Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 795 del 29/03/2017
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RUSSO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO (PD). Signora Presidente, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, Ministri, quello che stiamo per votare è un provvedimento ambizioso. Il tempo dirà se tutte le soluzioni scelte saranno le più adeguate. Ma certamente in esso troviamo la dimostrazione che c'è ancora spazio e bisogno di una politica che guarda lontano, seria e coraggiosa; che non si rassegna al respiro corto e al consenso facile, perché sappiamo che sul tema dell'immigrazione il nostro continente si gioca oggi forse la sfida più decisiva, quella che definirà la sua stessa composizione sociale, la qualità del nostro continuare a vivere in comunità aperte e coese, il nostro ruolo nel mondo.
Credo allora che, per capire fino in fondo la qualità e il livello della scommessa di ciò che stiamo per approvare e delle politiche che il Governo sta promuovendo in queste settimane, sia necessario provare a cambiare prospettiva. Vorrei davvero, cari colleghi, che oggi votassimo guardando ad Agadez e a Berlino.
Agadez è una città del Niger sconosciuta alla stragrande maggioranza dei cittadini italiani, è la mecca dei trafficanti di donne e di uomini; un girone infernale attraverso il quale ogni anno passano almeno 150.000 disperati che sognano di raggiungere le coste libiche e poi il nostro Paese, non senza esser vittime di violenze, rapimenti, torture e schiavitù. È l'emblema di un fenomeno migratorio che riguarderà centinaia di milioni di persone nei prossimi anni in tutto il mondo e che ci costringe a elaborare strategie di lungo periodo, come provano ad esserlo quelle previste in questo provvedimento.
E poi c'è Berlino, perché l'accordo diplomatico fra Italia e Germania siglato la settimana scorsa, che coinvolgerà fortunatamente anche Austria e Svizzera (e, in prospettiva, Francia e Slovenia), vede finalmente alcuni dei principali Paesi europei affiancare l'Italia nella gestione dell'emergenza immigrazione.
Rivendichiamolo, per cortesia, tutti insieme: non si tratta di concessioni generose nei confronti del nostro Paese, ma dei primi frutti di un proficuo lavoro diplomatico che vedrà come primo risultato l'accoglienza di 500 rifugiati al mese da parte tedesca nell'ambito del piano europeo di ricollocamento. Ma soprattutto è il riconoscimento del ruolo che l'Italia si è assunta negli ultimi anni come Paese di primo arrivo dei migranti e, al tempo stesso, degli errori che molti partner hanno compiuto nel lasciar solo il nostro Paese, trincerandosi dietro i meccanismi europei, Dublino in primis, ritardando per troppo tempo la ricerca di una soluzione condivisa.
Presidenza del presidente GRASSO (ore 11,07)
(Segue RUSSO). In questo senso, quella che votiamo può essere davvero una buona norma, che fa fare all'Italia e all'Europa un passo avanti per uscire dalla logica dell'improvvisazione e dell'emergenza; una norma che ci fa essere più protagonisti nel contesto internazionale, che ci rende più credibili, anche perché accompagna iniziative politiche importanti, come quelle svolte dal ministro Minniti in Libia, che spingono i nostri partner a seguirci su un percorso virtuoso.
E tutto ciò accadrà anche grazie alle novità introdotte da questo provvedimento, al fatto che viene prevista l'istituzione di sezioni specializzate in materia di migrazione, protezione internazionale, libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea; sezioni nelle quali i magistrati, dotati di specifiche competenze e ai quali verrà assicurata una formazione continua dedicata, potranno rispondere all'esigenza di assicurare una maggiore celerità ai ricorsi giurisdizionali. E in questa direzione vanno anche le nuove procedure relative al riconoscimento della protezione internazionale.
Vogliamo dirlo con grande chiarezza: il nostro sarà un Paese che non chiuderà mai le porte a coloro che ne hanno diritto, a partire da quei minori non accompagnati che sono i più deboli fra i deboli, e sui quali noi ribadiamo che non faremo sconti a nessuna facile propaganda, perché sappiamo che su questi principi e valori si gioca la dignità e il profilo di civiltà del nostro Paese.
Con altrettanta chiarezza, però, vogliamo dare agli italiani un altro messaggio: questo provvedimento nasce dalla consapevolezza che un Paese come il nostro può accogliere solo se è in grado di valutare rapidamente chi ha davvero diritto di rimanere e chi questo diritto non ha, e che è necessario ottenere una risposta a tale quesito in tempi ragionevoli. Superare il vuoto dell'attesa, i tempi morti dovuti a lentezze procedurali, anche offrendo l'opportunità di un impegno a favore della comunità da cui si è ospitati, è un passaggio obbligato che dobbiamo alla dignità dei richiedenti asilo, i quali non possono rimanere parcheggiati per anni senza notizie certe sul loro futuro. Ma lo dobbiamo anche alla dignità delle nostre comunità che ci chiedono elementi di certezza, a partire dal fatto che chi non ha diritto o infrange le nostre leggi deve essere ricondotto celermente nel Paese di provenienza.
