Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 795 del 29/03/2017
Azioni disponibili
Seguito della discussione del disegno di legge:
(2705) Conversione in legge del decreto-legge 17 febbraio 2017, n. 13, recante disposizioni urgenti per l'accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per il contrasto dell'immigrazione illegale (Relazione orale)(ore 9,36)
Seguito della discussione e approvazione della questione di fiducia
Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 febbraio 2017, n. 13, recante disposizioni urgenti per l'accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per il contrasto dell'immigrazione illegale
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2705.
Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri hanno avuto luogo le repliche dei relatori e la discussione sulla questione di fiducia.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.900 (testo corretto), presentato dal Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 17 febbraio 2017, n. 13, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
BRUNI (CoR). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUNI (CoR). Signora Presidente, arriviamo al voto di fiducia sul decreto-legge in materia di contrasto dell'immigrazione dopo un iter molto travagliato e una gestazione abbastanza complicata nelle Commissioni di merito, 1a e 2a e, poi, addirittura con... (Brusio).
PRESIDENTE. Colleghi, abbiamo iniziato i nostri lavori. Se poteste abbassare il volume del chiacchiericcio, fareste una cortesia al collega che sta intervenendo.
BRUNI (CoR). Come dicevo, vi è stata prima una gestazione molto lunga e travagliata nelle due Commissioni di merito e poi anche nel passaggio in Assemblea, dove è stato necessario far trascorrere una settimana per arrivare alla formulazione di un maxiemendamento che sostanzialmente doveva tener conto del lavoro svolto nelle settimane precedenti nelle Commissioni. Ciò vuol dire che pur di fronte alla tanta enfasi che si era utilizzata rispetto all'importanza di questo decreto-legge, si è poi arrivati in affanno e in ordine sparso, se è vero che solo per collazionare un po' di emendamenti, già ampiamente approfonditi in Commissione, si sono persi addirittura sei giorni.
È evidente che con questo provvedimento il Governo Gentiloni Silveri, con un cambio di rotta (dettato forse più dalla necessità che dalla convinzione), ha deciso di affrontare il problema dell'immigrazione illegale in maniera più decisa, più forte e più ferma rispetto al recente passato.
È altrettanto evidente che il Ministro dell'interno ha mostrato di ben conoscere le gravi problematiche sottese alle questioni degli imponenti flussi migratori provenienti dal continente africano dilaniato dalle guerre, ma soprattutto flagellato da perenni carestie e da una povertà endemica sempre più generalizzata. Un discorso a parte meritano i flussi provenienti dal Medio Oriente, che in maniera altalenante erano forse presenti da due decenni verso la nostra penisola a causa di tensioni politiche e religiose che, ciclicamente, attraversano una parte dei Paesi nel Medio Oriente. L'Italia - lo sappiamo - è in Europa il Paese che assorbe il maggior numero di disperati che giungono via mare. L'utilizzo della via del mare aumenta di pari passo con la chiusura delle frontiere degli altri Stati europei a seguito dell'adozione di un regime di visti e di ingressi particolarmente restrittivo verso i Paesi di quelle zone. Pensiamo a quanto avviene sul fronte balcanico e al famoso caso dell'Ungheria con le reti e i muri che ostacolano l'afflusso di migranti nel Paese magiaro.
Al fenomeno corrisponde il diffondersi tra i cittadini italiani di crescenti timori e preoccupazioni, un idem sentire che vede nell'immigrazione non più soltanto un problema di sicurezza e di ordine pubblico ma anche una questione che, rispetto al passato, si è estesa a una dimensione collettiva. Mi riferisco, in particolare, alla percezione degli immigrati come un pericolo per l'identità nazionale, la cultura e la religione. Insomma, è vista come una concreta minaccia per le nostre stesse radici culturali, in conseguenza della follia della Jihad intrapresa prima da Al Qaeda e poi da Daesh contro l'Occidente "crociato". La situazione in Italia, dunque, è sempre più pericolosa sia per le difficoltà oggettive di gestione da parte dello Stato sia per le ricadute su un'opinione pubblica sempre più irritata.
Se osserviamo i dati, dal 1° gennaio al 10 febbraio di quest'anno sono arrivati in Italia 9.446 migranti, a fronte dei 6.030 dello stesso periodo dello scorso anno. Il compito del ministro Minniti è farsi carico del problema, prendendo atto innanzitutto che l'immigrazione incontrollata nasconde gravi rischi per la sicurezza dei cittadini e per la perdita dell'identità nazionale. Le preoccupazioni e i disagi sempre più spesso sono espressi anche dagli stessi amministratori di sinistra delle nostre città, finalmente ammettendo che quelle preoccupazioni e quei disagi non sono relegabili a irrazionali paure della gente, strumentalmente manipolata dal centro-destra per avallare politiche autoritarie. Fino a qualche tempo fa si cercava di rappresentare questo.
