Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 618 del 28/04/2016
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------
618a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 28 APRILE 2016
(Pomeridiana)
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Presidenza del vice presidente GASPARRI
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Alleanza Liberalpopolare-Autonomie (Movimento per le Autonomie): AL-A (MpA); Area Popolare (NCD-UDC): AP (NCD-UDC); Conservatori e Riformisti: CoR; Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà (Grande Sud, Popolari per l'Italia, Moderati, Idea, Euro-Exit, M.P.L. - Movimento politico Libertas): GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL); Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Misto: Misto; Misto-Fare!: Misto-Fare!; Misto-Italia dei valori: Misto-Idv; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento la Puglia in Più: Misto-MovPugliaPiù; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà: Misto-SI-SEL.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente GASPARRI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16).
Si dia lettura del processo verbale.
SAGGESE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, su evoluzione della crisi in Libia e sviluppi del negoziato di pace in Siria (ore 16,03)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, su evoluzione della crisi in Libia e sviluppi del negoziato di pace in Siria, cui risponderà il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, onorevole Gentiloni Silveri.
Si fa presente che è in corso la diretta televisiva della RAI.
Passiamo alle interrogazioni sull'evoluzione della crisi in Libia.
I senatori hanno facoltà di rivolgere le loro domande al Ministro per due minuti ciascuno.
SANGALLI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANGALLI (PD). Signor Presidente, signor Ministro, il Consiglio presidenziale presieduto dal premier al-Sarraj si è insediato il 30 marzo scorso a Tripoli. Questo evento, lungamente atteso non solo dall'Italia e dalla comunità internazionale, ma soprattutto dalla popolazione libica, ha rappresentato senza dubbio un avvenimento importante politicamente, ma soprattutto di grande valore simbolico.
Signor Ministro, il 12 aprile scorso, lei si è recato, primo tra i rappresentanti di un Governo straniero, nella capitale per incontrare il premier al-Sarraj e il Consiglio presidenziale. Sappiamo bene che ci troviamo all'inizio di un percorso lungo e difficile, che ha anche in sé un ambito di fragilità molto evidente, e che il controllo della capitale continua a rappresentare una sfida assai rilevante per le nuove autorità che sono chiamate ad affrontare la situazione di quel Paese.
La situazione nell'est della Libia resta, tuttavia, molto preoccupante. All'interno della Camera dei rappresentanti di Tobruk vi è una solida maggioranza a favore dell'Esecutivo, ma alcuni personaggi continuano a impedire un regolare voto di fiducia attraverso intimidazioni e minacce nei confronti di questi parlamentari.
Inoltre, gli appelli del Presidente libico di questi giorni alla comunità internazionale circa il pericolo di un'offensiva di integralisti islamici - a quanto si evince dalle notizie di stampa - per le installazioni petrolifere e il rischio che con la buona stagione si accentui il fenomeno di partenza di profughi dalle coste libiche inducono preoccupazione.
Alla luce di questa situazione, ci può dire, signor Ministro, quale possa essere il ruolo dell'Italia e della comunità internazionale, assieme, per far avanzare il processo e per rafforzare l'autorità di al-Sarraj e del suo Governo?
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Signor Presidente, nel pochissimo tempo che ci è consentito porrò tre domande velocissime.
La prima. Vorremmo sapere qual è lo stato di avanzamento di EUNAVFOR Med, che molti dicono debba passare alla terza fase; siamo fermi alla seconda fase e mezzo e vorremmo sapere se siamo nelle possibilità, con l'accordo di tutti i Paesi europei o, per lo meno, di coloro che vi partecipano, di passare alla fase tre, che prevede anche la possibilità di bloccare i barconi prima della partenza.
Il secondo quesito riguarda il generale Haftar, che è un grande ostacolo al processo di stabilizzazione della Libia. Haftar, il Governo e il Parlamento di Tobruk vantano il fatto di aver liberato l'80 per cento di Bengasi da Daesh e tutto sommato questa è stata un'operazione militare che va nella direzione auspicata dalla comunità internazionale. Tuttavia, questo vuol dire che l'esercito del generale Haftar è nelle condizioni di combattere efficacemente Daesh anche in altre città della Libia e, nella fattispecie, vorrebbe andare a Sirte, che, però, è nella parte riservata, teoricamente, al Governo di Tripoli. Siccome mi sembra che la presenza ingombrante del generale Haftar, soprattutto per l'ottenimento della fiducia da parte del Governo di Tripoli, sia tale da rendere impossibile, alla fine, fare in modo che il Governo al-Sarraj abbia la fiducia anche del Parlamento di Tripoli, la domanda è: come conciliare tutto questo?
Terzo e ultimo quesito. Signor Ministro, a sua informazione, sa se qualche Paese europeo, prima che venga definita la famosa missione internazionale a guida italiana, abbia per caso intenzione di intervenire in maniera chirurgica ma militare in Libia per colpire i terroristi? Se questo avvenisse, infatti, sarebbe in netta contraddizione con tutto il lavoro fatto fino ad oggi.
LUCIDI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIDI (M5S). Grazie, signor Presidente. Buon pomeriggio, signor Ministro. In audizione al Senato il generale Paolo Serra di UNSMIL ha fornito un quadro aggiornato dello scenario libico e un piano che, dopo la firma del libyan political agreement, prevedeva l'approvazione del Governo con voto di fiducia da parte dell'House of representatives, ma, ad oggi, questo voto di fiducia ancora non vi è stato.
UNSMIL descrive Tripoli come una realtà frammentata, con presenza di forze filogovernative o oppositrici. Ci sono circa 41 gruppi armati, dei quali l'80 per cento supporta il Government of national accord (GNA), ma solo nell'area pro-GNA ci sono circa 12 forze o gruppi armati e anche a Bengasi la situazione sembra molto simile a quella di Tripoli.
Nelle stesse ore, però, il Governo italiano presenta in Europa il migration compact, cioè una serie di intenti per gestire e contenere i flussi migratori, con un capitolo speciale proprio dedicato alla Libia. Il migration compact parte libica non sembra, però, aderire allo scenario descritto e proposto da UNSMIL, risultando quindi di difficile attuazione, proprio perché non coerente con la situazione a terra. Il fenomeno migratorio assume, dunque, un ruolo centrale, che molti indicano come merce di scambio tra interessi diversi. Nel 2015, 154.000 migranti arrivano nell'Unione europea attraverso la Libia e, nel 2016, su 5.270 arrivi il 97 per cento proviene proprio dalla Libia.
Per questi motivi, le chiedo se e su quali temi il Governo abbia interagito con l'ONU-UNSMIL per la redazione del migration compact, parte libica, per la corretta valutazione della posizione italiana circa un probabile intervento militare di terra in Libia e delle possibili conseguenze, anche alla luce di quanto indicato da alcuni analisti, secondo i quali ISIS attacca maggiormente se attaccato o comunque costretto ad arretrare in quello che considera il proprio territorio.
Infine, vorrei sapere se ritiene che la richiesta di assistenza rivolta all'Italia dovrebbe essere valutata solo dopo aver verificato il sostegno a al-Sarraj, che sarebbe allora un Governo di rappresentanza nazionale di autodeterminazione del popolo libico e, a quel punto, valutare anche la riapertura dell'ambasciata italiana a Tripoli.
DI BIAGIO (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BIAGIO (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, signor Ministro, con riferimento all'evoluzione della crisi in Libia, credo sia un'opinione sempre più condivisa l'auspicio di una soluzione unitaria con il riconoscimento da parte di tutti del Governo di unità nazionale e quindi il suo consolidamento, condizione imprescindibile per stabilizzare quell'area.
Appare però ormai evidente come uno degli ostacoli a questa soluzione sia rappresentato anche dalla figura dell'ex generale Khalifa Haftar, capo delle Forze armate di Tobruk. Il generale viene sostenuto economicamente, diplomaticamente e militarmente dagli Emirati Arabi Uniti e dall'Egitto, i quali, nonostante l'embargo, forniscono alle truppe strumenti, armi e sostegno finanziario.
Vale la pena ricordare che nei giorni scorsi sono approdati nel porto di Tobruk un migliaio di veicoli da combattimento insieme ad armi e munizioni, che lasciano presagire le potenzialità e le mire strategiche in Cirenaica, soprattutto sul versante del controllo dei pozzi petroliferi. Tutti noi siamo consapevoli dei risvolti strategici geopolitici di tale eventualità, avanzata contemporaneamente non soltanto in termini di stabilità territoriale, ma anche nello scacchiere internazionale. Ovviamente questa fornitura, illegittima se si considera l'embargo, appare collegabile alla coalizione panaraba che sostiene Haftar.
In questo scenario, considerando le posizioni dubbie che sta assumendo il Governo francese nei confronti di Haftar, che sostanzialmente non sembra essere in linea con quelle europee, sarebbe auspicabile conoscere la posizione ufficiale del Governo di Parigi rispetto alla crisi libica, considerando la posizione contraddittoria che lo sta condizionando, quali siano i rapporti effettivi della Francia con l'ex generale Haftar e se vi siano effettivamente dei coinvolgimenti di carattere militare.
MINEO (Misto-SI-SEL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MINEO (Misto-SI-SEL). Signor Ministro, assistiamo da mesi ad uno stillicidio di notizie, spesso smentite, di allusioni e anche di interviste rilasciate da esponenti del Governo che alludono all'invio di militari italiani in Libia.
In genere non si parla di guerra, anche se mi chiedo cos'altro sia un intervento armato in un Paese che è in guerra, ma quello che vorrei chiederle, signor Ministro, è: contro chi e a favore di chi. Contro Daesh? Ma anche contro il generale Haftar?
Abbiamo visto la bandiera italiana bruciata in piazza ieri. Sappiamo che il generale Haftar ha l'appoggio dell'Egitto, che vuole combattere l'ISIS, il Daesh, ma anche i Fratelli musulmani e che è ostile al Governo che si è insediato a Tripoli.
E poi le chiedo, signor Ministro: le milizie islamiche che stanno appoggiando detto Governo le consideriamo degli alleati? Ci fidiamo di loro o no?
Inoltre, signor Ministro, si dice spesso che questo intervento sarebbe meno rischioso e grave, perché si tratta non di fare una guerra offensiva contro Daesh, ma di difendere sedi a Tripoli o addirittura pozzi nel deserto. Le chiedo: se lei non ritiene che questo tipo di intervento sia addirittura più rischioso? Dico questo perché abbiamo visto che, se contrastato e inseguito, spesso Daesh si dà alla fuga, mentre se i nostri soldati stanno in un posto fisso, essi si espongono naturalmente a mordi e fuggi, colpi e fughe, quindi può essere ancora più rischioso.
Infine, lei sa che la Camera dei Comuni ha svolto un grande e appassionato dibattito su una cosa che non prevedeva l'invio di soldati sul campo, cioè i bombardamenti in Siria. Quando il Governo si deciderà a chiedere una sessione del Parlamento che discuta a fondo di questa questione?
AMORUSO (AL-A (MpA)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AMORUSO (AL-A (MpA)). Signor Presidente, signor Ministro, tutti conosciamo l'importanza che la Libia ha, per un fatto strategico, nei confronti dell'Italia. Però, proprio per questo, nel momento in cui il Consiglio presidenziale libico e il presidente al-Sarraj si sono insediati, sono ancora senza un voto di fiducia da parte del Parlamento riconosciuto dalla comunità internazionale, che è quello di Tobruk.
Accanto a questa situazione vi sono degli episodi, alcuni dei quali citati. Penso, ad esempio, alla situazione di Bengasi, dove Haftar ha bruciato la bandiera italiana, e alla richiesta da parte delle Nazioni Unite del blocco di una nave di greggio fatta salpare dal Parlamento di Tobruk proprio perché voleva così dimostrare la sua forza. Al tempo stesso, si legge sulle agenzie di stampa che poche ora fa è giunta la richiesta, sempre da parte del Consiglio presidenziale libico, di bloccare l'offensiva di Haftar per quanto riguarda Sirte, che lo stesso Haftar ha esaltato ricordando una battaglia del 1915 contro l'Italia.
Di fronte a questa situazione, c'è una dichiarazione dell'ambasciatore della Libia presso la Santa Sede, che pare abbia chiesto all'Italia protezione per le ambasciate e per le sedi ONU e addirittura un coinvolgimento italiano in difesa dei confini libici, sia in terra che in mare e si parla anche di una dichiarazione del ministro Pinotti a proposito di un intervento della NATO. Su questo vorremmo avere notizie da parte del Governo.
MAURO Mario (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURO Mario (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Signor Ministro, la domanda che le faccio è relativa alla strategia italiana nel contesto libico. Come in Siria il ruolo che interpretano i Paesi della regione del Golfo (Arabia Saudita, Iran, Qatar) è determinante per gli equilibri e quindi per quello che a tutti gli effetti è un conflitto regionale, così anche in Libia ci sono Paesi influenti che in questi giorni, da molti mesi, da alcuni anni, determinano le sorti di quello che accade sul terreno. Uno è già stato citato ampiamente dai colleghi, l'Egitto, mentre l'altro è la Turchia; il rapporto dileadership che il premier Erdoğan ha intrapreso all'interno della Fratellanza musulmana ne fa stabilmente un punto di riferimento non solo per chi governa a Tripoli, ma anche per le ambigue e a volte apparentemente contraddittorie prese di posizione degli alleati occidentali. Come già è emerso dagli interventi dei colleghi, ci si chiede: chi sta con chi? Chi fa gli interessi di chi? Da questo punto di vista, quali sono le scelte strategiche dell'Italia, anche rispetto al ruolo di Egitto e Turchia in Libia?
