima di tutto, a dare un'informazione corretta.
Chiedo pertanto un controllo e un monitoraggio sui social, per le troppe fake news che stanno girando e che possono purtroppo trovare terreno fertile in tanti cittadini; credo che un monitoraggio attento sui social sia assolutamente necessario dal punto di vista istituzionale.
Contemporaneamente alla tutela della salute, dobbiamo pensare anche ai nostri imprenditori e al mondo del lavoro tutto. Dobbiamo occuparcene tempestivamente, con i due decreti-legge che andremo a convertire nelle prossime ore (sul coronavirus e sul cuneo fiscale), a cominciare dalle Regioni più colpite, quelle del Nord, che in questi giorni stanno vivendo giornate veramente durissime. Penso ai nostri imprenditori, agli artigiani e a tutto il mondo del lavoro autonomo, che sono messi veramente a dura prova, nonché alle migliaia di piccole e medie aziende di tutti i settori, nessuno escluso, che stanno soffrendo tantissimo la crisi, e alle migliaia di lavoratrici e lavoratori che rischiano il posto di lavoro. Noi vogliamo dare il nostro contributo, come stiamo facendo in queste settimane in maniera molto positiva. Come Italia Viva-P.S.I., abbiamo offerto un pacchetto di proposte al Governo e siamo contenti che molte di queste abbiano trovato un esito positivo all'interno delle misure che saranno varate nelle prossime ore. Penso che tutto questo lavoro sia fondamentale, perché non dobbiamo abbassare la guardia da alcun punto di vista, dallo sblocca cantieri a un piano di investimenti e di risorse da utilizzare subito.
Lo avevamo già detto nei mesi scorsi, quando abbiamo presentato il nostro pacchetto di proposte sugli investimenti e sulle infrastrutture: commissari straordinari per le opere strategiche, norme per evitare l'allungamento delle tempistiche legate ai ricorsi, ripristino della missione Italia Sicura e Casa Italia, edilizia scolastica, semplificazione e snellimento burocratico, norme per i porti, la logistica e gli aeroporti. Sono tutte misure che possono essere adottate subito. Il nostro presidente Matteo Renzi ha portato avanti ieri un'altra proposta di grandissimo buon senso: esprimendo solidarietà, vicinanza e sostegno a tutte le aziende e alle famiglie coinvolte da questo momento difficilissimo, ha ricordato il bisogno di bloccare per tutto il 2020 le rate dei mutui, che altrimenti i nostri imprenditori e le nostre famiglie dovrebbero continuare a pagare. Anche questo è un piano che possiamo adottare subito. Quindi va bene la flessibilità, ma prima di tutto chiediamo liquidità all'Unione europea, perché sappiamo che l'Unione europea ha questa liquidità e può sostenere le banche, che poi sono quelle che dovranno aiutare le aziende e le famiglie nella sospensione dei mutui per tutto il 2020.
Signor Presidente, se mi concede solo trenta secondi, vorrei ricordare - l'abbiamo proposto ieri in questo pacchetto - la carta degli acquisti, con le misure varate dal ministro Bonetti, e un'altra proposta di buon senso della collega Annamaria Parente (ne ha parlato ieri) sulla cassa integrazione in deroga. Anche questo deve essere un meccanismo unitario capace di aiutare immediatamente tutte le lavoratrici e i lavoratori in difficoltà. Credo che Italia Viva-P.S.I. continuerà a dare tutto il suo aiuto, il suo contributo e la sua collaborazione al Governo e mi auguro che, come tutto il Paese sta dimostrando unità, solidarietà e senso del dovere, anche oggi da questo Parlamento si possa trasmettere qualcosa di compiuto e utile ai nostri cittadini. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà.
URSO (FdI). Signor Presidente, Fratelli d'Italia sin dall'inizio si è mossa con grande senso di responsabilità proprio perché consapevole dei gravi rischi di cui corre il nostro Paese più di qualunque altro Paese in Europa.
Che qualche grave errore sia stato commesso è evidente a tutti; che qualche grave errore sia stato commesso nel sottovalutare prima il pericolo è evidente a tutti; che qualche errore sia stato commesso nel creare eccessivo allarmismo è evidente a tutti e lo hanno detto anche esponenti della maggioranza in questa sede. Delle responsabilità di quanto accaduto avremo tempo di parlarne a crisi superata; oggi dobbiamo capire come uscire dall'angolo perché è chiaro a tutti che oggi l'Italia appare nel mondo come il Paese che ha propagato il pericolo, il Paese untore.
Se avessimo posto in quarantena da subito, come fu consigliato, tutti coloro che provenivano dai Paesi colpiti e, cioè, dalla Cina, forse non saremmo poi stati - paradosso - noi ad essere sottoposti a quarantena dalla Cina. In questo modo il messaggio che passa nel mondo è che l'Italia è il focolaio della crisi. Tale messaggio deve essere combattuto subito e in maniera unitaria. Abbiamo apprezzato il fatto che ieri, quando Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia hanno denunciato per i primi la campagna di aggressione condotta contro l'Italia da una televisione francese, il Governo abbia subito reagito in maniera unitaria. Però, come ci dice l'ideogramma cinese, in ogni crisi vi è anche un'opportunità.
L'ideogramma cinese della crisi è simile a quello dell'opportunità. Qual è l'opportunità che ci viene da questa drammatica lezione che incombe sull'Italia? La prima lezione e la prima opportunità che tutte le forze politiche devono capire è che, quando l'Italia è minacciata, bisogna essere responsabili e uniti nella reazione. Noi un piccolo esempio l'abbiamo dato in questa occasione. Ci auguriamo che anche le altre forze politiche e, soprattutto, la maggioranza comprendano che bisogna essere uniti e reagire insieme quando l'Italia è sotto attacco.
La seconda lezione riguarda le emozioni. I dati scientifici sui vaccini sono emblematici. Uno studio scientifico pubblicato il 31 luglio del 2019, a firma di otto grandi luminari italiani (tra cui proprio Walter Ricciardi), ci dice che, in relazione ai vaccini mancati, negli anni 2013-2017 - lo dico quasi sottovoce - ci sono stati 80.000 morti in Italia come conseguenza dell'influenza, di cui 24.981 solo nell'ultimo anno analizzato (l'inverno del 2016-2017). Quindi, l'altra grande lezione è che bisogna smettere di alimentare le emozioni, per esempio, contro i vaccini e la scienza perché il nostro Paese ha già pagato troppo per questa tendenza della politica a strumentalizzare. (Applausi dal Gruppo FdI e della senatrice Rizzotti).
La terza lezione che dobbiamo trarre da tutto ciò è che bisogna reagire con tempestività. Quando si parla di mondo globale, si parla di villaggio globale. Se avessimo reagito insieme, e subito, con la quarantena, non ci saremmo ritrovati sotto quarantena. Se avessimo reagito, e subito, con una comunicazione efficace, non ci saremmo ritrovati soggetti ad una campagna di comunicazione aggressiva da parte di altri Paesi.
Infine, la quarta lezione che dobbiamo trarre è che bisogna reagire subito sul piano economico, perché la vera crisi, economica e sociale, è dietro l'angolo. Già i dati di gennaio erano inquietanti: 40.000 disoccupati in più e una crescita di appena lo 0,3 per cento. I dati che ci preannunciano gli indici di statistica sono terrificanti. L'Italia rischia di entrare in recessione e di trascinare nella recessione il resto d'Europa.
Per reagire a questo e per fare di questa crisi un'opportunità, bisogna che la classe dirigente del nostro Paese sappia essere unita nelle prossime settimane, non reclamando qualche sforamento del deficit, che poi dovremmo comunque ripagare perché aumenta il debito pubblico e lo spread, ma cambiando il paradigma europeo che questa crisi ha messo a nudo. (Applausi dai Gruppi FdI e FIBP-UDC).
Noi dobbiamo andare in Europa, forti di quanto stiamo subendo, per chiedere, insieme agli altri, che cambi la politica europea sugli investimenti e sulla stabilità, oggi più che mai. (Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Romeo).
Proprio perché l'intera Europa rischia di andare in recessione con noi, nella terza e più grave recessione globale di questi anni, è il momento per rimettere in discussione i fondamentali di un'Europa fallace, che non riesce ad essere protagonista nelle condizioni globali, perché si è legata le mani sul piano degli investimenti e dello sviluppo. Quelle mani, oggi, noi dobbiamo liberarle. (Applausi dal Gruppo FdI e della senatrice Rizzotti).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pittella. Ne ha facoltà.
PITTELLA (PD). Signor Presidente, colleghe e colleghi, questa è la prima risposta importante che dà il Governo e che dà il Parlamento, spero in forma unitaria. È un momento difficile sul piano sanitario, sul piano economico e sociale, sul piano della fiducia e della proiezione della nostra Italia nel mondo. Servono razionalità e serenità. Né panico né sottovalutazione.
Siamo di fronte a realtà preoccupanti, ma non all'Apocalisse di Giovanni, e cavalcare la psicosi è irresponsabile. Il mio Gruppo, il mio partito, chiede a ciascuno di concorrere ad uno sforzo collegiale, solidale, responsabile. Ci sarà tempo, se vorremo, per riprendere la lotta politica, ma oggi no, amici. Oggi si risponde uniti.
All'Unione europea dobbiamo chiedere alcune cose. Innanzitutto, occorre rendersi conto che siamo nel tempo della imprevedibilità e della relazionalità. E nel tempo della imprevedibilità e della relazionalità non si può rispondere con strumenti anchilosati e burocratici.
In secondo luogo occorre un reale coordinamento delle politiche sanitarie e dei protocolli sanitari dei 27 Stati membri. Terzo: l'immediata attivazione del fondo di solidarietà per le catastrofi. E questa è una catastrofe. Quarto: rendere flessibili tutti i parametri economico-finanziari per consentire la spesa necessaria per l'emergenza e per il sostegno al contenimento della crisi economica, sociale e produttiva e per il sostegno alla ripresa economica. Infine, dobbiamo chiedere all'Unione europea - non sembri un argomento fuor d'opera - ma di intervenire immediatamente in Africa che, per la sua carenza di infrastrutture sanitarie, può diventare una grande polveriera virale per tutti noi. Interveniamo quindi in Africa, anche e soprattutto nel nostro interesse.
Infine, colleghe e colleghi, questa crisi richiama la finitezza del nostro essere umani e deve insegnare a ciascuno di noi che il nostro tempo ha un limite e va speso per il bene comune, per coltivare valori e princìpi di rispetto tra noi, di amore verso gli altri, verso la vita, di unità contro le forze del male, di rimozione di depositi di egoismo, di superbia, di altezzosità che rendono questa vita meno degna di essere vissuta. Usciremo insieme da questo tunnel, come abbiamo saputo fare in tornanti ancora più difficili della nostra storia. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cattaneo. Ne ha facoltà.
CATTANEO (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, gentili colleghi, anche io mi associo agli interventi che chiedono capacità di ragionamento, studio, valutazione quotidiana della situazione, trasparenza verso i cittadini, atteggiamento serio, non omertoso.
Credo che siamo tutti colpiti da quanto sta accadendo, da come la nostra vita sia cambiata nelle ultime due settimane. Colpisce e sicuramente ci fa soffrire vedere il nostro Paese sotto questa enorme pressione sanitaria, economica, sociale e politica a causa di un virus sconosciuto che sta spaventando il mondo, ma questa è la dura realtà e di fronte ad essa mi interessa capire quali strumenti abbia il nostro Paese per fronteggiare e contenere questa emergenza. Mi vengono in mente tre strumenti, ovviamente mi focalizzerò sull'aspetto sanitario.
Il primo è che mi rassicura pensare al nostro Sistema sanitario nazionale, mi incoraggia pensare alla collaborazione tra scienziati, personale sanitario, istituzioni sanitarie e politiche; mi incoraggia vedere i nostri ospedali, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) pubblici e privati, in campo insieme per farsi carico della salute dei cittadini. Mi vien da dire che siamo attrezzati, non siamo a digiuno di procedure; la stessa Organizzazione mondiale della sanità ha riconosciuto all'Italia l'aderenza a tutte le raccomandazioni; abbiamo scelto la strada della trasparenza, sono stati fatti molti tamponi, trovati molti casi: questa di nuovo è la dura realtà.
Il secondo strumento a cui penso sono le procedure di contenimento, le strategie per schiacciare la curva epidemica. Ho capito che dobbiamo concentrare la nostra attenzione verso le prossime due o tre settimane. Lì ci giochiamo tutto, perché le statistiche ci dicono che ogni contagiato è come una biglia che ne colpisce altre due, contagiandole (un po' di più di 2). Le misure che votiamo oggi e le prossime che il Governo sta già mettendo a punto hanno esattamente l'obiettivo di rallentare questo effetto di biglie che - attenzione - è esponenziale: è l'esponenzialità che ci preoccupa, quella delle prossime due o tre settimane. L'obiettivo è proprio di rallentare l'effetto di queste biglie per schiacciare la curva dei contagi, diluirli, distribuirli nel tempo, nel territorio, dando la possibilità ai nostri ospedali pubblici e privati di farsi carico di tutto ciò.
Certo non basta un decreto-legge per ottenere questo obiettivo: serve davvero una comunicazione rivolta al Paese e serve che il Paese e i cittadini sappiano anche loro farsi carico della responsabilità per far fronte comune e condividere questo momento. Se non collaboriamo tutti, rischiamo davvero di avvicinarci a un precipizio.
Infine, mi viene da dire che il terzo strumento a nostra disposizione è la scienza: possiamo imparare qualcosa da questo tragico momento, per essere meglio preparati in futuro. Pensate che è la seconda volta che un pipistrello ci passa un virus: ciò significa che possiamo studiare il perché, possiamo studiare questi meccanismi - la prossima volta, magari, sarà un altro animale - possiamo studiare il fenomeno del contagio, ricercarne l'origine, gli effetti, la cura e il vaccino, che è quanto tutti desiderano.
In tutto questo, colleghi, non ci sono credenze, non ci sono opinioni, non ci sono approcci alternativi che tengano. Ci sono i virus, c'è la biologia, la clinica, la ricerca, la statistica, l'immunologia, l'epidemiologia. Per essere preparati alle emergenze dobbiamo cominciare con l'essere in grado di coltivare questo sapere - quindi anche il sapere biomedico, la ricerca e la conoscenza - in tempo di pace.
Come Paese siamo avvantaggiati, perché abbiamo intelligenze, capacità e giovani pronti a studiare per tutti noi. La mia domanda a voi è come assicuriamo la ricerca al Paese.
Tornando alla situazione attuale, oggi il professore Alberto Mantovani sul «Corriere della Sera» ci ricorda che minimizzare i rischi è scientificamente sbagliato, oltre che pericoloso.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 11,58)
(Segue CATTANEO). Credo che in questa nuova situazione la politica tutta, le istituzioni, il Governo e il Parlamento debbano mantenere, nella gestione delle misure di contenimento, un atteggiamento razionale e modulare, non emotivo, alimentando la fiducia dei cittadini con la trasparenza. Fiducia è la parola chiave: fiducia tra Stati, organizzazioni, istituzioni, media, studiosi e cittadini. Questa fiducia si alimenta non nascondendo nulla di quel che accade, ma, al contempo, assumendosi la responsabilità di non esasperare - per click, interesse, controllo sociale o pura incoscienza - le paure innate presenti in ciascuno di noi. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), M5S, PD e IV-PSI e del senatore Schifani).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Candiani. Ne ha facoltà.
CANDIANI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, il dibattito di questa mattina qui in Senato è stato utile perché si sono confrontate opinioni differenti.
Mi piace ripartire anche da una considerazione fatta la settimana scorsa dal senatore Casini: noi dobbiamo fare la nostra parte, non dobbiamo sostituirci ai medici e agli esperti che definiscono le regole che vanno seguite in questo momento per evitare il contagio. Tuttavia, nel nostro fare politica abbiamo il dovere ovviamente di governare, di fare in modo che chi governa si assuma le sue responsabilità.
Sentendo gli interventi di questa mattina, signor Presidente, in sintesi estrema mi viene da dire che sarebbe stato corretto, non solo politicamente, ma anche onestamente, ammettere la superficiale sottovalutazione della situazione tenuta nella fase iniziale di questa grave infezione da parte del Governo. Vede, Presidente, ha senso proporre una tregua di buon senso a tutte le forze politiche, ma occorre anche, con buon senso, assumersi le proprie responsabilità. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Invece abbiamo udito interventi che hanno l'insopportabile denominatore comune di chi pretende il consenso all'azione di Governo da parte delle opposizioni, senza che il Presidente del Consiglio dei ministri debba assumersi alcuna delle sue gravi responsabilità. Noi, infatti, ricordiamo quella domenica in cui il presidente Conte trascorse tutta la giornata passando da uno studio televisivo all'altro: quella non fu rassicurazione, ma fu una gestione esasperata della propria immagine, a discapito della credibilità del Paese, e questo è inaccettabile. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC).
Presidente, anticipo già che voteremo a favore su tutti gli emendamenti di buon senso che verranno proposti all'Assemblea del Senato su questo provvedimento nelle prossime ore, perché qualsiasi azione di buon senso che dia certezza ai nostri concittadini sarà da noi sostenuta. Questa è la responsabilità che si deve chiedere a chi siede in Parlamento: di guardare all'interesse e al bene dei cittadini. Ma certamente non faremo sconti. Passerà questo contagio, supereremo anche questa situazione, ma chi ha avuto la responsabilità di Governo deve responsabilmente rispondere delle proprie manchevolezze.
Speriamo che serva di lezione. Ancora oggi sentivamo nelle cronache dei giornali le parole del professor Burioni, che ricordava quanto sarebbe stata importante un'azione più determinata nel bloccare qualsiasi rischio di diffusione del contagio nei primi giorni, nelle prime settimane nelle quali era chiaro che il contagio in Cina non era una cosa episodica e locale, come ci avevano fatto credere, invece, le autorità cinesi.
Signor Presidente, siamo di fronte a un primo provvedimento, cui seguirà - ci dicono - anche uno economico; avremmo voluto avere già delle risposte in questi termini ieri sera. Sappiamo che il confronto di ieri a Palazzo Chigi è stato deludente, perché si è parlato solo delle misure di repressione e di contenimento del contagio, rinviando ancora le risposte che devono essere già date sulle gravissime ricadute economiche che questo contagio sta portando al nostro Paese. Ci preoccupa e ci angoscia la salute dei nostri concittadini, ma ci preoccupa e ci angoscia anche la salute economica del Paese per il prossimo futuro. Su questo pretendiamo dal Governo risposte all'altezza della situazione.
Signor Presidente, non è sfuggito alla nostra attenzione che ieri il ministro Amendola, venendo in 14a Commissione, ha riferito del fallimento sostanziale del vertice del 20 febbraio scorso, nel quale i Paesi europei si sono dimostrati ancora una volta litigiosi e inconsapevoli dell'importanza di rivedere la gestione economica e finanziaria dell'Unione europea. Sia chiaro a tutte le forze di Governo che questa è la prova del nove della tenuta dell'intera Unione europea. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
O ci sarà una risposta seria - e per "seria" intendo dire non la liberatoria del «fate maggiore deficit e pagate coi vostri soldi e coi debiti delle prossime generazioni i problemi che adesso l'Italia ha», ma una risposta che tenga conto che questo non è, come già altri in passato, un problema nostro, ma di tutta l'Europa - oppure sarà l'ennesima dimostrazione che il sistema europeo è totalmente fallito. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Che questo possa essere il rischio all'orizzonte lo conferma anche il ministro Provenzano, che proprio poche ore fa rilasciava dichiarazioni estremamente euroscettiche. Non è una conversione, ma una presa d'atto della realtà. Noi su questi temi abbiamo già espresso la nostra opinione da tempo e credo che una riflessione, anche a seguito della Brexit, sarebbe stata più saggia e opportuna, anche da parte delle forze di Governo che sostengono il governo europeo, nel quale oggi siede anche l'onorevole Gentiloni Silveri.
Innanzitutto occorre dare ai nostri concittadini certezze, sicurezza e rassicurazioni; rassicurazioni che devono essere date a tutti, Presidente, agli imprenditori, agli operatori sanitari, ai nostri amministratori, ai Governatori delle nostre Regioni e a tutti i loro collaboratori, che in questo periodo sono stati impegnati in una battaglia che non ha visto eguali nella storia repubblicana. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Francamente, Presidente, ci è apparso indecoroso assistere a critiche e addirittura ad accuse, da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, nei confronti degli operatori sanitari, in particolare dell'ospedale di Codogno. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Sappiamo che su queste persone, a cui diamo la nostra massima solidarietà e a cui daremo tutto l'appoggio che va dato, sono state addirittura aperte indagini da parte della magistratura. Non è così che si rassicura il Paese, non è così che ci si dimostra all'altezza della responsabilità di Governo che - ricordiamocelo - comporta onore ma anche onere ed averne consapevolezza è la prima dimostrazione che deve dare chi chiede, da parte del Governo, sostegno a tutto il Parlamento per la propria azione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Presidente, ci è apparso indecoroso leggere, nelle scorse ore, che il sostegno che il Governo intende dare, a partire dalle zone rosse, è di 500 euro alle partite IVA. Parliamo di un Paese, di un Governo che ha messo a disposizione di chi non lavora 700 euro con il reddito di cittadinanza. È indecoroso! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). È indecoroso semplicemente da pensare ed è indecoroso da dichiarare da parte di chi governa questo Paese. Se la risposta sarà maggior deficit, non saremo certamente dalla parte di questo Governo e non sosterremo il provvedimento. La risposta deve essere all'altezza di dare la certezza a questo Paese, che oggi vede nelle proprie attività produttive, nel lavoro fatto con le mani, nel manifatturiero che si ferma, negli agricoltori che non trovano spazio per il loro prodotto, certezza di poter riprendere con il Governo dalla loro parte. Quando chiediamo ai nostri operatori economici di pagare, per le partite IVA vale il redditometro, ma quando poi, come in questa fase, il Governo deve dar loro una mano: deve ricordarsi che, come chiedeva le tasse, oggi quei lavoratori, quelle imprese e, quegli agricoltori vanno sostenuti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Non banalizziamo il tutto dicendo che il telelavoro, il lavoro a distanza può essere una soluzione, perché questo è un Paese manifatturiero, che trova la propria ricchezza nelle mani, nel lavoro nelle fabbriche e se si fermano le fabbriche, si ferma il Paese e questo, Presidente, non dobbiamo consentirlo.
Avremmo voluto vedere qui in Aula non solo il vice ministro Sileri, a cui diamo rispetto per l'impegno che sta mettendo, ma una rappresentanza del Governo anche per la parte economica, perché sappiamo benissimo che la seconda fase è la più grave, che arriveremo ad affrontare nei prossimi mesi (e temo non solo nei prossimi mesi), sarà la grave emergenza economica. Come ha detto correttamente il senatore Bagnai, occorre un piano Marshall: vice ministro Sileri, lo riporti al Governo. Occorre un piano Marshall, non un pannicello caldo. Occorre dare, fin da adesso, la certezza alle nostre imprese, che avranno a disposizione tutte le risorse che occorrono per continuare la loro attività economica, perché questo è un Paese che non si piega, ma è un Paese che non deve dimenticare che oltre a questa emergenza ne ha già altre aperte: l'Ilva, l'Alitalia, Air Italy, tutti gli artigiani e gli imprenditori che sono ad aspettare una ripresa dell'economia e che si vedono arrivare un'altra mazzata sulla testa.
Presidente, noi saremo dalla parte dei cittadini, saremo dalla parte dell'Italia che non si vuole fermare. Occorre dare queste certezze al Paese, ma lo ribadiamo: non facciamo e non faremo sconti, perché insieme alle risposte di emergenza e ai divieti di queste ore, occorre anche una fortissima risposta economica per consentire al Paese di rialzarsi. Collaborazione sì, Presidente, ma non tacendo sul da farsi e sulle necessarie risorse adeguate che devono essere messe in campo, perché è il momento del fare e sul fare noi ci distingueremo sempre, come si sono distinti in queste ore e in questi giorni i cittadini lombardi, gli operatori sanitari del Veneto e gli operatori di tutte le altre Regioni coinvolte in questa gravissima emergenza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romano. Ne ha facoltà.
ROMANO (M5S). Signor Presidente, in questo momento abbiamo a che fare con un virus con una forte propensione a mutare e ad adattarsi. Solo quando l'immunità di popolazione avrà raggiunto un certo livello, allora il virus comincerà ad essere trasmesso con maggiore difficoltà. Una caratteristica di questo virus è quella di essere molto contagioso. Il COVID-19 non è la peste nera, ma non è neanche una banale influenza.
L'influenza stagionale ha un non trascurabile tasso di mortalità, ma la popolazione è in gran parte immune (per pregresse infezioni, parzialmente crossprotettive verso le nuove varianti e per la vaccinazione). In un tale contesto, il virus influenzale serpeggia fra la popolazione e colpisce una frazione minoritaria delle persone senza incidere in modo significativo sulla forza lavoro di un Paese. Il COVID-19, al contrario, non ha memoria immunologica o immunità di gregge. Per tale motivo il virus, senza misure di controllo, avrebbe un andamento epidemico, arrivando a interessare una larga fascia della popolazione ricettiva prima di cominciare a rallentare la progressione. Questo significa che, anche in assenza di forme gravi, una gran parte della popolazione in età lavorativa sarebbe bloccata per settimane con immaginabili ripercussioni sull'economia nazionale. Quindi, ben vengano le misure di restrizione attualmente in uso per arginare almeno i principali focolai epidemici.
COVID-19 causa forme gravi che richiedono il ricovero nel 15-20 per cento dei casi. Si tratta di polmoniti che vengono curate in terapia intensiva per diversi giorni con l'ausilio della respirazione assistita. E anche i quarantenni o i cinquantenni, una parte cospicua della forza lavoro, potrebbero avere necessità della stessa terapia.
Provate a chiedervi quanti letti per terapia intensiva ci sono nelle Province italiane e quanti di questi sono già giustamente occupati da pazienti che hanno subito operazioni chirurgiche, traumi, ustioni. Da qui la necessità di applicare tutte - e sottolineo tutte - le misure utili ad arginare l'espandersi dei focolai epidemici, anche se vengono percepite come eccessive, considerato peraltro che il nuovo virus è molto contagioso e può essere definito come un pandemico potenziale, perché è in grado sia di causare polmoniti gravi sia di uccidere persone immunodepresse. Il virus è oltretutto caratterizzato da un ulteriore fattore di rischio: il lungo periodo di incubazione, fino a due o anche a tre settimane, a quanto pare, che ne rende praticamente difficilissimo il confinamento per via del possibile stato di portatore sano dei contagiati asintomatici, lievemente sintomatici o non ancora sintomatici.
L'appello che faccio è di essere tutti responsabilmente parte attiva nella comunicazione del rischio, senza allarmare eccessivamente e senza farci prendere dal panico, ma allo stesso tempo senza sottovalutare il problema. (Applausi dal Gruppo M5S).
Vi sarete accorti che non tutti i virologi, che quotidianamente affollano le trasmissioni televisive, la pensano allo stesso modo: questo è assolutamente normale, ma la verità è che nessuno sa veramente come andrà a finire.
Il principio di precauzione, se applicato bene, non sarà mai apprezzato abbastanza se poi il problema sanitario non si verifica. Una sottovalutazione del pericolo, al contrario, in presenza di un'epidemia fuori controllo sarebbe una catastrofe. La difficoltà di prendere la giusta decisione è un sottile filo che lega questi due estremi, ed è per questo motivo che le misure adottate con il decreto-legge n. 6 del 23 febbraio scorso sono quanto mai necessarie e urgenti.
La priorità assoluta è salvare il Sistema sanitario e salvaguardare il personale medico e paramedico, evitando che l'assalto agli ospedali e soprattutto ai servizi di pronto soccorso li renda luoghi tra i più pericolosi, in particolare per il personale, e di maggiore diffusione dello stesso virus.
Inoltre, una strategia necessaria e urgente è quella di realizzare corridoi preferenziali in cui poter canalizzare l'eventuale afflusso di migliaia di casi, o supposti tali, nei prossimi giorni o mesi. (Brusio).
Presidente, mi scusi sento un brusio che non mi consente...
PRESIDENTE. Per cortesia, limitiamo il brusio, soprattutto nei posti antistanti l'emiciclo e i banchi del Governo.
ROMANO (M5S). A tal fine, è utile attrezzare rapidamente gli ospedali militari delle grandi città, attualmente quasi inutilizzati, in modo tale da trasformarli in breve tempo in centri di diagnosi, isolamento e smistamento per i casi necessitanti terapia intensiva.
In conclusione, mi sento di dire: facciamo quadrato. E se è vero, come è vero, che ogni comunità si riconosce dalle persone che la compongono e dai comportamenti che la caratterizzano, come in quest'Aula evidentemente, alle misure sociosanitarie e a quelle economiche accompagniamo la capacità di trasmettere una corretta - sottolineo: corretta - informazione, fondata su dati oggettivi e concreti, evitando ogni forma di bieca speculazione politica. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore.
