Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 618 del 28/04/2016
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PRESIDENTE. Passiamo ora alle interrogazioni sugli sviluppi del negoziato di pace in Siria, cui risponderà il ministro Gentiloni Silveri.
DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIVINA (LN-Aut). Signor Ministro, vorremmo conoscere le priorità del Governo italiano sulla questione siriana.
Si intende sconfiggere il terrorismo oppure seguire la linea americana di destituire Assad, l'ultima pedina dopo la destituzione di Ben Ali, Gheddafi e Mubarak? Abbiamo, però, visto cosa significa destituire dittatori in quelle aree. L'esercito regolare siriano, insieme ai russi e alla popolazione curda siriana, ha bloccato l'ISIS e la sua espansione. Se indeboliamo il Governo siriano, ergo l'esercito regolare, cosa può accadere o cosa accadrà? Probabilmente spianiamo la strada all'ISIS.
La priorità nostra è destituire Assad, che - secondo chi parla - è una pura questione di diritto interno dei siriani, o sconfiggere e combattere il terrorismo internazionale che tocca innanzitutto tutti i Paesi occidentali, noi compresi? Poiché la prima forza che si è schierata e ha fermato l'ISIS sulla linea di Kobane sono stati proprio i curdi siriani, lei è d'accordo ad ammettere una rappresentanza curda al processo negoziale di pace che si svolgerà per la Siria?
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Signor Ministro, la situazione siriana è, per certi versi, ancora più complessa di quella libica.
Il Governo ha vantato la possibilità, per il nostro Paese, di favorire i famosi caschi blu della cultura. Immagino che fossero di presidio, stabilizzazione e anche per lo sminamento, visto che l'Italia ha una straordinaria capacità a questo riguardo. Abbiamo assistito, però, dopo la rioccupazione di Palmira da parte dell'esercito regolare siriano, allo sminamento da parte solo degli artificieri russi, che hanno sminato più di 5.000 mine in tutta la città, compresa la vecchia. Ma nessuna richiesta è stata fatta al Governo italiano, pur avendo dato, in tempi non sospetti, la propria disponibilità. Come mai non abbiamo alcun tipo di considerazione da questo punto di vista?
Vengo alla seconda domanda. Nell'attesa del ripristino dei negoziati di pace a Ginevra, ancora non è chiaro l'atteggiamento finale del Governo italiano. Abbiamo assistito, purtroppo, negli anni passati all'appoggio da parte degli Stati Uniti di alcuni gruppi che si contrapponevano al Governo siriano, ma in Siria non c'è solo Daesh, che occupa una buona parte del territorio, ma c'è soprattutto al-Nusra, la costola siriana di al-Qaeda. Non saprei chi scegliere tra i due gruppi terroristici. Tutte le armi, anche molto raffinate, anticarro e antiaerei, fornite dagli americani ad alcuni gruppi che si contrapponevano al Governo di Assad, sono finite nelle mani di al-Nusra. Abbiamo, quindi, indirettamente alimentato gruppi terroristici. Su questo punto, possiamo capire quale sia esattamente la posizione del Governo italiano?
Concludo con Aleppo, una città divisa in due. Lo sono state Berlino e Beirut per tanti anni. Oggi è una città straordinaria, bellissima e incredibile, ma divisa in due parti con centinaia di migliaia di cittadini che soffrono per questa divisione. Siccome sembra essere in atto un'offensiva del Governo siriano per la possibilità di rioccupare e gestire in maniera unitaria la città di Aleppo, quando questo avverrà, sarà nel silenzio, com'è avvenuto per la rioccupazione di Palmira, oppure ci sarà, forse, un parere positivo della comunità internazionale e, in questo caso, anche del Governo italiano?
VERDUCCI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VERDUCCI (PD). Signor Ministro, la questione drammatica della guerra civile e della crisi siriana insiste in un quadrante decisivo dello scacchiere internazionale che ha enormi implicazioni geopolitiche a livello mondiale. E questa crisi è un fattore che riacutizza i nervi scoperti delle relazioni internazionali tra le potenze regionali e internazionali.
