Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 795 del 29/03/2017

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Signora Presidente, i senatori di Sinistra Italiana voteranno contro la fiducia e contro questo decreto-legge, in coerenza con le battaglie che hanno condotto in Commissione e con il giudizio negativo espresso sul provvedimento, per i suoi contenuti e per l'impostazione; ciò anche in coerenza con i valori che professiamo, non a chiacchiere. È sempre, infatti, molto comodo e ipocrita parlare di solidarietà e accoglienza e poi fare operazioni che non hanno nulla a che vedere con questi valori.

Il nostro voto è un voto chiaro e limpido. Si comprende facilmente perché noi voteremo no, e poi motiverò questo no ancora di più nel merito, ma abbiamo qualche difficoltà a comprendere alcuni sì che vengono dati. Soprattutto perché, avendo ascoltato alcune dichiarazioni di voto, ci rendiamo conto che esse provengono da coloro che in queste settimane hanno parlato della promozione della giornata internazionale dell'accoglienza e di manifestazioni in tal senso, e che continuano ipocritamente a parlare di solidarietà.

Il problema è molto serio. Io richiamo tutti al fatto che non possono esistere sensi di responsabilità per la fiducia quando, appunto, si fa un'operazione come questa. Perché siamo contrari al decreto-legge, signor Ministro? Approfitto, tra l'altro, della sua presenza, che ho ieri richiesto, non solo per questo provvedimento ma anche perché venga a riferire sui gravi fatti avvenuti ieri a Melendugno, sulle cariche violentissime contro alcuni cittadini che stavano solo difendendo la propria terra, dimostrando il loro dissenso verso un'opera assurda.

Siamo contrari nel merito, perché lei ha tentato un'operazione, nel combinato disposto con l'altro provvedimento, quello sulla sicurezza urbana, volta quasi ad accarezzare il pelo della bestia: nel senso che vi è una sorta di opinione pubblica in questo Paese (cavalcata, per fortuna, non dalla maggioranza, ma ancora dalla minoranza) che nutre timore e avversione verso l'immigrazione e percepisce un'idea di insicurezza urbana. E questi decreti-legge tentano un'operazione di rassicurazione, per far vedere che si ha il pugno fermo.

In realtà, entrambi i provvedimenti, in particolare il decreto-legge sull'immigrazione, sono di stampo puramente emergenziale e securitario. Credo, signor Ministro, che si tratti ancora una volta di un provvedimento di stampo emergenziale per un motivo molto semplice; voi avete rinunciato a fare quello che era necessario, cioè un'ampia e organica revisione delle strategie di governo dei flussi migratori e la rivisitazione delle norme del Testo unico sull'immigrazione. Vorrei infatti ricordare che abbiamo ancora la cosiddetta legge Bossi- Fini. A nostro avviso, non fare questa operazione significa rinunciare davvero al governo del fenomeno stesso. Crediamo infatti che non rivedere profondamente le norme impedisca un ordinato programma di regolarizzazione e di inserimento controllato dei migranti. Voi non avete voluto prendere atto del fallimento di tutte le gestioni fatte fino ad oggi e continuate con la stessa logica, la logica del decreto-legge. Un decreto che pensa di poter accorciare i tempi magari per il riconoscimento della protezione internazionale, ma che in realtà ha lo scopo - neanche tanto nascosto - di diminuire il numero di riconoscimenti di protezione internazionale per trasformare i richiedenti in semplici migranti economici e passare poi alla fase di espulsione.

Nel fare questa operazione producete però due risultati che non solo sono, dal nostro punto di vista, inaccettabili, ma su cui credo anche la Corte costituzionale interverrà pesantemente. Voi, infatti, sempre con questa logica di emergenza, producete una sorta di diritto speciale. Infatti, sebbene sia positivo l'aumento del numero delle sezioni speciali in commissione, di fatto continuano ad esserci un disordine ed una frammentazione della materia, per cui noi avremo delle sezioni speciali non specializzate per materia, ma per soggetti. Questo è il primo vulnus che non è stato fugato assolutamente neanche dal lavoro svolto in Commissione, che pur qualche miglioramento ha apportato.

Sul piano delle garanzie processuali è inutile che ci giriamo intorno; quelle che sono garantite dalla nostra Costituzione a tutti i soggetti e a tutte le persone sono messe in discussione. Per quanto riguarda il contraddittorio infatti per quanto, per fortuna, la Commissione abbia prodotto una modifica per cui l'audizione, anche su richiesta, potrebbe esserci e su di essa deciderà ovviamente sempre il giudice, e per quanto siano aumentate le possibilità, esso continua a rimanere sempre un'eventualità. Non sarà la norma, non saranno il processo sommario cognitivo e la regola del contraddittorio a presiedere il ricorso avverso le commissioni territoriali. Questo punto non è banale. Tutto questo si basa sulla videoregistrazione, con tutto quello che ciò comporta e comporterà.

Viene eliminato un grado dell'appello; si dice che anche in altri Paesi europei questo è prodotto. Lì, però, vi è un altro ordinamento. Lei sa meglio di me, Ministro, che nel nostro sistema il doppio grado è previsto per la stragrande maggioranza delle controversie civili e ricordo che noi qui stiamo intervenendo su persone vulnerabili, la maggior parte delle quali rischiano, tra l'altro, la vita. Stiamo intervenendo su questioni molto delicate; sono perseguitati politici e religiosi, che corrono un altissimo rischio per la loro libertà e per la vita stessa.

Lei dice che dobbiamo far presto; non si farà presto e il risultato sarà quello di produrre gravi lesioni al sistema delle garanzie; garanzie processuali che sono riconosciute in capo a tutti i soggetti che sono nello Stato italiano.

Quindi voi rinunciate ad affrontare la vera questione di come si governa questo processo. Chiedo a lei, infatti, come si entra regolarmente in questo Paese. Continuiamo ad utilizzare la categoria dei clandestini.

Ma qualcuno mi deve spiegare come si fa ad entrare regolarmente in questo Paese. È chiaro che alla fine l'unico canale è la protezione, perché non si vuole affrontare il problema. Non basteranno gli accordi, di cui poi vedremo anche l'ultimo fatto con un pezzo della Libia, con tutte le conseguenze e i rischi che produce. Bisognava affrontare la questione con serietà. Noi ci siamo permessi di sottoporre emendamenti e ordini del giorno. Il fatto che non si voglia affrontare davvero la revisione del testo unico per l'ingresso si evince dalla dichiarazione di inammissibilità dell'emendamento per l'abrogazione del reato di clandestinità. Tutti a parole ci siamo riempiti la bocca - per questo non capisco l'ipocrisia che regna sovrana in questa Assemblea - e poi abbiamo dichiarato inammissibile l'emendamento e continuiamo ad andare avanti con un decreto-legge che è di stampo securitario ed emergenziale. I CIE - tutti l'abbiamo detto, compreso il suo partito, Ministro - sono luoghi non luoghi in cui viene messa a rischio la libertà delle persone e sono luoghi orribili, ma non si chiudono, come tutte le Commissioni hanno detto: si cambia loro il nome. Vengono chiamati CPR e continua la questione molto delicata dal punto di vista costituzionale e arbitraria della detenzione amministrativa.

Signora Presidente, vi illudete che con questo provvedimento si possa fare un passo in avanti. Non sarà così e, in compenso, si mette a rischio ancora una volta la nostra civiltà giuridica e i valori di solidarietà e accoglienza.

Per tutti questi motivi, noi fieramente voteremo contro. (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL).