Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 795 del 29/03/2017
Azioni disponibili
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Anitori, Bertorotta, Bubbico, Cassano, Cattaneo, Chiavaroli, Conte, Cotti, Crosio, Della Vedova, De Poli, Di Giorgi, D'Onghia, Donno, Fattori, Fazzone, Ferrara Elena, Gasparri (dalle ore 9.45), Gentile, Lezzi, Malan, Mattesini, Mauro Mario Walter, Monti, Nencini, Olivero, Piano, Pizzetti, Rizzotti, Rubbia, Sangalli, Stucchi, Taverna, Turano, Vicari e Viceconte.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Casini, per attività della 3a Commissione permanente; Arrigoni, Dalla Tor, Di Biagio, Longo Fausto Guilherme, Micheloni, Mussini, Pagano e Petrocelli, per attività del Comitato per le questioni degli italiani all'estero; Casson, Crimi, Esposito Giuseppe, Marton e Romani Paolo, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Buemi e Giarrusso, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere; Gambaro e Orellana, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Amoruso, per partecipare a una conferenza internazionale.
Interpellanze
FAVERO, PUPPATO, PEZZOPANE, ANGIONI, MOSCARDELLI, Stefano ESPOSITO, SAGGESE, SANTINI, FASIOLO, GINETTI, ZANONI, Mauro Maria MARINO, PADUA, VALDINOSI, FATTORINI, SANGALLI, VACCARI, CUCCA, ALBANO, COCIANCICH, CUOMO, ORRU', FILIPPIN, DI BIAGIO, TOMASELLI, Luigi MARINO, CALEO, MUNERATO, BELLOT, ASTORRE, D'ADDA, SOLLO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, della difesa, dell'economia e delle finanze e dell'interno - Premesso che, per quanto risulta agli interpellanti:
l'Aero Club d'Italia (AeCI) è un ente pubblico non economico sottoposto alla vigilanza dei Ministeri delle infrastrutture e dei trasporti, della difesa, dell'economia e delle finanze e dell'interno;
l'incarico di presidente dell'AeCI è conferito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i suddetti Ministri;
l'ente è finanziato con contributi del Coni, dei Ministeri vigilanti e con le tariffe a carico di titolari di attestati e proprietari di apparecchi per il volo da diporto sportivo e le quote corrisposte da affiliati e altri utenti dell'ente;
considerato che:
l'attuale presidente dell'AeCI, l'architetto Giuseppe Leoni, è stato condannato, il 14 dicembre 2016, per peculato alla pena di anni 3 di reclusione, oltre alla pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici e ad una pena pecuniaria;
lo stesso presidente Leoni era stato già condannato il 16 novembre 2016 dalla Corte dei conti per danno erariale;
rilevato che:
il consiglio dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), attraverso la delibera n. 248 del 1° marzo 2017, su richiesta del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ha deliberato l'inapplicabilità al presidente dell'Aero Club d'Italia dell'art. 3, comma 6, del decreto legislativo n. 39 del 2013, in quanto soggetto non dotato di poteri di gestione, richiesti dall'art. 1, comma 2, lett. l), del decreto legislativo n. 39 del 2013, affinché possa configurarsi l'ipotesi di inconferibilità prevista dal successivo art. 3, comma 1, lett. b);
il consiglio ha tuttavia ritenuto applicabile al presidente dell'AeCI, in quanto membro del massimo organo rappresentativo del consiglio nazionale del Coni, l'art. 11 del codice di comportamento sportivo del Coni, che prevede la sospensione cautelare per i componenti dello stesso comitato che "sono stati condannati, ancorché con sentenza non definitiva, per i delitti indicati nell'allegato "A" o che sono stati sottoposti a misure di prevenzione o di sicurezza personale";
fra i delitti di cui al richiamato allegato A sono ricompresi anche quelli contro la pubblica amministrazione, nella specie l'art. 314 del codice penale che punisce il reato di peculato, ovvero lo stesso reato a cui il presidente dell'AeCI è stato condannato lo scorso dicembre;
considerato inoltre che:
a seguito di un ricorso straordinario proposto da FIVL (Federazione italiana volo libero) e altri, contro Aero Club d'Italia, con il decreto del Presidente della Repubblica 9 giugno 2015, è stato ritenuto illegittimo l'attuale statuto dell'AeCI (rinnovato dal presidente Leoni nel 2013) nella misura di cui al parere del Consiglio di Stato n. 280/14, e cioè proprio in merito alla composizione del consiglio direttivo dell'ente;
di fronte a tale disposizione, l'AeCI è rimasto inattivo e non ha ancora adempiuto alle previste modifiche statutarie,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti e quale sia la loro valutazione in merito;
quali provvedimenti di propria competenza intendano adottare nei confronti del presidente dell'Aero Club d'Italia, per cui l'Anac ha ritenuto applicabile l'art. 11 del codice di comportamento sportivo del Coni, che ne prevede la sospensione cautelare in quanto già condannato per il reato di peculato alla pena di anni tre di reclusione oltre all'interdizione dai pubblici uffici;
quali iniziative di propria competenza intendano adottare, affinché l'AeCI effettui le modifiche statutarie stabilite nel decreto del Presidente della Repubblica 9 giugno 2015, nei limiti indicati nel parere del Consiglio di Stato n. 280/14.