La crisi geopolitica porta con sé la necessità di ristabilire una nuova stabilità nella regione del Mediterraneo e del Medio Oriente e poi soprattutto due grandi questioni, la cui soluzione ha a che fare con la tenuta stessa dell'Europa e del suo percorso di integrazione. Una è quella dei flussi migratori legati alle guerre. Le cifre parlano di 7 milioni di sfollati, di cui 4 milioni di rifugiati, la maggior parte in Giordania, in Libano e in Turchia, ma molti - come sappiamo - anche in Unione europea.
Vi è, poi, la questione del terrorismo jihadista, l'ingresso di Daesh nel territorio siriano. Per fortuna, notizie delle ultime settimane sono le vittorie che l'hanno risospinto verso l'esterno, ma anche il posizionamento di al-Qaeda.
Dal marzo 2011 vi è una rivolta contro il regime di Bashar al-Assad, che si è macchiato di persecuzioni molto gravi contro la popolazione (250.000 vittime), una grande crisi umanitaria, e moltissimi bambini sono senza medicinali e vaccini. Tra il 14 e il 20 marzo scorso ci sono stati a Ginevra importanti colloqui di pace, coordinati dall'inviato ONU Staffan de Mistura, che hanno messo al centro un documento con 12 punti, che si occupa del tema fondamentale non solo della stabilità, ma anche della transizione democratica, dello Stato di diritto, di una nuova Costituzione e di nuove elezioni libere.
A margine, c'è anche una questione molto importante, quella curda, la cui risoluzione è fondamentale per gli esiti positivi dei colloqui.
Chiedo a lei, signor Ministro, quale sia l'impegno italiano e come questo si riverberi anche in quello dell'Unione europea e della comunità internazionale.
DI BIAGIO (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BIAGIO (AP (NCD-UDC)). Signor Ministro, uno dei nodi più delicati dell'impasse siriana resta quello del flusso costante ed emergenziale dei migranti. È questo uno degli argomenti di maggiore attenzione mediatica soprattutto in Europa, anche in ragione dei problemi che sta comportando sul fronte dei rapporti e delle decisioni tra i diversi Stati membri.
Sul fronte territoriale, le informazioni sono ancora più confuse, così come il ruolo della comunità europea. Appare, però, chiaro il ruolo determinante della Russia, che, con il suo dispiegamento di forze e il suo supporto strategico, ha sostenuto e rafforzato Assad nel contenimento dell'avanzata non solo delle forze dell'ISIS, ma anche dei gruppi di opposizione nel loro complesso. Ovviamente questo scenario esorcizza di fatto l'ipotesi di una sorta exit strategy per Assad, seppur ventilata nelle scorse settimane da alcune indiscrezioni della stampa panaraba.
Se sul fronte strategico, però, sembra chiara la posizione russa, di contro vi sono molte difficoltà nell'inquadrare quella della comunità internazionale, anche in ragione delle posizioni talvolta discordanti dei diversi partner.
Nel frattempo, la situazione nelle aree di crisi continua a essere drammatica e la popolazione continua a essere stretta nella fame. Una città come Aleppo da mesi è teatro di intensi scontri, nonostante il cessate il fuoco in vigore.
In uno scenario complesso come quello attuale, vorremmo tentare di comprendere come stanno realmente le cose e che ruolo ufficiale sta assumendo e intende assumere l'Italia nella comunità europea.
MINEO (Misto-SI-SEL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MINEO (Misto-SI-SEL). Signor Ministro, innanzitutto vorrei esprimere apprezzamento per il ruolo che l'alto commissario Mogherini ha avuto nella regione, in particolare nel negoziato con l'Iran, che è parte importante del tentativo di stabilizzare la regione, e apprezzamento anche per la prudenza con cui lei, ministro Gentiloni, ha affrontato la questione russa.
Ma venendo allo scenario, non mi pare che sia più in discussione la questione di Assad. Se la Siria rimarrà unita, Assad non sarà più il rais della Siria. Ma la questione è un'altra. Signor Ministro, non ha l'impressione che il nostro alleato, l'Arabia Saudita, stia rallentando in tutti i modi la resa dei conti delle milizie curde, degli iraniani e dell'esercito iracheno con Daesh, nell'attesa di costruire un forte partito wahabita e saudita, che gestisca il domani della regione? Questo sarebbe grave e vorrei conoscere la sua opinione.
