Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 525 del 20/10/2015
Azioni disponibili
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
DE POLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
sono a parere dell'interrogante evidenti le esigenze della città di Venezia, luogo universalmente riconosciuto quale patrimonio dell'umanità che, unitamente alla sua laguna, è davvero unico al mondo: situata all'interno di un mare chiuso, attraversata da mille canali, la maggior parte dei quali navigabili, e caratterizzata da una quasi indescrivibile quantità di opere architettoniche, artistiche, storiche e religiose che non ha eguali;
una siffatta concentrazione di tali e tante bellezze ha necessità non comuni rispetto agli altri luoghi e presenta caratteristiche così peculiari che, se non affrontate nel giusto modo e nei giusti tempi, rischiano di sfociare in problematiche serie e non più procrastinabili;
a tal proposito sono ormai di dominio pubblico le proposte elaborate dal Comune di Venezia in occasione della imminente legge di stabilità per il 2016: proposte tutte volte ad evidenziare come e quanto la città, proprio in virtù delle sue peculiarità territoriali, paesaggistiche, artistiche e storiche sostenga dei costi aggiuntivi di notevole entità,
si chiede di sapere se il Governo non ritenga opportuno esaminare la pressante questione nelle opportune sedi, affinché siano inseriti, nelle disposizioni della legge di stabilità per il 2016, interventi finanziari a favore del Comune di Venezia, volti a riconoscerne la peculiarità e le inevitabili difficoltà ed oneri di gestione amministrativa.
(4-04707)
SCAVONE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
in data 14 ottobre 2015 veniva diramata dalla Protezione civile siciliana un'allerta meteorologica con codice rosso per la giornata del 15 ottobre;
venivano quindi emesse ordinanze da quasi tutti i sindaci di invito alla prudenza e di chiusura delle scuole;
considerato che:
circa 150 persone nella mattinata del 15 ottobre, proprio per evitare problemi con le automobili, sono state obbligate a prendere il treno "Minuetto" che dall'11 aprile 2015 svolge un servizio accelerato tra Catania e Palermo, coprendo il tragitto in circa di 3 ore (218 chilometri);
il treno partito alle ore 7.38 si arrestava una prima volta alle ore 9.20 all'altezza di Enna per un'interruzione della corrente elettrica e fango nei binari;
alle 10.20 il treno si fermava una seconda volta presso la stazione di Caltanissetta a causa di un treno deragliato a motivo di una frana; veniva quindi sostituito da 3 pullman su strada;
tuttavia, all'altezza di Polizzi Generosa, i pullman erano costretti a tornare indietro a causa di un'altra frana, per poi fermarsi di nuovo a pochi chilometri da Valle d'Olmo, in mezzo alla campagna. Infatti uno dei 3 pullman rimaneva impantanato in mezzo al fango in attesa che arrivassero i mezzi dell'Anas per spalare il fango e liberare la strada;
i lavori si protraevano ancora per lungo tempo e alla fine i 3 pullman erano costretti a fare retromarcia per 3 chilometri costeggiando un burrone e sembrerebbe che tale manovra pericolosa sia stata effettuata con i passeggeri a bordo;
dopo quella che può essere ragionevolmente definita un'odissea, 2 dei 3 pullman sostitutivi arrivavano a Palermo alle ore 19.38, mentre il terzo arrivava, incredibilmente, alle ore 21.00;
naturalmente analoghi disagi, con collaterali insostenibili ritardi, si sono verificati anche per i passeggeri che hanno dovuto affrontare la tratta inversa da Palermo a Catania;
alla luce di questi fatti inquietanti che si affiancano agli altri problemi legati alla percorribilità delle autostrade siciliane A18 e A19 e in considerazione del fatto che nel testo della manovra finanziaria per il 2016 appena approvata dal Consiglio dei ministri nulla o veramente poco viene stanziato per il Sud Italia,
si chiede di conoscere quali immediati ed urgenti iniziative siano state intraprese o siano allo studio al fine di garantire ai cittadini della Sicilia di circolare liberamente nel loro territorio senza incorrere in situazioni assurde e paradossali come quella descritta.
