Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 917 del 14/12/2017

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

917a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 14 DICEMBRE 2017

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Presidenza del presidente GRASSO,

indi della vice presidente LANZILLOTTA

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: ALA-Alleanza Liberalpopolare Autonomie: ALA; Alternativa Popolare-Centristi per l'Europa-NCD: AP-CpE-NCD; Articolo 1 - Movimento democratico e progressista - Liberi e Uguali: Art.1-MDP-LeU; Federazione della Libertà (Idea-Popolo e Libertà, PLI): FL (Id-PL, PLI); Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà (Direzione Italia, Grande Sud, Popolari per l'Italia, Riscossa Italia, Salute e Ambiente): GAL (DI, GS, PpI, RI, SA); Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Misto: Misto; Misto-Campo Progressista-Sardegna: Misto-CP-S; Misto-Fare!: Misto-Fare!; Misto-Federazione dei Verdi: Misto-FdV; Misto-Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale: Misto-FdI-AN; Misto-Insieme per l'Italia: Misto-IpI; Misto-Italia dei valori: Misto-Idv; Misto-Lega per Salvini Premier: Misto-LpSP; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento la Puglia in Più: Misto-MovPugliaPiù; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà: Misto-SI-SEL; Misto-UDC: Misto-UDC.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente GRASSO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,38).

Si dia lettura del processo verbale.

SAGGESE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,41).

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(2801) Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Mantero ed altri; Locatelli ed altri; Murer ed altri; Roccella ed altri; Nicchi ed altri; Binetti ed altri; Carloni ed altri; Miotto ed altri; Nizzi ed altri; Fucci ed altri; Calabrò e Binetti; Brignone ed altri; Iori ed altri; Marzano; Marazziti ed altri; Giordano Silvia ed altri)

(5) MARINO Ignazio ed altri. - Disposizioni in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari al fine di evitare l'accanimento terapeutico

(13) MANCONI ed altri. - Norme in materia di relazione di cura, consenso, urgenza medica, rifiuto e interruzione di cure, dichiarazioni anticipate

(87) MARINO Ignazio ed altri. - Norme in materia di sperimentazione clinica in situazioni di emergenza su soggetti incapaci di prestare validamente il proprio consenso informato

(177) SACCONI ed altri. - Disposizioni in materia di alimentazione ed idratazione

(443) RIZZOTTI. - Disposizioni in materia di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario

(485) DE POLI. - Disposizioni in materia di consenso informato

(1973) TORRISI e PAGANO. - Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento (ore 9,41)

Approvazione del disegno di legge n. 2801

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 2801, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Mantero ed altri; Locatelli ed altri; Murer ed altri; Roccella ed altri; Nicchi ed altri; Binetti ed altri; Carloni ed altri; Miotto ed altri; Nizzi ed altri; Fucci ed altri; Calabrò e Binetti; Brignone ed altri; Iori ed altri; Marzano; Marazziti ed altri; Giordano Silvia ed altri, 5, 13, 87, 177, 443, 485 e 1973.

Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli articoli del disegno di legge n. 2801, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, e degli emendamenti ad essi presentati.

Passiamo alla votazione finale.

REPETTI (Misto-Ipl). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

REPETTI (Misto-Ipl). Signor Presidente, colleghi, non vi nego che oggi sono particolarmente emozionata per l'approvazione di questa legge, così attesa dagli italiani e per la quale il ritardo del Parlamento era ormai ingiustificato, .

Questo momento va dedicato innanzi tutto a tutti coloro che ci hanno supplicato di approvare questa legge; alcuni di loro non ci so no più, altri stanno vivendo un momento molto difficile della loro vita. Ma mi ero ripromessa che se fossimo arrivati a questo voto, avrei ricordato in particolare una persona a nome di tutti, un uomo che amava profondamente la vita, che ha insegnato a tutti noi a combattere con tutte le forze per la vita ma ci ha anche insegnato ad accettare la morte come sua naturale conclusione. E infatti, tra le sue grandi battaglie, c'è stata quella per una legge sul fine vita, affinché il delicato passaggio tra la vita e la morte fosse il più dignitoso, il più naturale e meno sofferente possibile. Quell'uomo che voglio ricordare qui oggi, a nome di tutti, e che voglio ringraziare, era Umberto Veronesi. (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).

Concludo, Presidente, riconoscendo comunque anche il merito innanzi tutto al Partito Democratico che, anche grazie alla caparbietà del suo segretario Renzi, ha consentito di portare a casa leggi di civiltà come le unioni civili e il biotestamento. (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).

Ma, per onestà intellettuale, voglio ringraziare tutti coloro - anche lei, Presidente - che hanno consentito il varo di questa legge così importante, di grande umanità e che renderà sicuramente il nostro Paese più civile. (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).

*QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, colleghi senatori, quasi nove anni fa ci trovavamo su questi stessi scranni per approvare una legge voluta, elaborata, meditata e votata da molti di noi che oggi si trovano su una posizione avversa. Quella legge, purtroppo bloccata in dirittura d'arrivo, introduceva nel nostro ordinamento le dichiarazioni anticipate di trattamento, disciplinava il consenso informato, contrastava l'accanimento terapeutico, avendo cura di fissare alcuni capisaldi: che non si potessero ricostruire ex post le volontà di una persona affidandosi a labili tracce, arrogandosi di fatto il diritto di stabilire che vi siano vite degne di essere vissute e vite che non lo siano; che restasse uno spiraglio aperto, sempre, per l'alleanza terapeutica tra medico e paziente, per impedire che a fronte di mutate condizioni una persona possa restare vincolata a scelte precedenti in nome di una pretesa deterministica che vorrebbe imporre piani quinquennali sul corpo umano; che, infine, l'idratazione e l'alimentazione non fossero considerate terapie.

Una terapia è infatti tale se cura una patologia e io vorrei sapere da voi, colleghi, quali sono le malattie che vengono curate attraverso idratazione e alimentazione. Vorrei sapere se un paziente al quale viene sospesa la somministrazione di acqua e cibo muore per effetto della sua patologia o muore di fame e di sete. (Commenti del senatore Manconi). Non credo possano esserci dubbi in proposito.

MANCONI (PD). Non sono acqua e cibo, Quagliariello!

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Ho voluto rievocare quella giornata di quasi nove anni fa non per il gusto dell'amarcord, ma per sgomberare subito il campo da quella che, per rifarci a un termine molto in voga in questo periodo, è a tutti gli effetti una fake news. Si è detto, infatti, che noi saremmo contrari a qualsiasi legge che consenta a una persona di esprimere pro futuro la propria volontà sui trattamenti terapeutici da ricevere in caso di incapacità di intendere e di volere. Signor Presidente, non è così. E a fronte del rischio di una roulette giudiziaria che affidi all'orientamento ideologico delle corti la decisione sulla vita o sulla morte, non è stato più così nemmeno per tanti che in passato avevano ritenuto che su questa materia non si dovesse legiferare.

Il fatto è che oggi in quest'Aula non discutiamo una legge sul testamento biologico. Quella che il Senato si accinge ad approvare è stata definita non da Quagliariello, Giovanardi, Gasparri, Rizzotti, Centinaio, Sacconi o altri, ma da personalità su posizioni diametralmente opposte, la «via italiana all'eutanasia». E la via italiana all'eutanasia avrà il nostro fermo dissenso oggi, con numeri purtroppo insufficienti, e lo avrà domani, quando un nuovo Parlamento vedrà ribaltati i rapporti di forza e una maggioranza di centrodestra metterà immediatamente riparo alle tre grandi storture di cui vi state assumendo, colleghi, la pesante responsabilità.

Tanto per cominciare, la legge in esame rende le dichiarazioni di chi scrive ora per allora sostanzialmente vincolanti. Non si tratta di indicazioni scritte per un futuro indeterminato, da affidare alla scienza e alla coscienza del proprio medico in base alle evoluzioni scientifiche, ai precetti di Ippocrate e a quell'alleanza terapeutica che sa discernere l'afflato umano del presente che sfugge misterioso alla pretesa della pianificazione, ma di disposizioni marchiate a fuoco a fronte delle quali al medico non è consentita neppure l'opzione minima dell'obiezione di coscienza.

Colleghi, al di là della caratura palesemente illiberale di una simile norma, essa sconta un riflesso ideologico che non tiene conto ad esempio di una realtà che ben conosce chiunque abbia avuto un proprio caro colpito da una malattia degenerativa. Il punto è che il decorso di queste patologie è spesso molto lungo e, quando ci si viene a trovare nello stato di incapacità di intendere e di volere, è assai probabile che le possibilità messe a disposizione della scienza medica siano molto diverse da quelle che il paziente ha potuto valutare all'atto di redigere le sue volontà. Tutto questo può essere relegato a mera sovrastruttura di cui tener solo un labilissimo conto in nome della presunzione fatale di poter determinare ogni cosa?

C'è poi un secondo aspetto di ordine pratico che può comportare implicazioni enormi. Non basterà infatti una toppa maldestramente inserita nella legge di bilancio a sanare un vulnus che apre scenari incontrollabili e imprevedibili e, a volerla vedere con ottimismo, renderà sostanzialmente inapplicabile questa legge. La registrazione, la conservazione, l'accessibilità e il trattamento dei dati sono stati infatti lasciati nel caos più assoluto e totale.

In un Paese nel quale ci si preoccupa di proteggere i cittadini dall'invadenza dei volantini nella cassetta delle lettere, non esiste la benché minima garanzia in termini di privacy sulla fine della propria esistenza. E soprattutto, dopo aver trasformato i medici in burocrati di Stato addetti all'esecuzione testamentaria, l'assenza di un registro unico nazionale delle DAT imporrà ai malcapitati operatori sanitari alle prese con pazienti in stato di incoscienza una sorta di caccia al tesoro alla ricerca delle eventuali dichiarazioni perdute.

A tutto ciò si aggiunga un dato ancor più surreale: per disporre le volontà sui trattamenti terapeutici la legge non prevede alcun colloquio con il medico che garantisca che esse siano redatte sulla base di un consenso informato, né è contemplata una verifica sul fatto che il dichiarante sia in quel momento in stato di piena coscienza. Se però, dopo aver siglato il testamento biologico in condizioni di completa anarchia, si decide di revocarlo o anche solo di modificarlo, viene imposta la presenza di un medico e di due testimoni. Non siamo all'assurdo, colleghi, siamo oltre.

Infine, veniamo all'aspetto che più di ogni altro configura questa legge come la via italiana all'eutanasia. Una buona legge sul testamento biologico dovrebbe infatti servire a consentire ai cittadini l'esercizio della libertà di cura anche in stato di incapacità e a evitare un eventuale insensato accanimento terapeutico. Orbene, questo testo non solo non impedisce affatto l'accanimento terapeutico in quanto è fondato sull'autodeterminazione assoluta a scapito anche del ruolo del medico, ma si spinge ben al di là dei confini della libertà di cura, consentendo la pratica eutanasica della sospensione di idratazione e alimentazione. E, come già detto, privando una persona di idratazione e alimentazione non la si lascia morire della propria malattia, ma la si induce alla morte per fame e per sete.

A questa deriva non sfuggono nemmeno i minori: il combinato disposto tra ambiguità e rigidità normative apre la strada a dieci, cento casi Charlie Gard anche nel nostro Paese.

Mi avvio a concludere, signor Presidente. Le storture di questa legge discendono da un errore di fondo, che contrasta con il liberalismo e con il senso comune delle persone prima ancora che con princìpi di ordine etico e religioso. L'errore è la presunzione fatale di poter decidere che vi siano vite non degne di essere vissute, e di poter determinare quando siano degne e quando siano indegne. E il punto è che questo errore non è meno grave quando si ha a che fare con la propria stessa vita.

Indipendentemente dalla dimensione della fede, nessuna persona che creda davvero nella libertà può pensare di conoscere il futuro prima di averlo sperimentato. Nessuno sa cosa sia la morte di un genitore prima di aver subito questa perdita; nessuno sa cosa sia la nascita di un figlio prima di aver attraversato questa gioia. Allo stesso modo, nessuno può sapere cosa vivrà alla fine della propria esistenza. È l'essenza del mistero - se lo si preferisce, laicamente, della meraviglia della vita - che non vieta di formulare indicazioni, ma dovrebbe sconsigliare l'idea di ingabbiare con disposizioni apodittiche un futuro che è e deve restare aperto, non solo per i credenti, ma per tutti gli uomini liberi.

Per queste ragioni, annuncio il voto contrario del Gruppo Federazione della Libertà. (Applausi dal Gruppo FL (Id-PL, PLI) e della senatrice Rizzotti).

CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, tra qualche ora potrete dire agli italiani di aver portato a casa un bel provvedimento a larga maggioranza (era ora, ci avete messo una legislatura per farlo). Finalmente il miracolo di Natale, il miracolo di fine legislatura. Dovevate scegliere tra il biotestamento e lo ius soli - sicuramente lei, Presidente, sarebbe stato più contento se aveste scelto lo ius soli - e avete scelto quello più pericoloso, colleghi, alla faccia di tutti gli appelli e gli scioperi della fame. A proposito di sciopero della fame, dite a Delrio che lo ius soli non si farà più; rischiamo che questo signore a Natale non mangi e rischiamo di averlo sulla coscienza (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Rizzotti). Ditelo anche al senatore Manconi. Mettetevi il cuore in pace.

Una legislatura nefasta, la XVII, che ha visto distrutte alcune certezze della nostra società. Una legislatura che, anziché pensare ai 5 milioni di italiani sotto la soglia di povertà, al calo delle nascite, alla disoccupazione, alle pensioni, alla sicurezza dei nostri confini e delle nostre strade, ai 170.000 giovani italiani che ogni anno lasciano il nostro Paese, ha provveduto a smantellare o ha tentato di smantellare i cardini della nostra società.

Divorzio breve: oggi è più facile distruggere una famiglia che cambiare compagnia telefonica, grazie a voi. Legge Cirinnà: con questa legge tutto è famiglia, nulla è famiglia.

CIRINNA' (PD). E meno male!

CENTINAIO (LN-Aut). Tutti i diritti delle famiglie, ma non i doveri delle coppie eterosessuali...

CIRINNA' (PD). Vai, vai!

CENTINAIO (LN-Aut). Grazie collega. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Rizzotti).

Jobs act: tutti sempre più precari. Il lavoro stabile, quello che permette ai giovani di chiedere un mutuo e crearsi una famiglia (quella che a voi non piace), ormai è una chimera. I 900.000 posti di lavoro in più, di cui parla Renzi, sono - diciamo noi - 900.000 schiavi sottopagati. (Applausi dal Gruppo LN-Aut.Commenti dal Gruppo PD). Basta con questi versi, sembra di essere allo zoo. (Applausi della senatrice Rizzotti. Commenti del senatore Dalla Zuanna).

PRESIDENTE. Continui, senatore Centinaio, ma cerchi di non provocare reazioni.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, io non provoco, io intervengo. Chiedo la parola e intervengo, visto e considerato che - invece - abbiamo avuto dei muti durante tutta la legislatura, che sanno solo blaterare. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Bonus bebè: da 80 a 40 euro al mese. Nessuna politica a favore delle nascite, tanto, colleghi ci sono gli extracomunitari e i clandestini che ci verranno a pagare le pensioni. (Applausi del senatore Candiani).

Immigrazione clandestina: grazie alla coppia Renzi-Alfano, 700.000 finti profughi se ne stanno nelle nostre strade.

Ci sono poi stati i tentativi di distruggere lo Stato: il pasticcio delle Province; la riforma elettorale di madame Boschi, che doveva essere la riforma più bella del mondo, rimandata al mittente; la riforma costituzionale, che doveva togliere il diritto di voto agli italiani (mamma mia, vedere la faccia di Renzi dopo il 4 dicembre dell'anno scorso è stato veramente il più bel regalo di Natale che ci hanno fatto gli italiani)! (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Senza parlare delle proposte rimaste lì, come la liberalizzazione della cannabis, con cui saremmo dovuti diventare tutti dei tossici, o lo ius soli.

Tornando a oggi, Presidente, il nostro voto sarà contrario non perché siamo contrari a una legge in materia, ma perché siamo contrari a questo pasticcio. Questa legge è l'anticamera dell'eutanasia. Sa, signor Presidente, cosa lo conferma? L'abbiamo avuta ieri la conferma, quando avete dichiarato inammissibili tutti gli emendamenti che chiedevano una condanna esplicita dell'eutanasia. Tutte le volte che c'era la parola «eutanasia» non ci avete lasciato parlare dell'argomento, perché è contenuta in questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Rizzotti).

Siamo contrari perché voi considerate trattamento sanitario la nutrizione e l'idratazione artificiali. Mangiare e bere non possono essere considerati trattamenti sanitari: sono diritti e non terapie. Voi volete far morire le persone di fame e sete, noi no.

Siamo contrari perché le disposizioni sono vincolanti per i medici. Noi siamo a favore della libertà e della professionalità dei medici: dichiarazioni sì - l'abbiamo proposto in tanti emendamenti - disposizioni no. Per noi è fondamentale il rapporto medico-paziente. Per noi i medici devono essere strumenti di vita, per voi strumenti di morte.

Siamo contrari perché le DAT per i minorenni sono incomprensibili e vergognose. Per capire cosa stiamo dicendo vi invito a riascoltare l'intervento di ieri della senatrice Bignami, una mamma che, come tante, è preoccupata per quello che state votando. Signor Presidente, non vogliamo casi come quello di Charlie Gard nel nostro Paese. Vogliamo evitare che il signor Renzi scriva ennesimi tweet o post su questo argomento, per poi, in modo vigliacco, far votare ai propri senatori un provvedimento che va in quella direzione. (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Commenti del senatore Cociancich).

Scompare l'obiezione di coscienza per i medici e le strutture. I medici e gli ospedali vogliono continuare a salvare le persone, non vogliono essere vostri complici. Perché no? Perché avete calpestato tutte le convenzioni internazionali - ve l'hanno detto tutti i senatori che sono intervenuti ieri - comprese quelle sottoscritte dal nostro Paese. Andate all'estero a sottoscrivere le convenzioni internazionali, a riempirvi la bocca e farvi grandi e - poi - tornate in Italia e quelle medesime convenzioni le stracciate. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

In questi giorni il Ministro della salute non è mai venuto in Aula.

CANDIANI (LN-Aut). Vergogna!

CENTINAIO (LN-Aut). Questo è un argomento che doveva essere discusso con il Ministro seduto - anzi, inchiodato - in Aula. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Rizzotti). Il Ministro doveva essere qui a confrontarsi con noi. Invece non è mai venuto in Aula. Forse perché è in imbarazzo? Forse perché tra qualche mese deve andare a chiedere i voti agli ambienti cattolici e alle associazioni pro-vita che ci stanno ascoltando? Dovrà andare a elemosinare i voti e forse dire che lei non era complice, perché non era presente in Aula? Doveva essere lì e invece non c'era!

Che dire, signor Presidente? Votatela, questa legge: è la vostra legge! Noi lo avevamo detto: era una normativa che non saremmo mai riusciti a cambiare neanche di una virgola. A tutti quelli che in questi giorni ci dicevano che eravamo pessimisti perché dicevamo che non si sarebbe cambiata una virgola e non avreste cambiato una virgola, diciamo: «Avete visto?». Non eravamo dei gufi: siamo persone che frequentano questo Parlamento, ne conoscono le regole e anche quelle della politica. Un provvedimento portato in Aula a fine legislatura, quando ormai scorrono i titoli di coda, è un provvedimento prendere o lasciare e quindi qualsiasi proposta di modifica è stata respinta. Noi non avevamo la speranza che qualche nostro emendamento venisse approvato: la nostra è stata solo una testimonianza per far capire a chi è fuori di qui che noi non siamo contro una legge, ma vogliamo una cosa totalmente diversa. Volevamo una legge di civiltà. Quindi, Presidente, votatelo questo disegno di legge: la Lega Nord non sarà mai vostra complice. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Rizzotti. Congratulazioni.).

Saluto ad una rappresentanza dell'Associazione Luca Coscioni

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i rappresentanti dell'Associazione Luca Coscioni, i cui rappresentanti stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn.
2801, 5, 13, 87, 177, 443, 485 e 1973 (ore 10,03)

MAZZONI (ALA). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAZZONI (ALA). Signor Presidente, è certamente solo una coincidenza quella per cui, mentre il Senato discuteva del testamento biologico, ieri in un'aula di tribunale si sia svolta un'udienza drammatica sulla vicenda di dj Fabo. È stata definita «l'udienza dell'agonia», celebrata in un silenzio surreale, quando è stata trasmessa l'intervista di «Le Iene» in cui Fabiano Antoniani, cieco e tetraplegico, diceva una cosa semplice e cruda: «Andrò via con il sorriso, perché vivo nel dolore». Marco Cappato ora è sotto processo per quella morte assistita in una clinica svizzera.

Ebbene, credo che la visione di quelle immagini e quella tragica testimonianza valgano molto più dei fiumi di parole spesi in quest'Aula, anche delle appassionate e alte argomentazioni del senatore Romano, per spiegare che quella che stiamo discutendo è una legge di civiltà, una legge necessaria. Le persone sottoposte a sofferenze terribili, con malattie irreversibili, hanno diritto di scegliere come morire; è un diritto umano fondamentale e a loro dovremmo chiedere scusa per il ritardo con cui la politica e il Parlamento sono intervenuti su questa materia (Applausi dal Gruppo ALA).

Molti Paesi hanno già reso legali le disposizioni anticipate di trattamento, che consentono di rifiutare interventi medici non desiderati anche quando si sia privi di coscienza. Ecco, questa legge consentirà anche in Italia di lasciare disposizioni per non morire in modi indesiderati. Del resto, anche in Italia da molti anni ci sono medici che trattano i pazienti terminali praticando la sedazione profonda e sospendendo l'alimentazione. Quando e se fare la sedazione terminale in genere lo decide il medico, senza alcuna alleanza terapeutica con il paziente che non è più in grado di decidere, e spesso d'intesa con i famigliari che non sopportano più di vedere il proprio caro soffrire senza speranza.