La seconda questione riguarda un altro alleato. La Turchia combatte i combattenti curdi, che sono i più attivi contro Daesh. Inoltre, gli accordi che sono stati presi con l'Unione europea parlano di zone proprio alla frontiera per accogliere i rifugiati. Mi sembra, con ogni evidenza, un tentativo di combattere ulteriormente i curdi, di mandare lì l'esercito turco e di riguadagnare quel terreno alla Turchia, che era alleata con forze che non erano molto lontane da Daesh e che trafficava con Daesh, per farle rimettere un piede in quella zona delicata, ai danni dei curdi. Vorrei sapere cosa ne pensa.
AMORUSO (AL-A (MpA)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AMORUSO (AL-A (MpA)). Signor Presidente, signor Ministro, con la chiusura della terza fase dei colloqui di pace a Ginevra sulla situazione siriana, fonti del regime di Damasco danno però annunci di un'ulteriore e necessaria fase di colloqui con i movimenti di opposizione, proprio in virtù delle proposte di cambiamento di carattere costituzionale della bozza di piano di pace presentata a Ginevra. Da fonti ONU pare ci siano stati la conferma di questo accordo raggiunto dalle parti per una transizione al fine di definire una nuova forma di Governo e, quindi, la sollecitazione al Consiglio di sicurezza a voler organizzare quanto prima una nuova riunione del Comitato internazionale di sostegno alla Siria.
Nel frattempo guardiamo agli Stati Uniti, che sembrano intenzionati a incrementare la propria presenza in Siria al fine di rafforzare la lotta ai militanti dell'ISIS, e alla Russia, che sembra stia preparando una nuova risoluzione da presentare al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Di fronte a questo ipotetico scenario, vorrei conoscere il ruolo dell'Italia e la nostra azione.
BERTOROTTA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERTOROTTA (M5S). Signor Presidente, signor Ministro, come tutti sappiamo, l'occupazione della Siria da parte del Califfato ha prodotto morte e distruzione. Il 24 marzo scorso l'esercito siriano e i suoi alleati hanno finalmente cacciato l'ISIS da Palmira, avviando il processo di sminamento dell'area e il recupero dei monumenti.
Rimane però il nodo politico della guerra in Siria, che non è stato ancora sciolto. I negoziati di pace iniziati a Ginevra hanno escluso una delle forze più importanti, cioè quella dei curdi, i quali - come spiegato in occasione di un incontro in Commissione affari esteri con il Presidente del Parlamento della Regione del Kurdistan - sono gli unici non solo a lottare contro il Daesh, ma anche ad aver elaborato una chiara posizione per la definitiva soluzione del conflitto, proponendo un modello di cantonalismo originale ed efficace nell'attuale sistema e mantenendo rapporti sia con il Governo siriano che con le fazioni ribelli.
La loro esclusione ci dà l'impressione di lasciare troppa mano libera alle pretese della Turchia. Forse sarebbe giunto il momento di cambiare strategia, immaginando un coinvolgimento internazionalistico e sovranazionale riguardo al conflitto siriano, dopo anni di illegale sostegno alle milizie armate dei ribelli che hanno generato solo caos e distruzione.
Con riferimento al negoziato di pace, chiedo di conoscere la posizione del nostro Governo circa la decisione di escludere i curdi dal tavolo del negoziato, nonostante sinora siano stati coloro ad aver combattuto contro l'ISIS, difendendo Kobane a caro prezzo.
Ricordo che la questione siriana è la causa principale dell'ondata migratoria che sta mettendo in crisi le politiche europee, come dimostra la posizione austriaca sul valico del Brennero.
Signor Ministro, lei non ritiene, quindi, che la mancanza di dialogo con il Governo siriano renderà sempre più difficile la gestione sia del flusso dei migranti che della sicurezza dei nostri territori? Visto che è all'ordine del giorno il ritrovamento di documenti siriani falsi, senza la collaborazione siriana sarà difficile contrastare questo fenomeno.
Chiedo, quindi, se il Governo abbia valutato la possibilità di ripristinare le relazioni diplomatiche con la Repubblica araba siriana, nonché l'ipotesi di aprire l'ambasciata in Italia.
COMPAGNA (CoR). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COMPAGNA (CoR). Onorevole Ministro, sembra che i negoziati di Ginevra ristagnino, e questa è la sensazione che si è avuta anche ieri. Del resto, la tregua fatta a fine febbraio era, appunto, una tregua e non un inizio di pace, in quanto i problemi sui campi di battaglia sono tutti quelli evocati dai colleghi.