In pochi secondi le pongo un secondo quesito, relativo all'accordo tra Unione europea e Turchia. Si tratta di un accordo particolare, nel senso che, considerando il Mediterraneo come una sorta di bacinella con due grandi fori, se uno è stato tappato, quello della rotta balcanica, meno si sa di quello che potrà accadere per la rotta libica.
Le chiedo allora: nella messa a punto dell'accordo tra Unione europea e Turchia è stato previsto qualcosa che, indipendentemente dalle proposte successive e forse tardive del migration compact, sia elemento di sicurezza, cerniera e chiusura anche del fronte libico?
DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, qualche settimana fa abbiamo avuto la notizia, esaltata dalla stampa nazionale, dell'arrivo in Libia del premier al-Sarraj, designato dal Governo di accordo nazionale. Ci hanno anche descritto le modalità del suo arrivo, non senza screzi e addirittura tra qualche sparo.
Sembra che il premier al-Sarraj si trovi ancora presso una base navale, sempre nei pressi del porto di Tripoli e questo ci lascia intuire che il nuovo Governo non è proprio in grado di assumere, almeno per ora, il pieno controllo della situazione libica, e sembra nemmeno della capitale. Pertanto, il quadro che possiamo avere noi oggi è meno roseo di quello che viene dipinto.
Bene, al-Sarraj adesso chiede alla comunità internazionale, a noi e all'Europa tutta, un intervento militare, innanzitutto con lo scopo di sradicare l'ISIS dalla Libia, ma anche, e non ultimo, con quello di proteggere le infrastrutture dell'industria petrolifera da potenziali attacchi di miliziani e di jihadisti che fanno riferimento al califfato. Questa operazione sembra che sia benedetta o comunque veda di buon grado, da parte degli Stati Uniti, una leadership italiana, anche se corre voce che ci sia un'ambizione britannica nel recitare tale ruolo.
Secondo lei, signor Ministro, quali prospettive ha il Governo di al-Sarraj di riuscire a consolidarsi in questo contesto, visto che è ancora vincolato in una base navale? Cosa intende fare l'Italia per sostenerlo, soprattutto dal punto di vista militare?
COMPAGNA (CoR). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COMPAGNA (CoR). Onorevole Ministro, non certo per responsabilità del Dicastero da lei guidato, si sono diffuse, in queste ultime settimane, voci non sempre affidabili, addirittura sul numero di soldati italiani che starebbero per partire per la Libia. Da questo punto di vista, mi attendo che un chiarimento definitivo sul numero verrà dato, se e quando sarà necessario, in Parlamento e senza che il Presidente del Consiglio debba svolgere ogni settimana una sorta di funzione di addetto stampa del Governo per «frenare», come si legge sui giornali.
Il punto è che nelle cronache di politica internazionale è sembrato che, a differenza del nostro Paese, da parte di altri Paesi europei, in particolare della Francia, si dia per irrimediabilmente perduta, compromessa e non recuperabile l'unità statuale libica. Senza ricorrere nazionalisticamente al ricordo di come questa unità dello Stato libico sia stata a suo tempo frutto e opera italiana (non dell'Italia fascista ma dell'Italietta liberale), a me sembra che sia necessario che l'Italia, al di là dei numeri del contingente militare (se, come e quando sarà), chiarisca se opera per la ricostruzione dell'unità statuale in Libia o soltanto in funzione di protezione e garanzia di questo o quel Governo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere congiuntamente il ministro Gentiloni Silveri.
GENTILONI SILVERI, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Signor Presidente, molti onorevoli senatori hanno espresso preoccupazione e dubbi sulla possibilità che il processo in corso in Libia possa essere lineare e che facilmente porti alla stabilizzazione di quel Paese. Condivido integralmente queste preoccupazioni e questi dubbi; se non li condividessi, sarei un marziano. Sappiamo tutti molto bene quale sia la difficoltà e la fragilità del processo in corso, e purtroppo sotto il titolo «fragilità» potremmo racchiudere non solo la Libia, ma molte delle crisi internazionali nel Mediterraneo e in altre aree con le quali abbiamo a che fare.
Il punto è se la direttrice di marcia in cui ci muoviamo è corretta e se ha margine di attuabilità, e credo che questo si possa dire, con tutta la premessa della fragilità, di come ci stiamo muovendo in Libia.
Abbiamo fatto un'operazione diplomatica nel mese di dicembre, con una conferenza che in un certo senso è stata il trampolino di marcia di un accordo che si è concluso due giorni dopo in Marocco e di una risoluzione dell'ONU che è stata adottata quattro giorni dopo a New York. Su quella base è nato un Governo di intesa nazionale. Sembrava molto difficile, nei primi mesi di quest'anno, che riuscisse non dico a stabilizzare la Libia, ma addirittura a non essere un Governo in esilio: era un Governo a Tunisi, si è stabilito il 30 marzo a Tripoli. È in una situazione stabile a Tripoli? Certamente no: è in una situazione fragile. È vero che il presidente al-Sarraj è tuttora nella base navale del porto, ma è altrettanto vero che sette o otto ministri hanno preso possesso dei loro Ministeri a Tripoli, e che la situazione a Tripoli e nell'area fra Tripoli, Misurata e la Tripolitania in genere, è relativamente sotto il controllo della maggioranza delle milizie e delle forze ufficiali fedeli a questo Governo.
Avendo verificato che sono stati fatti dei passi in avanti, ma che questi passi restano tuttora fragili, in che direzione va il lavoro che dobbiamo fare? Con la premessa che ha ricordato il senatore Compagna e cioè che noi siamo sempre stati e siamo per il mantenimento dell'unità della Libia. Qui non si tratta di discettare sulla correttezza o meno degli accordi Sykes-Picot o sulla natura storica o meno della Libia. Qui stiamo parlando di politica e di assetti strategici: la frantumazione di un Paese come la Libia sarebbe una minaccia geopolitica per l'intero Mediterraneo e per l'Europa; il mantenimento della sua unità è nel nostro interesse. Come dobbiamo lavorare?
A mio avviso dobbiamo lavorare in primo luogo consolidando il Governo al-Sarraj e diversi interroganti hanno chiesto in che misura lo si può fare. Certamente, sarà utile se la maggioranza della Camera dei rappresentanti di Tobruk, che finora si è espressa firmando dei documenti e non con una seduta, potrà dargli una fiducia con una seduta.
Come chiede il Governo di al-Sarraj, poi, dobbiamo far rispettare la risoluzione n. 2278 delle Nazioni Unite, che afferma molto semplicemente che le armi non embargate (vale a dire quelle per combattere il terrorismo) e il commercio del petrolio devono far capo al Governo legittimo d'intesa nazionale. Stanotte il Comitato sanzioni delle Nazioni Unite ha listato la nave battente bandiera indiana, ma di proprietà - credo - emiratina, che aveva caricato un numero molto consistente di barili di petrolio dalla Libia e si stava dirigendo verso Malta.
In secondo luogo, occorre evitare spinte centrifughe. Tutti devono essere coinvolti nel processo. Come Unione europea abbiamo individuato tre persone: il presidente del General national congress (GNC) Nuri Busahmein, il presidente della Camera dei rappresentanti libica (HOR) Aqila Saleh e il capo del cosiddetto Governo di Tripoli, al-Gwell. Nei confronti di queste tre persone l'Unione europea ha deciso sanzioni. Una di queste tre persone, cioè al-Gwell, è anche sanzionata dagli Stati Uniti. Il resto, cioè le persone che non sono oggetto di sanzioni, possono avere posizioni più o meno condivisibili, ma se noi lavoriamo in un'ottica di riunificazione della Libia, dobbiamo fare ogni sforzo per coinvolgerle nel processo, altrimenti parliamo di riunificazione della Libia ma in realtà alimentiamo tendenze alla sua divisione. Oggi, infatti, la nostra preoccupazione principale è la nascita di spinte centrifughe che possano mettere in discussione l'unità del Paese.
In terzo luogo, dobbiamo lavorare per aiutare il Governo nella stabilizzazione, con rapporti bilaterali di vario tipo. Non siamo solo stati i primi ad andare in visita al Governo a Tripoli, stiamo ricevendo continuamente delegazioni di Ministri di questo Governo e stiamo avviando collaborazioni; sul piano umanitario, nei prossimi giorni, arriveremo anche a Bengasi con medicinali per gli ospedali di quella città, anche per dire che non interveniamo con aiuti umanitari solo in Tripolitania, ma in diverse parti della Libia. Verrà anche il giorno in cui, se il Governo libico lo riterrà, se si considererà sufficientemente forte per fare delle richieste sul terreno del training delle proprie forze di sicurezza, ci potranno anche essere compiti su tale terreno, ma abbiamo ripetuto (e lo faccio ancora una volta, facendo anche io l'addetto stampa di me stesso) che noi daremo questo contributo sulla base delle richieste del Governo libico e di una validazione delle Nazioni Unite. Per ora queste richieste non ci sono state, neanche sul terreno, di cui pure molto si è parlato sui giornali, della protezione dei pozzi petroliferi. Il Governo libico ha diramato un comunicato stampa richiamando la comunità internazionale al rispetto della risoluzione n. 2278 delle Nazioni Unite, non ha mandato una lettera agli italiani, ai francesi, agli americani o agli inglesi chiedendo l'invio di truppe, come è parso essere presentato quel comunicato stampa.
Rispetto alla situazione del contesto internazionale multilaterale, farei due considerazioni. In primo luogo, certamente su questa questione l'Italia esercita una certa leadership diplomatica. Senza montarci la testa, non siamo una superpotenza, ma siamo certamente un Paese determinante in questo campo: in tutti i consessi, dall'Unione europea al G7, quando si parla di Libia è l'Italia che illustra e propone una visione e una posizione.La posizione è quella di cui ho detto: stabilizzazione di un Paese unito e graduale risposta a eventuali richieste, all'inizio umanitarie, poi verranno quelle economiche e, quando si sentiranno sufficientemente robusti, verranno anche quelle sul terreno della sicurezza.
In questa prospettiva non possiamo fare processi alle intenzioni. Dal punto di vista delle posizioni politico-diplomatiche, se interrogate la diplomazia egiziana o quella francese vi diranno che sono assolutamente su questa lunghezza d'onda e sostengono il Governo al-Sarraj (al-Sarraj fino a due mesi fa viveva al Cairo, non è un infiltrato dei nemici dell'Egitto) e il processo di unificazione della Libia. Poi, tutti sappiamo che ogni Paese ha i propri interessi - ce li ha anche l'Italia - e bisogna lavorare per comporre questi interessi. Italia e Stati Uniti lavoreranno nelle prossime settimane per rilanciare questo concerto diplomatico a sostegno del percorso del Governo al-Sarraj, perché forse c'è bisogno di un richiamo, di un refill, di un rilancio di questo concerto diplomatico a sostegno del Governo.
Infine, due elementi fondamentali in questo percorso, che molti dei senatori interroganti hanno sollevato, riguardano, da un lato, il tema migrazioni e, dall'altro, il tema contrasto al terrorismo. Sul tema migrazioni è chiaro che siamo tutti a favore - ne abbiamo discusso in un recente Consiglio esteri-difesa dell'Unione europea - del passaggio alla fase successiva della missione EUNAVFOR Med, di cui ha parlato il senatore Romani. È altrettanto chiaro che, com'è scritto nella decisione del Consiglio europeo che l'ha istituita, per il passaggio alla fase tre serve una richiesta delle autorità libiche. Per ora questa richiesta non è arrivata, perché la fase tre, come sapete, comporta innanzitutto l'ingresso in acque territoriali libiche. In qualche modo la stiamo sollecitando, ma dobbiamo stare molto attenti a non dare, anzitutto al popolo libico, l'impressione che le autorità libiche siano delle autorità manovrate dall'esterno. Quando diciamo che il primo obiettivo è il consolidamento, vuol dire che bisogna affermare una rappresentanza libica di questo percorso. Se le autorità libiche apparissero manovrate dall'esterno il loro consolidamento sarebbe molto problematico.
Quindi, certamente ci vuole la fase tre, ma a mio parere occorreranno alcune settimane prima che le autorità libiche si possano ritenere sufficientemente consolidate da poter fare domande di questo o di altro genere alla comunità internazionale. Intanto noi, in sede bilaterale, ne stiamo discutendo. Il Ministro degli interni è venuto al Viminale qualche giorno fa. Il migration compact non è indirizzato alla Libia e non possiamo autorizzare alcun paragone tra Libia e Turchia. La Turchia è un Paese sovrano, addirittura definito Paese sicuro per il rientro dei migranti ed è stato fatto un certo tipo di accordo. Non possiamo immaginare lo stesso accordo con la Libia. Possiamo però bilateralmente cooperare e, sul piano multilaterale, EUNAVFOR Med e il riposizionamento di Active endeavour, cioè della missione NATO, possono dare una mano a gestire il Mediterraneo dal punto di vista dei flussi.
Infine, per quanto riguarda il tema del terrorismo, credo che l'obiettivo debba di nuovo mettere in condizione le autorità libiche di essere protagoniste della sconfitta del terrorismo in Libia. In tal senso, potremo dare una mano sul terreno della formazione quando ci verrò richiesta.
Molti tra i libici definiscono i terroristi di Daesh come stranieri. Per loro sono gli stranieri. C'è una singolare competizione, oggi, tra diverse componenti del frastagliato panorama libico, per chi combatte contro Daesh e per chi, prima dell'altro, va a intervenire su Sirte. Se scavalcassimo queste dinamiche con un intervento esterno, a mio parere faremmo un grave errore. Peraltro è escluso che possano farlo singoli Paesi europei, dato che, come sappiamo benissimo, per compiere interventi antiterrorismo di una certa consistenza senza la partecipazione attiva degli Stati Uniti e il controllo che gli Stati Uniti hanno, da mille punti di vista, in quell'area, un singolo Paese europeo non va lontano e sappiamo che gli Stati Uniti hanno finora condotto soltanto delle operazioni molto limitate e mirate, che non configurano il sostituirsi alle autorità libiche in un'attività antiterrorismo. Dobbiamo quindi incoraggiare queste dinamiche e penso che siamo su una buona strada, ma è una strada in salita e chi non vedesse che questa strada è tortuosa e in salita - ripeto - vivrebbe su un altro pianeta.