(2-00457p. a.)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
BERTOROTTA, DONNO, ENDRIZZI, SANTANGELO, PUGLIA, PAGLINI, SCIBONA, SERRA, GAETTI, MANGILI, MORRA, LEZZI, MORONESE - Ai Ministri dell'interno e degli affari esteri e della cooperazione internazionale -
(4-07281)
(Già 2-00386)
DI BIAGIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
il numero delle adozioni in Italia ha subito un importante contenimento: sebbene tra il 2014 ed il 2015 vi sia stata un timida flessione in rialzo, il crollo del numero di procedure adottive è prossimo al 50 per cento, dal 2010 al 2015;
sebbene si continui a rintracciare in molteplici ragioni quelle legittimanti il contenimento, in primis correlate all'indisponibilità economica delle famiglie in uno scenario di evidente crisi, non si può astrarre l'analisi di tale trend dallo scenario legislativo e amministrativo entro il quale sono disciplinate le procedure adottive e che afferiscono, in particolare, al deficit funzionale che ha condizionato l'operatività della Commissione per le adozioni internazionali (CAI) nell'ultimo triennio;
nello specifico, risultano evidenti le disfunzioni del sistema italiano, legate a una frammentazione di informazioni, assenza di collegialità degli organi competenti, assenza di confronto e prospettive programmatiche finalizzate alla migliore attuazione della mission delle adozioni internazionali;
la consapevolezza di tale scenario è stata conclamata da una molteplicità di iniziative politico-parlamentari tutte orientate a segnalare la sofferenza del comparto e la sussistenza di una molteplicità di vincoli e limiti tali da condizionare le dinamiche di accesso e attuazione delle procedure adottive in Italia e la compromissione dell'operatività degli addetti ai lavori, in particolare enti ed associazioni: malgrado atti di sindacato ispettivo, iniziative e appelli, la CAI, nel corso degli ultimi anni, non ha dato riscontri alle famiglie adottive, nonché alle associazioni che operano per la difesa dei diritti dei minori abbandonati;
a tale scenario si aggiunge il fatto che lo scorso 13 febbraio 2017 è scaduto il mandato triennale della vice presidente della Commissione, dottoressa Silvia Della Monica, e a distanza di oltre un mese non risultano essere state delineate, ufficialmente, prospettive di riorganizzazione e soprattutto non si procede all'individuazione della nuova nomina apicale, determinante per il corretto funzionamento di una struttura che negli ultimi anni è stata oggetto di un'inaudita impasse operativa, commentata e monitorata con una molteplicità di atti parlamentari;
a ciò si aggiunge il fatto che si rincorrono sulla scena mediatica ipotesi, più o meno attendibili, di profili "candidati" per il mandato, ma il silenzio del Governo sembra confermare l'insussistenza di un progetto chiaro, con il rischio di procrastinare, oltre tempo, uno scenario già complesso e devastante, entro cui è stato trascinato il comparto delle adozioni internazionali, che, di contro, meriterebbe un celerità operativa e funzionale da parte dell'organo istituzionale di riferimento;
sul tema del futuro del comparto e del deficit funzionale della CAI, al momento è anche riscontrabile una sorta di "trincea mediatica", nella quale si osserva la contrapposizione tra soggetti istituzionali e addetti ai lavori, attraverso la quale si diffonde la cultura del sospetto e della confusione, in uno scenario che meriterebbe trasparenza, chiarezza e correttezza: tutto questo risulta essere notevolmente in contrasto con quanto discusso nell'ambito del piano nazionale infanzia e adolescenza, che ha, come obiettivo generale, il rafforzamento "della genitorialità attraverso azioni atte a rinforzare il sistema di promozione, prevenzione e protezione dei bambini in situazione di vulnerabilità attraverso l'azione di sostegno alla genitorialità nei diversi contesti di vita" e tra le cui azioni è prevista l'"Attivazione di un tavolo permanente inter-istituzionale sullo stato di attuazione, sulla valutazione e su eventuali necessità di aggiornamento della L. 184/83 e s.m.i. che operi attraverso il confronto con le associazioni familiari impegnate nel settore, gli enti autorizzati e gli ordini professionali interessati che veda tra i promotori, tra gli altri, la stessa CAI, i Dicasteri Competenti e le associazioni del terzo settore";
un ulteriore limite del comparto si riscontra nell'esigenza di collocazione dello stesso nello scenario istituzionale più consono: infatti il comparto afferente alla gestione delle adozioni internazionali dovrebbe rientrare nella sfera d'azione della politica estera italiana e, in quanto tale, delineata, con strategie e mission specifiche, dalle linee programmatiche del Governo ciò comporterebbe, in primis, lo spostamento della CAI dalla Presidenza del Consiglio dei ministri al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale;