Quello di cui stiamo parlando è dunque un tema delicatissimo dal punto di vista etico e giuridico. Io sono però convinto che regolare legalmente le scelte di fine vita aumenti gli spazi di libertà sia per chi vorrebbe essere tenuto in vita il più a lungo possibile sia per chi intende autodeterminarsi in modo opposto. Senza una legge che lo regoli, questo tema cruciale è lasciato alla mercé di situazioni contingenti e di decisioni prese comunque al di fuori della volontà del malato.

Nel dibattito lungo e tormentato che ha accompagnato l'iter di questo disegno di legge chi si oppone alle disposizioni anticipate di trattamento ha cercato appigli nella Costituzione. Ma proprio la nostra Costituzione riconosce esplicitamente il principio del consenso e del corrispondente diritto al rifiuto delle cure, anche se è necessario bilanciare la libertà del paziente con le ragioni della scienza medica in ordine all'appropriatezza di un determinato trattamento.

In questo senso io credo sia stato giusto considerare nutrizione e idratazione artificiali come trattamenti sanitari, che sono tali in quanto rispondono a determinati protocolli inseriti interamente all'interno di una pratica medica, e questo è l'orientamento non solo della più autorevole letteratura scientifica, ma anche delle associazioni dei medici specializzati proprio nella pratica della nutrizione e dell'idratazione artificiali.

Così come sono convinto che l'alleanza terapeutica medico-paziente non possa mai essere più importante della mia volontà e della mia libertà o che il medico debba avere un ruolo predominante rispetto alla mia volontà e alla mia libertà, perché l'autodeterminazione è il nucleo, il senso stesso della persona umana. Questa è, appunto, una legge di libertà che ha trovato un punto di equilibrio certo perfettibile, ma prezioso, perché è riuscita a contemperare i presupposti normativi con le legittime istanze di libertà personale emerse nel corso degli anni in conseguenza dei progressi della scienza, e al contempo spogliando questo drammatico fenomeno da ipocrisie e dissimulazioni. È un passo né troppo corto da essere inutile né troppo lungo da farci scivolare verso l'eutanasia e il suicidio assistito.

Questa, inoltre, è una legge che non impone obblighi, visto che nessuno è costretto a sottoscrivere le DAT - una scelta responsabile e gravosa, tanto più se presa ora per dopo - ma fissa almeno alcuni principi, primo fra tutti la legittimazione formale della rinuncia a ogni forma di accanimento terapeutico attraverso l'interruzione di procedure mediche straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi. E pone finalmente un limite al drammatico convitato di pietra che in questo dibattito non è stato quasi mai menzionato: la sofferenza, il dolore che l'accanimento terapeutico aggiunge e infligge a corpi già stremati da terribili malattie.

«Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire». Quello che ho appena citato è il paragrafo 2278 del catechismo della Chiesa cattolica inserito nel capitoletto dedicato esplicitamente all'eutanasia. Nel seguente si precisa, inoltre, che una terapia finalizzata ad «alleviare le sofferenze del moribondo, anche con il rischio di abbreviare i suoi giorni, può essere moralmente conforme alla dignità umana, se la morte non è voluta né come fine né come mezzo, ma è soltanto prevista e tollerata come inevitabile». Ecco: a mio parere il provvedimento che stiamo approvando va esattamente in questa direzione.

Certo, non mancano le criticità, prima fra tutte la contraddizione contenuta nell'articolo 1, comma 6, per cui «il paziente non può esigere trattamenti sanitari contrari alla deontologia professionale» e, dunque, a fronte di tali richieste «il medico non ha obblighi professionali». Porre la deontologia professionale come limite a un diritto costituzionalmente sancito è un errore che potrebbe provocare infinite controversie.

E anche l'accanimento burocratico per cui le DAT devono essere redatte con scrittura privata autentica e consegnate personalmente poteva essere evitato, come accade ad esempio in Germania. Ma questa è, ovviamente, anche una legge di compromesso e qualche ambiguità non ne inficia il carattere di legislazione permissiva e non impositiva, intessuta di uno spirito laico e liberale. Il testamento biologico, in conclusione, colma la frattura della sopravvenuta incapacità dell'individuo di fare scelte coscienti sulla sua vita e rappresenta dunque lo strumento cardine dell'autonomia della persona: un altro significativo passo avanti nel solco dei diritti civili. (Applausi dal Gruppo ALA e della senatrice De Biasi. Congratulazioni).

DIRINDIN (Art.1-MDP-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIRINDIN (Art.1-MDP-LeU). Signor Presidente, signori colleghi e signore colleghe, signori rappresentanti del Governo, finalmente! Finalmente giunge ad approvazione una legge estremamente importante attesa da tanto tempo e da tante persone; un provvedimento che - come raramente è accaduto in questa legislatura, mi permetto di dire - può essere considerato di buon livello qualitativo.

Dico questo per due ragioni: la prima è per il tema che tratta e la seconda per la qualità del testo.

Tratta un tema che qualifica - a mio giudizio - la produzione della XVII legislatura con una norma che interviene su un grande argomento, delicato, che interessa la società attuale, la società moderna, permettendo così al Parlamento di svolgere al meglio la propria funzione di moderna rappresentanza politica nazionale.

La seconda ragione è la qualità del testo. In un contesto che - come più volte abbiamo detto in quest'Assemblea - è stato contraddistinto troppo spesso dal proliferare di una produzione legislativa mastodontica, disorganica e non immediatamente comprensibile, questo provvedimento appare a noi chiaro, equilibrato - per quanto è possibile esserlo - ed essenziale.

Spiace ascoltare affermazioni così poco serie, perché meramente strumentali e pregiudiziali, da parte di chi raramente ha sollevato perplessità rispetto a norme ben più complicate e oscure di questa. La delicatezza del tema avrebbe richiesto un uso più attento delle parole e spero che almeno in questa mattinata non si usino certi termini che, purtroppo, ho già sentito nei primi interventi. Vorrei un uso più attento delle parole e, invece, abbiamo sentito evocare effetti sinistri; abbiamo sentito utilizzare parole allarmistiche; abbiamo sentito addirittura parlare di era eutanasica, come se fosse accettabile che un rappresentante in Parlamento possa parlare per far apparire una legge diversa da quella che è. È segno che altri argomenti non ci sono e forse è anche un po' segno di disonestà intellettuale.

Invece questa norma non si occupa di eutanasia. Parlare di eutanasia è, per lo meno, segno di scarsa onestà, quando si parla di questo disegno di legge. Accettare, invece, i limiti della condizione umana; scegliere di non impedire che, in certe condizioni, si riconosca che la morte è il fine naturale della vita di una persona, è profondamente diverso da accorciare la vita, abbreviare la vita o, addirittura, procurare la morte. L'eutanasia è un'altra cosa. Qui parliamo del diritto alla «rinuncia all'utilizzo di procedure mediche sproporzionate e senza ragionevole speranza di esito positivo»: cito le parole del compendio del catechismo della Chiesa cattolica, per chi ha ancora dei dubbi appartenendo a quella fede.

Questa norma affronta, per fortuna, un tema non più rinviabile, perché la crescente capacità terapeutica della medicina moderna consente oggi - cosa che non era così venti, trenta, quarant'anni fa, sebbene la Costituzione lo avesse già scritto - di protrarre la vita anche in condizioni che un tempo erano assolutamente impensabili. E questo è sicuramente un bene, perché è il progresso della medicina. Ma le nuove tecnologie, che permettono interventi sempre più efficaci sul corpo umano, richiedono - come ebbe a dire un grande uomo, il cardinale Carlo Maria Martini - «un supplemento di saggezza per non prolungare i trattamenti quando ormai non giovano più alla persona». È necessario.

Non è facile essere saggi in una legge. L'importante, però, è che si riconosca che non può essere trascurata la volontà del malato. Questa è la cosa essenziale: si riconosca la possibilità di un rifiuto informato delle cure, quando ritenute sproporzionate dal paziente. È una possibilità - e mi rivolgo a tutti coloro che prevedono chissà quali conseguenze - e chi non vuole esercitare questo diritto può sempre non farlo, ma deve riconoscere la libertà agli altri di poterlo fare. È una possibilità, non è un obbligo. Ogni persona resta libera di esercitare tale facoltà, come dice anche la Costituzione. La Costituzione già diceva che «nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario», se non previsto dalla legge.

Entro ora nel merito del provvedimento, soffermandomi rapidamente solo su alcuni punti, per sottolineare come - a nostro giudizio - questa sia una buona legge. Vorrei sottolineare un aspetto che non è stato sufficientemente rimarcato nel dibattito: la successione dei temi trattati dal disegno di legge. La legge non parte dalle disposizioni anticipate di trattamento, ma dal consenso informato, all'articolo 1. Fanno seguito la terapia del dolore e, poi, le disposizioni anticipate di trattamento.

Nessun trattamento può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato del paziente. Per questo si disciplina il consenso informato, affinché esso non sia un fatto meramente burocratico - come purtroppo troppo spesso, e ancora oggi ci rendiamo conto che lo è - e un ricorso indiscriminato a un modulo da riempire.

La letteratura specialistica precisa che la formazione di un autentico consenso informato presuppone sempre la contemporanea presenza di almeno quattro elementi: l'offerta dell'informazione (deve essere presente), la comprensione da parte di chi riceve l'informazione della stessa, la libertà decisionale del paziente e la sua capacità decisionale.

Il secondo punto concerne la terapia del dolore. Credo che faccia parte dell'esperienza di molti di noi la difficile prova di conoscere o assistere persone che sentono la profondissima stanchezza che può derivare da una lunga malattia cronica e invalidante; che percepiscono la crescente dipendenza dagli altri come sempre più difficile da sopportare; che temono di dover sopportare ulteriori sofferenze legate alla malattia. E se questa è l'esperienza di tutti noi, mi stupisce l'atteggiamento di molte persone che - mi permetto di dire con molto rispetto - sembra essere scarsamente umano. Soprattutto però, di fronte a queste situazioni, il primo dovere di un sistema sanitario degno di un Paese civile è garantire ai malati ogni intervento atto ad alleviarne la sofferenza, sempre, anche in caso di rifiuto e revoca del consenso al trattamento - come dice la norma - compresa la sedazione profonda, che deve essere motivata e annotata nella cartella clinica. Nulla di stravolgente, tutto molto equilibrato: questa è la sfida che la norma non evita, ma invece assume e cerca di disciplinare.

Certo, mancano risorse, ma non per i registri. Perdonatemi, ma mi fa quasi sorridere pensare che l'unico problema sia finanziare la strumentazione informatica per fare i registri, quando invece il problema fondamentale è il capitale umano e professionale che deve dare attuazione alla legge. (Applausi dai Gruppi Art.1-MDP-LeU, Misto e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE)).

Sottolineo inoltre ciò che è scritto nell'articolo 1: «Il tempo della comunicazione» - per il consenso informato - «tra medico e paziente costituisce tempo di cura». È un'affermazione importante che, per la prima volta, si fa nella legge che stiamo per votare, che spero possa avere conseguenze attuative importanti.

Peccato però che, ancora una volta, quando si parla di sanità, si chieda agli operatori di affrontare nuovi e vecchi problemi con la clausola dell'invarianza delle risorse. Mi auguro che prima o poi arriverà il giorno in cui, come legislatori, ci vergogneremo di sostenere che tutto si possa fare a costo zero. La scelta della persona potrà dirsi invece effettivamente libera solo se gli operatori della sanità sapranno creare quel clima di fiducia che spesso sanno creare; se sapranno vivere, come spesso fortunatamente succede, l'esperienza della cura dal punto di vista non soltanto prestazionale e professionale, ma anche umano. Quello che prevede la legge potrà allora essere effettivamente attuato.

Al contrario, abbiamo sentito evocare in quest'Assemblea una medicina paternalistica che appartiene al passato e non è certo segno di modernità; non è il medico che deve scegliere per il paziente - da tempo si legge e si scrive questo - ma è il paziente che deve chiedere o, comunque, deve riuscire ad avere dal medico e dagli altri operatori della sanità tutte le informazioni che possano metterlo in condizione di scegliere per sé in maniera informata e libera. E i medici sono consapevoli che non c'è mai un'unica risposta ai problemi dei pazienti; sono sempre più consapevoli dei limiti della medicina e della necessità di condividerli con i pazienti.

Questa è la strada verso la quale i sistemi sanitari moderni e le società civili si stanno sviluppando. Pertanto evocare ancora la medicina paternalistica è vecchio. Se ci riteniamo innovatori, impariamo a fare passi in avanti. Semmai il problema è far acquisire ai professionisti una mentalità capace di affrontare queste incertezze, senza negarle, ma comunicandole, anche con professionalità, ai pazienti. E forse questo è anche il modo più autentico per creare una relazione di cura ed è anche quello che - come dice qualcuno - restituisce persino a chi eroga l'assistenza il significato del suo operare.

Concludo con un'osservazione. Stupisce che proprio da chi è pronto a rivendicare sempre la libertà di scelta del consumatore sanitario - uso espressamente un termine che a me non piace, ma che viene utilizzato - oggi sia stato espresso un parere ferocemente contrario alla libertà della persona. Mi domando se la libertà valga soltanto quando si tratta di scegliere tra una struttura pubblica e una privata oppure anche quando si tratta di scegliere se essere o no sottoposti a un trattamento, in certe condizioni. (Applausi dai Gruppi Art.1-MDP-LeU, Misto e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE)). È un'altra occasione che qualcuno ha perso per mostrare che si deve essere coerenti quando si parla della dignità delle persone, anche in questo settore.

La sfida ora è dare attuazione a questa legge: non sarà facile darvi corretta e piena attuazione. Credo, però, che dobbiamo impegnarci tutti affinché si possa osservare sul territorio quello che succede e fare quel salto d'innovazione culturale di cui tutti abbiamo bisogno. Nessuna legge è perfetta. E, quando ho espresso un giudizio di buona qualità, non volevo dire che questa lo è. Certo, ci vogliono miglioramenti, ma è una buona legge.

Per questo motivo noi di Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista-Liberi e Uguali voteremo convintamente a favore di questa legge. (Applausi dai Gruppi Art.1-MDP-LeU, PD, Misto, Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE. Congratulazioni).

D'AMBROSIO LETTIERI (GAL (DI, GS, PpI, RI, SA)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'AMBROSIO LETTIERI (GAL (DI, GS, PpI, RI, SA)). Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghe e colleghi, sono già intervenuto in discussione generale su questo provvedimento e ho ascoltato con grande attenzione tutti - e ripeto tutti - gli interventi che si sono succeduti, anche quelli d'illustrazione degli emendamenti proposti.

Lasciatemi esprimere un pensiero di grande rammarico. Avrei desiderato che l'Assemblea non tradisse le funzioni che le sono proprie: è nell'Aula del Senato, infatti, che si celebra l'atto più rilevante dell'azione legislativa, ossia il confronto e la possibilità di consolidare i convincimenti. Mi rammarica molto il silenzio delle forze politiche di maggioranza. Mi rammarica molto non aver sentito opporre alle puntuali, garbate - e convincenti, per me - valutazioni esposte in sede d'illustrazione degli emendamenti da coloro i quali questa legge non condividono il pensiero di chi ha un convincimento diverso, perché io stesso potessi maturare una valutazione diversa da quella che invece purtroppo, anche per gravi e colpevoli silenzi in questa sede, vede confermata la mia posizione di contrarietà a questo disegno di legge.

Mi rendo conto purtroppo di quali tempi bui della politica - una politica dell'annunzio, che non vede quasi mai ricongiunti i pensieri e le dichiarazioni fatte con le valutazioni e le espressioni di voto, magari per mettere una bandierina sullo scacchiere di un programma maldestro - abbia determinato sin dal suo inizio questa XVII legislatura, forse anche per un misterioso e preoccupante influsso cabalistico: abbiamo iniziato male e finiamo peggio.

I temi della sofferenza e quelli complessi delle sensibilità individuali avrebbero meritato un approccio completamente differente; avrebbero meritato un relatore in Aula e che le valutazioni proposte nelle numerosissime audizioni svolte in 12ª Commissione trovassero il terreno di coltura su cui sviluppare una valutazione complessiva, che consentisse a noi di fare un passo in avanti e anche a me, che non ho una posizione pregiudiziale su questo disegno di legge, di votare a favore, con i necessari punti di correzione.

E invece prendere o lasciare: il testo è quello della Camera e bisogna fare presto e male, perché bisogna consegnare al Paese una legge che consenta di fare i titoli sui giornali. Così non va e così non doveva andare. Ci saremmo dovuti occupare, inizialmente, di capire come e quanto la legge n. 38 del 15 marzo 2010, che votammo all'unanimità in quest'Aula nella scorsa legislatura, abbia trovato riscontro sul piano territoriale in termini di omogeneità e di adempimenti puntuali in merito ai suoi lodevoli, utili, moderni e necessari punti di progresso sulle cure palliative e sulla terapia del dolore. Ma in questo provvedimento ho letto un riferimento modesto, scarno e contraddittorio.

Dovevamo necessariamente intervenire con un provvedimento che evitasse ogni forma di accanimento terapeutico e il rischio dell'abbandono; che facesse prevalere il principio della proporzionalità dei trattamenti e delle cure; che introducesse il principio eticamente nobilissimo dell'accompagnamento alla conclusione dell'esperienza terrena in una logica solidaristica, che si appoggia saldamente sul rapporto primario tra il medico e il paziente, nel quale il medico non può rinunciare ai principi della sua autonomia, della sua responsabilità etica e operativa, e il paziente deve essere più forte nella consapevolezza dei suoi diritti e nel mantenimento solenne delle sue prerogative e della sua autonomia.

Siamo scivolati rovinosamente verso il basso. Consegniamo al Paese una pessima legge, perché è prevalso il principio di fare la legge purché sia, e poi si riempiranno le aule dei tribunali di un marea di ricorsi. Ma bisogna fare la legge perché si deve portare a casa una bandiera che i primi a bocciare saranno gli italiani, perché è un disvalore, perché offende le sensibilità dei singoli, perché consegna o rischia di consegnare la nostra società a una forma grave di nichilismo, in cui il primato dell'individuo prevale sulla collegialità di una società.

Siamo passati dalla dichiarazione alla disposizione, determinando - direi - il peccato originale dell'intero impianto normativo, e cioè un'obiezione di coscienza finta, perché di fatto non c'è un'obiezione di coscienza in capo al medico.

Ieri, nell'illustrazione degli emendamenti, si è parlato del balletto intorno al letto del moribondo, in attesa di capire se i famigliari possono decidere in modo collegiale, oppure se un solo famigliare o dei famigliari devono provvedere a dare adempimento alle disposizioni del paziente in fine vita, con una serie di interrogativi su chi decide; con quali sensibilità si mettono d'accordo i famigliari; con il rischio che si sviluppi all'interno del gruppo famigliare inteso in modo esteso (quindi comprendendo anche il convivente o la convivente) una serie di discrasie e contraddizioni.

Rispetto al registro nazionale, voglio vedere come verrà approvato dall'Assemblea del Senato l'emendamento attualmente in sede di valutazione alla Camera. Intanto il dover ricorrere al supporto della Camera con un altro disegno di legge per sopperire a uno dei tanti vulnus qui presenti mi sembra già la cartina di tornasole di un provvedimento maldestro e complessivamente negativo per le ricadute che avrà. Ma 5 milioni di euro possono essere sufficienti per la realizzazione del registro nazionale?

L'altro tema riguarda l'idratazione, l'alimentazione e la sedazione profonda: credo rappresentino una sorta di sigillo di garanzia di un percorso orientato alla morte e non alla cultura del rispetto della vita, che è un bene non negoziabile.

Per questi motivi, in un'interpretazione rigorosamente laica, signor Presidente, colleghe, colleghi, signori del Governo, il Gruppo delle Autonomie e Libertà esprime la propria valutazione negativa e dichiara, quindi, il voto contrario a questo pessimo disegno di legge che non fa bene al Paese e alla sua democrazia. (Applausi dal Gruppo GAL (DI, GS, PpI, RI, SA) e del senatore Giovanardi. Congratulazioni).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto paritario «Pio XII» di Roma che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn.
2801, 5, 13, 87, 177, 443, 485 e 1973 (ore 10,33)

PALERMO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PALERMO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, questo è un provvedimento molto importante con cui chiudere una legislatura dei diritti. Nonostante tutte le difficoltà che ha incontrato, è stata, certo, una legislatura che si è caratterizzata per la promozione dei diritti fondamentali. E sappiamo quanto sia un tema difficile nel nostro Paese, come l'abbiamo purtroppo avvertito anche nel dibattito che ha accompagnato l'approvazione del provvedimento in esame. Tuttavia, conta il risultato e oggi si arriva ad approvare una legge fondamentale e ampiamente necessaria alla società.

Si sono sentite avanzare molte critiche - direi strumentali - al provvedimento. In realtà, il disegno di legge al nostro esame, per la maggior parte, conferma e precisa quanto già esiste nel diritto vivente e positivo, e in particolare quanto esiste sulla base della giurisprudenza costituzionale di legittimità e di merito e secondo quanto previsto dal codice di deontologia medica e dalla Convenzione di Oviedo che l'Italia ha ratificato. Sappiamo, però, mancando il deposito della ratifica, che la Convenzione di Oviedo non è ancora parte del nostro ordinamento e speriamo che l'attuazione di questo provvedimento possa spingere il Governo a fare finalmente quel piccolo passo ancora necessario.

Si fa shakespearianamente molto rumore per nulla. E questo è un atteggiamento molto tipico, purtroppo, di chi accetta tranquillamente le cose che accadono, purché non se ne parli e non si vedano, e tende poi a opporsi nel momento in cui è la fonte propria alla regolazione dei diritti, ossia la legge, a disciplinare finalmente un diritto e l'esercizio dello stesso. È tipico di un atteggiamento quantomeno contraddittorio.

