Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 150 del 24/09/2019

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,32).

Si dia lettura del processo verbale.

NISINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 17 settembre.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Vice Presidente vicario del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

PRESIDENTE. Comunico che in data 21 settembre 2019 è stato presentato il seguente disegno di legge:

dal Presidente del Consiglio dei ministri e dai Ministri per i beni e le attività culturali, delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dello sviluppo economico, della difesa, dell'interno, delle infrastrutture e dei trasporti, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'istruzione, dell'università e della ricerca:

«Conversione in legge del decreto-legge 21 settembre 2019, n. 104, recante disposizioni urgenti per il trasferimento di funzioni e per la riorganizzazione dei Ministeri per i beni e le attività culturali, delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, dello sviluppo economico, degli affari esteri e della cooperazione internazionale, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonché per la rimodulazione degli stanziamenti per la revisione dei ruoli e delle carriere e per i compensi per lavoro straordinario delle forze di polizia e delle forze armate e per la continuità delle funzioni dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni» (1493).

Gruppi parlamentari, costituzione, composizione e variazioni nella composizione

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, con lettera del 18 settembre 2019 il senatore Riccardo Nencini ha comunicato la costituzione, ai sensi dell'articolo 14, comma 4, del Regolamento, del Gruppo parlamentare denominato «Italia Viva-P.S.I.».

Del Gruppo fanno parte i senatori: Riccardo Nencini, Teresa Bellanova, Francesco Bonifazi, Eugenio Comincini, Donatella Conzatti, Giuseppe Cucca, Davide Faraone, Laura Garavini, Nadia Ginetti, Leonardo Grimani, Ernesto Magorno, Mauro Marino, Matteo Renzi, Daniela Sbrollini, Valeria Sudano.

Conseguentemente il senatore Riccardo Nencini cessa di appartenere al Gruppo Misto, la senatrice Donatella Conzatti cessa di appartenere al Gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente (Applausi ironici dal Gruppo FI-BP)e i senatori Teresa Bellanova, Francesco Bonifazi, Eugenio Comincini, Giuseppe Cucca, Davide Faraone, Laura Garavini, Nadia Ginetti, Leonardo Grimani, Ernesto Magorno, Mauro Marino, Matteo Renzi, Daniela Sbrollini, Valeria Sudano cessano di appartenere al Gruppo Partito Democratico.

Proposta di inversione dell'ordine del giorno

CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, vorrei proporre all'Assemblea un'inversione dei punti all'ordine del giorno, quindi di trattare le norme per la valorizzazione delle piccole produzioni agroalimentari di origine locale prima della conversione in legge del decreto-legge.

Signor Presidente, prima di procedere alla votazione della proposta, chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo di fare un momento di pausa per verificare il funzionamento del sistema di votazione elettronica con il cambiamento dei Gruppi. (Proteste dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Senatore Calderoli, stanno aggiornando il sistema. Sto verificando, perché mi dicono che non si riesce a votare. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Non c'è da fare nessuna contestazione. Ho appena letto che c'è un nuovo Gruppo e, quindi, c'è un adattamento del sistema elettronico, che non poteva essere fatto prima dell'annuncio in Aula della costituzione del nuovo Gruppo. (Applausi dai Gruppi M5S e PD edella senatrice Lonardo). Non c'è niente di straordinario. Abbiate un attimo di pazienza, così verifico se questo succede oppure no.

Il sistema funziona.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

VOCI DAL GRUPPO PD. Bravo Calderoli! (Applausi dai Gruppi M5S e PD).

PRESIDENTE. Non riesco a comprendere le ragioni di tanto entusiasmo.

CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Non ha funzionato!

STEFANO (PD). Calderoli, rilassati.

PRESIDENTE. Non funzionano le tessere? Qualche tecnico può verificare la questione delle tessere?

STEFANO (PD). Hanno votato.

PRESIDENTE. Sto verificando se non hanno funzionato le tessere. Sto chiamando un tecnico per verificare. Abbiate pazienza. Abbiamo appena cominciato e pare che oggi ci sia un nervosismo diffuso.

BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Non funziona.

PRESIDENTE. Funzionano? Chiedo un attimo di pazienza a tutti.

Mi dicono che il sistema funziona e, quindi, l'appoggio alla richiesta di verifica del numero legale non c'è. (Commenti del senatore Romeo).

MIRABELLI (PD). Vabbè, la prossima. Imbroglioni.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, al collega Briziarelli e ad altri colleghi il sistema elettronico non ha funzionato nonostante avessero premuto il pulsante. Chiediamo pertanto di verificare nuovamente l'appoggio alla richiesta di inversione. (Commenti del senatore Mirabelli).

PRESIDENTE. Senatore Romeo, l'assistente parlamentare che è venuto a verificare ha riferito che le tessere funzionavano. (I senatori De Bertoldi e La Russa segnalano alla Presidenza il malfunzionamento del sistema elettronico di votazione). Neanche le vostre tessere funzionano?

LA RUSSA (FdI). Signor Presidente, effettivamente durante la votazione anche alcuni colleghi del mio Gruppo non sono riusciti a far funzionare il sistema.

STEFANO (PD). Siete scandalosi!

MIRABELLI (PD). Ma sei un Vice Presidente, La Russa!

LA RUSSA (FdI). Ma lo dico obiettivamente, è la verità. Allora i Vice Presidenti devono dire bugie?

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore La Russa, ma questo dimostra ancora una volta che il mio invito alla pazienza di un attimo fa per verificare che tutto funzionasse è stato oggetto di una protesta inutile: stavo facendo infatti controllare che il sistema, adeguato a seguito della costituzione del nuovo Gruppo, fosse effettivamente in funzione. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Invito dunque il senatore Segretario a verificare nuovamente se la richiesta di verifica del numero legale risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale). Ci sono ancora persone in fila.

MIRABELLI (PD). Ma che facciamo? Chiuda, Presidente!

STEFANO (PD). Chiuda la votazione, Presidente.

PRESIDENTE. Il Senato è in numero legale.

VOCE DAL GRUPPO PD. Uno a uno!

Reiezione di proposta di inversione dell'ordine del giorno

PRESIDENTE. Metto ai voti la richiesta di inversione dell'ordine del giorno avanzata dal senatore Calderoli.

Non è approvata.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Discussione del disegno di legge:

(1460) Conversione in legge del decreto-legge 7 agosto 2019, n. 75, recante misure urgenti per assicurare la continuità delle funzioni del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali (Relazione orale)(ore 16,48)

Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 agosto 2019, n. 75, recante misure urgenti per assicurare la continuità delle funzioni del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali. Sanatoria degli effetti del decreto-legge 11 luglio 2019, n. 64

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1460.

Larelatrice, senatrice Piarulli, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.

PIARULLI, relatrice. Signor Presidente, il decreto-legge in conversione, esaminato in sede referente dalla Commissione giustizia, detta norme finalizzate ad assicurare la continuità delle funzioni del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali prorogando la durata in carica dei rispettivi componenti.

Il decreto-legge consta di due articoli.

L'articolo 1, comma 1, nella formulazione vigente, dispone che il Presidente e i componenti del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali continuino ad esercitare le proprie funzioni, limitatamente agli atti di ordinaria amministrazione e a quelli indifferibili e urgenti, fino all'insediamento del nuovo Collegio e comunque non oltre il 7 ottobre 2019 (sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto- legge in conversione).

Nel corso dell'esame in Commissione è stato approvato, all'unanimità, l'emendamento 1.1 (testo 2), a mia firma, con il quale si prevede che il Collegio del Garante per la protezione dei dati personali continui ad esercitare le suddette funzioni fino all'insediamento e comunque non oltre il 31 dicembre 2019.

È opportuno ricordare che gli attuali membri del Collegio sono stati eletti nelle rispettive sedute di Camera e Senato del 6 giugno 2012 e si sono insediati il 19 giugno 2012. La scadenza del Consiglio dell'Autorità era dunque prevista per il 19 giugno 2019. In conformità al parere del Consiglio di Stato del 7 dicembre 2010, n. 5.388, è stato consentito all'attuale Collegio di operare in regime di prorogatio fino al 17 agosto 2019. Il regime di prorogatio, infatti, non può avere durata superiore a sessanta giorni dalla scadenza naturale del mandato del Collegio.

Stante l'improrogabilità di tale termine, si è ritenuto necessario introdurre nell'ordinamento un'apposita disposizione di legge allo scopo di garantire la funzionalità del Garante per un ulteriore periodo di tempo, in attesa del rinnovo del Collegio. Proprio al fine di scongiurare l'interruzione delle funzioni del Garante, è stato adottato il decreto-legge in esame, il cui articolo 2 dispone in ordine all'entrata in vigore del provvedimento.

Nel corso dell'esame in sede referente è stato inoltre approvato, anch'esso all'unanimità, l'emendamento governativo x1.1, il quale propone l'inserimento di un ulteriore comma all'articolo unico del disegno di legge di conversione. La nuova disposizione, anche al fine di evitare possibili contenziosi, prevede la sanatoria degli effetti del decreto-legge 11 luglio 2019, n. 64, decaduto per mancata conversione.

Quest'ultimo decreto-legge interveniva sulla disciplina organica dei poteri speciali del Governo nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni (cosiddetto golden power), contenuta nel decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21. Obiettivo delle norme era, in linea generale, rafforzare la tutela della sicurezza nazionale in ambiti di rilevanza strategica, attribuendo al Governo più tempo e un ventaglio più ampio di informazioni ai fini dell'esercizio dei propri poteri.

Vorrei concludere ricordando, in estrema sintesi, le principali misure previste dal decreto-legge decaduto. Esse riguardavano l'ampliamento dell'oggetto di alcuni poteri speciali (con riferimento al potere di veto da parte dell'Esecutivo, esso veniva esteso anche all'adozione di atti o operazioni da parte delle società che detengono gli asset strategici); specifiche integrazioni agli obblighi di notifica finalizzati all'esercizio dei poteri speciali; modifiche alla disciplina dei poteri speciali in tema di tecnologie 5G per rendere il procedimento sostanzialmente simmetrico rispetto a quello per l'esercizio dei poteri speciali nei settori della difesa e della sicurezza nazionale; con riferimento ai settori dei trasporti e delle comunicazioni, novelle volte a rendere la definizione di soggetto esterno all'Unione europea simmetrica a quanto disposto in tema di tecnologia e a precisare i criteri per determinare se un investimento estero possa incidere sulla sicurezza o sull'ordine pubblico.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritta a parlare la senatrice Cirinnà. Ne ha facoltà.

CIRINNA' (PD). Signor Presidente, colleghe, colleghi, l'Assemblea del Senato è chiamata a convertire il decreto legge 7 agosto 2019, n. 75, in materia di proroga delle funzioni del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali.

Vale la pena ricordare che il Collegio è costituito da quattro componenti - due dei quali eletti dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica - i quali, a loro volta, eleggono nel loro ambito un Presidente. L'incarico di Presidente e quello di componente hanno la durata di sette anni e non sono rinnovabili.

Gli attuali componenti sono stati eletti nel 2012 e il loro mandato è scaduto il 17 giugno 2019, senza che il Parlamento, come prescritto dall'articolo 153 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, avesse provveduto al rinnovo del Collegio. Di conseguenza, in attuazione del parere del Consiglio di Stato n. 5388 del 2010, gli attuali membri sono stati prorogati automaticamente per ulteriori sessanta giorni, dunque fino al 17 agosto 2019. L'eccezionalità della proroga - conviene ricordarlo in questa sede - venne già allora giustificata dal Consiglio di Stato in ragione della rilevanza e dell'insostituibilità delle funzioni affidate al Collegio dell'Autorità.

In effetti, parliamo di un'Autorità indipendente, chiamata a occuparsi di uno degli aspetti forse più delicati della vita delle persone: la protezione dei dati personali, come protezione di sfere di dignità e intimità dell'individuo, che assume rilevanza sempre crescente, specie in relazione allo sviluppo dei mezzi di comunicazione e della diffusione dei dati attraverso la rete Internet. L'Autorità garante in questo ambito è chiamata a confrontarsi con delle sfide assolutamente inedite, che rappresentano vere e proprie nuove frontiere della protezione dell'identità e della dignità delle persone. Come ebbe ad affermare il grande Stefano Rodotà, pioniere in questa materia e indimenticato maestro di diritti, una severa regolamentazione della protezione dei dati, unita alla previsione di appositi strumenti di garanzia, quale appunto il collegio della cui proroga discutiamo oggi, ha la fondamentale funzione di evitare che la persona venga considerata una sorta di miniera a cielo aperto, dove chiunque può attingere qualsiasi informazione e in tal modo costruire profili individuali, familiari o di gruppo, facendo così diventare la persona oggetto di poteri esterni, che possono comunque falsificarla e costruirla in forme coerenti ai bisogni di una società della sorveglianza, della selezione sociale, del calcolo economico.