Così oggi il Governo vara un provvedimento - peraltro, all'interno di un più ampio pacchetto di sicurezza riferito anche ai centri urbani - che molto somiglia a quello realizzato nelle stagioni del centro-destra. Il provvedimento introduce delle novità apportando alcune modifiche alla gestione dei sempre più frequenti e cospicui sbarchi dei migranti anche attraverso la previsione dell'apertura di nuovi e rinominati centri di identificazione ed espulsione degli stranieri irregolari, oggi diventati Centri di permanenza per i rimpatri. In questo caso comunque il problema non è il nome. Nello specifico, il principale obiettivo del decreto annunciato dal premier Gentiloni Silveri si sostanzia in una velocizzazione del procedimento volto a riconoscere il diritto di asilo attribuito alla cognizione, con un rito semplificato, di sezioni specializzate per l'immigrazione nella menzionata agevolazione dei meccanismi dei sistemi necessari per i rimpatri dei migranti che non hanno diritto all'asilo.
Queste iniziative in astratto sono condivisibili, però la gestazione nelle due Commissioni e il passaggio in Assemblea hanno dimostrato che una parte di queste iniziative comunque rappresenta ciò che nel linguaggio dei mass media viene definito intervento spot, volto più a colpire la pancia degli elettori che non a risolvere il cuore del problema. Questo lo si evince dallo strumento stesso utilizzato per legiferare su una questione tanto complessa quanto annosa, il decreto-legge. Da un lato è vero che c'è necessità di porsi questi problemi in modo più urgente, ma dall'altro vediamo che gli effetti di questo decreto-legge si protraggono nel tempo.
Qual è l'urgenza, per esempio, di istituire sezioni specializzate per materia, prevedendo sin d'ora che inizieranno a operare solo dopo sei mesi dall'entrata in vigore del decreto-legge in esame? Ciò dimostra che vi sono temi abbastanza contrastanti. Come pensare poi che la formazione di questi giudici iperspecializzati e le relative risorse materiali e professionali non abbiano costi? Ecco un'altra questione, trovare dotazioni finanziarie per far funzionare questo decreto-legge.
È lapalissiano che il sistema, così come è congegnato, da un lato non consentirà lo smaltimento del contenzioso di competenza delle sezioni specializzate negli stretti tempi previsti e dall'altro graverà sul restante contenzioso civile, schiacciato per l'ennesima volta da una riforma illusoriamente a costo zero. Inoltre, solo grazie agli emendamenti dei vari Gruppi - tra cui anche il nostro, non a caso fatto proprio dal Governo, che ha introdotto l'audizione della parte su istanza motivata dell'interessato - si è evitata, in nome della velocità, la produzione di una norma che avrebbe sollevato gravi dubbi di legittimità in relazione ai principi del contraddittorio e della pubblicità del giudizio, fissati dall'articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo. Tale violazione si sarebbe perpetrata tramite la tendenziale esclusione del contratto tra ricorrente e giudice per l'intero arco del giudizio.
Anche sulla competenza per materia delle sezioni si deve evidenziare il permanere di un'irrazionale frammentazione di competenze tra diversi giudici (ordinario, amministrativo e di pace). Nel lungo percorso compiuto tra Commissione e Assemblea, si è cercato anche di ovviare ad alcuni di questi difetti: penso a un emendamento proposto proprio dal nostro Gruppo, che ha esteso le questioni relative alla cittadinanza italiana alla competenza delle istituende sezioni specializzate.
In conclusione, questo decreto pone problemi e cerca di individuare soluzioni, ma certamente non è questa la risposta che ci permetterà di arginare quei numeri, che non possono essere arginati con un provvedimento del genere. Il tema dell'immigrazione, dopo oltre vent'anni che ci confrontiamo con questa materia - nuova fino alla fine degli anni '80 - ci ha dimostrato che le migliori soluzioni non si trovano presidiando il nostro litorale o cercando di agire nei centri di permanenza; il momento decisivo è rappresentato invece dagli accordi che si possono stipulare con gli altri Stati. Penso alla visita del Premier libico di qualche giorno fa, che ha dimostrato che bisogna andare proprio in quella direzione, che è stata seguita anche da altri Governi in passato. La questione albanese, infatti, è stata risolta così e lo stesso si è fatto all'epoca di Gheddafi, al di là dei commenti di colore e delle critiche rivolti al Premier del centro-destra in quel momento: ciò dimostra che si sarebbero potuti ottenere risultati trovando soluzioni in Africa, soprattutto nella costa settentrionale e non presidiando i nostri mari, perché il percorso è molto più complicato e le soluzioni non arrivano, nonostante i decreti-legge. (Applausi dal Gruppo CoR).