(4-04708)
BUCCARELLA, BLUNDO, BOTTICI, SANTANGELO, MANGILI, AIROLA, PAGLINI, BULGARELLI, MORRA, PUGLIA, GIROTTO, GIARRUSSO, CAPPELLETTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
come riportato da numerose testate giornalistiche locali pugliesi, il 13 ottobre 2015 si è tenuta una ennesima giornata di protesta e astensione dalle udienze degli avvocati del distretto del tribunale di Lecce, che hanno proceduto simbolicamente all'occupazione dei locali del tribunale civile di via Brenta, con adesione pressoché totale;
la situazione del tribunale salentino è drammatica, con gli edifici preposti del tutto insufficienti a consentire il normale svolgimento delle udienze, stante la carenza di aule dove, incredibilmente, si rende necessario l'avvicendamento dei diversi magistrati nelle sale disponibili o addirittura il contemporaneo svolgimento di udienze di 2 magistrati nella medesima aula;
inoltre, si evidenzia la riduzione degli orari di apertura delle cancellerie civili (dovuta alla costante e pluriennale diminuzione del numero di cancellieri ed impiegati) che moltiplica le difficoltà nell'espletamento delle incombenze professionali degli avvocati, spesso sottoposti, come noto, a termini e decadenze perentori;
a ciò si aggiunge la persistenza di barriere architettoniche ed il malfunzionamento degli ascensori, con immaginabile disagio per tutta l'utenza;
peraltro, la già preesistente inadeguatezza dei locali risulta ulteriormente aggravata a seguito della soppressione delle 7 sezioni distaccate del tribunale di Lecce, che sta comportando anche grandi difficoltà, persino per il raggiungimento e la fruibilità della sede del tribunale, con avvocati, parti, testimoni, impiegati e consulenti che, da tutta la provincia, devono quotidianamente confluire nel capoluogo, presso una struttura priva di un'adeguata e sufficiente area attrezzata a parcheggio;
con l'entrata in vigore del decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, il legislatore, in attuazione dell'art. 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148, ha introdotto la delega al Governo per la riorganizzazione sul territorio degli uffici giudiziari, prevedendo una nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero: l'attuazione della delega ha comportato, nello specifico, la riduzione del numero degli uffici ordinari presenti sul territorio, la rideterminazione delle piante organiche degli uffici, la redistribuzione del personale di magistratura e amministrativo, operando, altresì, sulla destinazione dei dirigenti degli uffici soppressi, nonché in tema di edilizia giudiziaria;
tuttavia, l'impatto che detto intervento ha avuto sugli uffici giudiziari ha fatto emergere plurimi aspetti di criticità, che sono apparsi, a maggior ragione, fondati sia se analizzati dal punto di vista interpretativo in senso stretto sia con riguardo alle questioni esecutive relative alla concreta applicazione delle disposizioni contenute nel decreto legislativo;
ed invero, già con riguardo all'art. 1 del decreto legislativo n. 155 del 2012, che, in estrema sintesi, prevedeva la soppressione e l'accorpamento di 220 sezioni distaccate di tribunale, il legislatore, nonostante alcuni rilievi provenienti dagli uffici giudiziari e dai Comuni, nei quali erano allocate le sezioni distaccate, non ha effettuato alcuna differenziazione, ritenendo di guadagnare efficienza mediante l'eliminazione di uffici giudiziari che, in numerosi territori, non erano riusciti a garantire adeguata risposta alla massiccia domanda di giustizia, ricavando, invece, dall'esecuzione del disposto normativo un coacervo di problematiche, che i singoli distretti si sono poi premurati di segnalare;
alla base della protesta degli avvocati leccesi vi è anche la mancata applicazione dei protocolli sulla liquidazione nei casi di patrocinio a spese dello Stato, strumento teoricamente volto a garantire la giusta difesa ad ogni cittadino non abbiente e sul PCT (processo civile telematico);
in tale scenario, va quindi inquadrata la situazione del tribunale di Lecce, con la protesta degli avvocati, che evidenziano il lento ma inesorabile disfacimento della giustizia e lo svilimento della professione forense,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
quali misure intenda adottare per garantire il ripristino delle condizioni di efficienza e di celerità dei tribunali del distretto di Lecce, in cui il regolare svolgimento delle udienze è, stante la situazione attuale, gravemente compromesso e decisamente turbato, non solo nel preminente interesse del cittadino che richiede giustizia, ma anche nell'interesse di tutti gli operatori del diritto (dai magistrati agli avvocati, passando per i cancellieri) che, quotidianamente, si affannano per svolgere il proprio lavoro.
