Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 826 del 18/05/2017

Ripresa della discussione del disegno di legge n.
302-1019-1151-1789-1907 (ore 10,22)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fasiolo. Ne ha facoltà.

FASIOLO (PD). Signor Presidente, segnalo insieme al relatore, di cui apprezzo la relazione così compiuta, che finalmente davvero possiamo allinearci agli altri Paesi europei dando riconoscimento alla lingua dei segni italiana e alla LIS tattile. Ora finalmente siamo al pieno riconoscimento della lingua dei segni italiana.

I provvedimenti legislativi che trovano una sintesi nel testo proposto dalla Commissione - sia chiaro - sono tutti indirizzati a una finalità: migliorare le condizioni d'inclusione nella vita sociale delle persone con disabilità uditiva o sordo-cieche nel processo di normalizzazione delle attività, nella facilitazione all'accesso all'istruzione, al mondo del lavoro e nel rapporto con la pubblica amministrazione. Tutti questi principi sono diritti sanciti nella Carta costituzionale e sono certo richiamati - come diceva poc'anzi il senatore Malan - dalla legge n. 104 del 1992 e dall'articolo 9, comma 1, del disegno di legge in esame, ma non basta affatto. Questo è un passo importantissimo in più. È un passo di civiltà.

Prezioso si rivela l'articolo 5 del disegno di legge per la garanzia della prestazione di tutti i servizi volti al sostegno e all'inclusione dell'alunno sordo con disabilità uditiva o sordo-cieco, tra cui la presenza, a seconda delle necessità di ciascuno, del docente di sostegno, dell'assistente alla comunicazione - nel caso di alunni sordi - e dell'assistente all'autonomia e alla comunicazione - nel caso di alunni sordociechi - dell'interprete in LIS e LIS tattile, di ausili tecnologici, di altre risorse e di operatori che assicurino la piena partecipazione e l'accessibilità alle attività scolastiche ed extrascolastiche. Devo dire che nella mia esperienza ho avuto ragazzi, studenti, ma anche assistenti amministrativi, nonché personale ATA sordo di cui ho seguito la difficile strada verso la normalizzazione. Credo che questo passo in più sia davvero di civiltà.

Molto positivo è inoltre il fatto che, fermo restando l'insegnamento della lingua italiana parlata e scritta, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (MIUR) garantisca l'accesso a percorsi educativi che, in base alla libera scelta degli studenti sordi (libera appunto), purché su approcci scientificamente validati, con disabilità uditiva in genere e dei sordociechi e delle loro famiglie, promuovano il bilinguismo tra la lingua italiana parlata e scritta e la LIS o, nel caso di studenti sordociechi, la comunicazione totale.

La Repubblica dunque promuove nei rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione l'uso di ogni metodologia comunicativa accessibile e inclusiva, quali la LIS e la LIS tattile, e di ogni strumento tecnico e informatico accessibile e inclusivo idoneo a favorire la comunicazione delle, con le e tra le persone sorde e sordocieche, ivi inclusi smartphone, tablet e analoghi dispositivi. Promuove altresì la prestazione di servizi d'interpretariato in LIS e LIS tattile e la disponibilità di tutti i canali comunicativi e degli strumenti atti a favorire per tutte le persone sorde la piena fruizione dei servizi e delle risorse offerti alla generalità dei cittadini.

Altri sono però gli articoli finalizzati a facilitare l'inclusione e a favorire l'accesso agli ambiti sanitari, al mondo della cultura, dell'arte e alla mobilità, attraverso mezzi di trasporto, e alla partecipazione politica. Al comma 2 dell'articolo 11 troviamo il disposto in base al quale la Camera dei deputati, il Senato della Repubblica, le Regioni e gli enti locali promuovono servizi d'interpretariato in LIS e LIS tattile e di sottotitolazione in occasione di riunioni plenarie di carattere pubblico e di qualsiasi altro evento d'interesse generale.

La modernità e la civiltà di uno Stato si misurano anche attraverso l'impiego diffuso delle tecnologie e un sistema di Stato sociale che garantisca pari diritti e il raggiungimento di un'uguaglianza e di una pari opportunità soprattutto per le persone che, loro malgrado, sono meno fortunate. Cito la convenzione ONU sul riconoscimento della LIS, che trova finalmente attuazione nel nostro ordinamento - sottolineo e ribadisco che siamo gli ultimi in Europa - e che mi auguro sia anche il preludio di un'estensione delle tutele garantite dalla legge n. 104 per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate, ovvero la possibilità di accedere a tutti i servizi all'interno degli ospedali, delle scuole e delle università.