Signor Ministro, le sarei grato se nella risposta potesse soffermarsi sul quesito sottolineato dal collega Romani, riguardante la città di Aleppo, che è divisa in due. D'altra parte, è stata evocata da molti la questione dell'anticurdismo pregiudiziale della Turchia, che ha reso tutto più difficile. D'altra parte, per note ragioni, evocate anche queste dai colleghi, i Paesi europei sono sotto il peso della pressione demografica e dell'esigenza di doverla in qualche modo trattenere attraverso accordi con la Turchia.
Allora, da questo punto di vista, è il momento di scegliere fra le priorità della nostra diplomazia. C'è una posizione americana e occidentale, per la quale Assad non è più proponibile come Governo; e poi c'è, anche se gli viene attribuito dai commentatori - non sempre Putin in prima persona lo precisa - un "assadismo" pregiudiziale da parte di Putin, che è sceso in campo alla fine dell'anno scorso e che - non c'è dubbio - sarà uno dei protagonisti della trattativa di pace, se riuscirà a svilupparsi. Al momento, lo stallo di Ginevra è da registrare con molta preoccupazione, e forse era stata troppo enfatizzata come pace la tregua di fine febbraio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere congiuntamente il ministro Gentiloni Silveri.
GENTILONI SILVERI, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Signor Presidente, credo che negli ultimi sette o otto mesi l'approccio di buona parte della comunità internazionale alla crisi siriana sia andato chiarendosi e tutto sommato, verso una posizione molto simile a quella che l'Italia sostiene da alcuni anni, e non per la sua particolare influenza, ma perché la nostra era una posizione molto ragionevole e di buonsenso.
Cosa abbiamo sostenuto negli ultimi due o tre anni? Abbiamo sostenuto che certamente bisognava accompagnare la transizione in Siria, perché non possiamo dimenticare le responsabilità di Bashar al-Assad in quella che è stata la catastrofe umanitaria più grave degli ultimi vent'anni. Parliamo di centinaia di migliaia di morti. Parliamo di quello che ha provocato lo sfollamento di milioni di persone, l'origine principale dei flussi migratori nella rotta balcanica. Queste sono responsabilità che il dittatore siriano porterà con sé. Tuttavia, la nostra era una posizione che, pur non ignorando tutto questo, metteva in guardia dall'illusione che, con una spallata militare, si sarebbe potuta risolvere la crisi siriana e anzi avvisava che, solo con questa impostazione, c'era il rischio che, travolgendo quel regime, si ricreasse un vuoto e che esso venisse di nuovo riempito, com'era accaduto dodici anni prima in Iraq, da qualcosa che assomigliasse molto da vicino a Daesh e alla crescita del terrorismo. Ora, direi che su questa linea - molti la sintetizzano con l'espressione «Assad change, not regime change», ma lasciamo stare le formule diplomatiche - c'è una larga convergenza della comunità internazionale.
Credo che di nuovo siamo stati abbastanza pionieri nel dire che certamente il ruolo della Russia conteneva dei pericoli, in termini di ingaggio diretto tra superpotenze e di un atteggiamento di sostegno fino alla morte alla posizione di Assad, ma esso poteva anche essere un'occasione costruttiva. Alla fine, almeno negli ultimi mesi, si è vista una cosa: io non discuto che ci sia stato un ruolo importante della Russia nel sostenere Assad, ma discuto che la Russia abbia un interesse a sostenere questo regime per tutta la vita. Anzi, credo che oggi abbia un interesse a favorire una transizione. E la transizione, senza creare un vuoto, deve naturalmente superare anche la persona del dittatore, cui non può essere affidato probabilmente il futuro della Siria.
C'è una certa convergenza, ma purtroppo ci sono due problemi. Tenete conto che John Kerry e Sergej Lavrov presiedono il gruppo internazionale di lavoro sulla Siria, spesso con una collaborazione di posizioni e di opinioni. Ma, nonostante questo, non dobbiamo illuderci di essere nel contesto di trent'anni fa, in cui un accordo tra russi e americani metteva la camicia al mondo, perché bisogna tenere conto anche delle posizioni di diversi altri Paesi. È stata citata l'Arabia Saudita, ma cose simili, sia pure completamente diverse, si potrebbero dire dell'Iran. Non è che, se la Russia decide una cosa, l'Iran rinuncia ai propri interessi nazionali o viceversa nel caso dell'Arabia Saudita. Quindi, la prima difficoltà è una prova di un multilateralismo complicato. Non è di nuovo un gioco di due superpotenze che aggiustano il mondo.