PRESIDENTE. Il tema richiederebbe un'ampia trattazione ma le regole del question time sono queste.
Hanno adesso facoltà di replicare gli interroganti, per un minuto ciascuno.
SANGALLI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANGALLI (PD). Signor Presidente, sono soddisfatto della risposta del Ministro, soprattutto del tono che ha usato e dell'approccio razionale ad un problema che ha - come tutte le crisi internazionali - innumerevoli aspetti da tenere sotto controllo: l'unità del Paese, la stabilizzazione del Governo libico e, contemporaneamente, l'impegno sul piano umanitario, che si potrà poi anche trasformare in un impegno più generale di sostegno alla governance libica, quando questa si sarà affermata e sarà completamente riconosciuta.
L'Europa dovrebbe agire in modo unitario e noi stiamo provando a farlo. Purtroppo, qualche anno fa l'azione europea non è stata un'azione lungimirante verso la Libia e sono convinto che adesso lavoreremo con maggiore cautela, razionalità e lungimiranza verso questo Paese. Le parole del Ministro mi rassicurano in tal senso.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Signor Presidente, sono parzialmente insoddisfatto della risposta del Ministro, nel senso che alcune risposte non sono state date.
Siamo di fronte a due scenari: uno è quello siriano, di cui parleremo tra poco, dove c'è un intervento molto efficace, devo dire, da parte della Russia per il ristabilimento di un minimo di equilibrio delle forze in campo. Si potrà dire di tutto del regime di Assad, ma è certo che con l'intervento della Russia c'è stata una compressione del territorio controllato da Daesh.
In Libia sembra di assistere ad un ragionevole immobilismo delle cancellerie occidentali nell'attesa che i libici spontaneamente possano risolvere il problema. Il problema è capire se questo immobilismo, poi, non generi qualche iniziativa individuale. Su questo punto non ho ascoltato una risposta precisa e circostanziata. L'unico timore che possiamo avere come italiani è che, pur venendoci riconosciuta dalla comunità internazionale la guida di qualsivoglia missione, nelle forme che verranno stabilite, ci sia il rischio che si ripeta l'episodio di Sabrata. Mi auguro che questo non accada. Dalle parole del Ministro non dovrebbe accadere, ma non ne abbiamo le certezza.
LUCIDI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIDI (M5S). Signor Presidente, anch'io mi dichiaro parzialmente soddisfatto.
Il Ministro ha giustamente descritto uno scenario che coincide con quello delineato dal generale Serra e su questo punto mi dichiaro soddisfatto. Tuttavia, mi riservo di approfondire le altre questioni con ulteriori atti parlamentari perché, ad esempio, nel migration compact c'è un capitolo specifico sulla Libia, quindi anche in quel caso la questione migrazione assume un ruolo, secondo me, preponderante.
DI BIAGIO (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BIAGIO (AP (NCD-UDC)). Signor Ministro, la ringrazio per quanto esposto, anche in ragione delle delucidazioni fornite ai quesiti dei colleghi, che mettono in luce in maniera chiara lo scenario entro il quale si sta consumando la crisi libica e la relativa posizione italiana.
Come si diceva, la posizione francese, nella sua mancanza di ufficialità, rappresenta un rischio, non solo per la mancata attuazione dell'obiettivo condiviso al livello transnazionale del riconoscimento del Governo di unità nazionale, ma anche per l'inconsistenza di una posizione unitaria della Comunità europea, che indebolisce il progetto di stabilizzazione della Libia, la cui priorità è stata ribadita anche a margine del recente Consiglio UE per gli affari interni.
MINEO (Misto-SI-SEL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MINEO (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, voglio innanzi tutto ringraziare il Ministro per il tono, la cautela e il buon senso di quanto gli ho sentito dire, però devo dichiararmi insoddisfatto, perché non ha risposto al quesito se Haftar sia da considerare un nostro alleato o un avversario, non ha risposto al quesito se una missione statica (difendere i pozzi o Tripoli) non sia addirittura più pericolosa che inseguire Daesh, e non ha risposto alla richiesta di un dibattito parlamentare serio e approfondito come quello che c'è stato in Gran Bretagna.
AMORUSO (AL-A (MpA)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AMORUSO (AL-A (MpA)). Signor Presidente, anche io ringrazio il Ministro per le sue risposte più che soddisfacenti e per il quadro che ha voluto disegnare, certamente non facile e non sereno, di una situazione come quella libica.
Ritengo che il percorso che l'Italia sta seguendo sia quello del buon senso e della ragionevolezza e saremmo contenti se, accanto al nostro Paese, ci fossero tutta l'Europa e la comunità internazionale. A tal proposito penso che l'unica cosa che dobbiamo cercare di fare, a livello internazionale, è voler insistere sul Parlamento di Tobruk, affinché, attraverso la sua deliberazione, possa finalmente dare più forza, più slancio e più capacità di azione al Governo che si è insediato.
MAURO Mario (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURO Mario (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Signor Presidente, anch'io desidero ringraziare il signor Ministro, al quale tengo a precisare, non tanto come elemento di insoddisfazione, quanto come una traccia che spero risulti utile per il lavoro del Governo, la seguente questione.
È vero che ogni Paese, pur condividendo gli intenti generali dell'azione che la comunità internazionale si è prefissa in Libia, si muove sulla base dei propri interessi. Sarebbe però importante capire se quelli che sono gli alleati della leva europea e degli accordi internazionali da noi siglati, come gli Stati Uniti, nel gioco che si fa tra Paesi stanno un po' più con noi o un po' più con l'Egitto o con la Turchia. È evidente che ciò non è indifferente per i doveri che si propongono a noi, come Governo, e anche per le opportunità che ci si aprono davanti.
Un ultimo elemento riguarda l'accordo tra Unione europea e Turchia: il malfunzionamento di quell'accordo potrebbe rivelare una vittima designata sullo scenario euromediterraneo e tale vittima sarebbe proprio l'Italia. Quindi, mi auguro che il Governo possa essere nelle condizioni di far funzionare bene quell'accordo.
DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIVINA (LN-Aut). La ringrazio, signor Ministro, per aver dato almeno una serie di risposte.
Visto che sono gli Stati Uniti che propugnano il nostro intervento militare, a noi resta soltanto una preoccupazione: non rischiare un secondo errore, dopo quello di qualche anno addietro, quando, seguendo le spinte americane, abbiamo voluto esportare la democrazia nel Nord Africa. È vero che abbiamo mandato via i dittatori, ma abbiamo creato la destabilizzazione di tutta l'area mediterranea. Ricordo che la Libia, nel periodo di Gheddafi, aveva un reddito pro capite di 14.000 dollari, pari a tre o quattro volte il reddito medio dei Paesi confinanti, mentre oggi è ridotto alla fame. Poiché gli USA ultimamente non ne azzeccano una, la nostra preoccupazione è di non seguirli in un secondo ipotetico errore.
COMPAGNA (CoR). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COMPAGNA (CoR). Signor Presidente, la formula da utilizzare sarebbe quella di dichiararci parzialmente soddisfatti. Dico «parzialmente» perché il Ministro, con grande equilibrio e accortezza, non ha taciuto alcuna delle preoccupazioni di una situazione molto difficile e molto incerta. Mi pare, però, che abbia individuato in modo efficace la priorità del nostro atteggiamento.
Egli ha detto che il Governo attuale non è un Governo in esilio, evocando la formula di una storia europea lontana. È un Governo in cerca del voto di fiducia, ma è un Governo vero e proprio e, quindi, merita da parte della comunità internazionale - e l'Italia agirà secondo questa priorità - l'attuazione della risoluzione delle Nazioni Unite, che mi pare sia la n. 2278 del 2016, che prevede la titolarità delle armi all'Esecutivo.
Sulla base di questa priorità il Governo italiano cerca di reagire a quel clima - come ha detto giustamente il collega Romani - da un lato, di immobilistica stagnazione politico-diplomatica e, dall'altro, di ipervivace agilità affaristica. L'Italia non è complice né della prima, né della seconda e mi pare che il Ministro presidi questa linea con adeguata fermezza.
PRESIDENTE. Passiamo ora alle interrogazioni sugli sviluppi del negoziato di pace in Siria, cui risponderà il ministro Gentiloni Silveri.
DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIVINA (LN-Aut). Signor Ministro, vorremmo conoscere le priorità del Governo italiano sulla questione siriana.
Si intende sconfiggere il terrorismo oppure seguire la linea americana di destituire Assad, l'ultima pedina dopo la destituzione di Ben Ali, Gheddafi e Mubarak? Abbiamo, però, visto cosa significa destituire dittatori in quelle aree. L'esercito regolare siriano, insieme ai russi e alla popolazione curda siriana, ha bloccato l'ISIS e la sua espansione. Se indeboliamo il Governo siriano, ergo l'esercito regolare, cosa può accadere o cosa accadrà? Probabilmente spianiamo la strada all'ISIS.
La priorità nostra è destituire Assad, che - secondo chi parla - è una pura questione di diritto interno dei siriani, o sconfiggere e combattere il terrorismo internazionale che tocca innanzitutto tutti i Paesi occidentali, noi compresi? Poiché la prima forza che si è schierata e ha fermato l'ISIS sulla linea di Kobane sono stati proprio i curdi siriani, lei è d'accordo ad ammettere una rappresentanza curda al processo negoziale di pace che si svolgerà per la Siria?
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Signor Ministro, la situazione siriana è, per certi versi, ancora più complessa di quella libica.
Il Governo ha vantato la possibilità, per il nostro Paese, di favorire i famosi caschi blu della cultura. Immagino che fossero di presidio, stabilizzazione e anche per lo sminamento, visto che l'Italia ha una straordinaria capacità a questo riguardo. Abbiamo assistito, però, dopo la rioccupazione di Palmira da parte dell'esercito regolare siriano, allo sminamento da parte solo degli artificieri russi, che hanno sminato più di 5.000 mine in tutta la città, compresa la vecchia. Ma nessuna richiesta è stata fatta al Governo italiano, pur avendo dato, in tempi non sospetti, la propria disponibilità. Come mai non abbiamo alcun tipo di considerazione da questo punto di vista?
Vengo alla seconda domanda. Nell'attesa del ripristino dei negoziati di pace a Ginevra, ancora non è chiaro l'atteggiamento finale del Governo italiano. Abbiamo assistito, purtroppo, negli anni passati all'appoggio da parte degli Stati Uniti di alcuni gruppi che si contrapponevano al Governo siriano, ma in Siria non c'è solo Daesh, che occupa una buona parte del territorio, ma c'è soprattutto al-Nusra, la costola siriana di al-Qaeda. Non saprei chi scegliere tra i due gruppi terroristici. Tutte le armi, anche molto raffinate, anticarro e antiaerei, fornite dagli americani ad alcuni gruppi che si contrapponevano al Governo di Assad, sono finite nelle mani di al-Nusra. Abbiamo, quindi, indirettamente alimentato gruppi terroristici. Su questo punto, possiamo capire quale sia esattamente la posizione del Governo italiano?
Concludo con Aleppo, una città divisa in due. Lo sono state Berlino e Beirut per tanti anni. Oggi è una città straordinaria, bellissima e incredibile, ma divisa in due parti con centinaia di migliaia di cittadini che soffrono per questa divisione. Siccome sembra essere in atto un'offensiva del Governo siriano per la possibilità di rioccupare e gestire in maniera unitaria la città di Aleppo, quando questo avverrà, sarà nel silenzio, com'è avvenuto per la rioccupazione di Palmira, oppure ci sarà, forse, un parere positivo della comunità internazionale e, in questo caso, anche del Governo italiano?
VERDUCCI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VERDUCCI (PD). Signor Ministro, la questione drammatica della guerra civile e della crisi siriana insiste in un quadrante decisivo dello scacchiere internazionale che ha enormi implicazioni geopolitiche a livello mondiale. E questa crisi è un fattore che riacutizza i nervi scoperti delle relazioni internazionali tra le potenze regionali e internazionali.
La crisi geopolitica porta con sé la necessità di ristabilire una nuova stabilità nella regione del Mediterraneo e del Medio Oriente e poi soprattutto due grandi questioni, la cui soluzione ha a che fare con la tenuta stessa dell'Europa e del suo percorso di integrazione. Una è quella dei flussi migratori legati alle guerre. Le cifre parlano di 7 milioni di sfollati, di cui 4 milioni di rifugiati, la maggior parte in Giordania, in Libano e in Turchia, ma molti - come sappiamo - anche in Unione europea.
Vi è, poi, la questione del terrorismo jihadista, l'ingresso di Daesh nel territorio siriano. Per fortuna, notizie delle ultime settimane sono le vittorie che l'hanno risospinto verso l'esterno, ma anche il posizionamento di al-Qaeda.
Dal marzo 2011 vi è una rivolta contro il regime di Bashar al-Assad, che si è macchiato di persecuzioni molto gravi contro la popolazione (250.000 vittime), una grande crisi umanitaria, e moltissimi bambini sono senza medicinali e vaccini. Tra il 14 e il 20 marzo scorso ci sono stati a Ginevra importanti colloqui di pace, coordinati dall'inviato ONU Staffan de Mistura, che hanno messo al centro un documento con 12 punti, che si occupa del tema fondamentale non solo della stabilità, ma anche della transizione democratica, dello Stato di diritto, di una nuova Costituzione e di nuove elezioni libere.