Al mondo della scuola e della formazione è noto come gestire le diversità sia un'operazione complessa, difficile e meritevole di andare avanti e fare ulteriori passi, come avverrà attraverso questa legge. Per i più, quando si parla di sordi, la sola percezione è che esiste un mondo a parte, molto complesso ed eterogeneo. Non dev'essere invece un mondo a parte.

Non voglio entrare nelle differenze già sottolineate dal relatore tra oralisti e segnanti, aspetto che è già stato approfondito. Mi pare però un dovere ricordare, prima di concludere, l'attività meritoria realizzata per raggiungere gli obiettivi che oggi sono qui davanti a noi e che mirano alla piena inclusione dalle più antiche scuole per i sordi: l'Istituto Statale dei Sordomuti in Roma, del 1784; l'Istituto Figlie della Carità per le Sordomute in Verona, del 1833; lo Stabilimento dei Sordomuti di Parma, del 1826; l'Istituto Provinciale dei Sordomuti in Gorizia, del 1835. Qui due maestri, Pagon e Thoman, raccolsero alcuni sordomuti di ambo i sessi per istruirli ed educarli con il metodo convenzionale. L'ispettore scolastico, un certo Valentino Stanig, apprezzati i risultati degli insegnanti, fondò lo Stabilimento per sordomuti che entrò a far parte dell'amministrazione pubblica nel 1840. Guardate cosa c'era e guardate cosa oggi non c'è. C'è sempre tempo, a volte, d'imparare dal passato.

Non proseguo oltre, ma mi pare doveroso sottolineare l'opera dell'ENS (Ente Nazionale Sordi), che in Friuli-Venezia Giulia ha sede in Valmaura, meritevole soprattutto per quanto riguarda le disabilità plurime, cioè i sordociechi, e quanto sta facendo anche l'Istituto Regionale Rittmeyer di Trieste, scuola d'eccellenza nazionale e internazionale, le cui esperienze si sono rivelate preziose per favorire la piena partecipazione e inclusione sociale delle persone sorde e sordocieche alla vita collettiva e per il riconoscimento della lingua dei segni italiana. Questo è fondamentale.

In tutte le fasi, dalla culla alla fine della vita, viene garantito un diritto per chi non vede e non sente, che deve essere fatto valere seriamente ed efficacemente, eliminando le barriere della comunicazione e includendo sempre, con una comunicazione gestuale o tattile, tecnologica e soprattutto umana, chi vive nel silenzio e, a volte, nel silenzio e anche nel buio. A tal fine credo che la formazione continua di professionisti qualificati sia fondamentale e indispensabile.

Oggi, con un vero plauso, possiamo dunque segnare un altro passo in avanti e un segno di civiltà per il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Consiglio. Ne ha facoltà.

CONSIGLIO (LN-Aut). Signor Presidente - come ha detto bene il relatore - quello al nostro esame è un disegno di legge che aspettiamo da vent'anni e che forse ha bisogno di essere sviscerato, per consentire alla Commissione bilancio una serenità nell'approvazione di quanto di competenza. Va tutto bene quello che ci siamo sinora raccontati e che ci racconteremo durante il percorso normativo, ma poi la questione economica avrà la sua importanza. Si tratta di un argomento importante e interessante, che nasce dal desiderio di comprendere, analizzare e valutare la normativa ed eventualmente i progetti di bilinguismo per l'integrazione dei bambini sordi e non udenti. Ancora oggi le istituzioni scolastiche sono impreparate ad affrontare l'educazione dei sordi.

Signor Presidente, il fatto di non sentire priva il soggetto dell'acquisizione spontanea del linguaggio verbale e, contestualmente, se il soggetto non viene adeguatamente educato, può alterare la formazione degli schemi di adattamento, che assecondano la formazione e lo sviluppo della persona. Per questo motivo la costruzione dell'identità sorda per un bambino ha difficoltà a costituirsi, a integrarsi e a emergere nella società. L'isolamento sensoriale diventa isolamento comunicativo, con conseguenze dirompenti sul comportamento, quali l'irruenza, il disagio, l'instabilità, l'ansia, la paura e l'incomunicabilità. Se non usufruisce di interventi precoci, la persona sorda può rischiare di interiorizzare la realtà in modo distorto. È importante ricordare che un bambino sordo ha le stesse potenzialità di apprendimento del bambino udente: la differenza tra i due bambini, di cui occorre tener conto nell'educazione, sta nell'uso privilegiato del canale sensoriale utilizzato nella comunicazione, che per i sordi è la vista. Per questi motivi i bambini sordi hanno diritto di apprendere le due lingue: la lingua dei segni e la lingua italiana.