COLLINA, relatore. Signor Presidente, ringrazio gli uffici della Commissione sanità e i colleghi della Commissione, che hanno contribuito in modo positivo alla discussione e all'approfondimento del decreto-legge, dimostrando quell'unità di intenti che nei fatti tanti appelli hanno auspicato, a partire dal presidente Mattarella.
Mi unisco ai ringraziamenti che molti in quest'Aula hanno rivolto a tutti gli operatori della Sanità, delle Forze armate, della Protezione civile e del volontariato. Mi unisco alla vicinanza ai cittadini e alle famiglie colpite dalle conseguenze più gravi del virus.
La situazione è in divenire, comporta la difficoltà di fare un punto definitivo sia sul piano sanitario che sul piano delle ripercussioni economiche dirette e indirette. I decreti quindi e i DPCM seguono l'evolvere della situazione, ma rappresentano iniziative discrete a fronte di uno sviluppo continuo.
Questa considerazione ci fa prevedere il susseguirsi di provvedimenti di natura sanitaria ed economica per dare risposte adeguate e corrispondenti alle condizioni che registreremo. Dovremo lavorare insieme, anche tra Commissioni differenti, per affrontare i prossimi provvedimenti che intrecceranno piani differenti, ma interdipendenti, come il piano sanitario e quello economico.
La pubblicazione del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, ha evidenziato un insieme di contenuti che affrontano e recuperano in molti casi gli aspetti sollevati dagli emendamenti presentati, così come abbiamo potuto verificare nella seduta della Commissione sanità di ieri. Credo che questa sia una valutazione propedeutica a quello che sarà il comportamento che io chiederò di tenere in Aula relativamente al voto degli emendamenti.
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo non intende intervenire.
Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.
Procediamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
BINETTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, ieri in Commissione abbiamo ritirato praticamente quasi tutti gli emendamenti, anche perché molti di essi sono stati accolti nella versione dell'ordine del giorno. Tutti sappiamo che l'ordine del giorno è il livello più basso di accoglienza e di accettazione da parte del Governo, comunque prendiamo atto e siamo grati di quello che è stato fatto. Tuttavia, vorremmo chiedere in questo momento la trasformazione in ordine del giorno anche dell'emendamento 1.12, perché riguarda la garanzia offerta al personale sanitario.
Ci è stato detto che nel prossimo decreto questi elementi di sicurezza del personale sanitario verranno tenuti nella massima considerazione, però, siccome il provvedimento va prima di tutto in Commissione bilancio e noi siamo ridotti soltanto a tre punti dell'intero decreto-legge, non vorremmo essere assorbiti dalla Commissione bilancio e quindi non vorremmo che quelle che sono le garanzie offerte al personale sanitario passassero in secondo piano.
Chiediamo quindi semplicemente di trasformare anche l'emendamento 1.12 in ordine del giorno, che vale come gentleman agreement con il Governo, perché poi accolga la massima tutela possibile del personale sanitario.
RIZZOTTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, vorrei illustrare l'emendamento 1.3, nel quale si chiede il blocco del prezzo dei prodotti igienizzanti, che non dovrebbe superare quello alla data del 31 gennaio 2020. Siamo perfettamente a conoscenza che le aziende producono a pieno ritmo, hanno dovuto assumere anche personale e acquisire materie prime, come ieri il vice ministro Sileri ci ha giustamente illustrato, quindi tali prodotti avranno sicuramente un aumento del prezzo. Deve esserci però un tetto, come a tutti i dispositivi: proprio questa mattina, la Guardia di finanza in una parafarmacia a Napoli ha sequestrato mascherine lifeguard che avevano avuto un aumento del 6.150 per cento. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC e della senatrice Faggi). Le mascherine monovelo hanno avuto un aumento ed erano in vendita al 300 per cento.
Se non è possibile accettare quest'emendamento, chiediamo almeno di trasformarlo in un ordine del giorno, perché ci possa essere un prezzo equo, senza gli sciacalli che speculano. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
SICLARI (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi, l'emendamento 1.13 sicuramente vuole rafforzare l'unica arma che abbiamo rispetto al coronavirus, ossia la prevenzione, e chiediamo la possibilità di trasformarlo in ordine del giorno.
Esso prevede il triage esterno in tutti gli ospedali importanti, con un percorso dedicato solo per la diagnosi da coronavirus, per tutelare al massimo le nostre strutture sanitarie perché, come sapete, ne abbiamo molto bisogno. Abbiamo visto gli ospedali in Cina: aumentavano le persone infette e diminuivano gli operatori sanitari e i medici che potevano prestare assistenza sanitaria, perché si ammalavano anche loro e molte strutture sanitarie chiudevano. Alla luce di quell'esperienza e di quello che hanno vissuto i cinesi, vogliamo dare il nostro contributo, invitando il Governo a pensare al triage esterno in tutte le strutture sanitarie.
Prevediamo poi l'utilizzo degli igienizzanti e la misurazione della temperatura all'ingresso delle metropolitane, degli ospedali, dei treni, dei centri commerciali e degli ipermercati, nonché la sospensione, per tutte le società, del pagamento dei contributi ai lavoratori, in tutte le aziende di tutto il Paese per due mesi, poi da distribuire nei ventiquattro successivi.
Questa è la richiesta che avanziamo con quest'emendamento, che chiediamo venga trasformato in ordine del giorno, sperando che venga accolto dal Governo. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, anche noi raccogliamo il work in progress che si è impostato e che il Governo si è dato come metodo di lavoro, nel passaggio dalla Commissione all'Assemblea e nell'analisi da parte della Commissione dei prossimi provvedimenti. Il Governo si è dato questo metodo che da alcuni punti di vista potrebbe essere condivisibile, ma da altri speriamo non sia "a seconda di come viene", quindi con qualche grande perplessità.
Comunque, signor Presidente, in Commissione abbiamo dato la disponibilità al ritiro degli emendamenti e alla trasformazione di alcuni di essi in ordini del giorno e abbiamo dato il voto favorevole al provvedimento e all'individuazione del relatore in Aula.
È evidente che questo è un atteggiamento di fiducia, che tiene conto del fatto che per Fratelli d'Italia viene prima l'interesse nazionale, degli italiani e dell'Italia, dell'interesse di parte e di partito. È un atteggiamento che ieri in Commissione ho definito quasi talamico, nel senso della buona fiducia tra consorti, ma evidentemente non siamo consorti e neanche fidanzati: siamo uno di qua e uno di là. Rispetto a questo, sarà importante capire bene cosa accadrà da qui a domani o a dopodomani, se è vero che questo benedetto o maledetto virus - vedremo alla fine se sarà benedetto o maledetto, ma sarà certamente più grave di quello che sembra - ha una capacità di raddoppiare i contagi in tre giorni, così come è stato osservato, e ha una trasmissibilità per ogni infetto pari a 2,5-3. Se è così, nei prossimi giorni ci troveremo a rimettere mano a questi provvedimenti. Dunque, in questo momento, credo siano necessarie un po' di prudenza e un po' di generosità, caro collega Sileri, per andare un po' oltre l'attuale situazione, perché sappiamo con certezza che tra qualche ora o tra qualche giorno ci troveremo a dover affrontare una situazione ben diversa e più impattante, a cominciare dall'individuazione di altre zona rosse e anche dentro alle attuali zone rosse, dove la situazione non sembra lasciare spazio all'ottimismo.
Signor Presidente, in Commissione è stato annunciato che sarebbe stato presentato un secondo provvedimento sugli aspetti sanitari, che sarebbe stato incardinato in Senato e quindi in Commissione igiene e sanità, e poi sarebbe stato presentato un provvedimento sugli aspetti economico-finanziari. Mi sembra di capire che questa idea sia già superata: mi pare di capire che verrà emanato un provvedimento di natura economico-finanziaria, con tre articoli che riguardano la parte sanitaria. Se questo è vero, colleghi, reputo il provvedimento ampiamente insufficiente e, anche se voi siete fenomeni e quindi riuscite a fare in due righe quello che noi umani riusciremmo a fare in quattro o cinque leggi, non capisco come con tre articoli di un provvedimento si possa integrare un decreto-legge sulla parte sanitaria, come quello che oggi ci troviamo ad esaminare, che è ampiamente insufficiente, come è stato fatto notare sia nei lavori di Commissione, sia nei contributi offerti dai colleghi di Forza Italia e della Lega, attraverso gli ordini del giorno. (Richiami del Presidente).
Ho già finito? Non avevo sette o otto minuti?
PRESIDENTE. Sono cinque minuti, senatore Zaffini.
ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, faccio tesoro della necessità di sintesi e le anticipo la necessità di trasformare in ordine del giorno l'emendamento 1.14, che riguarda la dotazione per tutti gli agenti delle Forze di polizia: è notizia dell'altro ieri che ci sono numerosi contagiati tra le Forze di polizia, che si trovano a dover perimetrare le zone rosse senza i necessari strumenti di protezione individuale. L'altro emendamento che chiedo di trasformare in ordine del giorno è il 2.0.2, che contiene numerose misure attinenti al finanziamento delle assunzioni, in deroga dell'attuale normativa di blocco delle assunzioni, di personale medico, infermieristico, paramedico, eccetera. Chiedo quindi di trasformare gli emendamenti 1.14 e 2.0.2 in ordini del giorno.
Per quello che attiene il ragionamento generale, mi riservo di completarlo in sede di dichiarazione di voto. (Applausi dai Gruppi FdI e FIBP-UDC).
PRESIDENTE. I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati.
Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame.
COLLINA, relatore. Signor Presidente, analogamente a quanto fatto in Commissione, formulo un invito al ritiro, altrimenti esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. I primi firmatari di alcuni emendamenti hanno proposto una loro trasformazione in ordini del giorno; è necessario un po' di tempo per valutare questa richiesta nei contenuti. Chiedo ai presentatori conferma, per capire se ho ascoltato bene le indicazioni: all'articolo 1 si tratta degli emendamenti 1.14, 1.13 e 1.12?
PRESIDENTE. Senatore Collina, il primo emendamento di cui è stata proposta una trasformazione in ordine del giorno è l'emendamento 1.3, della senatrice Rizzotti.
COLLINA, relatore. Le chiederei una sospensione di cinque minuti, signor Presidente.
PRESIDENTE. Senatore Collina, è in grado di esprimere il parere su tutto il resto? Dopo analizziamo le richieste di trasformazione in ordini del giorno. Partiamo dagli ordini del giorno già depositati.
COLLINA, relatore. Esprimo parere favorevole sugli ordini del giorno G1.100, G1.101, G1.102 e G1.103. Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G1.200, a condizione che, sia nel primo che nel secondo impegno, sia inserita la formula «valutare la possibilità di». Esprimo parere favorevole sugli ordini del giorno G1.104, G1.105, G1.106, G1.107 e G1.108. Sull'ordine del giorno G1.109 il parere favorevole a condizione che siano aggiunte, nell'impegno al Governo, le parole «nel rispetto dei vincoli di bilancio». Il parere è altresì favorevole sugli ordini del giorno G1.201, G1.110 e G1.202.
SILERI, sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Perfetto, allora abbiamo gli emendamenti 1.3, 1.12, 1.13, 1.14 e 2.0.2, di cui è stata proposta una trasformazione in ordini del giorno.
SILERI, sottosegretario di Stato per la salute. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SILERI, sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, ieri, durante i lavori in Commissione, ho rivolto un invito al ritiro a tutti coloro che avevano presentato emendamenti, poiché, emendamento per emendamento, ho spiegato esattamente cosa il Governo stava facendo e cosa avremmo fatto nei giorni successivi, quindi alcuni di questi emendamenti trovano in parte una risposta in ciò che stiamo facendo. Però capisco anche, ascoltando le parole senatore Zaffini, la necessità di trasformarne alcuni in ordini del giorno, così come anche nel caso dell'emendamento della senatrice Rizzotti sull'aumento dei costi, anche se ieri ho ampiamente spiegato in Commissione, ad esempio, che non è possibile bloccare il prezzo dei prodotti igienizzanti al 31 gennaio, così come prevede l'emendamento 1.3, perché quell'industria, che sta producendo, ha dovuto assumere persone per aumentare la produzione del 60 per cento e quando si assume in fretta il costo del lavoro è maggiore e le materie prime, che vengono dall'estero, hanno un costo maggiore. È chiaro quindi che un aumento può esserci, purché sia al di sotto di un limite ben definito.
Questi venti minuti circa di sospensione sono necessari affinché ci sia un'apertura totale al Parlamento, e tutti possano aggiungere un qualcosa all'interno che, però, abbia una valenza attuale e non sia contenuto nel futuro. Credo sia davvero utile ascoltarvi tutti e aggiungere, laddove possibile. È chiaro che non possono essere trasformati tutti in ordini del giorno perché - ripeto - molti provvedimenti saranno avanti a noi, però vi è la necessità di ascoltare quanti più di voi possibile per ritrovare lo spirito di unità che in questo momento è necessario. (Applausi).
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, rivolgendomi ai colleghi che hanno presentato gli emendamenti, anche da parte nostra vi è l'invito a trovare in questi venti minuti una soluzione per accogliere alcuni ordini del giorno con l'auspicio che gli altri emendamenti possano essere ritirati. Infatti, sapendo che il decreto-legge deve essere approvato comunque oggi, senza modifiche, ci metterebbero nelle condizioni di doverci astenere sulle loro proposte emendative. La logica è quindi quella di trovare, fra venti minuti, un'unità di intenti su alcuni ordini del giorno, lasciando perdere qualsiasi votazione su emendamenti.
PRESIDENTE. Non essendovi contrarietà, sospendo la seduta fino alle ore 12,55 per poi riprendere e concludere questi lavori.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 12,37, è ripresa alle ore 12,59).
Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 12,59)
La seduta è ripresa.
Ha facoltà di intervenire il relatore.
COLLINA, relatore. Signor Presidente, se ben interpreto gli interventi precedenti dei colleghi, tutti gli emendamenti si intendono ritirati tranne quelli per i quali è stata richiesta la trasformazione in ordine del giorno. Propongo quindi le riformulazioni relative alla citata trasformazione.
PRESIDENTE. Dobbiamo chiedere conferma ai presentatori.
COLLINA, relatore. Sì, lo dico come premessa.
La riformulazione dell'emendamento 1.3, trasformato nell'ordine del giorno G1.3, è la seguente: impegna il Governo a vigilare sugli aumenti ingiustificati dei prodotti igienizzanti. L'auspicio è che venga accolto come raccomandazione.
PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori se accolgono le proposte di modifica avanzate dal relatore.
RIZZOTTI (FIBP-UDC). Le accolgo, signor Presidente. Aggiungerei però il riferimento ai dispositivi medici nella riformulazione, in modo da comprendere anche gli emendamenti successivi.
ZAFFINI (FdI). Sono d'accordo anch'io, signor Presidente.
COLLINA, relatore. Accolgo la proposta della senatrice Rizzotti.
Per quanto riguarda l'emendamento 1.12, che si propone di trasformare in ordine del giorno, chiedo di riformularlo nel seguente modo: «impegna il Governo a proseguire la fornitura di dispositivi di protezione individuali allo scopo di tutelare la salute e la sicurezza dei farmacisti e del personale che opera nelle farmacie dei Comuni nelle aree epidemiologicamente a rischio».
PRESIDENTE. Senatrice Binetti, accoglie la proposta del relatore?
BINETTI (FIBP-UDC). Sì, signor Presidente, l'accolgo.
COLLINA, relatore. Per quanto concerne l'emendamento 1.13, si propone di trasformarlo in ordine del giorno, con la formula: « impegna il Governo a valutare l'opportunità di considerare i contenuti dell'emendamento 1.13».
PRESIDENTE. Senatore Siclari, accoglie la proposta del relatore?
SICLARI (FIBP-UDC). Sì, signor Presidente, l'accolgo.
COLLINA, relatore. Infine, per quanto riguarda l'emendamento 1.14, che si propone di trasformare in ordine del giorno, chiedo di riformularlo nel seguente modo: «impegna il Governo a proseguire e implementare la fornitura per la dotazione di tutti gli agenti delle Forze di polizia, lasciando identica la restante parte del testo dell'emendamento».
PRESIDENTE. Senatore Zaffini, accoglie la proposta del relatore?
ZAFFINI (FdI). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo.
SILERI, sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, per quanto riguarda i nostri due ordini del giorno, G1.105 e G1.106, chiederemmo la votazione in Assemblea, nonostante ci sia l'accordo. Se poi tutti i presentatori degli altri ordini del giorno fossero altrettanto d'accordo, potremmo votarli tutti.
Su questo decreto-legge abbiamo già dato la nostra piena disponibilità; assicurare almeno un rafforzativo con il voto favorevole dell'Assemblea potrebbe essere un segnale importante. Io posso parlare solo per i due ordini del giorno del Gruppo Lega, sugli altri devono essere d'accordo gli altri presentatori.
PRESIDENTE. Poiché mi sembra di registrare una condivisione sulla proposta del senatore Romeo da parte di tutti i presentatori, metteremo ai voti gli ordini del giorno.
Gli emendamenti 1.1 e 1.2 sono stati ritirati.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.3 (testo 2), presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti da 1.4 a 1.11 sono stati ritirati.
ZAFFINI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, l'emendamento 1.10, a firma mia e del collega Totaro, che abbiamo ritirato, prevedeva in sostanza, in maniera più sintetica, quanto contenuto all'ordine del giorno G1.12 (testo 2) che ci apprestiamo a votare. Chiedo pertanto di sottoscrivere l'ordine del giorno presentato dalla senatrice Binetti.
SBROLLINI (IV-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBROLLINI (IV.PSI). Chiedo di poter aggiungere la mia firma al medesimo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Senatrice Binetti, le chiedo se è d'accordo.
BINETTI (FIBP-UDC). Sì, Presidente.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.12 (testo 2), presentato dalla senatrice Binetti e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
LONARDO (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LONARDO (FIBP-UDC). Signor Presidente, segnalo di non essere riuscita a votare nell'ultima votazione.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
SUDANO (IV-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SUDANO (IV-PSI). Signor Presidente, anch'io segnalo di non essere riuscita a votare.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.13 (testo 2), presentato dal senatore Siclari.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.14 (testo 2), presentato dai senatori Zaffini e Totaro.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti da 1.15 a 1.19 sono stati ritirati.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.100, presentato dal senatore Ortis.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.101, presentato dalla senatrice Binetti e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.102, presentato dalle senatrici Toffanin e Gallone.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.103, presentato dalla senatrice Gallone.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Senatrice Bernini, accoglie la richiesta di riformulazione dell'ordine del giorno G1.200?
BERNINI (FIBP-UDC). Sì, signor Presidente, l'accolgo.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.200 (testo 2), presentato dalla senatrice Bernini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.104, presentato dalla senatrice Lupo.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.105, presentato dalla senatrice Fregolent e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.106, presentato dalla senatrice Fregolent e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
LAUS (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LAUS (PD). Signor Presidente, segnalo di non essere riuscito a votare.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.107, presentato dalla senatrice Binetti e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.108, presentato dalla senatrice Binetti e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Senatrice Gallone, le è stata avanzata una proposta di riformulazione dell'ordine del giorno G1.109. La accoglie?
GALLONE (FIBP-UDC). Sì, Presidente, l'accolgo.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.109 (testo 2), presentato dai senatori Gallone e Moles.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.201, presentato dalla senatrice Castellone.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.110, presentato dalle senatrici Toffanin e Gallone.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.202, presentato dal senatore Paragone.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
LANZI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANZI (M5S). Signor Presidente, vorrei segnalare che non sono riuscito a votare.
LEONE (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONE (M5S). Presidente, anch'io non sono riuscita a votare.
MOLLAME (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MOLLAME (M5S). Signor Presidente, neanche io sono riuscito a votare.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
COLLINA, relatore. Signor Presidente, sulla falsariga di quanto già fatto per l'articolo 1, le segnalazioni relative alla trasformazione in ordine del giorno riguardano gli emendamenti aggiuntivi. Sui restanti emendamenti esprimo parere contrario o formulo un invito al ritiro degli stessi.
Per quanto riguarda l'emendamento 2.0.1, già trasformato in ordine del giorno e accolto in Commissione, chiedo che venga trasformato in ordine del giorno con la formulazione: «a valutare l'opportunità di attuare i contenuti dell'emendamento 2.0.1». Per quanto concerne l'emendamento 2.0.2, esprimo parere contrario alla trasformazione in ordine del giorno; il vice ministro Sileri puntualizzerà le motivazioni.
In merito all'emendamento 2.0.3, propongo che venga trasformato e accolto come ordine del giorno con la formulazione: «a valutare l'opportunità di considerare i contenuti dell'emendamento 2.0.3».
SILERI, sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello del relatore. In merito all'emendamento 2.0.2, vorrei spiegare il parere contrario.
L'emendamento, che enuncia la necessità di incrementare tutto il personale sanitario, è una misura già in atto e chiaramente sarà variabile da Regione a Regione a seconda dell'andamento dell'epidemia, e soprattutto con lo spostamento di personale sanitario da una zona all'altra. Questo riguarda la prima parte, essendo una misura già in essere.
Per quanto riguarda il terzo punto, questa parte è già presente in un altro ordine del giorno ed è per questo che invitiamo al ritiro. In caso contrario, il parere è contrario.
RIZZOTTI (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RIZZOTTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, per quanto riguarda l'emendamento 2.1, a prima firma Binetti, vorrei chiedere al relatore...
PRESIDENTE. L'emendamento 2.1 è stato ritirato.
RIZZOTTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, non può essere accolto nemmeno come raccomandazione? I medici fiscali sono completamente privi di protezione.
PRESIDENTE. No, perché non esiste. È stato ritirato.
Se la senatrice Binetti, anziché ritirarlo, ne chiede la trasformazione in ordine del giorno, ne parliamo, altrimenti è un testo che non esiste. Siccome tale richiesta non è stata avanzata, andiamo avanti.
Gli emendamenti 2.1 e 2.2 sono stati ritirati.
BINETTI (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BINETTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 2.3.
ZAFFINI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, avevamo anticipato il ritiro di tutti gli emendamenti 2.4, 2.5 e 2.6 e avanzato la richiesta di trasformarli in ordini del giorno, che però non è stata accolta. Mala tempora currunt, accettiamo il triste destino.
PRESIDENTE. Senatrice Papatheu, accoglie la modifica proposta dal relatore in merito all'ordine del giorno G2.0.1?
PAPATHEU (FIBP-UDC). Signor Presidente, accolgo la modifica.
PRESIDENTE. Senatore Romeo, la richiesta di votazione vale anche in questo caso?
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G2.0.1 (testo 2), presentato dalle senatrici Papatheu e Giammanco.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
ZAFFINI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 2.0.2.
PRESIDENTE. Senatrice Lonardo, accoglie la richiesta del relatore di trasformare il suo emendamento in ordine del giorno, con la formulazione proposta?
LONARDO (FIBP-UDC). Presidente, accolgo la richiesta del relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G2.0.3 (testo 2), presentato dalla senatrice Lonardo.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 3 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
COLLINA, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario o invito a ritirare gli emendamenti riferiti all'articolo 3.
Sono state avanzate delle segnalazioni per la trasformazione in ordine del giorno, in particolare dell'emendamento 3.0.1, che è stato già trasformato e accolto come ordine del giorno in Commissione, sempre con la formula: a valutare l'opportunità di attuare i contenuti dell'emendamento.
La stessa cosa vale per la trasformazione in ordine del giorno dell'emendamento 3.0.2 con la formula: a valutare l'opportunità di dare attuazione ai contenuti dell'emendamento.
Su tutti gli altri emendamenti il parere è contrario.
SILERI, sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, esprimo parere conforme.
PRESIDENTE. L'emendamento 3.1 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.2, presentato dal senatore Durnwalder e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Chiedo al relatore e al rappresentante del Governo di esprimersi sugli ordini del giorno.
COLLINA, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli ordini del giorno G3.100, G3.101 e G3.102.
Sul G3.103 il parere è favorevole, a condizione che nel primo impegno sia prevista la formula: «valutare la possibilità di».
SILERI, sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3.100, presentato dalla senatrice Bernini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3.101, presentato dalla senatrice Boldrini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3.102, presentato dal senatore Rampi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Senatrice Gallone, intende accogliere la richiesta di riformulazione avanzata sull'ordine del giorno G3.103?
GALLONE (FIBP-UDC). Sì, signor Presidente, l'accolgo.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3.103 (testo 2), presentato dalla senatrice Gallone e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Senatrice Binetti, accetta la riformulazione proposta dell'ordine del giorno G3.0.1?
BINETTI (FIBP-UDC). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3.0.1 (testo 2), presentato dalla senatrice Binetti e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Senatrice Rizzotti, accetta la riformulazione proposta dell'ordine del giorno G3.0.2?
RIZZOTTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, accetto la riformulazione proposta dal Governo, ma propongo vengano inserite anche le parole «medici fiscali».
PRESIDENTE. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno così riformulato.
COLLINA, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno così riformulato.
SILERI, sottosegretario di Stato per la salute. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3.0.2 (testo 2), presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame dell'emendamento e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 4 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
COLLINA, relatore. Signor Presidente, invito al ritiro dell'emendamento 4.1, altrimenti esprimo parere è contrario. Esprimo poi parere favorevole sugli ordini del giorno G4.200 e G4.100.
SILERI, sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Senatore Zaffini, accoglie l'invito al ritiro formulato dal relatore?
ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 4.1.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G4.200, presentato dalla senatrice Castellone.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G4.100, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
COMINCINI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COMINCINI (IV-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, è del tutto evidente che quella che stiamo vivendo è una situazione complessa, che chiama ognuno di noi al senso di responsabilità per le scelte da compiere verso le nostre comunità. Si tratta di scelte che risultano essere complesse e dolorose, perché anche il nostro Paese si è trovato di fronte a un virus che non solo sta mettendo a dura prova il nostro sistema, ma che sta anche entrando indubbiamente nella vita quotidiana delle persone, stravolgendo in piccola parte le loro abitudini - le nostre abitudini - e modificando i bisogni.
Più volte in questi giorni ho provato a immaginare quanto fosse difficile, in una fase così delicata e in un momento così complesso, adottare soluzioni di contrasto alla diffusione di un virus che, per quanto non letale per la gran parte dei cittadini, risulta essere estremamente contagioso, oltre che pericoloso per i soggetti più fragili e per questo più esposti e vulnerabili, come anziani, malati oncologici, immunodepressi oppure ancora per i soggetti che vivono in condizioni di salute precaria. La complessità e la difficoltà delle scelte da adottare si manifestano nella celerità con la quale, giorno dopo giorno, la situazione muta e le misure adottate oggi potrebbero non essere quindi sufficienti per domani.
Colleghi, credo che questa vicenda sia anche l'opportunità per cogliere un grande insegnamento: da questa crisi non usciremo singolarmente, ma ci riusciremo non per le capacità personali di ciascuno, ma per lo sforzo collettivo e comunitario che passa dall'impegno delle istituzioni e dalla fiducia nelle istituzioni.
Come ha sostenuto il professor Francesco Longo dell'università Bocconi, è la prima volta che la storia entra nelle nostre vite private. Lo dicevo prima: questo virus è entrato nelle nostre vite, modificando finanche il nostro modo di salutarci e di stare insieme. Tutto questo deve farci comprendere quanto siamo interdipendenti gli uni dagli altri; quanto la responsabilità delle azioni degli uni abbia un impatto nella vita degli altri. Se ci pensiamo, è proprio in queste situazioni che riscopriamo l'importanza dell'essere comunità, intesa non solo come l'insieme delle persone che sono unite tra loro da rapporti sociali, linguistici e morali, ma anche come il complesso di organi nazionali e sovranazionali grazie ai quali noi oggi siamo riusciti a ottenere misure che stanno contribuendo a garantire la salute e la vita di molte persone.
Questa stessa vicenda, però, ci insegna ed evidenzia anche altro. C'è un vulnus nell'ordinamento del nostro Stato, nella divisione delle competenze che esso assegna e che inevitabilmente, in una situazione di crisi come quella che stiamo vivendo, emerge in modo netto. Nel meccanismo di divisione dei poteri fra Stato e Regioni, ma direi anche fuori dal contesto specifico della sanità, fra Città metropolitane, Province e Comuni, e nella cooperazione fra il livello statale e il livello regionale, nella necessità di individuare la supremazia di decisionale di ultima istanza, c'è qualcosa che non funziona. Si tratta di un tema già noto da tempo, che ribadiamo oggi.
Colleghi, io credo convintamente che, quando questa crisi sarà superata, tutti noi, anche nella diversità delle legittime posizioni politiche di ciascuno, saremo chiamati ad analizzare le criticità emerse proprio sotto questo punto di vista; difficoltà che, se superate, necessitano di un processo di riforma che permetta di efficientare e migliorare il processo decisionale che coinvolge i poteri dello Stato.