Mi concedo a questo punto, signor Presidente, colleghi, una breve digressione, per fare alcuni esempi concreti. (Brusìo).

Signor Presidente, c'è un rumore veramente impossibile.

PRESIDENTE. Per cortesia, avevo già scampanellato, cercando di richiamare l'attenzione. Per cortesia, un attimo di attenzione.

CIRINNA' (PD). Forse non è presente a tutti i colleghi la grande funzione che l'Autorità svolge in questo momento. Mi concedo una breve digressione per fare alcuni esempi concreti dell'importanza delle funzioni e dell'attività del Garante. Ricordo personalmente con grande soddisfazione, in primo luogo, l'importantissimo intervento del garante su uno dei più odiosi provvedimenti - lo dico ai colleghi della nuova maggioranza - del precedente Governo, cioè il decreto con il quale il Ministro dell'interno impose la reintroduzione della dizione di padre e madre sui documenti d'identità dei minori, così tagliando con l'accetta la pluralità di esperienze familiari che caratterizzano la nostra società ed esponendo bambini e bambine di questo Paese a delle discriminazioni intollerabili sulla base della famiglia in cui crescono. (Commenti del senatore Vescovi). Un'ingerenza pesantissima nella sfera più intima dell'identità personale e dell'intimità della vita personale e familiare, che, come è tipico di quel tipo di incultura politica, ignora la pluralità di esperienze di vita e anzi le taglia consapevolmente con l'accetta dell'ideologia e dell'oscurantismo. Pensate, colleghe e colleghi, che ci sono bambine e bambini, in questo Paese, che hanno due padri e due madri, grazie alle decisioni di adozione in casi particolari pronunciate dai giudici minorili con sentenza passata in giudicato. Ecco, queste bambine e questi bambini, per colpa di quel decreto, hanno perso il diritto di ottenere un documento d'identità corrispondente alla loro situazione di vita familiare.

Di fronte a quel provvedimento sciagurato, così invasivo dell'intimità personale e lesivo della dignità delle persone e di tutte le famiglie, la voce del Garante per la protezione dei dati personali si è levata con grande forza, richiamando il Governo all'esigenza di rispettare i diritti fondamentali dei cittadini minori in questa materia. Fin dal proprio parere del 31 ottobre 2018 e poi nelle successive dichiarazioni del garante Soro, l'Autorità ha chiarito e ribadito i numerosi profili di contrasto tra le innovazioni recate dal decreto e la tutela di diritti fondamentalissimi, come la riservatezza, la protezione dei dati e infine la stessa identità personale, che - per consolidata giurisprudenza delle Corti supreme interne, europee e internazionali - rappresenta un profilo irrinunciabile della stessa dignità delle persone. Si tratta di un decreto grave, pericoloso, vergognoso, che mi auguro venga presto eliminato dal nostro ordinamento giuridico e in tal senso rivolgo fin d'ora una richiesta alla ministra Lamorgese.

Cito, ancora, un altro ottimo lavoro dell'Autorità, con riferimento alla legge sul cyberbullismo - fortemente voluta dal Partito Democratico nella legislatura precedente - che per prima ha introdotto una procedura accelerata dinanzi al Garante per la protezione dei dati personali, che consente ai genitori di un minore vittima di un atto di cyberbullismo di ottenere una tutela rafforzata e celere da parte dell'Autorità, attraverso l'adozione di provvedimenti inibitori e prescrittivi nei confronti del titolare del trattamento o del gestore del sito Internet o del social media, anche nei casi di comunicazione plurima e diffusione di dati personali idonei a rivelare la vita sessuale del soggetto colpito. Infine, un'analoga innovazione di grande portata è contenuta nel disegno di legge depositato dal Partito Democratico, recante misure di contrasto al fenomeno del cosiddetto revenge porn, solo parzialmente recepito dalla nuova normativa sul cosiddetto codice rosso. Il nostro auspicio è, infatti, che dopo l'approvazione della fattispecie penale nel cosiddetto codice rosso, si possa introdurre, con i colleghi di maggioranza, una disciplina più puntuale proprio sull'operato del Garante, prevedendo un suo ruolo più attivo in fattispecie simili.

Colleghi, scuserete questa lunga digressione, ma mi è parsa fondamentale per mettere in luce l'estrema rilevanza dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali nel sistema complessivo di protezione dei diritti fondamentali dell'individuo. Alla data di entrata in vigore del decreto, che siamo chiamati oggi a convertire in legge, non si era ancora proceduto alla reintegrazione dell'organo e, dunque, il Governo dell'epoca ha ritenuto di disporre una ulteriore proroga del Collegio in carica.

Colleghi, concludo dicendo che non possiamo nasconderci l'estrema urgenza di una assunzione di responsabilità da parte del Parlamento. Non possiamo prorogare oltre il mandato dei membri in scadenza: ne va della legittimazione stessa dell'Autorità. Piuttosto è necessario mettere in campo tutta la necessaria azione politica per arrivare in tempi brevi, brevissimi, alla reintegrazione del Collegio. Come ho cercato di dimostrare in questo mio intervento, abbiamo a che fare con un fondamentale presidio di tutela dei diritti delle persone, della loro sfera più intima e della loro stessa dignità. Non possiamo permetterci, come rappresentanti del popolo, di restare con le mani in mano, di decidere di non decidere, come troppe volte ha fatto il Parlamento.

Quando sono in gioco i diritti, la responsabilità della politica non può venire meno, ma anzi deve essere esercitata con la consapevolezza che le persone si attendono da noi anzitutto il riconoscimento e la tutela dei diritti fondamentali. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

La relatrice e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica.

Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.

Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.

Procediamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

BALBONI (FdI). Signor Presidente, ho presentato a nome di Fratelli d'Italia l'emendamento 1.3 (testo 2) per chiedere di riaprire, per soli quindici giorni, il termine di scadenza anche per la presentazione delle candidature a componente del Collegio del Garante. Abbiamo avanzato tale proposta perché, come tutti sappiamo, il termine di legge originariamente previsto è scaduto il 19 giugno dell'anno corrente. Per effetto del decreto-legge in esame e dell'emendamento che il Governo ha presentato e che certamente verrà approvato, in realtà il Collegio verrà prorogato al 31 dicembre di quest'anno.

Sappiamo tutti che dal giugno di quest'anno a oggi (figuriamoci a dicembre) è cambiato l'intero scenario politico; può quindi benissimo darsi che chi a giugno non aveva alcun interesse a presentare la candidatura, perché impegnato al Governo, perché con altri ruoli nella maggioranza o perché comunque con una prospettiva molto diversa rispetto a ciò che poi si è verificato qualche settimana fa, con la nascita del nuovo Governo PD-5 Stelle, oggi potrebbe invece avere quell'interesse a candidarsi.

Allargare la platea dei candidati è nell'interesse della democrazia, delle istituzioni e della qualità della proposta stessa per la composizione di questo collegio e non ritarderebbe di un solo minuto la procedura in corso, visto che comunque oggi il Senato deciderà di arrivare a fine anno. Per questa ragione, noi insistiamo per l'approvazione di questo emendamento, perché è nell'interesse di tutti che venga approvato. (Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Perosino).

PERGREFFI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo per l'illustrazione dell'emendamento riguardante l'esenzione IVA per le scuole guida. Sappiamo che la sentenza della Corte europea ha posto una problematica relativa alle nostre scuole guida, imponendo un regime IVA, che l'Agenzia delle entrate ha interpretato come retroattivo fino al 2014, per coloro che fanno lezioni di scuola guida. Questo comporterebbe per l'intera categoria una problematica enorme, considerati i problemi relativi alla retroattività dell'IVA.

Con l'emendamento 1.0.100 si chiede dunque di poter prorogare il regime IVA fino alla scadenza del 31 dicembre 2019, affinché vi sia il tempo necessario per trovare soluzioni a questa problematica. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. I restanti emendamenti e ordine del giorno si intendono illustrati.

Invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno in esame.

PIARULLI, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 1.1 (testo 2). Esprimo parere contrario sugli emendamenti 1.2, 1.3 (testo 2) e 1.0.100.

Sull'ordine del giorno G1.100 mi rimetto al Governo.

Esprimo, inoltre, parere favorevole sull'emendamento x1.1.

GIORGIS, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. Ribadisco quindi il parere favorevole sugli emendamenti 1.1 (testo 2) e x1.1 e contrario sugli emendamenti 1.2, 1.3 (testo 2) e 1.0.100.

Per quanto riguarda l'ordine del giorno G1.100, il parere del Governo è favorevole a condizione che il proponente accolga la seguente riformulazione dell'impegno: «impegna il Governo a valutare l'opportunità di affrontare la tematica nel primo provvedimento utile».

CALIENDO (FI-BP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FI-BP). Signor Presidente, ritiro formalmente l'emendamento 1.2, che era peraltro già stato ritirato in Commissione perché abbiamo concordato una modifica all'emendamento 1.1 (testo 2) che è stata accolta.

LA RUSSA (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LA RUSSA (FdI). Signor Presidente, atteso il parere contrario del Governo e della relatrice sull'emendamento 1.3 (testo 2), saremmo disponibili a ritirarlo e trasformarlo in ordine del giorno.

PRESIDENTE. Invito la relatrice e il rappresentante del Governo a esprimere il proprio parere anche sull'ordine del giorno.

PIARULLI, relatrice. Signor Presidente, mi rimetto al parere del Governo.

GIORGIS, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, senatore La Russa, dato che abbiamo tempi molto stretti per poter procedere speditamente alla nuova composizione dell'organismo, un ordine del giorno che chieda al Governo di valutare se vi sono le condizioni penso che possa essere accolto, purché la formulazione sia: «a valutare l'opportunità di».

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, non riesco comprendere perché il sottosegretario Misiani sia uscito dall'Aula proprio quando si parla dell'esenzione IVA riguardante le autoscuole, o almeno le lezioni di guida per i cinque anni precedenti, confermando che il Governo vuole andare nella direzione di far sì che ci sia una norma interpretativa che faccia valere questa norma dal 2020, cioè da domani e non da subito.

Inoltre, il Ministro per i rapporti con il Parlamento oggi mi ha confermato che c'era la vostra disponibilità almeno ad accettare un ordine del giorno in merito. Invece ci ritroviamo in Aula con un parere contrario sull'emendamento che dice esattamente ciò che ha dichiarato il sottosegretario Misiani e infine, anziché assumere almeno l'impegno politico con l'ordine del giorno, si dice di valutare l'opportunità di affrontare la questione nel primo provvedimento utile.

Chiedo quindi al Governo almeno di confermare l'impegno politico che l'ordine giorno prevede. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Signor Presidente, mi rivolgo ai rappresentanti del Governo. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, da me sollecitato, mi ha detto che c'era l'intenzione del Governo di non approvare l'emendamento perché si voleva affrontare il tema durante la manovra di bilancio (in realtà, trattandosi di una norma interpretativa secondo me si poteva già affrontare in questa occasione), ma che quantomeno c'era l'impegno ad approvare l'ordine del giorno. Ma o l'ordine del giorno è un impegno politico, che è ciò che chiediamo noi, oppure non lo è: mi dispiace, ma la formulazione «valutare l'opportunità di affrontare la questione al primo provvedimento utile» non è un impegno, ma semplicemente un modo per approvare qualcosa che sostanzialmente è carta straccia.

Valutare la questione è un conto. Nell'ordine del giorno l'impegno del Governo è lo stesso che il sottosegretario Misiani ha dichiarato pubblicamente, prima con un post su Facebook e poi tramite stampa. Allora, visto che il sottosegretario Misiani ha detto così, confermateci almeno l'ordine del giorno come l'abbiamo scritto noi, che è la conferma di una norma interpretativa.

Invito quindi a riflettere, altrimenti politicamente vi dovete prendere la responsabilità di bocciare davanti a tutto il mondo delle autoscuole anche l'impegno politico. Comprendo questo, anche se si poteva già votare l'emendamento, ma chiedo cortesemente alle forze di maggioranza almeno l'impegno di confermare quello che ha detto il vostro Sottosegretario; almeno questo, altrimenti il Sottosegretario dice una cosa e voi in Aula ne fate esattamente un'altra. Ripeto, almeno confermate questo, altrimenti vorrà dire che chiederemo il voto, andremo "sotto", però la responsabilità politica su questo tema davanti a tutte le autoscuole ve la prendete voi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi in proposito.

GIORGIS, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il Governo conferma che valutare l'opportunità di affrontare la tematica non è carta straccia, ma un impegno che il Governo si assume.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1 (testo 2), presentato dalla Commissione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 1.2 è stato ritirato.

Senatore Balboni, sarebbe disponibile a trasformare l'emendamento 1.3 (testo 2) in ordine del giorno?