(4-04709)
ARACRI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
l'officina meccanica AR.MA Srl, con sede a Roma, via del Fringuello n. 28, è costituita da 2 corpi di fabbrica, l'uno con l'accesso nella citata via e costituito da capannoni industriali e un ampio spazio destinato a rimessaggio e lavorazioni, e l'altro con accesso dalla via Walter Tobagi n. 38 e costituito principalmente da un capannone industriale e spazi perimetrali di manovra e lavoro;
l'officina effettua lavorazioni di manutenzione meccanica di mezzi pesanti, sia in convenzione con le aziende municipalizzate di Roma (Ama e Cotral) come si può dedurre dal transito e dallo stazionamento di numerosi mezzi della raccolta rifiuti e del trasporto pubblico urbano ed extra urbano, sia con altre amministrazioni;
le lavorazioni effettuate nell'officina non si limitano alla mera manutenzione ordinaria, bensì vengono praticati trattamenti di carattere industriale con forte impatto ambientale, senza attenzione per la destinazione urbanistica abitativa e residenziale della zona, nella quale sono presenti sia abitazioni sia scuole;
nello specifico, come si può osservare dal passaggio innanzi all'officina, vengono effettuate manutenzioni degli impianti frenanti, con sostituzioni di strisce frenanti e ferodi, saldature autogene (ossigeno ed acetilene) e ad arco (elettrica), soffiature degli ingranaggi e delle parti meccaniche, tutte operazioni dalle quali si origina, principalmente, la dispersione di polveri di lavorazione di carattere ferroso, fortemente inquinanti per l'ambiente e dannose per la salute degli abitanti e degli operai, oltre a rumori che superano la normale tollerabilità sia per intensità sia per continuità;
dal punto di osservazione indicato, infatti, si può constatare che le operazioni di manutenzione non avvengono all'interno dei capannoni, bensì nella zona antistante, all'aria aperta, e non si scorge la presenza di aspiratori o di altri presidi di sicurezza per la salute, che sono essenziali per il loro svolgimento;
le ragioni di preoccupazione dell'interrogante derivano dal fatto che gli abitanti della zona trovano giornalmente sulla biancheria stesa, sul davanzale delle finestre e sulle piscine, ubicate nei giardini, residui ferrosi, polveri scure e biancastre (derivanti presumibilmente dalle lavorazioni agli impianti frenanti) che non possono essere attribuite al fisiologico inquinamento ambientale cittadino, bensì, considerate la concentrazione e le tipologie, alle lavorazioni industriali citate;
a ciò si aggiungono l'odore acre che si sprigiona dai locali e si propaga nelle vicinanze, che costringe i residenti a tenere chiuse ermeticamente le finestre nonostante il caldo torrido, e il rumore assordante proveniente dalle pistole pneumatiche e dalle sirene che scandiscono i ritmi lavorativi durante la giornata;
inoltre, il piazzale viene lavato giornalmente, con acqua corrente a fine lavorazione e lo scolo delle stesse confluisce nelle fogne, disperdendosi in natura senza alcun trattamento;
da notizie in possesso dell'interrogante, tali circostanze sono state reiteratamente segnalate e contestate sia ai responsabili dell'officina sia alle locali e competenti autorità comunali preposte, anche se i primi hanno negato lo svolgimento di operazioni e lavorazioni dannose e si sono trincerati dietro la presenza di asserite autorizzazioni amministrative, oltre alla pubblica utilità del servizio svolto, invocando peraltro la tolleranza dei residenti;
a detto proposito, il comando dei vigili urbani-tutela ambientale del municipio VI di Roma, che è stato informato con ben 2 dettagliate note, non ha fatto pervenire alcun riscontro, né in termini di presa in carico della pratica, né in termini di intervento in loco per lo svolgimento delle doverose ed urgenti verifiche del caso;