l'impasse, delineata in premessa ed evidenziata in molteplici atti parlamentari, che condiziona la gestione istituzionale della disciplina delle adozioni internazionali e l'assenza di una proposta sistemica e programmatica da parte del Governo, lascia quasi supporre che sussista una volontà più o meno recondita di scardinare l'attuale configurazione, legislativa ed amministrativa, del comparto, al fine probabilmente di soppiantare l'attuale scenario con altri modelli riorganizzativi, ad esempio quello di gestione totalmente pubblica del comparto, o con l'ipotesi di favorire la promozione di formule alternative di genitorialità, in primis quella afferente al variegato settore della maternità surrogata, con il conseguente esito, discutibile, di ridimensionare ulteriormente e in maniera drastica la mole di domande di adozioni, probabilmente non considerate più come valore aggiunto per il tessuto sociale italiano,
si chiede di sapere:
come si intenda affrontare l'impasse relativa alla CAI, così come delineata in premessa e in molteplici atti di sindacato ispettivo, e se vi sia l'intenzione sul breve periodo di indicare un nuovo vice presidente;
se si intenda avviare un percorso di riforma del comparto amministrativo delle adozioni internazionali, che preveda, tra l'altro, la transizione della CAI presso il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale;
quale sia il valore che si intende dare al comparto delle adozioni internazionali, attualmente scenario di abbandono istituzionale, su cui urge un percorso di riforma legislativa invocata da tutti gli addetti ai lavori e se si intenda avallare questa istanza.
(4-07282)
DI BIAGIO, MICHELONI - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
risulta al momento in corso presso le competenti direzioni del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale un'istruttoria, che ha condotto all'individuazione e conseguente definizione della percentuale di adeguamento retributivo degli stipendi del personale a contratto operativo, presso determinate sedi, ai sensi del decreto legislativo n. 103 del 2000, che attendono siffatta rimodulazione da oltre un decennio;
in molti Paesi, oggetto dei potenziali riadeguamenti, vi è un ritardo maturato da parte dell'amministrazione anche di 16 anni, con notevole nocumento dei lavoratori direttamente coinvolti, sebbene nel corso degli anni siano state molteplici le iniziative sindacali, politiche e diplomatiche (con interventi sollevati dagli stessi ambasciatori in loco) a cui non ha fatto seguito alcun attuativo;
in particolare, facendo riferimento alla situazione francese, si ritiene opportuno segnalare come nel 2015 sia stato accordato un riadeguamento retributivo del 3 per cento esclusivamente al personale avente contratto disciplinato dalla legge locale, e nel 2016 sia stato accordato un riconoscimento alle retribuzione degli impiegati, aventi contratto regolato dalla legge italiana, assunti dopo il 1997, mentre per gli impiegati aventi contratto regolato dalla legge italiana, assunti prima del 1997, che hanno avuto l'ultimo riadeguamento nel 2001, sebbene in attesa di intervento sulle retribuzioni, legittimato anche da precise indicazioni dell'ambasciatore italiano in loco in ragione dell'aumento del costo della vita locale, non hanno ricevuto alcun riconoscimento;
vale la pena segnalare che ai sensi dell'articolo 157 del decreto legislativo n. 103 del 2000, ai fini della determinazione dei legittimi adeguamenti, si terrà conto "delle condizioni del mercato del lavoro locale, del costo della vita e, principalmente, delle retribuzioni corrisposte nella stessa sede da rappresentanze diplomatiche, uffici consolari, istituzioni culturali di altri Paesi in primo luogo di quelli dell'Unione europea, nonché da organizzazioni internazionali. Si terrà altresì conto delle eventuali indicazioni di massima fornite annualmente dalle OO.SS" inoltre il medesimo articolo dispone che "La retribuzione annua base è suscettibile di revisione in relazione alle variazioni dei termini di riferimento di cui al precedente comma e all'andamento del costo della vita" e ulteriormente "Può essere consentita in via eccezionale, nello stesso Paese, una retribuzione diversa per quelle sedi che presentino un divario particolarmente sensibile nel costo della vita";
pertanto, la normativa vigente, per quanto notevolmente vincolata ad un approccio discrezionale nella determinazione della sussistenza delle condizioni legittimanti l'adeguamento e nella definizione della percentuale retributiva da accordare, evidenzia l'opportunità di adeguare le retribuzioni all'evoluzione di molteplici parametri: al di là della qualità della norma, si evidenzia quanto l'amministrazione non tenga conto della normativa attualmente in vigore;
risulta agli interroganti che le motivazioni addotte dall'amministrazione, ostative al riconoscimento, afferiscono al fatto che i dati inseriti nelle tabelle stipendiali, compilate a seguito delle rilevazioni eseguite operando un confronto con le rappresentanze straniere in loco ai fini delle determinazioni della condizione retributiva degli operatori italiani in relazione ai parametri di riferimento, non siano tali da legittimare il riadeguamento di cui alla citata norma;