La lingua dei segni italiana è una vera e propria lingua, con una sua grammatica e una sua cultura e, come tante, permette non solo di comunicare, ma anche di sviluppare il pensiero e le abilità cognitive. Occorre parlare dell'educazione bilingue del bambino sordo nella società italiana, considerando che la parola "sordità" viene generalmente utilizzata per indicare un deficit sensoriale uditivo: non un handicap fisico da mascherare e da curare, bensì una risorsa umana generatrice di cultura.

Il problema della sordità ha le sue radici nel rapporto dell'individuo con la società: la sordità è invisibile e conoscibile solo al momento di comunicare. Così le persone sorde non sempre ricevono da parte degli udenti tutte le necessarie attenzioni e la disponibilità necessaria per comunicare e integrarsi. Questa esclusione causa un forte stress, soprattutto nei bambini, che aggrava notevolmente l'handicap. Tra le ragioni del comportamento aggressivo del bambino sordo c'è forse anche il senso di impotenza di fronte alla difficoltà di comunicare con i genitori, i compagni di scuola e gli insegnanti.

Io stesso, signor Presidente, nel mio piccolo e a nome di tutto il Gruppo, ho presentato un disegno di legge che, con una certa felicità, è tra i cinque disegni di legge oggi all'attenzione dell'Assemblea. Abbiamo cercato di focalizzare l'attenzione soprattutto sulla disciplina dell'accessibilità alla comunicazione e dell'informazione nei luoghi pubblici e privati e sui rapporti con la pubblica amministrazione. Si è parlato anche di scuola, dove gli amministratori pubblici competenti garantivano la prestazione di tutti servizi per il sostegno all'integrazione degli studenti sordi, sordociechi e con disabilità auditiva.

Non meno importanti sono poi l'inclusione lavorativa e la formazione permanente, le pari opportunità e la piena accessibilità agli ambienti e alle postazioni di lavoro, alle risorse e ai corsi di formazione. Un'attenzione particolare si è avuta anche rispetto alla questione legata alle stazioni di trasporto marittimo, terrestre e aereo quali punti in cui è previsto un servizio di interpretariato in LIS. Non poteva certo mancare, inoltre, la partecipazione politica: servono anche le misure per rendere accessibili e pienamente fruibili le campagne informative e le tribune elettorali.

La lingua dei segni non è un codice comunicativo universale, bensì esistono tante lingue dei segni quante sono le comunità sorde su tutto il pianeta, che - esattamente come le lingue vocali - sono nate spontaneamente. Le lingue dei segni sono molto diverse dalla gestualità che spontaneamente si utilizza durante una normale conversazione: a differenza dei gesti, infatti, esse sono un sistema di simboli relativamente arbitrari e di regole grammaticali che mutano nel tempo e che i membri di una comunità condividono e usano per gli scopi più svariati.

Al contrario di quanto si possa pensare, il lessico delle lingue dei segni permette di esprimere qualsiasi concetto, sia reale che astratto.

C'è poi una domanda che sorge spesso spontanea ed è forse quella più ricorrente, ovvero qual è il metodo più efficace nell'educazione al linguaggio del bambino sordo. Sono molte le variabili: il successo di un percorso di riabilitazione potrebbe dipendere dal metodo seguito, ma ogni bambino è unico ed è diverso. La storia dell'educazione dei sordomuti è sempre stata immersa in una forte polemica su molte questioni, in particolare sull'uso dei metodi. Sono stati inventati e anche attualmente vengono proposti i più disparati metodi, ognuno dei quali veniva e viene considerato spesso risolutivo. Fra questi metodi la contrapposizione più forte, per le diverse implicazioni educative, linguistiche, culturali e sociali, è stata quella tra il metodo orale e quello che, per semplicità, chiamiamo gestuale. Com'è noto, la lingua è forse il fenomeno più complesso che esiste e, quindi, la misurazione dello stesso è assolutamente difficile, se non obiettivamente impossibile. Figuriamoci se poi questa misurazione viene a essere applicata e richiesta su soggetti che hanno problemi di udito.