nonostante la pericolosità potenziale ed effettiva per la salute e per l'ambiente derivante dalle circostanze esposte, che dovrebbero costituire un motivo di intervento sollecito e senza dilazione, al fine di evitare che danni già arrecati possano aggravarsi o avere conseguenze ben più radicali e tragiche, non si è ancora proceduto in alcuna maniera;
a giudizio dell'interrogante, la situazione è grave e perdurante e necessita di una celere risoluzione: non è concepibile che in una zona residenziale ad alta intensità abitativa vi sia un complesso industriale-meccanico di tali dimensioni, incompatibile con i più basilari principi di tutela dell'ambiente e della salute degli abitanti,
si chiede di sapere:
quali orientamenti il Ministro in indirizzo intenda esprimere in riferimento a quanto esposto e, conseguentemente, quali iniziative voglia intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, per porre rimedio alla questione che vede coinvolta la società AR.MA Srl e i cittadini residenti in via del Fringuello e zone limitrofe a Roma;
se non ritenga inidoneo un insediamento industriale-meccanico di tali dimensioni, in una zona residenziale ad alta densità abitativa;
se intenda svolgere dei controlli approfonditi sull'inquinamento dell'aria, sulle polveri sottili (Pm), sull'ozono e su ogni parametro che potrebbe danneggiare la salute dei cittadini e degli operai;
se risulti per quali ragioni il comando dei vigili urbani-tutela ambientale del municipio VI di Roma, in riferimento alle 2 note dettagliate inviategli, non abbia fatto pervenire alcun riscontro, né in termini di presa in carico della pratica, né in termini di intervento in loco.
(4-04710)
SCIBONA, AIROLA, GIROTTO, CAPPELLETTI, GAETTI, CASTALDI, MANGILI, MORONESE, SANTANGELO, FATTORI, DONNO, MORRA, BULGARELLI, PUGLIA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che l'articolo 13, comma 7-bis, del decreto-legge 23 dicembre 2013 n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, stabiliva di riconoscere un indennizzo alle imprese che avessero subito danni ai materiali o alle attrezzature di cantiere, a seguito di delitti non colposi commessi per ostacolare l'attività dei cantieri strategici di interesse nazionale;
considerato che:
nella Gazzetta Ufficiale del 23 febbraio 2015, è stato pubblicato il decreto del 19 dicembre 2014 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, con il quale sono state individuate le modalità per la concessione dell'indennizzo a favore delle imprese che abbiano subito danni ai materiali, alle attrezzature e ai beni strumentali, come conseguenza di delitti non colposi commessi al fine di ostacolare o rallentare l'ordinaria esecuzione delle attività di cantiere di infrastrutture strategiche previste dalla "legge obiettivo";
il decreto prevede, tra l'altro, che le ditte richiedenti debbano presentare idonea istanza al Ministero delle infrastrutture, corredate da documentazione opportuna;
la Struttura tecnica di missione del Ministero, provvede allo svolgimento dell'attività istruttoria prevista ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, e a far sì che gli esiti del procedimento, che deve concludersi entro 90 giorni dalla data di presentazione della domanda, vengano comunicati all'impresa partecipante;
le domande relative ad eventi verificatisi nel secondo semestre dell'anno 2014 potevano essere presentate entro il 28 febbraio 2015, scadenza poi prorogata, come comunicato dal Ministro pro tempore Lupi, al 30 aprile 2015,
si chiede di sapere:
quante e quali ditte abbiano presentato domanda di indennizzo;
a quali ditte sia stato riconosciuto l'indennizzo e per quale importo;
quali siano le motivazioni di eventuali dinieghi.
