Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 795 del 29/03/2017
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CALIENDO (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALIENDO (FI-PdL XVII). Signora Presidente, signor Ministro, signora Sottosegretario, il Gruppo di Forza Italia è sconcertato di fronte a questa richiesta di fiducia. Signor Ministro, noi abbiamo molto apprezzato - e sa quando io personalmente lo abbia fatto - le sue dichiarazioni in materia di immigrazione e avremmo voluto, come abbiamo fatto con gli emendamenti, dare una mano al Governo perché ci fosse un provvedimento che avesse effettive conseguenze in materia di immigrazione. Siamo quindi un po' sconcertati di fronte a questo testo normativo che presenta alcune luci, ma molte ombre.
Noi abbiamo apprezzato il fatto che avete introdotto i centri di identificazione ed espulsione della dimensione in cui sono stati realizzati. Avete determinato in 250 l'aumento delle commissioni territoriali. Noi avevamo dato indicazioni perché fossero 400, ma la logica del Governo di esprimere parere contrario vi ha costretto, ieri pomeriggio, a correggere il maxiemendamento per la fiducia. Il parere della scheda tecnica vi ha indotto, cioè, a introdurre una correzione per cui quei 250 devono considerati componenti delle commissioni. Bastava accogliere l'emendamento di Forza Italia e non avreste fatto una brutta figura.
In secondo luogo, io ho molto creduto alla volontà di accelerare i tempi che servono per la verifica di coloro che effettivamente hanno diritto di asilo, dei rifugiati. E ci eravamo immediatamente preoccupati di dire che, se in ogni distretto di corte d'appello realizziamo una sezione specializzata, è giusto che in ogni Provincia ci sia una commissione territoriale, in modo da ridurre i relativi tempi, e avevamo proposto di aumentare quel numero da 250 a 400.
Nello stesso tempo, però, noi dobbiamo condurre la battaglia sull'immigrazione su alcuni punti fondamentali. Manca nel provvedimento in esame - e mi auguro che lei, Ministro, ci metterà mano - qualsiasi precisazione sull'ingresso legale nel nostro Paese. Dobbiamo correggere la legge Bossi-Fini: come può ricordare, secondo tale normativa il cittadino straniero che è già nel nostro Paese deve tornare nel suo Paese d'origine. Qualcosa, quindi, non funziona, allora bisogna fare una riflessione. Una volta che creiamo un ingresso legale, dobbiamo però non permettere - come lei giustamente ha detto - l'accoglienza di tutti i migranti economici e avere le normative necessarie perché rientrino nei loro Paesi.
Dove, poi, il provvedimento è veramente folle? Con esso introduciamo una normativa distonica rispetto all'ordinamento attualmente esistente. Stiamo parlando di diritti soggettivi. Siamo convinti che anche gli stranieri, quelli che arrivano, hanno diritti soggettivi che vanno rispettati, e per fare questo era necessario tener conto dell'organizzazione del nostro ordinamento.
In tutte le materie che riguardano i diritti soggettivi anche dei cittadini italiani, nel caso in cui una commissione di tipo amministrativo riconosca o neghi un determinato diritto, quel provvedimento è impugnabile - esistono decine di casi nel nostro sistema - davanti alla corte d'appello.
Vi siete intestarditi con i tribunali, con una logica di specializzazione. Mi rivolgo a lei, Ministro, perché un Sottosegretario che sta al Ministero della giustizia dovrebbe sapere quello che le sto per dire.
Ormai non sono più necessari decreti del Presidente della Repubblica o modifiche legislative, poiché il Ministro della giustizia, con decreto ministeriale, ha la possibilità di determinare le piante organiche modificandole, in relazione ai flussi dei carichi di lavoro, anche due volte in un anno. Avevamo, quindi, proposto che il Ministro determinasse le piante organiche delle sezioni specializzate. Ma ci è stato risposto di no e che è già nel sistema. Che cosa significava determinare le piante organiche? Determinare quante persone dovevano far parte di ciascuna delle sezioni specializzate e avere così la possibilità di riutilizzare quelli che veramente hanno un'esperienza. Invece ci è stato detto di no. E la conseguenza è che questa normativa, com'è stata scritta, è un provvedimento tabellare, e cioè il presidente del tribunale, come qualsiasi altra sezione, dovrà determinare quali sono i giudici e il Consiglio superiore, nella valutazione della tabella, terrà conto di quanto ha detto il presidente del tribunale. Ma, dopo vent'anni che stiamo discutendo di queste argomentazioni, ormai i magistrati che si sono occupati della materia si sono specializzati e hanno un'anzianità tale che devono andare in appello. Non potete bloccarli.
Qual è, allora, la ragione per la quale avete introdotto un sistema che, anche a chi lo legge, indipendentemente da quello che ho detto (ovvero che nel nostro sistema i diritti vanno tutelati in quel modo) appare come meno garantista? Eppure, abbiamo combattuto il terrorismo nel nostro Paese, senza alterare le regole che sono il fondamento del nostro Stato democratico; regole che imponevano che alla corte d'appello avevamo un organo collegiale, con l'opportunità di delegare uno dei membri del collegio per svolgere un'udienza, e avevamo la possibilità di avere un procedimento - lo avete individuato - della camera di consiglio, che era corretto. Questa situazione determina un'assurdità.
Abbiamo presentato emendamenti per dare una mano al Governo, ma voi mettete la fiducia; il che significa non avere la possibilità di discutere in questa sede.
Devo dirle, poi, Ministro, che mi aspettavo un'altra riflessione, che abbiamo sollecitato più volte sia in Commissione sia in Assemblea. Lei sa meglio di me che la protezione umanitaria è stata introdotta nel nostro Paese dalla legge Turco-Napolitano e rafforzata dal Governo Berlusconi, il quale aveva altresì garantito quello che io mi auguro lei faccia e che sta facendo, ossia instaurare rapporti con i Paesi del Nord Africa al fine di realizzare possibili centri presso quegli Stati. Che cosa è avvenuto, signor Ministro? Nel 2010, grazie all'impegno del Governo Berlusconi, abbiamo ridotto gli ingressi nel nostro Paese a 2.750. La protezione umanitaria aveva circa 4.000 beneficiari ed era giusto, quindi, rafforzarla. Lei, però, sa meglio di me che in tutti i Paesi europei non ci sono norme sulla protezione umanitaria. Esistono solo in Germania, dove il fenomeno, però, è particolarmente ristretto - come lei ben sa - visto che parliamo di numeri massimi che si aggirano intorno a 7.000. Da noi parliamo di 100.000 o più.
Noi avremmo dovuto fare una riflessione e chiederci se quella normativa è ancora attuale, se ha bisogno di una rilettura o di una riscrittura. Era questo il momento. Lei, infatti, sa meglio di me che quelli ai quali è riconosciuta la protezione umanitaria restano nel nostro Paese e, nell'ottica dei rapporti con altri Stati, non possiamo avere alcuna possibilità di mandarli in altri Paesi; nemmeno la Germania li prende, perché la nostra normativa è molto più ampia rispetto alla loro.
È questa la logica con la quale ci eravamo impegnati a dare una serie di indicazioni, che non erano per nulla ostruzionistiche: era solo un tentativo, a fronte di quello che abbiamo vissuto in questi anni, ossia una serie - ormai arrivano quasi a 100 - di decreti-legge e di voti di fiducia.
Pazienza, noi voteremo contro la fiducia per queste ragioni, ma le chiedo di impegnarsi sulle tematiche che ho appena citato, per apportare le correzioni necessarie. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).