BALBONI (FdI). Sì, signor Presidente, e se mi consente vorrei leggere il testo: «In considerazione della proroga di cui al comma 1, il Senato impegna il Governo a valutare l'opportunità di prorogare il termine per la presentazione delle candidature a componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali di cui all'avviso del 19 aprile 2019, pubblicato ai sensi dell'articolo 153, comma 1, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 156, al quindicesimo giorno dopo la data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ferma rimanendo la validità delle candidature già inviate entro il 19 maggio 2019». Questo sarebbe il testo.

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

GIORGIS, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, va bene la formulazione perché, se ho sentito bene, impegna il Governo a «valutare l'opportunità di».

PRESIDENTE. Qui c'è un problema, perché per la riapertura dei termini il Governo può dire anche la sua opinione, ma è chiaro che questo, come dice la legge, è frutto di un accordo fra il Presidente del Senato e il Presidente della Camera. Va tutto bene però occorre anche tener conto di quello che prescrive la legge. Un conto era che passasse l'emendamento con una riapertura dei termini, altro conto è invece un ordine del giorno che dovrebbe impegnare non il Governo, ma i Presidenti di Camera e Senato.

GIORGIS, sottosegretario di Stato per la giustizia. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIORGIS, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il Governo è contrario a riaprire i termini ed è in particolare contrario a trasferire questa responsabilità sui Presidenti di Camera e Senato.

Immaginavo la disponibilità ad un ordine del giorno come una disponibilità del Governo a considerare l'opportunità di modificare il disegno di legge che oggi stiamo votando, ma il parere sull'emendamento è contrario. Inoltre, se l'ordine del giorno viene inteso come un impegno che rimette la decisione ai Presidenti di Camera e Senato, allora - chiedo scusa - il parere è contrario anche su un ordine del giorno.

PRESIDENTE. Sottosegretario Giorgis, mi scusi ma lei non è che può essere contrario, perché la legge prescrive che è facoltà, anzi obbligo dei Presidenti di Camera e Senato poter provvedere a questo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Quindi, il Governo non può che dire di essere favorevole ad una eventualità che poi viene rimessa per legge. Non è una facoltà, ma è la legge che lo prescrive. Non comprendo.

GIORGIS, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, specifico meglio: il Governo è contrario.

PRESIDENTE. Allora, il Governo è contrario all'ordine del giorno nella formulazione diretta ad impegnarlo.

LA RUSSA (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LA RUSSA (FdI). Signor Presidente, come il resto dell'Assemblea, avevamo inteso che il parere del Governo fosse favorevole. Quindi, se adesso dice che è contrario, la formulazione è quella che correttamente ci ha riferito il Presidente: impegna il Presidente del Senato o il Presidente della Camera, o, se volete, entrambi i Presidenti delle Camere a riaprire i termini. Poi, il Governo può essere contrario all'ordine del giorno, ma a questo punto il testo è quello di un ordine del giorno che impegna i Presidenti delle Camere. È molto semplice.

PRESIDENTE. Presidente La Russa, il Governo non può impegnare i Presidenti di Camera e Senato, per un'autonomia che esiste tra Camera, Senato e Governo. Il Governo può tuttalpiù, a mio parere, esprimere un favore generico alla possibilità di una riapertura come ordine del giorno, lasciando poi la facoltà a chi di diritto lo può fare di riaprire o meno i termini: tutto qua. Mi pare che ci possa essere un parere favorevole generico a una riapertura, ma il Governo non può impegnare i Presidenti di Camera e Senato, com'è logico che sia.

FERRARI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FERRARI (PD). Signor Presidente, voglio semplicemente dire, forse per aiutare lo svolgimento di questa discussione, che le sue parole sono state sufficientemente chiare. Lei ha di fatto detto che in quei termini quell'ordine del giorno non era ammissibile, perché non era un impegno al Governo. È stato specificato dal Governo che, se quell'ordine del giorno fosse stato considerato come un impegno a rifare una norma, il Governo poteva valutarne l'opportunità. Ma un ordine del giorno che impegna qualcuno che non può essere impegnato, come lei ha già ricordato, in quanto la facoltà sta a lei e al Presidente della Camera, non è semplicemente ammissibile. Quindi, le chiederei di chiudere qui la discussione sulla trasformazione dell'emendamento in ordine del giorno.

PRESIDENTE. Non chiudo perché voglio capire se c'è la possibilità di una riformulazione. Possiamo accantonarlo per verificare se ci sia la possibilità generica che il Governo si impegni in questo senso. Non è necessario che impegni se stesso per qualcosa che deve avvenire domani, visto che il termine per il rinnovo dei componenti è prorogato al 31 dicembre, ma non può certamente impegnare i Presidenti di Camera e Senato.

LA RUSSA (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LA RUSSA (FdI). Signor Presidente, poiché il Governo non ha capito che è competenza non sua, ma dei Presidenti del Senato e della Camera, e pretende quindi di dare un parere vincolante su una prerogativa che non gli appartiene e sulla quale avrebbe dovuto semmai rimettersi all'Assemblea, ritiriamo la proposta di ordine del giorno. Rimane pertanto libera la facoltà dei Presidenti del Senato e della Camera - nessuna legge infatti lo vieta - di valutare o meno la riapertura del bando.

PRESIDENTE. Per quanto riguarda l'ordine del giorno G1.100, il parere del Governo era favorevole con una riformulazione dell'ultima parte, nel senso di valutare l'opportunità.

Mi è sembrato però che il senatore Romeo non fosse d'accordo su tale riformulazione.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, non accettiamo una riformulazione che, così come proposta, non significa nulla. Ribadiamo che stiamo trattando un settore a fortissimo rischio, perché parliamo di mezzo miliardo di euro di quella che sarebbe l'IVA dovuta dal 2014 ad oggi e di circa 110.000 euro per ogni autoscuola. Ciò significherebbe la chiusura di tutte le autoscuole.

Saremmo stati disponibili a ritirare l'emendamento purché ci fosse un impegno politico da parte del Governo, così come annunciato dal sottosegretario Misiani. Sinceramente non capiamo perché il Ministro dei rapporti con il Parlamento si era espresso in modo favorevole sull'ordine del giorno e poi in Assemblea non solo il parere sull'emendamento è contrario - questo l'avevo già capito - ma quell'emendamento diventa un ordine del giorno e, sostanzialmente, aria fritta.

Non è questo l'impegno che si era preso. Iniziamo male il rapporto fra nuova maggioranza e nuova minoranza. Penso che in questo modo non si riesca ad andare nella direzione giusta.

Il consiglio che vi do è che piuttosto che votare contro un emendamento, con tutte le polemiche che possono sorgere, sarebbe più giusto e corretto da parte vostra votare un ordine del giorno che sostanzialmente sottoscrive un impegno già preso dal Sottosegretario del vostro Governo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Non vi devo spiegare io queste cose, visto che fino a ieri eravate voi all'opposizione e qua lo presentavate.

Mi rivolgo allora ai Capigruppo del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico, chiedendo un supplemento e un approfondimento affinché convincano il Governo ad accettare l'ordine del giorno, così come lo abbiamo scritto noi con l'impegno; in tal caso siamo disponibilissimi a ritirare l'emendamento. La riformulazione infatti, così come proposta, assolutamente non può andare bene perché vuol dire tutto e niente, ma soprattutto smentisce ciò che ha affermato un membro del vostro Governo.

Capisco che ci siano un po' di difficoltà all'interno, ma non è possibile cominciare in questo modo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

RIVOLTA (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RIVOLTA (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, vorrei confermare che anche il sottosegretario Castelli, in Commissione, un'ora fa, ha confermato l'impegno a portare avanti comunque l'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ne prendiamo atto.

Sottosegretario, la senatrice Rivolta ha appena detto che in Commissione è stato espresso un parere diverso. Lei mantiene ciò che ha detto prima in merito alla richiesta di riformulazione?

GIORGIS, sottosegretario di Stato per la giustizia. Posso chiederle, signor Presidente, di sospendere i lavori per due minuti? (Commenti e applausi ironici dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 17,29, è ripresa alle ore 17,44).

Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, convocazione

PRESIDENTE. Comunico che al termine dell'esame del provvedimento convocherò la Conferenza dei Capigruppo. La seduta sarà, quindi, tolta. La votazione del calendario avverrà domani mattina.

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1460 (ore 17,45)

PRESIDENTE. Sottosegretario, eravamo rimasti alla questione dell'ordine del giorno G1.100. Le chiedo se ci sono delle novità, anche positive.

GIORGIS, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il Governo, confermando l'intenzione di voler affrontare la questione sollevata, modifica la propria precedente proposta di riformulazione. Il parere è favorevole a condizione che il proponente accolga la seguente riformulazione: «impegna il Governo ad affrontare la tematica in tempi rapidi».

PRESIDENTE. Senatore Romeo, accetta la riformulazione?

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Presidente, ringrazio il Governo e le forze di maggioranza per l'attenzione che è stata prestata, anche perché la Lega ha voluto rimarcare ulteriormente questo tema fondamentale.

Con l'impegno che la tematica verrà affrontata nei tempi e nei modi che il Governo riterrà più utili, accettiamo la riformulazione e, quindi, siamo favorevoli all'ordine del giorno così come riformulato dal Governo.

CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Presidente, essendo uno dei firmatari, mi rallegro del fatto che ci sia il parere favorevole ma, per la rilevanza dell'argomento, le chiedo di mettere comunque ai voti l'ordine del giorno in questione.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.100 (testo 2), presentato dalla senatrice Pergreffi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.0.100.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, come era stato da me annunciato, a fronte di un impegno sull'ordine del giorno, ritiro l'emendamento.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento x1.1, presentato dalla Commissione all'articolo 1 del disegno di legge di conversione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione finale.

BALBONI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BALBONI (FdI). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia al provvedimento in esame.

Ci rammarichiamo del fatto che l'emendamento che avevamo proposto non sia stato accolto in quanto tale. Alla fine abbiamo deciso di ritirarlo e di trasformarlo in ordine del giorno, di cui il Governo ha compreso il significato, e confidiamo che ciò possa indurlo, ovviamente con l'accordo e il consenso dei Presidenti delle Camere, a rivalutare la questione della riapertura dei termini, in considerazione del fatto che fino al 31 dicembre di quest'anno ci sarà tutto il tempo per svolgere gli adempimenti richiesti, senza provocare alcun ritardo, anche ove i termini venissero riaperti per quindici giorni.

Con questo auspicio, come già indicato, il nostro voto sul provvedimento sarà dunque favorevole.

CIRINNA' (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CIRINNA' (PD). Signor Presidente, richiamando gli argomenti già illustrati nel mio intervento in discussione generale, ribadisco il voto favorevole del Partito Democratico sul provvedimento in esame, con la raccomandazione al Parlamento di produrre presto una decisione. (Applausi dal Gruppo PD).

CUCCA (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CUCCA (IV-PSI). Signor Presidente, prendo la parola per condividere innanzitutto il tenore dell'intervento fatto in discussione generale - durante la quale io purtroppo non sono riuscito a intervenire - dalla collega Cirinnà, che bene ha delineato i compiti del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali.

Sento anch'io di rivolgere un doveroso ringraziamento al Collegio del Garante che ha quasi terminato l'esercizio delle sue funzioni, nonché agli uffici e ai funzionari che hanno affiancato il Collegio in questi anni di attività, perché sono stati di grande conforto. Nessuno pensi che lo faccio per questioni campanilistiche: rivolgo davvero un ringraziamento sentito perché in più di una circostanza ci è stata data una mano molto importante anche nello svolgimento della nostra attività legislativa.

Annunciando dunque ovviamente il voto favorevole sul provvedimento da parte del mio Gruppo, voglio anche rappresentare l'auspicio che in tempi molto brevi vengano nominati i nuovi membri del Collegio perché, se questo ritardo fosse ulteriormente prorogato, ci troveremmo probabilmente nelle condizioni anche di delegittimare l'attività. Ricordo infatti che il Collegio del Garante, in regime di prorogatio, si occupa solo dell'ordinaria amministrazione e di questioni aventi carattere d'urgenza. Sarebbe quindi forse utile cercare di portare a termine le nomine nei tempi più brevi possibili, proprio per l'importanza che il Collegio del Garante riveste anche nell'ambito della nostra attività parlamentare.

Ribadisco ancora una volta il voto favorevole anche da parte del Gruppo Italia Viva-PSI. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).

PILLON (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PILLON (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, il voto del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione sarà favorevole al provvedimento di rinvio in esame.

Qualche piccola puntualizzazione, tuttavia, è d'obbligo e vorrei entrare nel merito della normativa sulla privacy. Non so se i colleghi concordano, ma qualche dubbio su tale normativa noi continuiamo ad avere.

Non è infatti dato di capire come mai questa normativa, decisamente farraginosa, abbia comportato un cospicuo aumento degli adempimenti a carico delle imprese e dei professionisti, spesso oberati di lavoro per rispondere alla questione privacy secondo la normativa, oltre a un corrispondente aumento esponenziale dei costi.

Dall'altra parte - a nostro avviso - questa stessa normativa lascia consistente spazio di azione e consistenti coni d'ombra per tutto quanto concerne - per esempio - il diritto alla privatezza dei minori.

Penso che ciascuno di voi qui presente, che ha esperienza di figli o nipoti, sa che i nostri figli e nipoti di minore età girano sulle piattaforme online, quali - ad esempio - Facebook, Twitter e altre, seminando dati personali nel web senza alcuna tutela e controllo. Una normativa seria ed equilibrata sul punto dovrebbe forse imporre - da una parte - un alleggerimento del carico burocratico per le piccole aziende, i lavoratori autonomi e i professionisti e - dall'altra - un controllo molto più severo sulle multinazionali che sanno perfettamente come utilizzare i dati personali.

Il primo auspicio che faccio è pertanto che il Parlamento e il Governo, nell'ambito delle proprie competenze - visto che si tratta di una normativa che ci viene per larga parte dall'Unione europea facciano il necessario per ribilanciare detti aspetti.

Signor Presidente, gentili colleghi, c'è anche una valutazione di merito che voglio fare in ordine all'attività del Garante in quanto tale. Le Authority - lo ricordo soprattutto agli amici del Partito Democratico, visto che da lì proviene l'attuale Garante per la protezione dei dati personali - non sono un pulpito per la lotta politica, ma dovrebbero essere, almeno in teoria, un servizio ai cittadini. Non è ammissibile che il posto di garante di qualsiasi Authority - non ci interessa quale - sia, in buona sostanza, un premio da dare a un politico che ha lavorato bene per un partito o, peggio ancora, un cimitero dove portare gli elefanti.

Siamo convinti che le Authority dovrebbero essere realmente indipendenti. Questa indipendenza, tuttavia, nell'attuale ufficio - fortunatamente non potrà essere rinnovato, anche se viene prorogato fino al 31 dicembre - non è data. In ben due occasioni il cosiddetto Garante per la privacy ha svolto un ruolo prettamente politico, dismettendo i panni del garante dei cittadini italiani e indossando quelli di supporter del Partito Democratico.

Un caso di questo genere ci è stato mirabilmente ricordato proprio dalla senatrice Cirinnà. Secondo il Garante non sarebbe stata legittima quella ovvia, normalissima e assolutamente tutelante modifica introdotta dal ministro Salvini, che non ha fatto altro che rispettare la legge, introducendo nei documenti relativi ai minori la corretta dicitura di «padre» e «madre». Ricordo a me stesso - sono sicuro che i colleghi lo sanno perfettamente - che l'unico modo perché si abbiano due papà, a meno di fenomeni paranormali che ancora non si sono manifestati sul pianeta Terra, è ricorrere alla pratica dell'utero in affitto. Ricordo sempre a me stesso e non ai colleghi, che sicuramente lo sanno perfettamente, che l'utero in affitto è sanzionato dal nostro ordinamento come reato, per la precisione come delitto, ed è prevista la pena della reclusione.

Stiamo parlando di una condotta che costituisce reato e non solo. Si tratta infatti di una condotta drammatica: la Corte costituzionale ha definito il ricorso all'utero in affitto gravemente lesivo della libertà e dignità della donna e capace di minare nel profondo le relazioni umane. È assurdo che questa pratica venga sanzionata penalmente da una parte dell'ordinamento - come deve essere - e che dall'altra parte dell'ordinamento civile sia invece legittimata, così avallando l'egoismo di due persone evidentemente piene di soldi. Questo non può e non deve essere. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Il Garante per la protezione dei dati personali deve tutelare la privacy dei cittadini; non deve andare a fare battaglie ideologiche per contestare una decisione assunta dal Ministro perfettamente in linea con la nostra normativa. E non mi si faccia, per cortesia, il riferimento alla legge sulle adozioni, perché la stessa legge sulle adozioni, che - ricordo sempre a me stesso - è la legge n. 184 del 1983, vieta espressamente l'adozione alle coppie omogenitoriali. Quindi, niente di quello che è stato detto dal Garante per la privacy è conferente con la legge e con questo argomento, salva la necessità evidente di fare una "marchetta" - come si dice in gergo politico - agli amici del Partito Democratico.

Per il vero poi l'attuale Garante ha pensato bene di bissare il suo coinvolgimento politico, tanto da contestare la proposta del Governo di qualche mese fa di mettere le telecamere negli asili nido, fortemente sostenuta dalla Lega e anche dal Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Il Garante per la privacy si è inventato che, piuttosto che tutelare la sicurezza dei bambini soggetti ad abusi nelle case famiglia - abbiamo visto bene cosa è successo a Bibbiano e dintorni - è meglio tutelare la riservatezza del lavoratore; quindi nella casa famiglia e nell'asilo nido non va messa la telecamera.

Bene, vorrei che fosse chiaro - e mi auguro che il Parlamento su questo dica una parola definitiva - che, se dobbiamo scegliere tra la sicurezza dei nostri bambini oppure la privacy degli assistenti sociali, sappiamo bene quale delle due tutelare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

ERRANI (Misto-LeU). Ma cosa c'entra!

PILLON (L-SP-PSd'Az). Quindi in definitiva, signor Presidente, il movimento politico che rappresento questa sera (Lega-Salvini Premier-PSd'Az) voterà a favore di questo provvedimento, con l'auspicio, dichiarato e diretto in questa stessa Aula, che i membri del prossimo Collegio dei garanti per la privacy non saranno scelti nell'ambito dei cimiteri di elefanti o tra i parlamentari del Partito Democratico con anni di onorato servizio, ma saranno scelti tra persone realmente capaci, preparate, competenti e per la loro indipendenza e preparazione personale. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

MODENA (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MODENA (FI-BP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato con attenzione i richiami che sono stati rivolti all'attività del Garante.

Oltre alle questioni che riguardano la proroga, vorrei ricordare che il fatto politico più significativo nell'ultimo anno e mezzo è stata la multa di 50.000 euro che il Garante ha voluto infliggere alla piattaforma "Rousseau". Lo dico anche ai colleghi della Lega: capisco che alcune cose possano essere saltate agli occhi, ma il punto vero, quello su cui credo sarà necessario il massimo equilibrio - e siamo convinti che ci sarà - nella nomina del prossimo organismo, è il seguente. Il Garante attuale, PD o non PD - francamente sappiamo come sono le situazioni, ma su questo tornerò più avanti - non solo ha inflitto 50.000 euro di multa alla piattaforma "Rousseau", avendo trasgredito a una serie di questioni, ma ha anche imposto una sfilza di condizioni che vorrei che i colleghi ricordassero. All'epoca il MoVimento 5 Stelle insorse nei confronti del Partito Democratico, in quanto il Garante era espressione di quel partito; quindi mettiamo un attimo le cose a posto. (Commenti della senatrice Bottici).

Che cosa ha detto il Garante alla piattaforma "Rousseau", tra le varie cose tecniche, dopo una serie di controlli fatti? Ha detto che esistono dei problemi con riferimento non solo alla riservatezza dei dati, ma anche all'autenticità dei risultati che vengono esplicitati con riferimento alle votazioni.

Noi voteremo a favore della proroga, ma lo facciamo perché riteniamo che debba essere prestata una grande attenzione su tali nomine, in quanto il compito del Garante per la privacy è importante per tantissimi motivi. Qualcuno li ha ricordati: se andate a leggere la relazione del Garante del 2018, vedrete che gli interventi che ci sono stati interessano il mondo di oggi, con riferimento non solo ai minori, ma anche - per esempio - alla privacy e al diritto di cronaca. Il Garante è intervenuto dicendo chiaramente che il modo morboso con cui le persone sono "sbattute" sulle pagine dei giornali o nei telegiornali, prima ancora che sia stato effettuato un accertamento della verità, lede la privacy.

Ricordiamo anche che il Garante è intervenuto sulla questione della fatturazione elettronica, voluta dal precedente Governo per la violazione che c'è stata con riferimento ai dati, soprattutto di carattere medico. L'Autorità è intervenuta anche con riferimento ai captatori informatici, i cosiddetti trojan, che vengono installati nel telefono e che possono scoprire praticamente tutto, dopodiché sui giornali magari finisce la notizia di una relazione extra-coniugale che, con le indagini, non c'entrava assolutamente nulla.

Il problema che si pone, dunque, non è solo ed esclusivamente quello di non farne un cimitero degli elefanti. Credo che questo periodo di tempo debba essere utilizzato per scegliere dei soggetti che comprendano la delicatezza dell'incarico. Tante volte si parla a vanvera dell'utilizzo mediatico, ma voglio dire con forza che la regolamentazione che attiene alla piattaforma Rousseau è importantissima. Mi permetto di raccontarvi l'ultimo caso di utilizzo della piattaforma e il modo distorto con cui sono state date le notizie alla stampa, ovvero il caso della mia Regione, l'Umbria.

In Umbria, sulla piattaforma Rousseau, si sono tenute le cosiddette regionarie...

BOTTICI (M5S). Di cosa stiamo parlando?

MODENA (FI-BP). ...a cui hanno partecipato, secondo il blog dei 5 Stelle, circa 800 persone, e poi si è tenuto un voto su un fantomatico patto civico, che ha interessato invece tutti gli iscritti alla piattaforma e ha fatto registrare circa il 60 per cento di voti a favore.

BOTTICI (M5S). Ma di cosa stiamo parlando?

MODENA (FI-BP). Un 60 per cento di sì, dunque, con il Movimento 5 Stelle è completamente imploso in Umbria (Commenti dal Gruppo M5S) e appare tutti i giorni sui giornali, solo ed esclusivamente perché non rientra nella verità quello che è stato detto, in modo anche artatamente falso. (Applausi della senatrice Rizzotti). Da una parte si è detto infatti che gli iscritti della piattaforma avevano votato, non specificando però che erano gli iscritti di tutta Italia, visto e considerato che quelli dell'Umbria sono solo 800. Credo che il Garante della privacy oggi debba tenere conto anche e soprattutto della manipolazione politica dei dati (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az), che vediamo quotidianamente e che vedo anche nella mia Regione. (Proteste dal Gruppo M5S).

Credo che gli amici della Lega, che ho finalmente ritrovato nella stessa "baracca", debbano vedere la questione del Garante della privacy con riferimento a ciò che è successo quando è stata comminata la multa di 50.000 euro. Non si pone infatti la questione delle mamme o dei papà, o di quello che fa o dice Salvini: si pone qui la questione di un organismo che deve tutelare e proteggere quello che oggi è un bene essenziale e, se proprio deve intervenire, deve evitare che i piccoli siano costretti a pagare. I costi della privacy sono infatti una cosa bestiale per le aziende, per le imprese e per chi lavora, mentre diventano una cosa che viene superata a piè pari da chi ha disponibilità economiche e a cui magari non importa niente delle questioni relative alla privacy. La privacy è una delle più grandi disparità economiche e sociali di questo Paese: è un aggravio per i piccoli, mentre non viene considerata dai grandi. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Ben venga allora la proroga. Sono sicura che sarà ben utilizzata, perché è un punto nodale della nostra società e dell'attuale fase politica. Annuncio quindi il voto favorevole, ben sapendo, però, di cosa andiamo a parlare. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

LOMUTI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LOMUTI (M5S). Signor Presidente, onorevoli senatori, il Garante per la protezione dei dati personali è un'autorità amministrativa indipendente, istituita con la legge n. 675 del 31 dicembre 1996 (cosiddetta legge sulla privacy) e successivamente disciplinata dal decreto legislativo n. 196 del 30 giugno 2003 (il codice in materia di protezione dei dati personali), come modificato da ultimo dal decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101. Il Garante è anche l'Autorità di controllo designata ai fini dell'attuazione del regolamento generale dell'Unione europea n. 679 del 2016 sulla protezione dei dati personali.

Si tratta di funzioni e competenze tanto importanti quanto delicate per la vita dei cittadini al tempo della trasformazione digitale e dell'immateriale. Lo ricordiamo in primis a noi stessi e ai futuri componenti del Collegio eletti dal Parlamento che, per i prossimi sette anni di carica, si occuperanno di controllare che i trattamenti di dati personali siano conformi al regolamento, alle leggi, nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali degli individui, adottando provvedimenti, esaminando reclami, segnalando al Parlamento l'esigenza di adottare atti normativi di adeguamento alla sbalorditiva velocità delle innovazioni tecnologiche in materia. Non da ultimo, parteciperanno alle attività dell'Unione europea e internazionali di settore relativamente ai sistemi di informazione Europol, Schengen ed altri.

Il decreto-legge n. 75 del 7 agosto 2019 reca misure urgenti per assicurare la continuità delle funzioni del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, prorogando la durata in carica del presidente e dei suoi componenti.