A margine, c'è anche una questione molto importante, quella curda, la cui risoluzione è fondamentale per gli esiti positivi dei colloqui.
Chiedo a lei, signor Ministro, quale sia l'impegno italiano e come questo si riverberi anche in quello dell'Unione europea e della comunità internazionale.
DI BIAGIO (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BIAGIO (AP (NCD-UDC)). Signor Ministro, uno dei nodi più delicati dell'impasse siriana resta quello del flusso costante ed emergenziale dei migranti. È questo uno degli argomenti di maggiore attenzione mediatica soprattutto in Europa, anche in ragione dei problemi che sta comportando sul fronte dei rapporti e delle decisioni tra i diversi Stati membri.
Sul fronte territoriale, le informazioni sono ancora più confuse, così come il ruolo della comunità europea. Appare, però, chiaro il ruolo determinante della Russia, che, con il suo dispiegamento di forze e il suo supporto strategico, ha sostenuto e rafforzato Assad nel contenimento dell'avanzata non solo delle forze dell'ISIS, ma anche dei gruppi di opposizione nel loro complesso. Ovviamente questo scenario esorcizza di fatto l'ipotesi di una sorta exit strategy per Assad, seppur ventilata nelle scorse settimane da alcune indiscrezioni della stampa panaraba.
Se sul fronte strategico, però, sembra chiara la posizione russa, di contro vi sono molte difficoltà nell'inquadrare quella della comunità internazionale, anche in ragione delle posizioni talvolta discordanti dei diversi partner.
Nel frattempo, la situazione nelle aree di crisi continua a essere drammatica e la popolazione continua a essere stretta nella fame. Una città come Aleppo da mesi è teatro di intensi scontri, nonostante il cessate il fuoco in vigore.
In uno scenario complesso come quello attuale, vorremmo tentare di comprendere come stanno realmente le cose e che ruolo ufficiale sta assumendo e intende assumere l'Italia nella comunità europea.
MINEO (Misto-SI-SEL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MINEO (Misto-SI-SEL). Signor Ministro, innanzitutto vorrei esprimere apprezzamento per il ruolo che l'alto commissario Mogherini ha avuto nella regione, in particolare nel negoziato con l'Iran, che è parte importante del tentativo di stabilizzare la regione, e apprezzamento anche per la prudenza con cui lei, ministro Gentiloni, ha affrontato la questione russa.
Ma venendo allo scenario, non mi pare che sia più in discussione la questione di Assad. Se la Siria rimarrà unita, Assad non sarà più il rais della Siria. Ma la questione è un'altra. Signor Ministro, non ha l'impressione che il nostro alleato, l'Arabia Saudita, stia rallentando in tutti i modi la resa dei conti delle milizie curde, degli iraniani e dell'esercito iracheno con Daesh, nell'attesa di costruire un forte partito wahabita e saudita, che gestisca il domani della regione? Questo sarebbe grave e vorrei conoscere la sua opinione.
La seconda questione riguarda un altro alleato. La Turchia combatte i combattenti curdi, che sono i più attivi contro Daesh. Inoltre, gli accordi che sono stati presi con l'Unione europea parlano di zone proprio alla frontiera per accogliere i rifugiati. Mi sembra, con ogni evidenza, un tentativo di combattere ulteriormente i curdi, di mandare lì l'esercito turco e di riguadagnare quel terreno alla Turchia, che era alleata con forze che non erano molto lontane da Daesh e che trafficava con Daesh, per farle rimettere un piede in quella zona delicata, ai danni dei curdi. Vorrei sapere cosa ne pensa.
AMORUSO (AL-A (MpA)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AMORUSO (AL-A (MpA)). Signor Presidente, signor Ministro, con la chiusura della terza fase dei colloqui di pace a Ginevra sulla situazione siriana, fonti del regime di Damasco danno però annunci di un'ulteriore e necessaria fase di colloqui con i movimenti di opposizione, proprio in virtù delle proposte di cambiamento di carattere costituzionale della bozza di piano di pace presentata a Ginevra. Da fonti ONU pare ci siano stati la conferma di questo accordo raggiunto dalle parti per una transizione al fine di definire una nuova forma di Governo e, quindi, la sollecitazione al Consiglio di sicurezza a voler organizzare quanto prima una nuova riunione del Comitato internazionale di sostegno alla Siria.
Nel frattempo guardiamo agli Stati Uniti, che sembrano intenzionati a incrementare la propria presenza in Siria al fine di rafforzare la lotta ai militanti dell'ISIS, e alla Russia, che sembra stia preparando una nuova risoluzione da presentare al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Di fronte a questo ipotetico scenario, vorrei conoscere il ruolo dell'Italia e la nostra azione.
BERTOROTTA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERTOROTTA (M5S). Signor Presidente, signor Ministro, come tutti sappiamo, l'occupazione della Siria da parte del Califfato ha prodotto morte e distruzione. Il 24 marzo scorso l'esercito siriano e i suoi alleati hanno finalmente cacciato l'ISIS da Palmira, avviando il processo di sminamento dell'area e il recupero dei monumenti.
Rimane però il nodo politico della guerra in Siria, che non è stato ancora sciolto. I negoziati di pace iniziati a Ginevra hanno escluso una delle forze più importanti, cioè quella dei curdi, i quali - come spiegato in occasione di un incontro in Commissione affari esteri con il Presidente del Parlamento della Regione del Kurdistan - sono gli unici non solo a lottare contro il Daesh, ma anche ad aver elaborato una chiara posizione per la definitiva soluzione del conflitto, proponendo un modello di cantonalismo originale ed efficace nell'attuale sistema e mantenendo rapporti sia con il Governo siriano che con le fazioni ribelli.
La loro esclusione ci dà l'impressione di lasciare troppa mano libera alle pretese della Turchia. Forse sarebbe giunto il momento di cambiare strategia, immaginando un coinvolgimento internazionalistico e sovranazionale riguardo al conflitto siriano, dopo anni di illegale sostegno alle milizie armate dei ribelli che hanno generato solo caos e distruzione.
Con riferimento al negoziato di pace, chiedo di conoscere la posizione del nostro Governo circa la decisione di escludere i curdi dal tavolo del negoziato, nonostante sinora siano stati coloro ad aver combattuto contro l'ISIS, difendendo Kobane a caro prezzo.
Ricordo che la questione siriana è la causa principale dell'ondata migratoria che sta mettendo in crisi le politiche europee, come dimostra la posizione austriaca sul valico del Brennero.
Signor Ministro, lei non ritiene, quindi, che la mancanza di dialogo con il Governo siriano renderà sempre più difficile la gestione sia del flusso dei migranti che della sicurezza dei nostri territori? Visto che è all'ordine del giorno il ritrovamento di documenti siriani falsi, senza la collaborazione siriana sarà difficile contrastare questo fenomeno.
Chiedo, quindi, se il Governo abbia valutato la possibilità di ripristinare le relazioni diplomatiche con la Repubblica araba siriana, nonché l'ipotesi di aprire l'ambasciata in Italia.
COMPAGNA (CoR). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COMPAGNA (CoR). Onorevole Ministro, sembra che i negoziati di Ginevra ristagnino, e questa è la sensazione che si è avuta anche ieri. Del resto, la tregua fatta a fine febbraio era, appunto, una tregua e non un inizio di pace, in quanto i problemi sui campi di battaglia sono tutti quelli evocati dai colleghi.
Signor Ministro, le sarei grato se nella risposta potesse soffermarsi sul quesito sottolineato dal collega Romani, riguardante la città di Aleppo, che è divisa in due. D'altra parte, è stata evocata da molti la questione dell'anticurdismo pregiudiziale della Turchia, che ha reso tutto più difficile. D'altra parte, per note ragioni, evocate anche queste dai colleghi, i Paesi europei sono sotto il peso della pressione demografica e dell'esigenza di doverla in qualche modo trattenere attraverso accordi con la Turchia.
Allora, da questo punto di vista, è il momento di scegliere fra le priorità della nostra diplomazia. C'è una posizione americana e occidentale, per la quale Assad non è più proponibile come Governo; e poi c'è, anche se gli viene attribuito dai commentatori - non sempre Putin in prima persona lo precisa - un "assadismo" pregiudiziale da parte di Putin, che è sceso in campo alla fine dell'anno scorso e che - non c'è dubbio - sarà uno dei protagonisti della trattativa di pace, se riuscirà a svilupparsi. Al momento, lo stallo di Ginevra è da registrare con molta preoccupazione, e forse era stata troppo enfatizzata come pace la tregua di fine febbraio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere congiuntamente il ministro Gentiloni Silveri.
GENTILONI SILVERI, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Signor Presidente, credo che negli ultimi sette o otto mesi l'approccio di buona parte della comunità internazionale alla crisi siriana sia andato chiarendosi e tutto sommato, verso una posizione molto simile a quella che l'Italia sostiene da alcuni anni, e non per la sua particolare influenza, ma perché la nostra era una posizione molto ragionevole e di buonsenso.
Cosa abbiamo sostenuto negli ultimi due o tre anni? Abbiamo sostenuto che certamente bisognava accompagnare la transizione in Siria, perché non possiamo dimenticare le responsabilità di Bashar al-Assad in quella che è stata la catastrofe umanitaria più grave degli ultimi vent'anni. Parliamo di centinaia di migliaia di morti. Parliamo di quello che ha provocato lo sfollamento di milioni di persone, l'origine principale dei flussi migratori nella rotta balcanica. Queste sono responsabilità che il dittatore siriano porterà con sé. Tuttavia, la nostra era una posizione che, pur non ignorando tutto questo, metteva in guardia dall'illusione che, con una spallata militare, si sarebbe potuta risolvere la crisi siriana e anzi avvisava che, solo con questa impostazione, c'era il rischio che, travolgendo quel regime, si ricreasse un vuoto e che esso venisse di nuovo riempito, com'era accaduto dodici anni prima in Iraq, da qualcosa che assomigliasse molto da vicino a Daesh e alla crescita del terrorismo. Ora, direi che su questa linea - molti la sintetizzano con l'espressione «Assad change, not regime change», ma lasciamo stare le formule diplomatiche - c'è una larga convergenza della comunità internazionale.
Credo che di nuovo siamo stati abbastanza pionieri nel dire che certamente il ruolo della Russia conteneva dei pericoli, in termini di ingaggio diretto tra superpotenze e di un atteggiamento di sostegno fino alla morte alla posizione di Assad, ma esso poteva anche essere un'occasione costruttiva. Alla fine, almeno negli ultimi mesi, si è vista una cosa: io non discuto che ci sia stato un ruolo importante della Russia nel sostenere Assad, ma discuto che la Russia abbia un interesse a sostenere questo regime per tutta la vita. Anzi, credo che oggi abbia un interesse a favorire una transizione. E la transizione, senza creare un vuoto, deve naturalmente superare anche la persona del dittatore, cui non può essere affidato probabilmente il futuro della Siria.
C'è una certa convergenza, ma purtroppo ci sono due problemi. Tenete conto che John Kerry e Sergej Lavrov presiedono il gruppo internazionale di lavoro sulla Siria, spesso con una collaborazione di posizioni e di opinioni. Ma, nonostante questo, non dobbiamo illuderci di essere nel contesto di trent'anni fa, in cui un accordo tra russi e americani metteva la camicia al mondo, perché bisogna tenere conto anche delle posizioni di diversi altri Paesi. È stata citata l'Arabia Saudita, ma cose simili, sia pure completamente diverse, si potrebbero dire dell'Iran. Non è che, se la Russia decide una cosa, l'Iran rinuncia ai propri interessi nazionali o viceversa nel caso dell'Arabia Saudita. Quindi, la prima difficoltà è una prova di un multilateralismo complicato. Non è di nuovo un gioco di due superpotenze che aggiustano il mondo.
Quanto alla seconda difficoltà, la situazione sul terreno aveva dato vita a un mezzo miracolo, diciamo la verità. A fine febbraio nessuno si illudeva. Ricordo che entrammo in una riunione che durò otto ore in un albergo di Monaco e la concludemmo dicendo che due giorni dopo ci sarebbe stata una cessazione delle ostilità. E preciso che non si poteva chiamare «cessate il fuoco», perché alcune delle parti erano contrarie all'utilizzo di questa espressione, dal momento che sembrava una concessione ad Assad.
In ogni caso, c'è stata la cessazione delle ostilità da quel 27 febbraio, con una riduzione dei bombardamenti e della violenza attorno al 70-80 per cento; con l'accesso umanitario a centinaia di migliaia di persone sotto assedio e che stavano morendo di fame; con risultati molto importanti; con l'avvio di negoziati cosiddetti di prossimità, nei quali le diverse parti sono istanze diverse, non si siedono attorno a un tavolo e l'inviato delle Nazioni Unite, il nostro Staffan de Mistura, fa la spola tra le diverse parti.
Tuttavia, non dobbiamo nasconderci che nelle ultime due o tre settimane questi fatti positivi sviluppati sul terreno sono messi in crisi. Purtroppo il livello di violenza è cominciato ad aumentare di nuovo, e deriva da tante ragioni che sarebbe troppo lungo descrivere. Ma il problema di fondo è che, essendosi dichiarata la cessazione delle ostilità (fatte salve le attività contro Daesh e al-Nusra), ed essendo al-Nusra posizionata in territori nei quali la sua presenza è molto intrecciata a quella di forze dell'opposizione siriana, alla fine, combattendo al-Nusra, molto spesso si sono ingaggiati di nuovo combattimenti tra le due parti, governative e di opposizione siriana. E questo ha ridato vita a una spirale di violenza.