ARRIGONI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARRIGONI (LN-Aut). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, nell'affrontare il complesso problema dell'immigrazione irregolare in una situazione di crescente emergenza, esiste un problema di fondo. In questo Parlamento, c'è un'ampia maggioranza di forze politiche - il Partito Democratico, il Nuovo Centrodestra, Sinistra Italiana e il Movimento 5 Stelle - permeate dal buonismo e dall'accoglienza a tutti i costi. È grave mettere in discussione un punto fermo: il diritto internazionale all'asilo, stabilito dalla Convenzione delle Nazioni Unite relativa allo status dei rifugiati adottata a Ginevra nel 1951, che riconosce la protezione internazionale esclusivamente a coloro che scappano da guerre o vengono perseguitati per vari motivi. Ebbene, invece di cancellare - come avremmo dovuto fare - la protezione umanitaria, presente solo nel nostro Paese, molti in quest'Assemblea vorrebbero concedere la protezione persino ai migranti economici e a quelli climatici.
Il collega Cociancich del Partito Democratico è uno di quelli che ha detto che vuole includere e non respingere gli irregolari anche per rimediare alla drammatica denatalità del nostro Paese: una teoria suicida totalmente da respingere. Si sostengano invece le famiglie italiane nel fare figli.
Cociancich cita poi l'articolo 10 della nostra Costituzione, sostenendo che tutti coloro, cui a casa propria sono impedite le libertà democratiche, hanno diritto di asilo in Italia, ma ciò è inesatto, visto che non dice in primo luogo che il dettato costituzionale sul diritto di asilo non è stato attuato, perché manca ancora la legge organica, e, in secondo luogo, che il riconoscimento del rifugiato è entrato nel nostro ordinamento proprio con l'adesione alla Convenzione di Ginevra.
Con numeri alla mano, in fase di discussione generale, ho cercato di descrivere il fenomeno in Italia. Sono numeri impietosi: troppi ingressi, troppe morti nel Mediterraneo, tante richieste di asilo. Sono già 33.000 al 17 marzo, con liste di attesa dell'esito che si allungano e tanti ricorsi.
Nel fallimentare sistema di accoglienza le presenze crescono esponenzialmente e sono troppe. L'80 per cento dei posti occupati è fornito da strutture temporanee: case, condomini e privati, alberghi gestiti da cooperative in affari e albergatori falliti, spesso individuati da prefetti scavalcando i sindaci, con spese sostenute per l'emergenza salite nel 2016 a 4 miliardi, cifra maggiore a quella della manovrina correttiva, con un contributo UE di soli 112 milioni, meno del 3 per cento: altro che costi dell'accoglienza che non pagano gli italiani. L'Europa non solo ci scarica il problema, ma ci dà briciole: è una follia.
Degli immigrati irregolari che entrano nel Paese un terzo non chiede asilo: scompaiono, non sappiamo dove sono e che cosa fanno. Solo il 20 per cento dei due terzi che invece chiedono protezione e assistiamo per due, tre o anche quattro anni ottiene la protezione internazionale: la gran parte di coloro che chiedono asilo e che vengono assistiti con vitto, alloggio, mediatore culturale, wi-fi, tablet, sono migranti economici, dunque irregolari e dunque clandestini.
Riflessioni. Il suo decreto-legge, Ministro, è un timido cambio di passo rispetto al disastroso triennio Renzi-Alfano. Tardivamente, ma si prende atto dei lunghissimi tempi di esame delle richieste di asilo e dei ricorsi. Si assumono 250 funzionari per le commissioni, voluti dalla Lega per velocizzare i colloqui. Nel procedimento giudiziario si sostituiscono le sezioni specializzate per l'asilo e si elimina l'appello e, dopo averli chiusi, si riaprono i CIE, anche se con altro nome, i Centri di permanenza per il rimpatrio; misura, questa, introdotta più per rispondere alle censure UE del Consiglio d'Europa sulle debolezze del sistema italiano rispetto al trattenimento degli irregolari in attesa dei rimpatri.
Ma questo non basta, perché con le poche risorse stanziate (8 milioni per quest'anno, 26 nel prossimo) e con lo stesso numero di magistrati, è probabile che i processi di valutazione delle domande non subiranno velocizzazioni. A tal proposito, abbiamo ancora una volta ragionato applicando l'articolo 81 della Costituzione per contenere la spesa e poi con questa malagestione dell'immigrazione ci siamo dimenticati che il costo degli immigrati aumenta di anno in anno di circa 600, 700, 800 milioni: questa è la verità.