Ma non è questo il tempo per affrontare il dibattito. Anzi, di fronte alle difficoltà di sistema appena esposte, sento il dovere di ringraziare chi, con enorme senso di responsabilità, impegno e sacrificio, sta garantendo alla nostra comunità misure per arginare e contrastare l'avanzata del virus.
Nella catena di comando e controllo della crisi, un ruolo di primissimo piano lo stanno svolgendo i primi cittadini dei Comuni italiani, a cui vorrei che arrivasse il ringraziamento di quest'Aula per il coraggio, la tenacia e la forza con le quali stanno affrontando questa emergenza. (Applausi dal Gruppo IV-PSI e del senatore Collina): sindaci che si rivolgono direttamente alle loro comunità, spiegando le misure adottate dallo Stato; sindaci che rispondono ai quesiti posti da persone, famiglie, commercianti, ambulanti, imprese, bar, ristoranti, associazioni sportive, dirigenti scolastici, parroci, tutti comprensibilmente intenti a chiedere chiarimenti sulla loro condizione specifica rispetto alla crisi in atto; sindaci che si confrontano fra loro sulle più corrette modalità di applicare le norme decise dallo Stato e che chiedono il supporto delle altre istituzioni, dando poi riscontro alla cittadinanza; sindaci che, in mezzo all'improvvisa crisi dei consumi, invitano i propri concittadini al sostegno delle attività commerciali locali; sindaci che riorganizzano la propria agenda e le modalità operative del proprio Comune per fronteggiare al meglio questa emergenza; sindaci che interloquiscono con le autorità sanitarie sulle dinamiche di diffusione del virus; sindaci che intervistano medici titolati perché informino al meglio i cittadini, rassicurandoli e informandoli a rispettare le regole stabilite; sindaci che comunicano ai propri concittadini la presenza di casi di contagio, nel rispetto della privacy e con lo stile di chi vuole essere trasparente, di chi vuole fornire le informazioni corrette e utili, di chi vuole rassicurare per tranquillizzare ed evitare inutili allarmi; sindaci che infondono fiducia, che invitano alla responsabilità, ma che assumono anche decisioni impopolari rispetto alle situazioni createsi.
Il tutto avviene ovviamente, mentre l'attività ordinaria procede e mentre l'amministrazione attua le scelte compiute. I sindaci sono il front desk dello Stato, l'istituzione più prossima ai cittadini, quella alla quale le persone si rivolgono per ogni bisogno e alla quale guardano per avere indicazioni e spiegazioni. Questi sindaci, come ha scritto ieri sera uno di loro, quello della mia città, Ermanno Zacchetti, sono quelli che con le loro parole e il loro esempio sanno infondere alla propria comunità consapevolezza, responsabilità, attenzione alle indicazioni sui comportamenti di prevenzione da seguire evitando il panico. Ai sindaci sento di dover dire grazie perché in questa emergenza coronavirus stanno svolgendo un lavoro incredibile per le loro comunità e, quindi, per la Nazione intera.
Insieme a loro, il mio ringraziamento e quello di tutto il Gruppo Italia Viva-PSI va agli operatori della sanità, ai medici, agli infermieri, agli operatori socio-sanitari, ai dirigenti e al personale amministrativo degli ospedali che in queste ore, con grande sacrificio e spirito di abnegazione, mettendo anche in pericolo la propria salute e quella dei propri cari - come sempre accade del resto - stanno lavorando incessantemente per garantire soccorso e cure a chi in queste ore ne ha bisogno, riorganizzando velocemente, ove necessario, gli spazi e la logistica. Quanto sta avvenendo dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, cosa significa poter fare affidamento su un Servizio sanitario nazionale come quello costruito e sul quale possono contare i nostri concittadini. Anche sotto questo aspetto mi auguro che quanto stiamo vivendo possa servire da insegnamento. Abbiamo il dovere di continuare a garantire e migliorare un sistema sanitario che sia efficiente e che, soprattutto, garantisca il diritto alle cure e alla salute per chiunque ne abbia bisogno.
Presidente, voglio concludere il mio intervento lasciando un messaggio semplice e chiaro al Governo e, nello specifico, al Ministero della salute e al ministro Roberto Speranza. Siamo consapevoli dell'enorme difficoltà che vive chi è chiamato ad affrontare questa emergenza assumendo scelte e adottando provvedimenti. Il Gruppo Italia Viva-PSI è pronto a fare la sua parte; siamo al servizio del Paese e pronti ad aiutare e sostenere per ciò che ci compete l'azione del Governo e di quanti sono chiamati a gestire questa emergenza. Abbiamo davanti a noi mesi difficili. I danni economici che questo virus ha provocato chiameranno quest'Assemblea, il Governo e il Parlamento a un impegno enorme per far ripartire l'Italia e per dare sostegno ai tanti imprenditori, commercianti e artigiani che stanno subendo perdite enormi. C'è un evidente problema di liquidità per molti operatori che necessita misure urgenti per essere arginato; Italia Viva-PSI sarà pronta a fare la sua parte.
Nell'esprimere il mio voto favorevole e quello di tutto il Gruppo Italia Viva-PSI sul provvedimento, voglio concludere ricordando che oggi abbiamo un compito importante: adottare le giuste misure per fermare questo virus, ma oltre a quanto stiamo facendo, ora giunge il momento di prendere decisioni difficili e comunicarle, evitando accuratamente di comunicare senza aver deciso. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).
ZAFFINI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, in parte abbiamo già motivato l'atteggiamento del Gruppo Fratelli d'Italia prima in Commissione e adesso in Aula e farò ora alcune ultime considerazioni. La preoccupazione che ci desta è constatare che si fa confusione chi più in buona fede e chi più in malafede (ma sempre in buona fede politica), fra i due piani di questa emergenza, che debbono essere invece considerati e valutati, anche per le loro ricadute di natura politica, in modo assolutamente distinto. Un piano riguarda il comparto che attiene alle misure di natura sanitaria utili a contenere e contrastare un fenomeno; l'altro riguarda il piano di natura economico-finanziaria e fiscale e, quindi, tutte le misure utili a contenere gli effetti economici delle misure concernenti gli effetti sanitari.
Colleghi, c'è un rapporto di causa-effetto tra misure di contenimento indispensabili e necessarie a contenere il dispiegarsi di questa epidemia e il contrasto degli effetti inevitabili di queste misure indispensabili sulla vita economica e sulle tante attività economiche del Paese. Rispetto a tutto ciò, è necessario non fare confusione. Più o meno in buona fede, invece, io osservo una grande confusione nelle posizioni che ascolto. Questo procura un danno nel cittadino, un suo spaesamento.
Il Governo, in primis, che sta facendo ampiamente confusione tra questi due piani, dovrebbe invece dare segnali di sicurezza, di autorevolezza, dovrebbe dare certezze. In questo momento, noi registriamo spaesamento nei cittadini, dalla corsa ai supermercati agli atteggiamenti inspiegabili e incomprensibili, sia in termini di leggerezza e superficialità e di pericolosa sottovalutazione o, al contrario, di eccesso di allarme e di preoccupazione.
Rispetto a tutto questo, Fratelli l'Italia dice una cosa molto chiara. Un conto solo le misure di natura sanitaria, dove Fratelli d'Italia fa quadrato con il Governo (ho usato prima un termine colorito ma per farci capire). Su queste misure noi accettiamo il dispiegarsi dei provvedimenti come work in progress, come è stato scelto di fare, e auspichiamo che siano finalmente utili allo scopo. Fino a questo momento, però, abbiamo visto un po' di confusione, a partire dalle prime mosse, poi, sembra che nel prosieguo abbiamo recuperato in qualche misura. Su questo Fratelli d'Italia fa scudo, in considerazione della necessità di trasmettere ai cittadini un unico messaggio e, soprattutto, dare certezze e sicurezze. Diverso è evidentemente tutto quello che attiene alle misure di natura economica. Rispetto a queste, c'è bisogno di dibattito, c'è bisogno di politica, c'è bisogno di confronto, c'è bisogno di verificare queste misure che il Governo intende mettere in atto ma soprattutto di capire che cosa farà l'Europa. Colleghi, stamattina un'autorevole voce, quella del «Financial Times» non evidentemente quella del senatore Zaffini, dice che lo sforamento è necessario, indispensabile e quindi consentito. È una banalità, ma su questa banalità noi dobbiamo intenderci. L'Italia registra un rapporto deficit-PIL, grazie alla congiuntura, riferito al Conte 1, pari all'1,6 per cento. Quindi abbiamo addirittura fatto meglio di quello che ci chiedevano di fare. Abbiamo margini per arrivare al famoso 3 per cento ma, se serve, dobbiamo andare oltre. È infatti evidente che noi, da un lato, dobbiamo sigillare pezzi importanti del Paese e della Nazione, che sono anche in questo caso, per malasorte, la locomotiva economica dell'Italia, cioè le Regioni che tirano il PIL nazionale, che fanno fatturato e influiscono sul PIL nazionale, dall'altro, dobbiamo affrontare, insieme all'Europa, vista la nostra qualità di contribuente netto, le necessarie misure a sostegno appunto della nostra economia. Tutto ciò non deve essere messo neanche in dubbio.
Colleghi, voglio chiudere con un passaggio di speranza (speranza che non è il Ministro, ma il sentimento, evidentemente): se questa fosse la famosa scossa che serve all'Italia per svegliarsi, noi nella storia abbiamo assistito a tante altre occasioni in cui il nostro Paese ha fatto quadrato di fronte alle emergenze. Giorgia Meloni dal suo canto, come a lei trasmesso dai nostri padri nobili della destra italiana, davanti all'emergenza ha fatto quadrato a difesa dei cittadini.
Ecco, di fronte a questo noi dobbiamo fare in modo che questa grande emergenza possa essere quell'elettroshock che serve a tutti, a ognuno per la propria parte, per ricominciare a fare il proprio dovere, a interpretare al meglio l'orgoglio di essere italiani, a interpretare il rapporto politico tra maggioranza e opposizione, a capire che i provvedimenti legislativi che saranno emanati dal Governo (speriamo che questa esperienza di governo sia più breve possibile) sia da quelli futuri debbano essere tutti orientati a recuperare il nostro ruolo in un'Europa che, come più volte è stato detto da tutti, si sta dimostrando particolarmente matrigna nei confronti dell'Italia, ma soprattutto particolarmente inconsistente, incapace, inetta nei confronti delle emergenze che deve affrontare.
Questa del SARS-Cov-2 è evidentemente un'emergenza e coinvolgerà tutti i Paesi dell'Europa; l'altra, relativa a quanto sta accadendo al confine greco-turco è un'altra. Sono due emergenze che hanno anche radici in parte comuni, ma l'unica vera radice comune di queste due emergenze è l'insipienza dell'Europa, di una confederazione di Stati che purtroppo non è tale, che pretende di stabilire la curvatura delle banane, la lunghezza delle zucchine, eccetera, chi più ne ha più ne metta, ma non ci assiste nei momenti di vera emergenza o addirittura di calamità, come questa che sta investendo le attività economiche italiane.
Attendiamo quindi il secondo provvedimento con le misure di natura sanitaria e su quello adotteremo il medesimo atteggiamento; attendiamo invece con ansia, signor Presidente, le misure di natura economica (e su quelle invece il nostro atteggiamento sarà di normale dialettica tra maggioranza e opposizione) perché su quelle evidentemente non si scherza; non si scherza neanche sulle prime, ma su quelle c'è bisogno di dare un segnale forte all'Italia, alle attività economiche e ai nostri concittadini. (Applausi dal Gruppo FdI).
ERRANI (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERRANI (Misto-LeU). Signor Presidente, se ho inteso bene, noi giustamente approviamo all'unanimità il decreto-legge in esame e io voglio ringraziare sinceramente l'opposizione che ha fatto questa scelta, perché la ritengo importante e decisiva, anche per affrontare quest'emergenza che non ha precedenti, di un virus che non abbiamo mai conosciuto e che ci ha messo di fronte ad una situazione difficilissima. Sono state fatte critiche e, come è stato detto anche da alcuni colleghi dell'opposizione, ne discuteremo dopo l'emergenza e dopo averla affrontata.
Dobbiamo evitare il classico pendolarismo per cui il tema viene considerato o come la peste o come qualcosa di meno dell'influenza. Le cose non stanno così; la situazione è assai più grave e ne dobbiamo avere tutti contezza. Il vero problema è la diffusione dell'epidemia. Siamo tutti allenatori di calcio e rischiamo di essere tutti virologi. Basta, ciascuno faccia bene la propria parte, lo dico anche con riferimento a quel dibattito scientifico che non può, però, rappresentare un elemento di confusione in questo Paese.
La responsabilità, infatti, deve essere un impegno di tutti. La priorità assoluta, quindi, è il contenimento di questa epidemia; il «contenimento»: cerco di usare delle parole precise. Non siamo in grado ora ‑ e chi lo dice sbaglia profondamente ‑ di estirpare questo virus; bisogna dunque avere un atteggiamento tale da consentire che le diverse azioni che dobbiamo fare in progress corrispondano all'obiettivo di un contenimento. Da questo punto di vista è fondamentale che vi siano le norme, sappiamo, però, che sono decisivi anche i comportamenti dei cittadini. Per questo è fondamentale la comunicazione e il messaggio, che spetta a noi, è credibile nel momento in cui è autorevole, altrimenti non è tale. Deve essere un messaggio autorevole.
Ecco perché, colleghi, non è una gentilezza il fatto di lavorare in unità: è un dovere. Non è la politica che si ritira, è la politica che dà il meglio di se stessa, rinunciando ora, oggi, alle polemiche su ciò che è stato per far sì che il messaggio da dare ai cittadini sui comportamenti dei singoli, delle persone, sia univoco.
Certo, ringraziamo il sistema sanitario, i nostri operatori, tutti, oltre che, naturalmente, la Protezione civile e le Forze dell'ordine. Si sta facendo un lavoro importante, c'è un impegno straordinario, ma questa emergenza - questo mi sento di dirlo - ci richiama a una riflessione. Alcuni colleghi, anche dell'opposizione (e io lo condivido), in particolare una senatrice di Forza Italia, hanno chiesto giustamente di aprire una riflessione sul sistema sanitario una volta conclusa l'emergenza. Non vorrei che tornassimo su luoghi comuni che non hanno alcuna valenza, né oggi, né domani. Nella Costituzione - è stata citata da un collega del MoVimento 5 Stelle - è già prevista la funzione superiore dello Stato centrale in relazione alle emergenze. Non facciamo dibattiti che non servono, soprattutto in questo momento.
Certo è che bisognerà riflettere sull'esperienza di questi ultimi otto-dieci anni, che segnalano un'impostazione - fatemelo dire così, perché anche il linguaggio è importante - economicistica della gestione della sanità, che ci ha portato a una situazione veramente critica, prima del coronavirus. (Applausi dei senatori De Petris e Di Marzio). È evidente che ora ne registriamo tutte le conseguenze. Volete qualche esempio? Se abbiamo tenuto bloccato il tema del personale per anni, dal 2009, come pensiamo che a fronte di situazioni così delicate non ci si trovi di fronte al problema? Si discuteva ancora, poche ore prima dell'esplosione del coronavirus, del fatto che l'Italia spende troppo in sanità. L'Italia è al penultimo posto fra i Paesi OCSE, ma questo è scritto da sempre in tutte le statistiche; attenzione, quindi, ci sono i cattivi maestri nella sanità.
Se questo dramma del coronavirus ci aiutasse a sgombrare il campo da delle banalità infondate sarebbe comunque un fatto positivo. Il nostro è il Paese che ha il più basso rapporto posti letto per 1.000 abitanti e ci rendiamo conto oggi di che cosa significa. (Applausi dei senatori Castellone, De Petris e Di Marzio). Non perché non bisogna andare verso la sanità territoriale nella prevenzione, che è un elemento strategico per le cure primarie, ma è chiaro che c'è un problema non di poteri ma organizzativo, perché abbiamo ancora una struttura organizzativa vecchia, che non è in grado di corrispondere né alle nuove tecnologie, né a quella che può rappresentare la vera grande rivoluzione, che è la sanità digitale, né affrontare altri problemi, come quello ad esempio relativo alla funzione delle guardie mediche o dei medici di medicina generale, oppure quello della riorganizzazione della formazione universitaria.
Ora abbiamo bisogno di posti letto, di terapia intensiva e rianimazione, e guardate che al di là del numero di borse di studio (e che fatica, colleghi, abbiamo fatto per prevederne mille in più), non c'è una vocazione per la terapia intensiva e anche gli anestesisti sono una risorsa limitatissima; bisogna riorganizzare il sistema delle facoltà mediche. (Commenti della senatrice Ronzulli).
PRESIDENTE. L'Aula non è affollatissima, quindi anche un suo sussurro si sente.
ERRANI (Misto-LeU). Presidente, io non ho problemi, sono molto tranquillo.
PRESIDENTE. Li ho io. La invito a proseguire e a concludere.
ERRANI (Misto-LeU). Mi avvio alla conclusione. Per questo ritengo fondamentale prima di tutto un elemento: è il sistema sanitario tutto che deve reagire. Non ho condiviso e non condivido logiche dialettiche tra lo Stato centrale e le Regioni. C'è bisogno di lavorare sul sistema e non solo sui decreti, ma sul progetto per affrontare questa emergenza, che prevede processi di trasformazione nei sistemi sanitari regionali. Discuteremo poi della strategia, faremo poi le polemiche. Infine, è chiaro che questo richiede una strategia europea, che non c'è. Non voglio adesso fare il ragionamento sui tamponi, ma prima di tutto occorre una strategia sull'emergenza sanitaria in Europa, che non c'è. Occorre poi che l'Europa cambi i suoi criteri. Chiedo anch'io, come hanno fatto altri, che il Governo metta al centro, come sta facendo positivamente, il cambio delle politiche europee, perché da questa crisi sanitaria si arriverà ad una crisi economica pesantissima e occorre un grande piano di investimenti su cui l'Europa deve rifondare la sua autorevolezza e la sua credibilità. (Applausi dai Gruppi Misto e M5S).
BOLDRINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOLDRINI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è inutile dirlo, stiamo vivendo indubbiamente uno dei periodi più difficili della storia di questo Paese. Certo, il coronavirus un insegnamento ce lo sta dando: la salute del pianeta è unica, e ce ne stiamo rendendo conto, come già di fatto ci aveva annunciato il climate change: abbiamo un unico pianeta, un'unica salute e un unico clima da tenere sotto controllo.
Davanti a questa emergenza sanitaria inedita, il mio primo pensiero, oltre che ai malati, va oggi alle vittime e alle loro famiglie; va all'immane sforzo degli operatori del mondo della sanità che stanno lavorando in queste settimane, dall'inizio del contagio, a ritmi serratissimi, ventiquattr'ore su ventiquattro: medici, infermieri, ricercatori, spesso con contratti precari. Eppure, rimangono assolutamente al posto di lavoro e devono fare quanto gli viene richiesto, quindi analizzare i tantissimi tamponi. Tutto questo per il bene comune. Ricordiamoci quindi che abbiamo una comunità dei sanitari che stanno tenendo insieme il Paese dal punto di vista della nostra salute.
Un plauso di riconoscimento va ovviamente anche alle Forze dell'ordine impegnate a garantire gli accessi e la sorveglianza ritenutasi necessaria nelle zone rosse, alla Protezione civile e soprattutto ai cittadini delle zone colpite, che stanno vivendo con compostezza e civiltà un momento davvero difficile per il nostro Paese.
Siamo di fronte a un'emergenza che è prima di tutto di tipo sanitario ma anche economico. Lo stiamo vedendo: sono in ginocchio la nostra economia e il futuro di molte persone, e sono rischio molti posti di lavoro. Bene farà il Governo nei prossimi giorni a preoccuparsi, con i decreti-legge che andremo a esaminare proprio qui al Senato, di intraprendere nuove iniziative per attività come gli ammortizzatori sociali, che possano sostenere tutte le imprese che in questo momento sono a rischio. Non dimentico il turismo, la cultura, lo spettacolo - abbiamo approvato un ordine del giorno anche per le persone che lavorano in questi comparti - la piccola e media industria, e non vado a enunciarne altri perché conosciamo già il nostro problema.
Il sistema sanitario non si è fatto trovare impreparato, è vero, con i suoi mille problemi, come abbiamo sentito anche prima: problemi del personale, che è rimasto lì, pronto al suo posto, per mettere in campo tutte le energie e le competenze che ne fa uno dei migliori al mondo. Cerco di ricordarlo sempre: abbiamo un sistema sanitario che per il rapporto costi-efficacia è ancora uno dei migliori al mondo, aiutando le persone che hanno problemi senza guardare al censo, alla classe sociale di appartenenza. Devo ricordare ai nostri colleghi senatori quello che è successo in America? Quanto ha dovuto pagare quel papà per sapere se il tampone era positivo o no per la sua bimba? Abbiamo visto quanto gli è costato; non tutti possono permetterselo. Dobbiamo quindi essere orgogliosi di quello che abbiamo.
Sicuramente, essendo a dura prova con l'emergenza, il nostro sistema sanitario riuscirà a dare la giusta risposta sanitaria di qualità a questa sfida. Dobbiamo riuscire a dare risposte univoche e unanime; queste devono essere, a partire da queste Aule, come ho sentito oggi. Si cerca l'unanimità: se saremo uniti come Paese riusciremo ad arginare anche lo spettro della recessione economica, che è lì, dietro l'angolo.
Il Governo, nonostante alcune polemiche pretestuose e propagandistiche, è stato tempestivo quando ha capito che c'era bisogno di affrontare una situazione emergenziale inusitata e di notevole portata, in un contesto reso ancora più complicato della diffusione a livello mediatico di informazioni non sempre accurate e corrette. Questo ce lo dobbiamo dire. Stiamo assistendo su tutte le tv a talk show per quanto riguarda il coronavirus: non tutte le informazioni sono corrette e gettano nel panico i nostri cittadini. L'unico sito che dovrebbe essere consultato è quello ufficiale, del Ministero della salute, insieme ai bollettini che la Protezione civile emana tutti i giorni; quelli dovrebbero essere il faro dell'informazione di tutti.
Nessuno ha mai detto che il nostro Paese sarebbe stato indenne; ce ne siamo accorti, come dicevo prima. I cittadini italiani sono stati subito informati delle misure che il Governo ha ritenuto importanti; abbiamo avuto anche informative - ben due - dal momento in cui abbiamo riscontrato il contagio nel nostro Paese. Per questo si ringrazia il ministro Speranza e tutto lo staff e la task force della sanità che si sta occupando anche di dare informazioni.
I provvedimenti varati dal Governo sono stati ad oggi molto numerosi, e lo saranno ancora perché è tutto in continuo divenire; l'emergenza richiederà impegno e duro lavoro ed è effettivamente in evoluzione. Abbiamo sentito, infatti, che ci sarà un altro decreto-legge del Presidente del Consiglio dei ministri dal punto di vista sanitario, con ulteriori restrizioni.
Noi, è ovvio, paghiamo uno scotto altissimo per il nostro Paese che oggi è visto dall'estero, come abbiamo visto anche in alcuni spot, come "l'untore". In verità, però, noi siamo stati i primi, quelli più attivi rispetto agli altri, nelle attività di screening perché il nostro sistema sanitario ce lo ha potuto permettere. Quindi in questa fase occorre azzerare, come bene è stato fatto, le polemiche politiche, evitare strumentalizzazioni becere e assumere un grande senso di responsabilità, senza banalizzare le preoccupazioni e le paure dei cittadini, ma al contempo evitare di fare terrorismo psicologico e creare panico ed allarmismi.
Si è fatto riferimento prima anche all'Europa. Il presidente della Commissione Von der Leyen ha chiesto di fare una task force sul tema sanitario; ben venga. Ovviamente avremo bisogno anche di una flessibilità dal punto di vista economico. Mi auguro che anche questa voce venga ascoltata dal nostro Paese.
In questo momento è più che mai necessario dare una giusta dimensione ad un'emergenza che è grave, che giustamente mette angoscia e paura, ma non è sicuramente impossibile da governare.
Il decreto-legge che ci apprestiamo a convertire in legge oggi, seppure è già superato dagli eventi, ci permette però di definire una cornice giuridica, unitaria e condivisa, che consenta di rendere sistemiche in questi giorni le misure urgenti e straordinarie per fronteggiare l'evolversi della situazione epidemiologica. Una cornice giuridica condivisa in una strategia che vede una filiera istituzionale, (Governo, il Ministero della salute, l'Istituto superiore di sanità, le Regioni e i Comuni) che definisce puntualmente le misure di contenimento dell'epidemia e, contestualmente, l'ambito di applicazione, favorendo un'azione corale e coordinata. È questo ciò di cui abbiamo bisogno, al fine di evitare, come abbiamo visto purtroppo in alcuni casi, iniziative dei singoli o fughe in avanti.
Siamo davvero davanti a una sfida complessa per il nostro Paese, ma siamo altrettanto consapevoli di essere un grande Paese. Ce l'abbiamo fatta in tante altre cose; ricordiamo ciò che è successo tanto tempo fa - penso sempre ai terremoti che abbiamo dovuto affrontare - con un sistema sanitario pubblico e universalistico di qualità, con una popolazione in grado di resistere e affrontare difficoltà anche quelle più dure.
La grande scommessa che abbiamo da vincere è proprio quella di garantire la prevenzione di massa e di circoscrivere il contagio senza creare allarme sociale, di assicurare interventi tempestivi di protezione, di curare tutti senza determinare ansie e frenesie, di informare e soprattutto informare bene - lo ripeto - con chiarezza e con puntualità. Questa emergenza, nella sua drammaticità, ha reso evidente quanto sia fondamentale affidarsi alla scienza e alla comunità scientifica, lo ha detto bene prima anche la nostra senatrice Elena Cattaneo, per assicurarsi sui giusti comportamenti da assumere nei casi di contagio.
Ora è il momento di stringerci attorno alle popolazioni colpite, ma non solo, per fare in modo che il nostro Paese torni presto alla normalità. Ora è il momento di muoversi seguendo le indicazioni che ci vengono date dagli esperti; ciascuno di noi porta con sé un pezzo di responsabilità per superare le prossime settimane e per contenere il più possibile il contagio.
Mi auguro che questa Assemblea esprima un senso di unitarietà e arrivi ai nostri cittadini un messaggio unitario, come quello che abbiamo espresso ieri nella nostra Commissione sanità, in modo tale che ci sia davvero una risposta concreta che ci veda uniti anche dal punto di vista politico. È questo ciò di cui la gente ha bisogno; vederci uniti in una situazione così grave.
Per questi motivi, sono dell'idea che riusciremo tutti insieme a superare questo grande problema e annuncio il voto favorevole del Partito Democratico. (Applausi dai Gruppi PD e Misto).
CANTU' (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANTU' (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, abbiamo detto e confermiamo che in sede di conversione in legge del decreto-legge n. 6 del 23 febbraio noi andremo a supportare lealmente l'Esecutivo, in una logica di unità e di responsabilità istituzionale, confidando che abbiate delle evidenze scientifiche incontrovertibili, che ne abbiano giustificato l'adozione, al pari delle disposizioni prescrittive contenute nei vari DPCM attuativi e nelle ordinanze correlate e conseguenti sia concertate con il Ministro della salute che di esclusiva adozione regionale. Vero è che, vista dalla nostra angolazione, parrebbe che la decisione sottostante abbia come motivazione quella di trasferire alle Regioni le eventuali responsabilità. In materia di emergenza sanitaria nazionale a rilevanza pandemica, infatti, è stato disatteso quello che un Governo degno di questo nome - anzi, per giunta di uno Stato fondatore dell'Unione europea - avrebbe potuto e dovuto far valere con tempestività in aderenza all'articolo 168 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Quando il problema era in fieri e non conclamato, avrebbe dovuto chiedere con forza e autorevolezza che l'Unione europea adottasse misure di prevenzione e procedure comuni di contenimento dell'infezione, implementando un cordone sanitario europeo, l'unico che avrebbe potuto essere veramente efficace. Consideriamo, infatti, che questo cordone sanitario europeo avrebbe potuto essere tale da affrontare la problematica nella sua globalità, assunto che non fosse già troppo tardi, fatto salvo che non c'è controprova e posto che siamo in una situazione storicamente unica. Per questo bisognava chiedere risorse e non già sospensioni, autorizzazioni e sforamenti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Si sarebbe dovuto prevedere quindi di stanziare risorse destinate agli eventuali focolai che comportamenti omissivi o negligenti di Cina e Organizzazione mondiale della sanità avrebbero potuto determinare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Si sarebbe dato prova così di una responsabilità solidale in chiave europea, mediante una regolazione compensativa che tenesse conto delle leve a disposizione. Ma l'Europa ha dimostrato ancora una volta di non esercitare il ruolo per cui è stata costituita, vale a dire darci quella forza indispensabile a livello planetario che le singole Nazioni non possono e non riescono ad avere. Anche in tema di prevenzione di possibili epidemie, infatti, ogni decisione di contenimento dell'infezione è efficace solo se condivisa e applicata a livello europeo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Qualunque provvedimento nazionale è parziale e la disciplina dell'articolo 168 ben lo prevede. Ancora una volta, l'Europa è assolutamente pervasiva nel sindacare lo sforamento dello zero virgola dei bilanci. Fin qui però è stata totalmente assente, quando si è trattato di muoversi per la tutela della salute degli individui e del benessere dei suoi concittadini. Salvo che, con il palesarsi di situazioni analoghe a quella italiana, in Stati i cui Governi sanno farsi valere più di noi, non cambia radicalmente modo di agire. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Questo è quello che vogliamo sottolineare e che vorremmo andare a discutere in chiave europea quando ce ne sarà data l'occasione, perché riteniamo che la prevenzione e la solidarietà non debbano essere a corrente alternata e che, soprattutto, con riguardo alle politiche transnazionali, la tutela della salute degli individui e della collettività debba essere sempre una priorità. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Tutto quello che ho appena detto vale solo e se non vi fossero dati ed informazioni, seppur taciuti, tali da far ritenere che il virus già circolasse in Italia. È per questo che, come dicevo prima, faremo un atto fideistico e voteremo a favore del provvedimento, nonostante le evidenti carenze e lacune (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az), anche per la frammentazione di conoscenze e di competenze, mancando un coordinamento di ricerca transnazionale del COVID-19, per l'identificazione dei mezzi diagnostici più efficaci, dei bersagli terapeutici contro cui sperimentare i farmaci in clinica, dei meccanismi molecolari e delle basi genetiche della malattia associate all'infezione. Nonostante le criticità che ho espresso, il voto della Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione sarà favorevole. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).