Si ricorda che, alla scadenza del 19 giugno 2019 del Collegio dell'Autorità, è stato consentito allo stesso di operare in regime di prorogatio fino al 17 agosto 2019, in conformità al parere del Consiglio di Stato del 7 dicembre n. 5388. Infatti il regime di prorogatio non può avere durata superiore a sessanta giorni dalla scadenza naturale del mandato del Collegio. Occorre inoltre evidenziare che nel predetto parere il Consiglio di Stato, in via interpretativa dell'articolo l della legge n. 239 del 23 agosto 2004, ha sottolineato il termine di sessanta giorni ivi previsto come non ulteriormente prorogabile.

Alla luce del presente stato delle cose, quindi, il decreto-legge in esame è anche intervenuto al fine di scongiurare l'interruzione delle funzioni del Garante.

Per tutti questi motivi e per il lavoro svolto in Commissione giustizia e oggi in Assemblea, annuncio il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Colleghi, la mia comunicazione precedente è stata resa pensando che la trattazione di questo provvedimento terminasse intorno alle ore 19. Poiché invece non ci sono ulteriori richieste di intervento in dichiarazione di voto, propongo, dopo la votazione sull'articolo unico del disegno di legge in esame, di proseguire i nostri lavori fino alle ore 19, quando sarà convocata la Conferenza dei Capigruppo.

Non facendosi osservazioni, così rimane stabilito.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 agosto 2019, n. 75, recante misure urgenti per assicurare la continuità delle funzioni del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali. Sanatoria degli effetti del decreto-legge 11 luglio 2019, n. 64».

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Discussione dalla sede redigente e approvazione del disegno di legge:

(728) VALLARDI ed altri. - Norme per la valorizzazione delle piccole produzioni agroalimentari di origine locale (Relazione orale)(ore 18,13)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. 728.

Il relatore, senatore Bergesio, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

BERGESIO, relatore. Signor Presidente, colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, il provvedimento in esame, approvato all'unanimità nella Commissione agricoltura, mira a valorizzare le cosiddette piccole produzioni locali che sono una realtà ormai consolidata nei territori delle regioni Veneto dal 2008 e Friuli-Venezia Giulia dal 2011, individuando un percorso semplice per permettere agli agricoltori e agli allevatori la lavorazione e la vendita in ambito locale di piccoli quantitativi di alimenti prodotti all'interno dell'azienda agricola o ittica, nel rispetto della sicurezza igienico-sanitaria, salvaguardando la tipicità e la tradizione locale e fornendo, inoltre, un'importante integrazione al reddito degli operatori.

L'Italia è il Paese delle biodiversità, dei mille prodotti agroalimentari, della qualità e delle eccellenze, sia nella produzione, sia nell'ambito della trasformazione. Tale proposta nasce proprio dalla considerazione che ci caratterizziamo, oltre che per la varietà e la bellezza del territorio, anche per la presenza di numerose piccole produzioni alimentari tipiche di qualità e per il fatto che i consumatori manifestano sempre maggiore interesse per i prodotti locali provenienti da filiere produttive corte, o meglio cortissime.

Questo provvedimento ha la grandissima ambizione di disciplinare il tema della valorizzazione e della vendita delle piccole produzioni locali agroalimentari per far sì che chi produce possa, avvicinandosi al consumatore, vendere direttamente garantendo anche e soprattutto la qualità del prodotto. Si pone quindi l'attenzione verso la qualità dei prodotti locali che sono maggiormente controllabili dai consumatori e sempre più freschi.

Appare allora opportuno favorire la diffusione dei prodotti - da un lato - assicurando una modalità semplificata ed economicamente sostenibile perché le aziende agricole o ittiche possano produrre e vendere questi prodotti; dall'altro, prevedendo adeguati controlli per garantire la genuinità e la salubrità degli stessi nell'interesse dei consumatori.

Lo sviluppo dell'agricoltura locale comporta lo sviluppo del territorio; la valorizzazione della tradizione; la conoscenza diretta dei produttori; la collaborazione tra produttore e consumatore finale; la possibilità di visitare e controllare le aziende direttamente, oltre al recupero di quei saperi e di quei sapori, dei gusti tipici degli alimenti e delle ricette tradizionali locali, dando così una possibilità ai nostri contadini, che sono degli eroi, e ai nostri consumatori uno strumento importante per promuovere, conoscere e valorizzare i prodotti del nostro territorio.

L'evoluzione della domanda del consumatore verso una maggiore sensibilità di prodotti territoriali è un elemento di maggiore competitività all'interno del nostro Paese e quindi produrrà sicuramente un valore aggiunto. Il consumo dei prodotti locali si affianca anche ad un valore simbolico, ad un valore culturale, identitario, sempre più avvertito nell'alimentazione, che riflette nella sua straordinaria varietà, la varietà geografica del nostro Paese che ha climi, terreni e produzioni diversi in tutta la penisola. A tanti diversi paesaggi corrispondono altrettanti paesaggi enogastronomici che gli italiani imparano sempre di più a conoscere, ad apprezzare e a valorizzare.

L'obiettivo di questa proposta è, oltre quello di valorizzare e promuovere il consumo dei prodotti del territorio, anche quello di sostenere le micro e piccole imprese ed economie territoriali a carattere familiare. Spesso, le nostre produzioni sono messe in difficoltà dalla concorrenza spietata del mercato globale, precludendo al consumatore la conoscenza delle produzioni autoctone.

Il nostro Paese è anche ricco di varie tecniche di lavorazione del prodotto, la cui denominazione addirittura varia da Provincia a Provincia, da Comune a Comune. È indispensabile, quindi, un'economia territoriale limpida e la proposta in esame trasparente tende proprio a questo. Il provvedimento in discussione non vuole che l'agricoltore o il pescatore diventino commercianti, anche perché questo impegno supplementare toglie tempo all'attività primaria (e lo svolgono benissimo le altre categorie); attività che molte volte è la passione di una vita. Ma gli si vuole dare un'occasione in più per avere un maggior sostegno al reddito derivante dalla sua attività.

La proposta in esame prevede che la vendita avvenga, quindi, rigorosamente per quantitativi limitati, entro massimali ben definiti, e in ambito locale (Provincia di produzione o Province contermini). Sono fatte salve tutte le disposizioni europee e nazionali vigenti in materia igienico-sanitaria, in materia di etichettatura e di prodotti agroalimentari a regime speciale (IGP, DOP, DOC, DOCG, biologici).

Il provvedimento dispone inoltre, in un'ottica di leale collaborazione tra Stato, Regioni ed enti territoriali e nel rispetto delle attribuzioni costituzionali, che un apposito regolamento ministeriale fissi criteri e linee guida generali per i prodotti delle piccole produzioni locali, validi su tutto il territorio nazionale, lasciando poi alle Regioni e alle Province autonome di Trento e di Bolzano, sulla base delle loro competenze, di emanare la disciplina specifica per i loro territori. A ulteriore garanzia, sullo schema di regolamento si prevede la preventiva acquisizione dell'intesa in sede di Conferenza permanente Stato-Regioni e del parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia.

Riteniamo necessaria l'approvazione di questo disegno di legge perché esso prosegue sulla strada indicata dal Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, guidato negli ultimi quattordici mesi dal ministro Centinaio, della riscoperta, della valorizzazione e della promozione delle diverse realtà agroalimentari italiane. La prima cosa per far conoscere e far rinascere soprattutto la nostra agricoltura è portarla a conoscenza non solo nel mondo ma, soprattutto, degli stessi italiani, in modo virtuoso, valorizzando il settore agroalimentare italiano.

Signor Presidente, chiedo l'autorizzazione ad allegare il testo scritto della relazione al Resoconto della seduta odierna per ottimizzare i tempi dei lavori dell'Assemblea in relazione al contenuto dei singoli articoli. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

Il rappresentante del Governo non intende intervenire.

Passiamo alla votazione degli articoli, nel testo formulato dalla Commissione.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 8.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 9.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 10.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 11.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 12.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 13.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 14.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione finale.

DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, i senatori del Gruppo LeU voteranno a favore del disegno di legge al nostro esame, che, oltre a istituire il marchio delle piccole produzioni locali, compie in particolare un'operazione importante che riguarda - da una parte - la qualificazione delle produzioni dei piccoli imprenditori agricoli e - dall'altra - l'introduzione di alcune facilitazioni burocratiche per le piccole aziende.

Anche noi avevamo depositato una proposta di legge che riguardava l'istituzione del marchio e nel nostro caso si parlava di «prodotto di fattoria». Certamente sull'introduzione dei marchi bisogna essere molto attenti per evitare confusione. Ma certamente bisogna fare in modo che non sia soltanto un'operazione di facciata e rappresenti effettivamente il vantaggio per quelle aziende agricole che sono perlopiù molto piccole nelle aree interne e che intendono, appunto, commercializzare nel proprio territorio di riferimento le produzioni esclusivamente aziendali. Ovviamente il provvedimento fa riferimento non solo ai prodotti, ma anche a tutto il ciclo della trasformazione: è e può rappresentare uno strumento importante e un'occasione per qualificare le produzioni dei piccoli imprenditori agricoli e soprattutto facilitarne la conoscenza sul mercato locale. Per questo motivo, bisogna saper gestire bene i marchi per evitare che vi sia troppa confusione.

Sono certamente positive anche le semplificazioni e l'introduzione di facilitazioni burocratiche, per l'utilizzo - ad esempio - dei locali aziendali o della propria abitazione come laboratorio di produzione; possibilità oggi gravata da una serie di adempimenti igienico-sanitari spesso insostenibili per il piccolo agricoltore, che negli anni - vorrei dire - hanno rappresentato di fatto un ostacolo a poter continuare la produzione di alcuni prodotti molto di nicchia e tradizionali.

Il successo di questo lavoro - lo dico al relatore e a tutti coloro che hanno contribuito all'elaborazione del disegno di legge in Commissione agricoltura - è in gran parte legato alla capacità che poi dimostreranno le Regioni e il Ministero delle politiche agricole di pubblicizzare adeguatamente il marchio, per evitare confusioni e abusi, e soprattutto farlo riconoscere ai consumatori. È una questione decisiva in quanto - torno a ripetere - noi siamo già pieni di marchi di qualità di tutti i tipi, spesso difficilmente comprensibili per il consumatore stesso. È una proposta importante perché fa i conti con le nostre agricolture: in Italia non vi è infatti una sola agricoltura, vi sono tante agricolture che, per fortuna, sono assolutamente legate al territorio, alle identità locali - e a queste debbono essere ancor di più collegate - e quindi può aiutare anche la sopravvivenza delle piccole aziende agricole. Ciò però certamente non risolve, come il relatore sa perfettamente, una crisi che ancora rimane profonda, su cui bisogna mettere in campo una serie di strumenti, e che riguarda un po' tutto il sistema agricolo. Serve altresì una politica assolutamente decisa in questo senso da parte del Governo per le aree interne e marginali. Queste realtà sono strategiche per l'assetto ambientale del Paese. In questi giorni e in queste ore, mentre a New York si sta svolgendo il Summit sul clima, ricordiamo che in casa nostra intervenire e preservare contro l'abbandono e il dissesto, per la valorizzazione e la rivitalizzazione delle aree interne, è una battaglia assolutamente decisiva anche per la lotta ai cambiamenti climatici. Nelle realtà delle aree interne e marginali, che sono in qualche modo, anche un po' per i nostri paesaggi, per la nostra cultura e per le nostre tradizioni, forse la vera Italia, l'abbandono delle terre, dei borghi e dei paesi prosegue, con costi assolutamente pesanti per tutta quanta la collettività e che paghiamo tutti. Ciò non ci permette di fare in modo che il Paese possa davvero fare un grande passo in avanti.

Per concludere, voteremo convintamente a favore del provvedimento, ma serve accompagnarlo con un'azione forte delle Regioni e soprattutto un'azione forte da parte del Governo d'investimento sulle tante nostre agricolture: sulle piccole agricolture, sulle piccole aziende e soprattutto sulle aree interne che rischiano davvero l'abbandono. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU e del senatore Nencini).

LA PIETRA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LA PIETRA (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli membri del Governo, esattamente un anno fa in Commissione agricoltura è cominciato l'iter per l'approvazione del provvedimento oggi al nostro esame, con lo scopo di permettere ai tanti imprenditori agricoli e ittici di poter incrementare il loro reddito con la produzione e la vendita di piccole quantità di prodotti provenienti dalle coltivazioni o allevamenti delle loro aziende. Oggi, finalmente, dopo tanti rinvii approda al Senato per l'approvazione finale. Un disegno di legge di buon senso, condiviso e votato all'unanimità in Commissione, a testimonianza del fatto che, da una parte, il provvedimento è condiviso ma, dall'altra, che non esistono steccati ideologici quando si tratta di legiferare nel merito delle produzioni agricole ed agroalimentari.