Ma il decreto non basta, soprattutto perché in Commissione è stato annacquato e svuotato. Si è ragionato troppo per rafforzare garanzie e tutele degli immigrati. Sono stati accolti emendamenti, come ha detto Buccarella del Movimento 5 Stelle, volti a riaffermare principi di civiltà giuridica. Gli esponenti di Grillo avrebbero voluto ancora più garanzie per gli immigrati, come i colloqui in commissione con due intervistatori e persino con la presenza del difensore; come l'abrogazione del reato di clandestinità, loro vecchio cavallo di battaglia. Incredibile, ma voi grillini vi siete opposti al nostro emendamento, approvato e voluto dai sindaci, che prevede la cancellazione automatica e immediata dall'anagrafe comunale di un richiedente asilo irreperibile dal centro di accoglienza.
No, non ci siamo. La Lega è per una diversa politica sull'immigrazione che attueremo quando andremo al Governo, basata sul rigore, sulla legalità e sulla deterrenza che disincentivi le partenze e, per conseguenza, anche le morti in mare. Dobbiamo diminuire i fattori di attrazione nel nostro Paese, i cosiddetti pull factor. Anche Frontex, con il suo rapporto annuale, Risk Analysis 2017, puntando il dito contro le ONG che stanno suscitando tanto clamore, afferma che le operazioni H24 di ricerca e soccorso in mare svolte dalle 13 navi al limite delle coste libiche agiscono da pull factor, incoraggiando i migranti a intraprendere la traversata del Mar Mediterraneo, dove tanti perdono la vita a bordo di natanti inadeguati.
La Lega Nord ha tentato di migliorare il testo con la presentazione di diversi emendamenti e ordini del giorno, che sono stati per lo più respinti. Penso, ad esempio, all'emendamento per l'eliminazione della protezione umanitaria, che non è prevista dalla Convenzione di Ginevra, e a quello volto a introdurre maggiori controlli alle frontiere. Abbiamo dei confini terrestri colabrodo, come dimostrato dagli oltre 10.000 pakistani che lo scorso anno sono entrati dall'Austria e dalla Slovenia e hanno poi chiesto asilo. Bisogna bloccare questi ingressi irregolari con controlli efficaci alle frontiere di Francia, Svizzera, Austria e Slovenia, Paesi tutti aderenti allo spazio Schengen, pretendendo l'applicazione del Regolamento di Dublino sul principio del Paese di primo approdo e, dunque, operando le cosiddette riammissioni attive.
Penso anche agli altri emendamenti sui Centri di permanenza per il rimpatrio, visto che la capienza che lei, signor Ministro, ha previsto è decisamente insufficiente per trattenere l'enorme numero di irregolari in attesa di essere espulsi o respinti. Anche i tempi di trattenimento sono insufficienti, in quanto dovevano essere in linea con la direttiva del 2008 in tema di rimpatri.
La bocciatura dei nostri emendamenti conferma la volontà di maggioranza e Governo di vanificare le procedure di espulsione e consentire agli irregolari di sottrarsi ai rimpatri, che bisogna invece necessariamente incrementare. Quelli effettuati sono infatti troppo pochi. Nell'ultimo triennio quelli attuati sono stati, mediamente, tra i 7.000 e gli 8.000. Troppi non ottemperano all'ordine del questore. Servono dunque accordi bilaterali con i Paesi terzi d'origine e soprattutto occorre dotare di maggiore risorse il fondo rimpatri. Anche in questo caso, con la bocciatura di un nostro ordine del giorno avete snidato le reali intenzioni del Governo.
Servono inoltre accordi seri per bloccare il flusso di sedicenti profughi proveniente dalla Libia - Paese di transito e non di partenza - che rappresenta ormai l'85 per cento degli ingressi in Europa dopo la chiusura della rotta dei Balcani. Basta subire passivamente gli effetti dell'accordo tra Unione europea e Turchia, finanziata con 6 miliardi di euro (soldi anche nostri), che ha interrotto i flussi soprattutto verso la furba Germania. Siamo seri. Quello sottoscritto recentemente a Roma con Serraj vale poco più di zero. Lo dimostrano gli sbarchi, in aumento di oltre il 50 per cento nel 2016, e che renderanno ancora più nero il 2017. Inutile fare intese con Serraj, a capo di un Governo non riconosciuto dal Parlamento di Tobruk. Molto più di lui, chi controlla il Paese è il generale Haftar. Se uno dei 4 obiettivi per i prossimi dieci anni sottoscritti sabato scorso a Roma dai 27 Paesi interessati è un'Europa sicura, con una politica migratoria efficace, responsabile e sostenibile, allora Gentiloni Silveri pretenda che l'Unione europea metta a disposizione della Libia risorse paragonabili a quelle concesse alla Turchia, affinché si agisca per bloccare gli afflussi migratori illegali diretti verso l'Europa.