di contro, però, risultano essere stati accordati adeguamenti retributivi anche del 4 per cento al personale operante presso sedi, nel caso di specie Repubblica di San Marino, inserita nella lista degli adeguamenti in fieri per il 2017, dove non sussistono le condizioni previste per legge, tali da legittimarne la ratio, in primis perché non esistono rappresentanze straniere con le quali operare un confronto;
sarebbe pertanto auspicabile ed opportuna ad avviso degli interroganti una valutazione accurata del contesto socio-economico in cui opera il personale a contratto a legge italiana assunto prima del 1997 nelle strutture diplomatico-consolari nel territorio francese, che vive una situazione di vistoso disagio, non essendo destinatario di rimodulazione da 15 anni e vivendo una condizione di oggettivo disagio dovuta alla sperequazione sussistente tra i parametri socio economici ed il costo della vita e la propria retribuzione, configurata al ribasso;
merita una riflessione, al di là del caso di specie, la situazione che condiziona il personale, sia a legge locale che a legge italiana, che presta servizio e vive, tenuto soprattutto di quei Paesi che detengono i costi di permanenza sociale, come quello della sanità e scolastici più elevati e che, pertanto, comportano un livello di attenzione maggiorata da parte dell'amministrazione nei meccanismi di riconoscimento di eventuali, legittimi ed opportuni adeguamenti retributivi;
in questa prospettiva, merita una riflessione la fattispecie svizzera, dove gli impiegati con contratto regolato dalla normativa locale, retribuiti in euro, hanno ricevuto un irrisorio adeguamento nel 2015, ben distante dalle legittime esigenze, mentre quelli retribuiti in valuta locale, attendono un riadeguamento dal 2008 ed in riferimento al rinnovo della richiesta non sono stati forniti riscontri, sebbene lo scenario sia particolarmente critico, data la condizione di sperequazione tra le retribuzioni di questi ed il valore del costo della vita locale;
non si può ulteriormente trascurare la situazione tedesca, dove gli impiegati, con contratto disciplinato dalla legge italiana, attendono da quasi 10 anni un riadeguamento e per i quali i dati annoverati nelle citate tabelle stipendiali elaborati dall'ambasciata di Berlino legittimerebbero un riadeguamento anche minimo configurabile nel 2 per cento e per il quale si attendono riscontro dall'amministrazione;
per questa ragione, in uno sguardo di insieme, tenendo anche conto delle criticità che attualmente condizionano anche i lavoratori operanti per l'amministrazione in altri contesti, sarebbe opportuno avviare una riforma del decreto legislativo n. 103 del 2000, e nello specifico gli articoli 154 e 157, al fine di individuare meccanismi certi di adeguamento retributivo dei lavoratori, poiché assoggettati a parametri di riferimento non influenzabili da atti discrezionali,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto evidenziato in premessa;
se intendano intervenire, concedendo un legittimo riadeguamento in Francia, in Svizzera e Germania, in ragione delle criticità evidenziate;
se intendano procedere ad una riforma della disciplina, in particolare per quanto concerne il portato degli articoli 154 e 157 del decreto legislativo n. 103 del 2000.
(4-07283)
MARINELLO - Al Ministro della salute - Premesso che i dati raccolti recentemente da Federfarma sull'utilizzo della pillola dei 5 giorni dopo destano scalpore per le dimensioni assunte dal fenomeno. Le vendite nel 2016 sono cresciute del 96 per cento in 10 mesi. Rispetto al 2014 sono aumentate di 15 volte. Dopo che l'Italia ha tolto l'obbligo di ricetta, si acquista una compressa ogni 2 minuti;
considerato che:
il record di vendite è stato raggiunto dopo la tormentata liberalizzazione del farmaco. Dal 9 maggio 2015 chi vuole avere la pillola non deve più presentare nessuna prescrizione, tantomeno un test medico che accerti uno stato di non gravidanza, come avveniva fino ad allora. L'obbligo resta solo per le minorenni;
la liberalizzazione è avvenuta a seguito della decisione dell'Agenzia del farmaco (Aifa) assunta per allineare l'Italia al resto d'Europa. Già nel gennaio 2015, infatti, la Commissione europea aveva dato indicazione di distribuire in farmacia, senza prescrizione medica, il farmaco perché ritenuto sicuro e più efficace, se usata durante le 24 ore successive al rapporto sessuale a rischio. L'Aifa, di conseguenza, ha liberalizzato il farmaco in rottura con il Consiglio superiore di sanità;
l'impennata di vendite è il segnale di un'Italia in cui la prevenzione della gravidanza indesiderata incespica, soprattutto tra le ventenni, e nella quale non c'è una cultura consapevole della procreazione. Ci si affida a metodi risolutivi d'emergenza e non a una vera programmazione o meno delle gravidanze. La battaglia di un'informazione corretta è lontana dall'essere vinta;