Colleghi, non è cosa da poco. Nonostante cambino le maggioranze, mi auguro che lo spirito che in questo anno e mezzo ha guidato il lavoro in Commissione rimanga lo stesso. Per questo colgo anche l'occasione per ringraziare tutti i colleghi della Commissione per il lavoro svolto e, in particolare, il presidente Vallardi per come ha svolto fino a oggi il suo ruolo, che spero possa continuare a svolgere anche in futuro.

Sicuramente su temi più generali abbiamo opinioni diverse e su alcuni posizioni anche distanti, ma continueremo con l'atteggiamento avuto fino ad oggi.

Voteremo e sosterremo tutti gli atti che riteniamo validi, mentre contrasteremo quelli che riteniamo inutili per il comparto agricolo.

A questo proposito, auspichiamo che a breve possa tenersi un incontro con il neoministro Bellanova - che purtroppo non vedo in Aula - per capire quali saranno le linee della politica agricola di questo nuovo Governo. Non ci sono piaciute alcune dichiarazioni lette sulla stampa, riguardanti la volontà del neoministro di aprire agli OGM e il totale apprezzamento del CETA (Comprehensive economic and trade agreement). Sia ben chiaro: Fratelli d'Italia è favorevole, in linea di principio, ad accordi di libero scambio, ma a condizione che tutelino il made in Italy e convengano alla nostra Nazione. (Applausi dal Gruppo FdI).

Credo che nel merito di entrambe le questioni, quindi, debba esserci un dibattito approfondito per declinare meglio la posizione: non possiamo lanciare a mezzo stampa ipotesi o conclusioni senza prima aver fatto passaggi negli opportuni luoghi di discussione istituzionale.

Torniamo però al merito del provvedimento che ci accingiamo a votare oggi. È un provvedimento di buon senso e, se ben applicato e ben declinato nelle varie realtà territoriali, permetterà ai piccoli imprenditori agricoli e ittici non solo d'incrementare il proprio reddito, ma anche di conservare prodotti particolarmente tipici del territorio non riproducibili in scala industriale. Tutto questo permetterà di tutelare le tradizioni e l'identità di tanti territori, soprattutto montani e svantaggiati, e di mantenere prodotti e piatti dell'agroalimentare che rappresentano la specificità e la bellezza della nostra Nazione.

Il provvedimento ha quindi l'obiettivo di promuovere i prodotti locali con la creazione di una specifica indicazione in etichetta che si baserà su alcuni principi fondamentali: la sicurezza igienico-sanitaria del prodotto; una sua limitata produzione, finalizzata all'incremento del reddito; una commercializzazione del prodotto solo in ambito locale e derivante esclusivamente dalla diretta produzione delle materie prime; la possibilità di commercializzare solo prodotti tipici ben identificati.

Tutto il senso del provvedimento è ben riassunto nel comma 2 dell'articolo 1, dove testualmente si legge che con la dizione PPL (piccole produzioni locali) «si definiscono i prodotti agricoli di origine animale o vegetale primari o trasformati, destinati all'alimentazione umana, ottenuti presso un'azienda agricola o ittica, destinati, in piccole quantità in termini assoluti, alla somministrazione e alla vendita diretta al consumatore finale nell'ambito della provincia in cui si trova la sede di produzione e delle province contermini». Questa è quindi la ratio della legge.

I successivi articoli poi declinano alcuni aspetti d'attuazione, l'ambito d'applicazione, la modalità di etichettatura, la costituzione del marchio PPL, le regole per consentire un consumo immediato e la vendita diretta, i requisiti generali applicabili ai locali e alle attrezzature, compresi quelli strutturali dei locali destinati alle attività. Importante per la promozione, inoltre, è l'istituzione di una sezione dedicata sul sito istituzionale del Ministero.

Vorrei soffermarmi su due aspetti fondamentali per la buona riuscita degli scopi che la legge si prefigge: la formazione e il controllo. Importanti saranno l'applicazione e la realizzazione di quanto previsto all'articolo 9, relativo ai corsi di formazione. La ratio della legge viene ben esplicata al comma 3 del medesimo articolo: «I corsi di formazione hanno lo scopo di far acquisire nozioni relativamente alle buone prassi di igiene nella lavorazione, trasformazione e vendita delle PPL (...)». Mi consentirete un semplice esempio: ciò significa che se un imprenditore agricolo ha alcuni alberi da frutto e vuole produrre piccole quantità di marmellata lo può fare usando normali pentole di cottura in una normale cucina, senza investire migliaia di euro in attrezzature specifiche, purché usi le buone prassi di igiene che tutelano la salute del consumatore. Si tratta insomma di usare il buon senso della madre e del padre di famiglia abbinati alla tradizione culinaria rurale per attuare le buone prassi: perdonatemi la semplificazione dell'esempio, ma era necessaria per spiegare con immediatezza il concetto.

Conseguentemente all'applicazione puntuale dell'articolo 9 sui corsi di formazione, vorrei anche soffermarmi sul 10, in cui si definisce l'attività di controllo. Premesso che è indispensabile tutelare la sicurezza alimentare dei consumatori, occorrerà sensibilizzare gli organi di controllo, nel senso che occorre ben spiegare agli operatori di questi organismi la ratio della legge. Mi riferisco a una ratio che vuole introdurre una metodologia di produzione basata sulle buone pratiche della cucina rurale (perdonatemi anche in questo caso la semplificazione): è come controllare prodotti fatti dalla nonna o dal nonno, e questo rappresenta uno scoglio abbastanza ostico da superare, in quanto chi dovrà controllare le piccole produzioni locali dovrà cambiare l'approccio con cui ha agito fino a oggi. Su questo punto sarà indispensabile avvalersi dell'esperienza che le regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia hanno acquisito già da alcuni anni grazie ad una legge regionale che va proprio in questa direzione. Pertanto, ricapitolando, il testo si incentra su formazione finalizzata all'uso di buone pratiche e contestualmente definizione di un nuovo approccio per chi deve attuare i controlli. Se le due cose non convergeranno, rischiamo di vanificare lo scopo di questa legge.

Ciò detto, non volendomi dilungare oltre sulla spiegazione dettagliata del provvedimento, peraltro ben esplicitato dal relatore, per quanto detto e per il lavoro svolto in Commissione in questi dodici mesi, che - lo ripeto - hanno visto il contributo e la condivisione complessiva di tutti i commissari, annuncio il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia. (Applausi dai Gruppi FdI e L-SP-PSd'Az).

TARICCO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TARICCO (PD). Signor Presidente, il Gruppo PD condivide il provvedimento in esame e la decisione di permettere a tante piccole imprese di gestire determinate produzioni locali in modo semplificato (in un contesto di grande garanzia sulla qualità, offerto dalla collaborazione con il mondo della sanità locale) e con un marchio che le caratterizzi, nonché di offrire a tanti piccoli agricoltori e produttori la possibilità di valorizzare al meglio le loro produzioni. Crediamo che questo sia un dato positivo, come già detto in altri interventi, soprattutto tenendo conto del contesto territoriale nel quale siamo inseriti, fatto di tante aree interne, montane, collinari e pedemontane, che con il testo in discussione possono veramente esprimere delle produzioni piccole ma assolutamente significative per i consumatori e per la tenuta economica di queste aziende e di questi territori.

Esprimeremo quindi un voto favorevole sul provvedimento in discussione anche per il clima di grande collaborazione vissuto in Commissione nei lavori relativi a questo provvedimento, che per inciso ha fatto sì che dei trenta emendamenti da noi presentati tutti sono stati o approvati o assorbiti in altri emendamenti. Crediamo sia un dato significativo di come bisognerebbe sempre lavorare su provvedimenti che reputiamo utili per il territorio.

Come detto, il testo in esame dà alle aziende la possibilità di confezionare particolari produzioni, con deroghe sul piano amministrativo e della semplificazione sotto il controllo delle ASL. È prevista un'etichettatura e la promozione di questi prodotti attraverso un paniere che sarà poi garantito da un marchio che sarà portato avanti dal Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. Tutto questo in un ambito di assoluta compatibilità con la protezione delle denominazioni d'origine, con le indicazioni geografiche protette, con le specialità tradizionali garantite e con i regolamenti comunitari che sovrintendono la materia, come il regolamento n. 852 del 2004 e tutti gli altri. Sono garantiti da apposite linee guida che verranno varate da un decreto i requisiti strutturali, le garanzie di sicurezza del prodotto e le attività di prevenzione e di formazione; è previsto un sistema di controllo e di sanzioni molto puntuale e preciso. Come si diceva prima, stiamo parlando di piccole produzioni locali che saranno commercializzate nella provincia di produzione e in quelle contermini. Anche alla luce delle esperienze delle Regioni che lo hanno già sperimentato, riteniamo che questo meccanismo possa dare risposte interessanti per tutta una serie di reti d'imprese che potranno veramente valorizzare al meglio le loro produzioni.

Crediamo possa essere un provvedimento molto utile. Ci sarà ancora da lavorare perché è previsto un decreto che vada a definire, insieme alle linee guida, le quantità, le modalità e le prescrizioni previste per garantire queste produzioni. È, quindi, previsto un lavoro che coinvolgerà ancora le Commissioni per definire in modo puntuale tutte le regole del gioco, ma vogliamo scommettere sul provvedimento proprio per creare condizioni migliori che permettano di valorizzare al meglio tante nostre produzioni.

Proprio per questo motivo, il voto del Partito Democratico sarà favorevole e vogliamo scommettere con fiducia sulle opportunità che daremo a queste imprese. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Bergesio).

VALLARDI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALLARDI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi senatori, innanzitutto ringrazio i colleghi che mi hanno preceduto per le loro dichiarazioni di voto favorevoli su questo provvedimento targato Lega-Salvini Premier.

L'esame del disegno di legge sulle piccole produzioni locali è iniziato più di un anno fa e l'iter in Commissione, come dicevano i colleghi che mi hanno preceduto, è stato molto partecipato. Ha riscosso l'approvazione unanime in Commissione e il favore di tutti i portatori di interesse del mondo agricolo e agroalimentare.

L'obiettivo principale del disegno di legge è offrire delle opportunità a chi vuole iniziare un'attività di produzione o di vendita in quantità limitate di prodotti tipici locali. Principalmente ne usufruiranno tante imprese agricole medio-piccole. Tale obiettivo verrà raggiunto permettendo a tanti produttori agricoli di vendere direttamente in ambito locale e provinciale o di province contermini (quindi all'interno della propria Regione) i prodotti di loro primaria produzione.

L'idea delle piccole produzioni locali nasce dal fatto che il nostro Paese è caratterizzato da moltissime piccole produzioni artigianali e alimentari tipiche e di qualità, ma anche dal fatto che i consumatori dimostrano sempre più interesse verso i prodotti genuini locali provenienti da filiere corte o cortissime: in questi casi non parliamo di chilometro zero, ma di metro zero.

L'introduzione delle PPL darà un notevole aiuto alle azioni contro l'abbandono dei territori cosiddetti difficili, che spesso e volentieri sono le zone di montagna, dove in questi ultimi anni - lo sappiamo per le note vicende - si è registrato spesso e volentieri un grosso esodo verso le comodità delle città. Il fenomeno dell'abbandono delle montagne e la conseguente incuria del territorio hanno comportato l'inevitabile conseguenza di un maggior dissesto idrogeologico. È risaputo che la cura del territorio è fondamentale per prevenire soprattutto i fenomeni franosi, che sono sempre più frequenti negli ultimi anni. Di sicuro va sottolineato che la cura dei territori di montagna è oggi ancora più importante visto quanto sta succedendo e che è ormai comprovato. Mi riferisco ai cambiamenti climatici, che dobbiamo combattere con il presidio del territorio. Sicuramente le piccole produzioni locali daranno una mano a chi vuole rimanere sul territorio.

La realizzazione delle PPL aiuterà ad aprire delle piccole attività di vendita dei nostri prodotti della montagna. Pensiamo alle tante malghe dove si allevano le mucche da latte e si producono formaggi. Con questo disegno di legge gli agricoltori o gli allevatori potranno vendere direttamente i loro prodotti, ammesso però che si riesca a produrre. Se infatti non riusciremo a contenere il fenomeno dei lupi e della fauna selvatica, nei recinti degli allevatori rimarrà ben poco a fine stagione per fare le piccole produzioni locali. Signor Presidente, se non affrontiamo quanto prima il problema del fenomeno della fauna selvatica e prevalentemente dei cinghiali che divorano tutto ciò che per loro è commestibile, sarà difficile fare raccolti e, di conseguenza, piccole produzioni locali. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Non lo dico con polemica, ma perché credo effettivamente sia un problema. Quando in passato ai cacciatori era consentito di fare il loro mestiere i cinghiali vivevano in alta montagna, nei boschi. Oggi è diverso: per vedere i cinghiali basta andare nelle periferie delle città. Anche a Roma, ad esempio, in via Cortina d'Ampezzo, se ne sono visti parecchi. Mi permetta, signor Presidente, ma qui a Roma i cinghiali svolgono un'importante funzione sociale: spesso non da soli, ma in team con i gabbiani, mangiando i rifiuti abbandonati lungo le strade, aiutano l'AMA (la società che si occupa della gestione dei rifiuti romani) a tenere pulita la città. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Se vogliamo veramente conservare i presidi nelle zone difficili dei nostri territori di montagna, dobbiamo anche dare a chi ha intenzione di viverci gli strumenti per poter sopravvivere.