Dopo l'attentato di Londra lei, ministro Minniti, parlando in generale del terrorismo di matrice islamica, ha detto che c'è legame non con i migranti, ma con la mancata integrazione. Ma signor Ministro, con i migranti regolari che vogliono imporre le proprie culture che divergono dai nostri valori scolpiti nella Costituzione, che integrazione ci può essere? Con le centinaia di migliaia di migranti irregolari, cioè clandestini, presenti nel nostro Paese (vuoi perché non hanno chiesto asilo, vuoi perché è stata respinta loro la domanda di protezione e non sono stati rimpatriati) che integrazione ci può essere?
Questa maggioranza e questo Governo non perseguono la legalità! Lo avete certificato respingendo un nostro ordine del giorno che invitava l'Esecutivo ad intensificare il rintraccio degli irregolari e lo avete ribadito approvando un ordine del giorno folle della senatrice De Petris che prevede la riduzione del ricorso all'allontanamento dei migranti.
Per tutti questi motivi, ringraziando i relatori Cucca e Mancuso, il Gruppo della Lega Nord voterà contro la fiducia e contro il provvedimento! (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL, RI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL, RI)). Signora Presidente, vorrei proprio approfittare della presenza del ministro Minniti - che ringrazio - per svolgere alcune pacate riflessioni che mi derivano dall'aver partecipato a tutte le fasi di questa vicenda: prima con Napolitano quando era Ministro dell'interno, poi con i vari Governi che si sono succeduti, fino all'approvazione della legge Bossi-Fini. Al riguardo, per fare chiarezza e dare limpidità al dialogo, desidero precisare che quella legge portò alla regolarizzazione di 700.000 immigrati; pertanto, quando qualche volta la Sinistra accusa il Centrodestra di aver avuto un approccio repressivo, ricordo che la più grande regolarizzazione di immigrati che avevano un lavoro (colf, badanti e lavoratori), ma in nero, che ha portato in pochi mesi a garantire il pagamento degli arretrati, la messa in regola e a soddisfare un'esigenza sociale di famiglie e imprese, l'ha fatta un Governo di centro-destra. Dopo di che, da quel punto di vista, non si è più fatto nulla, immagino per prevenzioni ideologiche, come quelle, signor Ministro, che ho riscontrato in Commissione.
Sono rimasto molto sorpreso dalla bocciatura di due ordini del giorno che ho firmato, uno dei quali faceva riferimento a notizie di cui sono pieni i giornali: se è vero infatti che ci sono ONG che operano in combutta con i trafficanti di esseri umani e sono in contatto con loro, una volta accertato questo, il Governo italiano deve rompere i rapporti con queste organizzazioni e non dare più finanziamenti. A me sembrava la scoperta dell'acqua calda, ma il Ministero degli affari esteri ha espresso parere contrario e il Parlamento ha bocciato questa proposta. L'altro ordine del giorno chiedeva semplicemente di approfondire il seguente tema: è proprio obbligatorio che tutte le persone raccolte in mare debbano venire in Italia e non a Malta o in un porto francese o di altri Paesi? Anch'esso è stato bocciato su indicazione del Ministero degli affari esteri. Non so cosa ne pensasse il Ministero dell'interno, ma mi sembravano due soluzioni intelligenti che il Parlamento proponeva al Governo.
Ora vedo il collega Cociancich ed è chiaro, signor Ministro, che se si parte dal principio del collega per cui chiunque viene in Italia ha esattamente gli stessi diritti degli italiani, come i 60 milioni di italiani che in passato andavano all'estero, è chiaro che non risolveremo mai il problema, intanto perché non è vero che i 60 milioni di italiani che sono andati all'estero lo hanno fatto senza essere in qualche modo invitati, chiamati, in regola, perché se uno si presentava negli Stati Uniti come clandestino lo rimandavano a casa velocemente; e non parliamo della Svizzera, o dell'Australia. C'è stato un processo secolare che ha consentito un'immigrazione non selvaggia in quei Paesi che pure, come gli Stati Uniti, avevano immensi territori. Ricordo, peraltro, che ancora oggi gli Stati Uniti hanno regole particolari e se una persona non è nata in quel Paese non può diventare Presidente, anche se ci ha vissuto da quando aveva sei mesi fino a compimento dei sessant'anni. Pertanto ogni Paese si pone il problema di capire se chi viene da un altro Paese ha gli stessi diritti dei propri cittadini. Poi sono perfettamente d'accordo nel dire che nel momento in cui diventa cittadino italiano avrà gli stessi identici diritti degli italiani.