Da questo punto di vista vogliamo ribadire - e mi rivolgo anche alla collega De Petris - che i centri di permanenza per rimpatri saranno cosa distinta e distante dai vecchi CIE; anzi, questo procedimento chiude i CIE individuando 1.600 posti riservati unicamente alle persone in attesa di essere rimpatriate, persone per le quali sia stato chiarito che si trovano al di fuori del perimetro della legge o che costituiscono un potenziale rischio per la sicurezza del Paese.
Colleghi, è evidente che questo decreto-legge, e ancor più quello di cui discuteremo nelle prossime settimane, affronta anche il tema difficile e decisivo della sicurezza. Vogliamo affrontarlo senza tabù, perché sappiamo che solo garantendo sicurezza sapremo creare reali occasioni di accoglienza che arricchiscono il nostro Paese senza che ci siano fenomeni di rigetto. La sicurezza, infatti, è tra i principi fondativi di una democrazia ed è un tema che può e deve avere piena cittadinanza a destra come a sinistra. È un bene comune e come tale va tutelato e riguarda soprattutto i più deboli e i loro diritti di libertà. Voglio dire ad alcuni che pensano di eccitare gli animi giocando con la paura delle persone che è triste il Paese che costringe i propri cittadini anche solo a pensare di comprare una pistola o un fucile per difendere la propria casa o il proprio negozio. Quello è il far west. Non è la cultura di convivenza di cui siamo orgogliosi. Noi vogliamo difendere i capisaldi del nostro vivere in comunità aperte, solidali, sicure perché basate sul reciproco rispetto, sul dialogo e sulla collaborazione fra diversi.
Quello che stiamo affrontando - non nascondiamocelo - è un fenomeno gigantesco e inedito. È normale che faccia paura. Voglio essere onesto: fa paura a noi che dobbiamo provare a gestirlo con scelte politiche che avranno conseguenze sulle prossime generazioni. Così come fa paura ai tanti operatori della sicurezza e del sociale che sono in prima linea e fa paura ai cittadini, soprattutto quelli più deboli, che sperimentano, talora con un senso di solitudine, gli effetti dei repentini cambiamenti nelle vicende globali che entrano spesso violentemente nelle loro vite. Il provvedimento che stiamo votando va proprio in quella direzione e per questo è buona politica.
L'Italia può e deve essere un laboratorio e un modello avanzato di gestione di questi fenomeni. È una vocazione obbligata la nostra: ce lo dice la nostra collocazione geografica. Ma allora mettiamo in campo tutte le nostre migliori energie e risorse. Diamoci l'obiettivo ambizioso di dimostrare all'Europa e al mondo come si conciliano accoglienza e sicurezza, impegno umanitario e programmazione sostenibile dei flussi, lotta agli imperi economici che vivono del traffico odioso di donne e di uomini e integrazione di chi chiede solo di essere un buon cittadino italiano.
Noi siamo già orgogliosi di ciò che il nostro Paese ha saputo dimostrare prima col Governo Letta e poi con quello guidato da Matteo Renzi, con l'operazione Mare nostrum e con Triton. Siamo orgogliosi del fatto che in Europa la voce del Governo italiano, in un isolamento che a volte ha sfiorato la solitudine, abbia saputo ricordare che, prima di essere un problema, le donne e gli uomini sui barconi erano esseri umani, meritevoli come noi di un'opportunità di vita dignitosa. E, se non facciamo questo per le nostre comuni radici cristiane (il Vangelo recita: «Ero forestiero e mi avete accolto»), possiamo ricordare che noi europei condividiamo un'apertura all'altro che nasce nell'umanesimo di tante donne e tanti uomini di cultura, che hanno segnato la nostra civiltà millenaria, e nella rivoluzione francese, che più di duecento anni fa fondava libertà e uguaglianza sul valore della fraternità universale.
Signor Presidente, vorremmo che questo provvedimento parlasse agli italiani e dicesse loro cose molto semplici ma, al tempo stesso, estremamente chiare in un tempo di sfide magnifiche e terribili. Dobbiamo dire ai nostri concittadini che la buona politica ha un'idea ambiziosa per affrontare un fenomeno epocale come quello delle migrazioni; che non prendiamo in giro i cittadini dicendo loro che ci sono ricette semplici e a buon mercato per problemi tanto complessi; che siamo consapevoli che la vita nelle periferie delle nostre città, in molti posti di lavoro, nelle scuole dei nostri figli, sta cambiando a una velocità mai sperimentata e che tutti noi abbiamo bisogno di essere rassicurati sul fatto che questo non si trasformerà necessariamente in una minore sicurezza; che questo cambiamento non stravolgerà le nostre abitudini, i nostri stili di vita, i valori in cui crediamo e che caratterizzano il nostro essere comunità.
Ma vorremmo - permettetemi di dirlo - che da questo Parlamento arrivasse un segnale di unità, pur nella legittima diversità di opinioni e di soluzioni tecniche, per dimostrare che i timori degli italiani non restano inascoltati da parte della politica, ma al tempo stesso siamo capaci di prenderci un impegno a non trasformare le preoccupazioni di futuro dei cittadini in motivo di propaganda e di scontro strumentale. Su temi così importanti per il futuro di tutti non ci dovremmo dividere.
È con queste convinzioni e con questi auspici che il Gruppo del Partito Democratico voterà convintamente a favore del provvedimento oggi all'esame di quest'Aula. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Longo Fausto Guilherme).