L'importante, signor Presidente, è che questo provvedimento abbia un percorso tranquillo e non accidentato, perché la questione sollevata dalla Commissione bilancio preoccupa particolarmente il nostro Gruppo. Probabilmente sarebbe interessante anche per noi una legge che disciplina il linguaggio dei segni, che forse sarebbe più utile per le due Camere e il Governo, che veramente a volte sono i primi a essere sordi a queste problematiche. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Dirindin. Ne ha facoltà.

DIRINDIN (Art.1-MDP). Signor Presidente, ringrazio in primo luogo il relatore, che ha svolto un lavoro molto complesso e delicato nel portare a termine in Commissione il provvedimento in esame e voglio ringraziarlo per l'equilibrio con cui lo ha fatto, ma soprattutto per aver accolto gran parte delle indicazioni emerse dalla Commissione sanità, rispetto sia all'impostazione generale del testo, sia ad alcune specifiche questioni.

Esprimo, quindi, un apprezzamento particolare per questo provvedimento che risponde a delle esigenze che nel nostro Paese sono ancora troppo poco ascoltate e affrontate in modo ancora non adeguato in tutti i loro aspetti. Ben venga, quindi, la discussione in Aula del disegno di legge che, peraltro, forse richiede ancora - e mi auguro sia possibile farlo in queste ultime ore di lavoro - qualche ulteriore miglioramento.

Vorrei brevemente ricordare le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare tutti - e a maggior ragione il relatore - rispetto al tema in esame perché, quando si tratta di persone sorde, abbiamo di fronte visioni molto diverse su come tentare di rispondere alle loro esigenze. C'è la visione di chi ritiene che le persone sorde debbano essere inquadrate come minoranza linguistica o come comunità di diversi: una posizione sostenuta da molti, anche da alcune associazioni. C'è, poi, un'altra posizione all'interno delle varie sfaccettature di altre visioni che ritiene, invece, che le persone sorde, anche nel rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, oltre che della nostra Costituzione, debbano essere considerate e tutelate nei loro diritti come persone, e non in quanto minoranze. Personalmente ritengo che questa seconda visione debba prevalere, perché è sicuramente molto più inclusiva e molto più capace di dare risposte a tutti nel rispetto di quella libertà di scelta che giustamente è stata inserita nel testo.

Penso che le persone sorde debbano essere rispettate come persone e non in quanto minoranza linguistica. Per questo suggerirei di rivedere attentamente tutti i momenti in cui in questo disegno di legge si parla di bilinguismo, ovvero se sia il caso di fare riferimento al bilinguismo, di fatto riconoscendo la minoranza linguistica, o se non si tratti piuttosto di bisogni speciali delle persone. Trattarle come minoranze vuol dire riconoscere un'identità che rischia di separare anziché includere.

Per questo mi permetto di suggerire alcune riflessioni in vista dell'esame degli emendamenti e di eventuali proposte che il relatore vorrà presentare. In primo luogo, al fine di aumentare la reale possibilità di inclusione sociale - come giustamente si dice nel titolo del disegno di legge, opportunamente modificato - è necessario ribadire lo sviluppo di ogni forma di comunicazione alternativa alla lingua parlata, anziché focalizzare l'attenzione - come in qualche caso è rimasto nel provvedimento - solo sulla lingua dei segni e sulla lingua dei segni tattili.

Sappiamo tutti che, anche grazie allo sviluppo tecnologico, esistono ormai modalità di comunicazione che possono facilitare e migliorare la possibilità di comunicazione delle persone sorde in modo sostanziale, la comunicazione aumentativa e alternativa con diverse modalità e strumenti. Ma soprattutto una legge deve essere in grado di guardare anche in prospettiva. A tal fine, ritengo che le innovazioni, che qualche volta si prospettano ma che potrebbero essere ulteriormente sviluppate nel futuro, possano essere ricomprese nel provvedimento ed essere immediatamente applicate, senza focalizzarsi soltanto su uno strumento che certamente in questi anni ha avuto un grande pregio, ma che non può essere l'unico. Suggerirei pertanto, laddove si parla della LIS o della LIS tattile, di ampliare il concetto sostituendole con ogni forma di comunicazione alternativa alla lingua parlata.

Per quanto mi riguarda, il tema fondamentale, se vogliamo occuparcene soprattutto in una prospettiva non di breve termine, è che venga fatto tutto quello che può essere fatto per prevenire le conseguenze di problemi uditivi, specie nei bambini, soprattutto alla nascita e ancora prima in gravidanza. E ringrazio per avere accolto il nostro suggerimento in tal senso. Anch'io ritengo, quindi, che debbano essere messi a disposizione fondi per gli interventi sanitari.