Vorrei venire al nodo della questione. Con la legge Napolitano era stata fatta una cosa secondo me intelligente, cioè si era graduata la risposta dell'ordinamento a quello che all'epoca era il problema degli albanesi. Era un immigrazione diversa, era una fase storica diversa, ma ricordo che il ministro Scotti, attuando il respingimento, un giorno raccolse su una nave, alcune migliaia di albanesi che erano stati portati in vari campi, e li riportò in Albania. Questo si chiama respingimento; era una iniziativa coreografica per far vedere che lo Stato faceva qualcosa, ma utilizzò quello strumento che ancora oggi è in discussione. Io mi sono sempre opposto al reato di immigrazione clandestina sia da Ministro che da Sottosegretario, perché - lo dico agli amici della Lega Nord - serve solo ad aggravare il problema dell'immigrazione. Infatti, se ho centinaia di migliaia di immigrati e a tutti quelli che sbarcano deve essere intentato un processo, con tutte le garanzie che ci sono in Italia (primo, secondo e terzo grado), per cui non possono essere mandati via dall'Italia finché c'è il processo e tutto sfocia in una multa (alla fine questo succede), vorrei capire a cosa serve un meccanismo di questo genere, visto che non credo ci sia una persona che abbia mai pagato la multa.
Qual è, allora, il problema? Avevamo detto: prima il respingimento o l'espulsione perché a chi viene in Italia, irregolare o clandestino - chiamiamolo come volete - che quindi non è in regola con le nostre leggi, semplicemente, gli si dice di tornare a casa propria. Poi, se quel soggetto viola un ordine legittimo della nostra pubblica amministrazione, del nostro Stato, e torna per la seconda volta, allora sì che si fa scattare il penale perché gli si dice: «Caro signore, ti avevo avvertito: sei irregolare, torna a casa; non hai ottemperato, quindi ti condanno». Dopodiché, Ministro, se il soggetto torna più di una volta, ci sarà un momento in cui l'ordinamento si difende e per i recidivi che sono in Italia irregolari o clandestini prima o poi arriverà anche una sanzione di tipo carcerario. Deve esserci questa progressione. D'altra parte, qualcuno contesta ancora i CIE, i posti dove gli immigrati vengono tenuti perché - si dice - dovevano essere identificati prima in carcere, ma poiché in carcere non li hanno identificati e sono persone che delinquono, che trafficano con la droga, che fanno rapine, borseggi, qualche anima bella mi dovrebbe spiegare se dovremmo forse far correre ogni poliziotto o carabiniere, dentro le nostre città, dietro a queste persone che delinquono oppure, visto che sono loro a non declinare le loro generalità, sono loro che stanno violando la nostra legge, li si debba trattenere in attesa di espellerli.
Certo, capisco anch'io il problema, Ministro: espellerli dove? Ci ritroviamo sempre di fronte alla stessa domanda: i tunisini non li vogliono, i marocchini non li vogliono, gli algerini non li vogliono; nessuno ne riconosce la cittadinanza. Tuttavia, questo non può farci arrendere perché, di giustificazione in giustificazione, si dovrebbe arrivare alla conclusione che in effetti quei 100 milioni di africani - aggiungiamoci i cinesi e altri - che vogliono venire in Italia dovrebbero poterlo fare. Ebbene, ragionando come il collega Cociancich - non ce l'ho con lei, collega, ma voglio evidenziare le conseguenze di certi ragionamenti - avremmo l'Italia sommersa da milioni e milioni di persone; il che porterebbe disperazione, xenofobia, razzismo e conflitti, specialmente nei ceti popolari, perché si creerebbe sicuramente una situazione invivibile per tutti.
Lo dico forte anche per quei due, tre milioni di persone extracomunitarie che sono in Italia ormai da vent'anni, che lavorano nel nostro Paese, i cui figli sono italiani e che sono disperati per la concorrenza di queste persone che arrivano che gli stanno facendo perdere il posto di lavoro. Dobbiamo considerare il dramma di questi italiani, i cui figli sono nati qui, in quanto sono i primi a subire la concorrenza di decine di migliaia di persone che ogni mese entrano nel nostro Paese e ci costano quattro miliardi di euro, aumentando inevitabilmente dappertutto - parlo per la mia Modena - le rapine, gli scippi. Del resto, come fanno a mangiare, come sopravvivono se non hanno un lavoro e con una famiglia da mantenere?
Chi è responsabile dell'ordine pubblico chiaramente dovrà porsi questi problemi, o no? Credo che il ministro Minniti se li sia posti.
Io sono sempre stato a favore dei CIE e dico: «Bravo, hai fatto bene a combattere le ideologie e gli egoismi locali e a dare uno strumento all'amministrazione per svuotare il mare nel quale la manovalanza criminale si mette anche al servizio della mafia e della 'ndrangheta».