Che cosa conferma questa legge, in particolare, che già esiste nell'ordinamento? Conferma soprattutto il consenso informato che la Corte costituzionale - lo ricordo - fin dal 2008 ha definito vero e proprio diritto della persona ed è previsto anche dal codice deontologico, all'articolo 35, e dalla stessa Convenzione di Oviedo.

Chi critica questa legge - l'abbiamo sentito ripetutamente nel dibattito - in realtà sostiene, con riferimento al consenso informato, che questo ridurrebbe il medico a un mero esecutore della volontà del malato, ma il realtà non è per niente così. Il consenso informato è un percorso di incontro tra la responsabilità del medico e la volontà del paziente. Il medico in una prima fase illustra la situazione e poi si valuta, insieme al paziente, la coerenza tra la volontà del paziente e le proposte del medico. Su questo, tra l'altro, il disegno di legge in esame riprende il codice deontologico e - come è già stato ricordato - l'articolo 1 molto opportunamente dispone che «il tempo della comunicazione (...) costituisce tempo di cura». E, quindi, consente un bel passo in avanti, da questo punto di vista.

In ogni caso, visto che molti hanno evocato l'eutanasia o addirittura una cultura di morte, va ricordato - per mettere i puntini sulle i - che, in presenza di una richiesta illegittima, come tuttora è l'eutanasia nell'ordinamento italiano, o in presenza di una richiesta non supportata da risultati scientifici - pensiamo al caso Stamina e a tutto il resto - prevale l'autonomia del medico e non la volontà del paziente e, quindi, non c'è alcun automatismo nel ruolo del medico stesso.

La medesima cosa vale per l'altra critica che è stata avanzata spesso nel corso del nostro dibattito, relativa alla possibilità di rifiutare la nutrizione e l'idratazione artificiali. Anche questi sono trattamenti i cui contenuti sono definiti dalla giurisprudenza sin dal 1990 e, quindi, non stiamo inventando niente di nuovo. È interessante vedere che chi critica il disegno di legge in esame critica molto l'attivismo giudiziario in materia di fine vita, ma si oppone a una legge che, in realtà, dovrebbe ridurre tale attivismo.

Cosa c'è, dunque, di nuovo nel disegno di legge in esame? Ci sono le disposizioni anticipate di trattamento, ovvero il cosiddetto testamento biologico. Anch'esso, però, a ben vedere, è almeno indirettamente contemplato sia dal codice deontologico, sia dalla Convenzione di Oviedo: entrambi affermano infatti, testualmente, che il medico deve tenere conto di quanto espresso dal paziente. Il disegno di legge in questo caso chiarisce alcune situazioni tuttora dubbie e alcune problematiche rispetto a un istituto che si potrebbe definire già "semi‑esistente" nel nostro ordinamento.

C'è però un aspetto fondamentale, che è stato trascurato moltissimo anche nel nostro dibattito. Mi riferisco al fatto che l'attenzione si è focalizzata sulle disposizioni anticipate di trattamento, le quali, nei Paesi in cui esse esistono, riguardano una fetta ancora minoritaria della popolazione, tra il 20 e il 25 cento, secondo quanto dicono gli esperti. Ormai, invece, nei Paesi sviluppati come l'Italia, circa l'85 per cento delle morti non è improvviso e, quindi, si possono programmare le cure, le varie tappe delle stesse e anche la loro sospensione, insieme e non contro il medico.

L'articolo 5 del disegno di legge prevede l'istituto fondamentale della pianificazione condivisa delle cure, che è un aspetto fondamentale, anche perché riguarda molte più persone rispetto alle disposizioni anticipate di trattamento. E anche questa programmazione nella prassi già si fa, soprattutto in alcune Regioni e centri: estenderla e farla uscire dalla penombra normativa non può che migliorare la qualità del rapporto tra medico e paziente.

La dottrina - penso ad un saggio del professor Casonato, membro del Comitato nazionale per la bioetica, ma anche ad altri - ha evidenziato che esistono naturalmente dei punti migliorabili nel disegno di legge e l'auspicio è che potranno essere migliorati in futuro, dopo che la legge avrà cominciato a funzionare: in particolare, si procedimentalizza forse un po' troppo il procedimento per le disposizioni anticipate di trattamento e, volendo fornire molte garanzie, si rischia di burocratizzare un pochino tale processo. Poi ci sono alcune formule che restano un po' vaghe e rischiano di produrre contenzioso, anche se non dobbiamo dimenticare che una parte del contenzioso è assolutamente insita nella stessa natura di questa materia.

In conclusione, il pregio fondamentale di questa legge - e cito le parole del senatore Manconi, pronunciate alcuni giorni fa in quest'Aula, che trovo molto importanti - è sottrarre questa tematica all'oscurità e a tutto ciò che di illegale ad essa si accompagna quando una problematica così delicata non è regolamentata. Questo è il pregio maggiore del provvedimento, più che le innovazioni che esso porta che non sono poi così grandi - come ho cercato di dimostrare - rispetto a quanto già esiste nell'ordinamento.

Ed è per questo che bisogna anche ringraziare - e sono contento che siano qui presenti - i rappresentanti dell'associazione Coscioni per il contributo culturale che in questo senso stanno dando, si tratta infatti di un problema di cultura: capire che è importante regolamentare i problemi con lo strumento proprio della tutela dei diritti, ossia la legge. Questo disegno di legge rafforza l'alleanza terapeutica ed è nell'interesse di tutti che ciò avvenga. Con questo disegno di legge, l'alleanza terapeutica medico-paziente funzionerà meglio, perché garantisce il diritto di cura fino a quando può essere esercitato e con modalità più cooperative e più umane. E ciò anche perché, quando l'alleanza terapeutica, invece, non funziona - ipotesi plausibile, anche se si spera sempre che non capiti - non può costituzionalmente che prevalere il diritto all'autodeterminazione del paziente. È costituzionalmente obbligato che sia così. (Applausi dei senatori Buemi, Campanella, Ichino e Repetti).

Quindi è soprattutto chi si batte in nome dell'alleanza terapeutica che dovrebbe apprezzare il disegno di legge al nostro esame, il quale aiuta tale alleanza. Questo disegno di legge porta chiarezza normativa, aiuta i medici e può soprattutto contribuire a migliorare la vita dei malati e - cosa non meno importante - la cultura dei diritti.

Per questi motivi il Gruppo per le Autonomie, PSI-MAIE annuncia il suo voto favorevole al provvedimento. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE e Misto).

AIELLO (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AIELLO (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, sono già intervenuto in discussione generale e ho ascoltato i vari interventi che si sono susseguiti. Ho preso poi atto - soprattutto nella valutazione e votazione degli emendamenti - del rifiuto assoluto di valutare molti emendamenti che avevamo firmato assieme alla nostra Capogruppo, la senatrice Bianconi, e al senatore Formigoni, che ritenevamo importantissimi e che ci avrebbero consentito di garantire un nostro contributo - per quanto ci riguarda assolutamente migliorativo - a questa legge che - ripetiamo - proprio alla luce del dibattito e delle votazioni, continuiamo a ritenere ingiusta, ideologica e fortemente opinabile.

Abbiamo ascoltato anche gli indirizzi, dopo la discussione in Aula di migliaia di emendamenti, e soprattutto quello definitivo delle DAT intese come disposizioni di una presunzione culturale che ritiene possibile misurare a priori la realtà proprio quando essa si fa più urgente, e cioè nella sofferenza e nel dolore. Abbiamo ascoltato interpretazioni e spiegazioni su tematiche delicate come l'alimentazione e l'idratazione artificiale che, per noi, rimangono quantomeno fantasiose, proprio in virtù del fatto che riteniamo debba valere il principio dell'appropriatezza: se l'alimentazione e l'idratazione appaiono appropriate rispetto allo stato clinico del paziente, non costituiscono accanimento e non possono essere sospese. Invece, nel disegno di legge al nostro esame, sostanzialmente si parte dalla considerazione che nutrizione e idratazione artificiali possano essere una vera e propria terapia e dunque, in quanto tali, possano essere sospese. Questo è un vero e proprio abuso per quanto ci riguarda, un atto ingiustificabile, deprecabile.

Presidente, quando allora sentiamo dare interpretazioni relativamente alla relazione di cura medico-paziente, ovvero l'alleanza terapeutica, quantomeno amene, non ci rimane veramente che definire questo provvedimento sulle DAT contraddittorio.

Dovremmo ricordare a tutti, soprattutto a chi è in questa Aula e a coloro i quali si sono esibiti durante la discussione generale e l'esame degli emendamenti in dichiarazioni bizzarre e strampalate per rispettare odiose ideologie che, ancora prima di diventare senatori della Repubblica, hanno prestato giuramento a favore della cultura della vita e non della morte. Soprattutto a loro vorremmo rammentare che, anche quando la prognosi risulterebbe infausta, ma si è in presenza di sofferenze e acuzie, la medicina ha i mezzi per non abbandonare il campo. Deontologia e senso di umanità impongono di intensificare ogni sforzo. Se veramente ci fosse stato bisogno di novità sul piano legislativo, allora noi avremmo voluto contribuire. Infatti, non ci sembra affatto opportuno determinare tutte le scelte in modo aprioristico, senza valutare sempre e comunque la situazione nella quale ci si trova e senza tener conto anche delle valutazioni scientifiche formulate dai medici curanti nel caso concreto.

Quindi, se effettivamente ci fosse stato bisogno di aggiustamenti normativi, noi avremmo voluto discutere di norme relative alla presa in carico del paziente, facendo seguire fatti concreti alle proclamazioni di principio. Invece, le DAT, a nostro avviso, incrementano la lontananza e il distacco dalla sofferenza, dalle persone cui serve vicinanza, in modo che non si sentano un peso e si sentano costrette invece, loro malgrado, a riconoscere scelte estreme.

Per quanto ci riguarda, la Camera dei deputati ha elaborato e trasmesso al Senato un sistema normativo che orienta principalmente a staccare la spina, un sistema che, tra le altre cose, scarica sul medico la responsabilità. Quindi, siamo in presenza di un sistema che toglierà al medico anche la copertura assicurativa, se terrà una condotta orientata al bene del paziente invece che alla mera obbedienza. Non è un caso che l'articolo 2, dopo aver richiamato al comma 1 le cure palliative e la legge n. 38 del 2010, che facilita l'accesso alle cure palliative soprattutto per gli inguaribili, richiami, all'ultimo periodo, in associazione con la terapia del dolore, il ricorso alla sedazione palliativa profonda. Ciò significa - anche qui vorremmo essere smentiti - che inserire la sedazione profonda continua tra le cure palliative rende concreto il pericolo dell'eliminazione di una linea netta di confine tra la terapia del dolore e l'eutanasia attiva.

Signor Presidente, alla luce di tutto ciò, abbiamo riflettuto e ci siamo anche sforzati, presentando degli emendamenti migliorativi, di portare il nostro contributo e di non dire no tout court, in modo aprioristico. Quando la legge è arrivata dalla Camera, ci siamo riuniti e abbiamo ragionato con il Gruppo e siamo arrivati alla conclusione che su questioni così delicate non era necessario arrivare a veri e propri eccessi applicativi autorizzati. Abbiamo assistito, nel corso di questi giorni, da quando è iniziata la discussione, a una pressione mediatica che si è occupata solamente di esaltare i casi limiti, pur di contribuire a raggiungere il risultato, ma sappiate che le DAT, così come sono e verranno approvate, non rappresentano né un gesto di umanità, né tantomeno un atto compassionevole, ma pongono invece una seria discussione sulla missione scientifica e professionale di coloro i quali hanno la responsabilità di garantire la terapia e la cura, cioè i medici e il sistema sanitario nella sua interezza.

Noi continuiamo a credere fortemente che chi ha la responsabilità della terapia e della cura ha il dovere di non arrendersi alla morte e deve trasmettere al suo paziente speranza, fiducia e soprattutto voglia di lottare fino alla fine. Egli deve rimanere garante della vita del paziente e della sua libertà. Qui state approvando una normativa che pone in netta contrapposizione medico e paziente, con l'impossibilità di obiezione di coscienza; in questo modo il medico diventerebbe mero esecutore di volontà, magari non condivise. Ci sono troppe ombre in questa norma.

Non ci sono livelli diversi di dignità nell'esistenza umana. Bisogna portare avanti a ogni costo la cultura della vita: per quanto ci riguarda questa rimane la nostra stella polare, e non quella di avere a tutti i costi la gran fretta di assicurare il diritto di morire prima di aver fatto il possibile per assicurare il diritto di vivere (Applausi dal Gruppo AP-CpE-NCD).

In quest'Aula qualcuno magari la pensa diversamente da noi, ma pensarla diversamente non significa stupirsi, non significa criticare in modo aprioristico chi, oltre a pensarla diversamente, ha spiegazioni umanitarie nel disciplinare una norma.

Quindi, per tutto quanto dichiarato, noi votiamo no a questo provvedimento, no con forza. (Applausi dal Gruppo AP-CpE-NCD. Congratulazioni).

PETRAGLIA (Misto-SI-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRAGLIA (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, siamo finalmente arrivati a un momento molto importante della storia di questa legislatura e anche del nostro Paese. Dopo anni e anni di impegno, di lotta, di sofferenza di tanti e tante, siamo arrivati all'approvazione di una legge che riconosce il diritto di scegliere, di non subire accanimento terapeutico sul proprio corpo già sofferente.

Non stiamo approvando un legge per l'eutanasia: questa è una legge che parla di autodeterminazione, di relazione di cura e fiducia tra medico e paziente, di una relazione paritaria. È una legge che parla di informazione al paziente, di consenso, di nutrizione e idratazione, riconosciuti come trattamenti sanitari, finalmente, ma anche di autonomia decisionale. Questa legge parla di diritto al rifiuto delle cure e del diritto di revoca del rifiuto. Parole importanti, parole che pesano e che hanno valore enorme, così alto da non poter essere trascinate in costruite polemiche politiche dal carattere elettorale.

La nostra oggi è una scelta coraggiosa e complessa: dobbiamo esserne consapevoli perché parliamo insieme di diritto alla salute, di etica, di dignità della vita, di dignità della malattia. Quando si fa politica, si cerca di far valere le proprie ragioni nel confronto, ma soprattutto si prova a rappresentare i cittadini e a fare scelte condivise con il Paese. A volte, le ragioni che dobbiamo sostenere sono più forti se a parlarne sono coloro che vivono quotidianamente la sofferenza della malattia, proprio quei cittadini che sono in attesa delle nostre scelte, in attesa da anni del voto del Parlamento.

Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA (ore 10,54)

(Segue PETRAGLIA). Oggi è una giornata importante, attesa da tanti, da milioni di cittadini, che insieme con noi in questi anni hanno cercato di dire che dobbiamo fare presto.Userò allora parole non mie. Sono parole che potremmo essere tutti costretti a pronunciare, se ci trovassimo nelle stesse condizioni di vita. Userò le parole di Michele Gesualdi, cattolico, uno dei ragazzi di Barbiana - quanto di più lontano da me come formazione culturale - e malato di SLA. Michele Gesualdi ha scritto un po' di tempo fa un appello ai Presidenti del Senato e della Camera, ai Capigruppo del Senato; un appello che in un solo mese ha raccolto oltre 108.000 firme, che oggi sua figlia Sandra - che è qui in tribuna e che ringraziamo - ha consegnato al Presidente del Senato.

Michele Gesualdi mi ha autorizzato a leggere le sue parole: «Oggi vi scrivo per implorarvi di accelerare l'approvazione della legge sul testamento biologico, con la dichiarazione anticipata di volontà del malato, perché da tre anni sono stato colpito dalla malattia degenerativa SLA e alcuni sintomi mi dicono che il passaggio al mondo sconosciuto potrebbe non essere lontano.

La SLA è una malattia spaventosa, al momento irreversibile e incurabile. Avanza, togliendoti giorno dopo giorno un pezzo di te stesso: i movimenti dei muscoli della lingua e della gola che tolgono completamente la parola e la deglutizione, i muscoli per l'articolazione delle gambe e delle braccia, quelli per il movimento della testa e respiratori e tutti gli altri. Alla fine rimane uno scheletro rigido, come se fosse stato immerso in una colata di cemento. Solo il cervello si conserva lucidissimo insieme alle sue finestrelle, cioè gli occhi, che possono comunicare luce e ombre, sofferenza, rammarico per gli errori fatti nella vita, gioia e riconoscenza per l'affetto e la cura di chi ti circonda.

Se accettassi i due interventi invasivi, mi ritroverei uno scheletro di gesso con due tubi, uno infilato in gola con attaccato un compressore d'aria per muovere i polmoni e uno nello stomaco, attraverso il quale iniettare pappine alimentari.

Per quanto mi riguarda, in modo molto lucido ho deciso di rifiutare ogni inutile intervento invasivo e ho scritto la mia decisione, chiedendo a mia moglie di mostrarla ai medici affinché rispettino la mia volontà. Quando mia moglie e i miei figli mi hanno visto ridotto a uno scheletro dovuto alle difficoltà di deglutire, mi hanno implorato di accettare almeno l'intervento allo stomaco per essere alimentato artificialmente, perché sarebbe stato un dono anche un solo giorno in più che restavo con loro. Questo mi ha messo in crisi e ho ceduto, anche per sdebitarmi un po' nei loro confronti. A cosa fatta, confermo tutti i motivi dei miei rifiuti, che consistono nel fatto che non sono interventi curativi, ma solo finalizzati a ritardare di qualche giorno o settimana l'irreparabile, che per il malato significa solo allungare la sofferenza in modo penoso e senza speranza. Per i malati di SLA la morte è certa e può essere atroce se giunge per soffocamento.

C'è chi sostiene che rifiutare interventi invasivi sia un'offesa a Dio che ci ha donato la vita. La vita è sicuramente il più prezioso dono che Dio ci ha fatto e deve essere sempre ben vissuta e mai sprecata. Però, accettare il martirio del corpo della persona malata quando non c'è speranza né di guarigione, né di miglioramento, può essere percepito come una sfida a Dio. Lui ti chiama con segnali chiarissimi e rispondiamo sfidandolo, come se si fosse più bravi di lui, martoriando il corpo della creatura che sta chiamando, pur sapendo che è un martirio senza sbocchi.

Personalmente, vivo questi interventi come se fossero un'inutile tortura del condannato a morte prima dell'esecuzione. Come tutti i malati terminali, negli ultimi 100 metri del loro cammino pregano molto il loro Dio e talvolta sembra che il silenzio diventi voce e ti dica: «Hai ragione tu, le offese a me sono altre, tra queste le guerre e le ingiustizie sociali perpetuate a danno della umanità. Chi mi vuole bene può combatterle con concrete scelte politiche, sociali, sindacali, scolastiche e di solidarietà».

Di fronte a queste parole rimane una grande serenità che ti toglie la voglia di piangere e urlare. Ti resta solo l'angoscia per le persone che ami e che ti amano. Quando mia moglie ha saputo che, in caso di crisi respiratoria durante la notte, non ha altra scelta che chiamare il 118 e che il medico di bordo o quelli del pronto soccorso possono rifiutarsi di rispettare la volontà del malato e procedere ad interventi invasivi, si è disperata e mi ha detto: "Se ti viene di notte una crisi forte non posso chiuderti in camera e assistere disperata e in silenzio a vederti morire. Sarebbe per me un triplice dramma, tremendamente sola di fronte alla tragedia, non poter corrispondere a un tuo desiderio, anche se sofferto da me e dai figli, e l'immenso dolore di perderti".

Per l'insieme di questi motivi, sono a pregarvi di calarvi in simili drammi e contribuire ad alleviarli con l'accelerazione della legge sul testamento biologico. Non si tratta di favorire l'eutanasia, ma solo di lasciare libero l'interessato lucido, cosciente e consapevole di essere giunto alla tappa finale, di scegliere di non essere inutilmente torturato e di levare dall'angoscia i suoi familiari, che non desiderano sia tradita la volontà del loro caro. La rapida approvazione della legge sarebbe un atto di rispetto e di civiltà che non impone, ma aiuta e non lascia sole tante persone e le loro famiglie». Queste le parole di Michele Gesualdi.

Aggiungo solo che oggi, con il disegno di legge in esame, ci occupiamo non di come si muore, ma di come dare dignità all'ultima parte di una, cento, mille vite: quella di Gesualdi, la mia, la vostra, di migliaia di altre persone. Votando a favore del provvedimento oggi noi facciamo una grande scelta di libertà e non di morte. Soprattutto, parliamo di laicità, perché solo questa è il modo per tutelare tutti, credenti e non.

La componente Sinistra Italiana - Sinistra Ecologia Libertà del Gruppo Misto voterà a favore del provvedimento, che è proprio una legge di tutti. (Applausi dai Gruppi Misto, PD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE. Molte Congratulazioni).

TAVERNA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TAVERNA (M5S). Signora Presidente, vorrei ringraziare la collega per aver portato in quest'Aula queste parole. Scusate un po' di commozione, ma credo che sia veramente questo il senso che oggi ci ha portato finalmente fin qui.

Comincio il mio intervento citando la Convenzione di Oviedo, secondo cui un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato. Questa persona riceve innanzitutto una informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell'intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente, ritirare il proprio consenso. I desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell'intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione. La Convenzione è stata approvata nel 1997 ed è stata emanata al fine di orientare le legislazioni dei Paesi aderenti; ad oggi, pochissimi Paesi non hanno provveduto a disciplinare il consenso informato e il cosiddetto testamento biologico.