MANGIALAVORI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANGIALAVORI (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, una volta tanto, in realtà forse per la prima volta dall'inizio della legislatura siamo di fronte a un decreto-legge che possiede realmente i requisiti di necessità e urgenza. Il coronavirus è una realtà drammatica, che ha già provocato, ahinoi, diverse vittime. Naturalmente a loro e ai loro familiari rivolgiamo un pensiero affettuoso e commosso. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
Non è questo il tempo delle polemiche, ma dev'essere il tempo degli interrogativi e sono troppe le domande che non hanno avuto ancora una risposta. Se da medico, prima ancora che da politico e da cittadino italiano, ringrazio tutti coloro i quali sono in prima linea, anche a rischio della loro incolumità personale, rifletto però sulla fragilità del sistema Paese e di una maggioranza politica, piegata dalle contingenze a rideterminare frettolosamente la sua agenda di Governo e le sue priorità. Ci avete chiesto di abbassare i toni e noi, responsabilmente, nell'interesse del Paese, abbiamo evitato di speculare sulle vostre inefficienze, ma il quadro complessivo di grande fragilità continua naturalmente a preoccuparci.
Dobbiamo evitare che il Paese ceda al panico e all'isteria, dimostrando di saper rispondere con forza e coesione a questa crisi, che rischia di non avere precedenti. La nostra economia sta risentendo pesantemente dell'attuale crisi e le conseguenze sono ancora impossibili da determinare. Sugli effetti dirompenti nell'economia pubblica e nell'economia privata occorrerà fare una valutazione obiettiva e un piano di intervento, che si prefigura tutt'altro che semplice. Vi sono interi comparti in crisi; basti pensare ai trasporti, da voi completamente dimenticati (vedi l'Alitalia), al turismo, sul quale si fonda una parte significativa dell'economia nazionale, in particolar modo di alcune Regioni, e in generale ai danni della distribuzione sull'indotto nel made in Italy.
Sull'emergenza in atto troppe domande ancora non hanno avuto una risposta. L'Italia ha effettivamente degli anticorpi per fronteggiare una crisi del genere? Il Servizio sanitario nazionale, al di là della generosa azione del personale medico e paramedico, è sufficientemente attrezzato per affrontare questa crisi? La ricerca forse non meriterebbe più attenzione e investimenti da parte del Governo?
Una cosa è certa, cioè come il coronavirus abbia avuto un impatto così rilevante sui gangli vitali della nostra comunità. Le abitudini sociali e le nostre consuetudini sono state messe in discussione. È stato minato il modus operandi e vivendi della nostra popolazione; vi sono necessarie limitazioni alle più elementari libertà, vedi quella di movimento. Si sono fermate le attività teatrali, dei cinema, delle aziende commerciali, delle scuole, degli stadi e della stessa politica. Tutto ciò ha proiettato il vivere civile in una condizione mai vista nel recente passato. E così sono state attivate forme di autotutela e di supporto tecnologico, vedi lo smart working e le lezioni on line; ma naturalmente queste non sono e non possono essere sufficienti. Ci si chiede fino a che punto tutto ciò condizionerà la vita in modo irreversibile, nel futuro prossimo e in quello più a lungo termine. Inutile soffermarsi su dati e considerazioni che ormai sono noti a tutti gli italiani. Non è il numero dei contagiati, reale o presunto, e nemmeno l'indice di mortalità, comunque significativo, a preoccupare; il vero rischio è che, nel caso di una diffusione pandemica, il sistema nazionale forse non sarà in grado di reggere l'urto dei tanti ricoveri in terapia intensiva. È inutile sottovalutare gli effetti dirompenti e i rischi di questa epidemia, ma è altrettanto inutile creare psicosi e facili allarmismi. Occorre fermezza e cautela, ma al tempo stesso vigilanza, accuratezza e competenza nelle scelte messe in campo per contrastare la diffusione del virus.
Sotto il profilo politico, va detto che in circostanze come queste un Paese si deve presentare unito e compatto. Chiunque ponga in essere comportamenti di mera speculazione elettoralistica è totalmente privo degli elementi basilari per invocare degnamente pubblica rappresentanza. Tutto ciò però non deve e non può privarci del doveroso compito di mettere in evidenza le criticità della gestione politica della crisi in atto. Questo è detto senza alcuno spirito polemico, ma per obiettivo senso critico, che non può essere sottaciuto neanche in situazioni di criticità come questa. Il Governo non sempre ha trasmesso l'idea della fermezza e, in alcuni casi, certi provvedimenti sono parsi tardivi, parziali e a volte contraddittori.
In alcuni frangenti il Governo è apparso incerto sul da farsi e la comunicazione non è stata assolutamente all'altezza della situazione, ma - ripeto - questo non è il momento delle polemiche; è, invece, il momento dell'unità. Le forze politiche devono essere unite per superare questa fase emergenziale. L'auspicio naturalmente non può essere che quello di trovare a breve un vaccino o una cura contro il coronavirus e che oggi, come allora, la politica, le istituzioni e il Governo, in sinergia con il mondo scientifico, sappiano essere altrettanto decisi ed efficaci.
Per questa ragione, Forza Italia esprimerà un voto favorevole, ma con un avvertimento chiaro: Governo, il vostro credito è esaurito; non faremo più sconti ai vostri errori, alle vostre incompetenze e ai vostri ritardi. Ci aspettiamo, inoltre, che le nostre proposte, già a partire dal provvedimento economico collegato, siano prese seriamente in considerazione, convinti del fatto che la nostra esperienza di governo possa dare un contributo fondamentale alla risoluzione di questa crisi. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC. Congratulazioni).
CASTELLONE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLONE (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, quella che stiamo affrontando è probabilmente la più grande emergenza sanitaria degli ultimi decenni. Siamo di fronte a un evento non ordinario, un evento di eccezionale portata.
Il nuovo coronavirus non è altamente letale, ma è sicuramente un virus altamente contagioso e, quindi, la sua propagazione, se non contenuta con tutti i mezzi possibili, rischia di dilagare creando per forza di cose problemi di gestione. Il Governo ha reagito tempestivamente attivando i protocolli di prevenzione e di sicurezza previsti in emergenza sanitaria e istituendo già a gennaio - quindi, non il 21 febbraio, come diceva qualcuno - una task force attiva ventiquattrore su ventiquattro al Ministero della salute. Siamo stati i primi a chiudere il traffico aereo da e per la Cina dichiarando lo stato di emergenza, con uno stanziamento iniziale di diversi milioni di euro; abbiamo attivato i cordoni sanitari negli aeroporti e avviato la sorveglianza attiva. Abbiamo nominato il capo della Protezione civile commissario per l'emergenza e insediato tavoli tecnici con esperti altamente qualificati che seguono costantemente la situazione.
Con la stessa risolutezza, abbiamo agito da un punto di vista legislativo mettendo mano a una serie di decreti ad hoc sia sul fronte sanitario sia su quello economico. Le misure economiche a sostegno delle aree più colpite e del mercato del lavoro saranno oggetto, come sappiamo, di provvedimenti già annunciati. Oggi ci apprestiamo a votare il primo di questi decreti che prevede misure di sicurezza per contenere un contagio che, altrimenti, potrebbe essere di più vasta portata. Il contenimento della diffusione del virus è, infatti, in questo momento la nostra priorità e anche la nostra più grande responsabilità. Dobbiamo farlo con tutti i mezzi che abbiamo e mettendo in campo tutte le misure possibili.
Il provvedimento inserisce, inoltre, ulteriori misure volte a disciplinare in modo unitario il quadro degli interventi e a garantire uniformità su tutto il territorio nazionale nell'attuazione dei programmi di profilassi e di presa in carico dei pazienti. Si è resa evidente, sin dalle prime fasi di questa emergenza, la necessità di avere un'unica regia nazionale che faccia da guida nella gestione di eventi di questa portata.
Le discrepanze generate dall'arbitrarietà con cui, nel rispetto delle proprie prerogative, ogni Regione ha messo in atto iniziative diverse, hanno generato tanta confusione e qualche errore. Non possiamo permetterci né confusione né errori.
Vorrei rispondere al senatore Pepe, anche io da donna del Sud, dicendogli che nel pronto soccorso dell'ospedale Pellegrini, quel pronto soccorso di un ospedale di Napoli, che si trova in una delle sue zone più malfamate, che è stato vandalizzato e che io ho visitato lunedì, già da gennaio è stata allestita una sala di isolamento per evitare che l'ospedale stesso diventasse focolaio nel caso di arrivo di pazienti infetti. (Applausi dal Gruppo M5S). Quindi, non accetto di sentirle dire che, se il focolaio fosse insorto al Sud, non avremmo avuto scampo. Anzi, la invito a riflettere sul perché sia insorto in quelle Regioni! (Applausi dal Gruppo M5S).
Al cospetto di questa emergenza, il nostro occhio deve, infatti, essere lucido nell'esaminare le fragilità cui dobbiamo sopperire. Questa emergenza, infatti, ha svelato un'amara verità: l'inefficienza della politica che ci ha preceduto nella programmazione degli investimenti in base ai reali fabbisogni e nell'allocazione delle risorse a favore delle aree più critiche.
Il depotenziamento degli ospedali pubblici, la riduzione dei posti letto previsti per numero di abitanti, con la promessa di un potenziamento dell'assistenza territoriale, che, in realtà, non è mai arrivato. La medicina generale ridotta a luogo di ricettari della salute. I pronto soccorso sovraffollati, i reparti di isolamento inesistenti e le terapie intensive che non hanno posti a sufficienza: ecco cosa ha significato non investire nella sanità. (Applausi dal Gruppo M5S). Ecco cosa hanno significato i tagli scellerati degli scorsi decenni. Ecco cosa ha significato non investire in quei settori che rappresentano il primo baluardo nel salvataggio di vite umane, che sono il pronto soccorso e l'emergenza urgenza. Luoghi in cui personale medico, infermieristico, volontario, operatori socio-sanitari, operatori del 118 combattono ogni giorno in condizioni di assoluta precarietà, vittime di frequenti aggressioni e veri eroi esposti in prima linea per tutelare la salute di tutti noi.
Il potenziamento della sanità privata a discapito di quella pubblica non ha creato una stampella al Sistema sanitario nazionale ma, piuttosto, l'ha depauperato di risorse preziose, che sono state investite in settori altamente remunerativi e non di certo in emergenza urgenza o in rianimazione. Le risorse umane che abbiamo sono eroiche, ma sono troppo poche. Servono assunzioni nel comparto sanitario. Lo diciamo da sempre. Lo abbiamo anche chiesto in due ordini del giorno che abbiamo approvato oggi qui in Aula.
La buona notizia è che da due anni stiamo invertendo questa rotta. Siamo tornati ad investire. Quest'anno abbiamo confermato in legge di bilancio i 2 miliardi di euro stanziati nella scorsa legge di bilancio ed aggiunto altri 2 miliardi di euro per il fondo sanitario nazionale per il potenziamento tecnologico e le infrastrutture. Abbiamo previsto in legge di bilancio la stabilizzazione dei precari della sanità e lo scorrimento delle graduatorie degli idonei.
Nel decreto fiscale abbiamo innalzato la quota di fondo sanitario regionale da dedicare all'assunzione di personale, andando ad incrementare ulteriormente la soglia già innalzata nel cosiddetto decreto Calabria per superare il blocco delle assunzioni che era in vigore fino allo scorso anno. Ieri sono stati annunciati ingenti fondi dedicati al potenziamento del Sistema sanitario nazionale, con l'obiettivo di incrementare del 50 per cento i posti letto in terapia intensiva e del 100 per cento i posti letto in pneumologia e malattie infettive, insieme ad un piano straordinario di assunzioni di personale.
Non possiamo assolutamente permettere che un sistema sanitario come il nostro, il più giusto del mondo, il più umano, il più equo, imploda sotto la tempesta di numeri che non possono essere gestiti perché chi doveva programmare non ha saputo farlo per tempo.
Allo stesso modo, dobbiamo provare a colmare al meglio quella falla dovuta alla mancanza di coordinamento tra enti locali e Governo centrale, nella spasmodica corsa di governatori e sindaci a mostrare la propria bravura con pieni poteri, amplificata dalla smania di scoop sensazionalistici da parte dei media. Per non parlare della strumentalizzazione politica, che è stata la cosa umanamente più dolorosa in un momento in cui la coesione, l'etica sociale e l'unità dovevano essere gli unici protagonisti in campo. (Applausi dal Gruppo M5S). Le tragedie, le grandi sfide, si affrontano solo uniti, nell'interesse del bene comune; invece passeremo alla storia come l'unico Governo che, in un momento di crisi sanitaria mondiale, è stato messo in discussione da sciacalli a cui del bene comune, e in questo caso dell'incolumità dei cittadini di una Nazione, interessa davvero poco o nulla (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. Non mi sembra il tema giusto per trasformare quest'Aula in un luogo di polemica. Prego tutti, sia l'oratore sia il resto dell'Assemblea, di ricordare questa semplice notazione.
CASTELLONE (M5S). Il panico, la sfiducia nelle istituzioni, la paura di non essere al sicuro hanno generato nei cittadini atteggiamenti irrazionali, quali la corsa all'approvvigionamento di beni di consumo e dispositivi di protezione individuale che dovrebbero essere lasciati agli operatori sanitari e ai soggetti fragili; negli altri Stati ha determinato una chiusura nei nostri confronti che oggi mette a serio rischio la tenuta della nostra economia; negli speculatori ha prodotto il tentativo di lucrare sulla paura delle persone, aumentando a dismisura il prezzo di alcuni prodotti presentati come salvavita. (Commenti dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. Colleghi, non mi sembra davvero il momento giusto. Non posso certamente intervenire sui contenuti degli interventi, dei quali ciascuno si assume la responsabilità, ma è mio dovere intervenire nei confronti dell'Assemblea che deve lasciare all'oratore la possibilità di esprimere i propri argomenti.
CASTELLONE (M5S). Questo Governo e questo Parlamento stanno combattendo su tutti i fronti (quello sanitario, sociale, economico) in maniera ineccepibile, con grande competenza e senza sosta.
Ai nostri concittadini dobbiamo trasmettere la consapevolezza che l'Italia saprà rialzarsi, restando sempre con le spalle dritte, e che noi siamo qui a tutelarli e difenderli. (Applausi dal Gruppo M5S).
Ai medici miei colleghi, agli infermieri, ai volontari, agli operatori sociosanitari, agli operatori del 118 assicuriamo supporto e tutta la nostra gratitudine. I tendoni attrezzati davanti ai nostri nosocomi sono la prova che il nostro personale sanitario è pronto a scendere in campo sempre e comunque.
A noi tutti, infine, dico di mettere da parte ogni aspetto secondario, ogni dinamica sacrificabile, e lottare insieme per il nostro meraviglioso Paese, perché ce la faremo solo restando uniti.
Pertanto con convinzione dichiaro il pieno sostegno al Governo, al Ministro della salute, ai sottosegretari Sileri e Zampa e annuncio il voto favorevole del Gruppo. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo:
| Senatori presenti | 240 |
| Senatori votanti | 239 |
| Maggioranza | 118 |
| Favorevoli | 234 |
| Astenuti | 5 |
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione del disegno di legge:
(1698) Conversione in legge del decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3, recante misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente (Relazione orale)(ore 14,41)
Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3, recante misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1698.
Il relatore, senatore Fenu, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Avverto che la seduta sarà sospesa dalle ore 15 alle ore 17.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
FENU, relatore. Signor Presidente, il decreto-legge in esame, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 5 febbraio, introduce delle misure volte a diminuire la tassazione sul lavoro come indicato nel programma del Governo Conte-bis.
Le misure previste mirano a restituire potere d'acquisto ai lavoratori dipendenti pubblici e privati e, di conseguenza, a rilanciare i consumi di individui e famiglie, il cui potere d'acquisto si è ridotto negli ultimi anni a causa della crisi economica e a causa di alcune scelte di politica economica degli ultimi vent'anni, che spesso hanno avuto come conseguenza proprio la svalutazione dei redditi da lavoro. Scelte forse fatte in buona fede, al fine di rispondere alla politica mercantilistica attuata da Paesi vicini e legati a noi come la Germania, probabilmente per riequilibrare la nostra bilancia commerciale, limitando consumi e quindi importazioni.
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 14,43)
(Segue FENU). Scelte che comunque hanno contribuito a determinare la distruzione del nostro potere di acquisto ed il conseguente crollo dei consumi interni.
Con questo primo provvedimento, che precede una riforma più organica del fisco, intendiamo assicurare ai cittadini un sistema maggiormente equo, con la riduzione del carico fiscale dei lavoratori dipendenti, delle famiglie, le quali vedranno aumentare il proprio reddito disponibile. In totale, per la riduzione del cuneo fiscale sugli stipendi dei lavoratori dipendenti, il Governo ha stanziato 3 miliardi di euro per il 2020, 3,850 miliardi di euro per il 2021 e 3,574 miliardi di euro annui a decorrere dal 2022.
Entrando più nel dettaglio del provvedimento, l'intervento si articola in un trattamento integrativo del reddito e in una detrazione dall'imposta lorda, entrambi in favore dei percettori di redditi di lavoro dipendente e di taluni redditi assimilati.
In particolare, l'articolo 1 dispone che, nelle more di una revisione degli strumenti di sostegno al reddito, qualora l'imposta lorda sia di importo superiore a quello della detrazione per redditi di lavoro dipendente, è riconosciuta al contribuente una somma a titolo di trattamento integrativo. (Brusio).
PRESIDENTE. Anche in considerazione dell'imminente sospensione, prego i colleghi che intendono rimanere in Aula di abbassare il tono della voce per consentire al relatore di svolgere la sua relazione.
FENU, relatore. Sempre l'articolo 1 ne disciplina le relative modalità operative. I redditi per cui spetta il trattamento integrativo sono quelli di lavoro dipendente con esclusione delle pensioni di ogni genere e assegni a esse equiparati, nonché taluni redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.
Il trattamento integrativo spetta soltanto se il reddito complessivo non è superiore a 28.000 euro ed è pari a 1.200 euro in ragione annua a decorrere dal 2021, mentre è pari a 600 euro per l'anno 2020.
Inoltre, è rapportato al numero di giorni di lavoro e spetta per le prestazioni rese dal 1° luglio 2020.
I commi 3 e 4 dell'articolo 1 disciplinano le modalità operative del trattamento integrativo. I sostituti d'imposta sono chiamati a riconoscere il trattamento integrativo ripartendone l'ammontare sulle retribuzioni erogate, verificandone in sede di conguaglio la spettanza. Il trattamento non spettante potrà essere recuperato dai sostituti d'imposta mediante l'istituto della compensazione.
Il comma 3, come modificato dagli emendamenti 1.7 (testo 2) e 1.19, di cui la Commissione in sede referente propone l'approvazione, prevede che i sostituti d'imposta di cui agli articoli 23 e 29 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, riconoscono in via automatica il trattamento integrativo di cui al comma 1 ripartendolo fra le retribuzioni erogate a decorrere dal 1° luglio 2020 e verificano in sede di conguaglio la spettanza dello stesso. Qualora in tale sede il trattamento integrativo si riveli non spettante, i medesimi sostituti d'imposta provvedono al recupero del relativo importo, tenendo conto dell'eventuale diritto all'ulteriore detrazione di cui all'articolo 2. Nel caso in cui il predetto importo superi 60 euro, il recupero dello stesso è effettuato in otto rate di pari ammontare a partire dalla retribuzione che sconta gli effetti del conguaglio.
Il successivo articolo 2 istituisce una detrazione dall'imposta lorda sul reddito delle persone fisiche spettante ai titolari dei medesimi redditi da considerare ai fini del trattamento integrativo di cui all'articolo 1.
L'importo della detrazione è pari a 600 euro in corrispondenza di un reddito complessivo di 28.000 euro e decresce fino ad azzerarsi al raggiungimento di un livello di reddito pari a 40.000 euro. La detrazione ha carattere temporaneo, in quanto si applica limitatamente alle prestazioni rese nel semestre che va dal 1 ° luglio al 31 dicembre 2020, in vista di una revisione strutturale del sistema delle detrazioni.
L'articolo 3 dispone l'abrogazione, a decorrere dal 1° luglio 2020, del comma 1-bis dell'articolo 13 del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), che disciplina il cosiddetto bonus 80 euro. L'articolo precisa inoltre la definizione del reddito complessivo da considerare ai fini della spettanza delle misure di cui agli articoli 1 e 2. Si specifica in particolare che rileva anche la quota esente dei redditi agevolati dei docenti e ricercatori, nonché dei redditi agevolati dei cosiddetti impatriati. Inoltre, l'articolo dispone l'istituzione di un fondo per esigenze indifferibili connesse ad interventi non aventi effetti sull'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni, con una dotazione di 589 milioni di euro per l'anno 2020.
L'articolo 4 reca la quantificazione degli oneri derivanti dagli articoli 1, 2 e 3, comma 1, valutati in 7,458 miliardi di euro per l'anno 2020, 13,532 miliardi per il 2021 e 13,256 miliardi annui a decorrere dal 2022, che aumentano, ai fini della compensazione degli effetti in termini di indebitamento netto e di fabbisogno a 8,242 miliardi di euro per l'anno 2020, e individua le relative coperture.
L'articolo 5, infine, disciplina l'entrata in vigore del provvedimento.
Per concludere, per i lavoratori dipendenti con redditi compresi tra 8.174 euro e 28.000 euro, il bonus sarà riconosciuto direttamente in busta paga, per un importo pari a 100 euro al mese, mentre per i redditi superiori, e fino a 40.000 euro, sarà invece riconosciuta una nuova detrazione fiscale. La platea dei beneficiari, tra lavoratori dipendenti privati e pubblici, aumenta così di 4,3 milioni, passando da 11,7 milioni che percepiscono il bonus 80 euro a 16 milioni.
Del taglio del cuneo fiscale si è parlato e discusso per tanto tempo e sono anni che si ribadisce la necessità di un intervento in grado di ridurre il peso del fisco sul lavoro dipendente. Questo decreto-legge costituisce in questo senso un primo importante tassello, necessario, ma che deve davvero preludere, come è scritto nel provvedimento, a una più ampia riforma del sistema di imposizione diretta. Una riforma per un fisco più equo.
Se vogliamo pensare a un fisco e comunque a una forma più equa di prelievo tra chi produce reddito e ricchezza nel nostro Paese o tra chi trae reddito e ricchezza dal nostro Paese, non posso non ricordare ai colleghi e al Governo, anche in questa occasione, che occorre arrivare ad un sistema di imposizione fiscale delle società web che sia sempre più vicino al sistema ordinario di imposizione fiscale.
Gli ostacoli su questa strada sono tanti, occorrono decisioni collegiali europee, esistono anche minacce di ritorsione in termini di dazi da parte di alcuni Paesi, ma non dobbiamo arrenderci. Non è più possibile tollerare questa discriminazione di trattamento tributario, soprattutto quando chi riceve il trattamento di maggior favore è proprio colui che trae - e verrebbe da dire drena - più risorse dal Paese.
È come se dopo la rivoluzione industriale, dopo la nascita, l'espansione, la crescita esponenziale dei redditi prodotti dall'industria, si continuasse a chiedere di concorrere alla spesa pubblica soltanto ai contadini, magari attraverso i loro feudatari.
È una situazione intollerabile. Il provvedimento all'esame dell'Assemblea oggi è un aiuto ai moderni vassalli e per questo è giusto e condiviso, ma occorre iniziare a chiedere un contributo maggiore ai nuovi produttori di redditi e ricchezza. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà.
CONZATTI (IV-PSI). Signor Presidente, colleghi, stiamo lavorando con l'obiettivo di avere un sistema fiscale più equo, più trasparente e orientato alla crescita. Oggi abbiamo ancora una sovrapposizione di moltissime norme antielusive e antievasive, che rendono il sistema particolarmente complesso e orientato, invece che alla crescita, a sostenere le entrate e quindi il riequilibrio dei conti pubblici. Abbiamo un focus un po' sfocato sull'evasione, nel senso che è giustissima la lotta all'evasione, ma siamo molto più concentrati a fare una compliance e a controllare l'emerso che a fare un severissimo contrasto al sommerso. Diciamo quindi che questo è un provvedimento positivo, ma è un intervento di maquillage ordinario e, grazie a Dio, il decreto-legge lo esplicita, perché dice che agisce nelle more di una revisione più strutturale del sistema fiscale (poi tornerò sul punto nel dettaglio). Questo denota una grande consapevolezza del Governo, perché ci dà la direzione e ci dice che stiamo andando verso una revisione necessaria, in realtà urgente da tempo.
La seconda premessa che vorrei fare è che lavorare sulla riduzione del cuneo fa sì che il Governo sia coerente rispetto agli impegni presi, alle raccomandazioni fatte dal Consiglio dell'Unione europea e dall'OCSE rispetto alla necessaria riduzione del cuneo fiscale. Sappiamo che le classifiche OCSE ci individuano come il terzo Paese con il cuneo fiscale più alto e che siamo dieci punti sopra la media europea. Questo ovviamente ci assegna un grossissimo gap negativo, in termini di competitività delle nostre imprese e di beneficio dei nostri lavoratori.
Sappiamo che il cuneo fiscale ha principalmente tre componenti: una è l'onere contributivo a carico del datore di lavoro, l'altra è la componente fiscale a carico dei lavoratori e poi c'è quella del carico contributivo che grava sui lavoratori. Questo decreto-legge decide di lavorare solo sulla parte relativa al lavoratore per quanto riguarda la tassazione e lo fa in parte, tralasciando ancora - dico ancora perché secondo me è prioritario - di lavorare anche sul fronte del datore di lavoro. Lo fa in parte perché, nonostante il titolo di questo decreto-legge (misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente), di fatto i provvedimenti non sono esattamente coerenti all'obiettivo. Sicuramente viene centrato l'obiettivo di ampliare il reddito disponibile dei contribuenti, viene ampliata la platea dei contribuenti che hanno a disposizione questo maggior reddito disponibile e viene anche fatto un lavoro virtuoso per uniformare, rispetto a categorie diverse di reddito e quindi lavoratori dipendenti e assimilati, pensionati e lavoratori autonomi, il reddito disponibile. Non è ancora perfettamente uniforme perché, nonostante ciò che si dica, per quanto riguarda il lavoro dipendente assimilato e le pensioni c'è una sostanziale uniformità, mentre per quanto riguarda i lavoratori autonomi, anche forfettari ancora vediamo che questo reddito disponibile è leggermente inferiore alle altre due categorie. È pertanto certamente apprezzabile il lavoro sulla maggiore disponibilità di reddito, che significa maggiore capacità di spesa, maggiore capacità di dare - almeno in un contesto normale e non straordinario come quello in cui stiamo vivendo oggi - uno stimolo giusto all'economia.
L'articolo 1 di questo decreto-legge, in particolar modo, non è esattamente corrispondente al titolo del provvedimento perché il bonus degli 80 euro era un credito d'imposta collocato nel testo unico delle imposte sui redditi (TUIR). Questa riforma, che assorbe l'ammontare di risorse pubbliche messe a disposizione del bonus di 80 euro, riversandole sul trattamento integrativo dei 100 euro, ha il pregio di aumentare il beneficio, di aumentare la platea fino alla soglia di 28.000 euro, ma, dal mio punto di vista, essendo espunto il provvedimento dal TUIR, non si tratta di una riduzione della pressione fiscale ma di un trattamento integrativo.