i dati emersi si prestano a numerose riflessioni. Una relazione del dicembre 2016 dello stesso Ministero della salute mette in relazione la riduzione del numero degli aborti con l'aumento delle vendite di questo farmaco (meno 9,3 per cento rispetto al 2014). E nella divulgazione del farmaco si dice spesso che non è una pillola abortiva, ma un contraccettivo d'emergenza, da prendere entro 120 ore dal rapporto a rischio;
c'è il pericolo, però, di giocare non solo con le parole, ma anche con la salute delle ragazze e di dire una bugia scientifica. Il meccanismo chimico della pillola dei 5 giorni dopo è quello di rendere inospitale l'endometrio per l'annidamento dell'embrione di circa una settimana, 10 giorni. Il meccanismo è semplice: il piccolo embrione cerca un annidamento endometriale per l'impianto per 9 mesi, ma viene bloccato perché questo farmaco è un anti-progestinico, blocca i recettori del progesterone, l'ormone che serve all'embrione per annidarsi. Lo attesta il meccanismo e anche la formula chimica, che è praticamente identica a quella della pillola abortiva Ru486. In poche parole, si tratta di un farmaco abortivo;
questi dati sono tutt'altro che trionfalistici, attestano al contrario il completo fallimento della cultura della contraccezione; chiamare il farmaco come contraccettivo "d'emergenza" sul bugiardino, usarlo come tale e venderlo come un normale farmaco da banco è indice di una schizofrenia culturale: la tachipirina 1000, paradossalmente, necessita di prescrizione medica, un medicinale come la "elleOne", il nome commerciale della pillola, no;
peccato che gli effetti collaterali ci siano e siano gli stessi riscontrati, dopo l'assunzione pillola del giorno dopo, dalle coliche addominali alla nausea. Ma ciò di cui non si parla per nulla sono gli effetti a lunga distanza sulla fertilità delle donne. Nessuno sta conducendo a questo proposito studi seri, chiunque faccia il medico e segue la storia di una paziente può notare oggi gli effetti collaterali da abuso di questi farmaci sull'apparato gastroenterico, ma nel tempo emergeranno anche quelli sul ciclo ovarico e ormonale delle donne che li assumono. Molte donne assumono questi preparati anche quando non ce ne è bisogno per "sicurezza", questo non fa che rovinare l'apparato riproduttivo. Anche per questo motivo, a parere dell'interrogante, non risulta corretto mettere in relazione la riduzione del numero degli aborti con l'aumento delle vendite di questo farmaco: gli aborti calano, sì, ma per perché la popolazione sta diventando meno fertile. E le donne che arrivano all'interruzione volontaria di gravidanza arrivano sempre più spesso da una storia contraccettiva che non ha funzionato;
inoltre, nessuno può verificare gli abusi, non esiste nemmeno una tracciabilità delle prescrizioni mediche. Qualunque medico ginecologo, guardia medica, dermatologo può prescrivere il farmaco, qualunque maggiorenne può procurarlo a una ragazza che abbia meno di 18 anni;
considerato che, a parere dell'interrogante, la velata ipocrisia che compare nell'analisi dei dati che circolano in questi giorni sui quotidiani serve unicamente a mascherare un fenomeno estremamente preoccupante. Bisogna dare alle cose il loro nome: l'uso senza prescrizione e senza freni della pillola dei 5 giorni dopo comporta una strisciante e mai annunciata autorizzazione all'aborto continuo e ripetitivo, senza tenere per nulla in considerazione la salute della donna, che dovrebbe essere centrale in qualsiasi approccio medico. La parola d'ordine è prevenzione e comunicazione: bisogna parlare del tema e diffondere la cultura del dialogo e non della vergogna. È necessario informare le donne del fatto che non assumono con questo medicinale un integratore vitaminico, ma un medicinale a tutti gli effetti, che potrebbe causare serie disfunzioni per l'organismo e comportare effetti negativi nel medio e lungo periodo. Soprattutto nei confronti delle nuove generazioni c'è bisogno di instaurare un dialogo aperto col quale si rendano i giovani consapevoli dell'eccezionalità dell'uso di questa tipologia di farmaco, che non può e deve sostituire l'utilizzo dei normali contraccettivi,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivare un'istruttoria conoscitiva sul fenomeno ed adottare tutti i provvedimenti necessari per limitare l'abuso del farmaco;
se non sia il caso di subordinare l'adozione del farmaco, dopo un certo numero di utilizzi all'anno, al possesso della prescrizione medica;
se non sia opportuno avviare campagne d'informazione sul tema, per far comprendere come il meccanismo generato dal farmaco e la sua formula chimica siano praticamente identici a quella della pillola abortiva Ru486, ossia caratteristiche di un farmaco abortivo, piuttosto che di un contraccettivo d'emergenza, con pesanti effetti collaterali e ricadute negative sulla salute delle donne.