Quanto alla seconda difficoltà, la situazione sul terreno aveva dato vita a un mezzo miracolo, diciamo la verità. A fine febbraio nessuno si illudeva. Ricordo che entrammo in una riunione che durò otto ore in un albergo di Monaco e la concludemmo dicendo che due giorni dopo ci sarebbe stata una cessazione delle ostilità. E preciso che non si poteva chiamare «cessate il fuoco», perché alcune delle parti erano contrarie all'utilizzo di questa espressione, dal momento che sembrava una concessione ad Assad.
In ogni caso, c'è stata la cessazione delle ostilità da quel 27 febbraio, con una riduzione dei bombardamenti e della violenza attorno al 70-80 per cento; con l'accesso umanitario a centinaia di migliaia di persone sotto assedio e che stavano morendo di fame; con risultati molto importanti; con l'avvio di negoziati cosiddetti di prossimità, nei quali le diverse parti sono istanze diverse, non si siedono attorno a un tavolo e l'inviato delle Nazioni Unite, il nostro Staffan de Mistura, fa la spola tra le diverse parti.
Tuttavia, non dobbiamo nasconderci che nelle ultime due o tre settimane questi fatti positivi sviluppati sul terreno sono messi in crisi. Purtroppo il livello di violenza è cominciato ad aumentare di nuovo, e deriva da tante ragioni che sarebbe troppo lungo descrivere. Ma il problema di fondo è che, essendosi dichiarata la cessazione delle ostilità (fatte salve le attività contro Daesh e al-Nusra), ed essendo al-Nusra posizionata in territori nei quali la sua presenza è molto intrecciata a quella di forze dell'opposizione siriana, alla fine, combattendo al-Nusra, molto spesso si sono ingaggiati di nuovo combattimenti tra le due parti, governative e di opposizione siriana. E questo ha ridato vita a una spirale di violenza.
Bisogna stare molto attenti. Quindi, la decisione che sta maturando è - credo nei prossimi dieci giorni - di riunire di nuovo la conferenza ministeriale del gruppo di sostegno alla Siria per cercare di ridare impulso a un processo. Innanzitutto, il cessate il fuoco per ragioni umanitarie in questo momento è quasi più importante dei negoziati. I negoziati avranno bisogno di tempo per produrre risultati. Se però si chiudono i corridoi umanitari, se il regime torna a un atteggiamento di chiusura verso i convogli umanitari, allora veramente torniamo alla casella di partenza. Credo, quindi, che serva rapidamente un rilancio.
Mi soffermo su tre questioni più specifiche che sono state sollevate. L'Italia è favorevole alla partecipazione di YPG, ossia dei curdi siriani, nella dinamica negoziale? L'Italia è favorevole, diversi Paesi sono favorevoli, mentre altri sono - come potete immaginare - radicalmente contrari. L'inviato delle Nazioni Unite ha compiuto molte acrobazie, nel senso che ai colloqui di prossimità partecipano, sia pure con una partecipazione definita di secondo livello, anche esponenti dell'opposizione siriana, visto che c'è da parte di alcuni attori fondamentali un'opposizione radicale, che ben conoscete, a una partecipazione a pieno titolo. Se però volete conoscere la nostra posizione, quella italiana, noi riteniamo che certamente abbiano svolto e svolgano un ruolo e certamente vadano coinvolti nel processo negoziale.
Quanto al tema dell'UNESCO e di Palmira, il 13 aprile il Consiglio esecutivo dell'UNESCO ha deliberato, prendendo atto della disponibilità italiana a partecipare, con la task force denominata Unite4Heritage, al risanamento, alla ricostruzione e alla riprotezione del sito archeologico, che questa missione sarebbe partita quando le condizioni di sicurezza lo avrebbero consentito. Ed è una valutazione che farà l'UNESCO, e noi ci auguriamo che questo sia possibile in tempi rapidi.