Molti dicono che è una questione di forma; certo, chi non è appassionato di fisco può anche pensare sia così, invece è una questione sostanziale, che viene denotata dal lunghissimo dibattuto sul bonus degli 80 euro, durato la quasi totalità della scorsa legislatura, e si conclude a sostegno di chi non deponeva a favore della collocazione nella riduzione della pressione fiscale di quello strumento.
Personalmente avrei preferito che si fosse andati nella direzione di trasformare il credito di imposta in detrazione, con le dovute correzioni per quanto riguarda gli incapienti. Sono convinta che questi ultimi abbiano un problema di mancanza di reddito, non tanto di mancanza di misure fiscali in aiuto, dal momento che il reddito degli incapienti è pressoché pari a zero.
L'articolo 2 del testo è invece molto più soddisfacente, poiché introduce una vera e propria detrazione. È uno strumento temporaneo, in maniera virtuosa, si dice, perché stiamo andando verso una revisione del sistema dell'Irpef. Spetta un'ulteriore detrazione per una platea di redditi ancora più ampia, tra i 28.000 e i 40.000 euro. È una misura che avrebbe potuto essere a mio avviso molto più potente, perché la curva del prelievo Irpef è davvero una tagliola per lo scaglione di redditi dai 28.000 ai 55.000 euro. Sono 5 milioni di contribuenti che versano il 45 per cento delle entrate Irpef, quindi, una platea particolarmente appesantita da un salto di scaglione al 38 per cento sui redditi marginali superiori a 28.000 euro. È una fascia di contribuenti, corrispondente a quello che era il nostro ceto medio italiano, particolarmente capace di tenuta rispetto al nostro Paese, particolarmente compliance rispetto agli adempimenti, che - appare oggi - hanno redditi troppo alti per beneficiare degli aiuti per i redditi bassi (trattamenti integrativi) e al contempo redditi troppo alti per dover subire una tagliola impositiva del terzo scaglione pari al 38 per cento. Da questo punto di vista, sarebbe stato necessario probabilmente ampliare completamente la platea di questa detrazione temporanea non solo dai 28.000 ai 40.000, ma dai 28.000 ai 55.000 euro. Capisco che ci fosse un problema di stanziamenti sulla legge di bilancio, ma sarebbe stato sicuramente più coerente e di grande aiuto.
Molti, anche in dottrina, dicono che questa fascia di contribuenti subisce una deformazione surrettizia della progressività e ne sono particolarmente convinta. Bene, comunque, che ci sia un primo passo importante, fondamentale, nella direzione giusta, che a mio avviso resta comunque la revisione dell'Irpef: basi imponibili, scaglioni, aliquote e anche detrazioni, non solo una revisione delle detrazioni, come è enunciato nel decreto-legge.
Quindi, il provvedimento è una misura ordinaria comunque positiva; una misura che, in un momento di grave crisi economica come questo, dovrebbe rendere prioritaria la sensazione che una revisione sostanziale, una revisione importante del sistema fiscale volto alla crescita dovrebbe aggiungersi a tutte quelle ulteriori misure, tra le quali anche il piano shock per gli investimenti che abbiamo proposto come Italia Viva, che dovrebbero essere messe in campo in un momento veramente importante e drammatico dal punto di vista economico come questo. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).
PRESIDENTE. Sospendo la seduta che, come da accordi, riprenderà alle ore 17 per il prosieguo della discussione generale.
(La seduta, sospesa alle ore 15,01, è ripresa alle ore 17,08).
Sull'emergenza coronavirus
BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, vorrei portare alla sua attenzione e quindi all'attenzione di tutta l'Assemblea un fatto che non so se definire grave, ma che comunque è estremamente significativo del clima che si è creato a livello internazionale, alla luce di quell'emergenza che ci viene detto, a ragione, deve essere gestita in un clima di concordia. Ma naturalmente la concordia non preclude l'esame delle cause e anche l'esame delle conseguenze.
Mi è stato segnalato - e ho qui l'evidenza - che un'importante catena televisiva internazionale, la CNN, ha diffuso una infografica così concepita: i casi di coronavirus collegati all'Italia. Si vede l'Italia al centro di un planisfero, che è un po' dove la storia, prima che la geografia, l'ha messa, e da lì partono tante frecce rosse che vanno ad infettare Paesi quali il Brasile, gli Stati Uniti e la stessa Cina. Ora, noi dovremmo riflettere, secondo me, su due aspetti: su quali possano essere le conseguenze di una comunicazione di questo tipo, che evidentemente credo siano letali e difficilmente reversibili (non solo per il nostro turismo), ma anche su quali ne siano le cause.
Io non voglio essere polemico, però devo dire che, per non esserlo, devo fare un grande sforzo, perché non posso non ricordare a me stesso quando, pochi giorni fa, venivano rivolti ai nostri concittadini gli inviti ad abbracciare, per esempio, i cittadini cinesi (contro i quali non ho alcuna animosità né preconcetto), sulla base del principio che non si dovesse essere razzisti in un'emergenza simile.
Ora il problema è che però, forse, ciò che stiamo vedendo è la conseguenza di un modo di gestire la lotta politica di questo Paese che ci fa del male. In altre parole, per aggredire un razzismo immaginario, a mio avviso, abbiamo creato un'altrettanto immaginaria pestilenza il cui focolaio sarebbe l'Italia. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Forse perché, accogliendo gli inviti della nostra sorella Europa, quella che sta difendendo la frontiera greca in questo momento, ad essere produttivi, volevamo dimostrare di essere così produttivi che con 15.000 abitanti di Codogno saremmo riusciti a infettare i 6 milioni di abitanti di Wuhan. Questo è il paradosso al quale assistiamo e questa è la situazione alla quale dobbiamo porre un rimedio.
Quando si affronta un problema che ha una sua concretezza come un'emergenza sanitaria - voglio fare un invito molto spassionato e non polemico - rispolverare certe categorie (che, per carità, hanno la loro dignità) come, per esempio, la lotta al razzismo o al fascismo - che intanto bisognerebbe anche trovarlo - può avere un senso. Il tema è che però è difficile a me personalmente - mi sia concesso esprimere questa mia opinione personale, che non necessariamente riflette quella del mio Gruppo - e anche, credo, a molti cittadini sfuggire all'impressione che questa strumentalizzazione dell'intonazione politica di un certo gruppo di persone e questa caccia al razzismo immaginario si sia risolta per il nostro Paese in un drammatico autogol. Vi chiedo di riflettere su questo quando ci chiedete, come è giusto, solidarietà, concordia e unità nazionale, che naturalmente siamo disposti a dare.
Questo errore è stato ripetuto troppe volte: troppe volte una parte politica non ha esitato a vilipendere l'immagine del Paese a livello internazionale per averne un tornaconto reale o presunto sul terreno nazionale. Spero che questa sia l'ultima volta in cui assistiamo a uno spettacolo di questo tipo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e dei senatori Aimi e Zaffini).
PRESIDENTE. Non spetta a me entrare nel merito della discussione, ma mi pare che siamo tutti impegnati in comportamenti molto responsabili nella difesa del Paese, sia come presidio sanitario che della sua immagine in Europa e nel mondo. Quindi, credo che il richiamo alla responsabilità e alla razionalità sia da assumere con comportamenti conseguenti da parte di tutti.
MALAN (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FIBP-UDC). Signor Presidente, naturalmente manifesto a nome di Forza Italia lo sdegno per la prospettazione fatta sulla CNN della questione dell'epidemia del coronavirus. Sono situazioni esecrabili e noi chiediamo al Governo di intervenire al massimo livello e con la massima energia anche nei confronti di questo grande canale internazionale eventualmente prospettando anche una richiesta di risarcimento danni, perché da qualche parte un tribunale al quale questa catena televisiva può rispondere ci sarà e che una Nazione importante come l'Italia intraprenda un'azione di questo tipo credo abbia il suo peso e potrebbe avere anche qualche effetto.
Sappiamo che questo avviene in seguito allo sciagurato e disgustoso, oltre che basato su presupposti totalmente falsi, video di quel canale francese che non vale neppure la pena di nominare. È importante che il Governo si faccia carico, assieme a tante altre cose che sappiamo essere sul tappeto con l'emergenza di questi giorni, di questo problema di immagine che abbiamo anche per certe prospettazioni date da taluni mezzi di comunicazione italiani e italianissimi.
Pertanto, credo sia importante una maggiore compostezza e una maggiore collaborazione, a tutti i livelli, nonché una maggiore unitaria volontà di fare di tutto, naturalmente, per contrastare l'espandersi dell'epidemia e prendere tutte le misure che sono necessarie a livello sanitario e economico (che, come sottolineiamo fin dall'inizio, rischia di essere una emergenza di carattere più duraturo di quella sanitaria, che speriamo veda presto il suo declino) ma anche a livello di immagine.
Dobbiamo, infatti, dare l'idea di un Paese che è orgoglioso, anche del proprio sistema sanitario, del lavoro che stanno svolgendo tantissimi medici e paramedici, del lavoro che stanno svolgendo le Forze armate e tutto il Paese, che è impegnato in questo campo. È importante che su questo il Governo sappia di avere l'appoggio di tutti. Poi sappiamo, come è normale che sia nelle dinamiche politiche e parlamentari, che ci sono disaccordo e critiche anche pesanti su tanti aspetti, ma è importante che il Governo agisca con questa consapevolezza e che faccia tutto il possibile per non alimentare quelle divisioni interne, che sono sempre lì, che covano sotto la cenere. È importante che non dia adito, anche con i suoi comportamenti, non sempre appropriati in alcune circostanze, a dissensi spesso manifestati, anch'essi, a loro volta, in modo non congruo. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
ZAFFINI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, ringrazio i colleghi che mi hanno preceduto. È veramente difficile pensare alla casualità di questi accadimenti, è veramente complicato derubricarli alla banale libertà di critica, di informazione o di satira. Il canale francese, è stato chiarito che si trattava di satira: non capisco quale tipo di satira potesse esprimere quel video. Stessa identica cosa mi sento di dover affermare guardando la grafica della CNN, che viene oggi registrata. Io reputo, signor Presidente, che tutto ciò abbia un unico scopo, quello di aggredire il nostro fatturato turistico, che sappiamo essere una parte molto importante del nostro Prodotto interno lordo.
Rispetto a tutto questo, noi abbiamo bisogno di ricevere informazioni precise dal Governo circa quello che sta facendo per contrastare questi accadimenti, che non sono banali e semplici atteggiamenti: sappiamo tutti che CNN è, probabilmente, la prima rete televisiva degli Stati Uniti. Quindi, è qualcosa che ci interroga profondamente.
Nel momento in cui viene richiesto e viene concesso un clima di "unità nazionale" nel superiore interesse nazionale degli italiani e dell'Italia, credo che da parte del Governo questi argomenti debbano essere in qualche modo giustificati, cioè si deve dire cosa il Governo intende fare per contrastare questa informazione fuorviante, menzognera e sicuramente drammaticamente confliggente con l'interesse nazionale.
Noi abbiamo già oggi disdette. Oggi Federalberghi stimava in cifre esorbitanti il danno sul turismo: è in arrivo la primavera, è in arrivo la stagione estiva, sono in arrivo le festività pasquali. Queste informazioni su canali di due Paesi molto importanti per il nostro fatturato turistico, come la Francia e gli Stati Unit, evidentemente arrecano un danno che, come diceva il collega Malan e io reputo importante rinforzare il concetto, possa addirittura far pretendere un risarcimento di natura economica.
Noi dobbiamo capire che cosa il Governo intenda fare rispetto a questo enorme e gigantesco problema. Lo dobbiamo capire rapidamente, anche con un'informativa presso il Senato del Ministro degli affari esteri, in quanto competente per materia.
FERRARI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRARI (PD). Signor Presidente, provo ad interpretare quanto che ha cercato di dirci il senatore Bagnai e vedo se ho capito bene.
Il senatore Bagnai richiama quest'Assemblea ad uno spirito comune, che secondo il collega dovrebbe indirizzare ogni comportamento, ogni provvedimento, ogni atteggiamento, ogni decisione assunta, come per esempio quella presa unitariamente di approvare il decreto-legge poche ore fa, nella direzione di salvaguardare la salute degli italiani di fronte a questa emergenza e di tenere alta e forte nel mondo la reputazione dell'Italia. Se questo era lo spirito del suo intervento, sappia che il Partito Democratico non solo è concorde, ma è pienamente impegnato a tutti i livelli istituzionali, da quest'Assemblea a tutte le amministrazioni locali, con tanti sindaci e Presidenti di Regioni che portano il simbolo del Partito Democratico (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Sbrollini).
Se invece lo spirito era di aprire una polemica contro chi ha commesso un piccolo passo falso o ha ecceduto nei toni in questi giorni, noi non ci stiamo, ma ho l'impressione che quest'accusa non possa venire da nessuno. Noi siamo stati i primi - e lo dico da lombardo, da pavese, quindi da persona che vive a pochissimi chilometri da Codogno - ad offrire la massima collaborazione al presidente Fontana, anche quando nel primo week end e nei giorni scorsi nella Regione Lombardia, la più grande d'Italia, si sono vissute ore drammatiche. Questo è l'atteggiamento tenuto dal Partito Democratico ed è quello che risponde a quanto dicevo prima e che mi auguro sia il sentimento di quest'Assemblea, ovvero quello di difendere l'interesse, la vita quotidiana degli italiani in questa importante emergenza sanitaria e di difendere fino alla fine la reputazione del nostro Paese.
Penso che questa emergenza la stiamo affrontando tutti insieme: non a caso è in corso anche in questo momento un dialogo molto significativo tra il Governo e i Presidenti di Regioni. Si tratta di un'emergenza straordinaria che ci lascerà in dote molte conseguenze, decisioni, anche importanti, da dover assumere in termini di restrizione della libertà personale per gestire l'emergenza sanitaria; lascerà sul terreno il bisogno di intervenire con iniziative molto significative, potenti sul piano della capacità di incidere per rilanciare l'economia del nostro Paese. Penso inoltre che se siamo onesti intellettualmente dobbiamo anche riconoscere che ci lascerà molti insegnamenti - ma ne riparleremo - su come un mondo globale porti i Paesi a dover gestire situazioni epidemiche di questo genere.
Ripeto, quindi, ancora una volta, che io prendo l'intervento del senatore Bagnai come stimolo ad essere tutti uniti e a non speculare. Lasciatemi concludere ricordando che Manzoni diceva che il linguaggio è stato lavorato dagli uomini per intendersi tra loro, non per ingannarsi a vicenda. Se questo è lo spirito di questa ripresa di seduta, penso che il Senato sarà ben rappresentato. (Applausi dai Gruppi PD, M5S, IV-PSI e Misto-LeU).
SBROLLINI (IV-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBROLLINI (IV-PSI). Signor Presidente, anch'io mi unisco all'ultimo intervento del collega Ferrari, perché considero importante far partire proprio da qui, come abbiamo ripetuto anche negli interventi di questa mattina, uno spirito unitario rispetto a quella che in questo momento è la priorità: la tutela della salute di tutti gli italiani, del nostro Paese, e la difesa dell'immagine dell'Italia nel mondo. Ci hanno fatto male i video, gli attacchi, anche di cattivo gusto, che abbiamo visto in questi giorni da altri Paesi e io credo che chi rappresenta le istituzioni a tutti i livelli oggi deve essere unito senza polemiche ed evitare che ci siano accuse e strumentalizzazioni di ogni genere, perché in questo momento siamo chiamati alla serietà, al rigore, anche alla sobrietà nel dare le informazioni corrette e ognuno di noi da questo punto di vista deve fare la sua parte ed essere responsabile fino in fondo.
Chiudo rivolgendo un appello, ancora una volta, come ho fatto questa mattina: serve davvero un canale istituzionale unico per dare una comunicazione efficace, seria e chiara rispetto alle troppe agenzie, alle note, ai troppi interventi e agli spot (vi chiedo scusa se uso un'espressione forse sbagliata) che portano soltanto caos nella comunicazione stessa. E poiché dobbiamo essere i primi a comunicare correttamente, facciamolo bene e cerchiamo di non fare allarmismo ingiustificato in questo momento e di monitorare sia quello che accade sui social, dove le fake news purtroppo sono in continuo aumento, sia i rapporti che dobbiamo avere con i media nazionali e purtroppo anche locali.
Per questo il Governo, secondo me, al momento è l'unico che può fare una comunicazione unitaria e ufficiale, chiaramente basandosi su dati certi che devono provenire prima di tutto dal comitato tecnico-scientifico, che attualmente è nella cabina di regia. È da lì che devono venire le informazioni corrette sulla grande emergenza sanitaria ed economica che sta vivendo il nostro Paese. (Applausi dai Gruppo IV-PSI e PD).
LICHERI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LICHERI (M5S). Signor Presidente, utilizzerò veramente pochi minuti per associarmi, a nome del Gruppo, al messaggio che questa Assemblea ha voluto mandare stasera. Sono giorni difficili quelli che ci aspettano, siamo d'accordo, e stiamo superando una delle peggiori sfide della storia contemporanea di questo Paese, ma da quest'Assemblea deve sollevarsi con forza il messaggio che l'Italia esige rispetto dalla comunità internazionale, senza se e senza ma. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e IV-PSI e della senatrice Lonardo).
Noi usciremo vincitori da questa prova, insegneremo ai nostri ragazzi e ai nostri figli la storia della nostra civiltà, il nostro passato, le nostre sconfitte, ma anche le nostre vittorie e siamo sicuri che ne usciremo e supereremo questa sfida. Quindi, va bene la satira e la accettiamo, accettiamo anche la libertà di informazione, ma a condizione che l'informazione non sia irriguardosa o irrispettosa dell'immagine e del prestigio della nostra Nazione: questo non lo possiamo tollerare. (Applausi dal Gruppo M5S).
Il ministro Luigi Di Maio solo due giorni fa si è sentito telefonicamente col sottosegretario di Stato Mike Pompeo. Noi non abbiamo dubbi che questo passaggio, dovuto alla sciocca decisione di una rete televisiva, non debba costituire un casus belli, però facciamo attenzione, perché dobbiamo dire chiaro e tondo agli osservatori internazionali che faremo di tutto e di più per proteggere le nostre esportazioni e per difendere le nostre aziende che fanno il made in Italy. (Applausi dal Gruppo M5S).
Ci sono 600 milioni da questa settimana: 350 milioni verranno messi tramite l'ICE a disposizione del made in Italy e altri 350 milioni andranno a rafforzare il fondo rotativo per le aziende che esportano all'estero. Queste sono le misure che stiamo mettendo in campo e non ci possiamo permettere di vederci derisi o offesi da un servizio televisivo o da chiunque altro. Da questo punto di vista il MoVimento 5 Stelle lo vuole dire chiaro e tondo: saranno giorni difficili, supereremo questa sfida, ma non tollereremo assolutamente alcun gesto che possa offendere l'immagine dei prodotti italiani. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e IV-PSI).
ERRANI (Misto-LeU). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERRANI (Misto-LeU). Signor Presidente, mi associo anch'io alle parole dei colleghi. Credo sia giusto - ringrazio il senatore Bagnai - reagire insieme, come del resto abbiamo fatto a partire dalla posizione del Governo, di fronte alla vicenda francese. Sostengo che dobbiamo tenere i nervi saldi, usciremo da questa vicenda, dobbiamo pretendere il rispetto del nostro Paese sempre, non solo per le esportazioni, su tutto. Da questo punto di vista, tutti gli altri Paesi devono sapere che il rispetto dell'Italia è tutelato da tutti noi: dalle istituzioni, dalle forze politiche, dagli italiani. (Appalusi dai Gruppi Misto-LeU e PD).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1698 (ore 17,32)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà.
DAMIANI (FIBP-UDC). Signor Presidente, riprendiamo la discussione generale su un provvedimento molto importante, che incide sicuramente sull'economia e sulla finanza del nostro Paese, in questo momento purtroppo molto particolare. Presidente, colleghi senatori, come è noto la riduzione della pressione fiscale è un tema molto caro al Paese, ma anche molto caro al mio Gruppo parlamentare che è Forza Italia, perché da anni facciamo della riduzione della pressione fiscale una battaglia e quindi ci spendiamo sempre, giorno per giorno, su questo tema. Riteniamo infatti che oggi anche la riduzione delle tasse nel mondo del lavoro sia importante per dare ossigeno alle famiglie e agli investimenti delle imprese, in un Paese che oggi - ahimè - vede un fisco ingessato, bloccato, che erode annualmente i redditi delle nostre famiglie e delle nostre imprese. Abbiamo quindi la necessità, oggi, di incidere e di intervenire su questo tema per noi sensibile e molto importante. In Aula oggi ci ritroviamo quindi ad affrontare questo tema, che riguarda la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente. Come ben sappiamo, si tratta di un provvedimento che ha la sua copertura finanziaria perché proprio in manovra finanziaria, a dicembre di quest'anno, sono state appostate risorse per circa tre miliardi di euro, la nostra proposta era di appostare molte più risorse (almeno nove miliardi di euro) in manovra finanziaria, ma purtroppo le nostre proposte sono cadute nel vuoto, perché questo Governo e questa maggioranza parlamentare non le ha accolte. Come ben sappiamo, questa riforma entrerà in vigore dal 1° luglio 2020 e guarda caso - e qui vorrei citare le testuali parole previste dallo stesso decreto-legge - nelle more di una revisione degli strumenti di sostegno al reddito e in vista di una revisione strutturale del sistema delle detrazioni fiscali. È qui che a nostro parere casca l'asino, con il provvedimento che oggi noi discutiamo, perché ancora una volta si fa un provvedimento che non è una riforma strutturale del sistema fiscale e della pressione fiscale, che noi da sempre chiediamo, ma un provvedimento spot che questo Governo fa soltanto per sopravvivere a se stesso. Non siamo d'accordo, oggi, con questo tipo di provvedimenti che, appunto, agiscono nelle more di e in vista di, che servono soltanto a tamponare una situazione del momento. Riteniamo che il nostro Paese oggi, per essere rilanciato, abbia bisogno di riforme strutturali ed è per questo che a noi i conti non tornano in generale e su questo provvedimento in particolare.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,35)
(Segue DAMIANI). A titolo di paragone, vorrei fare qualche esempio sulle misure trattate da questo provvedimento: tratta di una misura che negli anni passati, nel 2015, era stata tanto vituperata soprattutto dal MoVimento 5 Stelle, che era quella degli 80 euro, ma oggi non si fa altro che passare per determinate fasce di reddito, da 80 a 100 euro. Sicuramente sono risorse in più per quanto riguarda i nostri cittadini; quindi, da questo punto di vista, siamo favorevoli. Tuttavia, come dicevamo, anche in questo caso le risorse sono esigue perché gli 80 euro dell'allora Governo Renzi impegnavano circa 9 miliardi di euro, mentre su questa riforma impegniamo soltanto 3 miliardi di euro. Ci sono, poi, fasce di reddito che non vengono assolutamente menzionate. Mi riferisco soprattutto a quelle sotto gli 8.200 euro l'anno e a quelle sopra i 40.000 euro annui.
Cosa non ci convince di questo provvedimento? Da sempre ne abbiamo fatto una battaglia e riteniamo che la riforma fiscale vada costruita intorno alla famiglia. Riteniamo che questo provvedimento non tenga in considerazione il quoziente familiare, da sempre una nostra battaglia. (Applausi della senatrice Ronzulli). Infatti, anche questo provvedimento risulta iniquo proprio perché in una famiglia dove ci possono essere due, tre percettori di reddito, tutti devono usufruire di questo bonus fiscale, mentre in una famiglia monoreddito con figli a carico, ahimè, il percettore sarà soltanto uno. È una misura a nostro avviso iniqua da questo punto di vista e non costruita intorno alla famiglia, laddove da tempo chiediamo che l'inserimento del quoziente familiare sia determinante. Lo abbiamo fatto anche su questo provvedimento poiché durante l'esame in Commissione siamo stati promotori di emendamenti che andavano in tal senso e che, ancora una volta, purtroppo, sono stati bocciati. È questo il vero assente del modello fiscale così concepito: il quoziente familiare.
Il momento che viviamo è, purtroppo, anche particolare; è congiunturale dal punto di vista economico, anche per quanto sta accadendo in merito all'emergenza che stiamo vivendo in quest'Aula oggi con la questione coronavirus. Il momento è particolare, dicevo, e, purtroppo, in questo momento, anche secondo gli ultimi dati Istat, la fiducia al consumo degli italiani diminuisce.
In conclusione, Presidente, le risorse - oggi poche - che noi chiediamo siano sempre di più e che andranno nei portafogli delle nostre famiglie, dato il clima di grande incertezza nel nostro Paese, non saranno, ahimè, utilizzate per l'aumento dei consumi.
Per questo ribadiamo la necessità che nel nostro Paese oggi debba esserci in materia di fisco una riforma strutturale del sistema. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Steger. Ne ha facoltà.
STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, in un Paese come l'Italia, dove la pressione fiscale è molto alta, ogni riduzione del cuneo va sempre salutata positivamente. Questo vale ancor di più se interviene a favore dei lavoratori, del ceto medio, che è la categoria che più ha visto erodere il proprio potere d'acquisto dalla crisi in poi.
Fatta questa premessa, mi dispiace e mi colpisce che due emendamenti del nostro Gruppo - che puntavano ad arricchire il provvedimento - siano stati bocciati senza alcun confronto preventivo. Ma non è solo questo. Il punto vero è che la misura, per come è stata strutturata, presenta diverse criticità. Innanzitutto, vi è la cosiddetta aliquota marginale effettiva, il problema che nasce dalla sommatoria tra la normale aliquota e il bonus in essere. Questa sarà parecchio penalizzante per i redditi tra i 29.000 e i 35.000 euro, una platea di 3 milioni di lavoratori dipendenti, per i quali, su ogni 100 euro, 60 vanno al fisco. Lo stesso problema si presenta per i pensionati tra i 10.000 e i 30.000 euro, per i quali la pressione fiscale sarà più pesante rispetto a quella dei lavoratori nella stessa fascia di reddito.
C'è, poi, il problema dello scalone che cresce tra chi è appena sopra la soglia degli 8.150 euro e la fascia dei cosiddetti incapienti, e quello delle disparità che si accentuano in base alle fonti di reddito, in particolare tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti.
II fatto che la misura avvantaggi le famiglie con più redditi - ne ha parlato il mio collega - è un problema storico del sistema dell'Irpef che qui viene ulteriormente aggravato.
Davanti a problemi del genere, che la relazione dell'Ufficio parlamentare di bilancio ha riportato con grande puntualità, intravedo soprattutto due pericoli.
Il primo riguarda l'efficacia di uno strumento nato per dare impulso ai consumi, non dimentichiamolo: se questo era l'obiettivo, non si capisce perché non sono stati adottati altri criteri distributivi; ad esempio, si sarebbe potuto optare per lo strumento del reddito familiare ISEE per la distribuzione del beneficio; inoltre le risorse destinate a chi ha 40.000 euro di reddito annuo difficilmente daranno impulso ai consumi, trattandosi di una categoria, quella dei ceti medi, che soffre meno di particolari problemi di liquidità, anche se ha anch'essa bisogno di aiuti, ma non sotto questo titolo. Per questa categoria è molto più probabile che il beneficio andrà ad alimentare il risparmio, mentre per dare impulso ai consumi di sicuro avrebbe aiutato di più un maggior sostegno ai nuclei familiari monoreddito e ai pensionati.
Il secondo problema è che rischiamo di trovarci davanti a una violazione del principio di equità orizzontale, proprio perché vengono acuiti vecchi problemi già presenti nel sistema fiscale italiano. Il ministro Gualtieri ha risposto a queste obiezioni dicendo che bisogna vederlo come prima tappa di un percorso complessivo di riforma del fisco. Credo che questo provvedimento renda davvero urgente una radicale riforma del fisco, per semplificarlo e riportarlo sui binari di una più lineare progressività delle imposte, anche per evitare operazioni cosmetiche da parte dei contribuenti, dato l'elevato vantaggio che possono avere o perdere se varcano anche di un solo centimetro determinati perimetri di reddito.
Per concludere, signor Presidente, ribadisco l'apprezzamento per la volontà politica della misura, che non può essere messa in discussione, e ne va dato atto al Governo; la sua costruzione mostra però davvero tante criticità, rischia di acuire una serie di problemi e di non esprimere fino in fondo le sue potenzialità sull'impulso ai consumi, che ci sarà, ma che non è certo quello che si poteva e si doveva andare a costruire. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Parente. Ne ha facoltà.
PARENTE (IV-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, penso che un Paese come il nostro debba andare nella direzione della riduzione del carico e del cuneo fiscale, perché ha la più alta incidenza del cuneo fiscale sul lavoro (del 47,9 per cento, se non erro, mentre la media europea è del 36,2), e quindi la direzione giusta è di abbassarlo.