Ci riempiamo sempre la bocca del problema della criminalità organizzata ma, secondo voi, la criminalità organizzata non sfrutta questa manovalanza della disperazione per aumentare i suoi traffici? Evidentemente la sfrutta perché è subalterna e qualche volta non può fare altro, in quelle Regioni, se non accodarsi a chi gli permette la sopravvivenza.
Ministro, ancora una volta ci siamo trovati di fronte a ordine del giorno inspiegabilmente bocciati. Quelle persone sanno che cosa succede e se vanno a vedere gli atti parlamentari si meraviglieranno del fatto che il Parlamento italiano non si è opposto a che il nostro Governo continui a finanziare le ONG che, violando la nostra legge, hanno addirittura contatti con i trafficanti. Questo è il risultato di quella votazione. Oppure il Parlamento italiano vuole che tutti, quando vengono soccorsi, non siano portati a Malta o nel porto più vicino ed insiste perché siano portati in Italia. Chi l'ha detto questo, dove è scritto?
Se un soggetto viene raccolto da una nave francese o maltese o da una nave che batte bandiera di non so quale Paese e il porto più vicino è Malta o la nave batte bandiera francese, perché le persone che non sono state prese nel Canale di Sicilia ma in acque internazionali libiche devono essere portate in un porto siciliano e non a Marsiglia?
PRESIDENTE. Concluda, per cortesia.
GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL, RI)). Ma la Francia fa parte dell'Europa o no? La Slovenia fa parte dell'Europa o no? La Spagna fa parte dell'Europa o no?
Concluderei il ragionamento con il Ministro, se la collega che lo sta intrattenendo consente.
PRESIDENTE. Senatrice Capacchione, non distragga il Ministro.
GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL, RI)). Collega, vorrei concludere il discorso con il Ministro, visto che mi rivolgo a lui. Siamo in Parlamento, è questa l'occasione di dialogo su alcuni problemi che sembrano seri e che gli sto ponendo e vorrei che nella replica il Ministro mi dicesse se c'è stato un equivoco tra Ministeri dell'interno e degli affari esteri; magari non si sono capiti, ma mi sembrano questioni focali: dove portare le navi, dove le raccolgono le ONG, se portarle qui... (La senatrice Puppato si accosta ai banchi del Governo).
Capisco che bisogna avere pazienza. Sto concludendo, collega.
PRESIDENTE. La prego di non disturbare il Ministro che sta ascoltando il dibattito, senatrice Puppato.
GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL, RI)). Spero che nella replica mi dia questa risposta, ma inevitabilmente, avendo voi posto la fiducia, il nostro voto non potrà che essere contrario, dando però atto al Ministro di un salto di qualità nell'affrontare questo problema con realismo.
LO MORO (Art.1-MDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LO MORO (Art.1-MDP). Signora Presidente, ministro Minniti, il decreto-legge in corso di conversione rappresenta un tentativo concreto di affrontare criticità che mettono a serio rischio l'efficacia delle nostre risposte sul tema dell'immigrazione. Lo fa con misure strutturali e già questo è condivisibile, perché sarebbe sbagliato continuare a considerare al pari di una questione emergenziale il tema dell'immigrazione e, in particolare, i problemi relativi al sempre più crescente afflusso in Italia di immigrati che fuggono da guerre, violenza o, nel migliore dei casi, da povertà e miseria. Significherebbe ignorare che siamo davanti a un fenomeno di portata epocale che richiede appunto risposte strutturali e di lungo periodo.
Il Gruppo Articolo 1-Movimento democratico e progressista apprezza questo sforzo e voterà la fiducia, anche perché non avrebbe avuto titubanze ad approvare il testo licenziato dalle Commissioni congiunte affari costituzionali e giustizia.
Mi soffermerò su alcune questioni affrontate dal decreto-legge e dal disegno di legge di conversione: la necessità di imprimere una forte accelerazione ai procedimenti in materia di protezione internazionale e quella di velocizzare le procedure di identificazione degli immigrati e di assicurare un'adeguata e diffusa accoglienza. Sono questi i punti nodali del provvedimento. Si tratta di problemi urgenti che richiedono interventi non più rinviabili e sopratutto efficaci.
Sulla procedura di velocizzazione delle risposte in materia di protezione internazionale, il decreto interviene, con gli articoli da 1 a 6, potenziando le procedure amministrative davanti alle commissioni territoriali e prevedendo che l'eventuale fase giudiziaria sia affidata a sezioni specializzate che decidono con decreto non reclamabile.