In questi giorni in quest'Aula ho sentito dire che questo tema non si può discutere perché è un tema diviso. Tuttavia alla Camera il provvedimento è stato approvato con 326 voti a favore, mentre quelli contrari sono stati soltanto 37; inoltre, secondo tutti i sondaggi, l'80 per cento degli italiani è favorevole. In quest'Aula ho anche sentito dire che i tempi non sono maturi per questo provvedimento. Ebbene, la prima proposta di legge su questo tema risale a ben trentatré anni fa, a firma dell'allora deputato Loris Fortuna; da allora se ne è sempre discusso e in ogni legislatura che è succeduta sono stati presentati numerosi disegni di legge. Del resto, l'Atto Senato 2801 è il frutto dell'unificazione di più proposte di legge, la prima delle quali, del 2013 (ed è un orgoglio per me oggi dirlo), è del Movimento 5 Stelle e reca la prima firma del deputato Mantero. (Applausi dal Gruppo M5S).

Tuttavia, prima di entrare nel merito del provvedimento in esame, mi preme dire ciò di cui non si occupa. In risposta a quanti in questi mesi hanno cercato di far leva sulla strategia del terrore parlando di eutanasia e di suicidio assistito, mi corre il dovere di informarli che questo provvedimento nulla ha a che fare con l'eutanasia né con il suicidio assistito. Il disegno di legge che ci apprestiamo a votare affronta, invece, finalmente anche in Italia, il tema del consenso informato, delle disposizioni anticipate di trattamento e della pianificazione condivisa delle cure, riconoscendo il diritto della persona all'autodeterminazione. Non capisco perché faccia così paura a una parte di questo Parlamento il fatto che una persona possa esprimere esclusivamente la propria volontà e vedersela riconosciuta come un diritto. Mi atterrisce pensare che ancora c'è gente che ha avuto il potere di ricattare e di mantenere, per due poltrone, persone in condizioni disumane.

Al centro del provvedimento vi è il consenso informato, la volontà della persona. Si è scelto di partire dal consenso informato e dalla relazione di cura, inquadrando così il tema delle disposizioni anticipate di trattamento (DAT) all'interno di un complessivo ragionamento sulla relazione medico-paziente. Mettere al centro la relazione terapeutica significa essere consapevoli che si cura la persona e non la malattia, una persona che ha una storia, relazioni affettive, convincimenti e ha delle aspettative, delle speranze e capacità diverse da chiunque altro. Il rispetto per il paziente e la sua unicità implica il rispetto per le sue scelte: è quanto prevede il comma 2 dell'articolo 1. La compilazione burocratica del modulo, che adesso è più a tutela del medico che non del paziente, non basta; ci vuole tempo e nel provvedimento inseriamo la previsione che il tempo per il consenso è tempo di cura. Già l'articolo 32 della Costituzione del resto stabilisce che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. Pertanto, è un'acquisizione consolidata che per ogni trattamento sanitario sia necessario il consenso informato dell'avente diritto. Se il consenso è necessario, ne discende che il rifiuto è legittimo e lo è anche la revoca del consenso.

Questa legge è, al contempo, un fatto storico per il nostro Paese e un atto che recepisce la giurisprudenza prevalente e la buone prassi mediche. Ciò consente, in primo luogo, di colmare un enorme vuoto normativo che, benché sia stato riempito dal giudice, ha fatto sì che non si potesse parlare di diritto esigibile da parte di tutti, poiché sottoposto inevitabilmente alla sensibilità del medico e del giudice.

In secondo luogo, eviterà che ci si debba rivolgere appunto ad un giudice per fare valere il diritto in questione, con tutte le conseguenze positive in termini di deflazione del contenzioso e di risparmio economico.

Normato il consenso informato, il riconoscimento delle disposizioni anticipate è una logica conseguenza: se la volontà individuale rileva quando si è pienamente capace, al venire meno della capacità non si può operare come se essa non fosse stata manifestata. Le disposizioni anticipate di trattamento sono dunque lo strumento che custodirà e traghetterà quella volontà nel futuro. È chiaro che la normativa in parola si premura anche di apprestare quelle cautele nei casi in cui quella volontà dovesse risultare irragionevole al momento della sua attualizzazione, perché incongrua, o afferente a diversa condizione clinica o perché nel frattempo sono sopravvenute nuove terapie. In tutti questi casi, invero, medico e fiduciario insieme possono decidere diversamente.

È stato detto anche che le DAT sono obbligatorie. Vorrei sgomberare il campo da questa fake news (visto che questo termine va tanto di moda). Le DAT sono un atto di massima volontarietà e spontaneità che verrà redatto solo da chi lo riterrà opportuno, e con la medesima volontarietà e spontaneità possono in ogni tempo essere modificate o revocate.

Una norma ad hoc, infine, si occupa di disciplinare anche la pianificazione condivisa delle cure che può essere realizzata nell'ambito della relazione medico-paziente, nel caso in cui si sia in presenza di una malattia cronica o invalidante o con inarrestabile evoluzione con prognosi infausta, proprio per programmare insieme le cure per il caso in cui dovesse venire meno la capacità di autodeterminazione. E qui si coglie altresì il ruolo chiave che questa legge ha inteso dare al medico, a dispetto di quanto ho sentito dire in queste ore da alcuni miei colleghi.

Vengono promossi i valori dell'umanizzazione delle cure e della dignità della fase finale della vita, introducendo il principio dell'astensione del medico da ogni ostinazione irragionevole e dal ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati (accanimento terapeutico), nonché prevedendo anche il ricorso alla sedazione palliativa profonda continua. Si tratta di cure che vengono già praticate dalla stragrande maggioranza delle strutture sanitarie nei casi in cui necessita. Si tratta, dunque, di fare in modo che anche su questi momenti così drammatici dell'esistenza umana non vi possano essere disparità di trattamento per ogni sorta di motivo.

Questo, in definitiva, è uno di quei casi in cui il mancato intervento del legislatore ha determinato soltanto tanta confusione e incertezza che, nella dolorosa frazione della vita in cui si inserisce, si risolvono in un grave pregiudizio per i pazienti e in un grave onere per gli operatori sanitari. Ci sono temi per cui il legislatore non può continuare a rimandare all'infinito, temi per cui deve assumersi la responsabilità, abbandonare pregiudizi ideologici e mettere al centro la dignità degli individui.

Oggi è il giorno della responsabilità. Un giorno in cui questo Parlamento di questa aberrante legislatura potrà riprendersi il merito e l'orgoglio di aver consegnato una pagina di civiltà al suo Paese. Per tutti questi motivi, il Gruppo del Movimento 5 Stelle voterà convintamente a favore di questo provvedimento. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e Misto SI-SEL).

ZUFFADA (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZUFFADA (FI-PdL XVII). Signora Presidente, innanzitutto voglio anticipare che il voto di Forza Italia su questo disegno di legge sarà un voto negativo, a scanso di equivoci. Ma, al contempo, voglio annunciare, con profonda convinzione, la decisione di lasciare libertà di coscienza e, quindi, di voto a ogni senatore di Forza Italia.

Forza Italia è un grande partito che, fin dalla sua fondazione, ha avuto l'ambizione di rappresentare posizioni e storie politiche diverse, che hanno fatto la storia di questo Paese, tutte egualmente degne e importanti. Non poteva, quindi, esserci alcuna posizione preconcetta su un disegno di legge che ha l'indubbio merito di affrontare per la prima volta un argomento complesso, difficile e terribile: quello del fine vita, della libertà di cura, del diritto di scegliere, in certe condizioni, il come e quando mettere fine alla propria esistenza.

Era giusto, al contrario, approfondire, confrontarsi, migliorare i tanti aspetti critici. È evidente infatti - e nel dibattito sia in Commissione che in Aula è stato più volte sottolineato - che questo provvedimento è stato scritta male, ha parecchie zone d'ombra, elementi dubbi e molto discutibili.

Con un approccio totalmente laico e responsabile, abbiamo fatto tutto il possibile per migliorare il testo e abbiamo proposto diverse modifiche, mai pregiudiziali; proposte ragionevoli, che non avevano certo la volontà di affossare il provvedimento, ma che intervenivano su quegli errori e quelle ambiguità di cui tutti siamo consapevoli.

Voglio solo ricordare, brevemente, alcune delle nostre richieste, le più significative, del resto già ampiamente sottolineate dai miei colleghi senatori di Forza Italia nel corso della discussione generale.

La prima cosa che ritenevamo indispensabile era rispettare la libertà e i convincimenti profondi di quei medici che non si sentono di accompagnare una persona alla morte, permettendo loro, in maniera esplicita e chiaramente legata a questo provvedimento, l'obiezione di coscienza, un diritto che riteniamo sullo stesso piano di quello di chi ha scelto di rifiutare l'accanimento terapeutico. Su questo punto, io credo, si può misurare la differenza profonda tra chi riconosce e rispetta i diritti di scelta di chiunque, anche di chi ha una visione differente dalla propria e chi, al contrario, si affida alla legge e allo Stato per definire regole morali a cui tutti si devono assoggettare. Tra chi, laico e liberale, crede profondamente nel primato della libertà e dell'autodeterminazione e chi si affida alle capaci braccia dello Stato etico. Salvaguardare la libertà personale di non dover essere obbligati ad operare contro i propri più profondi convincimenti (etici, umani, religiosi) in casi che riguardano la vita e la morte delle persone sarebbe stato importante.

Oltre alla possibilità di prevedere esplicitamente l'obiezione di coscienza, voglio segnalare altre proposte che avevamo fatto e che mi sembrano profondamente giuste e ragionevoli, a prescindere da quello che si pensa sul provvedimento nella sua interezza.

La prima è che le DAT, per essere valide, avrebbero dovuto essere rinnovate dopo un certo periodo. Immagino con orrore la possibilità, fosse anche per un caso solo, che una persona debba essere condannata a morire per una decisione presa anni e anni prima e che non sia stata cambiata (per incuria, per ignoranza, per leggerezza, perché non si pensa mai che possa accadere a noi, perché c'è sempre il tempo per ricordarsi di cambiare la propria DAT) con il modificarsi del proprio convincimento.

Stiamo parlando della differenza tra la vita e la morte; che questa differenza venga affidata ad un documento burocratico, valido per sempre, salvo una specifica revoca, mi sembra irresponsabile.

Come si fa a non capire che la visione della propria vita, della propria sofferenza, della propria morte possono cambiare con il cambiare della vita, dell'età, di ciò che abbiamo intorno, di ciò che viviamo giorno dopo giorno? Che l'idea di una prolungata sofferenza possa essere ritenuta insopportabile a vent'anni e che, invece, in età avanzata, ogni giorno di vita in più, in qualunque condizione, possa essere considerata una benedizione?

Bastava prevedere, come avevamo chiesto in uno dei nostri emendamenti, che dopo un certo periodo di tempo la dichiarazione dovesse essere confermata: una semplice modifica alla legge che avrebbe garantito la più alta aderenza possibile tra la DAT e la nostra reale volontà.

La seconda osservazione è talmente palese ed evidente a tutti in quest'Assemblea da procurarmi imbarazzo senza doverla individuare. Abbiamo chiesto - noi e molti altri, per la verità - che si costituisse un registro nazionale delle dichiarazioni. È inutile che mi soffermi su quanto fosse indispensabile per creare una situazione di certezza e di uguaglianza di trattamento, e per evitare che ci si possa trovare di fronte a situazioni caotiche, ad assurdi paradossi burocratici, a Regioni che raccolgono le DAT nel fascicolo elettronico e ad altre che non lo fanno, a differenze di facilità di accesso tra Comune e Comune. Non c'è stato niente da fare: mancanza di coperture, ci è stato detto. Contemporaneamente, però, l'altro ramo del Parlamento sta discutendo una legge di bilancio in cui è stata inserita la previsione, onerosa, della costituzione di questo registro nazionale. Il che, evidentemente, dimostra, dandoci ragione, che fosse indispensabile. E quindi ci troviamo di fronte ad un paradosso: il registro ci deve essere, come dimostra la legge di bilancio, ma non c'è, perché in questo testo non ve ne è traccia. Tra poco voteremo una legge in cui manca una parte importantissima che però, forse, esiste in un'altra legge.

Perché e chi può escludere che dal voto dell'Assemblea alla Camera, o dal secondo passaggio al Senato, questa previsione del registro sparisca dalla legge di bilancio, per una ragione o per un'altra? Quindi, forse, ci sarà.

A me sembra, ve lo dico chiaramente, una follia, un pezzo del teatro dell'assurdo. Peccato che stiamo parlando di una legge che intende regolare la più terribile, la più privata, la più drammatica delle scelte, quella tra la vita e la morte.

Questi sono esempi di modifiche ragionevoli, che non intaccavano minimamente la ratio del provvedimento, ma che anzi lo avrebbero reso più facile da

applicare, più chiaro e più accettabile.

Tralascio, non per importanza ma perché il tutto è stato ampiamente discusso nel corso della discussione generale, le vicende che riguardano l'idratazione e la nutrizione artificiale, l'articolo che riguarda i minori e gli incapaci e la volontà precostituita di non sostituire il termine disposizione con il termine dichiarazione. In questo rifiuto del confronto, di ogni possibile miglioramento di un testo ricco di errori, stanno le vere ragioni del nostro voto contrario, maturato dopo attenta riflessione, con un confronto interno ricco, approfondito e raggiunto, come ho detto all'inizio, a maggioranza. Sì, perché una parte di noi preferirà astenersi, c'è chi forse voterà a favore, e c'è qualcuno, tra cui il nostro Capogruppo, che si è rammaricato che, in occasione dell'esame di questo provvedimento, non si sia trovato il coraggio di fare un passo in più, e di arrivare ad esaminare la questione del diritto all'eutanasia, su cui in questi anni si è aperto nel Paese un dibattito profondo sulla scia di casi personali eclatanti, ultimo dei quali quello del dj Fabo.

Per questo, avendo accolto l'invito del nostro Capogruppo a fare la dichiarazione di voto per Forza Italia, mi sento in dovere di spendere ancora due parole per dare spazio anche alle ragioni di chi non si sente perfettamente rappresentato dal voto contrario.

La questione del fine vita tocca e ha toccato, credo, molti di noi, in maniera drammatica, obbligandoci a scelte difficili e dolorose di cui spesso ci siamo presi interamente la responsabilità. Credo che questo provvedimento abbia almeno tre pregi, al di là, lo ripeto, dei notevoli errori e omissioni.

Il primo è che, per la prima volta, viene affrontato dal Parlamento e dal Paese un argomento fino ad oggi tabù: quello della possibilità di scelta tra una vita che non si riconosce più come tale e la morte. Un tentativo, anche se certo non ben riuscito, di creare modalità e regole indispensabili in uno Stato che voglia veramente considerarsi laico e moderno.

Il secondo riguarda il riconoscimento di come la propria vita e la propria morte, quantomeno in determinate condizioni, siano una responsabilità individuale e una scelta che nessuno si può permettere di prevaricare.

Il terzo, infine, va a riempire un vuoto legislativo fino a oggi colmato da sentenze della magistratura. Questi sono passi importanti, che per alcuni di noi bilanciano i tanti aspetti negativi del provvedimento.

Su una cosa, però, credo che tutto il Gruppo di Forza Italia e molti altri in quest'Aula possano concordare, al di là delle valutazioni individuali: purtroppo, si tratta di un'occasione persa. Un diverso atteggiamento della maggioranza e una maggiore disponibilità al dialogo avrebbero potuto portare a una legge migliore e condivisa dalla gran parte delle forze politiche. È stata fatta invece una scelta frutto della fretta e della superficialità e temo - anzi, ne sono convinto - che questo sia accaduto per ragioni elettorali e per non affrontare contraddizioni interne alla maggioranza e allo stesso Partito Democratico. Peccato!

Dato il risultato finale del testo che ci viene proposto, non posso far altro che confermare il voto contrario a nome del Gruppo di Forza Italia. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII. Molte congratulazioni).

Presidenza del presidente GRASSO (ore 11,22)

DE BIASI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE BIASI (PD). Signor Presidente, il Partito Democratico voterà a favore di questo provvedimento. Lo farà assieme a una maggioranza trasversale, che non ricalca le maggioranze politiche di questa legislatura. È un fatto importante, perché, su leggi che riguardano la libertà, superiamo quel bipolarismo etico che tante volte negli anni passati ha impedito di produrre una seria legge sul fine vita.

Questo provvedimento arriva dopo un percorso difficile e tortuoso, durato molti anni, ma che si è risolto - lo voglio dire - per il coraggio di tante persone qui dentro, della Conferenza dei Capigruppo e della Presidenza: permettetemi di ringraziare tutti e, in particolare, l'impegno del nostro capogruppo Luigi Zanda. (Applausi dai Gruppi PD e Art.1-MDP-LeU, e dei senatori Berger e Repetti).

Una volta tanto, quanto si parla di libertà, questo non è un provvedimento di divieti, perché non costituisce un obbligo, ma lascia alle persone la libertà di decidere, con tempo congruo e anticipato, di non volersi sottoporre a determinati trattamenti.

Perché avere paura, quindi, che le persone scelgano? Perché continuare a affidarsi a un paternalismo che non ha più senso d'essere, con i cambiamenti della medicina? (Applausi dai Gruppi PD e Art.1-MDP-LeU).

Il rapporto medico-paziente, la relazione di cura e il difficile e delicato rapporto fra paura e competenza costituiscono quella «asimmetria», com'è stata definita, che è uno dei punti centrali della modernità. L'ultima parola, però, non può che rimanere alla persona interessata: lo dobbiamo anche alla dignità del medico, persona che non agisce indipendentemente dalla propria coscienza e dalla propria competenza, ma adotta una relazione di cura, nella quale il rispetto della persona è punto etico centrale della sua deontologia.

Quando parliamo di PEG (gastrostomia endoscopica percutanea), perché diciamo che per farla è necessario il consenso, mentre non può esserci la realizzazione della volontà anticipata per chi non è in grado di scegliere? Questo è il cuore della nutrizione e idratazione artificiali. Ecco il punto: la possibilità di scegliere con anticipo, affinché non si verifichino più quei casi tremendi. Peppino siamo con te, ancora una volta! (Applausi dai Gruppi PD e Art.1-MDP-LeU, e del senatore Buemi). Siamo con Walter e con tutti coloro che si sono battuti e non ci sono più, ma l'hanno fatto mettendo la propria vita in mezzo, per poter sancire la libertà di scelta.

Non c'è, in questo provvedimento, una corsa a morire; al contrario c'è rispetto, che è cosa ben diversa. L'obiezione di coscienza è certamente un giudizio morale, ma il tema sono le ragioni tecniche e professionali, cioè le terapie che allungano solo il tempo che separa dalla fine della vita, dall'ultima fase della vita. La sedazione differisce per procedure e per esiti dall'eutanasia, lo si sappia se si vogliono seguire la medicina e la scienza moderne e non il Medioevo. Abbiamo avuto Stamina, in quest'Aula, e abbiamo vinto su Stamina, nella nostra Commissione, perché, esattamente come dice la legge, c'è stato un rifiuto dei medici e degli infermieri a somministrare trattamenti contrari alla deontologia. Questo lo dico giusto per mettere le cose in chiaro. (Applausi dal Gruppo PD).

La terapia del dolore ci dice una cosa molto importante: ci richiama una legge fondamentale, che è la legge n. 38 del 2010, una legge straordinaria che dice che la sofferenza non è un destino inevitabile, che il diritto alla morte non è un diritto in sé, ma è un avvenimento della vita che è inevitabile, contro ogni ostinazione irragionevole. Si parla di diritto a non soffrire, di diritto alla dignità nella sofferenza, di diritto a non essere trattati come cavie, della centralità della persona, del rispetto della sua privacy; la morte è una parte, l'ultima, della vita. Ciò di cui si parla in questa legge non è la cultura della morte, ma è la cultura che parla della morte, la cultura sulla morte e non possiamo voltare la testa dall'altra parte. Per quanto noi vorremmo che le persone care fossero eterne e rimanessero sempre con noi, dobbiamo essere consapevoli che non siamo onnipotenti, ma che possiamo curare e accompagnare. Vorrei che fosse chiaro che le cure palliative, di cui qui si è detto di tutto, hanno una derivazione meravigliosa: il pallium, che è il mantello che amorevolmente viene avvolto intorno al malato, il mantello delle cure sia mediche, sia psicologiche, un concetto altissimo, altro che via italiana all'eutanasia! (Applausi dal Gruppo PD).

Quando parliamo di terapia del dolore e di rifiuto di ogni ostinazione irragionevole, dobbiamo anche parlare della vincolatività di queste disposizioni, che recitano la volontà di una persona su se stessa, secondo il dettato costituzionale dell'articolo 32. Se non è certamente la via italiana all'eutanasia, ci sono però molti problemi che legano questo provvedimento alla scelta della persona e alla sua dignità. Ci sono dei problemi tecnici, penso ad esempio al registro; potremo mettere a posto questi problemi, quando avremo una legge, ma se una legge non c'è non si può mettere a posto proprio niente: torneremmo di nuovo nel buio e nella mancanza di consolazione e di risposta ai diritti della persona. (Applausi della senatrice Mattesini).

Sono state dette cose importanti e ci ragioneremo, ma è certo che la tutela dei minori e degli incapaci c'è, ci sono i diritti, ci sono i registri regionali, ci sono tutti quegli accorgimenti che aiuteranno l'applicazione di questa legge.

In conclusione, vorrei leggere una parte importante dell'intervento pronunciato dal professor Flick quando è stato sentito in audizione presso la nostra Commissione: «Resta ovviamente il diritto di chi muore e il dovere dello Stato e di chi gli è vicino (familiare o sanitario) ad un percorso di assistenza, di superamento del dolore, di conforto, di solidarietà, di cure palliative contro la sofferenza, insomma di dignità: sia che egli rifiuti il trattamento terapeutico o quello di sostegno vitale; sia (vorrei dire soprattutto) che egli non voglia o non sia più in grado di esprimere quel rifiuto, o non abbia voluto o potuto anticiparlo con le disposizioni di fine vita. Ciascuno muore solo; ma non è questo un motivo né buono né sufficiente perché gli altri lo lascino solo o aggravino la sua solitudine, nel momento in cui egli chiude la sua pagina terrena».