Infine, uno degli interroganti ha parlato delle nostre relazioni diplomatiche con la Siria. È chiaro che noi non possiamo - credo non avrebbe senso politico - ristabilire pienamente delle relazioni con un regime di cui predichiamo la necessità di essere superato con una transizione, non di essere travolto da raid aerei. Tuttavia, l'oggetto del negoziato di Ginevra sono i diciotto mesi di transizione, al termine dei quali tutti pensano che il leader della Siria non possa essere Bashar al-Assad, tanto che molti ritengono che la crisi siriana si risolverebbe alla fine con quattro parole del presidente Bashar al-Assad e cioè: «I will not run», intendendo che non parteciperà al prossimo confronto elettorale. Dubito che sia facile che in tale contesto egli pronunci queste parole, ma penso sia un interesse comune in cui addirittura russi e americani potrebbero essere al lavoro insieme per favorire una transizione. Oggi è difficile dire più di questo.
In tale contesto non è che l'Italia ristabilisce una normalità di relazioni diplomatiche, ma certamente bisogna affermare che non le abbiamo rotte del tutto: abbiamo un incaricato d'affari che mantiene rapporti con la Siria e che opera da Beirut, in Libano, e che quindi può essere comunque utile per questioni umanitarie o che riguardano cittadini italiani. C'è un filo che non si è del tutto spezzato, ma che oggi non è immaginabile ritrasformare in piene relazioni diplomatiche.
PRESIDENTE. Hanno adesso facoltà di replicare gli interroganti, per un minuto ciascuno.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Signor Presidente, ringrazio il Ministro perché su questo argomento ci ha fornito sicuramente alcune indicazioni che non conoscevamo.
Non mi è, però, ancora chiaro quale sia esattamente il ruolo dell'Italia in questo contesto. Capisco che abbiamo un assoluto privilegio rispetto al problema libico, che è davanti a casa nostra, mentre la Siria - nel bene o nel male - è sempre stata un'area in cui la Francia, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e in questo caso anche la Russia hanno interagito. Rimane un problema di fondo ancora irrisolto. Non mi è chiaro - e mi sembra che nella risposta del Ministro non sia stato detto - qual è il rapporto tra le cancellerie occidentali e le forze di opposizione, visto che - come ha giustamente detto il Ministro - sono tutte mischiate e anche ISIS è avvenuto su territori dove non c'erano contrapposizioni tra il Governo regolare di Assad e i gruppi terroristici. Purtroppo al-Nusra, per quello scenario, è confuso in mezzo a tutti i gruppi di opposizione. E anche recentemente, quando c'è stato l'inserimento di 250 militari statunitensi in Siria con proteste del Governo di Damasco, non si capisce se si voglia continuare in quella politica di aiuto e anche di fornitura a gruppi di opposizione e come ciò possa essere compatibile con l'effettiva guerra al terrorismo, che è fatto non solamente dal gruppo di Daesh, ma anche da al-Nusra.
Mi sembra, quindi, uno scenario particolarmente complesso, dove forse anche per il Governo italiano è più complicato dare risposte più precise.
VERDUCCI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VERDUCCI (PD). Signor Presidente, esprimo soddisfazione per l'intervento del Ministro, che ha detto cose importanti, innanzitutto ribadendo quello che penso sia un punto fondamentale della nostra dottrina politica, che vale per la Siria ma per tutta l'azione nei confronti del Mediterraneo, ovvero che non ci possono essere soluzioni militari senza soluzioni politiche.
Lo ringrazio altresì per aver riaffermato l'importanza del multilateralismo, del coinvolgimento dei curdi nel processo negoziale, nonché la priorità della risoluzione della catastrofe umanitaria. Al riguardo voglio ricordare che il Governo italiano e il ministro Gentiloni hanno dato sostegno all'esperimento del corridoio umanitario che, lo scorso febbraio, ha portato in Italia 93 siriani. Lo ringrazio poi per aver affermato l'importanza del documento che ha al centro la transizione democratica in Siria al termine dei diciotto mesi. Penso, infatti, sia obiettivo nostro andare oltre la tenaglia tra dittatura e fanatismo, fare in modo che la nostra politica estera sia improntata a un realismo che, però, abbia al centro l'impegno per la sicurezza e la stabilità, ma anche, come monito fondamentale, per la transizione democratica delle regioni mediorientali e mediterranee.