Sappiamo che, se diagnosticata precocemente o addirittura se si interviene durante la gravidanza della mamma, la sordità può essere affrontata molto più facilmente insegnando al bambino a parlare. Quando i bambini riescono a parlare nonostante i problemi di sordità - credo sia esperienza di molti di noi - è veramente il segno di una soluzione spettacolare: ascoltare i bambini che parlano tanto da non riuscire a immaginare che in realtà erano e sono bambini sordi che hanno imparato a parlare.

Credo quindi che i fondi siano destinati soprattutto a queste azioni e non necessariamente agli impianti, che devono essere fatti quando sono necessari. So benissimo che qualcuno dice che c'è la lobby dell'impiantistica: ebbene, vi è l'evidenza scientifica che stabilisce quando gli impianti servono e quando non servono, ma soprattutto è necessaria una diagnosi precocissima nei primissimi giorni o comunque nei primissimi mesi di vita.

Mi permetto di dire, apprezzando il lavoro svolto, che sono presenti ancora delle ridondanze in un testo che faticosamente ha cercato di mettere insieme elementi che provenivano da testi e visioni differenti e anche da richieste molto diverse. Ci sono ridondanze; molte cose sono enunciazioni, che peraltro fanno riferimento a diritti già sanciti da molte leggi, e qualche volta si è relativamente vaghi nel fare un'enunciazione. Penso, per esempio, all'articolo 14, che dà alle amministrazioni pubbliche la possibilità di monitorare e sanzionare senza dare ulteriori indicazioni, il che vuol dire, a mio avviso, che o si fa riferimento alle leggi che già ci sono - e allora forse non è necessario scriverlo - oppure bisogna dare indicazioni più chiare.

C'è un tema, che vorrei condividere con i colleghi e sul quale mi vorrei soffermare, in merito al quale so che possono esserci posizioni molto diverse. Mi riferisco al comma 3 dell'articolo 5, dove si prevede l'attivazione di classi miste di studenti udenti e studenti sordi con curriculum bilingue.

Credo che dobbiamo fare tutto il possibile, come stabilisce anche la Convenzione delle Nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità che abbiamo recepito nel 2009, per garantire a questi ragazzini e a questi studenti un percorso scolastico, un'istruzione, un progresso scolastico e la socializzazione. Mi domando allora, con grande attenzione e rispetto per tutte le posizioni, se costituire delle classi miste, con curriculum bilingue, lingua italiana e lingua dei segni, in cui le due lingue vengono insegnate a tutti gli studenti e in cui inevitabilmente saranno iscritti gli studenti sordi della scuola sia il modo migliore per socializzare e superare le difficoltà di questi studenti. So benissimo che ci sono esperienze positive al riguardo, la mia preoccupazione è che poi l'applicazione, che non necessariamente, come quando è sperimentale, e solo in qualche caso viene fatta con la massima attenzione al rispetto delle persone che hanno più problemi degli altri e bisogni speciali, rischi di dare luogo a risultati che possono non essere i migliori. La mia preoccupazione è che si pensi che possano esserci classi bilingue in cui alla lingua italiana si affianca la lingua dei segni, che vuol dire riconoscere le persone sorde come minoranza linguistica e addirittura chiedere agli altri ragazzi di aiutarli a socializzare non in modo che siano capaci di farlo ovunque, ma imparando la lingua dei segni. È una cosa giusta, ma ritengo che all'interno delle classi presenti alcuni rischi, quando neanche siamo in grado di sostenere l'insegnante di sostegno, specificamente attrezzato per dare una risposta a questi ragazzi. Ognuno deve avere un insegnante di sostegno possibile e devono essere distribuiti nella scuola in modo tale che non siano concentrati in un'unica classe e possano conoscere realtà diverse e soprattutto una vera socializzazione.

In conclusione, signor Presidente, in molti casi si parla di promuovere giuste azioni e strumenti che devono essere adottati a sostegno di queste persone, in altri casi si parla di garantire. Se si dice garantire, bisogna metterci i soldi e bisogna essere capaci di dare un'attuazione effettiva; se non si mettono i soldi, scriviamo promuovere. Ritengo assolutamente importante promuovere, dando la possibilità però a chi vuole effettivamente promuovere di farlo e di farlo in maniera da garantire la piena partecipazione degli adulti e, in particolare, dei bambini alla vita collettiva, come giustamente recita il titolo del disegno di legge. (Applausi dal Gruppo Art.1-MDP e della senatrice Rizzotti).