Noi non pensiamo allo stesso modo, colleghi, su tutto, ma voglio dire anche per fortuna, perché sanciamo un principio importante che è quello del pluralismo: opinioni diverse che si confrontano laicamente in un'Aula consapevole ed è per questo che noi oggi apriamo una pagina di storia della dignità e dell'umanità. Quella dignità che è dignità del nascere, dignità del vivere e anche dignità del morire.

Una pagina di bella politica, che dobbiamo a tutti coloro che non ci sono e che non ci sono più. A ciascuno di noi è successo nella sua esistenza: io gli occhi di mio padre non li dimenticherò mai e penso che tutti noi abbiamo avuto un momento così intimo e importante, che ci ha fatto scoprire anche la nostra umanità. Una pagina, quindi, di bella politica che spero possa segnare la storia dei diritti in questo Paese. (Applausi dai Gruppi PD, Misto, Art.1-MDP-LeU e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE), e della senatrice Taverna).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti, le allieve e gli allievi dell'Istituto paritario vescovile «Cardinale Innico Caracciolo» di Aversa, in provincia di Caserta, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn.
2801, 5, 13, 87, 177, 443, 485 e 1973 (ore 11,32)

ROMANO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

ROMANO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, ogni parola è inutile, perché sul tema abbiamo tanto discusso ieri, forse non in un'ottica del dialogo, perché per diversi momenti è stato monologo. Ero tra quelli che erano perfettamente d'accordo che ci fosse una legge. L'ho condivisa all'inizio in un percorso di accompagnamento. Purtroppo, ho notato che questo processo di accompagnamento non ha trovato la soluzione migliore.

Non ho usato le parole dell'emotivismo o dell'ideologia, non ho usato le parole della certezza e della sicurezza. Non ho usato le parole dell'oltre, ma ho usato le espressioni dell'altro. Di conseguenza, ho cercato di costruire un percorso condiviso che si basasse su un principio fondamentale che ho condiviso e ho realizzato in tutta la mia vita prepolitica, vale a dire quello di un'avversità a qualsiasi trattamento che sia sproporzionato o futile.

Presidente, colleghi senatori, non ho trovato risposta a queste mie perplessità e a questi miei interrogativi.

Quel principio di libertà, quel principio di responsabilità che connota ogni nostra azione, da senatore, senza vincolo di mandato, mi dettano l'obbligo morale di votare contro. Senatori, Presidente del Senato, presidente Napolitano, non posso. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII, Misto, GAL (DI, GS, PpI, RI, SA) e FL (Id-PL, PLI)).

CARRARO (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

CARRARO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, care colleghe, cari colleghi, nel 2006 e nel 2016 la consistente maggioranza dei cittadini italiani, bocciando le proposte di modifica della Costituzione, si è espressa a favore del bicameralismo. È un peccato che in questa legislatura due leggi che, comunque la si pensi, incidono profondamente sui diritti delle persone, siano state, nei fatti, approfondite solo in un ramo del Parlamento: quella sulle unioni civili qui in Senato, quella odierna alla Camera dei deputati.

Ho seguito il dibattito e ho considerato con attenzione le motivazioni espresse da chi è contrario al provvedimento e, in particolare, negli interventi dei colleghi del mio Gruppo, che stimo molto, Rizzotti, Caliendo, Floris, Gasparri, Malan, Scilipoti Isgro' e Zuffada. Penso tuttavia che in questo momento storico-culturale, il disegno di legge in esame abbia più aspetti positivi che negativi.

Sono fiducioso che il combinato disposto tra quanto previsto nell'articolo 8 e l'attenzione dell'opinione pubblica farà sì che il prossimo Parlamento apporterà alla legge le modifiche che la sua attuazione evidenziasse come necessarie.

Per rispetto alla maggioranza del mio Gruppo, quello di Forza Italia, cui sono legato da comune visione politica e da amicizia, consolidatasi in questa legislatura per noi assai travagliata, non prenderò parte alla votazione del provvedimento in esame. (Applausi dei senatori Caliendo e Sciascia).

AMORUSO (ALA). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

AMORUSO (ALA). Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli senatori, oggi si sta chiudendo una legislatura non certo tra le più brillanti della storia repubblicana, con l'approvazione di un provvedimento che non penso segnerà in positivo la storia di questa Assemblea. È un provvedimento che pone gravi preoccupazioni, come abbondantemente è emerso nel monologo - come lo ha definito il senatore Romano - di questi giorni; un provvedimento che non riconosce la libertà di coscienza da parte del medico, riducendolo ad un semplice burocrate, vincolato ad eseguire la volontà del malato, da attuare anche per via giudiziaria; un provvedimento che prevede l'idratazione e la nutrizione artificiale come terapie e non come diritto del malato all'alimentazione, dovuta sempre e comunque ad ogni persona; un provvedimento che introduce in maniera subdola l'eutanasia nel nostro ordinamento e che non riconosce quella libertà di cura che deve essere sempre garantita, come deve essere sempre respinto l'accanimento terapeutico.

Ieri sera, mentre ascoltavo il dibattito in Assemblea, mi è capitato di leggere il pensiero scritto da un mio carissimo amico, che da due anni lotta contro un male nefasto, dopo che la scienza medica lo aveva dichiarato clinicamente morto. Egli ha scritto: «Non sono un guerriero, non sono un esempio. Ieri sera ho visto il servizio delle Iene relativo al dj Fabo. Ciò che è accaduto a questo ragazzo è qualcosa di tragico, assolutamente peggiore della mia malattia, però mi sono convinto ancora di più che la vita è un dono, un bene prezioso che dobbiamo apprezzare. Non sto dicendo che bisogna aggrapparsi alla vita a tutti i costi, dico semplicemente che bisogna apprezzarla in qualsiasi forma essa si manifesti. Ora l'affetto e l'amore delle persone più care rendono la mia una vita speciale: amare la vita è sorridere sempre e comunque». Grazie, Pablo!

È per questi motivi, onorevoli senatori, che ribadisco con forza il mio no convinto a questo brutto provvedimento. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII, GAL (DI, GS, PpI, RI, SA) e FL (Id-PL, PLI) e del senatore Formigoni).

SACCONI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, non parteciperò al voto finale, per sottolineare ancor più le ragioni del mio dissenso, di metodo e di merito, in un brutto giorno per la nazione. Questa Camera recepisce infatti, senza modifiche, il testo approvato dalla Camera dei deputati, senza un autentico confronto tra le diverse culture politiche e senza la ricerca di una loro composizione. Si è rinunciato a priori ad individuare, su un tema tanto sensibile, un pavimento condiviso di principi sul quale possa poggiare il suo cammino una comunità già affaticata da molti processi di disgregazione.

Il Senato si appresta ad introdurre nel nostro ordinamento qualcosa di più che una semplice dichiarazione delle preferenze di trattamento in relazione ad uno stato di incoscienza. Viene meno il principio del favor vitae, che ha sin qui orientato il Servizio sanitario nazionale e si esalta la solitudine dell'individuo di fronte ad una patologia invalidante.

Spaventano gli effetti indotti, ancor più di quelli diretti, perché da domani si irrigidisce la professione medica, ridotta alla mera esecuzione di volontà espresse, anche a distanza di tempo, in uno stato di benessere, per paura di una futura sofferenza.

Viene meno quell'alleanza terapeutica, che ha tradizionalmente unito il paziente, i suoi familiari e il medico curante nella situazione concreta e attuale di un grave bisogno di salute.

Il criterio dell'appropriatezza delle terapie e delle cure è sostituito da un imperativo inderogabile anche in presenza di una successiva evoluzione scientifica.

Si allarga ulteriormente lo spazio della discrezionalità giurisprudenziale nella definizione del confine tra la vita e la morte perfino nei confronti di minori e di disabili.

In questo modo non libereremo l'uomo dal dolore, ma alimenteremo solo la fuga della società dall'abbraccio solidale di chi soffre.

La battaglia parlamentare di pochi non è stata tuttavia che l'inizio di un rinnovato impegno di molti uomini di buona volontà affinché il circolo vizioso dell'autoannichilimento possa presto, anche attraverso il prossimo voto, rovesciarsi nel circolo virtuoso della vitalità. Per parte mia vi concorrerò, fuori dal Parlamento, con speranza e spirito laico di verità. (Applausi dei senatori Bianconi, Formigoni e Giovanardi).

PRESIDENTE. Procediamo con la votazione finale.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, sperando che sia l'ultima volta della storia parlamentare del Senato che tale modalità di votazione viene richiesta.

PRESIDENTE. Comunque, anche se approveremo il nuovo Regolamento, varrà per la prossima legislatura, quindi speriamo che possa richiederlo ancora qualche altra volta.

SANTANGELO (M5S). Farò questo sacrifico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 2801, nel suo complesso.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Numerosi senatori dei Gruppi PD, M5S, Misto, Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE, Art.1-MDP-LeU e ALA si levano in piedi e applaudono all'indirizzo delle tribune).

Risultano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 5, 13, 87, 177, 443, 485 e 1973.

Sui lavori del Senato

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, ai sensi dell'articolo 55, comma 7 del Regolamento abbiamo presentato richiesta di inserire nel calendario dell'Aula un nuovo argomento e cioè l'Atto Senato 2888 recante l'abolizione dei vitalizi. Chiediamo che sia l'Assemblea ad esprimersi su questa possibilità perché, a nostro avviso, ciò che è avvenuto in questi giorni, cioè le dichiarazioni comparse sulla stampa, chiama la nostra Assemblea ad un atto di responsabilità.

LO MORO (Art.1-MDP-LeU). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LO MORO (Art.1-MDP-LeU). Signor Presidente, dopo questo bel momento, torniamo alla normalità e quindi alle richieste ordinarie. La mia richiesta mi sembra in sintonia con quello che si è appena verificato. Ne informo l'Assemblea e chiedo a lei che sia valutata e messa ai voti la richiesta che abbiamo presentato, ai sensi dell'articolo 55, comma 7 del Regolamento, di trattazione del tema dello ius soli a partire da martedì. È già inserito in calendario, chiediamo che sia trattato a partire da martedì prossimo. (Applausi dai Gruppi Art.1-MDP-LeU e Misto-SI-SEL. Commenti ironici del senatore Candiani).

PRESIDENTE. La calendarizzazione del disegno di legge n. 2888 sui vitalizi, così come l'anticipo della trattazione della legge sulla cittadinanza che è già nel nostro calendario sono già stati oggetto di deliberazione e sono stati respinti dall'Assemblea nella seduta del 5 dicembre scorso, in occasione dell'esame delle proposte di modifica al vigente calendario dei lavori. Pertanto, conformemente ai precedenti, le richieste testé formulate ai sensi dell'articolo 55, comma 7 del Regolamento sono inammissibili.

Tuttavia, per trattare gli argomenti che sono stati posti all'attenzione dell'Assemblea, annuncio che per la prossima settimana sono convocate sin d'ora sia la Conferenza dei Capigruppo, a conclusione della riforma del Regolamento, che inizierà martedì alle ore 12, sia il Consiglio di Presidenza, mercoledì alle ore 14. In quelle sedi si potranno trattare queste richieste e questi argomenti.

Senatore Endrizzi, mi pare di averle dato una risposta.

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Presidente, la nostra richiesta era basata su un fatto nuovo non ancora avvenuto nel momento in cui si è tenuta l'ultima Capigruppo.

PRESIDENTE. Un articolo di giornale o un'intervista non può essere considerato un fatto nuovo, anche se ha coinvolto l'Assemblea e il Presidente.

ENDRIZZI (M5S). Se mi permette, non è solo questo.

Apprendo che le disdicevoli insinuazioni sulle responsabilità di quest'Assemblea e della figura del Presidente non sono considerate fatto nuovo. Però, cosa ancora più importante, è la notizia che apprendo da lei e che forse la stampa dovrebbe dare compiutamente. Mi riferisco al fatto che quest'Assemblea ha già votato, nascosto in un cumulo di altre proposte, il rifiuto di portare in Aula l'abolizione dei vitalizi. (Applausi dal Gruppo M5S). Di questo il Partito Democratico deve essere chiamato a rendersi responsabile. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È cosa già nota.

ENDRIZZI (M5S). Ciò che abbiamo sentito in televisione e letto sui giornali, e cioè che il Partito Democratico c'è e che la colpa è degli altri, è una bufala, è una fake news, di cui siete maestri. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. D'accordo, senatore Endrizzi.

Passiamo agli interventi di fine seduta.

ENDRIZZI (M5S). Presidente, ho delle richieste da fare.

PRESIDENTE. Senatore Endrizzi, siamo agli interventi di fine seduta. Gliel'ho detto: avremo modo di trattare questi argomenti nella Capigruppo e nel Consiglio di Presidenza.

ENDRIZZI (M5S). Presidente, non ho ancora detto. Le chiedo trenta secondi.

PRESIDENTE. Abbiamo già dato la parola per gli interventi di fine seduta.

Senatore Endrizzi, è chiara la sua posizione.

ENDRIZZI (M5S). Sta dando l'impressione di volersi sottrarre a una responsabilità.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

CERVELLINI (Misto-SI-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CERVELLINI (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, nei giorni scorsi ho portato il mio sostegno ai lavoratori dell'Ideal Standard, che protestavano contro la chiusura di un'attività che lascerà senza lavoro circa 300 persone, famiglie, senza contare l'indotto nella zona che si deprimerà oltre modo.

Nell'incontro avuto con rappresentanti sindacali e esponenti della proprietà aziendale, cui ho partecipato personalmente, è emersa immediatamente la spregiudicatezza cinica e provocatoria di un gruppo, che, grazie anche agli impegni di solidarietà dei lavoratori, che hanno persino lavorato senza stipendio, è in attivo. Evidentemente, per ragioni speculative e senza un piano industriale, la proprietà delocalizza la produzione, licenzia i lavoratori e infligge una ferita micidiale a un territorio già in difficoltà.

Mi sono personalmente impegnato a mettere in campo tutte le azioni possibili a livello nazionale e locale, ma c'è un drammatico fatto nuovo.

Ieri la multinazionale ha fatto sapere che non si presenterà al tavolo con i sindacati previsto per domani al Ministero dello sviluppo economico. È una doccia fredda per i tanti lavoratori che erano pronti a partire per Roma per sostenere la protesta contro chi ha deciso, improvvisamente, di chiudere lo stabilimento di Roccasecca.

Si tratta di un atto gravissimo che dimostra l'assoluta mancanza di rispetto nei confronti del nostro Paese e, soprattutto, per la vita di tante persone e di un intero territorio.

Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA (ore 11,49)

(Segue CERVELLINI). Le organizzazioni sindacali hanno annunciato uno sciopero di otto ore con una manifestazione fuori dei cancelli della fabbrica che fiancheggia il tratto autostradale.

Non è possibile tanta indifferenza di fronte alla legittima indignazione di persone che hanno lavorato nell'azienda per tanti anni, senza contare che questa scelta scellerata assesterà l'ennesimo durissimo colpo, in termini di produttività, all'economia del territorio della Provincia di Frosinone e delle parti più meridionali.

Insomma, il Governo costringa la multinazionale a presentarsi al tavolo. Il Governo possiede gli strumenti e le argomentazioni, avendo la proprietà beneficiato, negli scorsi anni, di ingenti risorse pubbliche e dei soldi dei lavoratori, che hanno stipulato accordi nei quali si riducevano il salario e aumentavano la produttività. Non fateli scappare con il malloppo, sareste complici!

Non è possibile che i lavoratori vengano lasciati soli a combattere contro queste spietate condizioni e leggi volute dalle multinazionali, come il jobs act e come quelle che hanno aperto il fianco alla spregiudicatezza e che hanno favorito azioni come queste.

Perciò aderisco all'appello che tutti i sindacati hanno lanciato, per la giornata di domani, di partecipare alla manifestazione. Invito senatori e senatrici a fare altrettanto. Io sarò lì fisicamente, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori dell'Ideal Standard. Non lasciamoli soli davanti alla violenza dei proprietari; non forniamo loro alibi e soprattutto nessuno poi dica «io non lo sapevo». (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL).

DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusìo).

DIVINA (LN-Aut). Signora Presidente, vorrei chiedere un po' di silenzio.

PRESIDENTE. Prego i colleghi di non disturbare il senatore Divina. Senatore Falanga, sta disturbando il senatore Divina. Le chiedo di allontanarsi dal banco del senatore Divina per consentire al collega di iniziare il suo intervento.

DIVINA (LN-Aut). Signora Presidente, giorni fa è avvenuto un fatto biasimato generalmente: l'incursione del Fronte Skinheads a Como; un'incursione in una sede di volontari che possiamo definire pro-immigrati e che ha provocato molta indignazione e reazioni di condanna generale. È stato un intervento che ha interrotto una riunione: questo è un fatto grave.

Quello che è successo l'altro ieri a Bolzano, però, è una cosa che noi giudichiamo un tantino peggio, un tantino più grave, un tantino più allarmante. È avvenuta un'aggressione vera e propria a un consigliere comunale di Bolzano da parte di centri sociali, sedicenti militanti di sinistra. In questo caso le frasi usate sono state pesantissime: «Sappiamo dove abiti», «Ti verremo a cercare», «I leghisti sono meglio morti che vivi». Non è che noi ci preoccupiamo molto, però tutto questo è avvenuto con un fumogeno messo a pochi centimetri dalla faccia, con la chiara intenzione di intossicare il loro antagonista.

In queste Aule si parla tanto di rischi e pericoli di derive. Infatti, la sinistra ha pensato addirittura di fare una legge contro il rischio del ritorno del fascismo. Così, se saluto un amico, devo stare attento a non alzare l'avambraccio troppo sopra il gomito perché commetterei un reato, per le nuove leggi emanate dalla sinistra in questo Paese.

Ebbene, noi vorremmo che, come si è condannato quell'episodio, del quale anche noi abbiamo detto che non è bene interrompere le riunioni, di nessuno e di nessun tipo, si usi almeno lo stesso metro per condannare episodi violenti, ma in questo caso reali e non virtuali o ipotetici.

Chiediamo a questa Assemblea e alle forze politiche che hanno condannato quel precedente episodio che non si usi il doppiopesismo, ma che si applichi una condanna generale anche a questi fatti.

Indubbiamente c'è la nostra solidarietà all'amico, oltre che militante della Lega, Filippo Maturi, che ha dovuto subire questa umiliazione. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

ANGIONI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANGIONI (PD). Signora Presidente, la cosiddetta legge sul fine vita, che abbiamo appena approvato, è certamente il frutto di battaglie di diverse persone che non ci sono più e di molte altre che sono ancora in vita: ho visto la presenza in tribuna della signora Welby e dell'onorevole Emma Bonino, che sono state protagoniste fino all'ultimo di queste battaglie.

Voglio ricordare, tra i tanti, un protagonista di quelle battaglie che non c'è più. Walter Piludu era un politico sardo (è stato anche Presidente della Provincia di Cagliari) e, nel suo impegno, è stato anche un intellettuale. Nel suo percorso di vita è sempre stato sensibile alle vicende dei più sfortunati da un punto di vista economico, sociale e di condizioni fisiche. Quella sensibilità l'ha mantenuta fino all'ultimo giorno della sua vita, facendosi promotore di una battaglia che riguardava certamente la sua condizione di malato terminale di SLA, ma anche volta ad affermare la dignità di vita e di morte per tutti coloro che non avevano i suoi strumenti culturali.

Piludu aveva scritto al Papa e alle principali forze politiche per sollecitare una legge sulla dignità del fine vita e aveva portato la sua esperienza come esempio di una condizione non più compatibile con la dignità di una vita vera da vivere. Piludu ha manifestato l'espressa volontà, in autonomia e consapevolmente, del rifiuto di ogni trattamento che lo tenesse artificialmente in vita attraverso l'uso di macchinari ed è scomparso nel novembre del 2016: è stato un tribunale italiano a stabilire la fondatezza etica, umana e giuridica della sua richiesta.

L'approvazione oggi della legge sul fine vita è anche il frutto delle sue battaglie civili, condotte in maniera democratica, secondo le leggi del nostro Paese. Personalmente rispetto molto le opinioni di tutti i colleghi che si sono espressi contro questa legge, in particolare quelle posizioni che almeno non percepisco come strumentali. Ringrazio molto, in ogni caso, del contributo il senatore Romano, anche se si è trovato in una posizione diversa dalla mia. A differenza di alcuni dei miei colleghi, penso però che oggi sia una bella pagina per la democrazia, la cultura e la civiltà del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD).

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 19 dicembre 2017

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 19 dicembre, alle ore 12, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 11,59).

Allegato A

DISEGNI DI LEGGE DICHIARATI ASSORBITI

Disposizioni in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari al fine di evitare l'accanimento terapeutico (5)

Norme in materia di relazione di cura, consenso, urgenza medica, rifiuto e interruzione di cure, dichiarazioni anticipate (13)

Norme in materia di sperimentazione clinica in situazioni di emergenza su soggetti incapaci di prestare validamente il proprio consenso informato (87)

Disposizioni in materia di alimentazione ed idratazione (177)

Disposizioni in materia di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario (443)

Disposizioni in materia di consenso informato (485)

Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento (1973)

_______________

N.B. Per i testi dei disegni di legge dichiarati assorbiti a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 2801, si rinvia agli Atti Senato nn. 5, 13, 87, 177, 443, 485 e 1973.

Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:

Disegno di legge n. 2801:

sulla votazione finale, i senatori Di Maggio e Amidei avrebbero voluto esprimere rispettivamente un voto favorevole e uno di astensione.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Inizio modulo

Anitori, Cattaneo, Chiavaroli, Compagnone, Della Vedova, De Poli, Formigoni, Gentile, Monti, Napolitano, Nencini, Olivero, Piano, Pizzetti, Rubbia, Serafini e Stucchi.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Chiti e Liuzzi, per attività della 14a Commissione permanente; Augello, Bellot, Casini, Ceroni, D'Ali', Del Barba, De Pin, Fabbri, Giannini, Girotto, Marcucci, Marino Mauro Maria, Martelli, Mirabelli, Molinari, Pagnoncelli, Tosato e Zeller, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario (dalle ore 10.30); Casson, Crimi, Esposito Giuseppe, Marton e Romani Paolo, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Corsini, Fazzone e Gambaro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Migliavacca e Vattuone, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO.