Mi rivolgo allora al ministro Costa, ma anche al ministro Bellanova (che oggi non è presente qui in Aula, ma che è rappresentato dal sottosegretario L'Abbate, che saluto): provate ad andare a parlare con i nostri agricoltori e allevatori di montagna, al Nord, come al Centro e al Sud, e fatevi raccontare le loro esperienze per capire cosa provano quando vedono distrutti i loro raccolti dai cinghiali o quando vedono le loro greggi decimate o addirittura distrutte dall'attacco dei lupi. È impossibile oggi in montagna o in collina continuare a fare agricoltura e allevamento in queste condizioni. Serve urgentemente calendarizzare le modifiche alla legge sulla caccia, la n. 157 del 1992.

Tornando alle piccole produzioni locali, siamo convinti che la vendita diretta dei prodotti incentiverà anche il turismo. L'abbinamento tra agroalimentare e turismo ha fatto in modo che le esportazioni dei nostri prodotti siano aumentate nel 2018 di quasi il 6 per cento. È stata ottima la scelta del precedente Governo di abbinare agricoltura e turismo con una decisione del ministro Centinaio, al quale va il mio ringraziamento. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Questo perché i turisti, quando arrivano nel nostro Paese, visitano, assaggiano, conoscono, apprezzano e poi inevitabilmente comprano i nostri prodotti, perché sono buoni, sani e genuini. Nel nostro Paese ci sono oltre 800 prodotti agroalimentari tra DOP e IGP. Oltre a questi abbiamo poi una miriade di prodotti di nicchia quasi sempre tramandati dalla tradizione culinaria dei nostri nonni e dei nostri padri che ora, grazie alle piccole produzioni locali, possono essere sicuramente riscoperti e valorizzati.

Con le piccole produzioni locali diamo una grossa mano soprattutto ai tanti giovani che vogliono intraprendere una loro attività nel mondo agricolo perché, se guardiamo attentamente il provvedimento, le PPL sono il primo vero esempio di semplificazione burocratica, nell'ottenimento delle autorizzazioni e nel rapporto con le ASL. Con questa legge ora i tecnici delle ASL aiuteranno, daranno consigli e accompagneranno idealmente per mano chi vuole intraprendere un'attività. Le unità sanitarie locali passeranno da una funzione che prima era di controllo e repressiva ad una funzione di controllo ed educativa, con un nuovo rapporto tra cittadino e istituzione, per cui i funzionari ASL diventeranno amici di chi vuole avviare un'attività.

Le PPL avranno con questa legge un iter autorizzativo molto leggero, che prevede anche e soprattutto delle deroghe dal punto di vista urbanistico. D'altronde prima era difficile rispettare gli standard urbanistici nei paesini o nelle malghe di montagna. Inoltre, iniziare un'attività costerà oggi molto meno anche dal punto di vista economico: non servirà più andare in banca con il cappello in mano, indebitandosi fino al collo. Per avviare un'attività oggi basterà avere capacità, conoscenza e tanta voglia di fare. Rimarranno invece stringenti e andranno rispettati gli standard igienico-sanitari, garanzia di prodotti sani e di qualità.

Le PPL già funzionano molto bene da parecchio tempo in Veneto e in Friuli-Venezia Giulia. Le PPL funzioneranno perché i nostri prodotti, i prodotti della nostra storia, della nostra cultura e della nostra tradizione culinaria hanno già avuto un importante riconoscimento. La dieta mediterranea, infatti, conosciuta in tutto il mondo, è già patrimonio immateriale dell'umanità: lo sappiamo tutti e lo ripetiamo spesso in quest'Aula. Il mangiare bene italiano è conosciuto in tutto il mondo.

Con le PPL aiuteremo e - spero - riusciremo a spostare l'attenzione dalle cattive abitudini dei fast food e del cibo fatto con prodotti di bassissima qualità e prezzo alla cultura del cibo e dello slow food, che è cultura non solo del mangiar piano, ma anche del mangiare sano e bene, con cibi di qualità preparati con metodi sani e tradizionali. Finalmente, grazie alle piccole produzioni locali, possiamo riscoprire tutto il cibo che preparavano i nostri nonni e genitori nelle fattorie di tutta Italia.

Signor sottosegretario L'Abbate, approfitto della sua presenza per fare una riflessione. Speravo che fosse oggi presente in Aula il ministro Bellanova che, nel corso della trasmissione «Otto e mezzo», del 17 settembre ho ascoltato fare un passaggio sugli OGM, dicendo di voler aprire un confronto con le parti sociali sul tema.

Ciò, signor Sottosegretario, mi ha un po' spaventato, perché, secondo me, se esiste il made in Italy, se la dieta mediterranea è patrimonio dell'umanità, se abbiamo oltre 800 eccellenze tra DOP e IGP e se, come è stato accertato da tutte le associazioni di categoria, si è verificato un aumento del 6 per cento delle esportazioni di generi alimentari, è proprio perché nel nostro Paese, fino a oggi, gli OGM sono vietati. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Questo deve essere sicuramente motivo di riflessione.

Gli OGM lasciamoli tranquillamente al Canada, così come, magari, anche la trattativa sul CETA. Infatti, alla fine, cosa importiamo di buono dal Canada che noi non abbiamo? Al massimo importiamo il grano maturato con i glifosati, che è meglio lasciare tranquillamente là. Gli OGM possiamo lasciarli all'Ucraina, al Canada e agli Stati Uniti, che tanto, con l'italian sounding, possono copiare i prodotti e farli anche con gli OGM. Noi non vogliamo assolutamente tutto questo.

C'è un esempio che, secondo me, ci può aiutare a rendere l'idea di cosa sono gli OGM. Se noi prendiamo un gregge di pecore e mettiamo dentro i lupi, questi in una o due notti mangeranno tutte le pecore. La stessa identica cosa succederà nel momento in cui importeremo gli OGM nel nostro Paese: nel giro di uno o due anni gli OGM riusciranno a contaminare tutti i prodotti del made in Italy. A quel punto, di made in Italy non avremo assolutamente più nulla. Questo è motivo di riflessione. Chi si avvantaggerà grazie agli OGM? Sicuramente non i nostri agricoltori, che riescono a fare reddito con il made in Italy: verranno avvantaggiate le multinazionali, che da diversi anni stanno spingendo in questa direzione.

Signor Sottosegretario, faccia riflettere il ministro Bellanova, perché se il Ministro non ci ripenserà su questo provvedimento sicuramente...

PRESIDENTE. Senatore Vallardi, la invito a concludere perché ha già abbondantemente sforato il tempo a sua disposizione.

VALLARDI (L-SP-PSd'Az). Mi avvio a concludere con un accorato appello per difendere anche il suo mangiar sano, signor Sottosegretario, e non solo quello di noi senatori. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Signor Sottosegretario, se non ferma il ministro Bellanova, saranno gli agricoltori italiani a farlo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

MAGORNO (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAGORNO (IV-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, il disegno di legge all'esame dell'Assemblea, recante «Norme per la valorizzazione delle piccole produzioni agroalimentari di origine locale», costituisce sicuramente un provvedimento di grande interesse per i territori e l'economia rurale del nostro Paese.

Si tratta di un provvedimento di iniziativa parlamentare e vale la pena sottolinearlo perché è giusto che il Parlamento si riappropri della sua potestà di legiferare, in particolare su ambiti come quello di cui oggi discutiamo.

L'economia rurale riveste un'importanza strategica, perché incide su diverse problematiche che attanagliano questo nostro tempo. Mi riferisco al tema dello spopolamento delle aree interne, al rilancio delle microfiliere territoriali, alla manutenzione del territorio, che è la principale arma di contrasto del dissesto idrogeologico.

«Saperi e sapori» è molto di più di uno slogan. Sappiamo benissimo che il nostro Paese si caratterizza moltissimo per la presenza di numerose straordinarie piccole produzioni alimentari, tipiche, di qualità, che rappresentano un elemento attrattore come pochi di turisti e visitatori. La globalizzazione e l'industrializzazione alimentare hanno avuto come effetto, quasi si trattasse di un anticorpo, quello di valorizzare i prodotti locali provenienti da filiere produttive corte e cortissime e da piccole produzioni locali. Io vengo da una terra straordinaria da questo punto di vista. La sola Calabria può vantare centinaia di produzioni locali di piccolissima dimensione, figlie di tradizioni che non hanno un disciplinare scritto ma una consuetudine che si tramanda. Certo, non poche sono le difficoltà nel mandare avanti produzioni di questo tipo, strette dalla prepotenza delle grandi produzioni; ma sappiamo che questo connubio tra tradizione ed enogastronomia può innescare opportunità virtuose per i nostri territori. Quelle che banalmente noi abbiamo sempre schernito come sagre oggi costituiscono un valore aggiunto, perché innescano la curiosità per tradizioni che rischiano di scomparire.

Ecco perché la proposta di legge in sé rappresenta un buon punto di compromesso, anche grazie al lavoro svolto in Commissione. Si è lavorato perché ci fosse un giusto equilibrio, perché si andasse al cuore della criticità, per avere una prospettiva di sviluppo anche per i territori. È chiaro che questo tipo di proposta rivolge prevalentemente la sua attenzione alle aree interne, a quelle più fragili e più deboli del nostro Paese. Dare un quadro normativo organico a questo argomento di economia alimentare vuol dire investire in sicurezza e in promozione turistica. Si parla sempre più spesso di economia circolare e di superamento degli attuali cliché in materia di sviluppo. Le nostre piccole produzioni locali valgono moltissimo; ce lo dicono le organizzazioni di categoria, ce lo dicono i rapporti dei principali istituti di ricerca del settore, ce lo dice la percezione che abbiamo, anche da amministratori che negli ultimi anni hanno visto crescere partecipazione e attenzione proprio agli eventi fieristici e alle sagre. Non è quindi più un fenomeno di nicchia o, peggio, un segmento in declino. Avere un'economia territoriale che assecondi queste piccole produzioni e che inneschi una dimensione distrettuale su base comprensoriale può aiutare a far uscire dalla marginalità intere aree, soprattutto nel Mezzogiorno d'Italia.

Siamo quindi convinti che il Governo nazionale debba seguire con attenzione questo dibattito parlamentare e debba far proprio, a partire dalla prossima legge di bilancio, la ratio di questo lavoro, per promuovere adeguatamente e con risorse lo sviluppo legato a queste produzioni. Vanno create le condizioni per una maggiore facilità di commercializzazione dei prodotti di questa tipologia, evitando speculazioni e atteggiamenti ostativi propri della grande distribuzione organizzata, che possono togliere ossigeno a questo progetto. Siamo convinti che il nuovo corso del Governo, con questo Ministro che abbiamo messo in campo, in particolare nel settore agricolo, possa rappresentare una vera opportunità di crescita in quest'ambito. Ecco perché l'approvazione di un provvedimento del genere costituisce un buon punto di partenza per affrontare nel merito le questioni che attengono a una dimensione territoriale troppo spesso marginalizzata. Serve un intervento organico di tutela, di marketing, di interconnessione con altre discipline, perché le piccole produzioni locali sono un po' come la crisalide: per diventare farfalla e quindi per poter portare sviluppo hanno bisogno di un ambiente in grado di sostenere lo sforzo che tanti piccoli produttori fanno. Noi abbiamo bisogno di fare rete, abbiamo bisogno che sindaci, organizzazioni di categoria, pro loco, enti di promozione escano da una dimensione campanilistica e siano in grado di fare sistema. Solo così il piccolo può diventare bello, sostenibile e in grado di produrre vera ricchezza per il territorio.

Se la dimensione rimane quella della difesa del perimetro di contrada, non si va da nessuna parte. Il Parlamento offre una base normativa che può andare al di là delle altre iniziative di sostegno e sono certo che questo nuovo quadro politico possa essere più funzionale ad un disegno di rilancio delle aree interne e alla capacità di rendere competitive le nostre piccole produzioni locali e più forti i territori, che fino ad oggi sono stati marginalizzati. Per queste ragioni, annuncio il voto favorevole del Gruppo Italia Viva. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).