Bisogna stare molto attenti. Quindi, la decisione che sta maturando è - credo nei prossimi dieci giorni - di riunire di nuovo la conferenza ministeriale del gruppo di sostegno alla Siria per cercare di ridare impulso a un processo. Innanzitutto, il cessate il fuoco per ragioni umanitarie in questo momento è quasi più importante dei negoziati. I negoziati avranno bisogno di tempo per produrre risultati. Se però si chiudono i corridoi umanitari, se il regime torna a un atteggiamento di chiusura verso i convogli umanitari, allora veramente torniamo alla casella di partenza. Credo, quindi, che serva rapidamente un rilancio.
Mi soffermo su tre questioni più specifiche che sono state sollevate. L'Italia è favorevole alla partecipazione di YPG, ossia dei curdi siriani, nella dinamica negoziale? L'Italia è favorevole, diversi Paesi sono favorevoli, mentre altri sono - come potete immaginare - radicalmente contrari. L'inviato delle Nazioni Unite ha compiuto molte acrobazie, nel senso che ai colloqui di prossimità partecipano, sia pure con una partecipazione definita di secondo livello, anche esponenti dell'opposizione siriana, visto che c'è da parte di alcuni attori fondamentali un'opposizione radicale, che ben conoscete, a una partecipazione a pieno titolo. Se però volete conoscere la nostra posizione, quella italiana, noi riteniamo che certamente abbiano svolto e svolgano un ruolo e certamente vadano coinvolti nel processo negoziale.
Quanto al tema dell'UNESCO e di Palmira, il 13 aprile il Consiglio esecutivo dell'UNESCO ha deliberato, prendendo atto della disponibilità italiana a partecipare, con la task force denominata Unite4Heritage, al risanamento, alla ricostruzione e alla riprotezione del sito archeologico, che questa missione sarebbe partita quando le condizioni di sicurezza lo avrebbero consentito. Ed è una valutazione che farà l'UNESCO, e noi ci auguriamo che questo sia possibile in tempi rapidi.
Infine, uno degli interroganti ha parlato delle nostre relazioni diplomatiche con la Siria. È chiaro che noi non possiamo - credo non avrebbe senso politico - ristabilire pienamente delle relazioni con un regime di cui predichiamo la necessità di essere superato con una transizione, non di essere travolto da raid aerei. Tuttavia, l'oggetto del negoziato di Ginevra sono i diciotto mesi di transizione, al termine dei quali tutti pensano che il leader della Siria non possa essere Bashar al-Assad, tanto che molti ritengono che la crisi siriana si risolverebbe alla fine con quattro parole del presidente Bashar al-Assad e cioè: «I will not run», intendendo che non parteciperà al prossimo confronto elettorale. Dubito che sia facile che in tale contesto egli pronunci queste parole, ma penso sia un interesse comune in cui addirittura russi e americani potrebbero essere al lavoro insieme per favorire una transizione. Oggi è difficile dire più di questo.
In tale contesto non è che l'Italia ristabilisce una normalità di relazioni diplomatiche, ma certamente bisogna affermare che non le abbiamo rotte del tutto: abbiamo un incaricato d'affari che mantiene rapporti con la Siria e che opera da Beirut, in Libano, e che quindi può essere comunque utile per questioni umanitarie o che riguardano cittadini italiani. C'è un filo che non si è del tutto spezzato, ma che oggi non è immaginabile ritrasformare in piene relazioni diplomatiche.
PRESIDENTE. Hanno adesso facoltà di replicare gli interroganti, per un minuto ciascuno.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Signor Presidente, ringrazio il Ministro perché su questo argomento ci ha fornito sicuramente alcune indicazioni che non conoscevamo.
Non mi è, però, ancora chiaro quale sia esattamente il ruolo dell'Italia in questo contesto. Capisco che abbiamo un assoluto privilegio rispetto al problema libico, che è davanti a casa nostra, mentre la Siria - nel bene o nel male - è sempre stata un'area in cui la Francia, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e in questo caso anche la Russia hanno interagito. Rimane un problema di fondo ancora irrisolto. Non mi è chiaro - e mi sembra che nella risposta del Ministro non sia stato detto - qual è il rapporto tra le cancellerie occidentali e le forze di opposizione, visto che - come ha giustamente detto il Ministro - sono tutte mischiate e anche ISIS è avvenuto su territori dove non c'erano contrapposizioni tra il Governo regolare di Assad e i gruppi terroristici. Purtroppo al-Nusra, per quello scenario, è confuso in mezzo a tutti i gruppi di opposizione. E anche recentemente, quando c'è stato l'inserimento di 250 militari statunitensi in Siria con proteste del Governo di Damasco, non si capisce se si voglia continuare in quella politica di aiuto e anche di fornitura a gruppi di opposizione e come ciò possa essere compatibile con l'effettiva guerra al terrorismo, che è fatto non solamente dal gruppo di Daesh, ma anche da al-Nusra.
Mi sembra, quindi, uno scenario particolarmente complesso, dove forse anche per il Governo italiano è più complicato dare risposte più precise.
VERDUCCI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VERDUCCI (PD). Signor Presidente, esprimo soddisfazione per l'intervento del Ministro, che ha detto cose importanti, innanzitutto ribadendo quello che penso sia un punto fondamentale della nostra dottrina politica, che vale per la Siria ma per tutta l'azione nei confronti del Mediterraneo, ovvero che non ci possono essere soluzioni militari senza soluzioni politiche.
Lo ringrazio altresì per aver riaffermato l'importanza del multilateralismo, del coinvolgimento dei curdi nel processo negoziale, nonché la priorità della risoluzione della catastrofe umanitaria. Al riguardo voglio ricordare che il Governo italiano e il ministro Gentiloni hanno dato sostegno all'esperimento del corridoio umanitario che, lo scorso febbraio, ha portato in Italia 93 siriani. Lo ringrazio poi per aver affermato l'importanza del documento che ha al centro la transizione democratica in Siria al termine dei diciotto mesi. Penso, infatti, sia obiettivo nostro andare oltre la tenaglia tra dittatura e fanatismo, fare in modo che la nostra politica estera sia improntata a un realismo che, però, abbia al centro l'impegno per la sicurezza e la stabilità, ma anche, come monito fondamentale, per la transizione democratica delle regioni mediorientali e mediterranee.
DI BIAGIO (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BIAGIO (AP (NCD-UDC)). Signor Ministro, la ringrazio per quanto ha voluto condividere con noi, rimarcando ancora una volta l'attenzione che lei riserva alla tematica, soprattutto sul versante umanitario. Sappiamo che la Siria sembra essere diventata la proiezione in scala degli attuali rapporti di forza geopolitici e il ruolo della Russia ne è forse l'espressione più chiara.
È per questa ragione che una certa confusione di approcci dell'Unione europea rappresenta purtroppo un pesante limite, soprattutto perché continua solo a essere accostata alle sanzioni contro il Governo siriano, che, stando proprio alle posizioni dei detrattori, hanno il merito solamente di incrementare il flusso dei migranti verso l'Europa. Siamo certi che quanto da lei evidenziato possa essere uno spunto di riflessione interessante per le determinazioni future.
MINEO (Misto-SI-SEL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MINEO (Misto-SI-SEL). Signor Ministro, sono soddisfatto per la ricostruzione dello scenario che lei ha fatto e per il chiarimento sull'apertura dell'Italia all'inserimento dei curdi nel negoziato.
Trovo che non abbia risposto sulla questione più spinosa, e cioè sull'atteggiamento di due alleati dell'Italia, la Turchia e soprattutto l'Arabia Saudita, che - secondo molti osservatori - stanno portando per le lunghe la vicenda e stanno sostanzialmente dando ossigeno e tempo a Daesh.
AMORUSO (AL-A (MpA)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AMORUSO (AL-A (MpA)). Signor Ministro, la ringrazio per la sua esauriente e soddisfacente esposizione riguardo alla situazione siriana e anche alle nostre indicazioni su quello che è lo stato delle trattative in seno ai colloqui di pace.
In modo particolare confidiamo - è quello che poi oggi è stato evidenziato anche a livello di Nazioni Unite - nell'insistenza a voler subito riattivare il comitato internazionale di sostegno alla Siria da parte italiana per potere proseguire sulla strada che, con tutte le difficoltà esposte, penso sia oggi l'unica percorribile per cercare di dare sicurezza a una situazione che guardi innanzitutto agli aspetti umanitari, ma anche in prospettiva alla sicurezza di tutto il Mediterraneo.
BERTOROTTA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERTOROTTA (M5S). Signor Presidente, sono costretta a dichiararmi solo parzialmente soddisfatta per il quadro generale. Da quello che ho potuto capire, l'Italia ha assunto una posizione molto mite e tiepida nei confronti dei curdi. Mi sarebbe, anzi, piaciuto che lei avesse dichiarato chi ha votato contro la partecipazione dei curdi al tavolo di pace, oltre alla Turchia che si deduce abbastanza facilmente.
Riguardo ad Assad, non voglio difendere i dittatori. Ritengo però che, mentre non abbiamo difficoltà a dialogare con il capo del Bahrein oppure con quello dell'Arabia Saudita, con Assad abbiamo tutt'altro atteggiamento. Abbiamo anche audito una parlamentare siriana, Maria Saadeh, la quale ha detto che, nell'ambito della politica interna, se la sbrigano da soli e che, anzi, le ingerenze esterne possono fare solo danno, chiedendo la revoca delle sanzioni economiche. Noi invece continuiamo a essere fermi solo sul punto di eliminare Assad dalla scena politica.
COMPAGNA (CoR). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COMPAGNA (CoR). Signor Presidente, mi pare più che comprensibile, oltre che apprezzabile, il fatto che il Ministro, ribadendo le responsabilità sotto tanti profili del dittatore siriano, abbia voluto rivendicare una continuità di posizione della politica italiana in Siria che dura già da qualche anno, a prescindere da oscillazioni americane e russe.
Da questo punto di vista, però, mi è parso che il Ministro abbia approfittato di questa occasione per aggiungere una considerazione che mi sembra pertinente: la Russia, a suo modo di vedere, avrebbe tutto l'interesse a favorire una transizione equilibrata. Da questo punto di vista, l'Italia non può che rimettersi al tavolo dei due ministri, Lavrov e Kerry, perché ovviamente è da lì che deve scattare il cartellino rosso per Assad. Non è materia di Staffan de Mistura, ma Kerry e Lavrov potrebbero trovare la strada per questo provvedimento.
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.
Ringrazio il ministro Gentiloni Silveri per la sua disponibilità e tutti gli interroganti.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 3 maggio 2016
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 3 maggio, alle ore 16,30 con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 17,21).
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Anitori, Bignami, Borioli, Bubbico, Buemi, Candiani, Cassano, Cattaneo, Chiavaroli, Ciampi, Consiglio, Corsini, Della Vedova, De Poli, Dirindin, D'Onghia, Gentile, Granaiola, Lezzi, Minniti, Monti, Nencini, Olivero, Pagliari, Palermo, Piano, Pizzetti, Rubbia, Stucchi, Vicari e Zavoli.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Martini, per attività di rappresentanza del Senato; Dalla Tor, Micheloni, Montevecchi e Mussini, per attività della 7ª Commissione permanente e del Comitato per le questioni degli italiani all'estero; Caleo, per attività della 13a Commissione permanente; Amidei, Chiti, Collina e Molinari, per attività della 14ª Commmissione permanente; Arrigoni e Orellana, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati; Casson, Crimi, Esposito Giuseppe e Marton, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
Presidente del Consiglio dei ministri
Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2015 (2345)
(presentato in data 28/04/2016)
C.3540 approvato dalla Camera dei deputati.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Di Giorgi Rosa Maria, Marcucci Andrea, Puglisi Francesca, Ferrara Elena, Idem Josefa, Martini Claudio, Tocci Walter, Zavoli Sergio, Fedeli Valeria, Lanzillotta Linda, Amati Silvana, Saggese Angelica, Lepri Stefano, Astorre Bruno, Cantini Laura, Cardinali Valeria, Cociancich Roberto, Collina Stefano, Corsini Paolo, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, Cuomo Vincenzo, D'Adda Erica, Del Barba Mauro, Dalla Zuanna Gianpiero, Esposito Stefano, Fabbri Camilla, Fasiolo Laura, Fattorini Emma, Favero Nicoletta, Giacobbe Francesco, Ginetti Nadia, Granaiola Manuela, Lai Bachisio Silvio, Mattesini Donella, Moscardelli Claudio, Orru' Pamela Giacoma Giovanna, Padua Venera, Pagliari Giorgio, Parente Annamaria, Pezzopane Stefania, Puppato Laura, Ranucci Raffaele, Santini Giorgio, Scalia Francesco, Silvestro Annalisa, Susta Gianluca, Tomaselli Salvatore, Vattuone Vito
Misure per tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella "lista del patrimonio mondiale", posti sotto la tutela dell'UNESCO (2346)
(presentato in data 21/04/2016);
senatrice Munerato Emanuela
Istituzione di una zona franca per lo sviluppo economico e sociale del Polesine (2347)
(presentato in data 22/04/2016);
senatrice Ginetti Nadia
Disposizioni in materia di insegnamento di Cultura Costituzionale, Educazione civica e Cittadinanza europea (2348)
(presentato in data 26/04/2016);
senatori Borioli Daniele Gaetano, Zavoli Sergio, Caleo Massimo
Disposizioni per le celebrazioni del centenario della nascita di Fausto Coppi e per l'istituzione della Rete museale dei campionissimi del ciclismo italiano (2349)
(presentato in data 27/04/2016);
senatore De Poli Antonio
Istituzione dell'albo della figura professionale dell'osteopata (2350)
(presentato in data 27/04/2016);
senatori Romani Maurizio, Bencini Alessandra
Modifiche alla legge 25 febbraio 1992, n. 210, in materia di indennizzo in favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati, nonché dei loro familiari (2351)
(presentato in data 27/04/2016);
senatori Bencini Alessandra, Romani Maurizio
Disposizioni in materia di flessibilità in uscita dei lavoratori ed azioni per creare lavoro (2352)
(presentato in data 27/04/2016);
senatori D'Ambrosio Lettieri Luigi, De Biasi Emilia Grazia, D'Anna Vincenzo, Romano Lucio, Bianconi Laura
Disposizioni in favore delle persone che soffrono di incontinenza (2353)
(presentato in data 28/04/2016);
senatori De Petris Loredana, Barozzino Giovanni, Bocchino Fabrizio, Campanella Francesco, Cervellini Massimo, De Cristofaro Peppe, Mineo Corradino, Petraglia Alessia
Modifica all'articolo 50 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, in materia di clausole sociali del bando di gara e degli avvisi (2354)
(presentato in data 28/04/2016);
senatori Pezzopane Stefania, Napolitano Giorgio, Zavoli Sergio, Corsini Paolo, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, Fasiolo Laura, Favero Nicoletta, Maturani Giuseppina, Orru' Pamela Giacoma Giovanna, Puglisi Francesca, Puppato Laura, Tocci Walter, Tronti Mario, Vaccari Stefano, Valentini Daniela
Istituzione dell'anno ovidiano e celebrazione della ricorrenza dei duemila anni dalla morte di Ovidio (2355)
(presentato in data 28/04/2016).