Gruppi parlamentari, nuova denominazione

La Presidente del Gruppo parlamentare Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista ha comunicato che, a partire dal 13 dicembre 2017, il Gruppo parlamentare da lei presieduto integra la denominazione come segue: "Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista - Liberi e Uguali".

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Tocci Walter, Lo Giudice Sergio

Norme volte ad istituire la Soprintendenza generale di Roma (2999)

(presentato in data 12/12/2017);

senatrice Ginetti Nadia

Disposizioni per la modifica della proponibilità della querela nei reati previsti dall'articolo 609-septies e dall'articolo 612-bis del codice penale (3000)

(presentato in data 13/12/2017);

senatori Zanda Luigi, Filippin Rosanna

Norme generali in materia di Social Network e per il contrasto della diffusione su internet di contenuti illeciti e delle fake news (3001)

(presentato in data 14/12/2017).

Disegni di legge, presentazione di relazioni

A nome della 6ª Commissione permanente Finanze in data 14/12/2017 il senatore Rossi Gianluca ha presentato la relazione 57/bis-A sul disegno di legge:

Sen. Amati Silvana

"Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo" (57/bis)

(presentato in data 27/10/2017).

Progetti di atti e documenti dell'Unione europea, deferimento a Commissioni permanenti

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti atti e documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Governo e dalla Commissione europea:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo - Piano d'azione dell'UE per il 2017-2019. Affrontare il problema del divario retributivo di genere (COM (2017) 678 definitivo) (Atto comunitario n. 512), alla 1ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3ª e 14ª;

Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo - Relazione sull'attuazione della raccomandazione della Commissione sul potenziamento del principio della parità retributiva tra donne e uomini tramite la trasparenza (COM (2017) 671 definitivo) (Atto comunitario n. 513), alla 1ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3a e 14ª;

Relazione della Commissione al Consiglio sull'agenda urbana per l'UE (COM (2017) 657 definitivo) (Atto comunitario n. 514), alla 13ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3a e 14ª;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Verso l'uso più ampio possibile di combustibili alternativi: un piano d'azione sulle infrastrutture per i combustibili alternativi a norma dell'articolo 10, paragrafo 6, della direttiva 2014/94/UE, compresa la valutazione di quadri strategici a norma dell'articolo 10, paragrafo 2, della direttiva 2014/94/UE (COM (2017) 652 definitivo) (Atto comunitario n. 515), alle Commissioni riunite 8ª e 10a e, per il parere, alle Commissioni 1a, 5a, 13a, 3ª e 14ª;

Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'andamento delle spese del FEAGA Sistema d'allarme n. 8-10/2017 (COM (2017) 696 definitivo) (Atto comunitario n. 516), alla 9ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3ª e 14ª;

Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'applicazione del regolamento (UE) n. 260/2012 che stabilisce i requisiti tecnici e commerciali per i bonifici e gli addebiti diretti in euro e che modifica il regolamento (CE) n. 924/2009 (COM (2017) 683 definitivo) (Atto comunitario n. 517), alla 6ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 1a, 2a, 5a, 3ª e 14ª;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Banca centrale europea, al Comitato economico e sociale europeo, al Comitato delle Regioni e alla Banca europea per gli investimenti - Analisi annuale della crescita 2018 (COM (2017) 690 definitivo) (Atto comunitario n. 518), alla 5ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3ª e 14ª;

Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Banca centrale europea e al Comitato economico e sociale europeo - Relazione 2018 sul meccanismo di allerta (COM (2017) 771 definitivo) (Atto comunitario n. 519), alla 5ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3ª e 14ª;

Proposta di Decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione (COM (2017) 677 definitivo) (Atto comunitario n. 520), alla 11ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3ª e 14ª;

Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione del regolamento (CE) n. 428/2009 che istituisce un regime comunitario di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell'intermediazione e del transito di prodotti a duplice uso (COM (2017) 679 definitivo) (Atto comunitario n. 521), alla 10ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3ª e 14ª;

Comunicazione congiunta al Parlamento europeo e al Consiglio - Miglioramento della mobilità militare nell'Unione europea (JOIN (2017) 41 definitivo) (Atto comunitario n. 522), alla 4ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3ª e 14ª;

Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio Valutazione 2017 dei progressi realizzati dagli Stati membri nel conseguimento degli obiettivi nazionali di efficienza energetica per il 2020 e nell'attuazione della direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica a norma dell'articolo 24, paragrafo 3, della medesima (COM (2017) 687 definitivo) (Atto comunitario n. 523), alla 10ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3ª, 13a e 14ª;

Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sulle garanzie che impegnano il bilancio generale. Situazione al 31 dicembre 2016 (COM (2017) 721 definitivo) (Atto comunitario n. 524), alla 5ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3ª e 14ª;

Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Relazione sul funzionamento del mercato europeo del carbonio (COM (2017) 693 definitivo) (Atto comunitario n. 525), alle Commissioni riunite 10a e 13ª e, per il parere, alle Commissioni 3ª e 14ª;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Il futuro dell'alimentazione e dell'agricoltura (COM (2017) 713 definitivo) (Atto comunitario n. 526), alla 9ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3ª e 14ª;

Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sui dati relativi all'incidenza di bilancio dell'attualizzazione annuale del 2017 delle retribuzioni e delle pensioni dei funzionari e degli altri agenti dell'Unione europea e dei coefficienti correttori ad esse applicati (COM (2017) 699 definitivo) (Atto comunitario n. 527), alla 14ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 1a, 3a, 5ª e 11ª;

Raccomandazione di Raccomandazione del Consiglio sulla politica economica della zona euro (COM (2017) 770 definitivo) (Atto comunitario n. 528), alla 5ª Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 3ª e alla 14a.

Progetti di atti e documenti dell'Unione europea, trasmissione di relazioni del Governo

Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 4 dicembre 2017, ha inviato, ai sensi dell'articolo 7, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la seguente relazione concernente il seguito della risoluzione della 4a Commissione permanente (Difesa) del Senato sulla proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa, volto a sostenere la competitività e la capacità di innovazione dell'industria europea della difesa (COM (2017) 294 definitivo), sulla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Istituzione del Fondo europeo per la difesa (COM (2017) 295 definitivo) e sul documento di riflessione sul futuro della difesa europea (COM (2017) 315 definitivo) (Doc. XVIII, 220) (Atto n. 1142).

Tale relazione è trasmessa - ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alle Commissioni permanenti 3ª, 4ª e 14ª.

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 1° dicembre 2017, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:

dell'Istituto nazionale di Alta Matematica Francesco Severi (INdAM), per l'esercizio 2016. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 584);

di ENAV SpA, per l'esercizio 2016. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 585).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità

La Commissione europea, in data 12 dicembre 2017, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione n. 1313/2013/UE su un meccanismo unionale di protezione civile (COM (2017) 772 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è deferito alla 1a Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 25 gennaio 2018.

Le Commissioni 3a, 13a e 14a potranno formulare osservazioni e proposte alla 1a Commissione permanente entro il 18 gennaio 2018.

Petizioni, annunzio

E' stata presentata la seguente petizione:

il signor Claudio Saccani, di Senago (Milano), e numerosissimi altri cittadini, chiedono iniziative legislative per l'inserimento dei massofisioterapisti tra le professioni sanitarie (Petizione n. 1663).

Tale petizione, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, è stata deferita, in data 14 dicembre 2017, alla 12a Commissione permanente.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Puglia ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-04153 della senatrice Bertorotta ed altri.

Il senatore Conte ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-08534 del senatore Palermo ed altri.

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 6 al 12 dicembre 2017)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 189

BATTISTA: sui trasferimenti di personale della Guardia costiera (4-08223) (risp. NENCINI, vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

PETRAGLIA: sulla necessità di dotare la Toscana di due Canadair in servizio antincendio (4-07782) (risp. BOCCI, sottosegretario di Stato per l'interno)

SIMEONI ed altri: su strategie efficaci contro la piaga degli incendi estivi (4-07818) (risp. BOCCI, sottosegretario di Stato per l'interno)

Mozioni

MANDELLI, RIZZOTTI, ZUFFADA, PICCINELLI, BARANI, LANGELLA, D'AMBROSIO LETTIERI, FLORIS, BILARDI, BOCCARDI, SCOMA, SERAFINI - Il Senato,

premesso che:

dai dati diffusi nell'ultimo Congresso nazionale dell'associazione dermatologi ospedalieri (Adoi), la diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili (Mst) è in rapido aumento, dopo un periodo piuttosto lungo in cui sembrava non rappresentare più un'emergenza;

l'allarme che desta più preoccupazione riguarda il diffondersi della sifilide, che dal 2000 ha visto un incremento di diffusione del 400 per cento. Non meno allarmante il dato sulla gonorrea che è raddoppiata per diffusione in Europa tra il 2008 e il 2013. Anche l'Hiv, retrovirus responsabile dell'Aids, è stabile tra i giovani, ma è in costante crescita tra gli over 50;

dai dati dell'Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno vengono diagnosticati 498,9 milioni di nuovi casi di Mts, mentre in Italia, secondo l'Istituto superiore di sanità, negli ultimi anni i casi di malattie sessualmente trasmissibili sono aumentati, passando dai circa 3.500 del 2006 ai circa 6.500 del 2013. Un aumento registrato soprattutto tra i maschi;

sempre l'Oms, dai dati di luglio 2017, informa che la gonorrea è sempre più resistente agli antibiotici e molto difficile da curare. In alcuni casi, la cura diventa impossibile, come nei primi del Novecento, quando non esistevano ancora farmaci adatti per arrestarne la diffusione;

altro caso è quello del linfogranuloma da chlamydia, che, da malattia rara, è divenuta molto diffusa negli ultimi anni, tanto che è in progressivo aumento dal 2003 anche in Europa;

oltre alle malattie batteriche come la sifilide e la Chlamydia, anche quelle determinate da virus come i condilomi dovuti ad alcuni tipi di HPV e le epatiti da virus A o C sono in aumento, così come l'infezione da HIV, che, nonostante la minore percezione del rischio, oggi è la più importante malattia a trasmissione sessuale, per implicazioni cliniche e spesa sanitaria;

i dati nazionali sul consumo dei "condom" in Italia rilevano un'importante riduzione del loro uso, con corrispondente incremento generale delle malattie sessualmente trasmissibili. In particolare, è stato rilevato che il nostro Paese, in Europa, è quello nel quale si registra il più elevato numero di casi di Aids: oltre 3.000 all'anno, 6 ogni 100.000 persone, con 140.000 sieropositivi,

impegna il Governo:

1) a finanziare specifici interventi pluriennali relativi alla prevenzione, informazione e ricerca sulle malattie sessualmente trasmissibili;

2) a promuovere campagne di educazione ad una sessualità consapevole, di informazione e prevenzione contro il diffondersi delle malattie sessualmente trasmissibili;

3) a migliorare l'accesso alle strutture cliniche di coloro che sospettano un'infezione o un rischio mediante tecniche rapide di diagnosi facilmente eseguibili anche fuori dagli ospedali;

4) ad inserire la lotta alle malattie sessualmente trasmissibili nei programmi di studio per le nuove generazioni e a sostenere l'informazione e il coinvolgimento attivo delle popolazioni più a rischio;

5) a garantire il monitoraggio costante sulla diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili, con l'individuazione di gruppi di fragilità sociale.

(1-00868)

Interrogazioni

BERTOROTTA, SERRA, CAPPELLETTI, PUGLIA, LUCIDI - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della giustizia - Premesso che:

in data 27 settembre 2016, la prima firmataria del presente atto ha presentato un'interrogazione (3-03160) ai Ministri in indirizzo, che a oggi non ha ancora ricevuto risposta, per chiedere di fornire informazioni in merito alla detenzione in Libia di una cittadina italiana, Tiziana Gamannossi;

Tiziana Gamannossi è stata detenuta per oltre 11 mesi nelle carceri libiche ed è attualmente agli arresti domiciliari presso una struttura alberghiera;

in data 7 dicembre 2017 la stessa Gamannossi ha scritto un'e-mail alla prima firmataria del presente atto, sostenendo che le accuse rivoltegli dalle autorità libiche sono in gran parte cadute e che, in casi analoghi, riguardanti cittadini di altre nazionalità, gli Stati interessati hanno celermente ottenuto l'estradizione degli imputati;

il prossimo 20 dicembre il Tribunale libico dovrebbe emettere una sentenza sul caso;

l'ambasciata italiana a Tripoli sta seguendo il caso;

la Gamannossi sostiene inoltre che in Libia sono detenuti altri due cittadini italiani;

considerato che:

secondo l'organizzazione umanitaria "Human rights watch", che nel 2015 ha pubblicato diversi articoli sulla detenzione arbitraria e sulle torture nelle carceri libiche, nel Paese i centri di detenzione non rispettano i più elementari diritti umani;

la stessa Gamannossi si è più volte espressa in maniera critica nei confronti dell'intervento militare contro il Governo libico di Gheddafi e ha più volte manifestato le sue perplessità sul nuovo corso degli eventi politici nel Paese;

in qualità di cittadina italiana, l'imprenditrice detenuta rischierebbe la vita in Libia;

considerato inoltre che, a giudizio degli interroganti:

l'attuale confusione nella distribuzione del potere in Libia non permetterebbe di stabilire con assoluta certezza, e in tempi brevi, la situazione giurisdizionale della Gamannossi;

il conflitto tra fazioni locali potrebbe esporre la nostra cittadina al pericolo di sequestro per scopi estorsivi,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di competenza siano state assunte per attivare la traduzione della connazionale nel nostro Paese ed eventualmente attivare le procedure necessarie nei confronti della nostra cittadina;

se risulti la presenza in Libia di altri due detenuti italiani e, in caso affermativo, quali siano le loro condizioni di salute e se siano state attivate le opportune procedure per il loro rientro in Italia.

(3-04158)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

GUALDANI, AIELLO, DALLA TOR - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

il gruppo Abb, multinazionale svizzera che opera nel settore delle tecnologie per l'automazione industriale, la robotica e le reti elettriche nelle utility, nell'industria, nei trasporti e nelle infrastrutture, impiega nel nostro Paese, come Abb Italia, ben 5.900 dipendenti;

la Abb Italia è un'azienda in salute, come dimostra il fatto che nel corso dell'anno 2016 ha raccolto ordini per 2,1 miliardi di euro, ed il fatturato è stato di 2,2 miliardi di euro, registrando una crescita del 3 per cento rispetto al 2015;

l'azienda ha deciso di formare una nuova società in joint venture per il settore Oil & gas EPC (engineering, procurement and construction) con i sauditi di Arkad engineering & construction;

di fatto, i dipendenti di Abb Italia che operano in questo comparto passeranno alle dipendenze di una nuova società e saranno sottoposti alle direttive del gruppo arabo, che avrà la maggioranza delle quote societarie della nuova realtà che sta per nascere; inoltre, risulta agli interroganti che la joint venture sia destinata a durare solo due anni e che dal terzo anno resterà solo la Arkad engineering & construction unica proprietaria della società;

da diverso tempo, in occasione dei vari incontri con le rappresentanze sindacali, i sindacati avevano richiesto di conoscere quali fossero le prospettive di quest'attività e le possibili ricadute occupazionali, senza però ricevere alcuna risposta da parte di Abb;

il 10 novembre 2017, senza alcuna comunicazione preventiva alle rappresentanze sindacali, l'azienda, attraverso l'amministratore delegato Mario Corsi, comunicava la decisione di cedere le attività e i circa 200 lavoratori attraverso una joint venture con una presenza minoritaria di Abb nel capitale societario;

in quell'occasione, inoltre, le rappresentanze sindacali avevano esplicitato il loro disappunto e la loro contrarietà rispetto al comportamento di Abb che, in concreto, ha impedito il necessario coinvolgimento del coordinamento sindacale, non favorendo l'instaurazione di un clima collaborativo di relazioni industriali;

il 17 novembre 2017, presso la sede di Assolombarda si è tenuto l'incontro richiesto dal coordinamento sindacale Abb a seguito dell'iniziativa aziendale di comunicare, senza un'adeguata informazione, al coordinamento sindacale quello che per i sindacati rappresenta un vero e proprio scorporo di ramo d'azienda, ossia la cessione attraverso una joint venture del settore "Oil & gas";

Abb Italia intanto ha reso ufficiale sia alle rappresentanze sindacali unitarie sia al coordinamento sindacale Abb l'avvio della procedura ex articolo 47 della legge n. 428 del 1990, per la cessione del ramo aziendale, che coinvolge circa 200 dipendenti, oggi occupati prevalentemente nelle realtà di Sesto San Giovanni (Milano) e Genova; la conclusione della procedura rende il futuro di tali lavoratori ancora più incerto, considerando che la nuova joint venture non è ancora nata e Arkad non ha sue sedi in Italia;

considerato che:

sono in corso le assemblee sindacali nei due siti per una prima valutazione, assieme ai lavoratori, della decisione aziendale e di tutte le iniziative sindacali utili ad affrontare la scelta aziendale di esternalizzazione delle attività EPC "Oil & gas" di Abb, e per tutelare tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti, assicurando migliori prospettive anche alle rispettive famiglie;

la cessione, che dovrebbe essere perfezionata nei prossimi mesi, non è stata illustrata nei dettagli alle organizzazioni sindacali e rischia di mettere seriamente in pericolo i posti di lavoro degli attuali dipendenti se non saranno previste le opportune garanzie e tutele. Inoltre, un'eventuale chiusura degli stabilimenti attualmente attivi presso le sedi di Sesto San Giovanni e Genova a seguito di una delocalizzazione dell'attività produttiva, che risulta agli interroganti essere già stata decisa dai nuovi acquirenti, e che dovrebbe aver luogo entro 2 anni, oltre a mettere sulla strada gli attuali dipendenti, produrrà gravi ripercussioni sull'indotto collegato agli stabilimenti;

tenuto conto, infine, che:

a quanto risulta agli interroganti, una cordata di imprenditori italiani guidata dal fondo partecipazioni IPE sgr, ha presentato, già dal giugno 2017 un'offerta vincolante di acquisto, basata sul mantenimento della società in Italia, con la conservazione integrale dei posti di lavoro di tutti i lavoratori coinvolti e con un dettagliato programma di espansione. Tale proposta non è stata finora presa in considerazione dal gruppo cedente Abb;

il settore è considerato strategico dal Ministero dello sviluppo economico, che ha recentemente assicurato supporto finanziario pubblico al gruppo Fincantieri, in un progetto nel medesimo settore Oil & gas. Lo stesso Ministero, in occasione di un tavolo negoziale del giugno 2016 tra Abb Italia e rappresentanze dei lavoratori relativo a differenti questioni, si era detto interessato a valorizzare la presenza di Abb in Italia, in quanto essa è ritenuta una delle aziende strategiche per il nostro Paese;

il 12 dicembre 2017, presso il Ministero dello sviluppo economico, si è tenuto un incontro tra azienda e organizzazioni sindacali per approfondire le modalità di svolgimento del processo di costituzione della nuova joint venture e le strategie industriali future, necessariamente riguardanti anche i lavoratori coinvolti,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati, con specifico riferimento alla proposta del fondo partecipazioni IPE sgr;

se non ritengano necessario, anche attraverso il confronto tra tutte le parti in causa, cercare altre soluzioni, invece di scegliere l'opzione più semplice, ma più negativa dal punto di vista del lavoro e della politica industriale, di dismettere un intero settore di attività e di cedere il relativo personale;

quali nuovi e ulteriori iniziative intendano assumere, al fine di tutelare comunque i lavoratori di Abb Italia ed evitare il realizzarsi di una cessione che rappresenta un ulteriore depauperamento del tessuto industriale italiano.

(3-04159)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

DONNO, GIARRUSSO, PAGLINI, BLUNDO, PUGLIA, CASTALDI - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e per la semplificazione e la pubblica amministrazione - Premesso che:

in data 11 dicembre 2017, "lecceprima" con un articolo intitolato "Precari Cnr in assemblea permanente: 'Senza fondi non ci muoviamo'", evidenziava che a Lecce "I precari del Centro nazionale di ricerca, quindi i ricercatori insieme ai tecnologi ed al personale tecnico amministrativo, hanno alzato l'asticella della protesta, dichiarando lo stato d'agitazione e l'inizio dell'assemblea permanente. Si erano già fatti sentire, rivendicando attenzione sul problema che ha una dimensione nazionale, in occasione della visita - poi saltata - del presidente del Cnr, Massimo Inguscio, a Lecce";

veniva aggiunto che "La platea dei precari, complessivamente, raggiunge cifre da capogiro: 2 mila e 200 in totale, di cui 8 mila e 800 gli aventi diritto in base ai requisiti della legge Madia";

sul punto, in data 11 dicembre, "la Repubblica" online segnalava l'allargamento della protesta con l'occupazione di 15 sedi dislocate in tutta Italia del Consiglio nazionale delle ricerche;

considerato che:

come riportato nel sito dell'ente, "dal 1989 il Cnr è un Ente di ricerca, con la missione di realizzare progetti di ricerca, promuovere l'innovazione e la competitività del sistema industriale nazionale, l'internazionalizzazione del sistema di ricerca nazionale, e di fornire tecnologie e soluzioni ai bisogni emergenti nel settore pubblico e privato";

sotto il profilo delle risorse umane, l'ente "conta oltre 8000 dipendenti, la metà dei quali è rappresentata da ricercatori e tecnologi. Circa 4000 sono i giovani ricercatori impegnati in attività di ricerca post-dottorato presso i laboratori dell'Ente, mentre un contributo importante arriva dalle collaborazioni, anche internazionali, con i ricercatori delle Università e delle imprese, rafforzando così il sistema nazionale della ricerca";

nella sezione "il CNR in numeri", viene specificato che "82 ricercatori sono stati assunti nel 2016 (...) per 20 aree di specializzazione. 150 borse di studio Cnr finanziate nel 2016. Più di 5000 collaborazioni di ricerca e scientifiche con le più prestigiose università ed enti di ricerca in Italia e nel mondo nel 2016",

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di competenza intendano adottare, al fine di garantire al personale del Cnr stabilità e continuità dal punto di vista lavorativo, limitando l'abuso di contratti di lavoro flessibili che alimentano una perdurante precarietà e assicurando idonee risorse funzionali alla stabilizzazione.