BATTISTONI (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BATTISTONI (FI-BP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci apprestiamo a votare questo importante disegno di legge, che va a favore dei nostri piccoli agricoltori. È un inizio, per dar modo ai nostri agricoltori di diversificare il loro reddito. Signor Presidente, oggi avrei però gradito che fosse presente in Aula il Ministro competente, anche per poter cominciare ad affrontare tutte le questioni che riguardano l'agricoltura. In particolare, il nostro comparto agricolo ormai da troppi anni è soggetto a continue emergenze, di ordine climatico o batteriologico. Abbiamo ancora gli annosi problemi della Xylella, della cimice asiatica e dei cambiamenti climatici, che purtroppo sono ormai diventati una costante per i nostri agricoltori cui, non da ultimo, si è aggiunto con sempre maggior forza il problema dei danni da fauna selvatica, tanto che ormai le Regioni non riescono più a far fronte al loro risarcimento.

Manca quindi un modello di agricoltura, per un suo rilancio a livello nazionale e internazionale: purtroppo stiamo gestendo l'agricoltura italiana soltanto attraverso decreti emergenziali. Ultimamente è stato approvato il cosiddetto decreto emergenza, per affrontare il problema della Xylella e quello dei nostri produttori di latte, per cui abbiamo visto le proteste dei pastori sardi pochi mesi fa. È stato dunque varato un decreto-legge, le cui misure però non sono ancora in essere, perché mancano i decreti attuativi. Mi auguro, quindi, signor sottosegretario L'Abbate, che quanto prima possano essere pronti tali decreti in modo da cominciare ad offrire risposte concrete.

Il Gruppo Forza Italia, peraltro, ha chiesto una linea chiara sui vari piani di sviluppo rurale, perché non è possibile avere un'Italia a diverse velocità nella spesa dei fondi strutturali. Purtroppo, l'unica fonte di finanziamento certa è quella che passa attraverso le Regioni e lo strumento del Piano di sviluppo rurale, ma abbiamo Regioni che riescono a spendere e Regioni che non riescono a farlo. Quindi, secondo me sarebbe utile dare delle linee guida ben precise sul modello generale di agricoltura, anche nei confronti delle Regioni. L'agricoltura non ha bisogno di essere aiutata, ma di essere tutelata e messa in condizione, per quel che riguarda i costi di produzione, di essere all'altezza delle altre Nazioni. Ci troviamo infatti di fronte ad un importante appuntamento, l'approvazione della Politica agricola comune (PAC), e vediamo che, nei diversi pilastri, la nostra agricoltura, soprattutto quella di qualità e non quantitativa, potrebbe essere fortemente penalizzata. Quindi, anche in questo caso auspico un'azione forte su Bruxelles, perché i nostri agricoltori e la nostra agricoltura non abbiano a rimetterci.

L'agricoltura ha poi bisogno di agevolazioni fiscali e uscite come quella del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che ha parlato dell'eliminazione delle agevolazioni sui carburanti agricoli, rappresentano un grosso danno per la nostra agricoltura, perché i nostri agricoltori diventeranno ancora meno competitivi nei confronti dei colleghi europei e mondiali. Queste cose devono essere evitate, perché già solo nell'annunciarle possono creare molteplici problemi e soprattutto aumentare i costi di produzione per i nostri agricoltori.

Basta parlare di tasse, come ha fatto il Ministro della pubblica istruzione, perché tassare una merendina non significa soltanto incentivare una sana alimentazione: dietro una merendina ci sono i nostri produttori di latte, i nostri produttori di nocciole. Credo quindi che sia molto più importante puntare su una sana educazione alimentare per dare modo di diversificare la nostra alimentazione. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Il provvedimento in esame va invece nella direzione giusta. Abbiamo lavorato un anno, come ricordava il presidente Vallardi, e ringrazio tutti i colleghi che, con i loro contributi, hanno dato indicazioni e apportato miglioramenti all'impianto generale di questo provvedimento. Penso che questa sia la modalità giusta per agevolare i nostri imprenditori. Chi tutela le piccole produzioni agricole tutela la nostra storia, la nostra conoscenza, la nostra identità culturale; anche la trasmissione delle nostre ricette, dei nostri prodotti tradizionali può veramente aiutare i nostri produttori agricoli.

Detto ciò, annuncio il voto favorevole del Gruppo Forza Italia al provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

TRENTACOSTE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TRENTACOSTE (M5S). Signor Presidente, il provvedimento avente ad oggetto le piccole produzioni agroalimentari locali, di cui oggi ci occupiamo, peraltro in un clima di grande condivisione, come ricordato dai colleghi che mi hanno preceduto, ha come tratti distintivi, previsti all'articolo 1, la territorialità, la vendita diretta, il consumo immediato e le ridotte quantità distributive.

Com'è noto, l'agricoltura italiana è caratterizzata da una grandissima varietà di prodotti, di ambienti e di tradizioni culturali; ma il grande valore aggiunto dell'agroalimentare italiano è rappresentato dal carattere artigianale e dall'elevato ricorso alla tradizione.

Per consentire agli operatori di utilizzare al meglio il valore dei loro prodotti, da tempo esistono a livello comunitario specifiche certificazioni con il sistema delle indicazioni geografiche (DOP e IGP), con il sistema delle specialità tradizionali garantite (STG) e con l'adozione del regolamento dell'Unione europea n. 848 del 2018 sul biologico e la relativa etichettatura.

Dopo un lungo periodo, caratterizzato dal prevalere del modello di produzione e di consumo di massa, il diffondersi di nuove sensibilità ha rafforzato e amplificato l'interesse per i generi agroalimentari tradizionali e tipici. Anche per questo motivo aumenta il numero di generi e operatori coinvolti nella produzione, commercializzazione, tutela, valorizzazione e controllo. Aumenta anche il volume di affari e dunque le prospettive - o almeno le speranze - riposte nelle piccole produzioni agroalimentari locali, che solo fino a pochi anni fa sembravano destinate ad essere dimenticate in quanto sinonimo di arretratezza e che ora, invece, vengono spesso indicate come soluzione dei problemi di un mondo agricolo sempre più in difficoltà e incentivo per molti giovani imprenditori.

La necessità di un impegno per la valorizzazione del settore agroalimentare locale e tipico trova le sue ragioni nella profonda convinzione che tale settore rappresenti uno degli elementi strategici di rilancio del mondo rurale e di conseguenti opportunità di sviluppo economico. Le imprese agricole e agroalimentari, soprattutto quelle di minori dimensioni ubicate in aree svantaggiate e marginali, come quelle montane, vedono nel prodotto tipico locale non solo la possibilità di ritagliarsi uno spazio sul mercato sempre più esposto a una concorrenza spietata, ma anche l'occasione di recuperare parte del valore aggiunto sottratto nel tempo dall'ascesa dell'industria e della grande distribuzione organizzata. All'origine di ciò vi è lo stretto e profondo rapporto che il prodotto tipico e la sua creazione hanno con il territorio; un rapporto che coinvolge il capitale naturale, culturale, umano e sociale.

In tale ottica, la valorizzazione delle piccole produzioni agroalimentari locali assume un significato, e quindi una valenza, che va oltre la semplice commercializzazione, configurandosi come un processo in grado di creare un valore più ampio, comprensivo anche di elementi extraeconomici.

Occorre però considerare alcuni aspetti, ovvero il legame della tipicità con il territorio e l'importanza delle risorse territoriali specifiche del processo produttivo (come richiamato dall'articolo 5 del disegno di legge che stiamo trattando) il carattere collettivo derivante dal coinvolgimento di una pluralità di attori e il legame con la comunità locale che conferisce al prodotto tipico una valenza che va al di là delle imprese che lo commercializzano e che interessa in generale la società e la popolazione del luogo. Il prodotto agroalimentare locale, quindi, intrattiene con il suo territorio di origine un legame privilegiato che si traduce nell'impiego di risorse specifiche del luogo da cui spesso deriva un miglioramento della sua qualità.

L'articolo 8 del disegno di legge istituisce un'apposita sezione nel sito del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, finalizzata alla valorizzazione delle produzioni agroalimentari locali. Ciò costituisce una strategia efficace per il conseguimento di molteplici obiettivi sia di carattere economico, come la rivitalizzazione delle colture tipiche, la diversificazione delle produzioni e l'acquisizione di nuovi sbocchi di mercato, sia di carattere socio-culturale, come il recupero delle tradizioni e della cultura locale, ma anche il rafforzamento dell'identità del territorio. Favorire le piccole produzioni agroalimentari rappresenta quindi un elemento decisivo per lo sviluppo endogeno dei sistemi territoriali.

La valorizzazione delle tipicità, infatti, integra la funzione meramente produttiva delle attività agricole, apistiche e ittiche con nuove e diverse funzioni, tra cui la tutela dell'ambiente e del territorio - anche a contrasto del dissesto idrogeologico - e la conservazione della cultura e delle tradizioni rurali, favorendo l'occupazione locale e innescando nuove dinamiche di tipo economico e sociale.

Inoltre, la costituzione di una rete di mercati caratterizzati dalla presenza di produzioni di qualità legati al luogo d'origine e, come previsto agli articoli 3 e 4 del provvedimento, identificati attraverso l'etichettatura con il marchio PPL cui fa seguito il nome del Comune e della Provincia di riferimento, rappresenta un volano per l'economia dell'intero Paese. Siamo convinti, infatti, che con un'efficace azione di promozione del territorio, svolta attraverso una comunicazione capace di valorizzare le potenzialità e di incentivare l'imprenditoria locale, i nostri prodotti agroalimentari continueranno ad essere un'inestimabile risorsa, generando sempre maggiore ricchezza.

Alla base della reputazione del prodotto tipico vi è una specificità, rispetto a quello della medesima categoria merceologica, strettamente collegata alle caratteristiche del luogo d'origine e determinata da fattori che condizionano imprese e consumatori dell'area di produzione a livello di coltivazione, trasformazione e consumo. Una volta che il prodotto tipico ha acquisito una propria identità specifica legata al territorio, la sua notorietà si diffonde attraverso meccanismi diversificati e talvolta casuali e il suo nome, spesso coincidente con quello dell'area, condensa un insieme di informazioni sulle sue caratteristiche e specificità. La diffusione della conoscenza e l'apprezzamento dell'agroalimentare locale ha avuto importanti riflessi sia sulla struttura distributiva, con la creazione di negozi specializzati e siti internet dedicati, sia sulle politiche di offerta della stessa.

Colleghi, è un cammino che va compiuto con impegno e serietà sul versante della produzione e con attenzione costante al mercato e all'informazione del consumatore. I produttori devono infatti dimostrare, anche con il rispetto degli adempimenti previsti dai disciplinari, di essere capaci di ottenere gusti seducenti, inconfondibili e assolutamente genuini. Il consumatore, di conseguenza, sarà sempre più disponibile a pagare la qualità e a premiare chi tale qualità persegue con coraggio e coerenza, anche quando sarebbe possibile ottenere beni simili ma a costi inferiori, innalzando le rese, abbreviando i tempi di stagionatura, riducendo il procedimento di lavorazione.

L'attenzione verso l'agroalimentare locale è stata trainata e sostenuta altresì dalla crescente attenzione dei cittadini per la qualità dei prodotti alimentari, oltre che dalla volontà di valorizzare e tramandare le tradizioni locali e da una crescente adesione ad uno stile di vita più semplice e naturale. Le tipicità, in quanto forma di espressione della cultura di un territorio, influenzano lo sviluppo sociale ed economico delle aree rurali, con benefici quali l'aumento dei redditi delle imprese agricole, l'affermarsi di una occupazione qualificata, una maggiore vivacità sociale, la rigenerazione, attraverso la valorizzazione e conservazione, delle attività tradizionali e lo sviluppo del turismo enogastronomico.

È utile sottolineare come, negli ultimi anni, l'enogastronomia abbia assunto un ruolo centrale anche nelle aspettative e nelle motivazioni stesse dei viaggiatori, fintanto da immaginare un processo di "patrimonializzazione" degli alimenti e delle specialità culinarie locali, da considerare vere e proprie attrazioni turistiche capaci di muovere una particolare categoria di viaggiatori. In questo modo, la piccola produzione locale diviene punto d'unione tra il visitatore, sempre più desideroso di alimenti genuini, e il territorio con le sue autenticità e specificità di cui il prodotto diventa ambasciatore.

In tale contesto, diventa fondamentale attivare sinergie e relazioni con il sistema economico locale, per esempio con la ristorazione, l'artigianato e il commercio, in modo da consolidare i tradizionali rapporti economici in maniera attiva, rafforzando l'immagine del contesto locale presso consumatori e visitatori, e fungendo così da strumento effettivo di promozione territoriale. Con il disegno di legge che a breve voteremo, gli imprenditori agricoli, apistici e ittici saranno incentivati nel promuovere, valorizzare, trasformare e vendere i loro prodotti.

Per tali motivi, signor Presidente, dichiaro il voto favorevole da parte del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 25 settembre 2019

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 25 settembre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,19).