Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 795 del 29/03/2017

LO MORO (Art.1-MDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LO MORO (Art.1-MDP). Signora Presidente, ministro Minniti, il decreto-legge in corso di conversione rappresenta un tentativo concreto di affrontare criticità che mettono a serio rischio l'efficacia delle nostre risposte sul tema dell'immigrazione. Lo fa con misure strutturali e già questo è condivisibile, perché sarebbe sbagliato continuare a considerare al pari di una questione emergenziale il tema dell'immigrazione e, in particolare, i problemi relativi al sempre più crescente afflusso in Italia di immigrati che fuggono da guerre, violenza o, nel migliore dei casi, da povertà e miseria. Significherebbe ignorare che siamo davanti a un fenomeno di portata epocale che richiede appunto risposte strutturali e di lungo periodo.

Il Gruppo Articolo 1-Movimento democratico e progressista apprezza questo sforzo e voterà la fiducia, anche perché non avrebbe avuto titubanze ad approvare il testo licenziato dalle Commissioni congiunte affari costituzionali e giustizia.

Mi soffermerò su alcune questioni affrontate dal decreto-legge e dal disegno di legge di conversione: la necessità di imprimere una forte accelerazione ai procedimenti in materia di protezione internazionale e quella di velocizzare le procedure di identificazione degli immigrati e di assicurare un'adeguata e diffusa accoglienza. Sono questi i punti nodali del provvedimento. Si tratta di problemi urgenti che richiedono interventi non più rinviabili e sopratutto efficaci.

Sulla procedura di velocizzazione delle risposte in materia di protezione internazionale, il decreto interviene, con gli articoli da 1 a 6, potenziando le procedure amministrative davanti alle commissioni territoriali e prevedendo che l'eventuale fase giudiziaria sia affidata a sezioni specializzate che decidono con decreto non reclamabile.

Noi (e la maggioranza dei senatori delle Commissioni affari costituzionali e giustizia) abbiamo accettato la sfida del Governo e non abbiamo messo in discussione i punti cardine del provvedimento governativo. Siamo intervenuti, in particolare, per garantire la possibilità che la videoregistrazione sia evitata nella fase amministrativa in presenza di un'istanza motivata del richiedente (istanza su cui «decide la Commissione territoriale con provvedimento non impugnabile») e, nella fase giudiziaria, nel rispetto dell'unicità del giudizio di merito, prevista nel decreto-legge, per garantire la collegialità del giudice, la diffusione sul territorio delle sezioni specializzate, che saranno istituite presso i tribunali ordinari di ogni corte di appello, la previsione dell'audizione del ricorrente in presenza di una richiesta motivata formulata nel ricorso introduttivo e valutata positivamente dal giudice (dal giudice che «ritenga la trattazione del procedimento in udienza essenziale ai fini della decisione»).

Con le modifiche votate in Commissione si è dunque mantenuto l'impianto che il Governo e, in particolare, i Ministri dell'interno - che è qui e che saluto - e della giustizia si sono assunti la responsabilità di proporre alla valutazione del Parlamento; ma si è reso il tutto più accettabile dal nostro punto di vista e soprattutto più compatibile con i principi generali e con il sistema di garanzie che qualifica il nostro ordinamento.

Con gli articoli 17 e 19 si sono poste le basi per accelerare le procedure di identificazione dei cittadini stranieri «rintracciati in posizione di irregolarità sul territorio nazionale o soccorsi nel corso di operazioni di salvataggio in mare» e si è potenziato il sistema di accoglienza, con la diffusione, su tutto il territorio nazionale, dei centri di permanenza per i rimpatri, gli ex centri di identificazione ed espulsione (CIE), di cui va modificata, oltre alla denominazione, la normativa di riferimento e soprattutto la gestione.

Ci sono tanti altri punti del decreto-legge che potrebbero essere valorizzati. Tra tutti, per esempio mi piace richiamare la norma che prevede la partecipazione dei richiedenti protezione internazionale ad attività di utilità sociale. È questo il modo di dare risposte.

Il provvedimento è molto analitico su alcune materie, e questo vale in particolare per la disciplina relativa alle sezioni specializzate, alle loro competenze e alle relative procedure, e non poteva che essere così dato che si introducono norme assolutamente innovative, ma lascia irrisolti alcuni problemi che sono anch'essi annosi ma anche urgenti da affrontare.

Su questi punti, su cui risultava particolarmente complesso intervenire in maniera emendativa in sede di conversione di un decreto-legge, abbiamo presentato un ordine del giorno, approvato in Commissione, proprio perché fosse chiaro, nella fase di discussione e di approvazione di un disegno di legge su materia tanto delicata, che il Governo (e il Parlamento per quanto di sua competenza) devono sentirsi impegnati alla regolamentazione dei flussi regolari, non essendo possibile mantenere una situazione che non consente di arrivare in Italia se non in maniera irregolare, ad una rivisitazione della disciplina degli hot spot (non si può più fare riferimento ad una legge del 1995, la cosiddetta legge Puglia) e ad una trasformazione effettiva degli ex CIE (non basta il cambio di nome), di cui da più parti si sollecita da tempo la chiusura.

Votiamo dunque la fiducia su un provvedimento complesso di cui abbiamo condiviso gli obiettivi, con l'augurio che presto si possa intervenire sugli aspetti non risolti, a partire dall'abrogazione del reato di clandestinità su cui si registra un ritardo difficile da capire e da giustificare.

Signora Presidente, signor Ministro, noi avevamo presentato alcuni emendamenti che sono stati dichiarati inammissibili e ciò che è stato riferito ieri dalla Presidenza fa giustizia di tutto questo perché i nostri emendamenti, e non soltanto quelli del Gruppo che rappresento in dichiarazione di voto, non potevano essere estranei a questa materia.

Voteremo la fiducia sapendo che questo voto serve anche a rafforzare la credibilità del Governo, che su questo tema è impegnato anche su fronti diversi da quello della legislazione nazionale.

Per fronteggiare un afflusso così consistente di immigranti che si dirigono verso le nostre coste, anche perché trovano sbarrate le altre strade, serve più Europa, più diplomazia e più solidarietà. E noi sappiamo che l'Italia sta facendo e farà bene la sua parte. Sappiamo anche che valori come altruismo e solidarietà, su cui ci siamo già misurati e distinti, hanno bisogno di essere accompagnati da una maggiore efficacia. Il decreto-legge va in questa direzione. Un motivo in più per esprimersi positivamente.

Voteremo la fiducia, dunque, e il sì del Gruppo Articolo 1-Movimento democratico e progressista sarà un sì al maxiemendamento che raccoglie i contributi delle Commissioni congiunte affari costituzionali e giustizia, ma anche un voto che segna un percorso e dice no ai muri e all'indifferenza e sì al rispetto, alla solidarietà e all'accoglienza. (Applausi dal Gruppo Art.1-MDP).