(4-08537)

LUMIA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

in un moderno sistema intermodale, il settore ferroviario ha un ruolo strategico ed innovativo che va potenziato con investimenti mirati sull'intero territorio nazionale, a partire dal Mezzogiorno, dove gli investimenti sulle infrastrutture pubbliche costituiscono ancora un potente volano di autosviluppo e di capacità competitiva sia per il trasporto merci sia per il trasporto passeggeri;

come diffuso da diversi organi di informazione, è stato reso noto il dossier 2017 di Legambiente sullo stato delle linee ferroviarie italiane. Spicca un dato allarmante: sono 10 le linee ferroviarie peggiori d'Italia censite nel 2017. Queste linee creano un disagio enorme a quei 3 milioni gli italiani pendolari che ogni giorno prendono il treno per andare al lavoro, a scuola o all'università. La classifica di Legambiente è stata stilata mettendo insieme diverse informazioni, dalle proteste degli utenti per i ritardi, soppressioni, comfort, tipologia di treno, condizioni di viaggio, frequenza, eccetera;

le linee che hanno conquistato il primato negativo sono la Roma-Lido, la Circumvesuviana, la Reggio Calabria-Taranto, la Verona-Rovigo, la Brescia-Casalmaggiore-Parma, la Agrigento-Palermo, la Settimo torinese-Pont Canavese, la Campobasso-Roma, la Genova-Savona-Ventimiglia e la Bari-Corato-Barletta;

per quanto riguarda la Sicilia, il dossier di Legambiente mette in evidenza la tratta Agrigento-Palermo, che risulta tra l'altro tra le più affollate e, come la maggior parte delle ferrovie siciliane, si dipana ancora lungo un unico binario e senza mezzi veloci. Il tempo di percorrenza risulta essere di poco più di 2 ore, la velocità media addirittura di 67 chilometri orari e sono 12 le coppie di treni che quotidianamente percorrono la linea lunga solo 137 chilometri. Su questa tratta, i treni pertanto sono insufficienti e risultano molto spesso in ritardo, malgrado la linea sia di fondamentale importanza perché collega due importanti città siciliane: Palermo, la città capoluogo di regione, fornita di tutti i più importanti servizi sanitari, giudiziari, commerciali, culturali e universitari; l'altra, Agrigento, che risulta essere una tra le più importanti città turistiche conosciute in Europa e nel mondo. Il collegamento ferroviario tra queste due importanti città siciliane è strategico e decisivo per la mobilità dell'isola. È da segnalare inoltre, che frequentemente nelle giornate di pioggia in molte stazioni si allagano i binari e si verificano continue frane lungo la linea ferrata. Il "comitato pendolari Palermo-Agrigento" ha spesso denunciato gli enormi disagi dei viaggiatori costretti a spostarsi in treni sporchi, sovraffollati e lenti. Il trenino scelto dalle Ferrovie per unire queste due città ha infatti una capacità di 140 posti, ma viaggia con circa 500 persone, naturalmente stipate come sardine,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda superare questa grave situazione di disagio su tutte le 10 linee ferroviarie segnalate da Legambiente ed in particolare sulla tratta Agrigento-Palermo, con investimenti concreti e in tempi veloci, per fare del trasporto pubblico locale una risorsa nazionale strategica di un moderno sistema intermodale di trasporto.

(4-08538)

ARRIGONI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

sulla Gazzetta Ufficiale, Serie generale, n. 213 del 12 settembre 2016, è stato pubblicato il decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177, recante "Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche";

la richiamata legge n. 124 del 2015, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, Serie generale, n. 187 del 13 agosto 2015, prevede espressamente, all'articolo 8, comma 6, che "Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può adottare, nel rispetto dei principi e criteri direttivi e della procedura di cui al presente articolo, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive";

successivamente, il Governo ha trasmesso al Parlamento, per i previsti pareri, lo schema di decreto legislativo, atto n. 451, recante disposizioni integrative e correttive al citato decreto legislativo n. 177, in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato;

la 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali) del Senato della Repubblica, in data 11 ottobre 2017, nel corso dell'esame dell'atto, ha espresso parere favorevole con la seguente osservazione: "la lacuna normativa descritta in premessa genera disomogeneità e disparità al trattamento previsto per il personale del Corpo Forestale dello Stato transitato in altri ordinamenti amministrativi. Si sottolinea pertanto l'esigenza di sanare tale situazione adottando una specifica tabella di inquadramento giuridico del personale appositamente individuato per assolvere alle funzioni che la legge ha affidato al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali";

nella seduta del 15 novembre 2017 delle Commissioni riunite I e IV (Affari Costituzionali) e (Difesa) della Camera dei deputati, è stato approvato un parere favorevole con diverse osservazioni, tra le quali al punto 4 si legge: "appare opportuno modificare l'articolo 6 del provvedimento in modo da prevedere che l'inquadramento del personale del Corpo forestale dello Stato transitato nei ruoli del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali avvenga attraverso l'adozione di una tabella di equiparazione che tenga nel debito conto, oltre al criterio della prossimità del trattamento economico, il livello di professionalità e responsabilità precedentemente raggiunto, con particolare riguardo al personale delle qualifiche apicali nell'ambito dei diversi ruoli";

è emersa, quindi, l'esigenza di sanare tale situazione adottando un specifico inquadramento giuridico del personale appositamente individuato per assolvere alle nuove, importanti funzioni ed attività che la legge ha affidato al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali volto a preservarne le elevate competenze professionali;

successivamente, il Consiglio dei ministri n. 61, in data 11 dicembre 2017, ha approvato in via definitiva il decreto legislativo "Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 19 agosto 2016, n.177, in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 7 agosto 2015, n.124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche", senza accogliere l'osservazione resa dalle Commissioni riunite in merito all'opportunità di modificare l'articolo 6 inerente all'inquadramento per il personale assegnato al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali;

considerato che:

l'articolo 8, comma 5, della legge 7 agosto 2015, n. 124, prevede espressamente: "Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere adottati";

tale procedura non è stata seguita,

si chiede di sapere se non sia il caso di riconsiderare l'intera procedura di adozione del decreto legislativo e seguire quanto indicato dalla legge delega n. 124 del 2015, ossia trasmettere nuovamente alle Camere il relativo testo, per permettere alle Commissioni competenti per materia di esprimersi sulle osservazioni del Governo prima dell'adozione dell'atto definitivo, anche al fine di evitare eventuali contenziosi legali.

(4-08539)

CASSANO - Al Ministro della salute - Premesso che:

spesso i cittadini lamentano disagi e difficoltà nel rapportarsi con la pubblica amministrazione e la gravosità di adempienze non sempre comprensibili che complicano e non agevolano la vita quotidiana;

a tal riguardo, è meritevole di particolare attenzione, non positiva, quanto riportato da organi di stampa locali in merito a fatti accaduti recentemente a Bari. Nello specifico, una persona ha prenotato presso una ASL due radiografie per il figlio; ai fini del pagamento del ticket la persona ha portato con sé sia denaro contante che la carta elettronica (bancomat);

la ASL ha fissato la radiografia presso il poliambulatorio Bari, ex centro traumatologico ospedaliero: in quella sede alla persona è stato detto che poteva pagare con bancomat, non con POS; ma l'apparecchio in possesso del poliambulatorio ha rifiutato l'operazione di pagamento in quanto ha riconosciuto il bancomat della persona come "internazionale", mentre la carta di pagamento della persona non è "internazionale" ed è utilizzata quotidianamente per acquisti e pagamenti;

per evitare di far perdere la prestazione al figlio e per usufruire del servizio, la persona si è recata presso altra ASL (stazione) dove le è stato comunicato che la macchinetta per il pagamento del ticket non funzionava e che la ditta di manutenzione, essendo giorno prefestivo, non era raggiungibile,

si chiede di sapere, al fine di evitare disagi all'utente, se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno: a) verificare a livello nazionale, attraverso una richiesta di monitoraggio da parte delle ASL, se quanto accaduto a Bari rappresenti un episodio isolato o sia necessario aggiornare le macchinette utilizzate dalle ASL per il pagamento del ticket in modo tale che accettino qualsiasi tipologia di carta bancomat; b) stabilire, nella sottoscrizione dei contratti di manutenzione dei servizi di pagamento elettronico, che venga offerto alle ASL un servizio di reperibilità di 24 ore su 24 durante i giorni di apertura al pubblico.

(4-08540)

DE POLI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che

la direttiva 2000/60/CE, predisposta per tutelare l'ambiente fluviale e recepita con decreto del 13 febbraio 2017 del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, impone di sostituire l'attuale "deflusso minimo vitale" dei fiumi con il "deflusso minimo ecologico": acqua che, necessariamente, non sarebbe più deviata sulle colture;

il caldo e la siccità nel 2017 hanno falcidiato la produzione agricola del 30 per cento nel solo comprensorio bassanese, pertanto, raddoppiare o triplicare il deflusso minimo vitale del Brenta, di questi tempi, significherebbe avviare a desertificazione certa buona parte delle aree coltivate e metterebbe a repentaglio la produzione agricola di tutta l'area che coinvolge circa 20.000 aziende agricole tra Bassano e Padova;

le norme comunitarie probabilmente non creeranno disagi ai grandi fiumi del nord Europa mentre, per un corso d'acqua torrentizio qual è il Brenta, caratterizzato da una notevole variabilità dei flussi d'acqua, la prospettiva sarebbe alquanto critica,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno e urgente intervenire nelle sedi competenti, anche europee, per scongiurare una situazione che si prospetta drammatica per il comparto agricolo dell'area irrigata dal fiume Brenta, al fine di garantire il futuro delle aziende agricole della zona.

(4-08541)

BLUNDO, PUGLIA, BUCCARELLA, FATTORI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

il maestro A. F. in tre periodi differenti ha prestato servizio presso tre scuole o istituti scolastici comprensivi della provincia di Siena (Montalcino, anno scolastico 2004/2005; Monteroni d'Arbia, 2007/2008; Asciano, 2016/2017);

a seguito della sua decisione di fuoriuscire dalla congregazione dei Testimoni di Geova, è stato espulso dalla stessa per "apostasia e ribellione";

nel 2004, dopo aver contestato la scelta del dirigente scolastico dell'istituto comprensivo "Insieme" di Montalcino di togliere dalla sua classe due alunni appartenenti a famiglie della congregazione dei Testimoni di Geova, ha subito una prima ispezione da un ispettore "naturale" di Siena inviato sul posto, Antonio Fratangelo, il quale chiuse la sua relazione (14 dicembre 2004) confermando le ragioni di F. circa il motivo del suo contendere con l'amministrazione, riconoscendo il suo ruolo di maestro competente e stimato;

tale relazione fu, senza apparente motivo, invalidata dal direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale per la Toscana Cesare Angotti e dal capo dell'Ispettorato dello stesso ufficio Nunzio Antonio Langella, il quale in data 14 gennaio 2005 chiese l'avvio di sanzioni disciplinari a carico dell'ispettore Fratangelo in riferimento alle modalità e contenuti dell'ispezione; su richiesta degli stessi dirigenti ne fu avviata un'altra nel marzo 2005;

l'ispettore incaricato, Salvatore Majorana, inviato da Firenze, chiuse la relazione ispettiva di mille pagine con allegati chiedendo una sospensione per aver portato sulla stampa la vicenda ed il "trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale" a carico del maestro F., trasferito d'ufficio ad altro istituto (la direzione didattica del 3° circolo di Siena, dalla quale ha poi ottenuto il trasferimento all'istituto di Monteroni d'Arbia) ed inoltre una richiesta di visita medica collegiale di idoneità, con esito della commissione USL, che dichiarò all'unanimità la totale idoneità nel gennaio 2007;

nel corso di un mese, dal 22 ottobre 2007 al 23 novembre 2007, sono stati portati a termine, a carico dell'interessato, altri tre procedimenti disciplinari, sia dalla direzione scolastica locale che dall'Ufficio scolastico provinciale, uno dei quali concluso con archiviazione e due con l'irrogazione delle sanzioni "avvertimento scritto" e "censura", nonostante lo stesso fosse difeso dall'unica testimone oculare del fatto;

nella seconda metà del mese di gennaio 2008 l'insegnante fu sottoposto ad una nuova ispezione su richiesta del dirigente scolastico dell'istituto comprensivo "Renato Fulcini" di Monteroni d'Arbia, "per presunti comportamenti non adeguati all'ambiente di lavoro" e avviato dallo stesso direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale, Cesare Angotti, che scelse un ispettore distaccato a Massa Carrara, Chiaramonte Umberto;

il sindaco di Monteroni d'Arbia, Jacopo Armini, che aveva come sua consigliera la stessa dirigente scolastica della scuola, Maria Donata Tardio, in data 6 febbraio 2008, quando l'ispezione a carico di F. era già iniziata, scriveva alle autorità scolastiche invitandole "ad individuare e rimuovere al più presto le cause di questa situazione ormai insostenibile", citando altresì eventi interni al mondo scolastico conosciuti solo da personale scolastico;

l'ispettore Chiaromonte, in virtù di detta lettera ufficiale del sindaco e di un colloquio del 29 febbraio 2008 in cui il sindaco denunciò come per lui fastidiosa la presenza di F. ai consigli comunali, concludeva la sua relazione affermando che "F. è valutato (...) dalle autorità scolastiche e municipali come un vero e proprio molestatore dell'altrui tranquillità", mentre risulta stimato e amato dalla stragrande parte del corpo docente e dalla totalità degli amministrativi e dalla quasi totalità dei suoi alunni e relative famiglie;

F. risulta, infatti, essere un maestro da sempre particolarmente amato e stimato, così come viene indicato nell'articolo del settimanale "Panorama" dell'8 settembre 2005, che definisce "da Libro Cuore" la figura e la vicenda del maestro;

considerato che, per quanto consta agli interroganti:

il maestro F. ha subito due ispezioni (istituto di Montalcino marzo-maggio 2005 e istituto di Monteroni d'Arbia gennaio-marzo 2008) affidate a due ispettori appartenenti a uffici scolastici provinciali non del posto e scelti ad hoc dal direttore dell'Ufficio regionale, Salvatore Majorana da Firenze e Chiaramonte Umberto da Massa, le cui conduzioni e le cui relazioni finali sono state denunciate sulla pubblica stampa dagli stessi genitori e anche dai colleghi del maestro, persone che hanno inoltre testimoniato in sua difesa, in sede penale e civile davanti al giudice del lavoro, evidenziando i metodi anomali dell'ispezione tesi a scoraggiare chi voleva difendere F.;

il maestro è stato "licenziato in tronco senza preavviso" nel 2016 dall'istituto comprensivo "Sandro Pertini" di Asciano, per aver "diffamato" la scuola e con una strana "urgenza", visto che ciò sarebbe avvenuto peraltro ben 6 mesi dopo l'aver apertamente denunciato con pubbliche assemblee, volantini e manifesti affissi sulla propria auto, la sua evidente persecuzione, le discriminazioni nonché gli abusi subiti, per citarne i più eclatanti. Anche nel 2016 nessuno degli oltre 60 testimoni indicati da F., (colleghe e genitori) è stato ascoltato dall'Ufficio regionale a difesa dalle accuse formulate da una sola docente; F. ha ricevuto le centinaia di documenti su cui difendersi e fare le controdeduzioni solo la mattina del 21 settembre 2016, giorno in cui era convocato davanti al consiglio di disciplina e senza che gli fosse concessa la proroga da lui richiesta (prima accordata e poi ritirata);

le famiglie degli alunni delle due classi quinte seguite dal maestro si sono mobilitate in massa paventando alcuni di loro la volontà di iscrivere i loro figli altrove se all'inizio dell'anno scolastico 2016/2017 F. non fosse stato ancora maestro, considerato il "rapporto speciale" costruito con gli alunni fin dalla classe prima e, in particolare, con 6 alunni portatori di handicap o con grosse difficoltà di apprendimento, visto che la continuità didattica è stata più volte sottolineata come elemento importante anche dal Ministro in indirizzo;

gli uffici periferici, rimasti insensibili ai continui appelli a favore del maestro, hanno proceduto a licenziarlo il 31 ottobre 2016, dopo che gli era stato consentito di iniziare l'anno scolastico con la classe quinta; a parere degli interroganti dopo averlo, cioè, utilizzato per rassicurare i genitori circa la sua presenza ed evitare un parziale svuotamento delle classi;

sono conseguentemente risultati inutili gli attestati a difesa ricevuti dal maestro mentre era sottoposto a continue sanzioni, del direttore dei servizi generali e amministrativi Menchiari e della vicaria Buti, nonché di tutte le applicate di segreteria, che per 7 anni lo hanno avuto come docente nell'istituto Pertini di Asciano, e del dirigente scolastico Guerranti del biennio precedente;

dopo il licenziamento del maestro è sorto a sua difesa, nel gennaio 2017, a Siena un "comitato" composto da personaggi noti (docenti, giornalisti professionisti, blogger universitari, politici ed amministratori locali, fondatori di associazioni civiche locali) che hanno scritto a suo sostegno a molte istituzioni locali e nazionali, e in primis al Ministro, affinché ritirasse in autotutela il licenziamento; nelle note inviate il comitato ha, tra l'altro, evidenziato che: "Teniamo assai a precisare (...) dopo aver letto le carte ed i documenti che lo riguardano, ciò che ci porta a definire senza mezzi termini un simile licenziamento in tronco persecutorio, assurdo e del tutto privo di ogni minimo fondamento così come tutto l'iter sanzionatorio che l'ha preceduto, basato su inezie e banali dissapori";

lo stesso difensore civico regionale della Toscana, come già fatto durante l'ispezione Chiaramonte nel 22 febbraio 2008, su sollecitazione del Comitato, nel febbraio 2017 ha di nuovo scritto una lettera agli stessi destinatari, invitando il Ministro a ritirare in autotutela il licenziamento del maestro anche nel primario interesse dei suoi alunni;

considerato inoltre che, per quanto risulta:

nel giugno 2017 a sostegno del maestro è sorto un comitato nazionale di dipendenti scolastici, docenti e dirigenti dei servizi generali e amministrativi di ogni ordine e grado di scuola di 14 diverse regioni, che hanno sottoscritto un lungo documento pubblico di solidarietà verso F., indicato come vittima di un evidente accanimento persecutorio senza precedenti e di denuncia del grave e generalizzato "degrado feudale" della scuola pubblica italiana di cui quello del maestro sarebbe soltanto il caso più abnorme e più eclatante;

tale documento, a fine agosto 2017, è stato diffuso dall'agenzia ANSA, dando in particolare rilievo al fatto che il maestro è vittima "del più grave caso di persecuzione che si conosca nella storia della nostra Pubblica Amministrazione";

il sindacato scolastico europeo SAESE ha indetto ben tre scioperi nazionali (12 dicembre 2016, 27 novembre 1017 ed il prossimo per l'8 gennaio 2018) ed uno locale nel solo istituto "Pertini" di Asciano (22 maggio 2017), contro l'evidente persecuzione che da anni subisce il maestro F. e contro il suo licenziamento e più in generale contro la grave e crescente piaga del mobbing e del bossing nella scuola pubblica;

il maestro F. ha fondato dal 2007 il "comitato nazionale contro Mobbing-Bossing scolastico" Onlus, cui aderisce personale docente ed amministrativo di 17 regioni italiane, tramite il quale ha raccolto una grave e documentata casistica di abusi ed illegalità avvenute nella scuola pubblica;

tra i tanti casi gravi evidenziati si rileva quello, a cui ha dedicato un servizio il TG1 dell'8 novembre 2009, della docente di Latina che il suo direttore scolastico mise in "pre-licenziamento in tronco" privandola dello stipendio solo perché usufruiva dei diritti garantiti dalla legge per le sue cure in chemioterapia contro il tumore che l'affliggeva, tanto da costringerla a ricorrere al Tribunale per veder riconosciuti i suoi diritti;

al centro della recente sentenza del Tribunale di Foggia c'è stato l'annullamento del licenziamento in tronco operato nel 2011 a carico della direttrice dei servizi generali e amministrativi Michela Mocciola, che denunciava la gestione disinvolta del dirigente scolastico del liceo "Marconi" di Foggia (RG 8552/2011, sentenza n.543 del 26 gennaio 2017), contro la quale furono messe in atto artate calunnie, da parte di quel dirigente scolastico, Attilio Fratta, espulso da ben due organizzazioni sindacali di categoria e già condannato due volte in primo grado per abusi sui docenti, ciononostante rimasto impunito fino al pensionamento da parte dell'amministrazione scolastica, che non si è appellata a detta sentenza con un evidente danno erariale;

vi sono state condanne in secondo grado in Corte di appello, come la recente di Salerno (sentenza n. 403 del 14 luglio 2017) che ha riconosciuto un risarcimento per mobbing per circa 40.000 euro per gli abusi commessi a carico della professoressa Teresa Masi dalla dirigente scolastica Caterina Cimino dell'Istituto "Genovesi-Da Vinci", la sentenza di Prato per il caso di Rossana Cavaliere, che ha visto condannare in sede penale per vari reati la dirigente scolastica del liceo "Copernico" Lucia Napolitano ed altre 3 professoresse che la spalleggiavano, oltre alla precedente trattata da Gian Antonio Stella sul "Corriere della Sera" del 14 febbraio 2012 e portata da F. a "Rai News 24" già nel 2011, della dirigente di un liceo di Messina, Anna Maria Gammeri, condannata in primo grado per aver usato un collaboratore scolastico al suo personale servizio. Anche in questo caso l'amministrazione non si costituì parte civile e la dirigente fu lasciata in servizio nella stessa scuola con prevedibili ritorsioni nei confronti dei 5 docenti e 2 collaboratori scolastici suoi sottoposti, che avevano con coraggio civico testimoniato in tribunale e che, in conseguenza di ciò, sono stati costretti a chiedere il trasferimento;

la problematica emerge anche nel caso, trattato dall'avvocato chietino Francesco Orecchioni, specializzato in diritto scolastico, relativo ad un'insegnante punita in modo illegittimo da un dirigente scolastico di Fossacesia (Chieti), il quale chiedendo l'annullamento della sanzione, doveroso perché tale tipo di sanzione non era più prevista dalla normativa, si sentì rispondere dal dirigente che in quella scuola dove era lui a dirigere le norme continuavano ad applicarsi anche dopo la loro abrogazione;

inoltre, alla maestra Adele Ferro di Frosinone è stata irrogata dal dirigente scolastico una sospensione di alcuni giorni dal servizio per aver scritto un commento critico, contro la riforma denominata "Buona scuola", espresso su un blog, notato e prontamente scaricato e stampato da una sua collega che l'ha consegnato alla dirigente di riferimento,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della sequela, a parere degli interroganti ingiustificata e inammissibile, di fatti gravi e di abusi acclarati subiti dal maestro F.;

se intenda adoperarsi al fine di disporre la revoca del licenziamento intimato al maestro, affinché sia pienamente reintegrato nel posto di lavoro;

quali provvedimenti intenda assumere affinché sia arginata la generale e crescente crisi di legalità, democrazia e trasparenza che, a notizia degli interroganti, affliggerebbe la scuola pubblica italiana e sia dissipato ogni possibile dubbio circa la percezione di impunità goduta dai dirigenti scolastici, in particolare a seguito di abusi documentati e testimoniati compiuti nei confronti dei docenti e del personale della scuola;

se non ritenga che sia opportuno istituire un organismo che monitori gli abusi commessi a danno dei docenti, a cui questi ultimi possano rivolgersi al fine di ottenere una tutela preliminare, senza dover necessariamente impegnare risorse, psicologiche e finanziarie, ricorrendo per vie legali.