Ritengo però che l'abbassamento del cuneo fiscale debba andare nella direzione di aumentare l'occupazione. Credo che proprio per l'emergenza coronavirus abbiamo bisogno di rilanciare il Paese e la competitività delle imprese - anche se sembra strano dirlo in questo momento - soprattutto se può portare maggiore occupazione.
Credo che questa sia la direzione di marcia, lo dico in maniera aperta: più che l'aumento dei consumi, ribadisco che dobbiamo mirare a quello dell'occupazione, proprio in questa fase difficile per il nostro Paese.
Come sappiamo, perché qualcuno prima di me l'ha già detto, la distribuzione del cuneo fiscale ha un'incidenza maggiore soprattutto sugli oneri sociali che pagano gli imprenditori. Credo che a tutti, di qualsiasi schieramento politico, sia capitato almeno una volta nella vita di sentir dire da un imprenditore, grande o piccolo, ma soprattutto i piccoli, che, se in Italia il costo del lavoro fosse più basso, si assumerebbero anche persone in più. Questa quindi è la direzione che dobbiamo prendere.
Il provvedimento in esame va in tale direzione? Ritengo che lo faccia nella misura in cui apre in Italia un tema vero, che è il costo del lavoro, e che, come diceva il senatore Steger, bisogna andare nella direzione di un abbassamento delle tasse sul lavoro.
Il provvedimento sceglie due direzioni in particolare. La prima, ai sensi dell'articolo 1, è quella del trattamento integrativo dei redditi di lavoro dipendente e assimilati, allargando quindi la platea dei beneficiari del bonus degli 80 euro, dando anche di più. Come diceva molto bene la mia collega, senatrice Conzatti, il provvedimento cambia tecnicamente e concettualmente la misura, nel senso che non si tratta più di un abbassamento delle tasse, ma di un trattamento integrativo. La seconda è la modifica della detrazione una tantum, per ora soltanto di sei mesi. Come dice anche la relazione tecnica, tale misura andrebbe inserita in una più complessiva revisione del fisco, volta ad esempio ad abbassare le tasse sugli aumenti contrattuali. Potrei fare altri esempi, ma sicuramente tale misura va inserita non solo nella riforma delle detrazioni, ma nella revisione complessiva del fisco.
Penso inoltre che dobbiamo usare questo difficile momento di emergenza per realizzare degli interventi strutturali. Sembra strano dirlo in questo particolare momento, ma dobbiamo mettere più persone al lavoro e creare più competitività per le nostre imprese. Quindi, in questo difficile frangente, dobbiamo agire per fare in modo che tutto il Paese sia solidale e unito. Lo dicevamo anche prima con i colleghi dell'opposizione, che ringraziamo perché, anche in occasione dell'esame delle misure sul coronavirus fino ad ora hanno dimostrato un atteggiamento positivo nei confronti del Parlamento: dobbiamo utilizzare l'emergenza per risolvere i problemi strutturali di tutto il Paese.
Consentitemi di dire che non possiamo chiedere solidarietà solo nell'emergenza: l'unità e la solidarietà le dobbiamo chiedere - ne discutevamo proprio ieri in Commissione - indirizzandoci verso un unico ammortizzatore sociale, in tutte le Regioni, per tutti i tipi di lavoro. Chi perde il lavoro in un'agenzia di viaggio in Calabria dovrebbe essere trattato alla stessa maniera, in questo momento, di chi perde il lavoro in un'azienda grande. Unità e solidarietà significano sbloccare i cantieri e le opere pubbliche. Unità e solidarietà significano assumere medici e infermieri: dobbiamo riportare nel Paese i servizi essenziali, a partire da quello sanitario. Dico questo, perché dall'ora che in questo momento sembra più buia, possiamo uscire tutti insieme, ritrovando la luce, promettendo al Paese cose concrete, precise e serie, a partire dall'intervento sulla sanità, e mettendo insieme l'emergenza sanitaria con quella sociale ed economica.
Penso che approveremo il provvedimento in esame, ma che da qui in poi tutte le risorse del Paese debbano essere indirizzate verso questo tema, che ribadisco non è solo emergenziale. Con l'occasione dell'emergenza si possono affrontare i temi veri del Paese. Occorre quindi una sorta di moratoria, sulle risorse anche economiche del Paese, per indirizzarle ad esempio nel blocco dei mutui, come ha proposto Italia Viva, attuando con unità e solidarietà misure durature e concrete. È questa una grande occasione perché il nostro Paese possa dimostrare la sua fermezza e la sua decisione. Le istituzioni, il Parlamento e il Governo devono essere vicini alle persone. Stasera nelle famiglie ci sarà sconcerto, rispetto al dubbio sull'apertura o sulla chiusura delle scuole domani. Non dobbiamo mostrarci come un Paese fragile, ma come un Paese forte e lo possiamo fare solo prendendo a pretesto questa emergenza e uscendo tutti insieme dal buio. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garnero Santanchè. Ne ha facoltà.
GARNERO SANTANCHE' (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, noi crediamo e partiamo proprio dal presupposto che, ogni volta che si riducono le tasse, non può che essere una buona notizia per tutti. Per noi ogni soldo e ogni euro tolto alle tasse è un euro benedetto.
Detto questo, però, dobbiamo avanzare delle critiche sull'operato del Governo a proposito del taglio del cuneo fiscale (se così si può dire). Le critiche sono praticamente identiche a quelle che abbiamo sempre fatto anche intorno alla misura che aveva introdotto il bonus degli 80 euro. I punti critici per noi sono parecchi. Abbiamo un punto molto importante, che non è stato risolto da questo taglio del cuneo fiscale: il problema dei cosiddetti incapienti. Oggi ci sono circa 3,7 milioni di italiani, lavoratori dipendenti, i quali, avendo dei redditi inferiori agli 8.174 euro, non possono usufruire né del bonus, né delle detrazioni. Quindi sono rimasti esclusi dal bonus degli 80 euro e purtroppo - ahimè - resteranno esclusi anche dal taglio del costo del lavoro.
Ma qui c'è un aggravante maggiore: continueranno a verificarsi casi di molti lavoratori che, nella fase della dichiarazione dei redditi, scopriranno di non aver raggiunto quella soglia minima di reddito necessaria per poter usufruire del trattamento integrativo, magari perché hanno perso il posto di lavoro durante l'anno, cosa che, con la crisi economica che stiamo vivendo e con l'aggravarsi di questa emergenza del coronavirus, daremo quasi per certa. Quindi cosa succederà? Saranno obbligati a restituire quanto percepito nell'anno in corso, come è già avvenuto sino ad ora per il bonus degli 80 euro.
Un altro punto critico è che questo bonus è rivolto soltanto ai lavoratori dipendenti, che certamente, in questa fase economica drammatica, stanno vivendo gli stessi problemi di tutta la platea dei lavoratori. Allora noi chiediamo al Governo per quale motivo, sempre e costantemente in ogni provvedimento, continua a dimenticarsi dei contratti di lavoro dipendenti, delle partite IVA, dei commercianti, dei professionisti, degli autonomi, di chi lavora anche con contratti occasionali. (Applausi dal Gruppo FdI). Vorrei che il Governo su questo ci ascoltasse, perché non credo che non usciate dai palazzi, ma credo che stiate vivendo, come tutti gli italiani, l'emergenza del coronavirus. Quelli che stanno soffrendo enormemente in tutte le città, a prescindere dalle zone rosse, sono i nostri commercianti, sono i nostri lavoratori con partita IVA, sono i nostri professionisti. E vedrete purtroppo, non perché voglio essere una Cassandra, quanti dovranno chiudere. Non capiamo perché ci siano ancora lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. Un sospetto ce l'ho: ogni volta che voi varate questi provvedimenti avete il vostro imprinting ideologico, che non vi fa ragionare sulle partite IVA, sugli autonomi e sui professionisti, che ricordo sono la spina produttiva della nostra nazione. Ma questo, come è già capitato in altre occasioni, rimane sempre in sospeso, sempre per il giorno dopo, quel domani che con questi Governi (sia quello precedente che quello di oggi) - ahimè - non abbiamo visto risolvere.
Vorrei aggiungere che questo bonus, andando a ogni singolo lavoratore non tiene conto di un altro elemento molto importante, il reddito familiare; pertanto penalizza le famiglie monoreddito rispetto ai nuclei nei quali lavorano entrambi i membri della stessa famiglia. Questo meccanismo porterà sicuramente a dei casi paradossali. Vi faccio un esempio: una famiglia monoreddito, che ha un reddito complessivo pari a 40.000 euro annui, non avrà alcun beneficio dal taglio del cuneo fiscale, mentre una famiglia bireddito, nella quale ciascuno dei due componenti percepisce un reddito complessivo di 20.000 euro annui, avrà invece diritto a un bonus di 2.400 euro all'anno, ossia 1.200 euro a ciascun lavoratore della stessa famiglia.
Abbiamo visto altre criticità; abbiamo ancora il problema della riduzione delle tasse che, per la nostra visione, dovrebbe avvenire in modo semplice e trasparente nell'unica maniera possibile, la riduzione delle aliquote Irpef per tutti. Mettetevi in testa che non c'è altro modo per diminuire la tassazione se non si incide sull'Irpef per tutti. Dovremmo smetterla.
Noi di Fratelli d'Italia abbiamo sicuramente una visione diversa e riteniamo che il sistema del bonus e delle detrazioni può avere un'utilità elettorale, può forse produrre nel breve periodo qualche consenso in più, ma certamente non risolve il tema della pressione fiscale, che ancora oggi e più di ieri rimane troppo alta per tutti. Noi la ricetta ce l'abbiamo; ce l'avevamo e la continueremo ad avere. La nostra ricetta è la flat tax, vale a dire ridurre le tasse a un'unica aliquota al 15 per cento. Per questo diciamo che il Governo è incapace. Un Esecutivo che non ha una visione, che fa soltanto provvedimenti alla spicciolata e che parla solo di bonus e di detrazioni come può guidare questa nazione nel momento così difficile che stiamo vivendo? Eravamo già un'economia debole e fragile; oggi la nostra economia versa in una condizione drammatica anche per l'emergenza del coronavirus. Ma voi fate orecchie da mercante; non guardate al domani e questo impedirà alle nuove generazioni di avere un futuro migliore, perché le consegnate un Paese che sta veramente andando a rotoli. (Applausi dal Gruppo FdI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (PD). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, credo non ci sia nulla di ideologico quando un Governo con la legge di bilancio restituisce centralità e dignità alla grande questione del lavoro.
Sono i valori fondamentali della nostra Costituzione; sono i valori di riferimento della nostra Repubblica fondata sul lavoro e che vuole garantire e considerare il lavoro come un diritto fondamentale che riguarda tutti i cittadini. Non c'è nulla di ideologico, quindi, e si tende a confondere un'ideologia con i valori di riferimento. Lo dico con grande franchezza perché crediamo di aver restituito dignità con la legge di bilancio e con la conversione di questo decreto-legge alla questione del lavoro proprio perché colmiamo un vuoto e un'assenza; un'assenza che, purtroppo, nel 2019 non vide nella legge di bilancio alcuna azione utile a costruire centralità alla dinamica del lavoro nel nostro Paese. Era tutto impostato tra la propaganda della flat tax, il reddito di cittadinanza e le pensioni.
Ma se un Paese non restituisce centralità al lavoro, non può crescere, non può ambire a trasformare la rabbia e la solitudine in speranza e visione di un suo futuro. Sono i principi fondamentali dai quali noi partiamo, che vanno ben al di là dell'entità economica dell'investimento.
Essere riusciti, in un contesto macroeconomico così difficile, a riportare al centro la questione del lavoro; averlo fatto di fronte a una legge di bilancio complessa, difficile, che aveva come obiettivo fondamentale evitare di spingere il Paese in recessione, attraverso un utilizzo rilevante di risorse per sterilizzare l'aumento dell'IVA; essere riusciti a farlo di fronte a un incremento dei salari dei lavoratori - una platea superiore ai 16 milioni di persone - e ripristinando progressività ed equità, rappresenta una delle questioni fondamentali dalla quale partire. Non è certamente un punto di arrivo, ma è un punto di partenza importante, ancora più importante all'interno della crisi economica complessa che, purtroppo, anche l'epidemia di coronavirus ci costringe ad affrontare.
Non è una brutta parola. Questa è una grande occasione per ridare dignità a un Paese che non può che ripartire dal lavoro per generare, sui giovani e per i giovani, la speranza di un futuro migliore. Questo è il senso dell'iniziativa che abbiamo assunto con il provvedimento in essere. Questo è il senso di un'iniziativa politica e culturale rilevante che porta necessariamente l'Italia, a proposito di un'altra azione importantissima che abbiamo costruito in questi mesi, non solo a restituire centralità al lavoro, ma anche a ricollocarsi in maniera adeguata nella dimensione europea.
Sappiamo tutti che il costo del lavoro nel nostro Paese era, sul piano del gettito e del fisco, una delle grandi questioni fondamentali da affrontare per generare competitività, futuro e crescita. Avevamo, cioè, un costo del lavoro insostenibile, proprio all'interno delle dinamiche del cuneo fiscale. Queste dinamiche ci portano oggi a dire che il nostro è un provvedimento utile. È una base di partenza per una più ampia e necessaria riforma fiscale. Lo sappiamo bene, lo consideriamo un punto di partenza, ma lo consideriamo un punto di partenza che ha un valore culturale enorme.
Il Partito Democratico ha costruito questa maggioranza, principalmente e fondamentalmente, non solo per mettere in sicurezza i conti pubblici, ma anche per garantire alle giovani generazioni un futuro migliore, ripartendo da un'idea del lavoro e della riduzione della pressione fiscale, alla necessità, che abbiamo, di affrontare le dinamiche dell'equità, perché troppe contraddizioni, che la globalizzazione ci ha portato ad attraversare, hanno aggiunto iniquità e disuguaglianze e spingono verso forme di solitudine e di povertà.
Dunque, insieme alle politiche per contrastare la povertà abbiamo inevitabilmente bisogno di restituire dignità e centralità al lavoro. Per noi, questa è un'iniziativa importante, base di partenza per una più ampia riforma fiscale, perché sappiamo che la necessità che abbiamo oggi di sostenere i consumi passa attraverso un primo ed emergenziale intervento, che è quello che abbiamo costruito: 3 miliardi di euro nel 2020, 5 a decorrere dal 2021, per una platea di 16 milioni di lavoratori. Questi, inevitabilmente, con tali risorse potranno dare un contributo al sostegno dei consumi interni, che è un'altra delle grandi questioni critiche che ci è stata lasciata in eredità.
Quindi, per quello che ci riguarda, è un'iniziativa pienamente integrata all'interno delle radici fondamentali del nostro Paese, necessaria per avviare una più completa riforma fiscale, utile per correggere una dicotomia che portava l'Italia a essere tra i Paesi con il carico fiscale più alto, all'interno della dimensione europea, proprio sul versante del costo del lavoro.
Per queste ragioni, per quanto ci riguarda questa è un'iniziativa utile al futuro, per ripristinare centralità, per garantire ai giovani un'opportunità che porta all'interno del Paese il tema del lavoro come una grande questione fondamentale dalla quale ripartire per generare crescita e sviluppo. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Montani. Ne ha facoltà.
MONTANI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, vorrei subito dire con chiarezza che il cuneo fiscale targato PD, M5S, LeU e Italia Viva inserito nella legge di bilancio 2020 è solo uno specchietto per le allodole.
Questo Governo - lo diciamo subito in maniera chiara e netta - si è completamente dimenticato di tutte quelle partite IVA che noi abbiamo aiutato con la flat tax (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Partiamo da questo punto incontestabile per rimarcare con forza come la riduzione del cuneo fiscale sia sì al primo posto nella classifica delle sfide che il Governo Conte-bis annuncia ora di voler affrontare, ma soltanto a parole, e intanto l'economia, che andrebbe invece rilanciata, è ferma. E su questo punto ci torneremo.
In Italia il cuneo fiscale è ancora molto alto, come dimostrano i dati pubblicati dall'OCSE nel rapporto «Taxing Wages 2019». Infatti, a fronte di un valore medio del cuneo fiscale nei 36 Paesi OCSE pari al 36,1 per cento, l'Italia occupa il terzo posto. Un singolo lavoratore senza figli a carico è sottoposto a un cuneo fiscale del 47,9 per cento, di cui il 16,7 per cento è rappresentato dalle imposte personali sul reddito e il restante 31,2 per cento dai contributi previdenziali, di cui una parte è a carico del lavoratore (7,2 per cento) e l'altra del datore di lavoro (24 per cento). Sono numeri, questi, che inquadrano bene la materia che stiamo affrontando, facendoci capire come per rilanciare imprese e occupazione sia necessario e inderogabile che l'abbassamento del cuneo fiscale divenga una priorità del Governo. Dalle parole, però, bisogna passare ai fatti, caro Governo. Oggi occorrono forza e coraggio, ma il Governo e la maggioranza non stanno dimostrando né forza né coraggio. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Diminuire il costo del lavoro per le imprese permetterebbe di incentivare l'occupazione, mentre una minore tassazione per i lavoratori aumenterebbe le loro risorse economiche da spendere o investire. Già da mesi si parla di taglio del cuneo fiscale, ma in concreto la complessa materia del costo del lavoro è rimasta sostanzialmente invariata. Di questo gli italiani devono ringraziare Conte e i suoi amici grillini. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Matteo Salvini ha già espresso tutto il suo pieno disappunto per una misura che, per quanto riguarda la Lega, porterà ben pochi benefici agli italiani. C'è l'economia ferma, l'Italia non cresce. Allora vediamo la grande rivoluzione di Conte: sono 3 miliardi per 16 milioni di italiani. Fatevi due conti: parliamo di 46 euro a testa in un anno, a star larghi. Tanta roba, complimenti! Inoltre, non dimentichiamoci dei 3 euro di aumento che abbiamo dato ai pensionati: qualcosa di vergognoso di cui un Paese civile, ma soprattutto un Governo, dovrebbe chiedere scusa.
Mi auguro che si voti presto, perché l'economia italiana ne ha davvero bisogno. Gli italiani hanno bisogno di lavoro e non delle chiacchiere di questo Esecutivo. Ogni taglio delle tasse è certamente utile, ma quest'anno gli italiani pagheranno 7 miliardi di euro di tasse in più; inoltre, dal provvedimento sono escluse le cosiddette categorie produttive. Dunque, il ceto medio, quello che tiene in piedi il Paese, non avrà un euro di aumento.
Torno di nuovo alla flat tax, per capire gli effetti benefici che, grazie a questo strumento, avremmo prodotto sugli italiani, se l'estate scorsa non avessimo rinunciato ai Ministeri per l'ottusità dei 5 Stelle su molti provvedimenti.
Il parallelo tra il taglio del cuneo fiscale che sta portando avanti questo Governo e la nostra flat tax è impietoso a favore di quest'ultima. È vero che chi prendeva gli 80 euro del bonus Renzi passerà a 100 e si amplia anche la platea e, dunque, ci saranno anche persone - non molte per la verità - che passeranno da 0 a 100, e questa è una cosa positiva, forse l'unica del provvedimento in esame. Ma quello che voglio mettere in rilievo è che ciò comporterà un aumento dei consumi abbastanza limitato, mentre la flat tax ha benefici certamente maggiori: due strumenti utili, di cui uno (la flat tax) molto utile.
D'altronde la flat tax aveva funzionato eccome, ma anche il Governo giallorosso si è affrettato a manometterla. A dirlo non siamo noi della Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, ma le cifre che il Ministero dell'economia ha appena pubblicato nell'Osservatorio periodico dedicato alle partite IVA. L'anno scorso è stato aperto oltre mezzo milione di nuove partite IVA (+ 6,4 per cento rispetto al 2018), la metà del quale grazie al regime forfettario con l'aliquota agevolata del 15 per cento voluta dalla Lega-Salvini Premier. Si trattava del primo vero tentativo di tagliare le tasse e semplificare il sistema fiscale italiano; un vero miracolo: montagne di carta e di incombenze risparmiate, niente commercialista - una cosa mai vista - un sospiro di sollievo per autonomi e piccole imprese; una procedura semplice e di successo. Questa è la realtà dei fatti. Il successo della flat tax era tale che la Lega ne aveva proposto l'estensione a partire dal 2020. Il tetto sarebbe passato da 65.000 a 100.000 euro, tassati al 20 per cento, ma i criteri della semplificazione sarebbero rimasti identici. Sarebbe stata la prima rivoluzione liberale mai fatta in Italia. Ma per il PD essere autonomi nel lavoro equivale a essere evasori, per cui ora, purtroppo, la solfa cambia e di colpo 340.000 autonomi e piccole aziende sono tornati nell'inferno del regime ordinario, reso ancora più insopportabile dalla fattura elettronica. Vergogna! E dico soprattutto agli amici grillini di vergognarsi. Non hanno nemmeno provato a difendere la riforma che avevano votato con noi appena otto mesi fa. Ma ora sono le ancelle del PD. Vergogna! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Insomma è chiaro - e mi avvio alle conclusioni - come non possiamo essere favorevoli a questa campagna governativa e alla legge di bilancio 2020, che fa credere agli italiani di abbassare la pressione fiscale e invece produce nuovi e incalcolabili danni alle economie di famiglia e dell'intero Paese.
L'Italia - mi sia concesso questo ultimo passaggio - sta accusando difficoltà economiche enormi, dall'industria all'agricoltura, dal turismo all'artigianato, passando per le famiglie. Quello che tutti gli italiani chiedono a gran voce è pagare meno tasse e, soprattutto, evitare rogne; la possibilità, insomma, di lavorare e guadagnare senza avere lo Stato come vorace socio occulto. Tutto ciò sarebbe una richiesta normale. Tutto ciò è normale, ovunque voi andiate in Europa e nel mondo, tranne che in Italia: un Paese che in pochi mesi di Governo avete trasformato in peggio, per raccogliere pochi spiccioli. Sotto il vostro vestito politico, cari senatori di maggioranza, c'è davvero poco.
Le proposte devono riguardare la vita vera: non dovete scaricare le vostre responsabilità sui cittadini. Qui si tratta di tagliare i vincoli burocratici al di là dei colori politici. Noi siamo dalla parte degli italiani. Il nostro progetto di rivoluzione fiscale prevede non miracoli, ma idee chiare. Volere è potere! Serve una vera e propria cura da cavallo e purtroppo non è la vostra.
Chiudo con una riflessione: oggi parliamo di un decreto che è del 5 febbraio, e dunque solo di un mese fa, ma è di fatto superato dagli eventi, perché con la crisi legata al coronavirus diventa quasi imbarazzante vedere le difficoltà che stanno vivendo molte aziende e famiglie in Italia con l'elemosina di Stato che volete regalare agli italiani. Credo che prima torneremo al voto e meglio sarà per tutti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Toffanin. Ne ha facoltà.
TOFFANIN (FIBP-UDC). Signor Presidente, chiedo di poter allegare il testo del mio intervento al Resoconto della seduta odierna. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà.
PEROSINO (FIBP-UDC). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, uno che come me proviene dalla Provincia di Cuneo non poteva non parlare sul cuneo fiscale. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
Avete finanziato il provvedimento in esame con tre miliardi nella legge di bilancio, con lo storno di 4,191 miliardi dal bonus Renzi di 80 euro per il secondo semestre, dato che la misura entra in vigore dal 1° luglio, e 267 milioni da un altro capitolo. Il totale è di 7,5 miliardi, ma ben 13,5 miliardi l'anno prossimo. Se ai 7,5 miliardi aggiungiamo il costo di quota 100 e il costo del reddito di cittadinanza (sette-otto miliardi ciascuno), arriviamo a circa 22-23 miliardi (caramelle), che equivalgono alla clausola di salvaguardia IVA da sterilizzare tutti gli anni. È un grande errore degli anni scorsi. È un debito da coprire e provo a dire all'Assemblea continuiamo a costruire, a deliberare, a fare delle leggi sul debito.
L'Ufficio parlamentare di bilancio, in effetti - come già notato da alcuni colleghi - ha parlato del problema degli incapienti, ma anche delle mancate coperture per l'anno prossimo sulle detrazioni tra i 28.000 e i 35.000 euro. È un problema tecnico, ma equivale a 1,6 miliardi.
Abbiamo poi ancora una volta lasciato fuori dal provvedimento i pensionati che hanno lavorato una vita, che hanno costruito le basi del nostro progresso e tenore di vita nel quale tutti viviamo bene e abbiamo premiato altre categorie che stanno sul divano.
La riforma dell'Irpef è da farsi - l'ha detto il Governo ed è stato ribadito - ma non so se sarà possibile, con gli attuali chiari di luna, ipotizzare una diminuzione delle aliquote come è nelle cose, perché si diminuiscono le tasse se si diminuiscono le aliquote, ma bisogna finanziare la differenza creando ricchezza o permettendo che la ricchezza si crei attraverso gli investimenti pubblici. L'abbiamo detto diverse volte: sono passati gli anni e gli investimenti non partono perché una parte di quest'Aula non li vuole. Lo dico da persona di destra o perlomeno di centrodestra: risparmi e lotta ai privilegi sono sempre opportuni, ci stanno sempre ma sono da attuare. Certamente un po' di liquidità del sistema non guasta, ma è surrettizia.
Dovendomi contenere nei tempi, vado un po' fuori tema e concludo. Credo che siamo veramente di fronte a un'emergenza storica enorme, più grande di noi. Allora chiederemo di sforare il 3 per cento e oltre e ce lo consentiranno perché abbiamo aderito al MES. Ma chi ragiona con la propria testa sa che il MES è un altro errore storico. Sforeremo, faremo più debito, pagheremo più interessi e intanto qualcuno provvederà.
Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 18,18)
(Segue PEROSINO). Secondo me - avevo detto all'insediamento del Governo Conte che ci avviavamo all'Apocalisse - andremo verso la patrimoniale, perché non c'è altra soluzione di fronte a una situazione di questo tipo. Il gatto si è morso la coda.
Concludo, approfittando della qualifica di senatore pro tempore, dicendo che a mio parere questa tragedia è un segnale grave, è un'emergenza senza Dio. Lo dico per i cattolici e per i laici. La religione ha un effetto di contenimento, allevia la sofferenza e dà una speranza; la nostra civiltà si è costruita su questo.
Infine, è da valutare secondo me una quarantena all'Italia, altrimenti non ne veniamo fuori, stanti le notizie che arrivano di minuto in minuto. Di fronte a ciò, su questo provvedimento Forza Italia si asterrà. Forse sarebbe stato meglio aspettare. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Leone. Ne ha facoltà.
LEONE (M5S). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, il Governo si era dato delle priorità e prefissato degli obiettivi, primo fra tutti quello di contrastare la povertà relativa. Per effetto dei provvedimenti messi in atto dal MoVimento 5 Stelle, 2,5 milioni di nostri concittadini poveri assoluti hanno avuto un sospiro di sollievo per tutte quelle incombenze quotidiane cui dovevano far fronte grazie al reddito di cittadinanza. Con il decreto dignità siamo intervenuti sui lavoratori precari e abbiamo previsto norme che garantiscono un impiego più stabile e dignitoso.
Adesso è giusto occuparsi anche della colonna portante del nostro sistema Paese, la classe media. Il ceto medio, quella parte di società che si pone al centro tra i poveri e i ricchi, si è col tempo assottigliato sempre più, allungando così le distanze tra i due estremi e contribuendo, quindi, a una sempre più forte sperequazione sociale.
La nostra classe media, una volta motore economico e produttivo della società, si è indebolita a seguito della forte recessione. Ed è proprio quando entra in crisi la spina dorsale della società che viene a mancare il fondamentale contributo al finanziamento dello Stato sociale. E così l'erosione del potere d'acquisto degli stipendi ha determinato un depauperamento dell'intera macchina economica e soprattutto produttiva del Paese, e questo ha causato una marcata inquietudine, sentimento con cui imprenditori e lavoratori dipendenti devono convivere.
Ridurre il cuneo fiscale significa ridurre la tassazione sul lavoro ovvero il peso delle imposte che impattano sulla vita reale dei cittadini. Non è concepibile prevedere aliquote per imposte personali o contributi previdenziali tra le più alte dell'Unione europea. Abbassare il cuneo fiscale porta maggiori risorse nelle tasche dei nostri concittadini, innescando un circolo virtuoso nella direzione di un benessere generale che investe anche le giovani generazioni.
Nell'ultimo decennio, pezzi della nostra migliore forza lavoro hanno abbandonato non solo il Sud del Paese ma, seppure in misura minima, anche il Nord, andando a occupare posti di prestigio all'estero, realizzando così i loro sogni e le loro vite in altri Paesi. Londra - ad esempio - è la terza città per italiani trasferiti all'estero.
Le nostre migliori risorse - risorse che formiamo e su cui investiamo una cifra che supera i 100 milioni di euro per studente - stanno andando via. E se consideriamo la spesa che sostiene lo Stato italiano per istruire le nostre ragazze e i nostri ragazzi, e a questo sommiamo il mancato introito derivato dalla loro fuga e dalla conseguente mancata tassazione, vediamo come la cifra sia molto consistente. Ritengo doveroso fermarsi e riflettere.