(4-07284)
DE POLI - Al Ministro della giustizia - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
da un recente rapporto dell'ufficio studi della Confartigianato Imprese Veneto, emergerebbe un quadro dettagliato e desolante della situazione dei tribunali regionali veneti che risultano avere organici sottodimensionati di giudici e personale amministrativo;
nel 2016, in Veneto, i procedimenti aperti sono stati 137.000 con un giudice ogni 18.000 abitanti, con rapporto di un magistrato ogni 1.804 imprese e ogni 17.571 abitanti: ogni giudice civile ha potenzialmente in carico oltre il 50 per cento in più di aziende e di popolazione, con Treviso e Vicenza "maglia nera" per carichi di lavoro;
sebbene più o meno un anno fa il Ministro pro tempore della giustizia annunciasse l'imminente assegnazione alla Regione Veneto di 30 giudici, soprattutto a Treviso e Vicenza, in previsione delle cause per le banche popolari, a tutt'oggi l'organico è stato incrementato soltanto di qualche unità;
la lentezza e l'inadeguatezza della giustizia rappresentano un grosso ostacolo alla competitività delle aziende venete e correggere questo squilibrio renderebbe più rapido ed efficiente il sistema, con un positivo impatto economico in uno dei territori più produttivi d'Italia,
si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per attuare il previsto potenziamento delle piante organiche dei magistrati dei tribunali del Veneto, al fine di riequilibrare e garantire l'organizzazione e l'amministrazione della giustizia nella Regione.
(4-07285)
DE POLI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
con legge regionale n. 5 del 26 gennaio 1994, la Regione Veneto aderiva alla costituzione del "Centro regionale di studio e formazione per la previsione e la prevenzione in materia di protezione civile" di Longarone, allo scopo di provvedere: a) nella misura consentita dalle rendite patrimoniali e dalle entrate annuali, alla promozione di studi, ricerche e iniziative sul tema della previsione e della prevenzione in materia di protezione civile e sui problemi urbanistici, architettonici, del recupero e della ricostruzione dei centri colpiti da calamità; b) all'organizzazione di corsi di formazione, qualificazione, riqualificazione e aggiornamento del personale in qualsiasi modo impiegato nella protezione civile nel territorio della Regione, secondo le direttive ed i ruoli fissati dalle leggi statali e regionali, e di provvedere alla partecipazione alle attività di intervento;
nell'aprile 2016 l'assemblea dei soci del centro di Longarone composta da Regione, Province, Città metropolitana e Comune di Longarone, in veste di socio onorario, ha votato all'unanimità la proposta di dare avvio alle procedure della sua liquidazione, motivandola con l'impossibilità da parte delle province di versare le quote per mancanza di disponibilità finanziarie (buona parte non avevano versato la quota già nel 2015, nessuna quella del 2016) con la conseguente richiesta di estinzione a cui il Tribunale di Belluno ha poi dato seguito nominando il commissario liquidatore";
a seguito del commissariamento i 2 dipendenti del Centro sono stati licenziati e, a tutt'oggi, sono ancora in attesa degli stipendi arretrati e del trattamento di fine rapporto, mentre i formatori che collaboravano sono ora nell'impossibilità di sapere se potranno ancora mettere le proprie competenze al servizio della Protezione civile, che ora si avvale di una unità organizzativa all'interno della Regione Veneto,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo se non ritenga opportuno intervenire per tutelare gli ex dipendenti del Centro regionale di studio e formazione per la previsione e la prevenzione in materia di protezione civile e i formatori che, con competenza, negli anni, hanno svolto un utilissimo ruolo garantendo la preparazione dei volontari e acquisendo un bagaglio di competenze, che non devono essere assolutamente disperse, ma messe a disposizione della comunità.