Disegni di legge, ritiro
La senatrice Alessandra Bencini ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Bencini ed altri. - "Disposizioni in materia di nuove pensioni e azioni per creare lavoro" (2329).
Progetti di atti e documenti dell'Unione europea, deferimento a Commissioni permanenti
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti atti e documenti dell'Unione europea:
comunicazione congiunta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio "Quadro congiunto per contrastare le minacce ibride - La risposta dell'Unione europea" (JOIN (2016) 18 definitivo) (Atto comunitario n. 131), alla 1ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3ª, 4ª e 14ª;
comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni "Priorità per la normazione delle TIC per il mercato unico digitale" (COM (2016) 176 definitivo) (Atto comunitario n. 132), alle Commissioni riunite 8ª e 10ª e, per il parere, alle Commissioni 3ª e 14ª;
comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni "Iniziativa europea per il cloud computing . Costruire un'economia competitiva dei dati e della conoscenza in Europa" (COM (2016) 178 definitivo) (Atto comunitario n. 133), alle Commissioni riunite 8ª e 10ª e, per il parere, alle Commissioni 3ª e 14ª;
comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni "Digitalizzazione dell'industria europea. Cogliere appieno i vantaggi di un mercato unico digitale" (COM (2016) 180 definitivo) (Atto comunitario n. 134), alle Commissioni riunite 8ª e 10ª e, per il parere, alle Commissioni 3ª e 14ª;
comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni "Piano d'azione dell'Unione europea per l'eGovernment 2016-2020. Accelerare la trasformazione digitale della pubblica amministrazione" (COM(2016) 179 definitivo) (Atto comunitario n. 135), alla 1ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3ª, 8ª e 14ª;
relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo a norma dell'articolo 18, paragrafo 2, della direttiva 2004/35/CE sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e di riparazione del danno ambientale (COM(2016) 204 definitivo) (Atto comunitario n. 136), alla 13ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 2ª, 3ª e 14ª.
Governo, trasmissione di atti per il parere
Il Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 26 aprile 2016, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 16 e 18 della legge 7 agosto 2015, n. 124 - lo schema di decreto legislativo recante testo unico in materia di società a partecipazione pubblica (n. 297).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 1a Commissione permanente e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla 5a Commissione permanente, che esprimeranno i propri pareri entro il termine del 27 giugno 2016.
Le Commissioni 2a e 6a potranno formulare le proprie osservazioni alla 1a Commissione entro il 7 giugno 2016.
L'atto è altresì deferito dal Presidente della Camera dei deputati - d'intesa con il Presidente del Senato - alla Commissione parlamentare per la semplificazione, che dovrà esprimere il proprio parere entro il medesimo termine del 27 giugno 2016.
Governo, trasmissione di atti
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 18 aprile 2016, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 4, del decreto legislativo 15 dicembre 2014, n. 188, copia del decreto ministeriale 18 marzo 2016, recante rideterminazione dell'importo dell'onere fiscale minimo sulle sigarette e ripartizione dei prezzi di vendita delle sigarette ai quali applica l'onere fiscale minimo, nonché della relativa relazione tecnica.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Atto n. 753).
Con lettere in data 21 aprile 2016 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Pavarolo (Torino), Ofena (L'Aquila), Trasquera (Verbano-Cusio-Ossola), Gambarana (Pavia), Roseto Valfortore (Foggia), Maddaloni (Caserta).
Garante per l'infanzia e l'adolescenza, trasmissione di documenti
Il Garante per l'infanzia e l'adolescenza, con lettera in data 15 aprile 2016, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, punto p), della legge 12 luglio 2011, n. 112, la relazione sull'attività svolta dall'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza nell'anno 2015.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. CCI, n. 4).
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 21 aprile 2016, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria dell'Autorità portuale di Ravenna, per gli esercizi 2013-2014.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 381).
Regioni e province autonome, trasmissione di relazioni
Il Difensore civico della regione Basilicata, con lettera in data 19 aprile 2016, ha inviato, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2015.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. CXXVIII, n. 38).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
Il senatore Pagliari ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05699 della senatrice D'Adda ed altri.
Interpellanze
FUCKSIA, GIBIINO, ICHINO, CENTINAIO, VACCIANO, MOLINARI, MUSSINI - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che:
la Società italiana degli autori ed editori (SIAE) veniva fondata il 23 aprile 1882 da un'assemblea composta da scrittori, musicisti, commediografi ed editori dell'epoca: del primo consiglio direttivo della Società italiana degli autori facevano parte nomi storici, quali Giuseppe Verdi, Giosuè Carducci, Francesco De Sanctis ed Edmondo De Amicis;
regolamentata dalla legge n. 633 del 1941 sul diritto d'autore che, al titolo quinto, attribuisce alla SIAE in forma esclusiva, l'attività di intermediario, comunque attuata, sotto ogni forma diretta e indiretta di intervento, mediazione, mandato, rappresentanza ed anche cessione per l'esercizio dei diritti di rappresentazione, di esecuzione, di recitazione, di radiodiffusione e di riproduzione meccanica e cinematografica di opere tutelate, la SIAE vanta un regime di monopolio, che, di fatto, dura da oltre 130 anni nel nostro Paese e che poteva essere interrotto, aprendo le porte alla liberalizzazione della gestione dei diritti d'autore e delle licenze a esse connesse, recependo la direttiva 2014/26/UE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla gestione collettiva dei diritti d'autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l'uso on line nel mercato interno;
in particolare, l'art. 5, comma 2 della direttiva recita: «I titolari dei diritti hanno il diritto di autorizzare un organismo di gestione collettiva di loro scelta a gestire i diritti, le categorie di diritti o i tipi di opere e altri materiali protetti di loro scelta, per i territori di loro scelta, indipendentemente dallo Stato membro di nazionalità, di residenza o di stabilimento dell'organismo di gestione collettiva o del titolare dei diritti. A meno che non abbia ragioni oggettivamente giustificate per rifiutare la gestione, l'organismo di gestione collettiva è obbligato a gestire tali diritti, categorie di diritti o tipi di opere e altri materiali protetti, purché la gestione degli stessi rientri nel suo ambito di attività»;
il 30 marzo 2016, nel corso di un'audizione presso le commissioni riunite VII e XIV della Camera, il Ministro in indirizzo ha dichiarato che nella direttiva non è presente alcuna indicazione su come i singoli Stati devono organizzarsi, ma vengono riportati semplicemente alcuni principi che devono essere rispettati. Perciò, la questione potrebbe trovare soluzione attuando una profonda riforma della SIAE e non procedendo verso la liberalizzazione, bloccando di conseguenza la possibilità a più società di competere sullo stesso terreno dei diritti d'autore che decideranno di scegliere i singoli autori, nonostante già dalla precedente Legislatura si era attestata la propensione verso la completa liberalizzazione del sistema, sull'onda degli scandali che hanno interessato la SIAE;
le critiche contro la SIAE, vanno dalla modalità di gestione dei diritti d'autore, ai bilanci in rosso, all'esercizio del monopolio in Italia. La ripartizione dei diritti d'autore presenta evidenti squilibri, poiché avviene attraverso logiche e dinamiche oscure, imperscrutabili ed inique: i criteri di ripartizione del diritto d'autore maturato, si basano infatti su un sistema 'a campione', aleatorio e facilmente manipolabile, dimostrabile dai dati diffusi secondo i quali il 65 per cento degli artisti registrati alla Siae, alla fine dell'anno, percepisce in ripartizione dei diritti meno di quanto versa all'ente per la quota di iscrizione, a vantaggio degli artisti e degli autori legati a major di rilievo;
da un articolo de "il Fatto Quotidiano" del 7 aprile 2016, emerge che la SIAE versa in profondo dissesto economico per oltre 900 milioni di euro. Tra i motivi del dissesto, come denunciava già nel 2012 Sergio Rizzo sul "Corriere della Sera", il carattere eccessivamente a conduzione familiare: ben 527 dei 1.257 assunti a tempo indeterminato vantano legami di famiglia o di conoscenza; i benefit connessi alle cariche; 189 cause di lavoro in 5 anni, che hanno colpito l'ente; la presenza di circa 605 agenzie sul territorio, che incassano poco e hanno dimensioni risibili; il problema del pagamento degli assegni di quiescenza, che ha costretto l'ente ad attingere dalle proprie casse; la decisione di immettere parte del proprio patrimonio immobiliare in un fondo, in cambio della metà del valore per l'ammontare di 256 milioni di euro, come scriveva "Libero" nel gennaio 2012; inoltre, l'Aduc, associazione di tutela dei consumatori, ricorda la vicenda dell'investimento della SIAE nei titoli della Lehman Brothers di oltre 40 milioni di euro andati in fumo, per cui le royalty incassate per conto dei titolari dei diritti, sono andate perdute;
l'istituto "Bruno Leoni" ha elaborato uno studio dal quale è emerso che i costi e le inefficienze generate dal monopolio della SIAE nel nostro Paese producono uno spreco di oltre 13 milioni di euro l'anno, che potrebbe essere agevolmente eliminato o, almeno, ridotto, liberalizzando il mercato;
per risanare i conti e procedere all'elaborazione di un nuovo statuto, la SIAE è stata sottoposta a commissariamento nel 2011 (decreto del Presidente della Repubblica 9 marzo 2011), sotto la guida di Gian Luigi Rondi, al quale è seguito il presidente e cantautore Gino Paoli che, dopo essere stato accusato di aver nascosto al Fisco 800.000 euro nella dichiarazione dei redditi del 2009 relativa al 2008, si è dimesso nel febbraio 2015, cedendo la presidenza a Filippo Sugar, figlio della cantante Caterina Caselli e del discografico Piero Sugar, egli stesso editore dell'omonima casa discografica "Sugar";
in sede di audizione presso la VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) della Camera dei deputati, il 3 febbraio 2016, Filippo Sugar ha difeso la posizione monopolista della società nel settore dei diritti di autore e a vantaggio degli interessi discografici di famiglia, nonostante le disposizioni della direttiva 2014/26/UE, anche attraverso argomentazioni non veritiere, come emergerebbe da un articolo de "il Fatto Quotidiano", pubblicato l'8 febbraio 2016;
difendere il monopolio SIAE potrebbe non garantire la libertà di scegliere società di tutela alternative alla SIAE, poiché ne eserciterebbe comunque il controllo: un caso eclatante è rappresentato dalla lettera di manleva SIAE, che obbliga l'autore non iscritto alla SIAE, o i cui brani non sono depositati e perciò non soggetti a tutela della società, a presentare l'autocertificazione presso l'ufficio territoriale di riferimento, in cui attesta che il repertorio musicale non è depositato negli archivi SIAE, pagando alla società un corrispettivo per ogni esibizione dal vivo;
decidere di intraprendere un percorso che possa essere una via di mezzo tra il mantenere il monopolio SIAE e riconoscere piattaforme di gestione diverse dalla SIAE non è una soluzione, e gli autori legati alle netlabel, produzioni indipendenti o autoprodotte, non ne trarrebbero alcun riconoscimento professionale e vantaggi; in questo modo, andrebbero in perdita le produzioni creative, artistiche e culturali cosiddette «dal basso», che al contrario andrebbero supportate e incentivate;
con una lettera aperta pubblicata su diversi organi di stampa, oltre 300 tra aziende, imprenditori, startupper e investitori italiani nel campo del digitale, esortano il Governo di liberalizzare il settore dei diritti musicali;
il mancato recepimento della direttiva citata determina, oltre al rischio di sottoporre l'Italia all'ennesima procedura di infrazione, una situazione di evidente incertezza che potrebbe comportare uno stallo del mercato dei diritti d'autore, con conseguenti danni, soprattutto per i titolari dei diritti;
pertanto, sono necessarie ed urgenti delle iniziative da parte del Governo per dare idoneamente attuazione alla direttiva,
si chiede di sapere:
quali siano gli orientamenti del Ministro in indirizzo sui fatti esposti in premessa;
quali siano i motivi per i quali non abbia ancora assunto le iniziative di competenza per il recepimento della direttiva 2014/26/UE e se e quali iniziative intenda adottare per escludere una procedura di infrazione;
se non ritenga opportuno istituire un Tavolo tecnico per dare attuazione, in modo opportuno e adeguato, alle disposizioni della direttiva 2014/26/UE, in particolare, privando la SIAE del monopolio, affinché nel settore si operi concretamente in regime di concorrenza;
se non intenda istituire una commissione ministeriale volta a monitorare lo stato della SIAE, al fine di verificarne la gestione, le attività, nonché il funzionamento degli organi sociali, accertando, per quanto di competenza, eventuali responsabilità nel settore.