DI BIAGIO (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BIAGIO (AP (NCD-UDC)). Signor Ministro, la ringrazio per quanto ha voluto condividere con noi, rimarcando ancora una volta l'attenzione che lei riserva alla tematica, soprattutto sul versante umanitario. Sappiamo che la Siria sembra essere diventata la proiezione in scala degli attuali rapporti di forza geopolitici e il ruolo della Russia ne è forse l'espressione più chiara.
È per questa ragione che una certa confusione di approcci dell'Unione europea rappresenta purtroppo un pesante limite, soprattutto perché continua solo a essere accostata alle sanzioni contro il Governo siriano, che, stando proprio alle posizioni dei detrattori, hanno il merito solamente di incrementare il flusso dei migranti verso l'Europa. Siamo certi che quanto da lei evidenziato possa essere uno spunto di riflessione interessante per le determinazioni future.
MINEO (Misto-SI-SEL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MINEO (Misto-SI-SEL). Signor Ministro, sono soddisfatto per la ricostruzione dello scenario che lei ha fatto e per il chiarimento sull'apertura dell'Italia all'inserimento dei curdi nel negoziato.
Trovo che non abbia risposto sulla questione più spinosa, e cioè sull'atteggiamento di due alleati dell'Italia, la Turchia e soprattutto l'Arabia Saudita, che - secondo molti osservatori - stanno portando per le lunghe la vicenda e stanno sostanzialmente dando ossigeno e tempo a Daesh.
AMORUSO (AL-A (MpA)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AMORUSO (AL-A (MpA)). Signor Ministro, la ringrazio per la sua esauriente e soddisfacente esposizione riguardo alla situazione siriana e anche alle nostre indicazioni su quello che è lo stato delle trattative in seno ai colloqui di pace.
In modo particolare confidiamo - è quello che poi oggi è stato evidenziato anche a livello di Nazioni Unite - nell'insistenza a voler subito riattivare il comitato internazionale di sostegno alla Siria da parte italiana per potere proseguire sulla strada che, con tutte le difficoltà esposte, penso sia oggi l'unica percorribile per cercare di dare sicurezza a una situazione che guardi innanzitutto agli aspetti umanitari, ma anche in prospettiva alla sicurezza di tutto il Mediterraneo.
BERTOROTTA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERTOROTTA (M5S). Signor Presidente, sono costretta a dichiararmi solo parzialmente soddisfatta per il quadro generale. Da quello che ho potuto capire, l'Italia ha assunto una posizione molto mite e tiepida nei confronti dei curdi. Mi sarebbe, anzi, piaciuto che lei avesse dichiarato chi ha votato contro la partecipazione dei curdi al tavolo di pace, oltre alla Turchia che si deduce abbastanza facilmente.
Riguardo ad Assad, non voglio difendere i dittatori. Ritengo però che, mentre non abbiamo difficoltà a dialogare con il capo del Bahrein oppure con quello dell'Arabia Saudita, con Assad abbiamo tutt'altro atteggiamento. Abbiamo anche audito una parlamentare siriana, Maria Saadeh, la quale ha detto che, nell'ambito della politica interna, se la sbrigano da soli e che, anzi, le ingerenze esterne possono fare solo danno, chiedendo la revoca delle sanzioni economiche. Noi invece continuiamo a essere fermi solo sul punto di eliminare Assad dalla scena politica.
COMPAGNA (CoR). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COMPAGNA (CoR). Signor Presidente, mi pare più che comprensibile, oltre che apprezzabile, il fatto che il Ministro, ribadendo le responsabilità sotto tanti profili del dittatore siriano, abbia voluto rivendicare una continuità di posizione della politica italiana in Siria che dura già da qualche anno, a prescindere da oscillazioni americane e russe.
Da questo punto di vista, però, mi è parso che il Ministro abbia approfittato di questa occasione per aggiungere una considerazione che mi sembra pertinente: la Russia, a suo modo di vedere, avrebbe tutto l'interesse a favorire una transizione equilibrata. Da questo punto di vista, l'Italia non può che rimettersi al tavolo dei due ministri, Lavrov e Kerry, perché ovviamente è da lì che deve scattare il cartellino rosso per Assad. Non è materia di Staffan de Mistura, ma Kerry e Lavrov potrebbero trovare la strada per questo provvedimento.
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.
Ringrazio il ministro Gentiloni Silveri per la sua disponibilità e tutti gli interroganti.