(4-07286)
LAI, SONEGO, ANGIONI, CUCCA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -
(4-07287)
(Già 3-03225)
DE CRISTOFARO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
i lavori di miglioramento degli arredi, della qualità urbana ed il recupero del centro urbano di Foglianise (Benevento), che rientra tra i comuni ad alto rischio sismico, hanno suscitato numerose polemiche tra i cittadini e causato più di un esposto da parte di consiglieri comunali dell'opposizione;
la fase programmatoria dell'intervento è stata del tutto disattesa;
il finanziamento è avvenuto su un progetto del 2009, in cui erano presenti alcuni lavori riferiti all'area piazza Sant'Anna già finanziati con fondi POR 2000-2006 e realizzati nel 2010, il cui impegno di spesa era nettamente inferiore a quello accordato. In seguito alla richiesta regionale (nota prot. n. 2014 del 16 gennaio 2014) di adeguamento dei prezzi, il progetto approvato e finanziato si trasformava in una nuova progettazione del tutto autonoma priva di qualsiasi legame con quella finanziata dalla Regione;
da una lettura congiunta è inoltre riscontrabile un'evidente incoerenza tra il progetto in possesso della Regione con quello appaltato, il cui inizio dei lavori è avvenuto in assenza dell'approvazione del programma triennale e dell'elenco annuale dei lavori. Il progetto, il cui importo complessivo di circa 2.400.000 euro, finanziato per intero dalla Regione Campania nell'ambito delle iniziative per l'accelerazione della spesa, presenta diverse anomalie riguardanti: l'incompletezza e la scarsa qualità progettuale; la non conformità del progetto agli strumenti urbanistici; l'incompleta e omissiva verifica di coerenza e uniformità dei livelli progettuali;
l'iter procedurale per la selezione di ammissibilità al finanziamento attuato dal dirigente ratione materiae della Regione non è lineare né trasparente; la gara stessa presenta dei lati opachi che andrebbero chiariti dall'amministrazione e dai soggetti che per l'amministrazione hanno promosso e gestito la gara di appalto;
già prima della gara, circolava voce che indicava nell'impresa Lombardi la ditta vincitrice, facendo presumere già allora un possibile accordo e turbativa in atto: una congettura che si è dimostrata concreta quando si è potuto riscontrare che, delle tre imprese partecipanti, due di queste, l'impresa Lombardi costruzioni Srl e l'impresa Paribello Srl, avevano presentato un'offerta migliorativa le cui relazioni tecniche contenevano un testo quasi identico sia nella punteggiatura sia nei vari errori di battitura, facendo presumere un'unica provenienza per le due offerte: un evidente elemento di turbativa, che tuttavia non è stato rilevato dalla commissione di gara esaminatrice delle offerte, il cui presidente era anche progettista dei lavori e capo dell'ufficio tecnico comunale;
la maggior parte delle gare di appalto per lavori tenutesi nel Comune di Foglianise ha visto abitualmente all'interno delle commissioni di gara, tra i commissari, "alcuni tecnici di ruolo di comuni limitrofi";
considerato, inoltre, che, per quanto risulta:
con processo verbale sotto riserva di legge, nelle more della stipula e registrazione del contratto d'appalto, in data 18 settembre 2014 iniziavano i lavori, e man mano che il cantiere avanzava, traspariva in modo netto il rapporto di subalternità e accondiscendenza dell'impresa rispetto all'apparato tecnico amministrativo e politico, tanto che, a fine dicembre 2014 e all'inizio dell'anno successivo, l'impresa stessa su ordinanze del sindaco pro tempore G. Mastrocinque e in assenza delle necessarie coperture di bilancio demoliva 6 alberi centenari (platani orientali). Il costo di tale demolizione, non prevista in progetto, è stato in seguito inserito illegittimamente nella contabilità dei lavori di arredo che si stavano realizzando e indebitamente pagato;
i lavori sono proseguiti in assenza di qualsiasi controllo ovvero con il tacito consenso dei soggetti preposti: alcuni lavori previsti nel progetto non sono stati realizzati (area di parcheggio in area privata, pavimentazione via Generosa Frattasi eccetera), altri invece, non previsti (pila e area scoperta fontana e lavatoi), sono stati realizzati; altri ancora hanno subito variazioni;
si appalesano seri dubbi e perplessità sull'effettiva attivazione dell'iter procedurale per la bonifica e la dismissione dell'impianto del vecchio distributore di carburante (costituito da 4 serbatoi interrati contenenti sostanze di origine petrolifera e gabbiotto di acciaio e alluminio), tra cui la progettazione della caratterizzazione, la relazione del progetto di bonifica, la relazione di chiusura del procedimento, la progettazione di tutte le attività previste, la documentazione che non è nella disponibilità del Comune, che comunque aveva l'obbligo di vigilare anche sulla corretta procedura di gestione e smaltimento degli ulteriori rifiuti prodotti nell'ambito del cantiere che la normativa di riferimento, decreto legislativo n. 152 del 2006, cosiddetto codice dell'ambiente, art. 184, comma 3, lettera b), qualifica come "rifiuti speciali", e per i quali, secondo quanto previsto e riportato nella relazione tecnica allegata all'offerta migliorativa, sarebbero stati recuperati mediante impianto mobile in cantiere privo della prevista ed obbligatoria autorizzazione rilasciata dalla Provincia di pertinenza;