(2-00382)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
ORELLANA, BATTISTA, FUCKSIA, DE PIETRO, Fausto Guilherme LONGO, ZIN, LANIECE - Al Ministro della giustizia - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:
l'8 aprile 2016, un giudice togato della I sezione del tribunale civile di Busto Arsizio (Varese), Giuseppe Limongelli, avrebbe respinto una richiesta di "concessione provvisoria di esecuzione dell'ingiunzione" ad un creditore, il cui legale aveva presentato documentazione, solo per via telematica, nonostante tale modalità sia prevista dalla legge;
il giudice, oltre ad eccepire che "la fattura è titolo idoneo per l'emissione di un decreto ingiuntivo, ma non costituisce prova dell'esistenza del credito, che dovrà essere dimostrato con gli ordinari mezzi di prova dall'opposto", avrebbe aggiunto che "va ordinato all'opposto di produrre in cartaceo i documenti allegati al monitorio e quelli allegati alla comparsa di risposta, in quanto per i primi non ha accesso telematico al procedimento monitorio e per i secondi il giudice, per decidere, usa sottolineare ed utilizzare brani rilevanti dei documenti nonché, piegare le pagine dei documenti così da averne pronta disponibilità quando riflette su una decisione così da non perdere il filo", e ancora, "non può il giudice sottolineare lo schermo del computer, ovvero porre orecchiette allo schermo del computer per segnalare le pagine rilevanti dei documenti e non ritiene di sottoporre come costo allo Stato le copie dei medesimi";
il dottor Limongelli avrebbe ordinato, dunque, "all'opposto di depositare in cartaceo i documenti allegati a monitorio e comparsa di risposta";
considerato che:
come riportato dagli organi di stampa, la decisione del giudice di Busto Arsizio ha scatenato aspre polemiche nel mondo degli avvocati, i quali da tempo denunciano l'ostruzionismo di buona parte della magistratura in relazione al processo civile telematico;
la norma che ha esteso a gran parte dell'attività processuale l'obbligo di deposito telematico è entrata definitivamente in vigore il 30 dicembre 2014 (decreto-legge n. 90 del 2014, recante "Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari", convertito, con modificazioni, dalla legge n. 114 del 2014); ad oggi, però, l'attivazione del processo telematico non è ancora uniforme sul territorio nazionale;
secondo quanto previsto dalla normativa vigente, il giudice può richiedere, in casi eccezionali, la documentazione in formato cartaceo, previa una specifica motivazione di sostegno; nel caso evidenziato, però, appare molto debole la motivazione addotta dal giudice, che rifiuta di esaminare i contenuti del fascicolo processuale, poiché, essendo stati redatti in formato telematico, non sono conformi alle sue abitudini di lavoro;
l'ordinanza del giudice del tribunale di Busto Arsizio è a parere degli interroganti emblematica delle resistenze dei magistrati all'informatizzazione del sistema giudiziario: nel documento ufficiale dell'Associazione nazionale magistrati del 28 febbraio 2014, si segnalava che l'esigenza di consultare tutti i documenti sul terminale avrebbe comportato seri rischi per la salute dei magistrati e, successivamente, il Consiglio superiore della magistratura, il 12 giugno 2014, invocava il mantenimento, anche su supporto cartaceo, dei fascicoli, per un adeguato lasso temporale, motivandolo con l'insufficienza di risorse umane e materiali;
tenuto conto che:
in una nota diffusa alla stampa il 23 aprile 2016, il tribunale di Busto Arsizio prende le distanze dalla motivazione "inutilmente colorita" utilizzata dal giudice Limongelli circa la necessità di disporre dei documenti in formato cartaceo e si professa "un convinto assertore della bontà del PCT e della sua ineliminabile funzione di assicurare mezzi utili alla velocizzazione del processo con il conseguente miglioramento dell'attività di avvocati, giudici e cancellieri";
episodi come quello di Busto Arsizio dimostrano che, nonostante sia trascorso più di un decennio dalla prima legge approvata in materia di informatizzazione della giustizia, tale processo ancora non trova una piena ed efficace attuazione,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti;
se non intenda rimuovere gli ostacoli alla piena diffusione del processo civile telematico (PCT), favorendo corsi di alfabetizzazione informatica e aggiornamento, sia per i magistrati, sia per il personale delle procure e delle cancellerie, anche al fine di assicurare la snellezza, la ragionevole durata del processo e una definitiva eliminazione dell'utilizzo dei supporti cartacei in ambito giudiziario;
se non intenda, altresì, verificare la corretta applicazione dell'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nei tribunali italiani, così da evitare che vi sia una disomogeneità sul territorio nazionale.
(4-05729)
CROSIO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
da notizie riportate da autorevoli organi di stampa, si apprende che si sono riscontrate delle irregolarità circa la questione dei lingotti d'oro dati in premio ai concorrenti in alcune trasmissioni televisive della RAI che sembrerebbero profilare una frode sia per i concorrenti che per l'emittente di servizio pubblico;
il valore dei gettoni dati in premi ai concorrenti è nettamente inferiore a quello dichiarato nella vincita originaria: innanzitutto, perché la Zecca sostiene che la fusione dell'oro causi una riduzione del peso del 2 per cento (quindi 20 grammi ogni chilo) senza alcuna spiegazione ufficiale logica, secondariamente, perché sull'importo iniziale viene sottratto il costo dell'IVA che, a ben vedere, invece non sarebbe dovuta;
la normativa comunitaria, infatti, nella direttiva 98/80/CE (oggi art. 344 direttiva 112/2006/CE) considera oro da investimento «l'oro in forma di lingotti o placchette di peso accettato dal mercato dell'oro, di purezza pari o superiore a 995 millesimi, rappresentato o meno da titoli»;
quest'ultimo è quindi esente da IVA, come stabilito al numero 11), lett. a) , dell'art. 10 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, il quale riceve nel nostro ordinamento la normativa comunitaria, definendo, allo stesso modo, l'oro da investimento come «l'oro in forma di lingotti o placchette di peso accettato dal mercato dell'oro, ma comunque superiore ad 1 grammo, di purezza pari o superiore a 995 millesimi, rappresentato o meno da titoli»;
i gettoni d'oro dati in premio presentano esattamente queste caratteristiche, ma, quando vengono consegnati, il Poligrafico dello Stato avverte i concorrenti che invece l'imposta è dovuta;
l'altra questione, che interessa i concorrenti, ma sopratutto la RAI (facendo profilare l'emittente di servizio pubblico quale seconda parte lesa), attiene alla purezza dell'oro: questo, infatti, acquistato e pagato dalla RAI come oro 999, quindi come oro purissimo, è risultato invece essere, in alcuni casi, oro 995, come attestato anche da un laboratorio specializzato accreditato dal Ministero dell'economia e delle finanze per le analisi legali presso cui una concorrente ha portato ad analizzare i gettoni d'ori ricevuti in premio;
secondo le notizie di stampa divulgate dalla stessa RAI, l'emittente pubblica compra ogni anno dai 6 ai 10 milioni di euro di gettoni d'oro dalla Zecca che a sua volta si rifornisce del metallo in lingotti sul mercato, da anni e senza alcun bando di gara, proprio da Banca Etruria. La Zecca ha dichiarato, a questo proposito, che la Banca Etruria è quella che offre l'oro a prezzo più basso e aggiungendo che, secondo le procedure, si controlla in ingresso solo il 20 per cento dell'oro e che questo è sempre risultato oro 999;
a quanto risulta all'interrogante, ancora una volta la Banca Etruria si rende protagonista di procedure poco chiare. Non si spiega come questo istituto sia sempre interessato da questioni non trasparenti, in cui spesso riesce ad avvantaggiarsi, se non attraverso l'ipotesi che i vertici della banca toscana siano molto vicini ad alcuni ambienti di Governo che permetterebbero loro, e alla stessa banca, di restare impuniti per aver venduto titoli subordinati, senza le dovute procedure informative adeguate, a clienti non esperti che poi hanno perso i loro risparmi, di abusare di informazioni per ricavare plusvalenze in operazioni anomale e, ora, di vendere un bene (tra l'altro di lusso) di valore inferiore a quello del prezzo corrisposto, in assenza, inoltre, di ogni procedura pubblica di affidamento pubblico,
si chiede di sapere:
per quale motivo l'oro dei gettoni dati in premio sia soggetto ad un calo del 2 per cento e se sia vero che la RAI acquista dalla Zecca i gettoni già coniati;
in base a quale norma sia stato richiesto il pagamento dell'IVA se i gettoni dati in premio rientrano, proprio per le loro caratteristiche, nella categoria dell'oro per investimento che dovrebbe invece esserne esente in ottemperanza a quanto stabilito nella normativa sia comunitaria che interna;
se corrisponda al vero il fatto che non siano mai state esperite gare d'appalto per l'acquisto dell'oro per coniare i gettoni dati in premio e quale sia la procedura che ha portato alla scelta di Banca Etruria come fornitore unico ed esclusivo;
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario controllare la purezza di tutto l'oro eventualmente già acquistato da parte delle Zecca presso Banca Etruria e se non ritenga necessario modificare le procedure di controllo sulla purezza dell'oro, appurato che viene controllato soltanto il 20 per cento dell'oro fornito.
(4-05730)
Maurizio ROSSI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
la situazione viaria della città di Genova e del ponente ligure è da anni critica a causa della carenza di infrastrutture ferroviarie (è noto il binario unico in zona Andora) e autostradali;
queste carenze infrastrutturali comportano gravi criticità di traffico tanto che, in diversi orari di ogni giorno, il tratto Pegli-Genova risulta totalmente congestionato da mezzi privati in transito e commerciali sia in transito che in entrata ed uscita dal porto di Genova;
la soluzione è stata individuata, da oltre un decennio, nella costruzione della "gronda di Genova" che libererebbe dal traffico la viabilità autostradale intorno alla città alleggerendo tutto il traffico verso e dal ponente (lunedi 25 aprile, come anche tutte le domeniche estive, la coda in autostrada ha raggiunto i 50 chilometri);
l'obiettivo del sistema portuale Genova-Savona è di un forte incremento del traffico dei container, cosa che lascia presagire un ulteriore aumento di traffico su gomma, essendo pura utopia credere ad un traffico solo su ferro;
il turismo della regione, uno dei pochi dati positivi per la Liguria, necessita di collegamenti che migliorino e facilitino la mobilità dei turisti, oggi penalizzati sia su ferro che via autostrada;
l'attuale blocco dell'iter dei lavori per la costruzione della gronda di Genova deve trovare immediata soluzione;
l'iter amministrativo per la costruzione della gronda, oggi inspiegabilmente fermo, inizialmente era stato ben impostato. Infatti, sul tema si svolse un débat publique che all'epoca coinvolse la popolazione genovese. Questo istituto, utilizzato forse per la prima volta in Italia, fu accolto favorevolmente dalla città e consentì di "non far calare dall'alto" una scelta politica così importante e invasiva per la viabilità e per il territorio. Venne così deciso il tracciato dell'opera in modo condiviso;
durante le prime fasi dell'iter amministrativo dei lavori della gronda, risultava che la necessità finanziaria per i lavori fosse già nella disponibilità della società Autostrade, grazie ad aumenti tariffari concordati e subito applicati su tutto il territorio nazionale;
sembra che la società Autostrade abbia recentemente chiesto una proroga di 7 anni della sua concessione, legando la necessità di detta proroga proprio alla realizzazione della gronda di Genova;
considerato che:
il viadotto Polcevera dell'autostrada A10, chiamato ponte Morandi, è un'imponente realizzazione lunga 1.182 metri, costituita su 3 piloni in cemento armato che raggiungono i 90 metri di altezza che collega l'autostrada Genova-Milano al tratto Genova-Ventimiglia, attraversando la città sulla val Polcevera;
recentemente, il ponte è stato oggetto di un preoccupante cedimento dei giunti che hanno reso necessaria un'opera straordinaria di manutenzione senza la quale è concreto il rischio di una sua chiusura;
se non si predispone immediatamente una nuova strategia stradale di più ampio respiro del capoluogo ligure, i mancati lavori di realizzazione della gronda sommati alla possibile futura chiusura totale o parziale del ponte Morandi determinerebbero inevitabilmente il collasso dell'intero sistema viario genovese,
si chiede di sapere:
quali siano i motivi per i quali il necessario iter amministrativo per la costruzione della gronda di Genova è fermo da anni e quale sia il cronoprogramma fissato per proseguire celermente nell'opera;
a quanto ammontino le somme ad oggi percepite attraverso gli aumenti autostradali concordati all'epoca con società Autostrade;
se le disponibilità finanziarie, finalizzate alla costruzione della gronda di Genova e incassate in anticipo da società Autostrade, siano state utilizzate per altre finalità o se siano state accantonate per la realizzazione dell'opera;
se corrispondano al vero le notizie che società Autostrade avrebbe chiesto al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti una proroga della sua concessione a livello nazionale per 7 anni, adducendo come primaria motivazione proprio la necessità di costruire la gronda di Genova;
se corrisponda al vero che società Autostrade sostiene che la costruzione della gronda di Genova abbia un costo che la obbligherebbe, in mancanza di una proroga di 7 anni, ad aumentare le tariffe autostradali sul territorio nazionale del 30 per cento, mentre, ottenendo la proroga, potrebbe contenere l'aumento tariffario entro il 5 per cento;
se corrispondano al vero le notizie che il Governo abbia già chiesto una deroga in sede europea per l'eventuale gara da effettuare per l'assegnazione delle nuove concessioni autostradali, al fine di evitare di ricorrere proprio all'istituto della gara. Questo al fine di accogliere la richiesta di proroga della società Autostrade che è strettamente legata alla costruzione della gronda di Genova;
se non si ravvisi, prima di procedere con eventuali richieste di deroga, la necessità di fare il punto della situazione con gli enti locali del territorio ligure e la società Autostrade, al fine di evitare che i lavori della costruzione della gronda di Genova possano essere strumentalmente utilizzati al solo fine di ottenere un'ulteriore proroga di 7 anni su tutto il territorio nazionale. Infatti, l'eventuale proroga non tutelerebbe di certo dal rischio, poi, di non portare a compimento i lavori stabiliti, perché, senza le opportune garanzie, il concessionario potrebbe motivare la mancata realizzazione dell'opera con ipotetiche colpe imputabili alle amministrazioni locali. Cosa già accaduta in questi anni e che ha un fondo di assoluta verità;
quali garanzie di realizzazione dei lavori siano state presentate dalla società Autostrade anche in considerazione del fatto che, negli anni, le continue richieste di modifiche e inserimenti di nuovi tratti autostradali da parte degli enti locali liguri spesso sono state causa, motivo o alibi per il concessionario autostradale per non iniziare neppure l'opera principale;
stante la richiesta di proroga della concessione, se società Autostrade ritenga di mettere a norma di sicurezza, secondo gli standard europei, la rete autostradale ligure, con particolare riguardo proprio al tratto tra Voltri e Genova che comprende l'uscita per l'aeroporto e il ponte Morandi, ad oggi fuori dalle normative comunitarie così come altre parti delle autostrade liguri;
quale sia in dettaglio l'attuale situazione dei lavori di messa in sicurezza del ponte Morandi, quali siano gli interventi che ancora devono essere realizzati e se gli interventi saranno tali da comportare gravi disagi alla circolazione della città e quale sia la tempistica di fine lavori;
se corrisponda al vero che il ponte Morandi, viste le attuali condizioni di criticità, potrebbe venir chiuso almeno al traffico pesante, entro pochi anni, gettando la città nel totale caos.