Noi (e la maggioranza dei senatori delle Commissioni affari costituzionali e giustizia) abbiamo accettato la sfida del Governo e non abbiamo messo in discussione i punti cardine del provvedimento governativo. Siamo intervenuti, in particolare, per garantire la possibilità che la videoregistrazione sia evitata nella fase amministrativa in presenza di un'istanza motivata del richiedente (istanza su cui «decide la Commissione territoriale con provvedimento non impugnabile») e, nella fase giudiziaria, nel rispetto dell'unicità del giudizio di merito, prevista nel decreto-legge, per garantire la collegialità del giudice, la diffusione sul territorio delle sezioni specializzate, che saranno istituite presso i tribunali ordinari di ogni corte di appello, la previsione dell'audizione del ricorrente in presenza di una richiesta motivata formulata nel ricorso introduttivo e valutata positivamente dal giudice (dal giudice che «ritenga la trattazione del procedimento in udienza essenziale ai fini della decisione»).
Con le modifiche votate in Commissione si è dunque mantenuto l'impianto che il Governo e, in particolare, i Ministri dell'interno - che è qui e che saluto - e della giustizia si sono assunti la responsabilità di proporre alla valutazione del Parlamento; ma si è reso il tutto più accettabile dal nostro punto di vista e soprattutto più compatibile con i principi generali e con il sistema di garanzie che qualifica il nostro ordinamento.
Con gli articoli 17 e 19 si sono poste le basi per accelerare le procedure di identificazione dei cittadini stranieri «rintracciati in posizione di irregolarità sul territorio nazionale o soccorsi nel corso di operazioni di salvataggio in mare» e si è potenziato il sistema di accoglienza, con la diffusione, su tutto il territorio nazionale, dei centri di permanenza per i rimpatri, gli ex centri di identificazione ed espulsione (CIE), di cui va modificata, oltre alla denominazione, la normativa di riferimento e soprattutto la gestione.
Ci sono tanti altri punti del decreto-legge che potrebbero essere valorizzati. Tra tutti, per esempio mi piace richiamare la norma che prevede la partecipazione dei richiedenti protezione internazionale ad attività di utilità sociale. È questo il modo di dare risposte.
Il provvedimento è molto analitico su alcune materie, e questo vale in particolare per la disciplina relativa alle sezioni specializzate, alle loro competenze e alle relative procedure, e non poteva che essere così dato che si introducono norme assolutamente innovative, ma lascia irrisolti alcuni problemi che sono anch'essi annosi ma anche urgenti da affrontare.
Su questi punti, su cui risultava particolarmente complesso intervenire in maniera emendativa in sede di conversione di un decreto-legge, abbiamo presentato un ordine del giorno, approvato in Commissione, proprio perché fosse chiaro, nella fase di discussione e di approvazione di un disegno di legge su materia tanto delicata, che il Governo (e il Parlamento per quanto di sua competenza) devono sentirsi impegnati alla regolamentazione dei flussi regolari, non essendo possibile mantenere una situazione che non consente di arrivare in Italia se non in maniera irregolare, ad una rivisitazione della disciplina degli hot spot (non si può più fare riferimento ad una legge del 1995, la cosiddetta legge Puglia) e ad una trasformazione effettiva degli ex CIE (non basta il cambio di nome), di cui da più parti si sollecita da tempo la chiusura.
Votiamo dunque la fiducia su un provvedimento complesso di cui abbiamo condiviso gli obiettivi, con l'augurio che presto si possa intervenire sugli aspetti non risolti, a partire dall'abrogazione del reato di clandestinità su cui si registra un ritardo difficile da capire e da giustificare.
Signora Presidente, signor Ministro, noi avevamo presentato alcuni emendamenti che sono stati dichiarati inammissibili e ciò che è stato riferito ieri dalla Presidenza fa giustizia di tutto questo perché i nostri emendamenti, e non soltanto quelli del Gruppo che rappresento in dichiarazione di voto, non potevano essere estranei a questa materia.
Voteremo la fiducia sapendo che questo voto serve anche a rafforzare la credibilità del Governo, che su questo tema è impegnato anche su fronti diversi da quello della legislazione nazionale.
Per fronteggiare un afflusso così consistente di immigranti che si dirigono verso le nostre coste, anche perché trovano sbarrate le altre strade, serve più Europa, più diplomazia e più solidarietà. E noi sappiamo che l'Italia sta facendo e farà bene la sua parte. Sappiamo anche che valori come altruismo e solidarietà, su cui ci siamo già misurati e distinti, hanno bisogno di essere accompagnati da una maggiore efficacia. Il decreto-legge va in questa direzione. Un motivo in più per esprimersi positivamente.
Voteremo la fiducia, dunque, e il sì del Gruppo Articolo 1-Movimento democratico e progressista sarà un sì al maxiemendamento che raccoglie i contributi delle Commissioni congiunte affari costituzionali e giustizia, ma anche un voto che segna un percorso e dice no ai muri e all'indifferenza e sì al rispetto, alla solidarietà e all'accoglienza. (Applausi dal Gruppo Art.1-MDP).