(4-04711)
Maurizio ROSSI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
dal punto di vista dei collegamenti, i liguri vivono quotidianamente una situazione di grave disagio, tanto da ravvisare una vera e propria emergenza trasporti;
molti tratti autostradali liguri non sono conformi alle normative di sicurezza europee e, nelle ore di punta, si verificano continuamente code di decine di chilometri, rallentamenti e numerosi incidenti che bloccano l'area intorno a Genova;
le tariffe su tali tratti sono fra le più elevate del Paese;
sul nodo autostradale di Genova è noto il grave problema del ponte Morandi che attraversa la città e del quale non si conosce la sicurezza nel tempo. Risulta pertanto indispensabile procedere con sollecitudine a cantierare il progetto denominato "gronda di Genova" per il quale la società Autostrade ha già in cassa le risorse necessarie per iniziare i lavori derivanti dagli aumenti tariffari concordati in cambio della concessione ottenuta;
la rete ferroviaria ligure risulta essere ancor più disagiata di quella autostradale e rappresenta proprio a giudizio dell'interrogante lo svantaggio competitivo a cui lo Stato ha condannato la Liguria privilegiando altre tratte e quindi altre regioni. C'è un'Italia che viaggia e cresce con l'alta velocità e una Liguria che decresce, e lentamente muore, con la più bassa velocità del Centro-Nord Italia;
è ben nota la gravissima situazione del binario ferroviario unico ligure che collega Italia e Francia. Una situazione che attende una soluzione dal dopoguerra;
il collegamento su rotaia Genova-Roma deve essere almeno a media velocità, cosa tecnicamente possibile anche sugli attuali binari. È evidente, inoltre, che gli attuali orari degli arrivi e delle partenze sono assolutamente inconciliabili con una normale "giornata d'affari" o turistica. Infatti, a parte un treno serale che può essere utile a chi deve rientrare a Roma e che comunque ci mette almeno 3 ore 50 minuti, i treni Genova-Roma impiegano da 4 ore 45 minuti a 6 ore di viaggio per le numerose fermate che fanno e per la tratta percorsa, la Tirrenica, anziché passare dal nodo di Firenze;
solo affrontando temi quali il tempo di percorrenza, la qualità del materiale rotabile come le carrozze (ad oggi molto bassa) e del prezzo del biglietto, si potrà superare la penalizzazione della Liguria nel collegamento con la capitale, rispetto alle altre regioni che hanno tratte più veloci e orari di andata e ritorno nettamente più vantaggiosi;
le varie problematiche diventano ancor più attuali se si considera la recente evoluzione della situazione dei collegamenti aerei. I prezzi delle tariffe, infatti, sono sempre stati molto elevati, soprattutto quelli di Alitalia, che, vista la concorrenza della compagnia Vueling, recentemente li aveva leggermente calmierati. Purtroppo però, Vueling ha deciso di rinunciare allo scalo genovese, non ritenendolo commercialmente remunerativo. Quindi, senza concorrenza di un vettore competitor e senza concorrenza di treni confortevoli e a media velocità, Alitalia, di fatto sola in campo, ritornerà presumibilmente a tariffe più elevate che certamente renderanno ulteriormente difficile arrivare e partire da Genova e dalla Liguria con gravi problemi per il turismo e l'insediamento di aziende, per la logistica dei porti liguri e, quindi, per il mercato del lavoro connesso a queste primarie attività;
proprio per tali motivi la Liguria ravvisa sempre più un'evidente diseguaglianza e discriminazione con le altre regioni tanto da farla sembrare un'isola che non ha una reale "continuità territoriale" con il resto d'Italia;
diseguaglianza di competitività industriale e commerciale, quindi, esattamente come accade al Sud d'Italia o nelle isole: dove non vi sono strade e trasporti adeguati, nessuno investe. Ma anche diseguaglianza turistica perché, essendo difficile da raggiungere, il turista medio sceglie altre località;
per tali motivi, il caso Liguria diventa un caso di discontinuità territoriale che il Governo deve affrontare, perché quello che sta accadendo è che esiste, nei fatti, un concreto svantaggio competitivo per la Liguria. Non a caso, è diventata il fanalino di coda dell'Italia ed è sempre di più la regione più anziana d'Italia con il maggior numero di pensionati rispetto alla popolazione, un luogo che i giovani abbandonano per andare a studiare e a lavorare altrove;