(4-05731)
ENDRIZZI, MORRA, CRIMI, MARTON - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dell'interno, dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
la comunità cinese d'Italia è cresciuta rapidamente nel primo decennio del XXI secolo. Secondo dati forniti dall'Istat, al 31 dicembre 2010, i cinesi residenti in Italia erano 209.934, pari allo 0,34 per cento del totale della popolazione residente in Italia; quindi, la comunità cinese è la quarta per numero di residenti, dietro a quelle romena, albanese e marocchina. Il dato non comprende i numerosi cinesi che vivono illegalmente in Italia o quelli che hanno acquisito la cittadinanza italiana;
in generale, soprattutto nelle grandi città dove risiedono le comunità cinesi più numerose, contrasti e differenze tendono inevitabilmente ad amplificarsi, specie laddove le attività economiche cinesi entrano in concorrenza con quelle italiane, com'è accaduto a Prato nel settore tessile, ma anche in altri territori italiani, in particolare in Veneto;
secondo una elaborazione del Centro Sintesi, su dati Infocamere, tra il 2009 e il 2014 gli imprenditori veneti sono calati del 7 per cento, mentre quelli stranieri sono aumentati del 14 per cento e quelli cinesi sono aumentati addirittura del 40 per cento, a fronte di una media nazionale del 36 per cento;
particolarmente interessata dal fenomeno risulta essere la provincia di Padova, città nella quale, grazie all'azione congiunta delle forze dell'ordine, sono state controllate le attività degli "ingross" cinesi, rivelando, in più di una circostanza, attività operanti in dispregio della legge e una forte penetrazione del commercio cinese in un'area un tempo regno del made in Italy;
considerato che, a parere degli interroganti:
sarebbe opportuno rafforzare gli interventi legati alla tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e della legalità del commercio, anche attraverso un potenziamento delle misure di carattere ispettivo da parte degli enti a ciò preposti, nonché incrementando le risorse assegnate all'attività ispettiva, considerando che tali risorse hanno subito negli anni una costante riduzione nel più ampio programma di riduzione della spesa pubblica;
accanto ai maggiori stanziamenti, risulta importante affiancare i controlli ispettivi e le verifiche incrociate su dati ulteriori che potrebbero segnalare situazioni sospette, ad esempio facendo attenzione ai consumi anomali dell'energia elettrica nelle ore notturne in determinate zone della città o alla stipula di contratti per la fornitura di energia elettrica con aumento della potenza a 4,5 o 6 chilowatt per contratti domestici in aree industriali,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se non ritengano opportuno adottare iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, allo scopo di incrementare le risorse assegnate all'attività ispettiva, potenziando in tal modo i controlli in materia di sicurezza sul lavoro, immigrazione e adempimenti fiscali per le aziende gestite da personale di origine cinese, al fine di verificare se rispettino gli standard minimi di pubblica sicurezza e siano in regola con gli adempimenti contabili previsti dal nostro ordinamento;
se intendano adottare provvedimenti di competenza, anche di carattere normativo, volti alla repressione degli illeciti, in riferimento all'intera filiera della produzione e del commercio, nonché dello sfruttamento della manodopera cinese;
quali iniziative, nell'ambito delle proprie attribuzioni, intendano adottare, affinché sia assicurato un adeguato livello di efficienza dei reparti della Guardia di finanza, con particolare riferimento a quelli che operano in Veneto, garantendo un adeguato apporto di risorse, uomini e mezzi al Corpo di Polizia tributaria nella regione;
se intendano intervenire con iniziative di competenza per garantire le attività di prevenzione e contrasto alla contraffazione, all'evasione fiscale, all'immigrazione clandestina, alle frodi fiscali e alle truffe ai danni dello Stato, anche valutando controlli che comprendano la verifica di consumi anomali dell'energia elettrica.
(4-05732)
GIARRUSSO, BERTOROTTA, SANTANGELO, PAGLINI, DONNO, MORONESE, SERRA, LEZZI, CASTALDI, COTTI, BLUNDO, PUGLIA - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, del lavoro e delle politiche sociali e per la semplificazione e la pubblica amministrazione - Premesso che:
la gestione governativa "Ferrovia Circumetnea" (FCE) di Catania è un ente strumentale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, e lo stesso ente, a seguito dell'entrata in vigore dall'art. 21, comma 5, del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, è stato affidato alla diretta amministrazione della Direzione generale per i sistemi di trasporto ed impianti fissi e il trasporto pubblico locale, nella persona del direttore in carica ingegner Virginio Di Giambattista;
a giudizio degli interroganti, è noto, e supportato da copiosa ed unanime giurisprudenza, che il rapporto di lavoro alle dipendenze di una gestione governativa avrebbe sempre integrato un rapporto di pubblico impiego in quanto riferito direttamente allo Stato ed alla sua organizzazione pubblicistica;
risulta agli interroganti che, con ordine di servizio n. 62 pubblicato il 29 maggio 2014, la FCE ha adottato un "Regolamento per gli sviluppi professionali del personale di ruolo", nel cui corpo tra le norme generali, è stato espressamente previsto che "La copertura dei posti vuoti in organico viene affermata mediante la promozione di agenti in servizio e l'assunzione di elementi esterni (...) L'assunzione di elementi esterni è consentita dopo l'espletamento delle prove concorsuali interne tra il personale di ruolo in servizio";
è altresì noto che, in applicazione del Regolamento interno, l'amministrazione ha bandito decine di concorsi interni, riservando esclusivamente al personale di ruolo tutti i posti disponibili nelle piante organiche che sono state adottate dal 2012 ad oggi;
tale circostanza suscita perplessità negli interroganti, in considerazione della espressa previsione di rango costituzionale contenuta nell'art. 97, per la quale è espressa prescrizione che nelle pubbliche amministrazioni si accede esclusivamente per pubblico concorso e, ancora, per il dettato di cui all'art. 24 del decreto legislativo n. 150 del 2009, che limita la facoltà di riserva dei posti disponibili al personale interno, in misura non superiore al 50 per cento dei posti banditi a condizione che i posti liberi siano superiori ad uno;
considerato che, per quanto risulta agli interroganti:
contro siffatte determinazioni sono stati proposti contro l'amministrazione 3 distinti ricorsi innanzi al TAR della Sicilia, sezione di Catania, al fine di ottenere l'annullamento di altrettanti ordini di servizio, perché emanati in evidente violazione dei principi normativi in materia circa la necessaria riserva all'esterno dei posti messi a concorso;
il TAR, con ordinanze n. 853, n. 854 e n. 855 del 2014, in totale accoglimento dei proposti ricorsi, ha statuito che "il Collegio ritiene che il ricorso sia assistito dal prescritto requisito del fumus boni juris in quanto: a) come indicato dal ricorrente, in forza della vigente normativa, il numero dei posti riservati ai concorrenti interni non può superare il 50 per cento dei posti messi a concorso; b) ne consegue che nella ipotesi in cui il concorso sia bandito per un unico posto, va garantita la partecipazione al concorso stesso sia dei concorrenti interni che di quelli esterni";
i pronunciamenti cautelari sono stati confermati dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana adito in appello dalla FCE, con ordinanze n. 144, n. 145 e n. 146 del 2015;
inoltre, con ordine di servizio n. 13 del 9 marzo 2015 la FCE, preso atto dei pronunciamenti cautelari di primo e secondo grado, nonché dell'illegittimità della propria condotta, disponeva la sospensione "per analogia" di tutte le altre procedure concorsuali interne bandite non ancora definite (ordini di servizio numeri dall'84 al 90, dal 92 al 95 e 98 e 101);
considerato inoltre che:
invece, successivamente, la gestione governativa FCE, rivedendo la propria legittima determinazione, riteneva di espletare e concludere i suddetti concorsi nominando ed assumendo i relativi vincitori, a pochi giorni dalla definizione del merito del contenzioso pendente innanzi al TAR;
definendo i giudizi nel merito, il TAR della Sicilia, sezione di Catania, con sentenze n. 1515, n. 1516 e n. 1517 del 2015, in totale accoglimento dei ricorsi proposti, annullava gli ordini di servizio impugnati, atteso che "le Gestioni Commissariali Governative sono tenute ad osservare il disposto dell'art. 24 del citato decreto legislativo n. 150/2009, a mente del quale: a) ai sensi dell'art. 52, comma 1-bis, d. lgs n. 165/2001, introdotto dall'art. 62 decreto legislativo N. 150/2009, le Amministrazioni pubbliche, con decorrenza dall'1 gennaio 2010, devono coprire i posti disponibili nella dotazione organica attraverso concorsi pubblici, con riserva non superiore al cinquanta per cento a favore del personale interno, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di assunzioni (primo comma); b) l'attribuzione dei posti riservati al personale interno è finalizzata a riconoscere e valorizzare le competenze professionali sviluppate dai dipendenti, in relazione alle specifiche esigenze delle Amministrazioni (secondo comma)";
con tali pronunce, il TAR disponeva, altresì, la "disapplicazione" della "disposizione regolamentare adottata dalla Gestione Governativa Ferrovia Circumetnea con ordine di servizio n. 62 in data 29 maggio 2014, secondo cui "l'assunzione di elementi esterni è consentita dopo l'espletamento delle prove concorsuali interne fra il personale di ruolo in servizio", in quanto tale previsione contrasta con il menzionato disposto dell'art. 24 d.lgs. n. 150/2009 (...) In applicazione del citato art. 24, invero, l'Amministrazione resistente avrebbe dovuto consentire la partecipazione alla procedura concorsuale anche ai soggetti esterni, atteso che, nell'ipotesi in cui la selezione sia bandita per un unico posto, va garantita la partecipazione sia dei concorrenti esterni che di quelli interni in ossequio alla previsione secondo cui il numero di posti riservati ai concorrenti interni non può mai superare il 50% dei posti messi a concorso";
considerato altresì che il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana adito in sede cautelare dalla FCE ai fini della sospensione degli effetti delle sentenze rese dal TAR con ordinanze n. 97, n. 98 e n. 99 del 5 febbraio 2016, anticipando una "prospettica infondatezza" nel merito, ha rigettato tutti gli appelli proposti;
considerato infine che, a giudizio degli interroganti, sembra palese che le censure di illegittimità mosse dal giudice amministrativo in primo e secondo grado riguardino tutti gli altri ordini di servizio e conseguenti concorsi interni espletati dalla Ferrovia Circumetnea, quand'anche non espressamente impugnati innanzi alle autorità competenti,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se non ritengano di dover attivare procedure ispettive di competenza, al fine di verificare la correttezza delle procedure adottate o se siano stati violati i principi generali in materia di accesso al pubblico impiego;
se non intendano svolgere alcuna azione ispettiva, nell'ambito delle rispettive attribuzioni, volta a verificare i principi di buona e corretta amministrazione dove, a giudizio degli interroganti con una discutibile norma, si pone nel ruolo di controllore e controllato di una amministrazione dello Stato l'ingegner Virginio Di Giambattista, che risulta agli interroganti noto alle cronache per essere stato coinvolto, seppure non da indagato, nell'inchiesta "Sistema" avviata dalla Procura di Firenze che portò Ercole Incalza, detto Ercolino, all'arresto per presunti reati nell'affidamento di appalti di opere pubbliche del Ministero delle infrastrutture.
(4-05733)