(4-08542)

PETRAGLIA, BOCCHINO, DE PETRIS, CERVELLINI, DE CRISTOFARO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

da alcuni mesi si è creato un aspro conflitto all'interno dell'istituto "Regina Margherita" di Torino, che ospita centinaia di studenti, tra gli insegnanti e l'attuale dirigente in carica dal mese di settembre 2017;

la preside sembra avere infatti instaurato da subito un clima fortemente intimidatorio e poco rispettoso nei confronti degli insegnanti, tanto da spingere il vicepreside in carica da 12 anni, insieme ad un collaboratore, alle dimissioni dai propri incarichi. A titolo d'esempio, la dirigente avrebbe privato gli insegnanti del bagno comune per trasformarlo in una toilette personale;

molti docenti hanno espresso solidarietà nei confronti dei dimissionari: un primo collegio dei docenti, tuttavia, è stato sciolto d'autorità, e solamente nel secondo 141 insegnanti sui circa 160 hanno potuto votare a favore di una mozione in tal senso;

lo scontro e le umiliazioni non sono tuttavia terminate: la dirigente ha infatti avviato un procedimento disciplinare nei confronti dei rappresentanti sindacali del personale per avere indetto un'assemblea in orari e luoghi a suo avviso non consentiti. Procedimento che è stato trasferito all'ufficio procedimenti disciplinari, aggravando la posizione dei lavoratori coinvolti;

anche in questo caso il personale dell'istituto si è espresso negativamente sull'operato della preside, con la votazione di un'ulteriore mozione di solidarietà nel corso di un'assemblea sindacale;

nonostante le numerose segnalazioni inviate all'Ufficio scolastico regionale e nonostante un tentativo di conciliazione in Prefettura, il conflitto non è stato risolto, conducendo all'indizione di uno sciopero del personale dell'istituto per il 22 dicembre 2017. La dirigente sembra infatti avere mantenuto un atteggiamento di chiusura, invitando i pochi docenti a testimoniare in suo favore nel corso dell'ispezione predisposta dall'Ufficio scolastico regionale: in questo modo, il clima di sospetto non fa che peggiorare;

lo sciopero contro una preside è un fatto rarissimo: tuttavia, proprio in virtù dello strapotere consegnato ai dirigenti dalla riforma "Buona scuola", è necessario che questi ne non abusino imponendolo in modo unilaterale e arbitrario,

si chiede di sapere quali iniziative intenda intraprendere il Ministro in indirizzo al fine di giungere ad una soluzione del conflitto scatenatosi nell'istituto Regina Margherita, tutelando i diritti dei lavoratori dai comportamenti discrezionali e intimidatori della dirigente attualmente in carica, anche al fine di garantire il diritto di riunirsi in assemblea attualmente leso dal procedimento disciplinare avviato dalla preside stessa.

(4-08543)

LUMIA - Al Ministro della salute - Premesso che:

da alcuni mesi, sono state emanate varie circolari dall'Assessorato regionale per la salute, per la riorganizzazione delle aziende sanitarie e ospedaliere siciliane, consentendo così lo sblocco di migliaia di nuove assunzioni nella sanità nell'isola. La notizia ha acceso una domanda di nuova occupazione da parte degli operatori siciliani che attendono da tempo quest'importante sblocco del reclutamento di personale nei vari servizi sanitari sul territorio;

la circolare prevede procedure di armonizzazione tra i criteri di reclutamento del personale nel rispetto, tuttavia, delle norme di legge, in particolare l'art. 30 del decreto legislativo n. 165 del 2001 e del decreto legislativo n. 75 del 2017, "decreto Madia", e relativa circolare attuativa, seguiti dallo scorrimento delle graduatorie di concorsi, in corso di validità, prorogate al 31 dicembre 2018 e nuovi bandi pubblici;

anche l'Azienda sanitaria provinciale di Enna si prepara a bandire così nuovi concorsi, per incrementare la pianta organica di nuovo personale, in attuazione delle diverse circolari dell'Assessorato della Regione Siciliana sul reclutamento del personale;

l'ASP di Enna ha così adottato la delibera, n. 944 del 6 novembre 2017, riguardante l'assunzione a tempo indeterminato di 4 collaboratori professionali tecnici di laboratorio, attingendo però dalla graduatoria del concorso pubblico, approvata dall'ASP di Siracusa, relativa ad un concorso per soli titoli per la copertura di 6 posti di collaboratore tecnico-sanitario di laboratorio biomedico per la quale l'ASP di Siracusa non aveva ancora proceduto all'immissione in servizio dei vincitori di concorso;

l'Azienda sanitaria di Enna ha così stranamente ricorso all'assunzione dei vincitori di un altro concorso pubblico, sulla base di un'"ipotetica opzione di scelta" riservata agli stessi vincitori del concorso di Siracusa e sulla base di una scelta della stessa Azienda sanitaria di Enna di utilizzare la graduatoria di Siracusa, pur in mancanza di idonei criteri stabiliti a priori;

si evidenzia che l'Azienda di Enna, infatti, non ha mai previsto la modalità assunzionale mediante utilizzo di graduatorie di altre aziende nel proprio regolamento di organizzazione e non ha mai stipulato una convenzione con l'amministrazione titolare della graduatoria utilizzata per le assunzioni di personale;

l'Azienda sanitaria di Enna, ad avviso dell'interrogante, non sta rispettando il previo esperimento della mobilità (si veda la sentenza della Corte di cassazione n. 12559/2017) e la riserva del 50 per cento dei posti da coprire, mediante stabilizzazione di coloro che sono in possesso dei requisiti di cui al citato decreto legislativo n. 75 del 2017,

si chiede di sapere se, nell'ambito dei suoi poteri di controllo, il Ministro in indirizzo intenda attivarsi per verificare questa discutibile procedura utilizzata dall'ASP di Enna e ripristinare le condizioni di legalità, per far sì che la fase concorsuale sia trasparente e capace di valorizzare le migliori professionalità sanitarie e le esperienze già acquisite presso la stessa ASP.

(4-08544)

D'ADDA - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'interno - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

a Busto Arsizio, nel 1892, fu realizzato il calzaturificio Giuseppe Borri, un'azienda calzaturiera fondata dall'omonimo industriale Giuseppe Borri; l'edificio, già eccellenza manifatturiera, si trova alle spalle di Palazzo Gilardoni, sede del municipio e copre un'area di 20.000 metri quadrati;

dopo la chiusura dell'azienda, avvenuta nel 1990, l'edificio è rimasto in stato di abbandono. Il Comune di Busto Arsizio lo ha acquistato nel 2001 per 8 miliardi di lire, senza mai utilizzarlo;

ad oggi, lo stabilimento, che ai tempi della produzione veniva adibito a capannone, costituito da un bipiano di 4.000 metri quadrati posto di fronte al viale principale della città, è lasciato senza manutenzione e in uno stato totale di incuria;

alcune porzioni significative dell'edificio, quali la casa padronale, la portineria e un immobile di tre piani sul lato finale dell'aggregato, hanno subito col tempo numerosi crolli strutturali, in particolare dei tetti;

tenuto conto che:

i crolli intervenuti, provocando l'esposizione dell'amianto contenuto nel materiale di costruzione non bonificato, hanno determinato una condizione, non solo di degrado, ma anche di inquinamento e di pericolo per la salute pubblica;

poiché, né il capannone, né gli altri edifici sono sigillati, vi trovano rifugio emarginati e senza tetto privi di controllo e di aiuto;

una parte degli spazi viene utilizzata dai dipendenti del Comune come parcheggio mattutino;

considerato che il 31 agosto 2016 la Giunta comunale, con la delibera n. 92, ha approvato la convenzione urbanistica per l'intervento di riorganizzazione della città ponendo l'ente locale, col supporto di soggetti privati, nelle condizioni economiche di favorire interventi per la messa in sicurezza degli edifici e la rimozione dell'amianto,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni e gli orientamenti dei Ministri in indirizzo in merito a quanto esposto;

quali siano le ragioni per le quali l'amministrazione non abbia ancora posto in essere gli specifici interventi citati;

se intendano sollecitare l'ente locale, affinché intervenga per salvaguardare la salute e la sicurezza dei quei cittadini, compresi coloro che vivono in una condizione di disagio sociale.

(4-08545)

MANCONI - Ai Ministri della giustizia e degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che:

nella XVI Legislatura, i senatori Giacomo Santini e Giuseppe Saro rivolgevano al Governo una interrogazione a risposta scritta (4-05075 del 20 aprile 2011) in merito alla detenzione di Denis Cavatassi, nato il 15 agosto 1967 a Tortoreto (Teramo), arrestato il 19 marzo del 2011, con l'accusa di essere il mandante dell'omicidio del cittadino italiano, Luciano Butti, ristoratore e albergatore di Montevarchi (Arezzo) e suo socio in affari, ucciso a Phuket (Thailandia) il 15 marzo del 2011 con vari colpi di arma da fuoco;

il Governo, rispondendo alla suddetta interrogazione, aveva assicurato agli interroganti che il Ministero degli affari esteri, in stretto raccordo con l'Ambasciata italiana a Bangkok, stava seguendo e avrebbe seguito in futuro la vicenda con la massima attenzione, al fine di garantire condizioni di detenzione non afflittive, assicurare piena assistenza consolare al connazionale e favorire un contatto costante tra le autorità giudiziarie locali e i legali e i familiari del nostro connazionale;

il processo a carico di Denis Cavatassi, iniziato nel mese di marzo 2011, si è concluso con una prima, gravissima sentenza di condanna alla pena di morte il 17 dicembre 2015; tale sentenza è stata confermata in secondo grado il 18 gennaio 2017;

contro la sentenza, i legali del nostro connazionale hanno presentato un ricorso presso la Corte suprema del Regno di Thailandia;

Denis Cavatassi ha sempre respinto ogni accusa sostenendo che le modalità di raccolta delle prove a suo carico e l'andamento dei diversi processi fossero avvenuti in violazione al diritto fondamentale a un equo processo;

considerato che a quanto risulta all'interrogante:

la detenzione di Denis Cavatassi in tutte le fasi dell'iter giudiziario dopo l'arresto, è sempre stata di grande durezza; come è stato denunciato a più riprese da lui stesso e dai suoi familiari, le condizioni della sua carcerazione sono state inumane e degradanti: le camere detentive sono sovraffollate, prive dei minimi requisiti di igiene e salubrità, con il rischio costante che possano diffondersi malattie infettive, anche gravi; lo spazio delle celle, vuoto di letti, è così gremito di reclusi da non permettere neanche quel minimo di movimenti indispensabili a stendersi per terra; il vitto è insufficiente e di scarsissima qualità; l'assistenza medico-sanitaria è del tutto insufficiente, non è prevista alcuna attività trattamentale; quando il regime è di isolamento, le condizioni penitenziarie peggiorano considerevolmente: il signor Cavatassi lamenta di essere stato ristretto, in più di una occasione e per diversi mesi, con delle catene ai piedi, collegate al muro della cella in modo da impedirgli qualsiasi movimento,

si chiede di sapere:

quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare allo scopo di assicurare il rispetto dei diritti fondamentali di Denis Cavatassi;

in particolare, come si intenda dare effettività alla tutela del nostro connazionale con riferimento alle elementari forme di tutela previste dall'ordinamento italiano, incluse le visite in carcere, e l'assistenza medico-sanitaria;

quali misure il Governo abbia preso per garantire il pieno sostegno al ricorso contro la pena di morte avviata dalla famiglia Cavatassi;

quali passi il Governo intenda compiere, sia attraverso la sede diplomatica italiana a Bangkok, sia coinvolgendo le istituzioni europee, in particolare l'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, per scongiurare l'esecuzione della sentenza di condanna alla pena capitale;

con quale tempistica l'Italia voglia attivare il Trattato di cooperazione per l'esecuzione delle sentenze penali tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Regno di Thailandia, firmato a Bangkok il 28 febbraio 1984 e ratificato con legge 27 luglio 1988, n. 369, che consente a Denis Cavatassi di essere trasferito nel nostro Paese e di scontare la pena in un istituto penitenziario italiano.

(4-08546)

GASPARRI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia, dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

il dottor Ingroia, già magistrato presso la Procura di Palermo, risulta essere al vertice di "Sicilia Digitale SpA";

nei giorni scorsi, il dottor Ingroia ha espresso dei pubblici elogi nei confronti del nuovo Presidente della Regione Sicilia, che, all'interrogante e ad alcuni organi d'informazione, sono apparsi volti a ottenere la conferma degli incarichi conseguiti con la precedente Giunta regionale, apparendo come un "cacciatore di poltrone";

Ingroia non è mai stato premiato dal voto degli elettori quando è sceso in politica, candidandosi e fondando anche un partito;

nella sua attività di magistrato ha intentato numerosi processi, tra cui alcuni ad eroici Carabinieri, che si sono conclusi con la loro assoluzione e la conseguente sconfessione dell'impianto accusatorio;

questi fallimenti giudiziari e politici e la ricerca di gratificazioni in posti di sottogoverno ne fanno a giudizio dell'interrogante un emblema dell'Italia che deve cambiare;

qualche giorno fa, inoltre, Ingroia, in una trasmissione radiofonica sulla rete nazionale Radio1, con toni a parere dell'interrogante da rivoluzionario assolutamente inaccettabili, avrebbe dichiarato a proposito del Presidente Berlusconi: "meriterebbe di essere arrestato (...) Bisogna abbatterlo politicamente",

si chiede di sapere:

attesi i toni diffamatori e violenti pronunciati dal dottor Ingroia, se sia ammissibile e conforme agli obblighi derivanti dal contrato di servizio che si usi un programma radiofonico del servizio pubblico per sostenere che il leader di un partito politico debba essere arrestato ed abbattuto;

se risulti che il dottor Ingroia, in ragione dell'incarico che ricopre presso "Sicilia Digitale SpA", percepisca un'indennità e di quale importo e se goda di altri benefici connessi a tali sue funzioni.

(4-08547)

GIRO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

Acilia, frazione (X Municipio) di Roma Capitale, è obbligata ad accogliere presso il centro accoglienza immigrati un ulteriore numero imprecisato di cittadini stranieri, giunti illegalmente in Italia, persone di cui nulla è dato conoscere;

l'inserimento forzato di persone nel territorio di Acilia non favorisce la soluzione di quelle situazioni critiche in materia di ordine pubblico e di sicurezza (furti, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni, rapine) che la frazione affronta da tempo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia stato informato della difficile situazione che Acilia affronta in tema di legalità;

quale sia il numero di immigrati che sono stati assegnati alla frazione di Acilia e a quale titolo siano presenti sul territorio italiano;

se le persone straniere assegnate ad Acilia abbiano compiuto reati in passato.

(4-08548)

CONSIGLIO, ARRIGONI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

la raccolta dei rifiuti urbani in Sicilia risulta da decenni caratterizzata da un continuo ricorso alle dichiarazioni di emergenza che hanno comportato il ricorso a centinaia di milioni di euro di fondi pubblici, nonché a "deroghe" che sono state oggetto di statuizioni anche da parte dell'autorità giudiziaria che ne ha accertato le gravissime anomalie;

nel novembre 2012 il presidente della Regione Siciliana Crocetta, appena insediato, ha chiesto ed ottenuto la dichiarazione dello stato di emergenza;

per effetto della richiesta della Regione, con decreto-legge n. 43 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 71 del 2013, è stato dichiarato l'ennesimo stato di emergenza e, grazie ai poteri derogatori concessi, l'assessore competente della Regione ha dirottato nel 2013 oltre 100 milioni di euro per la realizzazione di altre 4 discariche (Palermo "Bellolampo", Gela, Messina ed Enna);

i 100 milioni di euro erano stati precedentemente assegnati, con la disposizione commissariale n. 164 del 2011, alla realizzazione di impianti di compostaggio che sono alternativi alle discariche;

grazie alle deroghe introdotte con l'emergenza del 2013 si è determinata una situazione a giudizio degli interroganti scandalosa, come riconosciuto in base alla legge n. 1 del 2014, di istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, con la relazione approvata all'unanimità in data 19 luglio 2016, secondo la quale le relative gare per le citate 4 discariche "per oltre 100 milioni di euro, si sono svolte in deroga all'obbligo di farle celebrare all'Urega (Ufficio regionale per l'espletamento di gare per l'appalto di lavori pubblici), come disposto dall'articolo 9 della legge regionale n. 9 del 2011 - che non compare tra le norme derogabili dal Commissario delegato ai sensi dell'articolo 9 dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3887 del 2010 - e sono state aggiudicate da commissioni composte anche da soggetti estranei alla pubblica amministrazione. Va dato altresì atto che tra le imprese che si sono aggiudicati i lavori della gara in deroga per Bellolampo, indetta nel 2013, vi è anche la Sogeri spa le cui quote sociali sono state sequestrate nell'ambito dell'operazione "mafia capitale" anche per la gara di Bellolampo";

per completezza, va segnalato l'anomala e grave circostanza che secondo gli interroganti si legge nel sito online "livesicilia" del 22 ottobre 2015, ove si rende noto che l'assessore che ha chiesto, ottenuto e gestito l'emergenza rifiuti dell'epoca ha ricevuto finanziamenti per la propria campagna elettorale alle politiche del 2013 da parte di imprenditori riconducibili al gruppo Tecnis, che ha partecipato alle anzidette gare; la circostanza del finanziamento non è stata mai smentita dall'interessato;

alla vigilia del voto in Sicilia del 5 novembre 2017, i "soliti interessati" (in primis il Comune di Palermo) hanno cominciato ad alimentare un dibattito per creare, ancora una volta, l'allarme e chiedere l'ennesima dichiarazione dello stato di emergenza, al fine di finanziare la settima vasca della discarica del Comune di Palermo (Bellolampo), che costerà altri 30 milioni di euro;

il Comune, da quanto risulta dalla documentazione pubblica, si fa pagare due volte lo stesso servizio come risulta dalla determina n. 36 del 2014 del Comune di Carini che liquida alla Risorse ambiente Palermo (RAP) SpA (società del Comune di Palermo) la fattura n. 2014/VI/185, che comprende anche la voce "quota a carico dei Clienti per ammortamento investimento Vasca 6", nonostante per la realizzazione della vasca 6 con le procedure, grazie alle deroghe concesse con l'emergenza nel 2013, fossero stati già erogati oltre 53 milioni di euro di finanziamenti pubblici,

si chiede di conoscere:

quale sia l'esatto ammontare delle risorse pubbliche erogate alla Sicilia dal 1999, a seguito delle reiterate dichiarazioni di emergenza ex art. 5 legge n. 225 del 1992, da parte dei Ministeri dell'ambiente, dell'economia e dell'interno e dalla Cassa depositi e prestiti;

quali atti di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per impedire altre dichiarazioni dello stato di emergenza, che nel 2013 secondo quanto risulta agli interroganti hanno registrato rapporti e finanziamenti tra chi ha chiesto, ottenuto e gestito l'emergenza e gli imprenditori che hanno partecipato alle relative gare;

quali atti urgenti intenda intraprendere per tutelare l'interesse pubblico, atteso l'ingiusto profitto, con altrui danno, derivante dalle continue emergenze, che consentono al Comune di Palermo attraverso la RAP di incassare due volte per la stessa causa (una con i fondi emergenziali e una con le fatture della società del Comune), realizzando ad avviso degli interroganti una vera e propria truffa i cui beneficiari sono il Comune di Palermo e la sua partecipata, che annunciano un'altra emergenza al solo scopo di finanziare la "vasca 7" di Bellolampo con altri 30 milioni di euro;

se non ritenga di informare in proposito le autorità preposte per gli eventuali adempimenti di competenza.

(4-08549)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione):

3-04158, della senatrice Bertorotta ed altri, sulla detenzione in Libia di Tiziana Gamannossi.