questa situazione così difficile, variegata e complessa è stata causata, negli anni, dalle non lungimiranti passate amministrazioni regionali e governative,
si chiede di sapere
se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire al più presto al fine di eliminare l'isolamento territoriale ligure, nonché riportare la Liguria a competere in condizioni di parità con le altre regioni d'Italia;
pur riconoscendo agli attuali vettori piena autonomia e indipendenza, se non intenda attivarsi, e in che modo, in merito alle attuali tariffe aeree italiane così diverse a seconda della tratta: anche a parità di chilometri, oggi si vedono applicate tariffe unicamente sulla base di strategie commerciali;
se intenda attivarsi, per quanto di competenza, in merito al collegamento ferroviario tra Genova e Roma affinché siano previste almeno due coppie di treni di andata e ritorno che impieghino massimo 3 ore e 30 minuti su materiale rotabile di qualità e passando dal nodo di Firenze;
se intenda valutare per quanto di competenza forme di sostegno da concedere al territorio ligure, proprio in virtù della mancanza di continuità territoriale de facto, oggi molto evidente nei collegamenti, della Liguria.
(4-04712)
Maurizio ROSSI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
in Liguria si sta consumando una vera e propria corsa a rinnovi e proroghe delle concessioni portuali da parte di alcuni terminalisti. In primis perché i terminalisti, pur avendo scadenze nel 2020 e oltre, tentano di scongiurare i, per loro, temuti effetti dell'annunciata imminente pubblicazione del regolamento sulle concessioni, che si attende dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ormai da 21 anni. Altro motivo è il temuto accorpamento delle autorità portuali: questo ha prodotto una particolare proliferazione di proroghe proprio nell'estate 2015 al fine, presumibilmente, di "ingessare" le attuali posizioni prima dell'accorpamento previsto tra Savona e Genova;
è evidente quanto sia deleteria, per il futuro del sistema portuale italiano e per le città che ospitano i porti e che si attendono sviluppo e occupazione, questa corsa alle proroghe. Corsa che, valutando unicamente le proroghe richieste dagli attuali terminalisti al fine di anticipare la temuta riforma ministeriale e gli accorpamenti e non disegnando alcun progetto meditato del miglior utilizzo degli spazi demaniali, conseguentemente renderà statiche le banchine per i prossimi decenni. Basti osservare, infatti, che alcuni terminalisti con concessioni in scadenza nel 2020 (quindi non certo imminenti) hanno presentato richieste, motivate dall'urgenza di definire investimenti da fare, chiedendo sino a 60 anni di proroga e, addirittura, la richiesta di abbattimento del canone che è già molto ridotto rispetto ai prezzi medi europei. Il caso più emblematico di questa vicenda sembra essere una richiesta di proroga di 35 anni (circa) presentata da un terminalista, la cui attuale concessione scadrebbe fra ben 12 anni, nel 2027. Se accettata, porterebbe la data di scadenza della sua concessione al 2063,
si chiede di sapere:
a quali canoni standard tali concessioni debbano fare riferimento;
quale coerenza debba esserci per il canone da applicare nelle diverse autorità portuali del Paese al fine di evitare posizioni di vantaggio competitivo tra soggetti concorrenti;
trattandosi in particolare di aree demaniali, nell'eventualità che i canoni concessori risultino al di sotto di una media di mercato europeo, se si possa configurare un danno erariale nei confronti dello Stato;
come il Ministro in indirizzo intenda gestire tutte le proroghe o "rinnovi anticipati", come li definisce un'autorità portuale, così frettolosamente concessi in questi mesi a canoni bassi e senza seguire la normativa europea che prevede le gare;
nelle more del nuovo, annunciato, regolamento, come si debbano comportare i presidenti e i commissari delle autorità portuali ai quali sono state presentate le richieste di proroga;
se ritenga che detti atti possano causare infrazioni comunitarie verso lo Stato italiano o verso le autorità portuali e i concessionari beneficiari.
(4-04713)