Quante volte abbiamo letto di grosse realtà imprenditoriali del nostro Paese che hanno trasferito le loro sedi in altri Stati perché la tassazione in Italia non è più sopportabile? Oppure quante volte sentiamo di aziende che decidono di investire in Paesi diversi dall'Italia per la medesima ragione? E quante volte leggiamo di tanti ragazze e ragazzi - spesso sono anche i nostri figli - che partono con un biglietto di sola andata per l'estero, perché in Italia si sentono sottopagati e dunque sfruttati?
Il MoVimento 5 Stelle ha contribuito finora a dare risposte molto importanti a questi problemi; non serve essere esperti in economia per comprendere che il nostro Paese è quello ad oggi con le maggiori potenzialità di sviluppo, e non serve essere esperti in fiscalità e tassazione per comprendere che il nostro Paese è meno attrattivo rispetto ad altri Paesi dell'Unione europea in chiave di investimenti esteri.
Ridurre il cuneo fiscale apporterà benefici tangibili in quanto gravano meno tasse sui nostri lavoratori e si avranno una maggiore liquidità e maggiori consumi.
Questa misura, dunque, vuole rappresentare un intervento concreto nel segno dell'equità, che costituirà la base, o meglio solo l'inizio, di una più ampia riforma del sistema fiscale. Il provvedimento darà finalmente respiro a 16 milioni di lavoratrici e lavoratori dipendenti che, grazie a una tanto agognata riduzione del costo del lavoro, vedranno accolta una richiesta di aiuto rimasta fin troppo tempo e a lungo inascoltata. Dal canto nostro, vedremo aumentare non soltanto il netto in tasca dei nostri concittadini, ma anche e soprattutto la loro fiducia nei nostri confronti, avendo finalmente realizzato una delle tante promesse da sempre e da tutti fatte ma finora mai mantenute. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore.
FENU, relatore. Signor Presidente, sarò sintetico, anche per cercare di portare il provvedimento alla sua approvazione in breve tempo.
Vorrei semplicemente fare una considerazione visto che diverse volte nel dibattito si è richiamata (i colleghi dell'opposizione ne hanno parlato più degli altri): la flat tax.
Sono d'accordo sul fatto che la pressione fiscale vada ridotta e si debba pensare - e sicuramente lo si farà - anche con i provvedimenti successivi alle partite IVA.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 18,26)
(Segue FENU, relatore). Io stesso ho una partita IVA e capisco qual è la difficoltà di chi lavora senza quella che è la tutela tipica dei lavoratori dipendenti.
Quello che voglio dire, però, è che la flat tax non è la soluzione e mi dispiace che gli amici della Lega abbiano sposato il tema relativo a tale misura - a mio avviso - senza neanche condividerlo in pieno. Tutti gli studi dicono, infatti, che la flat tax agevola soltanto i redditi più alti (Applausi dal Gruppo M5S).
Senza andare a cercare gli studi di alcune associazioni che tutti conosciamo, anche recentemente abbiamo svolto in Commissione l'audizione di rappresentanti del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, che ci hanno fornito una tabella molto semplice da cui si evince che, con l'applicazione della flat tax - l'abbiamo approvata anche noi e io stesso la condivido per altri aspetti - gli stessi lavoratori autonomi pagano meno tasse a parità di reddito, per i redditi più bassi, dei lavoratori autonomi che applicano la flat tax. Sono dati indicati nella tabella citata.
Non solo: per quanto riguarda i redditi medio-bassi, tutti i contribuenti che applicano l'Irpef pagano meno imposte rispetto a chi applica la flat tax. Con tale misura si è quindi voluto rispondere all'esigenza della semplificazione, e ciò è condivisibile. Ma, se vogliamo parlare di ridurre la pressione fiscale, tutti ci dicono che con la flat tax ai redditi medi e bassi non si riduce la pressione fiscale, ma anzi si aumenta. Ed è migliore il sistema di imposizione diretta Irpef e soprattutto - come è auspicabile nel lavoro che il Governo e la maggioranza porteremo avanti - lo è una ridefinizione dell'Irpef in termini di maggiore linearità nella progressività dell'imposta.
Non rubo quindi altro tempo ai colleghi. Ci tenevo a fare queste osservazioni. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
GUERRA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, vorrei fare alcune osservazioni veloci anch'io.
Vorrei sottolineare che quella di cui oggi parliamo è una misura di riduzione della pressione fiscale delle imposte sul reddito su chi oggi ne sostiene l'onere maggiore, che sono appunto i lavoratori dipendenti che, assieme ai pensionati, costituiscono l'85 per cento della base imponibile di questa imposta. Si tratta quindi di un primo passo in direzione di una riforma fiscale, in un'ottica di riequilibrio del prelievo e di maggiore equità.
Non è quindi una misura che si propone altre finalità e non deve essere giudicata come misura di tipo assistenziale, ambito per il quale ci sono altri strumenti su cui ancora interverremo. Non è una misura di sostegno alle responsabilità familiari sulle quali - come sapete - il Governo e tutte le forze di maggioranza sono impegnati a fare una riforma di grande respiro. Va giudicata per quello che è, e cioè un intervento di riduzione della pressione fiscale sui redditi dei lavoratori dipendenti.
Vorrei anche sottolineare che è sbagliato e pretestuoso cercare di creare un dissapore o un contrasto tra lavoro dipendente e lavoro autonomo perché, di fatto, sappiamo che il lavoro autonomo nel nostro Paese già gode di un regime fiscale agevolato, che non è stato messo in discussione, in analoghe fasce di reddito, dai provvedimenti del Governo. Anzi, è stato confermato e quindi, semmai, c'è stata una misura di riavvicinamento e di riequilibrio tra l'onere fiscale che grava su un tipo di reddito da lavoro e sull'altro.
Vorrei anche sottolineare che è sbagliato accusare il Governo di non prestare attenzione al reddito da lavoro autonomo e ai lavoratori autonomi in questo grave momento di difficoltà del nostro Paese. Se leggete infatti con attenzione i primi provvedimenti presi dal Governo per quanto riguarda le zone rosse, vedrete che c'è un intervento del tipo cassa integrazione a favore dei lavoratori autonomi. È ovvio che siamo consapevoli dell'importanza che questo tipo di operatori economici esercitano nel nostro Paese.
Si tratta quindi di una misura che sarà il primo passo verso una riforma su cui il Governo si è impegnato; una riforma di equità fondata su un sistema di progressività chiaro e comprensibile, che restituisca razionalità e semplicità a questo sistema e diventi comprensibile, perché non c'è niente di peggiore che dover subire un onere e non capire perché si paga due volte tanto rispetto a un altro che si trova nella stessa situazione economica.
L'estensione dell'intervento a favore dei lavoratori dipendenti con redditi fino a 40.000 euro è una chiara indicazione della direzione verso cui ci si muove: la riforma fiscale che abbiamo in mente, cioè, interesserà non i redditi solo bassi, ma anche quelli medi. Segnali importanti vengono quindi da questo nostro primo intervento.
Altro segnale importante è che non a caso per il 2020 impegniamo 3 miliardi su questa misura e altrettanti ne abbiamo messi in bilancio per lo stesso anno di recupero dell'evasione fiscale, perché crediamo che la prima fonte di finanziamento della riforma fiscale sia il recupero dell'evasione. Vogliamo recuperare l'evasione fiscale non per aumentare la pressione fiscale, ma per distribuire meglio l'onere e la scelta di due impegni da 3 miliardi è esattamente ciò che abbiamo fatto in modo plastico ed evidente.
La terza cosa che voglio dire è la seguente: nelle leggi di bilancio abbiamo compiuto scelte che adesso si mostrano particolarmente lungimiranti nell'attuale momento di forte difficoltà del nostro Paese. Una di queste è stata sicuramente quella di finanziare in modo sostenuto il nostro Sistema sanitario nazionale. Con la legge di bilancio abbiamo messo 2 miliardi di spesa corrente e altrettanti per le apparecchiature, oltre che per l'edilizia sanitaria; abbiamo rafforzato la possibilità di aumentare l'occupazione di medici e infermieri e di stabilizzare i precari; quindi abbiamo rafforzato il nostro Sistema sanitario nazionale, che è la benedizione che abbiamo in questo momento, il nostro elemento di forza di fronte al fenomeno del coronavirus.
Allo stesso modo, nella legge di bilancio abbiamo previsto un intervento che diventa anche di sostegno economico a fasce di popolazione di reddito basso e medio, che abbiamo attuato immediatamente, perché la legge di bilancio è stata approvata il 31 dicembre e il decreto-legge è in vigore dai primissimi di febbraio e, quindi - come vedete - siamo stati assolutamente tempestivi. Ben venga quest'iniezione di liquidità nelle tasche di 16 milioni di persone del nostro Paese, in un momento in cui effettivamente ce n'è bisogno anche per sostenere la domanda. Sono scelte lungimiranti, quindi, che oggi vengono premiate.
Ultimissima battuta: non si può dire che aumenterà la pressione fiscale in ragione della nostra legge di bilancio; non si possono non calcolare, come riduzione della pressione fiscale, i 23 miliardi di clausole di salvaguardia, perché non erano tali, ma erano aumenti d'imposta IVA e accise già decisi; averli tolti significa, quindi, ridurre il peso fiscale. Vorrei dire che questo è l'unico Governo che non solo - come hanno fatto anche gli altri - ha neutralizzato le cosiddette clausole di salvaguardia per l'anno in corso, cioè il 2020, ma ha anche messo già avanti i lavori, togliendo sul 2021 8 miliardi di quelle clausole - chiamiamole così - che abbiamo ereditato dai Governi precedenti. Direi quindi che si tratta di segnali importanti da sottolineare. (Applausi dai Gruppi M5S e PD).
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.
La Presidenza, conformemente a quanto già stabilito in Commissione, nel corso dell'esame in sede referente, dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento gli emendamenti 2.0.6, 2.0.7, 2.0.8, 2.0.9, 2.0.11, 3.4, 3.0.1 e 3.0.2 per estraneità all'oggetto del decreto-legge in esame.
Dichiara altresì improponibile ai sensi della medesima disposizione l'emendamento 3.0.200 e inammissibile il subemendamento 1.19/100, in quanto non correlato all'emendamento 1.19 approvato dalla Commissione.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.
Procediamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che si intendono illustrati e sui quali invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
FENU, relatore. Signor Presidente, il parere è favorevole agli emendamenti 1.7 (testo 2), 1.19 e 1.20.
Sui restanti emendamenti e sull'ordine del giorno G1.1 il parere è contrario.
GUERRA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Perosino.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.2, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dal senatore De Bertoldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.3, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3, presentato dalla senatrice Ferrero e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.4, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.4, presentato dalla senatrice Ferrero e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.5, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5, presentato dal senatore De Bertoldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.6, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.6, presentato dalla senatrice Nisini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 1.8 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.7 (testo 2)/100, presentato dal senatore De Bertoldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.7 (testo 2), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi gli emendamenti 1.13 e 1.12.
L'emendamento 1.19/100 è inammissibile.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.19, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti 1.9 e 1.10 sono stati ritirati.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.11, presentato dal senatore Montani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 1.15 è stato ritirato.
Passiamo all'emendamento 1.16, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.16, presentato dalla senatrice Ferrero e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.20, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.17, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.17, presentato dal senatore Montani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.18, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.18, presentato dal senatore Montani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.1, presentato dal senatore Damiani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Gli ordini del giorno G1.2 e G1.3 sono stati ritirati.
Passiamo all'emendamento 1.0.1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.1, presentato dal senatore Damiani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo per illustrare gli emendamenti 2.0.1 e 2.0.2, relativi al tema della flat tax. Vorrei evitare di fare le solite polemiche, che si potrebbero benissimo fare sulla situazione, ma su questo provvedimento chiaramente evitiamo di farle, anche perché comunque in generale si va verso una riduzione delle tasse (sebbene si tratti più di un'integrazione salariale che di una riduzione). Quello che mi preme sottolineare è che è comprensibile che, quando arriva una nuova maggioranza, questa dica di avere un'impostazione politica differente. Quindi poteva essere comprensibile - anche se noi non lo condividiamo - che da 65.000 a 100.000 euro si dicesse che non si intendeva proseguire. Questa è una scelta politica; noi non la condividiamo, però una maggioranza in modo legittimo la può portare avanti. Al di là del fatto che poi, nel Governo precedente che aveva fatto questa scelta, c'erano gli stessi che oggi hanno deciso di modificarla, abbiamo tuttavia preso atto che si tratta di una situazione un po' particolare e quindi sorvoliamo anche su questo. Però, nella fattispecie, è stato fatto un errore che sarebbe opportuno non venisse mai fatto da parte dei Governi che vanno a susseguirsi nel corso della storia repubblicana. Infatti modificare e mettere dei paletti sulla flat tax fino a 65.000 euro è stato un grosso errore, perché lì ci sono delle persone che avevano già fatto una programmazione in questa direzione e che si sono viste completamente stravolgere questa norma. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Quando si fanno le norme di carattere fiscale, non possiamo entrare nell'ottica che, tutte le volte che nasce un nuovo Governo, si vanno a modificare le regole fiscali adottate da quello precedente (che si voglia o che non si voglia fare un dispetto, questo non mi interessa), perché si manda completamente in confusione il sistema. È giusto fare delle scelte diverse. Voi concentrate la vostra attenzione sui lavoratori dipendenti; è una scelta, va bene, ci sta. Però non andate a toccare quello che è stato fatto di buono per i lavoratori autonomi; questo è l'elemento che noi vogliamo mettere maggiormente in risalto. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Poi la battaglia politica per arrivare alla fascia dei 100.000 euro la si può sicuramente fare e portare avanti; però impariamo tutti. È un po' come la storia della legge elettorale, che viene modificata a fine legislatura per evitare che vincano gli avversari (questo continuare ad avvelenare i pozzi per quelli che verranno dopo). Qui si applica lo stesso meccanismo: si continuano a modificare le regole e la gente a casa non capisce niente. Poi avete voglia voi a continuare a dire che volete fare le regole per la semplificazione amministrativa e fiscale, quando ogni sei mesi le andiamo a cambiare; questo è assurdo e non lo si deve fare. Quindi, pur comprendendo le scelte di chi governa in quel momento e di chi sta all'opposizione (che deve chiaramente fare il suo), ci sia almeno il rispetto di alcuni provvedimenti e di alcune regole che sono state fatte precedentemente, senza mettere in crisi il sistema. Voi non sapete quanti si hanno aperto partite IVA e hanno avuto questo slancio, perché avevano la possibilità di pagare meno tasse. Mi consenta, senatore Fenu, non è che quelli che fatturano 65.000 o 100.000 euro l'anno sono ricchi! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC). Siamo chiari, altrimenti non abbiamo presente come è fatto questo Paese! Riprendiamo il contatto con la realtà, andiamo a vedere i commercianti e gli artigiani! Ma con 100.000 euro di fatturato, quanto guadagna uno di utile? Ma basta con queste storie! La flat tax favorisce i ricchi? Ma quali ricchi? (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FIBP-UDC e FdI).
E allora, nel difendere il nostro emendamento, che sappiamo sicuramente verrà bocciato dalla maggioranza, invitiamo tutta l'Assemblea a mostrare un senso di responsabilità, visto che di questi tempi la crisi e le difficoltà ci stanno evidenziando questa necessità. Non sto parlando di responsabili, ma di senso di responsabilità, sia chiaro. Impariamo, quando siamo al Governo e facciamo le leggi, a smettere di stravolgere tutto quello che hanno fatto coloro che hanno governato prima, perché così non aiutiamo il Paese, a prescindere dalle idee che abbiamo. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC. Congratulazioni).
PRESIDENTE. I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati.
Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame.
FENU, relatore. Signor Presidente, preciso che mi riferivo all'estensione della flat tax a tutti. Quello è il regime forfetario, che è un'altra cosa.
Esprimo parere favorevole sugli emendamenti 2.14 e 2.10 (testo 2) e parere contrario su tutti gli altri emendamenti. Esprimo altresì parere contrario sull'ordine del giorno G2.0.200 e sugli emendamenti aggiuntivi.
GUERRA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1, presentato dalla senatrice Nisini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 2.2, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.2, presentato dal senatore Perosino.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 2.3, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.3, presentato dal senatore De Bertoldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 2.200, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.200, presentato dalla senatrice Bernini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 2.4, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.4, presentato dalla senatrice Ferrero e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 2.5, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 2.5, presentato dal senatore De Bertoldi, fino alle parole «riconoscono il trattamento integrativo».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 2.6.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.14, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 2.13 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.7, presentato dal senatore Montani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.11, presentato dalla senatrice Nisini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.9, presentato dalla senatrice Nisini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.10 (testo 2)/100, presentato dal senatore De Bertoldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.10 (testo 2), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 2.8 è stato ritirato.
Passiamo all'emendamento 2.12, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.12, presentato dalla senatrice Ferrero e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'ordine del giorno G2.1 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G2.0.200, presentato dalla senatrice Bernini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 2.0.1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 2.0.1, presentato dal senatore Romeo e da altri senatori, fino alle parole «legge 30 dicembre 2018, n. 145».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 2.0.2.
Passiamo all'emendamento 2.0.3, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 2.0.3, presentato dal senatore Romeo e da altri senatori, fino alle parole «è soppressa».
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 2.0.4.
Passiamo all'emendamento 2.0.5, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.5, presentato dalla senatrice Unterberger e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti da 2.0.6 a 2.0.9 sono improponibili.
Passiamo all'emendamento 2.0.10, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.10, presentato dal senatore Durnwalder e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 2.0.11 è improponibile.
Passiamo all'emendamento 2.0.12, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.12, presentato dal senatore Bagnai e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 2.0.201 (testo 2), su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione.
GALLONE (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALLONE (FIBP-UDC). Signor Presidente, questa è una battaglia importantissima in questo momento. Questa sera stiamo offrendo, con questo emendamento, un assist importantissimo al Governo: stiamo chiedendo la reintroduzione del sistema dei voucher. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).
È notizia di pochi minuti fa che le scuole saranno chiuse per i prossimi quindici giorni e, ovviamente, le famiglie andranno in affanno. Siamo in piena emergenza sanitaria ed economica. Il sistema del turismo, il sistema del commercio, il sistema familiare, ogni sistema rischia in questo momento di vedere stravolta la propria vita sociale ed economica, ogni territorio....
Signor Sottosegretario, la prego, però, di volermi ascoltare.
FERRO (FIBP-UDC). Ascolta!
GALLONE (FIBP-UDC). È veramente il momento di accogliere questo assist, di mantenere la promessa, di far cadere le bandierine di parte e di partito, di lavorare insieme per il bene di un Paese che, in questo momento, sta vivendo una situazione drammatica. Vi preghiamo, accogliete questo emendamento, perché potrebbe essere veramente una prima goccia nel mare della ripresa. Le famiglie ne hanno bisogno. Ho letto adesso un'agenzia secondo la quale il ministro Gualtieri propone di lasciare a casa uno dei due genitori. Ma non è meglio introdurre il sistema dei voucher che farà, tra l'altro, lavorare dei ragazzi? (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az). Non possiamo lasciare a casa un genitore su due per stare con i bambini; molto meglio i voucher, altrimenti alimenteremo semplicemente il sistema del nero. Pensate ad un'attività commerciale dove, magari, commessi o camerieri sono a casa in quarantena o a un ristorante che per quei tre tavoli che al momento si ritrova non può neanche farli lavorare. Pensate al sistema del turismo, che ha bisogno, in maniera stagionale.
Quindi è veramente un appello accorato all'unità, a lavorare insieme e a mettere una prima goccia per la ripresa di questo Paese. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az e del senatore Steger).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.201 (testo 2), presentato dalla senatrice Bernini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 3 del decreto-legge che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
FENU, relatore. Signor Presidente, il parere è contrario su tutti gli emendamenti. L'ordine del giorno G3.2 propongo sia accolto come raccomandazione. Invito invece a ritirare l'ordine del giorno G3.200 altrimenti il parere sarà contrario.
GUERRA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, esprimo parere conforme al relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.1, presentato dalla senatrice Ferrero e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 3.2, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.2, presentato dalla senatrice Ferrero e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 3.3, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.3, presentato dalla senatrice Unterberger e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 3.4 è improponibile.
L'ordine del giorno G3.1 è stato ritirato.
Passiamo all'ordine del giorno G3.2, rispetto al quale il Governo si è detto disponibile ad un accoglimento come raccomandazione.
BOTTICI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOTTICI (M5S). Signor Presidente, sottoscrivo l'ordine del giorno G3.2 e non insisto per la votazione.
PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G3.2 è accolto come raccomandazione.
Passiamo all'ordine del giorno G3.200.
NENCINI (IV-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NENCINI (IV-PSI). Signor Presidente, lo ritiro.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 3.0.1, 3.0.2 e 3.0.200 sono improponibili.
Passiamo alla votazione finale.
DE BERTOLDI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE BERTOLDI (FdI). Signor Presidente, intervengo su questo tema anche con una certa difficoltà derivante dal fatto che viviamo un momento particolare, nel quale da parte della maggioranza e del Governo viene rivolto giustamente e doverosamente l'invito ad una maggiore unità nell'interesse del Paese. Noi di Fratelli d'Italia, che siamo da sempre il partito dei patrioti italiani, accogliamo certamente tale invito in modo positivo; tuttavia proprio in queste giornate abbiamo dovuto constatare ulteriormente che su un tema economico su cui si devono dare risposte al Paese, che era in crisi e che purtroppo lo sarà ancora di più per gli eventi che stiamo vivendo, nessuno degli emendamenti proposti dalle opposizioni è stato preso in considerazione dalla maggioranza. Signor Ministro, non vorrei interrompere il suo amabile dialogo con il collega Sottosegretario, ma la pregherei di fare un attimo di attenzione proprio per lo spirito di responsabilità che deve unire tutti noi in questo momento. Pertanto, al di là della polemica politica, avremmo desiderato davvero che qualche proposta dell'opposizione fosse stata accettata e resa protagonista nel decreto-legge sul cuneo fiscale, che invece ci vede purtroppo commentare non solamente le mancate coincidenze tra maggioranza e opposizione, ma purtroppo anche constatare l'ennesimo atto di sfiducia verso il lavoro autonomo.
Ribadiamo che la crisi c'era e purtroppo si sta aggravando. Tutti ci preoccupiamo delle attività economiche, degli imprenditori, dei lavoratori autonomi, dei professionisti a parole, però poi continuiamo imperterriti a discriminare tra una categoria di lavoratori e l'altra, cioè tra il lavoro dipendente e quello autonomo. Per Fratelli d'Italia i lavoratori sono tutti degni della massima attenzione e del massimo rispetto, quindi i provvedimenti che noi andiamo a prendere a favore dei nostri lavoratori italiani dovrebbero essere, signor Presidente, signor Ministro, davvero equanimi e assolutamente imparziali.
Invece, la categoria dei lavoratori autonomi deve aver fatto qualcosa di male alla maggioranza, qualcosa di negativo a questo Governo. Infatti, con la legge di bilancio approvata negli ultimi giorni di dicembre avete di fatto smontato le poche misure che il Governo Conte 1 aveva fatto in favore del lavoro autonomo. Avete eliminato - lo ricordo - il sistema forfettario per coloro che hanno ricavi oltre i 65.000 euro - quelli che forse secondo qualcuno di voi sono ricchi - e lo avete reso praticamente impraticabile per coloro che sono al di sotto dei 60.000 euro. Questo è un primo aspetto.
Poi, se vogliamo guardare anche più indietro, abbiamo ricordato il provvedimento degli 80 euro, anch'esso rivolto esclusivamente a una sola categoria di lavoratori, certamente meritevoli, ma tanto quanto l'altra categoria di lavoratori, quella degli autonomi. Nel cuneo fiscale riproponete adesso la stessa linea discriminatoria, quella cioè che non considera il lavoro autonomo. Eppure, durante le audizioni in Senato, le categorie professionali ed economiche vi hanno espresso chiaramente il grido di dolore del mondo produttivo italiano, quello delle partite IVA, ma vi hanno anche indicato, tabelle e numeri alla mano, il fatto che a parità di reddito lordo - cari colleghi, vi prego di seguirmi - il reddito disponibile dei lavoratori autonomi rispetto al lavoro dipendente è inferiore dal 30 al 15 per cento. Questo vuol dire che due italiani, cittadini di questa Repubblica, che svolgono l'uno il lavoro dipendente e l'altro il lavoro autonomo, avranno una differenza di reddito disponibile che va dal 30 al 15 per cento, a seconda della fascia di reddito considerata. Non mi pare che questo sia un criterio equo nei confronti dei nostri cittadini. Ma non basta: è finanche un criterio irrazionale, perché se andiamo a discriminare in senso negativo quella parte del Paese che produce lavoro, cioè se non andiamo a utilizzare la leva fiscale per i lavoratori autonomi e le partite IVA, vuol dire che non vogliamo neppure aiutare quei cittadini italiani che producono il reddito e i posti di lavoro. (Applausi dal Gruppo FdI). Questo è il succo dei vostri provvedimenti. Questo è il succo, amici, dei provvedimenti della maggioranza, del Governo e della vostra politica, che è discriminatoria nei confronti dei cittadini ed è irrazionale economicamente.
Fratelli d'Italia però ha sempre avanzato delle proposte. Le nostre proposte vogliono portare alla crescita dell'intero Paese e quando si è parlato di flat tax comincio con il ricordare la flat tax incrementale, quella proposta di Fratelli d'Italia che era praticamente a costo zero e che avrebbe aiutato e semplificato tanto il lavoro autonomo e anche permesso di far emergere il sommerso e la base imponibile e quindi di creare ulteriore gettito per le casse dello Stato.
Invece si persegue con un provvedimento che - lo voglio ricordare - permetterà un'integrazione salariale (perché ormai così è il cuneo fiscale, una mera integrazione salariale, tanto quanto il reddito di cittadinanza) a famiglie che magari hanno 300.000-500.000 euro di reddito perché non rientrano nel calcolo dell'ISEE. Quindi, avete fatto un provvedimento che non è inquadrato nell'ISEE e, di fatto, potrà dare vantaggi a famiglie ricche e potrà invece penalizzare una famiglia, magari con quattro figli, che guadagna 41.000 euro e che quindi non entra nel cuneo fiscale e che verrà penalizzata rispetto a una famiglia in cui magari uno solo dei due partner ha un reddito molto alto e che di conseguenza prenderà il beneficio dell'integrazione salariale. In questo provvedimento non c'è nemmeno una logica insita nella tutela delle classi più deboli.
Avremmo veramente voluto che un confronto, come dicevo all'inizio, più trasparente e più corretto tra i partiti presenti in questo Parlamento potesse migliorare questi aspetti e dare davvero una risposta a questo nostro Paese che oggi tanto sta soffrendo.
C'è anche il tema della restituzione eventuale degli importi, un tema che è stato parzialmente mitigato in Commissione, l'unica misura che ha visto la trasversalità convergente delle forze politiche, una misura che ha permesso perlomeno di allungare l'eventuale tempo di restituzione degli importi. Quella era la strada da perseguire: la strada del confronto, una strada costruttiva che avrebbe dato certamente un beneficio al Paese.
In conclusione, annuncio il nostro voto, che purtroppo non può essere, neppure in questo momento, un voto favorevole. Sarà un voto di astensione che avrebbe potuto essere un voto favorevole se solamente vi foste ricordati anche di coloro che producono reddito e producono lavoro, cioè dei lavoratori autonomi. Sarebbero bastate delle misure convergenti e serie per dare una risposta ad un Paese che oggi ha bisogno di crescere insieme, ha bisogno di affrontare insieme le grandi difficoltà economiche che stiamo vivendo. (Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Perosino).
PARENTE (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARENTE (IV-PSI). Signor Presidente, questo pomeriggio, in quest'Aula, abbiamo parlato delle misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente pubblico e privato, quindi stiamo parlando di un fondamentale del nostro Paese, perché sappiamo tutti che storicamente la tassazione sul lavoro dipendente ha sostenuto, attraverso oneri indiretti, il nostro welfare e quindi in un Paese ad alta evasione fiscale e a bassa occupazione. Come dicevo nel mio intervento di prima, credo che dobbiamo discutere approfonditamente di questi fondamentali. Inoltre, dobbiamo fare anche un ragionamento serio e concreto, ad esempio, sulla differenza tra aziende che impiegano più lavoratori e aziende che ne impiegano di meno per fare in modo che non ci sia una vera tassa sull'occupazione, soprattutto con lo sviluppo tecnologico, e quindi rimodulare la tassazione per oneri indiretti. Mi rendo conto che è un discorso che parla di fondamentali e che quindi dobbiamo affrontare con la dovuta cautela e con la disponibilità di risorse che abbiamo per questo Paese. Ribadisco, però, che il tema principale è mettere più persone al lavoro e lavorare per la competitività del nostro Paese, soprattutto in un momento così difficile.