non è stato compilato il formulario di trasporto per i rifiuti inerti prodotti la cui tracciabilità è poco trasparente; degli altri rifiuti speciali prodotti in cantiere, provenienti da scavi, tagli e demolizioni, nel formulario dei trasporti non se ne ravvisa traccia: mancherebbero all'appello gli ulteriori rifiuti prodotti in cantiere pari a 4.420,87 metri cubi;
ulteriori operazioni illecite sono documentabili in relazione alle operazioni di rimozione e di smaltimento dei rifiuti pericolosi, costituiti da 4 serbatoi interrati che comportano sicuramente sia la formazione di rifiuti liquidi, fondami e sostanze per il lavaggio dei serbatoi, sia rifiuti solidi, quali il serbatoio stesso e le tubazioni di collegamento all'impianto;
pesanti anomalie si riscontrano altresì nel contenuto dell'appalto: le tavole di disegno concernenti i particolari costruttivi risultano insufficienti e le tavole di disegno delle piante e sezioni, prive di quote e misure, sono troppo generiche, tanto da mettere in discussione l'appaltabilità dell'opera stessa, tali da comportare un'indeterminatezza dei lavori da eseguire, esponendo l'impresa appaltatrice all'esecuzione di opere non prevedibili dal testo contrattuale;
i lavori in cantiere, tra ordinanze sindacali, ordini di servizio, sospensioni e riprese dei lavori illegittimi, sono andati avanti in modo disordinato, senza indicazioni, in assenza di un progetto esecutivo cantierabile e con la realizzazione di opere e lavorazioni non previste in progetto, che avrebbero dovuto essere sanate sia da un punto di vista urbanistico che ambientale: infatti, con delibera di Giunta comunale n. 106 del 21 dicembre 2015 è stata approvata una variante in corso d'opera e sanatoria ambientale, che presenta vari profili d'illegittimità, essendo priva del necessario obbligatorio consenso e della successiva approvazione da parte del responsabile del procedimento, il quale ha omesso anche di redigere l'obbligatoria relazione di cui all'art. 161, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica n. 207 del 2010;
nella perizia di variante sono stati introdotti, inoltre, lavori già realizzati e mai autorizzati dal direttore dei lavori, per i quali era stato richiesto accertamento di compatibilità ambientale, il cui parere è stato rilasciato da una commissione per il paesaggio illegittima;
la variante approvata inoltre è illegittima perché, nel variare complessivamente tutte le lavorazioni presenti nel progetto originario, implicitamente ha rielaborato anche le quantità di lavori non interessanti le variazioni supplementari o riduttive ed ha trasformato così in sede consuntiva l'appalto a corpo in un appalto a misura;
era obbligatorio l'affidamento del collaudo in corso d'opera, così come previsto dall'art. 141, comma 7, lett. a), del decreto legislativo n. 163 del 2006 e dall'art. 215, comma 4, lett. a), del decreto del Presidente della Repubblica n. 207 del 2010: la nomina del collaudatore è avvenuta solo in data 1° luglio 2015 e non già, come previsto obbligatoriamente dalla normativa in materia (art. 216, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 207 del 2010) per il collaudo in corso d'opera, entro e non oltre 30 giorni dalla data d'inizio lavori, avvenuta in data 18 settembre 2014, e pertanto non oltre il 18 ottobre 2014;
visto ancora che, a quanto rtisulta:
all'impresa Lombardi Srl è stato pagato e liquidato un importo di 143.765,49 euro per la fornitura e posa in opera di 33 pali di illuminazione in luogo degli effettivi 27 collocati nell'area d'intervento. È stata quindi pagata indebitamente la fornitura e posa in opera di 5 pali in più rispetto a quelli previsti in progetto, per un maggiore importo di 26.139,18 euro;
la pavimentazione dei marciapiedi in pietra perla con superficie puntellata, che nelle previsioni di progetto doveva avere uno spessore 5-7 centimetri, in fase di esecuzione è stata sostituita da una analoga per qualità cromatica e forma ma di spessore 2,5-3 centimetri, molto inferiore a quello previsto, e anche qui con un indebito vantaggio per l'impresa;
non è stata effettuata la fornitura e posa in opera di 3 cestini porta rifiuto e pali per un importo di circa 312 euro, il cui pagamento è stato liquidato completamente;
considerato che:
le opere non rispetterebbero le leggi che regolano la materia edilizia e la normativa sismica di riferimento;
la realizzazione di tali opere strutturali è avvenuta in assenza di tutti gli elaborati previsti dalla normativa che regola la materia dei lavori pubblici (decreto legislativo n. 163 del 2006) e in assenza della prescritta denuncia dei lavori e dell'obbligatorio rilascio dell'autorizzazione sismica;
si riporta solo una parte di tutti gli atti illegittimi e delle anomalie, documentate, che si ritengono messe in atto dall'amministrazione di Foglianise nelle opere di recupero del centro urbano,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano, nell'ambito delle proprie prerogative, di dover effettuare gli opportuni accertamenti in relazione al contenuto della gara d'appalto e alle sue modificazioni in corso d'opera; all'esecuzione delle opere, che non potevano essere collaudate in quanto non ancora ultimate; alle evidenti illegittimità e alle negligenze nell'andamento dei lavori, che, ad avviso dell'interrogante, coinvolgono tutto il personale tecnico interno ed esterno all'amministrazione; alle modalità della bonifica e dello smaltimento dei rifiuti; all'eventuale violazione della normativa urbanistica e paesaggistica dei lavori; alla sussistenza di eventuali profili di rilevanza penale dei fatti riportati.
(4-07288)
CARDINALI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -
(4-07289)
(Già 3-03413)