Italia Viva voterà pertanto a favore di questo provvedimento, cogliendone tutti i limiti anche tecnici, che probabilmente potranno essere discussi e corretti in fase di monitoraggio di questa norma (alcuni ce li ha già indicati, ad esempio, l'Ufficio parlamentare di bilancio). Voteremo a favore, ma lanciamo un appello qui in Parlamento e al Governo perché si discuta davvero di fondamentali di questo Paese, perché la pressione fiscale sul lavoro dipendente ha retto il sistema di welfare nel Paese e continuerà a reggere, ma se non aumentiamo gli occupati diventerà un problema per il sistema Paese. Votiamo a favore, quindi, con l'auspicio e con la richiesta che si inizi un percorso serio e concreto su questi temi. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).
DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, credo che questo decreto-legge, che noi voteremo convintamente, sia certamente un primo passo molto importante verso una direzione che deve essere a tutti noi - lo ribadiamo - molto chiara e che anche nella legge di bilancio è stato certamente uno degli elementi (questa è l'attuazione di quanto contenuto in quella legge) programmatici della maggioranza stessa. Il motivo è molto semplice. Ho sentito alcuni colleghi che sono intervenuti e pongo una domanda retorica a tutti: come si fa a non rendersi conto, dati alla mano, vista la realtà di tutti questi anni, che la pressione fiscale più forte, più elevata e più sostanziosa, proprio in termini di quantità che vengono trasferite allo Stato, è nei confronti dei lavoratori dipendenti e dei pensionati? Questo è il punto, e va legato al fatto che abbiamo un problema molto serio - e questo provvedimento comincia ad andare in questa direzione, lo annuncia - che è quello della riforma fiscale. Dobbiamo intervenire sui vari scaglioni dell'Irpef per ridare quello che la Costituzione ci chiede, ovvero progressività alla pressione fiscale. Ecco il punto.
Il provvedimento al nostro esame - torno a ripetere - ha fatto quello che era possibile. Vorrei ricordare infatti che abbiamo varato una legge di bilancio che come priorità ha dovuto affrontare la sterilizzazione dell'aumento dell'IVA, con un conseguente limite nelle risorse stesse. Quindi, certamente era una delle questioni che ha dato il segno a quella legge di bilancio. Dunque, cosa si fa? Finalmente c'è una celere applicazione di quanto previsto nella legge di bilancio e soprattutto si mette subito in cantiere - secondo me questo è l'elemento importante - il fatto che bisogna intervenire sui vari scaglioni dell'Irpef (e sarà questo uno degli impegni più importanti della maggioranza) per ridare progressività al sistema.
Il provvedimento contiene una misura molto importante in questo momento così drammatico e di emergenza: fa sì che si mettano risorse nelle tasche dei lavoratori; non di tutti certamente, ma sicuramente di quelli nelle fasce di reddito fino a 28.000 euro e da 28.000 a 40.000 euro, che hanno forse pagato i costi più elevati in tutti questi anni di crisi economica. Quindi, si fa un'operazione importante - qualcuno dirà di piccolo conto - per chi ha il vantaggio maggiore di 600 euro in questa parte dell'anno e poi a regime di 1200 euro, con le varie differenziazioni secondo le fasce di reddito. Torno a ripetere: non pensate che sia una piccola cosa perché se guardiamo ai rinnovi contrattuali che, per esempio, ci sono stati anche negli ultimi anni, questo è anche molto più di un rinnovo contrattuale. Parimenti, rispetto alla legislazione precedente, quindi agli 80 euro, il provvedimento fa un salto in avanti perché vengono favoriti oltre 15 milioni di lavoratori dipendenti, che sono il 38 per cento dei contribuenti Irpef.
Come vedete, non un'operazione piccola o di piccolo cabotaggio, ma molto importante, soprattutto in una situazione come questa poiché è un primo segno di inversione di tendenza. In più il meccanismo previsto nel decreto-legge si basa su due operazioni: trattamento integrativo dell'articolo 1 e intervento della detrazione con l'articolo 2. In particolare, con l'articolo 2 si fa un'operazione che cerca di ridurre al minimo i problemi che si erano creati con gli 80 euro che riguardano l'impatto delle aliquote marginali: non si annullano del tutto ma certamente si fa un'operazione di riduzione. Il provvedimento, quindi, fa un'operazione di equità e di progressività molto importante perché questo è il segno che vogliamo dare.
Si interviene anche con l'articolo 3, con cui si abolisce il famoso bonus di 80 euro, che si sostituisce come spiegato. Si interviene altresì con un'operazione volta a sistemare i problemi creati in passato. Anche l'emendamento approvato in Commissione, presentato dal collega D'Alfonso che va a favore dei lavoratori e del conguaglio per il recupero rateizzato, è un'operazione molto importante e non banale perché conosciamo i problemi che si erano creati in passato.
È un intervento esaustivo? No, ho detto fin dall'inizio che si tratta di un impegno che ci eravamo assunti di attuazione di un contenuto importante che avevamo inserito all'interno della legge di bilancio, ma è certamente l'annuncio - non solamente una promessa - del percorso che ci deve portare assolutamente ad intervenire sulla riforma dell'Irpef.
L'altra operazione fatta, volta ad utilizzare un po' di recupero - che speriamo vada sempre meglio - di evasione fiscale, ha l'obiettivo di restituire un elemento non solo di ridistribuzione, ma anche di giustizia soprattutto sul versante fiscale.
È stato detto che non si interviene sui redditi ancora più bassi e sui disoccupati. Abbiamo però in campo l'altro strumento nella situazione più difficile, quello del reddito di cittadinanza. Dobbiamo guardare tutto nell'insieme. Abbiamo poi certamente davanti a noi la necessità di intervenire e il fisco non è forse lo strumento più adatto per intervenire sul lavoro povero, ma anche quello sarà uno degli obiettivi che ci dobbiamo porre e su cui assolutamente dovremo concentrarci.
Non è quindi che questo intervento esaurisce tutto rispetto alla platea dei lavoratori. Penso anche a tutte le questioni che riguardano i cosiddetti contratti pirata, il lavoro grigio, i part-time finti e involontari. Credo però che in vista della riforma dell'Irpef questo sia un passaggio molto importante. Per noi è fondamentale rendere strutturale la detrazione prevista dall'articolo 2, al fine di evitare che si riproponga il problema dell'irregolarità delle aliquote, con le aliquote marginali effettive molto elevate, prevedere quindi ancor di più interventi redistributivi verso la fascia più povera, i cosiddetti working poor, che sono uno dei problemi del nostro Paese e non solo. Si dovrà altresì intervenire nei confronti dei pensionati perché il provvedimento non affronta la questione, che rappresenta per noi una necessità.
Qualcuno ha pensato che noi volessimo contrapporre quest'intervento rispetto alle partite IVA. Sappiamo perfettamente che su tale questione, di tanti giovani che utilizzano per forza quello strumento è necessario intervenire per riequilibrare la situazione ad esempio nei confronti di coloro che non possono avvalersi della flat tax. Anche in tal caso c'è quindi la necessità di intervenire, senza alcuna contrapposizione, ma attraverso un'operazione che cerchi sempre di più di realizzare una possibilità di equità fiscale.
Per tali ragioni, nell'annunciare il voto favorevole di Liberi e Uguali e di altri senatori del Gruppo Misto, affermo con convinzione che il provvedimento al nostro esame è certamente un primo passo ed è sicuramente la strada giusta per andare avanti soprattutto sulla riforma fiscale per restituire progressività a quello che la Costituzione ci ricorda e che purtroppo negli ultimi tempi non è stato molto attuato. (Applausi del senatore De Bonis).
D'ALFONSO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALFONSO (PD). Signor Presidente, possiamo qualificare il provvedimento al nostro esame come realista, frutto anche della realtà dei documenti normativi ed economici precedenti. Non è stato concepito "sulla luna" perché già dal 9 luglio abbiamo ricevuto la raccomandazione dal Consiglio europeo, proprio nei confronti dell'Italia, di operare nella direzione della liberazione di risorse riferite ai redditi da lavoro. E poi lo troviamo scritto anche nella Nota di aggiornamento del DEF e lo abbiamo scritto anche nel nostro principale documento contabile, che è il bilancio. Si tratta quindi di un'iniziativa normativa coerente e realista, generata dalla realtà delle cose e che sta anche in una lettura culturale della nostra vicenda e delle nostre priorità. Abbiamo messo in campo 3 miliardi di euro per quest'anno, 5 miliardi per l'anno successivo; la platea dei destinatari è consistente.
A me piace anche ricordare chi con saggezza e capienza di conoscenza ci ha incoraggiato nel corso degli anni passati a operare in questa direzione. Ricordate voi il pensiero di Sylos Labini, quando ci incoraggiava a operare sul fronte dei redditi da lavoro per stimolare i consumi, che sono uno dei pilastri per la ripresa economica per far girare la ruota dell'economia? L'altro pilastro è quello degli investimenti produttivi privati e di quelli pubblici riguardanti le infrastrutture. Qual è il valore ulteriore di quest'operazione, accanto alla compressione del costo del lavoro nel senso della liberazione di risorse per quella consistenza che abbiamo indicato? È il principio di una riforma fiscale che ormai da troppo tempo viene reclamata e che noi abbiamo attivato con questa scelta. È un principio di riforma che deve recuperare anche la giustezza riguardante l'ordinamento tributario nei confronti delle persone fisiche.
Quando abbiamo scritturato l'originaria riforma riferita alle persone fisiche quanto al prelievo fiscale non avevamo preso la mira colpendo la platea delle persone fisiche. Con tutti questi interventismi nel corso degli anni, oggi nei fatti ci siamo trovati a godere del dato della certezza. Abbiamo certezza di consistenza finanziaria e fiscale riferita alle persone fisiche ed è per questo che ci siamo focalizzati prevalentemente su quella realtà della nostra demografia e democrazia economica. Da allora però abbiamo anche portato in campo importanti innovazioni sul piano dell'interoperabilità dei dati: con la fatturazione elettronica ci si apre la capacità di sapere come si compongono il reddito e la ricchezza italiani. Dobbiamo avere la determinazione, la forza e la consapevolezza di colpire quello che abbiamo qualificato come rendita, lasciando libero il reddito, dal quale si genera la capacità di ricchezza e il consumo, che è uno degli elementi di spinta e di trazione dell'economia quando riparte.
Dobbiamo evitare atteggiamenti ideologici. Cosa significa questo sulla materia fiscale? Provare ogni volta a dire che quello che si sta facendo va bene, ma è insufficiente e c'è bisogno di altro: non voglio parlare di benaltrismo, ma è ancora peggio; è un atteggiamento che per esempio in Italia - l'ho ricordato anche in Commissione - funzionava al tempo degli Staterelli preunitari. Ogni volta che c'era la rotativa della deliberazione normativa si provava a metterci dentro di tutto. Per la verità, esisteva ancora attorno al 1876, quando si ragionava di riforma dei trasporti e gli operatori dei trasporti fiorentini volevano metterci dell'altro per non far fare la riforma. Fu dal 1876 che poi abbiamo avuto i problemi di contabilità pubblica. Dobbiamo allora essere puntuali e tematicamente ordinati e coerenti. Dobbiamo essere allineati con ciò che abbiamo detto e i documenti normativi parlano in questa direzione. Permettetemi, io ritengo che dobbiamo fare e dare luogo a una riforma fiscale che tenga da conto anche il lavoro autonomo, come rivendicano i nostri compagni di viaggio parlamentari del centro destra e anche della Lega in particolare, ma cogliamo il dato del valore di quest'operazione. Le schede ci fanno capire quanto, interessantemente, si costituisca una platea di milioni di persone in relazione alla consistenza reddituale.
I 100 euro in più al mese sapete cosa mi fanno dire? Mi fanno dire che finalmente ricomincia un riformismo che dà, dopo troppi anni di un riformismo che toglie. Non voglio scomodare Ivan Illich, ma non è vero che ogni volta che il Governo e la politica mettono in campo riforme, ciò significa togliere e razionalizzare (che è un termine fastidioso, ingannevole e mascherato, ma che nei fatti vuol dire che si toglie). Ricominciamo a dare e lo facciamo all'indirizzo della platea di coloro i quali anche il sindacato afferma si reggono sul lavoro e con il lavoro sono poveri. Dovremmo rompere questa specie di condanna, per cui c'è chi lavora e resta povero e cerchiamo di operare sul fronte dei bisogni fondamentali.
Cari compagni di viaggio parlamentare, perché questo minimalismo dettato da lettura ideologica? Mettiamo a segno questo risultato e poi procediamo. Si è dovuto riconoscere in quest'Assemblea che la fatturazione elettronica è stata una grande intuizione. Sapete cosa accade, adesso? Finalmente potremo mettere a segno anche manovre di rigore e di serietà per quanto riguarda la capacità di riscossione. Sono fissato su un dato, onorevole sottosegretario competente, Guerra: 950 miliardi di euro, scritti nei documenti contabili, non saranno tutti veri per anzianità di scrittura, saranno la metà o la metà della metà, ma devono diventare bersaglio di intrapresa di riscossione. (Applausi dal Gruppo PD).
I 47 milioni di euro di personale, scritti nel bilancio del 2020, consentiranno assunzioni alle agenzie fiscali e finalmente saremo in pari rispetto al carico di lavoro e ci potremo permettere che anche i beni demaniali vengano valorizzati ed evitare quello scandalo di Chioggia, che ha compiuto 100 compleanni. Questa non è coerenza? Lo abbiamo detto il 9 luglio, parlando in Europa, lo abbiamo scritto nella Nota di aggiornamento del DEF (NADEF) e lo abbiamo scritto nel documento fondamentale di bilancio che avremmo lavorato in questa direzione, dunque c'è coerenza. Su questo fronte non servono minimalismo e atteggiamenti filiformi, ma il riconoscimento che siamo davanti a coerenza di condotta. Per questo, a nome e incaricato dal Gruppo, dichiaro il voto favorevole, sapendo che si tratta di una operazione di valore e che è l'inizio di un cantiere e di un'attività, che dovrà riguardare il complesso del nostro ordinamento, in maniera tale che l'articolo 53 della Carta costituzionale non sia solo letto, ma nutra di sé la condotta delle classi dirigenti, secondo i criteri di proporzionalità e progressività e anche con un dato di verità: chi di più ha, più deve dare. Su questo fronte, voteremo sì. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
SIRI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SIRI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, sarebbe stato bello poter intervenire per discutere di un provvedimento di riforma fiscale. Purtroppo non è così. Del resto l'abbiamo un po' condiviso, anche con i colleghi della maggioranza: più che un provvedimento di riforma fiscale, abbiamo già detto che si tratta di un provvedimento di integrazione salariale. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Non è un provvedimento di riforma fiscale. È un provvedimento che manca di coraggio e di visione. Diciamo che siamo di fronte ad una malattia, visto che il periodo purtroppo drammatico che stiamo vivendo ci riconduce ad esempi ad alto valore d'immagine, che ci possono sollecitare anche un ragionamento più profondo. Per questa malattia, che si chiama stagnazione e che può diventare recessione, sembra non ci sia la cura. Manca il vaccino capace di stimolare gli anticorpi, che si mettono in moto per far sì che il sistema immunitario dell'economia possa reagire a questa stagnazione, a questa recessione economica, che sta diventando una malattia cronica. La malattia si sta cronicizzando e noi a ogni occasione, quando appaiono i sintomi di questa malattia, proponiamo il sintomatico; cioè, anziché avere un vaccino o un antibiotico, proponiamo un'aspirina, mettendo sul piatto un medicinale che fa passare i sintomi per un breve periodo. Ma poi questi sintomi ritornano, perché non abbiamo curato la malattia e non abbiamo avuto coraggio, signori Sottosegretari; ne abbiamo parlato diverse volte durante i lavori della Commissione. Purtroppo lo schema adottato è sempre lo stesso. Alla fine si tratta di dare 20 euro; la maggior parte dei percettori di reddito che sono interessati da questo provvedimento prenderanno 20 euro in più. Allora, per dare 20 euro in più a questi percettori di reddito da lavoro dipendente, abbiamo scelto lo strumento del bonus o della detrazione, che porta con sé delle storture che sono già state evidenziate anche in passato. Infatti, quando si inserisce il bonus, non si sta facendo una riforma fiscale, ma si stanno creando inevitabilmente delle disparità. Pensiamo ad esempio al fatto che non è stato minimamente preso in considerazione il tema del reddito familiare. Ci sono due coniugi che lavorano e che guadagnano 34.000 euro entrambi, con un reddito di quasi 70.000 euro per quella famiglia; entrambe queste persone ricevono il bonus. Poi magari c'è una famiglia monoreddito, dove il papà o la mamma guadagnano 41.000 euro, ma non ricevono il bonus. Visto che mi sembra che il vostro approccio sia sempre stato quello di andare nella direzione dell'equità nel conservare il principio della progressività in termini di giustizia sociale, ecco che qua non viene realizzata quella giustizia sociale di cui tanto parlate. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Non solo. Abbiamo anche un altro tipo di distorsione, che riguarda quei lavoratori che, attraverso il sistema del bonus, magari non hanno imposta, cioè sono ad imposta zero. Attraverso il bonus si vedono ricevere questi denari. Ma una volta per tutte noi dobbiamo affrontare la questione capovolgendo il paradigma; il sistema fiscale, cioè la leva fiscale, non può essere utilizzata per finalità di welfare sociale. Le tasse e le imposte vanno abbassate a chi le paga e ne paga troppe, non a chi non le sta pagando, perché altrimenti che tipo di intervento fiscale stiamo facendo? Questa è un'altra stortura. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Abbassiamo le tasse a chi ne sta pagando troppe, perché è questo che si aspettano gli italiani che ci guardano e che pensano che in Parlamento si stia discutendo un provvedimento per abbassare l'imposizione fiscale; peccato che non viene dato niente a chi paga un sacco di tasse. Il bonus purtroppo crea tutte queste storture.
Ancora una volta, quindi, abbiamo utilizzato un sistema che non serve ad andare nella direzione coraggiosa di una riforma dell'impianto dell'Irpef. Ho sentito il relatore Fenu e gli esponenti del PD parlare della flat tax; qualcuno ha detto che è propaganda, mentre qualcun'altro ha detto che ci sono degli studi che dicono che la flat tax crea iniquità. Ma di che flat tax stiamo parlando? È divertente il fatto che tutti cerchino un'etichetta da dare a questa flat tax, ma credo che nessuno - nemmeno il collega Fenu o il collega Manca, che ha definito la flat tax una propaganda - abbia mai letto le 140 pagine di questo libro, che è il frutto del lavoro che abbiamo svolto non con i nostri colleghi al bar, ma con i tecnici del Ministero dell'economia e delle finanze, per portare in dote, a quello che era il nostro Governo, un progetto importante dell'impianto di riforma fiscale (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az), condiviso ai massimi livelli, perfettamente costituzionale, che rispetta i criteri della progressività e che rispetta tutte le cose che in questo Parlamento siamo assolutamente tutti d'accordo nel tenere come caposaldo di qualunque tipo di riforma fiscale. Noi l'abbiamo consegnato in dote e l'abbiamo lasciato lì. Si poteva discutere su questo. Il progetto di riforma fiscale dice di non usare l'aspirina e di mettere sul tavolo un antibiotico e, quindi, di ridurre l'imposta alle famiglie con un'unica aliquota al 15 per cento conservando i criteri di progressività attraverso un'unica deduzione fissa sulla base del nuovo metodo del reddito familiare e superando quello del reddito individuale. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Questa è una riforma strutturale del sistema; non è un qualcosa di inventato e di propagandistico che aiuta i ricchi. Non ci crede più nessuno a questa storia perché non è vera. Allora, ci voleva forse più coraggio e anche magari più occasioni di confronto. Io non mi sarei tirato indietro se ci fosse stata l'occasione per approfondire, invece che il pregiudizio ideologico nel voler chiudere immediatamente le porte a quella che è, secondo alcuni nella dialettica politica anche dell'utilitarismo politico, una bandiera di una parte del Parlamento. Alla fine, ai cittadini là fuori non interessa nulla, se non che noi finalmente, tutti insieme, abbiamo il coraggio di abbassare la pressione fiscale e tributaria che non sta consentendo loro di poter vedere il loro futuro, la loro prospettiva e la loro la voglia di investimento.
Cosa abbiamo fatto con questo provvedimento? Per fare mezzo passetto nella direzione del lavoratore dipendente in avanti abbiamo fatto tre passi indietro, penalizzando i lavoratori autonomi e le partite IVA, smontando pezzo per pezzo quell'inizio di riforma fiscale e flat tax che avevamo cominciato insieme, proprio con i colleghi del MoVimento 5 Stelle e che - vi assicuro - ha portato ristoro, aiuto e sostegno a centinaia di migliaia di lavoratori autonomi che sono l'ossatura e la struttura economica su cui si poggia il futuro del Paese. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Sottosegretario, abbiamo già avuto modo di discutere di questo. A questi 5 milioni di persone non viene garantito nulla: l'anno per loro è di dodici mesi e non di tredici; non hanno la malattia e le ferie; non hanno nessun tipo di garanzia. Dietro questi che si tirano su le maniche tutti i giorni, ci sono 12 milioni di lavoratori dipendenti cui loro assicurano uno stipendio. Se tartassiamo quelli che danno lavoro ai dipendenti che oggi vogliamo difendere, di che tipo di incentivo e di centralità del lavoro parliamo? Lo dico al collega Manca, che parlava giustamente di portare la centralità del lavoro in Parlamento.
Il disegno di legge in esame, purtroppo, non sta portando questa centralità del lavoro. Ripeto: è un sintomatico. Certo, meglio 20 euro che niente; meglio qualcosa che niente. Ci si accontenterà, ma in linea generale non siamo di fronte a nulla che ci possa soddisfare.
Proprio in ragione di questo e per non chiudere la porta a quei 20 euro, che comunque qualcuno si vorrà mettere in tasca, annuncio il voto di astensione sul provvedimento da parte del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).
SCIASCIA (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCIASCIA (FIBP-UDC). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, signor Sottosegretario, il decreto-legge n. 3 del 5 febbraio 2020 recante «misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente», assegnato in prima lettura alla 6a Commissione del Senato, recepisce, come già illustrato compiutamente dal relatore e dai colleghi in sede di discussione generale, misure in favore dei soli - e sottolineo soli - lavoratori dipendenti pubblici e privati, che si sostanziano, in pratica, nell'attribuzione di un contributo o trattamento integrativo e di una detrazione di imposta.
Il contributo a partire dal luglio prossimo e sino a dicembre per 100 euro mensili. Il bonus è riconosciuto in favore dei dipendenti, sia pubblici che privati, con reddito di lavoro dipendente o ad esso assimilati ex articolo 50, comma 1, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, al netto dell'imposta sull'abitazione principale sino a 28.000 euro annui, nonché di euro 1200 per l'intero anno 2021.
Inoltre, viene concessa una detrazione di imposta di euro 600 per il solo secondo semestre dell'anno 2020 per dipendenti con reddito sino ad euro 40.000; detrazione che decresce con l'aumento del reddito e che si azzera con reddito superiore a euro 40.000. Il trattamento integrativo, o contributo, spetta in funzione dei giorni lavorativi effettuati dai dipendenti nel secondo semestre 2020 e per l'intero anno 2021.
Al di là del roboante titolo, riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente, si tratta di un bonus e di una detrazione a solo beneficio dei redditi di lavoro dipendente e anche di importo contenuto. Una prima considerazione: ma perché solo i lavoratori dipendenti e quelli ad essi assimilati? Perché vengono esclusi i redditi da pensione di pari importo?
In sede di audizione, abbiamo udito che questa esclusione avrebbe fondamento in quanto i redditi di lavoro dipendente sono soggetti a una quota contributiva del 9 per cento circa dell'imponibile. Niente di più errato, perché la quota contributiva applicata al dipendente darà luogo, a suo tempo, ad un beneficio, quello pensionistico.
In attesa della tanto conclamata revisione di tutte le detrazioni e deduzioni sui redditi di qualsiasi natura, perché impegnare i datori di lavoro a riconoscere un bonus ed una detrazione fiscale di complessa natura applicativa, poiché rapportata, non solo al livello retributivo, ma anche, per il bonus, ai giorni lavorativi? Non è quindi ipotizzabile una rivisitazione completa, come più volte preannunziato, delle deduzioni e detrazioni fiscali entro l'anno 2020?
Inoltre, nessun beneficio, ancora una volta, a favore del lavoro autonomo, in ispecie quello effettuato da imprese individuali e professionisti. Segnalo, inoltre, che tutti gli emendamenti presentati da noi e dalle altre opposizioni per l'estensione del beneficio al lavoro autonomo sono stati bocciati, sia in Commissione che in quest'Aula. Perché questa discriminazione?
Ferme le indicazioni negative ora proposte, Forza Italia, da sempre attenta alla riduzione del prelievo fiscale per i redditi di qualsiasi natura, ed anche in considerazione che tutte le modifiche da essa proposte in ogni sede non sono state recepite, esprime voto di astensione. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
BOTTICI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOTTICI (M5S). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, con il provvedimento in esame si introduce una misura volta a diminuire il carico della pressione fiscale sui redditi da lavoro dipendente o assimilati per i redditi lordi non superiori a 40.000 euro, così come previsto nell'ultima legge di bilancio e in attesa di una riforma complessiva del sistema fiscale che vada - mi auguro - a ridurre le aliquote fiscali, semplificando allo stesso tempo il sistema, applicando un meccanismo unico per le misure di sostegno al reddito e le agevolazioni fiscali e mantenendo il criterio di progressività e proporzionalità.
Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 19,45)
(Segue BOTTICI). Ma vediamo come funziona nel dettaglio.
Dal 1° luglio 2020 i lavoratori dipendenti o assimilati appartenenti al comparto pubblico o privato con redditi lordi non superiori a 28.000 euro riceveranno un trattamento integrativo che non concorrerà a formare il reddito imponibile pari a 600 euro per l'anno in corso e a 1.200 euro per il 2021; per la fascia di reddito tra i 28.000 e i 40.000 i lavoratori riceveranno un'ulteriore detrazione parametrata al reddito e limitatamente alle prestazioni rese dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2020. I beneficiari saranno oltre 16 milioni di lavoratori dipendenti e assimilati.
Le critiche ascoltate in questi giorni facevano riferimento al non aver previsto interventi a salvaguardia delle realtà economiche colpite dall'emergenza sanitaria, ma su questi interventi il Governo ha già emanato un nuovo decreto-legge e un altro è in lavorazione.
Un'altra critica era quella di non essere intervenuti in favore delle imprese e degli imprenditori che creano lavoro e ricchezza. Vorrei ricordare che la flat tax non è stata abrogata, ma in qualche modo corretta. Infatti, non possono accedere alla flat tax i pensionati e i dipendenti con redditi superiori a 30.000 euro e non devono avere più di 20.000 euro di spese per i dipendenti. Inoltre vorrei comprendere bene cosa si intende quando si fa riferimento agli imprenditori che creano ricchezza: per caso i dipendenti con il loro lavoro non la creano? Riflettete su questo concetto.
In questi anni sono stati fatti diversi interventi per favorire le nuove assunzioni. Ricordo all'Assemblea e ai colleghi che esisteva una norma strutturale introdotta dalla legge n. 407 del 1990, precisamente dal comma 9 dell'articolo 8, che consentiva l'assunzione a tempo indeterminato di disoccupati, beneficiando di uno sgravio pari al 50 per cento sui contributi previdenziali e assistenziali. Tale norma funzionava benissimo; purtroppo fu abrogata con la legge di stabilità del 2015 (la legge n. 190 del 2014). I successivi interventi sempre per le assunzioni non hanno avuto gli esiti sperati; infatti la disoccupazione, dopo aver raggiunto un picco del 13 per cento nel 2014, si è stabilizzata sull'11 per cento solo nel 2018; oggi, dopo il decreto dignità, è finalmente stabile e al di sotto della soglia del 10 per cento. Assieme al reddito di cittadinanza, un provvedimento con cui si è ridotto di 0,7 punti il coefficiente di Gini che misura le diseguaglianze sulla distribuzione del reddito, questa misura consente di riconsegnare un po' di potere di acquisto e di dare maggiore stabilità economica ai cittadini, determinando così anche un aumento dei consumi interni.
Analizzando i risultati fino ad oggi, vediamo che questa è la strada giusta: abbiamo ridotto le disuguaglianze e la disoccupazione è stabile.
Il provvedimento in discussione ci consente di fare un passo in più verso un sistema fiscale più equo. Annuncio pertanto il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle (Applausi dai Gruppo M5S e PD).
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 19,51)
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3, recante misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente».
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, convocazione
PRESIDENTE. Comunico che la Conferenza dei Capigruppo è convocata per domani, giovedì 5 marzo, alle ore 10 per definire il calendario dei lavori delle prossime settimane.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 10 marzo 2020
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 10 marzo, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,52).